"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°37 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 17 al 23 settembre 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 30 settembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






Sete di Pace
Religioni e Culture in dialogo

Assisi 18/20 settembre 2016


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Martedì 20 settembre 2016 - GIORNATA DI PREGHIERA PER LA PACE
Tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito.


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PAPA FRANCESCO: NOI CRISTIANI SIAMO CHIAMATI A CONTEMPLARE IL MISTERO DELL'AMORE NON AMATO E A RIVERSARE MISERICORDIA NEL MONDO 
Sulla croce, albero di vita, il male è stato trasformato in bene; anche noi, discepoli del Crocifisso, siamo chiamati a essere “alberi di vita”, che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono al mondo l’ossigeno dell’amore. Dal fianco di Cristo in croce uscì acqua, simbolo dello Spirito che dà la vita (cfr Gv 19,34); così da noi suoi fedeli esca compassione per tutti gli assetati di oggi.
(Meditazione di Papa Francesco in occasione della Preghiera ecumenica dei cristiani Basilica inferiore di San Francesco Assisi - 20.09.2016) #Pace#Assisi #setedipace


    video

ASSISI 2016 - Sete di Pace - Abbiamo voluto non solo leader religiosi ma anche semplici fedeli, perchè sono loro gli "artigiani del dialogo" 'perchè loro vivono nella società, sono parte integrante del tessuto sociale italiano, ma anche a livello mondiale ..poi il dialogo interreligioso aiuta il dialogo intra-religioso, per "lavorare" anche all'interno delle nostre fedi religiose" 
Intervista a Izzedin Elzir, Imam di Firenze e Presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
#assisi #pace #imam #dialogo

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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo” Assisi 18/20 settembre

Se la pace attende i suoi artefici, ieri il Papa all’Angelus è ritornato sul cantiere e «sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza – ha detto – siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito». Queste sono le parole con le quali si è rivolto all’incontro interrelegioso “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo” che ieri si è aperto ad Assisi e che vedrà martedì la sua presenza con oltre 500 leader religiosi e personalità del mondo civile e culturale a trent’anni dal profetico invito di Giovanni Paolo II.
In continuità diretta con papa Francesco, hanno fatto eco le parole del patriarca ecumenico Bartolomeo che è intervenuto nel pomeriggio di ieri all’assemblea d’inaugurazione delle tre giornate ad Assisi. Un momento inaugurale che ha registrato una rassegna particolarmente intensa di contributi e testimonianze.
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   Assisi, «la pace richiede cambiamenti»
   video dell'appello di Papa Francesco
“L’intuizione di San Giovanni Paolo II, che le religioni fossero insieme per la pace, non era scontata nell’86 e non lo è nemmeno oggi. Pregare per la pace significa non stare più gli uni contro gli altri, come è stato per secoli e forse per millenni, ma un nuovo modo di stare insieme”. Con queste parole del fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, pronunciate durante l’incontro inaugurale e davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è aperta la trentesima edizione della Giornata mondiale di preghiera per la Pace, quest’anno intitolata “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”. La ricorrenza trentennale, il ritorno nella cittadina umbra del poverello di Assisi, l’attesa di un Papa che ha deciso di portare proprio il suo nome, e che arriverà nella giornata di martedì: tutti questi elementi proiettano l’evento, edificato per l’appunto sullo spirito di Assisi e promosso da Karol Wojtyla, all’interno di una prospettiva incorniciata da valori fortemente simbolici.
   Video IL SERVIZIO DI TG2000
IL PENSIERO DI RICCARDI
   il testo integrale
LE CONSIDERAZIONI DI BAUMAN
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LE PAROLE DELL’ARCIVESCOVO DI ASSISI
   il testo integrale
Dominique Lebrun - Arcivescovo di Rouen, Francia
   il testo integrale
Domenico Pompili - Vescovo di Rieti, Italia
   il testo integrale
L’INTERVENTO DEL PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI
   il testo integrale
LA PACE ISRAELIANA
Avraham Steinberg - Rabbino, Israele
   il testo integrale
LA SFIDA MUSULMANA
Mohammad Sammak - Consigliere politico del Gran Muftì del Libano
   il testo integrale
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   Come si è discusso di pace all’inaugurazione della preghiera di Assisi


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“Dialogo al centro dell’educazione: una rivoluzione culturale” prof Zygmunt Bauman (Video intervento integrale - 18.09.2916)


E' urgente promuovere una cultura del dialogo per ricostruire la tessitura della società. 
Imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena ascoltare. 
La guerra si sconfigge solo se diamo ai nostri figli una cultura capace di creare strategie per la vita, per l’inclusione”.
Il geniale interprete della società postmoderna prof. Zygmunt Bauman intervenendo all’inaugurazione dell’incontro “Sete di Pace” , in svolgimento ad Assisi ha descrittola storia dell’umanità come un processo di espansione della parola “noi”. Una storia che fa intravvedere “una luce in fondo al tunnel, anche se il tunnel appare ancora lungo e pieno di insidie e pericoli”.
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Ora – secondo Bauman – c’è la necessità ineludibile dell’espansione del “noi” come prossima tappa dell’umanità. Questo salto successivo è rappresentato dalla soppressione del pronome “loro”. Bauman ha ricordato che i nostri avi avevano un nemico, identificato da un “loro”. “Ma oggi, nella società globale – ha continuato - dove lo troviamo un nemico?”. “Non ci è stato chiesto da nessuno – ha affermato Bauman - ma ci troviamo nella dimensione cosmopolita in cui ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti. Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri”. Ma secondo Bauman il rovescio della medaglia è che “non abbiamo neppure iniziato a sviluppare una consapevolezza cosmopolita. E gestiamo questo momento con gli strumenti dei nostri antenati… ed è una trappola, una sfida da affrontare”.
Il grande intellettuale ha affermato che nel percorso per integrare i popoli senza separarsi sono utili tre consigli di Papa Francesco.
In primo luogo la necessità del dialogo. Bauman ha affermato l’urgenza di promuovere “una cultura del dialogo per ricostruire la tessitura della società. Imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena ascoltare. La guerra si sconfigge – ha detto - solo se diamo ai nostri figli una cultura capace di creare strategie per la vita, per l’inclusione”.
In secondo luogo papa Francesco parla “dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che non rappresentano una pura carità, ma un obbligo morale”. “Dobbiamo creare posti di lavoro reale e ben pagati per i giovani – ha detto Bauman – e passare dall’economia liquida ad una posizione che permetta l’accesso alla terra col lavoro”.
In terzo luogo – ha ricordato il sociologo – “papa Francesco dice che questo dialogo deve essere al centro dell’educazione nelle nostre scuole, per dare strumenti per risolvere conflitti in maniera diversa da come siamo abituati a fare”. “L’acquisizione della cultura del dialogo – ha concluso - il modo di procedere non è una via facile, una scorciatoia. L’educazione è un processo di tempi lunghissimi, che necessita di pazienza, coerenza, pianificazione a lungo termine. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere”.
  video integrale

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20 SETTEMBRE GIORNATA DI PREGHIERA PER LA PACE- La via per la pace di Massimo Toschi


Il papa verso Assisi apre le porte del dialogo interreligioso a chiunque, basti che preghi e che operi per la concordia. Con una “democratizzazione” del dialogo, che non è prerogativa di pochi esperti
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Diceva ancora papa Francesco, insistendo su un punto: «Tu puoi parlare della pace con parole splendide, fare una conferenza di successo, ma se nel tuo piccolo, nel tuo cuore, non c’è pace, se nella tua famiglia non c’è pace, se nel tuo quartiere non c’è pace, se nel tuo posto di lavoro non c’è pace, non ci sarà pace neppure nel mondo». La parola di papa Francesco è quindi semplice: solo i piccoli fanno la pace e la pace nasce dalla piccolezza, perché nella piccolezza e nella debolezza opera Dio e si rende visibile la forza inerme della preghiera.
Il papa non sottovaluta le dottrine e i sapienti, ma si pone alla sequela di Francesco di Assisi, che consegna la parola del perdono alle città, a tutte le città, con il Vangelo sine glossa, con la preghiera dei poveri e degli umili. A Istanbul papa Francesco, nella sua visita del 2014 per la memoria di Sant’Andrea, disse con grande forza che la pace viene dall’ascolto: l’ascolto delle vittime, l’ascolto dei poveri e l’ascolto dei giovani. Ecco la preghiera come ascolto, che genera la pace come perdono, incontro e riconciliazione.
L’ecumenismo del sangue, l’ecumenismo delle vittime, unisce il mondo e avvicina la pace. Il martirio del fratello ebreo, del fratello cristiano, del fratello musulmano, di tutte le sorelle e i di tutti i fratelli che cercano Dio, avvicina la pace, perché il suo sangue è potente come quello di Abele. E la preghiera diventa così la forza per stare nel tempo della guerra e nel luogo della guerra. Molte volte ci si trova a scegliere tra restare o partire. Ricordiamo Algeri negli anni Novanta, Gerusalemme, ora Aleppo e Mosul,Damasco e Gaza e Bangui, l’elenco potrebbe continuare in modo illimitato. E ognuno sceglie come può, quando ci fossero davvero dei corridoi umanitari (quelli veri). Ma cristiani sono chiamati a restare in quella obbedienza fino alla morte e alla morte di croce, che produce salvezza e perdono per tutti.
Ecco, papa Francesco indica il sentiero di Assisi, il sentiero di Francesco di Assisi, non quello dell’astuzia della politica e della sua retorica, ma della consegna: della consegna della preghiera semplice, e dunque della preghiera dei semplici. Papa Francesco va ad Assisi non per celebrare un passato, seppur autorevole, ma per intraprendere con coraggio evangelico il futuro di Dio nel tempo della guerra. E il futuro di Dio sta nella preghiera incessante, che l’intera umanità, che le vittime fanno salire a Dio dai quattro angoli della terra. Oltre il dialogo interreligioso, oltre il dialogo delle culture, papa Francesco ci consegna il mistero delle tre porte: preghiera, perdono e riconciliazione, che nascono dalla conversione del cuore.

Questo passaggio delle tre porte implica la confessione dei nostri peccati contro la pace, quando abbiamo giustificato la guerra, quando abbiamo anteposto accordi astuti alla forza disarmata della verità, quando abbiamo preferito i nostri interessi, anche religiosi, al servizio degli ultimi, che spesso usiamo per le nostre politiche ambiziose. Ecco: conversione, preghiera e pace. Questa è la via che papa Francesco, seguendo Francesco di Assisi, indica all’intera umanità per costruite il tempo della fraternità.
Appello di Papa Francesco 
Martedì 20 settembre 2016 - GIORNATA DI PREGHIERA PER LA PACE
Tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace.
Tutto il mondo unito.
   video

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Tornare ad Assisi: perché? di Christian Albini - Lo spirito di Lesbo di Giorgio Bernardelli

Tornare ad Assisi: perché?
di Christian Albini
Assisi 2016 non è solo un anniversario. Ci sono avvenimenti che hanno un sapore di ritualità convenzionale. Non può essere così per il nuovo incontro interreligioso ad Assisi, a cui parteciperà papa Francesco, dopo quello iniziale con Giovanni Paolo II nel 1986, da lui ripetuto nel 2002 e anche da Benedetto XVI nel 2011.
Può sembrare un fatto dovuto che in un momento di nuovo segnato dal terrorismo fondamentalista, i rappresentanti delle grandi religioni mondiali si ritrovino per condividere gesti e parole di pace, ma non è solo una questione di buoni rapporti tra le fedi.
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E allora chiediamoci: qual è la vera impronta che la presenza cristiana lascia nella nostra società? Qui non pesano la rilevanza e l'influenza pubblica su cui hanno puntato pesantemente alcuni ambienti ecclesiali in tempi recenti. Anzi, queste ultime possono finire con l'occultare il vangelo e aprire spazi a scandali e forme di controtestimonianza.
Il punto è: per che cosa i credenti sono riconoscibili in quanto tali? L'impatto della violenza terrorista è un'esplosione anti-spirituale che solleva un'ombra tanto oscura che non fa vedere più altro. E qui siamo rimandati ad Assisi: senza gesti forti e netti che vanno in senso opposto, non è possibile far capire che uccidere in nome di Dio è contrario a un autentico spirito religioso, ma è "satanico" come ha detto papa Francesco nella messa di suffragio per padre Jacques Hamel.
L'essere cristiani oggi, l'essere chiesa oggi non può non passare da Assisi.
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Sì, tornare ad Assisi significa persistere nel coraggio della fratellanza dimostrato e insegnato da padre Jacques, un uomo buono, mite, che sempre cercava di fare la pace. Che questo incontro sia sotto il suo segno!
(fonte: Vino Nuovo)
Lo spirito di Lesbo
di Giorgio Bernardelli

L'altro giorno su questo sito l'amico Christian Albini si domandava perché oggi tornare ad Assisi. E spiegava bene il motivo per cui è quanto mai urgente rideclinare l'intuizione avuta trent'anni fa da Giovanni Paolo II e che oggi papa Francesco - insieme al patriarca Bartolomeo al primate anglicano Justin Welby e ai leader di tante altre confessioni religiose - rilanciano chiedendo a tutti di pregare per la pace.
Spero però che non me ne vorranno gli amici della Comunità di Sant'Egidio se in questa giornata mi permetto di lanciare una piccola provocazione. Mi chiedo infatti lo stesso se oggi - proprio a causa dell'urgenza che il tema della pace ha assunto in questo nostro tempo - basti ancora ripetere lo stesso schema. Per esempio se di fronte a una notte drammatica come quella che ha appena vissuto Aleppo - con le tenui speranze suscitate da un cessate il fuoco fragile, subito soffocate di nuovo da una pioggia di fuoco - bastino ancora i panel, i discorsi, le dichiarazioni che scandiscono questo appuntamento.
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Però ugualmente mi chiedo se - come per gli alberi che a un certo punto, se si vuole che continuino a crescere, hanno bisogno di un innesto - non occorra oggi andare oltre la semplice rievocazione e chiedere un passo in più anche agli uomini delle religioni che si incontrano per invocare la pace.
Provo con questo spirito a lanciare due idee. La prima: c'è una cosa che mi stupisce sempre un po' quando si rievoca il 27 ottobre 1986. Tutti ricordano sempre la preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II; ma quel giorno Wojtyla chiese anche un altro gesto: domandò a tutti - e ai leader religiosi in primis - diaccompagnare l'invocazione con il digiuno. Non era un fatto da poco: pochi gesti come il digiuno accomunano le diverse tradizioni religiose. E pochi gesti come il digiuno esprimono l'idea che la conversione personale è il primo passo per costruire la pace. Perché allora il digiuno lo abbiamo lasciato cadere? E non è che lasciandolo cadere abbiamo perso un ingrediente importante dello spirito di Assisi? Non è che è diventato un posto per far vedere quanto sono buone le religioni anziché un'occasione per ricordare che la pace richiede fatica ed è una fatica che chiama in causa ciascuno di noi?
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La Comunità di Sant'Egidio lo sa benissimo: oltre allo spirito di Assisi oggi c'è anche uno spirito di Lesbo da custodire. Per questo è nata l'iniziativa dei Corridoi umanitari. E per questo una donna di Aleppo arrivata in Italia grazie a questa iniziativa oggi parlerà nella cerimonia conclusiva prima del Papa.
Ma anche in questo caso mi chiedo: bastano le parole? Perché non pensare anche a un'opera di misericordia vissuta insieme dagli uomini delle religioni riuniti ad Assisi? Non sarebbe un esempio fortissimo di unità? Non sarebbe un modo per riconsocere insieme che è solo la misericordia vissuta comunitariamente a trasformare noi stessi e - di conseguenza - anche il mondo?
Lo confesso: sogno un'edizione 2017 di Uomini e religioni un po' diversa: saltiamo per un anno i venti panel in cui ciascuno pronuncia il proprio discorso; sostituiamoli con venti luoghi di una grande città dove leader religiosi, intellettuali, uomini di governo provano a vivere insieme la misericordia. Invitando chiunque lo desideri a unirsi a loro, magari organizzando qualcosa di simile nella propria città.
Lo spirito di Assisi e lo spirito di Lesbo insieme. Proviamo a pensarci?
(fonte: Vino Nuovo)


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SETE DI PACE - Religioni e Culture in dialogo” Papa Francesco ad Assisi (Testi e video)


NOI CRISTIANI SIAMO CHIAMATI A CONTEMPLARE
 IL MISTERO DELL'AMORE NON AMATO 
E A RIVERSARE MISERICORDIA NEL MONDO 
Meditazione di Papa Francesco 
in occasione della Preghiera ecumenica dei cristiani 
Basilica inferiore di San Francesco Assisi - 
20.09.2016
Di fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: «Ho sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria. Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per misericordia, misero fra gli uomini.
Di che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore.
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Come Maria presso la croce, ci conceda il Signore di essere uniti a Lui e vicini a chi soffre. Accostandoci a quanti oggi vivono da crocifissi e attingendo la forza di amare dal Crocifisso Risorto, cresceranno ancora di più l’armonia e la comunione tra noi. «Egli infatti è la nostra pace» (Ef 2,14), Egli che è venuto ad annunciare la pace ai vicini e ai lontani (cfr Ef 2,17). Ci custodisca tutti nell’amore e ci raccolga nell’unità, nella quale siamo in cammino, perché diventiamo quello che Lui desidera: «una sola cosa» (Gv 17,21)

  video
Abbiamo sete di pace, abbiamo il desiderio di testimoniare la pace, 
abbiamo soprattutto bisogno di pregare per la pace, 
perché la pace è dono di Dio e a noi spetta invocarla, 
accoglierla e costruirla ogni giorno con il suo aiuto.
Papa Francesco, discorso in occasione 
della cerimonia conclusiva del Meeting
Vostre Santità, 
illustri Rappresentanti delle Chiese, delle Comunità cristiane e delle Religioni, 
cari fratelli e sorelle!
Vi saluto con grande rispetto e affetto e vi ringrazio per la vostra presenza. ...
Non possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di pace. In molti Paesi si soffre per guerre, spesso dimenticate, ma sempre causa di sofferenza e povertà. A Lesbo, con il caro Patriarca ecumenico Bartolomeo, abbiamo visto negli occhi dei rifugiati il dolore della guerra, l’angoscia di popoli assetati di pace. Penso a famiglie, la cui vita è stata sconvolta; ai bambini, che non hanno conosciuto nella vita altro che violenza; ad anziani, costretti a lasciare le loro terre: tutti loro hanno una grande sete di pace. Non vogliamo che queste tragedie cadano nell’oblio. Noi desideriamo dar voce insieme a quanti soffrono, a quanti sono senza voce e senza ascolto. Essi sanno bene, spesso meglio dei potenti, che non c’è nessun domani nella guerra e che la violenza delle armi distrugge la gioia della vita.
Noi non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della preghiera. In questa giornata, la sete di pace si è fatta invocazione a Dio, perché cessino guerre, terrorismo e violenze. La pace che da Assisi invochiamo non è una semplice protesta contro la guerra, nemmeno «è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di mercanteggiamenti economici. Ma il risultato della preghiera»
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Oggi abbiamo implorato il santo dono della pace. Abbiamo pregato perché le coscienze si mobilitino a difendere la sacralità della vita umana, a promuovere la pace tra i popoli e a custodire il creato, nostra casa comune. La preghiera e la collaborazione concreta aiutano a non rimanere imprigionati nelle logiche del conflitto e a rifiutare gli atteggiamenti ribelli di chi sa soltanto protestare e arrabbiarsi. La preghiera e la volontà di collaborare impegnano a una pace vera, non illusoria: non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte, se i suoi interessi non sono toccati; non il cinismo di chi si lava le mani di problemi non suoi; non l’approccio virtuale di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per chi ha bisogno. La nostra strada è quella di immergerci nelle situazioni e dare il primo posto a chi soffre; di assumere i conflitti e sanarli dal di dentro; di percorrere con coerenza vie di bene, respingendo le scorciatoie del male; di intraprendere pazientemente, con l’aiuto di Dio e con la buona volontà, processi di pace.
Pace, un filo di speranza che collega la terra al cielo, una parola tanto semplice e difficile al tempo stesso. Pace vuol dire Perdono che, frutto della conversione e della preghiera, nasce dal di dentro e, in nome di Dio, rende possibile sanare le ferite del passato. Pace significa Accoglienza, disponibilità al dialogo, superamento delle chiusure, che non sono strategie di sicurezza, ma ponti sul vuoto. Pace vuol dire Collaborazione, scambio vivo e concreto con l’altro, che costituisce un dono e non un problema, un fratello con cui provare a costruire un mondo migliore. Pace significa Educazione: una chiamata ad imparare ogni giorno la difficile arte della comunione, ad acquisire la cultura dell’incontro, purificando la coscienza da ogni tentazione di violenza e di irrigidimento, contrarie al nome di Dio e alla dignità dell’uomo.
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  video

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SETE DI PACE - Religioni e Culture in dialogo APPELLO DI PACE

SETE DI PACE - Religioni e Culture in dialogo
Meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, 
dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e dalle Famiglie Francescane.
APPELLO DI PACE
consegnato a Bambini di varie Nazioni 
Uomini e donne di religioni diverse, siamo convenuti, come pellegrini, nella città di San Francesco. Qui, nel 1986, trent’anni fa, su invito di Papa Giovanni Paolo II, si riunirono Rappresentanti religiosi da tutto il mondo, per la prima volta in modo tanto partecipato e solenne, per affermare l’inscindibile legame tra il grande bene della pace e un autentico atteggiamento religioso. Da quell’evento storico, si è avviato un lungo pellegrinaggio che, toccando molte città del mondo, ha coinvolto tanti credenti nel dialogo e nella preghiera per la pace; ha unito senza confondere, dando vita a solide amicizie interreligiose e contribuendo a spegnere non pochi conflitti. Questo è lo spirito che ci anima: realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il terrorismo. Eppure, negli anni trascorsi, ancora tanti popoli sono stati dolorosamente feriti dalla guerra. Non si è sempre compreso che la guerra peggiora il mondo, lasciando un’eredità di dolori e di odi. Tutti, con la guerra, sono perdenti, anche i vincitori.
Abbiamo rivolto la nostra preghiera a Dio, perché doni la pace al mondo. Riconosciamo la necessità di pregare costantemente per la pace, perché la preghiera protegge il mondo e lo illumina. La pace è il nome di Dio. Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada: la guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa. Con ferma convinzione, ribadiamo dunque che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso.
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  video Servizio TG2

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Assisi 20 settembre 2016 Giornata di Preghiera per la pace - Papa Francesco: arrivo - incontro con i partecipanti all'evento interreligioso 'Sete di pace' - pranzo (cronaca, foto e video)

 Assisi 20 settembre 2016 

Papa Francesco è arrivato ad Assisi per la Giornata di Preghiera per la pace che chiude l'evento interreligioso 'Sete di pace' organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi e dalle Famiglie Francescane. 
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Tutti, insieme al Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, hanno raggiunto il Chiostro Sisto IV, dove il Papa ha salutato personalmente uno ad uno con i rappresentanti delle Chiese e delle religioni mondiali, rappresentanti istituzionali, del mondo della cultura, i vescovi dell’Umbria e un gruppo di rifugiati che hanno partecipato all’incontro per la pace. Tra i flash delle macchine fotografiche, Francesco ha guardato tutti negli occhi, parlato con tutti, incoraggiato e con la delicatezza di un padre ha accarezzato e benedetto i bambini presenti e chi era seduto in sedia a rotelle. Tanta la gioia e la commozione.

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Pranzo della pace con 25 rifugiati
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La torta per i 25 anni di patriarcato di Bartolomeo I
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I rifugiati: abbiamo sentito l'amore di San Francesco
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Assisi 20 settembre 2016 Giornata di Preghiera per la pace - Preghiera ecumenica e Cerimonia conclusiva (cronaca, foto e video)

Dopo il pranzo all’interno del convento francescano, con quattrocento persone, al quale hanno partecipato anche alcuni profughi e durante il quale si è festeggiato con una torta il 25° anniversario dell’elezione di Bartolomeo I quale Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il Papa ha incontrato singolarmente lo stesso Bartolomeo, il patriarca siro-ortodosso di Antiochia Aphrem II, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il filosofo Zygmut Bauman, il presidente degli ulema indonesiani Din Syamsuddin e il gran rabbino David Rosen. Quindi ha raggiunto i cristiani radunati nella basilica inferiore per la preghiera comune.
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Invocare il dono della pace e dissipare le tenebre del terrorismo e della violenza. Con questa intenzione è cominciata nella basilica inferiore di San Francesco ad Assisi la preghiera ecumenica dei cristiani per la pace. Con Papa Francesco ci sono i leader delle Chiese cristiana. Tutti attorno alla tomba di San Francesco, amico dei poveri e uomo della pace.
E mentre i cristiani pregano e meditano sulle parole di Gesù nel Vangelo, i seguaci della diverse religioni stanno pregando in luoghi differenti secondo le rispettive tradizioni. Musulmani, ebrei, oomoto si ritrovano in differenti sale del Sacro Convento mentre i seguaci delle religioni indiane (giainisti, zoroastrani, sick e induisti) pregano dalle suore della Beata Angelina. L’appuntamento per buddisti e scintoisti è al palazzo Monte Frumentario e per taoisti e tenrikyo nel giardino interno del monastero di Sant’Andrea.
  Meditazione di Justin Welby Arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d'Inghilterra
   Meditazione di Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli 
  Meditazione di Papa Francesco
  video della meditazione di Papa Francesco
Terminata la preghiera, tutti i partecipanti escono dalla Basilica Inferiore, si incontrano con i Rappresentanti delle altre religioni, che hanno pregato in altri luoghi, e prendono posto sul palco in Piazza
Saluti
  Intervento di Domenico Sorrentino Arcivescovo di Assisi
  Intervento di Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di Assisi
Introduzione
  Intervento di Andrea Riccardi Storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio
Interventi
  Intervento di Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli
  David Brodman Rabbino, Israele
  Tamar Mikalli Testimone, Siria
  Discorso di Papa Francesco
  video del discorso di Papa Francesco
Lettura di un Appello di Pace, che viene affidato dai capi delle religioni ai bambini per consegnarlo agli ambasciatori di tutte le Nazioni
  video
Dopo un momento di silenzio per le vittime delle guerre segue la firma dell'Appello di Pace e l'accensione dei due candelabri e la firma
  video integrale

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Si è aperto ad Assisi l'incontro "Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo". All'Assemblea d'inaugurazione ha partecipato anche il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. "Il dialogo tra le religioni - ha detto -, tra credenti e non credenti, il dialogo della cultura può molto, più di quanto sembri". E all'Angelus papa Francesco esorta il mondo a "pregare unito per la pace"

  Maria Chiara Biagioni:   Incontro di Assisi: “Il mondo ha bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto”

Il 20 settembre è l'anniversario della breccia di Porta Pia che nel 1870 mise fine allo Stato della chiesa e al potere del papa re. Il 20 settembre 2011 George W. Bush dichiarava "guerra al terrore" in risposta agli attacchi dell'11 settembre. Il 20 settembre 2016 si apriva a New York l'assemblea generale delle Nazioni Unite. Nelle stesse ore, papa Francesco andava ad Assisi per la quinta giornata di preghiera delle religioni per la pace. È un giorno che dice molto del suo pontificato, della chiesa cattolica, e del rapporto tra religioni e il mondo di oggi.
Sono trent'anni che i papi vanno ad Assisi per confermare l'intuizione di Giovanni Paolo II sul legame tra dialogo interreligioso e pace nel mondo contemporaneo. Nel 2011 andò ad Assisi anche Benedetto XVI, che trent'anni fa non fece mistero a papa Wojtyla delle sue perplessità teologiche sull'evento di Assisi (come ha ricordato nel volume con le sue Ultime conversazioni pubblicato qualche giorno fa)...

  Massimo Faggioli:   Il 20 settembre di papa Francesco ad Assisi


Papa Francesco che pranza ad Assisi insieme ai rifugiati è un  messaggio di realismo politico oltre che l’indicazione precisa della vocazione non solo dei cristiani, ma di tutte le confessione religiose, all’accoglienza. Bergoglio dice a quel tavolo che la paura non può dettare l’agenda della politica, né può permettere che i migranti siano il capro espiatorio dei problemi e della crisi della Vecchia Europa. 

  Alberto Bobbio: A PRANZO CON I PROFUGHI: COSÌ SI COSTRUISCE LA PACE

Il Cardinale Presidente di Caritas italiana e Arcivescovo di Agrigento, dalla Cittadina umbra rilancia il messaggio del Papa in favore della convivenza fra popoli e culture diverse

 
Francesco Peloso:
Montenegro: “Da Assisi un grido di pace contro l’ingiustizia”


Trent’anni dopo l’intuizione di Giovanni Paolo II, storicamente e spiritualmente profetica, esponenti religiosi di ogni parte del mondo sono tornati ad Assisi. Per incontrarsi, per implorare da Dio la pace, per lanciare un nuovo appello alla responsabilità di chi ha il potere di operare per diffonderla. E vengono spontanee alla mente le parole di Gesù tramandate dall’evangelista Matteo: «Beati i facitori di pace (eirenopoiòi) perché questi saranno chiamati figli di Dio».

  Giovanni Maria Vian:   Il paganesimo dell'indifferenza

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... Più che mai oggi, mentre la guerra imperversa in diverse parti del mondo, mentre un numero mai raggiunto prima di rifugiati muore tentando di attraversare il Mar Mediterraneo - che è diventato un cimitero -, oppure trascorre anni e anni nei campi, ... c’è un grande bisogno di persone che ascoltino il grido dei poveri e che rispondano con compassione e generosità... 
Papa Francesco 17 settembre 2016 http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/september/documents/papa-francesco_20160917_ex-alunni-gesuiti.html


 
  Il mar Mediterraneo è diventato un cimitero


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... Il maldestro tentativo di strumentalizzare Benedetto XVI, contrapponendolo a papa Francesco, è solo la conferma di una sostanziale visione anticristiana di un certo modo di fare politica della demagogia all'italiana. Perché in Italia la politica demagogica, di fronte a qualche voto in più raccattato nei bassifondi dell'ignoranza, non si ferma davanti a niente, nemmeno all'immagine misericordiosa di un papa. Ed è indicativo dell'abisso in cui si ritrova la politica, che dovrebbe interpretare i più alti valori dell'uomo al servizio del bene comune. Altro che politica come più alta forma di carità, come diceva Paolo VI! 
Purtroppo c’è ancora qualcuno che ci casca, come i giovani padani, che a Pontida si sono presentati con una maglietta che raffigura papa Francesco che si tiene la testa tra le mani e una scritta che recita: “Il mio Papa è Benedetto”. Cari giovani padani, prima di fare magliette, studiate, studiate, perché l’ignoranza è brutta e un giorno, quando non sarete più giovani, potreste vergognarvi di quel che avete indossato e venduto a Pontida.


 
A PONTIDA IL CATTOLICESIMO RUSPISTA DI MATTEO SALVINI

Le vignette di GIOBA...

  Chi invita gli imam in chiesa...
  Eminenza, bella maglietta...

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Papa Francesco Udienza Generale 21/09/2016:
Oggi ricorre la XXIII Giornata mondiale per l’Alzheimer, che ha per tema “Ricordati di me”. Invito tutti i presenti a “ricordarsi”, con la sollecitudine di Maria e con la tenerezza di Gesù Misericordioso, di quanti sono affetti da questo morbo e dei loro familiari per far sentire la nostra vicinanza. Preghiamo anche per le persone che si trovano accanto ai malati sapendo cogliere i loro bisogni, anche quelli più impercettibili, perché visti con occhi pieni di amore.


 
21 settembre... "Ricordati di me"

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Onu e migranti: bei discorsi, cattive pratiche


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L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ospiterà il prossimo 19 settembre un Summit sul tema dei rifugiati e dei migranti, con l’obiettivo di spronare tutti i Paesi ad assumere un approccio più umano e coordinato. «Il problema dei grandi movimenti di rifugiati e migranti – sostengono le Nazioni Unite – è troppo vasto perché uno Stato se ne faccia carico da solo. La comunità internazionale dovrà lavorare insieme per trovare soluzioni durature».
Forse si tratta di una presa di coscienza un po’ tardiva, ma è comunque significativo che finalmente anche le istituzioni internazionali inseriscano nella loro agenda come priorità quella del vasto movimento di migranti e rifugiati che interessa ormai gran parte del pianeta.
Lo scorso gennaio, il Segretario generale Ban Ki-moon aveva nominato un Consigliere Speciale, Karen AbuZayd, incaricato di lavorare con le varie entità delle Nazioni Unite e di intraprendere consultazioni con gli Stati membri e altre parti interessate in vista del Summit.

In vista di questo importante Summit, anche Caritas Internationalis ha preparato un documento (pdf) sulla base del lavoro svolto dai suoi 165 membri sparsi in tutto il mondo, organizzazioni che operano sia in situazioni di emergenza o nei campi-profughi, sia in ambito sanitario, educativo e professionale, sia per l’inserimento e l’integrazione come anche nel supportare il processo di ritorno al proprio Paese.
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(fonte: Mondo e Missione articolo di Anna Pozzi 16/09/2016)

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Dal Nepal arriva l'offerta più generosa per Amatrice...


Leggendo l'articolo che riportiamo non si può non pensare a questo brano del Vangelo di Luca... 
Alzati gli occhi, vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». (Luca 21, 1-4)

La piccola-grande generosità dei nepalesi che aiutano Amatrice
Mille euro, ma che valgono molto di più. Una goccia nell’oceano fra le tante donazioni blasonate e milionarie che arrivano in aiuto delle vittime del sisma reatino, ma certamente è una goccia d’oro a 24 carati quella che raggiunge Amatrice da Bodgaun, paese di 2300 anime sperduto sulle pendici dei monti del Nepal centrale, a 70 km da Katmandu, vittima a sua volta del terribile terremoto del 25 aprile dello scorso anno, che ha fatto più di diecimila vittime.
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Mille euro preziosissimi, perché porteranno con loro anche una coscienza solidale, questo spirito d’aiuto che è scevro della logica di quanto si possiede ma pensa per prima cosa al bisogno dell’altro.

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Gli italiani, popolo fertile? di Giacomo Costa SJ

Gli italiani, popolo fertile?
 di Giacomo Costa SJ
Anteprima dell'editoriale del numero di ottobre
di Aggiornamenti Sociali
La campagna di lancio del Fertility Day, promosso dal Ministero della Salute nella data del 22 settembre, non sarà certo ricordata come un modello per future iniziative di sensibilizzazione. Fermarsi, però, a considerare solo gli errori comunicativi di questa campagna maldestra e a tratti fuorviante sarebbe riduttivo e rischierebbe di oscurare una questione tutt’altro che secondaria. 
Le numerose e appassionate reazioni, in larga parte critiche e polemiche, confermano che quando si affronta il tema della fertilità si entra nella sfera più intima e profonda delle persone, e dunque in un ambito estremamente delicato e sensibile, dove a volte sono presenti ferite e sofferenze molto vive.
Il tema della fertilità incrocia anche altri ambiti e livelli, a loro modo altrettanto sensibili e su cui troppo facilmente si chiudono gli occhi, come la natalità e la propensione ad avere figli: la demografia ci dice che i valori estremamente bassi che l’Italia registra a questo proposito rappresentano un problema destinato a farsi sempre più acuto con il passare del tempo e con il progressivo invecchiamento della popolazione. Non a caso, il primo punto alla base della elaborazione del Piano nazionale per la fertilità da parte del Ministero della Salute è proprio che «L’attuale denatalità mette a rischio il welfare»
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Fertilità, fecondità e natalità
Uno degli aspetti più delicati, e fonte di non poche confusioni, è stato la sovrapposizione tra due aspetti che, pur contigui, è però bene tenere distinti: la fertilità e la fecondità.
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  Gli italiani, popolo fertile? di Giacomo Costa SJ

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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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   Nella parabola del seminatore... (S. Giovanni Crisostomo)
  Servirci del denaro sì, ma... (don Angelo Casati)
Un po' di sana ironia di GIOBA...
  Un ricco aveva un amministratore disonesto...  (vignetta GIOBA)
  Il mondo è stanco di incantatori bugiardi...  (Papa Francesco)
  Dio non odia il buio, ma... (Luisa Sesino)
  Se noi custodiremo e accoglieremo la Sua Parola... (p. Gregorio Battaglia)
  "Misericordia io voglio"...  (mons. Ilvo Corniglia)
  I libri, i documenti, i ragionamenti...  (Maurice Zundel)
  Chi è Lui per me? e... 

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"La venuta di Cristo, il suo vangelo ha creato una situazione nuova, ha capovolto una mentalità: ebbene, il discepolo deve avere occhi per cogliere questa novità, deve avere immaginazione e fantasia per inventare le strade nuove.
E qui sorge una domanda: in che misura abbiamo per il passato intuito che il vangelo era un fermento nuovo?
E ancora, fino a che punto siamo pronti a cogliere le realtà nuove, le nuove situazioni emergenti? ...


 
Omelia di don Angelo Casati nella 25ª Domenica del Tempo Ordinario


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Era il 21 settembre del ‘53. Aveva quasi 17 anni. Un giorno fondamentale nella vita di Jorge Mario Bergoglio. Lo stesso Papa Francesco ha raccontato più volte quel momento cruciale...
"Ma c’è un giorno per me molto importante: il 21 settembre del ‘53. Avevo quasi 17 anni. Era il “Giorno dello studente”, per noi il giorno della Primavera – da voi è il giorno dell’Autunno. Prima di andare alla festa, sono passato nella parrocchia dove andavo, ho trovato un prete, che non conoscevo,e ho sentito la necessità di confessarmi. Questa è stata per me un’esperienza di incontro: ho trovato che qualcuno mi aspettava. Ma non so cosa sia successo, non ricordo, non so proprio perché fosse quel prete là, che non conoscevo, perché avessi sentito questa voglia di confessarmi, ma la verità è che qualcuno m’aspettava. Mi stava aspettando da tempo. Dopo la Confessione ho sentito che qualcosa era cambiato. Io non ero lo stesso. Avevo sentito proprio come una voce, una chiamata: ero convinto che dovessi diventare sacerdote..." http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/may/documents/papa-francesco_20130518_veglia-pentecoste.html


 
... Ringraziamo il giovane Jorge... Rendiamo grazie a Dio...

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Il 21 settembre 1990 veniva ucciso il giudice Rosario Livatino.
Giovanni Paolo II defini il giudice Rosario Livatino "Martire della giustizia e indirettamente della Fede"
Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il decreto per l'avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì

  Il giudice di ogni tempo deve essere ed apparire...

  Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma...

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100 anni fa, il 23 settembre 2016, nasceva Aldo Moro

  Ciascuno assolva la sua missione nel mondo... (Aldo Moro)

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Padre Pio, nato Francesco Forgione, morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968 e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina. 
La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.


 
Sii amante e praticante della semplicità... (San Pio da Pietralcina)

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... La fede infatti ha rappresentato per lui una luce essenziale che gli ha permesso di sviluppare l’«intelligenza degli avvenimenti», attraverso uno scavo lungo e faticoso, in grado di andare al di là delle apparenze, e un ascolto paziente, capace di oltrepassare le contrapposizioni ideologiche.
Una fede mai esibita con ostentazione, che ha orientato tutte le sue scelte, persino nei momenti più tumultuosi della lotta politica. ...


  Agostino Giovagnoli:   MORO l’uomo delle grandi battaglie

La storia di San Pio da Pietralcina e gli episodi straordinari avvenuti sia in vita che dopo la morte del frate, sono noti ai fedeli che da anni lo venerano in tutto il mondo e sempre con maggior devozione, da quando il 16 giugno 2002 Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato all’onore degli altari.
Molti anni prima un altro Papa, Benedetto XV, quando il santo aveva solo trentacinque anni ebbe a dire di lui: «Padre Pio è davvero una grande anima, uno di quegli uomini straordinari che Dio manda di quando in quando sulla terra per convertire gli uomini»
Il libro “Padre Pio. I miracoli sconosciuti del santo con le stigmate” (La Fontana di Siloe) di José María Zavala oltre a ripercorrerne la vita, riporta le tantissime testimonianze di conversioni, miracoli e grazie ottenute anche di recente da persone di ogni età e provenienza attraverso l’intercessione del frate cappuccino che un giorno profetizzò: «Avrò più seguito da morto che da vivo».

  SANFRANCESCO:   Alla scoperta dei miracoli sconosciuti di San Pio


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LA MISERICORDIA, VOLTO DI DIO, VOLTO DELL’UOMO - HOREB n.2/2016 (n. 74)


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Settembre 2016: «Per una società che ponga al centro la persona umana» (videomessaggio)


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Vangelo: Lc 16,1-13
"Nessun domestico può essere schiavo di due signori!" La Parola che Gesù proclama ai suoi discepoli non è una dottrina nuova, come essi sanno molto bene, perché è il cuore stesso della fede ebraica:  "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è l'unico Signore" (Dt 6,4). Ma la tentazione di tenere il piede in due scarpe è molto forte, per questo Gesù, attraverso la parabola, ci ricorda che il Padre è l'unico 'Kyrios' da amare e i beni, dono di Lui e del suo immenso amore, non possono e non debbono essere assolutizzati. Quando ciò avviene è  "l'abominio della desolazione " (Mt 24,15), è l'idolo che prende il posto di Dio, "la perversione di mammona che vuole diventare il fine dell'uomo, è l'idolo mortale che lo rende simile a sé. Questo è il fallimento (=peccato) dell'uomo."(cit.) La nostra fede allora si gioca nella fedeltà in ciò che il Signore ci ha donato. I beni, la creazione tutta, vengono consegnati nelle nostre mani ma nulla di ciò che possediamo ci appartiene, siamo semplicemente dei custodi, dei semplici amministratori che, purtroppo, si sono impadroniti di ciò che non è loro. Siamo chiamati allora ad assumere una mentalità - altra, un criterio opposto a quello dell'accumulo egoistico, perché i beni sono un dono gratuito del Padre che dobbiamo condividere con i fratelli.
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"Coloro che abbiamo servito ci accoglieranno in cielo" di p. Ermes Ronchi - XXV Domenica Tempo Ordinario - anno C

Commento
XXV Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Amos 8,4-7; Salmo 112; 1 Timoteo 2,1-8; Lc 16,1-13
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Un peccatore che fa lezione ai discepoli, Gesù che mette sulla cattedra un disonesto. E mentre lo fa, lascia affiorare uno dei suoi rari momenti di scoramento: i figli di questo mondo sono più scaltri di voi, figli della luce. Imparate, fosse anche da un peccatore.
L'amministratore disonesto fa una scelta ben chiara: farsi amici i debitori del padrone, aiutarli sperando di essere aiutato da loro.
Ed è così che il malfattore diventa benefattore: regala pane e olio, cioè vita. Ha l'abilità di cambiare il senso del denaro, di rovesciarne il significato: non più mezzo di sfruttamento, ma strumento di comunione. Un mezzo per farci degli amici, anziché diventare noi amici del denaro.
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Sulla soglia dell'eternità Gesù mette i tuoi amici, ed è alle loro mani che ha affidato le chiavi del Regno, alle mani di coloro che tu hai aiutato a vivere un po' meglio, con grano e olio e un briciolo di cuore.
La Porta Santa del tuo cielo sono i tuoi poveri. Nelle braccia di coloro ai quali hai fatto del bene ci sono le braccia stesse di Dio.
Questa piccola parabola, esclusiva del racconto di Luca, cerca di invertire il paradigma economico su cui si basa il nostro mondo, dove “ciò che conta, ciò che da sicurezza” (etimologia del termine aramaico “mammona”) è il denaro.
Per Gesù, amico della vita, invece è la cura delle creature la sola misura dell'eternità.
Nessuno può servire due padroni. Non potete servire Dio e la ricchezza. Il culto della ricchezza, dare il cuore al denaro, esserne servi anziché servirsene, produce la malattia del vivere, la disidratazione del cuore, il tradimento del futuro: ami il tuo denaro, lo servi, e allora non c'è più nessun povero che ti apra le porte del cielo, che apra un mondo nuovo.

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La libertà nasce dalla lotta interiore di Enzo Bianchi

Una sintesi della lectio dal titolo “Lotta spirituale” che il priore di Bose terrà nella giornata conclusiva del 16° Festival Filosofia Modena-Carpi-Sassuolo. (domenica 18 settembre alle ore 18 Sassuolo, piazza Garibaldi)
  il programma completo del Festival
I termini «asceta» e «atleta» non solo condividono la stessa etimologia, ma riguardano una cerchia ben più ampia di quanti mettono alla prova anche il proprio corpo nella ricerca di Dio o nelle competizioni sportive. L’agone, la lotta riguarda ciascuno di noi, chiamato ad affrontare il duro mestiere di vivere e l’esigente sfida del proprio essere «animale sociale». E se «agonismo» può indicare un’istanza di competitività, a volte eccessiva nel suo pretendersi criterio esclusivo, la lotta spirituale ne è il sano contrappunto. Esigenza radicale per una vita interiore robusta, presente in tutte le religioni e in numerose scuole filosofiche, la lotta spirituale nella tradizione ebraico-cristiana appare fin dalle prime pagine della Bibbia: chiamato a «dominare» all’interno del creato, l’essere umano deve esercitare un dominio su di sé, sul male che lo minaccia: «Il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo» (Genesi 4,7). Si tratta dunque di una lotta interiore, non rivolta contro esseri esterni a sé, ma contro le tentazioni, i pensieri, le suggestioni e le dinamiche che portano alla consumazione del male. L’apostolo Paolo, servendosi di immagini belliche e sportive (la corsa, il pugilato… riemerge l’accostamento atleta/asceta), parla della vita cristiana come uno sforzo, una tensione interiore a rimanere nella fedeltà a Cristo, che comporta lo smascheramento delle dinamiche attraverso le quali il peccato si fa strada nel cuore umano, così da poterlo combattere al suo sorgere. Il cuore, infatti, è il luogo di questa battaglia. Il cuore inteso nel senso, derivato dall’antropologia biblica, dell’organo che meglio può rappresentare la vita nella sua totalità: centro della vita morale e interiore, sede dell’intelligenza e della volontà, il cuore contiene gli elementi costitutivi di quella che noi chiamiamo la «persona» e si avvicina a ciò che definiamo «coscienza». Ma tutto questo, nel cristianesimo, non è affatto semplicemente un movimento di «discernimento e di aggiustamento psicologico»: questa, dice Paolo, è «la lotta della fede» (1 Timoteo 6,12), l’unica lotta che può essere definita «buona».
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"Le sette opere di misericordia" del Caravaggio, lettura teologica a cura di fr. Egidio Palumbo (VIDEO)

"Le sette opere di misericordia" del Caravaggio
lettura teologica 
a cura di 
fr. Egidio Palumbo, ocarm
Barcellona P. G. (ME)
presso Salone degli specchi (Monte di Pietà) - Oasi -
Sabato 2 luglio 2016
"... La misericordia, ogni vero gesto di misericordia, realizza una relazione fraterna con l'altro. ...
La misericordia è dono gratuito di Dio, non meritato, e come tale deve essere accolto.
Quindi anche i gesti di misericordia, non possono essere compiuti per "meritare il paradiso", in una visione meritocratica della vita cristiana, che non fa parte del Vangelo, ma per ridare dignità ad una persona ..."
  video 

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“Fate del vostro ministero un’icona della Misericordia ... Il mondo è stanco di bugiardi, preti alla moda, banditori di crociate” Papa Francesco ai nuovi vescovi


Sala Clementina
Venerdì, 16 settembre 2016
Discorso ai nuovi vescovi partecipanti
 al corso di formazione
Cari Fratelli, buongiorno!
Siete quasi alla fine di queste feconde giornate trascorse a Roma per approfondire la ricchezza del mistero al quale Dio vi ha chiamati come Vescovi della Chiesa. Saluto con gratitudine la Congregazione dei Vescovi e la Congregazione per le Chiese Orientali. Saluto il Cardinale Ouellet e lo ringrazio per le sue cortesi parole, fraterne parole . Nelle persone del Cardinale Ouellet e del Cardinale Sandri vorrei ringraziare per il generoso lavoro svolto per la nomina dei Vescovi e per l’impegno della preparazione di questa settimana. Sono lieto di accogliervi e di poter condividere con voi alcuni pensieri che vengono al cuore del Successore di Pietro quando vedo davanti a me coloro che sono stati “pescati” dal cuore di Dio per guidare il suo Popolo Santo.
1. Il brivido di essere stati amati in anticipo
...
2. Ammirabile condiscendenza!
...
3. Varcare il cuore di Cristo, la vera Porta della Misericordia.
...
4. Il compito di rendere pastorale la misericordia
...
Non abbiate paura di proporre la Misericordia come riassunto di quanto Dio offre al mondo, perché a nulla di più grande il cuore dell’uomo può aspirare.
...
5. Tre raccomandazioni per rendere pastorale la Misericordia
Tre piccoli pensieri vorrei offrirvi come contributo per questo immane compito che vi attende: quello di rendere pastorale, per mezzo del vostro ministero, la Misericordia, cioè accessibile, tangibile, incontrabile.
5.1. Siate Vescovi capaci di incantare e attirare
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5.2. Siate Vescovi capaci di iniziare coloro che vi sono stati affidati
...

5.3. Siate Vescovi capaci di accompagnare
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  Discorso integrale ai nuovi vescovi partecipanti al corso di formazione - 16.09.2016
  VIDEO Servizio TG2000

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I poveri sono la porta santa di Tolentino Mendonça José

I poveri sono la porta santa 
di Tolentino Mendonça José,
teologo e scrittore porteghese
E’ vice rettore dell’Università Cattolica di Lisbona e Consulente del Pontificio Consiglio della Cultura. E’ autore e curatore editoriale di vari saggi e studi teologici. Relazione tenuta ad Assisi il 19 settembre 2016 in occasione del meeting "SETE DI PACE - Religioni e Culture in dialogo" organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e dalle Famiglie Francescane ,"Panel 12: Religioni e poveri".

Quando penso al contributo che l’esperienza religiosa dà nel presente e potrà dare, in un futuro prossimo, alla cultura, al tempo e al modo dell’esistenza umana, penso all’immenso patrimonio spirituale che nasce dall’amicizia con i poveri. I poveri spesso si siedono alle porte delle chiese. In realtà, essi non sono seduti davanti alla porta, ma sono loro la porta per arrivare a Dio, questo Dio che ci chiede sempre: "Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9). I poveri ci mostrano Dio. Essi sono testimoni e maestri della fede nella sua forma più concreta, perché sono gli ultimi, i piccoli, gli emarginati, i dimenticati, le vittime, quelli che senza voce gridano per la giustizia, gli affamati, quelli che possono contare solo su Dio. Le religioni non possono dimenticare mai la centralità dei poveri nella sua missione. I poveri sono la porta santa. Sono la più santa delle porte sante. 
I poveri ci insegnano tanto sulla vita spirituale. ...

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Dal 23 al 25 settembre, oltre 150 eventi tra reading, teatro, mostre che avranno come tema il perdono

  FAMIGLIA CRISTIANA:   A BOLOGNA IL FESTIVAL FRANCESCANO



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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Domenica 18 settembre 2016
in TUTTE LE CHIESE ITALIANE colletta nazionale a favore della popolazione colpita dal terremoto in centro Italia il mese scorso, 
in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite. (Presidenza CEI)

 
  Terremoto: il 18 settembre la colletta

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La nonviolenza entra per la prima volta in un testo ufficiale del magistero cattolico


La prossima Giornata Mondiale della Pace si baserà sul messaggio pontificio, annunciato il 26 agosto scorso, che verrà inviato alle cancellerie di tutto il mondo e segnerà anche la linea diplomatica della Santa Sede per l’anno che si apre. Avrà un valore storico. Per la prima volta entrerà in un testo ufficiale del magistero la parola nonviolenza e la nonviolenza intesa come metodo politico realistico fondato sul primato del diritto. Giunge a maturazione un lungo tormentato cammino. Accogliamo con gioia l’annuncio del prossimo messaggio che si basa sulle conclusioni dell’incontro dell’aprile scorso promosso da Pax Christi International e dal Pontificio Consiglio Giustizia e pace. Di seguito il comunicato della Santa Sede che scrive in modo tradizionale e staccato ‘non violenza’ (noi preferiamo scriverlo come una parola sola per evidenziarne il carattere positivo, costruttivo) (s.p.)
«La non violenza: stile di una politica per la pace». Questo il titolo del Messaggio per la 50^ Giornata Mondiale della Pace che si terrà il prossimo primo gennaio 2017. Lo ha reso noto la Sala Stampa vaticana.
“La violenza e la pace – si legge nel comunicato – sono all’origine di due opposti modi di costruire la società. Il moltiplicarsi di focolai di violenza genera gravissime e negative conseguenze sociali: il Santo Padre coglie questa situazione nell’espressione ‘terza guerra mondiale a pezzi’. La pace, al contrario, ha conseguenze sociali positive e consente di realizzare un vero progresso; dobbiamo, pertanto, muoverci negli spazi del possibile negoziando strade di pace, anche là dove tali strade appaiono tortuose e persino impraticabili.
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Da anni torno con insistenza su due mie convinzioni riguardo al nostro rapporto con la terra e con il cibo. La prima è una sorta di undicesimo comandamento che mi pare emerga con forza da una lettura in profondità delle pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento: “Ama la terra come te stesso”. La seconda l’ho appresa dal libro aperto della vita quotidiana, in particolare dal dono dell’amicizia che ha attraversato come balsamo la mia esistenza: “il miglior modo per dire a una persona ‘Ti voglio bene!’ è farle bene da mangiare”. Ora ritrovo questi due grani di sapienza accostati nel titolo scelto quest’anno per “Terra Madre” e il “Salone del Gusto”: “Voler bene alla terra”.
“Amare la terra come se stessi” rimanda all’unico, doppio comandamento biblico di “amare Dio e amare il prossimo come se stessi”...

  Enzo Bianchi:   Undicesimo comandamento "Ama la terra come te stesso"

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Il card. Pietro Parolin ha depositato formalmente lo strumento di adesione nell’ufficio di New York. Trattato in vigore nel Vaticano il 19 ottobre

  ZENIT:   La Santa Sede aderisce alla convenzione Onu anti-corruzione



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 FRANCESCO
 


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17/09/2016:

  Il segno concreto che abbiamo incontrato Gesù è...


18/09/2016:

  Come cristiani abbiamo la responsabilità...


19/09/2016:

  Servire è lo stile con cui vivere...

20/09/2016:

  Ogni incontro con l'altro è un seme che...


21/09/2016:

  Il dialogo nasce quando...


22/09/2016:

  Più ci lasciamo coinvolgere dall'amore di Dio...


23/09/2016:

  Dio non si stanca di offrire sempre...


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PAPA FRANCESCO: Quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”. (14 settembre 2016)
vedi il post: «Uccidere in nome di Dio è satanico» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

  video

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«Diventiamo artigiani di giustizia e apriamo orizzonti di speranza per l’umanità» Papa Francesco Angelus 18/09/2016 (testo e video)

 18 settembre 2016 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi Gesù ci porta a riflettere su due stili di vita contrapposti: quello mondano e quello del Vangelo. Lo spirito del mondo non è lo spirito di Gesù. E lo fa mediante il racconto della parabola dell’amministratore infedele e corrotto, che viene lodato da Gesù nonostante la sua disonestà (cfr Lc 16,1-13). Bisogna precisare subito che questo amministratore non viene presentato come modello da seguire, ma come esempio di scaltrezza. ...
A tale astuzia mondana noi siamo chiamati a rispondere con l’astuzia cristiana, che è un dono dello Spirito Santo. Si tratta di allontanarsi dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio, per vivere secondo il Vangelo. E la mondanità, come si manifesta? La mondanità si manifesta con atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, perché una ti porta all’altra! È come una catena, anche se - è vero - è la strada più comoda da percorrere, generalmente. Invece lo spirito del Vangelo richiede uno stile di vita serio - serio ma gioioso, pieno di gioia! -, serio e impegnativo, improntato all’onestà, alla correttezza, al rispetto degli altri e della loro dignità, al senso del dovere. E questa è l’astuzia cristiana!
Il percorso della vita necessariamente comporta una scelta tra due strade: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. Non si può oscillare tra l’una e l’altra, perché si muovono su logiche diverse e contrastanti. ...
Quando invece cerchiamo di seguire la logica evangelica dell’integrità, della limpidezza nelle intenzioni e nei comportamenti, della fraternità, noi diventiamo artigiani di giustizia e apriamo orizzonti di speranza per l’umanità. Nella gratuità e nella donazione di noi stessi ai fratelli, serviamo il padrone giusto: Dio.
La Vergine Maria ci aiuti a scegliere in ogni occasione e ad ogni costo la strada giusta, trovando anche il coraggio di andare controcorrente, pur di seguire Gesù e il suo Vangelo.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle, ...
Martedì prossimo mi recherò ad Assisi per l’incontro di preghiera per la pace, a trent’anni da quello storico convocato da san Giovanni Paolo II. Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di tutto il mondo a vivere quel giorno come una Giornata di preghiera per la pace. Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace! Sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di mitezza, siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito. ...
E a tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
  video

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 Udienza Generale Piazza San Pietro 
 21 Settembre 2016
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Misericordiosi come il Padre (cfr Lc 6,36-38)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Abbiamo ascoltato il brano del Vangelo di Luca (6,36-38) da cui è tratto il motto di questo Anno Santo straordinario: Misericordiosi come il Padre. L’espressione completa è: «Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso» (v. 36). Non si tratta di uno slogan ad effetto, ma di un impegno di vita.
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Ma mi domando: le parole di Gesù sono realistiche? È davvero possibile amare come ama Dio ed essere misericordiosi come Lui?
Se guardiamo la storia della salvezza, vediamo che tutta la rivelazione di Dio è un incessante e instancabile amore per gli uomini: Dio è come un padre o come una madre che ama di insondabile amore e lo riversa con abbondanza su ogni creatura. La morte di Gesù in croce è il culmine della storia d’amore di Dio con l’uomo. Un amore talmente grande che solo Dio lo può realizzare. È evidente che, rapportato a questo amore che non ha misura, il nostro amore sempre sarà in difetto. Ma quando Gesù ci chiede di essere misericordiosi come il Padre, non pensa alla quantità! Egli chiede ai suoi discepoli di diventare segno, canali, testimoni della sua misericordia.
E la Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità. Ogni cristiano, pertanto, è chiamato ad essere testimone della misericordia
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  video della catechesi
   testo integrale
  video integrale

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«La luce che dà Gesù nel battesimo è una luce vera, che non si spegne più, per questo non va coperta» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
La luce non va in frigo”
Se non si vuole essere cristiani solo «di nome», bisogna far proprio l’impegno quotidiano a «custodire e non nascondere» quella luce che ci è stata data nel battesimo. Un impegno che si realizza nella vita «di tutti giorni», facendo attenzione a non cedere ad alcune tentazioni nelle quali si è invece portati a cadere. E alcuni consigli in merito li ha dati Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata lunedì 19 settembre, a Casa Santa Marta.
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Perciò il Papa ha esortato nuovamente ad ascoltare questi consigli che riguardano la vita «di tutti i giorni» — «non sono cose strane» — e ad accogliere l’invito: «Siate figli della luce, e non figli delle tenebre; custodite la luce che vi è stata data in dono il giorno del battesimo». E, concludendo, ha invitato «tutti noi che abbiamo ricevuto il battesimo» a pregare lo Spirito Santo affinché «ci aiuti a non cadere in queste abitudini brutte che coprono la luce, e ci aiuti a portare avanti la luce ricevuta gratuitamente, quella luce di Dio che fa tanto bene: la luce dell’amicizia, la luce della mitezza, la luce della fede, la luce della speranza, la luce della pazienza, la luce della bontà».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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«“Non esiste un dio di guerra” Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
guerra è vergogna, ad Assisi preghiamo il 'Dio di pace'
In ginocchio a pregare il Dio della pace, insieme, “oltre le divisioni delle religioni”, fino a sentire la “vergogna” della guerra e senza “chiudere l’orecchio” al grido di dolore di chi soffre. Lo spirito col quale il Papa è partito per Assisi è stato spiegato da Francesco stesso all’omelia della Messa celebrata prima della partenza in Casa S. Marta. 

“Non esiste un dio di guerra”. La guerra, la disumanità di una bomba che esplode facendo morti e feriti, tagliando la strada “all’aiuto umanitario” che non può arrivare a bambini, anziani, malati, è solo opera del “maligno” che “vuole uccidere tutti”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”.
Non chiudiamo l’orecchio
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La guerra parte dal cuore
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Sentire la vergogna
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(fonte: Radio Vaticana)
  video

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«Il male ha sempre la stessa radice, qualsiasi male: la cupidigia, la vanità e l’orgoglio» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)

S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
22 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 
Papa Francesco:
Osteoporosi dell'anima
È la vanità, insieme alla cupidigia e alla superbia, una delle «radici di tutti i mali» nel cuore di ogni persona. La corsa affannosa, così tipica dei nostri tempi, «per fingere, per sembrare, per apparire» non porta a nulla, «non ci dà un vero guadagno» e lascia l’inquietudine nell’anima.
La vanitas vanitatum del Qoèlet (1, 2-11), proposta dalla liturgia del giorno, è stata al centro della meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì 22 settembre. 
Punto di partenza, però, è stata l’inquietudine del re Erode Antipa descritta nel Vangelo di Luca (9, 7-9). Il sovrano infatti «era inquieto» perché quel Gesù di cui tutti parlavano «era per lui come una minaccia». Alcuni pensavano che fosse Giovanni, ma il re si ripeteva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io, chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». Un’inquietudine, ha fatto notare il Pontefice, che ricorda quella del padre, Erode il grande, il quale, quando giunsero i magi per adorare Gesù, «era stato preso da spavento».
Nella nostra anima, ha spiegato il Papa, «c’è la possibilità di avere due inquietudini: quella buona, che è l’inquietudine dello Spirito Santo, che ci dà lo Spirito Santo, e fa che l’anima sia inquieta per fare cose buone, per andare avanti; e c’è anche la cattiva inquietudine, quella che nasce da una coscienza sporca».Proprio quest’ultima caratterizzava i due sovrani contemporanei di Gesù: «avevano la coscienza sporca e per questo erano inquieti, perché avevano fatto cose brutte e non avevano pace, e ogni avvenimento sembrava per loro una minaccia». Del resto, il loro modo di risolvere i problemi era uccidere, e andavano avanti passando «sopra i cadaveri della gente».
Chi come loro, ha spiegato Francesco, «fa del male», ha «la coscienza sporca e non può vivere in pace»: l’inquietudine li tormenta e vivono «in un prurito continuo, in una orticaria che non li lascia in pace». Una realtà interiore sulla quale si è concentrata la riflessione del Papa: «questa gente ha fatto il male, ma il male ha sempre la stessa radice, qualsiasi male: la cupidigia, la vanità e la superbia». Tutte e tre, ha aggiunto, «non ti lasciano la coscienza in pace», tutte impediscono che entri «la sana inquietudine dello Spirito Santo», e «portano a vivere così: inquieti, con paura».
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Perciò è importante pregare «che il Signore ci liberi da queste tre radici di tutti i mali: la cupidigia, la vanità e la superbia. Ma soprattutto dalla vanità, che ci fa tanto male»
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video

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Amore per la verità, professionalità, rispetto per la dignità della persona: sono i tre atteggiamenti che devono caratterizzare il lavoro del giornalista, chiamato alla «grande responsabilità» di scrivere ogni giorno «la prima bozza della storia, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi».
A tracciare così l’identikit degli operatori della comunicazione è stato Papa Francesco durante l’udienza ai membri del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti italiano, ricevuti nella mattina di giovedì 22 settembre, nella Sala Clementina.


  L'OSSERVATORE ROMANO:   Come si fa il giornalista secondo Papa Francesco - Con verità e professionalità nel rispetto della persona


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