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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Voi che credete,
voi che sperate,
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa,
che tutto ha un senso,
che le guerre finiscono,
che la storia ha uno sbocco,
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino,
spargete la vostra gioia,
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Proprio mentre il medico stava controllando con l’ecografia la crescita
di un bimbo alla 14esima settimana di gestazione, il piccolo si è messo
a battere le mani e il papà ha ripreso tutta la scena con la sua
videocamera. Poi, per fare un video-annuncio per tutta
la famiglia e festeggiare l’arrivo del nuovo bimbo, i genitori hanno
deciso di fare un montaggio con la voce di mamma e papà che divertiti
ed emozionati cantano la canzoncina per bambini (conosciuta anche qui
in Italia) "Se sei felice tu lo sai batti le mani...". Così ne è venuta una sequenza straordinaria in cui sembra quasi che il bimbo si muova seguendo il ritmo della canzone. Il video è stato caricato dalla futura mamma Jen Cardinal sul suo canale Youtube.
video
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La morte spiegata da una bambina
con cancro terminale
Come
oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di
essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei
pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in
mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto
più in là.
Ricordo
con emozione l'Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi
passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l'infermeria
infantile e mi sono innamorato dell'oncopediatria.
Ho
assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del
cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi
a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un
angelo è passato accanto a me!
Vedo
quell'angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due
lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i
problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non
ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L'ho vista piangere molte
volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!
Un
giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto
solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non
riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi
profondamente.
“A
volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in
corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma
io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”
“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi.
“Quando
siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori
e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono
ricordato delle mie figlie, che all'epoca avevano 6 e 2 anni, e con
loro succedeva proprio questo)”.
“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!”
Rimasi
sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui
la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.
“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse.
Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos'è la nostalgia per te, tesoro?”
...
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Nessuna proroga ha fatto slittare l'arrivo dell''ora X' per la chiusura
degli ultimi ospedali psichiatrici giudiziari e martedì 31 marzo, dopo
tre slittamenti in due anni, si compirà un altro passo fondamentale
della riforma che ha portato alla chiusura dei manicomi, con la
minaccia dei commissariamenti per le regioni che non organizzeranno
l'assistenza alternativa. Ad oggi sono ancora in funzione, in Italia, 6
ospedali psichiatrici giudiziari. I detenuti sono 700, di questi 450
entreranno nelle nuove Rems, leResidenze per l'esecuzione delle misure
di sicurezza, per gli altri si va verso le dimissioni o lo spostamento
in strutture che dovranno ancora essere definite con percorsi di
recupero personalizzati. ''Il problema più urgente da risolvere ora
riguarda in particolare le persone che non hanno più famiglia e gli
internati stranieri (circa 130 persone)'', ha ricordato il deputato Pd
Edoardo Patriarca...
Scatta ora X per chiusura Opg,parte riforma con ritardi
Chiudono
gli Ospedali psichiatrici giudiziari, gli Opg. Dal primo aprile i
ricoverati dovranno essere ospitati presso le strutture residenziali
socio-sanitarie denominate “Residenze per l’esecuzione della misura di
sicurezza” (Rems), che prevedono un’assistenza solo sanitaria. Il
decreto è quello legge n. 211 del 22 dicembre 2011.
Il
giorno prima, la nota del ministero della Giustizia ricordava: «Sotto
il monitoraggio dell’Organismo di coordinamento istituito presso il
Ministero della Salute quasi tutte le regioni hanno individuato e
allestito le strutture che saranno disponibili entro il termine
previsto: sono strutture definitive o in alcuni casi provvisorie - si
legge -, predisposte per garantire il rispetto della scadenza fissata
dalla legge. Alcune regioni completeranno tale percorso nelle prossime
settimane»...
Chiudono gli Opg: percorsi diversi Alcuni ricoverati verso le «residenze»
Dopo
anni di polemiche e scandali, dal primo aprile gli ospedali
psichiatrici giudiziari cominceranno a chiudere definitivamente le
porte: è l'ultimo pezzo della riforma Basaglia.
La
maggioranza dei 741 detenuti ancora rinchiusi in queste strutture non
saranno rimessi in libertà, bensì sconteranno la pena in luoghi che
molti sperano saranno più civili e dignitosi. Secondo il decreto del
dicembre 2011, si chiameranno Residenze per l'esecuzione della misura
di sicurezza (Rems), si tratterà di strutture residenziali detentive,
con personale medico e assistenti sociali, dipendenti dal ministero
della Giustizia, in particolare dal Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria, e dalle Asl.
Il
passaggio dagli ospedali psichiatrici giudiziari non sarà immediato.
"Ci vorranno anni", interviene Riccardo Arena, autore della rubrica
RadioCarcere per Radio Radicale: "La legge prevede un graduale
superamento degli opg, in attesa della loro graduale chiusura. Un
superamento che però potrebbe durare anni, visto che non sappiamo
quanto impiegheranno a chiudere gli opg e ad aprire le Rems".
Ma il cambiamento epocale non piace a Matteo Salvini che paventa il rilascio in libertà di "200 pazzi"...
"Salvini
probabilmente ignora il fatto che dal 2011 circa 700 internati sono
stati liberati dagli ospedali psichiatrici giudiziari, ma nessuno di
questi ha compiuto una strage", commenta nel merito Stefano Cecconi,
coordinatore di StopOpg. "Questa apprensione per la chiusura delle
strutture di internamento ricorda la campagna di terrore quando furono
sigillati i manicomi. Allora come oggi la paura è ingiustificata"...
Opg, Andrea Orlando: "Nessun rischio per la collettività". Stefano Cecconi a Matteo Salvini: "Allarme inutile" (VIDEO)
Guarda i nostri precedenti post:
- L’umanizzazione
del malato mentale, paradigma del “prendersi cura” dell’altro (sac.
Pippo Insana – p. Gregorio Battaglia ocarm) -VIDEO INTEGRALE
- Opg: chiusura 31 marzo 2015? ... e poi?
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Quasi tutte le Regioni sono
pronte» ad accogliere nelle strutture alternative i circa 700 internati
negli ex manicomi criminali, assicura in una nota il Ministero della
Giustizia. Ma oggi, come abbiamo potuto accertare contattandoli uno ad
uno, nessuno dei sei Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari
della vergogna, chiuderà i battenti come previsto per legge...
Opg ancora aperti. I direttori al ministro: impossibile chiudere
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
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Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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Vedendo la bellissima collana...
Portare la palma... Portare l'ulivo...
Questa è la via di Dio...
Vi auguro una Santa Settimana... Maria di Betania scandalizza...
La storia della passione è...
... Abbiamo sentito anche un altro nome...
Il Triduo Pasquale della Passione...
Gesù ha annunciato cosa sta veramente a cuore...
Se dovessi scegliere una reliquia...
Chi sa che non sia il caso...
Il digiuno non germoglia...
La stanchezza dei sacerdoti...
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A 500 anni dalla nascita ricordiamo Santa Teresa D'Avila
Teresa di Gesù, o d'Ávila, al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y
Ahumada (Ávila, 28 marzo 1515 – Alba de Tormes, 15 ottobre 1582),
carmelitana.
Proclamata beata nel 1610 e poi santa da papa Gregorio XV nel 1622, fu
annoverata tra i dottori della Chiesa nel 1970 da Paolo VI
Certo bisogna imparare a pregare...
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Al compimento dei cinquecento anni dalla nascita di santa Teresa di
Gesù, desidero unirmi, insieme con tutta la Chiesa, al rendimento di
grazie della grande famiglia Carmelitana scalza – religiose, religiosi
e secolari – per il carisma di questa donna eccezionale.
Considero
una grazia provvidenziale che questo anniversario coincida con l’Anno
dedicato alla Vita Consacrata, nella quale la Santa di Ávila risplende
come guida sicura e modello attraente di donazione totale a Dio. Si
tratta di un motivo in più per guardare al passato con gratitudine, e
per riscoprire “la scintilla ispiratrice” che ha dato impulso ai
fondatori e alle prime comunità (cfr Lettera ai consacrati, 21 novembre 2014).
Quanto
bene continuano a fare a tutti noi la testimonianza della sua
consacrazione, nata direttamente dall’incontro con Cristo, la sua
esperienza di preghiera, come dialogo continuo con Dio, e la sua vita
comunitaria, radicata nella maternità della Chiesa!
Santa
Teresa è soprattutto maestra di preghiera. Nella sua esperienza è stata
centrale la scoperta dell’umanità di Cristo. Mossa dal desiderio di
condividere questa esperienza personale con gli altri, la descrive in
maniera vivace e semplice, alla portata di tutti, perché essa consiste
semplicemente in «un rapporto d’amicizia … con chi sappiamo che ci ama»
(Vita, 8, 5). Molte volte la stessa narrazione si trasforma in
preghiera, come se volesse introdurre il lettore nel suo dialogo
interiore con Cristo. Quella di Teresa non è stata una preghiera
riservata unicamente ad uno spazio o ad un momento della giornata;
sorgeva spontanea nelle occasioni più diverse: «Sarebbe cosa ardua se
si potesse fare orazione solo in luoghi appartati» (Fondazioni, 5, 16).
Era convinta del valore della preghiera continua, benché non sempre
perfetta. La Santa ci chiede di essere perseveranti, fedeli, anche in
mezzo all’aridità, alle difficoltà personali o alle necessità pressanti
che ci chiamano.
Per
rinnovare oggi la vita consacrata, Teresa ci ha lasciato un grande
tesoro, pieno di proposte concrete, vie e metodi per pregare, che,
lungi dal chiuderci in noi stessi o dal condurci solo ad un equilibrio
interiore, ci fanno ripartire sempre da Gesù e costituiscono
un’autentica scuola per crescere nell’amore verso Dio e verso il
prossimo.
A
partire dal suo incontro con Gesù, santa Teresa ha vissuto “un’altra
vita”; si è trasformata in una comunicatrice instancabile del Vangelo
(cfr Vita, 23, 1). Desiderosa di servire la Chiesa, e di fronte ai
gravi problemi del suo tempo, non si limitò ad essere una spettatrice
della realtà che la circondava. Nella sua condizione di donna e con le
sue difficoltà di salute, decise – dice lei – «di fare quel poco che
dipendeva da me … cioè di seguire i consigli evangelici con tutta la
perfezione possibile e procurare che queste poche suore che stanno qui
facessero lo stesso» (Cammino, 1, 2). Così cominciò la riforma
teresiana, nella quale chiedeva alle sue sorelle che non perdessero
tempo trattando con Dio «interessi di poca importanza» mentre «il mondo
è in fiamme» (ibid., 1, 5). Questa dimensione missionaria ed ecclesiale
ha da sempre contraddistinto le Carmelitane e i Carmelitani scalzi.
Come
fece allora, anche oggi la Santa ci apre nuovi orizzonti, ci convoca
per una grande impresa, per guardare il mondo con gli occhi di Cristo,
per cercare ciò che Lui cerca e amare ciò che Lui ama.
Santa
Teresa sapeva che né la preghiera né la missione si possono sostenere
senza un’autentica vita comunitaria. Perciò, il fondamento che pose nei
suoi monasteri fu la fraternità...
LETTERA
DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL PREPOSITO GENERALE DELL'ORDINE DEI
CARMELITANI SCALZI PER I 500 ANNI DELLA NASCITA DI SANTA TERESA DI
GESÙ
...
Donna aperta a tutte le problematiche del suo tempo, esperta
consigliera, attenta ascoltatrice, spontanea, amabile, arguta e
profonda, ancora oggi, nel suo 500esimo compleanno, ha il dono di
piacere. Sono molti quelli che possono chiamarla “Madre” perché la
riconoscono come generatrice di vita nello Spirito, Maestra e Dottore
nella Chiesa di Dio, generosa donatrice dei doni ricevuti. Quando le fu
detto che era vicino il passaggio alla vita eterna esclamò: «Finalmente
è giunta l’ora di vederci… Infine, sono figlia della Chiesa!», quasi a
prendere la Chiesa quale garante della sua vita.
500 anni fa nasceva santa Teresa d'Avila
...
Frequentando la potente scrittura mistica della santa, ho preferito
invece pormi una domanda fondamentale: a parte il culto dei santi,
valido (dovrebbe) per un cattolico, cosa ha da dire oggi una donna che
decise di raggruppare poche consacrate in luoghi silenziosi di
clausura, perché fossero dedite alla preghiera e alla penitenza? Oltre
allo stupore per la vigoria delle figure di santi del tempo
(Sant’Ignazio, San Giovanni della Croce, San Pietro d’Alcantara!), le
parole di Teresa d’Avila comunicano qualcosa oggi o sono
irrimediabilmente segnate dal tempo (e in quel tempo confinate)? C’è un
libro importante nella produzione della santa spagnola: Il castello
interiore. In questo libro, c’è un lascito prezioso, non dirò anche per
noi, ma soprattutto per noi, confusi e ammollati uomini d’Occidente del
XXI secolo...
Santa Teresa, 500 anni e non sentirli
Cinquecento
anni fa, il 28 marzo, nasceva Santa Teresa d’Ávila. Riformatrice della
regola carmelitana, mistica e dottore della Chiesa, fu una donna capace
di abbandonarsi totalmente a Dio: i suoi sconvolgimenti interiori e la
sua conversione coincisero con un momento storico di grandi mutamenti
anche per la Chiesa. Come un viaggio alla ricerca del Mistero che si
nasconde nell’animo umano, lo spettacoloTeresa d’Ávila, un castello nel
cuore, in scena dal 30 marzo al 12 aprile al teatro
dell’Ex-Sant’Uffizio di Roma (in piazza della Cancelleria), si propone
di ripercorrere la vicenda umana e spirituale della santa spagnola
senza trascurare «le pietre che la bloccarono», i frangenti di crisi,
gli sforzi compiuti dalla monaca (che entrò in convento a soli 19 anni)
per non indulgere alla vanità.
Sul
palco, l’attrice Pamela Villoresi: 43 anni di carriera, 130 testi
portati in scena a teatro e un sostanzioso “pacchetto” di film (tra cui
La grande bellezza di Paolo Sorrentino) e fiction televisive (come le
serie Ligabue di Salvatore Nocita e Il commissario De Vincenzi di Mario
Ferrero). «Sognavo da più di vent’anni di realizzare questo spettacolo
– spiega l’artista –, da quando cioè, durante una tournée con il
Piccolo Teatro di Milano a Madrid, decisi di fare una gita nella vicina
Castiglia e, giunta ad Ávila, rimasi colpita da una statua bianca e
imponente, una figura femminile in estasi che mi comunicava saggezza,
dolcezza e, soprattutto, energia: era Santa Teresa.
Decisi
così di studiarla e restai affascinata dai suoi percorsi spirituali,
dai suoi scritti teologici poderosi e profondi, dalla sua coraggiosa
esistenza. Fu, per me, come scoprire “il cuore pulsante del mondo”». Ma
non è stato facile definire un adattamento teatrale che potesse
raccontare sia la grandezza filosofica che la vita contemplativa di
questa «femmina inquieta e vagabonda» come la definì il cardinale
Filippo Sega, nunzio apostolico in Spagna ai tempi in cui viveva la
santa...
Villoresi, la mia Teresa d’Ávila
Il
28 marzo ricorrono i 500 anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila.
Torniamo su questa donna speciale, proclamata “Dottore della Chiesa”
grazie a P. Antonio Sicari, carmelitano, e a Suor Eliana, delle
carmelitane di Santa Teresa di Firenze
video
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Nessuna
attesa per Hélder Câmara. La Santa Sede ha già ratificato il via libera
all’introduzione della causa di canonizzazione del brasiliano “vescovo
delle favelas”. La concessione del Nihil obstat è stata già firmata il
25 febbraio scorso...
È stato per tutta la vita il fratello dei poveri, espressione della
tenerezza di Dio, profeta di una Chiesa povera per i poveri...
Leggi tutto: Dom Câmara, al via la causa di canonizzazione
Quando do da mangiare a un povero...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Era il 2 aprile di dieci anni fa. Migliaia di fedeli si radunarono
spontaneamente sotto la sua finestra in piazza san Pietro a pregare. I
giovani lo chiamano ancora: «Giovanni Paolo, Giovanni Paolo», guardano
verso la finestra del secondo piano del Palazzo apostolico. Ma Karol
Wojtyla, dopo anni di malattia e una vera e propria agonia che negli
ultimi giorni gli aveva tolto la parola e il respiro, dice, come
raccontato in seguito da chi era accanto a lui in quel momento:
«Lasciatemi tornare alla casa del Padre».
...
DIECI ANNI FA MORIVA GIOVANNI PAOLO II, CANONIZZATO A TEMPO DI RECORD
Quel
minuto – le 21.37 del 2 aprile 2005 – è ormai entrato nella storia.
Quella con la "S" maiuscola, che registra in quel momento la morte di
Giovanni Paolo II, così come le storie di tante persone che attendevano
in preghiera. Il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio
Consiglio per i laici e uno dei più stretti collaboratori del Papa ora
santo, è stato testimone diretto dell’ora suprema. «In quel momento –
racconta adAvvenire – mi trovavo lì, nell’appartamento del Santo Padre,
accanto a lui. Poco prima, verso le otto di sera, dopo i primi vespri
della domenica, avevamo concelebrato l’Eucaristia nella sua camera da
letto: l’ultima Eucaristia di san Giovanni Paolo II su questa terra.
Non potrò mai dimenticare quei momenti, che rimangono scolpiti nel mio
cuore, e il silenzio orante che seguì».
A
poche decine di metri in linea d’aria, negli stessi attimi, Fabio
Zavattaro, vaticanista del Tg1 (e prima di Avvenire e del Gr2, testate
per le quali aveva seguito il pontificato di Karol Wojtyla fin dal
1983), nella sua postazione sulla piazza riceve un sms sul telefonino.
È la notizia. «Non era certo una sorpresa – ricorda dieci anni dopo –.
La aspettavamo da un momento all’altro. Eppure rimasi sgomento, in
silenzio. Davvero non sapevo come andare avanti nella diretta».
Il cardinale e il giornalista. Due ruoli e due punti di osservazione diversi, ma la stessa reazione.
È il segno di quanto Giovanni Paolo II fosse riuscito ad
entrare nel cuore di tutti. «Quella sera in piazza San Pietro –
sottolinea Rylko – c’erano anche non cattolici e non credenti, per i
quali il Papa era divenuto comunque un punto di riferimento». E
Zavattaro aggiunge: «È stato veramente unPontefice, un "costruttore di
ponti". Ha unito l’Europa dall’Atlantico agli Urali, ha cambiato il
mondo, ha fatto sì che gli uomini aprissero le porte a Cristo».
Uniti nel ricordo, il porporato e il vaticanista, lo sono anche nella valutazione dell’eredità del Papa.
...
Giovanni Paolo II, Papa nel cuore della storia
video
Guarda anche i nostri post precedenti (all'interno segnalati altri post):
- Giovanni
Paolo II nell'anniversario della sua morte le parole di Papa Francesco
e il ricordo di mons. Stanisław Dziwisz e di mons. Leonardo Sandri
- Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II - cronaca di una giornata storica (testi, foto e video) / 4
- SAN GIOVANNI PAOLO II
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10 anni fa moriva Papa Giovanni Paolo II
Quel popolo sotto la finestra di Wojtyla
di Marina Corradi
Già
al tramonto, la sera di quel 2 aprile, piazza San Pietro si andava
colmando. La gente di Roma accorreva, sempre più numerosa, come un
torrente che si ingrossa dopo la pioggia. Arrivavano e si fermavano, in
attesa, zitti. Si indicavano l’un l’altro una finestra con le persiane
aperte, e le tende tirate. Quella, lassù: là dietro, Giovanni Paolo II
stava morendo. Ma pareva quasi che la folla in piazza non volesse
crederci davvero. Dall’intensità con cui molte donne recitavano il
Rosario, si sarebbe detto che domandassero, ostinatamente, una grazia:
che il Papa vivesse. Il cielo andava scurendosi, sopra a San Pietro
stridevano i gabbiani.
Un
gruppo di ragazzi, proprio sotto alla finestra del Papa, gridava,
scandendo le sillabe: "Gio-van-ni Pao-lo! Gio-van-ni Pao-lo!". E
sembravano bambini che chiamano dal cortile un coetaneo, convalescente
da una malattia da poco, perchè scenda, e torni con loro. Chissà se
Karol Wojtyla, mi chiesi, li poteva sentire ancora. Ne avrebbe, credo,
sorriso.
...
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Dieci anni dopo, a confronto
con un Francesco per nulla "pontefice massimo" e caratterizzato
piuttosto dalla semplicità di un discepolo di Cristo, Wojtyla sembra
venire da un'epoca storica remota. Quasi medievale nella sua pregnanza.
Eppure nella storia della Chiesa ci sono flussi di impulsi, che si
trasmettono da un pontificato all'altro.
Marco Politi: Dieci anni senza Wojtyla: cosa resta dell’ultimo papa imperiale (pdf)
La sua vita, il suo ministero,
il suo insegnamento restano per sempre narrati da quelle pagine di
Vangelo che il vento a lungo sfogliò nella celebrazione del suo estremo
addio. Quelle pagine che poi, da ultimo, il vento serrò. Perché la sua
parola e il suo amore restassero per sempre sigillati nel cuore di chi
lo ha conosciuto e amato
Vincenzo Rini: Di fuoco, vento e luce Era Giovanni Paolo II
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La Domenica delle Palme a Gerusalemme
video
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«Davvero era figlio di Dio» - La Croce capovolge la storia
Domenica delle Palme Anno B
(Letture: Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Marco 14,1-15,47)
Mancavano
due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli
scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo
morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una
rivolta del popolo». (....).
In
questa settimana santa, il ritmo dell'anno liturgico rallenta: sono i
giorni del nostro destino e sembrano venirci incontro piano, ad uno ad
uno, ognuno generoso di segni, di simboli, di luce. La cosa più bella
che possiamo fare è sostare accanto alla santità delle lacrime, presso
le infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi
fratelli. E deporre sull'altare di questa liturgia qualcosa di nostro:
condivisione, conforto, consolazione, una lacrima. E l'infinita
passione per l'esistente.
«Salva
te stesso, scendi dalla croce, allora crederemo». Qualsiasi uomo,
qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Gesù, no.
Solo
un Dio non scende dal legno, solo il nostro Dio. Perché il Dio di Gesù
è differente: è il Dio che entra nella tragedia umana, entra nella
morte perché là è risucchiato ogni suo figlio.
Sale
sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui
e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo
che è in croce. Perché l'amore conosce molti doveri, ma il primo di
questi è di essere con l'amato, unito, stretto, incollato a lui, per
poi trascinarlo fuori con sé nel mattino di Pasqua.
Qualsiasi
altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. Solo la
croce toglie ogni dubbio. La croce è l'abisso dove Dio diviene
l'amante. Dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di
fuoco, e divampa.
...
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Simon
Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io
vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro
disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per
te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io
ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre
volte». (Gv 13, 36-38)
...
Proponiamo
una riflessione di Don Tonino Bello sulle lacrime di Pietro durante un
ipotetico dialogo con Maria (Fonte: Sentinelle del mattino, Luce
& Vita insieme - la meridiana, Molfetta 1990)
«Anche
Pietro, in fondo, era innamorato di trasparenza. Non tanto perché
voleva vederci chiaro, quanto perché voleva vedersi dentro, per poter
restituire la sua povera vita a limpidezze degne del suo Signore. Per
questo, non bastava l’acqua esterna delle abluzioni e, nella notte dei
tradimenti, ritirò i piedi dal catino. Voleva dire al Signore, chino
davanti a lui, che la vera opacità non era quella delle sue prosaiche
unghie, e che le croste più maleodoranti di sporcizia non aderivano ai
suoi alluci. Era il fondo della sua anima che sentiva il bisogno di
liberare dalla morchia. (…)
Io
non so, Maria, se in quella notte allucinante, le sue lacrime Pietro le
venne a versare sul tuo grembo. E tu gliele asciugasti, così come
facciamo noi con i cristalli di Boemia dopo averli lavati. Una cosa è
certa: che da quel momento Pietro è rimasto per tutti noi l’icona delle
nostre più struggenti nostalgie di trasparenza. Perché anche noi
proviamo la nausea della falsità: della nostra, prima che di quella
altrui. Solo che non troviamo ancora singhiozzi liberatori. Ci sentiamo
pure noi consanguinei della menzogna, parenti stretti dell’impostura,
figli dei doppi sensi. Ma le acque lustrali del pianto fanno fatica a
inumidire le nostre ciglia. (…)
Canterà finalmente un gallo pure per noi?
...
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Nell'abisso del male
c'è qualcosa che brilla
Il
sepolcro del male alla fine, non per forza umana ma divina, sarà
svuotato. Liberato dal corpo martoriato dall'umanità, non piegato
neppure dal peccato più grave degli uomini, Iddio mostra ovunque che il
bene è possibile. Dio non è morto. Osa rivivere nell'umile e diffuso
bene di tanti uomini. Non fa spettacolo. Ma è una foresta
Bruno Cescon
La
croce o il sepolcro vuoto? L’ultima cena con il “fate questo in memoria
di me”, con il dono di sé a ciascuno di noi nel pane di vita. Nello
stesso tempo, lo sguardo, le parole di Cristo che si rivolge e, forse,
incrocia lo sguardo perso di Giuda. Perché incredibile e inimmaginabile
per qualsiasi re della terra, e ancor più per un tale Re, che è
nientemeno che figlio di Dio, è il sottomettersi al tradimento di uno
qualunque. Perché in quel Giuda si ritrovano non pochi Giuda tra noi
uomini, per i quali Cristo spende anche oggi il suo sacrificio.
Nel
Vangelo, nello scorrere degli eventi della Settimana Santa niente è
frutto delle circostanze o del caso. Il tragico e il drammatico stanno
di fronte all’amore, fatto Persona. Come nella vita di ogni giorno
grandi tragedie di morte, di dolore, di eccidi si contrappongono, anzi
sono coperte da grandi opere di amore negli ospedali, nelle famiglie,
nel sacrificio delle vite di troppi cristiani nel mondo, che continuano
a seminare e testimoniare tolleranza pacifica nei confronti di
persecutori organizzati, coperti dai governi. Nel silenzio e
nell’indifferenza pilatesca delle democrazie occidentali, che
rivendicano la missione di portare nuova civiltà e democrazia là dove
fanno affari non vedendo i cristiani. E, talvolta, sacrificandoli in
nome di interessi inconfessabili.
Che
cosa ci colpisce di più di questi giorni tragici e salvifici di
Gerusalemme la Santa e la martoriata? Forse il fragile e, persino,
comico sonno degli apostoli tra gli ulivi o il facile tradimento del
primo degli apostoli? O forse, positivamente, ci affascina la premura
di quel manipolo di donne, che di fronte a tutti, all’ignavia di un
popolo pronto a voltare le spalle a colui che inneggia, seguono il
condannato fino al patibolo e se ne prendono cura.
Campeggia
in essa, Settimana di dolore e di peccato, il contrasto delle immagini
e la tragica contraddizione degli eventi che vanno inesorabilmente
verso il baratro della tortura della crocifissione, emblema delle
barbarie d’ogni tempo, del peccato di ogni essere umano fino a quello
delle strutture di peccato e di morte che sono le violenze della fame
come delle uccisioni di bande armate che strumentalizzano, persino, il
nome di Dio.
La Settimana è Santa ma prima brilla contemporaneamente dell’oscurità di un cumulo di male.
...
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VENERDÌ SANTO
PASSIONE DEL SIGNORE
VIA CRUCIS PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE FRANCESCO
COLOSSEO
ROMA, 3 APRILE 2015
LA CROCE, VERTICE LUMINOSO DELL’AMORE DI DIO CHE CI CUSTODISCE
Chiamati ad essere anche noi custodi per amore
MEDITAZIONI di S. E. Mons. Renato Corti
Vescovo emerito di Novara
INTRODUZIONE
Era il 19 marzo 2013. Papa
Francesco era stato eletto da pochi giorni. Tenne l’omelia su san
Giuseppe, il “custode” di Maria e di Gesù (cfr Mt 1, 24): il suo stile
era fatto di discrezione, umiltà, silenzio, di presenza costante e di
fedeltà totale.
Nella Via Crucis che stiamo per
iniziare, sarà costante il riferimento al dono di essere custoditi
dall’amore Dio, in particolare da Gesù crocifisso, e al compito di
essere, a nostra volta, custodi per amore dell’intera creazione, di
ogni persona, specie della più povera, di noi stessi e delle nostre
famiglie, per far risplendere la stella della speranza.
Vogliamo partecipare a questa Via
Crucis in profonda intimità con Gesù. Attenti a quanto sta scritto nei
Vangeli, verranno colti con discrezione alcuni sentimenti e pensieri
che hanno potuto abitare nella mente e nel cuore di Gesù in quelle ore
di prova.
Nello stesso tempo ci lasceremo
interpellare da alcune situazioni di vita che caratterizzano – nel bene
e nel male – i nostri giorni. Esprimeremo così una risonanza che dica
il nostro desiderio di compiere qualche passo di imitazione del Nostro
Signore Gesù Cristo nella sua passione.
O Padre,
che hai voluto salvare gli uomini
con la morte in Croce di tuo Figlio,
concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra
il suo mistero di amore,
di esserne testimoni, in parole e opere,
nella vita quotidiana con tutti coloro
che ci fai incontrare.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Le meditazioni della Via Crucis
“Via Crucis”: non solo il devoto ricordo dell’ultimo cammino
del Crocifisso, ma una meditazione sulla “strada” scelta da Dio per
mostrare il suo amore. «Viene spontaneo ricordare che metà del Vangelo
di Marco è dedicato agli ultimi giorni della vita di Gesù. E pure
l’evangelista Luca dedica circa dieci capitoli all’ultimo viaggio di
Gesù a Gerusalemme. Viene così posta in evidenza la paradossalità della
via scelta da Dio per rivelarsi all’uomo, quella che troviamo nei Carmi
del Servo di Jahvè del profeta Isaia, in particolare nell’ultimo, al
capitolo 53». A spiegarcelo è monsignor Renato Corti, vescovo emerito
di Novara, incaricato da papa Francesco di scrivere le meditazioni per
il prossimo Venerdì santo. Già chiamato a tenere gli esercizi
spirituali alla Curia vaticana nel 2005, gli ultimi a cui partecipò san
Giovanni Paolo II, monsignor Corti ha tra i suoi autori di riferimento
due predicatori schietti e appassionati come il beato Antonio Rosmini e
il beato John Henry Newman, del quale ha fatto proprio il motto
cardinalizio: Cor ad cor loquitur («Il cuore parla al cuore»)...
UNA CROCE CHE CI CUSTODISCE
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La figura, il gesto e il dramma
di Giuda hanno interessato e interrogato intere generazioni di credenti
e non credenti. La sua vicenda resterà sempre un mistero impenetrabile
e drammatico nello stesso tempo.
Noi vogliamo accostare questa figura per cercare di rileggere che cosa può far sì che la nostra sequela venga meno.
A ben guardare nel nostro cuore, dobbiamo riconoscere con umiltà,
che in ognuno di noi c’è un poco Giuda: c’è il desiderio di Dio e
c’è il legame con il mondo, c’è l’anelito alla bellezza e c’è un
quotidiano cedimento alla mediocrità che ci infanga, c’è la percezione
del profumo dell’amore e c’è l’olezzo dell’egoismo istintivo, c’è
l’anelito al bene e c’è l’esperienza insistente del male...
Giuda, nella sua sventurata esperienza, può esserci maestro, può
insegnarci cosa evitare, su quali rischi vigilare, su quali sentieri
rimanere e faticosamente perseverare...
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Quando vogliamo designare la
Chiesa, la immaginiamo con i paramenti addosso, il vescovo con la
mitra, il pastorale: ecco il simbolo della Chiesa che prega. Oppure con
la Bibbia in mano: la Chiesa che spiega la parola… Però l’immagine più
bella, direi più consona al linguaggio biblico, è la Chiesa del
grembiule. Nel Vangelo di Giovanni si dice: “Gesù allora si alzò da
tavola, depose le vesti, si cinse un grembiule e si mise a lavare i
piedi”.
Si cinse un grembiule: tra i paramenti ecclesiastici che dovrebbero
trovarsi in sacrestia, l’unico che avrebbe diritto di starci è il
grembiule; invece non c’è. […] Capite che la nonviolenza comincia di
lì: l’etica del volto. Sono convinto che noi ci apriremo alla
dimensione divina proprio a partire dal volto umano.
Don Tonino
La
Chiesa del grembiule di don Tonino Bello e mons. Luigi Bettazzi - La
Chiesa-comunione, al servizio dei poveri e dipinta di profezia.
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Vorrei
contemplare insieme con voi Gesù crocifisso, secondo le tre splendide
interpretazioni fornite cinque secoli fa da Donatello
Enzo Bianchi: Gesù, il crocifisso
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... Noi cristiani a volte riduciamo la Rivelazione a un programma morale, quando invece è il movimento (Amor che move dice
Dante) che Dio ha impresso nel creato, nel quale abbiamo il privilegio
di essere inseriti e che possiamo assecondare o rifiutare. Solo chi si
lascia catturare da questo movimento amoroso può portare la realtà a
pieno compimento, la sua e quella degli altri: l’unico "pregiudizio"
che un cristiano può avere sulla realtà è l’amore. Se ci si sottrae a
questo movimento si diventa meno reali e si priva di realtà la realtà.
L’amicizia, cioè l’affidamento dell’uomo all’altro uomo, è il versante
umano di questo movimento...
Alessandro D'Avenia: Giovedì Santo: l'uomo è quello che spezza il pane
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
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JESUS, marzo 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
Al
sorgere del ricordo di alcuni eventi o insegnamenti ricevuti nella mia
giovinezza, mi assale il sentimento di aver vissuto una vita in un
mondo che non solo non esiste più, ma che appare oggi strano se non
inverosimile. Così, in questi giorni quaresimali, mi ritorna in mente
come allora fosse frequente la preghiera per ottenere il dono della
lacrime: sì, si pregava per piangere! Oggi invece non vediamo
facilmente le persone piangere, perché le lacrime appaiono come un
segno di fragilità, qualcosa di cui vergognarsi, che comunque non va
mostrato perché giudicato come cosa da bambini o da donne: gli adulti
sanno dominare le lacrime e hanno il dovere di vivere e comportarsi
siccis oculis, “con gli occhi secchi”.
In
realtà, uomini e donne continuano a piangere e non credo a quanti
affermano che le lacrime sono frequenti solo in alcune epoche come il
romanticismo: forse è vero che le arti, la pittura, la musica non le
testimoniano in tutte le epoche, ma il cuore umano sa piangere sempre.
Certo, nella misura in cui si riduce il bene al benessere e il male al
malessere, molti si impegnano a evitare accuratamente la possibilità
della sofferenza fino a rimuoverla e negarla: di conseguenza, non si
“lasciano andare” a piangere, soprattutto di fronte agli altri, eppure
a volte anche costoro conoscono il pianto e il suo imporsi.
...
Io mi sento di fare l’elogio delle lacrime,
e ancora oggi, quando sento che i miei giorni rischiano di scorrere
siccis oculis, allora recito l’orazione per chiedere il dono delle
lacrime. E quando sopraggiungono come pura gratuità, le lascio scorrere
e cerco di non temere se altri vedono. Del resto, cosa vedono in
realtà? Ciò che sto vivendo di dolore o di gioia... Sì, quando si hanno
le lacrime agli occhi, lo sguardo è come velato ma discerne più in
profondità: la visione è “ante et retro oculata”, si vede davanti e di
dietro, si vede “altrimenti”.
Un
cristiano, poi, nella preghiera dei salmi trova tante volte le lacrime:
lacrime che sono pane che uno mangia, lacrime che Dio raccoglie in un
otre perché non le dimentica ma le considera preziose, lacrime di
pentimento per il male fatto, lacrime di esultanza che sgorgano come
danza di gioia... E come dimenticare che anche Gesù ha pianto,
svelandoci che in lui Dio ha conosciuto i sentimenti umani fino a
piangere: ha pianto sull’umanità piangendo su Gerusalemme, ha pianto
per amore del suo amico Lazzaro, ha pianto per la propria sofferenza e
morte. La Lettera agli Ebrei (5,7-8) ci dice anche che Gesù piangendo
ha imparato l’obbedienza...
Papa
Francesco nel recente viaggio nelle Filippine ha incontrato una donna
che piangeva e subito dopo ha esclamato semplicemente: “Impariamo a
piangere... se non imparate a piangere non potete essere buoni
cristiani!”. Cioran affermava che “nell’ultimo giudizio saranno pesate
solo le lacrime” e Camus ribadiva che “nessuna lacrima deve andare
persa, nessuna morte deve accadere senza una risurrezione”.
La bisaccia del mendicante JESUS, marzo 2015
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La
febbre per l’Expo di Milano è salita, e grande è l’attesa per la
kermesse, intensa la sua preparazione: ormai è presentata ogni giorno
di più come il grande evento, capace di mutare la sorte del nostro
paese e del nostro futuro. Dai diversi annunci quotidiani di iniziative
e incontri culturali tutto sembra nuovissimo e inedito: si è portati a
credere che si stia andando verso un evento escatologico.
...
E
la chiesa cattolica che farà dell’Expo? Si accontenterà di avere una
vetrina tra i grandi o saprà partecipare a questa iniziativa in modo
eloquente e profetico, con la parresia e la forza di critica e di
denuncia in nome del vangelo, unica istanza che giustifica la presenza
della chiesa e la può ispirare? Una presenza non finalizzata a
propagandare la propria dottrina ma a ribadire che il cammino di
umanizzazione è il “suo” cammino, un cammino che nasce dalla fede in un
uomo che “ha voluto insegnarci come vivere in questo mondo”, dice
l’apostolo Paolo, un uomo che veniva da Dio ed era suo Figlio ma che si
è liberamente collocato dalla parte dell’uomo, pienamente solidale con
noi, e che ha mostrato sollecitudine e cura soprattutto per chi era nel
bisogno, nella fame, nella povertà, in condizione di straniero.
Non
facciamo dell’evento dell’Expo la fiera degli auguri, il campionario
dei proclami di intenti caritatevoli: sia invece occasione per
affrontare seriamente, responsabilmente e concretamente i temi urgenti
della fame e della povertà, ormai presenti anche in mezzo al mondo
industrializzato, gli appelli improcrastinabili che la terra ci rivolge
per la sua custodia e salvaguardia, il rispetto dei diritti delle
generazioni future. Per tutti occorrerebbe che l’Expo diventasse
l’occasione per far risuonare il comandamento: “Ama la terra come te
stesso!”.
Nutrire il pianeta non sia solo uno slogan
il
testo del messaggio di Papa Francesco per l'incontro di 500
rappresentanti nazionali e internazionali: "LE IDEE DI EXPO 2015 -
VERSO LA CARTA DI MILANO" (7 febbraio 2015)
VIDEO
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«WE-Women for Expo parla di
nutrimento e lo fa mettendo al centro la cultura femminile. Ogni donna
è depositaria di pratiche, conoscenze, tradizioni legate al cibo, alla
capacità di nutrire e nutrirsi, di “prendersi cura”. Non solo di se
stessi, ma anche degli altri... Le artefici di questo nuovo sguardo e
nuovo patto per il futuro [saranno] le donne». Così recita la
presentazione del progetto che Expo 2015 dedica alle donne come prime
protagoniste del grande evento mondiale che avrà sede a Milano tra
qualche mese. Donne, quindi, come icona di salvezza, universale mitico
che raccoglie in sé i valori della generazione, della cura, del
nutrimento, della maternità. Donna come portatrice di un potenziale
differente nel lavoro, nell'impresa, nella cultura. Insomma, Expo
lancia un grido al mondo: «Nutrire il pianeta, energia per la vita», a
cui dovrebbero rispondere tutte le donne «per essere le protagoniste
del cambiamento e di uno sviluppo pienamente sostenibile».
Gea Piccardi: Expo 2015 Note critiche a margine del megaevento
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Intervista a Luigi Bettazzi, a cura di Bruno Quaranta
«Il peccato per cui la Chiesa deve chiedere specialmente misericordia? Non aver attuato pienamente
il Concilio Vaticano II, scegliendo di essere Chiesa dei poveri e Chiesa comunione a tutti i livelli. Il
peccato che “segna” in particolare l’uomo d’oggi? L’indifferenza di fronte ai grandi valori (a
cominciare da quello religioso)».
Meditando sull’Anno Santo prossimo venturo con Luigi Bettazzi nel verde Canavese. Dal 1966 al
1999 vescovo di Ivrea, il novantunenne monsignore, fra i pastori che non sdegnano, anzi, l’odore
delle pecore (dagli operai olivettiani agli obiettori di coscienza), già frettolosamente,
mediaticamente, soprannominato «il vescovo rosso», ha infine trovato conforto - se mai
abbisognasse di conforto - nelle parole di Francesco: «Privilegiare i poveri non vuol dire essere
comunisti».
Bruno Quaranta: “Comunione ai divorziati e gay la Chiesa affronti le nuove sfide”
(pdf)
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Uno dei tanti messaggi comparsi
su Facebook alla notizia della sua morte lo descrive, in maniera
sintetica ma acuta, «silenzioso, attento, rispettoso ed amabile». Ed in
effetti le caratteristiche fondamentali di Ortensio da Spinetoli, al
secolo Ortensio Urbanelli, scomparso il 31 marzo scorso, sono sempre
state la sua riservatezza, il rigore e la serietà dello studioso, unite
all’assoluta modestia, che lo ha portato ad evitare qualsiasi forma di
autocelebrazione, alla costante curiosità ed attenzione per ciò che lo
circondava e all’ascolto di chi gli era accanto.
Valerio Gigante: IL GESÙ CHE TORNA UOMO NELLA TEOLOGIA CHE SI FA STRADA. UN RICORDO DI P. ORTENSIO DA SPINETOLI
Ricordando Ortensio da
Spinetoli, biblista e teologo, oggi deceduto, che ha sempre
saputo interpretare autenticamente e profeticamente i "segni dei
tempi".
Ortensio da Spinetoli: IN CRISTO C’È UNA NOVITÀ PER OGNI UOMO
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Da oggi, 2 aprile, è disponibile su smartphone e tablet iOS e Android,
la nuova app della Liturgia delle Ore con tutti i testi proclamati e
cantati, a cura dell'Ufficio Liturgico Nazionale della CEI
La "App Cei - Liturgia delle Ore" è scaricabile da Google Play e da App Store (si può entrare nel sito www.chiesacattolica.it/appliturgia),
è gratuita e offre le classiche funzioni di lettura, navigazione e
ricerca, le stesse presenti in altre applicazioni già esistenti che
rendono disponibili la Liturgia delle Ore sui telefonini. C'è anche la
possibilità di inserire segnalibri e annotazioni personali e di
condividere i contenuti. ... http://www.chiesacattolica.it/appliturgiadelleore/
APP LITURGIA DELLE ORE
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Angelus/Regina Cæli - Angelus, 29 marzo 2015
Udienza Generale - del 1° aprile 2015: Il Triduo Pasquale
Omelia - Domenica delle Palme - XXX Giornata Mondiale della Gioventù (29 marzo 2015)
Omelia - Santa Messa del Crisma (2 aprile 2015)
Omelia - Santa Messa nella Cena del Signore (2 aprile 2015)
Messaggio - Quaresima 2015: Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)
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30/03/2015:
31/03/2015:
02/04/2015:
03/04/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Alle
ore 9.30 di oggi il Santo Padre Francesco ha presieduto, in una piazza
Piazza San Pietro gremita di fedeli, la solenne celebrazione liturgica
della Domenica delle Palme e della Passione del Signore.
Al
centro della piazza, presso l’obelisco, il Papa ha benedetto le palme e
gli ulivi e, al termine della processione che ha raggiunto il sagrato,
ha celebrato la Santa Messa della Passione del Signore. Alla
celebrazione hanno preso parte - in occasione della ricorrenza
diocesana della XXX Giornata Mondiale della Gioventù, sul tema: "Beati
i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5,8) - giovani di Roma e di
altre diocesi.
Omelia
Al
centro di questa celebrazione, che appare tanto festosa, c’è la parola
che abbiamo ascoltato nell’inno della Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé
stesso». L’umiliazione di Gesù.
Questa
parola ci svela lo stile di Dio e, di conseguenza, quello che deve
essere del cristiano: l’umiltà. Uno stile che non finirà mai di
sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua
mai!
Umiliarsi
è prima di tutto lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il
suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. Lo si vede bene leggendo
la storia dell’Esodo: che umiliazione per il Signore ascoltare tutte
quelle mormorazioni, quelle lamentele! Erano rivolte contro Mosè, ma in
fondo andavano contro di Lui, il loro Padre, che li aveva fatti uscire
dalla condizione di schiavitù e li guidava nel cammino attraverso il
deserto fino alla terra della libertà.
In
questa Settimana, la Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, noi
andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà
“santa” anche per noi!
...
Questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. E’ la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione...
...
Durante
questa Settimana, mettiamoci anche noi decisamente su questa strada
dell’umiltà, con tanto amore per Lui, il nostro Signore e Salvatore.
Sarà l’amore a guidarci e a darci forza. E dove è Lui, saremo anche noi
(cfr Gv 12,26).
il testo integrale dell'omelia
video
Al termine di questa celebrazione, saluto con affetto tutti voi qui presenti, in particolare i giovani. Cari
giovani, vi esorto a proseguire il vostro cammino sia nelle diocesi,
sia nel pellegrinaggio attraverso i continenti, che vi porterà l’anno
prossimo a Cracovia, patria di san Giovanni Paolo II, iniziatore delle
Giornate Mondiali della Gioventù. Il tema di quel grande Incontro:
«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia», si intona
bene con l’Anno Santo della Misericordia. Lasciatevi riempire dalla
tenerezza del Padre, per diffonderla intorno a voi!
E
ora ci rivolgiamo in preghiera a Maria la nostra Madre, perché ci aiuti
a vivere con fede la Settimana Santa. Anche Lei era presente quando
Gesù entrò in Gerusalemme acclamato dalla folla; ma il suo cuore, come
quello del Figlio, era pronto al sacrificio. Impariamo da Lei, Vergine
fedele, a seguire il Signore anche quando la sua via porta alla croce.
Affido
alla sua intercessione le vittime della sciagura aerea di martedì
scorso, tra le quali vi era anche un gruppo di studenti tedeschi.
Angelus Domini…
Dopo l'Angelus:
Vi auguro una Santa Settimana in contemplazione del Mistero di Gesù Cristo.
video
Conclusa la celebrazione il Santo Padre non ha rinunciato al saluto dei fedeli in piazza.
il video integrale
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1° aprile 2015
In una giornata romana piena di sole il
Papa ha fatto il suo ingresso nella piazza San Pietro sulla jeep
bianca, alle 9.40, per il consueto bagno di folla come di consueto non
sono mancati baci e carezze a tanti bambini. Tra di loro, anche una
bimba molto piccola interamente vestita di bianco, per accarezzare la
quale il Papa ha fatto fermare la “papamobile”. Una sosta speciale
anche per salutare una donna, dai tratti sudamericani, che portava sul
braccio rosari colorati. In mezzo agli 11mila fedeli
presenti oggi in piazza san Pietro hanno fatto capolino anche grosse
“emoticon” di cartone, colorate in giallo. Le “faccine”, sorridenti
nelle loro infinite varianti - sono quelle che di solito vengono usate
sui “social” - e sono state issate sopra le teste dei presenti da un
fantasioso gruppo di giovani. Presenti anche una quarantina
di fedeli argentini, riconoscibili grazie alla bandiera bianca e
azzurra. Durante il giro, il Papa ha anche afferrato al volo una
maglietta rossonera che qualcuno ha lanciato dalle transenne. Una
ragazza ha cercato di far arrivare al Pontefice una “mega busta” da
lettere intestata a lui.
Il Triduo Pasquale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Domani
è il Giovedì Santo. Nel pomeriggio, con la Santa Messa “nella Cena del
Signore”, avrà inizio il Triduo Pasquale della passione, morte e
risurrezione di Cristo, che è il culmine di tutto l’anno liturgico e
anche il culmine della nostra vita cristiana.
Il Triduo si apre con la commemorazione dell’Ultima Cena. ...
Poi,
dopodomani, nella liturgia del Venerdì Santo meditiamo il mistero della
morte di Cristo e adoriamo la Croce. ... Gesù, col suo Sacrificio, ha
trasformato la più grande iniquità nel più grande amore.
Nel
corso dei secoli ci sono uomini e donne che con la testimonianza della
loro esistenza riflettono un raggio di questo amore perfetto, pieno,
incontaminato. Mi piace ricordare un eroico testimone dei nostri
giorni, Don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma e
missionario in Turchia.
...
Il
Sabato Santo è il giorno in cui la Chiesa contempla il “riposo” di
Cristo nella tomba dopo il vittorioso combattimento della croce. Nel
Sabato Santo la Chiesa, ancora una volta, si identifica con Maria:
tutta la sua fede è raccolta in Lei, la prima e perfetta discepola, la
prima e perfetta credente. Nell’oscurità che avvolge il creato, Ella
rimane sola a tenere accesa la fiamma della fede, sperando contro ogni
speranza (cfr Rm 4,18) nella Risurrezione di Gesù.
E
nella grande Veglia Pasquale, in cui risuona nuovamente l’Alleluia,
celebriamo Cristo Risorto centro e fine del cosmo e della storia;
vegliamo pieni di speranza in attesa del suo ritorno, quando la Pasqua
avrà la sua piena manifestazione.
A
volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima; a volte
pensiamo: “ormai non c’è più nulla da fare”, e il cuore non trova più
la forza di amare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco
dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo
inizio, qualcosa incomincia nel buio più profondo. Noi sappiamo che la
notte è “più notte”, è più buia poco prima che incominci il giorno. Ma
proprio in quel buio è Cristo che vince e che accende il fuoco
dell’amore. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla
speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua!
In
questa santa notte la Chiesa ci consegna la luce del Risorto, perché in
noi non ci sia il rimpianto di chi dice “ormai…”, ma la speranza di chi
si apre a un presente pieno di futuro: Cristo ha vinto la morte, e noi
con Lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro,
la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto proprio
da quel sepolcro. Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle
del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, come hanno fatto
le donne e i discepoli accorsi al sepolcro all’alba del primo giorno
della settimana.
...
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. ... A tutti auguro
che il Triduo Pasquale, centro della fede e della vita della Chiesa,
sia occasione per entrare pienamente nel mistero della morte e
risurrezione di Gesù.
Un
pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Domani ricorre il decimo anniversario della morte di San
Giovanni Paolo II: il suo esempio e la sua testimonianza sono sempre
vivi tra noi. Cari giovani, imparate ad affrontare la vita con il suo
ardore e il suo entusiasmo; cari ammalati, portate con gioia la croce
della sofferenza come egli ci ha insegnato; e voi, cari sposi novelli,
mettete sempre Dio al centro, perché la vostra storia coniugale abbia
più amore e più felicità.
testo integrale
video integrale
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2 aprile 2015
Imparare
ad essere stanchi e imparare a riposare: è l’esortazione di Papa
Francesco ai sacerdoti nell’omelia per la Messa del Crisma presieduta
nella Basilica Vaticana in questo Giovedì Santo. Durante la
celebrazione i sacerdoti del clero secolare e religioso della Diocesi
di Roma e dei Collegi Romani, rinnovano le promesse sacerdotali.
Durante il rito vengono benedetti gli Oli dei Catecumeni e degli
Infermi e il Crisma. Gli Oli verranno poi portati a San Giovanni in
Laterano, dove saranno distribuiti ai sacerdoti della Diocesi di Roma
per l’amministrazione dei Sacramenti nel corso dell’anno.
«La
mia mano è il suo sostegno, / il mio braccio è la sua forza» (Sal
88,22). Così pensa il Signore quando dice dentro di sé: «Ho trovato
Davide, mio servo, / con il mio santo olio l’ho consacrato» (v. 21).
Così pensa il nostro Padre ogni volta che “trova” un sacerdote. E
aggiunge ancora: «La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui / …
Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, / mio Dio e roccia della mia
salvezza”» (vv. 25.27).
...
La
stanchezza dei sacerdoti! Sapete quante volte penso a questo: alla
stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente,
specialmente quando ad essere stanco sono io. Prego per voi che
lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e
molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza,
cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo (cfr
Sal 140,2; Ap 8,3-4). La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre.
Siate
sicuri che la Madonna si accorge di questa stanchezza e la fa notare
subito al Signore. Lei, come Madre, sa capire quando i suoi figli sono
stanchi e non pensa a nient’altro. “Benvenuto! Riposati, figlio. Dopo
parleremo… Non ci sono qui io, che sono tua Madre?” – ci dirà sempre
quando ci avviciniamo a Lei (cfr Evangelii gaudium, 286). E a suo
Figlio dirà, come a Cana: «Non hanno vino» (Gv 2,3).
...
Vorrei ora condividere con voi alcune stanchezze sulle quali ho meditato.
C’è
quella che possiamo chiamare “la stanchezza della gente, la stanchezza
delle folle”: per il Signore, come per noi, era spossante – lo dice il
Vangelo –, ma è una stanchezza buona, una stanchezza piena di frutti e
di gioia. La gente che lo seguiva, le famiglie che gli portavano i loro
bambini perché li benedicesse, quelli che erano stati guariti, che
venivano con i loro amici, i giovani che si entusiasmavano del Rabbì…,
non gli lasciavano neanche il tempo per mangiare. Ma il Signore non si
seccava di stare con la gente. Al contrario: sembrava che si
ricaricasse (cfr Evangelii gaudium, 11). Questa stanchezza in
mezzo alla nostra attività è solitamente una grazia che è a portata di
mano di tutti noi sacerdoti (cfr ibid., 279). Che bella cosa è questa:
la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori! Il popolo fedele
non ci lascia senza impegno diretto, salvo che uno si nasconda in un
ufficio o vada per la città con i vetri oscurati. E questa stanchezza è
buona, è una stanchezza sana. E’ la stanchezza del sacerdote con
l’odore delle pecore…, ma con il sorriso di papà che contempla i suoi
figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di
profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto (cfr ibid., 97). Siamo
gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo
il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia
acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di
pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi
ascolta il suo Signore che dice: «Venite, benedetti del Padre mio» (Mt
25,34).
C’è anche quella che possiamo chiamare “la stanchezza dei nemici”. ...
E
per ultima – ultima perché questa omelia non vi stanchi troppo – c’è
anche “la stanchezza di sé stessi” (cfr Evangelii gaudium, 277). E’
forse la più pericolosa. ... Questa stanchezza mi piace chiamarla “civettare con la mondanità spirituale”.
...
La
sequela di Gesù è lavata dallo stesso Signore affinché ci sentiamo in
diritto di essere “gioiosi”, “pieni”, “senza paura né colpa” e così
abbiamo il coraggio di uscire e andare “sino ai confini del mondo, a
tutte le periferie”, a portare questa buona notizia ai più abbandonati,
sapendo che “Lui è con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo”. E
per favore, chiediamo la grazia di imparare ad essere stanchi, ma ben
stanchi!
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Il bilancio di due anni di pontificato.
"Francesco parla alle periferie dell’uomo"
di Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto
Lo scorso 13 marzo Papa
Francesco è entrato nel suo terzo anno di pontificato, solennemente
inaugurato con la celebrazione eucaristica del 19 Marzo 2013. Nei due
anni trascorsi numerosi sono stati i messaggi e i gesti con cui egli ha
saputo congiungere tradizione e rinnovamento, fedeltà all’identità
della Chiesa e apertura al soffio sempre nuovo dello Spirito di Dio.
Pur nell’impossibilità di tracciarne un bilancio esauriente, mi sembra
che tre coppie di espressioni possano aiutare a cogliere la novità e la
profondità di quanto questo Papa venuto “quasi dalla fine del mondo”
sta trasmettendo al popolo dei credenti e all’intera famiglia umana. La
prima coppia contrappone all’atteggiamento dell’“autoreferenzialità” il
programma di una Chiesa “in uscita”: autoreferenziale è chi pone al
centro di tutti i rapporti se stesso, e tale sarebbe una Chiesa che
cercasse la propria affermazione e il proprio interesse e non la gloria
di Dio e la salvezza degli uomini. “In uscita” è
la Chiesa proiettata verso il suo Signore, tesa a celebrarne il primato
nell’ascolto obbediente e nell’adorazione, rivolta al tempo stesso agli
uomini, alle loro necessità più profonde, al servizio della loro
salvezza eterna. Le ragioni per cui la Chiesa è chiamata a essere
sempre in “uscita” risiedono anzitutto nel comando di Gesù, che invia
quanti credono in Lui a portare a tutti la gioia della buona novella:
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”
(Marco 16,15). C’è, poi, l’urgenza che arde nel cuore di chi ha
incontrato il Signore e lo rende sempre pronto a parlare di Lui,
rendendo ragione della speranza che ha in sé e agendo con la passione
della carità specialmente verso i piccoli e i poveri. Infine, a
spingere verso l’“uscita” missionaria è il bisogno di luce e di
salvezza degli uomini, espresso nell’immagine forte e concreta usata di
frequente da Francesco delle “periferie”, spesso dimenticate o
trascurate, che interpellano l’attenzione e l’impegno di chi ha il dono
della fede ...
La seconda coppia di espressioni care a Papa Francesco congiunge per contrasto la “cultura dello scarto” all’idea di una Chiesa “povera e per i poveri”:
"C'è un'indole del rifiuto - ha affermato il Pontefice nell’udienza al
corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 12 gennaio
- che induce a non guardare al prossimo come a un fratello da
accogliere, a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a
trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare...
Si tratta di una mentalità che genera quella ‘cultura dello scarto’ che
non risparmia niente e nessuno: dalle creature, agli esseri umani e
perfino a Dio stesso. Da essa nasce un'umanità ferita e continuamente
lacerata da tensioni e conflitti di ogni sorta". Ne consegue la tragica
realtà che Francesco ha definito "una vera e propria guerra mondiale
combattuta a pezzi". ...
Francesco
vede decisiva la testimonianza di povertà che la Chiesa può dare,
fondata sulla sequela del Cristo povero e sulla fiducia non nei mezzi
umani, ma nella fede in Dio. “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i
poveri!” fu
l’esclamazione, tanto spesso citata, uscitagli dalle labbra durante
l’incontro coi rappresentanti dei media il 16 marzo 2013 nel rievocare
le ragioni che l’avevano indotto alla scelta del nome Francesco. Povera è una Chiesa che considera sua unica ricchezza la fede nel Signore e il dono del Suo amore.
Essa è “per i poveri” se - rifiutando ogni logica di grandezza mondana
e di potere - è disposta a mettersi in gioco per la dignità di tutto
l’uomo in ogni uomo. Proprio così, rifiutando la logica egoistica dello
scarto, essa si pone come un segno a favore della gratuità, del dono di
sé come forma autentica dei rapporti umani, sola possibilità
rivoluzionaria nei confronti dei calcoli di sopraffazione che
avvelenano gli animi e li fanno scivolare verso il conflitto e la legge
spietata della forza ... "Francesco parla alle periferie dell’uomo" di Bruno Forte (PDF)
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