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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
|
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Traffico di neonati in Niger:
tutti assolti
di Cornelia Isabelle Toelgyes
Il
grande scandalo della tratta di neonati in Niger avrebbe dovuto
concludersi con condanne esemplari invece il 30 gennaio scorso a Niamey
il processo contro una ventina di persone coinvolte in un traffico di
neonati dalla vicina Nigeria, si è concluso con un nulla di fatto. La
Corte, ha lasciato cadere tutte le accuse e si è dichiarata
“incompetente per giudicare un caso del genere”.
...
Durante
l’estate del 2014 viene scoperto un traffico di bambini tra la Nigeria
e il Niger. Molte le personalità di spicco del mondo politico, degli
affari e anche militari coinvolte. (http://www.africa-express.info/2014/12/04/niger-lo-scandalo-del-traffico-dei-neonati-investe-la-politica/)
Hama
Amadou, fugge in Francia per paura di essere arrestato, perché accusato
di aver partecipato al losco traffico di bambini. Amadou ha sempre
sostenuto che si tratta di un complotto politico. Era passato con
l’opposizione nel 2013. Tramite i suoi avvocati fa sapere: “Sono un
personaggio chiave della politica in Niger e sarò l’avversario numero
uno dell’attuale presidente Mahamadou Issoufou durante le prossime
presidenziali del 2016”.
Ora tutte le accuse sono cadute, anche quelle nei confronti dell’ex portavoce dell’Assemblea nazionale. Il
giudice del Tribunale, infatti, ha dichiarato quanto segue: “Non è mai
emerso nessun caso nel diritto civile dove la maternità di neonati
viene attribuita a donne che non li hanno partoriti”. Ovviamente tutti
gli imputati hanno accolto la sentenza con un immenso sorriso.
Nessuna
giustizia per i neonati, per le loro giovani mamme, che hanno partorito
i loro piccoli nelle baby factories nigeriane . L’Africa è anche questa.
Traffico di neonati in Niger: tutti assolti
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Tanto… non ci posso fare niente!??
(lettera del Coordinatore nazionale di Pax Christi)
“E io? E noi? Cosa possiamo fare? Niente!”. Davanti
alle atrocità, uccisioni e violenze anche di questi giorni in Siria,
Iraq, Libia, Ucraina… ci si sente impotenti. Ma non è vero che non
possiamo fare niente!
Possiamo non essere complici della vendita di armi!
Oltre alla preghiera, al digiuno e alla carità, in questa Quaresima possiamo:
- Accogliere e tradurre in scelte concrete l’appello di mons Warduni, amico da tanto tempo, vescovo di Baghdad,
(intervista ad Avvenire del 24 febbraio scorso): “Purtroppo quanto sta
accadendo in Siria, nei villaggi cristiani assiri nella regione del
Khabour non mi sorprende. Tutto il mondo sa chi è l'Is, lo Stato
islamico, che compie cose orribili, impensabili, contro la giustizia e
l'umanità. Allora chiedo: dov’è la comunità internazionale?”… “Quanto
accade è perché – continua – Usa e Europa continuano ad armare questi
barbari. Basta vendere armi a questi terroristi. È il modo migliore per disinnescare la violenza e sconfiggerli. Basta con il commercio di armi. Occupiamoci dell'emergenza umanitaria e dei milioni di persone che hanno perso tutto”.
- Accogliere e tradurre in scelte concrete le parole di papa Francesco a
S. Marta, lo scorso 17 febbraio: “Abbiamo questa possibilità di
distruzione, questo è il problema. Poi, nelle guerre, nel traffico
delle armi… ‘Ma, siamo imprenditori!’ Sì, di che? Di morte? E ci sono i
Paesi che vendono le armi a questo, che è in guerra con questo, e le
vendono anche a questo, perché così continui la guerra”.
...
Gesti concreti per vivere la Quaresima, per non assuefarsi alla 'globalizzazione dell’indifferenza'.
Buona Quaresima!
Vedi anche il nostro post precedente:
QUARESIMA/ E ora parrocchie disarmate
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Lettera ai parlamentari italiani
Ramallah, giovedì 26 Febbraio 2015
La Palestina aspetta
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015 - AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME) AFFIDATI AD UNA PROMESSA Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
Dal 28 Gennaio all’11 Marzo
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"Abramo, uomo di fede"
di Gregorio Battaglia, ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2015
della Fraternità Carmelitana
di Barcellona P.G. (ME)
AFFIDATI AD UNA PROMESSA
Il cammino umano e di fede dei Patriarchi
28 gennaio 2015
I. DIO ED ABRAMO: INSIEME UN’ALTRA STORIA È POSSIBILEI
primi undici capitoli del libro della Genesi sono dedicati a quegli
inizi, da cui tutto prende le mosse. Nella prima parte il racconto si
sofferma sull’evento della creazione da parte della Parola di Dio,
mentre nella seconda viene offerto uno sguardo sintetico sui primi
passi della storia umana, che sin dalle prime battute sembra avvitarsi
in una logica autoreferenziale, incapace di costruire relazioni
veramente umane, che profumino di vita. L’intento teologico di questa
seconda parte è quello di presentare la deriva a cui va incontro
l’umanità, nel momento in cui si lascia guidare unicamente dal suo
desiderio, che la porta ad impostare ogni cosa su quella volontà di
potenza, che la dovrebbe portare ad “essere come Dio”, ma che di fatto
la rende schiava dei propri istinti e degli idoli, a cui con passione
dedica la propria vita. In Gen
6,5-6 ci viene data la possibilità di cogliere questa deriva della
storia umana, incapace di costruire percorsi di vita ed, allo stesso
tempo, di sentire la reazione addolorata di Dio: “Il
Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che
ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. Ed il
Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in
cuor suo”.
1. Il Signore non si stanca di amare e di riprendere l’iniziativa Le
pagine iniziali della Bibbia si preoccupano di metterci al corrente del
“dolore” di Dio nel vedere che la sua creatura usa in modo maldestro la
libertà ricevuta in dono, ma non mancano di farci conoscere la
puntigliosità con cui il Signore interviene per dare un corso nuovo
alla storia degli uomini. Il racconto del diluvio mette in primo piano
l’opera di Dio, finalizzata a salvare un resto di tutta la creazione. La
costruzione dell’arca, in cui tutta la creazione trova dimora,
costituisce la prima risposta di Dio al dilagare della “malvagità”
umana. Con Noè ed i suoi figli, usciti dall’arca, sembra che si possa
dare avvio ad un nuovo “inizio”: “Dio benedisse Noé ed i suoi figli e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”(Gen 9,1).
Nonostante l’esperienza del diluvio, l’umanità non smette di obbedire
alle proprie logiche, che la portano ad imbarcarsi nel progetto della
torre di Babele, caratterizzato soprattutto per il venir meno della
parola. In questo progetto ciò che è fondamentale non è la parola, in
quanto capacità di relazione e di incontro, ma il segno del potere,
come controllo assoluto di tutto e di tutti. Dio
non smette di prendere posizione nei confronti della sua creatura. La
prima risposta al progetto dell’umanità è la confusione delle lingue,
che la costringe ad uscire dalla logica dell’omologazione, ma, allo
stesso tempo, lo sguardo del Signore si concentra sulla famiglia di
Terach ed in modo particolare sul figlio, Abram.
2. Dio chiama Abramo per educarlo alla vita e alla vera libertà La
storia raccontata dai primi undici capitoli si presenta come storia di
fallimento, caratterizzata da una incapacità strutturale a saper
impostare relazioni pienamente umane. Dio non si limita a prendere atto
di questa fondamentale debolezza della creatura uscita dalle sue mani,
ma intende intervenire per costruire con l’umanità una storia che
profumi di vita e che si traduca in costruzioni di comunità rispettose
e solidali. La chiamata di Abramo si inserisce pienamente ....
video
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La tentazione di rimuovere Dio...
L’icona di Tony Rizq sui 21 cristiani copti trucidati in Libia dall'isis
I 21 martiri copti sono stati inseriti nel Sinassario copto
(Martirologio della Chiesa copta) e verranno commemorati l’8 amshir/15
febbraio che è anche la festa della Presentazione di Gesù al tempio.
Icona
In Norvegia oltre mille
musulmani hanno formato uno scudo umano intorno alla sinagoga di Oslo,
offrendo protezione simbolica alla comunità ebraica. Scandendo il loro
"no all'antisemitismo, no all'Islamofobia", hanno formato quello che
hanno chiamato un "anello della pace", una settimana dopo l'attentato
avvenuto una settimana fa in Danimarca, dove Omar Abdel Hamid
El-Hussein, figlio di migranti palestinesi, ha ucciso due persone in
una sinagoga di Copenaghen durante evento sulla libertà d'espressione
ANELLO DELLA PACE
Tutti sospiriamo per il cielo... La Parola di Dio coi suoi misteri...
La Parola di Dio è come un fuoco...
La paternità di Dio è amore infinito...
Uno sguardo di contemplazione coglie segni...
L'amore per il prossimo è...
La chiesa italiana si prepara al convegno di Firenze previsto a novembre 2015. La vignetta di GIOBA
Sempre più gente rimane fuori... (vignetta)
Per gli uomini non vale che...
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«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.» (Mt.18,3)
La gioia dei piccoli!!!
A Gerusalemme i Francescani si prendono a palle di neve
(video)
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Mc 1,12-15
Breve
ma intensa pericope quella del Vangelo di questa Domenica, la prima di
Quaresima. Subito dopo il battesimo, immersione totale nel
progetto d'amore del Padre fino alle estreme conseguenze, Gesù viene
sospinto dallo Spirito Santo nel deserto, luogo inospitale e di morte,
luogo della prova e della fedeltà a Dio, dove Israele soggiornò per 40
anni dopo la liberazione dall'Egitto, fu tentato e cadde, vittima del
peccato dell'idolatria del potere e della mormorazione contro Dio.
Deserto dove Israele osò perfino tentare il suo Signore: "Mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere"(Sal 94,9), ma da dove venne fuori come un vero popolo, forgiato dall'asprezza della vita e dalla mano di YHWH.
Come Israele, come ogni uomo, anche Gesù vive la tentazione per 40
giorni, cifra simbolica che indica tutta la vita, perché per tutta la
vita Gesù verrà tentato sul potere, sulla modalità di essere Messia,
Figlio di Dio. L'evangelista Marco, a differenza di Matteo e Luca, non
specifica il numero e il tipo delle tentazioni. Emergeranno nel seguito
del suo Vangelo, durante tutto l'arco dell'esistenza di Gesù, che
sarà tutta una tentazione.
...
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Il grido dei 21 martiri copti
di Enzo Bianchi
"...Erano
persone semplici questi cristiani copti, emigrati per lavoro,
preoccupati per le famiglie lasciate a El Minya in Egitto, così come
erano semplici operai cattolici quei quattordici croati sgozzati
vent’anni fa in un cantiere nei pressi del monastero di Tibhirine in
Algeria, al culmine dell’incubo fondamentalista vissuto da quel paese.
Come tutti i loro confratelli, questi copti – di cui ci è caro
riportare qui tutti nomi: Milad, Abanub, Maged, Yusuf, Kirollos, Bishoy
e suo fratello Somaily, Malak, Tawadros, Girgis, Mina, Hany, Bishoy,
Samuel, Ezat, Loqa, Gaber, Esam, Malak, Sameh e un operaio “del
villaggio di Awr” rimasto senza nome – portavano sul polso fin dal loro
battesimo un unico tatuaggio, la croce di Cristo, affinché, se anche le
parole non avessero potuto esprimere la loro fede, questa era
testimoniata dalla loro carne. È l’ecumenismo del sangue sovente
evocato da papa Francesco: dai brutali assassini viene il paradossale
riconoscimento che i discepoli di Signore sono “una cosa sola”, tra
loro e con il loro Signore. Nessuna differenza di lingua, di riti, di
calendari, di formulazioni teologiche, nessuna disputa secolare resiste
di fronte al fatto che questi copti – come tutti i loro confratelli
martiri di altre confessioni – sono semplicemente “cristiani”,
discepoli di Cristo con tutta la loro vita, fino a morirne. A volte il
martire viene eliminato perché le sue parole e i suoi gesti hanno
disturbato chi opera impunemente il male – si pensi al vescovo Romero o
a don Pino Puglisi – viene cioè ucciso per quello che “ha fatto”, altre
volte, come qui, semplicemente per quello che “è” e non rinuncia a
essere: un testimone di Cristo.
Infine,
un’ultima annotazione: nella tradizione ortodossa, la quaresima è
contrassegnata dalla “dolorosa gioia”, dall’attesa nella contrizione e
nel pentimento della luminosa esultanza di Pasqua, festa della vittoria
della vita sulla morte affermata una volta per tutte dalla resurrezione
di Gesù. È l’attesa di poter essere resi partecipi di questa vita nuova
che sgorga dal sepolcro vuoto e che colma di pace le sofferenze
sopportate. Ebbene, è questa “dolorosa gioia”, così difficile da capire
e perfino da immaginare da parte di noi smaliziati occidentali, che
stanno vivendo i fedeli copti nelle loro chiese: è una festa segnata
dalla lacrime, lacerata dal dolore, ma festa autenticamente cristiana
perché quei loro ventun fratelli – che erano anche padri, figli, amici
– sono stati assimilati all’agnello immolato senza colpa, resi conformi
al loro Signore che hanno glorificato finché hanno avuto fiato nelle
loro gole. Un dipinto naif circola da qualche giorno sui media: Gesù
rivestito da una tunica arancione cade a terra sotto il peso della
croce, dietro a lui una processione in cui uomini con la medesima
tunica arancione sono affiancati da figure coperte di nero: sembra la
riproduzione di un fermo immagine del video cruento dell’IS, in realtà
è la reinterpretazione della Via crucis, la via dell’uomo vittima della
violenza. E noi ci chiediamo ogni giorno sempre più spesso: dov’è
l’uomo? Dov’è finita la sua umanità?
Il grido dei 21 martiri copti di Enzo Bianchi
La Chiesa copta considera martiri i 21 uomini uccisi in Libia
di fra Mamdouh Chehab ofm
La
Chiesa copta, nella sua ufficialità, non ha tardato ad esprimersi. Il
patriarca Tawadros ha sottolineato che questi egiziani sono stati
uccisi perché professavano la fede cristiana. E ha annunciato che i
nomi delle vittime saranno inseriti nel Sinassario, l’equivalente
orientale del martirologio romano. Una procedura che equivale alla
canonizzazione nella Chiesa latina.
Il martirio di questi 21 fedeli verrà commemorato l’8 di Amshir del calendario copto (il 15 febbraio del calendario gregoriano), che è anche la festa della Presentazione di Gesù al tempio.
La Chiesa copta considera martiri i 21 uomini uccisi in Libia
Guarda anche il post già pubblicato:
FEDE
E PERSECUZIONI.La preghiera dei cristiani uccisi dall'Isis "Signore
Gesù Cristo" -"Dio li accolga come martiri" Papa Francesco
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Papa Francesco: "Il clochard non ha una tomba: diamogli una degna sepoltura in Vaticano"
Ancora
una volta Papa Francesco apre le porte agli emarginati per eccellenza,
i clochard. Dopo l'apertura del barbiere e delle docce dedicate ai
senzatetto, il Santo Padre ha deciso di dare degna sepoltura a uno dei
barboni più conosciuti a Piazza S. Pietro riservandogli un posto tra le
tombe dei nobili benefattori della Chiesa.
Come racconta il Messaggero,
Willy Herteleer era uno dei tanti barboni che affollano i vialetti e le
arcate della città santa. Era un uomo mite e dal temperamento docile e
innocuo, tanto che era conosciuto e benvoluto dai negozianti, dai
portieri degli stabili della Città Leonina e dai sacerdoti. Come tanti
altri nella sua condizione tutti i suoi averi erano concentrati in un
piccolo trolley che portava sempre con sé. Le guardie svizzere che
montano la guardia a Porta Sant'Anna avevano imparato a riconoscerlo e
gli avevano attribuito affettuosamente il soprannome di "Araldo di
sant'Anna".
...
Dopo
qualche tempo Monsignor Ciani si è accorto dell'assenza del suo amico e
ha iniziato a chiedere in giro se qualcuno sapesse dove fosse. Le
indagini lo hanno condotto all'ospedale, dove Willy era ancora in
obitorio. Nessuno aveva idea di dove seppellirlo.
"Santità,
non sanno dove seppellirlo" - ha confidato il monsignore a Papa
Francesco - "Diamogli una degna sepoltura in Vaticano" è stata la sua
risposta.
Un
evento fuori dalla norma, mai avvenuto prima. La vita di Willy,
l'Araldo di sant'Anna, spesa dormendo sui marciapiedi attanagliato dal
freddo, si è conclusa con un funerale sfarzoso dove è stato ricordato e
onorato da quanti gli volevano bene.
Il
clochard riposerà alle spalle della Basilica nel più antico cimitero
germanico tra principi, cavalieri e nobili d'altro lignaggio.
video
...
«Un uomo pulito, onesto, ordinato. Dovremmo prendere esempio da lui.
Che dal cielo Willy interceda per noi e per quanti, come lui, vivono ai
margini, vivono a stento non accolti né considerati dalla nostra
società egoista» lo ha ricordato monsignor Ciani il giorno del
funerale...
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Perché clochard e poveri ritrovino dignità dopo le docce, da oggi in Vaticano anche barba e capelli.
- Per
i clochard - anzi i «pellegrini senza tetto» - a Roma docce nelle varie
parrocchie e tre anche sotto il colonnato di San Pietro
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“Aveva questa forza interiore -
ha detto monsignor Ciani ai microfoni di Tg2000 - dovuta proprio alla
comunione con Dio, tanto che diceva: ‘La mia medicina è la comunione’.
TV2000: La storia di Willy il clochard sepolto in Vaticano (video)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
... «penso allo scandalo — ha affermato Francesco — che possiamo dare
alla gente con il nostro atteggiamento, con le nostre abitudini non
sacerdotali nel tempio: lo scandalo del commercio, lo scandalo delle
mondanità». Infatti «quante volte vediamo che entrando in una chiesa,
ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi: battesimo, tanto; benedizione,
tanto; intenzioni di messa, tanto...». E «il popolo si scandalizza».
...
È
un fatto: «quando quelli che sono nel tempio — siano sacerdoti, laici,
segretari che hanno da gestire nel tempio la pastorale del tempio —
divengono affaristi, il popolo si scandalizza». E «noi siamo
responsabili di questo, anche i laici: tutti». Perché, ha spiegato
Francesco, «se io vedo che nella mia parrocchia si fa questo, devo
avere il coraggio di dirlo in faccia al parroco», altrimenti «la gente
soffre quello scandalo». Ed «è curioso», ha aggiunto il Papa, che «il
popolo di Dio sa perdonare i suoi preti, quando hanno una debolezza,
scivolano su un peccato». Ma «ci sono due cose che il popolo di Dio non
può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la
gente. Non ce la fa a perdonare» lo scandalo della «casa di Dio» che
diventa una «casa di affari»...
«Ci
sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete
attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente» - Papa Francesco
- S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)
Nell'omelia del 21 novembre 2014 a
Santa Marta Papa Francesco ha definito uno scandalo il cosiddetto
tariffario per le sante messe che indica precisamente i costi che i
fedeli devono pagare per le funzioni sacre, eppure ancora oggi in molte
diocesi se ne fa uso.
Si sono occupati di questo problema Fabio e Mingo, inviati del programma satirico "Striscia La Notizia".
Nella
puntata andata in onda ieri sera (24/02/2015) su canale 5, è stato
mostrato il tariffario di una chiesa di Corato, un vero e proprio
prezzario per le "offerte" a seconda della messa scelta, 10, 15, 20
euro a messa o addirittura 330 euro per un mese di messe
gregoriane.
Nel servizio sono state chieste spiegazioni all'Arcivescovo, Mons. Giovan Battista Picchieri, vescovo di Trani...
 Per guardare il servizio "Tariffe sacrosante?" cliccare qui
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QUARESIMA
E ora parrocchie disarmate Quaresima disarmata Questa
Quaresima diventi l’occasione per convocare i consigli pastorali, i
consigli per gli affari economici o le assemblee aperte per
approfondire e sensibilizzare sulle spese per gli armamenti e sul
coinvolgimento delle proprie banche – e, quindi, dei propri soldi – in
questo mercato di morte. La Campagna di pressione alle banche armate,
dopo l’appello di gennaio, si rivolge alle comunità cattoliche.
L’attenzione all’etica e al tema dell’export di armi sia, a partire da
questa quaresima, priorità anche per le comunità parrocchiali e le
diocesi.
Campagna di pressione alle banche armate“Scrivete
tutti alle banche armate”. Una proposta di Nigrizia, Missione oggi e
Mosaico di pace ai parroci, ai vescovi, ai responsabili di istituti
religiosi”. Iniziava così
l’appello lanciato all’inizio del 2000 e continuava: “Sono numerose le
banche italiane che hanno sostenuto l’export bellico... L’appuntamento
del giubileo – che vuole essere un momento di conversione autentica –
può diventare l’occasione per fare chiarezza e cambiare strada anche
sui risparmi. Questo è possibile se le diocesi, le parrocchie, le
comunità religiose, i singoli credenti (e ovviamente anche i non
credenti) chiederanno esplicitamente alle banche presso cui hanno i
propri depositi se sono o meno coinvolte nel commercio delle armi”. Questo
appello – in particolare alle parrocchie, alle diocesi, alle comunità
religiose – lo rilanciamo, a quindici anni di distanza, in occasione
della Quaresima Un tempo forte, per tutti i credenti, di riflessione e
di conversione. Perché allora non mettere in calendario e organizzare
nelle parrocchie un incontro specifico proprio sul tema delle spese per
gli armamenti e sulle nostre responsabilità? Istintivamente siamo
portati a pensare che non possiamo fermare il mondo, ...
E ora parrocchie disarmate
leggi il comunicato stampa integrale (PDF)
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La corruzione in Italia «non è mai stata efficacemente combattuta
perché non era considerata un reato grave, ma anzi per troppo tempo
tacitamente accettata e la mafia se n’è servita». E per questo «è
dilagata, perché mafioso e corrotto hanno un terreno comune:
arricchirsi».
Parole
durissime quelle del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti,
che al Senato ha presentato la Relazione annuale della Dna, assieme
alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi.
Un documento che proprio sulla corruzione non fa sconti a nessuno
schieramento politico. Perché, si legge, mentre «negli ultimi venti
anni si è fatto molto contro la criminalità mafiosa... il contrasto
alla corruzione e alla criminalità economica non è mai entrato nelle
strategie e negli obiettivi di alcun governo». Anzi, «vi è stato un
deciso arretramento su questo fronte quando sono state assicurate ampie
prospettive di impunità per il falso in bilancio, che è la premessa di
ogni accumulazione di denaro nero finalizzato al pagamento delle
tangenti a politici e mafiosi». Accuse molto nette di taglio
"politico", anche se Roberti le definisce «valutazioni tecniche», ma
non le uniche perché il procuratore denuncia anche, «e lo dico da
cattolico», le responsabilità della Chiesa «che avrebbe potuto fare
moltissimo» nella lotta alle mafie «ma per troppo tempo non lo ha fatto
ed è stata in silenzio. Anche dopo l’invettiva di Giovanni Paolo II
nella valle dei templi o dopo le uccisioni di don Puglisi e don Diana:
reazione zero. Solo ora si è mossa con Papa Francesco che ha
scomunicato i mafiosi. Speriamo bene...».
Accuse che Rosy Bindi ha in parte ammorbidito...
«Corruzione mai combattuta con forza»
...
Dopo il gesto profetico di papa Francesco, che con la scomunica ai
mafiosi ha indicato una direzione per il cammino della Chiesa, un prete
palermitano che ha guidato la parrocchia di Brancaccio prima di don
Giuseppe Puglisi – ucciso da Cosa Nostra nel 1993 – riflette su una
ferita aperta e si interroga su alcune questioni pastorali non sempre
chiare nel rapporto tra comunità ecclesiale e mentalità mafiosa...
La scheda del libro PECCATO DI MAFIA di Rosario Giuè
"La questione della mafia, ancora adesso, non è centrale nelle comunità ecclesiali"
VIDEO INTERVISTA INTEGRALE Nella
Chiesa noi abbiamo davanti agli occhi tanti esempi di chi vive il
Vangelo con radicalità e senza accomodamenti. Pronti a dare la vita per
combattere le mafie. Come è capitato in passato, capita oggi e capiterà
in futuro". Risponde così, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, a
chi gli chiede un commento sulle parole con le quali il Procuratore
Nazionale Antimafia, Franco Roberti, aveva accusato la Chiesa di essere
stata per decenni in silenzio"sul fenomeno mafia ed avere gravi
responsabilità".
Don Ciotti è chiaro:" Se dobbiamo parlare di silenzi - che
ad onor del vero nella Chiesa ci sono stati, comprese anche alcune
connivenze - dobbiamo, però, parlare anche dei silenzi, delle
complicità, delle reticenze, da parte di ampi settori della politica,
della società civile e di organizzazioni istituzionali del nostro Paese
che hanno colpe pesantissime. Questo è il vero problema. La Chiesa ha
le sue fragilità ma anche testimoni bellissimi come don Pino Puglisi,
per citarne solo uno".
Sulla
stessa lunghezza d'onda anche don Giacomo Panizza, fondatore della
Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme e da anni impegnato contro la
'ndrangheta. Don Giacomo ricorda che a mettere la propria vita a
repentaglio per sbarrare la strada ai boss non ci sono solo preti, ma
anche laici impegnati nelle parrocchie, nelle Caritas, nei centri
d'ascolto. "E tutto questo lavoro - afferma con decisione e senza tema
di smentita - si deve per forza fare sotto silenzio. Per esempio, se si
aiuta una persona a rompere i legami con la criminalità e a riportarlo
sulla retta via in un contesto sociale difficile come quello calabrese
o siciliano, non si può finire sui giornali. Anzi non si deve".
"Tutto questo impegno - assicura un altro prete da anni in
lotta con le cosche, don Cosimo Scordato, rettore di San Francesco
Saverio all'Albergheria di Palermo - è molto più diffuso di quanto si
può vedere. Spesso è anche anonimo e vive della fedeltà ai propri
impegni. E al Vangelo"
Ascolta l'audio della trasmissione "Aldilà della notizia" da Radio Vaticana : La Chiesa combatte le mafie con la forza del Vangelo
Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
- Papa Francesco ai mafiosi: convertitevi! "Aprite il vostro cuore al Signore!"
- La vita sotto scorta di don Ciotti, il prete che fa paura alla mafia
- La lezione di don Pino di Giuseppe Savagnone
- Don Ciotti: uno di noi!!!
- "Il senso della scomunica dei mafiosi" di Enzo Bianchi
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"Nous Sommes"
Favara 26/2/2015
Neanche
la pioggia ha fermato la marcia della pace di ieri pomeriggio a Favara
che ha visto insieme le comunità cattoliche e islamiche unite nella
lotta al terrorismo. Un
segnale forte quello che è stato lanciato dal centro favarese, giunto
in un periodo particolarmente critico, e che ha dimostrato come il
dialogo tra i popoli possa essere l'unica arma disponibile se si vuole
raggiungere veramente la concordia e la pace...
VIDEO
Un
imam marocchino che indossa, sopra il classico caffetano arabo, un saio
francescano e tiene in mano il Vangelo. Un frate francescano siciliano
che infila il fez e l’abito bianco tradizionale dell’Islam sopra la
veste marrone, imbracciando il Corano. Accanto un cardinale, Francesco
Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che elargisce sorrisi bonari,
canta e fa festa con il popolo e, infine, abbraccia calorosamente
l’imam. Una scena che a vederla con i propri occhi ha dell’incredibile.
Eppure è vera, nel cuore della Sicilia di Pirandello e di Camilleri, a
13 km da Agrigento: siamo a Favara, piccola cittadina di 33mila
abitanti, una realtà “difficile”, per non dire altro. In questa terra
la parola mafia quasi non si pronuncia ma si conosce molto bene.
Perfino le suore di Madre Teresa di Calcutta svolgono qui un servizio
nascosto tra gli ultimi degli ultimi, i cosiddetti “linticchieddi”
(“piccole lenticchie”, chiamati così per le lentiggini e i capelli
rossi), gente poverissima di mezzi e di cultura, forse discendenti di
una etnia rom venuta a Favara nell’Ottocento (ma le ipotesi sono
diverse), emarginati e nuovi paria di questa società. Qui passano anche
i migranti africani venuti dal mare e a volte mettono radici e si
fermano. E proprio qui è accaduto un piccolo miracolo di dialogo
interreligioso di base. Dal convento dei Frati minori di Favara è
partito un grido di dialogo e speranza, con una Marcia per la pace tra
musulmani e cristiani e migliaia di partecipanti.
“No” alla paura dell’altro. Molti
migranti dell’Africa sub-sahariana sono arrivati da Agrigento con i
pullman. C’erano centinaia di marocchini residenti in zona, e i
senegalesi che sono riusciti ad aprire un ristorante in centro con
l’aiuto dei frati. E poi loro, gli abitanti di Favara, “linticchieddi”
compresi. Hanno marciato dalle quattro del pomeriggio sotto il vento e
la pioggia, tra nuvole nere, sorpresi ogni tanto da arcobaleni
improvvisi. Arrivati al convento, da cui si gode una spettacolare vista
della cittadina con squarci di barocco siciliano e favela brasiliana,
si sono riuniti tutti in un grande salone, straripante di gente, di
umanità schietta, genuina. Musiche ebraiche, simboli dell’Islam e del
cristianesimo, testimonianze, cori di studenti delle scuole, autorità
in prima fila e tanto entusiasmo per dire “no” alla paura dell’altro,
al terrore propagandato dai gruppi estremisti come l’Isis che praticano
la violenza bestemmiando il nome di Dio e danneggiando l’intera
comunità musulmana, che vuole solo vivere in pace.
“Non avere paura di vivere insieme”. Ospite
d’onore il neo-cardinale Montenegro, “don Franco” per tutti, come non
si stanca mai di ripetere. “Non dobbiamo avere paura di vivere gli uni
accanto agli altri”, ha detto, introducendo l’incontro con una
preghiera cristiana. Perché lui sa bene che l’ecumenismo e il dialogo,
a livello di base, “funzionano meglio e spesso sono vita vissuta”,
anche se nascosta o sottaciuta. Questa volta i francescani, insieme
alla comunità marocchina locale, hanno voluto fare un gesto eclatante,
dopo i terribili fatti di cronaca, Charlie Hebdo e i barbarici gesti e
le minacce dello Stato islamico. Anche l’imam Majoub Rezlane, della
nuova moschea di Agrigento-Favara, dal palco, ha recitato la sua
preghiera in arabo chiedendo a Dio di “allontanare le guerre, il
terrorismo, i criminali”, ricordando che “l’Islam è una religione di
pace, amore, dialogo”. Altri rappresentanti della comunità islamica
hanno raccontato quanto si sentano “musulmani ma anche italiani”,
esprimendo la loro paura e preoccupazione. Una ragazza marocchina,
parlando con marcato accento siciliano, ha ribadito: “I terroristi
dell’Isis non sono dei veri musulmani”. Un altro giovane della comunità
maghrebina, citando a più riprese il Corano, ha sottolineato che
l’Islam vuole la pace soprattutto tra “la gente del Libro”: ebrei,
cristiani, musulmani. E ha lanciato una serie di appelli alla classe
dirigente, “per promuovere l’integrazione, la legalità e la convivenza
civile”, ai religiosi per “trovare una piattaforma comune” e agli
stessi immigrati che vivono in Italia: “Abbiamo il dovere di
sacrificare il nostro sangue per il nostro Paese di accoglienza”.
Un esempio di convivenza. ...
Si
vive insieme, sotto una stesso tetto e intorno a una stessa tavola.
Perché “non si può essere cristiani e indifferenti agli immigrati”.
Parola di cardinale.
L'imam e il francescano si scambiano le vesti La paura può attendere
VIDEO
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«Le armi non hanno mai portato
la pace, lo abbiamo già visto in Afghanistan e in Iraq. Abbiamo delle
responsabilità verso quello che sta succedendo in Medio Oriente, siamo
stati indifferenti verso le crisi che si stavano aprendo, la politica è
presa da beghe interne e non si interessa del bene comune. I cristiani
devono lavorare per l'accoglienza, li guida il Vangelo, e il cristiano
è anche contemporaneamente un cittadino. La globalizzazione non può
essere fatta a nostro uso e consumo, se viaggiano le merci devono poter
muoversi anche gli uomini; in quanto all'Europa guarda solo agli
aspetti economici e si dimentica della dignità delle persone». Parla
chiaro il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, di recente
nominato cardinale da papa Francesco e da tempo impegnato sui temi
delle migrazioni.
Francesco Peloso: «I cristiani non siano omologati e lavorino per l'accoglienza»
E' partita sui social network
una campagna di solidarietà e di dialogo interreligioso che vede
impegnate centinaia di musulmani di tutto il mondo a rispettare il
digiuno durante la Quaresima. La campagna, che mira a mostrare
fratellanza e vicinanza con i cristiani, è stata lanciata su Twitter da
un musulmano americano, Bassel Richie.
ADNCRONOS: Musulmani digiunano per la Quaresima, campagna di 'fratellanza' su Twitter
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 22 febbraio 2015
Discorso - Ai partecipanti al Pellegrinaggio della Diocesi di Cassano allo Jonio (21 febbraio 2015)
Discorso - Parole del Santo Padre al termine degli Esercizi Spirituali (27 febbraio 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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21/02/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
"... La Vergine Santa,
modello di docilità allo Spirito, ci aiuti a lasciarci condurre da Lui,
che vuole fare di ciascuno di noi una “nuova creatura”.A Lei affido, in
particolare, questa settimana di Esercizi Spirituali, che avrà inizio
oggi pomeriggio, e alla quale prenderò parte insieme con i miei
collaboratori della Curia Romana. Pregate perché in questo “deserto”
che sono gli Esercizi possiamo ascoltare la voce di Gesù e anche
correggere tanti difetti che tutti noi abbiamo, e fare anche fronte
alle tentazioni che ogni giorno ci attaccano. Vi chiedo pertanto di
accompagnarci con la vostra preghiera.
...
Per favore, specialmente in questa settimana degli Esercizi, non dimenticate di pregare per me."
Con queste parole durante
l'Angelus, Papa Francesco ha comunicato la sua partecipazione agli
Esercizi spirituali quaresimali e ha chiesto preghiere per questo
periodo fino a venerdì 27 febbraio.
In questi giorni sarà
infatti impegnato assieme ai suoi collaboratori della Curia Romana
nella Casa Divin Maestro di Ariccia.
“Servitori e profeti del Dio vivente (una lettura pastorale del profeta Elia)” è il tema scelto dal padre carmelitano Bruno Secondin, docente ordinario emerito di Spiritualità moderna e Fondamenti di vita spirituale alla Gregoriana.
Nelle sue meditazioni padre
Secondin utilizzerà il metodo della Lectio divina: si tratta della
lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera che realizza
quell’intimo colloquio in cui, leggendo, si ascolta Dio che parla e,
pregando, gli si risponde con fiduciosa apertura del cuore. “La Lectio
divina – ha affermato Benedetto XVI - consiste nel rimanere a lungo
sopra un testo biblico, leggendolo e rileggendolo, quasi ‘ruminandolo’
come dicono i Padri, e spremendone, per così dire, tutto il ‘succo’,
perché nutra la meditazione e la contemplazione e giunga ad irrigare
come linfa la vita concreta. Condizione della lectio divina è che la
mente ed il cuore siano illuminati dallo Spirito Santo, cioè dallo
stesso Ispiratore delle Scritture, e si pongano perciò in atteggiamento
di religioso ascolto”.
L’immagine di una icona
russa del XIX secolo che raffigura Elia, pubblicata anni fa sul mensile
Jesus e oggi riportata su legno e un depliant in sei lingue sulla
lectio divina saranno il “regalo” che il Papa e i membri della curia
(una ottantina di persone in tutto) hanno trovato in camera, ad
Ariccia, per essere aiutati nella settimana di esercizi
spirituali.
La partenza in pullman del
Papa con circa altre 80 persone della curia è avvenuta alle 16 di
domenica dal piazzale del Petriano, davanti all'aula Paolo VI.
Il teologo carmelitano, seguendo il cammino di Elia, svolgerà il tema secondo quattro filoni principali:
- Cammini di autenticità,
- Sentieri di libertà,
- Lasciarsi sorprendere da Dio,
- Giustizia e intercessione.
Le conclusioni di venerdì saranno dedicate a Raccogliere il manto di Elia: profeti di fraternità.
I temi delle meditazioni evidenziano la necessità di “ritornare alle radici” e avere il coraggio di “dire no all’ambiguità”, passando “dagli idoli vani alla pietà vera”, “dalla fuga al pellegrinaggio”. In
questo cammino c’è il superamento dell’angoscia per inoltrarsi verso la
vita. Ma occorre “lasciarsi sorprendere da Dio”, perché il Signore è un
vento leggero, una “voce di silenzio lieve”: è diverso da come ce lo
immaginiamo. Parlando dell’incontro di Elia con la vedova di Zarepta,
padre Secondin ricorderà che i poveri ci evangelizzano. Quindi,
indicherà i cristiani come testimoni di giustizia e solidarietà e
profeti di fraternità.
Il programma delle giornate
...
Durante
il periodo di ritiro, come di consueto, vengono sospese le udienze
private e speciali, compresa l’udienza generale del mercoledì.
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Papa Francesco ai mafiosi: convertitevi!
"Aprite il vostro cuore al Signore!" "A
quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni
malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione". Così il Papa
durante l'udienza in Vaticano alla diocesi di Cassano allo Jonio.
"Aprite il vostro cuore al Signore!", ha aggiunto il Pontefice, sempre
rivolgendo le sue parole ai mafiosi.
"...Vorrei
riaffermare un pensiero che vi ho suggerito durante la mia visita: chi
ama Gesù, chi ne ascolta e accoglie la Parola e chi vive in maniera
sincera la risposta alla chiamata del Signore non può in nessun modo
darsi alle opere del male. O Gesù o il male! Gesù non invitava a pranzo
i demoni: li cacciava via, perché erano il male. O Gesù o il male! Non
si può dirsi cristiani e violare la dignità delle persone; quanti
appartengono alla comunità cristiana non possono programmare e
consumare gesti di violenza contro gli altri e contro l’ambiente. I
gesti esteriori di religiosità non accompagnati da vera e pubblica
conversione non bastano per considerarsi in comunione con Cristo e con
la sua Chiesa. I gesti esteriori di religiosità non accompagnati da
vera e pubblica conversione non bastano per considerarsi in comunione
con Cristo e con la sua Chiesa. I gesti esteriori di religiosità non
bastano per accreditare come credenti quanti, con la cattiveria e
l’arroganza tipica dei malavitosi, fanno dell’illegalità il loro stile
di vita. A quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a
organizzazioni malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione.
Aprite il vostro cuore al Signore! Aprite il vostro cuore al Signore!
Il Signore vi aspetta e la Chiesa vi accoglie se, come pubblica è stata
la vostra scelta di servire il male, chiara e pubblica sarà anche la
vostra volontà di servire il bene. ..."
DISCORSO AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO DELLA DIOCESI DI CASSANO ALLO JONIO
Servizio del TG3 Sicilia
video
Galantino: «Condanna senza riserve per chi uccide la speranza»
La
chiarezza di quella condanna «non ha attraversato solo la nostra terra.
Non sappiamo quanto quelle parole abbiano toccato il cuore di chi ha
scelto di seguire in maniera sistematica la strada del malaffare;
sappiamo però - ha porseguito Galantino - che quelle parole hanno
contribuito a fare chiarezza anche al nostro interno, a purificare
sempre di più le nostre scelte pastorali e ci hanno spinto a
intensificare la nostra vigilanza sulle manifestazioni popolari della
nostra fede»
«Condanna senza riserve per chi uccide la speranza» Per decenni “silenzio assoluto” della Chiesa Parole
che non ti aspetti dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti,
il quale è intervenuto oggi nella Sala degli atti parlamentari della
biblioteca del Senato per presentare la relazione annuale della Dna per
il 2014. Secco l’attacco alla Chiesa, che “per decenni ha preferito il
silenzio assoluto”. Roberti ha ricordato le parole di Papa Giovanni
Paolo II contro la mafia nel 1993 pronunciate nella Valle dei Templi,
“ma non ebbero seguito. Dopo le uccisioni di don Puglisi e don Diana
c’è stato silenzio assoluto e nessuna reazione. Solo nel 2009 la Chiesa
ha parlato delle mafie come di ‘strutture di peccato’ e ora Papa
Francesco parla di scomunica. La Chiesa avrebbe potuto fare tantissimo
ma per decenni non ha fatto niente, adesso con Papa Francesco qualcosa
si muove”.
Per decenni “silenzio assoluto” della Chiesa
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Francesco a Santa Marta ha
chiesto che si fermino «gli imprenditori di morte». Ha anche pregato
«per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati come martiri» dall’Isis
Domenico Agasso: Monito del Papa: «Basta paesi che vendono armi a chi è in guerra»
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... Il predicatore ha preso
spunto dalla vicenda del profeta narrata nel primo libro dei Re (17,
1-17) e ha suggerito anche alcune domande come esame di coscienza
personale. Con la raccomandazione di «attaccarsi alla Parola di Dio» e
cercare di trovare questa «grande ricchezza» facendosi discepoli,
lasciandosi plasmare e non distraendosi. In modo da vivere l’esperienza
del ritiro come «una sinfonia», una «vera e propria full immersion»,
così da essere «abitati e assorbiti da questa proposta»...
OSSERVATORE ROMANO: Iniziati ad Ariccia gli esercizi spirituali della Curia Romana
Per intraprendere un corretto
cammino quaresimale di conversione occorre innanzitutto riscoprire la
«verità più profonda di noi stessi, uscire allo scoperto» e «toglierci
ogni maschera, ogni ambiguità». Con questo forte richiamo a riprendere
con sincerità in mano la propria storia il carmelitano Bruno Secondin
ha concluso, nella meditazione pomeridiana di lunedì 23 febbraio, la
riflessione della seconda giornata degli esercizi spirituali
quaresimali in corso ad Ariccia per il Papa e la Curia romana.
OSSERVATORE ROMANO: La vicenda di Elia traccia degli esercizi spirituali della Curia romana
Che fai qui? Cosa cerchi? Ti
lasci sorprendere da Dio? E ancora: vuoi capire dove vuoi andare?
Allora «ritorna sui tuoi passi». Si è aperta all’insegna di domande e
inviti rivolti dritti al cuore dei presenti la quarta giornata degli
esercizi spirituali quaresimali per il Papa e la Curia romana, in corso
nella casa Divin Maestro dei religiosi paolini ad Ariccia. Il
carmelitano Bruno Secondin ha disseminato queste sollecitazioni nella
prima meditazione di mercoledì 25 febbraio che, dopo le riflessioni
dedicate a recuperare la propria verità interiore e la libertà di
adesione alla proposta di Dio, ha aperto al cammino verso quella
proposta.
OSSERVATORE ROMANO: Ritorna sui tuoi passi
Di fronte a chi è in difficoltà
usiamo il bastone della rigidità e delle categorie stabilite oppure
l’abbraccio della misericordia? È questa l’ultima domanda lasciata alla
meditazione dei presenti da padre Bruno Secondin, nel pomeriggio di
mercoledì 25 febbraio, a conclusione della giornata degli esercizi
spirituali quaresimali in corso ad Ariccia per il Papa e la Curia
romana.
OSSERVATORE ROMANO: Senza paura di perdere la faccia
Si sono conclusi nella mattina
di venerdì 27 febbraio, ad Ariccia, gli esercizi spirituali ai quali
hanno partecipato il Pontefice e membri della Curia romana. Le
meditazioni sono state proposte dal carmelitano Bruno Secondin nella
cappella della casa Divin Maestro dei religiosi paolini.
Al termine della riflessione di venerdì mattina, Papa Francesco ha
voluto ringraziare il predicatore. “A nome di tutti, anche mio, – ha
detto il Papa – voglio ringraziare il Padre, il suo lavoro fra noi per
i nostri Esercizi. Non è facile dare Esercizi ai sacerdoti! Siamo un
po’ complicati tutti, ma Lei è riuscito a seminare. Che il Signore
faccia crescere questi semi che Lei ci ha dato. E mi auguro anche, e
auguro a tutti, che possiamo uscire di qua con un pezzetto del mantello
di Elia, in mano e nel cuore. Grazie, Padre”.
OSSERVATORE ROMANO: Papa Francesco a conclusione degli esercizi spirituali - Con un pezzo del mantello di Elia
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servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
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3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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