"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°34 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 30 agosto al 5 settembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 12 settembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

    di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI


  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Migranti, «un vero Paese sa accogliere» - "Crimini contro l’ospitalità



No, non siamo innocenti. Anzitutto perché non potremo dire, in futuro, che non sapevamo, che eravamo all’oscuro di tutto. Né possiamo chiamarci fuori oggi lamentando l’impotenza dei cittadini di fronte al potere politico. Senza cittadini impotenti il potere sarebbe, a sua volta, impotente. Non siamo innocenti perché non possiamo ignorare che la nostra ricchezza, sempre, s’intende, relativa, ha come risvolto la povertà altrui e tutte le conseguenze incalcolabili che comporta: fame, guerre, genocidi. Non abbiamo nessun merito per vivere da questa parte del mondo. I privilegi di cui profittiamo sono altrettanti svantaggi, perdite, danni per coloro che vivono nella parte sbagliata. Un gesto compiuto qui può avere esiti devastanti altrove, fino a provocare, pur attraverso una serie ininterrotta di cause involontarie, l’agonia di qualcuno. 

La morte degli altri avviene senza che noi, abitanti delle sovrabbondanti e protette metropoli occidentali, ne siamo a conoscenza. Inconsapevoli, eppure In un mondo solcato dall’ingiustizia sociale, diviso dalle diseguaglianze, invochiamo sicurezza contro il disordine dilagante, contro la minaccia dell’immigrazione. Tutti i dispositivi sono infatti volti a proteggere noi e a escludere loro. Ci crogioliamo nell’illusione che sia sufficiente consolidare le nostre fortezze per far fronte alla pressione dei cosiddetti flussi migratori. Riteniamo legittimo e legale lasciare nell’illegalità estrema chi è rimasto fuori dalla porta. Permettiamo che, attraverso mille esclusioni, lo straniero resti estraneo alla prosperità e al conforto, al diritto e al riparo. Ci disinteressiamo della sua condizione, della sua storia, della sua sorte. Preferiamo ignorarne l’esistenza, evitarne l’incontro, sfuggirne il volto. Lo temiamo. Dietro i dispositivi e i controlli, le misure innumerevoli a cui sottoponiamo lo straniero, dall’identificazione all’espulsione, si nasconde a stento il nostro timore della vendetta. È peraltro la stessa vendetta che, sotto forma di collera popolare e spirito di rivolta, si aggira intorno a noi nei sobborghi delle capitali, nelle periferie dei capitali. Non distingue tra un dentro e un fuori; il desiderio di vendetta trascende le frontiere. Reclamare sicurezza non serve; tradisce solo la cattiva coscienza di chi si sottrae alla responsabilità. Ma non c’è esistenza, preservata e protetta, che possa dirsi innocente. 

Come mai, da che mondo è mondo, non si dà riparo allo straniero? Che Paese è il nostro, in cui la paura condiziona e pregiudica l’ospitalità? Ne fa addirittura un crimine, sanzionando chi ospita un immigrato irregolare? Mentre allo Stato è consentito perpetrare 
crimini contro l’ospitalità? Non dobbiamo dimenticare che l’accoglienza indica il luogo offerto all’altro in cui confluiscono i concetti di ospitalità, fraternità, umanità. Non ci può essere umanità senza accoglienza dell’ospite. Già Kant, delineando un diritto cosmopolitico, che varcasse i confini degli stati e delle nazioni, aveva parlato del diritto universale all’ospitalità, cioè di un 'diritto di visita', senza condizioni, e di un 'diritto dell’ospite', per cui è necessario accogliere lo straniero come 'coabitante'. 

Accoglienza è quel gesto femminile in cui si condensa l’etica stessa. Che cosa sarebbe altrimenti l’esistenza umana? Ciascuno di noi, a partire dalla nascita, è già sempre accolto in un luogo che non è suo, che lo precede, di cui non può appropriarsi e che può abitare a sua volta solo come ospite, come straniero residente. Siamo tutti stranieri residenti in una terra d’asilo che non ci appartiene, accolti e chiamati ad accogliere, nel segno di una politica di coabitazione che il mondo globalizzato rende imprescindibile. 
...

  Migranti, «un vero Paese sa accogliere»

Tra denuncia politica e reportage filosofico, questo libro è un viaggio in un centro di identificazione e espulsione, quell’Ade invisibile e nascosto dove vengono relegate le scorie umane della globalizzazione. Ma il viaggio diventa occasione per riflettere sui campi per gli stranieri, sulla retorica ambigua dell’accoglienza. Dove finisce la protezione umanitaria e dove comincia il controllo poliziesco?...

  la scheda del libro "Crimini contro l’ospitalità" di Donatella Di Cesare


---------------------------------------

Una secchiata d’acqua gelida e «solidale»


Guardando la TV, girando su internet e sui social network vi sarà capitato di vedere servizi giornalistici e video, di personaggi famosi e non, che si buttano secchiate d’acqua addosso. Non è un modo per rinfrescarsi ma è una campagna di solidarietà per i malati di sla, Sclerosi Laterale Amiotrofica. La doccia ghiacciata per beneficenza si è sparsa in modo particolare tra i Vip infatti sono tanti quelli che hanno aderito a questa iniziativa.

SLA: Ice Bucket Challenge – L’Ice Bucket Challenge è stata ideada da Pete Frates il quale si è fatto versare un secchio d’acqua ghiacciata addosso in segno di solidarietà con i malati di sla. Pete Frates è un ragazzo di 29 anni che da due anni lotta contro la sla, aveva 27 anni quando gli è stata diagnosticata e da quel momento lotta contro la malattia e soprattutto lotta a favore della conoscenza e della ricerca per sconfiggere il male. Il 31 Luglio Pete sulla sua pagina di Facebook scrive: “So I am nominating myself for the #icebucketchallenge cuz I can…ice water and ALS are a bad mix, so I got my friend Rob Van Winkle to help me out…Julie Frates Nicole Benson Connolly Blair Casey Will MB John Henry Feitelberg Sarah and Matt Ryan, Julian Edelman Tom Brady Toucher & RichThe Howard Stern Show you have 24 hours to dump a bucket of ice over your heads”. Amici, conoscenti hanno risposto all’appello che si è diffuso velocemente in tutto il mondo coinvolgendo anche personaggi famosi di ogni tipo...

  SLA: DOCCIA GHIACCIATA PER BENEFICENZA

  video (in inglese)

In Italia abbiamo imparato a conoscere questa malattia attraverso gli occhi dei calciatori, da Gian Luca Signorini a Stefano Borgonovo, che con lo sguardo hanno saputo rispondere alle ovazioni del pubblico del Ferraris di Genova e del Franchi di Firenze.
La Sla si combatte con la ricerca. Per questo servono soldi, tanti soldi.

Da qui l’idea tutta americana dell’ice bucket, ovvero del secchio d’acqua ghiacciata in testa. Una doccia gelata che in modo virale si è trasmessa in ogni angolo del pianeta coinvolgendo politici, artisti, sportivi e tanta, tantissima gente comune...
In molti, però, si chiedono il significato originale, oltre al noto scopo, della doccia gelata.
Il gesto intende far provare, almeno per un momento, la sgradevole sensazione di intorpidimento muscolare, di irrigidimento, di perdita di contatto con il proprio corpo. La sensazione che prova chi è affetto da Sla nelle prime fasi della malattia.

  Doccia gelata per la Sla: il significato

Ventiquattro milioni di video e altrettante secchiate d’acqua gelata, una «sfida del freddo» diventata virale, lanciata per sostenere la ricerca contro la Sclerosi laterale amiotrofica: la campagna lanciata dall’Als, l’associazione americana che aiuta i malati di Sla e le loro famiglie, in pochi giorni ha fatto il giro del mondo contagiando sostenitori e volti noti di cultura, spettacolo, sport, informazione e politica, da Bill Gates a George W. Bush, da Lady Gaga a Fiorello, fino al premier italiano Matteo Renzi. 
Non solo un gioco che ha fatto il giro del web: lanciata a inizio agosto da Pete Frates, 29 anni, malato di Sla ed ex promessa del baseball americano, l’«Ice Bucket Challenge» negli Stati Uniti ha già raccolto donazioni per 62.5 milioni di dollari. In Italia anche l’Aisla, l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, ha aderito ufficialmente alla campagna: sul sito dell’associazione si possono trovare gli estremi per le donazioni (ecco il link per donare on line)...

  Ice Bucket Challenge, la doccia fredda è virale: 24 milioni di video contro la Sla

Parlando attraverso una macchina, il texano David Kurt McClain, affetto dalla sclerosi laterale amiotrofica da 12 anni, ha postato la sua doccia gelata su YouTube
''Oggi voglio nominare i miei amici di Facebook, questa è la mia sfida. Ma vi chiedo anche di fare delle donazioni, perchè anche grazie a voi possiamo trovare una cura a questa malattia orribile. C'è sempre speranza''

  video

Siamo sinceri: tirarsi addosso un secchio di acqua gelata, facendosi un «auto-gavettone», a prima vista non è propriamente un gesto 
epocale. E forse nemmeno tanto intelligente. Tanto più se lo fai davanti a una telecamera, pubblicando poi sui social network il video dell’«impresa». Il gioco, peraltro, non è nemmeno così nuovo. Gli adolescenti americani lo fanno da anni. Nuovo – e per certi versi rivoluzionario – è il fatto che gli «autogavettoni» siano diventati, nel giro di poche settimane, una catena di solidarietà di una potenza inimmaginabile...
Perché il web è strano, perché la gente è strana: quel «gioco» che un momento prima ci coinvolgeva tanto, un minuto dopo non ci fa più così effetto. E questo è un altro, forse il più importante rischio dell’Ice Bucket Challenge: farci fermare tutti alla superficie delle cose. 
Farci vedere il dito (il gioco) e non luna (la beneficenza). Perché per donare basta poco. Per essere davvero solidali occorre di più. Molto di più. 

  Una doccia gelida può essere «solidale»?

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,
sono Luigi, uno dei 3500 (ma quanti siamo veramente?) malati di SLA. Io in due anni sono passato da escursionista a completamente immobile, mi restano solo gli occhi per poter comunicare.
Questa sera, alla trasmissione “In Onda”, ho visto il suo gavettone per la SLA e se non sbaglio è stato preceduto anche da quello del Ministro della Salute Lorenzin. Vi sono grato per aver aderito a questa iniziativa, nata negli USA, ma onestamente credo che possiate fare molto di più. Certo non i miracoli che certi santoni, o stregoni, promettono al modico prezzo di 25/30 mila euro.
Io sono per la vera ricerca, unica strada che ci può portare fuori da questo pozzo che sembra senza fondo. I tempi della ricerca non sono mai brevi, quindi speriamo che chi verrà dopo di noi abbia più fortuna, visto che la SLA è una malattia che non regredisce, anzi tutt’altro.
Ma cosa può fare Lei Presidente oltre il gavettone e la somma che ha offerto? A mio modesto parere molto di più, almeno su due questioni che per noi sono all’ordine del giorno (come si dice in politichese)...

  Lettera aperta di Luigi Brunori, malato di SLA di Roma, al premier Renzi

La speranza è che l’attenzione non duri solo il tempo di una doccia, perché i risultati in prospettiva potrebbero essere veramente notevoli. L’iniziativa virale Ice Bucket Challenge, le secchiate d’acqua gelata con nomination inclusa per raccogliere fondi a favore della ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), sta riscuotendo un successo straordinario facendo impennare le donazioni alle associazioni e agli istituti che si occupano della cura e della ricerca contro la patologia...

  Sla, la doccia gelata divide. «Ma ci aiuta»



---------------------------------------

Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza di Alessandro D'Avenia



Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza
di 
Alessandro D'Avenia

La società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo. Una cultura costruita attorno alla prestazione inevitabilmente porta all’esaurimento del desiderio, della gioia di vivere, del tempo buono e paziente da dedicare alle relazioni, che invece si riducono a controllo, manipolazione, soggezione. 

La conseguenza è il logorio del corpo e dello spirito. Questo comincia con i bambini del nostro tempo, che un libro definisce «competenti»: quando stanno ancora imparando a camminare è pronto uno zaino di prestazioni che li schiaccerà, dal momento che la loro esperienza e vita emotiva non è capace di sostenerne il peso e usarne il contenuto di per sé valido. Bisognerebbe invece giocare con loro, guardarli giocare, lasciarli crescere al ritmo della vita. 

La stanchezza riguarda a pieno titolo la scuola. Vedo tanta stanchezza in tutte le componenti della relazione educativa: stanchi gli insegnanti, stanchi i genitori, stanchi gli studenti, ancora prima di cominciare. E a chi è stanco non rimane spesso che lamentarsi, recriminare, incolpare, abbandonare la tensione e la tenzone. La relazione educativa ridotta a prestazione perde l’ampiezza della sua essenza: portare i soggetti in gioco al possesso di sé, al desiderio di trascendersi, all’apertura al mondo, al perfezionamento reciproco grazie allo scambio gratuito (e non mercenario) di bene che ogni persona porta. 

Cosa mi auguro allora per l’anno scolastico incipiente? Un po’ meno di stanchezza per tutti. Ma come ritrovare, ciascuno nel suo ruolo (insegnanti, genitori, ragazzi), una rinnovata gioia di vivere le ore scolastiche, nonostante fatica, fallimenti, difficoltà (più acute in contesti scolastici «periferici»)? 

La strada da imboccare, non la soluzione (tutta da costruire strada facendo, altrimenti diventa un’altra prestazione), me la suggeriscono le tante lettere di ragazzi che ricevo. Scelgo due esempi rappresentativi, uno al femminile e uno al maschile. 
...

  Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza

Dal blog di Alessandro D'Avenia:
Ciò che va nutrito, al di là delle prestazioni… 
Un video che riassume l’articolo. Tratto da un film imperdibile.

  video


---------------------------------------



FEDE E
SPIRITUALITA'




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014




DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO

HOREB n. 67 - 1/2014 

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra. 
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità nuda. 
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio. 
La vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare degli impoveriti e degli oppressi. 
La vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il condividere lo stile povero di Gesù. 
In quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss). 
Il regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata, che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata, con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante: l’alto e il centro. 
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia. 
...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



--------------------------------------


 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


  I talenti della parabola...
  Non si può conoscere Gesù...
  Gesù ha annunciato...
«Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri Paesi e delle nostre città»: è il tema della 9.a Giornata per la custodia del Creato promossa dalla Conferenza episcopale italiana, che si celebra oggi in tutta Italia.
  Custodiamo Cristo nella nostra vita...
  Una parola, quella di Gesù...
  Cristo non ha mani...
  Impara a conoscere...
  Credere è scoprire...
  Difficilmente osa...
  Duc in altum...
  Dio ci giudica...

---------------------------------------------------------------


Oggi 31 agosto 2014 ricorre il secondo anniversario della morte del card. CARLO MARIA MARTINI

 
Quando un uomo ascolta la Parola di Dio...
  Un tempo avevo sogni sulla Chiesa...
  O Signore tu ci scruti e ci conosci...
  In un mondo di disperati...
  La prima cosa che la Parola di Dio...
  Tu sei la mia luce...

5 settembre memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxiu) morta il 5 settembre 1997

  Tutti sospiriamo per il cielo...
  Compresi che l'amore racchiudeva...
  La santità non è qualcosa di straordinario...


---------------------------------------------------------------

  SPECIALE DI TEMPO PERSO: Cardinale Carlo Maria Martini Profeta dei nostri tempi


---------------------------------------------------------------


LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

"In principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio"

(Giovanni 1,1)

  Gianfranco Ravasi:  «Il "Logos" che era in principio»



--------------------------------------------------------------


  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 39/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo:  Mt 16,21-27

" Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, il Vivente! "
Dopo la dichiarazione fatta a Cesarea di Filippo, Pietro ora è costretto a fare i conti con la modalità che Gesù intende utilizzare per incarnare il proprio messianismo. Da adesso in poi, e poco alla volta, Gesù comincerà a mostrare ai suoi discepoli la necessità 'divina' di salire a Gerusalemme, dove il Messia sarà chiamato a instaurare il Regno di Dio, ma non come il re Davide, con la violenza delle armi, ma in un modo totalmente altro, pacifico, che i discepoli ancora non riescono a comprendere; e dove lo vedranno assiso su un trono doloroso e infamante: la croce.
Quando Pietro proclama Gesù: "il Messia il figlio di Dio, il Vivente", non ha ancora compreso bene la portata della sua affermazione. Lui e i discepoli vanno dietro a Gesù ma non lo seguono e pensano che egli sia il Messia trionfatore che deve conquistare il potere con la violenza.
Ma ora che il Signore comincia a spiegarglielo, che apertamente annuncia ciò che lo attende a Gerusalemme, non solo si tira indietro ma, conducendo Gesù in disparte, "lo rimprovera" (il verbo utilizzato: epitimao, è lo stesso che l'evangelista usa quando Gesù rimprovera, in un esorcismo, il diavolo). Per Pietro l'affermazione di Gesù suona come una sonora bestemmia, un pensiero diabolico, una realtà lontana da Dio per la quale l'Onnipotente deve perdonarlo.
Infatti non afferma:"Dio non voglia, Signore !", come è riportato nella nostra traduzione, ma:
"Dio ti perdoni/ti usi  misericordia"
Pietro vuole esorcizzare l'idea che il Messia possa essere un perdente, uno sconfitto, uno che "deve molto patire ed essere ucciso", considera Gesù un invasato, un indemoniato, e le sue idee una follia. Gesù ristabilisce subito le gerarchie in seno alla sua comunità e detta ancora una volta le linee guida: è lui la Pietra Angolare sulla quale è edificata la sua Chiesa e non Pietro: "Infatti nessuno può gettare un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo"(1Cor 3,11), e a lui spetta tracciare il cammino che conduce alla realizzazione del Regno, non certamente a Pietro che, se vuole essere un discepolo fedele, deve lui seguire il suo Maestro, andargli dietro, e non viceversa.
...


---------------------------------------

Secondo Dio - Prepararsi alla domenica (XXII del T.O.) di Antonio Savone



Secondo Dio 
Prepararsi alla domenica
(XXII del T.O.)
di Antonio Savone

Nulla lasciava presagire una fine così ingloriosa. Lo avevano seguito e acclamato come l’uomo forte, l’uomo dei miracoli, l’uomo delle folle assiepate attorno alla sua parola e ai suoi gesti, anche se non sempre ne avevano colto il senso. La meta non poteva non essere Gerusalemme, felice coronamento della carriera del loro Maestro, un uomo tanto vicino a Dio da essere capace di avvicinarsi alle persone. Aveva quasi del prodigioso quando ridonava speranza a quanti l’avevano persa e riapriva varchi là dove persino la morte aveva già pronunciato la sua ultima parola.

Tu sei il Cristo, aveva esclamato Pietro. A buon diritto. Aveva visto bene Pietro. Sei tu colui che è stato stabilito come il restauratore delle sorti d’Israele. Le tue opere ne danno testimonianza.

Tutto faceva pensare ad un esito riuscito, un riconoscimento pubblico, ufficiale. Pietro poi era stato addirittura instradato nel ruolo di vice, forte anche di una beatitudine che lo accreditava addirittura presso il Padre di cui aveva colto l’illuminazione. Beato te, Simone…, aveva riconosciuto Gesù.

Ma subito avevano patito un primo disagio quando aveva comandato ai discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo. E perché mai? Che motivo c’era per tacere?

E come se non bastasse, Gesù aveva sì parlato di Gerusalemme ma non come luogo del riconoscimento da parte delle autorità quanto come del luogo della riprovazione proprio da parte dei capi.

Il panico si sarà impadronito dei discepoli. Un’ombra cupa aveva fatto capolino sul loro facile entusiasmo.

No, questo proprio non poteva essere accettato. E perciò era toccato ancora una volta a Pietro farsi portavoce di un comune sentire: così mai! Pietro non può tollerare un Messia così. Il bene non può non vincere, non può non mostrarsi. La propria posizione non può non essere riconosciuta. È necessario un intervento forte, una mano ferma. Non abbiamo bisogno di tentennamenti: non aiutano nessuno… Noi abbiamo bisogno di un sicuro punto di riferimento. A cosa può servire un Messia che non si impone? È la crisi di Pietro. Ed è la crisi della nostra comunità cristiana proprio in questi giorni (basta scorrere la stampa). Mai definitivamente sopita la nostalgia di messianismi trionfalistici, la tentazione di affrettare il tempo in cui finalmente separare grano e zizzania.

E nel gestire il suo panico, ha persino un gesto di attenzione. Non vuole svergognare il maestro davanti a tutti: lo trae in disparte. Tenero, Pietro.

Ma, ahimè, da pietra angolare si ritrova scalzato e identificato come pietra d’inciampo, dalla beatitudine illuminante si ritrova come uno i cui sentimenti non sono quelli di Dio. Il fondamento viene retrocesso a scandalo. Povero, Pietro.

...

  Secondo Dio 


---------------------------------------

LA VIGNA DI NABOT IERI COME I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI OGGI di Giuliana Martirani


LA VIGNA DI NABOT IERI 
COME I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI OGGI 

di Giuliana Martirani

LA VIGNA DI NABOT IERI (I Re 21, 1-29)

“Nabot di Isreel possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci te la pagherò in denaro al prezzo che vale”. Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri”... Allora sua moglie Gezabele gli disse...: “Te la darò io la vigna di Nabot di Isreel.
...
Il Signore disse a Elia il Tisbita “Hai visto come Acab si è uminilatio davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me non farò piombare la sciagura durante la sua vita, ma la farò scendere sulla sua casa durante la vita del figlio”.

LA VIGNA DI NABOT OGGI
“I Palestinesi possedevano i loro territori all’interno dei territori asseganti a Israele dopo la seconda guerra mondiale dai vincitori perché potessero ritornare nelle loro terre dopo la Shoah e dopo la secolare diaspora che li aveva visti sparpagliati per il mondo. 
Gli Israeliani, dopo la guerra di sei giorni e ancor più dopo le grandi emigrazioni di ebrei, successive alla caduta dell’impero sovietico nel 1989, che si insediarono sui territori palestinesi come coloni, dissero ai Palestinesi: “Cedeteci i vostri territori; siccome sono vicini alla nostra nazione, ne faremo orti per la produzione di ortaggi da vendere ai supermercati europei. In cambio vi sposteremo su altri territori oppure, se preferite ve li pagheremo in denaro al prezzo che valgono”. I Palestinesi risposero agli Israeliani: “Ci guardi il Signore dal cedervi le terre che abbiamo ereditato dai nostri padri, già troppi palestinesi sono esiliati e rifugiati in giro per il mondo”... 
Allora le diplomazie occidentali a cominciare dalle grandi e ricche lobby americane dissero a Israele...: “Ve li daremo noi i territori palestinesi occupati dai vostri coloni, a cominciare da quelli di Hebron...
...
Il Signore disse agli amanti della pace e della giustizia che stavano accompagnando il dramma palestinese: ”Hai visto come il governo israeliano si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me non farò piombare la sciagura durante tutta la sua vita, ma non posso evitare che l’odio e la violenza ancora perdurino durante questa stessa generazione”.


  LA VIGNA DI NABOT IERI COME I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI OGGI di Giuliana Martirani


---------------------------------------



CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Alle minacce di morte di Riina nei confronti di don Luigi Ciotti "Quelli della Via" risponde esprimendo solidarietà e rinnovando l'impegno contro ogni forma di illegalità.

  Solo un "noi"...

Siamo tutti con don Luigi Ciotti!!

  Per me l'impegno contro la mafia...


---------------------------------------------------------------

  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Don Ciotti: uno di noi!!!


-Le minacce di Totò Riina dal carcere sono molto significative. Non sono infatti rivoltesolo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in vent'anni di Libera sisono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza.

-Solo un "noi" - non mi stancherò di dirlo - può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile.
-Le mafie sanno fiutare il pericolo. Sentono che l'insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio. 
-Queste minacce sono la prova che questo impegno è incisivo, graffiante, gli toglie la terra da sotto i piedi. 
...

  DON LUIGI CIOTTI SU MINACCE RIINA

«Putissimo pure ammazzarlo», impreca durante l’ora d’aria Totò Riina, il capo dei capi, con il compagno di socialità Alberto Lorusso. Non sa di essere intercettato. E non sa che il suo pensiero, le sue minacce, sono la riprova inconfutabile che la Chiesa è uno dei principali nemici della mafia. Riina vorrebbe morto don Luigi Ciotti, fondatore e instancabile animatore di Libera. Lo accosta a don Pino Puglisi, e non è un caso.
...
Quella di Puglisi è la Chiesa che “interferisce”, per usare un’espressione cara a don Ciotti.
Non sorprende l’analogia tra don Puglisi e il fondatore e animatore di Libera. «Per me», ha commentato a caldo dopo la notizia delle minacce di Riina, «l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, della violenza, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi».
Lo aveva ripetuto anche a papa Francesco, durante la Giornata della memoria e dell’impegno del 21 marzo scorso celebrata nella parrocchia romana di San Gregorio, dedicata alle vittime di tutte le mafie. E quell’incontro era rimasto ben presente nella memoria del Pontefice, quando in Calabria levò la sua voce contro i mafiosi, scomunicandoli e invitandoli a convertirsi.
Le parole di Riina sono anche una provocazione a riflettere e ad agire. Sono il segnale che l’azione evangelica, ecclesiale e sociale contro le mafie funziona e dà i suoi frutti, ma che tutti dobbiamo proseguire nell’impegno tracciato dal sacerdote. La reazione del boss dà ragione al procuratore di Palermo della stagione delle stragi mafiose Nino Caponnetto, che diceva che «la mafia alla lunga ha più paura della scuola che della polizia».
Le mafie, per don Ciotti, «sanno fiutare il pericolo, sentono che l’insidia, oltre che dalle Forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze». Per questo rafforzare la scorta a questo sacerdote che porta avanti l’intransigenza etica del Vangelo non basta. Servono leggi contro la corruzione, servono norme più rapide sulla confisca dei beni mafiosi. E serve soprattutto un moto collettivo delle coscienze per far capire alla mafia che don Ciotti non è solo, è uno di noi.

  LA MAFIA DEVE CAPIRE CHE DON CIOTTI NON È SOLO

  ROSY BINDI: «MINACCE DA PRENDERE SUL SERIO»


Vedi anche i nostri precedenti post:
  • Com'è vuota la parola ANTIMAFIA... meglio RESPONSABILITÀ
  • "Il patto dei mafiosi nel nome di Dio" di Barbara Spinelli (all'interno link a post precedenti)


---------------------------------------

SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


  PAPA FRANCESCO INCONTRA I GIOCATORI DELLA PARTITA PER LA PACE

  Partita interreligiosa, il Papa incontra i giocatori. Testo integrale

  "Come calciatori date il buon esempio, dentro e fuori dal campo!"


---------------------------------------------------------------




  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



"Essere prete nella Chiesa in dialogo": una lettera inedita di Paolo Dall'Oglio



Domenica 31 agosto ricorrono 30 anni dalla consacrazione al sacerdozio di Paolo Dall'Oglio, gesuita italiano, collaboratore fisso di Popoli con la rubrica La sete di Ismaele, rapito in Siria il 29 luglio 2013. Per fare memoria di questa ricorrenza, la famiglia ha deciso di rendere pubblica - attraverso il sito di Popoli - ampi stralci di una lettera inedita che padre Paolo scrisse in occasione della sua ordinazione diaconale, avvenuta un anno prima. 
Si tratta di un testo molto denso, in cui già sono contenuti i fondamenti sui quali padre Paolo (allora ventinovenne) ha costruito la sua vita e la sua missione in Siria, in particolare il percorso di consacrazione al dialogo. [La lettera è disponibile anche in formato audio, con la voce di Gianni Bersanetti: il link è alla fine di questo articolo].

Il 30 ottobre sarò ordinato diacono nella Chiesa del Gesù (a Roma, ndr), alle ore 16 in punto, secondo il rito della Chiesa siriaca e spero poi di essere ordinato prete a Damasco l’estate prossima. Il diaconato è «l’ordine del servizio ecclesiale»: si tratta del sacramento dell’ordine in questa sua prima dimensione, «il servizio». 

Noi sappiamo che ogni uomo ha una vocazione, ma ci pare che una persona che si occupa di stare in rapporto con Dio per aiutare i fratelli a trovarlo e che continua a spezzare per loro il Pane di Vita sulla scia di Gesù e degli Apostoli, debba essere chiamato in un modo molto chiaro. 

Una certa volta, in un posto e ad un’ora precisi, ho avuto la chiara coscienza che il Signore mi voleva con lui a tempo pieno e con tutto me stesso, per essere una persona a sua disposizione da mandare secondo i bisogni del Regno; il tutto accompagnato da molta gioia... Conoscevo già abbastanza i Gesuiti per intuire che in Compagnia avrei potuto realizzare quella vocazione... Ma sono meravigliato continuamente a causa di questa chiamata: la mia esperienza è che Dio non butta via nulla della persona, tutto deve essere e dovrà essere purificato e assunto per fare l’argilla con cui ci vuole plasmare. […] 

In questi anni, con i miei «Superiori» abbiamo portato avanti un discernimento riguardo alla mia missione nell’ambito del lavoro apostolico della Compagnia di Gesù. Questamissione è, in tre parole, quella di essere prete nella Chiesa in dialogo.
...

  Essere prete nella Chiesa in dialogo


---------------------------------------

OREUNDICI - IL QUADERNO DI SETTEMBRE 2014 LA PACE CHE ANCORA NON C'E' - L'EDITORIALE di Mario De Maio - LA SCOPERTA DELL’AMORE NEL DOLORE di Arturo Paoli


OREUNDICI

IL QUADERNO DI SETTEMBRE 2014

LA PACE CHE ANCORA NON C'E'

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Ogni giorno la televisione e le prime pagine dei giornali ci sommergono con immagini di morte provenienti dai diversi scenari di guerra. È terribile vedere quanto dolore e quanta sofferenza abbiamo vicino a casa nostra. Cosa fare? È la domanda che ci viene spontanea, a cui però la risposta è di smarrimento e di grande impotenza. Il tema della “pace” a cui dedichiamo questo quaderno è un tema antico, un tema che percorre tutti i libri del vecchio e del nuovo testamento. È una dimensione soprattutto dell’animo umano che ha mille sfaccettature. Siamo colpiti dalle guerre ma in realtà siamo avvolti in un universo morbido di violenza. Vi è una violenza strutturale nelle nostre istituzioni dove non vi è giustizia e spazio per una pacifica convivenza. Vi è violenza sulle nostre strade dove ogni giorno non si contano più le vittime. Vi è violenza nelle nostre relazioni, personali e sociali, nella politica, nel lavoro, nelle scuole. Eppure questo termine...

  L'EDITORIALE di Mario De Maio

LA SCOPERTA DELL’AMORE NEL DOLORE
una sicurezza profonda, un perno solido e inalienabile
di Arturo Paoli

Introduciamo questo quaderno dedicato alla “pace che cerchiamo” con uno scritto di Arturo Paoli di commento alla parabola del samaritano. Il testo è tratto dall’introduzione al libro Il difficile amore. Un uomo scendeva (Cittadella editrice, 2008). Il senso della parabola del samaritano è stupendo. Un uomo perde i sensi in un’imboscata, si risveglia come avviluppato in una storia d’amore: scoprirà che qualcuno lo ha curato, lo ha portato all’albergo, ha pagato per lui. Non poteva essere amato di più. Questa scoperta è capace di ricostruirlo dal fondo, di dargli la forza di alzarsi e di ricominciare la vita. Nel momento dell’abisso, del buio, della perdita di tutto, lì trova l’amore. «D’amore eterno ti ho amato; perciò ti ho conservato la mia pietà» (Ger 31,3). La nuova storia dell’uomo ritornato alla vita comincia da lì, dalla scoperta di essere stato «comprato», salvato dall’amore. È un’e-sperienza che ognuno di noi deve fare. Mi pare che molti passino tutta la vita attenti alla definizione di Dio, attenti a «chi è Dio», senza arrivare a scoprire «che cosa è Dio», cioè a conoscere e sentire che Dio è Amore. Quando una persona lo scopre in una avventura di dolore – in un risveglio improvviso che pare molto simile a quello del nostro uomo, in una stanza d’albergo nudo, senza soldi, senza sangue – si sentirà come un fiume che ha trovato il suo letto, una pianta nella sua terra, un uomo nella sua patria, in casa sua fra le persone che gli vogliono bene...

  LA SCOPERTA DELL’AMORE NEL DOLORE


Dare voce
al dolore altrui
è premessa
di ogni futura politica
di pace

Carlo Maria Martini
(27 agosto 2003)



---------------------------------------

"Pace, le Chiese in prima linea" di Enzo Bianchi


Non potevamo certo immaginare che l’incontro di Bose «Beati i pacifici» avrebbe avuto luogo in giorni abitati da rumori di guerra ed efferatezze talmente intensi, diffusi e ripetuti da prefigurare una terza guerra mondiale già in atto, anche se «a pezzi», a puntate, come lucidamente denunciato da papa Francesco.

Sì, l’annuncio della beatitudine evangelica per quanti agiscono per la pace – «Beati coloro che si adoperano per la pace» – spesso ripetuta nella Divina Liturgia ortodossa, non solo continua a interpellare la coscienza di ciascuno e la prassi delle Chiese, ma è chiamato con urgenza a tradursi in prassi capace di rimuovere ostacoli grandi come montagne, di ricreare condizioni di umanità e di giustizia tali da poter far regnare quel minimo di non belligeranza che è preludio alla pace, tra i popoli e nel cuore delle persone. 

Il ritrovarsi fraterno di vescovi e studiosi, di monaci e monache, di uomini e donne provenienti da confessioni cristiane e nazioni diverse – accomunati dal desiderio di restare fedeli al Vangelo e al suo messaggio di pace – costituisce un appello alle Chiese a essere fermento di riconciliazione nell’oggi della storia. La speranza della pace annunciata in Cristo, infatti, non è un’utopia inefficace di fronte alla logica del potere e del conflitto, bensì un evento nella storia, che s’incarna ogniqualvolta semplici uomini e donne decidono di agire come «operatori di pace».

Ora, il tema della pace, intrinsecamente legato al Vangelo proclamato e vissuto, è un impegno di sempre: sull’annuncio della pace la Chiesa decide della sua fedeltà al Signore Gesù, il cui nome è pace. Tutto il Nuovo Testamento insiste che Gesù Cristo è la nostra pace, egli è colui che è venuto a proclamare la pace ai lontani e ai vicini. Lo stesso Vangelo viene chiamato nella lettera agli Efesini «la buona notizia della pace»: per questo la pace è il dono per eccellenza del Risorto.

Ma «fare la pace», oggi come sempre, è un’azione a caro prezzo: mai rispondere al male con il male, ma cercare sempre di replicare con il bene, può comportare anche di perdere la propria condizione di pace. 

...

  Pace, le Chiese in prima linea

  la pagina XXII Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa “BEATI I PACIFICI” (Mt 5,9) Monastero di Bose, mercoledì 3 - sabato 6 settembre 2014 in collaborazione con le Chiese Ortodosse


---------------------------------------

SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


«In passato, la maggior parte delle guerre erano motivate dall’idea di nazione. Oggi, invece, le guerre vengono scatenate soprattutto con la scusa della religione. Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno noto una cosa: forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l’unico leader davvero rispettato. Per questo mi è venuta l’idea che ho proposto a papa Francesco…».

  SHIMON PERES A PAPA FRANCESCO: FONDIAMO L'ONU DELLE RELIGIONI


---------------------------------------------------------------





 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 31 agosto 2014

    Udienza Generale- del 3 settembre 2014: La Chiesa è Madre

    Discorso - Agli Sportivi e ai Promotori della partita di calcio interreligiosa per la pace (1° settembre 2014)





--------------------------------------------------------------

SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Tweet

30 /08/2014:

  Il Signore sempre ci perdona...

02/09/2014:

  Un cristiano che non sente la Vergine...


04/09/2014:

  La nostra testimonianza...


04/09/2014:
Per la prima volta Papa Francesco allega al messaggio anche una foto.

  Prego ogni giorno...



---------------------------------------------------------------

  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Angelus del 31 agosto 2014 - Testo e video


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’itinerario domenicale con il Vangelo di Matteo, arriviamo oggi al punto cruciale in cui Gesù, dopo aver verificato che Pietro e gli altri undici avevano creduto in Lui come Messia e Figlio di Dio, «cominciò a spiegare [loro] che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto … , venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (16,21). E’ un momento critico in cui emerge il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli. Pietro addirittura si sente in dovere di rimproverare il Maestro, perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile. Allora Gesù, a sua volta, rimprovera duramente Pietro, lo rimette “in riga”, perché non pensa «secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 23) e senza accorgersene fa la parte di satana, il tentatore.
...

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

domani, in Italia, si celebra la Giornata per la custodia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale. Il tema di quest’anno è molto importante: «Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città». Auspico che si rafforzi l’impegno di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini, affinché sia salvaguardata la vita e la salute delle persone anche rispettando l’ambiente e la natura.
...

Vi auguro una buona domenica, vi chiedo di pregare per me, e buon pranzo. Arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

  video


--------------------------------------------

Papa Francesco UDIENZA GENERALE 3 settembre 2014 - foto, testo e video


 3 settembre 2014 

Folla delle grandi occasioni per la prima udienza di papa Francesco dopo la sosta estiva. Oltre cinquantamila persone hanno riempito piazza San Pietro, e c’erano fedeli anche all’esterno, oltre i “confini” fra la Citta del Vaticano e lo Stato italiano. Papa Francesco si è spinto fino a loro, per salutarli, sulla jeep scoperta. Nei giorni scorsi la Prefettura della Casa Pontificia aveva distribuito più di ventimila biglietti per questa prima udienza settembrina.

  video

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nelle precedenti catechesi abbiamo avuto modo di rimarcare più volte che non si diventa cristiani da sé, cioè con le proprie forze, in modo autonomo, neppure si diventa cristiani in laboratorio, ma si viene generati e fatti crescere nella fede all’interno di quel grande corpo che è la Chiesa. In questo senso la Chiesa è davvero madre, la nostra madre Chiesa - è bello dirlo così: la nostra madre Chiesa - una madre che ci dà vita in Cristo e che ci fa vivere con tutti gli altri fratelli nella comunione dello Spirito Santo.

In questa sua maternità, la Chiesa ha come modello la Vergine Maria, il modello più bello e più alto che ci possa essere.
...
Affidiamoci allora a Maria, perché Lei come madre del nostro fratello primogenito, Gesù, ci insegni ad avere il suo stesso spirito materno nei confronti dei nostri fratelli, con la capacità sincera di accogliere, di perdonare, di dare forza e di infondere fiducia e speranza. È questo quello che fa una mamma.

  video della catechesi

Saluti
...
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dall’Iraq. La chiesa è Madre e, come tutte le madri, sa accompagnare il figlio bisognoso, sollevare il figlio caduto, curare il malato, cercare il perduto e scuotere quello addormentato e anche difendere i figli indifesi e perseguitati. Oggi vorrei assicurare, specialmente a questi ultimi, cioè gli indifesi e perseguitati, la vicinanza: siete nel cuore della Chiesa; la Chiesa soffre con voi ed è fiera di voi, fiera di avere figli come voi; siete la sua forza e la testimonianza concreta e autentica del suo messaggio di salvezza, di perdono e di amore. Vi abbraccio tutti, tutti! Il Signore vi benedica e vi protegga sempre!
.
* * *

Desidero unirmi ai recenti interventi del Vescovo di Terni-Narni-Amelia, ed esprimo la mia profonda preoccupazione per la grave situazione che stanno vivendo tante famiglie di Terni a motivo dei progetti della ditta Thyssenkrupp. Ancora una volta rivolgo un accorato appello, affinché non prevalga la logica del profitto, ma quella della solidarietà e della giustizia. Al centro di ogni questione, anche di quella lavorativa, va sempre posta la persona e la sua dignità! Col lavoro non si gioca! E chi, per motivi di denaro, di affari, di guadagnare di più, toglie il lavoro, sappia che toglie la dignità alle persone.

...

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani... tornando dopo le vacanze alle consuete attività quotidiane, riprendete anche il ritmo regolare del vostro intimo dialogo con Dio, diffondendo la sua luce attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, - voi siete i coraggiosi, vi dico, perché bisogna avere coraggio per sposarsi oggi; questi sono i coraggiosi - sforzatevi di mantenere un contatto vivo con Dio, affinché il vostro amore sia sempre più vero e duraturo.

  il testo integrale della catechesi

  video integrale


--------------------------------------------





S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

1 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Come ricevo la Parola di Dio?”

«Gesù è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dobbiamo accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà». Per questo Papa Francesco ha riproposto il suggerimento di portare sempre con sé una piccola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadito nella messa celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Riprendendo le celebrazioni eucaristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli — dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha svolto una riflessione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture proposte dalla liturgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30).
...
In sostanza, ha proseguito il Pontefice, l’apostolo ricorda che «la parola di Dio è una cosa diversa, una cosa che non è uguale a una parola umana, a una parola sapiente, a una parola scientifica, a una parola filosofica». La parola di Dio, infatti, «è un’altra cosa, viene in un altro modo»: è «diversa» perché «così parla Dio».

Lo conferma Luca nel passo evangelico che racconta di Gesù nella sinagoga di Nazareth, «dove era cresciuto» e dove tutti «lo conoscevano da ragazzino». In quel contesto, ha spiegato il Papa, egli «incominciò a parlare e la gente lo sentiva», commentando: «Ma che interessante!». Poi «davano testimonianza: erano meravigliati delle parole che diceva». E tra di loro osservavano: «Ma guardalo, questo! Che bravo, questo ragazzino che noi conosciamo, com'è diventato bravo! Ma dove avrà studiato, questo?».
...
E allora, si è chiesto Francesco, «com'è la parola di Dio?». 
...

  Messa a Santa Marta - Vangelo in tasca

  video
 

--------------------------------------------

«L'Identità cristiana: parlare la lingua dello Spirito» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

2 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Signore donaci l'identità cristiana”

È lo Spirito Santo a dare «l’identità» al cristiano. Perciò — ha detto Papa Francesco all’omelia della messa celebrata martedì 2 settembre a Santa Marta — «tu puoi avere cinque lauree in teologia, ma non avere lo Spirito di Dio». E «forse tu sarai un gran teologo, ma non sei un cristiano», proprio «perché non hai lo Spirito di Dio».

Così, ha fatto notare, «tante volte noi troviamo, fra i nostri fedeli, vecchiette semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che ti parlano delle cose meglio di un teologo, perché hanno lo Spirito di Cristo». E ha indicato l’esempio di san Paolo, che per le sue efficaci predicazioni non possedeva particolari referenze accademiche — non aveva seguito corsi di «sapienza umana alla Lateranense o alla Gregoriana» ha detto — ma parlava assecondando lo Spirito di Dio.
...
«L’identità propria di Gesù è l’essere unto» ha ribadito il Pontefice. Egli è «il Figlio di Dio unto e inviato, mandato a portare la salvezza, a portare la libertà». Dunque «questa è l’identità di Gesù e per questo la gente diceva: “Quest’uomo ha una autorità speciale, che non hanno i dottori della legge che ci insegnano”». Ma, ha aggiunto il Papa, «alcuni si scandalizzavano di questa modalità di Gesù, di questo stile di Gesù».
Ecco allora che «la libertà, l’identità di Gesù, è proprio l’unzione dello Spirito Santo». E noi, ha esortato Francesco, possiamo domandarci quale sia la nostra identità di cristiani». 
...
Il Pontefice ha ricordato, riferendosi ancora alla lettera di san Paolo, che «l’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa: è libero, senza poter essere giudicato da nessuno». Infatti, ha aggiunto citando sempre le parole dell’apostolo, «chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? Ora noi abbiamo il pensiero del Cristo e cioè lo Spirito di Cristo». E appunto «questa è l’identità cristiana: non avere lo spirito del mondo, quel modo di pensare, quel modo di giudicare».

In definitiva «quello che dà autorità, quello che dà identità è lo Spirito Santo, l’unzione dello Spirito Santo». Per questo, secondo il Papa, «il popolo non amava quei predicatori, quei dottori della legge, perché parlavano davvero di teologia, ma non arrivavano al cuore, non davano libertà, non erano capaci di far in modo che il popolo trovasse la propria identità, perché non erano unti dallo Spirito Santo». Invece, ha precisato, «l’autorità di Gesù — e l’autorità del cristiano — viene proprio da questa capacità di capire le cose dello Spirito, di parlare la lingua dello Spirito; viene da questa unzione dello Spirito Santo».

Papa Francesco ha concluso pregando il Signore di donarci «l’identità cristiana, quella che tu avevi: donaci il tuo Spirito; donaci il tuo modo di pensare, di sentire, di parlare: cioè, Signore donaci l’unzione dello Spirito Santo».

  Messa a Santa Marta - Le vecchiette e il teologo

  video


--------------------------------------------

«La forza della parola di Dio» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

4 settembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“i nostri peccati ci fanno incontrare Gesù”

«Di quali cose si può vantare un cristiano? Due cose: dei propri peccati e di Cristo crocifisso». E una sola conta veramente: l’incontro con Cristo che cambia la vita dei cristiani “tiepidi” e trasforma il volto di parrocchie e comunità “decadenti”. È questa l’indicazione suggerita da Papa Francesco durante la messa celebrata giovedì 4 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

A ispirare le parole del Pontefice è stata anzitutto la prima lettura della liturgia, tratta dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (3, 18-23). L’apostolo, ha spiegato il Papa, «in questi brani che abbiamo letto nelle liturgie di questi giorni scorsi, parla della forza della parola di Dio». Di più, ha aggiunto, «possiamo dire» che «fa come una teologia della parola di Dio». E finisce con questa riflessione: «Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio».

In pratica, ha affermato il Pontefice, «Paolo ci dice che la forza della parola di Dio, quella che cambia il cuore, che cambia il mondo, che ci dà speranza, che ci dà vita, non è nella sapienza umana». Quindi «non è in un bel parlare e un bel dire le cose con intelligenza umana. No, quella è stoltezza». Invece «la forza della parola di Dio viene da un’altra parte». Certamente «passa anche per il cuore del predicatore». Ed è per questo che Paolo raccomanda a quanto predicano la parola di Dio: «Fatevi stolti». Li avverte di non mettere la propria sicurezza «nella sapienza del mondo». Quindi, prosegue l’apostolo, «nessuno ponga il suo vanto negli uomini».

A questo punto viene da chiedersi «dov’è la sicurezza di Paolo, dove lui trova la radice della sua sicurezza». Del resto, ha fatto notare il Papa, «anche lui aveva studiato con i professori più importanti del tempo». Eppure non se ne vantava. Piuttosto «si vantava soltanto di due cose, e queste cose delle quali si vantava Paolo, sono proprio il posto dove la parola di Dio può venire ed essere forte». Infatti egli dice di se stesso: «Io soltanto mi vanto dei miei peccati». Parole che scandalizzano, ha commentato il Pontefice. E poi, ha aggiunto, «in un altro brano, dice: Io soltanto mi vanto in Cristo e in questo Crocifisso». Dunque «la forza della parola di Dio è in quell’incontro tra i miei peccati e il sangue di Cristo che mi salva. E quando non c’è quell’incontro, non c’è forza nel cuore». Se finiamo per dimenticare questo — ha avvertito il Pontefice — «diventiamo mondani, vogliamo parlare delle cose di Dio con linguaggio umano, e non serve», perché «non dà vita».

È decisivo allora «l’incontro tra i miei peccati e Cristo». E ciò che avviene quando, nel passo del Vangelo di Luca (5, 1-11), Gesù dice a Simone di prendere il largo e di gettare le reti per la pesca. E Pietro, ha notato Francesco, gli risponde: «Ma abbiamo fatto tutta la notte e non abbiamo preso niente... Ma sulla tua parola le getterò». E così, ha proseguito, avviene «quella pesca miracolosa».

Di fronte a questo fatto «cosa pensa Pietro?», si è chiesto il vescovo di Roma. La sua reazione non è di soddisfazione per l’insperato esito della pesca o per il futuro guadagno. Egli — ha spiegato il Papa — «soltanto vede Cristo, vede la sua forza e vede se stesso». Così si inginocchia ai piedi di Gesù dicendo: «Signore, allontanati da me perché sono un peccatore».

Per Pietro avviene dunque «questo incontro con Gesù Cristo», l’incontro tra i suoi peccati e la forza del Signore che salva. In tale situazione, ha evidenziato il Pontefice, «il segno della salvezza è stato il miracolo della pesca; il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati».

...

  Messa a Santa Marta - Perché vantarsi dei peccati

  video


--------------------------------------------







 Sei interessato a ricevere la nostra newsletter
 ma non sei iscritto ?
 
Iscriversi è facile e gratuito.  

               ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

 riceverai la newsletter di "TEMPO  PERSO", ogni settimana, direttamente nella casella di posta elettronica.


L’elenco delle precedenti newsletter:


2014


     
 n. 1 del 3 gennaio 2014

n. 4 del 24 gennaio 2014

n. 7 del 14 febbraio 2014

n. 10 del 7 marzo 2014

n. 13 del 28 marzo 2014

n. 16 del 18 aprile 2014

n. 19 del 9 maggio 2014

n. 22 del 30 maggio 2014

n. 25 del 20 giugno 2014

n. 28 dell'11 luglio 2014

n. 31 del 1°agosto 2014




n. 2 del 10 gennaio 2014
               
 n. 5 del 31 gennaio 2014

n. 8 del 21 febbraio 2014

n. 11 del 14 marzo 2014

n. 14 del 4 aprile 2014

n. 17 del 25 aprile 2014

n. 20 del 16 maggio 2014

n. 23 del 6 giugno 2014

n. 26 del 27 giugno 2014

n. 29 del 18 luglio 2014

n. 32 del 22 agosto 2014
n. 3 del 17 gennaio 2014

n. 6 del 7 febbraio 2014

n. 9 del 28 febbraio 2014


n. 12 del 21 marzo 2014

n. 15 dell'11 aprile 2014

n. 18 del 2 maggio 2014

n. 21 del 23 maggio 2014

n. 24 del 13 giugno 2014

n. 27 del 4 luglio 2014

n. 30 del 25 luglio 2014

n. 33 del 29 agosto 2014
SPECIALI di TEMPO PERSO

Cardinale Carlo Maria Martini

  

Benedetto XVI  rinuncia al ministero
di Vescovo di Roma,
Successore di San Pietro








newsletter degli anni precedenti

 
2013

  2012
 
  2011

  2010

  2009

  2008

 

   AVVISI: 

  1) La newsletter è settimanale;

 

  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm