"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°33 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 23 al 29 agosto 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 5 settembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

    di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI


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Thando Hopa un esempio di come pregiudizi e ignoranza si combattono anche dalle copertine delle riviste patinate...



Si chiama Thando Hopa, 25 anni, sudafricana, è un avvocato affetta da albinismo, ma è anche una modella di successo in tutto il mondo. Quest’anno ha anche vinto il South African Style Award come modella più elegante dimostrando così, proprio innanzi alla sua gente, che l’essere una persona affetta da albinismo non limita le possibilità di avere successo nella vita. Thando è un esempio che potrebbe cambiare, anche se faticosamente, credenze inculcate nella storia e nel pregiudizio dell’Africa rendendo finalmente esplicito che l’albino non è altro che un’altra tonalità del normale.

Pregiudizi e ignoranza si combattono anche dalle copertine delle riviste patinate...

  video

Hanno la pelle bianca, mentre tutti, attorno a loro, sono neri. Gli africani albini sono vittime di torbide credenze popolari: nei mercati clandestini le parti del loro corpo sono vendute come amuleti, e le donne albine vengono violentate perché si pensa che un rapporto con loro possa guarire dall’Aids. 
Thando Hopa è una di loro. Ha 25 anni e, anche se è africana, ha pelle e occhi trasparenti. Ma non la si chiami albina: «L’albinismo è solo una condizione – spiega -, ed è scortese riferirsi ad una persona definendola «albina». Preferiamo essere chiamati persone con albinismo». 
Faceva l’avvocato, fino a quando il fashion designer sudafricano Gert-Johan Coetzee non l’ha avvicinata in un centro commerciale di Johannesburg, per proporle una collaborazione. «Avevo già avuto occasione di lavorare nellamoda, e avevo sempre rifiutato», continua Thando. «Ma Gert-Johan voleva darmi l’opportunità di cambiare la percezione negativa dell’albinismo. Che altro non è che un’altra «tonalità del normale»...

  Thando, modella simbolo degli albini

Vedi anche il nostro post precedente:

  Cristiano Gentili e la risposta di Papa Francesco al dramma degli albini in Africa


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Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà? di Christian Albini


Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà?
di Christian Albini

Di fronte a quello che sta accadendo in Medio Oriente per opera dell'Isis, ma non dimentichiamo tante altre situazioni di guerra e sofferenza, come può porsi un cittadino delle nostre democrazie occidentali e soprattutto un cristiano?

In primo luogo, contro l'indifferenza, si tratta di tenere desta l'attenzione verso le vittime della violenza. I cristiani, ma anche tutti gli altri: agli occhi di Dio sono uguali, come ha detto anche papa Francesco.

C'è poi tutto il dibattito su che cosa sia più giusto fare per fermare l'orrore, perché è un dovere umano far sì che certe cose non continuino. E' una questione complessa, che qui non affronto, dove non tutto è immediatamente chiaro, tenendo anche conto che andrebbero rilette criticamente certe scelte passate delle nazioni occidentali le quali hanno favorito il diffondersi del fondamentalismo.

Infine, si tratta di opporsi al fondamentalismo che è presente tra noi, sotto forma di cellule estremiste, ma anche in quella ideologia che è contro la convivenza e demonizza l'islam nel suo insieme. E vengo a un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, che pone due questioni:
...

Leggendo per intero l'articolo, trovo che Galli Della Loggia sia ambiguo e tendenzioso, perché allude senza dire. Denuncia una fuga dalla realtà, ma poi non espone le conclusioni dei propri ragionamenti. Che cosa vuole arrivare a dire con le sue domande? A me sembra che il non detto, facilmente leggibile, sia che è effettivamente in corso una guerra di religione contro l'islam, che noi occidentali la dobbiamo combattere attivamente e che tutti i musulmani, compresi quelli che vivono tra di noi, sono potenziali nemici. Peraltro, il cattolicesimo più ideologizzato sostiene le stesse cose.

Ma se questo è ciò che pensa Galli Della Loggia, e chiedo di essere corretto in caso di errore, è effettivamente la realtà, oppure sono le sue idee presentate come se fossero la realtà? Sono ormai diverse le prese di posizione di autorevoli esponenti del mondo islamico che smentiscono questa lettura. Cito solo l'imam Sergio Pallavicini del Coreis, intervistato ieri proprio dal Corriere e che oggi ha scritto al quotidiano cattolico Avvenire condannando la violenza fondamentalista

...

Chiudo con alcune parole di Paolo Dall'Oglio, innamorato dell'islam e credente in Gesù:

La dimensione dell'umano, come valore che tutti partecipano a riconoscere e a costruire, resta ciò che vi è di più immediatamente disponibile alla buona volontà di ognuno. La qualità dei gesti quotidiani è la base da cui partire per costruire la commensalità e la convivialitù, portate dai riti relazionali del buon vicinato.

Questa è la buona battaglia da combattere qui da noi, invece che invocare nuove crociate.

  Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà?

Vedi anche gli articoli citati:
  • Noi in fuga dalla realtà
  • Pallavicini: i fanatici dell?Isis mistificano il Corano
  • Il fondamentalismo è abuso ideologico



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James Wright Foley: una vita da ricordare!


Oggi, quando pensiamo a James Wright Foley, c’è un’immagine stampata nella nostra memoria collettiva: lo screenshot di un video, un prigioniero sull’orlo della morte. È una fotografia terribile, la scena finale del tragico viaggio di Foley dal documentare la guerra a esserne vittima.
Sono ancora in corso accesi dibattiti su se sia etico guardare queste immagini e questo video. Cliccando su ‘play’ si fa il gioco della propaganda? Si depriva un uomo della sua dignità? Oppure è nostra responsabilità l’essere testimoni, anche se fa male?
Non ci sono risposte facili a queste domande. Ma una verità certa c’è: James Foley è molto più di quell’ultimo, terribile momento. 
La sua vita non può essere riassunta dal modo barbaro in cui è stato ucciso. È stato un figlio, un fratello, uno studente, un insegnante, un giornalista e un amico.
In questo spirito la famiglia Foley ha deciso di condividere esclusivamente con l’Huffington Post alcune preziose foto di famiglia. Le immagini che troverete qui sotto non mostrano la morte di James Foley, parlano invece della sua vita e del modo in cui l’ha vissuta.

  James Foley. Tutti sappiamo come è morto, ecco come ha vissuto. Le foto concesse all'HuffPost dalla sua famiglia

  Chi era James Foley

  Ecco il video della decapitazione di James Foley ucciso dai terroristi di Isis

“Cari familiari e amici,
ricordo quando andavo al centro commerciale con papà, un lungo giro in bicicletta con mamma. Ricordo dei momenti bellissimi con la famiglia che mi portano lontano da questa prigione. Sognare i parenti e gli amici mi porta lontano e mi riempie il cuore di felicità. So che mi pensate e che pregate per me. E ne sono grato. Vi sento vicini soprattutto quando prego. Prego che voi siate forti e abbiate fiducia. Quando prego mi sembra davvero di toccarvi, anche nell’oscurità...

  L’ultima lettera di James Foley

Jim Foley aveva una fede profonda. Dopo essere stato rilasciato in Libia aveva scritto: "La preghiera è stato un collante che ha permesso la mia libertà, una libertà interiore prima e dopo il miracolo di essere rilasciato" Il cardinale Barbarin: "Recitava tutti i giorni il rosario". La telefonata del Papa ai genitori.

  STORIA DI UN REPORTER CHE CREDEVA IN DIO

Poco prima della celebrazione nella chiesa di Nostra Signora del Rosario, John e Diane hanno confidato alla France Presse di augurarsi che la vita e il lavoro di loro figlio, brutalmente ucciso a 40 anni, rappresentasse in futuro un esempio per tutti coloro che difendono la libertà di stampa e la pace nel mondo. Poi hanno lanciato un appello per la liberazione degli altri giornalisti rapiti, in particolare Steven Sotloff, un Americano di 31 anni, ostaggio assieme a Foley, minacciato dai jihadisti di essere la prossima vittima. 
“Preghiamo per gli ostaggi che sono ancora là, in particolare per Steven Sotloff. Conserviamo la speranza che qualcosa possa essere fatto per lui per risparmiargli una simile fine”, ha detto John Foley, davanti a centinaia di amici della famiglia. Durante la cerimonia è stato anche letto un messaggio di papa Francesco. (fonte afp)

“Preghiamo per la fine della violenza insensata e per un’alba di pace e riconciliazione tra tutti i membri della famiglia umana”. E’ quanto scrive Papa Francesco in un messaggio inviato ai partecipanti alla Messa che si è tenuta, ieri, in New Hampshire per ricordare James Foley, il giornalista americano ucciso brutalmente in Iraq dai jihadisti dello Stato Islamico. Nel suo messaggio, letto alla fine della Messa, Francesco si unisce al dolore dei familiari, amici e colleghi del reporter Usa, assicurando la sua preghiera e vicinanza spirituale.
Alla celebrazione, che si è tenuta in una chiesa di Rochester, frequentata dalla famiglia Foley, hanno preso parte centinaia di persone. A presiedere il rito, il vescovo locale Peter Libasci che ha messo l’accento sulla forza che James, come la sua famiglia, hanno sempre attinto dalla fede cattolica. Il presule ha inoltre pregato per il giornalista americano, Steven Sotloff, e per gli altri ostaggi ancora in mano ai jhadisti in Iraq.(fonte: RADIO VATICANA)


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Il ricordo di Enzo Baldoni a dieci anni dalla sua uccisione


Enzo Baldoni fu ucciso presumibilmente il 26 agosto 2004, dieci anni fa. La data non è certa: era stato rapito pochi giorni prima in Iraq da un’organizzazione armata islamista che lo ammazzò dopo aver chiesto il ritiro dall’Iraq dei militari italiani. Aveva 56 anni.
Enzo Baldoni era andato in Iraq per una sua attitudine a cercare di conoscere e capire le cose...

  Enzo Baldoni, ucciso nel 2004

Lui sì che era un giornalista, uno di quelli veri! Parliamo di Enzo Baldoni, umbro di Città di Castello, assassinato in Iraq esattamente dieci anni fa mentre cercava di scoprire e raccontare la verità su una sporca guerra sulla quale troppi hanno versato fiumi di retorica, fino ad arrivare a definirla pomposamente “missione di pace”. Ma quale pace, ma quale missione: quella in Iraq è stata un’invasione a tutti gli effetti, un conflitto lurido e devastante di cui paghiamo tuttora le conseguenze: noi occidentali, alle prese con le minacce del fondamentalismo islamico che prima non c’era o, comunque, era tenuto a bada mentre oggi è il “dominus” dell’intera regione, e la popolazione civile di quel martoriato paese, passata dal regime sanguinario di Saddam al caos e all’instabilità politica più assoluta, in cui a farla da padroni sono i tagliagole dell’ISIS e altri gruppi di farabutti simili a quelli che dieci anni fa assassinarono un giornalista che rifiutava le verità ufficiali e preferiva andare a vedere di persona cosa stesse accadendo da quelle parti, ben sapendo di rischiare la vita.
...
Baldoni sapeva e scriveva, dicendo le cose come stanno realmente con la cruda brutalità di chi detesta le edulcorazioni ipocrite e, alla fine, riesce sempre a strapparti un sorriso, a indurti a riflettere, a farti sentire protagonista di un dramma collettivo che è anche il nostro, benché molti di noi non se ne rendano conto, illusi come siamo che l’Iraq sia lontano, la Siria pure e che i profughi che sbarcano a centinaia sulle nostre coste, quando non annegano nel Mediterraneo, vengano da misteriosi paesi lontani e non da quelle stesse terre in cui si è consumata la strage di Nassiriya, lo scempio di Abu Ghraib, l’uccisione di decine di giornalisti coraggiosi e indipendenti e l’eccidio di centinaia di migliaia di civili innocenti, assassinati prima dalle bombe occidentali e poi dagli attentati del fondamentalismo jihadista, frutto della rabbia, dell’ignoranza e del vuoto di potere e di speranza che si è venuto a creare in tutto il Medio Oriente. Ecco, Enzo Baldoni era un uomo che conosceva molto bene il valore della speranza, solo che si faceva portavoce di una speranza realista e consapevole, informata e ricca di idee, di umanità, di dolore: quella sofferenza e quella disperazione autentiche che Enzo raccontava senza mai indulgere nella fastidiosa retorica del vittimismo o del piagnisteo interessato. La sua speranza, in poche parole, derivava dall’evidenza del male, dalla descrizione della ferocia e dell’abiezione umana nel loro dispiegarsi quotidiano, riprendendo quel concetto di “banalità del male” descritto da Hannah Arendt ma oggi sconosciuto ai più.
Come detto, Baldoni era uno di quei giornalisti veri, uno di quei cronisti che mettevano al centro delle loro cronache la dignità dei popoli e delle persone, il rispetto verso i più deboli, la pietà verso lo strazio di chi ha perso tutto e il desiderio di conoscere e di comprendere le ragioni dell’altro, senza paraocchi, pregiudizi e quell’insopportabile senso di superiorità che spesso caratterizza noi occidentali...

  Enzo Baldoni, la speranza consapevole

Dieci anni fa, era il 26 agosto 2004, veniva ucciso da un gruppo di guerriglieri islamici il pubblicitario milanese Enzo Baldoni, in Iraq come giornalista freelance per il settimanale Diario . Nell'anniversario di una morte un po' dimenticata, a tenere alto il ricordo è la moglie Giusi Bonsignore...

  Giusi Bonsignore: "Enzo fu abbandonato e denigrato"


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“Per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse di viaggiare in solitaria vedendo il mondo per esistere…”. In queste parole c’è l’essenza di Enzo Baldoni, viaggiatore e cronista curioso ammazzato in Iraq il 26 agosto del 2004.

 
Giuseppe Giulietti:   Baldoni non piaceva agli ipocriti, a quelli che scrivono a tariffa


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Francesco e gli errori americani di Franco Cardini - Padre Alex Zanotelli: Altro che curdi, l’affare sono le armi



Francesco 
e gli errori americani

di Franco Cardini

Il Califfo nero dell’Isis ha molti amici in Medio Oriente. Le parole di Bergoglio spronano gli Usa e l’Onu: bisogna tagliare i ponti con gli sponsor del terrore

" I jihadisti del califfato di al-Baghdadi sono appoggiati, finanziati e armati – direttamente o indirettamente – dagli emirati della penisola arabica, tutti (con una mezza eccezione per il Qatar, che segue una linea propria) rigorosamente sunniti – tali sono quanto meno gli emiri, anche se non tutti i loro rispettivi popoli – e alleati fino ad oggi sicuri “dell’Occidente”, vale a dire essenzialmente degli Stati Uniti d’America, per quanto nei recenti scellerati casi libico e siriano abbiano trovato dei compagni di strada più sicuri nei governi britannico e soprattutto francese...
Bisogna ricordare tutto questo, nel momento stesso in cui va detto che il pasticcio iracheno è stato combinato dall’unilaterale intervento statunitense del 2003 contro Saddam Hussein, che avrà avuto tutti i difetti di questo mondo ma almeno manteneva nel suo paese la pace religiosa all’insegna della tolleranza. Ed eccoci al nucleo di tutti. Gli americani, in Iraq come altrove, criptoalleati dei fondamentalisti islamici (come sono stati nello stesso Afghanistan prima del 2001) o loro avversari, nel Vicino o Medio Oriente di pasticci ne hanno combinati fin troppi: quel che oggi bisogna evitare se non addirittura impedire è una nuova loro iniziativa unilaterale. ...

  Francesco e gli errori americani di Franco Cardini


Padre Alex Zanotelli

Altro che curdi,
 l’affare sono le armi
intervista di Alessio Schiesari

Ma il governo ragiona?Si rende conto di cosa significhi inviare armi ai curdi?”.
Padre Zanotelli, missionario e pacifista ‘senza se e senza ma’ non ha dubbi: questo è lo stesso Occidente che ha demolito Afghanistan e Iraq sotto Bush.Con una sola differenza: questa volta le piazze sono vuote, a protestare contro la guerra sono in pochi

Il Parlamento ha votato: per fermare i terroristi dell’Isis è necessario mandare armi al governo iracheno, che le distribuirà ai Peshmerga. È questa la strategia giusta?
La mia è un’opinione categorica: è tutto profondamente sbagliato. È la solita vecchia storia che serve ad alimentare l’industria bellica delle armi ed è il solito Occidente che piange gli stessi cadaveri che causa. Quei morti escono dalle nostre fabbriche.
Questa volta però la situazione irachena sembra veramente drammatica
Ma il governo ragiona? Lo sa cosa significa dare armi ai curdi? Vuol dire spaccare il Paese in tre. Ma in fondo è questo che vogliamo: spaccare tutto. Come abbiamo fatto nel 2003, per una guerra che oggi gli stessi americani reputanofolle. Ma oggi è tardi.
...


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"La mia vita nel pozzo" la tesi di Andrea con una mente che «funziona... diversamente»


Una gabbia. O meglio un buco. La luce in alto conferma che fuori c’è un mondo, per cui però spesso sei un «goffo stupido tonto». Poche connessioni «tra la parte che vive nel pozzo» e quello che gli altri percepiscono, ma non perché una sia una fortezza vuota e l’altra una scatola piena di parole. Perciò gradino dopo gradino, con gli strumenti giusti, dal fondo nero Andrea è salito su, fino alla laurea, perché «volevo uscire dal silenzio per dimostrare di essere intelligente» e di essere «diverso da quello che sembro». Poche parole scritte su un pc nel sabato in cui la città di Rieti lo premia per il suo traguardo, poi di corsa a chiudersi in camera sua. In fondo, non è facile spiegare il motivo di una tesi – "La mia vita nel pozzo" – proprio sull’autismo e i social network. Soprattutto se in quelle pagine di pensieri minimi, sono racchiusi i suoi primi 28 anni da autistico con deficit cognitivo grave. Questa la diagnosi che papà Virgilio e mamma Ines Paolucci si sono sentiti ripetere fino alla nausea nei primi 11 anni della vita di Andrea. Decine di medici, altrettante terapie persino oltreoceano per non arrendersi a quell’apparente incomunicabilità del loro unico figlio. Poi la scoperta della comunicazione aumentativa alternativa (Caa) e di una tastiera che ha consentito a questo ragazzo dolce con gli occhiali spessi, d’imparare a leggere, diplomarsi e, dopo 29 esami scritti in sette anni, di laurearsi con 110 e lode in Scienze della formazione nell’ateneo dell’Aquila...

  Autismo, fuori dal pozzo con 110 e lode

Nell’aula consiliare del Comune di Rieti, questa mattina il sindaco di Rieti Simone Petrangeli ha consegnato ad Andrea Paolucci l’attestato di merito, a nome di tutta la città, per il conseguimento con 110 e lode della laurea in Scienze della Formazione e del Servizio Sociale presso l’Università di L’Aquila.
Visibilmente commosso Andrea, in presenza anche dei suoi genitori mamma Ines e papà Virgilio dell’Associazione Loco Motiva, ha ringraziato i presenti chiedendo a tutti di dare l’attenzione che gli è stata rivolta anche ad altri ragazzi con problemi...

  CONSEGNATO QUESTA MATTINA AD ANDREA PAOLUCCI L’ATTESTATO DI MERITO


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... Cosa potrà mai fare il cuore di fronte al dramma umanitario che i media ci vanno mostrando da mesi? C’è bisogno di ben altro che qualche parola buona o di buoni sentimenti, verrebbe da pensare.
Credo invece che sia un errore limitarsi a una professionale analisi politica, sociale e storica di quanto sta avvenendo (sempre che si riesca a farla!), senza uno sguardo religioso, redento, che aiuti a leggere e interpretare gli eventi senza tuttavia lasciarsene travolgere. I due ambiti sono necessari l’uno all’altro. Abbiamo bisogno di esperti che ci aiutino a comprendere i radicali cambiamenti a cui stiamo assistendo dal punto di vista politico, economico e sociale. Ma abbiamo anche bisogno di uno sguardo alto, ampio, libero da paure e complessi...

  Medio Oriente, Pizzaballa e "il potere del cuore"

L’esasperazione dei conflitti in Siria e in Iraq in nome del Califfato islamico, con episodi di particolare efferatezza pubblicizzati e spettacolarizzati come la decapitazione del giornalista statunitense. Ma anche un crescendo di violenze in Paesi africani come la Nigeria contro chi non si riconosce nella sharia. Ci si interroga di fronte al drammatico espandersi dell’ideologia estremistica islamica. Fausta Speranza ne ha parlato con il padre gesuita egiziano Samir Khalil Samir, docente di Storia della cultura araba e islamologia all’Università Saint Joseph di Beirut

  Padre Samir: l'islam non è questo, ma i musulmani non tacciano


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Sono stato figlio di Israele…
Ho cantato davanti al tramonto lo Shema Israel e le Berachot nell’ombra della sera e sul far del mattino, ho amato Israele con tutta l’anima, con tutto il corpo, con tutte le mie forze: Hanna Arendt, Franz Rosenzweig, Martin Buber e la saggezza antica figlia di questa terra.

  Luciano Tribisonda:   Per uno solo dei miei due occhi

È perché ammiriamo e amiamo profondamente la ricchissima cultura ebraica, sagace, profonda, eclettica che siamo sempre più inorriditi dalla cecità della politica dell’attuale governo di Israele.
La violenza genera violenza. Il fondamentalismo religioso e culturale degli uni è lo specchio del fondamentalismo degli altri. Il terrorismo di stato genera e alimenta il terrorismo dal basso, in una spirale che si autoalimenta.

  Nanni Salio:   Occhio per occhio e il mondo diventa cieco

Unirsi per la pace. Ma differiamo forse, siamo in disaccordo? Incredibile fin dove possiamo arrivare se ci identifichiamo e focalizziamo sul buono e positivo di Kiev, Donetsk e Mosca, o di marito e moglie in matrimoni in difficoltà anziché su quanto c’è di sbagliato, e stabiliamo nuove relazioni su tale base. La pace è una relazione, non attributi delle parti. Così pure per le conferenze: focalizziamoci sul meglio del documento, lodandolo; non su quanto c’è di dubbio o mancante.
Costruire una pace sostenibile.

  Johan Galtung:   Unirsi per la pace

... Il mondo ci dice che non abbiamo potere, che badiamo solo a noi stessi e che possiamo procurarci dignità solo con la violenza; in effetti, non siamo esseri umani. Non credeteci. Siamo esseri umani e ciò ci rende potenti, perché solo esseri umani che agiscono insieme sono capaci di trasformare la violenza che ci degrada tutti.

  Stephanie Van Hook:   Perché è importante essere umani, per la gente di Gaza e del mondo


"Oltre alle ragioni che lo definiscono, il conflitto israelo-palestinese è importante perché evoca ripetutamente, nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell’antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. I processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i complessi di colpa occidentali, legittimano un’'industria dell’Olocausto'. Questa, a mio parere, è una delle derive più allarmanti e ciniche della memoria"

  Moni Ovadia:   Gaza, Moni Ovadia: “Io, ebreo, sostengo i diritti palestinesi. Ecco perché”

Le continue tragedie dell’immigrazione e il dramma di intere popolazioni in fuga da guerre, violenze e miseria costituiscono oggi «aperta denuncia del declino delle istituzioni» e «della perdita del senso autentico di umanità» in un mondo dove «l’iniqua distribuzione delle risorse e l’egoistico accaparramento dei beni sono diventati obiettivi prioritari rispetto alla risposta alle emergenze umanitarie».

  L'OSSERVATORE ROMANO:   Abusi e violenze contro i migranti denunciati dal cardinale Vegliò - Non si possono chiudere gli occhi


Sono 1600 i morti dall'inizio di giugno. Tre tragedie in mare negli ultimi cinque giorni: si contano più di 300 vittime. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ribadisce la richiesta di un'azione "europea urgente e concertata".

  UNHCR:   Mediterraneo, dati shock Unhcr: 1889 morti in mare nel 2014

... L’encomio di Bruxelles e la promessa di condividere gli oneri finora sopportati dall’Italia, rischiano di tradursi in una beffa se davvero il sistema Frontex Plus non ammetterà pattugliamenti a sud dell’area Schengen.
Ci sarebbe poco di cui essere orgogliosi, caro ministro Alfano, a ritrovarsi sentinella di una frontiera solo apparente. Fare la voce grossa non consolerà le ansie degli italiani che dopo anni di allarmismo sparso a piene mani da una classe politica irresponsabile, oggi fanno i conti con una vera emergenza, provocata da guerre nel frattempo ignorate. Né ci esimerà dal fornire un’accoglienza comunitaria al flusso migratorio di chi avrà sempre e comunque più paura di restare in Africa che di attraversare il mare.
Distruggere i barconi confiscati agli scafisti può fare un bell’effetto in televisione. Ai nostri governanti chiediamo di smantellare le organizzazioni criminali che li armano.

  Gad Lerner:   Alfano e il “superamento di Mare Nostrum”. Li lasceremo morire in acque internazionali?


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FEDE E
SPIRITUALITA'




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO

HOREB n. 67 - 1/2014 

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra. 
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità nuda. 
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio. 
La vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare degli impoveriti e degli oppressi. 
La vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il condividere lo stile povero di Gesù. 
In quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss). 
Il regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata, che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata, con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante: l’alto e il centro. 
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

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CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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  Fa' che ogni giorno...
  La Parola di Dio...
  Tutti siamo chiave...
  ... Se il Signore trova...
  Guai a voi...
  Fate che chiunque venga a voi...
  L'uomo guarda l'apparenza...
  Il martirio è...
  La Chiesa è...

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Albino Luciani, fu eletto vescovo di Roma il 26 agosto 1978 prendendo il nome di Giovanni Paolo I

 
Guardate che il Signore ci parla...
  Noi siamo oggetto da parte di Dio...
  Signore prendimi come sono...


Moriva il 27 agosto 1999 Hélder Câmara, uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente considerato un precursore di papa Francesco.

  Quando do da mangiare ad un povero...
  Speranza è credere nell'avventura dell'amore...
  Le persone ti pesano...


 
Sant'Agostino (video)

  Se il Signore Dio tuo...
  Solo con il cuore...
  Per te ci hai fatti...
  Non uscire da te stesso...
  Essere Chiesa non significa...
  Le parole insegnano...
  La misura dell'amore...


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L'attualità del magistero di Giovanni Paolo I



La sera di trentasei anni fa, dopo un conclave lampo, veniva eletto Papa Giovanni Paolo I. L'attualità del suo magistero

«Vuoi essere affabile, misericordioso con i poveri, con tutti i bisognosi?». Era questa una delle domande che il 28 dicembre 1958, nel giorno della sua consacrazione episcopale in San Pietro, Albino Luciani, si sentì rivolgere. «Lo voglio», aveva risposto con voce dimessa. E l'amore per i poveri avrebbe caratterizzato l'episcopato a Vittorio Veneto, a Venezia e nella Città Eterna. Lo si comprende rileggendo qualche passo delle omelie e dei discorsi di questo pastore veneto, che da vescovo di Roma, eletto la sera di trentasei anni fa, sarebbe stato così vicino al modello di Papa parroco incarnato da Pio X.
Luciani, prete lontano mille miglia dal virus del carrierismo ecclesiastico, divenuto vescovo per deciso volere di Roncalli, non era uno che «se la credeva», per usare un'espressione di Papa Francesco. Diceva di sé: «Alcuni vescovi somigliano ad aquile, che planano con documenti magistrali ad alto livello; io appartengo alla categoria dei poveri scriccioli che, nell’ultimo ramo dell’albero ecclesiale squittiscono».
Figlio di un emigrante socialista, nel biglietto che gli scrisse suo padre dalla Francia dandogli il consenso a entrare in seminario si leggeva: «Spero che quando tu sarai prete, starai dalla parte dei poveri, perché Cristo era dalla loro parte». Non fece fatica a mettere in pratica quelle parole...

  «Non possiamo dire di amare Dio se non amiamo la povera gente»

Un sacerdote che ha vissuto nell’umiltà, nella carità e nell’obbedienza, facendo coincidere quanto insegnava con la sua vita: è il profilo spirituale di Albino Luciani tracciato dal cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero. Nel pomeriggio di martedì 26 agosto, giorno in cui ricorre il trentaseiesimo anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I, il porporato ha celebrato la messa nella parrocchia di San Giovanni Battista a Canale d’Agordo, paese natale di Luciani...
Il porporato ha concluso ringraziando il Signore «per il dono alla Chiesa che è oggi Papa Francesco, il quale — ha sottolineato — con il suo sorriso, la sua semplicità, la sua umanità e il suo non risparmiarsi per il servizio alla Chiesa ci fa ricordare il “nostro” Papa Luciani».

  Giovanni Paolo I nel ricordo del cardinale Stella. Il pregio del dire umile

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Centenario della nascita di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I
  • 34° anniversario dell'elezione a Pontefice di Giovanni Paolo I «Papa del sorriso»


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Ricordando dom Hélder Camara


Moriva il 27 agosto di 15 anni fa Hélder Câmara, uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente considerato un precursore di papa Francesco. 

«Il vescovo rosso Câmara sulla via della beatificazione», strillava Il Messaggero del 29 maggio scorso. Un titolo che la dice lunga su come una parte dell’opinione pubblica ha accolto la notizia dell’imminente apertura del processo canonico che potrebbe portare sugli altari dom Hélder Câmara, arcivescovo di Olinda-Recife. Tra i protagonisti della storia recente (non solo ecclesiale) dell’America Latina, Câmara stesso, per tutta la sua vita, ha dovuto fare i conti con quella pesante etichetta: «Quando do da mangiare a un povero mi chiamano santo - è una delle sue frasi passate alla storia -, ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista».

Curioso: anche papa Francesco, rispondendo alle domande di un gruppo di giovani belgi, pochi mesi fa aveva chiarito: «Ho sentito che una persona ha detto: con tutto questo parlare dei poveri, questo Papa è un comunista! No, questa è una bandiera del Vangelo, la povertà senza ideologia; i poveri sono al centro del Vangelo di Gesù».

Ecco: se c’è un motivo per cui valga la pena oggi, a 15 anni esatti dalla morte, rievocare la figura di dom Hélder - nato nel 1909 e morto il 27 agosto 1999 -, è la sua passione per i poveri, il suo straordinario impegno per rendere la Chiesa più fedele a quella di Gesù: «Una Chiesa povera per i poveri». In questo si può affermare, senza tema di smentite, che Câmara ha anticipato papa Bergoglio...

  Ricordando dom Hélder Camara

  Brasile. Dom Hélder Câmara verso gli altari


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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

«Gesù, ricordati di me quando
entrerai nel tuo Regno!».
«In verità ti dico: Oggi sarai
con me in Paradiso»
(Luca 23, 42-43)

  Gianfranco Ravasi:  «Oggi sarai con me in Paradiso»



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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 31/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 16,13-19

Gesù è il Figlio dell'uomo, l'Io-Sono che è nel seno del Padre, ed ora chiede a noi:
"Chi sono io per voi ?"
Non è una crisi di identità, piuttosto è posta in gioco la nostra identità di credenti, sono messe a nudo le nostre attese, è svelato il volto del Messia che attendiamo, troppo somigliante al volto dei profeti che lo hanno preceduto.
"Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente !" è il grido di Simon Pietro, lui che è l'uomo dell'ascolto della Parola del Padre (questo il significato del nome Shimon), lui che come Giona vuol fare sempre di testa sua ma che alla fine si converte, lui a cui Gesù cambia il nome in Pietro - testa dura.
E' lui che riconosce il Volto del Dio della vita nel volto finalmente svelato e a noi manifestato di Gesù di Nazareth, il Ben-Adam, vero Figlio dell'uomo.
E' a lui che Gesù affida la responsabilità (non il potere) della sicurezza dei fratelli nella Chiesa, il compito di vigilare sul cammino faticoso dei figli degli uomini
...


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L'uomo si salva facendo le cose di Dio di Ermes Ronchi



L'uomo si salva facendo le cose di Dio
di Ermes Ronchi

XXI Domenica del Tempo Ordinario -
Anno A
24/8/2014

Vangelo: Mt 16,13-20

Cosa dice la gente? E voi che cosa dite? Ge­sù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi amici. Le domande di Gesù nel Vangelo hanno davvero una funzio­ne importantissima, non sono interrogazioni di catechismo, ma scintille che accendono qual­cosa, mettono in moto trasformazioni e cre­scite. «Nella vita, più che le risposte, contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi, le domande invece, ci obbli­gano a guardare avanti e ci fanno camminare» (Pier Luigi Ricci). Ma voi che cosa dite? Non c'è una risposta già scritta da qualche parte, con un contenuto da apprendere e da ripetere. Le sue domande assomigliano semmai di più alle do­mande che si fanno gli innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: Sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore, la mia vita. Voi, miei ami­ci, che io ho scelto uno per uno, chi sono per voi? Ciò che Gesù vuole sapere dai discepoli di sempre è se sono innamorati, se gli hanno a­perto il cuore. Cristo è vivo solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può essere culla o tomba di Dio. Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

- Il Cristo... non un nome proprio, ma un attri­buto che indica l'origine e il compito di Gesù e rimanda subito oltre lui: sei la ma­no di Dio nella storia.

- Il Figlio di Dio... tu sei entrato in Dio piena­mente e Dio è entrato in te totalmente. E ora tu fai le cose che solo Dio fa', nelle tue dita è lui che accarezza il mondo.

- Del Dio vivente... Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa fiorire. Il Vivente è grembo gravido di vita, fontana da cui la vita sgorga i­nesauribile e illimitata.

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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L’assemblea eucaristica “luogo dove tutti si sentono a casa”



L’assemblea eucaristica dovrebbe essere “un luogo dove tutti si sentano a casa”: migranti, fedeli in situazione matrimoniale irregolare, persone disabili, malati, poveri, anziani, bambini. È la raccomandazione, espressa in un intervento da monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio e segretario generale della Cei, parlando a Orvieto ai partecipanti alla 65ª Settimana liturgica nazionale organizzata dal Cal (Centro Azione Liturgica). 

Galantino ha evidenziato prima di tutto la necessità di adottare l’atteggiamento suggerito da Papa Francesco di una Chiesa “in uscita”, che “prende l’iniziativa” per essere “accogliente” e “accorciare le distanze”. In ambito liturgico, ha raccomandato di non organizzare celebrazioni eucaristiche “settoriali”. 

Il segretario generale della Cei ha sollecitato un’attenzione particolare dell’assemblea eucaristica, nei confronti dei poveri” e in proposito ha posto una serie di domande provocatorie sulle quali i cristiani sono chiamati ad interrogarsi...

Allo stesso modo, ha proseguito, le celebrazioni devono dedicare particolari premure verso “malati, sofferenti, persone disabili”...

Stesso atteggiamento va espresso nei confronti dei migranti...

Infine, Galantino ha ricordato la situazione dei fedeli in situazione matrimoniale irregolare...

  Galantino: a Messa tutti si sentano a casa


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Ieri a Torre Pellice si è aperto il Sinodo. Per la prima volta un Papa invia una lettera alla comunità protestante

 
Andrea Rossi:  Lo storico messaggio di Bergoglio ai valdesi: “Vi sono vicino”



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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 24 agosto 2014

    Udienza Generale- del 27 agosto 2014: La Chiesa - 4. Una e Santa



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23 /08/2014:

  Un cristiano sa dare...

26/08/2014:

  Non si può misurare l'amore di Dio...


28/08/2014:

  Cristo sulla croce ci insegna...


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 27 agosto 2014 - foto, testo e video


 27 agosto 2014 

Dopo la pausa di luglio e dopo le prime due udienze generali di agosto nell'Aula Paolo VI, l'incontro settimanale con i fedeli di papa Francesco è tornato oggi in piazza San Pietro. Erano presenti circa 12mila persone. 
Francesco è arrivato sulla papamobile scoperta, per il giro tra la folla plaudente. Appena varcato l'Arco delle Campane, ha fatto fermare la jeep per scendere a salutare un bambino disabile. 

  video

Di tanto in tanto ha chiesto soste per baciare e accarezzare altri bambini.
Come era già successo altre volte, il pontefice accetta e sorseggia con la cannuccia il mate, la bevanda argentina, offertagli dai fedeli lungo il percorso.

  video

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il “Credo”, noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». Èuna, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie. Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù. Ma Lui, Gesù, non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa! Lui cammina con noi, Lui ci capisce. Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare. Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.
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  video della catechesi

  il testo integrale della catechesi

Toccante momento a margine dell’udienza generale. Papa Francesco ha ricevuto l’ex ministro cristiano pakistano Paul Bhatti e sua madre. Subito dopo l’incontro, Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza di Paul Bhatti, che tre anni fa ha perso il fratello Shahbaz ucciso dagli integralisti islamici

  Bhatti incontra Francesco: cristiani perseguitati sentono sua vicinanza

  video integrale


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Papa Francesco ha parlato spesso di riforma, e in modo articolato e preciso, mostrando che nella sua volontà di vescovo di Roma c’è l’intenzione di reformare, di mutare la forma di molte istituzioni e atteggiamenti presenti nella Chiesa. Per questo sono risuonate sulle sue labbra con forza e convinzione le antiche parole patristiche «Ecclesia semper reformanda». Ma di quale riforma si tratta? Da ottimo conoscitore della spiritualità ascetica, soprattutto ignaziana e post-tridentina, Francesco sa bene che nella vita spirituale una tappa decisiva consiste nel «deformata reformare»: è la stessa urgenza espressa da papa Giovanni nell’indire il Concilio. Senza citare costantemente testi conciliari e senza mai ricorrervi come strumento di battaglia, Bergoglio vuole riprendere quella riforma.

In un’omelia a Santa Marta ha detto: «La purificazione del tempio da parte di Gesù (cfr. Gv 2,13-22) è l’icona della riforma della Chiesa. “Ecclesia semper reformanda”, la Chiesa ha sempre bisogno di rinnovarsi perché i suoi membri sono peccatori e hanno bisogno di conversione» (9 novembre 2013). E in un’altra occasione ha precisato: «Ci saranno incongruenze, ancora ci saranno sempre, perché siamo umani, e la riforma deve essere continua. I Padri della Chiesa dicevano: “Ecclesia semper reformanda”. 

Dobbiamo stare attenti per riformare ogni giorno la Chiesa, perché siamo peccatori, siamo deboli...» (In volo al ritorno dalla Terra Santa, 26 maggio 2014).

Se questa volontà di riforma è vera, occorre però subito chiarire che il Papa non pensa innanzitutto alla riforma delle strutture ecclesiastiche, quali il papato, la curia, le conferenze episcopali, i sinodi... Prima occorre una riforma che tocchi la vita dei cristiani e sappia mutarla: i cristiani devono fare della Chiesa un luogo di dialogo, di partecipazione fervente e viva, di scambio e di confronto libero da paure, uno spazio in cui tutti possano esprimersi ed essere tenuti in considerazione. 

Per questo Francesco afferma di «non aver nutrito alcun progetto di cambiamento della Chiesa» (Intervista al Corriere della Sera, 5 marzo 2014), ma di essere disposto alla conversione e al pentimento. Il rinnovamento da cercarsi è quello che deve scaturire dal «confronto tra l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle e amò … e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta» (Evangelii gaudium, 26). 

Riformare è riconoscere i propri peccati e fare la verità in se stessi per esporsi alla misericordia di Dio. Ecco perché Francesco parla di «conversione ecclesiale» (EG 26) e, con sant’Agostino, ne vede l’autore nel Signore Gesù: «“Colui che è stato il tuo formatore, sarà anche il tuo riformatore”. Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione» (EG 26).

Papa Francesco coglie il prefisso ri-formare non solo come processo sempre da riprendersi, non solo come recupero di ciò che si è perso ma, in senso “responsoriale”, come risposta, come responsabilità nei confronti della vocazione del Signore. Se la riforma ecclesiale ha come criterio la carità evangelica ed è tale da impegnare tutti i membri, allora può anche essere riforma delle istituzioni. 

Di conseguenza, secondo Bergoglio, la riforma riguarda anche il papato come forma di esercizio del ministero petrino: ministero voluto da Cristo stesso, essenziale alla vita della Chiesa cattolica, certo.
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  Francesco, la Chiesa rinasce dentro di noi


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LETTERA APERTA A FRANCESCO, VESCOVO DI ROMA: VENIAMO ANCHE NOI.


LETTERA APERTA A FRANCESCO, VESCOVO DI ROMA:
VENIAMO ANCHE NOI.

Carissimo fratello Francesco,

un caloroso abbraccio e un bacio da tutti noi per il modo diretto e umano con cui affronti ogni giorno tutte le situazioni, anche le più complesse e drammatiche.

Abbiamo ascoltato e accolto la chiarezza e determinazione con cui stai affrontando il groviglio di conflitti, sfociati in guerre crudeli a livello planetario. Ti siamo riconoscenti perché dai a tutti la possibilità di uscire dal dilemma della violenza contro la violenza e offri positivamente la strada per comporre i conflitti con la vera funzione e autorità dell'ONU. Sappiamo che sei solo in questo momento di fronte agli Stati che continuano ad armare i contendenti, soluzioni immediate che produrranno solo ulteriori complicazioni. Condividiamo con te il grande dolore per tutte le persone, senza distinzione etnica o religiosa, che devono soccombere ingiustamente. Condividiamo la sofferenza per la miopia dei responsabili politici, che continuano a confidare nella superiorità della forza armata per risolvere i conflitti, senza mettere in discussione i propri interessi, in particolare l'industria delle armi.

Prendiamo molto sul serio la tua disponibilità ad entrare fisicamente nel conflitto iracheno per incontrare tutte le parti. Siamo sicuri che in molti saremmo disposti e felici di accompagnarti in una missione di pace.
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"Ho appena letto la tua lettera - scrive Papa Francesco all‘amico Gustavo Vera -. La tua frase finale sintetizza i miei sentimenti: ‘Sembrava Gaza‘ e sono scoppiato a piangere. Non capisco perché. Accarezzo con le lacrime questa gente, queste madri con bambini. Quando sono tornato dalla Corea, sull‘aereo, ho parlato della crudeltà. Sembra che la crudeltà si è instillata nei nostri cuori. Una crudeltà che indossa molti vestiti: ‘che mi interessa‘, "vadano a lavorare‘, ‘è gente che non si inserisce in società‘...parole che non giustificano ma manifestano tanta crudeltà". "Sono accanto a questa gente - conclude il Papa -. Prego e chiedo che non vengano lasciati soli. E sono vicino a voi, che siete vicini a loro. Con molto dolore nel cuore. Un abbraccio. Francesco".

  Mail di Papa Francesco: addolorato per sgombero poveri


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... "Le scrivo con le mie lacrime, perché qui siamo in una valle oscura in mezzo a un grande branco di lupi feroci. Santità, temo di perdere i tuoi piccoli soprattutto i neonati che ogni giorno faticano e s’indeboliscono di più, temo che la morte ne rapisca alcuni. Mandaci una tua benedizione per aver la forza di andare avanti e magari possiamo resistere ancora. Ti voglio bene, Behnam Benoka"...

  Robert Cheaib:  Papa Francesco telefona ad un sacerdote iracheno nel campo profughi di Ainkawa

...“il Vangelo esige dei sacrifici che Gesù Cristo chiede a ognuno di noi, in diversi luoghi. A voi tocca testimoniare Gesù Cristo lì, nella terra che l’ha visto soffrire, che l’ha visto morire che però pure l’ha visto resuscitare. Dunque, forza, coraggio, avanti!”. Sono state queste le parole di Papa Francesco che ci hanno veramente toccato...

  RADIO VATICANA:  Il Papa riceve il parroco Gaza. P. Hernandez: momento di grazia e incoraggiamento


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  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm