|
N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
|
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Si
chiama Thando Hopa, 25 anni, sudafricana, è un avvocato affetta da
albinismo, ma è anche una modella di successo in tutto il mondo.
Quest’anno ha anche vinto il South African Style Award come modella più
elegante dimostrando così, proprio innanzi alla sua gente, che l’essere
una persona affetta da albinismo non limita le possibilità di avere
successo nella vita. Thando è un esempio che potrebbe cambiare, anche
se faticosamente, credenze inculcate nella storia e nel pregiudizio
dell’Africa rendendo finalmente esplicito che l’albino non è altro che
un’altra tonalità del normale.
Pregiudizi e ignoranza si combattono anche dalle copertine delle riviste patinate...
video
Hanno
la pelle bianca, mentre tutti, attorno a loro, sono neri. Gli africani
albini sono vittime di torbide credenze popolari: nei mercati
clandestini le parti del loro corpo sono vendute come amuleti, e le
donne albine vengono violentate perché si pensa che un rapporto con
loro possa guarire dall’Aids.
Thando
Hopa è una di loro. Ha 25 anni e, anche se è africana, ha pelle e occhi
trasparenti. Ma non la si chiami albina: «L’albinismo è solo una
condizione – spiega -, ed è scortese riferirsi ad una persona
definendola «albina». Preferiamo essere chiamati persone con
albinismo».
Faceva
l’avvocato, fino a quando il fashion designer sudafricano Gert-Johan
Coetzee non l’ha avvicinata in un centro commerciale di Johannesburg,
per proporle una collaborazione. «Avevo già avuto occasione di lavorare
nellamoda, e avevo sempre rifiutato», continua Thando. «Ma Gert-Johan
voleva darmi l’opportunità di cambiare la percezione negativa
dell’albinismo. Che altro non è che un’altra «tonalità del normale»...
Thando, modella simbolo degli albini
Vedi anche il nostro post precedente:
Cristiano Gentili e la risposta di Papa Francesco al dramma degli albini in Africa
---------------------------------------
Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà? di Christian Albini
Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà?
di Christian Albini
Di
fronte a quello che sta accadendo in Medio Oriente per opera dell'Isis,
ma non dimentichiamo tante altre situazioni di guerra e sofferenza,
come può porsi un cittadino delle nostre democrazie occidentali e
soprattutto un cristiano?
In
primo luogo, contro l'indifferenza, si tratta di tenere desta
l'attenzione verso le vittime della violenza. I cristiani, ma anche
tutti gli altri: agli occhi di Dio sono uguali, come ha detto anche
papa Francesco.
C'è
poi tutto il dibattito su che cosa sia più giusto fare per fermare
l'orrore, perché è un dovere umano far sì che certe cose non
continuino. E' una questione complessa, che qui non affronto, dove non
tutto è immediatamente chiaro, tenendo anche conto che andrebbero
rilette criticamente certe scelte passate delle nazioni occidentali le
quali hanno favorito il diffondersi del fondamentalismo.
Infine,
si tratta di opporsi al fondamentalismo che è presente tra noi, sotto
forma di cellule estremiste, ma anche in quella ideologia che è contro
la convivenza e demonizza l'islam nel suo insieme. E vengo a un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, pubblicato oggi dal Corriere della Sera, che pone due questioni: ...
Leggendo
per intero l'articolo, trovo che Galli Della Loggia sia ambiguo e
tendenzioso, perché allude senza dire. Denuncia una fuga dalla realtà,
ma poi non espone le conclusioni dei propri ragionamenti. Che cosa
vuole arrivare a dire con le sue domande? A me sembra che il non detto,
facilmente leggibile, sia che è effettivamente in corso una guerra di
religione contro l'islam, che noi occidentali la dobbiamo combattere
attivamente e che tutti i musulmani, compresi quelli che vivono tra di
noi, sono potenziali nemici. Peraltro, il cattolicesimo più
ideologizzato sostiene le stesse cose.
Ma
se questo è ciò che pensa Galli Della Loggia, e chiedo di essere
corretto in caso di errore, è effettivamente la realtà, oppure sono le
sue idee presentate come se fossero la realtà? Sono ormai diverse le
prese di posizione di autorevoli esponenti del mondo islamico che
smentiscono questa lettura. Cito solo l'imam Sergio Pallavicini del
Coreis, intervistato ieri proprio dal Corriere e che oggi ha scritto al
quotidiano cattolico Avvenire condannando la violenza fondamentalista
...
Chiudo con alcune parole di Paolo Dall'Oglio, innamorato dell'islam e credente in Gesù:
La
dimensione dell'umano, come valore che tutti partecipano a riconoscere
e a costruire, resta ciò che vi è di più immediatamente disponibile
alla buona volontà di ognuno. La qualità dei gesti quotidiani è la base
da cui partire per costruire la commensalità e la convivialitù, portate
dai riti relazionali del buon vicinato.
Questa è la buona battaglia da combattere qui da noi, invece che invocare nuove crociate.
Islam e fondamentalismo: dove sta la realtà?
Vedi anche gli articoli citati: - Noi in fuga dalla realtà
- Pallavicini: i fanatici dell?Isis mistificano il Corano
- Il fondamentalismo è abuso ideologico
---------------------------------------
Oggi,
quando pensiamo a James Wright Foley, c’è un’immagine stampata nella
nostra memoria collettiva: lo screenshot di un video, un prigioniero
sull’orlo della morte. È una fotografia terribile, la scena finale del
tragico viaggio di Foley dal documentare la guerra a esserne vittima.
Sono
ancora in corso accesi dibattiti su se sia etico guardare queste
immagini e questo video. Cliccando su ‘play’ si fa il gioco della
propaganda? Si depriva un uomo della sua dignità? Oppure è nostra
responsabilità l’essere testimoni, anche se fa male?
Non
ci sono risposte facili a queste domande. Ma una verità certa c’è:
James Foley è molto più di quell’ultimo, terribile momento. La
sua vita non può essere riassunta dal modo barbaro in cui è stato
ucciso. È stato un figlio, un fratello, uno studente, un insegnante, un
giornalista e un amico.
In
questo spirito la famiglia Foley ha deciso di condividere
esclusivamente con l’Huffington Post alcune preziose foto di famiglia.
Le immagini che troverete qui sotto non mostrano la morte di James
Foley, parlano invece della sua vita e del modo in cui l’ha vissuta.
James Foley. Tutti sappiamo come è morto, ecco come ha vissuto. Le foto concesse all'HuffPost dalla sua famiglia
Chi era James Foley
Ecco il video della decapitazione di James Foley ucciso dai terroristi di Isis
“Cari familiari e amici,
ricordo
quando andavo al centro commerciale con papà, un lungo giro in
bicicletta con mamma. Ricordo dei momenti bellissimi con la famiglia
che mi portano lontano da questa prigione. Sognare i parenti e gli
amici mi porta lontano e mi riempie il cuore di felicità. So che mi
pensate e che pregate per me. E ne sono grato. Vi sento vicini
soprattutto quando prego. Prego che voi siate forti e abbiate fiducia.
Quando prego mi sembra davvero di toccarvi, anche nell’oscurità...
L’ultima lettera di James Foley
Jim
Foley aveva una fede profonda. Dopo essere stato rilasciato in Libia
aveva scritto: "La preghiera è stato un collante che ha permesso la mia
libertà, una libertà interiore prima e dopo il miracolo di essere
rilasciato" Il cardinale Barbarin: "Recitava tutti i giorni il
rosario". La telefonata del Papa ai genitori.
STORIA DI UN REPORTER CHE CREDEVA IN DIO
Poco
prima della celebrazione nella chiesa di Nostra Signora del Rosario,
John e Diane hanno confidato alla France Presse di augurarsi che la
vita e il lavoro di loro figlio, brutalmente ucciso a 40 anni,
rappresentasse in futuro un esempio per tutti coloro che difendono la
libertà di stampa e la pace nel mondo. Poi hanno lanciato un appello
per la liberazione degli altri giornalisti rapiti, in particolare
Steven Sotloff, un Americano di 31 anni, ostaggio assieme a Foley,
minacciato dai jihadisti di essere la prossima vittima. “Preghiamo
per gli ostaggi che sono ancora là, in particolare per Steven Sotloff.
Conserviamo la speranza che qualcosa possa essere fatto per lui per
risparmiargli una simile fine”, ha detto John Foley, davanti a
centinaia di amici della famiglia. Durante la cerimonia è stato anche
letto un messaggio di papa Francesco. (fonte afp)
“Preghiamo
per la fine della violenza insensata e per un’alba di pace e
riconciliazione tra tutti i membri della famiglia umana”. E’ quanto
scrive Papa Francesco in un messaggio inviato ai partecipanti alla
Messa che si è tenuta, ieri, in New Hampshire per ricordare James
Foley, il giornalista americano ucciso brutalmente in Iraq dai
jihadisti dello Stato Islamico. Nel suo messaggio, letto alla fine
della Messa, Francesco si unisce al dolore dei familiari, amici e
colleghi del reporter Usa, assicurando la sua preghiera e vicinanza
spirituale.
Alla
celebrazione, che si è tenuta in una chiesa di Rochester, frequentata
dalla famiglia Foley, hanno preso parte centinaia di persone. A
presiedere il rito, il vescovo locale Peter Libasci che ha messo
l’accento sulla forza che James, come la sua famiglia, hanno sempre
attinto dalla fede cattolica. Il presule ha inoltre pregato per il
giornalista americano, Steven Sotloff, e per gli altri ostaggi ancora
in mano ai jhadisti in Iraq.(fonte: RADIO VATICANA)
---------------------------------------
Enzo Baldoni fu ucciso presumibilmente il 26 agosto 2004, dieci anni
fa. La data non è certa: era stato rapito pochi giorni prima in Iraq da
un’organizzazione armata islamista che lo ammazzò dopo aver chiesto il
ritiro dall’Iraq dei militari italiani. Aveva 56 anni.
Enzo Baldoni era andato in Iraq per una sua attitudine a cercare di conoscere e capire le cose...
Enzo Baldoni, ucciso nel 2004
Lui
sì che era un giornalista, uno di quelli veri! Parliamo di Enzo
Baldoni, umbro di Città di Castello, assassinato in Iraq esattamente
dieci anni fa mentre cercava di scoprire e raccontare la verità su una
sporca guerra sulla quale troppi hanno versato fiumi di retorica, fino
ad arrivare a definirla pomposamente “missione di pace”. Ma quale pace,
ma quale missione: quella in Iraq è stata un’invasione a tutti gli
effetti, un conflitto lurido e devastante di cui paghiamo tuttora le
conseguenze: noi occidentali, alle prese con le minacce del
fondamentalismo islamico che prima non c’era o, comunque, era tenuto a
bada mentre oggi è il “dominus” dell’intera regione, e la popolazione
civile di quel martoriato paese, passata dal regime sanguinario di
Saddam al caos e all’instabilità politica più assoluta, in cui a farla
da padroni sono i tagliagole dell’ISIS e altri gruppi di farabutti
simili a quelli che dieci anni fa assassinarono un giornalista che
rifiutava le verità ufficiali e preferiva andare a vedere di persona
cosa stesse accadendo da quelle parti, ben sapendo di rischiare la vita.
...
Baldoni
sapeva e scriveva, dicendo le cose come stanno realmente con la cruda
brutalità di chi detesta le edulcorazioni ipocrite e, alla fine, riesce
sempre a strapparti un sorriso, a indurti a riflettere, a farti sentire
protagonista di un dramma collettivo che è anche il nostro, benché
molti di noi non se ne rendano conto, illusi come siamo che l’Iraq sia
lontano, la Siria pure e che i profughi che sbarcano a centinaia sulle
nostre coste, quando non annegano nel Mediterraneo, vengano da
misteriosi paesi lontani e non da quelle stesse terre in cui si è
consumata la strage di Nassiriya, lo scempio di Abu Ghraib, l’uccisione
di decine di giornalisti coraggiosi e indipendenti e l’eccidio di
centinaia di migliaia di civili innocenti, assassinati prima dalle
bombe occidentali e poi dagli attentati del fondamentalismo jihadista,
frutto della rabbia, dell’ignoranza e del vuoto di potere e di speranza
che si è venuto a creare in tutto il Medio Oriente. Ecco, Enzo Baldoni
era un uomo che conosceva molto bene il valore della speranza, solo che
si faceva portavoce di una speranza realista e consapevole, informata e
ricca di idee, di umanità, di dolore: quella sofferenza e quella
disperazione autentiche che Enzo raccontava senza mai indulgere nella
fastidiosa retorica del vittimismo o del piagnisteo interessato. La sua
speranza, in poche parole, derivava dall’evidenza del male, dalla
descrizione della ferocia e dell’abiezione umana nel loro dispiegarsi
quotidiano, riprendendo quel concetto di “banalità del male” descritto
da Hannah Arendt ma oggi sconosciuto ai più.
Come
detto, Baldoni era uno di quei giornalisti veri, uno di quei cronisti
che mettevano al centro delle loro cronache la dignità dei popoli e
delle persone, il rispetto verso i più deboli, la pietà verso lo
strazio di chi ha perso tutto e il desiderio di conoscere e di
comprendere le ragioni dell’altro, senza paraocchi, pregiudizi e
quell’insopportabile senso di superiorità che spesso caratterizza noi
occidentali...
Enzo Baldoni, la speranza consapevole
Dieci
anni fa, era il 26 agosto 2004, veniva ucciso da un gruppo di
guerriglieri islamici il pubblicitario milanese Enzo Baldoni, in Iraq
come giornalista freelance per il settimanale Diario .
Nell'anniversario di una morte un po' dimenticata, a tenere alto il
ricordo è la moglie Giusi Bonsignore...
Giusi Bonsignore: "Enzo fu abbandonato e denigrato"
---------------------------------------
“Per capirmi è necessaria la
curiosità di Ulisse di viaggiare in solitaria vedendo il mondo per
esistere…”. In queste parole c’è l’essenza di Enzo Baldoni, viaggiatore
e cronista curioso ammazzato in Iraq il 26 agosto del 2004.
Giuseppe Giulietti: Baldoni non piaceva agli ipocriti, a quelli che scrivono a tariffa
--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Francesco
e gli errori americani
di Franco Cardini
Il
Califfo nero dell’Isis ha molti amici in Medio Oriente. Le parole di
Bergoglio spronano gli Usa e l’Onu: bisogna tagliare i ponti con gli
sponsor del terrore
" I jihadisti del califfato di
al-Baghdadi sono appoggiati, finanziati e armati – direttamente o
indirettamente – dagli emirati della penisola arabica, tutti (con una
mezza eccezione per il Qatar, che segue una linea propria)
rigorosamente sunniti – tali sono quanto meno gli emiri, anche se non
tutti i loro rispettivi popoli – e alleati fino ad oggi sicuri
“dell’Occidente”, vale a dire essenzialmente degli Stati Uniti
d’America, per quanto nei recenti scellerati casi libico e siriano
abbiano trovato dei compagni di strada più sicuri nei governi
britannico e soprattutto francese...
Bisogna ricordare tutto questo, nel
momento stesso in cui va detto che il pasticcio iracheno è stato
combinato dall’unilaterale intervento statunitense del 2003 contro
Saddam Hussein, che avrà avuto tutti i difetti di questo mondo ma
almeno manteneva nel suo paese la pace religiosa all’insegna della
tolleranza. Ed eccoci al nucleo di tutti. Gli americani, in Iraq come
altrove, criptoalleati dei fondamentalisti islamici (come sono stati
nello stesso Afghanistan prima del 2001) o loro avversari, nel Vicino o
Medio Oriente di pasticci ne hanno combinati fin troppi: quel che oggi
bisogna evitare se non addirittura impedire è una nuova loro iniziativa
unilaterale. ...
Francesco e gli errori americani di Franco Cardini
Padre Alex Zanotelli
Altro che curdi, l’affare sono le armi intervista di Alessio Schiesari
Ma il governo ragiona?Si rende conto di cosa significhi inviare armi ai curdi?”. Padre
Zanotelli, missionario e pacifista ‘senza se e senza ma’ non ha dubbi:
questo è lo stesso Occidente che ha demolito Afghanistan e Iraq sotto
Bush.Con una sola differenza: questa volta le piazze sono vuote, a
protestare contro la guerra sono in pochi
Il
Parlamento ha votato: per fermare i terroristi dell’Isis è necessario
mandare armi al governo iracheno, che le distribuirà ai Peshmerga. È
questa la strategia giusta? La
mia è un’opinione categorica: è tutto profondamente sbagliato. È la
solita vecchia storia che serve ad alimentare l’industria bellica
delle armi ed è il solito Occidente che piange gli stessi cadaveri
che causa. Quei morti escono dalle nostre fabbriche. Questa volta però la situazione irachena sembra veramente drammatica Ma
il governo ragiona? Lo sa cosa significa dare armi ai curdi?
Vuol dire spaccare il Paese in tre. Ma in fondo è questo che
vogliamo: spaccare tutto. Come abbiamo fatto nel 2003, per
una guerra che oggi gli stessi americani reputanofolle. Ma oggi è
tardi.
...
---------------------------------------
Una
gabbia. O meglio un buco. La luce in alto conferma che fuori c’è un
mondo, per cui però spesso sei un «goffo stupido tonto». Poche
connessioni «tra la parte che vive nel pozzo» e quello che gli altri
percepiscono, ma non perché una sia una fortezza vuota e l’altra una
scatola piena di parole. Perciò gradino dopo gradino, con gli strumenti
giusti, dal fondo nero Andrea è salito su, fino alla laurea, perché
«volevo uscire dal silenzio per dimostrare di essere intelligente» e di
essere «diverso da quello che sembro». Poche parole scritte su un pc
nel sabato in cui la città di Rieti lo premia per il suo traguardo, poi
di corsa a chiudersi in camera sua. In
fondo, non è facile spiegare il motivo di una tesi – "La mia vita nel
pozzo" – proprio sull’autismo e i social network. Soprattutto se in
quelle pagine di pensieri minimi, sono racchiusi
i suoi primi 28 anni da autistico con deficit cognitivo grave. Questa
la diagnosi che papà Virgilio e mamma Ines Paolucci si sono sentiti
ripetere fino alla nausea nei primi 11 anni della vita di Andrea.
Decine di medici, altrettante terapie persino oltreoceano per non
arrendersi a quell’apparente incomunicabilità del loro unico figlio.
Poi la scoperta della comunicazione aumentativa alternativa (Caa) e di
una tastiera che ha consentito a questo ragazzo dolce con gli occhiali
spessi, d’imparare a leggere, diplomarsi e, dopo 29 esami scritti in
sette anni, di laurearsi con 110 e lode in Scienze della formazione
nell’ateneo dell’Aquila...
Autismo, fuori dal pozzo con 110 e lode
Nell’aula
consiliare del Comune di Rieti, questa mattina il sindaco di Rieti
Simone Petrangeli ha consegnato ad Andrea Paolucci l’attestato di
merito, a nome di tutta la città, per il conseguimento con 110 e lode
della laurea in Scienze della Formazione e del Servizio Sociale presso
l’Università di L’Aquila.
Visibilmente
commosso Andrea, in presenza anche dei suoi genitori mamma Ines e papà
Virgilio dell’Associazione Loco Motiva, ha ringraziato i presenti
chiedendo a tutti di dare l’attenzione che gli è stata rivolta anche ad
altri ragazzi con problemi...
CONSEGNATO QUESTA MATTINA AD ANDREA PAOLUCCI L’ATTESTATO DI MERITO
---------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
...
Cosa potrà mai fare il cuore di fronte al dramma umanitario che i media
ci vanno mostrando da mesi? C’è bisogno di ben altro che qualche parola
buona o di buoni sentimenti, verrebbe da pensare.
Credo invece che sia un errore limitarsi a una professionale
analisi politica, sociale e storica di quanto sta avvenendo (sempre che
si riesca a farla!), senza uno sguardo religioso, redento, che aiuti a
leggere e interpretare gli eventi senza tuttavia lasciarsene
travolgere. I due ambiti sono necessari l’uno all’altro. Abbiamo
bisogno di esperti che ci aiutino a comprendere i radicali cambiamenti
a cui stiamo assistendo dal punto di vista politico, economico e
sociale. Ma abbiamo anche bisogno di uno sguardo alto, ampio, libero da
paure e complessi...
L’esasperazione dei conflitti
in Siria e in Iraq in nome del Califfato islamico, con episodi di
particolare efferatezza pubblicizzati e spettacolarizzati come la
decapitazione del giornalista statunitense. Ma anche un crescendo di
violenze in Paesi africani come la Nigeria contro chi non si riconosce
nella sharia. Ci si interroga di fronte al drammatico espandersi
dell’ideologia estremistica islamica. Fausta Speranza ne ha
parlato con il padre gesuita egiziano
Samir Khalil Samir, docente di Storia della cultura araba e
islamologia all’Università Saint Joseph di Beirut
--------------------------------------------------------------
Sono stato figlio di Israele…
Ho cantato davanti al tramonto lo Shema Israel e le Berachot nell’ombra della sera e sul far del mattino, ho amato Israele con tutta l’anima, con tutto il corpo, con tutte le mie forze: Hanna Arendt, Franz Rosenzweig, Martin Buber e la saggezza antica figlia di questa terra.
Luciano Tribisonda: Per uno solo dei miei due occhi
È perché ammiriamo e amiamo
profondamente la ricchissima cultura ebraica, sagace, profonda,
eclettica che siamo sempre più inorriditi dalla cecità della politica
dell’attuale governo di Israele.
La violenza genera violenza. Il fondamentalismo religioso e culturale
degli uni è lo specchio del fondamentalismo degli altri. Il terrorismo
di stato genera e alimenta il terrorismo dal basso, in una spirale che
si autoalimenta.
Nanni Salio: Occhio per occhio e il mondo diventa cieco
Unirsi per la pace. Ma
differiamo forse, siamo in disaccordo? Incredibile fin dove
possiamo arrivare se ci identifichiamo e focalizziamo sul buono e
positivo di Kiev, Donetsk e Mosca, o di marito e moglie in matrimoni in
difficoltà anziché su quanto c’è di sbagliato, e stabiliamo nuove
relazioni su tale base. La pace è una relazione, non attributi delle
parti. Così pure per le conferenze: focalizziamoci sul meglio del
documento, lodandolo; non su quanto c’è di dubbio o mancante.
Costruire una pace sostenibile.
Johan Galtung: Unirsi per la pace
... Il mondo ci dice che non
abbiamo potere, che badiamo solo a noi stessi e che possiamo procurarci
dignità solo con la violenza; in effetti, non siamo esseri umani. Non
credeteci. Siamo esseri umani e ciò ci rende potenti, perché solo
esseri umani che agiscono insieme sono capaci di trasformare la
violenza che ci degrada tutti.
Stephanie Van Hook: Perché è importante essere umani, per la gente di Gaza e del mondo
"Oltre alle ragioni che lo
definiscono, il conflitto israelo-palestinese è importante perché evoca
ripetutamente, nella dimensione fantasmatica, lo spettro
dell’antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma
anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice.
I processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i
complessi di colpa occidentali, legittimano un’'industria
dell’Olocausto'. Questa, a mio parere, è una delle derive più
allarmanti e ciniche della memoria"
Moni Ovadia: Gaza, Moni Ovadia: “Io, ebreo, sostengo i diritti palestinesi. Ecco perché”
Le continue tragedie
dell’immigrazione e il dramma di intere popolazioni in fuga da guerre,
violenze e miseria costituiscono oggi «aperta denuncia del declino
delle istituzioni» e «della perdita del senso autentico di umanità» in
un mondo dove «l’iniqua distribuzione delle risorse e l’egoistico
accaparramento dei beni sono diventati obiettivi prioritari rispetto
alla risposta alle emergenze umanitarie».
L'OSSERVATORE ROMANO: Abusi e violenze contro i migranti denunciati dal cardinale Vegliò - Non si possono chiudere gli occhi
Sono 1600 i morti dall'inizio
di giugno. Tre tragedie in mare negli ultimi cinque giorni: si contano
più di 300 vittime. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati ribadisce
la richiesta di un'azione "europea urgente e concertata".
UNHCR: Mediterraneo, dati shock Unhcr: 1889 morti in mare nel 2014
... L’encomio di Bruxelles e la
promessa di condividere gli oneri finora sopportati dall’Italia,
rischiano di tradursi in una beffa se davvero il sistema Frontex Plus
non ammetterà pattugliamenti a sud dell’area Schengen.
Ci sarebbe poco di cui essere orgogliosi, caro ministro Alfano, a
ritrovarsi sentinella di una frontiera solo apparente. Fare la voce
grossa non consolerà le ansie degli italiani che dopo anni di
allarmismo sparso a piene mani da una classe politica irresponsabile,
oggi fanno i conti con una vera emergenza, provocata da guerre nel
frattempo ignorate. Né ci esimerà dal fornire un’accoglienza
comunitaria al flusso migratorio di chi avrà sempre e comunque più
paura di restare in Africa che di attraversare il mare.
Distruggere i barconi confiscati agli scafisti può fare un bell’effetto
in televisione. Ai nostri governanti chiediamo di smantellare le
organizzazioni criminali che li armano.
Gad Lerner: Alfano e il “superamento di Mare Nostrum”. Li lasceremo morire in acque internazionali?
--------------------------------------------------------------
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
--------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Fa' che ogni giorno...
La Parola di Dio...
Tutti siamo chiave...
... Se il Signore trova...
Guai a voi...
Fate che chiunque venga a voi...
L'uomo guarda l'apparenza...
Il martirio è...
La Chiesa è...
---------------------------------------------------------------
Albino Luciani, fu eletto vescovo di Roma il 26 agosto 1978 prendendo il nome di Giovanni Paolo I
Guardate che il Signore ci parla...
Noi siamo oggetto da parte di Dio...
Signore prendimi come sono...
Moriva il 27 agosto 1999 Hélder
Câmara, uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua
passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le
persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può
essere certamente considerato un precursore di papa Francesco.
Quando do da mangiare ad un povero...
Speranza è credere nell'avventura dell'amore...
Le persone ti pesano...
Sant'Agostino (video)
Se il Signore Dio tuo...
Solo con il cuore...
Per te ci hai fatti...
Non uscire da te stesso...
Essere Chiesa non significa...
Le parole insegnano...
La misura dell'amore...
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La sera di trentasei anni fa, dopo un conclave lampo, veniva eletto Papa Giovanni Paolo I. L'attualità del suo magistero
«Vuoi
essere affabile, misericordioso con i poveri, con tutti i bisognosi?».
Era questa una delle domande che il 28 dicembre 1958, nel giorno della
sua consacrazione episcopale in San Pietro, Albino Luciani, si sentì
rivolgere. «Lo voglio», aveva risposto con voce dimessa. E l'amore per
i poveri avrebbe caratterizzato l'episcopato a Vittorio Veneto, a
Venezia e nella Città Eterna. Lo si comprende rileggendo qualche passo
delle omelie e dei discorsi di questo pastore veneto, che da vescovo di
Roma, eletto la sera di trentasei anni fa, sarebbe stato così vicino al
modello di Papa parroco incarnato da Pio X.
Luciani,
prete lontano mille miglia dal virus del carrierismo ecclesiastico,
divenuto vescovo per deciso volere di Roncalli, non era uno che «se la
credeva», per usare un'espressione di Papa Francesco. Diceva di sé:
«Alcuni vescovi somigliano ad aquile, che planano con documenti
magistrali ad alto livello; io appartengo alla categoria dei poveri
scriccioli che, nell’ultimo ramo dell’albero ecclesiale squittiscono».
Figlio
di un emigrante socialista, nel biglietto che gli scrisse suo padre
dalla Francia dandogli il consenso a entrare in seminario si leggeva:
«Spero che quando tu sarai prete, starai dalla parte dei poveri, perché
Cristo era dalla loro parte». Non fece fatica a mettere in pratica
quelle parole...
«Non possiamo dire di amare Dio se non amiamo la povera gente»
Un
sacerdote che ha vissuto nell’umiltà, nella carità e nell’obbedienza,
facendo coincidere quanto insegnava con la sua vita: è il profilo
spirituale di Albino Luciani tracciato dal cardinale Beniamino Stella,
prefetto della Congregazione per il clero. Nel pomeriggio di martedì 26
agosto, giorno in cui ricorre il trentaseiesimo anniversario
dell’elezione di Giovanni Paolo I, il porporato ha celebrato la messa
nella parrocchia di San Giovanni Battista a Canale d’Agordo, paese
natale di Luciani...
Il
porporato ha concluso ringraziando il Signore «per il dono alla Chiesa
che è oggi Papa Francesco, il quale — ha sottolineato — con il suo
sorriso, la sua semplicità, la sua umanità e il suo non risparmiarsi
per il servizio alla Chiesa ci fa ricordare il “nostro” Papa Luciani».
Giovanni Paolo I nel ricordo del cardinale Stella. Il pregio del dire umile
Vedi anche i nostri post precedenti: - Centenario della nascita di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I
- 34° anniversario dell'elezione a Pontefice di Giovanni Paolo I «Papa del sorriso»
---------------------------------------
Moriva il 27 agosto di 15 anni fa Hélder Câmara, uno dei vescovi
latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa
povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede
incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente
considerato un precursore di papa Francesco.
«Il
vescovo rosso Câmara sulla via della beatificazione», strillava Il
Messaggero del 29 maggio scorso. Un titolo che la dice lunga su come
una parte dell’opinione pubblica ha accolto la notizia dell’imminente
apertura del processo canonico che potrebbe portare sugli altari dom
Hélder Câmara, arcivescovo di Olinda-Recife. Tra i protagonisti della
storia recente (non solo ecclesiale) dell’America Latina, Câmara
stesso, per tutta la sua vita, ha dovuto fare i conti con quella
pesante etichetta: «Quando do da mangiare a un povero mi chiamano santo
- è una delle sue frasi passate alla storia -, ma quando chiedo perché
i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista».
Curioso:
anche papa Francesco, rispondendo alle domande di un gruppo di giovani
belgi, pochi mesi fa aveva chiarito: «Ho sentito che una persona ha
detto: con tutto questo parlare dei poveri, questo Papa è un comunista!
No, questa è una bandiera del Vangelo, la povertà senza ideologia; i
poveri sono al centro del Vangelo di Gesù».
Ecco:
se c’è un motivo per cui valga la pena oggi, a 15 anni esatti dalla
morte, rievocare la figura di dom Hélder - nato nel 1909 e morto il 27
agosto 1999 -, è la sua passione per i poveri, il suo straordinario
impegno per rendere la Chiesa più fedele a quella di Gesù: «Una Chiesa
povera per i poveri». In questo si può affermare, senza tema di
smentite, che Câmara ha anticipato papa Bergoglio...
Ricordando dom Hélder Camara
Brasile. Dom Hélder Câmara verso gli altari
---------------------------------------
LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
«Gesù, ricordati di me quando
entrerai nel tuo Regno!».
«In verità ti dico: Oggi sarai
con me in Paradiso»
(Luca 23, 42-43)
Gianfranco Ravasi: «Oggi sarai con me in Paradiso»
--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 16,13-19
Gesù è il Figlio dell'uomo, l'Io-Sono che è nel seno del Padre, ed ora chiede a noi:
"Chi sono io per voi ?" Non
è una crisi di identità, piuttosto è posta in gioco la nostra identità
di credenti, sono messe a nudo le nostre attese, è svelato il volto del
Messia che attendiamo, troppo somigliante al volto dei profeti che lo
hanno preceduto. "Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente !" è il grido di Simon Pietro, lui che è l'uomo dell'ascolto della Parola del Padre (questo il significato del nome Shimon),
lui che come Giona vuol fare sempre di testa sua ma che alla fine si
converte, lui a cui Gesù cambia il nome in Pietro - testa dura. E' lui che riconosce il Volto del Dio della vita nel volto finalmente svelato e a noi manifestato di Gesù di Nazareth, il Ben-Adam, vero Figlio dell'uomo. E'
a lui che Gesù affida la responsabilità (non il potere) della sicurezza
dei fratelli nella Chiesa, il compito di vigilare sul cammino faticoso
dei figli degli uomini
...
---------------------------------------
L'uomo si salva facendo le cose di Dio
di Ermes Ronchi
XXI Domenica del Tempo Ordinario -
Anno A
24/8/2014
Vangelo: Mt 16,13-20
Cosa
dice la gente? E voi che cosa dite? Gesù usa il metodo delle domande
per far crescere i suoi amici. Le domande di Gesù nel Vangelo hanno
davvero una funzione importantissima, non sono interrogazioni di
catechismo, ma scintille che accendono qualcosa, mettono in moto
trasformazioni e crescite. «Nella vita, più che le risposte, contano
le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi, le
domande invece, ci obbligano a guardare avanti e ci fanno camminare»
(Pier Luigi Ricci). Ma voi che cosa dite? Non c'è una risposta già
scritta da qualche parte, con un contenuto da apprendere e da ripetere.
Le sue domande assomigliano semmai di più alle domande che si fanno
gli innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: Sei la mia
donna, il mio uomo, il mio amore, la mia vita. Voi, miei amici, che io
ho scelto uno per uno, chi sono per voi? Ciò che Gesù vuole sapere dai
discepoli di sempre è se sono innamorati, se gli hanno aperto il
cuore. Cristo è vivo solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può
essere culla o tomba di Dio. Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente.
-
Il Cristo... non un nome proprio, ma un attributo che indica l'origine
e il compito di Gesù e rimanda subito oltre lui: sei la mano di Dio
nella storia.
-
Il Figlio di Dio... tu sei entrato in Dio pienamente e Dio è entrato
in te totalmente. E ora tu fai le cose che solo Dio fa', nelle tue dita
è lui che accarezza il mondo.
-
Del Dio vivente... Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa
fiorire. Il Vivente è grembo gravido di vita, fontana da cui la vita
sgorga inesauribile e illimitata.
...
---------------------------------------
CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
L’assemblea
eucaristica dovrebbe essere “un luogo dove tutti si sentano a casa”:
migranti, fedeli in situazione matrimoniale irregolare, persone
disabili, malati, poveri, anziani, bambini. È la raccomandazione,
espressa in un intervento da monsignor Nunzio Galantino, vescovo di
Cassano all’Jonio e segretario generale della Cei, parlando a Orvieto
ai partecipanti alla 65ª Settimana liturgica nazionale organizzata dal
Cal (Centro Azione Liturgica).
Galantino
ha evidenziato prima di tutto la necessità di adottare l’atteggiamento
suggerito da Papa Francesco di una Chiesa “in uscita”, che “prende
l’iniziativa” per essere “accogliente” e “accorciare le distanze”. In
ambito liturgico, ha raccomandato di non organizzare celebrazioni
eucaristiche “settoriali”.
Il
segretario generale della Cei ha sollecitato un’attenzione particolare
dell’assemblea eucaristica, nei confronti dei poveri” e in proposito ha
posto una serie di domande provocatorie sulle quali i cristiani sono
chiamati ad interrogarsi...
Allo
stesso modo, ha proseguito, le celebrazioni devono dedicare particolari
premure verso “malati, sofferenti, persone disabili”...
Stesso atteggiamento va espresso nei confronti dei migranti...
Infine, Galantino ha ricordato la situazione dei fedeli in situazione matrimoniale irregolare...
Galantino: a Messa tutti si sentano a casa
---------------------------------------
Ieri a Torre Pellice si è aperto il Sinodo. Per la prima volta un Papa invia una lettera alla comunità protestante
Andrea Rossi: Lo storico messaggio di Bergoglio ai valdesi: “Vi sono vicino”
--------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus 24 agosto 2014
Udienza Generale- del 27 agosto 2014: La Chiesa - 4. Una e Santa
--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Tweet
23 /08/2014:
26/08/2014:
28/08/2014:
---------------------------------------------------------------
Dopo
la pausa di luglio e dopo le prime due udienze generali di agosto
nell'Aula Paolo VI, l'incontro settimanale con i fedeli di papa
Francesco è tornato oggi in piazza San Pietro. Erano presenti circa
12mila persone.
Francesco
è arrivato sulla papamobile scoperta, per il giro tra la folla
plaudente. Appena varcato l'Arco delle Campane, ha fatto fermare la
jeep per scendere a salutare un bambino disabile.
video
Di tanto in tanto ha chiesto soste per baciare e accarezzare altri bambini.Come
era già successo altre volte, il pontefice accetta e sorseggia con la
cannuccia il mate, la bevanda argentina, offertagli dai fedeli lungo il
percorso.
video
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Ogni
volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il
“Credo”, noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». Èuna, perché
ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione
piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo,
animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua
salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori,
tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre
fragilità e delle nostre miserie. Allora, questa fede che professiamo
ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere
quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non
siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù. Ma Lui, Gesù, non ci
lascia soli, non abbandona la sua Chiesa! Lui cammina con noi, Lui ci
capisce. Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona,
sempre che noi ci lasciamo perdonare. Lui è sempre con noi, aiutandoci
a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.
...
video della catechesi
il testo integrale della catechesi
Toccante
momento a margine dell’udienza generale. Papa Francesco ha ricevuto
l’ex ministro cristiano pakistano Paul Bhatti e sua madre. Subito dopo
l’incontro, Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza di Paul
Bhatti, che tre anni fa ha perso il fratello Shahbaz ucciso dagli
integralisti islamici
Bhatti incontra Francesco: cristiani perseguitati sentono sua vicinanza
video integrale
--------------------------------------------
Papa
Francesco ha parlato spesso di riforma, e in modo articolato e preciso,
mostrando che nella sua volontà di vescovo di Roma c’è l’intenzione di
reformare, di mutare la forma di molte istituzioni e atteggiamenti
presenti nella Chiesa. Per questo sono risuonate sulle sue labbra con
forza e convinzione le antiche parole patristiche «Ecclesia semper
reformanda». Ma di quale riforma si tratta? Da ottimo conoscitore della
spiritualità ascetica, soprattutto ignaziana e post-tridentina,
Francesco sa bene che nella vita spirituale una tappa decisiva consiste
nel «deformata reformare»: è la stessa urgenza espressa da papa
Giovanni nell’indire il Concilio. Senza citare costantemente testi
conciliari e senza mai ricorrervi come strumento di battaglia,
Bergoglio vuole riprendere quella riforma.
In
un’omelia a Santa Marta ha detto: «La purificazione del tempio da parte
di Gesù (cfr. Gv 2,13-22) è l’icona della riforma della Chiesa.
“Ecclesia semper reformanda”, la Chiesa ha sempre bisogno di rinnovarsi
perché i suoi membri sono peccatori e hanno bisogno di conversione» (9
novembre 2013). E in un’altra occasione ha precisato: «Ci saranno
incongruenze, ancora ci saranno sempre, perché siamo umani, e la
riforma deve essere continua. I Padri della Chiesa dicevano: “Ecclesia
semper reformanda”.
Dobbiamo
stare attenti per riformare ogni giorno la Chiesa, perché siamo
peccatori, siamo deboli...» (In volo al ritorno dalla Terra Santa, 26
maggio 2014).
Se
questa volontà di riforma è vera, occorre però subito chiarire che il
Papa non pensa innanzitutto alla riforma delle strutture
ecclesiastiche, quali il papato, la curia, le conferenze episcopali, i
sinodi... Prima occorre una riforma che tocchi la vita dei cristiani e
sappia mutarla: i cristiani devono fare della Chiesa un luogo di
dialogo, di partecipazione fervente e viva, di scambio e di confronto
libero da paure, uno spazio in cui tutti possano esprimersi ed essere
tenuti in considerazione.
Per
questo Francesco afferma di «non aver nutrito alcun progetto di
cambiamento della Chiesa» (Intervista al Corriere della Sera, 5 marzo
2014), ma di essere disposto alla conversione e al pentimento. Il
rinnovamento da cercarsi è quello che deve scaturire dal «confronto tra
l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle e amò … e il
volto reale, quale oggi la Chiesa presenta» (Evangelii gaudium,
26).
Riformare
è riconoscere i propri peccati e fare la verità in se stessi per
esporsi alla misericordia di Dio. Ecco perché Francesco parla di
«conversione ecclesiale» (EG 26) e, con sant’Agostino, ne vede l’autore
nel Signore Gesù: «“Colui che è stato il tuo formatore, sarà anche il
tuo riformatore”. Ogni rinnovamento della Chiesa consiste
essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione» (EG 26).
Papa
Francesco coglie il prefisso ri-formare non solo come processo sempre
da riprendersi, non solo come recupero di ciò che si è perso ma, in
senso “responsoriale”, come risposta, come responsabilità nei confronti
della vocazione del Signore. Se la riforma ecclesiale ha come criterio
la carità evangelica ed è tale da impegnare tutti i membri, allora può
anche essere riforma delle istituzioni.
Di
conseguenza, secondo Bergoglio, la riforma riguarda anche il papato
come forma di esercizio del ministero petrino: ministero voluto da
Cristo stesso, essenziale alla vita della Chiesa cattolica, certo.
...
Francesco, la Chiesa rinasce dentro di noi
--------------------------------------------
LETTERA APERTA A FRANCESCO, VESCOVO DI ROMA:
VENIAMO ANCHE NOI.
Carissimo fratello Francesco,
un
caloroso abbraccio e un bacio da tutti noi per il modo diretto e umano
con cui affronti ogni giorno tutte le situazioni, anche le più
complesse e drammatiche.
Abbiamo
ascoltato e accolto la chiarezza e determinazione con cui stai
affrontando il groviglio di conflitti, sfociati in guerre crudeli a
livello planetario. Ti siamo riconoscenti perché dai a tutti la
possibilità di uscire dal dilemma della violenza contro la violenza e
offri positivamente la strada per comporre i conflitti con la vera
funzione e autorità dell'ONU. Sappiamo che sei solo in questo momento
di fronte agli Stati che continuano ad armare i contendenti, soluzioni
immediate che produrranno solo ulteriori complicazioni. Condividiamo
con te il grande dolore per tutte le persone, senza distinzione etnica
o religiosa, che devono soccombere ingiustamente. Condividiamo la
sofferenza per la miopia dei responsabili politici, che continuano a
confidare nella superiorità della forza armata per risolvere i
conflitti, senza mettere in discussione i propri interessi, in
particolare l'industria delle armi.
Prendiamo
molto sul serio la tua disponibilità ad entrare fisicamente nel
conflitto iracheno per incontrare tutte le parti. Siamo sicuri che in
molti saremmo disposti e felici di accompagnarti in una missione di
pace.
...
--------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
"Ho appena letto la tua lettera - scrive Papa Francesco all‘amico
Gustavo Vera -. La tua frase finale sintetizza i miei sentimenti:
‘Sembrava Gaza‘ e sono scoppiato a piangere. Non capisco perché.
Accarezzo con le lacrime questa gente, queste madri con bambini. Quando
sono tornato dalla Corea, sull‘aereo, ho parlato della crudeltà. Sembra
che la crudeltà si è instillata nei nostri cuori. Una crudeltà che
indossa molti vestiti: ‘che mi interessa‘, "vadano a lavorare‘, ‘è
gente che non si inserisce in società‘...parole che non giustificano ma
manifestano tanta crudeltà". "Sono accanto a questa gente - conclude il
Papa -. Prego e chiedo che non vengano lasciati soli. E sono vicino a
voi, che siete vicini a loro. Con molto dolore nel cuore. Un abbraccio.
Francesco".
--------------------------------------------------------------
... "Le scrivo con le mie
lacrime, perché qui siamo in una valle oscura in mezzo a un grande
branco di lupi feroci. Santità, temo di perdere i tuoi piccoli
soprattutto i neonati che ogni giorno faticano e s’indeboliscono di
più, temo che la morte ne rapisca alcuni. Mandaci una tua benedizione
per aver la forza di andare avanti e magari possiamo resistere ancora.
Ti voglio bene, Behnam Benoka"...
Robert Cheaib: Papa Francesco telefona ad un sacerdote iracheno nel campo profughi di Ainkawa
...“il Vangelo esige dei
sacrifici che Gesù Cristo chiede a ognuno di noi, in diversi luoghi. A
voi tocca testimoniare Gesù Cristo lì, nella terra che l’ha visto
soffrire, che l’ha visto morire che però pure l’ha visto resuscitare.
Dunque, forza, coraggio, avanti!”. Sono state queste le parole di Papa
Francesco che ci hanno veramente toccato...
RADIO VATICANA: Il Papa riceve il parroco Gaza. P. Hernandez: momento di grazia e incoraggiamento
--------------------------------------------------------------
|
Sei
interessato a
ricevere la nostra newsletter
ma non
sei iscritto ?
Iscriversi
è facile e gratuito.
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER
riceverai la newsletter di
"TEMPO PERSO", ogni settimana, direttamente nella
casella di posta elettronica.
|
AVVISI:
1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
|
|