"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°43 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dall'1 al 7 novembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 14 novembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI (1 novembre)

PREGHIERA DEI FEDELI (2 novembre)

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






 

I NOSTRI TEMPI


  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)




Grazie padre Paolo

Intercedere, ovvero «mettersi in mezzo», è ciò che padre Paolo Dall’Oglio ha fatto nella sua vita. A lui va il nostro grazie, anche per la fedeltà con cui ha accompagnato il cammino di Popoli, che ora volge al termine. 

«Caro signor Femminis, sono molto emozionato all’idea d’avere una rubrica. Infatti ero molto geloso di chi ha un sacco di tribune per prendersela con l’Islam». «Caro Stefano, qui sono ormai le quattro del mattino e la giornata di digiuno è iniziata. Ecco il pezzo: sono più di 3mila battute, dove tagliamo?».

Sono stralci della prima e dell’ultima mail che chi scrive ha ricevuto da padre Paolo Dall’Oglio, rispettivamente nel giugno 2006 e l’11 luglio 2013, un paio di settimane prima del suo rapimento in Siria. Piccoli indizi di una confidenza che nel tempo si è fatta amicizia e di una fedeltà all’impegno della rubrica che, dal gennaio 2007, il gesuita fondatore della comunità monastica di Mar Musa ha firmato tutti i mesi su Popoli.

Non si sa più nulla di padre Paolo. In questi mesi, mentre rispettavamo il silenzio stampa consigliato da autorità e parenti, in redazione ci siamo chiesti come regolarci su Popoli quando la consegna del silenzio sarebbe venuta meno, a seguito di svolte positive o, al contrario, di tragiche evoluzioni. Ora che, come è stato annunciato nel numero di ottobre, si avvicina la fine della pubblicazione della rivista, ci sembra doveroso dedicare almeno questa pagina a padre Paolo. Per dirgli, dovunque si trovi, il nostro semplice grazie. 

Grazie, caro Paolo, perché molte cose che dicevi e scrivevi le abbiamo capite meglio in questi mesi, con la radicalizzazione del conflitto in Siria, la sua estensione in Iraq e la comparsa sulla scena geopolitica e mediatica dei terroristi dell’Isis. La scelta dell’Occidente di abbandonare al proprio destino la parte sana dell’opposizione siriana ad Assad ha fatto trionfare i suoi nemici più violenti, finendo con il favorire lo stesso dittatore, sempre più pedina insostituibile per gli equilibri mediorientali. Tutto nel nome di una islamofobia che mette sullo stesso piano i tagliagole di al-Baghdadi e gli oppositori non violenti che marciscono nelle prigioni di Assad. Del resto, come ripetevi sempre, se ci si fa guidare dai propri fantasmi, quei fantasmi poi si materializzano. Perché la paura è la madre di tutti i fondamentalisti, in un «circolo ermeneutico infernale», così lo chiamavi, in cui «le paure legittimano la repressione, che crea l’estremismo, che giustifica le paure». 

Grazie, padre Paolo, anche e soprattutto per la tua fede totale nel dialogo.
...

Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
  • LETTERA A PADRE PAOLO DALL'OGLIO
  • Dialogo islamo-cristiano - “Dialogo nella quotidianità, strada per la pace” - speranze per padre Paolo Dall'Oglio?
  • Un anno senza padre Paolo
  • "Essere prete nella Chiesa in dialogo": una lettera inedita di Paolo Dall'Oglio


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Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana che ha recentemente vinto il Premio Nobel per la Pace, donerà 50 mila dollari per la ricostruzione delle scuole di Gaza. I soldi andranno direttamente ad un'agenzia delle Nazioni Unite che sta lavorando nella città della Striscia, devastata dai raid israeliani della scorsa estate

  Malala Yousafzai dona 50 mila dollari del Premio Nobel a Gaza per la ricostruzione delle scuole distrutte dai bombardamenti israeliani

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Con l’operazione Mare Nostrum, varata dal governo Letta dopo la tragedia dell’ottobre 2013 a Lampedusa, il nostro Paese aveva dato un segnale di impegno umanitario senza precedenti nei confronti dei profughi del Mediterraneo. Oltre 100mila persone sono state tratte in salvo dalla Marina italiana nel 2014.
Ma sia sa: tutte le cose belle, o almeno lodevoli,  prima o poi finiscono. A distanza di un anno, è cambiato il clima politico. La commozione per le vittime delle traversate si è dissolta, le parole di papa Francesco («No alla globalizzazione dell’indifferenza») sono state archiviate, mentre le polemiche sui costi dell’operazione hanno preso vigore e le manifestazioni ostili hanno riempito le piazze. Contro i rifugiati è stato agitato lo spettro di Ebola (non un solo contagiato individuato), sono state diffuse cifre false sugli aiuti che ricevono (in realtà, 2,5 euro al giorno), è stata rilanciata l’accusa di immigrazione clandestina (mentre più del 70% proviene da Paesi in guerra: Siria, Eritrea, Somalia). Mare Nostrum è stato accusato di incentivare le partenze e quindi anche le tragedie, quando in realtà è stato lanciato dopo i naufragi del 2013, non prima. Non ha giovato la polemica governativa contro l’Europa indifferente: in realtà impegnata molto più dell’Italia nella fase successiva al soccorso in mare, quella dell’accoglienza. ...

  Maurizio Ambrosini:  Addio a Mare Nostrum, vince l'indifferenza


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Ma che brutta la foto del ministro Marianna Madia apparsa sul settimanale “Chi”! Brutta e non ci sono altre parole per definirla.
Brutta per le donne... per i giornalisti... anche per il popolo del Web...

  SIR:  Giù le mani dalle donne

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Cresce il numero di persone, soprattutto adolescenti e giovani, per troppe ore connessi alla rete, che sviluppano una forma di Internet-patia, con autoisolamento, relazioni personali deboli, stati depressivi. Avvertimento degli esperti al convegno Aiart: stando sempre davanti al computer "non ci si guarda negli occhi". Mons. Galantino: "Il nostro modo di vivere è cambiato con le nuove tecnologie. Paghiamo un alto prezzo in privacy"

 
Patrizia Caiffa:  Nelle piazze virtuali si gioca la sfida educativa

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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)



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  La festa di Tutti i Santi...
  La vera santità consiste...
Sorridiamo con la vignetta di GIOBA e riflettiamo con le parole di Don Giovanni Berti In cammino con i Santi 
... Questa è la Chiesa che Gesù vuole, fatta di Santi che sono in cielo e che hanno fatto già il loro pezzo di cammino e fatta di noi qui che siamo per strada, non da soli, ma insieme gli uni accanto agli altri.
  Sant'Antonio... (vignetta)
  Le beatitudini...
  La santità non consiste...
  Alla fine della vita...
  Possediamo davvero...
  Entrare nei sentimenti di Gesù...
  Quando le cose si impadroniscono di noi...
  Non temo il giudizio di Dio...
  Signore Gesù...
  Attenti a non diventare...
 

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Il 5 novembre 1977 moriva Giorgio La Pira.
In un momento in cui la complessità della vita politica italiana e internazionale necessita sempre di più di fedeli laici e di statisti di alto spessore umano e cristiano, quali veri testimoni autenticamente radicati nella vita evangelica per il servizio al bene comune, ci uniamo all’auspicio formulato da Sua Santità il Beato Giovanni Paolo II mediante il messaggio espresso in occasione delle solenni celebrazioni del centenario della nascita del Servo di Dio, nel quale si auspica “che la figura e l’azione di Giorgio La Pira possano essere largamente conosciute e divenire modello per tanti” (cfr., L’Osservatore Romano, dom. 7.nov. 2004).

  Il Vangelo non è l'annuncio di un codice di leggi...

  "LA DIMENSIONE POLITICA DELLA CARITA' - L'esempio di Giorgio La Pira di P. ALBERTO NEGLIA

  Per gli uomini non vale che una sola legge...


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"Frammenti del volto di Dio" di Antonio Savone


Frammenti del volto di Dio
Per prepararsi alla solennità di Tutti i Santi
di Antonio Savone

Viviamo giorni in cui il grigiore raggiunge punte elevate di oscurità e di pessimismo e la nostra fede è messa a dura prova. Tocchiamo con mano l’esperienza della fragilità: un senso di smarrimento pervade la maggior parte delle nostre giornate mentre ci chiediamo se il nostro non è stato solo un bel sogno che ha dovuto fare i conti con la realtà.

Doveva essere la stessa situazione della comunità cristiana cui si rivolge il brano di Apocalisse. Come allora, ci ritroviamo un gruppo piuttosto sparuto con la pretesa di far scorrere un diverso ordine di cose mentre tutto attorno sembra giudicare come insensata una simile aspettativa. Come se non bastasse, la sensazione che più avvertiamo è quella di essere abbandonati a noi stessi in uno scenario in cui tutto sembra affidato alla casualità.

Ho provato, così, ad immaginare come rivolta a me la domanda che l’anziano pone a Giovanni nel libro dell’Apocalisse: Quelli vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? È una domanda che ci chiede di ritrovare le proporzioni (operazione che forse facciamo fatica a compiere), quasi un invito a imparare a riconoscere e circoscrivere il male senza mistificazioni e a individuare e custodire i germogli di speranza. Ci manca un profondo sguardo di fede e perciò ci limitiamo a leggere il riscontrabile.
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Quanti ci hanno trasmesso il sapore buono del vangelo! Quanti ci hanno fatto sentire il profumo della tenerezza! Quanti ci hanno insegnato a guardare ogni cosa con occhi limpidi e buoni!

In genere non facciamo caso alla luce se non quando essa restiamo al buio: quando qualcuno dei nostri cari ci viene a mancare, ci accorgiamo di una santità anonima che ha rischiarato non poche delle nostre pagine di vita.

Questa festa restituisce alla santità non il volto dell’eroismo ma quello dell’umiltà e della fedeltà, il volto del lasciar trasparire il bene di cui ciascuno è capace. La santità, infatti, non coincide con la perfezione (quand’anche potessimo vantare una vita integra, chi di noi non porta con sé qualche piccola “tara”?) ma con la disponibilità a lasciarci amare da Dio così come siamo, ad aprire le proprie braccia per accogliere il dono della sua misericordia. Santità è imparare a vivere da figli di Dio: figlio è colui che partecipa della stessa natura del padre. Santità è lasciar scorrere nelle nostre vene la vita stessa di Dio, il suo stesso modo di amare, di sperare e di perdonare.
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Trovo che quella odierna sia una delle feste più belle. Festa che ci riguarda da vicino più di quanto possiamo immaginare: è la festa che ci invita a mettere in luce (non già per vanto infantile) quei momenti in cui noi stessi siamo stati frammenti di speranza per qualcuno. Anche noi abbiamo vissuto momenti in cui abbiamo provato a fare nostro il sogno di Gesù e, nel segreto del nostro cuore, abbiamo toccato con mano che la più grande esperienza di felicità trova il quel sogno la sua sorgente cristallina....

  Frammenti del volto di Dio


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"Imparare a morire" di Antonio Savone



Imparare a morire
Per prepararsi alla Commemorazione dei fedeli defunti
di Antonio Savone

Che cos’è che ogni anno, come per incanto, in questa data che da sempre la tradizione cristiana lega al ricordo dei nostri cari defunti, fa sì che compiamo addirittura chilometri per non mancare all’appuntamento di un incontro con chi fisicamente non è più con noi? Forse che il nostro renderci presenti accanto alle tombe dei nostri morti ha il potere di restituire ai loro corpi una qualche possibilità? Con che spirito ci siamo accodati al lungo corteo di chi viene oggi a visitare il cimitero? Solo per un dovere di riconoscenza? È stata la nostalgia di un legame passato a metterci in cammino?

Tante sono le motivazioni che ci hanno portato qui quest’oggi quante le persone che ora sono qui.

Tuttavia, io credo che nel profondo del nostro cuore ci sia una tacita consapevolezza che in questo giorno riemerge con più forza e chiede di esprimersi anche con il pellegrinaggio, con un fiore, con un lume, con una preghiera, con le lacrime, con il silenzio: la consapevolezza che la morte non spezza i nostri vincoli. Non siamo venuti qui con la certezza che varcato il cancello del cimitero tutto sia finito. Non siamo venuti qui come “chi non ha speranza”. Siamo venuti qui con la certezza che “la vita non è tolta, ma trasformata”, come ci fa pregare il prefazio dei defunti.

Siamo qui per dire grazie a quanti con la loro presenza sono stati per noi come una carezza di Dio. Quanti! ...

Siamo qui per chiedere perdono a quanti a lungo hanno mendicato tacitamente una nostra attenzione e questa non è mai accaduta ...

Siamo qui per offrire il perdono a quanti ci hanno fatto del male e ci hanno lasciati senza mai chiederci scusa o addirittura maledicendoci. È necessario che questo accada se vogliamo continuare a invocare per noi il perdono del Signore.

Siamo qui per esprimere la nostra carità verso quanti non godendo ancora della gloria del paradiso hanno bisogno del sostegno della nostra preghiera oltre che della nostra solidarietà concreta.

Siamo qui per prendere coscienza che i nostri cari ci precedono in una esperienza che potrebbe essere la nostra in ogni istante. Come penso alla mia morte? Come mi preparo? ...

Siamo qui per apprendere che la vita terrena è come una sorta di prova generale di ciò che in pienezza vivremo a partire dalla morte.

Siamo qui per imparare che i giorni a noi affidati sono come un tirocinio la cui esecuzione eterna comincia quando il Signore vorrà chiamarci a sé.

Siamo qui per capire cosa significa passare dal provvisorio al definitivo, dal temporale all’eterno.

Siamo qui per comprendere dalle età della vita ...

Siamo qui per riconoscere che non è della morte che dobbiamo aver paura ...

Siamo qui per riconoscere che la morte non è la vera nemica dell’uomo: “quanta tenerezza conservata nell’assenza delle persone care”. Vero nemico dell’uomo è il non amore.

Entra nella propria morte con serenità chi ha imparato a morire nelle varie esperienze della vita, chi ha riconosciuto, accettato e attraversato i vari passaggi che la vita gli ha chiesto di guadare.

Veniamo qui per apprendere cosa significa vivere e come imparare a morire.

  Imparare a morire


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 48/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Gv 6,37-40

"La morte è stata ingoiata per la vittoria: Dov'è, o morte, la tua vittoria ? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione ?"( 1Cor 15, 54-55) 
Le parole di San Paolo risuonano ormai da duemila anni in mezzo alle nostre assemblee, ma gran parte di noi cristiani ancora dubitiamo o, addirittura, non crediamo all'evento straordinario che, in Gesù di Nazareth, ha cambiato la storia, ha aperto la vita dell'uomo alla speranza anzi, alla certezza che la nostra esistenza non termina con la morte fisiologica, che la nostra vita è capace di superare la morte. Siamo stati creati per la pienezza di vita e siamo chiamati a realizzare il progetto di Dio, quello cioè di divenire sempre più immagine del Padre a somiglianza del suo Figlio amato.
La Vita Eterna, la vita divina - che Gesù possiede in pienezza - viene offerta a tutti coloro che lo accolgono nella loro vita, a quanti 'mangiano la sua carne e bevono il suo sangue' (cfr 6, 54). 
Una vita che è 'eterna' non tanto per la sua durata, quanto per la sua qualità, una vita che è il riflesso di quella del Figlio, che ha il sapore di Dio perché ne porta in se stessa il sigillo (cfr 6,27).
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"Signore, aiutami a capire" di don Valentino Salvoldi


Signore, aiutami a capire
di don Valentino Salvoldi

Signore, aiutami a capire
che non devo continuare
a piangere coloro che vivono presso di te.
Essi hanno già ciò a cui aspiro,
vedono e toccano
ciò che per me è pura speranza.
Sono immersi in quell'Amore
nel quale desidero perdermi.
Sono vivi nella bellezza
che non svanisce più,
immersi nella gioia
che nessun male offusca.
...



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C'è un cimitero in fondo al mare... “adottiamo” un defunto ignoto: un pensiero, una preghiera.


C'è un cimitero
in fondo al mare
di 
Emanuela Vinai

C’è un cimitero in fondo al mare. Non vi sono lapidi, marmi o crisantemi, ma lo adornano gorgonie, posidonie e coralli. Non si sente lo scalpiccio di passi veloci nella ghiaia, né il chiacchiericcio sommesso di visitatori frettolosi, ma nella quiete del blu profondo nuotano lenti e silenziosi pesci e polpi. Sul fondo del Mediterraneo giacciono migliaia di vite umane affondate insieme alla speranza, mentre cercavano di raggiungere se non la terra promessa, almeno un approdo sicuro. Solo a settembre, nel giro di tre drammatici giorni, per mille salvati si sono contati quasi altrettanti dispersi, un bilancio in tragico disavanzo, fatto di morti affogati di cui spesso non si saprà nulla, senza identità e senza storia. Scomparsi senza nome, senza una tomba su cui piangerli, come i soldati di due guerre mondiali che dormono nei campi di grano e papaveri.
Oggi non c’è chi canta i migranti che riposano sul fondo del mare, vittime di una guerra non combattuta, fuggiti dai conflitti e dalla carestia per soccombere per mano dei mercanti di uomini. Il 3 ottobre del 2013 al largo di Lampedusa è affondata un’imbarcazione proveniente dalla Libia: 366 morti, 20 dispersi, 155 superstiti. Un anno dopo, le immagini girate dal fotoreporter Francesco Zizola, ci restituiscono la straziante e muta testimonianza di ciò che è accaduto, di quel che rimane, con la nave adagiata a 50 metri di profondità sul fondale sabbioso, giocattolo abbandonato spezzato da un gigante fanciullo. Il relitto giace sul fondo, piccolo Titanic senza la prima e la seconda classe, senza le sale da ballo e le porcellane, senza il salone delle feste e l’orchestra. Piuttosto traghetto di Caronte, la si immagina stipata di uomini, donne e bambini impauriti, affamati, disperati. Di loro restano pochi resti, dispersi. Nell’azzurro uniforme una ripresa inquadra un incongruo luccichio rosso: una tenda damascata appesa a un oblò, che resiste e ondeggia con la marea non col vento. Nel silenzio si sente solo il respiro regolare e profondo del sub, si intuisce il rumore delle bolle che salgono verso la luce, si immagina il fremito veloce delle pinne dei pesci che passano e corrono via. Il peschereccio è inclinato di lato, le reti ad ancorarlo sul fondo, ricoperto di alghe e incrostazioni di molluschi che vi hanno trovato e fatto casa. Inesorabile e indifferente, la natura ha preso il sopravvento e ha reso il relitto parte del paesaggio, come se nulla fosse accaduto.
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Il video è stato girato nel settembre del 2014 dal fotoreporter italiano Francesco Zizola che si è immerso in mare, a 50 metri di profondità, al largo di Lampedusa per riprendere e fotografare il relitto dell’imbarcazione naufragata il 3 ottobre del 2013.
L’imbarcazione era carica di migranti e veniva dalla Libia. Il suo affondamento ha provocato 366 morti e almeno venti dispersi. I superstiti sono stati 155, di cui 41 minori. 
Zizola ha vinto nove volte il World press photo incluso, nel 1996, il premio per la Foto dell’anno. È uno dei cofondatori dell’agenzia fotografica Noor.

  La profondità del silenzio


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"Cuore. Il luogo della lotta invisibile" di Enzo Bianchi


Cuore. Il luogo della lotta invisibile 
di Enzo Bianchi

Il cuore è un organo che sta al centro del nostro corpo e che nella sua dinamica biologica pulsa per inviare il sangue fino alla periferia del nostro essere. Il cuore, che segna la nostra vita ma anche la nostra morte, non è solo un organo fisiologico del nostro corpo, ma è per noi anche un simbolo sempre eloquente, perché con questa parola ci riferiamo a una realtà molto più ampia di un muscolo decisivo per la nostra vita. Sì, il cuore è da noi sentito come l’organo centrale della vita interiore, come la fonte delle espressioni multiformi della vita spirituale, e per questo è situato, per così dire, nell’'io profondo'. Mi si permetta anche una osservazione che può stupire: il cuore è l’unico organo del corpo che non è invaso dalla proliferazione di un cancro. Non è già questo un mistero o, se si vuole, un enigma?

Cercando di conoscere che cosa è il cuore nella Bibbia, nella tradizione della sapienza di Israele e poi negli scritti del Nuovo Testamento, ci si rende conto che il termine 'cuore' ha risonanze che non sono identiche a quelle del nostro linguaggio odierno. Quando nel nostro contesto socio - culturale si parla di cuore, si allude innanzitutto alla vita affettiva, alle emozioni, ai sentimenti che hanno nel cuore la loro sede: «Il nostro cuore ama o odia, il nostro cuore è tenero o è chiuso, il nostro cuore accoglie o respinge », siamo soliti dire. Nel linguaggio biblico, invece, il cuore ha un significato molto più esteso perché designa tutta la persona nell’unità della sua coscienza, della sua intelligenza, della sua libertà; il cuore è la sede e il principio della vita psichica profonda, indica l’interiorità dell’uomo, la sua intimità ma anche la sua capacità di pensiero; il cuore è la sede della memoria, è il centro delle operazioni, delle scelte e dei progetti dell’uomo. In una parola, il cuore è l’organo che meglio rappresenta la vita umana nella sua totalità. Il cuore è il 'sito' spirituale della presenza di Dio (e per questo è detto tópos toû theoû nella tradizione bizantina, domus interior in quella latina), è il luogo dove Dio parla, educa, giudica, si fa presente e abita in colui che, appunto, gli 'apre il cuore': espressione, quest’ultima, significativa per dire come e dove accogliamo la presenza del Signore, come ci disponiamo alla comunicazione e all’amore.

Antoine de Saint-Exupéry ha scritto: «Non si vede bene che col cuore». La Bibbia presenta questa stessa verità applicandola piuttosto agli orecchi, o meglio agli 'orecchi del cuore': tutto l’operare, il sentire, il pensare dell’uomo nasce dal cuore, quindi è il cuore che deve essere innanzitutto raggiunto dalla Parola di Dio e mettersi al suo ascolto.

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  Cuore. Il luogo della lotta invisibile


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Mons. Oscar Romero sarà beatificato nel 2015?


Monsignor Rafael Urrutia, vicecancelliere della Conferenza episcopale salvadoregna in merito alle notizie sulla beatificazione di mons. Oscar Romero nel 2015 tramite il suo account Twitter precisa: "Seguendo istruzioni dell'arcivescovo comunico a tutti che non è vero che mons. Romero sarà beatificato nel 2015" ("Por instrucciones del arzobispo, hago del conocimiento de todos que no es cierto que Mons Romero será beatificado en el 2015".) Successivamente mons. Urrutia con un altro tweet ha spiegato: "L'arcivescovo ha dichiarato che lungo questa strada le cose marciano bene e ciò prefigura una buona fine, molto possibile".
In serata si era diffusa ampiamente la notizia di questa attesa beatificazione e la fonte, secondo Jon Sobrino, era lo stesso mons. Luis Escobar Alas che avrebbe detto ai suoi sacerdoti di averlo saputo da Papa Francesco. E così Mons. Luis Escobar Alas, successore di mons. Romero, lo scorso martedì 4 novembre, lo comunicò nella riunione con sacerdoti dell'arcidiocesi senza indicare né la data specifica né il luogo. 
(fonte: Il Sismografo)

Giorgio Bernardelli sul blog "Vino Nuovo" propone il testo di Jon Sobrino in italiano:

Ci ha dato la notizia in maniera inaspettata. Nell'incontro con il clero del 4 novembre, monsignor José Luis Escobar ha raccontato che, nella sua stanza a Roma, Papa Francesco gli ha detto che monsignor Oscar Romero sarà beatificato l'anno prossimo. L'arcivescovo non ha rivelato dettagli sulla data e sul luogo. Ma la notizia ci ha lo stesso riempito di gioia.

I due papi precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ne avevano parlato, sì, però non con molta convinzione e risolutezza. Traspariva il timore di urtare i potenti: «Tuttavia non è ancora il momento opportuno...». Il linguaggio del Vaticano era ambiguo e poco entusiasmante.

Con papa Francesco è cambiato tutto. Già da un anno aveva detto che la causa di monsignore era ferma, ma che senza dubbio sarebbe avanzata. Più che ferma penso che fosse bloccata da molti interessi che non hanno niente a che vedere con Gesù di Nazaret.
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  «Perché non temo più che annacquino Romero»


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)





Il Vangelo della famiglia fra desiderio, dono e sfide
A partire dalla recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi

di Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto
(Torun, Polonia 28 ottobre 2014)

Introduzione: il Sinodo dei tre Papi e la centralità della famiglia 
- 1. Crisi dell’istituto familiare? 
- 2. Il Vangelo della famiglia 
- 3. Pastorale familiare e delle situazioni difficili o irregolari e servizio al Vangelo della vita - Conclusione


" ... è lecito chiedersi quale immagine di Chiesa ha espresso il primo Sinodo dei Vescovi presieduto da Papa Francesco. Non esiterei a dire che emerge il volto di una Chiesa Madre, impegnata a generare, accompagnare e sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso, facendosi volto per ciascuno di essi dell’infinita misericordia del cuore divino. Una Chiesa non auto-referenziale, ma “in uscita”, al servizio di tutto l’uomo in ogni uomo, per la salvezza di ogni creatura, proprio così protesa a celebrare la gloria di Dio come Chiesa “sinodale”, impegnata nel dialogo con la complessità delle culture, pronta a scommettere sulla famiglia quale cellula vitale per il futuro del mondo. Si è trattato anzitutto di una Chiesa “sinodale”. È stato lo stesso Francesco a sottolineare questo aspetto parlando 
ai partecipanti al Sinodo sabato 4 ottobre: “Abbiamo vissuto davvero un'esperienza di Sinodo, un percorso solidale, un cammino insieme”. Chi ha vissuto dal di dentro il Sinodo, non può che confermare questa descrizione, che corrisponde a quella di una Chiesa non arroccata nelle sue sicurezze, in ascolto dei segni dei tempi, pronta a mettersi in gioco per corrispondere alle chiamate di Dio e a spendersi per il bene degli uomini, al cui servizio è mandata. Una Chiesa dove tutti devono sentirsi coinvolti e partecipi, ciascuno secondo le responsabilità connesse ai doni ricevuti, fatta di battezzati adulti nella fede, che nella più completa libertà di espressione e nel reciproco ascolto si forzano di discernere e realizzare i disegni divini. Una Chiesa in cui, al di là di ogni logica individualista, tutti sono chiamati a camminare insieme, secondo il significato etimologico della parola “sinodo”: cammino comune, via da percorrere uniti.
Questa Chiesa di cristiani adulti e responsabili si è poi dimostrata al Sinodo più che  mai impegnata a dialogare con la complessità delle culture dell’intero “villaggio globale”: i vescovi, gli uditori e gli esperti presenti rappresentavano i più diversi popoli della terra, con le loro identità storiche e spirituali, pur accomunati dalla medesima fede in Gesù Cristo e dalla comunione universale della Chiesa .."

  Il Vangelo della famiglia fra desiderio, dono e sfide di Bruno Forte (PDF)


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Ha ragione Giorgio Bernardelli a scrivere che Papa Francesco sta dettando un programma di azione sociale, che ci costringe a fare i conti con la dottrina sociale della Chiesa, troppo frettolosamente dimenticata degli ultimi anni, nel nome di una presenza forte della Chiesa stessa nella politica. Politica in senso stretto, quella dei partiti.
Mi fa sorridere quando vedo qualcuno che dà del "comunista", al Papa. È un'idea talmente paradossale che finisce col rivalutare il comunismo. E comunque rivaluta tutti coloro che, negli ultimi decenni, hanno difeso i poveri, lottato per la giustizia sociale, chiesto che venisse riconosciuta la dignità della persona, di tutte le persone.

  Paola Springhetti:  Il Papa (e tutti gli altri) «comunisti»



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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 1 novembre 2014, Solennità di tutti i Santi

    Angelus/Regina Cæli - Angelus 2 novembre 2014

    Udienza Generale- del 5 novembre 2014: La Chiesa - 12. Santa Madre Chiesa Gerarchica

    Omelia - Santa Messa nella solennità di tutti i Santi (1 novembre 2014)

    Omelia - Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell'anno (3 novembre 2014)

  
Discorso - Ai partecipanti al Corso “super rato” promosso dal Tribunale della Rota Romana (5 novembre 2014)

   Discorso - Alla Delegazione dell'Alleanza Evangelica Mondiale (6 novembre 2014)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Malawi, in Visita "ad Limina Apostolorum" (6 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti all'Assemblea nazionale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM) (7 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al Convegno ecumenico di Vescovi amici del Movimento dei Focolari (7 novembre 2014)



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01/11/2014:

  Quanto bene possiamo fare...

4/11/2014:

  L'umiltà ci aiuta a farci carico...


6/11/2014:

  L'indifferenza verso i bisognosi...


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Papa Francesco - 1 novembre: Angelus e Santa Messa al Verano (foto, testi e video)



 1 novembre 2014 

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

I primi due giorni del mese di Novembre costituiscono per tutti noi un momento intenso di fede, di preghiera e di riflessione sulle “cose ultime” della vita. Celebrando, infatti, tutti i Santi e commemorando tutti i fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra vive ed esprime nella Liturgia il vincolo spirituale che la unisce alla Chiesa del cielo. Oggi diamo lode a Dio per la schiera innumerevole dei santi e delle sante di tutti i tempi: uomini e donne comuni, semplici, a volte “ultimi” per il mondo, ma “primi” per Dio. Al tempo stesso già ricordiamo i nostri cari defunti visitando i cimiteri: è motivo di grande consolazione pensare che essi sono in compagnia della Vergine Maria, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi e le sante del Paradiso!

La solennità odierna ci aiuta così a considerare una verità fondamentale della fede cristiana, che noi professiamo nel “Credo”: lacomunione dei santi. 
...

A tutti auguro una buona festa dei Santi, nella gioia di far parte della grande famiglia dei Santi. Non dimenticate, per favore, di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

  video

MESA NEL CIMITERO DEL VERANO DI ROMA

È tornato al Verano Papa Francesco a celebrare la Solennità di Tutti i Santi e ricordare i cari defunti. Il Pontefice già lo scorso anno aveva celebrato la Messa nell'ingresso del monumentale cimitero romano, riprendendo una tradizione che si era interrotta 20 anni prima con la funzione presieduta da Giovanni Paolo II il 1° novembre 1993.E come lo scorso anno, Bergoglio ha voluto parlare a braccio per esprimere, nel luogo dove la gente piange i suoi morti, tutto il dolore per le vittime dei mali che logorano oggi il mondo. In particolare tre immagini hanno guidato la riflessione del Pontefice, che prende le mosse dalla prima Lettura dell’Apocalisse proposta dalla liturgia del giorno.

Quando nella prima Lettura abbiamo sentito questa voce dell’Angelo che gridò a gran voce ai quattro Angeli ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare e di distruggere tutto: «Non devastate la terra né il mare né le piante» (Ap 7,3) a me è venuta in mente una frase che non è qui, ma è nel cuore di tutti noi: “Gli uomini sono capaci di farlo meglio di voi”. Noi siamo capaci di devastare la terra meglio degli Angeli. 
E questo lo stiamo facendo, questo lo facciamo: devastare il Creato, devastare la vita, devastare le culture, devastare i valori, devastare la speranza. E quanto bisogno abbiamo della forza del Signore perché ci sigilli con il suo amore e con la sua forza, per fermare questa pazza corsa di distruzione! Distruzione di quello che Lui ci ha dato, delle cose più belle che Lui ha fatto per noi, perché noi le portassimo avanti, le facessimo crescere, per dare frutti.
...

  il testo integrale dell'omelia

  video dell'omelia

  video integrale della Messa



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Papa Francesco Angelus 2 novembre - Santa Messa in suffragio dei cardinali e vescovi deceduti nel corso dell'anno 3 novembre.



 2 novembre 2014 

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Ieri abbiamo celebrato la Solennità di tutti i Santi, e oggi la liturgia ci invita a commemorare i fedeli defunti. Queste due ricorrenze sono intimamente legate fra di loro, così come la gioia e le lacrime trovano in Gesù Cristo una sintesi che è fondamento della nostra fede e della nostra speranza. Da una parte, infatti, la Chiesa, pellegrina nella storia, si rallegra per l’intercessione dei Santi e dei Beati che la sostengono nella missione di annunciare il Vangelo; dall’altra, essa, come Gesù, condivide il pianto di chi soffre il distacco dalle persone care, e come Lui e grazie a Lui fa risuonare il ringraziamento al Padre che ci ha liberato dal dominio del peccato e della morte.

Tra ieri e oggi tanti fanno una visita al cimitero, che, come dice questa stessa parola, è il “luogo del riposo”, in attesa del risveglio finale. È bello pensare che sarà Gesù stesso a risvegliarci.
...

  il testo integrale dell'Angelus

  video

Alle ore 18 Papa Francesco si è recato nelle Grotte della Basilica Vaticana per un momento di preghiera in privato, in suffragio dei Pontefici lì sepolti e di tutti i defunti.
Alle Grotte Vaticane sono custoditi i sepolcri di Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo I. Le tombe dei due papi proclamati santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, recentemente canonizzati da Papa Francesco, sono state invece portate all'interno della basilica di San Pietro in Vaticano.

  3 novembre 2014 

SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DEI CARDINALI E DEI VESCOVI
DEFUNTI NEL CORSO DELL'ANNO
Basilica Vaticana, Altare della Cattedra

È la risurrezione di Gesù, non quelli che san Paolo definiva "discorsi persuasivi di sapienza", a rappresentare il fondamento, la “roccia”, della fede dei cristiani: lo ha sottolineato papa Francesco presiedendo la Messa a San Pietro per i dieci cardinali e gli 11 vescovi deceduti nel corso dell'anno.

  video

Questa celebrazione, grazie alla Parola di Dio, è tutta illuminata dalla fede nella Risurrezione. Una verità che si è fatta strada a fatica nell’Antico Testamento, e che emerge in maniera esplicita proprio nell’episodio che abbiamo ascoltato, la colletta per il sacrificio espiatorio in favore dei defunti (2 Mac 12,43-46).

Tutta la divina Rivelazione è frutto del dialogo tra Dio e il suo popolo, e anche la fede nella Risurrezione è legata a questo dialogo, che accompagna il cammino del popolo di Dio nella storia. Non stupisce che un mistero così grande, così decisivo, così sovrumano come quello della Risurrezione abbia richiesto tutto il percorso, tutto il tempo necessario, fino a Gesù Cristo.
...

  il testo integrale dell'omelia

  video dell'omelia

  video integrale della Messa



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 5 novembre 2014 - foto, testo e video



 5 novembre 2014 

“Potete restare qui senza bagnarvi”. Lo ha detto il Papa, nella prima parte dell’udienza generale di oggi, durante la quale ha salutato i malati e i disabili con le loro famiglie in Aula Paolo VI, visto il cielo plumbeo di Roma che oggi minaccia pioggia. “È pericoloso, piove e non piove, non si sa”, ha detto Papa Francesco a braccio: “Adesso preghiamo la Madonna”, ha aggiunto prima di recitare l’Ave Maria con i fedeli presenti. “E non dimenticate: pregate per me, io prego per voi”, ha concluso congedandosi dall’Aula prima di salire nella jeep bianca che lo ha portato come di consueto a fare il giro della piazza, accolto dalle ovazioni delle migliaia di fedeli presenti nonostante il tempo incerto sulla Capitale. Prima dell’udienza, il Papa ha ricevuto questa mattina i partecipanti ad un corso della Rota Romana.

Forte vento in piazza San Pietro mercoledì mattina quando papa Francesco ha tenuto la tradizionale udienza generale. Presenti in piazza circa 15mila persone. Più volte il Pontefice è stato disturbato dal vento mentre teneva la catechesi

La Chiesa - 12. Santa Madre Chiesa Gerarchica

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Abbiamo sentito le cose che l’apostolo Paolo dice al vescovo Tito. Ma quante virtù dobbiamo avere, noi vescovi? Abbiamo sentito tutti, no? Non è facile, non è facile, perché noi siamo peccatori. Ma ci affidiamo alla vostra preghiera, perché almeno ci avviciniamo a queste cose che l’apostolo Paolo consiglia a tutti i vescovi. D’accordo? Pregherete per noi?

Abbiamo già avuto modo di sottolineare, nelle catechesi precedenti, come lo Spirito Santo ricolmi sempre la Chiesa dei suoi doni, con abbondanza. Ora, nella potenza e nella grazia del suo Spirito, Cristo non manca di suscitare dei ministeri, al fine di edificare le comunità cristiane come suo corpo. Tra questi ministeri, si distingue quello episcopale. Nel Vescovo, coadiuvato dai Presbiteri e dai Diaconi, è Cristo stesso che si rende presente e che continua a prendersi cura della sua Chiesa, assicurando la sua protezione e la sua guida.
...
L’episcopato è un servizio, non un’onorificenza per vantarsi. Essere Vescovi vuol dire tenere sempre davanti agli occhi l’esempio di Gesù che, come Buon Pastore, è venuto non per essere servito, ma per servire (cfr Mt 20,28; Mc 10,45) e per dare la sua vita per le sue pecore (cfr Gv 10,11). I santi Vescovi – e sono tanti nella storia della Chiesa, tanti vescovi santi – ci mostrano che questo ministero non si cerca, non si chiede, non si compra, ma si accoglie in obbedienza, non per elevarsi, ma per abbassarsi, come Gesù che «umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). E’ triste quando si vede un uomo che cerca questo ufficio e che fa tante cose per arrivare là e quando arriva là non serve, si pavoneggia, vive soltanto per la sua vanità.
...

  video della catechesi

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana! In questa udienza siamo collegati con i nostri fratelli ammalati, perché siccome c’era pericolo di pioggia, loro stanno nell’Aula Paolo VI, collegati con noi con il maxischermo. Salutiamo anche loro! Saluto anzitutto l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, e la delegazione ufficiale della Diocesi, con il sindaco Piero Fassino. Sono lieto di annunciare che, a Dio piacendo, il 21 giugno prossimo, mi recherò in pellegrinaggio a Torino per venerare la Sacra Sindone e onorare San Giovanni Bosco, nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita. ...

Rivolgo un particolare pensiero a tutti gli ammalati di SLA e, mentre assicuro la mia vicinanza e la preghiera, auspico che tutta la società civile sostenga le loro famiglie ad affrontare tale grave condizione di sofferenza.

Rivolgo infine un pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la memoria di San Carlo Borromeo, intrepido pastore di Milano. Il suo vigore spirituale stimoli voi, cari giovani, a prendere sul serio la fede nella vostra vita; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione apostolica ricordi a voi, cari sposi novelli, l’importanza dell’educazione cristiana nella vostra casa coniugale.

  il testo integrale

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
3 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 


Papa Francesco:
rivalità e vanagloria rendono debole la Chiesa”


Rivalità e vanagloria sono due tarli che rendono debole la Chiesa; occorre agire invece con spirito di umiltà e concordia, senza cercare il proprio interesse: lo ha detto Papa Francesco nell’omelia mattutina a Santa Marta.
Prendendo lo spunto dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi, il Papa osserva che la gioia di un vescovo è quella di vedere nella sua Chiesa amore, unità e concordia. “Quest’armonia – ha sottolineato - è una grazia, la fa lo Spirito Santo, ma noi dobbiamo fare, da parte nostra, di tutto per aiutare lo Spirito Santo a fare questa armonia nella Chiesa”. Per questo, San Paolo invita i Filippesi a non fare nulla “per rivalità o vanagloria”, né a “lottare l’uno contro l’altro, neppure per farsi vedere, per darsi l’aria di essere migliore degli altri”. “Si vede – ha rilevato - che questa non è soltanto cosa del nostro tempo”, ma “che viene da lontano”:

“E quante volte nelle nostre istituzioni, nella Chiesa, nelle parrocchie, per esempio, nei collegi, troviamo questo, no? La rivalità; il farsi vedere; la vanagloria. Si vede che sono due tarli che mangiano la consistenza della Chiesa, la rendono debole. La rivalità e la vanagloria vanno contro questa armonia, questa concordia. Invece di rivalità e vanagloria, cosa consiglia Paolo? ‘Ma ciascuno di voi, con tutta umiltà’- cosa deve fare con umiltà? – ‘consideri gli altri superiori a se stesso’. Lui sentiva questo, eh? Lui si qualifica ‘non degno di essere chiamato apostolo’, l’ultimo. Anche fortemente si umilia lì. Questo era un suo sentimento: pensare che gli altri erano superiori a lui”.

Il Papa cita San Martino de Porres, “umile frate domenicano”, di cui la Chiesa oggi fa memoria: “la sua spiritualità era nel servizio, perché sentiva che tutti gli altri, anche i più grandi peccatori, gli erano superiori. Lo sentiva davvero”. San Paolo, poi, esorta ciascuno a non cercare il proprio interesse:

“Cercare il bene dell’altro. Servire gli altri. Ma questa è la gioia di un vescovo, quando vede la sua Chiesa così: un medesimo sentire, la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Questa è l’aria che Gesù vuole nella Chiesa. Si possono avere opinioni diverse, va bene, ma sempre dentro quest’aria, quest’atmosfera: di umiltà, carità, senza disprezzare nessuno”.
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  Francesco: rivalità e vanagloria, due tarli che indeboliscono la Chiesa

  video
 

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«Dio è Padre e va a salvare fino alla fine, fino al limite, fino in fondo!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
6 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
il cristiano si sporca le mani con i lontani”

Non ci possono essere cristiani, e meno che mai pastori, che restano tristemente fermi «a metà strada» per paura di «sporcarsi le mani» o di essere chiacchierati o di compromettere la propria carriera ecclesiastica. È Dio che mostra a ciascuno di noi e alla Chiesa intera lo stile giusto di comportamento, scendendo personalmente «in campo» e andando «sempre avanti, fino in fondo, sempre in uscita» con un solo obiettivo: «non perdere nessuno!», soprattutto i lontani, con tenerezza. È questa l’indicazione pratica suggerita dal Papa durante la messa celebrata giovedì mattina, 6 novembre, nella cappella della Casa santa Marta.

Francesco ha riproposto subito il passo evangelico di Luca (15, 1-10), per commentarlo. «Si avvicinarono a Gesù — ha spiegato — tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo; e i farisei e gli scribi mormoravano, si scandalizzavano: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”». Del resto, ha fatto notare il Papa, il gesto di Gesù «era un vero scandalo a quel tempo, per questa gente, no?». Tanto che ha aggiunto: «Immaginiamo la portata se in quel tempo ci fossero stati i giornali». Forse si sarebbero letti titoli come «il profeta va a pranzo con tutta questa gente!». Insomma uno «scandalo!».

Eppure, ha precisato Francesco, «Gesù era venuto per andare a cercare quelli che si erano allontanati dal Signore». E lo fa capire bene raccontando «due parabole: quella del pastore — che Gesù riprende nel Vangelo di Giovanni — per spiegare che Lui è il buon Pastore; e quella della donna» che ha dieci monete e ne perde una. Analizzando le parabole narrate da Luca, il Pontefice ha evidenziato come quelle «che più si ripetono in questo passo sono “perdere”, “cercare”, “trovare”, “gioia”, “festa”».

Proprio questi termini usati da Gesù, ha proseguito il Papa, «ci fanno vedere com’è il cuore di Dio: Dio non si ferma, Dio non va fino a un certo punto» e basta. No, «Dio va fino in fondo, al limite: sempre va al limite; non si ferma a metà cammino della salvezza, come se dicesse “ho fatto tutto, il problema è loro!”». Invece Dio «va sempre, esce, scende in campo». A questo proposito il Pontefice ha richiamato una frase del Libro dell’Esodo che «è particolarmente bella: “Ho sentito i lamenti degli israeliti che gli egiziani resero schiavi e ci andrò”». Insomma, «Dio sente il lamento e va: questo è il Signore! Questo è il suo amore: va fino al limite!».

In realtà, ha detto Francesco tornando al passo del Vangelo odierno, «Gesù è molto generoso perché quasi compara a Dio a questi farisei e scribi che mormoravano». Tanto da iniziare la parabola con queste parole: «Ma chi di voi non fa questo?». Magari, è vero, tutti lo facevano, fermandosi però «a metà strada». Infatti, ha annotato il Papa, «a loro importava che il bilancio dei profitti e delle perdite fosse più o meno favorevole» e con questo modo di vedere le cose «andavano tranquilli». E così, sempre guardando alle due parabole di Gesù contenuto nel passo di Luca, quei pubblicani magari dicevano «sì, è vero, ho perso tre monete, ho perso dieci pecore, ma ho guadagnato tanto!».

Questo, però, è un ragionamento che «non entra nella mente di Dio, eh!» ha affermato Francesco. Perché «Dio non è un affarista: Dio è Padre e va a salvare fino alla fine, fino al limite, fino in fondo!».
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  Omelia a Santa Marta - Dio va sempre al limite

  video


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«La nostra cittadinanza è nei cieli» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
7 novembre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
no ai cristiani pagani, nemici della Croce”

Anche oggi ci sono “cristiani pagani” che si “comportano come nemici della Croce di Cristo”. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha ribadito che bisogna guardarsi dalle tentazioni della mondanità che ci portano alla rovina.

Cristiani che vanno avanti nella fede e cristiani che si “comportano da nemici della Croce di Cristo”. Papa Francesco ha preso spunto dalle parole di San Paolo ai Filippesi per soffermarsi su due gruppi di cristiani, presenti oggi come al tempo dell’Apostolo delle Genti. “Tutti e due i gruppi – ha detto – erano in Chiesa, tutti insieme, andavano a Messa le domeniche, lodavano il Signore, si chiamavano cristiani”. Qual era dunque la differenza? I secondi “si comportano come nemici della Croce di Cristo! Cristiani nemici della Croce di Cristo”. Sono, ha rimarcato Francesco, “cristiani mondani, cristiani di nome, con due o tre cose di cristiano, ma niente di più. Cristiani pagani!”. “Il nome cristiano, ma la vita pagana”. O, ha soggiunto, “per dirla in un’altra maniera”: “pagani con due pennellate di vernice di cristianesimo, così appaiono come cristiani, ma sono pagani”:

"Anche oggi ce ne sono tanti! Anche noi dobbiamo stare attenti a non scivolare verso quella strada di cristiani pagani, cristiani nell’apparenza. E la tentazione di abituarsi alla mediocrità, la mediocrità dei cristiani, di questi cristiani, è proprio la loro rovina, perché il cuore si intiepidisce, diventano tiepidi. E ai tiepidi il Signore dice una parola forte: ‘Perché sei tiepido, sto per vomitarti dalla mia bocca’. E’ molto forte! Sono nemici della Croce di Cristo. Prendono il nome, ma non seguono le esigenze della vita cristiana”.

Paolo, ha proseguito, parla dunque della “cittadinanza” dei cristiani. “La nostra cittadinanza”, ha osservato, “è nei cieli. Quella loro è terrena. Sono cittadini del mondo, non dei cieli”. “Cittadini del mondo. E il cognome è mondano! Guardatevi da questi”, ha avvertito. Francesco ha così osservato che tutti, anche lui, deve domandarsi: “Ma io avrò qualcosa di questi? Avrò qualcosa della mondanità dentro di me? Qualcosa del paganesimo?”:

“Mi piace vantarmi? Mi piacciono i soldi? Mi piace l’orgoglio, la superbia? Dove ho le mie radici, cioè di dove sono cittadino? Nel cielo o sulla terra? Nel mondo o nello spirito mondano? La nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo, come Salvatore, il Signore Gesù Cristo. E la loro? La loro sorte finale sarà la perdizione! Questi cristiani verniciati finiranno male… Ma guardate alla fine: dove ti porta quella cittadinanza che tu hai nel tuo cuore? Quella mondana alla rovina, quella della Croce di Cristo all’incontro con Lui”.
...

  Il Papa: attenti a non diventare “cristiani pagani” nemici della Croce

  video


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  Papa Francesco... mi piace!!!

questa è la nostra risposta alle voci sulle presunte probabili dimissioni di Papa Francesco frutto dei veleni di curia...

  "Papa Francesco verso le dimissioni"

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Non dobbiamo avere paura della gratuità di Dio che scompagina gli schemi umani della convenienza e del contraccambio. È quanto ha messo in evidenza Papa Francesco nell’omelia a Santa Marta martedì 4 novembre. La riflessione del Pontefice è venuta dalla lettura del brano evangelico di Luca (14, 15-24) subito successivo a quello nel quale Gesù spiegava che nella legge di Dio «il do ut des non funziona» e per far meglio comprendere il concetto consigliava: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la ricompensa nella risurrezione».

  Omelia Papa Francesco a Santa Marta:  Ma il dono di Dio è gratis


«Se hai qualcosa contro il fratello glielo dici in faccia: a volte finirai a pugni, ma meglio questo che il terrorismo delle chiacchiere». Papa Francesco riceve i superiori dei religiosi italiani e li esorta ad «aiutare la Chiesa a crescere per via di attrazione, senza preoccuparsi di fare proseliti», a fare «fruttificare» il carisma confrontandolo con la realtà e le culture presenti («non va conservato come una bottiglia di acqua distillata») e a essere modello di fraternità «nella diversità» per tutta la società.

  Iacopo Scaramuzzi:  Il Papa ai religiosi: meglio i pugni che il terrorismo delle chiacchiere


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      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm