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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Com’
è possibile che il giovane pilota abbia guardato salire i suoi colleghi
e 144 passeggeri, uno ad uno, e abbia visto le facce degli studenti di
ritorno da una vacanza, e i neonati in braccio alle madri, e non si sia
fermato? Aveva già deciso, forse, mentre salutava sorridendo i
viaggiatori?
In realtà, nessuno degli straordinari computer che gestiscono la nostra
vita quotidiana, e cui guardiamo con devota deferenza, è complicato e
oscuro quanto può esserlo il cuore di un uomo. Di tutti gli abissi, il
più profondo.
Marina Corradi: L'abisso più fondo
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«La visita del Papa a Napoli è
avvenuta in un clima di cordiale ed entusiastica accoglienza, come
c’era da aspettarsi da quella vivace popolazione. Che anche le monache
clarisse cappuccine e le altre claustrali della diocesi siano uscite
dalla loro clausura per stringersi attorno al Santo Padre, non è motivo
di stupore e tanto meno di scandalo. Nella loro semplicità si sono
forse lasciate trasportare dal loro entusiasmo nel manifestare la loro
gioia, ma non hanno certamente voluto fare protagonismo».
«Tuttavia, le considerazioni fatte al riguardo dall’attrice e
scrittrice Luciana Littizzetto nella trasmissione «Che tempo che fa»,
pur essendo un po’ indelicate, potevano essere accettate più
dignitosamente in silenzio, evitando ogni ombra di polemica e
autodifesa, soprattutto non con un mezzo di comunicazione della
tecnologia più avanzata, che ha vasta e immediata diffusione».
Pino Pignatta: MADRE CÀNOPI: «SORELLE DI NAPOLI, ATTENTE CON FACEBOOK»
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Il guru della rete: aumenta la disparità tra ricchi e poveri, disattese le promesse di libertà
C’è
stato un tempo in cui su internet si sprecavano i commenti
entusiastici. Evangelisti e profeti del web parlavano nel vuoto, pochi
li ascoltavano, pochi li comprendevano. Oggi invece trovano più spazio
i sostenitori di un pensiero critico, che mette in discussione il web
com’è e com’è diventato.
Pino Pignatta: Andrew Keen: “Internet, una falsa rivoluzione”
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I social media e il futuro dell’Informazione
Nell’immaginario comune Facebook è uno strumento di
divertimento e, a volte, di disinformazione, dileggio, volgarità
eccetera. Eppure il Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, tra le
tante sorprese che riserva, ne ha una anche sul più grande social
network del mondo. «È il primo strumento usato oggi dai ragazzi
italiani per informarsi (lo usa il 71,1%)». Seguito – in ordine di
importanza – da Google (68,7%), telegiornali (68,5%), YouTube (53,6%),
giornali radio (48,8%) e app per smartphone (46,8%). E i giornali? Li
legge solo il 27,5% dei giovani. Anche gli adulti usano Facebook per
informarsi, ma dopo telegiornali, giornali radio, Google e tv all news.
Perché Facebook piace così tanto?
Gigio Rancillo: Se i giovani s’abbeverano solo a Fb
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
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Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Gesù ci ama tutti...
Non cercate Gesù in terre lontane...
Oggi ricorre la giornata mondiale dell'acqua...
A coloro che anche oggi "vogliono vedere Gesù"... I più bisognosi sono...
Come il peccato è povertà d'amore...
Cristo ha segnato la Storia...
Il "sì" di Maria...
Preghiera alla Santa Famiglia di Papa Francesco...
Il legame tra Chiesa e famiglia...
Chi accetta di lasciarsi generare dalla Parola di Dio...
Solo con il cuore...
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Due strofe del Magnificat cantate da Mina e musicate da mons. Frisina
MAGNIFICAT (video)
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Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador che sarà proclamato beato il prossimo 23 maggio
La religione non consiste nel pregare molto...
Sarebbe bello che chi ha qualcosa contribuisse...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Oscar
Romero verrà reso beato il prossimo 23 maggio e monsignor Paglia, che
ne è stato postulatore presso la Congregazione dei Santi, ha
sottolineato come «a me piace pensare Romero come il “primo” tra i
martiri della Chiesa del Concilio Vaticano Il, martiri di una Chiesa
che si fa buon Samaritano, come disse Paolo VI».
Per
il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia «non è senza
significato che la beatificazione di Romero avvenga sotto il
pontificato del primo Papa latino americano, Papa Francesco, e
nell’anno anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II che dà
inizio ad un Giubileo della misericordia. La testimonianza di Romero –
un pastore proveniente da uno dei più piccoli paesi del mondo – ora
risplende di una luce straordinaria. E illumina quella Chiesa povera e
per i poveri che Papa Francesco non cessa di testimoniare e
incoraggiare». «Romero – ha concluso monsignor Paglia – risplende
perché è caduto in terra, letteralmente in terra dall’altare
dell’Eucarestia, spezzando il suo corpo e versando il suo sangue
assieme a quello di Gesù». (Fonte: ROMASETTE.IT)
L’imminenza
della beatificazione del presule, in programma per il 23 Maggio, e il
contesto sociale, economico e politico presente in tante nazioni del
nostro pianeta, rendono questo uomo di Dio una figura umana e cristiana
di grande attualità.
Tanto
si potrebbe dire su monsignor Romero, ma la sua peculiarità più grande
è stata quella di immolarsi - prima spiritualmente e poi fisicamente -
per il bene della sua nazione, difendendo i poveri e gli emarginati
della sua terra.
...
Oscar
Romero è stato barbaramente ucciso sull’altare mentre officiava il
sacrificio eucaristico. Le ricostruzione storiche dimostrano che aveva
consapevolezza dell’imminenza della sua morte. Il suo coraggio
apostolico e il senso della fedeltà pastorale lo hanno spinto a
rimanere vicino al popolo, per essere come il buon pastore che offre la
sua vita per il suo gregge. Le paure, le ansie e le angosce connaturali
alla condizione umana sono state vinte dalla meditazione della passione
di Cristo e dalla forza scaturita dalla celebrazione dell'Eucarestia.
Queste
sono le parole prese dagli scritti del futuro Beato, un mese prima
della sua morte: "Pongo sotto la provvidenza amorosa del Cuore di Gesù
tutta la mia vita e accetto con fede in lui la mia morte, per quanto
difficile sia. Né voglio darle una intenzione, come lo vorrei, per la
pace del mio paese e per la fioritura della nostra Chiesa… perché il
Cuore di Cristo saprà darle il fine che vuole. Mi basta per essere
felice e fiducioso il sapere con sicurezza che in lui sono la mia vita
e la mia morte, che malgrado i miei peccati in lui ho posto la mia
fiducia e non rimarrò confuso e altri proseguiranno con maggiore
saggezza e santità i lavori della Chiesa e della Patria".
La
vita di Romero costituisce un esempio da imitare ai nostri tempi. Lui
non ha avuto timore di parlare denunciando apertamente le violazioni
dei diritti umani, gli atroci soprusi e le progressive emarginazioni
del suo tempo. La Chiesa, anche oggi, è chiamata a parlare chiaramente
di tutte le situazioni di ingiustizia del nostro tempo: il traffico di
essere umani, la vendita incontrollata delle armi, le guerre
per accaparrarsi le risorse naturali, il dilagare del
fenomeno della corruzione, la spietatezza dei poteri occulti della
finanza, la spregiudicatezza dell’operare delle multinazionali.
Oscar
Romero aveva compreso l’importanza dei mezzi di comunicazione. La radio
ha costituito il suo “asinello” per portare sull’onde dell’etere un
messaggio di speranza e verità, per risvegliare le coscienze assopite
dal desiderio delle ricchezze.
...
Oscar Romero: il coraggio della denuncia a costo del martirio
E
così monsignor Oscar Romero ce l’ha fatta ad essere proclamato «martire
della fede» e poi «beato»! Ci sono voluti trentacinque anni e un papa
argentino per far dimenticare l’ostilità incontrata a Roma da vivo e
farne riconoscere il martirio. Meno male che subito dopo il suo
assassinio (24 marzo 1980) un grande vescovo brasiliano, don Pedro
Casaldaliga, rivolse a lui, «San Romero d’America», una preghiera e
scrisse «il popolo ti ha proclamato santo». A Roma un altro monsignore
si univa ben presto a questa «canonizzazione» popolare. Era il
direttore della Caritas romana Luigi Di Liegro che, con alcuni giovani,
parrocchie, comunità e associazioni, iniziava ad onorare a Roma Oscar
Romero «l’avvocato dei poveri», «la voce di chi non ha voce», «il
simbolo dei martiri per la giustizia e la pace». Dal 1984 quel 24 marzo
c’è stata a Roma una festa di preghiere, di canti, di danze, di
testimonianze, di folla, non sempre condivisa ufficialmente, prima
nella basilica dei Santi Apostoli, con una grande concelebrazione
eucaristica, poi dal 2007 ospitati con una veglia ecumenica nella
chiesa di san Marcello al Corso.
Va ricordato almeno chi presiedette quelle celebrazioni perché costituiscono un’eloquente e preziosa «tradizione»...
Oscar Romero profeta e martire
Gaspar
Romero sta ormai per diventare il fratello di un santo della Chiesa
cattolica in quanto, pochi giorni fa, il Vaticano ha compiuto un passo
decisivo nel processo di beatificazione di Monsignor Oscar Arnulfo
Romero Galdámez, riconoscendolo ufficialmente come martire. In questa
conversazione, risalente all’agosto 2011, il più giovane dei fratelli
Romero parla con familiarità dell’arcivescovo assassinato nel marzo del
1980. Gaspar è il più piccolo dei sette figli nati dal matrimonio tra
Santos Romero e Guadalupe Galdámez. Il secondogenito fu chiamato Oscar
Arnulfo, ed è il più conosciuto di tutti i salvadoregni, cosa con cui,
bene o male, tutti i suoi familiari hanno dovuto imparare a convivere.
La sua condizione di fratello ha consentito a Gaspar, tra le altre
cose, di stringere la mano della regina Elisabetta II del Regno Unito,
ma ha al contempo comportato il fatto che non può scendere nella cripta
in cui è sepolto suo fratello senza che qualcuno gli chieda di prendere
un microfono e parlare in pubblico, cosa che non lo entusiasma affatto.
Monsignor Romero era un uomo molto ligio con il suo lavoro pastorale,
ma si ritagliava anche del tempo per i suoi cari. Gaspar ricorda ancora
le riunioni di famiglia, attorno a date come Natale o Capodanno,
organizzate quando suo fratello era arcivescovo di San Salvador. «Dopo
la Messa, la cena, e poi scherzavamo e ridevamo fino all’ una o alle
due del mattino», dice. Il 15 agosto 2011 si compiranno 94 anni dalla
nascita di Monsignor Romero e, come ogni anno, la Fondazione che porta
il suo nome realizzerà una serie di attività commemorative. Gaspar
attribuisce grande importanza a questi eventi, come a voler affermare,
attraverso di essi, che in un paese segnato dalla violenza come El
Salvador, gli insegnamenti del vescovo martire devono continuare a
parlare oggi e non solo averlo fatto in passato...
Intervista pubblicata nel mese di agosto del 2011; ripubblicata il 5 febbraio 2015
“ROMERO, MIO FRATELLO”. Intervista a Gaspar Romero, il fratello minore di Oscar Arnulfo.
35 anni fa l'assassinio di Oscar Romero, il vescovo dei senza voce (video)
Canción para un mártir - Monseñor Romero
video
Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
- ROMERO. VOCE DEI SENZA VOCE (VIDEO)
Ricordando mons. Oscar Arnulfo Romero nell'anniversario del suo martirio - Oscar Arnulfo Romero riconosciuto martire perché ucciso in odium fidei e presto beato
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 12,20-33
"Vogliamo vedere Gesù !".
I Greci - probabilmente proseliti, pagani convertiti all'ebraismo -
vogliono vedere il Signore. Essi sono il simbolo di tutti coloro che,
provenienti da ogni parte del mondo, saranno da lui attirati quando
sarà innalzato (v.32), e proprio nel momento della sua
morte in croce comprenderanno che l'amore di Dio è per tutti, anche per
loro che provengono dal paganesimo. E' proprio vero: "Tutto il mondo gli va dietro" (v.19). Il verbo vedere (idèin) ha
il significato di conoscere, farsi un'idea, credere, dare la
propria adesione: la fede è vedere. Farsi un'idea di Gesù sarà
possibile solo dopo la sua morte infamante; nella sua fine ignominiosa
in croce Gesù farà conoscere al mondo intero che lui è Dio (8,28),
manifesterà il volto amante del Padre suo, un Padre che è solo amore,
un Dio che ama tutti indipendentemente dalla loro condotta. La croce,
che visivamente è un innalzamento, in realtà è l'infimo abbassamento,
l'abiezione estrema, la Kenosis,
lo svuotamento di sè che manifesta la sfolgorante gloria di Dio. Dio
infatti è Amore e la manifestazione più alta dell'amore è l'umiltà, il
suo abbassarsi fino a toccare il fondo, fino a raggiungere l'ultimo
posto.
...
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“Nel segno della croce”
XXIII Giornata di preghiera e digiuno
in memoria dei Missionari Martiri
Nata
nel 1993 per iniziativa del Movimento Giovanile Missionario delle
Pontificie Opere Missionarie italiane, scegliendo come data
l’anniversario dell’assassinio di Mons. Oscar Arnulfo Romero,
Arcivescovo di San Salvador (24 marzo 1980), la Giornata di preghiera e
digiuno in memoria dei Missionari Martiri raggiunge quest’anno il suo
23° traguardo nella prospettiva dell’imminente beatificazione di Mons.
Romero, che avrà luogo il 23 maggio.
L’iniziativa
intende ricordare, con la preghiera e il digiuno, tutti i missionari
che sono stati uccisi nel mondo e tutti gli operatori pastorali che
hanno versato il sangue per il Vangelo. Oggi è estesa a molte diocesi,
realtà giovanili e missionarie, istituti religiosi dei diversi
continenti.
“Tanti
missionari hanno dato la vita unicamente perché, come Cristo, avevano
scelto di stare dalla parte dei poveri e dei piccoli, perché hanno
vissuto le beatitudini evangeliche come operatori di pace e di
giustizia per quei popoli che il Signore ha loro affidato di servire –
scrive don Michele Autuoro, Direttore nazionale di Missio, nel sussidio
per la Giornata -. Quindi giornata di memoria ma anche di intercessione
per il dono della pace e di una fraternità vera nel rispetto di tutti…”.
Commentando
il tema scelto per la Giornata di quest’anno, “Nel segno della croce”,
Alessandro Zappalà, segretario nazionale di Missiogiovani, afferma: “Se
c’è una cosa che accomuna tutti i cristiani sparsi per i cinque
continenti, questa è la croce. Uno strumento di tortura e di morte che
per secoli ha terrorizzato tutti i popoli, fino a quando, su quella
croce non vi è stato appeso il Figlio di Dio, Gesù… Da quel momento in
poi, però la croce è divenuta simbolo di salvezza per tutti, perché
Gesù, morendovi, ha riscattato ogni nostra colpa e ogni nostro
peccato”.
Nel
sussidio preparato per la celebrazione della Giornata sono raccolte
alcune proposte per l’animazione: una riflessione sul tema, il testo di
una Veglia di preghiera, quello per una Via Crucis e la traccia di una
liturgia penitenziale. Malati e sofferenti possono offrire la loro
sofferenza per sostenere il lavoro di quanti operano in ogni angolo
della terra per annunciare e testimoniare il Vangelo. (Agenzia Fides 21/3/2015)
Vedi anche:
- Sussidi e indicazioni per la Giornata, in italiano
- L’elenco degli Operatori pastorali uccisi nel 2014, in italiano
Di
questi tempi, il cosiddetto immaginario collettivo è fortemente
condizionato dall’escalation di violenze perpetrate dalla miriade di
gruppi jihadisti che seminano morte e distruzione. Basti pensare a
quanto è avvenuto la scorsa settimana a Tunisi. L’uccisione di
innocenti, tra i quali quattro nostri connazionali, ha acuito a
dismisura il timore che simili attentati possano verificarsi anche in
Italia. Il quadro geopolitico internazionale è certamente preoccupante,
ma proprio per questa ragione siamo chiamati a ricercare, nella fede,
una chiave di lettura degli avvenimenti e della Storia in generale, che
possa aiutarci ad andare al di là di quelle che sono le brutali
provocazioni dei terroristi.
Da
questo punto di vista è davvero salutare celebrare oggi la Giornata di
preghiera e digiuno per i missionari martiri che, come ogni anno, cade
nel dies natalis di monsignor Oscar Romero, che sarà beatificato il
prossimo 23 maggio.
...
Alla
lista dei caduti, va poi aggiunta quella degli scomparsi, operatori
pastorali di cui non si hanno più notizie. Tra loro, figura anche il
gesuita padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013. Una cosa è
certa: dietro al martirio c’è sempre e comunque il valore aggiunto del
coraggio di osare. Le denunce di Romero contro la violenza e la sua
opzione preferenziale per i poveri e con i poveri fecero di lui un
missionario scomodo, appunto un martire.
Ai
poveri aveva promesso: «Se verrò ucciso, risorgerò nel mio popolo». Una
risurrezione che afferma l’agognato cambiamento in cui noi tutti
confidiamo.
Nel segno di Romero testimoni della fede
Guarda i video proposti nella pagina Cei Giornata Missionari Martiri
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Padre
Pietro Messa spiega storia e significato spirituale della Via Crucis,
indicata anche come "scuola di perfezione cristiana", "missione
perpetua" e "batteria contro l'inferno"
Proprio
in tempo di Quaresima in più parti del mondo si pratica la Via Crucis,
un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il
percorso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.
L'itinerario
spirituale della Via Crucis è stato completato in tempi recenti con
l'introduzione della ‘Via Lucis’ che celebra i misteri gloriosi, ovvero
i fatti della vita di Cristo tra la sua Risurrezione e la Pentecoste.
...
Via Crucis, "strada regia del paradiso"
...
Come molte delle nostre tradizioni cattoliche, la Via Crucis può essere
ricca, profonda e significativa, ma allo stesso tempo possiamo perdere
di vista il suo significato e il modo in cui relazionarci ad essa nella
nostra vita quotidiana.
Ecco allora 8 ragioni offerte da papa Francesco per le quali dovremmo fare la Via Crucis.
...
Perché fare la Via Crucis?
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“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”.
LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA Rilettura delle Parabole della Misericordia
30 marzo 2015 - ore 19.00
Auditorium “San Vito” - Barcellona P. G.
Rilettura delle Parabole della Misericordia, lette e attualizzate dall’attore Ivan Bertolami e da altri barcellonesi. Questo
incontro rientra nelle iniziative del Vicariato di Barcellona PG (ME)
“In Dialogo con la città – 2015. Custodi dell’umano”.
Le
Parabole della Misericordia narrate nel cap. 15 del vangelo di Luca,
non solo intendono mostrare il volto umano di Dio Padre e Madre, ma
anche coinvolgere gli uditori a rendere più autenticamente umane le
relazioni in questo nostro mondo, nelle nostre famiglie e nelle nostre
città.
Tali
parabole le sentiamo molto attuali oggi, dove sono ritornati a dominare
la furbizia a danno del bene comune, la corruzione e la sopraffazione
dell’altro, ma anche la barbarie, l’intolleranza, l’odio razziale,
etnico e religioso dai tratti feroci e animaleschi, che non hanno nulla
a che vedere con Dio e nemmeno con il senso autentico della dignità
della persona umana e dell’autentica politica, intesa come costruzione
della polis, della città.
locandina (PDF)
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Una
Preghiera mondiale per la pace in occasione dei 500 anni dalla nascita
di Santa Teresa d’Avila. A proporla è l’ordine dei Carmelitani scalzi
che quest’anno ricordano la mistica spagnola con una serie di
celebrazioni nei cinque continenti. A sostenere l’iniziativa anche Papa
Francesco, che ha elevato la sua preghiera all’inizio della Messa
odierna a Santa Marta, alla presenza del preposito generale e del
vicario dei Carmelitani scalzi.
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Queste
persone sono coloro che vengono chiamati invasori e terroristi, dietro
la pressione di una propaganda politica ideologica che li
strumentalizza per creare allarme e paure, spesso senza sapere niente
di loro. Vanno guardati negli occhi, vanno ascoltati, visti camminare
nelle nostre strade. Non sono tutti santi e angeli del cielo, la loro
accoglienza non è senza difficoltà o anche incidenti. Però, sono
persone. Questo conta più di tutto. Persone con storie di dolore e
fatica sulle spalle. Sono in sei quelli che hanno parlato e camminato
dietro la croce tra i canti e le preghiere alla luce ondeggiante delle
candele.
Sei, di cui quattro musulmani. Tra questi ultimi, c’è chi è fuggito dai
fondamentalisti perché vuole vivere in un Paese libero e laico e non
sotto una tirannia integralista. Musulmani in cammino con noi
cristiani, fra di noi: anche questa è la Quaresima; è la realtà che
smentisce tanti luoghi comuni e pregiudizi. Una realtà che tanti non
vogliono vedere e far vedere, ma esiste.
Christian Albini: Quella (strana) Via Crucis con i musulmani
Riportiamo
di seguito il testo completo della quinta predica della Quaresima 2015,
di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia.
ZENIT: Oriente e Occidente di fronte al mistero della salvezza (testo integrale)
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L’indizione del Giubileo è
annunciata in un contesto penitenziale: esso dunque evoca uno
svolgimento sobrio, meditativo, non legato a grandi eventi, ma a una
profondità interiore che è una forma di esercizio spirituale.
LA CIVILTA' CATTOLICA: Annuncio dell'Anno Santo della misericordia
Il
giubileo straordinario della misericordia, appena annunciato da papa
Francesco, e che inizierà poco dopo la fine del Sinodo ordinario dei
vescovi, può essere il tempo opportuno per compiere preziosi gesti di
misericordia nei confronti di due gruppi di fedeli che sperimentano in
vario modo un non pieno riconoscimento della loro appartenenza alla
Chiesa. Vi è il gruppo dei fedeli che vivono e intendono continuare a vivere una nuova condizione coniugale dopo il divorzio, senza che si possa dimostrare o sostenere la nullità delle prime nozze; vi è anche il gruppo di fedeli che hanno lasciato l’esercizio attivo del ministero presbiterale e che si sono sposati...
Basilio Petrà: Sinodo: e se la soluzione fosse il Giubileo?
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
OREUNDICI
IL QUADERNO DI MARZO 2015
I NOSTRI ANZIANI
L'EDITORIALE
di Mario De Maio
Il
noto attore americano Clint Eastwood, in una recente intervista,
interrogato sulla sua età, rispose «l’età altera lo sguardo… dall’alto
dei miei 84 anni sono sicuro che, con le conoscenze che ho adesso,
certi temi che ho affrontato in passato li tratterei in modo diverso».
L’attore riassume in queste parole l’atteggiamento che hanno, di fronte
alla vita, le persone anziane. Non si ama parlare della vecchiaia,
quasi per esorcizzarla e tenerla lontana, eppure, improvvisamente ci si
scopre vecchi, non tanto nel pensiero e nei desideri, ma per i segnali
che immancabilmente, dopo una certa età, il corpo inizia a mandare.
Come fare della vecchiaia il periodo più ricco e fruttuoso della
propria esistenza?
...
Questa
riflessione ci porta al pensiero dell’apparente inutilità della
vecchiaia e al tema della morte che immancabilmente si affaccia
nell’animo dell’anziano. Il cuore del problema naturalmente non è la
morte, ma come fare a vivere serenamente fino alla fine. A questo
proposito ricordo ancora una volta la preghiera del grande psicologo
Donald Winnicott: «Signore, fa’ che quando arriverà la morte, essa mi
trovi vivo».
L'EDITORIALE di Mario De Maio
UNA COPERTA DI TENEREZZA
la leggerezza della vecchiaia
di Arturo Paoli
... Ci
sono vecchiaie tragiche, terribilmente tragiche. E quella signora mi
pose il dilemma: «Ma una vecchiaia serena, bella, una vecchiaia
musicale è un dono o una conquista?». Direi l’una cosa e l’altra. Nel
caso citato abbiamo una patologia del vecchio. Noi lo diciamo
“rimbambito”, che vuol dire “tornato bambino”. È una cosa molto vera ma
patologica, perché il rimbambimento è il vecchio che non sa più
ragionare, ha perduto la logica e quindi dice cose stupide, ridicole,
oscene qualche volta, perché tutti i desideri repressi vengono fuori.
Il vecchio rimbambito non è certamente una persona modello, ma voglio
soffermarmi su questa parola, perché in un certo senso il vecchio deve
tornare bambino. Gesù ha detto: «Se non diventerete come bambini non
avrete il regno dei cieli.» Io con la mia esperienza dico: nasciamo
vecchi e moriamo giovani, addirittura adolescenti, addirittura bambini.
[…] Gesù dice a Nicodemo una frase che mi ha sempre impressionato
molto: «Bisogna che l’uomo rinasca.» E Nicodemo risponde: «Ma io sono
vecchio. Come faccio a rinascere? È impossibile rientrare nel ventre di
mia madre.» Allora Gesù gli dice: «Lo spirito è come un vento. Questo
vento non sai da dove venga e dove va.» Il vecchio in genere è
religioso perché ha paura della morte, ma la sua è una religiosità
pesante, oppressiva, mentre la religiosità di cui parla Gesù è un vento
soave e non sai da dove viene e non sai dove va. In conclusione che
cos’è la leggerezza del vecchio? È quella che chiude gli occhi sui
conflitti, sulle morti, per la quale non bisogna dirgli nulla di duro,
di triste? Quello che non sa che i palestinesi e gli ebrei in questo
momento si stanno scannando? È la leggerezza dovuta all’ignoranza, al
disinteresse? No, perché allora è il rimbambimento totale. La
leggerezza di cui parlo è quella di chi ha trovato nel cammino
spirituale che il mondo è nelle mani di Dio, quindi l’episodico, la
guerra, non sono la fine della storia: vi sono momenti drammatici, ma
l’amore trionferà. Vi dico, e ve lo confesso fraternamente, che la luce
del giorno non appare mai prima che io stia con gli occhi aperti su
questa luce. E quando vedo il cielo azzurro, il cielo che da nero,
impenetrabile, si trasforma in azzurro, mi pare che una grande coperta
di tenerezza avvolga l’umanità e allora, anche se i conflitti mi
angosciano, l’angoscia viene trasformata in tenerezza. Mi pare che
l’umanità sia come un bambino, come dice il profeta Osea, un bambino
che Dio avvolge in questo manto azzurro e che difende dal male. Questa
è la tenerezza del vecchio che non si nasconde che nel mondo ci sono i
conflitti, c’è il male, viene la morte, anzi considera la morte come un
episodio della vita, l’episodio più bello, e vede il mondo avvolto in
questa grande tenerezza di Dio. Dio non è più l’onnipotente, il
dominatore, il castigatore: è tenerezza e sollecitudine. La tenerezza è
la gioia del vecchio, la gioia del bambino come ha detto Gesù: «Se non
diventerete come i bambini...», perché nel vecchio i desideri sono
spenti, perché quando un uomo ha trovato l’essenziale della vita, il
suo senso finale, allora veramente fa l’esperienza di che cosa sia la
dolcezza.
UNA COPERTA DI TENEREZZA la leggerezza della vecchiaia di Arturo Paoli
Non si finisce mai di nascere,
ciascuno deve incessantemente
partorire se stesso
e la realtà che lo ospita
Maria Zambrano
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"La fraternità che risana"
di fr. Alfio Lanfranco, ofm
(VIDEO INTEGRALE)
ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Vicariato di Barcellona PG (ME) Anno 2015 CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo
9 MARZO 2015
Sono
le comunità cristiane domestiche della chiesa primitiva il luogo in cui
si può realizzare, nella vita concreta, la fraternità cristiana. ....
Nello spazio delle comunità domestiche viene vissuta in modo concreto
la fraternità. Si realizza così la consegna di Gesù: “voi siete tutti
fratelli”. La fraternità
nella prima comunità cristiana, secondo lo sguardo di Luca, non si
conclude solo in un abbraccio interno a se stessa ma si apre alla vita
esterna a se stessa: la missione, con i suoi tratti fondamentali di
attività taumaturgica, predicazione, persecuzione. Il passaggio dalla
vita interna alla vita esterna della chiesa e viceversa, nel libro
degli Atti, non è soltanto un dato narrativo, ma esprime un legame
teologico tra la vita della fraternità e la missione. Potremmo dire che
se i credenti vivono una vita autenticamente fraterna non si
chiuderanno dentro le mura del loro palazzo d’avorio ma si sentiranno
spinti ad uscire per incontrare, sanare, guarire, accompagnare,
consolare, ad esempio del loro Maestro e Signore. L’unità della chiesa
provoca il successo della missione, così come il risultato della
missione stimola la comunione fraterna. L’attività
taumaturgica degli apostoli è segno della presenza del Signore in mezzo
al suo popolo, sigillo della salvezza ottenuta nella fede in Gesù,
diventa vincolo di comunione fraterna: la Chiesa, il popolo dei
credenti, è chiamato a guarire e liberare. La fraternità è terapeutica:
diventa spazio di salvezza per gli uomini piagati e feriti nel corpo e
nello spirito, per tutti coloro che cercando salvezza-guarigione si
affidano e si orientano ad essa" ....
IL VIDEO INTEGRALE
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Giovanni Ladiana, un gesuita in prima linea nella lotta contro la 'ndrangheta
"Non
sono un sognatore, ma sempre più considero folle essersi abituati
all'idea che occorre stare con i piedi per terra, per essere realisti"
Mani da operaio, spirito da
cristiano militante. Con queste armi il gesuita Giovanni Ladiana lotta
da anni contro la ‘ndrangheta e il degrado morale della Calabria. Una
lotta che, affiancandosi a quella dell’associazione di cittadini liberi
“Reggio Non Tace”, si espande a geografie umane altrettanto disagiate,
come quella di Scampia, dei terremotati dell’Irpina o, a latitudini più
lontane, delle comunità dei villaggi messicani.
Con Giovanni Ladiana a Pane Quotidiano, condotto da Concita De Gregorio, anche Flavia
Famà, figlia dell’avvocato penalista ucciso vent’anni fa dalla mafia,
al quale Flavia ha dedicato con Simone Mercurio un documentario dal
titolo “Tra due fuochi”.
video
Nella Calabria dei silenzi e della paura, saccheggiata dalle cosche e dalla corruzione, tra gli animatori di Reggio Non Tace, il movimento di cittadini nato nel 2010 per lottare contro la ’ndrangheta, c’è Giovanni Ladiana, superiore dei gesuiti.
Il
suo è un cammino che a piccoli passi abbraccia latitudini spirituali
lontane e geografie umane vicine: storie spesso di dolore e sofferenza,
tra i malati, i barboni, i rifugiati, i più deboli; dal rione Scampia
di Napoli al Librino di Catania, dai terremotati dell’Irpinia alle
comunità dei villaggi messicani.
Mani
da operaio, spirito da militante, con in mente i modelli di
sant’Ignazio, padre Arrupe ed Etty Hillesum, Giovanni Ladiana continua
a spendersi per la missione affidata da Paolo VI ai gesuiti: «Stare
negli incroci della storia, ove vivono i crocifissi d’oggi»...
la scheda del libro "Anche se tutti io no"
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''POLITICI, SIATE UOMINI CAPACI DI MISERICORDIA''
Riflessioni sul ruolo della politica
A
pochi giorni dalla notizia dell’indizione del Giubileo straordinario
dedicato alla Misericordia, vogliamo proporre alcune riflessioni di don
Tonino sul ruolo della politica richiamando proprio il tema della
misericordia. Dobbiamo risalire al 21 dicembre 1986.
«L’asse
su cui voi politici potete esprimere il dovere della misericordia ha
due poli. Dio, il cielo, la Bibbia da una parte. L’uomo, la terra,
Goethe dall’altra. Per chi non crede in Dio potremmo dire: il senso
globale delle cose, la visione metastorica, l’orizzonte complessivo da
una parte. La concretezza, il mappamondo, il giornale dall’altra. Chi
non fa sintesi partendo da questi due punti di fuga, non potrà essere
“uomo di misericordia”. Chi, invece che oscillare sistematicamente tra
queste due polarità, si cristallizza su una di esse, credente o non
credente, tutto può fare meno che il politico».
«Misericordia,
occorre dirlo, nel linguaggio biblico non significa tanto pietà, quanto
tenerezza, lealtà, bontà, cuore fedele, stile generoso, animo
disponibile, comportamento disinteressato. Di qui scaturisce una
galassia di interrogativi su cui ognuno di voi può misurare la sua
attitudine alla misericordia:
So che tradisco l’uomo, oltre che Dio, quando le mie scelte non tengono conto del bene comune?
...
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Erano già stati avvolti dal distillato di bellezza ammirata a quel
momento. Ma quando nella Cappella Sistina è entrato il Papa, l’emozione
è stata ancora più viva e profonda. Francesco e i suoi amici senza
fissa dimora. Stretti nell’abbraccio di quella che un giorno san
Giovanni Paolo II definì la «policromia michelangiolesca». Uno dei
luoghi più sacri della cristianità, l’ambiente che da secoli vede
l’alba di ogni pontificato, compreso quello dell’uomo vestito di bianco
che in quel momento era davanti a loro, si è aperto ieri pomeriggio per
lasciar entrare 150 senzatetto.
Fotografie e filmati ufficiali non ce ne sono. Per espressa volontà del Papa. Che
nel dare il suo beneplacito all’iniziativa dell’Elemosiniere
pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajewski, ha voluto che a parlare
fossero solo la bellezza dei luoghi e la verità di ognuna di queste
vite. Senza nessun’altra speculazione possibile.
Non
è comunque difficile immaginarsela, la scena dell’incontro. Anche solo
attraverso le parole del sobrio comunicato del vicedirettore della Sala
Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. Un incontro semplice, gioioso,
familiare, come è confermato dal fatto che Francesco fosse
«accompagnato – si legge nella nota – solo da un maggiordomo». E poi
quello stringersi di mani, come tra padre e figli, l’incontro degli
sguardi, i sorrisi, qualche lacrima che sicuramente avrà solcato i
canyon scolpiti fra le rughe di quei 150 volti.
Quando
il Papa ha preso la parola l’idea di famiglia si è fatta
palpabile.«Benvenuti – ha detto Francesco –. Questa è la casa di tutti,
è casa vostra. Le porte sono sempre aperte per tutti». Il Pontefice ha
quindi ringraziato monsignor Krajewski per aver organizzato la visita,
che ha definito «una piccola carezza» per gli ospiti. E poi ha
aggiunto: «Pregate per me. Ho bisogno della preghiera di persone come
voi. Il Signore vi custodisca, vi aiuti nel cammino della vita e vi
faccia sentire il suo amore tenero di Padre». Il Papa ha infine
salutato i presenti uno ad uno, intrattenendosi con gli ospiti per
oltre 20 minuti...
150 clochard col Papa nella Cappella Sistina
Si
è avvicinato, mi ha stretto le mani e mi ha detto pregate per me che
sono un peccatore”. Claudio ha le lacrime agli occhi quando ci racconta
del suo incontro con papa Francesco. “Ci pensi, lui ha detto a me che è
un peccatore, lui, l’uomo più buono della Terra, il Papa della
povertà”. Claudio è uno dei 150 clochard, rom, uomini e donne che
vivono ai margini della società, che alle sette di sera escono in
gruppo dalla loro visita in Vaticano. Per la prima
volta un pezzo di umanità dolente ha potuto alzare gli occhi e tuffarsi
nella maestosità dei dipinti della Cappella Sistina. Ammirare la
tenebrosa bellezza del Giudizio Universale, calpestare i mosaici che
tutti i Papi hanno calpestato prima di mostrarsi al mondo. Bruno e la
sua donna, “conosciuta per strada, quando per tetto avevo il buio del
cielo”, dice, hanno ricevuto un abbraccio di papa Francesco. “Per tutti
ha avuto parole buone, ma una frase in particolare mi ha colpito:
questa è la casa di tutti”. Le ricchezze inestimabili
dei Musei Vaticani, la quiete dei giardini dove papa Bergoglio
passeggia meditando, “casa di tutti”. “Capisci – riflette Claudio –
anche nostra, di gente che vive per strada, di chi ha poco. Papa
Francesco sta davvero cambiando la Chiesa”. Glielo lasceranno fare,
chiediamo? “Ci sono molte resistenze”. C’è anche un gruppo di rom.
“Viviamo nel campo della Fiera di Roma, siamo una famiglia di quindici
fratelli”, ci dice una ragazzina vestita con gli abiti buoni e i
gioielli della festa. È con sua madre. “È stata una visita
meravigliosa, un regalo che la Chiesa ha voluto farci, ma la sorpresa
più bella è stata l’arrivo del Papa, è comparso all’improvviso, si è
fatto abbracciare da tutti, chi aveva il cellulare si è fatto le foto.
Poi abbiamo pregato con lui”...
La festa di clochard e rom per una sera in Vaticano (pdf)
video
...“Benvenuti”.
Papa Francesco accoglie così, in Cappella Sistina, i 150 senzatetto che
per la prima volta hanno visitato i Musei Vaticani. E’ un incontro
inatteso, personale, senza immagini ufficiali, bagnato anche dalle
lacrime di commozione dei poveri che davvero non pensavano di poter
ricevere la “carezza” del Papa. E’ lo stesso Francesco a definire così
l’abbraccio caloroso con i suoi ospiti sotto le volte della Sistina,
“la casa di tutti, la vostra casa – continua – dove le porte sono
sempre aperte per tutti”. E ringrazia per “la testimonianza di
pazienza” che è la loro vita. Un pensiero lo rivolge pure
all’Elemosiniere, mons. Konrad Krajewski: “vi ama tanto”, dice il Papa,
e i poveri seduti sulle sedie rosse, usate per le cerimonie ufficiali,
rispondono che lo sanno e lo sentono. “Ho bisogno di preghiere di
persone come voi” è la sua richiesta alla quale segue la benedizione.
“Il Signore vi custodisca, vi aiuti nel cammino della vita, vi faccia
sentire il suo amore e la tenerezza di Padre”. L’incontro si chiude con
il saluto personale del Papa ad ogni povero, la carezza si fa gesto
concreto, vicinanza, senso di prossimità.
Il
Padre Nostro recitato tutti insieme è l’ultimo atto di ringraziamento
per il dono ricevuto: un pomeriggio passato tra il Museo delle
Carrozze, il Cortile della Pigna, la Galleria degli Arazzi e delle
carte geografiche; una parentesi di bellezza tra le difficoltà di una
vita che però fa scoprire il valore della solidarietà e dell’affetto
per gli altri. E’ la storia di Massimo, di Sergio, di Motiur e di tanti
senza nome...
La carezza del Papa ai 150 senzatetto incontrati in Sistina
video
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 22 marzo 2015
Udienza Generale - del 25 marzo 2015: Preghiera per il Sinodo sulla famiglia
Viaggi Apostolici - Visita Pastorale a Pompei e a Napoli (21 marzo 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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23/03/2015:
24/03/2015:
26/03/2015:
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Papa Francesco a Scampia: «Napoli è pronta a risorgere. Siamo tutti napoletani. La corruzione puzza, la buona politica è carità»
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Nella sua ottava visita pastorale in Italia alla quale stanno prendendo
parte migliaia di persone. Il Papa ha detto “a braccio” che “se noi
chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità
alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione e tutti noi
abbiamo la possibilità di essere corrotti. Nessuno di noi può dire
‘io mai sarò corrotto’. No, è una tentazione, è uno scivolare verso gli
affari facili, verso la delinquenza dei reati, verso la corruzione”.
“Quanta corruzione c’è nel mondo – ha aggiunto il Pontefice -: è una
parola brutta, perché una cosa corrotta è una cosa sporca. Se noi
troviamo un animale che è corrotto è brutto, e puzza (il Papa ha usato
il termine ‘spuzza’), la corruzione puzza e la società corrotta puzza”
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
22 marzo 2015
Cari fratelli e sorelle,
in
questa Quinta Domenica di Quaresima, l’evangelista Giovanni attira la
nostra attenzione con un particolare curioso: alcuni “greci”, di
religione ebraica, venuti a Gerusalemme per la festa di Pasqua, si
rivolgono all’apostolo Filippo e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv
12,21). Nella città santa, dove Gesù si è recato per l’ultima volta,
c’è molta gente. Ci sono i piccoli e i semplici, che hanno accolto
festosamente il profeta di Nazaret riconoscendo in Lui l’Inviato del
Signore. Ci sono i sommi sacerdoti e i capi del popolo, che lo vogliono
eliminare perché lo considerano eretico e pericoloso. Ci sono anche
persone, come quei “greci”, che sono curiose di vederlo e saperne di
più sulla sua persona e sulle opere da Lui compiute, l’ultima delle
quali – la risurrezione di Lazzaro – ha fatto molto scalpore.
«Vogliamo
vedere Gesù»: queste parole, come tante altre nei Vangeli, vanno al di
là dell’episodio particolare ed esprimono qualcosa di universale;
rivelano un desiderio che attraversa le epoche e le culture, un
desiderio presente nel cuore di tante persone che hanno sentito parlare
di Cristo, ma non lo hanno ancora incontrato. “Io desidero vedere
Gesù”, così sente il cuore di questa Gente.
...
Per
questo, a coloro che anche oggi “vogliono vedere Gesù”, a quanti sono
alla ricerca del volto di Dio; a chi ha ricevuto una catechesi da
piccolo e poi non l’ha più approfondita e forse ha perso la fede; a
tanti che non hanno ancora incontrato Gesù personalmente…; a tutte
queste persone possiamo offrire tre cose: il Vangelo; il crocifisso e
la testimonianza della nostra fede, povera, ma sincera.
Il
Vangelo: lì possiamo incontrare Gesù, ascoltarlo, conoscerlo. Il
crocifisso: segno dell’amore di Gesù che ha dato sé stesso per noi. E
poi una fede che si traduce in gesti semplici di carità fraterna. Ma
principalmente nella coerenza di vita tra quello che diciamo e quello
che viviamo, coerenza tra la nostra fede e la nostra vita, tra le
nostre parole e le nostre azioni. Vangelo, crocifisso, testimonianza.
Che la Madonna ci aiuti a portare queste tre cose.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
nonostante
il brutto tempo siete venuti in tanti, complimenti. Siete stati molto
coraggiosi, anche i maratoneti sono coraggiosi, li saluto con affetto.
Ieri sono stato a Napoli in vista pastorale, voglio ringraziare per la
calorosa accoglienza tutti i napoletani, tanto bravi. Grazie tante!
Oggi
ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua, promossa dalle Nazioni Unite.
L’acqua è l’elemento più essenziale per la vita, e dalla nostra
capacità di custodirlo e di condividerlo dipende il futuro
dell’umanità. Incoraggio pertanto la Comunità internazionale a vigilare
affinché le acque del pianeta siano adeguatamente protette e nessuno
sia escluso o discriminato nell’uso di questo bene, che è un bene
comune per eccellenza. Con san Francesco d’Assisi diciamo: «Laudato
si’, mi’ Signore, per sora aqua,/la quale è molto utile et humile et
pretiosa et casta» (Cantico di frate Sole).
Saluto tutti i pellegrini presenti...
Ed
ora ripeteremo un gesto già compiuto l’anno scorso: secondo l’antica
tradizione della Chiesa, durante la Quaresima si consegna il Vangelo a
coloro che si preparano al Battesimo; così io oggi offro a voi che
siete in Piazza un regalo, un Vangelo tascabile. Vi sarà distribuito
gratuitamente da alcune persone senza fissa dimora che vivono a Roma.
Anche in questo vediamo un gesto molto bello, che piace a Gesù: i più
bisognosi sono coloro che ci regalano la parola di Dio. Prendetelo e
portatelo con voi, per leggerlo spesso, ogni giorno portarlo nella
borsa, in tasca e leggerne spesso un passo ogni giorno. La Parola di
Dio è luce per il nostro cammino! Vi farà bene fatelo!
Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
il testo integrale
video
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25 marzo 2015
Udienza
generale sotto la pioggia per papa Francesco che prima ha salutato i
malati radunati nell'aula Paolo VI e poi ha fatto il solito giro della
piazza per salutare i fedeli in mezzo a una distesa di ombrelli
colorati. «Buongiorno - ha detto appena preso posto sul sagrato di San
Pietro per la catechesi - oggi è un buon giorno, ma non è una bella
giornata, sapete che l'udienza si svolge in due posti, voi in piazza e
tanti malati in aula Paolo VI che ci seguono con il maxischermo, come
gesto di fraterna cortesia, - ha aggiunto - , salutiamoli con un
applauso, e non è facile applaudire con l'ombrello mano». L'udienza di
oggi, ha quindi spiegato, «è un po’ speciale, una tappa di preghiera
nel giorno della Annunciazione»
video
Preghiera per il Sinodo sulla famiglia
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia, oggi è una tappa un po’ speciale: sarà una sosta di preghiera.
Il
25 marzo infatti nella Chiesa celebriamo solennemente l’Annunciazione,
inizio del mistero dell’Incarnazione. L’Arcangelo Gabriele visita
l’umile ragazza di Nazaret e le annuncia che concepirà e partorirà il
Figlio di Dio. Con questo Annuncio il Signore illumina e rafforza la
fede di Maria, come poi farà anche per il suo sposo Giuseppe, affinché
Gesù possa nascere in una famiglia umana. Questo è molto bello: ci
mostra quanto profondamente il mistero dell’Incarnazione, così come Dio
l’ha voluto, comprenda non soltanto il concepimento nel grembo della
madre, ma anche l’accoglienza in una vera famiglia. Oggi vorrei
contemplare con voi la bellezza di questo legame, la bellezza di questa
condiscendenza di Dio; e possiamo farlo recitando insieme l’Ave Maria,
che nella prima parte riprende proprio le parole che l’Angelo, quelle
che rivolse alla Vergine. Vi invito a pregare insieme:
Ave, Maria, piena di grazia...
,,,
...
Vi chiedo per favore di non far mancare la vostra preghiera. Tutti –
Papa, Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli
laici – tutti siamo chiamati a pregare per il Sinodo. Di
questo c’è bisogno, non di chiacchiere! Invito a pregare anche quanti
si sentono lontani, o che non sono più abituati a farlo. Questa
preghiera per il Sinodo sulla famiglia è per il bene di tutti.
So
che stamattina vi è stata data su un’immaginetta, e che l’avete tra le
mani. Vi invito a conservarla e a portarla con voi, così che nei
prossimi mesi possiate recitarla spesso, con santa insistenza, come ci
ha chiesto Gesù. Ora la recitiamo insieme:
video della preghiera
video della catechesi
Saluti:
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana...
Saluto
con speciale affetto i lavoratori della Provincia di Vibo Valentia, che
stanno vivendo una grave situazione economica. Desidero unirmi agli
interventi del loro Vescovo, Mons. Luigi Renzo, esprimendo la mia
preoccupazione e vicinanza ai loro assillanti problemi. Rivolgo un
accorato appello, affinché non prevalga la logica del profitto, ma
quella della solidarietà e della giustizia. Al centro di ogni
questione, specialmente di quella lavorativa, va sempre posta la
persona e la sua dignità: per questo avere lavoro è una questione di
giustizia, ed è una ingiustizia non avere lavoro! Quando non si
guadagna il pane, si perde la dignità! E questo è il dramma del nostro
tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza il lavoro, non hanno
prospettive per il futuro e possono diventare facile preda delle
organizzazioni malavitose. Per favore, lottiamo per questo: la
giustizia del lavoro.
Saluto,
infine, i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Vi accolgo con
gioia nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità
dell’Annunciazione del Signore. In questo mistero scorgiamo il disegno
col quale Dio ci ha reso partecipi della sua vita immortale ed anche la
generosa disponibilità di Maria, che ha accolto con fede l’annuncio
dell’Angelo. Auguro di cuore a voi giovani, alle persone che soffrono
ed ai novelli sposi qui presenti di crescere nella generosa
disponibilità nei confronti del Signore, seguendo l’esempio della
Vergine Santa.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
23 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dove non c'è misericordia non c'è giustizia”
«Dove
non c’è misericordia, non c’è giustizia». A fare le spese della
mancanza di misericordia è, ancora oggi, il popolo di Dio che soffre
quando trova «giudici affaristi, viziosi e rigidi» anche nella Chiesa
che è «santa, peccatrice, bisognosa». Lo ha detto il Papa lunedì 23
marzo nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.
Francesco
ha subito notato che le letture proposte dalla liturgia — tratte dal
libro di Daniele (13, 1-9.15-17.19-30.33-62) e dal Vangelo di Giovanni
(8, 1-11) — «ci fanno vedere due giudizi a due donne». Ma, ha aggiunto,
«io mi permetto di ricordare un altro giudizio che riguarda una donna:
quello che Gesù ci racconta nel capitolo 18 di san Luca». Dunque, «ci
sono tre donne e ci sono tre giudici: una donna innocente, Susanna;
un’altra, peccatrice, l’adultera; e una terza, quella del Vangelo di
Luca, una povera vedova». E «tutte e tre, secondo alcuni padri della
Chiesa, sono figure allegoriche della Chiesa: la Chiesa santa, la
Chiesa peccatrice e la Chiesa bisognosa, perché le vedove, gli orfani
erano i più bisognosi in quel tempo». Proprio per questo, ha spiegato
il Papa, «i padri pensano che siano figure allegoriche della Chiesa».
Invece
«i tre giudici sono cattivi, tutti e tre». E, ha proseguito, «mi preme
sottolineare questo: in quel tempo il giudice non era soltanto un
giudice civile: era civile e religioso, era tutte le due cose insieme,
giudicava le cose religiose e anche quelle civili». Così «tutti e tre
erano corrotti...
...
Il
problema di fondo, ha spiegato il Papa è che queste tre persone — sia
l’«affarista» sia «i viziosi» e i «rigidi» — «non conoscevano una
parola: non conoscevano cosa fosse la misericordia». Perché «la
corruzione li portava lontano dal capire la misericordia» dall’«essere
misericordiosi». Invece «la Bibbia ci dice che nella misericordia è
proprio il giusto giudizio». E così «le tre donne — la santa, la
peccatrice e la bisognosa — soffrono di questa mancanza di
misericordia».
Ma
questo vale «anche oggi». E lo tocca con mano «il popolo di Dio» che,
«quando trova questi giudici, soffre un giudizio senza misericordia,
sia nel civile, sia nell’ecclesiastico». Del resto, ha precisato il
Papa, «dove non c’è misericordia non c’è giustizia». E così «quando il
popolo di Dio si avvicina volontariamente per chiedere perdono, per
essere giudicato, quante volte, quante volte, trova qualcuno di
questi». Trova «i viziosi», ad esempio, «che sono lì, capaci anche di
tentare di sfruttarli», e questo «è uno dei peccati più gravi». Ma
trova purtroppo anche «gli affaristi», ai quali «non importa niente e
non danno ossigeno a quell’anima, non danno speranza: a loro non
importa». E trova «i rigidi, che puniscono nei penitenti quello che
nascondono nella loro anima». Dunque ecco «la Chiesa santa, peccatrice,
bisognosa, e i giudici corrotti: siano essi affaristi, viziosi,
rigidi». E «questo si chiama mancanza di misericordia».
In
conclusione, Francesco ha voluto «ricordare una delle parole più belle
del Vangelo, tratta proprio dal brano odierno di Giovanni, che mi
commuove tanto: Nessuno ti ha condannata? — Nessuno, Signore —
Neanch’io ti condanno». E proprio questa espressione di Gesù — «Neanch’io ti condanno» — è «una delle parole più belle perché è piena di misericordia».
Senza misericordia non c'è giustizia
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Apriamo il cuore alla salvezza di Dio, senza condizioni”
Quanti
si dicono cristiani ma non accettano «lo stile» con cui Dio vuole
salvarci? Sono quelli che Papa Francesco ha definito «cristiani sì,
ma...», incapaci di comprendere che la salvezza passa per la croce. E
Gesù sulla croce — ha spiegato il Pontefice nell’omelia della messa
celebrata a Santa Marta martedì 24 marzo — è proprio «il nocciolo del
messaggio della liturgia di oggi».
Nel
brano evangelico di Giovanni (8, 21-30), Gesù dice: «Quando avrete
innalzato il Figlio dell’uomo...» e, preannunciando la sua morte in
croce, ricorda il serpente di bronzo che Mosè fece innalzare «per
guarire gli israeliti nel deserto» e di cui si legge nella prima
lettura tratta dal libro dei Numeri (21, 4-9).
...
Nella
Scrittura si incontra «un popolo scontento» e, ha fatto notare
Francesco, «lo sparlare è una via d’uscita di questa scontentezza».
Nella loro scontentezza «si sfogavano, ma non si accorgevano che con
questo atteggiamento si avvelenavano l’anima». Ecco quindi l’arrivo dei
serpenti, perché «così, come il veleno dei serpenti, in questo momento,
questo popolo aveva l’anima avvelenata».
Anche Gesù parla del medesimo atteggiamento, di «questo modo di essere non contento, non soddisfatto».
...
Ha
sottolineato Francesco: «Non accettare il dono di Dio col suo stile,
quello è il peccato; quello è il veleno; quello ci avvelena l’anima, ti
toglie la gioia, non ti lascia andare».
E
«come risolve il Signore questo? Con lo stesso veleno, con lo stesso
peccato»: cioè «lui stesso prende su di sé il veleno, il peccato e
viene innalzato». Così guarisce «questo tepore dell’anima, questo
essere cristiani a metà», questo essere «cristiani sì, ma...». La
guarigione, ha spiegato il Papa, viene solo «guardando la croce»,
guardando Dio che assume i nostri peccati: «il mio peccato è lì».
Invece «quanti cristiani muoiono nel deserto della loro tristezza,
della loro mormorazione, del loro non volere lo stile di Dio». Questa
la riflessione per ogni cristiano: mentre Dio «ci salva e ci mostra
come ci salva», io «non sono capace di tollerare un po’ una strada che
non mi piace tanto». È «quell’egoismo che Gesù rimproverava alla sua
generazione», la quale diceva di Giovanni Battista: «Ma no, era un
indemoniato». E quando è ventuo il Figlio dell’uomo lo ha definito un
“mangione” e un “beone”. «Ma chi vi capisce?», ha detto il Papa
aggiungendo: «Anche io, con i miei capricci spirituali davanti alla
salvezza che mi dà Dio, chi mi capisce»?
Ecco
allora l’invito ai fedeli: «Guardiamo il serpente, il veleno lì nel
corpo di Cristo, il veleno di tutti i peccati del mondo e chiediamo la grazia di accettare i momenti difficili;
di accettare lo stile divino di salvezza; di accettare anche questo
cibo così leggero del quale si lamentavano gli ebrei»: la grazia, cioè,
«di accettare le vie per le quali il Signore mi porta avanti».
Francesco ha concluso augurandosi che la Settimana santa «ci aiuti ad
uscire da questa tentazione di diventare “cristiani sì, ma...”».
Cristiani? Sì, ma...
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
26 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“è triste essere credente senza gioia”
Non
è la dottrina fredda che dà gioia, ma la fede e la speranza di
incontrare Gesù. E’ triste un credente che non sa gioire: è quanto ha
detto il Papa nell’omelia pronunciata nella Messa del mattino a Santa
Marta.
La
gioia di Abramo che esulta nella speranza di diventare padre, come
promesso da Dio, ha guidato la riflessione del Papa nel commento alle
letture del giorno. Abramo è vecchio, così come la moglie Sara, ma lui
crede, apre “il cuore alla speranza” ed è “pieno di consolazione”. Gesù
ricorda ai dottori della legge che Abramo “esultò nella speranza” di
vedere il suo giorno “e fu pieno di gioia”:
“E
questo è quello che non capivano questi dottori della legge. Non
capivano la gioia della promessa; non capivano la gioia della speranza;
non capivano la gioia dell’alleanza. Non capivano! Non sapevano gioire,
perché avevano perso il senso della gioia, che soltanto viene dalla
fede. Il nostro padre Abramo è stato capace di gioire perché aveva
fede: è stato fatto giusto nella fede. Questi avevano perso la fede.
Erano dottori della legge, ma senza fede! Ma di più: avevano perso la
legge! Perché il centro della legge è l’amore, l’amore per Dio e per il
prossimo”.
...
Forse,
i dottori della legge – osserva con ironia il Papa – potevano anche
divertirsi, “ma senza gioia”, anzi “con paura”. “Questa è la vita senza
fede in Dio, senza fiducia in Dio, senza speranza in Dio”. E “il loro
cuore era pietrificato”. “E’ triste – sottolinea Francesco - essere
credente senza gioia e la gioia non c’è quando non c’è la fede, quando
non c’è la speranza, quando non c’è la legge, ma soltanto le
prescrizioni, la dottrina fredda”:
“La
gioia della fede, la gioia del Vangelo è la pietra di paragone della
fede di una persona. Senza gioia quella persona non è un vero credente.
Torniamo a casa, ma prima facciamo la celebrazione qui con queste
parole di Gesù: ‘Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere
il mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia’. E chiedere al Signore la
grazia di essere esultanti nella speranza, la grazia di poter vedere il
giorno di Gesù quando ci troveremo con Lui e la grazia della gioia”.
Il Papa: non la dottrina fredda, ma la fede in Gesù dà gioia
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'Mafiarsi',
'giocattolizzare', 'inequità'. Se aprite un vocabolario della lingua
italiana, termini come questi non li troverete di certo. E neanche in
quello della Real Accademia spagnola. Sono i neologismi del Papa, veri
frutti di una creatività lessicale che Francesco sfodera quando vuole
esprimere concetti per i quali le parole di uso comune gli stanno
strette.
Mimmo Muolo: Da "mafiarsi" a "spuzzare": la lingua creativa del Papa
... Gli occhi cerulei
di Kristoph guizzano di gioia nel ricordare quell’istante: “Siamo stati
tanto tempo nei Musei… Sono molto molto molto belli! Alla fine siamo
andati nella Cappella Sistina e ci hanno detto di sederci. Pensavamo ci
fosse una Messa, una preghiera, qualcosa così… Invece dalla porta
dietro è uscito don Corrado (l’elemosiniere Konrad Krajewski nda) e vicino il Papa. Mamma mia!”.
“Abbiamo fatto un applauso fortissimo. Lui ci ha salutato, noi lo abbiamo ringraziato. Poi abbiamo recitato insieme il Padre Nostro.
Il Papa ha permesso di fare pure delle fotografie con noi. Sono state
fatte tante fotografie e don Corrado ci ha promesso che ce le porterà.
Dopo il Papa è passato a salutare ognuno di noi. Ci ha dato la mano a
tutti e 150. Si rende conto? Mamma mia…”...
Salvatore Cernuzio: "Ero in Sistina, ho visto aprire una porta. È uscito il Papa.... Mamma mia!"
Intervista a Giancarla Codrignani a cura di Davide Pelanda
... «Dunque: dopo Francesco il Papato non sarà mai più quello di prima (anche ad opera di Benedetto
XVI e delle sue straordinarie dimissioni). La religione potrà finalmente cedere il passo alla fede,
anche se a prezzo di un salutare dimagrimento: per aver silenziato per cinquant'anni il Concilio
la Chiesa sta pagando il prezzo rilevante di non essere più attraente.
Qui ci inchiodiamo anche noi laici, a cui il Vaticano II ha dato autonomia e responsabilità e noi non
ce la siamo presa...
Davide Pelanda: Efficacia e incisività di Bergoglio sulla Chiesa
(pdf)
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