"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°39 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 4 al 10 ottobre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 17 ottobre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia


PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Sinodo sulla famiglia


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... E' una grande responsabilità: portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia.
Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: "Questo non si può dire; penserà di me così o così...". Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità.
Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore: parlare con parresia e ascoltare con umiltà.
E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede... (Papa Francesco discorso di saluto ai Padri Sinodali)


  Vi domando, per favore questi atteggiamenti di fratelli nel Signore...


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VEGLIA DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE AL SINODO SULLA FAMIGLIA - DISCORSO DI PAPA FRANCESCO (testo e video)



VEGLIA DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE AL SINODO SULLA FAMIGLIA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Sabato, 4 ottobre 2014

Care famiglie, buonasera!

scende ormai la sera sulla nostra assemblea. È l’ora in cui si fa volentieri ritorno a casa per ritrovarsi alla stessa mensa, nello spessore degli affetti, del bene compiuto e ricevuto, degli incontri che scaldano il cuore e lo fanno crescere, vino buono che anticipa nei giorni dell’uomo la festa senza tramonto.

È anche l’ora più pesante per chi si ritrova a tu per tu con la propria solitudine, nel crepuscolo amaro di sogni e di progetti infranti: quante persone trascinano le giornate nel vicolo cieco della rassegnazione, dell’abbandono, se non del rancore; in quante case è venuto meno il vino della gioia e, quindi, il sapore — la sapienza stessa — della vita... Degli uni e degli altri questa sera ci facciamo voce con la nostra preghiera, una preghiera per tutti.

...


  video


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Preghiera alla Santa Famiglia, composta da Papa Francesco per il Sinodo sulla famiglia


Preghiera alla Santa Famiglia, 
composta da Papa Francesco 
per il Sinodo sulla famiglia

Gesù, Maria e Giuseppe, 
in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, 
a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.

...

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. 
Amen


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SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 6 ottobre: primo giorno di lavori (Testi e video)


Papa Francesco ha aperto oggi i lavori del Sinodo straordinario sulla Famiglia, in Vaticano. Nel suo breve intervento, il Pontefice ha esortato i padri sinodali a parlare con parresìa, cioè con franchezza, e ascoltare con umiltà. Con questi “due atteggiamenti – ha evidenziato – si esercita la sinodalità”.

Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle,

vi do il mio cordiale benvenuto a questo incontro e vi ringrazio di cuore per la vostra premurosa e qualificata presenza e assistenza.
...
Voi portate la voce delle Chiese particolari, radunate a livello di Chiese locali mediante le Conferenze Episcopali. La Chiesa universale e le Chiese particolari sono di istituzione divina; le Chiese locali così intese sono di istituzione umana. Questa voce voi la porterete insinodalità. E' una grande responsabilità: portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia.

Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: "Questo non si può dire; penserà di me così o così...". Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità.

Per questo...

  il testo integrale del discorso di saluto del Santo Padre ai Padri Sinodali
 
  video del discorso
 
La “relatio ante disceptationem” del cardinale Peter Erdö ha abbracciato i vari e delicati temi al centro della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
“Per quel che concerne i divorziati che si sono risposati civilmente, non pochi ribadiscono che bisogna tener conto della differenza tra chi colpevolmente ha rotto un matrimonio e chi è stato abbandonato. La pastorale della Chiesa dovrebbe prendersi cura di loro in modo particolare. I divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa. Hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori”.

  video

  video integrale

  video del Briefing sui lavori del Sinodo sulla famiglia del primo giorno

Alle ore 16.30 di oggi, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula del Sinodo in Vaticano la seconda Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia. Con questa Congregazione inizia il dibattito generale, che segue un ordine tematico in corrispondenza con le parti e i capitoli dell’ Instrumentum laboris . La sessione tematica di oggi: Il disegno di Dio su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 1), e La conoscenza della S. Scrittura e del Magistero su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 2) si è aperta con una breve presentazione del Presidente delegato di turno, il Card André Vingt-Trois, Arcivescovo di Paris (Francia), che ha introdotto la testimonianza dei coniugi Romano e Mavis Pirola, Direttori del Australian Catholic Marriage and Family Council (Australia), presenti al sinodo come Uditori. Ne riportiamo di seguito i testi (testi originali rispettivamente in francese e in inglese)

    2ª Congregazione generale: "Il disegno di Dio su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 1)" e "La conoscenza della S. Scrittura e del Magistero su matrimonio e famiglia (I parte, cap. 2)"
 

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SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 7 ottobre: secondo giorno di lavori (Testi e video)



 7 ottobre 2014 

Al Sinodo dei vescovi sulla famiglia, nella seconda e nella terza congregazione generale, nel corso dei 70 interventi in aula, è stato sottolineato, tra l’altro, come anche le forme imperfette di famiglia devono essere considerate con rispetto. Ad esempio, unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà ed amore, presentano elementi di santificazione e di verità.

Il matrimonio è e resta un sacramento indissolubile. Ma dato che la verità è Cristo, una Persona, e non un insieme di regole, se è importante mantenere i principi, si possono cambiare le forme concrete della loro attuazione. Il Sinodo non mette in discussione la dottrina, ma riflette sulla pastorale...

  video

La terza Congregazione generale ha visto, oggi mattina, il proseguimento del dibattito generale. Il tema previsto, secondo l’ordine dell’Instrumentum Laboris, era: ''Vangelo della famiglia e legge naturale'' (I parte, cap. 3) e ''La famiglia e la vocazione della persona in Cristo'' (I parte, cap. 4)...

  3a Congregazione generale: Sintesi del dibattito generale (7 ottobre, mattina)

Briefing del 7 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia

  video

Alle ore 16.30 di oggi, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula del Sinodo in Vaticano la quarta Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, per la continuazione del dibattito generale, che segue un ordine tematico in corrispondenza con le parti e i capitoli dell’ Instrumentum laboris .
La sessione tematica di questo pomeriggio: "La pastorale della famiglia: le varie proposte in atto" (II parte, Cap. 1) si è aperta con la presentazione del Presidente delegato di turno, Card Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine), che ha introdotto la testimonianza dei coniugi Sig. Jeffrey Heinzen, Direttore del Natural Family Planning nella diocesi di La Crosse (Stati Uniti d’America) e Sig.ra Alice Heinzen, Membro del Natural Family Planning Advisory Board della Conferenza Episcopale (Stati Uniti d’America), presenti al Sinodo come Uditori. Ne riportiamo di seguito i testi.

    4ª Congregazione Generale: "La Pastorale della Famiglia: Le Varie Proposte in Atto (. II Parte, Cap 1)"


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SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 8 ottobre: terzo giorno di lavori (Testi e video)


 8 ottobre 2014

Alle ore 9, con il canto dell’Ora Terza, si è aperta nell’Aula del Sinodo in Vaticano la quinta Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia.
Di seguito riportiamo l’omelia che S.E. Mons. Philip Tartaglia, Arcivescovo di Glasgow (Scozia, Gran Bretagna), ha tenuto durante la preghiera dell’Ora Terza:

  Omelia di S.E. Mons. Philip Tartaglia

La Santa Sede continuerà a far sentire la propria voce in difesa della famiglia nei diversi ambiti internazionali e regionali, attraverso la partecipazione delle rappresentanze pontificie ai lavori delle diverse istituzioni e organizzazioni di cui essa è membro e osservatore. È quanto è stato assicurato nel Sinodo mercoledì mattina, 8 ottobre, in apertura della quinta congregazione generale. L’obiettivo di questa azione, si è specificato, è far risaltare la dignità della famiglia, richiamarne i diritti e i doveri, mettere in guardia di fronte ai pericoli di una sua disgregazione e alle conseguenze che ne derivano. Il riferimento è a posizioni ideologiche che si diffondono e tendono a influenzare anche gli ordinamenti giuridici, affinché recepiscano legislazioni lesive tanto del diritto naturale, quanto dei valori culturali, morali e religiosi di interi popoli. Anche nel pomeriggio di martedì i padri sinodali si erano riuniti per continuare la discussione sull’Instrumentum laboris. (Osservatore Romano)

Nel corso della quinta Congregazione generale il dibattito generale è proseguito sui temi previsti dall’Instrumentum laboris: ''Le sfide pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2). La crisi della fede e la vita familiare/ Situazioni critiche interne alla famiglia. Pressioni esterne alla famiglia/Alcune situazioni particolari''.

   Quinta Congregazione Generale: Situazioni critiche interne alla famiglia. La questione dei matrimoni misti. Misericordia e verità per i divorziati risposati

Le tante sfide che devono affrontare le famiglie africane, sono state uno degli argomenti più trattati nei 68 interventi dei padri sinodali nelle congregazioni generali di martedì pomeriggio e mercoledì mattina. Poligamia, sètte, guerra, povertà, il doloroso dramma della migrazione, la pressione internazionale per il controllo delle nascite, sono problemi che minano la stabilità familiare, mettendola in crisi. A tali sfide, è stato detto, la Chiesa deve rispondere con un’evangelizzazione approfondita, capace di promuovere i valori della pace, della giustizia e dell’amore, sostenendo il ruolo della donna nella società, un’accurata educazione dei bambini e la tutela dei diritti per tutte le vittime di violenza

  video

Leggi anche: 
  • 5ª Congregazione generale: "Le sfide pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2)", 08.10.2014
  • 5a Congregazione generale: Sintesi non ufficiale del dibattito generale (8 ottobre 2014, mattina), 08.10.2014

Briefing dell'8 ottobre sui lavori del Sinodo sulla famiglia

  video

Alle ore 16.30, alla presenza del Santo Padre, si tiene nell’Aula del Sinodo in Vaticano la sesta Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, per la continuazione del dibattito generale, che segue un ordine tematico in corrispondenza con le parti e i capitoli dell’Instrumentum laboris.
La sessione di questo pomeriggio - "Le situazioni pastorali difficili" (II parte, Cap. 3) - pone l’attenzione nello specifico sui punti: a)Situazioni familiari; b) Circa le unioni tra persone dello stesso sesso.
Il Presidente delegato di turno, Card. Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida (Brasile), ha introdotto la testimonianza dei coniugi Sig. Stephen e Sig.ra Sandra Conway, provenienti dal Sud Africa, Responsabili regionali per l’Africa di Retrouvailles e presenti al Sinodo come Uditori.

  6ª Congregazione generale: "Le situazioni pastorali difficili (II parte, cap. 3)", 08.10.2014

Le situazioni di difficoltà e di dolore nelle famiglie sono state protagoniste mercoledì pomeriggio della sesta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. Nel corso degli interventi, è stato ribadito che la Chiesa cattolica racchiude sia famiglie sane, sia famiglie in crisi e che lo sforzo quotidiano di santificazione non deve mostrare indifferenza nei confronti della debolezza. La Chiesa, dunque, casa paterna e non dogana, deve offrire un accompagnamento paziente a tutte le persone.

  video


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Gli speciali sul Sinodo di:

  NEWS.VA
  AVVENIRE
  FAMIGLIA CRISTIANA

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L'arcivescovo emerito di Milano non partecipa al Sinodo: teologo moralista, ha collaborato alla stesura delle encicliche di Giovanni Paolo II. Ora pubblica un libro che va nella direzione proposta da Kasper

  Andrea Tornielli: Tettamanzi apre ai sacramenti ai divorziati risposati


Il Sinodo straordinario dei vescovi del 2014 (il terzo sinodo straordinario nella storia dell'istituzione, dopo quello del 1969 e del 1985) si presenta come il momento più interessante e potenzialmente trasformativo della chiesa cattolica nell'ultimo secolo dopo il concilio Vaticano II (1962-1965). Il primo giorno ha confermato spunti che erano visibili già dalle settimane e giorni precedenti.

 
Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014: il primo giorno mantiene la promessa di un dibattito vero

Dibattito a porte semi-chiuse. La conferenza stampa del secondo giorno ha confermato che è un dibattito a porte chiuse, ovvero non è in streaming e i partecipanti non possono twittare dall'aula. Padre Lombardi, gli altri due portavoce Rosica e Tamayo e i cardinali Nichols e Rai hanno fatto un sunto dei 70 interventi delle 24 ore precedenti, ma senza dire chi ha detto che cosa. Però Padre Lombardi ha precisato che i padri sinodali sono liberi di parlare con i giornalisti: in altre parole, il Sinodo non è un conclave, è a porte chiuse ma non è segreto.

  Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014: il secondo giorno si apre con l'annuncio "Discuteremo di Medio Oriente"

Sinodo dei vescovi e dei media. Una delle accuse tipiche contro il Vaticano II e la teologia moderna è quella di essersi compromessa con la cultura dei mass media: la separazione tra 'il concilio dei vescovi' (quello vero) e 'il concilio dei giornalisti' (quello desiderato e creato artificialmente). Una preoccupazione simile è visibile oggi in certi ambienti che vedono nei dibattiti in corso un cedimento al sensazionalismo mediatico, favorevole al cambiamento a tutti i costi sulla cultura del matrimonio e della sessualità. Va però detto che la riservatezza del dibattito (il non sapere esattamente chi ha detto cosa, a meno che l'interessato non parli coi giornalisti) favorisce la libertà dei padri sinodali ed è un ostacolo al sensazionalismo del 'news cycle'. In questo ambito, è interessante vedere come anche nel sistema informativo si riproducano alcune dinamiche del Vaticano II

 
Massimo Faggioli: Sinodo dei vescovi 2014, il terzo giorno. Dai "valori non negoziabili" alla "gradualità"



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I NOSTRI TEMPI


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LA SCELTA DI CATIA: «Oggi ho salvato 400 persone» - «Unica donna in mezzo a tanti uomini» - Prima e seconda puntata - video


LA SCELTA DI CATIA

«Oggi ho salvato 400 persone»
Prima puntata

Il docuweb sugli ultimi 60 giorni di Catia Pellegrino, prima donna al comando della Nave Libra impegnata nell’operazione di soccorso Mare Nostrum a 80 miglia da Lampedusa
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«Unica donna in mezzo a tanti uomini»
Seconda puntata

L’insediamento al comando. L’equipaggio di soli uomini. La fiducia da conquistare. 

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LA SCELTA DI CATIA: «Quei bambini potrebbero essere i miei figli» - Terza puntata - video
 

LA SCELTA DI CATIA

«Quei bambini potrebbero essere i miei figli»
Terza puntata

Una donna incinta a bordo, più di 100 persone su un barcone. Molti bambini. L’emozione e la professionalità dei soccorritori. Il docuweb sugli ultimi 60 giorni di Catia Pellegrino, prima donna al comando della Nave Libra impegnata nell’operazione di soccorso Mare Nostrum a 80 miglia da Lampedusa

  video



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LA SCELTA DI CATIA: «Una nave a volte non basta» - Quarta puntata - video


LA SCELTA DI CATIA

«Una nave a volte non basta»
Quarta puntata

L’intervento dell’unità aviotrasportata del Battaglione San Marco riporta la calma tra i migranti a bordo di Nave Libra. Il docuweb sugli ultimi 60 giorni di Catia Pellegrino, prima donna al comando di una nave della Marina impegnata nell’operazione di soccorso Mare Nostrum a 80 miglia da Lampedusa

  video


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La vera natura dell’Islam al di là degli estremismi" di Aldo Pintor


La vera natura dell’Islam 
al di là degli estremismi
di Aldo Pintor

Non passa giorno senza che l’Islam non occupi le prime pagine dei giornali, anche grazie alle efferate azioni dei suoi estremisti. Pertanto è lodevole qualunque iniziativa editoriale che permetta agli occidentali di conoscere meglio questa grande esperienza religiosa al di là dei luoghi comuni purtroppo imperanti. I Meridiani della Mondadori hanno il merito di far uscire in questi giorni una pregevole raccolta dei detti attribuiti al profeta dell’Islam non contenuti nel Corano, curata da Rainer Brunner, con una preziosa introduzione del professore Alberto Ventura, uno dei massimi conoscitori italiani dell’argomento. Le fondamenta della religione islamica sono il Corano, il libro sacro, e i Detti del profeta Muhammad (Hadith) perlomeno per la maggioranza sunnita. Il Corano è la parola di Dio riferita al Profeta dall’arcangelo Gabriele e gli Hadith sono appunto le parole di Maometto riferite dai contemporanei ai discendenti fino al XI secolo che furono codificate dal grande teologo mussulmano al – Bukhari. Il Corano è composto da capitoli (sure) scritte in versi dai toni ora poetici ora apocalittici; gli Hadith danno una spiegazione di questo intreccio di immagini folgoranti contenute nel Corano che talora sono oscure. Non è raro in questi Hadith imbattersi in immagini e parole mutuate dai Vangeli come si può vedere da questa preghiera: “O Dio sei il mio signore, non c’è altro Dio all’infuori di te, tu mi ha creato e io sono il tuo servo, rispetterò il tuo patto e la tua promessa fino a che potrò. Mi rifugio in te del male che ho commesso, riconosco il favore che tu mi ha elargito e riconosco il mio peccato. Perdonami perché nessuno all’infuori di te può perdonare i peccati”. 
...
Leggendo questi detti cogliamo similitudini e divergenze che vi sono tra cristiani e mussulmani e impariamo a penetrare nel mondo ora apocalittico ora fiabesco della religione islamica.

  La vera natura dell’Islam al di là degli estremismi


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Il premio Nobel per la pace 2014 a Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi




Il premio Nobel per la pace è stato assegnato alla giovane attivista pakistana Malala Yousafzay e all'attivista indiano Kailash Satyarthi.

Guarda il video

«I bambini - si legge nel comunicato che accompagna il Premio - devono poter andare a scuola e non essere sfruttati per denaro. Nei Paesi più poveri del mondo, il 60 per cento della popolazione ha meno di 25 anni d’eta; ed è un prerequisito per lo sviluppo pacifico del mondo che i diritti dei bambini e dei giovani vengano rispettati. Nelle aree devastate dalla guerra, in particolare - si legge ancora nella motivazione - gli abusi sui bambini portano al perpetuarsi della violenza generazione dopo generazione”.

I vincitori sono stati scelti, racconta il New York Times, tra 278 candidati (tra cui 47 organizzazioni), il numero più alto dal 1901, anno di istituzione del premio. E la decisione sarebbe stata presa all’ultimo minuto e all’unanimità, come da tradizione. “Il comitato considera importantissimo che un indù e una musulmana, un indiano e una pakistana, si siano uniti in una lotta comune per l’istruzione e contro l’estremismo. È stato calcolato che ci sono 168 milioni di bambini lavoratori in tutto il mondo. Nel 2000, la cifra era più alta di 78 milioni. Ci stiamo avvicinando all’obiettivo di eliminare il lavoro minorile”.

Il premio è stato assegnato per la lotta dei due attivisti "contro l'oppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto alla loro istruzione. I bambini devono andare a scuola e non essere sfruttati economicamente".

Malala è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace: "Nonostante la sua giovane età Malala Yousafzay - recita la motivazione del premio - ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all'istruzione ed ha mostrato con l'esempio che anche bambini e giovani possono contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto nelle circostanze più pericolose". "Attraverso la sua lotta eroica è diventata una portavoce importante del diritto delle bambine all'istruzione".

Malala Yousafzai è un ragazza pakistana di 17 anni,
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"Mostrando grande coraggio personale - recita la motivazione del comitato del Nobel - Kailash Satyarthi, continuando la tradizione di Gandhi, ha capeggiato diverse forme di protesta e dimostrazioni, tutte pacifiche, concentrandosi sul grave sfruttamento dei bambini per motivi economici. Ha anche contribuito allo sviluppo di importanti convenzioni per i diritti dei bambini". 

Kailash Satyarthi, 60 anni, è un ingegnere e attivista indiano che dagli anni Ottanta, dopo aver abbandonato la professione, si occupa di difendere i diritti dei minori in particolare in India
...

Guarda anche i nostri precedenti post:

  • Auguri Malala! La ragazza simbolo della lotta per l'istruzione per tutti nel giorno del suo 16° compleanno parla all'ONU
  • Il 10 novembre ‘Malala Day’ giornata dedicata a Malala Yousufzai simbolo del diritto all'istruzione femminile in tutto il mondo


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Il 5 ottobre è la Giornata mondiale dell'insegnante!
Auguri a tutti gli INSEGNANTI !!!


  Il maestro non può insegnare pensieri...


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Malala è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace: "Nonostante la sua giovane età Malala Yousafzay - recita la motivazione del premio - ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all'istruzione ed ha mostrato con l'esempio che anche bambini e giovani possono contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto nelle circostanze più pericolose". "Attraverso la sua lotta eroica è diventata una portavoce importante del diritto delle bambine all'istruzione".

 
Un bambino, un insegnante e un libro, una penna...


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L’Italia continua ad essere un Paese caratterizzato da una forte emigrazione. Lo ha confermato il Rapporto italiani nel mondo, curato dalla Fondazione Migrantes.
Nel corso del 2013 94.000 connazionali hanno lasciato l’Italia per raggiungere l’estero, nella maggior parte dei casi per ragioni di lavoro. Una conferma di quanto sia ancora dura la crisi economica che da anni sta attanagliando il nostro Paese. Nella maggior parte dei casi sono gli uomini ad emigrare, e in particolare i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (36,2%).
Nel mondo sono complessivamente 4.482.115 i cittadini italiani residenti all’estero, il 3.1% in più rispetto all’anno precedente.
L’Italia dunque fa i conti con il doppio binario della emigrazione-immigrazione. Un tema che abbiamo affrontato con Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e Presidente della Fondazione Migrantes.

  Marco Mancini: Migrantes, Mons. Montenegro: I migranti non sono un peso


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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)



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  Una cosa Gesù mi chiede...
  Il "sogno" di Dio è...
  Una Bibbia in ogni famiglia...
  Le assemblee sinodali non servono...
  La legge consiste nell'amare...
  E' cosa buona attendere ai poveri...
  Al Maestro non importa...
  Fra le braccia di un amore affonda...
  Questo si chiamaecumenismo spirituale...
  Chi vuole essere esaudito da Dio...
  Pregare è varcare una soglia...
  Beati sono coloro che custodiscono...


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  SAN FRANCESCO D'ASSISI (video)

  Signore fa di me...

  Difendiamoci dalla sapienza...

Uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra Islam e Cristianesimo, è rappresentato dall'incontro tra Francesco d'Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil. Quello storico colloquio, avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi così significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso e per la pace mondiale, tanto da rimanere, pur a distanza di molti secoli, l'avvenimento esclusivo che indica la rotta da cui partire nella ricerca di intesa e armonia tra Oriente e Occidente...
A Damietta, il Vangelo si incontrò con il Corano e il Corano con il Vangelo. Francesco non ebbe paura di Maometto e il Sultano non ebbe paura di Cristo.
Francesco non ragionava con i criteri ideologici della cristianità del suo tempo e in quel viaggio per conoscere da vicino i musulmani, si è posto al di là della frontiera chiesa-istituzione, situandosi dentro la sensibilità religiosa del suo interlocutore. Per il dialogo tra Islam e Occidente cristiano si riparte dal Poverello di Assisi.

  San Francesco e l'Islam, l'incontro con il Sultano d'Egitto

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Annalena Tonelli nuova martire della carità cristiana.
Oggi 5 ottobre desideriamo ricordare Annalena Tonelli (Forlì, 2 aprile 1943 – Borama, Somalia, 5 ottobre 2003) missionaria laica per circa trentatré anni volontaria in Africa prima di venir uccisa il 5 ottobre 2003 da un commando islamico nel centro assistenziale che dirigeva in Somalia.

 
Gesù Cristo non ha mai parlato di risultati...

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  BEATA VERGINE DEL ROSARIO (video)


  Il Rosario è una scuola...


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Come da una soglia – S. Francesco d’Assisi di Antonio Savone



Come da una soglia
 S. Francesco d’Assisi 
di Antonio Savone


Vorremmo, se fosse possibile, contemplare come da un soglia e intravedere ciò che è accaduto quella sera alla Porziuncola ma ancor più ciò che era accaduto nell’avventura umana di Francesco, nostro fratello di Assisi. Vorremmo raccogliere quasi il suo testimone, come Eliseo il mantello del profeta Elia, per riuscire a varcare la soglia di Francesco anche solo di un passo, per non rimanere soltanto degli spettatori stupiti. Quello che vorremmo chiedere a Francesco, è di farci dono del suo sguardo e del suo cuore. Sguardo riconciliato e cuore magnanimo.

Alla fine della vita, nel suo Testamento, Francesco, aperto il suo cuore, si lascia andare a un racconto altamente evocativo che tradisce una consapevolezza che lo ha sempre abitato: Dio gli è venuto incontro e gli ha dato innumerevoli opportunità che lui ritiene grazia e dono. IlTestamento, infatti, è tutto un inno alla gratuità di Dio e al suo rivelarsi continuo nel corso della sua vita riletta come un dono divino. Un invito a fidarsi di Dio.

Dietro Francesco un Padre a cui dare fiducia: per questo il Vangelo può essere assunto sine glossa. Per una fiducia ricevuta e ricambiata.

Il Padre è per Francesco una sorta di luogo segreto che lo porta a vivere ciò che ha scelto e a condividere ciò che egli ha sperimentato. Noi non sappiamo che cosa sia realmente accaduto in questo luogo segreto ma possiamo intravedere quello che lì ha compreso a partire da alcune sue affermazioni. È Dio che gli rivelò… Dio che lo condusse… Dio che gli chiese… Dio gli concesse… Dio gli dette la grazia di… Diolo condusse tra i lebbrosi… Dio gli diede dei fratelli… Dio, dietro ogni cosa della vita di Francesco. Deus meus et omnia, tutto è Dio per Francesco: tu sei ogni nostra ricchezza a sufficienza, ripeterà alla Verna. Vivo e comunicativo è il Dio di cui Francesco fa esperienza, un Dio che sempre di più lo coinvolge fino a conformarlo a sé.

Il Signore ha dato… è il ritornello che soggiace a tutto il Testamento come un gesto di restituzione.

...

Aiutaci, Francesco, a rinnovare il nostro credito di fiducia nei confronti di Dio perché riusciamo ad allargare lo spazio della nostra tenda imparando così ad ospitare quanto a tutta prima sentiamo inospitabile.

A laude di Cristo. Amen.


  Come da una soglia – S. Francesco d’Assisi

  il testo del Testamento di San Francesco



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Beata Vergine del Rosario - L’aria di Nazaret - di Antonio Savone



L’aria di Nazaret
Beata Vergine del Rosario

di Antonio Savone

Il vangelo fissa per noi un preciso appuntamento nella casa di Nazaret. Chissà come doveva essere quella casa? A noi non interessa come fosse materialmente quella dimora ma che aria si respirasse. È il vangelo stesso a lasciarci presagire lo stile di quella casa: una casa totalmente aperta, se è vero che l’angelo di Dio può avervi accesso liberamente. Entrando da lei, ricorda Lc. Non poche volte, infatti, la nostra esistenza non conosce la bellezza di un nuovo annuncio e di una nuova possibilità, solo perché c’è una chiusura che non permette ad alcun angelo di varcare la soglia della nostra vita.

Ecco sto alla porta e busso se qualcuno ascoltando la mia voce mi apre, io entrerò, cenerò con lui ed egli con m (Ap 3,20): Dio si muove nella storia sempre interpellando la libertà umana, mai forzandola. Quante cene mancate, perché tante porte non si sono aperte!

In quella abitazione totalmente aperta, era di casa l’arte dell’ascolto di angeli. L’angelo è colui che annuncia la possibilità dell’impossibile ...

In quella abitazione totalmente aperta, erano di casa lo stupore e la capacità di porsi domande: si domandava che senso avesse un tale saluto. Era di casa la riflessione. Si pone domande chi sa di non disporre di una lettura esaustiva e onnicomprensiva del reale come accade sotto i suoi occhi. ...

In quella abitazione totalmente aperta, era di casa la fiducia. Come potrebbe non essere così se Maria arriva a mettersi a disposizione senza riserve di un progetto che non era il suo? ...

In quella abitazione totalmente aperta, era di casa lo spirito di servizio. Sono la serva del Signore, ripete Maria all’angelo. Difficilmente pronuncia parole simili chi è abituato a gestire, dominare, disporre, comandare. ...

In quella abitazione, era di casa l’impossibile, il non sentirsi arrivati, la capacità di misurarsi con l’imprevisto. ...

In quella dimora, da una parte erano di casa una grande concretezza e un sano realismo (tanto è vero che Maria chiede: come avverrà questo?), dall’altra una grande disponibilità a “lasciarsi condurre oltre se stessi”.

  L’aria di Nazaret 


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"Padre" di Antonio Savone


Padre

di Antonio Savone

Quando pregate, dite: Padre’…
Un Dio col quale è possibile intessere relazioni di familiarità: questo è il Dio di cui ci narra la Parola imbandita per noi in questa giornata. All’uomo, ad ogni uomo che pure parte da una condizione di piccolezza Dio si fa vicino ponendo sulle sue labbra il nome di Abbà-padre. Ripetere questo nome significa accedere alla comprensione del nostro nome più vero: figlio amato di un amore eterno.
A noi è consegnato un volto, quello del Padre.
Abbà è la parola chiave del Vangelo, una parola che Gesù ha ripetuto continuamente e in modo unico nel momento della scelta decisiva, nel momento in cui la prospettiva è quella della morte. Anche quello è il momento della fiducia che la vita non affonderà nel nulla, ma fra le braccia di un amore. Il Padre nostro lo si capisce proprio in questa situazione limite.
Abbà è il nome proprio di Dio, nome di relazione, appunto, ed esprime un Dio che è in mezzo a noi con bontà, misericordia, tenerezza. Questo nome di relazione ci dice che non nasciamo per chissà quale strana combinazione di cellule, che non viviamo solo per delle coincidenze e non moriamo per caso come votati al nulla, ma che tutta la nostra esistenza è sotto il segno di una paternità. La radice e la possibilità della preghiera e della fede è ciò che Dio ha fatto per me, non ciò che io faccio per Dio. Rivolgersi a Dio chiamandolo Padre significa accettare di stare in una relazione in cui riconosco che io non mi sono fatto da solo: qualcun altro mi ha voluto! E perciò posso stare al mondo solo se accetto di vivere in un atteggiamento di fiducia. Riconoscere di avere un Padre significa accettare di aver ricevuto la vita.
Ma di quale padre si tratta? Il Padre che Gesù è venuto a manifestare è un padre che rompe i ruoli e contro tutte le regole del patriarcato corre incontro al figlio scapestrato di ritorno a casa.
Ai discepoli che chiedono di essere introdotti in un metodo di preghiera e perciò una modalità espressiva che li caratterizzi (insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli), Gesù consegna, dunque, l’esperienza di una relazione, la stessa che egli da sempre vive con il Padre e nella quale vuole introdurre chiunque si apre ad accogliere l’offerta del vangelo. Una relazione alla quale è possibile accedere proprio come quando si va dalla persona amata, così come si è, magari anche con i vestiti sporchi, sicuri di essere accolti, amati e ascoltati. Una relazione nella quale ciò che conta non è la correttezza del linguaggio che usi ma la fiducia che anima il tuo permanere lì di fronte all’altro. Una relazione nella quale si diventa sempre più consapevoli della profonda comunione di cui Dio vuole metterci a parte, come dirà il padre della parabola al figlio maggiore: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo.
Ecco perché le parole che Gesù consegna ai discepoli non sono una tecnica ma traducono un rapporto. 
...

  Padre


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"Aprire la porta del cuore di Dio" di Antonio Savone



Aprire la porta del cuore di Dio
di Antonio Savone

Chissà cosa avranno visto i discepoli per ritrovarsi a chiedere a Gesù: Signore, insegnaci a pregare? Intanto – cosa non scontata – hanno visto che anche il Figlio di Dio pregava: si alzava presto al mattino, passava le notti in preghiera, sentiva il bisogno di rimanere da solo. Non lo sentivano pregare ma lo vedevano pregare. Qualcosa di diverso illuminava il suo volto e, probabilmente, con quella loro richiesta, avrebbero voluto scrutare ciò che dava uno spessore altro al vissuto del loro maestro. Era come se quei momenti custodissero un segreto che essi avrebbero voluto carpire.
E, in realtà, Gesù non tiene per sé quel segreto cominciando col dire anzitutto che pregare non è frequentare un luogo, rispettare un orario, usare una tecnica piuttosto che un’altra: pregare non è legato allo stare in ginocchio o allo stare in piedi, a mani giunte o a braccia allargate. Nulla di tutto questo, anzitutto. Pregare è, invece, varcare una soglia, quell’unica soglia senza la quale non si ha accesso all’esperienza della preghiera: la soglia dell’immensa fiducia in Dio dal quale sappiamo di essere sempre accolti. Varcare la porta del sentirsi a casa, quella casa di cui condividi sogni, progetti, desideri, necessità, difficoltà. Puoi chiedere perché senz’altro egli dona; puoi cercare perché certo egli si fa trovare; puoi bussare perché senz’altro egli apre; puoi andare sempre da lui perché egli non si spazientisce mai.
Se accetti di varcare quella soglia basta chiamarlo per nome: Padre. Come a ricordare a Dio il vincolo di tutela che un giorno si è assunto nel volerci alla vita. Un vincolo che non viene mai meno – almeno da parte sua – neppure quando l’angoscia dovesse fare capolino e il tormento della croce scatenare in noi la paura dell’abbandono.
Varcata quella soglia – dice Gesù – scoprire che il volto di quel padre è un volto amico. Capisce la preghiera chi capisce l’amicizia. All’amico chiedi di starti vicino quando le tue ruote girano lente, quando hai bisogno di un supplemento di vita, quando l’olio della tua lampada si sta per spegnere. All’amico, generalmente, non chiedi delle cose; chiedi invece il tempo, il sognare insieme, lo scambio di gioia, il conforto dell’affetto. Incontrare l’amico significa redimere anche le giornate più tristi. L’amico ti fa più umano. Dio ti fa più umano, dice Gesù.
Se qualcuno di voi ha un amico, e va da lui, e gli dice…
Tre verbi ci danno la struttura della preghiera: avere, andare, dire. Si tratta di tre verbi che indicano tre movimenti precisi: una relazione, uno spostamento, che significa uscire da sé per andare verso l’altro, una comunicazione. 
...
Ecco perché la preghiera non è mai un rimanere sempre a casa compiaciuti del fatto di avere un Padre come amico. Da essa bisogna uscire attraverso la porta dello sguardo nuovo su quanti ti stanno attorno. Aver chiamato Dio col nome di Padre ti rende responsabile di relazioni di fraternità con quanti incontri. In quella casa, se l’incontro col Padre è stato vero, si apprende che è possibile stare nella vita solo se si è in grado di coniugare i verbi al plurale: donaci il pane, perdona i nostri peccati, non ci indurre in tentazione. Verbi al plurale perché in quella casa si apprende anzitutto che pregare vuol dire condividere. Pregare è avere il senso della premura. È il senso della premura e della cura che misura la nostra capacità di pregare o meno, non anzitutto l’osservanza di una tecnica di preghiera.

  Aprire la porta del cuore di Dio


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"Vorrei vedere le tue mani..." di Don Cristiano Mauri


Il Mese di ottobre è tradizionalmente dedicato alla preghiera del Rosario. Ti invito a guardare a Maria e a lasciare che le sue mani, i suoi occhi, il suo volto ti parlino del figlio Gesù.

"Vorrei vedere le tue mani..." 
di Don Cristiano Mauri


Vorrei vedere le tue mani, Maria madre mia.

Un figlio conosce bene le mani della madre. Le tue, per me sono una presenza tangibile, seppur invisibile e vorrei vederle, almeno una volta.
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Come profetesse mi parlerebbero di te, del tuo essere donna, ebrea, madre di Dio.
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Vorrei vedere quelle mani che hanno preso il Figlio di Dio dal legno della mangiatoia e da quello della croce e non mi ingannerei più circa la verità dell’amore che dà la vita.

Mani tue Madre mia, mani che vorrei fossero le mie.

Vorrei vedere i tuoi occhi, Maria madre mia.

Un figlio conosce bene gli occhi di sua madre. Sento su di me il tuo sguardo buono, eppure i tuoi occhi non li vedo.

Come vorrei vederli! 
...
Mi insegnerebbero la materna sapienza del vedere il bisogno, dell’intuire il cuore dallo sguardo dell’altro, del vedere bello anche ciò che non lo è, di saper sempre “chiudere un occhio”. Mi farebbero imparare la tua mistica capacità di vedere l’invisibile e intuire l’eterno. Mi indicherebbero la via di sguardi trasparenti e sinceri.
...
Occhi tuoi Madre mia, occhi che vorrei fossero i miei.

Vorrei vedere il tuo volto, Maria madre mia.

Un figlio conosce bene il viso di sua madre. Sento che il tuo cerca il mio, ma non ti vedo ancora.

Vorrei vedere il tuo volto! 
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Come un cantastorie mi parlerebbe di te, del tuo essere donna, ebrea, madre di Dio.
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Mi insegnerebbe il coraggio fiducioso di chi sa metterci la faccia e affronta la feroce malignità degli uomini a viso aperto. Mi farebbe incontrare il duro ma onesto maestro del tempo che incide le sue lezioni nella carne. Mi introdurrebbe ai segreti di chi ha avuto sempre una parola e un volto solo.

Vorrei vedere quel volto semplice, raggiante della medesima bellezza del suo stesso figlio, e non mi ingannerei più circa la beatitudine della vita nell’amore.

Volto tuo Madre mia, volto che vorrei fosse il mio.

Vorrei vedere le tue mani, i tuoi occhi, il tuo volto Madre nostra.
Mani, occhi e volto che vorrei fossero i miei.
Che sarebbe bello fossero sempre i nostri.

  Vorrei vedere le tue mani



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San Francesco d’Assisi è stato da subito riconosciuto come “somigliantissimo a Cristo”, capace lui, simplex et idiota, di lasciar trasparire dietro il suo volto e il suo agire, l’umanità di Gesù. Ma da dove nasceva questa somiglianza spirituale, questo diminuire perché Cristo crescesse nei cuori di chi lo incontrava? Dalla familiarità di Francesco con la Scrittura, e in particolare con il Vangelo...

 
Enzo Bianchi:  La Bibbia e San Francesco


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LE PIETRE D'INCIAMPO DEL VANGELO

"Questa parola è dura!
chi può ascoltarla?"
(Giovanni 6, 60)

  Gianfranco Ravasi:  Le parole di Gesù


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Possedere o condividere? Prepararsi alla domenica (XXVII del T.O.) di Antonio Savone



Possedere o condividere?
Prepararsi alla domenica 
(XXVII del T.O.)
di Antonio Savone

Narra di Dio la pagina di Matteo. E narra dell’uomo, narra di noi, narra di me.

Narra di un Dio che si prende cura della sua vigna, immagine del mondo nel quale colloca l’uomo. Luogo preparato a lungo e con amore perché altri potessero goderne.

Narra di un Dio della condivisione, di un Dio che non tiene per sé l’esclusiva, di un Dio innamorato della sua vigna, di un Dio che dà fiducia, si fa da parte, di un Dio instancabile tessitore di opportunità nuove offerte a chi è tentato di impadronirsi di una eredità.

Narra di un uomo – il vangelo – pensato come usufruttuario di quei beni che Dio gli ha messo a disposizione, un uomo chiamato a lavorare quella vigna e a trarne con gioia i frutti. Una gioia da condividere proprio come è stato con noi condiviso il luogo in cui abitiamo. Tuttavia, sembra quasi che uno non riesca a godere appieno se non possiede. E così sulla vigna – la vita, il mondo, il regno, il vangelo, le relazioni – fa capolino la questione del possesso che è trasversale ad ogni tipo di relazione: Dio, l’altro, il creato. Un senso di rapina ci attraversa e si impossessa di noi fino a tenere strette e inutilizzate risorse che potrebbero essere a beneficio di tanti altri uomini e donne, se solo accettassimo di aprirci alla condivisione. Un senso di rapina attraversa anche la comunità cristiana quando non riesce più a mostrare sul proprio volto i lineamenti di un Dio che si è fatto uomo.

...

Sebbene deluso per come siano andate le cose, Dio non si rassegna e ritesse una storia nuova scritta con il dono del Figlio e di quanti come lui al possesso sostituiscono la condivisione.

E se la crisi che sta attraversando la comunità cristiana fosse già il segno che il regno sta passando ad altri?!

  Possedere o condividere?


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 44/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 21,33-43

"WaYeqaw le-Mishpat, WeHinnèh Mishpàh; WaYeqaw Li-Tzedaqà, Wehinnèh Tzeaqà" .
"Egli attendeva diritto ed ecco spargimento di sangue, attendeva giustizia ed ecco grida di oppressi".
Il gioco di parole usato da Isaia nella lingua ebraica è impressionante, egli sa bene quant'è duro e quanto costa accogliere la Parola del Signore, la medesima difficoltà che fa' dire al salmista:
"Una Parola ha detto Dio, due io ne ho udite"(Sal 62,12). 
Il Signore della vigna "si aspettava Diritto(Mishpat) ed ecco spargimento di sangue(Mishpa), attendeva Giustizia(Tzedaqà) ed ecco grida di oppressi(Tzeaqà)".Siamo uditori della Parola ma in verità non la ascoltiamo, la leggiamo ma non la comprendiamo se non per quello che ci conviene. La parabola che Gesù narra è rivolta ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo (ovviamente anche a noi) ed ha inizio proprio con la citazione del celebre 'Cantico di Isaia sulla vigna' (Is 5,1-7), che la illumina offrendone una chiave di lettura: "La vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele, gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita" (Is 5,7). 
Contrariamente però a quanto accade nel cantico, Gesù non attribuisce colpa alcuna alla vigna, cioè al popolo, ma agli agricoltori malvagi, a coloro che avrebbero dovuto lavorarla perché producesse i frutti, che a suo tempo avrebbero dovuto consegnare al legittimo proprietario. 
Le parole di Gesù sferzano e inchiodano i capi religiosi alle loro responsabilità: sono loro che hanno il compito di prendersi cura di Israele facendolo crescere nel diritto, nella giustizia e nella conoscenza di Dio. Senza soluzione di continuità con il Vangelo di Domenica scorsa, il nostro brano rappresenta una allegoria della storia di Israele, del mistero del Regno di un Dio che, per amore del suo popolo, è 'impazzito'.
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Le levatrici d’Egitto/2 - Il nostro è un Dio che ascolta e "ricomincia" la cura per noi di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/2

Riflessione sul libro dell'Esodo

Il nostro è un Dio che ascolta
e "ricomincia" la cura per noi 

di Luigino Bruni

La prima preghiera che incontriamo nella Bibbia è un grido, un urlo verso il cielo che si alza da un popolo oppresso. Per fare l’esperienza della liberazione occorre prima aver sentito il bisogno di essere liberati, e poi gridare, credendo o sperando che di là, o lassù, ci sia qualcuno a raccogliere quel grido. Se invece non ci sentiamo oppressi da nessun faraone, o se abbiamo perso la speranza che qualcuno ascolti il nostro grido, non abbiamo ragioni per gridare e non siamo liberati
....
I patriarchi e i profeti biblici non sono eroi né modelli di virtù. Ci si mostrano come donne e uomini tutti interi, talmente umani da includere nel loro repertorio persino il gesto omicida di Caino. È sulla loro umanità a tutto tondo che arrivano le loro immense vocazioni, che iniziano e terminano le loro grandi esperienze spirituali e sempre umane. Solo se prendiamo su di noi la loro umanità tutta intera, può accadere che le loro storie di salvezza diventino anche le nostre, nostre le loro speranze e le loro liberazioni.
...
I ricchi e i potenti non gridano, e così non possono essere liberati: restano schiavi nelle loro opulenze, e non fanno l’esperienza della liberazione, che è tra le più grandi e sublimi che la terra conosca. La grande indigenza della nostra società è indigenza di liberazioni, perché le ricchezze fittizie di merci ci stanno convincendo di non aver più bisogno di essere liberati. Siamo schiavi in altri lavori forzati, ma le nuove ideologie dei nuovi faraoni riescono a non farci sentire il bisogno di liberazione. Non c’è schiavitù più grave di chi non avverte la propria condizione di schiavo. È una schiavitù peggiore di quella di chi, sentendosi oppresso, non grida più perché crede che nessuno lo potrà ascoltare e liberare (che pur sono abbondanti nelle nostre città mute). Oggi i ‘popoli’ più poveri sono quelli opulenti che non gridando non vedono o non riconoscono Mosè, e non assistono al miracolo di un mare che si apre verso una terra dove ‘scorre latte e miele’. ..."

  Il nostro è un Dio che ascolta e "ricomincia" la cura per noi di Luigino Bruni


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Tanti auguri ai nostri amici di religione islamica che oggi festeggiano Aid Al Adha detto anche Aid El Kabir (Festa del sacrificio o del montone) عيد الأضحى

  Felice Aid


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Padre Hanna Jallouf, il parroco francescano sequestrato con una ventina di fedeli nei giorni scorsi a Knayeh, in Siria, è stato rilasciato stamane ed è stato riportato nel villaggio.

 
Siria, rilasciato il padre francescano

Il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa parlando alla Radio Vaticana, ha precisato che padre Jallouf è stato posto agli “arresti domiciliari” presso il convento di San Giuseppe, nel villaggio di Qunayeh dove era stato rapito. Fonti locali riferiscono a Fides che la misura è stata disposta dal Tribunale islamico. Non ci sono invece ancora notizie dei parrocchiani che erano stati prelevati con lui. La zona è sotto il controllo del Fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda.

 
Siria: "libertà vigilata" per il francescano rapito


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JESUS, ottobre 2014
La bisaccia del mendicante-8

Rubrica di ENZO BIANCHI

AMA LA TERRA COME TE STESSO

C’è un comandamento non espresso nelle tavole delle dieci parole di Mosè (cf. Es 20,1-21; Dt 5,1-22) ma che si potrebbe dedurre da ognuna di esse, ne potrebbe essere la sintesi o anche il preambolo alla loro osservanza. Da anni io lo formulo così: “Amerai la terra come te stesso”.

Conosciamo il comandamento che Gesù ha unito a quello dell’amore per Dio (cf. Dt 6,5): “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18; Mc 12,31 e par.). Ma io sono convinto che per amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e il prossimo come se stessi, occorre anche amare la terra come se stessi. La terra (adamah), da cui ogni terrestre (adam) è stato tratto (cf. Gen 2,7), è nostra matrice, di essa siamo fatti, a essa torniamo (cf. Gen 3,19). Ma la terra non è solo polvere – come si è sempre detto –, è un organismo vivente che dobbiamo rispettare, amare, contemplare e soprattutto sentire solidale con noi. Senza la terra noi non siamo, e anche la nostra vita interiore non è estranea alla terra, alle piante, agli animali, alla natura. Anzi, è vita interiore vera e viva se ingloba tutte le co-creature con le quali siamo la terra in corsa nell’universo.

Un cristiano, dunque, ama Dio, ama il prossimo ma ama anche la terra come se stesso, perché la terra è la realtà più prossima per ogni persona. La terra è la nostra radice, è l’humus che ci ha custodito e nutrito, ma ora tocca a noi custodire la terra, e il cammino di umanizzazione che ci attende deve avvenire nella consapevolezza che ora siamo noi responsabili davanti alla terra. Per millenni la terra ci ha fornito riparo, con i suoi alberi ci ha protetto, dei suoi frutti ci ha nutrito, ma noi verso di essa siamo diventati nemici o figli ingrati… Dipendevamo dalla terra, ma oggi è la terra che dipende da noi e ci chiede rispetto, salvaguardia, protezione, amore…

Diventa allora urgente un’etica della terra, per i cristiani un’etica della creazione, che affermi la responsabilità umana di fronte all’ambiente terrestre. Quest’etica della terra richiede innanzitutto una coscienza ecologica che sia vigilante e pronta ad assumersi la responsabilità dell’ambiente. 
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C’è una conversione planetaria da fare, c’è un nuovo comandamento da proclamare: “Amerai la terra come te stesso, e la terra ti ricompenserà”.

  AMA LA TERRA COME TE STESSO


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Hong Kong - Il card. emerito Zen (82 anni) sta con gli studenti - dorme in strada - per fermare un eventuale attacco violento della polizia.
I cattolici lavorano per l'unità del movimento democratico.

 
Card. Zen: Sto con gli studenti di Hong Kong, uniti per la democrazia, finché "non saremo dispersi o arrestati"


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 5 ottobre 2014

    Udienza Generale- del 8 ottobre 2014: La Chiesa - 8. I Cristiani non cattolici

    Omelia - Santa Messa per l'apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia (5 ottobre 2014)

    Discorso - Incontro con il Comitato Italiano Paralimpico (4 ottobre 2014)

   
Discorso - Veglia di preghiera in preparazione al Sinodo sulla famiglia (4 ottobre 2014)

   
Discorso -  Saluto ai Padri Sinodali durante la I Congregazione Generale della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi (6 ottobre 2014)



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04 /10/2014:

  Come Gesù indica a Marta...

05/10/2014:

  Mentre diamo inizio al Sinodo...


06/10/2014:

  Vieni, Spirito Santo...


07/10/2014:

  Chiediamo al Signore la grazia di...


09/10/2014:

  Cari giovani, Cristo conta su di voi...


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La Chiesa celebra oggi la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.
Quelli della Via si unisce agli auguri che stanno giungendo da tutti i continenti al Papa che ha scelto di assumere il nome del Santo Fondatore dell’Ordine Francescano.

  Tanti auguri...

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  Oggi in Italia si celebra la Giornata per l'abbattimento delle barriere architettoniche...



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PAPA FRANCESCO: OMELIA SANTA MESSA PER L'APERTURA DEL SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA E ANGELUS (foto, testi e video) 



 5 OTTOBRE 2014 

 SANTA MESSA PER L'APERTURA DEL SINODO  STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA 

 OMELIA 

Oggi il profeta Isaia e il Vangelo utilizzano l’immagine della vigna del Signore. La vigna del Signore è il suo “sogno”, il progetto che Egli coltiva con tutto il suo amore, come un contadino si prende cura del suo vigneto. La vite è una pianta che richiede molta cura!
...

... Noi siamo tutti peccatori e anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani. Il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la saggezza che va oltre la scienza, per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività.

Fratelli Sinodali, per coltivare e custodire bene la vigna, bisogna che i nostri cuori e le nostre menti siano custoditi in Gesù Cristo dalla «pace di Dio che supera ogni intelligenza», (Fil 4,7). Così i nostri pensieri e i nostri progetti saranno conformi al sogno di Dio: formarsi un popolo santo che gli appartenga e che produca i frutti del Regno di Dio (cfr Mt 21,43).

  testo integrale dell'omelia

  video dell'omelia

  video integrale della Santa Messa per l'apertura del Sinodo straordinario sulla famiglia

 ANGELUS 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Questa mattina, con la concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, abbiamo inaugurato l’Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi. I Padri sinodali, provenienti da ogni parte del mondo, insieme con me vivranno due intense settimane di ascolto e di confronto, fecondate dalla preghiera, sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
...

Invito tutti a sostenere i lavori del Sinodo con la preghiera, invocando la materna intercessione della Vergine Maria. In questo momento, ci associamo spiritualmente a quanti, nel Santuario di Pompei, elevano la tradizionale «Supplica» alla Madonna del Rosario. Che ottenga la pace, alle famiglie e al mondo intero!

Angelus Domini…

Dopo l'Angelus:
...
Per favore non dimenticatevi: pregate per il Sinodo, pregate la Madonna affinché custodisca questa Assemblea sinodale. A tutti auguro buona domenica. Pregate per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale dell'Angelus

  video dell'Angelus

Dopo l'esortazione di papa Francesco all'Angelus a tenerne una in ogni famiglia e a leggerla costantemente, domenica la Società San Paolo ha distribuito gratuitamente ai fedeli 15mila copie della nuova edizione economica (costo 9,90 euro) grazie ai volontari del Liceo classico paritario "Vida" di Cremona


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 8 ottobre 2014 - foto, testo e video


 8 ottobre 2014 

Papa Francesco è arrivato in piazza alle 9.40 circa, salutato come di consueto dall’ovazione della folla, da lui ricambiata con ampi gesti affettuosi di saluto. L’udienza generale di oggi è la prima “pausa” dal Sinodo dei vescovi sulla famiglia, al quale il Papa sta partecipando per intero. 

Simpatico fuori programma all'Udienza generale. Il Papa ha fatto salire due bambini sulla sua jeep bianca durante il giro di piazza San Pietro per salutare i fedeli prima dell'udienza generale.
“Volete fare un giro? Salite!”. Non sappiamo se siano state davvero queste le parole pronunciate dal Papa, ma è certo che dalla sua mimica s’intuiva questo, quando ha fatto cenno con la mano a due bambini con il cappellino arancione, che gli avevano fatto capire il loro desiderio, di salire sulla “papamobile”. I due bambini hanno accompagnato il Pontefice seduti sulle poltroncine posteriori per tutto il percorso, e sono poi scesi, abbracciando e baciando il Papa, quando alla fine il veicolo è giunto davanti al sagrato della basilica vaticana.

Certamente questo “giro” rimarrà indimenticabile per i due bambini, uno di loro con gli occhiali, che ora viaggiano seduti dietro il Papa e lo osservano baciare e accarezzare i bambini - una di loro con una maglia a righe bianche e azzurre, i colori dell’Argentina -

La Chiesa - 8. I cristiani non cattolici

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nelle ultime catechesi, abbiamo cercato di mettere in luce la natura e la bellezza della Chiesa, e ci siamo chiesti che cosa comporta per ciascuno di noi far parte di questo popolo, popolo di Dio che è la Chiesa. Non dobbiamo, però, dimenticare che ci sono tanti fratelli che condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra. Molti si sono rassegnati a questa divisione - anche dentro alla nostra Chiesa cattolica si sono rassegnati - che nel corso della storia è stata spesso causa di conflitti e di sofferenze, anche di guerre e questo è una vergogna! Anche oggi i rapporti non sono sempre improntati al rispetto e alla cordialità… Ma, mi domando: noi, come ci poniamo di fronte a tutto questo? Siamo anche noi rassegnati, se non addirittura indifferenti a questa divisione? Oppure crediamo fermamente che si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione? La piena comunione, cioè poter partecipare tutti insieme al corpo e al sangue di Cristo.
...
È un dolore ma ci sono divisioni, ci sono cristiani divisi, ci siamo divisi fra di noi. Ma tutti abbiamo qualcosa in comune: tutti crediamo in Gesù Cristo, il Signore. Tutti crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, e tutti camminiamo insieme, siamo in cammino. Aiutiamoci l’un l’altro! Ma tu la pensi così, tu la pensi così … In tutte le comunità ci sono bravi teologi: che loro discutano, che loro cerchino la verità teologica perché è un dovere, ma noi camminiamo insieme, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. E così facciamo la comunione in cammino...
Si dice che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla tentazione. Stiamo parlando di comunione … comunione tra noi. Ed oggi, io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni che ho fatto la Prima Comunione...

  video della catechesi

Saluti:

... Vi invito a far entrare nella vostra preghiera i lavori del Sinodo sulla famiglia che si è aperto domenica scorsa. È un momento importante della vita della Chiesa, come anche per il sostegno alle nostre famiglie spesso ferite e provate in molti modi. Che Dio vi benedica e che benedica le vostre famiglie!

...

Rivolgo infine un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Il mese di ottobre è dedicato alla preghiera del Rosario. Cari giovani, invocate sempre l’intercessione della Vergine Maria, perché vi illumini in ogni necessità; cari ammalati, specialmente voi della Cooperativa Cura e Riabilitazione, il conforto dalla preghiera mariana sia quotidianamente presente nella vostra vita; e voi, cari sposi novelli, rinsaldate con la preghiera il vostro vincolo coniugale.

  il testo integrale

  video integrale



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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

7 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Dio non delude mai”

Cosa significa pregare? «È fare memoria davanti a Dio della nostra storia. Perché la nostra storia» è «la storia del suo amore verso di noi». Nella messa celebrata stamane, martedì 7 ottobre, a Santa Marta, Papa Francesco ha scelto come idea guida della propria omelia proprio quella del «fare memoria».

Introducendo la riflessione, ha dapprima spiegato come tante volte la Bibbia ricordi «che il Signore ha scelto il suo popolo e lo ha accompagnato durante il cammino nel deserto, durante tutta la vita». In pratica «gli è stato vicino», avendolo scelto e avendogli promesso «di portarlo in una terra di gioia, di felicità»; ha camminato con questo popolo e ha stretto con lui un’alleanza.

Inoltre quanto «Dio ha fatto con il suo popolo — ha aggiunto il Pontefice attualizzando il discorso — lo ha fatto e lo fa con ognuno di noi». Infatti, ha proseguito, «noi siamo stati scelti». E che si tratti di «una grazia» è talmente evidente che basterebbe chiedersi: «Perché io sono cristiano e non quello di là, lontano, che neppure mai ha sentito parlare di Gesù?». È «una grazia d’amore» ha sottolineato Francesco, ricordando che il Signore «cammina con noi, nel cammino della vita», ci è «affianco», avendoci «promesso la gioia» e avendo fatto con noi un’alleanza».

Da qui l’invito a «fare memoria di questa realtà» nella preghiera quotidiana. Una memoria che non dev’essere astratta ma va fatta «nella sua concretezza», come fa san Paolo nella prima lettura della liturgia (Galati 1, 13-24), quando dice: «Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta nel tempo del giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo».

In proposito il Papa ha fatto notare che l’apostolo «incomincia la sua presentazione» non dicendo: «Io sono buono, sono figlio di questo, ho una certa nobiltà...». Al contrario si mostra per quello che è: «Io sono stato un persecutore, io sono stato cattivo». E in tal modo «Paolo fa memoria del suo cammino, e così incomincia a fare memoria dall’inizio», come testimoniano le parole: «Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre, mi chiamò con la sua grazia...». Lo stesso, ha chiarito il vescovo di Roma, vale per noi che «siamo cristiani», per «ognuno di noi, perché lui ci ha scelti, e la scelta è sua. Non è nostra. È per grazia, è un regalo».
...

Avviandosi alla conclusione Papa Francesco ha sottolineato che «questa è la vera preghiera», suggerendo che «umilmente» si potrebbe «incominciare la nostra preghiera con il bel salmo 138» che è stato proclamato durante la liturgia della Parola: «Signore, tu mi scruti e mi conosci. Tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo. Intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo. Ti sono note tutte le mie vie. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda!». Perché — ha commentato — «questo è pregare».

  Omelia a Santa Marta: se si perde la memoria

  video
 

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«Il Dio spray non esiste: esistono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

9 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
nella preghiera, lo Spirito è il dono più grande”

«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto». Sollecitato dal brano liturgico del Vangelo di Luca (11, 9-10), nella messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 9 ottobre, Papa Francesco è tornato a meditare sul tema della preghiera, soffermandosi sulla condizione dell’uomo che chiede e sull’amore di Dio che risponde e dona in sovrabbondanza.

Dopo aver ricordato il testo della colletta pronunciata prima della liturgia della parola — «O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare» — il Pontefice ha iniziato la sua riflessione notando che «è proprio della misericordia di Dio non solo perdonare — quello tutti lo sappiamo — ma essere generoso e dare di più e di più...». Nel soffermarsi in particolare sull’invocazione «e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare», Francesco ha sottolineato: «Noi forse nella preghiera chiediamo questo e questo, e lui ci dà di più sempre! Sempre, sempre di più».

Riprendendo poi le fila del racconto evangelico, il Papa ha ricordato come, qualche versetto prima del passo proposto dalla liturgia, gli apostoli avessero chiesto a Gesù che insegnasse loro a pregare come Giovanni aveva fatto con i discepoli. «E il Signore — ha detto — gli ha insegnato il Padre Nostro». Dopodiché il Vangelo passa a parlare della «generosità di Dio», di quella «misericordia che dà sempre di più, di più di quello che noi crediamo si possa fare».

Papa Francesco è entrato nel cuore del testo: «Se uno di voi ha un amico, a mezzanotte... Ci sono tre parole, tre parole chiave in questo brano: l’amico, il Padre e il dono». È lo spunto per legarsi all’esperienza quotidiana di ogni persona: nella nostra vita, ha detto il Pontefice, ci sono amici d’oro, «che danno la vita per l’amico», e ce ne sono anche altri più o meno buoni, ma alcuni sono amici in maniera più profonda. Non ce ne sono moltissimi: «La Bibbia ci dice “uno, due o tre... non di più”. Poi gli altri sono amici, ma non come questi».

...

Alla fine del brano, ha messo in evidenza il Papa, c’è una frase che «sembra un po’ criptica: “Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà quello che chiedete? Sì! Darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”. Proprio «questo è il dono, questo è il di più di Dio». Perché il Padre, ha sottolineato, «mai ti dà un regalo, una cosa che gli chiedi, così, senza incartarlo bene, senza qualcosa di più che lo faccia più bello». E «quello che il Signore, il Padre ci dà di più, è lo Spirito: il vero dono del Padre è quello che la preghiera non osa sperare». L’uomo bussa con la preghiera alla porta di Dio per chiedere una grazia. E «lui, che è Padre, mi dà quello e di più: il dono, lo Spirito Santo».

È questa, ha ribadito il Papa, la dinamica della preghiera, che «si fa con l’amico, che è il compagno di cammino della vita, si fa col Padre e si fa nello Spirito Santo». L’amico vero è Gesù: è lui, infatti, «che ci accompagna e ci insegna a pregare. E la nostra preghiera deve essere così, trinitaria». Si tratta di una sottolineatura importante per Papa Francesco che, avviandosi alla conclusione, ha richiamato un tipico dialogo avuto tante volte con i fedeli: «Ma lei crede? Sì! Sì! In che crede? In Dio! Ma cosa è Dio per lei? Dio, Dio!». Un concezione un po’ generica, astratta, che per il vescovo di Roma non corrisponde alla realtà. Perché, ha affermato, «esiste il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: sono persone, non sono un’idea nell’aria» Insomma, ha precisato, «questo Dio spray non esiste: esistono persone!».

Questo in sintesi il messaggio finale del Pontefice: «Gesù è il compagno di cammino che ci dà quello che chiediamo; il Padre che ha cura di noi e ci ama; e lo Spirito Santo che è il dono, è quel di più che dà il Padre, quello che la nostra coscienza non osa sperare».

  Omelia Santa Marta- Il di più di Dio

  video


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«Io faccio la guardia al mio cuore?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

10 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

difendete il vostro cuore dal male.”


Facciamo bene la guardia al nostro cuore? Lo custodiamo dai continui tentativi del demonio di entrarvi e prendervi dimora? Lo ha chiesto Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta venerdì mattina, 10 ottobre, riflettendo sul brano liturgico del Vangelo di Luca (11, 15-26): «una storia triste», ha detto, che comincia con Gesù che scaccia un demonio «e finisce nel momento che i demoni tornano all’anima della persona dalla quale sono stati scacciati».

È una situazione ricorrente nella vita di ogni uomo perché, ha ricordato il Pontefice citando il passo lucano, «quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti, cercando sollievo, e non trovandone dice: ritornerò nella mia casa». Ecco allora che il demonio, trovando l’anima in pace, «va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora». E così «la successiva condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Il demonio infatti, ha spiegato il vescovo di Roma, non si scoraggia mai, «ha pazienza» e torna continuamente, anche «alla fine della vita» perché lui «non lascia quello che vuole per sé».

Anche Gesù ha sperimentato questa realtà: nel Vangelo di Luca si legge che «dopo le tentazioni nel deserto» il demonio lo lasciò in pace per un periodo, ma poi «tornava e tornava». E i demoni «gli tendevano delle trappole» fino alla fine, fino alla passione, «fino alla Croce», dicendogli: «Se tu sei il Figlio di Dio... ma vieni, vieni da noi, così noi possiamo credere». È — ha spiegato Francesco — quello che capita anche a noi quando qualcuno ci tenta domandandoci: «Ma tu sei capace?». E maliziosamente ci sfida dicendo: «No, non sei capace». Per questo «Gesù parla di un uomo forte, ben armato, che fa la guardia al suo palazzo, fa la guardia alla sua casa», perché il cuore di ognuno di noi è come una casa. E allora, si è domandato il Pontefice, «io faccio la guardia al mio cuore?».

Occorre infatti «custodire questo tesoro dove abita lo Spirito Santo, perché non entrino gli altri spiriti». E bisogna farlo «come si custodisce una casa, a chiave». Del resto, ha detto il Papa, nelle nostre case utilizziamo «tanti mezzi di sicurezza» per difenderci dai ladri. Facciamo lo stesso con il nostro cuore? Oppure lasciamo «la porta aperta»? Bisogna «vigilare», si è raccomandato Francesco, perché il demonio, anche se «è stato cacciato via col battesimo, va, cerca altri sette peggiori di lui e torna».

...
Raccomandabile in questo senso può essere la pratica, tanto antica «ma buona», dell’esame di coscienza. «Chi di noi — ha chiesto il Pontefice — la sera, prima di finire la giornata, rimane da solo» e nel silenzio «si fa la domanda: cosa è accaduto oggi nel mio cuore? Cosa è successo? Che cose sono passate attraverso il mio cuore?».

È un esercizio importante, una vera e propria «grazia» che può aiutarci a essere dei buoni custodi. Perché, ha ricordato il Papa, «i diavoli tornano, sempre. Anche alla fine della vita». E per vigilare che i demoni non entrino nel nostro cuore bisogna saper «stare in silenzio davanti a se stessi e davanti a Dio», per verificare se nella nostra casa «è entrato qualcuno» che non conosciamo e se «la chiave è a posto». Questo, ha concluso il Pontefice, «ci aiuterà a difenderci da tante cattiverie, anche da quelle che noi possiamo fare». Perché «questi demoni sono furbissimi», e sono capaci di ingannare tutti.

  Messa a Santa Marta -Cuori in guardia

  video


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Il libro di Antonio Socci «Non è Francesco» solleva dubbi, che turbano molti suoi lettori, sulla regolarità dell’elezione di Papa Francesco. L’elezione, afferma il giornalista, è avvenuta in modo irregolare, così che il cardinale Bergoglio «non è Francesco» e il legittimo Papa è ancora Benedetto XVI. In questo breve saggio Giancarlo Cerrelli, avocato specializzato in Diritto canonico, e Massimo Introvigne, sociologo ma con anche una laurea in legge, confutano la tesi di Socci.

 
Giancarlo Garelli e Massimo Introvigne:   «E' Francesco», parola di canonista






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      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm