"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°44 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dall'8 al 14 novembre 2014 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 21 novembre 2014 |
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Abbandonato
ad appena quattro mesi dai genitori nel cortile di una Chiesa dove era
in corso la Santa Messa, è stato ritrovato poco dopo dai fedeli e dal
parroco che lo ha chiamato Francesco in onore del Santo Padre. Ha avuto
un epilogo positivo la vicenda avvenuta ieri pomeriggio a Frignano nel
Casertano: il piccolo era in un seggiolone con a fianco una borsa
contenente tutto l'occorrente per assisterlo: il biberon con il latte
caldo, la borsa termica con gli omogeneizzati, indumenti per maschietti
e una coperta di lana con i colori del Napoli. La scoperta è avvenuta
poco prima delle 18, presso la Chiesa di Santa Maria dell'Arco, dove si
era appena conclusa la Messa. Alcuni fedeli hanno udito dei vagiti
mentre attraversavano il cortile esterno, così hanno avvisato il
parroco don Roberto Caterino; anch'egli poco prima aveva udito dei
flebili lamenti provenire fuori dalla finestra del suo ufficio ma non
vi aveva dato peso.
Dopo
la segnalazione è subito intervenuto scoprendo il seggiolone e il
neonato. In breve l'area si è riempita di tanti cittadini curiosi e
commossi; il piccolo era infreddolito e impaurito. Chiamati dal
sacerdote, sono giunti poco dopo i carabinieri della vicina stazione
che hanno portato il neonato all'ospedale San Giuseppe Moscati di
Aversa. Qui i medici lo hanno visitato constandone il buono stato di
salute; al piccolo è stato solo praticato dell'aerosol perché
raffreddato. Questa mattina, intanto, mentre nel paese ancora scosso si
organizzava una colletta, un assistente sociale del Comune si è recato
in ospedale per comunicare la disponibilità ad ospitare il piccolo dopo
le dimissioni dalla struttura sanitaria in una casa famiglia di
Frignano, in attesa che il Tribunale dei Minori di Napoli, informato
della vicenda, decida sull'affidamento. I carabinieri hanno anche
informato la Procura della Repubblica di Napoli Nord in relazione al
reato di abbandono di minore; da ieri vanno avanti le indagini per
capire chi possano essere i genitori, che accanto al seggiolone, se si
eccettua i mezzi di sussistenza per il bimbo, non hanno però lasciato
alcun elemento utile per individuarne l'identità; l'altro parroco del
paese (Chiesa di Santi Nazario e Celso, ndr) ha pubblicato la foto del
bimbo sul suo profilo facebook ma al momento non ha avuto alcuna
risposta.
Il
sindaco di Frignano Gabriele Piatto, che ieri in ospedale è stato
sempre vicino al bimbo, non se la sente però di dare tutte le colpe ai
genitori. "La loro sarà stata una decisione molto sofferta - dice
Piatto - lo abbiamo compreso da tutto ciò che hanno lasciato per
garantire l'assistenza del piccolo. In questi tempi di crisi tante
famiglie non ce la fanno più a sopravvivere e ci vanno di mezzo i
bambini. Ma Francesco era amato, e ora avrà un futuro in un'altra
famiglia. Intanto in paese stiamo organizzando una colletta". Solo a
Frignano, spiega Piatto, "grazie ad un convenzione con il Banco
Alimentare, diamo assistenza a 300 nuclei che fino a pochi anni fa
stavano bene ma che ora non hanno più i mezzi per vivere decorosamente". (fonte: Metropolisweb)
Era
in un seggiolino avvolto con una coperta del Napoli, il neonato
abbandonato dai genitori e trovato nel cortile della Chiesa di Santa
Maria dell’Arco a Frignano. Ha appena 4 mesi Francesco, questo il nome
scelto per lui da don Roberto Caterino, il parroco che lo ha trovato.
Pochi mesi di vita che raccontano una storia di sofferenza, disagio,
disperazione e solitudine, con conseguenze a volte irreparabili. Un
fenomeno quello dei bambini abbandonati in Italia con delle cifre
davvero raccapriccianti. Ne abbiamo parlato con un esperto il dottor
Savino Compagnone, sociologo.
Dottore Compagnone, cosa si nasconde dietro l’abbandono?
“L’abbandono
di Francesco ripropone in maniera drammatica lo stato di emergenza per
i neonati abbandonati in Italia, che solo nel 2012 secondo l’ultima
indagine della Sin - Società italiana di neonatologia sono stati circa
3.000. Il 73 per cento è figlio di madri italiane, il 27 di immigrate,
in gran parte tra i 20 e 40 anni, mentre le minorenni rappresentano il
6 per cento”.
...
Neonati abbandonati. Cosa si nasconde dietro! La parola al sociologo Savino Compagnone--------------------------------------- L’Italia non può sottrarsi alla responsabilità di salvare vite umane nel Mediterraneo. ...
Chiediamo al Governo - si legge nell'appello - di non cedere alle
spinte demagogiche e xenofobe e di proseguire con la missione,
rafforzando la pressione politica nei confronti dei partners europei
affinché contribuiscano a mantenerla in vita sostenendola anche
economicamente. Chiediamo inoltre che il Governo si
faccia promotore in Europa dell'applicazione della Direttiva Europea
55/2001 sulla protezione temporanea e dell'avvio di un programma
europeo di reinsediamento dei rifugiati in arrivo dalle aree di crisi e
di conflitto. Proseguire l’operazione Mare Nostrum è
la scelta responsabile che oggi l’Italia deve compiere, per dimostrare
nei fatti che la salvaguardia di ogni vita umana è il primo dovere di
uno Stato che voglia definirsi civile e democratico... MARE NOSTRUM NON PUO’ FERMARSI L'ITALIA DEVE CONTINUARE A SOCCORRERE E SALVARE VITE UMANE NEL MEDITERRANEO (pdf)In una lettera aperta pubblicata sul quotidiano
“la Repubblica”, i presidenti di Amnesty International Italia, ASGI
(Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Medici Senza
Frontiere hanno sollecitato il presidente del Consiglio Matteo
Renzi a non chiudere l’Operazione Mare Nostrum e a garantire che
l’Italia continui le attività di ricerca e soccorso nel mar
Mediterraneo per salvare vite in mare. Nella lettera,
le tre associazioni ricordano le recenti assicurazioni del presidente
del Consiglio, secondo il quale “Mare Nostrum andrà avanti finché
l’Europa non sarà in condizioni di intervenire più e meglio di come
abbiamo fatto noi fino ad oggi”: condizioni che al momento non ci
sono.Infatti, l’Operazione Triton dell’Unione Europea, il cui avvio è
previsto il 1° novembre, non avrà il mandato di svolgere attività di
ricerca e soccorso nel Mediterraneo, ma di pattugliare i confini
marittimi e costituirà una risposta soltanto parziale al problema... "Mare
Nostrum non deve chiudere": appello di Amnesty International Italia,
ASGI e Medici Senza Frontiere affinché l'Italia continui a salvare vite
in mareChiude
dopo un anno e un mare di polemiche l'operazione Mare Nostrum,
istituita dopo il terribile naufragio nell'ottobre del 2013 quando
un'imbarcazione della Libia affondò portandosi con sé 300 persone.
Ora
ci troviamo con una nuova operazione (Triton) che avrà meno fondi per
sorvegliare le coste e per soccorrere i migranti in fuga dai loro paesi.
Quel
che peggio, rimaniamo con un'opinione pubblica che mostra con sempre
maggior forza il volto del razzismo senza avere una chiara idea né dei
motivi, né dei numeri, né delle possibilità legate al fenomeno dell'immigrazione.
Urlatori
come Salvini, Grillo e altri, più o meno noti, la fanno da padrone
nella discussione pubblica, alimentando un clima di terrore e di
violenza verso l'altro che distrae tutti dai veri problemi del Paese.
Cerchiamo perciò di fare un po' di chiarezza...
MARE NOSTRUM tu che stai in chi ama la veritàIl
2014 verrà ricordato come l’anno record degli sbarchi di migranti sulle
nostre coste. Già oltre 130mila, più del doppio rispetto all’anno
precedente. Quasi diecimila sono minori. I morti dall’inizio dell’anno
sono più di duemila. In 3 sorsi, facciamo il punto delle iniziative in
atto.
1. UN PO’ DI CRONOLOGIA
...
2. PERCHÉ MARE NOSTRUM?
...
3. CHE COSA È TRITON?
...
A che punto siamo con Mare Nostrum?--------------------------------------- L'operazione Triton che formalmente è iniziata il 1 Novembre sostituisce l'azione umanitaria con quella di polizia
Lucandrea Massaro: Senza "Mare nostrum" perdiamo un po' di umanità?"E' un passaggio di consegne
doloroso e che non avremmo voluto".Così, Oliviero
Forti, responsabile dell'Ufficio Immigrazione della Caritas
italiana, commenta la chiusura dell'operazione umanitaria del
Governo Italiano, 'Mare Nostrum' - che in 12 mesi ha soccorso più
di 150mila persone - e il contemporaneo avvio della Missione
'Triton' dell'Agenzia europea Frontex, nata per controllare le
frontiere.
Fabio Colagrande: Chiusura 'Mare Nostrum', Caritas: il Governo torni sui suoi passiChe ne è stato, o che ne sarà,
delle oltre centomila persone che son state salvate nei mesi scorsi?
Come si intende continuare a sostenere le meritorie iniziative delle
amministrazioni locali che, tramite lo Sprar (il Sistema di protezione
per richiedenti asilo e rifugiati) offrono ospitalità ai migranti? Come
verranno riorganizzati i cie (centri di identificazione ed espulsione)
ora che è stata radicalmente ridotta la possibilità di trattenere i
migranti in quei luoghi? Quante nuove commissioni territoriali verranno
composte nelle prossime settimane per far fronte all'aumento
esponenziale delle domande?
Marco Perduca: Mare Nostrum non era una spesa, ma un investimento nel rispetto dei diritti umani--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)“La mia anima è precipitata nel mio corpo senza chiedermelo, potevo solo accettarlo”. Danilo ha 30 anni ed è nato a Catania, la città del fuoco e della neve, del mare e della lava nera nelle piazze e nelle strade. Un
equivoco. La sua vita, all’inizio, è stata “un equivoco” tra il corpo
“bloccato dalla tetraparesi spastico distonica” e una “intelligenza
viva e aperta che aveva tanto da dire”. Ma non poteva, perché la lingua
e le mani sembravano fatte di gesso. Poi gli occhi, che non sanno
mentire, hanno detto la verità, e Danilo con quelle pupille ha iniziato
a parlare grazie a un puntatore ottico. E ha cominciato anche a
scrivere. Di sport, per il quotidiano “La Sicilia”, e per la rivista
del Sacro Convento “San Francesco Patrono d’Italia”, dove racconta le
sue “avventure”. Il mestiere di giornalista - riflette - “comporta
‘l’incontro’, si conoscono uomini, donne, esseri umani, ognuno con il
suo universo, ma a me piace fare l’esploratore”. Giorno dopo giorno,
pagina dopo pagina, quei grumi di parole sono diventate un libro, “Il
coraggio è una cosa”, che Danilo presenta a Roma venerdì. Sabato,
all’Urbaniana, Danilo grazie a quel libro riceverà il Premio
internazionale “Giuseppe Sciacca”, per la sezione dedicata al
giornalismo, nella categoria “Giovani studiosi”.
...
Nel mondo di Danilo "il coraggio è una cosa"...
E Danilo Ferrari insegna a noi tutti come dagli sguardi, dai corpi, dai
suoni sia possibile comunicare a un altro livello, nonostante l’assenza
della cosiddetta “parola pronunciata”. Nonostante si tratti di un’altra
forma di comunicazione, o meglio, di forme molteplici, dirette,
profonde. Aspetti, questi, che confermano lo straordinario talento di
Danilo Ferrari quale comunicatore d’eccezione: giornalista, scrittore,
attore, che pone se stesso in un linguaggio aperto, in cui è essenziale
anche e soprattutto l’altro. Così come è avvenuto per scrivere questo
libro, possibile grazie all’intermediazione e alla “traslazione” di
Maria Stella Accolla, che ne ha letto gli sguardi e i gesti,
trasferendoli nelle pagine del volume.
E
così, ne “Il coraggio è una cosa”, Danilo scrive della bellezza
vissuta, del tempo che scorre, del rumore che scandisce le sue
giornate, della gente che lo circonda, ma anche degli attacchi di
depressione, dei “brutti pensieri” che talvolta fanno capolino, del
senso di isolamento. Danilo però non è solo: a partire dalla sua
assistente (la sua “traghettatrice” di parole), alla sua splendida
famiglia, ai docenti, agli amici della Nèon, agli studenti che lo hanno
intervistato, tutti citati e protagonisti di questo libro, che lo
aiutano a raggiungere il traguardo di una normalità che, a leggerla, ci
dà contezza che l’unica patologia incurabile rimane il pregiudizio. E
non è certo Danilo Ferrari a esserne affetto.
Dell’Opera
di Danilo così ha scritto Dario Fo: “Una messa in scena fatta di vita,
di sofferenza, di gioia e di conoscenza. Perché solo chi sa raccontare
la propria condizione e la vive con gli altri può realizzare un’opera
d’arte”.
...
“Il coraggio è una cosa”, a Roma il libro di Danilo FerrariPer saperne di più vedi anche:
“Ho
sempre sentito la necessità di parlare, di far sentire la mia voce
anche se attraverso un sistema diverso da quello utilizzato da tutti
gli altri”. Così Danilo Ferrari ha accolto i presenti alla conferenza
stampa che si è tenuta questa mattina a Catania per la presentazione
del suo primo libro, “Il coraggio è una cosa”, da cui è stato tratto un
omonimo spettacolo teatrale, di cui è anche protagonista, andato in
scena al Piccolo Teatro di Catania sabato 26 e domenica 27 aprile...
“Il Coraggio è una cosa”, un libro di Danilo Ferrari e uno spettacolo per dire sì alla vita... Un unico corpo in cui il “normale” e il “diverso” si integrano e abbattono qualsiasi barriera: Danilo Ferrari, giovane catanese affetto dalla nascita da tetraparesi spastico-distonica, si spoglia della sua condizione di immobilità e si muove in lungo e in largo sul palcoscenico grazie al supporto offerto dai suoi colleghi attori... “Il coraggio è una cosa”, Danilo Ferrari protagonista di uno spettacolo dal forte valore sociale---------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014 “QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
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Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 - TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO - Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 promossi dalla
Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di papa Francesco
Dal 29 Ottobre al 26 Novembre
Sala del Convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00
1.
La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si
incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono
liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore,
dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In
questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per
invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e
indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni.
(Incipit Evangelii Gaudium)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ - 2014 - Calendario (PDF)-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Sarebbe bello che chi ha qualcosa... A ogni credente Gesù ripete... Dove c'è un muro... Chi sono, poi, quelli che... In forza del Battesimo... Testimoniare la fede nella carità... Qual è il "tempio" che Gesù vuol liberare?... Invochiamo l'intercessione di Maria Santissima... Accresci in noi la fede... Il perdono è... Guai a chi scandalizza... Scandalo è dire e professare... Nel nostro servizio non contano i risultati...Il link per scaricare il testo integrale del Messaggio del Papa all'Assemblea generale della Cei
Cari Fratelli nell'episcopato... Quanto è importante il lavoro... Dormivo e sognavo che la vita... Il cuore che sa dire grazie... Accoglienza sobrietà pazienza... Deve essere sempre viva la consapevolezza... Se uno vive un cristianesimo molto buono... Quando verrà il Regno di Dio?... Una volta per tutte... Se vogliamo consegnare migliorato... Ciò che conta è la vita attuale...--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Dio non si compra
Per prepararsi alla domenica
(Ded. Basilica Lateranense)
di Antonio Savone
Una
liturgia – quella della Dedicazione – che da una parte riconosce e
celebra la presenza di Dio in uno spazio circoscritto e dall’altra
allarga prospettive irreversibili.
Racconta un sogno questa liturgia: non imprigionare Dio.
Dio è qui ma anche altrove. Dio è più grande di queste pareti e più
grande dello spazio che una istituzione ecclesiastica gli conferisce.
Dio è oltre le nostre parole, oltre le nostre definizioni come è oltre
i nostri spazi: questi, semmai, sono solo sacramento di lui, segno di
lui. E noi, di domenica in domenica veniamo qui proprio a farci
discepoli di un Dio che riconosciamo e incontriamo presente in
quest’assemblea e nondimeno abita anche i nostri spazi. Veniamo qui per
non perdere questa memoria. In guardia, dunque, dalla tentazione di
circoscrivere, di restringere, ridurre.
I
giudei di cui ci parla il Vangelo intuiscono che il gesto di Gesù non è
soltanto un’operazione di pulizia, ma porta molto più lontano, va letto
più in profondità. I discepoli stessi lo comprenderanno solo quando
Gesù fu risuscitato dai morti. Cosa c’è dietro questo gesto di Gesù?
Dire:
via gli animali dal tempio – e perciò i correlativi cambiavalute –
significava dichiarare concluso quel rapporto religioso improntato ad
una logica di prestazione: a tanto, tanto. Hai fatto questi gesti, hai
detto queste parole, hai dato questa offerta, hai adempiuto il
precetto, poco importa se tutto ciò era senz’anima, hai assolto il tuo
debito con Dio, hai comprato Dio; ma, ahimè, hai ridotto la fede a
mercato. E la casa del Padre, segno per eccellenza della gratuità di
Dio, dove tu non sei accolto per le tue capacità, i tuoi meriti, le tue
benemerenze, ma perché sei amato, ridotta ad uno scambio di cose. Quel
culto antico non aveva più niente da offrire. E tuttavia lo si portava
avanti, scrupolosamente.
...
Dio non si compra. Al linguaggio di Dio non appartengono parole come vendere e comprare, ma una parola ben diversa: donare.
E per ribadirlo non ricusa di buttare all’aria tutto il mercato.
Violenza usata mai contro qualcuno ma contro monete, banchi. E animali
cacciati via. Più che gesto quello di Gesù è un grido, grido pieno di
dignità, il grido che dice la volontà di non sottomettersi alla
meschinità e all’arroganza della classe sacerdotale che pretendeva di
gestire il rapporto con Dio senza conoscere più nulla di ciò che a quel
Dio stava veramente a cuore. Quando si finisce per gestire,
“amministrare” le cose di Dio ma con quel Dio non si ha nessuna
frequentazione!
Gesù
grida per rivendicare ciò che era un diritto e che, invece, veniva
gestito, venduto, negoziato e con arroganza posseduto. È il grido di un
povero che irrompe nel silenzio che vorrebbe mantenere l’ordine
precostituito del tempio ufficiale. È il grido che irrompe in un ordine
apparente del gioco inventato dai sacerdoti tra sacro e profano: quello
che era un evento di liberazione – la Pasqua – era diventato motivo di
dissanguamento del popolo in nome di Dio: non trasformate… Gesù dà
voce, così, al grido di tutti coloro che salivano al tempio per trovare
grazia, per fare esperienza di misericordia. Il grido di Gesù attesta
la nostalgia di altro, l’alternativa al tempio: parla di casa (la mia
casa), luogo per eccellenza di relazioni libere, franche, nel segno
della fiducia e della gratuità, luogo del linguaggio confidenziale
(casa di preghiera) e parla di corpo, cioè di vita, non di strutture.
Un corpo da ricostruire al più presto: in tre giorni. Al tempio sostituisce l’uomo. Ecco la novità, ecco qual è il luogo di Dio. Non c’è uno spazio sacro accanto a quello profano.
...
Se
il dio della religione necessita di un tempio e di un culto, il Padre,
invece, ha bisogno di figli che gli assomiglino. L’assomiglianza al suo
amore è l’unico culto che il Padre richiede.
Il
culto, dunque, anche questa liturgia, non è un assoluto. Questa
liturgia è subordinata alla nostra fede e alla nostra vita. La prima
liturgia per ciascuno di noi è la nostra capacità di dedizione, la
nostra capacità non di offrire qualcosa ma di offrire noi stessi. “Non
hai voluto né sacrificio né olocausto” – dirà il salmo 39 – “un corpo
invece mi hai preparato. Allora ho detto: Ecco io vengo”. Tutta
l’esistenza – un corpo, cioè qualcosa di tangibile, concreto –
reinterpretata come un vivere nell’amore.
Dio non si compra--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 2, 13-22 "Forse
per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio
nome ? (.....) Tratterò questo tempio in cui confidate, e che ho
concesso a voi e ai vostri padri, come ho trattato Silo. Vi scaccerò
dalla mia presenza, come ho scacciato tutti i vostri fratelli, tutta la
discendenza di Efraim."(Ger 7,11.14-15)
Gesù
sale a Gerusalemme e va al tempio, dimora del Padre suo, il luogo della
festa, della gioia e della comunione fraterna, simbolo visibile del Dio
invisibile. Ma invece di trovare gente che prega (cfr 2,1-12), vi trova
un gran traffico, persone che comprano e vendono animali per i
sacrifici, e i banchi dei cambiavalute. Il tempio non è più la casa di YHWH, nel suo cuore si è insediato un altro dio: il mercato, l'abominio della desolazione (Mt 24,15), e nel naòs -
la cella - non c'è più l'Arca dell'Alleanza ma l'immagine del nuovo
dio: il danaro. L'immagine che l'evangelista ci offre è quella di un
Gesù che, armato di frusta, purifica o addirittura abolisce il tempio,
ridotto ormai ad una "spelonca di ladri".
Per noi che leggiamo, la cosa non ci preoccupa più di tanto,
perché pensiamo al tempio di Gerusalemme, che non esiste più, ma per
comprendere meglio ciò che Gesù ha fatto, come del resto per ogni altra
pagina del Vangelo, dobbiamo immaginare che egli compia 'adesso'
ciò che ha compiuto allora.
"Cosa diremmo se lo vedessimo oggi con la frusta nei vari templi religiosi o laici? Non
diremmo che è un pazzo furioso, preso da raptus, o almeno un
disadattato, fuori dalla realtà ? Non metterebbe in crisi molte nostre
abitudini, che riguardano il tempio, cioè Dio stesso e il nostro modo
di rapportarci con lui ?"(S. Fausti).
Il
gesto di Gesù è sulla linea degli antichi profeti perché, come loro, si
pone contro le istituzioni - religiose o laiche che siano - che
detengono il potere, i quali non fanno il bene del popolo ma solo i
loro interessi.
...
--------------------------------------- L’altra faccia delle cose
Venerdì XXXII settimana del T.O.
di Antonio Savone
Le
liturgie di fine anno liturgico come quelle dell’ormai imminente tempo
di Avvento si incaricano di consegnare ai credenti come una sorta di
duplice invito. invito a vegliare per recuperare l’altra faccia delle
cose. Invito motivato: infatti, sembra quasi che nella vita sia facile
cadere in una sorta di torpore e di insipienza che Gesù cristallizza
nel non accorgersi.
È
successo ai tempi di Noè, dice Gesù, quando non si accorsero della
serietà dell’ora. Succederà allo stesso modo per la venuta del Figlio
dell’uomo.
La
possibilità di salvarsi è alla nostra porta e bussa quotidianamente
interpellandoci. Da che cosa dovremmo essere salvati? Proprio dalla
mancanza di uno sguardo profondo, anzitutto. Non era forse questo ciò
che mancava alla generazione contemporanea di Noè? Ad avere la meglio
su quegli uomini non fu chissà quale malvagità (facevano cose
irreprensibili) ma l’indifferenza: vivevano come se non… Nessuno era
più in grado di dare un senso a quello che faceva, nessuno ricercava la
verità di ciò che stava vivendo: l’illusione di credere che per una
vita degna di essere vissuta basti il lavoro (mangiavano, bevevano) e
gli affetti familiari (prendevano moglie, prendevano marito).
Non
è forse il rischio che corre questa nostra generazione? Quello di
essere soltanto assorti nella soddisfazione dei propri bisogni, paghi
soltanto della felicità della propria casa tanto da farci sommergere
dal diluvio dell’appagamento? La soddisfazione ossessiva dei propri
bisogni finisce, non poche volte, per saturare l’organo del desiderio.
Non siamo forse talmente zavorrati da tutto quel sistema di sicurezza
che abbiamo inventato per escogitare ogni possibile imprevisto, da
rischiare di andare a fondo?
È
possibile sfuggire a questo meccanismo: proprio come accadde a Noè e
come è accaduto a non pochi uomini nel corso della storia, credenti e
non.
...
Noè
ci viene consegnato quest’oggi come compagno di viaggio, lui che,
pienamente inserito nella vicenda del suo tempo, si ritrovò capace di
cogliere ciò che c’è oltre ogni cosa prevenendo gli eventi.
Come Noè anche noi chiamati a diventare infaticabili costruttori di arche.
Arche dentro le quali custodire spiragli di luce che rischiarano i tanti passi pure percorsi al buio.
Arche dentro le quali raccogliere frammenti di bene che pure danno speranza a questi nostri giorni.
Arche che in qualche modo indichino il progetto di bene e di luce di cui Dio ci ha reso testimoni e realizzatori.
Arche capaci di salvare la benedizione comunque pronunciata da Dio sul mondo e sulla storia.
Ci
sono eventi – attesta Gesù – che, in qualche modo evidenziano lo
spessore e la profondità di certi percorsi personali. Può accadere che
persone che fino a quel momento hanno vissuto esperienze comuni,
reagiscano in maniera diversa a quegli eventi. È questo il senso di
quell’ “uno sarà preso e l’altro lasciato”.
Ma
io, quali occasioni mi do perché la mia esistenza non sia un vano
rincorrersi dei giorni ma sia capace di “scoprire la carica di
rivelazione del quotidiano, l’epifania racchiusa nell’istante”
(Bernanos)?
L’altra faccia delle cose --------------------------------------- «Sembra che la strategia della
Madonna sia quella di non apparire mai ai giornalisti e ai professori».
Così, scherzando, il più grande mariologo del Novecento rispondeva a
Vittorio Messori che lo intervistava sulle apparizioni di Medjugorje.
Beh, alle già malandate categorie di giornalisti e professori, ora
bisognerebbe pure aggiungere quella dei vescovi. Che, in questi ultimi
tempi, paiono far a gara a confondere i fedeli e spaesare il devoto
popolo di Dio. Uno non fa in tempo a dire A che l’altro subito gli
ribatte con un secco B. Il Sinodo insegna, ma le Loro Eccellenze
faticano a imparare. Capita così che un incontro di preghiera con una
veggente Medjugorie venga proibito da un da una Diocesi, per poi essere
invece riproposto il giorno dopo da un’altra situata a soli 50
chilometri di distanza dalla prima, e con motivazioni opposte. Insomma,
quasi un derby tra vescovi. Divertente se non ci fosse in gioco la
credibilità delle apparizioni della Madonna. Niente battute e stiamo ai
fatti.
Luigi Santambrogio: Contrordine su Medjugorje: adesso la Madonna "appare"-------------------------------------------------------------- A margine dell’assemblea
straordinaria della Cei, che si è svolta ad Assisi, monsignor Bruno
Forte, segretario speciale del Sinodo, spiega che c’è ancora molto da
fare: «In tempi relativamente breve ci dovrebbe essere una
mobilitazione di riflessione che dovrebbe produrre un contributo
amplissimo».
Annachiara Valle: BRUNO FORTE: «UN SINODO A TAPPE, ORA TOCCA ALLA BASE»--------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)JESUS, novembre 2014
La bisaccia del mendicante-9
Rubrica di ENZO BIANCHI
A ciascuno la sua morte
O Signore, concedi a ciascuno la sua morte:
frutto di quella vita
in cui trovò amore, senso e pena.
Sono
versi di Rainer Maria Rilke, nel suo Libro d’ore (III, Il libro della
povertà e della morte), in cui il poeta chiede che la morte di ogni
persona sia una morte coerente, che le appartenga, perché nata da lei
come un frutto. È una preghiera molto bella, che ci fa vibrare il
cuore; ma proprio in quanto preghiera è molto precaria (entrambe le
parole vengono dal latino prex). Chissà? Chi può sapere come la morte
ci verrà incontro? Che occhi avrà? Avrà i nostri occhi (come chiedeva
Cesare Pavese)?
Certamente
la morte è davanti a noi, impossibile da rimuovere quando si è nella
vecchiaia, e ritorna alla mente in modo particolare in questi giorni di
novembre, nei quali non a caso ricordiamo i nostri morti, visitiamo il
luogo dove sono sepolte le loro spoglie, compiamo gesti di affetto,
portando fiori o accendendo lumi, quasi per consolare i nostri poveri
morti. Anche la stagione sembra accompagnare questi nostri pensieri: le
foglie cadono, gli alberi si spogliano fino a simulare la morte, la
luce si fa tenue, breve e sovente nebbiosa, opaca…
La
morte si avvicina sempre di più, anche se non sappiamo prevedere: sarà
improvvisa e ci sorprenderà mentre gustiamo la vita o l’amore? Ci verrà
incontro nella malattia, che diventa così un “apparecchio” per morire,
cioè una preparazione e un accompagnamento alla morte stessa? Ci
vincerà dopo una lunga e penosa mancanza di coscienza, e soprattutto
incapacità di vivere relazioni e di sentire la presenza degli altri?
Sarà una morte addirittura invocata, attesa con brama a causa della
sofferenza che ci accompagnerà nelle ultime, ma a volte lunghissime,
ore? Si fa presto a dire: non pensiamoci! È invece umano riflettere,
prepararsi, perché questo viaggio senza ritorno raggiungerà con il suo
senso e il suo significato il nostro cuore: viaggio di ciascuno di noi,
viaggio di chi amiamo; viaggio da cui, in ogni caso, non siamo esenti.
Nella mia esperienza ho visto persone che avevano paura della morte
viverla poi con pace, quando è giunta; altre, che quasi urlavano di non
averne paura, giungere al trapasso nella disperazione, nella sofferenza
psichica, fino alla bestemmia della vita.
Sono
anziano, sono ancora un amante di Gesù Cristo e mi sembra, nonostante
tutto, di conservare la fede (cf. 2Tm 4,7). Dunque ho speranza di poter
trovare, al di là della morte, le braccia aperte di Gesù Cristo, pronte
ad accogliermi e ad abbracciarmi, lasciandomi piangere mentre lo
stringo. E tuttavia – lo confesso – ho paura della morte...
...
Andare
in questi giorni alle tombe delle persone amate, è vivere in pienezza,
è vivere con meno mutilazioni, è un atto profetico che dice che l’amore
non finisce: è eterno!
A ciascuno la sua morte
--------------------------------------- La
Regione Siciliana? Lontana mille miglia dalla realtà dell’isola, che
invece racconta una storia di miseria e povertà incalzante. La tanto
sbandierata Autonomia regionale? Una palla al piede. I Comuni? Sul
lastrico, senza i soldi per garantire servizi sociali. E’ un j’accuse
alle condotte politiche siciliane quello venuto fuori dal Seminario
vescovile di Mazara del Vallo. Al meeting delle Caritas siciliane,
infatti, gli operatori hanno ragionato sui dati provenienti delle varie
province siciliane. Numeri impetuosi che raccontano un aumento continuo
di nuovi poveri: persone che hanno perso il lavoro, oberate dai debiti,
costretti a recarsi ad uno sportello Caritas per riuscire a mangiare.
“La gente muore di fame: i politici lo sanno?”
“Negli
ultimi cinque anni in Sicilia abbiamo registrato un aumento dei poveri
tanti, che in forma dignitosa, chiedono da mangiare prima che soldi.
Questo è un campanello allarmante perché la gente ha la necessità di
sopravvivere” ha spiegato don Enzo Cosentino, direttore regionale della
Caritas. “La politica ha i suoi costi ma è anche giusto che in un
momento di crisi non ci siano stipendi esagerati. Mi chiedo: i politici
si rendono conto che c’è tantissima gente che muore di fame?” ha detto
il sacerdote evidenziando come ormai “i Comuni non hanno più i soldi
per garantire i servizi sociali e crescono chi prima lavoravano e, da
un giorno all’altro, si ritrovano senza più lavoro. Come Caritas ci
siamo ritrovati anche ad anticipare soldi a famiglie che non potevano
pagare i biglietti degli autobus per mandare i propri figli a scuola.
Ecco, alla luce di questo è necessario che la politica utilizzi con più
parsimonia i fondi. Se non si spreca il denaro questo può bastare per
tutti”.
...
Caritas: “Sicilia poverissima i politici sono lontani dalla realtà”La Caritas sferza i politici siciliani
video--------------------------------------- Cappellani militari con stellette o senza stellette?
Non
lontano dal Palazzo del Quirinale, a due passi da piazza Venezia.
L’Ordinariato militare è nel cuore di Roma, con affaccio sui Fori
traianei. Uno spettacolo che unisce insieme la memoria e la bellezza.
Ma anche il silenzio e la preghiera: quello delle suore, per esempio,
che nella chiesa principale dell’Ordinariato, intitolata a Santa
Caterina a Magnanapoli e nella chiesa del Sudario pregano per la pace
con l’adorazione eucaristica perpetua, fortemente voluta da monsignor
Santo Marcianò, da un anno esatto nuovo ordinario militare per l’Italia.
- Il Papa ha detto che «la guerra è follia». Come si conciliano armi e preghiera?«L’omelia di papa Francesco
a Redipuglia ha scosso tutti, ha toccato i cuori, ha rafforzato e
ravvivato, nel mondo militare, l’urgenza della pace. Il tema della
guerra, come quello della pace, che sta tanto a cuore alla Chiesa, non
si può affrontare compiutamente senza riservare un’adeguata attenzione
al mondo militare. Si tratta di una sfida difficile ma anche di una
sfida preziosissima, in particolare per noi sacerdoti che a questo
mondo siamo inviati. Il beato don Carlo Gnocchi, cappellano militare
durante la guerra, e al fianco degli alpini anche nella campagna di
Russia, sostiene che esiste un’armonia tra il mondo delle armi e il
mondo dello spirito perché la guerra, prima di essere un problema di
carattere economico o politico, è un “disordine morale”; anche papa
Francesco nell’omelia ha chiarito che, prima delle ideologie che
muovono le guerre, “c’è la passione, c’è l’impulso distorto”. Il
ricorso al mondo dello spirito è essenziale per umanizzare la persona,
per educarla alla pace, evitando che si fermi al livello del
materialismo, dell’edonismo, degli impulsi. La guerra, come la pace,
nasce nel cuore dell’uomo». - Qual è in questo senso la missione dei cappellani?
...
«IO, VESCOVO CON LE STELLETTE»Armi
e preghiera. Dopo l’intervista realizzata da Famiglia Cristiana a
monsignor Santo Marcianò, in cui l'ordinario militare descrive natura
della missione e attività sue e dei 166 cappellani che fanno
riferimento a lui, interviene don Renato Sacco, coordinatore nazionale
di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace nato
in Francia nel 1945 e da sempre molto attivo anche in Italia (nelle sue
fila si sono impegnati, tra gli altri, monsignor Luigi Bettazzi e don
Tonino Bello).
«Di
certo l’argomento è molto delicato», esordisce don Sacco. «Per prima
cosa va ricordato che la posizione di Pax Christi è quella del 1997,
uscita dal convegno alla Casa della pace di Firenze. Pilastro della
nostra riflessione non è tanto schierarsi contro i cappellani, ci
macherebbe, sono nostri fratelli nella comune fede e, per chi di noi è
presbitero, sono nostri fratelli anche nel sacerdozio, ma contro la
struttura della guerra e la struttura militare. Mi chiedo: perché i
cappellani devono esere così coinvolti in questa struttura? Noi
sosteniamo l’importanza di non essere coinvolti, travolti, embedded,
arruolati con le stellette e lo stipendio. Se il problema pastorale dei
militari resta vivo ancora oggi, perché in questo caso l’impegno
pastorale viene svolto da chi ha gradi e ruoli, che nel mondo militare
sono necessariamente così importanti? L’ordinariato sostiene che chi
svolge l’impegno pastorale da cappellano militare lo fa da dentro la
struttura militare, citando l’esempio degli insegnanti di religione. Ma
un conto è inserirsi in una struttura educativa come la scuola e un
altro è essere inseriti a pieno titolo in una struttura che fa la
guerra. Si cita anche l’esempio di don Gnocchi, ma oggi è sotto gli
occhi di tutti che la guerra non è più come quella dei tempi di don
Gnocchi. Innanzitutto perché non abbiamo più un esercito di leva; oggi
siamo a livello di esercito professionale, ben pagato, soprattutto se
lo si fa all’estero. E poi, sono cambiate anche le guerre: dov’è il
nemico che ci attacca? È forse Gheddafi, o l’Iraq, o l’Afghanistan?».
In
pratica, essendo cambiato moltissimo rispetto al passato, ecco che voi
sostenete una revisione della figura del cappellano militare… «Il vero
nodo è la struttura di guerra di cui si fa parte che, per usare parole
di Giovanni Paolo II, è una “struttura di peccato”. Ma potrei ancher
citare le parole che pochi giorni fa ha detto papa Francesco, quando ha
nominato sistemi economici che hanno bisogno di fare la guerra per
sussistere e continuare a vivere. E allora la domanda è: il cappellano
militare cosa fa in tutto questo? Io credo che dovrebbe annunciare il
Vangelo e quindi toccare la coscienza della persona. Di fronte a tutti
i giudizi sulle guerre e sulle armi c’è la parola che viene dal
Vangelo: non uccidere. E allora, di fronte all’ordine del pilota che
deve andare su un aereo a colpire un obiettivo, l’educazione alla
coscienza qual è? Quella di obbedire a un ordine o quello della
coscienza che dice: io non devo uccidere?».
...
«Come
segno positivo e alternativo alla scelta militare», conclude don Renato
Sacco, «ricordo cheanche Pax Christi aderisce alla campagna che proprio
oggi lanciamo a livello nazionale:una raccolta di firme a favore di una
legge per una difesa civile non armata e nonviolenta. (www.difesacivilenonviolenta.org)».
PAX CHRISTI: «CAPPELLANI MILITARI SÌ, MA SENZA STELLETTE»--------------------------------------- «Padre, non posso venire con te al ristorante, perché puzzo...». Franco è un clochard di origini sarde con la barba ispida e grigia, e la pelle rovinata dal sole. È stato lui, nei primi giorni d’ottobre, a spiegare al vescovo che lo invitava a cena per festeggiare il compleanno, quale sia la necessità maggiore per i senza tetto di Roma: «Qui nessuno muore di fame, un panino si rimedia ogni giorno. Ma non ci sono posti dove andare in bagno e dove lavarsi». Quel vescovo è Konrad Krajewski, l’elemosiniere di Papa Francesco.
Il
messaggio viene immediatamente recepito: lunedì 17 novembre inizieranno
i lavori per realizzare tre docce all’interno dei bagni per i
pellegrini che si trovano sotto il colonnato di San Pietro. Saranno
dedicate ai senza tetto che bazzicano nei dintorni della basilica.
Potranno lavarsi e cambiare la loro biancheria sotto le finestre del
palazzo apostolico. E su invito dell’elemosiniere del Papa, già una
decina di parrocchie romane nei quartieri più frequentati dai clochard
hanno realizzato delle docce da mettere a loro disposizione.
Monsignor
Krajewski, per tutti «don Corrado», da anni porta viveri e aiuti a chi
vive accampato per la strada. Papa Francesco l’ha scelto proprio per
questo, nominandolo vescovo e affidandogli l’Elemosineria: ha il
compito di essere il suo «pronto intervento», di portare piccoli aiuti
economici a chi è in difficoltà.
...
Tre docce per i senza tetto sotto l’imponente colonnato del Bernini, uno dei luoghi più belli e più visitati del mondo.
«La
basilica esiste perché custodisce il Corpo di Cristo - fa osservare
Krajewski al cronista che gli chiede se qualche turista potrebbe
storcere il naso - e nei poveri noi serviamo il corpo sofferente di
Gesù. Da sempre, nella storia di Roma, attorno alle basiliche si
radunavano i poveri».
Nelle
docce all’ombra del Cupolone, come in quelle nelle varie parrocchie
della capitale, non ci saranno insegne esterne. Il servizio è pensato a
dedicato per coloro che già vivono nella zona, per decongestionare i
grandi centri di assistenza. L’elemosiniere del Papa sta cercando di
coinvolgere gli allievi di una scuola per parrucchieri, così da poter
offrire di tanto in tanto, oltre alla doccia, anche il taglio dei
capelli. Potersi lavare e tenersi ordinati renderà i clochard - anzi i
«pellegrini senza tetto», come li chiama don Corrado - meno vulnerabili
alle malattie che si trasmettono con la sporcizia. A cominciare da
Franco, che quel pomeriggio di un giorno assolato d’ottobre si
vergognava di essere invitato a cenare al ristorante.
Le docce per i clochard sotto il colonnato di San Pietro--------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Non solo la realizzazione di
bagni adibiti con docce per i senzatetto della Capitale, giusto nelle
vicinanze del Colonnato di San Pietro. Papa Francesco aiuta anche a
pagare le bollette delle famiglie insolventi per evitare loro lo
sfratto, così come contribuisce alle spese necessarie all'adempimento
di visti e documenti per tanti migranti giunti in Italia. Lo rende noto
l'agenzia Ansa. Solo lo scorso mese Jorge Mario Bergoglio ha dato
disposizione di distribuire 250 mila euro tramite l'Elemosineria
apostolica, il «braccio» esecutivo della carità del Pontefice, guidata
dall'arcivescovo polacco Konrad Krawiesji. In particolare, Bergoglio ha
aiutato con 200mila euro tante famiglie bisognose, e con 50mila i
migranti, impossibilitati a pagare i circa 150 euro necessari per
mettere in regola i documenti.
Un'attenzione ai più deboli che il Papa «venuto da lontano» vuole portare a tutti i livelli, dalle «docce» alle assisi internazionali: infatti, giovedì prossimo Francesco si recherà alla sede della Fao, a Roma, per rilanciare, nell'ambito della seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione in programma dal 19 al 21 e di fronte a centinaia di governanti mondiali, il suo appello alla lotta contro la fame nel mondo... POVERI, IL PAPA DONA 250 MILA EURO-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)OREUNDICI IL QUADERNO DI NOVEMBRE 2014
SFIDE E ATTESE NELLA CHIESA
L'EDITORIALE
di Mario De Maio
Dario
Fo, premio Nobel e spirito critico dei nostri tempi, ci sorprende con
questa espressione di autentica ammirazione nel ricordare il giorno
dell’elezione di papa Bergoglio: «Di colpo ha iniziato a parlare come
l’autentico san Francesco, con il suo linguaggio, i suoi tempi, i suoi
ritmi e addirittura con la sua sintassi. Ha il coraggio di rompere le
consuetudini e si pone in una condizione di assoluta autenticità. È
questo che mi ha sorpreso e innamorato di questo uomo… La chiesa non mi
piace. Ma guardo al coraggio di esporsi di questo papa… non è solo una
questione di rassettare la stanza ma di cambiare un modo di essere». È
questa la sensazione che ogni giorno di più si consolida dopo i primi
entusiasmi. La chiesa sta vivendo un momento di lento e fondamentale
cambiamento nel modo stesso di vivere i problemi e le relazioni. Ci
sentiamo tutti un po’ spiazzati. Abituati ad accettare con spirito più
o meno obbediente le indicazioni che ci venivano dall’alto, siamo
continuamente chiamati a non essere più soggetti passivi, ma a
partecipare con la nostra intelligenza e creatività ai fatti e alla
vita della comunità cristiana. Il vecchio modello che divideva
conservatori e innovatori non regge più. Adesso l’obiettivo è
confrontarsi e cercare insieme il bene degli uomini. Coloro che sono
alla periferia della società, del mondo e del pensiero umano sono da
papa Francesco messi al centro.
...
Per
chiudere, in questi giorni, visitando un convento alla ricerca di uno
spazio per il convegno invernale mi sono imbattuto in una grande sala
dove si riuniva un capitolo generale di suore. Mi ha colpito la frase
che campeggiava sulla lavagna: “creatività nella fedeltà”. Credo che
sia la sintesi del messaggio che papa Francesco esprime con forza nella
sua vita. È un buon messaggio per vivere con speranza il futuro non
facile che ci aspetta.
L'EDITORIALE di Mario De MaioIL VANGELO È APERTURA CONTINUA
la vita di ogni uomo è disponibilità a cambiare
di Arturo Paoli
Ci
siamo dimenticati che la vita di ogni uomo è, in ogni momento della
storia, una conversione, cioè che non si può arrivare attraverso un
progresso naturale, un’evoluzione spontanea, a vivere come persone. Per
essere un “uomo nuovo” è necessaria una conversione. La parola
conversione significa due cose: cambiamento, capovolgimento di visione
(dal greco); concentrazione di forze, convergenza, opposto a
dispersione; quando vi è confusione non vi è centro. Il vangelo di
Matteo al capitolo 3 ci presenta Giovanni Battista che parla di
conversione in termini energici, a gente che era religiosa, non a
perversi, a maledetti, ma a quelli che cercano una perfezione
religiosa. San Giovanni Battista dice: «Razza di vipere, chi vi ha
insegnato a sfuggire all’ira che sta per venire? Manifestate la vostra
conversione con opere, e non accontentatevi di dire: abbiamo per padre
Abrano, perché io vi assicuro che da queste pietre Dio può far sorgere
figli di Abramo.» San Giovanni parla di una conversione mediante le
opere; sembra che parli all’uomo moderno perché è di questo che sono
accusati i cristiani, di parlar molto e niente altro.
Cerchiamo
di vedere la conversione sotto l’aspetto negativo. In primo luogo è una
separazione, lasciar qualcosa a cui eravamo attaccati, qualcosa che ci
piace, lasciare una mentalità, un modo di vedere (un segno di gioventù
spirituale è questa disponibilità alla conversione). Quando uno non può
separarsi dalle sue convinzioni è una persona cosificata, che ha perso
la sua agilità interiore, è sclerotizzata. Il cristiano deve essere una
persona in permanente apertura. Il vangelo è il libro della speranza,
della disponibilità; la visione del vangelo è un atteggiamento di
attesa; non dà molte idee né leggi, né precetti morali ma predica un
atteggiamento di vigilanza dicendo: «Il giorno del Signore è vicino».
...
Qui
bisogna fare attenzione (è il mistero profondo della persona) perché
evidentemente si è persona quando si è aperti al nuovo, disponibili, e
si dimostra gioventù, ma allo stesso tempo si è persona quando si ha
una unità interiore. […] Una persona è caratterizzata da un’agilità
profonda, interiore, perché il testardo non è persona, è uno
sclerotico; la persona è agile, aperta, giovanile, vivente, ma
soprattutto è una, ha profonda unità interiore. La persona convertita
si vede dalla sua profonda unità interiore, e già si intravede che non
solo la persona credente deve raggiungere questa profonda unità,
coerenza interiore, ma anche l’uomo in generale; è un problema umano.
Ora, la forza, la funzione dell’ideale nella nostra vita è di
concentrare le forze interiori dell’uomo. Una persona è religiosa o ha
un ideale nella misura in cui si verifica questa concentrazione e
unificazione di forza interiore, nella misura in cui realizza questa
profonda unità interiore...
IL VANGELO È APERTURA CONTINUA la vita di ogni uomo è disponibilità a cambiareHo fiducia in quella luce che si accende
dove maggiore è l'oscurità,
facendo di essa un cuore
Maria Zambrano
--------------------------------------- ... «crediamo che una guida
profetica come quella di Francesco possa confortare quanti operano per
il rinnovamento della Chiesa e possa sprigionare preziose energie
bloccate dalla stanchezza e dalla rassegnazione»
Valerio Gigante: UNA CHIESA STANCA CHE NON RISPONDE AI BISOGNI DI OGGI. DOCUMENTO DI CATTOLICI BRINDISINISarà più difficile per un
governo trattare come terrorista un dirigente sociale che ha incontrato
il papa, ha potuto parlargli della propria lotta e gli ha sentito dire
che questa lotta è una benedizione per l’umanità. E sarà più difficile
anche per un vescovo negare il suo sostegno alle rivendicazioni
popolari sui temi della terra, del lavoro e della casa (ma anche della
pace e dell’ambiente), dopo che il papa ha voluto personalmente
incontrare i dirigenti dei movimenti di tutto il mondo per discutere di
tali problemi.
Claudia Fanti: Unire le forze contro il nemico comune. Le prospettive dei movimenti dopo l’incontro in VaticanoIl modello di produzione e consumo industriale e l’ambiente
- La distruzione dell’ambiente è parte integrante del modello industriale di produzione e consumo dominante, il quale non considera la natura e l’ambiente come base di sostentamento della vita, ma unicamente come mezzo per ottenere profitti. Silvia Ribeiro: Crisi ambientale, cambiamento climatico e disuguaglianza---------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus 9 novembre 2014 Udienza Generale- del 12 novembre 2014: La Chiesa - 13. Vescovi - Presbiteri - Diaconi Discorso - Al Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI) (8 novembre 2014) Discorso - Alle Partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice (8 novembre 2014) Discorso - Agli Ecc.mi
Presuli della Conferenza Episcopale di
Senegal-Capoverde-Mauritania-Guinea Bissau, in Visita "ad Limina
Apostolorum" (10 novembre 2014) Discorso - Ai partecipanti al Congresso mondiale dei Commercialisti (14 novembre 2014)-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 08/11/2014:
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1) La newsletter è settimanale;
2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm