"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°41 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 18 al 24 ottobre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 31 ottobre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Sinodo sulla famiglia


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... E' una grande responsabilità: portare le realtà e le problematiche delle Chiese, per aiutarle a camminare su quella via che è il Vangelo della famiglia.
Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro. Nessuno dica: "Questo non si può dire; penserà di me così o così...". Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. Dopo l'ultimo Concistoro (febbraio 2014), nel quale si è parlato della famiglia, un Cardinale mi ha scritto dicendo: peccato che alcuni Cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso. Questo non va bene, questo non è sinodalità, perché bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità.
Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore: parlare con parresia e ascoltare con umiltà.
E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede... (Papa Francesco discorso di saluto ai Padri Sinodali)


  Vi domando, per favore questi atteggiamenti di fratelli nel Signore...


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Il Sinodo straordinario sulla famiglia ha approvato la "relatio synodi"

  Sinodo, approvata relazione finale. Dibattito su gay e divorziati


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Preghiera alla Santa Famiglia, composta da Papa Francesco per il Sinodo sulla famiglia


Preghiera alla Santa Famiglia, 
composta da Papa Francesco 
per il Sinodo sulla famiglia

Gesù, Maria e Giuseppe, 
in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, 
a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.

...

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. 
Amen


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SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 18 ottobre: messaggio, relatio, discorso di Papa Francesco e briefing (Testi, audio e video)



 18 ottobre 2014 

Nel corso della 14ª Congregazione Generale, i Padri sinodali hanno approvato il Messaggio della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione (5-19 ottobre 2014).
Ne pubblichiamo di seguito il testo in lingua italiana.

Noi Padri Sinodali riuniti a Roma intorno a Papa Francesco nell’Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, ci rivolgiamo a tutte le famiglie dei diversi continenti e in particolare a quelle che seguono Cristo Via, Verità e Vita. Manifestiamo la nostra ammirazione e gratitudine per la testimonianza quotidiana che offrite a noi e al mondo con la vostra fedeltà, la vostra fede, speranza, e amore.

  il testo integrale del messaggio 

Introduzione

I Parte
L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia

Il contesto socio-culturale
La rilevanza della vita affettiva
La sfida per la pastorale

II Parte
Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia

Lo sguardo su Gesù e la pedagogia divina nella storia della salvezza
La famiglia nel disegno salvifico di Dio
La famiglia nei documenti della Chiesa
L’indissolubilità del matrimonio e la gioia del vivere insieme
Verità e bellezza della famiglia e misericordia verso le famiglie ferite e fragili

III Parte
Il confronto: prospettive pastorali

Annunciare il Vangelo della famiglia oggi, nei vari contesti
Guidare i nubendi nel cammino di preparazione al matrimonio
Accompagnare i primi anni della vita matrimoniale
Cura pastorale di coloro che vivono nel matrimonio civile o in convivenze
Curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati, famiglie monoparentali)
L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale
La trasmissione della vita e la sfida della denatalità
La sfida dell’educazione e il ruolo della famiglia nell’evangelizzazione

Conclusione

  il testo integrale della "Relatio Synodi" della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione" (5-19 ottobre 2014), 18.10.2014

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Nel corso della quindicesima e ultima Congregazione generale Sinodo straordinario sulla famiglia, il Santo Padre Francesco ha rivolto ai Padri Sinodali e a tutti i partecipanti in Aula il discorso che riportiamo di seguito

Eminenze, Beatitudini, Eccellenze, fratelli e sorelle,

Con un cuore pieno di riconoscenza e di gratitudine vorrei ringraziare, assieme a voi, il Signore che ci ha accompagnato e ci ha guidato nei giorni passati, con la luce dello Spirito Santo!

Ringrazio di cuore ...
Ringrazio ugualmente tutti voi, cari Padri Sinodali, Delegati Fraterni, Uditori, Uditrici e Assessori per la vostra partecipazione attiva e fruttuosa. Vi porterò nella preghiera, chiedendo al Signore di ricompensarvi con l'abbondanza dei Suoi doni di grazia!

Potrei dire serenamente che - con uno spirito di collegialità e di sinodalità - abbiamo vissuto davvero un'esperienza di "Sinodo", un percorso solidale, un "cammino insieme".

Ed essendo stato "un cammino" - e come ogni cammino ci sono stati dei momenti di corsa veloce, quasi a voler vincere il tempo e raggiungere al più presto la mèta; altri momenti di affaticamento, quasi a voler dire basta; altri momenti di entusiasmo e di ardore. Ci sono stati momenti di profonda consolazione ascoltando la testimonianza dei pastori veri (cf. Gv 10 e Cann. 375, 386, 387) che portano nel cuore saggiamente le gioie e le lacrime dei loro fedeli. Momenti di consolazione e grazia e di conforto ascoltando e testimonianze delle famiglie che hanno partecipato al Sinodo e hanno condiviso con noi la bellezza e la gioia della loro vita matrimoniale. Un cammino dove il più forte si è sentito in dovere di aiutare il meno forte, dove il più esperto si è prestato a servire gli altri, anche attraverso i confronti. E poiché essendo un cammino di uomini, con le consolazioni ci sono stati anche altri momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni, delle quali si potrebbe menzionare qualche possibilità:

...Cari fratelli e sorelle, le tentazioni non ci devono né spaventare né sconcertare e nemmeno scoraggiare, perché nessun discepolo è più grande del suo maestro; quindi se Gesù è stato tentato - e addirittura chiamato Beelzebul (cf. Mt 12, 24) - i suoi discepoli non devono attendersi un trattamento migliore.
 

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19 ottobre 2014 Santa Messa di Conclusione del Sinodo - Beatificazione Paolo VI - Angelus (cronaca, foto, testi, video) - Prima parte



Due grandi eventi per la Chiesa universale sono stati suggellati dalla Messa celebrata stamane da Papa Francesco in Piazza San Pietro, affollata da 70 mila fedeli di ogni parte del mondo: la conclusione del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia e la Beatificazione del Servo di Dio, Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini.

Alla solenne cerimonia, celebrata sul sagrato della basilica di San Pietro in una giornata inondata di sole, è presente anche il Papa emerito Benedetto XVI, arrivato con largo anticipo e seduto nella prima fila dei cardinali concelebranti.

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Francesco, appena fatto il suo ingresso indossando una casula appartenuta al nuovo beato, gli si è avvicinato per salutarlo calorosamente dicendogli «Grazie, grazie per la sua presenza!».

 
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Una presenza discreta che poco a poco sta diventato sempre più normale nella vita della Chiesa per volere del Pontefice regnante. Ratzinger, appena cinquantenne, nel marzo 1977, venne nominato arcivescovo di Monaco da Paolo VI, e tre mesi dopo elevato al cardinalato. All'inizio della messa è avvenuto il rito della beatificazione. 

Dopo la rituale ‘ domanda’ di beatificazione formulata dal vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, Papa Francesco ha pronunciato la formula ufficiale di beatificazione di Paolo VI in latino: ” Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Luciano Monari, Vescovo di Brescia, di molti altri Fratelli nell’Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Paolo VI, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 26 settembre. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo“. Prima del rituale, è stata letta la biografia del pontefice nativo di Consensio dal postulatore della causa, padre Antonio Marrazzo.

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Dopo la proclamazione, è stata portata sull'altare la reliquia del nuovo beato: la maglia insanguinata che Papa Montini indossava a Manila, nel 1970, quando appena sbarcato dall'aereo venne accoltellato da uno squilibrato: la lama del pugnale penetrò a pochi centimetri dal cuore.



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19 ottobre 2014 Santa Messa di Conclusione del Sinodo - Beatificazione Paolo VI - Angelus (cronaca, foto, testi, video) - Seconda parte


Abbiamo appena ascoltato una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21).

Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre.

L’accento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: «E (rendete) a Dio quello che è di Dio». Questo significa riconoscere e professare - di fronte a qualunque tipo di potere - che Dio solo è il Signore dell'uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio.

Lui non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa “nuovi” continuamente. 
...
...

  il testo integrale dell'omelia

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Al termine della Santa Messa la recita dell'Angelus

Cari fratelli e sorelle,

al termine di questa solenne celebrazione, desidero salutare i pellegrini provenienti dall’Italia e da vari Paesi, con un deferente pensiero per le Delegazioni ufficiali. In particolare, saluto i fedeli delle diocesi di Brescia, Milano e Roma, legate in modo significativo alla vita e al ministero di Papa Montini. Tutti ringrazio per la presenza ed esorto a seguire fedelmente gli insegnamenti e l’esempio del nuovo Beato.

Egli è stato uno strenuo sostenitore della missione ad gentes; ne è testimonianza soprattutto l’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi con la quale ha inteso risvegliare lo slancio e l’impegno per la missione della Chiesa. Questa Esortazione è ancora attuale, conserva tutta la sua attualità! È significativo considerare questo aspetto del Pontificato di Paolo VI, proprio oggi che si celebra la Giornata Missionaria Mondiale.

Prima di invocare tutti insieme la Madonna con la preghiera dell’Angelus, mi piace sottolineare la profonda devozione mariana del Beato Paolo VI. A questo Pontefice il popolo cristiano sarà sempre grato per l’Esortazione apostolica Marialis cultus e per aver proclamato Maria “Madre della Chiesa”, in occasione della chiusura della terza sessione del Concilio Vaticano II.

Maria, Regina dei Santi e Madre della Chiesa, ci aiuti a realizzare fedelmente nella nostra vita la volontà del Signore, così come ha fatto il nuovo Beato.

Angelus…….

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A tutti auguro buona domenica, vi chiedo di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  video integrale

Dopo la Beatificazione di Paolo VI Papa Francesco saluta i fedeli

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"Il messaggio del sinodo" di Enzo Bianchi


Il messaggio del sinodo
di Enzo Bianchi

Il sinodo straordinario sulla famiglia si chiude oggi (ndr 19/10/2014) con una liturgia eucaristica e la beatificazione di Paolo VI. Ieri tre testi sono apparsi: il tradizionale messaggio conclusivo come saluto e gesto di condivisione, inviato “a tutte le famiglie dei diversi continenti e in particolare a quelle che seguono Cristo” ; la relazione conclusiva votata dai vescovi, con l’inedita indicazione dei voti favorevoli e contrari espressi per ciascun paragrafo, relazione che, per volere del papa diventa anche il documento preparatorio – i Lineamenta – per il prossimo sinodo sulla medesima tematica che avrà luogo a Roma nell’ottobre prossimo. Infine, il discorso di papa Francesco rivolto ai padri sinodali al termine della giornata. Da questi tre testi, di natura diversa e complementare, emerge un unico messaggio non scritto lasciato da papa Francesco e dai vescovi riuniti in sinodo attorno a lui. Non un ipotetico messaggio alternativo, non uno “spirito” del sinodo contrapposto a una “lettera” dei testi, ma un’immagine che la chiesa cattolica ha voluto dare di sé e che, a giudicare dall’attenzione riservatale dai media, è riuscita a trasmettere. È il messaggio di una chiesa che cerca. Ma non come chi non sa dove vuole andare, non come chi procede a tentoni, non come chi ha smarrito l’adesione alla realtà, ma come chi non si stanca di “cercare il regno di Dio e la sua giustizia” (cf. Mt 6,33). Un chiesa quindi che, consapevole della propria inadeguatezza e dei peccati dei suoi membri, cerca ogni giorno una sola cosa: come essere più fedele al Vangelo di Gesù Cristo.

È un messaggio corale di grande libertà interiore, quella libertà che papa Francesco ha chiesto e ha dato a tutti i vescovi: libertà di manifestare senza paure o esitazioni ciò che nel loro cuore e nella loro coscienza il vangelo di Gesù Cristo annuncia riguardo alla sessualità, alla famiglia e alle storie di amore di uomini e donne alla sequela di Gesù. Su questo la testimonianza è stata unanime: massima trasparenza, piena libertà di espressione, fino a manifestare anche dure contrapposizioni. È stata non una scommessa ma un’intuizione profetica di papa Francesco: non solo lasciare che tutti i vescovi parlassero con ordine e coerenza, ma sollecitarli al confronto, favorire l’approfondimento della discussione, permettere che ogni singolo intervento non fosse slegato dal contributo offerto dagli altri. Una libertà di espressione, di reciproca correzione fraterna di cui hanno potuto godere anche, e forse soprattutto, gli esponenti di quella che le votazioni hanno poi mostrato essere una chiara minoranza.

Sì, nella chiesa il processo di discernimento della volontà del Signore può essere faticoso, a volte può perfino passare attraverso la polemica, ma deve sempre essere dettato dall’obbedienza al vangelo e a nient’altro che al vangelo...

  Il messaggio del sinodo


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Gli speciali sul Sinodo di:

  NEWS.VA
  AVVENIRE
  FAMIGLIA CRISTIANA

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La data del 19 ottobre, elevando Montini agli altari e scoprendo il suo ritratto sulla bianca facciata della basilica, segna la metamorfosi del pontificato di Bergoglio, che agli occhi del mondo ha cambiato faccia. Una volta per tutte. Mentre si chiude il primo tempo del sinodo - e le squadre dei conservatori e progressisti guadagnano pensose gli spogliatoi delle proprie diocesi, per aggiornare la strategia in vista del 2015 – il Papa intanto si trasfigura. Insieme al paesaggio di San Pietro.

  Piero Schiavazzi:  L'omaggio a Paolo VI che governò "in solitudine". Da oggi Bergoglio è un Papa senza maggioranza

La Chiesa non si smentisce mai: procede con prudenza, ma è disposta sempre al mutamento e di fatto cambia di continuo. La Tradizione è viva, al contrario della Conservazione. Di fronte alle chiese vuote papa Francesco ha lanciato una sfida fatta di amore

  Franco Cardini:  La novità di Francesco è fedele alla Tradizione

«Mi sembra che ci sia stato un convergere dei padri sinodali attorno al Papa. Anche se abbiamo molto discusso, tutti hanno cercato di manifestare la loro vicinanza alle famiglie, specialmente a quelle che vivono in situazioni di difficoltà». Lo afferma l'arcivescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, noto teologo, che ha avuto come consacrante l'allora cardinale Joseph Ratzinger. Forte, segretario speciale del Sinodo straordinario sulla sfide pastorali che riguardano la famiglia, nelle scorse due settimane ha giocato un ruolo chiave coordinando il lavoro di stesura dei testi .

  Andrea Tornielli:  Forte: «Misericordia non significa buonismo o essere deboli»

“Il cambiamento è avviato e non si torna indietro”. Al Sinodo sulla famiglia le resistenze sulla comunione ai divorziati risposati e le unioni di fatto “non hanno modificato un cammino che è ormai avviato”, assicura l’arcivescovo Vincenzo Paglia.  “E’ stato rispettato il mandato di Francesco: accogliere ed uscire”, afferma il ministro vaticano della Famiglia.

 
Giacomo Galeazzi:  Paglia: "Il cambiamento è avviato, non si torna indietro

«Ogni tanto mi domandano a quale titolo i vescovi si occupano di famiglia. Perché, rispondo io, credete che i vescovi siano caduti dal cielo? Non sono forse nati e cresciuti in famiglia anche loro? Non ne conoscono la bellezza?».

  Alessandro Zaccuri:  Kasper: la famiglia è la «lingua madre» dell'umanità



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I NOSTRI TEMPI


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Una grande bandiera con i colori dell'iride ha aperto la Marcia della Pace Perugia-Assisi all'insegna del tema: "Cento anni di guerre bastano". Oltre 100mila, secondo gli organizzatori, i partecipanti partiti stamani da Perugia. Una partenza preceduta dal suono di cento esplosioni diffuso dagli altoparlanti. "Cento colpi - ha spiegato l'organizzatore della Marcia della Pace, Flavio Lotti - che scandiscono cento anni di guerre, con tante stragi che anche oggi ci sono nel mondo. Siamo qui perché non vogliamo più vedere vittime".

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C'è di tutto - ha detto Lotti - in questo popolo che si è messo in cammino, anche persone con disabilità, e per questo oggi vogliamo dare la voce alla pace e a tutti quelli che la pace non ce l'hanno". Presente all'incontro con i giornalisti anche don Luigi Ciotti: "La pace - ha detto - ha bisogno di noi, di speranza e la speranza ha bisogno di ciascuno di noi e prima di riformare il Paese bisogna riformare le nostre coscienze".

  In centomila alla marcia della Pace Perugia-Assisi


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La voce di:
  •  Alex Zanotelli

 
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  • Piero Pieraccini del direttivo nazionale della Tavola della Pace,
  • Sonia Mondin del Masci del Movimento adulti scout cattolici italiani
  • e tanti partecipanti alla marcia
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“Non più schiavi, ma fratelli”
 

Non più schiavi, ma fratelli”: è questo il tema scelto da Papa Francesco per la 48.ma Giornata Mondiale della Pace, che sarà celebrata il primo gennaio 2015.

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace illustra il tema con il seguente comunicato:

“Spesso si crede che la schiavitù sia un fatto del passato. Invece, questa piaga sociale è fortemente presente anche nel mondo attuale. Il Messaggio per il 1° gennaio 2014 era dedicato alla fraternità: ‘Fraternità, fondamento e via per la pace’. L’essere tutti figli di Dio rende, infatti, gli esseri umani fratelli e sorelle con eguale dignità. La schiavitù colpisce a morte tale fraternità universale e, quindi, la pace. La pace, infatti, c’è quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità. Nel mondo, molteplici sono gli abominevoli volti della schiavitù: il traffico di esseri umani, la tratta dei migranti e della prostituzione, il lavoro-schiavo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la mentalità schiavista nei confronti delle donne e dei bambini. E su questa schiavitù speculano vergognosamente individui e gruppi, approfittando dei tanti conflitti in atto nel mondo, del contesto di crisi economica e della corruzione.
...



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Se la voglia di pace si misura anche nume­ri­ca­mente, la scorsa dome­nica sem­bra con­fer­mare che que­sto sen­ti­mento rimane impor­tante nel cuore pro­fondo dell’Italia.
Cen­to­mila secondo gli orga­niz­za­tori, ben oltre per Andrea Fer­rari, pre­si­dente degli Enti locali per la pace, sareb­bero stati i par­te­ci­panti della 40ma Mar­cia della pace Peru­gia Assisi, per­corso di 16 chi­lo­me­tri che dal 1961, quando Aldo Capi­tini lan­ciò la prima cam­mi­nata sim­bo­lica con la ban­diera a stri­sce colo­rate, ricorda che in que­sto Paese la Costi­tu­zione ripu­dia la guerra. Agen­zie e tele­vi­sioni confermano.
 
Emanuele Giordana: La Perugia-Assisi conferma la forza del sentimento pacifista italiano

Dossier -La pace è un diritto di tutti e di ciascuno, fondamentale, inalienabile. Un diritto che può essere sancito dalle Nazioni Unite.

  FAMIGLIA CRISTIANA: La pace diritto fondamentale dei popoli

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RUBEN ristorante: un aiuto concreto a chi è in situazioni di difficoltà economica



Camerieri in giacca e cravatta, menù vario e "da gourmet", ambiente fresco e luminoso per una cena che costa solo 1 euro. Succede a Milano dove da poco è stato inaugurato il ristorante Ruben che offre pasti completi - praticamente gratuiti - alle persone con problemi sociali.

Ogni giorno verranno serviti 500 coperti destinati a genitori separati, disoccupati, parenti di pazienti ricoverati in ospedale e altro ancora. Il locale si trova in via Gorin 54 ed è stato voluto e finanziato da Ernesto Pellegrini, ex Presidente dell'Inter. 50 anni fa Pellegrini aveva conosciuto Ruben, un contadino che dopo una vita di lavoro è morto da clochard. Perchè non esistano più altri "Ruben" è stato messo a punto il progetto milanese...

  Ruben, il ristorante dove si mangia con 1 euro

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“L’inaugurazione del ristorante Ruben arricchisce e completa il panorama di iniziative solidali messe in campo nella nostra città anche da decine di associazioni e migliaia di volontari. Questo luogo nasce dall’amore per il prossimo. Nasce in ricordo di una persona in difficoltà morta di stenti in una baracca alla periferia di Milano 50 anni fa ed Ernesto Pellegrini oggi ha voluto farne un simbolo di speranza e di umanità. Oggi questo ristorante, questa iniziativa solidale, vuole essere un omaggio a quella persona e insieme un gesto concreto affinché nessuno possa sentirsi abbandonato in una città che è e sarà sempre attenta ai bisogni di chi è in difficoltà”.
Lo ha detto il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia intervenendo all’inaugurazione del Ristorante Ruben, iniziativa della Fondazione Ernesto Pellegrini.
“La nascita di questo ristorante è un bell’esempio delle migliore tradizione della generosità milanese: una realtà radicata e diffusa che nasce da quel senso pratico e da quella capacità unica dei milanesi di mettere la propria storia personale, il proprio lavoro, le proprie competenze di una vita al servizio degli altri e della propria comunità. Donne e uomini con difficoltà economiche, genitori separati, parenti di malati in trasferta, troveranno in questo ristorante un luogo aperto e accogliente dove mangiare al prezzo simbolico di un euro e soprattutto dove trovare ascolto e comprensione. Un luogo in cui sarà possibile entrare e trovare una dimensione conviviale, fatta di normalità e libertà”. (fonte: Comune di Milano)

Dove si trova, come si accede, che cosa propone Ruben, il ristorante che offre una sospensione dal bisogno, un momento di ricarica e di nuova motivazione.

  Come accedere

La Fondazione è per me un modo per ringraziare il buon Dio del tanto che ho avuto dalla vita. E ho voluto farlo partendo da quello che so fare meglio: ristorare le persone, dar loro un momento di nutrimento e di conforto; due cose che, in questo tempo, mi sembrano particolarmente preziose.

  Fondazione Ernesto Pellegrini 



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Le parole? Le nostre parole sono importanti, ma le parole sono l’esito di un pensiero e di una cultura. E quando prevale la cultura dello scarto e del potere, della denigrazione e della violenza, le parole diventano proiettili e «possono uccidere». La campagna che parte oggi non sarà un fatto estemporaneo. All’interno di un progetto più ampio, #migliorisipuò, seguiranno altre iniziative analoghe. Questa è sostenute anche da molte organizzazioni non profit che la diffonderanno sul web, nelle scuole e negli oratori.

 
Non cediamo alle parole che uccidono


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Al via la campagna sociale di Famiglia Cristiana, Avvenire, Armando Testa, i settimanali cattolici. Per la prima volta insieme. Per dire "No alla discriminazione", ad alta voce

  FAMIGLIA CRISTIANA: Ma che "razza" di parole


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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto



I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco

Dal 29 Ottobre al 26 Novembre 
Sala del Convento 
dalle h. 20.00 alle h. 21.00

1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. (Incipit Evangelii Gaudium)

  I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)



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  Partono i discepoli a due a due...
  Per cambiare il mondo...
  Un cristiano che vive il Vangelo...
  Rendete dunque a Cesare...
  Chi accumula ricchezze...
  La pace non può regnare...
  Il cuore che sa dire grazie...
  Io credo, io spero, io amo...
  Quando assumi un modo evangelico...
  La vera gioia...
  Signore aiutaci a scorgere...
  Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà...


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  SAN LUCA (video)

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Alla scuola di S. Luca di Antonio Savone



Alla scuola di S. Luca
di Antonio Savone

Cosa apprendiamo alla scuola di Luca?

La tradizione ci restituisce tre tratti di Lc: medico, amico, storico. Medico, cioè uno che conosce bene ciò che affligge il nostro cuore e il nostro corpo; amico, uno che coltiva fino in fondo l’amicizia con Paolo, che non doveva certo essere un amico facile; storico, uno che sa far parlare i fatti.

Alla scuola di Lc apprendiamo anzitutto il primato dello Spirito Santo. Tutte le pagine di Lc sono sotto l’azione misteriosa ed efficace dello Spirito. Senza lo Spirito le parole e le opere di Gesù rimarrebbero senza efficacia, parole e opere di un uomo. Per Lc, invece, Gesù è ripieno di Spirito Santo dal suo concepimento verginale fino alla consumazione del sacrificio supremo sulla croce. Che cos’è poi il suo secondo libro, gli Atti degli Apostoli, se non la continuazione e lo sviluppo di ciò che lo Spirito compie mediante l’azione delle prime comunità cristiane?

Alla scuola di Lc apprendiamo poi il primato della misericordia. Lc, infatti, sottolinea la mansuetudine, la mitezza, la compassione e il perdono che Gesù elargisce in misura abbondante. A noi sfugge probabilmente la portata di un simile annuncio in un contesto di legalismo esasperato come quello di scribi e farisei. Quel rabbi non a caso era considerato una presenza eversiva. Gesù affronta questo rischio con consapevolezza deciso a pagarne il prezzo fino in fondo, come attesta la sua stessa passione. Alla scuola di Lc apprendiamo come essere discepoli: egli che pure non ha conosciuto Gesù di persona, sa narrare di lui con una dolcezza unica perché è entrato nel cuore stesso del Signore Gesù.

Lc si misura con cristiani provenienti dal paganesimo. Come pensa di accostare quel suo mondo? Svolgendo accurate ricerche sulla vicenda di Gesù, documentandosi dettagliatamente sui fatti che intende raccontare. Non ci troviamo anche noi di fronte ad un mondo ridiventato pagano? Come lo accostiamo? ...

  Alla scuola di S. Luca


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Proponiamo il documentario "Paolo VI il Papa audace" di Antonia Pillosio che Rai Cultura ha presentato, all'interno della serie Italiani, in occasione della beatificazione di Papa Paolo VI che avverrà il 19 ottobre.
Oltre a rivivere i momenti cruciali della vita di Giovanni Battista Montini (eletto Papa il 21 giugno 1963) attraverso spunti biografici inediti suggeriti dal vaticanista Andrea Tornielli, la puntata si avvale delle testimonianze dei Cardinali Paul Poupard, Gianfranco Ravasi e Roberto Tucci e di Giovanni Maria Vian, direttore de L'Osservatore Romano, per un racconto che ripercorre la storia del pontefice che ha condotto tre delle quattro sessioni del Concilio Vaticano II guidando la Chiesa nel difficile periodo del post-concilio.

  Paolo VI. Il Papa audace (video)

domenica 19 Ottobre alle 10.30 rito della beatificazione di Paolo VI

 
Se il mondo si sente straniero...

  Nei confronti di questo grande Papa...


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Paolo VI, destinazione mondo, i viaggi di Montini incontro ai popoli


Difficile immaginare che un Papa possa mettere sullo stesso piano il sangue versato dai martiri cristiani con quello dei martiri musulmani. Eppure Paolo VI lo fece, in un viaggio in Uganda nel 1970, durante un discorso definito dalla rivista missionaria 'Mondo e Missione' "il testo più aperto da parte della Chiesa nei confronti dell'Islam". I rapporti che Montini, il papa che domenica salirà agli onori degli altari, ebbe con il mondo musulmano è uno dei tanti aspetti rimasti spesso in ombra, in un pontificato stagliatosi nella storia sopratutto per il dibattito conciliare e post- conciliare. Merito di indicare nuove e suggestive chiavi di lettura del regno montiniano e della sua incredibile ricchezza teologica e pastorale, al di là degli schemi del dibattito conciliare, è il libro 'Paolo VI, destinazione mondo, i viaggi di Montini incontro ai popoli', scritto da Giorgio Bernardelli e Lorenzo Rosoli, per le edizioni EMI, uscito in occasione dell'imminente beatificazione...


  Montini: il papa che paragonava i martiri musulmani a cristiani

Per saperne di più:
La scheda del libro:
  • contenuti
  • Rassegna stampa
  • multimedia (audio)


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«Paolo VI, un ritratto spirituale» di Enzo Bianchi


Pubblichiamo l'intera meditazione dal titolo «Paolo VI, un ritratto spirituale» che il priore di Bose ha tenuto nella cattedrale di Brescia il 5 ottobre scorso, alla presenza del vescovo Luciano Monari della quale L'Osservatore Romano ha pubblicato la parte centrale.


Accostarsi al profilo spirituale di un santo, cercarne delle tracce per poterlo leggere e infine con audacia osare proporlo pubblicamente è un’opera difficile e temeraria. Questa riflessione mi è stata chiesta dal vescovo Luciano Monari, e io ho cercato di impegnarmi in essa leggendo e soprattutto riflettendo; ora però, con piena consapevolezza, confesso che sono quasi pentito di aver accettato di compiere questa fatica.

Non ho conosciuto personalmente Paolo VI e non l’ho mai incontrato, a differenza di quanto mi è accaduto con i suoi successori. L’ho ascoltato, l’ho visto, certamente l’ho sempre letto, e devo confessare che ogni volta che sono chiamato a dire qualche parola sulla chiesa e sull’evangelizzazione, rileggo i suoi scritti, che restano insuperati dallo stesso magistero papale successivo. Questo lo ha detto in varie occasioni anche papa Francesco, riferendosi soprattutto all’EnciclicaEcclesiam suam (6 agosto 1964) e all’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), testi che non hanno ancora indebolito né esaurito la loro forza ispiratrice, e perciò profetica, per la vita della chiesa e dei cristiani nella storia degli uomini.

Paolo VI è stato il papa della mia vicenda cristiana e monastica che, nata alla fine del concilio, è cresciuta durante gli anni del suo pontificato, assumendo quel profilo che è diventato forma vitae nostrae e trovando collocazione e comunione nella chiesa. Qui vorrei solo ricordare un momento della sua vita che è stato vissuto da me e dalla mia comunità con un’intensità e una consapevolezza forti. Il 6 agosto, festa della Trasfigurazione del Signore, è la ricorrenza scelta da noi come festa della comunità, giorno in cui, nella gloria e nella luce del Cristo trasfigurato, celebriamo le professioni monastiche definitive, emettendo i voti davanti alla chiesa.

Quel 6 agosto del 1978 avevamo vissuto la liturgia eucaristica nella quale un fratello e una sorella si impegnavano per sempre nella vita monastica, stringendo l’alleanza definitiva. Alla sera, nel chiarore dell’estate, eravamo nella chiesetta a celebrare compieta, e io stavo tenendo la monizione fraterna, invitando tutti al ringraziamento, quando un fratello venne a sussurrarmi nell’orecchio la notizia della morte di Paolo VI. Dopo qualche istante di silenzio dissi semplicemente: “Ecco, nel segno della trasfigurazione del Signore, nella bellezza della gloria del Signore, Paolo VI ha incontrato il volto da lui tanto amato. La sua morte alla sera di questo giorno riceve dal Signore il sigillo: ha amato Gesù Cristo e la sua bellezza umana e divina, e in questa luce il Signore lo ha preso con sé”.

Dopo questa breve premessa vorrei ora fornirvi alcune tracce del profilo della vita spirituale di Paolo VI, essenzialmente due:
- il cristocentrismo;
- il volto di Cristo in una chiesa che si fa dialogo.

O potremmo anche dire, con le parole che papa Francesco ha rivolto poco più di un anno fa ai partecipanti al pellegrinaggio della vostra diocesi a Roma: “L’amore a Cristo, l’amore alla chiesa e l’amore all’uomo. Queste tre parole sono atteggiamenti fondamentali, ma anche appassionati di Paolo VI” (Basilica Vaticana, 22 giugno 2013).
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  Paolo VI un ritratto spirituale

  l'audio della meditazione di Enzo Bianchi nella cattedrale di Brescia  (mp3)


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21 ottobre Memoria liturgica del Beato padre Pino Puglisi, proclamato martire il 25 maggio 2013. 
La Memoria del sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, viene celebrata nel giorno in cui padre Puglisi fu battezzato.

  PADRE PUGLISI: DALLA TESTIMONIANZA AL MARTIRIO IL PASSO E' BREVE

  Siamo testimoni della speranza...
  Pensiamo a quel ritratto di Gesù...
  Nessun uomo è lontano dal Signore...
  E' importante parlare di mafia...
  Se ognuno fa qualcosa...


"Puglisi voleva fare il prete fino in fondo, e forte del Vangelo sottrarre i ragazzi alle grinfie della malavita, far pensare, ridare fiducia alla gente. Era, ed è, l’emblema della Chiesa che testimoniando Cristo e annunciando il vangelo, fa male alla mafia perché cerca di saldare la terra al cielo..."
Nel giorno della Memoria liturgica del Beato padre Pino Puglisi riproponiamo il nostro precedente post Padre Pino Puglisi uomo di «Parola»

  Padre Pino Puglisi uomo di «Parola»


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Memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, fissata da Papa Francesco il 22 ottobre di ogni anno, giorno in cui nel 1978 Karol Wojtyla celebrò la Messa di inizio pontificato e pronunciò la storica frase, divenuto motto dei suoi 27 anni di papato (1978-2005): 
“Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”.

 
Non abbiate paura...
  San Giovanni Paolo II Papa della famiglia...
  Ogni stato cristiano di vita costituisce...
  Lasciate che Cristo dimori...
  L'amore non è una cosa che si può insegnare...

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SAN GIOVANNI PAOLO II



Non la data della morte (2 aprile) né quella di nascita (18 maggio). Per la festa liturgica di san Giovanni Paolo II, la Chiesa ha scelto quella del22 ottobre, giorno in cui, nel 1978, papa Wojtyla iniziava ufficialmente il suo ministero petrino dopo l'elezione in Conclave avvenuta il 16 ottobre. Il suo pontificato è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo più lungo della storia. 
...
Nei testi per la Messa in onore di san Giovanni Paolo viene riportato proprio uno stralcio dell'omelia della messa d'inizio pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!».

  il dossier di Famiglia Cristiana: OGGI È SAN GIOVANNI PAOLO II. «NON ABBIATE PAURA!», DISSE APPENA ELETTO

  Guarda il video dell'omelia dell'inizio del pontificato di Giovanni Paolo II 22 Ottobre 1978

Nell'occasione nella cappella del secondo piano del Policlinico universitario Gemelli, alle ore 17, avrà luogo la messa di dedicazione a San Giovanni Paolo II del luogo di culto all'interno dell'ospedale dove il Papa santo fu accolto e curato durante i dieci ricoveri nel corso del suo pontificato. 
La celebrazione di intitolazione, autorizzata dal cardinale vicario Agostino Vallini, sarà presieduta da monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico dell'Università Cattolica. Nell'occasione sarà collocata nella cappella una reliquia del sangue di San Giovanni Paolo II, custodita in una teca color argento con sfondo rosso. L'evento intende sottolineare lo speciale legame del Policlinico Gemelli con papa Wojtyla. 
"La testimonianza del Pontefice polacco nel corso dei numerosi ricoveri ha lasciato un segno indelebile nella storia e nel volto del Policlinico Gemelli - afferma monsignor Giuliodori -. Con l'intitolazione della cappella e la collocazione della reliquia si vuole rendere ancora più profondo questo legame, affinché il suo esempio nell'affrontare la malattia e il suo insegnamento sul valore della sofferenza continuino a guidare le attività della Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica e del Policlinico". 

Riproponiamo alcuni dei nostri precedenti post:
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... il "mea culpa" della Chiesa nel Giubileo del 2000
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... il rapporto con i giovani
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... l'impegno contro la guerra
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... il dialogo interreligioso
  • Il nostro grazie a Giovanni Paolo II per... la condanna alla mafia
  • Giovanni Paolo II Beato
  • «Wojtyla, uomo di Dio con il coraggio della Verità»
  • Giovanni Paolo II nell'anniversario della sua morte le parole di Papa Francesco e il ricordo di mons. Stanisław Dziwisz e di mons. Leonardo Sandri


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Dossier Per la prima volta, dopo la canonizzazione del 27 aprile scorso, si festeggia il Pontefice polacco nel giorno in cui iniziò il pontificato, il 22 ottobre 1978, quando fece risuonare il suo invito a tutti gli uomini di far entrare Gesù nella vita quotidiana di ciascuno, senza aver paura.

  FAMIGLIA CRISTIANA: Oggi è San Giovanni Paolo II

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Restituire – Prepararsi alla domenica (XXIX del T.O.) di Antonio Savone


Restituire
Prepararsi alla domenica
(XXIX del T.O.)

di Antonio Savone

Alquanto familiare e proverbiale il detto di Gesù riportato dalla pagina evangelica: date a Cesare…. Mai parole più fortunate. Spesso sulle nostre labbra quando siamo sollecitati a ristabilire le parti di un contenzioso. Ancora sulle nostre labbra quando si tratta di stabilire la totale autonomia di un potere politico completamente disgiunto da tutto ciò che attiene all’ambito spirituale: un conto è l’anima, un conto è la vita con tutto il suo ordinamento.

Una prospettiva troppo angusta e riduttiva quella che si risolve nel definire il tipo di rapporto che deve intercorrere tra realtà profane e sfera del sacro, tra politica e religione, Cesare e Dio. La stessa prospettiva degli interlocutori di Gesù. Ma, come già in quel caso, ancora una volta Gesù allarga l’orizzonte. Gesù non aveva di mira di teorizzare l’autonomia delle realtà mondane, o la separazione dei poteri, ma quella di pervenire alle radici stesse del potere.

Ipocriti… Ipocrisia come atteggiamento di chi ha già deciso di non cambiare, di non volersi misurare con la realtà. Atteggiamento di chi vive di parole, vive di riunioni per accordarsi su come misurarsi con un reale che eccede il proprio modo di vedere le cose. La realtà delle cose, così come si presenta, è ciò che destabilizza l’ipocrisia. L’ipocrisia aborrisce l’evidenza. Ma è proprio a questa evidenza che Gesù riconduce gli ipocriti. La moneta di cui dispongono dice che in qualche modo essi riconoscono già un potere.

Gesù – che insegna la via di Dio, come attestano i suoi stessi accusatori – allarga la prospettiva facendo capire che il problema non è schierarsi pro o contro Cesare. Il problema è riconoscere che tutto di te viene da altrove.

Ecco allora l’invito rivolto ai suoi interlocutori di allora e a quelli di sempre a restituire. Non il semplice: date, ma restituite. Che cos’hai di tuo che tu non abbia ricevuto? Tutto ciò che sei, tutto ciò di cui disponi viene da altrove. Restituire… ovvero riconoscere di essere in debito. Verso la vita, verso Dio. Riconoscere che la nostra vita è una rete di debiti. Perciò restituisci quello che hai ricevuto. Restituisci nella e con la vita.

Cesare non è solo lo stato o il potere o la sfera politica. Cesare impersona tutta la dimensione umano-terrena dell’esistenza a cui sono chiamato a restituire ciò che a mia volta ho ricevuto. Che cosa sono disposto a restituire per l’edificazione di quella casa comune che è il mondo, la vita, la storia, le mie relazioni? Il problema scatta quando al Cesare di turno viene attribuita ogni pretesa di signoria. Ecco allora il criterio introdotto da Gesù: restituire a Dio…

Gesù va oltre la questione posta dai suoi interlocutori: Cesare e Dio non stanno sullo stesso piano. E Dio non è un Cesare più grande degli altri Cesari.

Cosa restituire a Dio? Non già delle cose ma me stesso. In me Dio ha impresso la sua immagine quando all’inizio sono stato formato a sua immagine e somiglianza. Gli appartengo, irreversibilmente. Che io ne sia consapevole o meno...

  Restituire


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 46/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 22,15-21

"Restituite a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio !"
E' la risposta di Gesù alla domanda trappola posta dai suoi avversari. Egli è diventato un serio pericolo per coloro che detengono in Israele il potere religioso e politico, tanto da far alleare due gruppi fra di loro avversari: i Farisei, i giusti, gli irreprensibili quanto alla giustizia che deriva dalla Legge (cfr.Fil 3,6), i separati dal resto degli uomini considerati peccatori e perciò impuri; essi si opponevano all'occupazione dei romani (che vedevano come una punizione di Dio) e alle loro tasse; e gli Erodiani, i sostenitori del tetrarca Erode Antipa, allineati con il potere, anche con quello di Roma. La domanda che essi pongono, con annessa la 'captatio benevolentiae', mette in serio pericolo la sicurezza personale di Gesù perché, qualunque cosa egli risponda, può essere accusato di tradimento, o dal suo popolo o dai romani. La sua risposta sembra eludere la domanda, invece Gesù vuole condurre i suoi interlocutori su un livello differente: cosa è dovuto a Cesare, e cosa a Dio ?
...


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Le levatrici d’Egitto/3 - Mosè non è perfetto, ma sa ascoltare Dio e riconoscersi fratello


Le levatrici d’Egitto/3

Riflessione sul libro dell'Esodo

Mosè non è perfetto, 
ma sa ascoltare Dio 
e riconoscersi fratello

di Luigino Bruni

"Il parlare eloquente spesso accompagna i falsi profeti, i sofisti che usano talenti e tecniche per manipolare gli altri e le promesse. Cembali risonanti. La percezione soggettiva (e a volte oggettiva) della propria inadeguatezza a svolgere il compito cui si è chiamati, è il primo segnale dell’autenticità di una vocazione. Dubitare della propria voce è essenziale per credere alla verità della Voce che ci chiama. Occorre allora guardare con sospetto chi attende di essere inviato a salvare qualcuno perché si è formato a tale scopo, ha appreso il ‘mestiere del profeta’ e si sente pronto per esercitarlo.
...
Non liberiamo nessuno se prima non sentiamo nella nostra carne il dolore per la sua sofferenza. Gandhi, Madre Teresa, Don Oreste, e migliaia di altri ‘liberatori’, sono stati capaci di rispondere un giorno “Eccomi” ad una chiamata di liberazione di altri, perché prima avevano sofferto e sentito il dolore per la condizione di schiavitù del loro ‘popolo’. Erano fuori dalla fossa, ma soffrivano per e con chi era dentro, si sentivano parte dello stesso popolo, provavano veramente lo stesso dolore.
Non sono i faraoni a liberarci dai lavori forzati. La liberazione degli oppressi viene dagli oppressi: dal popolo, da un suo figlio, da un ‘fratello’ naturale o da chi diventa fratello per vocazione – fratelli si può diventare. Senza provare indignazione, dolore, mal di cuore e di anima, per la sorte dei nostri fratelli oppressi da qualsiasi forma di ‘schiavitù’, senza vivere esuli per fuggire dai faraoni, senza rischiare di finire in tribunale per le denunce dei potenti (e spesso finirci realmente), non si libera nessuno – e qualche volta si scopre che i ‘liberatori’ erano sul libro-paga dei faraoni. Gli imprenditori o i politici che hanno liberato e liberano veramente poveri dalle trappole in cui si trovano, sono quelli che hanno provato dolore spirituale e fisico incontrando e abbracciando gli abitanti delle periferie del mondo. Si sono sentiti solidali, qualche volta sono diventati loro fratelli, e quando hanno udito forte una voce sono stati capaci di diventare altro, di rispondere e di partire. Senza questi dolori, abbracci, ascolti, fraternità, si può fare forse un po’ di filantropia o lanciare una campagna mediatica. Ma le vere liberazioni nascono da un grido, da un ascolto, da un dolore, e da un “Eccomi”. ..

  Mosè non è perfetto, ma sa ascoltare Dio e riconoscersi fratello di Luigino Bruni


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Le levatrici d’Egitto/4 - Dove comincia la vera libertà



Le levatrici d’Egitto/4
Riflessione sul libro dell'Esodo

Dove comincia la vera libertà
di Luigino Bruni

" Gli imperi hanno sempre cercato di usare il lavoro per far spegnere nelle anime dei lavoratori i sogni di libertà, di gratuità, di festa. Proprio per il suo essere il principale amico dell’uomo, il lavoro si presta ad essere manipolato e usato contro i lavoratori, diventa facilmente ‘fuoco amico’. Poter lavorare è stata ed è una via di liberazione per tanti, e il non poter lavorare continua ad essere una delle principali illibertà e violenze di massa del nostro tempo. Ma accanto al lavoro che libera e nobilita, c’è sempre stato, e continua ad esserci, un lavoro usato dai faraoni come mezzo di oppressione dei poveri.
...

Tutte le volte che un imprenditore fa pre-firmare ad una donna il foglio di dimissioni ‘volontarie’ da presentare in caso di maternità, o quando questo capitalismo ci nega il riposo domenicale e il tempo per la festa, torniamo alla logica di quell’antico faraone e di tutti gli imperi. Quando l’impresa ci chiede di lavorare a tutte le ore e tutti i giorni per raggiungere gli obiettivi, o quando ci impone le sue feste aziendali e ci nega le feste di tutti, queste imprese diventano molto simili alla fabbrica di mattoni dell’Egitto; e noi torniamo ad assomigliare troppo a quegli antichi schiavi, anche se abbiamo firmato liberamente un contratto e siamo ben pagati.

In tutti gli imperi si muore per mancanza di lavoro, ma si muore anche per il troppo e cattivo lavoro, perché il lavoratore-persona si spegne quando diventa solo lavoratore. Il lavoro senza non-lavoro è il lavoro forzato dello schiavo, perché è la libertà di porre un limite al lavoro che genera quello scarto antropologico tra noi e il mondo delle cose, tra Marco e l’ingegner Bianchi, uno scarto essenziale per dare dignità alle cose che produciamo e salvare l’eccedenza spirituale della nostra vita e di quella degli altri. È bene non dimenticarlo proprio in questa stagione di grave crisi del lavoro. Oggi rimpareremo a lavorare e a creare lavoro se saremo capaci di chiedere agli attuali faraoni del tempo per la gratuità e per la festa, parole che essi non amano perché troppo sovversive e inutili alla produzione dei loro mattoni.

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  Dove comincia la vera libertà di Luigino Bruni


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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... Sono quasi due mesi che la vita di don Luigi Ciotti è cambiata. Ieri lo hanno scoperto in tanti alla marcia della pace Perugia-Assisi, quando lo hanno visto circondato da uomini in borghese che si guardavano intorno circospetti. Vicino e al tempo stesso distante dagli altri. Le chiacchierate del capo dei capi mafiosi durante l’ora d’aria hanno rivelato un interesse nei suoi confronti che rasenta l’ossessione. Altri boss, dopo mesi di silenzio parlano di lui. Le intercettazioni finite sui giornali sono frammenti di un discorso in divenire. C’è di peggio nelle loro parole. C’è un progetto che prevede diffamazione e calunnia. In mancanza del tritolo vogliono seppellirlo con l’infamia. All’inizio di settembre il ministero dell’Interno ha così deciso di blindare la vita a un ragazzo di quasi 70 anni che svolge il suo sacerdozio molto lontano, a Torino.
La Sicilia era scritta sul palmo della sua mano. Ci torna quasi ogni settimana, per viaggi a tappe forzate dalla logistica estrema. Quando è sull’isola la scortail di don Luigi quasi raddoppia, per comprensibili ragioni. Alla sorveglianza di grado più alto vengono aggiunte altre due vetture e altri quattro uomini provenienti dalla scorta di Antonio Ingroia...

  I battesimi con gli agenti in chiesa Vita sotto scorta di don Ciotti

Una giornata insieme con Don Ciotti, il prete antimafia che vive sotto scorta.
Reportage esclusivo (nel Tv7 Tg1) alla vigilia della sua manifestazione "Contromafia", gli Stati Generali della lotta alla criminalità organizzata, a Roma dal 23 al 26 ottobre.


  video

Contromafie, gli Stati generali dell'antimafia è un appuntamento che Libera offre al movimento antimafia italiano, europeo e non solo, in cui le associazioni e le realtà impegnate contro le diverse forme di criminalità organizzata e transnazionale e le connesse pratiche di corruzione, si ritrovano per confrontare strategie e percorsi, mettere a punto proposte di natura giuridica ed amministrativa, elaborare azioni di contrasto civile e non violento, valorizzare le buone prassi ed esperienze maturate in tema di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia e solidarietà. Questa edizione si aprirà con GiovaniContromafie per dare la possibilità ai giovani provenienti da tutta Italia e alle delegazioni di altri paesi europei di confrontarsi e discutere insieme dei temi che animeranno gli Stati generali dell'antimafia.

Contromafie non è un convegno, non è una vetrina, ma è piuttosto uno spazio e un tempo per il confronto, lo studio, l'approfondimento: sotto i riflettori finiscono progetti, percorsi, idee, per fare il punto insieme dei risultati conseguiti dall'antimafia civile, sociale e responsabile.

  Il noi che vince


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus 19 ottobre 2014

    Udienza Generale- del 22 ottobre 2014: Chiesa, corpo di Cristo

    Omelia - Santa Messa per la conclusione del Sinodo straordinario sulla famiglia e per la Beatificazione del Servo di Dio il Sommo Pontefice Paolo VI (19 ottobre 2014)

    Discorso - per la conclusione della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi (18 ottobre 2014)

  
Discorso - Concistoro ordinario publico (20 ottobre 2014)

   Discorso - alla Delegazione dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale (23 ottobre 2014)

   Discorso - alla Delegazione della "Orientale Lumen Foundation" in America (24 ottobre 2014)



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21 /10/2014:

  La fede, per essere sana e robusta...

23/10/2014:

  La famiglia è il luogo in cui...



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 22 ottobre 2014 - foto, testo e video



 22 Ottobre 2014 

Prima di arrivare in piazza, Papa Francesco ha ricevuto brevemente in Auletta Paolo VI la squadra di calcio del Bayern Monaco. Come regalo, oltre alla solita maglia autografata, sarà donato al Pontefice un milione di euro derivante da una partita amichevole da giocare entro un anno: "Sarà Papa Francesco a decidere per quali scopi di carità e aiuto a poveri e bisognosi di ogni parte del mondo verrà utilizzata la somma", ha detto Rummenigge. Il Papa, durante l'incontro, si è complimentato con i tedeschi: "Ieri avete giocato una partita meravigliosa"

  video

Papa Francesco arrivato in piazza alle 9.40 circa, e dopo l’abituale bagno di folla con i bimbi protagonisti, nella fase finale del suo percorso, alle soglie del sagrato, ha fermato la “papamobile” e si è soffermato con un folto gruppo di persone, donne e uomini, che indossavano ognuno una maglietta rossa con la scritta bianca a caratteri maiuscoli: “Io sono un esubero. Meridiana”.
Poco prima, sempre a piedi, prima di dirigersi sulla sua postazione al centro del palco, il Papa si era soffermato con un altro gruppo di fedeli, stringendo mani e scambiando sorrisi. Uno di loro gli ha porto un cappello di paglia di un giallo vivace, con una foggia a metà tra il sombrero e il cappello da cowboy, e lo ha messo direttamente sulla testa del Papa che, divertito e sorridente, prima se lo è assicurato un po’ sulla testa e poi lo ha restituito all’uomo di colore che glielo aveva offerto, facendoglielo indossare a sua volta. 
Il forte vento che soffiava sulla piazza ha più volte sollevato la mantellina del Papa e fatto volare via lo zucchetto.
C‘erano anche 150 "clochard" della Francia questa mattina a Roma in piazza San Pietro all‘udienza generale di Papa Francesco. E una ventina di loro lo hanno potuto salutare personalmente. "Papa Francesco si è fermato, è venuto a salutarci, si è avvicinato e noi lo abbiamo potuto salutare. È stato con noi 3/4 minuti", racconta al Sir Etienne Villemain, responsabile dell‘associazione Lazare, che si occupa in Francia di aiuto ai senza fissa dimora. 
L‘Associazione ha organizzato in questi giorni un pellegrinaggio a Roma a cui hanno aderito 150 persone di cui 50 accompagnatori provenienti per lo più da Parigi, ma anche da Marsiglia e Nantes. "È importante - aggiunge Villemain - che queste persone si sentano accolte dalla Chiesa che loro amano profondamente. È importante far sentire loro che Cristo ama i poveri e permettere a queste persone di vivere un‘esperienza forte di fede e di amore di Dio". Per questa ragione, i "clochard" hanno lanciato oggi a Papa Francesco una proposta: "Organizzare una Giornata mondiale dei poveri sulla scia delle Gmg. Lui ci ha sorriso e ha fatto un segno di sì con la testa". Arrivati a Roma in treno, i senza fissa dimora hanno visitato in questi giorni i giardini vaticani, hanno trascorso una serata di festa al seminario francese e sono stati ricevuti anche dal cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum.

  video

Chiesa, corpo di Cristo

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Quando si vuole evidenziare come gli elementi che compongono una realtà siano strettamente uniti l’uno all’altro e formino insieme una cosa sola, si usa spesso l’immagine del corpo. A partire dall’apostolo Paolo, questa espressione è stata applicata alla Chiesa ed è stata riconosciuta come il suo tratto distintivo più profondo e più bello. Oggi, allora, vogliamo chiederci: in che senso la Chiesa forma un corpo? E perché viene definita «corpo di Cristo»?
...
Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa.
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Cari fratelli e sorelle, come il profeta Ezechiele e come l’apostolo Paolo, invochiamo anche noi lo Spirito Santo, perché la sua grazia e l’abbondanza dei suoi doni ci aiutino a vivere davvero come corpo di Cristo, uniti, come famiglia, ma una famiglia che è il corpo di Cristo, e come segno visibile e bello dell’amore di Cristo.


  video della catechesi

Saluti:
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Saluto cordialmente i pellegrini polacchi venuti a quest’udienza. Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, il quale ha invitato tutti ad aprire le porte a Cristo; nella Sua prima visita nella vostra Patria ha invocato lo Spirito Santo perché scendesse a rinnovare la terra della Polonia; a tutto il mondo ha ricordato il mistero della Divina misericordia. La Sua eredità spirituale non sia dimenticata, ma ci spinga alla riflessione e al concreto agire per il bene della Chiesa, della famiglia e della società. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...

Desidero unirmi alla Comunità diocesana di Tempio-Ampurias nell’esprimere profonda vicinanza e solidarietà ai dipendenti della Compagnia aerea “Meridiana”, che stanno vivendo ore di apprensione per il loro futuro lavorativo. Auspico vivamente che si possa trovare un’equa soluzione, che tenga conto anzitutto della dignità della persona umana e delle imprescindibili necessità di tante famiglie. Per favore, faccio un appello a tutti i responsabili: nessuna famiglia senza lavoro!

Rivolgo, infine, il mio pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il mese di ottobre ci invita a rinnovare la nostra attiva cooperazione alla missione della Chiesa. Con le fresche energie della giovinezza, con la forza della preghiera e del sacrificio e con le potenzialità della vita coniugale, sappiate essere missionari del Vangelo, offrendo il vostro concreto sostegno a quanti faticano per portarlo a chi ancora non lo conosce.

  il testo integrale

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

21 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Gesù ci ha dato un'identità”

“Il cristiano è un uomo o una donna che sa aspettare Gesù e per questo è uomo o donna di speranza”. Lo ha ribadito Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, celebrata in Casa S. Marta. Col suo sacrificio, ha affermato il Papa, Cristo ci ha resi "amici, vicini, in pace". 

Persone che sanno aspettare e, nell’attesa, coltivano una solida speranza. Questi sono i cristiani, un popolo – spiega Papa Francesco – unito da Gesù oltre ogni “inimicizia”, da Lui servito e dotato di un nome. Il Papa riflette fondendo gli spunti del Vangelo di Luca con la Lettera di Paolo agli Efesini. Nel primo, Cristo parla ai discepoli paragonandosi al padrone che rientra a tarda notte dalla festa di nozze e chiama “beati” i servi che lo aspettano svegli e con le lampade accese. La scena che segue vede Gesù farsi servo dei suoi servitori e portare loro il pranzo a tavola. Osserva Papa Francesco: il primo servizio che il Maestro fa ai cristiani è dare loro “l’identità”. “Noi senza Cristo – dice – non abbiamo identità”.
...
Da “gente di strada”, da persone che non erano neanche “ospiti”, a “concittadini dei Santi e familiari di Dio”, per dirla ancora come San Paolo. Questo è ciò che ha creato Gesù con la sua venuta. “Ma qual è la condizione?”, si chiede Papa Francesco. “Aspettarlo”, attenderlo come i servi col loro padrone:

“Aspettare Gesù. Chi non aspetta Gesù, chiude la porta a Gesù, non lo lascia fare quest’opera di pace, di comunità, di cittadinanza, di più: di nome. Ci dà un nome. Ci fa figli di Dio. Questo è l’atteggiamento di aspettare Gesù, che è dentro la speranza cristiana. Il cristiano è un uomo o una donna di speranza. Sa che il Signore verrà. Davvero verrà, eh? Non sappiamo l’ora, come questi. Non sappiamo l’ora, ma verrà, verrà a trovarci, ma non a trovarci isolati, nemici, no. A trovarci come Lui ci ha fatto con il suo servizio: amici vicini, in pace”.

A questo punto, conclude Papa Francesco, c’è un’altra domanda che il cristiano può porsi: come aspetto Gesù? E prima ancora: Lo “aspetto o non lo aspetto?”:

“Io ci credo in questa speranza, che Lui verrà? Io ho il cuore aperto, per sentire il rumore, quando bussa alla porta, quando apre la porta? ...

  Il Papa: siamo popolo unito in Gesù, non isole che si arrangiano

  video
 

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«Dio è come un mare senza spiagge, senza limiti, un mare immenso» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

23 ottobre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
il comandamento dell’amore è alla base di tutti gli altri


“Non si può essere cristiani, senza la grazia dello Spirito” che ci dona la forza di amare: è quanto ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta. 

Al centro dell’omelia del Papa, la Lettera agli Efesini in cui San Paolo descrive la sua esperienza di Gesù, un’esperienza “che lo ha portato a lasciare tutto” perché “era innamorato di Cristo”. Il suo è un “atto di adorazione”: piega, innanzitutto, “le ginocchia davanti al Padre” che “ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare”. Usa “un linguaggio senza limite”: adora questo Dio “che è come un mare senza spiagge, senza limiti, un mare immenso”. E Paolo chiede al Padre, per tutti noi, “di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore, mediante il suo Spirito”:
...
Il Papa, quindi, conclude la sua omelia:
“E con questa vita interiore si può capire che Paolo abbia lasciato perdere tutto e consideri tutto spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Cristo. Ci fa bene pensare così, ci fa bene adorare Dio, anche a noi. Ci fa bene lodare Dio, entrare in questo mondo di ampiezza, di grandiosità, di generosità e di amore. Ci fa bene, perché così possiamo andare avanti nel grande comandamento – l’unico comandamento, che è alla base di tutti gli altri –: l’amore; amare Dio e amare il prossimo”.

  Francesco: non si può essere cristiani senza la grazia dello Spirito

  video


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«Siamo pietre vive... chiamate alla speranza» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

24 ottobre 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
l’unità della Chiesa è il compito del cristiano

È lo Spirito Santo che fa la Chiesa e cementa la sua unità avendo per base la pietra angolare che è Gesù. Per orientarci a collaborare a questa costruzione, noi abbiamo tra le mani una «piantina» che si chiama speranza. Con un’avvertenza: per essere forti bisogna essere deboli. Sono i suggerimenti spirituali di san Paolo, rilanciati da Papa Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 24 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.

È «solo», ha fatto subito notare il Papa, «la parola più ripetuta dall’apostolo Paolo in questo brano della Lettera agli Efesini» (4, 1-6) proposto dalla liturgia. Vi si legge infatti: «Un solo Signore; una sola fede; un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti». Ecco, dunque, che ritorna tante volte la parola «solo». E proprio in questa prospettiva Paolo scrive espressamente: «Io, prigioniero, vi esorto a costruire l’unità nella Chiesa». L’esortazione di Paolo, ha spiegato Francesco, è mirata a costruire «la Chiesa unita, con un battesimo, una fede, un Signore, un Padre». E «fare l’unità della Chiesa è il lavoro della Chiesa e di ogni cristiano durante la storia».

In particolare, ha affermato il Pontefice, quando «l’apostolo Pietro parla della Chiesa, parla di un tempio fatto di pietre vive che siamo noi». In pratica propone «il contrario di quell’altro tempio della superbia che era la torre di Babele». Difatti «questo tempio porta l’unità», mentre quello di Babele «è il simbolo della disunione, del non capirci, della diversità delle lingue».
...
Ma «chi costruisce questa unità?» si è chiesto Francesco. Certo non noi — ha puntualizzato — perché «questo è il lavoro dello Spirito Santo: l’unico capace di fare l’unità della Chiesa». Gesù infatti «lo ha inviato per fare crescere la Chiesa, per farla forte, per farla una». È «lo Spirito vivo che noi tutti abbiamo dentro: lui fa l’unità della Chiesa, nella diversità dei popoli, delle culture, delle persone». Proprio «in quella diversità lui sa come fare l’unità. Ma soltanto lui può farla, nessuno di noi può farla».

Quindi Francesco ha proposto un’altra domanda: «Come si costruisce questo tempio?». In proposito l’apostolo Pietro «diceva che noi eravamo pietre vive in questa costruzione». Ma, ha notato il Pontefice, «qui l’apostolo Paolo ci consiglia di non essere tanto pietre, ma piuttosto mattoni, deboli». Di conseguenza «i consigli che dà Paolo per aiutare lo Spirito Santo a costruire questa unità sono consigli di debolezza, secondo il pensiero umano». E infatti «umiltà, dolcezza, magnanimità sono cose deboli, perché l’umile sembra che non serva a niente; la dolcezza, la mitezza sembrano non servire; la magnanimità, l’essere aperto a tutti, avere il cuore grande...».

Per di più Paolo aggiunge: «sopportandovi a vicenda nell’amore», ma «avendo a cuore di conservare l’unità». Così «noi diventiamo più pietre forti in questo tempio quanto più deboli ci facciamo con queste virtù dell’umiltà, della magnanimità, della dolcezza, della mitezza».
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Francesco ha concluso ricordando che «siamo stati chiamati a una speranza grande»; e dunque, ha esortato, «andiamo lì». Ma facciamolo «con la forza che ci dà la preghiera di Gesù per l’unità e con la docilità allo Spirito Santo, che è capace di fare da mattoni pietre vive». E anche «con la speranza di trovare il Signore che ci ha chiamati, trovarlo quando avvenga la pienezza dei tempi».

  Messa a Santa Marta

  video


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Papa Francesco: giustizia, misericordia e rispetto della dignità della persona umana


INCONTRO DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
CON LA DELEGAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI DIRITTO PENALE - 23 ottobre 2014

Non c’è giustizia laddove prevale la vendetta. Non c’è libertà né equa sanzione laddove regna la regola del sospetto, laddove resiste la tentazione millenaria del capro espiatorio al quale addebitare non le sue colpe, ma tutti i mali della società. Non c’è diritto, non può esserci pace, laddove uomini fanno mercato di altri uomini. Non c’è verità né speranza laddove chi dovrebbe operare per il bene comune si lascia corrompere e fa gli interessi di chi ha già tanto potere e paga per averne sempre di più.

Che grande lezione ha impartito ieri al mondo Papa Francesco, parlando a una delegazione dell’Associazione internazionale di Diritto penale. Una lezione universale, che perciò resta valida a ogni latitudine e sotto tutti i tipi di governo e ordinamento giuridico. Non tuttavia un discorso generico, bensì – a tratti – quasi "tecnico", calato interamente nelle problematiche reali che su tutto il pianeta riguardano le leggi, i delitti, le pene, le prigioni. Sopra a tutto, sempre – ci ha ricordato – c’è la «persona umana» con la sua dignità, sia essa vittima o colpevole di reato. E il metodo più valido, per qualsiasi sistema penale, è «la cautela nell’applicazione della pena». Che non vuol dire impunità, ma proporzionalità.

Il Pontefice è andato, insomma, alle radici del concetto di giustizia, dimostrando in maniera solare come questa, quando è vera, coincide con la visione cristiana del mondo. L’alternanza di citazioni dal Vangelo di Luca, dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dall’enciclica Evangelium vitae di san Giovanni Paolo II, con altre da documenti ufficiali di organismi delle Nazioni Unite fanno risaltare questo aspetto con grande efficacia.

Non si è fermato, il Papa, a quella pur meravigliosa opera di misericordia che è la visita ai carcerati. È andato più a fondo, con sguardo lucido e competente. Per esempio sulla pena di morte, che è vendetta di Stato e quindi il contrario della giustizia, ed è ancora diffusa, così come la tortura. Entrambe possono assumere forme diverse rispetto a quelle "classiche". Subdolamente, sono in grado di mostrarsi per ciò che non sono, talvolta sono perfino spacciate per "giustizia" dal regime di turno. Si può pensare che ciò riguardi solo poche decine di Paesi. Che dire allora dell’ergastolo? Come definire quelle tre parole sulla scheda personale di un recluso ("Fine pena: mai") meglio di quanto ha fatto Francesco, ovvero «una pena di morte nascosta»?
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  Il Papa e il diritto degli Stati: lezione universale

  video

  il testo integrale del discorso di Papa Francesco alla delegazione dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale 





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Mai in passato un Sinodo dei vescovi aveva destato tanta attenzione come quello sulla famiglia tenutosi, nei giorni scorsi, in Vaticano. Intenso anche il dibattito innescato tra le comunità locali di fedeli su un tema che, evidentemente, appassiona perché sentito come fondamentale nella vita di tutti. Sui lavori del Sinodo, il modo in cui l’ha vissuto Papa Francesco e l’aspetto della comunicazione nei lavori dell’assemblea sinodale, Alessandro Gisotti ha intervistato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana

 
RADIO VATICANA:  P. Lombardi: Francesco sempre sereno, suo merito trasparenza e libertà

Papa Francesco è intervenuto ancora una volta per affrontare il nodo problematico fra giustizia e misericordia, schierandosi a favore della misericordia anche nei confronti dei colpevoli. Il discorso appassionato e forte che ha rivolto ai rappresentanti dell’Associazione internazionale di diritto penale gli ha permesso di esporre con ampiezza i suoi pensieri su questi temi, nodi drammatici sui quali ha molto riflettuto.

  Lucetta Scaraffia:  Perché il Papa vuole abolire l'ergastolo?

"Un discorso di grandissima qualità giuridica ed etica che, tra l'altro, critica a fondo il populismo penale. Ovvero l'idea della sanzione come vendetta che utilizza la pena per affrontare le contraddizioni della vita sociale". Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, è ammirato dall'intervento del Papa.

  Maria Elena Vincenzi:  Giustizia: il Senatore Manconi "mai un leader così avanti... la giustizia non è vendetta"

Abo­lire la pena di morte, l’ergastolo — una «pena di morte nasco­sta» — e la car­ce­ra­zione pre­ven­tiva, rinun­ciare ai regimi di mas­sima sicu­rezza — vere e pro­prie forme di «tor­tura» -, risol­vere il sovraf­fol­la­mento delle pri­gioni. È stato un discorso a 360 gradi sui nodi della que­stione penale e della situa­zione car­ce­ra­ria quello che ieri papa Fran­ce­sco ha tenuto in Vati­cano davanti a una dele­ga­zione dell’Associazione inter­na­zio­nale di diritto penale

 
Luca Kocci:  L'ergastolo come la pena di morte. Lo dice il papa

Ancor prima e ancor più di tutto ciò, l’analisi del papa si è fermata sulla selettività del sistema penale, che acchiappa nella propria rete i poveracci e lascia scappare i potenti. Sono i poveracci le vittime della nostra giustizia, come sa benissimo chiunque si sia fatto una passeggiata nelle patrie galere.
Quei poveracci che finalmente la Chiesa guidata da Bergoglio riconosce come coloro con cui il Vangelo ci spinge a solidarizzare, là dove per decenni volevano farci credere che fossero solo gli embrioni che non si voleva far nascere o i malati che volevano decidere del proprio fine vita. Oggi finalmente chi si batte per la tutela dei diritti umani e delle libertà civili può sentire la Chiesa come una propria alleata.

  Susanna Marietti: No alla tortura, sì alla dignità: che bello sentire il Papa vicino a noi poveri cristi!



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