"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°2 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 10 al 16 gennaio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 23 gennaio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)






 
I NOSTRI TEMPI



  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)





A proposito di Charlie

di

Jesus (mensile della Periodici San Paolo)
Il Regno (edizioni Dehoniane) 
Riforma (quotidiano on line e settimanale delle Chiese protestanti italiane) 
Nev (agenzia di stampa della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia - Fcei) 
RBE (Radio Beckwith Evangelica) 
Confronti (mensile di dialogo ecumenico e interreligioso) 
Qol (rivista di dialogo cristiano-ebraico) 
CEM Mondialità (mensile di interculturalità) 
Yalla Italia (blog delle "seconde generazioni")


"La strage al settimanale Charlie Hebdo è una tragedia dalle molte facce che rischia di fare troppe vittime.
...
Portiamo il lutto perché, in questo clima sociale, lo spirito di dialogo e di convivenza tra diverse culture e religioni rischia di farsi più difficile. Su un punto, perciò, occorre essere chiari: chi dice di voler difendere Dio usando la violenza, sta bestemmiando il suo Santo Nome.
Per questo non possiamo dimenticare anche la terribile strage compiuta nel Nord della Nigeria.
L’ironia e la satira non sono nemiche dei credenti. Anzi, possono aiutarli a liberarsi dalla presunzione di “possedere” l’Altissimo, giocando così una funzione anti-idolatrica. Saper ridere di se stessi e rispettare la propria coscienza di credenti è dunque un modo per sconfiggere la follia assolutista di chi vorrebbe imporre con la forza della paura una caricatura impazzita e mortifera del Divino.
Forse una risata non salverà il mondo. Ma almeno ci impedirà di trasformare Dio in un simbolo dell’odio."

  A proposito di Charlie  (PDF)

Vedi anche:
  •  NIGERIA / BOKO HARAM - LA STRAGE CONTINUA
  •  Nigeria: scampati a strage di Boko Haram rischiano morte per fame


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“Dopo Parigi, i nigeriani trattati come morti di serie B” ... Non si può chiudere Schengen - Mons. Francesco Montenegro



“Dopo Parigi, i nigeriani trattati come morti di serie B” ..
Non si può chiudere Schengen -
 Mons. Francesco Montenegro

A Roma, martedì 13 gennaio 2015 sono state presentate le iniziative della Chiesa Italiana per la celebrazione della "Giornata Mondiale Migrazioni 2015 - Una Chiesa senza frontiere, madre di tutti" della prossima domenica 18 gennaio 2015 da S.E. Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes e da Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes.

  Locandina (pdf)

Mons. Montenegro ha affermato che i grandi della terra, così come hanno sfilato nella capitale francese, dovevano andare anche in Africa a rendere omaggio alle vittime degli attentati di Boko Haram. “Ogni morto dovrebbe far pensare: se muore soltanto un uomo dovremmo fermarci tutti a riflettere, se ne muoiono dodici dovremmo ugualmente riflettere, ma se ne muoiono duemila non possiamo far finta di niente. E’ strano che solo Parigi sia diventata il centro del mondo. Il giorno dopo si doveva andare, invece, tutti in Africa perché duemila persone hanno subito la stessa violenza di Parigi, ma ancora una volta abbiamo diviso il mondo nella sofferenza: noi quelli di serie A, messi tutti insieme a dire non è giusto, mentre i duemila morti della Nigeria non li abbiamo visti, sono morti di serie B”.

  l'articolo di Redattore sociale

No alle modifiche del Trattato di Schengen, «sarebbe una follia», e «il vento non si può fermare». Il chiaro messaggio che è arrivato ieri in occasione dalla presentazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si svolgerà domenica prossima col tema 'Una Chiesa senza frontiere, madre di tutti'. Tema quanto mai attuale, proprio mentre di fronte all’attacco terroristico si alzano inviti a tornare a chiudere le frontiere. «Ma il vento non lo può fermare nessuno – afferma con forza monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes –, parliamo di merci e denaro e chissà perché solo gli uomini devono essere fermati. E dobbiamo ricordare che c’è tanta mobilità di popoli nel mondo –aggiunge il neodesignato cardinale da Papa Francesco – perché c’è tanta ingiustizia nel mondo». E allora, insiste anche monsignor Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, «pensare di modificare Schengen è una follia, politica, economica, culturale e sociale. L’Europa ha bisogno di scambi e l’Italia ancora di più». Invece, denuncia Montenegro, «si sta portando avanti una politica della paura che fa comodo a qualcuno, soprattutto a chi vuole fare affari sull’immigrazione, come abbiamo a visto a Roma. Il gioco si fa sporco – avverte il vescovo – perché chi lancia l’allarme tiene le fila per un guadagno sempre maggiore. L’immigrazione – aggiunge – ha sempre accompagnato la storia dell’uomo, pensare di bloccarla vorrebbe dire bloccare la storia». L’attenzione quest’anno è sulle migrazioni forzate, provocate da guerre, persecuzioni, dittature, disastri ambientali, che «nel 2014 sono state l’urgenza più impellente e la più significativa provocazione al nostro Paese e all’Europa per ridisegnare non solo le possibilità e gli strumenti di accoglienza e di tutela dei richiedenti asilo, ma anche per ripensare l’Europa e l’Italia con un 'supplemento di cittadinanza'». Una Giornata, spiega monsignor Montenegro, che vuole «contribuire a diffondere una nuova cultura dell’incontro, una politica capace di mettere sempre al centro la povera gente, un’economia che sappia interpretare l’esigenza della gratuità e della condivisione».
Per questo si denuncia come «dietro insostenibili ragioni economiche, l’operazione Mare Nostrum è stata chiusa e trasformata in una nuova operazione di controllo delle frontiere: il nostro Mare è diventato nuovamente il mare di altri, di altri trafficanti, di altri interessi, di altre morti». C’è un’evidente contraddizione, come sottolinea monsignor Montenegro. «Chiediamo rispetto agli immigrati ma non siamo capaci di darlo. Con le nostre migrazioni – ricorda – abbiamo esportato anche violenza e ci siamo difesi dicendo che non tutti erano mafiosi. E allora perché dobbiamo oggi cambiare i nostri canoni?».  .. (Fonte: Avvenire)

  il testo intesto integrale dell'intervento di Montenegro (PDF)
  il testo intesto integrale dell'intervento di Perego (PDF)


  Servizio dell'agenzia SIR (video)

  la pagina della Fondazione Migrantes

  Nigeria: le immagini dal satellite mostrano la terribile dimensione dell'attacco di Boko haram a Baga



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"Stragi" di Renato Sacco



"Stragi" 

di 
Renato Sacco
(Coordinatore Nazionale di Pax Christi)

Il cielo di Baghdad era verde, illuminato dai missili. Sui nostri teleschermi, per la prima volta in diretta Tv: la guerra! Era la notte tra il 16 e il 17 gennaio 1991. Iniziava la prima guerra del Golfo, “avventura senza ritorno”, aveva ammonito Giovanni Paolo II. “Una guerra è sempre un’avventura. Una guerra – mi dice al telefono il Patriarca di Baghdad, Louis Sako – è sempre male. E chi paga sono gli innocenti. Oggi non si può fare guerra, a nessuno!”.

È importante non dimenticare quelle parole ‘senza ritorno…’. Le tragedie di questi giorni ce lo ricordano. Sia dove la diretta Tv ha ‘coperto’ fin nei dettagli (quante volte abbiamo visto le immagini dell’uccione del poliziotto sul marciapiede?) la strage di Parigi, sia dove si è massacrato senza telecamere, senza giornalisti, ad es. in Nigeria. Guerre ignorate, occhio non vede… Infatti, quanti sono i conflitti dimenticati oggi (è possibile visitare il sito: www.conflittidimenticati.it)? Ogni guerra è una strage, non dimentichiamolo. Anzi ‘inutile strage’ come definì la prima guerra mondiale papa Benedetto XV.

E se ci ha indignato e giustamente colpito e lasciato senza parole il video di un bambino che con la pistola uccide due ostaggi, ci deve indignare allo stesso modo immaginare (…ma qui il video non c’è) il bambino soldato, ad es. della Sierra Leone, che molto probabilmente con pistole made in Italy, viene addestrato a uccidere più o meno nello stesso modo.

...

PS.: Bentornate Vanessa e Greta!

Ora, con voi, aspettiamo la liberazione di padre Paolo Dall’Oglio, di Giovanni Lo Porto e di tutti le persone rapite. Con voi vogliamo guardare la vita con gioia, con speranza, come ci dicono i vostri occhi. E scusate se qualcuno tenta di speculare politicamente sulla vostra liberazione, come ha speculato sui morti di Parigi. Non hanno gli occhi puliti, sono un po’ accecati dalla polemica e forse dalla ricerca di voti. Passerà… spero.

(fonte: Mosaico di Pace 16/1/2015)


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NIGERIA - . Non ci sono ancora dati ufficiali, ma sembra essere davvero tragico il bilancio delle ultime azioni dei terroristi (la Bbc parla di 2mila morti). Nel mirino dei jihadisti la città di Baga (10mila abitanti) e altri 15 tra cittadine e villaggi sulle rive del lago Ciad. Boko haram avrebbe preso il controllo del 70% dello stato di Borno.
Una triste e forse cinica constatazione: i nigeriani dello stato di Borno sono lasciati soli di fronte al loro tragico destino!

   La strage continua

" In quello che accade in Nigeria le religioni non c entrano, perché l unico interesse è mettere le mani sulle rendite petrolifere
Il Califfato che dicono di voler costruire è il modo di mettere paura agli interessi occidentali in Africa, soprattutto per sbaragliare quelli francesi. Parigi ha mantenuto rapporti post-coloniali in tutta l’area dell’Africa occidentale e l’impegno militare in Mali è stato il segnale che non vuole mollare. Ma quegli interessi si scontrano con altri che nascono da geopolitiche nuove, governate e dirette da Pechino. L’instabilità serve a mascherare la nascita di nuovi equilibri. Naturalmente sulla pelle della povera gente, che paga comunque le conseguenze"

   PADRE ALBANESE: "BOKO HARAM VUOLE I SOLDI DEL PETROLIO"

... Per quanto se ne può conoscere, ancora oggi la parte più consistente del denaro che sostiene il terrorismo di matrice islamica proviene dall’Arabia Saudita. E adesso sfido chiunque a cercare una decisione internazionale ai danni di quella nazione, fosse anche una condanna del Consiglio di sicurezza dell’ONU o dell’amministrazione USA, una dichiarazione, un giudizio deplorevole. La ragione è semplice e ha un nome: petrolio. Espressione di un’ipocrisia internazionale per la quale la vita delle persone viene dopo gli interessi economici. Tradurre in azione politica internazionale il momento emotivo della tragedia francese, nigeriana, pakistana… significa, oggi, vincere soprattutto la politica dello “struzzo per convenienza” dei Paesi occidentali. (Tonio Dell'Olio)

   Il ruolo dell'Arabia Saudita

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Speriamo sia presto confermata la notizia diffusa dall'AGI!!!
Finito incubo di Greta e Vanessa
Fonti ribelli siriane, "sono libere"
  Greta e Vanessa...
 è arrivata la conferma ufficiale 
L'annuncio della liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo arriva sul profilo twitter di Palazzo Chigi. "Sono libere, torneranno presto in Italia", annuncia il governo
  Greta e Vanessa sono state liberate...
Un'altra buona notizia che speriamo trovi una rapida conferma:
Padre Paolo Dall'Oglio "è vivo" e si trova "nelle prigioni dello Stato islamico a Raqqa", in Siria. 
Lo riferisce @sadeer1, account legato ai ribelli che poco prima aveva annunciato il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le italiane rapite nel Paese mediorientale lo scorso anno. Padre Dall'Oglio, sacerdote di 60 anni impegnato nel dialogo interreligioso, è stato rapito il 29 luglio 2013 nella zona di Raqqa.
  Ti aspettiamo...
  Greta e Vanessa...

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Vanessa e Greta che hanno resi­stito a sei mesi di pri­gio­nia sapranno supe­rare accuse infa­manti di chi spe­cula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non pro­te­sta per le spese molto più ingenti soste­nute per com­prare arma­menti e per ali­men­tare le guerre che deva­stano paesi e pro­vo­cano esodi di massa di popo­la­zioni. Sono gli stessi che vor­reb­bero anche respin­gere i pro­fu­ghi quando appro­dano in con­di­zioni ter­ri­bili sulle nostre coste.

  Giuliana Sgrena:   Perché siamo felici per Greta e Vanessa

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Un’altra pagina nera si aggiunge alla storia della speculazione romana sui richiedenti asilo e i rifugiati. 

  RESISTENZE METICCE:   Se questa è accoglienza...

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti


LA DONNA NELLA BIBBIA 
NELLA STORIA DELLA CHIESA

Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)

"E' bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E' un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)

Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00


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   Come si difende l'identità cristiana? di Alberto Neglia, o.carm (video)

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TAVOLA ROTONDA “Dare un volto umano alla città: l’esperienza di Giorgio La Pira ci interpella”


TAVOLA ROTONDA
 “Dare un volto umano alla città: 
l’esperienza di Giorgio La Pira ci interpella”

SABATO 17 GENNAIO 2015 h. 19.00 
SALA CONVEGNI 
PARCO URBANO MAGGIORE LA ROSA
BARCELLONA P.G. (ME)

Evento inserito nel programma “In dialogo con la città. Custodi dell’umano”, nel contesto dei preparativi della festa di s. Sebastiano, patrono della città.

Presiede e modera: 
sac. Giuseppe Turrisi, vicario foraneo

Intervengono: 
p. Gregorio Battaglia ocarm,
il sindaco Maria Teresa Collica, 
l’assessore Raffaella Campo,
la Dott.ssa Maria Rosa Naselli.

...

Per la Bibbia l’uomo e la stessa città hanno bisogno di essere riscattati, redenti, chiamati, cioè, ad abbandonare la forma Cainesca, che tende a produrre inesorabilmente emarginati e vite scartate, per assumere il volto che le viene donato dal cielo. Per questo Gerusalemme è la città verso cui tutti siamo incamminati, anche le stesse città degli uomini, perché essa si presenta davvero come la città della pace, in quanto vero spazio di fraternità .. " (p. Gregorio Battaglia o.carm)


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   Oggi si è compiuta questa scrittura...
  Ogni giorno, pensando al nostro battesimo...
  La terra è diventata la dimora di Dio...
  Noi stiamo vivendo il tempo...
  Passando... vide... chiamò...
  Voi mamme date ai vostri figli...
  Le parole insegnano...
  Per il bene della pace...
  La misericordia di Dio...
  La libertà religiosa...
  Ogni vita muore se non è toccata...
Per ricordare Martin Luther King nato il 15 gennaio 1919
  Se avremo aiutato una sola persona...
Per ricordare Etty Hillesum nata il 15 gennaio 1914
  Una volta che si comincia a camminare con Dio...
  Una fede che non si fa carico...
  Ogni violenza sulla terra... (vignetta)

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Prepararsi alla liturgia domenicale - Battesimo del Signore - "Un Dio defilato" di Antonio Savone



Prepararsi alla liturgia domenicale 

Battesimo del Signore

"Un Dio defilato"
di Antonio Savone

Un vivo desiderio affiorava dentro di me mentre riflettevo sul racconto del battesimo di Gesù. Avrei voluto accostare una pagina come questa con lo sguardo della prima volta, come uno che non abbia mai letto il Vangelo e che non sappia nulla di Gesù. E così, con la sola consapevolezza che Gesù è il personaggio principale di quel libro che va sotto il nome di Vangelo, ho provato a chiedermi: chissà in che modo farà la sua comparsa? Come verrà presentato? Come inizierà la sua missione? Con un discorso? Con un segno prodigioso? D’altronde, lo stesso Battista, lo aveva annunciato come colui che avrebbe distinto, separato. E invece…

Scopro da subito, con grande sorpresa, che il personaggio principale di quest’opera ha un nome assai comune per quell’epoca. Per giunta viene da un paesino che non ha alcuna rilevanza storica, Nazareth. Un Dio defilato! E come se non bastasse, si mette in mezzo ad un gruppo di persone che confessano le loro malefatte mentre si recano da Giovanni Battista per farsi lavare dai loro peccati. Strano modo di fare la sua comparsa da parte di questo personaggio: mescolato con delle persone che hanno fatto del male, senza nessun bisogno di distinguersi da loro. Come mai? Perché dar adito ad equivoci? C’erano senz’altro persone più degne di un Dio, gente che potesse vantare il “marchio inequivocabile della devozione”.

Il primo gesto sta tutto in quella compagnia: non un perdono, non una condanna ma una vicinanza. E penso al mio farmi da parte, al mio bisogno di distinguermi, di prendere le distanze o di dover comunque e sempre dire la mia…

E tutta la sua vita sarà un continuo mescolarsi: mangerà con i peccatori, vivrà con dei peccatori, si lascerà toccare da loro, sarà loro amico al punto da essere addirittura criticato proprio per questo. Dirà addirittura di essere venuto proprio per chi ha tutto da rimproverarsi ma nello stesso tempo è abitato da un desiderio vivo di una possibilità nuova che solo Dio può offrire. Si avvarrà di collaboratori che provengono da quelle fila. L’accusa che gli verrà rivolta con disprezzo sarà proprio quella di essere amico dei pubblicani e dei peccatori. Sarà di troppo un Dio così (e, infatti, non tarderanno ad eliminarlo) per chi è chiuso nella bolla del suo orgoglio mentre elenca i suoi meriti davanti al suo Dio. Mentre sarà a suo agio con coloro che, pur nella loro abiezione, hanno ancora la capacità di riconoscere di essersi nutriti di cibi che non saziano, che forse neanche nutrono e che di certo non fanno crescere: per questo si sono messi in cammino verso il Giordano confessando la loro inadeguatezza. Ma tutto era cominciato quel giorno, sulle rive del Giordano, attraverso quella decisione di mescolarsi. L’antico profeta aveva annunciato: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie (Is 55,8).

E come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena, sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.
...

Così inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.

Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?

  Un Dio defilato


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 5/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Mc 1,7-11

Il battesimo è un simbolo di morte, di morte al proprio passato di peccatore, morte all'uomo vecchio perché risorga l'uomo nuovo. E' il segno della volontà di ogni credente di cambiare il proprio vissuto, fatto di peccato e immerso nell'ombra della morte (Mt 4,16), in una esistenza spesa nell'amore e al servizio della vita. Per Gesù però non è così, non avendo egli bisogno né di conversione né di purificazione per i peccati. Per Gesù il battesimo è il segno della filiale obbedienza al progetto del Padre nell'accettazione libera e volontaria della sua morte futura. Egli si presenta in riva al Giordano in tutto solidale con noi uomini, fin nella parte più profonda di noi stessi: nel nostro essere peccatori. In questo modo sconcertante ha inizio il suo ministero pubblico.
...


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Martedì 13 gennaio nel programma «Italiani» condotto da Paolo Mieli, il documentario diretto da Antonia Pillosio dedicato a Papa Roncalli.
A 50 anni dalla morte di Papa Giovanni XXIII, Rai Storia ripercorre la vita di monsignor Angelo Roncalli durante la sua attività in Bulgaria, Turchia, Grecia e Francia contestualizzandone l’azione internazionale.

 
Su Rai Storia Giovanni XXIII Santo e «parroco del mondo»

  PAPA GIOVANNI XXIII, PARROCO DEL MONDO (video)


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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"IL PRETE DEVE RISPETTARE LE PERSONE NELLE RELAZIONI .. e' finito il tempo dei satrapi" di mons. Nunzio Galantino



IL PRETE DEVE RISPETTARE LE PERSONE NELLE RELAZIONI 
.. e' finito il tempo dei satrapi"

di mons. Nunzio Galantino
vescovo di Cassano 
e segretario generale della Cei
30 Dicembre 2014

"Non ci vuole un vescovo per dire a un prete che le persone vanno rispettate nelle relazioni, che non sono nostri sudditi e che noi non siamo stati messi lì per comandare. È finito il tempo dei satrapi. Non è stile sacerdotale quello di chi, esplicitamente o implicitamente, afferma: il parroco sono io e qui comando io. Queste affermazioni appartengono solo a chi non prega e a chi il Vangelo lo ha ridotto a un paravento per dare sfogo alle proprie frustrazioni». A dirlo è stato monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano e segretario generale della Cei, nell'omelia nel corso dell'ordinazione sacerdotale di don Carlo Russo. «Un vescovo che ordina un diacono o un presbitero – ha detto il presule – lo fa perché ha fiducia in loro. Prima però di invocare lo Spirito di Dio su di te e prima di importi le mani, caro Carlo, sento il bisogno di accompagnare questo atto di fiducia con le parole di Giovanni: "Non amare il mondo, né le cose del mondo perché tutto quello che è nel mondo non viene dal Padre, ma viene dal mondo". "Non amate il mondo". È ovvio che Giovanni assume il termine mondo nel senso di una realtà segnata dal peccato, dalla cupidigia, dall'invidia, dalla prevalenza dell'apparire sull'essere. E, se questo è il mondo da cui dobbiamo guardarci, allora ce n'è veramente per tutti. E, se permettete, Papa Francesco questo sta dicendo con forza alla nostra Chiesa, in particolare a noi sacerdoti e Vescovi. Non amate, ci sta dicendo, lo stile del mondo! E di stile mondano, quello che Paolo VI chiamava il "fumo di Satana", nella Chiesa ce n'è. Lo dico con tanto dolore. Ed è uno stile molto difficile da vincere perché porta, spesso, i colori e il sapore del sacro, meglio della falsa sacralità. Mi chiedo e vi chiedo: viviamo o non viviamo lo stile del mondo quando l'esteriorità prende il sopravvento sulla sostanza delle cose?».

«Mi domando e vi domando – ha concluso Galantino – viviamo o no lo stile del mondo quando, a esempio, la nostra preoccupazione non è la formazione seria del popolo di Dio o non sono i poveri e i loro bisogni, e ci attardiamo invece a spendere eccessivamente per noi, per suppellettili appariscenti? È o non è stile mondano quello di una pastorale che si accontenta dell'esistente e non accetta di schiodarsi da modi di fare che oggi non trasmettono il Vangelo ma trasmettono soltanto fisime senza contenuti?».

  il testo integrale dell'omelia (PDF)


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"Ebrei e cristiani fratelli gemelli" di Enzo Bianchi


Abbiamo vissuto cinquant’anni ricchi di novità nell’incontro e nel dialogo tra ebrei e cattolici, iniziato durante il Vaticano II. La dichiarazione conciliare Nostra aetate nella parte dedicata all’ebraismo ha dato indicazioni autorevoli per la riflessione comune di ebrei e cristiani e ha offerto un’ispirazione creativa per gesti che in questo mezzo secolo hanno non solo confermato il dato conciliare, ma gli hanno permesso di esplicitare tutte le sue potenzialità su strade mai percorse, inattese.

Dobbiamo riconoscere una buona ricezione del dettato conciliare nella chiesa, nonostante si possano ancora denunciare inadempienze a livello di periferie ecclesiali: le stesse autorità delle chiese sono sovente coinvolte in incontri, dialoghi, iniziative che segnano l’assodata novità nel comportamento dei cristiani nei confronti degli ebrei. Il paragrafo 4 di Nostra aetate, dedicato al mistero di Israele, aveva osato affermare con forza che “c’è un legame spirituale tra il popolo del Nuovo Testamento e la stirpe di Abramo”. La chiesa, ramo d’olivo selvatico innestato sul tronco santo di Israele, confessa l’imprescindibile legame con il popolo delle promesse e delle benedizioni e nello stesso tempo si sente posta di fronte al mistero del permanere di Israele nella storia accanto alla chiesa, segno questo del “non-ancora” compiuto disegno di salvezza da parte di Dio. Tra Israele e chiesa resta una tensione che deve essere feconda: quella dello zelo, della gelosia in vista dell’unità attesa da Dio (cf. Rm 11,14).

La strada per una fiduciosa, trasparente pratica dell’ecumenismo era così stata aperta dal concilio, una strada specifica, non assimilabile al dialogo interreligioso, perché il legame tra Israele e chiesa non è sullo stesso livello del legame con le altre fedi. Ma in cosa consiste questo legame? Giovanni Paolo II – nella sua personale attenzione verso gli ebrei e con l’intento di riparare colpe cui non erano estranee responsabilità anche da parte di cristiani – coniò una formula molta efficace: “gli ebrei sono nostri fratelli maggiori!”. L’espressione fu ben accolta e risuonò in ogni incontro di dialogo ebraico-cristiano, ma teologicamente e storicamente gli ebrei attuali non sono fratelli maggiori, nati prima di noi o in una posizione di eccellenza rispetto a noi: è indispensabile, anche se tutt’altro che semplice, saper leggere la storia umana e la storia della salvezza, cogliendo, ebrei e cristiani insieme, una derivazione da un unico tronco (quello da noi chiamato Antico Testamento), una derivazione che non dà precedenza all’uno sull’altro. Sarebbe più esatto dire che siamo “fratelli gemelli”. È infatti nell’interpretazione dell’Antico Testamento che si sono formate – in un’epoca di pluralismo di forme e di appartenenze: sadducei, esseni, farisei... – due comunità separate e diverse, sebbene entrambe riferentesi agli stessi testi e alla medesima storia della salvezza. Come annotava il cardinal Ratzinger, “fede cristiana e giudaismo sono due modi di fare proprie le Scritture di Israele che in definitiva dipendono dalla posizione assunta nei confronti di Gesù”. L’Antico Testamento apre a entrambe le strade, e se l’interpretazione cristiana vede il realizzarsi in Gesù Cristo delle profezie dell’Antico Testamento perché ormai centro della fede è lui, il Messia e Signore, l’interpretazione ebraica ha messo al centro la Torah che, con i commenti rabbinici di Mishna e Talmud, va amata e custodita “più di Dio stesso”.

Ecco perché dobbiamo dire che le due fedi sono fratelli gemelli piuttosto che definire gli ebrei “fratelli maggiori”, espressione che tra l’altro rimanda alle vicende dell’Antico Testamento in cui il fratello minore scalza sempre il maggiore, aspetto non so quanto gradito agli ebrei. San Paolo nella Lettera ai Romani dirà in tono profetico: “Se il loro rifiuto [di Cristo] ha segnato la riconciliazione con il mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione se non una resurrezione dai morti?” (Rm 11,15). Ecco perché oggi la chiesa non organizza alcuna missione verso gli ebrei, come l’ha tentata e praticata nei secoli passati, arrivando a usare anche la tortura, la persecuzione e l’imposizione: gli ebrei sono già convertiti dagli idoli al Dio vivente e la loro entrata nella chiesa, come per Paolo a Damasco, non sarà mai “conversione” ma solo “rivelazione” di Cristo (cf. At 22,6 ss.; Gal 1,16). Dialogo sì – e convinto e necessario – ma nessuna azione di proselitismo verso gli ebrei: questa è oggi la coscienza e la volontà della chiesa.

Dalla Nostra aetate ci sono stati molti gesti e molte parole dei papi, soprattutto Giovanni Paolo II e, in continuità con lui, Benedetto XVI. Ora, con l’avvento di papa Francesco – che già in Argentina aveva posto come grande compito nella sua pastorale l’incontro con la comunità ebraica – il dialogo ha preso nuovo slancio e si è rinvigorito di speranze.
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  Ebrei e cristiani fratelli gemelli


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Sempre saggio ed attuale il Cardinal Martini: Cinque motivi per non temere l'Islam


Eminenza, argomento molto delicato... musulmani e cristiani! Immagino che lei, come il Santo Padre, abbiate letto il Corano almeno una volta. Conoscendone voi il contenuto, ne conoscete anche la pericolosità. Perché allora continuiamo a permettere di costruire moschee? Di predicare in arabo? Lei è a conoscenza che in Egitto ed in altri Paesi arabi non è permesso suonare le campane delle chiese? Ce lo proibiranno anche qui, come hanno chiesto di togliere i crocifissi dalle scuole... Siamo in pericolo e la Chiesa non fa nulla... Dove sta andando la cristianità? Sta cadendo in un inferno che si chiama Islam. 
Nicoletta Soffiati Milano 
Mi sembra che tutti, giornalisti e politici in primis, si nascondano dietro il famoso palo. Nessuno ha il coraggio di dire come stanno realmente le cose. A mio avviso, non è solo un discorso che coinvolge la religione, bensì il fatto che da noi la religione non è legge dello Stato, ed ognuno di noi se ne costruisce una propria, a seconda delle esigenze (così fa anche lo Stato), mentre i popoli musulmani hanno la religione come legge dello Stato e regola di vita. Questo è il problema. Mi dica se sbaglio.Leopoldo Aggujaro Cittadella (Padova) 

Fin dall'inizio di questa corrispondenza ho ricevuto non poche lettere centrate su questo tema: l'Islam (si potrebbe anche dire «la paura dell'Islam»). 
Vorrei anzitutto esporre qualche considerazione generale, che inquadra il problema. 
1. Distinguo tra una religione in astratto (con l'insieme delle sue credenze, norme, tradizioni e consuetudini) dal modo concreto con cui la religione viene vissuta. Questa seconda realtà è decisiva per ciascuno. I fondamentalisti partono da una religione non vissuta, ma pensata. 
2. Conosco non poche persone di religione islamica che sono sinceri cercatori di Dio e che, venendo tra noi, non chiedono che di trovare un po' di lavoro e di farsi strada a poco a poco nella società, pensando soprattutto alla propria famiglia. Essi vivono quei valori che il Concilio Vaticano II ha riconosciuto all'Islam (Documento Sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, n.3) come l' adorazione dell' unico Dio, misericordioso e compassionevole, e la sottomissione a Lui. 
3. I fondamentalisti (che ci sono un po' ovunque) esigono un'applicazione stretta della legge coranica nella società civile, non distinguendo la religione dalla società. Essi vorrebbero naturalmente attuare questo anche in Europa. 
4. Si chiede dunque all'Occidente di esercitare un discernimento che smascheri gli estremisti e faccia capire che non v'è posto per essi in una società che vuol essere democratica e pluralista. Ciò esige che noi crediamo in questi valori e li viviamo sul serio! Ogni irresponsabilità del nostro mondo occidentale è un favore fatto ai fondamentalisti. 
5. In ogni modo va sottolineato che non esiste un solo Islam, ma ci sono in esso varie correnti e obbedienze. Gli estremisti non rappresentano che una voce tra le tante, anche se oggi è la più forte e giustamente può incutere timore...

  Lettere al Cardinal Martini: Cinque motivi per non temere l'Islam


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"La fraternità diversa" di Enzo Bianchi


La fraternità diversa 
di 
Enzo Bianchi

Era inevitabile che il viaggio e le parole di papa Francesco in Sri Lanka venissero lette anche alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi a Parigi: mezzi di comunicazione e opinioni pubbliche abituate a dare alle tragedie un peso specifico diverso a seconda della distanza del luogo dove accadono, faticano a cogliere la dimensione insieme locale e universale insita nel ministero del vescovo di Roma. Quando il papa afferma che “non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra” lo fa rivolgendosi ai rappresentanti religiosi di una nazione particolare, pensando a una specifica chiesa locale di esigua minoranza che ha vissuto come tutti gli abitanti di quel paese anni di sanguinosa guerra civile. Eppure il suo messaggio conserva una portata ben più ampia.

La tragedia di Parigi non è dimenticata, così come non sono dimenticati gli orrori della Nigeria, ma lo sguardo, il cuore e il pensiero di questo pastore universale vanno in primo luogo alle vittime che scorge negli occhi dei suoi interlocutori nello Sri Lanka, alle migliaia di persone uccise, torturate, imprigionate in questi anni. E sono parole che vogliono essere non solo balsamo per le ferite, ma anche stimolo all’azione, appello alla dignità presente in ogni essere umano, invito alla riconciliazione, alla collaborazione, alla solidarietà.
...

A Colombo, come a Parigi, come in Nigeria o in Siria, ciascuno deve avere non solo il diritto ma la gioia di poter vivere, approfondire, testimoniare la propria fede religiosa, trovando e donando accoglienza, rispetto fraterno, cura e sollecitudine verso le proprie sofferenze. Questo non è oscuramento dell’annuncio cristiano ma evangelo della pace, buona novella annunciata a tutti, a cominciare dai poveri e degli afflitti.

  La fraternità diversa


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 FRANCESCO
 


 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 11 gennaio 2015, Festa del Battesimo del Signore

   Omelia - Festa del Battesimo  del Signore (11 gennaio 2015)

   Viaggio Apostolico - in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015)



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10/01/2015:

   La domenica è il giorno del Signore...

12/01/2015:

  Nel giorno in cui inizio il viaggio...

14/01/2015:

  San Giuseppe Vaz, insegnaci...


15/01/2015:

  Dio benedica e protegga...

16/01/2015:

 
Le Filippine sono una testimonianza...


08/01/2015:

 
La famiglia è il più grande tesoro...


 
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Festa del Battesimo del Signore - Papa Francesco: Omelia e Angelus (testi e video)



 Santa Messa 

Alle ore 9.30 il Santo Padre Francesco ha presieduto nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale ha amministrato il Sacramento del Battesimo a 33 neonati, 20 bambine e 13 bambini. Dopo la lettura del Santo Vangelo, il Papa ha pronunciato l’omelia.

Abbiamo ascoltato nella prima Lettura che il Signore si preoccupa dei suoi figli come un genitore: si preoccupa di dare ai suoi figliun cibo sostanzioso. Mediante il profeta Dio dice: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?» (Is 55,2). Dio, come un bravo papà e una brava mamma, vuole dare cose buone ai suoi figli. E che cos’è questo cibo sostanzioso che Dio ci dà? E’ la sua Parola: la sua Parola ci fa crescere, ci fa portare buoni frutti nella vita, come la pioggia e la neve fanno bene alla terra e la rendono feconda (cfr Is 55,10-11). Così voi, genitori, e anche voi, padrini e madrine, nonni, zii, aiuterete questi bambini a crescere bene se darete loro la Parola di Dio, il Vangelo di Gesù. E anche darlo con l’esempio! Tutti i giorni, prendete l’abitudine di leggere un brano del Vangelo, piccolino, e portate sempre con voi un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, per poterlo leggere. E questo sarà l’esempio per i figli, vedere papà, mamma, i padrini, nonno, nonna, gli zii, leggere la Parola di Dio.
Voi mamme date ai vostri figli il latte – anche adesso, se piangono per fame, allattateli, tranquilli. Ringraziamo il Signore per il dono del latte, e preghiamo per quelle mamme – sono tante, purtroppo – che non sono in condizione di dare da mangiare ai loro figli. Preghiamo e cerchiamo di aiutare queste mamme.

...
Un ultimo aspetto emerge con forza dalle Letture bibliche di oggi: nel Battesimo siamo consacrati dallo Spirito Santo. La parola “cristiano” significa questo, significa consacrato come Gesù, nello stesso Spirito in cui è stato immerso Gesù in tutta la sua esistenza terrena. Lui è il “Cristo”, l’unto, il consacrato, i battezzati siamo “cristiani”, cioè consacrati, unti . E allora, cari genitori, cari padrini e madrine, se volete che i vostri bambini diventino veri cristiani, aiutateli a crescere “immersi” nello Spirito Santo, cioè nel calore dell’amore di Dio, nella luce della sua Parola. Per questo, non dimenticate di invocare spesso lo Spirito Santo, tutti i giorni. “Lei prega, Signora?” – “Sì” - “Chi prega?” – “Io prego Dio” - Ma “Dio”, così, non esiste: Dio è persona e in quanto persona esiste il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. “Tu chi preghi?” – “Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo”. Di solito preghiamo Gesù. Quando preghiamo il “Padre Nostro”, preghiamo il Padre. Ma lo Spirito Santo non lo preghiamo tanto. E’ tanto importante pregare lo Spirito Santo, perché ci insegna a portare avanti la famiglia, i bambini, perché questi bambini crescano nell’atmosfera della Trinità Santa. E’ proprio lo Spirito che li porta avanti. Per questo non dimenticate di invocare spesso lo Spirito Santo, tutti i giorni. Potete farlo, per esempio, con questa semplice preghiera: “Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”. Potete fare questa preghiera per i vostri bambini, oltre che naturalmente per voi stessi!

Quando fate questa preghiera, sentite la presenza materna della Vergine Maria. Lei ci insegna a pregare lo Spirito Santo, e a vivere secondo lo Spirito, come Gesù. La Madonna, nostra madre, accompagni sempre il cammino dei vostri bambini e delle vostre famiglie. Così sia.

  video dell'Omelia

  il testo integrale dell'Omelia

  video integrale

 Angelus 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore, che conclude il tempo di Natale. Il Vangelo descrive ciò che avvenne sulla riva del Giordano. Nel momento in cui Giovanni Battista conferisce il battesimo a Gesù, il cielo si apre. «Subito – dice san Marco – uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli» (1,10). Torna alla mente la drammatica supplica del profeta Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). Questa invocazione è stata esaudita nell’evento del Battesimo di Gesù. È così finito il tempo dei “cieli chiusi”, che stanno ad indicare la separazione tra Dio e l’uomo, conseguenza del peccato. Il peccato ci allontana da Dio e interrompe il legame tra la terra e il cielo, determinando così la nostra miseria e il fallimento della nostra vita. I cieli aperti indicano che Dio ha donato la sua grazia perché la terra dia il suo frutto (cfr Sal 85,13). Così la terra è diventata la dimora di Dio fra gli uomini e ciascuno di noi ha la possibilità di incontrare il Figlio di Dio, sperimentandone tutto l’amore e l’infinita misericordia...

Maria, Madre di Dio e della Chiesa, accompagni il cammino di tutti noi battezzati; ci aiuti a crescere nell’amore verso Dio e nella gioia di servire il Vangelo, per dare così senso pieno alla nostra vita.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

saluto tutti voi, romani e pellegrini!
... 
C’è tanto bisogno oggi di misericordia, ed è importante che i fedeli laici la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali. Avanti! Noi stiamo vivendo il tempo della misericordia, questo è il tempo della misericordia.

Domani sera partirò per un viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine. Grazie del vostro augurio in quel cartello, grazie tante! E vi chiedo per favore di accompagnarmi con la preghiera e chiedo anche agli Srilankesi e ai Filippini che sono qui a Roma che preghino specialmente per me per questo viaggio. Grazie!

Auguro a tutti una buona domenica, anche se è un po’ brutto il tempo, ma una buona domenica. E oggi è anche un giorno per ricordare con gioia il proprio Battesimo. Ricordatevi quello che vi ho chiesto, di cercare la data del Battesimo, così ognuno di noi potrà dire: io sono stato battezzato il tal giorno. Che oggi ci sia la gioia del Battesimo.

Non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale

 
video


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Attacco al Papa coraggio di Raniero La Valle


Attacco al Papa coraggio
di Raniero La Valle

Le ostilità contro il papa sono cominciate ufficialmente la vigilia di Natale, quando il Corriere della Sera ha pubblicato in prima pagina un articolo di Vittorio Messori dal titolo “I dubbi sulla svolta di papa Francesco”, nel quale si chiamava in causa un preteso “cattolico medio” che sarebbe sconcertato per la “imprevedibilità” delle scelte del pontefice.
Il fatto che la critica non fosse diretta a specifiche iniziative di Francesco, ma alla stessa autorità della sua leadership, e che seguisse immediatamente a un severo discorso rivolto dal papa ai vertici vaticani in occasione degli auguri di Natale, ha ingenerato l’idea, apparentemente ovvia, che si trattasse di un attacco al papa della Curia. Ma è davvero così?
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la vera domanda è perché l’ammiraglia della borghesia italiana abbia aperto il conflitto col papa e per difendere che cosa; domanda tanto più intrigante perché si tratta di un papa amatissimo dagli stessi lettori del Corriere (qualcuno di loro ha scritto sul sito web del giornale un “grazie per l’articolo” perché gli aveva “chiarito di non essere un cattolico medio”); né del resto è plausibile che il massimo organo di informazione della cultura liberale fosse davvero interessato alle virtù che mancherebbero alla Curia, e a cui il papa l’aveva esortata a ritornare.
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Certo non è piaciuto che papa Francesco abbia preso di petto la questione del lavoro, a cominciare dal suo discorso agli operai a Cagliari fino al suo incontro con i movimenti popolari in Vaticano, facendo del lavoro il contrassegno della dignità umana e rivendicando per esso stabilità e sicurezza, e ciò proprio quando la spoliazione del lavoro di ogni suo diritto è il massimo impegno dell’attuale dirigenza politica ed economica.
... 
Non è piaciuto che fin dall’inizio il papa abbia messo sotto accusa l’attuale sistema economico-sociale, qualificandolo come un sistema di esclusione che va perfino oltre lo sfruttamento e l’oppressione già denunciati dal pensiero rivoluzionario dell’Ottocento (ma anche dalla “Quadragesimo Anno” di Pio XI); non è piaciuta la diagnosi pontificia che nella cultura e nella prassi dell’attuale economia globale identifica un sistema omicida e condanna una “dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano”.
Non è piaciuto che nel messaggio per la giornata della pace del 2015 si sia denunciato che la schiavitù, benché ripudiata dal diritto, non sia finita, ma anzi oggi si riproduca e si moltiplichi in inedite forme, dal lavoro schiavo alla schiavitù dei migranti, al traffico degli organi, alla tratta delle persone, alla schiavitù sessuale, e non solo in lidi barbari, ma anche in civilissimi Paesi.
Non è piaciuto che il papa non si sia limitato a dei discorsi deprecatorii, ma abbia messo in moto le strutture di carità (e nella visione cristiana, come fu ricordato da Paolo VI, anche la politica è carità) e abbia esortato i poveri, i rifiutati, gli esclusi, gli asserviti a lottare per la loro liberazione: “sigan con su lucha”, continuate a lottare ha detto papa Francesco ai rappresentanti dei movimenti popolari di tutto il mondo da lui ricevuti nell’aula del “vecchio Sinodo” nell’ottobre scorso.
Non è piaciuto che il papa abbia indotto l’Italia a salvare i naufraghi in fuga dalle loro terre con l’operazione “Mare nostrum”, e abbia difeso il diritto alla vita dei migranti con tanta forza che la Marina continua a salvarli anche dopo che la missione “Mare nostrum” è stata chiusa dal governo.
Non piace che con il suo semplice invito a non discriminare, quanto al diritto alla vita, tra cittadini e profughi, costringa i governi a non far finta di niente e a misurarsi con la imponente nuova realtà di mobilità mondiale, che riguarda ormai più di cinquanta milioni di persone in fuga nel mondo come rifugiati, sfollati, sradicati dalle loro case e dalle loro terre, a cui bisognerà prima o poi restituire i diritti.
Non piace che il papa cerchi di fermare le guerre,  
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Nell’ “Angelus” dell’Epifania, che è stato un vero gioiello, Francesco ha ripetuto tre volte che per camminare verso la meta bisogna stare attenti alla stella, cioè saper vedere i segni, bisogna essere instancabili e bisogna avere coraggio. Un papa attento e instancabile piace a tutti, fa parte dell’idea che il mondo si è abituato ad avere dei papi moderni. Ma un Papa Coraggio sono in molti che vorrebbero fermarlo.

  Attacco al Papa coraggio di Raniero La Valle

Vedi anche i post già pubblicati sullo stesso argomento:
  •  ATTACCO AL PAPA: VERGOGNA. “PER AMORE NON TACERÒ!” di Nandino Capovilla
  •  Dopo l'attacco di Messori al Papa le risposte di Boff, Alici e Merlo
  •  FERMIAMO GLI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO  APPELLO A SOSTEGNO DI PAPA FRANCESCO


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VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 1


Papa Francesco inizia il viaggio alla volta di Colombo (Sri Lanka) dall’aeroporto di Fiumicino (partenza puntualissima 19.00).

E’ il VII° Viaggio internazionale: il velivolo papale – escludendo l’Italia, Sri Lanka e Filippine – ha sorvolato lo spazio aereo di 21 Nazioni e in alcuni casi, come per esempio Cina e Russia, lo farà per la seconda volta.

L’atmosfera è di viva e familiare cordialità, quella che solo Papa Francesco sa creare, con una novità: non sono stati i giornalisti ad andare a salutare il Pontefice, ma è stato il Santo Padre a recarsi nella zona loro riservata, 76 quelli al seguito, accompagnato dal direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Lombardi. “Grazie per la vostra compagnia” in questo viaggio, vi auguro “tanto lavoro”, ha detto loro con un largo sorriso. Francesco ha poi voluto stringere la mano a ciascun rappresentante dei media, intrattenendosi con alcuni per qualche breve istante di conversazione. 

  video

Per quanto riguarda il protocollo, durante il volo i telegrammi del Pontefice ai Paesi sorvolati, ovvero: Italia, Albania, Grecia, Turchia, Iran, Emirati Arabi Uniti, Oman, India. Particolarmente significative le parole inviate al presidente della Repubblica italiana, Napolitano. Il Papa esprime sinceri auspici di serenità, di unità e di benessere spirituale e sociale del popolo italiano. Il messaggio è accompagnato dalla benedizione apostolica all'Italia, che Papa Francesco ha inviato con affetto. Altrettanto significativa la risposta di Napolitano: questa visita richiama l’attenzione su Sri Lanka, alle prese con una difficile ricostruzione dopo una sanguinosa guerra civile, e Filippine, duramente colpite dalle calamità naturali. Sono certo – conclude Napolitano – che la sua presenza sarà di conforto a entrambe le popolazioni.

  il testo dei Telegrammi ai Paesi sorvolati da Roma a Colombo

Al momento in cui Papa Francesco è sceso dall'aereo speciale dell'Alitalia con le insegne del Vaticano, un bambino ed una bambina gli hanno offerto una ghirlanda di fiori bianchi e gialli mentre un coro ha intonato motivi religiosi. Ad accoglierlo in questa prima tappa del suo settimo viaggio apostolico, il neo presidente Maithripala Sirisena e il cardinale arcivescovo di Colombo Ranjith. Contemporaneamente danzatori si sono esibiti in balli tradizionali locali. Ad accoglierlo sulla pista dell'aeroporto, insieme alle massime autorita' politiche e religiose cingalesi, anche un corpo d'onore delle forze armate dello Sri Lanka. 

  video

Signor Presidente,
Onorevoli Autorità di Governo,
Eminenza, Eccellenze,
Cari amici,
grazie per la vostra calorosa accoglienza. A lungo ho atteso questa visita in Sri Lanka e questi giorni che trascorreremo assieme. Lo Sri Lanka è conosciuto come la Perla dell’Oceano Indiano per le sue bellezze naturali. Ma soprattutto quest’Isola è conosciuta per il calore del suo popolo e la ricca varietà delle sue tradizioni culturali e religiose...

  il testo integrale del discorso durante la cerimonia di benvenuto

  video

Il corteo papale, preceduto da motociclisti, si è quindi diretto verso il centro di Colombo dove migliaia di persone arrivate molte ore prima lo hanno salutato con bandiere e grida di gioia.
Ventuno salve di cannone, cori di ragazze in azzurro, gruppi di bimbe in divisa bianca, giovanotti in abiti folcloristici bianchi e rossi che issano scudi, e persino 40 elefanti, di cui i primi due fungono da "porta" attraverso la quale è passato in papamobile scoperta un Bergoglio sorridente e un po' stupito.

 L'incontro privato e il pranzo di Papa Francesco con i vescovi dello Sri Lanka nella sede dell'arcivescovado di Colombo è stato cancellato. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha informato i giornalisti che attendevano il Pontefice del cambio di programma, a motivo del ritardo accumulato.

Francesco aveva lasciato l'aeroporto di Colombo a bordo della papamobile con il tettuccio trasparente. La folla ad accoglierlo sulla via che conduce al centro città era tanta, circa trecentomila persone. Tra la cerimonia di benvenuto e il trasferimento, si è accumulata quasi un'ora di ritardo. E un ruolo l'ha giocato il caldo soffocante. Arrivato alla nunziatura apostolica, dove alloggerà per due notti, il Papa ha deciso di fermarsi a riposare e celebrare la messa, prima di riprendere con l'agenda degli impegni, che questo pomeriggio prevede la visita al nuovo Capo di Stato dello Sri Lanka, eletto lo scorso 8 gennaio, e quindi un incontro con i rappresentanti delle varie religioni presenti nel paese.

All'incontro con i vescovi e al pranzo partecipa invece l'intero seguito papale, guidato dal Segretario di Stato Pietro Parolin.

  video integrale


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VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE -12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 2


 13 gennaio 2015 

Dopo aver fatto visita al neo presidente dello Sri Lanka Sirisena, Papa Francesco si è trasferito al Centro Congressi Bandaranaike Memorial di Colombo per l’atteso incontro interreligioso ed ecumenico. Nel grande complesso erano riuniti numerosi esponenti religiosi del Paese con un migliaio di rappresentanti delle loro varie Comunità: buddista, hindu, musulama ed alcune confessioni cristiane. 

La pace veste i colori delle religioni. Nel Bandaranaike memorial international conference hall di Colombo i rappresentanti di buddismo, induismo, Islam e cristianesimo, le quattro principali comunità religiose dello Sri Lanka, hanno lanciato un messaggio di pace e riconciliazione insieme con Papa Francesco.

  video

La firma sul Libro d’Oro, l’esecuzione di musiche tradizionali, le benedizioni intonate dai leader musulmano, indù, buddista e le preghiere del gruppo ecumenico guidato dal vescovo anglicano Kanakasabei, le parole di mons. Perera incaricato dai vescovi locali per il Dialogo interreligioso, hanno preceduto il discorso di Papa Francesco ai convenuti, circa un migliaio di persone, all’incontro che riunisce, tra gli altri, le quattro comunità religiose più grandi, parte integrante della vita dello Sri Lanka. Da sottolineare la condanna degli attacchi e delle uccisioni in Francia e Pakistan dove bambini sono stati massacrati in nome dell’islam, da parte del musulmano Maulavi Ash-Sheikh M.F.M. Fazil: “Come ben sappiamo, ha detto tra l’altro, l’Islam non ha nessun rapporto con queste pratiche e queste condotte diaboliche”.

Fedeltà alla propria identità e, insieme, rispetto per le credenze altrui per una vita sociale armoniosa. E’ a questo concetto che torna più volte Papa Francesco, che parla con sulle spalle una vistosa stola gialla donatagli dal leader indù, rivolgendosi agli esponenti delle diverse religioni al Centro Congressi di Colombo

Cari Amici,

sono grato per l’opportunità di partecipare a questo incontro, che riunisce insieme, tra gli altri, le quattro comunità religiose più grandi, parte integrante della vita dello Sri Lanka: Buddhismo, Induismo, Islam e Cristianesimo. Vi ringrazio per la vostra presenza e per il caloroso benvenuto. Ringrazio anche quanti hanno offerto preghiere e benedizioni, e in modo particolare esprimo la mia gratitudine al Vescovo Cletus Chandrasiri Perera e al Venerabile Vigithasiri Niyangoda Thero per le loro cortesi parole.
Sono giunto in Sri Lanka sulle orme dei miei predecessori, i Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, per dimostrare il grande amore e la sollecitudine della Chiesa Cattolica per lo Sri Lanka. E’ una grazia particolare per me visitare la comunità cattolica locale, confermarla nella fede in Cristo, pregare con essa e condividerne le gioie e le sofferenze. Ed è ugualmente una grazia l’essere con tutti voi, uomini e donne di queste grandi tradizioni religiose, che condividete con noi un desiderio di sapienza, di verità e di santità...

Cari amici, vi ringrazio ancora per la generosa accoglienza e per la vostra attenzione. Che questo fraterno incontro confermi noi tutti negli sforzi per vivere in armonia e diffondere le benedizioni della pace.

  il testo integrale del discorso

  video del discorso
  video integrale

Sulla prima giornata di Francesco nello Sri Lanka il commento del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi che si sofferma in particolare sulla straordinaria accoglienza ricevuta dal Papa

  P. Lombardi: il Papa molto contento per accoglienza straordinaria

La puntata dello speciale del Diario di Papa Francesco del 13 gennaio 2015 a TV2000 condotta da Gennaro Ferrara. Ospiti in studio: Mons. Indunil Janakaratne, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Banthe Piyadassi Thero, monaco buddista, e Lucio Caracciolo, Direttore Limes.

  video

Vedi anche il post precedente: 
VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 1


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 14 gennaio 2015 

Nel secondo giorno del suo viaggio in Sri Lanka, continua la straordinaria accoglienza del popolo srilankese nei confronti di Francesco, circa 500 mila persone (certamente non soltanto cattolici né soltanto cristiani) hanno partecipato alla Messa celebrata a Colombo da papa Francesco durante la quale è stato canonizzato Giuseppe Vaz (1651-1711), il primo santo dello Sri Lanka, davanti a una folla stipata, alcuni dalla notte prima, sul litorale dell'Oceano indiano. Vaz era stato beatificato vent’anni fa da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita.

La Messa si è svolta infatti nello stesso luogo in cui nel 1995 Papa Wojtyla dichiarò beato il missionario giunto dall'India nel XVII secolo. Ed è stato utilizzato lo stesso altare di allora, a forma di edificio tipico locale. Francesco nella processione di "introito" ha lambito le onde dell'Oceano indiano, poiché il Galle Face Green, il parco cittadino dove si è svolta la liturgia, si estende per cinque chilometri proprio sulla battigia.

Bellissimi i canti e le danze che hanno animato la celebrazione, incredibilmente calorosa ma al contempo ordinata la partecipazione della gente, che ha anche raccolto 70mila dollari di offerta per il Papa, consegnati al termine della celebrazione dall'arcivescovo di Colombo, il cardinale Albert Malcom Ranjith, il quale ha ringraziato il Pontefice per la sua visita.

  video

«Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» (Is 52,10).

Questa è la magnifica profezia che abbiamo ascoltato nella prima Lettura di oggi. Isaia predice l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo sino ai confini della terra. Questa profezia ha un significato speciale per noi che celebriamo la canonizzazione del grande missionario del Vangelo san Giuseppe Vaz. Come innumerevoli altri missionari nella storia della Chiesa, egli ha risposto al comando del Signore risorto di fare discepoli tutti i popoli (cfr Mt 28,19). Con le sue parole, ma soprattutto con l’esempio della sua vita, ha condotto il popolo di questo Paese alla fede che ci concede «l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati» (At 20,32).

In san Giuseppe vediamo un segno eloquente della bontà e dell’amore di Dio per il popolo dello Sri Lanka. Ma in lui vediamo anche uno stimolo a perseverare nella via del Vangelo, a crescere noi stessi in santità, e a testimoniare il messaggio evangelico di riconciliazione al quale egli ha dedicato la sua vita.
...

Cari fratelli e sorelle, prego che, seguendo l’esempio di san Giuseppe Vaz, i cristiani di questo Paese possano essere confermati nella fede e dare un contributo ancora maggiore alla pace, alla giustizia e alla riconciliazione nella società srilankese. Questo è quanto Cristo si aspetta da voi. Questo è quanto san Giuseppe vi insegna. Questo è quanto la Chiesa vi chiede. Vi affido tutti alle preghiere del nostro nuovo Santo, affinché, in unione con tutta la Chiesa sparsa per il mondo, voi possiate cantare un canto nuovo al Signore e proclamare la sua gloria fino ai confini della terra. Perché grande è il Signore e degno di ogni lode (cfr Sal 96,1-4)! Amen.

  il testo integrale dell'omelia

  video integrale

Vedi anche i post precedenti: 
  • VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 1
  • VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 2


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VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE -12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 4



 14 gennaio 2015  

A Madhu, per raggiungere il santuario mariano dall’eliporto, Papa Francesco ha attraversato una folla di fedeli a bordo della “papamobile”. Il Papa ha salutato le due ali di folla, facendo fermare la “papamobile” per baciare alcuni bambini, disabili, anziani.
 
Eccezionale la partecipazione di popolo anche nel santuario di Madhu, dove nel pomeriggio Francesco, accolto con grande entusiasmo e con il dono di una ghirlanda che ha posto sulla veste bianca, si è recato a pregare davanti a un'antica statua della Vergine.
Nel difficile sforzo di perdonare e trovare la pace, Maria è sempre pronta a incoraggiarci e a guidarci. Nel santuario mariano di Madhu, Papa Francesco ha pregato per la riconciliazione nello Sri Lanka, dopo tanti anni di sanguinosa guerra civile.

  video

Cari fratelli e sorelle,

ci troviamo nella dimora di nostra Madre. Qui lei ci dà il benvenuto nella sua casa. In questo santuario di Nostra Signora di Madhu, ogni pellegrino si può sentire a casa, perché qui Maria ci introduce alla presenza del suo Figlio Gesù. Qui Srilankesi, Tamil e Singalesi, tutti giungono come membri di un’unica famiglia. A Maria essi affidano le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro necessità. Qui, nella sua casa, si sentono sicuri. Sanno che Dio è molto vicino; sentono il suo amore; conoscono la sua tenera misericordia, la tenera misericordia di Dio
...

  testo integrale

  video 

Il Papa, dopo il discorso, si è fermato alcuni momenti in raccoglimento davanti all'effigie mariana, mentre la folla intonava canti e preghiere. Quindi è tornato a Colombo in elicottero. 

  video integrale

Una serata ricca di fuori programma quella di Papa Francesco tornato a Colombo da Madhu. Il Pontefice, presso la nunziatura dove alloggia, ha ricevuto l'ex presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa, che ha perso le elezioni l'8 gennaio scorso. Era lui ad avere invitato il Papa, certo di essere riconfermato alle elezioni convocate due anni prima della scadenza del mandato. Rajapaksa, accompagnato dalla moglie e dal fratello, è rimasto a colloquio con Bergoglio per una ventina di minuti.
Francesco ha quindi voluto recuperare l'incontro con i vescovi dello Sri Lanka, cancellato martedì a motivo del ritardo e soprattutto della stanchezza accumulata dopo i trenta chilometri in papamobile sotto il sole, poco dopo il suo arrivo. Era previsto che i vescovi pregassero e quindi pranzassero con il Papa nella sede dell'arcivescovado, dove alloggia il cardinale Malcom Ranjith. Ma giunto nella residenza, Bergoglio non vi ha trovato i vescovi, in ritardo sulla tabella di marcia di ritorno da Madhu e peraltro diretti in un altro luogo di Colombo.

Su due piedi, visto che i vescovi non c'erano, Francesco ha deciso di andare a visitare il tempio buddista di Mahabodhi a Colombo, dove vive il monaco Banagala Upatissa che il Papa aveva incontrato all'aeroporto il giorno del suo arrivo e poi ancora ieri, durante l'incontro interreligioso. Non è la prima volta che un Pontefice visita un luogo di culto buddista, Giovanni Paolo II lo fece durante il viaggio in Thailandia nel 1984, entrando nel tempio Rajchaborpitsathitmahasrimaram di Bangkok. Per l'occasione, è stata aperta la grande «chiattiya», il grande reliquiario di metallo prezioso, che viene solitamente aperto soltanto una volta all'anno. Il monaco ha recitato una breve preghiera, il Papa ha ascoltato raccolto in silenzio.

Uscito dal tempio buddista, a Francesco è stato detto che nel frattempo i vescovi erano finalmente riusciti a raggiungere l'arcivescovado, e così il corteo papale è tornato una seconda volta sui suoi passi e l'incontro mancato è stato recuperato con l'ennesimo fuori programma.

In occasione della visita del Papa, le autorità srilankesi hanno ordinato la liberazione di 612 detenuti, 575 uomini e 37 donne. Lo ha annunciato il portavoce dell'Amministrazione penitenziaria Thushara Upuldeniya, citato dal Daily Mirror di Colombo. A beneficiare della grazia presidenziale, anziani di più di 75 anni e detenuti per reati minori. La liberazione è stata salutata con una cerimonia presso il Welikada Prison.

Prima di congedarsi dallo Sri Lanka e volare verso le Filippine, Papa Francesco si recherà in preghiera nella Cappella dedicata a “Nostra Signora di Lanka” a Bolawalana. Per un bilancio del viaggio del Papa in questo Paese, a partire da alcuni avvenimenti non previsti, ascoltiamo il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi

  Padre Lombardi: viaggio di Papa Francesco in Sri Lanka apre cuori alla speranza

La puntata dello speciale del Diario di Papa Francesco del 14 gennaio 2015 condotta da Gennaro Ferrara. Ospiti in studio: Mons. Indunil Janakaratne, Sottosegretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, padre Raffaele Di Muro, teologo, consultore della Congregazione delle Cause dei Santi, Paolo Rodari, giornalista "la Repubblica".

  video 

Vedi anche i post precedenti:
  • VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 1
  • VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 2
  • VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 3


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  Il primo giorno di Papa Francesco in Sri-Lanka visto da Padre Antonio Spadaro SJ

  Il secondo giorno di Papa Francesco in Sri-Lanka visto da Padre Antonio Spadaro SJ



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