"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°45 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 15 al 21 novembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 28 novembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






 

I NOSTRI TEMPI


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Le notizie che non fanno notizia... ma che a noi piacciono!!!


Ciclisti da tutto il mondo sono arrivati in Terra Santa per un percorso di solidarieta’ in favore dei bambini dell’ospedale pediatrico Alyn di Gerusalemme.

  IN BICICLETTA PER I BAMBINI CON DISABILITA’


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Brunello Cucinelli ha deciso di dividere il proprio utile societario con tutti i dipendenti. Ogni stipendiato riceverà così un bonus da 6 mila euro sulla propria busta paga.

  Imprenditore divide con i propri dipendenti 5 milioni di utili dell’azienda

e, per saperne di più...
  Brunello Cucinelli


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  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)




Vivevano al centro di viale Morandi da due mesi. Non dover più fuggire per due mesi è già un sogno inverosimile. Sono davanti a me, si stringono in gruppo, la prima volta che escono dal centro dopo… dopo l’assedio e l’assalto e le urla «vi vogliamo bruciare». Mancano i più giovani. Li hanno portati in altri luoghi; loro, gli anziani, ma il più vecchio ha forse venticinque anni, sono rimasti. Una trentina. 

La furia profonda di chi non li vuole più vedere non sembra scemare, anzi contagia altre periferie di questa Roma impiastricciata di cortei rabbiosi e appelli sconsiderati. La civiltà è uno strato sottile, basta la pioggia per cancellarla. La polizia li ha scortati, («la gente ci insultava e noi zitti nel bus, gli occhi bassi…»), la messa per quelli che sono cristiani, il pranzo in un centro di accoglienza. Mi spiegano i volontari di Sant’Egidio, missionari nelle periferie di una tolleranza che sembra anch’essa straniera in tempi di traboccamenti di fiele e vendette: nel pomeriggio torneranno, laggiù. 

Hanno tutti alle spalle la via lunga e pericolosa, la via dolorosa di chi ha dovuto fuggire, la strada del dolore che passa nel deserto e arriva in Libia dove si biforca verso Lampedusa, Catania, Pozzallo. Gente come questa che fugge deve continuare a vivere fidando in caso fortuiti che quanto più sono inverosimili tanto più sembrano normali. Queste sono le fiabe moderne: non molto allegre, che solo raramente terminano meglio di quanto ci si aspetti. Qui in viale Morandi c’erano ragazzini e fuggiaschi che hanno diritto alla compassione di tutto il mondo, quella grande. Non quella piccola, che li compiange ma li trova molesti e indesiderati. Qualcuno che inveisce contro di loro o peggio ha ascoltato le loro storie, sa chi sono? 
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  Gli immigrati di Tor Sapienza: “Voi siete senza lavoro, è terribile. Ma la colpa non è nostra” di Domenico Quirico

Papa Francesco domenica dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
in questi giorni a Roma ci sono state tensioni piuttosto forti tra residenti e immigrati...

  video

... "Quello di Tor Sapienza è un fenomeno diffuso anche in altri Paesi. Non si tratta di razzismo becero, alimentato da pregiudizi etnico-razziali. Ma un razzismo che gli studiosi definiscono 'razionale'. Nasce cioè dal conflitto 'urbano', prima che dal conflitto 'etnico'. Dai tentativi di dare accoglienza a questo tipo particolare di migrazione, persone in fuga da guerre e persecuzioni, e dall'accesso alle risorse che sono percepite sempre più scarse". Lo afferma Laura Zanfrini, ordinaria di sociologia delle migrazioni e delle relazioni interetniche presso l'Università Cattolica di Milano. "Ma si rischia una degenerazione - spiega - soprattutto perché si sottovaluta che le relazioni di vicinanza e convivenza nel quartiere non possono essere imposte dall'alto, ma devono essere costruite nei territori". "Non a caso - prosegue la prof. Zanfrini - le esperienze più virtuose, sia di gestione dei minori non accompagnati, che di gestione di profughi giunti per motivi umanitari, le troviamo laddove la società civile è stata in qualche modo coinvolta, è diventata protagonista e ha guardato a questi problemi con spirito costruttivo". "Ci sono casi di buone pratiche - come quello esemplare di Riace in Calabria - dove quello che era un problema si è trasformato in una risorsa perché ha rivitalizzato la vita sociale ed economica di un quartiere. E qui lo Stato spende molto meno di quanto spende tenendo i profughi in centri di accoglienza temporanei". "A Tor Sapienza la gente invece sembra non essere stata coinvolta e in questo la Chiesa, come in altri casi, ha fatto e può fare molto. Le parrocchie possono diventare luoghi dove costruire cittadinanza dal basso. L'importante è vedere i profughi non solo come soggetti da aiutare ma soggetti da coinvolgere", conclude la prof. Zanfrini...

  Scontri a Tor Sapienza: parrocchie luoghi per costruire cittadinanza


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Immigrazione: accoglienza, presentazione del primo Rapporto congiunto Anci-Cittalia-Caritas Italiana–Fondazione Migrantes-Sprar in collaborazione con Unhcr

 
CARITAS:  Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2014

“Oggi, nonostante gli sviluppi avvenuti e le situazioni, a volte penose e persino drammatiche, che si sono registrate, l’emigrazione resta ancora un’aspirazione alla speranza”. E’ uno dei passaggi del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti al VII Congresso mondiale della Pastorale dei Migranti.

 
VATICANIT:  Papa: migranti ricchezza per i Paesi che li accolgono (video)


Udienza al Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti. Accoglienza e dialogo nonostante difficoltà di inserimento in tessuti urbani già problematici

  Iacopo Scaramuzzi:  Il Papa: gli immigrati stimolano lo sviluppo di società inclusive

Non è stato l’aumento delle domande di asilo in Italia - consistente ma non travolgente - a creare attriti sociali. È la mancanza di un piano organico di accoglienza che ha fatto traboccare il vaso delle periferie abbandonate, dormitori frutto della speculazione edilizia, privi di centri di aggregazione, riserva di caccia per spacciatori e teppisti. È dura l’analisi del direttore di Migrantes don Giancarlo Perego, alla presentazione del rapporto Sprar 2014.

  Luca Liverani:  Perego (Migrantes): «Nessuna invasione»


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Meter lancia la campagna "In riga su Internet" Un decalogo per “abitare” al meglio e in sicurezza tutto il mondo del Web



In riga su Internet. È questo il nome della nuova campagna nazionale che l'Associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) ha presentato oggi – presso la Sede Nazionale - in occasione dei 25 anni della Convenzione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e che durerà un anno intero (fino a novembre 2015) per raggiungere il più ampio numero possibile di studenti in Italia, sia nativi digitali che mobile boom (i più piccini, quelli cresciuti con il tablet in mano).

Un righello e un manifesto (allegati al comunicato) . Ogni scuola riceverà un righello e dei manifesti da consegnare ad ogni alunno e il manifesto da affiggere nelle classi e negli ambienti frequentati dai minori come oratori, associazioni, palestre, parrocchie, club sportivi..., che contiene un decalogo per “abitare” al meglio e in sicurezza tutto il mondo del Web con qualsiasi mezzo (Pc, tablet, smartphone) e soprattutto intelligente prudenza per evitare danni a se stessi ed agli altri.

I righelli saranno donati innanzitutto a tutti gli studenti di Avola, la cittadina siciliana dove Meter è nata alla fine degli anni '80: ma, grazie alla sua presenza sul territorio, Meter cercherà di raggiungere tutta l'Italia.
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Anche online c'è bisogno di regole da diffondere nelle “periferie del web”. Spesso si naviga a casaccio, andando allo sbaraglio e rischiando inganni (si veda il grooming, l'adescamento di adolescenti) ed esponendo la propria identità a quello che viene chiamato multistalking, ossia varie capacità e identità incontrollabili. In Rete si può vivere in due modi: o lo spontaneismo, l'emozione dell'usa e getta che non prevede le conseguenze di ogni scelta e azione; oppure una vita ordinata grazie alle regole in grado di mettere ordine tra obiettivi ed azioni. Una regola può salvare una vita, aiutare a prevenire il danno. Può farci vivere nel mondo digitale con serenità.

  MINORI/ METER, AL VIA LA CAMPAGNA NAZIONALE “IN RIGA SU INTERNET”. DON DI NOTO: “UNA REGOLA SALVA UNA VITA”.

  REGOLAMENTO PER UN BUON UTILIZZO DEI DISPOSITIVI ELETTRONICI

  Scarica il segnalibro di “In riga!” (pdf)


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Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza - Il bilancio di Unicef e Save the Children a 25 anni dalla Convenzione ONU



La Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza celebra la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989.

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Grazie all’adozione nel 1989 della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ratificata dall’Italia nel 19911 nel nostro paese sono state approvate nuove e importanti leggi che hanno sancito una nuova visione dei bambini, portatori di diritti e non più destinatari passivi di assistenza. Tuttavia tali leggi stentano a tradursi in una agenda chiara e definita di interventi e politiche per l’infanzia e il risultato è un’allarmante crescita del disagio e impoverimento fra i minori, sia a livello sociale che educativo: il 13,8% - pari a oltre 1,4 milioni - vive in povertà assoluta e la dispersione scolastica è al 17%, 7 punti percentuali sopra l’obiettivo europeo.

Sullo sfondo i grandi cambiamenti che ha conosciuto l’infanzia in questi ultimi 25 anni: il più impattante, la forte diminuzione della popolazione infantile - dal 22% al 16,7% della popolazione totale - , mitigata solo in parte da una crescente presenza di bambini di origine straniera, pari al 10% dei minori; l’avvento delle nuove tecnologie ha visto nascere le prime generazioni 2.0, con l’85% di under 18 che possiede uno smartphone e che dunque ha la possibilità di connettersi in qualsiasi momento e in ogni luogo.

Intanto fuori dai confini dell’Italia milioni di bambini lottano per vedere assicurati diritti fondamentali: 1 milione vive in aree in conflitto e più di 1 miliardo e mezzo sperimenta qualche forma di violenza ; 650 milioni vivono in povertà estrema; 57 milioni non frequentano la scuola primaria e 250 milioni sono fuori da un percorso di istruzione e apprendimento; 230 milioni di bambini non sono registrati alla nascita; 3 bambini su 4 sperimentano una violenta disciplina a casa.

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Infanzia (il 20 novembre, ndr), che quest’anno coincide con lo storico anniversario dei 25anni dell’adozione della Convenzione Onu sui Diritti dei Bambini, Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, e che ha lanciato la Campagna “Illuminiamo il Futuro” per il contrasto della povertà educativa in Italia, traccia un bilancio sulla situazione dell’infanzia nel nostro Paese e nel mondo.

  L’Italia dei bambini 25 anni dopo la Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia: Save the Children, un bilancio tra luci e ombre

«Sono passati 25 anni da quando, il 20 novembre del 1989, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il trattato sui diritti umani maggiormente ratificato nella storia, con 194 Stati parte” dichiara il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera presentando il nuovo rapporto “25 anni di progressi per l’infanzia e l’adolescenza". 

«Fin dalla sua approvazione l’UNICEF è stato in prima linea nella promozione della Convenzione: la missione dell’UNICEF è, infatti, quella di proteggere i diritti di tutti i bambini, in ogni luogo e in qualsiasi attività che porta avanti ed è l’unica organizzazione specificatamente menzionata dalla Convenzione come fonte di assistenza tecnica e di consulenza.» 

La pubblicazione, presentata a Roma, si focalizza sui principali traguardi raggiunti in questo quarto di secolo, grazie anche alle azioni e alle politiche sollecitate dalla Convenzione,

Alla luce della straordinaria importanza della Convenzione e dell’impegno che gli Stati hanno preso nei confronti dei bambini attraverso la sua ratifica, a 25 anni dalla sua approvazione l’UNICEF si è posto una semplice ma ineludibile domanda: oggi il mondo è un posto migliore per i bambini e gli adolescenti?...

  25 anni di diritti, 25 anni di progressi

25 anni di diritti

  video


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"Riscoprire il valore della buona tavola" di Aldo Pintor



Riscoprire il valore della buona tavola 
di Aldo Pintor

Se c’è un qualcosa che in questa triste post modernità abbiamo deprezzato e fatto scadere a un rito veloce è il mangiare. 
Che nostalgia per i tempi in cui sedersi a tavola era condividere la vita. In realtà credo che oggi in pochi siano in grado di cogliere le accuse che venivano rivolte a Gesù “Mangia e beve coi peccatori”. Oggi in epoca di fast food spersonalizzanti si mangia a fianco a chiunque ma all’epoca di Gesù condividere i pasti significava una comunione di vita. Ovviamente i miei rimpianti non riguardano solo la quantità o la qualità dei cibi, ma è mutato profondamente (a mio modesto parere è peggiorato) anche il modo di gustare i cibi. 
Che pena mangiare in piedi da soli e in fretta in posti che offrono appunto di non perdere tempo per il pasto. Oppure anche quando troviamo il tempo di sederci a tavola il cibo esce dal frigorifero e spesso passa per il microonde. 
Nessuno oramai conosce più la lavorazione e provenienza del cibo e purtroppo pochi tra le giovani generazioni hanno presente che preparare un piatto per qualcuno è un atto di benevolenza. Questa tristezza generalizzata passa per progresso, ma sono le brutture del post moderno globalizzato. 
Che passo indietro rispetto a quando i nostri antenati hanno scoperto il cibo cotto e il sedersi a tavola per condividere col pasto pensieri emozioni, volti e parole. Per consolare da questo desolante quadro attuale leggiamo il libro del docente di storia medioevale e dell’alimentazione di Bologna, Massimo Montanari. “I racconti della tavola” ...

  Riscoprire il valore della buona tavola

  la scheda del libro “I racconti della tavola” di Massimo Montanari



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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)



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"Chiamati alla gioia" di Alberto Neglia (VIDEO INTEGRALE)


"Chiamati alla gioia" 
di P. Alberto Neglia  (VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica 
Evangelii Gaudium di Papa Francesco

MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE - Chiamati alla gioia [Evangelii Gaudium nn. 1-13] (Alberto Neglia

Molte pagine di letteratura spirituale sono state scritte per creare una certa diffidenza nei confronti della gioia. Queste pagine a volte hanno tratto ispirazione da una errata interpretazione delle "beatitudini evangeliche" che voleva la beatitudine, la gioia rimandata nell'aldilà, quasi a premio di una vita tribolata in questo mondo. Questa prospettiva si è come cristallizzata in un testo, per altri aspetti molto pregevole, che ha avuto un grande influsso nella formazione spirituale. Mi riferisco alla Imitazione di Cristo che ammonisce: «Tutte le delizie terrene o sono vane o sono turpi» (II,10), e ricorda: «Non si può godere due volte: gioire prima in questo mondo e poi regnare con Cristo» (I,24). 

Questo "aut aut" che ripeto, ha pesato nella formazione spirituale di molte generazioni, ha portato al convincimento che la gioia con tutte le sue manifestazioni umane sia esperienza che non si addice a chi intraprende un serio cammino spirituale. Mentre la "gravitas" del portamento e la tristezza sono state considerate atteggiamenti più compatibili con l'ideale cristiano, per cui i modelli proposti abitualmente erano quelli di santi che usavano il cilicio, fuggivano il mondo e si privavano anche dei piaceri leciti. 

A volte i cristiani hanno dato l’impressione che il cristianesimo fosse una religione triste, tetra, fatta di pesanti doveri che mortificano la vita: da un parte sembra esserci una èlite trainante "incallita nel bene" e dall'altra un gregge che segue con passo stanco e col respiro asmatico. Evidenzia Papa Francesco: «Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua» (EG, 6).
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La riflessione teologica contemporanea sta riscoprendo la piena umanità di Gesù come parte integrante del suo ruolo salvifico, ed evidenzia con interesse le sue capacità di humour, evidenti in certi passi dei Vangeli, e soprattutto mostra interesse per la sua possibile immagine di uomo felice. Gesù esulta e sorride, gioisce delle amicizie, sa stare con gioia a mensa con i giusti e con i peccatori ed è fonte di gioia e di consolazione per tutti quelli che incontra.

Desiderio di Gesù è che il nostro cuore si rallegri e che nessuno possa rapirci la sua gioia (Gv 16,22-23). Il vivere il suo progetto è finalizzato a suscitare e ad alimentare la gioia: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 10s).

Paolo evidenzia che la gioia, di cui Gesù ci rende partecipi, è frutto dello Spirito (Gal 5,22), che affiora nella vita dell’uomo come conseguenza del suo dimorare nell’amore trinitario.

Questa gioia, quindi, non è qualcosa di superfluo, ma nasce dalla consapevolezza di questo essere coinvolti nella comunione trinitaria e dal sentirsi continuamente sorretti da questo abbraccio di Dio che mette in piedi, salva e apre sempre nuovi orizzonti. Per cui il profeta può cantare: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda» (Is 9,2).
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  VIDEO


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  La preghiera...
  Un cristiano porta pace...
  Pregare sempre non vuol dire...
  La parabola dei talenti è un invito...
  I talenti della parabola...
  Dio si fida di noi...
Per sorridere
   ... e il padrone disse... (vignetta)
  Conservare non è ...
  Il cieco desidera dal Signore...
  Gesù non ci chiede di conservare...
Condividiamo la proposta della famiglia Dall'Oglio e alle 19 ci uniremo spiritualmente alla preghiera per P. Paolo e per tutte le altre persone private della libertà.
Chiediamo anche a chi ci legge di "condividere" e di fare altrettanto...
  Buon compleanno...
  La luce è venuta nel mondo...
  Se tu hai un peso sulla tua coscienza...
  Lasciamoci anche noi chiamare...
  Il sorriso dei nostri bambini...
  Tutti i cristiani...
  Costruire la pace è difficile...
  Quando il Signore ci invita...
  Beati quelli che sanno ascoltare...
  La pace non può regnare tra gli uomini...
20 novembre Giornata Mondiale dell'Infanzia e dell'Adolescenza - Quest'anno la Convenzione Onu per i diritti dell'infanzia compie 25 anni.
  Ogni bambino ha diritto...
  Dio prende con tanta serietà...
  La Parola del Signore...
  ... E mentre si parla di nuovi diritti...


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  Presentazione della Beata Vergine Maria (video)


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Fiducia, fedeltà e rischio - Per prepararsi alla domenica (XXXIII del T.O.) di Antonio Savone



Fiducia, fedeltà e rischio
Per prepararsi alla domenica
(XXXIII del T.O.)
di Antonio Savone

La vita, la sequela, il discepolato, l’esperienza della comunità cristiana, questo stesso ritrovarci in assemblea… un credito di fiducia aperto da Dio a nostro favore.

Al termine dell’anno liturgico e in una situazione storica come la nostra segnata da non poche preoccupazioni di fronte a gravi segni di disgregazione, a rileggerci è la splendida pagina della fiducia di Dio e ci annuncia che egli non è ancora stanco di questa umanità alla quale di nuovo, ancora, affida i suoi beni più cari.

Dio si fida e perciò si affida, all’uomo, a questo uomo che sono io, secondo la mia capacità. E la prova della fiducia risiede proprio nello starsene lontano:partì… Dio si fida, non ha paura e perciò si sente ben rappresentato da quest’uomo che sono io. L’uomo – ha detto qualcuno – il rischio di Dio. Fidandosi Dio rischia. Fiducia nei confronti di quest’uomo che sono io perché possa essere non solo amministratore di doni ricevuti in vista di una restituzione ma partecipe della stessa gioia di colui che dona: entra nella gioia del tuo Signore.

Vangelo che ci rilegge, dunque. Rilegge il nostro modo di stare al mondo a contatto con la nostra vita e con quella di quanti ci sono affidati. Rilegge il nostro atteggiamento di fronte a quanto con generosità e premura il Signore è andato dispensando di domenica in domenica. Non unico il modo di rapportarsi al dono come non unico è il modo di rapportarsi al reale.

Si può stare al mondo più preoccupati di evitare il male che di operare il bene, tranquilli e – perché no? – magari anche compiaciuti solo perché non abbiamo fatto questo, abbiamo evitato quello (“castità custodite nell’aridità. Celibati che rendono uomini complessati, matrimoni mortificati… affetti appiattiti dalla noia… rapporti condizionati dall’interesse”). Vita sì, ma nella recita.

Al mondo sì, ma ...

Eppure la parabola di Mt parla di un credito di fiducia accordato in anticipo. Fiducia di Dio riversata su tutti perché alle mani di ognuno è affidato qualcosa di buono. I beni di quel padrone assente per lungo tempo sono affidati ad altri.
...

Quel che più è strano è che quel padrone affida il proprio patrimonio a soggetti di cui non conosce neppure la managerialità. Un padrone interessato più che al frutto, alle potenzialità insite nei suoi servi ai quali si potrebbero applicare le parole dette da Gesù durante la Cena:non vi chiamo più servi, ma amici (Gv 15,15).

E invece talvolta ci sembra che il modo più riuscito per rispondere all’amore sia cristallizzare. Conservare non è il verbo dell’amore. L’amore non è realtà che si coniuga con l’intento di attendersi ricevute che attestino che non ci sono più pendenze tra noi.

Il dono restituito – ecco qui il tuo – indica la fine dell’amore, la cessazione di un rapporto. Restituire il dono equivale a riconoscere di essere stati al mondo, nella vita, in una relazione senza aver mai compreso quello che il padre di Lc 15 dice al figlio maggiore: “figlio, tutto ciò che è mio è tuo”.

Dio non gode della restituzione ma dell’inventiva e della creatività usate nel far circolare quanto mi è stato partecipato. Gioisce di una fede più preoccupata degli impulsi dello Spirito che non dei rischi umani da correre. Una fede non preoccupata del riconoscimento ma solo onorata per la fiducia di chi ha posto nelle sue mani un tesoro. L’antidoto a una vita al ribasso non è l’intraprendenza o l’operosità ma la fedeltà. Fedeli alla vita che solo per il fatto che mi è stata donata merita di essere vissuta fino in fondo. Fedeltà creativa che riconosce le opportunità e le porta a compimento, rischiando, forse sbagliando pure, e comunque vivendo. Luogo della fedeltà è il presente, il qui e ora, così come accade.

Ci sia dato, di fedeltà in fedeltà, di sentirci ripetere: entra nella gioia del tuo Signore.

  Fiducia, fedeltà e rischio


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 50/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 25,14-30

"Signore, so che sei un uomo duro", dice il terzo servo al suo Padrone. Sostiene di conoscere il suo Signore ma ne ha un'immagine distorta che non corrisponde a verità, diametralmente opposta a quella che abbiamo visto con i suoi due conservi. Come può essere "un uomo duro" uno che, non solo non vuole indietro i suoi averi, ma addirittura invita i suoi servitori a prendere parte a tutti i suoi beni, non li tratta più da schiavi (douloi) ma li fa padroni con lui ? 
La radice del peccato del "servo malvagio", così come quella di Adamo (Gen 3,10) e dei due figli della 'Parabola del Padre Misericordioso'(Lc 15, 11-32), sta nella cattiva opinione che hanno del Signore.
"E' sempre la natura del rapporto con Dio che determina il comportamento dell'uomo, l'assunzione della responsabilità oppure la fuga. In realtà, il servo non ha mai accettato il dono che il Signore gli ha fatto, mai riconosciuto la gratuità del suo padrone"(A. Mello). Egli nasconde il suo talento perché ha paura di perderlo e teme la punizione, il suo rapporto con il Signore non è quello di un figlio ma di un ragioniere. Pensa di restituire intatto il suo talento ma in realtà lo soffoca, affidandolo alla terra, lo consegna alla morte. Il talento era una unità di misura (d'oro o d'argento) che era pari a circa 30/35 kg, l'equivalente pressappoco di 6000/7000 giornate di lavoro di un operaio, una cifra veramente ragguardevole.
...


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UNA PREGHIERA PER IL 60° COMPLEANNO DI PADRE PAOLO DALL’OGLIO



Momento di preghiera, proposto dai familiari di Padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria il 29 luglio 2013, in occasione dei suoi 60 anni:

“Caro Paolo,
il 17 novembre, per i tuoi sessant’anni, il nostro regalo sarà una preghiera o un pensiero condiviso a distanza.
Lo proponiamo a chi ti vuole bene in ogni parte del mondo, alle 19 ora italiana.
Pregheremo per te e per tutte le altre persone private della libertà.
Noi pregheremo per i vescovi e gli altri preti di cui, come te, non si hanno più notizie da tempo.
Pregheremo per la pace e la giustizia in quella regione.
Noi pregheremo affinché un pò di luce o un soffio di vento possano dare sostegno e conforto a te e a tutte le persone che da troppo tempo stanno soffrendo.
Caro Paolo ti vogliamo bene e continuiamo con insistenza e speranza ad aspettarti”
La tua famiglia

  Audio messaggio

  Visita il sito http://www.paolodalloglio.net/


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... Mi domando se davvero la parabola dei talenti non sia un invito ad avere paura della paura. Se da una parte la paura è un meccanismo psicologico che ci aiuta nell’istinto a preservarci dai pericoli fisici, quando entra a livello spirituale allora si trasforma in fobia e distorce l’immagine corretta di Dio come Padre buono. E mi dispiace che purtroppo è nel nostro ambiente religioso che questa “paura di Dio” è stata molto coltivata nell’educare alla fede.
Meno male che nel racconto il rapporto tra quelli che hanno fiducia in se stessi e affrontano il padrone in modo positivo con quel che lui ha dato loro, e invece quelli che hanno paura e temono il padrone, è di due a uno. Prevale quindi la fiducia in Dio e il senso della sua paternità su un’idea distorta di un padrone che punisce e la conseguente paura di lui. 
Anche se la parabola è più dettagliata nel raccontare le paure del terzo servo, rimangono come segno di speranza gli altri due servi che fiduciosi vivono responsabilmente il bene ricevuto e alla fine sono premiati con il dono più grande che è far parte “della gioia del loro padrone (don Giovanni Berti commento al Vangelo di DOMENICA 16 novembre 2014)

 
UNA FEDE DA PAURA


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Mons. Montenegro: "il Signore non ci vuole Chiesa di salotto o Chiesa museo ma Chiesa di strada"


SPECIALE ASSEMBLEA ECCLESIALE - AGRIGENTO
Mons. Montenegro: "il Signore non ci vuole Chiesa di salotto o Chiesa museo ma Chiesa di strada"

L’Arcivescovo, mons. Francesco Montenegro, ha consegnato, sabato 8 novembre, il nuovo Piano Pastorale per il biennio 2014-16. 
Per questo ha dato appuntamento alla Chiesa agrigentina, nelle sue varie compagini, a Porto Empedocle, presso il Palamoncada, dove si è tenuta l’Assemblea pastorale diocesana.
È stato un un momento ecclesiale particolare in cui la Chiesa agrigentina si è posta in ascolto Spirito e di quanto esso, attraverso le indicazioni del pastore, ha voluto indicare perché, fedele al suo Signore, continui il suo servizio al Regno nella storia.
Erano circa duemila i rappresentati delle 193 parrocchie dell'arcidiocesi tra presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, membri dei Consigli pastorali parrocchiali, catechisti, rappresentati di gruppi e movimenti ecclesiali che hanno ricevuto dall’arcivescovo il Piano Pastorale insieme al mandato missionario per essere, come recita l’obiettivo a “lungo termine” del Piano Pastorale, “Chiesa per il Regno, superando una pastorale di autoconservazione e assumendo una pastorale decisamente missionaria, con una maggiore attenzione al territorio e al mondo per evangelizzarli e scoprirvi i segni della presenza di Dio”.

Vi offriamo uno spaccato dell'Assemblea con: 

   La lettera pastorale «CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA!»;
  Il Piano Pastorale
  l'intervento dell'Arcivescovo di presentazione della Lettera Pastorale e delle 4 Linee guida del Piano Pastorale diocesano,
  le slide di Presentazione del Piano Pastorale a cura di don Giuseppe Agrò, vicario per la pastorale diocesana,
  l'omelia che l'Arcivescovo ha pronunciato durante la celebrazione eucaristica
  Calendario Liturgico - Pastorale 2014-2015 con tutti gli appuntamenti diocesani
  Il primo Modulo del Progetto Fomativo Avvento/Natale 2014 Trasformare la Crisi in attesa. Le domande di senso dell'uomo nell'attuale contesto socio-culturale e i limiti e le sfide dell'azione pastorale di fronte a tale domanda


(fonte: L'Amico del Popolo - Settimanale cattolico agrigentino)

  video integrale



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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La riffa di Francesco 
per raccogliere fondi da donare ai poveri 
di Franca Giansoldati

Il Vaticano vuole finanziare i progetti destinati ai clochard con una lotteria che avrà come premi i regali fatti al Papa -- Da qualche giorno negli uffici vaticani aperti al pubblico è stata affissa una singolare locandina. «Lotteria di beneficenza per le opere di carità del Santo Padre». La riffa papale. Al di là del Tevere spiegano che l'inverno bussa alle porte e Francesco non poteva non pensare ai 'suoi' poveri, a quelle decine di persone, solitamente le stesse, che ogni sera, vagando raminghe, trovano momentaneo rifugio attorno a San Pietro, sotto il colonnato, sui gradini della chiesa della Traspontina, davanti alla sala stampa. 
L’iniziativa servirà a raccogliere fondi per finanziare progetti destinati ai clochard. Primo premio in palio una Fiat Panda 4x4, euro 5+, full optional. Naturalmente di colore bianco, perché l'auto, così come tutti gli altri premi, sono i doni che ha ricevuto il pontefice nel corso dell'anno e che lui ha deciso di sfruttare proprio per raccogliere denaro utile a iniziative di natura sociale. Secondo premio in palio, invece, è una bicicletta da corsa celeste; terzo premio un'altra bicicletta, stavolta però di colore arancio dotata di cestini; quarto premio ancora una bicicletta ma da passeggio e di colore grigio. Il quinto premio è un tandem, il sesto una videocamera digitale ad alta definizione di marca giapponese. Seguono orologi, cornici d'argento, penne pregiate, borse portadocumenti, dispositivi wireless per iPod e iPhone, una macchina da caffè della Illy. Persino un cappello bianco, modello Panama, della più nota azienda equadoregna Homero Ortega. 
Premi di consolazione 
A questi oggetti se ne aggiungono altrettanti. Premi di consolazione: ombrelli, profumi, sciarpe, libri, cinture. Il tutto messo in palio per rendere concreti gesti d'amore e di carità. Chiunque naturalmente può partecipare e aiutare Papa Bergoglio nella sua missione: «aiutiamo i poveri». Basta solo acquistare un biglietto al costo di 10 euro negli uffici del Governatorato, nei punti in cui sono in vendita monete e francobolli, o alle poste vaticane, alla farmacia, ai musei e persino all'ufficio Pellegrini e Turisti dove si ogni giorno si registrano code chilometriche di turisti stranieri. L'estrazione avverrà l'8 gennaio 2015, sotto lo sguardo di un notaio e del cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, uno dei più stretti collaboratori di Bergoglio, al quale il Papa si è rivolto per rendere possibile la lotteria papale. Dietro tutto questo, ancora una volta, c’è però l'elemosiniere padre Corrado Kraiewski, l'arcivescovo polacco incaricato dal pontefice di essere «la sua longa manus».
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  DAL KITSCH AL DONO D'AUTORE, ECCO I REGALI FATTI AL PAPA
 

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Note a margine del Sinodo sulla famiglia di Mons. Luigi Bettazzi



Della famiglie
di Mons. Luigi Bettazzi

Note a margine del Sinodo appena concluso. Per delinearne le finalità, per capire, per potersi confrontare sui problemi delle famiglie. E per poter parlare di amore.

Il Sinodo sulla famiglia, svoltosi in Vaticano dal 5 al 19 ottobre, ha destato molte reazioni. I più tradizionalisti – come vengono indicati quelli che vorrebbero che nulla si mutasse di quanto s’è stabilito un tempo, che costituirebbe la tradizione – contestano la stessa istituzione di un Sinodo in cui, accanto ai vescovi, siedono e parlano anche non vescovi, addirittura laici e coppie familiari. Altri son chiamati progressisti, perché indicano la tradizione come una trasmissione (“tradere” in latino vuol dire “trasmettere”) da una generazione all’altra, con la possibilità di nuove comprensioni dei dati rivelati, più dunque che mutazioni sarebbero migliori interpretazioni.

L’ultima parola

È da premettere comunque che il Sinodo di quest’anno è l’introduzione di un anno sinodale, in cui la Chiesa intera, dispersa nel mondo, analizzerà e commenterà quanto s’è detto in questa prima assemblea, per giungere nell’autunno prossimo al vero Sinodo, che concluderà il cammino della Chiesa intera. Quanto al fatto di una discussione ampia sui temi della fede, che coinvolga tutti i membri della Chiesa, questo esprime un principio che banalmente esprimo come il compito che nella Chiesa la gerarchia ha, quello dell’“ultima parola “, che è necessaria e indispensabile, ma che è l’“ultima” se prima ce ne sono state altre.

Nella storia della Chiesa si nota, infatti, che tutte le iniziative (dagli Ordini religiosi ai Movimenti) nascono normalmente all’interno del popolo di Dio, e verranno poi valutati e istituzionalizzati dalla gerarchia, ma dopo essersi formati e consolidati, per così dire, alla base. Ciò manifesta la libertà d’azione dello Spirito Santo, che lavora come vuole e di solito fa partire dalle persone e dalle realtà più piccole anche le iniziative più grandi e più fruttuose. Un dato significativo che mi sembra utile rilevare è che la stessa infallibilità papale, definita nel Concilio Vaticano I, lo è – come viene affermato nella stessa definizione – perché esprime l’infallibilità della Chiesa, cioè del popolo di Dio nel suo insieme. Tant’è vero che Pio XII definì l’Assunzione in cielo di Maria SS. dopo aver consultato tutta la Chiesa ed essersi reso conto che è creduta da tutti i cristiani, ma non poté precisare se essa avvenne prima o dopo la morte della Madonna perché su di questo vi erano solo opinioni, anche se con maggioranze, e dovette limitarsi a dire che Maria, “giunta al termine della sua vita”, era stata assunta in cielo.

In spirito di comunione

La seconda osservazione che vorrei fare è che alle volte, più che di vere mutazioni, si tratta appunto di nuove comprensioni.
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La famiglia

Così penso come può cambiare l’impatto con i problemi della famiglia se, dalla “tradizionale” valutazione del sesso fondamentalmente negativa, influenzata da un certo platonismo che esaltava lo spirito e deprimeva la materia, si passa a una valutazione positiva di integralità dei vari aspetti dell’umanità (che viene confermata dall’Incarnazione, che divinizza, con l’umanità, tutto il mondo creato, il quale deriva da Cristo ed è a Lui finalizzato, come dice S. Paolo in Col. 1,16), e ci fa vedere il sesso come costitutivo dell’essere umano, anche nella diversità dei generi (l’essere umano è immagine e somiglianza di Dio nel suo essere maschio e femmina, come dice Gen.1,27), come espressione e strumento dell’amore essenziale dell’essere umano. 

È così che il Concilio stesso ci dice che il primo fine del matrimonio è l’amore (GS 49), e che la generazione è una sua conseguenza specifica, sollecitandoci a riflettere se il fine primario alle volte non possa condizionare una finalità che è solo conseguente.
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V’è dunque una serie di riflessioni, tutte da discutere, che non solo giustificano lo stile di questo inizio di Sinodo, con le sue diverse anche contrapposte posizioni, ma richiamano la coscienza dei vescovi e di tutti i membri del Sinodo, e anche di ogni battezzato adulto, perché sentano la responsabilità di fronte al progresso della fede, di quella che gli antichi chiamavano “la fede con cui si crede” (fides qua creditur) per giungere con più chiarezza alla “fede che si crede” (fides quae creditur). È una conferma della prospettiva di Chiesa offerta dal Concilio e motivo di speranza per le famiglie e per tutti gli uomini di buona volontà.

  Della famiglie



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Monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente della Commissione Cei per la famiglia, spiega il coinvolgimento capillare delle diocesi italiane: «Si discute già; n ei prossimi mesi lo si farà ancora di più. Le indicazioni offerte serviranno a preparare l'Instrumentum laboris del Simodo 2015, che dovrebbe essere pronto ad aprile».

  Annachiara Valle:  Sinodo, il lavoro comincia ora

Nel 1972, cinque anni prima di diventare cardinale, mentre insegnava a Ratisbona, si espresse in un saggio teologico in modo aperturista. Ora in un volume della sua opera omnia in uscita in Germania, ha deciso di ritrattare quella proposta

  Andrea Tornielli:  Quando Ratzinger disse sì alla comunione ai divorziati risposati

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Papa Francesco alla FAO: Agli affamati non elemosina, ma dignità - Custodire la madre terra, affinché non risponda con la distruzione.



Papa Francesco ha esortato i leader politici di tutto il mondo a considerare il cibo, la nutrizione e l'ambiente come questioni pubbliche globali in un momento in cui le nazioni sono strettamente interconnesse l'una all'altra come mai prima.

"Quando la solidarietà manca in un paese, ne risente tutto il mondo," ha dichiarato.

Intervenendo davanti ai delegati delle 172 nazioni presenti alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (ICN2) Papa Francesco ha chiesto loro di impegnarsi per assicurare che le promesse di una sicurezza alimentare estesa a tutti vengano realmente messe in pratica, affermando che il diritto ad una alimentazione sana è una questione di dignità, non di elemosina. 

Sebbene vi sia abbastanza cibo per tutti, le tematiche relative all'alimentazione sono regolarmente soggette a manipolazioni informative, rivendicazioni sulla sicurezza nazionale, corruzione ed evocazioni strappalacrime della crisi economica, ha detto Francesco. "Questa è la prima sfida che dobbiamo superare," ha detto, sottolineando la necessità che i diritti della persona umana vengano inseriti in tutti i programmi di aiuto e di sviluppo. 

La lotta contro la fame e la malnutrizione è ostacolata dalla "supremazia del mercato e dalla preminenza del profitto, che ha ridotto il cibo a qualcosa che viene solo comprato e venduto, ed è soggetto a speculazione," ha aggiunto.

Il Pontefice ha anche evidenziato la necessità di preoccuparsi per l'ambiente e di proteggere il pianeta. "Gli esseri umani possono perdonare, ma la natura no," ha detto, aggiungendo: "Dobbiamo prenderci cura di Madre Natura, di modo che essa non risponda con la distruzione," segnalando le imminenti conferenze sul clima che si terranno in Perù (COP20) ed in Francia (COP21) come le opportunità giuste per farlo.

Il Pontefice ha rivolto di persona il suo intervento ai delegati da tutto il mondo presenti alla ICN2 in corso di svolgimento nella sede della FAO a Roma...

  Papa Francesco esorta alla solidarietà e ad un’azione concreta sulla nutrizione globale

Signor Presidente,
Signore e Signori,
con sentimento di rispetto e apprezzamento mi presento oggi qui, alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione. 
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L’interesse per la produzione, la disponibilità di cibo e l’accesso a esso, il cambiamento climatico, il commercio agricolo devono indubbiamente ispirare le regole e le misure tecniche, ma la prima preoccupazione deve essere la persona stessa, quanti mancano del cibo quotidiano e hanno smesso di pensare alla vita, ai rapporti familiari e sociali, e lottano solo per la sopravvivenza. Il Santo Papa Giovanni Paolo II, nell’inaugurazione, in questa sala, della Prima Conferenza sulla Nutrizione, nel 1992, mise in guardia la comunità internazionale contro il rischio del “paradosso dell’abbondanza”
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Purtroppo questo “paradosso” continua a essere attuale. Ci sono pochi temi sui quali si sfoderano tanti sofismi come su quello della fame; e pochi argomenti tanto suscettibili di essere manipolati dai dati, dalle statistiche, dalle esigenze di sicurezza nazionale, dalla corruzione o da un richiamo doloroso alla crisi economica. Questa è la prima sfida che bisogna superare.
La seconda sfida che si deve affrontare è la mancanza di solidarietà. Una parola che abbiamo inconsciamente il sospetto di dover togliere dal dizionario. Le nostre società sono caratterizzate da un crescente individualismo e dalla divisione; ciò finisce col privare i più deboli di una vita degna e con il provocare rivolte contro le istituzioni.Quando manca la solidarietà in un paese, ne risentono tutti. Di fatto, la solidarietà è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e di fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti, e spinge a cercare insieme il bene comune.
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Se si crede al principio dell’unità della famiglia umana, fondato sulla paternità di Dio Creatore, e alla fratellanza degli esseri umani, nessuna forma di pressione politica o economica che si serva della disponibilità di cibo può essere accettabile. Pressione politica ed economica. E qui penso alla nostra sorella e madre terra, al Pianeta. Se siamo liberi da pressioni politiche ed economiche per custodirlo, per evitare che si autodistrugga. Abbiamo davanti Perù e Francia, due conferenze che ci lanciano una sfida. Custodire il Pianeta. Ricordo una frase che ho sentito da un anziano, molti anni fa: “Dio perdona sempre, le offese, gli abusi; Dio sempre perdona. Gli uomini perdonano a volte. La terra non perdona mai! Custodire la sorella terra, la madre terra, affinché non risponda con la distruzione. Ma, soprattutto, nessun sistema di discriminazione, di fatto o di diritto, vincolato alla capacità di accesso al mercato degli alimenti, deve essere preso come modello delle azioni internazionali che si propongono di eliminare la fame.

Nel condividere queste riflessioni con voi, chiedo all’Onnipotente, al Dio ricco di misericordia, di benedire tutti coloro che, con responsabilità diverse, si mettono al servizio di quanti soffrono la fame e sanno assisterli con gesti concreti di vicinanza. Prego anche affinché la comunità internazionale sappia ascoltare l’appello di questa Conferenza e lo consideri un’espressione della comune coscienza dell’umanità: dare da mangiare agli affamati per salvare la vita nel pianeta. Grazie.

  il testo integrale del Discorso alla Plenaria della Conferenza

  video

Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di incontrarmi con voi, che svolgete la vostra opera al servizio della FAO, questa importante Organizzazione delle Nazioni Unite. 
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Vi ringrazio per il vostro servizio in questa realtà internazionale, che si pone l’obiettivo di ridurre la fame cronica e sviluppare in tutto il mondo i settori dell’alimentazione e dell’agricoltura. So che avete uno spirito di solidarietà e di comprensione verso tutti e che sapete andare oltre le carte, per scorgere al di là di ogni pratica i volti spenti e le situazioni drammatiche di persone provate dalla fame e dalla sete. 
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Il vostro lavoro nascosto guarda alle persone - uomini, donne, bambini, nonni, nonne – persone affamate. E, come ho detto recentemente, queste persone non ci chiedono altro che dignità. Ci chiedono dignità, non elemosina! Questo è il vostro lavoro: aiutare perché arrivi loro la dignità.Vi assicuro la mia preghiera e chiedo a ciascuno di voi di pregare per me e per il mio servizio. Grazie!

  il testo integrale del Saluto al Personale della FAO

  video


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... Occorre un modo nuovo di vedere le cose! Vi faccio un esempio. Oggi si dice che tante cose non si possono fare perché manca il denaro. Eppure il denaro c'è sempre per fare alcune cose e manca per farne altre. Ad esempio il denaro per acquistare armi si trova, per fare le guerre, per operazioni finanziarie senza scrupoli, si trova. Di questo solitamente si tace; si sottolineano molto i soldi che mancano per creare lavoro, per investire in conoscenza, nei talenti, per progettare un nuovo welfare, per salvaguardare l'ambiente. Il vero problema non sono i soldi, ma le persone: non possiamo chiedere ai soldi quello che solo le persone possono fare o creare.
I soldi da soli non creano sviluppo, per creare sviluppo occorrono persone che hanno il coraggio di prendere l'iniziativa...

  Papa Francesco, videomessaggio al Festival della Dottrina sociale della Chiesa a Verona


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NOI siamo con Don Ciotti !!!
“Totò Riina ha decretato la mia morte, questo è emerso. C’è una seconda parte, che ancora non è emersa, in cui ha dato ordine a qualcuno di provvedere”. Così ha dichiarato Don Luigi Ciotti, il fondatore dell’associazione Libera, intervenendo in diretta su Tv2000 a “Revolution” in una puntata dedicata alla giustizia e alla lotta contro le mafie e la corruzione. Il riferimento di Don Ciotti è a una parte non ancora pubblica delle intercettazioni effettuate nel carcere milanese di Opera dove il boss è recluso.
“Ringrazio le istituzioni, quella parte che si mette in gioco. Però si può uccidere benissimo Luigi Ciotti – ha puntualizzato il sacerdote - ma Libera sono migliaia di persone ed è un “noi” che si è costruito, io sono una piccola cosa”.

 
Non solo minacce. Totò Riina ha dato ordine a un sicario di uccidere Don Luigi Ciotti (video)


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 FRANCESCO
 

 

    Angelus/Regina Cæli - Angelus 16 novembre 2014

    Udienza Generale- del 19 novembre 2014: La Chiesa - 14. Universale vocazione alla Santità

   Discorso - All'Associazione Medici Cattolici Italiani (15 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, promosso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (17 novembre 2014)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Zambia, in Visita "ad Limina Apostolorum" (17 novembre 2014)

   Discorso - Visita alla Sede della FAO in Roma in occasione della II Conferenza Internazionale sulla nutrizione (20 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al VII Congresso mondiale della Pastorale dei Migranti (21 novembre 2014)

   Messaggio - In occasione della XIX Seduta pubblica delle Accademie Pontificie (20 novembre 2014)

   Videomessaggio - Al Festival della Dottrina sociale della Chiesa a Verona (20 novembre 2014)



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18/11/2014:

  Quanto rumore nel mondo...

20/11/2014:

  Cerchiamo di vivere in maniera...



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Angelus del 16 novembre - Testo e video


 16 novembre 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Il Vangelo di questa domenica è la parabola dei talenti, tratta da san Matteo (25,14-30). Racconta di un uomo che, prima di partire per un viaggio, convoca i servitori e affida loro il suo patrimonio in talenti, monete antiche di grandissimo valore. Quel padrone affida al primo servitore cinque talenti, al secondo due, al terzo uno. Durante l’assenza del padrone, i tre servitori devono far fruttare questo patrimonio. Il primo e il secondo servitore raddoppiano ciascuno il capitale di partenza; il terzo, invece, per paura di perdere tutto, seppellisce il talento ricevuto in una buca. Al ritorno del padrone, i primi due ricevono la lode e la ricompensa, mentre il terzo, che restituisce soltanto la moneta ricevuta, viene rimproverato e punito.

E’ chiaro il significato di questo. L’uomo della parabola rappresenta Gesù, i servitori siamo noi e i talenti sono il patrimonio che il Signore affida a noi. Qual è il patrimonio? La sua Parola, l’Eucaristia, la fede nel Padre celeste, il suo perdono… insomma, tante cose, i suoi beni più preziosi. Questo è il patrimonio che Lui ci affida. Non solo da custodire, ma da far crescere! ...
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La Vergine Maria incarna questo atteggiamento nel modo più bello e più pieno. Ella ha ricevuto e accolto il dono più sublime, Gesù in persona, e a sua volta lo ha offerto all’umanità con cuore generoso. A Lei chiediamo di aiutarci ad essere “servi buoni e fedeli”, per partecipare “alla gioia del nostro Signore”.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

in questi giorni a Roma ci sono state tensioni piuttosto forti tra residenti e immigrati...

  video

Oggi ricorre la “Giornata mondiale delle vittime della strada”. Ricordiamo nella preghiera quanti hanno perso la vita, auspicando l’impegno costante nella prevenzione degli incidenti stradali, come pure un comportamento prudente e rispettoso delle norme da parte degli automobilisti.
...

E non dimenticare oggi, a casa, di prendere il Vangelo di Matteo, capitolo 25, versetto 14, e leggerlo, e farsi le domande che vengono.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale

  video



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 19 novembre 2014 - foto, testo e video



 19 novembre 2014 

Questa mattina il Papa è arrivato in piazza san Pietro, per il consueto appuntamento del mercoledì a cui stanno assistendo circa 13mila fedeli, qualche minuto prima delle 9.45. In una Roma baciata dal sole, Francesco come di consueto ha abbracciato e accarezzato anziani, disabili e i numerosi bambini che i solerti uomini della sicurezza vaticana gli porgevano lungo il percorso della jeep bianca scoperta. Uno dei primi gesti di confidenza con la folla, a cui siamo ormai abituati, è stato lo “scambio dello zucchetto”. Molti gli striscioni colorati che adornavano la piazza.

La Chiesa - 14. Universale vocazione alla Santità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva. Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità (cfr Cost. Lumen gentium, 39-42). Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi? E come possiamo realizzarla?

... Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità.

  video della catechesi

Saluti:

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APPELLI

Seguo con preoccupazione l’allarmante aumento della tensione a Gerusalemme e in altre zone della Terra Santa...

  video

Venerdì 21 novembre, memoria liturgica della Presentazione di Maria Santissima al Tempio, celebreremo la Giornata pro Orantibus, dedicata alle comunità religiose di clausura...

  video

* * *

... 
Porgo uno speciale pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Nel mese di Novembre la liturgia ci invita alla preghiera per i defunti. Non dimentichiamo i nostri cari, i benefattori e tutti coloro che ci hanno preceduto nella fede: la Celebrazione eucaristica è il miglior aiuto spirituale che noi possiamo offrire alle loro anime. Ricordiamo anche le vittime della recente alluvione in Liguria e nel Nord Italia: preghiamo per loro e per i familiari e siamo solidali con quanti hanno subito dei danni.

 
il testo integrale

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
chiediamo a Gesù di camminare nella verità e nell’amore”

Una piccola giornata romana della gioventù. O, meglio ancora, una giornata dei bambini, con tanto di vivace lezione di catechismo a tu per tu con il proprio vescovo. È stata questa l’esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi della parrocchia di Santa Maria Madre della Provvidenza, al quartiere Gianicolense, che venerdì mattina, 14 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta, hanno partecipato alla messa celebrata dal Papa nella cappella della Casa Santa Marta. E per «trasmettere la fede» ai ragazzi di oggi, ha affermato Francesco, servono persone che diano l’esempio «e non le parole».

La loro presenza alla messa non è passata inosservata. «Se guardo da quella parte mi sembra la giornata della gioventù!» ha commentato il Pontefice iniziando la sua omelia e confidando che per lui era come celebrare quella che nelle parrocchie è la «messa dei ragazzi». Ed «è bello guardare i ragazzi» ha rimarcato, perché vuol dire «guardare a un futuro, guardare a una promessa, guardare al mondo che verrà».

Ma — ed è la prima domanda del rivolta da Francesco agli adulti, agli educatori — «cosa lasciamo ai ragazzi? Quale esempio diamo?». Soprattutto, ha insistito riferendosi alla seconda Lettera di san Giovanni (1, 3-9) appena proclamata
...

A questo punto Francesco, guardando verso i banchi dove avevano posto i ragazzi della parrocchia romana, si è rivolto direttamente a loro, intessendo un dialogo fatto di botta e risposta: «E voi perché siete venuti a messa? Lo sai? Chi osa dirlo? Perché siete venuti a messa? Avete paura di parlare? Perché? Ma hanno paura!». E dopo aver salutato il parroco, ha nuovamente invitato i ragazzi a rispondere ad alta voce alla domanda sul motivo della loro presenza alla messa. «Per vederti!» ha detto un ragazzo interpretando il pensiero dei suoi amici. «Per vedere me! Grazie, grazie tante!» ha subito replicato il Papa, aggiungendo: «Mi piace! Anche a me piace vedere a voi! E questo che tu hai detto è importante: per vedere una persona, che è il vescovo della città, che è il Papa, che vediamo in tv, ma che vogliamo vedere da vicino». Ecco, ha specificato, ciò che significa davvero la risposta «per vederti» data dal ragazzo.
...

E riprendendo il filo del discorsco con il bambino che, all’inizio del dialogo, gli aveva confidato di essere venuto a Santa Marta per vedere il Papa, ha proseguito: «Siete venuti per vedermi, chi lo aveva detto di voi? Tu! È vero, ma siete venuti anche per vedere Gesù, d’accordo? O lasciamo da parte Gesù?». E ha aggiunto: «Adesso viene Gesù sull’altare e lo vedremo tutti: è Gesù!». Allora «in questo momento dobbiamo chiedere a Gesù che ci insegni a camminare nella verità e nell’amore: lo diciamo insieme? Camminare nella verità e nell’amore». Il Pontefice ha voluto che fossero «soltanto i ragazzi» a ripetere queste parole più volte e a voce sempre più alta. Poi, scherzando, ha chiesto loro perché esitassero a parlare: magari forse — ha detto — perché, vista l’ora, non si erano «ancora svegliati». Infine, sempre insieme ai ragazzi, Francesco ha chiesto «a Gesù che ci dia questa grazia di camminare nella verità e nell'amore».

  Omelia a Santa Marta

  video
 

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«Il Signore fa girare la testa dei discepoli alle periferie dolenti» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“non allontaniamo Gesù dalle periferie”

Il cristiano è chiamato a riconoscere il Signore negli emarginati — e ce ne sono tanti anche intorno al Vaticano — senza l’aria di chi si sente «privilegiato» perché inserito in un «gruppetto degli eletti» e in quel «microclima ecclesiastico» che in realtà allontana dalla Chiesa il popolo di Dio e le varie periferie. Lo ha detto il Papa nella messa celebrata lunedì mattina, lunedì 17 novembre, nella Cappella della Casa Santa Marta.

«Questo passo del Vangelo — ha fatto notare Francesco riferendosi alla pagina di Luca (18, 35-43) proposta dalla liturgia — incomincia con un non vedere, un cieco, e finisce con un vedere: “Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio”». Ci sono, ha spiegato, «tre classi di persone in questo brano: il cieco; quelli che erano con Gesù; e il popolo».

Il cieco, a causa della «malattia che gli aveva tolto la vista, non vedeva, mendicava» ha precisato il Pontefice. E «forse, tante volte, era amareggiato» e si domandava: «Perché è successo a me?». Insomma, era un uomo che «non trovava via d’uscita, un emarginato». Il «cieco seduto lungo la strada» è dunque «come tanti emarginati qui in piazza Pio XII, in via Ottaviano, in piazza»; e oggi ce ne sono «tanti, tanti, seduti lungo la strada» ha ricordato il Papa.

Quell’uomo non vedeva ma «non era sciocco: sapeva tutto quello che accadeva in città»
...

Qual è la ragione del suo atteggiamento? Il Papa l’ha spiegata così: «Quest’uomo aveva voglia di salvezza, aveva voglia di essere curato». Tanto che, si legge nel Vangelo, «Gesù dice che aveva fede». Infatti il cieco «ha scommesso e ha vinto» — ha spiegato Francesco — anche se «è difficile scommettere quando una persona è tanto “abbassata”, tanto emarginata». Comunque lui «ha scommesso» e ha bussato «alla porta del cuore di Gesù».

La «seconda classe di persone» che incontriamo nel passo evangelico di Luca è composta invece da «quelli che camminavano col Signore: camminavano avanti, facendo strada». Sono «i discepoli, anche gli apostoli, quelli che lo seguivano e andavano col Signore». Erano anche «i convertiti, quelli che avevano accettato il regno di Dio» ed «erano contenti di questa salvezza».

Proprio loro però «rimproveravano il cieco perché tacesse», dicendogli: «Stai tranquillo, stai educato! È il Signore. Per favore, non fare chiasso!». E così facendo «allontanavano il Signore da una periferia». Infatti, ha affermato Francesco, «questa periferia non poteva arrivare al Signore, perché questo circolo — ma con tanta buona volontà — chiudeva la porta».

Purtroppo, ha riconosciuto il Pontefice, «questo succede con frequenza fra noi credenti: quando abbiamo trovato il Signore, senza che noi ce ne accorgiamo, si crea questo microclima ecclesiastico». Ed è un atteggiamento che hanno «non solo i preti, i vescovi», ma «anche i fedeli». Un modo di comportarsi che porta a dire: «Ma noi siamo quelli che stanno col Signore». E «da tanto guardare al Signore» finisce che «non guardiamo le necessità del Signore; non guardiamo al Signore che ha fame, che ha sete, che è in prigione, che è in ospedale». In pratica non guardiamo il «Signore nell’emarginato» e questo «è un clima che fa tanto male».
...

Davanti a «questa tentazione dei gruppetti degli eletti», ricorrente in ogni tempo, l’atteggiamento di «Gesù, nella Chiesa, nella storia della Chiesa», è quello descritto da Luca: «si fermò». È «una grazia — ha sottolineato il Papa — quando Gesù si ferma e dice: guardate là, portatelo da me», così come ha fatto con il cieco di Gerico. In questo modo il Signore «fa girare la testa dei discepoli alle periferie dolenti». Come a dire: «Non guardate solo me. Sì, dovete guardarmi, ma non solo me! Guardate anche me negli altri, nei bisognosi».
...

Il «terzo gruppo» che Luca presenta è «il popolo semplice che ha bisogno di segni di salvezza». Si legge nel passo del Vangelo: «Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio». Dunque è «un popolo capace di fare festa, di lodare Dio, di perdere il tempo col Signore». E, ha fatto notare il Papa, «quante volte troviamo gente semplice, tante vecchiette che camminano e vanno, e tanto sacrificio per andare a pregare a un santuario della Madonna». Sono persone che «non chiedono privilegi, chiedono grazia soltanto». Sono «il popolo fedele che sa seguire il Signore senza chiedere alcun privilegio».

Ecco allora, ha riepilogato Francesco, le tre classi di persone che ci interpellano direttamente: «L’emarginato; i privilegiati, quelli che sono stati eletti e che in questo momento erano in tentazione; e il popolo fedele che segue il Signore per lodarlo perché è buono e anche per chiedergli salute, chiedergli tante grazie». Questa riflessione, ha suggerito il Papa, ci deve portare a pensare «alla Chiesa, alla nostra Chiesa, che è seduta lungo la strada di questa Gerico». Perché «nella Bibbia, Gerico, secondo i padri, è il simbolo di peccato». Dunque, ha esortato, «pensiamo alla Chiesa che guarda passare Gesù, a questa Chiesa emarginata», a «questi non credenti, questi che hanno peccato tanto e non hanno voglia di alzarsi, perché non hanno forza di ricominciare». E anche, ha aggiunto il Pontefice, alla «Chiesa dei bambini, degli ammalati, dei carcerati, la Chiesa della gente semplice», chiedendo «al Signore la grazia che tutti noi, che abbiamo la grazia di essere stati chiamati, mai, mai, mai ci allontaniamo da questa Chiesa. Mai entriamo in questo microclima dei discepoli ecclesiastici privilegiati che si allontanano dalla Chiesa di Dio che soffre, che chiede salvezza, che chiede fede, che chiede la parola di Dio». Infine, ha concluso il Papa, «chiediamo la grazia di essere popolo fedele di Dio, senza chiedere al Signore alcun privilegio che ci allontani dal popolo di Dio».

 
Messa a Santa Marta

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«Cristiani di cuore? Tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche? Pochi» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
18 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“La Parola di Dio è capace di cambiare tutto”

«La Parola di Dio è capace di cambiare tutto» ma noi «non sempre abbiamo il coraggio di credere» in essa. Nell’omelia pronunciata durante la messa a Santa Marta martedì 18 novembre, Papa Francesco ha affrontato il tema della conversione e, commentando la liturgia del giorno, è entrato nel merito di tre categorie, cioè di «tre chiamate alla conversione». Perché, ha spiegato, «Convertirsi non è un atto della volontà»; non si pensa: «Io adesso mi converto, mi conviene...», oppure: «devo farlo...». No, la conversione «è una grazia», è «una visita di Dio: è il Figlio dell’Uomo che è venuto a cercare e a salvare», è Gesù «che bussa alla nostra porta, al cuore, e dice: “Ma, vieni”».

Quali sono dunque queste tre chiamate? La prima si incontra nel libro dell’Apocalisse (3, 1-6, 14-22), dove il Signore chiede la conversione ai cristiani perché sono divenuti «tiepidi». 
... Il Signore non risparmia parole «a questi cristiani comodi», «le dice tutte, e in faccia». Tanto che nella Scrittura si legge ancora: «perché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca». Un’espressione, ha fatto notare il Papa, «molto forte». Allo stesso tempo il Signore, per aiutare la conversione del cristiano, «si permette un consiglio», gli consiglia di vestirsi, perché «i cristiani comodi sono nudi». Poi, dopo la parola dura, il Signore «si avvicina un po’ e parla con tenerezza: “Sii dunque zelante, convertiti»: è questa, ha detto il Pontefice, «la chiamata alla conversione: “Io sto alla porta e busso”». Così il Signore si rivolge al «partito dei comodi, dei tiepidi» e invita a «convertirsi dal tepore spirituale, da questo stato di mediocrità».

Poi, c’è una seconda chiamata: ed è quella per quanti «vivono delle apparenze». È sempre l’Apocalisse a nominarli: «Ti si crede vivo, ma sei morto». A chi pensa di essere vivo solo grazie all’apparire...
Ognuno di noi è allora chiamato a chiedersi: «Io sono di questi cristiani delle apparenze? Sono vivo dentro, ho una vita spirituale? Sento lo Spirito Santo», lo ascolto? Al governo occorre fare attenzione alla tentazione di ripetersi: «se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa... sono “in grazia di Dio”, sono tranquillo». Attenzione, perché «i cristiani di apparenza... sono morti». Occorre invece «cercare qualcosa di vivo dentro e, con la memoria e la vigilanza, rinvigorire questo perché vada avanti». Occorre «convertirsi: dalle apparenze alla realtà. Dal tepore al fervore».

C’è infine la terza chiamata alla conversione, quella di Zaccheo. Chi era? «Era capo dei pubblicani e ricco»; un «corrotto» che «lavorava per gli stranieri, per i romani, tradiva la sua patria. Cercava i soldi nella dogana» e ne dava «una parte al nemico della patria». Era, cioè, «uno come tanti dirigenti che noi conosciamo: corrotti»; persone che, «invece di servire il popolo», lo sfruttano «per servire se stessi». Zaccheo, ha commentato Francesco, «non era tiepido; non era morto. Era in stato di putrefazione. Corrotto, proprio». Eppure davanti a Cristo «sentì qualcosa dentro: ma, questo guaritore, questo profeta che dicono che parli tanto bene, io vorrei vederlo, per curiosità». Qui si vede l’azione dello Spirito: «lo Spirito Santo è furbo e ha seminato il seme della curiosità»; e quell’uomo per vedere Gesù ha fatto anche «un po’ il ridicolo»: un dirigente, un «capo dei dirigenti» è addirittura salito «su un albero per guardare una processione». Che ridicolo «comportarsi così». Eppure lui ha fatto proprio questo, «non ha avuto vergogna. “Io voglio vederlo”».

Dentro di lui — ha spiegato il Papa — che era un tipo sicuro di sè, «lavorava lo Spirito Santo. E poi è successo quello che è successo: la Parola di Dio è entrata in quel cuore e con la Parola, la gioia». Anzi, gli uomini che vivevano nella «comodità» e quelli «dell’apparenza avevano dimenticato cosa fosse la gioia»; mentre «questo corrotto la riceve subito».

Il Vangelo di Luca racconta che egli «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia»: accolse cioè «la Parola di Dio, che era Gesù». E in lui avvenne «subito» ciò che capitò a Matteo (facevano «lo stesso mestiere»): «il cuore cambia, si converte, e dice la sua parola autentica: “Ecco, Signore, io dò la metà di ciò che possiedo ai poveri, e se ho rubato a qualcuno” — tanto — “restituisco quattro volte tanto”». Un passaggio illuminante secondo Francesco: «questa è una regola d’oro. Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura», e ha spiegato: «Cristiani di cuore? Tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche? Pochi». Eppure, davanti alla «parola autentica» la conversione «è arrivata subito». A confronto c’è «l’altra parola» quella di quanti non volevano convertirsi: «Vedendo ciò, mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore”. Si è sporcato, ha perso la purezza. Deve purificarsi perché è entrato in casa di un peccatore».

In conclusione, tre chiamate alla conversione fatte «dallo stesso Gesù»: «ai tiepidi, a quelli della comodità», poi «a quelli dell’apparenza, a quelli che si credono ricchi ma sono poveri» anzi, «non hanno niente, sono morti» e infine a chi è «oltre la morte: nella corruzione». Di fronte a costoro «la Parola di Dio è capace di cambiare tutto. Ma la verità — ha detto il Pontefice — è che non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio», di ricevere quella Parola che ci guarisce dentro» e per la quale «il Signore bussa alla porta del nostro cuore».

Questa, ha concluso il Papa, «è la conversione». Conversione alla quale «la Chiesa vuole che in queste ultime settimane dell’anno liturgico pensiamo molto seriamente» affinché «possiamo andare avanti nel cammino della nostra vita cristiana». Perciò dobbiamo «ricordare la Parola di Dio», «fare appello alla memoria», «custodirla», «obbedirle» e «vigilare», per incominciare «una vita nuova, convertita».

  Messa a Santa Marta - Ma io sono vivo dentro?

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«Gesù continua a bussare alle porte del nostro cuore e se non si apre piange, anche oggi» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Gesù piange per le chiusure dei nostri cuori

Anche oggi Gesù piange «tante volte» per la sua Chiesa, così come ha fatto di fronte alle porte chiuse di Gerusalemme. Celebrando la messa a Santa Marta giovedì mattina, 20 novembre, Papa Francesco ha richiamato il brano evangelico della liturgia — tratto dal capitolo 19 di Luca (41-44) — per ricordare che i cristiani continuano a chiudere le porte al Signore per paura delle sue «sorprese» che sovvertono certezze e sicurezze consolidate. In realtà, ha spiegato, «abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca».

La riflessione del Pontefice è partita proprio dall’immagine di Gesù in lacrime alle porte di Gerusalemme. Egli «ha pianto davanti alla città: piangeva davanti alla sua chiusura. Era proprio la chiusura della città nel riceverlo il motivo del pianto di Gesù», così come — ha evidenziato Francesco — è la chiusura del libro «sigillato con sette sigilli» a far piangere l’apostolo Giovanni nel racconto dell’Apocalisse (5,1-10) proposto dalla prima lettura.

«La chiusura — ha rimarcato il Papa — fa piangere Gesù; la chiusura del cuore della sua eletta, della città eletta, del popolo eletto», che «non aveva tempo per aprirgli la porta» perché «era troppo indaffarata, troppo soddisfatta di se stessa». E ancora oggi «Gesù continua a bussare alle porte, come ha bussato alla porta del cuore di Gerusalemme: alle porte dei suoi fratelli, delle sue sorelle; alle porte nostre,alle porte del nostro cuore, alle porte della sua Chiesa».
... 

Perché «quando il Signore visita il suo popolo ci porta la gioia, ci porta la conversione. E tutti noi abbiamo paura»: non «dell’allegria», ha puntualizzato il Pontefice, ma piuttosto «della gioia che porta il Signore, perché non possiamo controllarla».
...

«Oggi noi cristiani, che conosciamo la fede, il catechismo, che andiamo a messa tutte le domeniche, noi cristiani, noi pastori siamo contenti di noi?».

Il rischio è quello di sentirsi già appagati perché «abbiamo tutto sistemato e non abbiamo bisogno di nuove visite del Signore». Ma Gesù, ha precisato il Papa, «continua a bussare alla porta, di ognuno di noi e della sua Chiesa, dei pastori della Chiesa». E se «la porta del cuore nostro, della Chiesa, dei pastori non si apre, il Signore piange, anche oggi», così come ha fatto davanti a Gerusalemme, «sola, un tempo ricca di popolo, vedova». Gesù guarda la città e «piange perché non apre la porta, perché ha paura delle sue sorprese, perché è troppo soddisfatta di se stessa». Da qui l’invito conclusivo di Francesco: «Pensiamo a noi: come stiamo in questo momento davanti a Dio?».

  Messa a Santa Marta - Paura delle sorprese

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«Ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

21 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“Il tariffario nelle chiese è uno scandalo”

Parroci e laici che hanno responsabilità pastorali devono «mantenere pulito il tempio» e «accogliere ogni persona come fosse Maria», badando a non «dare scandalo al popolo di Dio» ed evitando di trasformare la chiesa in un giro di soldi, «perchè la salvezza è gratuita». È questa la raccomandazione fatta dal Papa venerdì mattina, 21 novembre, festa della presentazione della beata Vergine Maria al tempio, durante la messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta.

«Il gesto di Gesù nel tempio» — che come scrive Luca nel suo Vangelo (19, 45-48) «si mise a scacciare quelli che vendevano» — secondo Francesco «è proprio una cerimonia di purificazione del tempio». Il popolo di Israele «conosceva queste cerimonie: tante volte ha dovuto purificare il tempio quando era stato profanato». 
...

Pensiamo, ha proseguito il Pontefice, a «quanta gente guardava Gesù che faceva la pulizia con la frusta». Scrive Luca: «Tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo». Proprio alla luce del gesto di Gesù, «penso allo scandalo — ha affermato Francesco — che possiamo dare alla gente con il nostro atteggiamento, con le nostre abitudini non sacerdotali nel tempio: lo scandalo del commercio, lo scandalo delle mondanità». Infatti «quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi: battesimo, tanto; benedizione, tanto; intenzioni di messa, tanto...». E «il popolo si scandalizza».

Il Papa ha raccontato anche una vicenda che lo ha toccato da vicino: «Una volta, appena sacerdote, ero con un gruppo di universitari e una coppia di fidanzati che voleva sposarsi. Erano andati in una parrocchia, volevano farlo con la messa. ...
Questo, ha rimarcato il Papa, «è peccato di scandalo». E «noi sappiamo quello che dice Gesù a quelli che sono causa di scandalo: meglio essere buttati nel mare».

È un fatto: «quando quelli che sono nel tempio — siano sacerdoti, laici, segretari che hanno da gestire nel tempio la pastorale del tempio — divengono affaristi, il popolo si scandalizza». E «noi siamo responsabili di questo, anche i laici: tutti». Perché, ha spiegato Francesco, «se io vedo che nella mia parrocchia si fa questo, devo avere il coraggio di dirlo in faccia al parroco», altrimenti «la gente soffre quello scandalo». Ed «è curioso», ha aggiunto il Papa, che «il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti, quando hanno una debolezza, scivolano su un peccato». Ma «ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente. Non ce la fa a perdonare» lo scandalo della «casa di Dio» che diventa una «casa di affari». Proprio come è accaduto per «quel matrimonio: si affittava la chiesa» per «un turno, due turni di affitto...».

Nel passo del Vangelo, Luca non dice che «Gesù è arrabbiato». Piuttosto Gesù «è lo zelo per la casa di Dio, qui: è più della rabbia». Ma, si è chiesto il Pontefice, «perché Gesù fa così? Lui l’aveva detto e lo ripete in un’altra maniera qui: non si possono servire due signori. O rendi il culto a Dio vivente, o rendi il culto ai soldi, al denaro». E «qui la casa del Dio vivente è una casa di affari: c’era proprio il culto al denaro». Dice invece Gesù: «Sta scritto: la mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Così «distingue chiaramente le due cose».

Dunque «non si possono servire due signori: Dio è assoluto». Ma c’è anche un’altra questione: «perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro?». Perché — ha risposto Francesco — «la redenzione è gratuita: la gratuità di Dio». Gesù, infatti, «viene a portarci la gratuità totale dell’amore di Dio». Perciò «quando la Chiesa o le chiese diventano affariste, si dice che non è tanto gratuita la salvezza». Ed è proprio «per questo che Gesù prende la frusta in mano per fare questo rito di purificazione nel tempio».

La festa liturgica della presentazione di Maria al tempio ha suggerito al Pontefice una preghiera. Ricordando che la Vergine entra nel tempio da «donna semplice», Francesco ha auspicato che questo «insegni a tutti noi — a tutti i parroci, a tutti quelli che abbiamo responsabilità pastorali — a mantenere pulito il tempio» e «a ricevere con amore quelli che vengono, come se ognuno di loro fosse la Madonna».

  Messa a Santa Marta - chi scandalizza il popolo

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... Quando papa Francesco si esprime su questi temi, non lo fa mai andando "contro" qualcuno, indicando dei nemici, condannando persone. Nei suoi discorsi c'è una dimensione di rispetto che non è irrilevante e che tanti cattolici zelanti non possiedono e sembrano vivere su un campo di battaglia permanente. Ricordiamo che i temi della vita e dell'affetività che toccano profondamente i sentimenti, la libertà, i dolori, la coscienza delle persone. E non sono riconducibili a uno scontro ideologico. Al di là dei dibattiti pubblici, chi sull'affettività o la bioetica ha certi convincimenti, nella vita quotidiana non lo fa per un rifiuto dei valori, per amoralità o per opposizione di principio alla chiesa cattolica. Lo fa per una convinzione profonda che ha delle motivazioni e una storia. E quindi va rispettata, anche quando non la si condivide.
Il rispetto delle convinzioni diverse è un punto-chiave ed è anche lo sforzo di comprendere gli aspetti positivi della posizione altrui. Chi crede che il papa crei confusione, molto spesso non coglie la dimensione del rispetto per l'altro. Rispetto e valori non sono antitetici, ma vanno di pari passo, stanno assieme. Soprattutto quando non si hanno le stesse convinzioni. Perché i valori non sono fini a se stessi, i valori sono sempre legati alle persone. Sono le persone a essere non negoziabili, più che i valori...
 
 
Il papa, i valori e il rispetto di Christian Albini


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Sicuramente il papa è un bersaglio per la sua notorietà internazionale e la sua persona viene protetta, ancorché in modo discreto, dagli uomini della scorta vaticana. Ogni voce viene presa in considerazione dai servizi di intelligence.Ma la tranquillità e la serenità della Santa Sede e degli uomini della Gendarmeria vaticana non è mai stata scalfita voci periodiche.

  Alberto Bobbio:  PAPA FRANCESCO, LA SANTA SEDE NON TEME ATTENTATI





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