"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°47 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dal 29 novembre al 5 dicembre 2014 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 12 dicembre 2014 |
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Come sapete da venerdì prossimo... In qualità di capi religiosi... Musulmani e Cristiani siamo depositari... Umiltà... tenerezza... speranza... ecco il video:
Papa Francesco al Patriarca Bartolomeo I: Pietro e Andrea sono fratelli Il nostro ricordo degli Apostoli... Oltre tre minuti in preghiera...-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE) Venerdì, 28 novembre 2014 Alle
ore 9.05, da una pista dell'Aeroporto Internazionale di Roma "Leonardo
da Vinci" è iniziato, a bordo di un airbus dell'Alitalia, il
pellegrinaggio apostolico che porta Papa Francesco alla capitale della
Turchia, Ankara. Saluto ai giornalisti durante il volo Roma-Ankara13.00 Arrivo all’Aeroporto Esemboğa di Ankara Accoglienza ufficiale videoVisita al Mausoleo di Atatürk
Un invito alla Turchia perché il Paese sia luogo di
incontro e di dialogo. Lo ha rivolto Papa Francesco nel Libro d’oro
degli ospiti al mausoleo di Ataturk. La visita al mausoleo di Mustafa
Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Turchia moderna, è
stata la prima tappa di questo viaggio di Papa Francesco in
Turchia.
Oltre
ad essere un mausoleo, l’imponente edificio è anche un museo, con molti
oggetti risalenti prima e durante l’epoca della fondazione della
repubblica. Si trova nella capitale turca Ankara, nel quartiere di
Anýttepe. È un importante luogo turistico e politico dove si svolgono
cerimonie. Di norma, i capi di stato durante la loro visita si recano
per porre omaggio a Mustafa Kemal.
“Formulo
i voti più sinceri - ha scritto Papa Francesco - perché la Turchia,
ponte naturale tra due Continenti, sia non soltanto un crocevia di
cammini, ma anche un luogo di incontro, di dialogo e di convivenza
serena tra gli uomini e donne di buona volontà di ogni cultura, etnia e
religione”.
videoPalazzo Presidenziale
Cerimonia di benvenuto
Visita di cortesia al Presidente della Repubblica
Incontro con Autorità
Udienza con il Primo Ministro Papa
Francesco è stato accolto con tutti gli onori nel Palazzo
Presidenziale, “Ak Saray” (Palazzo Bianco), il nuovo complesso
inaugurato due mesi fa dal neo presidente Erdogan e che sostituisce lo
storico Palazzo di Çankaya. La struttura è stata oggetto di forti
polemiche. Sorge su una collina fuori Ankara in una zona boschiva e gli
edifici coprono 150mila metri quadri e comprendono 1.000 stanze, di cui
un Ufficio Ovale per il Presidente ed una moschea che può contenere
5mila fedeli. Il
Presidente della Repubblica Erdogan ha accolto il Papa, scortato da un
Reggimento di cavalleria, all’ingresso del nuovo Palazzo Presidenziale;
e qui hanno ascoltato gli Inni. Dopo la presentazione delle due
Delegazioni, il Presidente ha accompagnato il Papa nella sala per un
incontro privato. il testo integrale del discorso di Papa Francesco videoVisita al Presidente degli Affari Religiosi al Diyanet
Il
secondo importante appuntamento della giornata di Papa Francesco nella
capitale turca avviene nel pomeriggio alla «Diyanet», il Dipartimento
per gli Affari Religiosi, la più alta autorità religiosa islamica del
paese, che si trova in una grande moschea di nuova costruzione alla
periferia di Ankara.
Bergoglio viene ricevuto dal presidente della Dyanet, Mehmet Görmez.
Nel
suo discorso di saluto, il leader islamico gli dice: «Coloro che si
comportano in modo contrario al messaggio di pace dell'Islam, coloro
che diffondono violenza e brutalità seguendo una via errata, non
importa con quale nome si identificano, sono ribelli a Dio». Görmez ha
criticato Israele per il trattamento del popolo palestinese, e i media
che «spargono messaggi su scenari di violenza» fomentando «l'odio
contro i musulmani». «Rifiutiamo ogni genere di violenza - conclude - e
cerchiamo di costruire il nostro futuro comune».
il testo integrale del discorso di Papa Francesco video--------------------------------------- VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video /2
9.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto Esemboğa di Ankara
10.30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul È la giornata del dialogo e della festa per la piccola comunità cattolica di Turchia. All’arrivo
di papa Francesco a Istanbul viene accolto all’aeroporto dal Patriarca
Ecumenico Bartolomeo I, dal Governatore di Istanbul e da numerose
autorità del Paese. videoOltre
tre minuti in preghiera con le mani giunte insieme al Gran Muftì nella
moschea Sultan Ahmet, nota anche come la “Moschea Blu”.
Papa Francesco rende così omaggio al mondo musulmano. Appena atterrato ad Istanbul, si è recato subito alla Moschea invertendo il programma e posticipando la visita al museo di Santa Sofia (per evitare la coincidenza con l'ora della preghiera). Il
Papa è stato accolto dal Gran Muftì e da un Imam, prima di entrare
insieme, attraverso il grande portico, all’interno della Moschea per la
visita. Prima di entrare, il Papa e tutto il seguito si sono levati le
scarpe.
