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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Guerra – Ascoltiamo la voce del papa – primato della politica, disarmo, giustizia e pace
Comunicato stampa Pax Christi Italia
Nel
pieno dell’orrore e del dolore mediorientale, Pax Christi si oppone ai
bombardamenti o all’invio di armi, promossi da chi, fino a pochi mesi
fa ha contribuito ad armare l’attuale “nemico”. Intendiamo attivare la
pace con il primato di una politica capace di aprire cammini di
giustizia e di pace. Molte sono le corresponsabilità del tragico
ginepraio mediorientale.
L’IS
è prodotto del vuoto della buona politica che ha favorito il mercato
delle armi e interventi opportunisti che hanno provocato la distruzione
di tante vite e della civiltà del diritto.
Non si vuole negare il diritto alla difesa dei deboli, il rispetto della vita e la tutela delle minoranze.
Per
questo, occorre ascoltare la lucida e sapiente voce del papa che, a
proposito della necessità di fermare l’aggressore ingiusto (“fermare,
non bombardare”, ha osservato), già in agosto precisava che i mezzi
dovranno essere valutati in sede ONU perché “qualche volta, infatti,
sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono
impadronire dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista. Una
sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. E’
all’Onu che si deve discutere come farlo”. Nella sua lettera a Ban
Ki-Moon incoraggia tutti gli organi delle nazioni Unite ad agire “in
conformità con il Preambolo e gli Articoli pertinenti della Carta delle
Nazioni Unite”.
Nel
contesto di “una terza guerra mondiale a pezzi”, vogliamo rilanciare
tale appello assieme alla denuncia solenne pronunciata al sacrario
militare di Redipuglia (13 settembre 2014) contro “i pianificatori del
terrore”, “gli organizzatori dello scontro”, “gli imprenditori di
armi”, “gli affaristi della guerra”, “l’avidità di denaro e di potere”
che circonda “l’industria delle armi”, realtà presenti in ogni
latitudine compresa la nostra.
Su questa scia intendiamo continuare con altri la nostra azione:
...
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E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO
O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO?
di Giuliana Martirani
PENSANDO AI TAGLIATORI DI GOLE E AI BOMBARDAMENTI AEREI
DA 2000 ANNI LO SAPPIAMO E LO INSEGNIAMO:
URGE PASSARE DALLA LEGGE DEL TAGLIONE,
DELLA VENDETTA E DELLA RAPPRESAGLIA
ALLA LEGGE DELL’AMORE DEL NEMICO
DEL PERDONO E DELLA RICONCILIAZIONE.
Avete
inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico
di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra,
tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per
toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti
costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda
e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
Avete
inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma
io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole
sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra
gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. (Mt 5, 38-48)
E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO
in queste guerre di tutti contro tutti,
che hanno un solo vincente sicuro:
l'odio stesso e suo fratello: il danaro.
E gli imbonitori di odio: giornalisti, militari, politici e professori
che ci sguazzano in questo mega-inciucio bellico, moderno talk show,
che aumenta audience e vendita di giornali,
crea personaggi che ci credono davvero
alle mille sciocchezze che essi stessi dicono.
E l'odio invaderà le nostre case
...
E l'odio invaderà le nostre case:
...
E l'odio invaderà le scuole
...
E l'odio invaderà il mondo
...
E l'odio invaderà il nostro microspazio quotidiano,
il nostro piccolo star con noi stessi:
triste, cupo, ormai senza più speranza
in quest'uomo, con cravatta e abito scuro,
in questa donna col suo tailleurino alla moda,
perfetti da fuori... e di dentro ancora, sì ancora, sepolcri imbiancati:
cadaveri putrescenti in cravatta e abito firmato.
O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO?
E L'ODIO INVADERÀ IL MONDO O FORSE L’ODIO NON INVADERÀ IL MONDO?
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La scelta di Catia tra i naufraghi da salvare
Il
video sconvolgente degli immigrati aggrappati ai salvagenti. I marinai
guidati dalla comandante: ributtavamo in mare i morti per fare spazio
ai vivi
video
...
Ci sono immagini cariche di un dolore quasi insostenibile, che però è
necessario vedere. Certe volte dovrebbe essere proibito girarsi
dall’altra parte. Il terribile filmato del quale oggi vedrete un estratto
sul sito del Corriere della Sera fa parte di quei documenti che non
fanno sconti, esigono il pagamento di un prezzo emotivo. L’allarme
venne lanciato da un profugo che si trovava a bordo del barcone e
utilizzava il telefono satellitare dello scafista. Primo pomeriggio
dell’undici ottobre 2013, quel mese terribile.
...
Cominciamo
dal’alto, e da lontano. Agli occhi della giovane tenente di vascello
Catia Pellegrino, comandante della nave Libra della Marina militare, la
scena si presenta come la vedrete voi, una distesa illuminata dal sole
calante dalla quale provengono voci, urla indistinte. Ad aguzzare la
vista si distinguono piccoli gruppi di persone che alzano le mani
dall’acqua per attirare l’attenzione. A questa distanza non si capisce
bene, non si colgono le dimensioni del disastro e dell’operazione di
soccorso che sta per cominciare, che deve cominciare, ogni minuto perso
significa al momento dell’arrivo sul posto uno di quei puntini
all’orizzonte non ci sarà più. Da vicino è diverso, molto diverso. Da
vicino è qualcosa che non si può spiegare con le parole. E lo sappiamo
che quelle scene le abbiamo raccontate tante volte sui nostri giornali,
ma sempre attraverso il filtro dei testimoni, con le parole degli
altri. Adesso le potete vedere per la prima volta, adesso possiamo
capire cosa c’è dietro il titolo «Tragedia in mare, si ribalta gommone
al largo delle coste italiane», così frequente e ripetuto da diventare
facile pretesto per rifugiarsi nell’indifferenza dell’ineluttabile.
Non
sono le immagini dei corpi adagiati sul fondale a comporre un cimitero
sotto al mare, anch’esse tremende ma in qualche modo definitive. Questo
filmato fa entrare in un zona dove la vita e la morte sono vicinissime,
come spiega uno dei soccorritori. L’elicotterista quasi supplica, fate
in fretta, fate in fretta. Ci sono i bambini che non vogliono lasciare
il corpo ormai inerte dei genitori, le donne che non urlano per farsi
issare a bordo, urlano di disperazione perché accanto ci sono i loro
bambini che ormai non sollevano più la testa. E poi, anche a costo di
sfidare la retorica: ci sono le donne e gli uomini della nostra Marina
militare. Gente con facce, vita e famiglie come le nostre. Costretti a
immergersi per raccogliere i corpi di quei bambini e poi abbandonarli
nuovamente in acqua, perché sulla motovedetta non c’è spazio
sufficiente per i vivi e per i morti, bisogna fare una scelta. Come
quella, molto più facile, di mettersi davanti a uno schermo. E
guardare. Tutto, senza distogliere mai lo sguardo. Per capire, una
volta per tutte...
La scelta di Catia tra i naufraghi da salvare
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Nel giorno in cui le ultime
vittime del terrorismo jihadista sono un qualunque turista francese,
rapito e giustiziato in un Paese che si affaccia sul "nostro"
Mediterraneo, e un tuareg che quasi non fa notizia nella nostra parte
di mondo, la minaccia si allarga e sembra prendere di mira proprio
ciascuno di noi – semplicemente in quanto occidentale.
E noi, che si sta a guardare, possiamo restarcene zitti, increduli e
atterriti da questo odio totale; oppure, e forse peggio, abituarci a
quel sangue, alla esecuzione quotidiana scrupolosamente filmata a uso
del web – che forse fra un po’ si farà, nel flusso mediatico, opaca
routine.
Ma come si sta, intendiamo come si sta umanamente, davanti a questo
rigurgito barbarico eppure mediaticamente raffinato, alla esibizione
orgogliosa del male? Istintivo non sarebbe cominciare, a nostra volta,
a odiare?
Marina Corradi: Noi non ci inchiniamo
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
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Editoriale (PDF)
Sommario
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CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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Nella parabola del seminatore...
Oltre la legge...
Nessuno pensi...
L'aquila non dimentica...
Dio non odia il buio...
Compito della luce non è...
Quando nel nostro cuore...
Lampada ai miei passi...
Il martirio è...
Chi è Lui per me?...
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Il 21 settembre 1990 veniva ucciso il giudice Rosario Livatino.
Desideriamo ricordarlo con queste sue parole che ribadiscono i principi
di indipendenza dei magistrati da qualsiasi forma di potere, sia esso
politico o mafioso (Lette alla conferenza del 7 aprile 1984 a
Canicattì, provincia di Agrigento).
Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall'arcivescovo di Agrigento,
Francesco Montenegro, il decreto per l'avvio del processo diocesano di
beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa
di San Domenico di Canicattì
Rosario Livatino - Il giudice ragazzino (video)
Il giudice di ogni tempo...
Non ci sarà chiesto...
SAN PIO DA PIETRELCINA (video)
Padre
Pio, nato Francesco Forgione, morto a San Giovanni Rotondo il 23
settembre 1968 e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San
Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina.
La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.
Sii amante e praticante della semplicità...
Semina la gioia...
Ogni giorno è un giorno in più...
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Dio ha fiducia in te
di Antonio Savone
La
fiducia del nostro Dio. Mi pare ci parli anzitutto di questo il brano
evangelico di questo mercoledì. Ci parla di un vangelo consegnato a
mani fragili come le nostre: Gesù continua a fidarsi di noi,
pazientemente e quasi follemente, mettendo nelle nostre mani quanto ha
ricevuto dal Padre, la sua parola, il suo perdono, il fuoco dell’amore,
l’apertura di orizzonti di speranza.
Il
vangelo consegnato a noi nella normalità della vita e nella trama delle
proprie relazioni: passavano di villaggio in villaggio… La strada e la
casa verso le quali il Signore vuole che muoviamo i nostri passi dicono
i luoghi dove far correre il vangelo. Il vangelo non nella predica ma
dentro le parole della strada, dentro le parole della casa. Entrate
nelle case e ascoltate il cuore della gente. Entrate nelle case e
osservate i volti. Come a ricordare che a far intravedere orizzonti
nuovi non sarà un ragionamento ma la bellezza di un incontro in cui ti
senti riconosciuto. Solo se si entra nelle case, si evitano le
declamazioni. Quando se ne resta fuori, anche il vangelo diventa
accademia, recita. Entrare nelle case vuol dire entrare nelle
situazioni, venire a contatto con i problemi.
Che
cosa siamo chiamati ad annunciare? Il regno di Dio. Non messaggi
funesti, ma inviati a dire ad ogni uomo che Dio ci porta su ali
d’aquila. I rabbini si chiedevano come mai fosse scritto che Dio ci
porta su ali di aquila quando invece l’aquila porta i piccoli sotto le
ali. E rispondevano: “Sopra le ali perché, se qualcuno tentasse di
colpire con le frecce, raggiunta dalle frecce sarebbe lei e non
l’aquilotto che porta sopra le ali”. Andare e narrare di un Dio che si
lascia ferire lui e non noi. Non sarà forse così di lì a poco quando
verranno a catturarlo?Prendete me, ma lasciate liberi costoro.
Narratori della dismisura di Dio. Tutti chiamati ad essere segno di
questo. E io? Che immagine di Dio racconto? Il regno di Dio ti si è
fatto vicino. Dio ha annullato la distanza: racconta questo. Ma di
nuovo, lo racconti con i tuoi gesti di vicinanza.
Ai
dodici allora, a noi oggi, è consegnato un potere, l’unico che possiamo
esercitare senza impossessarcene: il potere di farci prossimo. Questo
dà inizio alla guarigione: se ti fai prossimo.
Gli
inviati sono poveri: neanche un bastone su cui poggiare la propria
stanchezza. L’unico strumento a disposizione il proprio cuore e la
consapevolezza che un giorno qualcuno si è avvicinato a me e mi ha
fatto sentire tutta la tenerezza del Padre.
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Dio ha fiducia in te
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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"Sputò per terra,
fece del fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco"
(Giovanni 9,6)
Gianfranco Ravasi: Lo sputo "terapeutico" di Gesù
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 20,1-16
"Ho visto un mondo rovesciato: i primi erano diventati gli ultimi, e gli ultimi i primi" (Baba Batra 10b, Talmud)
A Pietro che chiede quale ricompensa sarà data loro per aver lasciato tutto (Mt 19,27-30),
Gesù risponde con questa bellissima parabola che, ancora una
volta, mette in crisi l'immagine che abbiamo di Dio, il
nostro modo mercantilistico di concepire il suo amore per noi.
L'evangelista ci presenta il volto di un Dio che a prima
vista sembra compiere un'ingiustizia, che invece di premiare i
buoni e punire i malvagi, "fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi"(Mt 5,45) inondando tutti con il suo amore e la sua misericordia. Un Dio che è costantemente in cammino, - in Esodo - con il suo popolo, che per ben quattro volte "esce'" alla
ricerca dei suoi figli affinché non restino inattivi e vadano a
lavorare nella sua vigna. Un Dio che che è benevolo con tutti i suoi
figli, anche con chi non lo merita, che con i primi pattuisce un
salario preciso, con gli altri"ciò che è giusto"(20,4), ma assolutamente nulla con quelli dell'ultima ora, i quali si affidano totalmente alla sua benevolenza. "Il Signore della vigna" è
sempre sconcertante, non è un padrone severo che dà agli uomini secondo
i loro meriti, ma generoso, che li retribuisce secondo i loro bisogni
perché il suo amore non è dato come premio per le loro buone
opere, ma come dono gratuito. Per questo inizia a pagare gli operai a
partire dagli ultimi, perché tutti possano vedere e comprendere
che lui è amore gratuito, e gratuitamente siamo da lui amati. Il suo
amore e la sua fedeltà non si acquistano con i nostri meriti (l'amore
meritato si chiama meretricio), ma sono puro dono d'amore e chi ne fa oggetto di guadagno o di pretesa, tramuta il dono ricevuto in'mammona di iniquità' che allontana dal Signore. E' la "palingenesi"(Mt 19,28),
il rinnovamento di tutte le cose, il nuovo mondo, la nuova creazione
che ha la sua scaturigine nel cuore del Padre che si rende
visibile, sperimentabile, nella vita del suo Figlio Gesù, l'Agapetòs -
l'Amato.
...
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Prepararsi alla domenica (XXV del T.O.)
di Antonio Savone
Vangelo
da Dio, non da uomini. Così verrebbe spontaneo obiettare a una pagina
come quella che la liturgia odierna consegna al nostro andare.
La
prima reazione è appunto lo sconcerto. Non solo quello dei servi della
prima ora: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai
trattati come noi”. Ma anche il nostro sconcerto: non è giusto pagare
allo stesso modo chi ha lavorato un’ora soltanto.
A
me pare sia proprio lo sconcerto a portarci qui oggi come tutte le
domeniche: se Dio fosse ovvio e se il nostro modo di pensare fosse il
suo perché venire di nuovo ad ascoltare le parole del Libro santo?
Sarebbero sufficienti i nostri pensieri e i nostri libri. L’ovvietà
avrebbe voluto che il padrone dicesse: bene, un denaro ai primi, e poi
via via a scalare. Questo è ciò che è ovvio. Ma noi siamo qui non per
sentire cose ovvie, ma cose vere.
Allora,
anzitutto, non attenuiamo lo sconcerto ma stiamoci a contatto. E cosa
scopriamo? Che la parabola non intende perseguire i binari della
giustizia umana ma segnalare una logica diversa, quella di Dio. Guai
allora a voler continuamente riportare Dio nei nostri binari. La logica
di Dio va oltre, non nel senso che è contro la giustizia, ma non si
lascia imprigionare negli abiti angusti della nostra giustizia, basata
sul criterio della proporzionalità.
Gli
operai della prima ora si lamentano non perché la loro paga sia scarsa
ma per ciò che era toccato agli altri. La vita racchiusa nella rigida
connessione lavoro-denaro. Dio è oltre questo orizzonte della vita
impoverito perché abitato da un’altra anima, quella della sproporzione.
L’amore è eccessivo, è sproporzione, se no non è amore. Al più è un
contratto che è basato appunto sulla logica della proporzione: a tanto,
tanto.
Dio
è oltre il contratto. E noi conosciamo il Dio di Gesù Cristo solo
nell’oltre della bontà, della gratuità, della sproporzione dell’amore.
Se rimaniamo al di qua, nella rigida proporzionalità, conosciamo un
nostro Dio, ma costruito a nostra immagine e somiglianza.
La
vita cristiana non si riduce ad una sorta di scambio commerciale, di
conteggio dei meriti e demeriti, ma si fonda su un Dio che ci ha usato
grazia, misericordia.
...
Oltre il contratto (XXV del T.O.) Prepararsi alla domenica di Antonio Savone
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Il carcere, la seconda Chiesa d’Europa
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
«Il carceriere “fece salire in casa” Paolo e Sila» (leggi Atti 16,16-40)
L’incontro di Paolo con il mondo pagano a Filippi è una sequenza di peripezie.C’è
pure la novità di un mondo fatto di schiavi e padroni. Questo farà
capire a Paolo che la sapienza e la potenza di Dio differiscono da
quella mondana come la vita dalla morte. Unico potere
dell’evangelizzatore è vivere ciò che dice. Partecipa al mistero del
Giusto, che vince il male con il bene. Da qui persecuzioni, battiture,
carcere e minacce di morte; ma anche resurrezione di carcerati e
nascita a vita nuova di carcerieri. Se la prima chiesa d’Europa è la
casa di Lidia, la seconda è la prigione dove abita un carceriere.
Paolo e compagni vanno dalla casa di Lidia verso il fiume per pregare. Nel
cammino, a «evangelizzare» ci pensa uno «spirito di divinazione». Per i
greci è un dèmone, spirito buono; per i giudei è un demonio, spirito
malvagio. Anche nei Vangeli i demòni proclamano per primi Gesù come
Dio. Ma Gesù li zittisce. È una tentazione. Dio si rivela dalla croce.
Solo lì manifesta il suo potere: amore che serve e dà vita. Il nostro
potere invece è egoismo che schiavizza e dà morte. L’uomo vuol essere
come Dio. Ma quale Dio? Quello propinato da satana dall’albero nel
giardino (Gen 3,1ss), o quello rivelato dall’albero della croce? Anche
Pietro è chiamato satana perché vuole un Dio potente (Mt 16,16-23). È
quello che le religioni affermano e gli atei, a ragione, negano.
Paolo scaccia il demonio dalla schiava, anche se gli fa propaganda gratuita. Ma
i suoi padroni, persa la fonte di guadagno, lo accusano come un giudeo
che turba l’ordine pubblico. Paolo e Sila sono bastonati e messi in
ceppi di legno nel più profondo del carcere, come in un sepolcro. Anche
il Cristo che trionfa sulle «reti e catene» con cui satana imprigiona
tutti è inchiodato al legno della croce. Il terremoto notturno, che
apre porte e scioglie ceppi e catene, è una scena di risurrezione. Il
testo è un gioco di liberazioni e salvezze. La donna è liberata dallo
spirito e i carcerati da catene e ceppi. Il carceriere, a sua volta,
liberato da morte, è battezzato e salvato con tutta la sua casa.
Se
l’esorcismo mostra il trionfo di Cristo sul paganesimo, la liberazione
dei carcerati - in questo mondo siamo un po’ tutti carcerieri e
carcerati! - mostra che Dio vuol liberare l’uomo da ogni schiavitù.
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Il carcere, la seconda Chiesa d’Europa di Silvano Fausti
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"Attenti alla tentazione del clericalismo e della sufficienza. Quel codificare la fede in regole e istruzioni ..." Papa Francesco 19.09.2014
Discorso ai partecipanti all’incontro internazionale organizzato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione sul tema “Il progetto pastorale di Evangelii Gaudium”. “Questo è il tempo favorevole”
Aula Paolo VI
«Quante persone, nelle tante periferie esistenziali dei nostri giorni,
sono stanche e sfinite e attendono la Chiesa, attendono noi! Come
poterle raggiungere?»... «Davanti a tante esigenze pastorali, davanti a
tante richieste di uomini e donne, corriamo il rischio di spaventarci e
di ripiegarci su noi stessi in atteggiamento di paura e difesa. E da
lì nasce la tentazione della sufficienza e del clericalismo, quel
codificare la fede in regole e istruzioni, come facevano gli scribi, i
farisei e i dottori della legge del tempo di Gesu».
Leggi: Il Papa: una pastorale senza preghiera non raggiunge il cuore
IL SERVIZIO TG 2000 (video)
IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA FRANCESCO (video)
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Le levatrici d’Egitto/1 -Riflessione sul libro dell'Esodo "L’amore non cede al potere" di Luigino Bruni "Gli
imperi ci sono sempre stati, e ci sono ancora. Ma oggi ci stiamo
assuefando ad essi, e facciamo sempre più fatica a riconoscerli. E non
riconoscendoli non li chiamiamo per nome, non ci sentiamo oppressi, non
iniziamo nessun cammino di liberazione. Ci rimane soltanto la
‘sovranità’ dei consumatori, sempre più infelici e soli sui nostri
divani. La lettura e la meditazione del libro dell’Esodo è un grande
esercizio spirituale ed etico, forse il più grande di tutti, per chi
vuole prendere coscienza dei ‘faraoni’ che ci opprimono, tornare a
sentire dentro il desiderio di libertà, udire il grido di oppressione
dei poveri, cercare di liberarne almeno qualcuno. E per chi vuole
imitare le levatrici d’Egitto, le amanti dei bambini di tutti. ... La
prima arte della terra è quella delle levatrici: ‘lasciare vivere i
bambini’, i bambini nostri e quegli degli altri, i bambini di tutti.
Quando questa prima arte si eclissa, la vita perde il primo posto e le
civiltà si confondono, si ammalano e decadono. In questi ‘no’ al
faraone e ‘sì’ alla vita, è allora custodita anche una grande parola
per ogni lavoro: la legge più profonda e vera delle nostre professioni
e dei nostri mestieri non è quella emanata dai tanti faraoni, dominati
dalle brame, antiche e nuove, di potere e di onnipotenza. Le loro leggi
vanno rispettate solo se e solo quando servono la legge della vita.
Quando dimentichiamo che la ‘legge dei faraoni’ è sempre la legge
seconda, mai la prima, ci trasformiamo tutti in sudditi di imperi, e
non iniziamo nessuna liberazione, nostra e degli altri. Sifra e Pua ci
dicono che ‘i bambini non si uccidono’, non si uccidono i bambini degli
egiziani né quelli degli ebrei. Non ci uccidono né in Egitto né in
alcun luogo. Ieri, oggi, sempre. Se vogliamo restare umani. E tutte le
volte che non facciamo così, non ‘temiamo Dio’, non ubbidiamo alla vita
e rinneghiamo l’eredità delle levatrici d’Egitto. ..."
"L’amore non cede al potere" di Luigino Bruni
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«La Madonna, Maria, era più importante degli Apostoli, dei vescovi,
dei diaconi e dei preti. Così la donna, nella Chiesa, è più
importante dei vescovi e dei preti: come, è quello che dobbiamo
cercare di esplicitare meglio» (Papa Francesco)
Con
buona pace degli stereotipi che riducono le donne al ruolo di perpetue
e orientano le suore al lavaggio dei calzini – e anche di chi nella
Chiesa continua ad avere la stessa mentalità – Papa Francesco ha più
che raddoppiato il numero di donne nella Commissione teologica
internazionale, istituita da Paolo VI nel 1969 e composta da una élite
di studiosi che hanno il compito di aiutare l’ex Sant’Uffizio
«nell’esame delle questioni dottrinali di maggiore importanza e
attualità». Nella nuova Commissione, in carica per cinque anni, le
teologhe – religiose e laiche – passano da due a cinque su trenta:
sono suor Prudence Allen, delle Sisters of Mercy (Usa), suor Alenka Arko, della Comunità Loyola (Russia- Slovenia), e docenti universitarie laiche Moira Mary McQueen (Canada-Gran Bretagna), Tracey Rowland (Australia) e Marianne Schlosser (Austria-Germania).
...
Nominate cinque donne nella nuova Commissione Teologica Internazionale
Che
l’interesse dei media per la nomina di cinque donne nella Commissione
teologica internazionale sarebbe stato alto – scrive Giulia Galeotti –
lo si poteva prevedere dall’eco che ha ricevuto l’anticipazione della
notizia comparsa nell’intervista di Lucetta Scaraffia al presidente
della commissione, il cardinale Gerhard Müller, pubblicata su «donne
chiesa mondo». L’indicazione del prefetto della Congregazione per la
dottrina della fede, cui spetta (dopo aver consultato le conferenze
episcopali) di suggerire al Papa i teologi da nominare, è stata così
confermata: per il quinquennio 2014-2019, infatti, nella commissione
sono presenti cinque teologhe, più che raddoppiate rispetto alle due
del decennio precedente. La presenza femminile, dunque, costituisce
oggi il sedici per cento dei componenti totali della commissione. Tra
le cinque donne, due sono religiose e tre laiche. Quasi tutte insegnano
nei seminari.
...
Chi sono le cinque donne nominate nella Commissione teologica internazionale -Per non negare la creazione
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
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"La carità politica e le periferie esistenziali
per una Chiesa povera e dei poveri" di Gianni Mazzillo
Praia a Mare
Marzo 2014
1) Carità come insieme e come humus di relazioni rinnovate dall’amoreLa
carità è una realtà relazionale, come tale ha una dimensione sociale e
deve tendere alla realizzazione nella storia e nella “polis”. Conducono
a questi risultati: la considerazione della storiadella salvezza in
quanto “salvezza della storia” (dato biblico) e la conseguente
ermeneutica dell’agire liberante di Dio nella storia della sua
rivelazione. Fondamentale è la categoria teologica del regno di Dio, in
quanto realtà di rapporti tesi alla pace e alla giustizia. Ciò è alla
base anche della prassi della Chiesa, visibile nella sua vera idealità
attraverso la storia dei santi, che contraddistingue anche una storia
di carità. È un dato storico innegabile, che procede di pari passo con
l’avanzamento qualitativo e l’incremento quantitativo dell’insegnamento
sociale dei Padri della Chiesa e del Magistero della Chiesa. Ciò
contribuisce al “depositum” del dato magisteriale in materia sociale. Ma
ciò comporta anche la natura storico-sociale della carità, la quale è
nella storia e nella società perché la Chiesa è nel mondo. Di pari
passo la carità si realizza nel mondo ed è per il mondo, in quanto
mondo di uomini, sicché la sua struttura più profonda è vivere per gli
altri, perché proprio essa, la carità, viene da Cristo, cioè dall’amore
che caratterizza la Trinità al suo interno (ad intra) e verso gli altri
ad essa esterni (ad extra). Sicché la forma più alta della carità è
dare la vita per gli altri, mentre normalmente la sua forma socialmente
più storicizzata è l’impegno per la giustizia e per la sua
realizzazione già su questa terra. .... Riassumendo
si può affermare che povertà, materiale, morale, spirituale, sociale,
privazione di beni fondamentali dell’uomo, come la libertà, la dignità,
il lavoro, l’affetto, sono già un primo e consistente ventaglio di
periferie esistenziali. Ciò che riguarda più direttamente noi è come
dobbiamo capire e che cosa dobbiamo fare. Non si tratta di fare
qualcosa, o qualcosa in più, ma di vivere nella traccia della carità di
Dio, in Dio che è Carità. Tutto ciò impegnando la propria vita e il
proprio tempo, il proprio denaro e le proprie risorse umane e
spirituali per gli altri, nel mondo appunto nella nostra
storia.Definendo la carità politica un patrimonio in attesa, si vuol
dire che abbiamo a disposizione non solo un insegnamento sociale da
realizzare, ma, paradossalmente, anche un patrimonio di povertà da
condividere e prendere a cuore, non per amore della povertà, ma dei
poveri, o meglio degli impoveriti, perché moralmente, economicamente,
socialmente privati di qualcosa che appartiene alla loro creaturalità e
figliolanza di Dio, all’essere immagine viva di Dio.
La carità politica e le periferie esistenziali per una Chiesa povera e dei poveri
Giovanni Mazzillo, nato
nel 1948, ha studiato a Catanzaro, Napoli (Posillipo) e Würzburg. Ha
conseguito il Dottorato presso Elmar Klinger, con una dissertazione dal
titolo Subjekt-Sein der Armen in der Kirche als Volk Gottes (Essere
soggetto dei poveri nella Chiesa come popolo di Dio). Insegna Teologia
fondamentale, Ecclesiologia e Scienza delle religioni presso l’Istituto
Teologico Calabro di Catanzaro. Collabora con la Pax Christi Italia e
da alcuni anni è amministratore parrocchiale in Tortora (CS).
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Ha applicato il nuovo codice penale che prevede il reato di pedofilia e
lo ha fatto con il massimo rigore. L’arresto dell’ex nunzio a Santo
Domingo, monsignor Jozef Wesolowski, polacco, 66 anni, è stato
sollecitato espressamente dal Papa, come ha confermato il portavoce
vaticano padre Federico Lombardi, dopo la diffusione della notizie
martedì sera 23 settembre. Il nunzio era stato già stato condannato a
giugno dopo un processo canonico. La pena era stata la “dismissione
dello stato clericale”, cioè non era più prete, e ava perso anche lo
status diplomatico.
Nella
mattinata del 23 settembre, l’ex nunzio è stato convocato dal Promotore
di giustizia, la massima autorità giudiziaria dello Stato della Città
del Vaticano, il quale gli ha notificato l’apertura di un procedimento
penale, il rinvio a giudizio e la custodia cautelare, eseguita nel
pomeriggio dagli agenti della Gendarmeria vaticana. Il nunzio, viste le
sue condizioni di salute certificate da documento medico, è stato posto
agli arresti domiciliari nel palazzo della Penitenzieria dove ha sede
anche il Tribunale vaticano.
E’
la prima volta che un alto prelato viene arrestato sul territorio
vaticano. Ma papa Francesco aveva promesso rigore e tolleranza zero e
la decisione di arrestare l’ex nunzio significa che essa vale anche dal
punti di vista giudiziario.
...
Il
Papa ha seguito in prima persona tutta la vicenda, sempre più
impressionato dai racconti delle violenze. La nota di Padre Lombardi
con la conferma dell’arresto conferma che il Papa ha sollecitato “le
istituzioni che fanno capo alla Santa Sede” ad una “assunzione di piena
responsabilità”. Ecco dunque l’arresto. Ma già alcuni mesi fa Lombardi
parlando ai giornalisti accreditati in Vaticano aveva sottolineato la
competenza penale del Vaticano sul caso, essendo l’ex-nunzio comunque
cittadino vaticano.
...
Ma
papa Francesco ha deciso di accelerare. Il segnale è fortissimo.
Tornando dalla Terra Santa Bergoglio nella conferenza stampa in volo
aveva paragonato gli atti di pedofilia del clero ad una “messa nera”,
cioè ad un atto sacrilego. Ma non si è fermato al risvolto religioso e
quindi canonico della questione. Il Papa ha chiesto che con rigore ci
si occupasse anche del risvolto penale visto che le nuove norme
prevedono il reato anche nella legislazione vaticana e si può procedere
senza querela di parte, cioè in modo automatico a differenza di quanto
avviene per esempio in Italia. Ecco la ragione dell’arresto.
...
PEDOFILIA, IL VATICANO ARRESTA L'EX NUNZIO
Vedi anche i nostri precedenti post:
- Papa
Francesco a Santa Marta chiede perdono alle vittime di abusi sessuali
da parte di esponenti del clero e a Dio la grazia di piangere
- Papa
Francesco - Pellegrinaggio in Terra Santa (24-26 MAGGIO 2014) -
Conferenza stampa durante il volo di ritorno (foto, testo e video)
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“Alla
globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la
globalizzazione della carità”. E’ uno dei passaggi forti del messaggio
di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del
rifugiato, pubblicato oggi. Nel documento, sul tema “Chiesa senza
frontiere: madre di tutti”, il Papa chiede dunque di lottare contro il
vergognoso traffico di esseri umani.
Alessandro Gisotti: Giornata migrante. Il Papa: non basta la tolleranza, globalizzare accoglienza
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Angelus/Regina Cæli - Angelus 21 settembre 2014 Tirana (Albania)
Udienza Generale- del 24 settembre 2014: Viaggio Apostolico in Albania
Omelia - Santa Messa in piazza Madre Teresa a Tirana (21 settembre 2014)
Discorso - Ai Vescovi partecipanti al Seminario promosso dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (20 settembre 2014)
Discorso - Incontro con le Autorità nel Salone dei ricevimenti del Palazzo Presidenziale (Tirana, 21 settembre 2014)
Discorso - Incontro
con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane
nell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio” (Tirana,
21 settembre 2014)
Discorso - Celebrazione
dei Vespri, con sacerdoti, religiose, religiosi, seminaristi e
movimenti laicali nella Cattedrale di Tirana (21 settembre 2014)
Discorso - Incontro con i bambini del Centro Betania e con una rappresentanza di
assistiti di altri centri caritativi dell’Albania nella chiesa del
Centro Betania (Tirana, 21 settembre 2014)
Discorso - Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Tirana (21 settembre 2014)
Discorso - Ai Presuli della Conferenza Episcopale del Ghana, in Visita "ad Limina Apostolorum" (23 settembre 2014)
Discorso - Ai partecipanti all'Assemblea generale del Movimento dei Focolari (26 settembre 2014)
Messaggio - Per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2015 "Chiesa senza frontiere, Madre di tutti"
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20 /09/2014:
23/09/2014:
25/09/2014:
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Papa Francesco si commuove in
Albania dopo aver ascoltato la storia di don Ernest Simoni,
sopravvissuto alla prigionia e alle fucilazioni durante il periodo del
regime comunista. Dopo l'abbraccio la commozione del pontefice.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
7.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino per Tirana
In
volo verso Tirana, Papa Francesco ha inviato un augurio di pace e
serenità all’Italia. “Nel momento in cui mi accingo a partire per il
viaggio apostolico nella Repubblica di Albania - scrive in un
telegramma al Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano -
mi è gradito rivolgere a lei e a tutti gli italiani il mio affettuoso e
beneaugurante saluto, che accompagno con ogni e più cordiale ed
orante auspicio di pace e serenità"
Nel
messaggio di ringraziamento, il Presidente Giorgio Napolitano afferma
che “La comunità internazionale guarda con grande interesse” al suo
viaggio in Albania, una visita che sarà anche di “grande conforto” a
chi lì dedica la propria vita “anche a costo di dolorosi sacrifici,
alla promozione del dialogo e della pace in una regione ancora percorsa
da tensioni non completamente sopite”.
La
pacifica convivenza tra le religioni in Albania è “un bel segno per il
mondo”. Lo ha detto Papa Francesco nel saluto ai 50 giornalisti (di 10
paesi diversi e di ogni tipo di media) che lo seguono oggi in questo
viaggio lampo, mentre era in volo da Roma a Tirana. “L’Albania e’ un
Paese che ha sofferto tanto”, ha sottolineato il Papa, ma poi “è
riuscita a trovare una pace con le differenze religiose. E questo e’ un
bel segno per il mondo, il dialogo, la pace e l’equilibrio a favore
della governance. Fa tanto bene, per me, che la gente sappia cosa fanno
il Papa e le Chiese. Vi auguro – ha detto ai giornalisti – una buona
giornata di lavoro e non di riposo, sara’ un lavoro un po’ forte, una
bella giornata laboriosa”. “E mi raccomando – ha concluso – pregate per
me”.
Trascrizione dell’incontro del Papa con i giornalisti
Padre Lombardi – Direttore della Sala Stampa vaticana
“Santo
Padre, benvenuto in mezzo a noi, siamo molto lieti che anche se il
viaggio è breve vuole dedicarci un minuto per un saluto iniziale.
Questa volta siamo una cinquantina, un po’ più di 50, ma ma
rappresentiamo, anche questa volta, 10 Paesi differenti del mondo, e i
diversi Media: stampa, agenzie, televisione, radio, fotografi e così
via. Abbiamo 6 albanesi con noi, di 3 televisioni differenti che
seguiranno molto bene, quindi, sia all’andata sia al ritorno, saranno
di nuovo con noi e saranno molto interessati a sapere le sue
impressioni sul viaggio. Là ci aspettano naturalmente molti che sono
andati direttamente e poi tutti gli albanesi in festa. Allora diamo a
lei la parola, se lei ci vuol dire qualche cosa, di saluto, di augurio
e noi poi gli faremo gli auguri per questo viaggio”.
La risposta del Papa
Buongiorno
e buona giornata di lavoro. Non sarà di riposo perché è un po’ forte.
Grazie del vostro aiuto che fa tanto bene, perché così la gente, il
mondo sa, le cose che fa il Papa, che fanno le Chiese, in questo caso
l’Albania, no? E, come ho detto, nel viaggio di rientro dalla Corea, è
un Paese che ha sofferto tanto, tanto. Tante sofferenze. E poi,
secondo, è un Paese che è riuscito a trovare una pace con le differenze
religiose e questo è un bel segno per il mondo: il dialogo, la pace,
questo equilibrio che è a favore della governance. Vi auguro una bella
giornata, una laboriosa giornata, e pregate per me. Grazie
Padre Lombardi
Grazie
mille Santo Padre. Veramente l’accompagneremo e faremo come al solito,
con molta gioia, il nostro servizio di accompagnare e diffondere il suo
messaggio. Buona giornata a lei.
Papa
Grazie
L’aereo
papale è atterrato all’aeroporto internazionale “Madre Teresa” di
Tirana poco prima delle 9.00. Il nunzio apostolico ed il Capo del
protocollo sono saliti a bordo per salutare il Pontefice il quale sceso
dalla scaletta dell’aereo, è stato accolto dal premier albanese Edi
Rama e nella Sala Vip dell’aeroscalo hanno avuto un incontro di pochi
minuti. Quindi il corteo si è diretto al Palazzo Presidenziale dove lo
attendeva il Capo dello Stato albanese Bujar Nishani per la cerimonia
di benvenuto.
video
Nel
percorso di 18 chilometri dall’aeroporto al Palazzo Presidenziale, che
si trova al centro della città, il Pontefice e’ stato salutato da
migliaia di fedeli che, a piccoli gruppi lungo le transenne, erano in
attesa di vederlo passare. Dopo l’incontro con il Presidente è seguito
un incontro con le autorità albanesi, il Corpo diplomatico ed alcuni
Capi religiosi del Paese.
video
Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Distinti Membri del Corpo Diplomatico,
Eccellenze, Signore e Signori,
sono
molto lieto di essere qui con voi, nella nobile terra di Albania, terra
di eroi, che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza del Paese, e
terra di martiri, che hanno testimoniato la loro fede nei tempi
difficili della persecuzione. Vi ringrazio per l’invito a visitare la
vostra patria, chiamata “terra delle aquile”, e vi ringrazio anche per
la vostra festosa accoglienza.
...
... Dio effonda sull’Albania la sua grazia e la sua benedizione.
il testo integrale del discorso
Papa
Francesco si poi è trasferito alla piazza “Madre Teresa” di Tirana per
la celebrazione della Santa Messa e la recita dell’Angelus.
Trecentomila
persone in piazza in una città, Tirana, che conta poco più di 400 mila
abitanti. Bagno di folla per papa Francesco in Albania che la celebrato
la Messa solenne in piazza Madre Teresa. Nella capitale sono arrivati
con i pullman da Durazzo come da Scutari, la roccaforte del
cattolicesimo più volte citata da Bergoglio, da Berat come da
Gjrokaster. Molte anche le bandiere del Montenegro, del Kosovo, della
Macedonia. Nella Cattedrale di Tirana, dove nel pomeriggio il Papa ha
celebrato i vespri con sacerdoti, religiosi e suore, la gioia era
incontenibile. Al suo arrivo lo accerchiano, lo strattonano e la
gendarmeria deve allontanare suorine e frati che vogliono abbracciare
il Papa. Quello che colpisce di più nei viali in festa per il Papa sono
i giovani: in gruppo, da soli, già con la loro famigliola. Anche
Francesco è rimasto «impressionato» da questa gioventù che è la
speranza di un Paese che sta risorgendo ma anche di un intero
continente, l'Europa, sempre più vecchio.
Il
Vangelo che abbiamo ascoltato ci dice che, oltre ai Dodici Apostoli,
Gesù chiama altri settantadue discepoli e li manda nei villaggi e nelle
città per annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,1-9.17-20). Egli è
venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo
attraverso la comunione e la fraternità. Per questo forma subito una
comunità di discepoli, una comunità missionaria, e li allena alla
missione, ad “andare”. Il metodo missionario è chiaro e semplice: i
discepoli vanno nelle case e il loro annuncio comincia con un saluto
pieno di significato: «Pace a questa casa!» (v. 5). Non è solo un
saluto, è anche un dono: la pace. Venendo oggi in mezzo a voi, cari
fratelli e sorelle di Albania, in questa piazza dedicata ad una umile e
grande figlia di questa terra, la beata Madre Teresa di Calcutta,
voglio ripetervi questo saluto: pace nelle vostre case, pace nei vostri
cuori, pace nella vostra Nazione! Pace! ...
il testo integrale dell'omelia
video dell'omelia
Cari fratelli e sorelle, prima
di concludere questa Celebrazione, desidero salutare tutti voi, venuti
dall’Albania e dai Paesi vicini. Vi ringrazio per la vostra presenza e
per la testimonianza della vostra fede. In
modo particolare mi rivolgo a voi giovani! Dicono che l’Albania è il
Paese più giovane dell’Europa e mi rivolgo a voi. Vi invito a costruire
la vostra esistenza su Gesù Cristo, su Dio: chi costruisce su Dio
costruisce sulla roccia, perché Lui è sempre fedele, anche se noi
manchiamo di fedeltà (cfr 2 Tm 2,13). Gesù ci conosce meglio di
chiunque altro; quando sbagliamo, non ci condanna ma ci dice: «Va’ e
d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11). Cari giovani, voi siete la
nuova generazione, la nuova generazione dell’Albania, il futuro della
Patria. Con la forza del Vangelo e l’esempio dei vostri antenati e
l’esempio dei vostri martiri, sappiate dire no all’idolatria del denaro
- no all’idolatria del denaro! - no alla falsa libertà individualista,
no alle dipendenze e alla violenza; e dire invece sì alla cultura
dell’incontro e della solidarietà, sì alla bellezza inseparabile dal
bene e dal vero; sì alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle
piccole cose. Così costruirete un’Albania migliore e un mondo migliore,
sulle tracce dei vostri antenati. Ci
rivolgiamo ora alla Vergine Madre, che venerate soprattutto col titolo
di «Nostra Signora del Buon Consiglio». Mi reco spiritualmente al suo
Santuario di Scutari, a voi tanto caro, e le affido tutta la Chiesa in
Albania e l’intero popolo albanese, in particolare le famiglie, i
bambini e gli anziani, che sono la memoria viva del popolo. La Madonna
vi guidi a camminare “insieme con Dio, verso la speranza che non delude
mai”.
Angelus Domini…
video dell'Angelus
video integrale
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Viaggio apostolico in Albania
(21 settembre 2014)
Dopo
aver pranzato con i Vescovi albanesi e con il Seguito Papale nella
Nunziatura Apostolica il primo incontro pomeridiano del Papa a Tirana,
è stato l’incontro con i leader di altre religioni e altre
denominazioni cristiane nell’Università Cattolica “Nostra Signora del
Buon Consiglio”.
Cari amici,
sono
veramente lieto di questo incontro, che riunisce i responsabili delle
principali confessioni religiose presenti in Albania. Saluto con
profondo rispetto ciascuno di voi e le comunità che rappresentate; e
ringrazio di cuore Mons. Massafra per le sue parole di presentazione e
introduzione. È importante che siate qui insieme: è il segno di un
dialogo che vivete quotidianamente, cercando di costruire tra voi
relazioni di fraternità e di collaborazione, per il bene dell’intera
società. Grazie per quello che fate.
...
il testo integrale del discorso
video
Più
di 700 tra religiosi e religiose, laici, sacerdoti, seminaristi e
naturalmente i 7 vescovi albanesi hanno accolto con entusiasmo Papa
Francesco nella cattedrale di San Paolo a Tirana, secondo appuntamento
del pomeriggio nel viaggio del Pontefice in Albania.
video
Prima
della celebrazione dei vespri, il Papa ha ascoltato con commozione le
testimonianze di don Emest Simoni , che ha passato 27 anni nei campi di
concentramento del regime comunista e che ha raccontato: “dalle torture caddi quasi morto ma il Signore volle che continuassi a vivere” e della stigmatina suor Maria Kaleta, che durante la persecuzione battezzò di nascosto una bambina con l’acqua di un canale e una scarpa di plastica.
video
Udire
direttamente dalla loro bocca i drammi e i soprusi subiti è un’emozione
tale per il Papa che mette da parte il discorso scritto e parla
spontaneamente, mosso dalla commozione e dalla “sorpresa” di toccare
con mano la sofferenza di questo popolo.
video
il testo integrale del discorso
video integrale
Nell’ultimo
appuntamento del suo viaggio in Albania, Papa Francesco ha incontrato i
bambini ospiti del centro di assistenza “Betania”, e altri ospiti di
centri caritativi del Paese, nel villaggio alla periferia di Tirana,
fondato nel 1999 dall’italiana Antonietta Vitale. In chiesa, dopo aver
ascoltato la testimonianza di un giovane cresciuto nel centro, il Papa
ha ricordato che “Il bene paga infinitamente di più del denaro invece
delude, perché siamo stati creati per accogliere l’amore di Dio e
donarlo a nostra volta, e non per misurare ogni cosa sulla base del
denaro o del potere”.
video
il testo integrale del discorso
video integrale
Dopo
la cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale "Madre Teresa" di
Tirana alle 20 è partito l'aereo da Tirana per l’Aeroporto di Roma
Ciampino.
In
una sola ora e mezzo di volo Tirana-Roma si pensava che Papa Francesco
– dopo il tour de force in Albania – si riposasse e non tenesse la
tradizionale conferenza stampa aerea. Invece, l’instancabile Papa ha
voluto comunque incontrare i circa 50 giornalisti a bordo del boeing
dell’Alitalia, provenienti da circa dieci paesi diversi.
testo della conferenza stampa nel volo di ritorno
video
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24 settembre 2014
Udienza
“bagnata” quella di oggi. Il Papa ha fatto il suo ingresso alle 9.40
sulla jeep bianca, salutato dagli ombrelli variopinti delle oltre
30mila persone presenti in piazza san Pietro, con la pioggia che a Roma
aveva cominciata a cadere circa un’ora prima. Tra i presenti, anche un
centinaio di ragazze che partecipano al mondiale di pallavolo
femminile, cominciati ieri nella Capitale.
Durante
il tragitto lungo la piazza, costellato come di consueto di carezze e
abbracci ai bambini e disabili, Papa Francesco ha raccolto “al volo”
diverse bandiere che gli sono state lanciate dalla folla, tra cui
quella bianco e azzurra degli argentini, arrivati a Roma insieme ad
altri fedeli sudamericani provenienti da Uruguay, Costarica e El
Salvador. Anche oggi, in una delle soste della “papamobile”, è stato
offerto il “mate”, la bevanda tradizionale argentina che il Papa ha
sorseggiata in fretta. Nell’ultima parte del giro, prima di arrivare al
centro del sagrato per dirigersi a piedi e senza ombrello al palco
papale, Francesco ha fatto lo “scambio dello zucchetto” con un anziano
in carrozzina. Poro prima aveva salutato l’ultimo bambino, vestito in
azzurro, in braccio al papà in divisa.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Oggi
vorrei parlare del Viaggio Apostolico che ho compiuto in Albania
domenica scorsa. Lo faccio anzitutto come atto di ringraziamento a Dio,
che mi ha concesso di compiere questa Visita per dimostrare, anche
fisicamente e in modo tangibile, la vicinanza mia e di tutta la Chiesa
a questo popolo. Desidero poi rinnovare la mia fraterna riconoscenza
all’Episcopato albanese, ai sacerdoti e ai religiosi e religiose che
operano con tanto impegno. Il mio grato pensiero va anche alle Autorità
che mi hanno accolto con tanta cortesia, come pure a quanti hanno
cooperato per la realizzazione della Visita...
* * *
APPELLO
Il
mio pensiero va ora a quei Paesi dell’Africa che stanno soffrendo a
causa dell’epidemia di ebola. Sono vicino alle tante persone colpite da
questa terribile malattia. Vi invito a pregare per loro e per quanti
hanno perso così tragicamente la vita. Auspico che non venga meno il
necessario aiuto della Comunità Internazionale per alleviare le
sofferenze di questi nostri fratelli e sorelle. Per questi nostri
fratelli e sorelle ammalati preghiamo la Madonna. [Ave Maria]
* * *
...
il testo integrale della catechesi
video integrale
Simpatico
fuori programma per Papa Francesco al termine dell'Udienza generale: un
fedele ha donato a Bergoglio una palla da baseball. Fin qui niente di
strano. Solo che il «regalo» è stato spedito al Papa al volo mentre
passava davanti a un gruppo di fedeli.
Francesco
ha cercato di prenderlo con un saltello, tra i sorrisi compiaciuti dei
presenti. La pallina dapprima è sfuggita di mano al Papa.
Gli uomini al seguito di Bergoglio l'hanno raccolta, il Papa l'ha firmata e poi l'ha fatta restituire al fedele. Un presente ha filmato la scena e ha postato il video sul web. La ripresa è amatoriale ma merita di essere vista.
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
23 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“vita cristiana è ascoltare la Parola e praticarla”
La
Parola di Dio non è «un fumetto» da leggere, ma un insegnamento che va
ascoltato con il cuore e messo in pratica nella vita quotidiana. Un
impegno accessibile a tutti, perché sebbene «noi l’abbiamo fatta un po’
difficile», la vita cristiana è «semplice, semplice»: infatti
«ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica» sono le uniche due
«condizioni» poste da Gesù a chi vuole seguirlo.
È
questo in sintesi, per Papa Francesco, il significato delle letture
proposte dalla liturgia di martedì 23 settembre. Celebrando la messa a
Santa Marta, il Pontefice si è soffermato in particolare sul brano del
Vangelo di Luca (8, 19-21) in cui si racconta della madre e dei
fratelli di Gesù che non riescono ad «avvicinarlo a causa della folla».
Partendo dalla constatazione che egli trascorreva la maggior parte del
suo tempo «sulla strada, con la gente», il vescovo di Roma ha notato
come tra i tanti che lo seguivano ci fossero persone che sentivano «in
lui un’autorità nuova, un modo di parlare nuovo», sentivano «la forza
della salvezza» da lui offerta. «Era lo Spirito Santo — ha commentato
in proposito — che toccava il loro cuore per questo».
Ma,
ha fatto notare il Papa, mischiata tra la folla c’era anche gente che
seguiva Gesù con secondi fini. Alcuni «per convenienza», altri forse
per la «voglia di essere più buoni». Un po’ «come noi», ha detto
attualizzando il discorso, che «tante volte andiamo da Gesù perché
abbiamo bisogno di qualcosa e poi lo dimentichiamo lì, solo». Una
storia che si ripete, visto che già allora Gesù a volte rimproverava
chi lo seguiva. È quello che capita, per esempio, dopo la
moltiplicazione dei pani, quando dice alla gente: «Voi venite da me non
per ascoltare la parola di Dio, ma perché l’altro giorno vi ho dato da
mangiare»; o con i dieci lebbrosi, dei quali soltanto uno torna a
ringraziarlo, mentre «gli altri nove erano felici con la loro salute e
si dimenticarono di Gesù».
Nonostante
tutto, ha affermato il Papa, «Gesù continuava a parlare alla gente» e
ad amarla, al punto da definire «quella folla immensa “la mia madre e i
miei fratelli”». I familiari di Gesù sono dunque «coloro che ascoltano
la parola di Dio» e «la mettono in pratica». Questa — ha rilevato — «è
la vita cristiana: niente di più. Semplice, semplice. Forse noi
l’abbiamo fatta un po’ difficile, con tante spiegazioni che nessuno
capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la parola di Dio e
praticarla. Per questo abbiamo pregato nel salmo: “Guidami Signore sul
sentiero dei tuoi comandi”, della tua parola, dei tuoi comandamenti,
per praticare».
...
Questo significa «ascoltare la parola di Dio, ascoltarla con le orecchie e ascoltarla con il cuore, aprire il cuore alla parola di Dio».
Al contrario, «i nemici di Gesù ascoltavano la parola di Gesù ma gli
erano vicini per cercare di trovare uno sbaglio, per farlo scivolare» e
fargli perdere «autorità. Ma mai si domandavano: “Cosa dice Dio per me
in questa parola?”».
Inoltre,
ha aggiunto il Pontefice, «Dio non parla solo a tutti, ma parla a
ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto per ognuno di noi. E quando
io prendo la Bibbia, prendo il Vangelo e leggo, devo chiedermi cosa
dice il Signore a me». Del resto, «questo è quello che Gesù dice che
fanno i suoi veri parenti, i suoi veri fratelli: ascoltare la parola di
Dio col cuore. E poi, dice, “la mettono in pratica”».
...
Anche
oggi, ha sottolineato il Papa, «tanta gente va in chiesa per sentire la
parola di Dio, ma forse non capisce il predicatore quando predica un
po’ difficile, o non vuol capire. Perché anche questo è vero: il nostro
cuore tante volte non vuol capire». Però Gesù continua ad accogliere
tutti, «anche quelli che vanno a sentire la parola di Dio e poi lo
tradiscono», come Giuda che lo chiama «amico». Il Signore, ha ribadito
Francesco, «sempre semina la sua parola» e in cambio «chiede soltanto
un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica.
Per questo allora la preghiera di oggi sia quella del salmo: “Guidami
Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, cioè sul sentiero della tua
parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica».
Messa a Santa Marta - Due condizioni
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
25 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“una bolla di sapone i cristiani vanitosi”
In
giro ci sono tanti «cristiani che si pavoneggiano», ammalati di vanità,
che «vivono per apparire e farsi vedere». Finiscono così per
trasformare la loro vita in «una bolla di sapone», bella ma effimera,
andando in giro con troppo trucco e magari anche cercando di far bella
figura sventolando «assegni per le opere della Chiesa» o ricordando di
essere «parente di tal vescovo». Ma così facendo vivono una vita
bugiarda, ingannando anche se stessi. Ciò che conta, invece, è «la
verità, la realtà concreta del Vangelo». È con un incoraggiamento
«forse un po’ crudele ma vero» che Papa Francesco ha chiesto ai
cristiani di guardare soltanto alla loro «vita con il Signore» e «senza
far suonare le trombe».
Durante
la messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 25 settembre, ha
commentato il noto passo del Libro del Qoèlet — «vanità delle vanità»
(1,2-11) — proposto dalla liturgia odierna, facendo notare che esso non
è «pessimista» come potrebbe sembrare. Ci dice, invece, «la verità» e
cioè che «tutto passa e se non hai qualcosa di consistente, anche tu
passerai, come tutte le cose».
Il
brano della Scrittura, ha spiegato Francesco, «comincia con quella
parola chiave: vanità». Infatti «la vita di una persona può essere una
vita forte, che fa tante cose buone». Ma, dall’altra parte, «c’è anche
la tentazione» di renderla «una vita di vanità, di vivere per le cose
che non hanno consistenza, che passano». In sostanza, la tentazione è
«vivere per apparire, per farsi vedere: e questo non solo fra i pagani,
ma anche fra persone di fede, fra i cristiani».
...
Oggi,
ha ricordato il Papa, «quanti cristiani vivono per apparire». E «la
vita loro sembra una bolla di sapone» che «è bella, ha tutti i colori,
ma dura un secondo e poi» finisce. «Anche quando guardiamo alcuni
monumenti funebri — ha proseguito — pensiamo che è vanità, perché la
verità è tornare alla terra nuda, come diceva il servo di Dio Paolo
vi». Del resto «ci aspetta la terra nuda, questa è la nostra verità
finale». Però, ha aggiunto il Pontefice, «nel frattempo mi vanto o
faccio qualcosa? Faccio del bene? Cerco Dio? Prego?». Ecco perché si
deve puntare alle «cose consistenti». Invece «la vanità è bugiarda, è
fantasiosa, inganna se stessa, inganna il vanitoso: prima fa finta di
essere, ma alla fine crede di essere quello che dice. Ci crede,
poveretto».
Ed
è proprio ciò che è accaduto al tetràrca Erode, ha spiegato il Papa
facendo riferimento al passo evangelico di Luca (9, 7-9), proposto
dalla liturgia: «Quando è apparso Gesù, lui era commosso dentro. Nelle
sue fantasie pensava: “Ma questo sarà Giovanni, che io ho decapitato?
Sarà un altro?”». La reazione di Erode ci dimostra che «la vanità semina inquietudine cattiva, toglie la pace».
Insomma, la vanità «è come quelle persone che si truccano troppo e poi
hanno paura di prendere la pioggia e che tutto quel trucco venga giù».
Per questo «la vanità non ci dà pace: soltanto la verità ci dà la pace».
Dunque,
ha raccomandato Francesco, «pensiamo oggi ai consigli di Gesù di
edificare la nostra vita sulla roccia. È Lui la roccia. L’unica roccia
è Gesù!».
Ma
«pensiamo a questa proposta del diavolo, del demonio, che ha anche
tentato Gesù di vanità nel deserto», proponendogli «vieni con me,
andiamo su al tempio, facciamo lo spettacolo: tu ti butti giù e tutti
crederanno in te». Davvero il diavolo aveva presentato a Gesù «la
vanità sul vassoio».
Per
tutte queste ragioni, ha affermato il Pontefice, la vanità «è una
malattia spirituale molto grave». È significativo, ha aggiunto, che «i
padri egiziani del deserto dicevano che la vanità è una tentazione
contro la quale dobbiamo lottare tutta la vita, perché sempre ritorna
per toglierci la verità». E «per far capire questo dicevano: è come la
cipolla, tu la prendi e cominci a sfogliare. E sfogli la vanità oggi,
un po’ di vanità domani» e va avanti «tutta la vita sfogliando la
vanità per vincerla». Così «alla fine stai contento: ho tolto la
vanità, ho sfogliato la cipolla. Ma ti rimane l’odore in mano»,
Francesco
ha concluso la meditazione chiedendo, nella preghiera, «al Signore la
grazia di non essere vanitosi» ma «di essere veri, con la verità della
realtà e del Vangelo».
Omelia a Santa Marta - Ho sfogliato la cipolla
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
26 settembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“il cristiano come il cireneo accanto a Gesù”
Un
cristiano non può capire il Cristo Redentore senza la croce, senza che
sia disposto a portarla con Gesù. Lo ha affermato Papa Francesco
all’omelia mattutina celebrata nella cappella di Casa Santa Marta.
Cristiano
uguale “cireneo”. L’avere fede sta in questa identificazione: si
appartiene a Gesù se si regge con Lui il peso della Croce. Altrimenti
si percorre una via “buona” all’apparenza, ma non “vera”. A guidare la
riflessione di Papa Francesco è il Vangelo del giorno, in cui Cristo
chiede ai discepoli cosa dica la gente circa la sua persona ricevendo
in risposta le ipotesi più disparate. L’episodio, osserva il Papa, si
inquadra nel contesto del Vangelo che vede Gesù custodire “in una
maniera speciale la sua vera identità”. In più occasioni, ricorda,
quando “qualcuno si avvicinava” a comunicarla, “lo fermava”, così come
impedisce più volte anche al demonio di rivelare la sua natura di
“Figlio di Dio” venuto a salvare il mondo. Questo perché, spiega Papa
Francesco, la gente non equivocasse e pensasse al Messia come a un
condottiero venuto a cacciare i Romani. Solo in privato, ai Dodici, Gesù comincia a “fare la catechesi sulla vera identità” ...
“Ci
prepara ad essere dei cirenei per aiutarlo a portare la Croce. E la
nostra vita cristiana senza questo non è cristiana. E’ una vita
spirituale, buona… ‘Gesù è il grande profeta, anche ci ha salvato. Ma
Lui e io no…’. No, tu con Lui! Facendo la stessa strada. Anche la
nostra identità di cristiani deve essere custodita e non credere che
essere cristiani è un merito, è un cammino spirituale di perfezione.
Non è un merito, è pura grazia.”
Il Papa: Cristo si capisce portando la croce come il Cireneo
video
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