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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
«Egregio
direttore, il Signore si serve di "Avvenire" per fare miracoli...". La
lettera arrivata in redazione giorni fa allegava due trafiletti
ingialliti, usciti sul nostro giornale 25 anni or sono, obbligandoci a
un flashback. "Michele è un bel bambino di 5 mesi ricoverato dalla
nascita in ospedale e adottabile", spiegava l’articoletto, firmato
dall’allora giudice onorario del Tribunale dei minori di Milano, Silvio
Barbieri (lo stesso autore della lettera odierna). Il neonato però
presentava un quadro clinico grave, occorreva una famiglia speciale...
Quindici giorni dopo un secondo trafiletto ripeteva l’appello: "Si
cerca una coppia che accolga il piccolo con assoluto spirito di
servizio... potrebbe infatti verificarsi una morte prematura".
Fine
del flashback. Genova, quartiere Sanpierdarena, ieri. Michele, il
neonato destinato a morire presto, ha 25 anni e una maturità
scientifica da 100 e lode. Non è guarito, non guarirà mai, perché la
sua è una malattia rarissima (un caso su un milione nel mondo, 40 in
tutta Italia), per cui fare ricerca non conviene. Eppure è visibilmente
felice, tra mamma Paola (ex insegnante di religione) e papà Franco
Cargiolli (macchinista di treni in pensione), la coppia speciale che un
quarto di secolo fa il giudice di Milano cercava con il lanternino. La
sindrome di Lesch-Nyhan (LND) su Michele ha infierito con cattiveria
particolare: tetraparesi spastica, l’insulina fin da piccolino, poi a 9
anni il trapianto di reni seguito da una costellazione di
ricoveri.
Tutto
a causa di un enzima mancante che determina disturbi gravi del
comportamento: notte e giorno quattro fasce tengono legati polsi e
caviglie alla sedia a rotelle, come lui ci mostra sorridendo. Sa bene
che senza quelle farebbe del male a se stesso e agli altri,
involontariamente: «Immagina un’automobile cui abbiano invertito freno
e acceleratore – spiega Paola –, tu cerchi disperatamente di frenare e
invece piombi sul pedone. Questi bambini vivono con un’angoscia
tremenda, il corpo fa sempre l’opposto di ciò che vorrebbero e loro
arrivano a mordere se stessi, si picchiano fino a farsi molto male».
Michele sorride ancora e annuisce, «il mio corpo mi comanda», dice a
modo suo. Mamma e papà "traducono" per la cronista.
«Non
hanno nemmeno freni inibitori nel parlare, come quando chiamò
"ciccione" un professore grasso il primo giorno di scuola o disse ad
alta voce il fatto suo a un conferenziere in Aula Magna, con grande
sollievo dei compagni che non osavano fare altrettanto», ride anche
Franco. «In casa ci siamo tutti abituati a una grande franchezza...». E
sì che la sua vita è stata in salita fin dall’inizio, quando la sua
mamma, una ragazzina minorenne, dopo averlo partorito alla Mangiagalli
di Milano non lo volle riconoscere e lo lasciò lì, anche se della
malattia non si sapeva ancora nulla.
«Così
per noi arrivò la cicogna, e cioè Avvenire». Il 1° ottobre 1989 lessero
quel primo trafiletto assieme ai loro tre bambini, «ma non ci passò
nemmeno per la testa di accoglierlo noi. Dopo 15 giorni però è uscito
il secondo appello e con i nostri bambini abbiamo detto una preghiera
perché quel neonato trovasse davvero una famiglia. Fu Marco, il piccolo
di 8 anni, a lasciarci di stucco dicendo: e perché non lo prendiamo
noi?». Un fulmine a ciel sereno, l’impossibile che si crea un varco nel
possibile, soprattutto grazie al candore del bambino: «Dai, papà, in
fondo non abbiamo mai vinto niente, noi!».
Chissà
cosa intendeva. Certamente che Michele era comunque un «premio». «Cosa
che poi è risultata vera – assicura Franco –. All’epoca mi consultai
con il pediatra che, saputo il nome della malattia, si prese la testa
tra le mani e ci disse assolutamente di lasciar perdere. Andai in
chiesa per meditarci su e nel Vangelo di quel giorno Gesù diceva
"quello che farete al più piccolo di voi lo avrete fatto a me". Era
così lampante e non lo avevo capito!». Le notti insonni poi sono state
migliaia, eppure «dopo 25 anni ci chiediamo ancora perché Dio abbia
concesso a noi un tale privilegio. Michele cambia la vita a chiunque lo
incontri»...
«Raro sono io, non la malattia»
Il
principe Michele è l’eroe delle due fiabe a fumetti illustrate da
Maurilio Tavormina e scritte da Michele Cargiolli, 25 anni, affetto
dalla sindrome rara di Lesch-Nyhan.
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Strage
terroristica con vittime italiane in Tunisia, Paese che sembrava
avviato sulla strada della normalità democratica dopo le elezioni
presidenziali e politiche. Cinque uomini armati travestiti da militari
hanno assaltato il celebre museo del Bardo, nel cuore di Tunisi,
accanto al Parlamento, che forse era il loro obiettivo originario, dal
quale sarebbero stati respinti. C'è stata una sparatoria, un assedio
con decine di turisti presi in ostaggio - drammatiche le immagini di
ragazzi e bambini seduti a terra nel museo twittate dagli stessi
ostaggi - e poi si è consumata la strage: 24 i morti, secondo l'ultimo
bilancio, e almeno una cinquantina di feriti. La Farnesina, in serata,
ha confermato che quattro italiani sono stati uccisi, e altri 13 sono
rimasti feriti. Ma il bilancio, avvertono dal ministero, "è ancora in
evoluzione"...
Tunisia, morti 4 italiani nell'attacco al museo del Bardo. In tutto 24 le vittime
Padre
Jean Fontaine, sacerdote dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi):
"Bisogna separare completamente la religione da queste azioni, portate
avanti da persone che vogliono prendere il potere con la forza,
indipendentemente dal fatto che invocano la religione".
Adnane
Mokrani, docente di studi islamici presso la Pontificia Università
Gregoriana: "La Tunisia non può avere pace se non c’è pace in Libia"
"Ma nessuno chiami in causa la religione"
Nella
generale turbolenza del Medio Oriente, la Tunisia odierna non è un
Paese qualunque. Anzi, è un Paese speciale. E' qui, innanzitutto, che
la Primavera Araba è partita e ha avuto il decorso più rapido ed
efficace.
...
L'attentato
del Museo del Bardo a Tunisi, però, testimonia che la battaglia contro
l'estremismo islamico e la deriva terroristica è tutt'altro che
conclusa.
TUNISIA, L'ISIS COLPISCE UN PAESE SPECIALE
"Un fatto crudelissimo, inumano, inconcepibile e da condannare nei termini più assoluti". Così il segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha
definito l'attacco terroristico di Tunisi. "È da sperare - aggiunge -
che in nome di Dio non si commettano più violenze".
"A Torino ci sentiamo tutti colpiti", ha detto l'arcivescovo Cesare Nosiglia.
"Invito tutti a unirsi nella preghiera e nel ricordo per le persone
uccise o cadute, e nella solidarietà con le loro famiglie". Stiamo
uniti, ha aggiunto "a quei valori di civiltà, di rispetto della vita e
di dignità della persone che sono alla base della nostra tradizione
cristiana e cultura civile".
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Doppio attentato suicida in due
moschee nella zona centrale di Sanaa, capitale dello Yemen, durante la
preghiera del venerdì. Fonti mediche parlano di almeno 137 morti e 345
feriti. L'Is ha rivendicato la strage.
AVVENIRE: Yemen, strage in moschea: 137 morti
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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Non dimentichiamo che Dio perdona tutto...
La rivoluzione della tenerezza di Papa Francesco!!!
Vignetta
Papa Francesco annuncia un Giubileo della misericordia... (vignetta)
Cari fratelli e sorelle, con dolore, con molto dolore... L'ABC del secondo anno di Papa Francesco...
Con la fede saremo in grado di strappare...
Essere liberi non significa...
E tu? Chi sei?...
Non temo il giudizio di Dio...
I bambini sono in se stessi...
Nei Vangeli San Giuseppe appare...
In modo speciale, vorrei salutare oggi, giorno del papà...
I bambini portano con sè...
Dopo dieci giorni dalla sua
visita a Tor Bella Monaca Papa Francesco ha inviato 500 chili di cibo
(formaggio, pomodori, cereali, legumi e tanto altro...) da distribuire
in quel quartiere domani, sabato 21/3/2015, nella sede
dell'Associazione "Medicina Solidale" via Aspertini 520, a chi vive una
pena quotidiana quando deve uscire a fare la spesa...
Certo solo una goccia nell'oceano... ma piccoli/grandi segni/esempi, gesti concreti, non solo parole!!!
La gente di Tor Bella Monaca...
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Il nostro pensiero e i nostri auguri vanno a Don Tonino che oggi avrebbe compiuto 80 anni! Emoticon heart
Auguri!!!
Auguri don Tonino!
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18 marzo 2015: ricorre oggi
l’ottantesimo anniversario della nascita di Don Tonino Bello. Un
Vescovo come pochi, che ha catturato il cuore di molte persone: questo
è Don Tonino. Una persona che nonostante la sua scomparsa, vive ancora
in ogni ruvese e non solo: amava le persone, amava i bambini, amava i
ricchi e amava i poveri.
Francesca Elicio: Ottant’anni di Don Tonino Bello: buon compleanno servo di Dio
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"Don Diana diventerà beato", l'annuncio del vescovo di Aversa «Il processo per la beatificazione di don Diana si farà».
Il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, in occasione del
21esimo anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana, rompe gli
indugi e lo annuncia in una intervista al Tg2000, la tv dei vescovi.
Don Diana diventerà beato", l'annuncio del vescovo di Aversa
Don Peppe Diana è morto, ucciso
dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era
parroco, a Casal di Principe, nell'agro aversano. Si stava preparando a
celebrare la Messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per
sempre la voce terrena, ma il suo messaggio a distanza di 21 anni è
ancora forte e chiaro. Il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo
ha annunciato che si farà il processo per la sua beatificazione.
Il nostro impegno profetico...
Non tacerò. La storia di Don Peppe Diana - Rai Storia (video)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La parrocchia di San Nicola, a Casal di Principe (Ce), stamattina era
gremita, malgrado fossero solo le 7.30. L’occasione è stata la
concelebrazione, presieduta dal vescovo di Aversa, monsignorAngelo
Spinillo, in memoria di don Peppe Diana, ucciso 21 anni fa dalla
camorra, proprio in quella chiesa di cui era parroco, mentre si
accingeva a celebrare Messa. Hanno partecipato don Luigi Ciotti,
presidente di Libera, i sacerdoti della forania e della diocesi, tra i
quali don Maurizio Patriciello, e anche altri provenienti da Chiese
sorelle. Presenti anche il fratello e la sorella di don Peppe, con le
loro famiglie, autorità civili e militari, le associazioni e i tanti
che dall’esempio di don Diana hanno tratto la forza di voltare pagina
in una terra segnata dalla criminalità organizzata. L’emozione è stata
palpabile e qualche lacrima è scorsa ad ascoltare le parole di
monsignor Spinillo, soprattutto, quando, nell’omelia, ha ricordato che
“nei giorni scorsi alcune associazioni e un certo numero di fedeli
hanno presentato una petizione alla nostra diocesi di Aversa per
l’apertura di un processo informativo sulla vita di don Peppino Diana
allo scopo di vederlo riconosciuto nella Chiesa come ‘beato’. La nostra
comunità diocesana accoglie con gratitudine e attenzione questa
petizione”. “Don Peppe - si legge nella petizione presentata dal
Comitato don Peppe Diana e dall’Agesci Campania - è stato un ‘pazzo’
innamorato di Dio, un sacerdote che ha fatto della preghiera l’arma per
entrare in tutte le coscienze, un sacerdote che ha pregato per una
Chiesa povera, senza privilegi, per una vita pienamente libera”.
...
Don Peppe Diana "un pazzo innamorato di Dio"
video
Vedi anche alcuni dei nostri post precedenti:
- Non tacerò. La storia di Don Peppe Diana - Rai Storia (video)
- IL RICORDO DI DON PEPPE DIANA
- "Per amore del mio popolo non tacerò" il messaggio di don Diana risuona ancora a 19 anni dal suo assassinio.
- "LA STRADA È SEMPRE PIÙ BLU” gli scout a Casal di Principe per ricordare don Peppe Diana
- Giuliana Martirani: UNA RILETTURA DEI DISCEPOLI DI EMMAUS Pensando a Don Peppe Diana
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 3,14-21
"Dio,
infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la Vita Eterna". Queste parole pronunziate da Gesù ci consentono di contemplare il mistero di Dio nella sua relazione con noi:
"O Theòs Agàpe estìn - Dio è Amore !"(1Gv 4,8). Un
Amore traboccante che non ha fine, un amore rifiutato, confitto ma non
sconfitto; un Amore 'viscerale' che avvolge e risana restituendo vita,
un Amore che egli vuole comunicare ad ogni sua creatura. "Questo Amore che ci salva però non ignora il male, sarebbe falso, lo assume invece in modo divino"(S. Fausti), perché essendo Amore non può fare altrimenti. E lo vince perdonando in modo che tutti, "dal più piccolo al più grande" (Ger 31,34), possiamo fare esperienza di quanto il Signore ci ami. Questa è la "Vita Eterna",
una vita bella, felice, piena, il desiderio profondo dell'uomo,
il pieno compimento della sua umanità, dono gratuito del Padre, che nel
Figlio Gesù ci dona di divenire realmente figli suoi.
...
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Un Giubileo straordinario, un Anno Santo della Misericordia: è
l’annuncio che Papa Francesco ha fatto nella Basilica vaticana, durante
l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Papa ha aperto
l’iniziativa “24 ore per il Signore”. Un annuncio accolto dall’applauso
dei presenti.
"...
Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa
rendere più evidente la sua missione di essere testimone della
misericordia. E’ un cammino che inizia con una conversione spirituale;
e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un
Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio.
Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce
della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre” (cfr Lc
6,36). E questo specialmente per i confessori! Tanta misericordia!
Questo
Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione
e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore
Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre.
Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per
la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come
una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare
ad ogni persona il Vangelo della misericordia.
Sono
convinto che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere
misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo
la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con
la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ad
ogni donna del nostro tempo. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e
Dio perdona sempre. Non ci stanchiamo di chiedere perdono. Affidiamo
fin d’ora questo Anno alla Madre della Misericordia, perché rivolga a
noi il suo sguardo e vegli sul nostro cammino: il nostro cammino
penitenziale, il nostro cammino con il cuore aperto, durante un anno,
per ricevere l’indulgenza di Dio, per ricevere la misericordia di
Dio..."
il testo integrale dell'omelia
video dell'Omelia
Dopo
l'annuncio dell'Anno santo della Misericordia, papa Francesco si è
recato a un confessionale della basilica di San Pietro e si è
inginocchiato davanti a un penitenziere per confessarsi. Lo stesso
gesto aveva compiuto anche l'anno scorso nella medesima occasione,
prima di confessare alcuni fedeli
Come
lo stesso Papa Francesco ha detto al termine della sua omelia per la
liturgia penitenziale nella quale ha annunciato l’Anno Santo
straordinario della Misericordia, la cura di questo Giubileo è affidata
al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
In una nota il dicastero offre alcune informazioni utili a comprendere
meglio il significato dell’annuncio:
Papa
Francesco ha annunciato oggi, 13 marzo 2015, nella Basilica di San
Pietro la celebrazione di un Anno Santo straordinario. Questo Giubileo
della Misericordia avrà inizio con l’apertura della Porta Santa in San
Pietro nella solennità dell’Immacolata Concezione 2015 e si concluderà
il 20 novembre 2016 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re
dell’Universo. All’inizio dell’anno il Santo Padre aveva detto: “Questo
è il tempo della misericordia. È importante che i fedeli laici la
vivano e la portino nei diversi ambienti sociali. Avanti!”
L’annuncio
è stato fatto nel secondo anniversario dell’elezione di Papa Francesco,
durante l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Santo
Padre ha aperto l’iniziativa 24 ore per il Signore. Questa iniziativa,
proposta dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova
Evangelizzazione, promuove in tutto il mondo l’apertura straordinaria
delle chiese per invitare a celebrare il sacramento della
riconciliazione. Il tema di quest’anno è preso dalla lettera di San
Paolo agli Efesini “Dio ricco di misericordia” (Ef 2,4).
L’apertura
del prossimo Giubileo avverrà nel cinquantesimo anniversario della
chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1965, e acquista per
questo un significato particolare spingendo la Chiesa a continuare
l’opera iniziata con il Vaticano II.
Una Nota sull'Anno Santo della Misericordia
il video integrale
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Mentre i media di tutto il mondo si sbizzarrivano con bilanci,
interviste e retrospettive sui primi due anni di pontificato, papa
Francesco ha mostrato la sua sollecitudine per il presente e il futuro.
Il
presente e il futuro dell'annuncio del vangelo nel mondo contemporaneo:
ha indetto un giubileo straordinario che avrà "al suo centro la
misericordia di Dio". Sembra ripetersi, ma con visibilità planetaria,
la sorpresa suscitata da papa Giovanni nel drappello di studiosi che,
in vista del Vaticano II, gli aveva presentato il volume contenente i
documenti di tutti i concili precedenti. Posatolo gentilmente sullo
sgabello dove appoggiava i piedi, Giovanni XXIII esclamò: "Bene, grazie
... Adesso parliamo del prossimo concilio!". Ed è proprio all'8
dicembre prossimo, giorno in cui ricorreranno i cinquant'anni dalla
chiusura della "novella pentecoste" del Vaticano II, che papa
Francesco ha voluto collocare l'apertura di questo "anno santo".
Guardiamo
avanti, esorta papa Francesco con questo annuncio, verso «una nuova
tappa del cammino della chiesa nella sua missione di portare a ogni
persona il vangelo della misericordia». Quando si aprirà il giubileo,
il sinodo dei vescovi sulla famiglia si sarà chiuso da appena quaranta
giorni e subito la chiesa cattolica sarà chiamata a tradurre le
riflessioni sinodali non in ulteriori documenti ma in prassi
"missionaria" in senso forte: dovrà trovare modalità nuove per vivere
la sua vocazione più antica, "essere testimone della misericordia".
È
proprio la misericordia la chiave di lettura dell'intero pontificato di
papa Francesco, dei due anni trascorsi come di quelli che ancora devono
venire, che siano ancora tanti oppure pochi, come «un piccolo vago
sentimento» suggerisce al Papa.
...
Sulla strada di Papa Giovanni
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Un Anno Santo della
Misericordia, ha annunciato il Papa nell’anniversario della sua
elezione – caduto in un venerdì di Quaresima, con Francesco in San
Pietro, a confessare e assolvere. Un anno di misericordia, parola che
questo Papa ci ripete da due anni tenacemente, come un martello che
batta su un chiodo perché si infigga nel legno. Misericordia, cioè
compassione del cuore, o, nella radice ebraica, "con viscere materne";
sguardo di madre, che sempre perdona.
Marina Corradi: Ecco perché nessuno è escluso
Il cardinale Walter
Kasper, teologo, autore del volume "Misericordia. Concetto fondamentale
del vangelo - chiave della vita cristiana", si augura che l'anno
giubilare aiuti i cristiani e la Chiesa ad andare verso il prossimo.
Annachiara Valle: Kasper: "La misericordia, virtù esigente"
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Pubblichiamo un estratto della
meditazione che Enzo Bianchi terrà oggi nella basilica di San Carlo al
Corso a Milano all'interno della rassegna Dialoghi di Quaresima
Enzo Bianchi: Cibo e sapienza del vivere
Il fondatore della Comunità di
Bose offre una profonda meditazione su questo periodo dell'anno
liturgico che ci accompagna alla celebrazione della Pasqua
Federico Cenci: Enzo Bianchi: "La Quaresima come lotta spirituale"
Durante la quarta predica di
Quaresima, padre Cantalamessa si sofferma sulla complementarità tra lo
"Spirito di verità", maggiormente sviluppato dagli ortodossi, e lo
"Spirito di carità", più accentuato nella tradizione cattolica
Luca Marcolivio: Oriente e Occidente di fronte al mistero dello Spirito Santo
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Papa Francesco dopo l'Angelus
15/03/2015
video
Che
dei cristiani si rechino in chiesa ogni domenica non fa notizia. Né fa
notizia se continuano a farlo con coraggio anche in paesi dove è
pericoloso essere cristiani: sarebbe per loro più facile e sicuro
vivere in privato, di nascosto la propria fede, magari tornando nelle
catacombe. Eppure questi cristiani sanno che – come dicevano i loro
padri nei primi secoli – “senza domenica non possiamo vivere!”: senza
celebrare insieme l’eucaristia, memoria della morte e risurrezione del
Signore, la loro fede sarebbe indebolita e la loro vita perderebbe
senso. E allora vanno in chiesa nonostante tutto, nonostante i rischi,
le violenze, le angherie che dovranno sopportare durante la settimana.
Vanno in chiesa e a volte, sempre più spesso, in chiesa vengono uccisi,
solo per il fatto di essere cristiani.
Ma
neanche questo fa notizia. Perché l’attenzione dei media si accenda
sulle violenze subite dai cristiani non basta nemmeno l’efferatezza di
crimini come quelli commessi dall’IS che sgozza ventuno operai copti:
basti pensare, per esempio, che il presidente della repubblica francese
è riuscito a condannare questo massacro senza dire che gli uccisi erano
cristiani! Ancora una volta c’è bisogno della parresia di papa
Francesco perché il complotto del silenzio venga incrinato: “Imploro
dal Signore ... che questa persecuzione contro i cristiani, che il
mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace”. Sì, la sensazione
che il mondo cerchi di nascondere la persecuzione contro i cristiani è
ormai palpabile: i motivi possono essere molti, da un cinico
opportunismo geo-politico, a un maldestro tentativo di non riscaldare
gli animi, fino allo stesso gridare alla “persecuzione” da parte di
cristiani in paesi dove il rischio più grande che possono correre è
quello di perdere qualche privilegio. Sta di fatto che sempre più
spesso e in sempre più numerose regioni del mondo “i cristiani – come è
tornato a ripetere papa Francesco – sono perseguitati e versano il
sangue soltanto perché sono cristiani” e che su questo dato la tendenza
generale è a minimizzarne la specifica portata di persecuzione
religiosa.
Ma
l’accorato appello del papa contiene anche un’altra dimensione spesso
sottaciuta: a essere perseguitati sono i cristiani, senza distinzione
di confessione di appartenenza...
Il grido che bisogna ascoltare
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Intervista a Rosario Giuè
Chiesa e mafia, un problema ancora aperto
di Luca Kocci
«Il
problema del rapporto tra Chiesa cattolica e mafia è una ferita ancora
aperta. Anzi proprio il grande “rumore” che recentemente hanno fatto e
continuano a fare le parole e gli atti di papa Francesco sta a
dimostrare che nel passato ci sono stati silenzi, omissioni e talvolta
compromissioni», come del resto ha affermato pochi giorni fa anche il
procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Rosario Giuè, prete
palermitano già parroco a Brancaccio prima dell’arrivo di don Pino
Puglisi, ha appena pubblicato con le edizioni Dehoniane un libro
(Peccato di mafia, pp. 116, euro 10) nel quale mette a fuoco in maniera
specifica proprio le relazioni fra Chiesa e mafia, anche per offrire
suggerimenti e strumenti alla comunità ecclesiale per affrontare il
nodo della liberazione dal potere mafioso, come risulta evidente dal
sottotitolo del volume: Potere criminale e questioni pastorali.
Il
tema centrale è l’azione pastorale, da modellare non in astratto, ma a
partire dal contesto sociale e culturale che va ascoltato
preliminarmente, seguendo il metodo della Teologia della Liberazione,
di cui Giuè è studioso e “allievo” (recentemente ha pubblicato anche
Chiesa e liberazione. Linee essenziali di teologia della liberazione,
Tau editrice, 2013, pp. 104, euro 8). E allora ci si chiede: come
annunciare il Vangelo in terre di mafia a partire dal basso, dalle
vittime? Come definire la mafia dal punto di vista etico-teologico? Può
aiutare in terre di potere mafioso narrare con più attenzione il Gesù
storico? Quanto è importante l’uso accurato del linguaggio di fronte
alla mafia? In che modo ci si può muovere sulla questione della
conversione e del perdono nel contesto della mafia? Cosa comporta
l’esercizio del ministero pastorale dalla parte dei crocifissi anche
nel processo di liberazione dal potere mafioso? Domande da farsi
camminando, perché la Chiesa possa recuperare pienamente la propria
credibilità, prestando attenzione ai segni dei tempi e testimoniando e
annunciando, in povertà, un Vangelo di liberazione, un Vangelo di
dignità, a favore dell’uomo e della donna di oggi, a cominciare dalle
vittime. «Perché se da parte della Chiesa c’è chiarezza nella
testimonianza e nell’annuncio – spiega Giuè –, il mafioso si
autoescluderà da solo, invece di cercare di utilizzare strumentalmente
la religiosità per guadagnarsi consenso sociale».
Lo
scorso 24 febbraio, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti,
nella sua relazione annuale, ha detto: «Sono convinto che la Chiesa
potrebbe moltissimo contro le mafie e gran parte delle responsabilità
le ha proprio la Chiesa perché per secoli non ha fatto niente». Il
segretario generale della Conferenza episcopale, mons. Nunzio
Galantino, dal canto suo ha replicato intervenendo alla trasmissione di
RaiUno “A sua immagine”: «Il dottor Roberti è bravo, sa fare bene il
suo lavoro di magistrato, ma stavolta ha toppato: non è informato
sufficientemente su quello che la Chiesa ha fatto», ha detto. «Su
36mila preti in Italia – ha ribattuto – ci sono quelli più coraggiosi e
quelli che lo sono meno, ma parlare genericamente dei silenzi della
Chiesa mi sembra non solo esagerato ma fuori posto». Lei che cosa ne
pensa? Chi ha ragione fra i due?
«La
questione del rapporto tra Chiesa cattolica e mafia è una ferita
aperta. Le parole del procuratore Franco Roberti hanno dato visibilità
a questa ferita. La beatificazione di don Giuseppe Puglisi non ha
chiuso la questione. Chi pensava di poter dire “ormai anche noi abbiamo
il nostro martire, il nostro santo”, “abbiamo dato”, “abbiamo fatto la
nostra parte”, è fuori dalla realtà. Chi pensa così si muove in una
prospettiva clericale. Le parole del procuratore Roberti, invece di
essere accolte con disappunto, possono essere un’occasione utile e
feconda per interrogarsi come istituzione ecclesiale».
...
Chiesa e mafia, un problema ancora aperto
Vedi anche i post precedenti su quanto citato dall'articolo:
- Mafia: Chiesa in silenzio?
- 21 Marzo Giornata nazionale della memoria e dell'impegno Veglia di preghiera con Papa Francesco / 2 (testi, foto e video)
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"La verità illumina la giustizia"
video
"La verità illumina la giustizia", questo lo slogan
scelto per XX Giornata delle memoria e dell'impegno in ricordo delle
vittime innocenti delle mafie. Libera per la XX edizione ha scelto
l'Emilia Romagna, ha scelto Bologna...
BOLOGNA 21 MARZO 2015 "LA VERITÀ ILLUMINA LA GIUSTIZIA"
Sabato
21 marzo a Bologna più di 150 mila persone sfileranno per le vie
della città per chiedere verità e giustizia per le vittime
innocenti delle mafie. Saranno presenti più di 600 familiari in
rappresentanza di un coordinamento di oltre 15 mila persone che
hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa.
...
C’è
evidentemente un nesso tra mafia e miseria. Quando la
disoccupazione giovanile al sud va oltre il 60%, quando la
dispersione scolastica nel nostro paese diventa la più alta d’Europa
(17,6% contro il 13,2%), quando la povertà minorile arriva ad essere
la più alta del continente (1.423.000 di minori in povertà), quando
la precarietà e la disoccupazione arrivano a coinvolgere
milioni di cittadini, quando si taglia il welfare, quando si
tagliano i fondi per gli enti locali, quando molti dei diritti sociali
vengono messi in discussione, è evidente che le mafie e la
corruzione si rafforzano...
Libera a Bologna. Contro le mafie, per i diritti
Vittime
innocenti di mafia che non entreranno mai nei libri di storia, i cui
familiari si ritrovano oggi a Bologna per una veglia di preghiera
insieme a Don Luigi Ciotti. Bambini e immigrati, pescatori e
imbianchini, pensionati e casalinghe, preti e comunisti. Agenti della
scorta insieme ai più noti magistrati che proteggevano. Saranno
chiamati per nome, uno a uno, domani in piazza a Bologna al termine del
corteo per i vent’anni di Libera. Le loro storie sono raccolte in un
libro, Memoria, che sceglie di metterli in ordine alfabetico per dare a
tutti pari dignità.
...
I
nomi e le storie messi in fila (erano 799 quando è stato chiuso il
libro, in gennaio), ci dicono alcune cose. «Primo, che la violenza
colpisce indistintamente – spiega Don Ciotti – e, secondo, che il
presunto riguardo mafioso verso le giovani vite è una menzogna: tra
bambini e ragazzi si contano 83 vittime. Quella mafiosa è una violenza
cieca: sono 156 le persone uccise per essersi trovate dentro un
conflitto o perché scambiate per qualcun altro. Inoltre la mafia ha
cominciato a uccidere tanto tempo fa e non ha mai smesso: il primo
omicidio risale a due secoli fa, le morti continuano fino ai giorni
nostri». Un tributo a chi ha perso la vita e anche a chi è rimasto, a
ricordare e a piangere.
Bimbi e immigrati l’omaggio di Libera alle ottocento vittime della mafia (pdf)
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PIENA SOLIDARIETÀ AL PARROCO E A TUTTA LA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI SAN GAETANO A BRANCACCIO
Nuovo
sfregio alla chiesa di don Pino Puglisi. Furto nella notte Si tratta di
oggetti non certo di valore, ma che appartengono alla chiesa di padre
Puglisi, alla comunità che continua a camminare sulla strada tracciata
dal sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 e oggi beato.
Nuovo sfregio alla chiesa di don Pino Furto nella notte: sparito il Crocifisso
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Significativa decisione di Francesco: l'arcivescovo scozzese era stato coinvolto in uno scandalo a sfondo sessuale.
Francesco ha deciso, O'Brien non ha più i diritti del cardinale
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 15 marzo 2015
Udienza Generale - del 18 marzo 2015: La Famiglia - 8. I Bambini(I)
Discorso - All'Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori (UCIIM) (14 marzo 2015)
Discorso - Ai membri della Comunità "Seguimi" (14 marzo 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, in Visita "ad Limina Apostolorum (16 marzo 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Giappone, in Visita "ad Limina Apostolorum" (20 marzo 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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14/03/2015:
17/03/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
18 marzo 2015
Piazza
San Pietro gremita di fedeli per l’udienza generale del Papa, accolto
da un gruppo di sbandieratori sul sagrato mentre alcuni pellegrini gli
hanno offerto da bere un sorso il mate, la bevanda argentina preferita
da Bergoglio.
video
La Famiglia - 8. I Bambini (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo aver passato in
rassegna le diverse figure della vita familiare – madre, padre, figli,
fratelli, nonni –, vorrei concludere questo primo gruppo di catechesi
sulla famiglia parlando dei bambini. Lo farò in due momenti: oggi mi
soffermerò sul grande dono che sono i bambini per l’umanità – è vero
sono un grande dono per l’umanità, ma sono anche i grandi esclusi
perché neppure li lasciano nascere – e prossimamente mi soffermerò su
alcune ferite che purtroppo fanno male all’infanzia. Mi vengono in
mente i tanti bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio
in Asia: pieni di vita, di entusiasmo, e, d’altra parte, vedo che nel
mondo molti di loro vivono in condizioni non degne… In effetti, da come
sono trattati i bambini si può giudicare la società, ma non solo
moralmente, anche sociologicamente, se è una società libera o una
società schiava di interessi internazionali.
...
Cari fratelli e sorelle, i
bambini portano vita, allegria, speranza, anche guai. Ma, la vita è
così. Certamente portano anche preoccupazioni e a volte tanti problemi;
ma è meglio una società con queste preoccupazioni e questi problemi,
che una società triste e grigia perché è rimasta senza bambini! E
quando vediamo che il livello di nascita di una società arriva appena
all’uno percento, possiamo dire che questa società è triste, è grigia
perché è rimasta senza bambini.
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana...
Un
pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Domani celebreremo la Solennità di San Giuseppe, Patrono della
Chiesa Universale. Cari giovani, guardate a lui come esempio di vita
umile e discreta; cari ammalati, portate la croce con l’atteggiamento
del silenzio e dell’orazione del padre putativo di Gesù; e voi, cari
sposi novelli, costruite la vostra famiglia sullo stesso amore che legò
Giuseppe alla Vergine Maria.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dio è innamorato di ciascuno di noi e ha sogni per noi”
Dio
è innamorato di noi e noi siamo il suo sogno d’amore, questo nessun
teologo lo può spiegare, ma possiamo solo piangere di gioia: questo, in
sintesi, quanto detto da Papa Francesco nell’omelia mattutina a Santa
Marta.
Il sogno di Dio
Partendo
dalla prima lettura del profeta Isaia, dove il Signore dice che creerà
“nuovi cieli e nuova terra”, Papa Francesco ribadisce che la seconda
creazione di Dio è ancora più “meravigliosa” della prima, perché
“quando il Signore ‘rifà’ il mondo rovinato dal peccato”, lo ‘rifà’ in
Gesù Cristo. In questo rinnovare tutto, Dio manifesta la sua immensa
gioia:
“Troviamo
che il Signore ha tanto entusiasmo: parla di gioia e dice una parola:
‘Godrò del mio popolo’. Il Signore pensa a quello che farà, pensa che
Lui, Lui stesso sarà nella gioia con il suo popolo. E’ come se fosse un
sogno del Signore: il Signore sogna. Ha i suoi sogni. I suoi sogni su
di noi. ‘Ah, come sarà bello quando ci troveremo tutti insieme, quando
ci troveremo là o quando quella persona, quell’altra … quell’altra
camminerà con me … Ma io godrò, in quel momento!’. Per fare un esempio
che ci possa aiutare, come se una ragazza con il suo fidanzato o il
ragazzo con la fidanzata (pensasse): ‘Ma quando saremo insieme, quando
ci sposeremo …’. E’ il ‘sogno’ di Dio”.
Noi siamo nella mente e nel cuore di Dio
“Dio
– ha proseguito il Papa - pensa a ognuno di noi” e “pensa bene, ci
vuole bene, ‘sogna’ di noi. Sogna della gioia di cui godrà con noi. Per
questo il Signore vuole ‘ri-crearci’, fare nuovo il nostro cuore,
‘ri-creare’ il nostro cuore per fare trionfare la gioia”:
“Avete pensato? ‘Il Signore sogna me! Pensa a me! Io sono nella mente, nel cuore del Signore! Il Signore è capace di cambiarmi la vita!’
...
La
fede è fare spazio a questo amore di Dio, è fare spazio alla potenza,
al potere di Dio ma non al potere di uno che è molto potente, al potere
di uno che mi ama, che è innamorato di me e che vuole la gioia con me.
Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché
venga e mi cambi”.
Dio è innamorato di noi e ha sogni d'amore per noi
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 marzo 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“La Chiesa ha sempre le porte aperte”
La
Quaresima è tempo propizio per chiedere al Signore, «per ognuno di noi
e per tutta la Chiesa», la «conversione alla misericordia di Gesù».
Troppe volte, infatti, i cristiani «sono specialisti nel chiudere le
porte alle persone» che, fiaccate dalla vita e dai loro errori,
sarebbero invece disposte a ricominciare, «persone alle quali lo
Spirito Santo muove il cuore per andare avanti».
La
legge dell’amore è al centro della riflessione che Papa Francesco ha
svolto, nella messa di martedì 17 marzo a Santa Marta, a partire dalla
liturgia del giorno. Un parola di Dio che parte da un’immagine:
«l’acqua che risana». Nella prima lettura il profeta Ezechiele (47,
1-9.12) parla infatti dell’acqua che scaturisce dal tempio, «un’acqua
benedetta, l’acqua di Dio, abbondante come la grazia di Dio: abbondante
sempre». Il Signore, infatti, ha spiegato il Papa, è generoso «nel dare
il suo amore, nel risanare le nostre piaghe».
L’acqua
torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina —
«in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da «cinque portici,
sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e
paralitici». In quel luogo, infatti, «c’era una tradizione» secondo la
quale «di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo» a muovere le
acque, e gli infermi «che si buttavano lì» in quel momento «venivano
risanati».
Perciò,
ha spiegato il Pontefice, «c’era tanta gente». E perciò si trovava lì
anche «un uomo che da trentotto anni era malato». Era lì che aspettava,
e a lui Gesù domandò: «Vuoi guarire?».
...
Questa
storia, ha detto il Papa attualizzando la sua riflessione, «avviene
tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato
nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo
momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove
qualcosa; o sente una parola». E reagisce: «Io vorrei andare!». Così
«prende coraggio e va». Ma quell’uomo «quante volte oggi nelle comunità
cristiane trova le porte chiuse». Forse si sente dire: «Tu non puoi,
no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni
alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così
che «quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i
cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono».
Il Pontefice si è detto dispiaciuto per questo, perchè, ha sottolineato, la Chiesa «è la casa di Gesù e Gesù accoglie, ma non solo accoglie: va a trovare la gente»,
così come «è andato a trovare» quell’uomo. «E se la gente è ferita — si
è chiesto — cosa fa Gesù? La rimprovera, perché è ferita? No, viene e
la porta sulle spalle». Questa, ha affermato il Papa, «si chiama
misericordia». Proprio di questo parla Dio quando «rimprovera il suo
popolo: “Misericordia voglio, non sacrificio!”».
Come
di consueto il Pontefice ha concluso la riflessione suggerendo un
impegno per la vita quotidiana: «Siamo in Quaresima, dobbiamo
convertirci». Qualcuno, ha detto, potrebbe ammettere: «Padre, ci sono
tanti peccatori sulla strada: quelli che rubano, quelli che sono nei
campi rom... — per dire una cosa — e noi disprezziamo questa gente». Ma
a costui va detto: «E tu? Chi sei? E tu chi sei, che chiudi la porta
del tuo cuore ad un uomo, a una donna, che ha voglia di migliorare, di
rientrare nel popolo di Dio, perché lo Spirito Santo ha agitato il suo
cuore?». Anche oggi ci sono cristiani che si comportano come i dottori
della legge e «fanno lo stesso che facevano con Gesù», obiettando: «Ma
questo, questo dice un’eresia, questo non si può fare, questo va contro
la disciplina della Chiesa, questo va contro la legge». E così chiudono
le porte a tante persone. Perciò, ha concluso il Papa, «chiediamo oggi
al Signore» la «conversione alla misericordia di Gesù»: solo così «la
legge sarà pienamente compiuta, perché la legge è amare Dio e il
prossimo, come noi stessi».
Non chiudete quella porta
video
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Francesco alla Commissione
internazionale: la sentenza capitale «per uno stato di diritto è un
fallimento perché obbliga a uccidere in nome della giustizia»
Domenico Agasso jr: Il Papa: la pena di morte è inammissibile, l’ergastolo inaccettabile
A fine Udienza, il Papa ha
benedetto la Fiaccola benedettina in viaggio per Cassino, ha visto le
prime foto del film "El Padre Jorge" e ricevuto un bassorilievo della
Madonna che scioglie i nodi
ZENIT: Francesco abbraccia 25 senza tetto di Marsiglia
Il testo integrale
- La storia di questa intervista ha un punto di partenza, un epicentro
nello spazio e nel tempo – possiamo anche chiamarlo così – le cui
coordinate è doveroso raccontare. Lo spazio è quello della periferia di
Buenos Aires, che in certi punti cambia aspetto e si trasforma in
villa, o favela come la chiamano i brasiliani, o anche bidonville,
nell’accezione più europea. In questo caso si tratta di villa La
Carcova, nel dipartimento di León Suarez, un popoloso agglomerato sorto
una cinquantina di anni fa attorno all’ultima stazione della ferrovia
che portava nella grande Buenos Aires
Alver Metalli: Dalla periferia di Buenos Aires al Papa delle periferie
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II Anniversario
Pontificato Francesco
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Il
primo pensiero, in questo secondo anniversario di pontificato di
Francesco, è che sembra ieri da quel primo “Fratelli e sorelle,
buonasera!” pronunciato dalla Loggia delle Benedizioni, davanti ad una
piazza San Pietro straripante di fedeli. Eppure, a pensarci meglio, non
sembra proprio che sia trascorso un biennio dalla rinuncia di Benedetto
XVI e da quel Conclave repentino che portò all’elezione di un Papa
venuto “alla fine del mondo”. Sarà l’intensità con cui il Pontefice ha
vissuto e ci ha fatto vivere ogni suo gesto, insegnamento, discorso,
viaggio, sarà la ventata di aria nuova portata nel mondo dalla sua
prima uscita pubblica, ma risulta quasi difficile ricordare una Chiesa
pre-Bergoglio. Per fare un po’ d’ordine ripercorriamo perciò questo suo
secondo anno sul soglio di Pietro in pillole, stilando un vero e
proprio “ABC di Papa Francesco”.
A come “Asia”. Dalla
visita in Corea del Sud ad agosto per la Giornata della Gioventù
asiatica, fino all’estenuante settimana vissuta a gennaio prima in Sri
Lanka e poi nelle Filippine, dove la Messa nel Ryzal Park di Manila ha
battuto ogni record con 7 milioni di presenze. Dai due viaggi in terre
asiatiche il Papa è tornato “arricchito” e fiducioso per un più solido
dialogo con l’Oriente. Si guarda infatti già al futuro con un ipotetico
viaggio in Indonesia nel 2017 e alle relazioni diplomatiche positive
con il Vietnam, senza rinunciare alla speranza di un ponte con la Cina.
Francesco, insomma, come i suoi predecessori, ha l’Asia nel cuore, ma
non come territorio da ‘conquistare’, bensì come parte del mondo che
necessita di pace e dell’annuncio di Cristo Risorto.
B come “Bambini”. Forte
l’impegno del Santo Padre a favore dell’infanzia. La creazione della
Commissione per la Tutela dei minori in primis, che nel mese scorso ha
iniziato il suo lavoro per ricucire la brutta piaga della pedofilia e
degli abusi del clero. Poi la firma insieme ai leader di tutte le
religioni di un Trattato contro ogni forma di schiavitù moderna, a
dicembre, che condanna soprattutto il lavoro e lo sfruttamento
minorile. Non si dimenticano poi le visite agli orfanotrofi nei suoi
viaggi nella Filippine e in Terra Santa e i vigorosi appelli contro i
bambini abortiti, ‘scartati’ prima ancora di nascere.
C come “Concistoro”. Il
suo secondo Concistoro, lo scorso 14 febbraio, mostra ancora una volta
l’attenzione di Papa Francesco verso le periferie, portando nel
Collegio cardinalizio 20 vescovi di paesi in cui mai si era vista una
porpora. Tonga, Etiopia, Capo Verde, Panama, Nuova Zelanda, solo per
citarne alcuni. Con loro il Papa nomina anche cinque nuovi porporati
non elettori, ‘premiati’ con la berretta rossa per la loro
“sollecitudine di pastori” nelle Chiese particolari e nella Santa Sede.
...
L'ABC di Francesco dalla A di "Asia" alla Z di "Zizzania"
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SPECIALE
Anniversario Pontificato di Francesco
Vescovo di Roma, Successore di San Pietro
Raccolta dei post pubblicati sul blog Pietre Vive, notizie segnalate nella pagina Facebook Quelli della Via e articoli indicati nella Newsletter di Tempo Perso
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newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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