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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Sete di Pace
Religioni e Culture in dialogo
Assisi 18/20 settembre 2016
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Martedì 20 settembre 2016 - GIORNATA DI PREGHIERA PER LA PACE
Tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace. Tutto il mondo unito.
video
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PAPA FRANCESCO: NOI
CRISTIANI SIAMO CHIAMATI A CONTEMPLARE IL MISTERO DELL'AMORE NON AMATO
E A RIVERSARE MISERICORDIA NEL MONDO
Sulla croce, albero di vita, il male è stato trasformato in bene; anche
noi, discepoli del Crocifisso, siamo chiamati a essere “alberi di
vita”, che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono
al mondo l’ossigeno dell’amore. Dal fianco di Cristo in croce uscì
acqua, simbolo dello Spirito che dà la vita (cfr Gv 19,34); così da noi
suoi fedeli esca compassione per tutti gli assetati di oggi.
(Meditazione di Papa Francesco in occasione della Preghiera ecumenica
dei cristiani Basilica inferiore di San Francesco Assisi -
20.09.2016) #Pace#Assisi #setedipace
video
ASSISI 2016 - Sete di
Pace - Abbiamo voluto non solo leader religiosi ma anche semplici
fedeli, perchè sono loro gli "artigiani del dialogo" 'perchè loro
vivono nella società, sono parte integrante del tessuto sociale
italiano, ma anche a livello mondiale ..poi il dialogo interreligioso
aiuta il dialogo intra-religioso, per "lavorare" anche all'interno
delle nostre fedi religiose"
Intervista a Izzedin Elzir, Imam di Firenze e Presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia
#assisi #pace #imam #dialogo
video
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Se
la pace attende i suoi artefici, ieri il Papa all’Angelus è ritornato
sul cantiere e «sull’esempio di san Francesco, uomo di fraternità e di
mitezza – ha detto – siamo tutti chiamati ad offrire al mondo una forte
testimonianza del nostro comune impegno per la pace e la
riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in preghiera:
ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace.
Tutto il mondo unito». Queste sono le parole con le quali si è rivolto
all’incontro interrelegioso “Sete di Pace. Religioni e culture in
dialogo” che ieri si è aperto ad Assisi e che vedrà martedì la sua
presenza con oltre 500 leader religiosi e personalità del mondo civile
e culturale a trent’anni dal profetico invito di Giovanni Paolo II.
In
continuità diretta con papa Francesco, hanno fatto eco le parole del
patriarca ecumenico Bartolomeo che è intervenuto nel pomeriggio di ieri
all’assemblea d’inaugurazione delle tre giornate ad Assisi. Un momento
inaugurale che ha registrato una rassegna particolarmente intensa di
contributi e testimonianze.
...
Assisi, «la pace richiede cambiamenti»
video dell'appello di Papa Francesco
“L’intuizione
di San Giovanni Paolo II, che le religioni fossero insieme per la pace,
non era scontata nell’86 e non lo è nemmeno oggi. Pregare per la pace
significa non stare più gli uni contro gli altri, come è stato per
secoli e forse per millenni, ma un nuovo modo di stare insieme”. Con
queste parole del fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea
Riccardi, pronunciate durante l’incontro inaugurale e davanti al
presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è aperta la
trentesima edizione della Giornata mondiale di preghiera per la Pace,
quest’anno intitolata “Sete di Pace. Religioni e culture in dialogo”.
La ricorrenza trentennale, il ritorno nella cittadina umbra del
poverello di Assisi, l’attesa di un Papa che ha deciso di portare
proprio il suo nome, e che arriverà nella giornata di martedì: tutti
questi elementi proiettano l’evento, edificato per l’appunto sullo
spirito di Assisi e promosso da Karol Wojtyla, all’interno di una
prospettiva incorniciata da valori fortemente simbolici.
Video IL SERVIZIO DI TG2000
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E' urgente promuovere una cultura del dialogo per ricostruire la tessitura della società.
Imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la pena ascoltare. La guerra si sconfigge solo se diamo ai nostri figli una cultura capace di creare strategie per la vita, per l’inclusione”.
Il geniale interprete della società
postmoderna prof. Zygmunt Bauman intervenendo all’inaugurazione
dell’incontro “Sete di Pace” , in svolgimento ad Assisi ha descrittola
storia dell’umanità come un processo di espansione della parola “noi”.
Una storia che fa intravvedere “una luce in fondo al tunnel, anche se
il tunnel appare ancora lungo e pieno di insidie e pericoli”.
...
Ora
– secondo Bauman – c’è la necessità ineludibile dell’espansione del
“noi” come prossima tappa dell’umanità. Questo salto successivo è
rappresentato dalla soppressione del pronome “loro”. Bauman ha
ricordato che i nostri avi avevano un nemico, identificato da un
“loro”. “Ma oggi, nella società globale – ha continuato - dove lo
troviamo un nemico?”. “Non ci è stato chiesto da nessuno – ha affermato
Bauman - ma ci troviamo nella dimensione cosmopolita in cui ogni cosa
ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti.
Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri”. Ma secondo Bauman il
rovescio della medaglia è che “non abbiamo neppure iniziato a
sviluppare una consapevolezza cosmopolita. E gestiamo questo momento
con gli strumenti dei nostri antenati… ed è una trappola, una sfida da
affrontare”. Il
grande intellettuale ha affermato che nel percorso per integrare i
popoli senza separarsi sono utili tre consigli di Papa Francesco. In primo luogo la necessità del dialogo. Bauman ha affermato l’urgenza di promuovere “una
cultura del dialogo per ricostruire la tessitura della società.
Imparare a rispettare lo straniero, il migrante, persone che vale la
pena ascoltare. La guerra si sconfigge – ha detto - solo se diamo ai
nostri figli una cultura capace di creare strategie per la vita, per
l’inclusione”. In secondo luogo papa Francesco parla “dell’equa
distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che non rappresentano
una pura carità, ma un obbligo morale”. “Dobbiamo creare posti di
lavoro reale e ben pagati per i giovani – ha detto Bauman – e passare
dall’economia liquida ad una posizione che permetta l’accesso alla
terra col lavoro”. In terzo luogo – ha ricordato il sociologo – “papa
Francesco dice che questo dialogo deve essere al centro dell’educazione
nelle nostre scuole, per dare strumenti per risolvere conflitti in
maniera diversa da come siamo abituati a fare”. “L’acquisizione della
cultura del dialogo – ha concluso - il modo di procedere non è una via
facile, una scorciatoia. L’educazione è un processo di tempi
lunghissimi, che necessita di pazienza, coerenza, pianificazione a
lungo termine. Si tratta di una rivoluzione culturale rispetto al mondo
in cui si invecchia e si muore prima ancora di crescere”.
video integrale
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Il
papa verso Assisi apre le porte del dialogo interreligioso a chiunque,
basti che preghi e che operi per la concordia. Con una
“democratizzazione” del dialogo, che non è prerogativa di pochi esperti
...
Diceva ancora papa
Francesco, insistendo su un punto: «Tu puoi parlare della pace con
parole splendide, fare una conferenza di successo, ma se nel tuo
piccolo, nel tuo cuore, non c’è pace, se nella tua famiglia non c’è
pace, se nel tuo quartiere non c’è pace, se nel tuo posto di lavoro non
c’è pace, non ci sarà pace neppure nel mondo». La parola di papa
Francesco è quindi semplice: solo i piccoli fanno la pace e la pace
nasce dalla piccolezza, perché nella piccolezza e nella debolezza opera
Dio e si rende visibile la forza inerme della preghiera.
Il
papa non sottovaluta le dottrine e i sapienti, ma si pone alla sequela
di Francesco di Assisi, che consegna la parola del perdono alle città,
a tutte le città, con il Vangelo sine glossa, con la preghiera dei
poveri e degli umili. A Istanbul papa Francesco, nella
sua visita del 2014 per la memoria di Sant’Andrea, disse con grande
forza che la pace viene dall’ascolto: l’ascolto delle vittime,
l’ascolto dei poveri e l’ascolto dei giovani. Ecco la preghiera come
ascolto, che genera la pace come perdono, incontro e riconciliazione.
L’ecumenismo
del sangue, l’ecumenismo delle vittime, unisce il mondo e avvicina la
pace. Il martirio del fratello ebreo, del fratello cristiano, del
fratello musulmano, di tutte le sorelle e i di tutti i fratelli che
cercano Dio, avvicina la pace, perché il suo sangue è potente come
quello di Abele. E la preghiera diventa così la forza per stare nel
tempo della guerra e nel luogo della guerra. Molte volte ci si trova a
scegliere tra restare o partire. Ricordiamo Algeri
negli anni Novanta, Gerusalemme, ora Aleppo e Mosul,Damasco e Gaza e
Bangui, l’elenco potrebbe continuare in modo illimitato. E ognuno
sceglie come può, quando ci fossero davvero dei corridoi umanitari
(quelli veri). Ma cristiani sono chiamati a restare in quella
obbedienza fino alla morte e alla morte di croce, che produce salvezza
e perdono per tutti.
Ecco,
papa Francesco indica il sentiero di Assisi, il sentiero di Francesco
di Assisi, non quello dell’astuzia della politica e della sua retorica,
ma della consegna: della consegna della preghiera semplice, e dunque
della preghiera dei semplici. Papa Francesco va ad Assisi non per
celebrare un passato, seppur autorevole, ma per intraprendere con
coraggio evangelico il futuro di Dio nel tempo della guerra. E il
futuro di Dio sta nella preghiera incessante, che l’intera umanità, che
le vittime fanno salire a Dio dai quattro angoli della terra. Oltre il
dialogo interreligioso, oltre il dialogo delle culture, papa Francesco
ci consegna il mistero delle tre porte: preghiera, perdono e
riconciliazione, che nascono dalla conversione del cuore.
Questo
passaggio delle tre porte implica la confessione dei nostri peccati
contro la pace, quando abbiamo giustificato la guerra, quando abbiamo
anteposto accordi astuti alla forza disarmata della verità, quando
abbiamo preferito i nostri interessi, anche religiosi, al servizio
degli ultimi, che spesso usiamo per le nostre politiche ambiziose.
Ecco: conversione, preghiera e pace. Questa è la via che papa
Francesco, seguendo Francesco di Assisi, indica all’intera umanità per
costruite il tempo della fraternità.
Appello di Papa Francesco
Martedì 20 settembre 2016 - GIORNATA DI PREGHIERA PER LA PACE
Tutti uniti in preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per la pace.
Tutto il mondo unito.
video
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Tornare ad Assisi: perché?
di Christian Albini
Assisi
2016 non è solo un anniversario. Ci sono avvenimenti che hanno un
sapore di ritualità convenzionale. Non può essere così per il nuovo
incontro interreligioso ad Assisi, a cui parteciperà papa Francesco,
dopo quello iniziale con Giovanni Paolo II nel 1986, da lui ripetuto
nel 2002 e anche da Benedetto XVI nel 2011.
Può
sembrare un fatto dovuto che in un momento di nuovo segnato dal
terrorismo fondamentalista, i rappresentanti delle grandi religioni
mondiali si ritrovino per condividere gesti e parole di pace, ma non è
solo una questione di buoni rapporti tra le fedi.
...
E
allora chiediamoci: qual è la vera impronta che la presenza cristiana
lascia nella nostra società? Qui non pesano la rilevanza e l'influenza
pubblica su cui hanno puntato pesantemente alcuni ambienti ecclesiali
in tempi recenti. Anzi, queste ultime possono finire con l'occultare il
vangelo e aprire spazi a scandali e forme di controtestimonianza.
Il
punto è: per che cosa i credenti sono riconoscibili in quanto tali?
L'impatto della violenza terrorista è un'esplosione anti-spirituale che
solleva un'ombra tanto oscura che non fa vedere più altro. E qui siamo
rimandati ad Assisi: senza
gesti forti e netti che vanno in senso opposto, non è possibile far
capire che uccidere in nome di Dio è contrario a un autentico spirito
religioso, ma è "satanico" come ha detto papa Francesco nella messa di suffragio per padre Jacques Hamel.
L'essere cristiani oggi, l'essere chiesa oggi non può non passare da Assisi.
...
Sì,
tornare ad Assisi significa persistere nel coraggio della fratellanza
dimostrato e insegnato da padre Jacques, un uomo buono, mite, che
sempre cercava di fare la pace. Che questo incontro sia sotto il suo
segno!
(fonte: Vino Nuovo)
Lo spirito di Lesbo
di Giorgio Bernardelli
L'altro
giorno su questo sito l'amico Christian Albini si domandava perché oggi
tornare ad Assisi. E spiegava bene il motivo per cui è quanto mai
urgente rideclinare l'intuizione avuta trent'anni fa da Giovanni Paolo
II e che oggi papa Francesco - insieme al patriarca Bartolomeo al
primate anglicano Justin Welby e ai leader di tante altre confessioni
religiose - rilanciano chiedendo a tutti di pregare per la pace.
Spero
però che non me ne vorranno gli amici della Comunità di Sant'Egidio se
in questa giornata mi permetto di lanciare una piccola provocazione. Mi chiedo infatti lo stesso se oggi - proprio a causa dell'urgenza che il tema della pace ha assunto in questo nostro tempo - basti ancora ripetere lo stesso schema. Per
esempio se di fronte a una notte drammatica come quella che ha appena
vissuto Aleppo - con le tenui speranze suscitate da un cessate il fuoco
fragile, subito soffocate di nuovo da una pioggia di fuoco - bastino
ancora i panel, i discorsi, le dichiarazioni che scandiscono questo
appuntamento.
...
Però ugualmente mi chiedo se - come per gli alberi che a un certo punto, se si vuole che continuino a crescere, hanno bisogno di un innesto - non
occorra oggi andare oltre la semplice rievocazione e chiedere un passo
in più anche agli uomini delle religioni che si incontrano per invocare
la pace.
Provo con questo spirito a lanciare due idee.
La prima: c'è una cosa che mi stupisce sempre un po' quando si rievoca
il 27 ottobre 1986. Tutti ricordano sempre la preghiera per la pace
convocata da Giovanni Paolo II; ma quel giorno Wojtyla chiese anche un
altro gesto: domandò a tutti - e ai leader religiosi in primis - diaccompagnare l'invocazione con il digiuno. Non
era un fatto da poco: pochi gesti come il digiuno accomunano le diverse
tradizioni religiose. E pochi gesti come il digiuno esprimono l'idea
che la conversione personale è il primo passo per costruire la pace. Perché
allora il digiuno lo abbiamo lasciato cadere? E non è che lasciandolo
cadere abbiamo perso un ingrediente importante dello spirito di Assisi?
Non è che è diventato un posto per far vedere quanto sono buone le
religioni anziché un'occasione per ricordare che la pace richiede
fatica ed è una fatica che chiama in causa ciascuno di noi?
...
La Comunità di Sant'Egidio lo sa benissimo: oltre allo spirito di Assisi oggi c'è anche uno spirito di Lesbo da custodire. Per
questo è nata l'iniziativa dei Corridoi umanitari. E per questo una
donna di Aleppo arrivata in Italia grazie a questa iniziativa oggi
parlerà nella cerimonia conclusiva prima del Papa.
Ma anche in questo caso mi chiedo: bastano le parole? Perché
non pensare anche a un'opera di misericordia vissuta insieme dagli
uomini delle religioni riuniti ad Assisi? Non sarebbe un esempio
fortissimo di unità? Non sarebbe un modo per riconsocere insieme che è
solo la misericordia vissuta comunitariamente a trasformare noi stessi
e - di conseguenza - anche il mondo?
Lo
confesso: sogno un'edizione 2017 di Uomini e religioni un po' diversa:
saltiamo per un anno i venti panel in cui ciascuno pronuncia il proprio
discorso; sostituiamoli con venti luoghi di una grande città dove
leader religiosi, intellettuali, uomini di governo provano a vivere
insieme la misericordia. Invitando chiunque lo desideri a unirsi a
loro, magari organizzando qualcosa di simile nella propria città.
Lo spirito di Assisi e lo spirito di Lesbo insieme. Proviamo a pensarci?
(fonte: Vino Nuovo)
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NOI CRISTIANI SIAMO CHIAMATI A CONTEMPLARE
IL MISTERO DELL'AMORE NON AMATO
E A RIVERSARE MISERICORDIA NEL MONDO
Meditazione di Papa Francesco
in occasione della Preghiera ecumenica dei cristiani
Basilica inferiore di San Francesco Assisi -
20.09.2016
Di
fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: «Ho
sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo
dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria.
Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per
misericordia, misero fra gli uomini.
Di
che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la
vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per
vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di
ricevere il nostro amore.
...
Come Maria presso la croce, ci conceda il Signore di essere uniti a Lui
e vicini a chi soffre. Accostandoci a quanti oggi vivono da crocifissi
e attingendo la forza di amare dal Crocifisso Risorto, cresceranno
ancora di più l’armonia e la comunione tra noi. «Egli infatti è la
nostra pace» (Ef 2,14), Egli che è venuto ad annunciare la pace ai
vicini e ai lontani (cfr Ef 2,17). Ci custodisca tutti nell’amore e ci
raccolga nell’unità, nella quale siamo in cammino, perché diventiamo
quello che Lui desidera: «una sola cosa» (Gv 17,21)
video
Abbiamo sete di pace, abbiamo il desiderio di testimoniare la pace,
abbiamo soprattutto bisogno di pregare per la pace,
perché la pace è dono di Dio e a noi spetta invocarla,
accoglierla e costruirla ogni giorno con il suo aiuto. Papa Francesco, discorso in occasione della cerimonia conclusiva del Meeting Vostre Santità, illustri Rappresentanti delle Chiese, delle Comunità cristiane e delle Religioni, cari fratelli e sorelle! Vi saluto con grande rispetto e affetto e vi ringrazio per la vostra presenza. ... Non
possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di
pace. In molti Paesi si soffre per guerre, spesso dimenticate, ma
sempre causa di sofferenza e povertà. A
Lesbo, con il caro Patriarca ecumenico Bartolomeo, abbiamo visto negli
occhi dei rifugiati il dolore della guerra, l’angoscia di popoli
assetati di pace. Penso a famiglie, la cui vita è stata sconvolta; ai
bambini, che non hanno conosciuto nella vita altro che violenza; ad
anziani, costretti a lasciare le loro terre: tutti loro hanno una
grande sete di pace. Non vogliamo che queste tragedie cadano
nell’oblio. Noi desideriamo dar voce insieme a quanti soffrono, a
quanti sono senza voce e senza ascolto. Essi sanno bene, spesso meglio
dei potenti, che non c’è nessun domani nella guerra e che la violenza
delle armi distrugge la gioia della vita. Noi
non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della
preghiera. In questa giornata, la sete di pace si è fatta invocazione a
Dio, perché cessino guerre, terrorismo e violenze. La pace che da
Assisi invochiamo non è una semplice protesta contro la guerra, nemmeno
«è il risultato di negoziati, di compromessi politici o di
mercanteggiamenti economici. Ma il risultato della preghiera»
...
Oggi
abbiamo implorato il santo dono della pace. Abbiamo pregato perché le
coscienze si mobilitino a difendere la sacralità della vita umana, a
promuovere la pace tra i popoli e a custodire il creato, nostra casa
comune. La preghiera e la collaborazione concreta aiutano a non
rimanere imprigionati nelle logiche del conflitto e a rifiutare gli
atteggiamenti ribelli di chi sa soltanto protestare e arrabbiarsi. La
preghiera e la volontà di collaborare impegnano a una pace vera, non
illusoria: non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta
dall’altra parte, se i suoi interessi non sono toccati; non il cinismo
di chi si lava le mani di problemi non suoi; non l’approccio virtuale
di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza
aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per
chi ha bisogno. La
nostra strada è quella di immergerci nelle situazioni e dare il primo
posto a chi soffre; di assumere i conflitti e sanarli dal di dentro; di
percorrere con coerenza vie di bene, respingendo le scorciatoie del
male; di intraprendere pazientemente, con l’aiuto di Dio e con la buona
volontà, processi di pace. Pace,
un filo di speranza che collega la terra al cielo, una parola tanto
semplice e difficile al tempo stesso. Pace vuol dire Perdono che,
frutto della conversione e della preghiera, nasce dal di dentro e, in
nome di Dio, rende possibile sanare le ferite del passato. Pace
significa Accoglienza, disponibilità al dialogo, superamento delle
chiusure, che non sono strategie di sicurezza, ma ponti sul vuoto. Pace
vuol dire Collaborazione, scambio vivo e concreto con l’altro, che
costituisce un dono e non un problema, un fratello con cui provare a
costruire un mondo migliore. Pace significa Educazione: una chiamata ad
imparare ogni giorno la difficile arte della comunione, ad acquisire la
cultura dell’incontro, purificando la coscienza da ogni tentazione di
violenza e di irrigidimento, contrarie al nome di Dio e alla dignità
dell’uomo.
...
video
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SETE DI PACE - Religioni e Culture in dialogo
Meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio,
dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e dalle Famiglie Francescane. APPELLO DI PACE consegnato a Bambini di varie Nazioni Uomini
e donne di religioni diverse, siamo convenuti, come pellegrini, nella
città di San Francesco. Qui, nel 1986, trent’anni fa, su invito di Papa
Giovanni Paolo II, si riunirono Rappresentanti religiosi da tutto il
mondo, per la prima volta in modo tanto partecipato e solenne, per
affermare l’inscindibile legame tra il grande bene della pace e un
autentico atteggiamento religioso. Da quell’evento storico, si è
avviato un lungo pellegrinaggio che, toccando molte città del mondo, ha
coinvolto tanti credenti nel dialogo e nella preghiera per la pace; ha
unito senza confondere, dando vita a solide amicizie interreligiose e
contribuendo a spegnere non pochi conflitti. Questo è lo spirito che ci
anima: realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di
violenza e abuso della religione per giustificare la guerra e il
terrorismo. Eppure, negli anni trascorsi, ancora tanti popoli sono
stati dolorosamente feriti dalla guerra. Non si è sempre compreso che
la guerra peggiora il mondo, lasciando un’eredità di dolori e di odi.
Tutti, con la guerra, sono perdenti, anche i vincitori. Abbiamo
rivolto la nostra preghiera a Dio, perché doni la pace al mondo.
Riconosciamo la necessità di pregare costantemente per la pace, perché
la preghiera protegge il mondo e lo illumina. La pace è il nome di Dio.
Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e
la guerra, non cammina nella Sua strada: la guerra in nome della
religione diventa una guerra alla religione stessa. Con ferma
convinzione, ribadiamo dunque che la violenza e il terrorismo si
oppongono al vero spirito religioso. ...
video Servizio TG2
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Assisi 20 settembre 2016 Papa
Francesco è arrivato ad Assisi per la Giornata di Preghiera per la pace
che chiude l'evento interreligioso 'Sete di pace' organizzato dalla
Comunità di Sant'Egidio, dalla diocesi di Assisi e dalle Famiglie
Francescane.
...
Tutti, insieme al Custode
del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti, hanno raggiunto il Chiostro
Sisto IV, dove il Papa ha salutato personalmente uno ad uno con i
rappresentanti delle Chiese e delle religioni mondiali, rappresentanti
istituzionali, del mondo della cultura, i vescovi dell’Umbria e un
gruppo di rifugiati che hanno partecipato all’incontro per la pace. Tra
i flash delle macchine fotografiche, Francesco ha guardato tutti negli
occhi, parlato con tutti, incoraggiato e con la delicatezza di un padre
ha accarezzato e benedetto i bambini presenti e chi era seduto in sedia
a rotelle. Tanta la gioia e la commozione.
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Pranzo della pace con 25 rifugiati
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La torta per i 25 anni di patriarcato di Bartolomeo I
...
I rifugiati: abbiamo sentito l'amore di San Francesco
...
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Dopo
il pranzo all’interno del convento francescano, con quattrocento
persone, al quale hanno partecipato anche alcuni profughi e durante il
quale si è festeggiato con una torta il 25° anniversario dell’elezione
di Bartolomeo I quale Patriarca ecumenico di Costantinopoli, il
Papa ha incontrato singolarmente lo stesso Bartolomeo, il patriarca
siro-ortodosso di Antiochia Aphrem II, l’arcivescovo di Canterbury
Justin Welby, il filosofo Zygmut Bauman, il presidente degli ulema
indonesiani Din Syamsuddin e il gran rabbino David Rosen. Quindi ha
raggiunto i cristiani radunati nella basilica inferiore per la
preghiera comune.
video
...
Invocare
il dono della pace e dissipare le tenebre del terrorismo e della
violenza. Con questa intenzione è cominciata nella basilica inferiore
di San Francesco ad Assisi la preghiera ecumenica dei cristiani per la
pace. Con Papa Francesco ci sono i leader delle Chiese cristiana. Tutti
attorno alla tomba di San Francesco, amico dei poveri e uomo della
pace.
E
mentre i cristiani pregano e meditano sulle parole di Gesù nel Vangelo,
i seguaci della diverse religioni stanno pregando in luoghi differenti
secondo le rispettive tradizioni. Musulmani, ebrei, oomoto si ritrovano
in differenti sale del Sacro Convento mentre i seguaci delle religioni
indiane (giainisti, zoroastrani, sick e induisti) pregano dalle suore
della Beata Angelina. L’appuntamento per buddisti e scintoisti è al
palazzo Monte Frumentario e per taoisti e tenrikyo nel giardino interno
del monastero di Sant’Andrea.
Meditazione di Justin Welby Arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d'Inghilterra
Meditazione di Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli
Meditazione di Papa Francesco
video della meditazione di Papa Francesco
Terminata
la preghiera, tutti i partecipanti escono dalla Basilica Inferiore, si
incontrano con i Rappresentanti delle altre religioni, che hanno
pregato in altri luoghi, e prendono posto sul palco in Piazza Saluti Intervento di Domenico Sorrentino Arcivescovo di Assisi Intervento di Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di Assisi Introduzione Intervento di Andrea Riccardi Storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio Interventi Intervento di Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli
David Brodman Rabbino, Israele
Tamar Mikalli Testimone, Siria
Discorso di Papa Francesco
video del discorso di Papa Francesco
Lettura di un Appello di Pace, che viene affidato dai capi delle religioni ai bambini per consegnarlo agli ambasciatori di tutte le Nazioni
video
Dopo
un momento di silenzio per le vittime delle guerre segue la firma
dell'Appello di Pace e l'accensione dei due candelabri e la firma
video integrale
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Si
è aperto ad Assisi l'incontro "Sete di Pace. Religioni e culture in
dialogo". All'Assemblea d'inaugurazione ha partecipato anche il
Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. "Il dialogo tra
le religioni - ha detto -, tra credenti e non credenti, il dialogo
della cultura può molto, più di quanto sembri". E all'Angelus papa
Francesco esorta il mondo a "pregare unito per la pace"
Maria Chiara Biagioni: Incontro di Assisi: “Il mondo ha bisogno di pace in questa guerra che è dappertutto”
Il 20 settembre è
l'anniversario della breccia di Porta Pia che nel 1870 mise fine allo
Stato della chiesa e al potere del papa re. Il 20 settembre 2011 George
W. Bush dichiarava "guerra al terrore" in risposta agli attacchi
dell'11 settembre. Il 20 settembre 2016 si apriva a New York
l'assemblea generale delle Nazioni Unite. Nelle stesse ore, papa
Francesco andava ad Assisi per la quinta giornata di preghiera delle
religioni per la pace. È un giorno che dice molto del suo pontificato,
della chiesa cattolica, e del rapporto tra religioni e il mondo di oggi.
Sono trent'anni che i papi vanno ad Assisi per confermare l'intuizione
di Giovanni Paolo II sul legame tra dialogo interreligioso e pace nel
mondo contemporaneo. Nel 2011 andò ad Assisi anche Benedetto XVI, che
trent'anni fa non fece mistero a papa Wojtyla delle sue perplessità
teologiche sull'evento di Assisi (come ha ricordato nel volume con le
sue Ultime conversazioni pubblicato qualche giorno fa)...
Massimo Faggioli: Il 20 settembre di papa Francesco ad Assisi
Papa
Francesco che pranza ad Assisi insieme ai rifugiati è un
messaggio di realismo politico oltre che l’indicazione precisa della
vocazione non solo dei cristiani, ma di tutte le confessione
religiose, all’accoglienza. Bergoglio dice a quel tavolo che la paura
non può dettare l’agenda della politica, né può permettere che i
migranti siano il capro espiatorio dei problemi e della crisi della
Vecchia Europa.
Alberto Bobbio:
A PRANZO CON I PROFUGHI: COSÌ SI COSTRUISCE LA PACE
Il Cardinale Presidente
di Caritas italiana e Arcivescovo di Agrigento, dalla Cittadina umbra
rilancia il messaggio del Papa in favore della convivenza fra popoli e
culture diverse
Francesco Peloso: Montenegro: “Da Assisi un grido di pace contro l’ingiustizia”
Trent’anni
dopo l’intuizione di Giovanni Paolo II, storicamente e spiritualmente
profetica, esponenti religiosi di ogni parte del mondo sono tornati ad
Assisi. Per incontrarsi, per implorare da Dio la pace, per lanciare un
nuovo appello alla responsabilità di chi ha il potere di operare per
diffonderla. E vengono spontanee alla mente le parole di Gesù
tramandate dall’evangelista Matteo: «Beati i facitori di pace (eirenopoiòi) perché questi saranno chiamati figli di Dio».
Giovanni Maria Vian: Il paganesimo dell'indifferenza
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Il mar Mediterraneo è diventato un cimitero
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... Il maldestro tentativo di
strumentalizzare Benedetto XVI, contrapponendolo a papa Francesco, è
solo la conferma di una sostanziale visione anticristiana di un certo
modo di fare politica della demagogia all'italiana. Perché in Italia la
politica demagogica, di fronte a qualche voto in più raccattato nei
bassifondi dell'ignoranza, non si ferma davanti a niente, nemmeno
all'immagine misericordiosa di un papa. Ed è indicativo dell'abisso in
cui si ritrova la politica, che dovrebbe interpretare i più alti valori
dell'uomo al servizio del bene comune. Altro che politica come più alta
forma di carità, come diceva Paolo VI!
Purtroppo c’è ancora qualcuno che ci casca, come i giovani padani, che
a Pontida si sono presentati con una maglietta che raffigura papa
Francesco che si tiene la testa tra le mani e una scritta che recita:
“Il mio Papa è Benedetto”. Cari giovani padani, prima di fare
magliette, studiate, studiate, perché l’ignoranza è brutta e un giorno,
quando non sarete più giovani, potreste vergognarvi di quel che avete
indossato e venduto a Pontida.
A PONTIDA IL CATTOLICESIMO RUSPISTA DI MATTEO SALVINI
Le vignette di GIOBA...
Eminenza, bella maglietta...
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Papa Francesco Udienza Generale 21/09/2016:
Oggi ricorre la XXIII Giornata mondiale per l’Alzheimer, che ha per
tema “Ricordati di me”. Invito tutti i presenti a “ricordarsi”, con la
sollecitudine di Maria e con la tenerezza di Gesù Misericordioso, di
quanti sono affetti da questo morbo e dei loro familiari per far
sentire la nostra vicinanza. Preghiamo anche per le persone che si
trovano accanto ai malati sapendo cogliere i loro bisogni, anche quelli
più impercettibili, perché visti con occhi pieni di amore.
21 settembre... "Ricordati di me"
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
...
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ospiterà il prossimo 19 settembre un Summit sul tema dei rifugiati e dei migranti, con
l’obiettivo di spronare tutti i Paesi ad assumere un approccio più
umano e coordinato. «Il problema dei grandi movimenti di rifugiati e
migranti – sostengono le Nazioni Unite – è troppo vasto perché uno
Stato se ne faccia carico da solo. La comunità internazionale dovrà
lavorare insieme per trovare soluzioni durature».
Forse
si tratta di una presa di coscienza un po’ tardiva, ma è comunque
significativo che finalmente anche le istituzioni internazionali
inseriscano nella loro agenda come priorità quella del vasto movimento
di migranti e rifugiati che interessa ormai gran parte del pianeta.
Lo
scorso gennaio, il Segretario generale Ban Ki-moon aveva nominato un
Consigliere Speciale, Karen AbuZayd, incaricato di lavorare con le
varie entità delle Nazioni Unite e di intraprendere consultazioni con
gli Stati membri e altre parti interessate in vista del Summit.
In vista di questo importante Summit, anche Caritas Internationalis ha preparato un documento (pdf)
sulla base del lavoro svolto dai suoi 165 membri sparsi in tutto il
mondo, organizzazioni che operano sia in situazioni di emergenza o nei
campi-profughi, sia in ambito sanitario, educativo e professionale, sia
per l’inserimento e l’integrazione come anche nel supportare il
processo di ritorno al proprio Paese.
...
(fonte: Mondo e Missione articolo di Anna Pozzi 16/09/2016)
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Leggendo l'articolo che riportiamo non si può non pensare a questo brano del Vangelo di Luca...
Alzati gli occhi,
vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche
una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi
dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro,
infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece
nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». (Luca 21, 1-4)
La piccola-grande generosità dei nepalesi che aiutano Amatrice
Mille
euro, ma che valgono molto di più. Una goccia nell’oceano fra le tante
donazioni blasonate e milionarie che arrivano in aiuto delle vittime
del sisma reatino, ma certamente è una goccia d’oro a 24 carati quella
che raggiunge Amatrice da Bodgaun, paese di 2300 anime sperduto sulle
pendici dei monti del Nepal centrale, a 70 km da Katmandu, vittima a
sua volta del terribile terremoto del 25 aprile dello scorso anno, che
ha fatto più di diecimila vittime.
...
Mille euro
preziosissimi, perché porteranno con loro anche una coscienza solidale,
questo spirito d’aiuto che è scevro della logica di quanto si possiede
ma pensa per prima cosa al bisogno dell’altro.
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Gli italiani, popolo fertile?
di Giacomo Costa SJ
Anteprima dell'editoriale del numero di ottobre
di Aggiornamenti Sociali
La
campagna di lancio del Fertility Day, promosso dal Ministero della
Salute nella data del 22 settembre, non sarà certo ricordata come un
modello per future iniziative di sensibilizzazione. Fermarsi, però, a
considerare solo gli errori comunicativi di questa campagna maldestra e
a tratti fuorviante sarebbe riduttivo e rischierebbe di oscurare una
questione tutt’altro che secondaria. Le
numerose e appassionate reazioni, in larga parte critiche e polemiche,
confermano che quando si affronta il tema della fertilità si entra
nella sfera più intima e profonda delle persone, e dunque in un ambito
estremamente delicato e sensibile, dove a volte sono presenti ferite e
sofferenze molto vive. Il
tema della fertilità incrocia anche altri ambiti e livelli, a loro modo
altrettanto sensibili e su cui troppo facilmente si chiudono gli occhi,
come la natalità e la propensione ad avere figli: la demografia ci dice
che i valori estremamente bassi che l’Italia registra a questo
proposito rappresentano un problema destinato a farsi sempre più acuto
con il passare del tempo e con il progressivo invecchiamento della
popolazione. Non a caso, il primo punto alla base della elaborazione
del Piano nazionale per la fertilità da parte del Ministero della
Salute è proprio che «L’attuale denatalità mette a rischio il welfare» ...
Fertilità, fecondità e natalità
Uno
degli aspetti più delicati, e fonte di non poche confusioni, è stato la
sovrapposizione tra due aspetti che, pur contigui, è però bene tenere
distinti: la fertilità e la fecondità.
...
Gli italiani, popolo fertile? di Giacomo Costa SJ
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Nella parabola del seminatore... (S. Giovanni Crisostomo)
Servirci del denaro sì, ma... (don Angelo Casati)
Un po' di sana ironia di GIOBA...
Un ricco aveva un amministratore disonesto... (vignetta GIOBA)
Il mondo è stanco di incantatori bugiardi... (Papa Francesco)
Dio non odia il buio, ma... (Luisa Sesino)
Se noi custodiremo e accoglieremo la Sua Parola... (p. Gregorio Battaglia) "Misericordia io voglio"... (mons. Ilvo Corniglia)
I libri, i documenti, i ragionamenti... (Maurice Zundel)
Chi è Lui per me? e...
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"La
venuta di Cristo, il suo vangelo ha creato una situazione nuova, ha
capovolto una mentalità: ebbene, il discepolo deve avere occhi per
cogliere questa novità, deve avere immaginazione e fantasia per
inventare le strade nuove.
E qui sorge una domanda: in che misura abbiamo per il passato intuito che il vangelo era un fermento nuovo?
E ancora, fino a che punto siamo pronti a cogliere le realtà nuove, le nuove situazioni emergenti? ...
Omelia di don Angelo Casati nella 25ª Domenica del Tempo Ordinario
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Era il 21 settembre del ‘53. Aveva quasi 17 anni. Un giorno fondamentale nella vita di Jorge Mario Bergoglio. Lo stesso Papa Francesco ha raccontato più volte quel momento cruciale...
"Ma c’è un giorno per me molto importante: il 21 settembre del ‘53.
Avevo quasi 17 anni. Era il “Giorno dello studente”, per noi il giorno
della Primavera – da voi è il giorno dell’Autunno. Prima di andare alla
festa, sono passato nella parrocchia dove andavo, ho trovato un prete,
che non conoscevo,e ho sentito la necessità di confessarmi. Questa è
stata per me un’esperienza di incontro: ho trovato che qualcuno mi
aspettava. Ma non so cosa sia successo, non ricordo, non so proprio
perché fosse quel prete là, che non conoscevo, perché avessi sentito
questa voglia di confessarmi, ma la verità è che qualcuno m’aspettava.
Mi stava aspettando da tempo. Dopo la Confessione ho sentito che
qualcosa era cambiato. Io non ero lo stesso. Avevo sentito proprio come
una voce, una chiamata: ero convinto che dovessi diventare
sacerdote..." http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/may/documents/papa-francesco_20130518_veglia-pentecoste.html
... Ringraziamo il giovane Jorge... Rendiamo grazie a Dio...
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Il 21 settembre 1990 veniva ucciso il giudice Rosario Livatino.
Giovanni Paolo II defini il giudice Rosario Livatino "Martire della giustizia e indirettamente della Fede"
Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall'arcivescovo di Agrigento,
Francesco Montenegro, il decreto per l'avvio del processo diocesano di
beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa
di San Domenico di Canicattì
Il giudice di ogni tempo deve essere ed apparire...
Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma...
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100 anni fa, il 23 settembre 2016, nasceva Aldo Moro
Ciascuno assolva la sua missione nel mondo... (Aldo Moro)
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Padre Pio,
nato Francesco Forgione, morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre
1968 e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa
Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina.
La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.
Sii amante e praticante della semplicità... (San Pio da Pietralcina)
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...
La fede infatti ha rappresentato per lui una luce essenziale che gli ha
permesso di sviluppare l’«intelligenza degli avvenimenti», attraverso
uno scavo lungo e faticoso, in grado di andare al di là delle
apparenze, e un ascolto paziente, capace di oltrepassare le
contrapposizioni ideologiche.
Una fede mai esibita con ostentazione, che ha orientato tutte le sue
scelte, persino nei momenti più tumultuosi della lotta politica. ...
Agostino Giovagnoli: MORO l’uomo delle grandi battaglie
La
storia di San Pio da Pietralcina e gli episodi straordinari
avvenuti sia in vita che dopo la morte del frate, sono noti ai fedeli
che da anni lo venerano in tutto il mondo e sempre con maggior
devozione, da quando il 16 giugno 2002 Papa Giovanni Paolo
II lo ha elevato all’onore degli altari.
Molti anni prima un altro Papa, Benedetto XV, quando il santo aveva
solo trentacinque anni ebbe a dire di lui: «Padre Pio è davvero una
grande anima, uno di quegli uomini straordinari che Dio manda di quando
in quando sulla terra per convertire gli uomini»
Il libro “Padre Pio. I miracoli sconosciuti del santo con le stigmate” (La
Fontana di Siloe) di José María Zavala oltre a ripercorrerne la vita,
riporta le tantissime testimonianze di conversioni, miracoli e grazie
ottenute anche di recente da persone di ogni età e provenienza
attraverso l’intercessione del frate cappuccino che un giorno
profetizzò: «Avrò più seguito da morto che da vivo».
SANFRANCESCO: Alla scoperta dei miracoli sconosciuti di San Pio
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
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Vangelo: Lc 16,1-13
"Nessun domestico può essere schiavo di due signori!" La
Parola che Gesù proclama ai suoi discepoli non è una dottrina nuova,
come essi sanno molto bene, perché è il cuore stesso della fede
ebraica: "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è l'unico Signore" (Dt 6,4).
Ma la tentazione di tenere il piede in due scarpe è molto forte, per
questo Gesù, attraverso la parabola, ci ricorda che il Padre è l'unico 'Kyrios' da amare e i beni, dono di Lui e del suo immenso amore, non possono e non debbono essere assolutizzati. Quando ciò avviene è "l'abominio della desolazione " (Mt 24,15), è l'idolo che prende il posto di Dio, "la
perversione di mammona che vuole diventare il fine dell'uomo, è l'idolo
mortale che lo rende simile a sé. Questo è il fallimento
(=peccato) dell'uomo."(cit.) La
nostra fede allora si gioca nella fedeltà in ciò che il Signore ci ha
donato. I beni, la creazione tutta, vengono consegnati nelle
nostre mani ma nulla di ciò che possediamo ci appartiene, siamo
semplicemente dei custodi, dei semplici amministratori che, purtroppo,
si sono impadroniti di ciò che non è loro. Siamo chiamati allora ad
assumere una mentalità - altra, un criterio opposto a quello
dell'accumulo egoistico, perché i beni sono un dono gratuito del Padre
che dobbiamo condividere con i fratelli.
...
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Commento
XXV Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Amos 8,4-7; Salmo 112; 1 Timoteo 2,1-8; Lc 16,1-13
...
Un
peccatore che fa lezione ai discepoli, Gesù che mette sulla cattedra un
disonesto. E mentre lo fa, lascia affiorare uno dei suoi rari momenti
di scoramento: i figli di questo mondo sono più scaltri di voi, figli
della luce. Imparate, fosse anche da un peccatore.
L'amministratore
disonesto fa una scelta ben chiara: farsi amici i debitori del padrone,
aiutarli sperando di essere aiutato da loro.
Ed
è così che il malfattore diventa benefattore: regala pane e olio, cioè
vita. Ha l'abilità di cambiare il senso del denaro, di rovesciarne il
significato: non più mezzo di sfruttamento, ma strumento di comunione.
Un mezzo per farci degli amici, anziché diventare noi amici del denaro.
...
Sulla
soglia dell'eternità Gesù mette i tuoi amici, ed è alle loro mani che
ha affidato le chiavi del Regno, alle mani di coloro che tu hai aiutato
a vivere un po' meglio, con grano e olio e un briciolo di cuore.
La
Porta Santa del tuo cielo sono i tuoi poveri. Nelle braccia di coloro
ai quali hai fatto del bene ci sono le braccia stesse di Dio.
Questa
piccola parabola, esclusiva del racconto di Luca, cerca di invertire il
paradigma economico su cui si basa il nostro mondo, dove “ciò che
conta, ciò che da sicurezza” (etimologia del termine aramaico
“mammona”) è il denaro.
Per Gesù, amico della vita, invece è la cura delle creature la sola misura dell'eternità.
Nessuno
può servire due padroni. Non potete servire Dio e la ricchezza. Il
culto della ricchezza, dare il cuore al denaro, esserne servi anziché
servirsene, produce la malattia del vivere, la disidratazione del
cuore, il tradimento del futuro: ami il tuo denaro, lo servi, e allora
non c'è più nessun povero che ti apra le porte del cielo, che apra un
mondo nuovo.
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Una sintesi della lectio dal titolo “Lotta spirituale”
che il priore di Bose terrà nella giornata conclusiva del 16° Festival
Filosofia Modena-Carpi-Sassuolo. (domenica 18 settembre alle ore 18
Sassuolo, piazza Garibaldi)
il programma completo del Festival
I
termini «asceta» e «atleta» non solo condividono la stessa etimologia,
ma riguardano una cerchia ben più ampia di quanti mettono alla prova
anche il proprio corpo nella ricerca di Dio o nelle competizioni
sportive. L’agone, la lotta riguarda ciascuno di noi, chiamato ad
affrontare il duro mestiere di vivere e l’esigente sfida del proprio
essere «animale sociale». E se «agonismo» può indicare un’istanza di
competitività, a volte eccessiva nel suo pretendersi criterio
esclusivo, la lotta spirituale ne è il sano contrappunto. Esigenza
radicale per una vita interiore robusta, presente in tutte le religioni
e in numerose scuole filosofiche, la lotta spirituale nella tradizione
ebraico-cristiana appare fin dalle prime pagine della Bibbia: chiamato
a «dominare» all’interno del creato, l’essere umano deve esercitare un
dominio su di sé, sul male che lo minaccia: «Il peccato è accovacciato
alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo» (Genesi
4,7). Si tratta dunque di una lotta interiore, non rivolta contro
esseri esterni a sé, ma contro le tentazioni, i pensieri, le
suggestioni e le dinamiche che portano alla consumazione del male.
L’apostolo Paolo, servendosi di immagini belliche e sportive (la corsa,
il pugilato… riemerge l’accostamento atleta/asceta), parla della vita
cristiana come uno sforzo, una tensione interiore a rimanere nella
fedeltà a Cristo, che comporta lo smascheramento delle dinamiche
attraverso le quali il peccato si fa strada nel cuore umano, così da
poterlo combattere al suo sorgere. Il cuore, infatti, è il luogo di
questa battaglia. Il cuore inteso nel senso, derivato dall’antropologia
biblica, dell’organo che meglio può rappresentare la vita nella sua
totalità: centro della vita morale e interiore, sede dell’intelligenza
e della volontà, il cuore contiene gli elementi costitutivi di quella
che noi chiamiamo la «persona» e si avvicina a ciò che definiamo
«coscienza». Ma tutto questo, nel cristianesimo, non è affatto
semplicemente un movimento di «discernimento e di aggiustamento
psicologico»: questa, dice Paolo, è «la lotta della fede» (1 Timoteo
6,12), l’unica lotta che può essere definita «buona».
...
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"Le sette opere di misericordia" del Caravaggio lettura teologica a cura di
fr. Egidio Palumbo, ocarm Barcellona P. G. (ME) presso Salone degli specchi (Monte di Pietà) - Oasi - Sabato 2 luglio 2016 "... La misericordia, ogni vero gesto di misericordia, realizza una relazione fraterna con l'altro. ...
La misericordia è dono gratuito di Dio, non meritato, e come tale deve essere accolto.
Quindi
anche i gesti di misericordia, non possono essere compiuti per
"meritare il paradiso", in una visione meritocratica della vita
cristiana, che non fa parte del Vangelo, ma per ridare dignità ad una
persona ..."
video
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Sala Clementina
Venerdì, 16 settembre 2016
Discorso ai nuovi vescovi partecipanti
al corso di formazione
Cari Fratelli, buongiorno! Siete
quasi alla fine di queste feconde giornate trascorse a Roma per
approfondire la ricchezza del mistero al quale Dio vi ha chiamati come
Vescovi della Chiesa. Saluto con gratitudine la Congregazione dei
Vescovi e la Congregazione per le Chiese Orientali. Saluto il Cardinale
Ouellet e lo ringrazio per le sue cortesi parole, fraterne parole .
Nelle persone del Cardinale Ouellet e del Cardinale Sandri vorrei
ringraziare per il generoso lavoro svolto per la nomina dei Vescovi e
per l’impegno della preparazione di questa settimana. Sono lieto di
accogliervi e di poter condividere con voi alcuni pensieri che vengono
al cuore del Successore di Pietro quando vedo davanti a me coloro che
sono stati “pescati” dal cuore di Dio per guidare il suo Popolo Santo. 1. Il brivido di essere stati amati in anticipo ... 2. Ammirabile condiscendenza! ... 3. Varcare il cuore di Cristo, la vera Porta della Misericordia. ... 4. Il compito di rendere pastorale la misericordia ... Non
abbiate paura di proporre la Misericordia come riassunto di quanto Dio
offre al mondo, perché a nulla di più grande il cuore dell’uomo può
aspirare. ... 5. Tre raccomandazioni per rendere pastorale la Misericordia Tre
piccoli pensieri vorrei offrirvi come contributo per questo immane
compito che vi attende: quello di rendere pastorale, per mezzo del
vostro ministero, la Misericordia, cioè accessibile, tangibile,
incontrabile. 5.1. Siate Vescovi capaci di incantare e attirare... 5.2. Siate Vescovi capaci di iniziare coloro che vi sono stati affidati
...5.3. Siate Vescovi capaci di accompagnare
... Discorso integrale ai nuovi vescovi partecipanti al corso di formazione - 16.09.2016 VIDEO Servizio TG2000
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I poveri sono la porta santa di Tolentino Mendonça José, teologo e scrittore porteghese E’
vice rettore dell’Università Cattolica di Lisbona e Consulente del
Pontificio Consiglio della Cultura. E’ autore e curatore editoriale di
vari saggi e studi teologici. Relazione tenuta ad Assisi il 19
settembre 2016 in occasione del meeting "SETE DI PACE - Religioni e
Culture in dialogo" organizzato dalla Comunità di
Sant’Egidio, dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e dalle
Famiglie Francescane ,"Panel 12: Religioni e poveri".
Quando
penso al contributo che l’esperienza religiosa dà nel presente e potrà
dare, in un futuro prossimo, alla cultura, al tempo e al modo
dell’esistenza umana, penso all’immenso patrimonio spirituale che nasce
dall’amicizia con i poveri. I poveri spesso si siedono alle porte delle
chiese. In realtà, essi non sono seduti davanti alla porta, ma sono
loro la porta per arrivare a Dio, questo Dio che ci chiede sempre:
"Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9). I poveri ci mostrano Dio. Essi sono
testimoni e maestri della fede nella sua forma più concreta, perché
sono gli ultimi, i piccoli, gli emarginati, i dimenticati, le vittime,
quelli che senza voce gridano per la giustizia, gli affamati, quelli
che possono contare solo su Dio. Le
religioni non possono dimenticare mai la centralità dei poveri nella
sua missione. I poveri sono la porta santa. Sono la più santa delle
porte sante. I poveri ci insegnano tanto sulla vita spirituale. ...
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Dal 23 al 25 settembre, oltre 150 eventi tra reading, teatro, mostre che avranno come tema il perdono
FAMIGLIA CRISTIANA: A BOLOGNA IL FESTIVAL FRANCESCANO
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
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Domenica 18 settembre 2016 in
TUTTE LE CHIESE ITALIANE colletta nazionale a favore della popolazione
colpita dal terremoto in centro Italia il mese scorso,
in concomitanza con il 26° Congresso Eucaristico Nazionale, come frutto
della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni
concreti delle popolazioni colpite. (Presidenza CEI)
Terremoto: il 18 settembre la colletta
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La prossima Giornata Mondiale della Pace si baserà sul messaggio pontificio, annunciato il 26 agosto scorso, che verrà
inviato alle cancellerie di tutto il mondo e segnerà anche la linea
diplomatica della Santa Sede per l’anno che si apre. Avrà un valore
storico. Per la prima volta entrerà in un testo ufficiale del magistero
la parola nonviolenza e la nonviolenza intesa come metodo politico
realistico fondato sul primato del diritto. Giunge a maturazione un
lungo tormentato cammino. Accogliamo con gioia l’annuncio del prossimo
messaggio che si basa sulle conclusioni dell’incontro dell’aprile
scorso promosso da Pax Christi International e dal Pontificio Consiglio
Giustizia e pace. Di seguito il comunicato della Santa Sede che
scrive in modo tradizionale e staccato ‘non violenza’ (noi preferiamo
scriverlo come una parola sola per evidenziarne il carattere positivo,
costruttivo) (s.p.)
«La
non violenza: stile di una politica per la pace». Questo il titolo del
Messaggio per la 50^ Giornata Mondiale della Pace che si terrà il
prossimo primo gennaio 2017. Lo ha reso noto la Sala Stampa vaticana.
“La
violenza e la pace – si legge nel comunicato – sono all’origine di due
opposti modi di costruire la società. Il moltiplicarsi di focolai di
violenza genera gravissime e negative conseguenze sociali: il Santo
Padre coglie questa situazione nell’espressione ‘terza guerra mondiale
a pezzi’. La pace, al contrario, ha conseguenze sociali positive e
consente di realizzare un vero progresso; dobbiamo, pertanto, muoverci
negli spazi del possibile negoziando strade di pace, anche là dove tali
strade appaiono tortuose e persino impraticabili.
...
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Da
anni torno con insistenza su due mie convinzioni riguardo al nostro
rapporto con la terra e con il cibo. La prima è una sorta di undicesimo
comandamento che mi pare emerga con forza da una lettura in profondità
delle pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento: “Ama la terra come te
stesso”. La seconda l’ho appresa dal libro aperto della vita
quotidiana, in particolare dal dono dell’amicizia che ha attraversato
come balsamo la mia esistenza: “il miglior modo per dire a una persona
‘Ti voglio bene!’ è farle bene da mangiare”. Ora ritrovo questi due
grani di sapienza accostati nel titolo scelto quest’anno per “Terra
Madre” e il “Salone del Gusto”: “Voler bene alla terra”.
“Amare la terra come se stessi” rimanda all’unico, doppio comandamento
biblico di “amare Dio e amare il prossimo come se stessi”...
Enzo Bianchi: Undicesimo comandamento "Ama la terra come te stesso"
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Il card. Pietro Parolin
ha depositato formalmente lo strumento di adesione nell’ufficio di New
York. Trattato in vigore nel Vaticano il 19 ottobre
ZENIT: La Santa Sede aderisce alla convenzione Onu anti-corruzione
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17/09/2016:
18/09/2016:
19/09/2016:
20/09/2016:
21/09/2016:
22/09/2016:
23/09/2016:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
18 settembre 2016
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi
Gesù ci porta a riflettere su due stili di vita contrapposti: quello
mondano e quello del Vangelo. Lo spirito del mondo non è lo spirito di
Gesù. E lo fa mediante il racconto della parabola dell’amministratore
infedele e corrotto, che viene lodato da Gesù nonostante la sua
disonestà (cfr Lc 16,1-13). Bisogna precisare subito che questo amministratore non viene presentato come modello da seguire, ma come esempio di scaltrezza. ...
A
tale astuzia mondana noi siamo chiamati a rispondere con l’astuzia
cristiana, che è un dono dello Spirito Santo. Si tratta di allontanarsi
dallo spirito e dai valori del mondo, che tanto piacciono al demonio,
per vivere secondo il Vangelo. E
la mondanità, come si manifesta? La mondanità si manifesta con
atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e
costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, perché una
ti porta all’altra! È come una catena, anche se - è vero - è la strada
più comoda da percorrere, generalmente. Invece lo
spirito del Vangelo richiede uno stile di vita serio - serio ma
gioioso, pieno di gioia! -, serio e impegnativo, improntato all’onestà,
alla correttezza, al rispetto degli altri e della loro dignità, al
senso del dovere. E questa è l’astuzia cristiana!
Il
percorso della vita necessariamente comporta una scelta tra due strade:
tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e
altruismo, tra bene e male. Non si può oscillare tra l’una e l’altra,
perché si muovono su logiche diverse e contrastanti. ...
Quando invece cerchiamo di seguire la logica evangelica dell’integrità,
della limpidezza nelle intenzioni e nei comportamenti, della
fraternità, noi diventiamo artigiani di giustizia e apriamo orizzonti di speranza per l’umanità. Nella gratuità e nella donazione di noi stessi ai fratelli, serviamo il padrone giusto: Dio.
La
Vergine Maria ci aiuti a scegliere in ogni occasione e ad ogni costo la
strada giusta, trovando anche il coraggio di andare controcorrente, pur
di seguire Gesù e il suo Vangelo.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle, ...
Martedì
prossimo mi recherò ad Assisi per l’incontro di preghiera per la pace,
a trent’anni da quello storico convocato da san Giovanni Paolo II.
Invito le parrocchie, le associazioni ecclesiali e i singoli fedeli di
tutto il mondo a vivere quel giorno come una Giornata di preghiera per
la pace. Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace in questa guerra che
è dappertutto nel mondo. Preghiamo per la pace! Sull’esempio di san
Francesco, uomo di fraternità e di mitezza, siamo tutti chiamati ad
offrire al mondo una forte testimonianza del nostro comune impegno per
la pace e la riconciliazione tra i popoli. Così martedì, tutti uniti in
preghiera: ognuno si prenda un tempo, quello che può, per pregare per
la pace. Tutto il mondo unito. ...
E a tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
video
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Udienza Generale Piazza San Pietro
21 Settembre 2016
...
Misericordiosi come il Padre (cfr Lc 6,36-38)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Abbiamo
ascoltato il brano del Vangelo di Luca (6,36-38) da cui è tratto il
motto di questo Anno Santo straordinario: Misericordiosi come il Padre.
L’espressione completa è: «Siate misericordiosi come il Padre vostro è
misericordioso» (v. 36). Non si tratta di uno slogan ad effetto, ma di
un impegno di vita.
...
Ma mi domando: le parole di Gesù sono realistiche? È davvero possibile amare come ama Dio ed essere misericordiosi come Lui?
Se
guardiamo la storia della salvezza, vediamo che tutta la rivelazione di
Dio è un incessante e instancabile amore per gli uomini: Dio è come un
padre o come una madre che ama di insondabile amore e lo riversa con
abbondanza su ogni creatura. La morte di Gesù in croce è il culmine
della storia d’amore di Dio con l’uomo. Un amore talmente grande che
solo Dio lo può realizzare. È evidente che, rapportato a questo amore
che non ha misura, il nostro amore sempre sarà in difetto. Ma quando
Gesù ci chiede di essere misericordiosi come il Padre, non pensa alla
quantità! Egli chiede ai suoi discepoli di diventare segno, canali,
testimoni della sua misericordia.
E
la Chiesa non può che essere sacramento della misericordia di Dio nel
mondo, in ogni tempo e verso tutta l’umanità. Ogni cristiano, pertanto,
è chiamato ad essere testimone della misericordia
video della catechesi
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“La luce non va in frigo”
Se non si vuole essere cristiani solo «di nome», bisogna far proprio
l’impegno quotidiano a «custodire e non nascondere» quella luce che ci
è stata data nel battesimo. Un impegno che si realizza nella vita «di
tutti giorni», facendo attenzione a non cedere ad alcune tentazioni
nelle quali si è invece portati a cadere. E alcuni consigli in merito
li ha dati Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata lunedì 19
settembre, a Casa Santa Marta.
... Perciò
il Papa ha esortato nuovamente ad ascoltare questi consigli che
riguardano la vita «di tutti i giorni» — «non sono cose strane» — e ad
accogliere l’invito: «Siate figli della luce, e non figli delle
tenebre; custodite la luce che vi è stata data in dono il giorno del
battesimo». E, concludendo, ha invitato «tutti noi che abbiamo ricevuto
il battesimo» a pregare lo Spirito Santo affinché «ci aiuti a non
cadere in queste abitudini brutte che coprono la luce, e ci aiuti a
portare avanti la luce ricevuta gratuitamente, quella luce di Dio che
fa tanto bene: la luce dell’amicizia, la luce della mitezza, la luce
della fede, la luce della speranza, la luce della pazienza, la luce
della bontà».(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“guerra è vergogna, ad Assisi preghiamo il 'Dio di pace'”
In
ginocchio a pregare il Dio della pace, insieme, “oltre le divisioni
delle religioni”, fino a sentire la “vergogna” della guerra e senza
“chiudere l’orecchio” al grido di dolore di chi soffre. Lo spirito col
quale il Papa è partito per Assisi è stato spiegato da Francesco stesso
all’omelia della Messa celebrata prima della partenza in Casa S.
Marta.
“Non esiste un dio di guerra”.
La guerra, la disumanità di una bomba che esplode facendo morti e
feriti, tagliando la strada “all’aiuto umanitario” che non può arrivare
a bambini, anziani, malati, è solo opera del “maligno” che “vuole
uccidere tutti”. Per questo, è necessario pregare, anche piangere per la pace, tutte le fedi unite nella convinzione che “Dio è Dio di pace”.
Non chiudiamo l’orecchio
...
La guerra parte dal cuore
...
Sentire la vergogna
...
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
22 settembre 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Osteoporosi dell'anima”
È
la vanità, insieme alla cupidigia e alla superbia, una delle «radici di
tutti i mali» nel cuore di ogni persona. La corsa affannosa, così
tipica dei nostri tempi, «per fingere, per sembrare, per apparire» non
porta a nulla, «non ci dà un vero guadagno» e lascia l’inquietudine
nell’anima. La
vanitas vanitatum del Qoèlet (1, 2-11), proposta dalla liturgia del
giorno, è stata al centro della meditazione di Papa Francesco durante
la messa celebrata a Santa Marta giovedì 22 settembre. Punto
di partenza, però, è stata l’inquietudine del re Erode Antipa descritta
nel Vangelo di Luca (9, 7-9). Il sovrano infatti «era inquieto» perché
quel Gesù di cui tutti parlavano «era per lui come una minaccia».
Alcuni pensavano che fosse Giovanni, ma il re si ripeteva: «Giovanni,
l’ho fatto decapitare io, chi è dunque costui, del quale sento dire
queste cose?». Un’inquietudine, ha fatto notare il Pontefice, che
ricorda quella del padre, Erode il grande, il quale, quando giunsero i
magi per adorare Gesù, «era stato preso da spavento». Nella
nostra anima, ha spiegato il Papa, «c’è la possibilità di avere due
inquietudini: quella buona, che è l’inquietudine dello Spirito Santo,
che ci dà lo Spirito Santo, e fa che l’anima sia inquieta per fare cose
buone, per andare avanti; e c’è anche la cattiva inquietudine, quella
che nasce da una coscienza sporca».Proprio quest’ultima
caratterizzava i due sovrani contemporanei di Gesù: «avevano la
coscienza sporca e per questo erano inquieti, perché avevano fatto cose
brutte e non avevano pace, e ogni avvenimento sembrava per loro una
minaccia». Del resto, il loro modo di risolvere i problemi era
uccidere, e andavano avanti passando «sopra i cadaveri della gente». Chi
come loro, ha spiegato Francesco, «fa del male», ha «la coscienza
sporca e non può vivere in pace»: l’inquietudine li tormenta e vivono
«in un prurito continuo, in una orticaria che non li lascia in pace».
Una realtà interiore sulla quale si è concentrata la riflessione del
Papa: «questa gente ha fatto il male, ma il male ha sempre la stessa radice, qualsiasi male: la cupidigia, la vanità e la superbia».
Tutte e tre, ha aggiunto, «non ti lasciano la coscienza in pace», tutte
impediscono che entri «la sana inquietudine dello Spirito Santo», e
«portano a vivere così: inquieti, con paura».
...
Perciò
è importante pregare «che il Signore ci liberi da queste tre radici di
tutti i mali: la cupidigia, la vanità e la superbia. Ma soprattutto
dalla vanità, che ci fa tanto male»
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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Amore per la
verità, professionalità, rispetto per la dignità della persona: sono i
tre atteggiamenti che devono caratterizzare il lavoro del giornalista,
chiamato alla «grande responsabilità» di scrivere ogni giorno «la prima
bozza della storia, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le
persone all’interpretazione degli eventi».
A tracciare così l’identikit degli operatori della comunicazione è
stato Papa Francesco durante l’udienza ai membri del consiglio
nazionale dell’Ordine dei giornalisti italiano, ricevuti nella mattina
di giovedì 22 settembre, nella Sala Clementina.
L'OSSERVATORE ROMANO: Come si fa il giornalista secondo Papa Francesco - Con verità e professionalità nel rispetto della persona
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