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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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JESUS, settembre 2014
La bisaccia del mendicante-7
Rubrica di ENZO BIANCHI
L'ARTE DI COMUNICARE L'ESSENZIALE
In
Russia nel XIII secolo furono abbandonati in un bosco alcuni bambini e
fu dato l’ordine di lasciarli vivere lì da soli, senza dare loro da
mangiare e senza rivolgere loro la parola, senza dare loro segni di
affetto. Morirono tutti.
Sì,
noi siamo umani perché ci viene rivolta la parola e perché parliamo.
Per la maggior parte del tempo noi parliamo, e le parole ci servono per
esprimere bisogni, per comunicare sentimenti, per chiedere
informazioni, per conoscere l’altro, insomma per vivere insieme; ma
interiormente ogni parola ha una risonanza, accende immagini e
pensieri, forgia emozioni e sentimenti. Ogni espressione, quando
raggiunge una persona, causa in chi la ascolta una vibrazione
psicologica, innesca un moto interiore. Le parole sono come sassi
scagliati in una pozza: anche il più piccolo tra di essi provoca un
fremito della superficie dell’acqua.
Per questo occorre fare attenzione quando si parla: è bene mettersi all’ascolto anche di ciò che diciamo noi stessi.
...
Ma
qual è il mio desiderio oggi, da anziano? Comunicare l’essenziale,
semplificare tutto ciò che devo dire, dire tutto con calma e dolcezza,
e raccontare, raccontare: mi sembra l’unica maniera per parlare di me
senza lamentarmi, ma raccontando il mondo, gli altri, che nel racconto
mi sembrano meglio di come li ho vissuti. Dirsi all’altro attraverso il
racconto è sempre un’opera di distacco da se stessi, per poter
trasmettere all’altro non la propria verità, ma la bellezza e i
significati possibili nella propria vita: è un’opera di speranza e di
fiducia nel mondo.
Leggi tutto:
La bisaccia del pellegrino 7
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DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
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"Il sabato è fatto per l'uomo"...
Dove sono due o tre...
Anche le parole uccidono!!!
"... Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo,
quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un fratello
con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche le
parole uccidono..." Papa Francesco ribadisce anche all'Angelus di oggi
(7settembre 2014)
Gesù ci ricorda che...
"...
E’ molto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o
una aggressione. E’ brutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è
cristiano. Capito? Insultare non è cristiano..." Papa Francesco Angelus
07/09/2014
foto
Tutti siamo peccatori...
"E ricordatevi domani - come ho
detto - la ricorrenza liturgica della Natività della Madonna. Sarebbe
il suo compleanno. E cosa si fa quando la mamma fa la festa di
compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri… Domani ricordatevi, dal
mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre labbra, di salutare la
Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave Maria che venga dal
cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!" Papa Francesco Angelus
7/9/2014
foto
E ricordatevi la ricorrenza...
Gesù è colui che conosce...
Prega per me. Gesù prega...
Non è un professore...
Le beatitudini non sono...
L'essenziale per il Vangelo...
La Chiesa si comporta come Gesù...
E' l'amore il distintivo...
Queste sono cose di amore...
Il credente non ha nessun padrone...
Nessuno di noi è guida...
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NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA (video)
SANTISSIMO NOME DI MARIA (video)
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Storia di benedizione
Natività della Beata Vergine Maria
di Antonio Savone
Celebriamo
la nascita di Maria. A noi come quel giorno a Giuseppe viene ripetuto:
Non temere di prendere con te Maria. Sappiamo cosa abbia significato
per Giuseppe accogliere questo invito dell’angelo. Ma per noi cosa
potrebbe significare?
Anzitutto
imparare ad accogliere la disarmonia e la contraddizione. Ci saremmo
aspettati chissà quale racconto del momento in cui la Madre del Signore
ha visto la luce. E, invece, nulla di tutto questo. In quel lungo
elenco di nomi che da Abramo giunge fino a Giuseppe, Maria quasi si
perde. Tuttavia, proprio quell’elenco di nomi – i più dei quali tanto
inadeguati alla generazione del Figlio di Dio secondo una lettura
superficiale – ci restituisce un dato con cui questa festa ci chiede di
misurarci: la trama delle nostre vicende a volte disarmoniche e
contraddittorie, non rappresenta mai un impedimento definitivo al fatto
che Dio porti a compimento il suo disegno di salvezza sull’umanità. A
questa consapevolezza non si giunge se non grazie alla fede che è
proprio la capacità di tenere insieme la promessa di Dio e ciò con cui
siamo confrontati umanamente ogni giorno. Si sarà chiesta certamente
Maria come tenere insieme ciò che l’angelo le aveva annunciato di quel
bambino: sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… e, ad
esempio, quella nascita fuori casa. Lui, il compimento delle attese
d’Israele rifiutato proprio dal suo popolo. Quali contraddizioni!
Eppure, il disegno di Dio sulla storia si compie sempre attraversamento
l’umanamente inconciliabile.
Tutto
è riletto come una tessera che via via compone quello che più sta a
cuore a Dio: un’umanità riconciliata. E in tal senso ogni nascita
rappresenta l’innesto nuovo che Dio compie nel tronco dell’umanità: una
nuova possibilità offerta perché la vita superi resistenze e
difficoltà. Davvero “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”
(Rm 8,28). La nostra vita, per quanto povera e fragile, non è scandita
dal caso e tantomeno lasciata in balìa del caos. Un’attenzione amorosa
accompagna i passi del nostro vagare…
Come
sarebbe bello poter proseguire quella genealogia fino a raggiungere
noi! Tutti nomi, i nostri, che prendono luce da quel frutto maturo, che
è il Dio con noi, il Dio mescolato con noi. Questa lunga genealogia che
raggiunge me dice la fedeltà di Dio alla nostra terra, alla nostra
umanità. Perciò non posso indulgere in atteggiamenti di disperazione.
Se Dio è fedele alla mia terra, non posso disperare degli uomini e
delle donne di oggi. Dio lega il miracolo della sua presenza alla
ferialità dei miei giorni e alla successione dei nostri nomi.
Poi
imparare a pensare la nostra vita come esperienza attraverso la quale
il Signore Gesù possa avere diritto di soggiorno nella storia. Una
normalità trasparente, quella di Maria. Nulla di eccezionale nei suoi
giorni. Solo tanta disponibilità a fidarsi di una parola che veniva da
altrove rispetto ai suoi piani e ai suoi progetti. Quasi una sorta di
incoscienza la sua, eppure che cosa ha permesso di realizzare quel suo
non complicarsi la vita con vuoti ragionamenti!
Storia di benedizione – Natività della Beata Vergine Maria
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Nel giorno in cui la liturgia celebra il Santissimo Nome di Maria
proponiamo questo interessante dossier apparso sul periodico di
divulgazione scientifica Airone, firmato da Isabella Vergara.
È
la donna più famosa di tutti i tempi. Su di lei sono stati scritti
oltre 200 mila libri. A quasi duemila anni dalla sua morte, la ragazza
di Nazareth continua ad attirare decine di milioni di fedeli nei
santuari di tutto il mondo. Il network a lei dedicato, Radio Maria,
segna ascolti da record (1 milione 871 mila fedeli al giorno solo in
Italia).
Ma chi era davvero la mamma di Gesù? La parola agli storici...
Il grande mistero della Madonna: tutto su Maria di Nazareth
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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"Lo sposo è colui a cui appartiene
la sposa; ma l'amico dello sposo...
esulta di gioia alla voce dello sposo"
(Giovanni 3,29)
Gianfranco Ravasi: «Il Battista, l’amico dello sposo»
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 16,21-27
" Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, il Vivente! "
Dopo
la dichiarazione fatta a Cesarea di Filippo, Pietro ora è costretto a
fare i conti con la modalità che Gesù intende utilizzare per
incarnare il proprio messianismo. Da adesso in poi, e poco alla
volta, Gesù comincerà a mostrare ai suoi discepoli la necessità 'divina' di
salire a Gerusalemme, dove il Messia sarà chiamato a instaurare il
Regno di Dio, ma non come il re Davide, con la violenza delle armi, ma
in un modo totalmente altro, pacifico, che i discepoli ancora non
riescono a comprendere; e dove lo vedranno assiso su un trono doloroso
e infamante: la croce. Quando Pietro proclama Gesù: "il Messia il figlio di Dio, il Vivente",
non ha ancora compreso bene la portata della sua affermazione. Lui e i
discepoli vanno dietro a Gesù ma non lo seguono e pensano che egli sia
il Messia trionfatore che deve conquistare il potere con la violenza.
Ma
ora che il Signore comincia a spiegarglielo, che apertamente annuncia
ciò che lo attende a Gerusalemme, non solo si tira indietro ma,
conducendo Gesù in disparte, "lo rimprovera" (il verbo utilizzato: epitimao, è lo stesso che l'evangelista usa quando Gesù rimprovera,
in un esorcismo, il diavolo). Per Pietro l'affermazione di Gesù suona
come una sonora bestemmia, un pensiero diabolico, una realtà
lontana da Dio per la quale l'Onnipotente deve perdonarlo.
Infatti non afferma:"Dio non voglia, Signore !", come è riportato nella nostra traduzione, ma:
"Dio ti perdoni/ti usi misericordia".
Pietro vuole esorcizzare l'idea che il Messia possa essere un perdente, uno sconfitto, uno che "deve molto patire ed essere ucciso",
considera Gesù un invasato, un indemoniato, e le sue idee una
follia. Gesù ristabilisce subito le gerarchie in seno alla sua
comunità e detta ancora una volta le linee guida: è lui la Pietra
Angolare sulla quale è edificata la sua Chiesa e non Pietro: "Infatti nessuno può gettare un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo"(1Cor 3,11),
e a lui spetta tracciare il cammino che conduce alla realizzazione
del Regno, non certamente a Pietro che, se vuole essere un discepolo
fedele, deve lui seguire il suo Maestro, andargli dietro, e non
viceversa.
...
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Non chiudere la porta all’altro. Mai
Prepararsi alla domenica
(XXIII del T.O.)
di Antonio Savone
Una
di quelle pagine, quella odierna, che mette sotto osservazione le
nostre relazioni troppo spesso vissute entro criteri giuridici che
stabiliscono il “fino a dove”, per scoprire, invece, l’illimitato di
Dio, l’ostinato di Dio, la spregiudicatezza di Dio. E per scoprire –
perché no? – l’inedito della fraternità.
Deve
aver scandalizzato non poco la spregiudicatezza di Gesù nell’intessere
relazioni con soggetti poco raccomandabili quali potevano essere
all’epoca pubblicani e prostitute se la comunità di Matteo ha sentito
quasi il bisogno di mitigare quella prassi inserendo nelle relazioni
tra fratelli tradizioni più di tipo giudaico che cristiano.
Davvero
una pagina da leggere – come direbbe Francesco – sine glossa, non
sottomettendola a griglie interpretative ma accostandola tenendo sullo
sfondo la prassi di Gesù sempre a fianco di chi era escluso
dall’istituzione o comunque espulso dall’ambito sociale o religioso. Se
una accusa verrà rivolta a Gesù sarà proprio quella di aver vissuto con
non poca liberalità – con spregiudicatezza, oseremmo dire – un certo
rapporto preferenziale con pubblicani e peccatori.
Di
nuovo siamo chiamati a vibrare al ritmo stesso del cuore di Dio, mai
rassegnato alla perdita di uno solo dei suoi piccoli. Anche a costo di
lasciare le novantanove pecore nel deserto (come attesta
abbondantemente il brano immediatamente precedente).
Tuo
compito non è allestire dei processi ma stabilire legami, offrire
opportunità, lanciare occasioni, intessere rapporti. Il legame che
riesci a stabilire con qualcuno ha una tale valenza da essere assunto
da Gesù a sacramento della sua presenza in mezzo a noi. Così importante
il vincolo di fraternità, di amicizia e di amore tra gli uomini da
rendere presente fra loro il Signore. E mi sorprendo a pensare a quella
immensa sacramentalità presente nelle nostre relazioni quando si aprono
all’esperienza del senza misura: a contatto con Dio molto più spesso di
quanto crediamo.
Dopo aver tentato tutte le vie del dialogo nei confronti
di chi dovesse deviare, amarlo con quell’amore che aveva spinto il
pastore a mettersi in cerca della pecora smarrita e con quell’amore che
spingerà il padre della parabola di Lc 15 a non intentare processi ma a
ritessere una comunione infranta. Gratuitamente, senza attendersi
neanche propositi di conversione. In pura perdita. Per amore.
Giungere
a ritenere l’altro come un pagano e un pubblicano è stato fin troppo
inteso come criterio di espulsione dell’altro dalla propria vita. Ma
questo non è affatto in linea con lo stile di Gesù. Quel sia per te
come un pagano e un pubblicano significa piuttosto cercare una via di
misericordia quale unico percorso per giungere al cuore dell’altro.
Proprio come ha continuato a fare il Signore Gesù.
...
Non chiudere la porta all’altro. Mai
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La Chiesa e i vescovi
calati dall'alto
di Gennaro Matino
"... Se oggi esiste nel
mondo un problema di credibilità della Chiesa, questo passa
innanzitutto per la mancata testimonianza della sua forma istituzione
che si esalta soprattutto nella scelta e nell'attitudine al servizio
pastorale, non sempre all'altezza, dei suoi ministri, primi tra tutti,
i vescovi ...
è evidente che esiste una
Chiesa in crisi, ne consegue che la crisi non può essere
sbrigativamente addebitata alla sua base, al dilagare delle mode
contrarie al Vangelo, al mondo con i suoi vizi e la sua invadente
contrarietà al sacro. Non può essere responsabilità dei laici non
riuscire a trovare parole capaci per dialogare con un tempo in rapida
trasformazione, considerato che i laici nella chiesa, benché la loro
generosa presenza, non hanno alcuna responsabilità nelle scelte di
governo...
Certamente nel mondo ci sono
vescovi di grande spessore, ma è sotto gli occhi di tutti di quanta
imbarazzante mediocrità sia pervasa la comunità episcopale e di come le
diocesi e i fedeli debbano accontentarsi di quello che passa il
convento. Vescovi calati dall'alto, il più delle volte senza tenere
conto del bene delle Chiese locali, senza fermarsi a pensare a quanto
danno possano fare uomini inadatti alla vita di intere comunità, alla
serenità pastorale di clero e laici ...
La Chiesa e i vescovi calati dall'alto di Gennaro Matino
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Benedizioni papali. Stop al business delle pergamene: le gestirà solo il Vaticano per dare il ricavato ai poveri
Stop al business delle pergamene: le gestirà solo il Vaticano per dare il ricavato ai poveri
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Giovedì 28 agosto Mons. Nunzio
Galantino, Segretario Generale della CEI, è intervenuto al XV Corso dei
Simposi Rosminiani con una relazione dal titolo: “L’attualità del
personalismo rosminiano nel contesto del post-umanesimo”.
Nunzio Galantino: La sfida della trascendenza
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Dolore
e sgomento in tutto il mondo religioso e non solo per l’uccisone di tre
missionarie in Burundi, assalite nella loro parroccchia a Kamenge
(Bujumbura). Sono morte in Burundi, nel cuore di quell'Africa a cui
avevano dedicato la vita da missionarie per aiutare gli ultimi nel nome
del Vangelo. Due missionarie saveriane italiane, suor Lucia Pulici e
suor Olga Raschietti, di 75 e 83 anni, sono state uccise domenica
pomeriggio nella località di Kamenge, in quello che appare essere stato
un tentativo di rapina, forse di un balordo, finito nel sangue. Suor
Bernadetta Boggian, 79 anni, anch'essa saveriana, è stata uccisa
successivamente, nella notte tra domenica e lunedì, dopo l'omicidio
delle prime due...
Il Papa: «Suore uccise siano seme di pace»
“In
questo momento di profonda sofferenza, la Congregazione esprime
gratitudine per le nostre sorelle Olga, Lucia e Bernardetta che,
nonostante la salute fragile, hanno deciso di tornare in missione e
hanno dato la vita fino alla fine. Gratitudine anche nei confronti
della popolazione e di tutti coloro che stanno esprimendo la loro
vicinanza e solidarietà. Nel riserbo richiesto da questa situazione, ci
raccogliamo in preghiera, anche per chi ha compiuto questo gesto
insensato”: lo si legge in un comunicato diffuso oggi dalla direzione
generale delle Missionarie Saveriane...
TRE VITE PER L’AFRICA: OLGA, LUCIA, BERNARDETTA
Dolore,
commozione e sgomento. E nuovi particolari inquietanti che emergono con
il passare delle ore. Cresce la convinzione che dietro la barbara
uccisione delle tre missionarie saveriane in Burundi ci sia molto più
di una tentata rapina e del gesto di uno squilibrato...
Suore uccise in Burundi, si cerca il movente
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Resta ancora oscuro il movente
della barbara uccisione delle tre suore saveriane in Burundi, suor
Olga, Lucia e Bernardetta. Il ricordo di Silvia Marsili, vicaria
generale dell'ordine nella casa madre di Parma: «Fiera di loro», dice,
«malgrado gli acciacchi hanno deciso con gioia ed entusiasmo di
ripartire, dando la vita per gli ultimi»
Giusy Baioni: SUORE UCCISE IN BURUNDI: «HANNO DATO LA VITA PER GLI ULTIMI»
Le parole più toccanti, nelle
ore del dolore per la morte delle tre missionarie saveriane in Burundi
arriva dalle loro consorelle. "Qualunque siano le circostanze della
loro uccisione - scrive la congregazione delle Missionarie di Maria -
essa, nel percorso di vita di Lucia, Olga, Bernardetta è stata non
l’interruzione o l’impedimento di una missione, ma il suo compimento.
Perché le nostre sorelle erano tornate volentieri in Burundi. Perché la
logica della loro vita era spenderla tutta per Cristo e per il popolo
ove egli le aveva poste, con uno slancio che aveva in sé il desiderio
di giungere alla totalità. Erano partite non perché intestardite dalla
volontà del ritorno, neppure gemendo sotto un’obbedienza subita, ma con
slancio e con fede, accettando il rinnovarsi di un mandato".
AVVENIRE: Burundi, arrestato il killer delle suore
Commozione. Dolore. Un forte
sentimento di gratitudine. Diverse migliaia di persone hanno assistito
a Bujumbura ai funerali delle tre suore italiane trucidate domenica nel
loro convento, nella zona nord della capitale del Burundi. Alla Messa
erano presenti anche molti religiosi e decine di diplomatici stranieri
che hanno voluto rendere omaggio alle anziane missionarie saveriane
Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian.
AVVENIRE: Il grazie dell'Africa alle suore uccise
A salutare le tre suore è stato
il corale, commosso abbraccio di una popolazione grata per la loro
opera missionaria, particolarmente preziosa in un Paese lacerato da
pluridecennali conflitti tra hutu e tutsi.
L'OSSERVATORE ROMANO: Commosso saluto alle tre missionarie uccise
... Nella terra dell’amata
Africa sono sepolte oggi Lucia, Olga, Bernardetta, come già tanti
missionari prima di loro. Anche questo segno colpisce, nella sua
carnalità: hanno voluto rimanere in Africa con le loro ossa, in quella
terra sono state gettate, come un seme. Così che ciò che agli occhi del
mondo appare solo morte e sconfitta , nella logica capovolta di questi
strani uomini è una pagina di Passione e calvario, eppure non l’ultima
parola. Per altre vie che il mondo non conosce si allargano, non
visibili agli occhi, cieli e terre nuove da quei semi sepolti:
nell’incommensurabile scandalo della Parola per cui occorre passare
dentro la notte della morte, per produrre frutto.
Marina Corradi: Gettate come seme nella terra amata
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Poco più di un anno fa, nel
pomeriggio del 10 settembre, il gesuita Jorge Mario Bergoglio varcava
la soglia della sede romana del Centro Astalli, braccio italiano del
Jesuit refugee service... Quel giorno il Pontefice lanciò un appello
preciso ai religiosi e alle religiose: «I conventi vuoti non servono
alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I
conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i
rifugiati. Il Signore ci chiama a vivere con generosità e coraggio
l’accoglienza nei conventi vuoti».
Parole accolte da un fragoroso applauso nella Chiesa del Gesù,
affollata da stranieri cristiani e musulmani, volontari, operatori.
Laura Badaracchi: Conventi «aperti»: l'appello del Papa dà frutti
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
«In
passato, la maggior parte delle guerre erano motivate dall’idea di
nazione. Oggi, invece, le guerre vengono scatenate soprattutto con la
scusa della religione. Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno
noto una cosa: forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è
un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle
più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l’unico leader
davvero rispettato. Per questo mi è venuta l’idea che ho proposto a
papa Francesco…».
...
«Oggi
ci confrontiamo con centinaia, forse migliaia di movimenti terroristici
che pretendono di uccidere in nome di Dio. E’ una guerra del tutto
nuova rispetto a quelle del passato, sia nelle tecniche sia soprattutto
nelle motivazioni. Per opporci a questa deriva abbiamo l’Organizzazione
delle Nazioni Unite. E’ un organismo politico ma non ha né gli eserciti
che avevano le nazioni né la convinzione che producono le religioni. E
lo si vede bene: quando l’Onu manda in Medio Oriente dei peace keepers
che vengono dalle Isole Fiji o dalle Filippine e questi vengono
sequestrati dai terroristi, che può fare il segretario generale
dell’Onu? Una bella dichiarazione. Che non ha né la forza né
l’efficacia di una qualunque omelia del Papa, che nella sola piazza San
Pietro raduna mezzo milione di persone».
«E
allora, preso atto che l’Onu ha fatto il suo tempo, quello che ci serve
è un’Organizzazione delle Religioni Unite, un’Onu delle religioni.
Sarebbe il modo migliore per contrastare questi terroristi che uccidono
in nome della fede, perché la maggioranza delle persone non è come
loro, pratica la propria religione senza uccidere nessuno, senza
nemmeno pensarci. E penso che dovrebbe esserci anche una Carta delle
Religioni Unite, esattamente come c’è la Carta dell’Onu. La nuova Carta
servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o
compiere eccidi di massa, come vediamo fare in queste settimane, non ha
nulla a che vedere con la religione. E’ questo che ho proposto al Papa».
...
SHIMON PERES A PAPA FRANCESCO: FONDIAMO L'ONU DELLE RELIGIONI
L'osservatore
della Santa Sede presso le Nazioni Unite: "Dal leader israeliano il
riconoscimento che Francesco è un simbolo religioso non solo per i
cattolici ma per tutta l'umanità. Il dialogo fra le religioni può
essere ponte tra le nazioni anche se non può sostituirsi alla
politica"...
TOMASI: "DA PERES UNA PROPOSTA CHE SEGNA UNA SVOLTA"
Serve
davvero un’ONU delle religioni? Magari affiancata da una Carta delle
Religioni unite? I termini con cui viene riassunta la proposta di
Shimon Peres a papa Francesco sono di sicuro effetto mediatico, ma
siamo convinti di sapere esattamente di cosa si sta parlando? Siamo
concordi nell’interpretazione da dare a queste parole e a questa
proposta? Nessuno mette in dubbio la sincera intenzione di pace che
anima l’iniziativa assunta dall’ex-presidente israeliano, ma non
possiamo esimerci dall’interrogarci sulle motivazioni che ne dà e sulle
letture che ne possono derivare.
Se
infatti il motivo principale – come sembra di capire dalle parole con
cui è presentata la proposta di Peres – è il fallimento dell’ONU, della
sua Carta fondatrice e, implicitamente, della Dichiarazione universale
dei diritti dell’uomo, non si vede come una nuova struttura, a
composizione religiosa e non statuale, e una nuova dichiarazione di
principi, confessionali e non di etica universale, possano riuscire là
dove riteniamo abbiamo fallito le migliori risorse che l’umanità ha
saputo investire all’indomani della seconda guerra mondiale. Forse che
le affermazioni etiche della Carta delle Nazioni unite o i diritti
fondamentali di ogni essere umano sanciti nel 1948 sono ritenuti non
più validi? O non è piuttosto in discussione l’incapacità a metterli in
pratica e la mancanza di volontà nel farli rispettare? E se mancano
risorse e strumenti coercitivi per imporre tali valori e per fermare
chi li conculca, crediamo davvero che un appello in cui il linguaggio
religioso sostituisce quello diplomatico possa avere successo? Inoltre,
in base a cosa riteniamo che chi non aderisce a nessuna religione sia
privo di istanze etiche?
Ma
vi è una lettura più immediata di questa iniziativa, ed è quella che
stuzzica subito l’enfasi da parte dei media: un ipotetico nuovo
organismo mondiale potrebbe stabilire una sorta di minimo comune
denominatore delle fedi, di ciò che è permesso e che è proibito in
ambito etico secondo i dettami delle diverse credenze religiose. Ora,
in questa ottica, non si può evitare l’impressione di un appiattimento
sincretista, di uno sfumare della rivelazione in una nebulosa in cui
tutte le verità si equivalgono e ogni professione di fede è vittima
dell’“indifferenza”. Certo è più facile addossare a un’entità
interreligiosa oggi inesistente – e difficilmente realizzabile – le
responsabilità cui il consesso delle nazioni non ha saputo far fronte
degnamente, che non richiamare ai loro doveri etici e civili le nazioni
e i loro governanti, la politica e l’etica pubblica. Forse che oggi chi
ha le leve del potere politico ed economico ignora ciò che è bene e ciò
che è male per l’umanità? Sta davvero aspettando ansioso che le
religioni del mondo gli diano suggerimenti in proposito? O non è vero
piuttosto che trascura consapevolmente questa chiara distinzione in
base ai propri interessi?
...
Non ci serve l'ONU delle religioni
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Dossier
Primo bilancio dell'incontro delle religioni per la pace promosso dalla
Comunità di Sant'Egidio, svoltosi quest'anno in Belgio, ad Anversa.
Tante e qualificate le voci del mondo musulmano che condannano con
fermezza, Corano alla mano, le tragiche derive fondamentaliste che
insaguinano Siria, Iraq e altri Paesi.
FAMIGLIA CRISTIANA: «MA IL VERO ISLAM È UN'ALTRA COSA»
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Angelus/Regina Cæli - Angelus 7 settembre 2014
Udienza Generale- del 10 settembre 2014: La Chiesa è Madre (II): insegna le opere di misericordia
Discorso - Ai Presuli della Conferenza Episcopale del Camerun, in Visita "ad Limina Apostolorum" (6 settembre 2014)
Discorso - All'Associazione Biblica Italiana (12 settembre 2014)
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05 /09/2014:
09/09/2014:
11/09/2014:
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7 settembre 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il
Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 18° di Matteo, presenta
il tema della correzione fraterna nella comunità dei credenti: cioè
come io devo correggere un altro cristiano quando fa una cosa non
buona. Gesù ci insegna che se il mio fratello cristiano commette una
colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e,
prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha
detto o ha fatto non è buono. E se il fratello non mi ascolta? Gesù
suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con
altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che
ha fatto; se, nonostante questo, non accoglie l’esortazione, bisogna
dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre
fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato,
facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede.
Le
tappe di questo itinerario indicano lo sforzo che il Signore chiede
alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda.
Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo
della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -. «Va’ e
ammoniscilo fra te e lui solo» (v. 15). L’atteggiamento è di
delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha
commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il
fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io
sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un
fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dell’altro! Anche
le parole uccidono. Facciamo attenzione a questo. Nello stesso tempo
questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare
inutilmente il peccatore. Si parla fra i due, nessuno se ne accorge e
tutto è finito. È alla luce di questa esigenza che si comprende anche
la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di
alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di
aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la
sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche di aiutare noi a
liberarci dall’ira o dal risentimento, che fanno solo male:
quell’amarezza del cuore che porta l’ira e il risentimento e che ci
portano ad insultare e ad aggredire. E’ molto brutto vedere uscire
dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. E’ brutto.
Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare
non è cristiano.
...
Domandiamo
tutto questo per l’intercessione della Beata Vergine Maria, che domani
celebreremo nella ricorrenza liturgica della sua Natività.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
in
questi ultimi giorni sono stati compiuti passi significativi nella
ricerca di una tregua nelle regioni interessate dal conflitto in
Ucraina orientale, pur avendo sentito oggi delle notizie poco
confortanti. Tuttavia auspico che essi possano recare sollievo alla
popolazione e contribuire agli sforzi per una pace duratura. Preghiamo
affinché, nella logica dell’incontro, il dialogo iniziato possa
proseguire e portare il frutto sperato. Maria, Regina della Pace, prega
per noi.
Unisco
inoltre la mia voce a quella dei Vescovi del Lesotho, che hanno rivolto
un appello per la pace in quel Paese. Condanno ogni atto di violenza e
prego il Signore perché nel Regno del Lesotho si ristabilisca la pace
nella giustizia e nella fraternità.
...
E
ricordatevi domani - come ho detto - la ricorrenza liturgica della
Natività della Madonna. Sarebbe il suo compleanno. E cosa si fa quando
la mamma fa la festa di compleanno? La si saluta, si fanno gli auguri…
Domani ricordatevi, dal mattino presto, dal vostro cuore e dalle vostre
labbra, di salutare la Madonna e dirle: “Tanti auguri!”. E dirle un’Ave
Maria che venga dal cuore di figlio e di figlia. Ricordatevi bene!
A tutti voi chiedo, per favore, di pregare per me. Vi auguro buona domenica e buon pranzo.
il testo integrale dell'Angelus
video
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10 settembre 2014
Saluti ai malati prima dell'Udienza Generale
Vi
ringrazio della vostra visita, grazie tante. Vi chiedo di pregare per
me, non dimenticare, eh!, perché possa andare avanti col mio lavoro. Io
pregherò per tutti voi e per i bambini. E adesso, tutti insieme,
preghiamo la Madonna e vi do la benedizione. [Ave Maria] Buona
giornata, e avanti, eh! Grazie a voi! Grazie.
Grande folla di pellegrini in piazza San Pietro per la consueta udienza settimanale del mercoledì.
Alcuni momenti dell'Udienza generale con Papa Francesco
video del saluto ai fedeli
La Chiesa
La Chiesa è Madre (II): insegna le opere di misericordia
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Nel
nostro itinerario di catechesi sulla Chiesa, ci stiamo soffermando a
considerare che la Chiesa è madre. La volta scorsa abbiamo sottolineato
come la Chiesa ci fa crescere e, con la luce e la forza della Parola di
Dio, ci indica la strada della salvezza, e ci difende dal male. Oggi
vorrei sottolineare un aspetto particolare di questa azione educativa
della nostra madre Chiesa, cioè come essa ci insegna le opere di
misericordia.
Un
buon educatore punta all’essenziale. Non si perde nei dettagli, ma
vuole trasmettere ciò che veramente conta perché il figlio o l’allievo
trovi il senso e la gioia di vivere. E’ la verità....Che
bello è vivere nella Chiesa, nella nostra madre Chiesa che ci insegna
queste cose che ci ha insegnato Gesù. Ringraziamo il Signore, che ci dà
la grazia di avere come madre la Chiesa, lei che ci insegna la via
della misericordia, che è la via della vita. Ringraziamo il Signore.
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo
un cordiale benvenuto alle persone di lingua araba, in particolare a
quelle provenienti dalla Siria e dal Medio Oriente. La Chiesa,
sull’esempio del suo Maestro, è maestra di misericordia: affronta
l’odio con l’amore; sconfigge la violenza con il perdono; risponde alle
armi con la preghiera! Il Signore ricompensi la vostra fedeltà, vi
infonda coraggio nella lotta contro le forze del maligno e apra gli
occhi di coloro che sono accecati dal male, affinché presto vedano la
luce della verità e si pentano degli errori commessi. Il Signore vi
benedica e vi protegga sempre.
...
Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti!
...
Saluto inoltre il Gruppo Donatori di sangue della Presidenza del
Consiglio dei Ministri; come pure gli Ufficiali e Marinai della Squadra
Navale impegnati nell’operazione “Mare Nostrum”, e vi ringrazio per
l’ammirevole opera in favore di tanti fratelli in cerca di speranza.
Grazie tante, grazie. La visita alle Tombe degli Apostoli alimenti in
voi tutti la fede che si manifesta in concrete opere di carità.
Un
particolare pensiero rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Venerdì prossimo celebreremo la memoria del Santissimo Nome di
Maria. Invocatela, cari giovani... per sentire la dolcezza dell’amore
della Madre di Dio; pregatela, cari ammalati, soprattutto nel momento
della croce e della sofferenza; guardate a Lei, cari sposi novelli,
come al modello del vostro cammino coniugale di dedizione e fedeltà.
il testo integrale della catechesi
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
5 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Lo stile del Vangelo è nuovo, attuale”
Nessuna
paura di cambiare le cose secondo la legge del Vangelo: «La Chiesa
chiede a tutti noi alcuni cambiamenti. Ci chiede di lasciare da parte
le strutture caduche; non servono». Spazio invece alla «legge delle
beatitudini», alla «gioia» e alla «libertà che ci porta la novità del
Vangelo». Lo ha affermato Papa Francesco durante la messa celebrata
venerdì mattina, 5 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Per
la sua meditazione il Papa ha preso spunto dal passo evangelico di Luca
(5, 33-39), proposto dalla liturgia. «Questi scribi, questi farisei —
ha detto — hanno voluto mettere Gesù in difficoltà e farlo cadere in
trappola». Ricordandogli che Giovanni e i suoi discepoli digiunano, gli
pongono una domanda: «Ma tu che sei tanto amico di Giovanni, e i tuoi
discepoli che sono amici, che sembrano essere i giusti, perché non fate
lo stesso?». Interrogativo al quale «Gesù risponde parlando di due
cose: ci parla di festa e ci parla di novità».
Anzitutto,
ha spiegato il Pontefice, «ci parla di festa, festa sponsale, e dice:
ma noi siamo in tempo di festa! C’è qualcosa di nuovo qui, c’è una
festa! Qualcosa che è caduto e qualcosa che viene rinnovata, fatta
nuova». Ed è «curioso», ha fatto notare il Papa, che Gesù «alla fine
prenda l’immagine del vino», tanto che «quando si legge questo brano
non si può non collegare questa festa sponsale al vino nuovo di Cana».
In fondo «è tutto un simbolo», che «ci parla di novità». Soprattutto
quando Gesù dice: «Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».
Dunque «a vini nuovi, otri nuovi». Ecco «la novità del Vangelo». Del
resto, si è chiesto Francesco, «cosa ci porta il Vangelo? Gioia e novità».
...
Messa a Santa Marta - Vini nuovi otri nuovi
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
8 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Camminiamo insieme a Maria”
Dio
è «il Signore della storia» e anche della «pazienza». Egli «cammina con
noi»: per questo il cristiano è chiamato a non spaventarsi delle cose
grandi e a prestare attenzione anche alle cose piccole. È questa
l’esortazione che, citando san Tommaso d’Aquino, Papa Francesco ha
rivolto stamani, lunedì 8 settembre, ai fedeli che hanno partecipato
alla messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.
Anzitutto
il Pontefice ha osservato che «quando leggiamo nella Genesi il racconto
della creazione» rischiamo «di pensare che Dio sia stato un mago», con
tanto di «bacchetta magica» in grado di fare tutte le cose. Ma «non è
stato così». Infatti, ha spiegato, «Dio ha fatto le cose — ognuna — e
le ha lasciate andare con le leggi interne, interiori, che lui ha dato
a ognuna, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla pienezza».
Dunque «il Signore alle cose dell’universo ha dato autonomia», ma «non
indipendenza». E così «la creazione è andata avanti durante secoli e
secoli e secoli, finché è arrivata al modo com’è oggi». Proprio «perché
Dio non è mago, è creatore».
Per
quanto riguarda l’uomo, invece, il discorso cambia. «Quando al sesto
giorno di quel racconto arriva la creazione dell’uomo», ha spiegato il
vescovo di Roma, Dio «dà un’altra autonomia, un po’ diversa, ma non
indipendente: un’autonomia che è la libertà». E «dice all’uomo di
andare avanti nella storia: lo fa il responsabile della creazione,
anche perché domini il creato, perché lo porti avanti e così arrivi
alla pienezza dei tempi». La «pienezza dei tempi», ha affermato, è
«quello che lui aveva nel cuore: l’arrivo di suo Figlio».
A
questo proposito il Pontefice ha fatto riferimento al passo della
Lettera di san Paolo ai romani (8,28-30) proposto dalla liturgia. «Dio
— ha spiegato citando le parole dell’apostolo — ci ha predestinati,
tutti, a essere conformi all’immagine del Figlio. E questo è il cammino
dell’umanità, è il cammino dell’uomo: Dio voleva che noi fossimo come
suo Figlio e che suo Figlio fosse come noi».
«Così
è andata avanti la storia», come si evince anche dal brano del Vangelo
di Matteo (1,1-16.18-23) che presenta la genealogia di Gesù ...
Quindi
Francesco ha rivolto il pensiero a Maria, nel giorno della festa della
sua natività. «Oggi — ha detto — siamo nell’anticamera di questa
storia: la nascita della Madonna». E per questo al Signore «chiediamo
nella preghiera che ci dia unità per camminare insieme e pace nel
cuore. È la grazia di oggi: così arriviamo qui, perché il nostro Dio è
paziente, ci ama, ci accompagna».
Oggi
dunque, proseguito il Pontefice, «possiamo guardare la Madonna,
piccolina, santa, senza peccato, pura, prescelta per diventare la madre
di Dio, e anche guardare questa storia che è dietro, tanto lunga, di
secoli». Da qui alcune domande fondamentali: «Come cammino io nella mia
storia? Lascio che Dio cammini con me? Lascio che lui cammini con me o
voglio camminare da solo? Lascio che lui mi carezzi, mi aiuti, mi
perdoni, mi porti avanti per arrivare all’incontro con Gesù Cristo?».
Perché proprio questo, ha sottolineato, «sarà il fine del nostro
cammino: incontrarci col Signore».
Così,
ha proseguito il Papa, c’è una domanda a cui «ci farà bene oggi»
rispondere: «Lascio che Dio abbia pazienza con me?». Solo «guardando
questa storia grande e anche questo piccolo paese», ha assicurato in
conclusione, «possiamo lodare il Signore e chiedere umilmente che ci
doni la pace, quella pace del cuore che soltanto lui ci può dare, che soltanto ci dà quando noi lasciamo lui camminare con noi».
Omelia a Santa Marta - Piccolina e santa
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Gesù non parla dalla cattedra ma è tra la gente”
Gesù
non è un professore che parla dalla cattedra, ma sta in mezzo alla
gente e si lascia toccare per guarire. Lo ha detto Papa Francesco nella
Messa mattutina presieduta a Santa Marta.
Commentando
il Vangelo del giorno, Papa Francesco riflette su tre momenti della
vita di Gesù. Il primo è la preghiera. Gesù passa “tutta la notte
pregando Dio”. Gesù “prega per noi. Sembra
un po’ strano che Lui che è venuto a darci la salvezza, che ha il
potere” – osserva il Papa – “prega il Padre”. E “lo fa spesso”. Gesù “è
il grande intercessore”:
“Lui è davanti al Padre in questo momento, pregando per noi. E questo deve darci coraggio!
...
Dopo
la preghiera, Gesù sceglie i 12 Apostoli. Il Signore lo dice
chiaramente: “Non siete stati voi a scegliere me. Sono io che ho scelto
voi!”. “Questo secondo momento - afferma il Papa - ci dà coraggio: ‘Io
sono scelto, io sono scelta dal Signore! Nel giorno del Battesimo Lui
mi ha scelto’. E Paolo, pensando a questo diceva: ‘Lui scelse me, fin
dal seno della mia madre’”. Noi cristiani, dunque, siamo stati scelti:
“Queste sono cose di amore! L’amore non guarda se uno ha la faccia brutta o la faccia bella: ama! E Gesù fa lo stesso: ama e sceglie con amore. E sceglie tutti!
...
Poi
c’è il terzo momento: “Gesù vicino alla gente”. In tantissimi vengono
“per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie. Tutta la folla
cercava di toccarlo” perché “da Lui usciva una forza che guariva
tutti”. Gesù è in mezzo al suo popolo:
“Non
è un professore, un maestro, un mistico che si allontana dalla gente e
parla dalla cattedra, lì. No! E’ in mezzo alla gente; si lascia
toccare; lascia che la gente gli chieda. Così è Gesù: vicino alla
gente. E questa vicinanza non è una cosa nuova per Lui: Lui la
sottolinea nel suo modo di agire, ma è una cosa che viene dalla prima
scelta di Dio per il suo popolo. Dio dice al suo popolo: ‘Pensate,
quale popolo ha un Dio così vicino come Io sono con voi?’. La vicinanza
di Dio col suo popolo è la vicinanza di Gesù con la gente”.
“Così
è il nostro Maestro, così è il nostro Signore – ha concluso il Papa -:
uno che prega, uno che sceglie la gente e uno che non ha vergogna di
essere vicino alla gente. E questo ci dà fiducia in Lui. Ci affidiamo a
Lui perché prega, perché ci ha scelto e perché ci è vicino”.
Francesco: Gesù sta in mezzo alla gente, non è professore che parla dalla cattedra
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
11 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Gesù chiede di amare i nemici”
Essere
cristiani significa essere «un po’ stolti», almeno secondo la logica
mondana. E per nulla autoreferenziali, tanto che da soli non si riesce
a far nulla e proprio per non spaventarci ci viene in soccorso la
grazia di Dio. Sono le linee fondamentali della vita cristiana,
centrata sulla novità del Vangelo che capovolge i criteri del mondo,
riproposte da Papa Francesco durante la messa celebrata stamani,
giovedì 11 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Invitando
a leggere e rileggere, anche quattro volte se necessario, il capitolo
sesto del Vangelo di san Luca — la liturgia di oggi propone in
particolare i versetti 27-38 — il Pontefice ha ricordato come Gesù ci
abbia dato «la legge dell’amore: amare Dio e amarci come fratelli». E
il Signore, ha aggiunto il Papa, non ha mancato di spiegarla «un po’ di
più, con le Beatitudini» che riassumono bene «l’atteggiamento del
cristiano».
Nel
passo del Vangelo di oggi, però, Gesù va ancora oltre e «spiega di più
a quelli che erano attorno a Lui per ascoltarlo». Anzitutto, ha
suggerito il Papa, esaminiano «i verbi che usa: amate; fate del bene;
benedite; pregate; offri; non rifiutate; dà». Con queste, ha
commentato, «Gesù ci mostra il cammino che dobbiamo seguire, un cammino
di generosità». Ci chiede innanzitutto di «amare». E noi domandiamo «ma
chi devo amare?». Lui ci risponde «i vostri nemici». Così noi,
sorpresi, chiediamo una conferma: proprio i nostri nemici? «Sì» ci dice
il Signore, proprio «i nemici!».
Ma il Signore ci chiede anche di «fare del bene»...
Poi ci chiede pure di «benedire coloro che ci maledicono»...
Tutto
questo ragionamento di Gesù, ha affermato Papa Francesco, porta a una
conclusione forte: «Amate, invece, i vostri nemici. Fate del bene e
prestate senza sperare nulla. Senza interesse. E la vostra ricompensa
sarà grande. E così sarete figli dell’Altissimo».
È
perciò evidente, ha proseguito, che «il Vangelo è una novità difficile
da portare avanti». In una parola significa «andare dietro a Gesù».
Seguirlo. Imitarlo. Gesù non rispose a suo Padre «andrò e dirò quattro
parole, farò un bel discorso, indicherò la via e poi torno». No, la
risposta di Gesù al Padre è: «Io farò la tua volontà». E infatti
nell’orto degli Ulivi dice al Padre: «Sia fatta la tua volontà». E così
«dà la vita non per i suoi amici» ma «per i suoi nemici!».
Il cammino cristiano non è facile,
ha riconosciuto il Papa, ma «è questo». Così a quanti dicono «io non me
la sento di fare così!» la risposta è «se non te la senti, è un
problema tuo, ma il cammino cristiano è questo. Questo è il cammino che
Gesù ci insegna». Perciò il Pontefice ha suggerito di «andare sulla
strada di Gesù, che è la misericordia: siate misericordiosi come il
Padre vostro è misericordioso». Perché «soltanto con un cuore
misericordioso potremo fare tutto quello che il Signore ci consiglia,
fino alla fine». Risulta quindi evidente che «la vita cristiana non è
una vita autoreferenziale» ma «esce da se stessa per darsi agli altri:
è un dono, è amore, e l’amore non torna su se stesso, non è egoista: si
dà!».
Il
brano di san Luca finisce con l’invito a non giudicare e a essere
misericordiosi. Invece, ha detto il Pontefice, «tante volte sembra che
noi siamo stati nominati giudici degli altri: chiacchierando,
sparlando, giudichiamo tutti». Ma Gesù ci dice: «Non giudicate e non
sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e
sarete perdonati». Del resto, «tutti i giorni lo diciamo nel Padre
nostro: perdonaci come noi perdoniamo». Infatti se io per primo «non
perdono, come posso chiedere al Padre “mi perdoni?”».
C’è
poi un’altra immagine molto bella nella pagina evangelica: «“Date e vi
sarà dato” — ha detto il Papa — e qui si vede che il cuore di Gesù si
allarga e fa questa promessa che forse è una figura del cielo». La vita
cristiana, così come ce la presenta Gesù, sembra davvero «una
stoltezza», ha fatto notare Francesco. Lo stesso san Paolo, del resto,
parla della «stoltezza della croce di Cristo che non ha niente a che
fare con la sapienza del mondo». Perciò, «essere cristiano è diventare
stolto, in un certo senso». E «rinunciare a quella furbizia del mondo
per fare tutto quello che Gesù ci dice di fare. E, se facciamo i conti,
se facciamo un bilancio, sembra a nostro sfavore». Ma «la strada di
Gesù» è «la magnanimità, la generosità, il dare se stesso senza
misura». Lui «è venuto al mondo» per salvare e ha dato se stesso, «ha
perdonato, non ha parlato male di nessuno, non ha giudicato».
Certo,
ha riconosciuto il Pontefice, «essere cristiano non è facile» e con le
nostre sole forze non possiamo «diventare cristiani»: ci serve «la
grazia di Dio». Così c’è una preghiera che, ha detto il Papa, va fatta
tutti giorni: «Signore, dammi la grazia di diventare un buon cristiano,
una buona cristiana, perché io non ce la faccio»...
Messa a Santa Marta-Quegli stolti di cristiani
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
12 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“la correzione fraterna, aiuto per guarire”
Cristiani
a rischio «squalifica», come ammonisce san Paolo, se pretendono di fare
la correzione fraterna senza carità, verità e umiltà, dando spazio a
ipocrisia e chiacchiere. In realtà questo servizio all’altro richiede
anzitutto di riconoscersi peccatori e non ergersi a giudici, come ha
ricordato il Papa durante la messa celebrata venerdì mattina, 12
settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Francesco
ha fatto subito notare come «in questi giorni la liturgia ci ha fatto
meditare su tanti atteggiamenti cristiani: dare, essere generoso,
servire gli altri, perdonare, essere misericordioso». Questi «sono
atteggiamenti — ha spiegato — che aiutano a crescerela Chiesa». Ma in
particolare «oggi il Signore ci fa tornare su uno di questi
atteggiamenti, del quale ha già parlato, e cioè la correzione
fraterna». La questione di fondo è: «Quando un fratello, una sorella
della comunità sbaglia, come devo correggerlo?».
Sempre
attraverso la liturgia, ha proseguito il Pontefice, «il Signore ci
aveva detto alcuni consigli su come correggere» l’altro. Ma «oggi
riprende tutto e dice: si deve correggerlo, ma come una persona che
vede e non come un cieco». Lo ricorda proprio il Vangelo di Luca (6,
39-42): può forse un cieco guidare un altro cieco?
Insomma per correggere bisogna vedere bene.
E seguire alcune regole di comportamento suggerite dal Signore stesso.
«Prima di tutto — ha affermato il Pontefice — il consiglio che dà per
correggere il fratello, lo abbiamo sentito l’altro giorno, è prendere
da parte il tuo fratello che ha sbagliato e parlagli», dicendogli: «Ma,
fratello, in questo credo che tu non hai fatto bene!».
E
«prenderlo da parte» significa, appunto, «correggerlo con carità».
Perché «non si può correggere una persona senza amore e senza carità».
Sarebbe come «fare un intervento chirurgico senza anestesia», con la
conseguenza che l’ammalato morirebbe di dolore. E «la carità è come una
anestesia che aiuta a ricevere la cura e accettare la correzione». Ecco
allora il primo passo verso il fratello: «prenderlo da parte, con
mitezza, con amore, e parlagli». ... «Se
io non faccio con carità la correzione fraterna, non la faccio in
verità e non la faccio con umiltà, divento cieco» ha ammonito il Papa.
E se non vedo, si è chiesto, come faccio a «guarire un altro cieco?».
In
sostanza «la correzione fraterna è un atto per guarire il corpo della
Chiesa». Francesco l’ha descritta con un’immagine efficace: è come
ricucire «un buco nel tessuto della Chiesa». Però bisogna procedere
«con tanta delicatezza, come le mamme e le nonne quando ricuciono», ed
è proprio questo lo stile con cui «si deve fare la correzione fraterna». ... Tutto
questo ragionamento sulla correzione fraterna, ha proseguito il Papa,
ci sollecita a «non fare da giudice». Anche se, ha avvertito, «noi
cristiani abbiamo la tentazione di farci come dottori», quasi di
«spostarci fuori del gioco del peccato e della grazia, come se noi
fossimo angeli».
È
una tentazione di cui parla anche san Paolo nella prima Lettera ai
corinzi (9,16-19.22-27): «Non succeda che dopo avere predicato agli
altri, io stesso venga squalificato». Dunque, ci ricorda l’apostolo,
«un cristiano che, in comunità, non fa le cose — anche la correzione
fraterna — in carità, in verità e con umiltà, si squalifica!». Perché
«non è riuscito a diventare un cristiano maturo».
Francesco
ha concluso pregando il Signore che «ci aiuti in questo servizio
fraterno, tanto bello e tanto doloroso, di aiutare i fratelli e le
sorelle a essere migliori», spingendoci «a farlo sempre con carità, in
verità e con umiltà». Messa a Santa Marta -Il compito di ricucire i buchi
video
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