"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°3 del 2015
Aggiornamento della settimana -
dal 17 al 23 gennaio 2015 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 30 gennaio 2015
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N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Succede
che due ragazze, due ventenni, decidano di andare in Siria a portare
aiuti umanitari. Succede che queste due giovani donne vengano rapite e
tenute prigioniere per più di cinque mesi. Succede che al loro ritorno
in patria si trovino sommerse da una valanga di insulti. Succede in
Italia: anche questo è il nostro Paese. È incredibile leggere sui
social e su certi giornali i commenti che riguardano Greta Ramelli e
Vanessa Marzullo: una quantità infinita di insulti che vengono,
ovviamente, dalla parte più rancorosa dell'Italia. "Ragazzine viziate",
"se la sono cercata", "perché sono andate in Siria? ", "spendiamo 12
milioni di tasca nostra!".
Eppure
Greta e Vanessa non erano alla loro prima missione umanitaria, non
erano ragazzine sprovvedute, ma giovani donne con degli interessi e
degli ideali. Qualche decennio fa alla loro età si era già madri:
cerchiamo di uscire quindi dal luogo comune della gioventù
irresponsabile che va criticata se perde tempo a laccarsi le unghie, a
farsi canne o a bere birre ai bar, ma che diventa bersaglio anche
quando occupa la propria vita in maniera diversa. Greta e Vanessa, due
giovani donne, non due ragazzine viziate, non due amanti dell'uomo con
il kalashnikov, fondano, insieme a Roberto Andervill, Horryaty, un
progetto di assistenza con l'obiettivo di portare medicine e generi di
prima necessità alla popolazione siriana. Ecco perché partono, per
portare aiuti alla popolazione che sta subendo gli attacchi di Assad.
Ma al commentatore medio che ci siano centinaia di migliaia di persone
a cui manca tutto non interessa: gli elementi su cui si basano le
critiche a Greta e Vanessa sono la loro giovane età, l'essere donne e
le foto che vengono diffuse dai media, che le ritraggono insieme,
abbracciate e sorridenti. Foto ingenue di ragazze abbracciate, foto
allegre, che sono in ogni album di famiglia. Come se chi critica non
avesse foto come quelle, come se non le avessero i loro figli.
Come
è possibile - c'è addirittura chi si domanda in un ignobile e falso
paragone - prodigarsi, lavorare, pagare per loro e non per i marò?
Che
sia stato pagato o no un riscatto, la canea è scattata sulla cifra dei
12 milioni che sarebbero stati pagati. La notizia è stata diffusa
tramite un account Twitter (@ekhateb88) ritenuto vicino alle milizie
jihadiste. Qualsiasi altra affermazione avesse diffuso non sarebbe
stato creduto: ma in questo caso la frase è diventata oro colato. Tutto
serve a sporcare la vicenda di Vanessa e Greta. Come le balle diffuse
da alcuni media, che le accusano di essere sostenitrici dei terroristi,
per una foto scattata in Italia durante una manifestazione che si è
tenuta a Roma il 15 marzo scorso. In quell'immagine Greta e Vanessa,
coperte da bandiere della Siria libera, mostrano un cartello in arabo
con su scritto "Agli eroi di Liwa Shuhada grazie per l'ospitalità e se
Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando ritorneremo". Uno
slogan di chiaro sostegno alla dissidenza laica in Siria, proprio
quella abbandonata, proprio quella schiacciata da Assad e da chi lo
sostiene.
Greta
e Vanessa non erano e non sono dalla parte dei terroristi, ma dalla
parte del pane. Erano in Siria per portare impegno. E qui arrivano gli
insulti che più di tutti mi colpiscono perché, se non puoi dir loro che
sono contigue ad Al Qaeda e all'Is, se non puoi dir loro che sono
bambine viziate, se non puoi dir loro che sono due incoscienti, allora
hai sempre a disposizione l'accusa più inutile, quella però che fa
subito presa perché è banale e in fondo non sembra offensiva: "Ma se
volevano fare del bene, non potevano farlo in Italia?". Come è accaduto
a Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency colpito da Ebola in
Sierra Leone: quando rientrò in Italia ci fu una parte del Paese che
senza vergogna disse che se l'era cercata. Il pensiero principale
sembra essere che siano responsabili delle loro sciagure e che per
questo motivo non solo non devono essere aiutate, ma magari anche
punite.
E
qui dobbiamo fare uno sforzo, dobbiamo andare oltre le parole e capire
il fallimento del Paese insito in questi giudizi. Parole che sono una
scarica incontenibile di frustrazione, la frustrazione di chi non è in
grado di muovere un passo, di chi è fermo al palo, di chi non riesce a
immaginare una vita diversa e se la prende con chi decide di mettere la
propria a disposizione di un ideale.
...
L'odio per il bene...
Noi siamo felici perché abbiamo trepidato ogni giorno pensando
all’orrore di una prigionia nelle mani di gruppi jihadisti che ti
potrebbero uccidere da un momento all’altro.
La
generosità e l’altruismo che le aveva portate dentro l’inferno
siriano per un’azione umanitaria sono un segno di distinzione
dentro un mondo sempre più indifferente alle tragedie che
travolgono paesi tanto vicini al nostro. Persino la loro ingenuità
– criticata da molti – oggi ci appare sotto un’altra luce, perché
sappiamo che non è costata loro la vita.
Non
mancheranno le critiche di coloro che non vogliono la trattativa
per salvare gli ostaggi, di coloro che ritengono che le donne
dovrebbero starsene a casa e non occuparsi di lavori «da uomini».
Sappiamo che le donne sono un obiettivo facile da colpire anche
quando hanno vissuto esperienze drammatiche. Le critiche e le
calunnie non mancheranno, ma Vanessa e Greta che hanno resistito a
sei mesi di prigionia sapranno superare accuse infamanti di chi
specula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non protesta per le
spese molto più ingenti sostenute per comprare armamenti e per
alimentare le guerre che devastano paesi e provocano esodi di
massa di popolazioni. Sono gli stessi che vorrebbero anche
respingere i profughi quando approdano in condizioni terribili
sulle nostre coste.
...
Perché siamo felici per Greta e Vanessa--------------------------------------- Tra
pochi giorni, il 24 gennaio, verrà pubblicato il messaggio per la
Giornata delle comunicazioni sociali 2015, che arriva in un momento
sensibile per il sistema dei media, per vari motivi. Il più eclatante,
in questi giorni, il caso di Vanessa e Greta che, tornate a casa dopo
cinque mesi di sequestro in Siria - dove erano andate come volontarie
per portare aiuti alla popolazione che lottava per la propria libertà -
sono state sommerse di parole massacranti e da un manipolo di politici
ottusi, dai loro portaborse e portavoti, dai giornali al loro servizio.
Sono
state accusate di essere state imprudenti, di essersela andata a
cercare, addirittura di essere amiche dei terroristi, con relativa
proposta di costringerle a restituire la somma pagata per il loro
riscatto. L'informazione, ancora una volta, non ha dato il meglio di
sé, anzi, qualcuno ha dato proprio il peggio. E se è chiaro il motivo
per cui la stampa si è concentrata sul presunto pagamento (c'è stato? a
quanto ammontava?) - compito dell'informazione è proprio fare chiarezza
sui fatti di rilevanza pubblica - non è per niente chiaro il motivo per
cui gli ideali e i valori che hanno spinto queste due ragazze a fondare
un'associazione e a portare aiuti in un Paese lontano siano stati nel
migliore dei casi silenziati, nei peggiori infangati.
Guardando lo spettacolo dell'informazione in questi giorni è stato inevitabile ripensare al messaggio per la Giornata della Comunicazione sociale 2014,
dedicato alla "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura
dell'incontro", in cui si legge che «anche il mondo dei media non può
essere alieno dalla cura per l'umanità, ed è chiamato ad esprimere
tenerezza». Vanessa e Greta hanno trovato il loro modo di prendersi
cura del mondo, i media certo non si sono presi cura né di loro né del
loro mondo.
Tra
pochi giorni, il 24 gennaio, giorno della festa di san Francesco di
Sales, sarà pubblicato il nuovo messaggio, il 49esimo. Quanti, dal
Concilio ad oggi! Tutti insieme formano quasi una piccola enciclopedia
di riflessioni, indicazioni e proposte per un sistema dei media così
importante nella vita delle democrazie, così pieno di ricchezze e
potenzialità, ma anche così gravato da distorsioni e pecche da
sembrare, a volte, davvero non "convertibile" al bene comune.
In
questi messaggi si possono agevolmente trovare richiami e tratti
comuni, ma non c'è dubbio che ogni Papa abbia impresso in essi la
propria sensibilità e le proprie priorità. Tratti che emergono dalle
parole significative più frequenti nei testi. Le hanno analizzate Maria
Paola Piccini e Anthony Clifford Lobo, della Facoltà di Scienze della
Comunicazione dell'Università Salesiana, ed i risultati sono stati
pubblicati nel volume "La Comunicazione al servizio di un'autentica
cultura dell'incontro. Percorsi di comunicazione" (a cura di Renato
Butera e Claudia Caneva, ed Las, Roma 2014).
...
Nell'attesa,
ancora una volta constatando amaramente che l'impegno del magistero non
è riuscito a umanizzare l'informazione, vorrei comunque regalare a
Vanessa e Greta quattro espressioni: riconciliazione, prendendola da Paolo VI; donne, prendendola da Karol Wojtila; condivisione, prendendola da Benedetto XVI e infinecultura dell'incontro, da Papa Francesco. Sperando che possano lenire il male che alcuni mezzi di comunicazione hanno fatto a loro.
Greta e Vanessa e il peggio di noi--------------------------------------- Rapporto OXFAM - 'Un povero mondo di pochi ricchi' I ricchi sempre più i ricchi i poveri sempre più poveri -
Il prossimo anno l'1% della popolazione mondiale avrà più del restante 99%
"Scandaloso e insopportabile il divario tra ricchi e poveri!.
La politica deve intervenire"
Mons. Nunzio Galantino,
segretario generale della Conferenza Episcopale italiana
"La
prima cosa da dire è che chi si sorprende per le ultime cifre emerse
sulla povertà o vive sulla luna oppure fa finta di non sapere, mente
sapendo di mentire. Perché sono cifre che chiunque abbia un occhio e un
orecchio puntati sulla realtà quotidiana, anche nella nostra Italia,
non può non vedere e non sentire, altrimenti è in mala fede". E' questa
la prima reazione con la quale monsignor Nunzio Galantino, segretario
generale della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, commenta
all'AdnKronos il dato contenuto nel rapporto Oxfam sulla povertà
diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera,
dal titolo 'Un povero mondo di pochi ricchi' dal quale emerge che il prossimo anno l'1% della popolazione mondiale avrà più del restante 99%".
"Troppo
spesso si ragiona in favore di chi possiede, di chi non ha problemi
economici, di chi non è costretto a combattere per la sopravvivenza ma
al contrario vive ben al di sopra delle sue necessità - accusa
monsignor Galantino - Mi auguro che questi numeri non facciano scalpore
soltanto per un giorno, non siano considerati come meri dati statistici
ma si consideri che dietro questo divario, che in realtà non è altro
che un vero e proprio scandalo, ci stanno persone in carne e ossa".
Il segretario generale dei vescovi italiani ammonisce: "La
politica e la finanza non possono più continuare a stilare agende
programmatiche senza tenere conto della crescita abnorme delle
disuguaglianze economiche e sociali. Sarebbe davvero scandaloso non
partire da queste cifre insopportabili, specie per i giovani che non
riescono più a progettare il loro futuro. E' quanto avverte, quasi ogni
giorno, anche Papa Francesco, con parole chiare e semplici che nessuno
può dire di non comprendere. La politica e la finanza non possono più
avere alibi".
(Fonte: Adnkronos)
Nel
2016, l’1% della popolazione mondiale possiederà più del restante 99%.
Winnie Byanyima, co-chair del Forum di Davos, dice che la continua
crescita della disuguaglianza va arginata. Si può cominciare dal
contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali.
Secondo
il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza
detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella
del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e
costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la
tendenza.
Alla
vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il
fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà
in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25
dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.
Winnie
Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno
tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per
chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della
disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale
all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso
l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.
Grandi disuguaglianze crescono è
il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che
l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale
crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si
supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una
media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52%
della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto
della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5%
rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851
dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.
“Vogliamo
davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi
insieme? – ha detto Winnie Byanyima – La portata della disuguaglianza è
semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che
affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto
della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita
preoccupanti.”
“Se
il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le
conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam
Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza
riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I
più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta
più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta
da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”
Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli
85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della
popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero
è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La
ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il
2009-2014.
Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:
- contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
- investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
- distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
- introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
-
introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione,
e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
- reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
- un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.
Il
documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre
Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per
eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze
siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino
ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un
terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o
tutta la ricchezza che detiene.
Il
20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo,
un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12
mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di
dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles
nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale,
il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi
per le campagne.
I miliardari
che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il
loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.
La
preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori
possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e
all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano
l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.
Come
più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in
primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia
per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita
economica.
rapporto "Grandi disuguaglianze crescono" (PDF) articolo "il Sole24ore"ANCHE IN ITALIA - La crisi raddoppia il patrimonio alle dieci famiglie più ricche di 20 milioni di italiani
A
partire dal 2008 drastico allargamento delle distanze sociali. Tra gli
abbienti sale il ceto produttivo, giù quello delle rendite Nel
2008 la ricchezza netta accumulata del 30% più povero degli italiani,
poco più di 18 milioni di persone, era pari al doppio del patrimonio
complessivo delle dieci famiglie più ricche del Paese. I 18,1 milioni
di italiani più poveri in termini patrimoniali avevano, messi insieme,
114 miliardi di euro fra immobili, denaro liquido e risparmi investiti.
Le dieci famiglie più ricche invece arrivavano a un totale di 58
miliardi di euro. In altri termini persone come Leonardo Del Vecchio, i
Ferrero, i Berlusconi, Giorgio Armani o Francesco Gaetano Caltagirone,
anche coalizzandosi, arrivavano a valere più o meno la metà di un
gruppo di 18 milioni di persone che, in media, potevano contare su un
patrimonio di 6.300 euro ciascuno. Cinque
anni dopo, e siamo nel 2013, sorpasso e doppiaggio sono già consumati:
le dieci famiglie con i maggiori patrimoni ora sono diventate più
ricche di quanto lo sia nel complesso il 30% degli italiani (e
residenti stranieri) più poveri. Quelle grandi famiglie a questo punto
detengono nel complesso 98 miliardi di euro. Per loro un balzo in
avanti patrimoniale di quasi il 70%, compiuto mentre l'economia
italiana balzava all'indietro di circa il 12%. I 18 milioni di italiani
al fondo delle classifiche della ricchezza sono scesi invece a 96
miliardi: una scivolata in termini reali (cioè tenuto conto
dell'erosione del potere d'acquisto dovuta all'inflazione) di poco
superiore al 20%. Quanto poi a quelli che in base ai patrimoni sono gli
ultimi dodici milioni di abitanti, il 20% più povero della popolazione
del Paese, lo squilibrio è ancora più marcato: nel 2013 le 10 famiglie
più ricche d'Italia hanno risorse patrimoniali sei volte superiori alle
loro. ... La crisi raddoppia il patrimonio alle dieci famiglie più ricche di 20 milioni di italianiL'esempio di Giorgio La Pira di Gregorio Battaglia, o. carm. video--------------------------------------- Le lancette dell’orologio
sembrano essere state bruscamente spostate indietro. Un salto nel tempo
di 13 anni e poco più che sembra averci portato dritti dritti all’11
settembre del 2001.
La retorica – e, certo, anche lo sgomento – è la stessa di allora e non a caso il 7 gennaio scorso, giorno dell’attentato al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, è già stato ribattezzato l’“11 settembre europeo”. La parzialità dell’informazione è la stessa di allora, con articoli a pioggia dedicati ai morti di Parigi e poche righe, relegate a fondo pagina, per le migliaia di vittime di Boko Haram che riescono a ottenere un po’ di visibilità solo quando a ucciderle è una bambina imbottita di esplosivo. Uguale è anche l’indignazione collettiva – pienamente giustificata, come ovvio – che però, se da un lato risveglia coscienze altrimenti sopite, dall’altro rischia di alimentare insaziabili fomentatori di presunti “scontri di civiltà” alla Marine Le Pen e alla Matteo Salvini. Ingrid Colanicchia: STRAGE DI PARIGI: LA VIA DELLA FRATERNITÀ COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA... «Penso alla grande
manifestazione di Parigi e auspico anche qui una grande marcia di unità
nazionale che superi le divisioni politiche, etniche e religiose.
Dobbiamo dire no alla violenza e trovare una soluzione ai problemi che
affliggono la Nigeria», ha commentato all’agenzia Fides mons. Ignatius
Ayau Kaigama (arcivescovo nigeriano di Jos), che in più occasioni ha
criticato la comunità internazionale per la scarsa attenzione riservata
alla questione nigeriana, definendo di fatto «vittime di serie A –
quelle europee – e vittime di serie B» quelle africane.
Dello stesso parere l’arcivescovo di Agrigento – che sarà fatto cardinale nel prossimo Concistoro di febbraio (v. Adista Notizie n. 2/15) – Francesco Montenegro, intervenuto a margine della presentazione della Giornata internazionale del Migrante del 18 gennaio... Giampaolo Petrucci: LA FEDE, GLI INTERESSI E I SILENZI. BOKO HARAM, CHIAVI DI LETTURAIl
2015 si è aperto all’insegna
del terrorismo. In Nigeria forse 2.000 morti sono stati massacrati dai
folli di Boko Haram, rafforzatisi grazie alla guerra della Nato in
Libia che ha prodotto un proliferare di spore terroriste armatissime.
In Yemen decine di morti e almeno 40 feriti in un attentato kamikaze
compiuto a Sana’a in un’alba di morte. Diverse autobombe in Iraq...
Dimenticavamo: il 7 gennaio alcuni terroristi hanno ucciso quasi venti
persone a Parigi. Ebbene
solo per questi ultimi morti si sono mobilitati governi e popoli, media
ufficiali e social network, associazioni e singoli. Anche
lasciando da parte l’orrore dell’islamofobia sedicente civile e chi
parla di “scontro di civiltà”, è un fatto che gli stessi antirazzisti
abbiano peccato di razzismo: il sangue europeo vale di più? Per questa
ragione la Rete No War è andata a portare solidarietà all’ambasciata
della Nigeria più che a quella frequentatissima di Francia. E al
diluvio di tweet #jesuisCharlie, uno scrittore libanese ha reagito con
il tweet #jesuisAhmed (il poliziotto musulmano ucciso da falsi
musulmani e veri terroristi). Ma ancor meglio dire:
#iosonoFatimaOmarHanaElias e milioni di uccisi da bombe e terroristi...
Marinella Correggia: Terrorismo. Che fare? 5 punti da gridare dai tetti---------------------------------------------------------------
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF) Sommario
(PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali. Locandina incontri (PDF)-------------------------------------- LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti
LA DONNA NELLA BIBBIA E
NELLA STORIA DELLA CHIESA
Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)
"E'
bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli
evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E'
un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai
nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità
dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano
dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il
racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)
-------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)"Il posto privilegiato dei poveri" di p. Gregorio Battaglia, ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014 della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO Lettura della esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco MERCOLEDÌ 26 NOVEMBRE Il posto privilegiato dei poveri [Evangelii Gaudium nn. 186-216] Il
capitolo IV della EG affronta il tema della “dimensione sociale
dell’evangelizzazione” e lo fa partendo da un interrogativo, che, a sua
volta, dovrebbe interpellare ogni credente, che si senta coinvolto
nella missione di “annunziare il Vangelo”. Papa Francesco si chiede se
sia possibile annunziare il Vangelo e non provocare nessun cambiamento
sociale, tenendo conto che “il kerygma possiede ineludibilmente un
contenuto sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita
comunitaria e l’impegno con gli altri” (EG 177). Per lui la risposta è
chiaramente “No”, perché l’accoglienza del Vangelo non si limita ad una
semplice relazione personale con Dio, ma coinvolge tutta la vita
relazionale del credente. Il
Vangelo, che è Gesù Cristo, il Crocifisso e il Risorto-datore di vita,
non ci parla soltanto della gratuità di amore, con cui siamo guardati
personalmente da Dio, ma ci parla anche del Regno di Dio, della volontà
del Padre di condurre l’umanità, in quanto immagine di Dio, ad essere
partecipe della stessa vita di Dio, che è vita Trinitaria, vita di dono
reciproco e di piena comunione tra i Tre. Abbracciare il Vangelo
significa lasciarsi coinvolgere in questo progetto del Regno, che parla
di convivialità delle differenze, ma soprattutto di fraternità e di
giustizia: “il progetto di Gesù è instaurare il Regno del Padre suo”(EG
180). 1. Il farsi povero di Dio come stile della sua regalità Siamo
abituati a sottolineare e glorificare la “onnipotenza di Dio”, ma
dimentichiamo di unirla strettamente alla sua “misericordia”. Si può
ben dire che Egli è “onnipotente nella misericordia”, nella sua
capacità di “fare spazio”, di “portare nel grembo”, di “dare vita”. Si
tratta, in effetti, di una serie di azioni, che ci rinviano in modo
particolare alla virtù della povertà, perché non si può fare spazio
senza un movimento di impoverimento e di svuotamento di sé. .... 2. “Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri” (EG 198)Se lo stile di Dio è quello di un amore solidale, che accetta di impoverirsi per dare dignità alla creatura amata, non diverso dovrebbe essere quello della Chiesa, chiamata ad essere in mezzo ai popoli testimone fedele di questo curvarsi di Dio su ogni persona, che subisce l’oppressione e la riduzione in schiavitù o a semplice scarto umano. ... IL VIDEO INTEGRALE Guarda anche i video degli incontri dei "I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014":
-------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Gesù è venuto a portare... Per sorridere?
Minaccia al Vaticano... (vignetta) La risposta di Gesù ad ogni discepolo...Per sorridere? Tu sei Simone... (vignetta) Se voi avete il diritto di dividere il mondo... Certe realtà della vita... Oggi negli Stati Uniti
d’America si celebra il Martin Luther King Day festività che cade ogni
terzo lunedì del mese di Gennaio, un giorno cioè vicino al 15 Gennaio,
data della nascita dell’attivista statunitense.
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli...Paolo Borsellino è nato a Palermo il 19 gennaio 1940
Chi ha paura muore ogni giorno... Il sabato è fatto per l'uomo... Il vero amore è... I gesti! I gesti mi hanno commosso...
Cari fratelli e sorelle... Ho sentito dire da alcuni... La cura dei poveri... I vostri figli... Nel loro volto il nostro volto... --------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Prepararsi alla liturgia domenicale
Battesimo del Signore
"Un Dio defilato" di Antonio Savone Un
vivo desiderio affiorava dentro di me mentre riflettevo sul racconto
del battesimo di Gesù. Avrei voluto accostare una pagina come questa
con lo sguardo della prima volta, come uno che non abbia mai letto il
Vangelo e che non sappia nulla di Gesù. E così, con la sola
consapevolezza che Gesù è il personaggio principale di quel libro che
va sotto il nome di Vangelo, ho provato a chiedermi: chissà in che modo
farà la sua comparsa? Come verrà presentato? Come inizierà la sua
missione? Con un discorso? Con un segno prodigioso? D’altronde, lo
stesso Battista, lo aveva annunciato come colui che avrebbe distinto,
separato. E invece…
Scopro
da subito, con grande sorpresa, che il personaggio principale di
quest’opera ha un nome assai comune per quell’epoca. Per giunta viene
da un paesino che non ha alcuna rilevanza storica, Nazareth. Un Dio
defilato! E come se non bastasse, si mette in mezzo ad un gruppo di
persone che confessano le loro malefatte mentre si recano da Giovanni
Battista per farsi lavare dai loro peccati. Strano modo di fare la sua
comparsa da parte di questo personaggio: mescolato con delle persone
che hanno fatto del male, senza nessun bisogno di distinguersi da loro.
Come mai? Perché dar adito ad equivoci? C’erano senz’altro persone più
degne di un Dio, gente che potesse vantare il “marchio inequivocabile
della devozione”.
Il
primo gesto sta tutto in quella compagnia: non un perdono, non una
condanna ma una vicinanza. E penso al mio farmi da parte, al mio
bisogno di distinguermi, di prendere le distanze o di dover comunque e
sempre dire la mia…
E
tutta la sua vita sarà un continuo mescolarsi: mangerà con i peccatori,
vivrà con dei peccatori, si lascerà toccare da loro, sarà loro amico al
punto da essere addirittura criticato proprio per questo. Dirà
addirittura di essere venuto proprio per chi ha tutto da rimproverarsi
ma nello stesso tempo è abitato da un desiderio vivo di una possibilità
nuova che solo Dio può offrire. Si avvarrà di collaboratori che
provengono da quelle fila. L’accusa che gli verrà rivolta con disprezzo
sarà proprio quella di essere amico dei pubblicani e dei peccatori.
Sarà di troppo un Dio così (e, infatti, non tarderanno ad eliminarlo)
per chi è chiuso nella bolla del suo orgoglio mentre elenca i suoi
meriti davanti al suo Dio. Mentre sarà a suo agio con coloro che, pur
nella loro abiezione, hanno ancora la capacità di riconoscere di
essersi nutriti di cibi che non saziano, che forse neanche nutrono e
che di certo non fanno crescere: per questo si sono messi in cammino
verso il Giordano confessando la loro inadeguatezza. Ma tutto era
cominciato quel giorno, sulle rive del Giordano, attraverso quella
decisione di mescolarsi. L’antico profeta aveva annunciato: i miei
pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie (Is
55,8).
E
come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile
modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto,
in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un
figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana
compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della
sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a
morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la
forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è
mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena,
sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.
...
Così
inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non
venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.
Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?
Un Dio defilato--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 1,35-42 Il Vangelo ci presenta ancora Giovanni Battista, che indica ai due discepoli che stavano insieme a lui
al Giordano Gesù, "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo"(1,29).
Gesù è l'Agnello, quello immolato la notte della liberazione dalla
schiavitù d'Egitto, il cui sangue è fonte di salvezza per coloro che ne
sono segnati (Es 12,1-14), è l'Agnello"condotto al macello" del quarto canto del servo sofferente di Isaia (53,7), è l'Agnello sgozzato, ma ritto in piedi in mezzo al Trono, vivente, risorto, dell'Apocalisse (5,6), è l'Agnello del 'Tamid', offerto al Tempio due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio (all'ora decima, le 4 del pomeriggio).
E' Gesù la Dimora (HaMakom),
il Tempio eterno e indistruttibile dove il Padre abita in pienezza, e
dove può finalmente trovare il suo Shabbat, il Riposo.
...
--------------------------------------- Un Dio operaio
di Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
Paolo ed Aquila «erano di mestiere fabbricatori di tende» (leggi At 18,1-18; cfr 1Cor 4,12)
"... Per riconoscere «il Salvatore» di questo mondo perduto, l’angelo dà ai pastori di Betlemme un segno: «Troverete un bambino, fasciato e adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,11s). Salvatore non è il grande imperatore che ha in mano tutto e può uccidere tutti: è un piccolo che si mette nelle mani di chiunque l’accoglie. Suo fascino è l’esser fasciato da cura materna, sua reggia la stalla e suo trono la mangiatoia. Non impugnerà spade per distruggere. Per mangiare maneggerà legno. Ad esso lo appenderanno, facendone cibo per ogni bocca. Mano significa «potere». La sua mano è amore inchiodato a nostro servizio, fino a darci la sua vita. Paolo, come Gesù e ogni maestro d’Israele, lavora con le mani. Fa
lo stesso mestiere di Aquila, con cui condivide il tetto. Dopo
l’esperienza di Atene arriva a Corinto «in debolezza, timore e tremore»
(1Cor 2,3). In un mondo di padroni e schiavi, l’Apostolo si ritrova tra
questi. A loro è riservato il lavoro manuale, disprezzato dai padroni.
La sua vicinanza agli ultimi gli fa capire meglio il Vangelo. Con loro
infatti si è identificato il Signore stesso. Ai suoi compagni di pena
può annunciare con chiarezza che il Messia promesso è Gesù, ucciso dal
potere religioso come bestemmiatore e da quello civile come schiavo
ribelle. Gli schiavi capiscono il crocifisso: Dio è con loro e uguale a
loro! Per Giudei e Greci, che cercano potenza di portenti e sapienza di
potenti, la croce è scandalo e follia. In realtà è potenza e sapienza
di Dio, che salva da ogni schiavitù. Libero non è il padrone che opprime, ma chi si fa servo per amore. Schiavo è chi schiavizza altri. Tutti siamo più o meno inquinati dalla sete di potere! Paolo ... Un Dio operaio di Silvano Fausti--------------------------------------- Il neocardinale di Agrigento è senza scorta e senza cattedrale. “Don Franco” è messinese, ha 68 anni, è stato presidente di Caritas Italia, oggi guida la commissione migrazioni della Cei e la fondazione Migrantes. La nomina a cardinale «mi è calata addosso come un secchio d’acqua ghiacciata. Non sapevo assolutamente niente. A fine Messa, mentre celebravo, un prete mi ha invitato a dare la notizia. Gli ho detto di smetterla di scherzare. Mi sono sentito confuso: era qualcosa di inaspettato, ma anche di gradito, un gesto di attenzione e non posso che dire grazie al Papa che si è fidato di me, che sono solo un uomo che cerca di portare avanti il suo lavoro». Francesco
Montenegro ha un linguaggio semplice per dire cose difficili, uno stile
che lo rende vicino alla sua gente, come la Vespa che usa per girare
Agrigento. Ma non fa sconti: quando è arrivato in diocesi ha rimesso in
circolazione la parola “mafia”, assente nei discorsi dei preti e nella
catechesi; e, un paio di anni fa, ha negato la celebrazione eucaristica
ai funerali religiosi di un vicecapo della mafia. Si è anche trovato
senza cattedrale, inagibile perché posta sul lato nord della collina
dell’antica Girgenti, che continua inesorabilmente a scivolare a valle.
«Se si chiude il centro storico, Agrigento muore», ha più volte detto
Montenegro, rivendicando la volontà di non abbandonare il quartiere.
«Sarebbe più comodo, ma se andiamo via noi cosa resta?». Per mettere
tutto in sicurezza ci vorrebbero due milioni di euro, che la Regione ha
promesso da tempo. Nell’attesa la Chiesa continua a tenere i riflettori
accesi e a promuovere iniziative per animare la città antica.
...
L’ARCIVESCOVO DEI MIGRANTI IN SELLA ALLA VESPAGuarda il nostro post (all'interno i link ad altri nostri post su mons. Montenegro:
Francesco Montenegro nominato Cardinale dal Papa--------------------------------------- A volte basta una parola, uno sguardo, un gesto per creare intimità o,
all’opposto, un fossato incolmabile tra persone, amanti, addirittura
tra gemelli. Quando Cristo rovesciò i tavoli dei cambiavalute,
cacciando i mercanti dal tempio (Mt 21,12-17), per riaffermare la
logica di un Dio misericordioso che non ha bisogno di offerte e
sacrifici, si attirò le simpatie di prostitute e peccatori, ma tracciò,
a prezzo della vita, un confine invalicabile tra lui e le classi
dominanti, aduse a servirsi di Dio per tener soggiogate le masse.
Qualcosa di simile è accaduto ora che papa Francesco, nella sua
apparente ingenuità, si è rammaricato per i tariffari dei sacramenti e
di altre prestazioni presenti nelle chiese e ben note ai fedeli...
Antonio Di Lalla: Lettera aperta ai vescovi italiani Gratuitamente date
--------------------------------------------------------------- Per la canonizzazione ufficiale
del già universalmente riconosciuto San Romero d’America sembra ormai
solo una questione di data (e di luogo): dopo il riconoscimento unanime
del martirio formale e materiale dell’arcivescovo salvadoregno da parte
del collegio dei teologi della Congregazione per le Cause dei Santi -
di cui ha dato notizia Avvenire il 9 gennaio scorso -, la lunga,
complessa e tormentata vicenda della canonizzazione di mons. Oscar
Romero è ormai davvero a un passo dalla conclusione.
Claudia Fanti: La lezione di mons. Romero: la Buona Novella per i poveri è promessa di giustizia per tutti
Considero un grande onore
l’invito a parlare di mons. Romero. Mi unisco alle preghiere affinché
nel 2015 l’arcivescovo venga riconosciuto per quello che
indubitabilmente è: uno dei più grandi doni degli ultimi decenni da
parte del Signore all’intero popolo di Dio; un uomo la cui
testimonianza e il cui insegnamento costituiscono un lascito per i
cristiani in ogni parte del mondo.
È stato uno dei suoi amici e collaboratori, il grande teologo gesuita Jon Sobrino, a definire Romero “un evento teologico”. Cosa significa dire della vita e della morte di qualcuno, o addirittura della sua intera personalità, che questa costituisce un “evento teologico”? Rowan Williams: Santo per tutto il popolo di Dio
«Mischiare giorno per giorno la
propria vita con il Vangelo è il segreto di tutti i martiri». Monsignor
Oscar Arnulfo Romero lo ha fatto: parola di mons. Jesus Delgado,
segretario personale dell’ex arcivescovo di San Salvador, ucciso mentre
celebrava l’Eucaristia il 24 marzo 1980...
La testimonianza di monsignor Delgado si conclude con un appello di particolare intensità. Consapevole del rischio che la figura di Romero venga trasformata in un’icona, l’ex segretario invita i credenti a raccogliere il messaggio profondo del martirio dell’arcivescovo e a viverlo nella normalità della vita: «Non basta incorniciare la sua foto in un quadro, occorre vivere il suo messaggio ogni giorno, la resistenza al male è un esercizio quotidiano». Gerolamo Fazzini: «Romero temeva di morire, ma non si è tirato indietro»
---------------------------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" "...
ci vogliono dire che in economia non c'è bisogno di un fine, ed è la
fine della politica; quando la politica non dà più un fine all'economia
si può dire che abbiamo celebrato il funerale della politica..."
--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)La stima e l’amicizia che da decenni nutro nei confronti di rav Laras, già rabbino capo di Milano, mi portano a interloquire con le sue riflessioni apparse sul Corriere della sera in reazione agli eventi di Parigi e rivolte come appello a tutto l’occidente. Vorrei precisare meglio cosa appartiene come necessità e compito a noi cristiani e agli ebrei, nel dialogo condiviso. In verità chi sono oggi ebrei e cristiani? Sono fratelli gemelli nati da un unico tronco, quello della Bibbia ebraica, da noi cristiani definita Antico Testamento. Nel I secolo a.C. erano diversi gli ebraismi presenti (sadducei, farisei, esseni…), ed ebrei erano anche Gesù e i suoi discepoli. Nel I secolo d.C., rispettivamente dopo la parabola storica di Gesù e dopo la distruzione del tempio ad opera dei romani nel 70 d.C., ecco affermarsi i due gruppi dei farisei (l’ebraismo rabbinico) e dei cristiani (definiti anche nazareni, galilei, minim): i primi misero al centro della loro fede la Torah; gli altri, invece, mediante una lettura del compimento delle profezie, misero al centro il Messia promesso, cioè Gesù di Nazaret, riconosciuto Maestro, Profeta, Giusto e, in virtù della sua resurrezione, Signore e Messia. Questo
il grande, originario scisma, una divisione che – come affermò Joseph
Ratzinger – era legittima a partire dalle stesse Scritture interpretate
in modo diverso. Gli ebrei non sono “fratelli maggiori” (espressione
carica di affetto e simpatia ma teologicamente non corretta), sono
fratelli che con noi condividono l’unico Padre, Dio, e i padri nella
fede: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e David. Tra ebrei e cristiani vi
è certamente un’asimmetria: noi non possiamo vivere da cristiani senza
l’Antico Testamento, mentre gli ebrei possono vivere senza il Nuovo
Testamento. Nel nostro dialogo, che l’apostolo Paolo arditamente
definisce anche “gelosia” (Rm 11,11.14), i rapporti sono di emulazione,
e per questo non facili, ma noi siamo chiamati alla riconciliazione
sapendo, come scrive lo stesso Paolo, che “la loro riammissione alla
fine dei tempi sarà una resurrezione dai morti” (Rm 11,15).
...
Ed
è complementare a questa riflessione pronunciare una parola sugli
eventi dell’ultima settimana. Abbiamo parlato troppo e non sapevamo ciò
che dicevamo: parole come armi, parole in guerra, disprezzo lanciato
verso l’Islam… Abbiamo sfigurato una religione, l’Islam, l’abbiamo
confusa con estremismi che fanno riferimento a essa, ma che non sono
molto diversi da quelli presenti ancora oggi in diverse religioni e in
ideologie non religiose. Certo, abbiamo la consapevolezza della natura
manipolatrice del fondamentalismo, sappiamo che non costa nulla
appropriarsi di Dio come di una bandiera (e che Dio sarà quello nella
mente dei terroristi?), sappiamo che non è vero che tutti i musulmani
sono inclini alla violenza. Sappiamo anche che per ora non c’è uno
scontro di civiltà, cioè non si combattono Islam e cristianesimo, non
c’è una guerra in corso e dichiararla tale è irresponsabile. C’è invece
un terrorismo che si dice ispirato dall’Islam, che individua come
nemici alcuni luoghi o soggetti precisi dell’occidente e che miete
anche numerosissime vittime musulmane in Medioriente.
Oggi
più che mai occorre responsabilità, occorre razionalizzare le paure che
ci invadono e non lasciare che siano cavalcate, con l’effetto di
accrescerle e renderle ingovernabili, da parte di forze politiche
barbare e pronte a dichiarare guerra perché solo se hanno di fronte un
nemico, a costo di crearlo, trovano una forte identità che non hanno in
se stesse, sprovviste come sono di umanesimo. Il recente discorso del
presidente egiziano Al Sisi all’università al-Azhar del Cairo ha
tracciato per i musulmani una via che contiene molti spunti e domande.
Vogliamo aiutare questi fermenti, vogliamo fare qualcosa perché si apra
un cammino diverso, all’insegna dell’ascolto e del rispetto reciproco?
Perché non cominciare dal precetto universale della regola d’oro: “Non
fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, magari vietandoci
caricature offensive verso l’islam, coniugando la nostra libertà con il
rispetto per l’altro, soprattutto in quest’ora storica in cui ci
sentiamo minacciati da un terrorismo che ricorre al nome di Dio e si
pretende islamico? È vero: una caricatura, anche offensiva, non può mai
essere vendicata con la violenza e l’omicidio, questa è barbarie
criminale! Ma con la metafora della reazione spontanea del pugno
sferrato a chi offende la madre, papa Francesco si è fatto capire dalle
persone più semplici e quotidiane.
...
C’è
un cammino da fare da parte di tutti e tre i monoteismi che nel
passato, pur in forme, modi e intensità diversi, hanno combattuto
guerre di religione, hanno perseguitato gli eretici, sono stati
intolleranti. In questo cammino è urgente una diversa lettura
interpretativa dell’Antico Testamento e del Corano, soprattutto nelle
pagine cariche di violenza e di vendette minacciate e consumate. Né va
dimenticato che nel corso della storia anche alcune pagine del Nuovo
Testamento hanno conosciuto interpretazioni violente e intolleranti,
divenute prassi violente e intolleranti. Quanto al rapporto tra ebrei e
cristiani – che non può essere paragonato a quello con l’Islam o con le
altre religioni perché di natura intrinseca e ineludibile – occorre
restare sempre vigilanti per non giudaizzare da parte dei cristiani e
per non cedere all’indifferenza verso i cristiani da parte degli ebrei.
Sono per sempre fratelli gemelli.
Un cammino per le tre religioniPer approfondire:
--------------------------------------- Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani
18-25 gennaio 2015
“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)
La
proposta di preghiera e di riflessione che in questa Settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani ci arriva dal Brasile, e per la
quale siamo riconoscenti ai nostri fratelli che testimoniano la fede al
di là dell’Oceano, ci porta quest’anno a sederci tutti attorno al pozzo
di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse
incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo
capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna
di Samaria. È l’evangelista Giovanni a presentarci questo racconto
(4,1-42), che costituisce il tema di fondo di quest’anno.
LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA
I GIORNO
--------------------------------------- --------------------------------------- --------------------------------------- --------------------------------------- --------------------------------------- --------------------------------------- "La divisione dei cristiani è
unoscandalo perché, in primo luogo, è contraria all'insegnamento
di Gesù che ci ha invitati ad essere "tutti una cosa sola". Non seguire
la causa dell'unità significa, perciò, non seguire il mandato di Gesù.
Ma inoltre, restando divisi, siamo di scandalo al mondo, non siamo
credibili di fronte alla realtà esterna e, come direbbe San Paolo,
rendiamo vana la croce di Cristo". Annarita Caponera, docente di
ecumenismo e dialogo interreligioso all’Istituto teologico di Assisi,
riflette sull'impegno ecumenico dei cristiani in questa Settimana di
preghiera per l'unità. La Caponera è la nuova presidente del
Consiglio delle Chiese cristiane di Perugia. La prima donna, in
Italia, a presiedere uno di questi organismi ecumenici.
RADIO VATICANA: Settimana di preghiera: una divisione scandalosa (audio)--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)"Uomo dove sei?”
La crisi antropologica oggi interpella la fede cristiana
di p. Gregorio Battaglia, o.carm
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
12 gennaio 2015 - Primo incontro anno 2015 Ben
cinquant’anni fa il Concilio Vaticano II nella costituzione pastorale
Gaudium et spes (= GS) , cercando di leggere alla luce della Parola di
Dio la situazione del suo tempo, prendeva atto che l’umanità era di
fronte ad una grave crisi antropologica. Nell’analisi proposta la GS
mette in risalto i profondi cambiamenti, che le nuove scoperte e
l’innovazione tecnologica hanno provocato nella vita personale e
sociale dell’umanità, ma allo stesso tempo non manca di far osservare
come questi rapidi mutamenti abbiano accresciuto lo stato di
alienazione dell’uomo. Per
la GS il mondo che le sta di fronte è profondamente segnato da
sentimenti contrastanti, che portano l’umanità a «sentire il peso
della inquietudine, tormentata tra la speranza e l’angoscia, mentre si
interroga sull’attuale andamento del mondo, il quale sfida l’uomo, anzi
lo costringe a darsi una risposta» (GS 4). Le cause di tale inquietudine sono sintetizzate dal Concilio in tre fattori: 1. «mentre l’uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre riesce a porla a suo servizio». 2. «si sforza di penetrare nel più intimo del suo animo, ma spesso appare più incerto di se stesso» 3. «scopre man mano più chiaramente le leggi della vita sociale, ma resta poi esitante sulla direzione da imprimervi» (GS 4). Oggi
è papa Francesco nella sua esortazione Evangelii Gaudium (= EG) a
guardare il mondo alla luce della Parola di Dio per cogliere
nell’affascinante progresso scientifico e tecnologico i segni evidenti
di una crisi antropologica, che non sembra trovare una via di
uscita: «L’umanità
vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei
progressi che si producono in diversi campi. (…) Questo cambiamento
epocale è stato causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità,
velocità e accumulazione si verificano nel progresso scientifico, nelle
innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi
ambiti della natura e della vita. Siamo nell’era della conoscenza e
dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso
anonimo. (…) La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare
che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la
negazione del primato dell’essere umano!» (EG 52-55). ...
Il rischio che l’umanità sta correndo è quello di non
riuscire più a comprendere il senso del suo stare in questo mondo.
Intanto sono caduti i grandi racconti, capaci di veicolare una visione
del mondo e della vita ed in grado di offrire un orientamento al
cammino di una determinata comunità. Gran parte della riflessione
contemporanea tende a sottolineare la libertà da ogni vincolo, anche
morale, perché ogni singola persona sceglie secondo la propria
sensibilità e i propri desideri. ..
Di fronte a tutto ciò Dio non smette di inseguire
l’umanità. Egli è Colui che riprende l’iniziativa, riaprendo il dialogo
con l’umanità. Egli si fa Pastore buono, pronto a dare la sua vita per
le pecore, ma fa ancora di più, perché in Gesù Egli si fa fratello di
ogni uomo, perché anche l’ultimo, il più scartato di tutti sia salvo.
Dopo la caduta dei “due” Dio mostra tutta la sua misericordia,
mettendosi alla ricerca dell’uomo e, chiamandolo, gli pone il primo e
fondamentale interrogativo: “Dove sei?”(Gen 3,9). E’ una domanda che
Dio rivolge ad una umanità smarrita, che ha perso il senso del suo
essere “uomo”. .... video integraleGuarda il calendario degli incontri: Locandina (PDF)--------------------------------------- OREUNDICI
IL QUADERNO DI GENNAIO 2015
LA TERRA CASA COMUNE
L'EDITORIALE
di Mario De Maio
Ero
in Brasile a Madre terra quando ho ascoltato le parole che papa
Francesco rivolgeva all’incontro mondiale dei movimenti popolari il 28
ottobre. «Per favore, continuate a lottare per la dignità della
famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano
beneficiare dei frutti della terra. […]Terra, casa, lavoro. Un anelito
che dovrebbe essere alla portata di tutti ma che oggi vediamo con
tristezza sempre più lontano dalla gente». Questo discorso sembrava
rivolto proprio a noi di Ore undici che insieme ai convegni e alle
attività culturali, abbiamo voluto associare un sogno da condividere
con i giovani emarginati che vivono a Foz do Iguaçu. Il sogno,
lasciatoci in eredità da fratel Arturo Paoli, è quello di creare una
comunità di agricoltori, con l’obiettivo di vivere con la natura, nella
relazione, nell’amicizia e nella solidarietà con gli ultimi. Abbiamo
chiamato questo progetto “Madre terra” perché la terra, come una madre,
è fonte di vita materiale e spirituale per tutti, sia per i giovani
brasiliani che per noi cittadini del “primo mondo”.
...
Accogliamo
gli appelli che ci vengono sempre più numerosi a salvare la nostra
specie e l’ecosistema nel quale viviamo. È l’augurio che ci facciamo
reciprocamente.
L'EDITORIALE di Mario De MaioACCETTARE IL PROPRIO POSTO
non siamo noi i piccoli del Regno
di Arturo Paoli
La
parola petitesse mi pare intraducibile: è nata in Francia e là bisogna
ricercarne il senso. Tocca il culmine della sua fortuna nella storia
della piccola Teresa che fa della petitesse il tema della sua vita. Di
lì, da questa vita austera e semplice forse troppo volgarizzata, ha
origine anche la decadenza di questa parola. La sua fortuna si deve
alla grandeur francese che si inquadra nella Terza Repubblica dalla
metà dell’Ottocento fino alla guerra mondiale del ’14. In controluce
rispetto a questa ubriacatura venata di propositi civilizzatori e
missionari, i convertiti, tra cui il Padre de Foucauld, lessero nel
Vangelo il messaggio rivelato ai piccoli e agli umili della terra, a
quelli che occupano l’ultimo posto nella scala sociale. A questi
cristiani violenti dobbiamo una lettura del Vangelo che sottolinea
particolarmente la povertà, la piccolezza, l’abiezione. La sola
contestazione possibile alla grandezza politica era quella di ridursi a
delle proporzioni di povertà, alla scelta del deserto. Membri di una
comunità che trova la ragione di vivere nel costruire una patria grande
e dalla voce forte, vivono il paradosso del Vangelo che illumina la
fecondità del servizio, dell’occupare l’ultimo posto, del porgere
l’altra guancia a chi ti attacca. Tutti questi, canonizzati o no, sono
i santi della petitesse. Farsi piccoli, scomparire, morire nella terra
come il chicco di grano è il tema che fa da controluce alla ricerca
della grandezza, della nobiltà della spada, dell’abilità del gioco
politico, per garantire alla figlia primogenita della Chiesa il diritto
di “civilizzare i barbari”.
Santa
Teresa entra senza apparenti rotture da un mondo piccolo-borghese in
questo mondo di "abbassati e umiliati". La sua apparente facilità, il
suo modo di vivere il Vangelo quasi di istinto,, la sua abilità nel
servirsi dei limiti, dei vuoti, della povertà di carattere, ha fatto
scuola e ha certamente scrostato il Vangelo dalle sovrapposizioni
storiche e moralistiche di cui lo aveva ricoperto la letteratura
religiosa. Forse il colpo più forte al manicheismo non è quello del
Vaticano II, ma quello di Santa Teresa in cui la petitesse ha preso il
senso di normalità. Lei ha detto che in fondo non occorre essere dei
giganti, né nel senso dell’altezza né in quello della profondità. È più
evangelico accettare il proprio posto che cercare affannosamente
l’ultimo. Non voglio contrapporre i grandi convertiti a Santa Teresa,
perché anche quelli che hanno cercato l’ultimo posto a poco a poco
hanno dovuto coincidere con l’accettazione del proprio posto. Santa
Teresa non è opposta, rappresenta piuttosto il punto di arrivo. Le
decisioni violente, se non approdano alla scoperta e all’accettazione
di “come siamo nella verità”, sono false. La conversione matura non nel
superuomo ma nell’uomo riportato alle sue proporzioni vere. E Santa
Teresa marca questo punto d’arrivo.
L'uggia invincibile per la petitesse mi è venuta al sentirne parlare in certi ambienti.
...
ACCETTARE IL PROPRIO POSTO non siamo noi i piccoli del Regno di Arturo PaoliA questo mondo disumano,
fatto di direttive e di risultati tangibili,
distribuiamo sorrisi, fiori, baci, gatti, musica, sogni, preghiere, gratuità.
Questo è il maggiore affronto, la controcultura più profonda.
Adriana Zarri
--------------------------------------- MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XLIX GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Comunicare la famiglia:
ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore
Il tema della famiglia è al centro di un’approfondita riflessione ecclesiale e di un processo sinodale che prevede due Sinodi, uno straordinario – appena celebrato – ed uno ordinario,
convocato per il prossimo ottobre. In tale contesto, ho ritenuto
opportuno che il tema della prossima Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali avesse come punto di riferimento la famiglia. La
famiglia è del resto il primo luogo dove impariamo a comunicare.
Tornare a questo momento originario ci può aiutare sia a rendere la
comunicazione più autentica e umana, sia a guardare la famiglia da un
nuovo punto di vista.
Possiamo
lasciarci ispirare dall’icona evangelica della visita di Maria ad
Elisabetta (Lc 1,39-56). «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di
Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di
Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e
benedetto il frutto del tuo grembo!”» (vv. 41-42).
Anzitutto,
questo episodio ci mostra la comunicazione come un dialogo che si
intreccia con il linguaggio del corpo. La prima risposta al saluto di
Maria la dà infatti il bambino, sussultando gioiosamente nel grembo di
Elisabetta. Esultare per la gioia dell’incontro è in un certo senso
l’archetipo e il simbolo di ogni altra comunicazione, che impariamo
ancora prima di venire al mondo. Il grembo che ci ospita è la prima
“scuola” di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo,
dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente
protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma.
Questo incontro tra due esseri insieme così intimi e ancora così
estranei l’uno all’altra, un incontro pieno di promesse, è la nostra
prima esperienza di comunicazione. Ed è un'esperienza che ci accomuna
tutti, perché ciascuno di noi è nato da una madre.
... La
famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa
comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza
del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli. Non
lottiamo per difendere il passato, ma lavoriamo con pazienza e fiducia,
in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il
futuro.
Dal Vaticano, 23 gennaio 2015Vigilia della festa di san Francesco di Sales
Francesco
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Udienza Generale - del 21 gennaio 2015: Viaggio Apostolico in Sri Lanka e Filippine Omelia - Sri Lanka - Filippine: Santa Messa (Tacloban International Airport, 17 gennaio 2015) Omelia - Sri Lanka - Filippine: Santa Messa nel Rizal Park (Manila, 18 gennaio 2015) Discorso - Sri Lanka - Filippine: Incontro con Sacerdoti, Religiose, Religiosi,
Seminaristi e famiglie dei superstiti del tifone Yolanda (Cattedrale di
Palo, 17 gennaio 2015) Discorso - Sri Lanka - Filippine: Incontro con i Giovani nel campo sportivo dell’Università Santo Tomas (Manila, 18 gennaio 2015) Discorso - Sri Lanka - Filippine: Conferenza stampa del Santo Padre durante il
volo di ritorno dalle Filippine (Volo Papale, 19 gennaio 2015) Discorso - Ai Dirigenti, agli Agenti e al Personale dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano (22 gennaio 2015) Discorso - Alla Delegazione Ecumenica dalla Finlandia, in occasione della festa di Sant'Enrico (22 gennaio 2015) Discorso - Inaugurazione dell'Anno Giudiziario del Tribunale della Rota Romana (23 gennaio 2015) Viaggio Apostolico - in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015) Messaggio - XLIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2015 - Comunicare
la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità
dell’amore-------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 17/01/2015:
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