Poi il Gran Muftì ha accompagnato il Papa in visita alla moschea. Il Papa ha ascoltato con interesse le parole del gran Muftì, alzando spesso gli occhi al cielo per seguire quanto gli veniva spiegato. Poi il papa e il Grand Muftì si sono messi davanti al Miḥrab. E’ una sorta di abside che, in una moschea o dovunque si voglia pregare, indica la qibla, ovvero l‘esatta direzione di Mecca in quanto città ospitante la Kaʿba. E qui dopo che il seguito si è posto in semicerchio, il Papa e il Grand muftì si sono fermati in un momento di raccoglimento: il Papa con le mani giunte, il Gran Muftì con le mani rivolte al cielo. Tre minuti intensi di preghiera al termine dei quali, il Papa è uscito. “Dobbiamo adorare Dio”. Per ben
due volte Papa Francesco ha ripetuto questa frase al Gran Muftì nella
“Moschea Blu” di Istanbul. A dare i particolari della visita ai
giornalisti è stato padre Federico lombardi, direttore della sala
stampa vaticana. In moschea il gran Muftì ha spiegato al Papa alcuni
versetti del Corano, poi sono fermati davanti al Mirhab e lì il Gran
Muftì ha spiegato alcuni passaggi del Corano e in particolare da dove
viene la parola Mirhab e ha parlato tra l’altro di Zaccaria, di
Giovanni, di Elisabetta e di Maria. Poi c’è stato questo momento di
silenzio che padre Federico Lombardi ha definito di “adorazione
silenziosa”. Il Papa infatti per ben due volte in moschea ha detto al
Muftì: “dobbiamo adorare Dio”. E poi sotto la cupola ha insistito: “non
solo dobbiamo solo lodare e glorificare Dio, ma dobbiamo adorarlo”. “E’
stato - ha detto Lombardi - un bel momento di dialogo interreligioso”.
Davanti al Mirhab, il Muftì ha citato uno dei versetti del Corano nei
quali si parla di Dio come Dio dell’amore e della giustizia e il muftì,
rivolgendosi al Papa, ha detto: “su quello sicuramente siamo d’accordo”. video--------------------------------------- 29 novembre 2014
Saluti,
strette di mano, foto di gruppo. Ad accogliere il Papa nel giardino
della Rappresentanza Pontificia di Istanbul, c’era un gruppo di circa
50 esponenti delle comunità cattoliche locali (latina, armena, sira e
caldea) guidati dai rispettivi ordinari. A
porgere i saluti a nome di tutti è stato il Presidente della Conferenza
Episcopale turca, monsignor Ruggero Franceschini. Qui il Papa si è fermato a pranzo per poi celebrare questo pomeriggio la Messa nella cattedrale di Santo Spirito. A
metà pomeriggio, papa Francesco ha presieduto la Santa Messa nella
cattedrale latina dello Spirito Santo di Istanbul, alla presenza di
vescovi e patriarchi cattolici ed ortodossi – tra cui il Patriarca
Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo - e di alcuni esponenti delle
confessioni evangeliche. Il Patriarca Bartolomeo è arrivato alle Cattedrale cattolica dello Spirito Santo alle ore 14.45 circa, poco prima dell'inizio della Santa Messa presieduta da Papa Francesco. Prima il Patriarca aveva incontrato i giornalisti per una dichiarazione di gratitudine verso il Santo Padre. Al tempo stesso, Bartolomeo, che ha definito la visita "un evento storico", ha ringraziato il lavoro dei giornalisti insistendo anche sulla rilevanza del dialogo ecumenico. il testo integrale dell'Omelia di Papa Francesco Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo videoSanto Padre, Grazie
per aver riservato questo tempo di preghiera e di incontro ai vostri
figli cattolici nel corso del vostro breve e intenso viaggio sulle
strade dell’unità, in questa Basilica Cattedrale dello Spirito Santo
che non arriva oggi a contenere tutti quelli che lo avrebbero
desiderato. Indirizzo di saluto al Santo Padre di S.E. Mons. Louis Pelâtre, Vicario Apostolico di Istanbul
video integraleCome
ultima tappa del secondo giorno del suo viaggio in Turchia il Papa ha
raggiunto il Phanar di Instanbul, sede del Patriarcato ecumenico di
Costantinopoli, qui nella chiesa patriarcale di San Giorgio ha
presieduto la preghiera ecumenica con Bartolomeo I.
Santità, glorificando il Dio Trino
più che Buono, accogliamo Voi ed il Vostro venerabile Seguito, in
questo luogo sacro, qui dove è la Cattedra dei vescovi di questa
storica Chiesa martire, incaricata dalla Divina Provvidenza del
ministero di alta responsabilità di Primo Trono delle Santissime Chiese
Ortodosse Locali. Vi accogliamo con gioia, onore e riconoscenza, poiché
avete avuto la bontà di portare i Vostri passi dalla Antica alla Nuova
Roma, gettando un ponte simbolico, con questo Vostro gesto, tra
l’Occidente e l’Oriente, Voi latore di amore del Protocorifeo verso il
suo proprio fratello, il Primo Chiamato... il testo integrale del discorso del Patriarca Bartolomeo ISantità, Fratello carissimo, la
sera porta sempre con sé un sentimento misto di gratitudine per il
giorno vissuto e di trepidante affidamento di fronte alla notte che
scende. Questa sera il mio animo è colmo di gratitudine a Dio, che mi
concede di trovarmi qui a pregare insieme con Vostra Santità e con
questa Chiesa sorella, al termine di una intensa giornata di visita
apostolica; e al tempo stesso il mio animo è in attesa del giorno che
liturgicamente abbiamo iniziato: la festa di sant’Andrea Apostolo, che
di questa Chiesa è il Fondatore e il Patrono...
Al termine ha aggiunto:
"E vi chiedo un favore: di benedire me e la Chiesa di Roma".
il testo integrale della Preghiera Ecumenica di Papa Francesco nella Chiesa Patriarcale di San GiorgioDopo
aver rivolto queste parole al Patriarca ecumenico, Francesco ha chinato
il capo e Bartolomeo I lo ha baciato sulla testa e abbracciato con
grande spontaneità e fraternità.
videoAl Phanar, sede del Patriarcato ecumenico a Istanbul, a seguire un incontro privato al termine del quale papa
Francesco dona al patriarca Bartolomeo un mosaico tratto dall'immagine
del Cristo raffigurato nella nicchia della Confessioni di San Pietro,
cioè della sua tomba, dove sono custoditi i Sacri Pallii, sotto
l'altare papale della basilica di San Pietro. Il
mosaico viene attribuito originariamente al IX secolo e a questo
periodo sono riconducibili alcune parti, ad esempio il volto, mentre
altre parti risultano modificate successivamente. E' certamente, questa
immagine, un elemento figurativo della Basilica Costantiniana rimasto
ancora nel suo originario luogo. Si tratta del Cristo benedicente e
docente, mentre porge il libro del Vangelo aperto alle parole: "EGO SUM
VIA VERITAS ET VITA QUI CREDIT IN ME VIVET". L'opera, di cm 60x40, è
stata realizzata dai mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano da
settembre a novembre 2014 con smalti policromi e tessere dorate,
applicati con stucco oleoso su di una base metallica. Lo stucco ha la
stessa formula di quello utilizzato nei secoli scorsi per applicare i
mosaici nella Basilica di San Pietro. Nella realizzazione dell'opera è
stata impiegata la tecnica tradizionale del mosaico tagliato. Al
Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico, invece, il Papa dona due fogli
riprodotti in facsimile appartenenti al manoscritto Barberiniano greco
372 della Biblioteca Apostolica Vaticana. L'originale,
in pergamena, composto da 273 fogli, è databile al 1060 circa e
contiene il Salterio, oltre ad alcune letture liturgiche tratte
dall'evangeliario, odi dell'Antico e del Novo Testamento, e testi di
poesia aggiunti in seguito. video video integrale--------------------------------------- 30 novembre Terzo e ultimo giorno di viaggio per Papa Francesco in Turchia. Una visita già considerata storica. videoLa terza ed ultima giornata
del Papa in Turchia si è aperta con la celebrazione della Messa in
privato, nella Rappresentanza pontificia a Istanbul. Dopo la Messa,
prima di recarsi al Patriarcato ortodosso Papa Francesco ha incontrato,
nella Rappresentanza Pontificia a Istanbul, il Gran rabbino del Paese,
Isak Haleva. Haleva, gran rabbino di Turchia dal dicembre 2002, aveva
già incontrato Papa Benedetto XVI, sempre a Istanbul, il 30 novembre
del 2006. La comunità ebraica in Turchia, la seconda numericamente in
un Paese islamico dopo l'Iran, consiste oggi di 25 mila persone,
presenti essenzialmente a Istanbul ma anche a Smirne. L'incontro del
Papa con il gran rabbino Haleva è durato 15 minuti circa. Si è trattato
di un "dialogo cordialissimo in spagnolo", ha riferito il portavoce
vaticano, padre Federico Lombardi.
Dopo
questo incontro Papa Francesco si è recato nella Chiesa di San Giorgio
del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli dove è stato accolto dal
Patriarca Ecumenico Bartolomeo I che lo ha accompagnato all'interno del
tempio per la Divina liturgia nella Festa di Sant'Andrea apostolo. Sotto le volte della cattedrale di San Giorgio, nella sede del Patriarcato di Costantinopoli, la divina Liturgia celebrata per la festa patronale di Sant’Andrea trasmette per osmosi la bellezza dei misteri della fede cristiana con le sue forme di sempre: preghiere e litanie cantate anche dal coro venuto dall’America, luci e candele, incenso e segni della croce. Parole e silenzi. Ma oggi, al Fanar, a riempire i cuori di stupore sono state soprattutto le parole di carità fraterna che il Papa e il Patriarca si sono rivolti davanti all’assemblea. Come presagio di una comunione piena tra cattolici e ortodossi che i due vescovi pastori, successori di San Pietro e di suo fratello Andrea, anticipano come precursori, mostrando al Popolo di Dio la via da seguire, passo dopo passo. Santissimo
ed amatissimo Fratello in Cristo, vescovo della Antica Roma, Signor
Francesco. Rendiamo gloria e lode al nostro Dio Trino, che ci ha resi
degni della ineffabile gioia dell’appropriato onore della presenza di
persona di Vostra Santità quest’anno per la festività della santa
memoria del fondatore della nostra Chiesa, grazie alla sua
predicazione, San Andrea Apostolo, il Primo Chiamato. Ringraziamo dal
cuore Vostra Santità per l’onoratissimo dono della Vostra benedetta
presenza in mezzo a noi, con il Vostro venerabile Seguito. Con profondo
amore e grande onore Vi abbracciamo, rivolgendo a Voi il bacio di pace
e di amore...
il testo integrale del discorso del Patriarca Bartolomeo ISantità, carissimo fratello Bartolomeo, molte
volte, come arcivescovo di Buenos Aires, ho partecipato alla Divina
Liturgia delle comunità ortodosse presenti in quella città, ma trovarmi
oggi in questa Chiesa Patriarcale di San Giorgio per la celebrazione
del santo Apostolo Andrea, primo dei chiamati e fratello di san Pietro,
patrono del Patriarcato Ecumenico, è davvero una grazia singolare che
il Signore mi dona. Incontrarci,
guardare il volto l’uno dell’altro, scambiare l’abbraccio di pace,
pregare l’uno per l’altro sono dimensioni essenziali di quel cammino
verso il ristabilimento della piena comunione alla quale tendiamo.
Tutto ciò precede e accompagna costantemente quell’altra dimensione
essenziale di tale cammino che è il dialogo teologico. Un autentico
dialogo è sempre un incontro tra persone con un nome, un volto, una
storia, e non soltanto un confronto di idee... il testo integrale del discorso di Papa Francesco videoAl
termine della sacra liturgia il Papa e il Patriarca hanno raggiunto il
secondo piano del palazzo patriarcale per la Benedizione ecumenica a
cui è seguita, nella Sala del trono, la lettura e la firma della
"Dichiarazione Congiunta".
il testo integrale della dichiarazione congiunta
Alle
11.20, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, da un balcone del
Patriarcato hanno impartito la Benedizione Ecumenica. Prima il Papa in
latino e poi Bartolomeo in greco.
video integraleDopo
il pranzo con il Patriarca Bartolomeo nel Patriarcato, Papa Francesco
alle ore 16, preso congedo dalla Residenza Pontificia prima di
raggiungere l’aeroporto di Istanbul per rientrare a Roma, ha salutato
un gruppo di ragazzi e giovani dell’Oratorio della Comunità salesiana
cui è affidata la Cattedrale latina, rifugiati dalla Turchia, dalla
Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa.
L'incontro si è tenuto presso la Cattedrale latina cattolica.
Cari ragazzi e giovani,
ho
molto desiderato questo incontro con voi. Avrei voluto incontrare anche
altri rifugiati, ma non è stato possibile fare altrimenti. Voi
provenite dalla Turchia, dalla Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del
Medio Oriente e dell’Africa. Voi siete qui in rappresentanza di
centinaia di vostri coetanei, molti dei quali profughi e sfollati,
quotidianamente assistiti dai Salesiani. Voglio manifestarvi la mia
partecipazione alla vostra sofferenza e spero che questa mia visita,
con la grazia del Signore, possa donarvi un po’ di consolazione nella
vostra difficile situazione. Essa è la triste conseguenza di conflitti
esasperati e della guerra, che è sempre un male e non rappresenta mai
la soluzione dei problemi, ma anzi ne crea altri...
il testo integrale del saluto ai giovani profughi
videoPapa
Francesco oggi, prima del suo rientro in Vaticano, ha potuto realizzare
il suo desiderio: far visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli,
Mesrob Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale
armeno "San Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti. Il
Patriarca, perché colpito da Alzheimer da quasi 6 anni, non ha
riconosciuto il Papa. Secondo fonti vicine all'organizzazione del
viaggio Papa Francesco ha pregato a lungo con i parenti del Patriarca e
poi ha ripreso la parte finale del suo programma. All’aeroporto
internazionale "Atatürk" di Istanbul, con il saluto delle Autorità
civili e militari, del Patriarca Ecumenico e dei membri della
Conferenza Episcopale Turca, il Santo Padre Francesco si è congedato
dalla Turchia ed è salito a bordo dell’aereo - un A320 dell’Alitalia -
che è decollato alle ore 17 alla volta di Roma.
video video--------------------------------------- 30 novembre 2014 Alle 18.40 circa è atterrato all'Aeroporto romano di
Ciampino l'airbus dell'Alitalia che ha riportato, dalla Turchia, Papa
Francesco che era partito venerdì scorso, verso le 9 del mattino, per
un pellegrinaggio che è durato poco più di 58 ore.
Il
Papa in questi giorni ha visitato prima Ankara e poi Istanbul. Numerose
sono stati gli incontri del Papa: con le autorità turche, con diverse
comunità cattoliche di diverso rito, con esponenti musulmani ed ebrei
e, soprattutto, con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I con il quale ha
firmato una Dichiarazione congiunta (la seconda dopo la prima firmata
in Terra Santa lo scorso mese di maggio). L'ultimo incontro, prima di
partire, con giovani di un Oratorio salesiano di Istanbul, tra i quali
c'erano rifugiati, sfollati e profughi siriani e iracheni, e, fuori
programma, la visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli, Mesrob
Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale armeno "San
Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti.
Sull'aereo
Papa Francesco ha saluto personalmente tutti i giornalisti e poi ha
animato una conferenza stampa che è durata 45 minuti circa. Tanti gli argomenti affrontati...
(Padre Lombardi)
Allora,
Santità, grazie mille per essere con noi, grazie mille per questo
saluto così cordiale e amichevole che Lei ha voluto fare proprio per
tutti, per ognuno di noi. Adesso passiamo alla seconda parte,
culturale, quella con le domande. Abbiamo alcune persone che si sono
messe in lista e al primo posto noi mettiamo le due colleghe turche,
che sono naturalmente interessate, perché le domande noi ci aspettiamo
che siano sul viaggio. E’ un viaggio in cui ha fatto tantissime cose,
quindi possiamo approfondire molti aspetti...
il testo integrale della conferenza stampa audio della conferenza stampa video---------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Un
anno senza Nelson Mandela - Il 5 dicembre 2013 moriva Madiba, così era
chiamato colui che può essere considerato il padre della patria
post-apartheid, icona mondiale della lotta al razzismo.
Sei minuti e sette secondi di silenzio per Mandela: tutto il Sudafrica il 5 dicembre si fermerà, per ricordare il Nobel per la pace scomparso un anno fa. Sei minuti e sette secondi, come simbolo dei 67 anni di militanza e di azione politica del leader della lotta anti-apartheid e padre della democrazia sudafricana, che fu rinchiuso per 27 anni nelle carceri del regime razzista della minoranza bianca. La commemorazione sarà officiata dal vicepresidente Cyril Ramaphosa, in assenza del capo dello stato Jakob Zuma che è in visita in Cina. Il centro per la memoria di Nelson Mandela fa sapere che “in omaggio a Madiba, scuole, sale polivalenti e chiese in particolare sono chiamate a far suonare campane, sirene e altoparlanti” e la gente a suonare le “vuvuzela” dalle 9:56 fino alle 10:00 e poi a osservare tre minuti esatti di silenzio fino alle 10:03. “L’inno nazionale sarà intonato subito dopo in tutto il Paese”. Addio Madiba... La pace non è un sogno... La morte è inevitabile... L'educazione è il grande motore... Non vi è alcuna strada facile... L'educazione è l'arma più potente...-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Veronesi: quando vedi il cancro nei bambini affermi che Dio non esiste!
Le risposte di Zichichi, Antonelli, Albini, Savagnone e Cheaib
Arturo Paoli: "Il cristianesimo non è un metodo per evitare il dolore, ma per attraversarlo e assumerlo"
Paul Claudel: "Dio non è venuto a sopprimere il dolore. Non è venuto neppure a spiegarlo. È venuto a colmarlo della sua presenza".
"Per me il cancro è divenuto una prova della non esistenza del Signore" (Umberto Veronesi)
Il 17 novembre 2014 "La Repubblica" ha pubblicato un estratto del libro "Il mestiere di uomo” (Einaudi)
di Umberto Veronesi, oggi direttore scientifico dell’Istituto europeo
di oncologia, una confessione autobiografica che ha provocato
numerose risposte pubbliche. "Allo stesso modo di Auschwitz,
per me il cancro è diventato una prova della non esistenza di Dio. Ho
sviluppato questa convinzione soprattutto all’Istituto nazionale tumori
di Milano, dove ogni tanto frequentavo il reparto di pediatria. Come
puoi credere nella Provvidenza o nell’amore divino quando vedi un
bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno
davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo,
ci sono verità rivelate, che possano lenire il dolore dei suoi
genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del
«non so». Perché accade – e per i bambini oggi succede sempre più
spesso – che il dubbio diventi concreta speranza e poi guarigione, e
quando questo avviene, è pura gioia." (Umberto Veronesi)
Il giorno in cui ho smesso di credere in Dio"Caro Veronesi, ti spiego perché Dio esiste..."
la risposta di Antonino Zichichi "...
La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che
regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con
stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore ... La
scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza
di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma
un atto di fede nel nulla. ..." Il cancro è questione di cellule Ma l'universo è la prova di DioCaro Veronesi, il Dio di Gesù Cristo è il Dio della domanda e non l'idolo delle risposte don Aldo Antonelli "...
Il "Dio" di Gesù Cristo non è il Dio della risposte alle domande
dell'uomo, ma il "Dio" delle domande che interpella la coscienza
dell'uomo e la sua responsabilità. È il Dio che chiede ad Adamo: "Dove
sei?", "Cosa hai fatto?"; ed è il Dio che chiede a Caino: "Dov'è tuo
fratello?". Il cristiano, non conosce una strada che aggiri il dolore:
conosce piuttosto una strada, insieme con Dio, che lo attraversa (Cfr.
Ernst Schuchardt). "Il cristianesimo non è un metodo per evitare il
dolore, ma per attraversarlo e assumerlo", secondo le parole di Arturo
Paoli (Le Beatitudini) ..." Caro Veronesi, il Dio di Gesù Cristo è il Dio della domanda e non l'idolo delle risposteIl cancro prova la non esistenza di Dio? di Christian Albini "..
da dieci anni frequento come paziente proprio l'Istituto dei tumori di
Milano ... Non sento alcun bisogno di disputare con Veronesi o cercare
di dimostrare che lui ha torto e io ragione, nel mio credere di credere. Queste
cose non sono un terreno di competizione di idee, è l'aspetto duro
della condizione umana che ci accomuna tutti. E i tentativi di risposta
sono solo parole, in ultima analisi. Il male resta scandalo e mistero e
chi cerca di spiegarlo fa accademia, non ne prova il tocco bruciante e
non rispetta coloro che soffrono. La scienza ci spiega con una certa
precisione come nascono i tumori, ma conoscere questi meccanismi
biologici non ci basta, come non ci bastano le risposte di una
religiosità consolatoria. Veronesi
racconta la sua esperienza vitale e in quanto tale la devo rispettare.
Tutto quello che mi sento di dire è che, nonostante questi eventi
orribili, c'è la possibilità della vita e della guarigione. C'è l'amore
che dura, anche quando una persona muore. C'è chi in quell'amore
avverte una speranza e un desiderio che la morte non sia l'ultima
parola, che le nostre esistenze non vadano perdute. E c'è chi guardando
a Gesù di Nazaret trova una scintilla di fiducia in questo amore. No,
la fede non è una risposta a buon mercato. E' la possibilità di una
scintilla di fiducia, di un'esperienza vitale di segno diverso da
quella di Veronesi. Senza bisogno di contrapposizioni, perché nel
rifiutare la morte e nel volere la vita e l'amore siamo tutti uniti,
fratelli in umanità. .." Il cancro prova la non esistenza di Dio?Prendersela con Dio di Giuseppe Savagnone "... Gesù
esclude che i mali che ci colpiscono siano frutto di nostre personali
responsabilità. ... Il male è un mistero terribile davanti al quale la
sola cosa giusta che si possa fare è tacere. Cristo non ha fatto
commenti edificanti sulla propria passione e la propria morte in croce.
Le ha vissute gridando a Dio la propria angoscia. E chi vuole seguirlo
deve passare attraverso lo stesso umanissimo smarrimento, che non
esclude l’abbandono nelle mani del Padre, ma nel buio di una notte che
la fede non pretende di illuminare come un sole splendente (sul modello
dell’Illuminismo), ma di rischiarare appena, come fece la stella che
guidò il cammino dei magi. Molti
rifiutano il cristianesimo perché lo scambiano per uno schedario di
risposte scritte, come dice Veronesi, «in qualche libro sacro del
mondo». Riconosco che ci sono stati e in parte ci sono ancora dei
credenti che hanno dato adito a questo equivoco. Ma la fede non è una
rassicurante raccolta di spiegazioni chiare e distinte. Tutta la
tradizione cristiana è concorde nel sottolinearne l’oscurità. Eppure,
questo non mi sembra un buon motivo per rifiutarla. Che essa non
pretenda di dare spiegazioni esaurienti su tutto è un segno, anzi,
della sua umile verità ..." Prendersela con Dio di Giuseppe SavagnoneQuando Dio muore di cancro Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte) di Robert Cheaib "...
percepiamo il peso del male nelle sue diverse forme perché c’è un bene,
anzi un Optimum, Sommum Bonum, che ci fa percepire la deficienza (nel
senso etimologico del termine) della situazione in cui versiamo. Se non
ci fosse quel bene, non sentiremmo quella mancanza. Fatto sta, però,
che dentro di noi sussiste un richiamo “naturale” a una pienezza che ci
interpella continuamente, un desiderio, un “cuore inquieto” che
desidera il bene, il bello, il vero, nel grado sommo e ogni realtà che
va contro questo lo sentiamo come stonatura. Se
non ci fosse un’impronta del Bene, il male non sarebbe male, sarebbe
una parte della natura che segue le sue leggi senza suscitare in noi
alcuna reazione. Quello che dico, forse non è una risposta, ma è
sicuramente una domanda, un interrogativo che non permette una facile
risposta del tipo “il male (il cancro) c’è, allora Dio non esiste”,
perché si potrebbe affermare l’esatto opposto: «Quia malum, Deus est».
..." Quando Dio muore di cancro. Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte) Vivere come se Dio non esistesse, alla presenza di Dio. Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Seconda Parte) di Robert Cheaib In
Cristo, Dio non ha dato una risposta teorica al dolore, Dio si è fatto
presenza nel dolore del mondo. A ragione scrive Paul Claudel: «Dio non
è venuto a sopprimere il dolore. Non è venuto neppure a spiegarlo. È
venuto a colmarlo della sua presenza» Vivere come se Dio non esistesse, alla presenza di Dio.--------------------------------------- È stato diffuso oggi il 48mo
rapporto Censis sulla situazione sociale dell'Italia. Ecco, in sintesi,
il ritratto del nostro Paese che ne emerge.
PANORAMA: Censis: 10 cose da sapere sull'Italia e gli italiani---------------------------------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014 “QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
...
Editoriale (PDF) Sommario
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CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco
MERCOLEDÌ 12 NOVEMBRE
L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio
[Evangelii Gaudium nn. 111-175; 262-288]
Continuiamo la nostra lettura di Evangelii Gaudium (=
EG), soffermando l’attenzione sui capitoli terzo (nn. 110-175) e quinto
(nn. 259-288), i quali offrono indicazioni interessanti sullo “stile” conforme all’evangelo che sono chiamati ad assumere gli evangelizzatori nella Chiesa Popolo di Dio, pastori e fedeli laici, ognuno secondo la vocazione che ha ricevuto. Evidenziamo solo alcune prospettive di fondo.
1. La Chiesa, Popolo di Dio dai molti volti…
Quando diciamo “Chiesa” e “Popolo di Dio”, si vogliono sottolineare due aspetti della stessa realtà strettamente connessi. Tenerne conto è importante per evitare due visioni riduttive,
abbastanza comuni: quella che identifica la Chiesa solamente con la
gerarchia e quella che fa della Chiesa una “entità” astratta, o al
massimo la riduce alle quattro mura, magari belle, dell’edificio...
Invece quando diciamo “Chiesa” si intendono quelle persone, uomini e donne, pastori e fedeli, che Dio chiama, convoca e raduna (da qui “Ekklesia”=“Chiesa”) in assemblea come comunità,
per ascoltare la sua Parola e “spezzare” il pane del Corpo del Signore,
perché Dio vuole salvarci non come individui isolati ma come comunità e come popolo (EG 113; LG 9). Perciò questa stessa comunità non è un “club elitario” o una “grande organizzazione”, ma è il Popolo di Dio (laós), formato da “pietre vive” (1Pt 2,4-10), da persone diverse per
sesso, età, temperamento, cultura, mentalità, condizione sociale,
condizione della salute fisica e mentale, lavoro, professione; è
formato da persone diverse per vocazione, carismi e ministeri; è un popolo geograficamente, culturalmente e storicamente situato in
un territorio, in un luogo, in una regione, in un nazione, al nord come
al sud, all’est come all’ovest; è un popolo pellegrino in cammino nella
storia.
Nella realtà concreta è così che di fatto si presenta a noi in mistero della Chiesa Popolo di Dio.
Per questo in EG 111 è detto che la Chiesa è «un popolo in cammino
verso Dio», un popolo che «affonda le sue radici nella Trinità, ma che
ha la suaconcretezza storica in un popolo pellegrino ed
evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione
istituzionale». E in EG 115 è detto che il Popolo di Dio è un popolo
dai molti volti, tanti quanti sono i popoli della Terra dove vieneseminato e inculturato il Vangelo (1Pt 1,1-2: «ai fedeli che vivono come stranieri,dispersi/disseminati nel
Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia»);
così che il cristianesimo non si mostra con un unico volto e con un
unico modello culturale (= stile di vita di un popolo), ma, pur
restando fedele al Vangelo e alla autentica tradizione ecclesiale, si
mostra con più volti, tanti quanti sono i popoli e le culture (EG 116).
È questa la cattolicità della Chiesa Popolo di Dio che mostra la
bellezza del suo «volto pluriforme» (EG 116) e dice che è possibile,
nel Signore e nella energia creatrice e creativa dello Spirito, vivere
l’unità nella sana diversità e pluralità, perché nella Chiesa Popolo di Dio unità non è “uniformità” ma si coniuga con la “multiforme armonia” (EG 117). Di tutto questo ogni evangelizzatore ne deve tenere conto.
2. Soggetto attivo dell’evangelizzazione
a) La Chiesa, Popolo di Dio dal volto multiforme, è il soggetto dell’evangelizzazione; e all’interno di essa soggetto lo è ogni fedele, non per benevola concessione dei suoi pastori, ma a motivo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), che fa di ogni cristiano un missionario (EG 111; 120; EG 273: «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo»).
...
VIDEO-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Il cuore è una ricchezza che... Vieni e rinasci in noi...Per sorridere...
Il Signore nel Vangelo ci esorta a vegliare... (vignetta) Aspiriamo tutti ardentemente... E' capace di credere al Regno di Dio... I bambini hanno molto da insegnare... La schiavitù moderna... Ciascuno può accedere alla mensa... E' sulla sabbia che costruisce... La luce è venuta nel mondo...--------------------------------------------------------------- Arturo Paoli è nato il 30 novembre 1912.
I nostri auguri per i 102 anni di fratel Arturo trascorsi attraverso due continenti, l’Europa e il Sud America, partecipando in prima persona a eventi che hanno fatto la storia del Novecento, teologo autore di oltre cinquanta saggi, il suo insegnamento è proprio quello di coniugare lo studio e la preghiera con l’ausilio agli ultimi a liberarsi dalla prigionia sociale di cui sono vittime. ha trascorso un secolo di vita attraverso due continenti, l’Europa e il Sud America, partecipando in prima persona a eventi che hanno fatto la storia del Novecento. Ogni giorno la sua casa è ancora crocevia di persone di ogni età, condizione sociale, credo religioso, stato civile. La dimensione contemplativa è il filo sotterraneo che ha sostenuto la sua intensa azione, generatrice di ricerca, di amicizia, di speranza. Auguri-------------------------------------------------------------- Etti Hillesum muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943
Esther Hillesum, detta Etty, è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah; i suoi manoscritti, così difficili da decifrare a causa della grafia, passarono per anni da un editore all’altro, senza che nessuno ne intuisse l’importanza, fino a che nel 1981 giunsero nelle mani dell’editore De Haan che, pubblicandoli, finalmente riportò alla luce la storia di Etty Hillesum, permettendo così ai lettori di tutto il mondo di conoscere la ricchezza di un’esperienza interiore che, anche di fronte alla sofferenza estrema, sa lodare la vita e viverla con pienezza di senso. Etty Hillesum - UN ARDORE ELEMENTARE Tra le baracche e il fango (video) Una volta che si comincia a camminare con Dio... Apro la Bibbia e leggo... A ogni nuovo crimine o orrore...-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Nel frattempo
Per prepararsi alla liturgia domenicale
(I Domenica di Avvento)
di Antonio Savone Si
ricomincia. Dio degli inizi, Dio dei cominciamenti è il nostro. Dio
delle opportunità rinnovate. E noi ci scopriamo eterni ricomincianti
con il nostro Dio.
Inizia,
infatti, un nuovo anno liturgico che accogliamo con stupore e
riconoscenza perché Dio non si è ancora stancato di noi concedendoci
“ancora un anno” (Lc 13,8). Un anno, del tempo cioè per imparare a
riconoscere la larghezza del suo cuore e la generosità del suo perdono.
Un anno, del tempo per apprendere la fiducia di Dio. Proprio di
fiducia, infatti, parla Mc quando annuncia che prima della sua partenza
il Signore ha affidato a ciascuno il suo compito. Dunque anche a me. Un
compito per realizzare il quale mi è stato dato anche un potere, cioè
un’energia, una forza, una capacità. La vita tutta come occasione per
far germogliare la fiducia accordata. Quale consapevolezza mi abita
della fiducia a me accordata e del compito e dell’energia a me
affidati? Anche Dio dunque vive di attesa: quella di vedere esercitata
la cura nei confronti dei beni a noi consegnati.
E
l’anno liturgico comincia sempre con l’Avvento… quando cioè a tema è
l’attesa, non quella del Natale ma quella del suo ritorno. Tornerà,
certo, alla fine della storia e non per il rendiconto ma per portare a
compimento, per accordare ulteriore fiducia, maggiorata stavolta.
Tornerà per rovesciare le parti: per farci mettere a tavola e per
passare lui stesso a servirci (Lc 12,37). Bella l’immagine di un Dio
che aumenta il credito di fiducia e che si fa servo di esistenze spese
a favore di altri. Immagine di quelle che ti seducono.
Ma
c’è un tornare di Dio già ora già qui: non sai se alla sera o a
mezzanotte o al canto del gallo o al mattino. Non immediatamente
riconoscibile questo ritorno perché non nel segno dell’evidenza
manifesta. Di lì a poco i discepoli faranno fatica a riconoscere un Dio
presente in quelle ore durante le quali Gesù verrà consegnato a una
sorte ignominiosa.
Se
non c’è, dunque, un momento preciso, già fissato, per il ritorno del
Signore, vuol dire che ogni istante conta, non esiste un tempo
irrilevante. Il mentre ha la stessa rilevanza del compimento. E quella
che per noi è soltanto una successione cronologica, per Dio è una
precisa occasione di salvezza e di misericordia. L’atteso, infatti, è
già tornato più e più volte. Torna nell’uomo, come ci ricordava
domenica scorsa il brano di Mt. Torna incessantemente e
instancabilmente anche in un tempo che noi uomini di Chiesa continuiamo
a definire secolarizzato. Quasi non abbia nulla a che fare con Dio. E
ci sbagliamo di brutto. Per questo l’Avvento non è tempo di
preparazione all’Incarnazione – dal momento che egli si è già fatto
uomo – ma tempo per prepararsi a riconoscere le sembianze sotto le
quali egli fa ritorno.
...
Nel frattempo
--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Mc 13,33-37 Quello che dico a voi lo dico a tutti: vigilate !"
Per ben tre volte nella pericope è presente il verbo vigilare (gregorein),
come un pressante invito da parte di Gesù alla comunità dei
discepoli - di allora e di oggi - a tenere gli occhi ben aperti per
saper discernere gli avvenimenti della storia, perché non ci
lasciamo contagiare dalla mentalità diabolica di questo mondo, veleno
che ci narcotizza e ci impedisce di guardare e vivere la vita con lo
stesso sguardo e cuore di Dio. "Guardate (blépete); Non dormite (agripnéite); Vigilate (gregoréite) !"
Tre
verbi differenti dal significato simile in appena cinque versetti,
utilizzati dall'evangelista proprio con l'intento di richiamare
l'attenzione di tutti i credenti di ogni tempo e luogo ad una vigilanza
attenta, ad un impegno maturo e ad una fedeltà responsabile.
Il verbo 'vigilare (gregorein)' tornerà ancora al capitolo successivo (14) nel giardino del Getsemani, dove "le colonne della Chiesa" Pietro, Giacomo e Giovanni, coloro che si erano detti pronti a morire con lui, durante la "notte della protezione"(leila shmurim), la notte del passaggio dalla schiavitù d'Egitto alla libertà, in cui Dio stesso vegliò con Mosè e il popolo, non riusciranno a vegliare, lasciando Gesù solo durante la sua agonia, e dove tutti lo abbandoneranno e fuggiranno via. E' la nostra notte, in cui anche per noi il Signore torna ad ogni momento a chiederci conto della nostra fedeltà
...
--------------------------------------- "La materia prima fa la differenza.
Anche nella Chiesa"
di
don Cristiano Mauri
Di fragile materia ci hanno fatto. Polvere e soffio. Fango e alito.
Uno
sbuffo d’aria, un raggio di sole, l’artiglio del gelo.
Una parola
tagliente, un tocco bruciante, uno sguardo obliquo bastano a
scombinarci. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde.
Chi
delira negando l’evidenza e chi accampa una pretesa di consistenza, ma
come la crosta del primo inverno. Così poco è il peso che la rompe.
Chi
si danna a maledire il Cielo e chi grida a un Destino capriccioso, ma
come lo scoppio di un fuoco artificiale. Un attimo misura il suo durare.
Di
fragile materia ci hanno fatto, così che il gusto dolce del Buono, il
suono discreto del Vero, la luce delicata del Bello, in noi potessero
lasciare il loro segno.
E lo splendore caldo dell’Amore riuscisse a ferirci.
Polvere e soffio. Fango e alito. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde. Così non si può che essere raccolti, da un Altro.
E non c’è destino altrettanto bello di questo.
Partissimo
sempre, tutti e ciascuno, da questa verità nel pensare e nell’edificare
la Chiesa. Tenessimo sempre stretta la consapevolezza profonda di
essere fatti della stessa identica pasta del mondo mentre ci muoviamo
in esso.
Non
correremmo il rischio di una Chiesa coi muri alzati, troppo preoccupata
di tracciare un confine di distinzione con la realtà, quasi questa
fosse una sorta di zona contaminata da purificare.
...
Una Chiesa nuda, debole, povera. Come il Suo Re.
Una Chiesa umana, dall’inconfondibile sapore divino.
La materia prima fa la differenza. Anche nella Chiesa.--------------------------------------- In questa prima settimana di
Avvento durante la quale in molte famiglie si comincia ad allestire il
presepio per prepararsi al Natale, pubblichiamo questa meditazione del
cardinal Carlo Maria Martini, tratta dal libro:
Carlo Maria Martini – Pietro Messa, L'infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale.
"Semplicità del Natale" del cardinale Carlo Maria Martini Il
presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono.
E’ composto magari di molte figurine disparate, di diversa grandezza e
misura: ma l'essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano
allo stesso punto, alla capanna dove Maria e Giuseppe, con il bue e
l'asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti
dopo la sua nascita. Come
il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Gesù a
Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompagnato dalla
povertà e dalla gioia. Non è facile spiegare razionalmente come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci. Il
mistero del Natale è certamente un mistero di povertà e di
impoverimento: Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi, per
farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più
poveri. Tutto
qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da
comprendere per chi ha l'occhio della fede: la fede del bambino, a cui
appartiene il Regno dei cieli. Come ha detto Gesù: «Se il tuo occhio è
semplice anche il tuo corpo è tutto nella luce» (Mt6, 22). La
semplicità della fede illumina tutta la vita e ci fa accettare con
docilità le grandi cose di Dio. La fede nasce dall'amore, è la nuova
capacità di sguardo che viene dal sentirsi molto amati da Dio. Il
frutto di tutto ciò si ha nella parola dell'evangelista Giovanni nella
sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l'esperienza di
Maria e di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi,
abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita,
perché la vita si è fatta visibile». E tutto questo è avvenuto perché
la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per
una gioia piena (cfr. 1 Gv l, 1- 3). Questa gioia non era solo dei
contemporanei di Gesù, ma è anche nostra: anche oggi questo Verbo della
vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel
prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e
nell'eucaristia, in particolare nell' eucaristia di Natale, e ci
riempie di gioia. Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna. Ci
sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le
cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate,
ingiuste. Come potremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche
la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui
diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli
enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono
della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere
e da estirpare dalla terra? Ma
gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per
l'ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle
persone. Vuol
dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose,
che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che
la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di povertà: nel
fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena,
perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia,
povertà, ingiustizia, morte. ... "Semplicità del Natale"---------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIAContinua il lungo calvario di Asia
Bibi. La donna pakistana, cattolica, in carcere da 5 anni con la falsa
accusa di blasfemia, è molto malata. Madre di cinque figli è stata
condannata a morte. Da tempo accusa febbre alta e forti emicranie. Per
una revisione della sentenza, si stanno moltiplicando le iniziative
internazionali, che chiedono anche una modifica della legge sulla
blasfemia, diventata in Pakistan un’arma di persecuzione delle
minoranze. Tuttavia, le difficoltà in un Paese al 95% islamico sembrano
insormontabili.
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| FRANCESCO |
Udienza Generale - del 3 dicembre 2014: Viaggio Apostolico in Turchia
Omelia - Viaggio Apostolico in Turchia: Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo (Istanbul 29 novembre 2014)
Omelia - Viaggio Apostolico in Turchia: Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio (Istanbul 30 novembre 2014)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Svizzera, in visita "ad Limina Apostolorum"
(1 dicembre 2014)
Discorso - Cerimonia per la firma della Dichiarazione contro la schiavitù da parte dei Leaders religiosi (2 dicembre 2014)
Discorso - Ai partecipanti al III Summit of Christian and Muslim Leaders (3 dicembre 2014)
Discorso - Alla Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV) (4 dicembre 2014)
Discorso - Ai Membri della Commissione Teologica Internazionale
(5 dicembre 2014)
Conferenza Stampa - durante il volo di ritorno dalla Turchia (Volo Papale, 30 novembre 2014)
Viaggio Apostolico - in Turchia (28_30 novembre 2014)
La Chiesa è chiamata a farsi vicina...
Mai più schiavi...
Il tempo di Avvento...
video della catechesi
il testo integrale
video integrale
Messa a Santa Marta
video
Messa a Santa Marta - Senza trucco sulla roccia
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Emanuele D'Onofrio: Hanno valore “infallibile” le interviste del papa sui media?
Ignazio Ingrao: Papa Francesco in mezzo ai lupi
Antonio Sanfrancesco: IL PAPA: «I POVERI NON SIANO OCCASIONE DI GUADAGNO»
Iacopo Scaramuzzi: Francesco: servono più donne teologhe, non solo «fragole sulla torta»|
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2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
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3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm