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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
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un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Ancora altri morti nel Mediterraneo
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Addolorati per la tristissima notizia battuta dall'ANSA pochi minuti fa: Immigrazione: 7 migranti morti, altri gravissimi
Tra i migranti soccorsi la scorsa notte a largo di Lampedusa, ci sono 7
morti e almeno una quindicina in gravissime condizioni. Lo si apprende
da fonti sanitarie sull'isola secondo le quali la morte sarebbe dovuta
a ipotermia. I migranti si trovano ancora a bordo delle motovedette
delle Capitanerie.
7 migranti morti, altri gravissimi
Purtroppo è salito ancora a 29 morti
il bilancio dell'ennesima tragedia dell'immigrazione nel canale di
Sicilia. I corpi dei migranti, che erano a bordo di un'imbarcazione con
106 persone soccorsa nella notte dagli uomini della Guardia Costiera
italiana, si trovano a bordo di due motovedette che stanno raggiungendo
in queste ore Lampedusa...
nuova tragedia in mare, 29 migranti morti assiderati
Preghiere e lacrime per questa tragedia immane e senza fine...
... Non 29 e neppure 203, ma 232 le vittime. Lo ricostruzione la
fornisce Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr che ha raccolte le
testimonianze dei superstiti. I migranti erano a bordo di tre gommoni:
nel primo, del quale si è avuta notizia già due giorni fa, c'erano 105
persone soccorse dalla Guardia costiera, di cui 29, come noto, morte
assiderate. Ma in zona c'erano altri due gommoni con 212 persone a
bordo, e soltanto nove sono sopravvissute. "Le tre imbarcazione -
spiega Sami - con tutta probabilità erano partite insieme domenica
dalla Libia, con mare forza sette, senza nè cibo nè acqua per oltre un
giorno. Nel primo c'erano 105 persone e 29 come sappiamo sono morte di
freddo; negli altri due gommoni che hanno imbarcato presto acqua, erano
in 212 e solo nove ce l'hanno fatta. Sono dunque morti in 203. La più
piccola delle vittime aveva 12 anni". Ma, aggiunge, ci sono notizie di
un quarto gommone, "quindi la tragedia potrebbe essere ancora più
pesante, una delle più gravi degli ultimi tre anni".
"Seguo con preoccupazione le notizie giunte da Lampedusa, dove si
contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la
traversata del Mediterraneo". Lo ha detto Papa Francesco al termine
dell'Udienza generale. "Desidero assicurare - ha aggiunto - la mia
preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà,
affinchè a nessuno manchi il necessario soccorso".
Tragedia Lampedusa, "i morti sono 200"
Seguo con preoccupazione le
notizie giunte da Lampedusa, dove si contano altri morti tra gli
immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo.
Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare
nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario
soccorso. (Papa Francesco Udienza 11/2/2015)
video
Quanto tempo è passato da
quando Papa Francesco ha pronunciato queste parole, eppure risultano
più che mai attuali oggi... e forse farà bene a tutti noi ricordarle e
lasciarci interpellare dopo l'ennesima immane tragedia al largo di
Lampedusa costata la vita a centinaia di migranti. Secondo le ultime
testimonianze raccolte dagli inquirenti, i morti potrebbero essere
addirittura quattrocento...
Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle?...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
E'
tragico il bilancio dell'ennesimo viaggio della disperazione intrapreso
verso le coste italiane. Almeno 29 immigrati sono morti per ipotermia e
altri sono in gravissime condizioni. È accaduto 8 febbraio a un
centinaio di miglia dall'isola di Lampedusa, dove sarebbero dovute
giungere le 105 persone presenti sul barcone rintracciato dalla Guardia
costiera italiana. La causa dei decessi sembra essere il freddo. Già
quando il barcone era stato raggiunto, sette dei 105 passeggeri erano
morti per ipotermia e i corpi erano stati imbarcati sulle motovette.
Altri 22 sono poi deceduti durante il trasferimento a Lampedusa, una
traversata interminabile. I mezzi di soccorso hanno infatti dovuto fare
i conti con il mare forza 6 e procedere perciò a velocità ridotta.
"Con Triton - ha detto Giusi
Nicolini - siamo tornati alla situazione precedente alla strage del 3
ottobre del 2013. Così non si può continuare". "Triton - ha aggiunto -
è una cosa inutile, quelli di Triton sono soldi buttati a mare. Si
decreti la fine di Triton e si torni a Mare Nostrum in attesa di aprire
canali umanitari e aprire i flussi. Con Mare Nostrum queste persone
sarebbero ancora vive".
“Fuggivano dalla fame, dalla
mancanza di acqua, dalla violenza e dalla guerra e li abbiamo fatti
morire di freddo nel nostro Mare Mediterraneo”. A parlare è monsignor
Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, dopo
la tragedia nel Mediterraneo con la morte, fino ad ora, di 29 migranti.
“Una morte annunciata su una nave in viaggio verso Lampedusa. Un numero
- aggiunge il sacerdote - che potrebbe essere destinato ad aumentare,
visto la grave situazione di salute di altre persone. Una vergogna che
l’Europa avrebbe potuto risparmiarsi se non avesse abbandonato con
troppa superficialità l’operazione Mare Nostrum, che aveva indicato una
strada europea per intercettare, salvare e accompagnare persone che, lo
sappiamo, sono in fuga da Paesi in guerra come Siria, Palestina,
Somalia, Eritrea, Nigeria, da una situazione ambientale drammatica come
il Bangladesh”. “La speranza - conclude - è che questa tragedia aiuti
l’Europa ad essere consapevole che non può abbandonare in mare persone
in fuga. La tutela del diritto alla protezione internazionale oggi deve
avvenire a partire dal presidiare il Mediterraneo, non lasciandolo ai
trafficanti di esseri umani”.
Il Centro Astalli invita le
Istituzioni ad intensificare gli sforzi per consentire ai profughi di
arrivare in sicurezza sulle nostre coste. “Ancora una volta - afferma
il presidente Camillo Ripamonti - attoniti davanti all’orrore, ci
troviamo a chiedere la creazione immediata di canali umanitari sicuri
che evitino a uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni di
rischiare la vita affidandosi a trafficanti di essere umani”...
“Fuggivano dalla fame, dalla mancanza di acqua li abbiamo fatti morire di freddo nel nostro Mare Mediterraneo”
video
... L’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro:
– Dovremmo metterci tutti in
ossequioso silenzio e pensare che questi erano uomini come noi e sono
morti in una maniera indegna per un essere umano. Qui ci sono esseri
umani che continuano a bussare alle porte perché continuano a chiedere
di vivere e un’operazione europea che si limiti soltanto a
salvaguardare i confini credo che non otterrà grandi risultati. Occorre
fare delle scelte politiche coraggiose che rispettino la gente e che
siano in sintonia con le necessità del mondo d’oggi...
Nuova tragedia del mare al largo della Libia, in 29 muoiono assiderati
Le 29 vittime di lunedì
riaccendono la polemica sui limiti di Triton, la missione gestita
direttamente da Frontex, l'agenzia Ue per il controllo delle frontiere
e che è subentrata all'operazione Mare Nostrum...
Tragedia al largo Lampedusa, pioggia di polemiche sui soccorsi„Tragedia al largo di Lampedusa, pioggia di polemiche sui soccorsi
Le condizioni del mare erano
proibitive e "solo le motovedette della Guardia Costiera sono riuscite
a raggiungere il barcone". Il capitano di vascello Filippo Marini,
portavoce della Guardia Costiera, spiega così le operazioni di soccorso
al largo di Lampedusa, dove 29 migranti hanno perso la vita per
assideramento. E parla di "veri e propri omicidi" rivolgendosi a chi
manda la gente in mare su vecchi barconi
video
Ricerche
di un secondo barcone, segnalato dalle autorità spagnole, sarebbero in
corso, ma dell'imbarcazione non c'è traccia. I dispersi potrebbero
essere ancora molti. Il direttore sanitario di Lampedusa Pietro Bartolo
aveva allertato l'elisoccorso per potere trasferire, subito dopo il
loro arrivo sull'isola, i profughi più gravi con sintomi di ipotermia.
I primi sette cadaveri erano stati caricati sulle motovedette, ma altri
22 profughi, che in un primo tempo erano stati soccorsi in condizioni
gravissime, non ce l'hanno fatta a reggere il freddo sulle motovedette
della Guardia costiera: "E' terribile - dice Bartolo - tra loro ci sono
tanti giovani. Sono tutti bagnati, sono morti di freddo". La Procura di
Agrigento ha aperto un'inchiesta...
Strage al largo di Lampedusa, 29 migranti morti di freddo
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Gli ultimi salvati sono arrivati questa mattina all'alba sul molo
Favaloro. E la loro testimonianza fa crescere in maniera drammatica il
numero delle vittime della domenica di bufera nel Canale di Sicilia
quando, ad essere raggiunti dai soccorsi nel mare forza otto con onde
alte nove metri, non c'era solo il gommone con i 105 migranti, 29 dei
quali morti di freddo. Poco dopo, nella stessa zona, sono stati
raggiunti altri due gommoni, a bordo di uno c'erano solo due migranti,
sull'altro erano in sette. Troppo pochi visto il numero di profughi che
i trafficanti libici fanno salire su queste carrette del mare. E le
prime dichiarazioni dei sopravvissuti, infatti, fanno ipotizzare una
tragedia immane: "Sul secondo gommone abbiamo visto morire oltre
duecento persone", raccontano. L'Unhcr conferma: 232 vittime. Poi
un'altra testimonianza fa crescere ancora le dimensioni della
tragedia. C'era una quarta imbarcazione - dice il sopravvissuto -
anch'essa con un centinaio di persone a bordo. In tutto dunque i
gommoni sarebbero stati quattro e i profughi imbarcati 460. Se così
fosse le vittime sarebbero molte di più, oltre 400...
Strage di migranti a Lampedusa, i testimoni: oltre trecento morti. "Costretti a partire sotto la minaccia delle armi"
...
Al comandante della “Sar” Daniel Perilli e al suo equipaggio, giovani
marinai che oggi, costretti anche loro a ricorrere alle cure dei
medici, vengono sostenuti dagli psicologi «perché è una notte che non
dimenticheranno mai quella in cui, cercando di afferrare quelle cento
paia di mani che si tendevano da un vecchio gommone che saliva e
scendeva da onde alte quanto un palazzo, hanno avuto paura di morire
anche loro». Migranti e soccorritori, vite in bilico per un giorno e
una notte, arrivati a terra stremati dal gelo e disidratati per il
vomito continuo, dopo 30 ore di navigazione impossibile. Immagini e
testimonianze davanti alle quali l’alto rappresentante Ue Federica
Mogherini ha annunciato la convocazione di una riunione straordinaria
«per rivedere le politiche europee sull’immigrazione: non possiamo
permettere altre tragedie in mare ». Anche perché il bilancio della
strage è destinato a peggiorare...
“Quelle mani nel buio in mezzo alla tempesta così li abbiamo salvati rischiando la vita” (pdf)
...
Quante altre morti ci vorranno per provocare quel sussulto che ha
spinto il 18 ottobre 2013 il governo italiano, all’epoca guidato da
Enrico Letta, a lanciare l’operazione Mare nostrum, cioè la più grande
operazione di salvataggio in mare di profughi della storia dell’umanità?
Quanti morti servono ancora per spingerci a reagire?
Guarda anche il nostro post precedente:
Ennesima insopportabile tragedia - Fuggivano da fame, violenza e guerra e sono morti di freddo nel nostro Mare Mediterraneo
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In risposta a tutte le assurde polemiche che purtroppo siamo costretti
ad ascoltare anche in questi giorni riproponiamo la testimonianza di
Awas Ahmed, rifugiato somalo in Italia, letta da Valerio Mastrandrea.
Awas Ahmed è somalo, rifugiato in Italia. Racconta il senso
della fuga e il perché abbiamo bisogno di guardare oltre Lampedusa
cambiando prospettiva.
A
chi chiede: «Non era meglio rimanere a casa piuttosto che morire in
mare?», rispondo: «Non siamo stupidi, né pazzi. Siamo disperati e
perseguitati. Restare vuol dire morte certa, partire vuol dire morte
probabile. Tu che sceglieresti? O meglio cosa sceglieresti per i tuoi
figli?». Due giovani ieri sono stati uccisi a Mogadiscio perché si
stavano baciando sotto un albero. Avevano vent’anni. Non festeggeranno
altri compleanni. Non si baceranno più.
A
chi domanda: «Cosa speravate di trovare in Europa? Non c’è lavoro per
noi figurarsi per gli altri», rispondo: «Cerchiamo salvezza, futuro,
cerchiamo di sopravvivere. Non abbiamo colpe se siamo nati dalla parte
sbagliata e soprattutto voi non avete alcun merito di essere nati dalla
parte giusta»...
Perché saliamo su una barca
video
Vedi anche il nostro post:
Quelle bufale razziste che avvelenano il web “Cancellatele, è reato”
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Questa è la nostra guerra
di Christian Albini
Non sono nemici, sono vittime che uccidiamo due volte.
L'immagine
è del fotografo Massimo Sestini e ha fatto il giro del mondo.
Affrontare il Mediterraneo, in ogni stagione dell'anno, su questi
barconi sovraffollati è sfidare la morte. Questa è la verità. Chi parla
di invasori, di "soldati" dell'IS che arrivano così in Italia per
attaccarci, non sa quel che dice.
Loro
sono vittime. "Ci hanno costretto con le armi a imbarcarci",
riportavano oggi più quotidiani. In molti muoiono. Ricordo l'ex parroco
di Lampedusa, qui a Crema, che parlava del cadavere di una donna
ripescato con la figlia partorita ancora attaccata con il cordone
ombelicale. E noi li uccidiamo due volte. Li uccidiamo con la nostra
indifferenza e ancora di più li uccide chi, nel suo cuore, esulta per
ogni morto del mare pensando "Uno di meno". Sì, ci sono. Non facciamo
finta di niente.
...
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Direttore si parla forse di 300 morti nel canale di Sicilia. Come commenta l'ennesima tragedia?
"Secondo quanto appreso dal nostro staff a Lampedusa, è ancor peggio di
una tragedia: è un crimine, uno dei peggiori che abbia mai visto in 50
anni di carriera. Le organizzazioni di trafficanti agiscono con
impunità e centinaia di persone stanno morendo. Il mondo deve reagire".
Vladimiro Polchi: L'Oim attacca: "Nel canale di Sicilia un crimine, non una tragedia"
"Non
volevamo partire, c'era brutto tempo. Ma i trafficanti umani di hanno
costretti sotto la minaccia delle armi e non avevamo altra scelta.
Siamo partiti a bordo di quattro gommoni in 460, ma uno dei gommoni,
durante la traversata, è affondato e sono morti tutti i profughi a
bordo. Tra loro c'erano anche tre bambini. E' stata una tragedia, non
avrei mai immaginato di vivere un incubo del genere". A raccontarlo,
ancora visibilmente sotto choc, sono alcuni dei testimoni oculari di
quanto accaduto nel Canale di Sicilia.
Alessandra Ziniti: Strage di migranti a Lampedusa, i testimoni: oltre trecento morti.
"Costretti a partire sotto la minaccia delle armi". Le bare a Porto
Empedocle
Circa 300 vittime al largo di
Lampedusa, una nuova tragedia per la quale si punta il dito
sull'operazione Triton di Frontex. L'UNHCR: «ora è scaduto il tempo»
Matteo De Fazio: L'ennesimo "mai più"
Un fiore per le vittime un abbraccio per i sopravvissuti...
Alfredo Giovampaolo: A Lampedusa corteo fino a Cpt: fiori e musica per migranti (video)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Quelle bufale razziste
che avvelenano il web
“Cancellatele, è reato”
di Giuliano Foschini
Dicono
che il principio sia quello della goccia: «Oggi parli di rom ladri,
domani di nord africani violentatori. Poi butti qualche dato farlocco
sull’immigrazione su un blog, ricostruisci una storia verosimile ma
evidentemente falsa che rimbalza da un sito all’altro. Alla fine il
confine tra vero e falso salta. Ed è così che gli italiani stanno
rischiando di diventare razzisti».
In Italia da qualche mese si sta diffondendo un pericoloso virus xenofobo: la bufala su Internet.
Siti,
blog, profili Facebook diffondono notizie false, costruite però come
assolutamente verosimili, che hanno come obiettivo i migranti. Una
vicenda tanto seria da aver fatto muovere l’Unar, l’Ufficio nazionale
antidiscriminazioni razziali della Presidenza del consiglio, che ha
costituito un apposito ufficio di cacciatori di bufale. Il loro compito
è cercare siti con notizie farlocche e inviare agli amministratori
avvisi di questo tenore: «O cancelli il link, o ti denunciamo per
istigazione al razzismo». «La notizia da lei pubblicata è palesemente
falsa — si legge nelle centinaia di lettere che l’Unar sta inviando in
questi giorni — e trasmette un messaggio distorto della realtà che
contribuisce a creare un atteggiamento ostile nei confronti della
popolazione rom nonché incitante alle xenofobia e all’odio razziale».
Per questo, «per non incorrere dalle conseguenze imposte dalla legge,
va immediatamente eliminato».
I casi, come spiega il direttore dell’Unar Marco de Giorgi, «sono decine e decine. Visti i numeri, abbiamo deciso di creare un osservatorio permanente sul webche
grazie anche alle segnalazioni che arrivano sul nostro sito ha
unicamente il compito di analizzare il tema dell’“hate speech on line”,
la macchina del fango sul web, che è la nuova frontiera del razzismo.
La più difficile da combattere».
Da
novembre a oggi sono partite lettere di diffida ai siti che hanno
pubblicato le notizie più disparate: c’è chi ha raccontato dei milioni
di euro in contanti ritrovati in un campo Rom (la notizia è stata
riportata identica da una serie di siti dalla Puglia alla Lombardia),
oppure sempre di migranti bloccati perché prendevano a sassate una
scuola. C’è poi lo slavo rapitore seriale di bambini, l’allarme Ebola
portato dai migranti di Lampedusa oppure la villa in Sardegna regalata
da un sindaco a un gruppo sempre di Rom, la categoria più
bersagliata.
Ma
perché lo fanno? Da un’analisi statistica è emerso che i motivi sono
diversi, a volte politici (alcune delle bufale sono state messe in rete
da Casa Pound e in un caso da un blog di grillini). Oppure dietro ci
sono dei navigatori che vogliono guadagnare clic, visto che sono decine
di migliaia le visualizzazioni grazie ai rimbalzi sui social
network.
...
Fonte: “la Repubblica” 8 febbraio 2015 Il link all'articolo (pdf)
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L'ultima lettera di Kayla Mueller
la volontaria americana ostaggio dell'Isis
Kayla
Mueller, la volontaria americana di Support to Life rapita nell'agosto
del 2013 ad Aleppo e poi finita nelle mani dell'Isis, non c'è più (lo
hanno annunciato i jihadisti dell’Isis la scorsa settimana e il
presidente Obama lo ha confermato), ma le sue parole oggi arrivano a
noi. Parole Kayla aveva scritto per la famiglia in una lettera che
risale alla fine dello scorso anno, ma che ora la famiglia ha deciso di
condividere con tutti. “A
voi tutti, se state ricevendo questa lettera, significa che sono ancora
prigioniera mentre i miei compagni di cella (a partire dal 2 novembre
2014) sono stati rilasciati. Ho chiesto loro di contattarvi e farvi
avere questa lettera. È difficile sapere cosa dire. Per favore,
sappiate che sono in un luogo sicuro completamente illesa e in salute
(ho messo su dei chili, in effetti). Sono stata trattata con estremo
rispetto e gentilezza. Volevo scrivervi una lettera ben pensata (ma non
sapevo se i miei compagni di cella sarebbero partiti nei prossimi
giorni o nei mesi a venire, restringendo il mio tempo, e principalmente
potevo scrivere questa lettera solo un paragrafo alla volta).
Il
solo pensarvi mi scatena un attacco di lacrime. Durante tutta questa
esperienza, il mio “travaglio” è dipeso tutto dalla consapevolezza di
quanta sofferenza vi abbia fatto attraversare. Non vi chiederò mai
perdono poiché non merito il vostro perdono. Mi ricordo quando mamma mi
diceva sempre che, tutto sommato e alla fine, l’unica cosa che abbiamo
davvero è Dio. Sono arrivata a un punto in quest’esperienza in cui, in
ogni senso del termine, mi sono arresa al nostro creatore perché
letteralmente non c’era nessun altro.
E
grazie a Dio e alle vostre preghiere, sono stata teneramente cullata in
una caduta libera, mi è stata mostrata la luce nell’oscurità e ho
imparato che in ogni prigione si può essere liberi. Sono grata. Sono
arrivata a vedere che c’è del buono in ogni situazione, a volte
dobbiamo solo andare a cercarlo. Prego ogni giorno che anche voi, se
non altro, abbiate sentito una certa vicinanza e vi siate arresi a Dio,
così come abbiate formato un legame di amore e supporto l’uno con
l'altro.
...
Siete il mio tutto, Kayla
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Un
padre è stato costretto a scegliere tra sua moglie e il loro bambino
neonato, affetto da Sindrome di Down, perché la famiglia di lei si
vergognava della condizione del neonato.
Samuel
Forrest, questo il nome del padre abbandonato dalla sua metà, è
diventato papà il 21 Gennaio quando sua moglie ha dato alla luce il
piccolo Leo in un ospedale armeno. Ma poche ore dopo il parto Samuel,
di origine neozelandese, è stato costretto dalla sua compagna a
scegliere tra lei e loro figlio: la donna si è rifiuta anche solo di
vedere o toccare il piccolo che, secondo le credenze armene, avrebbe
portato disonore a tutta la famiglia.
Il neo papà, la cui storia è stata raccontata tra gli altri dal Daily Mail, inizialmente non ha avuto il permesso di vedere suo figlio.
"Le
autorità dell'ospedale non mi permettevano di vedere né mia moglie né
mio figlio. Quando il dottore è venuto a parlare con me mi ha detto che
c'era un problema molto serio con mio figlio."
Samuel
ha ammesso di essere rimasto shockato dalla notizia della malattia da
cui era affetto Leo, ma non gli è passato per la testa nemmeno per un
secondo di abbandonarlo.
"Appena
mi hanno fatto vedere Leo ho immediatamente detto al medico che era
bellissimo, perfetto e che l'avrei certamente tenuto con me. Quando un
bambino come Leo nasce in questo Paese la prima cosa che ti dicono è
che non sei obbligato a tenerlo. Mia moglie aveva già deciso, quindi è
tutto successo alle mie spalle."
Dopo
una settimana la moglie di Samuel aveva giù preparato i documenti
necessari per il divorzio; disperato, l'uomo ha chiesto aiuto al web
per raccogliere il denaro necessario a portare Leo in Nuova Zelanda.
Il popolo del web, commosso dalla storia del piccolo Leo, ha risposto con prontezza...
La moglie si vergogna. Padre obbligato a scegliere: "Mio figlio è perfetto, non lo abbandonerò mai". La rete lo aiuta
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il 13 febbraio 2015 alle 18.00 la grande festa del Risparmio Energetico.
M’illumino di Meno 2015
Per l’occasione anche le luci della Cupola di San Pietro vengono spente dalle 20.30 alle 21.30.
“M’illumino di meno”: si spengono anche luci Cupola San Pietro
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti
LA DONNA NELLA BIBBIA
E
NELLA STORIA DELLA CHIESA
Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)
"E'
bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli
evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E'
un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai
nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità
dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano
dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il
racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)
Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00
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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME) AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
Dal 28 Gennaio all’11 Marzo
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Siediti ai bordi dell'aurora...
8 FEBBRAIO GIORNATA INTERNAZIONALE DI PREGHIERA E RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE
Nella realtà odierna del mondo globalizzato la mercificazione e lo
sfruttamento della vita, ormai quotidiani, ci accecano a tal punto da
impedirci di riconoscere l'altra persona, non come fonte di lucro, ma
fratello e sorella.
Per questo invitiamo tutti a PREGARE E RIFLETTERE PER...
http://a-light-against-human-trafficking.info/
La schiavitù moderna...
L'amore per il prossimo...
La Chiesa-Madre, tramite le nostre mani...
... Auspico che quanti hanno... Non è un professore, un maestro...
Per gli uomini non vale che...
Amo ergo sum...
Per te ci hai fatti o Signore...
Gesù ci ricorda che anche le parole...
La gioia dei figli...
I figli sono un dono...
Un briciolo d'amore...
Costruire la pace è difficile...
Non abbiate paura...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Prepararsi alla liturgia domenicale
V domenica del T.O.
"Lasciarsi mettere in piedi"
di Antonio Savone
Ad
accompagnarci nel nostro percorso domenicale è il vangelo di Mc, meglio
conosciuto come il vangelo del catecumeno, di chi, cioè, si sta aprendo
alla fede. Mc ci ha presi per mano e attraverso l’esperienza dei
discepoli che accompagnano Gesù, vuole portarci gradatamente a
comprendere sempre di più i tratti di quel Maestro dietro cui abbiamo
scelto di muovere i nostri passi.
Ci
siamo sentiti interpellare quando ci ha annunciato un Dio alle porte
della vita dell’uomo (il regno di Dio è vicino); ci siamo sentiti
guardare con sguardo di predilezione quando aveva chiamato i primi
discepoli a lasciare le loro occupazioni quotidiane per avventurarci in
una nuova esperienza di vita.
Lo
abbiamo accompagnato il mattino di un sabato nella sinagoga dove aveva
compiuto un primo segno subito colto dalla gente: quell’uomo parlava in
maniera diversa, nuova. Le sue parole avevano un timbro differente
rispetto a quelle che si era soliti sentire sulla bocca degli scribi.
In quella sinagoga c’era gente oppressa da un male che quasi faceva
perdere il contatto con la realtà. E Gesù aveva liberato un uomo
posseduto da uno spirito maligno. In quella sinagoga, noi per primi,
abbiamo toccato con mano la necessità di riprendere il contatto con le
cose nella giusta luce.
Gli
avevano parlato, poi, della suocera di Simone, a letto con la febbre. E
anche con lei Gesù aveva usato attenzione e vicinanza tanto da
rimetterla in piedi. Ma quella guarigione era figura di ben altra
guarigione, molto lenta, a cui dovrà sottoporre il gruppo dei Dodici
che a fatica si lasceranno schiodare dal proprio “io” piuttosto gretto.
La
suocera di Pietro, infatti, è figura di chi, a motivo della sua
condizione di infermità, non può amare perché deve avere cura di sé: la
malattia può rendere egocentrici, nel bene e nel male. Non poche volte
la cura che il malato deve a se stesso, finisce per far chiudere gli
occhi sulla situazione altrui. Per questo Gesù deve schiodarla dal suo
ripiegamento e rimetterla in condizione di farsi carico di chi le sta
attorno. Quante resistenze a essere schiodati dal delirio di un egoismo
assoluto! ... Ma
questa pagina di Mc annota un particolare che non può essere taciuto.
Al mattino, quando ancora era buio, Gesù si ritira in un luogo
appartato per pregare. C’è qualcosa di essenziale che va cercato nella
solitudine e nella preghiera. Ecco dove nasceva quel suo diverso modo
di parlare ed ecco dove attingevano forza e verità i gesti della cura. ...
Lasciarsi mettere in piedi
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mc 1,29-39
E'
uno dei segni prodigiosi compiuti da Gesù che all'apparenza sembrerebbe
insignificante, quasi da passare inosservato. Eppure l'evangelista
Marco lo mette come primo miracolo, a rappresentare il quadro
interpretativo di quelli che seguiranno, un segno che contiene una
ricchezza di contenuto veramente unico. Gesù è appena uscito dalla
sinagoga, dove ha compiuto un esorcismo su un uomo posseduto da uno
spirito immondo, e subito si reca nella casa di Simone dove gli parlano
della suocera malata, a letto con la febbre. Se consideriamo che, nei
Vangeli, la casa è simbolo della Chiesa e la donna quello della
comunità, è presto detto: non soltanto nella sinagoga ma anche nella
sua Chiesa, fra i suoi discepoli Gesù scopre il virus di una realtà
malata. La sua Chiesa è consumata da un fuoco ardente, il fuoco della
bramosia del potere che la immobilizza e le impedisce di svolgere il
ruolo per il quale è stata fondata: quello di accogliere e servire i
fratelli. "La Chiesa e la comunità cristiana non sono per se
stesse e per il proprio mantenimento o conservazione; ma esse devono
sciogliersi, come il sale, il lievito e il seme, in un puro servizio
per la liberazione totale dell'uomo" (S.Fausti).
...
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Cantico dei Cantici
Il libro che ha consacrato l’amore di Piero Citati
Con il Cantico dei Cantici Dio
ha donato al suo popolo un sentimento contagioso
Israele nutriva un’immensa
passione per Il Cantico dei Cantici: diceva che «il mondo intero non è
degno del giorno in cui esso ci è stato donato da Dio». Tutti i libri
della Bibbia erano santi, ma Il Cantico era il più santo di tutti: il
più posseduto dal dono fisico della sacralità, che lo intingeva in ogni
verso, sebbene parlasse, in apparenza, di una cosa profana, come
l’amore. Nulla è meno profano dell’amore che possiede Il Cantico dei
Cantici. Dio tenta di conquistare il suo popolo: lo attira a sé con
soavi legami di tenerezza, con indicibili vincoli d’amore. Dice ad
Israele: «Io ti ho amato di un amore eterno, e perciò ti ho conservato
la mia compassione». L’amore di Dio scende verso il suo popolo: diventa
l’amore che l’uomo nutre verso la donna e la donna verso l’uomo; e poi
risale, trasformandosi nella passione del popolo intero verso il suo
Dio, senza che mai, nemmeno un attimo, venga dimenticato l’alone e
l’impronta del sacro. Il dono meraviglioso del Cantico è proprio
questo: il sacro impegna tutte le cose e le parole profane — il profumo
di mirra, la lettiga, il combattente che impugna la spada, il
baldacchino con le colonne d’argento, la tenerezza e i languori della
vita quotidiana. I lettori cristiani del Cantico, lo hanno spesso
spiritualizzato o allegorizzato, offesi dalla sua esuberanza fisica. Il
Cantico è invece fisicissimo: quest’amore avviene nella natura: «Il
nostro letto è lussureggiante; pareti della nostra casa sono i cedri, i
nostri soffitti i cipressi».
...
Il possesso reciproco nasce
dalla ininterrotta donazione reciproca: Dio diventa uomo, l’uomo
diventa Dio, il maschio insegue la femmina, la femmina insegue il
maschio, lo spirito è il corpo, il corpo è lo spirito. Tanto l’amato
quanto l’amata sono vasti e aperti come la natura universale: non hanno
limiti; eppure, al tempo stesso, sono (specialmente l’amata) chiusi:
«Un giardino chiuso sei, / un giardino chiuso, una sorgente sigillata».
I loro rapporti sono strettissimi, come quelli tra fratello e sorella,
tra figlio e madre, amico e amica, sposo e sposa: tutte le figure
amorose si attraggono e si identificano; legate da un fascino che
avvince ogni momento e costituisce insieme una meraviglia e un
pericolo. «Distogli da me i tuoi occhi, / perché mi stregano». Questo
fascino è un sigillo. «Pònimi come un sigillo sul tuo cuore, / come un
sigillo sul tuo braccio».
...
"Il libro che ha consacrato l’amore" di Pietro Citati Guarda anche questi post già pubblicati sul CANTICO DEI CANTICI:- CANTICO DEI CANTICI: L’AMORE COME UN CONTINUARE A CERCARSI di Giovanni Mazzillo
- "Il Cantico, faccia terrena dell'amore" di Enzo Bianchi
- “L’amore umano nel Cantico dei Cantici” Enzo Bianchi 20 ottobre 2011 Auditorium del Seminario Vescovile di Bergamo
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"MARIA DI NAZARETH, NOSTRA SORELLA"
di fr. Egidio Palumbo ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
Incontro inserito nell'ambito della catechesi degli adulti
"LA DONNA NELLA BIBBIA
E NELLA STORIA DELLA CHIESA"
promossa dalla
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
di Milazzo (ME)
27 GENNAIO 2015
1. Maria Sorella: appartiene all’umanità, al popolo di Israele, alla Chiesa
Il
riconoscimento e l’invocazione di Maria di Nazareth nostra sorella
viene dalla tradizione cristiana: cioè da alcuni padri della chiesa (ad
es. Agostino, Epifanio, Cirillo di Alessandria… ), da alcuni autori
spirituali medievali, in particolare quelli carmelitani, da autori
protestanti; in tempi a noi recenti è stata rievocata da Paolo VI nel
discorso conclusivo del concilio Vaticano II: «Pur […] madre del Verbo
incarnato, essa tuttavia è vicinissima a noi. Figlia di Adamo come noi,
e perciò nostra sorella per vincolo di natura»; e nella esortazione
apostolica Marialis cultus al n 56: «Maria, infatti, è detta nostra
stirpe, vera figlia di Eva, benché esente dalla colpa di questa madre,
e vera nostra sorella, la quale ha condiviso pienamente, donna umile e
povera, la nostra condizione».
Dunque,
riconoscere e invocare Maria di Nazareth nostra sorella, vuol dire
considerarla donna che appartiene alla nostra umanità, una di noi e non
una dea, e nello stesso tempo che appartiene al popolo di Dio, cioè ad
Israele e alla Chiesa fondata da Gesù Cristo, ovvero Maria è donna
credente, come noi. Questi due aspetti strettamente e perfettamente
connessi in lei – pienamente umana e pienamente credente – la rendono
esemplare, modello di vita per ogni cristiano e cristiana, e per tutto
il popolo di Dio.
Dentro
questa prospettiva ci soffermiamo solo su alcune pagine del Nuovo
Testamento che ci parlano di Maria: la pagina dell’Annunciazione (Lc
1,26-38) e quella della Visitazione (Lc 1,39-45) con il canto del
Magnificat (Lc 1,46-55). E si vedrà anche che Maria ricapitola in sé, e
a suo modo, le due intuizioni profetiche fondamentali sulla donna che
evidenziavamo in alcune pagine bibliche: essere manifestazione del
volto e della presenza di Dio ed essere custode dell’umano e della
umanizzazione del mondo.
VIDEO INTEGRALE
Guarda anche i post già pubblicati:
- "Ruth, l'amica" di Alberto Neglia, o.carm (VIDEO INTEGRALE) - primo incontro
- INTUIZIONI PROFETICHE SULLA DONNA NELL’ANTICO E NEL NUOVO TESTAMENTO fr. Egidio Palumbo ocarm (VIDEO INTEGRALE) - secondo incontro
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA XXIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2015
Sapientia cordis.
«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo»
(Gb 29,15)
Cari fratelli e sorelle,
in occasione della XXIII Giornata Mondiale del Malato, istituita da san Giovanni Paolo II,
mi rivolgo a tutti voi che portate il peso della malattia e siete in
diversi modi uniti alla carne di Cristo sofferente; come pure a voi,
professionisti e volontari nell’ambito sanitario.
Il
tema di quest’anno ci invita a meditare un’espressione del Libro di
Giobbe: «Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo»
(29,15). Vorrei farlo nella prospettiva della “sapientia cordis”, la
sapienza del cuore.
1. Questa sapienza non è una conoscenza teorica, astratta, frutto di ragionamenti.
Essa piuttosto, come la descrive san Giacomo nella sua Lettera, è
«pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di
buoni frutti, imparziale e sincera» (3,17). È dunque un atteggiamento
infuso dallo Spirito Santo nella mente e nel cuore di chi sa aprirsi
alla sofferenza dei fratelli e riconosce in essi l’immagine di Dio.
Facciamo nostra, pertanto, l’invocazione del Salmo: «Insegnaci a
contare i nostri giorni / e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 90,12).
In questa sapientia cordis, che è dono di Dio, possiamo riassumere i
frutti della Giornata Mondiale del Malato.
2. Sapienza del cuore è servire il fratello. ...
3. Sapienza del cuore è stare con il fratello. ...
4. Sapienza del cuore è uscire da sé verso il fratello. ...
5. Sapienza del cuore è essere solidali col fratello senza giudicarlo. ...
6.
Affido questa Giornata Mondiale del Malato alla protezione materna di
Maria, che ha accolto nel grembo e generato la Sapienza incarnata, Gesù
Cristo, nostro Signore.
O
Maria, Sede della Sapienza, intercedi quale nostra Madre per tutti i
malati e per coloro che se ne prendono cura. Fa’ che, nel servizio al
prossimo sofferente e attraverso la stessa esperienza del dolore,
possiamo accogliere e far crescere in noi la vera sapienza del cuore.
Accompagno questa supplica per tutti voi con la mia Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 3 dicembre 2014
Memoria di San Francesco Saverio
Francesco
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Quando la malattia ti entra in
casa, tutti i piani si sconvolgono. Ma l’avventura della vita insieme
continua. Lo testimoniano Lorenzo Cuffini e la moglie Margherita,
affetta da sclerosi multipla.
Lorenzo e Margherita Cuffini: L'imprevisto che non ferma il viaggio
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Una
Chiesa col Vangelo in mano, perché è lì dentro che si trova tracciata
la strada, anche nella terra delle contraddizioni, del genio greco e
del malaffare. Monsignor Francesco Montenegro, don Franco per tutti,
sta per ricevere la porpora cardinalizia e guarda dalla finestra del
suo studio la Cattedrale di Agrigento chiusa da quattro anni perché sta
scivolando giù assieme alla collina. E scruta il Canale di Sicilia che
ha inghiottito ancora altri migranti, «morti che pesano sulla nostra
coscienza». Montenegro ha accompagnato papa Francesco a Lampedusa, l’8
luglio 2013, e quelle ore trascorse insieme sono scandite dagli scatti
di Massimo Palamenghi, Calogero Montana, Giuseppe Spoto e Marilisa
Della Monica, in un calendario donato all’arcidiocesi dalla Industria
grafica Sarcuto. L’arcivescovo sfoglia quelle immagini orgoglioso
«perché questa terra ha ricevuto il primo sguardo del Papa», ma anche
critico: «Non dobbiamo dire che bei ricordi, ma quale futuro?».
Con quale stato d’animo arriva al Concistoro?
«Mi
sento confuso, dentro un banco di nebbia. So che devo continuare un
servizio alla Chiesa e al territorio e il Papa mi ha chiesto di mettere
una marcia in più.
La
Chiesa in questo momento sta affrontando questioni molto serie: la
trasparenza, la lotta alla pedofilia, il servizio agli ultimi,
l’attenzione alla famiglia. Secondo lei, quali passi occorre fare?
Sta
destando meraviglia quanto il Papa sta facendo, ma questa è la via
tracciata dal Vangelo. Il fatto che ora ci si meravigli, ci dice come
forse sono state messe alle spalle certe realtà invece di tenerle vive
e puntare lo sguardo su di esse. Riguardo alla trasparenza, c’è da
ricordare il "sì sì, no no" del Vangelo e ogni cristiano è chiamato a
viverlo, ancora di più chi nella Chiesa svolge un ministero
particolare. Riguardo ai poveri, dico sempre che, se dovessimo togliere
dal Vangelo le pagine che riguardano i poveri, resterebbe solo la
foderina. È un sentiero obbligato da percorrere. Dare attenzione alla
famiglia è dare un tocco di colore e di qualità anche alla società. La
famiglia è sempre in evoluzione, ha bisogno di risposte, e la Chiesa
deve farsi compagna di viaggio, in grado di recepire gli «sos» e le
domande, sapendo dare le risposte con il Vangelo in mano.
Lei
ha vissuto ad Agrigento gli anni più caldi degli sbarchi dei migranti.
Le morti continuano. Quale svolta occorre da parte dell’Italia e
dell’Europa?
...
Montenegro: «Chiesa con il Vangelo in mano»
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Eccellenza, come ha vissuto
questi quaranta giorni che separano la notizia data da papa Francesco
il 4 gennaio durante l’Angelus in piazza San Pietro e questa vigilia,
che immaginiamo carica di emozione...
Ho vissuto queste settimane in un’altalena di spirituali contrasti: se
da una parte è stata presente la sorpresa, con la meraviglia per
l’inaspettata notizia, dall’altra c’è stato una sorta di "turbamento"
per il significato della nomina e per i compiti che essa porta con sé.
L’essere collaboratore diretto del Santo Padre, condividendone le
preoccupazioni e le speranze, credo che sia un motivo di spirituale
responsabilità. Mi affido come sempre alla grazia di Dio e alla luce
che viene dalla via discepola del Cristo: questo mi rasserena.
Vincenzo Varagona: Menichelli: «Serve una Chiesa misericordiosa»
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
“Dare un volto umano alla città:
l’esperienza di Giorgio La Pira ci interpella”
intervento di p. Gregorio Battaglia, ocarm
(VIDEO)
TAVOLA ROTONDA
promossa dal Vicariato di Barcellona P.G .
SABATO 17 GENNAIO 2015
La
Pira è un siciliano, nato a Pozzallo il 9 gennaio 1904. Compie i suoi
studi a Messina, dove si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma che
completerà a Firenze, perché il suo professore E. Betti se lo porta con
sé come assistente. Dopo due anni di perfezionamento in Germania a 27
anni diventa docente di Diritto romano all’Università di Firenze, dove
di fatto risiederà sino alla morte. Insieme al suo direttore
spirituale, don Raffaele Bensi, dà vita ad una Messa domenicale per i
poveri della città a S. Procolo e dove alla fine della celebrazione
egli rivolgeva delle parole alle persone presenti e quindi si procedeva
alla distribuzione del pane.
...
Il sindaco “della povera gente”
Giorgio
La Pira aveva accettato la candidatura a sindaco evitando
provocatoriamente di indulgere al linguaggio della competizione, ma il
suo unico intento era quello di farsi portavoce di quelli che nella sua
città non avevano peso. Per lui era ben chiaro che il fine di un
sindaco dovrebbe essere soprattutto quello di edificare la città
secondo un’architettura di pace, per cui il metodo di governo non
poteva essere se non quello della collaborazione la più larga possibile.
Egli
vedeva come finalità prioritaria dell’amministrazione da lui presieduta
quella di soddisfare i bisogni più urgenti degli umili, avviando a
soluzione i problemi dei più poveri della città potenziando l’attività
industriale, agricola, commerciale e finanziaria della sua città. La
Pira aveva avuto modo di esplicitare il suo pensiero politico in un
articolo apparso un anno prima della sua elezione a sindaco sulla
rivista della sinistra democristiana ‘Cronache sociali’. Esso portava
come titolo: L’attesa della povera gente, a cui faceva seguito un
secondo che portava questo titolo: Difesa della povera gente. In questi
saggi egli metteva in questione l’assolutezza delle leggi economiche,
così come venivano proposte dal capitalismo di allora, perché si
trattava di una grande menzogna ideologica, che metteva in ombra il
dato di fatto che in ogni tempo è pur sempre l’uomo a fare le leggi e
le fa sempre in base al fine che si propone.
...
video
Si ringrazia la redazione di "24Live" per la registrazione e la concessione delle riprese video.
Guarda anche il post già pubblicato:
“Dare un volto umano alla città: l’esperienza di Giorgio La Pira ci interpella” tavola rotonda a Barcellona P.G.
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8 febbraio 2015:
Prima Giornata internazionale
di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone
Questa
Giornata è un invito alla preghiera comune e alla riflessione sul tema:
"Accendi una luce contro la tratta", rivolto a tutti gli uomini di
buona volontà che vogliono dire ‘basta’ al commercio abominevole di
donne, uomini e bambini in tutto il mondo.
Ed ecco i punti cardini e di riferimento di questa Giornata:
- vedere meglio il cammino da percorrere insieme,
-
rischiarare il buio causato da tutto ciò che sfrutta la vita per fini
di lucro, - ridare speranza a chi vive il dramma della tratta, perché
scopre, di non essere solo,
-
trasformare mente e cuore, rompendo la crosta di superficialità e
indifferenza che ci impedisce di riconoscere l’altra persona come
fratello e sorella
- ritrovare la forza di un’azione collettiva,
- riconoscere e rimuovere le cause che sostengono la tratta di persone in tutte le sue modalità
- sostenere il nostro impegno a favore della libertà e della dignità della persona,
- vivere la mistica e la profezia dell’azione di Dio nella storia. (SL) (Agenzia Fides 04/02/2015)
La
Chiesa ha scelto di far sentire la sua forte voce, insieme a quella di
tutte le congregazioni religiose femminili, presenti in molte parti del
mondo, contro il terribile fenomeno del traffico di esseri umani, una
delle attività illegali più redditizie nel mondo, che garantisce ai
suoi trafficanti e sfruttatori, un guadagno di ben 32 miliardi di
dollari, grazie a un “business” vergognoso che figura al terzo posto
dopo il traffico di droga e di armi.
Invitiamo tutti a visitare il sito http://a-light-against-human-trafficking.info/ può essere un aiuto a riflettere e a far riflettere.
Le
prime ad accorgersene sono state le suore: donne giovanissime, quasi
bambine, trafficate e vendute lungo le strade delle nostre città.
Schiave della violenza dei trafficanti e dell’indifferenza della gente.
Le suore hanno aperto i conventi per dare loro riparo, hanno imparato
cos’è il trafficking – la tratta degli esseri umani -, si sono
organizzate in maniera trasversale alle congregazioni, hanno creato una
rete di aiuti internazionale Talitha Kum e chiesto l’intervento del
legislatore. Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale
della pace 2015 “Fratelli, non schiavi”, dedicata all’impegno contro le
moderne forme di schiavitù, ha sottolineato “l’enorme lavoro
silenzioso” svolto da tanti anni dalle congregazioni religiose,
specialmente femminili, che operano in contesti difficili “cercando di
spezzare le catene invisibili che tengono legate le vittime ai loro
trafficanti e sfruttatori”. Lo sa bene sr. Eugenia Bonetti, missionaria
della Consolata, una “pioniera” in questo campo che dal 2000 dirige
l’ufficio contro la tratta dell’Unione superiore maggiori d’Italia.
E’
stato necessario un lungo percorso per arrivare alla consapevolezza del
problema della tratta degli esseri umani nel nostro tempo…
Sorelle, non schiave
Nella
festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese liberata e divenuta
religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila da San Giovanni Paolo II,
si celebra questa domenica in tutte le diocesi del mondo la prima
Giornata internazionale di preghiera contro la tratta di persone.
L’iniziativa è promossa dai Pontifici Consigli della pastorale per i
migranti e gli itineranti e della giustizia e della pace, dalla
Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita
apostolica, assieme alle Unioni internazionali dei superiori e
superiore generali. Vuole essere la risposta all’appello del Papa a
contrastare questo fenomeno e a prendersi cura delle vittime. Ieri il
Pontefice, incontrando suor Eugenia Bonetti, presidente
dell’associazione ‘Slaves no more’ che si occupa di violenza sulle
donne, ha partecipato all’iniziativa “Accendi anche tu una luce contro
la tratta”, attraverso un tablet collegato al sito www.slavesnomore.it.
Lo ha reso noto la stessa suor Bonetti, che al microfono di Marina
Tomarro parla della dolorosa piaga della nostra società...
No alla tratta: suor Bonetti, anche il Papa ha acceso luce
Conferenza
Stampa di presentazione della Prima Giornata internazionale di
preghiera e riflessione contro la tratta delle persone (8 febbraio 2015)
video
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JESUS, febbraio 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
Oggi
siamo quasi tutti portati a pensare che la tristezza sia un sentimento
negativo, un’esperienza da rimuovere, un’inquilina da scacciare.
Soggiaciamo all’imperativo: “Non bisogna essere tristi!”.
Ma
è proprio vero che la tristezza debba sempre essere combattuta e
negata? Non può essere anche un sentimento necessario per vivere in
pienezza e per compiere, attraversandola, un cammino di umanizzazione?
Vivere senza mai conoscere la tristezza sarebbe un impoverimento:
saremmo privati di un’esperienza che può aiutarci a vedere la realtà
diversamente e con più chiarezza, a vivere la nostalgia, il ricordo del
passato, nella dolcezza, nell’accettazione di ciò che non è più ma che
è stato bello e ci ha segnati per sempre.
...
La
tristezza attesta che ci manca qualcosa, ci fa conoscere incertezza e
insicurezza, ma ci rende disponibili a incontri non previsti. Il salmo
dice che “se alla sera è ospite la tristezza, al mattino ecco grida di
gioia” (cf. Sal 30,6). Dunque, buongiorno tristezza!
La bisaccia del mendicante, febbraio 2015
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Non è un pezzo di oratoria, né uno spettacolo, né tantomeno una sfilza
di rimproveri. Ma allora cos’è l’omelia? E quali sono le regole per una
buona predica?
Venendo
incontro a un’esigenza diffusa nella Chiesa, la Congregazione per il
Culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato il Direttorio
omiletico...
La Congregazione per il culto divino ha pubblicato il Direttorio omiletico - Linee guida per l’arte di predicare
Il
magistero di Francesco una vera rivoluzione l’ha compiuta: ha sconfitto
quella che il teologo francese Luis Bouyer chiamava «nausea della
parola». Quella nausea provocata dall’inflazione di parole abusate,
svitalizzate, frutto di una predicazione non genuina, astrusa,
moralistica. Una predicazione che, a motivo delle sue deficienze, già
prima del Concilio aveva contribuito alla desertificazione materiale e
spirituale ed è stata riconosciuta poi tra le cause più profonde della
progressiva scristianizzazione.
Ne
prendeva atto lo stesso Osservatore Romano già agli inizi degli anni
Sessanta, facendo notare come in particolare l’omelia apparisse «una
convenzione cui troppo spesso il cristiano è obbligato a sottomettersi
quando si reca in chiesa. Una specie di pedaggio che deve pagare per
soddisfare al precetto della messa festiva», tanto da spingere non
pochi a preferire le messe nelle quali non si predica. «La disistima
tra i fedeli e tra gli stessi sacerdoti verso questo ministero è ormai
un luogo comune, un fatto indiscutibile.
Negarlo
o trascurarlo sarebbe porsi fuori della realtà», affermava allora il
quotidiano della Santa Sede e il dato, in sé, non poteva non indurre i
teologi a riflettere su questa realtà divenuta marginale quando non
addirittura dannosa. La crisi della predicazione perciò, nella quale
papa Bergoglio irrompe, non è una novità dei nostri tempi, anche se
questi hanno contribuito a manifestarla in tutta la sua drammaticità.
Nella
sua prima Esortazione apostolica, Francesco non esita a rilevare:
«Molti sono i reclami… e non possiamo chiudere le orecchie» (EG 135).
Non solo. Il Successore di Pietro pone l’ufficio stesso della
predicazione al centro della sua Esortazione programmatica. L’intera
parte terza dell’Evangelii Gaudium riguarda l’omiletica, quella che,
unita alla prima, costituisce il fulcro sostanziale dell’Esortazione:
l’annuncio della salvezza. E non solamente l’atto innovativo delle sue
omelie feriali ma tutta la sua predicazione ordinaria dispiegano questa
centralità. L’oralità, la parola intesa nel suo statuto comunicativo e
relazionale che è propria della Parola di Dio, è la cifra distintiva
del suo ministero. Francesco ha così rimesso la predicazione in primo
piano. Di più: l’ha rimessa in ogni piano. Ha compiuto e continua
un’opera decisiva, portante, fondante, ben più ardita di una riforma
funzionale. Una riforma della quale è cuore ma anche inizio e fine,
perché lo scopo ultimo è la fede e la crescita della Chiesa.
Le
ragioni di questa scelta decisiva, che costituisce quindi non un
"magistero piccolo" ma la sorgente di un pontificato, risiedono nella
natura stessa di questo ministero e alla sua funzione nella vita della
Chiesa. Che cos’è la predicazione? Cos’è questa realtà fondamentale che
se tenuta in un modo causa la fede e tenuta in modo diverso ne causa
l’affievolimento e la perdita? Che cosa significa predicare? Sono
domande a cui risponde la teologia della predicazione, che è alla base
dell’elaborazione dell’Evangelii Gaudium e quindi del pensiero di
Francesco.
...
Quando predicare salva e non è solo un’omelia
Vedi anche: - ESORTAZIONE APOSTOLICA EVANGELII GAUDIUM
- Conferenza Stampa di presentazione del "Direttorio omiletico"
video
Il Direttorio Omiletico si può scaricare da questo link (pdf)
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Si intitola “Direttorio
Omiletico” il documento presentato ieri in Sala Stampa Vaticana,
preparato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti. Si tratta di 156 pagine nate per essere un aiuto ai
sacerdoti nelle loro omelie. Un lavoro fortemente voluto da Papa
Francesco.
Benedetta Capelli: "Direttorio Omiletico", aiuto per le omelie
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Papa Francesco non celebrerà la messa di Pasqua per i politici. L'anno scorso li sferzò, questa volta li ignora proprio
Papa Francesco cancella la messa di Pasqua per i politici
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 8 febbraio 2015
Udienza Generale - dell'11 febbraio 2015: La Famiglia - 4. I Figli
Omelia - Visita alla Parrocchia romana "San Michele Arcangelo a Pietralata" (8 febbraio 2015)
Discorso - Al Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (7 febbraio 2015)
Discorso - Ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura (7 febbraio 2015)
Discorso - Ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici (7 febbraio 2015)
Discorso - Parole durante la visita pastorale alla Parrocchia romana "San Michele Arcangelo a Pietralata" (8 febbraio 2015)
Discorso - Saluto ai Cardinali riuniti per il Concistoro (12 febbraio 2015)
Messaggio - XXIII Giornata Mondiale del Malato, 2015
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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08/02/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il
Vangelo di oggi (cfr Mc 1,29-39) ci presenta Gesù che, dopo aver
predicato di sabato nella sinagoga, guarisce tanti malati. Predicare e
guarire: questa è l’attività principale di Gesù nella sua vita
pubblica. Con la predicazione Egli annuncia il Regno di Dio e con le
guarigioni dimostra che esso è vicino, che il Regno di Dio è in mezzo a
noi.
...
Pertanto,
ciascuno di noi è chiamato a portare la luce della Parola di Dio e la
forza della grazia a coloro che soffrono e a quanti li assistono,
familiari, medici, infermieri, perché il servizio al malato sia
compiuto sempre più con umanità, con dedizione generosa, con amore
evangelico, con tenerezza. La Chiesa madre, tramite le nostre mani,
accarezza le nostre sofferenze e cura le nostre ferite, e lo fa con
tenerezza di madre.
Preghiamo
Maria, Salute dei malati, affinché ogni persona nella malattia possa
sperimentare, grazie alla sollecitudine di chi le sta accanto, la
potenza dell’amore di Dio e il conforto della sua tenerezza materna.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi,
8 febbraio, memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la Suora
sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima
della tratta, le Unioni delle Superiore e dei Superiori Generali degli
Istituti religiosi hanno promosso la Giornata di preghiera e
riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono
impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati,
abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e
mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si
adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa
piaga, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta
impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati
nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme la Madonna, per loro e per
i loro familiari. (Ave Maria)
...
A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
testo integrale
video integrale
Papa Francesco nella baraccopoli a Ponte Mammolo
Ad
aspettarlo non c'è nessuno. Per strada solo un bambino, perso tra i
suoi giochi. "Ciao, dov'è la mamma?", gli chiede Papa Francesco. Il
piccolo: "Mamma, vieni! C'è un signore in bianco...". E'
cominciato così il fuori programma di Bergoglio, che ieri a sorpresa ha
deciso di visitare un campo nomadi alla periferia di Roma. L'agenda del
pontefice prevedeva per il pomeriggio la visita alla parrocchia di San
Michele Arcangelo, a Pietralata. Ma prima di raggiungere la chiesa,
Bergoglio ha chiesto di fare una sosta, durata circa 15 minuti, a una
"baraccopoli" sorta vicino al parcheggio di Ponte Mammolo, a 300 metri
dalla meta ufficiale. Qui, spiegano i residenti e il parroco di San
Michele Arcangelo, monsignor Aristide Sana, vivono "profughi, eritrei,
comunità di lingua spagnola. Ci sono molte situazioni di immigrazione
clandestina e in passato anche rom". Un altro gesto di attenzione e
solidarietà, dunque, del pontefice verso gli "ultimi"
Nessuno
sapeva di questa visita, il cardinale Vallini e altri prelati erano in
sua attesa davanti alla sagrestia si sono un po' preoccupati perché non
c'era con loro il parroco, don Aristide Sana, facendolo quindi cercare
con l'altoparlante. Il sacerdote era invece con il Papa in mezzo ai
rom, che lo hanno molto festeggiato. "E' stato un momento molto bello, molto commovente", hanno detto gli uomini della vigilanza del Pontefice ai giornalisti.
Francesco
ha incontrato tra l'altro un gruppo comprendente anche dei
latino-americani e ha recitato con loro il Padre Nostro in spagnolo;
alla fine ha dato loro la sua benedizione.
video
Papa Francesco visita la parrocchia di San Michele Arcangelo
A
bordo di una Ford Focus blu , Papa Francesco è arrivato alla chiesa di
San Michele Arcangelo a Pietralata, alla periferia est di Roma. Al di
fuori centinaia di fedeli ad attenderlo; è una piccola chiesa rurale
che risale ai primi del `900, attorno alla quale è sorto il quartiere.
Paolo VI venne qui per inaugurare le case popolari che accerchiano la
parrocchia.
Il
Pontefice ha subito raggiunto il salone parrocchiale dove uno a uno ha
salutato un centinaio di ammalati, alcuni dei quali con le bombole a
ossigeno. Francesco ha anche ringraziato i volontari dell'Unitalsi che
erano insieme ai malati; poi è salito al piano superiore per incontrare
un gruppo di «senza tetto» assistiti dalla Comunità di Sant'Egidio, a
cui ha donato un centinaio di sacchi a pelo.
Ha
poi incontrato i bambini battezzati durante l'anno e i loro genitori e
i ragazzi del catechismo con i quali si è intrattenuto per uno scambio
di domande e risposte e infine un'ottantina di scout e le loro famiglie. Nella sua visita a Pietralata, il Papa si è lasciato accompagnare dai vagiti dei bambini. “A me piace sentire
piangere i bambini, perché sono una promessa di vita! Quando piange un
bambino, quando siamo in chiesa, nella Messa, e incominciano a piangere
i bambini, forse alcune segretarie parrocchiali incominciano a dire:
‘Shh! Portalo fuori!’. No, no, deve rimanere lì, perché è la predica di
Dio, è la predica della vita”.
Così era la vita di
Gesù: “Andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e
scacciando i demoni” (Mc 1,39). Gesù che predica e Gesù che guarisce.
Tutta la giornata era così: predica al popolo, insegna la Legge,
insegna il Vangelo. E la gente lo cerca per ascoltarlo e anche perché
guarisca gli ammalati. “Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli
portavano tutti i malati e gli indemoniati. … Guarì molti che erano
affetti da varie malattie. Scacciò molti demoni (Mc 1,32.34). E noi
siamo davanti a Gesù in questa celebrazione: Gesù è quello che presiede
questa celebrazione. Noi sacerdoti siamo nel nome di Gesù, ma Lui è il
Presidente, Lui è il vero Sacerdote, che offre il sacrificio al Padre.
Possiamo domandarci se io lascio che Gesù predichi a me. Ognuno di noi:
“Io lascio che Gesù predichi a me, o io so tutto? Io ascolto Gesù o
preferisco ascoltare qualsiasi altra cosa, forse le chiacchiere della
gente, o storie…”. Ascoltare Gesù. Ascoltare la predica di Gesù. “E
come posso fare questo, padre? Su quale canale della tv parla Gesù?”.
Ti parla nel Vangelo! E questa è un’abitudine che noi ancora non
abbiamo: di andare a cercare la parola di Gesù nel Vangelo...
il testo integrale dell'omelia
video
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11 febbraio 2015
Il
Papa ha fatto il suo ingresso in piazza alle 9.40 e ha percorso
l’ultimo tratto a piedi, soffermandosi a lungo prima di dirigersi verso
il centro del sagrato con una scolaresca di bambini. Durante il giro
sulla jeep bianca scoperta, protagonisti come di consueto sono stati i
più piccoli. Ad una bimba di pochi mesi vestita di rosa il Papa ha
chiesto, rivolgendosi ai genitori: “Quanto tempo ha?”. Salutando, poi,
e accarezzando molti bambini, Francesco ha fatto per ognuno di loro il
gesto tenero di rimettere a posto il cappuccio dei rispettivi
giubbottini. Non è mancato l’ormai abituale “scambio dello
zucchetto”.
Ad
accogliere il Papa in piazza San Pietro, sul sagrato, c’era anche un
gruppo di sbandieratori, nei loro sgargianti costumi rinascimentali. Al
suono dei tamburi, sul sagrato, si è allestito così un vero e proprio
spettacolo, con le bandiere variopinte come i molti palloncini che in
questa splendida giornata di tramontana romana adornavano lo spazio
racchiuso nel colonnato del Bernini.
Novità di oggi: il Papa ha cominciato l’udienza esortando i presenti a recitare insieme a lui una “Ave Maria”.
video del saluto ai fedeli
La Famiglia - 4. I Figli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo
aver riflettuto sulle figure della madre e del padre, in questa
catechesi sulla famiglia vorrei parlare del figlio o, meglio, dei
figli. Prendo spunto da una bella immagine di Isaia. Scrive il profeta:
«I tuoi figli si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da
lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e
sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore» (60,4-5a). E’
una splendida immagine, un’immagine della felicità che si realizza nel
ricongiungimento tra i genitori e i figli, che camminano insieme verso
un futuro di libertà e di pace, dopo un lungo tempo di privazioni e di
separazione, quando il popolo ebraico si trovava lontano dalla patria.
In
effetti, c’è uno stretto legame fra la speranza di un popolo e
l’armonia fra le generazioni. Questo dobbiamo pensarlo bene. C’è un
legame stretto fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le
generazioni. La gioia dei figli fa palpitare i cuori dei genitori e
riapre il futuro.
I
figli sono la gioia della famiglia e della società. Non sono un
problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di
realizzarsi. E tanto meno sono un possesso dei genitori… No. I figli
sono un dono, sono un regalo: capito? I figli sono un dono. Ciascuno è unico e irripetibile; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici... Un figlio lo si ama perché è figlio: non perché bello, o perché è così o cosà; no, perché è figlio!
Non
perché la pensa come me, o incarna i miei desideri. Un figlio è un
figlio: una vita generata da noi ma destinata a lui, al suo bene, al
bene della famiglia, della società, dell’umanità intera.
Di
qui viene anche la profondità dell’esperienza umana dell’essere figlio
e figlia, che ci permette di scoprire la dimensione più gratuita
dell’amore, che non finisce mai di stupirci. E’ la bellezza di essere
amati prima: i figli sono amati prima che arrivino.
Quante
volte trovo le mamme in piazza che mi fanno vedere la pancia e mi
chiedono la benedizione … questi bimbi sono amati prima di venire al
mondo. E questa è gratuità, questo è amore; sono amati prima della
nascita, come l’amore di Dio che ci ama sempre prima. Sono amati prima
di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo, prima di saper parlare o
pensare, addirittura prima di venire al mondo!
...
Tanti
di voi qui presenti hanno figli e tutti siamo figli. Facciamo una cosa,
un minuto di silenzio. Ognuno di noi pensi nel suo cuore ai propri
figli – se ne ha -; pensi in silenzio. E tutti noi pensiamo ai nostri
genitori e ringraziamo Dio per il dono della vita. In silenzio, quelli
che hanno figli pensino a loro, e tutti pensiamo ai nostri genitori.
(Silenzio). Il Signore benedica i nostri genitori e benedica i vostri
figli.
Gesù,
il Figlio eterno, reso figlio nel tempo, ci aiuti a trovare la strada
di una nuova irradiazione di questa esperienza umana così semplice e
così grande che è l’essere figli. Nel moltiplicarsi della generazione
c’è un mistero di arricchimento della vita di tutti, che viene da Dio
stesso. Dobbiamo riscoprirlo, sfidando il pregiudizio; e viverlo, nella
fede, in perfetta letizia.
E
vi dico: quanto è bello quando io passo in mezzo a voi e vedo i papà e
le mamme che alzano i loro figli per essere benedetti; questo è un
gesto quasi divino. Grazie perché lo fate!
video della catechesi
Saluti:
...
APPELLO
Seguo
con preoccupazione le notizie giunte da Lampedusa, dove si contano
altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata
del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e
incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il
necessario soccorso.
video
Invito
infine a pregare per il Concistoro che avrà luogo nei prossimi giorni.
Lo Spirito Santo assista i lavori del Collegio Cardinalizio e illumini
i nuovi Cardinali e il loro servizio alla Chiesa.
* * *
Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
...
Incoraggio
tutti a crescere nell’amore per il Signore, nella sapienza del cuore e
nel servizio generoso al prossimo sofferente nel corpo e nello spirito.
Rivolgo
un pensiero speciale ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
Oggi ricorre la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes e si
celebra la Giornata Mondiale dell’ammalato. Cari giovani, disponetevi
ad essere “occhi per il cieco e piedi per lo storpio”; cari ammalati,
sentitevi sempre sostenuti dalla preghiera della Chiesa; e voi, cari
sposi novelli, amate la vita che è sempre sacra, anche quando è segnata
dalla fragilità e dalla malattia. Grazie.
il testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
9 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Siamo custodi del Creato e non i suoi padroni”
Dio
è sempre all’opera per amore e sta a noi rispondergli con
responsabilità e in spirito di riconciliazione, lasciando campo allo
Spirito Santo. È l’invito rivolto dal Papa nella messa celebrata lunedì
mattina, 9 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.
«La
liturgia della Parola di oggi — ha spiegato subito Francesco
riferendosi al passo della Genesi (1, 1-19) — ci porta a pensare, a
meditare sui lavori di Dio: Dio lavora». Tanto che «Gesù stesso ha
detto: “Mio Padre ancora lavora, ancora agisce, ancora opera; anche
Io!”». E così, ha ricordato il Papa, «alcuni teologi medievali
spiegavano: prima Dio, il Creatore, crea l’universo, crea i cieli, la
terra, i viventi. Lui crea. Il lavoro di creazione». Però «la creazione
non finisce: Lui continuamente sostiene quello che ha creato, opera per
sostenere quello che ha creato perché vada avanti».
Proprio
nel vangelo di Marco (6, 53-56), ha fatto notare il Papa, «vediamo
“l’altra creazione” di Dio» cioè «quella di Gesù che viene a
“ri-creare” quello che era stato rovinato dal peccato». E «vediamo Gesù
fra la gente». Scrive infatti Marco: «Scesi dalla barca, la gente
subito lo riconobbe e accorrendo da tutta quella regione cominciò a
portargli sulle barelle i malati, dovunque udiva Egli si trovasse; e
quanti lo toccavano venivano salvati». È «la “ri-creazione”», appunto e
«la liturgia esprime l’anima della Chiesa in questo, quando fa dire in
una bella preghiera: “Oh Dio che Tu così meravigliosamente hai creato
l’universo, ma più meravigliosamente lo hai ricreato nella
redenzione”». Dunque «questa “seconda creazione” è più meravigliosa
della prima, questo secondo lavoro è più meraviglioso».
C’è
poi, ha proseguito Francesco, «un altro lavoro: il lavoro della
perseveranza nella fede, che Gesù dice che lo fa lo Spirito Santo: “Io
vi invierò il Paraclito e Lui vi insegnerà e vi ricorderà, vi farà
ricordare quello che ho detto”». È «il lavoro dello Spirito dentro di
noi, per fare viva la parola di Gesù, per conservare la creazione, per
garantire che questa creazione non venga meno». Dunque «la presenza
dello Spirito lì, che fa viva la prima creazione e la seconda».
Insomma
«Dio lavora, continua a lavorare e noi possiamo domandarci come
dobbiamo rispondere a questa creazione di Dio, che è nata dall’amore
perché Lui lavora per amore». Così «alla “prima creazione” dobbiamo
rispondere con la responsabilità che il Signore ci dà: “La terra è
vostra, portatela avanti; fatela crescere!”». Perciò «anche per noi c’è
la responsabilità di far crescere la terra, di far crescere il creato,
di custodirlo e farlo crescere secondo le sue leggi: noi siamo signori
del creato, non padroni». E non dobbiamo «impadronirci del creato, ma
farlo andare avanti, fedeli alle sue leggi». Proprio «questa è la prima
risposta al lavoro di Dio: lavorare per custodire il creato, per farlo
fruttificare».
...
In
conclusione il Papa ha pregato perché «il Signore ci dia la grazia di
capire che Lui è all’opera; e ci dia la grazia di rispondere
giustamente a questo lavoro di amore».
Messa a Santa Marta - Al lavoro con Dio
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
10 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Mettiti in cammino e cerca Dio”
Per
conoscere la nostra vera identità non possiamo essere «cristiani
seduti» ma dobbiamo avere il «coraggio di metterci sempre in cammino
per cercare il volto del Signore», perché noi siamo «immagine di Dio».
Nella messa celebrata a Santa Marta martedì 10 febbraio Papa Francesco,
commentando la prima lettura liturgica — il racconto della creazione
nel libro della Genesi (1, 20 - 2, 4) — ha riflettuto su una domanda
essenziale per ogni persona: «Chi sono io?».
La
nostra «carta d’identità», ha detto il Papa, si ritrova nel fatto che
gli uomini sono stati creati «all’immagine, secondo la somiglianza di
Dio». Ma allora, ha aggiunto, «la domanda che noi possiamo farci è:
Come conosco, io, l’immagine di Dio? Come so com’è lui per sapere come
sono io? Dove trovo l’immagine di Dio?». La risposta si trova
«certamente non sul computer, non nelle enciclopedie, non nei libri»,
perché «non c’è un catalogo dove c’è l’immagine di Dio». C’è solo un
modo «per trovare l’immagine di Dio, che è la mia identità» ed è quello
di mettersi in cammino: «Se non ci mettiamo in cammino, mai potremo
conoscere il volto di Dio».
Questo
desiderio di conoscenza si ritrova anche nell’Antico testamento. I
salmisti, ha fatto notare Francesco, «tante volte dicono: io voglio
conoscere il tuo volto»; e «anche Mosè una volta l’ha detto al
Signore». Ma in realtà «non è facile, perché mettersi in cammino
significa lasciare tante sicurezze, tante opinioni di come è l’immagine
di Dio, e cercarlo». Significa, in altri termini, «lasciare che Dio, la
vita ci metta alla prova», significa «rischiare», perché «soltanto così
si può arrivare a conoscere il volto di Dio, l’immagine di Dio:
mettendosi in cammino».
Il
Papa ha attinto ancora all’Antico testamento per ricordare che «così ha
fatto il popolo di Dio, così hanno fatto i profeti». Per esempio «il
grande Elia: dopo aver vinto e purificato la fede di Israele, lui sente
la minaccia di quella regina e ha paura e non sa cosa fare. Si mette in
cammino. E a un certo punto, preferisce morire». Ma Dio «lo chiama, gli
dà da mangiare, da bere e dice: continua a camminare». Così Elia
«arriva al monte e lì trova Dio». Il suo è stato dunque «un lungo
cammino, un cammino penoso, un cammino difficile», ma ci insegna che
«chi non si mette in cammino, mai conoscerà l’immagine di Dio, mai
troverà il volto di Dio». È una lezione per tutti noi: «i cristiani
seduti, i cristiani quieti — ha affermato il Pontefice — non
conosceranno il volto di Dio». Hanno la presunzione di dire: «Dio è
così, così...», ma in realtà «non lo conoscono».
Per
camminare, invece, «è necessaria quella inquietudine che lo stesso Dio
ha messo nel nostro cuore e che ti porta avanti a cercarlo».
...
Questo vale per ognuno di noi: «per conoscere la nostra identità, conoscere l’immagine di Dio, bisogna mettersi in cammino», essere «inquieti, non quieti». Proprio questo «è cercare il volto di Dio».
Papa
Francesco si è quindi riferito anche al passo del Vangelo di Marco (7,
1-13), nel quale «Gesù incontra gente che ha paura di mettersi in
cammino» e che costruisce una sorta di «caricatura di Dio». Ma quella
«è una falsa carta d’identità» perché, ha spiegato il Pontefice,
«questi non-inquieti hanno fatto tacerel’inquietudine del cuore:
dipingono Dio con i comandamenti» ma così facendo «si dimenticano di
Dio» per osservare solo «la tradizione degli uomini». E «quando hanno
un’insicurezza, inventano o fanno un altro comandamento». Gesù dice a
scribi e farisei che accumulano comandamenti: «Così voi annullate la
Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi, e di cose
simili ne fate molte». Proprio questa «è la falsa carta d’identità,
quella che possiamo avere senza metterci in cammino, quieti, senza
l’inquietudine del cuore».
...
Concludendo
la sua riflessione il vescovo di Roma ha riproposto il senso dei due
testi liturgici come «due carte d’identità». La prima è «quella che
tutti noi abbiamo, perché il Signore ci ha fatto così», ed è «quella
che ci dice: mettiti in cammino e tu avrai conoscenza della tua
identità, perché tu sei immagine di Dio, sei fatto a somiglianza di
Dio. Mettiti in cammino e cerca Dio». L’altra invece ci rassicura: «No,
stai tranquillo: compi tutti questi comandamenti e questo è Dio. Questo
è il volto di Dio». Da qui l’auspicio che il Signore «dia a tutti la
grazia del coraggio di metterci sempre in cammino, per cercare il volto
del Signore, quel volto che un giorno vedremo ma che qui, sulla terra,
dobbiamo cercare».
Messa a Santa Marta - Due carte d’identità
video
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...
Le mani aperte verso lo schermo che salutano, il volto che esprime
gioia e gratitudine del Papa e dei ragazzi in videoconferenza. E’
l’istantanea piena di forza di questo incontro tra Francesco nell’Aula
del Sinodo in Vaticano, con altre 260 persone, e i ragazzi disabili
collegati da Stati Uniti, Sud America, Africa, Australia, Medio
Oriente. I volti di Isabel, Pedro, Alisia, Elvira, Taylor, Manosh e
Bauti sono stati i testimoni che hanno chiuso il IV Congresso Mondiale
di Scholas Occurrentes. Hanno raccontato le loro storie dialogando con
il Papa. Storie difficili di ragazzi che vivono la disabilità, ma non
per questo sconfitti, anzi hanno conquistato, lo sport, la voglia di
usare telecamere, tablet, di dire agli altri non scoraggiatevi mai...
Scholas Occurrentes esempio di armonia per patto educativo spezzato
...
A rivolgersi al Papa tramite la piattaforma google Hangout sono stati,
da Madrid, Isabel, non vedente, Elvira e Alicia, affette da sindrome di
Down, dall’India Manoj, non udente, dal Brasile Pedro, con una
patologia congenita che gli ha mutilato alcuni arti e dal Nebraska,
negli Stati Uniti, Isaias, con difficoltà di apprendimento. Papa
Francesco ha risposto dall’aula nuova del sinodo, chiudendo il
congresso di questa iniziativa, che si è svolta da lunedì a oggi,
dedicata quest’anno al tema «responsabilità sociale e inclusione» alla
quale hanno partecipato esperti di quaranta paesi e 400mila scuole (si
è collegato via web un istituto in Mozambico). L’iniziativa sostiene
l’educazione dei giovani, soprattutto quelli svantaggiati, tramite
l’interazione tra diverse comunità e discipline (arte, sport,
tecnologia).
«Ognuno
di noi ha un tesoro dentro di sé», ha detto il Papa che ha parlato
sempre in spagnolo: «Non nascondete il tesoro che ognuno di noi ha. A
volte si trova subito, altre volte no, proprio come nel gioco del
tesoro. Ma una volta trovato bisogna condividerlo con gli altri»,
Bergoglio ha ringraziato i ragazzi «perché aiutate tutti noi a capire
che la vita è un tesoro, ma solo se lo diamo agli altri. Tutti voi
avete come una scatoletta, dovete aprire questa scatola e farne uscire
il tesoro che c’è dentro».
Nello
scambio di battute con i singoli ragazzi, sono emersi i temi più
disparati. Pedro ha detto che spera in una protesi che gli permette di
andare in bicicletta e giocare a calcio. «Cosa fai se ti fanno goal?»,
gli ha chiesto Bergoglio. «Sono felice di giocare e stare con i miei
amici», ha risposto. E il Papa: «Ci dà una lezione, quello che conta
non è vincere ma giocare con gli altri». Alicia, una telecamera in
mano, ha raccontato al Papa che le piace il cinema e ha domandato al
Papa se gli piace scaricare le foto sul pc. «Vuoi la verità?», ha
risposto Bergoglio. «Sono un disastro (la colorita espressione
argentina è «tronco», ndr) con la macchina, non so maneggiare il
computer... Che vergogna, eh?». Elvira ha detto che le piace il canto e
ha spiegato al Papa che la sua cantante preferita è la star argentina
Violetta. Isaias, accanto a un amico, ha chiesto al Papa cosa fa di
fronte a una difficoltà. «Primo, non arrabbiarmi, poi, trovare il modo
di vincere la difficoltà, e, se non posso superarla, perseverare per
avere la possibilità di superarla. Non dobbiamo mai spaventarci di
fronte alle difficoltà. Siamo capaci di superarla. Abbiamo solo bisogno
di tempo, intelligenza e coraggio, senza paura». Manoj, fan di Bruce
Lee, ha chiesto al Pontefice qual è l’aiuto delle Scholas: sono
«ponti», ha risposto il Papa, che aiutano a comunicare: «Quando ci
comunichiamo, non rimaniamo soli con i nostri limiti»...
Francesco parla via web con ragazzi disabili: ognuno ha dentro un tesoro
video
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1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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