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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Si
cambia tutto per non cambiare niente. Così si potrebbe sintetizzare
l’allarme lanciato da Psichiatria democratica sul superamento degli
Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), previsto per il 31 marzo 2015
ma che, secondo l’organizzazione fondata da Franco Basaglia, potrebbe
tradursi in un’operazione di puro maquillage. “Gli internati ancora
sottoposti alle misure di sicurezza rischiano di finire in Residenze
per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (Rems) – spiega
Cesare Bondioli, responsabile carcere e Opg di Psichiatria democratica
– collocate negli stessi luoghi e gestite dallo stesso personale
sanitario e penitenziario del vecchio Opg. Insomma, una continuazione,
sotto altro nome, del vecchio internamento”. Particolarmente
allarmante, secondo Psichiatria democratica, la decisione della Regione
Sicilia che, se confermata, attiverebbe la Rems nell’area dell’Opg di
Barcellona Pozzo di Gotto: “Un’operazione gattopardesca, che lascia
tutto come prima”, la definisce Bondioli, che punta il dito anche
contro la soluzione adottata nell’Opg di Castiglione delle Stiviere in
Lombardia, sottoposto da sempre alle dipendenze del Servizio sanitario
nazionale piuttosto che del ministero della Giustizia. “Ma questa
particolare condizione non giustifica la riorganizzazione in più moduli
da 20 posti. In questo modo andrà avanti esattamente come ora”,
commenta il rappresentante di Psichiatria democratica.
L’allarme
riguarda però anche i cosiddetti “dimissibili”, ovvero quegli internati
non più sottoposti alle misure di sicurezza e ormai esclusivamente
sotto la responsabilità del Servizio sanitario nazionale
...
Ospedali psichiatrici giudiziari: il rischio è una chiusura di facciata
Le
persone normalmente non si interrogano su come possa essere la vita
all’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario. E perché
dovrebbero? La risposta sarebbe sgradevole e nessuno ha voglia di
pensare a cose sgradevoli. É per questo che più passa il tempo più
costruzioni come carceri e ospedali psichiatrici vengono spostate fuori
dai centri urbani, così che a nessuno capiti di rovinarsi la giornata
passeggiando nei dintorni, trovandosi di fronte domande che
preferirebbe evitare. Anche se ovviamente ignorare un problema non ha
mai contribuito a risolverlo, come sanno bene i soci della Società
della Ragione e di StopOPG.
...
Il
diritto alla cura e al recupero sociale viene lasciato indietro. La
domanda che si pongono è quasi sempre quella: dove li mettiamo? Qualche
tempo fa è stato ipotizzato di chiudere gli opg e creare trenta rems,
ovvero trenta residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza
sanitaria: questo è una soluzione transitoria che dobbiamo scongiurare,
così come quella di un’ulteriore proroga. E’ fondamentale non mettere
in discussione il lavoro fatto fino ad oggi, uscire dalla logica del
doppio binario, che giudica diversamente il reato commesso dal matto e
quello commesso dal sano. I cittadini vanno giudicati per quello che
hanno fatto, non per la malattia che hanno. La pena dev’essere giusta,
le modalità attraverso le quali verrà scontata studiate a seconda della
malattia. Purtroppo il nesso tra malattia e pericolosità è ancora in
vita”...
I volti dell’alienazione, la follia dell’umanità violata
Vedi anche il nostro post (all'interno i link ai post precedenti):
Opg: un orrore prorogato
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La violenza irrazionale
di Tonio Dell'Olio
L'efferata
violenza quotidiana che gli uomini dell'Isis ci rovesciano addosso
attraverso i video delle decapitazioni non deve avere il potere di
trasformarci.
Il
rischio è che, alla fine, quelle esecuzioni non facciano più notizia e
che noi ci rassegniamo o ci abituiamo, oppure le contempliamo
nell'orizzonte degli incidenti possibili in una certa parte del mondo.
Forse, ancora peggio, può avvenire che proprio quello scempio di vita
ci cambi, fino a farci montare la rabbia che chiede di rispondere con
altrettanta ferocia.
E
invece oggi più che mai è necessario non perdere la capacità di
indignarci, di partecipare del dolore delle vittime e delle persone
loro più care, per provare tutto il disgusto possibile verso la
violenza. Tutta la violenza. Ogni violenza.
...
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NO A BANCHE ARMATE,
SI’ A DIFESA NON ARMATA
di Alex Zanotelli
La
guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud
Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram
(Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il
popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta
sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come
sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una
carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia.
E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO
che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina
alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata
a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai
denti.
A
livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi di
dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro
al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per
gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari.
...
E’
ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva
Gesù, “i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!”
Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita.
Alex Zanotelli
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Venerdì
6 febbraio è la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali
femminili. Dal 20 dicembre 2012 l'Onu, con una risoluzione approvata
all'unanimità, ne ha dichiarato la messa al bando universale: ogni anno
sono 3milioni le ragazze che vengono "tagliate".
...
La
campagna viaggia anche sui social: in un video sulla pagina Facebook di
Amref si vedono alcune ragazze ballare: non hanno subito la mutilazione
genitale e la loro libertà di movimento va di pari passo con la libertà
da una pratica dolorosa e dannosa.
video
Il
problema esiste anche in Italia, dove sono "almeno 50 mila" le bambine
vittime di Mgf secondo Plan, ente no profit internazionale impegnato
nella tutela dell'infanzia. "Le Mgf seguono il flusso migratorio, per
cui in Europa vi sono moltissimi casi e purtroppo l'Italia ne detiene
il primato", spiega Plan che lancia il suo appello al governo: «Si
impegni ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle
Mgf in Italia e in tutti i Paesi in cui vengono ancora praticate,
mediante leggi e sanzioni rigorose per i trasgressori e l'istituzione
di assistenza sanitaria gratuita per tutte le vittime che soffrono per
le complicanze, favorendo, inoltre, la diffusione di informazioni sul
tema insieme alla condivisione di esperienze che dimostrano l'efficacia
dell'abbandono delle Mgf".
Il
fenomeno delle mutilazioni genitali femminili è "una pratica crudele e
disumana", che "va proibita ovunque senza esitazioni": lo afferma, in
una lettera aperta in occasione della Giornata mondiale contro le Mgf,
la deputata del Pd Giovanna Martelli, consigliera del premier Matteo
Renzi in materia di Pari opportunità.
6 febbraio: la Giornata contro le mutilazioni femminili
Vedi anche:
- Giornata Mondiale Mutilazioni Genitali Femminili 6/2 (AMREF Italia)
- Giornata mondiale della Tolleranza Zero contro le mutilazioni genitali femminili (ONU Italia)
- 6 Febbraio: Giornata contro le mutilazioni genitali femminili (Plan Italia)
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La povertà e la fame nella
capitale. Fa quindi un certo effetto scoprire che, nella Giornata
dedicata alla prevenzione dello spreco alimentare in Italia (celebrata
il 5 febbraio), le Acli di Roma abbiano lanciato un grido di allarme:
proprio nella capitale d’Italia il 4% della popolazione (pari a 114.819
cittadini) vive sotto la soglia di povertà, mentre il 7% (200.934
cittadini) mangia in maniera adeguata solo ogni due giorni. Ciò
significa, in altre parole, che per metà settimana questo 7% di romani
non può permettersi di acquistare cibo sufficiente. Tutto ciò avviene
mentre sempre a Roma, calcolano le Acli, ogni giorno vengono sprecate
20 tonnellate di pane, circa il 10% della produzione totale.
Luigi Crimella: Spreco alimentare intollerabile A Roma un sussulto
Il
direttore della Fao, José Graziano da Silva: «Buttiamo via un terzo
degli alimenti». L’Expo sarà l’occasione per promuovere un Pianeta
sostenibile
Elisabetta Soglio: «Il mondo a fame zero è possibile, un lusso insulso lo spreco di cibo»
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LEGGERSI
le due paginette con le quali la Giunta per le immunità del Senato
dichiara non processabile il collega Calderoli, che diede dell’orango a
Cécile Kyenge, è utile per capire quanto lo spirito corporativo vincoli
tra loro gli esponenti politici, o gran parte di loro, ben al di là di
quanto le idee possano dividerli. La discussa parola “casta” risuona,
in casi come questo, con indiscutibile efficacia, lampante come un
autoscatto.
Michele Serra: Se chiamare orango la Kyenge "fa parte del linguaggio politico"
intervista a Cécile Kyenge
«Evidentemente quest’argomento è mal conosciuto da parte di tanti. Se poi l’abbiano fatto con
calcoli elettorali troverei la cosa ancora più grave. Ma io vado avanti, adesso dovrà esprimersi
l’aula, spero che questo sia stato solo un incidente di percorso. Se una persona che rappresenta le
istituzioni può insultare chiunque mi chiedo: chi protegge i deboli in questo Paese? Si sta creando
un precedente molto pericoloso»
Annalisa Cuzzocrea: “Assolto per avermi detto orango triste il Pd che difende Calderoli” (pdf)
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti
LA DONNA NELLA BIBBIA
E
NELLA STORIA DELLA CHIESA
Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)
"E'
bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli
evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E'
un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai
nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità
dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano
dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il
racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)
Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00
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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME) AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
Dal 28 Gennaio all’11 Marzo
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Quando il Signore è con noi...
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Gesù era in mezzo alla folla...
Salirà presto agli onori degli
altari l’arcivescovo di San Salvador, Oscar Arnolfo Romero Galdámez,
che il 24 marzo di 25 anni fa fu ucciso a San Salvador mentre era
sull’altare per la celebrazione della Messa. Papa Francesco ha
autorizzato la promulgazione del decreto riguardante il suo martirio e
domani (4 febbraio), alle 12.30, l’arcivescovo Vincenzo Paglia,
postulatore della Causa di Beatificazione, parlerà ai media in Sala
Stampa Vaticana.
Viviamo molto al di fuori di noi stessi...
Gesù è incomprensibile a chi non è disposto...
Ogni famiglia ha bisogno di...
Dietrich Bonhoeffer nasceva a Breslavia il 4 febbraio 1906
Il primo servizio che si deve al prossimo...
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La Chiesa è Chiesa soltanto se...
Partono i discepoli a due a due...
Non c'è assolutamente posto nel ministero per coloro che...
Come vorrei una Chiesa povera...
Se uno vive un cristianesimo molto buono...
Piove a Roma? ecco la nuova iniziativa di Papa Francesco per i senzatetto...
Per fare fronte a queste giornate di forte maltempo anche nella città
di Roma, papa Francesco ha fatto distribuire 300 ombrelli ai senzatetto
che gravitano intorno al Vaticano e in altre zone della capitale. Lo
dice all'ANSA l'elemosiniere apostolico, mons. Konrad Krajewski, che ha
gestito l'iniziativa per conto del Pontefice.
Per rispondere ai bisogni dei clochard, riferisce mons. Krajewski, sono
stati utilizzati 300 ombrelli dimenticati dai turisti in visita ai
Musei Vaticani.
Piove a Roma? ecco la nuova iniziativa di Papa Francesco per i senzatetto...
per sorridere...
piccoli grandi gesti, non solo parole...
Senza parole (vignetta)
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La processione della Candelora,
che si celebra il 2 febbraio, quaranta giorni dopo il Natale, sarebbe
un contrapposto a quella dei Lupercalia dei Romani e si lega alla festa
della Presentazione di Gesù Bambino al tempio durante il quale Gesù
viene definito dal vecchio Simeone «luce per illuminare le genti»
CANDELORA, DAI RITI PAGANI A CRISTO "LUCE DEL MONDO"
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Prepararsi alla liturgia domenicale
IV domenica del T.O.
"Parole e parole" di Antonio Savone
Aveva
parlato di un Dio alle porte della vita di ogni uomo (il regno di Dio è
vicino) e di una conversione vista non anzitutto come un ravvedersi dei
propri peccati quanto di un credere a una buona notizia. Ed eccolo,
Gesù, alle prese con un’umanità psichicamente disgregata (e forse non
consapevole) mentre, come ogni buon ebreo, si ritrova a frequentare di
sabato la sinagoga.
Dovette
colpire particolarmente quel suo modo di parlare e di fare, se riuscì a
strappare lo stupore dei presenti: Tutti erano stupiti… Finalmente una
predica non noiosa, se le sue parole fecero breccia e trovarono
consenso.
È
vero: non tutte le parole si equivalgono. Ci sono parole e parole. E
ciascuno di noi ha una sorta di sensore personale per riconoscerne la
differenza.
Ci
sono parole vuote portate via dal vento per la loro inconsistenza, ci
sono parole leggere che non riescono ad entrare nelle profondità del
nostro cuore e perciò scivolano via, ci sono parole che nascono dal
bisogno di primeggiare, ci sono parole che nascono dall’invidia o dalla
gelosia, ci sono parole che feriscono più di ogni arma, ci sono parole
che promettono e non mantengono, ci sono parole che scatenano reazioni
violente, ci sono parole di circostanza.
Non così le parole proferite da Cristo Gesù... ...
Il
grido con cui la scena si conclude (straziandolo e gridando forte) ci
ricorda che il prezzo della nostra libertà passa sempre attraverso non
poche lacerazioni e prese di distanza.
Parole e parole
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mc 1,21-28
Subito
dopo la chiamata alla sequela, Marco ci presenta Gesù come colui che
insegna. L'evangelista non ci informa circa l'oggetto del suo
insegnamento, afferma soltanto che Gesù suscita stupore, meraviglia in
coloro che lo ascoltano.
E' lo stupore, la meraviglia di chi, per la prima volta nella vita, ascolta una Parola nuova, una Parola che ridona speranza, un "Evangelo" che
libera e risana coloro che lo accolgono. Chi non accoglie la novità di
vita portata da Gesù sono coloro che, come gli scribi, ritengono
loro stessi gli unici detentori e interpreti della Verità Rivelata, coloro che si chiudono e si trincerano nel:
"Si è fatto sempre così, perché cambiare?".
Induriscono
il loro cuore nascondendo a loro stessi e agli altri la verità
rimanendo refrattari alla novità dello Spirito di Dio. Gli scribi (soferim),
erano persone pie che, dopo un lunghissimo studio e approfondimento
della Torah, ricevevano attraverso l'imposizione delle mani, lo Spirito
di Mosè, lo Spirito della profezia. Da quel momento in poi diventavano
i Teologi ufficiali, unici interpreti della Legge di Dio, e la loro
autorità in materia religiosa era ritenuta persino più grande di quella
dello stesso Sommo Sacerdote. Erano l'infallibile Magistero dell'epoca.
Nel Talmud (libro sacro degli ebrei) si giunge ad asserire che:
"Le decisioni e le parole degli scribi sono superiori alla Torah"(Ber.M. 1,3).
...
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31 gennaio memoria liturgica di San Giovanni Bosco
Dobbiamo essere lux mundi...
Voi siete la delizia...
Sii con Dio come l'allodola...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Intervista
al rettor maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime: "Siamo
nati per stare nelle periferie, come dice papa Francesco"
Non
smettono di «andare all’incontro con i giovani, soprattutto con quelli
più poveri». A duecento anni dalla nascita di don Bosco la Famiglia
Salesiana continua la sua missione in 132 Paesi del mondo, dall’Asia
all’Europa. Sapendo che «il cuore dei ragazzi è lo stesso ovunque e in
ogni tempo, anche se la realtà dei giovani europei e quella dei ragazzi
di strada dell’India non hanno nulla in comune. Eppure con il nostro
sistema pedagogico preventivo, che è quello sperimentato da don Bosco,
ci accorgiamo che sempre, quando un giovane vede che chi gli sta
accanto cerca il suo bene, apre il suo cuore nello stesso modo». Don
Ángel Fernández Artime, 54 anni, da quasi uno eletto rettor maggiore e
decimo successore di don Bosco, ha lo sguardo sereno e i gesti
accoglienti. Preoccupato solo di una cosa: che la grande Famiglia
Salesiana resti fedele al suo carisma.
Un carisma ancora attuale?
«Papa
Francesco dice sempre alla Chiesa di andare verso le periferie. Ecco,
noi Salesiani siamo nati in periferia. Pensiamo a cosa è stato Valdocco
per la Torino del 1800 o cosa è stato Mornese dove sono nate le Figlie
di Maria Ausiliatrice. Le periferie sono nel nostro Dna. Come rettor
maggiore, con il mio consiglio, la mia preoccupazione è la fedeltà a
questo. E siamo fedeli quando siamo accanto e insieme ai giovani più
poveri per educare ed evangelizzare. Tutto il resto viene dopo».
SAN GIOVANNI BOSCO: ACCANTO AI GIOVANI E NELLE PERIFERIE
"I
giovani italiani, così come i giovani di tutto il mondo, hanno ancora
bisogno di noi, che siamo gli eredi di un grande uomo, vero figlio del
suo tempo e tessitore della storia, un uomo straordinario ma umile che
ha dato origine a un vasto movimento di persone sempre in cammino
ancora oggi, da questa periferia di Torino alle diverse periferie
esistenziali e geografiche del mondo". Il rettore maggiore dei
Salesiani don Angel Fernandez Artime ha aperto così, a Torino, le
celebrazioni del Bicentenario della nascita di Don Bosco.
200 anni con don Bosco, via alle celebrazioni
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INTUIZIONI PROFETICHE SULLA DONNA
NELL’ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO
fr. Egidio Palumbo ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
Incontro inserito nell'ambito della catechesi degli adulti "LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA" promossa dalla Parrocchia Santo Stefano Protomartire di Milazzo (ME) 20 GENNAIO 2015 1. Il contesto socio-culturale e controtendenza profetica Il
contesto socio-culturale che condiziona storicamente la visione della
donna nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, è quello soprattutto del patriarcato e dell’androcentrismo (la
centralità dell’uomo-maschio). Non poche sono le pagine bibliche –
sulle quali non mi soffermo – che mostrano questa precomprensione (a
volte pregiudizio) della donna, come pure le pagine della tradizione
ebraica. E tale precomprensione/pregiudizio è perdurato nei secoli
anche dell’occidente cristiano, plasmato dalla cultura greca e romana.
Ed in parte, lo dobbiamo ammettere, è presente anche oggi, nonostante
la diffusa cultura liberale e democratica, e nonostante, almeno per
quanto riguarda la comunità ecclesiale, la relazione liberante e perciò
in contrasto con il suo ambiente che Gesù con la donna (al riguardo
faremo alcuni accenni). Ebbene,
proprio tenendo presente tale contesto socio-culturale, risulta
interessante notare che vi sono alcune pagine dell’Antico e del Nuovo
Testamento che si muovono in controtendenza e mostrano di avere uno
sguardo profondamenteprofetico sulla donna e sulle relazioni uomo-donna. Su queste pagine ci soffermeremo, affinché siano lette con più attenzione e la profezia sulla donna che esse comunicano non passi inosservata e inascoltata. ... La donna, custode dell’umano La pagina di 1Pt 3,3-4.7 riguardo alla moglie e alla donna più in generale evidenzia alcune annotazioni interessanti. ‑ 1Pt 3,3-4 bisogna leggere così: «Il vostro ornamento non sia quello esteriore – capelli intrecciati, collane d’oro, vestiti di lusso – ma l’uomo nascosto nel cuore,
in uno spirito incorruttibile, mite e tranquillo… ». Viene suggerito di
coltivare una estetica spirituale, cioè di adornare l’interiorità, il
proprio stile di vita, il proprio modo di essere. Perché? Non
semplicemente per non darsi un’immagine poco reale di sé, ma, molto più
profondamente, perché ogni donna ha dentro di sé «l’uomo nascosto nel cuore», cioèporta l’umano nelle profondità del suo essere, è custode dell’umano.
La donna è icona dell’umanità, del mondo fatto di relazioni umane e
umanizzanti («in uno spirito incorruttibile, mite e tranquillo»). Se in
Gen 2,18.24 e in 1Cor 11,7.10 – come abbiamo visto – la donna rivela
all’uomo qualcosa del mistero della presenza di Dio, qui in 1Pt 3,1-9rivela all’uomo il volto dell’umanità e il senso della vera umanità. ‑ In 1Pt 3,7,
rivolgendosi ai mariti credenti, Pietro scrive (anche qui la traduzione
va cambiata): «Allo stesso modo, voi mariti, coabitate insieme con le
vostri mogli secondo la conoscenza/discernimento [che viene da Dio],
rendendo loro onore come a un vaso più delicato e come coeredi della grazia della vita, affinché non vengano ostacolate le vostre preghiere». La donna è «un vaso più delicato» perché è custode della vita, e per questo porta in sé l’umano che ci rappresenta tutti. ...
VIDEO INTEGRALE
Guarda anche il primo incontro:
"Ruth, l'amica" di Alberto Neglia, o.carm (VIDEO INTEGRALE)
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Il 2 febbraio 2010 nasceva
Pietre Vive il blog di Tempo Perso; per ricordare questo anniversario
ripubblichiamo il primo post, una riflessione di Enzo Bianchi sulla
festa liturgica della "Presentazione di Gesù al Tempio"
La data odierna ha un valore simbolico per tutti i Cristiani, per
questo è stata scelta per dare l'avvio a PIETRE VIVE, il blog di TEMPO
PERSO, siamo consapevoli di avere ancora tanto lavoro da fare... ma è
un inizio...
Presentazione di Gesù al Tempio
Il 2 febbraio tutte le chiese
cristiane celebrano la Presentazione di Gesù al Tempio; la festa
odierna ci ricorda che 40 giorni dopo la nascita del suo primogenito,
Maria portò il bambino al Tempio per riscattarlo con il sacrificio di
due tortore o due colombe, secondo la Legge di Mosè.Questo adempimento
della Legge ( anche il primo incontro ufficiale di Gesù con il suo
popolo, nella persona dell'anziano Simeone. Per questo le chiese
ortodosse chiamano la festa di oggi il Santo Incontro (hypapanté) del
Signore. E' un incontro e una manifestazione, poiché Maria entra nel
Tempio «per manifestare al mondo colui che ha dato la Legge e la
compie», e per accompagnare il Figlio nella sua prima offerta al
Padre.La festa della Presentazione sorse a Gerusalemme, dove è
attestata già nel IV secolo. Dalla liturgia gerosolimitana le liturgie
occidentali hanno attinto la processione delle candele, che hanno
conservato fino ai nostri giorni; essa trae origine dal cantico del
vecchio Simeone, il quale prendendo tra le braccia il piccolo Gesù
ringrazia Dio e riconosce in quel bambino la «luce per la rivelazione
alle genti e la gloria del popolo d'Israele».Celebrando questa festa i
cristiani sono così condotti a ricordare che per riconoscere il Signore
e la sua missione di salvezza universale sono necessarie la povertà e
l'attesa che furono proprie di Simeone, della profetessa Anna e di
tutti i poveri di Israele, che l'evangelista Luca presenta nel vangelo
dell'infanzia. Enzo Bianchi
Dal sito della Comunità di Bose: Presentazione di Gesù al tempio
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La Chiesa celebra oggi la Festa della Presentazione al Signore e la
Giornata per la Vita Consacrata. In questa occasione, Papa Francesco
presiede a partire dalle 17.30 la Santa Messa nella Basilica di San
Pietro. Su questo appuntamento ascoltiamo il cardinale João Braz de
Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata
e le Società di vita apostolica...
Braz de Aviz: Francesco dà nuovo vigore alla vita consacrata
Un
grande compito affidato da Papa Francesco alle persone consacrate. Nel
tempo del disorientamento e della paura occorrono luoghi abitati dalla
speranza come accadde nei momenti più bui della storia europea
occidentale e orientale: conventi e monasteri formarono una diga contro
l'odio, l'orrore, la disperazione. Contemplazione e solidarietà,
sorgente di nuova umanità
“Mi
attendo che svegliate il mondo…”. Così afferma Papa Francesco nella
lettera apostolica per l’Anno della vita consacrata iniziato il 30
novembre e che si concluderà il 2 febbraio 2016. Un appello che
richiama i sui discorsi al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa,
lo scorso 25 novembre, dedicati alla identità e alla responsabilità
dell’Europa in questo momento storico...
Conventi e monasteri svegliate l'Europa!
Madre
Diana Papa, abbadessa del monastero delle clarisse di Otranto: "Noi
ringraziamo i vescovi per la fiducia: è necessario, però, che scopriamo
la bellezza della sinergia all'interno del popolo di Dio". E ancora:
"La consacrata è una donna che ha una visione panoramica della realtà,
ma attenta anche al frammento, sa aspettare i tempi della maturazione,
umanizza la terra attraverso la tenerezza"
“Portate
l’abbraccio di Dio” è il titolo del messaggio del Consiglio permanente
della Cei per la 19ª Giornata mondiale della vita consacrata, che
riprende la Lettera di Papa Francesco a tutti i consacrati. Un
messaggio, quello dei vescovi italiani, che piace a madre Diana Papa,
abbadessa del monastero delle clarisse di Otranto, per il suo “ampio
respiro” e per “lo stimolo che offre a tutti i consacrati”...
"Anche noi consacrati diventiamo icone gli uni per gli altri"
Vedi anche: - ANNO DELLA VITA CONSACRATA
- Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 19ª Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2015)
- CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ANNO DEDICATO ALLA VITA CONSACRATA 2015
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Alle ore 12.30 di oggi, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa
della Santa Sede, ha luogo un Briefing tenuto da S.E. Mons. Vincenzo
Paglia, sulla Causa di Beatificazione dell’Arcivescovo di San Salvador,
Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, di cui egli Postulatore. Presenti al
Briefing anche il Postulatore diocesano della causa, Mons. Jesús
Delgado e il Prof. Roberto Morozzo della Rocca, dell’Università degli
Studi di "Roma Tre", Storico. Pubblichiamo di seguito gli interventi
dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Paglia e del Prof. Roberto Morozzo
della Rocca
Briefing sulla Causa di Beatificazione dell’Arcivescovo di San Salvador, Óscar Arnulfo Romero y Galdámez
video
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
"Thomas Merton,
Gandhi e i ciclopi"
di Christian Albini
Ci ha insegnato e
riconoscere i ciclopi, i barbari, e oggi abbiamo ancora bisogno della
sua parola che scava in profondità, del suo sguardo visionario.
Il 31 gennaio 1915, a Prades
(Francia), nacque Thomas Merton, approdato alla fede cattolica e alla
vocazione monastica dopo una giovinezza cosmopolita, ricca di
esperienze, ma anche travagliata.
...
Nell’occasione di questo
centenario, vale la pena di soffermarsi su uno degli aspetti più
rilevanti, e a suo tempo controversi, della ricca elaborazione
mertoniana, quella riguardante la pace e la nonviolenza. I recenti
fatti di Parigi e l’emergenza del fondamentalismo la rendono
particolarmente attuale. Non tanto in vista dello sterile esercizio
consistente nel chiedersi: «Che cosa direbbe Thomas Merton, oggi?»,
quanto nella prospettiva di mettere in risalto i punti focali delle
convinzioni da lui maturate che sta a noi mettere in correlazione con
le vicende del nostro tempo.
...
"Thomas Merton, Gandhi e i ciclopi" di Christian Albini
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JESUS, gennaio 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
Un Papa dallo stile diverso
Nella
bisaccia del mendicante che porto a tracolla e che in cammino sovente
mi batte sul cuore, raccolgo cose preziose che conservo amorosamente
anche per tirarle fuori al tempo opportuno, ma ce ne sono anche altre
che, dopo un attento discernimento, lascio cadere a terra: non sono
degne di essere conservate. Tra questi oggetti a volte ci sono pietre
che alcuni tirano per colpirmi: qualcuna mi raggiunge e mi fa male,
altre mi passano accanto. Ma tutte cadono a terra e io non le raccatto
per non aver la tentazione di rilanciarle al mittente. In questo mi
aiuta anche la vecchiaia e il suo conoscere l’accumulo di azioni che
non lasciano tracce. A essere sincero, non sono tentato neppure di
difendermi: solo se fossero calunnie attinenti alla fede o alla morale
reagirei, per interrogarmi e valutare un’eventuale difesa.
Pensando
a questo, emerge davanti a me l’immagine di papa Francesco, questo
vescovo di Roma che, inatteso dai più, ha fatto divampare nuovamente il
fuoco del Vangelo che non era spento ma covava sotto la cenere
accumulatasi negli ultimi decenni, dopo il fiammeggiare dell’ora del
Concilio. Papa Francesco ha molti nemici o, meglio, sa che molti lo
avversano, non riescono ad avere per lui simpatia, non sono disposti ad
ascoltarlo: sono costoro a sentirsi suoi nemici, anche se lui, proprio
in nome del Vangelo che vuole vivere ogni giorno con radicalità,
rifiuta di considerarli tali e di agire di conseguenza, secondo la
strategia umana richiesta dalla contrapposizione. L’unica difesa che
compie è la denuncia delle “chiacchiere” – io le definirei
“mormorazioni” – che egli fa sovente, commentando il Vangelo nella
messa mattutina a Santa Marta. Chiacchiere che non sono critica a viso
aperto, esercizio di parresia e franchezza, ma parole scagliate come
frecce nel buio, ripetute in conciliaboli, accuse a mezza voce che
ipotizzano addirittura una sua infedeltà alla tradizione della chiesa e
alla dottrina cattolica.
Dobbiamo
riconoscerlo: c’erano critiche anche verso Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI, ma per Francesco c’è anche un sottile disprezzo. Lo si
giudica “non teologo”, lo si legge con diffidenza, soprattutto si prova
fastidio verso i suoi gesti semplici e spontanei, umani e così poco
ieratici da sembrare populisti. Eppure Francesco vive come ha sempre
vissuto – lui stesso confessa di essersi proposto di non cambiare vita
diventato papa – nella semplicità, lasciando che la passione del
Vangelo lo muova, senza badare troppo a stili consolidati di potere e
di corte. È certamente un papa diverso nello stile da chi lo ha
preceduto, ma questa è una ricchezza per la chiesa che è universale e
non può continuare a esprimersi solo in atteggiamenti molto legati alla
cultura europea. L’operazione di discernimento autentico con l’aiuto
dello Spirito santo che andrebbe fatta è invece quella sull’elemento
che più propriamente gli compete: il confermare i fratelli nella fede,
lo stare in mezzo a loro come colui che serve, il pascere i suoi
fratelli e le sue sorelle amando il Signore più di tutte le cose
proprie.
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Un Papa dallo stile diverso
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"La persona umana in relazione"
di p. Giovanni Tirante, cgs
(VIDEO INTEGRALE)
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
26 gennaio 2015 - secondo incontro del 2015I. Una realtà in divenire e relazionaleL’uomo
è una realtà in divenire, creato a immagine di Dio, partecipa della
creazione di se stesso fino a ‘nascere’ figlio di Dio e ‘figlio’ di se
stesso. L’uomo non può determinare il suo essere ma la sua crescita
nella dimensione dell’essere sì. Detto in altre parole: l’uomo non può
determinare il suo essere ad immagine di Dio ma può determinare il suo
divenirne sempre più somigliante; Dio affida all’uomo la responsabilità
della sua crescita. Quando parliamo di responsabilità dobbiamo
intendere non solo l’abilità a rispondere ma anche la libertà a
rispondere. Attraverso la libertà Dio ha fatto partecipare l’uomo alla
con-creazione di se stesso, Dio creatore, crea l’uomo capace di
contribuire a creare se stesso, contribuire alla sua crescita. Dal
punto di vista teologico, l’essere relazione dell’uomo si fonda sul
fatto che Dio è una Trinità e non una sola Persona, è una relazione (comunione
di persone: Padre Figlio e Spirito Santo. L’uomo, in quanto creato ad
immagine e somiglianza di Dio ha una dimensione relazionale come parte
costituente della sua realtà. La relazionalità è costitutiva della
persona, non è possibile l’esistenza della persona matura senza la
relazione, senza la comunicazione. Noi siamo in un contesto di
relazioni più o meno forti che possiamo vivere in modo diverso, a
seconda delle nostre intenzioni e motivazioni, siamo: tra, per, con.
Siamo tra gli altri, per gli altri, con gli altri… e se vogliamo
abbiamo anche un’altra dimensione che dice la nostra relazione
fondamentale quella con Dio: in. Siamo in Dio e Dio è in noi questa e
la relazione più profonda dalla quale, per noi credenti, scaturiscono
tutte le altre. ...
video integrale
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Soane Patita Paini Mafi, classe 1961, nel Concistoro del 14 febbraio
sarà creato cardinale: il più giovane del Collegio. Perché questa
scelta? "Posso solo immaginare che il Papa ha bisogno di far capire che
la Chiesa è composta da tutti i quattro angoli del pianeta". E ancora:
"Nelle periferie la Chiesa e la sua opzione preferenziale per i poveri
può essere meglio sperimentata e forse meglio applicata"
Maria Chiara Biagioni: Da Tonga a Roma per portare "il grido dei poveri"
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Carla Danani, docente di
filosofia politica e di filosofia dell'abitare all'Università degli
Studi di Macerata, relatrice al 35esimo convegno dell'Istituto
"Vittorio Bachelet": "La politica deve riprendersi un ruolo importante:
può essere come il 'lubrificatore' per costruire un patto sociale
condiviso in direzione di un abitare fecondo, solidale, capace di
innovare"
Gianni Borsa: La città inclusiva? Non espelle e non respinge
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I tempi al di là del Tevere
sono biblici, ma stavolta qualcosa si muove davvero. Un moto
impercettibile, carsico, eppure energico. Una voce difficile da
ignorare. Un tempo si poteva, ora non più. Le donne bussano alla porta
della Chiesa e chiedono uguaglianza, domandano di eliminare le
discriminazioni, di rivedere un impianto sostanzialmente maschile.
Nessuno vuole minare alla base il sacerdozio, il tema è ben
altro, per certi versi più rilevante, si tratta di cercare un
equilibrio, nel rispetto delle differenze. Le donne chiedono di
incidere nelle dinamiche ecclesiali, all'interno delle strutture.
Franca Giansoldati: Chiesa, la rivoluzione è donna
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Angelus/Regina Cæli - Angelus del 1° febbraio 2015
Udienza Generale - del 4 febbraio 2015: La Famiglia - 3Bis Padre (II)
Omelia - Santa Messa in occasione della Giornata per la Vita Consacrata (2 febbraio 2015)
Discorso - Ai Dirigenti della Confederazione nazionale Coldiretti (31 gennaio 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Lituania, in Visita "ad Limina Apostolorum" (2 febbraio 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Grecia, in Visita "ad Limina Apostolorum" (5 febbraio 2015)
Discorso - Ai Prefetti di diverse Città d'Italia (6 febbraio 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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31/01/2015:
03/02/2015:
06/02/2015:
Avere fede non significa...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
1° febbraio 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il
brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 1,21-28) presenta Gesù che,
con la sua piccola comunità di discepoli, entra a Cafarnao, la città
dove viveva Pietro e che in quei tempi era la più grande della Galilea.
E Gesù entra in quella città.
L’evangelista
Marco racconta che Gesù, essendo quel giorno un sabato, si recò subito
nella sinagoga e si mise a insegnare (cfr v. 21). Questo fa pensare al
primato della Parola di Dio, Parola da ascoltare, Parola da accogliere,
Parola da annunciare. Arrivando a Cafarnao, Gesù non rimanda l’annuncio
del Vangelo, non pensa prima alla sistemazione logistica, certamente
necessaria, della sua piccola comunità, non indugia
nell’organizzazione. La sua preoccupazione principale è quella di
comunicare la Parola di Dio con la forza dello Spirito Santo. E la
gente nella sinagoga rimane colpita, perché Gesù «insegnava loro come
uno che ha autorità, e non come gli scribi» (v. 22).
Che cosa significa “con autorità”?
...
Invochiamo
la materna intercessione della Vergine Maria, Colei che ha accolto la
Parola e l’ha generata per il mondo, per tutti gli uomini. Ci insegni
Lei ad essere ascoltatori assidui e annunciatori autorevoli del Vangelo
di Gesù.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
desidero
annunciare che sabato 6 giugno, a Dio piacendo, mi recherò a Sarajevo,
capitale della Bosnia ed Erzegovina. Vi chiedo fin d’ora di pregare
affinché la mia visita a quelle care popolazioni sia di incoraggiamento
per i fedeli cattolici, susciti fermenti di bene e contribuisca al
consolidamento della fraternità, della pace, del dialogo interreligioso
e dell’amicizia.
...
Oggi
si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema
«Solidali per la vita». Rivolgo il mio apprezzamento alle associazioni,
ai movimenti e a tutti coloro che difendono la vita umana. Mi unisco ai
Vescovi italiani nel sollecitare «un rinnovato riconoscimento della
persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al
suo naturale termine» (Messaggio per la 37ª Giornata nazionale per la
Vita). Quando ci si apre alla vita e si serve la vita, si sperimenta la
forza rivoluzionaria dell’amore e della tenerezza, inaugurando un nuovo
umanesimo: l’umanesimo della solidarietà, l’umanesimo della vita.
Saluto il Cardinale Vicario, i docenti universitari di Roma e quanti sono impegnati a promuovere la cultura della vita.
A tutti auguro buona domenica. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
testo integrale
video integrale
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2/2/2015
Il
rito della benedizione delle candele e la processione hanno aperto
nella Basilica di San Pietro la Messa presieduta da Papa Francesco, in
occasione della Giornata della vita consacrata, con i membri degli
istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica.
Omelia
Teniamo
davanti agli occhi della mente l’icona della Madre Maria che cammina
col Bambino Gesù in braccio. Lo introduce nel tempio, lo introduce nel
popolo, lo porta ad incontrare il suo popolo.
Le
braccia della Madre sono come la “scala” sulla quale il Figlio di Dio
scende verso di noi, la scala dell’accondiscendenza di Dio. Lo abbiamo
ascoltato nella prima Lettura, dalla Lettera agli Ebrei: Cristo si è
reso «in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote
misericordioso e degno di fede» (2,17). E’ la duplice via di Gesù: Egli
è sceso, si è fatto come noi, per ascendere al Padre insieme con noi,
facendoci come Lui.
Possiamo
contemplare nel cuore questo movimento immaginando la scena evangelica
di Maria che entra nel tempio con il Bambino in braccio. La Madonna
cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei. Lei lo porta, ma è
Lui che porta Lei in questo cammino di Dio che viene a noi affinché noi
possiamo andare a Lui.
Gesù
ha fatto la nostra stessa strada per indicare a noi il cammino nuovo,
cioè la “via nuova e vivente” (cfr Eb 10,20) che è Lui stesso. E per
noi, consacrati, questa è l’unica strada che, in concreto e senza
alternative, dobbiamo percorrere con gioia e perseveranza.
...
Il
Signore, per intercessione di Maria nostra Madre, di San Giuseppe e dei
Santi Simeone e Anna, ci conceda quanto gli abbiamo domandato
nell’Orazione di Colletta: di «essere presentati [a Lui] pienamente
rinnovati nello spirito». Così sia.
video dell'omelia
testo integrale dell'omelia
video integrale
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4 febbraio 2015
Un
blocco di disegni colorati, consegnatogli da un gruppo di ragazzi, e
variopinte magliette di stampo calcistico con il suo nome stampato
sopra anche in spagnolo. Sono tra i doni ricevuti dalle mani dei circa
7mila fedeli presenti in Aula a Paolo VI, dove il Papa è arrivato
sorridente intorno alle 9.45 e ha percorso a piedi, come al solito,
facendosi largo a fatica, ma sempre sorridente, il lungo corridoio
centrale. Consueto bagno di folla con strette di mani e abbracci, oltre
agli immancabili selfie e all’ormai tradizionale “scambio dello
zucchetto”.
video del saluto ai fedeli
Continuando
un ciclo di catechesi sulla famiglia, in vista del Sinodo sulla
famiglia di ottobre prossimo, Jorge Mario Bergoglio, che oggi ha
pronunciato il suo discorso in piedi, ha tratteggiato la figura del
buon padre di famiglia, «presente» ma non «controllatore», capace di
correggere ma anche di perdonare.
La Famiglia - 3Bis Padre (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi
vorrei svolgere la seconda parte della riflessione sulla figura del
padre nella famiglia. La volta scorsa ho parlato del pericolo dei padri
“assenti”, oggi voglio guardare piuttosto all’aspetto positivo. Anche
san Giuseppe fu tentato di lasciare Maria, quando scoprì che era
incinta; ma intervenne l’angelo del Signore che gli rivelò il disegno
di Dio e la sua missione di padre putativo; e Giuseppe, uomo giusto,
«prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24) e divenne il padre della famiglia
di Nazaret.
Ogni
famiglia ha bisogno del padre. Oggi ci soffermiamo sul valore del suo
ruolo, e vorrei partire da alcune espressioni che si trovano nel Libro
dei Proverbi, parole che un padre rivolge al proprio figlio, e dice
così: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo
di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra diranno parole
rette» (Pr 23,15-16). Non si potrebbe esprimere meglio l’orgoglio e la
commozione di un padre che riconosce di avere trasmesso al figlio quel
che conta davvero nella vita, ossia un cuore saggio.
...
La
Chiesa, nostra madre, è impegnata a sostenere con tutte le sue forze la
presenza buona e generosa dei padri nelle famiglie, perché essi sono
per le nuove generazioni custodi e mediatori insostituibili della fede
nella bontà, della fede nella giustizia e nella protezione di Dio, come
san Giuseppe.
video della catechesi
Saluti:
...
APPELLO
Ancora
una volta il mio pensiero va all’amato popolo ucraino. Purtroppo la
situazione sta peggiorando e si aggrava la contrapposizione tra le
parti. Preghiamo anzitutto per le vittime, tra cui moltissimi civili, e
per le loro famiglie, e chiediamo al Signore che cessi al più presto
questa orribile violenza fratricida. Rinnovo l’accorato appello
affinché si faccia ogni sforzo – anche a livello internazionale – per
la ripresa del dialogo, unica via possibile per riportare la pace e la
concordia in quella martoriata terra. Fratelli e sorelle, quando io
sento le parole “vittoria” o “sconfitta” sento un grande dolore, una
grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola
giusta è “pace”. Questa è l’unica parola giusta. Io penso a voi,
fratelli e sorelle ucraini … Pensate, questa è una guerra fra
cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra
cristiani. Pensate a questo scandalo. E preghiamo tutti, perché la
preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra.
* * *
Porgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Sono lieto di
accogliere i Vescovi che prendono parte al convegno promosso dalla
Comunità di Sant’Egidio e le religiose partecipanti al corso di
formazione promosso dal Centro Internazionale di Animazione
Missionaria. Vi auguro di ravvivare la fede nel Signore e di
testimoniare con rinnovato entusiasmo la tensione evangelica verso le
periferie e verso gli ultimi.
...
Rivolgo
un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
Domani celebreremo la memoria di Sant’Agata vergine e martire. La sua
giovane esistenza faccia comprendere a voi, cari giovani, il valore
della vita vissuta per Dio; la sua fede incrollabile aiuti voi, cari
ammalati, a confidare nel Signore nei momenti di sconforto; e la sua
fortezza nel martirio indichi a voi, cari sposi novelli, i valori che
veramente contano per la vita familiare. Grazie.
il testo integrale
A
conclusione dell’udienza, il Papa ha salutato i vescovi che prendono
parte al convegno promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, tra i quali
monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della
Famiglia nonché postulatore della causa di beatificazione di monsignor
Oscar Arnulfo Romero decisa ieri dal Papa. Non si è sottratto nemmeno
alle foto con gli sposi, concedendosi anche per alcuni selfie. Presente
in aula «Nervi» anche Lucia Annibali, l’avvocato di Urbino sfigurata
con l’acido nel 2013 dall’ex fidanzato recentemente condannato.
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
3 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“La contemplazione del Vangelo ci avvicina a Gesù”
Leggere
ogni giorno una pagina del Vangelo per «dieci, quindici minuti e non di
più», tenendo «fisso lo sguardo su Gesù» per «immaginarmi nella scena e
parlare con lui, come mi viene dal cuore»: queste sono le
caratteristiche della «preghiera di contemplazione», vera sorgente di
speranza per la nostra vita. È il suggerimento lanciato dal Papa
durante la messa celebrata martedì mattina, 3 febbraio, nella cappella
della Casa Santa Marta.
Nella
prima lettura, ha fatto notare Francesco, «l’autore della Lettera agli
Ebrei (12, 1-4) richiama la memoria dei primi giorni dopo la
conversione, dopo l’incontro con Gesù, e richiama anche la memoria dei
nostri padri: “Quanto hanno sofferto, quando in cammino sono andati”».
Proprio «guardando questi padri dice: “Anche noi circondati da tale
moltitudine di testimoni”». Dunque è «la testimonianza dei nostri
antenati» che «lui richiama alla memoria». E «richiama anche la nostra
esperienza, quando eravamo tanto felici nel primo incontro con Gesù».
Questa «è la memoria, della quale abbiamo parlato come un riferimento
della vita cristiana».
Ma
oggi, ha rimarcato il Papa, «l’autore della Lettera parla dell’altro
riferimento, cioè della speranza». E «ci dice che dobbiamo avere
coraggio di andare avanti: “Corriamo con perseveranza nella corsa che
ci sta davanti”». Poi «dice qual è proprio il nocciolo della speranza:
“tenendo fisso lo sguardo su Gesù”». Ecco il punto: «se noi non abbiamo
il nostro sguardo fisso su Gesù difficilmente possiamo avere speranza».
Magari «possiamo avere ottimismo, essere positivi, ma la speranza?».
Del
resto, ha spiegato Francesco, «la speranza si impara soltanto guardando
Gesù, contemplando Gesù; s’impara con la preghiera di contemplazione».
E «di questo voglio parlare oggi» ha confidato, alimentando la sua
riflessione attraverso una domanda: «Io posso chiedere a voi: come
pregate?». Qualcuno, ha detto, potrebbe rispondere: «Io, padre, prego
le preghiere che ho imparato da bambino». E ha commentato: «Va bene,
quello è buono». Qualche altro potrebbe aggiungere: «Prego anche il
rosario, ma tutti i giorni!». E il Papa: «È buono pregare il rosario
tutti i giorni». Infine c’è chi potrebbe dire: «Parlo anche col
Signore, quando ho una difficoltà, o con la Madonna o con i santi...».
E anche «questo è buono».
Di fronte a tutto ciò, tuttavia, il Pontefice ha rilanciato con un’altra domanda: «Ma tu fai la preghiera di contemplazione?».
Un interrogativo, forse, un po’ spiazzante, tanto che qualcuno potrebbe
dire: «Cosa è questo, padre? Com’è questa preghiera? Dove si compra?
Come si fa?». La risposta di Francesco è chiara: «Si può fare soltanto
col Vangelo in mano». In pratica, ha suggerito, «tu prendi il Vangelo,
scegli un passo, lo leggi una volta, lo leggi due volte; immagina, come
se tu vedessi quello che succede e contempla Gesù».
...
Messa a Santa Marta Il Vangelo a portata di mano
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
27 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“il Vangelo si annuncia in povertà”
La
vera missione della Chiesa non è mettere a punto un’efficiente macchina
di aiuti, sul modello di una ong. Il profilo dell’apostolo — che
annuncia in semplicità e povertà il Vangelo con l’unico vero potere che
viene da Dio — si riconosce invece nella chiara espressione di Gesù ai
discepoli rientrati felici dalla missione: «siamo servi inutili». E
così il Papa — nella messa celebrata giovedì 5 febbraio, nella cappella
della Casa Santa Marta — ha riaffermato che la vera «missione della
Chiesa è guarire le ferite del cuore, aprire porte, liberare, dire che
Dio è buono, perdona tutto, è padre, Dio è tenero e ci aspetta sempre».
Nel
passo evangelico di Marco (6, 7-13) proposto dalla liturgia, ha
esordito il Pontefice, «abbiamo ascoltato come Gesù chiama i suoi
discepoli» e li invia a «portare il Vangelo: è lui che chiama». Il
Vangelo dice «che chiamò a sé e mandava e dava loro poteri: nella
vocazione dei discepoli, il Signore dà il potere: il potere per
cacciare gli spiriti impuri per liberare, per guarire. Questo è il
potere che dà Gesù». Egli infatti «non dà il potere di manovrare o fare
grandi imprese»; ma «il potere, lo stesso potere che aveva lui, il
potere che lui aveva ricevuto dal Padre, glielo consegna». E lo fa con
un «consiglio chiaro: andate in comunità, ma per il viaggio non
prenderete nient’altro che un bastone, né pane, né sacca, né denaro: in
povertà!».
«Il
Vangelo — ha affermato Francesco — è così tanto ricco e tanto forte che
non ha bisogno di fare grandi ditte, grandi imprese per essere
annunciato». Perché il Vangelo «dev’essere annunciato in povertà, e il
vero pastore è quello che va come Gesù: povero, ad annunciare il
Vangelo, con quel potere». E «quando il Vangelo viene custodito con
questa semplicità, con questa povertà, si vede chiaramente che la
salvezza non è una teologia della prosperità» ma «è un dono, lo stesso
dono che Gesù aveva ricevuto per darlo».
Francesco
ha riproposto «quella scena tanto bella della sinagoga, quando Gesù si
presenta ai suoi: “Io sono stato inviato a portare salvezza, a portare
il lieto annuncio ai poveri, ai carcerati la liberazione, ai ciechi il
dono della vista. La liberazione a tutti quelli che sono oppressi e per
annunziare l’anno di grazia, l’anno di gioia”». Proprio questo, ha
detto, «è lo scopo dell’annunzio evangelico, senza tante cose strane,
mondane». Gesù «manda così».
E
— si è chiesto — «cosa comanda di fare» ai discepoli, qual è il suo
programma pastorale?». Semplicemente quello di «curare, guarire,
alzare, liberare, cacciare via i demoni: questo è il programma
semplice». Che coincide, ha fatto notare Francesco, con «la missione
della Chiesa: la Chiesa che guarisce, che cura». Tanto che, ha
ricordato, «alcune volte io ho parlato della Chiesa come di un ospedale
da campo: è vero! Quanti feriti ci sono, quanti feriti! Quanta gente
che ha bisogno che le sue ferite siano guarite!».
Dunque, ha proseguito il Papa, «questa
è la missione della Chiesa: guarire le ferite del cuore, aprire porte,
liberare, dire che Dio è buono, che Dio perdona tutto, che Dio è padre,
che Dio è tenero, che Dio ci aspetta sempre».
...
Messa a Santa Marta Io avrò cura di te
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
29 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“martiri di oggi, come il Grande Giovanni”
Un
uomo, Giovanni, e una strada, che è quella di Gesù, indicata dal
Battista, ma è anche la nostra, nella quale tutti siamo chiamati al
momento della prova.
Parte
dalla figura di Giovanni, «il grande Giovanni: al dire di Gesù “l’uomo
più grande nato da donna”» la riflessione di Papa Francesco nella messa
celebrata a Santa Marta venerdì 6 febbraio. Il vangelo di Marco (6,
14-29) racconta della prigionia e del martirio di quest’«uomo fedele
alla sua missione; l’uomo che ha sofferto tante tentazioni» e che «mai,
mai ha tradito la sua vocazione». Un uomo «fedele» e «di grande
autorità, rispettato da tutti: il grande di quel tempo».
Papa
Francesco si è soffermato ad analizzare la sua figura: «Quello che gli
usciva dalla bocca era giusto. Il suo cuore era giusto». Era tanto
grande che «Gesù dirà anche di lui che “è Elia che è tornato, per
pulire la casa, per preparare il cammino”». E Giovanni «era cosciente
che il suo dovere era soltanto annunziare: annunziare la prossimità del
Messia. Lui era cosciente, come ci fa riflettere sant’Agostino, che lui
era la voce soltanto, la Parola era un altro». Anche quando «è stato
tentato di “rapinare” questa verità, lui è rimasto giusto: “Io non
sono, dietro di me viene, ma io non sono: io sono il servo; io sono il
servitore; io sono quello che apre le porte, perché lui venga».
A questo punto il Pontefice ha introdotto il concetto di strada
...
La vita di Giovanni «non è stata facile»
...
Lungo
la strada di Giovanni si è affacciato quindi «il buio dello sbaglio, il
buio di una vita bruciata nell’errore. E questa per lui è stata una
croce».
...
E
così Giovanni finisce la sua vita «sotto l’autorità di un re mediocre,
ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio
vendicativo di un’adultera». Così «finisce il grande, l’uomo più grande
nato da donna», ha commentato Francesco che ha confessato: «Quando io
leggo questo brano, mi commuovo». E ha aggiunto una considerazione
utile alla vita spirituale di ogni cristiano: «Penso a due cose: primo,
penso ai nostri martiri, ai martiri dei nostri giorni, quegli uomini,
donne, bambini che sono perseguitati, odiati, cacciati via dalle case,
torturati, massacrati». E questa, ha sottolineato, «non è una cosa del
passato: oggi succede questo. I nostri martiri, che finiscono la loro
vita sotto l’autorità corrotta di gente che odia Gesù Cristo». Perciò
«ci farà bene pensare ai nostri martiri. Oggi pensiamo a Paolo Miki, ma
quello è successo nel 1600. Pensiamo a quelli di oggi, del 2015».
Il
Pontefice ha proseguito aggiungendo che questo brano lo spinge anche a
riflettere su se stesso: «Anche io finirò. Tutti noi finiremo. Nessuno
ha la vita “comprata”. Anche noi, volendo o non volendo, andiamo sulla
strada dell’annientamento esistenziale della vita». E ciò, ha detto, lo
spinge «a pregare che questo annientamento assomigli il più possibile a
Gesù Cristo, al suo annientamento».
Si
chiude così il cerchio della meditazione di Francesco: «Giovanni, il
grande, che diminuisce continuamente fino al nulla; i martiri, che
diminuiscono oggi, nella nostra Chiesa di oggi, fino al nulla; e noi,
che siamo su questa strada e andiamo verso la terra, dove tutti
finiremo». In questo senso la preghiera finale del Papa: «Che il
Signore ci illumini, ci faccia capire questa strada di Giovanni, il
precursore della strada di Gesù; e la strada di Gesù, che ci insegna
come deve essere la nostra».
Messa a Santa Marta - La notte buia del più grande
video
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Le parole del
Papa mettono tutto su una prospettiva diversa: dice che è ora di
passare dalle parole alle azioni, non dimenticando mai la preghiera, il
Vangelo, la radicale opzione per i piccoli che sono i senza voce della
società moderna. Con lui diciamo ai genitori che "la Chiesa è una casa
sicura per i loro figli"
Fortunato Di Noto: Francesco ama i piccoli e la Chiesa non li abbandona
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