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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Paolo Borsellino, Vincenzo Li Muli.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
"Voci dei bambini nelle emergenze"
video
Unione Europea e UNICEF lanciano oggi in Italia la campagna "Voci dei
bambini nelle emergenze" per far conoscere la condizione di milioni di
bambini e ragazzi in tutto il mondo colpiti da crisi umanitarie causate
da calamità, catastrofi e conflitti, – e offrire ad alcuni di loro
l'opportunità di raccontare la propria storia.
L’Ambasciatore UNICEF Ewan McGregor sostiene la campagna a livello internazionale con un video in
cui “presta” la sua voce a Mustapha, un bambino siriano che dopo essere
fuggito dalla guerra nel suo paese ha attraversato il confine per
raggiungere la Giordania.
«Milioni
di bambini in tutto il mondo sono intrappolati in situazioni terribili
che non dipendono da loro e che non possono controllare», ha affermato
McGregor. «Oggi, sono onorato di prestare la mia voce a questi bambini.
Tutti i bambini, ovunque, hanno il diritto di far sentire la propria
voce sulle questioni che li riguardano.»
Nelle
crisi umanitarie i bambini sono sempre i più vulnerabili e a rischio di
malattie, malnutrizione, sfruttamento e abuso. Molti devono
interrompere la scuola e subiscono gravi stress psicologici. Tutto ciò
ha conseguenze a lungo termine nella loro vita e in quella della loro
comunità.
...
«Siamo
molto felici di lanciare questa campagna congiunta proprio in occasione
dell’inizio del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio
dell’Unione Europea; oggi sono 59 milioni i bambini di 50 paesi che
vivono situazioni di emergenza» ha detto Giacomo Guerrera, Presidente
dell’UNICEF Italia.
...
«Alcune
delle storie dei bambini nelle emergenze fanno notizia, ma la maggior
parte non sono mai state ascoltate», ha concluso il Direttore
dell'UNICEF Anthony Lake. «La campagna 'Voci dei bambini nelle
emergenze' permette ai bambini che vivono calamità naturali, conflitti
e sconvolgimenti politici di raccontare le loro storie – come solo loro
sanno fare».
La campagna
"Voci
dei bambini nelle emergenze" vuole offrire ai bambini colpiti da
calamità naturali, carestie, conflitti e sconvolgimenti politici
l'opportunità di raccontare le loro storie, attraverso testimonianze e
immagini.
Attraverso il sito web vocideibambini.it tutti
possono contribuire a diffondere le voci di questi bambini “prestando”
loro la propria voce. Oltre al sito italiano sono online siti della
campagna in inglese, spagnolo, francese, italiano, polacco, greco e
sloveno. Tutti i siti presentano video, foto, testimonianze e
infografiche nelle rispettive lingue.
Ogni
utente può condividere sui propri social media questi materiali, per
aiutare i bambini a far sentire la propria voce, dimostrando che ognuno
di noi può fare la differenza per loro.
...
UNICEF e UE lanciano la campagna #vocideibambini
"Qui
la vita è molto diversa", dice Aya. "Mi sento persa." Aya è una dei
50.000 rifugiati palestinesi che sono dovuti fuggire dalla Siria in
Libano a causa del conflitto in corso. Ha lasciato tutto, anche i suoi
amici e i nonni, in cerca di sicurezza.
la storia di Aya
video
"Vorrei
tornare indietro nel tempo, ma non posso" dice Michel, 13 anni, di San
Roque, nelle Filippine. Oltre ad aver distrutto la sua scuola, il
tifone Haiyan ha anche ucciso la sua maestra.
la storia di Michel
video
"È
una vita dura. Mangiamo solo una volta ogni due giorni", racconta
Chamsia. "La nostra unica speranza è il raccolto. Purtroppo quest'anno
non è andata così bene."
Il
Niger è stato colpito da ripetute crisi alimentari. Chamsia e suo
marito, che è agricoltore, combattono per nutrire la loro bambina, che
ora soffre di malnutrizione acuta grave. La piccola è solo una degli
oltre 300.000 bambini in Niger ogni anno a rischio di morte per fame.
la storia di Chamsia
video
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Maru
non si è fermato neppure davanti al Mediterraneo che voleva
inghiottirlo con il barcone con 104 profughi partito venerdì notte da
Tripoli. Li ha salvati la Guardia Costiera sabato sera, perché l’uomo,
48 anni, un profugo etiope riparato da tanti anni in Sudan e con in
tasca i documenti dell’Acnur, aveva lasciato il numero del satellitare
a un’amica italiana, Cornelia Toelgyes, coraggiosa attivista per i
diritti umani che da anni segue e documenta le vicende dei profughi sul
blog Africa Express, che l’ha prontamente girato alla Guardia
costiera.
A
Maru non interessa l’Italia. Lui ha uno scopo, è partito per ritrovare
sua figlia che oggi ha cinque anni. E, quanto prima, si metterà sulla
sua pista, che porta verso l’ignoto. Non la vede da un anno e mezzo, da
quando lei e la madre, la sposa di Maru, dovettero lasciare Khartoum.
L’etiope nella capitale sudanese aveva un lavoro in un ufficio delle
Nazioni Unite. Ma agli integralisti islamici quella coppia mista, lui
cristiano e lei musulmana, non andavano giù, e alla fine del 2012 la
donna e la piccola furono minacciate di morte...
Maru su un barcone per cercare la sua piccola di 5 anni
Erano
le undici ed un quarto quando è arrivata la telefonata da un numero
satellitare. In un certo senso ero preparata, ma si spera ugualmente
che certe chiamate non arrivino mai. Maru mi aveva scritto ieri sera
che stava per imbarcarsi da un porto della Libia: “Cornelia, sono Maru,
la nostra imbarcazione è in difficoltà. Abbiamo bisogno di aiuto.
Stiamo imbarcando acqua. Siamo in centoquattro”. La comunicazione è
difficile. La linea cade spesso. Mi richiamano. Immediatamente avverto
la nostra Marina Militare, prendono nota del mio SOS.
Durante
la giornata di oggi mi hanno ritelefonato spesso. Ho parlato con tante
persone diverse, in lingue diverse. Ogni volta erano più disperati. Il
carburante era terminato. Non avevano né cibo né acqua con sé.
Maledetti trafficanti. Acqua, cibo e carburante pesano. Meglio
imbarcare qualche persona in più, piuttosto che le cose di prima
necessità. Il guadagno prima di tutto. Se poi muoiono, chi se ne frega.
Intanto il pagamento va fatto in anticipo, come un qualsiasi biglietto
di trasporto.
...
Maru
è una storia nella storia. Le persone che sbarcano nella nostra terra
portano nell’anima dolori indelebili. Sofferenze atroci, spesso anni di
galera per immigrazione clandestina nei vari Paesi che sono costrette
ad attraversare per raggiungere la meta. Quasi sempre sono obbligate ad
affidarsi a contrabbandieri, che non di rado le vendono a trafficanti
di esseri umani. Ricatti e riscatti sono all’ordine del giorno. La
morte è sempre in agguato, l’unico conforto sono i sogni, gelosamente
custoditi, insieme ai ricordi del passato.
...
Il
mondo occidentale ha costruito muri per proteggere le proprie
frontiere, ma chi è disperato è disposto a sacrifici inimmaginabili,
pur di conquistare un briciolo di liberta, il cui prezzo è altissimo.
Spesso lo si paga con la vita. Il rifugiato lo sa. Ma è determinato nel
ripetersi ogni giorno: “Forse ce la farò”.
Diceva
Giacomo Leopardi: “Il forse è la parola più bella del vocabolario
italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca
la fine, ma va verso l’infinito…”
Sul barcone della morte dalla Libia a Lampedusa, Maru un papà che non si arrende di Cornelia Isabel Toelgyes
Vedi anche il nostro post precedente:
Il papà di Mekdes ed i genitori di Mohamad e Ahmad cercano i loro figli... aiutiamoli a ritrovarli!
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Questo testo è stato scritto
dal cardinale Carlo Maria Martini alla fine del mese di agosto del 2003
in un momento di grave crisi e tensione tra Israele e Palestina.
Purtroppo dopo 13 anni è più che mai di grande attualità...
Torno da Gerusalemme avendo
ancora negli orecchi il suono sinistro delle sirene della polizia e
delle ambulanze dopo il terribile attentato di martedì 19 agosto. Ma
ciò che sempre più ascolto dentro di me non è soltanto il dolore, lo
sdegno, la riprovazione, che si estende a tutti gli atti di violenza,
da qualunque parte provengano. È una parola più profonda e radicale,
che abita nel cuore di ogni uomo e donna di questo mondo: non
fabbricarti idoli! Questa parola risuona nella Bibbia a partire dalle
prime parole del Decalogo e la percorre tutta quanta, dalla Genesi
all'Apocalisse.
...
Siamo nel vortice di una
crisi di umanità che intacca il vincolo di solidarietà fra tutto quanto
ha un volto umano. Nell'adorazione dell'idolo della potenza e del
successo totale ad ogni costo è l'idea stessa di uomo, di umanità che
viene offesa, è l'immagine stessa di Dio che viene sfigurata
nell'immagine sfigurata dell'uomo. Ma proprio da questa situazione,
dalla presa di coscienza di trovarsi in un tragico vicolo cieco di
violenza - a cui ha fatto più volte allusione il Papa Giovanni Paolo II
- può scaturire un grido di allarme salutare e urgente, più forte
dell'idolatria del potere e della violenza.
È un grido che si traduce
concretamente nel proclamare che non vi sono alternative al dialogo e
alla pace. Lo sta da tempo ripetendo in tanti modi Giovanni Paolo II.
Ma esso è un grido che precede le dichiarazioni pubbliche, per quanto
accorate. Risuona infatti nel cuore di ogni uomo o donna di questo
mondo che si ponga il problema della sopravvivenza umana. Di
alternativo alla pace oggi vi è solo il terrore, comunque espresso.
Quando la sola alternativa è il male assoluto, il dialogo non è solo
una delle possibili vie di uscita, ma una necessità ineludibile. Per
questo i leader di tutte le parti tra loro contrastanti debbono
rischiare senza esitazioni il dialogo della pace.
...
Alla costruzione di muri di
cemento e di pietra per dividere le parti contrastanti è preferibile un
ponte di uomini che, pur garantendo la sicurezza di entrambe le parti,
consenta alle due comunità di comunicare e di intendersi sempre più
sulle cose essenziali e su quelle quotidiane.
Certamente l'odio che si è
accumulato è grande e grava sui cuori. Vi sono persone e gruppi che se
ne nutrono come di un veleno che mentre tiene in vita insieme uccide.
Per superare l'idolo dell'odio e della violenza è molto importante
imparare a guardare al dolore dell'altro. La memoria delle sofferenze
accumulate in tanti anni alimenta l'odio quando essa è memoria soltanto
di se stessi, quando è riferita esclusivamente a sé, al proprio gruppo,
alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guarderà solo al proprio
dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della
rappresaglia, della vendetta.
Ma se la memoria del dolore
sarà anche memoria della sofferenza dell'altro, dell'estraneo e persino
del nemico, allora essa può rappresentare l'inizio di un processo di
comprensione. Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura
politica di pace. Non fabbricarti idoli: idolo è anche porre se stesso
e i propri interessi al disopra di tutto, dimenticando l'altro, le sue
sofferenze, i suoi problemi. Il superamento della schiavitù dell'idolo
consiste nel mettere l'altro al centro, così da creare quella base di
comprensione che permette di continuare il dialogo e le
trattative.
«Ogni popolo guardi il dolore dell’altro E la pace sarà vicina» di CARLO MARIA MARTINI
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"Non ci sono più cristiani a Mosul"
Uccisi,
depredati o, nel migliore dei casi, cacciati da una città che abitavano
da (almeno) 1.400 anni: è il destino dei cristiani di Mosul, la seconda
città dell'Iraq, travolta dall'offensiva dei terroristi dell'Isis
(Stato islamico dell'Iraq e del Levante), il gruppo islamico radicale
che - nato e cresciuto in Siria grazie all'incancrenirsi della guerra
civile e all'inerzia dell'Occidente - nelle ultime settimane sta
conquistando porzioni crescenti dell'antica Mesopotamia. Prendendo di
mira, è bene ricordarlo, non solo i cristiani ma tutte le minoranze, a
partire dai musulmani sciiti.
Con
un'azione che ricorda i peggiori pogrom della storia, i terroristi
dell'Isis e le milizie sunnite che danno loro man forte hanno
addirittura segnato le case dei cristiani di Mosul con il corrispettivo
arabo della lettera N, iniziale di Nazareni, il nome con cui i seguaci
di Gesù sono chiamati spesso nel mondo musulmano arabo. Ai tremila che
avevano resistito durante gli anni, già molto difficili, della guerra
civile post-Saddam, è stato intimato di andarsene. Non pochi,
naturalmente, quelli che sono stati sommariamente uccisi o sono spariti
nel nulla. Distrutti o danneggiati anche molti edifici, tra cui il
palazzo episcopale dei siro-cattolici e l'antico monastero di Mar
Behnam, da cui i monaci sono stati brutalmente cacciati (così come
molte sono state anche le moschee sciite distrutte).
«Ormai
nessun cristiano si trova più a Mosul - ha dichiarato lunedì a Radio
Vaticana mons. Saad Syroub, vescovo ausiliare caldeo di Baghdad -. Le
famiglie fuggite sono in una situazione molto difficile, perché non
hanno niente: sono state derubate della loro macchina, dei soldi, della
casa, del lavoro. E non possono tornare. Quindi la situazione è molto
critica; c’è bisogno di un intervento urgente per aiutare queste
famiglie».
Proprio
sulla necessità di un aiuto concreto e immediato insiste un testo
firmato da tutti i vescovi iracheni (che rappresentano il mosaico di
confessioni cristiane presenti nel Paese) e diffuso martedì scorso. Con
una nemmeno troppo implicita condanna della latitanza delle istituzioni
di Baghdad e dell'Occidente, i vescovi scrivono: «Attendiamo azioni
concrete per rassicurare il nostro popolo, e non soltanto comunicati
stampa di denuncia e di condanna: sostegno finanziario agli sfollati
che hanno perduto tutto, pagare immediatamente i salari dei dipendenti
statali, indennizzare tutti coloro che hanno subito perdite materiali e
assicurare alloggio e continuità nella erogazione dei servizi sociali e
scolastici per le famiglie che potrebbero dover trascorrere lungo tempo
lontano dalle proprie case».
Se
in questo momento prevalgono le necessità materiali resta, sullo
sfondo, la preoccupazione per il destino che attende i cristiani nel
lungo periodo, in Iraq così come in molti altri Paesi del Medio
Oriente...
"Non ci sono più cristiani a Mosul"
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SIAMO TUTTI CRISTIANI IN IRAQ
#Siamotutticristiani in Iraq
#I_am_Iraqi_I_am_Christian - #siamotuttiNoon - #siamotutticristiani
Frase di solidarietà che unisce l'Iraq. Mentre i jihadisti perseguitano
i cristiani a Mosul, nella capitale Baghdad centinaia di musulmani,
sciiti e sunniti, assiri e caldei, esprimono solidarietà
Anche Quelli della Via aderisce alla campagna web e invita tutti gli amici e contatti a condividere questo post nelle proprie bacheche.
Nell'arco di un paio di giorni, la campagna Iraq e' condivisa da centinaia di iracheni, cristiani e musulmani,
Per saperne di più sulla campagna leggi l’articolo di Laura Silvia Battaglia:
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«La nostra più
grande sfida è evitare che il conflitto in atto a Gaza porti a
divisioni tra i cristiani». Così ha dichiarato ad Aiuto alla
Chiesa che Soffre padre David Neuhaus, gesuita e vicario del
patriarcato latino di Gerusalemme per i cattolici di lingua
ebraica. «I cristiani di madrelingua ebraica s’identificano
pienamente con Israele, mentre i cristiani di lingua araba si schierano
con la parte palestinese».
In questi tragici momenti la Chiesa locale è impegnata anche a «ricordare
ai fedeli di Gaza e a quelli di Beersheva», dove risiede una delle
comunità di cattolici di lingua ebraica, «che sono fratelli nella fede
e che nonostante il conflitto devono fare fronte comune».Padre Neuhaus
è certo che l’unico modo per metter fine agli scontri tra Israele e
Palestina sia comprendere che la violenza genera soltanto nuova
violenza...
FAMIGLIA CRISTIANA: «LA GUERRA NON DIVIDA I CRISTIANI»
Da
Lampedusa, dove sta svolgendo il suo quarto campo sui diritti
umani, Amnesty International ha espresso oggi grave preoccupazione per
l’alto numero di persone che hanno perso la vita in mare negli ultimi
giorni. Sebbene il totale rimanga ancora incerto, si ritiene siano
centinaia le persone annegate nel mar Mediterraneo, tra la Libia e
l’Italia.
“L’Europa ha perso qualcosa di profondamente prezioso: la sua capacità
di dimostrare umanità. Mentre interi gruppi familiari provenienti dalla
Siria e molti altri rifugiati originari da paesi come Eritrea e Somalia
annegano perché non hanno alternative, il silenzio dell’Europa è
assordante” – ha dichiarato da Lampedusa Carmen Dupont, coordinatrice
di “Sos Europa”, la campagna europea su migranti e rifugiati di Amnesty
International.
AMNESTY INTERNATIONAL: l’UE resta in silenzio mentre in centinaia muoiono al largo delle sue coste
...
Non si può stare in piedi. Solo accovacciati sotto il getto d'acqua.
Questo passa il governo. Tra le condotte idriche alte un metro da terra
(altro che docce!) abbeveratoi per animali, nè più nè meno, nessun
separè tra la zona donne e la zona uomini. Tutti insieme nudi nello
stesso cortile, a pochi metri le une dagli altri...
Rosa Tomarchio: Nudi in fila per la doccia
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DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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FRATERNITÀ CARMELITANA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) - INCONTRI PER L’ESTATE 2014
FRATERNITÀ CARMELITANA
DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME)
INCONTRI PER L’ESTATE 2014
- LECTIO DIVINA 17-22 LUGLIO
IL PROFETA EZECHIELE
con p. Pino Stancari sj
• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire
***
- SETTIMANA DI SPIRITUALITÀ 4-9 AGOSTO
GESÙ VOLTO UMANO DI DIO
♦ Gesù nel suo ambiente e tra la sua gente (Egidio Palumbo)
♦ Gesù a contatto con una umanità fragile e sofferente (Maurilio Assenza)
♦ Nell’umanità di Gesù il volto di Dio (Alberto Neglia)
♦ I sentimenti di Gesù (M. Aliotta)
♦ Gesù e la donna (Gabriella Del Signore)
♦ Gesù liberatore nella riflessione teologico-spirituale dell’America Latina (Rosario Giuè)
♦ «Cristo è sceso e mi ha presa». L’esperienza di Simon Weil (Giuseppe Schillaci)
♦ Gesù e il potere politico (Gregorio Battaglia)
♦ Momento di contemplazione: Gesù, l’uomo nuovo. Contemplazione dell’icona della Trasfigurazione.
• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire
***
Quanto
bene ci fa vedere Gesù vicino a tutti! Se parlava con qualcuno,
guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena d’amore: «Gesù
fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10, 21). Lo vediamo aperto
all’incontro quando si avvicina al cieco lungo la strada (cfr Mc
10,46-52) e quando mangia e beve con i peccatori (cfr Mc 2,16), senza
curarsi che lo trattino da mangione e beone (cfr Mt 11,19). Lo vediamo
disponibile quando lascia che una prostituta unga i suoi piedi (cfr Lc
7,36-50) o quando riceve di notte Nicodemo (cfr Gv 3,1-15). Il donarsi
di Gesù sulla croce non è altro che il culmine di questo stile che ha
contrassegnato tutta la sua esistenza. Affascinati da tale modello,
vogliamo inserirci a fondo nella società, condividiamo la vita con
tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e
spiritualmente nelle loro necessità, ci rallegriamo con coloro che sono
nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella
costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri. Ma non
come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta
personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identità (Papa
Francesco, Evangelii Gaudium, n. 269).
la locandina degli incontri per l'estate 2014 (pdf)
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Nella casa del Padre
non si tiene la contabilità
di Rubem Alves
Per
tornare a Dio, è necessario dimenticare, dimenticare molto, cancellare
quello che abbiamo imparato, grattare i colori… Coloro che non hanno
perduto la memoria del mistero proveranno orrore davanti a questa nuova
sfida umana. Sporgeranno denunce. C’è stato, infatti, chi ha gridato
che Dio è morto […]. Ha gridato che noi siamo gli assassini di Dio. Fu
accusato di ateismo. Ma ciò che voleva, in realtà, era rompere quelle
maschere per contemplare di nuovo il mistero infinito. Anche Gesù si è
comportato così: «Avete udito che è stato detto, ma io vi dico…». Il
dio dipinto sulle pareti del tempio non era lo stesso che Gesù vedeva.
Il dio del quale parlava era orrendo per le persone per bene, difensori
dei buoni costumi. Egli diceva che le prostitute sarebbero entrate nel
regno dei cieli prima degli uomini pii. Che i beati erano sepolcri
vuoti: bianchi fuori, puzzolenti dentro. Che l’amore vale più della
legge. Che i bambini sono più vicini a Dio degli adulti. Che Dio non ha
bisogno di luoghi sacri, dal momento che ogni essere umano è un altare,
non importa dove egli si trovi.
Egli
raccontava storie in maniera pacifica. Ad una di queste, i pittori
delle pareti hanno dato il nome di «parabola del figliol prodigo».
Narra la storia di un padre e di due figli. Uno di loro, il maggiore,
era pieno di certezze, ligio al dovere, lavoratore. L’altro, il minore,
era un mascalzone e uno spendaccione.
...
Gesù
dipinge un volto di Dio che la saggezza umana non può capire. Egli non
tiene la contabilità. Non fa la somma delle virtù e dei peccati. Così è
l’amore. Non ha un perché. Esiste senza ragioni. Ama perché ama. Non
tiene la contabilità né del male né del bene. Con un Dio così,
l’universo diventa più pacifico. E le paure se ne vanno. Ecco un titolo
adatto alla parabola: «un padre che non sa sommare». Oppure: «un padre
che non ha memoria…».
"Nella casa del Padre non si tiene la contabilità"
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SANTA BRIGIDA DI SVEZIA - Dal 1999 copatrona d'Europa
Santa Brigida di Svezia (video)
San Giacomo Apostolo (video)
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Rimanere...
S. Brigida di Svezia
di Antonio Savone
Una
serie di figure femminili costella il cammino della Chiesa in questi
giorni di fine luglio. Oggi è la volta di Brigida di Svezia, donna che
ha conosciuto l’esperienza dell’essere sposa, madre, vedova non con
l’atteggiamento di chi deve spremere la vita in ogni suo momento ma
facendo sì che ogni circostanza divenisse occasione per consegnare
tutta se stessa. Una vita per Dio, quella di Brigida, capace di
superare tutto ciò che potesse rientrare nella categoria
dell’abitudine. A rileggere la vicenda di questa donna è la splendida
pagina del vangelo di Gv.
Quella
sera, durante la cena delle consegne, a degli uomini che di lì a poco
avrebbero patito sulla loro pelle la forza dirompente della
dispersione, Gesù rivelava che nessuno di noi è un naufrago
dell’esistenza il cui unico appoggio è la zattera del proprio io.
Ciascuno di noi è un essere voluto da qualcuno e ciascuno di noi vive
nella misura in cui non decide di tagliare il proprio legame con le sue
radici. Questo qualcuno per noi è il Signore: senza di me non potete
far nulla. Continuamente Dio favorisce innesti facendo che sì che nuova
linfa scorra nelle nostre esistenze. Il problema, semmai, è
consentirglielo. Egli, infatti, rimane sempre e rimane sempre come
colui che non recide il legame con noi.
Per
questo Gesù accompagna questa rivelazione con l’invito a rimanere.
Perché mai? Forte è la tentazione di dimenticare che questo legame è
vitale per noi. Non poche volte a condizionarci è un bisogno di
emancipazione da quel legame che, di solito, si risolve soltanto in una
amara solitudine. Ogni uomo, sin dalle origini della vicenda umana,
conosce sulla sua pelle il sospetto che questo legame con Dio sia
mortifero. È la tentazione dell’autosufficienza, quella di essere un
tralcio a sé, sebbene reciso dai canali vitali. Una tentazione che non
poche volte si traduce come gusto del nulla.
Quella
sera, sulle labbra di Gesù, l’invito a rimanere era quello
dell’innamorato che implora il suo amore di non lasciarlo, di non
andarsene. Il rimanere è il far sì che un incontro diventi relazione,
storia. Quanti incontri suscitati da Dio non hanno poi avuto la
perseveranza di una relazione!...
Rimanere – S. Brigida di Svezia
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Le incomprensioni nella sequela
San Giacomo apostolo
di Antonio Savone
Lungo
la strada che sta portando Gesù a Gerusalemme accade proprio di tutto:
entusiasmo e resistenze, candidature e dinieghi. Qualcuno si tira
indietro ancor prima di cominciare e qualcun altro pur continuando a
seguirlo, in realtà è mille miglia lontano da Gesù e dal suo modo di
pensare. Sarà necessario essere guariti nella propria cecità per
entrare nella giusta comprensione del proprio stare alla sequela di
Gesù.
Chissà
cosa deve essere passato nel cuore del maestro di fronte alla
sfacciataggine con la quale la madre dei figli di Zebedeo (Mc è più
diretto e sostiene siano stai proprio loro a chiederlo) aveva avanzato
la sua pretesa: Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua
destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno.
Non
avevano capito nulla, o meglio, senz’altro avevano frainteso. Le parti
si erano capovolte e Gesù a registrare l’insuccesso del suo annuncio.
Tra lucidità e incomprensione…
La
prima volta – lo ricorderete – ci aveva pensato Pietro: Maestro, questo
non ti accadrà mai…; la seconda tutti i discepoli che non avevano
trovato di meglio che discutere chi tra loro fosse il più grande; e ora
di nuovo. E come se non bastasse nessuno del gruppo a provare a
ristabilire le parti. Anzi. Secondo Mc, si scagliano contro Giacomo e
Giovanni non perché la loro pretesa era fuori luogo ma perché avevano
osato scavalcare tutti con quella loro richiesta. Che gruppo di
malassortiti! Non uno all’altezza di quel cammino di sequela che pure
avevano intrapreso con tanta generosità. E Gesù davanti a loro che non
si sdegna per l’angustia delle visioni dei suoi discepoli e che
pazientemente prova a rionnadare i fili di un discorso non facile da
condividere.
In
realtà, a ben guardare, parafrasando un famoso proverbio, la madre dei
figli di Zebedeo è sempre incinta: i figli di Zebedeo, infatti, sono
molto più di due e rappresentano, in definitiva, un’autentica categoria
storica. Non c’è gruppo religioso, politico, sociale che prima o poi
non sollevi la questione del potere e della carriera. Della serie: a me
cosa ne viene? Sembra proprio che non sia possibile stare nella vita in
pura perdita, gratuitamente come il figlio dell’uomo che è venuto non
per essere servito ma per servire e dare la sua vita…
Le incomprensioni nella sequela – San Giacomo apostolo
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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perchè dice:
«Il vecchio è gradevole!"
(Luca 5,39)
Gianfranco Ravasi: Il “vino vecchio” e il “messaggio nuovo” di Cristo
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 13,24-43
Continua
con queste tre parabole la spiegazione che l'evangelista Matteo fa del
mistero della vita di Gesù e del Regno che è venuto ad inaugurare.
Regno che è quella società-altra, quel modo-altro di concepire la vita,
di intessere rapporti con i fratelli, con i beni, con il creato.
Le
tre parabole narrate da Gesù riguardano tre grandi tentazioni con le
quali la comunità è chiamata a fare i conti, tentazioni che
rischiano di impedirne una crescita armonica, secondo il progetto del
Padre, che Gesù incarna in sé: la tentazione di essere una comunità di
perfetti, di puri; la tentazione di diventare grandi, potenti; la
tentazione dello scoraggiamento.
Gesù
ci mette in guardia spiegandoci perché né il mondo né la stessa Chiesa
siano fatti solo di giusti, e come bisogna imparare pazientemente
ad accettare questo fatto, pena un peccato ancor più grave di
orgoglio e di presunzione. Di come il Regno di Dio non è
qualcosa di grandioso, di potente, come immaginato dal profeta
Ezechiele (cap.17), che lo aveva paragonato ad un cedro maestoso
- il re degli alberi - piantato su un monte altissimo, perché fosse
ammirato e temuto da tutti i popoli del mondo. Il Regno invece che Gesù
proclama
assomiglia
ad un granellino di senape, piccolissimo, quasi invisibile ad occhio
nudo, che nel suo maggior sviluppo giunge ad un'altezza di non più
di due metri, ma fornisce ombra e riparo agli uccelli del cielo.
...
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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / anno A
20/07/2014
Commento al Vangelo
di mons. Vincenzo Paglia
Matteo 13,24-43
In
questa sesta domenica dopo Pentecoste continua la lettura del capitolo
13 del Vangelo di Matteo, iniziato domenica scorsa. È il “capitolo
delle parabole”, centrato tutto sull’immagine del “Regno dei cieli”. Si
tratta di un tema centrale della predicazione di Gesù, e quindi
decisivo per la comprensione stessa del Vangelo e della volontà di Dio
sugli uomini. Con tre parabole, il Regno viene paragonato prima agli
steli del grano costretti a convivere con la zizzania, poi a un seme
microscopico, quello della senape, che diviene però un grande albero e,
infine, a pochi grammi di lievito capaci di fermentare una massa di
farina. L’ascolto di queste parole evangeliche provoca l’allargamento
del cuore e della intelligenza per giudicare e vivere la vicenda umana.
...
Potremmo
dire che da questa parabola inizia la storia della tolleranza
cristiana, come anche quella del suo tradimento. È una parola che secca
in radice l’erba davvero malvagia del manicheismo, di ogni distinzione
possibile tra buoni e cattivi, tra giusti e ingiusti. C’è qui in luce,
non solo l’invito ad una illimitata tolleranza, ma persino al rispetto
per il nemico, anche quando fosse nemico non solo personale ma della
causa più giusta e più santa, di Dio, della giustizia, della nazione,
della libertà.
Questa
parabola, così lontana dalla nostra logica e dai nostri comportamenti,
fonda una cultura della pace. Oggi che assistiamo al proliferare di
tragici conflitti locali e alla facile corsa al bersaglio (quando ci si
sente più forti), è necessario riproporre questa parola evangelica per
privilegiare, o quantomeno non escludere, il momento del dialogo e
delle trattative. Non è segno di debolezza e di cedimento. È concedere
ad ogni uomo la possibilità di scendere nel profondo del proprio cuore
per ritrovare l’impronta di Dio e della sua giustizia. Questo richiede
l’intelligenza e, perché no, la furbizia di guardare in faccia il
proprio nemico e di riconoscergli la buona fede e lo stesso desiderio
sincero di pace. Questo vuol dire superare la logica del nemico.
La
parabola non dice che non ci sono nemici. Tutt’altro. Indica però un
modo diverso di trattarli: piuttosto che la mietitura violenta, che
rischia di strappare anche la pianta buona, è da preferire la paziente
selezione ed attesa. È una grande saggezza che contiene una forza
incredibile. Davvero questa parola di tolleranza e di pace è simile a
quel granellino di senape e quel pugno di lievito. Se la lasciamo
crescere dentro di noi e nel profondo della vicenda umana sconfiggerà
l’inimicizia e lo spirito di guerra. La decisione del padrone del
campo, se accolta, può trasformare l’umanità intera. La crescita della
pianta cattiva non deve spaventarci. Quel che conta è far crescere il
più possibile la pianta buona. Così si afferma già sulla terra il Regno
dei cieli
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
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Santuario Madonna del Carmine di Pozzo di Pozzo di Gotto
XVI Domenica del Tempo Ordinario anno A
20-07-2014
Omelia di p. Pino Stancari sj
...
il Regno dei cieli. La parabola ci parla di quello che è
nell'esperienza di tutti, rispetto a questa iniziativa di Dio che
certamente è determinata da un'intenzione d'amore la Sua, lontana,
gratuita ed inesauribile; di fatto noi sperimentiamo che c'è il male
nel mondo, c'è il male in tutti i sensi, dal male fisico al male
psichico, al male sociale, al male morale, c'è il male!...
video
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Fr. Enzo ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Nizza Monferrato (AT).
In
questa occasione, alla presenza di numerosissimi studenti e amici, ha
rivolto ai giovani della città (e non solo) alcune parole che qui
riportiamo
Ai giovani
di
Enzo Bianchi
Quando
diventiamo anziani, sentiamo dentro di noi il bisogno di riandare ai
giorni della nostra adolescenza e della nostra giovinezza, perché – ce
lo dicono le scienze mediche – ricordiamo più facilmente eventi e
situazioni di allora piuttosto che quelli del passato recente. Questa
operazione psichica e anche affettiva ci permette due risultati di cui
vi vorrei brevemente parlare in questo simpatico incontro, in cui il
sindaco e il consiglio comunale di Nizza Monferrato mi onorano
donandomi la cittadinanza municipale.
...
Mio
padre era un povero lattoniere e stagnino, ma mi diceva: “Lascia il
mondo migliore di come l’hai trovato!”. E io mi domando se ho onorato
questo consiglio. La nostra generazione, voi lo sapete, ha
responsabilità economiche gravi verso la vostra: vi lasciamo più poveri
perché, in una vertigine di consumi e di sprechi, non abbiamo tenuto
conto delle future generazioni, e così vi lasciamo una terra più
brutta, più cementificata. Basta che voi guardiate le cose brutte che
abbiamo costruito, i capannoni oggi vuoti e abbandonati con cui abbiamo
reso desolate le terre alle porte delle città, il cibo meno sano e più
avvelenato che abbiamo sovente prodotto.
E
ormai ci sono varie forme di ribellione da parte della terra stessa.
Ecco allora la preghiera che vi faccio: lasciate più bella questa terra
di colline e di vigne, rispettatela, imparate ad amarla, perché il
comandamento è anche “ama la terra come te stesso”! Quando da giovane
passavo le ore qui a Nizza, queste erano le speranze che abitavano me e
i miei compagni. In questa terra sono cresciuto vivendo l’amicizia, i
primi amori, ma anche le prime battaglie per dei valori. Qui, allora
impegnato in politica a livello provinciale, ho iniziato ad avere il
senso della polis, e qui fin dagli anni ’60 ho conosciuto come
occorreva resistere per vivere la libertà, la parresía, la franchezza
nel dire le cose.
Non
so se devo ricordarlo, ma per me è stato significativo: quando, con
responsabilità, nel partito in cui militavo osai fare un’interrogazione
riguardo a un onorevole che appariva non coerente e praticava quelle
che trent’anni più tardi sarebbero state chiamate tangenti, e osai
denunciarlo non alla magistratura ma ai probiviri, fui sospeso dal
partito e così abbandonai la vita politica. Ma io non sono cambiato, le
mie convinzioni sono restate e a esse ho cercato di essere fedele.
Ecco, per tutte queste ragioni accetto con gioia la cittadinanza, non
come un onore alla mia persona ma come una chiamata, espressa dal
sindaco, a una responsabilità verso la città di Nizza Monferrato e
verso questa terra.
Ai giovani
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Il senso del viaggio
di Enzo Bianchi
Con il viaggio e il viaggiare ho sempre avuto uno strano rapporto...
Ma
credo che nonostante queste diverse stagioni della vita, il senso del
viaggio non muti. E quando dico “senso” lo intendo nella sua duplice
accezione di “direzione” e di “significato”. Sì, perché ogni viaggio,
anche quello solo immaginato, ha un tragitto, un “verso dove” e una
ragione, una motivazione. Proprio per questo ritengo sia impossibile
parlare di “viaggio” senza che il pensiero vada a a un viaggio “altro”,
quello interiore. Un viaggio che può aver luogo, anche simultaneamente,
lungo le strade del mondo e nei meandri della coscienza: “lo spirito
del paesaggio e il mio spirito si sono concentrati e, per questo,
trasformati in modo che il paesaggio è proprio dentro di me”, diceva il
pittore cinese Shi Tao.
Sì,
sovente un viaggio aiuta l’altro, quello esteriore offre spunti a
quello interiore e quest’ultimo fornisce le motivazioni al primo e ne
anima il percorso: i pellegrinaggi non nascono forse da un desiderio
dello spirito? Ciascuno infatti ha in sé un “continente interno”, che
non finirà mai di esplorare e che nessun altro potrà esplorare al suo
posto, ma a delimitare i contorni di questo continente, a modularne
suoni e colori, ad arricchirne flora e fauna hanno contribuito i
“continenti esterni”, quell’alterità di luoghi e di volti sovente
sperimentata nel viaggiare alla ricerca di un altrove.
Ma
per capire in profondità il senso di ogni nostro viaggio è
indispensabile soffermarsi sul suo inizio, che non è la partenza, bensì
una fase molto precedente: il momento in cui l’abbiamo pensato e poi
iniziato a prepararlo e a prepararci. In altri termini, il viaggio
inizia con il chiedersi perché intraprenderlo e perché proprio quello.
Sarà questa motivazione a determinare la scelta della meta e a fissare
il momento della partenza: “quando l’uomo non sa verso quale approdo
naviga – diceva Seneca – nessun vento gli è favorevole” e quindi non
può salpare...
"Il senso del viaggio"
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JESUS, luglio 2014
La bisaccia del mendicante-5
Rubrica di ENZO BIANCHI
Nel
Salmo 46 il Signore esorta i credenti a vedere le meraviglie che opera
per gli uomini, a contemplare il giorno in cui farà cessare le guerre e
poi impartisce loro un comando: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”.
La Vulgata fedelmente traduce: “Vacate et videte quoniam ego sum Deus”.
“Vacate”, cioè fermatevi, da cui l’italiano “vacanza”. Sì, le vacanze
sono giorni in cui ci si ferma, si lascia il proprio lavoro, si
abbandonano i riti quotidiani, si parte dal luogo abituale per dimorare
in un luogo diverso, più o meno lontano, un luogo “altro”, al mare, in
montagna, in collina, visitando città.
Questo
Salmo – che stamane ho pregato insieme ai miei fratelli e alle mie
sorelle – mi ha suggerito che in vacanza, una volta che ci si è
veramente fermati per vivere quiete e silenzio, si possono vedere le
opere di Dio, ci si può esercitare a contemplarle. Il rischio, infatti,
è quello di vivere le vacanze freneticamente, inventandosi mille cose
da fare pur di non fermarsi, di non ascoltare il silenzio, di non
cogliersi come creatura che vive e respira in mezzo a tante altre
co-creature sulla terra: una terra che a volte si congiunge al mare,
una terra sopra la quale si stende il cielo, tenebroso di notte, solare
di giorno. Le vacanze, dunque, non sono forse il momento di pensare
semplicemente alla terra, al mare, al cielo? Non solo il tempo per
cercare di cogliere queste tre dimensioni che costituiscono il nostro
quotidiano, ma che nel quotidiano ci sfuggono?...
La bisaccia del mendicante-5
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Non è un mondo per cristiani
di Giuseppe Savagnone
Ci
sono violenze in cui è difficile separare nettamente il ruolo dei
carnefici da quello delle vittime. All'opinione pubblica mondiale,
giustamente impressionata dal massacro di civili e dalle devastazioni
indiscriminate di cui è responsabile in questi giorni l'esercito
israeliano nella striscia di Gaza, non può sfuggire che questa azione
militare si inserisce in una folle faida pluridecennale, in cui la
posta in gioco è stata ed è, dichiaratamente, da parte palestinese,
l'annientamento dello Stato d'Israele. Una faida che, peraltro, ha
avuto il suo ultimo rilancio con l'assassinio di tre ragazzi ebrei e
una pioggia di razzi lanciati da Hamas su obiettivi civili.
Reciprocamente,
a chi (come alcuni notissimi giornalisti italiani) fanaticamente
identifica le critiche alla politica israeliana con un'ennesima
manifestazione di antisemitismo e considera l'operazione in corso un
legittimo atto di autodifesa, è facile ricordare le innumerevoli
vessazioni a cui Israele ha sottoposto in questi anni - e continua a
sottoporre - uomini, donne e bambini palestinesi anche in tempo di
"pace" e l'inaccettabilità di uno stile che ricorda purtroppo quello di
cui gli stessi ebrei sono stati vittime al tempo del nazismo.
Ferma
restando la solidarietà con gli innocenti che, dall'una e dall'altra
parte, scontano le responsabilità dei loro capi, si capisce la
difficoltà che le persone di buon senso hanno nel condannare
unilateralmente l'una o l'altra fazione in conflitto, chiudendo gli
occhi sui torti dell'altra. Più che attraverso una simile presa di
posizione a favore dell'uno o dell'altro, la pace si può raggiungere
attraverso una "conversione" di entrambi (è quello che ha tentato papa
Francesco qualche tempo fa) alla logica del dialogo.
Ci
sono, però, violenze dove la contrapposizione tra carnefici da una
parte e vittime dall'altra è più evidente e in cui sarebbe più
possibile e necessario schierarsi dalla parte delle seconde contro i
primi. Ma, stranamente, sono quelle di cui si parla di meno e alle
quali l'opinione pubblica - a livello sia internazionale che italiano -
guarda con minore attenzione, se non addirittura con aperto
disinteresse.
Una
di queste è la sistematica persecuzione dei cristiani in alcune aree
del mondo, come l'Iraq e la Nigeria, ad opera di fanatici che
deliberatamente si propongono la loro eliminazione fisica dai territori
che essi controllano. In Iraq - ma anche nelle zone della Siria
coinvolte dall'offensiva conquistatrice dell'Isil, l'autoproclamatosi
califfato islamico che ora controlla questi territori - ai cristiani è
stato posta la drastica alternativa tra convertirsi all'islam o
abbandonare le loro case, le loro terre, il loro lavoro, senza neppure
portare con sé i loro averi mobili. Altrimenti, la morte.
...
Non è un mondo per cristiani
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Papa Francesco nomina come consultore Enzo Bianchi al Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani
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Una buona notizia!!!
Meriam Yahia Ibrahim Isha, la giovane cristiana condannata a morte a
Khartoum, in Sudan, per apostasia e poi liberata, è in arrivo in Italia
su un volo della presidenza del Consiglio. Lo rivela l'agenzia di
stampa Dire. Con lei il viceministro agli esteri Lapo Pistelli che
segue da tempo il caso della donna sudanese. L'arrivo è previsto a
Ciampino alle 9.
Meriam Yahia Ibrahim Isha, la
giovane cristiana condannata a morte per apostasia a Khartoum, in
Sudan, e poi liberata, è stata ricevuta da Papa Francesco per circa
mezz'ora in Vaticano, con il marito, Daniel Wani, i due figli piccoli,
e il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, che l'ha portata
stamane a Roma.
Giunta poco prima delle 13, la donna ha lasciato casa Santa Marta poco
prima delle 13.30. L'incontro è avvenuto nel salone dove Bergoglio
incontra gli ospiti quando li riceve nella sua residenza. Il colloquio
privato, alla presenza di padre Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote egiziano
copto che svolge la funzione di segretario di Bergoglio ed ha fatto
oggi da interprete, è durato un quarto d'ora. L'incontro si è poi
allargato al personale che ha accompagnato Meriam dal Sudan
all'Italia...
Papa Francesco incontra Meriam e la sua famiglia
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Balza alle cronache ogni giorno
di più il diffondersi di gruppi islamici in Africa e in Medio Oriente –
dal Sudan, alla Nigeria, passando per l'Iraq fino alla Siria – che con
violenza cercano di imporre un regime che rinnega democrazia e libertà
religiosa e che perseguita i cristiani. In alcuni casi, i cristiani
divengono vittime in quanto coinvolti in conflitti tribali per i quali
rifiutano di imbracciare le armi. Ci sono discriminazioni forti anche
in altre aree della ex "primavera araba", come Tunisia, Libia, Egitto.
Ma la persecuzione contro i cristiani non riguarda solo i Paesi dove è
sempre più crescente l'influenza islamica. Resta alta in Paesi ex
comunisti – come Corea del Nord, Vietnam – ma anche in altri Paesi,
come Eritrea, Kenya o Colombia, di cui si parla molto meno. Fausta
Speranza ha intervistatoMassimo Introvigne, docente di Sociologia
delle religioni alla Pontificia Università di Torino
RADIO VATICANA: Cristiani perseguitati: nel mondo un morto ogni 5 minuti
L'epilogo della vicenda
di Meriam crea un precedente storico. Una donna che non ha
mai rinnegato la sua fede cristiana nonostante la condanna
per apostasia, le torture e le minacce di morte ripetutamente
inflitte dai suoi rapitori sudanesi. Una donna che ha mobilitato la
società civile di ogni paese cristiano (e non) che ha chiesto
ripetutamente tramite petizioni online, campagne social e
manifestazioni la sua scarcerazione. Una donna che ora è libera.
Un'altra storia drammaticamente simile ma ancora irrisolta è quella di
una donna pakistana, Asia Bibi, dal 19 giugno 2009 in carcere. Su
di lei pende un'ingiusta accusata di blasfemia. Ripercorriamo qui
le tappe più importanti di questa vicenda che, come il caso Meriam, ha
mobilitato l'opinione pubblica, in particolare Avvenire che
per lei, ormai 5 anni fa, ha lanciato la petizione "Salviamo Asia
Bibi".
Corrado Paolucci: Meriam è salva. E Asia Bibi?
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Angelus/Regina Cæli - Angelus 20 luglio 2014
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22 /07/2014:
24/07/2014:
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20 luglio 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
In
queste domeniche la liturgia propone alcune parabole evangeliche, cioè
brevi narrazioni che Gesù utilizzava per annunciare alle folle il Regno
dei cieli. Tra quelle presenti nel Vangelo di oggi, ce n’è una
piuttosto complessa, di cui Gesù fornisce ai discepoli la spiegazione:
è quella del buon grano e della zizzania, che affronta il problema del
male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio (cfr Mt
13,24-30.36-43).
...
Alla
fine, infatti, il male sarà tolto ed eliminato: al tempo della
mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del
padrone separando la zizzania per bruciarla (cfr Mt 13,30). In quel
giorno della mietitura finale il giudice sarà Gesù, Colui che ha
seminato il buon grano nel mondo e che è diventato Lui stesso “chicco
di grano”, è morto ed è risorto. Alla fine saremo tutti giudicati con
lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo
usato verso gli altri sarà usata anche con noi. Chiediamo alla Madonna,
nostra Madre, di aiutarci a crescere nella pazienza, nella speranza e
nella misericordia con tutti i fratelli.
Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
Ho
appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle Comunità
cristiane a Mossul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove
esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro
concittadini offrendo un significativo contributo al bene della
società. Oggi sono perseguitate; i nostri fratelli sono perseguitati,
sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la
possibilità di portare niente con loro. A queste famiglie e a queste
persone voglio esprimere la mia vicinanza e la mia costante preghiera.
Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite,
io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui
che ha vinto il male! E a voi, qui in piazza e a quanti ci seguono per
mezzo della televisione, rivolgo l’invito a ricordare nella preghiera
queste comunità cristiane. Vi esorto, inoltre, a perseverare nella
preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono
in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina.
Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e
di riconciliazione.
...
Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!
il testo integrale dell'Angelus
video integrale
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Visita
a sorpresa oggi di Papa Francesco alla mensa del Vaticano, dove
pranzano i dipendenti della Santa Sede. Il Papa si è presentato come un
normale avventore mettendosi in fila.
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2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
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3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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