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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Tutto
il legame d'affetto oggi è bombardato e messo sotto accusa. Valentino
invece ci richiama alla santità della coppia, alla relazione che porti
alla crescita delle persone, a un amore che tale sia e non si estingua
in un effimero trovarsi, lasciarsi e riprendersi, legato a un sessismo
tanto sbrigliato quanto dannoso
Dalle
Lupercalia, le licenziose feste pagane del mese di febbraio, al
business odierno costituito da oggetti, dolci, composizioni e via… (chi
più ne ha più ne metta!) in una colluvie di consumismo che oscura la
bellezza del legame dell’amore e lo riduce a uno spot legato al
marketing. Il povero Valentino così è proprio stretto in una morsa e
imperversa, suo malgrado, in una festa laicizzata.
Dalla
pratica pagana del tirare a sorte il proprio partner annuale alla
fedeltà dei coniugi cristiani il passo invece è stato decisivo.
Tuttavia, mosso non sulla base moralistica o leguleia, quanto piuttosto
su quella di un’attrazione reciproca che sfocia in un amore autentico,
costruttivo e duraturo.
Qui
si innesta Valentino con le sue leggende dai mille colori e dalle mille
sfumature, piuttosto appariscenti e, troppo spesso, infondate.
...
Forte san Valentino! Ma senza cuoricini
Certo
non è Parigi, ma in quanto a meta gettonata per viaggi romantici,
Vienna con le sue atmosfere e il bel Danubio non è da meno. E proprio
il tema della celebrazione dell’amore di coppia, soprattutto in
relazione alla Festa di San Valentino - festa molto sentita anche a
livello laico - è stato fatto oggetto di attenzione e riflessione da
parte della diocesi della capitale austriaca da qualche anno in qua,
diocesi peraltro già impegnata, come si può ben immaginare, ad
individuare le modalità più efficaci per la preparazione al matrimonio
cristiano.
Una
festa, quella di san Valentino, assai diffusa nella Mitteleuropa fin
dal Medioevo (in particolare Francia, Belgio, Germania, Austria), tanto
che il santo vescovo di Terni, patrono degli innamorati, in quelle
terre è popolare come i santi Nicola e Martino. Secondo il Fair Trade
Austria il fatturato della vendita di fiori in Austria in concomitanza
con il 14 febbraio, “ValentinsTag”, la Festa della Mamma e giorno di
Natale è pari ad un quarto del totale di un intero anno. Solo di rose,
nel paese delle stelle alpine, ne vengono vendute più di 110 milioni.
Un’occasione
da assumere da parte della comunità cristiana, come momento di nuova
evangelizzazione e di annuncio della Parola di Dio sull’amore umano: di
qui l’idea delle “Lettere d’amore da parte di Dio”, distribuite non
solo nelle parrocchie, ma soprattutto all’esterno, in giro per la
città. Fermate di autobus e tram, stazioni della metropolitana, piazze
e centri commerciali: ogni luogo diventa occasione perché una schiera
di volontari (moltissimi i giovani) distribuiscano foglietti con una
frase biblica sull’amore di coppia, voluto e benedetto da Dio.
Ma
non basta: per chi è interessato si propongono anche incontri nelle
parrocchie, momenti di preghiera, benedizioni dei due innamorati,
occasioni di riflessione sulla Parola di Dio sulla coppia o di sana
socializzazione in clima di festa, sempre tenendo conto degli orari di
lavoro o di studio e quindi al mattino presto, in pausa pranzo o al
termine della giornata.
La
risposta degli anni scorsi, dicono gli organizzatori, è andata al di là
delle aspettative, segno di una “curiosità” inattesa da parte delle
coppie, spesso alla ricerca inconsapevole di un momento di riflessione,
se non altro di semplice accoglienza. In pratica si verifica quanto
molti operatori di pastorale prematrimoniale registrano da anni anche
da noi: l’idea di un Dio che benedice l’amore umano, di una Chiesa che
accoglie con gioia due innamorati è spesso lontana dall’immaginario
collettivo che pensa subito ad una concezione moralistica, leggi una
serie di divieti.
...
Austria, san Valentino tra evangelizzazione e solidarietà
Niente
ristoranti galanti, regali sexy o week end romantici. Quest'anno San
Valentino si festeggia in chiesa e con una compagnia d'eccezione: il
Vescovo di Tivoli. Sabato 14 febbraio, la fatidica data tanto cara agli
innamorati, è infatti in programma la Festa di San Valentino e dei
fidanzati organizzata dalla Diocesi di Tivoli.
Appuntamento
nella parrocchia San Giuseppe Artigiano di Villanova dove probabilmente
per l'occasione non ci saranno cuoricini appesiin ogni angolo e
gonfiabili con le scritte "I love you", ma inviti alla preghiera ed a
trascorrere una giornata pensando al matrimonio.
All'incontro
che ha per slogan la citazione dal Canto dei Cantici della Bibbia "Il
mio diletto è per me e io per Lui", sono invitate a partecipare tutte
le coppie di fidanzati del territorio diocesano e che hanno intenzione
di prepararsi per il sacramento del matrimonio, meglio se accompagnati
dalle famiglie.
...
Guidonia - San Valentino si festeggia con il Vescovo nella chiesa di Villanova
La
Caritas altoatesina e l’associazione dei floricoltori dell’Alto Adige
tornano a offrire quest’anno, per la giornata di San Valentino, fiori
per una buona causa. Chi acquisterà un omaggio floreale coltivato da
uno dei 31 esercizi di floricoltura aderenti all’iniziativa “Regali
solidali”, renderà felice la persona cui è destinato il fiore e
destinerà contemporaneamente a una famiglia in Etiopia un albero da
frutta che la aiuterà a combattere le conseguenze della denutrizione in
uno dei più poveri Paesi africani...
A San Valentino fiori che raddoppiano la gioia
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No
a un eventuale intervento militare in Libia per fare fronte
all'avanzata dell'Isis, non è questa la soluzione. E' un coro unanime
quello delle organizzazioni pacifiste, che avvertono: non si ripeta
quanto è avvenuto nel 2011 con Gheddafi.
"Noi
rimaniamo dell'idea, come ha dimostrato il caso libico, che situazioni
così complesse se affrontate solo con un intervento militare possono
solo peggiorare", dice all'Adnkronos Francesco Vignarca, coordinatore
della Rete Italiana per il Disarmo. "Nel 2011 - ricorda - siamo andati
in Libia e purtroppo si è visto come la situazione è peggiorata. La
soluzione non è facile. Con uno strumento militare si interviene se si
ha un piano, ma in questo caso qual è il quadro, qual è l'obiettivo? Ci
sono 150 gruppi armati, quelli dell'Isis quali sono, dove sono? Non c'è
chiarezza su cosa fare".
"Noi
- sottolinea - da tempo diciamo che per combattere realmente gruppi
terroristici organizzati la prima cosa è bloccare le fonti di
finanziamento. Le armi le possono prendere perché vengono finanziati.
Poi è importante coinvolgere politicamente le popolazioni. Non abbiamo
una soluzione immediata, sicuramente però bombardare senza avere un
quadro preciso e l'obiettivo finale in passato ha solo gettato benzina
sul fuoco".
Un
monito a non ripetere gli errori del 2011 arriva anche da Flavio Lotti,
coordinatore nazionale della Tavola della pace. "La prima
considerazione - dice all'Adnkronos - è che dobbiamo fare i conti con
le drammatiche conseguenze di un'altra guerra che si voleva risolvesse
un problema, che si chiamava Gheddafi, e invece ne ha creato uno ancora
più grande e spaventoso".
...
"In
Libia abbiamo già dato nel 2011" avverte don Renato Sacco, coordinatore
nazionale di Pax Christi. "Un intervento militare armato ha prodotto i
risultati che sono sotto gli occhi di tutti - evidenzia all'Adnkronos -
Quello che abbiamo fatto in Libia lo abbiamo fatto come Occidente in
Iraq e non solo. La nostra posizione è che scegliere la strada
militare, oltretutto in modo così frettoloso, significa mettersi in un
vicolo cieco. Noi chiediamo che l'Onu sia il primo a decidere, non a
benedire scelte che altri hanno fatto, come nel 2011".
Invece
di un intervento militare, "perché non cominciare a bloccare la vendita
delle armi e a bloccare ogni rapporto con chi sappiamo essere a
supporto dell'Isis? - chiede don Sacco - Noi andiamo a bombardare chi,
dove, con che obiettivo e prospettiva? Credo che siano molto
significative le parole del vicario apostolico di Tripoli, che dice:
abbiamo sempre guardato solo agli interessi e mai al dialogo. Cosa
abbiamo fatto noi per unire questa Libia così divisa? E l'Isis è
inserita in questa divisione".
Libia, pacifisti: "No a intervento militare, non si ripeta errore fatto con Gheddafi"
...
E per evitare che queste catastrofi si tramutino in una seconda guerra
libica lo storico Angelo del Boca ed il missionario padre Alex
Zanotelli hanno lanciato un appello, in cui chiedono che la Libia non
sia riportata alla situazione di due secoli prima, in cui ogni tribù
difende le proprie frontiere e sfrutta le risorse petrolifere,
chiedendo un intervento dell’Italia per una vera missione di pace:
“Non
c’è alcun dubbio che Muammar Gheddafi è stato un crudele dittatore, ma
nei suoi 42 anni di regno ha mantenuta intatta la nazione libica, l’ha
dotata di un forte esercito e di un’eccellente amministrazione al punto
che il reddito pro-capite del libico era il più alto dell’Africa e si
avvicinava a quello dei paesi europei. Ma soprattutto ha dato ai libici
una fierezza che non avevano mai conosciuto.
A
tre anni dal suo assassinio (avrebbe meritato un processo), la Libia è
nel caos più completo e già si parla con insistenza di risolvere la
questione inviando truppe dall’estero per organizzarvi una seconda,
micidiale e sciagurata guerra. Nel corso della prima infausta guerra,
voluta soprattutto dalla Francia di Sarkozy, il paese ha subìto danni
immensi, 25.000 morti e distruzioni valutate dal Fondo Monetario
Internazionale in 35 miliardi di dollari.
Poiché
le voci di un intervento militare italiano si fanno più frequenti, noi
chiediamo alle autorità del nostro Paese di non commettere il
gravissimo errore compiuto nel 2011 quando offrimmo sette delle nostre
basi aeree e più tardi una flotta di cacciabombardieri per aggredire un
paese sovrano, violando, per cominciare, gli articoli 11, 52, 78 e 87
della nostra Costituzione.
In
un solo caso l’Italia può intervenire, nell’ambito di una missione di
pace e dietro la precisa richiesta dei due governi di Tripoli e di
Tobruk che oggi si affrontano in una sterile guerra civile. Ma anche in
questo caso l’azione dell’Italia deve essere coordinata con altri paesi
europei e l’Unione Africana(UA)”.
Padre Zanotelli: no ad una seconda guerra in Libia
Ventuno
egiziani copti uccisi in Libia dai miliziani dell’Isis, un Paese
completamente destabilizzato e nelle mani degli estremisti, gli
italiani evacuati e già sbarcati in Sicilia. Tranne il vescovo Giovanni
Innocenzo Martinelli che ha scelto di non abbandonare gli ultimi 300
cristiani, tutti filippini, rimasti a Tripoli. Soffiano rischiosi venti
di guerra in Europa e nelle ore molto delicate in cui si dibatte
sull’eventualità o meno di un intervento armato in Libia, c’è grande
preoccupazione ovunque. Papa Francesco è oggi intervenuto
sull’uccisione dei 21 egiziani copti, “assassinati per il solo fatto di
essere cristiani”, il cui sangue “è testimonianza di fede”. E mons.
Martinelli, parlando alla Radio Vaticana, ha lanciato un appello
affinché “la comunità internazionale sia capace di lanciare un dialogo
con questo Paese che si è diviso e fa fatica a ritrovare innanzitutto
l’unità interna”.
...
Di
solito, racconta, “la domenica e il venerdì la cattedrale di Tripoli
era pienissima di africani, tra cui molti che lavoravano in Libia. Ora,
di fronte all’avanzata dell’Isis, la situazione è cambiata molto. Quasi
tutti i cristiani sono scappati, tranne i 300 filippini, il personale
della Chiesa, le suore”. Barsella invita, a livello culturale, “a non
fare di tutta l’erba un fascio, accomunando i musulmani ai terroristi,
altrimenti si fa il gioco dell’Isis. Bisogna invece dialogare e
lavorare insieme al mondo musulmano, che è consapevole di avere al suo
interno un cancro. Noi invece continuiamo a discriminare e questo non
aiuta”.
Cristiani in Libia piccolissimo gregge in serio pericolo
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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LA DONNA NELLA BIBBIA E NELLA STORIA DELLA CHIESA - Catechesi adulti
LA DONNA NELLA BIBBIA
E
NELLA STORIA DELLA CHIESA
Catechesi adulti
Parrocchia Santo Stefano Protomartire
Milazzo (ME)
"E'
bello che le donne siano le prime testimoni della Resurrezione. Gli
evangelisti hanno solo raccontato quello che le donne hanno visto. E'
un po' la missione delle donne dare testimonianza ai loro figli e ai
nipotini che Gesù è risorto. Questo è anche un segno della storicità
dei racconti evangelici, giacché nel mondo ebraico le donne non avevano
dignità di testimoni. E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il
racconto è autentico".
"Mamme e donne, avanti con questa testimonianza".
(Papa Francesco)
Guarda la Locandina con il calendario degli incontri che si svolgeranno nel Salone Parrocchiale e avranno inizio alle ore 19.00
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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME) AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
Dal 28 Gennaio all’11 Marzo
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Anche la pace si annuncia...
Buon San Valentino a TUTTI quelli che amano!!!
... l'amore non ha prezzo!
Buon San Valentino a tutti gli innamorati
Ti do il mio cuore... (vignetta)
Signore , dacci oggi...
Gesù ci insegna a non vergognarci... Se il male è contagioso...
La strada della Chiesa è quella...
La carità non può essere neutra...
La totale disponibilità...
Il suono delle parole...
Confidate in Gesù...
Finché rimane anche un solo cristiano...
Lo stile cristiano...
Anzitutto digiunate dalle liti...
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Carlo Maria Martini nacque a Torino il 15 febbraio 1927
Cardinale Carlo Maria Martini...
Tantissime sono le parole e i
gesti del card. Martini, ma in questa occasione ci preme ricordare il
suo TESTAMENTO SPIRITUALE che, a nostro avviso, ha contribuito in modo
decisivo a questa nuova primavera della Chiesa
IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI MARTINI - «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. ...
Tu sei la mia luce...
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Ed ora quanto diventerà il cuore di Padre Franco?
Al neo cardinale gli auguri di Quelli della Via
Quanto più si allarga...
"Ho invitato i poveri, un regalo per lei" Card.Montenegro al papa Francesco
video
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Con piacere segnaliamo questa iniziativa degli amici della redazione di VinoNuovo. Si tratta di "ChiCercate.net"
un nuovo sito internet al via da oggi 18 febbraio 2015, non a caso
mercoledì delle Ceneri, giorno che apre la Quaresima, il tempo di
preparazione alla Pasqua per i cristiani. Sarà un laboratorio
collettivo per un incontro inedito tra informazione e spiritualità.
Scandirà il tempo liturgico giorno dopo giorno, ma non sarà un sussidio
pastorale on line. Giocando fino in fondo la carta della
contaminazione, sarà un giornale vero e proprio che leggerà le notizie
del giorno a partire da una serie di parole chiave del cammino
quaresimale.
...
Visitate il sito: http://www.chicercate.net/
Chi cercate?
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Prepararsi alla liturgia domenicale
VI domenica del T.O.
"Sentire il dolore dell’altro"
di Antonio Savone
La
percezione di sentirsi sbagliato: questo era ciò che verosimilmente
pativa sulla sua pelle quell’uomo affetto dalla lebbra, la “primogenita
della morte” (Gb 18,13). Costretto a vivere in un esilio permanente a
motivo della sua infermità fisica, ma ancor più a motivo di pregiudizi
culturali e religiosi che lo ritenevano escluso da un percorso di
socialità e di santità: l’impuro non avrebbe mai potuto relazionarsi ad
alcuno e non avrebbe neppure potuto rivolgersi a Dio, il puro per
eccellenza. La sua era la condizione di chi aveva visto tagliarsi tutti
i ponti proprio per quella sua impurità. Uomo senza diritti, era una
vera e propria zavorra di cui liberarsi in qualche modo. Portava sulla
sua pelle il segno di una maledizione divina: quel morbo era sempre
ritenuto colpevole (Chissà cosa deve aver compiuto!). Un vero e proprio
rifiuto ambulante: oggi noi lo definiremmo “la personificazione del
senso di colpa”, quello di chi, toccato nella propria carne, si chiede
per quale responsabilità debba patire quella sofferenza.
...
Se
vuoi… Quanta dignità in queste due parole! Quale delicatezza in quel
chiedere senza pretendere! Una malattia e una condizione non avevano
distrutto la sua dignità, la stessa che abbiamo visto in questi giorni
sui volti di tanta gente provata dal freddo o dall’isolamento ma che
non ha perso la dignità da una parte e la voglia di ricominciare
dall’altra.
Quel
se dice tutta la discrezione di chi chiede qualcosa lasciando però
all’altro la libertà di soddisfare o meno la sua richiesta, ma è anche
una parola che in qualche modo obbliga l’altro a svelarsi, a dare una
risposta. Quel se dice: tu da che parte stai? Penso ai tanti se vuoi
con cui le nostre vite si confrontano, il più delle volte non
verbalizzati dalle labbra ma espressi da una postura, uno sguardo, un
silenzio, una condizione.
Il
lebbroso di cui non conosciamo né il volto né il nome è l’uomo, ogni
uomo sbalzato a terra dalla carovana troppo rapida e troppo
indifferente di un mondo che per preservare la vita, crea condizioni di
morte (Quanti terribili tipi di lebbra invalidanti conosciamo oggi?
Quante diversità recidono ancora oggi dalla comunità? Quanti muri e
frontiere tracciamo come separazioni insanabili oggi? Quanti e quali
sono i moderni segnati?). Ogni vita muore se non è toccata, muore di
silenzi. Molte vite possono morire per assenza d’incontri.
...
Sentire il dolore dell’altro
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mc 1,40-45
Nella
società ebraica - e non solo - fino a pochi decenni fa il lebbroso
rappresentava il simbolo dell'emarginazione per eccellenza. Ritenuto
maledetto da Dio, era escluso da ogni consesso civile e religioso, e la
lebbra considerata - come è scritto nella Bibbia, "la figlia primogenita della morte" (Gb 18,13).
Era una malattia temutissima, vista come la più terribile delle
punizioni divine per i peccati dell'uomo e, secondo i rabbini,
difficile da curare quasi come resuscitare un morto.
A
chi ne rimaneva infettato era fatto obbligo di vivere fuori dai centri
abitati, in luoghi deserti e, qualora si fosse imbattuto in qualche
persona, doveva gridare rimanendo a distanza: "Immondo, immondo",
in modo che, riconoscendolo, non gli si accostasse. Con la venuta di
Gesù tutto questo ha fine, viene abbattuto il muro di divisione della
Legge (Ef 2,14), ciò che distingue il puro
dall'impuro, il sacro dal profano, il giusto dal peccatore. In Gesù Dio
si fa vicino ad ogni uomo, santo o immondo che sia, perché in Lui,
nostro fratello e Signore, tutti riceviamo l'adozione a figli. Anzi il
Signore predilige proprio queste persone, le più reiette, le più
emarginate, quelle che non contano nulla agli occhi dei benpensanti,
perché "Dio ha
scelto ciò che nel mondo è disprezzato e ignobile, ha scelto le cose
che non sono nulla per distruggere quelle che sono" (1Cor 1,28).
Il lebbroso infatti sarà il primo evangelizzatore, il primo "a proclamare e a divulgare la Parola"(1,45) che ieri come oggi, viene annunziata e incarnata da coloro che non contano, dagli esclusi, dai poveri, dagli emarginati.
...
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Romero: santo per tutto il popolo di Dio
di Rowan Williams
Considero
un grande onore l’invito a parlare di mons. Romero. Mi unisco alle
preghiere affinché nel 2015 l’arcivescovo venga riconosciuto per quello
che indubitabilmente è: uno dei più grandi doni degli ultimi decenni da
parte del Signore all’intero popolo di Dio; un uomo la cui
testimonianza e il cui insegnamento costituiscono un lascito per i
cristiani in ogni parte del mondo.
È
stato uno dei suoi amici e collaboratori, il grande teologo gesuita Jon
Sobrino, a definire Romero “un evento teologico”. Cosa significa dire
della vita e della morte di qualcuno, o addirittura della sua intera
personalità, che questa costituisce un “evento teologico”? Sobrino ce
lo spiega. Un evento teologico è un evento nel quale si assiste a una
sorta di riavvicinamento tra la Parola di Dio e la parola, o talvolta
il grido senza parole, della sofferenza. La Teologia, così lontana
dall’essere una speculazione umana su Dio, raggiunge il suo più alto
livello di autenticità quando diventa in un certo senso vera
espressione di Dio. Non l’espressione di Dio che viene dall’alto, come
molti teologi e vescovi vorrebbero che fosse, ma la Parola di Dio che
si esprime con e attraverso chi condivide la sofferenza di Gesù Cristo
e la sua gloria.
Sobrino
scrive: «Il grido di un intero popolo è stato trasformato
dall’arcivescovo Romero in preghiera offerta a Dio». E nell’ascoltare e
dare voce a questo grido, alla presenza di Dio, Romero diviene un
evento teologico: la Parola di Dio e il grido di chi soffre sono
legati. (...).
Romero
credeva che la parte più importante del suo ministero consistesse
proprio nel dare voce a coloro che non hanno voce. Ma naturalmente il
suo dare voce al grido dei poveri era qualcosa di più di una semplice
questione di parole. Ha dato voce all’esperienza dei poveri correndo i
loro stessi rischi. Ancora una volta, come nel caso di Gesù, fare
proprio il grido dei sofferenti diventa esso stesso rischio e motivo di
sofferenza. (...). Romero credeva che, se la Chiesa deve essere dove
Dio è, deve essere con i poveri. E così scriveva nel dicembre del 1979
alla Vigilia di Natale: «Oggi è il momento di cercare questo bambino
Gesù, ma non nelle belle immagini dei presepi, bensì tra i bambini che
non mangiano a sufficienza, che stasera sono andati a letto senza aver
cenato.
...
Romero: santo per tutto il popolo di Dio
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QUARESIMA/Mercoledì delle ceneri
"Alla ricerca della verità del proprio essere"
di Enzo Bianchi
"Ogni anno ritorna la quaresima,
un tempo pieno di quaranta giorni da vivere da parte dei cristiani
tutti insieme come tempo di conversione, di ritorno a Dio. Sempre i
cristiani devono vivere lottando contro gli idoli seducenti, sempre è
il tempo favorevole ad accogliere la grazia e la misericordia del
Signore, tuttavia la Chiesa – che nella sua intelligenza conosce
l’incapacità della nostra umanità a vivere con forte tensione il
cammino quotidiano verso il Regno – chiede che ci sia un tempo preciso
che si stacchi dal quotidiano, un tempo “altro”, un tempo forte in cui
far convergere nello sforzo di conversione la maggior parte delle
energie che ciascuno possiede. E la Chiesa chiede che questo sia
vissuto simultaneamente da parte di tutti i cristiani, sia cioè uno
sforzo compiuto tutti insieme, in comunione e solidarietà. Sono dunque
quaranta giorni per il ritorno a Dio, per il ripudio degli idoli
seducenti ma alienanti, per una maggior conoscenza della misericordia
infinita del Signore. La
conversione, infatti, non è un evento avvenuto una volta per tutte, ma
è un dinamismo che deve essere rinnovato nei diversi momenti
dell’esistenza, nelle diverse età, soprattutto quando il passare del
tempo può indurre nel cristiano un adattamento alla mondanità, una
stanchezza, uno smarrimento del senso e del fine della propria
vocazione che lo portano a vivere nella schizofrenia la propria fede. ... Il
mercoledì delle Ceneri segna l’inizio di questo tempo propizio della
quaresima ed è caratterizzato, come dice il nome, dall’imposizione
delle ceneri sul capo di ogni cristiano. Un gesto che forse oggi non
sempre è capito ma che, se spiegato e recepito, può risultare più
efficace delle parole nel trasmettere una verità. La cenere, infatti, è
il frutto del fuoco che arde, racchiude il simbolo della purificazione,
costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo che, dopo la
morte, si decompone e diventa polvere: sì, come un albero rigoglioso,
una volta abbattuto e bruciato, diventa cenere, così accade al nostro
corpo tornato alla terra, ma quella cenere è destinata alla
resurrezione. Simbolica ricca,
quella della cenere, già conosciuta nell’Antico Testamento e nella
preghiera degli ebrei: cospargersi il capo di cenere è segno di
penitenza, di volontà di cambiamento attraverso la prova, il crogiolo,
il fuoco purificatore. Certo è solo un segno, che chiede di significare
un evento spirituale autentico vissuto nel quotidiano del cristiano: la
conversione e il pentimento del cuore contrito. Ma proprio questa sua
qualità di segno, di gesto può, se vissuto con convinzione e
nell’invocazione dello Spirito, imprimersi nel corpo, nel cuore e nello
spirito del cristiano, favorendo così l’evento della conversione. ... " (Enzo Bianchi) Alla ricerca della verità del proprio essere di Enzo Bianchi (PDF)
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Mercoledì delle Ceneri
L’armonia ritrovata
di Antonio Savone
È
vero: forse ci sfugge il senso autentico di questo tempo che la
misericordia di Dio dischiude per noi. Forse siamo ancora convinti che
esso consista esclusivamente nell’osservanza di una serie di pratiche,
vissute le quali, poter giungere purificati a celebrare la Pasqua.
Forse, però, ci sfugge che lo scopo di questi quaranta giorni non
consiste anzitutto nell’imporci qualcosa da evitare ma nell’intenerire
il cuore così da aprirsi all’azione dello Spirito Santo in noi.
Questo
è il tempo a noi offerto per essere guariti da una terribile malattia
che poco o tanto contagia ciascuno di noi: la doppiezza del cuore. Che
cos’è un cuore doppio? È un cuore che pur non allontanandosi
manifestamente da Dio, in realtà lo serve con atteggiamenti ambigui.
L’uomo dal cuore doppio è colui che vive continuamente in un esterno da
sé: corretto esteriormente, ma il suo cuore cova violenza; praticante
davanti agli uomini, ma il cuore è lontano da ciò che Dio chiede;
generoso davanti agli uomini, ma solo per essere ammirato. Cosa c’è
dietro un cuore doppio? Un “ego” che non riesce a non essere il centro
di ogni cosa e perciò finisce per sacrificare ogni cosa nell’adorazione
di sé. Un “ego” preoccupato del culto dell’immagine, un “ego” che
indossa abitualmente una maschera. La vita diventa una finzione perché
è concepita come un dare spettacolo.
La
Quaresima, però, ci ricorda che questo non è più tempo di maschere ma
è, invece, il tempo dei volti. Le ceneri che tra poco riceveremo sul
capo sono lì a chiederci un esercizio di verità: senza Dio noi non
siamo che polvere e cenere. Essere o apparire? Questa è la sfida
quotidiana per ciascuno di noi.
Attraverso
questo segno austero vorrei che ci chiedessimo tutti: a chi sto
cercando di piacere? Chi vorrei compiacere? Da chi attendo di essere
riconosciuto e ricompensato? Piacere agli uomini o piacere al Signore?
In
questo tempo di grazia, la Chiesa raccomanda a tutti noi di praticare
il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Perché mai? Di cosa si tratta? ...
L’armonia ritrovata
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Le levatrici d’Egitto/8 -
Il Dio biblico chiama a camminare i deserti senza paura
"La gratuità che sa parlare"
di Luigino Bruni
"Guardarsi
dall’idolatria significa non eludere la domanda dei figli e delle
figlie, che chiedono: ‘perché questo rito, perché questo comandamento
etico, perché amare il Dio unico? E significa non sottrarsi alle
risposte” (Jean-Pierre Sonnet, Generare è narrare).
Fu
sufficiente il tempo di una sola notte perché il faraone dimenticasse
il grande dolore delle piaghe, e le uniche preoccupazioni dell’impero
tornassero ad essere i mattoni e il ‘servizio’ degli israeliti: “Quando
fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del
faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che
cosa abbiamo fatto, lasciando che Israele si sottraesse al nostro
servizio?». Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati”
(14,5-6). L’alba del nuovo giorno ci svela che in quella liberazione
non c’era alcuna gratuità.
La
prima nota di fondo di tutti i regimi idolatrici è proprio l’assenza di
gratuità, che è invece la prima dimensione della fede biblica. La
creazione è dono, l’alleanza è dono, la promessa è dono, la lotta
all’idolatria è dono. Gratuità è l’altro nome di YHWH. La cultura
dell’idolo odia il dono. È il suo primo nemico sulla terra, perché
l’idolo ‘sa’ che il contatto con lo spirito di gratuità lo farebbe
morire, gli estrarrebbe il suo potere incantatore. Quando si creano
regni idolatri, la prima operazione dei faraoni è allora cercare di
eliminare ogni traccia di vero dono dal loro spazio ‘sacro’, e
riempirlo tutto e solo di oggetti e merci. Nel nostro tempo questa
cancellazione è tentata banalizzando, deridendo la gratuità,
considerandola una nostalgia infantile di adulti mal cresciuti. Poi
viene trasformata nei gadget del faraone, nei suoi sconti, fidelity
cards e regali innocui consentiti soltanto durante le sue ‘feste’. Ma
il tentativo più subdolo di espulsione della gratuità, è confinarla nel
‘non-profit’, affidarne il monopolio alle istituzioni filantropiche o
agli sponsor che, come il capro espiatorio, hanno lo scopo di
addossarsi tutto il dono-gratuità del villaggio, portarlo fuori e farlo
morire nel deserto.
...
"La gratuità che sa parlare" di Luigino Bruni
Guarda i post già pubblicati:
- - Le levatrici d’Egitto/7
- - Le levatrici d’Egitto/6
- - Le levatrici d’Egitto/5
- - Le levatrici d’Egitto/4
- - Le levatrici d’Egitto/3
- - Le levatrici d’Egitto/2
- - Le levatrici d’Egitto/1
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"Gesù, amico degli uomini, ci insegna ad essere umani"
di Egidio Palumbo, ocarm
(VIDEO)
I. La pedagogia salvifica della graziaNel
tempo di Natale la liturgia ci fa ascoltare due pagine della lettera a
Tito dell’Apostolo Paolo per aiutarci a comprendere in maniera più
profonda il mistero dell’Incarnazione: la “Parola di Dio si fa carne”
(Gv 1,14), si fa uomo fragile e mortale (= carne) in Gesù di Nazareth. Nella sua debolezza creaturale,
come quella di ogni essere umano – uomo e donna –, eccetto il peccato,
Gesù ci ha mostrato, narrato e spiegato al meglio e in modo completo il
volto di Dio, che nessuno ha mai visto né potrà mai vedere in questa
vita (Gv 1,18). In Gesù, vero uomo e vero Dio, noi possiamo contemplare
il volto umano di Dio ed imparare ad essere umani come Dio. Questa è la
buona notizia che è venuta ad annunciare Gesù. Ma prima di procedere, mi preme di fare una premessa.1. Una premessaSe
i nostri itinerari di fede – qualunque essi siano, anche i più
teologicamente aggiornati o anche i più strettamente legati alle
antiche tradizioni, e i più metodologicamente “sofisticati” – non ci fanno crescere in umanità e non umanizzano le nostre relazioni (restando
“tranquillamente” eccentrici, narcisi, intolleranti, arroganti,
violenti, scontrosi, indisponibili al dialogo, al confronto, alla
collaborazione responsabile, ecc.), allora significa che questi
itinerari di fede sono poco credibili e bugiardi, e forse anche nocivi, perché proprio il mistero dell’Incarnazione del Dio-fatto-uomo ci dice che diventare umani è una esigenza tutta interna alla fede. E infatti, dal nostro modo di essere umani ‑ si comprende in quale Dio crediamo. «Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi
infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non
vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami
anche suo fratello» (1Gv 4,20-21). La qualità umana è la prima
attestazione concreta della qualità della fede: «Mostrami la tua
umanità e io ti dirò chi è il tuo Dio», scriveva già nel II secolo
Teofilo vescovo di Antiochia (Libro ad Autolico; vedi: Ufficio delle Letture, III Settimana di Quaresima, Mercoledì). ....
video
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
C’è
un mondo dietro un asciugamano pulito e uno shampoo. C’è un volto che
torna a far vedere la pelle tagliata dal freddo più che dagli anni. E
un uomo che, pur avendo come casa la strada, non si sente più
invisibile. La fila davanti la barberia sotto il colonnato del Bernini
è continua per tutta la mattina. Il passaparola tra i poveri è stata la
miglior pubblicità per il giorno d’apertura del servizio voluto da Papa
Francesco, proprio accanto alle docce appena costruite.
L’appuntamento
con forbici e rasoio per tanti senzatetto è però l’occasione per
confidarsi e spiegare che "ad un povero non serve solo cibo e coperte,
ma dignità", dice Massimiliano, sardo trapiantato a Roma, fino a
qualche mese fa decoratore d’interni. E questo è il modo più utile per
"farci sentire persone".
Apre la barberia del Papa, "per restare persone"
...
Davanti ai nuovi bagni la fila inizia a formarsi questa mattina presto
già verso le 8, un'ora prima dell'arrivo dei barbieri volontari. Alla
spicciolata dai dintorni, dove spesso trascorrono la notte, compaiono i
primi senzatetto. Un quarto d'ora dopo sono già una decina. In pochi
minuti altri si aggiungono.
Alla
fine, alle 15, quando il servizio inaugurato oggi si interrompe,
saranno una trentina in tutto a mostrare all'uscita un volto rimesso "a
nuovo", reso finalmente più decoroso dalla rasatura e dal taglio dei
capelli.
...
Il
senso di un'iniziativa che restituisce ai clochard un non piccolo pezzo
della loro dignità e che può essere anche di aiuto per un auspicabile
reinserimento sociale, lo riassume all'uscita dai bagni Pavel,
senzatetto di origine rumena.
"Questo
servizio è una cosa buona, positiva - dice all'ANSA -. Dobbiamo
ringraziare il Papa. Io sono venti anni che sto in Italia. Ho fatto
tanti lavori. Lavoravo nell'edilizia, facendo di tutto, lavori di
muratura, pavimentazioni. Poi da un momento all'altro l'edilizia in
Italia è crollata, letteralmente finita, e io mi sono ritrovato in
mezzo alla strada, senza più lavoro".
"Questo
servizio per noi - aggiunge l'uomo - è davvero una cosa ottima. Il Papa
ci vuole bene, fa tante cose buone per i poveri, ci restituisce anche
dignità. Magari fossero tutti come lui! Qui è aperto tutti i giorni,
tranne il mercoledì e la domenica: se uno già può farsi la doccia due
volte a settimana è un'altra cosa rispetto a prima, è pulito, non
puzza, e se in più evita l'alcol, può anche presentarsi dignitosamente
a cercare un lavoro. Altrimenti, se sei sporco e ridotto male, chi te
lo dà un lavoro? Dicono: ma chi è questo barbone?"...
Vaticano apre barberia per clochard; il Papa ci ridà dignità
Robert Kokot, 49 anni senza fissa dimora, ha accettato di farsi fotografare prima e dopo il taglio dei capelli e della barba
Vaticano, apre il barbiere per i clochard sotto il colonnato di San Pietro (FOTO, VIDEO)
E
presso la berberia papale è in servizio da oggi anche un volto assai
noto ai trentini: Marco Patton, storico parrucchiere di Trento,
insegnante presso l’Istituto Pertini di Trento e maratoneta per la pace
nonché consigliere comunale a Trento nell'Upt torna nella capitale per
iniziativa diretta di Papa Francesco. “Quando ho appreso la notizia
della barberia – spiega Marco Patton - mi sono sentito chiamato a
partecipare a un’impresa che sono certo segna e segnerà la storia della
nostra Italia”. E così, oggi, all’apertura della barberia di San
Pietro, tra la folla e i fedeli era presente anche Marco Patton per
offrire la sua professionalità ed esperienza nel campo dei servizi alla
persona. “Era per me doveroso - continua Patton – condividere la mia
stessa esperienza maturata da garzone di bottega anche grazie alla
disponibilità dei così detti “invisibili” e ora, da insegnante,
desidero dimostrare ai miei studenti che non dobbiamo mai fare
distinzione sociale: l’uomo in quanto uomo merita sempre la stessa
considerazione e dignità”. (fonte: Trentino-Corriere delle Alpi)
Le
docce sono già funzionanti ogni giorno, tranne il mercoledì, quando la
piazza è impegnata per l'Udienza Generale, e durante le celebrazioni
del Papa. I senzatetto ricevono un cambio completo per l'intimo e un
kit con asciugamano, sapone, dentifricio, rasoio e schiuma da barba e
deodorante. La maggior parte del materiale è stato offerto
gratuitamente da diverse ditte e persone che hanno voluto partecipare a
questo progetto a favore dei poveri. Il materiale mancante viene
acquistato dalla Elemosineria Apostolica con il denaro ricavato della
distribuzione delle pergamene con la benedizione papale
video
Vedi anche il nostro post precedente:
Dal
16 febbraio tutti i lunedì a piazza San Pietro taglio di capelli e
barba gratis per clochard e poveri nella "Barberia del Papa"
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FEDE E PERSECUZIONI.
La preghiera dei cristiani uccisi in Libia dall'Isis: "Signore Gesù Cristo"
"Il
nome di Gesù è stata l'ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come
nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco
dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la
vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato
nell'ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio”. Lo
conferma all'Agenzia Fides Anba Antonios Aziz Mina, Vescovo copto
cattolico di Giuzeh
I martiri della Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo
"Uccisi solo perché cristiani"
il dolore di Papa Francesco per i cristiani copti uccisi dall'Isis
video
"Sgozzati per il solo motivo di essere cristiani (…)
Il Signore come martiri li accolga"
Papa Francesco
Il
Signore “come martiri li accolga”. Con queste parole, pronunciate con
grande commozione, Papa Francesco ha voluto cominciare, come anticipato
ieri, la Messa del mattino a Casa S. Marta, nel ricordo dei 21
cristiani copti decapitati da miliziani dello Stato islamico. Anche la
Congregazione per le Chiese Orientali si unisce in un comunicato al
dolore del “popolo egiziano”, pregando Maria Regina della pace perché,
scrivono, “ottenga la conversione del cuore dei violenti, susciti sagge
decisioni in seno alla comunità delle Nazioni e doni ai popoli del
Medio Oriente e dell'Ucraina la riconciliazione e il ritorno ad una
serena convivenza e una pace duratura”
"Il Signore come martiri li accolga"
Il vicario apostolico
di Tripoli:
resto qui,
non lascio i cristiani
Resterà in Libia anche se la situazione appare sempre più difficile, questa è la sua missione: è la testimonianza di mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, francescano.
"La
comunità internazionale dovrebbe essere capace di lanciare un dialogo
con questo Paese che si è diviso e fa fatica a ritrovare innanzitutto
l’unità interna. Cercare di essere strumenti di unità, innanzitutto per
il Paese in se stesso e poi per il resto. Abbiamo pensato a prendere il
petrolio, abbiamo pensato ai nostri interessi e ci siamo un po’
dimenticati del dialogo umano, sincero, tra le parti. ..."
Resto qui, non lascio i cristiani
Guarda anche il nostro post già pubblicato:
Venti
di guerra in Libia - No all'ennesimo disastro militare! "Perché non
cominciare a bloccare la vendita delle armi e a bloccare ogni rapporto
con chi sappiamo essere a supporto dell'Isis?
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 15 febbraio 2015
Udienza Generale - del 18 febbraio 2015: La Famiglia - 5. I Fratelli
Omelia - Concistoro Ordinario Pubblico per la Creazione di 20 nuovi Cardinali (14 febbraio 2015)
Omelia - Santa Messa con i nuovi Cardinali e il Collegio Cardinalizio (15 febbraio 2015)
Omelia - Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri (18 febbraio 2015)
Discorso - Al Moderatore della Chiesa di Scozia (Riformata) (16 febbraio 2015)
Discorso - Alla Delegazione dell'Associazione "Pro Petri Sede" (16 febbraio 2015)
Discorso - Agli
Ecc.mi Presuli ucraini in Visita "ad Limina Apostolorum" (Vescovi della
Chiesa greco-cattolica ucraina, Vescovi di rito bizantino e Vescovi
ella Conferenza Episcopale Ucraina) (20 febbraio 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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16/02/2015:
17/02/2015:
18/02/2015:
19/02/2015:
20/02/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
CAPPELLA PAPALE
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Basilica Vaticana
Sabato, 14 febbraio 2015
Cari Fratelli Cardinali,
quella
cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già
il nome – “cardinale” – che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di
accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un
perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della
comunità. Voi siete “cardini” e siete incardinati nella Chiesa di Roma,
che «presiede alla comunione universale della carità» (Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. Lumen gentium, 13; cfr Ign. Ant., Ad Rom., Prologo).
Nella
Chiesa ogni presidenza proviene dalla carità, deve esercitarsi nella
carità e ha come fine la carità. Anche in questo la Chiesa che è in
Roma svolge un ruolo esemplare: come essa presiede nella carità, così
ogni Chiesa particolare è chiamata, nel suo ambito, a presiedere nella
carità.
Perciò
penso che l’“inno alla carità” della Prima Lettera di san Paolo ai
Corinzi possa essere la parola-guida per questa celebrazione e per il
vostro ministero, in particolare per quelli tra voi che oggi entrano a
far parte del Collegio cardinalizio. E ci farà bene lasciarci guidare,
io per primo e voi con me, dalle parole ispirate dell’apostolo Paolo,
in particolare là dove egli elenca le caratteristiche della carità. Ci
aiuti in questo ascolto la nostra Madre Maria. Lei ha dato al mondo
Colui che è “la Via migliore di tutte” (cfr 1 Cor 12,31): Gesù, Carità
incarnata; ci aiuti ad accogliere questa Parola e a camminare sempre su
questa Via. Ci aiuti col suo atteggiamento umile e tenero di madre,
perché la carità, dono di Dio, cresce dove ci sono umiltà e tenerezza.
Anzitutto
san Paolo ci dice che la carità è «magnanima» e «benevola». Quanto più
si allarga la responsabilità nel servizio alla Chiesa, tanto più deve
allargarsi il cuore, dilatarsi secondo la misura del cuore di Cristo.
Magnanimità è, in un certo senso, sinonimo di cattolicità: è saper
amare senza confini, ma nello stesso tempo fedeli alle situazioni
particolari e con gesti concreti. Amare ciò che è grande senza
trascurare ciò che è piccolo; amare le piccole cose nell’orizzonte
delle grandi, perché “Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo
divinum est”. Saper amare con gesti benevoli. Benevolenza è
l’intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti,
anche per quelli che non ci vogliono bene.
...
video
--------------------------------------------
15 febbraio 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In
queste domeniche l’evangelista Marco ci sta raccontando l’azione di
Gesù contro ogni specie di male, a beneficio dei sofferenti nel corpo e
nello spirito: indemoniati, ammalati, peccatori… Egli si presenta come
colui che combatte e vince il male ovunque lo incontri. Nel Vangelo di
oggi (cfr Mc 1,40-45) questa sua lotta affronta un caso emblematico,
perché il malato è un lebbroso. La lebbra è una malattia contagiosa e
impietosa, che sfigura la persona, e che era simbolo di impurità: il
lebbroso doveva stare fuori dai centri abitati e segnalare la sua
presenza ai passanti. Era emarginato dalla comunità civile e religiosa.
Era come un morto ambulante.
...
Ancora
una volta il Vangelo ci mostra che cosa fa Dio di fronte al nostro
male: Dio non viene a “tenere una lezione” sul dolore; non viene
neanche ad eliminare dal mondo la sofferenza e la morte; viene
piuttosto a prendere su di sé il peso della nostra condizione umana, a
portarla fino in fondo, per liberarci in modo radicale e definitivo.
Così Cristo combatte i mali e le sofferenze del mondo: facendosene
carico e vincendoli con la forza della misericordia di Dio.
A
noi, oggi, il Vangelo della guarigione del lebbroso dice che, se
vogliamo essere veri discepoli di Gesù, siamo chiamati a diventare,
uniti a Lui, strumenti del suo amore misericordioso, superando ogni
tipo di emarginazione. Per essere “imitatori di Cristo” (cfr 1 Cor11,1)
di fronte a un povero o a un malato, non dobbiamo avere paura di
guardarlo negli occhi e di avvicinarci con tenerezza e compassione, e
di toccarlo e di abbracciarlo. Ho chiesto spesso, alle persone che
aiutano gli altri, di farlo guardandoli negli occhi, di non avere paura
di toccarli; che il gesto di aiuto sia anche un gesto di comunicazione:
anche noi abbiamo bisogno di essere da loro accolti. Un gesto di
tenerezza, un gesto di compassione… Ma io vi domando: voi, quando
aiutate gli altri, li guardate negli occhi? Li accogliete senza paura
di toccarli? Li accogliete con tenerezza? Pensate a questo: come
aiutate? A distanza o con tenerezza, con vicinanza? Se il male è
contagioso, lo è anche il bene. Pertanto, bisogna che abbondi in noi,
sempre più, il bene. Lasciamoci contagiare dal bene e contagiamo il
bene!
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
rivolgo
un augurio di serenità e di pace a tutti gli uomini e le donne che
nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo si preparano a
celebrare il capodanno lunare. Tali festività offrono loro la felice
occasione di riscoprire e di vivere in modo intenso la fraternità, che
è vincolo prezioso della vita familiare e basamento della vita sociale.
Questo ritorno annuale alle radici della persona e della famiglia possa
aiutare quei Popoli a costruire una società in cui si tessono relazioni
interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità.
Saluto
tutti voi, romani e pellegrini; in particolare, quanti siete venuti in
occasione del Concistoro, per accompagnare i nuovi Cardinali; e
ringrazio i Paesi che hanno voluto essere presenti a questo evento con
Delegazioni ufficiali. Salutiamo con un applauso i nuovi Cardinali!
... Carissimi, vi incoraggio ad essere testimoni gioiosi e coraggiosi di Gesù nella vita di ogni giorno.
A tutti voi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
testo integrale
video integrale
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Cielo
terso e azzurro su Roma, oggi, ma anche molto vento. Così, lo
“zucchetto” bianco del Papa vola subito, e lui se lo rimette
prontamente, appena fatto il suo ingresso in piazza san Pietro alle
9,30 circa. Poi vola di nuovo, a più riprese, e allora il Papa ne
approfitta per fare il gioco dello “scambio dello zucchetto” con i
fedeli, che gliene offrono un altro al suo passaggio, sporgendosi dalle
transenne. Tra i doni ricevuti mentre baciava i bambini offerti dalla
solerte gendarmeria vaticana, anche una rosa bianca a gambo lungo.
Tra
i tanti bambini salutati anche oggi, ce n’era uno che sopra il maglione
indossava una maglietta bianca con la scritta “I love Papa”, dove il
“love” era sostituito da un grande cuore rosso fiammeggiante. C’è chi
ha lanciato altre magliette al Papa, che l’ha restituite sorridendo
lanciandole a sua volta, come si fa quando qualcuno ti passa la
palla.
Nella
parte finale del consueto giro in piazza, un ragazzo e una ragazza si
sono “sbracciati” dalle transenne. Papa Francesco, allora, ha fatto
fermare la macchina, i due ragazzi hanno scavalcato e sono andati a
prender posto sulla “papamobile”, toccando il Papa con la mano sulla
sua schiena e salutando felici la folla.
video del saluto ai fedeli
La Famiglia - 5. I Fratelli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Nel
nostro cammino di catechesi sulla famiglia, dopo aver considerato il
ruolo della madre, del padre, dei figli, oggi è la volta dei fratelli.
“Fratello” e “sorella” sono parole che il cristianesimo ama molto. E,
grazie all’esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e
tutte le epoche comprendono.
Il
legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio,
che riceve la sua rivelazione nel vivo dell’esperienza umana. Il
salmista canta la bellezza del legame fraterno: «Ecco, com’è bello e
com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). E questo è
vero, la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza
anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle,
assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben
oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità.
...
Oggi
più che mai è necessario riportare la fraternità al centro della nostra
società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e
l’uguaglianza prenderanno la loro giusta intonazione. Perciò, non
priviamo a cuor leggero le nostre famiglie, per soggezione o per paura,
della bellezza di un’ampia esperienza fraterna di figli e figlie. E non
perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è
capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di
Dio.
video della catechesi
Saluti:
...
APPELLO
Vorrei
invitare ancora a pregare per i nostri fratelli egiziani che tre giorni
fa sono stati uccisi in Libia per il solo fatto di essere cristiani. Il
Signore li accolga nella sua casa e dia conforto alle loro famiglie e
alle loro comunità.
Preghiamo
anche per la pace in Medio Oriente e nel Nord Africa, ricordando tutti
i defunti, i feriti e i profughi. Possa la Comunità internazionale
trovare soluzioni pacifiche alla difficile situazione in Libia.
video
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
...
Il mio pensiero va ai giovani del Rinnovamento Carismatico Cattolico
Internazionale, che oggi, in diverse parti del mondo, si raccolgono in
preghiera per l’ora di adorazione eucaristica. Mi unisco spiritualmente
a loro nell’esprimere apprezzamento per questa iniziativa ed auspico
che le nuove generazioni possano andare sempre più incontro a Cristo.
Saluto
i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. La Quaresima è un tempo
favorevole per intensificare la vostra vita spirituale: la pratica del
digiuno vi sia di aiuto, cari giovani, per acquisire padronanza su voi
stessi; la preghiera sia per voi, cari ammalati, il mezzo per affidare
a Dio le vostre sofferenze e sentirne la sua presenza amorevole; le
opere di misericordia, infine, aiutino voi, cari sposi novelli, a
vivere la vostra esistenza coniugale aprendola alle necessità dei
fratelli.
Buona Quaresima a tutti!
il testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
7 marzo 2014
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
il digiuno più difficile è chinarsi sull'uomo ferito
Il
Papa a Santa Marta: «È anche una carezza, dividere il pane con
l’affamato, curare gli ammalati, gli anziani». Altrimenti è «ipocrita»
Il digiuno è anche una carezza,
e il più difficile è chinarsi sull’uomo ferito. Lo ha detto papa
Francesco durante la Messa di questa mattina a Casa Santa Marta. Il
Pontefice - come riferisce Radio Vaticana -
ha messo in evidenza che la vita di fede è strettamente legata alla
carità verso i bisognosi, senza la quale ciò che si predica è solo
ipocrisia.
Il
cristianesimo è la «carne» del Figlio di Dio che si china senza
vergognarsi su chi soffre. Per spiegare questo concetto Bergoglio ha
ripreso il dialogo del Vangelo odierno tra Gesù e i dottori della
legge, i quali criticano i discepoli perché non rispettano il digiuno,
a differenza loro e dei farisei. Il problema, ha commentato Francesco,
è che i dottori della legge hanno trasformato l’osservanza dei
Comandamenti in una «formalità», rendendo così la «vita religiosa»
«un’etica» e dimenticando che è «una storia di salvezza, di elezione,
di alleanza».
...
Il
Papa ha messo in risalto: «Quello è il digiuno che vuole il Signore!
Digiuno che si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna -
lo dice Isaia stesso - della carne del fratello. La nostra perfezione,
la nostra santità va avanti con il nostro popolo, nel quale noi siamo
eletti e inseriti. Il nostro atto di santità più grande è proprio nella
carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo. L’atto di santità di
oggi, nostro, qui, nell’altare, non è un digiuno ipocrita: è non
vergognarci della carne di Cristo che viene oggi qui! È il mistero del
Corpo e del Sangue di Cristo. È andare a dividere il pane con
l’affamato, a curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono
darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della carne!».
E
questo è il «digiuno più difficile», ha ammesso Francesco, è «il
digiuno della bontà». «Questa è la proposta della Chiesa oggi - ha
detto, e poi ha chiesto - io mi vergogno della carne di mio fratello,
di mia sorella?».
E
ha aggiunto: «Quando io do l’elemosina, lascio cadere la moneta senza
toccare la mano? E se per caso la tocco, faccio così, subito? Quando io
do un’elemosina, guardo negli occhi di mio fratello, di mia sorella?
Quando io so che una persona è ammalata, vado a trovarla? La saluto con
tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so
carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso
della carezza? Questi ipocriti non sapevano carezzare! Se ne erano
dimenticati… Non vergognarsi della carne di nostro fratello - ha
concluso - è la nostra carne! Come noi facciamo con questo fratello,
con questa sorella, saremo giudicati».
Papa Francesco: «Il digiuno è chinarsi senza vergogna su chi soffre»
video
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È cominciata con la processione dalla basilica di Sant’Anselmo, la
celebrazione nella forma delle “stazioni” romane presieduta dal Papa.
Arrivato alle 16.30 circa, con la Focus blu, davanti alla chiesa
dell’Aventino, il Santo Padre, nei tradizionali paramenti viola della
Quaresima, ha chiuso la fila della liturgia a cui prendono parte i
cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di
Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli che lo
hanno atteso all’ingresso. Una decina di minuti dopo, salutato dalla
folla stipata lungo le transenne, è partita la tradizionale processione
penitenziale diretta alla basilica di Santa Sabina, passando davanti
alla basilica di Sant’Alessio.
Come
da tradizione, in occasione del mercoledì delle Ceneri che dà inizio
alla Quaresima, papa Francesco ha presieduto nella basilica di Santa
Sabina all'Aventino la Messa solenne durante la quale ha benedetto e
imposto le ceneri ai fedeli
Riportiamo il testo integrale della bellissima omelia di Papa Francesco.
Come
popolo di Dio incominciamo il cammino della Quaresima, tempo in cui
cerchiamo di unirci più strettamente al Signore, per condividere il
mistero della sua passione e della sua risurrezione.
La
liturgia di oggi ci propone anzitutto il passo del profeta Gioele,
inviato da Dio a chiamare il popolo alla penitenza e alla conversione,
a causa di una calamità (un’invasione di cavallette) che devasta la
Giudea. Solo il Signore può salvare dal flagello e bisogna quindi
supplicarlo con preghiere e digiuni, confessando il proprio peccato.
Il profeta insiste sulla conversione interiore: «Ritornate a me con tutto il cuore» (2,12).
Ritornare
al Signore “con tutto il cuore” significa intraprendere il cammino di
una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario
spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il
cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui
maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti. Quel “ritornate a me
con tutto il cuore” non coinvolge solamente i singoli, ma si estende
all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti: «Radunate il
popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i
fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la
sposa dal suo talamo» (v. 16).
...
video dell'omelia
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Quaresima, tempo delle scelte”
Nella
fretta della vita bisogna avere il coraggio di fermarsi e di scegliere.
E il tempo quaresimale serve proprio a questo. Nella messa celebrata
stamattina, 19 febbraio, a Santa Marta, Papa Francesco ha posto
l’accento sulla necessità di porsi quelle domande che sono importanti
per la vita dei cristiani e di saper fare le scelte giuste.
Commentando
le letture del giovedì dopo le Ceneri (Deuteronomio 30, 15-20; Salmo 1,
Luca 9, 22-25), il Pontefice ha spiegato che «all’inizio del cammino
quaresimale, la Chiesa ci fa riflettere sulle parole di Mosè e di Gesù:
“Tu devi scegliere”». Si tratta quindi di riflettere sulla necessità
che tutti noi abbiamo di fare delle scelte nella vita. «E Mosè — ha
sottolineato Francesco — è chiaro: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la
vita e il bene, la morte e il male: scegli”». Infatti «il Signore ci ha
dato la libertà, una libertà per amare, per camminare sulle sue
strade». E così noi siamo liberi e possiamo scegliere.
Purtroppo
però, ha avvertito il Papa, «non è facile scegliere». È più comodo
«vivere lasciandosi portare dall’inerzia della vita, delle situazioni,
delle abitudini». Per questo «oggi la Chiesa ci dice: “Tu sei
responsabile; tu devi scegliere”». Ecco allora gli interrogativi
sollevati dal Pontefice: «Tu hai scelto? Come vivi? Il tuo modo di
vita, il tuo stile di vita, com’è? È dalla parte della vita o dalla
parte della morte?».
Naturalmente
la risposta dovrebbe essere quella di «scegliere il cammino del
Signore. “Io ti comando di amare il Signore”. E così Mosè ci fa vedere
la strada del Signore: “Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu
non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dei e a
servirli, perirete”. Scegliere fra Dio e gli altri dei, quelli che non
hanno il potere di darci niente, soltanto piccole cosine che passano».
Ritornando
sulla difficoltà di scegliere, Francesco si è detto consapevole che
«noi abbiamo sempre questa abitudine di andare un po’ dove va la gente,
un po’ come tutti». Ma, ha proseguito, «oggi la Chiesa ci dice:
“Fermati e scegli”. È un buon consiglio. E oggi — ha suggerito il Papa
— ci farà bene fermarci e durante la giornata pensare: com’è il mio
stile di vita? Per quali strade cammino?».
Dal
resto, nella quotidianità noi tendiamo all’atteggiamento opposto.
«Tante volte — ha ricordato — viviamo di corsa, viviamo in fretta,
senza accorgerci di come sia la strada; e ci lasciamo portare avanti
dai bisogni, dalle necessità del giorno, ma senza pensare». Da qui
l’invito a fermarsi: «Incomincia la Quaresima così con piccole domande
che aiuteranno a pensare: “Come è la mia vita?”». Il primo
interrogativo da porsi — ha spiegato il Papa — è: «chi è Dio per me? Io
scelgo il Signore? com’è il rapporto con Gesù?». E il secondo: «Com’è
il rapporto con i tuoi; con i tuoi genitori; con i tuoi fratelli; con
la tua sposa; con tuo marito; con i tuoi figli?». Infatti, bastano
«queste due domande, e sicuramente troveremo cose che dobbiamo
correggere».
...
Riproponendo
le parole del Salmo «Beato l’uomo che confida nel Signore» il Papa ha
quindi esortato a essere consapevoli che Dio non ci abbandona. «Oggi,
nel momento in cui noi ci fermiamo per pensare a queste cose e prendere
decisioni, scegliere qualcosa, sappiamo che il Signore è con noi, è
accanto a noi, per aiutarci. Mai ci lascia andare da soli. È sempre con
noi. Anche nel momento della scelta». Da qui la duplice consegna
conclusiva: «abbiamo fiducia in questo Signore, che è con noi, e quando
ci dice “scegli fra il bene e il male” ci aiuta a scegliere il bene». E
soprattutto «chiediamogli la grazia di essere coraggiosi», perché «ci
vuole un po’ di coraggio» per «fermarsi e chiedersi come sto davanti a
Dio, come sono i rapporti con la mia famiglia, cosa devo cambiare, cosa
devo scegliere. E Lui — ha assicurato Francesco — è con noi».
Messa a Santa Marta - Fermarsi e scegliere
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 febbraio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Il cammino della Quaresima è doppio: a Dio e al prossimo”
I
cristiani, specie in Quaresima, sono chiamati a vivere coerentemente
l’amore a Dio e l’amore al prossimo. E’ uno dei passaggi chiave
dell’omelia che Francesco ha pronunciato nella Messa mattutina a Casa
Santa Marta. Francesco ha messo dunque in guardia da chi invia un
assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente con i suoi
dipendenti.
Il
popolo si lamenta davanti al Signore perché non ascolta i suoi digiuni.
Papa Francesco ha mosso la sua meditazione partendo dal brano di Isaia
nella prima Lettura. E subito ha sottolineato che bisogna distinguere
tra “il formale e il reale”. Per il Signore, ha osservato, “non è
digiuno, non mangiare la carne” ma poi “litigare e sfruttare gli
operai”. Ecco perché Gesù ha condannato i farisei perché facevano
“tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore”.
L’amore a Dio e all’uomo sono uniti, fare penitenza reale
Il
digiuno che vuole Gesù invece è quello che scioglie le catene inique,
rimanda liberi gli oppressi, veste i nudi, fa giustizia. “Questo – ha
ribadito il Papa – è il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto
esterno, un’osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore”:
“E
nelle tavole della legge c’è la legge verso Dio e la legge verso il
prossimo e tutte e due vanno insieme. Io non posso dire: 'Ma, no, io
compio i tre comandamenti primi… e gli altri più o meno'. No, se tu non
fai questi, quello non puoi farlo e se tu fai questo, devi fare questo.
Sono uniti: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono una unità e se tu
vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e
anche con il tuo fratello, con il prossimo”.
Peccato gravissimo usare Dio per coprire l’ingiustizia
Si
può avere tanta fede, ha proseguito, ma – come dice l’Apostolo Giacomo
– se “non fai opere è morta, a che serve”. Così, se uno va a Messa
tutte le domeniche e fa la comunione, gli si può chiedere: “E com’ è il
tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il
salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per
assicurare la salute?”:
“Quanti,
quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della
legge: ‘Sì, sì io faccio questo’ – ‘Ma tu fai elemosina?’ – ‘Sì, sì,
sempre io invio un assegno alla Chiesa’ – ‘Ah, beh, va bene. Ma alla
tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te - siano i figli,
siano i nonni, siano i dipendenti - sei generoso, sei giusto?’. Tu
non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che
fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio
per coprire l’ingiustizia”.
...
Accompagna,
Signore, il nostro cammino quaresimale perché l’osservanza esteriore
corrisponda a un profondo rinnovamento dello Spirito. Così abbiamo
pregato. Che il Signore ci dia questa grazia”.
Il Papa: mai usare Dio per coprire l'ingiustizia
video
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Probabilmente
non si sono conosciuti, ma tra i due si scorgono assonanze: capacità
comunicativa, la «Chiesa del grembiule» che si fa servizio.
L'intervista al vicepostulatore
A
un giornalista che insisteva sul fatto che avrebbe potuto essere un
grande politico, don Tonino Bello rispose che nella sua vita aveva
avuto un solo pensiero: essere un sacerdote. Era un uomo di pace in
ogni campo nel quale si cimentava, in quello civile e soprattutto in
quello ecclesiale. Non si può, però, leggere la storia di don Tonino in
maniera superficiale senza andare alla fonte della sua azione: il suo
amore per la Chiesa. Ne è fermamente convinto anche monsignor Domenico
Amato, vicepostulatore della causa di canonizzazione, che ha realizzato
per Città Nuova Editrice, il volume «Tonino Bello. Una biografia
dell’anima».
Conclusa
la fase diocesana del processo di canonizzazione, un anno fa il
materiale è stato inviato a Roma, dove verrà indicato il relatore della
causa che, insieme con il postulatore, stenderà la positio. La figura
di don Tonino Bello è circondata da una fama di santità popolare. Chi
ha conosciuto il Vescovo di Molfetta, ma anche chi lo incontra
attraverso i suoi scritti, non può non coglierne una grande
spiritualità, non può non scoprire una voce profetica e una
testimonianza cristiana estremamente significativa. «Don Tonino era un
profeta della pace e come presidente di Pax Christi era molto
conosciuto, ma non era solo questo. Si forma – spiega Amato – a Bologna
negli anni del Concilio e ha un riferimento significativo
nell’esperienza episcopale del cardinale Lercaro. È importante e
fondamentale cogliere la sua spiritualità trinitaria, cristologica e
mariana».
Aveva
una grande capacità comunicativa. «Dietro alle sue espressioni (si
pensi, per esempio, alla parola “contemplattivi”, cioè coniugare
insieme contemplazione e azione), c’è una riflessione molto profonda».
E, infine, l’importanza dell’aspetto pastorale. «Don Tonino nei 10 anni
da Vescovo è stato profondamente inserito nella vita della diocesi. Ha
tradotto il Concilio a misura della Chiesa locale. Dal suo ministero
episcopale emerge una vera teologia della Chiesa locale. Diversi
sacerdoti quando vengono eletti vescovi si recano sulla tomba di don
Tonino o si rifanno ad alcuni suoi insegnamenti».
Una
delle sue espressioni più note è la «Chiesa del grembiule». «La Chiesa
del grembiule è la Chiesa del Vangelo. L’immagine nasce dall’icona
evangelica di Gesù che si fa servo; vivere la Chiesa del grembiule
significa vivere la Chiesa del servizio». Ci sono molte assonanze con
la «Chiesa col grembiule» di papa Francesco. «La matrice della frase
del Papa è sicuramente di don Tonino. C’è un’assonanza molto forte tra
i due che viene da lontano, dal Concilio. Verso la fine del Vaticano
II, un gruppo di vescovi (principalmente latinoamericani ma c’era anche
Lercaro) si radunò per siglare il patto delle catacombe. Cosa
siglarono? Una Chiesa dei poveri, una Chiesa povera in cui i vescovi
erano con il popolo e oggi Bergoglio vive questo stile. Don Tonino
aveva assimilato questa idea del Concilio: un episcopio aperto, uno
stile sobrio, uno stare con la gente…».
...
Don Tonino Bello e Bergoglio: un legame che parte da lontano
Monsignor
Bello e Papa Francesco due testimoni del Vangelo. Un Vangelo incarnato
nella quotidianità della vita. Niente e nessuno hanno cambiato il loro
stile, anche quando sono stati chiamati a servire la Chiesa nel grado
dell’episcopato e, oltre a questo per Papa Bergoglio anche nel
ministero petrino. Due uomini venuti “dalle fine del mondo”. Papa
Bergoglio dall’Argentina, mons. Bello da “finibus terrae”, da Alessano
a pochi Km dal capo di Leuca, ultima spiaggia del tacco d’Italia. Due
uomini accomunati quindi, non solo dalla vocazione sacerdotale e dalla
forte passione per il Vangelo, ma anche dalla provenienza. Due uomini
che hanno origine dalle “periferie” del mondo. Per quanto riguarda
l’Argentina, paese del Sudamerica, sappiamo bene la situazione, una
situazione segnata dalla povertà materiale, ma molto forte nella
spiritualità religiosa popolare; per il capo di Leuca si può affermare
la stessa cosa, un pezzo d’Italia, il profondo sud della penisola, che
in passato ha dovuto fare i conti con la povertà materiale, ma molto
radicata nella fede cristiana, una fede che, ancora oggi si manifesta
anche nella pietà popolare che alimenta il cuore del popolo del Sud, e
in modo particolare del Salento.
...
Da
questa origine “finibus terrae” scaturisce l’amore dei due per la
povertà, per la sobrietà, per i poveri. E da qui scaturisce ogni loro
azione pastorale. Anche la scelta di indossare la croce in legno per
don Tonino, o continuare ad indossare la croce pettorale usata da
vescovo per Papa Bergoglio.
Questo
induce ad una revisione di vita. A volte basta un semplice titolo
accademico o professionale per modificare un certo stile di vita. Mons.
Bello e Papa Francesco ci fanno comprendere che non è affatto così.
Soprattutto per chi ha fatto una scelta come quella della consacrazione
religiosa e/o sacerdotale. Chi ama Gesù Cristo, continua ad amarlo
anche quando magari si procede per altre vie nella vita, vie che
umanamente onorano. Ci vuole soltanto convinzione nella fede, audacia
nella speranza, forza nell’amore.
...
Ci accompagnino la testimonianza e la preghiera del Servo di Dio don Tonino Bello e l’esempio di Papa Francesco.
IL POTERE DEI SEGNI Don Tonino Bello e Papa Francesco
...
Non è azzardato, oggi, definire il vescovo salentino anticipatore dello
stile di papa Francesco. Soprattutto nel linguaggio con il quale ha
ridato nuova linfa all’insegnamento del Vangelo e al dialogo con i
lontani. Lo stile di comunicazione di Bergoglio attinge a un linguaggio
simbolico che entra immediatamente nell’immaginario collettivo. Tutti
ricordano espressioni come “Chiesa ospedale da campo”, “periferie
esistenziali”, “l’odore delle pecore”, “il sudario non ha tasche”, “Dio
spray”, “globalizzazione dell’indifferenza” o la Chiesa “che non deve
essere una baby sitter”.
Don
Tonino, con la libertà profonda e la genialità dei profeti, usava
espressioni analoghe per comunicare con i fedeli. Coniò la celebre
espressione sulla "Chiesa del grembiule" per indicare che il potere
nella Chiesa è servizio...
DON TONINO HA ANTICIPATO PAPA FRANCESCO
Il
14 Novembre 2013 la mattina... a pochi giorni dalla chiusura della fase
diocesana del processo di canonizzazione di don Tonino (fissata per il
30 novembre 2013) il Papa ha voluto incontrare Marcello e Trifone
Bello. E con loro in Vaticano è stato ricevuto anche Giancarlo
Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello.
Un
incontro speciale e commovente. Alle ore 7 Papa Francesco ha celebrato
la messa in Santa Marta, davanti ai tre ospiti arrivati dal Salento.
Quindi li ha ricevuti nella foresteria di Casa Santa Marta e in
quell'occasione Marcello e Trifone Bello hanno donato al pontefice la croce di don Tonino e il santo padre ha assicurato: «La indosserò»
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newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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