"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°7 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 14 al 20 febbraio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 27 febbraio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia (18/2/2015)

   di P. Aurelio Antista (15/2/15)

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







 
I NOSTRI TEMPI



  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)





Tutto il legame d'affetto oggi è bombardato e messo sotto accusa. Valentino invece ci richiama alla santità della coppia, alla relazione che porti alla crescita delle persone, a un amore che tale sia e non si estingua in un effimero trovarsi, lasciarsi e riprendersi, legato a un sessismo tanto sbrigliato quanto dannoso

Dalle Lupercalia, le licenziose feste pagane del mese di febbraio, al business odierno costituito da oggetti, dolci, composizioni e via… (chi più ne ha più ne metta!) in una colluvie di consumismo che oscura la bellezza del legame dell’amore e lo riduce a uno spot legato al marketing. Il povero Valentino così è proprio stretto in una morsa e imperversa, suo malgrado, in una festa laicizzata.
Dalla pratica pagana del tirare a sorte il proprio partner annuale alla fedeltà dei coniugi cristiani il passo invece è stato decisivo. Tuttavia, mosso non sulla base moralistica o leguleia, quanto piuttosto su quella di un’attrazione reciproca che sfocia in un amore autentico, costruttivo e duraturo.
Qui si innesta Valentino con le sue leggende dai mille colori e dalle mille sfumature, piuttosto appariscenti e, troppo spesso, infondate.
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  Forte san Valentino! Ma senza cuoricini

Certo non è Parigi, ma in quanto a meta gettonata per viaggi romantici, Vienna con le sue atmosfere e il bel Danubio non è da meno. E proprio il tema della celebrazione dell’amore di coppia, soprattutto in relazione alla Festa di San Valentino - festa molto sentita anche a livello laico - è stato fatto oggetto di attenzione e riflessione da parte della diocesi della capitale austriaca da qualche anno in qua, diocesi peraltro già impegnata, come si può ben immaginare, ad individuare le modalità più efficaci per la preparazione al matrimonio cristiano.

Una festa, quella di san Valentino, assai diffusa nella Mitteleuropa fin dal Medioevo (in particolare Francia, Belgio, Germania, Austria), tanto che il santo vescovo di Terni, patrono degli innamorati, in quelle terre è popolare come i santi Nicola e Martino. Secondo il Fair Trade Austria il fatturato della vendita di fiori in Austria in concomitanza con il 14 febbraio, “ValentinsTag”, la Festa della Mamma e giorno di Natale è pari ad un quarto del totale di un intero anno. Solo di rose, nel paese delle stelle alpine, ne vengono vendute più di 110 milioni.

Un’occasione da assumere da parte della comunità cristiana, come momento di nuova evangelizzazione e di annuncio della Parola di Dio sull’amore umano: di qui l’idea delle “Lettere d’amore da parte di Dio”, distribuite non solo nelle parrocchie, ma soprattutto all’esterno, in giro per la città. Fermate di autobus e tram, stazioni della metropolitana, piazze e centri commerciali: ogni luogo diventa occasione perché una schiera di volontari (moltissimi i giovani) distribuiscano foglietti con una frase biblica sull’amore di coppia, voluto e benedetto da Dio.

Ma non basta: per chi è interessato si propongono anche incontri nelle parrocchie, momenti di preghiera, benedizioni dei due innamorati, occasioni di riflessione sulla Parola di Dio sulla coppia o di sana socializzazione in clima di festa, sempre tenendo conto degli orari di lavoro o di studio e quindi al mattino presto, in pausa pranzo o al termine della giornata.

La risposta degli anni scorsi, dicono gli organizzatori, è andata al di là delle aspettative, segno di una “curiosità” inattesa da parte delle coppie, spesso alla ricerca inconsapevole di un momento di riflessione, se non altro di semplice accoglienza. In pratica si verifica quanto molti operatori di pastorale prematrimoniale registrano da anni anche da noi: l’idea di un Dio che benedice l’amore umano, di una Chiesa che accoglie con gioia due innamorati è spesso lontana dall’immaginario collettivo che pensa subito ad una concezione moralistica, leggi una serie di divieti.
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  Austria, san Valentino tra evangelizzazione e solidarietà

Niente ristoranti galanti, regali sexy o week end romantici. Quest'anno San Valentino si festeggia in chiesa e con una compagnia d'eccezione: il Vescovo di Tivoli. Sabato 14 febbraio, la fatidica data tanto cara agli innamorati, è infatti in programma la Festa di San Valentino e dei fidanzati organizzata dalla Diocesi di Tivoli.
Appuntamento nella parrocchia San Giuseppe Artigiano di Villanova dove probabilmente per l'occasione non ci saranno cuoricini appesiin ogni angolo e gonfiabili con le scritte "I love you", ma inviti alla preghiera ed a trascorrere una giornata pensando al matrimonio.
All'incontro che ha per slogan la citazione dal Canto dei Cantici della Bibbia "Il mio diletto è per me e io per Lui", sono invitate a partecipare tutte le coppie di fidanzati del territorio diocesano e che hanno intenzione di prepararsi per il sacramento del matrimonio, meglio se accompagnati dalle famiglie.
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  Guidonia - San Valentino si festeggia con il Vescovo nella chiesa di Villanova

La Caritas altoatesina e l’associazione dei floricoltori dell’Alto Adige tornano a offrire quest’anno, per la giornata di San Valentino, fiori per una buona causa. Chi acquisterà un omaggio floreale coltivato da uno dei 31 esercizi di floricoltura aderenti all’iniziativa “Regali solidali”, renderà felice la persona cui è destinato il fiore e destinerà contemporaneamente a una famiglia in Etiopia un albero da frutta che la aiuterà a combattere le conseguenze della denutrizione in uno dei più poveri Paesi africani...

  A San Valentino fiori che raddoppiano la gioia


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Venti di guerra in Libia - No all'ennesimo disastro militare! "Perché non cominciare a bloccare la vendita delle armi e a bloccare ogni rapporto con chi sappiamo essere a supporto dell'Isis?


No a un eventuale intervento militare in Libia per fare fronte all'avanzata dell'Isis, non è questa la soluzione. E' un coro unanime quello delle organizzazioni pacifiste, che avvertono: non si ripeta quanto è avvenuto nel 2011 con Gheddafi.
"Noi rimaniamo dell'idea, come ha dimostrato il caso libico, che situazioni così complesse se affrontate solo con un intervento militare possono solo peggiorare", dice all'Adnkronos Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. "Nel 2011 - ricorda - siamo andati in Libia e purtroppo si è visto come la situazione è peggiorata. La soluzione non è facile. Con uno strumento militare si interviene se si ha un piano, ma in questo caso qual è il quadro, qual è l'obiettivo? Ci sono 150 gruppi armati, quelli dell'Isis quali sono, dove sono? Non c'è chiarezza su cosa fare".
"Noi - sottolinea - da tempo diciamo che per combattere realmente gruppi terroristici organizzati la prima cosa è bloccare le fonti di finanziamento. Le armi le possono prendere perché vengono finanziati. Poi è importante coinvolgere politicamente le popolazioni. Non abbiamo una soluzione immediata, sicuramente però bombardare senza avere un quadro preciso e l'obiettivo finale in passato ha solo gettato benzina sul fuoco".
Un monito a non ripetere gli errori del 2011 arriva anche da Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace. "La prima considerazione - dice all'Adnkronos - è che dobbiamo fare i conti con le drammatiche conseguenze di un'altra guerra che si voleva risolvesse un problema, che si chiamava Gheddafi, e invece ne ha creato uno ancora più grande e spaventoso".
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"In Libia abbiamo già dato nel 2011" avverte don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi. "Un intervento militare armato ha prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti - evidenzia all'Adnkronos - Quello che abbiamo fatto in Libia lo abbiamo fatto come Occidente in Iraq e non solo. La nostra posizione è che scegliere la strada militare, oltretutto in modo così frettoloso, significa mettersi in un vicolo cieco. Noi chiediamo che l'Onu sia il primo a decidere, non a benedire scelte che altri hanno fatto, come nel 2011".
Invece di un intervento militare, "perché non cominciare a bloccare la vendita delle armi e a bloccare ogni rapporto con chi sappiamo essere a supporto dell'Isis? - chiede don Sacco - Noi andiamo a bombardare chi, dove, con che obiettivo e prospettiva? Credo che siano molto significative le parole del vicario apostolico di Tripoli, che dice: abbiamo sempre guardato solo agli interessi e mai al dialogo. Cosa abbiamo fatto noi per unire questa Libia così divisa? E l'Isis è inserita in questa divisione".

  Libia, pacifisti: "No a intervento militare, non si ripeta errore fatto con Gheddafi"

... E per evitare che queste catastrofi si tramutino in una seconda guerra libica lo storico Angelo del Boca ed il missionario padre Alex Zanotelli hanno lanciato un appello, in cui chiedono che la Libia non sia riportata alla situazione di due secoli prima, in cui ogni tribù difende le proprie frontiere e sfrutta le risorse petrolifere, chiedendo un intervento dell’Italia per una vera missione di pace:
“Non c’è alcun dubbio che Muammar Gheddafi è stato un crudele dittatore, ma nei suoi 42 anni di regno ha mantenuta intatta la nazione libica, l’ha dotata di un forte esercito e di un’eccellente amministrazione al punto che il reddito pro-capite del libico era il più alto dell’Africa e si avvicinava a quello dei paesi europei. Ma soprattutto ha dato ai libici una fierezza che non avevano mai conosciuto.
A tre anni dal suo assassinio (avrebbe meritato un processo), la Libia è nel caos più completo e già si parla con insistenza di risolvere la questione inviando truppe dall’estero per organizzarvi una seconda, micidiale e sciagurata guerra. Nel corso della prima infausta guerra, voluta soprattutto dalla Francia di Sarkozy, il paese ha subìto danni immensi, 25.000 morti e distruzioni valutate dal Fondo Monetario Internazionale in 35 miliardi di dollari.
Poiché le voci di un intervento militare italiano si fanno più frequenti, noi chiediamo alle autorità del nostro Paese di non commettere il gravissimo errore compiuto nel 2011 quando offrimmo sette delle nostre basi aeree e più tardi una flotta di cacciabombardieri per aggredire un paese sovrano, violando, per cominciare, gli articoli 11, 52, 78 e 87 della nostra Costituzione.
In un solo caso l’Italia può intervenire, nell’ambito di una missione di pace e dietro la precisa richiesta dei due governi di Tripoli e di Tobruk che oggi si affrontano in una sterile guerra civile. Ma anche in questo caso l’azione dell’Italia deve essere coordinata con altri paesi europei e l’Unione Africana(UA)”.

  Padre Zanotelli: no ad una seconda guerra in Libia

Ventuno egiziani copti uccisi in Libia dai miliziani dell’Isis, un Paese completamente destabilizzato e nelle mani degli estremisti, gli italiani evacuati e già sbarcati in Sicilia. Tranne il vescovo Giovanni Innocenzo Martinelli che ha scelto di non abbandonare gli ultimi 300 cristiani, tutti filippini, rimasti a Tripoli. Soffiano rischiosi venti di guerra in Europa e nelle ore molto delicate in cui si dibatte sull’eventualità o meno di un intervento armato in Libia, c’è grande preoccupazione ovunque. Papa Francesco è oggi intervenuto sull’uccisione dei 21 egiziani copti, “assassinati per il solo fatto di essere cristiani”, il cui sangue “è testimonianza di fede”. E mons. Martinelli, parlando alla Radio Vaticana, ha lanciato un appello affinché “la comunità internazionale sia capace di lanciare un dialogo con questo Paese che si è diviso e fa fatica a ritrovare innanzitutto l’unità interna”.
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Di solito, racconta, “la domenica e il venerdì la cattedrale di Tripoli era pienissima di africani, tra cui molti che lavoravano in Libia. Ora, di fronte all’avanzata dell’Isis, la situazione è cambiata molto. Quasi tutti i cristiani sono scappati, tranne i 300 filippini, il personale della Chiesa, le suore”. Barsella invita, a livello culturale, “a non fare di tutta l’erba un fascio, accomunando i musulmani ai terroristi, altrimenti si fa il gioco dell’Isis. Bisogna invece dialogare e lavorare insieme al mondo musulmano, che è consapevole di avere al suo interno un cancro. Noi invece continuiamo a discriminare e questo non aiuta”.

  Cristiani in Libia piccolissimo gregge in serio pericolo


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti


LA DONNA NELLA BIBBIA 
NELLA STORIA DELLA CHIESA

Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)

"E' bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E' un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)

Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00


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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi



I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana 
di Barcellona P.G. (ME)

AFFIDATI AD UNA PROMESSA 
Il cammino umano e di fede dei Patriarchi

Dal 28 Gennaio all’11 Marzo

  il calendario completo degli incontri (PDF)


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 SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


   Anche la pace si annuncia...
Buon San Valentino a TUTTI quelli che amano!!!
... l'amore non ha prezzo!
Buon San Valentino a tutti gli innamorati
  Ti do il mio cuore... (vignetta)
  Signore , dacci oggi...
  Gesù ci insegna a non vergognarci...
  Se il male è contagioso...
  La strada della Chiesa è quella...
  La carità non può essere neutra...
  La totale disponibilità...
  Il suono delle parole...
  Confidate in Gesù...
  Finché rimane anche un solo cristiano...
  Lo stile cristiano...
  Anzitutto digiunate dalle liti...


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Carlo Maria Martini nacque a Torino il 15 febbraio 1927

  Cardinale Carlo Maria Martini...
Tantissime sono le parole e i gesti del card. Martini, ma in questa occasione ci preme ricordare il suo TESTAMENTO SPIRITUALE che, a nostro avviso, ha contribuito in modo decisivo a questa nuova primavera della Chiesa
  IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI MARTINI - «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. ...

  Tu sei la mia luce...

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Ed ora quanto diventerà il cuore di Padre Franco?
Al neo cardinale gli auguri di Quelli della Via
  Quanto più si allarga...
"Ho invitato i poveri, un regalo per lei" Card.Montenegro al papa Francesco
  video


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Con piacere segnaliamo questa iniziativa degli amici della redazione di VinoNuovo. Si tratta di "ChiCercate.net" un nuovo sito internet al via da oggi 18 febbraio 2015, non a caso mercoledì delle Ceneri, giorno che apre la Quaresima, il tempo di preparazione alla Pasqua per i cristiani. Sarà un laboratorio collettivo per un incontro inedito tra informazione e spiritualità. Scandirà il tempo liturgico giorno dopo giorno, ma non sarà un sussidio pastorale on line. Giocando fino in fondo la carta della contaminazione, sarà un giornale vero e proprio che leggerà le notizie del giorno a partire da una serie di parole chiave del cammino quaresimale.
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Visitate il sito: http://www.chicercate.net/

  Chi cercate?

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Prepararsi alla liturgia domenicale - VI domenica del T.O. - "Sentire il dolore degli altri" di Antonio Savone



Prepararsi alla liturgia domenicale
VI domenica del T.O.

"Sentire il dolore dell’altro"
di Antonio Savone

La percezione di sentirsi sbagliato: questo era ciò che verosimilmente pativa sulla sua pelle quell’uomo affetto dalla lebbra, la “primogenita della morte” (Gb 18,13). Costretto a vivere in un esilio permanente a motivo della sua infermità fisica, ma ancor più a motivo di pregiudizi culturali e religiosi che lo ritenevano escluso da un percorso di socialità e di santità: l’impuro non avrebbe mai potuto relazionarsi ad alcuno e non avrebbe neppure potuto rivolgersi a Dio, il puro per eccellenza. La sua era la condizione di chi aveva visto tagliarsi tutti i ponti proprio per quella sua impurità. Uomo senza diritti, era una vera e propria zavorra di cui liberarsi in qualche modo. Portava sulla sua pelle il segno di una maledizione divina: quel morbo era sempre ritenuto colpevole (Chissà cosa deve aver compiuto!). Un vero e proprio rifiuto ambulante: oggi noi lo definiremmo “la personificazione del senso di colpa”, quello di chi, toccato nella propria carne, si chiede per quale responsabilità debba patire quella sofferenza.
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Se vuoi… Quanta dignità in queste due parole! Quale delicatezza in quel chiedere senza pretendere! Una malattia e una condizione non avevano distrutto la sua dignità, la stessa che abbiamo visto in questi giorni sui volti di tanta gente provata dal freddo o dall’isolamento ma che non ha perso la dignità da una parte e la voglia di ricominciare dall’altra.

Quel se dice tutta la discrezione di chi chiede qualcosa lasciando però all’altro la libertà di soddisfare o meno la sua richiesta, ma è anche una parola che in qualche modo obbliga l’altro a svelarsi, a dare una risposta. Quel se dice: tu da che parte stai? Penso ai tanti se vuoi con cui le nostre vite si confrontano, il più delle volte non verbalizzati dalle labbra ma espressi da una postura, uno sguardo, un silenzio, una condizione.

Il lebbroso di cui non conosciamo né il volto né il nome è l’uomo, ogni uomo sbalzato a terra dalla carovana troppo rapida e troppo indifferente di un mondo che per preservare la vita, crea condizioni di morte (Quanti terribili tipi di lebbra invalidanti conosciamo oggi? Quante diversità recidono ancora oggi dalla comunità? Quanti muri e frontiere tracciamo come separazioni insanabili oggi? Quanti e quali sono i moderni segnati?). Ogni vita muore se non è toccata, muore di silenzi. Molte vite possono morire per assenza d’incontri.
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  Sentire il dolore dell’altro


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 10/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Mc 1,40-45

Nella società ebraica - e non solo - fino a pochi decenni fa il lebbroso rappresentava il simbolo dell'emarginazione per eccellenza. Ritenuto maledetto da Dio, era escluso da ogni consesso civile e religioso, e la lebbra considerata - come è scritto nella Bibbia, "la figlia primogenita della morte" (Gb 18,13). Era una malattia temutissima, vista come la più terribile delle punizioni divine per i peccati dell'uomo e, secondo i rabbini, difficile da curare quasi come resuscitare un morto. 
A chi ne rimaneva infettato era fatto obbligo di vivere fuori dai centri abitati, in luoghi deserti e, qualora si fosse imbattuto in qualche persona, doveva gridare rimanendo a distanza: "Immondo, immondo", in modo che, riconoscendolo, non gli si accostasse. Con la venuta di Gesù tutto questo ha fine, viene abbattuto il muro di divisione della Legge (Ef 2,14), ciò che distingue il puro dall'impuro, il sacro dal profano, il giusto dal peccatore. In Gesù Dio si fa vicino ad ogni uomo, santo o immondo che sia, perché in Lui, nostro fratello e Signore, tutti riceviamo l'adozione a figli. Anzi il Signore predilige proprio queste persone, le più reiette, le più emarginate, quelle che non contano nulla agli occhi dei benpensanti, perché "Dio ha scelto ciò che nel mondo è disprezzato e ignobile, ha scelto le cose che non sono nulla per distruggere quelle che sono" (1Cor 1,28). 
Il lebbroso infatti sarà il primo evangelizzatore, il primo "a proclamare e a divulgare la Parola"(1,45) che ieri come oggi, viene annunziata e incarnata da coloro che non contano, dagli esclusi, dai poveri, dagli emarginati.
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Romero: santo per tutto il popolo di Dio


Romero: santo per tutto il popolo di Dio

di Rowan Williams

Considero un grande onore l’invito a parlare di mons. Romero. Mi unisco alle preghiere affinché nel 2015 l’arcivescovo venga riconosciuto per quello che indubitabilmente è: uno dei più grandi doni degli ultimi decenni da parte del Signore all’intero popolo di Dio; un uomo la cui testimonianza e il cui insegnamento costituiscono un lascito per i cristiani in ogni parte del mondo.

È stato uno dei suoi amici e collaboratori, il grande teologo gesuita Jon Sobrino, a definire Romero “un evento teologico”. Cosa significa dire della vita e della morte di qualcuno, o addirittura della sua intera personalità, che questa costituisce un “evento teologico”? Sobrino ce lo spiega. Un evento teologico è un evento nel quale si assiste a una sorta di riavvicinamento tra la Parola di Dio e la parola, o talvolta il grido senza parole, della sofferenza. La Teologia, così lontana dall’essere una speculazione umana su Dio, raggiunge il suo più alto livello di autenticità quando diventa in un certo senso vera espressione di Dio. Non l’espressione di Dio che viene dall’alto, come molti teologi e vescovi vorrebbero che fosse, ma la Parola di Dio che si esprime con e attraverso chi condivide la sofferenza di Gesù Cristo e la sua gloria.

Sobrino scrive: «Il grido di un intero popolo è stato trasformato dall’arcivescovo Romero in preghiera offerta a Dio». E nell’ascoltare e dare voce a questo grido, alla presenza di Dio, Romero diviene un evento teologico: la Parola di Dio e il grido di chi soffre sono legati. (...).

Romero credeva che la parte più importante del suo ministero consistesse proprio nel dare voce a coloro che non hanno voce. Ma naturalmente il suo dare voce al grido dei poveri era qualcosa di più di una semplice questione di parole. Ha dato voce all’esperienza dei poveri correndo i loro stessi rischi. Ancora una volta, come nel caso di Gesù, fare proprio il grido dei sofferenti diventa esso stesso rischio e motivo di sofferenza. (...). Romero credeva che, se la Chiesa deve essere dove Dio è, deve essere con i poveri. E così scriveva nel dicembre del 1979 alla Vigilia di Natale: «Oggi è il momento di cercare questo bambino Gesù, ma non nelle belle immagini dei presepi, bensì tra i bambini che non mangiano a sufficienza, che stasera sono andati a letto senza aver cenato.
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  Romero: santo per tutto il popolo di Dio


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QUARESIMA/Mercoledì delle ceneri "Alla ricerca della verità del proprio essere" di Enzo Bianchi



QUARESIMA/Mercoledì delle ceneri 

"Alla ricerca della verità 
del proprio essere"

 di Enzo Bianchi

"Ogni anno ritorna la quaresima, un tempo pieno di quaranta giorni da vivere da parte dei cristiani tutti insieme come tempo di conversione, di ritorno a Dio. Sempre i cristiani devono vivere lottando contro gli idoli seducenti, sempre è il tempo favorevole ad accogliere la grazia e la misericordia del Signore, tuttavia la Chiesa – che nella sua intelligenza conosce l’incapacità della nostra umanità a vivere con forte tensione il cammino quotidiano verso il Regno – chiede che ci sia un tempo preciso che si stacchi dal quotidiano, un tempo “altro”, un tempo forte in cui far convergere nello sforzo di conversione la maggior parte delle energie che ciascuno possiede. E la Chiesa chiede che questo sia vissuto simultaneamente da parte di tutti i cristiani, sia cioè uno sforzo compiuto tutti insieme, in comunione e solidarietà. Sono dunque quaranta giorni per il ritorno a Dio, per il ripudio degli idoli seducenti ma alienanti, per una maggior conoscenza della misericordia infinita del Signore.
La conversione, infatti, non è un evento avvenuto una volta per tutte, ma è un dinamismo che deve essere rinnovato nei diversi momenti dell’esistenza, nelle diverse età, soprattutto quando il passare del tempo può indurre nel cristiano un adattamento alla mondanità, una stanchezza, uno smarrimento del senso e del fine della propria vocazione che lo portano a vivere nella schizofrenia la propria fede.
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Il mercoledì delle Ceneri segna l’inizio di questo tempo propizio della quaresima ed è caratterizzato, come dice il nome, dall’imposizione delle ceneri sul capo di ogni cristiano. Un gesto che forse oggi non sempre è capito ma che, se spiegato e recepito, può risultare più efficace delle parole nel trasmettere una verità. La cenere, infatti, è il frutto del fuoco che arde, racchiude il simbolo della purificazione, costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo che, dopo la morte, si decompone e diventa polvere: sì, come un albero rigoglioso, una volta abbattuto e bruciato, diventa cenere, così accade al nostro corpo tornato alla terra, ma quella cenere è destinata alla resurrezione.
Simbolica ricca, quella della cenere, già conosciuta nell’Antico Testamento e nella preghiera degli ebrei: cospargersi il capo di cenere è segno di penitenza, di volontà di cambiamento attraverso la prova, il crogiolo, il fuoco purificatore. Certo è solo un segno, che chiede di significare un evento spirituale autentico vissuto nel quotidiano del cristiano: la conversione e il pentimento del cuore contrito. Ma proprio questa sua qualità di segno, di gesto può, se vissuto con convinzione e nell’invocazione dello Spirito, imprimersi nel corpo, nel cuore e nello spirito del cristiano, favorendo così l’evento della conversione. ... " (Enzo Bianchi)

  Alla ricerca della verità del proprio essere di Enzo Bianchi  (PDF)


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Mercoledì delle Ceneri "L’armonia ritrovata" di Antonio Savone


Mercoledì delle Ceneri
L’armonia ritrovata
di Antonio Savone


È vero: forse ci sfugge il senso autentico di questo tempo che la misericordia di Dio dischiude per noi. Forse siamo ancora convinti che esso consista esclusivamente nell’osservanza di una serie di pratiche, vissute le quali, poter giungere purificati a celebrare la Pasqua. Forse, però, ci sfugge che lo scopo di questi quaranta giorni non consiste anzitutto nell’imporci qualcosa da evitare ma nell’intenerire il cuore così da aprirsi all’azione dello Spirito Santo in noi.

Questo è il tempo a noi offerto per essere guariti da una terribile malattia che poco o tanto contagia ciascuno di noi: la doppiezza del cuore. Che cos’è un cuore doppio? È un cuore che pur non allontanandosi manifestamente da Dio, in realtà lo serve con atteggiamenti ambigui. L’uomo dal cuore doppio è colui che vive continuamente in un esterno da sé: corretto esteriormente, ma il suo cuore cova violenza; praticante davanti agli uomini, ma il cuore è lontano da ciò che Dio chiede; generoso davanti agli uomini, ma solo per essere ammirato. Cosa c’è dietro un cuore doppio? Un “ego” che non riesce a non essere il centro di ogni cosa e perciò finisce per sacrificare ogni cosa nell’adorazione di sé. Un “ego” preoccupato del culto dell’immagine, un “ego” che indossa abitualmente una maschera. La vita diventa una finzione perché è concepita come un dare spettacolo.

La Quaresima, però, ci ricorda che questo non è più tempo di maschere ma è, invece, il tempo dei volti. Le ceneri che tra poco riceveremo sul capo sono lì a chiederci un esercizio di verità: senza Dio noi non siamo che polvere e cenere. Essere o apparire? Questa è la sfida quotidiana per ciascuno di noi.

Attraverso questo segno austero vorrei che ci chiedessimo tutti: a chi sto cercando di piacere? Chi vorrei compiacere? Da chi attendo di essere riconosciuto e ricompensato? Piacere agli uomini o piacere al Signore?

In questo tempo di grazia, la Chiesa raccomanda a tutti noi di praticare il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Perché mai? Di cosa si tratta?
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  L’armonia ritrovata


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"La gratuità che sa parlare"di Luigino Bruni



Le levatrici d’Egitto/8 - 
Il Dio biblico chiama a camminare i deserti senza paura

"La gratuità che sa parlare"

di Luigino Bruni

"Guardarsi dall’idolatria significa non eludere la domanda dei figli e delle figlie, che chiedono: ‘perché questo rito, perché questo comandamento etico, perché amare il Dio unico? E significa non sottrarsi alle risposte” (Jean-Pierre Sonnet, Generare è narrare).

Fu sufficiente il tempo di una sola notte perché il faraone dimenticasse il grande dolore delle piaghe, e le uniche preoccupazioni dell’impero tornassero ad essere i mattoni e il ‘servizio’ degli israeliti: “Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che cosa abbiamo fatto, lasciando che Israele si sottraesse al nostro servizio?». Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati” (14,5-6). L’alba del nuovo giorno ci svela che in quella liberazione non c’era alcuna gratuità.

La prima nota di fondo di tutti i regimi idolatrici è proprio l’assenza di gratuità, che è invece la prima dimensione della fede biblica. La creazione è dono, l’alleanza è dono, la promessa è dono, la lotta all’idolatria è dono. Gratuità è l’altro nome di YHWH. La cultura dell’idolo odia il dono. È il suo primo nemico sulla terra, perché l’idolo ‘sa’ che il contatto con lo spirito di gratuità lo farebbe morire, gli estrarrebbe il suo potere incantatore. Quando si creano regni idolatri, la prima operazione dei faraoni è allora cercare di eliminare ogni traccia di vero dono dal loro spazio ‘sacro’, e riempirlo tutto e solo di oggetti e merci. Nel nostro tempo questa cancellazione è tentata banalizzando, deridendo la gratuità, considerandola una nostalgia infantile di adulti mal cresciuti. Poi viene trasformata nei gadget del faraone, nei suoi sconti, fidelity cards e regali innocui consentiti soltanto durante le sue ‘feste’. Ma il tentativo più subdolo di espulsione della gratuità, è confinarla nel ‘non-profit’, affidarne il monopolio alle istituzioni filantropiche o agli sponsor che, come il capro espiatorio, hanno lo scopo di addossarsi tutto il dono-gratuità del villaggio, portarlo fuori e farlo morire nel deserto.
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  "La gratuità che sa parlare" di Luigino Bruni

Guarda i post già pubblicati:
  • Le levatrici d’Egitto/7 
  • - Le levatrici d’Egitto/6 
  • - Le levatrici d’Egitto/5
  • - Le levatrici d’Egitto/4
  • - Le levatrici d’Egitto/3
  • - Le levatrici d’Egitto/2
  • - Le levatrici d’Egitto/1


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"Gesù, amico degli uomini, ci insegna ad essere umani" di Egidio Palumbo,ocarm (VIDEO)



"Gesù, amico degli uomini, 
ci insegna ad essere umani"

di Egidio Palumbo, ocarm 
(VIDEO)

I. La pedagogia salvifica della grazia
Nel tempo di Natale la liturgia ci fa ascoltare due pagine della lettera a Tito dell’Apostolo Paolo per aiutarci a comprendere in maniera più profonda il mistero dell’Incarnazione: la “Parola di Dio si fa carne” (Gv 1,14), si fa uomo fragile e mortale (= carne) in Gesù di Nazareth. Nella sua debolezza creaturale, come quella di ogni essere umano – uomo e donna –, eccetto il peccato, Gesù ci ha mostrato, narrato e spiegato al meglio e in modo completo il volto di Dio, che nessuno ha mai visto né potrà mai vedere in questa vita (Gv 1,18). In Gesù, vero uomo e vero Dio, noi possiamo contemplare il volto umano di Dio ed imparare ad essere umani come Dio. Questa è la buona notizia che è venuta ad annunciare Gesù. 
Ma prima di procedere, mi preme di fare una premessa.

1. Una premessa
Se i nostri itinerari di fede – qualunque essi siano, anche i più teologicamente aggiornati o anche i più strettamente legati alle antiche tradizioni, e i più metodologicamente “sofisticati” – non ci fanno crescere in umanità e non umanizzano le nostre relazioni (restando “tranquillamente” eccentrici, narcisi, intolleranti, arroganti, violenti, scontrosi, indisponibili al dialogo, al confronto, alla collaborazione responsabile, ecc.), allora significa che questi itinerari di fede sono poco credibili e bugiardi, e forse anche nocivi, perché proprio il mistero dell’Incarnazione del Dio-fatto-uomo ci dice che diventare umani è una esigenza tutta interna alla fede.
E infatti, dal nostro modo di essere umani 
‑ si comprende in quale Dio crediamo. «Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1Gv 4,20-21). La qualità umana è la prima attestazione concreta della qualità della fede: «Mostrami la tua umanità e io ti dirò chi è il tuo Dio», scriveva già nel II secolo Teofilo vescovo di Antiochia (Libro ad Autolico; vedi: Ufficio delle Letture, III Settimana di Quaresima, Mercoledì).
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  video


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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Perché clochard e poveri ritrovino dignità dopo le docce, da oggi in Vaticano anche barba e capelli.


C’è un mondo dietro un asciugamano pulito e uno shampoo. C’è un volto che torna a far vedere la pelle tagliata dal freddo più che dagli anni. E un uomo che, pur avendo come casa la strada, non si sente più invisibile. La fila davanti la barberia sotto il colonnato del Bernini è continua per tutta la mattina. Il passaparola tra i poveri è stata la miglior pubblicità per il giorno d’apertura del servizio voluto da Papa Francesco, proprio accanto alle docce appena costruite.
L’appuntamento con forbici e rasoio per tanti senzatetto è però l’occasione per confidarsi e spiegare che "ad un povero non serve solo cibo e coperte, ma dignità", dice Massimiliano, sardo trapiantato a Roma, fino a qualche mese fa decoratore d’interni. E questo è il modo più utile per "farci sentire persone".

  Apre la barberia del Papa, "per restare persone"

... Davanti ai nuovi bagni la fila inizia a formarsi questa mattina presto già verso le 8, un'ora prima dell'arrivo dei barbieri volontari. Alla spicciolata dai dintorni, dove spesso trascorrono la notte, compaiono i primi senzatetto. Un quarto d'ora dopo sono già una decina. In pochi minuti altri si aggiungono.
Alla fine, alle 15, quando il servizio inaugurato oggi si interrompe, saranno una trentina in tutto a mostrare all'uscita un volto rimesso "a nuovo", reso finalmente più decoroso dalla rasatura e dal taglio dei capelli.
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Il senso di un'iniziativa che restituisce ai clochard un non piccolo pezzo della loro dignità e che può essere anche di aiuto per un auspicabile reinserimento sociale, lo riassume all'uscita dai bagni Pavel, senzatetto di origine rumena.
"Questo servizio è una cosa buona, positiva - dice all'ANSA -. Dobbiamo ringraziare il Papa. Io sono venti anni che sto in Italia. Ho fatto tanti lavori. Lavoravo nell'edilizia, facendo di tutto, lavori di muratura, pavimentazioni. Poi da un momento all'altro l'edilizia in Italia è crollata, letteralmente finita, e io mi sono ritrovato in mezzo alla strada, senza più lavoro".
"Questo servizio per noi - aggiunge l'uomo - è davvero una cosa ottima. Il Papa ci vuole bene, fa tante cose buone per i poveri, ci restituisce anche dignità. Magari fossero tutti come lui! Qui è aperto tutti i giorni, tranne il mercoledì e la domenica: se uno già può farsi la doccia due volte a settimana è un'altra cosa rispetto a prima, è pulito, non puzza, e se in più evita l'alcol, può anche presentarsi dignitosamente a cercare un lavoro. Altrimenti, se sei sporco e ridotto male, chi te lo dà un lavoro? Dicono: ma chi è questo barbone?"...

  Vaticano apre barberia per clochard; il Papa ci ridà dignità

Robert Kokot, 49 anni senza fissa dimora, ha accettato di farsi fotografare prima e dopo il taglio dei capelli e della barba

  Vaticano, apre il barbiere per i clochard sotto il colonnato di San Pietro (FOTO, VIDEO)

E presso la berberia papale è in servizio da oggi anche un volto assai noto ai trentini: Marco Patton, storico parrucchiere di Trento, insegnante presso l’Istituto Pertini di Trento e maratoneta per la pace nonché consigliere comunale a Trento nell'Upt torna nella capitale per iniziativa diretta di Papa Francesco. “Quando ho appreso la notizia della barberia – spiega Marco Patton - mi sono sentito chiamato a partecipare a un’impresa che sono certo segna e segnerà la storia della nostra Italia”. E così, oggi, all’apertura della barberia di San Pietro, tra la folla e i fedeli era presente anche Marco Patton per offrire la sua professionalità ed esperienza nel campo dei servizi alla persona. “Era per me doveroso - continua Patton – condividere la mia stessa esperienza maturata da garzone di bottega anche grazie alla disponibilità dei così detti “invisibili” e ora, da insegnante, desidero dimostrare ai miei studenti che non dobbiamo mai fare distinzione sociale: l’uomo in quanto uomo merita sempre la stessa considerazione e dignità”. (fonte: Trentino-Corriere delle Alpi)

Le docce sono già funzionanti ogni giorno, tranne il mercoledì, quando la piazza è impegnata per l'Udienza Generale, e durante le celebrazioni del Papa. I senzatetto ricevono un cambio completo per l'intimo e un kit con asciugamano, sapone, dentifricio, rasoio e schiuma da barba e deodorante. La maggior parte del materiale è stato offerto gratuitamente da diverse ditte e persone che hanno voluto partecipare a questo progetto a favore dei poveri. Il materiale mancante viene acquistato dalla Elemosineria Apostolica con il denaro ricavato della distribuzione delle pergamene con la benedizione papale

  video

Vedi anche il nostro post precedente:

  Dal 16 febbraio tutti i lunedì a piazza San Pietro taglio di capelli e barba gratis per clochard e poveri nella "Barberia del Papa"


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FEDE E PERSECUZIONI. La preghiera dei cristiani uccisi in Libia dall'Isis: "SIGNORE GESU' CRISTO"  "Dio li accolga come martiri" Papa Francesco



FEDE E PERSECUZIONI.

La preghiera dei cristiani uccisi in Libia dall'Isis:
 "Signore Gesù Cristo"

"Il nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. Lo conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto cattolico di Giuzeh

  I martiri della Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo

"Uccisi solo perché cristiani"
il dolore di Papa Francesco
per i cristiani copti uccisi dall'Isis

  video

"Sgozzati per il solo motivo di essere cristiani (…) 
Il Signore come martiri li accolga" 
Papa Francesco

Il Signore “come martiri li accolga”. Con queste parole, pronunciate con grande commozione, Papa Francesco ha voluto cominciare, come anticipato ieri, la Messa del mattino  a Casa S. Marta, nel ricordo dei 21 cristiani copti decapitati da miliziani dello Stato islamico. Anche la Congregazione per le Chiese Orientali si unisce in un comunicato al dolore del “popolo egiziano”, pregando Maria Regina della pace perché, scrivono, “ottenga la conversione del cuore dei violenti, susciti sagge decisioni in seno alla comunità delle Nazioni e doni ai popoli del Medio Oriente e dell'Ucraina la riconciliazione e il ritorno ad una serena convivenza e una pace duratura”

  "Il Signore come martiri li accolga"

Il vicario apostolico 
di Tripoli:
 
resto qui, 
non lascio i cristiani

Resterà in Libia anche se la situazione appare sempre più difficile, questa è la sua missione: è la testimonianza di mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, francescano.
"La comunità internazionale dovrebbe essere capace di lanciare un dialogo con questo Paese che si è diviso e fa fatica a ritrovare innanzitutto l’unità interna. Cercare di essere strumenti di unità, innanzitutto per il Paese in se stesso e poi per il resto. Abbiamo pensato a prendere il petrolio, abbiamo pensato ai nostri interessi e ci siamo un po’ dimenticati del dialogo umano, sincero, tra le parti. ..." 

  Resto qui, non lascio i cristiani

Guarda anche il nostro post già pubblicato:

  Venti di guerra in Libia - No all'ennesimo disastro militare! "Perché non cominciare a bloccare la vendita delle armi e a bloccare ogni rapporto con chi sappiamo essere a supporto dell'Isis?


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 15 febbraio 2015

    Udienza Generale - del 18 febbraio 2015: La Famiglia - 5. I Fratelli

   Omelia - Concistoro Ordinario Pubblico per la Creazione di 20 nuovi Cardinali (14 febbraio 2015)

   Omelia - Santa Messa con i nuovi Cardinali e il Collegio Cardinalizio (15 febbraio 2015)

   Omelia - Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri (18 febbraio 2015)

   Discorso - Al Moderatore della Chiesa di Scozia (Riformata) (16 febbraio 2015)

   Discorso - Alla Delegazione dell'Associazione "Pro Petri Sede" (16 febbraio 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli ucraini in Visita "ad Limina Apostolorum" (Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina, Vescovi di rito bizantino e Vescovi ella Conferenza Episcopale Ucraina) (20 febbraio 2015)



   Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)



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16/02/2015:

  Gesù è venuto a portare la gioia...


17/02/2015:

  Durante la Quaresima troviamo modi concreti...


18/02/2015:

  Signore, dacci la grazia...


19/02/2015:

  Dove ci sono uomini e donne...


20/02/2015:

  I sacramenti sono la manifestazione...




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«Ecco allora come dobbiamo essere: incardinati nella Chiesa e docili allo Spirito Santo» - Allocuzione di Papa Francesco nel Concistoro


CAPPELLA PAPALE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato, 14 febbraio 2015

Cari Fratelli Cardinali,

quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – “cardinale” – che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità. Voi siete “cardini” e siete incardinati nella Chiesa di Roma, che «presiede alla comunione universale della carità» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 13; cfr Ign. Ant., Ad Rom., Prologo).

Nella Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità. Anche in questo la Chiesa che è in Roma svolge un ruolo esemplare: come essa presiede nella carità, così ogni Chiesa particolare è chiamata, nel suo ambito, a presiedere nella carità.

Perciò penso che l’“inno alla carità” della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi possa essere la parola-guida per questa celebrazione e per il vostro ministero, in particolare per quelli tra voi che oggi entrano a far parte del Collegio cardinalizio. E ci farà bene lasciarci guidare, io per primo e voi con me, dalle parole ispirate dell’apostolo Paolo, in particolare là dove egli elenca le caratteristiche della carità. Ci aiuti in questo ascolto la nostra Madre Maria. Lei ha dato al mondo Colui che è “la Via migliore di tutte” (cfr 1 Cor 12,31): Gesù, Carità incarnata; ci aiuti ad accogliere questa Parola e a camminare sempre su questa Via. Ci aiuti col suo atteggiamento umile e tenero di madre, perché la carità, dono di Dio, cresce dove ci sono umiltà e tenerezza.

Anzitutto san Paolo ci dice che la carità è «magnanima» e «benevola». Quanto più si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa, tanto più deve allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo. Magnanimità è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità: è saper amare senza confini, ma nello stesso tempo fedeli alle situazioni particolari e con gesti concreti. Amare ciò che è grande senza trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell’orizzonte delle grandi, perché “Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo divinum est”. Saper amare con gesti benevoli. Benevolenza è l’intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene.
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  video



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Angelus del 15 febbraio - Testo e video



 15 febbraio 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In queste domeniche l’evangelista Marco ci sta raccontando l’azione di Gesù contro ogni specie di male, a beneficio dei sofferenti nel corpo e nello spirito: indemoniati, ammalati, peccatori… Egli si presenta come colui che combatte e vince il male ovunque lo incontri. Nel Vangelo di oggi (cfr Mc 1,40-45) questa sua lotta affronta un caso emblematico, perché il malato è un lebbroso. La lebbra è una malattia contagiosa e impietosa, che sfigura la persona, e che era simbolo di impurità: il lebbroso doveva stare fuori dai centri abitati e segnalare la sua presenza ai passanti. Era emarginato dalla comunità civile e religiosa. Era come un morto ambulante.
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Ancora una volta il Vangelo ci mostra che cosa fa Dio di fronte al nostro male: Dio non viene a “tenere una lezione” sul dolore; non viene neanche ad eliminare dal mondo la sofferenza e la morte; viene piuttosto a prendere su di sé il peso della nostra condizione umana, a portarla fino in fondo, per liberarci in modo radicale e definitivo. Così Cristo combatte i mali e le sofferenze del mondo: facendosene carico e vincendoli con la forza della misericordia di Dio.

A noi, oggi, il Vangelo della guarigione del lebbroso dice che, se vogliamo essere veri discepoli di Gesù, siamo chiamati a diventare, uniti a Lui, strumenti del suo amore misericordioso, superando ogni tipo di emarginazione. Per essere “imitatori di Cristo” (cfr 1 Cor11,1) di fronte a un povero o a un malato, non dobbiamo avere paura di guardarlo negli occhi e di avvicinarci con tenerezza e compassione, e di toccarlo e di abbracciarlo. Ho chiesto spesso, alle persone che aiutano gli altri, di farlo guardandoli negli occhi, di non avere paura di toccarli; che il gesto di aiuto sia anche un gesto di comunicazione: anche noi abbiamo bisogno di essere da loro accolti. Un gesto di tenerezza, un gesto di compassione… Ma io vi domando: voi, quando aiutate gli altri, li guardate negli occhi? Li accogliete senza paura di toccarli? Li accogliete con tenerezza? Pensate a questo: come aiutate? A distanza o con tenerezza, con vicinanza? Se il male è contagioso, lo è anche il bene. Pertanto, bisogna che abbondi in noi, sempre più, il bene. Lasciamoci contagiare dal bene e contagiamo il bene!

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo un augurio di serenità e di pace a tutti gli uomini e le donne che nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo si preparano a celebrare il capodanno lunare. Tali festività offrono loro la felice occasione di riscoprire e di vivere in modo intenso la fraternità, che è vincolo prezioso della vita familiare e basamento della vita sociale. Questo ritorno annuale alle radici della persona e della famiglia possa aiutare quei Popoli a costruire una società in cui si tessono relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità.
Saluto tutti voi, romani e pellegrini; in particolare, quanti siete venuti in occasione del Concistoro, per accompagnare i nuovi Cardinali; e ringrazio i Paesi che hanno voluto essere presenti a questo evento con Delegazioni ufficiali. Salutiamo con un applauso i nuovi Cardinali!

... Carissimi, vi incoraggio ad essere testimoni gioiosi e coraggiosi di Gesù nella vita di ogni giorno.

A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale

  video integrale


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 18 febbraio 2015 - foto, testo e video



Cielo terso e azzurro su Roma, oggi, ma anche molto vento. Così, lo “zucchetto” bianco del Papa vola subito, e lui se lo rimette prontamente, appena fatto il suo ingresso in piazza san Pietro alle 9,30 circa. Poi vola di nuovo, a più riprese, e allora il Papa ne approfitta per fare il gioco dello “scambio dello zucchetto” con i fedeli, che gliene offrono un altro al suo passaggio, sporgendosi dalle transenne. Tra i doni ricevuti mentre baciava i bambini offerti dalla solerte gendarmeria vaticana, anche una rosa bianca a gambo lungo. 
Tra i tanti bambini salutati anche oggi, ce n’era uno che sopra il maglione indossava una maglietta bianca con la scritta “I love Papa”, dove il “love” era sostituito da un grande cuore rosso fiammeggiante. C’è chi ha lanciato altre magliette al Papa, che l’ha restituite sorridendo lanciandole a sua volta, come si fa quando qualcuno ti passa la palla. 

Nella parte finale del consueto giro in piazza, un ragazzo e una ragazza si sono “sbracciati” dalle transenne. Papa Francesco, allora, ha fatto fermare la macchina, i due ragazzi hanno scavalcato e sono andati a prender posto sulla “papamobile”, toccando il Papa con la mano sulla sua schiena e salutando felici la folla.

  video del saluto ai fedeli

La Famiglia - 5. I Fratelli

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia, dopo aver considerato il ruolo della madre, del padre, dei figli, oggi è la volta dei fratelli. “Fratello” e “sorella” sono parole che il cristianesimo ama molto. E, grazie all’esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e tutte le epoche comprendono.

Il legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio, che riceve la sua rivelazione nel vivo dell’esperienza umana. Il salmista canta la bellezza del legame fraterno: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). E questo è vero, la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità.

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Oggi più che mai è necessario riportare la fraternità al centro della nostra società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e l’uguaglianza prenderanno la loro giusta intonazione. Perciò, non priviamo a cuor leggero le nostre famiglie, per soggezione o per paura, della bellezza di un’ampia esperienza fraterna di figli e figlie. E non perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di Dio.

  video della catechesi

Saluti:
...
APPELLO

Vorrei invitare ancora a pregare per i nostri fratelli egiziani che tre giorni fa sono stati uccisi in Libia per il solo fatto di essere cristiani. Il Signore li accolga nella sua casa e dia conforto alle loro famiglie e alle loro comunità.

Preghiamo anche per la pace in Medio Oriente e nel Nord Africa, ricordando tutti i defunti, i feriti e i profughi. Possa la Comunità internazionale trovare soluzioni pacifiche alla difficile situazione in Libia.

  video



Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. 
... Il mio pensiero va ai giovani del Rinnovamento Carismatico Cattolico Internazionale, che oggi, in diverse parti del mondo, si raccolgono in preghiera per l’ora di adorazione eucaristica. Mi unisco spiritualmente a loro nell’esprimere apprezzamento per questa iniziativa ed auspico che le nuove generazioni possano andare sempre più incontro a Cristo.

Saluto i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. La Quaresima è un tempo favorevole per intensificare la vostra vita spirituale: la pratica del digiuno vi sia di aiuto, cari giovani, per acquisire padronanza su voi stessi; la preghiera sia per voi, cari ammalati, il mezzo per affidare a Dio le vostre sofferenze e sentirne la sua presenza amorevole; le opere di misericordia, infine, aiutino voi, cari sposi novelli, a vivere la vostra esistenza coniugale aprendola alle necessità dei fratelli.

Buona Quaresima a tutti!

  il testo integrale

  video integrale


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Il digiuno è anche una carezza - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

7 marzo 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
il digiuno più difficile è chinarsi sull'uomo ferito

Il Papa a Santa Marta: «È anche una carezza, dividere il pane con l’affamato, curare gli ammalati, gli anziani». Altrimenti è «ipocrita»

Il digiuno è anche una carezza, e il più difficile è chinarsi sull’uomo ferito. Lo ha detto papa Francesco durante la Messa di questa mattina a Casa Santa Marta. Il Pontefice - come riferisce Radio Vaticana - ha messo in evidenza che la vita di fede è strettamente legata alla carità verso i bisognosi, senza la quale ciò che si predica è solo ipocrisia.
Il cristianesimo è la «carne» del Figlio di Dio che si china senza vergognarsi su chi soffre. Per spiegare questo concetto Bergoglio ha ripreso il dialogo del Vangelo odierno tra Gesù e i dottori della legge, i quali criticano i discepoli perché non rispettano il digiuno, a differenza loro e dei farisei. Il problema, ha commentato Francesco, è che i dottori della legge hanno trasformato l’osservanza dei Comandamenti in una «formalità», rendendo così la «vita religiosa» «un’etica» e dimenticando che è «una storia di salvezza, di elezione, di alleanza».
...
Il Papa ha messo in risalto: «Quello è il digiuno che vuole il Signore! Digiuno che si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna - lo dice Isaia stesso - della carne del fratello. La nostra perfezione, la nostra santità va avanti con il nostro popolo, nel quale noi siamo eletti e inseriti. Il nostro atto di santità più grande è proprio nella carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo. L’atto di santità di oggi, nostro, qui, nell’altare, non è un digiuno ipocrita: è non vergognarci della carne di Cristo che viene oggi qui! È il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. È andare a dividere il pane con l’affamato, a curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della carne!».
E questo è il «digiuno più difficile», ha ammesso Francesco, è «il digiuno della bontà». «Questa è la proposta della Chiesa oggi - ha detto, e poi ha chiesto - io mi vergogno della carne di mio fratello, di mia sorella?».
E ha aggiunto: «Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella? Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza? 
Questi ipocriti non sapevano carezzare! Se ne erano dimenticati… Non vergognarsi della carne di nostro fratello - ha concluso - è la nostra carne! Come noi facciamo con questo fratello, con questa sorella, saremo giudicati».

  Papa Francesco: «Il digiuno è chinarsi senza vergogna su chi soffre»

  video


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 "Gli ipocriti non sanno piangere... chiediamo il dono delle lacrime" Papa Francesco nell'omelia delle Ceneri (foto, testo e video)


È cominciata con la processione dalla basilica di Sant’Anselmo, la celebrazione nella forma delle “stazioni” romane presieduta dal Papa. Arrivato alle 16.30 circa, con la Focus blu, davanti alla chiesa dell’Aventino, il Santo Padre, nei tradizionali paramenti viola della Quaresima, ha chiuso la fila della liturgia a cui prendono parte i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli che lo hanno atteso all’ingresso. Una decina di minuti dopo, salutato dalla folla stipata lungo le transenne, è partita la tradizionale processione penitenziale diretta alla basilica di Santa Sabina, passando davanti alla basilica di Sant’Alessio.

Come da tradizione, in occasione del mercoledì delle Ceneri che dà inizio alla Quaresima, papa Francesco ha presieduto nella basilica di Santa Sabina all'Aventino la Messa solenne durante la quale ha benedetto e imposto le ceneri ai fedeli

Riportiamo il testo integrale della bellissima omelia di Papa Francesco.

Come popolo di Dio incominciamo il cammino della Quaresima, tempo in cui cerchiamo di unirci più strettamente al Signore, per condividere il mistero della sua passione e della sua risurrezione.

La liturgia di oggi ci propone anzitutto il passo del profeta Gioele, inviato da Dio a chiamare il popolo alla penitenza e alla conversione, a causa di una calamità (un’invasione di cavallette) che devasta la Giudea. Solo il Signore può salvare dal flagello e bisogna quindi supplicarlo con preghiere e digiuni, confessando il proprio peccato.

Il profeta insiste sulla conversione interiore: «Ritornate a me con tutto il cuore» (2,12).

Ritornare al Signore “con tutto il cuore” significa intraprendere il cammino di una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti. Quel “ritornate a me con tutto il cuore” non coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti: «Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo» (v. 16).
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  video dell'omelia

  video integrale


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«Chi è Dio per me?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

19 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Quaresima, tempo delle scelte

Nella fretta della vita bisogna avere il coraggio di fermarsi e di scegliere. E il tempo quaresimale serve proprio a questo. Nella messa celebrata stamattina, 19 febbraio, a Santa Marta, Papa Francesco ha posto l’accento sulla necessità di porsi quelle domande che sono importanti per la vita dei cristiani e di saper fare le scelte giuste.

Commentando le letture del giovedì dopo le Ceneri (Deuteronomio 30, 15-20; Salmo 1, Luca 9, 22-25), il Pontefice ha spiegato che «all’inizio del cammino quaresimale, la Chiesa ci fa riflettere sulle parole di Mosè e di Gesù: “Tu devi scegliere”». Si tratta quindi di riflettere sulla necessità che tutti noi abbiamo di fare delle scelte nella vita. «E Mosè — ha sottolineato Francesco — è chiaro: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male: scegli”». Infatti «il Signore ci ha dato la libertà, una libertà per amare, per camminare sulle sue strade». E così noi siamo liberi e possiamo scegliere. 

Purtroppo però, ha avvertito il Papa, «non è facile scegliere». È più comodo «vivere lasciandosi portare dall’inerzia della vita, delle situazioni, delle abitudini». Per questo «oggi la Chiesa ci dice: “Tu sei responsabile; tu devi scegliere”». Ecco allora gli interrogativi sollevati dal Pontefice: «Tu hai scelto? Come vivi? Il tuo modo di vita, il tuo stile di vita, com’è? È dalla parte della vita o dalla parte della morte?».

Naturalmente la risposta dovrebbe essere quella di «scegliere il cammino del Signore. “Io ti comando di amare il Signore”. E così Mosè ci fa vedere la strada del Signore: “Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dei e a servirli, perirete”. Scegliere fra Dio e gli altri dei, quelli che non hanno il potere di darci niente, soltanto piccole cosine che passano».

Ritornando sulla difficoltà di scegliere, Francesco si è detto consapevole che «noi abbiamo sempre questa abitudine di andare un po’ dove va la gente, un po’ come tutti». Ma, ha proseguito, «oggi la Chiesa ci dice: “Fermati e scegli”. È un buon consiglio. E oggi — ha suggerito il Papa — ci farà bene fermarci e durante la giornata pensare: com’è il mio stile di vita? Per quali strade cammino?».

Dal resto, nella quotidianità noi tendiamo all’atteggiamento opposto. «Tante volte — ha ricordato — viviamo di corsa, viviamo in fretta, senza accorgerci di come sia la strada; e ci lasciamo portare avanti dai bisogni, dalle necessità del giorno, ma senza pensare». Da qui l’invito a fermarsi: «Incomincia la Quaresima così con piccole domande che aiuteranno a pensare: “Come è la mia vita?”». Il primo interrogativo da porsi — ha spiegato il Papa — è: «chi è Dio per me? Io scelgo il Signore? com’è il rapporto con Gesù?». E il secondo: «Com’è il rapporto con i tuoi; con i tuoi genitori; con i tuoi fratelli; con la tua sposa; con tuo marito; con i tuoi figli?». Infatti, bastano «queste due domande, e sicuramente troveremo cose che dobbiamo correggere».
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Riproponendo le parole del Salmo «Beato l’uomo che confida nel Signore» il Papa ha quindi esortato a essere consapevoli che Dio non ci abbandona. «Oggi, nel momento in cui noi ci fermiamo per pensare a queste cose e prendere decisioni, scegliere qualcosa, sappiamo che il Signore è con noi, è accanto a noi, per aiutarci. Mai ci lascia andare da soli. È sempre con noi. Anche nel momento della scelta». Da qui la duplice consegna conclusiva: «abbiamo fiducia in questo Signore, che è con noi, e quando ci dice “scegli fra il bene e il male” ci aiuta a scegliere il bene». E soprattutto «chiediamogli la grazia di essere coraggiosi», perché «ci vuole un po’ di coraggio» per «fermarsi e chiedersi come sto davanti a Dio, come sono i rapporti con la mia famiglia, cosa devo cambiare, cosa devo scegliere. E Lui — ha assicurato Francesco — è con noi».

  Messa a Santa Marta - Fermarsi e scegliere

  video


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«Il digiuno che viene dal cuore» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

20 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Il cammino della Quaresima è doppio: a Dio e al prossimo

I cristiani, specie in Quaresima, sono chiamati a vivere coerentemente l’amore a Dio e l’amore al prossimo. E’ uno dei passaggi chiave dell’omelia che Francesco ha pronunciato nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco ha messo dunque in guardia da chi invia un assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente con i suoi dipendenti.

Il popolo si lamenta davanti al Signore perché non ascolta i suoi digiuni. Papa Francesco ha mosso la sua meditazione partendo dal brano di Isaia nella prima Lettura. E subito ha sottolineato che bisogna distinguere tra “il formale e il reale”. Per il Signore, ha osservato, “non è digiuno, non mangiare la carne” ma poi “litigare e sfruttare gli operai”. Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano “tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore”.

L’amore a Dio e all’uomo sono uniti, fare penitenza reale
Il digiuno che vuole Gesù invece è quello che scioglie le catene inique, rimanda liberi gli oppressi, veste i nudi, fa giustizia. “Questo – ha ribadito il Papa – è il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto esterno, un’osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore”:

“E nelle tavole della legge c’è la legge verso Dio e la legge verso il prossimo e tutte e due vanno insieme. Io non posso dire: 'Ma, no, io compio i tre comandamenti primi… e gli altri più o meno'. No, se tu non fai questi, quello non puoi farlo e se tu fai questo, devi fare questo. Sono uniti: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono una unità e se tu vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e anche con il tuo fratello, con il prossimo”.

Peccato gravissimo usare Dio per coprire l’ingiustizia
Si può avere tanta fede, ha proseguito, ma – come dice l’Apostolo Giacomo – se “non fai opere è morta, a che serve”. Così, se uno va a Messa tutte le domeniche e fa la comunione, gli si può chiedere: “E com’ è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?”:

“Quanti, quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della legge: ‘Sì, sì io faccio questo’ – ‘Ma tu fai elemosina?’ – ‘Sì, sì, sempre io invio un assegno alla Chiesa’ – ‘Ah, beh, va bene. Ma alla tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te - siano i figli, siano i nonni, siano i dipendenti - sei generoso, sei giusto?’. Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia”.

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Accompagna, Signore, il nostro cammino quaresimale perché l’osservanza esteriore corrisponda a un profondo rinnovamento dello Spirito. Così abbiamo pregato. Che il Signore ci dia questa grazia”.

  Il Papa: mai usare Dio per coprire l'ingiustizia

  video


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Don Tonino Bello e Papa Francesco


Probabilmente non si sono conosciuti, ma tra i due si scorgono assonanze: capacità comunicativa, la «Chiesa del grembiule» che si fa servizio. L'intervista al vicepostulatore

A un giornalista che insisteva sul fatto che avrebbe potuto essere un grande politico, don Tonino Bello rispose che nella sua vita aveva avuto un solo pensiero: essere un sacerdote. Era un uomo di pace in ogni campo nel quale si cimentava, in quello civile e soprattutto in quello ecclesiale. Non si può, però, leggere la storia di don Tonino in maniera superficiale senza andare alla fonte della sua azione: il suo amore per la Chiesa. Ne è fermamente convinto anche monsignor Domenico Amato, vicepostulatore della causa di canonizzazione, che ha realizzato per Città Nuova Editrice, il volume «Tonino Bello. Una biografia dell’anima».

Conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione, un anno fa il materiale è stato inviato a Roma, dove verrà indicato il relatore della causa che, insieme con il postulatore, stenderà la positio. La figura di don Tonino Bello è circondata da una fama di santità popolare. Chi ha conosciuto il Vescovo di Molfetta, ma anche chi lo incontra attraverso i suoi scritti, non può non coglierne una grande spiritualità, non può non scoprire una voce profetica e una testimonianza cristiana estremamente significativa. «Don Tonino era un profeta della pace e come presidente di Pax Christi era molto conosciuto, ma non era solo questo. Si forma – spiega Amato – a Bologna negli anni del Concilio e ha un riferimento significativo nell’esperienza episcopale del cardinale Lercaro. È importante e fondamentale cogliere la sua spiritualità trinitaria, cristologica e mariana».

Aveva una grande capacità comunicativa. «Dietro alle sue espressioni (si pensi, per esempio, alla parola “contemplattivi”, cioè coniugare insieme contemplazione e azione), c’è una riflessione molto profonda». E, infine, l’importanza dell’aspetto pastorale. «Don Tonino nei 10 anni da Vescovo è stato profondamente inserito nella vita della diocesi. Ha tradotto il Concilio a misura della Chiesa locale. Dal suo ministero episcopale emerge una vera teologia della Chiesa locale. Diversi sacerdoti quando vengono eletti vescovi si recano sulla tomba di don Tonino o si rifanno ad alcuni suoi insegnamenti».

Una delle sue espressioni più note è la «Chiesa del grembiule». «La Chiesa del grembiule è la Chiesa del Vangelo. L’immagine nasce dall’icona evangelica di Gesù che si fa servo; vivere la Chiesa del grembiule significa vivere la Chiesa del servizio». Ci sono molte assonanze con la «Chiesa col grembiule» di papa Francesco. «La matrice della frase del Papa è sicuramente di don Tonino. C’è un’assonanza molto forte tra i due che viene da lontano, dal Concilio. Verso la fine del Vaticano II, un gruppo di vescovi (principalmente latinoamericani ma c’era anche Lercaro) si radunò per siglare il patto delle catacombe. Cosa siglarono? Una Chiesa dei poveri, una Chiesa povera in cui i vescovi erano con il popolo e oggi Bergoglio vive questo stile. Don Tonino aveva assimilato questa idea del Concilio: un episcopio aperto, uno stile sobrio, uno stare con la gente…».
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  Don Tonino Bello e Bergoglio: un legame che parte da lontano

Monsignor Bello e Papa Francesco due testimoni del Vangelo. Un Vangelo incarnato nella quotidianità della vita. Niente e nessuno hanno cambiato il loro stile, anche quando sono stati chiamati a servire la Chiesa nel grado dell’episcopato e, oltre a questo per Papa Bergoglio anche nel ministero petrino. Due uomini venuti “dalle fine del mondo”. Papa Bergoglio dall’Argentina, mons. Bello da “finibus terrae”, da Alessano a pochi Km dal capo di Leuca, ultima spiaggia del tacco d’Italia. Due uomini accomunati quindi, non solo dalla vocazione sacerdotale e dalla forte passione per il Vangelo, ma anche dalla provenienza. Due uomini che hanno origine dalle “periferie” del mondo. Per quanto riguarda l’Argentina, paese del Sudamerica, sappiamo bene la situazione, una situazione segnata dalla povertà materiale, ma molto forte nella spiritualità religiosa popolare; per il capo di Leuca si può affermare la stessa cosa, un pezzo d’Italia, il profondo sud della penisola, che in passato ha dovuto fare i conti con la povertà materiale, ma molto radicata nella fede cristiana, una fede che, ancora oggi si manifesta anche nella pietà popolare che alimenta il cuore del popolo del Sud, e in modo particolare del Salento. 
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Da questa origine “finibus terrae” scaturisce l’amore dei due per la povertà, per la sobrietà, per i poveri. E da qui scaturisce ogni loro azione pastorale. Anche la scelta di indossare la croce in legno per don Tonino, o continuare ad indossare la croce pettorale usata da vescovo per Papa Bergoglio. 
Questo induce ad una revisione di vita. A volte basta un semplice titolo accademico o professionale per modificare un certo stile di vita. Mons. Bello e Papa Francesco ci fanno comprendere che non è affatto così. Soprattutto per chi ha fatto una scelta come quella della consacrazione religiosa e/o sacerdotale. Chi ama Gesù Cristo, continua ad amarlo anche quando magari si procede per altre vie nella vita, vie che umanamente onorano. Ci vuole soltanto convinzione nella fede, audacia nella speranza, forza nell’amore. 
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Ci accompagnino la testimonianza e la preghiera del Servo di Dio don Tonino Bello e l’esempio di Papa Francesco.

  IL POTERE DEI SEGNI Don Tonino Bello e Papa Francesco

... Non è azzardato, oggi, definire il vescovo salentino anticipatore dello stile di papa Francesco. Soprattutto nel linguaggio con il quale ha ridato nuova linfa all’insegnamento del Vangelo e al dialogo con i lontani. Lo stile di comunicazione di Bergoglio attinge a un linguaggio simbolico che entra immediatamente nell’immaginario collettivo. Tutti ricordano espressioni come “Chiesa ospedale da campo”, “periferie esistenziali”, “l’odore delle pecore”, “il sudario non ha tasche”, “Dio spray”, “globalizzazione dell’indifferenza” o la Chiesa “che non deve essere una baby sitter”.
Don Tonino, con la libertà profonda e la genialità dei profeti, usava espressioni analoghe per comunicare con i fedeli. Coniò la celebre espressione sulla "Chiesa del grembiule" per indicare che il potere nella Chiesa è servizio...

  DON TONINO HA ANTICIPATO PAPA FRANCESCO

Il 14 Novembre 2013 la mattina... a pochi giorni dalla chiusura della fase diocesana del processo di canonizzazione di don Tonino (fissata per il 30 novembre 2013) il Papa ha voluto incontrare Marcello e Trifone Bello. E con loro in Vaticano è stato ricevuto anche Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello.
Un incontro speciale e commovente. Alle ore 7 Papa Francesco ha celebrato la messa in Santa Marta, davanti ai tre ospiti arrivati dal Salento. Quindi li ha ricevuti nella foresteria di Casa Santa Marta e in quell'occasione Marcello e Trifone Bello hanno donato al pontefice la croce di don Tonino e il santo padre ha assicurato: «La indosserò»



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            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm