"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°35 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 6 al 12 settembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 19 settembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI


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JESUS. settembre 2014 La bisaccia del mendicante-7 - Rubrica di ENZO BIANCHI



JESUS, settembre 2014
La bisaccia del mendicante-7

Rubrica di ENZO BIANCHI

L'ARTE DI COMUNICARE L'ESSENZIALE

In Russia nel XIII secolo furono abbandonati in un bosco alcuni bambini e fu dato l’ordine di lasciarli vivere lì da soli, senza dare loro da mangiare e senza rivolgere loro la parola, senza dare loro segni di affetto. Morirono tutti.

Sì, noi siamo umani perché ci viene rivolta la parola e perché parliamo. Per la maggior parte del tempo noi parliamo, e le parole ci servono per esprimere bisogni, per comunicare sentimenti, per chiedere informazioni, per conoscere l’altro, insomma per vivere insieme; ma interiormente ogni parola ha una risonanza, accende immagini e pensieri, forgia emozioni e sentimenti. Ogni espressione, quando raggiunge una persona, causa in chi la ascolta una vibrazione psicologica, innesca un moto interiore. Le parole sono come sassi scagliati in una pozza: anche il più piccolo tra di essi provoca un fremito della superficie dell’acqua.

Per questo occorre fare attenzione quando si parla: è bene mettersi all’ascolto anche di ciò che diciamo noi stessi. 

...

Ma qual è il mio desiderio oggi, da anziano? Comunicare l’essenziale, semplificare tutto ciò che devo dire, dire tutto con calma e dolcezza, e raccontare, raccontare: mi sembra l’unica maniera per parlare di me senza lamentarmi, ma raccontando il mondo, gli altri, che nel racconto mi sembrano meglio di come li ho vissuti. Dirsi all’altro attraverso il racconto è sempre un’opera di distacco da se stessi, per poter trasmettere all’altro non la propria verità, ma la bellezza e i significati possibili nella propria vita: è un’opera di speranza e di fiducia nel mondo.

Leggi tutto: 

  La bisaccia del pellegrino 7


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FEDE E
SPIRITUALITA'




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO

HOREB n. 67 - 1/2014 

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra. 
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità nuda. 
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio. 
La vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare degli impoveriti e degli oppressi. 
La vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il condividere lo stile povero di Gesù. 
In quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss). 
Il regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata, che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata, con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante: l’alto e il centro. 
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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  "Il sabato è fatto per l'uomo"...
  Dove sono due o tre...
Anche le parole uccidono!!! "... Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono..." Papa Francesco ribadisce anche all'Angelus di oggi (7settembre 2014)
  Gesù ci ricorda che...
"... E’ molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. E’ brutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare non è cristiano..." Papa Francesco Angelus 07/09/2014
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  Tutti siamo peccatori...
"E ricordatevi domani - come ho detto - la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna. Sarebbe il suo compleanno. E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!" Papa Francesco Angelus 7/9/2014
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  E ricordatevi la ricorrenza...
  Gesù è colui che conosce...
  Prega per me. Gesù prega...
  Non è un professore...
  Le beatitudini non sono...
  L'essenziale per il Vangelo...
  La Chiesa si comporta come Gesù...
  E' l'amore il distintivo...
  Queste sono cose di amore...
  Il credente non ha nessun padrone...
  Nessuno di noi è guida...


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NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA (video)

  SANTISSIMO NOME DI MARIA (video)

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Natività della Beata Vergine Maria - Storia di benedizione - di Antonio Savone



Storia di benedizione
 
Natività della Beata Vergine Maria 
di Antonio Savone

Celebriamo la nascita di Maria. A noi come quel giorno a Giuseppe viene ripetuto: Non temere di prendere con te Maria. Sappiamo cosa abbia significato per Giuseppe accogliere questo invito dell’angelo. Ma per noi cosa potrebbe significare?

Anzitutto imparare ad accogliere la disarmonia e la contraddizione. Ci saremmo aspettati chissà quale racconto del momento in cui la Madre del Signore ha visto la luce. E, invece, nulla di tutto questo. In quel lungo elenco di nomi che da Abramo giunge fino a Giuseppe, Maria quasi si perde. Tuttavia, proprio quell’elenco di nomi – i più dei quali tanto inadeguati alla generazione del Figlio di Dio secondo una lettura superficiale – ci restituisce un dato con cui questa festa ci chiede di misurarci: la trama delle nostre vicende a volte disarmoniche e contraddittorie, non rappresenta mai un impedimento definitivo al fatto che Dio porti a compimento il suo disegno di salvezza sull’umanità. A questa consapevolezza non si giunge se non grazie alla fede che è proprio la capacità di tenere insieme la promessa di Dio e ciò con cui siamo confrontati umanamente ogni giorno. Si sarà chiesta certamente Maria come tenere insieme ciò che l’angelo le aveva annunciato di quel bambino: sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… e, ad esempio, quella nascita fuori casa. Lui, il compimento delle attese d’Israele rifiutato proprio dal suo popolo. Quali contraddizioni! Eppure, il disegno di Dio sulla storia si compie sempre attraversamento l’umanamente inconciliabile.

Tutto è riletto come una tessera che via via compone quello che più sta a cuore a Dio: un’umanità riconciliata. E in tal senso ogni nascita rappresenta l’innesto nuovo che Dio compie nel tronco dell’umanità: una nuova possibilità offerta perché la vita superi resistenze e difficoltà. Davvero “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). La nostra vita, per quanto povera e fragile, non è scandita dal caso e tantomeno lasciata in balìa del caos. Un’attenzione amorosa accompagna i passi del nostro vagare…

Come sarebbe bello poter proseguire quella genealogia fino a raggiungere noi! Tutti nomi, i nostri, che prendono luce da quel frutto maturo, che è il Dio con noi, il Dio mescolato con noi. Questa lunga genealogia che raggiunge me dice la fedeltà di Dio alla nostra terra, alla nostra umanità. Perciò non posso indulgere in atteggiamenti di disperazione. Se Dio è fedele alla mia terra, non posso disperare degli uomini e delle donne di oggi. Dio lega il miracolo della sua presenza alla ferialità dei miei giorni e alla successione dei nostri nomi.

Poi imparare a pensare la nostra vita come esperienza attraverso la quale il Signore Gesù possa avere diritto di soggiorno nella storia. Una normalità trasparente, quella di Maria. Nulla di eccezionale nei suoi giorni. Solo tanta disponibilità a fidarsi di una parola che veniva da altrove rispetto ai suoi piani e ai suoi progetti. Quasi una sorta di incoscienza la sua, eppure che cosa ha permesso di realizzare quel suo non complicarsi la vita con vuoti ragionamenti!

  Storia di benedizione – Natività della Beata Vergine Maria



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Il grande mistero della Madonna: tutto su Maria di Nazareth



Nel giorno in cui la liturgia celebra il Santissimo Nome di Maria proponiamo questo interessante dossier apparso sul periodico di divulgazione scientifica Airone, firmato da Isabella Vergara.

È la donna più famosa di tutti i tempi. Su di lei sono stati scritti oltre 200 mila libri. A quasi duemila anni dalla sua morte, la ragazza di Nazareth continua ad attirare decine di milioni di fedeli nei santuari di tutto il mondo. Il network a lei dedicato, Radio Maria, segna ascolti da record (1 milione 871 mila fedeli al giorno solo in Italia). 
Ma chi era davvero la mamma di Gesù? La parola agli storici...

  Il grande mistero della Madonna: tutto su Maria di Nazareth



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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

"Lo sposo è colui a cui appartiene
la sposa; ma l'amico dello sposo...
esulta di gioia alla voce dello sposo"

(Giovanni 3,29
)

  Gianfranco Ravasi:  «Il Battista, l’amico dello sposo»



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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 40/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo:  Mt 16,21-27

" Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, il Vivente! "
Dopo la dichiarazione fatta a Cesarea di Filippo, Pietro ora è costretto a fare i conti con la modalità che Gesù intende utilizzare per incarnare il proprio messianismo. Da adesso in poi, e poco alla volta, Gesù comincerà a mostrare ai suoi discepoli la necessità 'divina' di salire a Gerusalemme, dove il Messia sarà chiamato a instaurare il Regno di Dio, ma non come il re Davide, con la violenza delle armi, ma in un modo totalmente altro, pacifico, che i discepoli ancora non riescono a comprendere; e dove lo vedranno assiso su un trono doloroso e infamante: la croce.
Quando Pietro proclama Gesù: "il Messia il figlio di Dio, il Vivente", non ha ancora compreso bene la portata della sua affermazione. Lui e i discepoli vanno dietro a Gesù ma non lo seguono e pensano che egli sia il Messia trionfatore che deve conquistare il potere con la violenza.
Ma ora che il Signore comincia a spiegarglielo, che apertamente annuncia ciò che lo attende a Gerusalemme, non solo si tira indietro ma, conducendo Gesù in disparte, "lo rimprovera" (il verbo utilizzato: epitimao, è lo stesso che l'evangelista usa quando Gesù rimprovera, in un esorcismo, il diavolo). Per Pietro l'affermazione di Gesù suona come una sonora bestemmia, un pensiero diabolico, una realtà lontana da Dio per la quale l'Onnipotente deve perdonarlo.
Infatti non afferma:"Dio non voglia, Signore !", come è riportato nella nostra traduzione, ma:
"Dio ti perdoni/ti usi  misericordia"
Pietro vuole esorcizzare l'idea che il Messia possa essere un perdente, uno sconfitto, uno che "deve molto patire ed essere ucciso", considera Gesù un invasato, un indemoniato, e le sue idee una follia. Gesù ristabilisce subito le gerarchie in seno alla sua comunità e detta ancora una volta le linee guida: è lui la Pietra Angolare sulla quale è edificata la sua Chiesa e non Pietro: "Infatti nessuno può gettare un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo"(1Cor 3,11), e a lui spetta tracciare il cammino che conduce alla realizzazione del Regno, non certamente a Pietro che, se vuole essere un discepolo fedele, deve lui seguire il suo Maestro, andargli dietro, e non viceversa.
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Non chiudere la porta all'altro. Mai - Prepararsi alla domenica (XXIII del T.O.) di Antonio Savone



Non chiudere la porta all’altro. Mai

Prepararsi alla domenica
(XXIII del T.O.)
di Antonio Savone

Una di quelle pagine, quella odierna, che mette sotto osservazione le nostre relazioni troppo spesso vissute entro criteri giuridici che stabiliscono il “fino a dove”, per scoprire, invece, l’illimitato di Dio, l’ostinato di Dio, la spregiudicatezza di Dio. E per scoprire – perché no? – l’inedito della fraternità.

Deve aver scandalizzato non poco la spregiudicatezza di Gesù nell’intessere relazioni con soggetti poco raccomandabili quali potevano essere all’epoca pubblicani e prostitute se la comunità di Matteo ha sentito quasi il bisogno di mitigare quella prassi inserendo nelle relazioni tra fratelli tradizioni più di tipo giudaico che cristiano.

Davvero una pagina da leggere – come direbbe Francesco – sine glossa, non sottomettendola a griglie interpretative ma accostandola tenendo sullo sfondo la prassi di Gesù sempre a fianco di chi era escluso dall’istituzione o comunque espulso dall’ambito sociale o religioso. Se una accusa verrà rivolta a Gesù sarà proprio quella di aver vissuto con non poca liberalità – con spregiudicatezza, oseremmo dire – un certo rapporto preferenziale con pubblicani e peccatori.

Di nuovo siamo chiamati a vibrare al ritmo stesso del cuore di Dio, mai rassegnato alla perdita di uno solo dei suoi piccoli. Anche a costo di lasciare le novantanove pecore nel deserto (come attesta abbondantemente il brano immediatamente precedente).

Tuo compito non è allestire dei processi ma stabilire legami, offrire opportunità, lanciare occasioni, intessere rapporti. Il legame che riesci a stabilire con qualcuno ha una tale valenza da essere assunto da Gesù a sacramento della sua presenza in mezzo a noi. Così importante il vincolo di fraternità, di amicizia e di amore tra gli uomini da rendere presente fra loro il Signore. E mi sorprendo a pensare a quella immensa sacramentalità presente nelle nostre relazioni quando si aprono all’esperienza del senza misura: a contatto con Dio molto più spesso di quanto crediamo.

Dopo aver tentato tutte le vie del dialogo nei confronti di chi dovesse deviare, amarlo con quell’amore che aveva spinto il pastore a mettersi in cerca della pecora smarrita e con quell’amore che spingerà il padre della parabola di Lc 15 a non intentare processi ma a ritessere una comunione infranta. Gratuitamente, senza attendersi neanche propositi di conversione. In pura perdita. Per amore.

Giungere a ritenere l’altro come un pagano e un pubblicano è stato fin troppo inteso come criterio di espulsione dell’altro dalla propria vita. Ma questo non è affatto in linea con lo stile di Gesù. Quel sia per te come un pagano e un pubblicano significa piuttosto cercare una via di misericordia quale unico percorso per giungere al cuore dell’altro. Proprio come ha continuato a fare il Signore Gesù.

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  Non chiudere la porta all’altro. Mai


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La Chiesa e i vescovi calati dall'alto di Gennaro Matino


La Chiesa e i vescovi 
calati dall'alto 

di Gennaro Matino

"... Se oggi esiste nel mondo un problema di credibilità della Chiesa, questo passa innanzitutto per la mancata testimonianza della sua forma istituzione che si esalta soprattutto nella scelta e nell'attitudine al servizio pastorale, non sempre all'altezza, dei suoi ministri, primi tra tutti, i vescovi ...
è evidente che esiste una Chiesa in crisi, ne consegue che la crisi non può essere sbrigativamente addebitata alla sua base, al dilagare delle mode contrarie al Vangelo, al mondo con i suoi vizi e la sua invadente contrarietà al sacro. Non può essere responsabilità dei laici non riuscire a trovare parole capaci per dialogare con un tempo in rapida trasformazione, considerato che i laici nella chiesa, benché la loro generosa presenza, non hanno alcuna responsabilità nelle scelte di governo...
Certamente nel mondo ci sono vescovi di grande spessore, ma è sotto gli occhi di tutti di quanta imbarazzante mediocrità sia pervasa la comunità episcopale e di come le diocesi e i fedeli debbano accontentarsi di quello che passa il convento. Vescovi calati dall'alto, il più delle volte senza tenere conto del bene delle Chiese locali, senza fermarsi a pensare a quanto danno possano fare uomini inadatti alla vita di intere comunità, alla serenità pastorale di clero e laici ...

  La Chiesa e i vescovi calati dall'alto di Gennaro Matino


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Benedizioni papali. Stop al business delle pergamene: le gestirà solo il Vaticano per dare il ricavato ai poveri

  Stop al business delle pergamene: le gestirà solo il Vaticano per dare il ricavato ai poveri

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Giovedì 28 agosto Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, è intervenuto al XV Corso dei Simposi Rosminiani con una relazione dal titolo: “L’attualità del personalismo rosminiano nel contesto del post-umanesimo”.

  Nunzio Galantino:  La sfida della trascendenza



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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OLGA, LUCIA, BERNARDETTA: le tre suore uccise in Burundi - tre vite per l’Africa, il loro sangue diventi seme di fraternità!



Dolore e sgomento in tutto il mondo religioso e non solo per l’uccisone di tre missionarie in Burundi, assalite nella loro parroccchia a Kamenge (Bujumbura). Sono morte in Burundi, nel cuore di quell'Africa a cui avevano dedicato la vita da missionarie per aiutare gli ultimi nel nome del Vangelo. Due missionarie saveriane italiane, suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti, di 75 e 83 anni, sono state uccise domenica pomeriggio nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue. Suor Bernadetta Boggian, 79 anni, anch'essa saveriana, è stata uccisa successivamente, nella notte tra domenica e lunedì, dopo l'omicidio delle prime due...

  Il Papa: «Suore uccise siano seme di pace»

“In questo momento di profonda sofferenza, la Congregazione esprime gratitudine per le nostre sorelle Olga, Lucia e Bernardetta che, nonostante la salute fragile, hanno deciso di tornare in missione e hanno dato la vita fino alla fine. Gratitudine anche nei confronti della popolazione e di tutti coloro che stanno esprimendo la loro vicinanza e solidarietà. Nel riserbo richiesto da questa situazione, ci raccogliamo in preghiera, anche per chi ha compiuto questo gesto insensato”: lo si legge in un comunicato diffuso oggi dalla direzione generale delle Missionarie Saveriane...

  TRE VITE PER L’AFRICA: OLGA, LUCIA, BERNARDETTA

Dolore, commozione e sgomento. E nuovi particolari inquietanti che emergono con il passare delle ore. Cresce la convinzione che dietro la barbara uccisione delle tre missionarie saveriane in Burundi ci sia molto più di una tentata rapina e del gesto di uno squilibrato...

  Suore uccise in Burundi, si cerca il movente


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Resta ancora oscuro il movente della barbara uccisione delle tre suore saveriane in Burundi, suor Olga, Lucia e Bernardetta. Il ricordo di Silvia Marsili, vicaria generale dell'ordine nella casa madre di Parma: «Fiera di loro», dice, «malgrado gli acciacchi hanno deciso con gioia ed entusiasmo di ripartire, dando la vita per gli ultimi»

  Giusy Baioni:  SUORE UCCISE IN BURUNDI: «HANNO DATO LA VITA PER GLI ULTIMI»

Le parole più toccanti, nelle ore del dolore per la morte delle tre missionarie saveriane in Burundi arriva dalle loro consorelle. "Qualunque siano le circostanze della loro uccisione - scrive la congregazione delle Missionarie di Maria - essa, nel percorso di vita di Lucia, Olga, Bernardetta è stata non l’interruzione o l’impedimento di una missione, ma il suo compimento. Perché le nostre sorelle erano tornate volentieri in Burundi. Perché la logica della loro vita era spenderla tutta per Cristo e per il popolo ove egli le aveva poste, con uno slancio che aveva in sé il desiderio di giungere alla totalità. Erano partite non perché intestardite dalla volontà del ritorno, neppure gemendo sotto un’obbedienza subita, ma con slancio e con fede, accettando il rinnovarsi di un mandato".

  AVVENIRE:  Burundi, arrestato il killer delle suore

Commozione. Dolore. Un forte sentimento di gratitudine. Diverse migliaia di persone hanno assistito a Bujumbura ai funerali delle tre suore italiane trucidate domenica nel loro convento, nella zona nord della capitale del Burundi. Alla Messa erano presenti anche molti religiosi e decine di diplomatici stranieri che hanno voluto rendere omaggio alle anziane missionarie saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian.

  AVVENIRE:  Il grazie dell'Africa alle suore uccise

A salutare le tre suore è stato il corale, commosso abbraccio di una popolazione grata per la loro opera missionaria, particolarmente preziosa in un Paese lacerato da pluridecennali conflitti tra hutu e tutsi.

 
L'OSSERVATORE ROMANO:  Commosso saluto alle tre missionarie uccise

... Nella terra dell’amata Africa sono sepolte oggi Lucia, Olga, Bernardetta, come già tanti missionari prima di loro. Anche questo segno colpisce, nella sua carnalità: hanno voluto rimanere in Africa con le loro ossa, in quella terra sono state gettate, come un seme. Così che ciò che agli occhi del mondo appare solo morte e sconfitta , nella logica capovolta di questi strani uomini è una pagina di Passione e calvario, eppure non l’ultima parola. Per altre vie che il mondo non conosce si allargano, non visibili agli occhi, cieli e terre nuove da quei semi sepolti: nell’incommensurabile scandalo della Parola per cui occorre passare dentro la notte della morte, per produrre frutto.

 
Marina Corradi:  Gettate come seme nella terra amata

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Poco più di un anno fa, nel pomeriggio del 10 settembre, il gesuita Jorge Mario Bergoglio varcava la soglia della sede romana del Centro Astalli, braccio italiano del Jesuit refugee service... Quel giorno il Pontefice lanciò un appello preciso ai religiosi e alle religiose: «I conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore ci chiama a vivere con generosità e coraggio l’accoglienza nei conventi vuoti». 
Parole accolte da un fragoroso applauso nella Chiesa del Gesù, affollata da stranieri cristiani e musulmani, volontari, operatori.

  Laura Badaracchi:  Conventi «aperti»: l'appello del Papa dà frutti

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Onu delle religioni?



«In passato, la maggior parte delle guerre erano motivate dall’idea di nazione. Oggi, invece, le guerre vengono scatenate soprattutto con la scusa della religione. Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno noto una cosa: forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l’unico leader davvero rispettato. Per questo mi è venuta l’idea che ho proposto a papa Francesco…».
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«Oggi ci confrontiamo con centinaia, forse migliaia di movimenti terroristici che pretendono di uccidere in nome di Dio. E’ una guerra del tutto nuova rispetto a quelle del passato, sia nelle tecniche sia soprattutto nelle motivazioni. Per opporci a questa deriva abbiamo l’Organizzazione delle Nazioni Unite. E’ un organismo politico ma non ha né gli eserciti che avevano le nazioni né la convinzione che producono le religioni. E lo si vede bene: quando l’Onu manda in Medio Oriente dei peace keepers che vengono dalle Isole Fiji o dalle Filippine e questi vengono sequestrati dai terroristi, che può fare il segretario generale dell’Onu? Una bella dichiarazione. Che non ha né la forza né l’efficacia di una qualunque omelia del Papa, che nella sola piazza San Pietro raduna mezzo milione di persone».
«E allora, preso atto che l’Onu ha fatto il suo tempo, quello che ci serve è un’Organizzazione delle Religioni Unite, un’Onu delle religioni. Sarebbe il modo migliore per contrastare questi terroristi che uccidono in nome della fede, perché la maggioranza delle persone non è come loro, pratica la propria religione senza uccidere nessuno, senza nemmeno pensarci. E penso che dovrebbe esserci anche una Carta delle Religioni Unite, esattamente come c’è la Carta dell’Onu. La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa, come vediamo fare in queste settimane, non ha nulla a che vedere con la religione. E’ questo che ho proposto al Papa».
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  SHIMON PERES A PAPA FRANCESCO: FONDIAMO L'ONU DELLE RELIGIONI

L'osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite: "Dal leader israeliano il riconoscimento che Francesco è un simbolo religioso non solo per i cattolici ma per tutta l'umanità. Il dialogo fra le religioni può essere ponte tra le nazioni anche se non può sostituirsi alla politica"...

  TOMASI: "DA PERES UNA PROPOSTA CHE SEGNA UNA SVOLTA"

Serve davvero un’ONU delle religioni? Magari affiancata da una Carta delle Religioni unite? I termini con cui viene riassunta la proposta di Shimon Peres a papa Francesco sono di sicuro effetto mediatico, ma siamo convinti di sapere esattamente di cosa si sta parlando? Siamo concordi nell’interpretazione da dare a queste parole e a questa proposta? Nessuno mette in dubbio la sincera intenzione di pace che anima l’iniziativa assunta dall’ex-presidente israeliano, ma non possiamo esimerci dall’interrogarci sulle motivazioni che ne dà e sulle letture che ne possono derivare.
Se infatti il motivo principale – come sembra di capire dalle parole con cui è presentata la proposta di Peres – è il fallimento dell’ONU, della sua Carta fondatrice e, implicitamente, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non si vede come una nuova struttura, a composizione religiosa e non statuale, e una nuova dichiarazione di principi, confessionali e non di etica universale, possano riuscire là dove riteniamo abbiamo fallito le migliori risorse che l’umanità ha saputo investire all’indomani della seconda guerra mondiale. Forse che le affermazioni etiche della Carta delle Nazioni unite o i diritti fondamentali di ogni essere umano sanciti nel 1948 sono ritenuti non più validi? O non è piuttosto in discussione l’incapacità a metterli in pratica e la mancanza di volontà nel farli rispettare? E se mancano risorse e strumenti coercitivi per imporre tali valori e per fermare chi li conculca, crediamo davvero che un appello in cui il linguaggio religioso sostituisce quello diplomatico possa avere successo? Inoltre, in base a cosa riteniamo che chi non aderisce a nessuna religione sia privo di istanze etiche?
Ma vi è una lettura più immediata di questa iniziativa, ed è quella che stuzzica subito l’enfasi da parte dei media: un ipotetico nuovo organismo mondiale potrebbe stabilire una sorta di minimo comune denominatore delle fedi, di ciò che è permesso e che è proibito in ambito etico secondo i dettami delle diverse credenze religiose. Ora, in questa ottica, non si può evitare l’impressione di un appiattimento sincretista, di uno sfumare della rivelazione in una nebulosa in cui tutte le verità si equivalgono e ogni professione di fede è vittima dell’“indifferenza”. Certo è più facile addossare a un’entità interreligiosa oggi inesistente – e difficilmente realizzabile – le responsabilità cui il consesso delle nazioni non ha saputo far fronte degnamente, che non richiamare ai loro doveri etici e civili le nazioni e i loro governanti, la politica e l’etica pubblica. Forse che oggi chi ha le leve del potere politico ed economico ignora ciò che è bene e ciò che è male per l’umanità? Sta davvero aspettando ansioso che le religioni del mondo gli diano suggerimenti in proposito? O non è vero piuttosto che trascura consapevolmente questa chiara distinzione in base ai propri interessi?
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  Non ci serve l'ONU delle religioni


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Dossier
Primo bilancio dell'incontro delle religioni per la pace promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, svoltosi quest'anno in Belgio, ad Anversa. Tante e qualificate le voci del mondo musulmano che condannano con fermezza, Corano alla mano, le tragiche derive fondamentaliste che insaguinano Siria, Iraq e altri Paesi.

  FAMIGLIA CRISTIANA:  «MA IL VERO ISLAM È UN'ALTRA COSA»



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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 7 settembre 2014

    Udienza Generale- del 10 settembre 2014: La Chiesa è Madre (II): insegna le opere di misericordia

    Discorso - Ai Presuli della Conferenza Episcopale del Camerun, in Visita "ad Limina Apostolorum" (6 settembre 2014)

    Discorso - All'Associazione Biblica Italiana (12 settembre 2014)




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05 /09/2014:

  Gesù è il Buon Pastore...

09/09/2014:

  La fedeltà di Dio...


11/09/2014:

  Non possiamo confidare...



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Angelus del 7 settembre 2014 - Testo e video


 7 settembre 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 18° di Matteo, presenta il tema della correzione fraterna nella comunità dei credenti: cioè come io devo correggere un altro cristiano quando fa una cosa non buona. Gesù ci insegna che se il mio fratello cristiano commette una colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha detto o ha fatto non è buono. E se il fratello non mi ascolta? Gesù suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che ha fatto; se, nonostante questo, non accoglie l’esortazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato, facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede.

Le tappe di questo itinerario indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -. «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo» (v. 15). L’atteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le parole uccidono. Facciamo attenzione a questo. Nello stesso tempo questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore. Si parla fra i due, nessuno se ne accorge e tutto è finito. È alla luce di questa esigenza che si comprende anche la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche di aiutare noi a liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male: quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire. E’ molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. E’ brutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare non è cristiano.
...

Domandiamo tutto questo per l’intercessione della Beata Vergine Maria, che domani celebreremo nella ricorrenza liturgica della sua Natività.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

in questi ultimi giorni sono stati compiuti passi significativi nella ricerca di una tregua nelle regioni interessate dal conflitto in Ucraina orientale, pur avendo sentito oggi delle notizie poco confortanti. Tuttavia auspico che essi possano recare sollievo alla popolazione e contribuire agli sforzi per una pace duratura. Preghiamo affinché, nella logica dell’incontro, il dialogo iniziato possa proseguire e portare il frutto sperato. Maria, Regina della Pace, prega per noi.

Unisco inoltre la mia voce a quella dei Vescovi del Lesotho, che hanno rivolto un appello per la pace in quel Paese. Condanno ogni atto di violenza e prego il Signore perché nel Regno del Lesotho si ristabilisca la pace nella giustizia e nella fraternità.
...

E ricordatevi domani - come ho detto - la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna. Sarebbe il suo compleanno. E cosa si fa quando la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!

A tutti voi chiedo, per favore, di pregare per me. Vi auguro buona domenica e buon pranzo.

  il testo integrale dell'Angelus

  video


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 10 settembre 2014 - foto, testo e video


 10 settembre 2014 


Saluti ai malati prima dell'Udienza Generale

Vi ringrazio della vostra visita, grazie tante. Vi chiedo di pregare per me, non dimenticare, eh!, perché possa andare avanti col mio lavoro. Io pregherò per tutti voi e per i bambini. E adesso, tutti insieme, preghiamo la Madonna e vi do la benedizione. [Ave Maria] Buona giornata, e avanti, eh! Grazie a voi! Grazie.


Grande folla di pellegrini in piazza San Pietro per la consueta udienza settimanale del mercoledì.
Alcuni momenti dell'Udienza generale con Papa Francesco

  video del saluto ai fedeli

La Chiesa
La Chiesa è Madre (II): insegna le opere di misericordia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nel nostro itinerario di catechesi sulla Chiesa, ci stiamo soffermando a considerare che la Chiesa è madre. La volta scorsa abbiamo sottolineato come la Chiesa ci fa crescere e, con la luce e la forza della Parola di Dio, ci indica la strada della salvezza, e ci difende dal male. Oggi vorrei sottolineare un aspetto particolare di questa azione educativa della nostra madre Chiesa, cioè come essa ci insegna le opere di misericordia.

Un buon educatore punta all’essenziale. Non si perde nei dettagli, ma vuole trasmettere ciò che veramente conta perché il figlio o l’allievo trovi il senso e la gioia di vivere. E’ la verità.
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Che bello è vivere nella Chiesa, nella nostra madre Chiesa che ci insegna queste cose che ci ha insegnato Gesù. Ringraziamo il Signore, che ci dà la grazia di avere come madre la Chiesa, lei che ci insegna la via della misericordia, che è la via della vita. Ringraziamo il Signore.

  video della catechesi

Saluti:

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Rivolgo un cordiale benvenuto alle persone di lingua araba, in particolare a quelle provenienti dalla Siria e dal Medio Oriente. La Chiesa, sull’esempio del suo Maestro, è maestra di misericordia: affronta l’odio con l’amore; sconfigge la violenza con il perdono; risponde alle armi con la preghiera! Il Signore ricompensi la vostra fedeltà, vi infonda coraggio nella lotta contro le forze del maligno e apra gli occhi di coloro che sono accecati dal male, affinché presto vedano la luce della verità e si pentano degli errori commessi. Il Signore vi benedica e vi protegga sempre.
...
Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti! 
... Saluto inoltre il Gruppo Donatori di sangue della Presidenza del Consiglio dei Ministri; come pure gli Ufficiali e Marinai della Squadra Navale impegnati nell’operazione “Mare Nostrum”, e vi ringrazio per l’ammirevole opera in favore di tanti fratelli in cerca di speranza. Grazie tante, grazie. La visita alle Tombe degli Apostoli alimenti in voi tutti la fede che si manifesta in concrete opere di carità.
Un particolare pensiero rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Venerdì prossimo celebreremo la memoria del Santissimo Nome di Maria. Invocatela, cari giovani... per sentire la dolcezza dell’amore della Madre di Dio; pregatela, cari ammalati, soprattutto nel momento della croce e della sofferenza; guardate a Lei, cari sposi novelli, come al modello del vostro cammino coniugale di dedizione e fedeltà.

  il testo integrale della catechesi

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

5 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Lo stile del Vangelo è nuovo, attuale”

Nessuna paura di cambiare le cose secondo la legge del Vangelo: «La Chiesa chiede a tutti noi alcuni cambiamenti. Ci chiede di lasciare da parte le strutture caduche; non servono». Spazio invece alla «legge delle beatitudini», alla «gioia» e alla «libertà che ci porta la novità del Vangelo». Lo ha affermato Papa Francesco durante la messa celebrata venerdì mattina, 5 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Per la sua meditazione il Papa ha preso spunto dal passo evangelico di Luca (5, 33-39), proposto dalla liturgia. «Questi scribi, questi farisei — ha detto — hanno voluto mettere Gesù in difficoltà e farlo cadere in trappola». Ricordandogli che Giovanni e i suoi discepoli digiunano, gli pongono una domanda: «Ma tu che sei tanto amico di Giovanni, e i tuoi discepoli che sono amici, che sembrano essere i giusti, perché non fate lo stesso?». Interrogativo al quale «Gesù risponde parlando di due cose: ci parla di festa e ci parla di novità».

Anzitutto, ha spiegato il Pontefice, «ci parla di festa, festa sponsale, e dice: ma noi siamo in tempo di festa! C’è qualcosa di nuovo qui, c’è una festa! Qualcosa che è caduto e qualcosa che viene rinnovata, fatta nuova». Ed è «curioso», ha fatto notare il Papa, che Gesù «alla fine prenda l’immagine del vino», tanto che «quando si legge questo brano non si può non collegare questa festa sponsale al vino nuovo di Cana». In fondo «è tutto un simbolo», che «ci parla di novità». Soprattutto quando Gesù dice: «Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi». Dunque «a vini nuovi, otri nuovi». Ecco «la novità del Vangelo». Del resto, si è chiesto Francesco, «cosa ci porta il Vangelo? Gioia e novità».
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  Messa a Santa Marta - Vini nuovi otri nuovi

  video
 

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«La pace del cuore» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

8 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Camminiamo insieme a Maria”

Dio è «il Signore della storia» e anche della «pazienza». Egli «cammina con noi»: per questo il cristiano è chiamato a non spaventarsi delle cose grandi e a prestare attenzione anche alle cose piccole. È questa l’esortazione che, citando san Tommaso d’Aquino, Papa Francesco ha rivolto stamani, lunedì 8 settembre, ai fedeli che hanno partecipato alla messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

Anzitutto il Pontefice ha osservato che «quando leggiamo nella Genesi il racconto della creazione» rischiamo «di pensare che Dio sia stato un mago», con tanto di «bacchetta magica» in grado di fare tutte le cose. Ma «non è stato così». Infatti, ha spiegato, «Dio ha fatto le cose — ognuna — e le ha lasciate andare con le leggi interne, interiori, che lui ha dato a ognuna, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla pienezza». Dunque «il Signore alle cose dell’universo ha dato autonomia», ma «non indipendenza». E così «la creazione è andata avanti durante secoli e secoli e secoli, finché è arrivata al modo com’è oggi». Proprio «perché Dio non è mago, è creatore».

Per quanto riguarda l’uomo, invece, il discorso cambia. «Quando al sesto giorno di quel racconto arriva la creazione dell’uomo», ha spiegato il vescovo di Roma, Dio «dà un’altra autonomia, un po’ diversa, ma non indipendente: un’autonomia che è la libertà». E «dice all’uomo di andare avanti nella storia: lo fa il responsabile della creazione, anche perché domini il creato, perché lo porti avanti e così arrivi alla pienezza dei tempi». La «pienezza dei tempi», ha affermato, è «quello che lui aveva nel cuore: l’arrivo di suo Figlio».

A questo proposito il Pontefice ha fatto riferimento al passo della Lettera di san Paolo ai romani (8,28-30) proposto dalla liturgia. «Dio — ha spiegato citando le parole dell’apostolo — ci ha predestinati, tutti, a essere conformi all’immagine del Figlio. E questo è il cammino dell’umanità, è il cammino dell’uomo: Dio voleva che noi fossimo come suo Figlio e che suo Figlio fosse come noi».

«Così è andata avanti la storia», come si evince anche dal brano del Vangelo di Matteo (1,1-16.18-23) che presenta la genealogia di Gesù
...

Quindi Francesco ha rivolto il pensiero a Maria, nel giorno della festa della sua natività. «Oggi — ha detto — siamo nell’anticamera di questa storia: la nascita della Madonna». E per questo al Signore «chiediamo nella preghiera che ci dia unità per camminare insieme e pace nel cuore. È la grazia di oggi: così arriviamo qui, perché il nostro Dio è paziente, ci ama, ci accompagna».

Oggi dunque, proseguito il Pontefice, «possiamo guardare la Madonna, piccolina, santa, senza peccato, pura, prescelta per diventare la madre di Dio, e anche guardare questa storia che è dietro, tanto lunga, di secoli». Da qui alcune domande fondamentali: «Come cammino io nella mia storia? Lascio che Dio cammini con me? Lascio che lui cammini con me o voglio camminare da solo? Lascio che lui mi carezzi, mi aiuti, mi perdoni, mi porti avanti per arrivare all’incontro con Gesù Cristo?». Perché proprio questo, ha sottolineato, «sarà il fine del nostro cammino: incontrarci col Signore».

Così, ha proseguito il Papa, c’è una domanda a cui «ci farà bene oggi» rispondere: «Lascio che Dio abbia pazienza con me?». Solo «guardando questa storia grande e anche questo piccolo paese», ha assicurato in conclusione, «possiamo lodare il Signore e chiedere umilmente che ci doni la pace, quella pace del cuore che soltanto lui ci può dare, che soltanto ci dà quando noi lasciamo lui camminare con noi».

  Omelia a Santa Marta - Piccolina e santa

  video


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«Gesù prega per noi, sceglie con amore, ci è vicino» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

9 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Gesù non parla dalla cattedra ma è tra la gente”

Gesù non è un professore che parla dalla cattedra, ma sta in mezzo alla gente e si lascia toccare per guarire. Lo ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina presieduta a Santa Marta.

Commentando il Vangelo del giorno, Papa Francesco riflette su tre momenti della vita di Gesù. Il primo è la preghiera. Gesù passa “tutta la notte pregando Dio”. Gesù “prega per noi. Sembra un po’ strano che Lui che è venuto a darci la salvezza, che ha il potere” – osserva il Papa – “prega il Padre”. E “lo fa spesso”. Gesù “è il grande intercessore”:

“Lui è davanti al Padre in questo momento, pregando per noi. E questo deve darci coraggio! 
...

Dopo la preghiera, Gesù sceglie i 12 Apostoli. Il Signore lo dice chiaramente: “Non siete stati voi a scegliere me. Sono io che ho scelto voi!”. “Questo secondo momento - afferma il Papa - ci dà coraggio: ‘Io sono scelto, io sono scelta dal Signore! Nel giorno del Battesimo Lui mi ha scelto’. E Paolo, pensando a questo diceva: ‘Lui scelse me, fin dal seno della mia madre’”. Noi cristiani, dunque, siamo stati scelti:

“Queste sono cose di amore! L’amore non guarda se uno ha la faccia brutta o la faccia bella: ama! E Gesù fa lo stesso: ama e sceglie con amore. E sceglie tutti!
...
Poi c’è il terzo momento: “Gesù vicino alla gente”. In tantissimi vengono “per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie. Tutta la folla cercava di toccarlo” perché “da Lui usciva una forza che guariva tutti”. Gesù è in mezzo al suo popolo:

“Non è un professore, un maestro, un mistico che si allontana dalla gente e parla dalla cattedra, lì. No! E’ in mezzo alla gente; si lascia toccare; lascia che la gente gli chieda. Così è Gesù: vicino alla gente. E questa vicinanza non è una cosa nuova per Lui: Lui la sottolinea nel suo modo di agire, ma è una cosa che viene dalla prima scelta di Dio per il suo popolo. Dio dice al suo popolo: ‘Pensate, quale popolo ha un Dio così vicino come Io sono con voi?’. La vicinanza di Dio col suo popolo è la vicinanza di Gesù con la gente”.

“Così è il nostro Maestro, così è il nostro Signore – ha concluso il Papa -: uno che prega, uno che sceglie la gente e uno che non ha vergogna di essere vicino alla gente. E questo ci dà fiducia in Lui. Ci affidiamo a Lui perché prega, perché ci ha scelto e perché ci è vicino”.

  Francesco: Gesù sta in mezzo alla gente, non è professore che parla dalla cattedra

  video


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«Il cammino cristiano non è facile» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

11 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Gesù chiede di amare i nemici”

Essere cristiani significa essere «un po’ stolti», almeno secondo la logica mondana. E per nulla autoreferenziali, tanto che da soli non si riesce a far nulla e proprio per non spaventarci ci viene in soccorso la grazia di Dio. Sono le linee fondamentali della vita cristiana, centrata sulla novità del Vangelo che capovolge i criteri del mondo, riproposte da Papa Francesco durante la messa celebrata stamani, giovedì 11 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Invitando a leggere e rileggere, anche quattro volte se necessario, il capitolo sesto del Vangelo di san Luca — la liturgia di oggi propone in particolare i versetti 27-38 — il Pontefice ha ricordato come Gesù ci abbia dato «la legge dell’amore: amare Dio e amarci come fratelli». E il Signore, ha aggiunto il Papa, non ha mancato di spiegarla «un po’ di più, con le Beatitudini» che riassumono bene «l’atteggiamento del cristiano».

Nel passo del Vangelo di oggi, però, Gesù va ancora oltre e «spiega di più a quelli che erano attorno a Lui per ascoltarlo». Anzitutto, ha suggerito il Papa, esaminiano «i verbi che usa: amate; fate del bene; benedite; pregate; offri; non rifiutate; dà». Con queste, ha commentato, «Gesù ci mostra il cammino che dobbiamo seguire, un cammino di generosità». Ci chiede innanzitutto di «amare». E noi domandiamo «ma chi devo amare?». Lui ci risponde «i vostri nemici». Così noi, sorpresi, chiediamo una conferma: proprio i nostri nemici? «Sì» ci dice il Signore, proprio «i nemici!».

Ma il Signore ci chiede anche di «fare del bene»...

Poi ci chiede pure di «benedire coloro che ci maledicono»...

Tutto questo ragionamento di Gesù, ha affermato Papa Francesco, porta a una conclusione forte: «Amate, invece, i vostri nemici. Fate del bene e prestate senza sperare nulla. Senza interesse. E la vostra ricompensa sarà grande. E così sarete figli dell’Altissimo».

È perciò evidente, ha proseguito, che «il Vangelo è una novità difficile da portare avanti». In una parola significa «andare dietro a Gesù». Seguirlo. Imitarlo. Gesù non rispose a suo Padre «andrò e dirò quattro parole, farò un bel discorso, indicherò la via e poi torno». No, la risposta di Gesù al Padre è: «Io farò la tua volontà». E infatti nell’orto degli Ulivi dice al Padre: «Sia fatta la tua volontà». E così «dà la vita non per i suoi amici» ma «per i suoi nemici!».

Il cammino cristiano non è facile, ha riconosciuto il Papa, ma «è questo». Così a quanti dicono «io non me la sento di fare così!» la risposta è «se non te la senti, è un problema tuo, ma il cammino cristiano è questo. Questo è il cammino che Gesù ci insegna». Perciò il Pontefice ha suggerito di «andare sulla strada di Gesù, che è la misericordia: siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso». Perché «soltanto con un cuore misericordioso potremo fare tutto quello che il Signore ci consiglia, fino alla fine». Risulta quindi evidente che «la vita cristiana non è una vita autoreferenziale» ma «esce da se stessa per darsi agli altri: è un dono, è amore, e l’amore non torna su se stesso, non è egoista: si dà!».

Il brano di san Luca finisce con l’invito a non giudicare e a essere misericordiosi. Invece, ha detto il Pontefice, «tante volte sembra che noi siamo stati nominati giudici degli altri: chiacchierando, sparlando, giudichiamo tutti». Ma Gesù ci dice: «Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e sarete perdonati». Del resto, «tutti i giorni lo diciamo nel Padre nostro: perdonaci come noi perdoniamo». Infatti se io per primo «non perdono, come posso chiedere al Padre “mi perdoni?”».

C’è poi un’altra immagine molto bella nella pagina evangelica: «“Date e vi sarà dato” — ha detto il Papa — e qui si vede che il cuore di Gesù si allarga e fa questa promessa che forse è una figura del cielo». La vita cristiana, così come ce la presenta Gesù, sembra davvero «una stoltezza», ha fatto notare Francesco. Lo stesso san Paolo, del resto, parla della «stoltezza della croce di Cristo che non ha niente a che fare con la sapienza del mondo». Perciò, «essere cristiano è diventare stolto, in un certo senso». E «rinunciare a quella furbizia del mondo per fare tutto quello che Gesù ci dice di fare. E, se facciamo i conti, se facciamo un bilancio, sembra a nostro sfavore». Ma «la strada di Gesù» è «la magnanimità, la generosità, il dare se stesso senza misura». Lui «è venuto al mondo» per salvare e ha dato se stesso, «ha perdonato, non ha parlato male di nessuno, non ha giudicato».

Certo, ha riconosciuto il Pontefice, «essere cristiano non è facile» e con le nostre sole forze non possiamo «diventare cristiani»: ci serve «la grazia di Dio». Così c’è una preghiera che, ha detto il Papa, va fatta tutti giorni: «Signore, dammi la grazia di diventare un buon cristiano, una buona cristiana, perché io non ce la faccio»...

  Messa a Santa Marta-Quegli stolti di cristiani

  video


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

12 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
la correzione fraterna, aiuto per guarire”

Cristiani a rischio «squalifica», come ammonisce san Paolo, se pretendono di fare la correzione fraterna senza carità, verità e umiltà, dando spazio a ipocrisia e chiacchiere. In realtà questo servizio all’altro richiede anzitutto di riconoscersi peccatori e non ergersi a giudici, come ha ricordato il Papa durante la messa celebrata venerdì mattina, 12 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Francesco ha fatto subito notare come «in questi giorni la liturgia ci ha fatto meditare su tanti atteggiamenti cristiani: dare, essere generoso, servire gli altri, perdonare, essere misericordioso». Questi «sono atteggiamenti — ha spiegato — che aiutano a crescerela Chiesa». Ma in particolare «oggi il Signore ci fa tornare su uno di questi atteggiamenti, del quale ha già parlato, e cioè la correzione fraterna». La questione di fondo è: «Quando un fratello, una sorella della comunità sbaglia, come devo correggerlo?».

Sempre attraverso la liturgia, ha proseguito il Pontefice, «il Signore ci aveva detto alcuni consigli su come correggere» l’altro. Ma «oggi riprende tutto e dice: si deve correggerlo, ma come una persona che vede e non come un cieco». Lo ricorda proprio il Vangelo di Luca (6, 39-42): può forse un cieco guidare un altro cieco?

Insomma per correggere bisogna vedere bene. E seguire alcune regole di comportamento suggerite dal Signore stesso. «Prima di tutto — ha affermato il Pontefice — il consiglio che dà per correggere il fratello, lo abbiamo sentito l’altro giorno, è prendere da parte il tuo fratello che ha sbagliato e parlagli», dicendogli: «Ma, fratello, in questo credo che tu non hai fatto bene!».

E «prenderlo da parte» significa, appunto, «correggerlo con carità». Perché «non si può correggere una persona senza amore e senza carità». Sarebbe come «fare un intervento chirurgico senza anestesia», con la conseguenza che l’ammalato morirebbe di dolore. E «la carità è come una anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione». Ecco allora il primo passo verso il fratello: «prenderlo da parte, con mitezza, con amore, e parlagli».
...
«Se io non faccio con carità la correzione fraterna, non la faccio in verità e non la faccio con umiltà, divento cieco» ha ammonito il Papa. E se non vedo, si è chiesto, come faccio a «guarire un altro cieco?».

In sostanza «la correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della Chiesa». Francesco l’ha descritta con un’immagine efficace: è come ricucire «un buco nel tessuto della Chiesa». Però bisogna procedere «con tanta delicatezza, come le mamme e le nonne quando ricuciono», ed è proprio questo lo stile con cui «si deve fare la correzione fraterna».
...
Tutto questo ragionamento sulla correzione fraterna, ha proseguito il Papa, ci sollecita a «non fare da giudice». Anche se, ha avvertito, «noi cristiani abbiamo la tentazione di farci come dottori», quasi di «spostarci fuori del gioco del peccato e della grazia, come se noi fossimo angeli».

È una tentazione di cui parla anche san Paolo nella prima Lettera ai corinzi (9,16-19.22-27): «Non succeda che dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato». Dunque, ci ricorda l’apostolo, «un cristiano che, in comunità, non fa le cose — anche la correzione fraterna — in carità, in verità e con umiltà, si squalifica!». Perché «non è riuscito a diventare un cristiano maturo».

Francesco ha concluso pregando il Signore che «ci aiuti in questo servizio fraterno, tanto bello e tanto doloroso, di aiutare i fratelli e le sorelle a essere migliori», spingendoci «a farlo sempre con carità, in verità e con umiltà».

  Messa a Santa Marta -Il compito di ricucire i buchi

  video


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