"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°48 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 6 al 12 dicembre 2014 -

 

                                    Prossima NEWSLETTER prevista per il 19 dicembre 2014          


 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

  di P. Aurelio Antista

  di P. Alberto Neglia (7/12/14)

di P. Alberto Neglia (8/12/14)

PREGHIERA DEI FEDELI


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)





 

I NOSTRI TEMPI


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Oggi, 10 dicembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata il 10 dicembre 1948. Essa costituisce un codice etico di importanza storica fondamentale: per la prima volta nella storia dell’umanità, veniva infatti prodotto un documento che riguardasse tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere, per la sola ragione di essere al mondo...

 
Giornata Mondiale dei Diritti Umani 2014

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Le notizie che a noi piacciono...

Salvò 669 bimbi durante l’Olocausto… e non sa che sono seduti al suo fianco
Nicholas Winton organizzò un’operazione di salvataggio che mise in salvo le vite di 669 bimbi ebrei Cecoslovacchi dai campi di concentramento, trasferendoli al sicuro in Inghilterra negli anni 1938-1939.
Dopo la fine della guerra, i suoi sforzi rimasero sconosciuti fino a che nel 1988 la moglie trovò un quaderno del 1939 con la lista completa di nomi e foto dei bambini.
Questo è un estratto del video che ha ripreso Nicholas Winton inconsapevolmente seduto tra quegli stessi ebrei che aveva salvato 50 anni prima.

  Sir Nicholas Winton - BBC Programme "That's Life" (video)

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Morti di freddo, di sete e di fame: 18 cadaveri, tra cui quelli di due donne e di una bambina di 5 anni, che viaggiavano ammassati con altri migranti sul gommone partito dalla Libia alla volta dell’Europa. Ad accoglierli sul molo di Porto Empedocle il prefetto di Agrigento Nicola Diomede, il questore Mario Finocchiaro e l'arcivescovo mons. Francesco Montenegro.
Il gommone era stracarico, come sempre; oltre ai 18 morti sono stati recuperati 76 migranti vivi. I superstiti sono stati trasbordati sul pattugliatore Orione e poi sulla nave Etna della Marina militare, insieme a altri 202 profughi salvati in due diverse operazioni. L’ennesima tragedia della migrazione arriva proprio nei giorni in cui la missione ‘Mare nostrum’ – formalmente chiusa il primo novembre, ma di fatto ancora in fase di transizione fino ai primi dell’anno prossimo – sta per cedere completamente il passo all’operazione internazionale Triton attivata sotto l’egida di Frontex.


  video

Mare Nostrum ha salvato migliaia di vite e questa nuova tragedia riaccende il dibattito sull’opportunità di chiudere l’operazione. La preoccupazione arriva in primo luogo dall’Onu, con il relatore speciale Francois Crepeau che – dopo aver lodato l’Italia per la risposta “audace e coraggiosa” data all’emergenza immigrazione – avverte: “l’operazione Triton di Frontex è una risposta necessaria ma insufficiente quando sono in gioco così tante vite umane. L’operazione della Ue si limiterà a difendere la frontiera marittima italiana. Senza un’operazione come Mare Nostrum c’è il timore che l’estate prossima migliaia di persone continueranno a morire”. E dunque, questa al conclusione, “l’Italia non può essere lasciata sola” nell’affrontare questa crisi umanitaria globale.

Un altro grido d’allarme arriva dalla stessa Unione Europea. E’ il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, che in mattinata ha incontrato Alfano, a sottolineare come la morte dei migranti “è un duro monito che molto ancora deve essere fatto. Dobbiamo dare risposte credibili in uno spirito di maggiore solidarietà e responsabilità”. Tra le priorità, secondo Avramopoulos, “gli Stati membri dovrebbero focalizzarsi sull’attuazione delle nuove regole del sistema di asilo comune”, trasformando “le buone intenzioni in azioni concrete”. Allo studio, ha detto, c’è “un progetto pilota per arrivare ad una condivisione più equa degli oneri e ad un numero credibile di ricollocamenti in tutta Europa”


Vedi anche alcuni dei nostri precedenti post:
  • Il Papa a Lampedusa - “LA CARNE DEI RIFUGIATI E’ LA CARNE DI CRISTO” di Alex Zanotelli
  • E' QUESTO CHE VOGLIAMO?
  • "Mare nostrum" finisce, e ora? L’Italia può sottrarsi alla responsabilità di salvare vite umane nel Mediterraneo?


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Davanti ai tanti terribili casi di cronaca di questi giorni e alla violenza inaudita di genitori verso i loro figli al punto di ucciderli, chiunque si pone la domanda: come può un padre o una madre arrivare a tanto? Gilberto Gillini, Consulente Relazionale e Pedagogista della Famiglia, riflette con noi su questo tema negando la possibilità di trovare una risposta univoca per vicende così diverse tra loro e sottolineando la superficialità di certa informazione che, pur di raccontare, banalizza il dolore.

 
FAMIGLIA CRISTIANA:  Violenza nella cronaca: "la scoperta... dell'ovvio"



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FEDE E
SPIRITUALITA'



“QUANDO PREGATE DITE: PADRE NOSTRO”
HOREB n. 68 - 2/2014



“QUANDO PREGATE DITE: 
PADRE NOSTRO” 

HOREB n. 68 - 2/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI

Il desiderio di pregare è sorto nel cuore dei discepoli quando hanno visto Gesù pregare. Gesù, infatti, ha pregato molto spesso. Ha passato persino notti intere in preghiera (cf. Lc 6,12), completamente solo su di una montagna deserta. 

La sua preghiera li ha stimolati: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Ed Egli ha educato i discepoli, ma educa anche noi a non sprecare parole nella preghiera, ma a dire “Padre“, cioè a prendere coscienza che siamo figli amati e a metterci, con confidenza, nelle sue mani, come ci sollecita la preghiera dei salmi: «Sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Sal 131,2). 

Nella notte della vita (cf. Lc 11,5-8) possiamo dimenticare che siamo figli e che lo sguardo del Padre ci accompagna, ed è facile omologarsi a una logica di arroganza e di cattiveria, allora c’è l’invito a pregare con insistenza. Questa esortazione viene ripresa in Lc 18,1, dove Gesù: «Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (egkakein = anche, incattivirsi, scoraggiarsi) mai». Nella preghiera, il Padre ci dona lo Spirito suo (cf. Lc 11,13) che ci libera dal demonio che ci rende muti (Lc 11,14), ci educa ad essere sempre con Gesù (cf. Lc 11,23) e ci abilita a dire: “Padre”. Dire “Padre” è riconoscere solo lui come Dio della propria vita. 

La preghiera, quindi, è spazio in cui si cresce nella fede e ci vengono aperti gli occhi e facciamo esperienza di essere liberati dalle sottili forme di idolatrie. Prima fra tutte dall’idolatria del nostro “io” (una forma di philautia) che ci fa fare ciò che non vorremmo (cf. Rm 7). 

La preghiera vera non solo è esperienza che ci rende liberi, essa, ancora, ponendoci nell’orizzonte di Dio, ci radica sempre di più “nel cuore della terra” portandoci nel cuore la sua stessa passione di amore. Una persona che prega è, nel senso più letterale, l’anima del mondo. Più vive esclusivamente dello Spirito di Dio, tanto più intensamente vive nel mondo e si fa carico dei fratelli. 

Dentro questa prospettiva si pone la presente monografia, interamente dedicata al Padre Nostro, alla “Preghiera del Signore”, la preghiera che l’orante Gesù ha “consegnato” ai suoi discepoli. 
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no” nel mondo e nella Chiesa di Gregorio Battaglia (VIDEO INTEGRALE)



Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no”
nel mondo e nella Chiesa 
di Gregorio Battaglia
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ
2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco


MERCOLEDÌ 19 NOVEMBRE
Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no”
nel mondo e nella Chiesa [Evangelii Gaudium nn. 52-109] 

Negli ultimi decenni lo sviluppo tecnologico ha subìto un’accelerazione impressionante. Dalla bio-ingegneria ai mezzi di comunicazione tutto è in movimento, mentre si è andata rafforzando l’idea che per la scienza, oggi, niente sia impossibile, ma che sia solo questione di tempo.

Questi cambiamenti, che hanno interessato sia i paesi industrializzati, sia quelle popolazioni, che non erano state toccate dal fenomeno dell’industrializzazione, sono stati racchiusi in un termine, che vorrebbe essere onnicomprensivo e che va sotto il nome di globalizzazione. Essa sta ad indicare quel processo di unificazione, che di fatto ha toccato in vario modo tutto il pianeta, al fine di creare un grande mercato mondiale.

Questo stretto rapporto tra “mercato” e processo di globalizzazione fa sì che il fenomeno, invece di costituire un vero progresso per l’umanità, intesa come un insieme di popoli e di culture diverse, si traduca in una grande opportunità per una cerchia sempre più ristretta di persone privilegiate.

1. Dire “no” a motivo del Vangelo

Per onestà intellettuale bisogna riconoscere che i vari interventi del Magistero della Chiesa, soprattutto con il famoso Sillabo di Pio IX, per il loro stile perentorio abbiano concorso ad avvalorare l’idea di una Chiesa che sa solo dire dei “No”. Tutto quello che si presentava con il segno del nuovo, ha trovato sempre la Chiesa in un atteggiamento di arroccamento e di difesa.

Diverso, invece, è il “no” che le prime comunità cristiane seppero opporre all’arroganza del potere imperiale. In quel caso era realmente in gioco la verità del Vangelo, la buona novella, che parlava di un Dio, che nel suo Figlio, aveva convocato tutti gli uomini per ricevere l’adozione a figli e per aprirsi all’esperienza di una vera fraternità.

Nella sua esortazione apostolica, papa Francesco invita i cristiani a coltivare uno sguardo contemplativo nei confronti della storia di oggi. Non si tratta di elaborare delle precise analisi sociologiche, ma di sviluppare un vero “discernimento evangelico”: «E’ lo sguardo del discepolo missionario, che si “nutre della luce e della forza dello Spirito Santo”» (EG 50). Al cristiano non è permesso né la rassegnazione, né il distacco disinteressato, perché il senso della sua chiamata consiste soprattutto nell’essere inviato al mondo per proclamare la “buona novella” del Regno.

Gesù, del resto, inizia la sua attività pubblica, proclamando che “il Regno di Dio si è fatto vicino” ed invitando ogni ascoltatore a rendersi conto che Dio vuole instaurare nuove relazioni tra gli uomini, fondate sulla comune esperienza di sentirsi amati come figli di un unico Padre. Il cristiano, in quanto discepolo del Signore, non può esimersi dall’impegno di annunciare con la vita e la parola che Dio ha gettato nel cuore degli uomini il “seme” del suo Regno. Si tratta di riconoscere la sua Paternità ed allo stesso tempo di operare una vigile azione di discernimento, per mettere in guardia su ciò che va in senso contrario al disegno di Dio e ciò che, invece, può essere considerato un frutto del Regno.

Con i “NO” da dire, l’EG non intende invitare i cristiani a considerare le innovazioni tecnologiche un’opera diabolica, piuttosto essa vuole chiedere ad ogni discepolo del Signore di non lasciarsi prendere dal panico e nemmeno di abbracciare entusiasticamente ogni novità, ma di saper cogliere le sofferenze ed i contraccolpi, che tali novità producono sulla carne viva delle persone, dicendo una parola di vera liberazione.
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  VIDEO INTEGRALE


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  Una volta che la Parola di Dio...
  Speranza è credere nell'avventura...
  Per favore, lasciatevi consolare...
  Oggi c'è bisogno di persone...
  La Vergine Maria è la "via"...
  Che il suo nome non abbandoni le tue labbra...
   Tota pulchra - canto di lode alla Tutta santa Immacolata Vergine Maria (video)
  In questo tempo che ci conduce...
  Frate Alessandro - La voce di Assisi - Ave Maria (video)
  Dio che ama gli umili...
  Venite a me...
  Non più schiavi...
  Buon attesa dunque...
  Anche a rischio di sembrarci ridicolo...
   Alla superficie, le acque dei mari...



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GUADALUPE IN VATICANO.

  Tutto pronto per la celebrazione presieduta da papa Francesco sulle note della Misa criolla. Annuncerà il viaggio in Messico?


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nella ricorrenza della Beata Vergine di Guadalupe, Patrona dell’America Latina, Papa Francesco presiederà la Santa Messa nella Basilica Vaticana. La celebrazione sarà accompagnata dai canti della “Misa Criolla” del compositore argentino Ariel Ramírez, la cui esecuzione sarà diretta dal figlio, Facundo Ramírez. Sul significato di questo evento Alessandro Notarnicola ha sentito il prof. Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina

  RADIO VATICANA:  Il Papa festeggia la Madonna di Guadalupe con i canti della Misa Criolla

Atmosfera di festa questa sera nella Basilica di San Pietro. Con una messa si è celebrata infatti la ricorrenza della Beata Vergine Maria di Guadalupe. Nella sua omelia il Papa ha chiesto che il futuro dell’America Latina sia forgiato per i poveri e per quelli che soffrono.

  RADIO VATICANA:  Il Papa: per l'America Latina nuovi modelli di sviluppo, giustizia ed equità

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Prepararsi alla liturgia domenicale (II di Avvento) - "Un nuovo inizio" di Antonio Savone



Un nuovo inizio
Prepararsi alla liturgia domenicale 
(II di Avvento)

di Antonio Savone

In un clima di incertezza spesso attraversato da rassegnazione e da fuga – come forse poteva essere quello subito da Israele deportato a Babilonia –, in un contesto come il nostro in cui ci si ritrova incapaci di progettare visioni dal respiro ampio, l’Avvento viene a rimettere a tema la promessa di Dio. Un nuovo inizio è possibile. E non già perché magicamente le sorti si siano rovesciate ma perché Dio ridona fiducia ad un popolo che patisce la dispersione chiedendogli di attraversare il deserto forte della sua promessa, forte dell’esperienza di uno che ti ha parlato sul cuore. La sfida del deserto è permanente ed è trasversale ad ogni generazione di uomini e di credenti.
A quel popolo Dio ha poi fatto dono del Figlio il quale si inserisce nella vicenda umana dagli inizi, non con gesti di forza né con strategie politiche ma ponendosi al passo dell’uomo, quello più debole, umilmente.
Si ricomincia. Ma non a caso. Non facendo navigazione a vista e nemmeno nella convinzione che una strada vale l’altra, un modello vale l’altro. L’Avvento torna ogni anno proprio per ricordarci che se un nuovo inizio è possibile questo non può avvenire che da un vangelo, dalla lieta notizia di Gesù Cristo che conferisce rilevanza anche a un quotidiano che non porta i segni dell’evidenza manifesta e che, forse, porta addirittura tracce di contraddizione.
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L’Avvento è proprio il tempo in cui siamo sollecitati a dilatare il desiderio, lo sguardo, il cuore per accogliere il modo nuovo in cui Dio ci visita. È necessario farci compagni di cammino di tutta quella folla che si recava verso il Battista. C’è un esodo da compiere, ognuno il suo. Tempo per preparare nuove vie, tempo per intravvedere nuovi percorsi persino in un deserto, come attesta Isaia. Tempo per mettersi sulla via di Dio che non è altro se non la via dell’uomo.

Convertirsi non è anzitutto un adempimento secondo il quale finalmente giunge un momento in cui ci si possa sentire a posto e garantiti. Convertirsi è lasciarsi continuamente immergere nelle intuizioni che lo Spirito va suscitando. E lo Spirito è sempre davanti a noi e perciò richiede la disponibilità a stare in cammino, a non sentirsi mai arrivati. Lo Spirito non è soltanto qualcosa che abbiamo ricevuto un giorno nel battesimo, è una realtà dentro la quale, per dirsi credenti, è necessario stare immersi. Guai a pensare la vita secondo la logica di raggiungimento di obiettivi: la realtà ci dice come siamo perennemente in ritardo sui ritmi che la vita detta.

  Un nuovo inizio


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 2/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

Vangelo: Mc 1,1-8

"Principio della Buona Notizia di Gesù Messia, Figlio di Dio".
L'evangelista Marco, all'inizio della sua opera, proclama che il gioioso annuncio di cui parla nella sua opera è l'Uomo Gesù Messia, Figlio di Dio. Nel titolo stesso egli specifica che questo sta come 'Principio/Archè', che non ha solamente il significato di inizio, di origine delle prime parole del suo Vangelo, bensì che in queste prime parole è contenuta la sintesi del messaggio che egli svilupperà nei capitoli seguenti. Come nel libro della Genesi (1,1), nel Vangelo di Luca (1,2) e in quello di Giovanni (1,1), anche nel Vangelo di Marco si comincia dal 'Principio' (Bereshit), cioè 'a fondamento' della fede, come fonte della conoscenza del Signore Gesù per la nostra vita di cristiani. 
La "Notizia Gioiosa" è lo stesso "Gesù Messia, Figlio di Dio" e la sua opera di salvezza per l'uomo e per l'umanità intera. La signoria di Dio nel mondo è stabilita in Gesù, nella sua persona, nel suo messaggio e nella sua attività.
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"Parole in libertà per una Donna libera" di Mimì Caruso



Parole in libertà per una Donna libera
di Mimì Caruso

Oggi la Chiesa ricorda il dogma della Immacolata Concezione di Maria (proclamato l’8 dicembre 1854) ed invita tutti i credenti a meditare sulla “Piena di Grazia” e quindi anch’io sento il dovere di farlo… 
Le mie non sono autorevoli riflessioni di una teologa o biblista, ma solo semplici parole in libertà di una donna qualunque, con tanti dubbi, lacune ed incertezze, parole che mi piace condividere con chi vorrà leggerle, parole su una Donna veramente libera. 
Proprio così io sento Maria: Donna libera!
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La sua umiltà ce la fa sentire vicina, non irraggiungibile, in Lei, creatura come noi, nelle varie circostanze non vediamo solo la mamma, ma anche la sorella, l’amica, il modello… Lei è sempre lì, disponibile, pronta ad accogliere, a comprendere ogni nostro dolore, ogni preoccupazione, ogni gioia, ogni speranza.. tutto sappiamo che può essere da Lei condiviso e questa consapevolezza ci fa sentire meno soli e può infonderci il coraggio di lottare, di andare avanti anche nei momenti più bui…

Con lo sguardo rivolto a Lei, Donna libera da ogni pregiudizio, da ogni paura, da ogni condizionamento, possiamo sentirci più forti e fiduciosi di poter realizzare, seguendo il suo esempio e accompagnati dal suo amorevole sguardo, il progetto che anche per noi il Signore ha da sempre pensato.

  Parole in libertà per una Donna libera


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Riproponiamo il nostro post con il Messaggio all’America per la festa della Madonna di Guadalupe di Papa Francesco durante l'Udienza Generale dell'11 dicembre 2013 e la storia di questa straordinaria immagine.

Nostra Signora di Guadalupe - il messaggio di Papa Francesco e la storia di questa straordinaria immagine.



Messaggio di Papa Francesco all’America
per la festa della Madonna di Guadalupe

Domani (n.d.r. Oggi per chi legge - 12/12/2013) è la festa di Nostra Signora di Guadalupe, Patrona di tutta l’America. Colgo questa occasione per salutare i fratelli e le sorelle di quel Continente, e lo faccio pensando alla Vergine di Tepeyac.

Quando apparve a san Juan Diego, il suo volto era quello di una donna meticcia e le sue vesti erano piene di simboli della cultura indigena. Seguendo l’esempio di Gesù, Maria sta accanto ai suoi figli, accompagna come madre premurosa il loro cammino, condivide le gioie e le speranze, le sofferenze e le angosce del Popolo di Dio, del quale sono chiamati a far parte tutti i popoli della terra.

L’apparizione dell’immagine della Vergine sulla tilma [mantello] di Juan Diego fu un segno profetico di un abbraccio, l’abbraccio di Maria a tutti gli abitanti delle vaste terre americane, a quanti erano già lì e a quanti sarebbero arrivati in seguito.

Questo abbraccio di Maria indicò il cammino che sempre ha caratterizzato l’America: essere una terra dove possono convivere popoli diversi, una terra capace di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dal grembo materno fino alla vecchiaia, capace di accogliere gli emigranti, come pure i popoli e i poveri e gli emarginati di tutte le epoche. L’America è una terra generosa.

Questo è il messaggio di Nostra Signora di Guadalupe, e questo è anche il mio messaggio, il messaggio della Chiesa. Incoraggio tutti gli abitanti del Continente americano a tenere le braccia aperte come la Vergine Maria, con amore e con tenerezza. Prego per tutti voi, cari fratelli e sorelle dell’intera America, e anche voi pregate per me. Che la gioia del Vangelo sia sempre nei vostri cuori! Il Signore vi benedica e la Vergine vi accompagni.


Per saperne di più sulla Nostra Signora di Guadalupe consigliamo:

  SANTA MARIA DI GUADALUPE - LE APPARIZIONI E IL MIRACOLO DELL’IMMAGINE DI “MADRE INCINTA DI TRE MESI” STAMPATASI SUL MANTELLO DI SAN JUAN DIEGO


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La pace è un dono dello Spirito Santo, ma anche un “compito” che la Chiesa è chiamata a costruire sui valori della fraternità al suo interno e del dialogo all’esterno. È la riflessione di padre Raniero Cantalamessa nella sua seconda predica d’Avvento.

  RADIO VATICANA:  Predica d'Avvento. Cantalamessa: la pace nella Chiesa è fraternità




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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

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Le levatrici d'Egitto/5 - La lealtà apre anche il cielo di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/5
Riflessione sul libro dell'Esodo

La lealtà apre anche il cielo
di Luigino Bruni

"La cultura dell’incentivo sta diventando la nuova ideologia del nostro tempo, che dalle grandi imprese capitalistiche sta emigrando verso la sanità, la cultura, la scuola. Il principale limite e pericolo di questa cultura del lavoro è una visione impoverita dell’essere umano, pensato e descritto come un individuo che quando lavora è motivato unicamente da ricompense estrinseche e monetarie, qualcuno da cui puoi ottenere praticamente tutto e in tutti gli ambiti della vita se lo paghi adeguatamente.

Grazie a Dio, gli uomini e le donne sono molto più ricchi e belli di questa caricatura. Possiamo fare cose veramente grandi, ma vogliamo molto di più del denaro, perché le ‘monete’ più preziose sono quelle del riconoscimento, della stima, della gratitudine. Siamo capaci di dare il meglio di noi se e quando ci sentiamo stimati e riconosciuti, se siamo ‘visti’ e quindi ringraziati. La grande e vera questione al centro della cultura dell’incentivo è allora quella della libertà.
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  La lealtà apre anche il cielo di Luigino Bruni


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Sinodo 2015, 46 domande ai cattolici



La Chiesa è in cammino verso la XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, che si riunirà dal 4 al 25 ottobre 2015. I “Lineamenta” di questo appuntamento sinodale, resi noti oggi con l'approvazione del Papa,(LEGGI) sono costituiti dalla Relatio Synodi e da 46 domande sulla recezione del documento sinodale e sull’approfondimento dei temi in esso contenuti. Le risposte che dovranno pervenire alla Segreteria generale del Sinodo entro il 15 aprile 2015 permetteranno la redazione del prossimo Instrumentum Laboris. 

Secondo la Segreteria generale del Sinodo – affidata al cardinale Lorenzo Baldisseri – questo tempo intersinodale di riflessione e di approfondimento si inscrive attivamente nel percorso già iniziato e coinvolge le Conferenze episcopali, i Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, l’Unione dei Superiori Religiosi ed i Dicasteri della Curia Roma nel perfezionamento del documento di lavoro in vista del prossimo Sinodo ordinario.

È importante, si legge nel documento, “lasciarsi guidare dalla svolta pastorale che il Sinodo straordinario ha iniziato a delineare”, e “far di tutto perché non si ricominci da zero, ma si assuma il cammino già fatto nel Sinodo straordinario come punto di partenza”.
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  Sinodo 2015, 46 domande ai cattolici

Per approfondire vedi anche i nostri precedenti post:

  • VEGLIA DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE AL SINODO SULLA FAMIGLIA - DISCORSO DI PAPA FRANCESCO (testo e video)
  • PAPA FRANCESCO: OMELIA SANTA MESSA PER L'APERTURA DEL SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA E ANGELUS (foto. testi e video)
  • SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 6 ottobre: primo giorno di lavori (Testi e video)
  • SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 7 ottobre: secondo giorno di lavori (Testi e video)
  • SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 8 ottobre: terzo giorno di lavori (Testi e video)
  • SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 9 ottobre: quarto giorno di lavori (Testi e video)
  • SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA - 18 ottobre: messaggio, relatio, discorso di Papa Francesco e briefing (Testi, audio e video)
  • "Il messaggio del sinodo" di Enzo Bianchi
  • Il Vangelo della famiglia fra desiderio, dono e sfide dopo il Sinodo dei Vescovi di Bruno Forte
  • Note a margine del Sinodo sulla famiglia di Mons. Luigi Bettazzi


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JESUS, dicembre 2014 La bisaccia del mendicante-10 "Giustizia e misericordia" di ENZO BIANCHI


JESUS, dicembre 2014
La bisaccia del mendicante-10

Rubrica di ENZO BIANCHI

Giustizia e misericordia

I Vangeli attestano che sul tema della misericordia Gesù si è scontrato con gli uomini religiosi del suo tempo, con quanti si sentivano irreprensibili: Gesù non stava con gli intransigenti della legge, perché al centro della sua sollecitudine non era la legge ma la salvezza dell’uomo o della donna che incontrava. Non era ossessionato dal peccato, che certo pur condannava, ma sentiva come suo compito l’annuncio della buona notizia che l’amore di Dio salva. In questo, va detto, non ha seguito la predicazione del suo maestro Giovanni il Battista, avendo compreso che ciò che spettava a sé, dopo tutta la predicazione profetica, era annunciare il Vangelo, mostrando con parole e azioni che Dio non castiga chi ha peccato e che la misericordia e il perdono di Dio sono più decisivi della legge. Se nell’Antico Testamento, fino a Giovanni, vigeva il principio secondo cui al peccato deve seguire la conversione, e solo in seguito a questa sono possibili il perdono e la misericordia, per Gesù invece, una volta infranta la legge, al peccato segue la misericordia di Dio, la quale può causare la conversione. Non è la virtù che rende capaci di amare, ma è l’amore che rende più virtuosi! Alla peccatrice colta in adulterio, condotta da Gesù affinché egli confermi la condanna della lapidazione prevista dalla legge, Gesù dice: “Io non ti condanno, ti perdono, e di conseguenza va’ e non peccare più”. L’azione dell’adulterio è condannata, chi ha commesso il peccato no! Verso il peccatore nessuna condanna, ma neanche ciò che può essere equivalente a essa, il giudizio, che invece spetta a Dio solo, su ciascuno e su tutti.

È ormai riconosciuto che nella storia della chiesa cattolica abbiamo alle nostre spalle secoli di intransigentismo in materia di morale, di arroccamento in una posizione difensiva. Ma l’11 ottobre 1962 papa Giovanni XXIII, aprendo il concilio Vaticano II, ha interrotto quella lunghissima stagione, dicendo: “Quanto al tempo presente, … la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece che imbracciare le armi del rigore … La chiesa vuole mostrarsi … mossa da misericordia e da bontà, ama i figli da lei lontani”. È significativo che papa Francesco, quasi raccordandosi alle parole di Giovanni XXIII, abbia detto in un discorso ai parroci di Roma: “Questo nostro tempo è proprio il tempo della misericordia. Di questo sono sicuro … Noi stiamo vivendo in tempo di misericordia”...

  Giustizia e misericordia


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OREUNDICI - IL QUADERNO DI DICEMBRE 2014 IL "NOI" NELLA COPPIA - L'EDITORIALE di Mario De Maio - UN RAPPORTO ASSOLUTAMENTE NUOVO la relazione cammina sempre verso l’ignoto di Arturo Paoli


OREUNDICI

IL QUADERNO DI DICEMBRE 2014

IL "NOI" NELLA COPPIA

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

La capacità di amare è la capacità di mettersi in relazione. Il recente Sinodo della Chiesa cattolica ha riportato all’attenzione numerosi temi legati alla coppia e alla famiglia. L'amore “per sempre” è uno dei temi che più è ritornato. Ma come coniugare questo “per sempre” con tante situazioni in cui il “cosiddetto amore” fallisce, viene meno, scompare, è tradito? Se diciamo "per sempre" pensando alla dimensione del tempo, alla durata della relazione d’amore, rischiamo di rimanere ingabbiati in schemi giuridici e moralistici. Corriamo il rischio di interpretare questo "per sempre" in una logica di dovere, di impegno, di moralità piuttosto che in termini di ricerca, conquista, integrazione, maturità, scoperta. Se invece con questo termine intendiamo il valore e la qualità che accompagna la profondità di una relazione, allora dovremmo capire attraverso quale processo la si raggiunge. Dovremo approfondire tutto ciò che ostacola e tutto ciò che favorisce il cammino di un amore affinché, per la sua qualità e intensità, diventi indelebile e “per sempre”. 
Ogni amicizia e ogni relazione sono un fatto importante nella vita di ogni persona, ma solo alcune di queste esperienze ci segnano “per sempre”. Come riconoscerle per non lasciarle sfuggire? Come alimentarle e farle crescere?
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  L'EDITORIALE di Mario De Maio

UN RAPPORTO ASSOLUTAMENTE NUOVO
la relazione cammina sempre verso l’ignoto
 di Arturo Paoli

Al tema della relazione con la donna fratel Arturo ha dedicato un libro pubblicato verso la metà degli anni Novanta, in cui ripercorre e rielabora l’esperienza vissuta durante il periodo argentino della sua vita. Il libro è Il sacerdote e la donna, edito da Marsilio. Ne riportiamo alcune delle pagine inizali. 
In questo ultimo scorcio di esistenza, penso a te, G., che hai occupato uno spazio molto importante nella mia vita, quando nella cosiddetta maturità mi preparavo a entrare in un mondo nuovo, in una cultura sconosciuta, caricato della tristezza dell’esilio. Non approdavo in America Latina con la curiosità dell’esploratore, né con l’idea del missionario o con l’illusione dell’emigrante, ma con la sofferenza dell’esule; di chi ogni mattina deve posare la sua nostalgia sugli alberi in fiore, e cercare sui volti che incontra i tratti degli amici, e spegnere il dolore del giorno contemplando le stelle, le stesse che illuminano luoghi e cose lontane. Tu, G., sapevi perché ero esule e il tuo primo aiuto fu quello di liberarmi da formule astratte a cui chiedevo la forza di affrontare sorridendo la nuova avventura. Giovanni della Croce, che portavo con me, mi aveva preparato alla relazione,liberandola dal moralismo, chiedendomi in cambio la lealtà di poterne parlare con Dio, la cui amicizia esige soprattutto coerenza. L’immagine del Dio castigatore e utile, che avevo interiorizzato con me dal mio ingresso nelle file del clero, era sfumata; tornavo alla vita fragile, indifeso. La rinuncia a conoscere l’Essere non era avvenuta per l’urto contro il limite, ma per effetto di un’esperienza di tenerezza, di perdono, per un appagamento così profondo da rendere inutile la domanda: Chi sei? Ci volle tempo perché la terra dell’esilio diventasse la patria del cuore; mi aiutava senza dubbio la continuità di una relazione essenziale, incarnata in quell’altro di cui bisognava comprendere l’identità culturale. Non è del tutto vero che il Dio di Roma o di Parigi sia lo stesso a Mogadiscio e a La Paz, dal momento che ha scelto di venirci incontro nascosto dietro un volto nero o giallo e spesso trafitto da anni di sofferenza. Sapere che Egli ci lascia, che ci precede e lo ritroveremo, infonde una profonda pace; ma non ci esime dall’attenzione e dallo sforzo di conoscere la vera identità del fratello, avvilito dalla mancanza di rispetto e dall’intenzione violenta di ridurre l’alterità all’identico. 
...

Ho pensato molte volte al versetto del salmo: Crea in me o Dio un cuore nuovo. Lo creerà direttamente, o servendosi della mediazione della donna? Non è simbolico che il cuore di Dio abbia preso da Maria le più tenere flessioni dell’umano? Ora so che Dio è sempre più grande, che non possiamo chiudere la sua originalità creatrice nella storia di un uomo.

  UN RAPPORTO ASSOLUTAMENTE NUOVO la relazione cammina sempre verso l’ignoto di Arturo Paoli

Ogni esperienza umana è relativa,
e allo stesso tempo contiene
un frammento di infinito.

Arturo Paoli


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Nel messaggio per la Giornata della Pace 2015 il Papa denuncia “le scarse se non inesistenti opportunità di lavoro” e si rivolge, tra l’altro, a tanti “lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello dell’industria a quello minerario”. Invita gli Stati a vigilare perché le leggi siano rispettose della dignità umana, condannando la “corruzione di chi è disposto a tutto pur di arricchirsi”. Sul tema della corruzione, è intervenuto ieri anche il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, che guardando ai fatti di Roma, invita a colpire “le infiltrazioni criminali” nella vita pubblica. Considerando, tuttavia, l’antipolitica, distruttiva ed eversiva. E alla vigilia dello sciopero nazionale promosso per domani in Italia da Cgil e Uil sulle politiche del lavoro del governo Renzi, ascoltiamo mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro

... 
D. – Ieri ha parlato anche il presidente della Repubblica, Napolitano: quindi, recuperare moralità in politica per contrastare l’antipolitica che in Italia sta ormai degenerando...
R. – Corruzione e antipolitica: alla fine, sono il medesimo risultato triste di un fenomeno di mancanza di etica all’interno della politica. Credo che occorrano molte mani: ecco il punto nodale. Dobbiamo fare un’economia dove le decisioni non siano prese da pochi in stanze oscure, ma siano trasparenti, ci siano organi di controllo, ci sia la partecipazione della base … E’ il buio che crea la corruzione o l’antipolitica.
D. – E’ più eversivo un politico corrotto o un antipolitico onesto?
R. – Un politico corrotto: è la corruzione che crea entrambi i guai. L’allontanamento dalla politica e poi, di conseguenza, il disservizio. Però, non stiamo lì tutti, con l’indice puntato contro pochi; dobbiamo tutti insieme dire: creiamo delle istituzioni partecipative che ci permettano di tenere sotto controllo i politici, non solo additandoli ma condividendo, imparando però anche da noi stessi che il denaro, se tu non lo sai usare, ti schiavizza.
D. – E’ preoccupato per la situazione politica-sociale-economica dell’Italia di oggi?
R. – Certo. Però, c’è anche questa fortissima reazione morale che c’è stata, dopo la questione di Roma: ha dimostrato che c’è una società sana, che non si rassegna.
D. – Che però, spesso non è rappresentata a livello istituzionale …
R. – Ecco, questo è il problema. Ora, il problema è la partecipazione democratica dalla base, che è in fondo quando il Papa dice “No all’indifferenza, sì alla partecipazione”.

  Bregantini: corruzione e antipolitica, vincere indifferenza

Si guardano dalle due rive opposte del Tevere, la Conferenza Episcopale Italiana e il Quirinale. E da oggi a dividerli, oltre al fiume, c’è anche la valutazione delle conseguenze che la corruzione comporta per la vita politica nel Paese. Un “politico corrotto” è “più eversivo” di chi fa antipolitica in maniera onesta, ha scandito alla Radio Vaticana Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo diCampobasso Bojano e presidente della Commissione Cei per gli affari sociali e il lavoro. Una precisa risposta a Giorgio Napolitano che con l’opinione pubblica ancora attonita di fonte all’inchiesta “Mondo di mezzo”, l’inchiesta che ha svelato gli indicibili accordi tra la criminalità e la politica romana, ha ritenuto opportuno scagliarsi contro la “antipolitica” che è “patologia eversiva“. A poche ore di distanza, la Conferenza dei vescovi è l’unica istituzione a prendere una posizione critica sulle parole dell’inquilino del Colle.
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  Vescovi a Napolitano: “Un corrotto è più eversivo di un anti-politico onesto”


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Natale si avvicina. E’ il natale della crisi (meno luci, meno addobbi, meno acquisti, meno regali), ma è anche un’ulteriore conferma della crisi del natale... Questa depressione economica, che per tanti versi esonda nel tessuto sociale e nella stessa struttura psicologica della gente, non sarebbe così preoccupante se non si intrecciasse con la crisi del natale: con la crisi, intendo, di quei valori cristiani (ma, in ultima analisi, squisitamente umani) di cui il natale dovrebbe essere simbolo...

  Augusto Cavadi:   NATALE DELLA CRISI , CRISI DEL NATALE


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 FRANCESCO
 

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 7 dicembre 2014

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 8 dicembre 2014, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

    Udienza Generale - del 10 dicembre 2014: L'Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia

   Omelia - Celebrazione Eucaristica della Festività di Nostra Signora di Guadalupe (12 dicembre 2014)

   Discorso - Accensione dell'albero di Natale di Gubbio (7 dicembre 2014)

   Discorso - Atto di venerazione all'Immacolata in Piazza di Spagna (8 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Comunità Siro-Antiochena (12 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Delegazione dell'Esercito della Salvezza (12 dicembre 2014)


   Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli





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6/12/2014:

  L'Avvento ci fa iniziare...

6/12/2014:

  Il mio video messaggio per i Cristiani iracheni http://t.co/hHEZDidCWD...

Cacciati via, ammazzati con tutte le varianti suggerite dalla ferocia, profanati e distrutti i luoghi della loro fede. Sono i cristiani iracheni e di altre zone del Medio Oriente, odiati e perseguitati da quello che Francesco definisce “un gruppo estremista e fondamentalista”. E proprio il Papa circonda queste comunità di eroi sconosciuti della fede con la delicatezza e la commozione che suscita un figlio vittima di una violenza. Lo fa a distanza perché non può fare altrimenti, ma l’intensità delle sue parole, la pena sincera che traspare dal modo in cui le pronuncia, “bucano” il diaframma del video e annullano in certo modo una distanza che Papa Francesco per primo vorrebbe non esistesse...

  Irak, Papa a cristiani perseguitati: vorrei essere lì con voi

8/12/2014:

  Impariamo dalla Vergine Maria...


9/12/2014:

  La famiglia è la comunità...

11/12/2014:

  La questione ecologica...


12/12/2014:

  Nostra Signora di Guadalupe...


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"Vogliamo che la luce di Cristo sia in noi, un Natale senza luce non è Natale: ci sia la luce di Gesù, tanto bella. Natale è un'opportunità per chiedere perdono al Signore", ha detto il Papa in collegamento televisivo con Gubbio...

  Papa Francesco accende l'albero di Natale più grande del mondo

  Messaggio Papa Francesco a Gubbio (video)

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Angelus del 7 dicembre 2014 - Testo e video



 7 dicembre 2014
 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! 

Questa domenica segna la seconda tappa del Tempo di Avvento, un tempo stupendo che risveglia in noi l’attesa del ritorno di Cristo e la memoria della sua venuta storica. La liturgia di oggi ci presenta un messaggio pieno di speranza. È l’invito del Signore espresso per bocca del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio» (40,1). Con queste parole si apre ilLibro della consolazione, nel quale il profeta rivolge al popolo in esilio l’annuncio gioioso della liberazione. Il tempo della tribolazione è terminato; il popolo di Israele può guardare con fiducia verso il futuro: lo attende finalmente il ritorno in patria. Per questo l’invito è a lasciarsi consolare dal Signore...
...

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, lasciatevi consolare dal Signore! Capito? Lasciatevi consolare dal Signore! E non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci! E domani buona giornata dell’Immacolata. Che il Signore vi benedica.

  video


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Preghiera di Papa Francesco all’Immacolata a Piazza di Spagna


Preghiera composta da Papa Francesco e recitata nel corso dell’Atto di venerazione all’Immacolata a Piazza di Spagna

O Maria, Madre nostra, 
oggi il popolo di Dio in festa
ti venera Immacolata, 
preservata da sempre dal contagio del peccato. Accogli l'omaggio che ti offro
a nome della Chiesa che è in Roma
e nel mondo intero. 
Sapere che Tu, che sei nostra Madre, sei totalmente libera dal peccato
ci dà grande conforto. 
Sapere che su di te il male non ha potere, 
ci riempie di speranza e di fortezza
nella lotta quotidiana che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno. 
Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani, 
perché Gesù, prima di morire sulla croce, 
ci ha dato Te come Madre.
...
 
In questo tempo che ci conduce
alla festa del Natale di Gesù, 
insegnaci ad andare controcorrente: 
a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio, 
a decentrarci da noi stessi, 
per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia. 
O Madre nostra Immacolata, prega per noi!


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L'Immacolata di Papa Francesco: Angelus - Omaggio alla statua dell’Immacolata Concezione - Foto, testi e video



 Angelus 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona festa!

Il messaggio dell’odierna festa dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si può riassumere con queste parole: tutto è dono gratuito di Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore per noi. L’Angelo Gabriele chiama Maria «piena di grazia» (Lc 1,28): in lei non c’è spazio per il peccato, perché Dio l’ha prescelta da sempre quale madre di Gesù e l’ha preservata dalla colpa originale. E Maria corrisponde alla grazia e vi si abbandona dicendo all’Angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). Non dice: “Io farò secondo la tua parola”: no! Ma: «Avvenga per me…». E il Verbo si è fatto carne nel suo grembo. Anche a noi è chiesto di ascoltare Dio che ci parla e di accogliere la sua volontà; secondo la logica evangelica niente è più operoso e fecondo che ascoltare e accogliere la Parola del Signore, che viene dal Vangelo, dalla Bibbia. Il Signore ci parla sempre!
...

Oggi pomeriggio mi recherò a Santa Maria Maggiore per salutare la Salus Populi Romani e poi in Piazza di Spagna per rinnovare il tradizionale atto di omaggio e di preghiera ai piedi del monumento all’Immacolata. Sarà un pomeriggio tutto dedicato alla Madonna. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che esprime la devozione filialealla nostra Madre celeste. E non dimenticatevi: la salvezza è gratuita. Noi abbiamo ricevuto questa gratuità, questa grazia di Dio e dobbiamo darla; abbiamo ricevuto il dono e dobbiamo ridonarlo agli altri. Non dimenticare questo!

A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento con la guida della Vergine Maria. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

  video

  il testo integrale

 Omaggio alla Statua dell'Immacolata 

Papa Francesco ha deciso di invertire la tradizionale agenda mariana dell’8 dicembre, mettendo prima la preghiera nella Basilica Santa Maria Maggiore per salutare la «Salus populi romani» (icona della Madonna) e poi l’atto di omaggio in piazza di Spagna.

Il Papa è arrivato in Piazza di Spagna in auto, tra due ali di folla. Migliaia le persone presenti, per un appuntamento divenuto consueto in particolare a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II. 
Tra loro anche il sindaco di Roma Ignazio Marino e un centinaio di disabili, con i quali il Pontefice si è soffermato al termine della cerimonia .

Papa Francesco ha letto una preghiera da lui scritta:

O Maria, Madre nostra, 
oggi il popolo di Dio in festa
ti venera Immacolata...

  il testo integrale della preghiera

  video


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Papa Francesco racconta il Sinodo - UDIENZA GENERALE 10 dicembre 2014 - foto, testo e video



 10 dicembre 2014 

È cominciato con l’ormai tradizionale “scambio dello zucchetto” il giro della piazza con cui il Papa, arrivato a bordo della jeep bianca scoperta intorno alle 9.45, inaugura l’appuntamento del mercoledì con i fedeli.

In una piazza, finalmente baciata dal sole dopo le ultime due udienze sotto la pioggia, i fedeli hanno accolto Papa Francesco con calore. Molti gli striscioni e le bandiere colorate. Protagonisti, come di consueto, i bambini, ben incappottati per essere adeguatamente equipaggiati in questa giornata di tramontana: il Papa li ha baciati e accarezzati, dispensando sorrisi.
 
Suor Cristina consegna a Papa Francesco la prima copia del suo disco, come aveva detto alla vigilia dell'uscita del suo primo album


Simpatico fuori programma in piazza San Pietro durante l'udienza generale. Mentre papa Francesco svolgeva la sua catechesi dedicata a un bilancio del Sinodo straordinario sulla famiglia di ottobre lo zucchetto di Bergoglio è volato via.

L’Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

abbiamo concluso un ciclo di catechesi sulla Chiesa. Ringraziamo il Signore che ci ha fatto fare questo cammino riscoprendo la bellezza e la responsabilità di appartenere alla Chiesa, di essere Chiesa, tutti noi.

Adesso iniziamo una nuova tappa, un nuovo ciclo, e il tema sarà la famiglia; un tema che si inserisce in questo tempo intermedio tra due Assemblee del Sinodo dedicate a questa realtà così importante. Perciò, prima di entrare nel percorso sui diversi aspetti della vita familiare, oggi desidero ripartire proprio dall’Assemblea sinodale dello scorso mese di ottobre, che aveva questo tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della nuova evangelizzazione”. E’ importante ricordare come si è svolta e che cosa ha prodotto, come è andata e che cosa ha prodotto.

Durante il Sinodo i media hanno fatto il loro lavoro – c’era molta attesa, molta attenzione – e li ringraziamo perché lo hanno fatto anche con abbondanza. Tante notizie, tante! Questo è stato possibile grazie alla Sala Stampa, che ogni giorno ha fatto un briefing. Ma spesso la visione dei media era un po’ nello stile delle cronache sportive, o politiche: si parlava spesso di due squadre, pro e contro, conservatori e progressisti, eccetera. Oggi vorrei raccontare quello che è stato il Sinodo...

  video della catechesi

Saluti:

...

Porgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto gli studenti, i gruppi parrocchiali e le Associazioni, in particolare il Gran Sasso Acqua, a 5 anni dal terremoto de L’Aquila. Il tempo liturgico dell’Avvento favorisca in tutti una rinnovata adesione al Vangelo, una sincera solidarietà verso i fratelli e una riscoperta della speranza cristiana.

Rivolgo un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria della Beata Vergine di Loreto. Cari giovani, imitate la madre di Gesù per prepararvi con gioia al Natale; la sua celeste protezione sostenga voi, cari ammalati, nel portare la vostra croce quotidiana; e il suo abbandono alla volontà del Padre ricordi a voi, cari sposi novelli, la presenza feconda della Provvidenza nella vostra famiglia.

  il testo integrale

  video integrale


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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
la Chiesa sia madre e non pensi a organigramma

Non serve una Chiesa ridotta a «museo», ma nemmeno una struttura con «un organigramma perfetto», dove è «tutto a posto, tutto pulito» ma «manca gioia, manca festa, manca pace». Lo ha ricordato Papa Francesco durante la messa celebrata martedì mattina, 9 dicembre, a Santa Marta.

Lo spunto per la riflessione del Pontefice è venuto dalla prima lettura della liturgia del giorno, nella quale il profeta Isaia (40, 1-11) annuncia la consolazione di Dio per Israele. Questa promessa profetica attraversa tutta la storia e giunge fino a noi. Ma quando si realizza nella Chiesa?

Papa Francesco ha ricordato che, come «una persona è consolata quando sente la misericordia e il perdono del Signore, la Chiesa fa festa, è felice quando esce da se stessa». La gioia della Chiesa, dunque, «è partorire», è «uscire da se stessa per dare vita», è «andare a cercare quelle pecore che sono smarrite», testimoniando «proprio quella tenerezza del pastore, la tenerezza della madre».

Nel richiamare le parole del Vangelo di Matteo (18, 12-14), il Papa ha sottolineato la spinta dinamica del pastore «che esce», che «va a cercare» la pecora che gli manca, che si è perduta. Eppure, ha sottolineato il Pontefice, questo zelante pastore «poteva fare il conto di un buon commerciante»: ne aveva 99, quindi anche smarrendone una, il bilancio tra guadagni e perdite era pur sempre in abbondante attivo. Invece, ha sottolineato Francesco, egli «ha cuore di pastore, esce a cercarla finché la trova e lì fa festa, è gioioso».

Allo stesso modo, nasce così «la gioia di uscire per cercare i fratelli e le sorelle che sono lontani: questa è la gioia della Chiesa». È proprio allora che la Chiesa «diventa madre, diventa feconda». Al contrario, ha ammonito il Pontefice, quando la Chiesa «non fa questo», allora «si ferma in se stessa, si chiude in se stessa», anche se «forse si è ben organizzata». E in questo modo diventa «una Chiesa sfiduciata, ansiosa, triste, una Chiesa che ha più di zitella che di madre; e questa Chiesa non serve, èuna Chiesa da museo».
...
Per far comprendere quanto sia infinita la misericordia di Dio, il Pontefice ha riproposto le parole del profeta Ezechiele, quando nel capitolo 16, dopo «quell’elenco di tanti peccati del popolo, ma tanti, tanti, alla fine dirà: “Ma io non ti abbandono; io ti darò di più; questa sarà la mia vendetta: la consolazione e il perdono”». È proprio così «il nostro Dio, il Dio che consola nella misericordia e nel perdono» Per questo è bene ripetere: «Lasciatevi consolare dal Signore, è l’unico che può consolarci».

Tante volte, ha aggiunto Francesco, «siamo abituati ad “affittare” consolazioni piccole, un po’ fatte da noi; ma non servono, aiutano ma non servono». Infatti, ci giova soltanto quella che «viene dal Signore col suo perdono e la nostra umiltà. Quando il cuore si fa umile, viene quella consolazione e si lascia portare avanti da questa gioia, questa pace».

Il Pontefice ha concluso con un’invocazione al Signore, perché «ci dia la grazia di lavorare, essere cristiani gioiosi nella fecondità della madre Chiesa», e ci preservi dal rischio di «cadere nell’atteggiamento di questi cristiani tristi, impazienti, sfiduciati, ansiosi, che hanno tutto perfetto nella Chiesa, ma non hanno “bambini”». Il Papa ha invitato a chiedere a Dio di consolarci con «la consolazione di una Chiesa madre che esce da se stessa» e con «la consolazione della tenerezza di Gesù e la sua misericordia nel perdono dei nostri peccati».

  Messa a Santa Marta - Uscire per dare la vita

  video
 

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«Il coraggio di aprire il nostro cuore alla tenerezza di Dio» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
11 dicembre 2014 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
“apriamoci alla tenerezza di Dio”

Dio è come una mamma, ci ama gratuitamente, ma noi spesso vogliamo controllare questa grazia in una sorta di contabilità spirituale: è quanto ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta.

Dio salva il suo popolo non da lontano ma facendosi vicino, con tenerezza. Papa Francesco, prendendo lo spunto dal profeta Isaia, fa un paragone:

“E’ tanta la vicinanza che Dio si presenta qui come una mamma, come una mamma che dialoga con il suo bambino: una mamma quando canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande: ‘Non temere, vermiciattolo di Giacobbe’. Ma, quante volte una mamma dice queste cose al bambino mentre lo carezza, eh? Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova… ti farò grande… E lo carezza, e lo fa più vicino a lei. E Dio fa così. E’ la tenerezza di Dio. E’ tanto vicino a noi che si esprime con questa tenerezza: la tenerezza di una mamma”.

Dio ci ama gratuitamente – ha affermato il Papa - come una mamma il suo bambino. E il bambino “si lascia amare”: “questa è la grazia di Dio”. “Ma noi, tante volte, per essere sicuri, vogliamo controllare la grazia” e “nella storia e anche nella nostra vita abbiamo la tentazione di mercificare la grazia”, renderla “come una merce o una cosa controllabile”, magari dicendo a noi stessi: “Ma, io ho tanta grazia”, oppure: “Ho l’anima pulita, sono in grazia”:

“E così questa verità tanto bella della vicinanza di Dio scivola in una contabilità spirituale: ‘No, io faccio questo perché questo mi darà 300 giorni di grazia … Io faccio quell’altro perché questo mi darà questo, e così accumulo grazia’. Ma cos’è la grazia? Una merce? E così, sembra di sì. Sembra di sì. E nella storia questa vicinanza di Dio al suo popolo è stata tradita per questo atteggiamento nostro, egoista, di voler controllare la grazia, mercificarla”.
...

“E San Paolo reagisce con forza contro questa spiritualità della legge. ‘Io sono giusto se faccio questo, questo, questo. Se non faccio questo non sono giusto’. Ma tu sei giusto perché Dio ti si è avvicinato, perché Dio ti carezza, perché Dio ti dice queste cose belle con tenerezza: questa è la giustizia nostra, questa vicinanza di Dio, questa tenerezza, questo amore. Anche a rischio di sembrarci ridicolo il nostro Dio è tanto buono. Se noi avessimo il coraggio di aprire il nostro cuore a questa tenerezza di Dio, quanta libertà spirituale avremmo! Quanta! Oggi, se avete un po’ di tempo, a casa vostra, prendete la Bibbia: Isaia, capitolo 41, dal versetto 13 al 20, sette versetti. E leggetelo. Questa tenerezza di Dio, questo Dio che ci canta a ognuno di noi la ninna nanna, come una mamma”.

  Papa: Dio ci ama come una mamma, non mercifichiamo la grazia

  video


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Voglio credere... Credo... preghiera di Papa Francesco alla vigilia dell'Ordinazione Sacerdotale


Scritto il 12 dicembre 1969 alla vigilia dell'Ordinazione Sacerdotale. 

Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spinto nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così nel regno della vita eterna. 

Credo nella mia storia, permeata dallo sguardo benevolo di Dio, che nel primo giorno di primavera, 
il 21 settembre, mi è venuto incontro e mi ha invitato a seguirlo. 

Credo nel mio dolore, infecondo per colpa dell'egoismo, in cui mi rifugio. 

Credo nella meschinità della mia anima, che vuole prendere senza mai dare... senza mai dare. 

Credo che gli altri sono buoni, e che devo amarli senza timore, e senza mai tradirli per cercare una sicurezza per me. 

Credo nella vita religiosa.
...

Credo in Maria, mia madre, che mi ama e non mi lascerà mai solo. 

E attendo la sorpresa di ogni giorno in cui si manifesterà l'amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all'incontro definitivo con quel viso, meraviglioso che non so come sia, che sfuggo in continuazione, ma che voglio conoscere e amare. Amen
Jorge Mario Bergoglio


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Il pontefice: "Alle persone risposate neghiamo sette cose. Così sembrano scomunicati di fatto. Al Sinodo abbiamo parlato di come aiutare chi ha figli omosessuali, non di nozze gay"

 
Elisabetta Piquè:   Papa Francesco: "Ai divorziati diciamo troppi no, ora la Chiesa deve aprire le porte"


Il messaggio del Papa per la Giornata della pace 2015. L'appello perché nessuno sia complice di fronte «alle sofferenze di fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità»

  Andrea Tornielli:  Francesco: «Azione globale contro ogni forma di schiavitù»



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      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm