|
N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
|
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
No,
non siamo innocenti. Anzitutto perché non potremo dire, in futuro, che
non sapevamo, che eravamo all’oscuro di tutto. Né possiamo chiamarci
fuori oggi lamentando l’impotenza dei cittadini di fronte al potere
politico. Senza cittadini impotenti il potere sarebbe, a sua volta,
impotente. Non siamo innocenti perché non possiamo ignorare che la
nostra ricchezza, sempre, s’intende, relativa, ha come risvolto la
povertà altrui e tutte le conseguenze incalcolabili che comporta: fame,
guerre, genocidi. Non abbiamo nessun merito per vivere da questa parte
del mondo. I privilegi di cui profittiamo sono altrettanti svantaggi,
perdite, danni per coloro che vivono nella parte sbagliata. Un gesto
compiuto qui può avere esiti devastanti altrove, fino a provocare, pur
attraverso una serie ininterrotta di cause involontarie, l’agonia di
qualcuno.
La
morte degli altri avviene senza che noi, abitanti delle sovrabbondanti
e protette metropoli occidentali, ne siamo a conoscenza. Inconsapevoli,
eppure In un mondo solcato dall’ingiustizia sociale, diviso dalle
diseguaglianze, invochiamo sicurezza contro il disordine dilagante,
contro la minaccia dell’immigrazione. Tutti i dispositivi sono infatti
volti a proteggere noi e a escludere loro. Ci crogioliamo
nell’illusione che sia sufficiente consolidare le nostre fortezze per
far fronte alla pressione dei cosiddetti flussi migratori. Riteniamo
legittimo e legale lasciare nell’illegalità estrema chi è rimasto fuori
dalla porta. Permettiamo che, attraverso mille esclusioni, lo straniero
resti estraneo alla prosperità e al conforto, al diritto e al riparo.
Ci disinteressiamo della sua condizione, della sua storia, della sua
sorte. Preferiamo ignorarne l’esistenza, evitarne l’incontro, sfuggirne
il volto. Lo temiamo. Dietro i dispositivi e i controlli, le misure
innumerevoli a cui sottoponiamo lo straniero, dall’identificazione
all’espulsione, si nasconde a stento il nostro timore della vendetta. È
peraltro la stessa vendetta che, sotto forma di collera popolare e
spirito di rivolta, si aggira intorno a noi nei sobborghi delle
capitali, nelle periferie dei capitali. Non distingue tra un dentro e
un fuori; il desiderio di vendetta trascende le frontiere. Reclamare
sicurezza non serve; tradisce solo la cattiva coscienza di chi si
sottrae alla responsabilità. Ma non c’è esistenza, preservata e
protetta, che possa dirsi innocente.
Come
mai, da che mondo è mondo, non si dà riparo allo straniero? Che Paese è
il nostro, in cui la paura condiziona e pregiudica l’ospitalità? Ne fa
addirittura un crimine, sanzionando chi ospita un immigrato irregolare?
Mentre allo Stato è consentito perpetrare
crimini
contro l’ospitalità? Non dobbiamo dimenticare che l’accoglienza indica
il luogo offerto all’altro in cui confluiscono i concetti di
ospitalità, fraternità, umanità. Non ci può essere umanità senza
accoglienza dell’ospite. Già Kant, delineando un diritto cosmopolitico,
che varcasse i confini degli stati e delle nazioni, aveva parlato del
diritto universale all’ospitalità, cioè di un 'diritto di visita',
senza condizioni, e di un 'diritto dell’ospite', per cui è necessario
accogliere lo straniero come 'coabitante'.
Accoglienza
è quel gesto femminile in cui si condensa l’etica stessa. Che cosa
sarebbe altrimenti l’esistenza umana? Ciascuno di noi, a partire dalla
nascita, è già sempre accolto in un luogo che non è suo, che lo
precede, di cui non può appropriarsi e che può abitare a sua volta solo
come ospite, come straniero residente. Siamo tutti stranieri residenti
in una terra d’asilo che non ci appartiene, accolti e chiamati ad
accogliere, nel segno di una politica di coabitazione che il mondo
globalizzato rende imprescindibile.
...
Migranti, «un vero Paese sa accogliere»
Tra
denuncia politica e reportage filosofico, questo libro è un viaggio in
un centro di identificazione e espulsione, quell’Ade invisibile e
nascosto dove vengono relegate le scorie umane della globalizzazione.
Ma il viaggio diventa occasione per riflettere sui campi per gli
stranieri, sulla retorica ambigua dell’accoglienza. Dove finisce la
protezione umanitaria e dove comincia il controllo poliziesco?...
la scheda del libro "Crimini contro l’ospitalità" di Donatella Di Cesare
---------------------------------------
Guardando
la TV, girando su internet e sui social network vi sarà capitato di
vedere servizi giornalistici e video, di personaggi famosi e non, che
si buttano secchiate d’acqua addosso. Non è un modo per rinfrescarsi ma
è una campagna di solidarietà per i malati di sla, Sclerosi Laterale
Amiotrofica. La doccia ghiacciata per beneficenza si è sparsa in modo
particolare tra i Vip infatti sono tanti quelli che hanno aderito a
questa iniziativa.
SLA:
Ice Bucket Challenge – L’Ice Bucket Challenge è stata ideada da Pete
Frates il quale si è fatto versare un secchio d’acqua ghiacciata
addosso in segno di solidarietà con i malati di sla. Pete Frates è un
ragazzo di 29 anni che da due anni lotta contro la sla, aveva 27 anni
quando gli è stata diagnosticata e da quel momento lotta contro la
malattia e soprattutto lotta a favore della conoscenza e della ricerca
per sconfiggere il male. Il 31 Luglio Pete sulla sua pagina di Facebook
scrive: “So I am nominating myself for the #icebucketchallenge cuz I
can…ice water and ALS are a bad mix, so I got my friend Rob Van Winkle
to help me out…Julie Frates Nicole Benson Connolly Blair Casey Will MB
John Henry Feitelberg Sarah and Matt Ryan, Julian Edelman Tom Brady
Toucher & RichThe Howard Stern Show you have 24 hours to dump a
bucket of ice over your heads”. Amici, conoscenti hanno risposto
all’appello che si è diffuso velocemente in tutto il mondo coinvolgendo
anche personaggi famosi di ogni tipo...
SLA: DOCCIA GHIACCIATA PER BENEFICENZA
video (in inglese)
In
Italia abbiamo imparato a conoscere questa malattia attraverso gli
occhi dei calciatori, da Gian Luca Signorini a Stefano Borgonovo, che
con lo sguardo hanno saputo rispondere alle ovazioni del pubblico del
Ferraris di Genova e del Franchi di Firenze. La Sla si combatte con la ricerca. Per questo servono soldi, tanti soldi.
Da
qui l’idea tutta americana dell’ice bucket, ovvero del secchio d’acqua
ghiacciata in testa. Una doccia gelata che in modo virale si è
trasmessa in ogni angolo del pianeta coinvolgendo politici, artisti,
sportivi e tanta, tantissima gente comune...
In molti, però, si chiedono il significato originale, oltre al noto scopo, della doccia gelata.
Il
gesto intende far provare, almeno per un momento, la sgradevole
sensazione di intorpidimento muscolare, di irrigidimento, di perdita di
contatto con il proprio corpo. La sensazione che prova chi è affetto da
Sla nelle prime fasi della malattia.
Doccia gelata per la Sla: il significato
Ventiquattro
milioni di video e altrettante secchiate d’acqua gelata, una «sfida del
freddo» diventata virale, lanciata per sostenere la ricerca contro la
Sclerosi laterale amiotrofica: la campagna lanciata dall’Als,
l’associazione americana che aiuta i malati di Sla e le loro famiglie,
in pochi giorni ha fatto il giro del mondo contagiando sostenitori e
volti noti di cultura, spettacolo, sport, informazione e politica, da
Bill Gates a George W. Bush, da Lady Gaga a Fiorello, fino al premier
italiano Matteo Renzi. Non
solo un gioco che ha fatto il giro del web: lanciata a inizio agosto da
Pete Frates, 29 anni, malato di Sla ed ex promessa del baseball
americano, l’«Ice Bucket Challenge» negli Stati Uniti ha già raccolto
donazioni per 62.5 milioni di dollari. In Italia anche l’Aisla,
l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, ha aderito
ufficialmente alla campagna: sul sito dell’associazione si possono
trovare gli estremi per le donazioni (ecco il link per donare on line)...
Ice Bucket Challenge, la doccia fredda è virale: 24 milioni di video contro la Sla
Parlando
attraverso una macchina, il texano David Kurt McClain, affetto dalla
sclerosi laterale amiotrofica da 12 anni, ha postato la sua doccia
gelata su YouTube ''Oggi
voglio nominare i miei amici di Facebook, questa è la mia sfida. Ma vi
chiedo anche di fare delle donazioni, perchè anche grazie a voi
possiamo trovare una cura a questa malattia orribile. C'è sempre
speranza''
video
Siamo
sinceri: tirarsi addosso un secchio di acqua gelata, facendosi un
«auto-gavettone», a prima vista non è propriamente un gesto epocale.
E forse nemmeno tanto intelligente. Tanto più se lo fai davanti a una
telecamera, pubblicando poi sui social network il video dell’«impresa».
Il gioco, peraltro, non è nemmeno così nuovo. Gli adolescenti americani
lo fanno da anni. Nuovo – e per certi versi rivoluzionario – è il fatto
che gli «autogavettoni» siano diventati, nel giro di poche settimane,
una catena di solidarietà di una potenza inimmaginabile... Perché
il web è strano, perché la gente è strana: quel «gioco» che un momento
prima ci coinvolgeva tanto, un minuto dopo non ci fa più così effetto.
E questo è un altro, forse il più importante rischio dell’Ice Bucket
Challenge: farci fermare tutti alla superficie delle cose. Farci
vedere il dito (il gioco) e non luna (la beneficenza). Perché per
donare basta poco. Per essere davvero solidali occorre di più. Molto di
più.
Una doccia gelida può essere «solidale»?
Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, sono
Luigi, uno dei 3500 (ma quanti siamo veramente?) malati di SLA. Io in
due anni sono passato da escursionista a completamente immobile, mi
restano solo gli occhi per poter comunicare. Questa
sera, alla trasmissione “In Onda”, ho visto il suo gavettone per la SLA
e se non sbaglio è stato preceduto anche da quello del Ministro della
Salute Lorenzin. Vi sono grato per aver aderito a questa iniziativa,
nata negli USA, ma onestamente credo che possiate fare molto di più.
Certo non i miracoli che certi santoni, o stregoni, promettono al
modico prezzo di 25/30 mila euro. Io
sono per la vera ricerca, unica strada che ci può portare fuori da
questo pozzo che sembra senza fondo. I tempi della ricerca non sono mai
brevi, quindi speriamo che chi verrà dopo di noi abbia più fortuna,
visto che la SLA è una malattia che non regredisce, anzi tutt’altro. Ma
cosa può fare Lei Presidente oltre il gavettone e la somma che ha
offerto? A mio modesto parere molto di più, almeno su due questioni che
per noi sono all’ordine del giorno (come si dice in politichese)...
Lettera aperta di Luigi Brunori, malato di SLA di Roma, al premier Renzi
La
speranza è che l’attenzione non duri solo il tempo di una doccia,
perché i risultati in prospettiva potrebbero essere veramente notevoli.
L’iniziativa virale Ice Bucket Challenge, le secchiate d’acqua gelata
con nomination inclusa per raccogliere fondi a favore della ricerca
sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), sta riscuotendo un successo
straordinario facendo impennare le donazioni alle associazioni e agli
istituti che si occupano della cura e della ricerca contro la
patologia...
Sla, la doccia gelata divide. «Ma ci aiuta»
---------------------------------------
Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza
di
Alessandro D'Avenia
La
società della stanchezza. Così un filosofo ha definito il nostro tempo.
Una cultura costruita attorno alla prestazione inevitabilmente porta
all’esaurimento del desiderio, della gioia di vivere, del tempo buono e
paziente da dedicare alle relazioni, che invece si riducono a
controllo, manipolazione, soggezione.
La
conseguenza è il logorio del corpo e dello spirito. Questo comincia con
i bambini del nostro tempo, che un libro definisce «competenti»: quando
stanno ancora imparando a camminare è pronto uno zaino di prestazioni
che li schiaccerà, dal momento che la loro esperienza e vita emotiva
non è capace di sostenerne il peso e usarne il contenuto di per sé
valido. Bisognerebbe invece giocare con loro, guardarli giocare,
lasciarli crescere al ritmo della vita.
La
stanchezza riguarda a pieno titolo la scuola. Vedo tanta stanchezza in
tutte le componenti della relazione educativa: stanchi gli insegnanti,
stanchi i genitori, stanchi gli studenti, ancora prima di cominciare. E
a chi è stanco non rimane spesso che lamentarsi, recriminare,
incolpare, abbandonare la tensione e la tenzone. La relazione educativa
ridotta a prestazione perde l’ampiezza della sua essenza: portare i
soggetti in gioco al possesso di sé, al desiderio di trascendersi,
all’apertura al mondo, al perfezionamento reciproco grazie allo scambio
gratuito (e non mercenario) di bene che ogni persona porta.
Cosa
mi auguro allora per l’anno scolastico incipiente? Un po’ meno di
stanchezza per tutti. Ma come ritrovare, ciascuno nel suo ruolo
(insegnanti, genitori, ragazzi), una rinnovata gioia di vivere le ore
scolastiche, nonostante fatica, fallimenti, difficoltà (più acute in
contesti scolastici «periferici»)?
La
strada da imboccare, non la soluzione (tutta da costruire strada
facendo, altrimenti diventa un’altra prestazione), me la suggeriscono
le tante lettere di ragazzi che ricevo. Scelgo due esempi
rappresentativi, uno al femminile e uno al maschile.
...
Cari studenti non rassegnatevi alla stanchezza
Dal blog di Alessandro D'Avenia: Ciò che va nutrito, al di là delle prestazioni…
Un video che riassume l’articolo. Tratto da un film imperdibile.
video
---------------------------------------
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
DALLA PARTE DEI POVERI, I VICARI DI CRISTO
HOREB n. 67 - 1/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,35-36), così Gesù si rivolge ai giusti, costituendo i piccoli e i poveri come i suoi “vicari” sulla terra.
Il Dio che incontriamo, nell’ascolto della Parola e nelle vicende della vita, in Gesù è un Dio “nudo”, Crocifisso
Risorto, più nudo di tutti i defraudati della nostra storia, e non
nasconde questa nudità d’amore. Egli nella sua nudità sposa l’umanità
nuda.
Se vogliamo restare fedeli a questo Dio, che, nel Figlio Gesù, accoglie e condivide, che è paziente, che vive la paradossale solitudine della croce, dobbiamo, assieme a Lui, restare fedeli alla terra, ad un popolo che Lui ama e dobbiamo restarci nella solitudine e nel silenzio.
La
vita cristiana è fedeltà a queste nozze di Dio con l'umanità, e cresce
nell'inquieta pace di chi lascia che la sua fede si incarni, che il
Verbo si riveli carne della sua carne e sangue del suo sangue e di
quello di tutti coloro che camminano in questa terra, in particolare
degli impoveriti e degli oppressi.
La
vita cristiana è coinvolgimento a condividere la passione d’amore che
Dio ha per l'umanità e la creazione. E questa passione comporta il
condividere lo stile povero di Gesù.
In
quest’ottica, il regno di Dio non tiene i cristiani lontano dalla
realtà storica e dalla terra che li accoglie e li ospita. La logica del
regno non consente di coltivare stili di vita separati, anzi attiva una
nostalgia profonda di recuperare la storia e immergersi in essa. Il
regno è invito ad entrare dentro a questa realtà assecondandone l’opera
dello Spirito in una creazione che geme e soffre (Rm 8,19ss).
Il
regno di Dio, quindi, si costruisce a partire da un’umanità sfigurata,
che ha nomi e lineamenti ben precisi. Oggi, questa umanità sfigurata,
con una parola la potremmo chiamare Sud, se per i Sud del mondo non
indichiamo solamente una posizione geografica – oggi i Sud sono nelle
nostre città, nella porta accanto alla nostra –, quanto piuttosto una
logica, una coordinata storica, è il basso, la profondità, la
periferia, contrariamente a quello che noi reputiamo più importante:
l’alto e il centro.
È questa la prospettiva che orienta le riflessioni della monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
--------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
I talenti della parabola...
Non si può conoscere Gesù...
Gesù ha annunciato...
«Educare alla custodia del
creato, per la salute dei nostri Paesi e delle nostre città»: è il tema
della 9.a Giornata per la custodia del Creato promossa dalla Conferenza
episcopale italiana, che si celebra oggi in tutta Italia.
Custodiamo Cristo nella nostra vita...
Una parola, quella di Gesù...
Cristo non ha mani...
Impara a conoscere...
Credere è scoprire...
Difficilmente osa...
Duc in altum...
Dio ci giudica...
---------------------------------------------------------------
Oggi 31 agosto 2014 ricorre il secondo anniversario della morte del card. CARLO MARIA MARTINI
Quando un uomo ascolta la Parola di Dio...
Un tempo avevo sogni sulla Chiesa...
O Signore tu ci scruti e ci conosci...
In un mondo di disperati...
La prima cosa che la Parola di Dio...
Tu sei la mia luce...
5 settembre memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxiu) morta il 5 settembre 1997
Tutti sospiriamo per il cielo...
Compresi che l'amore racchiudeva...
La santità non è qualcosa di straordinario...
---------------------------------------------------------------
SPECIALE DI TEMPO PERSO: Cardinale
Carlo Maria Martini Profeta dei nostri tempi
---------------------------------------------------------------
LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" (Giovanni 1,1)
Gianfranco Ravasi: «Il "Logos" che era in principio»
--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 16,21-27
" Tu sei il Messia, il Figlio di Dio, il Vivente! "
Dopo
la dichiarazione fatta a Cesarea di Filippo, Pietro ora è costretto a
fare i conti con la modalità che Gesù intende utilizzare per
incarnare il proprio messianismo. Da adesso in poi, e poco alla
volta, Gesù comincerà a mostrare ai suoi discepoli la necessità 'divina' di
salire a Gerusalemme, dove il Messia sarà chiamato a instaurare il
Regno di Dio, ma non come il re Davide, con la violenza delle armi, ma
in un modo totalmente altro, pacifico, che i discepoli ancora non
riescono a comprendere; e dove lo vedranno assiso su un trono doloroso
e infamante: la croce. Quando Pietro proclama Gesù: "il Messia il figlio di Dio, il Vivente",
non ha ancora compreso bene la portata della sua affermazione. Lui e i
discepoli vanno dietro a Gesù ma non lo seguono e pensano che egli sia
il Messia trionfatore che deve conquistare il potere con la violenza.
Ma
ora che il Signore comincia a spiegarglielo, che apertamente annuncia
ciò che lo attende a Gerusalemme, non solo si tira indietro ma,
conducendo Gesù in disparte, "lo rimprovera" (il verbo utilizzato: epitimao, è lo stesso che l'evangelista usa quando Gesù rimprovera,
in un esorcismo, il diavolo). Per Pietro l'affermazione di Gesù suona
come una sonora bestemmia, un pensiero diabolico, una realtà
lontana da Dio per la quale l'Onnipotente deve perdonarlo.
Infatti non afferma:"Dio non voglia, Signore !", come è riportato nella nostra traduzione, ma:
"Dio ti perdoni/ti usi misericordia".
Pietro vuole esorcizzare l'idea che il Messia possa essere un perdente, uno sconfitto, uno che "deve molto patire ed essere ucciso",
considera Gesù un invasato, un indemoniato, e le sue idee una
follia. Gesù ristabilisce subito le gerarchie in seno alla sua
comunità e detta ancora una volta le linee guida: è lui la Pietra
Angolare sulla quale è edificata la sua Chiesa e non Pietro: "Infatti nessuno può gettare un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo"(1Cor 3,11),
e a lui spetta tracciare il cammino che conduce alla realizzazione
del Regno, non certamente a Pietro che, se vuole essere un discepolo
fedele, deve lui seguire il suo Maestro, andargli dietro, e non
viceversa.
...
---------------------------------------
Secondo Dio
Prepararsi alla domenica (XXII del T.O.)
di Antonio Savone
Nulla
lasciava presagire una fine così ingloriosa. Lo avevano seguito e
acclamato come l’uomo forte, l’uomo dei miracoli, l’uomo delle folle
assiepate attorno alla sua parola e ai suoi gesti, anche se non sempre
ne avevano colto il senso. La meta non poteva non essere Gerusalemme,
felice coronamento della carriera del loro Maestro, un uomo tanto
vicino a Dio da essere capace di avvicinarsi alle persone. Aveva quasi
del prodigioso quando ridonava speranza a quanti l’avevano persa e
riapriva varchi là dove persino la morte aveva già pronunciato la sua
ultima parola.
Tu
sei il Cristo, aveva esclamato Pietro. A buon diritto. Aveva visto bene
Pietro. Sei tu colui che è stato stabilito come il restauratore delle
sorti d’Israele. Le tue opere ne danno testimonianza.
Tutto
faceva pensare ad un esito riuscito, un riconoscimento pubblico,
ufficiale. Pietro poi era stato addirittura instradato nel ruolo di
vice, forte anche di una beatitudine che lo accreditava addirittura
presso il Padre di cui aveva colto l’illuminazione. Beato te, Simone…,
aveva riconosciuto Gesù.
Ma
subito avevano patito un primo disagio quando aveva comandato ai
discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo. E perché mai?
Che motivo c’era per tacere?
E
come se non bastasse, Gesù aveva sì parlato di Gerusalemme ma non come
luogo del riconoscimento da parte delle autorità quanto come del luogo
della riprovazione proprio da parte dei capi.
Il panico si sarà impadronito dei discepoli. Un’ombra cupa aveva fatto capolino sul loro facile entusiasmo.
No,
questo proprio non poteva essere accettato. E perciò era toccato ancora
una volta a Pietro farsi portavoce di un comune sentire: così mai!
Pietro non può tollerare un Messia così. Il bene non può non vincere,
non può non mostrarsi. La propria posizione non può non essere
riconosciuta. È necessario un intervento forte, una mano ferma. Non
abbiamo bisogno di tentennamenti: non aiutano nessuno… Noi abbiamo
bisogno di un sicuro punto di riferimento. A cosa può servire un Messia
che non si impone? È la crisi di Pietro. Ed è la crisi della nostra
comunità cristiana proprio in questi giorni (basta scorrere la stampa).
Mai definitivamente sopita la nostalgia di messianismi trionfalistici,
la tentazione di affrettare il tempo in cui finalmente separare grano e
zizzania.
E
nel gestire il suo panico, ha persino un gesto di attenzione. Non vuole
svergognare il maestro davanti a tutti: lo trae in disparte. Tenero,
Pietro.
Ma,
ahimè, da pietra angolare si ritrova scalzato e identificato come
pietra d’inciampo, dalla beatitudine illuminante si ritrova come uno i
cui sentimenti non sono quelli di Dio. Il fondamento viene retrocesso a
scandalo. Povero, Pietro.
...
Secondo Dio
---------------------------------------
LA VIGNA DI NABOT IERI
COME I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI OGGI
di Giuliana Martirani
LA VIGNA DI NABOT IERI (I Re 21, 1-29)
“Nabot
di Isreel possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria.
Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia
casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se
preferisci te la pagherò in denaro al prezzo che vale”. Nabot rispose
ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri”...
Allora sua moglie Gezabele gli disse...: “Te la darò io la vigna di
Nabot di Isreel.
...
Il
Signore disse a Elia il Tisbita “Hai visto come Acab si è uminilatio
davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me non farò piombare la
sciagura durante la sua vita, ma la farò scendere sulla sua casa
durante la vita del figlio”.
LA VIGNA DI NABOT OGGI
“I
Palestinesi possedevano i loro territori all’interno dei territori
asseganti a Israele dopo la seconda guerra mondiale dai vincitori
perché potessero ritornare nelle loro terre dopo la Shoah e dopo la
secolare diaspora che li aveva visti sparpagliati per il mondo.
Gli
Israeliani, dopo la guerra di sei giorni e ancor più dopo le grandi
emigrazioni di ebrei, successive alla caduta dell’impero sovietico nel
1989, che si insediarono sui territori palestinesi come coloni, dissero
ai Palestinesi: “Cedeteci i vostri territori; siccome sono vicini alla
nostra nazione, ne faremo orti per la produzione di ortaggi da vendere
ai supermercati europei. In cambio vi sposteremo su altri territori
oppure, se preferite ve li pagheremo in denaro al prezzo che valgono”.
I Palestinesi risposero agli Israeliani: “Ci guardi il Signore dal
cedervi le terre che abbiamo ereditato dai nostri padri, già troppi
palestinesi sono esiliati e rifugiati in giro per il mondo”...
Allora
le diplomazie occidentali a cominciare dalle grandi e ricche lobby
americane dissero a Israele...: “Ve li daremo noi i territori
palestinesi occupati dai vostri coloni, a cominciare da quelli di
Hebron...
...
Il
Signore disse agli amanti della pace e della giustizia che stavano
accompagnando il dramma palestinese: ”Hai visto come il governo
israeliano si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a
me non farò piombare la sciagura durante tutta la sua vita, ma non
posso evitare che l’odio e la violenza ancora perdurino durante questa
stessa generazione”.
LA VIGNA DI NABOT IERI COME I TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI OGGI di Giuliana Martirani
---------------------------------------
CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Alle minacce di morte di Riina
nei confronti di don Luigi Ciotti "Quelli della Via" risponde
esprimendo solidarietà e rinnovando l'impegno contro ogni forma di
illegalità.
Siamo tutti con don Luigi Ciotti!!
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
-Le minacce di Totò Riina dal carcere sono molto significative. Non
sono infatti rivoltesolo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in
vent'anni di Libera sisono impegnate per la giustizia e la dignità del
nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza.
-Solo
un "noi" - non mi stancherò di dirlo - può opporsi alle mafie e alla
corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle
sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto
che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile. -Le
mafie sanno fiutare il pericolo. Sentono che l'insidia, oltre che dalle
forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla
ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non
accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio. -Queste minacce sono la prova che questo impegno è incisivo, graffiante, gli toglie la terra da sotto i piedi. ...
DON LUIGI CIOTTI SU MINACCE RIINA
«Putissimo
pure ammazzarlo», impreca durante l’ora d’aria Totò Riina, il capo dei
capi, con il compagno di socialità Alberto Lorusso. Non sa di essere
intercettato. E non sa che il suo pensiero, le sue minacce, sono la
riprova inconfutabile che la Chiesa è uno dei principali nemici della
mafia. Riina vorrebbe morto don Luigi Ciotti, fondatore e instancabile
animatore di Libera. Lo accosta a don Pino Puglisi, e non è un caso.
...
Quella di Puglisi è la Chiesa che “interferisce”, per usare un’espressione cara a don Ciotti.
Non
sorprende l’analogia tra don Puglisi e il fondatore e animatore di
Libera. «Per me», ha commentato a caldo dopo la notizia delle minacce
di Riina, «l’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al
Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, della violenza, al suo
stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi».
Lo
aveva ripetuto anche a papa Francesco, durante la Giornata della
memoria e dell’impegno del 21 marzo scorso celebrata nella parrocchia
romana di San Gregorio, dedicata alle vittime di tutte le mafie. E
quell’incontro era rimasto ben presente nella memoria del Pontefice,
quando in Calabria levò la sua voce contro i mafiosi, scomunicandoli e
invitandoli a convertirsi.
Le
parole di Riina sono anche una provocazione a riflettere e ad agire.
Sono il segnale che l’azione evangelica, ecclesiale e sociale contro le
mafie funziona e dà i suoi frutti, ma che tutti dobbiamo proseguire
nell’impegno tracciato dal sacerdote. La reazione del boss dà ragione
al procuratore di Palermo della stagione delle stragi mafiose Nino
Caponnetto, che diceva che «la mafia alla lunga ha più paura della
scuola che della polizia».
Le
mafie, per don Ciotti, «sanno fiutare il pericolo, sentono che
l’insidia, oltre che dalle Forze di polizia e da gran parte della
magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze». Per questo
rafforzare la scorta a questo sacerdote che porta avanti
l’intransigenza etica del Vangelo non basta. Servono leggi contro la
corruzione, servono norme più rapide sulla confisca dei beni mafiosi. E
serve soprattutto un moto collettivo delle coscienze per far capire
alla mafia che don Ciotti non è solo, è uno di noi.
LA MAFIA DEVE CAPIRE CHE DON CIOTTI NON È SOLO
ROSY BINDI: «MINACCE DA PRENDERE SUL SERIO»
Vedi anche i nostri precedenti post:
- Com'è vuota la parola ANTIMAFIA... meglio RESPONSABILITÀ
- "Il patto dei mafiosi nel nome di Dio" di Barbara Spinelli (all'interno link a post precedenti)
---------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Domenica
31 agosto ricorrono 30 anni dalla consacrazione al sacerdozio di Paolo
Dall'Oglio, gesuita italiano, collaboratore fisso di Popoli con la
rubrica La sete di Ismaele,
rapito in Siria il 29 luglio 2013. Per fare memoria di questa
ricorrenza, la famiglia ha deciso di rendere pubblica - attraverso il
sito di Popoli - ampi stralci di una lettera inedita che padre Paolo
scrisse in occasione della sua ordinazione diaconale, avvenuta un anno
prima.
Si
tratta di un testo molto denso, in cui già sono contenuti i fondamenti
sui quali padre Paolo (allora ventinovenne) ha costruito la sua vita e
la sua missione in Siria, in particolare il percorso di consacrazione
al dialogo. [La lettera è disponibile anche in formato audio, con la
voce di Gianni Bersanetti: il link è alla fine di questo articolo].
Il
30 ottobre sarò ordinato diacono nella Chiesa del Gesù (a Roma, ndr),
alle ore 16 in punto, secondo il rito della Chiesa siriaca e spero poi
di essere ordinato prete a Damasco l’estate prossima. Il diaconato è
«l’ordine del servizio ecclesiale»: si tratta del sacramento
dell’ordine in questa sua prima dimensione, «il servizio».
Noi
sappiamo che ogni uomo ha una vocazione, ma ci pare che una persona che
si occupa di stare in rapporto con Dio per aiutare i fratelli a
trovarlo e che continua a spezzare per loro il Pane di Vita sulla scia
di Gesù e degli Apostoli, debba essere chiamato in un modo molto
chiaro.
Una
certa volta, in un posto e ad un’ora precisi, ho avuto la chiara
coscienza che il Signore mi voleva con lui a tempo pieno e con tutto me
stesso, per essere una persona a sua disposizione da mandare secondo i
bisogni del Regno; il tutto accompagnato da molta gioia... Conoscevo
già abbastanza i Gesuiti per intuire che in Compagnia avrei potuto
realizzare quella vocazione... Ma sono meravigliato continuamente a
causa di questa chiamata: la mia esperienza è che Dio non butta via
nulla della persona, tutto deve essere e dovrà essere purificato e
assunto per fare l’argilla con cui ci vuole plasmare. […]
In
questi anni, con i miei «Superiori» abbiamo portato avanti un
discernimento riguardo alla mia missione nell’ambito del lavoro
apostolico della Compagnia di Gesù. Questamissione è, in tre parole,
quella di essere prete nella Chiesa in dialogo.
...
Essere prete nella Chiesa in dialogo
---------------------------------------
OREUNDICI
IL QUADERNO DI SETTEMBRE 2014
LA PACE CHE ANCORA NON C'E'
L'EDITORIALE
di Mario De Maio
Ogni
giorno la televisione e le prime pagine dei giornali ci sommergono con
immagini di morte provenienti dai diversi scenari di guerra. È
terribile vedere quanto dolore e quanta sofferenza abbiamo vicino a
casa nostra. Cosa fare? È la domanda che ci viene spontanea, a cui però
la risposta è di smarrimento e di grande impotenza. Il tema della
“pace” a cui dedichiamo questo quaderno è un tema antico, un tema che
percorre tutti i libri del vecchio e del nuovo testamento. È una
dimensione soprattutto dell’animo umano che ha mille sfaccettature.
Siamo colpiti dalle guerre ma in realtà siamo avvolti in un universo
morbido di violenza. Vi è una violenza strutturale nelle nostre
istituzioni dove non vi è giustizia e spazio per una pacifica
convivenza. Vi è violenza sulle nostre strade dove ogni giorno non si
contano più le vittime. Vi è violenza nelle nostre relazioni, personali
e sociali, nella politica, nel lavoro, nelle scuole. Eppure questo
termine...
L'EDITORIALE di Mario De Maio
LA SCOPERTA DELL’AMORE NEL DOLORE
una sicurezza profonda, un perno solido e inalienabile
di Arturo Paoli
Introduciamo
questo quaderno dedicato alla “pace che cerchiamo” con uno scritto di
Arturo Paoli di commento alla parabola del samaritano. Il testo è
tratto dall’introduzione al libro Il difficile amore. Un uomo scendeva
(Cittadella editrice, 2008). Il senso della parabola del samaritano è
stupendo. Un uomo perde i sensi in un’imboscata, si risveglia come
avviluppato in una storia d’amore: scoprirà che qualcuno lo ha curato,
lo ha portato all’albergo, ha pagato per lui. Non poteva essere amato
di più. Questa scoperta è capace di ricostruirlo dal fondo, di dargli
la forza di alzarsi e di ricominciare la vita. Nel momento dell’abisso,
del buio, della perdita di tutto, lì trova l’amore. «D’amore eterno ti
ho amato; perciò ti ho conservato la mia pietà» (Ger 31,3). La nuova
storia dell’uomo ritornato alla vita comincia da lì, dalla scoperta di
essere stato «comprato», salvato dall’amore. È un’e-sperienza che
ognuno di noi deve fare. Mi pare che molti passino tutta la vita
attenti alla definizione di Dio, attenti a «chi è Dio», senza arrivare
a scoprire «che cosa è Dio», cioè a conoscere e sentire che Dio è
Amore. Quando una persona lo scopre in una avventura di dolore – in un
risveglio improvviso che pare molto simile a quello del nostro uomo, in
una stanza d’albergo nudo, senza soldi, senza sangue – si sentirà come
un fiume che ha trovato il suo letto, una pianta nella sua terra, un
uomo nella sua patria, in casa sua fra le persone che gli vogliono
bene...
LA SCOPERTA DELL’AMORE NEL DOLORE
Dare voce al dolore altrui è premessa di ogni futura politica di pace
Carlo Maria Martini (27 agosto 2003)
---------------------------------------
"Pace, le Chiese in prima linea" di Enzo Bianchi
Non potevamo certo immaginare che l’incontro di Bose «Beati i pacifici»
avrebbe avuto luogo in giorni abitati da rumori di guerra ed
efferatezze talmente intensi, diffusi e ripetuti da prefigurare una
terza guerra mondiale già in atto, anche se «a pezzi», a puntate, come
lucidamente denunciato da papa Francesco.
Sì,
l’annuncio della beatitudine evangelica per quanti agiscono per la pace
– «Beati coloro che si adoperano per la pace» – spesso ripetuta nella
Divina Liturgia ortodossa, non solo continua a interpellare la
coscienza di ciascuno e la prassi delle Chiese, ma è chiamato con
urgenza a tradursi in prassi capace di rimuovere ostacoli grandi come
montagne, di ricreare condizioni di umanità e di giustizia tali da
poter far regnare quel minimo di non belligeranza che è preludio alla
pace, tra i popoli e nel cuore delle persone.
Il
ritrovarsi fraterno di vescovi e studiosi, di monaci e monache, di
uomini e donne provenienti da confessioni cristiane e nazioni diverse –
accomunati dal desiderio di restare fedeli al Vangelo e al suo
messaggio di pace – costituisce un appello alle Chiese a essere
fermento di riconciliazione nell’oggi della storia. La speranza della
pace annunciata in Cristo, infatti, non è un’utopia inefficace di
fronte alla logica del potere e del conflitto, bensì un evento nella
storia, che s’incarna ogniqualvolta semplici uomini e donne decidono di
agire come «operatori di pace».
Ora,
il tema della pace, intrinsecamente legato al Vangelo proclamato e
vissuto, è un impegno di sempre: sull’annuncio della pace la Chiesa
decide della sua fedeltà al Signore Gesù, il cui nome è pace. Tutto il
Nuovo Testamento insiste che Gesù Cristo è la nostra pace, egli è colui
che è venuto a proclamare la pace ai lontani e ai vicini. Lo stesso
Vangelo viene chiamato nella lettera agli Efesini «la buona notizia
della pace»: per questo la pace è il dono per eccellenza del Risorto.
Ma
«fare la pace», oggi come sempre, è un’azione a caro prezzo: mai
rispondere al male con il male, ma cercare sempre di replicare con il
bene, può comportare anche di perdere la propria condizione di
pace.
...
Pace, le Chiese in prima linea
la pagina XXII Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa “BEATI I PACIFICI” (Mt 5,9) Monastero di Bose, mercoledì 3 - sabato 6 settembre 2014 in collaborazione con le Chiese Ortodosse
---------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
«In passato, la maggior parte
delle guerre erano motivate dall’idea di nazione. Oggi, invece, le
guerre vengono scatenate soprattutto con la scusa della religione.
Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno noto una cosa:
forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è un leader
rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più
diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l’unico leader
davvero rispettato. Per questo mi è venuta l’idea che ho proposto a
papa Francesco…».
---------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus 31 agosto 2014
Udienza Generale- del 3 settembre 2014: La Chiesa è Madre
Discorso - Agli Sportivi e ai Promotori della partita di calcio interreligiosa per la pace (1° settembre 2014)
--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Tweet
30 /08/2014:
02/09/2014:
04/09/2014:
04/09/2014:
Per la prima volta Papa Francesco allega al messaggio anche una foto.
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nell’itinerario
domenicale con il Vangelo di Matteo, arriviamo oggi al punto cruciale
in cui Gesù, dopo aver verificato che Pietro e gli altri undici avevano
creduto in Lui come Messia e Figlio di Dio, «cominciò a spiegare [loro]
che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto … , venire ucciso e
risorgere il terzo giorno» (16,21). E’ un momento critico in cui emerge
il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli.
Pietro addirittura si sente in dovere di rimproverare il Maestro,
perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile. Allora
Gesù, a sua volta, rimprovera duramente Pietro, lo rimette “in riga”,
perché non pensa «secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 23) e senza
accorgersene fa la parte di satana, il tentatore.
...
Dopo l'Angelus:
domani,
in Italia, si celebra la Giornata per la custodia del creato, promossa
dalla Conferenza Episcopale. Il tema di quest’anno è molto importante:
«Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e
delle nostre città». Auspico che si rafforzi l’impegno di tutti,
istituzioni, associazioni e cittadini, affinché sia salvaguardata la
vita e la salute delle persone anche rispettando l’ambiente e la natura.
...
Vi auguro una buona domenica, vi chiedo di pregare per me, e buon pranzo. Arrivederci!
il testo integrale dell'Angelus
video
--------------------------------------------
3 settembre 2014 Folla
delle grandi occasioni per la prima udienza di papa Francesco dopo la
sosta estiva. Oltre cinquantamila persone hanno riempito piazza San
Pietro, e c’erano fedeli anche all’esterno, oltre i “confini” fra la
Citta del Vaticano e lo Stato italiano. Papa Francesco si è spinto fino
a loro, per salutarli, sulla jeep scoperta. Nei giorni scorsi la
Prefettura della Casa Pontificia aveva distribuito più di ventimila
biglietti per questa prima udienza settembrina.
video
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Nelle
precedenti catechesi abbiamo avuto modo di rimarcare più volte che non
si diventa cristiani da sé, cioè con le proprie forze, in modo
autonomo, neppure si diventa cristiani in laboratorio, ma si viene
generati e fatti crescere nella fede all’interno di quel grande corpo
che è la Chiesa. In questo senso la Chiesa è davvero madre, la nostra
madre Chiesa - è bello dirlo così: la nostra madre Chiesa - una madre
che ci dà vita in Cristo e che ci fa vivere con tutti gli altri
fratelli nella comunione dello Spirito Santo.
In questa sua maternità, la Chiesa ha come modello la Vergine Maria, il modello più bello e più alto che ci possa essere.
...
Affidiamoci
allora a Maria, perché Lei come madre del nostro fratello primogenito,
Gesù, ci insegni ad avere il suo stesso spirito materno nei confronti
dei nostri fratelli, con la capacità sincera di accogliere, di
perdonare, di dare forza e di infondere fiducia e speranza. È questo
quello che fa una mamma.
video della catechesi
Saluti
...
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a
quelli provenienti dall’Iraq. La chiesa è Madre e, come tutte le madri,
sa accompagnare il figlio bisognoso, sollevare il figlio caduto, curare
il malato, cercare il perduto e scuotere quello addormentato e anche
difendere i figli indifesi e perseguitati. Oggi vorrei assicurare,
specialmente a questi ultimi, cioè gli indifesi e perseguitati, la
vicinanza: siete nel cuore della Chiesa; la Chiesa soffre con voi ed è
fiera di voi, fiera di avere figli come voi; siete la sua forza e la
testimonianza concreta e autentica del suo messaggio di salvezza, di
perdono e di amore. Vi abbraccio tutti, tutti! Il Signore vi benedica e
vi protegga sempre!
.
* * *
Desidero
unirmi ai recenti interventi del Vescovo di Terni-Narni-Amelia, ed
esprimo la mia profonda preoccupazione per la grave situazione che
stanno vivendo tante famiglie di Terni a motivo dei progetti della
ditta Thyssenkrupp. Ancora una volta rivolgo un accorato appello,
affinché non prevalga la logica del profitto, ma quella della
solidarietà e della giustizia. Al centro di ogni questione, anche di
quella lavorativa, va sempre posta la persona e la sua dignità! Col
lavoro non si gioca! E chi, per motivi di denaro, di affari, di
guadagnare di più, toglie il lavoro, sappia che toglie la dignità alle
persone.
...
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani...
tornando dopo le vacanze alle consuete attività quotidiane, riprendete
anche il ritmo regolare del vostro intimo dialogo con Dio, diffondendo
la sua luce attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno nel
Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di
ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, - voi siete i coraggiosi, vi
dico, perché bisogna avere coraggio per sposarsi oggi; questi sono i
coraggiosi - sforzatevi di mantenere un contatto vivo con Dio, affinché
il vostro amore sia sempre più vero e duraturo.
il testo integrale della catechesi
video integrale
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
1 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Come ricevo la Parola di Dio?”
«Gesù
è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di
Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dobbiamo
accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà».
Per questo Papa Francesco ha riproposto il suggerimento di portare
sempre con sé una piccola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo
quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadito nella messa
celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Riprendendo
le celebrazioni eucaristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli —
dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha
svolto una riflessione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture
proposte dalla liturgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di
san Paolo ai corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30).
...
In
sostanza, ha proseguito il Pontefice, l’apostolo ricorda che «la parola
di Dio è una cosa diversa, una cosa che non è uguale a una parola
umana, a una parola sapiente, a una parola scientifica, a una parola
filosofica». La parola di Dio, infatti, «è un’altra cosa, viene in un
altro modo»: è «diversa» perché «così parla Dio».
Lo
conferma Luca nel passo evangelico che racconta di Gesù nella sinagoga
di Nazareth, «dove era cresciuto» e dove tutti «lo conoscevano da
ragazzino». In quel contesto, ha spiegato il Papa, egli «incominciò a
parlare e la gente lo sentiva», commentando: «Ma che interessante!».
Poi «davano testimonianza: erano meravigliati delle parole che diceva».
E tra di loro osservavano: «Ma guardalo, questo! Che bravo, questo
ragazzino che noi conosciamo, com'è diventato bravo! Ma dove
avrà studiato, questo?».
...
E allora, si è chiesto Francesco, «com'è la parola di Dio?».
...
Messa a Santa Marta - Vangelo in tasca
video
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
2 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Signore donaci l'identità cristiana”
È
lo Spirito Santo a dare «l’identità» al cristiano. Perciò — ha detto
Papa Francesco all’omelia della messa celebrata martedì 2 settembre a
Santa Marta — «tu puoi avere cinque lauree in teologia, ma non avere lo
Spirito di Dio». E «forse tu sarai un gran teologo, ma non sei un
cristiano», proprio «perché non hai lo Spirito di Dio».
Così,
ha fatto notare, «tante volte noi troviamo, fra i nostri fedeli,
vecchiette semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che ti
parlano delle cose meglio di un teologo, perché hanno lo Spirito di
Cristo». E ha indicato l’esempio di san Paolo, che per le sue efficaci
predicazioni non possedeva particolari referenze accademiche — non
aveva seguito corsi di «sapienza umana alla Lateranense o alla
Gregoriana» ha detto — ma parlava assecondando lo Spirito di Dio.
...
«L’identità
propria di Gesù è l’essere unto» ha ribadito il Pontefice. Egli è «il
Figlio di Dio unto e inviato, mandato a portare la salvezza, a portare
la libertà». Dunque «questa è l’identità di Gesù e per questo la gente
diceva: “Quest’uomo ha una autorità speciale, che non hanno i dottori
della legge che ci insegnano”». Ma, ha aggiunto il Papa, «alcuni si
scandalizzavano di questa modalità di Gesù, di questo stile di Gesù».
Ecco
allora che «la libertà, l’identità di Gesù, è proprio l’unzione dello
Spirito Santo». E noi, ha esortato Francesco, possiamo domandarci quale
sia la nostra identità di cristiani».
...
Il
Pontefice ha ricordato, riferendosi ancora alla lettera di san Paolo,
che «l’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa: è libero,
senza poter essere giudicato da nessuno». Infatti, ha aggiunto citando
sempre le parole dell’apostolo, «chi mai ha conosciuto il pensiero del
Signore? Ora noi abbiamo il pensiero del Cristo e cioè lo Spirito di
Cristo». E appunto «questa è l’identità cristiana: non avere lo spirito del mondo, quel modo di pensare, quel modo di giudicare».
In
definitiva «quello che dà autorità, quello che dà identità è lo Spirito
Santo, l’unzione dello Spirito Santo». Per questo, secondo il Papa, «il
popolo non amava quei predicatori, quei dottori della legge, perché
parlavano davvero di teologia, ma non arrivavano al cuore, non davano
libertà, non erano capaci di far in modo che il popolo trovasse la
propria identità, perché non erano unti dallo Spirito Santo». Invece,
ha precisato, «l’autorità
di Gesù — e l’autorità del cristiano — viene proprio da questa capacità
di capire le cose dello Spirito, di parlare la lingua dello Spirito;
viene da questa unzione dello Spirito Santo».
Papa
Francesco ha concluso pregando il Signore di donarci «l’identità
cristiana, quella che tu avevi: donaci il tuo Spirito; donaci il tuo
modo di pensare, di sentire, di parlare: cioè, Signore donaci l’unzione
dello Spirito Santo».
Messa a Santa Marta - Le vecchiette e il teologo
video
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
4 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“i nostri peccati ci fanno incontrare Gesù”
«Di
quali cose si può vantare un cristiano? Due cose: dei propri peccati e
di Cristo crocifisso». E una sola conta veramente: l’incontro con
Cristo che cambia la vita dei cristiani “tiepidi” e trasforma il volto
di parrocchie e comunità “decadenti”. È questa l’indicazione suggerita
da Papa Francesco durante la messa celebrata giovedì 4 settembre, nella
cappella della Casa Santa Marta.
A
ispirare le parole del Pontefice è stata anzitutto la prima lettura
della liturgia, tratta dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (3,
18-23). L’apostolo, ha spiegato il Papa, «in questi brani che abbiamo
letto nelle liturgie di questi giorni scorsi, parla della forza della
parola di Dio». Di più, ha aggiunto, «possiamo dire» che «fa come una
teologia della parola di Dio». E finisce con questa riflessione:
«Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo
mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di
questo mondo è stoltezza davanti a Dio».
In pratica, ha affermato il Pontefice, «Paolo ci dice che la forza della parola di Dio,
quella che cambia il cuore, che cambia il mondo, che ci dà speranza,
che ci dà vita, non è nella sapienza umana». Quindi «non è in un bel
parlare e un bel dire le cose con intelligenza umana. No, quella è
stoltezza». Invece «la forza della parola di Dio viene da un’altra
parte». Certamente «passa anche per il cuore del predicatore». Ed è per
questo che Paolo raccomanda a quanto predicano la parola di Dio:
«Fatevi stolti». Li avverte di non mettere la propria sicurezza «nella
sapienza del mondo». Quindi, prosegue l’apostolo, «nessuno ponga il suo
vanto negli uomini».
A
questo punto viene da chiedersi «dov’è la sicurezza di Paolo, dove lui
trova la radice della sua sicurezza». Del resto, ha fatto notare il
Papa, «anche lui aveva studiato con i professori più importanti del
tempo». Eppure non se ne vantava. Piuttosto «si vantava soltanto di due
cose, e queste cose delle quali si vantava Paolo, sono proprio il posto
dove la parola di Dio può venire ed essere forte». Infatti egli dice di
se stesso: «Io soltanto mi vanto dei miei peccati». Parole che
scandalizzano, ha commentato il Pontefice. E poi, ha aggiunto, «in un
altro brano, dice: Io soltanto mi vanto in Cristo e in questo
Crocifisso». Dunque «la forza della parola di Dio è in quell’incontro
tra i miei peccati e il sangue di Cristo che mi salva. E quando non c’è
quell’incontro, non c’è forza nel cuore». Se finiamo per dimenticare
questo — ha avvertito il Pontefice — «diventiamo mondani, vogliamo
parlare delle cose di Dio con linguaggio umano, e non serve», perché
«non dà vita».
È
decisivo allora «l’incontro tra i miei peccati e Cristo». E ciò che
avviene quando, nel passo del Vangelo di Luca (5, 1-11), Gesù dice a
Simone di prendere il largo e di gettare le reti per la pesca. E
Pietro, ha notato Francesco, gli risponde: «Ma abbiamo fatto tutta la
notte e non abbiamo preso niente... Ma sulla tua parola le getterò». E
così, ha proseguito, avviene «quella pesca miracolosa».
Di
fronte a questo fatto «cosa pensa Pietro?», si è chiesto il vescovo di
Roma. La sua reazione non è di soddisfazione per l’insperato esito
della pesca o per il futuro guadagno. Egli — ha spiegato il Papa —
«soltanto vede Cristo, vede la sua forza e vede se stesso». Così si
inginocchia ai piedi di Gesù dicendo: «Signore, allontanati da me
perché sono un peccatore».
Per
Pietro avviene dunque «questo incontro con Gesù Cristo», l’incontro tra
i suoi peccati e la forza del Signore che salva. In tale situazione, ha
evidenziato il Pontefice, «il segno della salvezza è stato il miracolo
della pesca; il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono
i propri peccati».
...
Messa a Santa Marta - Perché vantarsi dei peccati
video
--------------------------------------------
|
Sei
interessato a
ricevere la nostra newsletter
ma non
sei iscritto ?
Iscriversi
è facile e gratuito.
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER
riceverai la newsletter di
"TEMPO PERSO", ogni settimana, direttamente nella
casella di posta elettronica.
|
AVVISI:
1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
|
|