"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°2 del 2015
Aggiornamento della settimana -
dal 10 al 16 gennaio 2015 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 23 gennaio 2015
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)A proposito di Charlie
di
Jesus (mensile della Periodici San Paolo) Il Regno (edizioni Dehoniane) Riforma (quotidiano on line e settimanale delle Chiese protestanti italiane) Nev (agenzia di stampa della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia - Fcei) RBE (Radio Beckwith Evangelica) Confronti (mensile di dialogo ecumenico e interreligioso) Qol (rivista di dialogo cristiano-ebraico) CEM Mondialità (mensile di interculturalità) Yalla Italia (blog delle "seconde generazioni") "La strage al settimanale Charlie Hebdo è una tragedia dalle molte facce che rischia di fare troppe vittime.
... Portiamo
il lutto perché, in questo clima sociale, lo spirito di dialogo e di
convivenza tra diverse culture e religioni rischia di farsi più
difficile. Su un punto, perciò, occorre essere chiari: chi dice di
voler difendere Dio usando la violenza, sta bestemmiando il suo Santo
Nome. Per questo non possiamo dimenticare anche la terribile strage compiuta nel Nord della Nigeria. L’ironia
e la satira non sono nemiche dei credenti. Anzi, possono aiutarli a
liberarsi dalla presunzione di “possedere” l’Altissimo, giocando così
una funzione anti-idolatrica. Saper ridere di se stessi e rispettare la
propria coscienza di credenti è dunque un modo per sconfiggere la
follia assolutista di chi vorrebbe imporre con la forza della paura una
caricatura impazzita e mortifera del Divino. Forse una risata non salverà il mondo. Ma almeno ci impedirà di trasformare Dio in un simbolo dell’odio." A proposito di Charlie (PDF)Vedi anche:
--------------------------------------- “Dopo Parigi, i nigeriani trattati come morti di serie B” ..
Non si può chiudere Schengen - Mons. Francesco Montenegro A Roma, martedì 13 gennaio 2015 sono state presentate le iniziative della Chiesa Italiana per la celebrazione della "Giornata Mondiale Migrazioni 2015 - Una Chiesa senza frontiere, madre di tutti" della prossima domenica 18 gennaio 2015 da
S.E. Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Presidente
della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione
Migrantes e da Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della
Fondazione Migrantes. Locandina (pdf)Mons.
Montenegro ha affermato che i grandi della terra, così come hanno
sfilato nella capitale francese, dovevano andare anche in Africa a
rendere omaggio alle vittime degli attentati di Boko Haram. “Ogni morto
dovrebbe far pensare: se muore soltanto un uomo dovremmo fermarci tutti
a riflettere, se ne muoiono dodici dovremmo ugualmente riflettere, ma
se ne muoiono duemila non possiamo far finta di niente. E’ strano che
solo Parigi sia diventata il centro del mondo. Il giorno dopo si doveva
andare, invece, tutti in Africa perché duemila persone hanno subito la
stessa violenza di Parigi, ma ancora una volta abbiamo diviso il mondo
nella sofferenza: noi quelli di serie A, messi tutti insieme a dire non
è giusto, mentre i duemila morti della Nigeria non li abbiamo visti,
sono morti di serie B”. l'articolo di Redattore socialeNo alle modifiche del Trattato di Schengen, «sarebbe una follia», e «il vento non si può fermare». Il
chiaro messaggio che è arrivato ieri in occasione dalla presentazione
della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si
svolgerà domenica prossima col tema 'Una Chiesa senza
frontiere, madre di tutti'. Tema quanto mai attuale, proprio
mentre di fronte all’attacco terroristico si alzano inviti a
tornare a chiudere le frontiere. «Ma il vento non lo può fermare
nessuno – afferma con forza monsignor Francesco Montenegro,
arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione Cei per le
migrazioni e della Fondazione Migrantes –, parliamo di merci e denaro e
chissà perché solo gli uomini devono essere fermati. E dobbiamo
ricordare che c’è tanta mobilità di popoli nel mondo –aggiunge il
neodesignato cardinale da Papa Francesco – perché c’è tanta ingiustizia
nel mondo». E allora, insiste anche monsignor Gian Carlo Perego,
Direttore generale della Fondazione Migrantes, «pensare di
modificare Schengen è una follia, politica, economica, culturale e
sociale. L’Europa ha bisogno di scambi e l’Italia ancora di più».
Invece, denuncia Montenegro, «si sta
portando avanti una politica della paura che fa comodo a qualcuno,
soprattutto a chi vuole fare affari sull’immigrazione, come abbiamo a
visto a Roma. Il
gioco si fa sporco – avverte il vescovo – perché chi lancia l’allarme
tiene le fila per un guadagno sempre maggiore. L’immigrazione –
aggiunge – ha sempre accompagnato la storia dell’uomo, pensare di
bloccarla vorrebbe dire bloccare la storia». L’attenzione quest’anno è
sulle migrazioni forzate, provocate da guerre, persecuzioni, dittature,
disastri ambientali, che «nel 2014 sono state l’urgenza più impellente
e la più significativa provocazione al nostro Paese e all’Europa per
ridisegnare non solo le possibilità e gli strumenti di accoglienza e di
tutela dei richiedenti asilo, ma anche per ripensare l’Europa e
l’Italia con un 'supplemento di cittadinanza'». Una
Giornata, spiega monsignor Montenegro, che vuole «contribuire a
diffondere una nuova cultura dell’incontro, una politica capace di
mettere sempre al centro la povera gente, un’economia che sappia
interpretare l’esigenza della gratuità e della condivisione». Per
questo si denuncia come «dietro insostenibili ragioni economiche,
l’operazione Mare Nostrum è stata chiusa e trasformata in una nuova
operazione di controllo delle frontiere: il nostro Mare è diventato
nuovamente il mare di altri, di altri trafficanti, di altri interessi,
di altre morti». C’è un’evidente contraddizione, come sottolinea
monsignor Montenegro. «Chiediamo rispetto agli immigrati ma non siamo
capaci di darlo. Con le nostre migrazioni – ricorda – abbiamo esportato
anche violenza e ci siamo difesi dicendo che non tutti erano mafiosi. E
allora perché dobbiamo oggi cambiare i nostri canoni?». ..
(Fonte: Avvenire) il testo intesto integrale dell'intervento di Montenegro (PDF) il testo intesto integrale dell'intervento di Perego (PDF) Servizio dell'agenzia SIR (video) la pagina della Fondazione Migrantes Nigeria: le immagini dal satellite mostrano la terribile dimensione dell'attacco di Boko haram a Baga--------------------------------------- "Stragi"
di
Renato Sacco
(Coordinatore Nazionale di Pax Christi)
Il
cielo di Baghdad era verde, illuminato dai missili. Sui nostri
teleschermi, per la prima volta in diretta Tv: la guerra! Era la notte
tra il 16 e il 17 gennaio 1991. Iniziava la prima guerra del Golfo,
“avventura senza ritorno”, aveva ammonito Giovanni Paolo II. “Una
guerra è sempre un’avventura. Una guerra – mi dice al telefono il
Patriarca di Baghdad, Louis Sako – è sempre male. E chi paga sono gli
innocenti. Oggi non si può fare guerra, a nessuno!”.
È
importante non dimenticare quelle parole ‘senza ritorno…’. Le tragedie
di questi giorni ce lo ricordano. Sia dove la diretta Tv ha ‘coperto’
fin nei dettagli (quante volte abbiamo visto le immagini dell’uccione
del poliziotto sul marciapiede?) la strage di Parigi, sia dove si è
massacrato senza telecamere, senza giornalisti, ad es. in Nigeria.
Guerre ignorate, occhio non vede… Infatti, quanti sono i conflitti
dimenticati oggi (è possibile visitare il sito:
www.conflittidimenticati.it)? Ogni guerra è una strage, non
dimentichiamolo. Anzi ‘inutile strage’ come definì la prima guerra
mondiale papa Benedetto XV.
E
se ci ha indignato e giustamente colpito e lasciato senza parole il
video di un bambino che con la pistola uccide due ostaggi, ci deve
indignare allo stesso modo immaginare (…ma qui il video non c’è) il
bambino soldato, ad es. della Sierra Leone, che molto probabilmente con
pistole made in Italy, viene addestrato a uccidere più o meno nello
stesso modo.
...
PS.: Bentornate Vanessa e Greta!
Ora,
con voi, aspettiamo la liberazione di padre Paolo Dall’Oglio, di
Giovanni Lo Porto e di tutti le persone rapite. Con voi vogliamo
guardare la vita con gioia, con speranza, come ci dicono i vostri
occhi. E scusate se qualcuno tenta di speculare politicamente sulla
vostra liberazione, come ha speculato sui morti di Parigi. Non hanno
gli occhi puliti, sono un po’ accecati dalla polemica e forse dalla
ricerca di voti. Passerà… spero.
(fonte: Mosaico di Pace 16/1/2015)
--------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"NIGERIA
- . Non ci sono ancora dati ufficiali, ma sembra essere davvero tragico
il bilancio delle ultime azioni dei terroristi (la Bbc parla di 2mila
morti). Nel mirino dei jihadisti la città di Baga (10mila abitanti) e
altri 15 tra cittadine e villaggi sulle rive del lago Ciad. Boko haram avrebbe preso il controllo del 70% dello stato di Borno. Una triste e forse cinica constatazione: i nigeriani dello stato di Borno sono lasciati soli di fronte al loro tragico destino! La strage continua " In quello che accade in
Nigeria le religioni non c entrano, perché l unico interesse è mettere
le mani sulle rendite petrolifere
Il Califfato che dicono di voler costruire è il modo di mettere paura agli interessi occidentali in Africa, soprattutto per sbaragliare quelli francesi. Parigi ha mantenuto rapporti post-coloniali in tutta l’area dell’Africa occidentale e l’impegno militare in Mali è stato il segnale che non vuole mollare. Ma quegli interessi si scontrano con altri che nascono da geopolitiche nuove, governate e dirette da Pechino. L’instabilità serve a mascherare la nascita di nuovi equilibri. Naturalmente sulla pelle della povera gente, che paga comunque le conseguenze" PADRE ALBANESE: "BOKO HARAM VUOLE I SOLDI DEL PETROLIO" ... Per quanto se ne può
conoscere, ancora oggi la parte più consistente del denaro che sostiene
il terrorismo di matrice islamica proviene dall’Arabia Saudita. E
adesso sfido chiunque a cercare una decisione internazionale ai danni
di quella nazione, fosse anche una condanna del Consiglio di sicurezza
dell’ONU o dell’amministrazione USA, una dichiarazione, un giudizio
deplorevole. La ragione è semplice e ha un nome: petrolio. Espressione
di un’ipocrisia internazionale per la quale la vita delle persone viene
dopo gli interessi economici. Tradurre in azione politica
internazionale il momento emotivo della tragedia francese, nigeriana,
pakistana… significa, oggi, vincere soprattutto la politica dello
“struzzo per convenienza” dei Paesi occidentali. (Tonio Dell'Olio)
Il ruolo dell'Arabia Saudita--------------------------------------------------------------- Speriamo sia presto confermata la notizia diffusa dall'AGI!!!
Finito incubo di Greta e Vanessa Fonti ribelli siriane, "sono libere" Greta e Vanessa... è arrivata la conferma ufficiale
L'annuncio della liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo arriva sul profilo twitter di Palazzo Chigi. "Sono libere, torneranno presto in Italia", annuncia il governo Greta e Vanessa sono state liberate...Un'altra buona notizia che speriamo trovi una rapida conferma:
Padre Paolo Dall'Oglio "è vivo" e si trova "nelle prigioni dello Stato islamico a Raqqa", in Siria. Lo riferisce @sadeer1, account legato ai ribelli che poco prima aveva annunciato il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le italiane rapite nel Paese mediorientale lo scorso anno. Padre Dall'Oglio, sacerdote di 60 anni impegnato nel dialogo interreligioso, è stato rapito il 29 luglio 2013 nella zona di Raqqa. Ti aspettiamo... Greta e Vanessa... --------------------------------------------------------------- Vanessa e Greta che hanno resistito
a sei mesi di prigionia sapranno superare accuse infamanti di chi
specula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non protesta per le
spese molto più ingenti sostenute per comprare armamenti e per
alimentare le guerre che devastano paesi e provocano esodi di
massa di popolazioni. Sono gli stessi che vorrebbero anche
respingere i profughi quando approdano in condizioni terribili
sulle nostre coste.
Giuliana Sgrena: Perché siamo felici per Greta e Vanessa --------------------------------------------------------------- Un’altra pagina nera si aggiunge alla storia della speculazione romana sui richiedenti asilo e i rifugiati.
RESISTENZE METICCE: Se questa è accoglienza...---------------------------------------------------------------
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali. Locandina incontri (PDF)-------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)LA DONNA NELLA BIBBIA E
NELLA STORIA DELLA CHIESA
Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)
"E'
bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli
evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E'
un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai
nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità
dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano
dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il
racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)
-------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Come si difende l'identità cristiana? di Alberto Neglia, o.carm (video)--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)TAVOLA ROTONDA “Dare un volto umano alla città:
l’esperienza di Giorgio La Pira ci interpella”
SABATO 17 GENNAIO 2015 h. 19.00 SALA CONVEGNI PARCO URBANO MAGGIORE LA ROSA BARCELLONA P.G. (ME)
Evento inserito nel programma “In dialogo con la città. Custodi
dell’umano”, nel contesto dei preparativi della festa di s. Sebastiano,
patrono della città.
Presiede e modera:
sac. Giuseppe Turrisi, vicario foraneo
Intervengono:
p. Gregorio Battaglia ocarm,
il sindaco Maria Teresa Collica,
l’assessore Raffaella Campo,
la Dott.ssa Maria Rosa Naselli. ...
Per
la Bibbia l’uomo e la stessa città hanno bisogno di essere riscattati,
redenti, chiamati, cioè, ad abbandonare la forma Cainesca, che tende a
produrre inesorabilmente emarginati e vite scartate, per assumere il
volto che le viene donato dal cielo. Per questo Gerusalemme è la città
verso cui tutti siamo incamminati, anche le stesse città degli uomini,
perché essa si presenta davvero come la città della pace, in quanto
vero spazio di fraternità .. " (p. Gregorio Battaglia o.carm)
-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Oggi si è compiuta questa scrittura... Ogni giorno, pensando al nostro battesimo... La terra è diventata la dimora di Dio... Noi stiamo vivendo il tempo... Passando... vide... chiamò... Voi mamme date ai vostri figli... Le parole insegnano... Per il bene della pace... La misericordia di Dio... La libertà religiosa... Ogni vita muore se non è toccata...Per ricordare Martin Luther King nato il 15 gennaio 1919
Se avremo aiutato una sola persona...Per ricordare Etty Hillesum nata il 15 gennaio 1914
Una volta che si comincia a camminare con Dio... Una fede che non si fa carico... Ogni violenza sulla terra... (vignetta)--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Prepararsi alla liturgia domenicale
Battesimo del Signore
"Un Dio defilato" di Antonio Savone Un
vivo desiderio affiorava dentro di me mentre riflettevo sul racconto
del battesimo di Gesù. Avrei voluto accostare una pagina come questa
con lo sguardo della prima volta, come uno che non abbia mai letto il
Vangelo e che non sappia nulla di Gesù. E così, con la sola
consapevolezza che Gesù è il personaggio principale di quel libro che
va sotto il nome di Vangelo, ho provato a chiedermi: chissà in che modo
farà la sua comparsa? Come verrà presentato? Come inizierà la sua
missione? Con un discorso? Con un segno prodigioso? D’altronde, lo
stesso Battista, lo aveva annunciato come colui che avrebbe distinto,
separato. E invece…
Scopro
da subito, con grande sorpresa, che il personaggio principale di
quest’opera ha un nome assai comune per quell’epoca. Per giunta viene
da un paesino che non ha alcuna rilevanza storica, Nazareth. Un Dio
defilato! E come se non bastasse, si mette in mezzo ad un gruppo di
persone che confessano le loro malefatte mentre si recano da Giovanni
Battista per farsi lavare dai loro peccati. Strano modo di fare la sua
comparsa da parte di questo personaggio: mescolato con delle persone
che hanno fatto del male, senza nessun bisogno di distinguersi da loro.
Come mai? Perché dar adito ad equivoci? C’erano senz’altro persone più
degne di un Dio, gente che potesse vantare il “marchio inequivocabile
della devozione”.
Il
primo gesto sta tutto in quella compagnia: non un perdono, non una
condanna ma una vicinanza. E penso al mio farmi da parte, al mio
bisogno di distinguermi, di prendere le distanze o di dover comunque e
sempre dire la mia…
E
tutta la sua vita sarà un continuo mescolarsi: mangerà con i peccatori,
vivrà con dei peccatori, si lascerà toccare da loro, sarà loro amico al
punto da essere addirittura criticato proprio per questo. Dirà
addirittura di essere venuto proprio per chi ha tutto da rimproverarsi
ma nello stesso tempo è abitato da un desiderio vivo di una possibilità
nuova che solo Dio può offrire. Si avvarrà di collaboratori che
provengono da quelle fila. L’accusa che gli verrà rivolta con disprezzo
sarà proprio quella di essere amico dei pubblicani e dei peccatori.
Sarà di troppo un Dio così (e, infatti, non tarderanno ad eliminarlo)
per chi è chiuso nella bolla del suo orgoglio mentre elenca i suoi
meriti davanti al suo Dio. Mentre sarà a suo agio con coloro che, pur
nella loro abiezione, hanno ancora la capacità di riconoscere di
essersi nutriti di cibi che non saziano, che forse neanche nutrono e
che di certo non fanno crescere: per questo si sono messi in cammino
verso il Giordano confessando la loro inadeguatezza. Ma tutto era
cominciato quel giorno, sulle rive del Giordano, attraverso quella
decisione di mescolarsi. L’antico profeta aveva annunciato: i miei
pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie (Is
55,8).
E
come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile
modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto,
in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un
figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana
compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della
sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a
morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la
forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è
mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena,
sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.
...
Così
inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non
venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.
Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?
Un Dio defilato--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Mc 1,7-11 Il
battesimo è un simbolo di morte, di morte al proprio passato di
peccatore, morte all'uomo vecchio perché risorga l'uomo nuovo. E'
il segno della volontà di ogni credente di cambiare il proprio vissuto,
fatto di peccato e immerso nell'ombra della morte (Mt 4,16),
in una esistenza spesa nell'amore e al servizio della vita. Per Gesù
però non è così, non avendo egli bisogno né di conversione né di
purificazione per i peccati. Per Gesù il battesimo è il segno della
filiale obbedienza al progetto del Padre nell'accettazione libera e
volontaria della sua morte futura. Egli si presenta in riva al
Giordano in tutto solidale con noi uomini, fin nella parte più
profonda di noi stessi: nel nostro essere peccatori. In questo modo
sconcertante ha inizio il suo ministero pubblico.
... --------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Martedì
13 gennaio nel programma «Italiani» condotto da Paolo Mieli, il
documentario diretto da Antonia Pillosio dedicato a Papa Roncalli.
A 50 anni dalla morte di Papa Giovanni XXIII, Rai Storia ripercorre la vita di monsignor Angelo Roncalli durante la sua attività in Bulgaria, Turchia, Grecia e Francia contestualizzandone l’azione internazionale. Su Rai Storia Giovanni XXIII Santo e «parroco del mondo» PAPA GIOVANNI XXIII, PARROCO DEL MONDO (video)---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)IL PRETE DEVE RISPETTARE LE PERSONE NELLE RELAZIONI
.. e' finito il tempo dei satrapi" di mons. Nunzio Galantino vescovo di Cassano e segretario generale della Cei 30 Dicembre 2014 "Non
ci vuole un vescovo per dire a un prete che le persone vanno rispettate
nelle relazioni, che non sono nostri sudditi e che noi non siamo stati
messi lì per comandare. È finito il tempo dei satrapi. Non è stile
sacerdotale quello di chi, esplicitamente o implicitamente, afferma: il
parroco sono io e qui comando io. Queste affermazioni appartengono solo
a chi non prega e a chi il Vangelo lo ha ridotto a un paravento per
dare sfogo alle proprie frustrazioni». A dirlo è stato monsignor Nunzio
Galantino, vescovo di Cassano e segretario generale della Cei,
nell'omelia nel corso dell'ordinazione sacerdotale di don Carlo Russo.
«Un vescovo che ordina un diacono o un presbitero – ha detto il presule
– lo fa perché ha fiducia in loro. Prima però di invocare lo Spirito di
Dio su di te e prima di importi le mani, caro Carlo, sento il bisogno
di accompagnare questo atto di fiducia con le parole di Giovanni: "Non
amare il mondo, né le cose del mondo perché tutto quello che è nel
mondo non viene dal Padre, ma viene dal mondo". "Non amate il mondo". È
ovvio che Giovanni assume il termine mondo nel senso di una realtà
segnata dal peccato, dalla cupidigia, dall'invidia, dalla prevalenza
dell'apparire sull'essere. E, se questo è il mondo da cui dobbiamo
guardarci, allora ce n'è veramente per tutti. E, se permettete, Papa
Francesco questo sta dicendo con forza alla nostra Chiesa, in
particolare a noi sacerdoti e Vescovi. Non amate, ci sta dicendo, lo
stile del mondo! E di stile mondano, quello che Paolo VI chiamava il
"fumo di Satana", nella Chiesa ce n'è. Lo dico con tanto dolore. Ed è
uno stile molto difficile da vincere perché porta, spesso, i colori e
il sapore del sacro, meglio della falsa sacralità. Mi chiedo e vi
chiedo: viviamo o non viviamo lo stile del mondo quando l'esteriorità
prende il sopravvento sulla sostanza delle cose?». «Mi
domando e vi domando – ha concluso Galantino – viviamo o no lo stile
del mondo quando, a esempio, la nostra preoccupazione non è la
formazione seria del popolo di Dio o non sono i poveri e i loro
bisogni, e ci attardiamo invece a spendere eccessivamente per noi, per
suppellettili appariscenti? È o non è stile mondano quello di
una pastorale che si accontenta dell'esistente e non accetta di
schiodarsi da modi di fare che oggi non trasmettono il Vangelo ma
trasmettono soltanto fisime senza contenuti?». il testo integrale dell'omelia (PDF)--------------------------------------- Abbiamo vissuto cinquant’anni ricchi di novità nell’incontro e nel dialogo tra ebrei e cattolici, iniziato durante il Vaticano II. La dichiarazione conciliare Nostra aetate nella parte dedicata all’ebraismo ha dato indicazioni autorevoli per la riflessione comune di ebrei e cristiani e ha offerto un’ispirazione creativa per gesti che in questo mezzo secolo hanno non solo confermato il dato conciliare, ma gli hanno permesso di esplicitare tutte le sue potenzialità su strade mai percorse, inattese. Dobbiamo
riconoscere una buona ricezione del dettato conciliare nella chiesa,
nonostante si possano ancora denunciare inadempienze a livello di
periferie ecclesiali: le stesse autorità delle chiese sono sovente
coinvolte in incontri, dialoghi, iniziative che segnano l’assodata
novità nel comportamento dei cristiani nei confronti degli ebrei. Il
paragrafo 4 di Nostra aetate, dedicato al mistero di Israele, aveva
osato affermare con forza che “c’è un legame spirituale tra il popolo
del Nuovo Testamento e la stirpe di Abramo”. La chiesa, ramo d’olivo
selvatico innestato sul tronco santo di Israele, confessa
l’imprescindibile legame con il popolo delle promesse e delle
benedizioni e nello stesso tempo si sente posta di fronte al mistero
del permanere di Israele nella storia accanto alla chiesa, segno questo
del “non-ancora” compiuto disegno di salvezza da parte di Dio. Tra
Israele e chiesa resta una tensione che deve essere feconda: quella
dello zelo, della gelosia in vista dell’unità attesa da Dio (cf. Rm
11,14).
La
strada per una fiduciosa, trasparente pratica dell’ecumenismo era così
stata aperta dal concilio, una strada specifica, non assimilabile al
dialogo interreligioso, perché il legame tra Israele e chiesa non è
sullo stesso livello del legame con le altre fedi. Ma in cosa consiste
questo legame? Giovanni Paolo II – nella sua personale attenzione verso
gli ebrei e con l’intento di riparare colpe cui non erano estranee
responsabilità anche da parte di cristiani – coniò una formula molta
efficace: “gli ebrei sono nostri fratelli maggiori!”. L’espressione fu
ben accolta e risuonò in ogni incontro di dialogo ebraico-cristiano, ma
teologicamente e storicamente gli ebrei attuali non sono fratelli
maggiori, nati prima di noi o in una posizione di eccellenza rispetto a
noi: è indispensabile, anche se tutt’altro che semplice, saper leggere
la storia umana e la storia della salvezza, cogliendo, ebrei e
cristiani insieme, una derivazione da un unico tronco (quello da noi
chiamato Antico Testamento), una derivazione che non dà precedenza
all’uno sull’altro. Sarebbe più esatto dire che siamo “fratelli
gemelli”. È infatti nell’interpretazione dell’Antico Testamento che si
sono formate – in un’epoca di pluralismo di forme e di appartenenze:
sadducei, esseni, farisei... – due comunità separate e diverse, sebbene
entrambe riferentesi agli stessi testi e alla medesima storia della
salvezza. Come annotava il cardinal Ratzinger, “fede cristiana e
giudaismo sono due modi di fare proprie le Scritture di Israele che in
definitiva dipendono dalla posizione assunta nei confronti di Gesù”.
L’Antico Testamento apre a entrambe le strade, e se l’interpretazione
cristiana vede il realizzarsi in Gesù Cristo delle profezie dell’Antico
Testamento perché ormai centro della fede è lui, il Messia e Signore,
l’interpretazione ebraica ha messo al centro la Torah che, con i
commenti rabbinici di Mishna e Talmud, va amata e custodita “più di Dio
stesso”.
Ecco
perché dobbiamo dire che le due fedi sono fratelli gemelli piuttosto
che definire gli ebrei “fratelli maggiori”, espressione che tra l’altro
rimanda alle vicende dell’Antico Testamento in cui il fratello minore
scalza sempre il maggiore, aspetto non so quanto gradito agli ebrei.
San Paolo nella Lettera ai Romani dirà in tono profetico: “Se il loro
rifiuto [di Cristo] ha segnato la riconciliazione con il mondo, quale
potrà mai essere la loro riammissione se non una resurrezione dai
morti?” (Rm 11,15). Ecco perché oggi la chiesa non organizza alcuna
missione verso gli ebrei, come l’ha tentata e praticata nei secoli
passati, arrivando a usare anche la tortura, la persecuzione e
l’imposizione: gli ebrei sono già convertiti dagli idoli al Dio vivente
e la loro entrata nella chiesa, come per Paolo a Damasco, non sarà mai
“conversione” ma solo “rivelazione” di Cristo (cf. At 22,6 ss.; Gal
1,16). Dialogo sì – e convinto e necessario – ma nessuna azione di
proselitismo verso gli ebrei: questa è oggi la coscienza e la volontà
della chiesa.
Dalla
Nostra aetate ci sono stati molti gesti e molte parole dei papi,
soprattutto Giovanni Paolo II e, in continuità con lui, Benedetto XVI.
Ora, con l’avvento di papa Francesco – che già in Argentina aveva posto
come grande compito nella sua pastorale l’incontro con la comunità
ebraica – il dialogo ha preso nuovo slancio e si è rinvigorito di
speranze.
...
Ebrei e cristiani fratelli gemelli --------------------------------------- Eminenza, argomento molto delicato... musulmani e cristiani! Immagino che lei, come il Santo Padre, abbiate letto il Corano almeno una volta. Conoscendone voi il contenuto, ne conoscete anche la pericolosità. Perché allora continuiamo a permettere di costruire moschee? Di predicare in arabo? Lei è a conoscenza che in Egitto ed in altri Paesi arabi non è permesso suonare le campane delle chiese? Ce lo proibiranno anche qui, come hanno chiesto di togliere i crocifissi dalle scuole... Siamo in pericolo e la Chiesa non fa nulla... Dove sta andando la cristianità? Sta cadendo in un inferno che si chiama Islam. Nicoletta Soffiati Milano Mi
sembra che tutti, giornalisti e politici in primis, si nascondano
dietro il famoso palo. Nessuno ha il coraggio di dire come stanno
realmente le cose. A mio avviso, non è solo un discorso che coinvolge
la religione, bensì il fatto che da noi la religione non è legge dello
Stato, ed ognuno di noi se ne costruisce una propria, a seconda delle
esigenze (così fa anche lo Stato), mentre i popoli musulmani hanno la
religione come legge dello Stato e regola di vita. Questo è il
problema. Mi dica se sbaglio.Leopoldo Aggujaro Cittadella (Padova)
Fin
dall'inizio di questa corrispondenza ho ricevuto non poche lettere
centrate su questo tema: l'Islam (si potrebbe anche dire «la paura
dell'Islam»).
Vorrei anzitutto esporre qualche considerazione generale, che inquadra il problema.
1. Distinguo
tra una religione in astratto (con l'insieme delle sue credenze, norme,
tradizioni e consuetudini) dal modo concreto con cui la religione viene
vissuta. Questa seconda realtà è decisiva per ciascuno. I
fondamentalisti partono da una religione non vissuta, ma pensata.
2. Conosco
non poche persone di religione islamica che sono sinceri cercatori di
Dio e che, venendo tra noi, non chiedono che di trovare un po' di
lavoro e di farsi strada a poco a poco nella società, pensando
soprattutto alla propria famiglia. Essi vivono quei valori che il
Concilio Vaticano II ha riconosciuto all'Islam (Documento Sulle
relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, n.3) come l'
adorazione dell' unico Dio, misericordioso e compassionevole, e la
sottomissione a Lui.
3. I
fondamentalisti (che ci sono un po' ovunque) esigono un'applicazione
stretta della legge coranica nella società civile, non distinguendo la
religione dalla società. Essi vorrebbero naturalmente attuare questo
anche in Europa.
4. Si
chiede dunque all'Occidente di esercitare un discernimento che
smascheri gli estremisti e faccia capire che non v'è posto per essi in
una società che vuol essere democratica e pluralista. Ciò esige che noi
crediamo in questi valori e li viviamo sul serio! Ogni irresponsabilità
del nostro mondo occidentale è un favore fatto ai fondamentalisti.
5. In
ogni modo va sottolineato che non esiste un solo Islam, ma ci sono in
esso varie correnti e obbedienze. Gli estremisti non rappresentano che
una voce tra le tante, anche se oggi è la più forte e giustamente può
incutere timore...
Lettere al Cardinal Martini: Cinque motivi per non temere l'Islam--------------------------------------- La fraternità diversa di
Enzo Bianchi
Era
inevitabile che il viaggio e le parole di papa Francesco in Sri Lanka
venissero lette anche alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi a
Parigi: mezzi di comunicazione e opinioni pubbliche abituate a dare
alle tragedie un peso specifico diverso a seconda della distanza del
luogo dove accadono, faticano a cogliere la dimensione insieme locale e
universale insita nel ministero del vescovo di Roma. Quando il papa
afferma che “non si deve permettere che le credenze religiose vengano
abusate per la causa della violenza o della guerra” lo fa rivolgendosi
ai rappresentanti religiosi di una nazione particolare, pensando a una
specifica chiesa locale di esigua minoranza che ha vissuto come tutti
gli abitanti di quel paese anni di sanguinosa guerra civile. Eppure il
suo messaggio conserva una portata ben più ampia.
La
tragedia di Parigi non è dimenticata, così come non sono dimenticati
gli orrori della Nigeria, ma lo sguardo, il cuore e il pensiero di
questo pastore universale vanno in primo luogo alle vittime che scorge
negli occhi dei suoi interlocutori nello Sri Lanka, alle migliaia di
persone uccise, torturate, imprigionate in questi anni. E sono parole
che vogliono essere non solo balsamo per le ferite, ma anche stimolo
all’azione, appello alla dignità presente in ogni essere umano, invito
alla riconciliazione, alla collaborazione, alla solidarietà.
...
A
Colombo, come a Parigi, come in Nigeria o in Siria, ciascuno deve avere
non solo il diritto ma la gioia di poter vivere, approfondire,
testimoniare la propria fede religiosa, trovando e donando accoglienza,
rispetto fraterno, cura e sollecitudine verso le proprie sofferenze.
Questo non è oscuramento dell’annuncio cristiano ma evangelo della
pace, buona novella annunciata a tutti, a cominciare dai poveri e degli
afflitti.
La fraternità diversa---------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus, 11 gennaio 2015, Festa del Battesimo del Signore Omelia - Festa del Battesimo del Signore (11 gennaio 2015) Viaggio Apostolico - in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015)-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 10/01/2015:
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