"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°49 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 13 al 19 dicembre 2014 -

 

                                             


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia (8/12/14)

PREGHIERA DEI FEDELI


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)




Ecco l'augurio per il prossimo Natale:
che la venuta di Gesù vi dia questa forza interiore,
così che possiate correre senza affannarvi e camminare senza stancarvi.
Carlo Maria Martini 





 

I NOSTRI TEMPI



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Con la motivazione di aver promosso la pace «nel modo fondamentale», cioè onorando e sottolineando «l’inviolabilità della dignità umana», nel dicembre di 35 anni fa Madre Teresa di Calcutta ricevette il Nobel per la pace. In quell’occasione, questa straordinaria santa contemporanea, di cui è quasi universalmente nota l’instancabile opera di soccorso ai poveri, ai malati, ai moribondi, pronunciò un discorso di grande valore che, in alcuni passaggi, spiazzò molti dei presenti.

Con grande coraggio, una donna fisicamente piccola, davanti ad alcuni dei grandi della terra e comunque sotto i riflettori del mondo, disse che oggi «il più grande distruttore della pace è l’aborto», e che «Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla». Difficile accusare Madre Teresa di essere una teorica insensibile al dolore delle donne, visto che ne ha curate, nutrite, accolte, confortate migliaia. 

Impossibile accusare di 'ideologia' una donna che si è spesa per tutta la vita a contatto con la concretezza, nel commovente servizio della persona reale, dell’umano fatto di carne e sangue. 
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  Madre Teresa, pace è tutelare la vita

  video


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Malala davvero una ragazza da Nobel


Malala Yousafzai, 17 anni, pakistana, è stata insignita del premio Nobel per la pace per la sua lotta a favore del diritto all’istruzione di tutti i bambini e le bambine, insieme all’indiano Kailash Satyarthi, 60 anni, impegnato contro il lavoro minorile.
Raccontando la storia di questa giovane, che non ha esitato a sfidare la morte pur di affermare ciò in cui crede, ci chiediamo quale messaggio consegna, in particolare alle giovani generazioni. E quali semi di speranza riesce a spargere in un mondo dove i diritti, troppo spesso, soccombono di fronte alle esigenze delle agende politiche?

Non era mai accaduto prima nella storia: il 10 dicembre una diciassettenne riceverà il Nobel per la pace. Il Comitato per il Nobel norvegese ha infatti deciso di assegnare il prestigioso riconoscimento congiuntamente alla pakistana Malala Yousafzay e all’indiano Kailash Satyarthi (60 anni) per la loro lotta contro la sopraffazione dei bambini e per il diritto all’istruzione di tutti i minori.
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Sono molteplici gli spunti di riflessione che un tale evento porta con sé, tuttavia in questa sede ci soffermeremo solo su Malala, in quanto è la più giovane vincitrice del Nobel nella storia, sulla relazione tra donne e diritto all’istruzione e su quale eredità questo evento consegni oggi a tutto il mondo, anche laddove i diritti sono apparentemente al sicuro.
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Da più parti giungono ogni giorno segnali di eclissi dei diritti umani, specie nei confronti delle donne: molti fondamentalismi religiosi non cessano di arrestare e condannare donne e compiere esecuzioni su di loro solo perché hanno osato assistere a una partita di pallavolo o sono state sorprese a ballare; nello stesso Pakistan di Malala, una donna cristiana, Asia Bibi, è in carcere da circa 6 anni: su di lei incombe la condanna a morte con l’accusa di blasfemia. Anche in Italia, molto vicino a noi, la cronaca nera porta frequentemente alla ribalta casi di femminicidi e violenze su bambine e ragazzine.
Il conferimento di questo prestigioso riconoscimento internazionale a Malala suscita due interrogativi: che cosa significa per noi oggi che una diciassettenne vinca il premio Nobel per la pace? Che tipo di eredità consegna alle nuove generazioni?
In primo luogo si tratta certamente di un esempio di come la promozione dei diritti umani non sia solo una disciplina relegata ai simposi di diritto internazionale, ma un concreto impegno quotidiano in cui ciascuno di noi può fare la sua parte, in qualunque contesto sociale – anche il più ostile – si trovi a vivere.
La storia di Malala è fonte di incoraggiamento e speranza per tutte quelle persone che nel mondo stanno subendo ingiustizie e non hanno la possibilità, le condizioni o la forza di esprimersi. Malala ha pagato di persona: quanto siamo capaci di metterci in gioco per la difesa dei diritti dei più deboli, dei poveri, degli oppressi? Talvolta la tentazione di rinchiuderci nel nostro privato rischia di prendere il sopravvento perché le attuali forme di aggregazione e partecipazione sociale e politica (sindacati, partiti ecc.) non ci convincono a pieno.
Non dimentichiamoci però che Malala ha iniziato a far sentire la sua voce di protesta da un blog! 
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In secondo luogo, il premio Nobel a Malala ci permette un accenno al rapporto tra religione e pace. Mentre i talebani interpretano deliberatamente il Corano in modo scorretto, «abusando della nostra religione» (p. 131), la religione, o più precisamente la fede, se correttamente intese, possono costituire il motore ispiratore nella battaglia a favore non solo dell’istruzione femminile, ma della pace, anche in contesti sociali e politici dove il fondamentalismo religioso ha ormai sfigurato qualunque regola di convivenza civile. Malala non ha mai accennato alla vendetta nei confronti di chi le ha sparato e nel suo discorso all’ONU si fa interprete di una vocazione mondiale alla pace, proprio a partire dalle religioni: «Anche se avessi una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli sparerei. Questo è il sentimento di compassione che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha. Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti».
In un momento storico in cui i diritti umani sono più veloci a sprofondare nell’oblio che a entrare nell’agenda politica internazionale, dove il realismo politico impone silenzio e accondiscendenza, dando di fatto un appoggio indiretto ai regimi che violano i più elementari diritti umani, il conferimento del Nobel per la pace alla giovane Malala è un piccolo ma prezioso seme di speranza. A noi il compito di farlo fiorire.

  Malala: il Nobel a una ragazza di Chiara Tintori (pdf)

  il video del discorso di Malala

Vostre Maestà, illustri membri del comitato per il Nobel, cari fratelli e sorelle, oggi è un giorno di grande gioia per me, sono onorata che il comitato del Nobel mi abbia scelto per questo prezioso premio. Grazie a tutti per il vostro sostegno duraturo e per l’affetto. Sono grata per le lettere che ricevo da tutto il mondo. Leggere le vostre parole cordiali di incoraggiamento mi rafforza e mi ispira.
Vorrei ringraziare i miei genitori per i loro amore incondizionato. Grazie a mio padre per non aver tarpato le mie ali e avermi lasciato volare. Grazie a mia madre per avermi insegnato a essere paziente e a dire sempre la verità – quello che crediamo essere il vero messaggio dell’Islam.
Sono molto orgogliosa di essere la prima pashtun, la prima pachistana e la prima giovane a ricevere questo premio...

Questo premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce… Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini è sottratta l’istruzione.

Ho notato che le persone mi descrivono in molti modi. Alcuni mi chiamano la ragazza cui i talebani hanno sparato. Alcuni la ragazza che ha combattuto per i suoi diritti. Altri, ora, mi chiamano la premio Nobel. Per quanto ne so io, sono sono una persona impegnata e testarda che vuole che ciascun bambino abbia un’istruzione di qualità, che vuol pari diritti per le donne, che vuole la pace in ogni angolo del mondo...

Racconto la mia storia non perché sia unica, ma perché non lo è. È la storia di molte ragazze. Oggi racconto anche le loro storie. Ho portato con me a Oslo alcune delle mie sorelle, che condividono la mia storia...

Potrò sembrarvi una sola ragazza, una sola persona, per di più alta neanche un metro e sessanta coi tacchi. Ma non sono una voce solitaria: io sono tante voci...

Una delle mie migliori amiche a scuola, della mia stessa età, è sempre stata una ragazza coraggiosa e fiduciosa: voleva diventare medico. Ma il suo sogno è rimasto un sogno. A 12 anni è stata costretta a sposarsi e ha avuto un figlio quando era lei stessa ancora una bambina, a quattordici anni. Sono sicura che sarebbe stata un ottimo medico. Ma non ha potuto diventarlo, perché è una ragazza.
La sua storia è il motivo per cui devolvo i soldi del premio Nobel al Fondo Malala, per aiutare le ragazze di tutto il mondo ad avere un’istruzione di qualità e per fare appello ai leader ad aiutare le ragazze come me, Mezun e Amina. Il primo luogo dove andranno i soldi e il paese dove sta il mio cuore, il Pakistan, per costruire scuole, specialmente a Swat e Shangia...

Non solo i politici e i leader del mondo, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. Io. Voi. È nostro dovere.
Dobbiamo metterci al lavoro, non aspettare. Chiedo ai ragazzi come me di alzare la testa, in tutto il mondo. Cari fratelli e sorelle, diventiamo la prima generazione a decidere di essere l’ultima: classi vuote, infanzie perdute, potenziale perduto, facciamo in modo che queste cose finiscano con noi.

Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.

Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora. Grazie.

  la traduzione integrale dell'intervento della 17enne pachistana alla cerimonia di consegna del premio

  il video integrale della cerimonia di consegna dei premi Nobel per la pace


Vedi anche il nostro post precedente:

  Il premio Nobel per la pace 2014 a Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi (all'interno link ad altri post)

 

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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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La festa di S. Lucia evoca il nostro bisogno di vedere, di non conoscere l’esperienza della cecità. Noi, infatti, la invochiamo come patrona della vista degli occhi. Tuttavia, mi pare, abbiamo bisogno di chiedere la sua intercessione per un altro tipo di cecità di cui siamo affetti un po’ tutti. Ci mancano, infatti, occhi nuovi. Siamo convinti di vedere ma in realtà siamo ciechi... Abbiamo bisogno di occhi nuovi che guardino le cose e le persone nella giusta luce... Gli occhi di Lucia sono occhi luminosi per la fede, radiosi per la santità, sono occhi impavidi nel martirio, occhi limpidi nella verginità e amorevoli nell’attenzione ai poveri. Lucia ci attesta che chi accoglie nella sua vita il Signore Gesù non cammina nelle tenebre ma ha la luce della vita (Gv 8,12)... Gli occhi della fede sono quelli che ci consentono di riconoscere come il disegno di Dio si manifesti attraverso le vicende anche contorte della nostra storia personale e attraverso gli incontri personali che sempre ci interpellano...

 
S. Lucia (riflessioni di Antonio Savone)


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Prepararsi alla liturgia domenicale (III di Avvento) - "Dio manda uomini" di Antonio Savone



Dio manda uomini
Prepararsi alla liturgia domenicale 
(III di Avvento)

di Antonio Savone

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Potremmo leggere da questa prospettiva, quella degli uomini mandati da Dio, la storia dell’umanità come la storia della comunità cristiana. E perché no? Anche la nostra personale. Quasi un ritornello l’inizio del vangelo di questa III domenica di Avvento: venne un uomo mandato da Dio… Ma anche una chiave di lettura: Giovanni è il nome di tutti noi. Dio fa grazia, questo è il nostro nome e questo è ciò di cui siamo costituiti segno. Testimonianza di un Dio del gratuito. Ciascuno di noi mandato per questo.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era… Abramo, Mosè, Maria, Francesco… Giovanni XXIII, Tonino Bello, Giovanni Paolo II, Teresa di Calcutta, fino a noi. La storia riletta dalla prospettiva di uomini e donne docili alle intuizioni dello Spirito e fedeli al qui e ora della loro vicenda. Tanti gli uomini e le donne mandati da Dio. Innumerevoli. I più neppure consapevoli che stavano edificando possibilità inedite anche per altri.

Un uomo: quanto basta perché Dio si riveli. Persino il Figlio di Dio ne assumerà i tratti: non è data, infatti, altra via di riscatto per la storia se non quella di una umanità di nuovo da assumere. Persino Dio entra nella storia cominciando a frequentare un uomo. Francesco avrebbe esclamato: vedete, frati, l’umiltà di Dio! Già, perché nell’economia ordinaria, Dio – egli che potrebbe far sorgere figli di Abramo anche dalle pietre – suscita uomini. Uomini e donne non preoccupati di sé, non attratti dalla prospettiva di un consenso, lontani da ogni illusoria pretesa – quasi la loro consistenza biografica non interessi – ma solo intenti ad essere trasparenza di un altro. Chi cerca tutt’altro che un uomo – come gli inviati dei farisei – non può che restare deluso.

Cosa bisogna fare per vedere l’uomo mandato da Dio? 
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  Dio manda uomini


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 3/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Gv 1,6-8.19-28

Giovanni Battista è l'uomo dell'ascolto, l'uomo che si lascia interrogare, spogliare, scarnificare dalla Parola che tutto e tutti vuole coinvolgere nel suo grande progetto d'amore. E dall'ascolto obbediente di questa Parola prende origine il suo apostolato, il suo essere inviato al suo popolo perché renda "testimonianza alla Luce" che è Gesù,vita del mondo e Luce che illumina ogni uomo
Ma si sa, i profeti di Dio - quelli di ieri come quelli di oggi - non hanno mai vita facile con le autorità religiose, e ogni qualvolta ne appare uno, ecco subito una occasione di conflitto con le sacre gerarchie che, anziché accogliere l'inviato di Dio, tentano immediatamente di fermarlo. E' la logica spietata del potere, di ogni potere religioso, politico ed economico, che invece di aprirsi alla novità di vita portata dall'uomo di Dio, si chiude in se stesso per difendere e consolidare i propri privilegi, schiacciando tutti coloro che osano ostacolare i suoi progetti di dominio sull'uomo.
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Patriarca caldeo chiede preghiera e digiuno alla vigilia di Natale per il ritorno dei profughi a Mosul



Patriarca caldeo: Digiuno alla vigilia di Natale 
per il ritorno dei profughi a Mosul
di Joseph Mahmoud

Erbil (AsiaNews) - Il patriarca caldeo di Baghdad Louis Raphael Sako, invita tutti i cristiani dell'Iraq a fare un digiuno alla vigilia di Natale per implorare dal Signore il ritorno dei profughi a Mosul e nella piana di Ninive. Allo stesso tempo, egli chiede ai suoi fedeli di non organizzare "alcun festeggiamento mondano" a Natale e a Capodanno come "segno di solidarietà con i loro fratelli sfollati, che stanno vivendo una sofferenza indescrivibile".

Il patriarca caldeo ricorda di aver visitato in questi giorni "alcuni campi dei profughi in Ankawa, e in Alqosh e nei villaggi di Amadiya e Aqra. Ho incontrato i preti di Zakho, e ho esperimentato quanto è pesante e dolorosa la loro croce".

Le zone citate sono nel Kurdistan, dove oltre 120mila cristiani hanno trovato rifugio fuggendo da Mosul e dalla piana di Ninive perché cacciati o braccati dall'Esercito islamico a rischio della vita.

Nel suo Messaggio di augurio per il prossimo Natale, egli suggerisce a tutti i cristiani di vivere l'Avvento "con il digiuno, preghiera, riflessione e carità". Per questo egli invita a digiunare da lunedì 22 dicembre fino alla notte del 24 dicembre, non toccando cibo o bevanda fino a mezzogiorno, come "nei giorni di Bautha". Il digiuno di Bautha ricorda quello che il profeta Giona ha proposto agli abitanti di Ninive per la loro conversione.

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In prossimità del Natale, AsiaNews propone ai suoi lettori di seguire il digiuno proposto dal patriarca Sako e chiede di dare il corrispettivo del digiuno per la campagna "Adotta un cristiano di Mosul", secondo le modalità solite.

Per le modalità di adesione alla campagna "Adotta un cristiano di Mosul",clicca qui.


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Ecumenismo: l'unità plurale dei cristiani di Enzo Bianchi



Ecumenismo: l'unità plurale dei cristiani
di Enzo Bianchi

L’ecumenismo, dopo una stagione giudicata di “inverno” da molti cristiani impegnati nel dialogo ecumenico, oggi sembrerebbe aver ritrovato un nuovo soffio: il dialogo e il confronto paiono intensificarsi e la convinzione con cui si muove papa Francesco rende dinamica una situazione che sembrava limitarsi all’ecumenismo spirituale, spegnendo così ogni attesa di avanzamenti significativi verso l’unità visibile dei cristiani. Sia chiaro, l’ecumenismo spirituale, cioè praticato in obbedienza allo Spirito santo e nutrito di preghiera e di penitenza, resta decisivo: senza di esso l’incontro tra le chiese è tentato di ridursi all’ordine diplomatico o di trasformarsi addirittura in una santa alleanza contro un nemico comune che sempre, seppur in forme cangianti, appare all’orizzonte della storia. Ma il rischio di questo ecumenismo cosiddetto spirituale è che ciò che si ripete continuamente – “l’unità verrà quando e come Dio vorrà” – crei dimissione dalle responsabilità, soprattutto nelle autorità delle chiese: l’inerzia umana può diventare opposizione allo Spirito santo stesso.

Va riconosciuto che papa Francesco, fin dai primi giorni del suo pontificato, ha saputo suscitare attese di una più profonda comunione tra le chiese, con parole e gesti riconosciuti anche dai non cattolici come derivanti dal Vangelo, obbedienti alla volontà di Gesù espressa nella preghiera ultima al Padre: “che siano uno perché il mondo creda” (Gv 17,21). Il pellegrinaggio in Terrasanta e l’incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli e agli altri patriarchi presenti a Gerusalemme, il recente viaggio a Istanbul con i ripetuti incontri con Bartholomeos, l’accoglienza e il dialogo – potremmo dire inaugurato da papa Francesco – con gli evangelicali, la gioia con cui egli incontra autorità delle chiese non cattoliche sono segni evidenti di un clima mutato. Va anche notato che oggi nell’oriente ortodosso vi sono alcuni patriarchi, come il “papa” copto Tawadros II o Youhanna X di Antiochia, che si sono mostrati aperti e seriamente impegnati nel dialogo intraecclesiale. Condizioni favorevoli, dunque, per il dialogo specialmente tra chiesa cattolica e chiese ortodosse – quattordici chiese autocefale – anche se tensioni e rivalità tra le autorità di queste chiese creano complicazioni e rallentamenti...

Davvero nuove sfide ci attendono, nuove congiunture ci condizionano. Ma l’ecumenismo non è una moda e nemmeno un segno dei tempi: sta nella volontà del Signore Gesù Cristo ed essere ecumenici fa parte dell’essere cristiani. Chi non è capace di ecumenismo non è capace di vivere una precisa esigenza evangelica: l’ecumenismo infatti resta solo questione di obbedienza all’unico Signore della chiesa e della storia.

  Ecumenismo: l'unità plurale dei cristiani


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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 1° giorno - ANDIAMO FINO A BETLEMME


La novena di Natale - 1° giorno

ANDIAMO FINO A BETLEMME
di Don Tonino Bello

“Il Viaggio è lungo. 

Molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori ai quali bastò abbassarsi sulle orecchie avvampate dalla brace il copricapo di lana, allacciarsi alle gambe i veli di pecora, impugnare il vincastro, e scendere giù per le gole di Giudea. 

Per noi ci vuole molto di più che mezz’ora di strada.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 2° giorno - VIVERE PROTESI VERSO IL FUTURO

La novena di Natale - 2° giorno

VIVERE PROTESI VERSO IL FUTURO
di Don Tonino Bello

“La nascita di Gesù avviene all’interno di una costellazione di fatti incredibili, al di fuori di ogni logica umana, dove piuttosto la regola è nell’eccezionalità dell’evento come manifestazione dell’imprevedibilità di Dio, della diversità del suo amore. E non si tratta solo del concepimento verginale di Maria. Altrettanto imprevedibile è l’atteggiamento di Giuseppe che non ripudia la donna da cui attendeva un figlio senza averla amata. Dio si manifesta attraverso i processi della discontinuità, che è una continuità secondo lo Spirito. Al culmine dell’Avvento, obbedire allo Spirito significa, per Giuseppe, rivedere un progetto di vita familiare già curato nei minimi particolari. E per Maria vuol dire rischiare la solitudine, l’abbandono, prestare il corpo e la mente, come fossero luogo d’incontro di un futuro che viene come mutamento imprevedibile
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 3° giorno - ANDIAMO PER DIRE CON MARIA “ ECCOMI ”




ANDIAMO PER DIRE CON MARIA “ ECCOMI ”
di Don Tonino Bello

“Santa Maria, vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza. Ci sentiamo più figli del crepuscolo che profeti dell’avvento. 
Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 4° giorno - ANDIAMO A PIEDI NUDI


La novena di Natale - 4° giorno

ANDIAMO FINO A BETLEMME
di Don Tonino Bello

“Tutti dobbiamo essere missionari, andare per la città e annunciare parole di liberazione, di giustizia, di pace per tutti, mettendo alle strette coloro che si rendono responsabili dell’ingiustizia che si manifesta sulla terra. 

Anche tu, a evangelizzare il mondo!
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Un Dio ignoto di Silvano Fausti



Un Dio ignoto
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore

«Di lui stirpe noi siamo» (leggi Atti 17,16-34)

Appena scarcerati, Paolo e Sila devono andarsene da Filippi. Arrivati a Tessalonica, dopo tre settimane devono fuggire nottetempo a Berea, dove evangelizzano con successo. Anche da qui, inseguito da nemici fanatici, Paolo deve scappare, scortato dai fratelli fino ad Atene, dove resta solo. Le persecuzioni non solo scandiscono il tempo necessario per fondare una comunità; sono addirittura il motore che trasporta qua e là l’Evangelo. Combustibile è il fuoco che brucia nel cuore dell’apostolo. 

Non a caso a Paolo fu detto: «Io-Sono Gesù, che tu perseguiti». Queste parole sono per lui tutta la rivelazione su Dio e sull’uomo. Il Crocifisso risorto è lo stesso che lui perseguita nei suoi discepoli. Il Figlio dell’uomo, condannato a morte come bestemmiatore, è «il Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Egli, fatto servo di tutti, si identifica con ogni figlio d’uomo maledetto e perseguitato. Ora anche Paolo è diventato come il suo Signore. 

Atene, anche se ridotta a piccola città di 5mila cittadini liberi, dal punto di vista culturale è ancora il centro del mondo. Paolo discute con i giudei nella sinagoga e, imitando i filosofi greci, parla alla gente in piazza. Con il suo discorso all’Areopago, il Vangelo entra in dialogo con la filosofia greca. La scarsità di risultati significa che è una via sbagliata o solo difficile? Certamente bisogna «farsi tutto a tutti» (1Cor 9,22). È quanto fece Paolo e fecero tanti altri, come i gesuiti Roberto de Nobili in India e Matteo Ricci in Cina. 

Il dialogo non svende, ma migliora il messaggio. Nel confronto con la cultura greca, Paolo scopre che c’è sapienza e sapienza. Con lui il Logos greco trova la sua distinzione fondamentale: c’è il logos della croce, parola di amore, dono, perdono e vita, e il logos dei potenti, parola di egoismo, possesso, violenza e morte. Ciò che di più bello ha prodotto l’intelligenza umana - i diritti dell’uomo con l’ideale di libertà, uguaglianza e fraternità - è frutto dell’impatto della cultura ebraico-cristiana su quella occidentale. Il confronto culturale è sempre fecondo: comunicare è sempre un reciproco ricevere e dare. 

Le parole di Paolo all’Areopago toccano il cuore di ogni uomo: in tutti e ovunque c’è ...

  Un Dio ignoto di Silvano Fausti




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Per conservare la pace il “mezzo più efficace” sta nella “certezza di essere amati da Dio”. Lo ha affermato padre Raniero Cantalamessa nella terza predica di Avvento, temuta davanti al Papa e alla Curia Romana, dedicata al tema “la pace, frutto dello Spirito”.

  RADIO VATICANA:  P. Cantalamessa: Dio ci ama, questa è la pace del cuore



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

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Se il pubblico riscopre in TV i comandamenti di ENZO BIANCHI


Se il pubblico riscopre in TV i comandamenti
di ENZO BIANCHI

Sorprendono i livelli di audience e di share raggiunti da Roberto Benigni che legge e commenta in TV i dieci comandamenti? Sì e no. Certo, il dato che nove milioni di spettatori si fermino ad ascoltare e riflettere su parole che, se va bene, hanno ascoltato e magari imparato a memoria a catechismo nella loro infanzia ci interroga.
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Benigni ha colto nel segno quando ha ricordato che nel “dono della Legge” (come i commentatori rabbinici definivano l’episodio narrato nel libro dell’Esodo in cui Mosè riceve le due tavole di pietra) “per la prima volta ci vengono date delle regole, regole così attuali da impressionare. Diventano legge i sentimenti, l'amore, la fedeltà, il futuro, il tempo”. Sì, l’essere umano ha bisogno di regole, di punti e riferimenti etici saldi, anche – e forse soprattutto – in stagioni come la nostra in cui l’etica sembra scomparsa dalla vita pubblica e dalla convivenza quotidiana. Queste regole solo apparentemente provengono dall’esterno: in realtà sono ridestate a partire dal nostro intimo, da quello che la coscienza ci fa percepire come bene e male.
...
Il lavoro di chi come Benigni presenta come fresche, pronunciate oggi, per noi qui e ora, norme che risalgono a più di tremila anni fa consiste non tanto nel fare esempi più o meno efficaci o divertenti, ma nel togliere l’accumulo di pesantezze depositatosi su un distillato di sapienza che, una volta liberato, sprigiona da solo tutta la sua ricchezza. Né va dimenticato il fatto che Benigni non improvvisava: chi conosce la ricca interpretazione ebraico-cristiana dei comandamenti avrà notato come ad essa l’attore abbia attinto copiosamente e con sapienza. Benigni “ha studiato”, dietro le sue parole c’è molto ascolto, impegno e attenzione: anche così si spiega il suo coraggio nel dedicare una serata intera ai primi tre comandamenti, quelli riguardanti l’atteggiamento degli uomini verso Dio. Il risultato è stato non solo di farsi ascoltare, ma di riuscire a trasmettere quel sapore che sta nel prologo dei comandamenti – “Io sono il Signore tuo Dio che ti ha liberato dalla schiavitù” – e che costituisce il fondamento di tutte e dieci le parole.
A questo punto si impone un’altra domanda: perché uomini religiosi che hanno per funzione e servizio quello di spiegare la legge di Dio e far riconoscere in essa la libertà, risultano invece così noiosi, pedanti, esperti nel caricare pesi sulle spalle degli altri e così incapaci di farsi ascoltare? La loro è un’afasia orale oppure è un’afasia spirituale che nasce da mancanza di passione e di convinzione? Certo, è necessario anche che i destinatari siano disposti all’ascolto, atteggiamento non a caso posto in apertura dei comandamenti. Ora, all’ascolto è necessario il silenzio: “Il senso del tutto è nel silenzio – ci ricorda Benigni – Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso. Ma i comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci altrimenti l'anima ce la perdiamo per sempre”. Ecco, forse se qualcuno dei nove milioni di telespettatori si è fermato grazie a queste dieci parole e alle tante con cui Benigni le ha ornate, allora avrà ricominciato a ritrovare se stesso e a riconciliarsi con la propria interiorità. Tutti insieme e ciascuno di noi ne trarremo enormi benefici.

  Se il pubblico riscopre in TV i comandamenti


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Dal Vaticano nessuna conferma o smentita trattandosi di «telefonate private» del Pontefice. Alla fine però la chiamata tanto attesa a Roberto Benigni è arrivata.

 
E IL PAPA TELEFONÒ A BENIGNI

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... Secondo Abed Rahaman, sarebbero in corso "trattative complesse per il suo rilascio, con una richiesta di riscatto spropositata". Per questo, le trattative "si interrompono e poi riprendono" di frequente, ha detto l'attivista, che non ha voluto rivelare chi le conduca.
"Abbiamo inoltrato da tempo la richiesta di una prova ai suoi rapitori - ha continuato - ad esempio un video del religioso, ma non ci è mai stato consegnato alcunché"...

  Speranze per Padre Dall'Oglio: "E' in un carcere dell'Is ad Aleppo"

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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 14 dicembre 2014

    Udienza Generale - del 17 dicembre 2014: La Famiglia - 1. Nazaret

   Omelia - Visita pastorale alla Parrrocchia romana "San Giuseppe all'Aurelio" (14 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Delegazione degli “Amis de Gabriel Rosset” e del “Foyer Notre Dame des Sansabri” (13 dicembre 2014)

   Discorso - Al Consiglio Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Impovedenti, in occasione della festa di Santa Lucia (13 dicembre 2014)

   Discorso - Parole del Santo Padre durante la Visita Pastorale alla Parrocchia romana «San Giuseppe all'Aurelio» (14 dicembre 2014)

   Discorso - Ai Dirigenti, Dipendenti e Operatori della Televisione TV 2000 (15 dicembre 2014)

   Discorso - Ai bambini dell'Azione Cattolica Italiana (18 dicembre 2014)

   Discorso - Presentazione collettiva delle Lettere Credenziali dei nuovi Eccellentissimi Ambasciatori (18 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Delegazione della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca (18 dicembre 2014)

   Discorso - Ai Dirigenti e agli Atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (19 dicembre 2014)

   Discorso - Alle delegazioni da Verona e da Catanzaro per il dono del Presepio e dell'Albero di Natale in Piazza San Pietro (19 dicembre 2014)


   Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli





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sabato 13 dicembre alle ore 18.15, i 9 account Twitter di Papa Francesco (@pontifex) hanno superato i 17 milioni di follower.

13/12/2014:

  Oggi è l'anniversario della mia ordinazione sacerdotale...

16/12/2014:

  Com'è importante saper ascoltare...

18/12/2014:

  Il Signore ha detto chiaramente...



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Tanti auguri, Papa Francesco e grazie per aver risposto alla chiamata del Signore con l'ECCOMI pronunciato pubblicamente 45 anni fa e sicuramente rinnovato ogni giorno nel tuo cuore.
Il Signore ravvivi il fervore di quel giorno arricchendolo di maturità e ti renda sempre suo strumento per diffondere gioia e speranza.

  Auguri!

24 ore di preghiera no-stop dei giovani e di molte comunità ed associazioni al Centro San Lorenzo in Vaticano per il compleanno di papa Francesco: ritorna anche quest’anno l’iniziativa dei giovani promossa dall’Associazione dei Papaboys per omaggiare il Pontefice in occasione del suo 78esimo compleanno. 
La giornata inizieràalle ore 24 della notte tra il 16 ed il 17 dicembre, con la Celebrazione Eucaristica della mezzanotte, presieduta da Don Mauro Leonardi, sacerdote dell’Opus Dei e concelebrata con Padre Alberto Pacini, Rettore della Basilica di S. Anastasia al Palatino in Roma.

  MARATONA DI PREGHIERA PER IL PAPA


Nel giorno del compleanno di Papa Francesco esprimiamo i nostri auguri con un sincero GRAZIE...

  Grazie a...

"Buon compleanno, Papa Francesco pregheremo per te non solo oggi, ma ogni giorno, come tu sempre ci chiedi...

 
Buon compleanno!

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Per il suo compleanno, il 17 dicembre, è stato papa Francesco a fare un regalo agli altri: 400 sacchi a pelo con il suo stemma distribuiti ai senza dimora di Roma.
La notizia, resa pubblica solo la mattina dopo dalla sala stampa vaticana, era rimasta riservata per evitare che fotografi e giornalisti si mettessero a "caccia" dei volontari che, dal tardo pomeriggio del 17 hanno cominciato la distribuzione...

 
400 sacchi a pelo per i poveri

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Angelus del 14 dicembre 2014 - Testo e video



 14 dicembre 2014

Cari fratelli e sorelle, cari bambini, cari ragazzi, buongiorno!

Già da due settimane il Tempo di Avvento ci ha invitato alla vigilanza spirituale per preparare la strada al Signore che viene. In questa terza domenica la liturgia ci propone un altro atteggiamento interiore con cui vivere questa attesa del Signore, cioè la gioia. La gioia di Gesù, come dice quel cartello: “Con Gesù la gioia è di casa”. Ecco, ci propone la gioia di Gesù!

Il cuore dell’uomo desidera la gioia. Tutti desideriamo la gioia, ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare?
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Con lo sguardo rivolto al Natale ormai vicino, la Chiesa ci invita a testimoniare che Gesù non è un personaggio del passato; Egli è la Parola di Dio che oggi continua ad illuminare il cammino dell’uomo; i suoi gesti – i Sacramenti – sono la manifestazione della tenerezza, della consolazione e dell’amore del Padre verso ogni essere umano. La Vergine Maria, “Causa della nostra gioia”, ci renda sempre lieti nel Signore, che viene a liberarci da tante schiavitù interiori ed esteriori.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle, io ho dimenticato com’era quella frase. Ecco, vediamo: “Con Gesù la gioia è di casa”. Tutti insieme: “Con Gesù la gioia è di casa”.

Saluto tutti voi, famiglie, gruppi parrocchiali e associazioni, che siete venuti da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo. In particolare, saluto i pellegrini di Civitella Casanova, Catania, Gela, Altamura, e i giovani di Frosinone.

Nel salutare i fedeli polacchi, mi unisco spiritualmente ai loro connazionali e a tutta la Polonia, che oggi accendono la “candela di Natale” e riaffermano l’impegno di solidarietà, specialmente in questo Anno della Caritas che si celebra in Polonia.

E ora saluto con affetto i bambini venuti per la benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dal Centro Oratori Romani. 
Complimenti! Voi siete stati bravi, siete stati gioiosi qui in piazza, complimenti! E adesso portate il presepio benedetto. Cari bambini, vi ringrazio della vostra presenza e vi auguro buon Natale! Quando pregherete a casa, davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di pregare per me, come io mi ricordo di voi. La preghiera è il respiro dell’anima: è importante trovare dei momenti nella giornata per aprire il cuore a Dio, anche con le semplici e brevi preghiere del popolo cristiano. 
Per questo, oggi ho pensato di fare un regalo a tutti voi che siete qui in piazza, una sorpresa, un regalo: vi darò un piccolo libretto tascabile che raccoglie alcune preghiere, per i vari momenti della giornata e per le diverse situazioni della vita. E’ questo. Alcuni volontari lo distribuiranno. Prendetene uno ciascuno e portatelo sempre con voi, come aiuto a vivere tutta la giornata con Dio. E perché non dimentichiamo quel messaggio tanto bello che voi avete fatto qui con il cartello: “Con Gesù la gioia è di casa”. Un’altra volta: “Con Gesù la gioia è di casa”. Bravi!

A tutti voi un cordiale augurio di buona domenica e di buon pranzo. Non dimenticate, per favore, di pregare per me. Arrivederci! E tanta gioia!

  il testo integrale dell'Angelus

  video


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Il compleanno di Papa Francesco: Angelus, preghiere, girasoli e... tango (foto, testo e video)



 17 dicembre 2014 

Erano circa 13mila i fedeli accorsi oggi per l’Udienza generale del mercoledì, l’ultima del 2014 che per una felice coincidenza si è svolta nel giorno del 78° compleanno di Papa Francesco. 
Un’atmosfera di vera gioia permeava infatti piazza San Pietro, complice anche un clima insolitamente sereno dopo le piogge dei giorni scorsi.
Durante il lungo giro in macchina durato circa mezz'ora, il pontefice ha scambiato la papalina, accarezzato e baciato tanti bambini e accettato diversi pensierini.
 
Tra i pellegrini riuniti nell’abbraccio del colonnato circa tremila ballerini di tango, riconoscibili da un foulard bianco che hanno sventolato all’arrivo del Papa, in piazza San Pietro. Sono arrivati nella Capitale da tutto il mondo per dare vita, al termine dell'udienza, ad una “maxi milonga” tra via della Conciliazione e piazza Pio XII; è il loro modo, del tutto inedito, di augurare buon compleanno a Papa Francesco che non ha dimenticato la sua passione giovanile per il ballo nazionale argentino. I “tangueri” hanno accolto il Santo Padre arrivato sulla jeep bianca scoperta alle 9.40 circa, con uno striscione con la scritta “Tango”, in nero su campo bianco.
Durante tutto il percorso i fedeli hanno salutato Francesco intonando in coro “tanti auguri a te” e urla di “auguri” in diverse lingue. Un gruppo di fedeli con una lettera sul cartello di ciascuno ha composto la scritta “feliz cumpleano”. Moltissimi anche i mega-biglietti di auguri, molto colorati, branditi dalla folla a mo’ di striscioni.

  video

Un gruppo di seminaristi argentini, con i quali Francesco si è soffermato per pochi minuti, ha offerto addirittura una torta al Pontefice, un dolce decorato di bianco e azzurro, i colori della sua Argentina, con la scritta "Feliz cumpleanos" e le classiche candeline che Bergoglio ha spento sorridendo, si è anche soffermato a parlare con loro, sorseggiando la tipica bevanda argentina.

  video

Otto clochard che vivono nella zona di piazza San Pietro hanno donato al Papa un girasole ciascuno come regalo per il suo compleanno. Li ha accompagnati all'Udienza Generale l'elemosiniere pontificio, monsignor Konrad Krajewski, conosciuto come "padre Corrado" da tutti i poveri di Roma.  

Una bella accoglienza per il Santo Padre in questo giorno speciale. Lui, tuttavia, ha preferito mantenere un tono più misurato nella sua catechesi, affrontando un argomento “normale”. Ovvero la “normalità” della Famiglia di Nazareth, la quale, con la sua semplicità, – ha detto - “ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia”.

La Famiglia - 1. Nazaret

Cari fratelli e sorelle buongiorno!

Il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, appena celebrato, è stato la prima tappa di un cammino, che si concluderà nell’ottobre prossimo con la celebrazione di un’altra Assemblea sul tema “Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo”. La preghiera e la riflessione che devono accompagnare questo cammino coinvolgono tutto il Popolo di Dio. Vorrei che anche le consuete meditazioni delle udienze del mercoledì si inserissero in questo cammino comune. Ho deciso perciò di riflettere con voi, in questo anno, proprio sulla famiglia, su questo grande dono che il Signore ha fatto al mondo fin dal principio, quando conferì ad Adamo ed Eva la missione di moltiplicarsi e di riempire la terra (cfr Gen 1,28). Quel dono che Gesù ha confermato e sigillato nel suo vangelo.
La vicinanza del Natale accende su questo mistero una grande luce. L’incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell’uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret. Gesù nacque in una famiglia.
...
Da allora, ogni volta che c’è una famiglia che custodisce questo mistero, fosse anche alla periferia del mondo, il mistero del Figlio di Dio, il mistero di Gesù che viene a salvarci, è all’opera. E viene per salvare il mondo. E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni… Gesù è lì. Accoglierlo lì, perché cresca spiritualmente in quella famiglia. Che il Signore ci dia questa grazia in questi ultimi giorni prima del Natale. Grazie.

  video della catechesi

APPELLO - PREGHIERA

Ora, un momento di silenzio e poi, con il Padre Nostro, vorrei pregare insieme con voi per le vittime dei disumani atti terroristici compiuti nei giorni scorsi in Australia, in Pakistan e nello Yemen. Il Signore accolga nella sua pace i defunti, conforti i familiari, e converta i cuori dei violenti che non si fermano neppure davanti ai bambini. Cantiamo il Padre Nostro chiedendo questa grazia.


  il testo integrale

  video integrale

Il Papa, alla fine dell'udienza, ha salutato i ballerini, foulard bianco al collo, commentando che la piazza sembrava "due per quattro", il nome argentino, mutuato dai passi della danza, usato per indicare il tango e così le tantissime coppie di 'tangueros' hanno iniziato volteggi e passi di danza del ballo più tipico dell'Argentina, muovendosi al suono della musica diffusa dagli altoparlanti nel largo Pio XII, che si apre su piazza San Pietro dopo il Colonnato del Bernini, che segna i confini dello Stato-Città del Vaticano. Diventa una gigantesca milonga a cielo aperto il piazzale davanti San Pietro.

Nel pomeriggio in arrivo dalla Spagna per il compleanno di Papa Bergoglio un camion carico di polli, per l'esattezza 800 chilogrammi di carne, da donare ai più bisognosi bissando un'iniziativa che la cooperativa spagnola Coren prese anche lo scorso anno. 

"E in serata - come anticipa padre Ciro Benedettini della sala stampa vaticana, senza aggiungere altri particolari - ci sarà per i poveri una piccola sorpresa del Pontefice, attraverso l'operato di monsignor Konrad Krajewski, l'elemosiniere pontificio".

Per permettere a chiunque lo desiderasse di fare gli auguri al Papa, è stato creato anche un “hashtag” ad hoc, “#AuguriFrancesco”, tramite il quale è stato possibile condividere sui social network messaggi, video e foto. Quanto al Papa, ha festeggiato in maniera sobria con una torta preparata appositamente per lui dalle suore di Casa Santa Marta.

Per il compleanno di Papa Francesco si è ripetuta anche quest’anno l’iniziativa promossa dall’Associazione dei Papaboys, nata sui social network Facebook e Twitter, le 24 ore di preghiera no-stop dei giovani e di molte comunità ed associazioni al Centro San Lorenzo in Vaticano. 
La giornata è iniziata alle ore 24 della notte tra il 16 ed il 17 dicembre, con la Celebrazione Eucaristica della mezzanotte e si è conclusa alle 24 della notte successiva con la Benedizione Eucaristica.
Durante le 24 ore sono state raccolte offerte volontarie all’ingresso del Centro San Lorenzo, che saranno poi donate a Papa Francesco tramite l’Elemosineria Apostolica, per la carità del Papa verso i poveri di Roma.


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Se hai voglia di condannare, condanna te stesso”

Gesù ci rende misericordiosi verso la gente, mentre chi ha il cuore debole perché non fondato su Cristo rischia di essere rigido nella disciplina esteriore, ma ipocrita e opportunista dentro: è quanto ha detto il Papa nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta.

Al centro dell’omelia del Papa il Vangelo del giorno, in cui i capi dei sacerdoti chiedono a Gesù con quale autorità compia le sue opere. E’ una domanda – spiega – che dimostra il “cuore ipocrita” di questa gente: “a loro non interessava la verità”, cercavano solo i loro interessi e andavano “secondo il vento: ‘Conviene andare di qua, conviene andare di là…’ erano banderuole, eh, tutti! Tutti. Senza consistenza. Un cuore senza consistenza. E così negoziavano tutto: negoziavano la libertà interiore, negoziavano la fede, negoziavano la patria, tutto, meno le apparenze. A loro importava uscire bene dalle situazioni”. Erano opportunisti: “approfittavano delle situazioni”.

Eppure – ha proseguito il Papa – “qualcuno di voi potrà dirmi: ‘Ma padre, questa gente era osservante della legge: il sabato non camminavano più di cento metri - o non so quanto si poteva fare – mai, mai andavano a tavola senza lavarsi le mani e fare le abluzioni; ma era gente molto osservante, molto sicura nelle sue abitudini’. Sì, è vero, ma nelle apparenze. Erano forti, ma al di fuori. Erano ingessati. Il cuore era molto debole, non sapevano in cosa credevano. E per questo la loro vita era, la parte di fuori, tutta regolata, ma il cuore andava da una parte all’altra: un cuore debole e una pelle ingessata, forte, dura. Gesù al contrario, ci insegna che il cristiano deve avere il cuore forte, il cuore saldo, il cuore che cresce sulla roccia, che è Cristo, e poi nel modo di andare, andare con prudenza: “In questo caso faccio questo, ma…” E’ il modo di andare, ma non si negozia il cuore, non si negozia la roccia. La roccia è Cristo, non si negozia!”
...

Il Papa conclude con questa preghiera la sua omelia: “Chiedo al Signore la grazia che il nostro cuore sia semplice, luminoso con la verità che Lui ci dà, e così possiamo essere amabili, perdonatori, comprensivi con gli altri, di cuore ampio con la gente, misericordiosi. Mai condannare, mai condannare. Se tu hai voglia di condannare, condanna te stesso, che qualche motivo avrai, eh?”. “Chiediamo al Signore la grazia che ci dia questa luce interiore, che ci convinca che la roccia è soltanto Lui e non tante storie che noi facciamo come cose importanti; e che Lui ci dica – Lui ci dica! – la strada, Lui ci accompagni nella strada, Lui ci allarghi il cuore, perché possano entrare i problemi di tanta gente e Lui ci dia una grazia che questa gente non aveva: la grazia di sentirci peccatori”.

  Francesco: il cristiano è misericordioso, rigidità è segno di cuore debole
  video
 

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«Signore ti offro i miei peccati» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Dio salva il cuore pentito che confida in lui”

Un «cuore pentito» che sa riconoscere i propri peccati è la condizione fondamentale per incamminarsi sulla «strada della salvezza». Allora il «giudizio» del Signore non farà paura, ma darà «speranza». E le due letture del giorno, sulle quali si è soffermata la riflessione di Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta martedì 16 dicembre, hanno proprio la «struttura di un giudizio».

La prima, tratta dal Libro del profeta Sofonia (3, 1-2. 9-13) addirittura comincia «con una parola di minaccia: “Guai alla città ribelle e impura». Ecco già il giudizio: «alla città che opprime», la città che «non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio». Per costoro c’è la «condanna» che si esprime nel termine «guai». Per gli altri, invece, c’è una promessa: «Io darò ai popoli un labbro puro», scrive il profeta. E prosegue: «Da oltre i fiumi di Etiopia coloro che mi pregano mi porteranno offerte. In quel giorno non avrai vergogna di tutti i misfatti commessi contro di me».
...
Lo stesso, ha precisato il Pontefice, accade oggi: «Quando vediamo il santo popolo di Dio che è umile, che ha le sue ricchezze nella fede nel Signore, nella fiducia nel Signore; il popolo umile, povero che confida nel Signore», allora incontriamo «i salvati», perché «questa è la strada» che deve percorrere la Chiesa.

Simile dinamica si incontra nel Vangelo del giorno (Matteo, 21, 28-32) nel quale anche Gesù propone «ai capi dei sacerdoti, agli anziani, del popolo», a tutta quella «“cordata” di gente che gli faceva la guerra», un «giudizio» su cui riflettere. A loro presenta il caso dei due figli ai quali il padre chiede di andare a lavorare nella vigna. Uno risponde: «Non vado per niente al campo. Non ne ho voglia». Ma poi va. L’altro invece dice: «Sì, papà», ma poi riflette: «Il vecchio non ha forza, io faccio quello che voglio, non potrà punirmi». E quindi «non va, non obbedisce».

Gesù chiede ai suoi interlocutori: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Il primo, quello che aveva detto di no», quel «giovane ribelle» che poi «ha pensato al suo papà» e decide di obbedire, oppure il secondo? A questo punto arriva il giudizio: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Loro «saranno i primi». E spiega perché: «Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. Voi non avete ascoltato Giovanni: il battesimo di penitenza... I pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi al contrario avete visto queste cose ma poi non vi siete nemmeno pentiti».

Cosa «ha fatto questa gente» per meritare tale giudizio? «Non ha ascoltato — ha spiegato il Papa — la voce del Signore, non ha accettato la correzione, non ha confidato nel Signore». Qualcuno potrebbe chiedere: «Ma padre, che scandalo che Gesù dica questo, che i pubblicani, che sono traditori della patria perché ricevevano le tasse per pagare i Romani», proprio loro «andranno prima nel regno dei cieli?». E lo stesso avverrà per «le prostitute che sono donne di scarto»? Da qui la conclusione: «Signore tu sei impazzito? Noi siamo puri, siamo cattolici, facciamo la comunione quotidiana, andiamo alla messa». Eppure, ha sottolineato Francesco, proprio loro «andranno prima se il tuo cuore non è un cuore pentito». E «se tu non ascolti il Signore, non accetti la correzione e non confidi in lui, tu hai un cuore non pentito».

Il Signore, ha continuato il Pontefice, «non vuole» questi «ipocriti che si scandalizzavano» di quello che «diceva Gesù sui pubblicani e sulle prostitute, ma poi di nascosto andavano da loro, o per sfogare le loro passioni o per fare affari». Si consideravano «puri», ma in realtà «il Signore non li vuole».

Questo giudizio su cui «la liturgia oggi ci fa pensare» è comunque «un giudizio che ci dà speranza quando guardiamo i nostri peccati». Tutti infatti «siamo peccatori». Ognuno di noi conosce bene la «lista» dei propri peccati, però — ha spiegato Francesco — può dire: «Signore ti offro i miei peccati, l’unica cosa che possiamo offrirti».

Per far comprendere meglio questo, il Pontefice ha richiamato la «vita di un santo che era molto generoso» e offriva tutto al Signore.
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  Messa a Santa Marta-Quelli che andranno prima

  video


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«Il Signore ci salva nella storia» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
18 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“Anche nei momenti più bui affidiamoci al Signore”

Affidarsi a Dio anche nei momenti bui, anche se non capiamo a volte la storia che fa con noi: ma è sempre storia di salvezza. E’ quanto ha affermato Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta. 

“Dio ha voluto salvarci nella storia” – ha affermato il Papa - la nostra salvezza “non è una salvezza asettica, di laboratorio. No! E’ storica. Lui ha fatto un cammino nella storia col suo popolo”. Dunque, “non c’è una salvezza senza storia. E per arrivare al punto di oggi c’è stata una lunga storia, una lunghissima storia”:

“E così, passo a passo, si fa la storia. Dio fa la storia, anche noi facciamo la storia; e quando noi sbagliamo, Dio corregge la storia e ci porta avanti, avanti, sempre camminando con noi. Se noi non abbiamo questo chiaro, mai capiremo il Natale! Mai capiremo l’Incarnazione del Verbo! Mai! E’ tutta una storia che cammina. ‘Padre, è finita questa storia col Natale?’; ‘No! Adesso ancora il Signore ci salva nella storia. E cammina col suo popolo’”.

In questa storia – ha proseguito Papa Francesco - ci sono gli eletti di Dio, quelle persone che Lui sceglie “per aiutare il suo popolo ad andare avanti”, come Abramo, Mosè, Elia. Per loro “ci sono alcuni momenti brutti”, “momenti bui, momenti scomodi, momenti che danno fastidio”. Persone che magari vogliono vivere tranquille, ma che “il Signore scomoda. Il Signore ci scomoda per far la storia! Ci fa andare tante volte su strade che noi non vogliamo”. Tanto che Mosè ed Elia a un certo punto vorrebbero anche morire, ma poi confidano nel Signore.

Il Vangelo del giorno parla di “un altro momento brutto nella storia di salvezza”, quello di Giuseppe che scopre che la sua promessa sposa, Maria, è incinta
...

“Fare storia con il suo popolo – ha osservato il Papa - significa per Dio camminare e mettere alla prova i suoi eletti”. Ma alla fine li salva: “Ricordiamo sempre, con fiducia, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della malattia, quando noi ci accorgeremo che dobbiamo chiedere l’estrema unzione, perché non c’è uscita, di dire: ‘Ma, Signore, la storia non è incominciata con me né finirà con me! Tu vai avanti, io sono disposto’. E metterci nelle mani del Signore”. Cosa ci insegnano, dunque, gli eletti di Dio?

“Che Dio cammina con noi, che Dio fa storia, che Dio ci mette alla prova e che Dio ci salva nei momenti più brutti, perché è nostro Padre. E secondo Paolo è il nostro Papà. Che il Signore ci faccia capire questo mistero del suo camminare col suo popolo nella storia, del suo mettere alla prova i suoi eletti e la grandezza di cuore dei suoi eletti, che prendono su di loro i dolori, i problemi, anche l’apparenza di peccatori – pensiamo a Gesù – per portare avanti la storia”.

  Il Papa: Dio fa la storia con noi e la corregge quando sbagliamo

  video 


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«Pregare per la nostra madre Chiesa» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“La Chiesa sia madre non imprenditrice”

Per essere davvero «madre» la Chiesa deve «lasciarsi sorprendere dalle novità di Dio», che attraverso lo Spirito Santo può «fare nuove tutte le cose». Altrimenti rischia di diventare «sterile», afflitta dal «pelagianesimo», dall’«egoismo», dal «potere», dalla voglia di «impadronirsi delle coscienze» fino a diventare «imprenditrice». È da questa tentazione che ha messo in guardia il Papa nella messa celebrata venerdì 19 dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

La riflessione di Francesco ha preso le mosse dalle letture proposte dalla liturgia: le nascite di Sansone e di Giovanni Battista annunciate da angeli, come raccontano il libro dei Giudici (13,2-7.24-25a) e il Vangelo di Luca (1, 5-25). «La parola su cui la Chiesa oggi ci fa riflettere prima del Natale, la parola più importante di oggi, è “sterilità”» ha subito precisato il Pontefice. E la liturgia infatti «ci presenta queste due donne sterili che non avevano figli, non potevano averne». Il Papa ha ricordato che «nel popolo di Israele la sterilità era vissuta con difficoltà: si potrebbe quasi dire che il non poter dare la vita era quasi considerato una maledizione, poiché il non avere figli impediva di adempiere il comandamento del Signore di riempire la terra con nuove vite».

Eppure, ha fatto notare, «di figure di donne sterili ce ne sono tante nella Bibbia, e sempre per ragioni importanti». 
...
«Dalla sterilità — ha affermato — il Signore è capace di ricominciare una nuova discendenza, una nuova vita: questo è il messaggio di oggi». Perciò «quando l’umanità è esaurita, non può andare più avanti, viene la grazia e viene il Figlio, e viene la salvezza». E così «quella creazione esaurita lascia posto alla nuova creazione, potremo così dire a una “ri-creazione”».
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«È curioso», ha poi sottolineato il Pontefice, che «in ambedue i testi — sia quello della moglie di Manòach sia in quello di Elisabetta — per spiegare come farà questo, come avverrà questo, si parla dello Spirito: “Lo Spirito del Signore cominciò ad agire su di lui”, si dice». E «questa “ri-creazione” è possibile soltanto con lo Spirito di Dio». Qual è allora il messaggio? «Apriamoci allo Spirito di Dio. Noi, da soli, non ce la facciamo: è lui che può fare le cose».

Il discorso sulla sterilità, ha detto il Papa, «mi fa pensare anche alla nostra madre Chiesa, a tante sterilità che affliggono la nostra madre Chiesa quando, per il peso della speranza nei Comandamenti, quel pelagianismo che tutti noi portiamo nelle ossa, diventa sterile: si crede capace di partorire» ma «non può». Invece «la Chiesa è madre e diventa madre soltanto quando si apre alla novità di Dio, alla forza dello Spirito». Lo è «quando dice a se stessa: “io faccio tutto, ma ho finito, non posso andare in più”» e «viene lo Spirito.

Così Francesco ha invitato a «pregare oggi per la nostra madre Chiesa, per tante sterilità nel popolo di Dio: sterilità di egoismi, di potere». Perché «la Chiesa è sterile quando crede di potere tutto, di impadronirsi delle coscienze della gente, di andare sulla strada dei farisei, dei sadducei, sulla strada dell’ipocrisia». Per questo bisogna «pregare». E fare in modo che «questo Natale» renda anche «la nostra Chiesa aperta al dono di Dio», capace di lasciarsi «sorprendere dallo Spirito Santo»: una Chiesa «che abbia figli, una Chiesa madre».

Invece, ha affermato il Papa, «tante volte io penso che la Chiesa, in alcuni posti, più che madre è un’imprenditrice». Perciò, ha concluso, «guardando questa storia di sterilità del popolo di Dio, e tante storie nella storia della Chiesa che hanno fatto la Chiesa sterile, chiediamo al Signore, oggi, guardando il presepe, la grazia della fecondità della Chiesa». La grazia che, «prima di tutto, la Chiesa sia madre, come Maria: madre!».

  Messa a Santa Marta- L’ora della ri-creazione

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Il Pakistan si è svegliato sotto shock dopo l’orribile strage perpetrata ieri dai talebani in una scuola per figli di militari a Peshawar. A tutto il Paese e ai familiari delle vittime è arrivato alto l’appello del Papa, all’udienza generale di stamattina in Piazza San Pietro in cui ha espresso il suo dolore per il massacro di ieri in Pakistan, così come per le vittime del terrorismo a Sydney, in Australia, e nello Yemen. 144 le vittime di ieri in Pakistan, tra loro 132 tra ragazzi e bambini, la maggior parte al di sotto dei 15 anni. Oggi nel Paese è il primo di tre giorni di lutto nazionale

  RADIO VATICANA:   Papa: terroristi disumani, non si fermano neanche davanti ai bambini

Dopo l’Angelus, Papa Francesco ha donato ai fedeli presenti un libretto di preghiere, preparato dalla Elemosineria e dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev). Le prime 50 mila copie sono state distribuite gratuitamente in Piazza San Pietro. La pubblicazione sarà prossimamente disponibile presso i punti vendita della Lev a prezzo ridottissimo.

 
RADIO VATICANA:   Libretti di preghiere donati dal Pontefice ai fedeli

«Quando prego Dio respira in me». Provare per credere! E’ questa l’esperienza siglata in apertura del tascabile intitolato “Preghiere”, donato dal Papa Francesco ai fedeli raccolti per la recita dell’Angelus Domini nella III domenica di Avvento, segnata dal convenire di bambini e ragazzi in piazza san Pietro per la benedizione del Bambinello.

 
Corrado Maggioni:  Il dono di Papa Francesco ai fedeli presenti all'Angelus della III domenica di Avvento - Invito alla preghiera






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