"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°48 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dal 6 al 12 dicembre 2014 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 19 dicembre 2014 |
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Oggi, 10 dicembre, si celebra
in tutto il mondo la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ricorrenza
istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare
l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
approvata il 10 dicembre 1948. Essa costituisce un codice etico di
importanza storica fondamentale: per la prima volta nella storia
dell’umanità, veniva infatti prodotto un documento che riguardasse
tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta
veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter
godere, per la sola ragione di essere al mondo...
Giornata Mondiale dei Diritti Umani 2014-------------------------------------------------------------- Le notizie che a noi piacciono...
Salvò 669 bimbi durante l’Olocausto… e non sa che sono seduti al suo fianco Nicholas Winton organizzò un’operazione di salvataggio che mise in salvo le vite di 669 bimbi ebrei Cecoslovacchi dai campi di concentramento, trasferendoli al sicuro in Inghilterra negli anni 1938-1939. Dopo la fine della guerra, i suoi sforzi rimasero sconosciuti fino a che nel 1988 la moglie trovò un quaderno del 1939 con la lista completa di nomi e foto dei bambini. Questo è un estratto del video che ha ripreso Nicholas Winton inconsapevolmente seduto tra quegli stessi ebrei che aveva salvato 50 anni prima. Sir Nicholas Winton - BBC Programme "That's Life" (video)-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Morti
di freddo, di sete e di fame: 18 cadaveri, tra cui quelli di due donne
e di una bambina di 5 anni, che viaggiavano ammassati con altri
migranti sul gommone partito dalla Libia alla volta dell’Europa. Ad
accoglierli sul molo di Porto Empedocle il prefetto di Agrigento Nicola
Diomede, il questore Mario Finocchiaro e l'arcivescovo mons. Francesco
Montenegro.
Il
gommone era stracarico, come sempre; oltre ai 18 morti sono stati
recuperati 76 migranti vivi. I superstiti sono stati trasbordati sul
pattugliatore Orione e poi sulla nave Etna della Marina militare,
insieme a altri 202 profughi salvati in due diverse operazioni.
L’ennesima tragedia della migrazione arriva proprio nei giorni in cui
la missione ‘Mare nostrum’ – formalmente chiusa il primo novembre, ma
di fatto ancora in fase di transizione fino ai primi dell’anno prossimo
– sta per cedere completamente il passo all’operazione internazionale
Triton attivata sotto l’egida di Frontex.
videoMare
Nostrum ha salvato migliaia di vite e questa nuova tragedia riaccende
il dibattito sull’opportunità di chiudere l’operazione. La
preoccupazione arriva in primo luogo dall’Onu, con il relatore speciale
Francois Crepeau che – dopo aver lodato l’Italia per la risposta
“audace e coraggiosa” data all’emergenza immigrazione – avverte:
“l’operazione Triton di Frontex è una risposta necessaria ma
insufficiente quando sono in gioco così tante vite umane. L’operazione
della Ue si limiterà a difendere la frontiera marittima italiana. Senza
un’operazione come Mare Nostrum c’è il timore che l’estate prossima
migliaia di persone continueranno a morire”. E dunque, questa al
conclusione, “l’Italia non può essere lasciata sola” nell’affrontare
questa crisi umanitaria globale.
Un
altro grido d’allarme arriva dalla stessa Unione Europea. E’ il
commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, che in mattinata ha
incontrato Alfano, a sottolineare come la morte dei migranti “è un duro
monito che molto ancora deve essere fatto. Dobbiamo dare risposte
credibili in uno spirito di maggiore solidarietà e responsabilità”. Tra
le priorità, secondo Avramopoulos, “gli Stati membri dovrebbero
focalizzarsi sull’attuazione delle nuove regole del sistema di asilo
comune”, trasformando “le buone intenzioni in azioni concrete”. Allo
studio, ha detto, c’è “un progetto pilota per arrivare ad una
condivisione più equa degli oneri e ad un numero credibile di
ricollocamenti in tutta Europa”
Vedi anche alcuni dei nostri precedenti post:
--------------------------------------- Davanti ai tanti terribili casi
di cronaca di questi giorni e alla violenza inaudita di genitori verso
i loro figli al punto di ucciderli, chiunque si pone la domanda: come
può un padre o una madre arrivare a tanto? Gilberto
Gillini, Consulente Relazionale e Pedagogista della Famiglia,
riflette con noi su questo tema negando la possibilità di trovare una
risposta univoca per vicende così diverse tra loro e sottolineando la
superficialità di certa informazione che, pur di raccontare, banalizza
il dolore.
FAMIGLIA CRISTIANA: Violenza nella cronaca: "la scoperta... dell'ovvio"---------------------------------------------------------------
“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014 “QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Il
desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto
Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato
persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su
di una montagna deserta.
La
sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc
11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non
sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere
coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue
mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e
sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo
svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2).
Nella
notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e
che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una
logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con
insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù:
«Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza
stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella
preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera
dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con
Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è
riconoscere solo lui come Dio della propria vita.
La
preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono
aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili
forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una
forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm
7).
La
preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora,
ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore
della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una
persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più
vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive
nel mondo e si fa carico dei fratelli.
Dentro
questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata
al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che
l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli.
...
Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no”
nel mondo e nella Chiesa
di Gregorio Battaglia
(VIDEO INTEGRALE)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto
TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco
MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no” nel mondo e nella Chiesa [Evangelii Gaudium nn. 52-109] Negli
ultimi decenni lo sviluppo tecnologico ha subìto un’accelerazione
impressionante. Dalla bio-ingegneria ai mezzi di comunicazione tutto è
in movimento, mentre si è andata rafforzando l’idea che per la scienza,
oggi, niente sia impossibile, ma che sia solo questione di tempo.
Questi
cambiamenti, che hanno interessato sia i paesi industrializzati, sia
quelle popolazioni, che non erano state toccate dal fenomeno
dell’industrializzazione, sono stati racchiusi in un termine, che
vorrebbe essere onnicomprensivo e che va sotto il nome di
globalizzazione. Essa sta ad indicare quel processo di unificazione,
che di fatto ha toccato in vario modo tutto il pianeta, al fine di
creare un grande mercato mondiale.
Questo
stretto rapporto tra “mercato” e processo di globalizzazione fa sì che
il fenomeno, invece di costituire un vero progresso per l’umanità,
intesa come un insieme di popoli e di culture diverse, si traduca in
una grande opportunità per una cerchia sempre più ristretta di persone
privilegiate.
1. Dire “no” a motivo del Vangelo Per
onestà intellettuale bisogna riconoscere che i vari interventi del
Magistero della Chiesa, soprattutto con il famoso Sillabo di Pio IX,
per il loro stile perentorio abbiano concorso ad avvalorare l’idea di
una Chiesa che sa solo dire dei “No”. Tutto quello che si presentava
con il segno del nuovo, ha trovato sempre la Chiesa in un atteggiamento
di arroccamento e di difesa.
Diverso,
invece, è il “no” che le prime comunità cristiane seppero opporre
all’arroganza del potere imperiale. In quel caso era realmente in gioco
la verità del Vangelo, la buona novella, che parlava di un Dio, che nel
suo Figlio, aveva convocato tutti gli uomini per ricevere l’adozione a
figli e per aprirsi all’esperienza di una vera fraternità.
Nella
sua esortazione apostolica, papa Francesco invita i cristiani a
coltivare uno sguardo contemplativo nei confronti della storia di oggi.
Non si tratta di elaborare delle precise analisi sociologiche, ma di
sviluppare un vero “discernimento evangelico”: «E’ lo sguardo del
discepolo missionario, che si “nutre della luce e della forza dello
Spirito Santo”» (EG 50). Al cristiano non è permesso né la
rassegnazione, né il distacco disinteressato, perché il senso della sua
chiamata consiste soprattutto nell’essere inviato al mondo per
proclamare la “buona novella” del Regno.
Gesù,
del resto, inizia la sua attività pubblica, proclamando che “il Regno
di Dio si è fatto vicino” ed invitando ogni ascoltatore a rendersi
conto che Dio vuole instaurare nuove relazioni tra gli uomini, fondate
sulla comune esperienza di sentirsi amati come figli di un unico Padre.
Il cristiano, in quanto discepolo del Signore, non può esimersi
dall’impegno di annunciare con la vita e la parola che Dio ha gettato
nel cuore degli uomini il “seme” del suo Regno. Si tratta di
riconoscere la sua Paternità ed allo stesso tempo di operare una vigile
azione di discernimento, per mettere in guardia su ciò che va in senso
contrario al disegno di Dio e ciò che, invece, può essere considerato
un frutto del Regno.
Con
i “NO” da dire, l’EG non intende invitare i cristiani a considerare le
innovazioni tecnologiche un’opera diabolica, piuttosto essa vuole
chiedere ad ogni discepolo del Signore di non lasciarsi prendere dal
panico e nemmeno di abbracciare entusiasticamente ogni novità, ma di
saper cogliere le sofferenze ed i contraccolpi, che tali novità
producono sulla carne viva delle persone, dicendo una parola di vera
liberazione.
...
VIDEO INTEGRALE-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Una volta che la Parola di Dio... Speranza è credere nell'avventura... Per favore, lasciatevi consolare... Oggi c'è bisogno di persone... La Vergine Maria è la "via"... Che il suo nome non abbandoni le tue labbra... Tota pulchra - canto di lode alla Tutta santa Immacolata Vergine Maria (video) In questo tempo che ci conduce... Frate Alessandro - La voce di Assisi - Ave Maria (video) Dio che ama gli umili... Venite a me... Non più schiavi... Buon attesa dunque... Anche a rischio di sembrarci ridicolo... Alla superficie, le acque dei mari... --------------------------------------------------------------- GUADALUPE IN VATICANO. Tutto pronto per la celebrazione presieduta da papa Francesco sulle note della Misa criolla. Annuncerà il viaggio in Messico?
-------------------------------------------------------------- nella ricorrenza della
Beata Vergine di Guadalupe, Patrona dell’America Latina, Papa Francesco
presiederà la Santa Messa nella Basilica Vaticana. La celebrazione sarà
accompagnata dai canti della “Misa Criolla” del compositore argentino
Ariel Ramírez, la cui esecuzione sarà diretta dal figlio, Facundo
Ramírez. Sul significato di questo evento Alessandro
Notarnicola ha sentito il prof. Guzmán Carriquiry, segretario
della Pontificia Commissione per l'America Latina
RADIO VATICANA: Il Papa festeggia la Madonna di Guadalupe con i canti della Misa CriollaAtmosfera di festa questa sera
nella Basilica di San Pietro. Con una messa si è celebrata infatti la
ricorrenza della Beata Vergine Maria di Guadalupe. Nella sua omelia il
Papa ha chiesto che il futuro dell’America Latina sia forgiato per i
poveri e per quelli che soffrono.
RADIO VATICANA: Il Papa: per l'America Latina nuovi modelli di sviluppo, giustizia ed equità-------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Un nuovo inizio
Prepararsi alla liturgia domenicale
(II di Avvento)
di Antonio Savone
In
un clima di incertezza spesso attraversato da rassegnazione e da fuga –
come forse poteva essere quello subito da Israele deportato a Babilonia
–, in un contesto come il nostro in cui ci si ritrova incapaci di
progettare visioni dal respiro ampio, l’Avvento viene a rimettere a
tema la promessa di Dio. Un nuovo inizio è possibile. E non già perché
magicamente le sorti si siano rovesciate ma perché Dio ridona fiducia
ad un popolo che patisce la dispersione chiedendogli di attraversare il
deserto forte della sua promessa, forte dell’esperienza di uno che ti
ha parlato sul cuore. La sfida del deserto è permanente ed è
trasversale ad ogni generazione di uomini e di credenti.
A
quel popolo Dio ha poi fatto dono del Figlio il quale si inserisce
nella vicenda umana dagli inizi, non con gesti di forza né con
strategie politiche ma ponendosi al passo dell’uomo, quello più debole,
umilmente.
Si
ricomincia. Ma non a caso. Non facendo navigazione a vista e nemmeno
nella convinzione che una strada vale l’altra, un modello vale l’altro.
L’Avvento torna ogni anno proprio per ricordarci che se un nuovo inizio
è possibile questo non può avvenire che da un vangelo, dalla lieta
notizia di Gesù Cristo che conferisce rilevanza anche a un quotidiano
che non porta i segni dell’evidenza manifesta e che, forse, porta
addirittura tracce di contraddizione.
...
L’Avvento
è proprio il tempo in cui siamo sollecitati a dilatare il desiderio, lo
sguardo, il cuore per accogliere il modo nuovo in cui Dio ci visita. È
necessario farci compagni di cammino di tutta quella folla che si
recava verso il Battista. C’è un esodo da compiere, ognuno il suo.
Tempo per preparare nuove vie, tempo per intravvedere nuovi percorsi
persino in un deserto, come attesta Isaia. Tempo per mettersi sulla via
di Dio che non è altro se non la via dell’uomo.
Convertirsi
non è anzitutto un adempimento secondo il quale finalmente giunge un
momento in cui ci si possa sentire a posto e garantiti. Convertirsi è
lasciarsi continuamente immergere nelle intuizioni che lo Spirito va
suscitando. E lo Spirito è sempre davanti a noi e perciò richiede la
disponibilità a stare in cammino, a non sentirsi mai arrivati. Lo
Spirito non è soltanto qualcosa che abbiamo ricevuto un giorno nel
battesimo, è una realtà dentro la quale, per dirsi credenti, è
necessario stare immersi. Guai a pensare la vita secondo la logica di
raggiungimento di obiettivi: la realtà ci dice come siamo perennemente
in ritardo sui ritmi che la vita detta.
Un nuovo inizio
--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Mc 1,1-8 "Principio della Buona Notizia di Gesù Messia, Figlio di Dio". L'evangelista Marco, all'inizio della sua opera, proclama che il gioioso annuncio di cui parla nella sua opera è l'Uomo Gesù Messia, Figlio di Dio. Nel titolo stesso egli specifica che questo sta come 'Principio/Archè', che non ha solamente il significato di inizio, di origine delle prime parole del suo Vangelo, bensì che in queste prime parole è contenuta la sintesi del messaggio che egli svilupperà nei capitoli seguenti. Come nel libro della Genesi (1,1), nel Vangelo di Luca (1,2) e in quello di Giovanni (1,1), anche nel Vangelo di Marco si comincia dal 'Principio' (Bereshit), cioè 'a fondamento' della fede, come fonte della conoscenza del Signore Gesù per la nostra vita di cristiani. La "Notizia Gioiosa" è lo stesso "Gesù Messia, Figlio di Dio" e la sua opera di salvezza per l'uomo e per l'umanità intera. La signoria di Dio nel mondo è stabilita in Gesù, nella sua persona, nel suo messaggio e nella sua attività. ...
--------------------------------------- Parole in libertà per una Donna libera
di Mimì Caruso
Oggi
la Chiesa ricorda il dogma della Immacolata Concezione di Maria
(proclamato l’8 dicembre 1854) ed invita tutti i credenti a meditare
sulla “Piena di Grazia” e quindi anch’io sento il dovere di farlo…
Le
mie non sono autorevoli riflessioni di una teologa o biblista, ma solo
semplici parole in libertà di una donna qualunque, con tanti dubbi,
lacune ed incertezze, parole che mi piace condividere con chi vorrà
leggerle, parole su una Donna veramente libera.
Proprio così io sento Maria: Donna libera!
...
La
sua umiltà ce la fa sentire vicina, non irraggiungibile, in Lei,
creatura come noi, nelle varie circostanze non vediamo solo la mamma,
ma anche la sorella, l’amica, il modello… Lei è sempre lì, disponibile,
pronta ad accogliere, a comprendere ogni nostro dolore, ogni
preoccupazione, ogni gioia, ogni speranza.. tutto sappiamo che può
essere da Lei condiviso e questa consapevolezza ci fa sentire meno soli
e può infonderci il coraggio di lottare, di andare avanti anche nei
momenti più bui…
Con
lo sguardo rivolto a Lei, Donna libera da ogni pregiudizio, da ogni
paura, da ogni condizionamento, possiamo sentirci più forti e fiduciosi
di poter realizzare, seguendo il suo esempio e accompagnati dal suo
amorevole sguardo, il progetto che anche per noi il Signore ha da
sempre pensato.
Parole in libertà per una Donna libera--------------------------------------- Riproponiamo
il nostro post con il Messaggio all’America per la festa della Madonna
di Guadalupe di Papa Francesco durante l'Udienza Generale dell'11
dicembre 2013 e la storia di questa straordinaria immagine.
Messaggio di Papa Francesco all’America per la festa della Madonna di Guadalupe
Domani
(n.d.r. Oggi per chi legge - 12/12/2013) è la festa di Nostra Signora
di Guadalupe, Patrona di tutta l’America. Colgo questa occasione per
salutare i fratelli e le sorelle di quel Continente, e lo faccio
pensando alla Vergine di Tepeyac.
Quando
apparve a san Juan Diego, il suo volto era quello di una donna meticcia
e le sue vesti erano piene di simboli della cultura indigena. Seguendo
l’esempio di Gesù, Maria sta accanto ai suoi figli, accompagna come
madre premurosa il loro cammino, condivide le gioie e le speranze, le
sofferenze e le angosce del Popolo di Dio, del quale sono chiamati a
far parte tutti i popoli della terra.
L’apparizione
dell’immagine della Vergine sulla tilma [mantello] di Juan Diego fu un
segno profetico di un abbraccio, l’abbraccio di Maria a tutti gli
abitanti delle vaste terre americane, a quanti erano già lì e a quanti
sarebbero arrivati in seguito.
Questo
abbraccio di Maria indicò il cammino che sempre ha caratterizzato
l’America: essere una terra dove possono convivere popoli diversi, una
terra capace di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dal
grembo materno fino alla vecchiaia, capace di accogliere gli emigranti,
come pure i popoli e i poveri e gli emarginati di tutte le epoche.
L’America è una terra generosa.
Questo
è il messaggio di Nostra Signora di Guadalupe, e questo è anche il mio
messaggio, il messaggio della Chiesa. Incoraggio tutti gli abitanti del
Continente americano a tenere le braccia aperte come la Vergine Maria,
con amore e con tenerezza. Prego per tutti voi, cari fratelli e sorelle
dell’intera America, e anche voi pregate per me. Che la gioia del
Vangelo sia sempre nei vostri cuori! Il Signore vi benedica e la
Vergine vi accompagni.
Per saperne di più sulla Nostra Signora di Guadalupe consigliamo:
--------------------------------------- La pace è un dono dello Spirito
Santo, ma anche un “compito” che la Chiesa è chiamata a costruire sui
valori della fraternità al suo interno e del dialogo all’esterno. È la
riflessione di padre Raniero Cantalamessa nella sua seconda predica
d’Avvento.
RADIO VATICANA: Predica d'Avvento. Cantalamessa: la pace nella Chiesa è fraternità---------------------------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Le levatrici d’Egitto/5
Riflessione sul libro dell'Esodo La lealtà apre anche il cielo
di Luigino Bruni
"La
cultura dell’incentivo sta diventando la nuova ideologia del nostro
tempo, che dalle grandi imprese capitalistiche sta emigrando verso la
sanità, la cultura, la scuola. Il principale limite e pericolo di
questa cultura del lavoro è una visione impoverita dell’essere umano,
pensato e descritto come un individuo che quando lavora è motivato
unicamente da ricompense estrinseche e monetarie, qualcuno da cui puoi
ottenere praticamente tutto e in tutti gli ambiti della vita se lo
paghi adeguatamente.
Grazie
a Dio, gli uomini e le donne sono molto più ricchi e belli di questa
caricatura. Possiamo fare cose veramente grandi, ma vogliamo molto di
più del denaro, perché le ‘monete’ più preziose sono quelle del
riconoscimento, della stima, della gratitudine. Siamo capaci di dare il
meglio di noi se e quando ci sentiamo stimati e riconosciuti, se siamo
‘visti’ e quindi ringraziati. La grande e vera questione al centro
della cultura dell’incentivo è allora quella della libertà.
...
La lealtà apre anche il cielo di Luigino Bruni--------------------------------------- La Chiesa è in cammino verso la XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, che si riunirà dal 4 al 25 ottobre 2015. I “Lineamenta” di questo appuntamento sinodale, resi noti oggi con l'approvazione del Papa,(LEGGI) sono costituiti dalla Relatio Synodi e da 46 domande sulla recezione del documento sinodale e sull’approfondimento dei temi in esso contenuti. Le risposte che dovranno pervenire alla Segreteria generale del Sinodo entro il 15 aprile 2015 permetteranno la redazione del prossimo Instrumentum Laboris. Secondo
la Segreteria generale del Sinodo – affidata al cardinale Lorenzo
Baldisseri – questo tempo intersinodale di riflessione e di
approfondimento si inscrive attivamente nel percorso già iniziato e
coinvolge le Conferenze episcopali, i Sinodi delle Chiese Orientali
Cattoliche sui iuris, l’Unione dei Superiori Religiosi ed i Dicasteri
della Curia Roma nel perfezionamento del documento di lavoro in vista
del prossimo Sinodo ordinario.
È
importante, si legge nel documento, “lasciarsi guidare dalla svolta
pastorale che il Sinodo straordinario ha iniziato a delineare”, e “far
di tutto perché non si ricominci da zero, ma si assuma il cammino già
fatto nel Sinodo straordinario come punto di partenza”.
...
Sinodo 2015, 46 domande ai cattoliciPer approfondire vedi anche i nostri precedenti post:
--------------------------------------- JESUS, dicembre 2014 La bisaccia del mendicante-10
Rubrica di ENZO BIANCHI
Giustizia e misericordia
I
Vangeli attestano che sul tema della misericordia Gesù si è scontrato
con gli uomini religiosi del suo tempo, con quanti si sentivano
irreprensibili: Gesù non stava con gli intransigenti della legge,
perché al centro della sua sollecitudine non era la legge ma la
salvezza dell’uomo o della donna che incontrava. Non era ossessionato
dal peccato, che certo pur condannava, ma sentiva come suo compito
l’annuncio della buona notizia che l’amore di Dio salva. In questo, va
detto, non ha seguito la predicazione del suo maestro Giovanni il
Battista, avendo compreso che ciò che spettava a sé, dopo tutta la
predicazione profetica, era annunciare il Vangelo, mostrando con parole
e azioni che Dio non castiga chi ha peccato e che la misericordia e il
perdono di Dio sono più decisivi della legge. Se nell’Antico
Testamento, fino a Giovanni, vigeva il principio secondo cui al peccato
deve seguire la conversione, e solo in seguito a questa sono possibili
il perdono e la misericordia, per Gesù invece, una volta infranta la
legge, al peccato segue la misericordia di Dio, la quale può causare la
conversione. Non è la virtù che rende capaci di amare, ma è l’amore che
rende più virtuosi! Alla peccatrice colta in adulterio, condotta da
Gesù affinché egli confermi la condanna della lapidazione prevista
dalla legge, Gesù dice: “Io non ti condanno, ti perdono, e di
conseguenza va’ e non peccare più”. L’azione dell’adulterio è
condannata, chi ha commesso il peccato no! Verso il peccatore nessuna
condanna, ma neanche ciò che può essere equivalente a essa, il
giudizio, che invece spetta a Dio solo, su ciascuno e su tutti. È
ormai riconosciuto che nella storia della chiesa cattolica abbiamo alle
nostre spalle secoli di intransigentismo in materia di morale, di
arroccamento in una posizione difensiva. Ma l’11 ottobre 1962 papa
Giovanni XXIII, aprendo il concilio Vaticano II, ha interrotto quella
lunghissima stagione, dicendo: “Quanto al tempo presente, … la sposa di
Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece che
imbracciare le armi del rigore … La chiesa vuole mostrarsi … mossa da
misericordia e da bontà, ama i figli da lei lontani”. È significativo
che papa Francesco, quasi raccordandosi alle parole di Giovanni XXIII,
abbia detto in un discorso ai parroci di Roma: “Questo nostro tempo è
proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro … Noi stiamo
vivendo in tempo di misericordia”... Giustizia e misericordia--------------------------------------- OREUNDICI IL QUADERNO DI DICEMBRE 2014
IL "NOI" NELLA COPPIA
L'EDITORIALE
di Mario De Maio
La
capacità di amare è la capacità di mettersi in relazione. Il recente
Sinodo della Chiesa cattolica ha riportato all’attenzione numerosi temi
legati alla coppia e alla famiglia. L'amore “per sempre” è uno dei temi
che più è ritornato. Ma come coniugare questo “per sempre” con tante
situazioni in cui il “cosiddetto amore” fallisce, viene meno, scompare,
è tradito? Se diciamo "per sempre" pensando alla dimensione del tempo,
alla durata della relazione d’amore, rischiamo di rimanere ingabbiati
in schemi giuridici e moralistici. Corriamo il rischio di interpretare
questo "per sempre" in una logica di dovere, di impegno, di moralità
piuttosto che in termini di ricerca, conquista, integrazione, maturità,
scoperta. Se invece con questo termine intendiamo il valore e la
qualità che accompagna la profondità di una relazione, allora dovremmo
capire attraverso quale processo la si raggiunge. Dovremo approfondire
tutto ciò che ostacola e tutto ciò che favorisce il cammino di un amore
affinché, per la sua qualità e intensità, diventi indelebile e “per
sempre”.
Ogni
amicizia e ogni relazione sono un fatto importante nella vita di ogni
persona, ma solo alcune di queste esperienze ci segnano “per sempre”.
Come riconoscerle per non lasciarle sfuggire? Come alimentarle e farle
crescere?
...
L'EDITORIALE di Mario De MaioUN RAPPORTO ASSOLUTAMENTE NUOVO
la relazione cammina sempre verso l’ignoto
di Arturo Paoli
Al
tema della relazione con la donna fratel Arturo ha dedicato un libro
pubblicato verso la metà degli anni Novanta, in cui ripercorre e
rielabora l’esperienza vissuta durante il periodo argentino della sua
vita. Il libro è Il sacerdote e la donna, edito da Marsilio. Ne
riportiamo alcune delle pagine inizali.
In
questo ultimo scorcio di esistenza, penso a te, G., che hai occupato
uno spazio molto importante nella mia vita, quando nella cosiddetta
maturità mi preparavo a entrare in un mondo nuovo, in una cultura
sconosciuta, caricato della tristezza dell’esilio. Non approdavo in
America Latina con la curiosità dell’esploratore, né con l’idea del
missionario o con l’illusione dell’emigrante, ma con la sofferenza
dell’esule; di chi ogni mattina deve posare la sua nostalgia sugli
alberi in fiore, e cercare sui volti che incontra i tratti degli amici,
e spegnere il dolore del giorno contemplando le stelle, le stesse che
illuminano luoghi e cose lontane. Tu, G., sapevi perché ero esule e il
tuo primo aiuto fu quello di liberarmi da formule astratte a cui
chiedevo la forza di affrontare sorridendo la nuova avventura. Giovanni
della Croce, che portavo con me, mi aveva preparato alla
relazione,liberandola dal moralismo, chiedendomi in cambio la lealtà di
poterne parlare con Dio, la cui amicizia esige soprattutto coerenza.
L’immagine del Dio castigatore e utile, che avevo interiorizzato con me
dal mio ingresso nelle file del clero, era sfumata; tornavo alla vita
fragile, indifeso. La rinuncia a conoscere l’Essere non era avvenuta
per l’urto contro il limite, ma per effetto di un’esperienza di
tenerezza, di perdono, per un appagamento così profondo da rendere
inutile la domanda: Chi sei? Ci volle tempo perché la terra dell’esilio
diventasse la patria del cuore; mi aiutava senza dubbio la continuità
di una relazione essenziale, incarnata in quell’altro di cui bisognava
comprendere l’identità culturale. Non è del tutto vero che il Dio di
Roma o di Parigi sia lo stesso a Mogadiscio e a La Paz, dal momento che
ha scelto di venirci incontro nascosto dietro un volto nero o giallo e
spesso trafitto da anni di sofferenza. Sapere che Egli ci lascia, che
ci precede e lo ritroveremo, infonde una profonda pace; ma non ci esime
dall’attenzione e dallo sforzo di conoscere la vera identità del
fratello, avvilito dalla mancanza di rispetto e dall’intenzione
violenta di ridurre l’alterità all’identico.
...
Ho
pensato molte volte al versetto del salmo: Crea in me o Dio un cuore
nuovo. Lo creerà direttamente, o servendosi della mediazione della
donna? Non è simbolico che il cuore di Dio abbia preso da Maria le più
tenere flessioni dell’umano? Ora so che Dio è sempre più grande, che
non possiamo chiudere la sua originalità creatrice nella storia di un
uomo.
UN RAPPORTO ASSOLUTAMENTE NUOVO la relazione cammina sempre verso l’ignoto di Arturo PaoliOgni esperienza umana è relativa,
e allo stesso tempo contiene un frammento di infinito. Arturo Paoli --------------------------------------- Nel messaggio per la Giornata della Pace 2015 il Papa denuncia “le scarse se non inesistenti opportunità di lavoro” e si rivolge, tra l’altro, a tanti “lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello dell’industria a quello minerario”. Invita gli Stati a vigilare perché le leggi siano rispettose della dignità umana, condannando la “corruzione di chi è disposto a tutto pur di arricchirsi”. Sul tema della corruzione, è intervenuto ieri anche il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che guardando ai fatti di Roma, invita a colpire “le infiltrazioni criminali” nella vita pubblica. Considerando, tuttavia, l’antipolitica, distruttiva ed eversiva. E alla vigilia dello sciopero nazionale promosso per domani in Italia da Cgil e Uil sulle politiche del lavoro del governo Renzi, ascoltiamo mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro ...
D.
– Ieri ha parlato anche il presidente della Repubblica, Napolitano:
quindi, recuperare moralità in politica per contrastare l’antipolitica
che in Italia sta ormai degenerando... R. – Corruzione
e antipolitica: alla fine, sono il medesimo risultato triste di un
fenomeno di mancanza di etica all’interno della politica. Credo che
occorrano molte mani: ecco il punto nodale. Dobbiamo fare un’economia
dove le decisioni non siano prese da pochi in stanze oscure, ma siano
trasparenti, ci siano organi di controllo, ci sia la partecipazione
della base … E’ il buio che crea la corruzione o l’antipolitica. D. – E’ più eversivo un politico corrotto o un antipolitico onesto? R. – Un
politico corrotto: è la corruzione che crea entrambi i guai.
L’allontanamento dalla politica e poi, di conseguenza, il disservizio.
Però, non stiamo lì tutti, con l’indice puntato contro pochi; dobbiamo
tutti insieme dire: creiamo delle istituzioni partecipative che ci
permettano di tenere sotto controllo i politici, non solo additandoli
ma condividendo, imparando però anche da noi stessi che il denaro, se
tu non lo sai usare, ti schiavizza. D. – E’ preoccupato per la situazione politica-sociale-economica dell’Italia di oggi? R. – Certo.
Però, c’è anche questa fortissima reazione morale che c’è stata, dopo
la questione di Roma: ha dimostrato che c’è una società sana, che non
si rassegna. D. – Che però, spesso non è rappresentata a livello istituzionale … R. – Ecco,
questo è il problema. Ora, il problema è la partecipazione democratica
dalla base, che è in fondo quando il Papa dice “No all’indifferenza, sì
alla partecipazione”. Bregantini: corruzione e antipolitica, vincere indifferenzaSi
guardano dalle due rive opposte del Tevere, la Conferenza Episcopale
Italiana e il Quirinale. E da oggi a dividerli, oltre al fiume, c’è
anche la valutazione delle conseguenze che la corruzione comporta per
la vita politica nel Paese. Un “politico corrotto” è “più eversivo” di
chi fa antipolitica in maniera onesta, ha scandito alla Radio Vaticana
Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo diCampobasso Bojano e
presidente della Commissione Cei per gli affari sociali e il lavoro.
Una precisa risposta a Giorgio Napolitano che con l’opinione pubblica
ancora attonita di fonte all’inchiesta “Mondo di mezzo”, l’inchiesta
che ha svelato gli indicibili accordi tra la criminalità e la politica
romana, ha ritenuto opportuno scagliarsi contro la “antipolitica” che è
“patologia eversiva“. A poche ore di distanza, la Conferenza dei
vescovi è l’unica istituzione a prendere una posizione critica sulle
parole dell’inquilino del Colle.
...
Vescovi a Napolitano: “Un corrotto è più eversivo di un anti-politico onesto”--------------------------------------
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| FRANCESCO |
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