"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°50 del 2014
Aggiornamento della settimana -
dal 20 al 31 dicembre 2014 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 9 gennaio 2015
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)«Nun
vedo l’ora che vène Natale / pe’ famme ’na magnata de torone; / pe’
famme na’ magnata de torone / pe’ famme ’na bevuta dar boccale». È
uno stornello dei bulli di Trastevere del tempo della miseria, quello
di Belli ma ancora di quello di Trilussa. Il Natale come occasione di
mangiare finalmente a sazietà qualcosa di buono, per una bella bevuta
in libertà. Alla quartina romanesca rispondeva, anni più tardi, una
canzone di Renato Carosone e Gegè di Giacomo dedicata, in pieni anni
Cinquanta, a un’altra miseria: quella della Napoli di un dopoguerra non
ancor del tutto trascorso, la Napoli ch’era ancora per tanti versi
quella della Pelle di Malaparte: «Mo’ vène Natale / nun tengo dinare: / me leggo o’ giornale / e me vad’a’ccuccà».
Alla
tristezza un po’ spaccona del trasteverino costretto ad aspettar Natale
per mangiare e per bere un po’ meglio del solito rispondeva la
disperazione allegra del miserabile napoletano che, senza un soldo, nel
giorno di festa poteva solo ingannare la fame andandosene a letto.
In entrambe le situazioni, la povertà e magari la fame si misurano con la coscienza del tempo festivo.
Questi
due esempi potrebbero sembrare privi di qualunque aggancio con il
carattere spirituale della grande festa, ma non è così. Presupposto di
entrambi è che per Natale bisogna far festa, e che se ciò non è
possibile tanto vale non vivere nemmeno un giorno come quello,
andarsene a dormire. In due occasioni, san Francesco d’Assisi associa a
sua volta il Natale alla necessità di far festa, e festa espressa
anzitutto attraverso il cibo: quando dice che, se gli capiterà
d’incontrare l’imperatore, gli chiederà un editto che ordini a tutti di
spargere per Natale granaglie per strada in modo che gli uccelli
dell’aria possano aver di che mangiare quel giorno in abbondanza; e
quando dichiara che sia intenzione sarebbe, per Natale, di strofinare
pezzi di carne sui muri affinché perfino pietre e mattoni potessero
godere di quell’abbondanza.
Che
la festa si celebri e si onori anzitutto per mezzo di banchetti,
conviti e simposi è una realtà comune si può dire a qualunque civiltà
tra le molte che il genere umano è stato capace nei millenni di
concepire; non meno comune è, d’altra parte, il rapporto tra penitenza,
dolore, e astensione dal cibo. La festa si onora con quella che gli
antropologi definiscono l’“orgia”: che non ha nulla del significato che
volgarmente in italiano le si attribuisce, ma che significa
semplicemente occasione durante la quale il cibo e le bevande, di
qualità e in abbondanza, vengono consumati oltre il bisogno, talvolta
fino alla totale distruzione delle scorte. Il valore di ciò è
essenzialmente rituale: si consuma oltre il bisogno in certe occasioni
con lo stesso atteggiamento devozionale con il quale ci si astiene da
certi cibi o da certe bevande oppure si digiuna totalmente in
altre.
Alla
base di tale comportamento, nelle società tradizionali, c’è la
coscienza di una profonda differenza tra giorni “festivi” e giorni
“feriali”: la Modernità occidentale ha sistematicamente reagito ad essa
sostituendole la distinzione tra giorni “di riposo” e giorni “di
lavoro”, quindi azzerando il concetto sacrale e comunitario di festa
per imporre al suo posto un diverso modello antropologico fondato sulla
primarietà dell’uomo come produttore di ricchezza.
Da
un malinteso apprezzamento di tale realtà dipende la reazione di chi
vorrebbe eliminare quel che resta, magari al livello inconscio, di
“senso della festa” nel Natale, appiattendo tutto il desiderio e il
bisogno di mangiare, bere e vivere convivialmente meglio sulla misura
del consumismo. Una sia pure graduale riconquista del senso del Sacro
dovrebbe, al contrario, proprio partire da un’accentuazione conferita
di nuovo alla festa, da un rinnovato e più profondo senso della
sacralità che ai giorni festivi è propria e quindi da una distinzione
profonda, anche esistenziale, rispetto alle consuetudine dei giorni
feriali. Non è di domenica, o a Natale, che si dovrebbe mangiare “come
tutti i giorni” per reagire al consumismo; è, al contrario, giorno per
giorno che sarebbe opportuno limitare qualitativamente e
quantitativamente i consumi per sottolineare quel che il cristianesimo,
religione del pane e del vino, fondamentalmente ripete, cioè che anche
il cibo e il vino sono di per sé suscettibili di essere investiti di
sacralità.
Da
qui gli usi natalizi incentrati non solo sul consumo, ma anche sulla
preparazione comunitaria della tavola e del cibo della festa.
...
Natale in tavola--------------------------------------- Ergastolano al Papa:
questa pena è la banalità della vendetta
"Non
mi è neanche arrivata la risposta della magistratura di sorveglianza:
mi sento zuppo di tristezza e di malinconia". Lo scrive a Papa
Francesco, con una lettera sul suo sito, l'ergastolano Carmelo
Musumeci, che aveva richiesto alla magistratura la possibilità di
partecipare oggi all'udienza che Jorge Mario Bergoglio concede alla
comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.
"Non
mi hanno dato dignità per una risposta, il che -lamenta- è anche peggio
di un no". Osserva ancora Musumeci: "Credo di essere il primo nella
Storia a cui è stato rifiutato un incontro con un pontefice: forse
perché avevano paura che chiedessi asilo politico nella Città del
Vaticano, dove hai abolito la pena dell'ergastolo". Continua
l'ergastolano: "Non ci crederai, ma mi dispiace di non averti
incontrato. E mi dispiace soprattutto per il mio angelo, che mi ha
lasciato Don Oreste. Devi sapere che il mio angelo, a volte anche i
diavoli ne hanno uno, ci teneva tanto... Spero che adesso si
rassegnerà, perché se mi hanno negato anche di uscire per incontrare te
non posso fare altro che prepararmi a invecchiare nella mia tomba di
ferro e cemento. Non posso fare altro, perché solo la morte mi può
liberare dalle catene".
La
riflessione poi prosegue: "Spesso penso che sarebbe meglio una vita
breve con poco dolore di una vita lunga con infinita sofferenza, perché
noi ergastolani non abbiamo mai anni in meno di carcere da fare, ma
sempre anni in più. Essere ergastolani è come essere morti prima di
morire, perché la libertà per un ergastolano è come un orizzonte che
non vedrà mai. E spesso mi domando: a cosa serve e a chi serve il
carcere a vita? Si diventa non viventi, esseri totalmente e per sempre
senza speranza, schiavi della pena".
Quindi
l'uomo osserva: "L'ergastolo è solo la banalità della vendetta, perché
questa terribile pena ti mangia l'anima, il corpo, il cuore e l'amore.
Una pena come l'ergastolo non sarà mai in grado di fare giustizia. Un
uomo, qualsiasi reato abbia commesso, non può essere annullato. Punito
sì, ma non distrutto per sempre con la 'pena di morte nascosta' come la
chiami tu. E poi l'ergastolo non funziona, non è un deterrente, può
solo alimentare il male e fa sentire vittime del reato, anche se il
reato è il tuo".
"molti
sono contrari alla pena di morte - riprende Musumeci - per motivi
religiosi, etici, eppure non lo sono per la pena dell'ergastolo. E non
si capisce bene il perché. Le alternative sono due: o pensano che
l'ergastolo sia meno doloroso della pena di morte; o può anche essere
il contrario, che con la pena di morte cessa la sofferenza della pena e
quindi finisce anche la vendetta sociale. Papa Francesco, la vita
scorre ancora dentro di me, eppure oggi mi sento un morto che respira e
cammina, perché sono deluso di non averti potuto abbracciare. Lo faccio
fra le sbarre: buon Natale!".(fonte: Avvenire)
Per il testo integrale della lettera vedi http://www.carmelomusumeci.com/--------------------------------------- Le notizie di Natale che aprono il cuore alla speranza
Pesava
2,7 chilogrammi e per essere precisi è nato alle 23,41, a bordo della
nave Etna, il 25 dicembre, il giorno di Natale, mentre venivano
recuperati novecento migranti nel Canale di Sicilia.
Tra questi, sua madre Kate.
E suo fratello Destino di appena quindici mesi già segnati dalla fuga verso la vita.
E adesso chiamatelo pure migrante o profugo o irregolare. Intanto il suo nome è Salvatore. E non sembri solo un nome. ***
Il
piccolo è stato battezzato ieri mattina da Don Paolo, il cappellano di
bordo, alla presenza dell’intero equipaggio e del Comandante che ha
fatto da padrino.
Impossibile
non riconoscere nella nave della Marina la grotta di Betlemme: come
sembra accadere oggi per i migranti, anche Maria e Giuseppe stentarono
a trovare accoglienza.
Una
straordinaria coincidenza fa rivivere il volto del Santo Bambino in
quello del piccolo nigeriano: entrambi nati lo stesso giorno, entrambi
diventati simbolo di speranza.
*****
Il
giorno della Vigilia di Natale è entrata in un grande magazzino di Roma
e ha rubato un piumone, una coperta, una padella e dei bicchieri. A
scoprire la 60/enne romana il direttore del negozio su via Appia che ha
contattato il 112. Giunti sul posto i carabinieri della Stazione di San
Lorenzo hanno ricostruito che la donna abita in una casa popolare
insieme alla madre ultraottantenne, e le due donne vivono di una sola
pensione sociale.
Comprendendo
la situazione di forte disagio, i militari hanno deciso di fare una
colletta e pagarle la refurtiva e il direttore del negozio non ha
formalizzato la denuncia. «Sarei orgogliosa di avere dei figli come
voi», ha detto la donna ai giovani carabinieri.
*****
Due
nomi, Ennio e Maria Rosaria, e una data, 3 luglio 1955. Incisi
all'interno di una fede nuziale, saltata fuori dal gruzzolo di oggetti
rubati da tre donne fermate dalla polizia. Quando i poliziotti del
commissariato Salario Parioli, a Roma, tra i vari arnesi di scasso e la
refurtiva, hanno trovato questo anello, modesto e semplicissimo, si
sono resi conto di stringere tra le mani un bene dal valore
sentimentale immenso.
Due
nomi e una data lontana nel tempo: troppo poco per poter risalire ai
proprietari e restituire loro l'anello. Impossibile consultare
l'archivio telematico, per il quale c'è bisogno di dati più precisi.
Era probabile che quella fede fosse stata appena rubata. Ma dove? A
chi? Sarebbe stato più comodo aspettare che, magari, prima o poi
qualcuno sporgesse denuncia. «Se ci fossimo arresi, la fede sarebbe
andata a finire nel nostro ufficio reperti», spiega l'assistente capo
del commissariato Edoardo Smiraglia, «insieme a una marea di oggetti
che non sono mai stati reclamati dai legittimi proprietari»,
Invece,
le cose sono andate diversamente. E a raccontarlo è Smiraglia stesso.
«Abbiamo deciso di trovare i proprietari dell'anello. E la strada più
rapida ci è sembrata quella di chiedere aiuto al Comune di Roma. Così,
abbiamo contattato l'ufficio anagrafe matrimoniale e abbiamo spiegato
la situazione e il motivo per il quale volevamo condurre quella
ricerca». Il responsabile ha spiegato agli agenti che con quegli
elementi a disposizione la ricerca sarebbe stata più lunga e complessa:
sarebbe stato necessario andare a spulciare negli archivi cartacei, tra
i libroni dell'anno 1955, un lavoro da certosini, come era usanza una
volta, quando la tecnologia non era entrata nelle nostre vite. «Così
gli impiegati dell'ufficio anagrafe hanno fatto, impiegando tempo e
sacrificio anche fisico, perché avevano capito il valore simbolico di
quella ricerca. Dopo un lavoro di cinque giorni è saltato fuori il 3
luglio 1955 e, in quel giorno, il matrimonio di due giovani, Maria
Rosaria ed Ennio, nati nel 1927».
A
quel punto gli agenti hanno recuperato i dati completi dei due coniugi,
li hanno rintracciati, hanno scoperto che quei giovani sposi, oggi
87enni, sono ancora insieme. E il prossimo anno festeggiano 60 anni di
matrimonio. «Abbiamo contattato il figlio, che è rimasto a bocca
aperta: avrebbe dovuto sporgere lui la denuncia, ma ancora non l'aveva
fatto. Non aveva parole per ringraziarci: la polizia era arrivata prima
di lui».
*****
È
natale a Roma . Noi ci mettiamo a ridare gioia e felicità a gente con
difficoltà economiche e senza una casa propria costretta a vivere per
strada di elemosina e offerte ... Latte e panettone per loro !!!
video*****
Il
Natale è un po’ un miracolo: è il miracolo dei volti sorridenti di
tante persone oppresse dalla fatica della vita, è il miracolo di
scoprirsi utili di tanti a cui non manca nulla ma che hanno perso il
senso profondo della festa. Ma è anche il miracolo di risorse che
sembrano non esserci e che invece si possono mobilitare, coinvolgendo
attorno al Natale chiunque voglia fare qualcosa, anche un piccolo gesto
per gli altri, almeno una volta l’anno.
E’
un miracolo per il quale vale la pena andare a bussare a tutte le porte
per raccogliere quello che serve per la festa: i commercianti, i
colleghi, gli amici, la gente per strada. In questo modo ogni anno si
trova il necessario per apparecchiare questa grandissima tavola nel
mondo.
Ma
il miracolo è anche il fatto che credenti di tutte le religioni possano
trovare un posto in questa festa: servire ed essere serviti in un
movimento di cuori che credono nella salvezza del mondo attraverso la
fede, la pace, la concordia tra gli uomini.
--------------------------------------- Scopriamo l’origine e il significato di alcuni dei simboli natalizi più
comuni e amati: dall’albero alla stella cometa, dal vischio al colore
rosso.
RADIO VATICANA: Viaggio all'origine dei simboli natalizi più diffusi e amati---------------------------------------------------------------
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
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E-mail: horeb.tracce@alice.it
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Il "sì" di Maria alla volontà di Dio... Il presepio e l'albero di Natale... Perché Gesù diventi il centro della nostra vita... Il racconto dell'Annunciazione ci mostra... Il Signore passa e bussa... Il Verbo che trovò dimora... Maria riconosce Dio come Dio... Il "catalogo" delle malattie... Giovanni, ovvero: Dio fa grazia... Beh... che ne pensi, Papà... (vignetta) Che dal braciere del Natale... Triton... Buon Natale... (vignetta) Ecco l'augurio per il prossimo Natale... Questo sembra dirci il Natale... I martiri ci hanno insegnato... Per capire il senso profondo del Natale... Una famiglia in cui ci si ama... Gesù è Colui che avvicina le generazioni... Affidiamo a Maria, Regina e madre della famiglia... Un figlio è un miracolo... Simeone e Anna... C'è un frammento di Logos in ogni carne... Auguri di Capodanno... --------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Oltre la nostra angusta misura
Prepararsi alla liturgia domenicale
(IV di Avvento)
di Antonio Savone
Due
figure ci accompagnano nell’accostare il mistero del Dio con noi. Due
figure non complementari ma antitetiche: Davide e Maria, ossia la
pretesa e l’accoglienza umile.
...
Accanto
a Davide l’altra figura, Maria, figura immediatamente marginale per
condizione sociale e culturale. In una storia fatta di soli maschi fa
scandalo che Dio chieda la collaborazione non al potente di turno ma a
una ragazza. Certo, per entrare nella storia dell’umanità, avrebbe
potuto scegliere tutt’altra via che quella di Nazaret e tutt’altra
persona che una donna. Inedita la figura di un Dio che sembra quasi
togliere di mezzo i maschi di casa e stia “col fiato sospeso di fronte
alle labbra di una ragazza”.
Eppure
l’antica promessa si compie solo attraverso chi non attinge alla sua
presunzione ma alla sua umile condizione di creatura, alla propria
capacità di fidarsi e affidarsi a parole e progetti più grandi di lei.
Maria
non riduce Dio e i suoi progetti all’interno dei “confini della propria
capacità di comprendere”, non lo rinchiude nel recinto dei suoi
desideri come Davide avrebbe preteso. Mentre chiede di capire già si
consegna in atteggiamento di disponibilità, lasciandogli piena libertà
di azione: Avvenga di me secondo la tua parola.
Davide
era animato dal fervore di chi vuol concedere un posto a Dio nella
vita, Maria è modello di chi consente al Signore di farsi strada tra
gli uomini così come egli desidera.
Dio
sceglie di farsi uomo con parole, lacrime, tono di voce, sudore e
necessità vitali di un corpo, e con la necessità di ogni uomo di avere
una madre. Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria. A
Nazareth, per trent’anni vediamo un uomo che vive nella quotidianità
più semplice: bambino, ragazzino, adolescente, giovane falegname, come
suo padre. Un Dio che faceva sgabelli, sedie e tavoli è qualcosa di
inedito.
A
noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l’efficienza e la
produttività, vedere un Dio che risiede a Nazareth, un paese occupato
dall’Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia
del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, non può
non essere una scelta rivoluzionaria.
Quando
pensiamo di avere sbagliato la vita, di non avere avuto sufficienti
opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati,
pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci
incanta.
È così che Dio porta a compimento le sue promesse, assumendo la marginalità della storia umana.
Oltre la nostra angusta misura
--------------------------------------- RUBRICA Un cuore che ascolta - lev shomea' "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della Domenica di Santino Coppolino Vangelo: Lc 1,26-38 La fede nel Dio di Gesù Cristo porta nel suo cuore ed ha come principio e fine l'incarnazione della Parola. Il "sì" di
Maria è lo scopo per cui Dio ha creato l'universo, è l'incontro che ha
atteso dall'eternità, l'istante in vista del quale ebbe inizio il
tempo, il premio del suo lavoro, il coronamento del suo sogno d'amore
per l'umanità.
Al re Davide, che voleva costruire un tempio al suo Signore, Dio aveva promesso una casa definitiva in cui abitare (2Sam 7,1-11).
Ma non sarà l'uomo a costruire una dimora a Dio, bensì è Dio che si fa
casa in colui che gli fa spazio nella sua. Il Dio lontano e
irraggiungibile, il Dio 'totalmente Altro' (K.Barth), il Dio"che rifulge assiso sui cherubini"(Sal 79,2), ora
si è fatto vicino, è entrato nel tempo, si è curvato sulla sua creatura
e l'ha graziata, s'è fatto piccolo perché l'uomo possa incontrarlo e
riconoscerlo. L'Amore ha finalmente trovato un luogo dove abitare ed
essere riamato, e la casa dell'uomo adesso non è più una landa desolata.
...
--------------------------------------- "Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore"
di mons. Bruno Forte
«Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»
È inquietante questa domanda
di Gesù nel vangelo di Luca (18,8). Sembra spiazzare ogni falsa
sicurezza nel cuore di chi crede. È un invito a non dare nulla per
scontato nel nostro rapporto con Dio, a viverlo, anzi, com'è in ogni
vero rapporto d'amore, nel rischio della libertà e nella novità da
conquistare ogni giorno. È una sfida a evitare la caduta
nell'abitudinario per riscoprire la bellezza dell'incontro, la
radicalità del legame che unisce cuore a cuore e l'attesa sempre nuova
che lo caratterizza. Protagonisti di questo incontro siamo noi, col
nostro cuore inquieto, e il Dio che non ha esitato a farsi uomo per
farci sentire il Suo amore appassionato, la Sua prossimità alle fatiche
nella nostra condizione mortale e all'audacia dell'amore, che accetta
di giocarsi sull'eterno nella fragilità del tempo. È in questo rischio
che sta la bellezza della fede: ed è solo accettando di correrlo che si
può anche sperimentare lo spalancarsi dell'abisso divino, l'abbraccio
benedicente che risponde alla nostra invocazione e alla resa della
nostra ricerca. È quanto provavo a esprimere in questi versi, scritti
al passaggio fra i due millenni, di cui mi par di sentire ancora viva
l'attualità:
«Forse verrai / quando i
miei occhi / cercheranno nel buio / la via dell'orizzonte. / Forse, di
quando in quando / sembrerà vana l'attesa / alla mia fede. / Eppure,
questo ”forse” / sarà lo spazio / della mia salvezza: / per esso /
liberamente / potrò riconoscerTi, / potrà il mio cuore / liberamente
amarTi, / e la preghiera / liberamente / invocarTi nella notte. /
Forse, più grande / sarà l'ansia di vederTi, / più forte la stanchezza
/ dell'attesa. / Sta qui l'ultimo rischio, / la dignità umile / del mio
possibile, impossibile / amore? / Forse verrai / quando i miei occhi /
cercheranno nel buio / la via dell'orizzonte. / E io Ti attenderò. / E
il buio / sarà per me / la via dell'orizzonte. / Fin quando Tu
verrai...» (Il libro del viandante e dell'amore divino, Milano 20082,
142s).
È questo il senso del tempo
liturgico dell'Avvento: non semplice ripetizione di un ciclo, ma il
ravvivarsi del desiderio e dell'attesa, il riscoprire l'Altro divino e
trascendente come il Dio che viene, l'imminenza che sovrasta e rinnova,
aprendoci alle sorprese della speranza e riconoscendo l'inesorabile
caducità di ciò che passa in attesa di Colui che viene e del suo regno,
che non passerà mai. Celebrare il Natale del Dio con noi non è semplice
atto della memoria, ripetizione di gesti trasmessi nella catena della
tradizione e degli affetti, ma novità di una venuta in un oggi - il
nostro oggi - diverso da ogni altro e proprio così importante per noi.
È un rinnovato prendere coscienza del cammino compiuto e di quello che
ci aspetta, un fare bilanci sulla crescita di ciascuno di noi in ciò
che più conta, la nostra capacità di amare e di compiere il bene con
generosità oltre ogni calcolo. È un guardare ai nostri rapporti con lo
sguardo di chi ne misura l'autenticità non sul guadagno che possiamo
riceverne, ma sulla verità di quanto mettiamo in gioco e riusciamo a
trasmettere e ad accogliere in ricchezza di umanità. È un aprirci al
futuro non solo come proiezione del nostro presente, prolungamento
dell'“homo absconditus” che è in ciascuno di noi, ma anche e
soprattutto come futuro assoluto, indipendente dalla nostra volontà e
dai nostri calcoli, che ci viene incontro come destino e come patria
ultima.
...
Natale, l'«impossibile» miracolo dell'amore --------------------------------------- La novena di Natale - 5° giorno
ANDIAMO VERSO LA “CARA CITTÀ”
di Don Tonino Bello
“Cara
città, vorrei affidare a ben altro che a un foglio il mio augurio di
buon Natale per te. Vorrei, se mi fosse concesso, lasciare nella
mezzanotte il trasognato rapimento della liturgia, e aggirarmi per le
tue strade, e bussare a tutte le porte, e suonare a tutti i campanelli,
e parlare a tutti i citofoni, e dare una voce sotto ogni finestra
illuminata, e dire a ognuno: Non scoraggiarti, è nata la speranza!
Vorrei
recarmi sul litorale, dove il mare è più buio, e affidare al concerto
della risacca frammenti di antichi ritornelli pastorali perchè le onde
brontolando li portino lontano: E’ nato il redentore.
Vorrei
stringere la mano di tutti, dei bambini e dei grandi, dei ricchi e dei
poveri, e fissare gli occhi della gente, e ripetere a ognuno che se la
tregua santa del Natale si allargasse a tutti i 365 giorni dell’anno,
la vita sulla terra sarebbe più bella: senza sfruttamenti, senza
famiglie divise, senza cuori delusi, senza disoccupati, senza infelici,
senza tragiche solitudini.
... --------------------------------------- La novena di Natale - 6° giorno ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA NOSTRA CASA CON I POVERI
di Don Tonino Bello
“Gli
auguri di Buon Natale stavolta sono accompagnati da una bella notizia.
Giuseppe e Maria, in giro qui da noi e alla ricerca di un albergo dove
far nascere Gesù, hanno trovato ospitalità. Finalmente quest’anno il
Natale non ci parla di porte sbattute in faccia, di rifiuti egoistici,
di indifferenze agghiaccianti. Ma che cosa è successo di così
importante da determinare questo colpo di grazia, che visto dal di
fuori avrebbe tutti i numeri per apparire anche un colpo di scena?
A
parte gli sfrattati, i tossicodipendenti e i marocchini, ci sono
situazioni penosissime di persone che non hanno dove poggiarsi una
notte. Non abbiamo una casa di accoglienza che risponda a un minimo di
pressanti esigenze. Non abbiamo una cattedrale della carità dove
strutturare un osservatorio permanente dei problemi dell’uomo in
sofferenza, e dove questi stessi problemi vengano affrontati e risolti
non solo con i pannoloni caldi dell’assistenzialismo ambulatoriale, ma
anche con uno studio organico che vada alle radici del male e ne
prevenga le funeste esposizioni.
Finalmente una porta si è aperta.
... --------------------------------------- La novena di Natale - 7° giorno
ANDIAMO PER RICERCARE L’ALTRO NEL VOLTO
di Don Tonino Bello
“La
pace è soprattutto etica del volto. Un volto da scoprire, un volto da
contemplare, un volto da accarezzare: quanto sarebbe bello che noi
credenti riscoprissimo questi segni nel Verbo! Questa è la pace:
ricerca del volto!
Il
volto dell’uomo con la sua individualità, con la sua esplosiva
ricchezza spirituale, con la sua irripetibile valenza. Non solo il
volto di noi bianchi, ma anche quello dei fratelli del Marocco, della
Tanzania, di tutti i paesi abbandonati, che non ricordiamo più. Volti
unici, irripetibili.
Ricerca del volto, non della maschera. ... --------------------------------------- La novena di Natale - 8° giorno ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE
di Don Tonino Bello
“Io,
almeno, quella permanenza a Sarajevo, l’ho sperimentata così: come
trasfigurazione del mistero del Natale. Dei nostri Natali, a dire il
vero, c’erano tutti gli ingredienti. Le grotte, ma nelle case
sventrate. Gli alberi, ma stroncati e senza stelle filanti. Le comete,
ma instancabili sulla capanna perchè affidate al fuoco delle granate. I
botti e gli spari, ma più pericolosi. I pastori costituiti dalla gente
che ci è venuta incontro, ma senza dono di formaggi e di capretti.
C’erano anche gli angeli che proclamavano la pace in terra agli uomini,
ma erano angeli senza ali, che al nostro passaggio per le strade di
Sarajevo non finivano di ripetere - pace, pace, pace- . E c’erano
persino i magi, venuti da lontano, ma non erano solo tre: erano
cinquecento, giunti da tanti popoli diversi.
GESU’ BAMBINO l’abbiamo trovato il giorno dopo. Nelle persone che abbiamo abbracciato lungo la strade.
... --------------------------------------- La novena di Natale - 9° giorno
ANDIAMO SIAMO A BETLEMME!
di Don Tonino Bello
“Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale”
senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto
infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti
dalla routine di calendario.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali.
Vi conceda la forza di inventarvi un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
... --------------------------------------- Le levatrici d’Egitto/6 -
Riflessione sul libro dell'Esodo Neanche i maghi del faraone possono tenere in catene i poveri di Luigino Bruni “Finché la salvezza non è venuta, per noi oggi come per Israele nel tempo di Mosè, l’attesa della salvezza può essere soltanto un universale continuo aggravamento delle tensioni e delle sofferenze. L’annuncio della salvezza, spezzando l’equilibrio mondano, fa emergere solo brutali rapporti di forza” (Sergio Quinzio, Un commento alla Bibbia). "Ogni
generazione dovrebbe rileggere l’Esodo per scoprire e guardare in
faccia i propri faraoni e le proprie schiavitù, agognare le
liberazioni, riconoscere le piaghe del proprio tempo, abbandonare le
terre degli imperi e muovere verso nuove terre di fraternità e di
giustizia. Nei veri cammini di liberazione arriva puntuale il momento
delle ‘piaghe d’Egitto’, che sono i grandi segni dei tempi nelle
stagioni degli imperi, che i faraoni non riescono a interpretare perché
il loro ‘cuore’ è pietrificato.
....
Gli
imperi del passato erano evidenti, si imponevano stagliati
sull’orizzonte di tutti. I nostri imperi sono sempre più invisibili, e
riescono a presentarsi come regni buoni e generosi, dove i poveri
saranno liberati da loro. Molta parte della libertà e della giustizia
del nostro tempo passa dalla nostra capacità spirituale ed etica di
vedere e chiamare i nostri imperi per nome, riconoscere le piaghe, e
fuggire da essi. Ma mentre resistiamo, cerchiamo di non morire e
speriamo nella liberazione, non dimentichiamo mai che dietro alle tante
sordità spirituali e le mancate liberazioni che vediamo attorno a noi
si possono nascondere grandi dolori, quelli prodotti dai nostri imperi
visibili e invisibili. Ridurre le sofferenze dei popoli, allentare e
spezzare le catene che li costringono ai lavori forzati, può consentire
a tanti poveri di ascoltare finalmente i profeti, e prendere insieme la
via del mare."
Le piaghe degli imperi invisibili di Luigino Bruni
--------------------------------------- Natale
La nostra vita danza con Dio di Alessandro D'Avenia A
settembre ho avuto la fortuna di guardare l’Adorazione dei pastori di
El Greco a Madrid... El Greco, in una sintesi originale degli apporti
pittorici del suo secolo, che scavalcò per insediarsi nel tempo della
bellezza, aveva scoperto che gli uomini sono fiamme. Da quando Dio si è
incarnato il loro corpo si allunga – come le sue tele (che faceva
preparare ad hoc) – verso l’alto come se da un momento all’altro quel
corpo potesse fiondarsi, seguendo la vera forza di gravità, nel suo
centro di gravitazione: Dio. ... «"Se
uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio. Gli disse
Nicodèmo: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare
una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?". Gli rispose
Gesù: "In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da
Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne
è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare
se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e
ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di
chiunque è nato dallo Spirito"» (Gv 3). Chi
abita in Cristo e lo lascia abitare in sé non è mai pesante e
prevedibile, ma mobile, geniale, leggero, e non perché evanescente o
distaccato dalla realtà, ma perché, immerso nella realtà, è guidato
dalla mobilità, genialità, leggerezza della vita di Dio in lui,
inaugurata nella nostra natività, il Battesimo (acqua e spirito), e
corroborata nel tempo dall’azione della grazia (spirito). La leggerezza
è l’attualizzazione della Nascita del Bambino in noi. ... Ci
si muove solo per amore ... Siamo fiamme, come gli uomini del Greco,
chiamati ad ardere di passione per le cose umane come strada per quelle
divine, perché è proprio nel nostro umano ferito che Dio può
raggiungerci, oggi e ogni giorno nella preghiera e nella liturgia,
sotto forma di quel Bambino al centro del quadro che, con quel gesto,
mette in moto tutta la leggerezza di cui abbiamo bisogno. La nostra vita danza con Dio di Alessandro D'Avenia--------------------------------------- Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti don Aldo Antonelli
Viene il Natale a dirci che tutti i nostri pensieri sono capovolti.
Viene
il Natale a ricordarci che Dio è in basso, la ricchezza nella povertà,
la luce nella notte, l'aiuto nell'abbandono (D. Bonhoeffer).
Viene
il Natale per insegnarci che “Gesù non è la risposta alle nostre
attese, Gesù è la sovversione delle nostre domande” (Lilia Sebastiani).
I
ricchi che si sentono sicuri e non sentono il bisogno di nulla, non
sanno che farsene di questo Dio-con-noi, e questo Dio non ha nulla da
dare a chi ha già le mani piene di cose cui ha affidato un'illusoria
sicurezza e un'effimera felicità.
Da
poi che Egli ha messo le tende tra di noi non dobbiamo cercarne altre.
Forse dovremmo reimparare a parlare il linguaggio dell’Amore, secondo
il suo alfabeto.
L’Alfabeto dell’Amore A come AMORE ... Buon Natale! --------------------------------------- Caro Bambino Gesù,
ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio avvisare: non nascere nella cristiana Europa: ...
tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: ... tu che sei il Principe della Pace, evita l'Africa: ...
tu che sei il Signore della Vita, evita l'America Latina:...
tu che sei il Signore del creato, evita anche l'Asia:...
tu che sei il Re delle genti ... soprattutto non nascere ... di nuovo in Palestina: ...
Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in tutti questi posti, ma non nei cuori dei bambini, dei piccoli e dei deboli, là ci sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché come hai fatto tu stesso, rinascano anch'essi: piccoli, innocenti e finalmente ... deboli e... bisognosi di te.
Giuliana Martirani--------------------------------------- "Maria, donna del primo sguardo" di Don Tonino Bello Maria, donna del primo sguardo di Don Tonino Bello
Sì, è stata lei la prima a posare gli occhi sul corpo nudo di Dio.
E l'ha avvolto immediatamente con lo sguardo.
Prima ancora di avvolgerlo in fasce.
Anzi, l'ha coperto subito nei panni, quasi per comprimere la luce di quel corpo e non rimanerne accecata.
Eccolo lì, 1'atteso delle genti lambito dagli occhi di Maria, come agnello tremante sfiorato dalla lingua materna.
...
Santa
Maria, donna del primo sguardo, grazie perché, curva su quel bambino,
ci rappresenti tutti. Tu sei la prima creatura ad aver contemplato la
carne di Dio fatto uomo: e noi vogliamo affacciarci alla finestra degli
occhi tuoi per fruire con te di questa primizia.
Ma
sei anche la prima creatura della terra che Dio ha visto con i suoi
occhi di carne: e noi vogliamo aggrapparci alle tue vesti per spartire
con te questo privilegio.
Grazie,
impareggiabile amica dei nostri Natali. Speranza delle nostre
solitudini. Conforto dei nostri gelidi presepi senza cori di angeli e
senza schiere di pastori. Perdonaci se i nostri sguardi sono protesi
altrove. Se inseguiamo altri volti. Se corriamo dietro ad altre
sembianze. Ma tu sai che nel fondo dell' anima ci è rimasta la
nostalgia di quello sguardo. Anzi, di quegli sguardi: del tuo e del suo.
E
allora, un' occhiata, daccela pure a noi, madre di misericordia.
Soprattutto quando sperimentiamo che, a volerci bene, non ci sei
rimasta che tu.
Maria, donna del primo sguardo di Don Tonino Bello--------------------------------------- Il maschile e il femminile della sequela
- San Giovanni Evangelista -
di Antonio Savone
‘…e vide e credette…’
La
memoria di san Giovanni evangelista è occasione per mettere a fuoco i
tratti della sequela così come è impersonata dai generi maschili e
femminili dei discepoli stessi.
Giovanni,
attraverso l’incontro di Gesù con alcuni personaggi del suo vangelo, ci
presenta due forme di sequela: una al maschile e una al femminile, che
poi danno origine a due forme di Chiesa: la Chiesa dell’ufficio e la
Chiesa dell’amore. In realtà non si tratta di due Chiese ma dell’unica
Chiesa nel suo duplice volto, quello ministeriale e quello comunionale.
...
Il
maschile, la Chiesa ministeriale, la Chiesa dell’ufficio, aderiscono al
Maestro, ascoltano le sue parole, lo seguono, ma mostrano tanta
resistenza nel permettere che il Cristo compia il suo cammino verso il
Padre. E’ per questo che a tratti Gesù deve costringerli ad aprirsi
alla rivelazione di un Dio che si pone ai loro piedi e glieli lava,
perché anch’essi imparino a fare altrettanto.
Il
femminile è per eccellenza, nel vangelo di Giovanni, il modo in cui
vivere il discepolato. Gesù non stabilisce alcuna barriera nei
confronti della donna: egli le valorizza, le difende, le ammette tra i
suoi stessi discepoli.
...
La
Chiesa dell’amore è una Chiesa che si dispone alla sequela del Maestro
accogliendo tutto ciò che egli offre, aperta al progetto che il Padre
ha su di lui.
Il
maschile esprime un movimento verso Cristo più segnato dalla norma,
dalla tradizione, dai ruoli e perciò ha paura di uscire allo scoperto;
il femminile manifesta invece un alto profilo di libertà: le
donne compiono gesti su Gesù, parlano con lui da sole, interferiscono
nei suoi progetti, lo seguono dove non è loro permesso, lo cercano nel
pianto, nel lutto, nella gioia. Sono più disponibili alla radicalità
dell’amore.
Il
discepolato maschile si relaziona a Gesù a partire da una certa
sufficienza: tutto è mediato da una sorta di precomprensione che non
apre alla novità. Il femminile, invece, si relaziona a Gesù a partire
dalla propria indigenza, riconosciuta e accolta: le donne appartengono
ai poveri del Signore che attendono il Messia liberatore. Al Calvario
Pietro e gli altri lasciano Gesù e fuggono nel loro proprio, mentre il
discepolo amato e le Marie non riescono a staccarsi dal Crocifisso:
accolgono la sua obbedienza al Padre.
E’
molto significativo che l’ultima consegna di Gesù sulla croce sia
quella della Madre: Giovanni riceve la missione di avere Maria per
madre. Il suo primo compito non è quello di andare ad annunciare il
vangelo, ma di diventare figlio di Maria. Per lui e per tutti i
discepoli è più importante essere credente che apostolo. Essere figlio
della Chiesa-Madre è il primo e più fondamentale aspetto di tutta la
vita cristiana.
Il maschile e il femminile della sequela--------------------------------------- Prepararsi alla liturgia domenicale Obbedienti… capaci di riconoscere
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
di Antonio Savone
Piuttosto
popolata questa liturgia nella festa della famiglia di Gesù, Maria, e
Giuseppe. Ci sono loro, appunto, ma c’è anche Abramo, Sara, Simeone,
Anna. Tutte vicende a partire dalle quali ci è dato accostare il
mistero di questi giorni: come stare di fronte alla visita di Dio? Abramo:
l’obbediente per eccellenza agli inviti di Dio, è chiamato ad uscire da
un ambito familiare circoscritto, ristretto per diventare padre di una
moltitudine di popoli. ... Un anello prezioso Abramo nello snodo tra Dio e l’umanità. La
loro è una famiglia di nomadi che vive sotto la tenda della fede e si
sposta per inseguire il Dio che pro-mette (mette innanzi). Che bello –
evangelico, direi – pensare che la mia disponibilità a stare in cammino
è lo snodo attraverso cui Dio esprime fedeltà a questa terra, a questa
umanità!
Poi
la famiglia di Nazaret. Di Gesù, Maria e Giuseppe ci interessa cogliere
il cammino di fede che come nucleo familiare hanno dovuto percorrere a
motivo di quel figlio. Quel figlio li ha tenuti continuamente sulla
corda. Un tessuto quotidiano, il loro, non esente da contraddizioni e
da drammi a volte. Eppure sempre disponibili a nuove partenze, mai
sentendosi arrivati.
Come
era accaduto al vecchio Abramo il quale, anche quando tutto sembrava
smentire il senso e la portata di una promessa che lo aveva messo in
cammino, non si era arrestato. Interessante. Tanto la vicenda della
famiglia di Nazaret quando quella di Abramo è vicenda di una fedeltà ad
una promessa, non già a delle evidenze o a delle certezze esibite. Di
nuovo, anche la loro storia, quella intessuta di carne e di sangue,
andava scrivendo pagine inedite dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.
Essi
compiono ciò che Dio chiede loro di fare, in attesa che Dio porti a
compimento ciò che ha loro promesso. Lo trovo davvero singolare e ricco
di speranza per tutte le volte che mi sento demotivato. Obbedienza alla
Parola. Ecco l’ingrediente che tiene unita la loro vicenda, anche
quando quel figlio verrà loro tolto. Abitati dalla fede in Colui che
può far risorgere anche dai morti (Eb 12,19). Convinti che nessuna
pagina della propria vicenda è da strappare.
E poi ancora i due vegliardi, Simeone e Anna.
...
E
penso alle nostre famiglie, alle nostre comunità: sognate da Dio come
tramite di pagine inedite di quell’alleanza che di nuovo e sempre egli
vuole stabilire con ogni uomo. Penso a tante pagine della nostra
personale vicenda in cui non ci è dato di esprimere altro se non un
attesa fedele e contemplativa.
Obbedienti… capaci di riconoscere--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Lc 2,22-40 "Ora lascia,o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua Parola, perché i miei occhi hanno visto la tua Salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". Il
"Nunc dimittis", è il canto che la liturgia ci fa pregare a compieta,
il punto d'arrivo della liturgia del giorno, il canto d'amore di ogni
credente che fa della sua vita una continua attesa di colui che deve
venire. Simeone è l'uomo che resta in ascolto della Parola del suo
Signore (Shimeon), e che, animato dallo Spirito, riesce a vedere in quell'infante fragile e debole che ora stringe fra le sue braccia, la Shekinà di Dio. La Salvezza (Gesù), la Parola fatta carne, il Volto stesso di Dio, ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. ... --------------------------------------- RINGRAZIAMENTO DI FINE ANNO
di
Don Tonino Bello
Eccoci, Signore, davanti a te.
Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
Ma se ci sentiamo sfiniti,
non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.
È perché, purtroppo, molti passi,
li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue:
seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera,
e non le indicazioni della tua Parola;
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in te.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno,
sentiamo nostre le parole di Pietro:
"Abbiamo faticato tutta la notte,
e non abbiamo preso nulla".
... ---------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)La lettera di Natale 2014
Giustizia, pace, accoglienza,
salvaguardia dell’ambiente
Qualcuno chiama: sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba? (Isaia 21, 11) Con tanti di voi condividiamo la
complessità e la gravità della crisi in atto, non solo economica con la
drammatica mancanza di lavoro, ma di idealità, di riferimenti
significativi, di persone e di luoghi accoglienti e incoraggianti.
In questa situazione avvertiamo
importanti e necessari l’analisi, l’informazione veritiera, la
riflessione, l’attenzione e la cura della profondità dell’anima. Ci
pare che non siano di alcun aiuto, ma anzi provochino ulteriore
impoverimento le semplificazioni, le frasi fatte, i luoghi comuni, il
conformismo, la superficialità, spesso supportati dalla presunzione
e dall’arroganza di parole, di atteggiamenti, di decisioni.
Le dimensioni personali si
intrecciano con quelle istituzionali e politiche nelle comunità locali
e su scala planetaria; dal cuore emerge in noi l’esigenza della
compassione: in noi stessi, nella Chiesa, nella società tutta; senza
questa vibrazione dell’essere che accoglie, ascolta e condivide le
sofferenze, le inquietudini, le paure, gli interrogativi dell’altro
non ci può essere né presente, né futuro umano perché prevalgono
l’indifferenza, l’esclusione, la cultura e la pratica dello scarto.
Senza la compassione, la misericordia, la tenerezza, la gratuità,
l’umanità non potrà salvarsi.
....
La memoria del Natale è
sovversiva, non edulcorata, non ingrediente sociale di questo sistema.
Dio si fa presente nell’umanità di un piccolo bambino, si incarna nella
storia, la rende umana; lui stesso diventa così umano, “totalmente
umano da non poter non essere Dio” (Leonardo Boff). Seguire questo Gesù
di Nazaret significa investire le migliori energie per cercare di
essere ogni giorno più umani e di ritrovare il volto umano anche di
nostra Madre Terra. Nella foto a destra: Il
presepe artistico in terracotta, donato da Papa Francesco alla comunità
ecclesiale lampedusana, raffigurante la natività su una barca con san
Giuseppe nell'atto di accogliere sull'imbarcazione un migrante che è in
mare. La lettera di Natale 2014 Giustizia, pace, accoglienza, salvaguardia dell’ambiente (PDF)--------------------------------------- La prima schiavitù è economica "Il nostro vitello d'oro"
di Alex Zanotelli
Non
più schiavi. Non poteva esserci un titolo migliore per esprimere questo
sistema, “O’ Sistema”, entro cui viviamo. Un sistema di capitalismo
sfrenato che produce necessariamente enormi disastri, indicibili
schiavitù. Chi lo ha colto bene è stato proprio papa Francesco nel
voler dedicare alla schiavitù la prossima Giornata della Pace (1
gennaio 2015). Nell’Evangelii Gaudium, al num. 55, Egli scrive: “Una
delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo
stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo
predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che
attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda
crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!
Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr
Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del
denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo
veramente umano”. E al punto precedente (n.54) scrive: “La
cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato
offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste
vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero
spettacolo che non ci turba in alcun modo”. Credo
che questa sia la descrizione più completa che possa esserci del
“mondo” in cui viviamo: un capitalismo sfrenato che porta al consumismo
senza limiti. Questo il cuore del problema. Siamo in un sistema ci fa
consumare, che ci ha reso merce.
...
Abbiamo
costruito un nuovo vitello d’oro a cui sacrifichiamo tutto e tutti.
Uccidiamo un milione di persone con le guerre (solo la guerra in Congo
è costata 4 milioni!). E chi paga questo grande debito? Il pianata
terra nel suo insieme! Ecco, infine, un doveroso accenno alla profonda
crisi ecologica odierna. In nome della finanza, il nuovo vitello d’oro,
sacrifichiamo il pianeta terra.
Pensavamo
di esserci lasciati alla spalle la schiavitù. E, invece, ne siamo
coinvolti sino al collo. Schiavi a non finire. Fino a quando?
Il nostro vitello d'oro di Alex Zanotelli--------------------------------------- Marcia Nazionale per la Pace a Vicenza "VOLIAMO LA PACE" L'evento è organizzato dalla Cei, da Pax Christi, dalla Caritas italiana, dall’Azione cattolica e dalla Diocesi di Vicenza
La 47a edizione della Marcia della Pace nazionale del 31 dicembre si terrà quest'anno a Vicenza.
E'
stata scelta Vicenza perchè fu dichiarata zona di guerra già il 23
maggio del 1915, assieme all’intero territorio provinciale, una città
di confine con il fronte a poche decine di chilometri. Inoltre della
Diocesi di Vicenza sono anche i due sacerdoti che hanno vissuto
l'esperienza di prigionia in Camerun negli scorsi mesi di
aprile-maggio. Infine Vicenza rappresenta la città più militarizzata
d'Europa".
Lo
slogan della manifestazione, invece, è "Voliamo la Pace", una scritta
lasciata in una trincea da un soldato della prima guerra mondiale, un
errore di ortografia che invita anche a “Volare... verso la pace”.
Il grande appuntamento che si terrà mercoledì 31 dicembre 2014 alle ore 16.30 al Piazzale della Vittoria di Monte Berico, con un cammino di quattro tappe per le vie della città berica. Nella prima tappa... Nella seconda tappa ... Poi una terza tappa ... Infine la quarta e ultima tappa ... Dal seminario poi l’ultimo
tratto fino alla Cattedrale, dove il vescovo Beniamino presiederà
l’Eucaristia, e raccoglierà attorno alla Parola, al Pane consacrato e
alla Comunità il frutto di un cammino che coinvolgerà tutta la diocesi. la locandina con il programma: "VOLIAMO LA PACE" (PDF) La pagina facebook: "verso" la 47' MARCIA PER LA PACE"Non più schiavi, ma fratelli"
Questo il tema scelto da Papa Francesco per la 48a Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2015
il messaggio integrale: "Non più schiavi, ma fratelli" (PDF)Informazioni utili per
quanti provengono da fuori Vicenza con indicazioni stradali per come
arrivare in città, sono consultabili scaricando il seguente PDF.
Nel
file sono anche indicate alcune strutture a cui i partecipanti
potrebbero far riferimento per il pernottamento, tuttavia si sottolinea
che non ci sono strutture convenzionate con la Marcia.
SCARICA IL PDF CON LE INFORMAZIONI PER I PARTECIPANTIPer
eventuali necessità non specificate nel documento qui sopra riportato,
è possibile far riferimento al seguente indirizzo mail: segreteria@festivalbiblico.it
Il
percorso dettagliato della Marcia, con indicazione anche dell'orario
previsto per il transito, è consultabile cliccando sul collegamento qui
sotto:
CARTINA DEL PERCORSO CON ORARI DI TRANSITO --------------------------------------- MESSINA - 19 DICEMBRE 2014 "Potere e coscienza" di p. Felice Scalia
La riflessione proposta ha per tema “La Coscienza e il Potere”, un testo del vescovo don Tonino Bello. “Può un uomo avere una "coscienza" che impedisce al potere di diventare "dominio" per mantenerlo in una dimensione di autentico "servizio" al bene della collettività?”. "..
Esplodono scandali e veniamo messi di fronte alle nostre
responsabilità. Di chi ci siamo fidati? A chi ci siamo affidati? E
tutto sembra così pervasivo che mala-vita e sistema ufficiale di
governo nel mondo, combacino. Tutti e due sono incuranti dei diritti
dell’uomo, tutti e due perseguono gli interessi propri, solo che per i
primi c’è il bene della cosca, degli affiliati, per il secondo il
potere della nazione o del Continente egemone. Tutti e due uccidono,
usano la forza come norma del “diritto” (Sap 2), tutti e due rubano ed
infangano il povero, prosperano sul delitto e l’esclusione. Siamo
sbigottiti. Chi attendere, che attendere? E’ servito a qualcosa il
fatto che Gesù di Nazareth sia nato ed abbia parlato all’uomo? Su
queste domande che ci inchiodano in ricerche radicali del senso di ciò
che facciamo, rifletteremo con l’aiuto di don Tonino Bello, vescovo
straordinario (cioè anomalo, vero “sbaglio dello Spirito”) che su una
declinazione del Vangelo nella vita ha scommesso tutto, fino all’ultimo
respiro della sua vita. ... Abbiamo
bisogno di un “uomo nuovo”, di un uomo cioè che abbia una relazione
etica con se stesso, così salda, così libera da stereotipi e voglie di
accaparramento e successo individualistico, da potere immaginare di
fondare un mondo diverso. Se non cambia la relazione tra l’uomo e la
sua interiorità, non cambia la nostra relazione col mondo. Non cambia
questo sfruttamento planetario dell’uomo sull’uomo, del forte sul
debole. Abbiamo bisogno che l’uomo scopra la sua anima, la sua
coscienza, la necessità di una “coscienza altra”. Noi abbiamo una
società che è “nuova” rispetto alla tecnica, non “nuova” rispetto
all’umanità. ... Don
Tonino Bello .. questo “strano” vescovo confessa: “Vivo moltissimo
questo travaglio, vivo molto la nostalgia delle scaturigini, della
fontana, e vivo con insofferenza il peso della struttura. La nostalgia
della fontana è nostalgia del Vangelo. Non per nulla sono affascinato
da tutto ciò che mi porta, non indietro, ma al punto di partenza”. E
“punto di partenza” è quella indignazione sulla condizione dell’uomo e
della vita sul Pianeta che fa nascere un primordiale “non è giusto!” su
cui si aggancia la voglia di spendersi perché “la giustizia germogli
dalla terra e la pace si affacci dal cielo”. Si intuisce a questo
punto che il salto di qualità può essere fatto solo da un uomo “nuovo”,
alieno dal mondo vecchio, libero da condizionamenti, per nulla
asservito a forze esterne che lo dominano, per quanto ovvie e legali
possano essere considerate. Il mondo nuovo può nascere da Antigone che
si sente estranea al Palazzo del tiranno Creonte, non da Ismene che vi
trova rifugio. Può essere fatto da uomini capaci di esercitare il
potere per negarlo facendolo diventare “servizio”, non per accumulare
vantaggi per l’istituzione, tantomeno per sé (pg 13). Forse questa libertà interiore è già qualcosa di raro. La libertà dei servi ci è concessa in abbondanza, quella degli uomini liberi, mai. ... Le
istituzioni (tutte!) temono la coscienza, anche se nascono come luoghi
dove la coscienza dell’individuo reclama la sua libertà. Le
istituzioni, nella concretezza creano leggi e vogliono obbedienza. ... "Potere e coscienza" di p. Felice Scalia (PDF) ---------------------------------------
Angelus/Regina Cæli - Angelus, 21 dicembre 2014 Angelus/Regina Cæli - Angelus, 26 dicembre 2014, Festa di Santo Stefano Protomartire Angelus/Regina Cæli - Angelus, 28 dicembre 2014, Festa della Santa Famiglia di Nazaret Omelia - Santa Mesa nella Solennità della Natività del Signore (24 dicembre 2014) Omelia - Celebrazione dei Vespri e Te Deum di ringraziamento per l'anno trascorso (31 dicembre 2014) Discorso - Ai Membri dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (20 dicembre 2014) Discorso - Ai dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per lo scambio degli auguri natalizi (22 dicembre 2014) Discorso - Alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi (22 dicembre 2014) Discorso - All'Associazione Nazionale delle Famiglie Numerose (28 dicembre 2014) Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 23/12/2014:
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1) La newsletter è settimanale;
2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm