|
N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
|
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
... E' una grande responsabilità:
portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a
camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia.
Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica:
"Questo non si può dire; penserà di me così o così...". Bisogna dire
tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio
2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha
scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il
coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che
il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è
sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente
di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo
stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto
quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita
la sinodalità.
Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore: parlare con parresia e ascoltare con umiltà.
E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge
sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per
tutti e custodia della fede... (Papa Francesco discorso di saluto ai
Padri Sinodali)
Vi domando, per favore questi atteggiamenti di fratelli nel Signore...
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
VEGLIA DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE AL SINODO SULLA FAMIGLIA
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Piazza San Pietro
Sabato, 4 ottobre 2014
Care famiglie, buonasera!
scende
ormai la sera sulla nostra assemblea. È l’ora in cui si fa volentieri
ritorno a casa per ritrovarsi alla stessa mensa, nello spessore degli
affetti, del bene compiuto e ricevuto, degli incontri che scaldano il
cuore e lo fanno crescere, vino buono che anticipa nei giorni dell’uomo
la festa senza tramonto.
È
anche l’ora più pesante per chi si ritrova a tu per tu con la propria
solitudine, nel crepuscolo amaro di sogni e di progetti infranti:
quante persone trascinano le giornate nel vicolo cieco della
rassegnazione, dell’abbandono, se non del rancore; in quante case è
venuto meno il vino della gioia e, quindi, il sapore — la sapienza
stessa — della vita... Degli uni e degli altri questa sera ci facciamo
voce con la nostra preghiera, una preghiera per tutti.
...
video
---------------------------------------
Preghiera alla Santa Famiglia,
composta da Papa Francesco
per il Sinodo sulla famiglia
Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.
...
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica.
Amen
---------------------------------------
Papa Francesco ha aperto oggi i lavori del Sinodo straordinario sulla
Famiglia, in Vaticano. Nel suo breve intervento, il Pontefice ha
esortato i padri sinodali a parlare con parresìa, cioè con franchezza,
e ascoltare con umiltà. Con questi “due atteggiamenti – ha evidenziato
– si esercita la sinodalità”.
Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle,
vi
do il mio cordiale benvenuto a questo incontro e vi ringrazio di cuore
per la vostra premurosa e qualificata presenza e assistenza.
...
Voi
portate la voce delle Chiese particolari, radunate a livello di Chiese
locali mediante le Conferenze Episcopali. La Chiesa universale e le
Chiese particolari sono di istituzione divina; le Chiese locali così
intese sono di istituzione umana. Questa voce voi la porterete
insinodalità. E' una grande responsabilità: portare le realtà e le
problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che
è il Vangelo della famiglia.
Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro.
Nessuno dica: "Questo non si può dire; penserà di me così o così...".
Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo
Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un
Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno
avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo
forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene,
questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel
Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità.
E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore
aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si
esercita la sinodalità.
Per questo...
il testo integrale del discorso di saluto del Santo Padre ai Padri Sinodali
video del discorso
La
“relatio ante disceptationem” del cardinale Peter Erdö ha abbracciato i
vari e delicati temi al centro della III Assemblea Generale
Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema “Le sfide pastorali
della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
“Per
quel che concerne i divorziati che si sono risposati civilmente, non
pochi ribadiscono che bisogna tener conto della differenza tra chi
colpevolmente ha rotto un matrimonio e chi è stato abbandonato. La
pastorale della Chiesa dovrebbe prendersi cura di loro in modo
particolare. I divorziati risposati civilmente appartengono alla
Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai
loro pastori”.
video
video integrale
video del Briefing sui lavori del Sinodo sulla famiglia del primo giorno
Alle
ore 16.30 di oggi, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula
del Sinodo in Vaticano la seconda Congregazione generale del Sinodo
straordinario sulla famiglia. Con questa Congregazione inizia il
dibattito generale, che segue un ordine tematico in corrispondenza con
le parti e i capitoli dell’ Instrumentum laboris . La sessione tematica
di oggi: Il disegno di Dio su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 1),
e La conoscenza della S. Scrittura e del Magistero su matrimonio e
famiglia (I parte, cap. 2) si è aperta con una breve presentazione del
Presidente delegato di turno, il Card André Vingt-Trois, Arcivescovo di
Paris (Francia), che ha introdotto la testimonianza dei coniugi Romano
e Mavis Pirola, Direttori del Australian Catholic Marriage and Family
Council (Australia), presenti al sinodo come Uditori. Ne riportiamo di
seguito i testi (testi originali rispettivamente in francese e in inglese)
2ª Congregazione generale: "Il disegno di Dio su matrimonio e
famiglia (I parte, cap. 1)" e "La conoscenza della S. Scrittura e del
Magistero su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 2)"
---------------------------------------
7 ottobre 2014
Al Sinodo dei vescovi sulla famiglia, nella seconda e nella terza
congregazione generale, nel corso dei 70 interventi in aula, è stato
sottolineato, tra l’altro, come anche le forme imperfette di famiglia
devono essere considerate con rispetto. Ad esempio, unioni di fatto in
cui si conviva con fedeltà ed amore, presentano elementi di
santificazione e di verità.
Il
matrimonio è e resta un sacramento indissolubile. Ma dato che la verità
è Cristo, una Persona, e non un insieme di regole, se è importante
mantenere i principi, si possono cambiare le forme concrete della loro
attuazione. Il Sinodo non mette in discussione la dottrina, ma riflette
sulla pastorale...
video
La
terza Congregazione generale ha visto, oggi mattina, il proseguimento
del dibattito generale. Il tema previsto, secondo l’ordine
dell’Instrumentum Laboris, era: ''Vangelo della famiglia e legge
naturale'' (I parte, cap. 3) e ''La famiglia e la vocazione della
persona in Cristo'' (I parte, cap. 4)...
3a Congregazione generale: Sintesi del dibattito generale (7 ottobre, mattina)
Briefing del 7 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia
video
Alle
ore 16.30 di oggi, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula
del Sinodo in Vaticano la quarta Congregazione generale del Sinodo
straordinario sulla famiglia, per la continuazione del dibattito
generale, che segue un ordine tematico in corrispondenza con le parti e
i capitoli dell’ Instrumentum laboris .
La
sessione tematica di questo pomeriggio: "La pastorale della famiglia:
le varie proposte in atto" (II parte, Cap. 1) si è aperta con la
presentazione del Presidente delegato di turno, Card Luis Antonio
Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine), che ha introdotto la
testimonianza dei coniugi Sig. Jeffrey Heinzen, Direttore del Natural
Family Planning nella diocesi di La Crosse (Stati Uniti d’America) e
Sig.ra Alice Heinzen, Membro del Natural Family Planning Advisory Board
della Conferenza Episcopale (Stati Uniti d’America), presenti al Sinodo
come Uditori. Ne riportiamo di seguito i testi.
4ª Congregazione Generale: "La Pastorale della Famiglia: Le Varie Proposte in Atto (. II Parte, Cap 1)"
---------------------------------------
8 ottobre 2014
Alle
ore 9, con il canto dell’Ora Terza, si è aperta nell’Aula del Sinodo in
Vaticano la quinta Congregazione generale del Sinodo straordinario
sulla famiglia. Di seguito riportiamo l’omelia che
S.E. Mons. Philip Tartaglia, Arcivescovo di Glasgow (Scozia, Gran
Bretagna), ha tenuto durante la preghiera dell’Ora Terza:
Omelia di S.E. Mons. Philip Tartaglia
La Santa Sede continuerà a far sentire la
propria voce in difesa della famiglia nei diversi ambiti internazionali
e regionali, attraverso la partecipazione delle rappresentanze
pontificie ai lavori delle diverse istituzioni e organizzazioni di cui
essa è membro e osservatore. È quanto è stato assicurato nel Sinodo
mercoledì mattina, 8 ottobre, in apertura della quinta congregazione
generale. L’obiettivo di questa azione, si è specificato, è far
risaltare la dignità della famiglia, richiamarne i diritti e i doveri,
mettere in guardia di fronte ai pericoli di una sua disgregazione e
alle conseguenze che ne derivano. Il riferimento è a posizioni
ideologiche che si diffondono e tendono a influenzare anche gli
ordinamenti giuridici, affinché recepiscano legislazioni lesive tanto
del diritto naturale, quanto dei valori culturali, morali e religiosi
di interi popoli. Anche nel pomeriggio di martedì i padri sinodali si
erano riuniti per continuare la discussione sull’Instrumentum laboris. (Osservatore Romano)
Nel
corso della quinta Congregazione generale il dibattito generale è
proseguito sui temi previsti dall’Instrumentum laboris: ''Le sfide
pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2). La crisi della fede e la
vita familiare/ Situazioni critiche interne alla famiglia. Pressioni
esterne alla famiglia/Alcune situazioni particolari''.
Quinta
Congregazione Generale: Situazioni critiche interne alla famiglia. La
questione dei matrimoni misti. Misericordia e verità per i divorziati
risposati
Le
tante sfide che devono affrontare le famiglie africane, sono state uno
degli argomenti più trattati nei 68 interventi dei padri sinodali nelle
congregazioni generali di martedì pomeriggio e mercoledì mattina.
Poligamia, sètte, guerra, povertà, il doloroso dramma della migrazione,
la pressione internazionale per il controllo delle nascite, sono
problemi che minano la stabilità familiare, mettendola in crisi. A tali
sfide, è stato detto, la Chiesa deve rispondere con un’evangelizzazione
approfondita, capace di promuovere i valori della pace, della giustizia
e dell’amore, sostenendo il ruolo della donna nella società,
un’accurata educazione dei bambini e la tutela dei diritti per tutte le
vittime di violenza
video
Leggi anche:
- 5ª Congregazione generale: "Le sfide pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2)", 08.10.2014
- 5a Congregazione generale: Sintesi non ufficiale del dibattito generale (8 ottobre 2014, mattina), 08.10.2014
Briefing dell'8 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia
video
Alle
ore 16.30, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula del Sinodo
in Vaticano la sesta Congregazione generale del Sinodo straordinario
sulla famiglia, per la continuazione del dibattito generale, che segue
un ordine tematico in corrispondenza con le parti e i capitoli
dell’Instrumentum laboris.
La
sessione di questo pomeriggio - "Le situazioni pastorali difficili" (II
parte, Cap. 3) - pone l’attenzione nello specifico sui punti:
a)Situazioni familiari; b) Circa le unioni tra persone dello stesso
sesso.
Il
Presidente delegato di turno, Card. Raymundo Damasceno Assis,
Arcivescovo di Aparecida (Brasile), ha introdotto la testimonianza dei
coniugi Sig. Stephen e Sig.ra Sandra Conway, provenienti dal Sud
Africa, Responsabili regionali per l’Africa di Retrouvailles e presenti
al Sinodo come Uditori.
6ª Congregazione generale: "Le situazioni pastorali difficili (II parte, cap. 3)", 08.10.2014
Le
situazioni di difficoltà e di dolore nelle famiglie sono state
protagoniste mercoledì pomeriggio della sesta Congregazione generale
del Sinodo dei vescovi. Nel corso degli interventi, è stato ribadito
che la Chiesa cattolica racchiude sia famiglie sane, sia famiglie in
crisi e che lo sforzo quotidiano di santificazione non deve mostrare
indifferenza nei confronti della debolezza. La Chiesa, dunque, casa
paterna e non dogana, deve offrire un accompagnamento paziente a tutte
le persone.
video
---------------------------------------
Gli speciali sul Sinodo di:
NEWS.VA
AVVENIRE
FAMIGLIA CRISTIANA
---------------------------------------------------------------
L'arcivescovo emerito di Milano
non partecipa al Sinodo: teologo moralista, ha collaborato alla stesura
delle encicliche di Giovanni Paolo II. Ora pubblica un libro che va
nella direzione proposta da Kasper
Andrea Tornielli: Tettamanzi apre ai sacramenti ai divorziati risposati
Il Sinodo straordinario
dei vescovi del 2014 (il terzo sinodo straordinario nella storia
dell'istituzione, dopo quello del 1969 e del 1985) si presenta come il
momento più interessante e potenzialmente trasformativo della chiesa
cattolica nell'ultimo secolo dopo il concilio Vaticano
II (1962-1965). Il primo giorno ha confermato spunti che erano
visibili già dalle settimane e giorni precedenti.
Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014: il primo giorno mantiene la promessa di un dibattito vero
Dibattito a porte semi-chiuse.
La conferenza stampa del secondo giorno ha confermato che è un
dibattito a porte chiuse, ovvero non è in streaming e i partecipanti
non possono twittare dall'aula. Padre Lombardi, gli altri due
portavoce Rosica e Tamayo e i cardinali Nichols e Rai hanno fatto un
sunto dei 70 interventi delle 24 ore precedenti, ma senza dire chi ha
detto che cosa. Però Padre Lombardi ha precisato che i padri sinodali
sono liberi di parlare con i giornalisti: in altre parole, il Sinodo
non è un conclave, è a porte chiuse ma non è segreto.
Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014: il secondo giorno si apre con l'annuncio "Discuteremo di Medio Oriente"
Sinodo dei vescovi e dei media. Una delle accuse tipiche contro il Vaticano II e
la teologia moderna è quella di essersi compromessa con la cultura dei
mass media: la separazione tra 'il concilio dei vescovi' (quello vero)
e 'il concilio dei giornalisti' (quello desiderato e creato
artificialmente). Una preoccupazione simile è visibile oggi in certi
ambienti che vedono nei dibattiti in corso un cedimento al
sensazionalismo mediatico, favorevole al cambiamento a tutti i costi
sulla cultura del matrimonio e della sessualità. Va però detto che la
riservatezza del dibattito (il non sapere esattamente chi ha detto
cosa, a meno che l'interessato non parli coi giornalisti) favorisce la
libertà dei padri sinodali ed è un ostacolo al sensazionalismo del
'news cycle'. In questo ambito, è interessante vedere come anche nel
sistema informativo si riproducano alcune dinamiche del Vaticano II
Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014, il terzo giorno. Dai "valori non negoziabili" alla "gradualità"
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
LA SCELTA DI CATIA
«Oggi ho salvato 400 persone» Prima puntata
Il
docuweb sugli ultimi 60 giorni di Catia Pellegrino, prima donna al
comando della Nave Libra impegnata nell’operazione di soccorso Mare
Nostrum a 80 miglia da Lampedusa
video
«Unica donna in mezzo a tanti uomini»
Seconda puntata
L’insediamento al comando. L’equipaggio di soli uomini. La fiducia da conquistare.
video
---------------------------------------
LA SCELTA DI CATIA
«Quei bambini potrebbero essere i miei figli»
Una
donna incinta a bordo, più di 100 persone su un barcone. Molti bambini.
L’emozione e la professionalità dei soccorritori. Il docuweb sugli
ultimi 60 giorni di Catia Pellegrino, prima donna al comando della Nave
Libra impegnata nell’operazione di soccorso Mare Nostrum a 80 miglia da
Lampedusa
video
---------------------------------------
LA SCELTA DI CATIA
«Una nave a volte non basta»
Quarta puntata
L’intervento
dell’unità aviotrasportata del Battaglione San Marco riporta la calma
tra i migranti a bordo di Nave Libra. Il docuweb sugli ultimi 60 giorni
di Catia Pellegrino, prima donna al comando di una nave della Marina
impegnata nell’operazione di soccorso Mare Nostrum a 80 miglia da
Lampedusa
video
---------------------------------------
La vera natura dell’Islam
al di là degli estremismi
di Aldo Pintor
Non
passa giorno senza che l’Islam non occupi le prime pagine dei giornali,
anche grazie alle efferate azioni dei suoi estremisti. Pertanto è
lodevole qualunque iniziativa editoriale che permetta agli occidentali
di conoscere meglio questa grande esperienza religiosa al di là dei
luoghi comuni purtroppo imperanti. I Meridiani della Mondadori hanno il
merito di far uscire in questi giorni una pregevole raccolta dei detti
attribuiti al profeta dell’Islam non contenuti nel Corano, curata da
Rainer Brunner, con una preziosa introduzione del professore Alberto
Ventura, uno dei massimi conoscitori italiani dell’argomento. Le
fondamenta della religione islamica sono il Corano, il libro sacro, e i
Detti del profeta Muhammad (Hadith) perlomeno per la maggioranza
sunnita. Il Corano è la parola di Dio riferita al Profeta
dall’arcangelo Gabriele e gli Hadith sono appunto le parole di Maometto
riferite dai contemporanei ai discendenti fino al XI secolo che furono
codificate dal grande teologo mussulmano al – Bukhari. Il Corano è
composto da capitoli (sure) scritte in versi dai toni ora poetici ora
apocalittici; gli Hadith danno una spiegazione di questo intreccio di
immagini folgoranti contenute nel Corano che talora sono oscure. Non è
raro in questi Hadith imbattersi in immagini e parole mutuate dai
Vangeli come si può vedere da questa preghiera: “O Dio sei il mio
signore, non c’è altro Dio all’infuori di te, tu mi ha creato e io sono
il tuo servo, rispetterò il tuo patto e la tua promessa fino a che
potrò. Mi rifugio in te del male che ho commesso, riconosco il favore
che tu mi ha elargito e riconosco il mio peccato. Perdonami perché
nessuno all’infuori di te può perdonare i peccati”.
...
Leggendo
questi detti cogliamo similitudini e divergenze che vi sono tra
cristiani e mussulmani e impariamo a penetrare nel mondo ora
apocalittico ora fiabesco della religione islamica.
La vera natura dell’Islam al di là degli estremismi
---------------------------------------
Il premio Nobel per la pace è stato assegnato alla giovane attivista pakistana Malala Yousafzay e all'attivista indiano Kailash Satyarthi.
Guarda il video
«I
bambini - si legge nel comunicato che accompagna il Premio - devono
poter andare a scuola e non essere sfruttati per denaro. Nei Paesi più
poveri del mondo, il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni
d’eta; ed è un prerequisito per lo sviluppo pacifico del mondo che i
diritti dei bambini e dei giovani vengano rispettati. Nelle aree
devastate dalla guerra, in particolare - si legge ancora nella
motivazione - gli abusi sui bambini portano al perpetuarsi della
violenza generazione dopo generazione”.
I vincitori sono stati scelti, racconta il New York Times,
tra 278 candidati (tra cui 47 organizzazioni), il numero più alto dal
1901, anno di istituzione del premio. E la decisione sarebbe stata
presa all’ultimo minuto e all’unanimità, come da tradizione. “Il
comitato considera importantissimo che un indù e una musulmana, un
indiano e una pakistana, si siano uniti in una lotta comune per
l’istruzione e contro l’estremismo. È stato calcolato che ci sono 168
milioni di bambini lavoratori in tutto il mondo. Nel 2000, la cifra era
più alta di 78 milioni. Ci stiamo avvicinando all’obiettivo di
eliminare il lavoro minorile”.
Il
premio è stato assegnato per la lotta dei due attivisti "contro
l'oppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto alla loro
istruzione. I bambini devono andare a scuola e non essere sfruttati
economicamente".
Malala è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace: "Nonostante la sua giovane età Malala Yousafzay - recita la motivazione del premio - ha
già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all'istruzione
ed ha mostrato con l'esempio che anche bambini e giovani possono
contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto nelle
circostanze più pericolose". "Attraverso la sua lotta eroica è diventata una portavoce importante del diritto delle bambine all'istruzione".
Malala Yousafzai è un ragazza pakistana di 17 anni,
...
"Mostrando grande coraggio personale - recita la motivazione del comitato del Nobel - Kailash
Satyarthi, continuando la tradizione di Gandhi, ha capeggiato diverse
forme di protesta e dimostrazioni, tutte pacifiche, concentrandosi sul
grave sfruttamento dei bambini per motivi economici. Ha anche
contribuito allo sviluppo di importanti convenzioni per i diritti dei
bambini".
Kailash Satyarthi,
60 anni, è un ingegnere e attivista indiano che dagli anni Ottanta,
dopo aver abbandonato la professione, si occupa di difendere i diritti
dei minori in particolare in India
...
Guarda anche i nostri precedenti post:
Auguri Malala! La ragazza simbolo della lotta per l'istruzione per tutti nel giorno del suo 16° compleanno parla all'ONU Il 10 novembre ‘Malala Day’ giornata dedicata a Malala Yousufzai simbolo del diritto all'istruzione femminile in tutto il mondo
---------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Il 5 ottobre è la Giornata mondiale dell'insegnante!
Auguri a tutti gli INSEGNANTI !!!
Il maestro non può insegnare pensieri...
---------------------------------------------------------------
Malala
è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace: "Nonostante
la sua giovane età Malala Yousafzay - recita la motivazione del premio
- ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine
all'istruzione ed ha mostrato con l'esempio che anche bambini e giovani
possono contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto
nelle circostanze più pericolose". "Attraverso la sua lotta eroica è
diventata una portavoce importante del diritto delle bambine
all'istruzione".
Un bambino, un insegnante e un libro, una penna...
---------------------------------------------------------------
L’Italia continua ad essere un
Paese caratterizzato da una forte emigrazione. Lo ha confermato il
Rapporto italiani nel mondo, curato dalla Fondazione Migrantes.
Nel corso del 2013 94.000 connazionali hanno lasciato l’Italia per
raggiungere l’estero, nella maggior parte dei casi per ragioni di
lavoro. Una conferma di quanto sia ancora dura la crisi economica che
da anni sta attanagliando il nostro Paese. Nella maggior parte dei casi
sono gli uomini ad emigrare, e in particolare i giovani di età compresa
tra i 18 e i 34 anni (36,2%).
Nel mondo sono complessivamente 4.482.115 i cittadini italiani
residenti all’estero, il 3.1% in più rispetto all’anno precedente.
L’Italia dunque fa i conti con il doppio binario della
emigrazione-immigrazione. Un tema che abbiamo affrontato con Mons.
Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, Presidente della
Commissione Cei per le Migrazioni e Presidente della Fondazione
Migrantes.
Marco Mancini: Migrantes, Mons. Montenegro: I migranti non sono un peso
---------------------------------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
--------------------------------------
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco
Dal 29 Ottobre al 26 Novembre
Sala del Convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
1.
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si
incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono
liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore,
dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In
questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per
invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e
indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni.
(Incipit Evangelii Gaudium)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)
--------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Una cosa Gesù mi chiede...
Il "sogno" di Dio è...
Una Bibbia in ogni famiglia...
Le assemblee sinodali non servono...
La legge consiste nell'amare...
E' cosa buona attendere ai poveri...
Al Maestro non importa...
Fra le braccia di un amore affonda...
Questo si chiamaecumenismo spirituale...
Chi vuole essere esaudito da Dio...
Pregare è varcare una soglia...
Beati sono coloro che custodiscono...
---------------------------------------------------------------
SAN FRANCESCO D'ASSISI (video)
Signore fa di me...
Difendiamoci dalla sapienza...
Uno
dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra Islam e
Cristianesimo, è rappresentato dall'incontro tra Francesco d'Assisi e
il Sultano di Egitto Malik al Kamil. Quello storico colloquio, avvenuto
a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi
così significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo
interreligioso e per la pace mondiale, tanto da rimanere, pur a
distanza di molti secoli, l'avvenimento esclusivo che indica la rotta
da cui partire nella ricerca di intesa e armonia tra Oriente e
Occidente...
A Damietta, il Vangelo si incontrò con il Corano e il Corano con il
Vangelo. Francesco non ebbe paura di Maometto e il Sultano non ebbe
paura di Cristo.
Francesco non ragionava con i criteri ideologici della cristianità del
suo tempo e in quel viaggio per conoscere da vicino i musulmani, si è
posto al di là della frontiera chiesa-istituzione, situandosi dentro la
sensibilità religiosa del suo interlocutore. Per il dialogo tra Islam e
Occidente cristiano si riparte dal Poverello di Assisi.
San Francesco e l'Islam, l'incontro con il Sultano d'Egitto
---------------------------------------------------------------
Annalena Tonelli nuova martire della carità cristiana.
Oggi 5 ottobre desideriamo ricordare Annalena Tonelli (Forlì, 2 aprile
1943 – Borama, Somalia, 5 ottobre 2003) missionaria laica per circa
trentatré anni volontaria in Africa prima di venir uccisa il 5 ottobre
2003 da un commando islamico nel centro assistenziale che dirigeva in
Somalia.
Gesù Cristo non ha mai parlato di risultati...
---------------------------------------------------------------
BEATA VERGINE DEL ROSARIO (video)
Il Rosario è una scuola...
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Come da una soglia S. Francesco d’Assisi
di Antonio Savone
Vorremmo,
se fosse possibile, contemplare come da un soglia e intravedere ciò che
è accaduto quella sera alla Porziuncola ma ancor più ciò che era
accaduto nell’avventura umana di Francesco, nostro fratello di Assisi.
Vorremmo raccogliere quasi il suo testimone, come Eliseo il mantello
del profeta Elia, per riuscire a varcare la soglia di Francesco anche
solo di un passo, per non rimanere soltanto degli spettatori stupiti.
Quello che vorremmo chiedere a Francesco, è di farci dono del suo
sguardo e del suo cuore. Sguardo riconciliato e cuore magnanimo.
Alla
fine della vita, nel suo Testamento, Francesco, aperto il suo cuore, si
lascia andare a un racconto altamente evocativo che tradisce una
consapevolezza che lo ha sempre abitato: Dio gli è venuto incontro e
gli ha dato innumerevoli opportunità che lui ritiene grazia e dono.
IlTestamento, infatti, è tutto un inno alla gratuità di Dio e al suo
rivelarsi continuo nel corso della sua vita riletta come un dono
divino. Un invito a fidarsi di Dio.
Dietro
Francesco un Padre a cui dare fiducia: per questo il Vangelo può essere
assunto sine glossa. Per una fiducia ricevuta e ricambiata.
Il
Padre è per Francesco una sorta di luogo segreto che lo porta a vivere
ciò che ha scelto e a condividere ciò che egli ha sperimentato. Noi non
sappiamo che cosa sia realmente accaduto in questo luogo segreto ma
possiamo intravedere quello che lì ha compreso a partire da alcune sue
affermazioni. È Dio che gli rivelò… Dio che lo condusse… Dio che gli
chiese… Dio gli concesse… Dio gli dette la grazia di… Diolo condusse
tra i lebbrosi… Dio gli diede dei fratelli… Dio, dietro ogni cosa della
vita di Francesco. Deus meus et omnia, tutto è Dio per Francesco: tu
sei ogni nostra ricchezza a sufficienza, ripeterà alla Verna. Vivo e
comunicativo è il Dio di cui Francesco fa esperienza, un Dio che sempre
di più lo coinvolge fino a conformarlo a sé.
Il Signore ha dato… è il ritornello che soggiace a tutto il Testamento come un gesto di restituzione.
...
Aiutaci,
Francesco, a rinnovare il nostro credito di fiducia nei confronti di
Dio perché riusciamo ad allargare lo spazio della nostra tenda
imparando così ad ospitare quanto a tutta prima sentiamo inospitabile.
A laude di Cristo. Amen.
Come da una soglia – S. Francesco d’Assisi
il testo del Testamento di San Francesco
--------------------------------------
L’aria di Nazaret
Beata Vergine del Rosario
di Antonio Savone
Il
vangelo fissa per noi un preciso appuntamento nella casa di Nazaret.
Chissà come doveva essere quella casa? A noi non interessa come fosse
materialmente quella dimora ma che aria si respirasse. È il vangelo
stesso a lasciarci presagire lo stile di quella casa: una casa
totalmente aperta, se è vero che l’angelo di Dio può avervi accesso
liberamente. Entrando da lei, ricorda Lc. Non poche volte, infatti, la
nostra esistenza non conosce la bellezza di un nuovo annuncio e di una
nuova possibilità, solo perché c’è una chiusura che non permette ad
alcun angelo di varcare la soglia della nostra vita.
Ecco
sto alla porta e busso se qualcuno ascoltando la mia voce mi apre, io
entrerò, cenerò con lui ed egli con m (Ap 3,20): Dio si muove nella
storia sempre interpellando la libertà umana, mai forzandola. Quante
cene mancate, perché tante porte non si sono aperte!
In
quella abitazione totalmente aperta, era di casa l’arte dell’ascolto di
angeli. L’angelo è colui che annuncia la possibilità dell’impossibile
...
In
quella abitazione totalmente aperta, erano di casa lo stupore e la
capacità di porsi domande: si domandava che senso avesse un tale
saluto. Era di casa la riflessione. Si pone domande chi sa di non
disporre di una lettura esaustiva e onnicomprensiva del reale come
accade sotto i suoi occhi. ...
In
quella abitazione totalmente aperta, era di casa la fiducia. Come
potrebbe non essere così se Maria arriva a mettersi a disposizione
senza riserve di un progetto che non era il suo? ...
In
quella abitazione totalmente aperta, era di casa lo spirito di
servizio. Sono la serva del Signore, ripete Maria all’angelo.
Difficilmente pronuncia parole simili chi è abituato a gestire,
dominare, disporre, comandare. ...
In quella abitazione, era di casa l’impossibile, il non sentirsi arrivati, la capacità di misurarsi con l’imprevisto. ...
In
quella dimora, da una parte erano di casa una grande concretezza e un
sano realismo (tanto è vero che Maria chiede: come avverrà questo?),
dall’altra una grande disponibilità a “lasciarsi condurre oltre se
stessi”.
L’aria di Nazaret
--------------------------------------
Padre
di Antonio Savone
‘Quando pregate, dite: Padre’…
Un
Dio col quale è possibile intessere relazioni di familiarità: questo è
il Dio di cui ci narra la Parola imbandita per noi in questa giornata.
All’uomo, ad ogni uomo che pure parte da una condizione di piccolezza
Dio si fa vicino ponendo sulle sue labbra il nome di Abbà-padre.
Ripetere questo nome significa accedere alla comprensione del nostro
nome più vero: figlio amato di un amore eterno.
A noi è consegnato un volto, quello del Padre.
Abbà
è la parola chiave del Vangelo, una parola che Gesù ha ripetuto
continuamente e in modo unico nel momento della scelta decisiva, nel
momento in cui la prospettiva è quella della morte. Anche quello è il
momento della fiducia che la vita non affonderà nel nulla, ma fra le
braccia di un amore. Il Padre nostro lo si capisce proprio in questa
situazione limite.
Abbà
è il nome proprio di Dio, nome di relazione, appunto, ed esprime un Dio
che è in mezzo a noi con bontà, misericordia, tenerezza. Questo nome di
relazione ci dice che non nasciamo per chissà quale strana combinazione
di cellule, che non viviamo solo per delle coincidenze e non moriamo
per caso come votati al nulla, ma che tutta la nostra esistenza è sotto
il segno di una paternità. La radice e la possibilità della preghiera e
della fede è ciò che Dio ha fatto per me, non ciò che io faccio per
Dio. Rivolgersi a Dio chiamandolo Padre significa accettare di stare in
una relazione in cui riconosco che io non mi sono fatto da solo:
qualcun altro mi ha voluto! E perciò posso stare al mondo solo se
accetto di vivere in un atteggiamento di fiducia. Riconoscere di avere
un Padre significa accettare di aver ricevuto la vita.
Ma
di quale padre si tratta? Il Padre che Gesù è venuto a manifestare è un
padre che rompe i ruoli e contro tutte le regole del patriarcato corre
incontro al figlio scapestrato di ritorno a casa.
Ai
discepoli che chiedono di essere introdotti in un metodo di preghiera e
perciò una modalità espressiva che li caratterizzi (insegnaci a pregare
come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli), Gesù consegna,
dunque, l’esperienza di una relazione, la stessa che egli da sempre
vive con il Padre e nella quale vuole introdurre chiunque si apre ad
accogliere l’offerta del vangelo. Una relazione alla quale è possibile
accedere proprio come quando si va dalla persona amata, così come si è,
magari anche con i vestiti sporchi, sicuri di essere accolti, amati e
ascoltati. Una relazione nella quale ciò che conta non è la correttezza
del linguaggio che usi ma la fiducia che anima il tuo permanere lì di
fronte all’altro. Una relazione nella quale si diventa sempre più
consapevoli della profonda comunione di cui Dio vuole metterci a parte,
come dirà il padre della parabola al figlio maggiore: Figlio, tu sei
sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo.
Ecco perché le parole che Gesù consegna ai discepoli non sono una tecnica ma traducono un rapporto.
...
Padre
--------------------------------------
Aprire la porta del cuore di Dio
di Antonio Savone
Chissà
cosa avranno visto i discepoli per ritrovarsi a chiedere a Gesù:
Signore, insegnaci a pregare? Intanto – cosa non scontata – hanno visto
che anche il Figlio di Dio pregava: si alzava presto al mattino,
passava le notti in preghiera, sentiva il bisogno di rimanere da solo.
Non lo sentivano pregare ma lo vedevano pregare. Qualcosa di diverso
illuminava il suo volto e, probabilmente, con quella loro richiesta,
avrebbero voluto scrutare ciò che dava uno spessore altro al vissuto
del loro maestro. Era come se quei momenti custodissero un segreto che
essi avrebbero voluto carpire.
E,
in realtà, Gesù non tiene per sé quel segreto cominciando col dire
anzitutto che pregare non è frequentare un luogo, rispettare un orario,
usare una tecnica piuttosto che un’altra: pregare non è legato allo
stare in ginocchio o allo stare in piedi, a mani giunte o a braccia
allargate. Nulla di tutto questo, anzitutto. Pregare è, invece, varcare
una soglia, quell’unica soglia senza la quale non si ha accesso
all’esperienza della preghiera: la soglia dell’immensa fiducia in Dio
dal quale sappiamo di essere sempre accolti. Varcare la porta del
sentirsi a casa, quella casa di cui condividi sogni, progetti,
desideri, necessità, difficoltà. Puoi chiedere perché senz’altro egli
dona; puoi cercare perché certo egli si fa trovare; puoi bussare perché
senz’altro egli apre; puoi andare sempre da lui perché egli non si
spazientisce mai.
Se
accetti di varcare quella soglia basta chiamarlo per nome: Padre. Come
a ricordare a Dio il vincolo di tutela che un giorno si è assunto nel
volerci alla vita. Un vincolo che non viene mai meno – almeno da parte
sua – neppure quando l’angoscia dovesse fare capolino e il tormento
della croce scatenare in noi la paura dell’abbandono.
Varcata
quella soglia – dice Gesù – scoprire che il volto di quel padre è un
volto amico. Capisce la preghiera chi capisce l’amicizia. All’amico
chiedi di starti vicino quando le tue ruote girano lente, quando hai
bisogno di un supplemento di vita, quando l’olio della tua lampada si
sta per spegnere. All’amico, generalmente, non chiedi delle cose;
chiedi invece il tempo, il sognare insieme, lo scambio di gioia, il
conforto dell’affetto. Incontrare l’amico significa redimere anche le
giornate più tristi. L’amico ti fa più umano. Dio ti fa più umano, dice
Gesù.
Se qualcuno di voi ha un amico, e va da lui, e gli dice…
Tre
verbi ci danno la struttura della preghiera: avere, andare, dire. Si
tratta di tre verbi che indicano tre movimenti precisi: una relazione,
uno spostamento, che significa uscire da sé per andare verso l’altro,
una comunicazione.
...
Ecco
perché la preghiera non è mai un rimanere sempre a casa compiaciuti del
fatto di avere un Padre come amico. Da essa bisogna uscire attraverso
la porta dello sguardo nuovo su quanti ti stanno attorno. Aver chiamato
Dio col nome di Padre ti rende responsabile di relazioni di fraternità
con quanti incontri. In quella casa, se l’incontro col Padre è stato
vero, si apprende che è possibile stare nella vita solo se si è in
grado di coniugare i verbi al plurale: donaci il pane, perdona i nostri
peccati, non ci indurre in tentazione. Verbi al plurale perché in
quella casa si apprende anzitutto che pregare vuol dire condividere.
Pregare è avere il senso della premura. È il senso della premura e
della cura che misura la nostra capacità di pregare o meno, non
anzitutto l’osservanza di una tecnica di preghiera.
Aprire la porta del cuore di Dio
--------------------------------------
Il Mese di ottobre è tradizionalmente dedicato alla preghiera del
Rosario. Ti invito a guardare a Maria e a lasciare che le sue mani, i
suoi occhi, il suo volto ti parlino del figlio Gesù.
"Vorrei vedere le tue mani..."
di Don Cristiano Mauri
Vorrei vedere le tue mani, Maria madre mia.
Un
figlio conosce bene le mani della madre. Le tue, per me sono una
presenza tangibile, seppur invisibile e vorrei vederle, almeno una
volta.
...
Come profetesse mi parlerebbero di te, del tuo essere donna, ebrea, madre di Dio.
...
Vorrei
vedere quelle mani che hanno preso il Figlio di Dio dal legno della
mangiatoia e da quello della croce e non mi ingannerei più circa la
verità dell’amore che dà la vita.
Mani tue Madre mia, mani che vorrei fossero le mie.
Vorrei vedere i tuoi occhi, Maria madre mia.
Un figlio conosce bene gli occhi di sua madre. Sento su di me il tuo sguardo buono, eppure i tuoi occhi non li vedo.
Come vorrei vederli!
...
Mi
insegnerebbero la materna sapienza del vedere il bisogno, dell’intuire
il cuore dallo sguardo dell’altro, del vedere bello anche ciò che non
lo è, di saper sempre “chiudere un occhio”. Mi farebbero imparare la
tua mistica capacità di vedere l’invisibile e intuire l’eterno. Mi
indicherebbero la via di sguardi trasparenti e sinceri.
...
Occhi tuoi Madre mia, occhi che vorrei fossero i miei.
Vorrei vedere il tuo volto, Maria madre mia.
Un figlio conosce bene il viso di sua madre. Sento che il tuo cerca il mio, ma non ti vedo ancora.
Vorrei vedere il tuo volto! ... Come un cantastorie mi parlerebbe di te, del tuo essere donna, ebrea, madre di Dio. ... Mi
insegnerebbe il coraggio fiducioso di chi sa metterci la faccia e
affronta la feroce malignità degli uomini a viso aperto. Mi farebbe
incontrare il duro ma onesto maestro del tempo che incide le sue
lezioni nella carne. Mi introdurrebbe ai segreti di chi ha avuto sempre
una parola e un volto solo.
Vorrei
vedere quel volto semplice, raggiante della medesima bellezza del suo
stesso figlio, e non mi ingannerei più circa la beatitudine della vita
nell’amore.
Volto tuo Madre mia, volto che vorrei fosse il mio.
Vorrei vedere le tue mani, i tuoi occhi, il tuo volto Madre nostra. Mani, occhi e volto che vorrei fossero i miei. Che sarebbe bello fossero sempre i nostri.
Vorrei vedere le tue mani
--------------------------------------
San Francesco d’Assisi è stato
da subito riconosciuto come “somigliantissimo a Cristo”, capace
lui, simplex et idiota, di lasciar trasparire dietro il suo volto
e il suo agire, l’umanità di Gesù. Ma da dove nasceva questa
somiglianza spirituale, questo diminuire perché Cristo crescesse nei
cuori di chi lo incontrava? Dalla familiarità di Francesco con la
Scrittura, e in particolare con il Vangelo...
Enzo Bianchi: La Bibbia e San Francesco
--------------------------------------------------------------
LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO
"Questa parola è dura!
chi può ascoltarla?"
(Giovanni 6, 60)
Gianfranco Ravasi: Le parole di Gesù
--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Possedere o condividere?
Prepararsi alla domenica
(XXVII del T.O.)
di Antonio Savone
Narra di Dio la pagina di Matteo. E narra dell’uomo, narra di noi, narra di me.
Narra
di un Dio che si prende cura della sua vigna, immagine del mondo nel
quale colloca l’uomo. Luogo preparato a lungo e con amore perché altri
potessero goderne.
Narra
di un Dio della condivisione, di un Dio che non tiene per sé
l’esclusiva, di un Dio innamorato della sua vigna, di un Dio che dà
fiducia, si fa da parte, di un Dio instancabile tessitore di
opportunità nuove offerte a chi è tentato di impadronirsi di una
eredità.
Narra
di un uomo – il vangelo – pensato come usufruttuario di quei beni che
Dio gli ha messo a disposizione, un uomo chiamato a lavorare quella
vigna e a trarne con gioia i frutti. Una gioia da condividere proprio
come è stato con noi condiviso il luogo in cui abitiamo. Tuttavia,
sembra quasi che uno non riesca a godere appieno se non possiede. E
così sulla vigna – la vita, il mondo, il regno, il vangelo, le
relazioni – fa capolino la questione del possesso che è trasversale ad
ogni tipo di relazione: Dio, l’altro, il creato. Un senso di rapina ci
attraversa e si impossessa di noi fino a tenere strette e inutilizzate
risorse che potrebbero essere a beneficio di tanti altri uomini e
donne, se solo accettassimo di aprirci alla condivisione. Un senso di
rapina attraversa anche la comunità cristiana quando non riesce più a
mostrare sul proprio volto i lineamenti di un Dio che si è fatto uomo.
...
Sebbene
deluso per come siano andate le cose, Dio non si rassegna e ritesse una
storia nuova scritta con il dono del Figlio e di quanti come lui al
possesso sostituiscono la condivisione.
E se la crisi che sta attraversando la comunità cristiana fosse già il segno che il regno sta passando ad altri?!
Possedere o condividere?
---------------------------------------
RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mt 21,33-43
"WaYeqaw le-Mishpat, WeHinnèh Mishpàh; WaYeqaw Li-Tzedaqà, Wehinnèh Tzeaqà" .
"Egli attendeva diritto ed ecco spargimento di sangue, attendeva giustizia ed ecco grida di oppressi".
Il
gioco di parole usato da Isaia nella lingua ebraica è impressionante,
egli sa bene quant'è duro e quanto costa accogliere la Parola del
Signore, la medesima difficoltà che fa' dire al salmista:
"Una Parola ha detto Dio, due io ne ho udite"(Sal 62,12).
Il Signore della vigna "si
aspettava Diritto(Mishpat) ed ecco spargimento di sangue(Mishpa),
attendeva Giustizia(Tzedaqà) ed ecco grida di oppressi(Tzeaqà)".Siamo
uditori della Parola ma in verità non la ascoltiamo, la leggiamo ma non
la comprendiamo se non per quello che ci conviene. La parabola che Gesù
narra è rivolta ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo
(ovviamente anche a noi) ed ha inizio proprio con la citazione del
celebre 'Cantico di Isaia sulla vigna' (Is 5,1-7), che la illumina offrendone una chiave di lettura: "La vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele, gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita" (Is 5,7).
Contrariamente
però a quanto accade nel cantico, Gesù non attribuisce colpa alcuna
alla vigna, cioè al popolo, ma agli agricoltori malvagi, a coloro che
avrebbero dovuto lavorarla perché producesse i frutti, che a suo tempo
avrebbero dovuto consegnare al legittimo proprietario.
Le
parole di Gesù sferzano e inchiodano i capi religiosi alle loro
responsabilità: sono loro che hanno il compito di prendersi cura di
Israele facendolo crescere nel diritto, nella giustizia e nella conoscenza di Dio. Senza
soluzione di continuità con il Vangelo di Domenica scorsa, il nostro
brano rappresenta una allegoria della storia di Israele, del mistero
del Regno di un Dio che, per amore del suo popolo, è 'impazzito'.
...
---------------------------------------
Le levatrici d’Egitto/2
Riflessione sul libro dell'Esodo
Il nostro è un Dio che ascolta
e "ricomincia" la cura per noi
di Luigino Bruni
La
prima preghiera che incontriamo nella Bibbia è un grido, un urlo verso
il cielo che si alza da un popolo oppresso. Per fare l’esperienza della
liberazione occorre prima aver sentito il bisogno di essere liberati, e
poi gridare, credendo o sperando che di là, o lassù, ci sia qualcuno a
raccogliere quel grido. Se invece non ci sentiamo oppressi da nessun
faraone, o se abbiamo perso la speranza che qualcuno ascolti il nostro
grido, non abbiamo ragioni per gridare e non siamo liberati
.... I
patriarchi e i profeti biblici non sono eroi né modelli di virtù. Ci si
mostrano come donne e uomini tutti interi, talmente umani da includere
nel loro repertorio persino il gesto omicida di Caino. È sulla loro
umanità a tutto tondo che arrivano le loro immense vocazioni, che
iniziano e terminano le loro grandi esperienze spirituali e sempre
umane. Solo se prendiamo su di noi la loro umanità tutta intera, può
accadere che le loro storie di salvezza diventino anche le nostre,
nostre le loro speranze e le loro liberazioni. ...
I
ricchi e i potenti non gridano, e così non possono essere liberati:
restano schiavi nelle loro opulenze, e non fanno l’esperienza della
liberazione, che è tra le più grandi e sublimi che la terra conosca. La
grande indigenza della nostra società è indigenza di liberazioni,
perché le ricchezze fittizie di merci ci stanno convincendo di non aver
più bisogno di essere liberati. Siamo schiavi in altri lavori forzati,
ma le nuove ideologie dei nuovi faraoni riescono a non farci sentire il
bisogno di liberazione. Non c’è schiavitù più grave di chi non avverte
la propria condizione di schiavo. È una schiavitù peggiore di quella di
chi, sentendosi oppresso, non grida più perché crede che nessuno lo
potrà ascoltare e liberare (che pur sono abbondanti nelle nostre città
mute). Oggi i ‘popoli’ più poveri sono quelli opulenti che non gridando
non vedono o non riconoscono Mosè, e non assistono al miracolo di un
mare che si apre verso una terra dove ‘scorre latte e miele’. ..."
Il nostro è un Dio che ascolta e "ricomincia" la cura per noi di Luigino Bruni
---------------------------------------
CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Tanti auguri ai nostri amici di
religione islamica che oggi festeggiano Aid Al Adha detto anche Aid El
Kabir (Festa del sacrificio o del montone) عيد الأضحى
Felice Aid
---------------------------------------------------------------
Padre Hanna Jallouf, il parroco
francescano sequestrato con una ventina di fedeli nei giorni scorsi a
Knayeh, in Siria, è stato rilasciato stamane ed è stato riportato nel
villaggio.
Siria, rilasciato il padre francescano
Il Custode di Terra Santa,
padre Pierbattista Pizzaballa parlando alla Radio Vaticana, ha
precisato che padre Jallouf è stato posto agli “arresti domiciliari”
presso il convento di San Giuseppe, nel villaggio di Qunayeh dove era
stato rapito. Fonti locali riferiscono a Fides che la misura è stata
disposta dal Tribunale islamico. Non ci sono invece ancora notizie dei
parrocchiani che erano stati prelevati con lui. La zona è sotto il
controllo del Fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda.
Siria: "libertà vigilata" per il francescano rapito
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
JESUS, ottobre 2014
La bisaccia del mendicante-8
Rubrica di ENZO BIANCHI
AMA LA TERRA COME TE STESSO
C’è
un comandamento non espresso nelle tavole delle dieci parole di Mosè
(cf. Es 20,1-21; Dt 5,1-22) ma che si potrebbe dedurre da ognuna di
esse, ne potrebbe essere la sintesi o anche il preambolo alla loro
osservanza. Da anni io lo formulo così: “Amerai la terra come te
stesso”.
Conosciamo
il comandamento che Gesù ha unito a quello dell’amore per Dio (cf. Dt
6,5): “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18; Mc 12,31 e
par.). Ma io sono convinto che per amare Dio con tutto il cuore, tutta
la mente e tutte le forze, e il prossimo come se stessi, occorre anche
amare la terra come se stessi. La terra (adamah), da cui ogni terrestre
(adam) è stato tratto (cf. Gen 2,7), è nostra matrice, di essa siamo
fatti, a essa torniamo (cf. Gen 3,19). Ma la terra non è solo polvere –
come si è sempre detto –, è un organismo vivente che dobbiamo
rispettare, amare, contemplare e soprattutto sentire solidale con noi.
Senza la terra noi non siamo, e anche la nostra vita interiore non è
estranea alla terra, alle piante, agli animali, alla natura. Anzi, è
vita interiore vera e viva se ingloba tutte le co-creature con le quali
siamo la terra in corsa nell’universo.
Un
cristiano, dunque, ama Dio, ama il prossimo ma ama anche la terra come
se stesso, perché la terra è la realtà più prossima per ogni persona.
La terra è la nostra radice, è l’humus che ci ha custodito e nutrito,
ma ora tocca a noi custodire la terra, e il cammino di umanizzazione
che ci attende deve avvenire nella consapevolezza che ora siamo noi
responsabili davanti alla terra. Per millenni la terra ci ha fornito
riparo, con i suoi alberi ci ha protetto, dei suoi frutti ci ha
nutrito, ma noi verso di essa siamo diventati nemici o figli ingrati…
Dipendevamo dalla terra, ma oggi è la terra che dipende da noi e ci
chiede rispetto, salvaguardia, protezione, amore…
Diventa
allora urgente un’etica della terra, per i cristiani un’etica della
creazione, che affermi la responsabilità umana di fronte all’ambiente
terrestre. Quest’etica della terra richiede innanzitutto una coscienza
ecologica che sia vigilante e pronta ad assumersi la responsabilità
dell’ambiente.
...
C’è
una conversione planetaria da fare, c’è un nuovo comandamento da
proclamare: “Amerai la terra come te stesso, e la terra ti
ricompenserà”.
AMA LA TERRA COME TE STESSO
---------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Hong
Kong - Il card. emerito Zen (82 anni) sta con gli studenti - dorme in
strada - per fermare un eventuale attacco violento della polizia.
I cattolici lavorano per l'unità del movimento democratico.
Card. Zen: Sto con gli studenti di Hong Kong, uniti per la democrazia, finché "non saremo dispersi o arrestati"
---------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus 5 ottobre 2014
Udienza Generale- del 8 ottobre 2014: La Chiesa - 8. I Cristiani non cattolici
Omelia - Santa Messa per l'apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia (5 ottobre 2014)
Discorso - Incontro con il Comitato Italiano Paralimpico (4 ottobre 2014)
Discorso - Veglia di preghiera in preparazione al Sinodo sulla famiglia (4 ottobre 2014)
Discorso - Saluto
ai Padri Sinodali durante la I Congregazione Generale della III
Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi (6 ottobre
2014)
--------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Tweet
04 /10/2014:
05/10/2014:
06/10/2014:
07/10/2014:
09/10/2014:
---------------------------------------------------------------
La Chiesa celebra oggi la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.
Quelli della Via si unisce agli auguri che stanno giungendo da tutti i
continenti al Papa che ha scelto di assumere il nome del Santo
Fondatore dell’Ordine Francescano.
Tanti auguri...
---------------------------------------------------------------
Oggi in Italia si celebra la Giornata per l'abbattimento delle barriere architettoniche...
---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
5 OTTOBRE 2014
SANTA MESSA PER L'APERTURA DEL SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA
OMELIA
Oggi
il profeta Isaia e il Vangelo utilizzano l’immagine della vigna del
Signore. La vigna del Signore è il suo “sogno”, il progetto che Egli
coltiva con tutto il suo amore, come un contadino si prende cura del
suo vigneto. La vite è una pianta che richiede molta cura!
...
... Noi
siamo tutti peccatori e anche per noi ci può essere la tentazione di
“impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai
in noi esseri umani. Il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia
di alcuni suoi servitori. Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se
non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la
saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera
libertà e umile creatività.
Fratelli
Sinodali, per coltivare e custodire bene la vigna, bisogna che i nostri
cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo dalla «pace di
Dio che supera ogni intelligenza», (Fil 4,7). Così i nostri pensieri e
i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo
santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio (cfr
Mt 21,43).
testo integrale dell'omelia
video dell'omelia
video integrale della Santa Messa per l'apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia
ANGELUS
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Questa
mattina, con la concelebrazione eucaristica nella Basilica di San
Pietro, abbiamo inaugurato l’Assemblea Generale Straordinaria del
Sinodo dei Vescovi. I Padri sinodali, provenienti da ogni parte del
mondo, insieme con me vivranno due intense settimane di ascolto e di
confronto, fecondate dalla preghiera, sul tema “Le sfide pastorali
sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
...
Invito
tutti a sostenere i lavori del Sinodo con la preghiera, invocando la
materna intercessione della Vergine Maria. In questo momento, ci
associamo spiritualmente a quanti, nel Santuario di Pompei, elevano la
tradizionale «Supplica» alla Madonna del Rosario. Che ottenga la pace,
alle famiglie e al mondo intero!
Angelus Domini…
Dopo l'Angelus:
...
Per
favore non dimenticatevi: pregate per il Sinodo, pregate la Madonna
affinché custodisca questa Assemblea sinodale. A tutti auguro buona
domenica. Pregate per me. Buon pranzo e arrivederci!
testo integrale dell'Angelus
video dell'Angelus
Dopo l'esortazione di papa Francesco all'Angelus a tenerne una in ogni
famiglia e a leggerla costantemente, domenica la Società San Paolo ha
distribuito gratuitamente ai fedeli 15mila copie della nuova edizione
economica (costo 9,90 euro) grazie ai volontari del Liceo classico
paritario "Vida" di Cremona
--------------------------------------------
8 ottobre 2014
Papa
Francesco è arrivato in piazza alle 9.40 circa, salutato come di
consueto dall’ovazione della folla, da lui ricambiata con ampi gesti
affettuosi di saluto. L’udienza generale di oggi è la prima “pausa” dal
Sinodo dei vescovi sulla famiglia, al quale il Papa sta partecipando
per intero.
Simpatico
fuori programma all'Udienza generale. Il Papa ha fatto salire due
bambini sulla sua jeep bianca durante il giro di piazza San Pietro per
salutare i fedeli prima dell'udienza generale.
“Volete
fare un giro? Salite!”. Non sappiamo se siano state davvero queste le
parole pronunciate dal Papa, ma è certo che dalla sua mimica s’intuiva
questo, quando ha fatto cenno con la mano a due bambini con il
cappellino arancione, che gli avevano fatto capire il loro desiderio,
di salire sulla “papamobile”. I due bambini hanno accompagnato il
Pontefice seduti sulle poltroncine posteriori per tutto il percorso, e
sono poi scesi, abbracciando e baciando il Papa, quando alla fine il
veicolo è giunto davanti al sagrato della basilica vaticana.
Certamente
questo “giro” rimarrà indimenticabile per i due bambini, uno di loro
con gli occhiali, che ora viaggiano seduti dietro il Papa e lo
osservano baciare e accarezzare i bambini - una di loro con una maglia
a righe bianche e azzurre, i colori dell’Argentina -
La Chiesa - 8. I cristiani non cattolici
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle
ultime catechesi, abbiamo cercato di mettere in luce la natura e la
bellezza della Chiesa, e ci siamo chiesti che cosa comporta per
ciascuno di noi far parte di questo popolo, popolo di Dio che è la
Chiesa. Non dobbiamo, però, dimenticare che ci sono tanti fratelli che
condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre
confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra. Molti si sono
rassegnati a questa divisione - anche dentro alla nostra Chiesa
cattolica si sono rassegnati - che nel corso della storia è stata
spesso causa di conflitti e di sofferenze, anche di guerre e questo è
una vergogna! Anche oggi i rapporti non sono sempre improntati al
rispetto e alla cordialità… Ma, mi domando: noi, come ci poniamo di
fronte a tutto questo? Siamo anche noi rassegnati, se non addirittura
indifferenti a questa divisione? Oppure crediamo fermamente che si
possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e
della piena comunione? La piena comunione, cioè poter partecipare tutti
insieme al corpo e al sangue di Cristo.
...
È
un dolore ma ci sono divisioni, ci sono cristiani divisi, ci siamo
divisi fra di noi. Ma tutti abbiamo qualcosa in comune: tutti crediamo
in Gesù Cristo, il Signore. Tutti crediamo nel Padre, nel Figlio e
nello Spirito Santo, e tutti camminiamo insieme, siamo in cammino.
Aiutiamoci l’un l’altro! Ma tu la pensi così, tu la pensi così … In
tutte le comunità ci sono bravi teologi: che loro discutano, che loro
cerchino la verità teologica perché è un dovere, ma noi camminiamo
insieme, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. E così
facciamo la comunione in cammino...
Si
dice che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla
tentazione. Stiamo parlando di comunione … comunione tra noi. Ed oggi,
io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni che ho fatto la
Prima Comunione...
video della catechesi
Saluti:
...
Vi invito a far entrare nella vostra preghiera i lavori del Sinodo
sulla famiglia che si è aperto domenica scorsa. È un momento importante
della vita della Chiesa, come anche per il sostegno alle nostre
famiglie spesso ferite e provate in molti modi. Che Dio vi benedica e
che benedica le vostre famiglie!
...
Rivolgo
infine un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Il mese di ottobre è dedicato alla preghiera del Rosario. Cari
giovani, invocate sempre l’intercessione della Vergine Maria, perché vi
illumini in ogni necessità; cari ammalati, specialmente voi della
Cooperativa Cura e Riabilitazione, il conforto dalla preghiera mariana
sia quotidianamente presente nella vostra vita; e voi, cari sposi
novelli, rinsaldate con la preghiera il vostro vincolo coniugale.
il testo integrale
video integrale
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
7 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dio non delude mai”
Cosa
significa pregare? «È fare memoria davanti a Dio della nostra storia.
Perché la nostra storia» è «la storia del suo amore verso di noi».
Nella messa celebrata stamane, martedì 7 ottobre, a Santa Marta, Papa
Francesco ha scelto come idea guida della propria omelia proprio quella
del «fare memoria».
Introducendo
la riflessione, ha dapprima spiegato come tante volte la Bibbia ricordi
«che il Signore ha scelto il suo popolo e lo ha accompagnato durante il
cammino nel deserto, durante tutta la vita». In pratica «gli è stato
vicino», avendolo scelto e avendogli promesso «di portarlo in una terra
di gioia, di felicità»; ha camminato con questo popolo e ha stretto con
lui un’alleanza.
Inoltre
quanto «Dio ha fatto con il suo popolo — ha aggiunto il Pontefice
attualizzando il discorso — lo ha fatto e lo fa con ognuno di noi».
Infatti, ha proseguito, «noi siamo stati scelti». E che si tratti di
«una grazia» è talmente evidente che basterebbe chiedersi: «Perché io
sono cristiano e non quello di là, lontano, che neppure mai ha sentito
parlare di Gesù?». È «una grazia d’amore» ha sottolineato
Francesco, ricordando che il Signore «cammina con noi, nel cammino
della vita», ci è «affianco», avendoci «promesso la gioia» e avendo
fatto con noi un’alleanza».
Da
qui l’invito a «fare memoria di questa realtà» nella preghiera
quotidiana. Una memoria che non dev’essere astratta ma va fatta «nella
sua concretezza», come fa san Paolo nella prima lettura della liturgia
(Galati 1, 13-24), quando dice: «Fratelli, voi avete certamente sentito
parlare della mia condotta nel tempo del giudaismo: perseguitavo
ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo».
In
proposito il Papa ha fatto notare che l’apostolo «incomincia la sua
presentazione» non dicendo: «Io sono buono, sono figlio di questo, ho
una certa nobiltà...». Al contrario si mostra per quello che è: «Io
sono stato un persecutore, io sono stato cattivo». E in tal modo «Paolo
fa memoria del suo cammino, e così incomincia a fare memoria
dall’inizio», come testimoniano le parole: «Dio, che mi scelse fin dal
seno di mia madre, mi chiamò con la sua grazia...». Lo stesso, ha
chiarito il vescovo di Roma, vale per noi che «siamo cristiani», per
«ognuno di noi, perché lui ci ha scelti, e la scelta è sua. Non è
nostra. È per grazia, è un regalo».
...
Avviandosi
alla conclusione Papa Francesco ha sottolineato che «questa è la vera
preghiera», suggerendo che «umilmente» si potrebbe «incominciare la
nostra preghiera con il bel salmo 138» che è stato proclamato durante
la liturgia della Parola: «Signore, tu mi scruti e mi conosci. Tu
conosci quando mi siedo e quando mi alzo. Intendi da lontano i miei
pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo. Ti sono note tutte le
mie vie. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo
di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia
stupenda!». Perché — ha commentato — «questo è pregare».
Omelia a Santa Marta: se si perde la memoria
video
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“nella preghiera, lo Spirito è il dono più grande”
«Chiedete
e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché
chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto».
Sollecitato dal brano liturgico del Vangelo di Luca (11, 9-10), nella
messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 9 ottobre, Papa
Francesco è tornato a meditare sul tema della preghiera, soffermandosi
sulla condizione dell’uomo che chiede e sull’amore di Dio che risponde
e dona in sovrabbondanza.
Dopo
aver ricordato il testo della colletta pronunciata prima della liturgia
della parola — «O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere
del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su
di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e
aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare» — il Pontefice ha
iniziato la sua riflessione notando che «è proprio della misericordia
di Dio non solo perdonare — quello tutti lo sappiamo — ma essere
generoso e dare di più e di più...». Nel soffermarsi in particolare
sull’invocazione «e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare»,
Francesco ha sottolineato: «Noi forse nella preghiera chiediamo questo
e questo, e lui ci dà di più sempre! Sempre, sempre di più».
Riprendendo
poi le fila del racconto evangelico, il Papa ha ricordato come, qualche
versetto prima del passo proposto dalla liturgia, gli apostoli avessero
chiesto a Gesù che insegnasse loro a pregare come Giovanni aveva fatto
con i discepoli. «E il Signore — ha detto — gli ha insegnato il Padre
Nostro». Dopodiché il Vangelo passa a parlare della «generosità di
Dio», di quella «misericordia che dà sempre di più, di più di quello
che noi crediamo si possa fare».
Papa
Francesco è entrato nel cuore del testo: «Se uno di voi ha un amico, a
mezzanotte... Ci sono tre parole, tre parole chiave in questo brano:
l’amico, il Padre e il dono». È lo spunto per legarsi all’esperienza
quotidiana di ogni persona: nella nostra vita, ha detto il Pontefice,
ci sono amici d’oro, «che danno la vita per l’amico», e ce ne sono
anche altri più o meno buoni, ma alcuni sono amici in maniera più
profonda. Non ce ne sono moltissimi: «La Bibbia ci dice “uno, due o
tre... non di più”. Poi gli altri sono amici, ma non come questi».
...
Alla
fine del brano, ha messo in evidenza il Papa, c’è una frase che «sembra
un po’ criptica: “Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose
buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà quello
che chiedete? Sì! Darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.
Proprio «questo è il dono, questo è il di più di Dio». Perché il Padre,
ha sottolineato, «mai ti dà un regalo, una cosa che gli chiedi, così,
senza incartarlo bene, senza qualcosa di più che lo faccia più bello».
E «quello che il Signore, il Padre ci dà di più, è lo Spirito: il vero
dono del Padre è quello che la preghiera non osa sperare». L’uomo bussa
con la preghiera alla porta di Dio per chiedere una grazia. E «lui, che
è Padre, mi dà quello e di più: il dono, lo Spirito Santo».
È
questa, ha ribadito il Papa, la dinamica della preghiera, che «si fa
con l’amico, che è il compagno di cammino della vita, si fa col Padre e
si fa nello Spirito Santo». L’amico vero è Gesù: è lui, infatti, «che
ci accompagna e ci insegna a pregare. E la nostra preghiera deve essere
così, trinitaria». Si tratta di una sottolineatura importante per Papa
Francesco che, avviandosi alla conclusione, ha richiamato un tipico
dialogo avuto tante volte con i fedeli: «Ma lei crede? Sì! Sì! In che
crede? In Dio! Ma cosa è Dio per lei? Dio, Dio!». Un concezione un po’
generica, astratta, che per il vescovo di Roma non corrisponde alla
realtà. Perché, ha affermato, «esiste il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: sono persone, non sono un’idea nell’aria» Insomma, ha precisato, «questo Dio spray non esiste: esistono persone!».
Questo
in sintesi il messaggio finale del Pontefice: «Gesù è il compagno di
cammino che ci dà quello che chiediamo; il Padre che ha cura di noi e
ci ama; e lo Spirito Santo che è il dono, è quel di più che dà il
Padre, quello che la nostra coscienza non osa sperare».
Omelia Santa Marta- Il di più di Dio
video
--------------------------------------------
S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
10 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
“difendete il vostro cuore dal male.”
Facciamo
bene la guardia al nostro cuore? Lo custodiamo dai continui tentativi
del demonio di entrarvi e prendervi dimora? Lo ha chiesto Papa
Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta venerdì mattina, 10
ottobre, riflettendo sul brano liturgico del Vangelo di Luca (11,
15-26): «una storia triste», ha detto, che comincia con Gesù che
scaccia un demonio «e finisce nel momento che i demoni tornano
all’anima della persona dalla quale sono stati scacciati».
È
una situazione ricorrente nella vita di ogni uomo perché, ha ricordato
il Pontefice citando il passo lucano, «quando lo spirito impuro esce
dall’uomo, si aggira per luoghi deserti, cercando sollievo, e non
trovandone dice: ritornerò nella mia casa». Ecco allora che il demonio,
trovando l’anima in pace, «va, prende altri sette spiriti peggiori di
lui, vi entrano e vi prendono dimora». E così «la successiva condizione
di quell’uomo diventa peggiore della prima».
Il
demonio infatti, ha spiegato il vescovo di Roma, non si scoraggia mai,
«ha pazienza» e torna continuamente, anche «alla fine della vita»
perché lui «non lascia quello che vuole per sé».
Anche
Gesù ha sperimentato questa realtà: nel Vangelo di Luca si legge che
«dopo le tentazioni nel deserto» il demonio lo lasciò in pace per un
periodo, ma poi «tornava e tornava». E i demoni «gli tendevano delle
trappole» fino alla fine, fino alla passione, «fino alla Croce»,
dicendogli: «Se tu sei il Figlio di Dio... ma vieni, vieni da noi, così
noi possiamo credere». È — ha spiegato Francesco — quello che capita
anche a noi quando qualcuno ci tenta domandandoci: «Ma tu sei capace?».
E maliziosamente ci sfida dicendo: «No, non sei capace». Per questo
«Gesù parla di un uomo forte, ben armato, che fa la guardia al suo
palazzo, fa la guardia alla sua casa», perché il cuore di ognuno di noi
è come una casa. E allora, si è domandato il Pontefice, «io faccio la guardia al mio cuore?».
Occorre
infatti «custodire questo tesoro dove abita lo Spirito Santo, perché
non entrino gli altri spiriti». E bisogna farlo «come si custodisce una
casa, a chiave». Del resto, ha detto il Papa, nelle nostre case
utilizziamo «tanti mezzi di sicurezza» per difenderci dai ladri.
Facciamo lo stesso con il nostro cuore? Oppure lasciamo «la porta
aperta»? Bisogna «vigilare», si è raccomandato Francesco, perché il
demonio, anche se «è stato cacciato via col battesimo, va, cerca altri
sette peggiori di lui e torna».
...
Raccomandabile
in questo senso può essere la pratica, tanto antica «ma buona»,
dell’esame di coscienza. «Chi di noi — ha chiesto il Pontefice — la
sera, prima di finire la giornata, rimane da solo» e nel silenzio «si
fa la domanda: cosa è accaduto oggi nel mio cuore? Cosa è successo? Che
cose sono passate attraverso il mio cuore?».
È
un esercizio importante, una vera e propria «grazia» che può aiutarci a
essere dei buoni custodi. Perché, ha ricordato il Papa, «i diavoli
tornano, sempre. Anche alla fine della vita». E per vigilare che i
demoni non entrino nel nostro cuore bisogna saper «stare in silenzio
davanti a se stessi e davanti a Dio», per verificare se nella nostra
casa «è entrato qualcuno» che non conosciamo e se «la chiave è a
posto». Questo, ha concluso il Pontefice, «ci aiuterà a difenderci da
tante cattiverie, anche da quelle che noi possiamo fare». Perché
«questi demoni sono furbissimi», e sono capaci di ingannare tutti.
Messa a Santa Marta -Cuori in guardia
video
--------------------------------------------
Il libro di Antonio Socci «Non
è Francesco» solleva dubbi, che turbano molti suoi lettori, sulla
regolarità dell’elezione di Papa Francesco. L’elezione, afferma il
giornalista, è avvenuta in modo irregolare, così che il cardinale
Bergoglio «non è Francesco» e il legittimo Papa è ancora Benedetto XVI.
In questo breve saggio Giancarlo Cerrelli, avocato specializzato in
Diritto canonico, e Massimo Introvigne, sociologo ma con anche una
laurea in legge, confutano la tesi di Socci.
Giancarlo Garelli e Massimo Introvigne: «E' Francesco», parola di canonista
---------------------------------------------------------------
|
Sei
interessato a
ricevere la nostra newsletter
ma non
sei iscritto ?
Iscriversi
è facile e gratuito.
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER
riceverai la newsletter di
"TEMPO PERSO", ogni settimana, direttamente nella
casella di posta elettronica.
|
AVVISI:
1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
|
|