"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°10 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 7 al 13 marzo 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 20 marzo 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





II Anniversario
Pontificato Francesco 


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Nel secondo anniversario di Papa Francesco i nostri auguri...

  Tanti auguri... 

Impronte lasciate da Papa Francesco in 2 anni di cammino...

  Vignetta

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Due anni con Papa Francesco /1


Nella stanza 201 della Domus Sanctae Martae la sveglia suona puntuale ogni mattina alle 4.45, le luci si accendono alle finestre del secondo piano che si affacciano a Nord sulle piazzetta e la facciata meridionale della Basilica di San Pietro. Non ci sono aiutanti di camera né procedure di vestizione, Bergoglio fa da sé e non si cura di quanto è sempre accaduto, con variazioni inessenziali, nei secoli precedenti. Giusto due anni fa cominciava il Conclave che l’indomani, alle 18.50 del 13 marzo, avrebbe eletto l’arcivescovo di Buenos Aires. Il cardinale occupava la stanza 207, il Papa si limitò a spostarsi nella 201 e cambiò tutto. Ne sa qualcosa la guardia che pochi giorni dopo vegliava in corridoio sul sonno pontificio.

Marzo 2013, prima dell’alba. Si apre la porta ed esce il Papa che vede accanto alla soglia un giovane svizzero, irrigidito sull’attenti, lo sguardo fisso davanti a sé. «Sei stato in piedi tutta la notte, figlio?». Il ragazzo deglutisce e mormora che in effetti non proprio tutta, ha dato il cambio a un collega. Francesco annuisce, rientra in camera e ne esce con una sedia. Si narra anche di un panino con la marmellata. La guardia svizzera cerca di obiettare che il regolamento vieta di sedersi (per tacere della colazione servita dal Pontefice, chi lo sente il comandante), ma il Papa lo rassicura - anche perché in Vaticano, in fin dei conti, comanda lui - e il ragazzo si siede. 

Ecco, i «muri» hanno cominciato a crollare anche così. A partire dalla scelta di non vivere nell’«imbuto rovesciato» dell’Appartamento apostolico ma in albergo, «non posso vivere da solo», riservando a sé quella cinquantina scarsa di metri quadri: anticamera, studio con tavolino e due librerie a parete, stanzetta da letto monastica, arredi ridotti all’essenziale di legno scuro, luci al neon. Non è stato facile, ma in un paio d’anni chi vive e lavora in Vaticano e soprattutto nel «Convitto» - il Papa gesuita chiama l’albergo così, come in una comunità di religiosi - ha finito col farci l’abitudine. «Mah, io cerco di essere libero, ci sono appuntamenti di ufficio, di lavoro... Veramente mi piacerebbe poter uscire, però non si può... Ma poi la vita, per me, è la più normale che posso fare», ha spiegato ai giornalisti che gli chiedevano se non si sentisse prigioniero, lui che a Buenos Aires girava in metrò. «No, no. All’inizio sì, ma adesso sono caduti alcuni muri, non so, tipo “il Papa non può!”. ...

  Papa Francesco, i due anni di un pontefice che scuote la Chiesa

Quando gli si chiede come sta, a volte il Papa risponde, in italiano: «Sono vivo». E l’impressione è che Francesco stia facendo una constatazione con se stesso, prima che con gli altri. Sembra quasi voler dire: sono qui, resisto, e vado avanti. A due anni dalla sua elezione al Pontificato, il 13 marzo del 2013, in effetti è più vivo che mai. Vivo, non sopravvissuto: al punto che la tentazione di definire il suo come un biennio trionfale diventa prepotente. Ma va frenata. I successi «di pubblico», meglio, «di popolo», sono strabilianti: le folle lo acclamano ovunque, i governi se lo contendono. La sua pedagogia fa scuola. E in politica estera, anche grazie al ruolo del segretario di Stato, Pietro Parolin, è riuscito a restituire al Vaticano una presenza ed una credibilità che non si avvertivano da diversi anni: basta citare la mediazione sulla Siria dell’autunno del 2013 e, di recente, tra gli Stati uniti e Cuba.
Il «cantiere» Vaticano
Eppure, il 2015 restituisce una Roma papale in pieno rivolgimento. Proiettata verso una metamorfosi delle strutture e delle gerarchie, e insieme inquieta. Nel simbolico cantiere racchiuso tra le Sacre Mura non ci sono solo riformisti operosi ed entusiasti, ma ecclesiastici impauriti, disorientati; e in alcuni casi decisi a resistere, in attesa di un impossibile ritorno al passato. Francesco sa anche quanto il suo stile di comunicazione possa suscitare sconcerto. Quando nel gennaio scorso, ritornando in aereo dal viaggio nelle Filippine e a Sri Lanka, parlò dei cattolici che facevano figli «come conigli», le reazioni sono state almeno di stupore. Il giorno dopo Francesco ha letto i giornali, e si è confidato con i collaboratori. «Mi dispiace tanto, non mi sono fatto capire», avrebbe detto. Tra l’altro, sapeva che avrebbe fornito un pretesto a chi nella Curia, e non solo, tende a presentarlo come un Pontefice troppo ciarliero. 
Si tratta di una caricatura alimentata da quanti ritengono Francesco non una novità benefica per la Chiesa cattolica, ma una parentesi anomala accompagnata da qualche perplessità sulle sue capacità di governo: sebbene in realtà abbia esperienza di comando, e la faccia valere. ...

  Francesco, due anni da Papa fra tanti elogi e l’accusa di populismo

Mancano poche ore al 13 marzo. Due anni fa il papa argentino, venuto «quasi dalla fine del mondo», è stato eletto come successore di Pietro, salutando la folla radunata in piazza San Pietro con un inedito «Fratelli e sorelle, buonasera!». Il primo gesuita, il primo latinoamericano e non europeo nella storia bimillenaria della Chiesa, il primo a scegliere di chiamarsi come il poverello di Assisi, il santo patrono d’Italia. In questi giorni per ricordare l’evento verranno spesi fiumi d’inchiostro e servizi televisivi a iosa. Una profusione mediatica a volontà. Che rischia di spostare l'attenzione sul "personaggio" più che sul "messaggio" che non smette di annunciare con la propria esistenza in tutto il globo.

Sicuramente Francesco ha conquistato i cuori di credenti e non credenti, e di chi professa fedi diverse da quella cattolica, per la sua umanità e schiettezza. Per i suoi sorrisi larghi e i suoi abbracci, le carezze e il pollice alzato. Per il fatto che vive a Santa Marta e usa un’utilitaria, porta al collo una croce di ferro e scarponi neri ai piedi, un orologio modesto e una ventiquattr’ore consunta. In due anni ha polverizzato uno stile pontificale compassato, curiale, che creava distanza con i fedeli e non solo.

Una vicinanza, una “prossimità” (come si dice in gergo ecclesialese, facendo diventare un sostantivo femminile generico quel “prossimo” di cui parla Gesù nei Vangeli, delineandone il profilo nella parabola del Buon samaritano) che nei sacri palazzi viene chiacchierata, additata. Non è ieratico, non è assertivo, secondo molti tradizionalisti. Ma forse bisogna uscire dalla logica conservatori/innovatori. Dai contro e i pro papa Bergoglio: conflitti inutili in ambito ecclesiale. Dannosi soprattutto perché inquinano il messaggio profondo che questo gesuita argentino sta consegnando a chi crede e a ogni persona che voglia accoglierlo. ...

  Francesco e lo stile curiale polverizzato. Ma ora non facciamone un santino



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Due anni con Papa Francesco /2


Ricorre il secondo anno dell’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio che il 13 marzo del 2013 venne eletto Papa al secondo giorno di Conclave prendendo il nome – per la prima volta nella storia della Chiesa - di Francesco. Su questo importante anniversario,Roberto Piermarini ha intervistato padre Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa vaticana:

D. Padre Lombardi, quali immagini rimangono di questo secondo anno di pontificato di Papa Francesco? 
R. - In un flusso infinito di immagini è difficile sceglierne qualcuna. Io ne volevo però ricordare tre. La prima èl’abbraccio a tre davanti al Muro del Pianto a Gerusalemme con il Rabbino e con il leader musulmano. Quindi un momento simbolico fondamentale del dialogo e della pace nel viaggio del Papa in Terra Santa, in un punto assolutamente cruciale per la pace nel mondo. 
Una seconda immagine che è rimasta impressa a tutti è quando Papa Francesco, al termine della grande cerimonia nella cattedrale ortodossa a Istanbul, a Costantinopoli, chiede, in un certo senso, la benedizione del patriarca e si inchina davanti a lui. Quindi il momento della fraternità e del dialogo ecumenico, il grande desiderio dell’unità dei cristiani. 
E poi una terza immagine che non è una singola immagine ma una serie di immagini, che il Papa stesso ha evocato più volte, è durante il grande viaggio nelle Filippine: queste folle di persone piene di affetto, desiderose di vedere il Papa, di amarlo, di manifestare il loro entusiasmo chepresentano i bambini. Quindi, questo senso di gioia, di speranza di fronte al Papa, di un popolo che guarda al suo futuro con speranza presentandogli i bimbi e le nuove generazioni dell’Asia e dell’umanità.
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  2 anni con Papa Francesco: intervista a Padre Lombardi

È quasi una vocazione seguire il Papa giorno dopo giorno. Dietro le quinte, con discrezione. Senza invadere la sfera privata, ma senza che nulla sfugga nel racconto al mondo. Monsignor Dario Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano, dice della commozione che spesso prende gli operatori e del grande stupore che, pure in questo secondo anno di pontificato, continua a contagiare anche chi, per professione, lavora accanto a papa Francesco.

- Un ciclone. Dopo il primo anno avete preso un po’ le misure? 
«Dopo la prima fase di assestamento che ci ha aiutato non solo a conoscere il Papa e a farci conoscere ma anche a capire che rapporto lui ha con la Tv, cosa ne pensa, in questo secondo anno abbiamo cominciato a codificare un po’ le regie “stile Francesco”, abbiamo cioè cercato di dare regole narrative agli incontri del Papa, sapendo che oggi siamo di fronte a quello che chiamo “eventizzazione” del quotidiano». 

- E cioè? 
«Quando si pensa a un media event, a un grande evento mediale, è necessario studiare e progettare una vera strategia. Nel caso di papa Francesco, invece, la sua forza – forza paradossale nella fragilità perché è un uomo che parla anche lentamente e con poca voce, per esempio, ma che ha la forza degli occhi, dello sguardo, del corpo – fa sì che ogni incontro quotidiano diventi un evento. Ricordiamo l’idea di far distribuire un libricino con la dottrina cattolica dai senzatetto: così, un momento del tutto ordinario diventa un evento mediale. Con le conseguenze che ne derivano. È proprio il gesto, l’imprevedibilità che scombina l’agenda dei media». 
- Difficile star dietro a tutto? 
«Non c’è spazio per le distrazioni: gli operatori sanno essere discreti e molto disponibili perché il Papa non è l’uomo del protocollo rigido, piuttosto dell’incontro. Siamo sempre con lui, anche nelle cose inaspettate, ed è una grande fortuna perché possiamo poi documentare al mondo anche questi momenti così estemporanei e così importanti. 
Penso per esempio alle immagini al muro di separazione di Betlemme, che non avremmo mai avuto se non ci fosse sempre un nostro operatore con il Papa. Gli operatori del Ctv sono grandi professionisti, ma vivono il loro lavoro come una vocazione, con passione. Dunque, da un lato la fatica per non poter mai abbassare la soglia di attenzione, ma dall’altro anche la responsabilità, che è gioia, di poter raccontare al mondo il Papa».

- Il Papa si è abituato a stare sempre sulla scena?
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  DON DARIO VIGANÒ: «ECCO PERCHÉ OGNI SUO GESTO È UN EVENTO»



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Due anni con Papa Francesco /3


Il secondo anniversario dell’elezione del Papa suscita molti pensieri di gratitudine al Signore per aver dato alla Chiesa e al mondo un provvidenziale segno di fiducia e di speranza, in un momento storico attraversato da crisi e paure globali. Eppure è proprio grazie a questo periodo complesso che dobbiamo leggere come segno del cielo la nuova stagione che viviamo. Epoca nuova, carica di contraddizioni, densa di aspettative, ansiosa di decollare verso la stagione primaverile, ma anche un tempo minacciato da improvvisi temporali e sconvolgimenti.

Nella vita della Chiesa, le successioni al soglio di Pietro hanno sempre il duplice volto della continuità e della novità. Il cambiamento suscita al tempo stesso timori e speranze, l’incertezza di nuovi cammini e il desiderio di conservare quanto di buono abbiamo alle spalle. Prendere dunque coscienza di questa ambivalenza, costitutiva dell’avvicendamento, può aiutare a valutare in modo più equilibrato quanto stiamo vivendo.

Papa Francesco è un uomo pieno di vigore, con alle spalle una vita spesa senza riserve, in nome di Cristo, tra la gente, specialmente povera e credente, che in Argentina come in tutta l’America latina è la maggioranza. Egli si è trovato, senza alcuna volontà propria, a vivere un trapianto radicale, che ha letto come volontà di Dio. Per tale ragione si è affidato con serenità e profonda fiducia a colui che lo ha chiamato a guidare il suo popolo. Questa semplice costatazione potrebbe essere fatta per ogni Papa, immaginando i suoi sentimenti più intimi. Eppure ciò che la rende reale, in Francesco, è la sua trasparenza: chiunque lo incontri da vicino o attraverso i media è in grado di percepire la limpidezza dei sentimenti.

Si potrà parlare di stile comunicativo, di immediatezza, di spontaneità. In ogni caso abbiamo davanti un uomo disarmato, che non si nasconde. Tutto ciò potrebbe confermare la verità effettiva che segna l’esistenza di ogni Papa: la solitudine. Invece, paradossalmente, l’uomo che si presenta senza protezioni appare come il più vicino a ognuno. A questo dobbiamo fare attenzione, per tentare di comprendere qualcosa non solo della persona, ma anche dell’attuale governo della Chiesa.

Cosa sorprende davvero della figura di Francesco?
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In due anni di pontificato - Il bene che tutti possono fare

Sono passati due anni dopo quel primo affaccio del Papa scelto «dalla fine del mondo» che rimase per un lungo minuto immobile e silenzioso davanti allo spettacolo della piazza San Pietro illuminata dai flash. La Curia romana è tutta un cantiere: prima la riforma - accelerata a causa delle inchieste della magistratura italiana - delle strutture economico finanziarie, a partire dallo Ior. Poi la riforma dei dicasteri curiali, che sta prendendo forma e che dovrebbe portare a snellimenti, accorpamenti e semplificazioni. Poi ancora un doppio sinodo sulla famiglia che ha previsto il coinvolgimento delle chiese locali e delle parrocchie. E poi ancora i viaggi intorno al mondo, con una speciale predilezione dell'Asia. Il tutto accompagnato da uno stile papale nuovo, meno legato ai cerimoniali della corte.

Eppure non è questo a definire ciò che questi primi due anni hanno provocato nella percezione della gente, fuori e dentro la Chiesa. Francesco viene considerato «il Papa della misericordia». Lo si potrebbe anche definire «il Papa dei lontani». E questo non perché la sua testimonianza non sia di conforto a chi crede, ma perché la cifra, il cuore del suo messaggio è proprio quella del Vangelo della misericordia, una Chiesa che non ha paura di abbracciare la sofferenza nelle periferie, anche nelle periferie rappresentate da chi si è allontanato o non si è mai avvicinato alla fede.

Dopo Wojtyla, il Papa guerriero che ha abbattuto i muri e ha girato in lungo e in largo il mondo per annunciare il Vangelo; dopo Ratzinger, l'umile Papa teologo che ha cominciato - inascoltato - a predicare contro il dominio degli apparati ecclesiastici per ritornare all'essenziale e ha avuto il coraggio di affermare che la più grande persecuzione contro la Chiesa non viene dall'esterno ma dal peccato interno alla Chiesa stessa, è arrivato il Papa della misericordia e della tenerezza.
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  Due anni con il Papa dei lontani



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SPECIALE
Anniversario Pontificato di Francesco
Vescovo di Roma, Successore di San Pietro

 
 
Raccolta dei post pubblicati sul blog Pietre Vive, notizie segnalate nella pagina Facebook Quelli della Via e articoli indicati nella Newsletter di Tempo Perso

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... Una semplicità che spiazza, anche quando Francesco ammette che gli manca di poter girare liberamente, magari per poter andare in pizzeria senza essere riconosciuto. Ma il tempo a disposizione non sembra essere molto. Francesco ammette di avere la sensazione che il suo sarà un Pontificato breve, ma afferma anche di potersi sbagliare. All’intervistatrice che accenna all’eventualità di un ritiro per limiti di età, come avviene per i vescovi, il Papa risponde di non condividere una simile evenienza per la figura del Pontefice - definisce il Papato una grazia speciale - ma dice anche di apprezzare la strada aperta da Benedetto XVI riguardo alla figura del Papa emerito. Una scelta coraggiosa la definisce...

  Il Papa racconta a Televisa i due anni di Pontificato

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Papa Francesco ha concesso una lunga intervista alla giornalista Valentina Alazraki, della tv messicana Televisa, in occasione dei due anni di pontificato

  video


“Papa Francesco è davvero profezia per la Chiesa e per il mondo”: Enzo Bianchi lo sottolinea con forza. E’ una primavera straordinaria per la Chiesa questa che vede alla guida Jorge Mario Bergoglio.

  LA VITA DEL POPOLO:   Due anni con Francesco: questo Papa è una profezia

In occasione dei due anni di pontificato, le riflessioni della storica vaticanista messicana, la prima che intervistò Giovanni Paolo II

  ZENIT:   In che direzione va Papa Francesco?

Se c’è una parola che condensa i due anni travolgenti della vita della Chiesa che abbiamo alle nostre spalle, non può che essere “sorpresa”. Ciascun credente, ma immaginiamo anche una moltitudine di non credenti, porta inciso nel cuore un ricordo, un gesto, una parola di quel pastore preso “quasi alla fine del mondo”. Ciascuno in queste ore, pur involontariamente, ritornerà a quel 13 marzo del 2013, quando dalla loggia di San Pietro vide stagliarsi la figura del nuovo Papa. Francesco si presentò al mondo con un “Fratelli e sorelle,  buonasera!”. Un muro di secoli, una distanza incolmabile, crollarono in un attimo, con un semplice “buonasera!”. E cominciò così il suo “cammino: vescovo e popolo”.

  Domenico Delle Foglie:   Vedrete, Francesco sorprenderà ancora

Il Papa venuto dall'America Latina ha sollecitato il Continente a un profondo cambiamento. Le sue domande poste nell'aula del Consiglio d'Europa, a Strasburgo, hanno lasciato il segno anche nei cristiani. Infatti il rinnovo dell'Europa richiede che la Chiesa in Europa torni a essere lievito di speranza. Se la Chiesa in Europa sarà più fedele a se stessa, certamente l'Europa si sveglierà

  Duarte Da Cunha:   Ha invitato l'Europa a svegliarsi dal letargo

... Tra i diversi fili di un’attività poliedrica si può però provare a trovare un principio unificatore nella particolare dimensione geopolitica del magistero di papa Bergoglio. Intendiamoci. Francesco è e resta un pastore. Lo scopo unico della sua missione è annunciare il Vangelo e mostrare agli uomini la misericordia di Dio. Ma egli lo fa con lo stile di chi, provenendo dalla periferia, sa che proprio alla periferia bisogna guardare per promuovere il cambiamento...

  Mimmo Muolo:   Francesco nelle periferie del mondo

Dopo appena 24 mesi di pontificato, speranza e voglia di vivere sono rinate nella Chiesa a partire dalla predicazione evangelica di Francesco. Le critiche non mancano, ma è il prezzo che si paga quando si propone una nuova pastoralità

  Andrea Riccardi:   I due anni del Papa che ama far discutere

... Assistiamo alla crescita continua del favore popolare verso papa Francesco e contestualmente alla crescita altrettanto continua dell’opposizione interna verso di lui, particolarmente dura tra i cardinali, la Curia romana e alcuni episcopati. Il che è la perfetta radiografia dello scollamento di buona parte della gerarchia ecclesiastica rispetto alla vita reale, quello scollamento di cui il cardinal Martini parlava dicendo «la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni». Nel primo anno Francesco forse credeva di poter convertire la mente dei prelati mostrando con il suo stile cosa significa essere autorità nella Chiesa. Nel secondo anno però ha dovuto prendere atto che ci vuole altro, perché mentre lui vive in una settantina di metri quadrati vi sono cardinali che non hanno rinunciato per nulla al lusso e soprattutto ve ne sono molti del tutto contrari a seguirlo nelle riforme. Si spiega così il suo insistere contro i vizi del clericalismo, culminato nella predica alla Curia del 22 dicembre scorso con la denuncia dei quindici mali della burocrazia vaticana, riassumibili in uno solo: l’identificazione con il potere. La battaglia infatti è tra misericordia e potere, tra Chiesa “ospedale di campo” funzionale ai bisogni della gente e Chiesa somma autorità cui la gente deve obbedire, tra Chiesa dei poveri e Chiesa potente tra i potenti. Nessuno sa come finirà questa battaglia iniziata due anni fa, ma di certo i cardinali e i curiali che si oppongono a Francesco sono l’espressione di ciò che per secoli è stato il papato, sicché riformare la loro mentalità significa riformare il papato come potere assoluto...

  Vito Mancuso:   La battaglia di Francesco tra potere e misericordia



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I NOSTRI TEMPI


FESTA DELLA DONNA

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Grazie a te donna... 

di Giovanni Paolo II

A voi, donne del mondo intero, 
il mio saluto più cordiale!


A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine... 
Giovanni Paolo II
  video


  il testo integrale della LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLE DONNE


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Beata la donna


Beata la donna

Beata la donna
cosciente della propria femminilità
propria missione nella chiesa e nel mondo.
Beata la donna
chiamata a trasmettere e a custodire la vita
in maniera umile e grande.
Beata la donna
che esercita la propria responsabilità
nella famiglia, nella società e nel mondo.
Beata la donna
che sa mettere la sua sensibilità al servizio della vita.
Beata la donna
...

Beata la donna 
che giorno dopo giorno, 
con i piccoli gesti d’amore quotidiani, 
sa seminare attorno a sé speranza e fiducia.


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Dedicato alle donne... 365 giorni all'anno!



Dedicato alle donne
365 giorni all'anno!


Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
...
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!


Madre Teresa di Calcutta



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La festa della donna Dalla presa di coscienza agli spazi della decisione di Bruno Forte


La festa della donna 
Dalla presa di coscienza
 agli spazi della decisione 
di Bruno Forte

"Di particolare interesse è stata la recezione di questo processo in ambito ecclesiale, dove la rinnovata coscienza del femminile si è espressa nelle varie forme della «teologia femminista», proposta come una «teologia dell’integralità» umana e non solo femminile. Si è andata riscoprendo la reciprocità (e non la complementarità, che potrebbe ambiguamente supporre una minore dignità femminile) fra l’uomo e la donna, vista come condizione fondante dell’armonica formazione della persona, e si è sviluppata la denuncia di ogni atteggiamento che releghi la donna a un ruolo regressivo e subordinato. In campo teologico, si è focalizzata l’attenzione su Maria, la madre di Gesù, vista come donna «tutt’altro che passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo» (Paolo VI). In questa luce, la storia del protagonismo femminile all’interno della comunità cristiana è venuta emergendo in tutta la sua forza: e il ruolo che la donna potrebbe esercitare, tanto a livello di vita consacrata, quanto nelle più diverse espressioni della vita familiare e sociale, si è profilato nella decisiva rilevanza delle sue potenzialità. Grandi figure di teologi hanno sottolineato il bisogno di dare maggior rilievo al «carisma mariano» nella Chiesa, che integra e alimenta lo stesso «carisma petrino» dei pastori (H. Urs von Balthasar). Questa nuova coscienza ha trovato espressione nella Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II, coraggioso manifesto della dignità e dell’emancipazione femminile, di cui ha offerto una lettura fortemente positiva ad esempio Maria Antonietta Macciocchi, autrice di testi forti e provocatori, quale il suo volume Pour Marx. Ciò che urge è che questa presa di coscienza si traduca in effettivi spazi di partecipazione della donna alla responsabilità e alla decisionalità nella vita tanto della società, quanto della comunità ecclesiale, non in alternativa ad altri ruoli, ma in comunione di reciprocità autentica e feconda. Su quest’orizzonte la strada è aperta ed esige l’audacia di nuovi passi, la cui individuazione spetta anzitutto alle donne, non senza però un apporto creativo e solidale di tutte le componenti della realtà civile ed ecclesiale. A stimolo di questo impegno si è posto più volte Papa Francesco, non in base a formule ideologiche, ma in nome della ricchezza del mistero cristiano, nel quale il protagonismo femminile è decisivo e centrale, come risulta ..."

  Dalla presa di coscienza agli spazi della decisione (PDF)



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Oggi, 8 marzo, un saluto a tutte le donne! Tutte le donne che ogni giorno cercano di costruire una società più umana e accogliente. E un grazie fraterno anche a quelle che in mille modi testimoniano il Vangelo e lavorano nella Chiesa. E questa è per noi una occasione per ribadire l’importanza e la necessità della loro presenza nella vita. Un mondo dove le donne sono emarginate è un mondo sterile, perché le donne non solo portano la vita ma ci trasmettono la capacità di vedere oltre – vedono oltre loro –, ci trasmettono la capacità di capire il mondo con occhi diversi, di sentire le cose con cuore più creativo, più paziente, più tenero. Una preghiera e una benedizione particolare per tutte le donne qui presenti in piazza e per tutte le donne! Un saluto! (Papa Francesco Angelus 8/3/2015)

   Oggi, 8 marzo, un saluto a tutte le donne!...

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Il perdono è...
  Casa di Dio è l'uomo...
  E' più difficile disaggregare un pregiudizio...
  Il perdono sia sulle labbra...
  Gesù -e questa è la buona notizia- inaugura...
  E' un grande dono per la Chiesa...
  Come vorrei una Chiesa che sfida...
  E' nell'ascolto che comincia...
  La legge consiste...


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La data della beatificazione di Oscar Romero è stata fissata: la cerimonia si svolgerà a San Salvador il prossimo 23 maggio. Lo rende noto oggi, nel corso della sua visita in Salvador, monsignor Vincenzo Paglia, postulatore della causa dell’arcivescovo martire. Si conclude così con gli onori degli altari il lungo e travagliato corso della causa di canonizzazione del pastore assassinato in odio della fede il 24 marzo 1980. 
Oscar Romero sarà beato il 23 maggio
Vedi anche il post "Oscar Arnulfo Romero riconosciuto martire perché ucciso in odium fidei e presto beato"

 
Oscar Romero sarà beato il 23 maggio



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La data circola di bocca in bocca fin dal primo mattino: "23 maggio, 23 maggio". I salvadoregni si sono svegliati prima del solito galvanizzati dalla notizia dell'arrivo nel Paese del postulatore della causa di beatificazione dell'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, monsignor Vincenzo Paglia. «Ma sarà davvero beato "monsenor"?», si domandano nelle "pupuserías", piccole rivendite di cibo. «Sembra che stavolta sia vero», mormora un ambulante.

  Lucia Capuzzi:   Paglia: Romero beato, testimone della Chiesa povera per i poveri

L'applauso esplode improvviso, spontaneo, fragoroso. Monsignor Vincenzo Paglia, postulatore della causa di Oscar Arnulfo Romero non riesce a terminare la frase. Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia fa una lunga pausa mentre la folla di giornalisti ripete: “23 maggio, 23, maggio”.

  Lucia Capuzzi:   Romero testimone dell'amore per i poveri

Pubblichiamo un estratto di “Liberazione personale, comunitaria, trascendente”. Si tratta dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero il 23 marzo 1980 nella Cattedrale di San Salvador. Il testo è tratto dal libro Óscar Arnulfo Romero, la Messa incompiuta. 'Le ultime omelie di un vescovo assassinato'. Prefazione di Jon Sobrino

  Oscar Arnulfo Romero:   Nella trascendenza la vera liberazione (pdf)


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 13/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Gv 2,13-25

"Quale gioia quando mi dissero: "andremo alla casa del Signore !". Già sono fermi i nostri piedi alle tue mura, Gerusalemme!" (Sal 122,1-2).  Gesù avrà certamente pregato questo salmo durante la salita alla Città Santa, uno dei 15 "salmi graduali o ascensionali" (120-134), in riferimento agli ultimi 15 gradini di accesso al tempio che i pellegrini israeliti recitavano durante l'ascesa. Il tempio era stato concepito perché fosse la Casa di Dio in mezzo al popolo (Beth haMikdash), il luogo della festa, della gioia e della fraternità, che l'ingordigia degli uomini aveva trasformato in una casa di mercato, una "spelonca di ladri" dove l'idolo -il dio-denaro - aveva preso il posto dell'unico vero Dio. 
Giuseppe Flavio nella sua opera: "La Guerra Giudaica", ci informa che, proprio in quegli anni, il tempio di Gerusalemme era divenuto così ricco da essere considerato la banca più ricca del Medio Oriente. Ecco il perché della reazione scomposta di Gesù, ecco spiegato il gesto di sapore profetico della cacciata di mercanti, cambiavalute e animali sacrificali dal tempio.
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Volgere lo sguardo verso il Padre per diventare, come Lui, compassionevoli e misericordiosi di fr. Egidio Palumbo 


Vangelo Lc 15,1-3.11-32

"Volgere lo sguardo verso il Padre per diventare, come Lui, 
compassionevoli e misericordiosi"
 di fr. Egidio Palumbo 

Già altrove nel vangelo di Luca, e precisamente nel contesto delle Beatitudini, Gesù ci ricorda l’impegno di vita a diventare «misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36): qui misericordia esprime la capacità di mostrare gratuità e benevolenza verso chi si trova nel bisogno. E narrando la parabola del Samaritano, Gesù, in Lc 10,33.37, invita ad imitare l’atteggiamento compassionevole di costui che, gratuitamente, si è preso cura dell’uomo lasciato mezzo morto sulla strada. La compassione e la misericordia sono due atteggiamenti paterni e materni che declinano l’amore ed esprimono gratuità e accoglienza.
La pagina del vangelo  ci narra del volto paterno e materno di Dio. Della paternità di Dio, oltre che a nominare per 14 volte il nome di Padre, evidenzia anche gli atteggiamenti di colui che condivide della vita (vv. 12.31), prende per primo l’iniziativa (vv. 20.28), abbraccia e bacia (v. 20), ridà la dignità di essere figli (v. 22).
Della maternità di Dio è fondamentale l’atteggiamento della compassione (v. 20), delle viscere che si allargano per accogliere e generare. D’altronde anche le due parabole che precedono ci parlano di Dio nei termini uomo e donna, ovvero di un pastore che cerca per i campi la pecora perduta (Lc 15,4-7), e di una donna che cerca nella casa la moneta perduta (Lc 15,8-10).
Ecco la parabola ci comunica la pienezza della paternità e maternità di Dio. Per questo la tradizione cristiana definisce questa pagina lucana “un piccolo vangelo nel vangelo”.
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  Lectio del Vangelo Lc 15,1-3.11-32 (Pubblicata il 10 MARZO 2013)



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"Giacobbe lottò con Dio” di Alberto Neglia, ocarm (VIDEO INTEGRALE)



"Giacobbe lottò con Dio” 
di Alberto Neglia, ocarm 
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)

AFFIDATI AD UNA PROMESSA
Il cammino umano e di fede dei Patriarchi

11 febbraio 2015
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" Questo è vero per ogni uomo: l’unico modo di vincere con Dio è di perdere ed è perdendo con Dio che si vince, anzi è proprio il nostro perdere la nostra vittoria (cf. Mc 8,35), e perdendo si porta frutto (cf. Gv 12,24).
Dio è l’inafferrabile. L’uomo lotta per capire Dio e ci si accorge che per capirlo è accettare di non poterlo mai capire, che l’unico modo per toccarlo è di non poterlo mai raggiungere. L’unico modo per afferrarlo è di aprire le mani e rimanere a mani vuote. E il modo di conoscere Dio è di lasciare che Dio ci consenta di conoscere noi stessi dandoci il nome nuovo."
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  video



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"La donna manifestazione del volto di Dio all’uomo" di fr. Egidio Palumbo, ocarm (VIDEO)


"La donna manifestazione del volto di Dio all’uomo" 


di fr. Egidio Palumbo, ocarm

La donna manifestazione
 del volto di Dio all’uomo
 e prima apostola della Risurrezione 


Gen 2,18-24. La comunione interpersonale tra uomo e donna chiede il riconoscimento della pari dignità dei due, ovvero sia dell’uomo che della donna: la donna è colei che Dio pone accanto all’uomo perché questi abbia «un aiuto che gli stia di fronte», una persona uguale a lui affinché possa vivere una vera relazionedialogica, relazione che è impossibile avere con gli altri esseri viventi. 

Riguardo alla donna, poi, la pagina biblica evidenzia una particolarità: ella è dono di Dio per l’uomo. Infatti è Dio che la conduce all’uomo (Gen 2,22), e dopo averla condotta, l’uomo si sveglia dal torpore per cantare il suo canto di amore per la donna, per questo ella è quella creatura che rivela all’uomo qualcosa del volto di Dio, della Presenza di Dio: del Dio amante e custode della vita; del Dio che ha “viscere di misericordia” (riferimento esplicito all’utero della donna). Per questo Eva sarà chiamata «la madre di tutti i viventi» (Gen 3,20).

(Estratto dall'incontro del 20 gennaio 2015 - "INTUIZIONI PROFETICHE SULLA DONNA NELL’ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO" incontro inserito nell'ambito della catechesi degli adulti  "LA DONNA NELLA BIBBIA  E NELLA STORIA DELLA CHIESA" promossa dalla Parrocchia Santo Stefano Protomartire di Milazzo)  

  video

Guarda  anche il  video integrale: 

  INTUIZIONI PROFETICHE SULLA DONNA NELL’ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO fr. Egidio Palumbo ocarm (VIDEO INTEGRALE)


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Gesù caccia i venditori dal Tempio "Non dobbiamo svendere mai la nostra dignità!" fr. Egidio Palumbo (VIDEO)


Gesù caccia i venditori dal Tempio
 "Non dobbiamo svendere mai la nostra dignità!"  
fr. Egidio  Palumbo ocarm
 (VIDEO)

«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»questo vuol dire che nei nostri luoghi quotidiani (dove lavoriamo, dove abbiamo relazioni..) non dobbiamo mercanteggiare la nostra dignità, non dobbiamo svendere la nostra dignità! A nessuno!!!
Quel Tempio che siamo noi non deve diventare luogo di mercato...

  video


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"Un tempo per la misericordia" di Enzo Bianchi



"Un tempo per la misericordia" 
di Enzo Bianchi

In occasione dell’apertura del concilio, l’11 ottobre 1962, Giovanni XXIII pronunciò la prolusione Gaudet mater ecclesia, un testo ispirato, profetico, che orientò lo svolgimento del Vaticano II in modo differente rispetto ai concili precedenti. Consapevole che la Chiesa ha il dovere di opporsi agli errori e anche di condannarli con la massima severità, come era avvenuto nel passato, Papa Giovanni tuttavia dichiarava con convinzione: «Quanto al tempo presente ... la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece che imbracciare le armi del rigore... Così la Chiesa cattolica ... vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati».

Con queste parole si poneva fine a un’epoca caratterizzata da una forte intransigenza assunta nella dottrina, nella morale e nel confronto tra Chiesa e società, tra cattolici e quanti non appartenevano alla Chiesa. È l’apertura al dialogo che successivamente Paolo VI delineò in modo mirabile nell’Ecclesiam suam e che il concilio fece propria, aprendo brecce, abbattendo muri e bastioni, inaugurando quello scambio, quell’ascolto dell’umanità di oggi che in questi cinquant’anni ha sì conosciuto rallentamenti, senza tuttavia mai venir meno.

È in questa linea che, fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha fatto risuonare con tono rinnovato e forte la parola misericordia. Le parole rivolte ai parroci di Roma nel marzo dello scorso anno — «[occorre] ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo nostro tempo, che è proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro. Noi stiamo vivendo in tempo di misericordia» — rivelano il cuore e il programma dell’attuale pontificato. Più che mai oggi i cristiani, e gli uomini e le donne con loro, in questa situazione mondiale che sentono tanto precaria e segnata da ogni tipo di ferita, abbisognano dell’annuncio della misericordia del Signore. Quando Papa Francesco dice: «La Chiesa oggi possiamo pensarla come un “ospedale da campo” ... Lo vedo così, lo sento così: un “ospedale da campo”. C’è bisogno di curare le ferite, tante ferite! Tante ferite!», di fatto fa prevalere su altre immagini della Chiesa, che certo non nega né esclude, quella di una Chiesa che cura le ferite, che si piega sull’uomo, che non ha paura di essere contagiata, che sceglie la prossimità dei peccatori e di tutti coloro che hanno bisogno di salvezza.
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  "Un tempo per la misericordia" di Enzo Bianchi


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"Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera." (dal Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2015)
Dio ricco di misericordia (Ef 2,4) è il tema che guiderà la riflessione nel 2015.

  24 ORE PER IL SIGNORE 2015


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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SOLIDARIETÀ ALLA CARITAS DI CATANIA
In mattinata i locali sono stati ripuliti e resi agibili per la mensa serale delle ore 18:30 cosi da permettere ai volontari di preparare, come di consueto, i pasti serali per i poveri della città. La Caritas dopo l'ennesimo episodio di vandalismo - l'anno scorso ignoti si introdussero all' Help Center – si attrezzerà di un sistema di video-sorveglianza.
Sconcerto e preoccupazione sono stati espressi dal direttore della Caritas Don Piero Galvano: “Un episodio che lascia amareggiati soprattutto per la modalità con cui è stato messo in atto, bastava poco che andasse in fumo tutto la struttura. Ogni giorno il Centro Di Ascolto riceve tante richieste d'aiuto, noi facciamo il possibile per venire incontro alle esigenze di tutti. In ogni caso la violenza non va giustificata, anche tra coloro che sono poveri. Tutti dobbiamo convertirci a Dio”.

   Raid in Help center Caritas Catania - Sicilia


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«La chiesa ha sacrificato tradizioni di secoli e soprattutto sacrifica l’unità di linguaggio dei vari popoli, in omaggio a questa maggiore universalità, per arrivare a tutti». Così Paolo VI all’Angelus di cinquant’anni fa spiegava il significato della prima messa celebrata in italiano proprio in quel giorno, 7 marzo 1965, prima domenica di Quaresima.

  Enzo Bianchi:   I 50 anni della messa in italiano

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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 8 marzo 2015

    Udienza Generale - dell'11 marzo 2015: La Famiglia - 7. I Nonni(II)


   Discorso - Incontro con il Movimento di Comunione e Liberazione (7 marzo 2015)

   Discorso - Parole all'uscita dalla Chiesa di Ognissanti (7 marzo 2015)

   Discorso - Visita pastorale alla Parrocchia romana "Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (8 marzo 2015)

   Discorso - Ai Partecipanti al Corso promosso dal tribunale della Pentenzieria Apostolica (12 marzo 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Corea, in Visita "ad Limina Apostolorum" (12 marzo 2015)

   Discorso - Saluto del Santo Padre alla Comunità Coreana di Roma (12 marzo 2015)



   Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)



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07/03/2015:

  Costruiamo la nostra vita...


09/03/2015:

  L'umiltà salva l'uomo...


10/03/2015:

  Nei momenti più brutti ricordate...


12/03/2015:

  Attenzione alle comodità...



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«In realtà il Signore spiazza sempre l’uomo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

9 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“lo stile di Dio è l'umiltà e il silenzio”

Lo stile di Dio è la «semplicità»: inutile cercarlo nello «spettacolo mondano». Anche nella nostra vita egli agisce sempre «nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole». È questa la riflessione quaresimale che Papa Francesco ha voluto proporre nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta lunedì 9 marzo.

Come di consueto, il Pontefice ha preso spunto dalla liturgia della parola nella quale, ha fatto notare «c’è una parola comune» alle due letture: «l’ira; lo sdegno». Nel Vangelo di Luca (4, 24-30) si narra l’episodio in cui «Gesù torna a Nazaret, va alla Sinagoga e incomincia a parlare». In un primo momento «tutta la gente lo sentiva con amore, felice», ed era stupita delle parole di Gesù: «erano contenti». Ma Gesù prosegue nel suo discorso «e rimprovera la mancanza di fede del suo popolo; ricorda come questa mancanza sia anche storica» facendo riferimento al tempo di Elia (quando — ha ricordato il Papa — «c’erano tante vedove», ma Dio inviò il profeta «a una vedova di un paese pagano») e alla purificazione di Naaman il Siro, narrata nella prima lettura tratta dal secondo libro dei Re (5, 1-15).

Comincia così quella dinamica tra aspettative della gente e risposta di Dio che è stata al centro dell’omelia del Pontefice. 
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Ma «lo stile del buon Dio non è fare lo spettacolo: Dio agisce nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole». Non a caso al siriano «la notizia della possibile guarigione gli viene da una schiava, ragazza, che faceva la domestica di sua moglie, da una umile ragazzina». Ha commentato in proposito il Papa: «Così va il Signore: per l’umiltà. E se noi vediamo tutta la storia della salvezza, troveremo che sempre il Signore fa così, sempre, con le cose semplici».

Per far meglio comprendere questo concetto il Pontefice ha fatto riferimento a diversi altri episodi delle Scritture. Ad esempio, ha osservato, «nel racconto della creazione non si dice che il Signore ha preso la bacchetta magica», non ha detto: «Facciamo l’uomo» e l’uomo è stato creato. Dio invece «l’ha fatto col fango il suo lavoro, semplicemente». E così, «quando ha voluto liberare il suo popolo, lo ha liberato per la fede e la fiducia di un uomo, Mosè». Allo stesso modo, «quando ha voluto far cadere la potente città di Gerico, lo ha fatto tramite una prostituta». E «anche per la conversione dei samaritani, ha chiesto il lavoro di un’altra peccatrice».

In realtà il Signore spiazza sempre l’uomo. Quando «ha inviato Davide a lottare contro Golia, sembrava una pazzia: il piccolo Davide davanti a quel gigante, che aveva una spada, aveva tante cose, e Davide soltanto la fionda e le pietre». Lo stesso avviene «quando ha detto ai Magi che era nato proprio il re, il gran re». Cosa hanno trovato? «Un bambino, una mangiatoia». Dunque, ha ribadito il vescovo di Roma, «le cose semplici, l’umiltà di Dio, questo è lo stile divino, mai lo spettacolo».

Del resto, ha spiegato, quella dello «spettacolo» è stata proprio «una delle tre tentazioni di Gesù nel deserto». Satana gli disse infatti: «Vieni con me, andiamo su, al terrazzo del tempio; tu ti getti giù e tutti vedranno il miracolo e crederanno in te». Il Signore, invece, si rivela «nella semplicità, nell’umiltà».

Allora, ha concluso Francesco, «ci farà bene in questa Quaresima pensare nella nostra vita a come il Signore ci ha aiutato, a come il Signore ci ha fatto andare avanti, e troveremo che sempre lo ha fatto con cose semplici». Addirittura ci potrà sembrare che tutto sia accaduto «come se fosse una casualità». Perché «il Signore fa le cose semplicemente. Ti parla silenziosamente al cuore». Sarà quindi utile in questo periodo ricordare «le tante volte» in cui nella nostra vita «il Signore ci ha visitato con la sua grazia» e abbiamo capito che l’umiltà e la semplicità sono il suo «stile». Questo, ha spiegato il Papa, vale non solo nella vita quotidiana, ma anche «nella celebrazione liturgica, nei sacramenti», nei quali «è bello che si manifesti l’umiltà di Dio e non lo spettacolo mondano».

  Niente spettacolo

  video


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«Qual è la misura del mio perdono?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

10 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“il peccato non è un semplice sbaglio, è idolatria”

«Chiedere perdono non è un semplice chiedere scusa». Non è facile, così come «non è facile ricevere il perdono di Dio: non perché lui non voglia darcelo, ma perché noi chiudiamo la porta non perdonando» gli altri. Nell’omelia della messa a Santa Marta di martedì 10 marzo, Papa Francesco ha aggiunto un tassello alla riflessione sul cammino penitenziale che caratterizza la quaresima: il tema del perdono.

La riflessione è partita dal brano della prima lettura, tratto dal libro del profeta Daniele (3, 25.34-43), nel quale si legge del profeta Azaria che «era nella prova e ricordò la prova del suo popolo, che era schiavo». Ma, ha puntualizzato il Pontefice, il popolo «non era schiavo per caso: era schiavo perché aveva abbandonato la legge del Signore, perché aveva peccato». Perciò Azaria prega così: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome! Non ritirare da noi la tua misericordia! Noi siamo diventati più piccoli, abbiamo peccato. Oggi siamo umiliati. Oggi chiediamo misericordia». Azaria, cioè, «si pente. Chiede perdono del peccato del suo popolo». Il profeta, quindi, «nella prova non si lamenta davanti a Dio», non dice: «Ma tu sei ingiusto con noi, guarda cosa ci accade adesso...». Egli afferma invece: «Abbiamo peccato e noi meritiamo questo». Ecco il dettaglio fondamentale: Azaria «aveva il senso del peccato».

Il Papa ha poi fatto notare anche che Azaria non dice al Signore: «Scusa, abbiamo sbagliato». Infatti «chiedere perdono è un’altra cosa, è un’altra cosa che chiedere scusa». Si tratta di due atteggiamenti differenti: il primo si limita alla richiesta di scuse, il secondo implica il riconoscimento di aver peccato.

Il peccato infatti «non è un semplice sbaglio. Il peccato è idolatria», è adorare i «tanti idoli che noi abbiamo»: l’orgoglio, la vanità, il denaro, il «me stesso», il benessere. Ecco perché Azaria non chiede semplicemente scusa, ma «chiede perdono».

Il brano liturgico del Vangelo di Matteo (18, 21-35) ha quindi portato Francesco ad affrontare l’altra faccia del perdono: dal perdono chiesto a Dio al perdono dato ai fratelli. 
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Ecco allora la domanda per ciascuno di noi: «Qual è la misura del mio perdono?». 
...

In conclusione Francesco ha così riassunto la meditazione: innanzitutto, «chiedere perdono non è un semplice chiedere scusa» ma «è essere consapevoli del peccato, dell’idolatria che io ho fatto, delle tante idolatrie»; in secondo luogo, «Dio sempre perdona, sempre», ma richiede anche che io perdoni, perché «se io non perdono», in un certo senso è come se chiudessi «la porta al perdono di Dio». Una porta invece che dobbiamo mantenere aperta: lasciamo entrare il perdono di Dio affinché possiamo perdonare gli altri.

  Porta aperta

  video


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«La strada per la felicità» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

12 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“i santi portano avanti la storia della chiesa”

Nessun compromesso: o ci lasciamo amare «dalla misericordia di Dio» o scegliamo la via «dell’ipocrisia» e facciamo quello che vogliamo lasciando che il nostro cuore «si indurisca» sempre più. È la storia del rapporto tra Dio e l’uomo, dai tempi di Abele ai giorni nostri, al centro della riflessione proposta da Papa Francesco durante la messa a Santa Marta di giovedì 12 marzo.

Il Pontefice è partito dalla preghiera del salmo responsoriale — «Non indurite il vostro cuore» — e si è chiesto: «Perché accade questo?». Per comprenderlo ha fatto riferimento anzitutto alla prima lettura tratta dal libro del profeta Geremia (7, 23-28) dove è, per così dire, sintetizzata la «storia di Dio». Ma come, ci si potrebbe chiedere, «Dio ha una storia?». Come è possibile visto che «Dio è eterno»? È vero, ha spiegato Francesco, «ma dal momento che Dio è entrato in dialogo con il suo popolo, è entrato nella storia».

E quella di Dio con il suo popolo «è una storia triste» perché «Dio ha dato tutto» e in cambio «soltanto ha ricevuto cose brutte». Il Signore aveva detto: «Ascoltate la mia voce: io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Camminate sempre sulla strada che vi prescriverò e così sarete felici». Quella era la «strada» per la felicità. «Ma essi non ascoltarono, né prestarono orecchio» e anzi: «procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio»: non volevano, cioè, «ascoltare la Parola di Dio».

Questa scelta, ha spiegato il Papa, ha caratterizzato tutta la storia del popolo di Dio: «pensiamo all’assassinio, alla morte di Abele, ucciso da suo fratello, cuore malvagio di invidia». Nonostante però il popolo abbia continuamente «voltato le spalle» al Signore, egli afferma: «Io non mi sono stancato». E invia «con assidua premura» i profeti. Ancora, però, gli uomini non hanno ascoltato. Anzi, si legge nella Scrittura, «hanno reso dura la loro cervice divenendo peggiori dei loro padri». E così «la situazione del popolo di Dio è peggiorata, nelle generazioni».

Il Signore dice a Geremia: «Di’ tutte queste cose, ma non ti ascolteranno, non ti risponderanno. E tu dirai: questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, né accetta la correzione». E poi, ha sottolineato il Papa, aggiunge una parola «terribile: “La fedeltà è sparita. Voi non siete un popolo fedele”». Qui, ha commentato Francesco, sembra che Dio pianga: «Ti ho amato tanto, ti ho dato tanto e tu... tutto contro di me». Un pianto che ricorda quello di Gesù «guardando Gerusalemme». Del resto, ha spiegato il Pontefice, «nel cuore di Gesù c’era tutta questa storia, dove la fedeltà era sparita». Una storia di infedeltà che riguarda «la nostra storia personale», perché «noi facciamo la nostra volontà. Ma facendo questo, nel cammino della vita seguiamo una strada di indurimento: il cuore si indurisce, si pietrifica. La parola del Signore non entra. Il popolo si allontana». Per questo, ha detto il Papa, «oggi, in questo giorno quaresimale, possiamo domandarci: Io ascolto la voce del Signore, o faccio quello che io voglio, quello che a me piace?».

...

Con questo popolo che «ha perso la fedeltà» il Signore è chiaro: «Chi non è con me, è contro di me». Qualcuno potrebbe chiedere: «Ma non ci sarà una via di compromesso, un po’ di qua e un po’ di là?» No, ha detto il Pontefice, «o tu sei sulla via dell’amore, o tu sei sulla via dell’ipocrisia. O tu ti lasci amare dalla misericordia di Dio, o tu fai quello che tu vuoi, secondo il tuo cuore che si indurisce di più, ogni volta, su questa strada». Non c’è, ha ribadito, «una terza via di compromesso: o sei santo, o vai per l’altra via». E chi «non raccoglie» con il Signore, non solo «lascia le cose», ma «peggio: disperde, rovina. È un corruttore. È un corrotto, che corrompe».

Per questa infedeltà «Gesù pianse su Gerusalemme» e «su ognuno di noi». Nel capitolo 23 di Matteo, ha ricordato in conclusione il Papa, si legge una maledizione «terribile» contro i «dirigenti che hanno il cuore indurito e vogliono indurire il cuore del popolo». Dice Gesù: «Verrà su di loro il sangue di tutti gli innocenti, incominciando da quello di Abele. Saranno i colpevoli di tanto sangue innocente, versato dalla loro malvagità, dalla loro ipocrisia, dal loro cuore corrotto, indurito, pietrificato».

  Cuori pietrificati

  video



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Quando padre Pepe lo scorso 7 febbraio ha avuto l'opportunità di essere ricevuto dal Papa nella casa Santa Marta gli ha consegnato le nostre domande. Francesco, con grande sorpresa di tutti e di chi scrive, decise di rispondere sul momento. A padre Pepe non restò che accendere un piccolo registratore. Ed ecco di seguito l’intervista.

  Alver Metalli:   Dalla periferia di Buenos Aires al Papa delle periferie

Intervista a Enzo Bianchi

  RADIO VATICANA:   In papa Francesco l'immagine del Cristo umile (audio)

Papa Francesco ha una visione insieme concreta e profonda del problema. Concreta perché capisce bene, e l’ha anche detto più volte nel suo linguaggio molto chiaro, che oggi una Chiesa in cui le donne non si vedono, o svolgono solo lavori subordinati – pur costituendo più della metà dei religiosi e dei devoti – suscita uno sguardo critico e diffidente dall’esterno. Soprattutto non attira conversioni e vocazioni femminili nei paesi avanzati, che nel mondo laico trovano invece parità e rispetto.

  Jesùs Colina:   Francesco, un papa che ama le donne


Bergoglio è in assoluto la figura di cui gli italiani si fidano di più. Fiducia che è al 93% tra i cattolici ma è altissima (70%) anche tra i non credenti.

  Pietro Vento:   Anche i non credenti si fidano di lui

Il Papa e la «vocazione» degli anziani
... È un lavoro grande quello indicato dal Papa, molto di più di quel fasullo restare giovani – e, possibilmente, buoni consumatori – che ci viene abitualmente propagandato. Da vecchi, avremo molto da fare: testimoniare, ringraziare di quanto si è ricevuto; e, per tutti, per gli sconosciuti, per i ragazzi, per gli ultimi, pregare. In un mondo in cui siamo spesso distratti e affannati, e non abbiamo tempo per Dio, «qualcuno – ha detto Bergoglio, 79 anni, con la sua faccia di uomo allegro del Vangelo – deve pur cantare»

  Marina Corradi:   Senza maschera


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  1) La newsletter è settimanale;

 

  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm