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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Lo scandalo della bellezza
di Laura Silvia Battaglia
Irresponsabilità.
Mancanza di preparazione. Faciloneria. Ragazzata. Così, molti italiani,
dai giornalisti che si definiscono più esperti e preparati in
geopolitica fino all’utente medio dei social, commentano, sintetizzano,
giudicano, liquidano la vicenda delle due ragazze italiane Greta
Ramelli e Vanessa Marzullo, attualmente rapite in Siria e, secondo le
fonti ufficiali, in mano da più di sette giorni a briganti comuni.
Metto
da parte in questa sede la personale conoscenza delle due ragazze, di
cui ho un ricordo splendido di un pomeriggio passato a parlare di fatti
gravissimi mangiando panzerotti da Luini, a Milano, condividendo i loro
entusiasmi e ammirandole fortemente per tutto quanto facevano e hanno
fatto finora per i siriani in fuga dal loro Paese o colpiti
irrimediabilmente da questo abominevole conflitto. Metto da parte e
rovisto nella memoria.
E
qui, mi sovviene tutte le volte in cui, vittime di qualche rapimento
oppure di morte violenta, siano state donne (cooperanti oppure
giornaliste). Donne giovani e soprattutto belle. E quando leggo i
commenti dialcuni colleghi maschi, soprattutto paludati, soprattutto
bene inseriti nei buoni giri diplomatici che contano, soprattutto amici
di ambasciatori, generali Nato e servizi segreti, mi sembra di avere un
deja entendu.
Su
queste ragazze, in modalità di poco differenti, mi sembra di risentire
quanto già ascoltato per la morte di Maria Grazia Cutuli e, in forme
diverse e più sfumate, da parte di qualche noto avvocato, per
l’assassinio di Ilaria Alpi. Irresponsabilità. Mancanza di
preparazione. Rischio. Faciloneria. A cui vanno ad aggiungersi le
ipotesi di violenza, stupro; lo scavo nella vita privata, negli amori
possibili o immaginati e immaginari.
Non
mi sembra di avere sentito gli stessi commenti, letto le stesse
volgari, pesantissime considerazioni per Giovanni Lo Porto, cooperante
rapito in Pakistan dal 19 gennaio del 2012 e ancora non liberato. Un
giovane uomo piuttosto bello e affascinante. Non mi sembra di averle
sentite per i cinque medici di Msf liberati recentemente e nemmeno per
la vicenda dei quattro colleghi rapiti in Siria.
...
Si
può sempre misurare tutto con il metro di chi è seduto davanti alla
televisione, riceve una notizia e pontifica? Perché vi accanite sempre
sulle donne giovani, belle, amanti della vita, piene di entusiasmo per
gli esseri umani e la loro attività, che lavorano alacremente per dare
voce a chi non ne ha, senza attendersi alcun ritorno abbondantemente
materiale?
Per
coloro che, a cose fatte, fanno queste considerazioni, ne facciamo una
noi. Ed è questa, scritta anche a costo di sembrare ridicolmente
evangelica. Per voi i buoni sono sempre stupidi e perdenti. In realtà
li invidiate. Invidiate il loro coraggio, la loro determinazione, la
capacità di farsi carico di problemi che non li toccano direttamente
con la stessa forza ed entusiasmo che fossero stati problemi loro. E se
sono donne, invidiate la loro bellezza, fisica e interiore. E se sono
giovani, invidiate la loro gioventù.
Ne
aveste un grammo, voi, di tutte queste cose, voi che vi tenete stretto
sempre il vostro portafogli, che siete bravi ad aderire alle cause di
change.org o a scrivere grandi dispacci di geopolitica e non vi siete
mai girati a guardare i siriani alla stazione centrale di Milano, a
comprendere questi drammi pesantissimi, a rinunciare a un vestito nuovo
per salvare una famiglia di otto persone.
Se
ne aveste un grammo, almeno uno, voi vi chiudereste nel silenzio e
preghereste, sperereste. Perché Greta e Vanessa sono le vostre figlie e
le vostre sorelle. Potrebbero esserlo, potrebbero benissimo esserlo.
Sono quelle che vi sarebbe forse piaciuto avere come figlie o come
sorelle ma che non potrebbero mai nascere da un seme egoista e meschino
come il vostro. Noi non vogliamo fare parte di questo circo e da oggi
in poi scegliamo il silenzio, speriamo, preghiamo.
"Lo scandalo della bellezza"
Laura Silvia Battaglia (1974)
giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania
e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). Corrisponde da Sanaa per l'agenzia
video-giornalistica americano-libanese Transterra media, e per gli
americani The Fair Observer eGuernica magazine. Per i media italiani,
collabora stabilmente con quotidiani di carta stampata (Avvenire, La
Stampa), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In
Blu), televisione (Rai Tre Agenda del mondo, Rainews24), magazine (D
Repubblica delle Donne, Popoli, Lookout, Terre di Mezzo), agenzie
(Redattore Sociale), siti web (Tgcom, Lettera43), televisione (Rai Tre
Agenda del mondo, Rainews24). E' caporedattore del sito
www.assaman.info rivolto ai migranti senegalesi. Ha iniziato a lavorare
nel 1998 per il quotidiano "La Sicilia" di Catania. Da alcuni anni,
dopo una specializzazione per giornalisti in aree di crisi, si dedica
al reportage in zone di confine e di conflitto etnico e/o religioso
(Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Serbia,Egitto,
Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani) e cerca di
raccontare l’altro attraverso la scrittura, i suoni, le immagini. Ha
girato, autoprodotto e venduto cinque video documentari. Ha vinto il
Premio Giancarlo Siani (2010) per il video Maria Grazia Cutuli. Il
prezzo della verità, il Premio Anello Debole (2008) per il corto Latin
kings. I re della strada, due volte il premio "Giornalisti del
Mediterraneo" (2012-2013)con "Al-hurria, l'altra faccia della libertà"
sulla guerra civile in Libia e con "Le donne di Abramo" sulle questioni
di genere in Iraq. Ha vinto il premio Maria Grazia Cutuli 2013 come
giornalista sicilia emergente. Dal 2007 insegna al Master in
Giornalismo dell'Università Cattolica di Milano.
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Contro l'azzardo arriva il "Gratta e vivi": è gratis e si vincono abbracci
Un'alternativa
gratuita e solidale al più famoso gratta e vinci: iniziativa della
diocesi di Padova che promuove un laboratorio informativo per
illustrare i rischi del gioco patologico. "Il gratta e vinci è più
subdolo e pericoloso dell’azzardo, perché appare innocuo"
Non
si ferma neppure d’estate nella diocesi di Padova l’iniziativa “Gratta
e vivi! Per non giocarti la vita”. La Commissione diocesana “Nuovi
stili di vita” continua infatti il percorso del laboratorio durante le
vacanze fino a ottobre, con l’obiettivo di educare per poter liberare
dalla piaga del gioco d’azzardo. “Abbiamo realizzato il ‘Gratta e vivi’
perché il problema non è il gioco, che è una dimensione importante
della vita, ma il gioco d’azzardo, che sta creando dipendenza e
distruggendo la vita di tante persone – spiegano i promotori –. Il
gratta e vinci è la porta d’ingresso al gioco d’azzardo. Il gratta e
vinci è lo strumento più subdolo e pericoloso dell’azzardo, perché
appare innocuo, è molto diffuso e altrettanto accessibile: spesso si
prende come il resto al bar.Dal gratta e vinci si passa alle slot
machine fino alla dipendenza, distruggendo se stessi e la propria
famiglia. Per questo, abbiamo pensato di far giocare sì, ma con una
alternativa che è il ‘Gratta e vivi’, dove finalmente non si vince più
denaro, ma altri beni preziosi che riguardano la ricchezza delle
relazioni umane e l’importanza dell’aspetto culturale”. (fonte: Redattore Sociale)
Per saperne di più:
- “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita”
- Calendario del laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” sul problema del gioco d’azzardo
Condividiamo
con voi il servizio giornalistico, realizzato Telenuovo, sul nostro
laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” che abbiamo
inaugurato domenica 29 luglio con la presenza del giornalista di
Avvenire Umberto Folena.
video
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Regina
Catrambone, fascino mediterraneo impreziosito da una cadenza appena
“sporcata” dall’uso dell’inglese, ha diversi motivi per essere
invidiata dalle coetanee. L’avvenenza, appunto. O la carriera. A Malta,
dove si è trasferita sette anni fa da Reggio Calabria, guida un’impresa
di assicurazioni. Il che significa una certa disponibilità economica. E
che dire del matrimonio felice con lo statunitense Christopher
(assicuratore pure lui), e di Maria Luisa, la figlia adolescente? Da
qualche mese, però, Regina ha qualcosa che nessuno possiede. Almeno per
l’uso che intende farne lei: Regina ha appena acquistato in Virginia,
nella città di Norfolk, un’imbarcazione di 43 metri insieme con due
droni, due velivoli che viaggiano senza pilota grazie a un computer di
bordo. La nave,
riallestita con un ponte di volo e ribattezzata Phoenix 1, è pronta a
salpare per una missione davvero speciale: soccorrere i barconi dei
migranti nel Mediterraneo, assistendo le autorità nella ricerca e nel
salvataggio di vite umane. È la prima nave “privata” varata per salvare
i disperati che cercano fortuna affidandosi alle carrette del mare...
«La mia nave salva-migranti? L'ha ispirata il Papa»
E'
un progetto italo-americano. Ma non è stato consacrato da incontri
diplomatici o da trattati internazionali: deriva da un matrimonio.
Quello tra l'imprenditrice italiana del settore assicurativo Regina
Catrambone e Christopher, di nazionalità statunitense. I quali, con
risorse proprie, hanno fondato a Malta la Moas (Migrant Offshore Aid
Station), una stazione per soccorrere i migranti in difficoltà nel
Mediterraneo. Sostanzialmente quello che, su larga scala, l'Italia fa
con l'Operazione Mare Nostrum. La
notizia è stata data dal Guardian con un articolo intitolato: “I buoni
samaritani che lanciano una missione per salvare i migranti nel
Mediterraneo” (Leggi l'articolo Good samaritans launch mission to save migrants in the Mediterranean)
...
Sul sito del Moas (www.moas.eu) campeggia
una “frase programmatica” tratta da un documento dell'Unhcr (l'Agenzia
dell'Onu per i rifugiati): “Il Mediterraneo è una delle vie marittime
più trafficate del mondo, ed è anche una frontiera di mare pericolosa
per migranti e richiedenti asilo. Tenuto conto di questi pericoli,
l'Unhcr invita nuovamente tutte le navi a stare in allerta per
soccorrere migranti e rifugiati. Rinnoviamo anche il nostro appello ai
comandanti a restare vigili e ad adempiere al dovere di prestare
soccorso”...
I “buoni samaritani” del Mediterraneo: una nave privata va in soccorso dei migranti
Ascolta il servizio con l'intervista di RADIO CAPITAL
Maria
Gabriella Lanza per Radio Vaticana ha intervistato Regina Catrambone,
l’ideatrice dell’iniziativa e il direttore della missione, Martin
Xuereb
A breve la prima nave di privati per soccorrere migranti
video (in inglese)
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A Gaza tutti hanno ripreso a scavare... (vignetta)
La parola Pace non si scrive... (vignetta)
Dio è con noi... (vignetta)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
«Israele con l'apartheid
non costruirà mai la pace»
L'amarezza
dell'intellettuale polacco di origini ebraiche. Sfuggito all'Olocausto,
non risparmia critiche ad Hamas e a Netanyahu: «Pensano alla vendetta,
non alla coabitazione. Purtroppo sta accadendo ciò che era ampiamente
previsto. La Shoah è la prova di quel che gli uomini sono capaci di
fare ad altri esseri umani in nome dei loro interessi. Una lezione mai
seriamente presa in considerazione»
"Ciò
a cui stiamo assistendo oggi è uno spettacolo triste: i discendenti
delle vittime dei ghetti nazisti cercano di trasformare la striscia di
Gaza in un altro ghetto ". A dirlo non è un palestinese furioso, ma
Zygmunt Bauman, uno dei massimi intellettuali contemporanei, di
famiglia ebraica e sfuggito all'Olocausto ordito da Hitler grazie a una
tempestiva fuga in Urss nel 1939.
Bauman
ha 88 anni, suo padre era un granitico sionista e negli anni ha
sviscerato come pochi l'aberrazione e le conseguenze della Shoah.
Sinora il grande studioso polacco non si era voluto esprimere
pubblicamente sulla recrudescenza dell'abissale conflitto
israelo-palestinese. Ora però, dopo aver accennato alla questione
qualche giorno fa al Futura Festival di Civitanova Marche in un
incontro organizzato da Massimo Arcangeli, Bauman confessa la sua
amarezza in quest'intervista a Repubblica.
Bauman: "Gaza è diventata un ghetto, Israele con l'apartheid non costruirà mai la pace"
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Il nostro silenzio colpevole
di Enzo Bianchi
“Qui
a Qaraqosh la gente ha tanta paura: se i fondamentalisti entrano qui
sarà un caos, una tragedia gravissima”. Così ci scriveva il 21 luglio
Wisam, monaco iracheno che è stato più volte ospite della nostra
Comunità a Bose assieme ai suoi due confratelli. L’ultimo messaggio che
ci ha mandato era datato 2 agosto e conteneva gli auguri per la festa
della Trasfigurazione: “speriamo sia anche la Trasfigurazione dell’Iraq
che sta soffrendo tanto”. In queste ore anche Wisam e i suoi fratelli
sono tra le decine di migliaia di profughi cristiani in fuga verso un
luogo che non c’è. La vicenda di questa piccola comunità monastica è
emblematica della tragedia che stanno vivendo i cristiani in quelle
terre: nel 2005 l’auto su cui due di loro, allora studenti universitari
di Baghdad, stavano viaggiando per andare a una cerimonia nuziale era
stata colpita da un proiettile sparato da un autoblindo americano. Uno
di loro era morto, l’altro sarebbe uscito dal coma dopo alcuni mesi: da
allora si muove con due gambe artificiali e non oso immaginarlo oggi in
fuga precipitosa. Da Baghdad si erano poi spostati nella piana di
Ninive, dove sembrava che i cristiani potessero trovare maggiore
protezione: lì conducevano la loro vita monastica alternando la
preghiera notturna con il lavoro di manutenzione delle strade e di
raccolta di detriti e rifiuti per sostentarsi e aiutare le persone
ancora più in difficoltà di loro.
Tutto
questo fino a ieri. Poi anche loro devono essere finiti inghiottiti nel
fiume di sofferenze che sta travolgendo i cristiani di quella regione
martoriata. Papa Francesco, e con lui vescovi e patriarchi di quelle
terre, non perdono occasione per richiamare, esortare, ammonire,
invocare gesti e azioni degne dell’essere umano: ma la situazione non
fa che peggiorare. Gli organismi internazionali sono paralizzati, la
politica estera europea è inesistente, il parlamento italiano è
impegnato a oltranza a riformare se stesso, le urgenze di ciascuno di
noi sono altre, dalla crisi economica e occupazionale
all’organizzazione delle “meritate” ferie... e così decine di migliaia
di persone abbandonano le loro case senza prendere nulla con sé, a
centinaia sono uccisi, i più deboli – anziani, malati, bambini –
muoiono per le insostenibili fatiche di un viaggio senza speranza.
I
cristiani sono le prime vittime di queste atrocità e il loro
perseverare nella fede dei padri è motivo di ostracismo e condanna, ma
assieme a loro vengono colpiti anche i loro vicini musulmani.
...
Certo,
lo scoraggiamento, il senso di impotenza, l’istinto di rimozione per
vincere l’angoscia, l’impossibilità ad assumere sulle nostre spalle
tutte le miserie del mondo ci frenano, ma cosa deve ancora succedere
perché le nostre coscienze siano scosse e chi ne ha il potere faccia
qualcosa per fermare il massacro? La storia ci chiederà conto di questa
catastrofe umanitaria che non riusciamo o non vogliamo impedire. Perché
in Iraq come in Siria non è a rischio solo la sopravvivenza di una
comunità cristiana presente nella regione fin dai primissimi secoli: è
a rischio l’umanità intesa come capacità di sentirsi ed essere
responsabili del proprio simile; è a rischio quella dote umana di
esprimere sentimenti e istanze morali che chiamiamo cultura; è a
rischio il patrimonio etico della convivenza, del dialogo, del
confronto per fronteggiare insieme il duro mestiere del vivere; è a
rischio il rapporto stesso con il creato.
...
Il nostro silenzio colpevole
I tweet di Papa Francesco
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“Qui tutti si chiedono solo: Fino a quando?”. Così ci diceva due giorni
fa al telefono il nostro amico Wisam, monaco iracheno fuggito da
Qaraqosh e rifugiatosi nei pressi di Erbil. Noi, con lui ci chiediamo
“Fino a dove?”. Fino a quando durerà questa tragedia, fino a che punto
si spingerà la barbarie umana, perpetrata in nome di un fanatismo
religioso? Dopo la strage di uomini, donne e bambini yazidi, alcuni dei
quali sepolti vivi, dopo l’avventurosa fuga di ventimila di loro dalle
montagne dove erano braccati, diventa sempre più tragicamente evidente
che tutte le minoranze religiose, non solo i cristiani, sono a rischio
eliminazione totale nella piana di Ninive. Una regione che nei secoli
aveva conosciuto la convivenza di etnie e religioni diverse vede ora
sepolta l’umanità assieme a dei bambini inermi, dopo aver visto
esplodere in una nuvola di fumo la moschea dedicata al profeta Giona,
figura venerata da ebrei, cristiani e musulmani, luogo di pellegrinaggi
sacri che accomunava credenti di appartenenze diverse...
Eppure
lì, dove l’umanità sembra annientata, non mancano parole, silenzi e
gesti che dicono che esistono ancora uomini e donne degni di tal nome:
l’aiuto reciproco nel cercare vie di scampo dalla follia distruttrice e
nel sopravvivere in condizioni estreme, la rinuncia a parole di odio
verso chi l’odio lo sprigiona con massacri...
...
In
queste ore drammatiche urgono aiuti alle popolazioni che vedono
minacciata la loro stessa sopravvivenza, urgono interventi umanitari in
loco e attivazione di canali di accoglienza e di sostegno nei nostri
paesi, ma urge anche la riaffermazione di una cultura della pace, il
rifiuto fermo di qualsiasi “sponda religiosa” che ogni fanatismo
persegue: come ricordava ieri papa Francesco, quanto sta accadendo in
Iraq “offende gravemente Dio e l’umanità. Non si porta l’odio in nome
di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!”. Sì, dobbiamo ritrovare la
consapevolezza che quando si calpesta la dignità umana si offende Dio,
quando si invoca Dio per fare la guerra lo si bestemmia!
Il grido dei cristiani e il nostro silenzio
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I massacri dei cristiani in Iraq:
il silenzio dei musulmani,
il silenzio degli intellettuali
di Stefano Allievi
I
massacri perpetrati nei confronti dei cristiani e di altre minoranze
religiose in Iraq, sono qualcosa che va oltre il pensabile e
l’immaginabile. Teste mozzate e mostrate sulle picche, barbare
crocifissioni, stupri di massa, bambine vendute come schiave, donne e
bambini sepolti vivi, villaggi bruciati, luoghi di culto, monumenti,
croci, cimiteri vandalizzati e distrutti, e infine centinaia di
migliaia di profughi e dispersi: sono pezzi di umanità e di storia
millenaria letteralmente cancellati, nel più barbaro e feroce dei modi.
Tutto questo ad opera dei cosiddetti miliziani dell’Isis, i seguaci di
al-Baghdadi, sedicente ‘califfo’ islamico, che vuole costruire sul più
primitivo dei terrori uno stato teocratico, basato su rozze e
semplificatrici interpretazioni del messaggio religioso islamico.
Di
fronte a queste distruzioni di massa, quello che colpisce, che
inquieta, è l’assordante silenzio in cui le turpi violenze di
al-Baghdadi e dei suoi sono avvolte nel campo islamico: e, in
particolare, da parte delle minoranze musulmane che vivono in Europa.
Nei
paesi coinvolti, a cominciare dallo stesso Iraq, sono spesso le
popolazioni musulmane stesse ad aiutare questi poveri derelitti
perseguitati: e alcune testimonianze di personaggi pubblici e
giornalisti – in paesi dove fare il giornalista è ancora un mestiere
non di rado eroico – si sono levate, in vari paesi dell’area, in difesa
dei cristiani e delle altre minoranze sotto attacco. Ma è da noi, in
Europa, che, sorprendentemente, ben poche voci si sono levate contro
quanto sta avvenendo. Anche da parte degli europei, peraltro, a
cominciare da intellettuali e intellighenzia. Forse perché le
persecuzioni di cristiani non sono trendy, forse perché le chiese
dominanti nei rispettivi paesi stanno antipatiche di default
all’intellighenzia laica, il silenzio domina: anche tra i commentatori,
nelle università, e ancora di più tra coloro che di mestiere si
occupano proprio di islam e musulmani nelle varie aree del mondo.
Ma
è il silenzio dei musulmani che colpisce di più. Proprio loro,
giustamente così sensibili, in quanto coinvolti direttamente, ai
diritti delle minoranze religiose in Europa, sono incredibilmente
silenti e muti di fronte al massacro di intere minoranze religiose nei
loro paesi, o in paesi comunque musulmani, dove la persecuzione è
perpetrata in nome della stessa loro fede. E dove i perseguitati, per
quel che riguarda i cristiani, sono i fratelli nella fede di chi, in
Europa, si schiera al loro fianco in difesa dei diritti all’espressione
religiosa e ai luoghi di culto dei musulmani in Europa...
I massacri dei cristiani in Iraq: il silenzio dei musulmani, il silenzio degli intellettuali
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Una
madre impietrita dal dolore, sullo sfondo. Al centro una portantina
ferma in corridoio d’ospedale. Intorno medici e infermieri si inchinano
con rispetto. Un gesto ribadito tre volte, un gesto che nella
tradizione cinese - si chiama koutou - viene ripetuto ai funerali, in
senso di profondo dolore e affetto per lo scomparso. Perché, la foto,
che ha suscitato impressione in tutta la Repubblica Popolare, è quella
di una tragedia umana come tante, dove però il protagonista, un bambino
di undici anni, è emerso come un gigante per la sua forza d’animo e la
sua generosità, espressa fino a un istante prima di chiudere per sempre
gli occhi.
DESTINO
- Questa è la storia di Liang Yaoyi, uno scolaro di Shenzhen, città i
cui confini costeggiano quelli di Hong Kong, colpito da un destino
senza vie d’uscita: un tumore al cervello inoperabile. Yaoyi era al
corrente della verità, sapeva di non avere molto tempo da vivere. Tutte
le cure senza speranza, la malattia non poteva che avere un esito.
Yaoyi, tuttavia, sorprendendo la sua stessa famiglia e i medici che lo
avevano seguito all’Ospedale universitario Zhongshan, aveva sin
dall’inizio espresso la volontà di donare i suoi organi «per salvare
altre vite»...
Muore a 11 anni e dona gli organi, i medici si inchinano al piccolo eroe
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D'estate le opportunità di vivere il proprio tempo in modo
significativo o superficiale sono davvero tante, soprattutto per i
giovani. Qualcuno di loro già si guarda indietro e dice su un social
network: «Le vacanze sono iniziate e io ancora non me ne sono accorto»;
altri fanno il conto dei mesi che restano prima di ritornare al solito
ritmo di studio o lavoro; c'è anche chi fa il countdown verso il
meritato riposo.
Pensieri
sparsi, persino nostalgici, riflessioni che aiutano a capire
l'importanza di un tempo come questo da vivere in pienezza e con la
coscienza di un periodo che attraverso le persone, i luoghi, gli
incontri, le parole di certo segnerà il ritorno alla cosiddetta
routine, come leggiamo in un altro profilo: «Ogni estate rimane
marchiata a fuoco nella nostra memoria come l'estate in cui vivemmo
un'avventura ben specifica: la casa sull'albero dell'estate 2004, la
cotta del 2006, la prima vacanza da soli senza i genitori nel 2010.
Sono cose che normalmente succedono d'estate. Si aspetta l'estate per
uscire, scoprire, crescere. Poi a settembre si torna alle solite cose,
un po' più grandi».
Chi
è in vacanza, chi si può riposare, chi si gode le ferie riesce a farlo
senza frenesia, senza rischiare dopo la malinconia e affrontando bene
il momento? Molti giovani, più di quanti si possa pensare, dedicano
parte del proprio tempo estivo al volontariato, organizzando tutto per
mettersi a disposizione degli altri, e in tal senso si va dall'oratorio
al quartiere a rischio della propria città, dai campi-scuola alle
esperienze nei Paesi in via di sviluppo per i più grandi.
Vale
la pena sottolineare che non si parla di "martiri" o di "folli", ma di
giovani che vogliono "ricrearsi" attraverso queste attività...
In vacanza: star bene e far del bene
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DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
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Il martirio è...
"Dategli voi stessi da mangiare"...
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... Dove sono due o tre riuniti... (vignetta)
Dio è un vento di comunione...
Gesù pronuncia solo...
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Un briciolo d'amore...
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La giustizia è un atto di equilibrio...
Nessun uomo in nessun tempo e luogo...
O Signore, prendi questo cuore di pietra...
La legge consiste...
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SANTA LIDIA (video)
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Cari amici San Domenico ci ricorda...
SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (nata Edith Stein) Co-patrona d'Europa (video)
Nel nascondimento e nel silenzio...
L'amore di Cristo non conosce limiti...
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Maria la donna che corre con l’umanità (vignetta e riflessione)
Nella maternità hai conservato...
Se la Madonna tornasse oggi...
Ci rivolgiamo ancora una volta...
SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE (video)
I chiodi mi son diventati chiavi...
Jesu dulcis memoria (video)
BEATA VERGINE MARIA REGINA (video)
Invocare Maria non è...
Ci rivolgiamo ancora una volta...
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Il 16 agosto 2005, durante la
preghiera della sera che raduna la Comunità di Taizé e migliaia di
giovani, frère Roger viene ucciso nella chiesa della Riconciliazione.
Ricordo di Frère Roger di Taizé
Molti si pongono la domanda...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Alla scuola di S. Giovanni Maria Vianney
di Antonio Savone
A scuola di umiltà
Il
Curato d’Ars era un umanamente povero, non dotato di chissà quali
capacità o risorse. Ha impiegato non poco per diventare prete anche se
ben presto aveva cominciato a pensare a questa scelta di vita. Fu
ordinato a 29 anni superando non poche traversie nelle quali emergeva
la sua tenacia a voler rimanere fedele alla vocazione che egli riteneva
ricevuta da Dio proprio mentre faceva esperienza dell’inadeguatezza dei
suoi mezzi umani. Non aveva una memoria brillante, faticava ad
intendere e a discernere: si possono immaginare le umiliazioni e le
sconfitte cui fu sottoposto. Esami falliti, recriminazioni di ogni
tipo. L’umiltà è stata senz’altro una delle virtù che più lo ha
caratterizzato.
Oggi
si esalta – anche in seno alla comunità cristiana e in seno al
presbiterio – chi è pieno di sé, chi ha una fiducia incondizionata
nelle proprie risorse, chi non arretra di fronte a nulla. Non poche
volte queste sembrano le attitudini necessarie per un candidato al
sacerdozio. Tuttavia, l’umiltà è la virtù che non può mancare in un
cristiano e tanto più in un prete e in chi si prepara ad esserlo. Cosa
intendo? L’umiltà come consapevolezza di non meritare il sacerdozio,
come consapevolezza che il dono fattoci dal Signore è infinitamente più
grande di noi: io non posso essere sacerdote pensando di bastare a me
stesso ma solo in una comunione da cui ricevo molto e a cui devo molto.
L’umiltà come verità, per usare un’espressione di s. Teresa.
Sono
prete umile? Sono un seminarista umile? Come ho vissuto e come intendo
vivere la dimensione dell’umiltà? Non c’è identità sacerdotale senza
umiltà. Dove manca l’umiltà cresce l’ipocrisia, si moltiplica la
presunzione, aumentano le pretese tanto da non essere più capaci di
dono di sé ma solo uomini che dilatano a dismisura la loro bramosia di
successo.
La
vicenda del Curato d’Ars è stata una scuola che lo ha plasmato sulla
via dell’umiltà giorno dopo giorno: pensiamo soltanto a quante
tentazioni paurose ha subìto, quanti scoramenti di disperazione!
Oggi
ci fa ridere che questo giovane prete trentenne abbia avuto paura
dell’inferno. E invece deve farci pensare: non siamo forse troppo
disinvolti? Non viviamo con una certa sicumera alcuni doni di Dio che
se solo ne avessimo consapevolezza non ci farebbero che tremare? Quale
consapevolezza che lui è i il Signore?
L’atteggiamento di umiltà è propedeutico a un itinerario vocazionale ma è anche ciò che fa una seria identità di prete.
Quando
manca quel confronto continuo tra la mia condizione di fragilità e il
mistero santo di Dio a me partecipato ecco che il ministero diventa
ripetitivo, annoiato, ci si ritrova stanchi di fare sempre le stesse
cose, di vivere sempre le stesse difficoltà. Dimentichiamo così che se
ripetitivi possono essere i gesti il mistero non si ripete, sempre, di
nuovo, si attua e si rende presente.
Il
Curato d’Ars non era mai frustrato, mai stanco, mai deluso: le sue
tentazioni di fuga, infatti, non nascevano da queste esperienze ma
dallo sgomento che lo prendeva ogni volta che ripensava alla
incommensurabilità del dono a lui partecipato.
Mentre
noi vorremmo capire tutto, scandagliare tutto, quest’uomo conosceva
bene un gesto che noi abbiamo disimparato: gettarsi a terra davanti al
tabernacolo proprio per assaporare il mistero di non capire e nello
stesso tempo la gioia di credere e di rimanere fedele.
Il mistero della mia fragilità esalta ed illustra la magnificenza del Signore.
A scuola di ministerialità ...
A scuola di preghiera ...
A scuola di perdono ...
A scuola di carità ...
Alla scuola di S. Giovanni Maria Vianney
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Edith Stein (S.Teresa Benedetta della Croce)
Una grande mistica
contro il silenzio colpevole!
Seriamente responsabile della storia dell'umanità
di p. Alberto Neglia, ocarm
Dalla lettera di Edith Stein a Pio XI: "...Tutto
ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo
che si definisce "cristiano". Non solo gli ebrei ma anche migliaia di
fedeli cattolici della Germania e, ritengo, di tutto il mondo da
settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la
sua voce contro tale abuso del nome di Cristo. L’idolatria della razza
e del potere dello Stato, con la quale la radio martella
quotidianamente la masse, non è un’aperta eresia? Questa guerra di
sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima
umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli
Apostoli? Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro
Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi
persecutori? E non è una macchia nera nella cronaca di questo Anno
Santo, che sarebbe dovuto diventare l’anno della pace e della
riconciliazione?
Noi
tutti, che guardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli
della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa
stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti
che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale
governo tedesco. ..."
VIDEO
Leggi il testo integrale:
lettera di Edith Stein a Pio XI
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Esserci...
di Antonio Savone
La
scena descritta dal vangelo è una festa di nozze, sul far della sera.
L’attesa dello sposo si dilata oltre misura perché egli tarda ad
arrivare. Le
dieci ragazze sono figura della nostra umanità in attesa. L’attesa è
capacità di relazionarsi con qualcuno. “La vita di ognuno è un’attesa.
– diceva don Primo Mazzolari – Il presente non basta a nessuno:
l’occhio e il cuore sono sempre avanti, oltre le mete raggiunte con
aspra fatica. In un primo momento, pare che ci manchi solo qualcosa:
più tardi, ci si accorge che ci manca Qualcuno. E lo attendiamo”. Esse
sono guidate da un desiderio, il bisogno cioè di aprirsi a qualcuno che
è altro da sé, diverso da sé. È riconoscere che da soli non ci
bastiamo. Avere desideri significa bisogno di altro, bisogno che solo
l’incontro con qualcuno può soddisfare. Dopo
essersi messe in ascolto del loro desiderio, si sentono abitate da una
passione, quella passione che le fa uscire incontro allo sposo.
Appassionarsi è sempre un grande rischio, ma un rischio che vale la
pena correre perché è ciò che dà vitalità alla propria esistenza. Il
desiderio e la passione sono ciò che fanno loro sperare di poter
entrare nella sala delle nozze. Ma la speranza è difficile, soprattutto
quando i segni della festa ritardano e nessun volto amico viene ad
illuminare la notte. Ecco
perciò l’assopimento. La fatica dell’attesa ha la meglio: “poiché lo
sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono”. La comunità per la
quale Mt scrive il suo vangelo si riscopre paurosa, fragile, percorsa
dalla tentazione di abbandonarsi all’inerzia. Questa è pure la nostra
condizione di fronte al mancato arrivo dei risultati e dei cambiamenti
desiderati: il sonno è il segno del venir meno della speranza. Solo un
grido sveglierà le dieci ragazze: “ecco lo sposo; andategli incontro”.
C’è sempre nella nostra vita qualcosa o qualcuno che non permette un
sonno continuato. Cosa sono queste lampade e che cos’è quell’olio che non è possibile condividere? Abbiamo
sempre letto questa pagina immaginando un gruppo di dieci ragazze con
in mano delle lampade a olio ferme sulla strada ad aspettare lo sposo
finché ad un tratto l’olio si consuma. Ma il testo gr. non parla di
lampade a olio, quanto di fiaccole, cioè di bastoni di legno con uno
stoppino imbevuto di materiale combustibile, da fare ardere all’ultimo
momento. In gioco non c’è l’eventuale riserva di olio. Il problema è
versarlo al momento opportuno. “Le stolte presero con sé le fiaccole ma
non presero con sé olio”. L’imprevidenza non è causata dal ritardo
dello sposo. Semmai il ritardo dello sposo fa sì che tutte si
addormentino. In gioco c’è una incomprensione totale di come vada
accesa una fiaccola: cioè hanno perso, hanno smarrito il senso di
quello che erano chiamate a fare. ...
"Esserci..."
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Il sogno del Vangelo – S. Chiara d’Assisi
di Antonio Savone
Più volte il Vangelo riporta l’invio degli apostoli in missione.
L’ultimo mandato sarà proprio quello di andare. E, tuttavia,
l’itineranza dei discepoli è inverata solo se riusciamo ad esprimere
radicamento non già in un luogo o in una mansione ma in una relazione
che di nuovo non cessa di dilatare la misura angusta dei nostri
orizzonti di piccolo cabotaggio. Altrimenti è risposta a delle
strategie o a un calcolo ma non sarà mai traduzione di ciò che
costituisce il centro e il senso della nostra esistenza.
Tanto
in Chiara quanto in Francesco non era importante l’essere recluso o
l’essere girovago: si può essere reclusi, infatti, e sentirsi in gabbia
risentiti, come si può essere girovaghi e non avere mai un centro
vivendo solo la dispersione. La differenza la faceva l’aver messo
radici in un amore riconosciuto e accolto, al punto da essere liberi
persino rispetto a itineranza e stanzialità.
In
un mondo che cambia come è quello in cui vivono Chiara e Francesco, un
mondo che esige traduzioni e interpretazioni nuove della identità
cristiana, c’è in entrambi un misterioso confluire in una realtà che
permane immutata: la povertà di Cristo che diventa l’unico criterio
tanto dell’andare quanto del rimanere.
Credo
si possa a ragione applicare anche a Chiara quanto il Celano attesta di
Francesco: non vi è chi lo eguagli nell’ardore del desiderio.
Tanto
Francesco quanto Chiara sono due che non si accontentano, due
insoddisfatti. Sapevano che la misura che assumevano non era quella
delle proiezioni dei propri bisogni ma la stessa misura del cuore di
Cristo. Per questo saranno sempre due non-sistemati, consentendo che i
loro progetti minuscoli e le loro precarie realizzazioni venissero
dilatate su un’altra misura, quella del vangelo. Due a cui il mondo
così come era da loro conosciuto stava stretto perché si erano lasciati
dilatare il cuore. Operazione che continuamente il Signore prova a fare
con noi se vogliamo dare credito al Vangelo che abbiamo scelto di
professare. Altrimenti il Vangelo non ha possibilità di attecchire in
alcun modo nella terra della nostra umanità: non a caso il salmista
dirà: corro la via dei tuoi comandi poiché tu allarghi il mio cuore.
L’amore, infatti, non fissa limiti. Esso rappresenta la sollecitazione
a superare ogni misura.
Entrambi
si sono fidati di un sogno che ha permesso loro di immaginare una
realtà diversa. Un sogno che impedisce di dormire tanto tiene desti e
svegli per intercettare forme e vie per provare a tradurlo. ...
Forse
la domanda che siamo chiamati a porci è se per caso non abbiamo ridotto
il sogno di Dio alla nostra misura piccola e angusta piuttosto che
consentire a lui di dilatare il nostro cuore sulla sua misura.
Il sogno del Vangelo – S. Chiara d’Assisi
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Mai senza l’altro...
di Antonio Savone
Tuo
compito non è allestire dei processi ma stabilire legami, offrire
opportunità, lanciare occasioni, intessere rapporti. Il legame che
riesci a stabilire con qualcuno ha una tale valenza da essere assunto
da Gesù a sacramento della sua presenza in mezzo a noi. Così importante
il vincolo di fraternità, di amicizia e di amore tra gli uomini da
rendere presente fra loro il Signore. E mi sorprendo a pensare a quella
immensa sacramentalità presente nelle nostre relazioni quando si aprono
all’esperienza del senza misura: a contatto con Dio molto più spesso di
quanto crediamo.
Dopo
aver tentato tutte le vie del dialogo nei confronti di chi dovesse
deviare, amarlo con quell’amore che aveva spinto il pastore a mettersi
in cerca della pecora smarrita e con quell’amore che spingerà il padre
della parabola di Lc 15 a non intentare processi ma a ritessere una
comunione infranta. Gratuitamente, senza attendersi neanche propositi
di conversione. In pura perdita. Per amore.
Giungere
a ritenere l’altro come un pagano e un pubblicano è stato fin troppo
inteso come criterio di espulsione dell’altro dalla propria vita. Ma
questo non è affatto in linea con lo stile di Gesù. Quel sia per te
come un pagano e un pubblicano significa piuttosto cercare una via di
misericordia quale unico percorso per giungere al cuore dell’altro.
Proprio come ha continuato a fare il Signore Gesù.
Nei
confronti dell’altro, capaci di un amore ancora più gratuito e
disinteressato. Amare, infatti, “è prendersi cura del destino
dell’altro” (Lévinas). Prendersi cura di ciò che egli può diventare.
Amare significa appunto far crescere l’altro, liberarne le potenzialità
nascoste. È il senso della parola profetica: ti ho costituito
sentinella. Capaci di vegliare sulle persone a noi affidate perché
possano conseguire la felicità a cui aspirano.
Mai
invitati a tagliare i ponti abbandonando a se stesso chi sbaglia ma
sollecitati a guardare l’altro con la misericordia di Gesù
intercettando vie, percorsi perché il suo cuore venga toccato e la sua
libertà interpellata.
...
Mai senza l’altro
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Prepararsi alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
"Il senso e la meta"
di Antonio Savone
Dove approderà la nostra storia?
Verso che cosa siamo incamminati?
Quale destino ci attende?
Mai
come in questo tempo, domande simili affiorano con forza, ancor prima
che sulle nostre labbra, nel nostro cuore. Viviamo giorni attraversati
da paure, preoccupazioni, visioni fosche, quasi non riusciamo più a
scorgere neppure una fiammella di quel senso che in altri frangenti ci
è parso molto più chiaro ed evidente. Ci cogliamo in balia di un cieco
destino, come se la nostra vicenda non stia a cuore a nessuno, neppure
a Dio. Ci ritroviamo a corto di speranza. Tutto sembra sgretolarsi,
nulla sembra reggere allo scontro con quel tarlo che dapprima
silenziosamente, e poi sempre più inesorabilmente, mina ciò che con
fatica ci sembrava di aver raggiunto. È impari la nostra lotta con
quell’”enorme drago rosso” di cui ci narra l’Apocalisse. Nulla resiste
alla sua minaccia: la fede, la vita, i legami, gli affetti, la
sicurezza sociale, quella economica.
È
proprio in una situazione come questa che il calendario di Dio, ancor
prima di quello cronologico, ci chiede di celebrare la festa
dell’Assunzione di Maria. Dio non cessa di donarci questo segno perché
nessuno patisca lo smarrimento e la disperazione. Maria è per tutti noi
il segno che vale la pena ingaggiare la lotta contro tutto ciò che
minaccia la possibilità che il bene venga alla luce. L’umanità è da
sempre gravida del bene ma questo, perché possa venire alla luce, è
necessario che passi attraverso il travaglio dell’impegno e della
responsabilità di ognuno. Esso non ha una gestazione naturale, ma
conosce la terribile esperienza di una gravidanza a rischio.
Questa
festa ci testimonia che la smentita di un momento non deve intaccare la
certezza della buona riuscita di quell’impresa che è l’esistenza umana
sulla terra. Abbiamo bisogno di rialzare lo sguardo, abbiamo bisogno di
non perdere il senso del cammino e della meta che ci attende...
Il senso e la meta – Prepararsi alla solennità dell’Assunzione della B. V. Maria
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I luoghi legati dalla tradizione alla fine terrena di Maria Santissima
E’
proprio vero – come ripete la saggezza popolare – che 'non tutti i mali
vengono per nuocere'. Una violenta alluvione il 7 febbraio 1972 allagò
completamente la chiesa che racchiude il sepolcro vuoto della Madonna
presso il Getsemani, a pochi passi dal celebre Orto degli Ulivi. Fu un
allagamento provvidenziale, perché costrinse i greci ortodossi e gli
armeni ortodossi, attuali custodi del santuario, a smantellare le
sovrastrutture, che nascondevano la tomba di Maria, e a intraprendere
lavori di restauro.
Grazie
all’ecumenismo fatto di gesti piccoli e silenziosi – a Gerusalemme è
forse l’unico tipo di ecumenismo che non rischia di aggravare le
divisioni già esistenti – l’abuna (= padre) greco Macarios e il
sacrestano armeno Hagop invitarono padre Bellarmino Bagatti, il decano
degli archeologi francescani in Terra Santa, a visitare e a studiare la
tomba e il complesso sepolcrale e architettonico che la circondano. P.
Bagatti, fedele al metodo, cui si è sempre ispirato, di accostare
reperti archeologici e fonti letterarie, non si limitò ad esaminare il
monumento, ma rilesse con attenzione la letteratura antica sulla morte
e la sepoltura della Madonna...
La tomba di Maria a Gerusalemme
Chiesa dell'Assunzione di Maria o Chiesa del Getsemani.
Nel
IV secolo fu costruita una prima chiesa, scavata nella roccia viva,
consacrata dal vescovo Giovenale di Gerusalemme alla Madre di Dio.
Prima dell’arrivo dei Crociati la parte superiore della chiesa era già
stata distrutta, ed i benedettini negli anni 1112-1130 edificarono
sopra la cripta una nuova chiesa che pure venne distrutta da Saladino
nel 1187, che risparmiò però la cripta in onore della “beatissima madre
del profeta Gesù”.
La Chiesa del Getsemani è posta ai piedi del monte degli Ulivi, proprietà comune dei cristiani greco-ortodossi e degli armeni.
Questa
è l'altra chiesa, ortodossa, della Dormizione di Maria, poco distante
dall'Orto degli Ulivi e dalla Chiesa delle Nazioni. La
tradizione e la devozione popolare hanno riconosciuto, fin dal II
secolo, questo luogo come il luogo in cui la madre di Gesù fu assunta
in cielo.
Dalla
"Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria ad Efeso, alla "Chiesa della
Dormizione" e alla "Tomba della Vergine" a Gerusalemme, fra tradizioni
e mistero.
...
Alla tradizione che vuole Maria profuga in Asia Minore con Giovanni, e
forse con Maria di Magdala e altre donne galilee - scrive Patelli -, si
contrappone una radicata tradizione secondo la quale la Madonna "si
addormentò" proprio a Gerusalemme. Quella spelonca intagliata nella
roccia, rinvenuta negli scavi del 1972 sotto la "Chiesa della
Dormizione", fu veramente il luogo della temporanea sepoltura di Maria?
Si tratta di una "tomba vuota", a pochi passi dal Santo Sepolcro e dal
Cenacolo, ritenuto quest’ultimo luogo ospitale per seguaci del
Signore... ... Come ha
scritto Epifanio di Salamina a quei tempi, e l’Abbé René Laurentin ha
riassunto ai nostri giorni: "Siamo cauti in tali questioni, perché
ignoriamo quasi tutto: sia il meccanismo della morte della Vergine,
l’esperienza dell’aldilà ed il modo esatto della risurrezione [dei
corpi], sia la fine terrena del destino di Maria, interamente ignorato
dalla storia. La morte di Maria è verosimile senza dubbio;
verosimiglianza resa rispettabile dall’ondata di Autori che l’hanno
accettata. Ma si è in diritto di pensare con Epifanio che la fine di
Maria resti un mistero nascosto in Dio, che ci dobbiamo rassegnare a
ignorare quaggiù"...
La fine terrena di Maria, mistero nascosto in Dio
Festa dell'Assunzione a Gerusalemme
video
Vedi anche i nostri precedenti post:
- Assunzione al cielo di Maria
- 15 Agosto L’Assunta/Dormizione: spiegazione dell’icona
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Non disperare
S. Bernardo abate
di Antonio Savone
Chissà
cosa avranno pensato i monaci di Citeaux il giorno in cui alla porta
del loro monastero bussò un giovane sulla ventina, insieme ad altri
trenta giovani tra parenti ed amici? Era un monastero fondato da poco e
già decadente: stava per essere chiuso quando Bernardo vi giunge. Che
cosa spingerà mai suo padre e altri tra fratelli e zii a seguirne le
orme pochi anni dopo? Indubbiamente Bernardo doveva essere quello che
noi oggi definiremmo un leader, un trascinatore se a Citeaux non ci
sarà posto per tutti quelli che vorranno seguirlo e perciò sarà
necessario fondare altri monasteri: oltre 350! Aveva solo 25 anni
quando si troverà a fondare e guidare il monastero di Chiaravalle.
Bernardo
non era un amministratore, era, invece, un innamorato di Dio. Era
questo ciò che in lui risplendeva più di ogni altra cosa. Sapeva cosa
volesse significare aver fatto esperienza del Signore Gesù: “expertus
potest credere quid sit Iesum diligere” (solo chi ne ha fatto
esperienza può comprendere cosa sia amare Gesù). Aveva come toccato con
mano (uno dei primi, forse, ad usare la parola esperienza) cosa voglia
dire gustare la misericordia di Dio: contemplate l’abisso della sua
tenerezza senza fine e confidate.
Si
era sentito guardare da lui e questo aveva impresso nel suo cuore una
memoria indelebile, se è vero che più tardi arriverà a comporre uno
degli inni più belli che siano stati mai composti: Jesu dulcis memoria.
Amava ripetere che “noi amiamo Dio perché abbiamo provato e sappiamo
quanto sia dolce il Signore”. L’amicizia con il Signore Gesù era ciò
che guidava ogni suo gesto...
Non disperare – S. Bernardo abate
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RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 14,13-21
"Barukh attàh Adonai Elohejnu Melek haOlam, hamotzi Lechem min ha-aretz"
"Benedetto sei tu Signore nostro, Re del mondo, che fai uscire il pane dalla terra". Queste parole, accompagnate da gesti semplici, appartengono alla tradizione ebraica, laberakah (benedizione), che tutti i giorni ogni israelita recita sul pane, e che Gesù ripete sui cinque pani e i due pesci, mosso da una profonda tenerezza (hesed), un amore viscerale nei confronti di un popolo che "è affranto e abbandonato, come un gregge di pecore senza pastore" (Mt 9,36). Il
racconto di Matteo ha uno sfondo messianico e può essere letto in molti
modi: come segno profetico, sulla falsariga di quello di Mosè e il dono
della manna (Es 16,1-16), di Elia (1Re 17,14) e di Eliseo (2Re 4,42-44),
oppure come un rimando al banchetto messianico, richiamando l'episodio
del re Davide che benedice il popolo nel nome del Signore e
distribuisce a tutti, uomini e donne, un pane per ciascuno (2Sam 6,19).
Compito del Re-Messia è di assicurare il pane al suo popolo: ed
è proprio ciò che Gesù compie, mostrando alle folle chi egli è. Ma
quello che primariamente l'evangelista vuole mettere in risalto è
il banchetto Eucaristico, cibo nuovo per un popolo nuovo, anticipo di
quello che Gesù compirà nell'ultima cena, e che i discepoli di
tutti i tempi continueranno a fare in memoria di lui.
...
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Non è del male l'ultima parola
di ENZO BIANCHI
Perché
il perdono è un tema così decisivo nella nostra vita umana e cristiana?
Perché la nostra vita conosce il male, questa contraddizione, questa
negazione del bene che non possiamo rimuovere né negare. Il perdono ha
a che fare con il male, il male che noi facciamo a noi stessi e agli
altri, il male che gli altri ci fanno. Il male – nelle sue varie forme
del cattivo pensare, del malvagio agire, dell’offensivo parlare – è una
realtà nella nostra vita e nelle nostre relazioni. Il male, dice Gesù,
è ciò che nasce dal nostro cuore e diventa aggressività, violenza, odio
verso gli altri e verso noi stessi (cf. Mc 7,20-23; Mt 15,18-20). Il
male è ciò che io faccio nonostante voglia fare il bene, confessa
l’Apostolo Paolo (cf. Rm 7,18-19). Non a caso le domande che rivolgiamo
a Dio nel Padre nostro, la preghiera insegnataci da Gesù, sono: «Non
abbandonarci alla tentazione» e «Liberaci dal male» (Mt 6,13); e queste
richieste sono precedute da quella del perdono di Dio, invocato perché
ci renda capaci di perdonare i nostri fratelli: «Rimetti a noi i nostri
debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).
Il
male come azione malvagia compiuta da noi esseri umani ci accompagna
per tutta la vita. Nel quotidiano il più delle volte non è epifanico,
non ha conseguenze vistose; in alcune circostanze invece esplode e ci
spaventa, provocando in noi indignazione. In ogni caso, il male è
sempre banale… L’uomo si abitua al male, e soprattutto la violenza può
nutrire il male, farlo crescere fino alla negazione dell’altro, degli
altri. Siamo sinceri con noi stessi: non arriviamo talvolta alla
tentazione di voler vedere scomparire chi ci è nemico, di voler vedere
escluso dal nostro orizzonte un altro che ci ha fatto del male? Non
siamo tentati di ripagare con lo stesso male chi ci ha fatto del male?
Non giungiamo perlomeno a sperare il male per chi ci ha fatto soffrire?
Questo
è il nostro istinto di conservazione: vogliamo vivere e vivere a ogni
costo, anche senza gli altri e magari contro gli altri. Siamo tutti
malati di philautía, l’egoistico amore di noi stessi, e quando siamo
offesi il nostro istinto è quello di difenderci attaccando, non
diversamente dagli animali. Siamo tentati di rispondere al male con il
male, alla violenza con la violenza, alimentando così una spirale di
odio e di vendetta che ben presto finisce per mostrare la sua qualità
mortifera...
Non è del male l'ultima parola
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"La casa di Lidia, prima Chiesa d’Europa"
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
«Venite ad abitare nella mia casa» (leggi Atti 15,36-16,15)
La prima Chiesa d’Europa nasce «per caso» ed è tutta al femminile. La
corsa della Parola, cominciata a Gerusalemme, raggiunge la Giudea e la
Samaria. Dopo l’incontro tra Pietro e Cornelio alcuni ellenisti di
Cipro e di Cirene, forse dei mercanti, vanno ad Antiochia ed
evangelizzano direttamente i pagani. Questa comunità mista e
problematica, campo base dei viaggi di Paolo, fu la causa del
«Concilio» di Gerusalemme.
Il
cristianesimo si è diffuso in Asia Minore, che ha caratteristiche
culturali comuni ai giudei. La sete di salvezza e i culti misterici,
con relative ricerche di relazione con Dio, facilitano l’annuncio del
Vangelo. Sono desideri profondi che basta esplicitare e indirizzare a
Cristo.
Dopo l’esperienza del primo viaggio, Paolo progetta con cura il secondo: suo
compagno sarà Barnaba e meta le comunità fondate, con fondazione di
nuove. Tutto è programmato: dove andare, cosa fare, con chi collaborare
e a chi rivolgersi. Unica incognita è il tempo di permanenza. Ma Paolo
sa che ovunque lo «attendono catene e tribolazioni» (At 20,23): nata
una comunità, la persecuzione lo spedisce altrove.
Il progetto però non funziona. Barnaba
subito divorzia da Paolo. Suo compagno allora sarà Sila, che «per caso»
non è tornato a Gerusalemme. La meta cambia: se Barnaba parte con Marco
per Cipro, Paolo con Sila devia verso Derbe e Listra per evangelizzare
la provincia dell’Asia. Qui incontrano, sempre «per caso», Timoteo, che
si aggrega. Attraversano la Frigia e la Galazia, ma lo Spirito Santo,
non si sa come, vieta loro di predicare. Allora raggiungono la Misia
per andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permette. Quindi
scendono a Troade, porta del mare verso la Grecia. Qui un sogno li
dirotta verso l’Europa, in Macedonia.
A Troade si aggrega pure Luca, autore del Vangelo e degli Atti. La
sua presenza, anche se anonima, è chiara: all’improvviso il racconto
passa dalla terza persona plurale «essi» al «noi» (cfr At 16,10:
«cercammo di partire»). Gli incontri con Sila, Timoteo e Luca saranno
determinanti per la nuova missione. L’evangelizzazione è opera di Dio.
Egli ostacola i nostri progetti e agisce con gli imprevisti. Il caso è
il suo modo abituale di viaggiare in incognito. Non le nostre idee
sicure, ma le novità più irritanti svelano la sua volontà.
La
breve traversata da Troade a Filippi è in realtà il salto dall’Asia
all’Europa. Al di là del Bosforo, Paolo e compagni incontrano il mondo
greco-romano, un universo culturale e religioso diverso dal loro.
...
La casa di Lidia, prima Chiesa d’Europa di Silvano Fausti
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"Il primo Concilio" di Silvano Fausti Gesuita, biblista e scrittore
«Gioirono per la consolazione» (leggi Atti 15,1-35)Il Concilio di Gerusalemme cerca di rendere possibile la commensalità tra persone di culture diverse. Non
condanna nessuno. Allo stesso modo del Vaticano II, intende
«aggiornare» tutti alle nuove esigenze di una comunità aperta al mondo.
Come allora, Dio agisce anche qui e ora. Essendo vita e amore, egli è
l’eterno effimero, nuovo ogni giorno. Chi teme la novità, ha paura dei
passi di Colui che accompagna ogni nostro cammino, anche di fuga (cfr
Gen 3,10). La realtà, soprattutto se non rientra nei nostri progetti,
non è problema da risolvere. È Parola da leggere con cura: manifesta
Dio e salva l’uomo. La Chiesa è
un corpo sempre in mutamento: cresce e crescerà sino alla sua «statura
piena» (cfr Ef 4,14). Ma una nuova identità mette in crisi quella
vecchia. Nel concilio di Gerusalemme la Chiesa antica ci indica la via
per risolvere gli inevitabili conflitti.
Nel confronto tra progressisti e tradizionalisti è in gioco l’essenza del cristianesimo: la
salvezza viene dalla fede, non dalle leggi tradizionali. La fede si
adatta a tutte le culture, come l’acqua ad ogni recipiente.
L’importante è che nessuno sia escluso dalla vita. È facile, in nome
del tradizionalismo, impedire la trasmissione della fede a tutti.
Questo vale anche per noi. Infatti la distanza tra Chiesa e mondo
d’oggi è maggiore di quella tra Giudei e pagani di allora. Vediamo come i nostri padri nella fede vissero il conflitto delle novità.
Alcuni
giudeo-cristiani vanno da Gerusalemme ad Antiochia per accusare i
cristiani ex-pagani di non rispettare le loro tradizioni. I nuovi
cristiani insorgono. E giustamente. Dio, se ha parlato nei tempi
antichi, continua a parlare anche nel presente. Paolo è sicuro che il
Vangelo è unico (Gal 1,1ss), antico e sempre nuovo. La porta della
salvezza è una sola: la grazia della fede in Gesù. Essa apre a tutti la
promessa fatta ad Abramo, anche se ognuno vi accede per la sua
via.
La comunità nuova non rompe con l’antica. Per
non perdere il bene dell’unità, invia Paolo e Barnaba a Gerusalemme. A
Gerusalemme Pietro difende Paolo. Non fa argomentazioni teoriche.
Racconta la propria esperienza: Dio ha dato lo Spirito al pagano
Cornelio come a loro (cfr At 10,1ss). Eppure anche lui si era opposto
ostinatamente all’opera di Dio in nome di tradizioni non negoziabili,
quasi bimillenarie o più che millenarie, quali la circoncisione e la
legge di Mosè. Giacomo è d’accordo con Pietro e trova che questa novità
è già prevista nella Sacra Scrittura (cfr At 15,13-22).
... Il primo Concilio di Silvano Fausti
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RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 14,22-33
Dopo l'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù "costringe" i
suoi discepoli a salire sulla barca e a prendere il largo, barca
che - come la casa di Pietro a Cafarnao - è il simbolo della Chiesa
e il luogo della fede. I discepoli avrebbero voluto, come
nell'episodio della Trasfigurazione (Mt 17, 1-9), fermare
quel momento, lasciare la barca in rada, ancorarsi alla fonda a
gustarsi in santa pace quel pane che poco prima Gesù aveva
moltiplicato, spezzato e condiviso con loro. Ma i discepoli - di
ogni tempo e luogo - sono chiamati, anzi "costretti" dal
loro Signore alla navigazione d'altura, di notte, in mezzo alla
tempesta, sospesi sull'abisso, privi di sicurezze e da soli, senza
Gesù. E' la condizione faticosa che Gesù per primo ha
sperimentato, la realtà di una esistenza dura che la Chiesa è chiamata
a condividere con l'umanità intera, la traversata che essa è "costretta" a
fare, nella consapevolezza che non è mai da sola. Il Signore Gesù
rimane presente in mezzo ai suoi proprio in quel pane che, come per
Elia (1Re 19,1-8), dona la forza che permette di remare fino all'altra
riva.
...
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RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 15,21-28
"Non è bello prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini",
risponde Gesù ai suoi discepoli, il pane appartiene ai figli non è per
i cani, ma è la fede grande della donna pagana - insieme a quella del
centurione (8,5-13) - che costringe Gesù a rivedere i suoi programmi, a modificare il suo progetto. Quel
Pane che il Signore ha benedetto, spezzato e condiviso non appartiene
più soltanto ai figli, è sovrabbondante, ne sono avanzate 12 ceste
colme di pezzi (il numero 12 indica totalità) e ora basta per tutti. Da
adesso in poi anche i cagnolini potranno sfamarsi. "Cani"era
il termine dispregiativo con il quale gli ebrei indicavano i pagani, i
non israeliti, coloro che erano esclusi dal banchetto messianico, e la
differenza con i figli non poteva essere resa con maggiore disprezzo e
chiarezza. Adesso anche per loro - i cani -
si spalancano le porte della sala del banchetto. E' la grande
intuizione della donna cananea, la quale percepisce che nel Regno che
Gesù è venuto a inaugurare il pane non è contato: ce n'è in abbondanza
per tutti, e nessuno rischia di rimanerne senza. Questa donna è simbolo
ed immagine della nostra Chiesa che proviene dal paganesimo e,
nonostante ciò, partecipa anch'essa, per mezzo della fede, alla stessa
promessa dei figli di Israele. E' la fede nella potenza liberatrice del
Signore Gesù che permette a Dio di intervenire nella nostra storia di
malattia e di morte al di là di ogni barriera religiosa e culturale,
oggi come 2000 anni fa.
...
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
OREUNDICI
IL QUADERNO DI LUGLIO-AGOSTO 2014
PENSIERI PER L'ESTATE
L'EDITORIALE di Mario De Maio
Il
tempo è un frammento inafferrabile dell’eternità, ma è anche un regalo
che riceviamo ogni giorno. È un dono più prezioso del denaro perché è
impossibile da accumulare: il tempo passa e va, offrendoci opportunità
che capitano una volta sola nella vita.” Questa affermazione di Maria
Novo ci dà lo spunto per organizzare e ripensare il tempo delle
vacanze. Siamo tutti schiavi di un sistema che ci obbliga ogni giorno a
realizzare e a produrre sempre di più. Ci vantiamo spesso di non avere
un minuto libero e di essere pieni di lavoro fino ai capelli, come se
fosse sinonimo di un’esistenza piena e invece è solo l’indice della
nostra incapacità di essere padroni del tempo e di sapere
“semplicemente vivere”. Come donarci un periodo di vacanza veramente
diverso? Per poter vivere serenamente la nostra mente e il nostro corpo
hanno bisogno di momenti di “interruzione”. Le vacanze possono essere
una buona opportunità per cambiare rotta. Questo termine “cambiare
rotta” per un navigante ha un significato importante: significa
ri-orientare il percorso della navigazione verso un altro
obiettivo.
Quale mèta vogliamo darci nelle prossime vacanze? Mi permetto di suggerirne una. Riappropriarci del nostro tempo...
L'EDITORIALE di Mario De Maio
IL SACERDOTE E LA DONNA
di Arturo Paoli
cosa sarà delle aperture di papa Francesco?
Un
pontefice come Francesco ci obbliga a pensare al sacerdozio nella
chiesa cristiana. Il primo tema che propone è quello della
incompatibilità del sacerdozio con il matrimonio, praticata e sostenuta
per secoli nel cattolicesimo. Da accenni precisi sembra che il
pontefice non voglia escludere un ripensamento sulla obbligatorietà del
celibato. Questo renderebbe rivedibile la scelta del sacerdozio che
potrebbe diventare più credibile e desiderabile. Papa Francesco ha
lasciato intendere che non si disinteresserà di affrontare questo tema
a cui è stato richiamato ufficialmente da teologi e pensatori, ma anche
da molti episodi relativi al comportamento di vita di numerosi
sacerdoti. Arrivato all’epilogo della vita non sono assolutamente
pentito di non avere avuto una famiglia generata da me, perché molto
spesso la gioventù mi ha richiesto delle prestazioni paterne e quindi
non mi sono sentito escluso dai sentimenti e dalle funzioni della
paternità. Devo riconoscere di avere avuto il privilegio di incontri
molto frequenti e molto numerosi specialmente con persone giovani
quindi il mio sacerdozio mi ha soddisfatto profondamente. Il mio
segreto è stato quello di non imporre a me stesso e di conseguenza agli
altri un’interpretazione fabbricata e rigida della pratica sacerdotale.
Più che sognare una scelta mi sono venute incontro delle situazioni che
mi hanno portato a fare le scelte che si sono succedute nel tempo della
mia esistenza. Sono solito ripetere che la storia della mia vita fino a
questi giorni non è stata pensata né da me né da superiori: ho ragione
di dire che mi è venuta incontro. Talvolta una situazione accolta con
difficoltà è stata quella che più ha valorizzato la mia vita.
...
Tutti
hanno bisogno di ricordare che esiste al mondo un altro essere, che è
la donna per l’uomo e l’uomo per la donna. Escludendo il sesso e la
procreazione non si esclude l’altro sesso nelle scelte che la vita ci
impone. Credo di avere sempre tenuto conto del giudizio della donna
nelle scelte che mi venivano incontro. La rinunzia all’unicità e al
sesso non significa rinunciare all’aiuto dell’altro sesso e soprattutto
al suo consiglio. Credo che il celibato non voglia dire rinunziare
all’amicizia. Confesso che la donna mi ha aiutato molto nella vita, pur
onestamente non violando i voti, come ho scritto anche nel libro Il
sacerdote e la donna. Il celibato obbligatorio dovrebbe essere abolito
perché in questo voto, quando non viene violato, quasi sempre si
esclude l’altro sesso con un certo disprezzo. Sono contento che il tema
non venga escluso dal pontefice perché esso è dentro il problema della
fede e credo che il papa lo voglia affrontare per questa ragione.
IL SACERDOTE E LA DONNA di Arturo Paoli
Il tempo è un frammento inafferrabile dell’eternità, ma è anche un regalo che riceviamo ogni giorno. Marià Novo
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JESUS, agosto 2014
La bisaccia del mendicante-6
Rubrica di ENZO BIANCHI
Senesco.
Divento vecchio. I giorni, gli anni volano via, e io mi ritrovo a
essere sempre più vecchio, sempre più capace di misurare la distanza
della mia andata via da questo mondo. Non ho ancora perso le forze, le
sento solo diminuite. Non sono malato ma sono più debole, e piccoli
mali alle ginocchia, ai piedi, alla schiena sono sempre più frequenti.
Non ho perso la memoria ma ricordo le cose in modo nuovo, come se
fossero realtà più distanti…
Quanto
al mio cammino umano, ci sono acquisizioni di atteggiamenti prima non
facilmente consolidati, e ci sono invece alcune virtù che appaiono con
un’urgenza nuova, oltre che essere messe a fuoco come mai mi era
successo. Una di queste virtù è la pazienza, che so tradurre il
grecohypomoné, parola che contiene l’idea del “restare sotto” (hypó),
per sostenere certo, ma che implica anche una sottomissione. Sì, ci si
deve mettere sotto per restare sotto. Pazienza non è resa ma
sottomissione. Proprio la debolezza che si incontra con la vecchiaia
autorizza alla pazienza, che diventa però una forza, una grande forza
capace di perseveranza.
Tutto
questo non viene da sé, non è automatico, ma se si è capaci di fare
buon uso della vecchiaia, allora è un possibile cammino da aprirsi solo
camminando. Un cammino tra limiti crescenti che appaiono uno dopo
l’altro senza troppo rumore e senza annunciarsi prima.
...
La bisaccia del mendicante-6
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Dio li perdoni.
La follia del pregare per i persecutori
di Don Cristiano Mauri
C’è una differenza cristiana anche nell’affrontare le persecuzioni e nel pregare in quei momenti.
Se
il dramma iracheno mi ha colpito – come credo anche te – non mi sono
limitato a pregare, ma mi sono lasciato interrogare dalle reazioni di
molti semplici credenti, come anche dal tono e dal contenuto degli
interventi ufficiali della Chiesa a riguardo.
Tra
le gente comune, sui social network e non, ho raccolto numerosissimi
inviti alla vendetta violenta e all’immediata risposta armata, minacce
cariche d’odio fino al delirio di chi invocava nuove Crociate; insieme
a parole di pace, preghiere per i perseguitati, espressioni di speranza
per una cultura del reciproco rispetto tra le religioni.
Dagli
interventi ufficiali (in particolare: le parole del Santo Padre
all’Angelus e in diverse brevi uscite, il documento del Pontificio
Consiglio per il dialogo interreligioso, la lettera del Papa al
Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, il documento della CEI «Noi non
possiamo tacere») ho raccolto, in sostanza, parole di ferma condanna,
richieste di una pace immediata e inviti alla preghiera in modo
particolare per i perseguitati.
A parte le sconsiderate reazioni violente, sul resto non ci sarebbero considerazioni da fare.
E
non avrei avuto nulla da dire se non avessi ascoltato – origliato, lo
ammetto –una discussione, conclusa da un solenne «Dio li perdoni»
rivolto da un’anziana donna ai persecutori.
Come:
«Dio li perdoni»? Hanno ammazzato innocenti, torturato uomini,
violentato donne, sepolto vivi dei bambini e «Dio li perdoni»?
L’avrà detto come modo di dire, come intercalare, per chiudere la discussione, perché era convinta? Non lo so.
Però mi ha scosso.
Pregare perchè Dio abbia misericordia di loro. Sì, degli omicidi, violenti, vigliacchi. Di quelli che chiamiamo “bestie”.
Follia. Pura follia. Che fine fa così la Giustizia? Che consistenza avrebbe poi il Bene?
Eppure c’è un incredibile e fortissimo spessore evangelico in una tale follia...
Dio li perdoni. La follia del pregare per i persecutori.
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Angelus/Regina Cæli - Angelus 3 agosto 2014
Angelus/Regina Cæli - Angelus 10 agosto 2014
Angelus/Regina Cæli - Angelus 15 agosto 2014
Udienza Generale - del 6 agosto 2014: La Chiesa - 3. Nuova alleanza e nuovo popolo
Udienza Generale - del 20 agosto 2014: Viaggio Apostolico in Corea
Omelia - Santa Messa nella Solennità dell'Assunzione nel World Cup Stadium di Daejeon (15 agosto 2014)
Omelia - Santa Messa di Beatificazione di Paol Yun Ji-Chung e 123 compagni martiri alla Porta di Gwanghwamun (Seoul, 16 agosto 2014)
Omelia - Santa Messa nconclusiva della 6a Giornata Asiatica (Castello di Haemi, 17 agosto 2014)
Omelia - Santa Messa per la Pace e la Riconciliazione nella Cattedrale di Myeong-dong (Seoul 18 agosto 2014)
Discorso - Incontro con i Ministranti di lingua tedesca (5 agosto 2014)
Discorso - Saluto telefonico agli Scout dell'AGESCI (10 agosto 2014)
Discorso - Incontro con le Autorità nel Salone Chungmu della "Blue House" a Seoul (14 agosto 2014)
Discorso - Incontro con i Vescovi della Corea nella Sede della Conferenza Episcopale Coreana (Seoul 14 agosto 2014)
Discorso - Incontro con i giovani dell'Asia presso il Santuario di Solmoe (15 agosto 2014)
Discorso - Incontro con le Comunità religiose in Corea al Training Center "School of Love" a Kkottongnae (16 agosto 2014)
Discorso - Incontro con i leader dell'Apostolato laico al Centro di Spiritualità (Kkottongnae 16 agosto 2014)
Discorso - Incontro con i Vescovi dell'Asia nel Santuario di Haemi (17 agosto 2014)
Discorso - Ringraziamento di Papa Francesco ai leader religiosi nel Palazzo della vecchia Curia dell'Arcidiocesi di Seoul (18 agosto 2014)
Discorso - Conferenza stampa durante il volo di ritorno dalla Corea (18 agosto 2014)
Discorso - al gruppo dell'Associazione "Opera di Nazaret", con il Cardinale Jean-Luis Tauran (20 agosto 2014)
Viaggio Apostolico - nella Repubblica di Corea, in occasione della VI Giornata della Gioventù Asiatica (13-18 agosto 2014)
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
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02 /08/2014:
05/08/2014:
07/08/2014:
08 /08/2014:
Papa Francesco oggi ha inviato 3 tweet per invitare il mondo intero a pregare per il popolo iracheno
09 /08/2014:
Papa Francesco, attraverso
Twitter, continua a mantenere alta l’attenzione sulle drammatiche
notizie che giungono dall’Iraq. Tre i tweet lanciati oggi dal suo
account @Pontifex.
10 /08/2014:
13/08/2014:
Buon viaggio Papa Francesco
Papa Francesco è partito dall'aeroporto di Fiumicino per la Corea...
la nostra preghiera l'accompagna in questo terzo viaggio internazionale del suo pontificato...
14/08/2014:
15 /08/2014:
16/08/2014:
17/08/2014:
18 /08/2014:
19 /08/2014:
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21/08/2014:
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Papa Francesco nel viaggio di
ritorno dalla Corea ha portato con sé un bouquet di fiori avuto in dono
prima della partenza da Seul da Mary Sol, bambina di sei anni. Subito
dopo l'atterraggio del suo volo all'aeroporto romano di Ciampino,
infatti prima di tornare a Santa Marta, si è recato, in macchina
anziché in elicottero, alla basilica romana di Santa Maria maggiore per
un momento di preghiera di ringraziamento alla Madonna per il viaggio
appena concluso.
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"Vi ringrazio anche per le
preghiere e per le condoglianze per quello che è accaduto nella mia
famiglia. Anche il Papa ha una famiglia. Noi eravamo cinque fratelli;
ho sedici nipoti e uno questi nipoti ha avuto un incidente stradale: è
morta la moglie, i due figli piccoli di due anni uno e di pochi mesi
l’altro, e lui in questo momento è in stato critico. Vi ringrazio
tanto, tanto delle condoglianze e della preghiera."
Anche tutti noi di Quelli della Via vogliamo esprimere il nostro affetto e la nostra vicinanza a Papa Francesco per il lutto che ha colpito la sua famiglia.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
10 agosto 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il
Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque
del lago (cfr Mt 14,22-33). Dopo la moltiplicazione dei pani e dei
pesci, Egli invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo
all’altra riva, mentre Lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo
a pregare sul monte fino a tarda notte. E intanto sul lago si leva una
forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la
barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono,
i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Lui li
tranquillizza: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Pietro,
col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova: «Signore, se sei
tu, comandami di venire verso di te sulle acque»; e Gesù gli dice
«Vieni!» (vv. 28-29). Pietro scende dalla barca e si mette a camminare
sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare.
Allora grida: «Signore, salvami!» (v. 30), e Gesù gli tende la mano e
lo solleva.
Questo
racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce
di Gesù che gli dice: «Vieni!», lui riconosce l’eco del primo incontro
sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la
barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque! La risposta
fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose
straordinarie. Ma Gesù stesso ci ha detto che noi siamo capaci di fare
miracoli con la nostra fede, la fede in Lui, la fede nella sua parola,
la fede nella sua voce. Invece Pietro comincia ad affondare nel momento
in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle
avversità che lo circondano. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro
lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. Nel personaggio di Pietro, con i
suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre
fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano
cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai
pericoli del mondo.
...
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq:
...
video
...
Da
mercoledì prossimo fino a lunedì 18 compirò un viaggio apostolico in
Corea: per favore, accompagnatemi con la preghiera, ne ho bisogno!
Grazie. E a tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci.
il testo integrale dell'Angelus
video integrale
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Pubblichiamo
di seguito la trascrizione completa della conferenza stampa tenuta da
Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea:
(Padre Lombardi)
Allora
… Santità, benvenuto tra noi per questo ultimo appuntamento di questo
viaggio che è stato molto intenso ma che ci sembra sia riuscito molto
bene: almeno, lei dà l’impressione di essere soddisfatto, dà
l’impressione di essere stato bene e noi ne siamo stati molto contenti.
Allora, per questo incontro che credo avvenga secondo lo stile dei due
precedenti che abbiamo avuto con lei, ci siamo organizzati dividendoci
per gruppi linguistici e poi in ognuno dei gruppi sono stati
sorteggiati alcuni colleghi e colleghe che faranno le loro domande. Ne
abbiamo un buon numero … quando Lei è stanco ci dice che basta, e noi
ci fermiamo, ecco. Altrimenti, continuiamo.
... Allora, Santità, Lei vuole dirci qualche cosa per introdurre? A Lei la parola, poi dopo diamo la parola al collega coreano …
(Papa Francesco)
Buongiorno.
Buongiorno. Grazie tante per il vostro lavoro che è stato abbastanza
impegnativo. Grazie per questo che avete fatto e adesso per
l’attenzione per questo colloquio. Grazie tante.
...
(Padre Lombardi)
Santo
Padre, grazie mille. Credo che abbia fatto più di un’ora di
conversazione con noi e quindi sia giusto adesso potere andare a
riposare un poco al termine di questo viaggio. Tra l’altro, questo
viaggio … noi sappiamo che probabilmente questa sera tornerà dalla
Madonna …
(Papa Francesco)
Dall’aeroporto
passo alla Madonna [di Santa Maria Maggiore]: è una cosa bella. Il dr.
Giani aveva ordinato di portare i fiori della Corea con i colori della
Corea, ma poi all’uscita dalla nunziatura una bambina è venuta con un
mazzo di fiori, di rose, e abbiamo detto: “Ma, portiamo alla Madonna
proprio questi fiori di una bambina della Corea”. E questi li
porteremo. Dall’aeroporto andiamo a pregare un po’ lì e poi a casa.
(Padre Lombardi)
Bene.
Sappia che anche noi saremo con Lei a ringraziare il Signore per queste
giornate straordinarie. E auguri per la ripresa poi del Suo ministero a
Roma e noi continueremo ad accompagnarLa e speriamo che Lei continui a
darci, come ci ha dato in questi giorni, cose bellissime di cui
parlare. Grazie.
(Papa Francesco)
E grazie a voi del vostro lavoro, grazie tante … E mi scuso di non rimanere più tempo con voi. Grazie, eh? Buon pranzo!
La conferenza stampa del Papa in aereo in versione integrale
video
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Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 1
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 2
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 3
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 4
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 5
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 6
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 7
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 8
Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 9
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Volendo riassumere con un’immagine il viaggio di papa Francesco in
Corea, il pensiero va a un cuore pulsante che irrora di energie vitali
il corpo fino alle sue estremità. Abbiamo avuto ancora una volta una
chiara testimonianza di come il papa quando parla di “periferie” non
usi una semplice metafora che tanti suoi pseudo-imitatori ora applicano
a qualsiasi circostanza, ma riaffermi un aspetto centrale del suo
ministero pastorale e delle modalità con cui intende esercitarlo.
Innanzitutto
il riproporre a distanza di molti anni la scelta dell’estremo oriente
come meta di un viaggio pastorale del vescovo di Roma lo ha condotto in
prossimità di due “confini” apparentemente invalicabili, almeno
nell’immediato: la Corea del Nord e la Cina. A questi due paesi così
diversi per dimensioni, per storia anche recente, per posizione
occupata nel consesso delle nazioni, il papa venuto “quasi dalla fine
del mondo” si è rivolto in modo indiretto ma pregnante, da un lato
ricordando l’unità della famiglia coreana e invocando riconciliazione e
perdono, d’altro canto mettendo in bocca all’interlocutore le frasi che
il suo atteggiamento vorrebbe suscitare: “questi cristiani non vengono
come conquistatori, non vengono a toglierci la nostra identità: ci
portano la loro, ma vogliono camminare con noi”.
Ma
l’aspetto centrale del viaggio e dei numerosi discorsi pronunciati è
una catechesi alla chiesa nel suo insieme: non solo alla chiesa coreana
o ai vescovi asiatici, ma all’intero corpo ecclesiale, locale e
universale, composto di laici e pastori, di giovani e di religiosi e
religiose, una chiesa fondata e formata anche dai martiri di ogni
stagione che hanno saputo e sanno donare la loro vita perché il seme
del Vangelo germinasse nella compagnia degli uomini e delle donne del
loro tempo. Anche per questo – e non per una brama di rincorrere
l’attualità – non sono mancati i costanti riferimenti e le preghiere
per la situazione dei cristiani in Iraq, in Siria e in Medioriente; per
questo la canonizzazione dei martiri coreani ha proposto al culto e
alla venerazione di tutta la chiesa – questo significa la proclamazione
di un santo – dei testimoni di una vita evangelica radicalmente vissuta.
...
Nessun
essere umano è “effetto collaterale” di sciagure più grandi: ciascuno
ha un valore inestimabile non solo agli occhi di Dio, ma anche per il
cuore misericordioso di ogni discepolo di Cristo. Sì, papa Francesco ha
mostrato di essere al cuore della chiesa non tanto perché è a capo del
centro nevralgico e di potere del mondo cattolico, ma perché il suo
cuore di uomo, di cristiano e di vescovo pulsa per diffondere la vita
ricca di senso e di speranza che sgorga del Vangelo di Gesù Cristo.
L'ultimo confine di Francesco
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20 agosto 2014
L’Udienza
Generale di Papa Francesco di oggi, 20 agosto 2014, si è tenuta
nell’Aula Paolo VI e la catechesi è stata dedicata al viaggio apostolico in Corea terminato da pochi giorni. Il Santo Padre ne ha riassunto il significato in tre parole: memoria, speranza e testimonianza.
Guarda il video del saluto ai fedeli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nei
giorni scorsi ho compiuto un viaggio apostolico in Corea e oggi,
insieme con voi, ringrazio il Signore per questo grande dono. Ho potuto
visitare una Chiesa giovane e dinamica, fondata sulla testimonianza dei
martiri e animata da spirito missionario, in un Paese dove si
incontrano antiche culture asiatiche e la perenne novità del Vangelo:
si incontrano entrambe.
Desidero
nuovamente esprimere la mia gratitudine ai cari fratelli Vescovi della
Corea, alla Signora Presidente della Repubblica, alle altre Autorità e
a tutti coloro che hanno collaborato per questa mia visita.
Il significato di questo viaggio apostolico si può condensare in tre parole: memoria, speranza, testimonianza.
...
Vi
ringrazio anche per le preghiere e per le condoglianze per quello che è
accaduto nella mia famiglia. Anche il Papa ha una famiglia. Noi eravamo
cinque fratelli; ho sedici nipoti e uno questi nipoti ha avuto un
incidente stradale: è morta la moglie, i due figli piccoli di due anni
uno e di pochi mesi l’altro, e lui in questo momento è in stato
critico. Vi ringrazio tanto, tanto delle condoglianze e della preghiera.
video
...Oggi
celebriamo la memoria liturgica di San Bernardo, abate e dottore della
Chiesa. Il suo amore alla Madonna, definita Stella maris, ispiri la
vita cristiana di ciascuno: impariamo a guardare e ad invocare Maria
per non essere mai vinti dal peccato e poter vivere dei frutti della
grazia donataci dal suo Figlio Gesù.
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1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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