"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°12 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 21 al 27 marzo 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 3 aprile 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 








I NOSTRI TEMPI



Com’ è possibile che il giovane pilota abbia guardato salire i suoi colleghi e 144 passeggeri, uno ad uno, e abbia visto le facce degli studenti di ritorno da una vacanza, e i neonati in braccio alle madri, e non si sia fermato? Aveva già deciso, forse, mentre salutava sorridendo i viaggiatori?
In realtà, nessuno degli straordinari computer che gestiscono la nostra vita quotidiana, e cui guardiamo con devota deferenza, è complicato e oscuro quanto può esserlo il cuore di un uomo. Di tutti gli abissi, il più profondo. 

  Marina Corradi:   L'abisso più fondo


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«La visita del Papa a Napoli è avvenuta in un clima di cordiale ed entusiastica accoglienza, come c’era da aspettarsi da quella vivace popolazione. Che anche le monache clarisse cappuccine e le altre claustrali della diocesi siano uscite dalla loro clausura per stringersi attorno al Santo Padre, non è motivo di stupore e tanto meno di scandalo. Nella loro semplicità si sono forse lasciate trasportare dal loro entusiasmo nel manifestare la loro gioia, ma non hanno certamente voluto fare protagonismo».
«Tuttavia, le considerazioni fatte al riguardo dall’attrice e scrittrice Luciana Littizzetto nella trasmissione «Che tempo che fa», pur essendo un po’ indelicate, potevano essere accettate più dignitosamente in silenzio, evitando ogni ombra di polemica e autodifesa, soprattutto non con un mezzo di comunicazione della tecnologia più avanzata, che ha vasta e immediata diffusione». 

  Pino Pignatta:   MADRE CÀNOPI: «SORELLE DI NAPOLI, ATTENTE CON FACEBOOK»


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Il guru della rete: aumenta la disparità tra ricchi e poveri, disattese le promesse di libertà
C’è stato un tempo in cui su internet si sprecavano i commenti entusiastici. Evangelisti e profeti del web parlavano nel vuoto, pochi li ascoltavano, pochi li comprendevano. Oggi invece trovano più spazio i sostenitori di un pensiero critico, che mette in discussione il web com’è e com’è diventato.

  Pino Pignatta:   Andrew Keen: “Internet, una falsa rivoluzione”


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I social media e il futuro dell’Informazione
Nell’immaginario comune Facebook è uno strumento di divertimento e, a volte, di disinformazione, dileggio, volgarità eccetera. Eppure il Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, tra le tante sorprese che riserva, ne ha una anche sul più grande social network del mondo. «È il primo strumento usato oggi dai ragazzi italiani per informarsi (lo usa il 71,1%)». Seguito – in ordine di importanza – da Google (68,7%), telegiornali (68,5%), YouTube (53,6%), giornali radio (48,8%) e app per smartphone (46,8%). E i giornali? Li legge solo il 27,5% dei giovani. Anche gli adulti usano Facebook per informarsi, ma dopo telegiornali, giornali radio, Google e tv all news.
Perché Facebook piace così tanto?

  Gigio Rancillo:   Se i giovani s’abbeverano solo a Fb


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Gesù ci ama tutti...
  Non cercate Gesù in terre lontane...
  Oggi ricorre la giornata mondiale dell'acqua...
  A coloro che anche oggi "vogliono vedere Gesù"...
  I più bisognosi sono...
  Come il peccato è povertà d'amore...
  Cristo ha segnato la Storia...
  Il "sì" di Maria...
  Preghiera alla Santa Famiglia di Papa Francesco...
  Il legame tra Chiesa e famiglia...
  Chi accetta di lasciarsi generare dalla Parola di Dio...
  Solo con il cuore...



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  "Un grembo per l’impossibile – Annunciazione del Signore" di Antonio Savone


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Due strofe del Magnificat cantate da Mina e musicate da mons. Frisina

  MAGNIFICAT (video)



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Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador che sarà proclamato beato il prossimo 23 maggio

  La religione non consiste nel pregare molto...

  Sarebbe bello che chi ha qualcosa contribuisse...


  Il ricordo di Oscar Romero nelle parole di don Tonino Bello e di David Maria Turoldo



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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Ricordando Oscar Romero


Oscar Romero verrà reso beato il prossimo 23 maggio e monsignor Paglia, che ne è stato postulatore presso la Congregazione dei Santi, ha sottolineato come «a me piace pensare Romero come il “primo” tra i martiri della Chiesa del Concilio Vaticano Il, martiri di una Chiesa che si fa buon Samaritano, come disse Paolo VI».
Per il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia «non è senza significato che la beatificazione di Romero avvenga sotto il pontificato del primo Papa latino americano, Papa Francesco, e nell’anno anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II che dà inizio ad un Giubileo della misericordia. La testimonianza di Romero – un pastore proveniente da uno dei più piccoli paesi del mondo – ora risplende di una luce straordinaria. E illumina quella Chiesa povera e per i poveri che Papa Francesco non cessa di testimoniare e incoraggiare». «Romero – ha concluso monsignor Paglia – risplende perché è caduto in terra, letteralmente in terra dall’altare dell’Eucarestia, spezzando il suo corpo e versando il suo sangue assieme a quello di Gesù».  (Fonte: ROMASETTE.IT)

L’imminenza della beatificazione del presule, in programma per il 23 Maggio, e il contesto sociale, economico e politico presente in tante nazioni del nostro pianeta, rendono questo uomo di Dio una figura umana e cristiana di grande attualità.
Tanto si potrebbe dire su monsignor Romero, ma la sua peculiarità più grande è stata quella di immolarsi - prima spiritualmente e poi fisicamente - per il bene della sua nazione, difendendo i poveri e gli emarginati della sua terra.
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Oscar Romero è stato barbaramente ucciso sull’altare mentre officiava il sacrificio eucaristico. Le ricostruzione storiche dimostrano che aveva consapevolezza dell’imminenza della sua morte. Il suo coraggio apostolico e il senso della fedeltà pastorale lo hanno spinto a rimanere vicino al popolo, per essere come il buon pastore che offre la sua vita per il suo gregge. Le paure, le ansie e le angosce connaturali alla condizione umana sono state vinte dalla meditazione della passione di Cristo e dalla forza scaturita dalla celebrazione dell'Eucarestia.
Queste sono le parole prese dagli scritti del futuro Beato, un mese prima della sua morte: "Pongo sotto la provvidenza amorosa del Cuore di Gesù tutta la mia vita e accetto con fede in lui la mia morte, per quanto difficile sia. Né voglio darle una intenzione, come lo vorrei, per la pace del mio paese e per la fioritura della nostra Chiesa… perché il Cuore di Cristo saprà darle il fine che vuole. Mi basta per essere felice e fiducioso il sapere con sicurezza che in lui sono la mia vita e la mia morte, che malgrado i miei peccati in lui ho posto la mia fiducia e non rimarrò confuso e altri proseguiranno con maggiore saggezza e santità i lavori della Chiesa e della Patria".
La vita di Romero costituisce un esempio da imitare ai nostri tempi. Lui non ha avuto timore di parlare denunciando apertamente le violazioni dei diritti umani, gli atroci soprusi e le progressive emarginazioni del suo tempo. La Chiesa, anche oggi, è chiamata a parlare chiaramente di tutte le situazioni di ingiustizia del nostro tempo: il traffico di essere umani, la vendita incontrollata delle armi, le guerre per accaparrarsi le risorse naturali, il dilagare del fenomeno della corruzione, la spietatezza dei poteri occulti della finanza, la spregiudicatezza dell’operare delle multinazionali.
Oscar Romero aveva compreso l’importanza dei mezzi di comunicazione. La radio ha costituito il suo “asinello” per portare sull’onde dell’etere un messaggio di speranza e verità, per risvegliare le coscienze assopite dal desiderio delle ricchezze.
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  Oscar Romero: il coraggio della denuncia a costo del martirio

E così monsignor Oscar Romero ce l’ha fatta ad essere proclamato «martire della fede» e poi «beato»! Ci sono voluti trentacinque anni e un papa argentino per far dimenticare l’ostilità incontrata a Roma da vivo e farne riconoscere il martirio. Meno male che subito dopo il suo assassinio (24 marzo 1980) un grande vescovo brasiliano, don Pedro Casaldaliga, rivolse a lui, «San Romero d’America», una preghiera e scrisse «il popolo ti ha proclamato santo». A Roma un altro monsignore si univa ben presto a questa «canonizzazione» popolare. Era il direttore della Caritas romana Luigi Di Liegro che, con alcuni giovani, parrocchie, comunità e associazioni, iniziava ad onorare a Roma Oscar Romero «l’avvocato dei poveri», «la voce di chi non ha voce», «il simbolo dei martiri per la giustizia e la pace». Dal 1984 quel 24 marzo c’è stata a Roma una festa di preghiere, di canti, di danze, di testimonianze, di folla, non sempre condivisa ufficialmente, prima nella basilica dei Santi Apostoli, con una grande concelebrazione eucaristica, poi dal 2007 ospitati con una veglia ecumenica nella chiesa di san Marcello al Corso.
Va ricordato almeno chi presiedette quelle celebrazioni perché costituiscono un’eloquente e preziosa «tradizione»...

  Oscar Romero profeta e martire

Gaspar Romero sta ormai per diventare il fratello di un santo della Chiesa cattolica in quanto, pochi giorni fa, il Vaticano ha compiuto un passo decisivo nel processo di beatificazione di Monsignor Oscar Arnulfo Romero Galdámez, riconoscendolo ufficialmente come martire. In questa conversazione, risalente all’agosto 2011, il più giovane dei fratelli Romero parla con familiarità dell’arcivescovo assassinato nel marzo del 1980. Gaspar è il più piccolo dei sette figli nati dal matrimonio tra Santos Romero e Guadalupe Galdámez. Il secondogenito fu chiamato Oscar Arnulfo, ed è il più conosciuto di tutti i salvadoregni, cosa con cui, bene o male, tutti i suoi familiari hanno dovuto imparare a convivere. La sua condizione di fratello ha consentito a Gaspar, tra le altre cose, di stringere la mano della regina Elisabetta II del Regno Unito, ma ha al contempo comportato il fatto che non può scendere nella cripta in cui è sepolto suo fratello senza che qualcuno gli chieda di prendere un microfono e parlare in pubblico, cosa che non lo entusiasma affatto. Monsignor Romero era un uomo molto ligio con il suo lavoro pastorale, ma si ritagliava anche del tempo per i suoi cari. Gaspar ricorda ancora le riunioni di famiglia, attorno a date come Natale o Capodanno, organizzate quando suo fratello era arcivescovo di San Salvador. «Dopo la Messa, la cena, e poi scherzavamo e ridevamo fino all’ una o alle due del mattino», dice. Il 15 agosto 2011 si compiranno 94 anni dalla nascita di Monsignor Romero e, come ogni anno, la Fondazione che porta il suo nome realizzerà una serie di attività commemorative. Gaspar attribuisce grande importanza a questi eventi, come a voler affermare, attraverso di essi, che in un paese segnato dalla violenza come El Salvador, gli insegnamenti del vescovo martire devono continuare a parlare oggi e non solo averlo fatto in passato...
Intervista pubblicata nel mese di agosto del 2011; ripubblicata il 5 febbraio 2015 

  “ROMERO, MIO FRATELLO”. Intervista a Gaspar Romero, il fratello minore di Oscar Arnulfo.

  35 anni fa l'assassinio di Oscar Romero, il vescovo dei senza voce (video)

Canción para un mártir - Monseñor Romero

  video

Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:

  • ROMERO. VOCE DEI SENZA VOCE (VIDEO)
  • Ricordando mons. Oscar Arnulfo Romero nell'anniversario del suo martirio
  • Oscar Arnulfo Romero riconosciuto martire perché ucciso in odium fidei e presto beato


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 15/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Gv 12,20-33

"Vogliamo vedere Gesù !". I Greci - probabilmente proseliti, pagani convertiti all'ebraismo - vogliono vedere il Signore. Essi sono il simbolo di tutti coloro che, provenienti da ogni parte del mondo, saranno da lui attirati quando sarà innalzato (v.32), e proprio nel momento della sua morte in croce comprenderanno che l'amore di Dio è per tutti, anche per loro che provengono dal paganesimo. E' proprio vero: "Tutto il mondo gli va dietro" (v.19). Il verbo vedere (idèin) ha il significato di conoscere, farsi un'idea, credere, dare la propria adesione: la fede è vedere. Farsi un'idea di Gesù sarà possibile solo dopo la sua morte infamante; nella sua fine ignominiosa in croce Gesù farà conoscere al mondo intero che lui è Dio (8,28), manifesterà il volto amante del Padre suo, un Padre che è solo amore, un Dio che ama tutti indipendentemente dalla loro condotta. La croce, che visivamente è un innalzamento, in realtà è l'infimo abbassamento, l'abiezione estrema, la Kenosis, lo svuotamento di sè che manifesta la sfolgorante gloria di Dio. Dio infatti è Amore e la manifestazione più alta dell'amore è l'umiltà, il suo abbassarsi fino a toccare il fondo, fino a raggiungere l'ultimo posto.
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“Nel segno della croce” XXIII Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri




“Nel segno della croce” 
XXIII Giornata di preghiera e digiuno
in memoria dei Missionari Martiri

Nata nel 1993 per iniziativa del Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie italiane, scegliendo come data l’anniversario dell’assassinio di Mons. Oscar Arnulfo Romero, Arcivescovo di San Salvador (24 marzo 1980), la Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri raggiunge quest’anno il suo 23° traguardo nella prospettiva dell’imminente beatificazione di Mons. Romero, che avrà luogo il 23 maggio. 
L’iniziativa intende ricordare, con la preghiera e il digiuno, tutti i missionari che sono stati uccisi nel mondo e tutti gli operatori pastorali che hanno versato il sangue per il Vangelo. Oggi è estesa a molte diocesi, realtà giovanili e missionarie, istituti religiosi dei diversi continenti.
“Tanti missionari hanno dato la vita unicamente perché, come Cristo, avevano scelto di stare dalla parte dei poveri e dei piccoli, perché hanno vissuto le beatitudini evangeliche come operatori di pace e di giustizia per quei popoli che il Signore ha loro affidato di servire – scrive don Michele Autuoro, Direttore nazionale di Missio, nel sussidio per la Giornata -. Quindi giornata di memoria ma anche di intercessione per il dono della pace e di una fraternità vera nel rispetto di tutti…”.
Commentando il tema scelto per la Giornata di quest’anno, “Nel segno della croce”, Alessandro Zappalà, segretario nazionale di Missiogiovani, afferma: “Se c’è una cosa che accomuna tutti i cristiani sparsi per i cinque continenti, questa è la croce. Uno strumento di tortura e di morte che per secoli ha terrorizzato tutti i popoli, fino a quando, su quella croce non vi è stato appeso il Figlio di Dio, Gesù… Da quel momento in poi, però la croce è divenuta simbolo di salvezza per tutti, perché Gesù, morendovi, ha riscattato ogni nostra colpa e ogni nostro peccato”. 
Nel sussidio preparato per la celebrazione della Giornata sono raccolte alcune proposte per l’animazione: una riflessione sul tema, il testo di una Veglia di preghiera, quello per una Via Crucis e la traccia di una liturgia penitenziale. Malati e sofferenti possono offrire la loro sofferenza per sostenere il lavoro di quanti operano in ogni angolo della terra per annunciare e testimoniare il Vangelo. (Agenzia Fides 21/3/2015)

Vedi anche:
  • Sussidi e indicazioni per la Giornata, in italiano
  • L’elenco degli Operatori pastorali uccisi nel 2014, in italiano
Di questi tempi, il cosiddetto immaginario collettivo è fortemente condizionato dall’escalation di violenze perpetrate dalla miriade di gruppi jihadisti che seminano morte e distruzione. Basti pensare a quanto è avvenuto la scorsa settimana a Tunisi. L’uccisione di innocenti, tra i quali quattro nostri connazionali, ha acuito a dismisura il timore che simili attentati possano verificarsi anche in Italia. Il quadro geopolitico internazionale è certamente preoccupante, ma proprio per questa ragione siamo chiamati a ricercare, nella fede, una chiave di lettura degli avvenimenti e della Storia in generale, che possa aiutarci ad andare al di là di quelle che sono le brutali provocazioni dei terroristi. 
Da questo punto di vista è davvero salutare celebrare oggi la Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri che, come ogni anno, cade nel dies natalis di monsignor Oscar Romero, che sarà beatificato il prossimo 23 maggio.
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Alla lista dei caduti, va poi aggiunta quella degli scomparsi, operatori pastorali di cui non si hanno più notizie. Tra loro, figura anche il gesuita padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013. Una cosa è certa: dietro al martirio c’è sempre e comunque il valore aggiunto del coraggio di osare. Le denunce di Romero contro la violenza e la sua opzione preferenziale per i poveri e con i poveri fecero di lui un missionario scomodo, appunto un martire. 
Ai poveri aveva promesso: «Se verrò ucciso, risorgerò nel mio popolo». Una risurrezione che afferma l’agognato cambiamento in cui noi tutti confidiamo.

  Nel segno di Romero testimoni della fede

  Guarda i video proposti nella pagina Cei Giornata Missionari Martiri



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Origini, pratica e significato spirituale della Via Crucis e le ragioni offerte da papa Francesco per le quali dovremmo farla


Padre Pietro Messa spiega storia e significato spirituale della Via Crucis, indicata anche come "scuola di perfezione cristiana", "missione perpetua" e "batteria contro l'inferno"

Proprio in tempo di Quaresima in più parti del mondo si pratica la Via Crucis, un rito della Chiesa cattolica con cui si ricostruisce e commemora il percorso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota.

L'itinerario spirituale della Via Crucis è stato completato in tempi recenti con l'introduzione della ‘Via Lucis’ che celebra i misteri gloriosi, ovvero i fatti della vita di Cristo tra la sua Risurrezione e la Pentecoste.
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  Via Crucis, "strada regia del paradiso"

... Come molte delle nostre tradizioni cattoliche, la Via Crucis può essere ricca, profonda e significativa, ma allo stesso tempo possiamo perdere di vista il suo significato e il modo in cui relazionarci ad essa nella nostra vita quotidiana.

Ecco allora 8 ragioni offerte da papa Francesco per le quali dovremmo fare la Via Crucis.
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  Perché fare la Via Crucis?


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“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”. LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA Rilettura delle Parabole della Misericordia


“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”. 
LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA 
Rilettura delle Parabole della Misericordia

30 marzo 2015 - ore 19.00 

Auditorium “San Vito” -
Barcellona P. G.

Rilettura delle Parabole della Misericordia, lette e attualizzate dall’attore Ivan Bertolami e da altri barcellonesi. 
Questo incontro rientra nelle iniziative del Vicariato di Barcellona PG (ME) “In Dialogo con la città – 2015. Custodi dell’umano”.

Le Parabole della Misericordia narrate nel cap. 15 del vangelo di Luca, non solo intendono mostrare il volto umano di Dio Padre e Madre, ma anche coinvolgere gli uditori a rendere più autenticamente umane le relazioni in questo nostro mondo, nelle nostre famiglie e nelle nostre città.

Tali parabole le sentiamo molto attuali oggi, dove sono ritornati a dominare la furbizia a danno del bene comune, la corruzione e la sopraffazione dell’altro, ma anche la barbarie, l’intolleranza, l’odio razziale, etnico e religioso dai tratti feroci e animaleschi, che non hanno nulla a che vedere con Dio e nemmeno con il senso autentico della dignità della persona umana e dell’autentica politica, intesa come costruzione della polis, della città.

  locandina  (PDF)




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Una Preghiera mondiale per la pace in occasione dei 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila. A proporla è l’ordine dei Carmelitani scalzi che quest’anno ricordano la mistica spagnola con una serie di celebrazioni nei cinque continenti. A sostenere l’iniziativa anche Papa Francesco, che ha elevato la sua preghiera all’inizio della Messa odierna a Santa Marta, alla presenza del preposito generale e del vicario dei Carmelitani scalzi.

   Francesco e la Preghiera di pace per i 500 anni di Santa Teresa d'Avila


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Queste persone sono coloro che vengono chiamati invasori e terroristi, dietro la pressione di una propaganda politica ideologica che li strumentalizza per creare allarme e paure, spesso senza sapere niente di loro. Vanno guardati negli occhi, vanno ascoltati, visti camminare nelle nostre strade. Non sono tutti santi e angeli del cielo, la loro accoglienza non è senza difficoltà o anche incidenti. Però, sono persone. Questo conta più di tutto. Persone con storie di dolore e fatica sulle spalle. Sono in sei quelli che hanno parlato e camminato dietro la croce tra i canti e le preghiere alla luce ondeggiante delle candele.
Sei, di cui quattro musulmani. Tra questi ultimi, c’è chi è fuggito dai fondamentalisti perché vuole vivere in un Paese libero e laico e non sotto una tirannia integralista. Musulmani in cammino con noi cristiani, fra di noi: anche questa è la Quaresima; è la realtà che smentisce tanti luoghi comuni e pregiudizi. Una realtà che tanti non vogliono vedere e far vedere, ma esiste.

  Christian Albini:   Quella (strana) Via Crucis con i musulmani

Riportiamo di seguito il testo completo della quinta predica della Quaresima 2015, di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia.

  ZENIT:   Oriente e Occidente di fronte al mistero della salvezza (testo integrale)



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L’indizione del Giubileo è annunciata in un contesto penitenziale: esso dunque evoca uno svolgimento sobrio, meditativo, non legato a grandi eventi, ma a una profondità interiore che è una forma di esercizio spirituale.

 
LA CIVILTA' CATTOLICA:   Annuncio dell'Anno Santo della misericordia

Il giubileo straordinario della misericordia, appena annunciato da papa Francesco, e che inizierà poco dopo la fine del Sinodo ordinario dei vescovi, può essere il tempo opportuno per compiere preziosi gesti di misericordia nei confronti di due gruppi di fedeli che sperimentano in vario modo un non pieno riconoscimento della loro appartenenza alla Chiesa. Vi è il gruppo dei fedeli che vivono e intendono continuare a vivere una nuova condizione coniugale dopo il divorzio, senza che si possa dimostrare o sostenere la nullità delle prime nozze; vi è anche il gruppo di fedeli che hanno lasciato l’esercizio attivo del ministero presbiterale e che si sono sposati...

  Basilio Petrà:   Sinodo: e se la soluzione fosse il Giubileo?



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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OREUNDICI - IL QUADERNO DI MARZO 2015 - I NOSTRI ANZIANI - L'EDITORIALE di Mario De Maio - UNA COPERTA DI TENEREZZA la leggerezza della vecchiaia di Arturo Paoli



OREUNDICI

IL QUADERNO DI MARZO 2015

I NOSTRI ANZIANI

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Il noto attore americano Clint Eastwood, in una recente intervista, interrogato sulla sua età, rispose «l’età altera lo sguardo… dall’alto dei miei 84 anni sono sicuro che, con le conoscenze che ho adesso, certi temi che ho affrontato in passato li tratterei in modo diverso». L’attore riassume in queste parole l’atteggiamento che hanno, di fronte alla vita, le persone anziane. Non si ama parlare della vecchiaia, quasi per esorcizzarla e tenerla lontana, eppure, improvvisamente ci si scopre vecchi, non tanto nel pensiero e nei desideri, ma per i segnali che immancabilmente, dopo una certa età, il corpo inizia a mandare. Come fare della vecchiaia il periodo più ricco e fruttuoso della propria esistenza? 
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Questa riflessione ci porta al pensiero dell’apparente inutilità della vecchiaia e al tema della morte che immancabilmente si affaccia nell’animo dell’anziano. Il cuore del problema naturalmente non è la morte, ma come fare a vivere serenamente fino alla fine. A questo proposito ricordo ancora una volta la preghiera del grande psicologo Donald Winnicott: «Signore, fa’ che quando arriverà la morte, essa mi trovi vivo».

  L'EDITORIALE di Mario De Maio

UNA COPERTA DI TENEREZZA 
la leggerezza della vecchiaia
di Arturo Paoli

... Ci sono vecchiaie tragiche, terribilmente tragiche. E quella signora mi pose il dilemma: «Ma una vecchiaia serena, bella, una vecchiaia musicale è un dono o una conquista?». Direi l’una cosa e l’altra. Nel caso citato abbiamo una patologia del vecchio. Noi lo diciamo “rimbambito”, che vuol dire “tornato bambino”. È una cosa molto vera ma patologica, perché il rimbambimento è il vecchio che non sa più ragionare, ha perduto la logica e quindi dice cose stupide, ridicole, oscene qualche volta, perché tutti i desideri repressi vengono fuori. Il vecchio rimbambito non è certamente una persona modello, ma voglio soffermarmi su questa parola, perché in un certo senso il vecchio deve tornare bambino. Gesù ha detto: «Se non diventerete come bambini non avrete il regno dei cieli.» Io con la mia esperienza dico: nasciamo vecchi e moriamo giovani, addirittura adolescenti, addirittura bambini. […] Gesù dice a Nicodemo una frase che mi ha sempre impressionato molto: «Bisogna che l’uomo rinasca.» E Nicodemo risponde: «Ma io sono vecchio. Come faccio a rinascere? È impossibile rientrare nel ventre di mia madre.» Allora Gesù gli dice: «Lo spirito è come un vento. Questo vento non sai da dove venga e dove va.» Il vecchio in genere è religioso perché ha paura della morte, ma la sua è una religiosità pesante, oppressiva, mentre la religiosità di cui parla Gesù è un vento soave e non sai da dove viene e non sai dove va. In conclusione che cos’è la leggerezza del vecchio? È quella che chiude gli occhi sui conflitti, sulle morti, per la quale non bisogna dirgli nulla di duro, di triste? Quello che non sa che i palestinesi e gli ebrei in questo momento si stanno scannando? È la leggerezza dovuta all’ignoranza, al disinteresse? No, perché allora è il rimbambimento totale. La leggerezza di cui parlo è quella di chi ha trovato nel cammino spirituale che il mondo è nelle mani di Dio, quindi l’episodico, la guerra, non sono la fine della storia: vi sono momenti drammatici, ma l’amore trionferà. Vi dico, e ve lo confesso fraternamente, che la luce del giorno non appare mai prima che io stia con gli occhi aperti su questa luce. E quando vedo il cielo azzurro, il cielo che da nero, impenetrabile, si trasforma in azzurro, mi pare che una grande coperta di tenerezza avvolga l’umanità e allora, anche se i conflitti mi angosciano, l’angoscia viene trasformata in tenerezza. Mi pare che l’umanità sia come un bambino, come dice il profeta Osea, un bambino che Dio avvolge in questo manto azzurro e che difende dal male. Questa è la tenerezza del vecchio che non si nasconde che nel mondo ci sono i conflitti, c’è il male, viene la morte, anzi considera la morte come un episodio della vita, l’episodio più bello, e vede il mondo avvolto in questa grande tenerezza di Dio. Dio non è più l’onnipotente, il dominatore, il castigatore: è tenerezza e sollecitudine. La tenerezza è la gioia del vecchio, la gioia del bambino come ha detto Gesù: «Se non diventerete come i bambini...», perché nel vecchio i desideri sono spenti, perché quando un uomo ha trovato l’essenziale della vita, il suo senso finale, allora veramente fa l’esperienza di che cosa sia la dolcezza.

  UNA COPERTA DI TENEREZZA  la leggerezza della vecchiaia di Arturo Paoli

Non si finisce mai di nascere, 
ciascuno deve incessantemente 
partorire se stesso 
e la realtà che lo ospita

Maria Zambrano



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"La fraternità che risana" di fr. Alfio Lanfranco, ofm (VIDEO INTEGRALE)



"La fraternità che risana" 
di fr. Alfio Lanfranco, ofm

(VIDEO INTEGRALE)

ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Anno 2015

CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

9 MARZO 2015

Sono le comunità cristiane domestiche della chiesa primitiva il luogo in cui si può realizzare, nella vita concreta, la fraternità cristiana. .... Nello spazio delle comunità domestiche viene vissuta in modo concreto la fraternità. Si realizza così la consegna di Gesù: “voi siete tutti fratelli”.
La fraternità nella prima comunità cristiana, secondo lo sguardo di Luca, non si conclude solo in un abbraccio interno a se stessa ma si apre alla vita esterna a se stessa: la missione, con i suoi tratti fondamentali di attività taumaturgica, predicazione, persecuzione. Il passaggio dalla vita interna alla vita esterna della chiesa e viceversa, nel libro degli Atti, non è soltanto un dato narrativo, ma esprime un legame teologico tra la vita della fraternità e la missione. Potremmo dire che se i credenti vivono una vita autenticamente fraterna non si chiuderanno dentro le mura del loro palazzo d’avorio ma si sentiranno spinti ad uscire per incontrare, sanare, guarire, accompagnare, consolare, ad esempio del loro Maestro e Signore. L’unità della chiesa provoca il successo della missione, così come il risultato della missione stimola la comunione fraterna.
L’attività taumaturgica degli apostoli è segno della presenza del Signore in mezzo al suo popolo, sigillo della salvezza ottenuta nella fede in Gesù, diventa vincolo di comunione fraterna: la Chiesa, il popolo dei credenti, è chiamato a guarire e liberare. La fraternità è terapeutica: diventa spazio di salvezza per gli uomini piagati e feriti nel corpo e nello spirito, per tutti coloro che cercando salvezza-guarigione si affidano e si orientano ad essa" 
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  IL VIDEO INTEGRALE
 

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Giovanni Ladiana intervistato da Concita De Gregorio a Pane Quotidiano RAI3 (video)


Giovanni Ladiana, un gesuita in prima linea nella lotta contro la 'ndrangheta

"Non sono un sognatore, ma sempre più considero folle essersi abituati all'idea che occorre stare con i piedi per terra, per essere realisti"

Mani da operaio, spirito da cristiano militante. Con queste armi il gesuita Giovanni Ladiana lotta da anni contro la ‘ndrangheta e il degrado morale della Calabria. Una lotta che, affiancandosi a quella dell’associazione di cittadini liberi “Reggio Non Tace”, si espande a geografie umane altrettanto disagiate, come quella di Scampia, dei terremotati dell’Irpina o, a latitudini più lontane, delle comunità dei villaggi messicani. 

Con Giovanni Ladiana a Pane Quotidiano, condotto da Concita De Gregorio, anche Flavia Famà, figlia dell’avvocato penalista ucciso vent’anni fa dalla mafia, al quale Flavia ha dedicato con Simone Mercurio un documentario dal titolo “Tra due fuochi”.

  video

Nella Calabria dei silenzi e della paura, saccheggiata dalle cosche e dalla corruzione, tra gli animatori di Reggio Non Tace, il movimento di cittadini nato nel 2010 per lottare contro la ’ndrangheta, c’è Giovanni Ladiana, superiore dei gesuiti. 
Il suo è un cammino che a piccoli passi abbraccia latitudini spirituali lontane e geografie umane vicine: storie spesso di dolore e sofferenza, tra i malati, i barboni, i rifugiati, i più deboli; dal rione Scampia di Napoli al Librino di Catania, dai terremotati dell’Irpinia alle comunità dei villaggi messicani.
Mani da operaio, spirito da militante, con in mente i modelli di sant’Ignazio, padre Arrupe ed Etty Hillesum, Giovanni Ladiana continua a spendersi per la missione affidata da Paolo VI ai gesuiti: «Stare negli incroci della storia, ove vivono i crocifissi d’oggi»...

  la scheda del libro "Anche se tutti io no"


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''POLITICI, SIATE UOMINI CAPACI DI MISERICORDIA'' Riflessioni sul ruolo della politica di Don Tonino Bello


''POLITICI, SIATE UOMINI CAPACI DI MISERICORDIA''

Riflessioni sul ruolo della politica

A pochi giorni dalla notizia dell’indizione del Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia, vogliamo proporre alcune riflessioni di don Tonino sul ruolo della politica richiamando proprio il tema della misericordia. Dobbiamo risalire al 21 dicembre 1986. 

«L’asse su cui voi politici potete esprimere il dovere della misericordia ha due poli. Dio, il cielo, la Bibbia da una parte. L’uomo, la terra, Goethe dall’altra. Per chi non crede in Dio potremmo dire: il senso globale delle cose, la visione metastorica, l’orizzonte complessivo da una parte. La concretezza, il mappamondo, il giornale dall’altra. Chi non fa sintesi partendo da questi due punti di fuga, non potrà essere “uomo di misericordia”. Chi, invece che oscillare sistematicamente tra queste due polarità, si cristallizza su una di esse, credente o non credente, tutto può fare meno che il politico». 
«Misericordia, occorre dirlo, nel linguaggio biblico non significa tanto pietà, quanto tenerezza, lealtà, bontà, cuore fedele, stile generoso, animo disponibile, comportamento disinteressato. Di qui scaturisce una galassia di interrogativi su cui ognuno di voi può misurare la sua attitudine alla misericordia: 
So che tradisco l’uomo, oltre che Dio, quando le mie scelte non tengono conto del bene comune?
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La “carezza” di Papa ai 150 senzatetto alla Sistina "Benvenuti nella casa di tutti, la vostra casa dove le porte sono sempre aperte per tutti” (cronaca, interviste, foto e video)


Erano già stati avvolti dal distillato di bellezza ammirata a quel momento. Ma quando nella Cappella Sistina è entrato il Papa, l’emozione è stata ancora più viva e profonda. Francesco e i suoi amici senza fissa dimora. Stretti nell’abbraccio di quella che un giorno san Giovanni Paolo II definì la «policromia michelangiolesca». Uno dei luoghi più sacri della cristianità, l’ambiente che da secoli vede l’alba di ogni pontificato, compreso quello dell’uomo vestito di bianco che in quel momento era davanti a loro, si è aperto ieri pomeriggio per lasciar entrare 150 senzatetto.


 Fotografie e filmati ufficiali non ce ne sono. Per espressa volontà del Papa. Che nel dare il suo beneplacito all’iniziativa dell’Elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajewski, ha voluto che a parlare fossero solo la bellezza dei luoghi e la verità di ognuna di queste vite. Senza nessun’altra speculazione possibile.

Non è comunque difficile immaginarsela, la scena dell’incontro. Anche solo attraverso le parole del sobrio comunicato del vicedirettore della Sala Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. Un incontro semplice, gioioso, familiare, come è confermato dal fatto che Francesco fosse «accompagnato – si legge nella nota – solo da un maggiordomo». E poi quello stringersi di mani, come tra padre e figli, l’incontro degli sguardi, i sorrisi, qualche lacrima che sicuramente avrà solcato i canyon scolpiti fra le rughe di quei 150 volti.

Quando il Papa ha preso la parola l’idea di famiglia si è fatta palpabile.«Benvenuti – ha detto Francesco –. Questa è la casa di tutti, è casa vostra. Le porte sono sempre aperte per tutti». Il Pontefice ha quindi ringraziato monsignor Krajewski per aver organizzato la visita, che ha definito «una piccola carezza» per gli ospiti. E poi ha aggiunto: «Pregate per me. Ho bisogno della preghiera di persone come voi. Il Signore vi custodisca, vi aiuti nel cammino della vita e vi faccia sentire il suo amore tenero di Padre». Il Papa ha infine salutato i presenti uno ad uno, intrattenendosi con gli ospiti per oltre 20 minuti...

  150 clochard col Papa nella Cappella Sistina

Si è avvicinato, mi ha stretto le mani e mi ha detto pregate per me che sono un peccatore”. Claudio ha le lacrime agli occhi quando ci racconta del suo incontro con papa Francesco. “Ci pensi, lui ha detto a me che è un peccatore, lui, l’uomo più buono della Terra, il Papa della povertà”. Claudio è uno dei 150 clochard, rom, uomini e donne che vivono ai margini della società, che alle sette di sera escono in gruppo dalla loro visita in Vaticano. 
Per la prima volta un pezzo di umanità dolente ha potuto alzare gli occhi e tuffarsi nella maestosità dei dipinti della Cappella Sistina. Ammirare la tenebrosa bellezza del Giudizio Universale, calpestare i mosaici che tutti i Papi hanno calpestato prima di mostrarsi al mondo. Bruno e la sua donna, “conosciuta per strada, quando per tetto avevo il buio del cielo”, dice, hanno ricevuto un abbraccio di papa Francesco. “Per tutti ha avuto parole buone, ma una frase in particolare mi ha colpito: questa è la casa di tutti”. 
Le ricchezze inestimabili dei Musei Vaticani, la quiete dei giardini dove papa Bergoglio passeggia meditando, “casa di tutti”. “Capisci – riflette Claudio – anche nostra, di gente che vive per strada, di chi ha poco. Papa Francesco sta davvero cambiando la Chiesa”. Glielo lasceranno fare, chiediamo? “Ci sono molte resistenze”. C’è anche un gruppo di rom. “Viviamo nel campo della Fiera di Roma, siamo una famiglia di quindici fratelli”, ci dice una ragazzina vestita con gli abiti buoni e i gioielli della festa. È con sua madre. “È stata una visita meravigliosa, un regalo che la Chiesa ha voluto farci, ma la sorpresa più bella è stata l’arrivo del Papa, è comparso all’improvviso, si è fatto abbracciare da tutti, chi aveva il cellulare si è fatto le foto. Poi abbiamo pregato con lui”...

  La festa di clochard e rom per una sera in Vaticano (pdf)

  video

...“Benvenuti”. Papa Francesco accoglie così, in Cappella Sistina, i 150 senzatetto che per la prima volta hanno visitato i Musei Vaticani. E’ un incontro inatteso, personale, senza immagini ufficiali, bagnato anche dalle lacrime di commozione dei poveri che davvero non pensavano di poter ricevere la “carezza” del Papa. E’ lo stesso Francesco a definire così l’abbraccio caloroso con i suoi ospiti sotto le volte della Sistina, “la casa di tutti, la vostra casa – continua – dove le porte sono sempre aperte per tutti”. E ringrazia per “la testimonianza di pazienza” che è la loro vita. Un pensiero lo rivolge pure all’Elemosiniere, mons. Konrad Krajewski: “vi ama tanto”, dice il Papa, e i poveri seduti sulle sedie rosse, usate per le cerimonie ufficiali, rispondono che lo sanno e lo sentono. “Ho bisogno di preghiere di persone come voi” è la sua richiesta alla quale segue la benedizione. “Il Signore vi custodisca, vi aiuti nel cammino della vita, vi faccia sentire il suo amore e la tenerezza di Padre”. L’incontro si chiude con il saluto personale del Papa ad ogni povero, la carezza si fa gesto concreto, vicinanza, senso di prossimità. 
Il Padre Nostro recitato tutti insieme è l’ultimo atto di ringraziamento per il dono ricevuto: un pomeriggio passato tra il Museo delle Carrozze, il Cortile della Pigna, la Galleria degli Arazzi e delle carte geografiche; una parentesi di bellezza tra le difficoltà di una vita che però fa scoprire il valore della solidarietà e dell’affetto per gli altri. E’ la storia di Massimo, di Sergio, di Motiur e di tanti senza nome...

 
La carezza del Papa ai 150 senzatetto incontrati in Sistina

  video


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 22 marzo 2015

    Udienza Generale - del 25 marzo 2015: Preghiera per il Sinodo sulla famiglia


   Viaggi Apostolici - Visita Pastorale a Pompei e a Napoli (21 marzo 2015)



   Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)



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23/03/2015:

  Che ogni Chiesa, ogni comunità...


24/03/2015:

  La sofferenza è un richiamo alla conversione...


26/03/2015:

  I fedeli laici sono chiamati...


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Papa Francesco a Scampia: «Napoli è pronta a risorgere. Siamo tutti napoletani. La corruzione puzza, la buona politica è carità»
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Nella sua ottava visita pastorale in Italia alla quale stanno prendendo parte migliaia di persone. Il Papa ha detto “a braccio” che “se noi chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione e tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti. Nessuno di noi può dire ‘io mai sarò corrotto’. No, è una tentazione, è uno scivolare verso gli affari facili, verso la delinquenza dei reati, verso la corruzione”. “Quanta corruzione c’è nel mondo – ha aggiunto il Pontefice -: è una parola brutta, perché una cosa corrotta è una cosa sporca. Se noi troviamo un animale che è corrotto è brutto, e puzza (il Papa ha usato il termine ‘spuzza’), la corruzione puzza e la società corrotta puzza”

  Papa Francesco a Napoli. Il discorso alla popolazione di Scampia (video)

  Papa Francesco dodici ore per parlare al cuore di Napoli



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Angelus del 22 marzo 2015 - Testo e video


 22 marzo 2015 

Cari fratelli e sorelle,

in questa Quinta Domenica di Quaresima, l’evangelista Giovanni attira la nostra attenzione con un particolare curioso: alcuni “greci”, di religione ebraica, venuti a Gerusalemme per la festa di Pasqua, si rivolgono all’apostolo Filippo e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). Nella città santa, dove Gesù si è recato per l’ultima volta, c’è molta gente. Ci sono i piccoli e i semplici, che hanno accolto festosamente il profeta di Nazaret riconoscendo in Lui l’Inviato del Signore. Ci sono i sommi sacerdoti e i capi del popolo, che lo vogliono eliminare perché lo considerano eretico e pericoloso. Ci sono anche persone, come quei “greci”, che sono curiose di vederlo e saperne di più sulla sua persona e sulle opere da Lui compiute, l’ultima delle quali – la risurrezione di Lazzaro – ha fatto molto scalpore.

«Vogliamo vedere Gesù»: queste parole, come tante altre nei Vangeli, vanno al di là dell’episodio particolare ed esprimono qualcosa di universale; rivelano un desiderio che attraversa le epoche e le culture, un desiderio presente nel cuore di tante persone che hanno sentito parlare di Cristo, ma non lo hanno ancora incontrato. “Io desidero vedere Gesù”, così sente il cuore di questa Gente.
...

Per questo, a coloro che anche oggi “vogliono vedere Gesù”, a quanti sono alla ricerca del volto di Dio; a chi ha ricevuto una catechesi da piccolo e poi non l’ha più approfondita e forse ha perso la fede; a tanti che non hanno ancora incontrato Gesù personalmente…; a tutte queste persone possiamo offrire tre cose: il Vangelo; il crocifisso e la testimonianza della nostra fede, povera, ma sincera. 

Il Vangelo: lì possiamo incontrare Gesù, ascoltarlo, conoscerlo. Il crocifisso: segno dell’amore di Gesù che ha dato sé stesso per noi. E poi una fede che si traduce in gesti semplici di carità fraterna. Ma principalmente nella coerenza di vita tra quello che diciamo e quello che viviamo, coerenza tra la nostra fede e la nostra vita, tra le nostre parole e le nostre azioni. Vangelo, crocifisso, testimonianza. Che la Madonna ci aiuti a portare queste tre cose.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

nonostante il brutto tempo siete venuti in tanti, complimenti. Siete stati molto coraggiosi, anche i maratoneti sono coraggiosi, li saluto con affetto. Ieri sono stato a Napoli in vista pastorale, voglio ringraziare per la calorosa accoglienza tutti i napoletani, tanto bravi. Grazie tante!

Oggi ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua, promossa dalle Nazioni Unite. L’acqua è l’elemento più essenziale per la vita, e dalla nostra capacità di custodirlo e di condividerlo dipende il futuro dell’umanità. Incoraggio pertanto la Comunità internazionale a vigilare affinché le acque del pianeta siano adeguatamente protette e nessuno sia escluso o discriminato nell’uso di questo bene, che è un bene comune per eccellenza. Con san Francesco d’Assisi diciamo: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora aqua,/la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta» (Cantico di frate Sole).

Saluto tutti i pellegrini presenti...
Ed ora ripeteremo un gesto già compiuto l’anno scorso: secondo l’antica tradizione della Chiesa, durante la Quaresima si consegna il Vangelo a coloro che si preparano al Battesimo; così io oggi offro a voi che siete in Piazza un regalo, un Vangelo tascabile. Vi sarà distribuito gratuitamente da alcune persone senza fissa dimora che vivono a Roma. Anche in questo vediamo un gesto molto bello, che piace a Gesù: i più bisognosi sono coloro che ci regalano la parola di Dio. Prendetelo e portatelo con voi, per leggerlo spesso, ogni giorno portarlo nella borsa, in tasca e leggerne spesso un passo ogni giorno. La Parola di Dio è luce per il nostro cammino! Vi farà bene fatelo!

Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale

  video



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 25 marzo 2015 - Foto, testo e video



 25 marzo 2015 

Udienza generale sotto la pioggia per papa Francesco che prima ha salutato i malati radunati nell'aula Paolo VI e poi ha fatto il solito giro della piazza per salutare i fedeli in mezzo a una distesa di ombrelli colorati. «Buongiorno - ha detto appena preso posto sul sagrato di San Pietro per la catechesi - oggi è un buon giorno, ma non è una bella giornata, sapete che l'udienza si svolge in due posti, voi in piazza e tanti malati in aula Paolo VI che ci seguono con il maxischermo, come gesto di fraterna cortesia, - ha aggiunto - , salutiamoli con un applauso, e non è facile applaudire con l'ombrello mano». L'udienza di oggi, ha quindi spiegato, «è un po’ speciale, una tappa di preghiera nel giorno della Annunciazione»

  video

Preghiera per il Sinodo sulla famiglia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia, oggi è una tappa un po’ speciale: sarà una sosta di preghiera.

Il 25 marzo infatti nella Chiesa celebriamo solennemente l’Annunciazione, inizio del mistero dell’Incarnazione. L’Arcangelo Gabriele visita l’umile ragazza di Nazaret e le annuncia che concepirà e partorirà il Figlio di Dio. Con questo Annuncio il Signore illumina e rafforza la fede di Maria, come poi farà anche per il suo sposo Giuseppe, affinché Gesù possa nascere in una famiglia umana. Questo è molto bello: ci mostra quanto profondamente il mistero dell’Incarnazione, così come Dio l’ha voluto, comprenda non soltanto il concepimento nel grembo della madre, ma anche l’accoglienza in una vera famiglia. Oggi vorrei contemplare con voi la bellezza di questo legame, la bellezza di questa condiscendenza di Dio; e possiamo farlo recitando insieme l’Ave Maria, che nella prima parte riprende proprio le parole che l’Angelo, quelle che rivolse alla Vergine. Vi invito a pregare insieme:
Ave, Maria, piena di grazia...
,,,

... Vi chiedo per favore di non far mancare la vostra preghiera. Tutti – Papa, Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, fedeli laici – tutti siamo chiamati a pregare per il Sinodo. 
Di questo c’è bisogno, non di chiacchiere! Invito a pregare anche quanti si sentono lontani, o che non sono più abituati a farlo. Questa preghiera per il Sinodo sulla famiglia è per il bene di tutti. 
So che stamattina vi è stata data su un’immaginetta, e che l’avete tra le mani. Vi invito a conservarla e a portarla con voi, così che nei prossimi mesi possiate recitarla spesso, con santa insistenza, come ci ha chiesto Gesù. Ora la recitiamo insieme:

  video della preghiera

  video della catechesi

Saluti:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana...
Saluto con speciale affetto i lavoratori della Provincia di Vibo Valentia, che stanno vivendo una grave situazione economica. Desidero unirmi agli interventi del loro Vescovo, Mons. Luigi Renzo, esprimendo la mia preoccupazione e vicinanza ai loro assillanti problemi. Rivolgo un accorato appello, affinché non prevalga la logica del profitto, ma quella della solidarietà e della giustizia. Al centro di ogni questione, specialmente di quella lavorativa, va sempre posta la persona e la sua dignità: per questo avere lavoro è una questione di giustizia, ed è una ingiustizia non avere lavoro! Quando non si guadagna il pane, si perde la dignità! E questo è il dramma del nostro tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza il lavoro, non hanno prospettive per il futuro e possono diventare facile preda delle organizzazioni malavitose. Per favore, lottiamo per questo: la giustizia del lavoro.

Saluto, infine, i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Vi accolgo con gioia nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore. In questo mistero scorgiamo il disegno col quale Dio ci ha reso partecipi della sua vita immortale ed anche la generosa disponibilità di Maria, che ha accolto con fede l’annuncio dell’Angelo. Auguro di cuore a voi giovani, alle persone che soffrono ed ai novelli sposi qui presenti di crescere nella generosa disponibilità nei confronti del Signore, seguendo l’esempio della Vergine Santa.

  testo integrale

  video integrale



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«Neanch’io ti condanno» è «una delle parole più belle perché è piena di misericordia». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (23 marzo 2015- video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

23 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“Dove non c'è misericordia non c'è giustizia”

«Dove non c’è misericordia, non c’è giustizia». A fare le spese della mancanza di misericordia è, ancora oggi, il popolo di Dio che soffre quando trova «giudici affaristi, viziosi e rigidi» anche nella Chiesa che è «santa, peccatrice, bisognosa». Lo ha detto il Papa lunedì 23 marzo nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

Francesco ha subito notato che le letture proposte dalla liturgia — tratte dal libro di Daniele (13, 1-9.15-17.19-30.33-62) e dal Vangelo di Giovanni (8, 1-11) — «ci fanno vedere due giudizi a due donne». Ma, ha aggiunto, «io mi permetto di ricordare un altro giudizio che riguarda una donna: quello che Gesù ci racconta nel capitolo 18 di san Luca». Dunque, «ci sono tre donne e ci sono tre giudici: una donna innocente, Susanna; un’altra, peccatrice, l’adultera; e una terza, quella del Vangelo di Luca, una povera vedova». E «tutte e tre, secondo alcuni padri della Chiesa, sono figure allegoriche della Chiesa: la Chiesa santa, la Chiesa peccatrice e la Chiesa bisognosa, perché le vedove, gli orfani erano i più bisognosi in quel tempo». Proprio per questo, ha spiegato il Papa, «i padri pensano che siano figure allegoriche della Chiesa».

Invece «i tre giudici sono cattivi, tutti e tre». E, ha proseguito, «mi preme sottolineare questo: in quel tempo il giudice non era soltanto un giudice civile: era civile e religioso, era tutte le due cose insieme, giudicava le cose religiose e anche quelle civili». Così «tutti e tre erano corrotti...
...

Il problema di fondo, ha spiegato il Papa è che queste tre persone — sia l’«affarista» sia «i viziosi» e i «rigidi» — «non conoscevano una parola: non conoscevano cosa fosse la misericordia». Perché «la corruzione li portava lontano dal capire la misericordia» dall’«essere misericordiosi». Invece «la Bibbia ci dice che nella misericordia è proprio il giusto giudizio». E così «le tre donne — la santa, la peccatrice e la bisognosa — soffrono di questa mancanza di misericordia».

Ma questo vale «anche oggi». E lo tocca con mano «il popolo di Dio» che, «quando trova questi giudici, soffre un giudizio senza misericordia, sia nel civile, sia nell’ecclesiastico». Del resto, ha precisato il Papa, «dove non c’è misericordia non c’è giustizia». E così «quando il popolo di Dio si avvicina volontariamente per chiedere perdono, per essere giudicato, quante volte, quante volte, trova qualcuno di questi». Trova «i viziosi», ad esempio, «che sono lì, capaci anche di tentare di sfruttarli», e questo «è uno dei peccati più gravi». Ma trova purtroppo anche «gli affaristi», ai quali «non importa niente e non danno ossigeno a quell’anima, non danno speranza: a loro non importa». E trova «i rigidi, che puniscono nei penitenti quello che nascondono nella loro anima». Dunque ecco «la Chiesa santa, peccatrice, bisognosa, e i giudici corrotti: siano essi affaristi, viziosi, rigidi». E «questo si chiama mancanza di misericordia».

In conclusione, Francesco ha voluto «ricordare una delle parole più belle del Vangelo, tratta proprio dal brano odierno di Giovanni, che mi commuove tanto: Nessuno ti ha condannata? — Nessuno, Signore — Neanch’io ti condanno». E proprio questa espressione di Gesù — «Neanch’io ti condanno» — è «una delle parole più belle perché è piena di misericordia».

  Senza misericordia non c'è giustizia

  video


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«Chiediamo la grazia di accettare i momenti difficili». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

24 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“Apriamo il cuore alla salvezza di Dio, senza condizioni”

Quanti si dicono cristiani ma non accettano «lo stile» con cui Dio vuole salvarci? Sono quelli che Papa Francesco ha definito «cristiani sì, ma...», incapaci di comprendere che la salvezza passa per la croce. E Gesù sulla croce — ha spiegato il Pontefice nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 24 marzo — è proprio «il nocciolo del messaggio della liturgia di oggi».

Nel brano evangelico di Giovanni (8, 21-30), Gesù dice: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo...» e, preannunciando la sua morte in croce, ricorda il serpente di bronzo che Mosè fece innalzare «per guarire gli israeliti nel deserto» e di cui si legge nella prima lettura tratta dal libro dei Numeri (21, 4-9).
...
Nella Scrittura si incontra «un popolo scontento» e, ha fatto notare Francesco, «lo sparlare è una via d’uscita di questa scontentezza». Nella loro scontentezza «si sfogavano, ma non si accorgevano che con questo atteggiamento si avvelenavano l’anima». Ecco quindi l’arrivo dei serpenti, perché «così, come il veleno dei serpenti, in questo momento, questo popolo aveva l’anima avvelenata».

Anche Gesù parla del medesimo atteggiamento, di «questo modo di essere non contento, non soddisfatto». 
...
Ha sottolineato Francesco: «Non accettare il dono di Dio col suo stile, quello è il peccato; quello è il veleno; quello ci avvelena l’anima, ti toglie la gioia, non ti lascia andare».

E «come risolve il Signore questo? Con lo stesso veleno, con lo stesso peccato»: cioè «lui stesso prende su di sé il veleno, il peccato e viene innalzato». Così guarisce «questo tepore dell’anima, questo essere cristiani a metà», questo essere «cristiani sì, ma...». La guarigione, ha spiegato il Papa, viene solo «guardando la croce», guardando Dio che assume i nostri peccati: «il mio peccato è lì». Invece «quanti cristiani muoiono nel deserto della loro tristezza, della loro mormorazione, del loro non volere lo stile di Dio». Questa la riflessione per ogni cristiano: mentre Dio «ci salva e ci mostra come ci salva», io «non sono capace di tollerare un po’ una strada che non mi piace tanto». È «quell’egoismo che Gesù rimproverava alla sua generazione», la quale diceva di Giovanni Battista: «Ma no, era un indemoniato». E quando è ventuo il Figlio dell’uomo lo ha definito un “mangione” e un “beone”. «Ma chi vi capisce?», ha detto il Papa aggiungendo: «Anche io, con i miei capricci spirituali davanti alla salvezza che mi dà Dio, chi mi capisce»?

Ecco allora l’invito ai fedeli: «Guardiamo il serpente, il veleno lì nel corpo di Cristo, il veleno di tutti i peccati del mondo e chiediamo la grazia di accettare i momenti difficili; di accettare lo stile divino di salvezza; di accettare anche questo cibo così leggero del quale si lamentavano gli ebrei»: la grazia, cioè, «di accettare le vie per le quali il Signore mi porta avanti». Francesco ha concluso augurandosi che la Settimana santa «ci aiuti ad uscire da questa tentazione di diventare “cristiani sì, ma...”».

  Cristiani? Sì, ma...

  video


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«La grazia della gioia». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

26 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“è triste essere credente senza gioia”

Non è la dottrina fredda che dà gioia, ma la fede e la speranza di incontrare Gesù. E’ triste un credente che non sa gioire: è quanto ha detto il Papa nell’omelia pronunciata nella Messa del mattino a Santa Marta.

La gioia di Abramo che esulta nella speranza di diventare padre, come promesso da Dio, ha guidato la riflessione del Papa nel commento alle letture del giorno. Abramo è vecchio, così come la moglie Sara, ma lui crede, apre “il cuore alla speranza” ed è “pieno di consolazione”. Gesù ricorda ai dottori della legge che Abramo “esultò nella speranza” di vedere il suo giorno “e fu pieno di gioia”:

“E questo è quello che non capivano questi dottori della legge. Non capivano la gioia della promessa; non capivano la gioia della speranza; non capivano la gioia dell’alleanza. Non capivano! Non sapevano gioire, perché avevano perso il senso della gioia, che soltanto viene dalla fede. Il nostro padre Abramo è stato capace di gioire perché aveva fede: è stato fatto giusto nella fede. Questi avevano perso la fede. Erano dottori della legge, ma senza fede! Ma di più: avevano perso la legge! Perché il centro della legge è l’amore, l’amore per Dio e per il prossimo”.
...

Forse, i dottori della legge – osserva con ironia il Papa – potevano anche divertirsi, “ma senza gioia”, anzi “con paura”. “Questa è la vita senza fede in Dio, senza fiducia in Dio, senza speranza in Dio”. E “il loro cuore era pietrificato”. “E’ triste – sottolinea Francesco - essere credente senza gioia e la gioia non c’è quando non c’è la fede, quando non c’è la speranza, quando non c’è la legge, ma soltanto le prescrizioni, la dottrina fredda”:

“La gioia della fede, la gioia del Vangelo è la pietra di paragone della fede di una persona. Senza gioia quella persona non è un vero credente. Torniamo a casa, ma prima facciamo la celebrazione qui con queste parole di Gesù: ‘Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno. Lo vide e fu pieno di gioia’. E chiedere al Signore la grazia di essere esultanti nella speranza, la grazia di poter vedere il giorno di Gesù quando ci troveremo con Lui e la grazia della gioia”.

  Il Papa: non la dottrina fredda, ma la fede in Gesù dà gioia

  video


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'Mafiarsi', 'giocattolizzare', 'inequità'. Se aprite un vocabolario della lingua italiana, termini come questi non li troverete di certo. E neanche in quello della Real Accademia spagnola. Sono i neologismi del Papa, veri frutti di una creatività lessicale che Francesco sfodera quando vuole esprimere concetti per i quali le parole di uso comune gli stanno strette. 

  Mimmo Muolo:   Da "mafiarsi" a "spuzzare": la lingua creativa del Papa

... Gli occhi cerulei di Kristoph guizzano di gioia nel ricordare quell’istante: “Siamo stati tanto tempo nei Musei… Sono molto molto molto belli! Alla fine siamo andati nella Cappella Sistina e ci hanno detto di sederci. Pensavamo ci fosse una Messa, una preghiera, qualcosa così… Invece dalla porta dietro è uscito don Corrado (l’elemosiniere Konrad Krajewski nda) e vicino il Papa. Mamma mia!”.
“Abbiamo fatto un applauso fortissimo. Lui ci ha salutato, noi lo abbiamo ringraziato. Poi abbiamo recitato insieme il Padre Nostro. Il Papa ha permesso di fare pure delle fotografie con noi. Sono state fatte tante fotografie e don Corrado ci ha promesso che ce le porterà. Dopo il Papa è passato a salutare ognuno di noi. Ci ha dato la mano a tutti e 150. Si rende conto? Mamma mia…”...

  Salvatore Cernuzio:   "Ero in Sistina, ho visto aprire una porta. È uscito il Papa.... Mamma mia!"


Intervista a Giancarla Codrignani a cura di Davide Pelanda
... «Dunque: dopo Francesco il Papato non sarà mai più quello di prima (anche ad opera di Benedetto XVI e delle sue straordinarie dimissioni). La religione potrà finalmente cedere il passo alla fede, anche se a prezzo di un salutare dimagrimento: per aver silenziato per cinquant'anni il Concilio la Chiesa sta pagando il prezzo rilevante di non essere più attraente. Qui ci inchiodiamo anche noi laici, a cui il Vaticano II ha dato autonomia e responsabilità e noi non ce la siamo presa...

  Davide Pelanda:   Efficacia e incisività di Bergoglio sulla Chiesa (pdf)


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