"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°49 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dal 13 al 19 dicembre 2014 -
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Con
la motivazione di aver promosso la pace «nel modo fondamentale», cioè
onorando e sottolineando «l’inviolabilità della dignità umana», nel
dicembre di 35 anni fa Madre Teresa di Calcutta ricevette il Nobel per
la pace. In quell’occasione, questa straordinaria santa contemporanea,
di cui è quasi universalmente nota l’instancabile opera di soccorso ai
poveri, ai malati, ai moribondi, pronunciò un discorso di grande valore
che, in alcuni passaggi, spiazzò molti dei presenti.
Con
grande coraggio, una donna fisicamente piccola, davanti ad alcuni dei
grandi della terra e comunque sotto i riflettori del mondo, disse che
oggi «il più grande distruttore della pace è l’aborto», e che «Tante
persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i
bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così
via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E
questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una
madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di
uccidere te e a te di uccidere me? Nulla». Difficile accusare Madre
Teresa di essere una teorica insensibile al dolore delle donne, visto
che ne ha curate, nutrite, accolte, confortate migliaia.
Impossibile
accusare di 'ideologia' una donna che si è spesa per tutta la vita a
contatto con la concretezza, nel commovente servizio della persona
reale, dell’umano fatto di carne e sangue.
...
Madre Teresa, pace è tutelare la vita video--------------------------------------- Malala Yousafzai, 17 anni, pakistana, è stata insignita del premio Nobel per la pace per la sua lotta a favore del diritto all’istruzione di tutti i bambini e le bambine, insieme all’indiano Kailash Satyarthi, 60 anni, impegnato contro il lavoro minorile. Raccontando
la storia di questa giovane, che non ha esitato a sfidare la morte pur
di affermare ciò in cui crede, ci chiediamo quale messaggio consegna,
in particolare alle giovani generazioni. E quali semi di speranza
riesce a spargere in un mondo dove i diritti, troppo spesso, soccombono
di fronte alle esigenze delle agende politiche?
Non
era mai accaduto prima nella storia: il 10 dicembre una diciassettenne
riceverà il Nobel per la pace. Il Comitato per il Nobel norvegese ha
infatti deciso di assegnare il prestigioso riconoscimento
congiuntamente alla pakistana Malala Yousafzay e all’indiano Kailash
Satyarthi (60 anni) per la loro lotta contro la sopraffazione dei
bambini e per il diritto all’istruzione di tutti i minori.
...
Sono
molteplici gli spunti di riflessione che un tale evento porta con sé,
tuttavia in questa sede ci soffermeremo solo su Malala, in quanto è la
più giovane vincitrice del Nobel nella storia, sulla relazione tra
donne e diritto all’istruzione e su quale eredità questo evento
consegni oggi a tutto il mondo, anche laddove i diritti sono
apparentemente al sicuro.
...
Da
più parti giungono ogni giorno segnali di eclissi dei diritti umani,
specie nei confronti delle donne: molti fondamentalismi religiosi non
cessano di arrestare e condannare donne e compiere esecuzioni su di
loro solo perché hanno osato assistere a una partita di pallavolo o
sono state sorprese a ballare; nello stesso Pakistan di Malala, una
donna cristiana, Asia Bibi, è in carcere da circa 6 anni: su di lei
incombe la condanna a morte con l’accusa di blasfemia. Anche in Italia,
molto vicino a noi, la cronaca nera porta frequentemente alla ribalta
casi di femminicidi e violenze su bambine e ragazzine.
Il
conferimento di questo prestigioso riconoscimento internazionale a
Malala suscita due interrogativi: che cosa significa per noi oggi che
una diciassettenne vinca il premio Nobel per la pace? Che tipo di
eredità consegna alle nuove generazioni?
In
primo luogo si tratta certamente di un esempio di come la promozione
dei diritti umani non sia solo una disciplina relegata ai simposi di
diritto internazionale, ma un concreto impegno quotidiano in cui
ciascuno di noi può fare la sua parte, in qualunque contesto sociale –
anche il più ostile – si trovi a vivere.
La
storia di Malala è fonte di incoraggiamento e speranza per tutte quelle
persone che nel mondo stanno subendo ingiustizie e non hanno la
possibilità, le condizioni o la forza di esprimersi. Malala ha pagato
di persona: quanto siamo capaci di metterci in gioco per la difesa dei
diritti dei più deboli, dei poveri, degli oppressi? Talvolta la
tentazione di rinchiuderci nel nostro privato rischia di prendere il
sopravvento perché le attuali forme di aggregazione e partecipazione
sociale e politica (sindacati, partiti ecc.) non ci convincono a pieno.
Non dimentichiamoci però che Malala ha iniziato a far sentire la sua voce di protesta da un blog!
...
In
secondo luogo, il premio Nobel a Malala ci permette un accenno al
rapporto tra religione e pace. Mentre i talebani interpretano
deliberatamente il Corano in modo scorretto, «abusando della nostra
religione» (p. 131), la religione, o più precisamente la fede, se
correttamente intese, possono costituire il motore ispiratore nella
battaglia a favore non solo dell’istruzione femminile, ma della pace,
anche in contesti sociali e politici dove il fondamentalismo religioso
ha ormai sfigurato qualunque regola di convivenza civile. Malala non ha
mai accennato alla vendetta nei confronti di chi le ha sparato e nel
suo discorso all’ONU si fa interprete di una vocazione mondiale alla
pace, proprio a partire dalle religioni: «Anche se avessi
una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli
sparerei. Questo è il sentimento di compassione che ho imparato da
Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha.
Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther
King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della
non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E
questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo
è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti».
In
un momento storico in cui i diritti umani sono più veloci a sprofondare
nell’oblio che a entrare nell’agenda politica internazionale, dove il
realismo politico impone silenzio e accondiscendenza, dando di fatto un
appoggio indiretto ai regimi che violano i più elementari diritti
umani, il conferimento del Nobel per la pace alla giovane Malala è un
piccolo ma prezioso seme di speranza. A noi il compito di farlo fiorire.
Malala: il Nobel a una ragazza di Chiara Tintori (pdf) il video del discorso di MalalaVostre
Maestà, illustri membri del comitato per il Nobel, cari fratelli e
sorelle, oggi è un giorno di grande gioia per me, sono onorata che il
comitato del Nobel mi abbia scelto per questo prezioso premio. Grazie a
tutti per il vostro sostegno duraturo e per l’affetto. Sono grata per
le lettere che ricevo da tutto il mondo. Leggere le vostre parole
cordiali di incoraggiamento mi rafforza e mi ispira.
Vorrei
ringraziare i miei genitori per i loro amore incondizionato. Grazie a
mio padre per non aver tarpato le mie ali e avermi lasciato volare.
Grazie a mia madre per avermi insegnato a essere paziente e a dire
sempre la verità – quello che crediamo essere il vero messaggio
dell’Islam.
Sono molto orgogliosa di essere la prima pashtun, la prima pachistana e la prima giovane a ricevere questo premio...
Questo
premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono
un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i
bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro
diritti, per dare loro voce… Non è il momento di averne compassione. È
il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei
bambini è sottratta l’istruzione.
Ho
notato che le persone mi descrivono in molti modi. Alcuni mi chiamano
la ragazza cui i talebani hanno sparato. Alcuni la ragazza che ha
combattuto per i suoi diritti. Altri, ora, mi chiamano la premio Nobel.
Per quanto ne so io, sono sono una persona impegnata e testarda che
vuole che ciascun bambino abbia un’istruzione di qualità, che vuol pari
diritti per le donne, che vuole la pace in ogni angolo del mondo...
Racconto
la mia storia non perché sia unica, ma perché non lo è. È la storia di
molte ragazze. Oggi racconto anche le loro storie. Ho portato con me a
Oslo alcune delle mie sorelle, che condividono la mia storia...
Potrò
sembrarvi una sola ragazza, una sola persona, per di più alta neanche
un metro e sessanta coi tacchi. Ma non sono una voce solitaria: io sono
tante voci...
Una
delle mie migliori amiche a scuola, della mia stessa età, è sempre
stata una ragazza coraggiosa e fiduciosa: voleva diventare medico. Ma
il suo sogno è rimasto un sogno. A 12 anni è stata costretta a sposarsi
e ha avuto un figlio quando era lei stessa ancora una bambina, a
quattordici anni. Sono sicura che sarebbe stata un ottimo medico. Ma
non ha potuto diventarlo, perché è una ragazza.
La
sua storia è il motivo per cui devolvo i soldi del premio Nobel al
Fondo Malala, per aiutare le ragazze di tutto il mondo ad avere
un’istruzione di qualità e per fare appello ai leader ad aiutare le
ragazze come me, Mezun e Amina. Il primo luogo dove andranno i soldi e
il paese dove sta il mio cuore, il Pakistan, per costruire scuole,
specialmente a Swat e Shangia...
Non solo i politici e i leader del mondo, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. Io. Voi. È nostro dovere.
Dobbiamo
metterci al lavoro, non aspettare. Chiedo ai ragazzi come me di alzare
la testa, in tutto il mondo. Cari fratelli e sorelle, diventiamo la
prima generazione a decidere di essere l’ultima: classi vuote, infanzie
perdute, potenziale perduto, facciamo in modo che queste cose finiscano
con noi.
Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora. Grazie.
la traduzione integrale dell'intervento della 17enne pachistana alla cerimonia di consegna del premio il video integrale della cerimonia di consegna dei premi Nobel per la paceVedi anche il nostro post precedente:
Il premio Nobel per la pace 2014 a Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi (all'interno link ad altri post)---------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014 “QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
...
Editoriale (PDF) Sommario
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Ognuno di noi è... Gesù è venuto a portare... Tutta l'esistenza cristiana... Fare la volontà del Padre... Così vicino... (vignetta) Ha un suo fascino la genealogia di Gesù... La vera unica grande bestemmia... Maria ha puntato tutto... La fede ci fa vedere... --------------------------------------------------------------- La festa di S. Lucia evoca il
nostro bisogno di vedere, di non conoscere l’esperienza della cecità.
Noi, infatti, la invochiamo come patrona della vista degli occhi.
Tuttavia, mi pare, abbiamo bisogno di chiedere la sua intercessione per
un altro tipo di cecità di cui siamo affetti un po’ tutti. Ci mancano,
infatti, occhi nuovi. Siamo convinti di vedere ma in realtà siamo
ciechi... Abbiamo bisogno di occhi nuovi che guardino le cose e le
persone nella giusta luce... Gli occhi di Lucia sono occhi luminosi per
la fede, radiosi per la santità, sono occhi impavidi nel martirio,
occhi limpidi nella verginità e amorevoli nell’attenzione ai poveri.
Lucia ci attesta che chi accoglie nella sua vita il Signore Gesù non
cammina nelle tenebre ma ha la luce della vita (Gv 8,12)... Gli occhi
della fede sono quelli che ci consentono di riconoscere come il disegno
di Dio si manifesti attraverso le vicende anche contorte della nostra
storia personale e attraverso gli incontri personali che sempre ci
interpellano...
S. Lucia (riflessioni di Antonio Savone)
-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Dio manda uomini
Prepararsi alla liturgia domenicale
(III di Avvento)
di Antonio Savone
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Potremmo
leggere da questa prospettiva, quella degli uomini mandati da Dio, la
storia dell’umanità come la storia della comunità cristiana. E perché
no? Anche la nostra personale. Quasi un ritornello l’inizio del vangelo
di questa III domenica di Avvento: venne un uomo mandato da Dio… Ma
anche una chiave di lettura: Giovanni è il nome di tutti noi. Dio fa
grazia, questo è il nostro nome e questo è ciò di cui siamo costituiti
segno. Testimonianza di un Dio del gratuito. Ciascuno di noi mandato
per questo.
Venne
un uomo mandato da Dio: il suo nome era… Abramo, Mosè, Maria,
Francesco… Giovanni XXIII, Tonino Bello, Giovanni Paolo II, Teresa di
Calcutta, fino a noi. La storia riletta dalla prospettiva di uomini e
donne docili alle intuizioni dello Spirito e fedeli al qui e ora della
loro vicenda. Tanti gli uomini e le donne mandati da Dio. Innumerevoli.
I più neppure consapevoli che stavano edificando possibilità inedite
anche per altri.
Un
uomo: quanto basta perché Dio si riveli. Persino il Figlio di Dio ne
assumerà i tratti: non è data, infatti, altra via di riscatto per la
storia se non quella di una umanità di nuovo da assumere. Persino Dio
entra nella storia cominciando a frequentare un uomo. Francesco avrebbe
esclamato: vedete, frati, l’umiltà di Dio! Già, perché nell’economia
ordinaria, Dio – egli che potrebbe far sorgere figli di Abramo anche
dalle pietre – suscita uomini. Uomini e donne non preoccupati di sé,
non attratti dalla prospettiva di un consenso, lontani da ogni
illusoria pretesa – quasi la loro consistenza biografica non interessi
– ma solo intenti ad essere trasparenza di un altro. Chi cerca
tutt’altro che un uomo – come gli inviati dei farisei – non può che
restare deluso.
Cosa bisogna fare per vedere l’uomo mandato da Dio?
...
Dio manda uomini
--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 1,6-8.19-28 Giovanni
Battista è l'uomo dell'ascolto, l'uomo che si lascia interrogare,
spogliare, scarnificare dalla Parola che tutto e tutti vuole
coinvolgere nel suo grande progetto d'amore. E dall'ascolto obbediente
di questa Parola prende origine il suo apostolato, il suo essere
inviato al suo popolo perché renda "testimonianza alla Luce" che è Gesù,vita del mondo e Luce che illumina ogni uomo.
Ma
si sa, i profeti di Dio - quelli di ieri come quelli di oggi - non
hanno mai vita facile con le autorità religiose, e ogni qualvolta ne
appare uno, ecco subito una occasione di conflitto con le sacre
gerarchie che, anziché accogliere l'inviato di Dio, tentano
immediatamente di fermarlo. E' la logica spietata del potere, di ogni
potere religioso, politico ed economico, che invece di aprirsi alla
novità di vita portata dall'uomo di Dio, si chiude in se stesso per
difendere e consolidare i propri privilegi, schiacciando tutti coloro
che osano ostacolare i suoi progetti di dominio sull'uomo.
...
--------------------------------------- Patriarca caldeo: Digiuno alla vigilia di Natale per il ritorno dei profughi a Mosul di Joseph Mahmoud Erbil
(AsiaNews) - Il patriarca caldeo di Baghdad Louis Raphael Sako, invita
tutti i cristiani dell'Iraq a fare un digiuno alla vigilia di Natale
per implorare dal Signore il ritorno dei profughi a Mosul e nella piana
di Ninive. Allo stesso tempo, egli chiede ai suoi fedeli di non
organizzare "alcun festeggiamento mondano" a Natale e a Capodanno come
"segno di solidarietà con i loro fratelli sfollati, che stanno vivendo
una sofferenza indescrivibile".
Il
patriarca caldeo ricorda di aver visitato in questi giorni "alcuni
campi dei profughi in Ankawa, e in Alqosh e nei villaggi di Amadiya e
Aqra. Ho incontrato i preti di Zakho, e ho esperimentato quanto è
pesante e dolorosa la loro croce".
Le
zone citate sono nel Kurdistan, dove oltre 120mila cristiani hanno
trovato rifugio fuggendo da Mosul e dalla piana di Ninive perché
cacciati o braccati dall'Esercito islamico a rischio della vita.
Nel
suo Messaggio di augurio per il prossimo Natale, egli suggerisce a
tutti i cristiani di vivere l'Avvento "con il digiuno, preghiera,
riflessione e carità". Per questo egli invita a digiunare da lunedì 22
dicembre fino alla notte del 24 dicembre, non toccando cibo o bevanda
fino a mezzogiorno, come "nei giorni di Bautha". Il digiuno di Bautha
ricorda quello che il profeta Giona ha proposto agli abitanti di Ninive
per la loro conversione.
...
In
prossimità del Natale, AsiaNews propone ai suoi lettori di seguire il
digiuno proposto dal patriarca Sako e chiede di dare il corrispettivo
del digiuno per la campagna "Adotta un cristiano di Mosul", secondo le
modalità solite.
Per le modalità di adesione alla campagna "Adotta un cristiano di Mosul",clicca qui.
--------------------------------------- Ecumenismo: l'unità plurale dei cristiani
di Enzo Bianchi
L’ecumenismo,
dopo una stagione giudicata di “inverno” da molti cristiani impegnati
nel dialogo ecumenico, oggi sembrerebbe aver ritrovato un nuovo soffio:
il dialogo e il confronto paiono intensificarsi e la convinzione con
cui si muove papa Francesco rende dinamica una situazione che sembrava
limitarsi all’ecumenismo spirituale, spegnendo così ogni attesa di
avanzamenti significativi verso l’unità visibile dei cristiani. Sia
chiaro, l’ecumenismo spirituale, cioè praticato in obbedienza allo
Spirito santo e nutrito di preghiera e di penitenza, resta decisivo:
senza di esso l’incontro tra le chiese è tentato di ridursi all’ordine
diplomatico o di trasformarsi addirittura in una santa alleanza contro
un nemico comune che sempre, seppur in forme cangianti, appare
all’orizzonte della storia. Ma il rischio di questo ecumenismo
cosiddetto spirituale è che ciò che si ripete continuamente – “l’unità
verrà quando e come Dio vorrà” – crei dimissione dalle responsabilità,
soprattutto nelle autorità delle chiese: l’inerzia umana può diventare
opposizione allo Spirito santo stesso.
Va
riconosciuto che papa Francesco, fin dai primi giorni del suo
pontificato, ha saputo suscitare attese di una più profonda comunione
tra le chiese, con parole e gesti riconosciuti anche dai non cattolici
come derivanti dal Vangelo, obbedienti alla volontà di Gesù espressa
nella preghiera ultima al Padre: “che siano uno perché il mondo creda”
(Gv 17,21). Il pellegrinaggio in Terrasanta e l’incontro con il
patriarca ecumenico di Costantinopoli e agli altri patriarchi presenti
a Gerusalemme, il recente viaggio a Istanbul con i ripetuti incontri
con Bartholomeos, l’accoglienza e il dialogo – potremmo dire inaugurato
da papa Francesco – con gli evangelicali, la gioia con cui egli
incontra autorità delle chiese non cattoliche sono segni evidenti di un
clima mutato. Va anche notato che oggi nell’oriente ortodosso vi sono
alcuni patriarchi, come il “papa” copto Tawadros II o Youhanna X di
Antiochia, che si sono mostrati aperti e seriamente impegnati nel
dialogo intraecclesiale. Condizioni favorevoli, dunque, per il dialogo
specialmente tra chiesa cattolica e chiese ortodosse – quattordici
chiese autocefale – anche se tensioni e rivalità tra le autorità di
queste chiese creano complicazioni e rallentamenti...
Davvero
nuove sfide ci attendono, nuove congiunture ci condizionano. Ma
l’ecumenismo non è una moda e nemmeno un segno dei tempi: sta nella
volontà del Signore Gesù Cristo ed essere ecumenici fa parte
dell’essere cristiani. Chi non è capace di ecumenismo non è capace di
vivere una precisa esigenza evangelica: l’ecumenismo infatti resta solo
questione di obbedienza all’unico Signore della chiesa e della storia.
Ecumenismo: l'unità plurale dei cristiani--------------------------------------- La novena di Natale - 1° giorno ANDIAMO FINO A BETLEMME
di Don Tonino Bello
“Il Viaggio è lungo.
Molto
più lungo di quanto non sia stato per i pastori ai quali bastò
abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace il copricapo di lana,
allacciarsi alle gambe i veli di pecora, impugnare il vincastro, e
scendere giù per le gole di Giudea.
Per noi ci vuole molto di più che mezz’ora di strada.
... --------------------------------------- La novena di Natale - 2° giorno
VIVERE PROTESI VERSO IL FUTURO
di Don Tonino Bello
“La
nascita di Gesù avviene all’interno di una costellazione di fatti
incredibili, al di fuori di ogni logica umana, dove piuttosto la regola
è nell’eccezionalità dell’evento come manifestazione
dell’imprevedibilità di Dio, della diversità del suo amore. E non si
tratta solo del concepimento verginale di Maria. Altrettanto
imprevedibile è l’atteggiamento di Giuseppe che non ripudia la donna da
cui attendeva un figlio senza averla amata. Dio si manifesta attraverso
i processi della discontinuità, che è una continuità secondo lo
Spirito. Al culmine dell’Avvento, obbedire allo Spirito significa, per
Giuseppe, rivedere un progetto di vita familiare già curato nei minimi
particolari. E per Maria vuol dire rischiare la solitudine,
l’abbandono, prestare il corpo e la mente, come fossero luogo
d’incontro di un futuro che viene come mutamento imprevedibile
... --------------------------------------- ANDIAMO PER DIRE CON MARIA “ ECCOMI ” di Don Tonino Bello “Santa
Maria, vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le
nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Se
oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di
speranza. Ci sentiamo più figli del crepuscolo che profeti
dell’avvento. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. ... --------------------------------------- La novena di Natale - 4° giorno ANDIAMO FINO A BETLEMME
di Don Tonino Bello
“Tutti
dobbiamo essere missionari, andare per la città e annunciare parole di
liberazione, di giustizia, di pace per tutti, mettendo alle strette
coloro che si rendono responsabili dell’ingiustizia che si manifesta
sulla terra.
Anche tu, a evangelizzare il mondo!
... --------------------------------------- Un Dio ignoto
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
«Di lui stirpe noi siamo» (leggi Atti 17,16-34)
Appena scarcerati, Paolo e Sila devono andarsene da Filippi. Arrivati
a Tessalonica, dopo tre settimane devono fuggire nottetempo a Berea,
dove evangelizzano con successo. Anche da qui, inseguito da nemici
fanatici, Paolo deve scappare, scortato dai fratelli fino ad Atene,
dove resta solo. Le persecuzioni non solo scandiscono il tempo
necessario per fondare una comunità; sono addirittura il motore che
trasporta qua e là l’Evangelo. Combustibile è il fuoco che brucia nel
cuore dell’apostolo. Non a caso a Paolo fu detto: «Io-Sono Gesù, che tu perseguiti». Queste
parole sono per lui tutta la rivelazione su Dio e sull’uomo. Il
Crocifisso risorto è lo stesso che lui perseguita nei suoi discepoli.
Il Figlio dell’uomo, condannato a morte come bestemmiatore, è «il
Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).
Egli, fatto servo di tutti, si identifica con ogni figlio d’uomo
maledetto e perseguitato. Ora anche Paolo è diventato come il suo
Signore. Atene, anche se ridotta a piccola città di 5mila cittadini liberi,
dal punto di vista culturale è ancora il centro del mondo. Paolo
discute con i giudei nella sinagoga e, imitando i filosofi greci, parla
alla gente in piazza. Con il suo discorso all’Areopago, il Vangelo
entra in dialogo con la filosofia greca. La scarsità di risultati
significa che è una via sbagliata o solo difficile? Certamente bisogna
«farsi tutto a tutti» (1Cor 9,22). È quanto fece Paolo e fecero tanti
altri, come i gesuiti Roberto de Nobili in India e Matteo Ricci in
Cina. Il dialogo non svende, ma migliora il messaggio.
Nel confronto con la cultura greca, Paolo scopre che c’è sapienza e
sapienza. Con lui il Logos greco trova la sua distinzione fondamentale:
c’è il logos della croce, parola di amore, dono, perdono e vita, e il
logos dei potenti, parola di egoismo, possesso, violenza e morte. Ciò
che di più bello ha prodotto l’intelligenza umana - i diritti dell’uomo
con l’ideale di libertà, uguaglianza e fraternità - è frutto
dell’impatto della cultura ebraico-cristiana su quella occidentale. Il
confronto culturale è sempre fecondo: comunicare è sempre un reciproco
ricevere e dare. Le parole di Paolo all’Areopago toccano il cuore di ogni uomo: in tutti e ovunque c’è ... Un Dio ignoto di Silvano Fausti--------------------------------------- Per conservare la pace il
“mezzo più efficace” sta nella “certezza di essere amati da Dio”. Lo ha
affermato padre Raniero Cantalamessa nella terza predica di Avvento,
temuta davanti al Papa e alla Curia Romana, dedicata al tema “la pace,
frutto dello Spirito”.
RADIO VATICANA: P. Cantalamessa: Dio ci ama, questa è la pace del cuore---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Se il pubblico riscopre in TV i comandamenti
di ENZO BIANCHI
Sorprendono
i livelli di audience e di share raggiunti da Roberto Benigni che legge
e commenta in TV i dieci comandamenti? Sì e no. Certo, il dato che nove
milioni di spettatori si fermino ad ascoltare e riflettere su parole
che, se va bene, hanno ascoltato e magari imparato a memoria a
catechismo nella loro infanzia ci interroga.
...
Benigni
ha colto nel segno quando ha ricordato che nel “dono della Legge” (come
i commentatori rabbinici definivano l’episodio narrato nel libro
dell’Esodo in cui Mosè riceve le due tavole di pietra) “per la prima
volta ci vengono date delle regole, regole così attuali da
impressionare. Diventano legge i sentimenti, l'amore, la fedeltà, il
futuro, il tempo”. Sì, l’essere umano ha bisogno di regole, di punti e
riferimenti etici saldi, anche – e forse soprattutto – in stagioni come
la nostra in cui l’etica sembra scomparsa dalla vita pubblica e dalla
convivenza quotidiana. Queste regole solo apparentemente provengono
dall’esterno: in realtà sono ridestate a partire dal nostro intimo, da
quello che la coscienza ci fa percepire come bene e male.
...
Il
lavoro di chi come Benigni presenta come fresche, pronunciate oggi, per
noi qui e ora, norme che risalgono a più di tremila anni fa consiste
non tanto nel fare esempi più o meno efficaci o divertenti, ma nel
togliere l’accumulo di pesantezze depositatosi su un distillato di
sapienza che, una volta liberato, sprigiona da solo tutta la sua
ricchezza. Né va dimenticato il fatto che Benigni non improvvisava: chi
conosce la ricca interpretazione ebraico-cristiana dei comandamenti
avrà notato come ad essa l’attore abbia attinto copiosamente e con
sapienza. Benigni “ha studiato”, dietro le sue parole c’è molto
ascolto, impegno e attenzione: anche così si spiega il suo coraggio nel
dedicare una serata intera ai primi tre comandamenti, quelli
riguardanti l’atteggiamento degli uomini verso Dio. Il risultato è
stato non solo di farsi ascoltare, ma di riuscire a trasmettere quel
sapore che sta nel prologo dei comandamenti – “Io sono il Signore tuo
Dio che ti ha liberato dalla schiavitù” – e che costituisce il
fondamento di tutte e dieci le parole.
A
questo punto si impone un’altra domanda: perché uomini religiosi che
hanno per funzione e servizio quello di spiegare la legge di Dio e far
riconoscere in essa la libertà, risultano invece così noiosi, pedanti,
esperti nel caricare pesi sulle spalle degli altri e così incapaci di
farsi ascoltare? La loro è un’afasia orale oppure è un’afasia
spirituale che nasce da mancanza di passione e di convinzione? Certo, è
necessario anche che i destinatari siano disposti all’ascolto,
atteggiamento non a caso posto in apertura dei comandamenti. Ora,
all’ascolto è necessario il silenzio: “Il senso del tutto è nel
silenzio – ci ricorda Benigni – Nessuno ha più il coraggio di rimanere
da solo con se stesso. Ma i comandamenti ci dicono di fermarci: siamo
andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta
indietro. Fermiamoci altrimenti l'anima ce la perdiamo per sempre”.
Ecco, forse se qualcuno dei nove milioni di telespettatori si è fermato
grazie a queste dieci parole e alle tante con cui Benigni le ha ornate,
allora avrà ricominciato a ritrovare se stesso e a riconciliarsi con la
propria interiorità. Tutti insieme e ciascuno di noi ne trarremo enormi
benefici.
Se il pubblico riscopre in TV i comandamenti--------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Dal
Vaticano nessuna conferma o smentita trattandosi di «telefonate
private» del Pontefice. Alla fine però la chiamata tanto attesa a
Roberto Benigni è arrivata.
E IL PAPA TELEFONÒ A BENIGNI-------------------------------------------------------------- ...
Secondo Abed Rahaman, sarebbero in corso "trattative complesse per il
suo rilascio, con una richiesta di riscatto spropositata". Per questo,
le trattative "si interrompono e poi riprendono" di frequente, ha detto
l'attivista, che non ha voluto rivelare chi le conduca.
"Abbiamo inoltrato da tempo la richiesta di una prova ai suoi rapitori - ha continuato - ad esempio un video del religioso, ma non ci è mai stato consegnato alcunché"... Speranze per Padre Dall'Oglio: "E' in un carcere dell'Is ad Aleppo"--------------------------------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus, 14 dicembre 2014 Udienza Generale - del 17 dicembre 2014: La Famiglia - 1. Nazaret Omelia - Visita pastorale alla Parrrocchia romana "San Giuseppe all'Aurelio" (14 dicembre 2014) Discorso - Alla Delegazione degli “Amis de Gabriel Rosset” e del “Foyer Notre Dame des Sansabri” (13 dicembre 2014) Discorso - Al Consiglio
Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Impovedenti, in
occasione della festa di Santa Lucia (13 dicembre 2014) Discorso - Parole del Santo Padre durante la Visita Pastorale alla Parrocchia romana «San Giuseppe all'Aurelio» (14 dicembre 2014) Discorso - Ai Dirigenti, Dipendenti e Operatori della Televisione TV 2000 (15 dicembre 2014) Discorso - Ai bambini dell'Azione Cattolica Italiana (18 dicembre 2014) Discorso - Presentazione collettiva delle Lettere Credenziali dei nuovi Eccellentissimi Ambasciatori (18 dicembre 2014) Discorso - Alla Delegazione della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca (18 dicembre 2014) Discorso - Ai Dirigenti e agli Atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (19 dicembre 2014) Discorso - Alle
delegazioni da Verona e da Catanzaro per il dono del Presepio e
dell'Albero di Natale in Piazza San Pietro (19 dicembre 2014) Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet sabato 13 dicembre alle ore 18.15, i 9 account Twitter di Papa Francesco (@pontifex) hanno superato i 17 milioni di follower.
13/12/2014:
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