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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Voi che credete,
voi che sperate,
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa,
che tutto ha un senso,
che le guerre finiscono,
che la storia ha uno sbocco,
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino,
spargete la vostra gioia,
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
“Sicuramente sembra strano che sia qui, cosa c’entro non canto non
ballo; scrivo vengo da un altro percorso. Eppure in realtà sono convito
che è il posto giusto. Cerco sempre di parlare a ragazzi, mi nutro
dell’incontro con loro, vado nelle scuole, nelle università e questa in
qualche modo è una scuola particolare e quindi sono contento e lo
ritengo un privilegio potervi parlare. Siete in un’età in cui scrivete
il futuro, siete in un momento cruciale e la mia generazione come anche
la vostra spesso si trova di fronte la possibilità unica di realizzarsi
andando via. La maggior parte dei miei amici sono andati via, io sono
nato a Napoli e sono andato via e mi torna alla mente un racconto che
ha fatto uno scrittore marocchino si chiama Thar Ben Jelloun dove c’è
un dialogo tra una bambina, una ragazzina, Malika 14 anni e il
protagonista di questo libro chiede: cosa vuoi fare da grande? E la
ragazzina risponde partire. Ma partire non è un mestiere! No partire,
poi si trova un mestiere. Quante volte avete fatto questo pensiero o lo
farete, innanzitutto partire poi si vede. E questa è una risposta a
qualcosa che non funziona.
Siamo
abituati in qualche modo a vedere, ad esempio nei tg, nelle news, ormai
con una certa indifferenza tutti coloro che partono dalla loro terra, i
barconi, Lampedusa, sentiamo il numero dei morti spesso elevatissimo e
passa così, come un elemento ordinario che ci sta, sta nelle cose. Ora
vorrei per un momento provare ad indicarvi quali sono le storie che
stanno dietro quei numeri o quello che sta succedendo perché spesso al
di là degli slogan è fondamentale approfondire. L’informazione, quello
che leggete sui giornali, il commento su Facebook, il commento
politico. L’informazione è come un lago ghiacciato, ci puoi pattinare
sopra, scivolandoci, stando in piedi, puoi appagarti di un titolo, puoi
appagarti di un’opinione oppure puoi rompere quel ghiaccio tuffarti
andare in fondo e farti un’opinione tua, prendere diverse fonti, avere
un’idea, cambiarla. Prendere un libro, approfondire, tempo. Prendersi
tempo per capire. Questo ho provato a condividerlo portando qui delle
foto, delle foto che possono raccontare meglio delle parole talvolta,
quello che sto provando a comunicare.
La
prima foto, è la foto di una bambina che forse avrete visto sui social
network, che ha una storia che certo è sintetizzata da questa immagine
drammatica. Lei vive in un campo profughi siriano, è un campo profughi
tra la Turchia e la Siria. Osman è un photo-reporter che arriva in
questo campo e ha un tele obiettivo, in questa posizione, raccoglie
l’obiettivo, chiude un occhio e scatta. Non si accorge di nulla, sta
fotografando le famiglie, è arrivata lì con sua madre e i suoi
fratelli. Quando va a vedere il suo lavoro si accorge che questa
bambina si è arresa a lui. Ha alzato le mani, perché non ha mai visto
una macchina fotografica molto probabilmente ma ha visto molti fucili.
E quindi rispetto ad un altro bambino che avrebbe fatto una smorfia
perché ne ha viste molte di macchine fotografiche, lei ha visto un
gesto che è simile perché anche chi ha un fucile chiude un occhio per
mirare, anche chi ha il fucile mantiene una parte e anche chi ha il
fucile ha il dito, non ce l’ha verticale, ha un dito visibile ma ce
l’ha sul grilletto quindi lei secondo la sua logica alza le mani come
ha visto fare mille volte e si mette anche in protezione – quello che
lui stesso dice in un intervista – non apre le mani ma le chiude.
Questa è una foto che racconta esattamente quello che cercavo di dirvi,
perché lei viene da una famiglia che scappa, arriva su quei barconi per
quelle strade, quelle storie che ascoltiamo senza alcuna empatia
spesso, se non raramente.
...
IL MONOLOGO DI SAVIANO DA AMICI: "ANCHE QUESTA È UNA SCUOLA"
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Quei volti
non sono una statistica
di Enzo Bianchi
Guardiamoli
i volti di questi giovani assassinati in Kenya, lasciamoci interpellare
dai loro sguardi. Il villaggio globale e interconnesso ci ha assuefatto
a tante cose: a pesare la gravità di una tragedia dal numero dei morti,
o dalla distanza dal luogo dell’evento, a cercare immagini sempre più
forti della barbarie umana, a identificarci con leggerezza con persone
di cui fino a un attimo prima ignoravamo l’esistenza… Poi a volte,
ancora grazie alla rete virtuale, ecco l’irruzione del quotidiano, e i
numeri diventano volti, persone come quelle che incontriamo ogni
giorno: operai egiziani emigrati per lavoro come ne vediamo sui nostri
cantieri, bambini che giocano tra le macerie come noi settant’anni fa,
giovani universitari che ridono, scherzano, ballano, si scambiamo
messaggi, come quelli che fatichiamo a sopportare quando turbano la
nostra quiete, ma che siamo pronti ad abbracciare quando fanno parte
della nostra vita…
Meditando
sul massacro dei cristiani copti in Libia avevo voluto elencare tutti i
loro nomi: l’enormità della strage in Kenya rende impossibile fare
altrettanto, anche se sul web i giovani – sempre loro – hanno lanciato
campagne per gridare che “147 non è solo un numero” e per ridare nome e
volto a tanti ragazzi e ragazze come loro. Ma chi erano questi giovani
dell’università di Garissa? Studenti come tanti, certo. Ma dietro a
loro, come dietro ai migranti le cui speranze affondano nel
Mediterraneo o nel deserto libico, ci sono famiglie, amici, compagni di
studio, di giochi, di vita... Quando muoiono dei giovani, e ancor più
quando vengono uccisi brutalmente, una certa retorica ci fa dire che
erano il futuro della società, della chiesa, del loro paese, del
mondo... In realtà, se guardiamo bene le immagini di questi volti,
capiamo che i giovani non sono il futuro, ma parte essenziale del
presente, del nostro presente. E sono, paradossalmente, anche parte del
passato, luoghi in cui si deposita la memoria di quanti attorno a loro
sono più ricchi di anni e più poveri di speranze.
E poi, non lo si vede dai volti, dai loro occhi e dai loro sorrisi, ma questi universitari di Garissa erano cristiani...
...
L’appello
che si alza da questi volti è uno solo: non guardateci come numeri, non
accorpateci come un mucchio indistinto, non fate di noi una statistica.
Ciascuno di noi è un nome e una storia, una vita e dei sentimenti,
delle speranze e delle relazioni. E ciascuno di noi vi rende presenti
altri volti e altri nomi, altre storie, più vicine a voi, più simili al
vostro quotidiano, volti e storie che magari non volete guardare in
faccia. Non considerate mai l’altro come un numero o, peggio, come un
soprannumero: l’altro è sempre una persona, una storia, un capolavoro.
Sì, nel volto dell’altro, se accettiamo di guardarlo, c’è il nostro
volto, perché l’altro siamo noi.
Quei volti non sono una statistica
Vedi anche il nostro post precedente:
Per non dimenticare le vittime della strage di Garissa in Kenia...
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In Nigeria, e non solo, è il giorno della marcia. Nella capitale Abuja,
e in molte altre città del mondo, la mobilitazione è partita: donne,
ragazze, giovani e non, un fiume di persone vestite di rosso camminano
per le strade ricordando che un anno fa, nella notte tra il 14 e il 15
aprile, i miliziani di Boko Haram fecero irruzione nel dormitorio di
una scuola di Chibok, nel nordest della Nigeria, e rapirono 276
studentesse. Cinquantasette di loro riuscirono a fuggire nei giorni
seguenti ma delle altre 219 ragazze, da allora, non si sa più nulla e
negli ultimi giorni è circolata la notizia che potrebbero essere state
uccise.
Il
web si mobilita. Ma il mondo non smette di sperare e, attraverso la
campagna 'Bring Back Our Girls', continua a chiedere che non siano
dimenticate e che vengano liberate. Le iniziative organizzate per oggi
stanno viaggiando anche sui social network, dando vita ad una marcia
silenziosa globale che ha luogo contemporaneamente in diverse parti del
mondo, attraverso gli hashtag #BringBackOurGirls, #365DaysOn,
#ChibokGirls, #NeverToBeForgotten.
...
Nigeria, la marcia delle donne in rosso
In
occasione del primo anniversario del rapimento delle ragazze della
scuola di Chibok, Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel
quale denuncia che molte delle almeno 2000 donne e bambine rapite da
Boko haram dal 2014 sono state ridotte in schiavitù sessuale e
addestrate a combattere.
Basato
su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e
bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di 90
pagine intitolato "Il regno del terrore di Boko haram", denuncia
molteplici crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi dal
gruppo armato, tra cui l'uccisione di almeno 5500 civili nel nord-est
della Nigeria a partire dal 2014.
Il
rapporto di Amnesty International rivela nuovi particolari sui metodi
brutali usati da Boko haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a
forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e
in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle
azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.
...
Nigeria, rapporto di Amnesty International su Boko haram: "donne e ragazze rapite costrette a prendere parte agli attacchi"
Alla
vigilia del primo anniversario del sequestro delle 219 studentesse
nigeriane di Chibok, il premio Nobel per la pace Malala ha denunciato
lo scorso impegno dei leader nigeriani e della comunità internazionale
per la loro liberazione e ha invitato le ragazze a non perdere la
speranza.
Malala: «La comunità internazionale non ha fatto abbastanza per liberarvi»
«A mio giudizio, i leader nigeriani e la comunità
internazionale non hanno fatto abbastanza per aiutarvi», si legge in
una lettera indirizzata alle studentesse, chiamate «mie coraggiose
sorelle».«Devono impegnarsi di più per garantire la vostra liberazione
- ha aggiunto - io sto insieme alle tante persone che stanno facendo
pressioni per assicurare che siate liberate». La lettera di Malala,
presentata come «un messaggio di solidarietà e speranza», è stata
pubblicata oggi nell'ambito di una serie di iniziative, tra cui marce,
preghiere e veglie, che si terranno nel paese in occasione dei 12 mesi
di prigionia delle studentesse.
«Attendo con ansia il momento in cui vi riabbraccerò»
...
#BringBackourGirls, un anno dopo
Guarda anche i nostri post precedenti:
Violenza,
dolore e morte in Nigeria - #BringBackOurGirls (riportate indietro le
nostre ragazze), l’hashtag di solidarietà condiviso in tutto il mondo - Per le ragazze rapite non basta indignarsi
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... Alcune
studentesse sono riuscite a scappare, ma dove sono le altre
ragazze di Chibok ancora in mano ai loro aguzzini? Goodluck Jonathan,
presidente uscente della Nigeria, è stato criticato dal mondo intero
per non aver fatto abbastanza per rintracciare, trovare, riportare a
casa le ragazze rapite. Il neo-eletto, ex-golpista, ex-generale
Muhammadu Buhari, sarà proclamato presidente il prossimo 29 maggio;
durante la sua campagna elettorale aveva promesso a gran voce:
“Schiaccerò i ribelli”. Vedremo se i genitori potranno
riabbracciare le loro figlie.
Cornelia I. Toelgyes: Un anno fa in Nigeria Boko Haram rapiva 276 ragazze: di loro non si sa ancora niente
A un anno dal rapimento delle
studentesse nigeriane, Amnesty denuncia che nel 2014 sono state 2mila
le donne rapite da Boko Haram
Anna Ditta: Le ragazze rapite in Nigeria, un anno dopo
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Liliane Mugombozi, responsabile
del giornale "New City Africa" e docente di scienze della
comunicazione, era a Nairobi quando sono sfilate le bare delle 148
vittime di Garissa. E racconta: "Mi sono trovata davanti a un dolore
grandissimo. Mi sono sentita scomoda. Ho scelto di stare a fianco delle
famiglie per far mio il loro sgomento". Nonostante le minacce e gli
attentati, le chiese sono sempre piene di gente, "segno evidente di un
Paese che ha rifiutato di avere paura"
Maria Chiara Biagioni: "Non ci siamo piegati alla paura perché vogliamo vivere"
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
L’altra faccia di Expo
Una
grande fiera, vetrina per multinazionali che, con le loro politiche,
affamano il pianeta e nutrono solo le loro tasche. Chi sono gli
sponsor, le sigle, i peccati originali dei principali partner di Expo.
“Allo
stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente
sfamare 12 miliardi di persone... Si potrebbe quindi affermare che ogni
bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”: così scrive
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al
cibo.
Expo,
stando allo slogan che lo qualifica: “Nutrire il pianeta, energia per
la vita”, dovrebbe rappresentare un’occasione unica per avviare una
riflessione globale, sociale e istituzionale su questa enorme
contraddizione che produce un miliardo di affamati e 800 milioni di
obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo:
la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo, ma anche nelle
nostre periferie sempre più degradate.
Occasione
che, se ben utilizzata, avrebbe potuto fare piazza pulita delle ragioni
esposte da coloro, come il sottoscritto, che erano contrari alla
realizzazione a Milano di tale evento, temendo che si trasformasse in
un inestricabile intreccio di tangenti, consumo di suolo e in una
indecorosa vetrina per le grandi multinazionali del cibo.
Purtroppo
lo spettacolo al quale stiamo assistendo conferma tutti i timori di chi
fin dall’inizio si è mostrato più che scettico su tale evento. In
questa sede mi limiterò ad analizzare quanto sta avvenendo sul tema
oggetto di EXPO; tralascio, per questioni di spazio, tutto quanto
riguarda gli aspetti della legalità o meglio della corruzione che, per
altro, sono ampiamente documentati quotidianamente sui media.
L’altra faccia di Expo
Vedi anche i nostri post precedenti:
- «Expo e Chiesa: un dialogo aperto verso il 2015»
- Diamo
voce a chi soffre la fame e questa voce diventi un ruggito per scuotere
il mondo - «Una sola famiglia umana, cibo per tutti»
- Nutrire il pianeta non sia solo uno slogan di Enzo Bianchi
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L'azione ecclesiale contro la
fame, in Italia, si esplica anche attraverso e nell’ambito delle 1.148
iniziative anticrisi avviate nelle diocesi. Il dato è stato fornito
oggi durante la presentazione, in sala stampa vaticana, del Padiglione
della Santa Sede. Il cardinale Ravasi: "Non si tratta solo di un
padiglione accanto ad altri, ma di una presenza d'eccezione". Monsignor
Pompili: "La partecipazione della Cei esprime un impegno che va oltre
il tempo della prossima Esposizione"
M. Michela Nicolais: Nutrire il Paese L'impegno della Chiesa italiana
Sarà l’unico padiglione non
sponsorizzato e l’unico dove non si vende niente. Anzi, sarà l’unico
padiglione dove chi esce, dopo averlo visitato, è invitato a lasciare
qualche cosa per i poveri, quelli che hanno fame, quelli che non hanno
casa, né un lavoro, né un campo da coltivare. Spiega ilcardinale
Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura,
artefice, insieme alla Conferenza episcopale italiana e alla diocesi di
Milano, della partecipazione della Chiesa cattolica alla kermesse
milanese: «L’idea è quella di essere un’oasi di meditazione in mezzo a
una grande offerta commerciale».
Alberto Bobbio: Il cardinale Ravasi: L'EXPO che non ti aspetti
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Quando a venire ammazzata è la parte buona del mondo non è facile
restare umani: ci vuole troppo cuore e io, forse, non ne ho abbastanza.
Mi stavo asciugando i capelli il 15 aprile di 4 anni fa. Avevo il phon
in una mano, mentre con l'altra pastrocchiavo sul computer alla ricerca
di notizie su un uomo di cui mi piaceva leggere le storie e che era
stato rapito da meno di 24 ore. Mi cascò il phon e rimasi coi capelli
fradici in testa: quell'uomo lo avevano trovato morto, soffocato, in
una casa di Gaza City. Una banda di idioti assassini aveva ammazzato Vittorio Arrigoni e con lui una parte buona di questo mondo cattivo.
Una banda di idioti assassini lo aveva atteso fuori dalla palestra in una sera qualunque, lo aveva massacrato di botte e se lo era portato via.
Si era portata via un uomo buono, un amico degli ultimi della terra:
dei bambini e dei pescatori, dei contadini e dei senza patria. Lo aveva
nascosto in una casa, gli aveva bendato gli occhi con una fascia nera,
strettissima, e lo aveva sbattuto spalle al muro per usarlo come protagonista di un video che ancora oggi, quando lo guardo, mi fa rattrappire lo stomaco e contrarre il cuore.
...
Da
qualche parte si deve iniziare a tirare su il palazzo della pace: i
mattoni sono pesantissimi, sono il compromesso a cui è costretto a
scendere ogni volta che riesce a trattare con un soldato armato e
incattivito, ogni volta che prova a discutere dell'insensatezza di un
dio che chiede in segno di fede il sangue dei suoi figli. Per costruire
un palazzo di pace ci vogliono calma e pazienza, ci vogliono coraggio e
allegria ma, soprattutto, ci vuole umanità: quella non si può mai
perdere. Neanche quando un pazzo scatenato, imbevuto di ideologica
idiozia, ti benda gli occhi e ti tiene per i capelli puoi perdere
l'umanità se sei un architetto di pace.
E
io sono sicura che Vittorio sia restato umano anche quella sera lì
quando lo portarono via dalla sua vita accusandolo di essere
l'incarnazione del male dei mali: la democrazia occidentale. Sono
sicura che abbia provato a parlare anche con quei boia che avevano
deciso di ammazzarlo fino a un secondo prima che gli stringessero le
mani attorno al collo, che con la sua ostinazione alla pace si sia
assicurato altre botte, perché chi è stupido e ignorante vive convinto
che basti la violenza per togliere la voce all'umanità.
Sono
sicura che anche mentre l'aria smetteva di passargli dalla gola,
Vittorio, sia restato umano, profondamente convinto della bontà della
sua vita. Sono convinta che non abbia avuto un solo momento di
rimpianto per avere scelto di stare con gli ultimi, con le vittime. E
sono convinta che chi lo ha ammazzato abbia avuto da lui che moriva una
benedizione che gli ha ustionato il cuore e le mani.
Non
si tratta di morire con dignità, di quella non mi interessa niente: a
ogni uomo deve essere concesso di morire piangendo e scongiurando di
avere salva la vita. Si tratta di umanità, di una fede più grande di
qualunque dio, di quella sola fede che può essere capace di unire le
persone. Tutte.
Sono
4 anni che Vittorio Arrigoni resta umano anche se non c'è più e a lui
penso ogni volta che sarebbe troppo facile volere vendetta per una
violenta ingiustizia. Lui e milioni di persone come lui sono state
capaci di restare umane nonostante gli uomini. E io oggi lo ricordo
così: vivo e umano, che è quanto di più difficile ci sia in questo
brutto mondo.
Restiamo (ancora) umani
Ricordare
Vittorio Arrigoni a quattro anni dalla sua uccisione (15 aprile 2011),
non mi è facile, se voglio evitare di cadere nelle solite cose, dette e
ridette più volte... Ciò
che mi ha unito a Vittorio è stato quel suo essere umano a tutti i
costi, aldilà di ogni confessione religiosa, aldilà di ogni razza,
aldilà perfino dei confini convenzionali tra giustizia e ingiustizia,
la giustizia non è israeliana o palestinese, così pure l'ingiustizia,
se si sceglie di stare dalla parte dei più deboli è perché i più deboli
non hanno patria, o, se ce l'hanno, la patria è solo una questione di
confini che chiudono e non abbracciano... Vittorio
è stato uno dei pochi, secondo me, che è riuscito a mettere in sintonia
le ansie del suo essere con le ansie dei più deboli.
video
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Negli ultimi cinque giorni sono state salvate nel Mediterraneo 10mila
persone, cifra tonda. Donne, bambini, uomini. Disperati in fuga da
guerre, dittature e miseria che – forse mai come in questi ultimi tre
anni – stanno opprimendo e uccidendo nel Vicino Oriente e nell’Africa
Subsahariana, dal Sahel al Corno orientale passando per il caos libico,
dove il "traffico di morte" di profughi e migranti arricchisce le
milizie. Sono stati tratti in salvo dall’insicurezza mortale di decine
di barconi e gommoni fatiscenti messi in acqua da trafficanti privi di
scrupoli. Merito principalmente di navi militari italiani, oggi le navi
di "Triton" (l’operazione di pattugliamento europea), e di diversi
mercantili. Comandanti ed equipaggi non si sono chiesti a quante miglia
fossero quegli esseri umani dal confine italiano ed europeo che corre
sull’acqua, hanno semplicemente obbedito alla legge del mare.
...
Nel
cortile di casa nostra si accodarono a quelle tesi, persino
sopravanzandole, politici che con abilità e cinismo, in tv e/o sui
social media, spalleggiati da mass media allarmisti o compiacenti,
presero a diffondere menzogne sull’immigrazione raccontando
un’«invasione» che non c’è per coagulare consensi elettorali. Il
risultato è che ancora oggi il peso dell’accoglienza grava
principalmente sulle Regioni del Sud, mentre governanti di quelle più
ricche del Nord, a partire dalla Lombardia, dichiarano di volersi
smarcare tradendo il proprio Dna solidale. E si tratta di quegli stessi
politici che, ieri, non sono stati capaci di accordarsi in Parlamento
neppure sull’istituzione di una giornata in memoria delle vittime dei
trafficanti di morte.
Populisti
che trovano terreno fertile. Secondo il rapporto Ipsos Mori, il
Belpaese vanta infatti il primato dell’ignoranza in termini di
immigrazione nei 34 Paesi dell’Ocse. Occorre sul tema un mea culpa del
sistema dell’informazione, anche se il cuore degli italiani è capace di
risvegliarsi autonomamente e con generosità quando intuisce la vera
sofferenza e la disperazione.
Ma
soprattutto serve un esame di coscienza dei mentitori e dei populisti
nostrani, che abbiamo rivisto e risentito in questi giorni di preludio
alla campagna elettorale. A loro è lecito chiedere uno sforzo di
sincerità, ammettano che non è stata "colpa" di "Mare Nostrum" se sono
arrivate decine di migliaia di persone. Diversamente, sulla loro
coscienza ricadrebbero i 400 morti, tra cui molti bambini secondo i
testimoni, dell’ultimo, maledetto barcone ribaltatosi al largo della
Libia. Perché, come ha detto l’Alto commissario delle Nazioni unite
Guterres, se ci fosse ancora stato il dispositivo di "Mare nostrum" a
operare nel Mediterraneo, questo dramma non sarebbe accaduto.
...
Dopo "Mare Nostrum", vite perse e menzogne
Secondo
le testimonianze raccolte nelle ultime ore tra i 150 supersiti sbarcati
a Reggio Calabria, tra cui alcuni minori, sarebbero circa 400 le
vittime di un naufragio avvenuto a 24 ore dalla partenza dalla costa
libica. Tra le vittime ci sarebbero anche “molti ragazzi giovani,
probabilmente minori”.
...
Minori migranti: Save the Children, violenze atroci in Libia e sempre più morti in mare
Il
massiccio flusso migratorio che in questi giorni ha raggiunto le coste
del Sud Italia è seguito con la massima attenzione da parte della
Chiesa Italiana, come sempre in prima linea sul fronte
dell’accoglienza. Ma sono tante le resistenze espresse dalle
amministrazioni locali, che affermano di non poter fare ulteriori
sforzi per accogliere i migranti. Marco Guerra ha raccolto il commento
del cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e
presidente della Commissione per le migrazioni della CEI e della
Fondazione Migrantes:
...
La
Sicilia è la regione che ospita più immigrati e quindi siamo i primi in
classifica. Pur avendo i nostri problemi, siamo quelli che accogliamo.
E’ chiaro che la gente non batte le mani, davanti a certe situazioni
chiede soluzioni possibili. Che alcuni amministratori vogliano
chiudere, non vogliano permettere che questa gente sia ospitata… Io non
so che concetto abbiano della storia queste persone. Come possiamo
pretendere di chiudere porte, finestre e dire: “Andate via”? Questo è
andare contro la storia e quindi farci male. O davvero apriamo gli
occhi e prendiamo atto che siamo di fronte a un fatto nuovo – anche se
ormai è diventato vecchio, non è più un’emergenza – e allora bisogna
strutturarsi per affrontare questa realtà. Ma credo che dire “no” sia
proprio il modo più sbagliato per risolvere il problema.
...
Card. Montenegro: chi chiude a immigrati è fuori dalla storia
...
Per quanto riguarda l’accoglienza, in Italia si registrano profonde
differenze tra le varie realtà territoriali: “L’affermazione dell’Onu
di attenzione alla realtà italiana, di come sta affrontando
l’accoglienza dei richiedenti asilo, non deve far venire meno e
indebolire, o rendere discrezionale, in tutte le regioni italiane e in
tutti i Comuni italiani l’attenzione alla tutela dei richiedenti asilo.
Noi abbiamo delle situazioni in cui alcune regioni, come il Molise,
accolgono cinque volte di più che non per esempio il Veneto. E’ molto
importante che, effettivamente, attorno al tema della richiesta
d’asilo, che è un diritto fondamentale, si ripensi anche al nostro
welfare, al welfare delle nostre regioni: questa tutela sia strutturale
al nostro sistema sociale, al nostro sistema di welfare, e non sia
discrezionale come purtroppo sta avvenendo su basi, su ragioni tante
volte politiche o ideologiche in alcune regioni e in alcuni Comuni”
...
Immigrazione. Mons. Perego: necessario Europa affronti emegenza
Il
peso dell’emergenza senza fine mette a dura prova enti locali e
prefetture e la politica perde l’ennesima occasione per fare fronte
comune di fronte al silenzio dell’Europa. Fra le più coinvolte nel
tentativo di spalmare sul territorio gli immigrati in arrivo, il
Piemonte che ne dovrebbe accogliere circa 700: «Dopo l’incontro con il
ministro Alfano - dice il presidente della Regione Sergio Chiamparino -
ci siamo impegnati a fare fronte a questa vera e propria emergenza
umanitaria, con l’obiettivo di non lasciare sole le regioni rivierasche
del Sud». Ma la risposta, avverte, «presuppone una reale collaborazione
tra Stato, Regioni ed enti locali». Nella consapevolezza che «il
problema ha un’ampiezza tale da imporre un’urgente presa in carico a
livello europeo». E anche la Basilicata si dice disponibile «a
raddoppiare, al termine di un percorso programmato con Ministero,
Prefetture e Comuni, il numero dei migranti ora ospiti sul suo
territorio», passando da mille a duemila persone, assicura il
presidente della Basilicata Marcello Pittella, anche lui del Pd.
...
Ma
le Regioni a guida Lega non ne vogliono sapere. Luca Zaia, nel pieno
della campagna elettorale, aveva quantificato la sua disponibilità in
«zero posti». E si associa subito il presidente della Lombardia Roberto
Maroni. «Non ci stiamo a subire questa invasione, quindi zero posti
anche in Lombardia - avverte - finché continuerà questo atteggiamento
irresponsabile da parte del governo».
...
Lombardia e Veneto si sfilano
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"Tutti siamo migranti, tutti siamo in cammino. E questa parola
che tutti siamo migranti non è scritta su un libro, è scritta nella
nostra carne, nel nostro cammino di vita, che ci assicura che in Gesù
tutti siamo figli di Dio, figli amati, figli voluti, figli salvati.
Pensiamo a questo: tutti siamo migranti nel cammino della vita, nessuno
di noi ha dimora fissa in questa terra, tutti ce ne dobbiamo
andare."
Papa Francesco (Discorso a Scampia 21/03/2015)
Abbiamo
sentito e letto, ieri, brani di racconti affannosi e terribili, gli
stessi che hanno indotto le autorità italiane a mettere sotto chiave un
gruppetto di migranti di religione islamica accusati di aver ucciso
altri migranti "colpevoli" soltanto di essere cristiani e di essersi
scontrati con loro. È la prima volta che accade. Ed è come se ci fosse
piombato addosso, ferendoci occhi e mente, uno degli artigli del male
terribile che, di là dal mare, a sud e a oriente della nostra Italia,
continua a strappare, corrodere, disperdere e cancellare persino le
tracce più antiche e nobili della convivenza tra uomini e comunità di
fedi e costumi diversi.
E
la domanda sul perché è implacabile e dura. Tra i poveri più poveri,
quelli veri, vige infatti una regola di solidarietà o almeno di non
ostilità che non conosce frontiere. Una regola che in questi anni
raramente è stata infranta e mai comunque così atrocemente.
...
Eppure
ieri abbiamo saputo che su un barcone è stata rissa e che un gruppo di
poveracci ha fatto letteralmente fuori un altro gruppo di poveracci.
Abbiamo saputo che a morire in mare, come sulla terra di troppi Paesi,
sono stati uomini cristiani per mano di uomini musulmani. E abbiamo
anche saputo che altri uomini sono scampati alla morte solo perché
hanno fatto rete e muro, si sono tenuti stretti, facendo sì che nessuno
più fosse scaraventato in acqua.
Questa
è l’altra metà della notizia, qualunque via seguano i pensieri e il
pianto, qualunque cosa gridi qualche politico cinico come gli scafisti.
E ci basterà sapere ancora che anche solo un islamico ha stretto la
mano di un cristiano in quella benedetta resistenza, e ci basterà
sentire anche solo una voce di imam che in nome di Dio parla chiaro su
questi omicidi, che la legge degli uomini giudicherà, per considerare
che la vera notizia è ancora la povera e decisiva solidarietà dei
poveri, la solidarietà coi più poveri.
Solidarietà di poveri
Basta divisioni che alimentano soltanto odio e violenza. È il senso dell’appello del cardinale Francesco Montenegro,
arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per
le migrazioni della Cei, rimasto « interdetto » dalle notizie che
arrivano dal Canale di Sicilia. «Continuare a dividerci tra “noi” e
“loro” – spiega il porporato – non fa altro che innalzare muri più
elevati di quello di Berlino. Alimentare odio, rancore e divisione
allarga le distanze con le conseguenze che sono sotto gli occhi di
tutti». La responsabilità è anche di un certo modo di vivere la
religione. «Quando il dio in cui si crede è quello della vendetta –
osserva Montenegro – si utilizza ogni strumento per sopraffare
l’altro». Anche la politica non può chiamarsi fuori perché, ricorda il
cardinale, «per troppo tempo ha preferito girarsi dall’altra parte,
facendo finta di niente, magari per coprire interessi particolari».
L’invito, allora, è a «dare risposte più vere » alle istanze che
arrivano dai Paesi poveri, senza fomentare guerre di religione. «Per la
mia nomina a cardinale – conclude Montenegro – i musulmani di Sicilia
mi hanno inviato una lettera bellissima, con espressioni di stima e
sollecitazioni a compiere un cammino comune ». A «non esasperare il
concetto dell’odio religioso» invita anche monsignor Giancarlo Perego,
direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale
della Cei, che si accosta con cautela alla lite scoppiata su un barcone
per motivi religiosi. «Siamo davanti ad un aspetto nuovo del dramma dei
migranti – registra il sacerdote, tra i maggiori esperti di migrazione
– che dimostra la grande disperazione di queste persone. Ognuno, in uno
spazio limitato quale può essere quello di un barcone, cerca di salvare
la propria pelle. Non esaspererei il concetto dell’odio religioso».
Perego si sofferma sulla situazione che i migranti si lasciano alle
spalle: «Penso, ad esempio, al viaggio e alla fuga dal sud del Sahara.
In molti certamente portano con sé l’odio religioso: penso alla
divisione tra il Mali, dove c’è una maggioranza musulmana, e il Ghana
dove la maggioranza è cristiana ma, ripeto, non esaspererei il concetto
di odio religioso. Mi pare che siamo davanti ad un episodio triste ma
al tempo stesso umano che mette in evidenza tutta la disperazione dei
migranti. Persone con vicende diverse alle spalle, che hanno conosciuto
storie di odio e divisioni, e che nell’esasperazione di un viaggio
della disperazione, cercano di salvare la pelle». (fonte: Avvenire)
La Chiesa è attonita per l’uccisione dei 12 immigrati cristiani, gettati in mare durante il viaggio dalla Libia verso l’Italia. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, parla di “imbarbarimento”.
...
C’era da aspettarselo. Alcuni discorsi che finora erano stati tenuti
sul piano ideologico e l’ideologia andava ad alimentare alcuni
comportamenti tenuti da elementi più o meno strutturati, più o meno
tenuti insieme da gruppi, da associazioni, da clan; adesso questo tipo
di discorso di rivendicazione, questo tipo di contrapposizione
purtroppo basata sulla religione ma che con la religione non ha niente
a che fare, viene speso a livelli spiccioli e di contrasti individuali.
Ecco questo, secondo me, rappresenta un passo avanti
nell’imbarbarimento, nella strumentalizzazione della religione.
...
Aspetto
il momento in cui gli Stati Uniti, l’Europa ed altri dicano almeno una
parola, almeno una!, di autocritica su quello che hanno fatto negli
anni passati. Se siamo seri dobbiamo dire anche che gran parte di
queste situazioni sono state favorite, se non proprio create da tipi di
interventi incauti, da interventi dietro i quali stiamo scoprendo un
poco alla volta che c’erano soltanto interessi: altro che voglia di
esportare valori, altro che voglia di esportare democrazia!
Galantino: cristiani gettati in mare, imbarbarimento e strumentalizzazione
«Più
in basso di così non possiamo scendere. Ma è proprio quando il livello
di allarme è massimo che si deve restare uniti per risalire tutti
insieme». È «sconvolto e addolorato», ma rilancia «dialogo e confronto
», Izzedin Elzir,
presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii). «Ciò
che è avvenuto in mare è il massimo della disumanità – aggiunge – una
barbarie che interroga tutti e che deve spingere ad agire. In primo
luogo la politica, che deve abbandonare la cultura dello scarto e
dell’indifferenza per abbracciare la cultura della partecipazione.
Risolvere le ingiustizie che ancora ci sono nel mondo può essere un
primo passo per far cessare questa guerra tra poveri alimentata
dall’odio e dal fanatismo». All’azione sollecita anche il sociologo di
origine algerina Khaled Fouad Allam,
che lancia la proposta di una grande catena di pace attraverso
l’Europa. «Sarebbe un segnale molto forte – spiega – se, anche per un
solo minuto, cristiani, musulmani ed ebrei si dessero la mano, dalla
Sicilia alla Norvegia, per testimoniare concretamente i valori di
amicizia e fratellanza. Una lunga catena di pace che,
sono sicuro, smuoverebbe le coscienze». Quanto successo sul barcone dei
migranti, secondo Allam è il segno che «tutti, anche i più disperati,
possono essere contagiati dall’ideologia nazista proclamata dall’Is ».
Un delirio che va contrastato attraverso una «presa di coscienza
collettiva, che obblighi il mondo musulmano a reagire».
...
«Dolore. Servono dialogo e iniziative con i cittadini» (pdf)
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Voci
del naufragio di una carretta del mare con oltre 400 persone a bordo.
Salvini. "La colpa è del Governo". Oltre diecimila naufraghi salvati in
pochi giorni. Gli scafisti sparano per accelerare lo sbarco dei
clandestini.
FAMIGLIA CRISTIANA: Mediterraneo, un'altra strage "invisibile"
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
"I privilegi sono uno scandalo insopportabile. Così come la pretesa che
i diritti acquisiti di alcune categorie siano intoccabili, nonostante
il Paese sia in difcoltà, con tantissimi disoccupati e giovani in cerca
di lavoro. Si taglia senza pietà su redditi appena sufficienti a
sopravvivere, si tollera invece il cumulo di stipendi e vitalizi dei
“soliti noti”, che s’oppongono a qualsiasi contributo di solidarietà."
(Don Antonio Sciortino -Direttore di Famiglia Cristiana)
Tagliamo le pensioni d'oro
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
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Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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E' risorto Gesù! Lo puoi trovare ora...
E' la domenica di Tommaso...
... Come Tommaso anche tutti noi...
Rivolgo un cordiale augurio...
Per sorridere...
Tommaso, Gesù è risorto!!... (vignetta)
Pace a voi...
Le piaghe di Gesù...
Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito...
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli...
Dio ha tanto amato il mondo...
L'uomo e la donna, come coppia...
Per sorridere
Una volta quando uno fumava troppo... (vignetta)
Solo l'amore ha un senso...
Giovanni riassume l'agire di Gesù...
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Joseph Aloisius Ratzinger è nato a Marktl il 16 aprile 1927
I nostri auguri a Benedetto XVI che oggi compie 88 anni !!!
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau, in Germania, il 16 aprile del 1927. Nel
giorno del suo 88° compleanno Papa Francesco ha dedicato la Messa
mattutina celebrata nella Cappella di Casa Santa Marta proprio al suo
predecessore, con parole di speciale augurio: "Vorrei
ricordare che oggi è il compleanno del Papa Benedetto XVI. Ho offerto
la Messa per lui e anche vi invito a pregare per lui, perché il Signore
lo sostenga e gli dia tanta gioia e felicità".
Festa bavarese per il papa emerito Benedetto XVI.
In
occasione del suo 88esimo compleanno, Ratzinger ha festeggiato con
familiari e amici e ricevuto gli auguri da un gruppo di alpini bavaresi
in abiti tradizionali.
Dopo la classica foto di gruppo, il papa emerito si è concesso anche un boccale di birra in compagnia dei suoi ospiti.
Tanti gli auguri anche attraverso i social network...
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 20,19-31
La
pagina del Vangelo di questa 2° Domenica di Pasqua ci presenta una
comunità che, dopo aver fatto la terribile esperienza della morte
atroce e infamante subita dal suo Signore e Maestro, invece di aprirsi
al mondo come Gesù aveva fatto e predicato, si è rinchiusa nel cenacolo
preda della paura di essere aggredita, colta dal terrore di fare la
stessa fine di Gesù.
E'
una comunità monca, mancante, impoverita dalla perdita di Giuda e dalla
momentanea assenza del temerario Tommaso, quello che non ha paura di
morire, quello che aveva esclamato:
"Andiamo a morire con lui"(11,16).
E' una comunità chiusa in se stessa perché, nonostante ha contemplato
il sepolcro vuoto, ancora non riesce a credere che la Vita è più forte
della morte e torna a rinchiudersi, vinta dalle sue paure (20,10). E' una comunità che piange perché va' in cerca di un cadavere che non riesce a trovare(20,13.15) e non del Vivente. Ma l'irrompere "in mezzo" ai discepoli del Crocifisso Risorto ribalta la situazione e muta radicalmente la vita e i cuori dei presenti:
"Shalom Alejem - La Pace sia con voi" è il saluto e il dono che il Signore Risorto fa ai discepoli e a tutti noi.
...
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“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”.
LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA
Rilettura delle Parabole della Misericordia
(VIDEO INTEGRALE)
Con la presenza dell’attore Giuseppe Pollicina
Rilettura delle Parabole della Misericordia,
Incontro
tenutosi il 30 marzo 2015 presso Auditorium
“San Vito” di Pozzo di Gotto, nell'ambito delle iniziative del
Vicariato di Barcellona PG (ME) “In Dialogo con la città – 2015. Custodi dell’umano”.
Le
Parabole della Misericordia narrate nel cap. 15 del Vangelo di Luca,
non solo intendono mostrare il volto umano di Dio Padre e Madre, ma
anche coinvolgere gli uditori a rendere più autenticamente umane le
relazioni in questo nostro mondo, nelle nostre famiglie e nelle nostre
città.
Tali
parabole le sentiamo molto attuali oggi, dove sono ritornati a dominare
la furbizia a danno del bene comune, la corruzione e la sopraffazione
dell’altro, ma anche la barbarie, l’intolleranza, l’odio razziale,
etnico e religioso dai tratti feroci e animaleschi, che non hanno nulla
a che vedere con Dio e nemmeno con il senso autentico della dignità
della persona umana e dell’autentica politica, intesa come costruzione
della polis, della città.
Video integrale
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Basta con i preti malati di
clericalismo, con i funzionari, con quelli attaccati ai soldi, con i
preti che maltrattano la gente. Largo invece ai sacerdoti che sanno
stare in mezzo alle persone, al loro gregge, vicini alle famiglie, a
chi soffre, a chi ha bisogno di aiuto; spazio agli educatori, a quelli
che sanno “sporcarsi” con la realtà e sono capaci di condividere con
gli altri e di collaborare fra di loro. C'è un modello di prete che da
tempo papa Francesco sta proponendo alla Chiesa, lo ha fatto nel corso
di tanti interventi 'informali' durante le famose omelie mattutine
delle messe celebrate a Santa Marta, e attraverso messaggi ufficiali
come quello indirizzato alla Conferenza episcopale italiana nel
novembre scorso.
...
Diventare preti non è
dunque, secondo l'impostazione di Bergoglio, una professione, il prete
non deve essere un organizzatore né il capo di una ong, la sua missione
si realizza sì attraverso strumenti sociali o caritativi, ma
nell'ottica forte del Vangelo, di una fede che guida profeticamente
tutto il popolo di Dio, pastori compresi. Quindi l'adesione alla parola
di Gesù, il suo stare vicino agli ultimi, ai poveri, deve diventare
centrale nella vita del sacerdote che è fatta anche di spiritualità, di
preghiera.
Ma Francesco nei mesi scorsi
ha toccato anche un altro punto classico di crisi della vita
sacerdotale, quello del rapporto con il denaro. Il Papa ha denunciato
pubblicamente quei preti che chiedono soldi in cambio dei sacramenti,
di un matrimonio, di un battesimo e così via. “Quante volte – ha detto
- vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei
prezzi per il battesimo, la benedizione, le intenzioni per la messa? E
il popolo si scandalizza”, poiché in queste forme si compie “lo
scandalo del commercio, della mondanità”. Quindi, cogliendo un elemento
estremo di verità nel rapporto fra i fedeli e la Chiesa, Bergoglio
affermava: “il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti quando hanno una
debolezza, quando scivolano su un peccato. Ma ci sono due cose che il
popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete
che maltratta la gente!”.
I preti di Bergoglio pastori globali (stop a clericalismo, funzionari e carrierismo)
Vedi anche i nostri post precedenti:
- L'incontro di Papa Francesco con il clero romano alla Basilica di San Giovanni in Laterano
- Papa
Francesco al clero romano: "Il prete è uomo di misericordia e di
compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti... Quanto bene
fa l’esempio di un prete misericordioso"
- Il Giovedì Santo di Papa Francesco: Santa Messa del Crisma (foto, testi e video)
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Grande festa e commozione nell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
per l’ordinazione presbiterale di Salvatore Mellone. La trepidazione è
però molto più grande del solito, poiché il trentottenne seminarista di
Barletta – da tempo ammalato e adesso allo stadio terminale – ha
chiesto al suo Arcivescovo di poter diventare sacerdote anche per un
solo giorno, per coronare «il suo cammino vocazionale con l’ordinazione
presbiterale», questo – si legge nella nota pubblicata dall’Arcidiocesi
– sarebbe per lui «la realizzazione del progetto di Dio sulla sua
persona». La sua storia è stata raccontata dal Quotidiano Italiano di Bari.
...
Qualche
mese fa, a Napoli, un giovane sacerdote ammalato di cancro, prima di
morire, scrisse una lettera a Papa Francesco per consegnare al
pontefice l’offerta della sua sofferenza. In questi anni non facili,
diceva il sacerdote partenopeo, «non ho mai perso la gioia di essere
annunciatore del Vangelo. Anche nella stanchezza percepisco davvero
questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere
con semplicità il mio ministero». Poi concludeva: «Santo Padre, volevo
solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della
Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica
sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore. Le
chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo
ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque.
Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza
e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e
sacerdote secondo il suo cuore».
Papa
Francesco, nel corso della sua visita pastorale a Napoli, a proposito
del sacerdozio affermava: «“Essere preti è bello”. Sì, è bello essere
preti, e anche essere consacrati. […] Condivido con voi la sorpresa
sempre nuova di essere chiamato dal Signore a seguirlo, a stare con
Lui, ad andare verso la gente portando la sua parola, il suo perdono…
Davvero, è una cosa grande che ci è capitata, una grazia del Signore
che si rinnova ogni giorno»... (Fonte: VATICAN INSIDER)
«La
prima benedizione che darai da sacerdote la impartirai a me». A
Salvatore Mellone, un seminarista di 38 anni che giovedì sarà ordinato
sacerdote nonostante una terribile malattia che lo ha colpito da tempo
ed ora è in fase terminale, la carezza di papa Francesco è arrivata
martedì mattina, intorno alle 11, nella sua casa di Barletta. Lì, e non
in chiesa, avverrà anche l’ordinazione sacerdotale da parte
dell’arcivescovo di Trani, monsignor Giovan Battista Pichierri. Saranno
presenti poche persone, ma sarà seguita in diretta video nella sua
parrocchia del Santissimo Crocifisso.
...
IL PAPA TELEFONA AL SEMINARISTA IN FIN DI VITA: «LA PRIMA BENEDIZIONE SARÀ PER ME»
Dal catechismo alla chiamata del Papa, il cammino di don Salvatore raccontato dai fedeli
video
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Salvatore Mellone, 38 anni, un male incurabile diagnosticato cinque
anni fa e ora in fase terminale, ieri pomeriggio ha realizzato il suo
desiderio più grande: essere ordinato sacerdote.
Dopo
aver ricevuto i ministeri del Lettorato e dell'Accolitato martedì e
l'ordine sacro del Diaconato mercoledì, ieri il seminarista barlettano
ha ricevuto il Presbiterato nel corso di una celebrazione nella propria
abitazione.
Casa
Mellone è stata raggiunta dal Vescovo Pichierri attorno alle 15.30. In
casa, per questioni di spazio e per mantenere il riserbo, solo i
familiari più stretti, i genitori, la sorella Agnese (insegnante di religione, che ha accompagnato il rito con la prima lettura e il salmo) e la nonna Vittoria, ci sono i suoi maestri, alcuni sacerdoti, il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella (con
la fascia tricolore, dietro la poltrona dove stava seduto Salvatore
che, al termine della cerimonia, ha spiegato: «Questa semplice casa
nella periferia della città si è trasformata in Duomo. La gioia e
l’emozione di Salvatore erano la nostra commozione»). Presente anche un giornalista di Tv2000, per la registrazione video. Ma
già un'ora prima, la chiesa del SS. Cricifisso - dove il rito di
ordinazione sacerdotale è stato proiettato su un maxi schermo - ha
cominciato a riempirsi di amici e conoscenti di Salvatore, e
soprattutto di quei compagni di seminario che hanno condiviso con lui
il percorso di preparazione al sacerdozio e un migliaio di fedeli hanno
seguito commossi la cerimonia.
Il
rito è cominciato con estrema puntualità. Il momento culminante della
cerimonia è stato quello in cui il vescovo ha pronunciato le parole che
consacravano l'ordinazione di Salvatore.
Al momento dell'imposizione delle mani, Salvatore si è prostrato a terra nonostante il fisico distrutto dal male.
Alle 16.32 le campane della chiesa hanno suonato a festa per accogliere il neo sacerdote ed il momento è stato sottolineato da un lungo e commosso applauso dei presenti.
...
Le prime parole del nuovo sacerdote,
sono state di ringraziamento a chi gli è stato vicino in questi anni.
Al vescovo, «ai parroci di ieri e di oggi», a tutto il clero diocesano.
Alla sua famiglia, alle comunità parrocchiali di cui ha fatto parte,
«agli amici che negli anni sono diventati fratelli». Difficile trattenere le lacrime quando Salvatore, al termine della messa e prima della benedizione impartita da lui, nonostante la malattia terribile, ha
detto «grazie a Dio per quell’amore sconfinato che ha voluto riversare
nella mia vita, sovrabbondante di grazia; quanta gioia oggi, quanta da
oggi, quanta non solo oggi». Nel discorso di
ringraziamento ha rivolto un pensiero anche ai medici, infermieri e gli
ammalati che gli sono stati vicino, in un «dolore comune a tanti». «Non
posso abbandonarvi proprio ora, sul più bello, perché Cristo mi dice
vai e porta conforto, una carezza a tutti». Don
Salvatore chiude recitando un passo di San Paolo: «Sono persuaso che né
morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né
altezza, né profondità potrà mai separarci dall'amore di Dio».
Al
termine del suo discorso la benedizione a Papa Francesco, così come lo
stesso pontefice gli aveva chiesto nei giorni scorsi al telefono:
«Scenda sul Papa la benedizione di Dio onnipotente».
«Fino
a pochi giorni fa non riuscivo a dire: Signore sia fatta la tua
volontà. Ma adesso lo pronuncio con il cuore più aperto, mi consola che
mio figlio sia felice», ha detto mamma Filomena.
Concluso
il rito dell'ordinazione, i tanti seminaristi arrivati a Barletta hanno
raggiunto casa di Salvatore per salutarlo dopo aver realizzato il suo
desiderio più grande.
video
Guarda anche il nostro post precedente:
La
"carezza" di Papa Francesco per Salvatore Mellone, seminarista malato
terminale che domani sarà ordinato sacerdote nella sua casa di Barletta
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... La sua testimonianza
insegna ai presbiteri e ai cristiani tutti a dare la propria vita fino
in fondo, anche quando il dolore sembra togliere senso alle cose;
insegna che l’essenziale del sacerdozio è la profonda unione al mistero
di Cristo, non importa quanto si possa fare: già il dolore è un agire
che ha un senso nel mistero pasquale.
La vita di Salvatore è dono, unita a Cristo, anche nella debolezza del suo soffrire...
Luigi Renna: La sua vita è un dono anche nella sofferenza
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Misericordiae Vultus
BOLLA DI INDIZIONE
DEL GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA
FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE
1. Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero
della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi.
Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di
Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver
rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento
all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far
conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura
divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto
secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla
Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi
vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua
parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.
2.
Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È
fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra
salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS.
Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci
viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel
cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che
incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio
e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre
nonostante il limite del nostro peccato.
3.
Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a
tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi
segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un
Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la
Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei
credenti.
L’Anno
Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata
Concezione. Questa festa liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin
dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio
non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo
ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cfr Ef 1,4),
perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla
gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La
misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può
porre un limite all’amore di Dio che perdona. Nella festa
dell’Immacolata Concezione avrò la gioia di aprire la Porta Santa. Sarà
in questa occasione una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà
potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona
speranza.
La
domenica successiva, la Terza di Avvento, si aprirà la Porta Santa
nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano.
Successivamente, si aprirà la Porta Santa nelle altre Basiliche Papali.
Nella stessa domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella
Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella
Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per
tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia. A scelta
dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, mete di
tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel
cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa
particolare, quindi, sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno
Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento
spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma così come
nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta
la Chiesa.
4.
Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la
storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel
cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico
Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento.
Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati
nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello
Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un
modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo
avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto
il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa
dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani
per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La
Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo
dell’amore del Padre.
Tornano
alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII
pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da
seguire: «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della
misericordia invece di imbracciare le armi del rigore …
il testo integrale
Guarda il video della
celebrazione dei Primi Vespri, in occassione della pubblicazione della
Bolla "Misericordiae vultus" di indizione del Giubileo Straordinario
della Misericordia
video
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Papa
Francesco non parla di qualcosa di astratto, ma di concreto e visibile.
Gli occhi e il volto, infatti, comunicano tutto di una persona, la sua
intimità, i suoi segreti... E così è per la misericordia. Il Pontefice
introduce tutti, credenti e non credenti, nel più grande e, forse,
incomprensibile mistero della fede cristiana
Vincenzo Corrado: Il volto e gli occhi della misericordia
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
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Pax Christi
Comunicato stampa
Silenzio complice e azione responsabile.
In piedi davanti al Risorto
In questo periodo pasquale rigato di sangue e avvolto da una spirale di orrori (tra essi, la strage di cristiani a Garissa in Kenya, le violenze contro il campo palestinese di Yarmouk in Siria, la scoperta di fosse comuni a Tikrit in Iraq, gli scontri nello Yemen e altrove), stiamo vivendo una situazione che, secondo l’ONU, “va oltre il disumano”.
Sembra si stiano scatenando le potenze dell’iniquità.
Preghiamo
con papa Francesco il Cristo crocifisso in cui “vediamo i nostri
consueti tradimenti e le quotidiane infedeltà”, in particolare la
tragedia di tanti credenti perseguitati per la loro fede “con il nostro silenzio complice”.
I
nostri mezzi di comunicazione ne parlano solo per qualche giorno, forse
perché dove non sono coinvolti occidentali o europei la notizia non è
importante.
E’
complice perché, a causa di interessi economici e di ossessioni
geopolitiche, mettiamo da parte il primato di una politica di pace e:
continuiamo a vendere armi anche in luoghi di guerra,
contribuiamo al proliferare di bande armate amiche di Stati o aziende direttamente o indirettamente complici dei terroristi, Arabia Saudita?, Qatar?
impediamo all’ONU di prendere in mano situazioni necessarie di impegni lungimiranti e responsabili.
L’intervento
auspicato dal papa in questi giorni non riguarda inaffidabili e
inefficaci operazioni militari, generatrici di ulteriori violenze, ma il primato della politica e del diritto, della giustizia e della riconciliazione, della cooperazione e della carità.
A fine marzo, il martirio dei cristiani e di credenti di varie comunità è approdato finalmente al Consiglio di sicurezza dell’ONU,
che ha ascoltato le terribili testimonianze di esponenti di minoranze
religiose perseguitate (tra i quali il patriarca caldeo di Baghdad,
Louis Sako).
Tra gli interventi auspicati:
...
I credenti nella pace si alzano in piedi davanti al Risorto!
Risuonano attuali ancora oggi le parole don Tonino: “Se
non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere
ma neppure costruire, … rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere
ceri pasquali.” (d. Tonino Bello, 30 aprile 1989, Arena di Verona).
Firenze, 10 aprile 2015 Pax Christi Italia
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L’ex vescovo di Trapani, monsignor Francesco Miccichè, ha denunciato
per diffamazione e violazione del segreto istruttorio il vescovo di
Mazara del Vallo (Trapani), Domenico Mogavero. Lo rivela il numero di
Panorama in edicola da giovedì 16 aprile.
Papa Francesco si trova così a dover affrontare un caso senza precedenti, nella storia della Chiesa italiana ...
Al di là del caso specifico, bisogna affrontare, in modo serio, la questione dei bilanci delle Diocesi!
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TODAY: "L'Isis colpirà Roma e il Vaticano"
“
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Dal 31 marzo in Italia i “manicomi criminali” sono ufficialmente chiusi.
A prendersi cura dei detenuti psichiatrici di Barcellona Pozzo di
Gotto, in Sicilia, è don Pippo Insana: «C’è chi ha ucciso e chi ha
violentato, in loro rivedo Cristo e, proprio come avrebbe fatto lui, li
prendo per mano: la pazzia fa parte dei limiti dell’uomo,
dobbiamo accettarla».
Stefania Culurgioni: Matti sì, ma di Dio
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Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 12 aprile 2015
Udienza Generale - del 15 aprile 2015: La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (I)
Omelia - Celebrazione dei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia (11 aprile 2015)
Omelia - Santa Messa per i fedeli di Rito Armeno (12 aprile 2015)
Discorso - Ai
partecipanti al Raduno dei Formatori di consacrati e consacrate,
promosso dalla Congragazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di Vita Apostolica (11 aprile 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Kenya, in Visita "ad Limina Apostolorum" (16 aprile 2015)
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14/04/2015:
17/04/2015:
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Papa Francesco supera i 20
milioni di follower sul suo account Twitter @Pontifex in nove lingue,
inaugurato da Benedetto XVI nel dicembre 2012. La lingua più seguita è
quella spagnola con 8 milioni e 536mila follower. Seguono l’inglese con
5 milioni e 875mila, l’italiano con 2 milioni e 684 mila, il portoghese
(1 milione e 352mila), il polacco (407mila), il francese (364mila), il
latino (340mila), il tedesco (257mila) e l’arabo (196mila). (Da Radio Vaticana)
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Santa Messa per i fedeli di Rito Armeno
Prima
della Santa Messa stamani, nella Basilica di San Pietro, per il
centenario del “martirio” armeno con il rito di proclamazione a
“dottore della Chiesa” di San Gregorio di Narek, Papa Francesco ha
salutato i fedeli armeni.
Cari fratelli e sorelle armeni,
cari fratelli e sorelle!
In
diverse occasioni ho definito questo tempo come un tempo di guerra, una
terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a
crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della
distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e
trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della
loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono
pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati
vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.
Anche
oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza
generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A
me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9;
Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014)...
video
Omelia
San
Giovanni, che era presente nel Cenacolo con gli altri discepoli quella
sera del primo giorno dopo il sabato, riferisce che Gesù venne in mezzo
a loro, disse: «Pace a voi!», e «mostrò loro le mani e il fianco»
(20,19-20), mostrò le sue piaghe. Così essi riconobbero che non era una
visione, era proprio Lui, il Signore, e furono pieni di gioia.
Otto
giorni dopo Gesù venne di nuovo nel Cenacolo e mostrò le piaghe a
Tommaso, perché le toccasse come lui voleva, per poter credere e
diventare anch’egli un testimone della Risurrezione.
Anche
a noi, oggi, in questa Domenica che san Giovanni Paolo II ha voluto
intitolare alla Divina Misericordia, il Signore mostra, mediante il
Vangelo, le sue piaghe. Sono piaghe di misericordia. È vero: le piaghe
di Gesù sono piaghe di misericordia. Nelle [loro] sue piaghe noi siamo
stati guariti.
Gesù
ci invita a guardare queste piaghe, ci invita a toccarle, come ha fatto
con Tommaso, per guarire la nostra incredulità. Ci invita soprattutto
ad entrare nel mistero di queste piaghe, che è il mistero del suo amore
misericordioso. ... Tenendo
lo sguardo rivolto alle piaghe di Gesù Risorto, possiamo cantare con la
Chiesa: «Il suo amore è per sempre» (Sal 117,2); la sua misericordia è
eterna. E con queste parole impresse nel cuore, camminiamo sulle strade
della storia, con la mano nella mano del nostro Signore e Salvatore,
nostra vita e nostra speranza.
testo integrale dell'omelia
video
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi
è l’ottavo giorno dopo la Pasqua, e il Vangelo di Giovanni ci documenta
le due apparizioni di Gesù Risorto agli Apostoli riuniti nel Cenacolo:
quella della sera di Pasqua, assente Tommaso, e quella dopo otto
giorni, presente Tommaso. La prima volta, il Signore mostrò le ferite
del suo corpo ai discepoli, fece il segno di soffiare su di loro e
disse: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21).
Trasmette ad essi la sua stessa missione, con la forza dello Spirito
Santo. ... Egli
ha potuto “toccare” il Mistero pasquale che manifesta pienamente
l’amore salvifico di Dio, ricco di misericordia (cfr Ef 2,4). E come
Tommaso anche tutti noi: in questa seconda Domenica di Pasqua siamo
invitati a contemplare nelle piaghe del Risorto la Divina Misericordia,
che supera ogni umano limite e risplende sull’oscurità del male e del
peccato. Un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense
ricchezze dell’amore misericordioso di Dio sarà il prossimo Giubileo
Straordinario della Misericordia, la cui Bolla di indizione ho
promulgato ieri sera qui, nella Basilica di San Pietro. Quella Bolla
incomincia con le parole “Misericordiae Vultus”: il Volto della
Misericordia è Gesù Cristo. Teniamo lo sguardo rivolto a Lui, che
sempre ci cerca, ci aspetta, ci perdona; tanto misericordioso, non si
spaventa delle nostre miserie. Nelle sue piaghe ci guarisce e perdona
tutti i nostri peccati. E la Vergine Madre ci aiuti ad essere
misericordiosi con gli altri come Gesù lo è con noi.
Dopo il Regina Coeli:
Cari fratelli e sorelle,
...
Rivolgo
un cordiale augurio ai fedeli delle Chiese d’Oriente che, secondo il
loro calendario, celebrano oggi la Santa Pasqua. Mi unisco alla gioia
del loro annuncio del Cristo Risorto: Christós anésti! Salutiamo i
nostri fratelli di Oriente in questo giorno della loro Pasqua, con un
applauso, tutti!
Rivolgo
anche un sentito saluto ai fedeli armeni, che sono venuti a Roma e
hanno partecipato alla Santa Messa con la presenza dei miei fratelli, i
tre Patriarchi, e numerosi Vescovi.
Nelle
settimane scorse mi sono arrivati da ogni parte del mondo tanti
messaggi di auguri pasquali. Con gratitudine li ricambio a tutti.
Desidero ringraziare di cuore i bambini, gli anziani, le famiglie, le
diocesi, le comunità parrocchiali e religiose, gli enti e le diverse
associazioni, che hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza. E
continuate a pregare per me, per favore!
A tutti voi auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci!
video
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Parla Aldo Ferrari, docente di
lingua e letteratura armena all'Università Ca' Foscari di Venezia: "Il
genocidio c'è stato. Non può essere onestamente negato. Detto questo,
il problema politico rimane perché la Turchia è un Paese forte e
importante che prosegue la sua politica di negazionismo". E ancora:
"Finché la Turchia non potrà parlare liberamente del suo passato e, in
particolare, degli armeni e dei curdi, non potrà essere e considerarsi
un Paese realmente democratico e progredito"
Maria Chiara Biagioni: "Il 95% degli storici condivide questa definizione"
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
È
spuntato anche un “maxiombrello” parasole, a grandi strisce bianche e
blu, tra la folla di 25mila persone che oggi ha gremito piazza san
Pietro per il consueto appuntamento del mercoledì con il Papa, che è
arrivato a bordo della jeep bianca scoperta qualche minuto prima delle
9.40. Protagonisti, come sempre i bambini, alcuni anche piccolissimi,
che Francesco ha baciato e accarezzato, facendo fermare la “papamobile”
quando necessario. Tra i selfie, i vistosi striscioni- come quello dei
gruppo di preghiera di Padre Pio - e le lettere variopinte che alcuni
ragazzi hanno sventolato in alto per poterle consegnare, il Papa ha
trovato anche il tempo, più volte, di fare il gesto dello “scambio
dello zucchetto”. Al lato del corridoio centrale che porta al centro
del sagrato, hanno trovato posto anche 250 allievi della scuola
sottufficiali dell’esercito di Viterbo. Il Papa ha percorso il tratto a
piedi che lo ha condotto al palco al centro del sagrato salutato dal
gruppo di sbandieratori di Arezzo con abiti di velluto colorato, tipici della tradizione medievale: un centinaio, che hanno alzato le loro bandiere multicolori, al suono dei tamburi.
Al
termine dell'udienza generale di mercoledì in piazza San Pietro, papa
Francesco ha salutato alcuni dei familiari, tra cui il marito e una
figlia, di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata di
blasfemia e per questo condannata a morte. La notizia diffusa dalla
Radiovaticana viene confermata dal vicedirettore della sala stampa
padre Ciro Benedettini. I familiari di Asia Bibi, con il loro avvocato
sono giunti ieri a Roma dal Pakistan, con l'aiuto dell'organizzazione
CitizenGO, per chiedere all'Italia e all'Europa tutta di agire per la
liberazione della donna.
La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La
catechesi di oggi è dedicata a un aspetto centrale del tema della
famiglia: quello del grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la
creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio.
Questa catechesi e la prossima riguardano la differenza e la
complementarità tra l’uomo e la donna, che stanno al vertice della
creazione divina; le due che seguiranno poi, saranno su altri temi del
Matrimonio.
Iniziamo
con un breve commento al primo racconto della creazione, nel Libro
della Genesi. Qui leggiamo che Dio, dopo aver creato l’universo e tutti
gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece
a propria immagine: «a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li
creò» (Gen 1,27), così dice il Libro della Genesi.
E
come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme
di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna
essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico
lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono
immagine e somiglianza di Dio.
Questo
ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la
donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come
coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per
la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la
generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio.
...
Dio
ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo
fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della
speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. Vorrei
indicare, fra i molti, due punti che io credo debbono impegnarci con
più urgenza.
Il
primo. E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della
donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e
donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata,
ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta,
nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha
considerato la donna in un contesto meno favorevole del nostro, perché
in quei tempi la donna era proprio al secondo posto, e Gesù l’ha
considerata in una maniera che dà una luce potente, che illumina una
strada che porta lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un
pezzetto.
Non
abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci può dare
il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche
a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il
pensiero degli uomini. E’ una strada da percorrere con più creatività e
audacia.
...
Da
qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e
anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del
disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra
l’uomo e la donna.
La
terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra uomo e
donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra
loro e con Dio, senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia esplicitamente alla testimonianza di questa bellezza che è l’immagine di Dio.
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana...
Un
particolare pensiero va ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
In questo tempo di Pasqua, vi incoraggio ad essere dei veri testimoni
della Risurrezione, nelle vostre famiglie e nei vostri ambienti di
vita: cari giovani, specialmente voi studenti della Scuola
Sant’Elisabetta di Roma, ricordate che la misericordia è il dono più
bello di Dio; cari ammalati, lasciatevi consolare dal Padre Celeste; e
voi, cari sposi novelli, vivete il vostro amore imitando l’amore
misericordioso di Gesù.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Solo lo Spirito ci rende testimoni franchi e coraggiosi”
Il
cammino della Chiesa è quello della “franchezza”, “dire le cose, con
libertà”. E’ quanto affermato da Papa Francesco alla Messa mattutina a
Casa Santa Marta. Il Pontefice ha quindi ribadito che, come
sperimentarono gli Apostoli dopo la Risurrezione di Gesù, solo lo
Spirito Santo è capace di cambiare il nostro atteggiamento, la storia
della nostra vita e darci coraggio.
“Noi
non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. Papa
Francesco ha svolto la sua omelia, partendo da questa affermazione di
Pietro e Giovanni, tratta dagli Atti degli Apostoli, nella Prima
Lettura.
Parlare con franchezza, senza timore
Il
Pontefice rammenta che Pietro e Giovanni, dopo aver compiuto un
miracolo, erano stati messi in carcere e minacciati dai sacerdoti di
non parlare più in nome di Gesù, ma loro vanno avanti e quando tornano
dai fratelli li incoraggiano a proclamare la Parola di Dio “con
franchezza”. E, chiedono al Signore di volgere “lo sguardo alle loro
minacce” e concedere “ai suoi servi” di “non di fuggire”, “di
proclamare con tutta franchezza” la Sua Parola:
“Anche
oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della
franchezza, del cammino del coraggio cristiano. Questi due, semplici –
come dice la Bibbia – senza istruzione, hanno avuto il coraggio. Una
parola che si può tradurre ‘coraggio’, ‘franchezza’, ‘libertà di
parlare’, ‘non avere paura di dire le cose’ … E’ una parola che ha
tanti significati, nell’originale. La parresìa, quella franchezza … Edal timore sono passati alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà”.
Francesco
si è poi soffermato sul brano del Vangelo odierno che racconta il
dialogo “un po’ misterioso fra Gesù e Nicodemo”, sulla “seconda
nascita”, sull’“avere una nuova vita, diversa dalla prima”.
Annunciare Cristo, senza fare “pubblicità”
Il
Papa sottolinea che anche in questa storia, “in questo itinerario della
franchezza”, il “vero protagonista” è “proprio lo Spirito Santo”,
“perché è Lui l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di
annunciare Gesù Cristo”:
“E
questo coraggio dell’annuncio è quello che ci distingue dal semplice
proselitismo. Noi non facciamo pubblicità, dice Gesù Cristo, per avere
più ‘soci’ nella nostra ‘società spirituale’, no? Questo non serve. Non
serve, non è cristiano. Quello che il cristiano fa è annunziare con
coraggio e l’annuncio di Gesù Cristo provoca, mediante lo Spirito
Santo, quello stupore che ci fa andare avanti”.
...
Il coraggio, una grazia che viene dallo Spirito Santo
E’
lo Spirito, ha ripreso, “a dare questa forza a questi uomini semplici e
senza istruzione” come Pietro e Giovanni, “questa forza di annunziare
Gesù Cristo fino alla testimonianza finale: il martirio”:
“Il
cammino del coraggio cristiano è una grazia che dà lo Spirito Santo. Ci
sono tante strade che possiamo prendere, anche che ci danno un certo
coraggio. ‘Ma guarda che coraggioso, la decisione che ha preso! E
guarda questo, guarda come ha fatto bene questo piano, ha organizzato
le cose, che bravo!’: questo aiuta, ma è strumento di un’altra cosa più
grande: lo Spirito. Se non c’è lo Spirito, noi possiamo fare tante
cose, tanto lavoro, ma non serve a niente”.
La
Chiesa, ha soggiunto Francesco, dopo Pasqua “ci prepara a ricevere lo
Spirito Santo”. Per questo, è stata la sua esortazione finale, adesso,
“nella celebrazione del mistero della morte e della Risurrezione di
Gesù, possiamo ricordare tutta la storia di Salvezza” e “chiedere la
grazia di ricevere lo Spirito perché ci dia il vero coraggio per
annunciare Gesù Cristo”.
Francesco: Chiesa abbia il coraggio di parlare con franchezza
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“la Chiesa non deve accumulare ricchezze”
Una
comunità rinata nello Spirito Santo cerca l’armonia ed è paziente nelle
sofferenze. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina
a Casa Santa Marta. Il Papa ha inoltre avvertito che i cristiani non
devono accumulare ricchezze, ma metterle a servizio di chi ha bisogno,
come faceva la prima comunità guidata dagli Apostoli.
Quali
frutti porta lo Spirito Santo in una comunità? Papa Francesco si è
soffermato nella sua omelia sul passo degli Atti degli Apostoli che
descrive la vita della prima comunità dei cristiani.
Armonia e bene comune, segni di una comunità rinata
...
Il dono della pazienza nelle difficoltà
...
Non accumulare le ricchezze, ma gestirle per il bene comune
La
comunità cristiana, afferma ancora, “fa vedere che è rinata nello
Spirito Santo, quando è una comunità che cerca l’armonia”, non la
divisione interna; “quando cerca la povertà”, “non l’accumulo di
ricchezze per sé, perché le ricchezze sono per il servizio”. E quando
“non si arrabbia subito davanti alle difficoltà e si sente offesa”, ma
è paziente come Gesù:
“In
questa seconda settimana di Pasqua, durante la quale celebriamo i
misteri pasquali, ci farà bene pensare alle nostre comunità, siano esse
diocesane, parrocchiali, famigliari o tante altre, e chiedere la grazia dell’armonia che è più dell’unità - l’unità armonica, l’armonia, che è il dono dello Spirito - di chiedere la grazia della povertà –
non della miseria, della povertà: cosa significa? Che se io ho quello
che ho e devo gestirlo bene per il bene comune e con generosità - e
chiederela grazia della pazienza, della pazienza”.
Il
Signore, conclude, “ci faccia capire a tutti noi che non soltanto
ognuno di noi ha ricevuto questa grazia nel Battesimo di rinascere
nello Spirito ma anche le nostre comunità”.
Il Papa: Chiesa non accumuli ricchezze, ma le gestisca con generosità
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“chi non dialoga vuol far tacere gli altri”
Francesco
ha ricordato Benedetto XVI nel giorno del suo ottantottesimo
compleanno. E per il Papa emerito ha offerto la messa celebrata giovedì
mattina, 16 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta, invitando i
presenti a unirsi a lui nella preghiera «perché il Signore lo sostenga
e gli dia tanta gioia e felicità».
All’omelia,
il Pontefice ha richiamato l’attenzione sul tema dell’obbedienza, un
tema posto in evidenza dalla liturgia del giorno. E ha citato subito le
ultime parole del brano del vangelo di Giovanni (3, 31-36): «Chi non
obbedisce al Figlio non vedrà la vita». Riferendosi quindi alla prima
lettura (Atti degli apostoli 5, 27-33), il Pontefice ha ricordato anche
quello che «gli apostoli dicono ai sommi sacerdoti: bisogna obbedire a
Dio invece che agli uomini».
«L’obbedienza
— ha spiegato Francesco — tante volte ci porta per una strada che non è
quella che io penso che deve essere: ce n’è un’altra, l’obbedienza di
Gesù che dice al Padre nell’orto degli ulivi “si faccia la tua
volontà”». Così facendo Gesù «ubbidisce e ci salva tutti». Dunque si
deve essere pronti a «obbedire, avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede questo». E «per questo chi obbedisce ha la vita eterna; e chi non obbedisce, l’ira di Dio rimane su di lui».
Proprio
«dentro questa cornice», ha affermato il Pontefice, «possiamo
riflettere sulla prima lettura», più precisamente sul «dialogo fra gli
apostoli e i sommi sacerdoti».
...
Del
resto «questo è il dramma di questi dottori di Israele, di questi
teologi del popolo di Dio: non sapevano ascoltare, non sapevano
dialogare». Perché, ha affermato il Papa, «il dialogo si fa con Dio e
con i fratelli». E «questa furia e la voglia di fare tacere tutti
quelli che predicano, in questo caso la novità di Dio cioè Gesù è
risorto» è chiaramente «il segno che non si sa dialogare, che una
persona non è aperta alla voce del Signore, ai segni che il Signore fa
nel popolo». Dunque, «non hanno ragione, ma arrivano» a essere furiosi
e a voler mettere gli apostoli a morte. «È un itinerario doloroso» ha
rimarcato Francesco, anche perché «questi sono gli stessi che hanno
pagato i custodi del sepolcro per dire che i discepoli avevano rubato
il corpo di Gesù: fanno di tutto per non aprirsi alla voce di Dio».
Prima
di proseguire la celebrazione dell’Eucaristia — «che è la vita di Dio,
che ci parla dall’alto, come Gesù dice a Nicodemo» — Francesco ha
pregato «per i maestri, per i dottori, per quelli che insegnano al
popolo di Dio, perché non si chiudano, perché dialoghino, e così si
salvino dall’ira di Dio che, se non cambiano atteggiamento, rimarrà su
di loro».
Obbedire dialogando
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“il tempo è una grande medicina, perché c’è la speranza”
Proprio
«in questo momento» tanti cristiani «sono martirizzati per il nome di
Gesù» e sopportano gli oltraggi con letizia, anche fino alla morte. E
sempre «per amore di Gesù» ci sono persone «che subiscono umiliazioni
ogni giorno», magari «per il bene della propria famiglia». È la strada
giusta dell’«imitazione di Gesù» che fa vivere «la letizia che dà
l’umiliazione», ha affermato Papa Francesco nella messa celebrata
venerdì 17 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta.
Con
la lettura degli Atti degli apostoli (5, 34-42), proposta dalla
liturgia del giorno, si conclude la «storia della persecuzione degli
apostoli che predicavano in nome di Gesù», di cui Francesco aveva
parlato anche giovedì 16. «Sono stati gettati in carcere, liberati
dall’angelo» ha ricordato il Papa; «poi insegnavano nel portico di
Salomone» ma «sono portati un’altra volta al sinedrio».
La
questione, ha spiegato, è che «i dottori della legge non tolleravano di
sentire l’annuncio, il kerigma, l’annuncio di Gesù Cristo». Il versetto
33, in particolare, «dice che i dottori della legge, ascoltandoli, si
infuriarono e volevano metterli a morte». Erano così forti «l’odio, la
furia che avevano, che volevano ucciderli». Ma «in quel momento, quando
forse erano pronti a prenderli e a portarli fuori per fare la
lapidazione, si alzò nel sinedrio un fariseo».
E
un gesto «importante», ha fatto notare il Papa, perché «non tutti i
farisei erano cattivi». Non bisogna infatti pensare a loro «come se
fossero diavoli: no, c’erano i cattivi e c’erano tanti buoni». E il
passo degli Atti degli apostoli racconta appunto di Gamalièle, «un uomo
giusto: era nel sinedrio, dottore della legge, stimato da tutto il
popolo, cioè aveva autorità». Dunque, è «un uomo di autorità morale che
diede ordine di fare uscire gli apostoli facendo questa riflessione:
“Abbiamo visto tanti rivoluzionari che dicevano di essere il messia e
poi come sono finiti? Da soli. Lasciamoli. Se è cosa di uomini, cadrà
da sola. Ma se è cosa di Dio, per favore, non vi accada di trovarvi a
combattere addirittura contro Dio”. E così gli altri seguirono il suo
parere».
È
«curioso», ha rimarcato Francesco, che quegli «uomini chiusi che erano
sicuri della legge e che non volevano sentire nessuno che parlasse
diversamente, che non sapevano cosa fosse il dialogo ma preferivano il
monologo», abbiano alla fine «accettato questo consiglio» di prendere
tempo. Proprio il tempo, infatti, «è una grande medicina, perché nel
tempo c’è posto per la speranza». Tanto che «san Pietro Favre diceva
che il tempo è il messaggero di Dio».
Il
suggerimento di Gamalièle vale anche per i cristiani di oggi, ha
precisato il Papa: «Quando noi abbiamo o pensiamo qualche cosa contro
una persona, e non chiediamo consiglio, la tensione cresce, cresce,
cresce e scoppia: scoppia nell’insulto, nella guerra, in tante brutte
cose». Così «quando un sentimento è chiuso cresce, cresce male e si
giustifica perché questi si giustificavano con la legge». Dunque «il
rimedio, la medicina offerta da Gamalièle è: “Fermatevi, fermatevi”».
Il suo consiglio è «dare tempo al tempo». Un avvertimento che «serve
anche a noi quando abbiamo cattivi pensieri contro gli altri, cattivi
sentimenti, quando abbiamo antipatia, odio: non lasciarli crescere,
fermarsi, dare tempo al tempo».
Il tempo infatti, ha spiegato il Papa, «mette le cose in armonia e ci fa vedere il giusto delle cose».
Ma «se tu reagisci nel momento della furia, sicuro che sarai ingiusto».
E essere «ingiusto farà male anche a te stesso». Per questo, ha
ribadito il Pontefice, Gamalièle dà un ottimo suggerimento riguardo al
«tempo nel momento della tentazione». È questo anche «il saggio
consiglio di santa Teresa di Gesù Bambino: fuggire dalla tentazione,
cioè dare tempo, mettere distanza, non lasciare che cresca dentro e si
giustifichi e cresca, cresca» fino a scoppiare «nell’odio, nelle
inimicizie». E questo accade pure nelle famiglie, ha ricordato il
Pontefice.
...
Prima
di proseguire la messa, «celebrazione del mistero di Gesù, questo
mistero della morte, dell’umiliazione e della gloria di Gesù», il Papa
ha invitato a pregare proprio per chiedere «la grazia della pazienza:
quella pazienza che ha avuto Gesù per ascoltare tutti» e per «essere
aperto a tutti, e anche subire le umiliazioni per amore di tutti».
Messa a Santa Marta - Per i cristiani martirizzati
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