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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Per i paesi europei il 30 luglio è la Giornata Internazionale dell’Amicizia (International Day of Friendship)
è stata proclamata nel 2011, durante la 65° sessione dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, con l’idea che l’amicizia tra popoli,
paesi, culture e individui è in grado di stimolare iniziative di pace e
costruire ponti tra le comunità
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Il 30 luglio 2014 si celebra la prima Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani
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«Questa prima Giornata contro
la tratta delle persone è un invito all’azione per mettere fine a
questo crimine e dare speranza alle vittime, che spesso vivono non
riconosciute tra noi». È il messaggio del segretario generale delle
Nazioni Unite Ban Ki-moon in occasione della prima Giornata
mondiale contro il traffico di esseri umani che si celebra oggi 30
luglio 2014.
Anna Pozzi: L'Onu: il mondo fermi la tratta
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Non lasciamo soli i Palestinesi
di p.Alex Zanotelli
"La solitudine del popolo
palestinese è la vergogna del mondo. Una immensa sofferenza che dura da
70 anni, sfociata adesso in un urlo di disperazione per questa assurda
e impari guerra tra Israele e Palestina. E come risposta c’è solo
silenzio, indifferenza, sia da parte dell’Unione Europea, sempre più
assente, sia da parte dell’Italia, sempre più legata ad Israele, sia da
parte della chiesa italiana, sempre più silente. E’
un grido di dolore che mi tocca profondamente come credente nel Dio
della vita, come missionario inviato a costruire un mondo ‘altro’ da
quello che abbiamo. ... "
Non lasciamo soli i Palestinesi di p.Alex Zanotelli
“La disfatta morale di Israele
ci perseguiterà per anni”
di Amira Hass
Scrive
la giornalista israeliana su Haaretz: “Se vittoria vuol dire
causare al nemico una pila di bambini massacrati, allora Israele ha
vinto. Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la
sconfitta etica di una società che ora si impegna a non fare
un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di
ritardi nei voli aerei?”
“La disfatta morale di Israele ci perseguiterà per anni” di Amira Hass
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LA PALESTINA.
PREGARE, NON TACERE E AGIRE
di Giancarla Codrignani
Domenica 20 luglio Papa Francesco ha invitato a pregare per le comunità cristiane in Medio Oriente. Pregare in silenzio.
Il peso di un silenzio
Il
silenzio significava che non si chiedevano tutele speciali per i
cristiani, ormai chiaramente perseguitati in non pochi dei luoghi in
cui sono stati da sempre minoranza rispettata. Infatti né Saddam
Hussein in Iraq, né Bashar al Assad in Siria, né tanto meno Abu Mazen
in Palestina – dove i cattolici sono poco meno del 2% e a Gaza c’è una
parrocchia – hanno perseguitato i cristiani. Quel silenzio, tuttavia,
pesa come un macigno perché è diventato simbolico: perfino i tanti
(certo meno rispetto ad analoghe manifestazioni di anni passati) che in
questi giorni hanno partecipato a iniziative di protesta e di sostegno
alle vittime palestinesi, di fatto si trovano con le mani legate.
La
domanda “che fare?”, se viene posta quando le armi sparano, rimette di
fatto la possibilità della pace dentro la contesa e induce anche i
testimoni a prendere posizione. Così la guerra si allarga e al massimo
le mediazioni possono ottenere qualche pausa alle stragi. Sembrano
mesi, ma sono passati pochi giorni da quando il Papa aveva cercato di
incoraggiare la pace invitando in Vaticano Peres e Abu Mazen e il mondo
aveva applaudito l’abbraccio. Eppure nessun governo ha voluto
approfittarne, raccogliere il messaggio e proseguire iniziative
distensive e pressioni anche nei confronti di Hamas, la parte
palestinese più radicale, che, a sua volta, aveva appena siglato
un’intesa insperata con l’Anp, sempre considerata troppo moderata.
Nella dissolvenza che ne era seguita l’apparizione televisiva del
Presidente dell’Autorità palestinese che abbracciava il presidente
dello Stato Ebraico non aveva certo sollevato entusiasmi nei territori
occupati. Una frangia incontrollata aveva sequestrato e ucciso tre
studenti israeliani e altrettanto orribilmente era seguito l’assassinio
di un ragazzo palestinese, di cui Israele aveva subito arrestato gli
autori. Hamas ha rinfacciato a Israele la responsabilità dell’atto
efferato e ha fatto partire i primi missili: Netanyahu non aspettava
altro per sferrare l’attacco a Gaza.
Qual è la pace che si vuole?
...
LA PALESTINA. PREGARE, NON TACERE E AGIRE
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Angelus del 20 luglio 2014 - Testo e video
- "Invocazione per la pace" - Giardini Vaticani, 8 giugno 2014 - cronaca, testi, foto e video (Prima parte)
- "Invocazione per la pace" - Giardini Vaticani, 8 giugno 2014 - cronaca, testi, foto e video (Seconda parte)
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Morti senza nome... morti due volte.
Basta aggiungere dolore al dolore!
...
Dopo la strage di Lampedusa dello scorso 3 ottobre, i migranti, i loro
familiari e le organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno fatto
pressione sui governi: è loro diritto sapere se il congiunto è
deceduto. Quando non c’è un corpo, quando il figlio, fratello, marito
sparisce in mare, è impossibile eseguire l’esame del DNA e il compito
per dare risposte alle famiglie è ancora più arduo.
Simon
Robins ricercatore dell’University of York’s Centre for Applied Human
Rights e Iosif Kovras della Queen’s University, Belfast sostengono che
è imperativo, dal punto di vista umano e morale, oltre che un dovere
dal punto di vista legale, identificare i corpi recuperati dalla
guardia costiera e dargli una degna sepoltura. Ma, c’è un grande ma:
non esiste alcun capitolo di spesa nella contabilità della ragioneria
dell’UE per i funerali dei migranti /richiedenti asilo deceduti durante
la traversata in mare. Dunque i corpi o ciò che resta, viene sepolto in
tombe anonime e i familiare non potranno mai piangere sul sepolcro del
proprio caro.
...
Oggi,
dopo oltre nove mesi dalla sciagura di Lampedusa, il cinquanta percento
dei oltre 350 deceduti non è stato ancora identificato, anche se il
personale incaricato ha raccolto il materiale necessario per effettuare
il test del DNA, ma se manca quello di un familiare stretto,
impossibile fare un confronto per stabilire se il corpo appartiene al
congiunto. Morti senza nome. Morti due volte. Famiglie intere e mamme
disperate, che continuano a vivere con il dubbio, dubbi che uccidono
corpo e anima.
...
Canali
sicuri, basta morti in mare. Basta corpi senza nome, basta congiunti
disperati alla ricerca dei loro familiari, che hanno dovuto lasciare il
proprio Paese per guerre, persecuzioni, miseria. Basta aggiungere
dolore al dolore.
I parenti dei migranti cercano i morti in mare, ma spesso è una lotta senza speranza
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Chris
Gunness, portavoce dell'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi
(Unrwa), non riesce a trattenere i singhiozzi durante un collegamento
con al Jazeera: "I diritti dei palestinesi e dei loro figli sono
completamente negati e questo è terrificante" afferma prima di cedere
al pianto. Le lacrime gli impediscono di parlare e l'intervista si deve
interrompere.
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Video girato dalla Delegazione di Pax Christi in Palestina
Pax Christi: Chi difende i Palestinesi (video)
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DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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FRATERNITÀ CARMELITANA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) - INCONTRI PER L’ESTATE 2014
FRATERNITÀ CARMELITANA
DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME)
INCONTRI PER L’ESTATE 2014
- LECTIO DIVINA 17-22 LUGLIO
IL PROFETA EZECHIELE
con p. Pino Stancari sj
• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire
***
- SETTIMANA DI SPIRITUALITÀ 4-9 AGOSTO
GESÙ VOLTO UMANO DI DIO
♦ Gesù nel suo ambiente e tra la sua gente (Egidio Palumbo)
♦ Gesù a contatto con una umanità fragile e sofferente (Maurilio Assenza)
♦ Nell’umanità di Gesù il volto di Dio (Alberto Neglia)
♦ I sentimenti di Gesù (M. Aliotta)
♦ Gesù e la donna (Gabriella Del Signore)
♦ Gesù liberatore nella riflessione teologico-spirituale dell’America Latina (Rosario Giuè)
♦ «Cristo è sceso e mi ha presa». L’esperienza di Simon Weil (Giuseppe Schillaci)
♦ Gesù e il potere politico (Gregorio Battaglia)
♦ Momento di contemplazione: Gesù, l’uomo nuovo. Contemplazione dell’icona della Trasfigurazione.
• Per i fuori sede: portare le lenzuola e la Bibbia; prenotarsi per telefono (090.9762800) solo se si è sicuri di venire
***
Quanto
bene ci fa vedere Gesù vicino a tutti! Se parlava con qualcuno,
guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena d’amore: «Gesù
fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10, 21). Lo vediamo aperto
all’incontro quando si avvicina al cieco lungo la strada (cfr Mc
10,46-52) e quando mangia e beve con i peccatori (cfr Mc 2,16), senza
curarsi che lo trattino da mangione e beone (cfr Mt 11,19). Lo vediamo
disponibile quando lascia che una prostituta unga i suoi piedi (cfr Lc
7,36-50) o quando riceve di notte Nicodemo (cfr Gv 3,1-15). Il donarsi
di Gesù sulla croce non è altro che il culmine di questo stile che ha
contrassegnato tutta la sua esistenza. Affascinati da tale modello,
vogliamo inserirci a fondo nella società, condividiamo la vita con
tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e
spiritualmente nelle loro necessità, ci rallegriamo con coloro che sono
nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella
costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri. Ma non
come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta
personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identità (Papa
Francesco, Evangelii Gaudium, n. 269).
la locandina degli incontri per l'estate 2014 (pdf)
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Noi viviamo in un tempo...
Il male non lo si combatte estirpandolo...
Abbiate speranza...
La gioia è la caratteristica...
Ricordiamo che tutto si perde con la guerra...
Il Regno è una realtà piccola...
L'amore non vive di parole...
Queste due parabole insegnano...
Il compito della Chiesa è... Prega come se tutto...
L'amore deve manifestarsi...
Voglio veder ridere...
per sorridere un po'
La volete smettere con i giochi d'acqua... (vignetta)
Dio non si nega mai...
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Il nostro pensiero va a P. Paolo Dall'Oglio di cui da un anno non si hanno notizie
Ti aspettiamo, Abuna Paolo!!! e ti abbracciamo, dovunque tu sia... Da un anno non si hanno notizie di P. Paolo Dall'Oglio.
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Non
si sa più nulla di te, caro padre Paolo. Non si sa nemmeno, con
esattezza, il giorno in cui dobbiamo celebrare l'anniversario della tua
scomparsa: c'è chi dice il 27 luglio, chi il 28, ma probabilmente il
giorno del rapimento è il 29. Poco importa, naturalmente. Ci importa,
adesso, dirti che il pensiero e la preghiera non sono mai mancati in
questi dodici mesi pieni di tristezza e di ansia.
Noi
crediamo, vogliamo credere, che tu sia vivo, a combattere - per quello
che ti è possibile - per la pace, a gridare per il dialogo (combattere
per la pace, gridare per il dialogo sono frasi che sembrano un
controsenso, ma nel tuo caso ci paiono proprio azzeccate) e vorremmo
mandarti, seppure a distanza, un grazie e un abbraccio.
...
Ti
abbracciamo, dovunque tu sia. Sono tempi duri per i costruttori di
ponti: in Siria, in Ucraina, in Israele e in mille altri luoghi... Ma
sappiamo che non basta questa consapevolezza a scoraggiarti. “Io
ovviamente annuncerò, fino al martirio se necessario, la Buona Novella
dell’amore di Gesù!”, scrivevi in un libro di qualche anno fa (Mar
Musa. Un monastero, un uomo, un deserto, Paoline 2008); parole che
forse dovrebbe andarsi a rileggere soprattutto chi - prima e persino
dopo il rapimento - ti ha dipinto come un cristiano all'acqua di rose,
un doppiogiochista al servizio dell'Islam. E poi proseguivi: “L’unico
mezzo per donare la propria vita per Gesù consiste nell’aiutare ognuno
a essere un pellegrino di verità”.
È
quello che hai sempre cercato di fare e certamente farai ancora, tu per
primo pellegrino in cammino sulle orme di Abramo. Ti aspettiamo, abuna,
per continuare a pellegrinare insieme.
Aspettando padre Paolo Dall'Oglio
il videomessaggio dei familiari
Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
- LETTERA A PADRE PAOLO DALL'OGLIO
- Padre Dall'Oglio: 29 luglio/29 dicembre... cinque mesi di silenzio
ed anche:
- SIRIA
- "Siria andiamo verso un nuovo Afghanistan!" P. Paolo Dall'Oglio -
Reportage di Bernardo Valli Cosi la "primavera" siriana è diventata una
guerra civile -
- "Arrivederci ad Assisi... per il Concilio" di Paolo Dall'Oglio
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Un anno senza padre Paolo
di Roberto Zichittella
Un
anno senza padre Paolo. Un anno senza la sua voce, i suoi articoli, i
suoi appelli, le sue lettere. Ci manca. Perché tante volte, in questi
365 giorni così terribili per quella parte del mondo che egli ama,
conosce e abita, padre Paolo avrebbe certamente saputo trovare le
occasioni e le parole per aprirci gli occhi, per sferzarci, per
scuoterci dalla nostra indifferenza e confusione, dalla nostra
assuefazione al dolore degli altri e all’orrore.
Nell’ultimo anno questo Medio Oriente impazzito ci ha portato nuove tragedie, nuove guerre, nuove crisi umanitarie.
...
Chissà
se padre Paolo, nel suo luogo di prigionia (perché vogliamo crederlo
vivo) sa di tutto questo. E chissà quanto gli pesa non farci arrivare
la sua parola, non poter comunicare, lui che da uomo libero sapeva
farlo così bene. Gli è rimasta solo la preghiera, che sicuramente sta
nutrendo i suoi giorni.
Per
ovviare al suo forzato silenzio possiamo ritrovare le parole di padre
Paolo nei suoi scritti. In questi giorni di ferro e di fuoco è utile
rileggere queste righe, dedicate alla civiltà del Mediterraneo: “Questa
civiltà è la nostra; non è di certo la sola al mondo, ma essa è
chiamata a un immenso sforzo di armonia interiore ed esteriore. È
esattamente il contrario della teoria dello «scontro di civiltà»
previsto qualche anno fa. Noi ci pensiamo talmente incompatibili!
Quando invece la nostra presenza, di cristiani, musulmani ed ebrei, è
essenziale per l’autenticità della nostra civiltà”.
Un anno senza padre Paolo
Vedi anche il nostro precedente post:
Aspettando padre Paolo Dall'Oglio
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SANTI ANNA E GIOACCHINO (video)
Sant' Anna Madre della Beata Vergine Maria
San Gioacchino Padre della Beata Vergine Maria
Sant'Ignazio di Loyola (video)
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Discernere...
di Antonio Savone
‘… i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere…’
Solo
pochi giorni fa abbiamo avuto modo di ascoltare queste parole di Mt e
oggi la liturgia feriale ce le consegna nuovamente mettendole nella
bisaccia del nostro andare. Quanta serenità in quella immagine dei
pescatori seduti a riva! Gli uomini del regno, afferma Gesù, sono
quelli che sanno fare propria l’arte di sedersi per vagliare con
attenzione con calma.
In
queste parole di Gesù viene messo a tema un rischio, quello di
spaventarsi e allarmarsi senza motivo. Per questo è necessario
concedersi tempo, il tempo che occorre per passare al vaglio
sentimenti, pensieri, emozioni, desideri, chiamando per nome le cose e
non temendo di buttare via i cattivi. Il discernimento si compie solo
prendendo tempo, curando le disposizioni del cuore e assicurando una
giusta comodità. Occorre, perciò, la stessa diligenza dello scriba per
non rischiare di essere superficiali e distratti: fare nostre, perciò,
l’arte dell’attesa e la forza della pazienza.
La
nostra vita come la vita della Chiesa è simile a una rete gettata nel
mare: in me c’è il santo ed il peccatore, l’uomo di fede e l’incredulo,
colui che è capace di compiere il bene e colui che compie il male. Sta
a noi lasciarci continuamente illuminare dalla luce e dalla grazia
dello Spirito perché sappiamo diventare conformi a quell’uomo che Dio
ha pensato.
...
Discernere
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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro". (Luca 6,36)
Gianfranco Ravasi: I discepoli di Gesù: misericordiosi o perfetti?
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RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 13,44-52
L'immagine
del Regno che Gesù ci sta presentando è quella dell'aver trovato in
esso la risposta alla pienezza di vita che ogni uomo si porta
dentro. E la parola chiave che scaturisce da questa scoperta è la
gioia, una gioia incontenibile, una gioia che è la caratteristica di
coloro che credono in Gesù: il Regno è per la gioia ed è gioia, e
la gioia è la forza di decidersi per il Regno, un tesoro da
custodire, vivere e condividere. Gesù
ci esorta a scoprire nel suo messaggio e nell'imitazione della sua
vita, quella pienezza alla quale ogni uomo aspira, la perla
preziosa che ci fa vendere tutto per possederla, il guadagno autentico
per il quale l'apostolo Paolo può esclamare: "Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose, e le considero come spazzatura"(Fil 3,8) E'
la gioia di questa scoperta che avviene, a volte dopo una faticosa
ricerca, a volte in maniera apparentemente accidentale, che determina
tutte le azioni successive, che imprime loro una particolare
accelerazione. Bisogna essere disposti a lasciare tutto quello che si
ha, (non soltanto i beni materiali, ma principalmente i programmi, i
progetti e la propria visione di vita, per condividere il progetto
di vita del Padre), per entrare in possesso dell'unico grande tesoro,
della perla preziosa: è la Metànoia. E' il richiamo allo "Shemà", il comando di amare"il Signore Dio tuo con tutte le tue forze" (Dt 6,5), che significa: con tutti i tuoi beni. Le
parabole spiegano come si faccia ad amare Dio rinunciando a tutto: ciò
è possibile solo se si considera il suo Regno, la sua Signoria su
di noi, come un tesoro infinitamente più grande e prezioso di ogni
altro bene, per il quale vale gioiosamente la pena di rinunciare a
tutte le altre cose.
...
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XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Vangelo Mt 13,44-52
OMELIA
di Papa Francesco
Caserta 26/07/2014
Gesù
si rivolgeva ai suoi ascoltatori con parole semplici, che tutti
potevano capire. Anche questa sera – l’abbiamo sentito – Egli ci parla
attraverso brevi parabole, che fanno riferimento alla vita quotidiana
della gente di quel tempo. Le similitudini del tesoro nascosto nel
campo e della perla di grande valore vedono come protagonisti un povero
bracciante e un ricco mercante. Il mercante è da tutta la vita alla
ricerca di un oggetto di valore, che appaghi la sua sete di bellezza e
gira il mondo, senza arrendersi, nella speranza di trovare quello che
sta cercando. L’altro, il contadino, non si è mai allontanato dal suo
campo e compie il lavoro di sempre, con i soliti gesti quotidiani.
Eppure per ambedue l’esito finale è lo stesso: la scoperta di qualcosa
di prezioso, per l’uno un tesoro, per l’altro una perla di grande
valore. Entrambi sono accomunati anche da un medesimo sentimento: la
sorpresa e la gioia di aver trovato l’appagamento di ogni desiderio.
Infine, tutti e due non esitano a vendere tutto per acquistare il
tesoro che hanno trovato. Mediante queste due parabole Gesù insegna che
cosa è il regno dei cieli, come lo si trova, cosa fare per possederlo.
Che cosa è il regno dei cieli? Gesù non si preoccupa di
spiegarlo. Lo enuncia fin dall’inizio del suo Vangelo: «Il regno dei
cieli è vicino»; - anche oggi è vicino, fra noi - tuttavia non lo fa
mai vedere direttamente, ma sempre di riflesso, narrando l’agire di un
padrone, di un re, di dieci vergini… Preferisce lasciarlo intuire, con
parabole e similitudini, manifestandone soprattutto gli effetti: il
regno dei cieli è capace di cambiare il mondo, come il lievito nascosto
nella pasta; è piccolo ed umile come un granello di senape, che
tuttavia diventerà grande come un albero. Le due parabole sulle quali
vogliamo riflettere ci fanno capire che il regno di Dio si fa presente
nella persona stessa di Gesù. È Lui il tesoro nascosto, è Lui la perla
di grande valore. Si comprende la gioia del contadino e del mercante:
hanno trovato! È la gioia di ognuno di noi quando scopriamo la
vicinanza e la presenza di Gesù nella nostra vita. Una presenza che
trasforma l’esistenza e ci rende aperti alle esigenze dei fratelli; una
presenza che invita ad accogliere ogni altra presenza, anche quella
dello straniero e dell’immigrato. È una presenza accogliente, è una
presenza gioiosa, è una presenza feconda: così è il regno di Dio dentro
di noi...
il testo integrale dell'omelia
video
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Quello
che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il
singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di
“Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa
orde di pellegrini.
Milioni
e milioni di anime hanno varcato questa “porta della vita eterna” e si
sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande
Indulgenza della Porziuncola, la cui festa si celebra la mattina dell'1
agosto e si conclude con il Vespro solenne del 2 agosto.
IL PERDONO DELLA PORZIUNCOLA
Con
la Solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.00, fr. Michael A.
Perry, Ministro Generale dei Frati Minori, ha dato il via alla
celebrazione del Perdono di Assisi, la grande festa della misericordia
di Dio, che ha attirato qui a S. Maria degli Angeli tantissimi
pellegrini che hanno affollato la Chiesa per partecipare a questo
momento di grazia. Con il Ministro Generale hanno concelebrato anche il
Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria fr. Bruno Ottavi e il
Custode del Proto-Convento Porziuncola fr. Fabrizio Migliasso oltre a
un nutrito gruppo di confratelli e di sacerdoti. In assemblea era
presente anche il sindaco di Assisi, ing. Claudio Ricci, con una
piccola rappresentanza comunale.
Fr.
Michael Perry nell’omelia ha ricordato come il Perdono della
Porziuncola sia stato richiesto con grande semplicità e fede da s.
Francesco a papa Onorio III nel lontano 1216 e come il suo desiderio
“voglio portarvi tutti in paradiso”sia attuale ancora oggi. Per questo
la porta della piccola chiesetta è sempre aperta, per accogliere tutti,
senza alcun limite. Proprio su questo concetto della “porta aperta” il
Ministro Generale ha tanto insistito con le sue parole...
APERTURA DELLA SOLENNITÀ DEL PERDONO
Omelia del Min. Gen. OFM, fr Michael A. Perry, alla celebrazione di apertura della Solennità e della Porta del Perdono
LA PORTA DELLA MISERICORDIA
In
occasione della Festa del Perdono di Assisi e nella prospettiva più
ampia del Giubileo del Perdono del 2016 (gli 800 anni dall’istituzione
dell’Indulgenza per la Porziuncola richiesta da san Francesco a Papa
Onorio III), un pensatore contemporaneo rifletterà sulla relazione tra
San Francesco e il Perdono. Si tratterà di descrivere un aspetto
caratteristico del Poverello di Assisi, molto spesso sottovalutato in
favore di una figura più romantica ed idilliaca. Nel suo recente saggio
“Doppio ritratto” (Adelphi), Cacciari si è confrontato in modo
approfondito con il San Francesco descritto da Dante e con quello del
ciclo pittorico della Chiesa Superiore di San Francesco in Assisi. Nel
confronto tra questi due volti, nel loro convergere e nel loro
divergere, Cacciari ha fatto anche emergere ciò che nemmeno i due
grandi artisti fiorentini hanno contemplato. Un’immagine che gli
scritti di san Francesco però restituiscono con forza e profondità...
Massimo Cacciari. “Per lo tuo amore…” Verso il Giubileo del Perdono di Assisi del 2016
Vedi anche il nostro precedente post:
- Dalla misericordia di Dio la forza del perdono umano - IL
PERDONO DI ASSISI: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La politica dei sogni
di Francesco Comina
Per te, caro don Tonino, la politica si misura unicamente sui sogni.
E sulla loro capacità di andar lontano. Di essere arditi e impossibili.
Noi, invece, restiamo irretiti nel pessimismo.
Scusami,
don Tonino, se cedo con troppa insistenza al pessimismo e ti offro uno
sguardo cupo della situazione nel nostro tempo. Ti vedo un poco
risentito perché non sono ancora riuscito a dire qualcosa di buono. Tu
sei lì, appoggiato allo scoglio col taccuino in mano in cerca di una
ispirazione poetica, pronto a carpire i segni della speranza, e io ti
getto addosso tutto lo sconforto del mondo. Lo sai benissimo che stiamo
vivendo il tempo della deriva politica, dell’appiattimento culturale,
della frammentazione sociale. Su molte questioni hai avuto modo di
intervenire e di farti sentire. Essere nel mondo – ci hai insegnato –
significa guardare con gli occhi irretorti quello che accade intorno a
noi, anche nella penombra, significa scendere in piazza per difendere i
diritti dei più deboli, dei migranti, dei prigionieri, vuol dire
denunciare le storture senza mai abbandonare i telescopi della speranza
anche quando sembra che tutto sia perduto per sempre. Ricordi la
lezione di padre Balducci? Ogni volta che l’umanità si è trovata di
fronte al pericolo dell’annientamento – ricordava sulla scorta dei
grandi antropologi – è emersa una risposta creativa che ha riaperto
processi del tutto innovativi. E, citando Ernst Bloch, annotava: “Che
sui passaggi intermedi della sua nascita ci sia buio non fa meraviglia.
Sappiamo per esperienza che ai piedi del faro non c’è luce”.
Per
te la politica si misura unicamente sui sogni. Quanto più aridi di
sogni diventano i parlamenti tanto più cupa si fa la crisi e, al
contrario, tanto più compatto è il numero dei parlamentari che sognano,
tanto più solida si fa la speranza. Converrai con me che in Italia oggi
lo sguardo onirico si è rattrappito al punto che vien voglia di
guardare indietro, di richiamare alla memoria uomini della prima
Repubblica come il sindaco “santo” di Firenze Giorgio La Pira o
Giuseppe Dossetti, uomini come Moro, De Gasperi, Lazzatti, donne che
hanno vissuto pienamente l’idea politica come Teresa Mattei o Tina
Anselmi. La politica, negli anni del dopoguerra, aveva una dimensione
alta. La città stava sul monte – per dirla con La Pira – era la
comunità che sperimentava l’azione per il bene comune. C’era, insomma,
nella visione di questa politica, un’idea di amore per il prossimo,
dato di volta in volta, con il suo volto.
La politica dei sogni
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Intervista ad Alex Zanotelli
a cura di Gerolamo Fazzini
«I
poveri mi hanno convertito: scrivilo». Finisce sì, con una frase che sa
di "testamento spirituale”, l'intervista che padre Alex Zanotelli ha
concesso a Credere, nella quale ha rivisitato mezzo secolo di vita
missionaria, sempre giocata in prima linea: in Africa (dapprima Sudan,
poi Kenya), alla direzione di Nigrizia e, oggi, nel cuore di Napoli.
Il
comboniano, che contende a padre Piero Gheddo del Pime la palma del più
noto missionario italiano, compirà 76 anni il prossimo 28 agosto e da
poco ha celebrato il cinquantesimo di sacerdozio a Verona, poi nel suo
paese natale, Livo, in Trentino.
Padre Alex, perché i poveri ti hanno convertito?
«Perché,
come spiega papa Francesco, nella mia esperienza missionaria ho toccato
con mano che noi annunciamo il Vangelo, ma Dio è già lì, ci precede
sempre. Un episodio che non potrò mai dimenticare mi è accaduto a
Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ho vissuto: andavamo a
celebrare l'Eucaristia nelle baracche, con i malati di Aids. Una sera
arrivo al capezzale di Florence, una ragazza che la madre aveva avviato
alla prostituzione all'età di 11 anni; a 15 aveva contratto l'Aids, a
17 stava morendo. La stanza è tutta buia, accendiamo una candela e mi
metto a pregare.
Poi
le chiedo: "Florence, chi è il volto di Dio per te oggi?': Lei resta in
silenzio, poi il suo viso si illumina in un sorriso: "Sono io il volto
di Dio!',' mormora lei, che non era cristiana e non frequentava la
Chiesa. Io, sul letto di morte, non riuscirò a fare una preghiera del
genere».
Perché ti sei fatto missionario e perché comboniano?
«La
mia vocazione nasce da ragazzino in Val di Non. La scelta missionaria è
nata all'indomani di un incontro con un comboniano: io ero uno dei
peggiori della classe, ma avevo dentro un forte desiderio di donare la
vita. Da lì è nato l'amore per Comboni. La mamma, una delle persone più
altruiste che abbia mai conosciuto, mi ha appoggiato. Papà, invece, non
era molto contento della mia scelta, almeno all'inizio».
«I poveri mi hanno convertito»
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Il cattolicesimo del risentimento
di Christian Albini
Dopo
che papa Francesco ha nominato Enzo Bianchi, fondatore e priore del
monastero di Bose, consultore al Pontificio Consiglio per l'unità dei
cristiani, in rete piccole cerchie di tradizionalisti hanno cominciato
a far circolare con insistenza una serie di accuse false e senza
bussola.
E'
un esempio di quello che definisco cattolicesimo del risentimento, che
individua un nemico e comincia ad attaccarlo con dicerie e
denigrazioni, come è avvenuto in passato verso credenti come Giuseppe
Dossetti e Carlo Maria Martini. Sono ambienti in cui hanno poco spazio
il Vangelo e la prossimità, rispetto a una dottrina rigidamente
immobilizzata in formule proprie di una certa epoca.
Diceva
un padre del deserto: Non disprezzare chi ti sta accanto, perché non
sai se lo Spirito santo è in te o in lui. Negli atteggiamenti e nei
discorsi del cattolicesimo del risentimento, invece, il disprezzo è
evidente e privo di dubbi, perché ci si sente possessori della verità.
...
Essere
chiesa non significa uniformità e accordo su tutto, ma le critiche
vanno fatte nella fraternità e nella verità. Ecco perché è importante
dire quando ciò non avviene, un costume purtroppo diffuso.
Il cattolicesimo del risentimento
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Non c'è una chiesa né un solo
cristiano nella città egiziana di Qumans, nota anticamente con il nome
di Coma, nella provincia centrale di Beni Suef, dove nel 251 d.C.
nacque Sant'Antonio Abate, considerato l'iniziatore del monachesimo
cristiano. Lo rilevano fonti egiziane consultate dall'Agenzia Fides.
RADIO VATICANA: Egitto, non c'è più nessun cristiano nella città natale di Sant'Antonio Abate
La questione dei luoghi di
culto rimane oggetto di un vivo dibattito in Egitto. Vi inrterviene
anche lo shaykh Karîma, che allarga il discorso ad alcune
considerazioni generali sul rapporto tra musulmani e cristiani.
Ahmad Karima: Discorso dello sheykh Ahmad Karîma, professore di sharî‘a presso l'Università di al-Azhar
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L’ULTIMO
padrino di Cosa Nostra è rinchiuso nella sezione “41 bis” del carcere
di Novara, ma è come se fosse ancora tra i vicoli di Ballarò, qui dove
due anni fa portava orgoglioso la vara della madonna del Carmine.
Domenica scorsa il boss Alessandro D’Ambrogio non c’era. Ma la
processione ha voluto comunque rendergli onore: si è fermata proprio
davanti all’agenzia di pompe funebri della sua famiglia.
Salvo Palazzolo e Giorgio Ruta: La Madonna si inchina al covo del padrino, processione shock tra i vicoli di Ballarò
La
statua della Madonna non si è mai “inchinata” a nessun boss e chi ha
cucito sulla vicenda lo scoop ha servito gli scopi dei mafiosi e non
dell’informazione. È quanto in sostanza asseriscono i padri Carmelitani
presenti a Palermo nella chiesa del Carmine Maggiore, nei pressi del
mercato storico di Ballarò, e nella parrocchia di S. Sergio I Papa,
alla periferia Roccella-Sperone, limitrofa a Brancaccio.
RADIO VATICANA: Palermo. I Carmelitani: nessun "inchino" durante la processione
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Angelus/Regina Cæli - Angelus 27 luglio 2014
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29 /07/2014:
31/07/2014:
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27 luglio 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Le
brevi similitudini proposte dall’odierna liturgia sono la conclusione
del capitolo del Vangelo di Matteo dedicato alle parabole del Regno di
Dio (13,44-52). Tra queste ci sono due piccoli capolavori: le parabole
del tesoro nascosto nel campo e della perla di grande valore. Esse ci
dicono che la scoperta del Regno di Dio può avvenire improvvisamente
come per il contadino che arando, trova il tesoro insperato; oppure
dopo lunga ricerca, come per il mercante di perle, che finalmente trova
la perla preziosissima da tempo sognata. Ma in un caso e nell’altro
resta il dato primario che il tesoro e la perla valgono più di tutti
gli altri beni, e pertanto il contadino e il mercante, quando li
trovano, rinunciano a tutto il resto per poterli acquistare. Non hanno
bisogno di fare ragionamenti, o di pensarci, di riflettere: si
accorgono subito del valore incomparabile di ciò che hanno trovato, e
sono disposti a perdere tutto pur di averlo.
Così
è per il Regno di Dio: chi lo trova non ha dubbi, sente che è quello
che cercava, che attendeva e che risponde alle sue aspirazioni più
autentiche. Ed è veramente così: chi conosce Gesù, chi lo incontra
personalmente, rimane affascinato, attratto da tanta bontà, tanta
verità, tanta bellezza, e tutto in una grande umiltà e semplicità.
Cercare Gesù, incontrare Gesù: questo è il grande tesoro!
...
Cari
fratelli e sorelle, la gioia di avere trovato il tesoro del Regno di
Dio traspare, si vede. Il cristiano non può tenere nascosta la sua
fede, perché traspare in ogni parola, in ogni gesto, anche in quelli
più semplici e quotidiani: traspare l’amore che Dio ci ha donato
mediante Gesù. Preghiamo, per intercessione della Vergine Maria, perché
venga in noi e nel mondo intero il suo Regno di amore, di giustizia e
di pace.
Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle,
domani
ricorre il centesimo anniversario dello scoppio della Prima Guerra
Mondiale, che causò milioni di vittime e immense distruzioni. Tale
conflitto, che Papa Benedetto XV definì una “inutile strage”, sfociò,
dopo quattro lunghi anni, in una pace risultata più fragile. Domani
sarà una giornata di lutto nel ricordo di questo dramma. Mentre
ricordiamo questo tragico evento, auspico che non si ripetano gli
sbagli del passato, ma si tengano presenti le lezioni della storia,
facendo sempre prevalere le ragioni della pace mediante un dialogo
paziente e coraggioso.
In
particolare, oggi il mio pensiero va a tre aree di crisi: quella
mediorientale, quella irakena e quella ucraina. Vi chiedo di continuare
a unirvi alla mia preghiera perché il Signore conceda alle popolazioni
e alle Autorità di quelle zone la saggezza e la forza necessarie per
portare avanti con determinazione il cammino della pace, affrontando
ogni diatriba con la tenacia del dialogo e del negoziato e con la forza
della riconciliazione. Al centro di ogni decisione non si pongano gli
interessi particolari, ma il bene comune e il rispetto di ogni persona.
Ricordiamo che tutto si perde con la guerra e nulla si perde con la
pace.
video
...
A tutti auguro buona domenica. E non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo. Arrivederci!
il testo integrale dell'Angelus
video integrale
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Il papa fa il bis. Di nuovo a Caserta dopo la messa celebrata sabato
scorso davanti alla Reggia. Il pontefice dopo essere atterrato stamane
all’eliporto della Scuola dell’Aeronautica militare, si è recato a
bordo di una Ford Focus in via Giotto, dove si trova l’abitazione del
leader della locale comunità evangelica pentecostale, Giovanni
Traettino. Qui Francesco si è intrattenuto per un incontro privato. La
città è blindata. Francesco si è poi recato nella chiesa della
Riconciliazione a Caserta a bordo di un’auto blu, accompagnato dal
pastore Traettino. Il papa ha con sé una borsa nera da lavoro. Con la
mano ha fatto un cenno di saluto ai fedeli che dai balconi dei palazzi
circostanti lo hanno chiamato per poi entrare nell’edificio in
costruzione accolto dall’applauso dei 350 evangelici presenti...
Ha
incontrato e benedetto tre giovani disabili casertani, due ragazze e un
ragazzo, quest’ultimo con una grave malattia in stato terminale, Papa
Francesco, nel corso della sua seconda visita casertana. Momenti
toccanti...
Il Papa benedice disabili e malato terminale Prima l’incontro con gli evangelici
Si
è riavvolto presso la Chiesa pentecostale della riconciliazione di
Caserta il filo d’amicizia iniziato nella lontana Buenos Aires, tra
Jorge Mario Bergoglio e il pastore evangelico pentecostale Giovanni
Traettino. Un incontro, quello che è avvenuto stamattina tra i due
amici, che assume un valore significativo. Bergoglio è oggi il massimo
rappresentante di Santa Romana Chiesa, per cui ogni suo incontro e ogni
suo gesto generano ampia risonanza. E rappresentano un passo del
cammino della Chiesa nella storia.
All’incontro,
che si è svolto in un edificio ancora in costruzione, hanno partecipato
circa 200 persone, per lo più evangelici provenienti da Italia,
Argentina, Stati Uniti e altri Paesi. Le urla e i canti hanno lasciato
spazio a un silenzio solenne quando ha preso la parola il pastore
Traettino, da anni impegnato nel dialogo tra carismatici cattolici e
carismatici protestanti.
Le
sue parole, rotte dalla commozione, hanno indotto i presenti a
sciogliersi più volte in applausi di sostegno. “Carissimo papa
Francesco, amato fratello mio”, è così che Traettino ha chiamato il
Santo Padre, la cui visita l’ha definita “un dono grande e inatteso,
impensabile fino a poco tempo addietro”. Il pastore ha poi invitato il
Papa a guardare “negli occhi dei bambini e degli anziani, dei giovani e
delle famiglie”, per poter “leggere” che “le vogliamo bene”...
Caserta, il Papa ospite degli evangelici: "Sono venuto a trovare dei fratelli"
il discorso del Papa nella Chiesa pentecostale e le parole del pastore Traettino
video
Mai
un Papa si era spinto così avanti per l’unità dei cristiani. Il pastore
evangelico Giovanni Traettino definisce «speranza per i cristiani»
Francesco, la cui visita è «un dono, impensabile fino a poco tempo fa»,
che supera complicazioni protocollari». Traettino, fondatore e
responsabile della «Comunità Cristiana di Caserta» e presidente della
Chiesa Evangelica della Riconciliazione è riconosciuto dalle chiese
locali che la compongono come un apostolo.
... Bergoglio lo ha conosciuto nell’ambito del dialogo tra
i carismatici cattolici (in Argentina era assistente nazionale del
Rinnovamento nello Spirito) e i pentecostali. L’ha rivisto
allo Stadio Olimpico lo scorso primo giugno. «Francesco sa andare
direttamente al cuore incontrando il fratello lì dove è e così come è»,
spiega Traettino. Jorge Himitian, pastore della Comunità Evangelica di
Buenos Aires, nel 2006, in un incontro ecumenico dei Carismatici nella
capitale argentina, fece conoscere Bergoglio e Traettino...
L’amico evangelico del Papa: «È venuto di persona. Ha abbattuto un muro»
video
Antipasto
di rustici, verdure e salumi; insalata di pasta per primo; mozzarella
di bufala e melanzane "a funghetti" come secondo; pastiera e crostata
per dolce: è stato all'insegna dei prodotti tipici della dieta
mediterranea il menu offerto a Caserta a Papa Francesco. Il Pontefice - ha
riferito una fedele che ha partecipato al pasto - ha apprezzato ma con
molta sobrietà, e "non è sembrato una grande forchetta", per usare
l'espressione con la quale la donna ha commentato il pranzo del Papa.
Al piano inferiore dell'edificio dove si è svolto l'incontro con gli
evangelici, Bergoglio ha pranzato assieme ai pastori e agli altri
fedeli, in tutto una settantina di persone, seduto a tavola tra il
pastore Traettino e un pastore evangelico indiano. Al suo arrivo, a
Papa Francesco, in casa del pastore Traettino, prima dell'incontro con
gli altri pastori e fedeli evangelici, era stato offerto un caffè con
alcuni pasticcini.
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2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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