"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°38 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 27 settembre al 3 ottobre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 10 ottobre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI


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Perchè domandare significa vivere - «Lectio magistralis» di Enzo Bianchi a Torino Spiritualità 2014.



Pubblichiamo una parte della «Lectio magistralis» che Enzo Bianchi ha tenuto il 25 settembre al teatro Carignano nell'ambito di Torino Spiritualità 2014.

In noi, umani, abitano molte domande, cioè sentiamo una pulsione a conoscere, a sapere,a comunicare, che ci spinge a porre domande. È significativo che i bambini, non più infanti, pongano continuamente domande, per conoscere il mondo in cui sono giunti. I genitori lo sanno bene: più domande che affermazioni...
L'umano è un essere che interroga e si interroga, quindi cerca una risposta. Ma le domande sono molto più decisive delle possibili risposte, che non sempre emergono per soddisfarle. Se Platone faceva dire a Socrate che «il più grande bene dell'uomo è interrogarsi su se stesso, e indegna di essere vissuta è una vita senza tale attività (Apologia di Socrate 38A), potremmo estendere questa considerazione a tutte le domande fondamentali che riguardano la condizione umana. Rainer Maria Rilke, non ancora trentenne, scriveVa il 6 luglio 1903 in una splendida lettera al giovane poeta Franz Kappus: Caro signore, Lei è così giovane, e si trova com al di qua di ogni inizio, e io vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di tentare di amare le domande stesse, come se fossero delle stanze chiuse a chiare, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non ricerchi ora le risposte che non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle... Ora viva le domande.
Forse, così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, si troverà a vivere la risposta... Il nostro compito è difficile, ma quasi tutto ciò che è serio è difficile, e tutto è serio.
Rilke dà come consiglio al giovane di amare le domande - oserei specificare - più che le risposte, perché a volte le risposte non ci sono o non sappiamo trovarle, ma le domande sorgono, ci abitano, ci muovono, ci fanno cercare. E ci sono domande che ci vengono rivolte dagli altri, dall'Atro,che noi possiamo ascoltare o, al contrario, uomo o donna, che ci porge il suo volto.
Il volto, che nella specie umana è unico, è distintivo della persona, e che i nostri occhi vedono, incontrano, leggono, conoscono o riconoscono, è una domanda, come sapeva sottolineare con maestria Emmanuel Lévinas. Permettetemi qui di ricordarvi anche un altro grande autore, per me un vero maestro: Edmond Jabès, che non a caso ha scritto Le Livre des Questions (1963), Il libro delle domande, nel quale questo intellettuale ebreo pone domande e cerca di rispondervi, ma solo attraverso frasi brevi, sintetiche, quasi degli aforismi, in modo che la domanda resti aperta, risuoni ancora e ancora...
Si, il nostro cuore umano è abitato da domande: da dove vengo? Dove vado? Chi sono io? Ciò che mi circonda è reale? E tra tutte le domande, la più grave: perché la morte mi attende?
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  Perché domandare significa vivere


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“Ognuno ha l’età dei suoi sogni” un inno alla speranza, agli ideali da coltivare e soprattutto da vivere, al di là dei propri limiti e della propria debolezza.


Incontro mondiale dei giovani:
Simona Atzori danza sulle note dell'inno

E' stato girato negli ambienti di una vecchia fabbrica di armi trasformata in Arsenale della Pace, il videoclip in cui l'artista con i suoi ballerini è protagonista. Il brano "Ognuno ha l’età dei suoi sogni" è l'inno ufficiale del quarto appuntamento promosso dal Sermig a Napoli il 4 ottobre

Un palcoscenico speciale: gli ambienti di una vecchia fabbrica di armi trasformata in Arsenale della Pace. Una canzone nata dalla vita: la storia di un gruppo di giovani che hanno seguito la forza dei loro ideali. L’arte senza limiti al servizio del bene: la passione e la tecnica della ballerina e pittrice Simona Atzori e dei ballerini della Scala, Marco Messina e Salvatore Perdichizzi. Sono questi gli ingredienti del videoclip di Ognuno ha l’età dei suoi sogni, canzone nata dall’esperienza del Sermig, la realtà di pace e solidarietà fondata cinquant’anni fa da Ernesto Olivero. Dal 1983 ha casa nel vecchio Arsenale militare di Torino: progetti di sviluppo in tutto il mondo, monastero metropolitano, una casa aperta 24 ore su 24 per chi vuole cambiare, non ha un posto per la notte, vuole cercare il senso della vita. Con un’attenzione particolare ai giovani, che all’Arsenale si incontrano e si impegnano per costruire un mondo migliore, nel nome della giustizia.

  video

È pensando proprio a loro che Ernesto Olivero e Mauro Tabasso hanno scritto il testo e la musica di “Ognuno ha l’età dei suoi sogni”, interpretata da Marco Maccarelli e inno ufficiale del quarto appuntamento mondiale dei Giovani della Pace in programma il 4 ottobre a Napoli, alle ore 16, in piazza del Plebiscito. Un inno alla speranza, agli ideali da coltivare e soprattutto da vivere, al di là dei propri limiti e della propria debolezza.
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CON BARBIE E KEN La religione di plastica...

 

CON BARBIE E KEN 
La religione di plastica...

Dopo la Barbie ballerina e quella con i costumi del mondo, un nuovo trend si è impossessato della bambola più famosa del mondo: la versione religion kit. 

E così ecco la Barbie Vergine Maria e dea Kalì, tanto per non far torto a nessuno.  
Non solo, per ampliare l’offerta ed essere certi di non trascurare alcuna possibilità di vestizione 
(come se si trattasse di una questione folkloristica), i panni vestiti dalla pupattola sono, di volta in volta, quelli di santa Giovanna D’Arco, della Vergine di Luján o di Maria Maddalena, della Vergine di Lourdes e pure di quella di Fatima, con i tre pastorelli a corredo. 

Pensate sia finita? Se così fosse dimentichereste che c’è anche la componente maschile della coppia di plastica. Quindi ecco il fido ed eterno fidanzato Ken nei panni di Gesù, san Rocco, san Sebastiano e, per il politically correct, di Buddha.
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Fin qui la notizia. Da adesso cominciano le domande. Chi ha diritto e chi no a vendere immagini legate ai culti religiosi? In base a quale discrezione e attenzione la Madonna sì e Maometto no? Che differenza c’è tra provocazione e cattivo gusto? La religione è davvero così di plastica che si può ridurre la devozione a oggettistica? Sono gradite risposte, anche se le installazioni artistiche (vogliamo definirle così?) non arriveranno mai nei negozi. Intanto invitiamo i genitori a lavorarci su fin d’ora, a spiegare ai figli perché una bambola non sempre è un omaggio, per decostruirne il ruolo fittizio e ricostruire la catechesi vera. Prima che si cominci a vendere anche la chiesa apribile completa di accessori o che qualche buontempone si inventi profeta della madonna Barbie.
(fonte del testo: Sir)

“Barbie vestita da Madonna e da Santa: siamo nell’eccesso del kitsch se non nel blasfemo”, replica per la Mattel Giuseppe Papa, responsabile della comunicazione per Italia, Grecia e Turchia del brand. “Il nostro marchio, con questa operazione, ovviamente non c’entra nulla e non accettiamo neppure di cadere nella provocazione. Siamo purtroppo avvezzi a questo tipo di situazioni. Ci è capitato diverse volte di dover fare fronte ad artisti e stilisti minori che hanno scelto la nostra bambola per attirare l’attenzione”...

  MATTEL: QUESTA BARBIE NON È NOSTRA



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Un'altra difesa è possibile (ma ci vuole una firma)


Il movimento italiano per la pace ha lanciato una nuova Campagna, iniziata il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi e giornata internazionale Onu per la nonviolenza.

'Un'altra difesa è possibile' è questo il titolo dell'iniziativa promossa da Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!, Tavolo Interventi Civili di Pace. Oltre trenta iniziative pubbliche, coordinate dal Movimento Nonviolento, hanno celebrato il 2 ottobre e disegnato una Mappa dell'Italia nonviolenta da Palermo a Bolzano.

Ma qual è l'obiettivo di questa Campagna? Perché i pacifisti, in un momento di semplificazione istituzionale, di tagli alla spesa, di riduzione dei costi della politica, propongono addirittura un nuovo Dipartimento statale? Perché un tema così apparentemente lontano dai bisogni reali dei cittadini? Le risposte sono più semplici e chiare di quanto possano apparire.
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La Campagna vuole aprire nel paese una dibattito sul concetto stesso di 'difesa': un'idea che abbiamo lasciato per troppi anni in esclusiva ai militari, e di cui oggi ci dobbiamo riappropriare. Per difendere i nostri diritti, il nostro ambiente, il nostro lavoro, sono più utili i famigerati F35, o piuttosto un 'esercito di pace' che ci costerebbe anche molto meno? Sotto questa luce, la Campagna 'Un'altra difesa è possibile' è quanto mai concreta e vicina ai bisogni di chi sta soffrendo la crisi.

  Un'altra difesa è possibile (ma ci vuole una firma)


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Lampedusa un anno dopo


3 ottobre 2013: 368 morti. L’Italia, il mondo intero ne era sconvolto. Indignato. Tutti erano concordi: non deve succedere mai più una tragedia del genere. Eppure, continua a succedere. Pochi ne parlano. I più non si accorgono. Abbiamo già versato una lacrimuccia il 3 ottobre. Mi sento tranquillo con la mia coscienza. 
Eppure è successo ancora e ancora. Nel 2014 sono morte altre 3072 persone in mare, senza contare quelle del naufragio di ieri, vicino alle coste libiche. E succederà ancora. Non basta fermare gli sbarchi in Libia. Gli sbarchi non finiranno, finché ci saranno persecuzioni e guerre inutili (anzi, utili solo a qualcuno) nella patria di chi cerca solo un po’ di pace, un briciolo di libertà.
Le associazioni per i diritti umani chiedono da tempo corridoi umani sicuri per i rifugiati, migranti. Ma nessuno ascolta. Nessun governo è pronto ad affrontare questo problema, nessun governo è disposto ad interventi mirati nei Paesi d’origine dei profughi. Ognuno ha diritto di vivere in pace nel proprio Paese. Chi deve lasciare la sua casa, è un orfano d’amore...

  Un anno fa la tragedia di Lampedusa: le promesse non mantenute

“Nel Mediterraneo si continua a morire a causa della migrazione” e “gli ultimi numeri degli annegati sono davvero raccapriccianti, superano le 368 vittime del 3 ottobre, ma se ne fosse morto solo uno già sarebbe stato di troppo. Avverto tanta indifferenza e ciò è disgustosamente triste”. Così parla monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, in un’intervista al settimanale diocesano “L’Amico del Popolo”, un anno dopo il naufragio al largo di Lampedusa nel quale morirono 368 migranti. “La presenza di questi fratelli in diverse aree del nostro Paese, la loro dislocazione in diverse case di accoglienza - osserva -, ha contribuito notevolmente a creare, laddove non esistevano già, o a rafforzare i presidi della solidarietà; nelle nostre comunità parrocchiali si registrano dei segnali incoraggianti, segni positivi di accoglienza e prossimità. I poveri sono sacramento di Cristo, sono la sua carne, Papa Francesco lo ripete da tempo esortandoci a non prendere le distanze dalle piaghe di questa carne: no, non possiamo chiudere gli occhi, né voltarci dall’altro lato”. A Lampedusa Papa Francesco ha compiuto il suo primo viaggio. Da allora, secondo il vescovo, è cambiata “la nostra opinione”, e quell’isola che “nel nostro immaginario era assurta a luogo di disperazione, a sinonimo di sbarchi”, ora ha “assunto un’altra connotazione che è quella della carità accogliente e della speranza”. (fonte: Sir)

  video

E’ passato un anno dalla strage al largo dell’isola di Lampedusa, dove morirono 368 eritrei: persone in cammino, persone in fuga, uomini, donne e bambini che avevano il diritto di essere accompagnati da una situazione di persecuzione e violenza a un luogo di pace, mentre hanno trovato la morte nel ‘nostro mare’. Papa Francesco ci ha fatto giustamente vergognare per essere stati incapaci di accompagnare e accogliere queste persone e famiglie...

  Comunicato stampa Migrantes

Era il 3 ottobre 2013 quando 366 migranti morirono in un naufragio vicino alle coste di Lampedusa.E un anno dopo l'isola ha deciso di ricordare quella tragedia, anche alla presenza dei vertici dell'Unione europea e delle alte cariche del governo italiano, per non dimenticare il dramma di chi ha tentato invano di sbarcare sulle coste italiane.
«God is love», «Henrick rip», «You are always in my heart», sono state le scritte dei sopravvissuti al naufragio realizzate sui cubi frangiflutti del molo, nell'ambito di un'iniziativa organizzata dal Comitato 3 ottobre. Lacrime e abbracci tra chi ha vissuto quei terribili momenti e che alla vista delle coste di Lampedusa è scoppiato in un pianto dirotto...

  Lampedusa, anniversario della tragedia: lacrime e proteste

Guarda anche i nostri ultimi post:
  • Ad un anno dalla tragedia di Lampedusa il commovente incontro di Papa Francesco con i superstiti e alcuni familiari
  • Tragedia senza fine nel Mediterraneo
  • La scelta di Catia tra i naufraghi da salvare - Per capire, una volta per tutte...
  • Morti senza nome. Morti due volte - I parenti dei migranti cercano i morti in mare, ma spesso è una lotta senza speranza


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Un anno dopo, ancora una tragedia nel Mediterraneo. Ancora disperazione, stavolta a Garabouli, in Libia, per l’ennesimo naufragio di migranti avvenuto nel Mediterraneo. Un’imbarcazione, con a bordo tra le 170 o le 180 persone, tutti profughi subsahariani, si è ribaltata a circa tre miglia al largo delle coste della città, 60 chilometri a est di Tripoli. La Marina libica ha recuperato 10 cadaveri e salvato 80 persone, ma decine sarebbero disperse stando alle testimonianze dei sopravvissuti. La guardia costiera libica non è stata in grado di confermare né il numero e neppure la nazionalità delle vittime del naufragio né tantomeno quella dei sopravvissuti. 

  Paolo Lambruschi: Lampedusa, un anno dopo ancora morte

Un documentario nato nei giorni della tragedia , con Interviste ancora genuine e prive di influenze . Racconti fatti dai sopravvissuti e dai soccorritori che parlano di due imbarcazioni che si sono avvicinate e se ne sono andate senza prestare soccorso e di orari discordanti con quelli ufficiali per quanto concerne la richiesta d’aiuto fatta dall’imbarcazione Gamar.
Sferlazzo lamenta che a distanza di un’ anno non si è ancora arrivati a capire bene cosa è successo quella mattinata nonostante le molteplici passerelle dei politici.

  LiberaEspressione: Video Inchiesta Tragedia 3 ottobre 2013 (video)

Un anno dopo aver quasi perso la vita a largo della piccola isola italiana di Lampedusa, Leterbhrane*, eritrea, superera` la sua paura del mare e tornera` per ricordare le migliaia di persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo sulle navi dei trafficanti.

  Barbara Molinaro e Iosto Ibba: Un anno dopo, il ritorno




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Giovedì 2 ottobre 2014 è la Giornata internazionale della Nonviolenza. Flavio Lotti: "La nonviolenza è molto di più del “semplice” rifiuto della violenza ma trovare la forza di reagire all’orrore è il primo passo verso quella “conversione” che appare sempre più urgente."

  Flavio Lotti: 2 ottobre: contro l'escalation della violenza




FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)

  Evangelii Gaudium - documento integrale


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  Non c'è nulla che sia più ingiusto...
  La suprema grandezza del cristianesimo...
  Si è cristiani...
  La violenza sugli anziani...
  Il Signore ci promette che seguirlo...
  Non guardare se la via è...
Papa Francesco all'udienza generale:
“All’inizio di questo mese, dedicato alla meditazione della vita di Maria e del suo Figlio nei misteri del Rosario, invito tutti voi a pregare secondo le intenzioni della Chiesa, soprattutto per il Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia. Pregate anche per me!”.
  Il rosario è una scuola di preghiera...
  Un'anima non è mai...
Auguri a tutte le nonne e i nonni. Il 2 ottobre è la loro festa ufficiale. Dal 2005, infatti, è entrata nel calendario del nostro Paese la “Festa dei nonni” per celebrare l’importanza del ruolo che essi svolgono nelle famiglie e nella società.
  Il nonno è padre due volte...
  La vita delle persone che devono migrare...
  Lo stato di diritto sociale non va...
  Io domando a voi...
Lampedusa un anno dopo... purtroppo la tragedia nel Mediterraneo continua a ripetersi...
  E' una vergogna...
Nel primo anniversario della strage di Lampedusa le domande di Papa Francesco continuano a interpellarci
  Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle?...


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Il 28 settembre 1978 muore Papa Giovanni Paolo I, il suo pontificato è stato tra i più brevi della storia della Chiesa Cattolica, solo 33 giorni, ma è rimasto nel ricordo di tutti come il Papa del sorriso.

 
... noi siamo oggetto da parte di Dio...

  SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE (video)

  Oggi ricorre anche la festa degli arcangeli...

Nel giorno primo ottobre, la Chiesa Cristiana celebra la memoria di santa Teresa di Lisieux o santa Teresina. 
Thérèse Françoise Marie Martin, divenuta monaca carmelitana di clausura assunse il nome di Suor Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo.
Una ragazza morta a ventiquattro anni diventa dopo neppure cinquant'anni modello di tutta la Chiesa. Pio XI era molto devoto di santa Teresa di Gesù Bambino e la nominò patrona delle Missioni, lei, la cui breve vita si svolse tutta fra Alenon e Lisieux e che dopo i suoi quindici anni non usci più dal convento.

  Un solo atto d'amore...

  L'amore deve essere provato...

  Preghiera di intercessione...
Papa Francesco all'udienza generale:
Oggi la Chiesa festeggia la ricorrenza di Santa Teresa di Gesù Bambino. Questa santa, che è morta a 24 anni e amava tanto la Chiesa, voleva essere missionaria, ma voleva avere tutti i carismi, e diceva: “Io vorrei fare questo, questo e questo”, tutti i carismi voleva. E' andata in preghiera, ha sentito che il suo carisma era l'amore. E ha detto questa bella frase: “Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore”. E questo carisma lo abbiamo tutti: la capacità di amare. Chiediamo oggi a Santa Teresa di Gesù Bambino questa capacità di amare tanto la Chiesa, di amarla tanto, e accettare tutti quei carismi con questo amore di figli della Chiesa, della nostra santa madre Chiesa gerarchica.
  Nel cuore della Chiesa...

  SS. ANGELI CUSTODI (video)

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2 ottobre 1869 nasceva Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito महात्मा, "grande anima")

  Disprezzare un singolo essere umano...
  Il benessere è necessario, ma...

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"Basta che Dio sia Dio - Ss. Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele" di Antonio Savone



Basta che Dio sia Dio
Santi Arcangeli
Michele, Gabriele e Raffaele
di Antonio Savone

La festa degli Arcangeli narra di un Dio che vuole entrare in comunione con noi scegliendoci come suoi interlocutori ed amici. La festa degli Arcangeli, infatti, racconta di un cielo aperto e di un Dio che ci mette a parte della sua stessa vita, della possibilità di gioire della comunione con lui.

Questa comunione, tuttavia, è sempre minacciata, sempre a rischio. Per questo l’arcangelo Michele cui è dedicata questa chiesa cattedrale è posto a vigilanza e custodia perché nulla ci strappi mai da quel legame a noi offerto dal Signore.

Questa festa liturgica ci ricorda che la vita cristiana è una lotta: proprio perché si tratta di una vera e propria rinascita mai avvenuta una volta per tutte, porta con sé una dimensione di vero travaglio. Ci è forse spontaneo pregare? È forse a noi connaturale amare tutti, spontaneamente, fino a volere anche il bene di chi ci ha fatto del male, come ci ha insegnato Gesù? Chi di noi non patisce una vera e propria crisi nel misurarsi con certe pagine evangeliche?

Il cammino di sequela, il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri, la stessa preghiera, non sono mai un punto di partenza pacifico e assodato una volta per tutte, ma piuttosto un punto di arrivo, il frutto di un cammino che spesso assume il volto di una fatica in cui il primo dato con cui facciamo i conti è la convinzione che non ne valga la pena. Lottiamo con le realtà che troviamo dentro di noi, ancor più che con quelle che troviamo fuori di noi. 
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Questa festa ci restituisce un po’ dello sguardo di Dio. In quel campo che è il nostro cuore abbiamo sempre a che fare con una sorta di parassita molto tenace che è il male. Ricordate la parabola della zizzania nel campo? A noi verrebbe da strapparlo, da reciderlo, ma il Signore lo impedisce finché il percorso non sia compiuto del tutto. A lui sta a cuore il buon grano: una sola spiga vale tutta la zizzania che pure possiamo ospitare dentro di noi. Cosa significa questo per noi? Un invito a guardare il bene e il bello di cui ciascuno di noi è portatore e operatore. Un invito a farlo fruttificare. A noi è richiesta una collaborazione fattiva perché il male non prevalga. Come? Provando anche noi a esercitare il ministero che svolgono gli angeli nei nostri confronti.

Chi è Gabriele? È l’angelo che porta la lieta notizia della nascita di un Salvatore. Di quali notizie io sono portatore? Sono capace di annunziare la lieta notizia di una vicinanza a chi patisce la fatica di non sperare più? Sono capace di mettere in luce il bene di cui i fratelli sono operatori?

Chi è Raffaele? È l’angelo a cui è affidato il compito di guarire. Sono pronto ad essere il segno di un Dio che avvicinandosi al fratello si fa carico della sua condizione? Mi sta a cuore la fragilità e la ferita dell’altro? Sono in grado di essere balsamo?

Chi è Michele? È l’angelo che difende l’unicità di Dio. Ma Dio ha davvero bisogno di essere difeso? Per rispondere a questa domanda vorrei richiamare un testo, tratto dal Diario di Etty Hillesum, una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel novembre 1943. In una pagina del 12 luglio 1942 si legge questa preghiera della domenica mattina: “Mio Dio, questi sono tempi tanto angosciosi… Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini” (Diario, Milano 2006, p. 169).

Disseppellire Dio dal cuore devastato di altri uomini, non distruggerlo dentro di noi, riservare un piccolo pezzo di lui in noi: è il compito che a noi affida Michele in questa festa.

“L’uomo che accetta questa realtà e se ne compiace, trova in cuor suo la serenità. Dio esiste, ed è tutto. Qualunque cosa gli succeda, c’è Dio e la luce di Dio. Basta che Dio sia Dio” (E. Leclerc).

  Basta che Dio sia Dio - Ss. Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele



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Il paradosso di Santa Teresa del Bambin Gesù monaca di clausura, morta giovanissima, dottore della Chiesa e patrona delle missioni


Religiosa, mistica, drammaturga, dottore della Chiesa insieme a Caterina da Siena e Teresa d’Avila, patrona di Francia insieme a Giovanna d’Arco, protettrice dei malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive, persino patrona delle missioni, lei che scelse la clausura e morì giovanissima di tubercolosi. La vicenda umana e spirituale di santa Teresa di Lisieux, più nota come santa Teresa del Bambin Gesù, è una delle più paradossali della storia della Chiesa che la festeggia il 1° ottobre. 
Morta quasi sconosciuta a 25 anni, nel monastero di Lisieux è venerata a livello mondiale. La Basilica di Lisieux, edificata in suo onore, è il secondo luogo di pellegrinaggio di Francia solo dopo Lourdes. Pio XI, che la canonizza nel 1925, la considerava la “stella del suo pontificato”. Giovanni Paolo II nel 1997 l’ha proclamata Dottore della Chiesa in occasione del centenario della sua morte. 
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La novità della sua spiritualità, chiamata anche teologia della "piccola via", consiste nel ricercare la santità, non nelle grandi azioni, ma negli atti quotidiani anche i più insignificanti, a condizione di compierli per amore di Dio.
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  SANTA TERESA, DALLA CLAUSURA AL MONDO

«Sono sempre affascinato da quella "piccola peste", un vulcano di energia, di fede, di amore per la Chiesa». Mette da parte per un po' i dossier su cui sta lavorando, abbozza un sorriso e si lascia portare via dai ricordi padre Giulio Albanese, 55 anni, missionario comboniano, giornalista e scrittore. «Ebbi modo di conoscere a fondo e apprezzare Teresa di Lisieux durante il noviziato, in Lombardia, a Venegono Superiore, nei primi anni Ottanta. Poi la ripensai e la rilessi in Africa, in Uganda, in Kenya e negli altri Paesi dove operai».
«Patrona delle missioni, la festa il primo giorno di ottobre, mese missionario: apparentemente un incomprensibile paradosso per una che non mise mai piede fuori dal suo monastero. E invece a ben pensarci, no», ragiona padre Albanese. «L'anima della missione è la contemplazione, ci ricodava ancora qualche anno fa don Tonino Bello. Vero, verissimo. Il missionario non è un navigatore solitario. Non è uno che si muove per capriccio. E' uno "mandato", deve avere alle spalle una comunità orante, deve essere egli stesso uomo di impegno e di profezia, sì, ma anche di silenzio e di preghiera. E proprio di preghiera, di abbandono fiducioso a Dio, di carità ardente santa Teresina del Bambin Gesù è paradigma ed esempio». 
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  «IO, MISSIONARIO, E QUELLA PICCOLA PESTE»


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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

"Questo è il mio comandamento:
che vi amiate gli uni gli altri 
come io ho amato voi.
Nessuno ha un amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici"
(Giovanni 15, 12-13)

  Gianfranco Ravasi:  Un amore eccessivo e radicale


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 43/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo:  Mt 21,28-32

"Il battesimo di Giovanni da dove veniva ? Dal Cielo o dagli uomini ?"(Mt 21,25)
A questa domanda, rivolta ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, Gesù non riceve risposta perché loro, benché sapessero che il Battista era un uomo di Dio, non vi hanno creduto, così come adesso non credono in Gesù. "Gli esattori delle tasse e le prostitute invece gli credettero"; coloro che erano ritenuti la causa diretta del ritardo dell'avvento del Regno di Dio, sono già nel Regno anzi: "vi passano avanti", che non indica precedenza (prima loro e poi voi) ma esclusione, ne hanno preso il posto. Per questo motivo il Signore compie un segno che provoca scandalo fra i sacerdoti e gli scribi, e turbamento nel popolo: caccia dal tempio "tutti quelli che vendevano e compravano"(Mt 21,12), (ne dichiara cioè la fine), accusa i 'professionisti del sacro' di averlo trasformato in "una spelonca di ladri", ed apre le porte a coloro ai quali ne è vietato l'ingresso perché impuri (cfr. 2Sam 5,6-8): i ciechi e gli storpi (Mt 21,14). Nelle parole di accusa di Gesù si percepisce l'eco della denuncia del profeta Isaia: "Questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora solo con le labbra"(Is 29,13). Gesù ribadisce che non basta dire: "Signore, Signore" (Mt 7,21) per entrare nel Regno, ma la sola cosa che conta è "fare la volontà del Padre". La volontà del Padre è il cuore del Vangelo di Matteo, il riconoscersi figli nel Figlio vivendo da fratelli: diventiamo figli solamente se viviamo da fratelli. Ascoltiamo questa parabola credendo di identificarci con un terzo fratello, che agisce come il primo e parla come il secondo."Ma questo fantomatico fratello non esiste: chi dice sì, non fa come dice; chi dice di no, può sempre convertirsi" (S. Fausti). La Chiesa è la 'casta meretrix', la prostituta che diventa casta sposa in quanto si riconosce  peccatrice; diventa "sì" ogni qualvolta riconosce il proprio "no". A che giova perciò conoscere tutte le minuzie della Torah, tutta la Teologia, la filosofia e la cultura di questo mondo, a cosa serve tutta questa sapienza, quando poi la vita dice altro?
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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I giovani musulmani, dall'Europa, dicono no all'Isis, e alle pratiche terroristiche messe in atto dai combattenti dello Stato islamico. Lo fanno sul web e il “codice” è quello che la rete sa meglio recepire e amplificare: una foto e un messaggio chiaro, da rilanciare sui social: ashtagh #NotInMyName, “non nel mio nome”. Una presa di distanza chiara contro il modo di agire del Califfato, che ha preso le mosse in Gran Bretagna grazie alla Active Change Foundation e che si unisce alle manifestazioni nate in diverse parti del mondo: dalla preghiera nelle moschee in Germania, alle fiaccolate per la pace (l'ultima due giorni fa a Milano).

