"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°43 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dall'1 al 7 novembre 2014 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 14 novembre 2014 |
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Grazie padre Paolo
Intercedere,
ovvero «mettersi in mezzo», è ciò che padre Paolo Dall’Oglio ha fatto
nella sua vita. A lui va il nostro grazie, anche per la fedeltà con cui
ha accompagnato il cammino di Popoli, che ora volge al termine.
«Caro
signor Femminis, sono molto emozionato all’idea d’avere una rubrica.
Infatti ero molto geloso di chi ha un sacco di tribune per prendersela
con l’Islam». «Caro Stefano, qui sono ormai le quattro del mattino e la
giornata di digiuno è iniziata. Ecco il pezzo: sono più di 3mila
battute, dove tagliamo?».
Sono
stralci della prima e dell’ultima mail che chi scrive ha ricevuto da
padre Paolo Dall’Oglio, rispettivamente nel giugno 2006 e l’11 luglio
2013, un paio di settimane prima del suo rapimento in Siria. Piccoli
indizi di una confidenza che nel tempo si è fatta amicizia e di una
fedeltà all’impegno della rubrica che, dal gennaio 2007, il gesuita fondatore della comunità monastica di Mar Musa ha firmato tutti i mesi su Popoli.
Non
si sa più nulla di padre Paolo. In questi mesi, mentre rispettavamo il
silenzio stampa consigliato da autorità e parenti, in redazione ci
siamo chiesti come regolarci su Popoli quando la consegna del silenzio
sarebbe venuta meno, a seguito di svolte positive o, al contrario, di
tragiche evoluzioni. Ora che, come è stato annunciato nel numero di
ottobre, si avvicina la fine della pubblicazione della rivista, ci
sembra doveroso dedicare almeno questa pagina a padre Paolo. Per
dirgli, dovunque si trovi, il nostro semplice grazie.
Grazie,
caro Paolo, perché molte cose che dicevi e scrivevi le abbiamo capite
meglio in questi mesi, con la radicalizzazione del conflitto in Siria,
la sua estensione in Iraq e la comparsa sulla scena geopolitica e
mediatica dei terroristi dell’Isis. La scelta dell’Occidente di
abbandonare al proprio destino la parte sana dell’opposizione siriana
ad Assad ha fatto trionfare i suoi nemici più violenti, finendo con il
favorire lo stesso dittatore, sempre più pedina insostituibile per gli
equilibri mediorientali. Tutto nel nome di una islamofobia che mette
sullo stesso piano i tagliagole di al-Baghdadi e gli oppositori non
violenti che marciscono nelle prigioni di Assad. Del resto, come
ripetevi sempre, se ci si fa guidare dai propri fantasmi, quei fantasmi
poi si materializzano. Perché la paura è la madre di tutti i
fondamentalisti, in un «circolo ermeneutico infernale», così lo
chiamavi, in cui «le paure legittimano la repressione, che crea
l’estremismo, che giustifica le paure».
Grazie, padre Paolo, anche e soprattutto per la tua fede totale nel dialogo.
... Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
--------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Malala
Yousafzai, la giovane attivista pakistana che ha recentemente vinto il
Premio Nobel per la Pace, donerà 50 mila dollari per la ricostruzione
delle scuole di Gaza. I soldi andranno direttamente ad un'agenzia delle
Nazioni Unite che sta lavorando nella città della Striscia, devastata
dai raid israeliani della scorsa estate
Malala
Yousafzai dona 50 mila dollari del Premio Nobel a Gaza per la
ricostruzione delle scuole distrutte dai bombardamenti israeliani--------------------------------------------------------------- Con l’operazione Mare Nostrum, varata dal governo Letta dopo la
tragedia dell’ottobre 2013 a Lampedusa, il nostro Paese aveva dato un
segnale di impegno umanitario senza precedenti nei confronti dei
profughi del Mediterraneo. Oltre 100mila persone sono state tratte in
salvo dalla Marina italiana nel 2014.
Ma sia sa: tutte le cose belle, o almeno lodevoli, prima o poi finiscono. A distanza di un anno, è cambiato il clima politico. La commozione per le vittime delle traversate si è dissolta, le parole di papa Francesco («No alla globalizzazione dell’indifferenza») sono state archiviate, mentre le polemiche sui costi dell’operazione hanno preso vigore e le manifestazioni ostili hanno riempito le piazze. Contro i rifugiati è stato agitato lo spettro di Ebola (non un solo contagiato individuato), sono state diffuse cifre false sugli aiuti che ricevono (in realtà, 2,5 euro al giorno), è stata rilanciata l’accusa di immigrazione clandestina (mentre più del 70% proviene da Paesi in guerra: Siria, Eritrea, Somalia). Mare Nostrum è stato accusato di incentivare le partenze e quindi anche le tragedie, quando in realtà è stato lanciato dopo i naufragi del 2013, non prima. Non ha giovato la polemica governativa contro l’Europa indifferente: in realtà impegnata molto più dell’Italia nella fase successiva al soccorso in mare, quella dell’accoglienza. ... Maurizio Ambrosini: Addio a Mare Nostrum, vince l'indifferenza--------------------------------------------------------------- Ma che brutta la foto del ministro Marianna Madia apparsa sul
settimanale “Chi”! Brutta e non ci sono altre parole per definirla.
Brutta per le donne... per i giornalisti... anche per il popolo del Web... SIR: Giù le mani dalle donne--------------------------------------------------------------- Cresce il numero di persone,
soprattutto adolescenti e giovani, per troppe ore connessi alla rete,
che sviluppano una forma di Internet-patia, con autoisolamento,
relazioni personali deboli, stati depressivi. Avvertimento degli
esperti al convegno Aiart: stando sempre davanti al computer "non ci si
guarda negli occhi". Mons. Galantino: "Il nostro modo di vivere è
cambiato con le nuove tecnologie. Paghiamo un alto prezzo in privacy"
Patrizia Caiffa: Nelle piazze virtuali si gioca la sfida educativa---------------------------------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014 “QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
...
Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco
Dal 29 Ottobre al 26 Novembre
Sala del Convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
1.
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si
incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono
liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore,
dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In
questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per
invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e
indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni.
(Incipit Evangelii Gaudium)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" La festa di Tutti i Santi... La vera santità consiste...Sorridiamo con la vignetta di GIOBA e riflettiamo con le parole di Don Giovanni Berti In cammino con i Santi
... Questa è la Chiesa che Gesù vuole, fatta di Santi che sono in cielo e che hanno fatto già il loro pezzo di cammino e fatta di noi qui che siamo per strada, non da soli, ma insieme gli uni accanto agli altri. Sant'Antonio... (vignetta) Le beatitudini... La santità non consiste... Alla fine della vita... Possediamo davvero... Entrare nei sentimenti di Gesù... Quando le cose si impadroniscono di noi... Non temo il giudizio di Dio... Signore Gesù... Attenti a non diventare...--------------------------------------------------------------- Il 5 novembre 1977 moriva Giorgio La Pira.
In un momento in cui la complessità della vita politica italiana e internazionale necessita sempre di più di fedeli laici e di statisti di alto spessore umano e cristiano, quali veri testimoni autenticamente radicati nella vita evangelica per il servizio al bene comune, ci uniamo all’auspicio formulato da Sua Santità il Beato Giovanni Paolo II mediante il messaggio espresso in occasione delle solenni celebrazioni del centenario della nascita del Servo di Dio, nel quale si auspica “che la figura e l’azione di Giorgio La Pira possano essere largamente conosciute e divenire modello per tanti” (cfr., L’Osservatore Romano, dom. 7.nov. 2004). Il Vangelo non è l'annuncio di un codice di leggi... Per gli uomini non vale che una sola legge...--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Frammenti del volto di Dio Per prepararsi alla solennità di Tutti i Santi
di Antonio Savone
Viviamo
giorni in cui il grigiore raggiunge punte elevate di oscurità e di
pessimismo e la nostra fede è messa a dura prova. Tocchiamo con mano
l’esperienza della fragilità: un senso di smarrimento pervade la
maggior parte delle nostre giornate mentre ci chiediamo se il nostro
non è stato solo un bel sogno che ha dovuto fare i conti con la realtà.
Doveva
essere la stessa situazione della comunità cristiana cui si rivolge il
brano di Apocalisse. Come allora, ci ritroviamo un gruppo piuttosto
sparuto con la pretesa di far scorrere un diverso ordine di cose mentre
tutto attorno sembra giudicare come insensata una simile aspettativa.
Come se non bastasse, la sensazione che più avvertiamo è quella di
essere abbandonati a noi stessi in uno scenario in cui tutto sembra
affidato alla casualità.
Ho
provato, così, ad immaginare come rivolta a me la domanda che l’anziano
pone a Giovanni nel libro dell’Apocalisse: Quelli vestiti di bianco,
chi sono e donde vengono? È una domanda che ci chiede di ritrovare le
proporzioni (operazione che forse facciamo fatica a compiere), quasi un
invito a imparare a riconoscere e circoscrivere il male senza
mistificazioni e a individuare e custodire i germogli di speranza. Ci
manca un profondo sguardo di fede e perciò ci limitiamo a leggere il
riscontrabile.
...
Quanti
ci hanno trasmesso il sapore buono del vangelo! Quanti ci hanno fatto
sentire il profumo della tenerezza! Quanti ci hanno insegnato a
guardare ogni cosa con occhi limpidi e buoni!
In
genere non facciamo caso alla luce se non quando essa restiamo al buio:
quando qualcuno dei nostri cari ci viene a mancare, ci accorgiamo di
una santità anonima che ha rischiarato non poche delle nostre pagine di
vita.
Questa
festa restituisce alla santità non il volto dell’eroismo ma quello
dell’umiltà e della fedeltà, il volto del lasciar trasparire il bene di
cui ciascuno è capace. La santità, infatti, non coincide con la
perfezione (quand’anche potessimo vantare una vita integra, chi di noi
non porta con sé qualche piccola “tara”?) ma con la disponibilità a
lasciarci amare da Dio così come siamo, ad aprire le proprie braccia
per accogliere il dono della sua misericordia. Santità è imparare a
vivere da figli di Dio: figlio è colui che partecipa della stessa
natura del padre. Santità è lasciar scorrere nelle nostre vene la vita
stessa di Dio, il suo stesso modo di amare, di sperare e di perdonare.
...
Trovo
che quella odierna sia una delle feste più belle. Festa che ci riguarda
da vicino più di quanto possiamo immaginare: è la festa che ci invita a
mettere in luce (non già per vanto infantile) quei momenti in cui noi
stessi siamo stati frammenti di speranza per qualcuno. Anche noi
abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo provato a fare nostro il sogno
di Gesù e, nel segreto del nostro cuore, abbiamo toccato con mano che
la più grande esperienza di felicità trova il quel sogno la sua
sorgente cristallina....
Frammenti del volto di Dio--------------------------------------- Imparare a morire
Per prepararsi alla Commemorazione dei fedeli defunti
di Antonio Savone
Che
cos’è che ogni anno, come per incanto, in questa data che da sempre la
tradizione cristiana lega al ricordo dei nostri cari defunti, fa sì che
compiamo addirittura chilometri per non mancare all’appuntamento di un
incontro con chi fisicamente non è più con noi? Forse che il nostro
renderci presenti accanto alle tombe dei nostri morti ha il potere di
restituire ai loro corpi una qualche possibilità? Con che spirito ci
siamo accodati al lungo corteo di chi viene oggi a visitare il
cimitero? Solo per un dovere di riconoscenza? È stata la nostalgia di
un legame passato a metterci in cammino?
Tante sono le motivazioni che ci hanno portato qui quest’oggi quante le persone che ora sono qui.
Tuttavia,
io credo che nel profondo del nostro cuore ci sia una tacita
consapevolezza che in questo giorno riemerge con più forza e chiede di
esprimersi anche con il pellegrinaggio, con un fiore, con un lume, con
una preghiera, con le lacrime, con il silenzio: la consapevolezza che
la morte non spezza i nostri vincoli. Non siamo venuti qui con la
certezza che varcato il cancello del cimitero tutto sia finito. Non
siamo venuti qui come “chi non ha speranza”. Siamo venuti qui con la
certezza che “la vita non è tolta, ma trasformata”, come ci fa pregare
il prefazio dei defunti.
Siamo qui per dire grazie a quanti con la loro presenza sono stati per noi come una carezza di Dio. Quanti! ...
Siamo qui per chiedere perdono a quanti a lungo hanno mendicato tacitamente una nostra attenzione e questa non è mai accaduta ...
Siamo qui per offrire il perdono a
quanti ci hanno fatto del male e ci hanno lasciati senza mai chiederci
scusa o addirittura maledicendoci. È necessario che questo accada se
vogliamo continuare a invocare per noi il perdono del Signore.
Siamo qui per esprimere la nostra carità verso
quanti non godendo ancora della gloria del paradiso hanno bisogno del
sostegno della nostra preghiera oltre che della nostra solidarietà
concreta.
Siamo qui per prendere coscienza che
i nostri cari ci precedono in una esperienza che potrebbe essere la
nostra in ogni istante. Come penso alla mia morte? Come mi preparo? ...
Siamo qui per apprendere che la vita terrena è come una sorta di prova generale di ciò che in pienezza vivremo a partire dalla morte.
Siamo qui per imparare che i giorni a noi affidati sono come un tirocinio la cui esecuzione eterna comincia quando il Signore vorrà chiamarci a sé.
Siamo qui per capire cosa significa passare dal provvisorio al definitivo, dal temporale all’eterno.
Siamo qui per comprendere dalle età della vita ...
Siamo qui per riconoscere che non è della morte che dobbiamo aver paura ...
Siamo qui per riconoscere che
la morte non è la vera nemica dell’uomo: “quanta tenerezza conservata
nell’assenza delle persone care”. Vero nemico dell’uomo è il non amore.
Entra
nella propria morte con serenità chi ha imparato a morire nelle varie
esperienze della vita, chi ha riconosciuto, accettato e attraversato i
vari passaggi che la vita gli ha chiesto di guadare.
Veniamo qui per apprendere cosa significa vivere e come imparare a morire.
Imparare a morire--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 6,37-40
"La
morte è stata ingoiata per la vittoria: Dov'è, o morte, la tua vittoria
? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione ?"( 1Cor 15, 54-55)
Le
parole di San Paolo risuonano ormai da duemila anni in mezzo alle
nostre assemblee, ma gran parte di noi cristiani ancora dubitiamo o,
addirittura, non crediamo all'evento straordinario che, in Gesù di
Nazareth, ha cambiato la storia, ha aperto la vita dell'uomo alla
speranza anzi, alla certezza che la nostra esistenza non termina con la
morte fisiologica, che la nostra vita è capace di superare la morte.
Siamo stati creati per la pienezza di vita e siamo chiamati a
realizzare il progetto di Dio, quello cioè di divenire sempre più
immagine del Padre a somiglianza del suo Figlio amato.
La Vita Eterna, la vita divina - che Gesù possiede in pienezza - viene offerta a tutti coloro che lo accolgono nella loro vita, a quanti 'mangiano la sua carne e bevono il suo sangue' (cfr 6, 54).
Una vita che è 'eterna' non tanto per la sua durata, quanto per la sua qualità, una vita che è il riflesso di quella del Figlio, che ha il sapore di Dio perché ne porta in se stessa il sigillo (cfr 6,27). ...
--------------------------------------- Signore, aiutami a capire di don Valentino Salvoldi
Signore, aiutami a capire
che non devo continuare
a piangere coloro che vivono presso di te.
Essi hanno già ciò a cui aspiro,
vedono e toccano
ciò che per me è pura speranza.
Sono immersi in quell'Amore
nel quale desidero perdermi.
Sono vivi nella bellezza
che non svanisce più,
immersi nella gioia
che nessun male offusca.
... --------------------------------------- C'è un cimitero in fondo al mare
di
Emanuela Vinai
C’è
un cimitero in fondo al mare. Non vi sono lapidi, marmi o crisantemi,
ma lo adornano gorgonie, posidonie e coralli. Non si sente lo
scalpiccio di passi veloci nella ghiaia, né il chiacchiericcio sommesso
di visitatori frettolosi, ma nella quiete del blu profondo nuotano
lenti e silenziosi pesci e polpi. Sul fondo del Mediterraneo giacciono
migliaia di vite umane affondate insieme alla speranza, mentre
cercavano di raggiungere se non la terra promessa, almeno un approdo
sicuro. Solo a settembre, nel giro di tre drammatici giorni, per mille
salvati si sono contati quasi altrettanti dispersi, un bilancio in
tragico disavanzo, fatto di morti affogati di cui spesso non si saprà
nulla, senza identità e senza storia. Scomparsi senza nome, senza una
tomba su cui piangerli, come i soldati di due guerre mondiali che
dormono nei campi di grano e papaveri.
Oggi
non c’è chi canta i migranti che riposano sul fondo del mare, vittime
di una guerra non combattuta, fuggiti dai conflitti e dalla carestia
per soccombere per mano dei mercanti di uomini. Il 3 ottobre del 2013
al largo di Lampedusa è affondata un’imbarcazione proveniente dalla
Libia: 366 morti, 20 dispersi, 155 superstiti. Un anno dopo, le
immagini girate dal fotoreporter Francesco Zizola, ci restituiscono la
straziante e muta testimonianza di ciò che è accaduto, di quel che
rimane, con la nave adagiata a 50 metri di profondità sul fondale
sabbioso, giocattolo abbandonato spezzato da un gigante fanciullo. Il
relitto giace sul fondo, piccolo Titanic senza la prima e la seconda
classe, senza le sale da ballo e le porcellane, senza il salone delle
feste e l’orchestra. Piuttosto traghetto di Caronte, la si immagina
stipata di uomini, donne e bambini impauriti, affamati, disperati. Di
loro restano pochi resti, dispersi. Nell’azzurro uniforme una ripresa
inquadra un incongruo luccichio rosso: una tenda damascata appesa a un
oblò, che resiste e ondeggia con la marea non col vento. Nel silenzio
si sente solo il respiro regolare e profondo del sub, si intuisce il
rumore delle bolle che salgono verso la luce, si immagina il fremito
veloce delle pinne dei pesci che passano e corrono via. Il peschereccio
è inclinato di lato, le reti ad ancorarlo sul fondo, ricoperto di alghe
e incrostazioni di molluschi che vi hanno trovato e fatto casa.
Inesorabile e indifferente, la natura ha preso il sopravvento e ha reso
il relitto parte del paesaggio, come se nulla fosse accaduto.
... Il video è stato girato nel settembre del 2014 dal
fotoreporter italiano Francesco Zizola che si è immerso in mare, a 50
metri di profondità, al largo di Lampedusa per riprendere e fotografare
il relitto dell’imbarcazione naufragata il 3 ottobre del 2013.
L’imbarcazione
era carica di migranti e veniva dalla Libia. Il suo affondamento ha
provocato 366 morti e almeno venti dispersi. I superstiti sono stati
155, di cui 41 minori.
Zizola
ha vinto nove volte il World press photo incluso, nel 1996, il premio
per la Foto dell’anno. È uno dei cofondatori dell’agenzia fotografica
Noor.
La profondità del silenzio--------------------------------------- Cuore. Il luogo della lotta invisibile di Enzo Bianchi
Il
cuore è un organo che sta al centro del nostro corpo e che nella sua
dinamica biologica pulsa per inviare il sangue fino alla periferia del
nostro essere. Il cuore, che segna la nostra vita ma anche la nostra
morte, non è solo un organo fisiologico del nostro corpo, ma è per noi
anche un simbolo sempre eloquente, perché con questa parola ci
riferiamo a una realtà molto più ampia di un muscolo decisivo per la
nostra vita. Sì, il cuore è da noi sentito come l’organo centrale della
vita interiore, come la fonte delle espressioni multiformi della vita
spirituale, e per questo è situato, per così dire, nell’'io profondo'.
Mi si permetta anche una osservazione che può stupire: il cuore è
l’unico organo del corpo che non è invaso dalla proliferazione di un
cancro. Non è già questo un mistero o, se si vuole, un enigma?
Cercando
di conoscere che cosa è il cuore nella Bibbia, nella tradizione della
sapienza di Israele e poi negli scritti del Nuovo Testamento, ci si
rende conto che il termine 'cuore' ha risonanze che non sono identiche
a quelle del nostro linguaggio odierno. Quando nel nostro contesto
socio - culturale si parla di cuore, si allude innanzitutto alla vita
affettiva, alle emozioni, ai sentimenti che hanno nel cuore la loro
sede: «Il nostro cuore ama o odia, il nostro cuore è tenero o è chiuso,
il nostro cuore accoglie o respinge », siamo soliti dire. Nel
linguaggio biblico, invece, il cuore ha un significato molto più esteso
perché designa tutta la persona nell’unità della sua coscienza, della
sua intelligenza, della sua libertà; il cuore è la sede e il principio
della vita psichica profonda, indica l’interiorità dell’uomo, la sua
intimità ma anche la sua capacità di pensiero; il cuore è la sede della
memoria, è il centro delle operazioni, delle scelte e dei progetti
dell’uomo. In una parola, il cuore è l’organo che meglio rappresenta la
vita umana nella sua totalità. Il cuore è il 'sito' spirituale della
presenza di Dio (e per questo è detto tópos toû theoû nella tradizione
bizantina, domus interior in quella latina), è il luogo dove Dio parla,
educa, giudica, si fa presente e abita in colui che, appunto, gli 'apre
il cuore': espressione, quest’ultima, significativa per dire come e
dove accogliamo la presenza del Signore, come ci disponiamo alla
comunicazione e all’amore.
Antoine
de Saint-Exupéry ha scritto: «Non si vede bene che col cuore». La
Bibbia presenta questa stessa verità applicandola piuttosto agli
orecchi, o meglio agli 'orecchi del cuore': tutto l’operare, il
sentire, il pensare dell’uomo nasce dal cuore, quindi è il cuore che
deve essere innanzitutto raggiunto dalla Parola di Dio e mettersi al
suo ascolto.
...
Cuore. Il luogo della lotta invisibile--------------------------------------- Monsignor Rafael Urrutia, vicecancelliere della Conferenza episcopale salvadoregna in merito alle notizie sulla beatificazione di mons. Oscar Romero nel 2015 tramite il suo account Twitter precisa: "Seguendo istruzioni dell'arcivescovo comunico a tutti che non è vero che mons. Romero sarà beatificato nel 2015" ("Por instrucciones del arzobispo, hago del conocimiento de todos que no es cierto que Mons Romero será beatificado en el 2015".) Successivamente mons. Urrutia con un altro tweet ha spiegato: "L'arcivescovo ha dichiarato che lungo questa strada le cose marciano bene e ciò prefigura una buona fine, molto possibile". In
serata si era diffusa ampiamente la notizia di questa attesa
beatificazione e la fonte, secondo Jon Sobrino, era lo stesso mons.
Luis Escobar Alas che avrebbe detto ai suoi sacerdoti di averlo saputo
da Papa Francesco. E così Mons. Luis Escobar Alas, successore di mons.
Romero, lo scorso martedì 4 novembre, lo comunicò nella riunione con
sacerdoti dell'arcidiocesi senza indicare né la data specifica né il
luogo.
(fonte: Il Sismografo)
Giorgio Bernardelli sul blog "Vino Nuovo" propone il testo di Jon Sobrino in italiano:
Ci
ha dato la notizia in maniera inaspettata. Nell'incontro con il clero
del 4 novembre, monsignor José Luis Escobar ha raccontato che, nella
sua stanza a Roma, Papa Francesco gli ha detto che monsignor Oscar
Romero sarà beatificato l'anno prossimo. L'arcivescovo non ha rivelato
dettagli sulla data e sul luogo. Ma la notizia ci ha lo stesso riempito
di gioia.
I
due papi precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ne avevano
parlato, sì, però non con molta convinzione e risolutezza. Traspariva
il timore di urtare i potenti: «Tuttavia non è ancora il momento
opportuno...». Il linguaggio del Vaticano era ambiguo e poco
entusiasmante.
Con
papa Francesco è cambiato tutto. Già da un anno aveva detto che la
causa di monsignore era ferma, ma che senza dubbio sarebbe avanzata.
Più che ferma penso che fosse bloccata da molti interessi che non hanno
niente a che vedere con Gesù di Nazaret.
...
«Perché non temo più che annacquino Romero»---------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Il Vangelo della famiglia fra desiderio, dono e sfide
A partire dalla recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi
di Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto (Torun, Polonia 28 ottobre 2014) Introduzione: il Sinodo dei tre Papi e la centralità della famiglia - 1. Crisi dell’istituto familiare? - 2. Il Vangelo della famiglia - 3. Pastorale familiare e delle situazioni difficili o irregolari e servizio al Vangelo della vita - Conclusione "
... è lecito chiedersi quale immagine di Chiesa ha espresso il primo
Sinodo dei Vescovi presieduto da Papa Francesco. Non esiterei a dire
che emerge il volto di una Chiesa Madre, impegnata a generare,
accompagnare e sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso,
facendosi volto per ciascuno di essi dell’infinita misericordia del
cuore divino. Una Chiesa non auto-referenziale, ma “in uscita”, al
servizio di tutto l’uomo in ogni uomo, per la salvezza di ogni
creatura, proprio così protesa a celebrare la gloria di Dio come Chiesa
“sinodale”, impegnata nel dialogo con la complessità delle culture,
pronta a scommettere sulla famiglia quale cellula vitale per il futuro
del mondo. Si è trattato anzitutto di una Chiesa “sinodale”. È stato lo
stesso Francesco a sottolineare questo aspetto parlando ai
partecipanti al Sinodo sabato 4 ottobre: “Abbiamo vissuto davvero
un'esperienza di Sinodo, un percorso solidale, un cammino insieme”. Chi
ha vissuto dal di dentro il Sinodo, non può che confermare questa
descrizione, che corrisponde a quella di una Chiesa non arroccata nelle
sue sicurezze, in ascolto dei segni dei tempi, pronta a mettersi in
gioco per corrispondere alle chiamate di Dio e a spendersi per il bene
degli uomini, al cui servizio è mandata. Una Chiesa dove tutti devono
sentirsi coinvolti e partecipi, ciascuno secondo le responsabilità
connesse ai doni ricevuti, fatta di battezzati adulti nella fede, che
nella più completa libertà di espressione e nel reciproco ascolto si
forzano di discernere e realizzare i disegni divini. Una Chiesa in cui,
al di là di ogni logica individualista, tutti sono chiamati a camminare
insieme, secondo il significato etimologico della parola “sinodo”:
cammino comune, via da percorrere uniti. Questa
Chiesa di cristiani adulti e responsabili si è poi dimostrata al Sinodo
più che mai impegnata a dialogare con la complessità delle
culture dell’intero “villaggio globale”: i vescovi, gli uditori e gli
esperti presenti rappresentavano i più diversi popoli della terra, con
le loro identità storiche e spirituali, pur accomunati dalla medesima
fede in Gesù Cristo e dalla comunione universale della Chiesa .." Il Vangelo della famiglia fra desiderio, dono e sfide di Bruno Forte (PDF)--------------------------------------- Ha
ragione Giorgio Bernardelli a scrivere che Papa Francesco sta
dettando un programma di azione sociale, che ci costringe a fare i
conti con la dottrina sociale della Chiesa, troppo frettolosamente
dimenticata degli ultimi anni, nel nome di una presenza forte della
Chiesa stessa nella politica. Politica in senso stretto, quella dei
partiti.
Mi fa sorridere quando vedo qualcuno che dà del "comunista", al Papa. È un'idea talmente paradossale che finisce col rivalutare il comunismo. E comunque rivaluta tutti coloro che, negli ultimi decenni, hanno difeso i poveri, lottato per la giustizia sociale, chiesto che venisse riconosciuta la dignità della persona, di tutte le persone. Paola Springhetti: Il Papa (e tutti gli altri) «comunisti»---------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus 1 novembre 2014, Solennità di tutti i Santi Angelus/Regina Cæli - Angelus 2 novembre 2014 Udienza Generale- del 5 novembre 2014: La Chiesa - 12. Santa Madre Chiesa Gerarchica Omelia - Santa Messa nella solennità di tutti i Santi (1 novembre
2014) Omelia - Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell'anno (3 novembre
2014) Discorso - Ai partecipanti al Corso “super rato” promosso dal Tribunale della Rota Romana (5 novembre 2014) Discorso - Alla Delegazione dell'Alleanza Evangelica Mondiale (6 novembre 2014) Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Malawi, in Visita "ad Limina Apostolorum" (6 novembre 2014) Discorso - Ai partecipanti all'Assemblea nazionale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) (7 novembre 2014) Discorso - Ai partecipanti al Convegno ecumenico di Vescovi amici del Movimento dei Focolari (7 novembre 2014)-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 01/11/2014:
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