"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°50 del 2014

Aggiornamento della settimana

- dal 20 al 31 dicembre 2014 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 9 gennaio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia (21/12/14)
  di P. Aurelio Antista 
(25/12/14)
di P. Alberto Neglia (24-25/12/14)
di P. Alberto Neglia
(28/12/14)


PREGHIERA DEI FEDELI (21/12/14)


 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)




Auguri di Capodanno

Anno nuovo... anche per chi soffre
Signore, insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
lnsegnaci a pensare agli altri
ed amare in primo luogo quelli che nessuno ama.
Signore, facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, che muoiono di fame
senza aver meritato di morir di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
E non permettere più,
Signore,
che noi viviamo felici da soli.


Questa poesia proviene da: Poesia di Capodanno di Raoul Follereau
 



BUON ANNO!!!






 

I NOSTRI TEMPI



  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)





«Nun vedo l’ora che vène Natale / pe’ famme ’na magnata de torone; / pe’ famme na’ magnata de torone / pe’ famme ’na bevuta dar boccale». È uno stornello dei bulli di Trastevere del tempo della miseria, quello di Belli ma ancora di quello di Trilussa. Il Natale come occasione di mangiare finalmente a sazietà qualcosa di buono, per una bella bevuta in libertà. Alla quartina romanesca rispondeva, anni più tardi, una canzone di Renato Carosone e Gegè di Giacomo dedicata, in pieni anni Cinquanta, a un’altra miseria: quella della Napoli di un dopoguerra non ancor del tutto trascorso, la Napoli ch’era ancora per tanti versi quella della Pelle di Malaparte: «Mo’ vène Natale / nun tengo dinare: / me leggo o’ giornale / e me vad’a’ccuccà». 

Alla tristezza un po’ spaccona del trasteverino costretto ad aspettar Natale per mangiare e per bere un po’ meglio del solito rispondeva la disperazione allegra del miserabile napoletano che, senza un soldo, nel giorno di festa poteva solo ingannare la fame andandosene a letto. 
In entrambe le situazioni, la povertà e magari la fame si misurano con la coscienza del tempo festivo. 

Questi due esempi potrebbero sembrare privi di qualunque aggancio con il carattere spirituale della grande festa, ma non è così. Presupposto di entrambi è che per Natale bisogna far festa, e che se ciò non è possibile tanto vale non vivere nemmeno un giorno come quello, andarsene a dormire. In due occasioni, san Francesco d’Assisi associa a sua volta il Natale alla necessità di far festa, e festa espressa anzitutto attraverso il cibo: quando dice che, se gli capiterà d’incontrare l’imperatore, gli chiederà un editto che ordini a tutti di spargere per Natale granaglie per strada in modo che gli uccelli dell’aria possano aver di che mangiare quel giorno in abbondanza; e quando dichiara che sia intenzione sarebbe, per Natale, di strofinare pezzi di carne sui muri affinché perfino pietre e mattoni potessero godere di quell’abbondanza.

Che la festa si celebri e si onori anzitutto per mezzo di banchetti, conviti e simposi è una realtà comune si può dire a qualunque civiltà tra le molte che il genere umano è stato capace nei millenni di concepire; non meno comune è, d’altra parte, il rapporto tra penitenza, dolore, e astensione dal cibo. La festa si onora con quella che gli antropologi definiscono l’“orgia”: che non ha nulla del significato che volgarmente in italiano le si attribuisce, ma che significa semplicemente occasione durante la quale il cibo e le bevande, di qualità e in abbondanza, vengono consumati oltre il bisogno, talvolta fino alla totale distruzione delle scorte. Il valore di ciò è essenzialmente rituale: si consuma oltre il bisogno in certe occasioni con lo stesso atteggiamento devozionale con il quale ci si astiene da certi cibi o da certe bevande oppure si digiuna totalmente in altre. 

Alla base di tale comportamento, nelle società tradizionali, c’è la coscienza di una profonda differenza tra giorni “festivi” e giorni “feriali”: la Modernità occidentale ha sistematicamente reagito ad essa sostituendole la distinzione tra giorni “di riposo” e giorni “di lavoro”, quindi azzerando il concetto sacrale e comunitario di festa per imporre al suo posto un diverso modello antropologico fondato sulla primarietà dell’uomo come produttore di ricchezza.
Da un malinteso apprezzamento di tale realtà dipende la reazione di chi vorrebbe eliminare quel che resta, magari al livello inconscio, di “senso della festa” nel Natale, appiattendo tutto il desiderio e il bisogno di mangiare, bere e vivere convivialmente meglio sulla misura del consumismo. Una sia pure graduale riconquista del senso del Sacro dovrebbe, al contrario, proprio partire da un’accentuazione conferita di nuovo alla festa, da un rinnovato e più profondo senso della sacralità che ai giorni festivi è propria e quindi da una distinzione profonda, anche esistenziale, rispetto alle consuetudine dei giorni feriali. Non è di domenica, o a Natale, che si dovrebbe mangiare “come tutti i giorni” per reagire al consumismo; è, al contrario, giorno per giorno che sarebbe opportuno limitare qualitativamente e quantitativamente i consumi per sottolineare quel che il cristianesimo, religione del pane e del vino, fondamentalmente ripete, cioè che anche il cibo e il vino sono di per sé suscettibili di essere investiti di sacralità.

Da qui gli usi natalizi incentrati non solo sul consumo, ma anche sulla preparazione comunitaria della tavola e del cibo della festa. 
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  Natale in tavola


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Amaro sfogo di un ergastolano in una lettera con gli auguri di buon Natale a Papa Francesco


Ergastolano al Papa: 
questa pena è la banalità della vendetta

"Non mi è neanche arrivata la risposta della magistratura di sorveglianza: mi sento zuppo di tristezza e di malinconia". Lo scrive a Papa Francesco, con una lettera sul suo sito, l'ergastolano Carmelo Musumeci, che aveva richiesto alla magistratura la possibilità di partecipare oggi all'udienza che Jorge Mario Bergoglio concede alla comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.

"Non mi hanno dato dignità per una risposta, il che -lamenta- è anche peggio di un no". Osserva ancora Musumeci: "Credo di essere il primo nella Storia a cui è stato rifiutato un incontro con un pontefice: forse perché avevano paura che chiedessi asilo politico nella Città del Vaticano, dove hai abolito la pena dell'ergastolo". Continua l'ergastolano: "Non ci crederai, ma mi dispiace di non averti incontrato. E mi dispiace soprattutto per il mio angelo, che mi ha lasciato Don Oreste. Devi sapere che il mio angelo, a volte anche i diavoli ne hanno uno, ci teneva tanto... Spero che adesso si rassegnerà, perché se mi hanno negato anche di uscire per incontrare te non posso fare altro che prepararmi a invecchiare nella mia tomba di ferro e cemento. Non posso fare altro, perché solo la morte mi può liberare dalle catene".

La riflessione poi prosegue: "Spesso penso che sarebbe meglio una vita breve con poco dolore di una vita lunga con infinita sofferenza, perché noi ergastolani non abbiamo mai anni in meno di carcere da fare, ma sempre anni in più. Essere ergastolani è come essere morti prima di morire, perché la libertà per un ergastolano è come un orizzonte che non vedrà mai. E spesso mi domando: a cosa serve e a chi serve il carcere a vita? Si diventa non viventi, esseri totalmente e per sempre senza speranza, schiavi della pena".

Quindi l'uomo osserva: "L'ergastolo è solo la banalità della vendetta, perché questa terribile pena ti mangia l'anima, il corpo, il cuore e l'amore. Una pena come l'ergastolo non sarà mai in grado di fare giustizia. Un uomo, qualsiasi reato abbia commesso, non può essere annullato. Punito sì, ma non distrutto per sempre con la 'pena di morte nascosta' come la chiami tu. E poi l'ergastolo non funziona, non è un deterrente, può solo alimentare il male e fa sentire vittime del reato, anche se il reato è il tuo". 

"molti sono contrari alla pena di morte - riprende Musumeci - per motivi religiosi, etici, eppure non lo sono per la pena dell'ergastolo. E non si capisce bene il perché. Le alternative sono due: o pensano che l'ergastolo sia meno doloroso della pena di morte; o può anche essere il contrario, che con la pena di morte cessa la sofferenza della pena e quindi finisce anche la vendetta sociale. Papa Francesco, la vita scorre ancora dentro di me, eppure oggi mi sento un morto che respira e cammina, perché sono deluso di non averti potuto abbracciare. Lo faccio fra le sbarre: buon Natale!".(fonte: Avvenire)

  Per il testo integrale della lettera vedi http://www.carmelomusumeci.com/
 

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Le notizie di Natale che aprono il cuore alla speranza



Le notizie di Natale 
che aprono il cuore alla speranza

Pesava 2,7 chilogrammi e per essere precisi è nato alle 23,41, a bordo della nave Etna, il 25 dicembre, il giorno di Natale, mentre venivano recuperati novecento migranti nel Canale di Sicilia. 
Tra questi, sua madre Kate. 
E suo fratello Destino di appena quindici mesi già segnati dalla fuga verso la vita.

E adesso chiamatelo pure migrante o profugo o irregolare.
Intanto il suo nome è Salvatore.
E non sembri solo un nome.

***
Il piccolo è stato battezzato ieri mattina da Don Paolo, il cappellano di bordo, alla presenza dell’intero equipaggio e del Comandante che ha fatto da padrino.
Impossibile non riconoscere nella nave della Marina la grotta di Betlemme: come sembra accadere oggi per i migranti, anche Maria e Giuseppe stentarono a trovare accoglienza.
Una straordinaria coincidenza fa rivivere il volto del Santo Bambino in quello del piccolo nigeriano: entrambi nati lo stesso giorno, entrambi diventati simbolo di speranza.
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Il giorno della Vigilia di Natale è entrata in un grande magazzino di Roma e ha rubato un piumone, una coperta, una padella e dei bicchieri. A scoprire la 60/enne romana il direttore del negozio su via Appia che ha contattato il 112. Giunti sul posto i carabinieri della Stazione di San Lorenzo hanno ricostruito che la donna abita in una casa popolare insieme alla madre ultraottantenne, e le due donne vivono di una sola pensione sociale.
Comprendendo la situazione di forte disagio, i militari hanno deciso di fare una colletta e pagarle la refurtiva e il direttore del negozio non ha formalizzato la denuncia. «Sarei orgogliosa di avere dei figli come voi», ha detto la donna ai giovani carabinieri.

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Due nomi, Ennio e Maria Rosaria, e una data, 3 luglio 1955. Incisi all'interno di una fede nuziale, saltata fuori dal gruzzolo di oggetti rubati da tre donne fermate dalla polizia. Quando i poliziotti del commissariato Salario Parioli, a Roma, tra i vari arnesi di scasso e la refurtiva, hanno trovato questo anello, modesto e semplicissimo, si sono resi conto di stringere tra le mani un bene dal valore sentimentale immenso. 
Due nomi e una data lontana nel tempo: troppo poco per poter risalire ai proprietari e restituire loro l'anello. Impossibile consultare l'archivio telematico, per il quale c'è bisogno di dati più precisi. Era probabile che quella fede fosse stata appena rubata. Ma dove? A chi? Sarebbe stato più comodo aspettare che, magari, prima o poi qualcuno sporgesse denuncia. «Se ci fossimo arresi, la fede sarebbe andata a finire nel nostro ufficio reperti», spiega l'assistente capo del commissariato Edoardo Smiraglia, «insieme a una marea di oggetti che non sono mai stati reclamati dai legittimi proprietari»,
Invece, le cose sono andate diversamente. E a raccontarlo è Smiraglia stesso. «Abbiamo deciso di trovare i proprietari dell'anello. E la strada più rapida ci è sembrata quella di chiedere aiuto al Comune di Roma. Così, abbiamo contattato l'ufficio anagrafe matrimoniale e abbiamo spiegato la situazione e il motivo per il quale volevamo condurre quella ricerca». Il responsabile ha spiegato agli agenti che con quegli elementi a disposizione la ricerca sarebbe stata più lunga e complessa: sarebbe stato necessario andare a spulciare negli archivi cartacei, tra i libroni dell'anno 1955, un lavoro da certosini, come era usanza una volta, quando la tecnologia non era entrata nelle nostre vite. «Così gli impiegati dell'ufficio anagrafe hanno fatto, impiegando tempo e sacrificio anche fisico, perché avevano capito il valore simbolico di quella ricerca. Dopo un lavoro di cinque giorni è saltato fuori il 3 luglio 1955 e, in quel giorno, il matrimonio di due giovani, Maria Rosaria ed Ennio, nati nel 1927».
A quel punto gli agenti hanno recuperato i dati completi dei due coniugi, li hanno rintracciati, hanno scoperto che quei giovani sposi, oggi 87enni, sono ancora insieme. E il prossimo anno festeggiano 60 anni di matrimonio. «Abbiamo contattato il figlio, che è rimasto a bocca aperta: avrebbe dovuto sporgere lui la denuncia, ma ancora non l'aveva fatto. Non aveva parole per ringraziarci: la polizia era arrivata prima di lui».

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È natale a Roma . Noi ci mettiamo a ridare gioia e felicità a gente con difficoltà economiche e senza una casa propria costretta a vivere per strada di elemosina e offerte ... Latte e panettone per loro !!!

  video

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Il Natale è un po’ un miracolo: è il miracolo dei volti sorridenti di tante persone oppresse dalla fatica della vita, è il miracolo di scoprirsi utili di tanti a cui non manca nulla ma che hanno perso il senso profondo della festa. Ma è anche il miracolo di risorse che sembrano non esserci e che invece si possono mobilitare, coinvolgendo attorno al Natale chiunque voglia fare qualcosa, anche un piccolo gesto per gli altri, almeno una volta l’anno.
E’ un miracolo per il quale vale la pena andare a bussare a tutte le porte per raccogliere quello che serve per la festa: i commercianti, i colleghi, gli amici, la gente per strada. In questo modo ogni anno si trova il necessario per apparecchiare questa grandissima tavola nel mondo.
Ma il miracolo è anche il fatto che credenti di tutte le religioni possano trovare un posto in questa festa: servire ed essere serviti in un movimento di cuori che credono nella salvezza del mondo attraverso la fede, la pace, la concordia tra gli uomini.



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Scopriamo l’origine e il significato di alcuni dei simboli natalizi più comuni e amati: dall’albero alla stella cometa, dal vischio al colore rosso.

  RADIO VATICANA:   Viaggio all'origine dei simboli natalizi più diffusi e amati


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

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CONVENTO DEL CARMINE
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  Auguri di Capodanno...
 

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Prepararsi alla liturgia domenicale (IV di Avvento) - "Oltre la nostra angusta misura" di Antonio Savone



Oltre la nostra angusta misura
Prepararsi alla liturgia domenicale 
(IV di Avvento)

di Antonio Savone

Due figure ci accompagnano nell’accostare il mistero del Dio con noi. Due figure non complementari ma antitetiche: Davide e Maria, ossia la pretesa e l’accoglienza umile.

Davide incarna l’umana presunzione alle prese con Dio.
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Accanto a Davide l’altra figura, Maria, figura immediatamente marginale per condizione sociale e culturale. In una storia fatta di soli maschi fa scandalo che Dio chieda la collaborazione non al potente di turno ma a una ragazza. Certo, per entrare nella storia dell’umanità, avrebbe potuto scegliere tutt’altra via che quella di Nazaret e tutt’altra persona che una donna. Inedita la figura di un Dio che sembra quasi togliere di mezzo i maschi di casa e stia “col fiato sospeso di fronte alle labbra di una ragazza”.

Eppure l’antica promessa si compie solo attraverso chi non attinge alla sua presunzione ma alla sua umile condizione di creatura, alla propria capacità di fidarsi e affidarsi a parole e progetti più grandi di lei.

Maria non riduce Dio e i suoi progetti all’interno dei “confini della propria capacità di comprendere”, non lo rinchiude nel recinto dei suoi desideri come Davide avrebbe preteso. Mentre chiede di capire già si consegna in atteggiamento di disponibilità, lasciandogli piena libertà di azione: Avvenga di me secondo la tua parola.

Davide era animato dal fervore di chi vuol concedere un posto a Dio nella vita, Maria è modello di chi consente al Signore di farsi strada tra gli uomini così come egli desidera.

Dio sceglie di farsi uomo con parole, lacrime, tono di voce, sudore e necessità vitali di un corpo, e con la necessità di ogni uomo di avere una madre. Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria. A Nazareth, per trent’anni vediamo un uomo che vive nella quotidianità più semplice: bambino, ragazzino, adolescente, giovane falegname, come suo padre. Un Dio che faceva sgabelli, sedie e tavoli è qualcosa di inedito.

A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la produttività, vedere un Dio che risiede a Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, non può non essere una scelta rivoluzionaria.

Quando pensiamo di avere sbagliato la vita, di non avere avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati, pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.

È così che Dio porta a compimento le sue promesse, assumendo la marginalità della storia umana.

  Oltre la nostra angusta misura


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"Un cuore che ascolta - lev shomea' " - n. 4/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



RUBRICA 
Un cuore che ascolta - lev shomea' 
"Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male"  (1Re 3,9)

Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino

VangeloLc 1,26-38

La fede nel Dio di Gesù Cristo porta nel suo cuore ed ha come principio e fine l'incarnazione della Parola. Il "sì" di Maria è lo scopo per cui Dio ha creato l'universo, è l'incontro che ha atteso dall'eternità, l'istante in vista del quale ebbe inizio il tempo, il premio del suo lavoro, il coronamento del suo sogno d'amore per l'umanità. 
Al re Davide, che voleva costruire un tempio al suo Signore, Dio aveva promesso una casa definitiva in cui abitare (2Sam 7,1-11). Ma non sarà l'uomo a costruire una dimora a Dio, bensì è Dio che si fa casa in colui che gli fa spazio nella sua. Il Dio lontano e irraggiungibile, il Dio 'totalmente Altro' (K.Barth), il Dio"che rifulge assiso sui cherubini"(Sal 79,2), ora si è fatto vicino, è entrato nel tempo, si è curvato sulla sua creatura e l'ha graziata, s'è fatto piccolo perché l'uomo possa incontrarlo e riconoscerlo. L'Amore ha finalmente trovato un luogo dove abitare ed essere riamato, e la casa dell'uomo adesso non è più una landa desolata.
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"Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore"
di mons. Bruno Forte

«Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» 
È inquietante questa domanda di Gesù nel vangelo di Luca (18,8). Sembra spiazzare ogni falsa sicurezza nel cuore di chi crede. È un invito a non dare nulla per scontato nel nostro rapporto con Dio, a viverlo, anzi, com'è in ogni vero rapporto d'amore, nel rischio della libertà e nella novità da conquistare ogni giorno. È una sfida a evitare la caduta nell'abitudinario per riscoprire la bellezza dell'incontro, la radicalità del legame che unisce cuore a cuore e l'attesa sempre nuova che lo caratterizza. Protagonisti di questo incontro siamo noi, col nostro cuore inquieto, e il Dio che non ha esitato a farsi uomo per farci sentire il Suo amore appassionato, la Sua prossimità alle fatiche nella nostra condizione mortale e all'audacia dell'amore, che accetta di giocarsi sull'eterno nella fragilità del tempo. È in questo rischio che sta la bellezza della fede: ed è solo accettando di correrlo che si può anche sperimentare lo spalancarsi dell'abisso divino, l'abbraccio benedicente che risponde alla nostra invocazione e alla resa della nostra ricerca. È quanto provavo a esprimere in questi versi, scritti al passaggio fra i due millenni, di cui mi par di sentire ancora viva l'attualità: 
«Forse verrai / quando i miei occhi / cercheranno nel buio / la via dell'orizzonte. / Forse, di quando in quando / sembrerà vana l'attesa / alla mia fede. / Eppure, questo ”forse” / sarà lo spazio / della mia salvezza: / per esso / liberamente / potrò riconoscerTi, / potrà il mio cuore / liberamente amarTi, / e la preghiera / liberamente / invocarTi nella notte. / Forse, più grande / sarà l'ansia di vederTi, / più forte la stanchezza / dell'attesa. / Sta qui l'ultimo rischio, / la dignità umile / del mio possibile, impossibile / amore? / Forse verrai / quando i miei occhi / cercheranno nel buio / la via dell'orizzonte. / E io Ti attenderò. / E il buio / sarà per me / la via dell'orizzonte. / Fin quando Tu verrai...» (Il libro del viandante e dell'amore divino, Milano 20082, 142s). 
È questo il senso del tempo liturgico dell'Avvento: non semplice ripetizione di un ciclo, ma il ravvivarsi del desiderio e dell'attesa, il riscoprire l'Altro divino e trascendente come il Dio che viene, l'imminenza che sovrasta e rinnova, aprendoci alle sorprese della speranza e riconoscendo l'inesorabile caducità di ciò che passa in attesa di Colui che viene e del suo regno, che non passerà mai. Celebrare il Natale del Dio con noi non è semplice atto della memoria, ripetizione di gesti trasmessi nella catena della tradizione e degli affetti, ma novità di una venuta in un oggi - il nostro oggi - diverso da ogni altro e proprio così importante per noi. È un rinnovato prendere coscienza del cammino compiuto e di quello che ci aspetta, un fare bilanci sulla crescita di ciascuno di noi in ciò che più conta, la nostra capacità di amare e di compiere il bene con generosità oltre ogni calcolo. È un guardare ai nostri rapporti con lo sguardo di chi ne misura l'autenticità non sul guadagno che possiamo riceverne, ma sulla verità di quanto mettiamo in gioco e riusciamo a trasmettere e ad accogliere in ricchezza di umanità. È un aprirci al futuro non solo come proiezione del nostro presente, prolungamento dell'“homo absconditus” che è in ciascuno di noi, ma anche e soprattutto come futuro assoluto, indipendente dalla nostra volontà e dai nostri calcoli, che ci viene incontro come destino e come patria ultima. 
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  Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore 



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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 5° giorno - ANDIAMO VERSO LA "CARA CITTÀ"


La novena di Natale - 5° giorno

ANDIAMO VERSO LA “CARA CITTÀ”
di Don Tonino Bello

“Cara città, vorrei affidare a ben altro che a un foglio il mio augurio di buon Natale per te. Vorrei, se mi fosse concesso, lasciare nella mezzanotte il trasognato rapimento della liturgia, e aggirarmi per le tue strade, e bussare a tutte le porte, e suonare a tutti i campanelli, e parlare a tutti i citofoni, e dare una voce sotto ogni finestra illuminata, e dire a ognuno: Non scoraggiarti, è nata la speranza! 

Vorrei recarmi sul litorale, dove il mare è più buio, e affidare al concerto della risacca frammenti di antichi ritornelli pastorali perchè le onde brontolando li portino lontano: E’ nato il redentore. 

Vorrei stringere la mano di tutti, dei bambini e dei grandi, dei ricchi e dei poveri, e fissare gli occhi della gente, e ripetere a ognuno che se la tregua santa del Natale si allargasse a tutti i 365 giorni dell’anno, la vita sulla terra sarebbe più bella: senza sfruttamenti, senza famiglie divise, senza cuori delusi, senza disoccupati, senza infelici, senza tragiche solitudini.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 6° giorno - ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA NOSTRA COSA CON I POVERI



La novena di Natale - 6° giorno

ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA  NOSTRA CASA CON I POVERI
di Don Tonino Bello

“Gli auguri di Buon Natale stavolta sono accompagnati da una bella notizia. Giuseppe e Maria, in giro qui da noi e alla ricerca di un albergo dove far nascere Gesù, hanno trovato ospitalità. Finalmente quest’anno il Natale non ci parla di porte sbattute in faccia, di rifiuti egoistici, di indifferenze agghiaccianti. Ma che cosa è successo di così importante da determinare questo colpo di grazia, che visto dal di fuori avrebbe tutti i numeri per apparire anche un colpo di scena? 

A parte gli sfrattati, i tossicodipendenti e i marocchini, ci sono situazioni penosissime di persone che non hanno dove poggiarsi una notte. Non abbiamo una casa di accoglienza che risponda a un minimo di pressanti esigenze. Non abbiamo una cattedrale della carità dove strutturare un osservatorio permanente dei problemi dell’uomo in sofferenza, e dove questi stessi problemi vengano affrontati e risolti non solo con i pannoloni caldi dell’assistenzialismo ambulatoriale, ma anche con uno studio organico che vada alle radici del male e ne prevenga le funeste esposizioni. 

Finalmente una porta si è aperta.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 7° giorno - ANDIAMO PER RICERCARE L'ALTRO NEL VOLTO



La novena di Natale - 7° giorno

ANDIAMO PER RICERCARE L’ALTRO NEL VOLTO 

di Don Tonino Bello

“La pace è soprattutto etica del volto. Un volto da scoprire, un volto da contemplare, un volto da accarezzare: quanto sarebbe bello che noi credenti riscoprissimo questi segni nel Verbo! Questa è la pace: ricerca del volto! 

Il volto dell’uomo con la sua individualità, con la sua esplosiva ricchezza spirituale, con la sua irripetibile valenza. Non solo il volto di noi bianchi, ma anche quello dei fratelli del Marocco, della Tanzania, di tutti i paesi abbandonati, che non ricordiamo più. Volti unici, irripetibili. 

Ricerca del volto, non della maschera.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 8° giorno - ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE


La novena di Natale - 8° giorno

 ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE
di Don Tonino Bello

“Io, almeno, quella permanenza a Sarajevo, l’ho sperimentata così: come trasfigurazione del mistero del Natale. Dei nostri Natali, a dire il vero, c’erano tutti gli ingredienti. Le grotte, ma nelle case sventrate. Gli alberi, ma stroncati e senza stelle filanti. Le comete, ma instancabili sulla capanna perchè affidate al fuoco delle granate. I botti e gli spari, ma più pericolosi. I pastori costituiti dalla gente che ci è venuta incontro, ma senza dono di formaggi e di capretti. C’erano anche gli angeli che proclamavano la pace in terra agli uomini, ma erano angeli senza ali, che al nostro passaggio per le strade di Sarajevo non finivano di ripetere - pace, pace, pace- . E c’erano persino i magi, venuti da lontano, ma non erano solo tre: erano cinquecento, giunti da tanti popoli diversi. 

GESU’ BAMBINO l’abbiamo trovato il giorno dopo. Nelle persone che abbiamo abbracciato lungo la strade.
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La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 9° giorno - ANDIAMO... SIAMO A BETLEMME!


La novena di Natale - 9° giorno

ANDIAMO SIAMO A BETLEMME! 
di Don Tonino Bello

“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. 

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! 

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. 

Vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
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Le piaghe degli imperi invisibili di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/6 -
Riflessione sul libro dell'Esodo


Neanche i maghi del faraone
 possono tenere in catene i poveri

di Luigino Bruni

“Finché la salvezza non è venuta, per noi oggi come per Israele nel tempo di Mosè, l’attesa della salvezza può essere soltanto un universale continuo aggravamento delle tensioni e delle sofferenze. L’annuncio della salvezza, spezzando l’equilibrio mondano, fa emergere solo brutali rapporti di forza” (Sergio Quinzio, Un commento alla Bibbia).

"Ogni generazione dovrebbe rileggere l’Esodo per scoprire e guardare in faccia i propri faraoni e le proprie schiavitù, agognare le liberazioni, riconoscere le piaghe del proprio tempo, abbandonare le terre degli imperi e muovere verso nuove terre di fraternità e di giustizia. Nei veri cammini di liberazione arriva puntuale il momento delle ‘piaghe d’Egitto’, che sono i grandi segni dei tempi nelle stagioni degli imperi, che i faraoni non riescono a interpretare perché il loro ‘cuore’ è pietrificato. 
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Gli imperi del passato erano evidenti, si imponevano stagliati sull’orizzonte di tutti. I nostri imperi sono sempre più invisibili, e riescono a presentarsi come regni buoni e generosi, dove i poveri saranno liberati da loro. Molta parte della libertà e della giustizia del nostro tempo passa dalla nostra capacità spirituale ed etica di vedere e chiamare i nostri imperi per nome, riconoscere le piaghe, e fuggire da essi. Ma mentre resistiamo, cerchiamo di non morire e speriamo nella liberazione, non dimentichiamo mai che dietro alle tante sordità spirituali e le mancate liberazioni che vediamo attorno a noi si possono nascondere grandi dolori, quelli prodotti dai nostri imperi visibili e invisibili. Ridurre le sofferenze dei popoli, allentare e spezzare le catene che li costringono ai lavori forzati, può consentire a tanti poveri di ascoltare finalmente i profeti, e prendere insieme la via del mare."

  Le piaghe degli imperi invisibili di Luigino Bruni


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Natale - "La nostra vita danza con Dio" di Alessandro D'Avenia



Natale

La nostra vita danza con Dio 
di Alessandro D'Avenia

A settembre ho avuto la fortuna di guardare l’Adorazione dei pastori di El Greco a Madrid... El Greco, in una sintesi originale degli apporti pittorici del suo secolo, che scavalcò per insediarsi nel tempo della bellezza, aveva scoperto che gli uomini sono fiamme. Da quando Dio si è incarnato il loro corpo si allunga – come le sue tele (che faceva preparare ad hoc) – verso l’alto come se da un momento all’altro quel corpo potesse fiondarsi, seguendo la vera forza di gravità, nel suo centro di gravitazione: Dio. 
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«"Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio. Gli disse Nicodèmo: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?". Gli rispose Gesù: "In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito"» (Gv 3).

Chi abita in Cristo e lo lascia abitare in sé non è mai pesante e prevedibile, ma mobile, geniale, leggero, e non perché evanescente o distaccato dalla realtà, ma perché, immerso nella realtà, è guidato dalla mobilità, genialità, leggerezza della vita di Dio in lui, inaugurata nella nostra natività, il Battesimo (acqua e spirito), e corroborata nel tempo dall’azione della grazia (spirito). La leggerezza è l’attualizzazione della Nascita del Bambino in noi. 
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Ci si muove solo per amore ... Siamo fiamme, come gli uomini del Greco, chiamati ad ardere di passione per le cose umane come strada per quelle divine, perché è proprio nel nostro umano ferito che Dio può raggiungerci, oggi e ogni giorno nella preghiera e nella liturgia, sotto forma di quel Bambino al centro del quadro che, con quel gesto, mette in moto tutta la leggerezza di cui abbiamo bisogno.

  La nostra vita danza con Dio di Alessandro D'Avenia


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Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti di Aldo Antonelli


Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti
don Aldo Antonelli

Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti.
Viene il Natale a ricordarci che Dio è in basso, la ricchezza nella povertà, la luce nella notte, l'aiuto nell'abbandono (D. Bonhoeffer).
Viene il Natale per insegnarci che “Gesù non è la risposta alle nostre attese, Gesù è la sovversione delle nostre domande” (Lilia Sebastiani).
I ricchi che si sentono sicuri e non sentono il bisogno di nulla, non sanno che farsene di questo Dio-con-noi, e questo Dio non ha nulla da dare a chi ha già le mani piene di cose cui ha affidato un'illusoria sicurezza e un'effimera felicità.
Da poi che Egli ha messo le tende tra di noi non dobbiamo cercarne altre. Forse dovremmo reimparare a parlare il linguaggio dell’Amore, secondo il suo alfabeto.

L’Alfabeto dell’Amore

A come AMORE
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Buon Natale!


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Lettera a Gesù Bambino di Giuliana Martirani


Caro Bambino Gesù,

ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio avvisare: non nascere nella cristiana Europa: ...

tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: ...

tu che sei il Principe della Pace, evita l'Africa: ...

tu che sei il Signore della Vita, evita l'America Latina:...

tu che sei il Signore del creato, evita anche l'Asia:...

tu che sei il Re delle genti ... soprattutto non nascere ... di nuovo in Palestina: ...

Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in tutti questi posti, ma non nei cuori dei bambini, dei piccoli e dei deboli, là ci sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché come hai fatto tu stesso, rinascano anch'essi: piccoli, innocenti e finalmente ... deboli e... bisognosi di te.
Giuliana Martirani


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"Maria, donna del primo sguardo" di Don Tonino Bello


Maria, 
donna del primo sguardo
di Don Tonino Bello

Sì, è stata lei la prima a posare gli occhi sul corpo nudo di Dio.
E l'ha avvolto immediatamente con lo sguardo.
Prima ancora di avvolgerlo in fasce.
Anzi, l'ha coperto subito nei panni, quasi per comprimere la luce di quel corpo e non rimanerne accecata.
Eccolo lì, 1'atteso delle genti lambito dagli occhi di Maria, come agnello tremante sfiorato dalla lingua materna.
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Santa Maria, donna del primo sguardo, grazie perché, curva su quel bambino, ci rappresenti tutti. Tu sei la prima creatura ad aver contemplato la carne di Dio fatto uomo: e noi vogliamo affacciarci alla finestra degli occhi tuoi per fruire con te di questa primizia.
Ma sei anche la prima creatura della terra che Dio ha visto con i suoi occhi di carne: e noi vogliamo aggrapparci alle tue vesti per spartire con te questo privilegio.
Grazie, impareggiabile amica dei nostri Natali. Speranza delle nostre solitudini. Conforto dei nostri gelidi presepi senza cori di angeli e senza schiere di pastori. Perdonaci se i nostri sguardi sono protesi altrove. Se inseguiamo altri volti. Se corriamo dietro ad altre sembianze. Ma tu sai che nel fondo dell' anima ci è rimasta la nostalgia di quello sguardo. Anzi, di quegli sguardi: del tuo e del suo.
E allora, un' occhiata, daccela pure a noi, madre di misericordia. Soprattutto quando sperimentiamo che, a volerci bene, non ci sei rimasta che tu.

  Maria, donna del primo sguardo di Don Tonino Bello


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Il maschile e il femminile della sequela – San Giovanni Evangelista - di Antonio Savone



Il maschile e il femminile della sequela 
- San Giovanni Evangelista -
di Antonio Savone

‘…e vide e credette…’

La memoria di san Giovanni evangelista è occasione per mettere a fuoco i tratti della sequela così come è impersonata dai generi maschili e femminili dei discepoli stessi.
Giovanni, attraverso l’incontro di Gesù con alcuni personaggi del suo vangelo, ci presenta due forme di sequela: una al maschile e una al femminile, che poi danno origine a due forme di Chiesa: la Chiesa dell’ufficio e la Chiesa dell’amore. In realtà non si tratta di due Chiese ma dell’unica Chiesa nel suo duplice volto, quello ministeriale e quello comunionale.
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Il maschile, la Chiesa ministeriale, la Chiesa dell’ufficio, aderiscono al Maestro, ascoltano le sue parole, lo seguono, ma mostrano tanta resistenza nel permettere che il Cristo compia il suo cammino verso il Padre. E’ per questo che a tratti Gesù deve costringerli ad aprirsi alla rivelazione di un Dio che si pone ai loro piedi e glieli lava, perché anch’essi imparino a fare altrettanto.

Il femminile è per eccellenza, nel vangelo di Giovanni, il modo in cui vivere il discepolato. Gesù non stabilisce alcuna barriera nei confronti della donna: egli le valorizza, le difende, le ammette tra i suoi stessi discepoli.
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La Chiesa dell’amore è una Chiesa che si dispone alla sequela del Maestro accogliendo tutto ciò che egli offre, aperta al progetto che il Padre ha su di lui.
Il maschile esprime un movimento verso Cristo più segnato dalla norma, dalla tradizione, dai ruoli e perciò ha paura di uscire allo scoperto; il femminile manifesta invece un alto profilo di libertà: le donne compiono gesti su Gesù, parlano con lui da sole, interferiscono nei suoi progetti, lo seguono dove non è loro permesso, lo cercano nel pianto, nel lutto, nella gioia. Sono più disponibili alla radicalità dell’amore.
Il discepolato maschile si relaziona a Gesù a partire da una certa sufficienza: tutto è mediato da una sorta di precomprensione che non apre alla novità. Il femminile, invece, si relaziona a Gesù a partire dalla propria indigenza, riconosciuta e accolta: le donne appartengono ai poveri del Signore che attendono il Messia liberatore. Al Calvario Pietro e gli altri lasciano Gesù e fuggono nel loro proprio, mentre il discepolo amato e le Marie non riescono a staccarsi dal Crocifisso: accolgono la sua obbedienza al Padre.
E’ molto significativo che l’ultima consegna di Gesù sulla croce sia quella della Madre: Giovanni riceve la missione di avere Maria per madre. Il suo primo compito non è quello di andare ad annunciare il vangelo, ma di diventare figlio di Maria. Per lui e per tutti i discepoli è più importante essere credente che apostolo. Essere figlio della Chiesa-Madre è il primo e più fondamentale aspetto di tutta la vita cristiana.

    Il maschile e il femminile della sequela


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Prepararsi alla liturgia domenicale Obbedienti… capaci di riconoscere Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe di Antonio Savone


Prepararsi alla liturgia domenicale 

Obbedienti… capaci di riconoscere  
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

di Antonio Savone

Piuttosto popolata questa liturgia nella festa della famiglia di Gesù, Maria, e Giuseppe. Ci sono loro, appunto, ma c’è anche Abramo, Sara, Simeone, Anna. Tutte vicende a partire dalle quali ci è dato accostare il mistero di questi giorni: come stare di fronte alla visita di Dio?

Abramo: l’obbediente per eccellenza agli inviti di Dio, è chiamato ad uscire da un ambito familiare circoscritto, ristretto per diventare padre di una moltitudine di popoli. 
... Un anello prezioso Abramo nello snodo tra Dio e l’umanità.

La loro è una famiglia di nomadi che vive sotto la tenda della fede e si sposta per inseguire il Dio che pro-mette (mette innanzi). Che bello – evangelico, direi – pensare che la mia disponibilità a stare in cammino è lo snodo attraverso cui Dio esprime fedeltà a questa terra, a questa umanità!

Poi la famiglia di Nazaret. Di Gesù, Maria e Giuseppe ci interessa cogliere il cammino di fede che come nucleo familiare hanno dovuto percorrere a motivo di quel figlio. Quel figlio li ha tenuti continuamente sulla corda. Un tessuto quotidiano, il loro, non esente da contraddizioni e da drammi a volte. Eppure sempre disponibili a nuove partenze, mai sentendosi arrivati.

Come era accaduto al vecchio Abramo il quale, anche quando tutto sembrava smentire il senso e la portata di una promessa che lo aveva messo in cammino, non si era arrestato. Interessante. Tanto la vicenda della famiglia di Nazaret quando quella di Abramo è vicenda di una fedeltà ad una promessa, non già a delle evidenze o a delle certezze esibite. Di nuovo, anche la loro storia, quella intessuta di carne e di sangue, andava scrivendo pagine inedite dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.

Essi compiono ciò che Dio chiede loro di fare, in attesa che Dio porti a compimento ciò che ha loro promesso. Lo trovo davvero singolare e ricco di speranza per tutte le volte che mi sento demotivato. Obbedienza alla Parola. Ecco l’ingrediente che tiene unita la loro vicenda, anche quando quel figlio verrà loro tolto. Abitati dalla fede in Colui che può far risorgere anche dai morti (Eb 12,19). Convinti che nessuna pagina della propria vicenda è da strappare.

E poi ancora i due vegliardi, Simeone e Anna. 
...

E penso alle nostre famiglie, alle nostre comunità: sognate da Dio come tramite di pagine inedite di quell’alleanza che di nuovo e sempre egli vuole stabilire con ogni uomo. Penso a tante pagine della nostra personale vicenda in cui non ci è dato di esprimere altro se non un attesa fedele e contemplativa.

  Obbedienti… capaci di riconoscere


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 5/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 

Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 2,22-40

"Ora lascia,o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua Parola, perché i miei occhi hanno visto la tua Salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Il "Nunc dimittis", è il canto che la liturgia ci fa pregare a compieta, il punto d'arrivo della liturgia del giorno, il canto d'amore di ogni credente che fa della sua vita una continua attesa di colui che deve venire. Simeone è l'uomo che resta in ascolto della Parola del suo Signore (Shimeon), e che, animato dallo Spirito, riesce a vedere in quell'infante fragile e debole che ora stringe fra le sue braccia, la Shekinà di Dio. La Salvezza (Gesù), la Parola fatta carne, il Volto stesso di Dio, ha piantato la sua tenda in mezzo a noi.
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RINGRAZIAMENTO DI FINE ANNO di Don Tonino Bello



RINGRAZIAMENTO 
DI FINE ANNO
di
Don Tonino Bello 

Eccoci, Signore, davanti a te. 
Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. 

Ma se ci sentiamo sfiniti, 
non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, 
o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei. 

È perché, purtroppo, molti passi, 
li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: 
seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, 
e non le indicazioni della tua Parola; 
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, 
e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in te. 

Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno, 
sentiamo nostre le parole di Pietro: 
"Abbiamo faticato tutta la notte, 
e non abbiamo preso nulla".
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)

 

La lettera di Natale 2014 - Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell’ambiente



La lettera di Natale 2014 

Giustizia, pace, accoglienza, 
salvaguardia dell’ambiente
I preti firmatari:
Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini.

Qualcuno chiama: sentinella, quando finisce la notte?
Dimmi, quanto manca all’alba?
(Isaia 21, 11)

TEMPO DI COMPLESSITÀ, DI INCERTEZZA, DI RICERCA DI SPERANZA
Con tanti di voi condividiamo la complessità e la gravità della crisi in atto, non solo economica con la drammatica mancanza di lavoro, ma di idealità, di riferimenti significativi, di persone e di luoghi accoglienti e incoraggianti.
In questa situazione avvertiamo importanti e necessari l’analisi, l’informazione veritiera, la riflessione, l’attenzione e la cura della profondità dell’anima. Ci pare che non siano di alcun aiuto, ma anzi provochino ulteriore impoverimento le semplificazioni, le frasi fatte, i luoghi comuni, il conformismo, la superficialità, spesso supportati dalla presunzione e dall’arroganza di parole, di atteggiamenti, di decisioni.
Le dimensioni personali si intrecciano con quelle istituzionali e politiche nelle comunità locali e su scala planetaria; dal cuore emerge in noi l’esigenza della compassione: in noi stessi, nella Chiesa, nella società tutta; senza questa vibrazione dell’essere che accoglie, ascolta e condivide le sofferenze, le inquietudini, le paure, gli interrogativi dell’altro non ci può essere né presente, né futuro umano perché prevalgono l’indifferenza, l’esclusione, la cultura e la pratica dello scarto. Senza la compassione, la misericordia, la tenerezza, la gratuità, l’umanità non potrà salvarsi.


....   
La memoria del Natale è sovversiva, non edulcorata, non ingrediente sociale di questo sistema. Dio si fa presente nell’umanità di un piccolo bambino, si incarna nella storia, la rende umana; lui stesso diventa così umano, “totalmente umano da non poter non essere Dio” (Leonardo Boff). Seguire questo Gesù di Nazaret significa investire le migliori energie per cercare di essere ogni giorno più umani e di ritrovare il volto umano anche di nostra Madre Terra.


Nella foto a destra: Il presepe artistico in terracotta, donato da Papa Francesco alla comunità ecclesiale lampedusana, raffigurante la natività su una barca con san Giuseppe nell'atto di accogliere sull'imbarcazione un migrante che è in mare.

  La lettera di Natale 2014 Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell’ambiente  (PDF)


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La prima schiavitù è economica

"Il nostro vitello d'oro"  
di Alex Zanotelli

Non più schiavi. Non poteva esserci un titolo migliore per esprimere questo sistema, “O’ Sistema”, entro cui viviamo. Un sistema di capitalismo sfrenato che produce necessariamente enormi disastri, indicibili schiavitù. Chi lo ha colto bene è stato proprio papa Francesco nel voler dedicare alla schiavitù la prossima Giornata della Pace (1 gennaio 2015). Nell’Evangelii Gaudium, al num. 55, Egli scrive: “Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”. E al punto precedente (n.54) scrive: “La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo”. Credo che questa sia la descrizione più completa che possa esserci del “mondo” in cui viviamo: un capitalismo sfrenato che porta al consumismo senza limiti. Questo il cuore del problema. Siamo in un sistema ci fa consumare, che ci ha reso merce.
...
Abbiamo costruito un nuovo vitello d’oro a cui sacrifichiamo tutto e tutti. Uccidiamo un milione di persone con le guerre (solo la guerra in Congo è costata 4 milioni!). E chi paga questo grande debito? Il pianata terra nel suo insieme! Ecco, infine, un doveroso accenno alla profonda crisi ecologica odierna. In nome della finanza, il nuovo vitello d’oro, sacrifichiamo il pianeta terra. 

Pensavamo di esserci lasciati alla spalle la schiavitù. E, invece, ne siamo coinvolti sino al collo. Schiavi a non finire. Fino a quando?

  Il nostro vitello d'oro di Alex Zanotelli


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31 dicembre 2014 Marcia Nazionale per la Pace a Vicenza "VOLIAMO LA PACE"


Marcia Nazionale per la Pace a Vicenz
a

"VOLIAMO LA PACE"
L'evento è organizzato dalla Cei, da Pax Christi, dalla Caritas italiana, dall’Azione cattolica e dalla Diocesi di Vicenza

La 47a edizione della Marcia della Pace nazionale del 31 dicembre si terrà quest'anno a Vicenza.
E' stata scelta Vicenza perchè fu dichiarata zona di guerra già il 23 maggio del 1915, assieme all’intero territorio provinciale, una città di confine con il fronte a poche decine di chilometri. Inoltre della Diocesi di Vicenza sono anche i due sacerdoti che hanno vissuto l'esperienza di prigionia in Camerun negli scorsi mesi di aprile-maggio. Infine Vicenza rappresenta la città più militarizzata d'Europa".
Lo slogan della manifestazione, invece, è "Voliamo la Pace", una scritta lasciata in una trincea da un soldato della prima guerra mondiale, un errore di ortografia che invita anche a “Volare... verso la pace”.


Il grande appuntamento che si terrà mercoledì 31 dicembre 2014  alle ore 16.30 al Piazzale della Vittoria di Monte Berico, con un cammino di quattro tappe per le vie della città berica.

Lo aprirà Pax Christi mettendosi “in rete” con gli operatori di pace seminati nel mondo.
Nella prima tappa...

Nella seconda tappa ...

Poi una terza tappa ...

Infine la quarta e ultima tappa ...

Dal seminario poi l’ultimo tratto fino alla Cattedrale, dove il vescovo Beniamino presiederà l’Eucaristia, e raccoglierà attorno alla Parola, al Pane consacrato e alla Comunità il frutto di un cammino che coinvolgerà tutta la diocesi.

  la locandina con il programma: "VOLIAMO LA PACE"  (PDF)

  La pagina facebook: "verso" la 47' MARCIA PER LA PACE

"Non più schiavi, ma fratelli"

Questo il tema scelto da Papa Francesco per la 48a Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2015

  il messaggio integrale: "Non più schiavi, ma fratelli"  (PDF)

Informazioni utili per quanti provengono da fuori Vicenza con indicazioni stradali per come arrivare in città, sono consultabili scaricando il seguente PDF.
Nel file sono anche indicate alcune strutture a cui i partecipanti potrebbero far riferimento per il pernottamento, tuttavia si sottolinea che non ci sono strutture convenzionate con la Marcia.

  SCARICA IL PDF CON LE INFORMAZIONI PER I PARTECIPANTI

Per eventuali necessità non specificate nel documento qui sopra riportato, è possibile far riferimento al seguente indirizzo mail: segreteria@festivalbiblico.it

Il percorso dettagliato della Marcia, con indicazione anche dell'orario previsto per il transito, è consultabile cliccando sul collegamento qui sotto:

 
CARTINA DEL PERCORSO CON ORARI DI TRANSITO
 


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"Potere e coscienza" riflessione a cura di p Felice Scalia


MESSINA - 19 DICEMBRE 2014

"Potere e coscienza"
 di p. Felice Scalia
La riflessione proposta ha per tema 
“La Coscienza e il Potere”,
 un testo del vescovo  don Tonino Bello.

“Può un uomo avere una "coscienza" che impedisce al potere di diventare "dominio" per mantenerlo in una dimensione di autentico "servizio" al bene della collettività?”.

".. Esplodono scandali e veniamo messi di fronte alle nostre responsabilità. Di chi ci siamo fidati? A chi ci siamo affidati? E tutto sembra così pervasivo che mala-vita e sistema ufficiale di governo nel mondo, combacino. Tutti e due sono incuranti dei diritti dell’uomo, tutti e due perseguono gli interessi propri, solo che per i primi c’è il bene della cosca, degli affiliati, per il secondo il potere della nazione o del Continente egemone. Tutti e due uccidono, usano la forza come norma del “diritto” (Sap 2), tutti e due rubano ed infangano il povero, prosperano sul delitto e l’esclusione. Siamo sbigottiti. Chi attendere, che attendere? E’ servito a qualcosa il fatto che Gesù di Nazareth sia nato ed abbia parlato all’uomo? Su queste domande che ci inchiodano in ricerche radicali del senso di ciò che facciamo, rifletteremo con l’aiuto di don Tonino Bello, vescovo straordinario (cioè anomalo, vero “sbaglio dello Spirito”) che su una declinazione del Vangelo nella vita ha scommesso tutto, fino all’ultimo respiro della sua vita. 
...
Abbiamo bisogno di un “uomo nuovo”, di un uomo cioè che abbia una relazione etica con se stesso, così salda, così libera da stereotipi e voglie di accaparramento e successo individualistico, da potere immaginare di fondare un mondo diverso. Se non cambia la relazione tra l’uomo e la sua interiorità, non cambia la nostra relazione col mondo. Non cambia questo sfruttamento planetario dell’uomo sull’uomo, del forte sul debole. Abbiamo bisogno che l’uomo scopra la sua anima, la sua coscienza, la necessità di una “coscienza altra”. Noi abbiamo una società che è “nuova” rispetto alla tecnica, non “nuova” rispetto all’umanità.
...
Don Tonino Bello .. questo “strano” vescovo confessa: “Vivo moltissimo questo travaglio, vivo molto la nostalgia delle scaturigini, della fontana, e vivo con insofferenza il peso della struttura. La nostalgia della fontana è nostalgia del Vangelo. Non per nulla sono affascinato da tutto ciò che mi porta, non indietro, ma al punto di partenza”. E “punto di partenza” è quella indignazione sulla condizione dell’uomo e della vita sul Pianeta che fa nascere un primordiale “non è giusto!” su cui si aggancia la voglia di spendersi perché “la giustizia germogli dalla terra e la pace si affacci dal cielo”. Si intuisce a questo punto che il salto di qualità può essere fatto solo da un uomo “nuovo”, alieno dal mondo vecchio, libero da condizionamenti, per nulla asservito a forze esterne che lo dominano, per quanto ovvie e legali possano essere considerate. Il mondo nuovo può nascere da Antigone che si sente estranea al Palazzo del tiranno Creonte, non da Ismene che vi trova rifugio. Può essere fatto da uomini capaci di esercitare il potere per negarlo facendolo diventare “servizio”, non per accumulare vantaggi per l’istituzione, tantomeno per sé (pg 13).
Forse questa libertà interiore è già qualcosa di raro. 
La libertà dei servi ci è concessa in abbondanza, quella degli uomini liberi, mai. 
...
Le istituzioni (tutte!) temono la coscienza, anche se nascono come luoghi dove la coscienza dell’individuo reclama la sua libertà. Le istituzioni, nella concretezza creano leggi e vogliono obbedienza.
...

  "Potere e coscienza"  di p. Felice Scalia (PDF) 


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 21 dicembre 2014

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 26 dicembre 2014, Festa di Santo Stefano Protomartire

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 28 dicembre 2014, Festa della Santa Famiglia di Nazaret

   Omelia - Santa Mesa nella Solennità della Natività del Signore (24 dicembre 2014)

   Omelia - Celebrazione dei Vespri e Te Deum di ringraziamento per l'anno trascorso (31 dicembre 2014)

   Discorso - Ai Membri dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (20 dicembre 2014)

   Discorso - Ai dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per lo scambio degli auguri natalizi (22 dicembre 2014)

   Discorso - Alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi (22 dicembre 2014)

   Discorso - All'Associazione Nazionale delle Famiglie Numerose (28 dicembre 2014)



   Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli





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23/12/2014:

  A volte siamo schiavi...

24/12/2014:

  Cerchiamo di ascoltare e di fare silenzio...

25/12/2014:

  Con Gesù c'è...


26/12/2014:

  Oggi preghiamo per tutti coloro...

28/12/2014:

  La famiglia cristiana è missionaria...

30/12/2014:

  Oggi si soffre per...


31/12/2014:

  Signore, grazie!

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Angelus del 21 dicembre 2014 - Testo e video



 21 dicembre 2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, quarta e ultima Domenica di Avvento, la liturgia vuole prepararci al Natale ormai alle porte invitandoci a meditare il racconto dell’annuncio dell’Angelo a Maria. L’arcangelo Gabriele rivela alla Vergine la volontà del Signore che lei diventi la madre del suo Figlio unigenito: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo» (Lc1,31-32). Fissiamo lo sguardo su questa semplice fanciulla di Nazaret, nel momento in cui si rende disponibile al messaggio divino con il suo “sì”; cogliamo due aspetti essenziali del suo atteggiamento, che è per noi modello di come prepararsi al Natale.
...

Ci affidiamo all’intercessione della nostra Madre e di san Giuseppe, per vivere un Natale veramente cristiano, liberi da ogni mondanità, pronti ad accogliere il Salvatore, il Dio-con-noi.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

vi saluto tutti, fedeli romani e pellegrini venuti da vari Paesi; le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.
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Non dimenticare: il Signore passa, e se tu senti la voglia di migliorare, di essere più buono, è il Signore che bussa alla tua porta. In questo Natale, il Signore passa.

Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, con le porte aperte al Signore, un Natale di gioia e di fraternità.

Non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo! Arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

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Il Natale di Papa Francesco: messaggio ai profughi - Messa della notte (foto, testi, video)



 Il Natale di Papa Francesco 

Nella vigilia di Natale, pensando in particolare ai profughi, Papa Francesco, poco prima della celebrazione della Santa Messa della Notte, ha voluto raggiungere, grazie ad un collegamento satellitare attraverso Tv2000, il campo profughi di Ankawa, nei pressi di Erbil, in Iraq. Le parole del Papa, diffuse dall'emittente, sono state tradotte in arabo da un sacerdote locale: "Buona sera - ha detto il Papa - saluto tutti voi in questa serata di Natale. Buona sera e che voi siete pronti a celebrare la messa e io mi unisco a tutti voi in questa celebrazione. Abbraccio tutti voi e auguro a tutti voi un santo Natale". "Voi siete come Gesù la notte del suo Natale: per lui non c'era posto e lui è stato cacciato via ed è dovuto fuggire in Egitto per salvarsi. Voi siete come Gesù questa sera e io vi benedico tanto e sono vicino a voi. Pensate che siete come Gesù in questa situazione e questo a me fa pregare di più per voi".

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Un gruppo di seminaristi argentini, con i quali Francesco si è soffermato per pochi minuti, ha offerto addirittura una torta al Pontefice, un dolce decorato di bianco e azzurro, i colori della sua Argentina, con la scritta "Feliz cumpleanos" e le classiche candeline che Bergoglio ha spento sorridendo, si è anche soffermato a parlare con loro, sorseggiando la tipica bevanda argentina.

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SANTA MESSA DELLA NOTTE DI NATALE

Alle 21.15 il Santo Padre è entrato in processione nella basilica di San Pietro, gremita da 5mila fedeli. Fuori, altre migliaia di persone davanti ai maxi-schermi. Mentre le campane della basilica suonavano a distesa. Francesco ha scoperto, baciato e incensato il Bambinello, omaggiato poi di fiori da bambini di Paesi toccati dai viaggi recenti e prossimi del Pontefice, da Italia, Filippine, Corea (il più giovane di cinque anni).

 

La tenerezza di Dio, la sua umiltà e la sua pazienza verso gli uomini: al centro delle parole di Papa Francesco nell'omelia della Santa Messa della notte di Natale, nella Basilica Vaticana.

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is9,1). «Un angelo del Signore si presentò [ai pastori] e la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,9). Così la liturgia di questa santa notte di Natale ci presenta la nascita del Salvatore: come luce che penetra e dissolve la più densa oscurità. La presenza del Signore in mezzo al suo popolo cancella il peso della sconfitta e la tristezza della schiavitù, e instaura la gioia e la letizia.
Anche noi, in questa notte benedetta, siamo venuti alla casa di Dio attraversando le tenebre che avvolgono la terra, ma guidati dalla fiamma della fede che illumina i nostri passi e animati dalla speranza di trovare la “grande luce”. Aprendo il nostro cuore, abbiamo anche noi la possibilità di contemplare il miracolo di quel bambino-sole che rischiara l’orizzonte sorgendo dall’alto...

  il testo integrale dell'Omelia

  video dell'omelia

Ora, un momento di silenzio e poi, con il Padre Nostro, vorrei pregare insieme con voi per le vittime dei disumani atti terroristici compiuti nei giorni scorsi in Australia, in Pakistan e nello Yemen. Il Signore accolga nella sua pace i defunti, conforti i familiari, e converta i cuori dei violenti che non si fermano neppure davanti ai bambini. Cantiamo il Padre Nostro chiedendo questa grazia.

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Al termine della Messa, sulle note del canto "Adeste fideles" il Pontefice ha preso tra le braccia la statua del Bambinello posta davanti all’Altare della Confessione e, in processione, l’ha portata fino al Presepe allestito in Basilica, nella Cappella della Presentazione. 
Qui è stata deposta l'immagine del Gesù Bambino, e i mazzi di fiori portati dai 10 bambini in abiti tradizionali, provenienti dai diversi Paesi del mondo: Corea, Filippine, Italia, Belgio, Libano e Siria.

 
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Il Papa, prima di uscire in processione dalla basilica, dopo aver incensato il Bambinello deposto nel presepio, sulle note del canto "Tu scendi dalle stelle" ha salutato e abbracciato tutti i bambini, uno ad uno, e con uno di loro ha anche fatto il gesto di scambiarsi lo zucchetto bianco.

 
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  video integrale


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Il Natale di Papa Francesco: messaggio Urbi et Orbi - Angelus Santo Stefano (foto, testi, video)



NATALE

MESSAGGIO URBI ET ORBI


Cari fratelli e sorelle, buon Natale!
Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, è nato per noi. E’ nato a Betlemme da una vergine, realizzando le antiche profezie. La vergine si chiama Maria, il suo sposo Giuseppe.
Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono. Così lo Spirito Santo ha illuminato i pastori di Betlemme, che sono accorsi alla grotta e hanno adorato il Bambino. E poi lo Spirito ha guidato gli anziani Simeone e Anna, umili, nel tempio di Gerusalemme, e loro hanno riconosciuto in Gesù il Messia. «I miei occhi hanno visto la tua salvezza» - esclama Simeone - «salvezza preparata da [Dio] davanti a tutti i popoli» (Lc 2,30).

Sì, fratelli, Gesù è la salvezza per ogni persona e per ogni popolo!..
A Lui, Salvatore del mondo, domando oggi che guardi i nostri fratelli e sorelle dell’Iraq e della Siria ...  Possa il Signore aprire alla fiducia i cuori e donare la sua pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra benedetta dalla sua nascita, sostenendo gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra Israeliani e Palestinesi.

Gesù, Salvatore del mondo, guardi quanti soffrono in Ucraina ...

Cristo Salvatore doni pace alla Nigeria ... Pace invoco anche per altre parti del continente africano. Penso in particolare alla Libia, al Sud Sudan, alla Repubblica Centroafricana e a varie regioni della Repubblica Democratica del Congo; e chiedo a quanti hanno responsabilità politiche di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna.

Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa. Sia vicino a quanti soffrono per le malattie, in particolare alle vittime dell’epidemia di Ebola, soprattutto in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea. Mentre di cuore ringrazio quanti si stanno adoperando coraggiosamente per assistere i malati ed i loro familiari, rinnovo un pressante invito ad assicurare l’assistenza e le terapie necessarie.

Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino!

Cari fratelli e sorelle, che lo Spirito Santo illumini oggi i nostri cuori, perché possiamo riconoscere nel Bambino Gesù, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, la salvezza donata da Dio ad ognuno di noi, ad ogni uomo e a tutti i popoli della terra. Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù. Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza. Così potremo dire con gioia: “I nostri occhi hanno visto la tua salvezza”.

Con questi pensieri, buon Natale a tutti!

  il testo integrale

  video

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi la liturgia ricorda la testimonianza di santo Stefano. Scelto dagli Apostoli, insieme ad altri sei, per la diaconia della carità, cioè per assistere i poveri, gli orfani, le vedove nella comunità di Gerusalemme, egli diviene il primo martire della Chiesa. Con il suo martirio, Stefano onora la venuta nel mondo del Re dei re, dà testimonianza di Lui e offre in dono la sua stessa vita, come faceva nel servizio ai più bisognosi. E così ci mostra come vivere in pienezza il mistero del Natale.

Il Vangelo di questa festa riporta una parte del discorso di Gesù ai suoi discepoli nel momento in cui li invia in missione. Dice tra l’altro: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene. Ci fanno comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. 
...
Oggi, fratelli e sorelle, preghiamo in modo particolare per quanti sono discriminati, perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo. Vorrei dire a ciascuno di loro: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa.
Preghiamo inoltre perché, grazie anche al sacrificio di questi martiri di oggi - sono tanti, tantissimi! -, si rafforzi in ogni parte del mondo l’impegno per riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona umana.

Cari fratelli e sorelle, vi auguro di trascorrere serenamente le Feste natalizie. Santo Stefano, diacono e primo martire, ci sostenga nel nostro cammino quotidiano, che speriamo di coronare, alla fine, nella festosa assemblea dei santi in Paradiso.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
vi saluto nella gioia del Natale e rinnovo a tutti voi l’augurio di pace: pace nelle famiglie, pace nelle comunità parrocchiali e religiose, pace nei movimenti e nelle associazioni. Saluto tutte le persone che si chiamano Stefano o Stefania: tanti auguri!
In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da Roma, e da altre parti. Non essendomi possibile rispondere a ciascuno, esprimo oggi a tutti il mio sentito ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera. Grazie di cuore! Il Signore vi ricompensi con la sua generosità!
E non dimenticate: coerenza cristiana, cioè pensare, sentire e vivere come cristiano, e non pensare come cristiano e vivere come pagano: questo no! Oggi chiediamo a Stefano la grazia della coerenza cristiana. E per favore continuate a pregare per me, non lo dimenticate.

Buona festa e buon pranzo! Arrivederci.

  il testo integrale

  video


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Angelus del 28 dicembre 2014 - Testo e video


 28/12/2014 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa prima domenica dopo Natale, mentre siamo ancora immersi nel clima gioioso della festa, la Chiesa ci invita a contemplare la Santa Famiglia di Nazaret. Il Vangelo oggi ci presenta la Madonna e san Giuseppe nel momento in cui, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, si recano al tempio di Gerusalemme. Lo fanno in religiosa obbedienza alla Legge di Mosè, che prescrive di offrire al Signore il primogenito (cfr Lc 2,22-24).

Possiamo immaginare questa piccola famigliola, in mezzo a tanta gente, nei grandi cortili del tempio. Non risalta all’occhio, non si distingue… Eppure non passa inosservata! Due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito Santo, si avvicinano e si mettono a lodare Dio per quel Bambino, nel quale riconoscono il Messia, luce delle genti e salvezza d’Israele (cfr Lc 2,22-38). È un momento semplice ma ricco di profezia: l’incontro tra due giovani sposi pieni di gioia e di fede per le grazie del Signore; e due anziani anch’essi pieni di gioia e di fede per l’azione dello Spirito. Chi li fa incontrare? Gesù. Gesù li fa incontrare: i giovani e gli anziani. Gesù è Colui che avvicina le generazioni.
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Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
il mio pensiero va, in questo momento, ai passeggeri dell’aereo malese scomparso mentre era in viaggio fra Indonesia e Singapore, come pure ai passeggeri delle navi in transito nelle ultime ore nelle acque del mare Adriatico coinvolte in alcuni incidenti. Sono vicino con l’affetto e la preghiera ai familiari e a quanti vivono con apprensione e sofferenza queste difficili situazioni e a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.

Oggi il primo saluto va a tutte le famiglie presenti! La Santa Famiglia vi benedica e vi guidi nel vostro cammino.
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A tutti auguro una buona domenica. Vi ringrazio ancora dei vostri auguri e delle vostre preghiere: continuate a pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale

  video


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Il discorso per gli auguri natalizi alla Curia di papa Francesco

22.12.2014 - L’incontro per gli auguri natalizi diventa l’occasione per bacchettare la Curia.
Papa Francesco ha aperto il discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi sottolineando che siamo 'persone e non numeri o soltanto denominazioni', ci ricorda perciò che "la Curia è fatta di uomini e donne in carne e ossa che quindi hanno bisogno di fare l'esame di coscienza e convertirsi ogni giorno, come tutti noi" e ha elencato un catalogo di «malattie» indicandone anche i rimedi.

" ... Occorre chiarire che è solo lo Spirito Santo – l’anima del Corpo Mistico di Cristo, come afferma il Credo Niceno-Costantinopolitano: «Credo... nello Spirito Santo, Signore e vivificatore» – a guarire ogni infermità. È lo Spirito Santo che sostiene ogni sincero sforzo di purificazione e ogni buona volontà di conversione. È Lui a farci capire che ogni membro partecipa alla santificazione del corpo e al suo indebolimento. È Lui il promotore dell’armonia: «Ipse harmonia est», dice san Basilio. Sant’Agostino ci dice: «Finché una parte aderisce al corpo, la sua guarigione non è disperata; ciò che invece fu reciso, non può né curarsi né guarirsi».
La guarigione è anche frutto della consapevolezza della malattia e della decisione personale e comunitaria di curarsi sopportando pazientemente e con perseveranza la cura.
Dunque, siamo chiamati – in questo tempo di Natale e per tutto il tempo del nostro servizio e della nostra esistenza – a vivere «secondo la verità nella carità, [cercando] di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità» (Ef 4,15-16). ..."

  il testo integrale: La Curia Romana e il Corpo di Cristo

  video integrale

Da mille anni
nessuno parlava così
di Enzo Bianchi

Nei tempi recenti nessun papa ha mai parlato come papa Francesco. Nel discorso per gli auguri natalizi alla curia ha detto con parresia quello che pensa e lo ha fatto di fronte alle persone che devono collaborare con lui nel ministero di comunione, tralasciando linguaggi allusivi e stile diplomatico. Questo suo discorso echeggia quel che san Bernardo – monaco però, non papa – osava dire nell’XI secolo al papa e alla sua corte: parole che pochi altri seppero scrivere o proclamare a correzione dei vizi ecclesiastici nei momenti in cui si faceva urgente una riforma della chiesa “in capite et in corpore”. Ma più ancora echeggia il salmo 101, in cui il capo, la guida del popolo di Dio promette al Signore non solo di camminare con cuore integro, ma anche di allontanare chi accanto a lui, al suo servizio, alla sua corte, “ha il cuore tortuoso, l’occhio sprezzante e orgoglioso, chi denigra in segreto il suo prossimo, chi dice menzogne”. Papa Francesco conosce bene la psicologia degli “uomini religiosi”, presenti un tempo tra gli scribi e i farisei, oggi tra i cristiani “in ogni curia, comunità, congregazione, movimento ecclesiale”, soprattutto là dove si dovrebbe esercitare il servizio dell’autorità.
Non solo i padri del deserto dei primi secoli erano soliti stilare “cataloghi” di vizi e peccati “capitali”: ancora le generazioni di cristiani come la mia, formatesi prima del Vaticano II, avevano a disposizione prontuari di peccati “in pensieri, parole, opere e omissioni” per prepararsi al sacramento della confessione, così da compiere un esame di coscienza personale sulla propria inadeguatezza rispetto alle esigenze poste dai dieci comandamenti e, più in profondità, dal Vangelo stesso. È a qualcosa di simile – forte anche dell’analoga tradizione loyolana – che ha pensato papa Francesco nel suo discorso alla curia romana in occasione del Natale. 
...
L’ho scritto e lo riscrivo: papa Francesco si fa eco del vangelo e la sua passione per il vangelo lo porta a misurare la vita della chiesa e di ogni membro sulla fedeltà al vangelo, sulla coerenza cristiana. Ma nessuna illusione: più il papa percorre questa strada e più scatenerà le forze demoniache operanti nella storia e il risultato per i veri credenti sarà l’apparire della croce di Cristo. Non è vero che nella chiesa si starà meglio, è vero il contrario: la chiesa infatti può solo seguire Gesù anche nel rigetto sofferto e nella persecuzione e non potrà ottenere successi mondani se incarna il messaggio del suo Signore.

  Da mille anni  nessuno parlava così di Enzo Bianchi


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ATTACCO AL PAPA: VERGOGNA. “PER AMORE NON TACERÒ!” di Nandino Capovilla



ATTACCO AL PAPA: 
VERGOGNA. 
“PER AMORE NON TACERÒ!”

di Don Nandino Capovilla
(ex-coordinatore di Pax Christi Italia)

Hanno aspettato il giorno di Natale: hanno deciso di usare la prima pagina del Corriere per un durissimo e vergognoso attacco a papa Francesco. Ma non sottovalutiamo l'episodio: dal primo giorno di questa primavera della chiesa, una lobby di cardinali e cristiani di cui si cominciano a sapere nomi e cognomi, colpisce con parole-pietre che solo Dio giudicherà. A me, cristiano e prete, il dovere di non tacere né sottovalutare questo gravissimo momento di attacco alla mia fede. La strategia prevedeva all'inizio di usare il viscido Ferrara e il suo Foglio. Ma visto che Francesco sta riuscendo nella sua opera di riforma della Chiesa, bisogna puntare più in alto: prima pagina del Corriere della sera della vigilia di Natale, stavolta usando la penna di Vittorio Messori. Si deve capire -secondo loro- che è la maggioranza dei cattolici ad essere scandalizzata dal papa (d'altra parte il card. Scola sempre sullo stesso Corriere diventato il nuovo canale dei nemici del papa, ripetendo che per lui la comunione ai divorziati non va proprio concessa, correggeva l'intervistatore dicendo che chi la pensa come lui non è minoranza ma maggioranza. 2 dicembre 2014). Come macigni sono le subdole accuse di Messori, che preferisce definire il papa: “uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave”, che sta “turbando la tranquillità del cattolico medio”, che “ha ridicolizzato chi pensasse che “Dio è cattolico” e ritenuto la Chiesa una sancta e cattolica solo un optional”. 
Mentre immaginate quali potentissime lobby ci siano dietro alla prima pagina del Corriere decidete con me di non tacere più. Domattina leggerò su Avvenire chi sminuirà la magnitudo del terremoto magari definendo Francesco, come ha fatto in settimana un altro Vescovo, questo papa “un uomo simpatico”. E non tacerò.
Il momento è grave e forse la svolta è stata l'ultima durissima denuncia del papa nei confronti della Curia Romana, cuore della “patologia del potere”.
...


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Nel giorno della Sacra Famiglia Papa Francesco incontra le famiglie numerose (foto, testo e video)



 28/12/2014 
Papa Francesco incontra le famiglie numerose

Papa Francesco fa il suo ingresso e percorre l’Aula Paolo VI tra il saluto entusiasta delle migliaia di persone che riempiono l’Aula, con un’espressione felice, perfettamente a suo agio, ricevendo piccoli omaggi colorati, accarezzando e baciando i bimbi più piccoli e scambiando strette di mani vigorose con i ragazzi più grandi. I bambini occupano anche i gradini che conducono al palco.

Una gioia espressa al Papa anche da mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che accenna però anche alle difficoltà vissute dalle famiglie numerose nel quotidiano. E’ l’amore che le rende forti, dice, e i nonni restano a casa. Sono famiglie dove non si scarta nessuno, soprattutto i più deboli. Sono qui, conclude, per chiedere la sua benedizione. Una coppia si rivolge a Francesco: noi siamo quelli che non hanno avuto il tempo di visitare le capitali europee, che hanno dimenticato che esiste la moda, che non conosceranno mai le auto sportive o le vacanze ai Tropici, ma siamo quelli che vivono impagabili momenti di allegria, di dolcezza, di festa, di preghiera, di dialogo, di condivisione, di amore. Una seconda coppia ricorda anche le mamme arrivate in Cielo perché hanno rinunciato alle cure per salvare la vita che portavano in sé e le famiglie dove i genitori hanno perso il lavoro.

Jorge Mario Bergoglio ha iniziato il discorso, pronunciato – prima dell’Angelus – alle 11.30davanti a 3.500 tra genitori e bambini, con una battuta: «Ditemi: a che ora vi siete alzati oggi? Alle 6? Alle 5? E non avete sonno? Ma io con questo discorso vi farò dormire!». Presenti all’udienza oltre a mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio consiglio per le Famiglie («Specialista nel fare queste cose», ha chiosato il Papa), mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, in passato ausiliare di quella Brescia dove l’associazione è nata all’epoca di Paolo VI, che per primo la ricevette in Vaticano nel 1963, e il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Ma prima di tutto una domanda e una curiosità. Ditemi: a che ora vi siete alzati oggi? Alle 6? Alle 5? E non avete sonno? Ma io con questo discorso vi farò dormire!
Sono contento di incontrarvi nel decennale dell’associazione che riunisce in Italia le famiglie numerose. Si vede che voi amate la famiglia e amate la vita! Ed è bello ringraziare il Signore per questo nel giorno in cui celebriamo la Santa Famiglia.
...

  il testo integrale

  video del discorso del Papa

  video integrale


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            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm