"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°30 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 19 al 25 luglio 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 1° agosto 2014          


 
 



IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

    di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI

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Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina, Paolo Borsellino, Vincenzo Li Muli.

  Per non dimenticare...


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"Voci dei bambini nelle emergenze" la campagna lanciata da Unione Europea e UNICEF



"Voci dei bambini nelle emergenze"

    video

Unione Europea e UNICEF lanciano oggi in Italia la campagna "Voci dei bambini nelle emergenze" per far conoscere la condizione di milioni di bambini e ragazzi in tutto il mondo colpiti da crisi umanitarie causate da calamità, catastrofi e conflitti, – e offrire ad alcuni di loro l'opportunità di raccontare la propria storia.

L’Ambasciatore UNICEF Ewan McGregor sostiene la campagna a livello internazionale con un video in cui “presta” la sua voce a Mustapha, un bambino siriano che dopo essere fuggito dalla guerra nel suo paese ha attraversato il confine per raggiungere la Giordania.
«Milioni di bambini in tutto il mondo sono intrappolati in situazioni terribili che non dipendono da loro e che non possono controllare», ha affermato McGregor. «Oggi, sono onorato di prestare la mia voce a questi bambini. Tutti i bambini, ovunque, hanno il diritto di far sentire la propria voce sulle questioni che li riguardano.»
Nelle crisi umanitarie i bambini sono sempre i più vulnerabili e a rischio di malattie, malnutrizione, sfruttamento e abuso. Molti devono interrompere la scuola e subiscono gravi stress psicologici. Tutto ciò ha conseguenze a lungo termine nella loro vita e in quella della loro comunità.
...
«Siamo molto felici di lanciare questa campagna congiunta proprio in occasione dell’inizio del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea; oggi sono 59 milioni i bambini di 50 paesi che vivono situazioni di emergenza» ha detto Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia. 
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«Alcune delle storie dei bambini nelle emergenze fanno notizia, ma la maggior parte non sono mai state ascoltate», ha concluso il Direttore dell'UNICEF Anthony Lake. «La campagna 'Voci dei bambini nelle emergenze' permette ai bambini che vivono calamità naturali, conflitti e sconvolgimenti politici di raccontare le loro storie – come solo loro sanno fare». 

La campagna
"Voci dei bambini nelle emergenze" vuole offrire ai bambini colpiti da calamità naturali, carestie, conflitti e sconvolgimenti politici l'opportunità di raccontare le loro storie, attraverso testimonianze e immagini.
Attraverso il sito web vocideibambini.it tutti possono contribuire a diffondere le voci di questi bambini “prestando” loro la propria voce. Oltre al sito italiano sono online siti della campagna in inglese, spagnolo, francese, italiano, polacco, greco e sloveno. Tutti i siti presentano video, foto, testimonianze e infografiche nelle rispettive lingue.
Ogni utente può condividere sui propri social media questi materiali, per aiutare i bambini a far sentire la propria voce, dimostrando che ognuno di noi può fare la differenza per loro.
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    UNICEF e UE lanciano la campagna #vocideibambini

"Qui la vita è molto diversa", dice Aya. "Mi sento persa." Aya è una dei 50.000 rifugiati palestinesi che sono dovuti fuggire dalla Siria in Libano a causa del conflitto in corso. Ha lasciato tutto, anche i suoi amici e i nonni, in cerca di sicurezza.
 
la storia di Aya

    video

"Vorrei tornare indietro nel tempo, ma non posso" dice Michel, 13 anni, di San Roque, nelle Filippine. Oltre ad aver distrutto la sua scuola, il tifone Haiyan ha anche ucciso la sua maestra.

 la storia di Michel

    video

"È una vita dura. Mangiamo solo una volta ogni due giorni", racconta Chamsia. "La nostra unica speranza è il raccolto. Purtroppo quest'anno non è andata così bene." 
Il Niger è stato colpito da ripetute crisi alimentari. Chamsia e suo marito, che è agricoltore, combattono per nutrire la loro bambina, che ora soffre di malnutrizione acuta grave. La piccola è solo una degli oltre 300.000 bambini in Niger ogni anno a rischio di morte per fame.

la storia di Chamsia

 
  video


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Maru e Mekdes... una storia nella storia



Maru non si è fermato neppure davanti al Mediterraneo che voleva inghiottirlo con il barcone con 104 profughi partito venerdì notte da Tripoli. Li ha salvati la Guardia Costiera sabato sera, perché l’uomo, 48 anni, un profugo etiope riparato da tanti anni in Sudan e con in tasca i documenti dell’Acnur, aveva lasciato il numero del satellitare a un’amica italiana, Cornelia Toelgyes, coraggiosa attivista per i diritti umani che da anni segue e documenta le vicende dei profughi sul blog Africa Express, che l’ha prontamente girato alla Guardia costiera. 

A Maru non interessa l’Italia. Lui ha uno scopo, è partito per ritrovare sua figlia che oggi ha cinque anni. E, quanto prima, si metterà sulla sua pista, che porta verso l’ignoto. Non la vede da un anno e mezzo, da quando lei e la madre, la sposa di Maru, dovettero lasciare Khartoum. L’etiope nella capitale sudanese aveva un lavoro in un ufficio delle Nazioni Unite. Ma agli integralisti islamici quella coppia mista, lui cristiano e lei musulmana, non andavano giù, e alla fine del 2012 la donna e la piccola furono minacciate di morte...

  Maru su un barcone per cercare la sua piccola di 5 anni

Erano le undici ed un quarto quando è arrivata la telefonata da un numero satellitare. In un certo senso ero preparata, ma si spera ugualmente che certe chiamate non arrivino mai. Maru mi aveva scritto ieri sera che stava per imbarcarsi da un porto della Libia: “Cornelia, sono Maru, la nostra imbarcazione è in difficoltà. Abbiamo bisogno di aiuto. Stiamo imbarcando acqua. Siamo in centoquattro”. La comunicazione è difficile. La linea cade spesso. Mi richiamano. Immediatamente avverto la nostra Marina Militare, prendono nota del mio SOS.
Durante la giornata di oggi mi hanno ritelefonato spesso. Ho parlato con tante persone diverse, in lingue diverse. Ogni volta erano più disperati. Il carburante era terminato. Non avevano né cibo né acqua con sé. Maledetti trafficanti. Acqua, cibo e carburante pesano. Meglio imbarcare qualche persona in più, piuttosto che le cose di prima necessità. Il guadagno prima di tutto. Se poi muoiono, chi se ne frega. Intanto il pagamento va fatto in anticipo, come un qualsiasi biglietto di trasporto.
...
Maru è una storia nella storia. Le persone che sbarcano nella nostra terra portano nell’anima dolori indelebili. Sofferenze atroci, spesso anni di galera per immigrazione clandestina nei vari Paesi che sono costrette ad attraversare per raggiungere la meta. Quasi sempre sono obbligate ad affidarsi a contrabbandieri, che non di rado le vendono a trafficanti di esseri umani. Ricatti e riscatti sono all’ordine del giorno. La morte è sempre in agguato, l’unico conforto sono i sogni, gelosamente custoditi, insieme ai ricordi del passato.
...
Il mondo occidentale ha costruito muri per proteggere le proprie frontiere, ma chi è disperato è disposto a sacrifici inimmaginabili, pur di conquistare un briciolo di liberta, il cui prezzo è altissimo. Spesso lo si paga con la vita. Il rifugiato lo sa. Ma è determinato nel ripetersi ogni giorno: “Forse ce la farò”.

Diceva Giacomo Leopardi: “Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito…”

  Sul barcone della morte dalla Libia a Lampedusa, Maru un papà che non si arrende di Cornelia Isabel Toelgyes

Vedi anche il nostro post precedente:

  Il papà di Mekdes ed i genitori di Mohamad e Ahmad cercano i loro figli... aiutiamoli a ritrovarli!



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L'attualità del cardinal Martini: «Ogni popolo guardi il dolore dell’altro E la pace sarà vicina»


Questo testo è stato scritto dal cardinale Carlo Maria Martini alla fine del mese di agosto del 2003 in un momento di grave crisi e tensione tra Israele e Palestina.
Purtroppo dopo 13 anni è più che mai di grande attualità...

Torno da Gerusalemme avendo ancora negli orecchi il suono sinistro delle sirene della polizia e delle ambulanze dopo il terribile attentato di martedì 19 agosto. Ma ciò che sempre più ascolto dentro di me non è soltanto il dolore, lo sdegno, la riprovazione, che si estende a tutti gli atti di violenza, da qualunque parte provengano. È una parola più profonda e radicale, che abita nel cuore di ogni uomo e donna di questo mondo: non fabbricarti idoli! Questa parola risuona nella Bibbia a partire dalle prime parole del Decalogo e la percorre tutta quanta, dalla Genesi all'Apocalisse.
...
Siamo nel vortice di una crisi di umanità che intacca il vincolo di solidarietà fra tutto quanto ha un volto umano. Nell'adorazione dell'idolo della potenza e del successo totale ad ogni costo è l'idea stessa di uomo, di umanità che viene offesa, è l'immagine stessa di Dio che viene sfigurata nell'immagine sfigurata dell'uomo. Ma proprio da questa situazione, dalla presa di coscienza di trovarsi in un tragico vicolo cieco di violenza - a cui ha fatto più volte allusione il Papa Giovanni Paolo II - può scaturire un grido di allarme salutare e urgente, più forte dell'idolatria del potere e della violenza.

È un grido che si traduce concretamente nel proclamare che non vi sono alternative al dialogo e alla pace. Lo sta da tempo ripetendo in tanti modi Giovanni Paolo II. Ma esso è un grido che precede le dichiarazioni pubbliche, per quanto accorate. Risuona infatti nel cuore di ogni uomo o donna di questo mondo che si ponga il problema della sopravvivenza umana. Di alternativo alla pace oggi vi è solo il terrore, comunque espresso. Quando la sola alternativa è il male assoluto, il dialogo non è solo una delle possibili vie di uscita, ma una necessità ineludibile. Per questo i leader di tutte le parti tra loro contrastanti debbono rischiare senza esitazioni il dialogo della pace.
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Alla costruzione di muri di cemento e di pietra per dividere le parti contrastanti è preferibile un ponte di uomini che, pur garantendo la sicurezza di entrambe le parti, consenta alle due comunità di comunicare e di intendersi sempre più sulle cose essenziali e su quelle quotidiane.

Certamente l'odio che si è accumulato è grande e grava sui cuori. Vi sono persone e gruppi che se ne nutrono come di un veleno che mentre tiene in vita insieme uccide. Per superare l'idolo dell'odio e della violenza è molto importante imparare a guardare al dolore dell'altro. La memoria delle sofferenze accumulate in tanti anni alimenta l'odio quando essa è memoria soltanto di se stessi, quando è riferita esclusivamente a sé, al proprio gruppo, alla propria giusta causa. Se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta.

Ma se la memoria del dolore sarà anche memoria della sofferenza dell'altro, dell'estraneo e persino del nemico, allora essa può rappresentare l'inizio di un processo di comprensione. Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura politica di pace. Non fabbricarti idoli: idolo è anche porre se stesso e i propri interessi al disopra di tutto, dimenticando l'altro, le sue sofferenze, i suoi problemi. Il superamento della schiavitù dell'idolo consiste nel mettere l'altro al centro, così da creare quella base di comprensione che permette di continuare il dialogo e le trattative. 

  «Ogni popolo guardi il dolore dell’altro E la pace sarà vicina» di CARLO MARIA MARTINI


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"Non ci sono più cristiani a Mosul"


"Non ci sono più cristiani a Mosul"

Uccisi, depredati o, nel migliore dei casi, cacciati da una città che abitavano da (almeno) 1.400 anni: è il destino dei cristiani di Mosul, la seconda città dell'Iraq, travolta dall'offensiva dei terroristi dell'Isis (Stato islamico dell'Iraq e del Levante), il gruppo islamico radicale che - nato e cresciuto in Siria grazie all'incancrenirsi della guerra civile e all'inerzia dell'Occidente - nelle ultime settimane sta conquistando porzioni crescenti dell'antica Mesopotamia. Prendendo di mira, è bene ricordarlo, non solo i cristiani ma tutte le minoranze, a partire dai musulmani sciiti. 

Con un'azione che ricorda i peggiori pogrom della storia, i terroristi dell'Isis e le milizie sunnite che danno loro man forte hanno addirittura segnato le case dei cristiani di Mosul con il corrispettivo arabo della lettera N, iniziale di Nazareni, il nome con cui i seguaci di Gesù sono chiamati spesso nel mondo musulmano arabo. Ai tremila che avevano resistito durante gli anni, già molto difficili, della guerra civile post-Saddam, è stato intimato di andarsene. Non pochi, naturalmente, quelli che sono stati sommariamente uccisi o sono spariti nel nulla. Distrutti o danneggiati anche molti edifici, tra cui il palazzo episcopale dei siro-cattolici e l'antico monastero di Mar Behnam, da cui i monaci sono stati brutalmente cacciati (così come molte sono state anche le moschee sciite distrutte). 

«Ormai nessun cristiano si trova più a Mosul - ha dichiarato lunedì a Radio Vaticana mons. Saad Syroub, vescovo ausiliare caldeo di Baghdad -. Le famiglie fuggite sono in una situazione molto difficile, perché non hanno niente: sono state derubate della loro macchina, dei soldi, della casa, del lavoro. E non possono tornare. Quindi la situazione è molto critica; c’è bisogno di un intervento urgente per aiutare queste famiglie». 

Proprio sulla necessità di un aiuto concreto e immediato insiste un testo firmato da tutti i vescovi iracheni (che rappresentano il mosaico di confessioni cristiane presenti nel Paese) e diffuso martedì scorso. Con una nemmeno troppo implicita condanna della latitanza delle istituzioni di Baghdad e dell'Occidente, i vescovi scrivono: «Attendiamo azioni concrete per rassicurare il nostro popolo, e non soltanto comunicati stampa di denuncia e di condanna: sostegno finanziario agli sfollati che hanno perduto tutto, pagare immediatamente i salari dei dipendenti statali, indennizzare tutti coloro che hanno subito perdite materiali e assicurare alloggio e continuità nella erogazione dei servizi sociali e scolastici per le famiglie che potrebbero dover trascorrere lungo tempo lontano dalle proprie case». 

Se in questo momento prevalgono le necessità materiali resta, sullo sfondo, la preoccupazione per il destino che attende i cristiani nel lungo periodo, in Iraq così come in molti altri Paesi del Medio Oriente...

  "Non ci sono più cristiani a Mosul"


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SIAMO TUTTI CRISTIANI IN IRAQ
#Siamotutticristiani in Iraq
#I_am_Iraqi_I_am_Christian - #siamotuttiNoon - #siamotutticristiani 
Frase di solidarietà che unisce l'Iraq. Mentre i jihadisti perseguitano i cristiani a Mosul, nella capitale Baghdad centinaia di musulmani, sciiti e sunniti, assiri e caldei, esprimono solidarietà
Anche Quelli della Via aderisce alla campagna web e invita tutti gli amici e contatti a condividere questo post nelle proprie bacheche.
Nell'arco di un paio di giorni, la campagna Iraq e' condivisa da centinaia di iracheni, cristiani e musulmani, 
Per saperne di più sulla campagna leggi l’articolo di Laura Silvia Battaglia:

  Iraq, campagna web: siamo tutti cristiani


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«La nostra più grande sfida è evitare che il conflitto in atto a Gaza porti a divisioni tra i cristiani». Così ha dichiarato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre padre David Neuhaus, gesuita e vicario del patriarcato latino di Gerusalemme per i cattolici di lingua ebraica. «I cristiani di madrelingua ebraica s’identificano pienamente con Israele, mentre i cristiani di lingua araba si schierano con la parte palestinese».
In questi tragici momenti la Chiesa locale è impegnata anche a «ricordare ai fedeli di Gaza e a quelli di Beersheva», dove risiede una delle comunità di cattolici di lingua ebraica, «che sono fratelli nella fede e che nonostante il conflitto devono fare fronte comune».Padre Neuhaus è certo che l’unico modo per metter fine agli scontri tra Israele e Palestina sia comprendere che la violenza genera soltanto nuova violenza... 

  FAMIGLIA CRISTIANA:   «LA GUERRA NON DIVIDA I CRISTIANI»

Da Lampedusa, dove sta svolgendo il suo quarto campo sui diritti umani, Amnesty International ha espresso oggi grave preoccupazione per l’alto numero di persone che hanno perso la vita in mare negli ultimi giorni. Sebbene il totale rimanga ancora incerto, si ritiene siano centinaia le persone annegate nel mar Mediterraneo, tra la Libia e l’Italia.
“L’Europa ha perso qualcosa di profondamente prezioso: la sua capacità di dimostrare umanità. Mentre interi gruppi familiari provenienti dalla Siria e molti altri rifugiati originari da paesi come Eritrea e Somalia annegano perché non hanno alternative, il silenzio dell’Europa è assordante” – ha dichiarato da Lampedusa Carmen Dupont, coordinatrice di “Sos Europa”, la campagna europea su migranti e rifugiati di Amnesty International.

  AMNESTY INTERNATIONAL:  l’UE resta in silenzio mentre in centinaia muoiono al largo delle sue coste


... Non si può stare in piedi. Solo accovacciati sotto il getto d'acqua. Questo passa il governo. Tra le condotte idriche alte un metro da terra (altro che docce!) abbeveratoi per animali, nè più nè meno, nessun separè tra la zona donne e la zona uomini. Tutti insieme nudi nello stesso cortile, a pochi metri le une dagli altri... 

  Rosa Tomarchio:  Nudi in fila per la doccia



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FEDE E
SPIRITUALITA'




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO

HOREB n. 67 - 1/2014 

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra. 
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità nuda. 
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio. 
La vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare degli impoveriti e degli oppressi. 
La vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il condividere lo stile povero di Gesù. 
In quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss). 
Il regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata, che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata, con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante: l’alto e il centro. 
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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FRATERNITÀ CARMELITANA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) - INCONTRI PER L’ESTATE 2014



FRATERNITÀ CARMELITANA 
DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME)

INCONTRI PER L’ESTATE 2014

  • LECTIO DIVINA 17-22 LUGLIO

IL PROFETA EZECHIELE
con p. Pino Stancari sj

• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire

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  • SETTIMANA DI SPIRITUALITÀ 4-9 AGOSTO

GESÙ VOLTO UMANO DI DIO

♦ Gesù nel suo ambiente e tra la sua gente (Egidio Palumbo)
♦ Gesù a contatto con una umanità fragile e sofferente (Maurilio Assenza)
♦ Nell’umanità di Gesù il volto di Dio (Alberto Neglia)
♦ I sentimenti di Gesù (M. Aliotta)
♦ Gesù e la donna (Gabriella Del Signore)
♦ Gesù liberatore nella riflessione teologico-spirituale dell’America Latina (Rosario Giuè)
♦ «Cristo è sceso e mi ha presa». L’esperienza di Simon Weil (Giuseppe Schillaci)
♦ Gesù e il potere politico (Gregorio Battaglia)
♦ Momento di contemplazione: Gesù, l’uomo nuovo. Contemplazione dell’icona della Trasfigurazione.

• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire

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Quanto bene ci fa vedere Gesù vicino a tutti! Se parlava con qualcuno, guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena d’amore: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10, 21). Lo vediamo aperto all’incontro quando si avvicina al cieco lungo la strada (cfr Mc 10,46-52) e quando mangia e beve con i peccatori (cfr Mc 2,16), senza curarsi che lo trattino da mangione e beone (cfr Mt 11,19). Lo vediamo disponibile quando lascia che una prostituta unga i suoi piedi (cfr Lc 7,36-50) o quando riceve di notte Nicodemo (cfr Gv 3,1-15). Il donarsi di Gesù sulla croce non è altro che il culmine di questo stile che ha contrassegnato tutta la sua esistenza. Affascinati da tale modello, vogliamo inserirci a fondo nella società, condividiamo la vita con tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e spiritualmente nelle loro necessità, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri. Ma non come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identità (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 269).

 
la locandina degli incontri per l'estate 2014 (pdf)




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  Come Lui anche noi...
  Dio ama chi dona con gioia...
  La parabola della zizzania...
  La violenza non si vince con la violenza...
  Che bello questo...
  Attenzione: la pazienza evangelica...
  Uno sguardo di contemplazione...
  Maria di Magdala mi ricorda...
  Le sue parole rimangono in noi...
  Gli occhi sono ciechi...
  Il credente non ha nessun padrone...


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Ricordiamo lo scrittore ed educatore RUBEM ALVES morto sabato 19 luglio.

  E' nell'ascolto...

  Per ricordare Rubem Alves...


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"Nella casa del Padre non si tiene la contabilità" di Rubem Alves


Nella casa del Padre
non si tiene la contabilità
di Rubem Alves

Per tornare a Dio, è necessario dimenticare, dimenticare molto, cancellare quello che abbiamo imparato, grattare i colori… Coloro che non hanno perduto la memoria del mistero proveranno orrore davanti a questa nuova sfida umana. Sporgeranno denunce. C’è stato, infatti, chi ha gridato che Dio è morto […]. Ha gridato che noi siamo gli assassini di Dio. Fu accusato di ateismo. Ma ciò che voleva, in realtà, era rompere quelle maschere per contemplare di nuovo il mistero infinito. Anche Gesù si è comportato così: «Avete udito che è stato detto, ma io vi dico…». Il dio dipinto sulle pareti del tempio non era lo stesso che Gesù vedeva. Il dio del quale parlava era orrendo per le persone per bene, difensori dei buoni costumi. Egli diceva che le prostitute sarebbero entrate nel regno dei cieli prima degli uomini pii. Che i beati erano sepolcri vuoti: bianchi fuori, puzzolenti dentro. Che l’amore vale più della legge. Che i bambini sono più vicini a Dio degli adulti. Che Dio non ha bisogno di luoghi sacri, dal momento che ogni essere umano è un altare, non importa dove egli si trovi.

Egli raccontava storie in maniera pacifica. Ad una di queste, i pittori delle pareti hanno dato il nome di «parabola del figliol prodigo». Narra la storia di un padre e di due figli. Uno di loro, il maggiore, era pieno di certezze, ligio al dovere, lavoratore. L’altro, il minore, era un mascalzone e uno spendaccione. 
...
Gesù dipinge un volto di Dio che la saggezza umana non può capire. Egli non tiene la contabilità. Non fa la somma delle virtù e dei peccati. Così è l’amore. Non ha un perché. Esiste senza ragioni. Ama perché ama. Non tiene la contabilità né del male né del bene. Con un Dio così, l’universo diventa più pacifico. E le paure se ne vanno. Ecco un titolo adatto alla parabola: «un padre che non sa sommare». Oppure: «un padre che non ha memoria…».

  "Nella casa del Padre non si tiene la contabilità"



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SANTA BRIGIDA DI SVEZIA - Dal 1999 copatrona d'Europa

 
Santa Brigida di Svezia (video)


  San Giacomo Apostolo (video)



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Rimanere – S. Brigida di Svezia - di Antonio Savone



Rimanere... 

S. Brigida di Svezia

di Antonio Savone

Una serie di figure femminili costella il cammino della Chiesa in questi giorni di fine luglio. Oggi è la volta di Brigida di Svezia, donna che ha conosciuto l’esperienza dell’essere sposa, madre, vedova non con l’atteggiamento di chi deve spremere la vita in ogni suo momento ma facendo sì che ogni circostanza divenisse occasione per consegnare tutta se stessa. Una vita per Dio, quella di Brigida, capace di superare tutto ciò che potesse rientrare nella categoria dell’abitudine. A rileggere la vicenda di questa donna è la splendida pagina del vangelo di Gv.

Quella sera, durante la cena delle consegne, a degli uomini che di lì a poco avrebbero patito sulla loro pelle la forza dirompente della dispersione, Gesù rivelava che nessuno di noi è un naufrago dell’esistenza il cui unico appoggio è la zattera del proprio io. Ciascuno di noi è un essere voluto da qualcuno e ciascuno di noi vive nella misura in cui non decide di tagliare il proprio legame con le sue radici. Questo qualcuno per noi è il Signore: senza di me non potete far nulla. Continuamente Dio favorisce innesti facendo che sì che nuova linfa scorra nelle nostre esistenze. Il problema, semmai, è consentirglielo. Egli, infatti, rimane sempre e rimane sempre come colui che non recide il legame con noi.

Per questo Gesù accompagna questa rivelazione con l’invito a rimanere. Perché mai? Forte è la tentazione di dimenticare che questo legame è vitale per noi. Non poche volte a condizionarci è un bisogno di emancipazione da quel legame che, di solito, si risolve soltanto in una amara solitudine. Ogni uomo, sin dalle origini della vicenda umana, conosce sulla sua pelle il sospetto che questo legame con Dio sia mortifero. È la tentazione dell’autosufficienza, quella di essere un tralcio a sé, sebbene reciso dai canali vitali. Una tentazione che non poche volte si traduce come gusto del nulla.

Quella sera, sulle labbra di Gesù, l’invito a rimanere era quello dell’innamorato che implora il suo amore di non lasciarlo, di non andarsene. Il rimanere è il far sì che un incontro diventi relazione, storia. Quanti incontri suscitati da Dio non hanno poi avuto la perseveranza di una relazione!...

  Rimanere – S. Brigida di Svezia


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Le incomprensioni nella sequela – San Giacomo apostolo - di Antonio Savone


Le incomprensioni nella sequela
San Giacomo apostolo

di Antonio Savone

Lungo la strada che sta portando Gesù a Gerusalemme accade proprio di tutto: entusiasmo e resistenze, candidature e dinieghi. Qualcuno si tira indietro ancor prima di cominciare e qualcun altro pur continuando a seguirlo, in realtà è mille miglia lontano da Gesù e dal suo modo di pensare. Sarà necessario essere guariti nella propria cecità per entrare nella giusta comprensione del proprio stare alla sequela di Gesù.

Chissà cosa deve essere passato nel cuore del maestro di fronte alla sfacciataggine con la quale la madre dei figli di Zebedeo (Mc è più diretto e sostiene siano stai proprio loro a chiederlo) aveva avanzato la sua pretesa: Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno.

Non avevano capito nulla, o meglio, senz’altro avevano frainteso. Le parti si erano capovolte e Gesù a registrare l’insuccesso del suo annuncio.

Tra lucidità e incomprensione…

La prima volta – lo ricorderete – ci aveva pensato Pietro: Maestro, questo non ti accadrà mai…; la seconda tutti i discepoli che non avevano trovato di meglio che discutere chi tra loro fosse il più grande; e ora di nuovo. E come se non bastasse nessuno del gruppo a provare a ristabilire le parti. Anzi. Secondo Mc, si scagliano contro Giacomo e Giovanni non perché la loro pretesa era fuori luogo ma perché avevano osato scavalcare tutti con quella loro richiesta. Che gruppo di malassortiti! Non uno all’altezza di quel cammino di sequela che pure avevano intrapreso con tanta generosità. E Gesù davanti a loro che non si sdegna per l’angustia delle visioni dei suoi discepoli e che pazientemente prova a rionnadare i fili di un discorso non facile da condividere.

In realtà, a ben guardare, parafrasando un famoso proverbio, la madre dei figli di Zebedeo è sempre incinta: i figli di Zebedeo, infatti, sono molto più di due e rappresentano, in definitiva, un’autentica categoria storica. Non c’è gruppo religioso, politico, sociale che prima o poi non sollevi la questione del potere e della carriera. Della serie: a me cosa ne viene? Sembra proprio che non sia possibile stare nella vita in pura perdita, gratuitamente come il figlio dell’uomo che è venuto non per essere servito ma per servire e dare la sua vita

  Le incomprensioni nella sequela – San Giacomo apostolo


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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

"Nessuno che beve il vino vecchio 
desidera il nuovo, perchè dice:

«Il vecchio è gradevole!"
 
(Luca 5,39)

  Gianfranco Ravasi:   Il “vino vecchio” e il “messaggio nuovo” di Cristo




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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 34/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 13,24-43

Continua con queste tre parabole la spiegazione che l'evangelista Matteo fa del mistero della vita di Gesù e del Regno che è venuto ad inaugurare. Regno che è quella società-altra, quel modo-altro di concepire la vita, di intessere rapporti con i fratelli, con i beni, con il creato. 
Le tre parabole narrate da Gesù riguardano tre grandi tentazioni con le quali la comunità è chiamata a fare i conti, tentazioni che rischiano di impedirne una crescita armonica, secondo il progetto del Padre, che Gesù incarna in sé: la tentazione di essere una comunità di perfetti, di puri; la tentazione di diventare grandi, potenti; la tentazione dello scoraggiamento.
Gesù ci mette in guardia spiegandoci perché né il mondo né la stessa Chiesa siano fatti solo di giusti, e come bisogna imparare pazientemente ad accettare questo fatto, pena un peccato ancor più grave di orgoglio e di presunzione. Di come il Regno di Dio non è qualcosa di grandioso, di potente, come immaginato dal profeta Ezechiele (cap.17), che lo aveva  paragonato ad un cedro maestoso - il re degli alberi - piantato su un monte altissimo, perché fosse ammirato e temuto da tutti i popoli del mondo. Il Regno invece che Gesù proclama 
assomiglia ad un granellino di senape, piccolissimo, quasi invisibile ad occhio nudo, che nel suo maggior sviluppo giunge ad un'altezza di non più di due metri, ma fornisce ombra e riparo  agli uccelli del cielo.
...


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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / anno A -  Commento al Vangelo  di mons. Vincenzo Paglia



XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO / anno A
20/07/2014

Commento al Vangelo 
di mons. Vincenzo Paglia

Matteo 13,24-43

In questa sesta domenica dopo Pentecoste continua la lettura del capitolo 13 del Vangelo di Matteo, iniziato domenica scorsa. È il “capitolo delle parabole”, centrato tutto sull’immagine del “Regno dei cieli”. Si tratta di un tema centrale della predicazione di Gesù, e quindi decisivo per la comprensione stessa del Vangelo e della volontà di Dio sugli uomini. Con tre parabole, il Regno viene paragonato prima agli steli del grano costretti a convivere con la zizzania, poi a un seme microscopico, quello della senape, che diviene però un grande albero e, infine, a pochi grammi di lievito capaci di fermentare una massa di farina. L’ascolto di queste parole evangeliche provoca l’allargamento del cuore e della intelligenza per giudicare e vivere la vicenda umana.
...
Potremmo dire che da questa parabola inizia la storia della tolleranza cristiana, come anche quella del suo tradimento. È una parola che secca in radice l’erba davvero malvagia del manicheismo, di ogni distinzione possibile tra buoni e cattivi, tra giusti e ingiusti. C’è qui in luce, non solo l’invito ad una illimitata tolleranza, ma persino al rispetto per il nemico, anche quando fosse nemico non solo personale ma della causa più giusta e più santa, di Dio, della giustizia, della nazione, della libertà.

Questa parabola, così lontana dalla nostra logica e dai nostri comportamenti, fonda una cultura della pace. Oggi che assistiamo al proliferare di tragici conflitti locali e alla facile corsa al bersaglio (quando ci si sente più forti), è necessario riproporre questa parola evangelica per privilegiare, o quantomeno non escludere, il momento del dialogo e delle trattative. Non è segno di debolezza e di cedimento. È concedere ad ogni uomo la possibilità di scendere nel profondo del proprio cuore per ritrovare l’impronta di Dio e della sua giustizia. Questo richiede l’intelligenza e, perché no, la furbizia di guardare in faccia il proprio nemico e di riconoscergli la buona fede e lo stesso desiderio sincero di pace. Questo vuol dire superare la logica del nemico.

La parabola non dice che non ci sono nemici. Tutt’altro. Indica però un modo diverso di trattarli: piuttosto che la mietitura violenta, che rischia di strappare anche la pianta buona, è da preferire la paziente selezione ed attesa. È una grande saggezza che contiene una forza incredibile. Davvero questa parola di tolleranza e di pace è simile a quel granellino di senape e quel pugno di lievito. Se la lasciamo crescere dentro di noi e nel profondo della vicenda umana sconfiggerà l’inimicizia e lo spirito di guerra. La decisione del padrone del campo, se accolta, può trasformare l’umanità intera. La crescita della pianta cattiva non deve spaventarci. Quel che conta è far crescere il più possibile la pianta buona. Così si afferma già sulla terra il Regno dei cieli 

  XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


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Omelia di p. Pino Stancari sj - video


Santuario Madonna del Carmine 

di Pozzo di Pozzo di Gotto

XVI Domenica del Tempo Ordinario anno A
20-07-2014

Omelia di p. Pino Stancari sj

... il Regno dei cieli. La parabola ci parla di quello che è nell'esperienza di tutti, rispetto a questa iniziativa di Dio che certamente è determinata da un'intenzione d'amore la Sua, lontana, gratuita ed inesauribile; di fatto noi sperimentiamo che c'è il male nel mondo, c'è il male in tutti i sensi, dal male fisico al male psichico, al male sociale, al male morale, c'è il male!...

  video


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Ai giovani di Enzo Bianchi



Fr. Enzo ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Nizza Monferrato (AT).
In questa occasione, alla presenza di numerosissimi studenti e amici, ha rivolto ai giovani della città (e non solo) alcune parole che qui riportiamo


Ai giovani
di 
Enzo Bianchi

Quando diventiamo anziani, sentiamo dentro di noi il bisogno di riandare ai giorni della nostra adolescenza e della nostra giovinezza, perché – ce lo dicono le scienze mediche – ricordiamo più facilmente eventi e situazioni di allora piuttosto che quelli del passato recente. Questa operazione psichica e anche affettiva ci permette due risultati di cui vi vorrei brevemente parlare in questo simpatico incontro, in cui il sindaco e il consiglio comunale di Nizza Monferrato mi onorano donandomi la cittadinanza municipale.
...
Mio padre era un povero lattoniere e stagnino, ma mi diceva: “Lascia il mondo migliore di come l’hai trovato!”. E io mi domando se ho onorato questo consiglio. La nostra generazione, voi lo sapete, ha responsabilità economiche gravi verso la vostra: vi lasciamo più poveri perché, in una vertigine di consumi e di sprechi, non abbiamo tenuto conto delle future generazioni, e così vi lasciamo una terra più brutta, più cementificata. Basta che voi guardiate le cose brutte che abbiamo costruito, i capannoni oggi vuoti e abbandonati con cui abbiamo reso desolate le terre alle porte delle città, il cibo meno sano e più avvelenato che abbiamo sovente prodotto.

E ormai ci sono varie forme di ribellione da parte della terra stessa. Ecco allora la preghiera che vi faccio: lasciate più bella questa terra di colline e di vigne, rispettatela, imparate ad amarla, perché il comandamento è anche “ama la terra come te stesso”! Quando da giovane passavo le ore qui a Nizza, queste erano le speranze che abitavano me e i miei compagni. In questa terra sono cresciuto vivendo l’amicizia, i primi amori, ma anche le prime battaglie per dei valori. Qui, allora impegnato in politica a livello provinciale, ho iniziato ad avere il senso della polis, e qui fin dagli anni ’60 ho conosciuto come occorreva resistere per vivere la libertà, la parresía, la franchezza nel dire le cose.

Non so se devo ricordarlo, ma per me è stato significativo: quando, con responsabilità, nel partito in cui militavo osai fare un’interrogazione riguardo a un onorevole che appariva non coerente e praticava quelle che trent’anni più tardi sarebbero state chiamate tangenti, e osai denunciarlo non alla magistratura ma ai probiviri, fui sospeso dal partito e così abbandonai la vita politica. Ma io non sono cambiato, le mie convinzioni sono restate e a esse ho cercato di essere fedele. Ecco, per tutte queste ragioni accetto con gioia la cittadinanza, non come un onore alla mia persona ma come una chiamata, espressa dal sindaco, a una responsabilità verso la città di Nizza Monferrato e verso questa terra.

   Ai giovani


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Il senso del viaggio di Enzo Bianchi


Il senso del viaggio
di Enzo Bianchi

Con il viaggio e il viaggiare ho sempre avuto uno strano rapporto...

Ma credo che nonostante queste diverse stagioni della vita, il senso del viaggio non muti. E quando dico “senso” lo intendo nella sua duplice accezione di “direzione” e di “significato”. Sì, perché ogni viaggio, anche quello solo immaginato, ha un tragitto, un “verso dove” e una ragione, una motivazione. Proprio per questo ritengo sia impossibile parlare di “viaggio” senza che il pensiero vada a a un viaggio “altro”, quello interiore. Un viaggio che può aver luogo, anche simultaneamente, lungo le strade del mondo e nei meandri della coscienza: “lo spirito del paesaggio e il mio spirito si sono concentrati e, per questo, trasformati in modo che il paesaggio è proprio dentro di me”, diceva il pittore cinese Shi Tao.

Sì, sovente un viaggio aiuta l’altro, quello esteriore offre spunti a quello interiore e quest’ultimo fornisce le motivazioni al primo e ne anima il percorso: i pellegrinaggi non nascono forse da un desiderio dello spirito? Ciascuno infatti ha in sé un “continente interno”, che non finirà mai di esplorare e che nessun altro potrà esplorare al suo posto, ma a delimitare i contorni di questo continente, a modularne suoni e colori, ad arricchirne flora e fauna hanno contribuito i “continenti esterni”, quell’alterità di luoghi e di volti sovente sperimentata nel viaggiare alla ricerca di un altrove.

Ma per capire in profondità il senso di ogni nostro viaggio è indispensabile soffermarsi sul suo inizio, che non è la partenza, bensì una fase molto precedente: il momento in cui l’abbiamo pensato e poi iniziato a prepararlo e a prepararci. In altri termini, il viaggio inizia con il chiedersi perché intraprenderlo e perché proprio quello. Sarà questa motivazione a determinare la scelta della meta e a fissare il momento della partenza: “quando l’uomo non sa verso quale approdo naviga – diceva Seneca – nessun vento gli è favorevole” e quindi non può salpare...

  "Il senso del viaggio"


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La bisaccia del mendicante-5 di ENZO BIANCHI


JESUS, luglio 2014

La bisaccia del mendicante-5

Rubrica di ENZO BIANCHI

Nel Salmo 46 il Signore esorta i credenti a vedere le meraviglie che opera per gli uomini, a contemplare il giorno in cui farà cessare le guerre e poi impartisce loro un comando: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”. La Vulgata fedelmente traduce: “Vacate et videte quoniam ego sum Deus”. “Vacate”, cioè fermatevi, da cui l’italiano “vacanza”. Sì, le vacanze sono giorni in cui ci si ferma, si lascia il proprio lavoro, si abbandonano i riti quotidiani, si parte dal luogo abituale per dimorare in un luogo diverso, più o meno lontano, un luogo “altro”, al mare, in montagna, in collina, visitando città.

Questo Salmo – che stamane ho pregato insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle – mi ha suggerito che in vacanza, una volta che ci si è veramente fermati per vivere quiete e silenzio, si possono vedere le opere di Dio, ci si può esercitare a contemplarle. Il rischio, infatti, è quello di vivere le vacanze freneticamente, inventandosi mille cose da fare pur di non fermarsi, di non ascoltare il silenzio, di non cogliersi come creatura che vive e respira in mezzo a tante altre co-creature sulla terra: una terra che a volte si congiunge al mare, una terra sopra la quale si stende il cielo, tenebroso di notte, solare di giorno. Le vacanze, dunque, non sono forse il momento di pensare semplicemente alla terra, al mare, al cielo? Non solo il tempo per cercare di cogliere queste tre dimensioni che costituiscono il nostro quotidiano, ma che nel quotidiano ci sfuggono?...

  La bisaccia del mendicante-5


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Non è un mondo per cristiani di Giuseppe Savagnone


Non è un mondo per cristiani 
di Giuseppe Savagnone 

Ci sono violenze in cui è difficile separare nettamente il ruolo dei carnefici da quello delle vittime. All'opinione pubblica mondiale, giustamente impressionata dal massacro di civili e dalle devastazioni indiscriminate di cui è responsabile in questi giorni l'esercito israeliano nella striscia di Gaza, non può sfuggire che questa azione militare si inserisce in una folle faida pluridecennale, in cui la posta in gioco è stata ed è, dichiaratamente, da parte palestinese, l'annientamento dello Stato d'Israele. Una faida che, peraltro, ha avuto il suo ultimo rilancio con l'assassinio di tre ragazzi ebrei e una pioggia di razzi lanciati da Hamas su obiettivi civili.

Reciprocamente, a chi (come alcuni notissimi giornalisti italiani) fanaticamente identifica le critiche alla politica israeliana con un'ennesima manifestazione di antisemitismo e considera l'operazione in corso un legittimo atto di autodifesa, è facile ricordare le innumerevoli vessazioni a cui Israele ha sottoposto in questi anni - e continua a sottoporre - uomini, donne e bambini palestinesi anche in tempo di "pace" e l'inaccettabilità di uno stile che ricorda purtroppo quello di cui gli stessi ebrei sono stati vittime al tempo del nazismo.

Ferma restando la solidarietà con gli innocenti che, dall'una e dall'altra parte, scontano le responsabilità dei loro capi, si capisce la difficoltà che le persone di buon senso hanno nel condannare unilateralmente l'una o l'altra fazione in conflitto, chiudendo gli occhi sui torti dell'altra. Più che attraverso una simile presa di posizione a favore dell'uno o dell'altro, la pace si può raggiungere attraverso una "conversione" di entrambi (è quello che ha tentato papa Francesco qualche tempo fa) alla logica del dialogo.

Ci sono, però, violenze dove la contrapposizione tra carnefici da una parte e vittime dall'altra è più evidente e in cui sarebbe più possibile e necessario schierarsi dalla parte delle seconde contro i primi. Ma, stranamente, sono quelle di cui si parla di meno e alle quali l'opinione pubblica - a livello sia internazionale che italiano - guarda con minore attenzione, se non addirittura con aperto disinteresse.

Una di queste è la sistematica persecuzione dei cristiani in alcune aree del mondo, come l'Iraq e la Nigeria, ad opera di fanatici che deliberatamente si propongono la loro eliminazione fisica dai territori che essi controllano. In Iraq - ma anche nelle zone della Siria coinvolte dall'offensiva conquistatrice dell'Isil, l'autoproclamatosi califfato islamico che ora controlla questi territori - ai cristiani è stato posta la drastica alternativa tra convertirsi all'islam o abbandonare le loro case, le loro terre, il loro lavoro, senza neppure portare con sé i loro averi mobili. Altrimenti, la morte.
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  Non è un mondo per cristiani 



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Papa Francesco nomina come consultore Enzo Bianchi al Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani

  Enzo Bianchi al Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani


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Una buona notizia!!!
Meriam Yahia Ibrahim Isha, la giovane cristiana condannata a morte a Khartoum, in Sudan, per apostasia e poi liberata, è in arrivo in Italia su un volo della presidenza del Consiglio. Lo rivela l'agenzia di stampa Dire. Con lei il viceministro agli esteri Lapo Pistelli che segue da tempo il caso della donna sudanese. L'arrivo è previsto a Ciampino alle 9.

  La giovane Meriam in arrivo a Roma su volo del governo

Meriam Yahia Ibrahim Isha, la giovane cristiana condannata a morte per apostasia a Khartoum, in Sudan, e poi liberata, è stata ricevuta da Papa Francesco per circa mezz'ora in Vaticano, con il marito, Daniel Wani, i due figli piccoli, e il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, che l'ha portata stamane a Roma. 
Giunta poco prima delle 13, la donna ha lasciato casa Santa Marta poco prima delle 13.30. L'incontro è avvenuto nel salone dove Bergoglio incontra gli ospiti quando li riceve nella sua residenza. Il colloquio privato, alla presenza di padre Yoannis Lahzi Gaid, sacerdote egiziano copto che svolge la funzione di segretario di Bergoglio ed ha fatto oggi da interprete, è durato un quarto d'ora. L'incontro si è poi allargato al personale che ha accompagnato Meriam dal Sudan all'Italia...

  Il Papa ha ricevuto Meriam: grazie per la testimonianza di fede

Papa Francesco incontra Meriam e la sua famiglia 

  video

  La carezza di Papa Francesco a Maya...


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Balza alle cronache ogni giorno di più il diffondersi di gruppi islamici in Africa e in Medio Oriente – dal Sudan, alla Nigeria, passando per l'Iraq fino alla Siria – che con violenza cercano di imporre un regime che rinnega democrazia e libertà religiosa e che perseguita i cristiani. In alcuni casi, i cristiani divengono vittime in quanto coinvolti in conflitti tribali per i quali rifiutano di imbracciare le armi. Ci sono discriminazioni forti anche in altre aree della ex "primavera araba", come Tunisia, Libia, Egitto. Ma la persecuzione contro i cristiani non riguarda solo i Paesi dove è sempre più crescente l'influenza islamica. Resta alta in Paesi ex comunisti – come Corea del Nord, Vietnam – ma anche in altri Paesi, come Eritrea, Kenya o Colombia, di cui si parla molto meno. Fausta Speranza ha intervistatoMassimo Introvigne, docente di Sociologia delle religioni alla Pontificia Università di Torino

  RADIO VATICANA:  Cristiani perseguitati: nel mondo un morto ogni 5 minuti

L'epilogo della vicenda di Meriam crea un precedente storico. Una donna che non ha mai rinnegato la sua fede cristiana nonostante la condanna per apostasia, le torture e le minacce di morte ripetutamente inflitte dai suoi rapitori sudanesi. Una donna che ha mobilitato la società civile di ogni paese cristiano (e non) che ha chiesto ripetutamente tramite petizioni online, campagne social e manifestazioni la sua scarcerazione. Una donna che ora è libera.
Un'altra storia drammaticamente simile ma ancora irrisolta è quella di una donna pakistana, Asia Bibi, dal 19 giugno 2009 in carcere. Su di lei pende un'ingiusta accusata di blasfemia. Ripercorriamo qui le tappe più importanti di questa vicenda che, come il caso Meriam, ha mobilitato l'opinione pubblica, in particolare Avvenire che per lei, ormai 5 anni fa, ha lanciato la petizione "Salviamo Asia Bibi".

  Corrado Paolucci:  Meriam è salva. E Asia Bibi?


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 20 luglio 2014



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22 /07/2014:

  Il grande rischio del mondo attuale...

24/07/2014:

  Quando si vive attaccati al denaro...



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Angelus del 20 luglio 2014 - Testo e video


 20 luglio 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

In queste domeniche la liturgia propone alcune parabole evangeliche, cioè brevi narrazioni che Gesù utilizzava per annunciare alle folle il Regno dei cieli. Tra quelle presenti nel Vangelo di oggi, ce n’è una piuttosto complessa, di cui Gesù fornisce ai discepoli la spiegazione: è quella del buon grano e della zizzania, che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio (cfr Mt 13,24-30.36-43). 
...

Alla fine, infatti, il male sarà tolto ed eliminato: al tempo della mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del padrone separando la zizzania per bruciarla (cfr Mt 13,30). In quel giorno della mietitura finale il giudice sarà Gesù, Colui che ha seminato il buon grano nel mondo e che è diventato Lui stesso “chicco di grano”, è morto ed è risorto. Alla fine saremo tutti giudicati con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi. Chiediamo alla Madonna, nostra Madre, di aiutarci a crescere nella pazienza, nella speranza e nella misericordia con tutti i fratelli.

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle,
Ho appreso con preoccupazione le notizie che giungono dalle Comunità cristiane a Mossul (Iraq) e in altre parti del Medio Oriente, dove esse, sin dall’inizio del cristianesimo, hanno vissuto con i loro concittadini offrendo un significativo contributo al bene della società. Oggi sono perseguitate; i nostri fratelli sono perseguitati, sono cacciati via, devono lasciare le loro case senza avere la possibilità di portare niente con loro. A queste famiglie e a queste persone voglio esprimere la mia vicinanza e la mia costante preghiera. Carissimi fratelli e sorelle tanto perseguitati, io so quanto soffrite, io so che siete spogliati di tutto. Sono con voi nella fede in Colui che ha vinto il male! E a voi, qui in piazza e a quanti ci seguono per mezzo della televisione, rivolgo l’invito a ricordare nella preghiera queste comunità cristiane. Vi esorto, inoltre, a perseverare nella preghiera per le situazioni di tensione e di conflitto che persistono in diverse zone del mondo, specialmente in Medio Oriente e in Ucraina. Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione.
...
Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

  video integrale


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Visita a sorpresa oggi di Papa Francesco alla mensa del Vaticano, dove pranzano i dipendenti della Santa Sede. Il Papa si è presentato come un normale avventore mettendosi in fila.

  foto

  Intervista con lo chef della mensa


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  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm