"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°1 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dall'1 al 9 gennaio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 16 gennaio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia
  di P. Aurelio Antista  (4/1/15)
  di P. Aurelio Antista  (6/1/15) di P. Alberto Neglia (1/1/15)


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 





Speciale


AVVENTO/NATALE 2014

(pagina in continuo aggiornamento)




Auguri di Capodanno

Anno nuovo... anche per chi soffre
Signore, insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
lnsegnaci a pensare agli altri
ed amare in primo luogo quelli che nessuno ama.
Signore, facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, che muoiono di fame
senza aver meritato di morir di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.
Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
E non permettere più,
Signore,
che noi viviamo felici da soli.


Questa poesia proviene da: Poesia di Capodanno di Raoul Follereau
 



BUON ANNO!!!



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BUON ANNO!



BUON ANNO!

Speriamo di poter avere il coraggio di essere soli e l'ardimento di stare insieme, perché non serve a niente un dente senza bocca, o un dito senza mano.
Speriamo di poter essere disubbidienti, ogni qualvolta riceviamo ordini che umiliano la nostra coscienza o violano il nostro buon senso. 
Speriamo di poter meritare che ci chiamino pazzi, come sono state chiamate pazze le Madri di Plaza de Mayo, per commettere la pazzia di rifiutarci di dimenticare ai tempi dell'amnesia obbligatoria. 
Speriamo di poter essere così cocciuti da continuare a credere, contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini perché siamo stati mal fatti, ma non siamo finiti.
...

Siano un augurio per tutti in questo nuovo anno appena iniziato queste parole, pronunciate come ringraziamento nel ricevere il premio Stig Dagerman, in Svezia, il 12 settembre 2010, da Eduardo Galeano (giornalista, scrittore, saggista uruguaiano, considerato una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana).


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Per il nuovo anno gli auguri di Don Luigi Verdi



Benedizione 
di Don Luigi Verdi

Possa la via crescere con voi,
possa il vento essere alle vostre spalle,
...

prendetevi tempo per amare Dio 
e le persone che Dio vi affida tutti i giorni attorno a voi
con molta tenerezza
perché la vita è troppo corta per essere egoisti!

  video


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"Vi auguro di essere eretici" don Luigi Ciotti


Per il nuovo anno
gli auguri di don Luigi Ciotti

Vi auguro di essere eretici.

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta. Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità. 
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia. 
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi. 
Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno. 
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
...

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio. 

Luigi Ciotti


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I NOSTRI TEMPI



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È appena cominciato il 2015 e Facebook ha già sfornato la fotografia dell’anno nuovo. Anzi, l’immagine-simbolo del passaggio dal vecchio al nuovo. Un giovane di 28 anni, Giancarlo Murisciano, che tiene sulle gambe la sua nonna materna, la abbraccia e sembra persino volerla cullare, aggiungendo parole estremamente forti: «Una volta mi tenevi tu sulle gambe adesso lo faccio io nonnina, senza vergogna e senza timore... per ricordare a tutti che la vita va vissuta e va combattuta... nella vita si deve essere presenti sempre e comunque... questo è il mio augurio per il 2015 la presenza di qualcuno accanto che ti possa proteggere e confortare ma anche essere felice e sorridente con noi...».

La foto scattata dopo il cenone di San Silvestro

Giancarlo, viso serio, asciutto, un filo di barba nera, sostiene tra le braccia nonna Antonia, 87 anni, malata di Alzheimer, come fosse la sua bambina, una camicia da notte bianca e leggera sotto un maglioncino di lana, le gambe ossute, nude, le calzette ai polpacci secchi, la testa posata sulla spalla del nipote, nel profilo un’espressione come di pianto infantile. Una sorta di pietà domestica alle cui spalle c’è una stufa accesa, quasi a voler ribadire l’idea di calore in quella grande famiglia di Gioia Tauro, con cinque figli e quindici nipoti. È finito da poco il cenone tradizionale di San Silvestro a base di pesce, i figli e i nipoti hanno voluto brindare con la nonna che alterna attimi di lucidità a momenti di assenza, passata da poco la mezzanotte, nonna Antonia, che cammina a fatica per una recente frattura al bacino, deve essere presa dal divano per essere adagiata sul suo letto. Giancarlo la solleva e, in attesa che il letto venga preparato, si siede su una sedia, quando la cuginetta dodicenne afferra la macchina fotografica e scatta un flash, nell’attimo in cui il braccio di Giancarlo avvolge con cautela la spalla della vecchietta.
...

  «Ti tengo in braccio come facevi tu»: Giancarlo e la nonna Antonia, malata


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"Il dovere di trovare la fiducia perduta" di Enzo Bianchi


"Il dovere di trovare la fiducia perduta"
 di Enzo Bianchi

Molti leggono la crisi attuale come crisi di fiducia in campo finanziario, economico e politico ma, più in profondità, a livello culturale ed etico. È la diagnosi che emerge anche dall’indagine “Gli italiani e lo stato” condotta da Demos per Repubblica e commentata da Diamanti su queste pagine. Ritengo perciò che, all’apertura di un nuovo anno, valga la pena riflettere ancora sulla fiducia: sentimento, atteggiamento ed esperienza che appare decisiva nell’esistenza di ogni persona così come nella vita sociale della polis.

Non possiamo vivere senza porre la fiducia in qualcuno né senza ricevere fiducia da qualcuno, dagli altri. Ognuno di noi è nato perché sentiva questa spinta ad avere fiducia nella vita, in chi lo portava in grembo, in chi lo poteva accogliere. E ciascuno è venuto al mondo proprio grazie alla fiducia originaria posta nei genitori o in chi ci ha accompagnato nella nascita. Parimenti le nostre storie d’amore sono possibili solo quando uno sa mettere la fiducia in un altro, in un’altra e da questi riceverla. La fiducia è la realtà che rende possibile il vivere e il vivere in relazione: nell’amicizia, nell’amore, nel rapporto maestro-discepolo, nella relazione medico-paziente... Se una persona non riesce a fidarsi di nessuno, è condannata all’isolamento, imprigionata in una situazione mortifera. 
..
Le persone sono sempre meno capaci di critica, il dibattito ragionato viene considerato una perdita di tempo e sostituito da urla tra sordi, l’incalzare di sondaggi di ogni tipo e qualità ha rimpiazzato il faticoso delinearsi di una “opinione pubblica”: così si passa d’inganno in inganno, perdendo sempre più il contatto con la realtà. Fino a quando? Sì perché, come ci insegna la storia, a un certo momento sopraggiunge un punto di rottura in cui all’incapacità di indignarsi e di impegnarsi segue la reazione irrazionale di chi si nutre di violenza.

Allora, che fare? Si tratta ora più che mai di rischiare la fiducia a partire dalle nostre relazioni personali, di ribadire la necessità della fiducia come fondamento della vita sociale. “Camminando si apre cammino”, così avendo fiducia si fa crescere la fiducia. I dati dell’inchiesta commentata da Diamanti dovrebbero suonare per tutti come un allarme: l’assuefazione alla sfiducia nelle istituzioni, negli altri, nel futuro non fa che asfaltare la strada alla barbarie e alla violenza. Sta a noi aprire un percorso diverso, resistendo, mettendo fiducia in noi stessi, esercitandoci con convinzione ad avere fiducia negli altri e a non tradire la loro, a partire da chi ci sta accanto. Il primo passo per amare gli altri come se stessi consiste proprio nell’avere fiducia negli altri almeno come in se stessi. La fiducia va cercata alla sorgente: nelle modalità dei nostri rapporti con noi stessi, con gli altri, con il futuro, con la storia, con il fatto stesso di vivere. Sì, la fiducia nella vita è ancora possibile, è un dovere e una promessa di cui siamo debitori verso gli altri e verso noi stessi.

  Il dovere di trovare la fiducia perduta


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Benvenuta Daniela! ... questo il nome dato alla piccola affidata in questo inizio di anno alla culla "Ninna ho" del Careggi


Benvenuta Daniela!

Affidare il proprio figlio appena nato ad una culla termica hi-tech, come quella del Careggi, forse è l'ultimo gesto d'amore di una mamma disperata per offrire un futuro migliore alla propria creatura...

  video

Una neonata è stata lasciata la mattina del 2 gennaio nella culla termica per bimbi non desiderati installata all’ospedale fiorentino di Careggi. La piccola, trasferita nel reparto di terapia intensiva, è in buone condizioni di salute. A trovare la bambina sono stati medici e infermieri allertati dalle telecamere che si sono accese automaticamente.
Oltre alle telecamere, la culla garantisce la sopravvivenza al bimbo abbandonato attraverso uno sportello che chiude la culla termica.
Si tratta di una moderna versione della celebre ruota dell’Ospedale degli Innocenti. La culla “Ninna ho” è stata promossa dalla fondazione Francesca Rava.

  video

... La bambina è in buone condizioni di salute ed è stata trasferita fin da ieri sera nel reparto di terapia sub-intensiva dove dovrà restare alcune settimane, hanno fatto sapere i medici. "La piccola, di origine caucasica, sarà monitorata per alcune settimane soprattutto perché non ne conosciamo la storia", ha spiegato il professor Carlo Dani, primario della neonatologia di Careggi, secondo il quale la piccola potrebbe essere stata abbandonata proprio nel suo primo giorno di vita e quindi potrebbe essere venuta alla luce nell'ultimo giorno del 2014. Per la "trovatella" di Capodanno, depositata nella culla nell'anonimato, si apriranno ora le pratiche per l'adozione e potrà contare su una famiglia che l'accoglierà...

  Neonata lasciata nella culla per i bambini non desiderati (testo e video)

C'è ha chi ha chiamato in ospedale offrendo un aiuto, un piccolo sostegno. "Se volete, abbiamo dei 
vestitini, la nostra bimba è cresciuta, a lei non vanno più, anche un lettino e una carrozzina". "Noi possiamo comprarle il latte in polvere se serve".
Ma c'è qualcuno che si è già fatto vivo per adottarla. Per la bambina abbandonata a Capodanno nella culla hi-tech dell'ospedale di Careggi in poche ore si sono già fatti avanti molti aspiranti genitori. "Sono già arrivate alcune rischieste via mail - dice Laura Laera, presidente del Tribunale dei Minori - ma naturalmente non saranno queste le coppie a cui verrà affidata la piccola. La selezione sarà fatta fra quelle che hanno fatto domanda di adozione da tempo e sono nei nostri elenchi. Comunque, ripeto, aspettiamo ancora qualche giorno, perché la madre e il padre naturali potrebbero ripensarci e voler riconoscere la bambina".
Per la legge, un possibile ripensamento può esserci prima che il tutore della neonata firmi una dichiarazione di adottabilità, altrimenti il riconoscimento diventa inefficace e i genitori naturali non potranno più rivendicare la tutela della piccola. "Non è detto che non avvvenga - dice Laera - questa donna potrebbe essere stata colta di sopresa da una gravidanza breve e non aver avuto il tempo di organizzarsi e farsi assistere nella scelta" (fonte: http://iltirreno.gelocal.it/)

... In quella culla termica, a Careggi, ti hanno accolto come un dono, il dono della vita. Le mani che ti hanno portata in quella culla potrebbero aver provato una sofferenza enorme; è impossibile giudicare questa scelta, così forte, senza conoscere la storia che ti ha portato qui. Quelle mani comunque ti hanno salvata e ti regaleranno una vita migliore. Ora infermieri e dottori si sono presi cura di te, ti hanno benedetto con il loro lavoro e la loro sollecitudine. Ti hanno sfamato e hanno controllato la tua salute, ti hanno dato una culla accanto agli altri bambini, ti hanno parlato, ti hanno sussurrato una ninna nanna.
I tuoi genitori, Desirée, quelli veri che ti ameranno, sono lì che tremano accanto al telefono. Aspettano una chiamata: chissà da quanti anni mesi ore sono in attesa di un affidamento. Hanno lasciato i fogli al tribunale per i minori, superato i test d'idoneità, inviato la richiesta a ogni tribunale d'Italia. Non aspettano altro che quella chiamata. Chissà che faccia avranno, Desirée, se saranno giovani o già grandi, da quale parte d'Italia verranno a prenderti a Firenze.
Non preoccuparti, questi sono dettagli, loro sono già pronti a partire. Sono già pronti a darti tutto il loro sconfinato amore...

  Benvenuta piccola, un babbo e una mamma ti stanno aspettando

  Per saperne di più sul progetto "Ninna ho"

  video


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Greta, Vanessa, Giovanni Lo Porto e Padre Paolo, i 4 italiani sequestrati hanno scelto di rischiare per costruire ponti di dialogo




Greta, Vanessa, Giovanni Lo Porto e Padre Paolo
. Non sono i nomi di un gruppo di avventurieri. Sono persone che hanno scelto di rischiare per provare a costruire ponti e dialogo dove oggi trionfano solo violenza e morte. Ed anche, come nel caso di Greta e Vanessa, per dimostrare che in Italia c'è chi soffre per il destino dei bambini di Aleppo e trova incomprensibile come mai da quasi 4 anni assistiamo al massacro di un intero popolo. "Siria" oggi vuol dire 10 milioni di persone tra sfollati e rifugiati nei paesi limitrofi. Una generazione perduta di minori che ha perso la scuola, la vita quotidiana, la normalità. Sono le stesse persone che cercano di arrivare sulle nostre coste. Sono milioni, e sono disperati.
...

Noi di Un ponte per... il 2015 lo dedichiamo a tutte queste persone. Che spesso rischiano la vita e corrono dei pericoli. La solidarietà implica anche la costruzione di un rapporto con chi si vuole aiutare o sostenere. E questo comporta inevitabilmente dei rischi, soprattutto in aree di conflitto.

Nessuno di noi che opera in quelle aree pensa che il solo fatto di essere solidali ci renda immuni dalla violenza cieca della guerra. Ma questo non ci ferma, anche perché è necessario che la pace si costruisca tra le persone ancor prima che tra i governi.

Le polemiche sui pagamenti dei riscatti per i rapiti sono insensate in un paese dove si sprecano miliardi in corruzione con ampie complicità a tutti i livelli. Peraltro il nostro paese ha fatto, solo nell'ultimo anno, sforzi incredibili per salvare giornalisti e recentemente più di un lavoratore di imprese private. E non si è sentita neanche una polemica.

Noi di Un ponte per... abbiamo imparato in Iraq sulla nostra pelle che esistono pericoli da evitare, ma che ce ne sono ovunque quando si opera in aree di frontiera che si chiamino Medio Oriente o zone ad alta criminalità dell'Italia. Abbiamo scelto sempre di continuare.

Per questo oggi speriamo che Greta, Vanessa, Giovanni e Paolo vengano liberati presto. Lo speriamo per loro, per le loro famiglie e per salvaguardare tutto ciò che c'è - ancora - di buono nel nostro paese.

  Greta, Vanessa, Giovanni Lo Porto e Padre Paolo, i 4 italiani sequestrati hanno scelto di rischiare per costruire ponti di dialogo


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La strage di Charlie Hebdo: condannare la violenza del nome di Dio, opporsi tutti all'odio e dialogare per la pace


La strage di Charlie Hebdo: 
un fatto che chiede di schierarsi
di Christian Albini

Due fatti contemporanei, proprio di oggi.

A Parigi, la strage nella redazione della rivista satirica Charlie Hebdo, compiuta da fanatici islamisti, e già condannata dalle maggiori autorità musulmane francesi e mondiali.

A Roma, sei sopravvissuti al lager di Auschwitz e quattro imam francesi hanno partecipato stamani alla prima udienza generale del 2015, testimoniando al Papa, gli uni accanto agli altri, «l’urgenza della pace e l’impegno contro ogni violenza».

La prima, forte testimonianza di pace è quella dei quattro imam francesi che da anni lavorano insieme ai cattolici per promuovere un dialogo concreto. «Quando ci si conosce e si creano rapporti di amicizia è poi più facile anche affrontare le questioni più complesse» spiega monsignor Michel Dubost, vescovo di Evry-Corbeil-Essonnes, presidente del consiglio della Conferenza episcopale francese per le relazioni interreligiose. «Questa visita non è un fatto episodico, isolato. Siamo qui per dare un segnale comune del nostro impegno per la pace» dice, rimarcando «come questo sia il primo incontro di una così alta rappresentanza di musulmani francesi con il Papa».

Sono fatti che chiedono di schierarsi. Sì, esiste un fanatismo violento, intollerante, distruttore che va combattuto. E' un settore tenebroso dell'islam che richiede di saper riconoscere la sua parte migliore in una comune alleanza per la libertà e la convivenza.
La strage di Charlie Hebdo: un fatto che chiede di schierarsi. Sì, esiste un fanatismo violento, intollerante, distruttore che va combattuto. E' un settore tenebroso dell'islam che richiede di saper riconoscere la sua parte migliore in una comune alleanza per la libertà e la convivenza.

Scrive lucidamente Andrea Lavazza su Avvenire:

Oggi è stato messo nel mirino dei fanatici, quale che sia la loro ispirazione omicida e totalitaria, “Charlie Hebdo”. Domani potrebbe toccare ad altri mass media, “rei” di non allinearsi a quelle ideologie che, come scriveva Norberto Bobbio, dispregiano il rispetto dell’individuo e ne fanno “la particella di un tutto che lo trascende e trascendendolo pretenderebbe di sublimarlo”... (fonte: Sperare per tutti)
Qual è la vignetta peggiore? La caricatura disegnata su carta di Maometto e del sanguinario sedicente califfo al-Baghdadi oppure l’immagine vera, che sta facendo il giro del mondo, in cui due persone inneggiano ad Allah sparando il colpo finale a un poliziotto a terra già ferito, dopo che hanno fatto strage nella redazione di un giornale? Lo spietato attacco terroristico compiuto a Parigi contro il settimanale “Charlie Hebdo”, qualunque sia la sua matrice (e per ora la più probabile sembra quella dell’estremismo islamico), non può che suscitare il massimo orrore e la massima condanna per le vite umane innocenti che sono state stroncate...

  Attacco di Parigi, colpita la libertà di espressione (articolo citato da Albini)

"Sono l'impersonificazione del diavolo" Lo ha detto l'Imam di Drancy, Hassen Chalghoumi, davanti alla sede del settimanale Charlie Hebdo. "Tante volte ho lanciato l'allarme sui rischi di radicalizzazione", ha affermato ancora l' Imam, noto per le sue posizioni moderate e favorevoli al dialogo interreligioso. "Non è solo un orribile oltraggio alla libertà di stampa ma è un attacco a tutto il Paese". Ma "non dobbiamo fare alcuna amalgama tra l'Islam e questi barbari", ha concluso Chalghoumi. 

  Il Papa condanna l’abominevole attentato a Charlie Hebdo: opporsi tutti all’odio
  L’attentato contro “Charlie Hebdo”: «Colpisce le persone e la libertà di stampa»
  Strategia della barbarie
  lo speciale di FAMIGLIA CRISTIANA: PARIGI, UNA CITTÀ SOTTO SHOCK

"... La violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace.
Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche." (Papa Francesco -Ankara, 28 novembre 2014)



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Comunicato Stampa di Pax Christi Italia… Sull’orribile strage di Parigi


Comunicato Stampa di Pax Christi Italia… 
Sull’orribile strage di Parigi

Sull’orribile strage di Parigi, Pax Christi Italia fa propria la dichiarazione di Pax Christi Francia. Concorda con la necessità di moltiplicare “gesti d’amore” per dissipare le ombre dei pregiudizi, costruire ponti di pace e realizzare, così, una grande mobilitazione contro la schiavitù della violenza, come auspicato da papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1 gennaio 2015 “Non più schiavi ma fratelli”.
Con Pax Christi Francia abbiamo condiviso in questi anni presenze e gesti di pace in terra irachena, contro ogni violenza e intolleranza etnica e religiosa, per una convivialità delle differenze.
Ora, dopo questo massacro, l’impegno deve continuare con ancora maggiore determinazione.

Comunicato di Pax Christi Francia – 8 gennaio 2015

Vogliamo esprimere il nostro orrore per il massacro che ha avuto luogo al giornale Charlie Hebdo Mercoledì, 7 gennaio.
Scioccati da questo atto criminale...



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 SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

La campagna dei musulmani nel mondo che non si sentono rappresentati da un certo tipo di Islam

   NOT IN MY NAME

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Oggi sul blog faccio parlare le immagini, e le matite, dei colleghi arabi dei giornalisti e disegnatori di Charlie Hebdo. Molti sono autori satirici, come lo erano quelli di Charlie Hebdo.
Sono vignette e disegni che ho trovato ieri sera su Facebook, mentre seguivo notizie e commenti di amici e colleghi, che sono state composte a commento, memoria, solidarietà, amicizia, affetto.

  Chiara Comito:   Matite arabe per Charlie Hebdo


"Io non sono Charlie. Io sono Ahmed, il poliziotto morto. Charlie Hebdo metteva in ridicolo la mia fede e la mia cultura e io sono morto per difendere il suo diritto di farlo".
Il tweet di uno scrittore di origine libanese sta facendo il giro della rete francese, provocando una valanga di commenti e riflessioni.

  Laura Eduati:   "Io musulmano non sono Charlie, sono il poliziotto Ahmed ucciso per difendere la libertà". Il tweet che fa furore

 "Ahmed è stato ucciso come un animale. Ma le bestie sono i suoi assassini". Il dirigente di polizia Christophe Crepin conosceva Ahmed Merabet, 42 anni, l'agente che i fratelli Kouachi hanno ucciso in boulevard Richard- Lenoir. "Era un poliziotto coscienzioso, discreto, entusiasta del suo lavoro. Aveva origini tunisine ma era francese. Era un musulmano praticante. Frequentava la moschea.

  Anais Ginori: Strage Charlie Hebdo, il poliziotto Christophe Crepin: "Il mio amico Ahmed, musulmano praticante ucciso come un animale"

... Ora si chiede alla comu­nità musul­mana di con­dan­nare il ter­ro­ri­smo, di farlo più espli­ci­ta­mente. Que­sto indub­bia­mente serve a iso­lare i jiha­di­sti, ma non basta farlo quando c’è l’emergenza, la paura, occorre pre­stare mag­giore atten­zione a quelle forze, a quei reli­giosi, che den­tro il mondo isla­mico si bat­tono, a loro rischio e peri­colo, per una seco­la­riz­za­zione dell’islam. Non serve con­dan­nare le atro­cità com­messe in nome dell’islam solo quando toc­cano l’occidente, per­ché le prin­ci­pali vit­time del fana­ti­smo non siamo noi ma i musul­mani mode­rati e laici.

  Giuliana Sgrena:   Le vere vittime dei fanatici


Dopo l’attentato a Parigi al giornale satirico Charlie Hebdo

  Ernesto Oliviero:   La via della vita, le vie e le parole della pace


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Hanno nomi espliciti su Facebook i trafficanti di profughi: "Taharib taiaran"  contrabbando aereo o ancora "Tahrib bialbar" traffico via terra. Nel profilo appaiono foto rassicuranti di navi enormi e il linguaggio di qualsiasi agenzia viaggi che ti venderebbe una crociera da sogno. A soli 5500 euro, partenza da Mersin per sbarcare in Italia sei giorni dopo, pagamento all'arrivo, tutto garantito: alloggio in attesa della partenza, viaggio con tutti i comfort, cibo, acqua e comunicazioni.
Tra i post ecco anche qualche video pubblicitario fatto in casa. Mostra la merce più ambita da un profugo: documenti, passaporti, permessi di lavoro. Una vita nuova col timbro sopra. "Abbiamo tutto ciò di cui avete bisogno. Basta chiedere".

  REPUBBLICA:   Al telefono col trafficante di profughi: "Seimila dollari per salire sul cargo"

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Nelle remote regioni, aride e desertiche, del nord-est della Nigeria, costellate di piccoli villaggi, dove a prevalere è una popolazione di povertà estrema, emarginata e senza servizi essenziali, dedita a pastorizia e agricoltura, a maggioranza musulmana, ma altresì dove si concentrano, seppure rimanendone sempre una minoranza, il maggior numero di cristiani nigeriani del nord, da quasi cinque anni gli squadroni della morte di Boko Haram spadroneggiano, uccidono e distruggono, e rapiscono le giovani donne da usare come merce o come schiave e concubine.

  Claudio Monici:   Nigeria, tra terrore e corruzione la gente muore

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

   Auguri di Capodanno...
  Non più schiavi...
  Gesù Cristo è la benedizione...
  All'inizio di un nuovo anno...
  Oggi Giornata Mndiale della Pace...
  Buon anno a tutti...
  Amare, voce del verbo morire...
  Voglio vivere perché tutti i disperati del mondo...
  Onorerò il Natale nel mio cuore...
  Chi fa il male...
  Ogni uomo e ogni popolo...
  Una vita senza ricerca...
  O Signore, non ho, come i magi...
  Il presepe ci prospetta una strada diversa...
  ... Giornata Mondiale dell'Infanzia Missionaria...
  I Magi videro il Bambino con Maria...
  Al centro della conversione...
  La peggior caricatura morale di Dio...
  E' l'amore il distintivo...
  Matite alzate anche in cielo... (vignetta)
  L'amore di Dio è come...
  Coraggio, sono io...
Sono stati estratti i biglietti vincenti della Lotteria di Beneficenza Vaticana per le Opere di Carità del Santo Padre. ... “Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, si legge in una nota, ringrazia quanti hanno acquistato i biglietti, permettendo così di raccogliere una somma significativa che verrà consegnata nei prossimi giorni direttamente nelle mani del Papa, che la destinerà ad opere di beneficenza”. Ecco il comunicato ufficiale con l’elenco dei premi ed il numero dei biglietti vincenti...
  Lotteria di beneficenza...


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



"NON PIÙ SCHIAVI, MA FRATELLI" MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2015



All’inizio di un nuovo anno, che accogliamo come una grazia e un dono di Dio all’umanità, desidero rivolgere, ad ogni uomo e donna, così come ad ogni popolo e nazione del mondo, ai capi di Stato e di Governo e ai responsabili delle diverse religioni, i miei fervidi auguri di pace, che accompagno con la mia preghiera affinché cessino le guerre, i conflitti e le tante sofferenze provocate sia dalla mano dell’uomo sia da vecchie e nuove epidemie e dagli effetti devastanti delle calamità naturali. Prego in modo particolare perché, rispondendo alla nostra comune vocazione di collaborare con Dio e con tutti gli uomini di buona volontà per la promozione della concordia e della pace nel mondo, sappiamo resistere alla tentazione di comportarci in modo non degno della nostra umanità.
...

  testo integrale del MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2015 NON PIÚ SCHIAVI, MA FRATELLI


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Il nuovo anno inizia con Maria di Alessandro D'Avenia



La storia dell’arte cristiana è unica, perché unica è la storia cristiana, cioè la storia di Cristo. Si lascia alle spalle tutta la seduzione dell’arte antica e mette in scena, riscattandola in bellezza, la verità sul cuore dell’uomo e sul cuore di Dio. L’uomo è violento, Dio è buono, come nell’incompiuta Adorazione dei Magi di Leonardo in cui, nella metà alta del quadro, si svolge una cruenta scena di guerra e distruzione. Gli uomini, adoratori di Cristo, sono anche portatori di morte, il cuore che adora è lo stesso che sacrifica l’altro uomo.

L’arte cristiana mette in scena la strage degli innocenti, grande risposta storica a tutti coloro che, troppo comodamente, giustificano la non esistenza di Dio a partire dalle stragi. Proprio la venuta del bambino-Dio indifeso smaschera subito la violenza degli Erode di tutta la storia, sacrificatori di innocenti in nome del potere e del dominio, tecnico, politico, sociale, economico... La vicinanza di Dio scatena la violenza dell’uomo perché la smaschera, senza per questo privare l’uomo che continua a fidarsi della compagnia di Dio. 
Per questo l’arte cristiana ha nella sua faretra una galleria di immagini straordinarie, soprattutto Madonne con il Bambino, che gettano piena luce, nel momento in cui narrano la scena più dolce della vita umana, sull’orrore della violenza dell’uomo, violenza resa evidente proprio perché l’uomo senta il bisogno di essere salvato. Non fuga di vinti nell’aldilà per dimenticare l’aldiqua, secondo l’accusa di Nietzsche, ma al contrario smascheramento proveniente dall’aldilà proprio per farci aprire gli occhi sull’aldiqua, per essere raggiunti nell’aldiqua da un principio che lo trasforma in e attraverso di noi. 

L'arte cristiana racconta e rappresenta il dolore della vittima, sacrificata per ragioni senza ragione. Una bellezza scavata nell’abisso di tenebra del cuore dell’uomo, da cui zampilla l’acqua pura della grazia trasformante dell’assolutamente buono.
Ho scelto tra queste immagini una che amo particolarmente e che si sposa bene con la festa della Madre di Dio. La Madonna greca di Bellini, conservata a Brera. 

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Dice un proverbio ebraico, che mi ripete spesso mia madre, che Dio creò il mondo e quando vide che non arrivava a tutto creò le madri.
È un’intuizione popolare di una verità teologica da far tremare: anche Dio ha avuto bisogno di una madre, per nascere e per resistere alla sua morte. Senza quelle mani di madre nessuno può raggiungere Dio, «sua disianza vuol volar sanz’ali» direbbe Dante: non è forse lei a "costringerlo" ad accelerare i tempi, quando gli uomini non hanno più vino (cioè non hanno più sangue, perché questo viene anticipato a Cana) per far festa. Possiamo cercare quelle mani all’inizio di un nuovo anno, perché la festa non finisca, tutte le volte che non abbiamo più vino.

  Il nuovo anno inizia con Maria


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IN CRISTO C’È UNA NOVITÀ PER OGNI UOMO
di Ortensio da Spinetoli

Premessa

Il titolo potrebbe essere ridato anche in altri termini: "La proposta di Gesù di Nazareth". Chi egli è veramente stato per gli uomini della sua generazione e ciò che può ancora essere per quelli della nostra.

Dopo venti secoli di cristianesimo c’è motivo di fare appello a Gesù Cristo. Quale soluzione può offrire pertanto ai problemi dell’uomo di oggi un profeta di duemila anni fa?

Perché la predicazione, l’educazione cristiana non ha dato e non dà i benefici desiderati? Il catechismo, la scuola di religione, i corsi speciali sembrano non avere una grande incidenza nella formazione dell’alunno, del giovane, dell’adulto. Rimangono o sembrano rimanere due cose distinte. Quello che si sente in chiesa o nelle ore di catechesi, di istruzione cristiana, se per caso riesce a interessare l’ascoltatore, rimane spesso una pura notizia, un dato se si vuole usare questo termine, culturale, meno o affatto un programma pratico, un messaggio, un’esperienza, una testimonianza che può essere ripresa e fatta propria nella vita.

  IN CRISTO C’È UNA NOVITÀ PER OGNI UOMO


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"PRIMO DI UNA LUNGA CATENA per liberare il cuore dell’uomo" di Arturo Paoli


"PRIMO DI UNA LUNGA CATENA 
per liberare il cuore dell’uomo"

di Arturo Paoli

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto
Il prologo di Giovanni dice chiaramente, fin dall’inizio, quale trattamento i rappresentanti della religione riservarono a Colui che si presentò come l’atteso inviato da Dio: fu respinto perché il cammino che lui proponeva era molto distante da quello seguito fino a quel momento dai rappresentanti della religione. Gesù si sente inviato da un Padre che è essenzialmente amore e si confronta con una struttura religiosa essenzialmente dominata dall’obbedienza alla legge. Avverte che l’obbedienza alla legge rende gli uomini schiavi, mentre il suo progetto è quello di rendere gli uomini liberi attraverso la strada dell’amore fraterno, che si esprime nella giustizia, nell’uguaglianza, nelle relazioni pacifiche. Si tratta di un percorso difficile, che Gesù è venuto a vivere e condividere e che consiste essenzialmente nel liberare il cuore dell’uomo da quella forza negativa che i greci chiamavano hybris, orgoglio, e che porta l’uomo a non accettare il limite, a voler essere come Dio e al di sopra di Dio. 
Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio perché il mondo sia salvo per mezzo di lui. In queste parole è contenuto il centro del messaggio evangelico. Gesù non ha salvato il mondo con le parole ma con la vita, scegliendo l’ultimo posto e accettando tutte le conseguenze, le umiliazioni, il disprezzo, la condanna a morte. Nessuno meglio dell’ebreo Lévinas ha capito l’identità di Gesù uomo: nel breve saggio intitolato Un Dio uomo?1, il filosofo descrive perfettamente l’umiliazione profonda, lo scendere all’ultimo posto, lo scegliere di essere nulla assoluto per dimostrare che l’uomo deve liberarsi dall’orgoglio e non lo può fare se non accettando quell’umiliazione. Per Gesù certamente l’esperienza che lo ha liberato dall’orgoglio sono stati i quaranta giorni passati nel deserto, durante i quali egli, perfettamente uomo, si è spogliato dal desiderio negativo di voler essere come Dio.
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  "PRIMO DI UNA LUNGA CATENA per liberare il cuore dell’uomo"di Arturo Paoli

Leggi anche:
  Omelia di don Angelo Casati nella 2ª Domenica dopo Natale


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Il Natale dei Magi di Bruno Forte



Il Natale dei Magi
di
Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto

Fra i personaggi del Natale ce ne sono tre che il racconto evangelico ci presenta con un’aura di particolare fascino e di mistero: i Magi. 
“Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ‘Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo’” (Matteo 2,1s). In questi uomini venuti da lontano, pellegrini nella notte guidati da una stella, mi sembra sia possibile vedere la ricerca del nostro cuore inquieto: essi ci rappresentano tutti, o almeno coloro fra noi che sono disposti a vivere l’esistenza non come resa all’evidenza finale della morte, ma come esodo, cammino verso la luce che viene dall’alto. E questo riguarda non solo chi crede, ma anche chi cerca non avendo il dono della fede: il cosiddetto ateo, quando lo è non per semplice qualificazione esteriore, ma per le sofferenze di una vita che lotta con Dio senza riuscire a credere in Lui, vive in una condizione di vera ricerca, di viva e spesso dolorosa attesa. Il non credente pensoso, come il credente non negligente, è qualcuno che lotta con Dio: proprio così alla ricerca della verità, pellegrino nella notte, attratto e inquietato da una misteriosa stella. L’essere umano è un “mendicante del cielo” (Jacques Maritain), cercatore di un senso, che dia dignità e bellezza al vivere e al morire. Tentazione è sentirsi arrivati, non più esuli in questo mondo, possessori di un oggi che vorrebbe arrestare la fatica del viaggio. “L’esilio di Israele - afferma un detto rabbinico - cominciò il giorno in cui Israele non soffrì più del fatto di essere in esilio”. L’esilio è di chi ha dimenticato la meta e si è “accasato” nella mediocrità della scena che passa.
Se i Magi rappresentano l’uomo alla ricerca di Dio, la stella che li guida e il Bambino cui essa li conduce ci mostrano un Dio alla ricerca dell’uomo. 
Dio viene nelle nostre esistenze, nel nostro dolore e nella nostra gioia: si fa compagno di strada del nostro impegno, della nostra attesa, dei nostri problemi. Maestro del desiderio, Dio è colui che dandosi si nasconde allo sguardo e, rapendoci il cuore, si offre sempre nuovo e lontano: il Dio rivelato e nascosto! Proprio così, è il Dio vicino, che sostiene la nostra stanchezza, alimenta la nostra speranza, condivide il desiderio e l’impegno per gli altri, soprattutto per i più deboli e i più poveri. La Parola viene ad abitare fra noi, affinché nessuno si senta più solo e i nostri gesti di fede e d’amore la rivelino a chi ancora non l’ha incontrata: il Verbo si fa carne affinché diventiamo noi stessi il riposo della Parola, dove essa si lascia custodire e dire, come nel grembo verginale della Donna che ha detto “sì” al mistero dell’avvento, per dare vita e speranza ai cuori spezzati, per suscitare energie e futuro in chi è chiamato a farsi protagonista del domani: “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Isaia 40,30s).
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Quelli della Via esprime la grande gioia per l'annuncio del Santo Padre Francesco all'Angelus e formula a mons. Francesco Montenegro (per noi sempre Padre Franco) i più sinceri auguri!
  Auguri!

A poche ore dalla sua nomina a Cardinale, mons. Francesco Montenegro ha rilasciato in esclusiva una video intervista nella quale racconta come ha appreso della sua, "improvvisa e inaspettata", nomina a Cardinale da parte di Papa Francesco. A Marilisa Della Monica, dice che la nomina "giunge improvvisa... inizialmente pensavo ad uno scherzo" e aggiunge "non credo sia un titolo onorifico, ma un servizio che mi viene chiesto per il bene della Chiesa". "Sono contento - ha proseguito - perchè questa nomina riguarda Agrigento, penso sia un riconoscimento per questa terra così provata ma che merita attenzione. Se il Santo Padre ha pensato ad Agrigento e a Lampedusa nella mia persona questo mi riempie di gioia".

  Mons. Montenegro commenta la sua nomina a cardinale (video)

Don Franco tra i fedeli: «Non chiamatemi "Eminenza"»
„L'arcivescovo di Agrigento arriva a Palma di Montechiaro dove ha celebrato una messa in Chiesa Madre e i fedeli lo accolgono per salutarlo. Ma quando lo avvicinano chiamandolo "Eminenza", lui risponde scherzosamente: "Chiamatemi don Franco, altrimenti non vi saluto...

  Don Franco tra i fedeli: Non chiamatemi "Eminenza" (video)

"Notable among Pope Francis' picks are churchmen whose advocacy styles seem to particularly capture matters dear to his heart.
Monsignor Francesco Montenegro, a Sicilian, was at his side when Francis made his first trip a few months into his papacy. Montenegro welcomed the pontiff to Lampedusa, a tiny Sicilian island whose people have helped thousands of migrants stranded by smugglers. The pontiff has repeatedly denounced human trafficking and urged more attention to people on the margins of society. He also has thundered against Mafiosi, and Montenegro's Agrigento diocese includes towns where people have dared to rebel against Cosa Nostra."

  Pope Picks 15 New Cardinals To Reflect Diversity



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Francesco Montenegro nominato Cardinale dal Papa




Francesco Montenegro 
nominato Cardinale dal Papa

Nel corso dell’Angelus di oggi, il Santo Padre Francesco ha annunciato i nomi dei nuovi Cardinali che nominerà nel Concistoro del 14 febbraio prossimo...

  la comunicazione dal Bollettino ufficiale Annuncio di Concistoro per la creazione di nuovi Cardinali

  video

C'è anche l'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, 69 anni, messinese, fra i prossimi cardinali elettori che il Papa creerà il prossimo 14 febbraio. Lo ha annunciato Francesco all'Angelus. Un riconoscimento importante per il presule che Bergoglio volle accanto a sé, unico vescovo siciliano, nella prima visita del suo pontificato, a Lampedusa, nel luglio 2013...

  Il Papa nomina cardinale Montenegro, arcivescovo di Agrigento

Il messinese Francesco Montenegro è stato nominato cardinale. La notizia è stata diffusa al termine dell’Angelus quando il Pontefice ha letto l’elenco dei porporati in pectore, che verranno creati il 14 febbraio nel corso di una cerimonia in San Pietro, e che il 12 e 13 febbraio Papa Francesco vorrà a fianco nel Concistoro chiamato a riflettere su orientamenti e proposte per la riforma della Curia romana.
Un riconoscimento importante per il presule che Bergoglio volle accanto a sé, unico vescovo siciliano, nella prima visita del suo pontificato, a Lampedusa, nel luglio 2013. Dal maggio di quell’anno, infatti, Montenegro è Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e presidente della Fondazione Migrantes. Un prelato molto amato sullo Stretto, dove si è particolarmente speso a favore degli ultimi con il suo servizio nella Caritas Diocesana, e che nel 2000 era stato nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, ricevendo la consacrazione episcopale dalle mani dell’arcivescovo Giovanni Marra...

  Il Papa nomina i nuovi cardinali, tra quelli elettori il messinese Montenegro

Monsignor Francesco Montenegro è stato nominato cardinale. La notizia, diffusa al termine dell’Angelus quando il Pontefice ha letto l’elenco dei porporati in pectore, ha invaso le strade della città di Agrigento, dove le campane di tutte le parrocchie hanno iniziato a suonare a festa.
L’arcivescovo di Agrigento è uno dei due italiani che papa Francesco vorrà con sé il 12 e il 13 febbraio nel Concistoro in cui si rifletterà su orientamenti e proposte per la riforma della Curia romana, mentre il 15 febbraio parteciperà ad una concelebrazione con i neo cardinali ed il papa. (fonte: Agrigentonotizie)

Un vescovo, un pastore, un padre, entrato nel cuore della gente. Capace di scuotere le coscienze. “Chiamatemi Don Franco”, aveva detto appena arrivato nella città dei templi. Un modo di dire e di fare che anticipa e rispecchia il nuovo cammino della Chiesa tracciato da Papa Francesco. (fonte: Agrigentooggi)

  la biografia di mons. Montenegro nel sito della diocesi di Agrigento

Per saperne di più su mons. Francesco Montenegro riportiamo i link solo di alcuni dei nostri numerosi precedenti post:
  • Nuova tragedia nel Mediterraneo: 18 morti di freddo, di sete e di fame
  • Mons. Montenegro: “Migranti pericolosi? Anch’io diventerei cattivo se vivessi come loro”
  • Mons. Montenegro: "il Signore non ci vuole Chiesa di salotto o Chiesa museo ma Chiesa di strada"
  • Tragedia senza fine nel Mediterraneo
  • Mons. Montenegro: "nessuno può chiedermi di accettare, solo per amore di una tradizione, un gesto che ha perso ogni significato cristiano e umano"
  • Un anno dopo ricordiamo che "Il Papa a Lampedusa ha voluto dare un segno alla storia" - "A SUA IMMAGINE": intervista a Mons. Montenegro (video)
  • L'impegno di monsignor Francesco Montenegro come Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes
  • “Chi non salta mafioso è” e in 4000 saltano insieme a mons. Montenegro al "Giovaninfesta 2014 Don’t pass over!��?"
  • "Tutti fratelli? anche gli extra comunitari? e i nemici?" Relazione di mons. Francesco Montenegro - 21 Novembre 2013 Cefalù (video)
  • Gli auguri di Mons. Francesco Montenegro per un Natale di speranza e tenerezza
  • Mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento - Come vivere il Natale? Gesù, 'migrante speciale', ci invita ad essere profezia
  • P. Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, a Lampedusa: morti che "graffiano" e ci impongono di cambiare il cuore e... le leggi!!!
  • Il Papa a Lampedusa - «Un'isola che è scandalo e profezia» le riflessioni di mons. Francesco Montenegro
  • Mons. Francesco Montenegro, eletto Presidente della "Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI"
  • "Carità è-e Giustizia" - Intervento di mons.Francesco Montenegro
  • Mons.Montenegro:"Se la mafia c'è è anche colpa nostra" - Niente funerale ad boss della mafia
  • “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo” - La lettera di Pasqua - Riflessione Venerdì Santo - Omelia Messa crismale - di Mons Francesco Montenegro - Arcivescovo di Agrigento
  • "Le feste patronali siano fedeli al Vangelo e all'uomo" di mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento
  • Mons. Francesco Montenegro, un vescovo che vive il proprio ministero come "servizio"
  • IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA - Mons. Montenegro celebrerà la Veglia di Pasqua a Lampedusa
  • Favara, il carro del patrono portato in spalla dagli immigrati


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L’arcivescovo salvadoregno Oscar Arnulfo Romero è stato assassinato «in odio alla fede». Ne dà notizia in anteprima l’edizione di «Avvenire» di venerdì 9 gennaio 2015. I membri del Congresso dei teologi presso la Congregazione delle cause dei santi hanno espresso il loro voto unanimemente positivo sul martirio subìto dall’arcivescovo di San Salvador il 24 marzo 1980. Si tratta di un passo decisivo per il vescovo latinoamericano ucciso mentre celebrava l’Eucaristia e che già il popolo acclama come santo. Ora, secondo la prassi canonica, per la beatificazione non resta che il giudizio del Congresso dei vescovi e dei cardinali e infine l’approvazione del Papa...

  Riconosciuto il martirio di Oscar Romero

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Oscar Arnulfo Romero riconosciuto martire perché ucciso in odium fidei e presto beato



Romero è martire. È stato ucciso in odium fidei. Lo ripeteva con voce fioca Giovanni Paolo II già nel novembre 2003, parlando con alcuni vescovi salvadoregni venuti a Roma in visita ad limina. Lo hanno attestato ieri con voto unanime anche i membri del Congresso dei teologi della Congregazione per le cause dei Santi, riconoscendo il martirio formale e materiale dell’arcivescovo ammazzato sull’altare mentre celebrava messa, il 24 marzo 1980. Lo rivela Stefania Falasca su Avvenire, aggiungendo che «ora, secondo la prassi canonica, non resta che il giudizio del Congresso dei vescovi e dei cardinali e infine l’approvazione del Papa per la conclusione dell’ iter che lo porterà presto alla beatificazione».
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Il riconoscimento del martirio Romero conferma in maniera definitiva che l’arcivescovo salvadoregno è stato ucciso in odium fidei. A spingere i carnefici non fu la semplice brama di far fuori un nemico politico, ma l’odio scatenato dall’amore per la giustizia e dalla predilezione dei poveri che Romero manifestava come riverbero diretto della sua fede in Cristo e della sua fedeltà al magistero della Chiesa. Nel delirio sanguinario che martoriava il Salvador in quegli anni atroci, Romero fu il buon pastore disposto a offrire la vita per seguire la predilezione per i poveri propria del Vangelo. La fede hanno riconosciuto i teologi del dicastero vaticano - era il punto sorgivo del suo operare, delle parole che pronunciava e dei gesti che compiva nel contesto stravolto in cui era chiamato a operare e a vivere come arcivescovo.

Il pronunciamento dei teologi della Congregazione fa piazza pulita di decenni di operazioni volte a propagandare un’interpretazione solo politica dell’eliminazione di Romero. 
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Il nihil obstat dei teologi dissipa anche la cortina fumogena di insinuazioni montate a arte per accreditare la favola del Romero filo-guerrigliero, agitatore politico, influenzato e soggiogato dal marxismo. Il processo per la causa di beatificazione – di cui è postulatore l’arcivescovo Vincenzo Paglia – ha verificato autorevolmente e in via definitiva quello che ripetevano da sempre tutti gli amici del vescovo martire: Romero – come ha scritto il professore Roberto Morozzo della Rocca – era «un sacerdote e vescovo romano, obbediente alla Chiesa e al Vangelo attraverso la Tradizione», chiamato a svolgere il suo ministero di pastore «in quell’Occidente estremo e stravolto che era l’America Latina di quegli anni». Dove le forze militari e gli squadroni della morte reprimevano con ferocia un popolo intero per conto dell’oligarchia. Dove i sacerdoti e i catechisti venivano ammazzati e nelle campagne diventava pericoloso possedere un Vangelo. Dove bastava chiedere giustizia per essere bollato come comunista sovversivo. Dove la Chiesa era perseguitata perché si sottraeva al ruolo di braccio spirituale del potere oligarchico.

Eppure per anni, dopo il duemila, la causa di Romero è rimasta ferma con la motivazione che tutte le omelie e gli scritti del vescovo salvadoregno dovevano essere sottoposti ad esame presso la Congregazione per la dottrina della fede per verificarne l’ortodossia.
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In quel frangente, alla Congregazione per le cause dei santi arrivarono disposizioni orientate in senso dilatorio. Secondo alcuni settori, portare Romero agli onori degli altari equivaleva a beatificare la Teologia della liberazione o addirittura i movimenti popolari d’ispirazione marxista e le guerriglie rivoluzionarie degli anni Settanta.
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Adesso sembra arrivato il momento anche per Oscar Arnulfo Romero. Non resta che aspettare. E non si dovrà aspettare molto, se si tiene conto che per la beatificazione dei martiri non è richiesto l’accertamento canonico di un miracolo realizzato per loro intercessione.

  Riconosciuto il martirio di Romero

Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:

  In memoria di monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador assassinato il 24 marzo del 1980
  Ricordando mons. Oscar Arnulfo Romero nell'anniversario del suo martirio


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Venerdì 2 gennaio alle ore 21.05 su Raitre,
andrà in onda La Grande Storia "Da Medjougorjie alle terre di confine".
La prima parte è dedicata a Medjougorjie, un racconto tra storia e fede: le apparizioni, i veggenti, i dubbi, il regime comunista, la guerra, le testimonianze, i pellegrinaggi, i pronunciamenti, le attese...
Nella seconda parte il racconto di una "Chiesa altrove", una chiesa poco conosciuta, lontano dall'Italia e dall'Europa, una Chiesa di periferia, di confine, in terre lontane spesso ostili: tanti i protagonisti: suore, missionari, laici volontari... Tra loro la testimonianza, prima del drammatico rapimento, del gesuita p. Paolo Dall'Oglio a Marmusa in Siria. Ci accompagneranno in questo viaggio p. Enzo Bianchi, S. Em. Gianfranco Ravasi e il Prof. Andrea Riccardi.

  La Chiesa oggi: "Da Medjougorjie alle terre di confine"

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Avranno capito, finalmente, che la rotta è tracciata, quanti, sminuendo i “pacchi-bomba” natalizi a Francesco, speravano ancora che diventassero cardinali gli ultimi vescovi-principi di una chiesa in carriera.
Vengono tutti dalle periferie del mondo i nuovi cardinali, perchè “i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. Dobbiamo spostarci dalla posizione centrale e dirigerci verso la zona periferica. Stare in periferia aiuta a vedere e capire meglio, a fare un’analisi più corretta della realtà, rifuggendo dal centralismo” (Francesco).
Più che firmare appelli pro-papa, faccio un pieno di stupore per la scelta, tra i pochissimi italiani, dell'omonimo Francesco, vescovo di... Lampedusa, amico che avevo apprezzato in pax christi per l'attenzione ai migranti, come mi aveva colpito l'umiltà di Menichelli con cui ho lavorato ad Ancona. 
Avanti tutta, Chiesa di Lampedusa! Ogni giorno, faticosamente, sempre più infastidita dai segni e dai copricapi del potere per appassionarsi al potere dei segni di una 'barca di Pietro' che ha ripreso il largo quell'indimenticabile 8 ottobre 2013, sui barconi degli ultimi, scartati e respinti.

  "ANCORA IN PERIFERIA. LA CHIESA DI LAMPEDUSA NON CAMBIA ROTTA" don Nandino Capovilla

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Francesco e la Chiesa dei poveri



I poveri, gli ultimi, le periferie. Espressioni ormai diventate familiari grazie al magistero di papa Francesco – un esempio sono i commenti successivi all’annuncio dei nuovi porporati – eppure non dovrebbero rappresentare una sorpresa, almeno all’interno della Chiesa cattolica. Oltre al forte richiamo evangelico, esisteva tutto un movimento sorto negli anni del Concilio che si può indicare con il termine di “Chiesa dei poveri”, un movimento che, come scrive il vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi (già ausiliare di Bologna e fondatore e primo presidente di Pax Christi) «sembrava un po’ assopito».

Per lui – che era stato il più giovane vescovo al Concilio e ora ha passato la boa dei 90 anni – diventa un impegno morale il «raccontare» non solo l’avventura del Vaticano II, ma anche la storia della Chiesa dell’epoca, in particolare quel “Patto delle catacombe”, sottoscritto nel 1965 dai partecipanti alla celebrazione presso Santa Domitilla (chiamato semplicemente Schema XIV), al fine di impegnarsi solennemente a «vivere secondo lo stile ordinario», «rinunciare per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza», al possesso di beni, ai titoli, ai privilegi: in altre parole una scelta di povertà.

In un testo che, com’è suo stile, non lascia spazio a nostalgia, e tantomeno a retorica, Bettazzi prende le mosse da uno scritto del 2001 sullo stesso tema per attualizzarlo alla luce dei due anni di pontificato Bergoglio, un papa che già nel nome, e poi nel comportamento e nelle sue parole, rilancia a livello planetario la Chiesa dei poveri.
...
Eppure, se «la Chiesa dei poveri è la Chiesa che rinuncia a sicurezze e privilegi per preoccuparsi delle persone», già nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte Giovanni Paolo II scriveva: «Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come a casa loro. Non sarebbe questo stile la più efficace presentazione della buona novella del regno?» (n.50).

Solo oggi però stiamo scoprendo, quasi autentica sorpresa, che «l’ambito più caratteristico nello stile di papa Francesco è proprio quello che si rifà alla Chiesa dei poveri», uno stile di Chiesa - denuncia con una certa amarezza Bettazzi - «come noi, vescovi del Concilio, non siamo riusciti a fare».

Quando tutto sembrava «assopito», ecco un papa che «non cita spesso il Concilio, ma lo vive». E, se «non si può parlare di povertà se non si ha esperienza dei poveri», conclude citando p. Arrupe, papa Francesco rappresenta davvero «un dono dello Spirito».

  Francesco e la Chiesa dei poveri

Intervista a mons. Bettazzi

  video


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 1° gennaio 2015, Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 4 gennaio 2015

    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 6 gennaio 2015, Solennità dell'Epifania del Signore

   Omelia - Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio (1° gennaio 2015)

   Omelia - Solennità dell'Epifania del Signore (6 gennaio 2015)

   Udienza - Udienza Generale del 7 gennaio 2015: La Famiglia - 2. Madre



   Messaggio - XLVIII Giornata Mondiale della Pace 2015: Non più schiavi, ma fratelli




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01/01/2015:

   Quanta gente innocente...

03/01/2015:

  Il cristianesimo si diffonde...

05/01/2015:

  Signore, fa' che sappiamo riconoscerti...


06/01/2015:

  Gesù è venuto a salvarci...

08/01/2015:
  #PrayersForParis 


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Papa Francesco - Fine anno: Te Deum di ringraziamento, Omelia e Visita al presepio; Capodanno: Omelia e Angelus (foto, testi e video)



 31/12/2014 

La Parola di Dio ci introduce oggi, in modo speciale, nel significato del tempo, nel capire che il tempo non è una realtà estranea a Dio, semplicemente perché Egli ha voluto rivelarsi e salvarci nella storia, nel tempo. Il significato del tempo, la temporalità, è l'atmosfera dell'epifania di Dio, ossia della manifestazione del mistero di Dio e del Suo amore concreto. Infatti, il tempo è il messaggero di Dio, come diceva San Pietro Favre.

La liturgia di oggi ci ricorda la frase dell'apostolo Giovanni: «Figlioli, è giunta l'ultima ora» (1 Gv 2,18), e quella di San Paolo che ci parla della «pienezza del tempo» (Gal 4,4). Dunque, il giorno di oggi ci manifesta come il tempo che è stato - per così dire - "toccato" da Cristo, il Figlio di Dio e di Maria, e da Lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato il “tempo salvifico”, cioè il tempo definitivo di salvezza e di grazia.

E tutto questo ci induce a pensare alla fine del cammino della vita, alla fine del nostro cammino. Ci fu un inizio e ci sarà un termine, «un tempo per nascere e un tempo per morire» (Qo 3,2). Con questa verità, alquanto semplice e fondamentale e alquanto trascurata e dimenticata, la santa madre Chiesa ci insegna a concludere l'anno e anche le nostre giornate con un esame di coscienza, attraverso il quale ripercorriamo quello che è accaduto; ringraziamo il Signore per ogni bene che abbiamo ricevuto e che abbiamo potuto compiere e, in pari tempo, ripensiamo alle nostre mancanze e ai nostri peccati. Ringraziare e chiedere perdono.

È quello che facciamo anche oggi al termine di un anno. Lodiamo il Signore con l'inno Te Deum e nello stesso tempo Gli chiediamo perdono. L'atteggiamento del ringraziare ci dispone all'umiltà, a riconoscere e accogliere i doni del Signore.
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Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!
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La Vergine Santa, la Santa Madre di Dio che è proprio al cuore del tempio di Dio, quando il Verbo – che era nel principio – si è fatto uno di noi nel tempo; Ella che ha dato al mondo il Salvatore, ci aiuti ad accoglierLo con cuore aperto, per essere e vivere veramente liberi, come figli di Dio. Così sia.

  il testo integrale dell'Omelia

  video dell'Omelia

Al termine della celebrazione Papa Francesco ha visitato il Presepe allestito in piazza San Pietro, davanti al quale si è raccolto in preghiera 
 
  video

Per salutare il 2014 che si chiude il Papa ha pubblicato un tweet

  video integrale

 1/1/2014 

Tornano oggi alla mente le parole con le quali Elisabetta pronunciò la sua benedizione sulla Vergine Santa: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,42-43).

Questa benedizione si pone in continuità con la benedizione sacerdotale che Dio aveva suggerito a Mosè perché la trasmettesse ad Aronne e a tutto il popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Celebrando la solennità di Maria Santissima, la Santa Madre di Dio, la Chiesa ci ricorda che Maria è la prima destinataria di questa benedizione. In Lei essa trova compimento: infatti, nessun’altra creatura ha visto brillare su di sé il volto di Dio come Maria, che ha dato un volto umano al Verbo eterno, così che tutti lo possiamo contemplare.
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Che questa Madre dolce e premurosa ci ottenga la benedizione del Signore per l’intera famiglia umana. In modo speciale oggi, Giornata Mondiale della Pace, invochiamo la sua intercessione perché il Signore doni pace a questi nostri giorni: pace nei cuori, pace nelle famiglie, pace tra le Nazioni. Quest’anno, in particolare, il messaggio per la Giornata della Pace è: «Non più schiavi, ma fratelli». Tutti siamo chiamati a essere liberi, tutti a essere figli e ciascuno secondo le proprie responsabilità, a lottare contro le moderne forme di schiavitù. Da ogni popolo, cultura e religione, uniamo le nostre forze. Ci guidi e ci sostenga Colui che, per renderci tutti fratelli, si è fatto nostro servo.

Guardiamo Maria, contempliamo la Santa Madre di Dio. E vorrei proporvi di salutarla insieme, come ha fatto quel coraggioso popolo di Efeso, che gridava davanti ai suoi pastori quando entravano in Chiesa: “Santa Madre di Dio!”. Che bel saluto per la nostra Madre… Dice una storia, non so se è vera, che alcuni, fra quella gente, avevano i bastoni in mano, forse per far capire ai Vescovi cosa sarebbe accaduto loro se non avessero avuto il coraggio di proclamare Maria “Madre di Dio”. Invito tutti voi, senza bastoni, ad alzarvi e per tre volte salutarla, in piedi, con questo saluto della primitiva Chiesa: “Santa Madre di Dio!”.

  il testo integrale

 
video

Al termine della Santa Messa la recita dell'Angelus:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno!

In questo primo giorno dell’anno, nel clima gioioso - anche se freddo - del Natale, la Chiesa ci invita a fissare il nostro sguardo di fede e di amore sulla Madre di Gesù. In Lei, umile donna di Nazaret, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Per questo è impossibile separare la contemplazione di Gesù, il Verbo della vita che si è fatto visibile e tangibile (cfr 1 Gv 1,1), dalla contemplazione di Maria, che gli ha donato il suo amore e la sua carne umana.
...
 
Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo a tutti voi qui presenti il mio cordiale saluto, augurando un felice e sereno anno nuovo...

Buon Anno e per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

  il testo integrale

  video

Il 2015 viene salutato da Papa Francesco anche con un tweet







Angelus del 4 gennaio 2015 - Testo e video



 4 gennaio 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Bella domenica ci regala il nuovo anno! Bella giornata!

Dice san Giovanni nel Vangelo che abbiamo letto oggi: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta … Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (1,4-5.9). Gli uomini parlano tanto della luce, ma spesso preferiscono la tranquillità ingannatrice del buio. Noi parliamo tanto della pace, ma spesso ricorriamo alla guerra o scegliamo il silenzio complice, oppure non facciamo nulla di concreto per costruire la pace.
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Ognuno di noi deve compiere gesti di fraternità nei confronti del prossimo, specialmente di coloro che sono provati da tensioni familiari o da dissidi di vario genere. Questi piccoli gesti hanno tanto valore: possono essere semi che danno speranza, possono aprire strade e prospettive di pace.

Invochiamo ora Maria, Regina della Pace. Lei, durante la sua vita terrena, ha conosciuto non poche difficoltà, legate alla quotidiana fatica dell’esistenza. Ma non hai mai smarrito la pace del cuore, frutto dell’abbandono fiducioso alla misericordia di Dio. A Maria, nostra tenera Madre, chiediamo di indicare al mondo intero la via sicura dell’amore e della pace.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,
rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi per prendere parte a questo incontro di preghiera.
In particolare, saluto i fedeli di Casirate d’Adda, Alfianello, Val Brembilla e Verona.
A ciascuno formulo l’augurio di trascorrere nella pace e nella serenità questa seconda domenica dopo Natale, in cui poi si prolunga la gioia della nascita di Gesù.
Come è stato già annunciato, il prossimo 14 febbraio avrò la gioia di tenere un Concistoro, durante il quale nominerò 15 nuovi Cardinali, che, provenienti da 13 nazioni di ogni continente, manifestano l’inscindibile legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo.

  video

Preghiamo per i nuovi Cardinali, affinché, rinnovando il loro amore a Cristo, siano testimoni del suo Vangelo nella Città di Roma e nel mondo e con la loro esperienza pastorali mi sostengano più intensamente nel mio servizio apostolico.

Buona domenica a tutti! E’ una bella giornata per fare le visite ai musei. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale dell'Angelus

  video integrale


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La Solennità dell’Epifania di Papa Francesco - Omelia, Angelus e tweet (foto, testi e video)



 SANTA MESSA

Durante la Messa presieduta nella Basilica Vaticana nella Solennità dell’Epifania, Papa Francesco ha tenuto la seguente omelia:

Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a meditare e pregare.

Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di quella grande processione di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima Lettura (cfr 60,1-6): una processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono fino a Lui.

I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca.
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I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra? Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella?, quando – in mezzo agli inganni mondani – l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci scandalizziamo del “segno”, dell’indicazione, quel segno detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre “luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, Lumen, come hanno fatto i santi Magi. Che possiamo entrare nel mistero. Così sia.

  il testo integrale

  video

  video integrale della Santa Messa

 ANGELUS 

Dopo la Messa, il Papa si è affacciato dalla finestra del Palazzo Apostolico per recitare la preghiera dell’Angelus insieme ai tanti pellegrini, oltre 50mila, presenti in Piazza San Pietro. Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona festa!

Nella notte di Natale abbiamo meditato l’accorrere alla grotta di Betlemme di alcuni pastori appartenenti al popolo d’Israele; oggi, solennità dell’Epifania, facciamo memoria dell’arrivo dei Magi, che giunsero dall’Oriente per adorare il neonato Re dei Giudei e Salvatore universale e offrirgli doni simbolici. Con il loro gesto di adorazione, i Magi testimoniano che Gesù è venuto sulla terra per salvare non un solo popolo, ma tutte le genti. Pertanto, nella festa odierna il nostro sguardo si allarga all’orizzonte del mondo intero per celebrare la “manifestazione” del Signore a tutti i popoli, cioè la manifestazione dell’amore e della salvezza universale di Dio. Egli non riserva il suo amore ad alcuni privilegiati, ma lo offre a tutti. Come di tutti è il Creatore e il Padre, così di tutti vuole essere il Salvatore. Per questo, siamo chiamati a nutrire sempre grande fiducia e speranza nei confronti di ogni persona e della sua salvezza: anche coloro che ci sembrano lontani dal Signore sono seguiti – o meglio “inseguiti” – dal suo amore appassionato, dal suo amore fedele e anche umile. Perché l’amore di Dio è umile, tanto umile!
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In questo giorno dell’Epifania, il nostro pensiero va anche ai fratelli e alle sorelle dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, molti dei quali celebrano domaniil Natale del Signore. Ad essi giunga il nostro affettuoso augurio.

Mi piace poi ricordare che oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria
Ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria e invochiamo la sua protezione sulla Chiesa universale, affinché diffonda nel mondo intero il Vangelo di Cristo, la luce delle genti, luce di tutti i popoli. E che Lei ci faccia essere sempre più in cammino; ci faccia camminare e nel cammino essere attenti, instancabili e coraggiosi.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

saluto tutti voi, romani e pellegrini, rinnovando l’augurio di pace e di ogni bene nel Signore.
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Un saluto speciale a quanti danno vita al Corteo storico-folcloristico, che quest’anno è dedicato al territorio dei Comuni di Segni, Artena, Carpineto Romano, Gorga e Montelanico.

E ricordatevi bene: la vita è un camminare, camminare sempre, cercando Dio. Camminare attenti, instancabili e coraggiosi. E manca una cosa, manca una cosa: attenti, instancabili, coraggiosi… e che cosa manca? Camminare con la luce! E cos’è la luce? Il Vangelo, la Parola di Dio. Sempre col Vangelo: in tasca, nella borsa, per leggerlo, sempre con noi. Camminare, attenti, instancabili, coraggiosi e con la luce della Parola di Dio.

A tutti auguro una buona festa. Non dimenticatevi di pregare per me e buon pranzo. Arrivederci!

  il testo integrale

  video

Nel giorno dell'Epifania Papa Francesco ha lanciato anche un tweet


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 7 gennaio 2015 - foto, testo e video



UDIENZA GENERALE
7 gennaio 2015

Papa Francesco ha tenuto, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, la prima udienza generale del 2015 proseguendo la catechesi sulla famiglia. Al centro della sua riflessione la figura della madre.

La Famiglia - 2. Madre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno. Oggi continuiamo con le catechesi sulla Chiesa e faremo una riflessione sulla Chiesa madre. La Chiesa è madre. La nostra Santa madre Chiesa.

In questi giorni la liturgia della Chiesa ha posto dinanzi ai nostri occhi l’icona della Vergine Maria Madre di Dio. Il primo giorno dell’anno è la festa della Madre di Dio, a cui segue l’Epifania, con il ricordo della visita dei Magi. Scrive l’evangelista Matteo: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,11). E’ la Madre che, dopo averlo generato, presenta il Figlio al mondo. Lei ci dà Gesù, lei ci mostra Gesù, lei ci fa vedere Gesù.

Continuiamo con le catechesi sulla famiglia e nella famiglia c’è la madre. Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, - tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre - viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali.

Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata.
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Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te, amata Chiesa, grazie, grazie per essere madre. E a te, Maria, madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù. E grazie a tutte le mamme qui presenti: le salutiamo con un applauso!

  video della catechesi

Prima di tutto vorrei ringraziare le persone del circo che sono venute qui. Uno pensa: “Andiamo al circo, ci divertiamo un po’...”. Sì, quello è vero, il circo è uno spettacolo e passiamo un buon tempo lì. Vediamo anche uomini e donne che fanno cose strane, che sono bravi nell’equilibrio: sì, questo è vero, lo abbiamo visto. Eccoli lì, salutiamoli tutti! Ma ci insegna anche una cosa in più. La gente che fa lo spettacolo nel circo crea bellezza, sono creatori di bellezza. E questo fa bene all’anima. Quanto bisogno noi abbiamo di bellezza! E’ vero, la nostra vita è molto pratica, fare le cose, portare avanti il lavoro, questo si deve fare: il fare, il linguaggio delle mani, il fare. Ma la nostra vita è anche il pensare, la ragione. E quello è importante perché noi siamo animali che pensano; no che pensano come animali! Noi siamo animali che pensano. Il pensare, il linguaggio della mente, è importante. Siamo anche persone che amano, che hanno questa capacità di amare: il linguaggio del cuore. C’è il linguaggio della mente, pensare; il linguaggio del cuore, amare; il linguaggio delle mani, fare. E tutti questi tre linguaggi si uniscono per fare l’armonia della persona. E lì è la bellezza; e queste persone che oggi hanno fatto questo spettacolo, sono creatori di armonia, creatori di bellezza, che insegnano la strada superiore della bellezza. Dio certamente è vero, Dio certamente è buono, Dio è certamente sa fare le cose, ha creato il mondo, ma soprattutto Dio è bello! La bellezza di Dio. Tante volte noi ci dimentichiamo della bellezza! L’umanità pensa, sente, fa, ma oggi ha tanto bisogno di bellezza. Non dimentichiamo questo e ringraziamo questa gente brava nel fare, brava nell’equilibrio, nello spettacolo, ma soprattutto brava nel fare bellezza. Grazie tante a tutti voi.
A tutti i pellegrini di lingua italiana presenti a questa prima Udienza Generale del 2015 porgo un cordiale augurio di speranza e di pace per il nuovo anno... 

Saluto voi componenti del Golden Circus di Liana Orfei e vi incoraggio non solo ad essere portatori del sorriso e messaggeri di solidarietà fra i popoli e le nazioni, ma soprattutto creatori di bellezza, ne abbiamo bisogno!

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Gli sposi novelli io li chiamo i coraggiosi perché oggi ci vuole coraggio per sposarsi! Sono bravi. Dopo la Solennità dell’Epifania, continuiamo anche noi a guardare quella stella che i Magi inseguirono. Cari giovani, siate testimoni entusiasti della luce di Cristo tra i vostri coetanei; cari malati, attingete a questa luce il coraggio nel dolore; e voi, cari sposi novelli, siate segno della presenza luminosa di Dio col vostro amore fedele.

  il testo integrale

  video integrale



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La preghiera del Papa per Parigi (testo e video)



  video

Le prime parole del Papa all’inizio della celebrazione a Santa Marta sono per l’attacco di ieri nella sede del settimanale satirico "Charlie Hebdo", nel centro della capitale francese: “L’attentato di ieri a Parigi ci fa pensare a tanta crudeltà, crudeltà umana; a tanto terrorismo, sia al terrorismo isolato, sia al terrorismo di Stato. Ma la crudeltà della quale è capace l’uomo! Preghiamo, in questa Messa, per le vittime di questa crudeltà. Tante! E chiediamo anche per i crudeli, perché il Signore cambi il loro cuore”. 

Già ieri il Papa aveva espresso “la più ferma condanna per l’orribile attentato” che ha seminato “la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace, ben oltre i confini della Francia”. E stamattina ha lanciato l'hashtag "#PrayersForParis" dall'account "@Pontifex" che è seguito da oltre 18 milioni di followers. 

E stamattina ha ricevuto in udienza in Vaticano il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi.

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  Papa Francesco: preghiera per Parigi


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«Attraverso l’amore al prossimo arriviamo a conoscere Dio, che è amore» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
8 gennaio 2015 
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Attraverso l’amore al prossimo arriviamo a conoscere Dio

Dio ci precede sempre nell’amore. E’ uno dei passaggi dell’omelia di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta con un gruppo di fedeli, la prima dell’anno 2015. Il Pontefice ha sottolineato che l’amore cristiano è fatto di opere concrete, non parole. Ed ha ribadito che per conoscere Dio non basta l’intelletto, è necessario l’amore.

Solo per la strada dell’amore si conosce Dio
In questi giorni dopo Natale, ha rilevato Francesco, la parola chiave nella liturgia è “manifestazione”. Gesù si manifesta: nella festa dell’Epifania, nel Battesimo e ancora alle nozze di Cana. Ma, si è chiesto il Papa, “come possiamo conoscere Dio?”. E’ proprio questo, ha annotato, il tema da cui parte l’Apostolo Giovanni nella Prima Lettura, sottolineando che per conoscere Dio il nostro “intelletto”, “la ragione” è “insufficiente”. Dio, ha soggiunto, “si conosce totalmente nell’incontro con Lui e per l’incontro la ragione non basta”. Ci vuole qualcosa di più:

“Dio è amore! E soltanto per la strada dell’amore, tu puoi conoscere Dio. Amore ragionevole, accompagnato dalla ragione. Ma amore! 'Ma come posso amare quello che non conosco?'; 'Ama quelli che tu hai vicino'. E questa è la dottrina di due Comandamenti: Il più importante è amare Dio, perché Lui è amore; Ma il secondo è amare il prossimo, ma per arrivare al primo dobbiamo salire per gli scalini del secondo: cioè attraverso l’amore al prossimo arriviamo a conoscere Dio, che è amore. Soltanto amando ragionevolmente, ma amando, possiamo arrivare a questo amore”.

L’amore di Dio non è una telenovela
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L’amore di Dio è come il fiore del mandorlo
Francesco ha così osservato che non siamo stati noi a dare l’amore a Dio, ma è stato “Lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Nella persona di Gesù, è stata la sua riflessione, “possiamo contemplare l’amore di Dio” e seguendo il suo esempio “arriviamo – scalino per scalino – all’amore di Dio, alla conoscenza di Dio che è amore”. Richiamando poi il profeta Geremia, il Papa ha detto che l’amore di Dio ci “precede”, ci ama prima ancora che noi lo cerchiamo. L’amore di Dio, ha sottolineato, è come “il fiore del mandorlo”, che è “il primo a fiorire in primavera”. Il Signore “ci ama per primo”, “sempre avremo questa sorpresa”. Ed ha osservato che “quando noi ci avviciniamo a Dio attraverso le opere di carità, la preghiera, nella Comunione, nella Parola di Dio”, “troviamo che Lui è lì, per primo, aspettandoci, così ci ama”.

L’amore di Dio ci aspetta sempre
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“Così è l’amore di Dio: sempre ci aspetta, sempre ci sorprende. E’ il Padre, è nostro Padre che ci ama tanto, che sempre è disposto a perdonarci. Sempre! Non una volta, 70 volte 7. Sempre! Come un padre pieno di amore e per conoscere questo Dio che è amore dobbiamo salire per lo scalino dell’amore per il prossimo, per le opere di carità, per le opere di misericordia, che il Signore ci ha insegnato. Che il Signore, in questi giorni che la Chiesa ci fa pensare alla manifestazione di Dio, ci dia la grazia di conoscerLo per la strada dell’amore”.

  Francesco: è l’amore la via per conoscere Dio, non basta l’intelletto

  video


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«Chi ci insegna ad amare?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

9 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
l’amore per il Signore ci rende liberi

Un cuore indurito non riesce a comprendere neanche i miracoli più grandi. Ma «come un cuore si indurisce?». Se lo è chiesto Papa Francesco durante la messa celebrata venerdì 9 gennaio a Santa Marta.

I discepoli, si legge nel brano liturgico del Vangelo di Marco (6, 45-52), «non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito». Eppure, ha spiegato Francesco, «erano gli apostoli, i più intimi di Gesù. Ma non capivano». E pur avendo assistito al miracolo, pur avendo «visto che quella gente — più di cinquemila — aveva mangiato con cinque pani» non avevano compreso. «Perché? Perché il loro cuore era indurito».
Tante volte Gesù «parla della durezza del cuore nel Vangelo»
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«Ma — si è domandato il Pontefice — come un cuore si indurisce? Come è possibile che questa gente, che era con Gesù sempre, tutti i giorni, che lo sentiva, lo vedeva... e il loro cuore era indurito. Ma come un cuore può divenire così?». E ha raccontato: «Ieri ho chiesto al mio segretario: Dimmi, come si indurisce un cuore? Lui mi ha aiutato a pensare un po’ a questa cosa». Da qui l’indicazione di una serie di circostanze con le quali ciascuno può confrontare la propria esperienza personale.
Innanzitutto, ha detto Francesco, il cuore «si indurisce per esperienze dolorose, per esperienze dure».
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Ecco il cuore indurito da una «esperienza di dolore». 
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Un altro motivo che indurisce il cuore è poi «la chiusura in se stesso: fare un mondo in se stesso». 
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C’è inoltre un ulteriore motivo che indurisce il cuore: l’insicurezza. 
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In realtà, ha fatto notare Francesco, tutti questi «sono persone sicure, ma come è sicuro un uomo o una donna nella cella di un carcere dietro la grata: è una sicurezza senza libertà». Mentre è proprio la libertà ciò che «è venuto a portarci Gesù». San Paolo, ad esempio, rimprovera Giacomo e anche Pietro «perché non accettano la libertà che Gesù ci ha portato».

Ecco allora la risposta alla domanda iniziale: «Come un cuore si indurisce?». Il cuore infatti, «quando si indurisce, non è libero e se non è libero è perché non ama». Un concetto espresso dalla prima lettura della liturgia del giorno (1 Giovanni, 4, 11-18), , dove l’apostolo parla dell’«amore perfetto» che «scaccia il timore». 
... 
Il cuore dei discepoli, ha spiegato il Papa, «era indurito perché ancora non avevano imparato ad amare».

Ci si può allora chiedere: «Chi ci insegna ad amare? Chi ci libera da questa durezza?» Può farlo «soltanto lo Spirito Santo», ha chiarito Francesco precisando: «Tu puoi fare mille corsi di catechesi, mille corsi di spiritualità, mille corsi di yoga, zen e tutte queste cose. Ma tutto questo non sarà mai capace di darti la libertà di figlio». Solo lo Spirito Santo «muove il tuo cuore per dire “padre”»; solo lui «è capace di scacciare, di rompere questa durezza del cuore» e di renderlo «docile al Signore. Docile alla libertà dell’amore». Non a caso il cuore dei discepoli è rimasto «indurito fino al giorno dell’Ascensione», quando hanno detto al Signore: «Adesso si farà la rivoluzione e viene il regno!». In realtà «non capivano niente». E «soltanto quando è venuto lo Spirito Santo, le cose sono cambiate».

Perciò, ha concluso il Pontefice «chiediamo al Signore la grazia di avere un cuore docile: che lui ci salvi dalla schiavitù del cuore indurito» e «ci porti avanti in quella bella libertà dell’amore perfetto, la libertà dei figli di Dio, quella che soltanto può dare lo Spirito Santo».

  ​Messa a Santa Marta - Cuori induriti

  video


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Le risposte a Messori dopo l'attacco al Papa

Dopo l'immediata reazione di don Nandino Capovilla - ATTACCO AL PAPA: VERGOGNA. "PER AMORE NON TACERÒ!” (clicca sul testo per vedere il post già pubblicato) all'articolo "I dubbi sulla svolta di Papa Francesco" di Vittorio Messori. pubblicato sul Corriere della Sera del 24 dicembre 2014, segnaliamo altri commenti.

Per completezza dell'informazione riteniamo opportuno ricordare, che due giorni prima dell'articolo di Messori, Papa Francesco aveva  affermato che la Curia è fatta di uomini e donne in carne e ossa che quindi hanno bisogno di fare l'esame di coscienza e convertirsi ogni giorno, come tutti noi" e aveva elencato un catalogo di «malattie» indicandone anche i rimedi. (vedi il nostro precedente post: "Il discorso per gli auguri natalizi alla Curia di papa Francesco - Da mille anni nessuno parlava così di Enzo Bianchi")

Appoggio al Papa Francesco
 contro uno scrittore nostalgico
di Leonardo Boff, 
teologo brasiliano

Ho letto con un po’ di tristezza l’articolo critico di Vittorio Messori sul Corriere della Sera esattamente nel giorno meno adatto: la felice notte di Natale, festa di gioia e di luce. Lui ha provato a danneggiare questa gioia al buon pastore di Roma e del mondo, Papa Francesco. Ma invano perché non conosce il senso di misericordia e di spiritualità di questo Papa, virtù che sicuramente non dimostra Messori. Dietro parole di pietà e di comprensione porta un veleno. E lo fa in nome di tanti altri che si nascondono dietro di lui e non hanno il coraggio di apparire in pubblico.
... 
si è scandalizzato per la “imprevedibilità” di questo pastore perché “continua a turbare la tranquillità del cattolico medio”. Bisogna chiedersi della qualità della fede di questo “cattolico medio”, che ha difficoltà ad accettare un pastore che ha l’odore delle pecore e che annuncia “la gioia del vangelo”. Sono, generalmente, cattolici culturali abituati alla figura faraonica di un Papa con tutti i simboli del potere degli imperatori pagani romani. Adesso appare un Papa “francescano” che ama i poveri, che non “veste Prada”, che fa una critica dura al sistema che produce miseria nella gran parte del mondo, che apre la Chiesa non solo ai cattolici ma a tutti quelli che portano il nome di “uomini e donne”, senza giudicarli ma accogliendoli nello spirito della “rivoluzione della tenerezza” come ha chiesto ai vescovi dell’America Latina riuniti l’anno scorso a Rio.
C’è un grosso vuoto nel pensiero di Messori. Queste sono le due insufficienze teologiche: la quasi assenza dello Spirito Santo. Direi di più, che incorre nell’errore teologico del cristomonismo, cioè, solo Cristo conta. Non c’è propriamente un posto per lo Spirito Santo. Tutto nella Chiesa si risolve con il solo Cristo, cosa che il Gesù dei Vangeli esattamente non vuole. Perché dico questo? Perché quello che lui deplora è la “imprevedibilità” della azione pastorale di questo Papa. Or bene, questa è la caratteristica dello Spirito, la sua imprevedibilità, come lo dice San Giovanni: “Lo Spirito soffia dove vuole, ascolti la sua voce, però non sai da dove viene né verso dove va”(3,8). La sua natura è la improvvisa irruzione con i suoi doni e carismi. Francesco di Roma nella sequela di Francesco d’Assisi si lascia condurre dallo Spirito.

  Appoggio al Papa Francesco contro uno scrittore nostalgico

La pagliuzza nell'occhio del papa
di Luigi Alici

Il pezzo di Vittorio Messori apparso sul "Corriere della sera" è un insopportabile esercizio di giornalismo obliquo, che lascia trapelare un messaggio inequivocabile più per quello che non dice che per quello che dice. ...Al centro dell'articolo, poi, sta l'imprevedibilità (quasi un sinonimo di inaffidabilità…) di papa Francesco, sgradevolmente descritto come "l’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave": inaffidabile, perché abbraccia i suoi concorrenti che fanno proselitismo, rilascia interviste spericolate a Scalfari (e non ad altri?), augura "buon lavoro" a Pannella diventando complice involontario del suo impegno abortista (qui forse si tocca il fondo…). 
Un giudizio, per fortuna, che resta sospeso, perché l'autore ricorda che i cardinali elettori sono "strumenti dello Spirito Santo", aggiungendo subito dopo, però, l'approvazione di Benedetto XVI (aggiunta di pessimo gusto: e se Benedetto avesse disapprovato?).
Tuttavia, credo che il limite maggiore dell'articolo di Messori sia un altro: esso concorre ad alimentare uno sport fuorviante e irresponsabile, che riduce la grande questione dell'annuncio del vangelo oggi a una misera e personalistica battaglia di retroguardia tra opposte tifoserie. 
Con Benedetto (soprattutto con la sua rinuncia, non dimentichiamolo) è iniziata un'opera provvidenziale di desacralizzazione della figura del papa, che Francesco sta continuando in modo straordinario. Ben diverso, invece, è il tentativo sistematico di screditare la persona chiamata a guidare la Chiesa, messo in atto da scrittori e giornalisti, che ritengono di avere il copyright della fede come hanno il copyright dei propri articoli, pretendendo di vedere - nonostante qualche trave… - la pagliuzza nell'occhio del papa.
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  La pagliuzza nell'occhio del papa

A Vittorio Messori,
 risposta all’articolo sul Corsera del 24/12/2014
di Paolo Merlo 

Senza preamboli e senza peli sulla lingua, voglio fare una breve analisi di quanto da lei scritto.
1. Il “cattolico medio”… definizione tendenziosa per indicare persone che non sono cattoliche ma si vantano di esserlo! “O con me o contro di me!” (s. Paolo).
“Il Vangelo sine glossa” (s. Francesco)… Cattolico è colui che segue il Vangelo (comandamento dell’Amore, del Perdono, della Misericordia!) e basta…
2. “… turbando la tranquillità…” Il Cattolico non può vivere “tranquillo”, il Vangelo di Gesù non lo prevede, nemmeno per un minuto! Il Cattolico deve essere quello del “discorso della montagna”, che accoglie, che visita, che aiuta, che dà… non può stare tranquillo finché c’è un solo fratello in stato di necessità! E soprattutto che si converte continuamente…
...

  A Vittorio Messori, risposta all’articolo sul Corsera


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FERMIAMO GLI ATTACCHI A PAPA FRANCESCO



APPELLO A SOSTEGNO DI PAPA FRANCESCO

L’arrivo del Papa «venuto dalla fine del mondo» che assume il nome di Francesco presentandosi non come Pontefice Massimo, ma come Vescovo di Roma, provoca reazioni scomposte dentro la Curia vaticana che, falcidiata da scandali e corruzioni, considera il Papa come corpo «estraneo» al suo sistema consolidato di alleanze col potere mondano, alimentato da due strumenti perversi: il denaro e il sesso.

Dapprima il chiacchiericcio sul «Papa strano» inizia in sordina, poi via via diventa sempre più palese davanti alle aperture di papa Francesco in fatto di famiglia, di «pastorale popolare» e di vicinanza con il Popolo di Dio per arrivare anche – scandalo degli scandali – a parlare con i non credenti e gli atei.

Dopo lo sgomento di un sinodo «libero di parlare», l’attacco frontale di cinque cardinali (Müller, Burke, Brandmüller, Caffarra e De Paolis), tra cui il Prefetto della Congregazione della Fede, ha rafforzato il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco «un pericolo» che bisogna bloccare a tutti i costi.

Rompendo una prassi di formalismo esteriore, durante gli auguri natalizi, lo stesso Papa elenca quindici «malattie» della Curia, mettendo in pubblico la sua solitudine e chiedendo coerenza e autenticità.

Come risposta all’appello del Papa, il giorno dopo, il 24 dicembre 2014, Veglia di Natale, scelto non a caso, il giornalista Vittorio Messori pubblica sul Corriere della Sera«una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», dal titolo «I dubbi sulla svolta di Papa Francesco», condito dall’occhiello: «Bergoglio è imprevedibile per il cattolico medio. Suscita un interesse vasto, ma quanto sincero?».

L’attacco è mirato e frontale, «richiesto», una vera dichiarazione di guerra, felpata in stile clericale, ma minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: il Papa è pericoloso, «imprevedibile per il cattolico medio». È tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei «mandanti», ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli «è stato richiesto».

Ci opponiamo a queste manovre, espressione di un conservatorismo, che spesso ha impedito alla Chiesa di adempiere al suo compito «unico» di evangelizzare. Papa Francesco è pericoloso perché annuncia il Vangelo, ripartendo dal Concilio Vaticano II, per troppo tempo congelato. I clericali e i conservatori che gli si oppongono sono gli stessi che hanno affossato il concilio e che fino a ieri erano difensori tetragoni del «primato di Pietro» e dell’«infallibilità del Papa» solo perché i Papi, incidentalmente, pensavano come loro.

Noi non possiamo tacere e con forza gridiamo di stare dalla parte di Papa Francesco. Con il nostro appello alle donne e agli uomini di buona volontà, senza distinzione alcuna, vogliamo fare attorno a lui una corona di sostegno e di preghiera, di affetto e di solidarietà convinta.

La «svolta di Papa Francesco» non genera dubbi, al contrario coinvolge e stimola la maggioranza dei credenti a seguirlo con stima e affetto.
...

Papa Francesco, ricevi il nostro abbraccio e la nostra benedizione.
...

Firma anche tu l’appello: 
http://firmiamo.it/fermiamo-gli-attacchi-a-papa-francesco


Vedi anche i nostri post precedenti: 
  • "Il discorso per gli auguri natalizi alla Curia di papa Francesco - Da mille anni nessuno parlava così di Enzo Bianchi"
  • ATTACCO AL PAPA: VERGOGNA. "PER AMORE NON TACERÒ!” di don Nandino Capovilla
  • Dopo l'attacco di Messori al Papa le risposte di Boff, Alici e Merlo


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E' stato il Papa stesso a dare il "la" dell'anno che viene, con un discorso a sorpresa il giorno degli auguri di natale alla Curia. Niente bilancio dell'anno passato, niente agenda per quello futuro, ma una meditazione severa, a tratti drammatica, sulle "malattie spirituali" degli uomini di Chiesa. Messaggio chiaro, con altrettanto chiaro sottotesto: senza riforma spirituale, la più ardua, non c'è riforma delle strutture che tenga

  ASKANEWS:   ## Il 2015 di Papa Francesco tra riforma, fronda e geopolitica

Gli attacchi che sono stati mossi da certa stampa contro papa Francesco sono sintomatici del malessere generato, in alcuni ambienti, dalla carica profetica del suo magistero. Esso rappresenta una decisa svolta nel faticoso cammino della Chiesa postconciliare.

  Giulio Albanese:   Una Chiesa profetica incontra sempre resistenze

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