"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°32 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 2 al 22 agosto 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 29 agosto 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

    di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI

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  Greta e Vanessa...

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"Lo scandalo della bellezza" di Laura Silvia Battaglia


Lo scandalo della bellezza

di Laura Silvia Battaglia

Irresponsabilità. Mancanza di preparazione. Faciloneria. Ragazzata. Così, molti italiani, dai giornalisti che si definiscono più esperti e preparati in geopolitica fino all’utente medio dei social, commentano, sintetizzano, giudicano, liquidano la vicenda delle due ragazze italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, attualmente rapite in Siria e, secondo le fonti ufficiali, in mano da più di sette giorni a briganti comuni.

Metto da parte in questa sede la personale conoscenza delle due ragazze, di cui ho un ricordo splendido di un pomeriggio passato a parlare di fatti gravissimi mangiando panzerotti da Luini, a Milano, condividendo i loro entusiasmi e ammirandole fortemente per tutto quanto facevano e hanno fatto finora per i siriani in fuga dal loro Paese o colpiti irrimediabilmente da questo abominevole conflitto. Metto da parte e rovisto nella memoria.

E qui, mi sovviene tutte le volte in cui, vittime di qualche rapimento oppure di morte violenta, siano state donne (cooperanti oppure giornaliste). Donne giovani e soprattutto belle. E quando leggo i commenti dialcuni colleghi maschi, soprattutto paludati, soprattutto bene inseriti nei buoni giri diplomatici che contano, soprattutto amici di ambasciatori, generali Nato e servizi segreti, mi sembra di avere un deja entendu.

Su queste ragazze, in modalità di poco differenti, mi sembra di risentire quanto già ascoltato per la morte di Maria Grazia Cutuli e, in forme diverse e più sfumate, da parte di qualche noto avvocato, per l’assassinio di Ilaria Alpi. Irresponsabilità. Mancanza di preparazione. Rischio. Faciloneria. A cui vanno ad aggiungersi le ipotesi di violenza, stupro; lo scavo nella vita privata, negli amori possibili o immaginati e immaginari.

Non mi sembra di avere sentito gli stessi commenti, letto le stesse volgari, pesantissime considerazioni per Giovanni Lo Porto, cooperante rapito in Pakistan dal 19 gennaio del 2012 e ancora non liberato. Un giovane uomo piuttosto bello e affascinante. Non mi sembra di averle sentite per i cinque medici di Msf liberati recentemente e nemmeno per la vicenda dei quattro colleghi rapiti in Siria.
...

Si può sempre misurare tutto con il metro di chi è seduto davanti alla televisione, riceve una notizia e pontifica? Perché vi accanite sempre sulle donne giovani, belle, amanti della vita, piene di entusiasmo per gli esseri umani e la loro attività, che lavorano alacremente per dare voce a chi non ne ha, senza attendersi alcun ritorno abbondantemente materiale?

Per coloro che, a cose fatte, fanno queste considerazioni, ne facciamo una noi. Ed è questa, scritta anche a costo di sembrare ridicolmente evangelica. Per voi i buoni sono sempre stupidi e perdenti. In realtà li invidiate. Invidiate il loro coraggio, la loro determinazione, la capacità di farsi carico di problemi che non li toccano direttamente con la stessa forza ed entusiasmo che fossero stati problemi loro. E se sono donne, invidiate la loro bellezza, fisica e interiore. E se sono giovani, invidiate la loro gioventù.

Ne aveste un grammo, voi, di tutte queste cose, voi che vi tenete stretto sempre il vostro portafogli, che siete bravi ad aderire alle cause di change.org o a scrivere grandi dispacci di geopolitica e non vi siete mai girati a guardare i siriani alla stazione centrale di Milano, a comprendere questi drammi pesantissimi, a rinunciare a un vestito nuovo per salvare una famiglia di otto persone.

Se ne aveste un grammo, almeno uno, voi vi chiudereste nel silenzio e preghereste, sperereste. Perché Greta e Vanessa sono le vostre figlie e le vostre sorelle. Potrebbero esserlo, potrebbero benissimo esserlo. Sono quelle che vi sarebbe forse piaciuto avere come figlie o come sorelle ma che non potrebbero mai nascere da un seme egoista e meschino come il vostro. Noi non vogliamo fare parte di questo circo e da oggi in poi scegliamo il silenzio, speriamo, preghiamo.

    "Lo scandalo della bellezza"

Laura Silvia Battaglia (1974) giornalista professionista freelance e documentarista, è nata a Catania e vive tra Milano e Sanaa (Yemen). Corrisponde da Sanaa per l'agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra media, e per gli americani The Fair Observer eGuernica magazine. Per i media italiani, collabora stabilmente con quotidiani di carta stampata (Avvenire, La Stampa), network radiofonici (Radio Tre Mondo, Radio Popolare, Radio In Blu), televisione (Rai Tre Agenda del mondo, Rainews24), magazine (D Repubblica delle Donne, Popoli, Lookout, Terre di Mezzo), agenzie (Redattore Sociale), siti web (Tgcom, Lettera43), televisione (Rai Tre Agenda del mondo, Rainews24). E' caporedattore del sito www.assaman.info rivolto ai migranti senegalesi. Ha iniziato a lavorare nel 1998 per il quotidiano "La Sicilia" di Catania. Da alcuni anni, dopo una specializzazione per giornalisti in aree di crisi, si dedica al reportage in zone di confine e di conflitto etnico e/o religioso (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Serbia,Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani) e cerca di raccontare l’altro attraverso la scrittura, i suoni, le immagini. Ha girato, autoprodotto e venduto cinque video documentari. Ha vinto il Premio Giancarlo Siani (2010) per il video Maria Grazia Cutuli. Il prezzo della verità, il Premio Anello Debole (2008) per il corto Latin kings. I re della strada, due volte il premio "Giornalisti del Mediterraneo" (2012-2013)con "Al-hurria, l'altra faccia della libertà" sulla guerra civile in Libia e con "Le donne di Abramo" sulle questioni di genere in Iraq. Ha vinto il premio Maria Grazia Cutuli 2013 come giornalista sicilia emergente. Dal 2007 insegna al Master in Giornalismo dell'Università Cattolica di Milano.


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“Gratta e vivi! Per non giocarti la vita” Originale iniziativa della diocesi di Padova



Contro l'azzardo arriva il "Gratta e vivi": è gratis e si vincono abbracci
Un'alternativa gratuita e solidale al più famoso gratta e vinci: iniziativa della diocesi di Padova che promuove un laboratorio informativo per illustrare i rischi del gioco patologico. "Il gratta e vinci è più subdolo e pericoloso dell’azzardo, perché appare innocuo"

Non si ferma neppure d’estate nella diocesi di Padova l’iniziativa “Gratta e vivi! Per non giocarti la vita”. La Commissione diocesana “Nuovi stili di vita” continua infatti il percorso del laboratorio durante le vacanze fino a ottobre, con l’obiettivo di educare per poter liberare dalla piaga del gioco d’azzardo. “Abbiamo realizzato il ‘Gratta e vivi’ perché il problema non è il gioco, che è una dimensione importante della vita, ma il gioco d’azzardo, che sta creando dipendenza e distruggendo la vita di tante persone – spiegano i promotori –. Il gratta e vinci è la porta d’ingresso al gioco d’azzardo. Il gratta e vinci è lo strumento più subdolo e pericoloso dell’azzardo, perché appare innocuo, è molto diffuso e altrettanto accessibile: spesso si prende come il resto al bar.Dal gratta e vinci si passa alle slot machine fino alla dipendenza, distruggendo se stessi e la propria famiglia. Per questo, abbiamo pensato di far giocare sì, ma con una alternativa che è il ‘Gratta e vivi’, dove finalmente non si vince più denaro, ma altri beni preziosi che riguardano la ricchezza delle relazioni umane e l’importanza dell’aspetto culturale”. (fonte: Redattore Sociale)

Per saperne di più:
  • “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita”
  • Calendario del laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” sul problema del gioco d’azzardo

Condividiamo con voi il servizio giornalistico, realizzato Telenuovo, sul nostro laboratorio “Gratta e VIVI. Per non giocarti la vita” che abbiamo inaugurato domenica 29 luglio con la presenza del giornalista di Avvenire Umberto Folena.

  video


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Regina Catrambone, fascino mediterraneo impreziosito da una cadenza appena “sporcata” dall’uso dell’inglese, ha diversi motivi per essere invidiata dalle coetanee. L’avvenenza, appunto. O la carriera. A Malta, dove si è trasferita sette anni fa da Reggio Calabria, guida un’impresa di assicurazioni. Il che significa una certa disponibilità economica. E che dire del matrimonio felice con lo statunitense Christopher (assicuratore pure lui), e di Maria Luisa, la figlia adolescente? Da qualche mese, però, Regina ha qualcosa che nessuno possiede. Almeno per l’uso che intende farne lei: Regina ha appena acquistato in Virginia, nella città di Norfolk, un’imbarcazione di 43 metri insieme con due droni, due velivoli che viaggiano senza pilota grazie a un computer di bordo.
La nave, riallestita con un ponte di volo e ribattezzata Phoenix 1, è pronta a salpare per una missione davvero speciale: soccorrere i barconi dei migranti nel Mediterraneo, assistendo le autorità nella ricerca e nel salvataggio di vite umane. È la prima nave “privata” varata per salvare i disperati che cercano fortuna affidandosi alle carrette del mare...

  «La mia nave salva-migranti? L'ha ispirata il Papa»

E' un progetto italo-americano. Ma non è stato consacrato da incontri diplomatici o da trattati internazionali: deriva da un matrimonio. Quello tra l'imprenditrice italiana del settore assicurativo Regina Catrambone e Christopher, di nazionalità statunitense. I quali, con risorse proprie, hanno fondato a Malta la Moas (Migrant Offshore Aid Station), una stazione per soccorrere i migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Sostanzialmente quello che, su larga scala, l'Italia fa con l'Operazione Mare Nostrum. 
La notizia è stata data dal Guardian con un articolo intitolato: “I buoni samaritani che lanciano una missione per salvare i migranti nel Mediterraneo” (Leggi l'articolo Good samaritans launch mission to save migrants in the Mediterranean)
...
Sul sito del Moas (www.moas.eu) campeggia una “frase programmatica” tratta da un documento dell'Unhcr (l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati): “Il Mediterraneo è una delle vie marittime più trafficate del mondo, ed è anche una frontiera di mare pericolosa per migranti e richiedenti asilo. Tenuto conto di questi pericoli, l'Unhcr invita nuovamente tutte le navi a stare in allerta per soccorrere migranti e rifugiati. Rinnoviamo anche il nostro appello ai comandanti a restare vigili e ad adempiere al dovere di prestare soccorso”...

  I “buoni samaritani” del Mediterraneo: una nave privata va in soccorso dei migranti

  Ascolta il servizio con l'intervista di RADIO CAPITAL

Maria Gabriella Lanza per Radio Vaticana ha intervistato Regina Catrambone, l’ideatrice dell’iniziativa e il direttore della missione, Martin Xuereb
  A breve la prima nave di privati per soccorrere migranti

  video (in inglese)



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  A Gaza tutti hanno ripreso a scavare... (vignetta)

  La parola Pace non si scrive... (vignetta)

"... non si fa la guerra in nome di Dio" (Papa Francesco Angelus 10 agosto 2014)
https://www.youtube.com/watch?v=hSrXW0hpO2Q#t=12
  Dio è con noi... (vignetta)

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«Israele con l'apartheid  non costruirà mai la pace»


«Israele con l'apartheid 
non costruirà mai la pace»

L'amarezza dell'intellettuale polacco di origini ebraiche. Sfuggito all'Olocausto, non risparmia critiche ad Hamas e a Netanyahu: «Pensano alla vendetta, non alla coabitazione. Purtroppo sta accadendo ciò che era ampiamente previsto. La Shoah è la prova di quel che gli uomini sono capaci di fare ad altri esseri umani in nome dei loro interessi. Una lezione mai seriamente presa in considerazione»

"Ciò a cui stiamo assistendo oggi è uno spettacolo triste: i discendenti delle vittime dei ghetti nazisti cercano di trasformare la striscia di Gaza in un altro ghetto ". A dirlo non è un palestinese furioso, ma Zygmunt Bauman, uno dei massimi intellettuali contemporanei, di famiglia ebraica e sfuggito all'Olocausto ordito da Hitler grazie a una tempestiva fuga in Urss nel 1939. 

Bauman ha 88 anni, suo padre era un granitico sionista e negli anni ha sviscerato come pochi l'aberrazione e le conseguenze della Shoah. Sinora il grande studioso polacco non si era voluto esprimere pubblicamente sulla recrudescenza dell'abissale conflitto israelo-palestinese. Ora però, dopo aver accennato alla questione qualche giorno fa al Futura Festival di Civitanova Marche in un incontro organizzato da Massimo Arcangeli, Bauman confessa la sua amarezza in quest'intervista a Repubblica.

  Bauman: "Gaza è diventata un ghetto, Israele con l'apartheid non costruirà mai la pace"


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"Il nostro silenzio colpevole" di Enzo Bianchi e i tweet di Papa Francesco



Il nostro silenzio colpevole
di Enzo Bianchi

“Qui a Qaraqosh la gente ha tanta paura: se i fondamentalisti entrano qui sarà un caos, una tragedia gravissima”. Così ci scriveva il 21 luglio Wisam, monaco iracheno che è stato più volte ospite della nostra Comunità a Bose assieme ai suoi due confratelli. L’ultimo messaggio che ci ha mandato era datato 2 agosto e conteneva gli auguri per la festa della Trasfigurazione: “speriamo sia anche la Trasfigurazione dell’Iraq che sta soffrendo tanto”. In queste ore anche Wisam e i suoi fratelli sono tra le decine di migliaia di profughi cristiani in fuga verso un luogo che non c’è. La vicenda di questa piccola comunità monastica è emblematica della tragedia che stanno vivendo i cristiani in quelle terre: nel 2005 l’auto su cui due di loro, allora studenti universitari di Baghdad, stavano viaggiando per andare a una cerimonia nuziale era stata colpita da un proiettile sparato da un autoblindo americano. Uno di loro era morto, l’altro sarebbe uscito dal coma dopo alcuni mesi: da allora si muove con due gambe artificiali e non oso immaginarlo oggi in fuga precipitosa. Da Baghdad si erano poi spostati nella piana di Ninive, dove sembrava che i cristiani potessero trovare maggiore protezione: lì conducevano la loro vita monastica alternando la preghiera notturna con il lavoro di manutenzione delle strade e di raccolta di detriti e rifiuti per sostentarsi e aiutare le persone ancora più in difficoltà di loro. 
Tutto questo fino a ieri. Poi anche loro devono essere finiti inghiottiti nel fiume di sofferenze che sta travolgendo i cristiani di quella regione martoriata. Papa Francesco, e con lui vescovi e patriarchi di quelle terre, non perdono occasione per richiamare, esortare, ammonire, invocare gesti e azioni degne dell’essere umano: ma la situazione non fa che peggiorare. Gli organismi internazionali sono paralizzati, la politica estera europea è inesistente, il parlamento italiano è impegnato a oltranza a riformare se stesso, le urgenze di ciascuno di noi sono altre, dalla crisi economica e occupazionale all’organizzazione delle “meritate” ferie... e così decine di migliaia di persone abbandonano le loro case senza prendere nulla con sé, a centinaia sono uccisi, i più deboli – anziani, malati, bambini – muoiono per le insostenibili fatiche di un viaggio senza speranza.
I cristiani sono le prime vittime di queste atrocità e il loro perseverare nella fede dei padri è motivo di ostracismo e condanna, ma assieme a loro vengono colpiti anche i loro vicini musulmani.
...
Certo, lo scoraggiamento, il senso di impotenza, l’istinto di rimozione per vincere l’angoscia, l’impossibilità ad assumere sulle nostre spalle tutte le miserie del mondo ci frenano, ma cosa deve ancora succedere perché le nostre coscienze siano scosse e chi ne ha il potere faccia qualcosa per fermare il massacro? La storia ci chiederà conto di questa catastrofe umanitaria che non riusciamo o non vogliamo impedire. Perché in Iraq come in Siria non è a rischio solo la sopravvivenza di una comunità cristiana presente nella regione fin dai primissimi secoli: è a rischio l’umanità intesa come capacità di sentirsi ed essere responsabili del proprio simile; è a rischio quella dote umana di esprimere sentimenti e istanze morali che chiamiamo cultura; è a rischio il patrimonio etico della convivenza, del dialogo, del confronto per fronteggiare insieme il duro mestiere del vivere; è a rischio il rapporto stesso con il creato.
...

  Il nostro silenzio colpevole

I tweet di Papa Francesco


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"Il grido dei cristiani e il nostro silenzio" di Enzo Marco Bianchi



“Qui tutti si chiedono solo: Fino a quando?”. Così ci diceva due giorni fa al telefono il nostro amico Wisam, monaco iracheno fuggito da Qaraqosh e rifugiatosi nei pressi di Erbil. Noi, con lui ci chiediamo “Fino a dove?”. Fino a quando durerà questa tragedia, fino a che punto si spingerà la barbarie umana, perpetrata in nome di un fanatismo religioso? Dopo la strage di uomini, donne e bambini yazidi, alcuni dei quali sepolti vivi, dopo l’avventurosa fuga di ventimila di loro dalle montagne dove erano braccati, diventa sempre più tragicamente evidente che tutte le minoranze religiose, non solo i cristiani, sono a rischio eliminazione totale nella piana di Ninive. Una regione che nei secoli aveva conosciuto la convivenza di etnie e religioni diverse vede ora sepolta l’umanità assieme a dei bambini inermi, dopo aver visto esplodere in una nuvola di fumo la moschea dedicata al profeta Giona, figura venerata da ebrei, cristiani e musulmani, luogo di pellegrinaggi sacri che accomunava credenti di appartenenze diverse...

Eppure lì, dove l’umanità sembra annientata, non mancano parole, silenzi e gesti che dicono che esistono ancora uomini e donne degni di tal nome: l’aiuto reciproco nel cercare vie di scampo dalla follia distruttrice e nel sopravvivere in condizioni estreme, la rinuncia a parole di odio verso chi l’odio lo sprigiona con massacri... 
...

In queste ore drammatiche urgono aiuti alle popolazioni che vedono minacciata la loro stessa sopravvivenza, urgono interventi umanitari in loco e attivazione di canali di accoglienza e di sostegno nei nostri paesi, ma urge anche la riaffermazione di una cultura della pace, il rifiuto fermo di qualsiasi “sponda religiosa” che ogni fanatismo persegue: come ricordava ieri papa Francesco, quanto sta accadendo in Iraq “offende gravemente Dio e l’umanità. Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!”. Sì, dobbiamo ritrovare la consapevolezza che quando si calpesta la dignità umana si offende Dio, quando si invoca Dio per fare la guerra lo si bestemmia!

  Il grido dei cristiani e il nostro silenzio


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"I massacri dei cristiani in Iraq: il silenzio dei musulmani, il silenzio degli intellettuali" di Stefano Allievi


I massacri dei cristiani in Iraq:
il silenzio dei musulmani,
il silenzio degli intellettuali
di Stefano Allievi

I massacri perpetrati nei confronti dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq, sono qualcosa che va oltre il pensabile e l’immaginabile. Teste mozzate e mostrate sulle picche, barbare crocifissioni, stupri di massa, bambine vendute come schiave, donne e bambini sepolti vivi, villaggi bruciati, luoghi di culto, monumenti, croci, cimiteri vandalizzati e distrutti, e infine centinaia di migliaia di profughi e dispersi: sono pezzi di umanità e di storia millenaria letteralmente cancellati, nel più barbaro e feroce dei modi. Tutto questo ad opera dei cosiddetti miliziani dell’Isis, i seguaci di al-Baghdadi, sedicente ‘califfo’ islamico, che vuole costruire sul più primitivo dei terrori uno stato teocratico, basato su rozze e semplificatrici interpretazioni del messaggio religioso islamico.

Di fronte a queste distruzioni di massa, quello che colpisce, che inquieta, è l’assordante silenzio in cui le turpi violenze di al-Baghdadi e dei suoi sono avvolte nel campo islamico: e, in particolare, da parte delle minoranze musulmane che vivono in Europa.

Nei paesi coinvolti, a cominciare dallo stesso Iraq, sono spesso le popolazioni musulmane stesse ad aiutare questi poveri derelitti perseguitati: e alcune testimonianze di personaggi pubblici e giornalisti – in paesi dove fare il giornalista è ancora un mestiere non di rado eroico – si sono levate, in vari paesi dell’area, in difesa dei cristiani e delle altre minoranze sotto attacco. Ma è da noi, in Europa, che, sorprendentemente, ben poche voci si sono levate contro quanto sta avvenendo. Anche da parte degli europei, peraltro, a cominciare da intellettuali e intellighenzia. Forse perché le persecuzioni di cristiani non sono trendy, forse perché le chiese dominanti nei rispettivi paesi stanno antipatiche di default all’intellighenzia laica, il silenzio domina: anche tra i commentatori, nelle università, e ancora di più tra coloro che di mestiere si occupano proprio di islam e musulmani nelle varie aree del mondo.

Ma è il silenzio dei musulmani che colpisce di più. Proprio loro, giustamente così sensibili, in quanto coinvolti direttamente, ai diritti delle minoranze religiose in Europa, sono incredibilmente silenti e muti di fronte al massacro di intere minoranze religiose nei loro paesi, o in paesi comunque musulmani, dove la persecuzione è perpetrata in nome della stessa loro fede. E dove i perseguitati, per quel che riguarda i cristiani, sono i fratelli nella fede di chi, in Europa, si schiera al loro fianco in difesa dei diritti all’espressione religiosa e ai luoghi di culto dei musulmani in Europa...

  I massacri dei cristiani in Iraq: il silenzio dei musulmani, il silenzio degli intellettuali


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Medici e infermieri si inchinano con rispetto a Liang Yaoyi, scolaro undicenne di Shenzhen



Una madre impietrita dal dolore, sullo sfondo. Al centro una portantina ferma in corridoio d’ospedale. Intorno medici e infermieri si inchinano con rispetto. Un gesto ribadito tre volte, un gesto che nella tradizione cinese - si chiama koutou - viene ripetuto ai funerali, in senso di profondo dolore e affetto per lo scomparso. Perché, la foto, che ha suscitato impressione in tutta la Repubblica Popolare, è quella di una tragedia umana come tante, dove però il protagonista, un bambino di undici anni, è emerso come un gigante per la sua forza d’animo e la sua generosità, espressa fino a un istante prima di chiudere per sempre gli occhi.

DESTINO - Questa è la storia di Liang Yaoyi, uno scolaro di Shenzhen, città i cui confini costeggiano quelli di Hong Kong, colpito da un destino senza vie d’uscita: un tumore al cervello inoperabile. Yaoyi era al corrente della verità, sapeva di non avere molto tempo da vivere. Tutte le cure senza speranza, la malattia non poteva che avere un esito. Yaoyi, tuttavia, sorprendendo la sua stessa famiglia e i medici che lo avevano seguito all’Ospedale universitario Zhongshan, aveva sin dall’inizio espresso la volontà di donare i suoi organi «per salvare altre vite»...

  Muore a 11 anni e dona gli organi, i medici si inchinano al piccolo eroe



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"In vacanza: star bene e far del bene" di Marco Pappalaro


D'estate le opportunità di vivere il proprio tempo in modo significativo o superficiale sono davvero tante, soprattutto per i giovani. Qualcuno di loro già si guarda indietro e dice su un social network: «Le vacanze sono iniziate e io ancora non me ne sono accorto»; altri fanno il conto dei mesi che restano prima di ritornare al solito ritmo di studio o lavoro; c'è anche chi fa il countdown verso il meritato riposo.

Pensieri sparsi, persino nostalgici, riflessioni che aiutano a capire l'importanza di un tempo come questo da vivere in pienezza e con la coscienza di un periodo che attraverso le persone, i luoghi, gli incontri, le parole di certo segnerà il ritorno alla cosiddetta routine, come leggiamo in un altro profilo: «Ogni estate rimane marchiata a fuoco nella nostra memoria come l'estate in cui vivemmo un'avventura ben specifica: la casa sull'albero dell'estate 2004, la cotta del 2006, la prima vacanza da soli senza i genitori nel 2010. Sono cose che normalmente succedono d'estate. Si aspetta l'estate per uscire, scoprire, crescere. Poi a settembre si torna alle solite cose, un po' più grandi».

Chi è in vacanza, chi si può riposare, chi si gode le ferie riesce a farlo senza frenesia, senza rischiare dopo la malinconia e affrontando bene il momento? Molti giovani, più di quanti si possa pensare, dedicano parte del proprio tempo estivo al volontariato, organizzando tutto per mettersi a disposizione degli altri, e in tal senso si va dall'oratorio al quartiere a rischio della propria città, dai campi-scuola alle esperienze nei Paesi in via di sviluppo per i più grandi.

Vale la pena sottolineare che non si parla di "martiri" o di "folli", ma di giovani che vogliono "ricrearsi" attraverso queste attività...

  In vacanza: star bene e far del bene


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FEDE E
SPIRITUALITA'




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO

HOREB n. 67 - 1/2014 

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra. 
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità nuda. 
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio. 
La vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare degli impoveriti e degli oppressi. 
La vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il condividere lo stile povero di Gesù. 
In quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss). 
Il regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata, che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata, con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante: l’alto e il centro. 
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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  Fai bene ciò che fai...

Solennità di Maria Assunta in cielo
  Maria la donna che corre con l’umanità (vignetta e riflessione)
  Nella maternità hai conservato...
  Se la Madonna tornasse oggi...
  Ci rivolgiamo ancora una volta...

  SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE (video)
  I chiodi mi son diventati chiavi...
  Jesu dulcis memoria (video)


  BEATA VERGINE MARIA REGINA (video)
  Invocare Maria non è...
  Ci rivolgiamo ancora una volta...


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Il 16 agosto 2005, durante la preghiera della sera che raduna la Comunità di Taizé e migliaia di giovani, frère Roger viene ucciso nella chiesa della Riconciliazione.

  Ricordo di Frère Roger di Taizé
  Molti si pongono la domanda...

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Alla scuola di S. Giovanni Maria Vianney... di Antonio Savone


Alla scuola di S. Giovanni Maria Vianney
 
di Antonio Savone
A scuola di umiltà

Il Curato d’Ars era un umanamente povero, non dotato di chissà quali capacità o risorse. Ha impiegato non poco per diventare prete anche se ben presto aveva cominciato a pensare a questa scelta di vita. Fu ordinato a 29 anni superando non poche traversie nelle quali emergeva la sua tenacia a voler rimanere fedele alla vocazione che egli riteneva ricevuta da Dio proprio mentre faceva esperienza dell’inadeguatezza dei suoi mezzi umani. Non aveva una memoria brillante, faticava ad intendere e a discernere: si possono immaginare le umiliazioni e le sconfitte cui fu sottoposto. Esami falliti, recriminazioni di ogni tipo. L’umiltà è stata senz’altro una delle virtù che più lo ha caratterizzato.

Oggi si esalta – anche in seno alla comunità cristiana e in seno al presbiterio – chi è pieno di sé, chi ha una fiducia incondizionata nelle proprie risorse, chi non arretra di fronte a nulla. Non poche volte queste sembrano le attitudini necessarie per un candidato al sacerdozio. Tuttavia, l’umiltà è la virtù che non può mancare in un cristiano e tanto più in un prete e in chi si prepara ad esserlo. Cosa intendo? L’umiltà come consapevolezza di non meritare il sacerdozio, come consapevolezza che il dono fattoci dal Signore è infinitamente più grande di noi: io non posso essere sacerdote pensando di bastare a me stesso ma solo in una comunione da cui ricevo molto e a cui devo molto. L’umiltà come verità, per usare un’espressione di s. Teresa.

Sono prete umile? Sono un seminarista umile? Come ho vissuto e come intendo vivere la dimensione dell’umiltà? Non c’è identità sacerdotale senza umiltà. Dove manca l’umiltà cresce l’ipocrisia, si moltiplica la presunzione, aumentano le pretese tanto da non essere più capaci di dono di sé ma solo uomini che dilatano a dismisura la loro bramosia di successo.

La vicenda del Curato d’Ars è stata una scuola che lo ha plasmato sulla via dell’umiltà giorno dopo giorno: pensiamo soltanto a quante tentazioni paurose ha subìto, quanti scoramenti di disperazione!

Oggi ci fa ridere che questo giovane prete trentenne abbia avuto paura dell’inferno. E invece deve farci pensare: non siamo forse troppo disinvolti? Non viviamo con una certa sicumera alcuni doni di Dio che se solo ne avessimo consapevolezza non ci farebbero che tremare? Quale consapevolezza che lui è i il Signore?

L’atteggiamento di umiltà è propedeutico a un itinerario vocazionale ma è anche ciò che fa una seria identità di prete.

Quando manca quel confronto continuo tra la mia condizione di fragilità e il mistero santo di Dio a me partecipato ecco che il ministero diventa ripetitivo, annoiato, ci si ritrova stanchi di fare sempre le stesse cose, di vivere sempre le stesse difficoltà. Dimentichiamo così che se ripetitivi possono essere i gesti il mistero non si ripete, sempre, di nuovo, si attua e si rende presente.

Il Curato d’Ars non era mai frustrato, mai stanco, mai deluso: le sue tentazioni di fuga, infatti, non nascevano da queste esperienze ma dallo sgomento che lo prendeva ogni volta che ripensava alla incommensurabilità del dono a lui partecipato.

Mentre noi vorremmo capire tutto, scandagliare tutto, quest’uomo conosceva bene un gesto che noi abbiamo disimparato: gettarsi a terra davanti al tabernacolo proprio per assaporare il mistero di non capire e nello stesso tempo la gioia di credere e di rimanere fedele.

Il mistero della mia fragilità esalta ed illustra la magnificenza del Signore.

A scuola di ministerialità
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A scuola di preghiera
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A scuola di perdono
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A scuola di carità
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  Alla scuola di S. Giovanni Maria Vianney


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Edith Stein (S.Teresa Benedetta della Croce) Una grande mistica contro il silenzio colpevole! di p. Alberto Neglia, ocarm (VIDEO)


Edith Stein (S.Teresa Benedetta della Croce)
Una grande mistica
 contro il silenzio colpevole! 
Seriamente responsabile della storia dell'umanità
di p. Alberto Neglia, ocarm

Dalla lettera di Edith Stein a Pio XI: "...Tutto ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo che si definisce "cristiano". Non solo gli ebrei ma anche migliaia di fedeli cattolici della Germania e, ritengo, di tutto il mondo da settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la sua voce contro tale abuso del nome di Cristo. L’idolatria della razza e del potere dello Stato, con la quale la radio martella quotidianamente la masse, non è un’aperta eresia? Questa guerra di sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli Apostoli? Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi persecutori? E non è una macchia nera nella cronaca di questo Anno Santo, che sarebbe dovuto diventare l’anno della pace e della riconciliazione? 

Noi tutti, che guardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale governo tedesco.  ..."

  VIDEO

Leggi il testo integrale:
  lettera di Edith Stein a Pio XI



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Esserci... di Antonio Savone



Esserci... 
 di Antonio Savone

La scena descritta dal vangelo è una festa di nozze, sul far della sera. L’attesa dello sposo si dilata oltre misura perché egli tarda ad arrivare.
Le dieci ragazze sono figura della nostra umanità in attesa. L’attesa è capacità di relazionarsi con qualcuno. “La vita di ognuno è un’attesa. – diceva don Primo Mazzolari – Il presente non basta a nessuno: l’occhio e il cuore sono sempre avanti, oltre le mete raggiunte con aspra fatica. In un primo momento, pare che ci manchi solo qualcosa: più tardi, ci si accorge che ci manca Qualcuno. E lo attendiamo”.
Esse sono guidate da un desiderio, il bisogno cioè di aprirsi a qualcuno che è altro da sé, diverso da sé. È riconoscere che da soli non ci bastiamo. Avere desideri significa bisogno di altro, bisogno che solo l’incontro con qualcuno può soddisfare.
Dopo essersi messe in ascolto del loro desiderio, si sentono abitate da una passione, quella passione che le fa uscire incontro allo sposo. Appassionarsi è sempre un grande rischio, ma un rischio che vale la pena correre perché è ciò che dà vitalità alla propria esistenza.
Il desiderio e la passione sono ciò che fanno loro sperare di poter entrare nella sala delle nozze. Ma la speranza è difficile, soprattutto quando i segni della festa ritardano e nessun volto amico viene ad illuminare la notte.
Ecco perciò l’assopimento. La fatica dell’attesa ha la meglio: “poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono”. La comunità per la quale Mt scrive il suo vangelo si riscopre paurosa, fragile, percorsa dalla tentazione di abbandonarsi all’inerzia. Questa è pure la nostra condizione di fronte al mancato arrivo dei risultati e dei cambiamenti desiderati: il sonno è il segno del venir meno della speranza. Solo un grido sveglierà le dieci ragazze: “ecco lo sposo; andategli incontro”. C’è sempre nella nostra vita qualcosa o qualcuno che non permette un sonno continuato.
Cosa sono queste lampade e che cos’è quell’olio che non è possibile condividere?
Abbiamo sempre letto questa pagina immaginando un gruppo di dieci ragazze con in mano delle lampade a olio ferme sulla strada ad aspettare lo sposo finché ad un tratto l’olio si consuma. Ma il testo gr. non parla di lampade a olio, quanto di fiaccole, cioè di bastoni di legno con uno stoppino imbevuto di materiale combustibile, da fare ardere all’ultimo momento. In gioco non c’è l’eventuale riserva di olio. Il problema è versarlo al momento opportuno. “Le stolte presero con sé le fiaccole ma non presero con sé olio”. L’imprevidenza non è causata dal ritardo dello sposo. Semmai il ritardo dello sposo fa sì che tutte si addormentino. In gioco c’è una incomprensione totale di come vada accesa una fiaccola: cioè hanno perso, hanno smarrito il senso di quello che erano chiamate a fare.
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  "Esserci..."


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Il sogno del Vangelo – S. Chiara d’Assisi di Antonio Savone


Il sogno del Vangelo – S. Chiara d’Assisi
di Antonio Savone

Più volte il Vangelo riporta l’invio degli apostoli in missione. L’ultimo mandato sarà proprio quello di andare. E, tuttavia, l’itineranza dei discepoli è inverata solo se riusciamo ad esprimere radicamento non già in un luogo o in una mansione ma in una relazione che di nuovo non cessa di dilatare la misura angusta dei nostri orizzonti di piccolo cabotaggio. Altrimenti è risposta a delle strategie o a un calcolo ma non sarà mai traduzione di ciò che costituisce il centro e il senso della nostra esistenza.

Tanto in Chiara quanto in Francesco non era importante l’essere recluso o l’essere girovago: si può essere reclusi, infatti, e sentirsi in gabbia risentiti, come si può essere girovaghi e non avere mai un centro vivendo solo la dispersione. La differenza la faceva l’aver messo radici in un amore riconosciuto e accolto, al punto da essere liberi persino rispetto a itineranza e stanzialità.

In un mondo che cambia come è quello in cui vivono Chiara e Francesco, un mondo che esige traduzioni e interpretazioni nuove della identità cristiana, c’è in entrambi un misterioso confluire in una realtà che permane immutata: la povertà di Cristo che diventa l’unico criterio tanto dell’andare quanto del rimanere.

Credo si possa a ragione applicare anche a Chiara quanto il Celano attesta di Francesco: non vi è chi lo eguagli nell’ardore del desiderio.

Tanto Francesco quanto Chiara sono due che non si accontentano, due insoddisfatti. Sapevano che la misura che assumevano non era quella delle proiezioni dei propri bisogni ma la stessa misura del cuore di Cristo. Per questo saranno sempre due non-sistemati, consentendo che i loro progetti minuscoli e le loro precarie realizzazioni venissero dilatate su un’altra misura, quella del vangelo. Due a cui il mondo così come era da loro conosciuto stava stretto perché si erano lasciati dilatare il cuore. Operazione che continuamente il Signore prova a fare con noi se vogliamo dare credito al Vangelo che abbiamo scelto di professare. Altrimenti il Vangelo non ha possibilità di attecchire in alcun modo nella terra della nostra umanità: non a caso il salmista dirà: corro la via dei tuoi comandi poiché tu allarghi il mio cuore. L’amore, infatti, non fissa limiti. Esso rappresenta la sollecitazione a superare ogni misura.

Entrambi si sono fidati di un sogno che ha permesso loro di immaginare una realtà diversa. Un sogno che impedisce di dormire tanto tiene desti e svegli per intercettare forme e vie per provare a tradurlo.
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Forse la domanda che siamo chiamati a porci è se per caso non abbiamo ridotto il sogno di Dio alla nostra misura piccola e angusta piuttosto che consentire a lui di dilatare il nostro cuore sulla sua misura.

  Il sogno del Vangelo – S. Chiara d’Assisi


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"Mai senza l’altro" di Antonio Savone


Mai senza l’altro...
di Antonio Savone


Tuo compito non è allestire dei processi ma stabilire legami, offrire opportunità, lanciare occasioni, intessere rapporti. Il legame che riesci a stabilire con qualcuno ha una tale valenza da essere assunto da Gesù a sacramento della sua presenza in mezzo a noi. Così importante il vincolo di fraternità, di amicizia e di amore tra gli uomini da rendere presente fra loro il Signore. E mi sorprendo a pensare a quella immensa sacramentalità presente nelle nostre relazioni quando si aprono all’esperienza del senza misura: a contatto con Dio molto più spesso di quanto crediamo.

Dopo aver tentato tutte le vie del dialogo nei confronti di chi dovesse deviare, amarlo con quell’amore che aveva spinto il pastore a mettersi in cerca della pecora smarrita e con quell’amore che spingerà il padre della parabola di Lc 15 a non intentare processi ma a ritessere una comunione infranta. Gratuitamente, senza attendersi neanche propositi di conversione. In pura perdita. Per amore.

Giungere a ritenere l’altro come un pagano e un pubblicano è stato fin troppo inteso come criterio di espulsione dell’altro dalla propria vita. Ma questo non è affatto in linea con lo stile di Gesù. Quel sia per te come un pagano e un pubblicano significa piuttosto cercare una via di misericordia quale unico percorso per giungere al cuore dell’altro. Proprio come ha continuato a fare il Signore Gesù.

Nei confronti dell’altro, capaci di un amore ancora più gratuito e disinteressato. Amare, infatti, “è prendersi cura del destino dell’altro” (Lévinas). Prendersi cura di ciò che egli può diventare. Amare significa appunto far crescere l’altro, liberarne le potenzialità nascoste. È il senso della parola profetica: ti ho costituito sentinella. Capaci di vegliare sulle persone a noi affidate perché possano conseguire la felicità a cui aspirano.

Mai invitati a tagliare i ponti abbandonando a se stesso chi sbaglia ma sollecitati a guardare l’altro con la misericordia di Gesù intercettando vie, percorsi perché il suo cuore venga toccato e la sua libertà interpellata.
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  Mai senza l’altro


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Prepararsi alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria "Il senso e la meta" di Antonio Savone


Prepararsi alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

"Il senso e la meta"
di Antonio Savone

Dove approderà la nostra storia? 
Verso che cosa siamo incamminati? 
Quale destino ci attende? 
Mai come in questo tempo, domande simili affiorano con forza, ancor prima che sulle nostre labbra, nel nostro cuore. Viviamo giorni attraversati da paure, preoccupazioni, visioni fosche, quasi non riusciamo più a scorgere neppure una fiammella di quel senso che in altri frangenti ci è parso molto più chiaro ed evidente. Ci cogliamo in balia di un cieco destino, come se la nostra vicenda non stia a cuore a nessuno, neppure a Dio. Ci ritroviamo a corto di speranza. Tutto sembra sgretolarsi, nulla sembra reggere allo scontro con quel tarlo che dapprima silenziosamente, e poi sempre più inesorabilmente, mina ciò che con fatica ci sembrava di aver raggiunto. È impari la nostra lotta con quell’”enorme drago rosso” di cui ci narra l’Apocalisse. Nulla resiste alla sua minaccia: la fede, la vita, i legami, gli affetti, la sicurezza sociale, quella economica.
È proprio in una situazione come questa che il calendario di Dio, ancor prima di quello cronologico, ci chiede di celebrare la festa dell’Assunzione di Maria. Dio non cessa di donarci questo segno perché nessuno patisca lo smarrimento e la disperazione. Maria è per tutti noi il segno che vale la pena ingaggiare la lotta contro tutto ciò che minaccia la possibilità che il bene venga alla luce. L’umanità è da sempre gravida del bene ma questo, perché possa venire alla luce, è necessario che passi attraverso il travaglio dell’impegno e della responsabilità di ognuno. Esso non ha una gestazione naturale, ma conosce la terribile esperienza di una gravidanza a rischio.

Questa festa ci testimonia che la smentita di un momento non deve intaccare la certezza della buona riuscita di quell’impresa che è l’esistenza umana sulla terra. Abbiamo bisogno di rialzare lo sguardo, abbiamo bisogno di non perdere il senso del cammino e della meta che ci attende...

  Il senso e la meta – Prepararsi alla solennità dell’Assunzione della B. V. Maria


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La fine di Maria mistero nascosto in Dio


I luoghi legati dalla tradizione alla fine terrena di Maria Santissima

E’ proprio vero – come ripete la saggezza popolare – che 'non tutti i mali vengono per nuocere'. Una violenta alluvione il 7 febbraio 1972 allagò completamente la chiesa che racchiude il sepolcro vuoto della Madonna presso il Getsemani, a pochi passi dal celebre Orto degli Ulivi. Fu un allagamento provvidenziale, perché costrinse i greci ortodossi e gli armeni ortodossi, attuali custodi del santuario, a smantellare le sovrastrutture, che nascondevano la tomba di Maria, e a intraprendere lavori di restauro.
Grazie all’ecumenismo fatto di gesti piccoli e silenziosi – a Gerusalemme è forse l’unico tipo di ecumenismo che non rischia di aggravare le divisioni già esistenti – l’abuna (= padre) greco Macarios e il sacrestano armeno Hagop invitarono padre Bellarmino Bagatti, il decano degli archeologi francescani in Terra Santa, a visitare e a studiare la tomba e il complesso sepolcrale e architettonico che la circondano. P. Bagatti, fedele al metodo, cui si è sempre ispirato, di accostare reperti archeologici e fonti letterarie, non si limitò ad esaminare il monumento, ma rilesse con attenzione la letteratura antica sulla morte e la sepoltura della Madonna...

  La tomba di Maria a Gerusalemme

Chiesa dell'Assunzione di Maria o Chiesa del Getsemani.
Nel IV secolo fu costruita una prima chiesa, scavata nella roccia viva, consacrata dal vescovo Giovenale di Gerusalemme alla Madre di Dio. Prima dell’arrivo dei Crociati la parte superiore della chiesa era già stata distrutta, ed i benedettini negli anni 1112-1130 edificarono sopra la cripta una nuova chiesa che pure venne distrutta da Saladino nel 1187, che risparmiò però la cripta in onore della “beatissima madre del profeta Gesù”.
La Chiesa del Getsemani è posta ai piedi del monte degli Ulivi, proprietà comune dei cristiani greco-ortodossi e degli armeni.
Questa è l'altra chiesa, ortodossa, della Dormizione di Maria, poco distante dall'Orto degli Ulivi e dalla Chiesa delle Nazioni. La tradizione e la devozione popolare hanno riconosciuto, fin dal II secolo, questo luogo come il luogo in cui la madre di Gesù fu assunta in cielo.

Dalla "Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria ad Efeso, alla "Chiesa della Dormizione" e alla "Tomba della Vergine" a Gerusalemme, fra tradizioni e mistero.
... Alla tradizione che vuole Maria profuga in Asia Minore con Giovanni, e forse con Maria di Magdala e altre donne galilee - scrive Patelli -, si contrappone una radicata tradizione secondo la quale la Madonna "si addormentò" proprio a Gerusalemme. Quella spelonca intagliata nella roccia, rinvenuta negli scavi del 1972 sotto la "Chiesa della Dormizione", fu veramente il luogo della temporanea sepoltura di Maria? Si tratta di una "tomba vuota", a pochi passi dal Santo Sepolcro e dal Cenacolo, ritenuto quest’ultimo luogo ospitale per seguaci del Signore...
... Come ha scritto Epifanio di Salamina a quei tempi, e l’Abbé René Laurentin ha riassunto ai nostri giorni: "Siamo cauti in tali questioni, perché ignoriamo quasi tutto: sia il meccanismo della morte della Vergine, l’esperienza dell’aldilà ed il modo esatto della risurrezione [dei corpi], sia la fine terrena del destino di Maria, interamente ignorato dalla storia. La morte di Maria è verosimile senza dubbio; verosimiglianza resa rispettabile dall’ondata di Autori che l’hanno accettata. Ma si è in diritto di pensare con Epifanio che la fine di Maria resti un mistero nascosto in Dio, che ci dobbiamo rassegnare a ignorare quaggiù"...

  La fine terrena di Maria, mistero nascosto in Dio

Festa dell'Assunzione a Gerusalemme
  video

Vedi anche i nostri precedenti post:
  • Assunzione al cielo di Maria
  • 15 Agosto L’Assunta/Dormizione: spiegazione dell’icona


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"Non disperare - S. Bernardo abate" di Antonio Savone


Non disperare
S. Bernardo abate
di Antonio Savone

Chissà cosa avranno pensato i monaci di Citeaux il giorno in cui alla porta del loro monastero bussò un giovane sulla ventina, insieme ad altri trenta giovani tra parenti ed amici? Era un monastero fondato da poco e già decadente: stava per essere chiuso quando Bernardo vi giunge. Che cosa spingerà mai suo padre e altri tra fratelli e zii a seguirne le orme pochi anni dopo? Indubbiamente Bernardo doveva essere quello che noi oggi definiremmo un leader, un trascinatore se a Citeaux non ci sarà posto per tutti quelli che vorranno seguirlo e perciò sarà necessario fondare altri monasteri: oltre 350! Aveva solo 25 anni quando si troverà a fondare e guidare il monastero di Chiaravalle.

Bernardo non era un amministratore, era, invece, un innamorato di Dio. Era questo ciò che in lui risplendeva più di ogni altra cosa. Sapeva cosa volesse significare aver fatto esperienza del Signore Gesù: “expertus potest credere quid sit Iesum diligere” (solo chi ne ha fatto esperienza può comprendere cosa sia amare Gesù). Aveva come toccato con mano (uno dei primi, forse, ad usare la parola esperienza) cosa voglia dire gustare la misericordia di Dio: contemplate l’abisso della sua tenerezza senza fine e confidate.

Si era sentito guardare da lui e questo aveva impresso nel suo cuore una memoria indelebile, se è vero che più tardi arriverà a comporre uno degli inni più belli che siano stati mai composti: Jesu dulcis memoria. Amava ripetere che “noi amiamo Dio perché abbiamo provato e sappiamo quanto sia dolce il Signore”. L’amicizia con il Signore Gesù era ciò che guidava ogni suo gesto...

  Non disperare – S. Bernardo abate


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 36/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 14,13-21

"Barukh attàh Adonai Elohejnu Melek haOlam, hamotzi Lechem min ha-aretz"

"Benedetto sei tu Signore nostro, Re del mondo, che fai uscire il pane dalla terra".

Queste parole, accompagnate da gesti semplici, appartengono alla tradizione ebraica, laberakah  (benedizione), che tutti i giorni ogni israelita recita sul pane, e che Gesù ripete sui cinque pani e i due pesci, mosso da una profonda tenerezza (hesed), un amore viscerale nei confronti di un popolo che "è affranto e abbandonato, come un gregge di pecore senza pastore" (Mt 9,36).
Il racconto di Matteo ha uno sfondo messianico e può essere letto in molti modi: come segno profetico, sulla falsariga di quello di Mosè e il dono della manna (Es 16,1-16), di Elia (1Re 17,14) e di Eliseo (2Re 4,42-44), oppure come un rimando al banchetto messianico, richiamando l'episodio del re Davide che benedice il popolo nel nome del Signore e distribuisce a tutti, uomini e donne, un pane per ciascuno (2Sam 6,19). Compito del Re-Messia è di assicurare il pane al suo popolo: ed è proprio ciò che Gesù compie, mostrando alle folle chi egli è. Ma quello che primariamente l'evangelista vuole mettere in risalto è il banchetto Eucaristico, cibo nuovo per un popolo nuovo, anticipo di quello che Gesù compirà nell'ultima cena, e che i discepoli di tutti i tempi continueranno a fare in memoria di lui.
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Non è del male l'ultima parola di ENZO BIANCHI


Non è del male l'ultima parola 

di ENZO BIANCHI

Perché il perdono è un tema così decisivo nella nostra vita umana e cristiana? Perché la nostra vita conosce il male, questa contraddizione, questa negazione del bene che non possiamo rimuovere né negare. Il perdono ha a che fare con il male, il male che noi facciamo a noi stessi e agli altri, il male che gli altri ci fanno. Il male – nelle sue varie forme del cattivo pensare, del malvagio agire, dell’offensivo parlare – è una realtà nella nostra vita e nelle nostre relazioni. Il male, dice Gesù, è ciò che nasce dal nostro cuore e diventa aggressività, violenza, odio verso gli altri e verso noi stessi (cf. Mc 7,20-23; Mt 15,18-20). Il male è ciò che io faccio nonostante voglia fare il bene, confessa l’Apostolo Paolo (cf. Rm 7,18-19). Non a caso le domande che rivolgiamo a Dio nel Padre nostro, la preghiera insegnataci da Gesù, sono: «Non abbandonarci alla tentazione» e «Liberaci dal male» (Mt 6,13); e queste richieste sono precedute da quella del perdono di Dio, invocato perché ci renda capaci di perdonare i nostri fratelli: «Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12).

Il male come azione malvagia compiuta da noi esseri umani ci accompagna per tutta la vita. Nel quotidiano il più delle volte non è epifanico, non ha conseguenze vistose; in alcune circostanze invece esplode e ci spaventa, provocando in noi indignazione. In ogni caso, il male è sempre banale… L’uomo si abitua al male, e soprattutto la violenza può nutrire il male, farlo crescere fino alla negazione dell’altro, degli altri. Siamo sinceri con noi stessi: non arriviamo talvolta alla tentazione di voler vedere scomparire chi ci è nemico, di voler vedere escluso dal nostro orizzonte un altro che ci ha fatto del male? Non siamo tentati di ripagare con lo stesso male chi ci ha fatto del male? Non giungiamo perlomeno a sperare il male per chi ci ha fatto soffrire?

Questo è il nostro istinto di conservazione: vogliamo vivere e vivere a ogni costo, anche senza gli altri e magari contro gli altri. Siamo tutti malati di philautía, l’egoistico amore di noi stessi, e quando siamo offesi il nostro istinto è quello di difenderci attaccando, non diversamente dagli animali. Siamo tentati di rispondere al male con il male, alla violenza con la violenza, alimentando così una spirale di odio e di vendetta che ben presto finisce per mostrare la sua qualità mortifera...

  Non è del male l'ultima parola
 

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"La casa di Lidia, prima Chiesa d’Europa" di Silvano Fausti



"La casa di Lidia, prima Chiesa d’Europa" 

di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore

«Venite ad abitare nella mia casa» (leggi Atti 15,36-16,15)
La prima Chiesa d’Europa nasce «per caso» ed è tutta al femminile. La corsa della Parola, cominciata a Gerusalemme, raggiunge la Giudea e la Samaria. Dopo l’incontro tra Pietro e Cornelio alcuni ellenisti di Cipro e di Cirene, forse dei mercanti, vanno ad Antiochia ed evangelizzano direttamente i pagani. Questa comunità mista e problematica, campo base dei viaggi di Paolo, fu la causa del «Concilio» di Gerusalemme. 
Il cristianesimo si è diffuso in Asia Minore, che ha caratteristiche culturali comuni ai giudei. La sete di salvezza e i culti misterici, con relative ricerche di relazione con Dio, facilitano l’annuncio del Vangelo. Sono desideri profondi che basta esplicitare e indirizzare a Cristo.

Dopo l’esperienza del primo viaggio, Paolo progetta con cura il secondo: suo compagno sarà Barnaba e meta le comunità fondate, con fondazione di nuove. Tutto è programmato: dove andare, cosa fare, con chi collaborare e a chi rivolgersi. Unica incognita è il tempo di permanenza. Ma Paolo sa che ovunque lo «attendono catene e tribolazioni» (At 20,23): nata una comunità, la persecuzione lo spedisce altrove. 

Il progetto però non funziona. Barnaba subito divorzia da Paolo. Suo compagno allora sarà Sila, che «per caso» non è tornato a Gerusalemme. La meta cambia: se Barnaba parte con Marco per Cipro, Paolo con Sila devia verso Derbe e Listra per evangelizzare la provincia dell’Asia. Qui incontrano, sempre «per caso», Timoteo, che si aggrega. Attraversano la Frigia e la Galazia, ma lo Spirito Santo, non si sa come, vieta loro di predicare. Allora raggiungono la Misia per andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permette. Quindi scendono a Troade, porta del mare verso la Grecia. Qui un sogno li dirotta verso l’Europa, in Macedonia. 

A Troade si aggrega pure Luca, autore del Vangelo e degli Atti. La sua presenza, anche se anonima, è chiara: all’improvviso il racconto passa dalla terza persona plurale «essi» al «noi» (cfr At 16,10: «cercammo di partire»). Gli incontri con Sila, Timoteo e Luca saranno determinanti per la nuova missione. L’evangelizzazione è opera di Dio. Egli ostacola i nostri progetti e agisce con gli imprevisti. Il caso è il suo modo abituale di viaggiare in incognito. Non le nostre idee sicure, ma le novità più irritanti svelano la sua volontà. 
La breve traversata da Troade a Filippi è in realtà il salto dall’Asia all’Europa. Al di là del Bosforo, Paolo e compagni incontrano il mondo greco-romano, un universo culturale e religioso diverso dal loro.
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  La casa di Lidia, prima Chiesa d’Europa di Silvano Fausti


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"Il primo Concilio" di Silvano Fausti



"Il primo Concilio"
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore

«Gioirono per la consolazione» (leggi Atti 15,1-35)

Il Concilio di Gerusalemme cerca di rendere possibile la commensalità tra persone di culture diverse. Non condanna nessuno. Allo stesso modo del Vaticano II, intende «aggiornare» tutti alle nuove esigenze di una comunità aperta al mondo. Come allora, Dio agisce anche qui e ora. Essendo vita e amore, egli è l’eterno effimero, nuovo ogni giorno. Chi teme la novità, ha paura dei passi di Colui che accompagna ogni nostro cammino, anche di fuga (cfr Gen 3,10). La realtà, soprattutto se non rientra nei nostri progetti, non è problema da risolvere. È Parola da leggere con cura: manifesta Dio e salva l’uomo.
La Chiesa è un corpo sempre in mutamento: cresce e crescerà sino alla sua «statura piena» (cfr Ef 4,14). Ma una nuova identità mette in crisi quella vecchia. Nel concilio di Gerusalemme la Chiesa antica ci indica la via per risolvere gli inevitabili conflitti. 

Nel confronto tra progressisti e tradizionalisti è in gioco l’essenza del cristianesimo: la salvezza viene dalla fede, non dalle leggi tradizionali. La fede si adatta a tutte le culture, come l’acqua ad ogni recipiente. L’importante è che nessuno sia escluso dalla vita. È facile, in nome del tradizionalismo, impedire la trasmissione della fede a tutti. Questo vale anche per noi. Infatti la distanza tra Chiesa e mondo d’oggi è maggiore di quella tra Giudei e pagani di allora. 
Vediamo come i nostri padri nella fede vissero il conflitto delle novità. 

Alcuni giudeo-cristiani vanno da Gerusalemme ad Antiochia per accusare i cristiani ex-pagani di non rispettare le loro tradizioni. I nuovi cristiani insorgono. E giustamente. Dio, se ha parlato nei tempi antichi, continua a parlare anche nel presente. Paolo è sicuro che il Vangelo è unico (Gal 1,1ss), antico e sempre nuovo. La porta della salvezza è una sola: la grazia della fede in Gesù. Essa apre a tutti la promessa fatta ad Abramo, anche se ognuno vi accede per la sua via. 

La comunità nuova non rompe con l’antica. Per non perdere il bene dell’unità, invia Paolo e Barnaba a Gerusalemme. A Gerusalemme Pietro difende Paolo. Non fa argomentazioni teoriche. Racconta la propria esperienza: Dio ha dato lo Spirito al pagano Cornelio come a loro (cfr At 10,1ss). Eppure anche lui si era opposto ostinatamente all’opera di Dio in nome di tradizioni non negoziabili, quasi bimillenarie o più che millenarie, quali la circoncisione e la legge di Mosè. Giacomo è d’accordo con Pietro e trova che questa novità è già prevista nella Sacra Scrittura (cfr At 15,13-22).  
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  Il primo Concilio di Silvano Fausti


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 37/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo:  Mt 14,22-33

Dopo l'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù "costringe" i suoi discepoli a salire sulla barca e a prendere il largo, barca che - come la casa di Pietro a Cafarnao - è il simbolo della Chiesa e il luogo della fede. I discepoli avrebbero voluto, come nell'episodio della Trasfigurazione (Mt 17, 1-9), fermare quel momento, lasciare la barca in rada, ancorarsi alla fonda a gustarsi in santa pace quel pane che poco prima Gesù aveva moltiplicato, spezzato e condiviso con loro. Ma i discepoli - di ogni tempo e luogo - sono chiamati, anzi "costretti" dal loro Signore alla navigazione d'altura, di notte, in mezzo alla tempesta, sospesi sull'abisso, privi di sicurezze e da soli, senza Gesù. E' la condizione faticosa che Gesù per primo ha sperimentato, la realtà di una esistenza dura che la Chiesa è chiamata a condividere con l'umanità intera, la traversata che essa è "costretta" a fare, nella consapevolezza che non è mai da sola. Il Signore Gesù rimane presente in mezzo ai suoi proprio in quel pane che, come per Elia (1Re 19,1-8), dona la forza che permette di remare fino all'altra riva.
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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 38/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

VangeloMt 15,21-28

"Non è bello prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini", risponde Gesù ai suoi discepoli, il pane appartiene ai figli non è per i cani, ma è la fede grande della donna pagana - insieme a quella del centurione (8,5-13) - che costringe Gesù a rivedere i suoi programmi, a modificare il suo progetto. 
Quel Pane che il Signore ha benedetto, spezzato e condiviso non appartiene più soltanto ai figli, è sovrabbondante, ne sono avanzate 12 ceste colme di pezzi (il numero 12 indica totalità) e ora basta per tutti. Da adesso in poi anche i cagnolini potranno sfamarsi. "Cani"era il termine dispregiativo con il quale gli ebrei indicavano i pagani, i non israeliti, coloro che erano esclusi dal banchetto messianico, e la differenza con i figli non poteva essere resa con maggiore disprezzo e chiarezza. Adesso anche per loro - i cani - si spalancano le porte della sala del banchetto. E' la grande intuizione della donna cananea, la quale percepisce che nel Regno che Gesù è venuto a inaugurare il pane non è contato: ce n'è in abbondanza per tutti, e nessuno rischia di rimanerne senza. Questa donna è simbolo ed immagine della nostra Chiesa che proviene dal paganesimo e, nonostante ciò, partecipa anch'essa, per mezzo della fede, alla stessa promessa dei figli di Israele. E' la fede nella potenza liberatrice del Signore Gesù che permette a Dio di intervenire nella nostra storia di malattia e di morte al di là di ogni barriera religiosa e culturale, oggi come 2000 anni fa.
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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OREUNDICI -IL QUADERNO DI LUGLIO-AGOSTO 2014 PENSIERI PER L'ESTATE - L'EDITORIALE di Mario De Maio - IL SACERDOTE E LA DONNA cosa sarà delle aperture di papa Francesco? di Arturo Paoli



OREUNDICI

IL QUADERNO DI LUGLIO-AGOSTO 2014

PENSIERI PER L'ESTATE

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Il tempo è un frammento inafferrabile dell’eternità, ma è anche un regalo che riceviamo ogni giorno. È un dono più prezioso del denaro perché è impossibile da accumulare: il tempo passa e va, offrendoci opportunità che capitano una volta sola nella vita.” Questa affermazione di Maria Novo ci dà lo spunto per organizzare e ripensare il tempo delle vacanze. Siamo tutti schiavi di un sistema che ci obbliga ogni giorno a realizzare e a produrre sempre di più. Ci vantiamo spesso di non avere un minuto libero e di essere pieni di lavoro fino ai capelli, come se fosse sinonimo di un’esistenza piena e invece è solo l’indice della nostra incapacità di essere padroni del tempo e di sapere “semplicemente vivere”. Come donarci un periodo di vacanza veramente diverso? Per poter vivere serenamente la nostra mente e il nostro corpo hanno bisogno di momenti di “interruzione”. Le vacanze possono essere una buona opportunità per cambiare rotta. Questo termine “cambiare rotta” per un navigante ha un significato importante: significa ri-orientare il percorso della navigazione verso un altro obiettivo. 
Quale mèta vogliamo darci nelle prossime vacanze? Mi permetto di suggerirne una. Riappropriarci del nostro tempo...

  L'EDITORIALE di Mario De Maio

IL SACERDOTE E LA DONNA
di Arturo Paoli
cosa sarà delle aperture di papa Francesco?

Un pontefice come Francesco ci obbliga a pensare al sacerdozio nella chiesa cristiana. Il primo tema che propone è quello della incompatibilità del sacerdozio con il matrimonio, praticata e sostenuta per secoli nel cattolicesimo. Da accenni precisi sembra che il pontefice non voglia escludere un ripensamento sulla obbligatorietà del celibato. Questo renderebbe rivedibile la scelta del sacerdozio che potrebbe diventare più credibile e desiderabile. Papa Francesco ha lasciato intendere che non si disinteresserà di affrontare questo tema a cui è stato richiamato ufficialmente da teologi e pensatori, ma anche da molti episodi relativi al comportamento di vita di numerosi sacerdoti. Arrivato all’epilogo della vita non sono assolutamente pentito di non avere avuto una famiglia generata da me, perché molto spesso la gioventù mi ha richiesto delle prestazioni paterne e quindi non mi sono sentito escluso dai sentimenti e dalle funzioni della paternità. Devo riconoscere di avere avuto il privilegio di incontri molto frequenti e molto numerosi specialmente con persone giovani quindi il mio sacerdozio mi ha soddisfatto profondamente. Il mio segreto è stato quello di non imporre a me stesso e di conseguenza agli altri un’interpretazione fabbricata e rigida della pratica sacerdotale. Più che sognare una scelta mi sono venute incontro delle situazioni che mi hanno portato a fare le scelte che si sono succedute nel tempo della mia esistenza. Sono solito ripetere che la storia della mia vita fino a questi giorni non è stata pensata né da me né da superiori: ho ragione di dire che mi è venuta incontro. Talvolta una situazione accolta con difficoltà è stata quella che più ha valorizzato la mia vita.
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Tutti hanno bisogno di ricordare che esiste al mondo un altro essere, che è la donna per l’uomo e l’uomo per la donna. Escludendo il sesso e la procreazione non si esclude l’altro sesso nelle scelte che la vita ci impone. Credo di avere sempre tenuto conto del giudizio della donna nelle scelte che mi venivano incontro. La rinunzia all’unicità e al sesso non significa rinunciare all’aiuto dell’altro sesso e soprattutto al suo consiglio. Credo che il celibato non voglia dire rinunziare all’amicizia. Confesso che la donna mi ha aiutato molto nella vita, pur onestamente non violando i voti, come ho scritto anche nel libro Il sacerdote e la donna. Il celibato obbligatorio dovrebbe essere abolito perché in questo voto, quando non viene violato, quasi sempre si esclude l’altro sesso con un certo disprezzo. Sono contento che il tema non venga escluso dal pontefice perché esso è dentro il problema della fede e credo che il papa lo voglia affrontare per questa ragione.

  IL SACERDOTE E LA DONNA di Arturo Paoli

Il tempo è un frammento
inafferrabile dell’eternità,
ma è anche un regalo
che riceviamo ogni giorno.
Marià Novo



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JESUS, agosto 2014
La bisaccia del mendicante-6

Rubrica di ENZO BIANCHI

Senesco. Divento vecchio. I giorni, gli anni volano via, e io mi ritrovo a essere sempre più vecchio, sempre più capace di misurare la distanza della mia andata via da questo mondo. Non ho ancora perso le forze, le sento solo diminuite. Non sono malato ma sono più debole, e piccoli mali alle ginocchia, ai piedi, alla schiena sono sempre più frequenti. Non ho perso la memoria ma ricordo le cose in modo nuovo, come se fossero realtà più distanti…

Quanto al mio cammino umano, ci sono acquisizioni di atteggiamenti prima non facilmente consolidati, e ci sono invece alcune virtù che appaiono con un’urgenza nuova, oltre che essere messe a fuoco come mai mi era successo. Una di queste virtù è la pazienza, che so tradurre il grecohypomoné, parola che contiene l’idea del “restare sotto” (hypó), per sostenere certo, ma che implica anche una sottomissione. Sì, ci si deve mettere sotto per restare sotto. Pazienza non è resa ma sottomissione. Proprio la debolezza che si incontra con la vecchiaia autorizza alla pazienza, che diventa però una forza, una grande forza capace di perseveranza.

Tutto questo non viene da sé, non è automatico, ma se si è capaci di fare buon uso della vecchiaia, allora è un possibile cammino da aprirsi solo camminando. Un cammino tra limiti crescenti che appaiono uno dopo l’altro senza troppo rumore e senza annunciarsi prima. 
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  La bisaccia del mendicante-6


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Dio li perdoni. La follia del pregare per i persecutori di Don Cristiano Mauri


Dio li perdoni. 
La follia del pregare per i persecutori
di Don Cristiano Mauri

C’è una differenza cristiana anche nell’affrontare le persecuzioni e nel pregare in quei momenti.


Se il dramma iracheno mi ha colpito – come credo anche te – non mi sono limitato a pregare, ma mi sono lasciato interrogare dalle reazioni di molti semplici credenti, come anche dal tono e dal contenuto degli interventi ufficiali della Chiesa a riguardo.

Tra le gente comune, sui social network e non, ho raccolto numerosissimi inviti alla vendetta violenta e all’immediata risposta armata, minacce cariche d’odio fino al delirio di chi invocava nuove Crociate; insieme a parole di pace, preghiere per i perseguitati, espressioni di speranza per una cultura del reciproco rispetto tra le religioni.

Dagli interventi ufficiali (in particolare: le parole del Santo Padre all’Angelus e in diverse brevi uscite, il documento del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, la lettera del Papa al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, il documento della CEI «Noi non possiamo tacere») ho raccolto, in sostanza, parole di ferma condanna, richieste di una pace immediata e inviti alla preghiera in modo particolare per i perseguitati.

A parte le sconsiderate reazioni violente, sul resto non ci sarebbero considerazioni da fare.

E non avrei avuto nulla da dire se non avessi ascoltato – origliato, lo ammetto –una discussione, conclusa da un solenne «Dio li perdoni» rivolto da un’anziana donna ai persecutori.

Come: «Dio li perdoni»? Hanno ammazzato innocenti, torturato uomini, violentato donne, sepolto vivi dei bambini e «Dio li perdoni»?

L’avrà detto come modo di dire, come intercalare, per chiudere la discussione, perché era convinta? Non lo so.
Però mi ha scosso.

Pregare perchè Dio abbia misericordia di loro. Sì, degli omicidi, violenti, vigliacchi. Di quelli che chiamiamo “bestie”.
Follia. Pura follia. Che fine fa così la Giustizia? Che consistenza avrebbe poi il Bene?

Eppure c’è un incredibile e fortissimo spessore evangelico in una tale follia...

  Dio li perdoni. La follia del pregare per i persecutori.


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 3 agosto 2014

    Angelus/Regina Cæli - Angelus 10 agosto 2014

    Angelus/Regina Cæli - Angelus 15 agosto 2014

    Udienza Generale -  del 6 agosto 2014: La Chiesa - 3. Nuova alleanza e nuovo popolo

    Udienza Generale -  del 20 agosto 2014: Viaggio Apostolico in Corea

    Omelia -  Santa Messa nella Solennità dell'Assunzione nel World Cup Stadium di Daejeon (15 agosto 2014)

    Omelia -  Santa Messa di Beatificazione di Paol Yun Ji-Chung e 123 compagni martiri alla Porta di Gwanghwamun (Seoul, 16 agosto 2014)

    Omelia -  Santa Messa nconclusiva della 6a Giornata Asiatica (Castello di Haemi, 17 agosto 2014)

    Omelia -  Santa Messa per la Pace e la Riconciliazione nella Cattedrale di Myeong-dong (Seoul 18 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con i Ministranti di lingua tedesca (5 agosto 2014)

    Discorso -  Saluto telefonico agli Scout dell'AGESCI (10 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con le Autorità nel Salone Chungmu della "Blue House" a Seoul (14 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con i Vescovi della Corea nella Sede della Conferenza Episcopale Coreana (Seoul 14 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con i giovani dell'Asia presso il Santuario di Solmoe (15 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con le Comunità religiose in Corea al Training Center "School of Love" a Kkottongnae (16 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con i leader dell'Apostolato laico al Centro di Spiritualità (Kkottongnae 16 agosto 2014)

    Discorso -  Incontro con i Vescovi dell'Asia nel Santuario di Haemi (17 agosto 2014)

    Discorso -  Ringraziamento di Papa Francesco ai leader religiosi nel Palazzo della vecchia Curia dell'Arcidiocesi di Seoul (18 agosto 2014)

    Discorso -  Conferenza stampa durante il volo di ritorno dalla Corea (18 agosto 2014)

    Discorso -  al gruppo dell'Associazione "Opera di Nazaret", con il Cardinale Jean-Luis Tauran (20 agosto 2014)

    Viaggio Apostolico -  nella Repubblica di Corea, in occasione della VI Giornata della Gioventù Asiatica (13-18 agosto 2014)


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02 /08/2014:

  Quando non si adora Dio...

05/08/2014:

  Se accumuli le ricchezze...


07/08/2014:

  Il cristiano è uno che sa abbassarsi...


08 /08/2014:
Papa Francesco oggi ha inviato 3 tweet per invitare il mondo intero a pregare per il popolo iracheno

  Vi prego di dedicare un momento...

  Signore, ti preghiamo di sostenere coloro...

  Chiedo a tutti gli uomini di buona volontà...

09 /08/2014:
Papa Francesco, attraverso Twitter, continua a mantenere alta l’attenzione sulle drammatiche notizie che giungono dall’Iraq. Tre i tweet lanciati oggi dal suo account @Pontifex.

   Tweet del Papa: La violenza non si sconfigge con altra violenza


10 /08/2014:

  Le persone private...

  Le notizie che giungono...

  Un appello a tutte le famiglie...

13/08/2014:
Buon viaggio Papa Francesco
Papa Francesco è partito dall'aeroporto di Fiumicino per la Corea...
la nostra preghiera l'accompagna in questo terzo viaggio internazionale del suo pontificato...

  Nel giorno della mia partenza...

  Ringrazio quanti stanno...

14/08/2014:

  Dio benedica la Corea...

  San Giovanni Paolo II...

  Maria, Regina della Pace...


15 /08/2014:

  Maria, Regina del cielo...

  Cari giovani, Cristo vi chiama...

  Il mio cuore sanguina...

16/08/2014:

  I martiri ci insegnano...

  Non dimentichiamo il grido dei cristiani...

17/08/2014:

  Preghiamo perché la Chiesa...

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  Signore, davanti a tanta violenza...

18 /08/2014:

  Abbiate fiducia...

  Tanti innocenti sono stati cacciati...


19 /08/2014:

  Grazie, amici coreani...

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21/08/2014:

  Chiediamo al Signore questa grazia...

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Papa Francesco nel viaggio di ritorno dalla Corea ha portato con sé un bouquet di fiori avuto in dono prima della partenza da Seul da Mary Sol, bambina di sei anni. Subito dopo l'atterraggio del suo volo all'aeroporto romano di Ciampino, infatti prima di tornare a Santa Marta, si è recato, in macchina anziché in elicottero, alla basilica romana di Santa Maria maggiore per un momento di preghiera di ringraziamento alla Madonna per il viaggio appena concluso.

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"Vi ringrazio anche per le preghiere e per le condoglianze per quello che è accaduto nella mia famiglia. Anche il Papa ha una famiglia. Noi eravamo cinque fratelli; ho sedici nipoti e uno questi nipoti ha avuto un incidente stradale: è morta la moglie, i due figli piccoli di due anni uno e di pochi mesi l’altro, e lui in questo momento è in stato critico. Vi ringrazio tanto, tanto delle condoglianze e della preghiera."
Anche tutti noi di Quelli della Via vogliamo esprimere il nostro affetto e la nostra vicinanza a Papa Francesco per il lutto che ha colpito la sua famiglia.

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Angelus del 10 agosto 2014 - Testo e video


 10 agosto 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago (cfr Mt 14,22-33). Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Egli invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva, mentre Lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte. E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma Lui li tranquillizza: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (v. 27). Pietro, col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»; e Gesù gli dice «Vieni!» (vv. 28-29). Pietro scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare. Allora grida: «Signore, salvami!» (v. 30), e Gesù gli tende la mano e lo solleva.

Questo racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce di Gesù che gli dice: «Vieni!», lui riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque! La risposta fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose straordinarie. Ma Gesù stesso ci ha detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la nostra fede, la fede in Lui, la fede nella sua parola, la fede nella sua voce. Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. Nel personaggio di Pietro, con i suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.
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Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq: 
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  video

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Da mercoledì prossimo fino a lunedì 18 compirò un viaggio apostolico in Corea: per favore, accompagnatemi con la preghiera, ne ho bisogno! Grazie. E a tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci.

 
il testo integrale dell'Angelus

  video integrale


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Pubblichiamo di seguito la trascrizione completa della conferenza stampa tenuta da Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea: 

(Padre Lombardi)
Allora … Santità, benvenuto tra noi per questo ultimo appuntamento di questo viaggio che è stato molto intenso ma che ci sembra sia riuscito molto bene: almeno, lei dà l’impressione di essere soddisfatto, dà l’impressione di essere stato bene e noi ne siamo stati molto contenti. Allora, per questo incontro che credo avvenga secondo lo stile dei due precedenti che abbiamo avuto con lei, ci siamo organizzati dividendoci per gruppi linguistici e poi in ognuno dei gruppi sono stati sorteggiati alcuni colleghi e colleghe che faranno le loro domande. Ne abbiamo un buon numero … quando Lei è stanco ci dice che basta, e noi ci fermiamo, ecco. Altrimenti, continuiamo.
... Allora, Santità, Lei vuole dirci qualche cosa per introdurre? A Lei la parola, poi dopo diamo la parola al collega coreano …

(Papa Francesco)
Buongiorno. Buongiorno. Grazie tante per il vostro lavoro che è stato abbastanza impegnativo. Grazie per questo che avete fatto e adesso per l’attenzione per questo colloquio. Grazie tante.
...

(Padre Lombardi)
Santo Padre, grazie mille. Credo che abbia fatto più di un’ora di conversazione con noi e quindi sia giusto adesso potere andare a riposare un poco al termine di questo viaggio. Tra l’altro, questo viaggio … noi sappiamo che probabilmente questa sera tornerà dalla Madonna …

(Papa Francesco)
Dall’aeroporto passo alla Madonna [di Santa Maria Maggiore]: è una cosa bella. Il dr. Giani aveva ordinato di portare i fiori della Corea con i colori della Corea, ma poi all’uscita dalla nunziatura una bambina è venuta con un mazzo di fiori, di rose, e abbiamo detto: “Ma, portiamo alla Madonna proprio questi fiori di una bambina della Corea”. E questi li porteremo. Dall’aeroporto andiamo a pregare un po’ lì e poi a casa.

(Padre Lombardi)
Bene. Sappia che anche noi saremo con Lei a ringraziare il Signore per queste giornate straordinarie. E auguri per la ripresa poi del Suo ministero a Roma e noi continueremo ad accompagnarLa e speriamo che Lei continui a darci, come ci ha dato in questi giorni, cose bellissime di cui parlare. Grazie.

(Papa Francesco)
E grazie a voi del vostro lavoro, grazie tante … E mi scuso di non rimanere più tempo con voi. Grazie, eh? Buon pranzo!

  La conferenza stampa del Papa in aereo in versione integrale

  video


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Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 1

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 2

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 3

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 4

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 5

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 6

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 7

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 8

Papa Francesco Viaggio apostolico in Corea 13-18 agosto / 9


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"L'ultimo confine di Francesco" di Enzo Bianchi


Volendo riassumere con un’immagine il viaggio di papa Francesco in Corea, il pensiero va a un cuore pulsante che irrora di energie vitali il corpo fino alle sue estremità. Abbiamo avuto ancora una volta una chiara testimonianza di come il papa quando parla di “periferie” non usi una semplice metafora che tanti suoi pseudo-imitatori ora applicano a qualsiasi circostanza, ma riaffermi un aspetto centrale del suo ministero pastorale e delle modalità con cui intende esercitarlo.

Innanzitutto il riproporre a distanza di molti anni la scelta dell’estremo oriente come meta di un viaggio pastorale del vescovo di Roma lo ha condotto in prossimità di due “confini” apparentemente invalicabili, almeno nell’immediato: la Corea del Nord e la Cina. A questi due paesi così diversi per dimensioni, per storia anche recente, per posizione occupata nel consesso delle nazioni, il papa venuto “quasi dalla fine del mondo” si è rivolto in modo indiretto ma pregnante, da un lato ricordando l’unità della famiglia coreana e invocando riconciliazione e perdono, d’altro canto mettendo in bocca all’interlocutore le frasi che il suo atteggiamento vorrebbe suscitare: “questi cristiani non vengono come conquistatori, non vengono a toglierci la nostra identità: ci portano la loro, ma vogliono camminare con noi”.

Ma l’aspetto centrale del viaggio e dei numerosi discorsi pronunciati è una catechesi alla chiesa nel suo insieme: non solo alla chiesa coreana o ai vescovi asiatici, ma all’intero corpo ecclesiale, locale e universale, composto di laici e pastori, di giovani e di religiosi e religiose, una chiesa fondata e formata anche dai martiri di ogni stagione che hanno saputo e sanno donare la loro vita perché il seme del Vangelo germinasse nella compagnia degli uomini e delle donne del loro tempo. Anche per questo – e non per una brama di rincorrere l’attualità – non sono mancati i costanti riferimenti e le preghiere per la situazione dei cristiani in Iraq, in Siria e in Medioriente; per questo la canonizzazione dei martiri coreani ha proposto al culto e alla venerazione di tutta la chiesa – questo significa la proclamazione di un santo – dei testimoni di una vita evangelica radicalmente vissuta.
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Nessun essere umano è “effetto collaterale” di sciagure più grandi: ciascuno ha un valore inestimabile non solo agli occhi di Dio, ma anche per il cuore misericordioso di ogni discepolo di Cristo. Sì, papa Francesco ha mostrato di essere al cuore della chiesa non tanto perché è a capo del centro nevralgico e di potere del mondo cattolico, ma perché il suo cuore di uomo, di cristiano e di vescovo pulsa per diffondere la vita ricca di senso e di speranza che sgorga del Vangelo di Gesù Cristo.

  L'ultimo confine di Francesco



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 20 agosto 2014 - foto, testo e video




 20 agosto 2014 

L’Udienza Generale di Papa Francesco di oggi, 20 agosto 2014, si è tenuta nell’Aula Paolo VI  e la catechesi è stata dedicata al viaggio apostolico in Corea terminato da pochi giorni.
Il Santo Padre ne ha riassunto il significato in tre parole: memoria, speranza e testimonianza.

Guarda il video del saluto ai fedeli

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nei giorni scorsi ho compiuto un viaggio apostolico in Corea e oggi, insieme con voi, ringrazio il Signore per questo grande dono. Ho potuto visitare una Chiesa giovane e dinamica, fondata sulla testimonianza dei martiri e animata da spirito missionario, in un Paese dove si incontrano antiche culture asiatiche e la perenne novità del Vangelo: si incontrano entrambe.
Desidero nuovamente esprimere la mia gratitudine ai cari fratelli Vescovi della Corea, alla Signora Presidente della Repubblica, alle altre Autorità e a tutti coloro che hanno collaborato per questa mia visita.
Il significato di questo viaggio apostolico si può condensare in tre parole: memoria, speranza, testimonianza.
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Vi ringrazio anche per le preghiere e per le condoglianze per quello che è accaduto nella mia famiglia. Anche il Papa ha una famiglia. Noi eravamo cinque fratelli; ho sedici nipoti e uno questi nipoti ha avuto un incidente stradale: è morta la moglie, i due figli piccoli di due anni uno e di pochi mesi l’altro, e lui in questo momento è in stato critico. Vi ringrazio tanto, tanto delle condoglianze e della preghiera.

  video

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Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Bernardo, abate e dottore della Chiesa. Il suo amore alla Madonna, definita Stella maris, ispiri la vita cristiana di ciascuno: impariamo a guardare e ad invocare Maria per non essere mai vinti dal peccato e poter vivere dei frutti della grazia donataci dal suo Figlio Gesù.

  video della catechesi

  il testo integrale dell'udienza generale

  video integrale


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  1) La newsletter è settimanale;

 

  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm