"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°33 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 20 al 26 agosto 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 2 settembre 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






Terremoto Italia Centrale


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In preghiera ... <3 #terremoto
Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6,0, ha colpito nella notte l'Italia centrale provocando morti e feriti. L'epicentro è nei pressi di Accumoli, in provincia di Rieti, nel Lazio, a soli 4 chilometri di profondità. La prima scossa, violentissima, alle 3.36 del mattino è stata sentita da Rimini a Napoli
IN DIRETTA DA AMATRICE Sui luoghi del #terremoto, video dell'inviata Francesca Malaguti
Aggiornamenti continui nel filo diretto del Gr1 bit.ly/RaiRadio1


  video

A causa del terremoto avvenuto questa notte urge sangue, di tutti i gruppi sanguigni. Dalle 8 alle 11, all'ospedale de Lellis di Rieti. Portate documento di identità e codice fiscale. Grazie a tutti.

  Avis Provinciale di Rieti

TERREMOTO IN ITALIA - PAPA FRANCESCO: PREGHIAMO E LASCIAMOCI COMMUOVERE CON GESÙ !!
#terremoto #papafrancesco #preghiamo

  video

Stamane il Papa aveva telefonato al vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, che era a Lourdes in pellegrinaggio. "Alle 7 - racconta il presule - ho ricevuto una telefonata da parte di Papa Francesco. Mi ha informato di aver saputo del terremoto alle 4.15 del mattino e di aver subito celebrato la Messa pregando per le persone coinvolte. Mi ha invitato a non avere paura, e mi ha rivolto parole di vicinanza e di incoraggiamento che porterò alla popolazione"...

  Papa invia i Vigili del Fuoco del Vaticano ad Amatrice

tweet di Enzo Bianchi 25/08/2016

  La terra trema e procura morte...

... Uno scatto che racchiude la tragicità di quanto accaduto ad Amatrice, Accumoli e agli altri paesi colpiti dal terremoto.
Una foto già ribattezzata da molti utenti sui social "la Pietà", proprio per il pathos che esprime. Ma, a differenza dell'opera di Michelangelo - una semplice, per quanto magnifica, statua - questa donna è reale, e per questo colpisce ancora di più l'osservatore, anche lui impotente di fronte a tanto dolore...

  La "pietà di Amatrice" è la foto simbolo del terremoto

TERREMOTO - "Bisogna stare fisicamente vicini a coloro che sono sopravvissuti e soffrono, per poter ridare la speranza sulla vita!!" (suor Mariana - piccolo estratto video da AGORA' ESTATAE Raitre del 26.08.2016)

  video

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Terremoto: Cei dispone l’immediato stanziamento di 1 milione di euro. Colletta nazionale il 18 settembre

In conseguenza al sisma che questa mattina ha colpito il centro Italia, la Presidenza della Cei dispone l’immediato stanziamento di 1 milione di euro dai fondi dell’otto per mille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali. Ne dà notizia l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei: “La Chiesa che è in Italia si raccoglie in preghiera per tutte le vittime ed esprime fraterna vicinanza alle popolazioni coinvolte in questo drammatico evento. Le diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali sono invitate ad alleviare le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere”. A tale scopo, la Presidenza della Cei indice una colletta nazionale, da tenersi in tutte le Chiese italiane il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso eucaristico nazionale, come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite.
Le offerte raccolte dovranno essere inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 – 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 specificando nella causale “Colletta terremoto centro Italia”. 
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
– on line (sul sito www.caritas.it)
– Banca Prossima, piazza della Libertà 13, Roma – Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474
– Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
– UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

Dopo la tragedia che ha colpito nella notte il Centro Italia, quella di Papa Francesco non poteva essere un’udienza come tutte le altre. Infatti, il Santo Padre, visibilmente commosso, ha deciso di sospendere la catechesi che aveva preparato, ed ha invitato tutti a recitare con lui una parte del Santo Rosario per le vittime e per tutti coloro che sono stati colpiti dal terremoto. 
Guarda un estratto video dell'intervento di Papa Francesco
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di seguito il testo integrale...

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“Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto” (1 Re, 19)


“Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto” (1 Re, 19)
di Luigino Bruni
Quel campanile della chiesa di Amatrice che segna le 3.36, è un’immagine forte per dire che cosa è accaduto questa notte.
Quel minuto è stato l’ultimo minuto per le tante vittime, sarà un minuto ricordato per sempre perché inciso nella carne e nel cuore dei loro famigliari, e sarà ricordato dal nostro Paese, la cui storia recente è anche una serie di orologi fermati per sempre dalla violenza degli uomini o da quella della terra.
Anch’io lo ricorderò per sempre, perché questo urlo della terra ha raggiunto anche la casa dei miei genitori di Roccafluvione, a una ventina di km da Arquata del Tronto, dove mi trovavo per visitarli.
Una lunga notte di paura, di dolore, di pensieri per Amatrice, Arquata, Accumuli, paesi della mia infanzia, vicino ai paesi dei miei nonni, borghi dove nelle estati accompagnavo mio padre che lì lavorava come venditore ambulante di polli.
E poi ancora pensieri, pensieri che non facciamo mai, perché si possono fare solo nelle notti tremende.
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E così, mentre cercavo, invano, di riprendere sonno, pensavo ai libri tremendi di Giobbe e di Qohelet, che si capiscono forse durante queste notti. Quei libri ci dicono che nessun Dio, nemmeno quello vero, può controllare la terra, perché anche Lui, una volta che entra nella storia umana, è vittima della misteriosa libertà della sua creazione.
Neanche Dio può spiegarci perché i bambini muoiono schiacciati dalle antiche pietre dei nostri paesi, e non può spiegarcelo perché non lo sa, perché se lo sapesse sarebbe un idolo mostruoso.
Dio, che oggi guarda la terra delle tre A (Arquata, Accumuli, Amatrice), può solo farsi le stesse nostre domande: può gridare, tacere, piangere insieme a noi.
E magari ricordarci con le parole della Bibbia che tutto è vanità delle vanità: tutto è vapore, soffio, vento, nebbia, spreco, nulla, effimero.
Vanità in ebraico si scrive hebel, la stessa parola di Abele, il fratello ucciso da Caino. Tutto è vanità, tutto è un infinito Abele: il mondo è pieno di vittime.
Questo lo possiamo sapere. Lo sappiamo, lo dimentichiamo troppo spesso. Queste notti e questi giorni tremendi ce lo fanno ricordare.


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Piccoli gesti di solidarietà dal grande valore simbolico. #terremoto#solidarietà #rifugiati

Terremoto, i rifugiati donano il pocket money per le persone sfollate
L’iniziativa è nata da un gruppo di migranti ospitati in un centro Sprar di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria). “Un piccolo gesto simbolico di solidarietà da parte di chi si è sentito accolto in Italia e ora vuole ricambiare”
Un piccolo gesto di solidarietà dal grande valore simbolico. I rifugiati e richiedenti asilo ospiti in un centro Sprar di Gioiosa Ionica (in provincia di Reggio Calabria), gestito dalla Rete dei Comuni Solidali, hanno deciso di donare il loro pocket money in favore delle popolazioni colpite dal violento terremoto, che questa notte ha devastato il centro Italia. In tutto si tratta di 75 persone, beneficiarie dell’accoglienza, che rinunceranno alla somma loro garantita (di circa 2,5 euro al giorno) per fare una donazione agli sfollati dei comuni di Accumoli, Amatrice e Pescara del Tronto.
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(fonte: Redattore Sociale)
Davanti a tragedie come quella che sta mettendo in ginocchio i comuni di Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata del Tronto vengono portate alla luce, oltre ai superstiti, anche storie di profonda solidarietà.
A prestare il proprio soccorso ai vigili del fuoco e agli operatori del 118 che in queste ore stanno tentando di estrarre vive dalla macerie più persone possibili ci saranno infatti anche dei richiedenti asilo, che vogliono mostrare così la loro gratitudine verso la terra che li ospita.
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  Terremoto Centro Italia, i richiedenti asilo ospitati nelle Marche partono per aiutare la Protezione Civile

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Il racconto di due mamme. Simona era a 20 chilometri da Amatrice: ho trascinato mia figlia fino all'auto. Miracolati perché la casa è al piano terra, siamo usciti facilmente. Chiara a Roma, al 7° piano, col figlio gravemente disabile: notte di terrore, passata ai piedi del suo letto. Noi non possiamo fuggire

  REDATTORE SOCIALE:   Terremoto e disabilità, la paura di non poter scappare: mamme raccontano

La pietà dei soccorritori e il miracolo di chi ce l’ha fatta a sopravvivere al sisma

  Fabrizio Caccia:   Le urla, i pianti, la ricerca dei parenti La tragedia dei piccoli e i superstiti

... Sono confuso, e meravigliato per come, in una tragedia e nel pianto, guardando un tg, all’improvviso ci appaia, mite e lampante, l’eroismo e la santità degli umili.

  Roberto Mussapi:   La santità degli umili che emerge dalla tragedia


Un testimone oculare della sofferenza che si respira nelle zone colpite dal sisma è sicuramente il vescovo di Ascoli,mons. Giovanni D’Ercole, che da ieri è tra i terremotati, la sua gente, aiutando, confortando e anche scavando tra le macerie. Mons. D’Ercole ci racconta la serata e la notte di ieri

  Debora Donnini:   Vescovo di Ascoli tra i terremotati: ci chiedono di non abbandonarli

Sembra uno scenario di guerra: così mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, che si trova ad Amatrice. Nell’intervista di Debora Donnini, mons. Pompili racconta il dramma delle zone terremotate della sua diocesi:

  Debora Donnini:   Vescovo di Rieti: dov'è Dio? Dalla parte di chi soffre. E dov'è l'uomo?


«Sgomento. Avevo visto diversi di questi luoghi nei miei primi di episcopato qui. Rivederli ora stringe il cuore». Domenico Pompili, vescovo di Rieti, dall’altro giorno continua a percorrere in lungo e in largo la porzione della sua diocesi devastata dal terremoto. «Incontro le persone che vivono ancora l’incredulità per quanto accaduto – prosegue nel suo racconto il vescovo, che raggiungiamo mentre prosegue questo suo peregrinare –. È come vivere in un mondo sospeso, in cui il presente appare cancellato e il futuro appare cancellato».
Un vescovo in questa situazione cosa può dire? O fare?...
Lo stesso strenuo impegno che anima dalla notte della tragedia Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno. Nella Messa celebrata ieri all’obitorio, di fronte a decine di vite spezzate dall’insensatezza del terremoto, ha indicato il senso della morte di Cristo in croce. E ha invitato ad andare oltre, a scoprire la luce della Resurrezione dopo il buio del sepolcro. ...


  Enrico Lenzi e Luciano Mola:   Noi vescovi e il dolore della nostra gente


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Le lacrime non bastano a lenire il dolore di chi ha perso un figlio, una mamma, la casa, gli amici, tutto il mondo che gli era familiare. Serve la reazione di noi italiani, serve adottare l'energia positiva dimostrata dai soccorritori della protezione civile per chiudere per sempre con l'illogico di avere la migliore scuola con i più grandi sismologi venerati nelle comunità scientifiche internazionali e di ignorarne quasi sempre le raccomandazioni; di essere primi al mondo nell'eccellenza tecnologica applicata ai dispositivi antisismici ma di averli esportati all'estero e noi a rimanere schiappe nella sicurezza edilizia delle nostre case.

  Erasmo D'Angelis:   Per il dolore le lacrime non bastano, serve la reazione di noi italiani!

Le cronache zampillano di casi umani, soccorritori coraggiosi, volontari commoventi. Nell’emergenza lo Stato esibisce la sua faccia migliore, ieri per la prima volta incarnata alla Protezione Civile da una donna, la sensibile e tosta Immacolata Postiglione, e persino la politica caciarona mostra eccezionalmente uno sguardo grave e responsabile. Ma sulle luci della riscossa, specialità della casa, incombono l’ombra della mancata prevenzione e il solito mantra che accompagna ogni tragedia dell’incuria in Italia: quando la smetteremo di lasciarci sorprendere dal prevedibile?

  Massimo Gramellini:   Polvere e sangue, il volto della tragedia

Ancora una tragedia della nostra terra inquieta. Ma devo dire che la rabbia supera il dolore. La rabbia al pensiero che questo sfacelo avrebbe potuto essere evitato. Si sa che il nostro è un Paese sismico, si sa che il pericolo delle scosse ci riguarda tutti, dal sud al nord. Possibile che non si sia fatto niente per prevenire la catastrofe? Possibile che non si sia costruito con intelligenza, prevedendo i pericoli, con criteri antisismici che ci sono e sono efficacissimi?

  Dacia Maraini:   Terremoto, tutti i rischi ignorati La mia rabbia oltre il dolore


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... Dinanzi a una tragedia quale il terremoto di ieri il primo pensiero ovviamente va a coloro che sono morti e a coloro che li hanno amati e perduti, alle difficoltà di ogni genere che attendono i sopravvissuti, la cui esistenza quotidiana è stata di colpo sconvolta; ai piccoli paesi distrutti, con i quali se ne va un pezzo della vecchia schietta Italia. A questo dolore e a queste difficoltà partecipa realmente non chi, sinceramente ma comodamente, ne scrive, bensì chi corre prontamente in soccorso, chi è pronto a scombussolare sia pur provvisoriamente la propria vita quotidiana — il suo ritmo, i suoi interessi — per aiutare gli altri. Una reale prova a favore della dignità dell’uomo è la pronta, decisa capacità di mettersi al servizio di chi è in gravi difficoltà, di dare realmente — e talora pure con proprio disagio — aiuto a chi soffre. In questo senso non solo le vittime, a vario titolo, del terremoto ma tutti debbono essere grati a quanti si precipitano così generosamente a dare una mano...

  Claudio Magris:   I giorni della generosità

Che non sembri scontato, mai. Non sembri che così debbano andare naturalmente le cose. L’aiuto che sta partendo dalla Sicilia al Piemonte, da italiani e immigrati, verso le zone terremotate dell’Italia centrale è la dimostrazione di un immenso slancio umano.
Quell'immenso slancio umano che ancora contraddistingue il nostro Paese. Non accade così ovunque, non accade con così forte istinto. È il nostro patrimonio più prezioso.
Nello straziante scenario fatto di macerie e paura, volontari, poliziotti, vigili del fuoco, ragazzi del servizio civile, semplici cittadini che con pale o a mani nude, senza sosta, con gli occhi e la bocca impastati di polvere, scavano e lottano per la vita sono l’incarnazione della parte migliore dell’Italia

  Roberto Saviano:   La lunga marcia dei volontari


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I NOSTRI TEMPI


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OLIMPIADI - Il coraggio dell'etiope Feyisa Lilesa, che al traguardo della maratona denuncia il genocidio del suo popolo.

 
Rio 2016, l'argentoetiope fa il gesto delle manette al traguardo: "Il governo uccide il mio popolo. Ora temo per la mia vita"

Una giornata per riflettere sulle cause storiche, la pratica e gli effetti della schiavitù e della tratta degli schiavi che per quattro secoli ha riguardato milioni di uomini, donne e bambini sradicati dalle proprie case, comprati e venduti come beni a buon mercato. E’ la Giornata internazionale per la commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione, che cade come ogni anno il 23 agosto. Istituita nel 1997 su iniziativa dell’Unesco, quest’anno si lega anche agli obiettivi del Decennio internazionale per le persone di discendenza africana (2015-2024).
23 agosto, una giornata per ricordare commercio schiavi e sua abolizione

 
23 agosto, una giornata per ricordare commercio schiavi e sua abolizione


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C’è foto e foto...

La foto del bambino di Aleppo ferito, seduto sull’ambulanza, era su tutti i giornali. L’hanno definita foto ’simbolo’ della guerra, di quello che sta succedendo in Siria. Come se non si sapesse cosa sia la guerra e cosa produce! I grandi mezzi di informazione hanno sempre bisogno di immagini forti, che provochino emozioni, e poi si sa le emozioni passano…
Restano invece gli affari della guerra, i grandi interessi e alcune riflessioni che, delicatamente, irridono alla pace e rendono più accettabile la guerra.
Così oggi oggi, 22 agosto, ci sarà un’altra immagine simbolo, quella sulla nave Garibaldi con Renzi, Merkel e Hollande. Sì, proprio sulla portaerei Garibaldi. Non servono molti commenti, la scelta non è certo casuale.
Il bambino ferito ad Aleppo… poverino. Ma quando c’è da vendere armi e investire nella guerra, la fotografia si cambia.
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Guarda il nostro post:

  SIRIA - Il popolo soffre ma incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. ..L’invito è di pregare per la pace in Siria - Papa Francesco


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Traffico d’organi sui migranti che passano dalla Libia. Diversi magistrati italiani, in particolare la Procura palermitana stanno conducendo indagini grazie alle rivelazioni di un trafficante pentito. Ora, per la prima volta, da Milano un testimone qualificato, un medico, conferma di aver visto una vittima di questo immondo mercato e ha scritto al nostro giornale perché si prendesse coscienza di questa realtà mostruosa.

  Paolo Lambruschi:   Libia, ecco le prove del traffico d'organi


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FEDE E
SPIRITUALITÀ


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   Se la fede ci fa essere credenti... (Don Tonino Bello)
  Amo perché amo, amo per amare... (San Bernardo)
  La fede vera si dimostra non da come uno parla di Dio...  (Simone Weil)
  La porta che è Gesù non è mai chiusa...  (Papa Francesco)
  I primi saranno ultimi... (GIOBA vignetta)
  La conclusione della parabola è piena di sorprese... (P. Ermes Ronchi)
 
Oggi Gesù ci rivolge, ancora una volta, un pressante invito... (Papa Francesco)
  Le tradizioni degli uomini e le regole mondane... (don Giovanni Nicolini)
  Guai a voi... Cosa c'è dietro questa parola?... (Antonio Savone)
  Io domando a voi: voi siete cristiani di etichetta o di verità?... (Papa Francesco)
  Solo ascoltando l'altro... (Enzo Bianchi)
  Solo chi vive nell'attesa... (don Roberto Seregni)
  Le vergini stolte, nel senso originario della parabola... (card. Carlo Maria Martini)
 
 
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«La dignità della persona è ciò che per prima cosa dobbiamo liberare ». 
Con queste parole – appuntate in cima al foglio che era solito tenere con sé sul pulpito –, Óscar Arnulfo Romero intitolò la prima parte della più conosciuta delle sue omelie, quella del 23 marzo 1980. In quell’occasione, fece un pubblico appello ai militari e poliziotti perché rifiutassero di assassinare a sangue freddo e torturare i propri compatrioti. Il giorno successivo, mentre celebrava la Messa nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, l’arcivescovo di San Salvador fu assassinato con un proiettile al cuore. 
Anche se la morte del “pastore scomodo” non fu di certo improvvisata in 24 ore è altresì probabile – come scrive Alberto Vitali in “Óscar A. Romero, pastore di agnelli e di lupi” (Paoline) – che la predica del 23 marzo abbia “accelerato i tempi” dell’omicidio. O meglio del martirio in odio alla fede, come ha stabilito la Chiesa che, il 23 maggio 2015, ha proclamato Romero beato. 
Da quelle stesse parole profetiche sulla dignità di ogni essere umano, ora, El Salvador ha deciso di iniziare il percorso dell’Anno giubilare, organizzato in occasione del centenario della nascita dell’arcivescovo-martire. L’iniziativa – annunciata solennemente dal terzo successore di quest’ultimo, José Luis Escobar Alas – si concluderà il 15 agosto 2017, a cento anni esatti dalla sua venuta alla luce, a Ciudad Barrios.

  Al via l'anno giubilare del martire Romero


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Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje
Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosceva le virtù eroiche della "Santa dei Poveri", iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle "cause" dei santi e il 19 ottobre 2003 ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un'emozionata folla di trecentomila fedeli. Il 4 settembre sarà canonizzata da Papa Francesco.
  Aspiriamo tutti ardentemente al cielo...
  Non cercate Gesù in terre lontane...  
  Dona, perché hai tutto ciò che serve...

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Albino Luciani, fu eletto vescovo di Roma il 26 agosto 1978 prendendo il nome di Giovanni Paolo I

  Guardate che il Signore ci parla non solo... 
  Noi siamo oggetto da parte di Dio...
  Signore, prendimi come sono...

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Liturgia delle ore, segnaliamo la app della Cei.
Un software completo, pratico e gratuito per pregare e meditare sulla Parola


CEI - APP LITURGIA DELLE ORE - LANDING PAGE

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... Per Gesù la salvezza non si misura da ciò che noi sappiamo, ma da quello che sappiamo fare, non è una questione di riti o di formule imparate a memoria, ma di opere compiute con amore. Gli operatori di ingiustizia saranno ritenuti indegni della casa del Padre, al contrario di coloro che hanno operato la giustizia, cioè quello che è giusto agli occhi del Signore, costoro saranno ammessi alla comunione con Lui.
Molti degli ultimi saranno primi e molti dei primi ultimi, molti di coloro che abbiamo disprezzato, senza neppure sapere cosa avessero compiuto nella loro vita, che abbiamo lasciato agli ultimi posti ed ai quali non abbiamo riservato nemmeno un briciolo di speranza e di tenerezza, molti di questi ultimi saranno primi e molti di quelli che pensavano di essere i primi, i migliori, i meritevoli resteranno fuori... allora attenti a disprezzare gli ultimi! ... 
Quanti ultimi ha creato questa nostra società segnata da quello che Papa Francesco ha definito la globalizzazione dell'indifferenza!
Oggi ci viene chiesto di aprire gli occhi e di credere che soltanto facendo spazio agli ultimi e diventando noi stessi ultimi potremo un giorno entrare nel Regno dei cieli... 
Allora cosa fare?...
Omelia della Santa Messa (trasmessa dalle telecamere di Rai Uno in diretta domenica 21 agosTo 2016), officiata dall’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, nella Basilica di San Calogero a Sciacca
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Giovanni Paolo I il Papa «apostolo del Concilio» a cui tanto somiglia Papa Francesco


Il 26 agosto 1978 un Conclave brevissimo elesse il patriarca di Venezia. Il suo pontificato durò solo 33 giorni, ma fu ricco di innovazioni. Il passaggio dal "noi" all'"io", l'abolizione della sedia gestatoria, l'umiltà di parlare di sé, il chiamare accanto bambini durante l'udienza generale: c'è molto Giovanni Paolo I nei gesti e nelle parole di papa Francesco.
Guardando oggi quel che accadde allora, si scopre che in Giovanni Paolo I c'è molto papa Francesco. O meglio: si avverte che molte novità introdotte da Albino Luciani sono state portate a compimento da Jorge Mario Bergoglio. Semplicità, umiltà, profonda fede in Dio trasmessa con modi familiari e con linguaggio colloquiale. Il pastore venuto da Canale d'Agordo (Belluno) e il pastore giunto da Buenos Aires hanno molti tratti simili.
...

L'accento sulla tenerezza di Dio
, patrimonio comune di tutta la Chiesa e dunque di tutti i Papi, ha in ogni caso un precedente illustre. Prima di papa Francesco a insistere su questo aspetto fu papa Giovanni Paolo I. Ma c'è dell'altro che lega profondamente i due Pontefici.
...
   LUCIANI, IL "PAPA DEL SORRISO" CHE ANTICIPÒ BERGOGLIO
Con un consenso unanime, «che aveva il sapore dell’acclamazione» - secondo l’espressione attribuita al cardinale belga Léon-Joseph Suenens -, dopo un Conclave rapidissimo, durato soltanto ventisei ore, il 26 agosto 1978, Albino Luciani saliva al soglio di Pietro. O meglio, vi discendeva, come Servus servorum Dei, abbassandosi al vertice dell’autorità che è quella del sevizio voluto da Cristo, se nella agenda personale del pontificato siglava in calce, con queste parole, l’essere ministri nella Chiesa: «Servi, non padroni della Verità». 
...
Albino Luciani non è passato come una meteora, il suo passaggio ha lasciato un segno duraturo e bruciante con la sua sconvolgente pietà. Non explevit tempora multa. È rimasta nel tempo come la brace sotto la cenere, forte e indeclinabile testimonianza di ciò che è l’essenza, il fondamento autentico del vivere nella Chiesa e per la Chiesa. Non si è chiuso perciò con lui un capitolo della storia dei Papi, non si torna indietro, non si incomincia da capo. Ciò che la Chiesa sta rivivendo nel suo interno da Giovanni XXIII, dal Concilio Vaticano II, da Paolo VI, non è una parentesi. 
Se il governo di Albino Luciani non poté dispiegarsi nella storia egli ha concorso più di ogni altro a rafforzare oggi e a testimoniare oggi il disegno di una Chiesa che con il Concilio è risalita alle sorgenti, più essenziale, più evangelica. Non parrà poco. Perché il segno di questa storia è quello della Grazia che entra nel mondo, e per vie misteriose lo compenetra per vincere, come l’alba la notte, le ipocrite finzioni, le inenarrabili alienazioni di questa nostra umanità lacerata. Fuori e dentro la Chiesa.
   Albino Luciani, un Papa «apostolo del Concilio»

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... Per me Luciani è sempre stato il 'mio vescovo'. Un uomo di preghiera assidua e profonda, di attento ascolto e capace di sostegno umano e spirituale nei confronti dei fratelli sacerdoti e del popolo di Dio, in particolare vicino ai poveri, alla gente umile e agli ammalati. Dotto maestro della fede e avvincente comunicatore della Parola di Dio, catechista impareggiabile. Queste le caratteristiche che considero esemplari in lui. Mia madre spesso citava monsignor Luciani, per dire che il sacerdote non doveva avere conti in banca e libretto di assegni. Penso che lo avesse sentito da lui stesso nelle periodiche visite ed incontri dei genitori in Seminario... 

  Beniamino Stella:    «Vi racconto il mio Luciani»

Nella ricorrenza del trentottesimo anniversario dell’elezione del servo di Dio Giovanni Paolo I al soglio di Pietro, in occasione dell’inaugurazione del museo dedicato ad Albino Luciani nel suo paese natale di Canale d’Agordo, la postulazione della causa di canonizzazione ha voluto onorare questa circostanza con il lascito di un particolare ricordo. Oggi, alla presenza del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, dopo la celebrazione della Messa, saranno consegnati al nuovo museo gli occhiali personali che il servo di Dio Giovanni Paolo I portava al momento della sua morte. ...
Una riconsegna doverosa alla sua memoria è anche tutto il lavoro compiuto nella causa di canonizzazione di Giovanni Paolo I che si avvia ora all’esame di giudizio finale da parte degli organi collegiali della Congregazione della cause dei santi. Si è giunti infatti all’iter conclusivo della fase romana del processo sulla vita, le virtù e la fama di santità di Albino Luciani - che si era aperto il 13 giugno 2008, dopo che era pervenuta a Roma tutta la documentazione della prima fase diocesana svoltasi dal 2003 al 2006 - e che si chiuderà con il decreto sancito dal Papa per la proclamazione delle virtù....

  Stefania Falasca:    Giovanni Paolo I beato, processo alla fase finale

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Tutti conoscono il suo smisurato amore per i poveri e toccano ancora oggi con mano quanto sia grande la sua eredità lasciata nel mondo attraverso l'opera delle sue consorelle, le Missionarie della Carità. Ma Madre Teresa, che verrà canonizzata il 4 settembre, è una figura complessa, fatta di una profonda spiritualità, di un amore appassionato per Cristo che l'ha portata a fare cose che altrimenti forse non avrebbe mai fatto. Come ebbe a dire lei in persona quando, suturando una ferita maleodorante, qualcuno le disse che non l'avrebbe fatto per tutto l'oro del mondo. E lei candida rispose: "Neanche io".
In questi giorni, proprio alla vigilia della canonizzazione, esce il libro"Madre Teresa. Il segreto della santità" di Saverio Gaeta (edizioni San Paolo).
Una biografia completa, che ripercorre tutta l'avventura della "matita di Dio", come la santa stessa si autodefinì una volta, ma che contiene anche molti episodi simpatici.


  Manuela Tulli:    Madre Teresa a Dio, "una foto, un'anima"

Nell’imminenza della canonizzazione della suora albanese, i ricordi del cardinale che fu a lei legato da grande amicizia

  Cristina Uguccioni:  Comastri: “La mia amica madre Teresa di Calcutta”

La santità è cosa di tutti i giorni e, anche se la cerimonia di canonizzazione è sempre più vicina, padre Kolodiejchuk non rinuncia a parlare di Madre Teresa di Calcutta in una dimensione di assoluta quotidianità. Del resto, è uno dei pochi che può permetterselo: entrato nel 1977 nei Padri missionari della Carità (il ramo sacerdotale dell’istituto fondato dalla religiosa di origine albanese), è il postulatore della causa che culminerà nella solenne proclamazione di domenica 4 settembre in San Pietro, in occasione del Giubileo degli operatori e dei volontari della misericordia.

  Alessandro Zaccuri:  «Io, le patatine fritte e Madre Teresa... »

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DARE UN VOLTO UMANO ALLA CITTÀ - HOREB 1/2016 (n. 73)

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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Agosto 2016: "Che lo sport promuova l’incontro fraterno tra i popoli e contribuisca alla pace nel mondo." (videomessaggio)


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Vangelo: Lc 13,22-30
Convertirsi non significa diventare più bravi ma prendere coscienza della nostra miseria per aprirci alla misericordia del Padre, passare dall'auto-giustificazione per i nostri meriti all'accoglienza della gratuità della sua Grazia. L'amore del Padre, infatti, non è attratto dai nostri meriti, se mai possiamo vantarne, ma dai nostri bisogni.  "Per la Sacra Scrittura, infatti, all'uomo è impossibile salvarsi: 
 tutti veniamo salvati per l'amore gratuito del Padre. "Salvare", perciò, è un verbo che noi possiamo 
 
coniugare solo al passivo" (cit.). La salvezza allora è un dono gratuito del Padre nel Figlio, per 
questo Gesù è sempre in viaggio, per cercare ogni frammento di umanità perduta e poterla presentare al Padre. Ma la salvezza è anche una lotta che comporta la grande fatica della nostra accoglienza ed il suo prezzo è la nostra stessa vita. Bisogna allora operare come se ogni cosa dipendesse da noi, nella consapevolezza che invece tutto dipende da Dio, come dice S.Ignazio di Loyola, La salvezza ha dunque una sola porta e questa porta è Gesù, servo umile dei fratelli. Ma per attraversare questa porta è necessario essere 'magri', sgonfiati dall'idropisia del nostro super io, accogliendo di vivere della sua grazia e della sua misericordia
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"La porta stretta non è per i più bravi ma per chi si fa ultimo" di p. Ermes Ronchi - XXI Domenica Tempo Ordinario - anno C


Commento
XXI Domenica Tempo Ordinario (Anno C)
Letture: Isaia 66, 18-21; Salmo 116; Ebrei 12, 5-7.11-13; Luca 13, 22-30
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Due immagini potenti: una porta stretta e davanti ad essa una folla che si accalca e preme per entrare. Poi, con un cambio improvviso di prospettiva, la seconda immagine ci porta oltre quella soglia stretta, immersi in un'atmosfera di festa, in una calca multicolore e multietnica: verranno da oriente e da occidente, da nord e da sud e siederanno a mensa...
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La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: viene sfatata l'idea della porta stretta come porta per pochi, per i più bravi. Tutti possono passare per le porte sante di Dio. Il sogno di Dio è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. È possibile per tutti vivere meglio, e Gesù ne possiede la chiave. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.

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LA FEDE ALLA PROVA DEL TERREMOTO di don Giovanni Berti


Dove sei Dio quando la terra trema e scuote le nostre sicurezze?
Dove è la tua onnipotente mano a sorreggere un campanile che crolla su una famiglia che dorme sicura in una casa sicura...
Dove è la tua protezione quando in una notte serena di agosto si trasformano in incubi i sogni sereni dei bambini?
Dove sei andato così lontano da far apparire le chiese sventrate come un monumento alla nostra solitudine nel dolore?
Difficile sentire la tua risposta o Dio nel frastuono degli edifici che cadono a terra e delle grida che si alzano al cielo...
Provo ad ascoltare cosa mi dice in cuore...
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I semi potenti della generosità di Luigino Bruni


Rigenerazioni/4 - 
Gli esseri umani danno molto 
solo se sono liberi di dare tutto
I semi potenti della generosità
di Luigino Bruni
"La vera generosità è uno scambio dalle conseguenze imprevedibili. È un rischio, perché mescola i nostri bisogni e i nostri desideri con i bisogni e i desideri degli altri."
(A. Phillips e B. Taylor, Elogio della gentilezza)
"...La generosità è una di queste virtù non economiche, ma essenziali anche a ogni azienda e istituzione. La radice della generosità si trova nella parola latina genus, generis, un termine che rimanda a stirpe, famiglia, nascita – è questo il primo significato della parola genere. Questa antica etimologia, oggi perduta, ci dice cose importanti sulla generosità. Innanzitutto ci ricorda che la nostra generosità ha molto a che fare con la trasmissione della vita: con la nostra famiglia, con la gente attorno a noi, con l’ambiente nel quale cresciamo e impariamo a vivere. La riceviamo in eredità venendo al mondo. È una dote che ci lasciano i nostri genitori e parenti. La generosità si forma dentro casa. Quella che ci ritroviamo dentro dipende molto dalla generosità dei nostri genitori, da come e quanto si sono amati prima che nascessimo, dalle scelte di vita che hanno fatto e di quelle che fanno mentre noi incominciamo a guardarli. Dalla loro fedeltà, dalla loro ospitalità, dal loro atteggiamento con i poveri, dalla loro disponibilità a "sprecare" tempo per ascoltare e aiutare gli amici, dal loro amore e dalla riconoscenza per i genitori. Questa generosità primaria non è una virtù individuale, ma un dono che entra a far parte della dotazione morale e spirituale di quello che si chiama carattere.
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Leggi tutto:
    I semi potenti della generosità di Luigino Bruni   (PDF)
Leggi anche i precedenti articoli già pubblicati:
  • - Rigenerazioni/1 
  • - Rigenerazioni/2 
  • - Rigenerazioni/3

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Voce ai capolavori – Chi è San Matteo per Caravaggio (VIDEO)


Chi è San Matteo 
per Caravaggio 
(VIDEO)
Voce ai capolavori. Un documentario sull'arte che intende far conoscere agli spettatori, anche i meno esperti, cosa volevano esprimere i grandi artisti con le loro opere più famose. Ecco la prima puntata, trasmessa su TV2000 il 27 giugno 2016, dedicata a Caravaggio e all’opera “La conversione di San Matteo”.
GUARDA LA PUNTATA INTEGRALE
  video

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Seppellire i morti di Enzo Bianchi


Seppellire i morti
di Enzo Bianchi
È significativo che nel Credo, la professione di fede cristiana, si ricordi che Gesù “morì e fu sepolto” (cf. 1Cor 15,3-4), dove questa seconda parte non indica solo un evento puntuale, conseguenza della morte, ma anche una precisa azione compiuta da alcuni discepoli di Gesù (cf. Mc 15,46-47 e par.; Gv 19,40-42): egli non solo raggiunse la terra, nell’antro di una grotta, ma “fu sepolto”. I vangeli attestano che anche Giovanni il Battista, una volta decapitato, fu posto in un sepolcro dai suoi discepoli (cf. Mc 6,29; Mt 14,12).
In verità tutta la Bibbia dedica molta attenzione al seppellimento e alla tomba...
Ispiratore della settima e ultima azione di misericordia corporale (aggiunta alle sei indicate in Mt 25,31-46) è certamente il libro biblico di Tobia, nel quale la sepoltura degli uccisi dalla violenza degli Assiri è presentata come azione gradita a Dio quanto la preghiera innalzata a lui (cf. Tb 1,17-19; 2,1-8; 12,12). Nel Nuovo Testamento il seppellimento e la tomba sono anche espressione della fede nella resurrezione della carne, dei corpi dei credenti, oltre che onore e segno d’amore verso chi ha compiuto l’esodo da questa vita al Padre. ...
Ecco ciò che ispira l’azione del seppellire i morti, del porre un segno nello spazio, anche nel piccolo spazio della tomba, che una persona ha vissuto tra noi e che nella tomba vi sono i suoi resti; è un luogo che ce la ricorda, che diventa un tramite per continuare a dirle il nostro amore, la nostra cura, la nostra volontà che il legame continui, sebbene in forma diversa. ...
Va riconosciuto che, tra tutte le azioni di misericordia corporale, la sepoltura dei morti è quella di cui meno ci si preoccupa; anzi, oggi è diventata quasi impossibile da viversi con consapevolezza e sentimenti umani. ...
Sì, il modo in cui si muore e in cui si seppelliscono i morti dicono la qualità umana di una società e anche la qualità della fede nella resurrezione della carne.
Infine, non si dimentichi che anche questa azione di misericordia corporale causa un grande bene a chi la compie: lo porta a riflettere sull’interrogativo della morte, su ciò che la morte è come enigma/mistero per ciascuno; a misurare il proprio limite; a discernere ciò che è essenziale alla vita; a riflettere su cosa sono gli altri per noi; a misurare se il nostro amore dura finché l’altro ci è utile oppure se resta anche quando l’altro non c’è più. ...
  Seppellire i morti

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Mi chiedono dov’è Dio nel dolore? Balbetto rispondendo: è nel dolore. È l’uomo dei dolori.
Non posso teorizzare davanti al dolore, sarebbe uno sfregio stare qui con la mano che regge una testa che pretende di essere colta e blaterare risposte in difesa di Dio, mentre c’è qualcuno che soffre. Difendo Dio facendo quello che posso fare.
Quando ho iniziato a studiare teologia, ho pensato che fosse una parola su Dio, una parola in difesa di Dio… col tempo ho imparato che su Dio abbiamo ben poco da dire, che Dio non ha bisogno delle nostre difese… ho imparato dal libro di Giobbe che chi difende Dio a spese dell’uomo offende l’uomo e Dio allo stesso tempo!…

  Robert Cheaib:   Dov'è Dio?

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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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Europa, terrorismo, fiducia - Le paure da superare di Bruno Forte


“Il panico rischia di trasmettersi all’intero Paese. Occorre una reazione dura e ferma. Ma bisogna anche essere chiari: purtroppo non si possono escludere altri episodi del genere. Dobbiamo mantenere il sangue freddo altrimenti l’intera Germania va in tilt”. Sono parole forti quelle usate dal direttore del settimanale “Die Zeit”, Giovanni di Lorenzo, in riferimento al possibile impatto dei recenti atti terroristici avvenuti in Germania. E, tuttavia, sono parole di rigoroso realismo, che descrivono la possibile ricaduta sull’opinione pubblica tedesca - e analogamente su quella di altri Paesi europei - degli eventi drammatici che hanno insanguinato la Francia, il Belgio e la Germania negli ultimi mesi. Al di là della reazione immediata di sconvolgimento e di condanna della barbarie messa in atto da fanatici in nome di una ideologia folle, che ha voluto servirsi strumentalmente della religione, il giudizio del Giornalista italo-tedesco rileva il rischio più grande che possa correre la vecchia Europa di fronte alla violenza per molti aspetti inattesa che la va segnando: il diffondersi di un senso di timore panico, di una paura generalizzata e indistinta, capace di spingere a identificazioni semplicistiche del nemico da temere e di generare sentimenti di rigetto indiscriminato. Diventa perciò quanto mai utile e urgente riflettere su questa paura collettiva
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L’Europa ha bisogno di donne e uomini che vincano la paura scegliendo di agire con amore disinteressato e creativo per il bene di tutti.


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"Tutti a reclamare voci chiare e forti dell'Islam contro i terroristi e poi quando ci sono nessuno se le fila" di Luis Badilla

In tre giorni la stampa internazionale seppure in modo circoscritto ha dato un certo rilievo a tre prese di posizione musulmane, prestigiose e autorevoli, che sulla scia di quanto aveva detto Papa Francesco rientrando dalla GMG di Cracovia - "Credo che non sia giusto identificare l’islam con la violenza. Questo non è giusto e non è vero!" - chiariscono compiutamente il composito e articolato pensiero del mondo islamico sul rapporto tra violenze e religioni. Sono dichiarazioni solenni, emesse da posizioni altissime e non trascurabili, che condannano severamente, con parole chiare, trasparenti e univoche l'uso delle religioni, e del nome di Dio, per giustificare comportamenti e azioni violente, spesso barbaramente criminali.
Stiamo pensando alla lettera indirizzata al Santo Padre da parte del Grand Ayatollah iraniano Makarem Shirazi di Qom, al discorso del Re del Marocco Mohamed VI e all’intervento presso il Meeting di Rimini del Gran Muftì di Croazia Aziz Hasanovic
Queste riflessioni, coraggiose e necessarie, tempestive e ricche di spunti per addentrarsi nella questione dal punto di vista di un Islam autentico e non fondamentalista, in sostanza sono state ignorate dalla cosiddetta "grande stampa", inclusi - cosa ancora più tristemente sorprendente! - dai media cattolici (con qualche eccezione), in particolare da quelli che raggiungono una platea di lettori più ampia. 
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Guarda il servizio di Pier Luigi Vito per Tv2000
Di fronte alle atrocità commesse dall'Isis sono da registrare in queste ore due significative reazioni proprio dall'interno del mondo islamico: hanno fatto sentire la loro voce il re del Marocco ma anche con una lettera inviata a Papa Francesco il grande ayatollah Makarem Shirazi, guida spirituale di Qom, città santa del mondo sciita.
  Video
Guarda anche il video dell'incontro  QUALE ISLAM IN EUROPA? presso il Meeting di Rimini con l'intervento del Gran Muftì di Croazia Aziz Hasanovic

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Inizia il 24 agosto il 74esimo Corso di studi cristiani presso la Cittadella di Assisi. Teologi, antropologi, sociologi e giornalisti, si interrogheranno sui grandi mutamenti e nuovi scenari delle Fedi e proprio ‘La conversione delle Fedi alla luce dell’umana fragilità’ è il tema delle quattro giornate di Assisi.
Se l’umana fragilità diventa luce rivelatrice profetica, in quanto invita alla paradossale conversione delle Fedi, questo ci dà la misura dei grandi mutamenti dei ‘segni dei tempi’. Organizzato dalla Pro Civitate Christiana, il Corso si avvale della collaborazione della Comunità ecumenica di Bose, e dell’Editrice Queriniana e diExodus.
Per approfondire le ragioni del convegno abbiamo intervistato il neo presidente della Pro Civitate Christiana, don Tonio Dell’Olio


  Simone Baroncia:   Pro Civitate Christiana, a colloquio con il nuovo presidente don Tonio Dell’Olio


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“Esiste ancora l’Europa?” Quando ha scelto il tema per il raduno annuale dei suoi ex studenti, Benedetto XVI lo ha fatto ponendo questa domanda. Una esitazione che ha “colpito” padre Stephan Horn, coordinatore dello Schuelerkreis e già assistente universitario di Joseph Ratzinger. In una conversazione con ACI Stampa, padre Horn ha presentato il tema e ha sottolineato che la riflessione di Benedetto XVI ruota tutta intorno ad un concetto: è la fede che può salvare la filosofia, l’etica, e creare una nuova società.

  Andrea Gagliarducci:   La domanda di Benedetto XVI: "Esiste ancora l'Europa?"

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Quando un gruppo sociale si interroga sul proprio futuro, in ambito sia religioso, sia laico, può accadere che vi siano voci discordanti, che si contrappongano punti di vista diversi nell’interpretare la situazione presente e nel prevederne gli sviluppi. A questo proposito, il Concilio Vaticano II riteneva necessario saper «scrutare i segni dei tempi» e «interpretarli alla luce del Vangelo» (cfr Gaudium et spes, n. 4). Ma anche stabilire quale sia un “segno dei tempi” nel mondo d’oggi non è così scontato e genera disaccordo.

  Erwan Chauty:   Incertezza

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 FRANCESCO
 


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21/08/2016:

  La misericordia non è buonismo...


23/08/2016:

  Il traffico di esseri umani...


24/08/2016:

  Esprimo il mio grande dolore e la mia vicinanza...

26/08/2016:

  Consolando quanti soffrono...

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"La porta della misericordia di Dio è stretta ma sempre spalancata per tutti! Dio non fa preferenze, ma accoglie sempre tutti, senza distinzioni." Papa Francesco Angelus 21/08/2016 (testo e video)


21 agosto 2016
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Con l’immagine della porta, Egli vuol far capire ai suoi ascoltatori che non è questione di numero – quanti si salveranno - , non importa sapere quanti, ma è importante che tutti sappiano quale è il cammino che conduce alla salvezza.
Tale percorso prevede che si attraversi una porta. Ma, dov’è la porta? Com’è la porta? Chi è la porta? Gesù stesso è la porta. Lo dice Lui nel Vangelo di Giovanni; “Io sono la porta” (Gv 10,9). Lui ci conduce nella comunione con il Padre, dove troviamo amore, comprensione e protezione. Ma perché questa porta è stretta, si può domandare? Perché dice che è stretta? È una porta stretta non perché sia oppressiva, ma perché ci chiede di restringere e contenere il nostro orgoglio e la nostra paura, per aprirci con cuore umile e fiducioso a Lui, riconoscendoci peccatori, bisognosi del suo perdono. Per questo è stretta: per contenere il nostro orgoglio, che ci gonfia. La porta della misericordia di Dio è stretta ma sempre spalancata per tutti! Dio non fa preferenze, ma accoglie sempre tutti, senza distinzioni. Una porta stretta per restringere il nostro orgoglio e la nostra paura; una porta spalancata perché Dio ci accoglie senza distinzioni. E la salvezza che Egli ci dona è un flusso incessante di misericordia, che abbatte ogni barriera e apre sorprendenti prospettive di luce e di pace. La porta stretta ma sempre spalancata: non dimenticatevi di questo.
Gesù oggi ci rivolge, ancora una volta, un pressante invito ad andare da Lui, a varcare la porta della vita piena, riconciliata e felice. Egli aspetta ciascuno di noi, qualunque peccato abbiamo commesso, per abbracciarci, per offrirci il suo perdono. Lui solo può trasformare il nostro cuore, Lui solo può dare senso pieno alla nostra esistenza, donandoci la gioia vera. Entrando per la porta di Gesù, la porta della fede e del Vangelo, noi potremo uscire dagli atteggiamenti mondani, dalle cattive abitudini, dagli egoismi e dalle chiusure. Quando c’è il contatto con l’amore e la misericordia di Dio, c’è il cambiamento autentico. E la nostra vita è illuminata dalla luce dello Spirito Santo: una luce inestinguibile!
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Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle, mi ha raggiunto la triste notizia dell’attentato sanguinario che ieri ha colpito la cara Turchia. Preghiamo per le vittime, per i morti e i feriti e chiediamo il dono della pace per tutti.
Ave o Maria, …
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  video

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«Lasciamoci commuovere con Gesù» Papa Francesco Udienza 24/08/2016 (foto, testo e video)

 UDIENZA GENERALE 
 Piazza San Pietro 
 24 agosto 2016
Papa Francesco ha effettuato come sempre il suo giro in piazza San Pietro per salutare i fedeli in attesa baciando e accarezzando tanti bambini ...
  video del saluto ai fedeli
Al momento di pronunciare la catechesi inaspettatamente perché non era mai accaduto che il Papa annunciasse ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, in Vaticano, per l'Udienza generale del mercoledì, di aver deciso di rinviare la lettura della sua allocuzione per la prossima settimana.
Papa Francesco ha spiegato questa decisione ricordando, con dolore e partecipazione, le gravi conseguenze dei terremoti che hanno colpito poche ore fa, dalle 3.35 della notte, ampie zone dell'Italia centrale, lasciando morti, feriti, persone ancora sotto le macerie e ingenti devastazioni materiali.
  video
L'annuncio della decisione del Santo Padre è stato proposto in diverse lingue.
Poi il Papa ha voluto presiedere la recita dei Misteri dolorosi del Santo Rosario.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Avevo preparato la catechesi di oggi, come per tutti i mercoledì di questo Anno della Misericordia, sull’argomento della vicinanza di Gesù, ma dinanzi alla notizia del terremoto che ha colpito l’Italia centrale, devastando intere zone e lasciando morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore. Sentire il Sindaco di Amatrice dire: “Il paese non c’è più”, e sapere che tra i morti ci sono anche bambini, mi commuove davvero tanto.
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Saluti:
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APPELLO PER L’UCRAINA
In queste ultime settimane, gli Osservatori internazionali hanno espresso preoccupazione per il peggioramento della situazione nell’Ucraina orientale. Oggi, mentre quella cara Nazione celebra la sua festa nazionale, che coincide quest’anno con il 25° anniversario dell’indipendenza, assicuro la mia preghiera per la pace e rinnovo il mio appello a tutte le parti coinvolte e alle istanze internazionali affinché rafforzino le iniziative per risolvere il conflitto, rilasciare gli ostaggi e rispondere all’emergenza umanitaria.
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Rivolgo infine un pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi è la festa dell’Apostolo San Bartolomeo. Cari giovani, imparate da lui che la vera forza è l’umiltà; cari ammalati, non stancatevi di chiedere nella preghiera l’aiuto del Signore; e voi, cari sposi novelli, gareggiate nello stimarvi e aiutarvi a vicenda.
   testo integrale
  video integrale

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In teoria dovrei essere tra quelli che “parteggiano” per Bergoglio. Inizialmente avevo creduto molto in questo Papa, Ma ama il protagonismo e mi inquieta il suo “riformismo religioso”...». Voci critiche contro papa Francesco, anche tra i nostri lettori: don Sciortino risponde

  FAMIGLIA CRISTIANA:   ORA C’È CHI VUOL INSEGNARE A FRANCESCO A FARE IL PAPA!


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