Gli islamici moderati ci mettono la faccia, per ricordare che l'Isis non è l'Islam e che loro non si sentono rappresentati dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Ecco perché gli attivisti della protesta hanno scelto di utilizzare le stesse piattaforme usate dal Califfato per terrorizzare il mondo, come Twitter e YouTube. (fonte: Avvenire)

Internet, ancora una volta, si rivela uno strumento prezioso per dar voce e trasformare in compagine un universo ampio. Una campagna simile è stata quella per riporate a casa le oltre 200 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram: nei mesi scorsi "Bring Back Our Girls" è diventato uno slogan di portata mondiale. 

  video

Erano migliaia ieri pomeriggio davanti alla Grande moschea di Parigi, nel quartiere latino. Per gridare tutta la condanna e lo sdegno dell’islam francese per la decapitazione mercoledì in Algeria, ad opera dell’Is, della guida alpina Hervé Gourdel.
«Noi, musulmani di Francia, diciamo basta alla barbarie», ha dichiarato Dalil Boubakeur, rettore della Grande moschea e presidente del Consiglio francese del culto musulmano.
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Alcune dei presenti urlano: «Daesh (Isis) assassini», su un cartellone si legge: «Siamo tutti Hervé Gourdel». Una chiara presa di posizione dei «musulmani e dei loro amici», condivisa nelle stesse ore a Lione e in altre città francesi. Una manifestazione preparata, con un appello, 24 ore prima, di Boubakeur e altri leader musulmani: «Nessuno può arrogarsi il diritto di esprimersi in nostro nome», avevano scritto su Le Figarorivendicando «l’onore di dire che “siamo anche noi degli sporchi francesi”». Un chiaro riferimento all’appello, lanciato lunedì scorso dallo Stato islamico che chiedeva ai musulmani di uccidere gli infedeli e «in particolare gli sporchi e cattivi francesi»...

  I musulmani di Francia: basta barbarie

Il vescovo Luciano Monari ha accolto ieri nella sua casa i rappresentanti dei Centri islamici di Brescia e provincia, arrivati in visita di cortesia, ma anche per portare solidarietà, affetto, stima, voglia di reciprocità, attese per un tempo in cui, pur nella diversità delle religioni professate, sia possibile immaginare un luogo in cui riunirsi per pregare e riflettere insieme. Nel dolce pomeriggio bresciano, cristiani e musulmani si sono dati la mano, hanno colloquiato amabilmente, si sono scambiati doni, hanno pronunciato parole di pace, fratellanza e speranza. 
Ma, verrà mai un giorno come quello auspicato? «Il nostro futuro è legato inevitabilmente agli altri, sconosciuti ma fratelli - ha detto il vescovo ai presenti -. Non ci sono più isole e isolamenti; siamo tutti chiamati dalla storia a dialogare e a confrontarci. L'Imam Amin el Hazmi, del Centro islamico di Brescia, è venuto portando con sé, per offrirlo a noi, il bene elargito dal proprio Signore; noi gli assicuriamo di accogliere volentieri quel bene nella luce di Cristo. Questo è un incontro che ci consente di superare sospetti e dubbi, che è motivo di speranza, di nuova speranza».
APPENA PRIMA delle parole del vescovo, la parola dell'Imam, che rappresentava e ampliava quella di tutti i gruppi islamici presenti, aveva disegnato scenari di pace e di concordia. «Siamo venuti nella casa del vescovo di Brescia - ha spiegato Amin el Hazmi - a dirvi che siamo uniti a voi nel dolore causato da irresponsabili che nulla hanno da spartire con la nostra religione, che la fede diversa dalla nostra non ci spaventa, che rifiutiamo la violenza omicida, che vogliamo collaborare con la Chiesa cattolica e le diverse religioni, che vogliamo condividere i giorni e le ore, che siamo una grande famiglia, in cui si soffre e si gioisce insieme».
Tutto straordinariamente semplice, normale e naturale...

  Il vescovo e l'imam, insieme per la pace


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La croce di Biagio Conte sblocca una situazione diventata insostenibile per la "Missione Speranza e Carità" a Palermo



Una croce sulle spalle, il suo solito saio verde, il bastone da pellegrino, i sandali ai piedi e tantissime immaginette di Gesù nelle tasche. Che fosse un po' bizzarro lo sapevano tutti, dopo quasi venticinque anni di missione a Palermo, ma vederlo addirittura trascinare una croce lungo la Circonvallazione, diretto sulle colline attorno alla città, ha destabilizzato molti. Qualcuno lo ha preso per pazzo, qualcun altro lo ha tacciato di teatralizzare il bisogno, seppur reale. La maggior parte di coloro che l'hanno visto compiere l'ennesimo atto fuori moda, però, gli è andato incontro col sorriso di chi non giudica, ma chiede preghiere e benedizioni.
Biagio Conte, il laico consacrato che a Palermo ha fondato la missioneSperanza e Carità con oltre mille "ultimi" della società in tre strutture attorno alla Stazione centrale, ha scelto la ribellione del silenzio. Una scelta controcorrente in un mondo dove tutti urlano e usano la violenza per affermare pseudo-diritti...

  Biagio, Palermo e la sua croce

  video

“Autorità” dice rivolgendosi direttamente ai suoi interlocutori, “riprendete le strutture e, vi prego, anche tutti gli accolti; purtroppo non riesco più a garantire loro la luce, il gas l’acqua, i viveri, le medicine e i tantissimi bisogni per poter portare avanti le comunità, come una mamma che non ha da dare da mangiare al proprio bimbo ed è costretta ad abbandonarlo”. Parole di disfatta e di sconforto...

  Palermo, Biagio Conte è tornato alla missione

"Sono stato travolto - racconta - chiunque si fermava ad aiutarmi. Una sola voce. Poveri, bambini, parrocchie, anche il cardinale. Ma pure gente non credente o di altre religioni. Tutti vicini a me e alla mia preghiera. La città mi ha chiamato. Mi ha detto di tornare". Settimane in ritiro a digiunare e a pregare. Prima in una grotta sul monte Grifone, poi nel santuario di Monreale e di San Martino delle Scale. Ma anche tante notti a dormire in strada fra uno spostamento e l'altro. Sulle scalinate delle parrocchie di quartiere...

  Il ritorno di Biagio Conte. "L'ho fatto per i poveri ma sono pronto a ripartire"

Guarda anche il nostro post precedente:
  Inspiegabile guarigione di Biagio Conte l'«angelo dei poveri» di Palermo dopo un viaggio a Lourdes


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MAFIA - "Il nodo della politica .. nel nostro Paese corruzione e mafia sono due faccie della stessa medaglia!" (Don Luigi Ciotti) VIDEO
Il fondatore di Libera è in questo momento l'uomo più a rischio d'Italia, tutte le mafie lo vogliono morto.
L'allerta viene da diverse Procure nazionali, da Torino a Palermo e Caltanissetta, fino alla Direzione nazionale antimafia.

 
UnoMattina intervista a don Ciotti (video)

  Per me l'impegno contro la mafia...
  Solo un "noi"...

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Misericordia, preghiera e riflessione. Sono i tre punti irrinunciabili indicati da Bruno Forte segretario speciale del Sinodo, arcivescovo di Chieti-Vasto, teologo originale e apprezzato, a pochi giorni dall’avvio della grande assemblea sulla famiglia voluta da papa Francesco.

  Luciano Mola:   Forte: «Il Sinodo? Né chiusure né fughe»

Il sinodo straordinario sulla famiglia che si apre lunedì prossimo (5-19 ottobre) si concluderà con un “documento finale”, una Relatio Synodi, votato dai padri sinodali, poi consegnato al Papa e – insieme a un “piccolo questionario” – alle conferenze episcopali di tutto il mondo in vista del successivo sinodo ordinario che si svolgerà l’anno successivo.

  Iacopo Scaramuzzi:   Il Sinodo sulla famiglia terminerà con un testo votato dai padri

Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, assicura che la volontà di papa Francesco di un dibattito libero sulla questione della famiglia e del matrimonio è rispettata. Per quanto riguarda le scelte occorre attendere il prossimo Sinodo, previsto per il 2015.

FAMIGLIA CRISTIANA:   «SARÀ CONFRONTO VERO, MA NESSUNA DECISIONE»



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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 28 settembre 2014

    Udienza Generale- del 1° ottobre 2014: La Chiesa - 7. Carismi: diversità e unità

    Omelia - Santa Messa con gli anziani (28 settembre 2014)

    Discorso - Ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali (27 settembre 2014)

   
Discorso - Celebrazione dei Vespri in occasione del bicentenario della ricostituzioe della Compagnia di Gesù (27 settembre 2014)

   
Discorso -  Incontro del Papa con gli anziani in Piazza San Pietro (28 settembre 2014)

    Discorso - ai membri dell'Alleanza Biblica Universale per la presentazione della Bibbia in lingua italiana "Parola del Signore- La Bibbia Interconfessionale in lingua corrente (29 settembre 2014)

    Discorso - ai partecipanti al pellegrinaggio promosso dall'Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità - "La Nostra Famiglia"(1° ottobre 2014) 

    Discorso - ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (2 ottobre 2014)

    Discorso - a Sua Santità Mar Dinkha IV, Catholicos Patriarca della Chiesa Assira d'Oriente (2 ottobre 2014)

    Discorso - Ai Presuli della Conferenza Episcopale del Ciad, in visita "ad Limina Apostolorum" (2 ottobre 2014)

   
Discorso - Alla Plenaria della Congregazione per il Clero (3 ottobre 2014)

    Discorso - Ai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) (3 ottobre 2014)


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27 /09/2014:

  C'è la tendenza a mettere al centro...

30/09/2014:

  La divisione in una comnità cristiana...


02/10/2014:

  Sinodo è camminare insieme...


03/10/2014:

  Le famiglie felici sono essenziali...


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Alla festa dei nonni con Francesco anche il Papa emerito Benedetto XVI
il programma definitivo della “Benedizione della lunga vita”

  Alla festa dei nonni con Francesco anche il Papa emerito Benedetto XVI

  I nonni sono un tesoro...



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“La benedizione della lunga vita” - Papa Francesco incontra gli anziani e i nonni di tutto il mondo: discorso, omelia e Agelus (foto, testi e video)



Decine di migliaia di persone sono in Piazza San Pietro per la giornata, intitolata “La benedizione della lunga vita”, dedicata agli anziani e ai nonni del mondo.
Il Papa ha invitato Benedetto XVI a partecipare ed il papa emerito ha accettato presenziando alla prima parte della giornata.

  video dell'arrivo di Benedetto XVI

Benedetto XVI accolto sul sagrato da Francesco mentre Andrea Bocelli cantava “Con te partirò”.

  video dell'abbraccio tra Papa Francesco e Benedetto XVI

Ha aperto l’incontro mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ha definito Benedetto XVI "primo nonno tra tutti i nonni" e ha osservato che spesso la vecchiaia è vissuta come un naufragio e la fragilità come una condanna. Quindi ha ricordato come Anna Magnani fosse orgogliosa delle sue rughe, che, diceva, "me le sono guadagnate una per una". 


Sono seguite poi alcune testimonianze, in particolare quella di Mubarak, profugo dal Kurdistan iracheno, in piazza con la moglie Aneesa: sposati da 51 anni, hanno dieci figli e 12 nipoti. Mubarak ha ricordato le sofferenze del suo popolo. 
Quindi ha parlato Papa Francesco. 

  testo integrale del discorso di Papa Francesco

  video

Dopo il discorso del Papa inizia la seconda fase dell'incontro coi nonni, la Santa Messa presieduta da Francesco e concelebrata da cento sacerdoti anziani.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato, oggi lo accogliamo come Vangelo dell’incontro tra i giovani e gli anziani: un incontro pieno di gioia, pieno di fede e pieno di speranza.
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  il testo integrale dell'omelia

  video dell'omelia

Segue la recita dell'Angelus

  testo integrale dell'Angelus

  video dell'Angelus

  video integrale


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Ad un anno dalla tragedia di Lampedusa il commovente incontro di Papa Francesco con i superstiti e alcuni familiari


«Chiedo a tutti gli uomini e donne d’Europa che aprano le porte del cuore! Voglio dire che sono vicino a voi, prego per voi, prego per le porte chiuse perché si aprano!». Era commosso papa Francesco quando ha pronunciato queste parole rivolgendosi questo pomeriggio, nell’auletta della Sala Nervi, a un gruppo di superstiti e familiari del naufragio avvenuto un anno fa, il 3 ottobre 2013, presso le coste di Lampedusa, in cui avevano trovato la morte 368 migranti.

Una delegazione di 37 persone, quella ricevuta dal Papa: tutti eritrei (oltre venti superstiti del barcone affondato e alcuni familiari), provenienti da diversi Paesi europei dove hanno trovato accoglienza, tra cui Germania, Svezia, Norvegia, Olanda, Danimarca, spesso presso familiari che già vi si trovavano. Altri sopravvissuti si uniranno alla delegazione per le commemorazioni a Lampedusa venerdì 3 ottobre.

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Al Papa, che scelse proprio Lampedusa per il suo primo viaggio, l’8 luglio dell’anno scorso, e che vede nel problema dei migranti una delle questioni centrali nel suo pontificato, è stata offerta in dono una scultura in ferro, raffigurante una bottiglia nel mare che al suo interno racchiude una famiglia. Al termine Bergoglio ha salutato personalmente ognuno dei presenti.

«Santo Padre, vorremmo pregare assieme a Lei affinché quello che è successo non accada mai più», è stata la richiesta di sostegno che i partenti delle vittime hanno rivolto al Papa attraverso una lettera aperta. «Vorremmo che Lei tornasse ancora a levare la sua voce affinché nessuno sia più costretto a fuggire dalla propria terra, la propria casa, i propri affetti; affinché nessuno sia più costretto a rischiare la vita nel lungo e difficile percorso che dal nostro paese, dai nostri paesi devastati dalla violenza, porta verso l’Europa, verso la pace e la tranquillità, verso una vita normale».

La delegazione è stata organizzata dal «Comitato 3 Ottobre», presieduto da Tareke Brhane, e accompagnata dall’elemosiniere pontificio mons. Konrad Krajewski, e da padre Giovanni Lamanna, già presidente del Centro Astalli. In questi giorni è stata presentata una proposta di legge perché il 3 Ottobre sia riconosciuto come «Giornata in ricordo delle vittime del mare». Alcuni dei presenti hanno anche potuto compiere i test predisposti dalle autorità italiane competenti per il riconoscimento di alcune delle salme non ancora identificate. (fonte testo: SECOLO XIX)

  video

Riproponiamo anche il nostro post pubblicato il 3 ottobre 2013:

  Lampedusa... Vergogna!... Basta!... una tragedia che ci lascia senza parole!!!


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 1° ottobre 2014 - foto, testo e video


 1° ottobre 2014 

“Prologo” in Aula Paolo VI, per l’udienza generale di oggi incontrando i partecipanti al pellegrinaggio dell’Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità “La Nostra Famiglia” e un gruppo di bambini disabili accompagnati dai loro genitori e familiari, Papa Francesco si è congedato da loro con queste parole: “Mi diceva una mamma di restare un po’ di più io qui, ma il tempo è dittatore, ma dopo l’udienza in piazza volentieri rimarrò da voi, grazie tante, pregate per me, che io pregherò per voi, che il Signore vi benedica, buona giornata”. 
Alle 9.30 circa, il Papa ha fatto poi il suo ingresso nella piazza San Pietro dove ad attenderlo c'erano oltre 35mila persone. 

Il Santo Padre è stato salutato dal solito “corteo” di bambini e dalla folla festante che a più riprese ha acclamato il suo nome.

La Chiesa - 7. Carismi: diversità e unità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Fin dall’inizio, il Signore ha ricolmato la Chiesa dei doni del suo Spirito, rendendola così sempre viva e feconda con i doni dello Spirito Santo. Tra questi doni, se ne distinguono alcuni che risultano particolarmente preziosi per l’edificazione e il cammino della comunità cristiana: si tratta dei carismi. In questa catechesi vogliamo chiederci: che cos’è esattamente un carisma? Come possiamo riconoscerlo e accoglierlo? E soprattutto: il fatto che nella Chiesa ci sia una diversità e una molteplicità di carismi, va visto in senso positivo, come una cosa bella, oppure come un problema?
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Oggi la Chiesa festeggia la ricorrenza di Santa Teresa di Gesù Bambino. Questa santa, che è morta a 24 anni e amava tanto la Chiesa, voleva essere missionaria, ma voleva avere tutti i carismi, e diceva: “Io vorrei fare questo, questo e questo”, tutti i carismi voleva. E' andata in preghiera, ha sentito che il suo carisma era l'amore. E ha detto questa bella frase: “Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore”. E questo carisma lo abbiamo tutti: la capacità di amare. Chiediamo oggi a Santa Teresa di Gesù Bambino questa capacità di amare tanto la Chiesa, di amarla tanto, e accettare tutti quei carismi con questo amore di figli della Chiesa, della nostra santa madre Chiesa gerarchica.

  video della catechesi

Saluti:

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... All’inizio di questo mese, dedicato alla meditazione della vita di Maria e del suo Figlio nei misteri del rosario, invito tutti voi a pregare secondo le intenzioni della Chiesa, soprattutto per il Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia. Pregate anche per me! La Madre Santissima vi protegga e ottenga per voi le grazie del Signore. Dio vi benedica!
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Un pensiero speciale rivolgo infine ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi è la memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni. Cari giovani, il suo amore per la Chiesa sia un insegnamento per la vostra vita spirituale; cari ammalati, la preghiera sia lo strumento per affrontare i momenti più difficili, come è stata la preghiera per questa Santa; e voi, cari sposi novelli, fondate sul rispetto e sulla fedeltà reciproca la vostra casa coniugale.

  il testo integrale

  video integrale



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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

29 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Satana presenta le cose come buone ma vuole distruggere l‘uomo”

La lotta contro i piani astuti di distruzione e disumanizzazione portati avanti dal demonio — che «presenta le cose come se fossero buone» inventando persino «spiegazioni umanistiche» — è «una realtà quotidiana». E se ci facciamo da parte, «saremo sconfitti». Ma abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. Ed è proprio il ruolo di Michele, Gabriele e Raffaele che Papa Francesco ha ricordato nella messa celebrata lunedì 29 settembre, giorno della loro festa, nella cappella della Casa Santa Marta.

Il Pontefice ha fatto subito notare che «le due letture che abbiamo ascoltato — sia quella del profeta Daniele (7,9-10.13-14) sia quella del Vangelo secondo Giovanni (1, 47-51) — ci parlano di gloria.
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Il Pontefice ha poi fatto riferimento all’«altra lettura» tratta dall’Apocalisse (12,7-12). Anche in quel testo, ha precisato, «si parla di gloria, ma come lotta».
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È «la lotta fra il demonio e Dio», ha spiegato. Ma «questa lotta avviene dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il figlio». Perché, ha affermato il Papa, «Satana sempre cerca di distruggere l’uomo: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaèle che sarebbe venuto in gloria».
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Davanti a questa opera di Satana «gli angeli ci difendono: difendono l’uomo e difendono l’uomo-Dio, l’uomo superiore, Gesù Cristo, che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto». È per questo che «la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio — sono nella gloria di Dio — perché difendono il grande mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne». Proprio «quello vogliono distruggere; e quando non possono distruggere la persona di Gesù cercano di distruggere il suo popolo; e quando non possono distruggere il popolo di Dio, inventano spiegazioni umanistiche che vanno propriamente contro l’uomo, contro l’umanità e contro Dio».
Ecco perché, ha detto il Papa, «la lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana, nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese». Tanto che «se non si lotta, saremo sconfitti». Ma «il Signore ha dato questo compito di lottare e vincere principalmente agli angeli».
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Proprio ricordando la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il Papa ha ribadito come questo sia, appunto, un giorno particolarmente adatto per rivolgersi a loro. E anche «per recitare quella preghiera antica ma tanto bella all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto uomo, è morto e è risorto». Perché «questo è il nostro tesoro». E all’arcangelo Michele, ha concluso Francesco, chiediamo di continuare «a lottare per custodirlo».

  Messa a Santa Marta - Angeli e demoni

PREGHIERA A SAN MICHELE 
San Michele Arcangelo, soccorrici nella lotta e sii nostra difesa con le insidie del diavolo. Ti preghiamo che il Signore lo sottoponga al suo dominio e alla sua potenza invincibile. E, tu, Principe delle schiere celesti, con la forza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni, suoi alleati, che a rovina delle anime si aggirano per il mondo. Amen.

  video
 

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«La vera preghiera viene dal cuore» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

30 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“evitare lamentele da teatro, pregare per chi soffre davvero”

Anche il lamento, in momenti bui, diventa preghiera ma guardiamoci dalle “lamentele da teatro”. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco che ha preso spunto da un passo del Libro di Giobbe. Il Papa ha, quindi, ricordato chi vive “grandi tragedie” come i cristiani cacciati dalle loro case per la propria fede.

Giobbe maledice il giorno in cui è nato, la sua preghiera appare come una maledizione. Papa Francesco ha incentrato la sua omelia sulla Prima Lettura che ci mostra Giobbe maledire la sua vita. “E’ stato messo alla prova – ha rammentato il Papa – ha perso tutta la famiglia, ha perso tutti i beni, ha perso la salute e tutto il suo corpo è diventato una piaga, una piaga schifosa”. In quel momento, ha sottolineato Francesco, “è finita la pazienza e lui dice queste cose. Sono brutte! Ma lui sempre era abituato a parlare con la verità e questa è la verità che lui sente in quel momento”. Anche Geremia, ha rammentato, “usa quasi le stesse parole: ‘Maledetto il giorno che nacqui!’”. “Ma questo uomo bestemmia? Questa è la mia domanda – si è chiesto Francesco – quest’uomo che sta solo, così, in questo, bestemmia?”

“Gesù, quando si lamenta – ‘Padre, perché mi ha abbandonato!’ - bestemmia? Il mistero è questo. Tante volte io ho sentito persone che stanno vivendo situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole e abbandonate e vengono a lamentarsi e fanno queste domande: perché? Perché? Si ribellano contro Dio. E io dico: ‘Continua a pregare così, perché anche questa è una preghiera’. Era una preghiera quando Gesù ha detto a suo Padre: ‘Perché mi ha abbandonato!’”.

E’ una “preghiera quella che fa Giobbe qui. Perché, ha evidenziato, pregare è diventare in verità davanti a Dio. E Giobbe non poteva pregare altrimenti”. “Si prega con la realtà – ha soggiunto – la vera preghiera viene dal cuore, dal momento che uno vive”. “E’ la preghiera nei momenti del buio, nei momenti della vita – ha detto il Papa – dove non c’è speranza, non si vede l’orizzonte”:

“E tanta gente, tanta oggi, è nella situazione di Giobbe. Tanta gente buona, come Giobbe, non capisce cosa le è accaduto, perché è così. Tanti fratelli e sorelle che non hanno speranza. Pensiamo alle tragedie, alle grandi tragedie, per esempio questi fratelli nostri che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente: ‘Ma, Signore, io ho creduto in te. Perché? Credere in Te è una maledizione, Signore?’”.

“Pensiamo agli anziani lasciati da parte – ha proseguito – pensiamo agli ammalati, a tanta gente sola, negli ospedali”. Per tutta questa gente, e “anche per noi quando andiamo nel cammino del buio – ha assicurato – la Chiesa prega. La Chiesa prega! E prende su di sé questo dolore e prega”. E noi, “senza malattie, senza fame, senza bisogni importanti – ha ammonito – quando abbiamo un po’ di buio nell’anima, ci crediamo di essere martiri e smettiamo di pregare”. E c’è chi dice: “Mi sono arrabbiato con Dio, non vado più a Messa!”. “Ma perché?”, chiede il Papa. “Per una cosina piccolina”, è la risposta. Francesco ha così rammentato che Santa Teresa di Gesù Bambino, negli ultimi mesi della sua vita, “cercava di pensare al cielo, sentiva dentro di sé, come fosse una voce che diceva ‘Ma non essere sciocca, non farti fantasie. Sai cosa ti aspetta? Il niente!’”.

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  Il Papa: evitare lamentele da teatro, pregare per chi soffre davvero

  video


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«Tutti abbiamo un angelo » - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

2 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Ascolto il mio angelo custode?”

L’angelo custode esiste, non è una dottrina fantasiosa, ma un compagno che Dio ci ha posto accanto nel cammino della nostra vita: è quanto ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dei Santi Angeli Custodi.

Le letture del giorno – afferma Papa Francesco - presentano due immagini: l’angelo e il bambino. Dio ha messo al nostro fianco un angelo per custodirci: “Se uno di noi credesse di poter camminare da solo, sbaglierebbe tanto”, cadrebbe “in quello sbaglio tanto brutto che è la superbia: credere di essere grande”, autosufficiente. Gesù insegna agli apostoli ad essere come i bambini. "I discepoli litigavano su chi fosse il più grande tra loro: c’era una disputa interna … eh, il carrierismo, eh? Questi che sono i primi vescovi, avevano questa tentazione del carrierismo. ‘Eh, io voglio diventare più grande di te …’. Non è un buon esempio che i primi vescovi facciano questo, ma è la realtà. E Gesù insegna loro il vero atteggiamento”, quello dei bambini: “la docilità, il bisogno di consiglio, il bisogno di aiuto, perché il bambino è proprio il segno del bisogno di aiuto, di docilità per andare avanti … Questa è la strada. Non chi è più grande”. Quelli che sono più vicini all’atteggiamento di un bambino, sono “più vicini alla contemplazione del Padre”. Ascoltano con cuore aperto e docile l’angelo custode:

Tutti noi, secondo la tradizione della Chiesa, abbiamo un angelo con noi, che ci custodisce, ci fa sentire le cose. Quante volte abbiamo sentito: ‘Ma … questo … dovrei fare così, questo non va, stai attento …’: tante volte! E la voce di questo nostro compagno di viaggio. Essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci … Perché la ribellione, la voglia di essere indipendente, è una cosa che tutti noi abbiamo; è la superbia, quella che ha avuto il nostro padre Adamo nel Paradiso terrestre: la stessa. Non ribellarti: segui i suoi consigli”.

“Nessuno cammina da solo e nessuno di noi può pensare che è solo” – ha proseguito il Papa – perché c’è sempre “questo compagno”:
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Papa Francesco conclude così l’omelia:

“Io, oggi, farei la domanda: com’è il rapporto con il mio angelo custode? Lo ascolto? Gli dico buongiorno, al mattino? Gli dico: ‘Custodiscimi durante il sonno?’. Parlo con lui? Gli chiedo consiglio? E’ al mio fianco. Questa domanda possiamo risponderla oggi, ognuno di noi: com’è il rapporto con quest’angelo che il Signore ha mandato per custodirmi e accompagnarmi nel cammino, e che vede sempre la faccia del Padre che è nei cieli”.

  Francesco: l'angelo custode esiste, ascoltiamo i suoi consigli

  video


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«Io resisto alla salvezza di Gesù? » - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

3 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
““Come voglio essere salvato? A modo mio?”

Credere in Gesù, portatore di un messaggio che salva l’umanità di ogni tempo, o rifugiarsi in una salvezza frutto di “comandamenti fatti da uomini”. È questo il dilemma che Papa Francesco ha sciolto nell’omelia della Messa mattutina presieduta nella cappella di Casa Santa Marta.

L’unico desiderio di Dio è di salvare l’umanità, ma il problema è che è spesso l’uomo a voler dettare le regole della salvezza. È il paradosso drammatico di tante pagine della Bibbia che arriva al suo culmine nella vicenda terrena di Cristo. Papa Francesco lo approfondisce partendo dal brano del Vangelo in cui Gesù esprime tutto il suo dispiacere nel vedersi osteggiato dalla sua stessa gente, dalle città che voltano le spalle al suo messaggio. “Se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi” – è il suo monito a Corazìn e Betsàida – già da tempo “si sarebbero convertite”. In questo severo, ma anche amaro paragone, è riassunta – osserva il Papa – “tutta la storia della salvezza”. Così come hanno rifiutato e ucciso i profeti prima di lui, “perché risultavano scomodi”, adesso fanno lo stesso con Gesù. “E’ il dramma della resistenza ad essere salvati”, innescato dai capi del popolo:

“È proprio la classe dirigente quella che chiude le porte al modo col quale Dio vuole salvarci. E così si capiscono i dialoghi forti di Gesù con la classe dirigente del suo tempo: litigano, lo mettono alla prova, gli tendono trappole per vedere se cade, perché è la resistenza a essere salvati. Gesù dice loro: ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo la nostra: vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. E’ sempre questa chiusura al modo di Dio”.
...

“Ci farà bene – insiste Papa Francesco – pensare che questo dramma è nel nostro cuore”. Riflettere sul fatto se ci accade di confondere “libertà con autonomia”, di scegliere la salvezza che riteniamo sia quella “giusta”:

“Credo che Gesù sia il Maestro che ci insegna la salvezza, o vado dappertutto ad affittare guru che me ne insegnino un’altra? Un cammino più sicuro o mi rifugio sotto il tetto delle prescrizioni e dei tanti comandamenti fatti da uomini? E così mi sento sicuro e con questa - è un po’ duro dire questo - sicurezza compro la mia salvezza, che Gesù dà gratuitamente con la gratuità di Dio? Ci farà bene oggi farci queste domande. E l’ultima: io resisto alla salvezza di Gesù?”.

  Il Papa: la salvezza è solo in Gesù, non nei tanti precetti fatti da uomini

  video



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Nel messaggio all’udienza plenaria dei membri del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, papa Francesco è entrato nel cuore delle principali tematiche sociali di questa fase storica e fissato alcuni punti che aiutano a fare chiarezza rispetto a molte interpretazioni intorno al suo pensiero.

  Stefano Zamagni:   Economia più «civile»






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