"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°3 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 17 al 23 gennaio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 30 gennaio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 








 
I NOSTRI TEMPI



  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)





Succede che due ragazze, due ventenni, decidano di andare in Siria a portare aiuti umanitari. Succede che queste due giovani donne vengano rapite e tenute prigioniere per più di cinque mesi. Succede che al loro ritorno in patria si trovino sommerse da una valanga di insulti. Succede in Italia: anche questo è il nostro Paese. È incredibile leggere sui social e su certi giornali i commenti che riguardano Greta Ramelli e Vanessa Marzullo: una quantità infinita di insulti che vengono, ovviamente, dalla parte più rancorosa dell'Italia. "Ragazzine viziate", "se la sono cercata", "perché sono andate in Siria? ", "spendiamo 12 milioni di tasca nostra!".

Eppure Greta e Vanessa non erano alla loro prima missione umanitaria, non erano ragazzine sprovvedute, ma giovani donne con degli interessi e degli ideali. Qualche decennio fa alla loro età si era già madri: cerchiamo di uscire quindi dal luogo comune della gioventù irresponsabile che va criticata se perde tempo a laccarsi le unghie, a farsi canne o a bere birre ai bar, ma che diventa bersaglio anche quando occupa la propria vita in maniera diversa. Greta e Vanessa, due giovani donne, non due ragazzine viziate, non due amanti dell'uomo con il kalashnikov, fondano, insieme a Roberto Andervill, Horryaty, un progetto di assistenza con l'obiettivo di portare medicine e generi di prima necessità alla popolazione siriana. Ecco perché partono, per portare aiuti alla popolazione che sta subendo gli attacchi di Assad. Ma al commentatore medio che ci siano centinaia di migliaia di persone a cui manca tutto non interessa: gli elementi su cui si basano le critiche a Greta e Vanessa sono la loro giovane età, l'essere donne e le foto che vengono diffuse dai media, che le ritraggono insieme, abbracciate e sorridenti. Foto ingenue di ragazze abbracciate, foto allegre, che sono in ogni album di famiglia. Come se chi critica non avesse foto come quelle, come se non le avessero i loro figli.

Come è possibile - c'è addirittura chi si domanda in un ignobile e falso paragone - prodigarsi, lavorare, pagare per loro e non per i marò?
Che sia stato pagato o no un riscatto, la canea è scattata sulla cifra dei 12 milioni che sarebbero stati pagati. La notizia è stata diffusa tramite un account Twitter (@ekhateb88) ritenuto vicino alle milizie jihadiste. Qualsiasi altra affermazione avesse diffuso non sarebbe stato creduto: ma in questo caso la frase è diventata oro colato. Tutto serve a sporcare la vicenda di Vanessa e Greta. Come le balle diffuse da alcuni media, che le accusano di essere sostenitrici dei terroristi, per una foto scattata in Italia durante una manifestazione che si è tenuta a Roma il 15 marzo scorso. In quell'immagine Greta e Vanessa, coperte da bandiere della Siria libera, mostrano un cartello in arabo con su scritto "Agli eroi di Liwa Shuhada grazie per l'ospitalità e se Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando ritorneremo". Uno slogan di chiaro sostegno alla dissidenza laica in Siria, proprio quella abbandonata, proprio quella schiacciata da Assad e da chi lo sostiene.

Greta e Vanessa non erano e non sono dalla parte dei terroristi, ma dalla parte del pane. Erano in Siria per portare impegno. E qui arrivano gli insulti che più di tutti mi colpiscono perché, se non puoi dir loro che sono contigue ad Al Qaeda e all'Is, se non puoi dir loro che sono bambine viziate, se non puoi dir loro che sono due incoscienti, allora hai sempre a disposizione l'accusa più inutile, quella però che fa subito presa perché è banale e in fondo non sembra offensiva: "Ma se volevano fare del bene, non potevano farlo in Italia?". Come è accaduto a Fabrizio Pulvirenti, il medico di Emergency colpito da Ebola in Sierra Leone: quando rientrò in Italia ci fu una parte del Paese che senza vergogna disse che se l'era cercata. Il pensiero principale sembra essere che siano responsabili delle loro sciagure e che per questo motivo non solo non devono essere aiutate, ma magari anche punite.
E qui dobbiamo fare uno sforzo, dobbiamo andare oltre le parole e capire il fallimento del Paese insito in questi giudizi. Parole che sono una scarica incontenibile di frustrazione, la frustrazione di chi non è in grado di muovere un passo, di chi è fermo al palo, di chi non riesce a immaginare una vita diversa e se la prende con chi decide di mettere la propria a disposizione di un ideale.
...

  L'odio per il bene

... Noi siamo felici per­ché abbiamo tre­pi­dato ogni giorno pen­sando all’orrore di una pri­gio­nia nelle mani di gruppi jiha­di­sti che ti potreb­bero ucci­dere da un momento all’altro.

La gene­ro­sità e l’altruismo che le aveva por­tate den­tro l’inferno siriano per un’azione uma­ni­ta­ria sono un segno di distin­zione den­tro un mondo sem­pre più indif­fe­rente alle tra­ge­die che tra­vol­gono paesi tanto vicini al nostro. Per­sino la loro inge­nuità – cri­ti­cata da molti – oggi ci appare sotto un’altra luce, per­ché sap­piamo che non è costata loro la vita.

Non man­che­ranno le cri­ti­che di coloro che non vogliono la trat­ta­tiva per sal­vare gli ostaggi, di coloro che riten­gono che le donne dovreb­bero star­sene a casa e non occu­parsi di lavori «da uomini». Sap­piamo che le donne sono un obiet­tivo facile da col­pire anche quando hanno vis­suto espe­rienze dram­ma­ti­che. Le cri­ti­che e le calun­nie non man­che­ranno, ma Vanessa e Greta che hanno resi­stito a sei mesi di pri­gio­nia sapranno supe­rare accuse infa­manti di chi spe­cula sui riscatti pagati per gli ostaggi ma non pro­te­sta per le spese molto più ingenti soste­nute per com­prare arma­menti e per ali­men­tare le guerre che deva­stano paesi e pro­vo­cano esodi di massa di popo­la­zioni. Sono gli stessi che vor­reb­bero anche respin­gere i pro­fu­ghi quando appro­dano in con­di­zioni ter­ri­bili sulle nostre coste.
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  Perché siamo felici per Greta e Vanessa


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La vicenda di Greta e Vanessa e i messaggi per la Giornata delle comunicazioni sociali



Tra pochi giorni, il 24 gennaio, verrà pubblicato il messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali 2015, che arriva in un momento sensibile per il sistema dei media, per vari motivi. Il più eclatante, in questi giorni, il caso di Vanessa e Greta che, tornate a casa dopo cinque mesi di sequestro in Siria - dove erano andate come volontarie per portare aiuti alla popolazione che lottava per la propria libertà - sono state sommerse di parole massacranti e da un manipolo di politici ottusi, dai loro portaborse e portavoti, dai giornali al loro servizio.

Sono state accusate di essere state imprudenti, di essersela andata a cercare, addirittura di essere amiche dei terroristi, con relativa proposta di costringerle a restituire la somma pagata per il loro riscatto. L'informazione, ancora una volta, non ha dato il meglio di sé, anzi, qualcuno ha dato proprio il peggio. E se è chiaro il motivo per cui la stampa si è concentrata sul presunto pagamento (c'è stato? a quanto ammontava?) - compito dell'informazione è proprio fare chiarezza sui fatti di rilevanza pubblica - non è per niente chiaro il motivo per cui gli ideali e i valori che hanno spinto queste due ragazze a fondare un'associazione e a portare aiuti in un Paese lontano siano stati nel migliore dei casi silenziati, nei peggiori infangati.

Guardando lo spettacolo dell'informazione in questi giorni è stato inevitabile ripensare al messaggio per la Giornata della Comunicazione sociale 2014, dedicato alla "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", in cui si legge che «anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l'umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza». Vanessa e Greta hanno trovato il loro modo di prendersi cura del mondo, i media certo non si sono presi cura né di loro né del loro mondo.

Tra pochi giorni, il 24 gennaio, giorno della festa di san Francesco di Sales, sarà pubblicato il nuovo messaggio, il 49esimo. Quanti, dal Concilio ad oggi! Tutti insieme formano quasi una piccola enciclopedia di riflessioni, indicazioni e proposte per un sistema dei media così importante nella vita delle democrazie, così pieno di ricchezze e potenzialità, ma anche così gravato da distorsioni e pecche da sembrare, a volte, davvero non "convertibile" al bene comune.

In questi messaggi si possono agevolmente trovare richiami e tratti comuni, ma non c'è dubbio che ogni Papa abbia impresso in essi la propria sensibilità e le proprie priorità. Tratti che emergono dalle parole significative più frequenti nei testi. Le hanno analizzate Maria Paola Piccini e Anthony Clifford Lobo, della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università Salesiana, ed i risultati sono stati pubblicati nel volume "La Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro. Percorsi di comunicazione" (a cura di Renato Butera e Claudia Caneva, ed Las, Roma 2014).
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Nell'attesa, ancora una volta constatando amaramente che l'impegno del magistero non è riuscito a umanizzare l'informazione, vorrei comunque regalare a Vanessa e Greta quattro espressioni: riconciliazione, prendendola da Paolo VI; donne, prendendola da Karol Wojtila; condivisione, prendendola da Benedetto XVI e infinecultura dell'incontro, da Papa Francesco. Sperando che possano lenire il male che alcuni mezzi di comunicazione hanno fatto a loro.

  Greta e Vanessa e il peggio di noi



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Rapporto OXFAM 'Un povero mondo di pochi ricchi' - "Scandaloso e insopportabile il divario tra ricchi e poveri!. La politica e la finanza devono intervenire" di Mons. Nunzio Galantino



Rapporto OXFAM -  'Un povero mondo di pochi ricchi'
I ricchi sempre più i ricchi i poveri sempre più poveri 
Il prossimo anno l'1% della popolazione mondiale avrà più del restante 99%

"Scandaloso e insopportabile
 il divario tra ricchi e poveri!.
 La politica deve intervenire" 
Mons. Nunzio Galantino,  
segretario generale della Conferenza Episcopale italiana

"La prima cosa da dire è che chi si sorprende per le ultime cifre emerse sulla povertà o vive sulla luna oppure fa finta di non sapere, mente sapendo di mentire. Perché sono cifre che chiunque abbia un occhio e un orecchio puntati sulla realtà quotidiana, anche nella nostra Italia, non può non vedere e non sentire, altrimenti è in mala fede". E' questa la prima reazione con la quale monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, commenta all'AdnKronos il dato contenuto nel rapporto Oxfam sulla povertà diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dal titolo 'Un povero mondo di pochi ricchi' dal quale emerge che il prossimo anno l'1% della popolazione mondiale avrà più del restante 99%".
"Troppo spesso si ragiona in favore di chi possiede, di chi non ha problemi economici, di chi non è costretto a combattere per la sopravvivenza ma al contrario vive ben al di sopra delle sue necessità - accusa monsignor Galantino - Mi auguro che questi numeri non facciano scalpore soltanto per un giorno, non siano considerati come meri dati statistici ma si consideri che dietro questo divario, che in realtà non è altro che un vero e proprio scandalo, ci stanno persone in carne e ossa".

Il segretario generale dei vescovi italiani ammonisce: "La politica e la finanza non possono più continuare a stilare agende programmatiche senza tenere conto della crescita abnorme delle disuguaglianze economiche e sociali. Sarebbe davvero scandaloso non partire da queste cifre insopportabili, specie per i giovani che non riescono più a progettare il loro futuro. E' quanto avverte, quasi ogni giorno, anche Papa Francesco, con parole chiare e semplici che nessuno può dire di non comprendere. La politica e la finanza non possono più avere alibi".
(Fonte: Adnkronos)

Un povero mondo di pochi ricchi

Nel 2016, l’1% della popolazione mondiale possiederà più del restante 99%. Winnie Byanyima, co-chair del Forum di Davos, dice che la continua crescita della disuguaglianza va arginata. Si può cominciare dal contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali.

Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.

Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.

Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme? – ha detto Winnie Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”
Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.

Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:

- contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
- investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
- distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
- introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
- introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
- reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
- un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.

Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.

I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.

Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.

  rapporto "Grandi disuguaglianze crescono"  (PDF)
  articolo "il Sole24ore"

ANCHE IN ITALIA - La crisi raddoppia il patrimonio alle dieci famiglie più ricche di 20 milioni di italiani
A partire dal 2008 drastico allargamento delle distanze sociali. Tra gli abbienti sale il ceto produttivo, giù quello delle rendite
Nel 2008 la ricchezza netta accumulata del 30% più povero degli italiani, poco più di 18 milioni di persone, era pari al doppio del patrimonio complessivo delle dieci famiglie più ricche del Paese. I 18,1 milioni di italiani più poveri in termini patrimoniali avevano, messi insieme, 114 miliardi di euro fra immobili, denaro liquido e risparmi investiti. Le dieci famiglie più ricche invece arrivavano a un totale di 58 miliardi di euro. In altri termini persone come Leonardo Del Vecchio, i Ferrero, i Berlusconi, Giorgio Armani o Francesco Gaetano Caltagirone, anche coalizzandosi, arrivavano a valere più o meno la metà di un gruppo di 18 milioni di persone che, in media, potevano contare su un patrimonio di 6.300 euro ciascuno. 
Cinque anni dopo, e siamo nel 2013, sorpasso e doppiaggio sono già consumati: le dieci famiglie con i maggiori patrimoni ora sono diventate più ricche di quanto lo sia nel complesso il 30% degli italiani (e residenti stranieri) più poveri. Quelle grandi famiglie a questo punto detengono nel complesso 98 miliardi di euro. Per loro un balzo in avanti patrimoniale di quasi il 70%, compiuto mentre l'economia italiana balzava all'indietro di circa il 12%. I 18 milioni di italiani al fondo delle classifiche della ricchezza sono scesi invece a 96 miliardi: una scivolata in termini reali (cioè tenuto conto dell'erosione del potere d'acquisto dovuta all'inflazione) di poco superiore al 20%. Quanto poi a quelli che in base ai patrimoni sono gli ultimi dodici milioni di abitanti, il 20% più povero della popolazione del Paese, lo squilibrio è ancora più marcato: nel 2013 le 10 famiglie più ricche d'Italia hanno risorse patrimoniali sei volte superiori alle loro. ...

  La crisi raddoppia il patrimonio alle dieci famiglie più ricche di 20 milioni di italiani

Quale rapporto tra economia e politica?
L'esempio di Giorgio La Pira di Gregorio Battaglia, o. carm. 

  video


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Le lancette dell’orologio sembrano essere state bruscamente spostate indietro. Un salto nel tempo di 13 anni e poco più che sembra averci portato dritti dritti all’11 settembre del 2001. 
La retorica – e, certo, anche lo sgomento – è la stessa di allora e non a caso il 7 gennaio scorso, giorno dell’attentato al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, è già stato ribattezzato l’“11 settembre europeo”. La parzialità dell’informazione è la stessa di allora, con articoli a pioggia dedicati ai morti di Parigi e poche righe, relegate a fondo pagina, per le migliaia di vittime di Boko Haram che riescono a ottenere un po’ di visibilità solo quando a ucciderle è una bambina imbottita di esplosivo. Uguale è anche l’indignazione collettiva – pienamente giustificata, come ovvio – che però, se da un lato risveglia coscienze altrimenti sopite, dall’altro rischia di alimentare insaziabili fomentatori di presunti “scontri di civiltà” alla Marine Le Pen e alla Matteo Salvini.

  Ingrid Colanicchia:   STRAGE DI PARIGI: LA VIA DELLA FRATERNITÀ COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA

... «Penso alla grande manifestazione di Parigi e auspico anche qui una grande marcia di unità nazionale che superi le divisioni politiche, etniche e religiose. Dobbiamo dire no alla violenza e trovare una soluzione ai problemi che affliggono la Nigeria», ha commentato all’agenzia Fides mons. Ignatius Ayau Kaigama (arcivescovo nigeriano di Jos), che in più occasioni ha criticato la comunità internazionale per la scarsa attenzione riservata alla questione nigeriana, definendo di fatto «vittime di serie A – quelle europee – e vittime di serie B» quelle africane.
Dello stesso parere l’arcivescovo di Agrigento – che sarà fatto cardinale nel prossimo Concistoro di febbraio (v. Adista Notizie n. 2/15) – Francesco Montenegro, intervenuto a margine della presentazione della Giornata internazionale del Migrante del 18 gennaio...

  Giampaolo Petrucci:   LA FEDE, GLI INTERESSI E I SILENZI. BOKO HARAM, CHIAVI DI LETTURA

Il 2015 si è aperto all’insegna del terrorismo. In Nigeria forse 2.000 morti sono stati massacrati dai folli di Boko Haram, rafforzatisi grazie alla guerra della Nato in Libia che ha prodotto un proliferare di spore terroriste armatissime. In Yemen decine di morti e almeno 40 feriti in un attentato kamikaze compiuto a Sana’a in un’alba di morte. Diverse autobombe in Iraq... Dimenticavamo: il 7 gennaio alcuni terroristi hanno ucciso quasi venti persone a Parigi. Ebbene solo per questi ultimi morti si sono mobilitati governi e popoli, media ufficiali e social network, associazioni e singoli. Anche lasciando da parte l’orrore dell’islamofobia sedicente civile e chi parla di “scontro di civiltà”, è un fatto che gli stessi antirazzisti abbiano peccato di razzismo: il sangue europeo vale di più? Per questa ragione la Rete No War è andata a portare solidarietà all’ambasciata della Nigeria più che a quella frequentatissima di Francia. E al diluvio di tweet #jesuisCharlie, uno scrittore libanese ha reagito con il tweet #jesuisAhmed (il poliziotto musulmano ucciso da falsi musulmani e veri terroristi). Ma ancor meglio dire: #iosonoFatimaOmarHanaElias e milioni di uccisi da bombe e terroristi...

  Marinella Correggia:   Terrorismo. Che fare? 5 punti da gridare dai tetti



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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti


LA DONNA NELLA BIBBIA 
NELLA STORIA DELLA CHIESA

Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)

"E' bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E' un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)

Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00


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  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


"Il posto privilegiato dei poveri" di p. Gregorio Battaglia, ocarm (VIDEO)



"Il posto privilegiato dei poveri" 
di p. Gregorio Battaglia, ocarm 
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014
della Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto

TESTIMONI CREDIBILI DEL VANGELO
Lettura della esortazione apostolica
Evangelii Gaudium di Papa Francesco

MERCOLEDÌ 26 NOVEMBRE
Il posto privilegiato dei poveri [Evangelii Gaudium nn. 186-216] 

Il capitolo IV della EG affronta il tema della “dimensione sociale dell’evangelizzazione” e lo fa partendo da un interrogativo, che, a sua volta, dovrebbe interpellare ogni credente, che si senta coinvolto nella missione di “annunziare il Vangelo”. Papa Francesco si chiede se sia possibile annunziare il Vangelo e non provocare nessun cambiamento sociale, tenendo conto che “il kerygma possiede ineludibilmente un contenuto sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri” (EG 177). Per lui la risposta è chiaramente “No”, perché l’accoglienza del Vangelo non si limita ad una semplice relazione personale con Dio, ma coinvolge tutta la vita relazionale del credente. 

Il Vangelo, che è Gesù Cristo, il Crocifisso e il Risorto-datore di vita, non ci parla soltanto della gratuità di amore, con cui siamo guardati personalmente da Dio, ma ci parla anche del Regno di Dio, della volontà del Padre di condurre l’umanità, in quanto immagine di Dio, ad essere partecipe della stessa vita di Dio, che è vita Trinitaria, vita di dono reciproco e di piena comunione tra i Tre. Abbracciare il Vangelo significa lasciarsi coinvolgere in questo progetto del Regno, che parla di convivialità delle differenze, ma soprattutto di fraternità e di giustizia: “il progetto di Gesù è instaurare il Regno del Padre suo”(EG 180).

1. Il farsi povero di Dio come stile della sua regalità

Siamo abituati a sottolineare e glorificare la “onnipotenza di Dio”, ma dimentichiamo di unirla strettamente alla sua “misericordia”. Si può ben dire che Egli è “onnipotente nella misericordia”, nella sua capacità di “fare spazio”, di “portare nel grembo”, di “dare vita”. Si tratta, in effetti, di una serie di azioni, che ci rinviano in modo particolare alla virtù della povertà, perché non si può fare spazio senza un movimento di impoverimento e di svuotamento di sé.
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2. “Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri” (EG 198)
Se lo stile di Dio è quello di un amore solidale, che accetta di impoverirsi per dare dignità alla creatura amata, non diverso dovrebbe essere quello della Chiesa, chiamata ad essere in mezzo ai popoli testimone fedele di questo curvarsi di Dio su ogni persona, che subisce l’oppressione e la riduzione in schiavitù o a semplice scarto umano.
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  IL VIDEO  INTEGRALE

 Guarda anche i video degli incontri dei "I MERCOLEDÌ DELLA SPIRITUALITÀ 2014":
  • -  "Chiamati alla gioia" di P. Alberto Neglia -  29 OTTOBRE
  • -  Una Chiesa “in uscita” di Egidio Palumbo  -  5 NOVEMBRE
  • -  "L’annuncio del Vangelo compito di tutto il popolo di Dio" di Egidio Palumbo - 12 NOVEMBRE
  • -   Dal “sì” al Vangelo al coraggio di dire dei “no” nel mondo e nella Chiesa di Gregorio Battaglia - 19 NOVEMBRE  


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Per sorridere?
  Minaccia al Vaticano... (vignetta)
  La risposta di Gesù ad ogni discepolo...
Per sorridere?
  Tu sei Simone... (vignetta)
  Se voi avete il diritto di dividere il mondo...
  Certe realtà della vita...
Oggi negli Stati Uniti d’America si celebra il Martin Luther King Day festività che cade ogni terzo lunedì del mese di Gennaio, un giorno cioè vicino al 15 Gennaio, data della nascita dell’attivista statunitense.
  Abbiamo imparato a volare come gli uccelli...
Paolo Borsellino è nato a Palermo il 19 gennaio 1940
  Chi ha paura muore ogni giorno...
  Il sabato è fatto per l'uomo...
  Il vero amore è...
  I gesti! I gesti mi hanno commosso...
  Cari fratelli e sorelle...
  Ho sentito dire da alcuni...
  La cura dei poveri...
  I vostri figli...
  Nel loro volto il nostro volto...


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Prepararsi alla liturgia domenicale - II domenica del T.O. - "Capaci di sognare" di Antonio Savone



Prepararsi alla liturgia domenicale 

Battesimo del Signore

"Un Dio defilato"
di Antonio Savone

Un vivo desiderio affiorava dentro di me mentre riflettevo sul racconto del battesimo di Gesù. Avrei voluto accostare una pagina come questa con lo sguardo della prima volta, come uno che non abbia mai letto il Vangelo e che non sappia nulla di Gesù. E così, con la sola consapevolezza che Gesù è il personaggio principale di quel libro che va sotto il nome di Vangelo, ho provato a chiedermi: chissà in che modo farà la sua comparsa? Come verrà presentato? Come inizierà la sua missione? Con un discorso? Con un segno prodigioso? D’altronde, lo stesso Battista, lo aveva annunciato come colui che avrebbe distinto, separato. E invece…

Scopro da subito, con grande sorpresa, che il personaggio principale di quest’opera ha un nome assai comune per quell’epoca. Per giunta viene da un paesino che non ha alcuna rilevanza storica, Nazareth. Un Dio defilato! E come se non bastasse, si mette in mezzo ad un gruppo di persone che confessano le loro malefatte mentre si recano da Giovanni Battista per farsi lavare dai loro peccati. Strano modo di fare la sua comparsa da parte di questo personaggio: mescolato con delle persone che hanno fatto del male, senza nessun bisogno di distinguersi da loro. Come mai? Perché dar adito ad equivoci? C’erano senz’altro persone più degne di un Dio, gente che potesse vantare il “marchio inequivocabile della devozione”.

Il primo gesto sta tutto in quella compagnia: non un perdono, non una condanna ma una vicinanza. E penso al mio farmi da parte, al mio bisogno di distinguermi, di prendere le distanze o di dover comunque e sempre dire la mia…

E tutta la sua vita sarà un continuo mescolarsi: mangerà con i peccatori, vivrà con dei peccatori, si lascerà toccare da loro, sarà loro amico al punto da essere addirittura criticato proprio per questo. Dirà addirittura di essere venuto proprio per chi ha tutto da rimproverarsi ma nello stesso tempo è abitato da un desiderio vivo di una possibilità nuova che solo Dio può offrire. Si avvarrà di collaboratori che provengono da quelle fila. L’accusa che gli verrà rivolta con disprezzo sarà proprio quella di essere amico dei pubblicani e dei peccatori. Sarà di troppo un Dio così (e, infatti, non tarderanno ad eliminarlo) per chi è chiuso nella bolla del suo orgoglio mentre elenca i suoi meriti davanti al suo Dio. Mentre sarà a suo agio con coloro che, pur nella loro abiezione, hanno ancora la capacità di riconoscere di essersi nutriti di cibi che non saziano, che forse neanche nutrono e che di certo non fanno crescere: per questo si sono messi in cammino verso il Giordano confessando la loro inadeguatezza. Ma tutto era cominciato quel giorno, sulle rive del Giordano, attraverso quella decisione di mescolarsi. L’antico profeta aveva annunciato: i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie (Is 55,8).

E come se non bastasse, addirittura qualcuno conferma dall’alto un simile modo di fare. Suo Padre è d’accordo: Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto. Oggi noi diremmo che il Padre è fiero di un figlio così, di un figlio che non si vergogna di quella strana compagnia che si ritroverà accanto persino nell’ultimo istante della sua vita accettando di morire come l’ultimo dei peccatori, condannato a morte pur senza aver mai commesso un delitto. Peccato aver perso la forza dirompente di una simile realtà. Il Padre dice: uno che fa così è mio figlio! Ripenso a tutte le nostre entrate e uscite dalla scena, sempre pronti a marcare la differenza tra noi e gli altri.
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Così inizia il Vangelo. Questa è la carta di identità del Figlio di Dio: non venir meno al legame di fraternità con ogni uomo, senza distinzione.

Così inizia la vita cristiana. Ma è questa la carta di identità dei figli di Dio?

  Un Dio defilato


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 6/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo:  Gv 1,35-42

Il Vangelo ci presenta ancora Giovanni Battista, che indica ai due discepoli che stavano insieme a lui 
al Giordano Gesù, "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo"(1,29). Gesù è l'Agnello, quello immolato la notte della liberazione dalla schiavitù d'Egitto, il cui sangue è fonte di salvezza per coloro che ne sono  segnati (Es 12,1-14), è l'Agnello"condotto al macello" del quarto canto del servo sofferente di Isaia (53,7), è l'Agnello sgozzato, ma ritto in piedi in mezzo al Trono, vivente, risorto, dell'Apocalisse (5,6), è l'Agnello del 'Tamid', offerto al Tempio due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio (all'ora decima, le 4 del pomeriggio). 
E' Gesù la Dimora (HaMakom), il Tempio eterno e indistruttibile dove il Padre abita in pienezza, e dove può  finalmente trovare il suo Shabbat, il Riposo.
...


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Un Dio operaio di Silvano Fausti



Un Dio operaio

di Silvano Fausti

Gesuita, biblista e scrittore

Paolo ed Aquila «erano di mestiere fabbricatori di tende»  (leggi At 18,1-18; cfr 1Cor 4,12)


"... Per riconoscere «il Salvatore» di questo mondo perduto, l’angelo dà ai pastori di Betlemme un segno: «Troverete un bambino, fasciato e adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,11s). Salvatore non è il grande imperatore che ha in mano tutto e può uccidere tutti: è un piccolo che si mette nelle mani di chiunque l’accoglie. Suo fascino è l’esser fasciato da cura materna, sua reggia la stalla e suo trono la mangiatoia. Non impugnerà spade per distruggere. Per mangiare maneggerà legno. Ad esso lo appenderanno, facendone cibo per ogni bocca. Mano significa «potere». La sua mano è amore inchiodato a nostro servizio, fino a darci la sua vita.

Paolo, come Gesù e ogni maestro d’Israele, lavora con le mani. Fa lo stesso mestiere di Aquila, con cui condivide il tetto. Dopo l’esperienza di Atene arriva a Corinto «in debolezza, timore e tremore» (1Cor 2,3). In un mondo di padroni e schiavi, l’Apostolo si ritrova tra questi. A loro è riservato il lavoro manuale, disprezzato dai padroni. La sua vicinanza agli ultimi gli fa capire meglio il Vangelo. Con loro infatti si è identificato il Signore stesso. Ai suoi compagni di pena può annunciare con chiarezza che il Messia promesso è Gesù, ucciso dal potere religioso come bestemmiatore e da quello civile come schiavo ribelle. Gli schiavi capiscono il crocifisso: Dio è con loro e uguale a loro! Per Giudei e Greci, che cercano potenza di portenti e sapienza di potenti, la croce è scandalo e follia. In realtà è potenza e sapienza di Dio, che salva da ogni schiavitù. 

Libero non è il padrone che opprime, ma chi si fa servo per amore. Schiavo è chi schiavizza altri. Tutti siamo più o meno inquinati dalla sete di potere! Paolo ...

  Un Dio operaio di Silvano Fausti


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L’ARCIVESCOVO DEI MIGRANTI IN SELLA ALLA VESPA


Il neocardinale di Agrigento è senza scorta e senza cattedrale. “Don Franco” è messinese, ha 68 anni, è stato presidente di Caritas Italia, oggi guida la commissione migrazioni della Cei e la fondazione Migrantes. La nomina a cardinale «mi è calata addosso come un secchio d’acqua ghiacciata. Non sapevo assolutamente niente. A fine Messa, mentre celebravo, un prete mi ha invitato a dare la notizia. Gli ho detto di smetterla di scherzare. Mi sono sentito confuso: era qualcosa di inaspettato, ma anche di gradito, un gesto di attenzione e non posso che dire grazie al Papa che si è fidato di me, che sono solo un uomo che cerca di portare avanti il suo lavoro».

Francesco Montenegro ha un linguaggio semplice per dire cose difficili, uno stile che lo rende vicino alla sua gente, come la Vespa che usa per girare Agrigento. Ma non fa sconti: quando è arrivato in diocesi ha rimesso in circolazione la parola “mafia”, assente nei discorsi dei preti e nella catechesi; e, un paio di anni fa, ha negato la celebrazione eucaristica ai funerali religiosi di un vicecapo della mafia. Si è anche trovato senza cattedrale, inagibile perché posta sul lato nord della collina dell’antica Girgenti, che continua inesorabilmente a scivolare a valle. «Se si chiude il centro storico, Agrigento muore», ha più volte detto Montenegro, rivendicando la volontà di non abbandonare il quartiere. «Sarebbe più comodo, ma se andiamo via noi cosa resta?». Per mettere tutto in sicurezza ci vorrebbero due milioni di euro, che la Regione ha promesso da tempo. Nell’attesa la Chiesa continua a tenere i riflettori accesi e a promuovere iniziative per animare la città antica.
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  L’ARCIVESCOVO DEI MIGRANTI IN SELLA ALLA VESPA


Guarda il nostro post (all'interno i link ad altri nostri post su mons. Montenegro:
  Francesco Montenegro nominato Cardinale dal Papa


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A volte basta una parola, uno sguardo, un gesto per creare intimità o, all’opposto, un fossato incolmabile tra persone, amanti, addirittura tra gemelli. Quando Cristo rovesciò i tavoli dei cambiavalute, cacciando i mercanti dal tempio (Mt 21,12-17), per riaffermare la logica di un Dio misericordioso che non ha bisogno di offerte e sacrifici, si attirò le simpatie di prostitute e peccatori, ma tracciò, a prezzo della vita, un confine invalicabile tra lui e le classi dominanti, aduse a servirsi di Dio per tener soggiogate le masse. Qualcosa di simile è accaduto ora che papa Francesco, nella sua apparente ingenuità, si è rammaricato per i tariffari dei sacramenti e di altre prestazioni presenti nelle chiese e ben note ai fedeli...

  Antonio Di Lalla:   Lettera aperta ai vescovi italiani Gratuitamente date

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Per la canonizzazione ufficiale del già universalmente riconosciuto San Romero d’America sembra ormai solo una questione di data (e di luogo): dopo il riconoscimento unanime del martirio formale e materiale dell’arcivescovo salvadoregno da parte del collegio dei teologi della Congregazione per le Cause dei Santi - di cui ha dato notizia Avvenire il 9 gennaio scorso -, la lunga, complessa e tormentata vicenda della canonizzazione di mons. Oscar Romero è ormai davvero a un passo dalla conclusione.

  Claudia Fanti:   La lezione di mons. Romero: la Buona Novella per i poveri è promessa di giustizia per tutti
Considero un grande onore l’invito a parlare di mons. Romero. Mi unisco alle preghiere affinché nel 2015 l’arcivescovo venga riconosciuto per quello che indubitabilmente è: uno dei più grandi doni degli ultimi decenni da parte del Signore all’intero popolo di Dio; un uomo la cui testimonianza e il cui insegnamento costituiscono un lascito per i cristiani in ogni parte del mondo.
È stato uno dei suoi amici e collaboratori, il grande teologo gesuita Jon Sobrino, a definire Romero “un evento teologico”. Cosa significa dire della vita e della morte di qualcuno, o addirittura della sua intera personalità, che questa costituisce un “evento teologico”?

  Rowan Williams:   Santo per tutto il popolo di Dio
«Mischiare giorno per giorno la propria vita con il Vangelo è il segreto di tutti i martiri». Monsignor Oscar Arnulfo Romero lo ha fatto: parola di mons. Jesus Delgado, segretario personale dell’ex arcivescovo di San Salvador, ucciso mentre celebrava l’Eucaristia il 24 marzo 1980...
La testimonianza di monsignor Delgado si conclude con un appello di particolare intensità. Consapevole del rischio che la figura di Romero venga trasformata in un’icona, l’ex segretario invita i credenti a raccogliere il messaggio profondo del martirio dell’arcivescovo e a viverlo nella normalità della vita: «Non basta incorniciare la sua foto in un quadro, occorre vivere il suo messaggio ogni giorno, la resistenza al male è un esercizio quotidiano».

  Gerolamo Fazzini:   «Romero temeva di morire, ma non si è tirato indietro»
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni

SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


"... ci vogliono dire che in economia non c'è bisogno di un fine, ed è la fine della politica; quando la politica non dà più un fine all'economia si può dire che abbiamo celebrato il funerale della politica..."

  Quale rapporto tra economia e politica? L'esempio di Giorgio La Pira di Gregorio Battaglia,o.carm - VIDEO - estratto tavola rotonda del 17.01.2015 - Barcellona Pozzo di Gotto (ME). (video)



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"Un cammino per le tre religioni" di Enzo Bianchi


La stima e l’amicizia che da decenni nutro nei confronti di rav Laras, già rabbino capo di Milano, mi portano a interloquire con le sue riflessioni apparse sul Corriere della sera in reazione agli eventi di Parigi e rivolte come appello a tutto l’occidente. Vorrei precisare meglio cosa appartiene come necessità e compito a noi cristiani e agli ebrei, nel dialogo condiviso. In verità chi sono oggi ebrei e cristiani? Sono fratelli gemelli nati da un unico tronco, quello della Bibbia ebraica, da noi cristiani definita Antico Testamento. Nel I secolo a.C. erano diversi gli ebraismi presenti (sadducei, farisei, esseni…), ed ebrei erano anche Gesù e i suoi discepoli. Nel I secolo d.C., rispettivamente dopo la parabola storica di Gesù e dopo la distruzione del tempio ad opera dei romani nel 70 d.C., ecco affermarsi i due gruppi dei farisei (l’ebraismo rabbinico) e dei cristiani (definiti anche nazareni, galilei, minim): i primi misero al centro della loro fede la Torah; gli altri, invece, mediante una lettura del compimento delle profezie, misero al centro il Messia promesso, cioè Gesù di Nazaret, riconosciuto Maestro, Profeta, Giusto e, in virtù della sua resurrezione, Signore e Messia.

Questo il grande, originario scisma, una divisione che – come affermò Joseph Ratzinger – era legittima a partire dalle stesse Scritture interpretate in modo diverso. Gli ebrei non sono “fratelli maggiori” (espressione carica di affetto e simpatia ma teologicamente non corretta), sono fratelli che con noi condividono l’unico Padre, Dio, e i padri nella fede: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè e David. Tra ebrei e cristiani vi è certamente un’asimmetria: noi non possiamo vivere da cristiani senza l’Antico Testamento, mentre gli ebrei possono vivere senza il Nuovo Testamento. Nel nostro dialogo, che l’apostolo Paolo arditamente definisce anche “gelosia” (Rm 11,11.14), i rapporti sono di emulazione, e per questo non facili, ma noi siamo chiamati alla riconciliazione sapendo, come scrive lo stesso Paolo, che “la loro riammissione alla fine dei tempi sarà una resurrezione dai morti” (Rm 11,15).
...

Ed è complementare a questa riflessione pronunciare una parola sugli eventi dell’ultima settimana. Abbiamo parlato troppo e non sapevamo ciò che dicevamo: parole come armi, parole in guerra, disprezzo lanciato verso l’Islam… Abbiamo sfigurato una religione, l’Islam, l’abbiamo confusa con estremismi che fanno riferimento a essa, ma che non sono molto diversi da quelli presenti ancora oggi in diverse religioni e in ideologie non religiose. Certo, abbiamo la consapevolezza della natura manipolatrice del fondamentalismo, sappiamo che non costa nulla appropriarsi di Dio come di una bandiera (e che Dio sarà quello nella mente dei terroristi?), sappiamo che non è vero che tutti i musulmani sono inclini alla violenza. Sappiamo anche che per ora non c’è uno scontro di civiltà, cioè non si combattono Islam e cristianesimo, non c’è una guerra in corso e dichiararla tale è irresponsabile. C’è invece un terrorismo che si dice ispirato dall’Islam, che individua come nemici alcuni luoghi o soggetti precisi dell’occidente e che miete anche numerosissime vittime musulmane in Medioriente.

Oggi più che mai occorre responsabilità, occorre razionalizzare le paure che ci invadono e non lasciare che siano cavalcate, con l’effetto di accrescerle e renderle ingovernabili, da parte di forze politiche barbare e pronte a dichiarare guerra perché solo se hanno di fronte un nemico, a costo di crearlo, trovano una forte identità che non hanno in se stesse, sprovviste come sono di umanesimo. Il recente discorso del presidente egiziano Al Sisi all’università al-Azhar del Cairo ha tracciato per i musulmani una via che contiene molti spunti e domande. Vogliamo aiutare questi fermenti, vogliamo fare qualcosa perché si apra un cammino diverso, all’insegna dell’ascolto e del rispetto reciproco? Perché non cominciare dal precetto universale della regola d’oro: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, magari vietandoci caricature offensive verso l’islam, coniugando la nostra libertà con il rispetto per l’altro, soprattutto in quest’ora storica in cui ci sentiamo minacciati da un terrorismo che ricorre al nome di Dio e si pretende islamico? È vero: una caricatura, anche offensiva, non può mai essere vendicata con la violenza e l’omicidio, questa è barbarie criminale! Ma con la metafora della reazione spontanea del pugno sferrato a chi offende la madre, papa Francesco si è fatto capire dalle persone più semplici e quotidiane.
...

C’è un cammino da fare da parte di tutti e tre i monoteismi che nel passato, pur in forme, modi e intensità diversi, hanno combattuto guerre di religione, hanno perseguitato gli eretici, sono stati intolleranti. In questo cammino è urgente una diversa lettura interpretativa dell’Antico Testamento e del Corano, soprattutto nelle pagine cariche di violenza e di vendette minacciate e consumate. Né va dimenticato che nel corso della storia anche alcune pagine del Nuovo Testamento hanno conosciuto interpretazioni violente e intolleranti, divenute prassi violente e intolleranti. Quanto al rapporto tra ebrei e cristiani – che non può essere paragonato a quello con l’Islam o con le altre religioni perché di natura intrinseca e ineludibile – occorre restare sempre vigilanti per non giudaizzare da parte dei cristiani e per non cedere all’indifferenza verso i cristiani da parte degli ebrei. Sono per sempre fratelli gemelli.

  Un cammino per le tre religioni

Per approfondire:
  • L'articolo di Giuseppe Laras, Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia: La Bibbia messa ai margini e la crisi del cristianesimo
  • Il testo e video integrale del discorso del Papa con i giornalisti:VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE -12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 5


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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - PRIMO GIORNO



Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 
18-25 gennaio 2015
“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

La proposta di preghiera e di riflessione che in questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci arriva dal Brasile, e per la quale siamo riconoscenti ai nostri fratelli che testimoniano la fede al di là dell’Oceano, ci porta quest’anno a sederci tutti attorno al pozzo di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna di Samaria. È l’evangelista Giovanni a presentarci questo racconto (4,1-42), che costituisce il tema di fondo di quest’anno.

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

I GIORNO


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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - SECONDO GIORNO

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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - TERZO GIORNO

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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - QUARTO GIORNO

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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - QUINTO GIORNO

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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - SESTO GIORNO

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"La divisione dei cristiani è unoscandalo perché, in primo luogo, è contraria all'insegnamento di Gesù che ci ha invitati ad essere "tutti una cosa sola". Non seguire la causa dell'unità significa, perciò, non seguire il mandato di Gesù. Ma inoltre, restando divisi, siamo di scandalo al mondo, non siamo credibili di fronte alla realtà esterna e, come direbbe San Paolo, rendiamo vana la croce di Cristo". Annarita Caponera, docente di ecumenismo e dialogo interreligioso all’Istituto teologico di Assisi, riflette sull'impegno ecumenico dei cristiani in questa Settimana di preghiera per l'unità. La Caponera è la nuova presidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Perugia. La prima donna, in Italia, a presiedere uno di questi organismi ecumenici.

  RADIO VATICANA:   Settimana di preghiera: una divisione scandalosa (audio)


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"Uomo dove sei?” La crisi antropologica oggi interpella la fede cristiana di p. Gregorio Battaglia, o.carm (VIDEO)


"Uomo dove sei?”
La crisi antropologica oggi interpella la fede cristiana
di p. Gregorio Battaglia, o.carm 

CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo 

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015 
Vicariato di Barcellona PG (ME) 

12 gennaio 2015 - Primo incontro anno 2015

Ben cinquant’anni fa il Concilio Vaticano II nella costituzione pastorale Gaudium et spes (= GS) , cercando di leggere alla luce della Parola di Dio la situazione del suo tempo, prendeva atto che l’umanità era di fronte ad una grave crisi antropologica. Nell’analisi proposta la GS mette in risalto i profondi cambiamenti, che le nuove scoperte e l’innovazione tecnologica hanno provocato nella vita personale e sociale dell’umanità, ma allo stesso tempo non manca di far osservare come questi rapidi mutamenti abbiano accresciuto lo stato di alienazione dell’uomo.

Per la GS il mondo che le sta di fronte è profondamente segnato da sentimenti contrastanti, che portano l’umanità a  «sentire il peso della inquietudine, tormentata tra la speranza e l’angoscia, mentre si interroga sull’attuale andamento del mondo, il quale sfida l’uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta» (GS 4). 

Le cause di tale inquietudine sono sintetizzate dal Concilio in tre fattori: 
1. «mentre l’uomo tanto largamente estende la sua potenza, non sempre riesce a porla a suo servizio».
2. «si sforza di penetrare nel più intimo del suo animo, ma spesso appare più incerto di se stesso»
3. «scopre man mano più chiaramente le leggi della vita sociale, ma resta poi esitante sulla direzione da imprimervi» (GS 4).

Oggi è papa Francesco nella sua esortazione Evangelii Gaudium (= EG) a guardare il mondo alla luce della Parola di Dio per cogliere nell’affascinante progresso scientifico e tecnologico i segni evidenti di una crisi antropologica, che non sembra trovare una via di uscita: 

«L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. (…) Questo cambiamento epocale è stato causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità, velocità e accumulazione si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. Siamo nell’era della conoscenza e dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo. (…) La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!» (EG 52-55).
...
     Il rischio che l’umanità sta correndo è quello di non riuscire più a comprendere il senso del suo stare in questo mondo. Intanto sono caduti i grandi racconti, capaci di veicolare una visione del mondo e della vita ed in grado di offrire un orientamento al cammino di una determinata comunità. Gran parte della riflessione contemporanea tende a sottolineare la libertà da ogni vincolo, anche morale, perché ogni singola persona sceglie secondo la propria sensibilità e i propri desideri.
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     Di fronte a tutto ciò Dio non smette di inseguire l’umanità. Egli è Colui che riprende l’iniziativa, riaprendo il dialogo con l’umanità. Egli si fa Pastore buono, pronto a dare la sua vita per le pecore, ma fa ancora di più, perché in Gesù Egli si fa fratello di ogni uomo, perché anche l’ultimo, il più scartato di tutti sia salvo.
    Dopo la caduta dei “due” Dio mostra tutta la sua misericordia, mettendosi alla ricerca dell’uomo e, chiamandolo, gli pone il primo e fondamentale interrogativo: “Dove sei?”(Gen 3,9). E’ una domanda che Dio rivolge ad una umanità smarrita, che ha perso il senso del suo essere “uomo”.
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  video integrale

Guarda il calendario degli incontri:

  Locandina (PDF)
 

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OREUNDICI - IL QUADERNO DI GENNAIO 2015 LA TERRA CASA COMUNE - L'EDITORIALE di Mario De Maio - ACCETTARE IL PROPRIO POSTO non siamo noi i piccoli del Regno di Arturo Paoli


OREUNDICI

IL QUADERNO DI GENNAIO 2015

LA TERRA CASA COMUNE

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Ero in Brasile a Madre terra quando ho ascoltato le parole che papa Francesco rivolgeva all’incontro mondiale dei movimenti popolari il 28 ottobre. «Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra. […]Terra, casa, lavoro. Un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla gente». Questo discorso sembrava rivolto proprio a noi di Ore undici che insieme ai convegni e alle attività culturali, abbiamo voluto associare un sogno da condividere con i giovani emarginati che vivono a Foz do Iguaçu. Il sogno, lasciatoci in eredità da fratel Arturo Paoli, è quello di creare una comunità di agricoltori, con l’obiettivo di vivere con la natura, nella relazione, nell’amicizia e nella solidarietà con gli ultimi. Abbiamo chiamato questo progetto “Madre terra” perché la terra, come una madre, è fonte di vita materiale e spirituale per tutti, sia per i giovani brasiliani che per noi cittadini del “primo mondo”. 
...
Accogliamo gli appelli che ci vengono sempre più numerosi a salvare la nostra specie e l’ecosistema nel quale viviamo. È l’augurio che ci facciamo reciprocamente.

  L'EDITORIALE di Mario De Maio

ACCETTARE IL PROPRIO POSTO  
non siamo noi i piccoli del Regno
di Arturo Paoli

La parola petitesse mi pare intraducibile: è nata in Francia e là bisogna ricercarne il senso. Tocca il culmine della sua fortuna nella storia della piccola Teresa che fa della petitesse il tema della sua vita. Di lì, da questa vita austera e semplice forse troppo volgarizzata, ha origine anche la decadenza di questa parola. La sua fortuna si deve alla grandeur francese che si inquadra nella Terza Repubblica dalla metà dell’Ottocento fino alla guerra mondiale del ’14. In controluce rispetto a questa ubriacatura venata di propositi civilizzatori e missionari, i convertiti, tra cui il Padre de Foucauld, lessero nel Vangelo il messaggio rivelato ai piccoli e agli umili della terra, a quelli che occupano l’ultimo posto nella scala sociale. A questi cristiani violenti dobbiamo una lettura del Vangelo che sottolinea particolarmente la povertà, la piccolezza, l’abiezione. La sola contestazione possibile alla grandezza politica era quella di ridursi a delle proporzioni di povertà, alla scelta del deserto. Membri di una comunità che trova la ragione di vivere nel costruire una patria grande e dalla voce forte, vivono il paradosso del Vangelo che illumina la fecondità del servizio, dell’occupare l’ultimo posto, del porgere l’altra guancia a chi ti attacca. Tutti questi, canonizzati o no, sono i santi della petitesse. Farsi piccoli, scomparire, morire nella terra come il chicco di grano è il tema che fa da controluce alla ricerca della grandezza, della nobiltà della spada, dell’abilità del gioco politico, per garantire alla figlia primogenita della Chiesa il diritto di “civilizzare i barbari”.
Santa Teresa entra senza apparenti rotture da un mondo piccolo-borghese in questo mondo di "abbassati e umiliati". La sua apparente facilità, il suo modo di vivere il Vangelo quasi di istinto,, la sua abilità nel servirsi dei limiti, dei vuoti, della povertà di carattere, ha fatto scuola e ha certamente scrostato il Vangelo dalle sovrapposizioni storiche e moralistiche di cui lo aveva ricoperto la letteratura religiosa. Forse il colpo più forte al manicheismo non è quello del Vaticano II, ma quello di Santa Teresa in cui la petitesse ha preso il senso di normalità. Lei ha detto che in fondo non occorre essere dei giganti, né nel senso dell’altezza né in quello della profondità. È più evangelico accettare il proprio posto che cercare affannosamente l’ultimo. Non voglio contrapporre i grandi convertiti a Santa Teresa, perché anche quelli che hanno cercato l’ultimo posto a poco a poco hanno dovuto coincidere con l’accettazione del proprio posto. Santa Teresa non è opposta, rappresenta piuttosto il punto di arrivo. Le decisioni violente, se non approdano alla scoperta e all’accettazione di “come siamo nella verità”, sono false. La conversione matura non nel superuomo ma nell’uomo riportato alle sue proporzioni vere. E Santa Teresa marca questo punto d’arrivo. 
L'uggia invincibile per la petitesse mi è venuta al sentirne parlare in certi ambienti. 
...

  ACCETTARE IL PROPRIO POSTO non siamo noi i piccoli del Regno di Arturo Paoli

A questo mondo disumano, 
fatto di direttive e di risultati tangibili, 
distribuiamo sorrisi, fiori, baci, gatti, musica, sogni, preghiere, gratuità. 
Questo è il maggiore affronto, la controcultura più profonda.

Adriana Zarri


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"Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore" Messaggio per la 49ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali



MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XLIX GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 

Comunicare la famiglia: 
ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore

Il tema della famiglia è al centro di un’approfondita riflessione ecclesiale e di un processo sinodale che prevede due Sinodi, uno straordinario – appena celebrato – ed uno ordinario, convocato per il prossimo ottobre. In tale contesto, ho ritenuto opportuno che il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali avesse come punto di riferimento la famiglia. La famiglia è del resto il primo luogo dove impariamo a comunicare. Tornare a questo momento originario ci può aiutare sia a rendere la comunicazione più autentica e umana, sia a guardare la famiglia da un nuovo punto di vista.

Possiamo lasciarci ispirare dall’icona evangelica della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-56). «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”» (vv. 41-42).

Anzitutto, questo episodio ci mostra la comunicazione come un dialogo che si intreccia con il linguaggio del corpo. La prima risposta al saluto di Maria la dà infatti il bambino, sussultando gioiosamente nel grembo di Elisabetta. Esultare per la gioia dell’incontro è in un certo senso l’archetipo e il simbolo di ogni altra comunicazione, che impariamo ancora prima di venire al mondo. Il grembo che ci ospita è la prima “scuola” di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Questo incontro tra due esseri insieme così intimi e ancora così estranei l’uno all’altra, un incontro pieno di promesse, è la nostra prima esperienza di comunicazione. Ed è un'esperienza che ci accomuna tutti, perché ciascuno di noi è nato da una madre.

...

La famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli. Non lottiamo per difendere il passato, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro.

Dal Vaticano, 23 gennaio 2015Vigilia della festa di san Francesco di Sales

Francesco


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 FRANCESCO
 


 


    Udienza Generale - del 21 gennaio 2015: Viaggio Apostolico in Sri Lanka e Filippine


   Omelia - Sri Lanka - Filippine: Santa Messa (Tacloban International Airport, 17 gennaio 2015)

   Omelia - Sri Lanka - Filippine: Santa Messa nel Rizal Park (Manila, 18 gennaio 2015)


  
Discorso - Sri Lanka - Filippine: Incontro con Sacerdoti, Religiose, Religiosi, Seminaristi e famiglie dei superstiti del tifone Yolanda (Cattedrale di Palo, 17 gennaio 2015)

   Discorso - Sri Lanka - Filippine: Incontro con i Giovani nel campo sportivo dell’Università Santo Tomas (Manila, 18 gennaio 2015)

   Discorso - Sri Lanka - Filippine: Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno dalle Filippine (Volo Papale, 19 gennaio 2015)

   Discorso - Ai Dirigenti, agli Agenti e al Personale dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano (22 gennaio 2015)

   Discorso - Alla Delegazione Ecumenica dalla Finlandia, in occasione della festa di Sant'Enrico (22 gennaio 2015)

   Discorso - Inaugurazione dell'Anno Giudiziario del Tribunale della Rota Romana (23 gennaio 2015)


   Viaggio Apostolico - in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015)


   Messaggio - XLIX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2015 - Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore


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17/01/2015:

   La con-passione di Dio...

18/01/2015:

  Quante volte dimentichiamo...

19/01/2015:

  Ai miei amici nello Sri Lanka e nelle Filippine...


22/01/2015:
Con questo tweet, sull’account ‘@pontifex’, Papa Francesco ha inviato il suo sostegno alla annuale marcia per la vita svoltasi a Washington.
  Ogni vita è...


 
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Il progetto di Bergoglio è quello di dare un taglio netto alle sedi al di sotto dei 90mila abitanti, che comporterà la diminuzione di una quarantina di vescovi italiani e parecchi mal di pancia nell'episcopato
A svelare il progetto, che fino a quel momento era “sub secreto pontificio”, era stato lo stesso Francesco due mesi dopo l’elezione, il 23 maggio 2013, incontrando per la prima volta, nella Basilica Vaticana, tutto l’episcopato italiano. In quell’occasione, parlando a braccio, Bergoglio aveva affidato alla Cei “il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche”, ma anche “il lavoro di rendere forti le Conferenze episcopali regionali, perché siano la voce di tutte le regioni, tanto diverse”. E qui il Papa aveva svelato: “Io so che c’è una commissione per ridurre un po’ il numero delle diocesi tanto pesanti. Non è facile, ma c’è una commissione per questo. Andate avanti con fratellanza”.
Ma ora che il lavoro è arrivato al termine e che spetta solo a Francesco decidere di dare l’ok definitivo i malumori aumentano...

  Papa Francesco, “spending review” nella Chiesa italiana: saranno abolite 36 diocesi

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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 21 gennaio 2015 - foto, testo e video



 21 gennaio 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Oggi mi soffermerò sul viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine, che ho compiuto la scorsa settimana. Dopo la visita in Corea di qualche mese fa, mi sono recato nuovamente in Asia, continente di ricche tradizioni culturali e spirituali. Il viaggio è stato soprattutto un gioioso incontro con le comunità ecclesiali che, in quei Paesi, danno testimonianza a Cristo: le ho confermate nella fede e nella missionarietà. Conserverò sempre nel cuore il ricordo della festosa accoglienza da parte delle folle – in alcuni casi addirittura oceaniche –, che ha accompagnato i momenti salienti del viaggio. Inoltre ho incoraggiato il dialogo interreligioso al servizio della pace, come pure il cammino di quei popoli verso l’unità e lo sviluppo sociale, specialmente con il protagonismo delle famiglie e dei giovani.

...

Ringrazio il Signore per questa visita pastorale in Sri Lanka e nelle Filippine. Gli chiedo di benedire sempre questi due Paesi e di confermare la fedeltà dei cristiani al messaggio evangelico della nostra redenzione, riconciliazione e comunione con Cristo.

  video della catechesi
Appello
...

  il testo integrale

 
video integrale


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«Signore Gesù, abbi pietà di me. Intercedi per me!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

22 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“Gesù intercede per noi in ogni momento”

«Gesù salva e Gesù è l’intercessore: queste sono le due parole chiave» per capire «il punto essenziale», ciò che è «più importante» per la nostra vita. È questa la verità di fede che Papa Francesco ha riaffermato nella messa di giovedì mattina, 22 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.

Alla celebrazione erano presenti rappresentanti della comunità slovacca residente a Roma. Dando loro il benvenuto, all’inizio, il Pontefice ha voluto esprimere vicinanza a «quella Chiesa slovacca coraggiosa che in questo momento, in questo tempo, lotta per difendere la famiglia. Avanti e coraggio!».

Per la meditazione sul ministero di Gesù, il Papa ha preso le mosse dal brano del Vangelo proposto dalla liturgia odierna (Marco, 3, 1-12) dove, ha fatto notare, «per tre volte si dice la parola “folla”». Il passo evangelico ci racconta infatti come «il popolo di Dio trova in Gesù una speranza perché il suo modo di agire, di insegnare, tocca il cuore, arriva al cuore, perché ha la forza della Parola di Dio». E «il popolo sente questo e vede che in Gesù si compiono le promesse, che in Gesù c’è una speranza».

Oltretutto, ha aggiunto Francesco, quel «popolo era un po’ annoiato dal modo di insegnare la fede dai dottori della legge di quel tempo che caricavano sulle spalle tanti comandamenti, tanti precetti, ma non arrivavano al cuore della gente». Perciò «quando vede e sente Gesù, le proposte di Gesù, le beatitudini, sente dentro qualcosa che si muove — è lo Spirito Santo che suscita questo! — e va a trovare Gesù».

Ma l’evangelista Marco, secondo Francesco, «vuole spiegare perché tanta gente viene da Gesù». Il Vangelo ci dice che «parla con autorità, non come parlano gli scribi, i farisei, i dottori della legge». Poi «Gesù guarisce la gente» che, comunque, «va un po’ cercando il proprio bene». Del resto, ha riconosciuto, «mai possiamo seguire Dio con purezza di intenzione dall’inizio, sempre un po’ per noi, un po’ per Dio, e il cammino è purificare questa intenzione». Così «la gente va, cerca Dio, ma cerca anche la salute, la guarigione». E per questa ragione «si gettavano su di Lui per toccarlo, perché venisse fuori quella forza e li guarisse».

«Così è Gesù — ha spiegato Francesco — e questo è un momento della vita di Gesù che si ripete». Ma «c’è qualcosa di più importante dietro a questo». Infatti ciò che davvero è «più importante non è che Gesù guarisca», che poi è anche «un segno di un’altra guarigione». O che «Gesù dica parole che arrivano al cuore» anche se «questo aiuta per andare nella via di Dio».

Per comprendere bene «cosa è più importante nel ministero di Gesù» Francesco ha riproposto il contenuto della prima lettura (Lettera agli ebrei, 7, 25 - 8, 6) dove, ha affermato, «ci sono due parole» fondamentali: «Fratelli, Cristo può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio. Egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore». Dunque, «Gesù salva e Gesù è l’intercessore. Queste sono le due parole chiave».
...

In tale prospettiva Francesco ha suggerito di pregare con queste semplici parole:«“Signore Gesù, abbi pietà di me”. Intercedi per me!»
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  Messa a Santa Marta - Chi intercede per noi

  video


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VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE - 12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / conferenza stampa sul volo di ritorno


INCONTRO DEL SANTO PADRE CON I GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO VERSO MANILA

Volo Papale
Giovedì, 15 gennaio 2015

E’ durato circa tre quarti d’ora il colloquio del Papa coi giornalisti durante il volo verso Manila. Tanti i temi affrontati.

  il testo integrale

  video

Vedi anche il nostro precedente post (all'interno i link a quelli precedenti):
  VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN SRI LANKA E FILIPPINE -12/19 GENNAIO 2015 (Cronaca, foto, testi e video) / 4


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  La terza giornata di Papa Francesco in Sri-Lanka visto da Padre Antonio Spadaro SJ

  La quarta giornata di Papa Francesco in Sri-Lanka visto da Padre Antonio Spadaro SJ

  Il rientro di Papa Francesco dalle Fillippine visto da Padre Antonio Spadaro SJ

 il video della fondazione Anak Tnk, una realtà filippina sorta nel 1998 per iniziativa di un sacerdote gesuita. Si tratta di una fondazione che si occupa del sostegno ai bambini poveri di Manila. Il 16 gennaio scorso, durante il suo viaggio apostolico, il Pontefice ha incontrato i bimbi e gli educatori della fondazione.

 
Il Papa commosso dai bimbi di strada (video)

A Manila il pontefice e il cardinale Tagle hanno salutato la folla con un saluto che ha suscitato diverse critiche

  Gelsomino Del Guercio:   Il gesto delle corna fatto dal Papa è legato al satanismo?

Papa Francesco è entrato nel cuore della geopolitica dell’Asia dove una condivisa memoria dei conflitti passati, come in Sri Lanka, non riesce a farsi strada tra odio che non passa e misericordia che non s’affaccia nei cuori e dove neppure si riesce a costruire un percorso giudiziario dei crimini.

  Alberto Bobbio:   La Chiesa per far crescere la democrazia

L’avevano sconsigliato di andare. «È troppo pericoloso, Santità – gli hanno detto – il tifone è in arrivo e non scherza». E la tempesta tropicale è arrivata. Proprio lì, a Tacloban, dove un anno fa il tifone Yolanda causò oltre 6mila morti devastando intere città. Lì dove Francesco era atteso. Non ha voluto cancellare. Ed è sceso tra quella folla, centinaia di migliaia di persone sotto la pioggia battente, le raffiche di vento. Un impermeabile giallo trasparente come quello distribuito a tutti per l’emergenza. La veste bianca fradicia, le fronti baciate, le facce bagnate di lacrime. Il silenzio. La cronaca e le immagini ci hanno restituito ogni angolo di questi momenti. Ma quando al mattino presto di ieri sono cominciati ad arrivare in Italia i primi resoconti, neanche le parole dei reporter sembravano sufficienti

  Stefania Falasca:   Nel cuore del popolo. La vera condivisione

... Con queste parole di Francesco durante l'udienza generale del mercoledì è tornato su quanto aveva aveva detto lunedì 19 gennaio poco dopo la partenza dell'aereo da Manila, nella conferenza stampa con i giornalisti del volo papale, durante quale aveva pronunciato l'ormai famosa frase sui conigli. Il messaggio veicolato da molti media era stato quello di un invito al controllo delle nascite - qualcuno ha parlato di un'apertura alla contraccezione  - come pure della benedizione del numero di tre figli come ideale per la famiglia cattolica. È sempre utile, in questi casi, rifarsi al testo originale. Talvolta può diventare indispensabile, tenendo anche conto, nel leggere le risposte del Pontefice, di quale fosse la domanda di partenza...

  Andrea Tornielli:   Conigli e numero di figli: ciò che il Papa ha detto e non ha detto


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Testo della lettera che Papa Francesco ha indirizzato a ciascuno dei nuovi venti cardinali


Pubblichiamo il testo della lettera che Papa Francesco ha indirizzato a ciascuno dei venti cardinali che saranno creati nel concistoro del prossimo 14 febbraio.
Caro fratello,

oggi è stata resa pubblica la tua designazione come Cardinale della Santa Chiesa Romana. Ti giunga il mio saluto con l’assicurazione della mia preghiera. Chiedo al Signore di accompagnarti in questo nuovo servizio, che è un servizio di aiuto, sostegno e speciale vicinanza alla persona del Papa e per il bene della Chiesa.
...

Mantenersi in umiltà nel servizio non è facile quando si considera il cardinalato come un premio, come culmine di una carriera, una dignità di potere o di superiore distinzione. Di qui il tuo impegno quotidiano per tenere lontane queste considerazioni, e soprattutto per ricordare che essere Cardinale significa incardinarsi nella Diocesi di Roma per darvi testimonianza della Risurrezione del Signore e darla totalmente, fino al sangue se necessario.

Molti si rallegreranno per questa tua nuova vocazione e, come buoni cristiani, faranno festa (perché è proprio del cristiano gioire e saper festeggiare). Accettalo con umiltà. Solo fai in modo che, in questi festeggiamenti, non si insinui lo spirito di mondanità che stordisce più della grappa a digiuno, disorienta e separa dalla croce di Cristo.

...

  Brevi cenni biografici dei 20 Cardinali che saranno creati da Papa Francesco nel Concistoro del 14 febbraio 2015

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  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm