"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°40 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dall'11 al 17 ottobre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 24 ottobre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Sinodo sulla famiglia


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... E' una grande responsabilità: portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia.
Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: "Questo non si può dire; penserà di me così o così...". Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità.
Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore: parlare con parresia e ascoltare con umiltà.
E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede... (Papa Francesco discorso di saluto ai Padri Sinodali)


  Vi domando, per favore questi atteggiamenti di fratelli nel Signore...


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Preghiera alla Santa Famiglia, composta da Papa Francesco per il Sinodo sulla famiglia


Preghiera alla Santa Famiglia, 
composta da Papa Francesco 
per il Sinodo sulla famiglia

Gesù, Maria e Giuseppe, 
in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, 
a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.

...

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. 
Amen


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SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 9 ottobre: quarto giorno di lavori (Testi e video)



 9 ottobre 2014 

Questa mattina alle ore 9, con il canto dell’Ora Terza, si è aperta nell’Aula del Sinodo in Vaticano la settima Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia.
Di seguito riportiamo l’omelia che S.E. Mons. Lúcio Andrice Muandula, Vescovo di Xai-Xai (Mozambico), ha tenuto durante la preghiera dell’Ora Terza:

  Omelia di S.E. Mons. Lúcio Andrice Muandula

Alla presenza del Santo Padre, si è tenuta nell’Aula del Sinodo in Vaticano la settima Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, per la continuazione del dibattito generale, in corrispondenza con le parti e i capitoli dell’Instrumentum laboris.

Prima di affrontare la tematica all’ordine del giorno, si è continuata la discussione sui temi della sesta Congregazione generale, portando ad esaurimento la lista degli oratori iscritti per il pomeriggio di ieri.

Successivamente il Card. André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia) e Presidente delegato di turno, ha introdotto il dibattito della sessione odierna: "Le sfide pastorali circa l’apertura alla vita" (III parte, Cap. 1), presentando i coniugi Sig. Arturo e Sig.ra Hermelinda As Zamberline, Responsabili di Équipe Notre-Dame per la super regione del Brasile, presenti al Sinodo come Uditori, che hanno offerto la loro testimonianza ai Padri sinodali.

  Introduzione del Presidente delegato, Card. André Vingt-Trois

  Testimonianza dei coniugi Arturo e Hermelinda As Zamberline, Responsabili del movimento Équipe Notre-Dame per la super regione del Brasile (Brasile)

Mi sono sposato con Hermelinda in Brasile e noi proveniamo da famiglie cattoliche, la mia e la sua. Penso che la nostra testimonianza venga dalla nostra formazione. Dal 1993 siamo all’interno del movimento Équipe Notre Dame, in Brasile, e, grazie a questo, da allora fino ad oggi abbiamo migliorato il nostro rapporto e approfondito la nostra fede. Noi con Équipe Notre Dame siamo un movimento della Chiesa che lavora con i giovani e principalmente con coppie cristiane sposate, lavoriamo nella pastorale famigliare, nella formazione dei fidanzati, lavoriamo con le coppie che si sono risposate

  video

  video del Briefing sui lavori del Sinodo sulla famiglia del 9 ottobre

Leggi anche:

  • 7a Congregazione generale: Sintesi non ufficiale del dibattito generale (9 ottobre 2014, mattina)
  • 8ª Congregazione generale: "La Chiesa e la famiglia di fronte alla sfida educativa (III parte, cap. 2)

Proporre alle coppie in crisi o già separate un cammino penitenziale, una riflessione sulle conseguenze per i figli, sulla riparazione dei torti di un coniuge nei confronti dell’altro, e sulla richiesta di perdono a Dio. E’ stata la proposta pastorale di alcuni dei 32 padri sinodali intervenuti nella congregazione generale di giovedì pomeriggio del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Un percorso penitenziale da accompagnare ad un sostegno per i divorziati rimasti soli, che spesso soffrono in silenzio.

    video
 

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Il Sinodo e l’aria nuova che si respira nella Chiesa dopo 20 mesi di pontificato di Francesco - "Tra matrimonio indissolubile e misericordia" di Enzo Bianchi



Il Sinodo e l’aria nuova 
che si respira nella Chiesa 
dopo 20 mesi di pontificato di Francesco

Subito dopo l’elezione di papa Francesco, il cardinal Ravasi dichiarò: «C’è un respiro nuovo che aspettavamo». Oggi, dopo venti mesi di pontificato, possiamo dire che si è creato un altro clima nel tessuto ecclesiale: un clima di libertà di parola nel quale con parresia ogni cattolico, vescovo o semplice fedele, può lasciar parlare la propria coscienza e dire quello che pensa, senza essere subito messo a tacere, censurato o addirittura punito, come avveniva negli ultimi decenni.

Questo non significa clima idilliaco, perché conflitti anche aspri sono presenti in seno alla Chiesa – come testimoniato già negli scritti del Nuovo Testamento – ma se questi sono vissuti senza scomuniche reciproche, se ciascuno ascolta le ragioni dell’altro senza fare di lui un nemico, se tutti hanno cura di mantenere la comunione, allora anche i conflitti sono fecondi e servono ad approfondire e a meglio dar ragione delle speranze che abitano il cuore dei cristiani. 

Purtroppo si può constatare che ormai ci sono «nemici del Papa»: persone che non si limitano a criticarlo con rispetto, come avveniva con Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, ma si spingono fino a disprezzarlo. Un vescovo che dichiara ai suoi preti che l’esortazione apostolica Evangelii gaudium «avrebbe potuto scriverla un campesino» esprime un giudizio di disprezzo, ma profeticamente dichiara che quella lettera è leggibile e comprensibile anche da un povero e semplice cristiano della periferia del mondo. Così, al di là delle intenzioni, quelle parole sprezzanti costituiscono un elogio. Alcuni giungono anche a delegittimare l’elezione di Bergoglio in un conclave che non si sarebbe svolto secondo le regole, altri sostengono che vi siano ancora due papi, entrambi successori di Pietro ma con compiti diversi... Conosciamo da tempo costoro come persone inclini a inseguire le proprie ipotesi ecclesiastiche anziché l’oggettività della grande tradizione cattolica nella quale vale il primato del vangelo. 

Certamente la composizione di questo sinodo, il nuovo modo di procedere nei lavori, l’invito del Papa a parlare chiaro, con coraggio anche criticando il suo pensiero o manifestando un parere diverso, la richiesta di franchezza negli interventi hanno creato un’atmosfera sinodale inedita rispetto a tutti i sinodi precedenti. Papa Francesco vuole che l’assise sia vissuta nello spirito della collegialità episcopale e della sinodalità ecclesiale e non sia una semplice celebrazione: e Francesco ha tutta la saldezza per dire che comunque il sinodo si svolge secondo la grande tradizione cum Petro et sub Petro, cioè con il Papa presente e al quale, in quanto successore di Pietro, spetta personalmente il discernimento finale.

Quanto al tema del sinodo, è incandescente perché è in gioco non tanto una disciplina diversa riguardo al matrimonio, alla famiglia e alla sessualità, bensì il volto del Dio invisibile, un volto che noi cristiani conosciamo solo nel volto di Gesù Cristo, colui che ci ha narrato, spiegato, fatto conoscere Dio. È in gioco il volto del Dio misericordioso e compassionevole, come sta scritto nel suo Nome santo dato a Mosè e come è stato raccontato da Gesù, suo figlio nel mondo, il quale non ha mai castigato i peccatori, non li ha mai puniti ma li ha perdonati ogni volta che li ha incontrati, spingendoli così al pentimento e alla conversione.

È indubbio che al cuore del confronto e dell’approfondimento sinodali ci sono parole di Gesù che non possono essere dimenticate né tanto meno manomesse. Nei vangeli, infatti, di fronte al divorzio – permesso da Mosè ma condannato, non lo si dimentichi, dai profeti... – Gesù non sceglie la via della casistica ma risale all’intenzione del Legislatore e Creatore e nega ogni possibilità di rottura del vincolo nella storia d’amore tra un uomo e una donna: «Nell’in-principio non fu così... I due diventeranno una sola carne... L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto!». Linguaggio chiaro, esigente, radicale perché nel rapporto tra uomo e donna legati nell’alleanza della parola data, è significata l’alleanza fedele tra Dio e il suo popolo: se una fedeltà viene smentita, anche l’altra non è più credibile. Messaggio esigente e duro, che i presbiteri dovrebbero annunciare alle loro comunità mettendosi in ginocchio: «È una parola del Signore, non nostra, a chiedere questa fedeltà. Noi ve la ripetiamo perché è nostro dovere farlo, ma ve la annunciamo in ginocchio, senza presunzione né arroganza, perché sappiamo che vivere il matrimonio fedelmente e nell’amore rinnovato è difficile, faticoso, impossibile senza l’aiuto della grazia di Dio...».

Ma se questo è l’annuncio evangelico che non può cambiare, resta vero che nella storia, e particolarmente oggi, questo vincolo nelle storie d’amore non è sempre assunto nella fede, nell’adesione alla parola di Cristo e, comunque, a volte si deteriora, si corrompe e muore. 
...

  Tra matrimonio indissolubile e misericordia


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Gli speciali sul Sinodo di:

  NEWS.VA
  AVVENIRE
  FAMIGLIA CRISTIANA

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  Briefing del 10 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)

  Briefing dell'11 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)

  Briefing del 14 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)

  Briefing del 15 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)   Briefing del 16 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)

  Briefing del 17 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia (video)


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I NOSTRI TEMPI


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La Convenzione dell’ONU sui bambini compie 25 anni, 
ma quasi nessuno la rispetta
di Cornelia I. Toelgyes

Il prossimo 25 novembre la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia compie 25 anni. Molte le manifestazioni in calendario, anche in Italia. Il trattato è più importante documento internazionale sui diritti e le libertà del bambino. Tra l’altro determina i diritti dei bambini a livello globale e la Costituzione è stata adottata all’unanimità il 20 novembre 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Fu presentata per la prima volta l’8 marzo 1989 durante la 45a sessione dell’ONU tramite l’Economic and social council (ECOSOC). L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la legge 176.

Oggi vi aderiscono 193 Stati. Nell’elenco mancano, come spesso accade in questi casi, gli Stati Uniti e Paesi come la Somalia in guerra da oltre due decenni Il prossimo 25 novembre la Convenzione sui diritti dell’infanzia compie 25 anni. Molte le manifestazioni in calendario, anche qui in Italia.
Nel comunicato stampa della campagna “End Immigration Detention of Children” si legge che in quel giorno l’attenzione sarà concentrata sulla detenzione amministrativa dei minori migranti che giungono in Italia. Accompagnati e non. Settimane, anzi, spesso mesi infiniti, in centri di accoglienza spesso inospitali e non concepiti per le bambine e i bambini. Piccoli che Vanno protetti, aiutati, guidati e non repressi, sballottati da un centro all’altro. Tutto ciò può avere degli effetti devastanti per lo sviluppo fisico e psicologico di una giovane creatura.
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Non basta una Convenzione firmata da 193 Paesi per assicurare un’infanzia felice.

  La Convenzione dell’ONU sui bambini compie 25 anni, ma quasi nessuno la rispetta


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LA SCELTA DI CATIA - «In mare più morti che vivi» - La quinta puntata - video
 

LA SCELTA DI CATIA

«In mare più morti che vivi»
La quinta puntata

L’11 ottobre del 2013, a poco più di una settimana dalla strage al largo di Lampedusa in cui morirono 363 migranti, Nave Libra intercetta in mare e soccorre centinaia di altri immigrati finiti in acqua dopo il naufragio della barca su cui viaggiavano

  video

Vedi anche i nostri precedenti post:
  • La scelta di Catia tra i naufraghi da salvare - Per capire, una volta per tutte...
  • LA SCELTA DI CATIA: «Oggi ho salvato 400 persone» - «Unica donna in mezzo a tanti uomini» - Prima e seconda puntata - video
  • LA SCELTA DI CATIA: «Quei bambini potrebbero essere i miei figli» - Terza puntata - video
  • LA SCELTA DI CATIA: «Una nave a volte non basta» - Quarta puntata - video



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Amirentesam e la lezione per Rohani


Il Nelson Mandela iraniano, dopo 30 anni di immotivata detenzione e di terribili torture, perdona l'ayatollah che lo condannò. E Rohani che fa, lo chiama?

Purtroppo non è un personaggio molto noto in Italia il Nelson Mandela dell'Iran, Abbas Amirentesam. Un anno fa però nel nostro paese fece scalpore quando decise di andare a visitare in ospedale il vecchissimo e malatissimo ayatollah Mohammadi Gilani, per chiunque non appartenga al regime iraniani noto come il soprannome di "boia dell' Iran".

Molti criticarono Amirentesam: come si è permesso di fare una cosa del genere? 

Eh sì, la ferita è profonda, visto che Gilani non solo condannò Amirentesam, che per quella immotivata condanna ha trascorso 30 anni in galera, ma fu responsabile di migliaia di condanne a morte di giovani iraniani, alcune delle quali trasformate in lunghi e dolorosissimi ergastoli. Cosa voleva Amirentesam, si chiesero in molti, voleva attirare l'attenzione? 

Ora però tocca a lui. E' stato nuovamente ricoverato per le conseguenze dei terribili danni causati da torture, detenzione in ambienti insalubri per lunghissimi, interminabili decenni. 

Amirentesam, ex portavoce e caro amico di Bazargan, il primo primo ministero della rivoluzione iraniana poi scalzato dai khomeinisti, è stato visitato in ospedale da Mohammad Noorizad , giornalista ed ex "prigioniero coraggio" iraniano. Che è tornato a chiedergli, "davvero hai perdonato il boia dell'Iran? Davvero hai perdonato l'uomo che senza un motivo legale ti ha condannato, ti ha distrutto la vita?" 
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  Amirentesam e la lezione per Rohani


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La maestra di Kabul, il libro di un sogno realizzato


Intervista all'imprenditrice sociale Selene Biffi, al centro della storia vera narrata nel libro scritto a quattro mani con Carlo Annese. La scuola per cantastorie, l'Afghanistan e una scelta di vita controcorrente: questi gli ingredienti di un'opera da non perdere

Un altro mondo è possibile? Sì, grazie a persone come Selene Biffi. Che va in Afghanistan con un progetto rivoluzionario proprio mentre la comunità internazionale, Stati Uniti in prima fila, sta cercando il modo più ‘silenzioso’ per venire via da un paese oggi allo sbando nonostante i 13 anni di presenza della Nato, ovvero dalla reazione occidentale contro Al Qaeda e i Talebani dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. È un ritorno, quello di Selene (oggi 32enne, originaria di Mezzago, in Brianza, ha ricevuto almeno 40 premi internazionali per il suo lavoro nel campo dell’innovazione sociale) a Kabul: vi era stata qualche anno prima come funzionaria dell’Onu in campo educativo, ci è tornata nel 2013 per scommettere sul miglior antidoto a violenze e sbando sociale, la cultura. “Ho deciso di aprire una scuola per cantastorie, un’antica tradizione che si sta perdendo ma che ha un valore immenso da quelle parti”, spiega. E così, in men che non si dica la Qessa academy apre i battenti e, tra mille difficoltà, porta al diploma i primi studenti.

  La maestra di Kabul, il libro di un sogno realizzato

«C'era e non c'era» (così cominciano le storie nella tradizione afghana) una ragazza italiana che voleva cambiare il mondo. Una favola? Sì, ma non troppo lontana dalla realtà. Perché Selene Biffi in fondo sa come si può cambiare il mondo, un'idea alla volta. Quando, nel 2013, torna in Afghanistan dopo una prima esperienza con l'Onu, ha progetti chiari e coraggio da vendere. Selene fa un lavoro strano: crea start-up sociali, imprese con fini umanitari. E a Kabul vuole aprire una scuola. L'Afghanistan è un Paese con un tasso di analfabetismo pari quasi all'80%; un Paese in cui gli insegnamenti e la cultura si tramandano di generazione in generazione spesso soltanto attraverso il racconto orale.

  LA MAESTRA DI KABUL



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Gli «angeli del fango» sono tornati a Genova



Enrica e Deborah indossano la stessa maglietta bianca di tre anni fa con la scritta «Non c’è fango che tenga». Hanno pantaloncini corti e stivaloni di gomma. Imbracciano due pale più grosse di loro e sono sporche di fango fin sui lunghi capelli neri. Gli «angeli del fango» sono tornati. La meglio gioventù esiste, sorridente e instancabile, ed è qui, in una Genova ferita e umiliata, a spalare e pulire, fra via XX Settembre e il Quadrilatero, fra via Galata e piazza Colombo. E poi a Borgo Incrociati, in via Canevari, in corso Torino, a Rivarolo. Ovunque ci sia da dare una mano, aiutare un commerciante a sgomberare il suo negozio o a ripulire un magazzino, ci sono loro, gli «angeli».

Sono centinaia, ragazzi e ragazze, molti giovanissimi, quattordicenni, scout, sportivi, tutti richiamati dal tam tam dei social network, dal passaparola sul web. Da ogni parte della città, ma anche da Torino, Milano, Alessandria, Pavia.

Li vedi sciamare per via XX Settembre, organizzarsi spontaneamente in squadre, creare catene umane per passarsi le ceste colme di melma. Un esercito di formichine che si ingrossa col passare delle ore. Un’umanità operosa, fresca e pulita che lancia una speranza nel cielo di Genova. Che conforta e scalda i cuori di chi ha perso tutto. Che ti dà la forza di ricominciare.

    La meglio gioventù con pala e stivali a Genova: “Non possiamo stare davanti alla tv”

Uno striscione con la scritta “Sòn zéneize e no ghe mòllo!!!” (sono genovese e non mollo) campeggia su uno dei negozi inondati di fango della città, mentre un viavai di persone entra ed esce per portar fuori melma e macerie: queste immagini descrivono una città che, nonostante l’ennesima disastrosa alluvione, non si arrende e si rimbocca le maniche. Ne sono testimoni i giovani volontari che spalano fango e i negozianti che improvvisano dei “mercatini del fango”, esponendo davanti al loro negozio distrutto della merce danneggiata, in vendita a basso costo. È l’Italia che più ci piace raccontare. (Famiglia Cristiana)

La bacheca Facebook dell'associazione nata tre anni fa si rianima in poche ore. ma si muovono anche i municipi per organizzare chi vuole dare una mano 

  Gli "angeli del fango" si organizzano sul web

  Visita la pagina fb Angeli col fango sulle magliette 

Gara di solidarietà e gesti di gratitudine: cibo, guanti, acqua...
 
e... gli "angeli del fango" non hanno età o nazionalità...


In via Granello "gli angeli" vengono dal Senegal. Aiutano gli altri volontari a spalare fango e rimettere ordine nei negozi allagati. Sono studenti universitari, ambulanti, operai. "La solidarietà non ha limiti di razza", ha detto un anziano che guardava con gratitudine il lavoro dei giovani

  video


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  Preghiera e solidarietà...

  In questo momento...

«Non c’è fango che tenga» gli "angeli del fango" in azione!
solidarietà e preghiera!!!

  Storie di una Genova che non si rassegna...


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Dopo l’inchiesta dell’Espresso, due interrogazioni parlamentari sul caso delle immigrate dalla Romania violentate e seviziate. Avviato in prefettura a Ragusa l’iter per un protocollo d’intesa che coinvolgerà anche gli agricoltori. E la stampa della Romania si interessa al caso

  Antonello Mangano: Sicilia, sulle schiave romene si muove il Parlamento


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Da gennaio a giugno 2014 si sono rivolte a 531 Centri di ascolto della Caritas 45.819 persone. Forte l'aumento dell'incidenza degli italiani tra gli utenti Caritas. Tra gli assistiti, infatti, oggi quasi uno su due è di nazionalità italiana (esattamente il 46,5%). Solo un anno fa, nel primo semestre 2013, la percentuale si attestava al 31,1%. I dati sono tratti dal report della Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale, resi noti in occasione dell'odierna Giornata di lotta alla povertà.

 
AVVENIRE: Caritas: un povero su due è italiano

La Giornata mondiale del rifiuto della miseria è stata ispirata dal Movimento Internazionale ATD-Quarto Mondo e dal suo fondatore, padre Joseph Wresinsky, che nel 1987, sul Sagrato dei diritti umani al Trocadero di Parigi, fece collocare una Lapide in memoria delle «vittime della miseria».

  Claudio Calvaruso: Far partecipare i poveri nel costruire la società

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  BLOGINTERNAZIONALE: La storia di Malala Yousafzai, dall’attentato al Nobel per la Pace


  GREENME: Lo splendido discorso di Malala Yousaf, la ragazza che a soli 17 anni vince il Nobel per la Pace  testo+video)



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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)



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  Beati quelli che sanno ascoltare...
  Compito della comunità cristiana è...
  La bontà di Dio...
  Il suono delle parole...
  Dio è il Dio delle sorprese...
  L'amore mi trasforma...
  Uomini e donne dell'invece...
  Quello che vale in Cristo Gesù...
  Guai anche a voi...
  La preghiera dei navigatori di Facebook
  C'è bisogno di autentici testimoni...
  Il nostro nome è nel cuore di Dio...
  Gesù porta il fuoco...

In occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione, celebrata ieri, Papa Francesco ha inviato un messaggio al direttore generale della Fao, il prof. José Graziano da Silva.  Il testo intergale del messaggio
  Coloro che soffrono...

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L'11 ottobre del 1962 Roncalli apriva l'assise ecumenica e pronunciava il celebre "Discorso della luna". Per questo Francesco ha scelto questa data per la festa liturgica, legando la memoria del "Papa buono" a quell'evento profetico che aprì la Chiesa all'abbraccio con la modernità

  La festa di San Giovanni XXIII nel segno del Concilio

  Nella convocazione del Concilio...

  A tutti gli uomini di buona volontà...

  Promuovere, favorire, accettare i dialoghi...

  Cerchiamo sempre ciò che ci unisce...

Era la sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II la piazza San Pietro era gremita di fedeli...
A gran voce chiamato ad affacciarsi Papa Giovanni, dopo aver detto al suo segretario, mons. Loris Capovilla che in quel momento non se la sentiva di parlare – “non parlo! Ho già detto tutto stamane” – incuriosito di proposito dallo stesso Capovilla che guardando tra le imposte gli disse che c’era tanta gente, e con tante fiaccole di luce festosa cambiò idea, gli chiese la stola e fece aprire quella finestra e parlò a braccio pronunciando un discorso che ancor oggi commuove...

 
Discorso della luna (video)

Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo. ... 
Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza. 
E poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino. 
Così, dunque, vogliate attendere alla Benedizione che vi do ed anche alla buona notte che mi permetto di augurarvi...

  Testo integrale

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Madeleine Delbrêl moriva il 13 ottobre 1964
Per saperne di più su Madeleine Delbrêl riproponiamo il nostro post "Sottomessa alla carità. Libera in tutto" di Enzo Bianchi

  Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito...


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  SANTA TERESA D'AVILA (video)

Memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù (d'Avila) al secolo Teresa de Cepeda y Ahumada, riformatrice del Carmelo, Madre delle Carmelitane Scalze e dei Carmelitani Scalzi; "mater spiritualium" (titolo sotto la sua statua nella basilica vaticana); patrona degli scrittori cattolici (1965) e Dottore della Chiesa (1970): prima donna, insieme a S. Caterina da Siena, ad ottenere tale titolo.

 
La cosa più importante è...

  Se qualche volta cadete...

  Non permettiamo mai...

  La santità non consiste...

  Certo bisogna imparare a pregare...

«Nada te turbe, nada te espante: quien a Dios tiene nada le falta. Nada te turbe, nada te espante. Solo Dios basta». 
Questo bellissimo canto (eseguito in questa versione da Mina) riprende il cuore del pensiero di Santa Teresa d'Avila: 
Niente ti turbi,
niente ti rattristi.
Tutto dilegua,
Dio solo non si muta.
Con la pazienza
tutto ottieni.
Non manchi di nulla
se hai Dio nel cuore.
Il suo amore basta.
(Teresa d' Avila)

  Mina Nada te turbe (video)


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Il 16 ottobre 1978 Karol Józef Wojtyła fu eletto pontefice e scelse il nome di Giovanni Paolo II

  Ogni stato cristiano di vita...

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  SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA (video)


Memoria liturgica di Sant'Ignazio di Antiochia

 
Si educa molto con quel che si dice...

 
Non si tratta solo di professare...



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Tra gratuità e convenienza – Prepararsi alla domenica (XXVIII del T.O.) di Antonio Savone



Tra gratuità e convenienza

Prepararsi alla domenica 
(XXVIII del T.O.)

di Antonio Savone

Tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze.

Ecco il sogno e il desiderio di Dio: invitare ogni uomo ad una esperienza di comunione di cui le nozze sono simbolo e profezia. Che cos’altro è la vita se non il banchetto che Dio imbandisce per l’umanità?

Il banchetto è pronto… La vita è pronta per essere vissuta. Ogni uomo cercato e atteso a quella festa. Da Dio stesso. L’invito alla festa è ciò che rivela l’animo di Dio.

In ogni cultura l’invito a mensa è il riscatto dell’altro dalla propria estraneità. Facendoci suoi commensali Dio ci riscatta dalla nostra estraneità. Con lui non siamo più stranieri né ospiti ma concittadini dei santi… familiari di Dio. Familiari di Dio! Un Dio che non si tiene a distanza: ecco il nostro Dio! In lui abbiamo sperato perché ci salvasse (Is 25,9). Nella comunione con lui un possibile riscatto per noi.

Un messaggio di speranza e di fiducia attraversa, dunque, la liturgia di questa domenica. Noi chiamati al banchetto del regno: non l’appartenenza a una istituzione, anzitutto, ma il partecipare della stessa passione di Dio.

E per dire di sé Dio usa il linguaggio più tipicamente umano: il banchetto e le nozze. Non casuale la scelta: per dire Dio non occorre chissà quale discorso etereo e astratto che finalmente prenda le distanze da ciò che è più tipicamente umano. Dio compie un percorso di umanizzazione perché noi potessimo comprendere che abbiamo a che fare con lui ogni volta che abbiamo a cuore quanto di più tipicamente umano ci appartiene. La vita spirituale, quindi, non coincide mai con una presa di distanza dall’umano.

L’invito alla festa, alla comunione con lui, ecco il dono di Dio. Gratuito quanto inatteso.

Lo aveva annunciato: vi sarà tolto il regno e sarà dato ad altri… L’invito inizialmente rivolto a Israele è stato declinato ma mai revocato da parte di Dio. Poi è passato alla comunità dei discepoli. A noi. A me.
...

Se gratuito è l’invito e universale, non tutti i vestiti vanno bene. La chiamata di Dio chiede consapevolezza del dono ricevuto e capacità di corrispondervi riconoscendo la propria responsabilità. La mancanza della veste è l’ignoranza della novità di vita che deriva dalla chiamata di Dio. È la non disponibilità al nuovo, al cambiamento, la non consapevolezza del dono ricevuto. È il ritenere che così come si è vada comunque bene. Ritenersi a posto solo perché abbiamo accettato l’invito. E, invece, il non essere trovati col vestito adatto vuol dire che nessuno può considerarsi seduto a tavola per sempre al banchetto del regno.

C’è ancora un aspetto da non sottovalutare. Compito della comunità cristiana è quello di segnalare questa offerta universale, essere luogo accogliente, luogo di festa, esperienza che proclama la sconfinata voglia di Dio di sedersi a tavola con tutti i popoli, segno che ancora l’uomo è cercato e atteso. Noi a servizio di un Dio che li vuole proprio tutti gli uomini a quella mensa del regno.

  Tra gratuità e convenienza


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 45/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo:  Mt 22,1-14

E' la terza parabola della trilogia (Mt 21,28-22,14), quella dove l'evangelista presenta, e ancora una volta sottolinea, il continuo rifiuto della salvezza da parte dei capi di Israele, e adesso anche della Chiesa. La storia ancora si ripete e il destino di Israele e della Chiesa sono messi in parallelo di fronte ad un giudizio: quanto Israele ha fatto, ora lo fa anche la Chiesa.
 "La parabola ci consente di vedere, come in uno specchio, quello che mai potremmo vedere: il nostro volto!" (S.Fausti). 
L'essere battezzati, far parte della comunità ecclesiale, non è e non sarà mai certezza di salvezza e Gesù ce lo ha detto chiarissimamente. Non basta affermare:"Abbiamo Abramo per padre" (3,8-9), come non basta gridare: "Signore, Signore"(7,21) per fare parte del Regno di Dio. Quello che più conta agli occhi del Signore è che riconosciamo di essere peccatori, mancanti di quella veste nuziale che ci consente di potere stare in piedi, da figli amati, davanti a Lui. Che cominciamo a fare frutti che nascono da una reale conversione, un cambiamento di mentalità che si manifesta nelle opere, con la sostituzione dei nostri pseudo-valori, con i valori autentici proposti da Gesù: non più l'accumulo ma la condivisione, non più la sete di potere ma lo spirito del servizio.
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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    ASIA BIBI A MORTE: FERMIAMO LA CONDANNA


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OREUNDICI
IL QUADERNO DI OTTOBRE 2014
FEDE E POLITICA

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

IL NOSTRO AMORE QUOTIDIANO

Papa Francesco, rivolgendosi alle giovani coppie in occasione della festa di s. Valentino di quest’anno, le ha invitate a pregare ogni giorno cambiando leggermente le parole del Padre nostro: Dacci oggi il nostro amore quotidiano. Per noi che abbiamo il pane, questa “variante” è quanto mai appropriata. Con una metafora diciamo che l’amore è come il pane, come l’ossigeno che ci nutre, ci fa vivere e respirare. È molto appropriato anche quell’”oggi” che vuol dire che in ogni momento abbiamo bisogno di amore. Amore, questo termine tanto usato e consumato, va inscindibilmente coniugato con il termine relazione. Sono le relazioni, la qualità delle relazioni, che ci permettono di vivere quotidianamente.
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  L'EDITORIALE di Mario De Maio

L’AMORE DEL PADRE
lasciarsi amare nel momento della crisi
di Arturo Paoli

Il regno dei cieli può essere paragonato a un re il quale fece le nozze a suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. (Mt. 22). Il rifiuto non lo scoraggia; tenta di farli ritornare sulle loro decisioni, di attirarli, facendoli riflettere: «Badate, avete capito bene? Non si tratta di un lavoro, non è un re crudele che vi invita per farvi un’imboscata. No, è un vero convito». «Ecco, il mio convito è già pronto; si sono ammazzati i buoi e gli animali ingrassati e tutto è pronto: venite alle nozze.» Nessuno può dire di avere rifiutato perché non ha capito bene; il rifiuto è sempre cosciente, perché l’invito è chiaro. Talvolta, nonostante i servitori passino e ripassino per le strade, l’invito non è afferrato. C’è sempre il dubbio: «Ma dirà proprio a me? Chiamerà proprio me?». Il nostro rapporto personale con Dio, la nostra conversazione personale con lui, un rapporto che può andare molto avanti, fino a dargli tutto e non riserbare nulla per sé, comincia nel momento preciso in cui uno si rende conto che proprio lui è chiamato, chiamato per nome. «Dal momento che compresi che c’è Dio, compresi anche che non potevo fare altrimenti che vivere per Lui» (fratel Carlo di Gesù). Dio non è una conquista della mia intelligenza, della mia volontà, il punto di arrivo di un cammino faticoso. Il mio amore è risposta, non iniziativa. 
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  L’AMORE DEL PADRE

Non dimenticare di amare 
in modo esagerato: 
è l'unica buona misura.


Christiane Singer
 


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 19 ottobre 2014

    Udienza Generale- del 15 ottobre 2014: La Chiesa - 9. La Chiesa sposa aspetta il suo sposo

    Omelia - Santa Messa di ringraziamento per la canonizzazione equipollente di due Santi Canadesi (12 ottobre 2014)



   
Messaggio - PER LA GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE 2014



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11 /10/2014:

  Il potere spirituale dei sacramenti...

14/10/2014:

  Signore dona la tua consolazione...


16/10/2014:

  Il cristiano è necessariamente...



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Angelus del 12 ottobre 2014 - Testo e video 



 12 ottobre 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno

nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci parla della risposta che viene data all’invito di Dio - rappresentato da un re - a partecipare ad un banchetto di nozze (cfr Mt 22,1-14). L’invito ha tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, l’universalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio. Dio è buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua amicizia, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza, ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi e anche quando il Signore ci chiama, tante volte sembra che ci dia fastidio.

Alcuni invitati addirittura maltrattano e uccidono i servi che recapitano l’invito. Ma, nonostante le mancate adesioni dei chiamati, il progetto di Dio non si interrompe. Di fronte al rifiuto dei primi invitati Egli non si scoraggia, non sospende la festa, ma ripropone l’invito allargandolo oltre ogni ragionevole limite e manda i suoi servi nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che trovano. Si tratta di gente qualunque, poveri, abbandonati e diseredati, addirittura buoni e cattivi – anche i cattivi sono invitati – senza distinzione. E la sala si riempie di “esclusi”. Il Vangelo, respinto da qualcuno, trova un’accoglienza inaspettata in tanti altri cuori.
...

Tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della “chiesetta” – la nostra “chiesetta piccoletta” – ma a dilatare la Chiesa alle dimensioni del Regno di Dio. Soltanto, c’è una condizione: indossare l’abito nuziale cioè testimoniare la carità verso Dio e verso il prossimo.

Affidiamo all’intercessione di Maria Santissima i drammi e le speranze di tanti nostri fratelli e sorelle, esclusi, deboli, rigettati, disprezzati, anche quelli che sono perseguitati a motivo della fede, e invochiamo la sua protezione anche sui lavori del Sinodo dei Vescovi riunito in questi giorni in Vaticano.

Angelus……

Dopo l'Angelus:
...
A tutti auguro una buona domenica. Per favore vi chiedo di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale dell'Angelus

  video dell'Angelus


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 15 ottobre 2014 - foto, testo e video



 15 ottobre 2014 

Papa Francesco, arrivato in piazza san Pietro con la jeep bianca alle 9.40 circa, ha concluso il suo consueto giro in papamoblile percorrendo, a piedi, i gradoni del sagrato che conducono sul palco allestito al centro passando sotto due “ali” di sbandieratori in costumi rinascimentali, che hanno alzato le loro bandiere in segno di saluto. Al suono delle trombe e dei tamburi, il Papa ha raggiunto la sua abituale postazione, dopo il “bagno di folla” durante il quale ha bevuto il “mate” che gli è stato offerto e ha salutato moltissimi bambini. Per uno di loro, il Papa si è sporto dalla “papamobile” andandolo a cercare ben oltre le transenne, stringendo poi la mano subito dopo anche alla sua mamma. Per un altro bimbo, molto piccolo, dal movimento delle labbra sembra abbia chiesto: “Quanto tempo ha?”. “Due mesi”, la risposta mimata dal Papa con le due dita alzate.

  video

La Chiesa - 9. La Chiesa sposa aspetta il suo sposo

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Durante questo tempo abbiamo parlato della Chiesa, della nostra santa madre Chiesa gerarchica, il popolo di Dio in cammino. Oggi vogliamo domandarci: alla fine, che cosa sarà del popolo di Dio? Che cosa sarà di ciascuno di noi? Che cosa dobbiamo attenderci? 
...
Cari fratelli e sorelle, ecco allora che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo! Dobbiamo chiederci però, con molta sincerità: siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza? Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nell’attesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire l’olio della fede, e l’olio della gioia? Stiamo attenti!

Invochiamo la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dell’amore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione di Dio e non dimenticatevi, mai dimenticare: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17).

  video della catechesi

Saluti:

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Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Oggi ricordiamo santa Teresa di Gesù, carmelitana scalza, vergine e dottore della Chiesa. Domani invece ricorre l’anniversario dell’elezione alla Sede di Pietro di san Giovanni Paolo II. Questi due santi sono uniti dall’affidamento di se stessi a Dio, dalla dedizione alla Chiesa e dalla vita mistica. Impariamo da loro la radicalità evangelica e la crescita nella piena comunione con Dio. Benedico di cuore tutti voi presenti e i vostri cari.]

...

Rivolgo infine un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Continuiamo ad invocare l’intercessione della Vergine Maria sul Sinodo per la Famiglia. Cari giovani, specialmente voi dell’Istituto Cicerone, San Nilo e San Giuseppe al Trionfale, ringraziate sempre il Signore per il dono della famiglia; cari ammalati, unite l’offerta della vostra sofferenza all’intenzione di preghiera per la pace nelle famiglie; e voi, cari sposi novelli, fondate la vostra casa coniugale sulla roccia della Parola di Dio.

  il testo integrale

  video integrale



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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

13 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
bisogna aprirsi alle sorprese di Dio”

«Un cuore che ami la legge, perché la legge è di Dio», ma «che ami anche le sorprese di Dio», perché la sua «legge santa non è fine a se stessa»: è un cammino, «è una pedagogia che ci porta a Gesù Cristo». È quanto Papa Francesco ha invitato a chiedere al Signore nella preghiera, durante la messa celebrata stamattina, lunedì 13 ottobre, nella cappella di Santa Marta.

All’omelia il Pontefice si è soffermato soprattutto sul brano del Vangelo di Luca (11, 29-32) in cui Gesù apostrofa le folle che si accalcavano per ascoltarlo come «una generazione malvagia» perché «cerca un segno». Secondo il vescovo di Roma «è evidente che Gesù parla ai dottori della legge», che «parecchie volte nel Vangelo» gli chiedono «un segno». Essi, infatti, «non vedevano tanti segni di Gesù». Ma proprio per questo «Gesù li rimprovera» in diverse occasioni: «Voi siete incapaci di vedere i segni dei tempi», dice loro nel Vangelo di Matteo ricorrendo all’immagine dell’albero del fico: «Quando il suo ramo diventa tenero e germogliano le foglie è vicina l’estate; e voi non capite i segni dei tempi».

Papa Francesco ha esortato dunque a interrogarsi sul motivo per cui i dottori della legge non capivano i segni dei tempi, invocando un segno straordinario. E ha proposto alcune risposte
...

Da qui la consegna finale a riflettere su questo tema, a interrogarsi sui due aspetti, chiedendosi: «Io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso? O sono aperto al Dio delle sorprese?». E ancora: «Sono una persona ferma o una persona che cammina?». E in definitiva, ha concluso, «io credo in Gesù Cristo e in quello che ha fatto», cioè «è morto, risorto... credo che il cammino vada avanti verso la maturità, verso la manifestazione di gloria del Signore? Io sono capace di capire i segni dei tempi ed essere fedele alla voce del Signore che si manifesta in essi?».

  Messa a Santa Marta -Dio delle sorprese

  video
 

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«La legge da sola non salva» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

14 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
non fede “cosmetica” ma carità concreta”

La nostra è una “vita cristiana di cosmetica, di apparenza o è una vita cristiana con la fede operosa nella carità?”. La domanda è stata posta da Papa Francesco al termine dell’omelia della Messa del mattino, celebrata in Casa S. Marta. La fede, ha affermato il Papa, “non è soltanto recitare il Credo”, ma chiede di staccarsi da avidità e cupidigia per saper donare agli altri, specie se poveri.

La fede non ha bisogno di apparire, ma di essere. Non ha bisogno di essere ammantata di cortesie, specie se ipocrite, quanto di un cuore capace di amare in modo genuino. Papa Francesco si rifà al Vangelo del giorno – quello del fariseo che si stupisce del Maestro che non compie le abluzioni prescritte prima di mangiare – per ripetere che Gesù “condanna” quel tipo di “sicurezza” tutta incentrata nel “compimento della legge”:

“Gesù condanna questa spiritualità della cosmetica, apparire buoni, belli, ma la verità di dentro è un’altra cosa! Gesù condanna le persone di buone maniere ma di cattive abitudini, quelle abitudini che non si vedono ma si fanno di nascosto. Ma l’apparenza è giusta: questa gente alla quale piaceva passeggiare nelle piazze, farsi vedere pregando, ‘truccarsi’ con un po’ di debolezza quando digiunava… Perché il Signore è così? Vedete che sono due gli aggettivi che usa qui, ma collegati: avidità e cattiveria”.

“Sepolcri imbiancati” dirà di loro Gesù nell’analogo passo del Vangelo di Matteo, calcando su certi atteggiamenti, da Lui definiti con durezza come “immondizia”, putredine”. “Date piuttosto in elemosina tutto quello che avete dentro”, è la sua controproposta. “L’elemosina – ricorda il Papa – è sempre stata, nella tradizione della Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, una pietra di paragone della giustizia”. Anche Paolo, nella Lettura del giorno, discute con i Galati per lo stesso motivo, il loro attaccamento alla legge. E identico è anche l’esito perché, insiste Papa Francesco, “la legge da sola non salva”:

“Quello che vale è la fede. Quale fede? Quella che si ‘rende operosa per mezzo della carità’. Lo stesso discorso di Gesù al fariseo. Una fede che non è soltanto recitare il Credo: tutti noi crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, nella vita eterna…. Tutti crediamo! Ma questa è una fede immobile, non operosa. Quello che vale in Cristo Gesù è l'operosità che viene dalla fede o meglio la fede che si rende operosa nella carità, cioè torna all'elemosina. Elemosina nel senso più ampio della parola: staccarsi dalla dittatura del denaro, dall’idolatria dei soldi. Ogni cupidigia ci allontana da Gesù Cristo”.
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  Il Papa: no a una fede "cosmetica", conta la carità concreta


  video


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«Entrare nel Mistero di Gesù Cristo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

16 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Il cristiano è stato scelto prima della creazione del mondo”

E' facile pregare per chiedere delle grazie, mentre è più difficile la preghiera di lode ma è questa la preghiera della vera gioia: è quanto ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta. 

Al centro dell’omelia del Papa, la Lettera agli Efesini, in cui San Paolo eleva con gioia la sua benedizione a Dio. Si tratta di una preghiera di lode – osserva - una preghiera “che noi non facciamo tanto abitualmente: lodare Dio – afferma - è gratuità pura” ed è entrare “in una grande gioia”:

“Noi sappiamo pregare benissimo quanto chiediamo cose, anche quando ringraziamo il Signore, ma la preghiera di lode è un po’ più difficile per noi: non è tanto abituale lodare il Signore. E questo lo possiamo sentire meglio quando noi facciamo memoria delle cose che il Signore ha fatto nella nostra vita: ‘In Lui - in Cristo - ci ha scelti prima della creazione del mondo’. Benedetto sei Signore, perché tu mi ha scelto! E’ la gioia di una vicinanza paterna e tenera”.

“La preghiera di lode” – ha proseguito - ci porta questa gioia, a essere felici davanti al Signore. Facciamo uno sforzo per ritrovarla!” – esclama Papa Francesco – ma “il punto di partenza” è proprio “fare memoria” di questa scelta: “il Signore mi ha scelto prima della creazione del mondo. Ma questo non si può capire!”:

“Non si può capire e anche non si può immaginare: che il Signore mi abbia conosciuto prima della creazione del mondo, che il mio nome era nel cuore del Signore. Questa è la verità! Questa è la rivelazione! Se noi non crediamo questo non siamo cristiani, eh! Forse saremo impregnati di una religiosità teista, ma non cristiani! Il cristiano è uno scelto, il cristiano è uno scelto nel cuore di Dio prima della creazione del mondo. Anche questo pensiero riempie di gioia il nostro cuore: io sono scelto! E ci dà sicurezza”.

“Il nostro nome – ha osservato il Papa - è nel cuore di Dio, proprio nelle viscere di Dio, come il bambino è dentro la sua mamma. Questa è la nostra gioia di essere eletti”. E’ qualcosa – sottolinea – che “non si può capire solo con la testa. Neppure solo col cuore. Per capire questo dobbiamo entrare nel Mistero di Gesù Cristo. Il Mistero del suo Figlio amato: ‘Egli ha riversato il suo sangue in abbondanza su di noi, con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà’. E questo è un terzo atteggiamento: entrare nel Mistero”
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  Francesco: la preghiera di lode è difficile ma dona la gioia

  video


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«La nostra strada verso il Cielo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

17 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“non rendete opaca la vostra identità di cristiani”

Attraverso lo Spirito Santo, Dio ha dato ai cristiani il cielo come “caparra” di eternità. Ma questo dono talvolta viene tralasciato per una vita “opaca” e ipocrita. Lo ha affermato Papa Francesco nell’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta. 

Lo Spirito Santo è il “sigillo” di luce col quale Dio ha dato “il Cielo in mano” ai cristiani. I quali, spesse volte, si sottraggono a quella luce per una vita di penombra e, peggio ancora, di luce finta, quella che brilla nell’ipocrisia. L’omelia di Papa Francesco segue passo per passo le parole della Lettura di Paolo, il quale spiega ai cristiani di Efeso che per aver creduto al Vangelo hanno ricevuto “il sigillo dello Spirito Santo”. Con questo dono, afferma il Papa, Dio “non solo ci ha scelti” ma ci ha dato uno stile, “un modo di vivere, che non è soltanto un elenco di abitudini, è di più: è proprio un’identità”:

...

“Amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. E questa è la nostra strada verso il Cielo, è la nostra strada, che incomincia il Cielo di qua. Perché abbiamo questa identità cristiana, siamo stati sigillati dallo Spirito Santo. Chiediamo al Signore la grazia di essere attenti a questo sigillo, a questa nostra identità cristiana, che non solo è promessa, no, già l’abbiamo in mano come caparra”.

  Francesco: Dio ci ha dato in mano il Cielo come caparra di eternità

  video



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  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm