"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°46 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 22 al 28 novembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 5 dicembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia

PREGHIERA DEI FEDELI


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Papa Francesco
a Strasburgo

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Misure di sicurezza eccezionali, in una Strasburgo blindata gia' pronta ad accogliere la visita lampo di Francesco: appena quattro ore, dalle 10 di mattina alle 14

  Papa: Strasburgo blindata, protesta Femen in Cattedrale.

Papa Francesco è in volo per Strasburgo dove farà visita alle istituzioni europee. Un viaggio breve e intenso che si svolgerà nell’arco della mattinata.

  Il Papa a Strasburgo. L'abbraccio del Pontefice all'Europa

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  A voi legislatori spetta il compito...
  Cari Eurodeputati, è giunta l'ora...
  Una delle malattie che vedo più diffuse...
  Il motto dell'Unione Europea è...
  Non si può tollerare che...
  La via privilegiata per la pace...

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Papa Francesco a Strasburgo visita al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa /1 (cronaca, foto, testi e video)



Papa Francesco è partito da Roma poco dopo le otto.
Quattro ore sull’aereo e quattro ore a Strasburgo, divise in due appuntamenti molto impegnativi: la visita al Parlamento Europeo e quella al Consiglio d’Europa e in ciascuno dei due emicicli un importante discorso. Un «tour de force» senza precedenti («una giornataccia» scherza Francesco sull’aereo in volo da Fiumicino) che caratterizza il viaggio pontificio più breve della storia. In aereo Papa Francesco ha salutato così i giornalisti: «Ringrazio voi, questa compagnia. Spero che non sia troppo faticoso: poco tempo, troppe cose, ma nel rientro potremo parlare un po’». «Vi auguro una bella giornata, una giornataccia», dice agli inviati con un po’ d’ironia.

  video

Il volo Alitalia di Papa Francesco è atterrato all'aeroporto di Strasburgo poco prima delle 10, con qualche minuto di anticipo rispetto all'agenda prevista. Poiché non si trattava di una visita di Stato in Francia, ad attenderlo non c'era il presidente della Repubblica francese Francois Hollande, ma il ministro francese per gli Affari europei Harlem Desir, c'erano anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e altre autorità come il vice presidente del parlamento europeo, Davide Sassoli e l'ex commissario Ue Antonio Tajani
Accompagnato dai cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato, Reinhard Marx, presidente della Comece, l'organismo che rappresenta i vescovi europei presso la Ue, e Peter Herdo, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, Papa Francesco ha assistito alla cerimonia dell'alzabandiera con il vessillo Vaticano. Dopo aver ascoltato l'Inno alla gioia, davanti alla folla e dopo il saluto ufficiale al presidente Martin Schulz, il Papa si è diretto al Parlamento per il primo dei due discorsi previsti. 
Il viaggio di papa Francesco in Europa comincia sotto il segno della pace. Il mosaico che il Papa ha voluto regalare al parlamento europeo, infatti, frutto del lavoro degli artisti dello Studio del Mosaico Vaticano, mostra la colomba della pace che ha sullo sfondo il cielo azzurro dell'Europa con le dodici stelle che, come i 12 segni dello zodiaco, rappresentano tutti i popoli europei compresi quelli che ancora non fanno parte dell'Unione.

Dopo aver assistito all'esterno del Parlamento europeo, Papa Francesco è entrato nell'edificio dall'ingresso protocollare e, accompagnato dal presidente Martin Schulz, ha firmato l'albo d'onore degli ospiti illustri al Parlamento europeo e ha scritto: "Auguro che il Parlamento Europeo sia sempre più la Sede dove ogni membro conosca e faccia sì che l'Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro, per vivere con speranza il presente".

Schulz ha presentato il dono al Pontefice, un libro sulle memorie di Jean Monnet in spagnolo. "Un esemplare unico. 
Ero un libraio di professione, regalo sempre libri" ha detto il presidente del Parlamento parlando in francese. 

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All'interno del Parlamento ha prima salutato a lungo Elma Schmidt, una signora di 97 anni di Francoforte che lo aveva ospitato nel 1986, ai tempi del suo periodo di studio in Germania.
 
È seguito l’arrivo in aula, per l’occasione piena in ogni ordine di posti. Oltre agli eurodeputati, sono presenti il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, quello della Commissione Jean-Claude Juncker e quello del Consiglio italiano (presidente di turno Ue) Matteo Renzi. Papa Francesco è stato accolto con un applauso lungo due minuti.
Il presidente Schulz ha rivolto alcune parole di saluto, ricordando anzitutto la visita di Giovanni Paolo II nel 1988, che fu “una pietra miliare sulla via della caduta della Cortina di ferro. Oggi, Sua Santità di rivolge ai membri del Parlamento europeo che rappresentano 500 milioni di abitanti e rappresentano la diversità dell’Europa”. L’Ue “sta attraversando una crisi senza precedenti, con una perdita di fiducia enorme. Ma senza fiducia nessuna idea e nessuna istituzione può sussistere. In questo senso le strade dell’Ue e della Chiesa cattolica vanno nella stessa direzione” fondate su pace, solidarietà, sviluppo.
“L’Ue si schiera per il coinvolgimento e contro l’esclusione”: Schulz cita giovani, anziani, migranti. “Sua Santità, le sue parole hanno un’enorme importanza perché si rivolgono a tutti noi, sono pronunciate per tutti noi, perché lei tocca temi universali. Sono parole che offrono orientamento in un’epoca di disorientamento”. “Insieme siamo più forti che da soli”, ha aggiunto Schulz. Il presidente ha quindi affermato, rivolgendosi al Papa: “La sua storia è europea: viene da una famiglia che abbandonò la patria per trovare lavoro in America. Lei è un uomo giunto dall’altra parte del mondo” e sta operando per una riforma della Chiesa e in ambito sociale e civile. Quindi Schulz ha invitato il Papa a intervenire rivolgendosi agli eurodeputati.


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Papa Francesco a Strasburgo visita al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa /2 (cronaca, foto, testi e video)


Oltre 900 giornalisti accreditati da tutto il mondo e misure di sicurezza straordinarie fanno da contorno alla storica visita del Papa al Parlamento di Strasburgo, riunito per l'occasione in sessione solenne. 
“Un messaggio di speranza e di incoraggiamento”. È quello che idealmente Papa Francesco ha indirizzato a tutti i cittadini europei, nel suo discorso al Parlamento europeo, a Strasburgo. 
Gli eurodeputati che affollavano l'emiciclo hanno punteggiato di applausi l'intero discorso, soprattutto nei passaggi sull'immigrazione, il lavoro e la povertà.

Signor Presidente, Signore e Signori Vice Presidenti,
Onorevoli Eurodeputati,
Persone che lavorano a titoli diversi in quest’emiciclo,
Cari amici,
vi ringrazio per l'invito a prendere la parola dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell'Unione Europea e per l'opportunità che mi offrite di rivolgermi, attraverso di voi, agli oltre cinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri. Particolare gratitudine, desidero esprimere a Lei, Signor Presidente del Parlamento, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome di tutti i componenti dell'Assemblea...

Nel rivolgermi a voi quest'oggi, a partire dalla mia vocazione di pastore, desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento.
Un messaggio di speranza basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa - insieme a tutto il mondo - sta attraversando. Speranza nel Signore che trasforma il male in bene e la morte in vita.
Incoraggiamento di tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell'Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell'uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell'uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente.
Mi preme anzitutto sottolineare lo stretto legame che esiste fra queste due parole: "dignità" e "trascendente"...

Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?
Promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici...

Parlare della dignità trascendente dell'uomo, significa dunque fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato; soprattutto significa guardare all'uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami...
Come dunque ridare speranza al futuro, così che, a partire dalle giovani generazioni, si ritrovi la fiducia per perseguire il grande ideale di un'Europa unita e in pace, creativa e intraprendente, rispettosa dei diritti e consapevole dei propri doveri?
Per rispondere a questa domanda, permettetemi di ricorrere a un'immagine. Uno dei più celebri affreschi di Raffaello che si trovano in Vaticano raffigura la cosiddetta Scuola di Atene. Al suo centro vi sono Platone e Aristotele. Il primo con il dito che punta verso l'alto, verso il mondo delle idee, potremmo dire verso il cielo; il secondo tende la mano in avanti, verso chi guarda, verso la terra, la realtà concreta. 
Mi pare un'immagine che ben descrive l'Europa e la sua storia, fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l'apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l'uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi.
Il futuro dell'Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. Un'Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello "spirito umanistico" che pure ama e difende...
... come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo se stesso senza timore. In tal senso, ritengo che l'Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell'Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l'ideale dell'unità cui si anela, alla diversitàpropria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie.Mettere al centro la persona umana significa anzitutto lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo.
D'altra parte le peculiarità di ciascuno costituiscono un'autentica ricchezza nella misura in cui sono messe al servizio di tutti...
In questa dinamica di unità-particolarità, si pone a voi, Signori e Signore Eurodeputati, anche l’esigenza di farvi carico di mantenere viva lademocrazia, la democrazia dei popoli dell’Europa. 
...
Dare speranza all'Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. Il primo ambito è sicuramente quello dell'educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. 
...
Accanto alla famiglia vi sono le istituzioni educative: scuole e università. 
...
L’Europa è sempre stata in prima linea in un lodevole impegno a favore dell’ecologia. Questa nostra terra ha infatti bisogno di continue cure e attenzioni e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’altro però significa che non ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare
...
Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole.Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona, che ho inteso richiamare quest’oggi rivolgendomi a voi.
Il secondo ambito in cui fioriscono i talenti della persona umana è il lavoro. E’ tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. 
...
Parimenti, è necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero!...
L'assenza di un sostegno reciproco all'interno dell'Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L'Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all'immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l'accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti.
Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori Deputati,
La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell'Unione in futuro. 
...
E l'Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere, secondo lo spirito dei suoi Padri fondatori, nella pace e nella concordia, poiché essa stessa non ancora esente dai conflitti.

... È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l'umanità!

Grazie.

  il testo integrale del discorso
 
Una lunga "standing ovation" ha salutato il primo discorso del papa a Strasburgo. 
Tutti si sono alzati in piedi alla fine del suo intervento e gli hanno dedicato molti minuti di battimani. 
"Lei è una personalità che orienta in momenti di perdita di orientamento, le sue parole ci aiuteranno", ha commentato il presidente Schulz.

  video


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Papa Francesco a Strasburgo visita al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa /3 (cronaca, foto, testi e video)


Papa Francesco, dopo il suo discorso al Parlamento Europeo ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, quello della Commissione Jean-Claude Juncker e quello di turno del Consiglio dell'Ue, il premier italiano Matteo Renzi. L'incontro si è svolto nel salone protocollare alle spalle dell'emiciclo di Strasburgo.
Lasciato il Parlamento Europeo, il Santo Padre Francesco si è recato in auto al Consiglio d’Europa. Al suo arrivo al "Palais de l’Europe" alle ore 12.30, il Papa è stato accolto dal Segretario Generale del Consiglio Sig. Thorbjørn Jagland, dal Presidente del Comitato dei Ministri, dalla Presidente dell’Assemblea Parlamentare Sig.ra Anne Brasseur, dal Presidente del Congresso dei Poteri Locali e Regionali, dal Presidente della Corte Suprema dei Diritti dell’Uomo, dal Commissario ai Diritti dell’Uomo e dal Presidente della Conferenza Internazionale delle Organizzazioni non Governative.
Dopo la presentazione delle due Delegazioni, nell’ufficio del Segretario Generale il Papa ha incontrato, alla presenza di alcune personalità politiche ed ecclesiastiche, il Segretario Generale Thorbjørn Jagland.

Quindi, nella "Lobby del Comitato dei Ministri", ha apposto sull’Albo d’oro del Consiglio d’Europa la seguente dedica: "Di cuore auguro al Consiglio d’Europa di rispondere con creatività alla sua vocazione di unità per costruire una civiltà dell’incontro. Franciscus" ed ha lasciato in dono un "Medaglione con Angelo" in bronzo, che porta la scritta: Un mondo di solidarietà e di pace fondato sulla giustizia, opera dell'artista italiano Guido Veroi.
Il medaglione rappresenta un angelo, mistico in apparenza, che abbraccia e riunisce l'emisfero nord e l'emisfero sud della terra, superando l'opposizione di un drago. 
L'Angelo inoltre raffigura i mutamenti contemporanei: unendo le regioni del nord e del sud del mondo e armonizzando queste per combattere le forze distruttive, come ad esempio lo sfruttamento, il colonialismo, l'indifferenza e il pregiudizio.
Passando dalla Sala del Comitato dei Ministri, dalla quale vede la Cattedrale di Strasburgo, Papa Francesco è poi sceso nell’Emiciclo per la Sessione solenne del Consiglio d’Europa, che è iniziata alle ore 13.
“Una guida spirituale ascoltata in tutto il mondo”, una “fonte di ispirazione per tutti coloro che vogliono abbattere i muri di oggi” e difendere la dignità umana. Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa, ha accolto Papa Francesco nell’istituzione fondata nel 1949 e che si occupa di difesa dei diritti (Corte europea dei diritti dell’uomo), di democrazia, di dialogo interculturale e interreligioso. “Noi poniamo al centro di tutte le nostre attività le persone umane - ha affermato Jagland -; la Corte difende gli indifesi, anche nei confronti dei rispettivi Stati”. 
L’oratore ha quindi citato “San Giovanni Paolo II”, intervenuto al CdE nel 1988 “per ricordarci il dovere di rafforzare il significato del bene comune”. Diversi i gruppi umani da difendere: Jagland ha citato le persone senza lavoro, i giovani, le donne, i disabili, i rifugiati i rom. Tra le attese delle persone ha ricordato la “possibilità di crescere i propri figli” mediante un lavoro dignitoso. “Abbiamo bisogno di risposte concrete, ma anche di valori alti”, di progetti, ha aggiunto Jagland, richiamando i politici degli Stati europei ai loro doveri verso i cittadini. 
Quindi Jagland cita la caduta del Muro di Berlino, “simbolo di divisione, evento che ha aperto la strada a un nuovo processo di unità” europea. “Lei - ha affermato a questo punto il segretario generale CdE - è fonte di ispirazione per tutti coloro che vogliono abbattere i muri di divisione”, tra ricchi e poveri, tra forti e deboli. Qui una citazione del “nuovo muro che sta sorgendo in Ucraina, che è un fatto inaccettabile per l’Europa”. Guardando al futuro, “dobbiamo avere fede - ha concluso Jagland -, rilanciando l’idea di una casa comune per tutti gli europei”.

Dopo l’indirizzo di benvenuto del Segretario Generale, il Santo Padre ha pronunciato il suo discorso:

Signor Segretario Generale, Signora Presidente,
Eccellenze, Signore e Signori,

sono lieto di poter prendere la parola in questo Consesso che vede radunata una rappresentanza significativa dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, i Rappresentanti dei Paesi Membri, i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come pure le diverse Istituzioni che compongono il Consiglio d'Europa. Di fatto quasi tutta l'Europa è presente in quest'aula, con i suoi popoli, le sue lingue, le sue espressioni culturali e religiose, che costituiscono la ricchezza di questo continente. Sono particolarmente grato al Signor Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Signor Thorbjørn Jagland, per il cortese invito e per le gentili parole di benvenuto che mi ha rivolto. Saluto poi la Signora Anne Brasseur, Presidente dell'Assemblea Parlamentare. Tutti ringrazio di cuore per l'impegno che profondete e il contributo che offrite alla pace in Europa, attraverso la promozione della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto.
...
Il progetto dei Padri fondatori era quello di ricostruire l'Europa in uno spirito di mutuo servizio, che ancora oggi, in un mondo più incline a rivendicare che a servire, deve costituire la chiave di volta della missione del Consiglio d'Europa, a favore dellapace, della libertà e della dignità umana.
...

Signor Segretario, Signora Presidente, Eccellenze, Signore e Signori,

Il beato Paolo VI definì la Chiesa «esperta in umanità». Nel mondo, a imitazione di Cristo, essa, malgrado i peccati dei suoi figli, non cerca altro che servire e rendere testimonianza alla verità. Null'altro fuorché questo spirito ci guida nel sostenere il cammino dell'umanità.
Con tale disposizione d'animo la Santa Sede intende continuare la propria collaborazione con il Consiglio d'Europa, che riveste oggi un ruolo fondamentale nel forgiare la mentalità delle future generazioni di europei. Si tratta di compiere assieme una riflessione a tutto campo, affinché si instauri una sorta di "nuova agorà", nella quale ogni istanza civile e religiosa possa liberamente confrontarsi con le altre, pur nella separazione degli ambiti e nella diversità delle posizioni, animata esclusivamente dal desiderio diverità e di edificare il bene comune. La cultura, infatti, nasce sempre dall'incontro reciproco, volto a stimolare la ricchezza intellettuale e la creatività di quanti ne prendono parte; e questo, oltre ad essere l'attuazione del bene, questo è bellezza. Il mio augurio è che l'Europa, riscoprendo il suo patrimonio storico e la profondità delle sue radici, assumendo la sua viva multipolarità e il fenomeno della trasversalità dialogante, ritrovi quella giovinezza dello spirito che l'ha resa feconda e grande.

Grazie!

    il testo integrale del discorso

  video


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I NOSTRI TEMPI


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Le notizie che non fanno notizia... ma che a noi piacciono!!!


... "Una storia piuttosto significativa, quella di Samuel – dice Kevin Falciglia, un suo amico piazzese – in questo periodo, soprattutto dopo le vicende di Tor Sapienza a Roma, i migranti in Italia spesso vengono presentati come nemici. Samuel ha dimostrato che gli stranieri hanno molte cose da insegnarci – E' difficile - conclude Kevin - trovare qualcuno che trova quella cifra per caso e decide di restituirla. Samuel, che spesso non ha neanche i soldi per mangiare, invece, l'ha fatto". Samuel Oladeji Ademokun, come tutti i migranti che arrivano dall'Africa, ha una terribile storia raccontare...

 
Nigeriano trova per terra 4350 e li restituisce ai carabinieri




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EPA (Accordi di Partenariato Economico con i paesi ACP)

EUROPA/ AFRICA:
IL BACIO DELLA MORTE

di Alex Zanotelli

Nel semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea (UE) e con Federica Mogherini, Alta Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, nonché vicepresidente della UE, l’Europa ha dato il ‘bacio della morte’- così scrive Le Monde Diplomatique - all’Africa, forzandola a firmare gli Accordi di Partenariato Economico (EPA). “O firmate gli EPA - ha detto la Commissione Europea ai paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) o sarete sottoposti a un nuovo regime di tassazione delle vostre esportazioni.” E lo ha fatto, come promesso, entro il 1 ottobre 2014. E’ gravissimo che l’Europa l’abbia fatto in un momento così difficile per il continente nero, soprattutto con i paesi dell’Africa occidentale minacciati dalla tragedia di Ebola, con la zona saheliana dal Mali al Sudan in subbuglio, con il Corno d’Africa in guerra e con il Sud Sudan e il Centrafrica in guerra civile.
E’ incredibile che in questo clima, la UE abbia forzato l’Africa sub-sahariana ad arrendersi.
...

L’Europa ha vinto, gli impoveriti hanno perso. Ma non possiamo arrenderci, né demordere perché ci vorrà tempo per la ratifica e l’entrata in vigore degli EPA. Ci vorranno molti anni prima che i singoli EPA entrino in vigore.
...

Per questo chiediamo a tutti coloro che si sono impegnati in questa campagna contro gli EPA e a tutti coloro che vorranno aggregarsi a non demordere, ma di continuare a premere sui nostri parlamentari, sulla Commissione Europea, in primis sull’Alta Rappresentante per la politica estera della UE, Federica Mogherini, perché si rendano conto della profonda ingiustizia perpetrata, tramite questi Accordi contro i popoli più impoveriti del Pianeta.
Siamo infatti persuasi che questi Accordi siano profondamente ingiusti perché in un’Africa già così debilitata, questi Accordi costituirebbero un colpo mortale per l’agricoltura africana, in particolare per l’industria della trasformazione e della lavorazione dei prodotti agricoli, che può e deve arrivare a sfamare la propria gente. Inoltre l’eliminazione dei dazi doganali nei paesi ACP , che costituiscono una bella fetta del bilancio statale , metterebbero in crisi gli stati ACP.
Non è concepibile che una potenza economica come la UE non abbia una seria politica estera verso i paesi più impoveriti, soprattutto verso il continente a noi più vicino, l’Africa, oggi il continente più schiacciato.
Ci appelliamo a tutti quei gruppi, associazioni, reti, istituti missionari che hanno già lavorato contro gli EPA a riprendere a martellare i nostri deputati a Bruxelles.
Non possiamo non ascoltare l’immenso grido dei poveri. E’ in ballo la vita di milioni di persone,ma è anche in ballo il futuro stesso della UE.
Alex Zanotelli

  EUROPA/ AFRICA: IL BACIO DELLA MORTE


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25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne



Negli Stati Uniti, in un anno la violenza contro le donne ha fatto più morti che i soldati caduti in Iraq e Afghanistan. Nell'Unione europea non c'è nessun Paese che possa considerarsi esente dal problema: quest'anno l'Agenzia europea per i diritti fondamentali, nella più completa indagine realizzata al mondo su questo fenomeno, ha reso noto che il 33% delle intervistate sopra i 15 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale. Una su tre. Un dato sconvolgente, perché tradotto in numeri assoluti riguarderebbe 62 milioni di donne europee. E stiamo parlando delle zone più civili della Terra.
Perciò, e purtroppo, rimane di assoluta attualità celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, come avviene dal 2000 su invito delle Nazioni Unite. L'Assemblea generale dell'Onu fece propria quella data, scelta in origine da un gruppo di attiviste latinoamericane per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, le quali si opponevano al regime del dittatore Trujillo. In Italia la ricorrenza era partita in sordina, ma negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative politiche e culturali in proposito, sia da parte di associazioni ed enti sia per volontà delle istituzioni...

  VIOLENZA SULLE DONNE, NON È UN FATTO PRIVATO

... La comunicazione televisiva di “Racconta un’altra storia” si avvale di tre spot su altrettante coppie, interpretate rispettivamente da Ksenia Rappoport e Adriano Giannini, Alessandra Mastronardi e Giorgio Pasotti, Claudia Gerini e Fabio Troiano. Nelle storie, «anziché mostrare lividi e lacrime, si è optato per l’ironia», dicono Hunziker e Bongiorno. «Non certo per sminuire o banalizzare il problema, ma per raccontare in un altro modo il rapporto di coppia. Secondo noi la violenza va combattuta cominciando dalle piccole cose che accadono tutti i giorni... Soprattutto,ci piaceva l’idea di mostrare al pubblico, invece di un esempio maschile negativo da stigmatizzare – l’uomo violento e sopraffattore – un modello positivo con il quale identificarsi e al quale tendere: un uomo capace di riconoscere i propri errori, dotato di senso dell’umorismo, capace di sdrammatizzare e di superare, o di evitare, i contrasti con buona volontà e leggerezza». 
«Il concetto di fondo», concludono, «è sempre lo stesso: uomini e donne sono diversi ma uguali quando si parla di dignità, rispetto, diritti e doveri».

  "DOPPIA DIFESA", SPOT SUI MASCHI PERBENE

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È stata istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite e viene celebrata il 25 novembre. Incontri, mostre, spettacoli teatrali, flash mob: sono tantissime le iniziative in tutta Italia, da Milano a Siracusa, per dire "no" alla violenza
Una vittima ogni due giorni, 179 donne uccise: un anno nero per i femminicidi in Italia, il 2013, secondo il rapporto Eures. Aumentano al Sud (+27 per cento nel 2013) e raddoppiano al Centro, mentre il Nord detiene il record di uccisione di donne in famiglia. Tutta l'Italia si mobilita in vista del 25 novembre, data scelta nel 1999 dalle Nazioni Unite come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Si ricorda l'assassinio delle tre sorelle Mirabal avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana durante il regime di Rafael Leonidas Trujillo. 

  Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. "Ogni due giorni uccisa una donna"

... Nel 2013 si è registrato un aumento del 14% del femminicidi, con un aumento significativo di quelli in ambito familiare, più 16%, così come pure nei contesti di prossimità: rapporti di vicinato,amicizia o lavoro, dal 14 a 22%. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo 2000-2013. Milano e il Nord Italia in genere – dove in tutto, nel 2013, sono morte ammazzate 60 donne – rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia: 8 su 10.
Dobbiamo tenere alta la guardia contro una piaga sociale di questo tipo. Io ho deciso di ricordare il 25 novembre al Muro delle bambole di via De Amicis a Milano, uno spazio nato il 21 giugno scorso come monito alla “sofferenza” femminile, ma anche alla voglia di riscatto e alla volontà a resistere. ...
Il Muro delle bambole di Milano nasce proprio con questo fine, dare un’immagine plastica e visiva, anche se non banale, del terribile destino che a volte riguarda noi donne. Una sorte di violenza che sei mesi dopo il primo allestimento del muro ha interessato anche alcune “creazioni” appese in via De Amicis, che qualcuno notte tempo ha deciso di vandalizzare, strappare o addirittura rubare. Anche da un piccolo segno come questo si può vedere il livello dipoco rispetto che ci è concesso; perché fare violenza su una bambola, che ci rappresenta perché rappresenta la nostra infanzia e i nostri giochi, è come far violenza su noi stesse...

  Giornata contro la violenza sulle donne: in ‘pellegrinaggio’ al muro delle bambole di Milano

Questo cortometraggio del 1999 tratta un tema molto delicato attraverso il surreale dialogo, sospeso tra comicità e poesia, di un brigadiere con una donna che denuncia un furto. L’inatteso finale scuote lo spettatore illuminando di colpo tutta la scena. 
Piccole cose di valore non quantificabile” è un cortometraggio sulle ferite interiori, invisibili ma non meno importanti e ci fa comprendere con un pizzico di ironia senza volgarità e con umanità quanto sia difficile denunciare una violenza subita e nel contempo quanto può essere complicato raccogliere, decifrare e trascrivere con sensibilità questi orribili soprusi.

  video

Se sospetti che una donna o una ragazza che conosci sia coinvolta in aggressioni domestiche aiutala a denunciare. Nel malaugurato caso che la vittima sia tu, sappi che sono molti gli enti che possono aiutarti!
Rivolgiti subito alle forze dell’ordine oppure ad uno di questi centri antiviolenza:
Numero antiviolenza e antistalking 1522 (attivo 24 ore su 24). Qui trovi il sito web.
Telefono rosa: 06 37 51 82 82 sito web qui
Inoltre, in molti ospedali italiani, se ti rechi al Pronto Soccorso subito dopo una violenza avrai accesso preferenziale e un team di esperti pronti a darti tutto il sostegno psicologico e sanitario necessario.
Dire no è possibile: ricordati che le botte, le aggressioni sessuali e gli abusi non sono una forma d’amore!



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Gli immigrati ci costano o sono una ricchezza?



“Gli italiani non hanno lavoro e ai rifugiati diamo 40 euro al giorno”. 
“Noi se stiamo senza lavoro non riceviamo un euro, a loro invece li manteniamo senza far niente”. Frasi ripetute spesso, come un mantra, in questi giorni di scontri nella periferia romana, per spiegare il clima di insofferenza dei cittadini nei confronti dei migranti ospitati nei centri di accoglienza. Ma quanto ricevono davvero i migranti, richiedenti asilo e rifugiati? E chi sono i minori non accompagnati, finiti al centro delle polemiche dopo le rivolte scoppiate nella periferia est della capitale? ...

  La bufala dei "40 euro al giorno agli immigrati". A Tor Sapienza e non solo


"Ha ragione papa Francesco: gli immigrati sono una ricchezza. Lo dicono i numeri. Fatti i conti costi-benefici, spiega un dossier della fondazione Moressa, noi italiani ci guadagniamo 3,9 miliardi l’anno. E la crisi, senza i nuovi arrivati che hanno fondato quasi mezzo milione di aziende, sarebbe ancora più dura". 
Inizia così un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dove vengono analizzati i reali costi della presenza degli stranieri in Italia.

Mentre forze politiche come la Lega Nord chiedono la chiusura delle frontiere e alcune periferie delle città italiane scendono in piazza per allontanare i migranti, il quotidiano milanese scopre che in realtà gli stranieri "regalano" all'Italia quasi 4 miliardi di euro. Cioè non costano, anzi, rendono.
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  • L'estrema destra all'Infernetto (8 foto)
  • Mare Nostrum (40 foto)

  Gli immigrati regalano all'Italia 3,9 miliardi di euro. Ecco il calcolo costi-benefici della presenza degli stranieri 

  video


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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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Una Chiesa “in uscita” di Egidio Palumbo (VIDEO)


I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 5 NOVEMBRE Una Chiesa “in uscita” [Evangelii Gaudium nn. 20-49]

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium (= EG) di papa Francesco è il documento programmatico del suo pontificato. Esso esorta tutto il popolo di Dio, pastori e fedeli, ad assumere un determinato “stile” (EG 18; 33; 35) «per una nuova tappa evangelizzatrice» (EG 17), vale a dire un modo di essere, un atteggiamento che rendacredibile oggi l’evangelizzatore. Papa Francesco ci traccia così una spiritualità – cioè una vita animata dallo Spirito – valida per la Chiesa tutta e per ogni cristiano che, in quanto tale, è chiamato ad essere evangelizzatore, con la vita e con la parola, nel luogo in cui abita e lavora. 

1. L’invito ad “uscire”

a) Il significato dell’“uscita” (EG 20; 21). La gioia di aver riscoperto il Vangelo, cioèGesù, colui che dona la vita e il senso vero dell’esistenza, spinge la comunità dei credenti e ogni cristiano “ad “uscire”. Per papa Francesco il significato di questa “uscita” è geografico ed esistenziale insieme. È un andare verso l’altro, verso altri soggetti, culture, popoli, verso le periferie geografiche ed esistenziali: ovvero gli impoveriti, gli scartati, i disperati, i falliti. Ed è anche un uscire da se stessi, un esodoesistenziale, che chiede di abbandonare la propria autoreferenzialità, le proprie comodità, le proprie certezze effimere, le visioni troppo rigide, le strutture pesanti e ingombranti che “ingabbiano” Gesù e il suo Vangelo e non permettono un annuncio autentico, ma soltanto una esposizione dottrinale che non interpella la vita reale. Si “esce”, ci si mette in “esodo”, quasi nomadi itineranti con Gesù in cammino sulle strade del mondo, per donare a tutti, non una semplice dottrina o un insieme di norme etiche (pure necessarie), ma, molto di più, la “gioia liberante del Vangelo” che ci ha cambiati dentro e ci cambia continuamente.

b) Si “esce” perché sospinti da Dio e dal suo Spirito, ed inviati da Cristo. L’iniziativa di “uscire” non è nostra ma di Dio, perché siamo chiamati ad uscire e a camminare secondo la sua Parola, i suoi criteri, i suoi dinamismi, e non i nostri. E al riguardo il papa ci invita a confrontarci con la S. Scrittura (EG 20-21)  
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  La gloria di Dio è...
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Accogliamo l'invito di Papa Francesco in partenza per la Turchia e preghiamo "perché questa visita di Pietro al fratello Andrea porti frutti di pace, sincero dialogo tra le religioni e concordia nella nazione turca".
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I nostri auguri a mons. Luigi Bettazzi che è nato il 26 novembre 1923.
Vescovo emerito di Ivrea
(Ordinato sacerdote 4/8/46; nel 1963 vescovo ausiliare di Bologna; partecipa a tre sessioni del Concilio Vaticano II; al termine del Concilio, il 26 novembre 1966, diviene vescovo di Ivrea; nel 1968 è nominato presidente nazionale di Pax Christi e nel 1992 partecipa con Don Tonino Bello alla marcia pacifista su Serajevo; ha assunto spesso posizioni difficili, celebre per le sue battaglie per l'obiezione fiscale alle spese militari, l'obiezione di coscienza quando ancora si rischiava il carcere ed il dialogo con i non credenti. Ancora oggi, nonostante i suoi 91 anni è molto attivo, resta un punto di riferimento dei movimenti pacifisti, scrive libri e partecipa a conferenze in tutto il territorio nazionale)

  Auguri


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"Al centro l’amore" di Antonio Savone



Per prepararsi alla domenica
(Solennità di Cristo Re)

Al centro l’amore
di Antonio Savone

Sembrerebbe un vangelo laico quello odierno. Nulla di confessionale o di religioso, immediatamente. Tutto dal versante dell’uomo, della vita, delle relazioni intrattenute. E paradossalmente, proprio perché tutto dal versante dell’uomo, anche tutto dal versante di Dio. Il senso della vita in quello che siamo stati capaci di condividere con fratelli e sorelle in umanità. E noi che per anni abbiamo teorizzato cosa fare finalmente per avere accesso a Dio.

Anche alla fine il Signore Gesù non cessa di sorprenderci. Di domenica in domenica abbiamo provato a seguirne le orme accogliendo di volta in volta la bellezza e il fascino di una parola che mentre ci rivelava il volto di un Dio che si fida dell’uomo, ci portava fuori dal nostro piccolo cabotaggio.

Ora, all’ultimo appuntamento dell’anno liturgico, ci aspetteremmo chissà quale consegna, chissà quale messaggio. E lui, ancora una volta, anche stavolta, con la forza sorprendente della sua parola ci consegna una lettura della storia a partire dalla fine. E così racchiude tutto in cinque parole: lo avete fatto a me. Tutto qui. Al centro l’amore: un amore declinato attraverso il prendersi cura, l’avere occhi, gesti, mani, attenzione per chiunque incrocia i nostri passi facendosi mendicante. Ecco ciò che rimane, ciò che è definitivo, ciò che conta e ciò per cui vale la pena spendere la propria vita.

Viene il regno di Dio tutte le volte in cui qualcuno mette tutta la propria passione nel riscatto e nella riconciliazione degli uomini. Viene il regno di Dio quando qualcuno è riportato alla vita ed è restituito alla dignità di poter ancora sperare. Quando questo accade, lì risplende la regalità di Dio. Lì c’è Dio. Ne siamo o meno consapevoli.
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Vangelo stravolto quando si è preteso di leggere la regalità di Cristo in termini trionfalistici, quando per contrastare un totalitarismo politico si è creduto di dover contrapporre un totalitarismo religioso finendo per perdere di vista il monito del Signore quando ai discepoli che rivendicavano titoli di onori e primi posti aveva detto: non così tra voi.

Tanto diverso – vangelo alla mano – il modo in cui Gesù ha esercitato la sua regalità. Catino in mano, asciugatoio ai fianchi, in ginocchio anche davanti al traditore. La regalità di chi si sottomette all’impegno di prendersi cura dei suoi. Fino alla fine. Così regna il nostro re, abdicando a ogni forma di esercizio del potere che possa avere anche solo la parvenza di schiacciare l’altro. I veri signori – secondo il nostro sentire comune – non finiscono mai in croce. Essi comandano e basta. Tutto il resto è debolezza. E invece quei gesti durante la cena simbolo e profezia di quanto sarebbe accaduto l’indomani: non voler prevaricare. A tutti i costi. Per questo regnavit a ligno Deus. Dio regna dalla croce, regna cioè nella gratuità di un amore offerto anche quando non è riconosciuto e accettato. Un amore che mai fa appello alla pretesa di una restituzione o di un contraccambio: esso continua solo a dare se stesso. Regna rinunciando all’esercizio della forza che umilia e annienta.

Al centro l’amore…

  "Al centro l’amore"


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 51/2013-2014 (A) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mt 25,31-46


"In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".

Come ogni credente in Gesù di Nazareth, anche noi da sempre attendiamo la sua venuta, ci sforziamo di scorgere le sue orme sul nostro cammino, imploriamo il suo ritorno:  "Maranathà/Vieni Signore !". Ma i nostri occhi sono come impediti di vederlo: "Signore, quando ti abbiamo visto ?"  Eppure per vedere il Signore ci vuole poco, è sufficiente dirigere il nostro sguardo verso coloro che stanno in basso, coloro che portano sulle loro spalle tutto il peso della dolorosa storia dell'uomo: sono i 'piccoli/oi microi', il sacramento vivente e santo per mezzo del quale il Figlio dell'uomo, da sempre, si rende presente in mezzo a noi. Porsi accanto come fratelli, diventare loro compagni di viaggio, condividere "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce"(GS 1), prendersene cura, è il solo e unico modo che abbiamo per 'impiegare i talenti' (25,14-30) che ci sono stati consegnati. Cuore di questa splendida e unica pericope è proprio Gesù, il Figlio dell'uomo, che identifica se stesso con gli ultimi, con coloro che soffrono: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Accogliere loro significa accogliere lui, e con lui accogliamo la nostra salvezza. In tantissimi nella Chiesa hanno speso, e ancora oggi spendono, la loro vita per gli ultimi, gli oppressi, gli anawim di JHWH. L'amore di Camillo de Lellis, di don Bosco, di don Cafasso, di Madre Teresa di Calcutta, per i diseredati della terra "è stato il linguaggio più universale e comprensibile, che abbia parlato al mondo di ieri e di oggi del mistero di Dio e dell'uomo" (S.Fausti).
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Perchè c'è il male? Quale la sua origine?" di Mariano Borgognoni (VIDEO)


Perchè c'è il male? 
Quale la sua origine?" 
di Mariano Borgognoni (VIDEO)

Relazione tenuta il 20 novembre 2014 nell'ambito del Convegno "QUANDO IL MALE CI INTERROGA" organizzato dalle COMUNITÀ MISSIONARIE DEL VANGELO in collaborazione con la PRO CIVITATE CHRISTIANA di ASSISI, 20 - 23 novembre 2014 hotel Costa Verde - Cefalù

Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. (Lettera ai Romani 8, 18-25)
E' un brano che può essere illuminato all'ombra della croce, che è anche rivelatrice dell'ombra dell'uomo, del lato oscuro dell'uomo, insomma nella storia Gesù, il Messia, riconosciuto Messia solo da un piccolo gruppo, da un piccolo resto, è messo a morte.
Da chi? In nome di chi? E' messo a morte in nome di Dio, in nome dell'impero e in nome del popolo. Quello di Gesù é stato un omicidio religioso e politico. ...

E per affrontare il problema del male bisogna sostare davanti alla croce ...

  Video


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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Mons. Montenegro: “Migranti pericolosi? Anch’io diventerei cattivo se vivessi come loro”


A “Stanze Vaticane – Tgcom24” parla Mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della commissione CEI per le migrazioni e presidente della fondazione “Migrantes”.

Mons. Montenegro, stiamo vivendo in alcuni quartieri di Roma giornate di protesta contro gli immigrati. E’ giusto protestare per questi motivi?
“Io spero che non sia un qualcosa che nasconde in realtà dei problemi politici. Io credo che a Roma qualcuno ce l’abbia col sindaco Marino e ogni occasione diventa allora una buccia di banana per far scivolare lui. Una lettura onesta, non di parte, probabilmente sposterebbe un po’ l’obiettivo”.

Anche la Lega Nord è scesa in piazza a Roma insieme ai residenti contro gli immigrati…
“Fa comodo, è una carta vincente per alcuni politici. Per loro ad esempio è importante per adesso cavalcare la storia dell’immigrazione. Ma questa è una battaglia tra poveri. Perché quelli della Lega o altri politici non dicono ‘andatevene’ anche ai calciatori di colore che scendono in campo? Alcuni tifosi protestano ma molti battono le mani se giocano bene. E perché non diciamo ‘andatevene tutti’? Con questa logica dovremmo mandare via ad esempio tutte le badanti che tengono i nostri bambini. Ma va a finire che il giocatore famoso rimane, per l’attore nero si va a pagare il biglietto per vedere il suo spettacolo, la badante rimane a casa perché si prende cura di mio padre e di mia madre che non sopporto più. Il nostro modo di vedere le cose distorce quello che è il quadro reale…”.

Ci sono stati scontri nei giorni scorsi tra rifugiati e residenti di Tor Sapienza che hanno attaccato il centro di accoglienza. I migranti ospiti della struttura sarebbero autori di furti, danneggiamenti, schiamazzi notturni, ecc… 
“Si pensi a questi rifugiati, che devono stare nei centri in tutta Italia mesi e mesi, alcuni anche anni, prima di avere una risposta. Se io ad esempio fossi un migrante di 20/30 anni, che deve stare tutta la giornata senza far niente ad aspettare una risposta sul proprio futuro, dopo alcuni giorni m’incattivirei anche io! Sono dei ‘ragazzoni’ che con i nostri ragazzi avrebbero voglia di fare qualcosa e non gli è permesso. In compenso sono costretti a stare dentro un centro d’accoglienza senza far niente per mesi, a guardare la strada e il cielo. E pretendiamo pure che diventino lindi e pinti? Questa sarebbe l’accoglienza?”.

E’ giusto che il Governo dia la social-card anche agli immigrati regolari?
“Quello dei migranti ormai viene chiamato ‘il sesto continente’ considerato il numero di persone che ne fa parte. Si vuol vivere senza tener conto di questa realtà? La social-card sono 40 euro al mese giusto perché si possa mangiare. E non è nemmeno un’invenzione di adesso ma di diversi anni fa. E ricordiamo che in Italia non arrivano solo morti di fame: vengono anche laureati e diplomati, ci sono ingegneri, medici, alcuni si sono messi in viaggio per salvarsi la pelle. E hanno delle professionalità che quando si permette loro di metterle in atto riescono a produrre e a dare qualcosa. Ci sono molti esempi nel nord Italia dove tanti immigrati riescono a realizzare cose dalle quali anche noi abbiamo da imparare”.
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  Montenegro: “Migranti pericolosi? Anch’io diventerei cattivo se vivessi come loro”



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Don Ciotti, don Rigoldi, don Albanesi, don Patriciello: il Vangelo commentato a partire dalle periferie urbane ed esistenziali. Quattro sacerdoti impegnati nel sociale diventano editorialisti della trasmissione domenicale "A sua immagine", in onda su Rai1

  FAMIGLIA CRISTIANA:  I "pretacci" vanno in TV


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 FRANCESCO
 

 

    Angelus/Regina Cæli - Angelus 23 novembre 2014, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

    Udienza Generale - del 26 novembre 2014: La Chiesa - 15. Pellegrina verso il Regno

   Omelia - Cerimonia di Canonizzazione di sei Beati (23 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti alla XXIX Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari sul tema "La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza" (22 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al IV Convegno missionario nazionale, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (22 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al III Convegno mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle Nuove Comunità (22 novembre 2014)

   Discorso - Ai fedeli di rito siro-malabarese convenuti per la canonizzazione di Kuriakose Elias Chavara della Sacra famiglia, e di Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore (24 novembre 2014)

   Discorso - Visita al Consiglio d'Europa (Strasburgo, 25 novembre 2014)

   Discorso - Visita al Parlamento Europeo (Strasburgo, 25 novembre 2014)

   Discorso - Al pellegrinaggio della Famiglia Paolina (27 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (27 novembre 2014)

   Discorso - Ai partecipanti al Congresso Internazionale della Pastorale delle Grandi Città (17 novembre 2014)



   Conferenza  Stampa - Al ritorno da Strasburgo (Volo Papale 25 novembre 2014)


   Lettera Apostolica - A tutti i consacrati in occasione dell'Anno della Vita Consacrata (21 novembre 2014)


   Viaggio Apostolico -  in Turchia (28_30 novembre 2014)



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22/11/2014:

  Quanto noi incontriamo una persona...

27/11/2014:

  L'amore è la misura...



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Solennità di Cristo Re dell'universo - Papa Francesco: omelia e Angelus (foto, testi e video)


 Omelia 
La liturgia oggi ci invita a fissare lo sguardo su Gesù come Re dell’Universo. La bella preghiera del Prefazio ci ricorda che il suo regno è «regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace». Le Letture che abbiamo ascoltato ci mostrano come Gesù ha realizzato il suo regno; come lo realizza nel divenire della storia; e che cosa chiede a noi.
Anzitutto, come Gesù ha realizzato il regno: lo ha fatto con la vicinanza e la tenerezza verso di noi. Egli è il Pastore, di cui ci ha parlato il profeta Ezechiele nella prima Lettura (cfr 34,11-12.15-17). Tutto questo brano è intessuto di verbi che indicano la premura e l’amore del Pastore verso il suo gregge: cercare, passare in rassegna, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre quella smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, avere cura, pascere. Tutti questi atteggiamenti sono diventati realtà in Gesù Cristo: Lui è davvero il “Pastore grande delle pecore e custode delle nostre anime” (cfr Eb 13,20; 1Pt 2,25).
E quanti nella Chiesa siamo chiamati ad essere pastori, non possiamo discostarci da questo modello, se non vogliamo diventare dei mercenari...
... 
Con il rito di canonizzazione, ancora una volta abbiamo confessato il mistero del regno di Dio e onorato Cristo Re, Pastore pieno d’amore per il suo gregge. Che i nuovi Santi, col loro esempio e la loro intercessione, facciano crescere in noi la gioia di camminare nella via del Vangelo, la decisione di assumerlo come la bussola della nostra vita. Seguiamo le loro orme, imitiamo la loro fede e la loro carità, perché anche la nostra speranza si rivesta di immortalità. Non lasciamoci distrarre da altri interessi terreni e passeggeri. E ci guidi nel cammino verso il regno dei Cieli la Madre, Maria, Regina di tutti i Santi.

  il testo integrale dell'omelia

  video

 Angelus 

Cari fratelli e sorelle,

al termine di questa celebrazione, desidero salutare tutti voi che siete venuti a rendere omaggio ai nuovi Santi, in modo particolare le Delegazioni ufficiali dell’Italia e dell’India.

L’esempio dei quattro Santi italiani, nati nelle Provincie di Vicenza, Napoli, Cosenza e Rimini, aiuti il caro popolo italiano a ravvivare lo spirito di collaborazione e di concordia per il bene comune e a guardare con speranza al futuro, in unità, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili.

Per l’intercessione dei due Santi indiani, provenienti dal Kerala, grande terra di fede e di vocazioni sacerdotali e religiose, il Signore conceda un nuovo impulso missionario alla Chiesa che è in India - che è tanto brava! – affinché, ispirandosi al loro esempio di concordia e di riconciliazione, i cristiani dell’India proseguano nel cammino della solidarietà e della convivenza fraterna.

Saluto con affetto i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, come pure le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e le scuole presenti. Con amore filiale ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria, madre della Chiesa, regina dei Santi e modello di tutti i cristiani.

Vi auguro una buona domenica, in pace, con la gioia di questi nuovi Santi. Vi prego, per favore, di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

*****
Papa Francesco, al termine della intensa mattinata per la canonizzazione di sei beati, si è concesso un bagno di folla sulla papamobile scoperta. In piazza San Pietro tantissimi fedeli e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo

 
video

  video integrale



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 26 novembre 2014 - foto, testo e video



 26 novembre 2014 

Neanche la pioggia, battente da questa mattina su Roma, ha scoraggiato i fedeli e i pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. A migliaia sono accorsi in piazza, per salutare il Papa che nonostante sia reduce dal viaggio a Strasburgo non ha voluto rinunciare al tradizionale appuntamento del mercoledì. Francesco è arrivato in piazza alle 9.45, accolto come al solito da un’ovazione e da una folla di ombrelli variopinti. 

Moltissimi anche oggi i bambini che i solerti gendarmi vaticani hanno porto al Papa: alcuni piccolissimi, c’era anche una bimba in fasce, avvolta in una calda copertina rosa. 
Per tutti come sempre Papa Francesco ha riservato una carezza, un sorriso ed un gesto affettuoso...

Una bambina ha anche regalato al Papa una rosa, accolta con un sorriso.

  video

“Un po’ bruttina la giornata, ma voi siete stati coraggiosi, complimenti!”. Il Papa ha cominciato l’udienza di oggi pronunciando queste parole a braccio, per ringraziare i circa 10mila fedeli presenti. “Speriamo di pregare insieme, oggi”, il suo auspicio all’inizio della catechesi dell’udienza generale, dedicata ad una meditazione sulla Chiesa pellegrina verso il Regno, sulla “continuità” tra la Chiesa terrestre e la Chiesa celeste, la terra e il cielo.

La Chiesa - 15. Pellegrina verso il Regno

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Un po’ bruttina la giornata, ma voi siete coraggiosi, complimenti! Speriamo di pregare insieme oggi.

Nel presentare la Chiesa agli uomini del nostro tempo, il Concilio Vaticano II aveva ben presente una verità fondamentale, che non bisogna mai dimenticare: la Chiesa non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli, di cui la Chiesa in terra è il germe e l’inizio. Quando ci rivolgiamo verso questo orizzonte, ci accorgiamo che la nostra immaginazione si arresta, rivelandosi capace appena di intuire lo splendore del mistero che sovrasta i nostri sensi. E sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio finale? Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda? Ma queste domande non sono nuove, le avevano già fatte i discepoli a Gesù in quel tempo...

Cari amici, quando pensiamo a queste stupende realtà che ci attendono, ci rendiamo conto di quanto appartenere alla Chiesa sia davvero un dono meraviglioso, che porta iscritta una vocazione altissima! Chiediamo allora alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, di vegliare sempre sul nostro cammino e di aiutarci ad essere, come lei, segno gioioso di fiducia e di speranza in mezzo ai nostri fratelli.

Saluti
...
...
Rivolgo uno speciale pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domenica prossima inizierà il Tempo liturgico dell’Avvento. Cari giovani, l’attesa del Salvatore riempia il vostro cuore di gioia; cari ammalati, non stancatevi di adorare il Signore che viene anche nella prova; e voi cari sposi novelli, imparate ad amare, sull’esempio di colui che per amore si è fatto uomo per la nostra salvezza.

  video della catechesi

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
24 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“La Chiesa fedele è povera e non insegue la vanità”

Quando la Chiesa è umile e povera, allora “è fedele” a Cristo, altrimenti è tentata di brillare di “luce propria” anziché donare al mondo quella di Dio. Lo ha affermato Papa Francesco durante l’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa S. Marta. 

Dare tanto e pubblicamente, perché c’è una ricchezza che si nutre di ostentazione e gode della vanità. E dare il poco che si ha, senza attirare l’attenzione se non di Dio, perché è Lui il tutto in cui si confida. Nell’episodio evangelico della vedova che sotto gli occhi di Gesù mette i suoi unici due spiccioli nel tesoro del tempio – mentre i ricchi vi avevano gettato atteggiandosi grosse cifre per loro superflue – Papa Francesco coglie due tendenze sempre presenti nella storia della Chiesa. La Chiesa tentata dalla vanità e la “Chiesa povera”, che – afferma – “non deve avere altre ricchezze che il suo Sposo”, come l’umile donna del tempio:

“A me piace vedere in questa figura la Chiesa che è in certo senso un po’ vedova, perché aspetta il suo Sposo che tornerà… Ma ha il suo Sposo nell’Eucaristia, nella Parola di Dio, nei poveri, sì: ma aspetta che torni, no? Questo atteggiamento della Chiesa… Questa vedova non era importante, il nome di questa vedova non appariva nei giornali. Nessuno la conosceva. Non aveva lauree… niente. Niente. Non brillava di luce propria. E’ quello che a me dice di vedere in questa donna la figura della Chiesa. La grande virtù della Chiesa dev’essere di non brillare di luce propria, ma di brillare della luce che viene dal suo Sposo. Che viene proprio dal suo Sposo. E nei secoli, quando la Chiesa ha voluto avere luce propria, ha sbagliato”.
...

Quando la Chiesa “è fedele alla speranza e al suo Sposo – ripete ancora Papa Francesco – è gioiosa di ricevere la luce da Lui, di essere in questo senso ‘vedova’”, in attesa, come la luna, del “sole che verrà”:

“Quando la Chiesa è umile, quando la Chiesa è povera, anche quando la Chiesa confessa le sue miserie – poi tutti ne abbiamo – la Chiesa è fedele. La Chiesa dice: ‘Ma, io sono oscura, ma la luce mi viene da lì!’ e questo ci fa tanto bene. Ma preghiamo questa vedova che è in Cielo, sicuro, preghiamo questa vedova che ci insegni a essere Chiesa così, gettando dalla vita tutto quello che abbiamo: niente per noi. Tutto per il Signore e per il prossimo. Umili. Senza vantarci di avere luce propria, cercando sempre la luce che viene dal Signore”.

  Chiesa sia povera e si vanti di Dio non di se stessa

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«Niente depressione: speranza!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
27 novembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
non cediamo al male, ma viviamo nella speranza

Anche in mezzo a tante difficoltà, il cristiano non ceda alla depressione. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha dunque avvertito che “corruzione” e “distrazione” ci allontanano dall’incontro con il Signore.

Babilonia e Gerusalemme. Nella sua omelia, Francesco ha preso spunto da queste due città di cui parla la Prima Lettura tratta dall’Apocalisse e il Vangelo di San Luca. Il Papa ha sottolineato che entrambe le letture attirano la nostra attenzione sulla fine di questo mondo. E per meditare, ha notato, ci parla del “crollo di due città che non hanno accolto il Signore, che si sono allontanate” da Lui. Il crollo di queste due città, ha precisato, “avviene per motivi differenti”.
...

“Babilonia cade per corruzione; Gerusalemme per distrazione, per non ricevere il Signore che viene a salvarla. Non si sentiva bisognosa di salvezza. Aveva gli scritti dei profeti, di Mosè e questo le era sufficiente. Ma scritti chiusi! Non lasciava posto per essere salvata: aveva la porta chiuse per il Signore! Il Signore bussava alla porta, ma non c’era disponibilità di riceverlo, di ascoltarlo, di lasciarsi salvare da Lui. E cade…”

Questi due esempi, ha osservato, “ci possono fare pensare alla nostra vita”: siamo simili alla “corrotta e sufficiente Babilonia” o alla “distratta” Gerusalemme? Tuttavia, ha tenuto a sottolineare, “il messaggio della Chiesa in questi giorni non finisce con la distruzione: in tutte e due i testi, c’è una promessa di speranza”. Gesù, ha affermato, ci esorta ad alzare il capo, a non lasciarsi “spaventare dai pagani”. Questi, ha detto, “hanno il loro tempo e dobbiamo sopportarlo con pazienza, come ha sopportato il Signore la sua Passione”:

“Quando pensiamo alla fine, con tutti i nostri peccati, con tutta la nostra storia, pensiamo al banchetto che gratuitamente ci sarà dato e alziamo il capo. Niente depressione: speranza! Ma la realtà è brutta: ci sono tanti, tanti popoli, città e gente, tanta gente, che soffre; tante guerre, tanto odio, tanta invidia, tanta mondanità spirituale e tanta corruzione. Sì, è vero! Tutto questo cadrà! Ma chiediamo al Signore la grazia di essere preparati per il banchetto che ci aspetta, col capo sempre alto”.

  Il Papa: non cedere a depressione di fronte al male, ma vivere con speranza

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Papa Francesco al termine dell'udienza generale del mercoledì ha chiesto ai fedeli di pregare per il suo viaggio in Turchia
E' un viaggio apostolico di tre giorni, di forte impronta ecumenica e interreligiosa: il 28 sarà ad Ankara, per poi spostarsi il 29 e 30 ad Istanbul dove incontrerà il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo in occasione della festa di Sant’Andrea. Il viaggio in Turchia si pone nella continuità delle visite papali in questo Paese e al Patriarcato di Costantinopoli, si ricordino i viaggi di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI...
 
 
Francesco chiede preghiere per il suo viaggio in Turchia: programma della visita


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