"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°11 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 14 al 20 marzo 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 27 marzo 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia

   di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 








I NOSTRI TEMPI



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«Egregio direttore, il Signore si serve di "Avvenire" per fare miracoli...". La lettera arrivata in redazione giorni fa allegava due trafiletti ingialliti, usciti sul nostro giornale 25 anni or sono, obbligandoci a un flashback. "Michele è un bel bambino di 5 mesi ricoverato dalla nascita in ospedale e adottabile", spiegava l’articoletto, firmato dall’allora giudice onorario del Tribunale dei minori di Milano, Silvio Barbieri (lo stesso autore della lettera odierna). Il neonato però presentava un quadro clinico grave, occorreva una famiglia speciale... Quindici giorni dopo un secondo trafiletto ripeteva l’appello: "Si cerca una coppia che accolga il piccolo con assoluto spirito di servizio... potrebbe infatti verificarsi una morte prematura".

Fine del flashback. Genova, quartiere Sanpierdarena, ieri. Michele, il neonato destinato a morire presto, ha 25 anni e una maturità scientifica da 100 e lode. Non è guarito, non guarirà mai, perché la sua è una malattia rarissima (un caso su un milione nel mondo, 40 in tutta Italia), per cui fare ricerca non conviene. Eppure è visibilmente felice, tra mamma Paola (ex insegnante di religione) e papà Franco Cargiolli (macchinista di treni in pensione), la coppia speciale che un quarto di secolo fa il giudice di Milano cercava con il lanternino. La sindrome di Lesch-Nyhan (LND) su Michele ha infierito con cattiveria particolare: tetraparesi spastica, l’insulina fin da piccolino, poi a 9 anni il trapianto di reni seguito da una costellazione di ricoveri. 

Tutto a causa di un enzima mancante che determina disturbi gravi del comportamento: notte e giorno quattro fasce tengono legati polsi e caviglie alla sedia a rotelle, come lui ci mostra sorridendo. Sa bene che senza quelle farebbe del male a se stesso e agli altri, involontariamente: «Immagina un’automobile cui abbiano invertito freno e acceleratore – spiega Paola –, tu cerchi disperatamente di frenare e invece piombi sul pedone. Questi bambini vivono con un’angoscia tremenda, il corpo fa sempre l’opposto di ciò che vorrebbero e loro arrivano a mordere se stessi, si picchiano fino a farsi molto male». Michele sorride ancora e annuisce, «il mio corpo mi comanda», dice a modo suo. Mamma e papà "traducono" per la cronista. 

«Non hanno nemmeno freni inibitori nel parlare, come quando chiamò "ciccione" un professore grasso il primo giorno di scuola o disse ad alta voce il fatto suo a un conferenziere in Aula Magna, con grande sollievo dei compagni che non osavano fare altrettanto», ride anche Franco. «In casa ci siamo tutti abituati a una grande franchezza...». E sì che la sua vita è stata in salita fin dall’inizio, quando la sua mamma, una ragazzina minorenne, dopo averlo partorito alla Mangiagalli di Milano non lo volle riconoscere e lo lasciò lì, anche se della malattia non si sapeva ancora nulla. 

«Così per noi arrivò la cicogna, e cioè Avvenire». Il 1° ottobre 1989 lessero quel primo trafiletto assieme ai loro tre bambini, «ma non ci passò nemmeno per la testa di accoglierlo noi. Dopo 15 giorni però è uscito il secondo appello e con i nostri bambini abbiamo detto una preghiera perché quel neonato trovasse davvero una famiglia. Fu Marco, il piccolo di 8 anni, a lasciarci di stucco dicendo: e perché non lo prendiamo noi?». Un fulmine a ciel sereno, l’impossibile che si crea un varco nel possibile, soprattutto grazie al candore del bambino: «Dai, papà, in fondo non abbiamo mai vinto niente, noi!».

Chissà cosa intendeva. Certamente che Michele era comunque un «premio». «Cosa che poi è risultata vera – assicura Franco –. All’epoca mi consultai con il pediatra che, saputo il nome della malattia, si prese la testa tra le mani e ci disse assolutamente di lasciar perdere. Andai in chiesa per meditarci su e nel Vangelo di quel giorno Gesù diceva "quello che farete al più piccolo di voi lo avrete fatto a me". Era così lampante e non lo avevo capito!». Le notti insonni poi sono state migliaia, eppure «dopo 25 anni ci chiediamo ancora perché Dio abbia concesso a noi un tale privilegio. Michele cambia la vita a chiunque lo incontri»...

  «Raro sono io, non la malattia»

Il principe Michele è l’eroe delle due fiabe a fumetti illustrate da Maurilio Tavormina e scritte da Michele Cargiolli, 25 anni, affetto dalla sindrome rara di Lesch-Nyhan.

  CANTAMI, O TAVO, LE NOBILI GESTA DEL PRINCIPE MICHELE

PER VEDERE PAPA FRANCESCO CON IL LIBRO DI MICHELE IN MANO CLICCA QUI


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Un'altra strage in Tunisia... Basta violenza in nome di Dio!!!


Strage terroristica con vittime italiane in Tunisia, Paese che sembrava avviato sulla strada della normalità democratica dopo le elezioni presidenziali e politiche. Cinque uomini armati travestiti da militari hanno assaltato il celebre museo del Bardo, nel cuore di Tunisi, accanto al Parlamento, che forse era il loro obiettivo originario, dal quale sarebbero stati respinti. C'è stata una sparatoria, un assedio con decine di turisti presi in ostaggio - drammatiche le immagini di ragazzi e bambini seduti a terra nel museo twittate dagli stessi ostaggi - e poi si è consumata la strage: 24 i morti, secondo l'ultimo bilancio, e almeno una cinquantina di feriti. La Farnesina, in serata, ha confermato che quattro italiani sono stati uccisi, e altri 13 sono rimasti feriti. Ma il bilancio, avvertono dal ministero, "è ancora in evoluzione"...

  Tunisia, morti 4 italiani nell'attacco al museo del Bardo. In tutto 24 le vittime

Padre Jean Fontaine, sacerdote dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi): "Bisogna separare completamente la religione da queste azioni, portate avanti da persone che vogliono prendere il potere con la forza, indipendentemente dal fatto che invocano la religione". 
Adnane Mokrani, docente di studi islamici presso la Pontificia Università Gregoriana: "La Tunisia non può avere pace se non c’è pace in Libia"

  "Ma nessuno chiami in causa la religione"

Nella generale turbolenza del Medio Oriente, la Tunisia odierna non è un Paese qualunque. Anzi, è un Paese speciale. E' qui, innanzitutto, che la Primavera Araba è partita e ha avuto il decorso più rapido ed efficace.
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L'attentato del Museo del Bardo a Tunisi, però, testimonia che la battaglia contro l'estremismo islamico e la deriva terroristica è tutt'altro che conclusa.

  TUNISIA, L'ISIS COLPISCE UN PAESE SPECIALE

"Un fatto crudelissimo, inumano, inconcepibile e da condannare nei termini più assoluti". Così il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolinha definito l'attacco terroristico di Tunisi. "È da sperare - aggiunge - che in nome di Dio non si commettano più violenze". 

"A Torino ci sentiamo tutti colpiti", ha detto l'arcivescovo Cesare Nosiglia. "Invito tutti a unirsi nella preghiera e nel ricordo per le persone uccise o cadute, e nella solidarietà con le loro famiglie". Stiamo uniti, ha aggiunto "a quei valori di civiltà, di rispetto della vita e di dignità della persone che sono alla base della nostra tradizione cristiana e cultura civile".


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Doppio attentato suicida in due moschee nella zona centrale di Sanaa, capitale dello Yemen, durante la preghiera del venerdì. Fonti mediche parlano di almeno 137 morti e 345 feriti. L'Is ha rivendicato la strage.

  AVVENIRE:   Yemen, strage in moschea: 137 morti


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Non dimentichiamo che Dio perdona tutto...
La rivoluzione della tenerezza di Papa Francesco!!!
  Vignetta
  Papa Francesco annuncia un Giubileo della misericordia... (vignetta)
  Cari fratelli e sorelle, con dolore, con molto dolore...
  L'ABC del secondo anno di Papa Francesco...
  Con la fede saremo in grado di strappare...
  Essere liberi non significa...
  E tu? Chi sei?...
  Non temo il giudizio di Dio...
  I bambini sono in se stessi...
  Nei Vangeli San Giuseppe appare...
  In modo speciale, vorrei salutare oggi, giorno del papà...
  I bambini portano con sè...
Dopo dieci giorni dalla sua visita a Tor Bella Monaca Papa Francesco ha inviato 500 chili di cibo (formaggio, pomodori, cereali, legumi e tanto altro...) da distribuire in quel quartiere domani, sabato 21/3/2015, nella sede dell'Associazione "Medicina Solidale" via Aspertini 520, a chi vive una pena quotidiana quando deve uscire a fare la spesa...
Certo solo una goccia nell'oceano... ma piccoli/grandi segni/esempi, gesti concreti, non solo parole!!!
  La gente di Tor Bella Monaca...


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Il nostro pensiero e i nostri auguri vanno a Don Tonino che oggi avrebbe compiuto 80 anni! Emoticon heart

 
Auguri!!!

  Auguri don Tonino!


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  "Caro San Giuseppe... La carezza di Dio" di don Tonino Bello


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18 marzo 2015: ricorre oggi l’ottantesimo anniversario della nascita di Don Tonino Bello. Un Vescovo come pochi, che ha catturato il cuore di molte persone: questo è Don Tonino. Una persona che nonostante la sua scomparsa, vive ancora in ogni ruvese e non solo: amava le persone, amava i bambini, amava i ricchi e amava i poveri.

  Francesca Elicio:   Ottant’anni di Don Tonino Bello: buon compleanno servo di Dio



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"Don Diana diventerà beato", l'annuncio del vescovo di Aversa «Il processo per la beatificazione di don Diana si farà». 
Il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, in occasione del 21esimo anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana, rompe gli indugi e lo annuncia in una intervista al Tg2000, la tv dei vescovi.

  Don Diana diventerà beato", l'annuncio del vescovo di Aversa

Don Peppe Diana è morto, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe, nell'agro aversano. Si stava preparando a celebrare la Messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per sempre la voce terrena, ma il suo messaggio a distanza di 21 anni è ancora forte e chiaro. Il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo ha annunciato che si farà il processo per la sua beatificazione.

  Il nostro impegno profetico...


  Non tacerò. La storia di Don Peppe Diana - Rai Storia (video)



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Don Peppe Diana "un pazzo innamorato di Dio"



La parrocchia di San Nicola, a Casal di Principe (Ce), stamattina era gremita, malgrado fossero solo le 7.30. L’occasione è stata la concelebrazione, presieduta dal vescovo di Aversa, monsignorAngelo Spinillo, in memoria di don Peppe Diana, ucciso 21 anni fa dalla camorra, proprio in quella chiesa di cui era parroco, mentre si accingeva a celebrare Messa. Hanno partecipato don Luigi Ciotti, presidente di Libera, i sacerdoti della forania e della diocesi, tra i quali don Maurizio Patriciello, e anche altri provenienti da Chiese sorelle. Presenti anche il fratello e la sorella di don Peppe, con le loro famiglie, autorità civili e militari, le associazioni e i tanti che dall’esempio di don Diana hanno tratto la forza di voltare pagina in una terra segnata dalla criminalità organizzata. L’emozione è stata palpabile e qualche lacrima è scorsa ad ascoltare le parole di monsignor Spinillo, soprattutto, quando, nell’omelia, ha ricordato che “nei giorni scorsi alcune associazioni e un certo numero di fedeli hanno presentato una petizione alla nostra diocesi di Aversa per l’apertura di un processo informativo sulla vita di don Peppino Diana allo scopo di vederlo riconosciuto nella Chiesa come ‘beato’. La nostra comunità diocesana accoglie con gratitudine e attenzione questa petizione”. “Don Peppe - si legge nella petizione presentata dal Comitato don Peppe Diana e dall’Agesci Campania - è stato un ‘pazzo’ innamorato di Dio, un sacerdote che ha fatto della preghiera l’arma per entrare in tutte le coscienze, un sacerdote che ha pregato per una Chiesa povera, senza privilegi, per una vita pienamente libera”.
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  Don Peppe Diana "un pazzo innamorato di Dio"

  video

Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
  • Non tacerò. La storia di Don Peppe Diana - Rai Storia (video)
  • IL RICORDO DI DON PEPPE DIANA
  • "Per amore del mio popolo non tacerò" il messaggio di don Diana risuona ancora a 19 anni dal suo assassinio.
  • "LA STRADA È SEMPRE PIÙ BLU” gli scout a Casal di Principe per ricordare don Peppe Diana
  • Giuliana Martirani: UNA RILETTURA DEI DISCEPOLI DI EMMAUS Pensando a Don Peppe Diana


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 14/2014-2015 (B) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile,
perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)


Traccia di riflessione 
sul Vangelo della domenica 
di Santino Coppolino

Vangelo: Gv 3,14-21

"Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la Vita Eterna". Queste parole pronunziate da Gesù ci consentono di contemplare il mistero di Dio nella sua relazione con noi: 
 "O Theòs Agàpe estìn - Dio è Amore !"(1Gv 4,8). 
Un Amore traboccante che non ha fine, un amore rifiutato, confitto ma non sconfitto; un Amore 'viscerale' che avvolge e risana restituendo vita, un Amore che egli vuole comunicare ad ogni sua creatura.  "Questo Amore che ci salva però non ignora il male, sarebbe falso, lo assume invece in modo divino"(S. Fausti), perché essendo Amore non può fare altrimenti. E lo vince perdonando in modo che tutti, "dal più piccolo al più grande" (Ger 31,34), possiamo fare esperienza di quanto il Signore ci ami. Questa è la "Vita Eterna", una vita bella, felice, piena, il desiderio profondo dell'uomo, il pieno compimento della sua umanità, dono gratuito del Padre, che nel Figlio Gesù ci dona di divenire realmente figli suoi.
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Papa Francesco annuncia un Giubileo straordinario: l'Anno Santo della Misericordia 8/12/2015 - 20/11/2016




Un Giubileo straordinario, un Anno Santo della Misericordia: è l’annuncio che Papa Francesco ha fatto nella Basilica vaticana, durante l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Papa ha aperto l’iniziativa “24 ore per il Signore”. Un annuncio accolto dall’applauso dei presenti.


"... Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. E’ un cammino che inizia con una conversione spirituale; e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre” (cfr Lc 6,36). E questo specialmente per i confessori! Tanta misericordia!

Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre. Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia.

Sono convinto che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ad ogni donna del nostro tempo. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e Dio perdona sempre. Non ci stanchiamo di chiedere perdono. Affidiamo fin d’ora questo Anno alla Madre della Misericordia, perché rivolga a noi il suo sguardo e vegli sul nostro cammino: il nostro cammino penitenziale, il nostro cammino con il cuore aperto, durante un anno, per ricevere l’indulgenza di Dio, per ricevere la misericordia di Dio..."

  il testo integrale dell'omelia

  video dell'Omelia

Dopo l'annuncio dell'Anno santo della Misericordia, papa Francesco si è recato a un confessionale della basilica di San Pietro e si è inginocchiato davanti a un penitenziere per confessarsi. Lo stesso gesto aveva compiuto anche l'anno scorso nella medesima occasione, prima di confessare alcuni fedeli

Come lo stesso Papa Francesco ha detto al termine della sua omelia per la liturgia penitenziale nella quale ha annunciato l’Anno Santo straordinario della Misericordia, la cura di questo Giubileo è affidata al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. In una nota il dicastero offre alcune informazioni utili a comprendere meglio il significato dell’annuncio:

Papa Francesco ha annunciato oggi, 13 marzo 2015, nella Basilica di San Pietro la celebrazione di un Anno Santo straordinario. Questo Giubileo della Misericordia avrà inizio con l’apertura della Porta Santa in San Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015 e si concluderà il 20 novembre 2016 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. All’inizio dell’anno il Santo Padre aveva detto: “Questo è il tempo della misericordia. È importante che i fedeli laici la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali. Avanti!”

L’annuncio è stato fatto nel secondo anniversario dell’elezione di Papa Francesco, durante l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Santo Padre ha aperto l’iniziativa 24 ore per il Signore. Questa iniziativa, proposta dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, promuove in tutto il mondo l’apertura straordinaria delle chiese per invitare a celebrare il sacramento della riconciliazione. Il tema di quest’anno è preso dalla lettera di San Paolo agli Efesini “Dio ricco di misericordia” (Ef 2,4).

L’apertura del prossimo Giubileo avverrà nel cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1965, e acquista per questo un significato particolare spingendo la Chiesa a continuare l’opera iniziata con il Vaticano II.

  Una Nota sull'Anno Santo della Misericordia

  il video integrale




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"Sulla strada di Papa Giovanni" di Enzo Bianchi


Mentre i media di tutto il mondo si sbizzarrivano con bilanci, interviste e retrospettive sui primi due anni di pontificato, papa Francesco ha mostrato la sua sollecitudine per il presente e il futuro.
Il presente e il futuro dell'annuncio del vangelo nel mondo contemporaneo: ha indetto un giubileo straordinario che avrà "al suo centro la misericordia di Dio". Sembra ripetersi, ma con visibilità planetaria, la sorpresa suscitata da papa Giovanni nel drappello di studiosi che, in vista del Vaticano II, gli aveva presentato il volume contenente i documenti di tutti i concili precedenti. Posatolo gentilmente sullo sgabello dove appoggiava i piedi, Giovanni XXIII esclamò: "Bene, grazie ... Adesso parliamo del prossimo concilio!". Ed è proprio all'8 dicembre prossimo, giorno in cui ricorreranno i cinquant'anni dalla chiusura della "novella pentecoste" del Vaticano II, che papa Francesco ha voluto collocare l'apertura di questo "anno santo".
Guardiamo avanti, esorta papa Francesco con questo annuncio, verso «una nuova tappa del cammino della chiesa nella sua missione di portare a ogni persona il vangelo della misericordia». Quando si aprirà il giubileo, il sinodo dei vescovi sulla famiglia si sarà chiuso da appena quaranta giorni e subito la chiesa cattolica sarà chiamata a tradurre le riflessioni sinodali non in ulteriori documenti ma in prassi "missionaria" in senso forte: dovrà trovare modalità nuove per vivere la sua vocazione più antica, "essere testimone della misericordia".
È proprio la misericordia la chiave di lettura dell'intero pontificato di papa Francesco, dei due anni trascorsi come di quelli che ancora devono venire, che siano ancora tanti oppure pochi, come «un piccolo vago sentimento» suggerisce al Papa.
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  Sulla strada di Papa Giovanni


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Un Anno Santo della Misericordia, ha annunciato il Papa nell’anniversario della sua elezione – caduto in un venerdì di Quaresima, con Francesco in San Pietro, a confessare e assolvere. Un anno di misericordia, parola che questo Papa ci ripete da due anni tenacemente, come un martello che batta su un chiodo perché si infigga nel legno. Misericordia, cioè compassione del cuore, o, nella radice ebraica, "con viscere materne"; sguardo di madre, che sempre perdona.

  Marina Corradi:   Ecco perché nessuno è escluso

 Il cardinale Walter Kasper, teologo, autore del volume "Misericordia. Concetto fondamentale del vangelo - chiave della vita cristiana", si augura che l'anno giubilare aiuti i cristiani e la Chiesa ad andare verso il prossimo.

  Annachiara Valle:   Kasper: "La misericordia, virtù esigente"


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Pubblichiamo un estratto della meditazione che Enzo Bianchi terrà oggi nella basilica di San Carlo al Corso a Milano all'interno della rassegna Dialoghi di Quaresima

  Enzo Bianchi:   Cibo e sapienza del vivere

Il fondatore della Comunità di Bose offre una profonda meditazione su questo periodo dell'anno liturgico che ci accompagna alla celebrazione della Pasqua

  Federico Cenci:   Enzo Bianchi: "La Quaresima come lotta spirituale"


Durante la quarta predica di Quaresima, padre Cantalamessa si sofferma sulla complementarità tra lo "Spirito di verità", maggiormente sviluppato dagli ortodossi, e lo "Spirito di carità", più accentuato nella tradizione cattolica

  Luca Marcolivio:   Oriente e Occidente di fronte al mistero dello Spirito Santo



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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"Il grido che bisogna ascoltare" di Enzo Bianchi



Papa Francesco dopo l'Angelus
15/03/2015

  video

Che dei cristiani si rechino in chiesa ogni domenica non fa notizia. Né fa notizia se continuano a farlo con coraggio anche in paesi dove è pericoloso essere cristiani: sarebbe per loro più facile e sicuro vivere in privato, di nascosto la propria fede, magari tornando nelle catacombe. Eppure questi cristiani sanno che – come dicevano i loro padri nei primi secoli – “senza domenica non possiamo vivere!”: senza celebrare insieme l’eucaristia, memoria della morte e risurrezione del Signore, la loro fede sarebbe indebolita e la loro vita perderebbe senso. E allora vanno in chiesa nonostante tutto, nonostante i rischi, le violenze, le angherie che dovranno sopportare durante la settimana. Vanno in chiesa e a volte, sempre più spesso, in chiesa vengono uccisi, solo per il fatto di essere cristiani.

Ma neanche questo fa notizia. Perché l’attenzione dei media si accenda sulle violenze subite dai cristiani non basta nemmeno l’efferatezza di crimini come quelli commessi dall’IS che sgozza ventuno operai copti: basti pensare, per esempio, che il presidente della repubblica francese è riuscito a condannare questo massacro senza dire che gli uccisi erano cristiani! Ancora una volta c’è bisogno della parresia di papa Francesco perché il complotto del silenzio venga incrinato: “Imploro dal Signore ... che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace”. Sì, la sensazione che il mondo cerchi di nascondere la persecuzione contro i cristiani è ormai palpabile: i motivi possono essere molti, da un cinico opportunismo geo-politico, a un maldestro tentativo di non riscaldare gli animi, fino allo stesso gridare alla “persecuzione” da parte di cristiani in paesi dove il rischio più grande che possono correre è quello di perdere qualche privilegio. Sta di fatto che sempre più spesso e in sempre più numerose regioni del mondo “i cristiani – come è tornato a ripetere papa Francesco – sono perseguitati e versano il sangue soltanto perché sono cristiani” e che su questo dato la tendenza generale è a minimizzarne la specifica portata di persecuzione religiosa.

Ma l’accorato appello del papa contiene anche un’altra dimensione spesso sottaciuta: a essere perseguitati sono i cristiani, senza distinzione di confessione di appartenenza...

  Il grido che bisogna ascoltare



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Intervista a Rosario Giuè: Chiesa e mafia, un problema ancora aperto


Intervista a Rosario Giuè

Chiesa e mafia, un problema ancora aperto
di Luca Kocci

«Il problema del rapporto tra Chiesa cattolica e mafia è una ferita ancora aperta. Anzi proprio il grande “rumore” che recentemente hanno fatto e continuano a fare le parole e gli atti di papa Francesco sta a dimostrare che nel passato ci sono stati silenzi, omissioni e talvolta compromissioni», come del resto ha affermato pochi giorni fa anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Rosario Giuè, prete palermitano già parroco a Brancaccio prima dell’arrivo di don Pino Puglisi, ha appena pubblicato con le edizioni Dehoniane un libro (Peccato di mafia, pp. 116, euro 10) nel quale mette a fuoco in maniera specifica proprio le relazioni fra Chiesa e mafia, anche per offrire suggerimenti e strumenti alla comunità ecclesiale per affrontare il nodo della liberazione dal potere mafioso, come risulta evidente dal sottotitolo del volume: Potere criminale e questioni pastorali.

Il tema centrale è l’azione pastorale, da modellare non in astratto, ma a partire dal contesto sociale e culturale che va ascoltato preliminarmente, seguendo il metodo della Teologia della Liberazione, di cui Giuè è studioso e “allievo” (recentemente ha pubblicato anche Chiesa e liberazione. Linee essenziali di teologia della liberazione, Tau editrice, 2013, pp. 104, euro 8). E allora ci si chiede: come annunciare il Vangelo in terre di mafia a partire dal basso, dalle vittime? Come definire la mafia dal punto di vista etico-teologico? Può aiutare in terre di potere mafioso narrare con più attenzione il Gesù storico? Quanto è importante l’uso accurato del linguaggio di fronte alla mafia? In che modo ci si può muovere sulla questione della conversione e del perdono nel contesto della mafia? Cosa comporta l’esercizio del ministero pastorale dalla parte dei crocifissi anche nel processo di liberazione dal potere mafioso? Domande da farsi camminando, perché la Chiesa possa recuperare pienamente la propria credibilità, prestando attenzione ai segni dei tempi e testimoniando e annunciando, in povertà, un Vangelo di liberazione, un Vangelo di dignità, a favore dell’uomo e della donna di oggi, a cominciare dalle vittime. «Perché se da parte della Chiesa c’è chiarezza nella testimonianza e nell’annuncio – spiega Giuè –, il mafioso si autoescluderà da solo, invece di cercare di utilizzare strumentalmente la religiosità per guadagnarsi consenso sociale». 


Lo scorso 24 febbraio, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, nella sua relazione annuale, ha detto: «Sono convinto che la Chiesa potrebbe moltissimo contro le mafie e gran parte delle responsabilità le ha proprio la Chiesa perché per secoli non ha fatto niente». Il segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Nunzio Galantino, dal canto suo ha replicato intervenendo alla trasmissione di RaiUno “A sua immagine”: «Il dottor Roberti è bravo, sa fare bene il suo lavoro di magistrato, ma stavolta ha toppato: non è informato sufficientemente su quello che la Chiesa ha fatto», ha detto. «Su 36mila preti in Italia – ha ribattuto – ci sono quelli più coraggiosi e quelli che lo sono meno, ma parlare genericamente dei silenzi della Chiesa mi sembra non solo esagerato ma fuori posto». Lei che cosa ne pensa? Chi ha ragione fra i due?

«La questione del rapporto tra Chiesa cattolica e mafia è una ferita aperta. Le parole del procuratore Franco Roberti hanno dato visibilità a questa ferita. La beatificazione di don Giuseppe Puglisi non ha chiuso la questione. Chi pensava di poter dire “ormai anche noi abbiamo il nostro martire, il nostro santo”, “abbiamo dato”, “abbiamo fatto la nostra parte”, è fuori dalla realtà. Chi pensa così si muove in una prospettiva clericale. Le parole del procuratore Roberti, invece di essere accolte con disappunto, possono essere un’occasione utile e feconda per interrogarsi come istituzione ecclesiale».
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  Chiesa e mafia, un problema ancora aperto

Vedi anche i post precedenti su quanto citato dall'articolo:

  • Mafia: Chiesa in silenzio?
  • 21 Marzo Gior­nata nazio­nale della memo­ria e dell'impegno Veglia di preghiera con Papa Francesco / 2 (testi, foto e video)


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"La verità illumina la giustizia" - A Bologna la XX Giornata delle memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie



"La verità illumina la giustizia"


  video

"La verità illumina la giustizia", questo lo slogan scelto per XX Giornata delle memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Libera per la XX edizione ha scelto l'Emilia Romagna, ha scelto Bologna...

  BOLOGNA 21 MARZO 2015 "LA VERITÀ ILLUMINA LA GIUSTIZIA"

Sabato 21 marzo a Bolo­gna più di 150 mila per­sone sfi­le­ranno per le vie della città per chie­dere verità e giu­sti­zia per le vit­time inno­centi delle mafie. Saranno pre­senti più di 600 fami­liari in rap­pre­sen­tanza di un coor­di­na­mento di oltre 15 mila per­sone che hanno perso un loro caro per mano della vio­lenza mafiosa.
...
C’è evi­den­te­mente un nesso tra mafia e mise­ria. Quando la disoc­cu­pa­zione gio­va­nile al sud va oltre il 60%, quando la disper­sione sco­la­stica nel nostro paese diventa la più alta d’Europa (17,6% con­tro il 13,2%), quando la povertà mino­rile arriva ad essere la più alta del con­ti­nente (1.423.000 di minori in povertà), quando la pre­ca­rietà e la disoc­cu­pa­zione arri­vano a coin­vol­gere milioni di cit­ta­dini, quando si taglia il wel­fare, quando si tagliano i fondi per gli enti locali, quando molti dei diritti sociali ven­gono messi in discus­sione, è evi­dente che le mafie e la cor­ru­zione si raf­for­zano...

  Libera a Bologna. Contro le mafie, per i diritti

Vittime innocenti di mafia che non entreranno mai nei libri di storia, i cui familiari si ritrovano oggi a Bologna per una veglia di preghiera insieme a Don Luigi Ciotti. Bambini e immigrati, pescatori e imbianchini, pensionati e casalinghe, preti e comunisti. Agenti della scorta insieme ai più noti magistrati che proteggevano. Saranno chiamati per nome, uno a uno, domani in piazza a Bologna al termine del corteo per i vent’anni di Libera. Le loro storie sono raccolte in un libro, Memoria, che sceglie di metterli in ordine alfabetico per dare a tutti pari dignità.
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I nomi e le storie messi in fila (erano 799 quando è stato chiuso il libro, in gennaio), ci dicono alcune cose. «Primo, che la violenza colpisce indistintamente – spiega Don Ciotti – e, secondo, che il presunto riguardo mafioso verso le giovani vite è una menzogna: tra bambini e ragazzi si contano 83 vittime. Quella mafiosa è una violenza cieca: sono 156 le persone uccise per essersi trovate dentro un conflitto o perché scambiate per qualcun altro. Inoltre la mafia ha cominciato a uccidere tanto tempo fa e non ha mai smesso: il primo omicidio risale a due secoli fa, le morti continuano fino ai giorni nostri». Un tributo a chi ha perso la vita e anche a chi è rimasto, a ricordare e a piangere.

  Bimbi e immigrati l’omaggio di Libera alle ottocento vittime della mafia (pdf)


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PIENA SOLIDARIETÀ AL PARROCO E A TUTTA LA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI SAN GAETANO A BRANCACCIO
Nuovo sfregio alla chiesa di don Pino Puglisi. Furto nella notte Si tratta di oggetti non certo di valore, ma che appartengono alla chiesa di padre Puglisi, alla comunità che continua a camminare sulla strada tracciata dal sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 e oggi beato.

   Nuovo sfregio alla chiesa di don Pino Furto nella notte: sparito il Crocifisso

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Significativa decisione di Francesco: l'arcivescovo scozzese era stato coinvolto in uno scandalo a sfondo sessuale.

   Francesco ha deciso, O'Brien non ha più i diritti del cardinale


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Angelus, 15 marzo 2015

    Udienza Generale - del 18 marzo 2015: La Famiglia - 8. I Bambini(I)


   Discorso - All'Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori (UCIIM) (14 marzo 2015)

   Discorso - Ai membri della Comunità "Seguimi" (14 marzo 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, in Visita "ad Limina Apostolorum (16 marzo 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone, in Visita "ad Limina Apostolorum" (20 marzo 2015)



   Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)



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14/03/2015:

  La Quaresima è un tempo per avvicinarci...


17/03/2015:

  Lasciamo che Dio ci riempia...



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 18 marzo 2015 - Foto, testo e video



 18 marzo 2015 

Piazza San Pietro gremita di fedeli per l’udienza generale del Papa, accolto da un gruppo di sbandieratori sul sagrato mentre alcuni pellegrini gli hanno offerto da bere un sorso il mate, la bevanda argentina preferita da Bergoglio.

  video

La Famiglia - 8. I Bambini (I)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dopo aver passato in rassegna le diverse figure della vita familiare – madre, padre, figli, fratelli, nonni –, vorrei concludere questo primo gruppo di catechesi sulla famiglia parlando dei bambini. Lo farò in due momenti: oggi mi soffermerò sul grande dono che sono i bambini per l’umanità – è vero sono un grande dono per l’umanità, ma sono anche i grandi esclusi perché neppure li lasciano nascere – e prossimamente mi soffermerò su alcune ferite che purtroppo fanno male all’infanzia. Mi vengono in mente i tanti bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Asia: pieni di vita, di entusiasmo, e, d’altra parte, vedo che nel mondo molti di loro vivono in condizioni non degne… In effetti, da come sono trattati i bambini si può giudicare la società, ma non solo moralmente, anche sociologicamente, se è una società libera o una società schiava di interessi internazionali.
...

Cari fratelli e sorelle, i bambini portano vita, allegria, speranza, anche guai. Ma, la vita è così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte tanti problemi; ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi, che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini! E quando vediamo che il livello di nascita di una società arriva appena all’uno percento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia perché è rimasta senza bambini.

  video della catechesi

Saluti:

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Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana...

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani celebreremo la Solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale. Cari giovani, guardate a lui come esempio di vita umile e discreta; cari ammalati, portate la croce con l’atteggiamento del silenzio e dell’orazione del padre putativo di Gesù; e voi, cari sposi novelli, costruite la vostra famiglia sullo stesso amore che legò Giuseppe alla Vergine Maria.

  testo integrale

  video integrale



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«Il Signore sogna me! Pensa a me! Io sono nella mente, nel cuore del Signore!» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (16 marzo 2015 -video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

16 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.


Papa Francesco:
Dio è innamorato di ciascuno di noi e ha sogni per noi

Dio è innamorato di noi e noi siamo il suo sogno d’amore, questo nessun teologo lo può spiegare, ma possiamo solo piangere di gioia: questo, in sintesi, quanto detto da Papa Francesco nell’omelia mattutina a Santa Marta.

Il sogno di Dio

Partendo dalla prima lettura del profeta Isaia, dove il Signore dice che creerà “nuovi cieli e nuova terra”, Papa Francesco ribadisce che la seconda creazione di Dio è ancora più “meravigliosa” della prima, perché “quando il Signore ‘rifà’ il mondo rovinato dal peccato”, lo ‘rifà’ in Gesù Cristo. In questo rinnovare tutto, Dio manifesta la sua immensa gioia:

“Troviamo che il Signore ha tanto entusiasmo: parla di gioia e dice una parola: ‘Godrò del mio popolo’. Il Signore pensa a quello che farà, pensa che Lui, Lui stesso sarà nella gioia con il suo popolo. E’ come se fosse un sogno del Signore: il Signore sogna. Ha i suoi sogni. I suoi sogni su di noi. ‘Ah, come sarà bello quando ci troveremo tutti insieme, quando ci troveremo là o quando quella persona, quell’altra … quell’altra camminerà con me … Ma io godrò, in quel momento!’. Per fare un esempio che ci possa aiutare, come se una ragazza con il suo fidanzato o il ragazzo con la fidanzata (pensasse): ‘Ma quando saremo insieme, quando ci sposeremo …’. E’ il ‘sogno’ di Dio”.

Noi siamo nella mente e nel cuore di Dio

“Dio – ha proseguito il Papa - pensa a ognuno di noi” e “pensa bene, ci vuole bene, ‘sogna’ di noi. Sogna della gioia di cui godrà con noi. Per questo il Signore vuole ‘ri-crearci’, fare nuovo il nostro cuore, ‘ri-creare’ il nostro cuore per fare trionfare la gioia”:

“Avete pensato? ‘Il Signore sogna me! Pensa a me! Io sono nella mente, nel cuore del Signore! Il Signore è capace di cambiarmi la vita!’
...

La fede è fare spazio a questo amore di Dio, è fare spazio alla potenza, al potere di Dio ma non al potere di uno che è molto potente, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che vuole la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi”.

  Dio è innamorato di noi e ha sogni d'amore per noi

  video


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«Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (17 marzo 2015 -video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano

17 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“La Chiesa ha sempre le porte aperte”

La Quaresima è tempo propizio per chiedere al Signore, «per ognuno di noi e per tutta la Chiesa», la «conversione alla misericordia di Gesù». Troppe volte, infatti, i cristiani «sono specialisti nel chiudere le porte alle persone» che, fiaccate dalla vita e dai loro errori, sarebbero invece disposte a ricominciare, «persone alle quali lo Spirito Santo muove il cuore per andare avanti».

La legge dell’amore è al centro della riflessione che Papa Francesco ha svolto, nella messa di martedì 17 marzo a Santa Marta, a partire dalla liturgia del giorno. Un parola di Dio che parte da un’immagine: «l’acqua che risana». Nella prima lettura il profeta Ezechiele (47, 1-9.12) parla infatti dell’acqua che scaturisce dal tempio, «un’acqua benedetta, l’acqua di Dio, abbondante come la grazia di Dio: abbondante sempre». Il Signore, infatti, ha spiegato il Papa, è generoso «nel dare il suo amore, nel risanare le nostre piaghe».

L’acqua torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina — «in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da «cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e paralitici». In quel luogo, infatti, «c’era una tradizione» secondo la quale «di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo» a muovere le acque, e gli infermi «che si buttavano lì» in quel momento «venivano risanati».

Perciò, ha spiegato il Pontefice, «c’era tanta gente». E perciò si trovava lì anche «un uomo che da trentotto anni era malato». Era lì che aspettava, e a lui Gesù domandò: «Vuoi guarire?».
...

Questa storia, ha detto il Papa attualizzando la sua riflessione, «avviene tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola». E reagisce: «Io vorrei andare!». Così «prende coraggio e va». Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».

Il Pontefice si è detto dispiaciuto per questo, perchè, ha sottolineato, la Chiesa «è la casa di Gesù e Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente», così come «è andato a trovare» quell’uomo. «E se la gente è ferita — si è chiesto — cosa fa Gesù? La rimprovera, perché è ferita? No, viene e la porta sulle spalle». Questa, ha affermato il Papa, «si chiama misericordia». Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo popolo: “Misericordia voglio, non sacrificio!”».

Come di consueto il Pontefice ha concluso la riflessione suggerendo un impegno per la vita quotidiana: «Siamo in Quaresima, dobbiamo convertirci». Qualcuno, ha detto, potrebbe ammettere: «Padre, ci sono tanti peccatori sulla strada: quelli che rubano, quelli che sono nei campi rom... — per dire una cosa — e noi disprezziamo questa gente». Ma a costui va detto: «E tu? Chi sei? E tu chi sei, che chiudi la porta del tuo cuore ad un uomo, a una donna, che ha voglia di migliorare, di rientrare nel popolo di Dio, perché lo Spirito Santo ha agitato il suo cuore?». Anche oggi ci sono cristiani che si comportano come i dottori della legge e «fanno lo stesso che facevano con Gesù», obiettando: «Ma questo, questo dice un’eresia, questo non si può fare, questo va contro la disciplina della Chiesa, questo va contro la legge». E così chiudono le porte a tante persone. Perciò, ha concluso il Papa, «chiediamo oggi al Signore» la «conversione alla misericordia di Gesù»: solo così «la legge sarà pienamente compiuta, perché la legge è amare Dio e il prossimo, come noi stessi».

  Non chiudete quella porta

  video


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Francesco alla Commissione internazionale: la sentenza capitale «per uno stato di diritto è un fallimento perché obbliga a uccidere in nome della giustizia»

  Domenico Agasso jr:   Il Papa: la pena di morte è inammissibile, l’ergastolo inaccettabile

A fine Udienza, il Papa ha benedetto la Fiaccola benedettina in viaggio per Cassino, ha visto le prime foto del film "El Padre Jorge" e ricevuto un bassorilievo della Madonna che scioglie i nodi

  ZENIT:   Francesco abbraccia 25 senza tetto di Marsiglia

Il testo integrale - La storia di questa intervista ha un punto di partenza, un epicentro nello spazio e nel tempo – possiamo anche chiamarlo così – le cui coordinate è doveroso raccontare. Lo spazio è quello della periferia di Buenos Aires, che in certi punti cambia aspetto e si trasforma in villa, o favela come la chiamano i brasiliani, o anche bidonville, nell’accezione più europea. In questo caso si tratta di villa La Carcova, nel dipartimento di León Suarez, un popoloso agglomerato sorto una cinquantina di anni fa attorno all’ultima stazione della ferrovia che portava nella grande Buenos Aires

  Alver Metalli:   Dalla periferia di Buenos Aires al Papa delle periferie


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II Anniversario
Pontificato Francesco 


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L'ABC di Francesco dalla A di "Asia" alla Z di "Zizzania"


Il primo pensiero, in questo secondo anniversario di pontificato di Francesco, è che sembra ieri da quel primo “Fratelli e sorelle, buonasera!” pronunciato dalla Loggia delle Benedizioni, davanti ad una piazza San Pietro straripante di fedeli. Eppure, a pensarci meglio, non sembra proprio che sia trascorso un biennio dalla rinuncia di Benedetto XVI e da quel Conclave repentino che portò all’elezione di un Papa venuto “alla fine del mondo”. Sarà l’intensità con cui il Pontefice ha vissuto e ci ha fatto vivere ogni suo gesto, insegnamento, discorso, viaggio, sarà la ventata di aria nuova portata nel mondo dalla sua prima uscita pubblica, ma risulta quasi difficile ricordare una Chiesa pre-Bergoglio. Per fare un po’ d’ordine ripercorriamo perciò questo suo secondo anno sul soglio di Pietro in pillole, stilando un vero e proprio “ABC di Papa Francesco”.

A come “Asia”. Dalla visita in Corea del Sud ad agosto per la Giornata della Gioventù asiatica, fino all’estenuante settimana vissuta a gennaio prima in Sri Lanka e poi nelle Filippine, dove la Messa nel Ryzal Park di Manila ha battuto ogni record con 7 milioni di presenze. Dai due viaggi in terre asiatiche il Papa è tornato “arricchito” e fiducioso per un più solido dialogo con l’Oriente. Si guarda infatti già al futuro con un ipotetico viaggio in Indonesia nel 2017 e alle relazioni diplomatiche positive con il Vietnam, senza rinunciare alla speranza di un ponte con la Cina. Francesco, insomma, come i suoi predecessori, ha l’Asia nel cuore, ma non come territorio da ‘conquistare’, bensì come parte del mondo che necessita di pace e dell’annuncio di Cristo Risorto.

B come “Bambini”. Forte l’impegno del Santo Padre a favore dell’infanzia. La creazione della Commissione per la Tutela dei minori in primis, che nel mese scorso ha iniziato il suo lavoro per ricucire la brutta piaga della pedofilia e degli abusi del clero. Poi la firma insieme ai leader di tutte le religioni di un Trattato contro ogni forma di schiavitù moderna, a dicembre, che condanna soprattutto il lavoro e lo sfruttamento minorile. Non si dimenticano poi le visite agli orfanotrofi nei suoi viaggi nella Filippine e in Terra Santa e i vigorosi appelli contro i bambini abortiti, ‘scartati’ prima ancora di nascere.

C come “Concistoro”. Il suo secondo Concistoro, lo scorso 14 febbraio, mostra ancora una volta l’attenzione di Papa Francesco verso le periferie, portando nel Collegio cardinalizio 20 vescovi di paesi in cui mai si era vista una porpora. Tonga, Etiopia, Capo Verde, Panama, Nuova Zelanda, solo per citarne alcuni. Con loro il Papa nomina anche cinque nuovi porporati non elettori, ‘premiati’ con la berretta rossa per la loro “sollecitudine di pastori” nelle Chiese particolari e nella Santa Sede.
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  L'ABC di Francesco dalla A di "Asia" alla Z di "Zizzania"



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SPECIALE
Anniversario Pontificato di Francesco
Vescovo di Roma, Successore di San Pietro

 
 
Raccolta dei post pubblicati sul blog Pietre Vive, notizie segnalate nella pagina Facebook Quelli della Via e articoli indicati nella Newsletter di Tempo Perso

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            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm