QUELLI DELLA VIA
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 AVVENTO - NATALE 2014

Pagina in continuo aggiornamento


 
ULTIMI INSERIMENTI


In questo spazio verranno segnalati
tutti gli aggiornamenti via via inseriti
per facilitarne la consultazione


RIFLESSIONI

Giuliana Martirani
Lettera a Gesù Bambino

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Aldo Antonelli
Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti

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Alessandro D'Avenia
"La nostra vita danza con Dio"

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La lettera di Natale 2014
Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell'ambiente


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Bruno Forte
"Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore"

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IV Domenica di Avvento

P. Gregorio Battaglia
Omelia (video)

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P. Alberto Maggi
Commento (video)

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Antonio Savone
Sistemare Dio?

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Santino Coppolino
Traccia di riflessione sul Vagelo

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LA NOVENA DI NATALE
guidati da Don Tonino Bello

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RIFLESSIONI

Thomas Merton
Avvento: speranza o delusione?

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Così vicino / così lontano
(vignetta)

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III Domenica di Avvento

P. Aurelio Antista
Omelia (video)

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P. Alberto Maggi
Commento (video)

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Antonio Savone
Perdersi per qualcuno

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Santino Coppolino
Traccia di riflessione sul Vagelo

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RIFLESSIONI

Alessandro D'Avenia
Oltre la soglia che ci separava

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Joseph Mahmoud
Patriarca caldeo: Digiuno alla vigilia di Natale
per il ritorno dei profughi a Mosul

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Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

P. Alberto Neglia
Omelia (video)

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P. Alberto Maggi
L'ottimismo di Maria
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Antonio Savone
La fiducia, verità dell'uomo

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RIFLESSIONI

Piero Stefani
L'Immacolata

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Mimì Caruso
Parole in libertà per una Donna libera

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II Domenica di Avvento

P. Alberto Neglia
Omelia (video)

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P. Alberto Maggi
Commento (video)

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Antonio Savone
L'etica del deserto

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Santino Coppolino
Traccia di riflessione sul Vagelo

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Siamo, Padre, davanti a te 
all'inizio di questo Avvento. 
E siamo davanti a te insieme,
in rappresentanza anche 
di tutti i nostri fratelli e sorelle 
di ogni parte del mondo.
In particolare delle persone che conosciamo; 
per loro e con loro, Signore, 
noi ti preghiamo.
Noi sappiamo che ogni anno si ricomincia 
e questo ricominciare 
per alcuni è facile, è bello, è entusiasmante, 
per altri è difficile,
è pieno di paure, di terrore.
Pensiamo a come si inizia questo Avvento
nei luoghi della grande povertà, 
della grande miseria; 
con quanta paura la gente guarda 
al tempo che viene. 
O Signore, noi ci uniamo a tutti loro;
ti offriamo la gioia che tu ci dai di incominciarlo,
ti offriamo anche la fatica,
il peso che possiamo sentire nel cominciarlo. 
Questo tempo che inizia nel tuo nome santo, 
vissuto sotto la potenza dello Spirito, 
sia accoglienza della tua Parola. 
Te lo chiediamo per Gesù Cristo, 
tua Parola vivente che viene in me zzo a noi 
e viva qui,
insieme con Maria, Madre del tuo Figlio, 
che con lo Spirito Santo e con te 
vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

(Cfr Carlo Maria Martini in: Quotidianità luogo di Dio, Paoline 2006)


 











Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è lungo, lo so.
Molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori. Ai quali bastò abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace il copricapo di lana, allacciarsi alle gambe i velli di pecora, impugnare il bastone, e scendere giù per le gole di Giudea, lungo i sentieri profumati di menta. 

Per noi ci vuole molto di più che una mezz’ora di strada. Dobbiamo valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana, stenta a trovare l'antico sentiero che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù. 

Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. 
Molto più faticoso di quanto sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri del bivacco, le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti, e la sonnolenza delle nenie accordate sui rozzi flauti d'Oriente. 
Noi, invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste... per andare a trovare che? «Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è difficile, lo so. 
Molto più difficile di quanto sia stato per i pastori. Ai quali, perché si mettessero in cammino, bastarono il canto delle schiere celesti e la luce da cui furono avvolti. 
Per noi, disperatamente in cerca di pace, ma disorientati da sussurri e grida che annunziano salvatori da tutte le parti, e costretti ad avanzare a tentoni dentro infiniti egoismi, ogni passo verso Betlemme sembra un salto nel buio. 


Andiamo fino a Betlemme. È un viaggio lungo, faticoso, difficile, lo so. 
Ma questo, che dobbiamo compiere “all'indietro”, è l'unico viaggio che può farci andare “avanti” sulla strada della felicità. Quella felicità che stiamo inseguendo da una vita, e che cerchiamo di tradurre col linguaggio dei presepi, in cui la limpidezza dei ruscelli, o il verde intenso del muschio, o i fiocchi di neve sugli abeti sono divenuti frammenti simbolici che imprigionano non si sa bene se le nostre nostalgie di trasparenze perdute, o i sogni di un futuro riscattato dall'ipoteca della morte. 

Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L'importante è muoversi. 
Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. 
Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita. 

Mettiamoci in cammino, senza paura. 
Il Natale di quest'anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell'impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera. 
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle. 
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.

don Tonino Bello


 






Il tempo di Avvento ci infonde speranza, una speranza che non delude.
Il Signore non delude mai.

 (Papa Francesco - tweet 04/12/2014)









DELLA VERGINE DEL SEGNO E DELLA NATIVITÀ DEL SIGNORE

a cura di Fr. Egidio Palumbo

      della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto









 Omelia don Tonino Bello per l'inizio dell'Avvento (video)








La Novena di Natale
guidati da Don Tonino Bello





RIFLESSIONI







Semplicità del Natale
Card. Carlo Maria Martini

... Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna. Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come po­tremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra?
Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l'ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone.
Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di po­vertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte....




L'Avvento è il tempo dei Cristiani
Goffredo Boselli
Monaco di Bose

... Io sono persuaso che l’Avvento è il tempo liturgico oggi meno compreso nel suo valore e nel suo significato. Lo si è ridotto a tempo di preparazione alla festa del Natale. Che tristezza! Non si comprende che l’Avvento è la chiave di tutto l’anno liturgico: l’escatologia è la verità dimenticata dell’intero anno liturgico. L’Avvento è la chiave per comprendere la celebrazione delle feste della manifestazione del Signore nella carne: i fatti che hanno immediatamente preceduto la nascita di Gesù Cristo, la sua nascita a Betlemme, la manifestazione ai Magi, il battesimo nel Giordano fino alle nozze di Cana. Capiti nella loro intelligenza spirituale, i testi liturgici dell’Avvento esprimo non l’attesa di una nascita già avvenuta nella storia una volta per tutte, quanto piuttosto l’attesa della definitiva venuta di Cristo nella gloria...




... La sua umiltà ce la fa sentire vicina, non irraggiungibile, in Lei, creatura come noi, nelle varie circostanze non vediamo solo la mamma, ma anche la sorella, l’amica, il modello… Lei è sempre lì, disponibile, pronta ad accogliere, a comprendere ogni nostro dolore, ogni preoccupazione, ogni gioia, ogni speranza.. tutto sappiamo che può essere da Lei condiviso e questa consapevolezza ci fa sentire meno soli e può infonderci il coraggio di lottare, di andare avanti anche nei momenti più bui…
Con lo sguardo rivolto a Lei, Donna libera da ogni pregiudizio, da ogni paura, da ogni condizionamento, possiamo sentirci più forti e fiduciosi di poter realizzare, seguendo il suo esempio e accompagnati dal suo amorevole sguardo, il progetto che anche per noi il Signore ha da sempre pensato.




L'Immacolata
  Piero Stefani

Dietro le errate precomprensioni c’è sempre l’ignoranza. Non basta però fermarsi a questa prima constatazione. Spesso occorre spingersi più in là e domandarsi perché la non conoscenza si addensa proprio su quell’argomento e non su un altro. L’«immacolata concezione» è un esempio lampante di questa situazione. La maggior parte delle persone ritiene che essa riguardi il concepimento verginale da parte di Maria e non già il suo essere nata senza peccato originale. Ciò non dipende certo dal fatto che la liturgia proponga come vangelo il racconto dell’annunciazione (Lc 1,26-38). Le ragioni sono altre. Tra esse primeggiano, da un lato, la convinzione di lungo periodo che attribuisce al cattolicesimo una visione solamente funzionale alla sessualità e, dall’altro, la difficoltà di dar credito alla visione dogmatica che sta dietro a questa solennità. In altre parole, alle spalle del comune fraintendimento vi sono all’opera vecchi residui e nuove difficoltà...




Oltre la soglia che ci separava
  Alessandro D'Avenia

... Dio ascolta ieri come oggi l’invocazione umana e si fa gradualmente presente, fino a scavalcare i segni e i sogni umani, diventando tenera carne di bambino. La stessa sostanza degli uomini, le stesse tappe della vita (bambino, adolescente, adulto), lo stesso sudore, lo stesso lavorare, lo stesso camminare, lo stesso morire. Il profano non viene ricacciato in un angolo, ma pienamente assunto e trasformato e per questo reso abitabile come luogo del sacro e del santo, senza esserne separato. Se Dio nella sua umanità ha fatto il falegname per trenta anni, la nostra umanità può essere pienamente divina nel quotidiano lavoro. La garanzia sono proprio quei segni "mortali" che non spariscono nel corpo glorioso del risorto e che il Tommaso che c’è in noi deve verificare...






... "Digiuniamo - dice il patriarca - per la liberazione di Mosul e dei villaggi della piana di Ninive, perché la pace e la sicurezza tornino in queste zone, e tutti possano rientrare nelle  loro case, ai loro lavori e alle loro scuole. Ricordiamo ciò Cristo ha detto: 'Questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno' (Mt 17, 21). Siamo sicuri che la nascita di Cristo, che ha condiviso la nostra storia personale e quella dell'umanità, ascolterà la nostra preghiera e accetterà il nostro digiuno e realizzerà la nostra speranza e il nostro desiderio di tornare alle nostre case e vivere la nostra vita normale come era prima"...








La certezza della speranza cristiana supera ogni passione e ogni conoscenza. Per questo dobbiamo attenderci a volte che la nostra speranza venga a trovarsi in conflitto con l'oscurità, con la disperazione e con l'ignoranza. Per questo, ancora, dobbiamo ricordarci che l'ottimismo cristiano non è un senso di perenne euforia, un conforto indefettibile in presenza del quale non possa mai esistere né angoscia né tragedia. Non dobbiamo lottare per mantenere un clima di ottimismo con la semplice soppressione delle realtà tragiche. L'ottimismo cristiano consiste nella speranza della vittoria che trascende ogni tragedia: una vittoria nella quale noi passiamo oltre la tragedia per giungere alla gloria col Cristo crocifisso e risorto. È importante ricordare la profonda e in qualche modo angosciosa serietà dell'Avvento, quando la nostra cultura di mercato si armonizza troppo facilmente con la tendenza a considerare il Natale, consciamente o no, come un ritorno alla nostra infanzia e innocenza. L'Avvento dovrebbe ricordarci che il « re che sta per venire » è ben più di un bambinello grazioso che sorride (o, per chi preferisce una spiritualità dolorosa, che piange) sulla paglia. Non v'è certamente nulla di sbagliato nelle tradizionali gioie di famiglia del Natale, né dobbiamo vergognarci di essere ancora capaci di anticipare tali gioie senza troppe contraddizioni...


Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore
  Bruno Forte

«Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» 
È inquietante questa domanda di Gesù nel vangelo di Luca (18,8). Sembra spiazzare ogni falsa sicurezza nel cuore di chi crede. È un invito a non dare nulla per scontato nel nostro rapporto con Dio, a viverlo, anzi, com'è in ogni vero rapporto d'amore, nel rischio della libertà e nella novità da conquistare ogni giorno. È una sfida a evitare la caduta nell'abitudinario per riscoprire la bellezza dell'incontro, la radicalità del legame che unisce cuore a cuore e l'attesa sempre nuova che lo caratterizza. Protagonisti di questo incontro siamo noi, col nostro cuore inquieto, e il Dio che non ha esitato a farsi uomo per farci sentire il Suo amore appassionato, la Sua prossimità alle fatiche nella nostra condizione mortale e all'audacia dell'amore, che accetta di giocarsi sull'eterno nella fragilità del tempo. È in questo rischio che sta la bellezza della fede: ed è solo accettando di correrlo che si può anche sperimentare lo spalancarsi dell'abisso divino, l'abbraccio benedicente che risponde alla nostra invocazione e alla resa della nostra ricerca.



La lettera di Natale 2014
Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell'ambiente
  Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite,
Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini.


Con tanti di voi condividiamo la complessità e la gravità della crisi in atto, non solo economica con la drammatica mancanza di lavoro, ma di idealità, di riferimenti significativi, di persone e di luoghi accoglienti e incoraggianti.
In questa situazione avvertiamo importanti e necessari l’analisi, l’informazione veritiera, la riflessione, l’attenzione e la cura della profondità dell’anima. Ci pare che non siano di alcun aiuto, ma anzi provochino ulteriore impoverimento le semplificazioni, le frasi fatte, i luoghi comuni, il conformismo, la superficialità, spesso supportati dalla presunzione e dall’arroganza di parole, di atteggiamenti, di decisioni.
Le dimensioni personali si intrecciano con quelle istituzionali e politiche nelle comunità locali e su scala planetaria; dal cuore emerge in noi l’esigenza della compassione: in noi stessi, nella Chiesa, nella società tutta; senza questa vibrazione dell’essere che accoglie, ascolta e condivide le sofferenze, le inquietudini, le paure, gli interrogativi dell’altro non ci può essere né presente, né futuro umano perché prevalgono l’indifferenza, l’esclusione, la cultura e la pratica dello scarto. Senza la compassione, la misericordia, la tenerezza, la gratuità, l’umanità non potrà salvarsi...


La nostra danza con Dio
  Alessandro D'Avenia

A settembre ho avuto la fortuna di guardare l’Adorazione dei pastori di El Greco a Madrid... El Greco, in una sintesi originale degli apporti pittorici del suo secolo, che scavalcò per insediarsi nel tempo della bellezza, aveva scoperto che gli uomini sono fiamme. Da quando Dio si è incarnato il loro corpo si allunga – come le sue tele (che faceva preparare ad hoc) – verso l’alto come se da un momento all’altro quel corpo potesse fiondarsi, seguendo la vera forza di gravità, nel suo centro di gravitazione: Dio...



Viene il Natale a ricordarci che Dio è in basso, la ricchezza nella povertà, la luce nella notte, l'aiuto nell'abbandono (D. Bonhoeffer).
Viene il Natale per insegnarci che “Gesù non è la risposta alle nostre attese, Gesù è la sovversione delle nostre domande” (Lilia Sebastiani).
I ricchi che si sentono sicuri e non sentono il bisogno di nulla, non sanno che farsene di questo Dio-con-noi, e questo Dio non ha nulla da dare a chi ha già le mani piene di cose cui ha affidato un'illusoria sicurezza e un'effimera felicità.
Da poi che Egli ha messo le tende tra di noi non dobbiamo cercarne altre. Forse dovremmo reimparare a parlare il linguaggio dell’Amore, secondo il suo alfabeto.
L’Alfabeto dell’Amore



Lettera a Gesù Bambino
  Giuliana Martirani

Caro Bambino Gesù,
ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio avvisare: non nascere nella cristiana Europa: potresti finire solo solo davanti alla Tv, a mangiare pop corn e merendine e saresti educato ad essere competitivo, un uomo di potere e di successo;
tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: si sta così bene che ti verrebbe spontaneo credere di essere superiore agli altri bambini, e poi impareresti che il tempo è denaro, che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, che ogni uomo "ha un prezzo" e che tutti possono essere comprati e corrotti...















 











COMMENTI AL VANGELO


I domenica di AVVENTO anno B
30-11-2014
Is 63,16-17.19; 64,2-7          Salmo 79          1Cor 1,3-9          Mc 13,33-37





P. Gregorio Battaglia
Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
Omelia (video)


... La speranza si apre lì dove c'è qualcuno che è capace di un gesto di fraternità, un gesto di amore... e la storia può ripartire lì dove c'è un cristiano che sa porre questi piccoli segni in obbedienza a Lui, Lui la luce, Lui la forza, Lui quello che ci dà un'orientamento... Il Signore ci conceda di poter continuare a sperare, a soffrire e ad amare in Lui, per Lui e con Lui!

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Santino Coppolino

Traccia di riflessione sul Vangelo

"Quello che dico a voi lo dico a tutti: vigilate !"
Per ben tre volte nella pericope è presente il verbo vigilare (gregorein), come un pressante invito da parte di Gesù alla comunità dei discepoli - di allora e di oggi - a tenere gli occhi ben aperti per  saper discernere gli avvenimenti della storia, perché non ci lasciamo contagiare dalla mentalità diabolica di questo mondo, veleno che ci narcotizza e ci impedisce di guardare e vivere la vita con lo stesso sguardo e cuore di Dio. "Guardate (blépete); Non dormite (agripnéite); Vigilate (gregoréite) !"
Tre verbi differenti dal significato simile in appena cinque versetti, utilizzati dall'evangelista proprio con l'intento di richiamare l'attenzione di tutti i credenti di ogni tempo e luogo ad una vigilanza attenta, ad un impegno maturo e ad una fedeltà responsabile.

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Antonio Savone

Stropicciare gli occhi

Accade un po’ a tutti credo, di sognare se non un tempo di letargo, almeno un attimo di tregua in cui poter dire la parola “stop”. E, invece, è sempre il momento di ricominciare. Quante volte vorremmo fermare questa giostra che è il nostro mondo! Quante volte vorremmo bloccare il tempo poiché viviamo giornate interminabili! Quante volte cogliamo la nostra esistenza come un magazzino pieno di ogni cosa in cui a fatica riusciamo a farci largo perché nuova merce è sempre in arrivo e noi più non riusciamo a smistare ciò che è da tenere e ciò che è da lasciar andare! Quante volte ci sentiamo letteralmente sommersi da emozioni, sentimenti contrastanti che misurano tutta la nostra incapacità e impossibilità a far fronte a ciò che di nuovo già incalza! Vorremmo gridare: basta! E dormire.
E, invece, siamo nuovamente incalzati dalla Parola di Dio. Perché mai?...

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Alberto Maggi
Commento
(video)


Il capitolo 13 del vangelo di Marco è indubbiamente il più difficile e complesso di tutto il suo vangelo. Ne è cosciente lo stesso evangelista che proprio al versetto 14 scrive “che il lettore comprenda”, perché sa che sta dicendo qualcosa di molto complesso.
A complicare il quadro ci sono le scelte incomprensibili dei liturgisti che, per esempio, nel brano di oggi mutilano il versetto iniziale, quello che aiuta nella comprensione di tutto il brano. Pertanto leggiamo il capitolo 13 del vangelo di Marco, ma iniziamo dal versetto 32, che è stato omesso dai liturgisti...

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II domenica di AVVENTO anno B
7-12-2014
Is 40,1-5.9-11
          Salmo 84          2Pt 3,8-14          Mc 1,1-8




P. Alberto Neglia
Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
Omelia (video)


Dobbiamo certamente essere molto grati al Signore perché quando si rivolge a noi si manifesta con un volto di benevolenza e di misericordia in modo particolare in questo periodo di Avvento in cui siamo in attesa di contemplare il Suo Volto... 
Dio è Padre, è Madre per ognuno di noi e ci consola, ci accarezza, si prende cura, ci accompagna e Dio è anche innamorato di ognuno di noi, è lo sposo che cerca la sua sposa anche quando si allontana, è infedele, Dio ci viene sempre a cercare non per punirci, ma per rinnovare il nostro cuore...

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Santino Coppolino

Traccia di riflessione sul Vangelo


"Principio della Buona Notizia di Gesù Messia, Figlio di Dio".
L'evangelista Marco, all'inizio della sua opera, proclama che il gioioso annuncio di cui parla nella sua opera è l'Uomo Gesù Messia, Figlio di Dio. Nel titolo stesso egli specifica che questo sta come 'Principio/Archè', che non ha solamente il significato di inizio, di origine delle prime parole del suo Vangelo, bensì che in queste prime parole è contenuta la sintesi del messaggio che egli svilupperà nei capitoli seguenti. Come nel libro della Genesi (1,1), nel Vangelo di Luca (1,2) e in quello di Giovanni (1,1), anche nel Vangelo di Marco si comincia dal 'Principio' (Bereshit), cioè 'a fondamento' della fede, come fonte della conoscenza del Signore Gesù per la nostra vita di cristiani...

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Antonio Savone

L'etica del deserto

Presi per mano da Mc, abbiamo accolto l’invito ad essere vigilanti in attesa del ritorno di quel padrone che ha affidato a ciascuno un compito. L’attesa, però, è logorante; non poche volte ha perso il suo mordente tanto da farci ripiegare al piccolo cabotaggio di giornate in cui finiamo per vivere di scampoli. Ci ritroviamo a tirare a campare senza più un orizzonte, senza più qualcosa che motivi la fatica delle nostre giornate. Per questo torna ogni anno l’Avvento: a ricordarci l’importanza dell’imparare a non vivere ripiegati, ad alzare lo sguardo per riconoscere l’incessante visita di Dio nella nostra vita.
Certo, chi di noi non ha mai fatto l’esperienza del deserto? Quante volte abbiamo conosciuto l’esperienza del vagabondare o la condizione di isolamento. Quante volte abbiamo toccato con mano l’esaurirsi di ciò che di più necessario abbisogniamo per vivere. La vita di ogni uomo è terribilmente segnata dalla precarietà, dal limite, dall’inconsistenza di tanti progetti e dal rincorrere tante illusioni. Fragilità e debolezza accompagnano la maggior parte delle nostre giornate quando misuriamo con mano la vacuità di tanti miraggi che pure ci hanno sedotti. Proprio questa situazione rimanda a noi la domanda di senso: perché mai il rincorrersi di tante esperienze se non per dare un corpo a ciò che di più vero desideriamo?...

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Alberto Maggi
Commento
(video)


Leggiamo e commentiamo i primi otto versetti del vangelo di Marco, che inizia con queste parole: Inizio della buona notizia … sappiamo che il termine vangelo significa infatti buona notizia. E’ una buona notizia che è già conosciuta. L’evangelista non si rivolge a persone che ancora non conoscono la novità di Gesù, ma a persone che già la vivono. E Marco intende narrare quale è stata l’origine. Allora perché la chiama buona notizia?

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Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
8-12-2014
Gn 3,9-15.20
          Salmo 97          Ef 1,3-6.11-12          Lc 1,26-38




P. Alberto Neglia
Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
Omelia (video)


...Io credo che sia bello che in questo periodo di Avvento ci sia questa festa solenne della Beata Vergine Maria perché ci fa comprendere meglio quello che deve avvenire in noi se attendiamo il Signore Gesù e se lo accogliamo; perché... Maria è simbolo e anticipazione di quello che deve avvenire nella vita di tutta la Chiesa e nella vita di ognuno di noi. Come Maria... di fronte a questa benevolenza di Dio, a questo abbraccio di Dio è stata disponibile e da Lei è nato il Figlio di Dio... anche noi, se siamo disponibili a Dio e accogliamo la presenza sua nella nostra vita, anche noi siamo chiamati a diventare figli amati...

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Alberto Maggi

L'ottimismo di Maria

... Maria viene presentata dagli evangelisti come il segno tangibile di quel che Dio può realizzare con ogni creatura che non metta ostacoli alla potenza del suo amore e si lasci colmare dal suo Spirito. L’Immacolata è il sigillo dell'ottimismo di Dio sull'umanità, il segno di quanto stimi l'uomo, di come abbia bisogno di ogni persona per portare a compimento la sua creazione ed essere Padre per tutti gli uomini (2 Cor 6,18)...

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Antonio Savone

La fiducia, verità dell'uomo

... Maria ci ricorda, quest’oggi, che la nostra verità non è l’affrancarsi capriccioso dalla relaizone con Dio. La verità dell’uomo non è il suo limite o il male di cui è responsabile, ma ciò che di nuovo Dio vuol fare con ciascuno di noi, per grazia.
“Dove sei?”, chiede Dio. “Nel tuo amore e nella tua amicizia”, risponde l’uomo.

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III domenica di AVVENTO anno B
14-12-2014
Is 61,1-2a.10-11          Lc 1          1Ts 5,16-24          Gv 1,6-8.19-28


         
Da PIETRE VIVE:

Domenica "GAUDETE"


P. Aurelio Antista
Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
Omelia (video)


Questa terza domenica di Avvento ha per la tradizione della Chiesa una connotazione particolare, è chiamata "Domenica gaudete" siamo invitati cioè a gioire e il motivo di questa gioia è il fatto che il Signore viene, il Signore si fa vicino, il Signore ci visita.
I brani della Parola di Dio che abbiamo ascoltato rimarcano questo ritornello, questo invito alla gioia... 
Forse è difficile in tanti momenti della nostra vita nutrire e alimentare questa gioia... eppure a noi Cristiani è detto "gioite" perché non siete soli... questo è il motivo della nostra speranza, questo è il motivo della nostra gioia, nelle traversie della vita; nei momenti sereni o difficili una cosa è certa per fede, una cosa noi crediamo profondamente: non siamo soli, il Signore ci sta accanto, il Signore ci consola, il Signore è con noi, il Signore ci sostiene, il Signore ci accompagna...

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Santino Coppolino
Traccia di riflessione sul Vangelo

"Giovanni Battista è l'uomo dell'ascolto, l'uomo che si lascia interrogare, spogliare, scarnificare dalla Parola che tutto e tutti vuole coinvolgere nel suo grande progetto d'amore. E dall'ascolto obbediente di questa Parola prende origine il suo apostolato, il suo essere inviato al suo popolo perché renda "testimonianza alla Luce" che è Gesù, vita del mondo e Luce che illumina ogni uomo. 
Ma si sa, i profeti di Dio - quelli di ieri come quelli di oggi - non hanno mai vita facile con le autorità religiose, e ogni qualvolta ne appare uno, ecco subito una occasione di conflitto con le sacre gerarchie che, anziché accogliere l'inviato di Dio, tentano immediatamente di fermarlo...

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Quasi alle porte del Natale, la Liturgia ci mette dinanzi come una sorta di apripista, la figura di Giovanni il Battista. E il motivo credo lo si possa scorgere nel fatto che la venuta del Signore definisce l’identità e la vita del Battista come dovrebbe definire quella di ogni uomo.
Il vangelo di Gv è costruito come una sorta di grande processo, con interrogatori e risposte. E il brano di oggi ne è un esempio. In questo processo i personaggi del dramma sono vari. Da una parte i protagonisti e dall’altra gli antagonisti della Parola: da una parte Giovanni e Gesù e dall’altra il potere dominante, avversario della Parola. Un processo che inizia qui col Battista e che continuerà contro Gesù e poi contro i suoi discepoli.
In questo processo Giovanni è il testimone...

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Alberto Maggi
Commento
(video)


“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni”. Con questa bella immagine tratta dal prologo del Vangelo di Giovanni, si apre il vangelo di questa domenica. Essendo il progetto di Dio rivolto all’uomo il Signore sceglie un uomo per manifestarlo. Non un esponente della casta sacerdotale, né dell’élite religiosa.
Luoghi e persone religiose sono impermeabili all’azione dello Spirito. Il suo nome era Giovanni. Giovanni, in ebraico Yohan, significa Jahvè, il Signore è misericordia. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti … il messaggio di Dio è universale, abbraccia tutta l’umanità … credessero per mezzo di lui.

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IV domenica di AVVENTO anno B
21-12-2014
2Sam 7,1-5.8-12.14.16          Sal 88          Rm 16,25-27          Lc 1,26-38




P. Gregorio Battaglia
Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto
Omelia (video)


Siamo alla quarta domenica di Avvento e in questa domenica tutto è incentrato sul canto, sulla lode.
Nel salmo responsoriale abbiamo ripetuto "Canterò per sempre l'amore del Signore" e questo canto è motivato non perché non abbiamo più difficoltà, non perché la crisi è finita possiamo gioire, no, il canto è motivato dal fatto che il Signore ci viene incontro, il Signore si fa compagno nostro.
La Parola che Maria riceve all'annuncio dell'angelo è una parola che noi sentiamo all'inizio di ogni celebrazione eucaristica, non c'è più il tono di una volta che era bello in latino, in italiano è tradotto e quindi lo avvertiamo di meno: "Il Signore è con voi" "Dominus vobiscum" sono le parole che l'angelo dice a Maria: "Il Signore è con te". Il Signore è con te, il Signore è con me, con me, povera creatura, con me che vivo la crisi, con me che vivo la fatica anche di portare avanti la giornata, con me, il motivo della gioia è strettamente legato a questo...

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La fede nel Dio di Gesù Cristo porta nel suo cuore ed ha come principio e fine l'incarnazione della Parola. Il "sì" di Maria è lo scopo per cui Dio ha creato l'universo, è l'incontro che ha atteso dall'eternità, l'istante in vista del quale ebbe inizio il tempo, il premio del suo lavoro, il coronamento del suo sogno d'amore per l'umanità.

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Antonio Savone
Sistemare Dio?

Mancano pochi giorni al Natale. Presi per mano dalla Parola di Dio, veniamo accompagnati nell’individuare la prospettiva giusta da cui guardare a quanto sta per accadere. Tutto è nell’ordine della destabilizzazione e del non ovvio.
Se Dio è abitato da un unico grande desiderio – accompagnare i passi dell’uomo con una sollecitudine che diventa memoria viva di come egli sia fedele a quanto ha promesso – Davide, invece, è preso dal proposito di dare una degna sistemazione anche a Dio. La casa… termine altamente evocativo: accasarsi, il sogno di tanti… Costruire, risiedere, cristallizzare: ecco i verbi dell’uomo. Camminare, camminare, camminare: ecco il verbo di Dio...

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Alberto Maggi
Commento (video)


 Nulla è impossibile a Dio. E’ con queste parole che si chiude l’episodio dell’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria. Perché nulla sia impossibile a Dio si esige l’ascolto della sua parola, fidarsi di questa e poi ci vuole l’azione. L’evangelista chiude con questa assicurazione – che nulla è impossibile a Dio –l’episodio dell’annunciazione perché veramente la strada è tutta in salita...

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NATALE DEL SIGNORE
Messa della Notte

24/25-12-2014
Is 9,1-6          Sal 95          Tt 2,11-14          Lc 2,1-14










NATALE DEL SIGNORE
Messa del Giorno
25-12-2014
Is 62,11-12          Sal 96          Tt 3,4-7          Lc 2,15-20









Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
28-12-2014
Gen 15,1-6; 21,1-3          Sal 104          Eb 11,8.11-12.12,17-19          Lc 2,22-40









Maria Santissima Madre di Dio
1-1-2015
Nm 6,22-27          Sal 66          Gl 4,4-7          Lc 2,16-21





II domenica dopo NATALE
4-1-2015
Sir 24,1-4,12-16         Sal 147          Ef 1,3-6,15-18          Gv 1,1-18





Epifania del Signore
6-1-2015
Is 60,1-6         Sal 71          Ef 3,2-3a.5-6          Mt 2,1-12








Battesimo del Signore
11-1-2015
Is 55,1-11         Cant. Is 12,2.4-5          1Gv 5,1-9          Mc 1,7-11









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