"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°47 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 29 novembre al 5 dicembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 12 dicembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)






Papa Francesco
in Turchia

 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


  Come sapete da venerdì prossimo...
  In qualità di capi religiosi...
  Musulmani e Cristiani siamo depositari...
  Umiltà... tenerezza... speranza...
 ecco il video:
  Papa Francesco al Patriarca Bartolomeo I: Pietro e Andrea sono fratelli
  Il nostro ricordo degli Apostoli...
  Oltre tre minuti in preghiera...

--------------------------------------------------------------

  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video / 1



 Venerdì, 28 novembre 2014 

Alle ore 9.05, da una pista dell'Aeroporto Internazionale di Roma "Leonardo da Vinci" è iniziato, a bordo di un airbus dell'Alitalia, il pellegrinaggio apostolico che porta Papa Francesco alla capitale della Turchia, Ankara.

  Saluto ai giornalisti durante il volo Roma-Ankara

13.00 Arrivo all’Aeroporto Esemboğa di Ankara

Accoglienza ufficiale 

  video

Visita al Mausoleo di Atatürk
Un invito alla Turchia perché il Paese sia luogo di incontro e di dialogo. Lo ha rivolto Papa Francesco nel Libro d’oro degli ospiti al mausoleo di Ataturk. La visita al mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Turchia moderna, è stata la prima tappa di questo viaggio di Papa Francesco in Turchia. 
Oltre ad essere un mausoleo, l’imponente edificio è anche un museo, con molti oggetti risalenti prima e durante l’epoca della fondazione della repubblica. Si trova nella capitale turca Ankara, nel quartiere di Anýttepe. È un importante luogo turistico e politico dove si svolgono cerimonie. Di norma, i capi di stato durante la loro visita si recano per porre omaggio a Mustafa Kemal. 
“Formulo i voti più sinceri - ha scritto Papa Francesco - perché la Turchia, ponte naturale tra due Continenti, sia non soltanto un crocevia di cammini, ma anche un luogo di incontro, di dialogo e di convivenza serena tra gli uomini e donne di buona volontà di ogni cultura, etnia e religione”.

  video

Palazzo Presidenziale 
Cerimonia di benvenuto 
Visita di cortesia al Presidente della Repubblica 
Incontro con Autorità
Udienza con il Primo Ministro

Papa Francesco è stato accolto con tutti gli onori nel Palazzo Presidenziale, “Ak Saray” (Palazzo Bianco), il nuovo complesso inaugurato due mesi fa dal neo presidente Erdogan e che sostituisce lo storico Palazzo di Çankaya. La struttura è stata oggetto di forti polemiche. Sorge su una collina fuori Ankara in una zona boschiva e gli edifici coprono 150mila metri quadri e comprendono 1.000 stanze, di cui un Ufficio Ovale per il Presidente ed una moschea che può contenere 5mila fedeli. 
Il Presidente della Repubblica Erdogan ha accolto il Papa, scortato da un Reggimento di cavalleria, all’ingresso del nuovo Palazzo Presidenziale; e qui hanno ascoltato gli Inni. Dopo la presentazione delle due Delegazioni, il Presidente ha accompagnato il Papa nella sala per un incontro privato.

  il testo integrale del discorso di Papa Francesco

  video

Visita al Presidente degli Affari Religiosi al Diyanet

Il secondo importante appuntamento della giornata di Papa Francesco nella capitale turca avviene nel pomeriggio alla «Diyanet», il Dipartimento per gli Affari Religiosi, la più alta autorità religiosa islamica del paese, che si trova in una grande moschea di nuova costruzione alla periferia di Ankara.
Bergoglio viene ricevuto dal presidente della Dyanet, Mehmet Görmez. 
Nel suo discorso di saluto, il leader islamico gli dice: «Coloro che si comportano in modo contrario al messaggio di pace dell'Islam, coloro che diffondono violenza e brutalità seguendo una via errata, non importa con quale nome si identificano, sono ribelli a Dio». Görmez ha criticato Israele per il trattamento del popolo palestinese, e i media che «spargono messaggi su scenari di violenza» fomentando «l'odio contro i musulmani». «Rifiutiamo ogni genere di violenza - conclude - e cerchiamo di costruire il nostro futuro comune».

  il testo integrale del discorso di Papa Francesco
 
  video


---------------------------------------

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video /2



9.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto Esemboğa di Ankara
10.30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul

È la giornata del dialogo e della festa per la piccola comunità cattolica di Turchia. 
All’arrivo di papa Francesco a Istanbul viene accolto all’aeroporto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, dal Governatore di Istanbul e da numerose autorità del Paese.

  video

Oltre tre minuti in preghiera con le mani giunte insieme al Gran Muftì nella moschea Sultan Ahmet, nota anche come la “Moschea Blu”. 
Papa Francesco rende così omaggio al mondo musulmano. Appena atterrato ad Istanbul, si è recato subito alla Moschea invertendo il programma e posticipando la visita al museo di Santa Sofia (per evitare la coincidenza con l'ora della preghiera)
Il Papa è stato accolto dal Gran Muftì e da un Imam, prima di entrare insieme, attraverso il grande portico, all’interno della Moschea per la visita. Prima di entrare, il Papa e tutto il seguito si sono levati le scarpe. 
Poi il Gran Muftì ha accompagnato il Papa in visita alla moschea. Il Papa ha ascoltato con interesse le parole del gran Muftì, alzando spesso gli occhi al cielo per seguire quanto gli veniva spiegato. 
Poi il papa e il Grand Muftì si sono messi davanti al Miḥrab. E’ una sorta di abside che, in una moschea o dovunque si voglia pregare, indica la qibla, ovvero l‘esatta direzione di Mecca in quanto città ospitante la Kaʿba. E qui dopo che il seguito si è posto in semicerchio, il Papa e il Grand muftì si sono fermati in un momento di raccoglimento: il Papa con le mani giunte, il Gran Muftì con le mani rivolte al cielo. Tre minuti intensi di preghiera al termine dei quali, il Papa è uscito. 
“Dobbiamo adorare Dio”. Per ben due volte Papa Francesco ha ripetuto questa frase al Gran Muftì nella “Moschea Blu” di Istanbul. A dare i particolari della visita ai giornalisti è stato padre Federico lombardi, direttore della sala stampa vaticana. In moschea il gran Muftì ha spiegato al Papa alcuni versetti del Corano, poi sono fermati davanti al Mirhab e lì il Gran Muftì ha spiegato alcuni passaggi del Corano e in particolare da dove viene la parola Mirhab e ha parlato tra l’altro di Zaccaria, di Giovanni, di Elisabetta e di Maria. Poi c’è stato questo momento di silenzio che padre Federico Lombardi ha definito di “adorazione silenziosa”. Il Papa infatti per ben due volte in moschea ha detto al Muftì: “dobbiamo adorare Dio”. E poi sotto la cupola ha insistito: “non solo dobbiamo solo lodare e glorificare Dio, ma dobbiamo adorarlo”. “E’ stato - ha detto Lombardi - un bel momento di dialogo interreligioso”. Davanti al Mirhab, il Muftì ha citato uno dei versetti del Corano nei quali si parla di Dio come Dio dell’amore e della giustizia e il muftì, rivolgendosi al Papa, ha detto: “su quello sicuramente siamo d’accordo”.

“Quam dilecta tabernacula tua Domine (Psalmus 83). Contemplando la bellezza e l’armonia di questo luogo sacro, la mia anima si eleva all’Onnipotente, fonte ed origine di ogni bellezza, e chiedo all’Altissimo di guidare sempre i cuori dell’umanità sulla via della verità, della bontà e della pace”. È la dedica che Papa Francesco ha lasciato questa mattina al termine della sua visita al museo di Santa Sofia (Hagia Sofia). Hagia Sofia, un tempo basilica dedicata alla Divina Sapienza, fu fatta costruire da Costantino su un sito occupato da templi pagani nel 360. Dal 1935 è un museo per volontà di Ataturk, padre della Turchia laica.

  video


---------------------------------------

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video /3


29 novembre 2014 

Saluti, strette di mano, foto di gruppo. Ad accogliere il Papa nel giardino della Rappresentanza Pontificia di Istanbul, c’era un gruppo di circa 50 esponenti delle comunità cattoliche locali (latina, armena, sira e caldea) guidati dai rispettivi ordinari. 
A porgere i saluti a nome di tutti è stato il Presidente della Conferenza Episcopale turca, monsignor Ruggero Franceschini. 
Qui il Papa si è fermato a pranzo per poi celebrare questo pomeriggio la Messa nella cattedrale di Santo Spirito. 

A metà pomeriggio, papa Francesco ha presieduto la Santa Messa nella cattedrale latina dello Spirito Santo di Istanbul, alla presenza di vescovi e patriarchi cattolici ed ortodossi – tra cui il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo - e di alcuni esponenti delle confessioni evangeliche.
Il Patriarca Bartolomeo è arrivato alle Cattedrale cattolica dello Spirito Santo alle ore 14.45 circa, poco prima dell'inizio della Santa Messa presieduta da Papa Francesco. Prima il Patriarca aveva incontrato i giornalisti per una dichiarazione di gratitudine verso il Santo Padre. Al tempo stesso, Bartolomeo, che ha definito la visita "un evento storico", ha ringraziato il lavoro dei giornalisti insistendo anche sulla rilevanza del dialogo ecumenico.

  il testo integrale dell'Omelia di Papa Francesco Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo

  video

Santo Padre,
Grazie per aver riservato questo tempo di preghiera e di incontro ai vostri figli cattolici nel corso del vostro breve e intenso viaggio sulle strade dell’unità, in questa Basilica Cattedrale dello Spirito Santo che non arriva oggi a contenere tutti quelli che lo avrebbero desiderato.


  Indirizzo di saluto al Santo Padre di S.E. Mons. Louis Pelâtre, Vicario Apostolico di Istanbul

  video integrale
 
Come ultima tappa del secondo giorno del suo viaggio in Turchia il Papa ha raggiunto il Phanar di Instanbul, sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, qui nella chiesa patriarcale di San Giorgio ha presieduto la preghiera ecumenica con Bartolomeo I.

Santità, glorificando il Dio Trino più che Buono, accogliamo Voi ed il Vostro venerabile Seguito, in questo luogo sacro, qui dove è la Cattedra dei vescovi di questa storica Chiesa martire, incaricata dalla Divina Provvidenza del ministero di alta responsabilità di Primo Trono delle Santissime Chiese Ortodosse Locali. Vi accogliamo con gioia, onore e riconoscenza, poiché avete avuto la bontà di portare i Vostri passi dalla Antica alla Nuova Roma, gettando un ponte simbolico, con questo Vostro gesto, tra l’Occidente e l’Oriente, Voi latore di amore del Protocorifeo verso il suo proprio fratello, il Primo Chiamato...

  il testo integrale del discorso del Patriarca Bartolomeo I

Santità, Fratello carissimo, la sera porta sempre con sé un sentimento misto di gratitudine per il giorno vissuto e di trepidante affidamento di fronte alla notte che scende. Questa sera il mio animo è colmo di gratitudine a Dio, che mi concede di trovarmi qui a pregare insieme con Vostra Santità e con questa Chiesa sorella, al termine di una intensa giornata di visita apostolica; e al tempo stesso il mio animo è in attesa del giorno che liturgicamente abbiamo iniziato: la festa di sant’Andrea Apostolo, che di questa Chiesa è il Fondatore e il Patrono...
Al termine  ha aggiunto: 
"E vi chiedo un favore: di benedire me e la Chiesa di Roma".

  il testo integrale della Preghiera Ecumenica di Papa Francesco  nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio

Dopo aver rivolto queste parole al Patriarca ecumenico, Francesco ha chinato il capo e Bartolomeo I lo ha baciato sulla testa e abbracciato con grande spontaneità e fraternità.

  video

Al Phanar, sede del Patriarcato ecumenico a Istanbul, a seguire un incontro privato al termine del quale papa Francesco dona al patriarca Bartolomeo un mosaico tratto dall'immagine del Cristo raffigurato nella nicchia della Confessioni di San Pietro, cioè della sua tomba, dove sono custoditi i Sacri Pallii, sotto l'altare papale della basilica di San Pietro.
Il mosaico viene attribuito originariamente al IX secolo e a questo periodo sono riconducibili alcune parti, ad esempio il volto, mentre altre parti risultano modificate successivamente. E' certamente, questa immagine, un elemento figurativo della Basilica Costantiniana rimasto ancora nel suo originario luogo. Si tratta del Cristo benedicente e docente, mentre porge il libro del Vangelo aperto alle parole: "EGO SUM VIA VERITAS ET VITA QUI CREDIT IN ME VIVET". L'opera, di cm 60x40, è stata realizzata dai mosaicisti dello Studio del Mosaico Vaticano da settembre a novembre 2014 con smalti policromi e tessere dorate, applicati con stucco oleoso su di una base metallica. Lo stucco ha la stessa formula di quello utilizzato nei secoli scorsi per applicare i mosaici nella Basilica di San Pietro. Nella realizzazione dell'opera è stata impiegata la tecnica tradizionale del mosaico tagliato.
Al Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico, invece, il Papa dona due fogli riprodotti in facsimile appartenenti al manoscritto Barberiniano greco 372 della Biblioteca Apostolica Vaticana. 
L'originale, in pergamena, composto da 273 fogli, è databile al 1060 circa e contiene il Salterio, oltre ad alcune letture liturgiche tratte dall'evangeliario, odi dell'Antico e del Novo Testamento, e testi di poesia aggiunti in seguito.

  video

  video integrale


---------------------------------------

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video /4


 30 novembre 

Terzo e ultimo giorno di viaggio per Papa Francesco in Turchia. Una visita già considerata storica.

  video

La terza ed ultima giornata del Papa in Turchia si è aperta con la celebrazione della Messa in privato, nella Rappresentanza pontificia a Istanbul. Dopo la Messa, prima di recarsi al Patriarcato ortodosso Papa Francesco ha incontrato, nella Rappresentanza Pontificia a Istanbul, il Gran rabbino del Paese, Isak Haleva. Haleva, gran rabbino di Turchia dal dicembre 2002, aveva già incontrato Papa Benedetto XVI, sempre a Istanbul, il 30 novembre del 2006. La comunità ebraica in Turchia, la seconda numericamente in un Paese islamico dopo l'Iran, consiste oggi di 25 mila persone, presenti essenzialmente a Istanbul ma anche a Smirne. L'incontro del Papa con il gran rabbino Haleva è durato 15 minuti circa. Si è trattato di un "dialogo cordialissimo in spagnolo", ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Dopo questo incontro Papa Francesco si è recato nella Chiesa di San Giorgio del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli dove è stato accolto dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I che lo ha accompagnato all'interno del tempio per la Divina liturgia nella Festa di Sant'Andrea apostolo.

Sotto le volte della cattedrale di San Giorgio, nella sede del Patriarcato di Costantinopoli, la divina Liturgia celebrata per la festa patronale di Sant’Andrea trasmette per osmosi la bellezza dei misteri della fede cristiana con le sue forme di sempre: preghiere e litanie cantate anche dal coro venuto dall’America, luci e candele, incenso e segni della croce. Parole e silenzi. Ma oggi, al Fanar, a riempire i cuori di stupore sono state soprattutto le parole di carità fraterna che il Papa e il Patriarca si sono rivolti davanti all’assemblea. Come presagio di una comunione piena tra cattolici e ortodossi che i due vescovi pastori, successori di San Pietro e di suo fratello Andrea, anticipano come precursori, mostrando al Popolo di Dio la via da seguire, passo dopo passo.
Santissimo ed amatissimo Fratello in Cristo, vescovo della Antica Roma, Signor Francesco. Rendiamo gloria e lode al nostro Dio Trino, che ci ha resi degni della ineffabile gioia dell’appropriato onore della presenza di persona di Vostra Santità quest’anno per la festività della santa memoria del fondatore della nostra Chiesa, grazie alla sua predicazione, San Andrea Apostolo, il Primo Chiamato. Ringraziamo dal cuore Vostra Santità per l’onoratissimo dono della Vostra benedetta presenza in mezzo a noi, con il Vostro venerabile Seguito. Con profondo amore e grande onore Vi abbracciamo, rivolgendo a Voi il bacio di pace e di amore...

    il testo integrale del discorso del Patriarca Bartolomeo I
 
Santità, carissimo fratello Bartolomeo, molte volte, come arcivescovo di Buenos Aires, ho partecipato alla Divina Liturgia delle comunità ortodosse presenti in quella città, ma trovarmi oggi in questa Chiesa Patriarcale di San Giorgio per la celebrazione del santo Apostolo Andrea, primo dei chiamati e fratello di san Pietro, patrono del Patriarcato Ecumenico, è davvero una grazia singolare che il Signore mi dona.
Incontrarci, guardare il volto l’uno dell’altro, scambiare l’abbraccio di pace, pregare l’uno per l’altro sono dimensioni essenziali di quel cammino verso il ristabilimento della piena comunione alla quale tendiamo. Tutto ciò precede e accompagna costantemente quell’altra dimensione essenziale di tale cammino che è il dialogo teologico. Un autentico dialogo è sempre un incontro tra persone con un nome, un volto, una storia, e non soltanto un confronto di idee...

  il testo integrale del discorso di Papa Francesco
 
  video

Al termine della sacra liturgia il Papa e il Patriarca hanno raggiunto il secondo piano del palazzo patriarcale per la Benedizione ecumenica a cui è seguita, nella Sala del trono, la lettura e la firma della "Dichiarazione Congiunta".

  il testo integrale della dichiarazione congiunta

Alle 11.20, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, da un balcone del Patriarcato hanno impartito la Benedizione Ecumenica. Prima il Papa in latino e poi Bartolomeo in greco.

  video integrale

Dopo il pranzo con il Patriarca Bartolomeo nel Patriarcato, Papa Francesco alle ore 16, preso congedo dalla Residenza Pontificia prima di raggiungere l’aeroporto di Istanbul per rientrare a Roma, ha salutato un gruppo di ragazzi e giovani dell’Oratorio della Comunità salesiana cui è affidata la Cattedrale latina, rifugiati dalla Turchia, dalla Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. L'incontro si è tenuto presso la Cattedrale latina cattolica.
Cari ragazzi e giovani,
ho molto desiderato questo incontro con voi. Avrei voluto incontrare anche altri rifugiati, ma non è stato possibile fare altrimenti. Voi provenite dalla Turchia, dalla Siria, dall’Iraq, da vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Voi siete qui in rappresentanza di centinaia di vostri coetanei, molti dei quali profughi e sfollati, quotidianamente assistiti dai Salesiani. Voglio manifestarvi la mia partecipazione alla vostra sofferenza e spero che questa mia visita, con la grazia del Signore, possa donarvi un po’ di consolazione nella vostra difficile situazione. Essa è la triste conseguenza di conflitti esasperati e della guerra, che è sempre un male e non rappresenta mai la soluzione dei problemi, ma anzi ne crea altri...

  il testo integrale del saluto ai giovani profughi
 
  video

Papa Francesco oggi, prima del suo rientro in Vaticano, ha potuto realizzare il suo desiderio: far visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli, Mesrob Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale armeno "San Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti. Il Patriarca, perché colpito da Alzheimer da quasi 6 anni, non ha riconosciuto il Papa. Secondo fonti vicine all'organizzazione del viaggio Papa Francesco ha pregato a lungo con i parenti del Patriarca e poi ha ripreso la parte finale del suo programma.
All’aeroporto internazionale "Atatürk" di Istanbul, con il saluto delle Autorità civili e militari, del Patriarca Ecumenico e dei membri della Conferenza Episcopale Turca, il Santo Padre Francesco si è congedato dalla Turchia ed è salito a bordo dell’aereo - un A320 dell’Alitalia - che è decollato alle ore 17 alla volta di Roma.

  video

  video


---------------------------------------

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN TURCHIA (28-30 NOVEMBRE 2014) - foto, testi e video /5


 30 novembre 2014 

Alle 18.40 circa è atterrato all'Aeroporto romano di Ciampino l'airbus dell'Alitalia che ha riportato, dalla Turchia, Papa Francesco che era partito venerdì scorso, verso le 9 del mattino, per un pellegrinaggio che è durato poco più di 58 ore. 
Il Papa in questi giorni ha visitato prima Ankara e poi Istanbul. Numerose sono stati gli incontri del Papa: con le autorità turche, con diverse comunità cattoliche di diverso rito, con esponenti musulmani ed ebrei e, soprattutto, con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I con il quale ha firmato una Dichiarazione congiunta (la seconda dopo la prima firmata in Terra Santa lo scorso mese di maggio). L'ultimo incontro, prima di partire, con giovani di un Oratorio salesiano di Istanbul, tra i quali c'erano rifugiati, sfollati e profughi siriani e iracheni, e, fuori programma, la visita al Patriarca Armeno di Costantinopoli, Mesrob Mutafian, gravemente malato e ricoverato presso l'ospedale armeno "San Salvatore", dove il Pontefice è rimasto oltre 15 minuti. 
Sull'aereo Papa Francesco ha saluto personalmente tutti i giornalisti e poi ha animato una conferenza stampa che è durata 45 minuti circa. Tanti gli argomenti affrontati...

(Padre Lombardi)
Allora, Santità, grazie mille per essere con noi, grazie mille per questo saluto così cordiale e amichevole che Lei ha voluto fare proprio per tutti, per ognuno di noi. Adesso passiamo alla seconda parte, culturale, quella con le domande. Abbiamo alcune persone che si sono messe in lista e al primo posto noi mettiamo le due colleghe turche, che sono naturalmente interessate, perché le domande noi ci aspettiamo che siano sul viaggio. E’ un viaggio in cui ha fatto tantissime cose, quindi possiamo approfondire molti aspetti...

  il testo integrale della conferenza stampa

   audio della conferenza stampa

  video


---------------------------------------


 

I NOSTRI TEMPI


 SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"



Un anno senza Nelson Mandela - Il 5 dicembre 2013 moriva Madiba, così era chiamato colui che può essere considerato il padre della patria post-apartheid, icona mondiale della lotta al razzismo.
Sei minuti e sette secondi di silenzio per Mandela: tutto il Sudafrica il 5 dicembre si fermerà, per ricordare il Nobel per la pace scomparso un anno fa. Sei minuti e sette secondi, come simbolo dei 67 anni di militanza e di azione politica del leader della lotta anti-apartheid e padre della democrazia sudafricana, che fu rinchiuso per 27 anni nelle carceri del regime razzista della minoranza bianca. La commemorazione sarà officiata dal vicepresidente Cyril Ramaphosa, in assenza del capo dello stato Jakob Zuma che è in visita in Cina.
Il centro per la memoria di Nelson Mandela fa sapere che “in omaggio a Madiba, scuole, sale polivalenti e chiese in particolare sono chiamate a far suonare campane, sirene e altoparlanti” e la gente a suonare le “vuvuzela” dalle 9:56 fino alle 10:00 e poi a osservare tre minuti esatti di silenzio fino alle 10:03. “L’inno nazionale sarà intonato subito dopo in tutto il Paese”.

 
Addio Madiba...
  La pace non è un sogno...
  La morte è inevitabile...
  L'educazione è il grande motore...
  Non vi è alcuna strada facile...
  L'educazione è l'arma più potente...

--------------------------------------------------------------



  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)




Veronesi: quando vedi il cancro nei bambini affermi che Dio non esiste! 
Le risposte di Zichichi, Antonelli, Albini, Savagnone e Cheaib

Arturo Paoli"Il cristianesimo non è un metodo per evitare il dolore, ma per attraversarlo e assumerlo"
Paul Claudel:  "Dio non è venuto a sopprimere il dolore. Non è venuto neppure a spiegarlo. È venuto a colmarlo della sua presenza".


"Per me il cancro è divenuto una prova della non esistenza del Signore" (Umberto Veronesi)
Il  17 novembre 2014  "La Repubblica" ha pubblicato un estratto del libro "Il mestiere di uomo (Einaudi) di Umberto Veronesi, oggi direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, una confessione autobiografica che ha provocato numerose risposte pubbliche. 

"Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato una prova della non esistenza di Dio. Ho sviluppato questa convinzione soprattutto all’Istituto nazionale tumori di Milano, dove ogni tanto frequentavo il reparto di pediatria. Come puoi credere nella Provvidenza o nell’amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo, ci sono verità rivelate, che possano lenire il dolore dei suoi genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del «non so». Perché accade – e per i bambini oggi succede sempre più spesso – che il dubbio diventi concreta speranza e poi guarigione, e quando questo avviene, è pura gioia." (Umberto Veronesi)

  Il giorno in cui ho smesso di credere in Dio

"Caro Veronesi, ti spiego perché Dio esiste..."
la risposta di Antonino Zichichi

"... La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore ...
La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla.  ..."  

  Il cancro è questione di cellule Ma l'universo è la prova di Dio


Caro Veronesi, il Dio di Gesù Cristo è il Dio della domanda e non l'idolo delle risposte
don Aldo Antonelli

"... Il "Dio" di Gesù Cristo non è il Dio della risposte alle domande dell'uomo, ma il "Dio" delle domande che interpella la coscienza dell'uomo e la sua responsabilità. È il Dio che chiede ad Adamo: "Dove sei?", "Cosa hai fatto?"; ed è il Dio che chiede a Caino: "Dov'è tuo fratello?". Il cristiano, non conosce una strada che aggiri il dolore: conosce piuttosto una strada, insieme con Dio, che lo attraversa (Cfr. Ernst Schuchardt). "Il cristianesimo non è un metodo per evitare il dolore, ma per attraversarlo e assumerlo", secondo le parole di Arturo Paoli (Le Beatitudini)  ..."

  Caro Veronesi, il Dio di Gesù Cristo è il Dio della domanda e non l'idolo delle risposte

Il cancro prova la non esistenza di Dio?
di  Christian Albini

".. da dieci anni frequento come paziente proprio l'Istituto dei tumori di Milano ... Non sento alcun bisogno di disputare con Veronesi o cercare di dimostrare che lui ha torto e io ragione, nel mio credere di credere.
Queste cose non sono un terreno di competizione di idee, è l'aspetto duro della condizione umana che ci accomuna tutti. E i tentativi di risposta sono solo parole, in ultima analisi. Il male resta scandalo e mistero e chi cerca di spiegarlo fa accademia, non ne prova il tocco bruciante e non rispetta coloro che soffrono. La scienza ci spiega con una certa precisione come nascono i tumori, ma conoscere questi meccanismi biologici non ci basta, come non ci bastano le risposte di una religiosità consolatoria.
Veronesi racconta la sua esperienza vitale e in quanto tale la devo rispettare. Tutto quello che mi sento di dire è che, nonostante questi eventi orribili, c'è la possibilità della vita e della guarigione. C'è l'amore che dura, anche quando una persona muore. C'è chi in quell'amore avverte una speranza e un desiderio che la morte non sia l'ultima parola, che le nostre esistenze non vadano perdute. E c'è chi guardando a Gesù di Nazaret trova una scintilla di fiducia in questo amore. 
No, la fede non è una risposta a buon mercato. E' la possibilità di una scintilla di fiducia, di un'esperienza vitale di segno diverso da quella di Veronesi. Senza bisogno di contrapposizioni, perché nel rifiutare la morte e nel volere la vita e l'amore siamo tutti uniti, fratelli in umanità. .."

  Il cancro prova la non esistenza di Dio?

Prendersela con Dio
di Giuseppe Savagnone

"... Gesù esclude che i mali che ci colpiscono siano frutto di nostre personali responsabilità. ... Il male è un mistero terribile davanti al quale la sola cosa giusta che si possa fare è tacere. Cristo non ha fatto commenti edificanti sulla propria passione e la propria morte in croce. Le ha vissute gridando a Dio la propria angoscia. E chi vuole seguirlo deve passare attraverso lo stesso umanissimo smarrimento, che non esclude l’abbandono nelle mani del Padre, ma nel buio di una notte che la fede non pretende di illuminare come un sole splendente (sul modello dell’Illuminismo), ma di rischiarare appena, come fece la stella che guidò il cammino dei magi.
Molti rifiutano il cristianesimo perché lo scambiano per uno schedario di risposte scritte, come dice Veronesi, «in qualche libro sacro del mondo». Riconosco che ci sono stati e in parte ci sono ancora dei credenti che hanno dato adito a questo equivoco. Ma la fede non è una rassicurante raccolta di spiegazioni chiare e distinte. Tutta la tradizione cristiana è concorde nel sottolinearne l’oscurità. Eppure, questo non mi sembra un buon motivo per rifiutarla. Che essa non pretenda di dare spiegazioni esaurienti su tutto è un segno, anzi, della sua umile verità  ..."

  Prendersela con Dio di Giuseppe Savagnone

Quando Dio muore di cancro
Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte) 
di Robert Cheaib
"... percepiamo il peso del male nelle sue diverse forme perché c’è un bene, anzi un Optimum, Sommum Bonum, che ci fa percepire la deficienza (nel senso etimologico del termine) della situazione in cui versiamo. Se non ci fosse quel bene, non sentiremmo quella mancanza. Fatto sta, però, che dentro di noi sussiste un richiamo “naturale” a una pienezza che ci interpella continuamente, un desiderio, un “cuore inquieto” che desidera il bene, il bello, il vero, nel grado sommo e ogni realtà che va contro questo lo sentiamo come stonatura.
Se non ci fosse un’impronta del Bene, il male non sarebbe male, sarebbe una parte della natura che segue le sue leggi senza suscitare in noi alcuna reazione. Quello che dico, forse non è una risposta, ma è sicuramente una domanda, un interrogativo che non permette una facile risposta del tipo “il male (il cancro) c’è, allora Dio non esiste”, perché si potrebbe affermare l’esatto opposto: «Quia malum, Deus est». ..."

  Quando Dio muore di cancro. Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Prima Parte) 


Vivere come se Dio non esistesse, alla presenza di Dio.
 Una lettera aperta a Umberto Veronesi (Seconda Parte)
di Robert Cheaib

In Cristo, Dio non ha dato una risposta teorica al dolore, Dio si è fatto presenza nel dolore del mondo. A ragione scrive Paul Claudel: «Dio non è venuto a sopprimere il dolore. Non è venuto neppure a spiegarlo. È venuto a colmarlo della sua presenza»

  Vivere come se Dio non esistesse, alla presenza di Dio.


---------------------------------------

È stato diffuso oggi il 48mo rapporto Censis sulla situazione sociale dell'Italia. Ecco, in sintesi, il ritratto del nostro Paese che ne emerge.

  PANORAMA:   Censis: 10 cose da sapere sull'Italia e gli italiani




---------------------------------------------------------------

FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



--------------------------------------


"L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio" di Egidio Palumbo (VIDEO)



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco

MERCOLEDÌ 12 NOVEMBRE
L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio
[Evangelii Gaudium nn. 111-175; 262-288]

Continuiamo la nostra lettura di Evangelii Gaudium (= EG), soffermando l’attenzione sui capitoli terzo (nn. 110-175) e quinto (nn. 259-288), i quali offrono indicazioni interessanti sullo “stile” conforme all’evangelo che sono chiamati ad assumere gli evangelizzatori nella Chiesa Popolo di Dio, pastori e fedeli laici, ognuno secondo la vocazione che ha ricevuto. Evidenziamo solo alcune prospettive di fondo.

1. La Chiesa, Popolo di Dio dai molti volti…
Quando diciamo “Chiesa” e “Popolo di Dio”, si vogliono sottolineare due aspetti della stessa realtà strettamente connessi. Tenerne conto è importante per evitare due visioni riduttive, abbastanza comuni: quella che identifica la Chiesa solamente con la gerarchia e quella che fa della Chiesa una “entità” astratta, o al massimo la riduce alle quattro mura, magari belle, dell’edificio... Invece quando diciamo “Chiesa” si intendono quelle persone, uomini e donne, pastori e fedeli, che Dio chiama, convoca e raduna (da qui “Ekklesia”=“Chiesa”) in assemblea come comunità, per ascoltare la sua Parola e “spezzare” il pane del Corpo del Signore, perché Dio vuole salvarci non come individui isolati ma come comunità e come popolo (EG 113; LG 9). Perciò questa stessa comunità non è un “club elitario” o una “grande organizzazione”, ma è il Popolo di Dio (laós), formato da “pietre vive” (1Pt 2,4-10), da persone diverse per sesso, età, temperamento, cultura, mentalità, condizione sociale, condizione della salute fisica e mentale, lavoro, professione; è formato da persone diverse per vocazione, carismi e ministeri; è un popolo geograficamente, culturalmente e storicamente situato in un territorio, in un luogo, in una regione, in un nazione, al nord come al sud, all’est come all’ovest; è un popolo pellegrino in cammino nella storia. 

Nella realtà concreta è così che di fatto si presenta a noi in mistero della Chiesa Popolo di Dio. Per questo in EG 111 è detto che la Chiesa è «un popolo in cammino verso Dio», un popolo che «affonda le sue radici nella Trinità, ma che ha la suaconcretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale». E in EG 115 è detto che il Popolo di Dio è un popolo dai molti volti, tanti quanti sono i popoli della Terra dove vieneseminato e inculturato il Vangelo (1Pt 1,1-2: «ai fedeli che vivono come stranieri,dispersi/disseminati nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia»); così che il cristianesimo non si mostra con un unico volto e con un unico modello culturale (= stile di vita di un popolo), ma, pur restando fedele al Vangelo e alla autentica tradizione ecclesiale, si mostra con più volti, tanti quanti sono i popoli e le culture (EG 116). È questa la cattolicità della Chiesa Popolo di Dio che mostra la bellezza del suo «volto pluriforme» (EG 116) e dice che è possibile, nel Signore e nella energia creatrice e creativa dello Spirito, vivere l’unità nella sana diversità e pluralità, perché nella Chiesa Popolo di Dio unità non è “uniformità” ma si coniuga con la “multiforme armonia” (EG 117). Di tutto questo ogni evangelizzatore ne deve tenere conto.

2. Soggetto attivo dell’evangelizzazione
a) La Chiesa, Popolo di Dio dal volto multiforme, è il soggetto dell’evangelizzazione; e all’interno di essa soggetto lo è ogni fedele, non per benevola concessione dei suoi pastori, ma a motivo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), che fa di ogni cristiano un missionario (EG 111; 120; EG 273: «Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo»). 
...

  VIDEO


--------------------------------------

 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


  Il cuore è una ricchezza che...
  Vieni e rinasci in noi...
Per sorridere...
  Il Signore nel Vangelo ci esorta a vegliare... (vignetta)
  Aspiriamo tutti ardentemente...
  E' capace di credere al Regno di Dio...
  I bambini hanno molto da insegnare...
   La schiavitù moderna...
  Ciascuno può accedere alla mensa...
  E' sulla sabbia che costruisce...
  La luce è venuta nel mondo...


---------------------------------------------------------------


Arturo Paoli è nato il 30 novembre 1912.
I nostri auguri per i 102 anni di fratel Arturo trascorsi attraverso due continenti, l’Europa e il Sud America, partecipando in prima persona a eventi che hanno fatto la storia del Novecento, teologo autore di oltre cinquanta saggi, il suo insegnamento è proprio quello di coniugare lo studio e la preghiera con l’ausilio agli ultimi a liberarsi dalla prigionia sociale di cui sono vittime.
ha trascorso un secolo di vita attraverso due continenti, l’Europa e il Sud America, partecipando in prima persona a eventi che hanno fatto la storia del Novecento.
Ogni giorno la sua casa è ancora crocevia di persone di ogni età, condizione sociale, credo religioso, stato civile. La dimensione contemplativa è il filo sotterraneo che ha sostenuto la sua intensa azione, generatrice di ricerca, di amicizia, di speranza.

  Auguri


--------------------------------------------------------------

Etti Hillesum muore ad Auschwitz il 30 novembre 1943
Esther Hillesum, detta Etty, è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah; i suoi manoscritti, così difficili da decifrare a causa della grafia, passarono per anni da un editore all’altro, senza che nessuno ne intuisse l’importanza, fino a che nel 1981 giunsero nelle mani dell’editore De Haan che, pubblicandoli, finalmente riportò alla luce la storia di Etty Hillesum, permettendo così ai lettori di tutto il mondo di conoscere la ricchezza di un’esperienza interiore che, anche di fronte alla sofferenza estrema, sa lodare la vita e viverla con pienezza di senso.

  Etty Hillesum - UN ARDORE ELEMENTARE Tra le baracche e il fango (video)

  Una volta che si comincia a camminare con Dio...
  Apro la Bibbia e leggo...
  A ogni nuovo crimine o orrore...

--------------------------------------------------------------


  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



"Nel frattempo" di Antonio Savone - Per prepararsi alla liturgia della I Domenica di Avvento



Nel frattempo 
Per prepararsi alla liturgia domenicale 
(I Domenica di Avvento)
di Antonio Savone

Si ricomincia. Dio degli inizi, Dio dei cominciamenti è il nostro. Dio delle opportunità rinnovate. E noi ci scopriamo eterni ricomincianti con il nostro Dio.

Inizia, infatti, un nuovo anno liturgico che accogliamo con stupore e riconoscenza perché Dio non si è ancora stancato di noi concedendoci “ancora un anno” (Lc 13,8). Un anno, del tempo cioè per imparare a riconoscere la larghezza del suo cuore e la generosità del suo perdono. Un anno, del tempo per apprendere la fiducia di Dio. Proprio di fiducia, infatti, parla Mc quando annuncia che prima della sua partenza il Signore ha affidato a ciascuno il suo compito. Dunque anche a me. Un compito per realizzare il quale mi è stato dato anche un potere, cioè un’energia, una forza, una capacità. La vita tutta come occasione per far germogliare la fiducia accordata. Quale consapevolezza mi abita della fiducia a me accordata e del compito e dell’energia a me affidati? Anche Dio dunque vive di attesa: quella di vedere esercitata la cura nei confronti dei beni a noi consegnati.

E l’anno liturgico comincia sempre con l’Avvento… quando cioè a tema è l’attesa, non quella del Natale ma quella del suo ritorno. Tornerà, certo, alla fine della storia e non per il rendiconto ma per portare a compimento, per accordare ulteriore fiducia, maggiorata stavolta. Tornerà per rovesciare le parti: per farci mettere a tavola e per passare lui stesso a servirci (Lc 12,37). Bella l’immagine di un Dio che aumenta il credito di fiducia e che si fa servo di esistenze spese a favore di altri. Immagine di quelle che ti seducono.

Ma c’è un tornare di Dio già ora già qui: non sai se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino. Non immediatamente riconoscibile questo ritorno perché non nel segno dell’evidenza manifesta. Di lì a poco i discepoli faranno fatica a riconoscere un Dio presente in quelle ore durante le quali Gesù verrà consegnato a una sorte ignominiosa.

Se non c’è, dunque, un momento preciso, già fissato, per il ritorno del Signore, vuol dire che ogni istante conta, non esiste un tempo irrilevante. Il mentre ha la stessa rilevanza del compimento. E quella che per noi è soltanto una successione cronologica, per Dio è una precisa occasione di salvezza e di misericordia. L’atteso, infatti, è già tornato più e più volte. Torna nell’uomo, come ci ricordava domenica scorsa il brano di Mt. Torna incessantemente e instancabilmente anche in un tempo che noi uomini di Chiesa continuiamo a definire secolarizzato. Quasi non abbia nulla a che fare con Dio. E ci sbagliamo di brutto. Per questo l’Avvento non è tempo di preparazione all’Incarnazione – dal momento che egli si è già fatto uomo – ma tempo per prepararsi a riconoscere le sembianze sotto le quali egli fa ritorno.
...

  Nel frattempo


---------------------------------------

"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 1/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mc 13,33-37

Quello che dico a voi lo dico a tutti: vigilate !"
Per ben tre volte nella pericope è presente il verbo vigilare (gregorein), come un pressante invito da parte di Gesù alla comunità dei discepoli - di allora e di oggi - a tenere gli occhi ben aperti per  saper discernere gli avvenimenti della storia, perché non ci lasciamo contagiare dalla mentalità diabolica di questo mondo, veleno che ci narcotizza e ci impedisce di guardare e vivere la vita con lo stesso sguardo e cuore di Dio. "Guardate (blépete); Non dormite (agripnéite); Vigilate (gregoréite) !" 
Tre verbi differenti dal significato simile in appena cinque versetti, utilizzati dall'evangelista proprio con l'intento di richiamare l'attenzione di tutti i credenti di ogni tempo e luogo ad una vigilanza attenta, ad un impegno maturo e ad una fedeltà responsabile.
Il verbo 'vigilare (gregorein)' tornerà ancora al capitolo successivo (14) nel giardino del Getsemani, dove "le colonne della Chiesa" Pietro, Giacomo e Giovanni, coloro che si erano detti pronti a morire con lui, durante la "notte della protezione"(leila shmurim), la notte del passaggio dalla schiavitù d'Egitto alla libertà, in cui Dio stesso vegliò con Mosè e il popolo, non riusciranno a vegliare, lasciando Gesù solo durante la sua agonia, e dove tutti lo abbandoneranno e fuggiranno via. 
E' la nostra notte, in cui anche per noi il Signore torna ad ogni momento a chiederci conto della nostra fedeltà
...


---------------------------------------

"La materia prima fa la differenza. Anche nella Chiesa" di don Cristiano Mauri


"La materia prima fa la differenza. 
Anche nella Chiesa"
di 
don Cristiano Mauri

Di fragile materia ci hanno fatto. Polvere e soffio. Fango e alito.

Uno sbuffo d’aria, un raggio di sole, l’artiglio del gelo. 
Una parola tagliente, un tocco bruciante, uno sguardo obliquo bastano a scombinarci. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde.

Chi delira negando l’evidenza e chi accampa una pretesa di consistenza, ma come la crosta del primo inverno. Così poco è il peso che la rompe.

Chi si danna a maledire il Cielo e chi grida a un Destino capriccioso, ma come lo scoppio di un fuoco artificiale. Un attimo misura il suo durare.

Di fragile materia ci hanno fatto, così che il gusto dolce del Buono, il suono discreto del Vero, la luce delicata del Bello, in noi potessero lasciare il loro segno.

E lo splendore caldo dell’Amore riuscisse a ferirci.

Polvere e soffio. Fango e alito. Nulla siamo e un nonnulla ci disperde. Così non si può che essere raccolti, da un Altro.

E non c’è destino altrettanto bello di questo.

Partissimo sempre, tutti e ciascuno, da questa verità nel pensare e nell’edificare la Chiesa. Tenessimo sempre stretta la consapevolezza profonda di essere fatti della stessa identica pasta del mondo mentre ci muoviamo in esso.

Non correremmo il rischio di una Chiesa coi muri alzati, troppo preoccupata di tracciare un confine di distinzione con la realtà, quasi questa fosse una sorta di zona contaminata da purificare.
...

Una Chiesa nuda, debole, povera. Come il Suo Re.

Una Chiesa umana, dall’inconfondibile sapore divino.


  La materia prima fa la differenza. Anche nella Chiesa.


---------------------------------------

"Semplicità del Natale" del cardinale Carlo Maria Martini



In questa prima settimana di Avvento durante la quale in molte famiglie si comincia ad allestire il presepio per prepararsi al Natale, pubblichiamo questa meditazione del cardinal Carlo Maria Martini, tratta dal libro:
Carlo Maria Martini – Pietro Messa, 
L'infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale.

"Semplicità del Natale" 
del cardinale Carlo Maria Martini

Il presepio è qualcosa di molto semplice, che tutti i bambini capiscono. E’ composto magari di molte figurine disparate, di di­versa grandezza e misura: ma l'essenziale è che tutti in qualche modo tendono e guardano allo stesso punto, alla capanna dove Ma­ria e Giuseppe, con il bue e l'asino, attendono la nascita di Gesù o lo adorano nei primi momenti dopo la sua nascita.

Come il presepio, tutto il mistero del Natale, della nascita di Ge­sù a Betlemme, è estremamente semplice, e per questo è accompa­gnato dalla povertà e dalla gioia.

Non è facile spiegare razionalmen­te come le tre cose stiano insieme. Ma cerchiamo di provarci.

Il mistero del Natale è certamente un mistero di povertà e di im­poverimento: Cristo, da ricco che era, si fece povero per noi, per farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più poveri.

Tutto qui è povero, semplice e umile, e per questo non è difficile da comprendere per chi ha l'occhio della fede: la fede del bambino, a cui appartiene il Regno dei cieli. Come ha detto Gesù: «Se il tuo occhio è semplice anche il tuo corpo è tutto nella luce» (Mt6, 22).

La semplicità della fede illumina tutta la vita e ci fa accetta­re con docilità le grandi cose di Dio. La fede nasce dall'a­more, è la nuova capacità di sguardo che viene dal sentirsi molto amati da Dio.

Il frutto di tutto ciò si ha nella parola dell'evangeli­sta Giovanni nella sua prima lettera, quando descrive quella che è stata l'esperienza di Maria e di Giuseppe nel presepio: «Abbiamo veduto con i nostri occhi, abbiamo contemplato, toccato con le nostre mani il Verbo della vita, perché la vita si è fatta visibile». E tutto questo è avvenuto perché la nostra gioia sia perfetta. Tutto è dunque per la nostra gioia, per una gioia piena (cfr. 1 Gv l, 1- 3). Questa gioia non era solo dei contemporanei di Gesù, ma è anche nostra: anche oggi questo Verbo della vita si rende visibile e tangibile nella nostra vita quotidiana, nel prossimo da amare, nella via della Croce, nella preghiera e nell'eucaristia, in particolare nell' eucaristia di Natale, e ci riempie di gioia.

Povertà, semplicità, gioia: sono parole semplicissime, elementari, ma di cui abbiamo paura e quasi vergogna.

Ci sembra che la gioia perfetta non vada bene, perché sono sempre tante le cose per cui preoccuparsi, sono tante le situazioni sbagliate, ingiuste. Come po­tremmo di fronte a ciò godere di vera gioia? Ma anche la semplicità non va bene, perché sono anche tante le cose di cui diffidare, le cose complicate, difficili da capire, sono tanti gli enigmi della vita: come potremmo di fronte a tutto ciò godere del dono della semplicità? E la povertà non è forse una condizione da combattere e da estirpare dalla terra?

Ma gioia profonda non vuol dire non condividere il dolore per l'ingiustizia, per la fame del mondo, per le tante sofferenze delle persone.

Vuol dire semplicemente fidarsi di Dio, sapere che Dio sa tutte queste cose, che ha cura di noi e che susciterà in noi e negli altri quei doni che la storia richiede. Ed è così che nasce lo spirito di po­vertà: nel fidarsi in tutto di Dio. In Lui noi possiamo godere di una gioia piena, perché abbiamo toccato il Verbo della vita che risana da ogni malattia, povertà, ingiustizia, morte.
...

  "Semplicità del Natale"


---------------------------------------



CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

 

SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA


Continua il lungo calvario di Asia Bibi. La donna pakistana, cattolica, in carcere da 5 anni con la falsa accusa di blasfemia, è molto malata. Madre di cinque figli è stata condannata a morte. Da tempo accusa febbre alta e forti emicranie. Per una revisione della sentenza, si stanno moltiplicando le iniziative internazionali, che chiedono anche una modifica della legge sulla blasfemia, diventata in Pakistan un’arma di persecuzione delle minoranze. Tuttavia, le difficoltà in un Paese al 95% islamico sembrano insormontabili.

  Asia Bibi è molto malata e ha paura


---------------------------------------------------------------


Pakistan: Sardar Mushtaq Gill, cristiano di Lahore, che ha seguito da vicino il caso della contadina del Punjab, fino alla sentenza di appello, confida nella giustizia e chiede alla Corte Suprema di ribaltare la sentenza ingiusta che ha condannato a morte la giovane contadina accusata di blasfemia.

  Paolo Affatato: ASIA BIBI, L'AVVOCATO: «SPERO ANCORA»

I cattolici in Germania consegnano una petizione al governo tedesco, i pakistani in Italia spingono per una mozione sulla libertà religiosa. La donna si affida a un avvocato musulmano

  Paolo Affatato: Appello al Pakistan: Asia Bibi libera, giustizia per i cristiani arsi vivi


---------------------------------------------------------------


Affermare che “il cibo siamo noi” suggerisce due approfondimenti complementari. Da un lato significa che se noi, come ogni essere animale, “siamo quello che mangiamo”, in quanto umani “siamo” però anche “come mangiamo”: la cura con cui ci procuriamo e cuciniamo il cibo e le modalità in cui lo consumiamo costituiscono parte integrante del nostro nutrimento e ne influenzano il conseguente metabolismo. Pensare e vivere il cibo come alimento condiviso significa comprendere in profondità che ciò che ci fa vivere è il rapporto con l’altro, il dare e il ricevere il cibo, non il semplice appropriarsene e consumarlo. Oggi più che mai abbiamo consapevolezza della dimensione globale legata alla condivisione o all’accaparramento degli alimenti: ne conseguono istanze di giustizia e di solidarietà, a cominciare dall’indispensabile rispetto per tutti gli uomini e le donne che lavorano nella filiera alimentare primaria e per i loro diritti inalienabili. 

  Enzo Bianchi:  La giustizia del pane spezzato con gli altri


---------------------------------------------------------------

Lorenzo Biagi, docente e segretario generale della Fondazione Lanza: "A fronte dell'emersione di tutto questo male divenuto fin troppo abituale nel nostro Paese, occorre una grande rinascita dello spirito civile, una ripresa dell’ideale e del valore del bene comune". L'etica civile è "la grammatica elementare che governa la coscienza del cittadino, il quale riconosce di avere anche doveri"

  Francesco Rossi:  Francesco ci insegna che la corruzione è un male del cuore


---------------------------------------------------------------



 FRANCESCO
 

 

    Udienza Generale - del 3 dicembre 2014: Viaggio Apostolico in Turchia

   Omelia - Viaggio Apostolico in Turchia: Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo (Istanbul 29 novembre 2014)

  
Omelia - Viaggio Apostolico in Turchia: Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio (Istanbul 30 novembre 2014)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Svizzera, in visita "ad Limina Apostolorum" (1 dicembre 2014)

   Discorso - Cerimonia per la firma della Dichiarazione contro la schiavitù da parte dei Leaders religiosi (2 dicembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al III Summit of Christian and Muslim Leaders (3 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV) (4 dicembre 2014)

   Discorso - Ai Membri della Commissione Teologica Internazionale (5 dicembre 2014)


   Conferenza  Stampa - durante il volo di ritorno dalla Turchia (Volo Papale, 30 novembre 2014)


   Viaggio Apostolico -  in Turchia (28_30 novembre 2014)



--------------------------------------------------------------

SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Tweet

2/12/2014:

  La Chiesa è chiamata a farsi vicina...

2/12/2014:

  Mai più schiavi...

27/11/2014:

  Il tempo di Avvento...



---------------------------------------------------------------



  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Papa Francesco UDIENZA GENERALE 3 dicembre 2014 - foto, testo e video



 3 dicembre 2014 

L’udienza di mercoledì 3 dicembre, sotto la pioggia come quella di mercoledì scorso, ha avuto un prologo in Auletta Paolo VI, dove alle nove il Papa ha incontrato i partecipanti alla sessione conclusiva del terzo Summit cristiano-musulmano, iniziato il 2 dicembre in Vaticano. Come di consueto nei giorni di pioggia, Papa Francesco ha poi salutato i disabili e gli ammalati in Aula Paolo VI, recitando l’Ave Maria insieme a loro. 
Papa Francesco è arrivato in piazza san Pietro a piedi fino all’Arco delle Campane, dove è salito sulla “papamobile” alle 9.40 circa per il tradizionale giro della piazza con il “bagno di folla” acclamato a gran voce dai fedeli accarezzando e baciando i tanti bambini che gli venivano porti.
Ai piedi del sagrato, anche alcuni uomini e donne della Lega Antivivisezione, con cani al seguito e pettorine arancioni con la scritta: “Diritti animali”.
Udienza tutta dedicata a ripercorrere le tappe del viaggio in Turchia, all’inizio della quale il Papa ha ringraziato i 10mila fedeli presenti in piazza nonostante la pioggia.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno. 
Ma, non sembra tanto buona la giornata, è un po’ bruttina… Ma voi siete coraggiosi e a brutta giornata buona faccia, e andiamo avanti! Questa udienza si svolge in due posti diversi, come facciamo quando piove: qui in piazza e poi ci sono gli ammalati in Aula Paolo VI. Io li ho già incontrati, li ho salutati, e loro seguono l’udienza tramite il maxischermo, perché sono malati e non possono venire sotto la pioggia. Li salutiamo di qua con un applauso.

Oggi voglio condividere con voi alcune cose del mio pellegrinaggio che ho compiuto in Turchia da venerdì scorso a domenica. Come avevo chiesto di prepararlo e accompagnarlo con la preghiera, ora vi invito a rendere grazie al Signore per la sua realizzazione e perché possano scaturire frutti di dialogo sia nei nostri rapporti con i fratelli ortodossi, sia in quelli con i musulmani, sia nel cammino verso la pace tra i popoli...

  video della catechesi

Saluti:

...

Rivolgo un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria di San Francesco Saverio, Patrono delle Missioni. Cari giovani... il suo vigore spirituale vi stimoli a prendere sul serio la fede nella vostra vita; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione apostolica ricordi a voi, cari sposi novelli, la necessità della reciproca donazione nel rapporto coniugale. Che Dio benedica tutti!

  il testo integrale


  video integrale


--------------------------------------------





S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
2 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“umili e miti per conoscere Dio”

La grandezza del mistero di Gesù si può conoscere solo umiliandosi e abbassandosi come ha fatto lui, che è arrivato al punto di essere «emarginato» e non si è certo presentato come un «generale o un governatore». Gli stessi teologi, se non fanno «teologia in ginocchio», rischiano di dire «tante cose» ma di non capire «niente». Essere umili e miti, dunque, è il suggerimento proposto da Francesco, martedì mattina, 2 dicembre, nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

«I testi liturgici che ci offre oggi la Chiesa — ha fatto subito notare il Pontefice — ci avvicinano al mistero di Gesù, al mistero della sua persona». E infatti, ha spiegato, il passo liturgico del Vangelo di Luca (10, 21-24) «dice che Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e lodò il Padre». Del resto, «questa è la vita interiore di Gesù: il suo rapporto col Padre, rapporto di lode, nello Spirito, proprio lo Spirito Santo che unisce quel rapporto». E questo è «il mistero dell’interiorità di Gesù, quello che lui sentiva».


Gesù infatti — ha proseguito Francesco — «dichiara che chi vede lui, vede il Padre». Dice precisamente: «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza». E «nessuno sa chi è il Figlio, se non il Padre. E nessuno sa chi è il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

...


Perciò «soltanto quelli che hanno il cuore come i piccoli sono capaci di ricevere questa rivelazione». Soltanto «il cuore umile, mite, che sente il bisogno di pregare, di aprirsi a Dio, si sente povero». In una parola, «soltanto quello che va avanti con la prima beatitudine: i poveri di spirito».

Certo, ha riconosciuto il Papa, «tanti possono conoscere la scienza, la teologia pure». Ma «se non fanno questa teologia in ginocchio, cioè umilmente, come i piccoli, non capiranno nulla». Magari «ci diranno tante cose, ma non capiranno nulla». Poiché «soltanto questa povertà è capace di ricevere la rivelazione che il Padre dà tramite Gesù, attraverso Gesù». E «Gesù viene non come un capitano, un generale di esercito, un governante potente», ma «viene come un germoglio», secondo l’immagine della prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia (11, 1-10): «In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse». Dunque, «lui è un germoglio, è umile, è mite, ed è venuto per gli umili, per i miti, a portare la salvezza agli ammalati, ai poveri, agli oppressi, come lui stesso dice nel quarto capitolo di Luca, quando è alla sinagoga di Nazareth». E Gesù è venuto proprio «per gli emarginati: lui si emargina, non ritiene un valore innegoziabile essere uguale a Dio». Infatti, ha ricordato il Pontefice, «umiliò se stesso, si annientò». Egli «si è emarginato, si è umiliato» per «darci il mistero del Padre e il suo proprio».
...

«Fuori da questa cornice — ha ribadito il Papa — non si può capire il mistero di Gesù, non si può capire questa unzione dello Spirito Santo che lo fa gioire, come avevamo sentito nel Vangelo, nella lode del Padre, e che lo porta ad evangelizzare i poveri, gli emarginati».

In questa prospettiva, nel tempo di Avvento, Francesco ha invitato a pregare per chiedere la grazia «al Signore di avvicinarci più, più, più al suo mistero, e di farlo sulla strada che lui vuole che noi facciamo: la strada dell’umiltà, la strada della mitezza, la strada della povertà, la strada di sentirci peccatori» Perché è così, ha concluso, che «lui viene a salvarci, a liberarci»

  Messa a Santa Marta

  video
 

--------------------------------------------

«I santi della vita quotidiana» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
4 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“cristiani non d'apparenza, ma saldi in Gesù”

Dalla «tentazione di tanta brava gente» a essere cristiana «solo di apparenza», con addosso «il trucco» che però si scioglie alla prima pioggia, ha messo in guardia Francesco nella messa celebrata giovedì mattina, 4 dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta. E ha rilanciato la testimonianza di tanti «cristiani di sostanza», che costruiscono la loro vita sulla «roccia di Gesù» e vivono la «santità nascosta», giorno per giorno.

Oggi in entrambe le letture — tratte dal libro di Isaia (26. 1-6) e dal Vangelo di Matteo (7, 21.24-27) — la Chiesa, ha fatto subito notare Francesco, «parla della fortezza di un cristiano e della debolezza; di roccia e di sabbia». Infatti «il cristiano è forte quando non solo dice di esserlo, ma quando fa la sua vita come cristiano, quando mette in pratica la dottrina cristiana, le parole di Dio, i comandamenti, le beatitudini». Il punto centrale è, difatti, «mettere in pratica».

Invece, ha rimarcato il Papa, «ci sono i cristiani di apparenza soltanto: persone che si truccano da cristiani e nel momento della prova hanno soltanto il trucco». E «noi sappiamo cosa succede a una donna truccata quando va per la strada e viene la pioggia e non ha l’ombrello: tutto viene giù, le apparenze finiscono per terra». Quella del trucco, del resto, «è una tentazione» ha riconosciuto Francesco. Così non basta dire «io sono cristiano, Signore» per esserlo veramente. È Gesù stesso a dire che non basta ripetere «Signore! Signore!» per entrare nel suo regno. Bisogna fare «la volontà del Padre» e mettere «in pratica la Parola». Ecco, dunque, la differenza tra «il cristiano di vita» e quello solo «di apparenza».

Del resto, ha spiegato il Pontefice, è chiaro come «ci vuole il Signore». Anzitutto, «un cristiano di vita è fondato sulla roccia». Del resto Paolo lo dice chiaramente quando «parla dell’acqua che usciva dalla roccia nel deserto: la roccia era Cristo, la roccia è Cristo». Quindi l’unica cosa che conta è «soltanto essere fondato sulla persona di Gesù, sul seguire Gesù, per la strada di Gesù». Francesco ha confidato di aver incontrato «tante volte gente non cattiva, gente buona, ma che è vittima di questa mania della “cristianità delle apparenze”». Gente che dice di se stessa «io sono di una famiglia molto cattolica; io sono membro di quella associazione e anche benefattore di quell’altra». Ma, secondo il Papa, la vera domanda da porre a queste persone è: «dimmi, la tua vita è fondata su Gesù? La tua speranza dov’è? Su quella roccia o su queste appartenenze?».

Ecco l’importanza di «essere fondato sulla roccia». Del resto «abbiamo visto tanti cristiani delle apparenze che crollano alle prime tentazioni, cioè alla pioggia». E infatti «quando i fiumi straripano, quando i venti soffiano — le tentazioni e le prove della vita — un cristiano dell’apparenza cade, perché non c’è sostanza lì, non c’è roccia, non c’è Cristo». Dall’altra parte, invece, ci sono i «tanti santi che abbiamo nel popolo di Dio — non necessariamente canonizzati, ma santi! — tanti uomini e donne che portano la loro vita in Cristo, che mettono in pratica i comandamenti, mettono in pratica l’amore di Gesù. Tanti!».

E il Papa ha voluto ricordare la loro testimonianza. «Pensiamo — ha detto — ai più piccoli; agli ammalati che offrono le loro sofferenze per la Chiesa, per gli altri». E, ancora, «pensiamo a tanti anziani soli che pregano e offrono. Pensiamo a tante mamme e padri di famiglia che portano avanti con tanta fatica la loro famiglia, l’educazione dei figli, il lavoro quotidiano, i problemi, ma sempre con la speranza in Gesù» e «che non si pavoneggiano, ma fanno quello che possono».

Davvero, ha ribadito Francesco, «ci sono santi della vita quotidiana». 
...

  Messa a Santa Marta - Senza trucco sulla roccia

  video


--------------------------------------------


Un chiarimento teologico necessario sul rapporto tra Magistero e informazione

 
Emanuele D'Onofrio:   Hanno valore “infallibile” le interviste del papa sui media?

Cresce il consenso internazionale e nell’opinione pubblica intorno a Bergoglio ma, allo stesso tempo, l’ostilità e la diffidenza nella Curia vaticana.

  Ignazio Ingrao:   Papa Francesco in mezzo ai lupi

Bisogna «lottare contro le cause strutturali della povertà». Questa l’esortazione di Bergoglio nell’udienza alla Focsiv, la Federazione degli Organismi di Volontariato di ispirazione cristiana, in occasione del Premio del volontario dell’anno. Il Pontefice ha avvertito che «i poveri non possono diventare un’occasione di guadagno» ed ha chiesto un maggiore impegno per la pace, i profughi e i migranti

  Antonio Sanfrancesco:  IL PAPA: «I POVERI NON SIANO OCCASIONE DI GUADAGNO»


Invita la commissione teologica internazionale ad «ascoltare i segni dei tempi» insieme al «popolo cristiano». E esorta i teologi delle diverse culture ad «arricchirsi e correggersi reciprocamente»

  Iacopo Scaramuzzi:   Francesco: servono più donne teologhe, non solo «fragole sulla torta»


---------------------------------------------------------------




 Sei interessato a ricevere la nostra newsletter
 ma non sei iscritto ?
 
Iscriversi è facile e gratuito.  

               ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

 riceverai la newsletter di "TEMPO  PERSO", ogni settimana, direttamente nella casella di posta elettronica.


L’elenco delle precedenti newsletter:


2014


     
 n. 1 del 3 gennaio 2014

n. 4 del 24 gennaio 2014

n. 7 del 14 febbraio 2014

n. 10 del 7 marzo 2014

n. 13 del 28 marzo 2014

n. 16 del 18 aprile 2014

n. 19 del 9 maggio 2014

n. 22 del 30 maggio 2014

n. 25 del 20 giugno 2014

n. 28 dell'11 luglio 2014

n. 31 del 1°agosto 2014

n. 34 del 5 settembre 2014

n. 37 del 26 settembre 2014

n. 40 del 17 ottobre 2014

n. 43 del 7 novembre 2014

n. 46 del 28 novembre 2014


n. 2 del 10 gennaio 2014
               
 n. 5 del 31 gennaio 2014

n. 8 del 21 febbraio 2014

n. 11 del 14 marzo 2014

n. 14 del 4 aprile 2014

n. 17 del 25 aprile 2014

n. 20 del 16 maggio 2014

n. 23 del 6 giugno 2014

n. 26 del 27 giugno 2014

n. 29 del 18 luglio 2014

n. 32 del 22 agosto 2014

n. 35 del 12 settembre 2014

n. 38 del 3 ottobre 2014

n. 41 del 24 ottobre 2014

n. 44 del 14 novembre 2014
n. 3 del 17 gennaio 2014

n. 6 del 7 febbraio 2014

n. 9 del 28 febbraio 2014


n. 12 del 21 marzo 2014

n. 15 dell'11 aprile 2014

n. 18 del 2 maggio 2014

n. 21 del 23 maggio 2014

n. 24 del 13 giugno 2014

n. 27 del 4 luglio 2014

n. 30 del 25 luglio 2014

n. 33 del 29 agosto 2014

n. 36 del 19 settembre 2014

n. 39 del 10 ottobre 2014

n. 42 del 31 ottobre 2014

n. 45 del 21 novembre 2014
SPECIALI di TEMPO PERSO

Cardinale Carlo Maria Martini

  

Benedetto XVI  rinuncia al ministero
di Vescovo di Roma,
Successore di San Pietro








newsletter degli anni precedenti

 
2013

  2012
 
  2011

  2010

  2009

  2008

 

   AVVISI: 

  1) La newsletter è settimanale;

 

  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm