"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°4 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 24 al 30 gennaio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 6 febbraio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 




Giorno della Memoria


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Nel Giorno della memoria, ricorrenza internazionale in ricordo delle vittime dell’Olocausto.
Riproponiamo la poesia Se questo è un uomo di Primo Levi, poesia che funge da introduzione al romanzo omonimo ed è ispirata all'antica preghiera dello Shemà Israel.

   Se questo è un uomo... di Primo Levi

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27 gennaio Giorno della Memoria - programmazione tv



Sono trascorsi 70 anni dal 27 gennaio 1945 quando l'esercito dell'Armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Il mondo in questi giorni si ferma e ricorda le vittime dell’Olocausto. Per ricordarne il 70° anniversario, Film, documentari, ampia copertura informativa, assicurata da tg e speciali (dalle prime ore del mattino alla seconda serata).

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Il giorno della Memoria: dopo 70 anni perché ricordare?


Ricorre il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, il giorno della Memoria, istituito dieci anni fa dall’Onu. Non mancano interrogativi attorno a quest’anniversario, perché talvolta si ha l’impressione che le celebrazioni siano di circostanza, poco partecipate a livello popolare. Alcuni hanno sollevato il rischio di una «ipertrofia della memoria», per il moltiplicarsi di eventi, per lo più di carattere politico o accademico, con scarsa incidenza nella cultura e nella coscienza dei popoli. Tuttavia, ricordare è un imperativo. È necessario far sì che il Giorno della Memoria non si riduca a una rievocazione del passato, ma ci interroghi anche sul presente...

Auschwitz, nel 2015, può apparire lontano. Poche settimane fa è morto uno degli ultimi sopravvissuti romani alla Shoah, Enzo Camerino, che il 16 ottobre 1943 fu deportato, appena quattordicenne. Recentemente, aveva preso a raccontare in modo semplice la sua storia, per trasmetterla ai giovani, ai quali ripeteva le parole che il padre gli disse nel lager: «Non odiare mai». È un insegnamento da non disperdere. Come trasmettere alle nuove generazioni la memoria della Shoah, ora che anche gli ultimi testimoni scompaiono? Le visite delle scuole ad Auschwitz hanno un grande significato. I media possono dare un contributo. Soprattutto, però, c’è bisogno di legare la memoria della guerra e della Shoah alla realtà del nostro tempo, per capire come il razzismo e l’antisemitismo siano stati elementi di una catastrofe per l’Europa e come, oggi, sia urgente ritrovare il filo di una società in cui tutti possano vivere insieme in modo pacifico...

  La lezione della shoah: «Non odiare mai»

È possibile ancora pregare dopo Auschwitz?
Nel 1967, il filosofo ceco Milan Machovec chiese al teologo cattolico tedesco Johann Baptist Metz se i cristiani potessero ancora pregare dopo Auschwitz. Metz rispose: “Possiamo pregare dopo Auschwitz perché la gente ha pregato ad Auschwitz" . Quindi, sì è possibile pregare perché ebrei e cristiani sono morti recitando lo Shema' Jisra'el ed invocando il Padre nostro.
È possibile pregare soprattutto per il cristiano che fonda la possibilità della sua preghiera nella situazione di silenzio e di abbandono da parte di Dio, sull'invocazione che Gesù ha fatto sulla croce: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Mt 27, 46).
È possibile, perché nell’inferno dei lager è proseguita la storia della santità, da Edith Stein a Dietrich Bonhoeffer, a san Massimiliano Maria Kolbe, ai tanti ebrei e cristiani che sono stati modelli luminosi di vita e spiritualità come Etty Hillesum, senza nome e senza senza volto.
Di fronte al degenerare della violenza umana, in ogni sua forma, c’è da chiedersi allora se è ancora vivo il senso di umanità nell’uomo, se è ancora vivo il desiderio di rapporto con la realtà di Dio. Allora la domanda da fare non è “dov’era Dio ad Auschwitz?” ma “dov’era l’uomo?”. (fonte: Aleteia)


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Nel Giorno della Memoria... ricordiamo la parola "Porrajmos" lo sterminio dimenticato di Rom e Sinti


Nei lager nazisti insieme agli ebrei furono uccisi 500.000 zingari deportati da tutta Europa. Le barbarie compiute su di loro sono pari a quelle inferte al popolo ebraico. Proprio nel Giorno della Memoria questa tragedia, insieme a quella della Shoah, deve essere ricordata per non dimenticare.

  PORRAJMOS: LO STERMINIO RIMOSSO DEGLI ZINGARI

Porrajmos significa devastazione o grande divoramento: è il nome dato allo sterminio di 500.000 camminanti, rom, sinti e nomadi perpetrato dai nazisti in Europa. È il genocidio dimenticato, di cui non si trova traccia nei libri di storia. Il Porrajmos è stato lo sterminio del popolo Romani avvenuto nei territori occupati dai tedeschi. Ma – non va dimenticato – anche dal regime fascista italiano.

  IL GENOCIDIO DIMENTICATO immagini

Porrajmos, la devastazione, il grande divoramento. lo sterminio nazista dei rom e dei sinti. una parola da imparare. come shoah, la tempesta che tutto distrugge, lo sterminio degli ebrei. come metz yeghern, il grande male, lo sterminio degli armeni. macchie nere sugli abiti lindi dei contemporanei. genocidi prima che venisse coniato il termine stesso di genocidio (dal giurista ebreo polacco raphael lemkin nel 1944). grandi numeri: 500.000 persone dei popoli nomadi europei assassinate dal cosiddetto terzo reich. forse 800.000 secondo altri storici, ma non è questione di numeri. non solo. genocidio è la volontà, il progetto di far scomparire un intero popolo, la sua gente, la sua cultura, la sua lingua. tutto cancellato, devastato, divorato.
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Quanti sono settanta anni? pochi, evidentemente. perché ancora oggi rom e sinti sono le minoranze etniche d'europa più a rischio. basta fare un piccolo esperimento linguistico con le parole più usate dai nazisti in riferimento agli zingari: indegni, degenerati, asociali, ladri, non recuperabili, non integrabili, genericamente criminali. ebbene, quante di queste parole corrispondono a pensieri ancora oggi ampiamente diffusi tra i moderni, democratici, liberi e illuminati cittadini europei? quanti li vedono come (virgolette obbligatorie) non "recuperabili", non "integrabili"? quanti pensano che siano criminali dalla nascita (geneticamente)? quanti, per dirla tutta, vorrebbero chiudere gli occhi e scoprire che sono magicamente spariti nel momento in cui li riaprono?
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  Birkenau. porrajmos, lo sterminio rom e sinti. una parola da imparare. come shoah e metz yeghern

Per approfondire vedi anche il nostro precedente post:

  27 gennaio 2012: la Giornata della memoria per non dimenticare... Porrajmos: l'olocausto degli zingari


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Fermare le guerre del terrorismo e il terrorismo delle guerre


“In questo periodo così drammatico, nonostante tutto occorre vivere la passione per la pace ed essere testimoni pazienti e scomodi di un sogno possibile”.

Così il nuovo presidente vescovo di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, ha aperto il 24 gennaio a Firenze il Consiglio nazionale del movimento che intende sviluppare il messaggio di papa Francesco del 1 gennaio 2015 “Non più schiavi ma fratelli” contro le moderne schiavitù, le pratiche dell’asservimento e dello scarto, la ferocia delle violenze e il riarmo .

Il modo migliore di ricordare la tragedia della Shoà (27 gennaio) è quello di evitare uccisioni e stragi in ogni parte del mondo bloccando ogni forma di complicità con le guerre del terrorismo e il terrorismo delle guerre e collocando al centro di tutto la vita delle persone, la dignità umana e la libertà intrecciata all’uguaglianza e alla fraternità.

A tal fine occorre:
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  Fermare le guerre del terrorismo e il terrorismo delle guerre


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I NOSTRI TEMPI



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«Il rischio da scongiurare», spiega l’islamista Paolo Branca, «è che si spaccino le religioni come foriere di violenza. In realtà le ideologie politiche sono state molto più micidiali e hanno ucciso molte più persone di tutte le fedi messe insieme»

«Dopo i fatti di Parigi c’è una trappola che tutti noi, soprattutto i credenti, devono assolutamente evitare».

Qual è, professore? 
«Sta passando l’idea, falsa e pericolosa, che se non ci fossero le religioni il mondo sarebbe più pacifico perché le fedi in quanto tali sono tutte intolleranti e vogliono imporre la propria verità. Mi sembra che la storia abbia abbondantemente dimostrato come ideologie non religiose o antireligiose abbiano massacrato più esseri umani che non tutte le religioni messe insieme. La religione come fatto storico può essersi macchiata di gravi crimini ma la religiosità come dimensione intima dell'uomo non incita a nessun atteggiamento di odio e violenza anzi è una forma di armonizzazione che porta alla pace con se stessi, con gli altri e con il Creatore. Se non è questo, non è un'autentica esperienza religiosa». 

Secondo Paolo Branca, islamista, docente di Lingua e letteratura araba presso l'Università Cattolica di Milano, responsabile dei rapporti con l’Islam per la Diocesi di Milano, questa è una «premessa inevitabile» prima di addentrarsi sul terreno delle analisi del mondo islamico dopo il massacro dei vignettisti di Charlie Hebdo. 

Dopo Parigi la tentazione è quella di identificare tutto l'Islam con i pazzi fanatici che sparano. Come se ne esce? 
«Ho paura che non se esca finché noi continueremo a cascare in questa trappola. Il più grande regalo che possiamo fare ai fanatici e ai terroristi è quello di ritenerli i rappresentanti ufficiali e i portavoce legittimi di tutto l'Islam che è esattamente quello che loro vogliono. I musulmani al mondo sono più di un miliardo e mezzo. I paesi islamici più popolosi sono l'India, il Bangladesh, la Malesia, l'Indonesia. Quindi non i paesi arabi che pure ci preoccupano perché sono vicini a noi e stanno attraversando una fase critica. Non si possono fare indebite generalizzazioni. In Italia, ad esempio, la maggioranza dei musulmani non va in moschea perché non ha tempo o voglia o perché magari non gli piace come sono gestite le moschee. Questa etichettatura sbrigativa di un mondo così variegato e vasto fa il gioco degli estremisti dell'una e dell'altra parte».

Anche parlare di “Islam moderato” è sbagliato e fuorviante? 
«È un’espressione che non mi piace. Io lavoro coi giovani e a loro non chiedo la moderazione ma l'eroismo, di avere ideali grandi, dei sogni, di spendersi per obiettivi alti. La moderazione puzza troppo di “stai buono e zitto in un angolino”. A un musulmano chiedo di essere un bravo musulmano non un musulmano moderato. Certamente ci sono i pazzi e i fondamentalisti dai quali bisogna distinguersi e prendere le distanze. Stiamo parlando di una civiltà che ha quattordici secoli di storia, appiattirla tutta su questi pazzi terroristi degli ultimi anni non so quanto ci convenga per poter comprendere e trovare magari un dialogo».
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  BRANCA: «NON CONFONDERE L'ISLAM CON I TERRORISTI»

  la recensione del libro di Paolo BRANCA, Barbara DE POLI, Patrizia ZANELLI, Il sorriso della Mezzaluna. Umorismo, ironia e satira nella cultura araba,  (pdf) citato nell'articolo.



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GRECIA-“Gioventù ferita. La crisi come una guerra, il Paese a un bivio” dossier Caritas Italiana



“Gioventù ferita. 
La crisi come una guerra, 
il Paese a un bivio” 
“Gioventù ferita. La crisi come una guerra, il Paese a un bivio” è il titolo del nuovo Dossier sullo stato del Paese ellenico presentato da Caritas Italiana. Dati e testimonianze sulle gravi condizioni economiche, abitative, sanitarie in cui versano le famiglie.

Impietoso il giudizio contenuto nel rapporto "Gioventù ferita", presentato alla vigilia delle elezioni del 25 gennaio: "Le fasce socialmente più deboli e la gioventù sono le vittime principali". Un quadro a tinte tragiche tra famiglie che rinunciano a riscaldamento e cure mediche e l'aumento dei figli abbandonati. Neanche chi ha un lavoro full time riesce a vivere dignitosamente

Il Dossier denuncia le gravi condizioni economiche, abitative, sanitarie in cui versano le famiglie greche e in particolare i bambini, molti dei quali restano senza cure sanitarie essenziali: la mortalità infantile è aumentata del 43% dall'inizio della crisi. Inoltre è del 336% l'aumento del numero dei bambini abbandonati in cinque anni. È in corso anche la più grande fuga di cervelli della storia recente da un'economia occidentale avanzata: oltre 200.000 dallo scoppio della crisi. I nuovi dati provenienti dalla rete dei centri di ascolto e di aiuto delle Caritas locali, contenuti nel dossier, confermano che le politiche internazionali ed europee adottate in Grecia sono sostanzialmente fallimentari. Le fasce socialmente più deboli e la gioventù in particolare sono le vittime principali: ferite, deluse, arrabbiate, che però non hanno perso la speranza. La Grecia è ad un bivio. Non solo politico. Tanti i paralleli con l'Italia
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  comunicato stampa della Caritas Italiana

  dossier completo “Gioventù ferita. La crisi come una guerra, il Paese a un bivio” (PDF)


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Un’infermiera rivela le 5 cose di cui tutti i pazienti si pentono poco prima di morire


Per molti anni ho lavorato in cure palliative. I miei pazienti erano quelli che andavano a casa a morire. Abbiamo condiviso alcuni momenti speciali.

Stavo con loro per le ultime 3-12 settimane di vita. La gente matura molto quando si scontra con la propria mortalità. Ho imparato a non sottovalutare la capacità di una persona di crescere. Alcuni cambiamenti sono stati fenomenali. Con ognuno di loro ho sperimentato una varietà di emozioni straordinaria. La speranza, il rifiuto, la paura, la rabbia, il rimorso, la negazione e, infine, l’accettazione. Tuttavia, ogni paziente ha trovato la pace prima di lasciarci.

Alla domanda su quali rimpianti avessero avuto o su qualsiasi altra cosa che avrebbero fatto in modo diverso, sono emersi alcuni argomenti costanti. Questi sono i cinque più comuni
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  Un’infermiera rivela le 5 cose di cui tutti i pazienti si pentono poco prima di morire


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"Il presidente che vorrei" di Tonio Dell'Olio



Il presidente che vorrei

In questi ultimi giorni, l’elezione del capo dello Stato sembra essere considerata più una lotteria che un passaggio cruciale della vita democratica del nostro Paese. Si accettano scommesse, è il totopresidente. L’informazione si esercita con elenchi, previsioni e profili da X Factor la cui giuria si riunisce in via del Nazareno. E se è un gioco voglio partecipare anch’io. Il presidente che vorrei è una persona che, a fronte di una politica abile parolaia, sia capace di comunicare con i gesti, per ricucire il fossato tra i palazzi e la gente.
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Che faccia onore alla più bella Costituzione del mondo occidentale, ricordandola ogni giorno di fronte alle scelte di governo e parlamento. Che incarni la rinuncia agli sprechi e ad ogni logica di casta. Che veda di farcela con lo stipendio precedente alla sua elezione e cerchi una Santa Marta alternativa alla sontuosa solennità del Quirinale! Poche cose che diano respiro alla ripresa della fiducia dei cittadini nella politica.
Tonio Dell'Olio


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Amnesty International ieri ha accusato le autorità nigeriane di essere venute a conoscenza in anticipo degli attacchi dei Boko haram a Baga e Manguno lo scorso 3 gennaio, ma di non aver agito in difesa della popolazione. Intanto ad Addis Abeba l'Unione Africana sta pensando a come agire e le elezioni sono alle porte.

  Angelo Ferrari:   Ad Abuja qualcuno sapeva e non ha fatto nulla

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Il titolo è suggestivo: “Interferenze di memoria. Per non dimenticare”. Ma la conferenza svoltasi a Roma e legata alle celebrazioni della Giornata della Memoria, ha cercato di andare oltre il ricordo. E’ giusto raccontare ciò che non trova spazio, quelle interferenze inascoltate nel flusso delle informazioni, ma è necessario anche agire. Soprattutto quando si parla di CIE. 
“Più che un campo di concentramento – ha sostenuto la filosofa Donatella Di Cesare, fra i relatori – i Centri di Identificazione e Espulsione sono campi in cui si mettono a punto le tecniche persmaltire le scorie umane della globalizzazione”

  Giacomo Zandonini:  Diritti violati e cattiva gestione. Viaggio nei CIE dopo Mafia capitale

Sono passati da 11 a 5 e calati di capienza, eppure i Centri di Identificazione e Espulsione continuano a rinascere, dalle ceneri metaforiche dei vari rapporti che denunciano pesanti violazioni dei diritti umani e da quelle reali dei diversi incendi, sviluppatisi negli anni in seguito a disordini che, secondo il tribunale di Crotone, sono atti di “legittima difesa”. 

  Giacomo Zandonini:   L'araba Fenice dei Centri di Identificazione e Espulsione

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti


LA DONNA NELLA BIBBIA 
NELLA STORIA DELLA CHIESA

Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)

"E' bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E' un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)

Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00


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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi



I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana 
di Barcellona P.G. (ME)

AFFIDATI AD UNA PROMESSA 
Il cammino umano e di fede dei Patriarchi

Dal 28 Gennaio all’11 Marzo

  il calendario completo degli incontri (PDF)


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   L'amore è...

   Nella battaglia per la vita...
  Gesù è il compimento delle promesse...
  Con la Sua incarnazione Dio...
  Cari fratelli e sorelle oggi si celebra...
Raoul Follereau era un giornalista francese (Nevers, 1903-1977); nel 1936 inviato dal suo giornale in Africa incontra per la prima volta gli hanseniani, i malati di lebbra. Scopre, attraverso di loro, il mondo della povertà e del pregiudizio sociale nei confronti della lebbra che condanna i malati alla solitudine e all’emarginazione. Da quel momento dedica la sua vita alla lotta contro la lebbra e contro tutte “le lebbre”. Compie 32 volte il giro del mondo, lavorando instancabilmente per migliorare la qualità della vita delle persone colpite dalla malattia.
  Vivere è aiutare...
  Gesù, che è stato per le strade...
  Quando nel nostro cuore...
  Se comprendere è impossibile...
  Se sopravviverò a questo tempo...
  Più si fa buio...
  Pensa a tutta la bellezza...
  Nella parabola del seminatore...
  Dio non è indifferente a noi...
  Cari fratelli e sorelle, quanto desidero...
  Avere un cuore misericordioso non significa...
  Tu non possiedi la verità...
  Dio non odia il buio...
  La bellezza non è...
  E' l'umiltà la veste che Dio indossa...


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Prepararsi alla liturgia domenicale - III domenica del T.O. - "Attorno ad un sogno " di Antonio Savone



Prepararsi alla liturgia domenicale
III domenica del T.O.

"Attorno ad un sogno "
di Antonio Savone

Passando… vide… chiamò…

La storia dell’uomo, di ogni uomo sotto il cielo, potrebbe essere letta secondo la categoria della chiamata, ne sia consapevole o meno. Non è forse così per il venire alla luce? Nessuno ha deciso da sé tempi e modi di venire al mondo. E tuttavia, se nessuno ha scelto di venire al mondo perché Qualcuno ci ha chiamati all’esistenza, è altrettanto vero che al mondo non ci si resta se non decidendo di rimanerci e come rimanerci.

Si decide di rimanerci quando si lasciano parlare avvenimenti e incontri (la cui lettura non è univoca ma sempre personale), quando si conferisce diritto di parola persino a uno sguardo, a un gesto, a un atteggiamento, al tono della voce, quando nulla è letto come irrilevante o banale. Ripenso alla mia vocazione: nulla di eclatante o di fulmineo. Avevo poco più di 5 anni quando un giorno rimasi colpito dal mio parroco venuto a casa con uno stuolo di ragazzi per la benedizione delle famiglie. Avrei voluto essere anch’io tra di loro e lui me lo permise. E da lì…

Cosa avrà avuto di diverso quell’uomo di Nazareth rispetto ad altri che pure erano passati nella vita dei primi quattro chiamati? Apparentemente nulla. Eppure, quel suo sguardo registrato nella memoria del cuore dei discepoli, prima ancora che nella pagina evangelica, deve aver avuto un che di diverso. Ci sono sguardi e sguardi: c’è lo sguardo che fulmina, inchioda, condanna e c’è lo sguardo che dà fiducia, promuove, riscatta, riabilita.

Quello sguardo ha detto molto più di qualsiasi dichiarazione. E i quattro hanno colto in quello sguardo una chiamata per loro. Quello sguardo deve aver visto non solo ciò che essi erano ma ciò che potevano diventare. Ed essi si sono lasciati interpellare da quello sguardo. Lasciar parlare lo sguardo. Non accadrà lo stesso a un altro giovane del vangelo, che pure sarà guardato alla stessa maniera, ma preferirà rimanere attaccato alle sue cose.

Passando… vide… chiamò
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  Attorno ad un sogno


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 7/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Mc 1,14-20

Gesù da' inizio al suo ministero pubblico e non lo fa da un luogo privilegiato, dalla Giudea, da Gerusalemme ma dalla Galilea, luogo della quotidianità, regione di confine, malfamata, disprezzata dai pii israeliti perché  chi vi abita vive in una condizione di promiscuità con i popoli pagani, lontani da Gerusalemme, centro ufficiale della religione, e dal Tempio, vero cuore palpitante della fede e orgoglio del popolo ebraico. Fin dai primi versetti del suo Vangelo, Marco ci presenta il Battista come colui che indica Gesù quale compimento delle profezie veterotestamentarie, che proclama al popolo che il tempo è compiuto, che è giunto a definitiva maturazione quel 'momento propizio' - il kairos - che ha una importanza fondamentale nel disegno del Padre per la salvezza dell'uomo. 
"Il Regno di Dio è vicino", è in mezzo a noi, e si è reso visibile nell'uomo Gesù che ne fa il tema chiave della sua predicazione. Ma il Regno incarnato da Gesù non è la concentrazione delle aspettative del popolo di Israele, egli non è il Messia politico-guerriero alla stregua del re Davide ma è "il Servo del Signore Dio" che libera il suo popolo facendosi carico definitivamente delle sue sofferenze (cfr Is 42).
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"Ruth, l'amica" di Alberto Neglia, o.carm (VIDEO INTEGRALE)



"Ruth, l'amica"
di Alberto Neglia, o.carm 
(VIDEO INTEGRALE) 

Primo incontro inserito nell'ambito della catechesi degli adulti 
"LA DONNA NELLA BIBBIA 
E NELLA STORIA DELLA CHIESA"
promossa dalla Parrocchia Santo Stefano Protomartire
di Milazzo (ME)

13 GENNAIO 2015

C’è un libro nella Bibbia, molto piccolo, dove il nome di Dio viene pronunziato poche volte e dove Dio esplicitamente non parla mai. Si tratta del libro di Rut che racconta una vicenda familiare semplice, nella quale però, attraverso le relazioni reciproche dei protagonisti, Dio intesse il suo disegno d’amore provvidente e manifesta la sua tenerezza per l’umanità ferita.
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La salvezza di Dio passa attraverso l’uomo

Il racconto del libro di Rut evidenzia che il Signore Dio si china sulle ferite dell’umanità, presenti nella trama del libro, attraverso i gesti degli stessi personaggi. La liberazione dei poveri è opera di Dio, ma è affidata agli uomini. Dio, spesso, si confonde con la voce degli uomini. Le vicende narrate nel libro di Rut evidenziano che «L’amore del Signore per i più poveri (vedova straniero) passa sempre per l’uomo fratello. Non si manifesta nella straordinarietà di interventi eccezionali, ma nel tessuto usuale della vita. È essa stesa espressione della provvidenza di Dio, che pone gesti a favore dell’uomo, che lo rende veicolo dei suoi progetti. Ognuno degli attori della nostra storia è mediatore di salvezza per gli altri: Rut per Noemi, ma anche Noemi per Rut; Booz il Go’el, per Rut e Noemi; Obed per tutti. Ma anche gli eventi giocano a favore dell’uomo. Perfino quelli ostili divengono, alla distanza, vie di liberazione: la solitudine di Noemi è spinta al suo ritorno in patria. La povertà sua e di Rut è sollecitazione alla spigolatura, occasione dell’incontro di Rut con Booz»
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  video


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A scuola di amabilità – San Francesco di Sales di Antonio Savone


A scuola di amabilità
San Francesco di Sales 
di Antonio Savone

È stato definito uomo di frontiera per vari motivi: anzitutto di carattere geografico (visse, infatti, ai margini dello stato sabaudo), poi di carattere cronologico (visse a cavallo di due secoli che segnavano il passaggio dal rinascimento al barocco), poi ancora per quanto riguarda le confessioni religiose (non riuscì mai ad entrare nella cattedrale di cui pure fu titolare: Ginevra, infatti, era dominata dai riformatori protestanti). Uomo di unità qual era, soffrì molto per la divisione della Chiesa e per i disastri dell’odio che inquinava il dibattito teologico.

Per conoscere la figura di Francesco di Sales partirei da ciò che sua madre scriveva di lui «Non fossi sua madre, potrei rivelare molte cose mirabili sulla sua infanzia. Ma senza mentire posso affermare che il piccolo Francesco era direttore d’anime di se stesso ed era maestro di pietà per se stesso, tutto protetto dall’amore di Dio. L’ho sempre considerato un santo. di cui non meritavo di essere madre». Chiese molto anzitutto a se stesso e poi agli altri.
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  A scuola di amabilità – San Francesco di Sales


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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Libertà e paura - Il senso della storia di Bruno Forte



Libertà e paura
Il senso della storia
di Bruno Forte

Pubblichiamo un’anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Forte, “Lettere dalla collina. Sulla fede e l’esperienza di Dio”, in uscita da Mondadori Libri nella Collezione Saggi. Con tono colloquiale, proprio del genere epistolare, vengono affrontate domande fondamentali, che anche i recenti fatti di Parigi hanno risvegliato, quali quelle sul dolore, sul male e sul senso della vita e della storia.

Che senso ha la mia vita? È la domanda che mi hai fatto, dando voce così all’inquietudine più profonda del Tuo cuore. È una domanda importante e sono contento che Tu me l’abbia fatta, perché questo vuol dire che sei una persona che si mette in gioco nel cercare la verità e che nel tuo intimo credi alla dignità della vita che ci è stata donata. È vero che non tutti sembrano farsi questa domanda, anche se sono convinto che in ciascuno essa sia presente come un tarlo nascosto, un desiderio incancellabile, che resta tale anche quando non è espresso. Se mi chiedi il perché di questa mia convinzione non esito a risponderti che interrogarci sul senso di ciò che scegliamo e facciamo ci aiuta a essere più ricchi di umanità, motivati e aperti alla felicità, di cui abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo. Dare senso alla vita è consentire alla nostra anima di respirare, e il respiro dell’anima è ciò che ci fa vivere veramente. Il senso della vita non è insomma 
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Il senso della vita non può fermarsi a ciò che è mortale e penultimo, per quanto forte sia il legame che ad esso ci unisce: la vita ha senso se la meta e la patria per cui si vive, si soffre e si ama, ha la misteriosa potenza di vincere la morte, di dare alla nostalgia del cuore inquieto un approdo di eternità. È qui che nella ricerca del senso due amori si toccano: quello alla scena del mondo che passa, e quello a Colui che è in persona l’amore più forte della morte, origine, grembo e patria di ogni vero amore. La ricerca del senso sfocia così, con naturale continuità, nella ricerca di Dio e del Suo volto, nel desiderio e nella nostalgia del Totalmente Altro, che garantisca la vittoria ultima dell’amore sulla morte, della vita sul nulla. Sui sentieri della ricerca del senso da dare alle opere e ai giorni, come luce del cuore e forza del cammino, si passa inevitabilmente dalle cose alle persone da amare, e da queste all’inizio e alla sorgente di ogni amore, meta e destino di ogni vincolo d’amore che dia sapore alla vita. Ai cercatori del significato, che renda degna e bella l’esistenza, anche a quelli che hanno conosciuto la delusione di approdi troppo corti e troppo brevi, cercatori del senso perduto, l’incontro con l’amore personale di Dio, mistero del mondo, si offre come libertà donata: libertà dalla paura e dal dolore del non senso; dono non meritato né prodotto dalle nostre mani, offerta di gratuità che viene a noi, ci sorprende e illumina tutti gli spazi dell’anima a condizione di aprire la porta del nostro cuore. È quanto ci assicura la parola della promessa: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
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  Il senso della storia di Bruno Forte (PDF)


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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - SETTIMO GIORNO



Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 
18-25 gennaio 2015
“Dammi un po’ d’acqua da bere”
(Giovanni 4, 7)

La proposta di preghiera e di riflessione che in questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci arriva dal Brasile, e per la quale siamo riconoscenti ai nostri fratelli che testimoniano la fede al di là dell’Oceano, ci porta quest’anno a sederci tutti attorno al pozzo di Giacobbe: forse affaticati per il viaggio, come Gesù, forse incuriositi, turbati, ma anche aperti alla conoscenza di quell’uomo capace di un discorso chiaro e profondo, così come succede alla donna di Samaria. È l’evangelista Giovanni a presentarci questo racconto (4,1-42), che costituisce il tema di fondo di quest’anno.

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

VII GIORNO


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Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2015 “Dammi un po’ d’acqua da bere” (Giovanni 4, 7) - OTTAVO GIORNO

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Ecco la liberazione più grande di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/7 -
Dopo l’estrema piaga,
l’idolo si piega ed è «l'inizio dei mesi»

Ecco la liberazione più grande
di Luigino Bruni

“Le piaghe non eguagliarono per crudeltà l’oppressione degli egiziani sui figli d’Israele, che si protrasse sino alla fine della loro permanenza in quella terra. Ancora il giorno stesso dell’Esodo, Rachele figlia di Sutela diede alla luce un bambino mentre insieme al marito stava lavorando la malta per i mattoni. Il neonato sgusciò fuori dal ventre e affondò in quella poltiglia. Allora apparve Gabriele che formò un mattone nel quale incluse il bambino e lo portò nell’alto dei cieli”
(Louiz Ginzberg, Le leggende degli ebrei)

Le piaghe d’Egitto sono la condizione normale degli imperi idolatrici, e quindi anche del nostro. In questi regimi l’acqua non disseta gli esseri viventi né feconda la terra. Imputridisce e genera rane, zanzare, tafani…, e muoiono gli animali. Il sole non riesce a penetrare attraverso la loro densa polvere, e tutto è avvolto dalla tenebra. Gli imperi degli idoli non hanno discendenti, i loro primogeniti muoiono, perché l’idolo è seducente, ma sterile. Quando gli imperi dimostrano la loro invincibile natura idolatrica, quando nessuna piaga riesce a convertire il faraone, quando l’unica condizione possibile nella terra dell’impero è la schiavitù, l’Esodo ci dice che per il povero non è ancora finita, ci resta ancora una possibilità. Anche in questa condizione tremenda – cosa c’è di più tremendo della morte dei bambini? – esiste una via di salvezza se si riesce a credere ai profeti, e a resistere fino alla fine: «Ancora una piaga manderò contro il faraone e l'Egitto; dopo di che egli vi lascerà partire di qui» (12,1).
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Questi difficili, tremendi e stupendi capitoli dell’Esodo vanno letti anche come una grande lezione sull’idolatria – è questa la vena più profonda che stiamo cercando. La Bibbia non ha alcuna pietà per questo faraone, perché per salvare se stessa e salvarci deve essere spietata contro gli idoli. La prima verità di YHWH è non essere uno dei tanti idoli degli uomini. Israele ha sempre lottato contro gli idoli attorno e dentro di sé, compresi quelli che aveva visto in Egitto e dai quali era stato affascinato. Ponendo all’inizio della Genesi un Dio creatore e un uomo creato a sua immagine, la Bibbia ha voluto fare una scelta radicale e fondamentale. Ha scavato un solco profondissimo e invalicabile tra sé e la cultura idolatrica, dove invece è il dio che viene creato a immagine di un uomo impoverito della trascendenza. L’idolo è l’anti-YHWH, ma è anche l’anti-Adam, perché una cultura idolatrica nega prima di tutto l’uomo, che finisce schiavo e produttore a vita di mattoni per l’idolo da lui stesso creato. Per credere nell’idolo non serve la fede, perché è banalmente evidente nelle piazze e nei mercati di tutti. La fede biblica è invece fiducia in una voce che non vede, ma che “sente”. È allora che l’imperatore-idolo viene colpito dalle piaghe, e la grande liberazione è soprattutto l’uscita dall’idolatria. I figli che devono morire sono i figli degli idoli e dei loro imperi che hanno accompagnato lo sviluppo della nostra storia e della storia della salvezza.

Oggi viviamo una grande epoca idolatrica, probabilmente la più grande di tutte. Abbiamo ridotto il trascendente a manufatto, riempito il “cielo” di cose che non saziano mai, perché prodotte non per togliere ma per aumentare la nostra fame di idoli affamati – gli idoli devono mangiare sempre, finiscono per divorare i loro adoratori, e non sono mai sazi. Il sistema storico più vicino alla cultura idolatrica pura è il capitalismo finanziario-consumista cui abbiamo dato vita. Basta frequentare i suoi luoghi, parlare con i suoi grandi attori, assistere alle sue liturgie, per appurarlo con estrema chiarezza. È un sistema che conosce e alimenta solo il culto di se stesso, che vede e riconosce un solo fine: massimizzare la produzione di mattoni per innalzare le proprie piramidi-babele sempre più alte. Gli imperi idolatrici puri non durano a lungo: passerà presto anche la scena di questo capitalismo divoratore. Ma le nostre piaghe non sono ancora finite, e con esse continua forte il grido dei popoli oppressi.
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  Ecco la liberazione più grande di Luigino Bruni

Guarda i post già pubblicati:
  • Le levatrici d’Egitto/6 
  • Le levatrici d’Egitto/5
  • Le levatrici d’Egitto/4
  • Le levatrici d’Egitto/3
  • Le levatrici d’Egitto/2
  • Le levatrici d’Egitto/1


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Sembra una notizia minore, di quelle che la grande stampa nazionale solitamente cestina, presa da eventi di più grande portata storica. Eppure si tratta di una notizia che ha un alto valore simbolico. Papa Francesco, in verità non nuovo a queste iniziative, non ha solo disposto che in piazza San Pietro venissero dislocate toilet e docce per i clochard, ha dato disposizione al suo Elemosiniere, monsignor Konrad Krajewski, di fare un'indagine presso tutti i barbieri di Roma per sapere se fossero stati disponibili a offrire le loro prestazioni per tagliare barbe e capelli dei suddetti clochard ogni lunedì, giorno di chiusura dei loro esercizi, e di acquistare, con i fondi vaticani, tutto ciò che occorre; in realtà sono stati tantissimi i volontari che hanno già donato tutta l'attrezzatura necessaria, forbici, spazzole, rasoi, uno specchio e, ovviamente, la poltrona da barbiere  e tanti sono i barbieri volontari che con entusiasmo si sono messi a disposizione.
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Papa Francesco ha posto la povertà al centro della sua agenda fin da quando è stato eletto nel 2013 e la "barberia del Papa" è l'ultima iniziativa per i poveri della città promossa dall'Elemosineria apostolica, il braccio operativo della carità del Pontefice guidata da monsignor Konrad Krajewski, l'arcivescovo polacco cui Bergoglio, nominandolo, aveva ordinato di non rimanere dietro la scrivania, ma di divenire il suo prolungamento concreto a favore degli ultimi. Così Krajewski dopo aver organizzato la costruzione delle docce, che ha subito qualche ritardo sui tempi di ristrutturazione previsti, ha fatto riservare un'area dei nuovi locali ampliati sotto al Colonnato ad una sala da barbiere. 
"La prima cosa che noi vogliamo - ha spiegato mons. Krajewski - è dare dignità alla persona
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Vedi anche il nostro precedente post:
  Per i clochard - anzi i «pellegrini senza tetto» - a Roma docce nelle varie parrocchie e tre anche sotto il colonnato di San Pietro
 

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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus del 25 gennaio 2015

    Udienza Generale - del 28 gennaio 2015: La Famiglia - 3. Padre

   Omelia - Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo - Celebrazione dei Vespri (25 gennaio 2015)

   Discorso - Ai partecipanti all'Incontro promosso dal Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (24 gennaio 2015)

   Discorso - Ai partecipanti al Colloquio ecumenico di Religiosi e Religiose, promosso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (24 gennaio 2015)

   Discorso - Ai partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana (24 gennaio 2015)

   Discorso - Alla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali (30 gennaio 2015)



   Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)


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24/01/2015:

  Mettere in pratica la carità è...

27/01/2015:

  Auschwitz grida il dolore...


29/01/2015:

  Il vero amore...


 
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Angelus del 25 gennaio 2015 - Testo e video



 25 gennaio 2015 

Cari fratelli e sorelle buongiorno,

il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare «dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato» (1,14). Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, «il Vangelo di Dio» (ibid.). L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è Lui stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch’essi affidino a Lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio.
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Che questa sete di Gesù diventi sempre più anche la nostra sete! Continuiamo, pertanto, a pregare e ad impegnarci per la piena unità dei discepoli di Cristo, nella certezza che Egli stesso è al nostro fianco e ci sostiene con la forza del suo Spirito affinché tale meta si avvicini. E affidiamo questa nostra preghiera alla materna intercessione di Maria Vergine, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, perché Lei ci unisca tutti come una buona madre.

Dopo l'Angelus:

APPELLO PER LA PACE IN UCRAINA

Seguo con viva preoccupazione l’inasprirsi degli scontri nell’Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità.

Adesso continuiamo in compagnia [si affiancano al Papa due ragazzi dell’ACR di Roma]
Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i gruppi scolastici.

In particolare, saluto la comunità filippina di Roma. Carissimi, il popolo filippino è meraviglioso, per la sua fede forte e gioiosa. Il Signore sostenga sempre anche voi che vivete lontano dalla patria. Grazie tante per la vostra testimonianza! E grazie tante di tutto il bene che fate da noi, perché voi seminate la fede da noi, voi fate una bella testimonianza di fede. Grazie tante!
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Mi rivolgo adesso ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica di Roma. Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario e da Mons. Mansueto [Bianchi], siete venuti numerosi al termine della vostra “Carovana della Pace”. Vi ringrazio, e vi incoraggio a proseguire con gioia il cammino cristiano, portando a tutti la pace di Gesù. Ora ascoltiamo il messaggio che leggeranno i vostri amici, qui accanto a me. 

  video

Ecco i palloncini che vogliono dire ‘pace’.

Grazie, ragazzi! A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. E per favore, per favore non dimenticatevi di pregate pregare per me. Arrivederci!

  testo integrale

  video integrale


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 28 gennaio 2015 - foto, testo e video



 28 gennaio 2015 

L’udienza generale si è svolta in Aula Paolo VI, a Roma, dove il Papa è arrivato alle 9.45 circa, sorridente e rilassato, e ha compiuto il lungo corridoio centrale a piedi circondato dall’affetto dei circa 7mila fedeli presenti. 

Tra di loro, anche un nutrito gruppi di militari in mimetica e basco azzurro. Moltissimi, come al solito, i “selfie” e gli abbracci, soprattutto per i più piccoli: un ragazzo, con in mano un cartello giallo con scritte nere, ha quasi implorato il Papa a mani giunte perché si fermasse e facesse una foto con lui. Francesco l’ha accontentato, mettendosi in posa. Poi il Papa ha anche aiutato uno dei piccoli bimbi che ha salutato a mettersi il ciuccio. Il Papa si è soffermato a salutare, in particolare, un gruppo di bambini con la sindrome di Downn, accompagnati dalle loro famiglie. Tra i doni ricevuti, una maglia di calcio con il numero uno e la scritta “Francesco” sul retro. 

  video del saluto ai fedeli

Un saluto speciale ai 150 artisti del Circo Medrano, che al termine dell’udienza generale di oggi hanno offerto al Papa un “saggio” della loro bravura, eseguendo “numeri” palco dell’Aula Paolo VI. Il Papa li ha seguiti con attenzione, sorridendo e lasciandosi coinvolgere scherzosamente da un giocoliere. 
  video

Durante i saluti in lingua italiana, che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì con i fedeli, Francesco ha ricordato inoltre la figura di san Tommaso. Salutando, poco prima, i fedeli di lingua portoghese, il Papa ha pregato “per tutte le famiglie, specialmente per quelle che si trovano in difficoltà, certi che esse sono un dono di Dio nelle nostre comunità cristiane”.


La Famiglia - 3. Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Riprendiamo il cammino di catechesi sulla famiglia. Oggi ci lasciamo guidare dalla parola “padre”. Una parola più di ogni altra cara a noi cristiani, perché è il nome con il quale Gesù ci ha insegnato a chiamare Dio: padre. Il senso di questo nome ha ricevuto una nuova profondità proprio a partire dal modo in cui Gesù lo usava per rivolgersi a Dio e manifestare il suo speciale rapporto con Lui. Il mistero benedetto dell’intimità di Dio, Padre, Figlio e Spirito, rivelato da Gesù, è il cuore della nostra fede cristiana.

“Padre” è una parola nota a tutti, una parola universale. Essa indica una relazione fondamentale la cui realtà è antica quanto la storia dell’uomo. Oggi, tuttavia, si è arrivati ad affermare che la nostra sarebbe una “società senza padri”. In altri termini, in particolare nella cultura occidentale, la figura del padre sarebbe simbolicamente assente, svanita, rimossa.
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E allora farà bene a tutti, ai padri e ai figli, riascoltare la promessa che Gesù ha fatto ai suoi discepoli: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18). E’ Lui, infatti, la Via da percorrere, il Maestro da ascoltare, la Speranza che il mondo può cambiare, che l’amore vince l’odio, che può esserci un futuro di fraternità e di pace per tutti. Qualcuno di voi potrà dirmi: “Ma Padre, oggi Lei è stato troppo negativo. Ha parlato soltanto dell’assenza dei padri, cosa accade quando i padri non sono vicini ai figli… È vero, ho voluto sottolineare questo, perché mercoledì prossimo proseguirò questa catechesi mettendo in luce la bellezza della paternità. Per questo ho scelto di cominciare dal buio per arrivare alla luce. Che il Signore ci aiuti a capire bene queste cose. Grazie.

  video della catechesi

Saluti:

... Oggi celebriamo la memoria di San Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa. La sua dedizione allo studio, favorisca in voi, cari giovani, l’impegno dell’intelligenza e della volontà al servizio del Vangelo; la sua fede aiuti voi, cari ammalati, a rivolgervi al Signore anche nella prova; e la sua mitezza indichi a voi, cari sposi novelli, lo stile dei rapporti tra i coniugi all’interno della famiglia. 

  il testo integrale

 
video integrale


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«Abbiamo ricevuto il dono della fede. Dobbiamo custodirlo, perché non si annacqui» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

26 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
La fede va vissuta senza timidezza né vergogna”

Sono principalmente le donne a trasmettere la fede: è quanto ha affermato il Papa nella Messa presieduta a Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dei Santi Timoteo e Tito, commentando in particolare la seconda Lettera di San Paolo al discepolo Timoteo. 

Sono le mamme e le nonne che trasmettono la fede
Paolo ricorda a Timoteo da dove viene la sua “schietta fede”: l’ha ricevuta dallo Spirito Santo “tramite la mamma e la nonna”. “Sono le mamme, le nonne” – afferma il Papa – che trasmettono la fede. E aggiunge: “Una cosa è trasmettere la fede e altra cosa è insegnare le cose della fede. La fede è un dono. La fede non si può studiare. Si studiano le cose della fede, sì, per capirla meglio, ma con lo studio mai tu arrivi alla fede. La fede è un dono dello Spirito Santo, è un regalo, che va oltre ogni preparazione”. Ed è un regalo che passa attraverso il “bel lavoro delle mamme e delle nonne, il bel lavoro di quelle donne” in una famiglia, “può essere anche una domestica, può essere una zia”, che trasmettono la fede:

“Mi viene in mente: ma perché sono principalmente le donne a trasmettere la fede? Semplicemente perché quella che ci ha portato Gesù è una donna. E’ la strada scelta da Gesù. Lui ha voluto avere una madre: anche il dono della fede passa per le donne, come Gesù per Maria”.

Custodire il dono della fede perché non si annacqui
“E dobbiamo pensare oggi – sottolinea il Papa - se le donne … hanno questa coscienza del dovere di trasmettere la fede”. Paolo invita poi Timoteo a custodire la fede, il deposito, evitando “le vuote chiacchiere pagane, le vuote chiacchiere mondane”. “Tutti noi – afferma - abbiamo ricevuto il dono della fede. Dobbiamo custodirlo, perché almeno non si annacqui, perché continui a essere forte con la potenza dello Spirito Santo che ce lo ha regalato”. E la fede si custodisce ravvivando questo dono di Dio:

“Se noi non abbiamo questa cura, ogni giorno, di ravvivare questo regalo di Dio che è la fede, ma la fede si indebolisce, si annacqua, finisce per essere una cultura: ‘Sì, ma, sì, sì, sono cristiano, sì, sì…’, una cultura, soltanto. O una gnosi, una conoscenza: ‘Sì, io conosco bene tutte le cose della fede, conosco bene il catechismo’. Ma come tu vivi la tua fede? E questa è l’importanza di ravvivare ogni giorno questo dono, questo regalo: di farlo vivo”.
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  Papa: la fede è dono dello Spirito Santo trasmesso soprattutto dalle donne

  video


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«Come faccio per fare la volontà di Dio?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

27 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“La 'voglia' di fare la volontà del Padre”

Bisogna pregare Dio e chiedere ogni giorno la grazia di capire la sua volontà, la grazia di seguirla e la grazia di compierla fino in fondo. È questo l’insegnamento ricavato da Papa Francesco dalla liturgia del giorno e spiegato all’omelia della Messa del mattino, presieduta in Casa S. Marta.

C’era una volta la legge fatta di prescrizioni e divieti, di sangue di tori e capri, “sacrifici antichi” che non avevano né la “forza” di “perdonare i peccati”, né di dare “giustizia”. Poi nel mondo venne Cristo e con il suo salire sulla Croce – l’atto “che una volta per sempre ci ha giustificato” – Gesù ha dimostrato quale fosse il “sacrificio” più gradito a Dio: non l’olocausto di un animale, ma l’offerta della propria volontà per fare la volontà del Padre.

Volontà di Dio, strada di santità
Letture e Salmo del giorno indirizzano la riflessione del Papa su uno dei fulcri della fede: l’“obbedienza alla volontà di Dio”. Questa, afferma Francesco, “è la strada della santità, del cristiano”, cioè che “il piano di Dio venga fatto”, che “la salvezza di Dio venga fatta”:

“Il contrario incominciò in Paradiso, con la non obbedienza di Adamo. E quella disobbedienza ha portato il male a tutta l’umanità. E anche i peccati sono atti di non obbedire a Dio, di non fare la volontà di Dio. Invece, il Signore ci insegna che questa è la strada, non ce n’è un’altra. E incomincia con Gesù, sì, nel Cielo, nella volontà di obbedire al Padre. Ma in terra incomincia con la Madonna: lei, cosa ha detto all’Angelo? ‘Che si faccia quello che tu dici’, cioè che si faccia la volontà di Dio. E con quel ‘sì’ al Signore, il Signore ha incominciato il suo percorso fra noi”.

Tante opzioni sul vassoio
“Non è facile”. Questa espressione torna diverse volte sulle labbra del Papa quando parla del compiere la volontà di Dio. Non è stato facile per Gesù che, ricorda, su questo fu tentato nel deserto e anche nell’Orto degli Ulivi con lo strazio nel cuore accettò il supplizio che lo attendeva. Non fu facile per alcuni discepoli, che lo lasciarono perché non capirono cosa volesse dire “fare la volontà del Padre”. Non lo è per noi, dal momento che – nota il Papa – “ogni giorno ci presentano su un vassoio tante opzioni”. E allora, si chiede, come “faccio per fare la volontà di Dio?”. Chiedendo “la grazia” di volerla fare:

“Io prego, perché il Signore mi dia la voglia di fare la sua volontà, o cerco i compromessi perché ho paura della volontà di Dio? Un’altra cosa: pregare per conoscere la volontà di Dio su di me e sulla mia vita, sulla decisione che devo prendere adesso… tante cose. Sul modo di gestire le cose… La preghiera per voler fare la volontà di Dio, e preghiera per conoscere la volontà di Dio. E quando conosco la volontà di Dio, anche la preghiera, per la terza volta: per farla. Per compiere quella volontà, che non è la mia, è quella di Lui. E non è facile”.
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  Francesco: chiedere a Dio la “voglia” di fare la sua volontà

  video


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«Sempre il Signore salva nel popolo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

29 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“non privatizzare la salvezza”

Non seguono la via nuova inaugurata da Gesù quanti privatizzano la fede chiudendosi in “élites” che disprezzano gli altri: è quanto ha affermato Papa Francesco durante la Messa mattutina presieduta a Casa a Santa Marta.

Non privatizzare la fede
Commentando la Lettera agli Ebrei, Papa Francesco afferma che Gesù è “la via nuova e viva” che dobbiamo seguire “secondo la forma che Lui vuole”. Perché ci sono forme sbagliate di vita cristiana. Ci sono dei "criteri per non seguire i modelli sbagliati. E uno di questi modelli sbagliati è privatizzare la salvezza”:

“E’ vero, Gesù ci ha salvati tutti, ma non genericamente. Tutti, ma ognuno, con nome e cognome. E questa è la salvezza personale. Davvero io sono salvato, il Signore mi ha guardato, ha dato la sua vita per me, ha aperto questa porta, questa via nuova per me, e ognuno di noi può dire ‘Per me’. Ma c’è il pericolo di dimenticare che Lui ci ha salvato singolarmente, ma in un popolo. In un popolo. Sempre il Signore salva nel popolo. Dal momento che chiama Abramo, gli promette di fare un popolo. E il Signore ci salva in un popolo. Per questo l’autore di questa Lettera ci dice: ‘Prestiamo attenzione gli uni agli altri’. Non c’è una salvezza soltanto per me. Se io capisco la salvezza così, sbaglio; sbaglio strada. La privatizzazione della salvezza è una strada sbagliata”.

Tre criteri: comunicare fede, speranza e carità
Tre sono i criteri per non privatizzare la salvezza: “la fede in Gesù che ci purifica”, la speranza che “ci fa guardare le promesse e andare avanti” e “la carità: cioè prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”
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  Papa: non seguono via di Gesù élites ecclesiali che disprezzano altri

  video


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«La memoria e l’entusiasmo del primo amore» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

30 gennaio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
i cristiani conservino l’entusiasmo del primo amore”

Un cristiano deve sempre custodire in sé la “memoria” del suo primo incontro con Cristo e la “speranza” in Lui, che lo spinge ad andare avanti nella vita con il “coraggio” della fede. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, presieduta nella cappella di Casa Santa Marta. 

Non ama sul serio chi non ricorda “i giorni del primo amore”. E un cristiano senza più memoria del suo primo incontro con Gesù è una persona svuotata, spiritualmente inerte, come solo sanno essere i “tiepidi”.

Cristiani tiepidi, un fallimento
A orientare l’omelia di Francesco è anzitutto la frase iniziale della Lettera agli Ebrei, nella quale l'autore invita tutti a richiamare “alla memoria quei primi giorni”, quelli in cui avete ricevuto, dice, “la luce di Cristo”. Quello in particolare, il “giorno dell’incontro con Gesù” – osserva il Papa – non va mai dimenticato perché è il giorno di “una gioia grande”, di “una voglia di fare cose grandi”. E assieme alla memoria, mai smarrire il “coraggio dei primi tempi” e l’“entusiasmo”, la “franchezza” che nascono dal ricordo del primo amore:

“La memoria è tanto importante per ricordare la grazia ricevuta, perché se noi cacciamo via questo entusiasmo che viene dalla memoria del primo amore, questo entusiasmo che viene dal primo amore, viene quel pericolo tanto grande per i cristiani: il tepore. I cristiani 'tiepidi'. Eh, ma stanno lì, fermi, e sì, sono cristiani, ma hanno perso la memoria del primo amore. E, sì, hanno perso l’entusiasmo. Anche, hanno perso la pazienza, quel 'tollerare' le cose della vita con lo spirito dell’amore di Gesù; quel 'tollerare', quel 'portare sulle spalle' le difficoltà… I cristiani tiepidi, poverini, sono in grave pericolo”.
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Memoria e speranza uguale fede
Una salvezza afferma il Papa, citando il passo del Vangelo, che va protetta “perché il piccolo grano di senape cresca e dia il suo frutto”:

“Danno pena, fanno male al cuore tanti cristiani – tanti cristiani! – a metà cammino, tanti cristiani falliti in questa strada verso l’incontro con Gesù, partendo dall’incontro con Gesù. Questa strada nella quale hanno perso la memoria del primo amore e non hanno la speranza".

"Chiediamo al Signore - è la preghiera conclusiva del Papa - la grazia di custodire il regalo, il dono della salvezza”.


  ​Francesco: memoria e speranza, i "parametri" del cristiano

  video


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"Rinfrancate i vostri cuori" - Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2015


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2015

Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade.
...

Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Francesco

Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2015 (27/01/2015)

  video


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Ascoltando il papa sull’aereo per Manila e le sue parole sorprendenti, ho pensato a quando frere Christian, al monastero di Thibirime, in Algeria, aprì la porta per la prima volta al capo del Gia (gruppo islamico armato) nel natale del 1993. La sua prima parola fu: ”merde”. Non una posta di rosario o una giaculatoria, ma una umanissima parola di protesta . 
Questo non cancella il suo straordinario testamento, in cui chiede al Signore di poter vedere l’islam con lo sguardo e con gli  occhi di Dio. Dunque nessun martirio a petto in fuori, con l’arroganza della verità, ma la grazia discreta del martirio, da vivere nel punto più delicato e definitivo della vita, restando e non partendo.
...
Papa Francesco, come frere Christian, obbedisce e dona la vita,non nella forza, ma nella piccolezza, senza nascondersi e senza nascondere le proprie paure, perché li opera sempre la misericordia e il perdono di Dio.

  Massimo Toschi:   Papa Francesco, il pugno e la paura

Anche il papa è discutibile. Una sua recente frase ha suscitato polemiche ed interpretazioni diverse. Qualcuno ha detto che il richiamo al «pugno» potrebbe essere inteso come legittimazione della violenza. A me non pare. L'esegesi di un testo comincia dal contesto.
...
Il coraggio non è non avere paura, ma avere paura e andare avanti lo stesso. Ecco, il pugno di Bergoglio, dato con tenerezza, mi appare come un paradosso per affermare che la nonviolenza è davvero “forza e amore”, accessibile a tutti, con i nostri limiti e le nostre contraddizioni...

  Mao Valpiana:    Il «pugno» di Bergoglio




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