"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°15 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 11 al 17 aprile 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 24 aprile 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia
  
  di P. Aurelio Antista 

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti che la notte passa, che tutto ha un senso, che le guerre finiscono, che la storia ha uno sbocco, che l'amore alla fine vincerà l'oblio e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia continuate il cammino, spargete la vostra gioia, continuate a dire che la speranza non ha confini.

David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!





I NOSTRI TEMPI

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Stralcio dell'intervento di Roberto Saviano nella prima puntata di "Amici"


“Sicuramente sembra strano che sia qui, cosa c’entro non canto non ballo; scrivo vengo da un altro percorso. Eppure in realtà sono convito che è il posto giusto. Cerco sempre di parlare a ragazzi, mi nutro dell’incontro con loro, vado nelle scuole, nelle università e questa in qualche modo è una scuola particolare e quindi sono contento e lo ritengo un privilegio potervi parlare. Siete in un’età in cui scrivete il futuro, siete in un momento cruciale e la mia generazione come anche la vostra spesso si trova di fronte la possibilità unica di realizzarsi andando via. La maggior parte dei miei amici sono andati via, io sono nato a Napoli e sono andato via e mi torna alla mente un racconto che ha fatto uno scrittore marocchino si chiama Thar Ben Jelloun dove c’è un dialogo tra una bambina, una ragazzina, Malika 14 anni e il protagonista di questo libro chiede: cosa vuoi fare da grande? E la ragazzina risponde partire. Ma partire non è un mestiere! No partire, poi si trova un mestiere. Quante volte avete fatto questo pensiero o lo farete, innanzitutto partire poi si vede. E questa è una risposta a qualcosa che non funziona. 


Siamo abituati in qualche modo a vedere, ad esempio nei tg, nelle news, ormai con una certa indifferenza tutti coloro che partono dalla loro terra, i barconi, Lampedusa, sentiamo il numero dei morti spesso elevatissimo e passa così, come un elemento ordinario che ci sta, sta nelle cose. Ora vorrei per un momento provare ad indicarvi quali sono le storie che stanno dietro quei numeri o quello che sta succedendo perché spesso al di là degli slogan è fondamentale approfondire. L’informazione, quello che leggete sui giornali, il commento su Facebook, il commento politico. L’informazione è come un lago ghiacciato, ci puoi pattinare sopra, scivolandoci, stando in piedi, puoi appagarti di un titolo, puoi appagarti di un’opinione oppure puoi rompere quel ghiaccio tuffarti andare in fondo e farti un’opinione tua, prendere diverse fonti, avere un’idea, cambiarla. Prendere un libro, approfondire, tempo. Prendersi tempo per capire. Questo ho provato a condividerlo portando qui delle foto, delle foto che possono raccontare meglio delle parole talvolta, quello che sto provando a comunicare. 

La prima foto, è la foto di una bambina che forse avrete visto sui social network, che ha una storia che certo è sintetizzata da questa immagine drammatica. Lei vive in un campo profughi siriano, è un campo profughi tra la Turchia e la Siria. Osman è un photo-reporter che arriva in questo campo e ha un tele obiettivo, in questa posizione, raccoglie l’obiettivo, chiude un occhio e scatta. Non si accorge di nulla, sta fotografando le famiglie, è arrivata lì con sua madre e i suoi fratelli. Quando va a vedere il suo lavoro si accorge che questa bambina si è arresa a lui. Ha alzato le mani, perché non ha mai visto una macchina fotografica molto probabilmente ma ha visto molti fucili. E quindi rispetto ad un altro bambino che avrebbe fatto una smorfia perché ne ha viste molte di macchine fotografiche, lei ha visto un gesto che è simile perché anche chi ha un fucile chiude un occhio per mirare, anche chi ha il fucile mantiene una parte e anche chi ha il fucile ha il dito, non ce l’ha verticale, ha un dito visibile ma ce l’ha sul grilletto quindi lei secondo la sua logica alza le mani come ha visto fare mille volte e si mette anche in protezione – quello che lui stesso dice in un intervista – non apre le mani ma le chiude. Questa è una foto che racconta esattamente quello che cercavo di dirvi, perché lei viene da una famiglia che scappa, arriva su quei barconi per quelle strade, quelle storie che ascoltiamo senza alcuna empatia spesso, se non raramente.
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  IL MONOLOGO DI SAVIANO DA AMICI: "ANCHE QUESTA È UNA SCUOLA"



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Per non dimenticare... "Quei volti non sono una statistica" di Enzo Bianchi


Quei volti
non sono una statistica
di Enzo Bianchi

Guardiamoli i volti di questi giovani assassinati in Kenya, lasciamoci interpellare dai loro sguardi. Il villaggio globale e interconnesso ci ha assuefatto a tante cose: a pesare la gravità di una tragedia dal numero dei morti, o dalla distanza dal luogo dell’evento, a cercare immagini sempre più forti della barbarie umana, a identificarci con leggerezza con persone di cui fino a un attimo prima ignoravamo l’esistenza… Poi a volte, ancora grazie alla rete virtuale, ecco l’irruzione del quotidiano, e i numeri diventano volti, persone come quelle che incontriamo ogni giorno: operai egiziani emigrati per lavoro come ne vediamo sui nostri cantieri, bambini che giocano tra le macerie come noi settant’anni fa, giovani universitari che ridono, scherzano, ballano, si scambiamo messaggi, come quelli che fatichiamo a sopportare quando turbano la nostra quiete, ma che siamo pronti ad abbracciare quando fanno parte della nostra vita…

Meditando sul massacro dei cristiani copti in Libia avevo voluto elencare tutti i loro nomi: l’enormità della strage in Kenya rende impossibile fare altrettanto, anche se sul web i giovani – sempre loro – hanno lanciato campagne per gridare che “147 non è solo un numero” e per ridare nome e volto a tanti ragazzi e ragazze come loro. Ma chi erano questi giovani dell’università di Garissa? Studenti come tanti, certo. Ma dietro a loro, come dietro ai migranti le cui speranze affondano nel Mediterraneo o nel deserto libico, ci sono famiglie, amici, compagni di studio, di giochi, di vita... Quando muoiono dei giovani, e ancor più quando vengono uccisi brutalmente, una certa retorica ci fa dire che erano il futuro della società, della chiesa, del loro paese, del mondo... In realtà, se guardiamo bene le immagini di questi volti, capiamo che i giovani non sono il futuro, ma parte essenziale del presente, del nostro presente. E sono, paradossalmente, anche parte del passato, luoghi in cui si deposita la memoria di quanti attorno a loro sono più ricchi di anni e più poveri di speranze.

E poi, non lo si vede dai volti, dai loro occhi e dai loro sorrisi, ma questi universitari di Garissa erano cristiani...
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L’appello che si alza da questi volti è uno solo: non guardateci come numeri, non accorpateci come un mucchio indistinto, non fate di noi una statistica. Ciascuno di noi è un nome e una storia, una vita e dei sentimenti, delle speranze e delle relazioni. E ciascuno di noi vi rende presenti altri volti e altri nomi, altre storie, più vicine a voi, più simili al vostro quotidiano, volti e storie che magari non volete guardare in faccia. Non considerate mai l’altro come un numero o, peggio, come un soprannumero: l’altro è sempre una persona, una storia, un capolavoro. Sì, nel volto dell’altro, se accettiamo di guardarlo, c’è il nostro volto, perché l’altro siamo noi.

  Quei volti non sono una statistica

Vedi anche il nostro post precedente:

  Per non dimenticare le vittime della strage di Garissa in Kenia...


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La Nigeria e tutto il mondo ricorda il rapimento delle studentesse a Chibok: cortei, marce, il rapporto di Amnesty International e la lettera aperta di Malala.


In Nigeria, e non solo, è il giorno della marcia. Nella capitale Abuja, e in molte altre città del mondo, la mobilitazione è partita: donne, ragazze, giovani e non, un fiume di persone vestite di rosso camminano per le strade ricordando che un anno fa, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, i miliziani di Boko Haram fecero irruzione nel dormitorio di una scuola di Chibok, nel nordest della Nigeria, e rapirono 276 studentesse. Cinquantasette di loro riuscirono a fuggire nei giorni seguenti ma delle altre 219 ragazze, da allora, non si sa più nulla e negli ultimi giorni è circolata la notizia che potrebbero essere state uccise.

Il web si mobilita. Ma il mondo non smette di sperare e, attraverso la campagna 'Bring Back Our Girls', continua a chiedere che non siano dimenticate e che vengano liberate. Le iniziative organizzate per oggi stanno viaggiando anche sui social network, dando vita ad una marcia silenziosa globale che ha luogo contemporaneamente in diverse parti del mondo, attraverso gli hashtag #BringBackOurGirls, #365DaysOn, #ChibokGirls, #NeverToBeForgotten.
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  Nigeria, la marcia delle donne in rosso

In occasione del primo anniversario del rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia che molte delle almeno 2000 donne e bambine rapite da Boko haram dal 2014 sono state ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere.

Basato su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di 90 pagine intitolato "Il regno del terrore di Boko haram", denuncia molteplici crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi dal gruppo armato, tra cui l'uccisione di almeno 5500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014.

Il rapporto di Amnesty International rivela nuovi particolari sui metodi brutali usati da Boko haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.
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  Nigeria, rapporto di Amnesty International su Boko haram: "donne e ragazze rapite costrette a prendere parte agli attacchi"

Alla vigilia del primo anniversario del sequestro delle 219 studentesse nigeriane di Chibok, il premio Nobel per la pace Malala ha denunciato lo scorso impegno dei leader nigeriani e della comunità internazionale per la loro liberazione e ha invitato le ragazze a non perdere la speranza.

Malala: «La comunità internazionale non ha fatto abbastanza per liberarvi»
«A mio giudizio, i leader nigeriani e la comunità internazionale non hanno fatto abbastanza per aiutarvi», si legge in una lettera indirizzata alle studentesse, chiamate «mie coraggiose sorelle».«Devono impegnarsi di più per garantire la vostra liberazione - ha aggiunto - io sto insieme alle tante persone che stanno facendo pressioni per assicurare che siate liberate». La lettera di Malala, presentata come «un messaggio di solidarietà e speranza», è stata pubblicata oggi nell'ambito di una serie di iniziative, tra cui marce, preghiere e veglie, che si terranno nel paese in occasione dei 12 mesi di prigionia delle studentesse. 

«Attendo con ansia il momento in cui vi riabbraccerò»
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  #BringBackourGirls, un anno dopo

Leggi l'articolo e guarda il video della CNN : Malala's letter to Nigeria's abducted schoolgirls: 'solidarity, love, and hope

Guarda anche i nostri post precedenti:
  • Violenza, dolore e morte in Nigeria - #BringBackOurGirls (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarietà condiviso in tutto il mondo
  • Per le ragazze rapite non basta indignarsi


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... Alcune studentesse sono riuscite a scappare, ma dove sono le altre ragazze di Chibok ancora in mano ai loro aguzzini? Goodluck Jonathan, presidente uscente della Nigeria, è stato criticato dal mondo intero per non aver fatto abbastanza per rintracciare, trovare, riportare a casa le ragazze rapite. Il neo-eletto, ex-golpista, ex-generale Muhammadu Buhari, sarà proclamato presidente il prossimo 29 maggio; durante la sua campagna elettorale aveva promesso a gran voce: “Schiaccerò i ribelli”.  Vedremo se i genitori potranno riabbracciare le loro figlie.

  Cornelia I. Toelgyes:   Un anno fa in Nigeria Boko Haram rapiva 276 ragazze: di loro non si sa ancora niente

A un anno dal rapimento delle studentesse nigeriane, Amnesty denuncia che nel 2014 sono state 2mila le donne rapite da Boko Haram

  Anna Ditta:   Le ragazze rapite in Nigeria, un anno dopo


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Liliane Mugombozi, responsabile del giornale "New City Africa" e docente di scienze della comunicazione, era a Nairobi quando sono sfilate le bare delle 148 vittime di Garissa. E racconta: "Mi sono trovata davanti a un dolore grandissimo. Mi sono sentita scomoda. Ho scelto di stare a fianco delle famiglie per far mio il loro sgomento". Nonostante le minacce e gli attentati, le chiese sono sempre piene di gente, "segno evidente di un Paese che ha rifiutato di avere paura"

  Maria Chiara Biagioni:   "Non ci siamo piegati alla paura perché vogliamo vivere"

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L’altra faccia di Expo


L’altra faccia di Expo

Una grande fiera, vetrina per multinazionali che, con le loro politiche, affamano il pianeta e nutrono solo le loro tasche. Chi sono gli sponsor, le sigle, i peccati originali dei principali partner di Expo.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone... Si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”: così scrive Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo.

Expo, stando allo slogan che lo qualifica: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, dovrebbe rappresentare un’occasione unica per avviare una riflessione globale, sociale e istituzionale su questa enorme contraddizione che produce un miliardo di affamati e 800 milioni di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo, ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Occasione che, se ben utilizzata, avrebbe potuto fare piazza pulita delle ragioni esposte da coloro, come il sottoscritto, che erano contrari alla realizzazione a Milano di tale evento, temendo che si trasformasse in un inestricabile intreccio di tangenti, consumo di suolo e in una indecorosa vetrina per le grandi multinazionali del cibo.

Purtroppo lo spettacolo al quale stiamo assistendo conferma tutti i timori di chi fin dall’inizio si è mostrato più che scettico su tale evento. In questa sede mi limiterò ad analizzare quanto sta avvenendo sul tema oggetto di EXPO; tralascio, per questioni di spazio, tutto quanto riguarda gli aspetti della legalità o meglio della corruzione che, per altro, sono ampiamente documentati quotidianamente sui media. 
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  L’altra faccia di Expo

Vedi anche i nostri post precedenti:

  • «Expo e Chiesa: un dialogo aperto verso il 2015»
  • Diamo voce a chi soffre la fame e questa voce diventi un ruggito per scuotere il mondo - «Una sola famiglia umana, cibo per tutti»
  • Nutrire il pianeta non sia solo uno slogan di Enzo Bianchi


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L'azione ecclesiale contro la fame, in Italia, si esplica anche attraverso e nell’ambito delle 1.148 iniziative anticrisi avviate nelle diocesi. Il dato è stato fornito oggi durante la presentazione, in sala stampa vaticana, del Padiglione della Santa Sede. Il cardinale Ravasi: "Non si tratta solo di un padiglione accanto ad altri, ma di una presenza d'eccezione". Monsignor Pompili: "La partecipazione della Cei esprime un impegno che va oltre il tempo della prossima Esposizione"

  M. Michela Nicolais:   Nutrire il Paese L'impegno della Chiesa italiana

Sarà l’unico padiglione non sponsorizzato e l’unico dove non si vende niente. Anzi, sarà l’unico padiglione dove chi esce, dopo averlo visitato, è invitato a lasciare qualche cosa per i poveri, quelli che hanno fame, quelli che non hanno casa, né un lavoro, né un campo da coltivare. Spiega ilcardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, artefice, insieme alla Conferenza episcopale italiana e alla diocesi di Milano, della partecipazione della Chiesa cattolica alla kermesse milanese: «L’idea è quella di essere un’oasi di meditazione in mezzo a una grande offerta commerciale».

  Alberto Bobbio:   Il cardinale Ravasi: L'EXPO che non ti aspetti


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A quattro anni dalla morte di Vittorio Arrigoni... RESTIAMO UMANI!!!


Quando a venire ammazzata è la parte buona del mondo non è facile restare umani: ci vuole troppo cuore e io, forse, non ne ho abbastanza. Mi stavo asciugando i capelli il 15 aprile di 4 anni fa. Avevo il phon in una mano, mentre con l'altra pastrocchiavo sul computer alla ricerca di notizie su un uomo di cui mi piaceva leggere le storie e che era stato rapito da meno di 24 ore. Mi cascò il phon e rimasi coi capelli fradici in testa: quell'uomo lo avevano trovato morto, soffocato, in una casa di Gaza City. Una banda di idioti assassini aveva ammazzato Vittorio Arrigoni e con lui una parte buona di questo mondo cattivo.

Una banda di idioti assassini lo aveva atteso fuori dalla palestra in una sera qualunque, lo aveva massacrato di botte e se lo era portato via. Si era portata via un uomo buono, un amico degli ultimi della terra: dei bambini e dei pescatori, dei contadini e dei senza patria. Lo aveva nascosto in una casa, gli aveva bendato gli occhi con una fascia nera, strettissima, e lo aveva sbattuto spalle al muro per usarlo come protagonista di un video che ancora oggi, quando lo guardo, mi fa rattrappire lo stomaco e contrarre il cuore.
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Da qualche parte si deve iniziare a tirare su il palazzo della pace: i mattoni sono pesantissimi, sono il compromesso a cui è costretto a scendere ogni volta che riesce a trattare con un soldato armato e incattivito, ogni volta che prova a discutere dell'insensatezza di un dio che chiede in segno di fede il sangue dei suoi figli. Per costruire un palazzo di pace ci vogliono calma e pazienza, ci vogliono coraggio e allegria ma, soprattutto, ci vuole umanità: quella non si può mai perdere. Neanche quando un pazzo scatenato, imbevuto di ideologica idiozia, ti benda gli occhi e ti tiene per i capelli puoi perdere l'umanità se sei un architetto di pace.

E io sono sicura che Vittorio sia restato umano anche quella sera lì quando lo portarono via dalla sua vita accusandolo di essere l'incarnazione del male dei mali: la democrazia occidentale. Sono sicura che abbia provato a parlare anche con quei boia che avevano deciso di ammazzarlo fino a un secondo prima che gli stringessero le mani attorno al collo, che con la sua ostinazione alla pace si sia assicurato altre botte, perché chi è stupido e ignorante vive convinto che basti la violenza per togliere la voce all'umanità.

Sono sicura che anche mentre l'aria smetteva di passargli dalla gola, Vittorio, sia restato umano, profondamente convinto della bontà della sua vita. Sono convinta che non abbia avuto un solo momento di rimpianto per avere scelto di stare con gli ultimi, con le vittime. E sono convinta che chi lo ha ammazzato abbia avuto da lui che moriva una benedizione che gli ha ustionato il cuore e le mani.

Non si tratta di morire con dignità, di quella non mi interessa niente: a ogni uomo deve essere concesso di morire piangendo e scongiurando di avere salva la vita. Si tratta di umanità, di una fede più grande di qualunque dio, di quella sola fede che può essere capace di unire le persone. Tutte.

Sono 4 anni che Vittorio Arrigoni resta umano anche se non c'è più e a lui penso ogni volta che sarebbe troppo facile volere vendetta per una violenta ingiustizia. Lui e milioni di persone come lui sono state capaci di restare umane nonostante gli uomini. E io oggi lo ricordo così: vivo e umano, che è quanto di più difficile ci sia in questo brutto mondo.

  Restiamo (ancora) umani

Ricordare Vittorio Arrigoni a quattro anni dalla sua uccisione (15 aprile 2011), non mi è facile, se voglio evitare di cadere nelle solite cose, dette e ridette più volte...

Ciò che mi ha unito a Vittorio è stato quel suo essere umano a tutti i costi, aldilà di ogni confessione religiosa, aldilà di ogni razza, aldilà perfino dei confini convenzionali tra giustizia e ingiustizia, la giustizia non è israeliana o palestinese, così pure l'ingiustizia, se si sceglie di stare dalla parte dei più deboli è perché i più deboli non hanno patria, o, se ce l'hanno, la patria è solo una questione di confini che chiudono e non abbracciano...
Vittorio è stato uno dei pochi, secondo me, che è riuscito a mettere in sintonia le ansie del suo essere con le ansie dei più deboli.

  video


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Immigrazione: nuovi arrivi, tante vite salvate, ma ancora vittime... per i superstiti quale futuro?


Negli ultimi cinque giorni sono state salvate nel Mediterraneo 10mila persone, cifra tonda. Donne, bambini, uomini. Disperati in fuga da guerre, dittature e miseria che – forse mai come in questi ultimi tre anni – stanno opprimendo e uccidendo nel Vicino Oriente e nell’Africa Subsahariana, dal Sahel al Corno orientale passando per il caos libico, dove il "traffico di morte" di profughi e migranti arricchisce le milizie. Sono stati tratti in salvo dall’insicurezza mortale di decine di barconi e gommoni fatiscenti messi in acqua da trafficanti privi di scrupoli. Merito principalmente di navi militari italiani, oggi le navi di "Triton" (l’operazione di pattugliamento europea), e di diversi mercantili. Comandanti ed equipaggi non si sono chiesti a quante miglia fossero quegli esseri umani dal confine italiano ed europeo che corre sull’acqua, hanno semplicemente obbedito alla legge del mare.
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Nel cortile di casa nostra si accodarono a quelle tesi, persino sopravanzandole, politici che con abilità e cinismo, in tv e/o sui social media, spalleggiati da mass media allarmisti o compiacenti, presero a diffondere menzogne sull’immigrazione raccontando un’«invasione» che non c’è per coagulare consensi elettorali. Il risultato è che ancora oggi il peso dell’accoglienza grava principalmente sulle Regioni del Sud, mentre governanti di quelle più ricche del Nord, a partire dalla Lombardia, dichiarano di volersi smarcare tradendo il proprio Dna solidale. E si tratta di quegli stessi politici che, ieri, non sono stati capaci di accordarsi in Parlamento neppure sull’istituzione di una giornata in memoria delle vittime dei trafficanti di morte.

Populisti che trovano terreno fertile. Secondo il rapporto Ipsos Mori, il Belpaese vanta infatti il primato dell’ignoranza in termini di immigrazione nei 34 Paesi dell’Ocse. Occorre sul tema un mea culpa del sistema dell’informazione, anche se il cuore degli italiani è capace di risvegliarsi autonomamente e con generosità quando intuisce la vera sofferenza e la disperazione.

Ma soprattutto serve un esame di coscienza dei mentitori e dei populisti nostrani, che abbiamo rivisto e risentito in questi giorni di preludio alla campagna elettorale. A loro è lecito chiedere uno sforzo di sincerità, ammettano che non è stata "colpa" di "Mare Nostrum" se sono arrivate decine di migliaia di persone. Diversamente, sulla loro coscienza ricadrebbero i 400 morti, tra cui molti bambini secondo i testimoni, dell’ultimo, maledetto barcone ribaltatosi al largo della Libia. Perché, come ha detto l’Alto commissario delle Nazioni unite Guterres, se ci fosse ancora stato il dispositivo di "Mare nostrum" a operare nel Mediterraneo, questo dramma non sarebbe accaduto.
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  Dopo "Mare Nostrum", vite perse e menzogne

Secondo le testimonianze raccolte nelle ultime ore tra i 150 supersiti sbarcati a Reggio Calabria, tra cui alcuni minori, sarebbero circa 400 le vittime di un naufragio avvenuto a 24 ore dalla partenza dalla costa libica. Tra le vittime ci sarebbero anche “molti ragazzi giovani, probabilmente minori”.
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  Minori migranti: Save the Children, violenze atroci in Libia e sempre più morti in mare

Il massiccio flusso migratorio che in questi giorni ha raggiunto le coste del Sud Italia è seguito con la massima attenzione da parte della Chiesa Italiana, come sempre in prima linea sul fronte dell’accoglienza. Ma sono tante le resistenze espresse dalle amministrazioni locali, che affermano di non poter fare ulteriori sforzi per accogliere i migranti. Marco Guerra ha raccolto il commento del cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione per le migrazioni della CEI e della Fondazione Migrantes:
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La Sicilia è la regione che ospita più immigrati e quindi siamo i primi in classifica. Pur avendo i nostri problemi, siamo quelli che accogliamo. E’ chiaro che la gente non batte le mani, davanti a certe situazioni chiede soluzioni possibili. Che alcuni amministratori vogliano chiudere, non vogliano permettere che questa gente sia ospitata… Io non so che concetto abbiano della storia queste persone. Come possiamo pretendere di chiudere porte, finestre e dire: “Andate via”? Questo è andare contro la storia e quindi farci male. O davvero apriamo gli occhi e prendiamo atto che siamo di fronte a un fatto nuovo – anche se ormai è diventato vecchio, non è più un’emergenza – e allora bisogna strutturarsi per affrontare questa realtà. Ma credo che dire “no” sia proprio il modo più sbagliato per risolvere il problema.
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  Card. Montenegro: chi chiude a immigrati è fuori dalla storia

... Per quanto riguarda l’accoglienza, in Italia si registrano profonde differenze tra le varie realtà territoriali: “L’affermazione dell’Onu di attenzione alla realtà italiana, di come sta affrontando l’accoglienza dei richiedenti asilo, non deve far venire meno e indebolire, o rendere discrezionale, in tutte le regioni italiane e in tutti i Comuni italiani l’attenzione alla tutela dei richiedenti asilo. Noi abbiamo delle situazioni in cui alcune regioni, come il Molise, accolgono cinque volte di più che non per esempio il Veneto. E’ molto importante che, effettivamente, attorno al tema della richiesta d’asilo, che è un diritto fondamentale, si ripensi anche al nostro welfare, al welfare delle nostre regioni: questa tutela sia strutturale al nostro sistema sociale, al nostro sistema di welfare, e non sia discrezionale come purtroppo sta avvenendo su basi, su ragioni tante volte politiche o ideologiche in alcune regioni e in alcuni Comuni”
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  Immigrazione. Mons. Perego: necessario Europa affronti emegenza

Il peso dell’emergenza senza fine mette a dura prova enti locali e prefetture e la politica perde l’ennesima occasione per fare fronte comune di fronte al silenzio dell’Europa. Fra le più coinvolte nel tentativo di spalmare sul territorio gli immigrati in arrivo, il Piemonte che ne dovrebbe accogliere circa 700: «Dopo l’incontro con il ministro Alfano - dice il presidente della Regione Sergio Chiamparino - ci siamo impegnati a fare fronte a questa vera e propria emergenza umanitaria, con l’obiettivo di non lasciare sole le regioni rivierasche del Sud». Ma la risposta, avverte, «presuppone una reale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali». Nella consapevolezza che «il problema ha un’ampiezza tale da imporre un’urgente presa in carico a livello europeo». E anche la Basilicata si dice disponibile «a raddoppiare, al termine di un percorso programmato con Ministero, Prefetture e Comuni, il numero dei migranti ora ospiti sul suo territorio», passando da mille a duemila persone, assicura il presidente della Basilicata Marcello Pittella, anche lui del Pd. 
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Ma le Regioni a guida Lega non ne vogliono sapere. Luca Zaia, nel pieno della campagna elettorale, aveva quantificato la sua disponibilità in «zero posti». E si associa subito il presidente della Lombardia Roberto Maroni. «Non ci stiamo a subire questa invasione, quindi zero posti anche in Lombardia - avverte - finché continuerà questo atteggiamento irresponsabile da parte del governo».
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  Lombardia e Veneto si sfilano


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Immigrazione: dramma nel dramma odio religioso e fanatismo anche sui barconi dei disperati...



"Tutti siamo migranti, tutti siamo in cammino. E questa parola che tutti siamo migranti non è scritta su un libro, è scritta nella nostra carne, nel nostro cammino di vita, che ci assicura che in Gesù tutti siamo figli di Dio, figli amati, figli voluti, figli salvati. Pensiamo a questo: tutti siamo migranti nel cammino della vita, nessuno di noi ha dimora fissa in questa terra, tutti ce ne dobbiamo andare." 
Papa Francesco (Discorso a Scampia 21/03/2015)

Abbiamo sentito e letto, ieri, brani di racconti affannosi e terribili, gli stessi che hanno indotto le autorità italiane a mettere sotto chiave un gruppetto di migranti di religione islamica accusati di aver ucciso altri migranti "colpevoli" soltanto di essere cristiani e di essersi scontrati con loro. È la prima volta che accade. Ed è come se ci fosse piombato addosso, ferendoci occhi e mente, uno degli artigli del male terribile che, di là dal mare, a sud e a oriente della nostra Italia, continua a strappare, corrodere, disperdere e cancellare persino le tracce più antiche e nobili della convivenza tra uomini e comunità di fedi e costumi diversi.
E la domanda sul perché è implacabile e dura. Tra i poveri più poveri, quelli veri, vige infatti una regola di solidarietà o almeno di non ostilità che non conosce frontiere. Una regola che in questi anni raramente è stata infranta e mai comunque così atrocemente. 
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Eppure ieri abbiamo saputo che su un barcone è stata rissa e che un gruppo di poveracci ha fatto letteralmente fuori un altro gruppo di poveracci. Abbiamo saputo che a morire in mare, come sulla terra di troppi Paesi, sono stati uomini cristiani per mano di uomini musulmani. E abbiamo anche saputo che altri uomini sono scampati alla morte solo perché hanno fatto rete e muro, si sono tenuti stretti, facendo sì che nessuno più fosse scaraventato in acqua.
Questa è l’altra metà della notizia, qualunque via seguano i pensieri e il pianto, qualunque cosa gridi qualche politico cinico come gli scafisti. E ci basterà sapere ancora che anche solo un islamico ha stretto la mano di un cristiano in quella benedetta resistenza, e ci basterà sentire anche solo una voce di imam che in nome di Dio parla chiaro su questi omicidi, che la legge degli uomini giudicherà, per considerare che la vera notizia è ancora la povera e decisiva solidarietà dei poveri, la solidarietà coi più poveri.

  Solidarietà di poveri

Basta divisioni che alimentano soltanto odio e violenza. È il senso dell’appello del cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, rimasto « interdetto » dalle notizie che arrivano dal Canale di Sicilia. «Continuare a dividerci tra “noi” e “loro” – spiega il porporato – non fa altro che innalzare muri più elevati di quello di Berlino. Alimentare odio, rancore e divisione allarga le distanze con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti». La responsabilità è anche di un certo modo di vivere la religione. «Quando il dio in cui si crede è quello della vendetta – osserva Montenegro – si utilizza ogni strumento per sopraffare l’altro». Anche la politica non può chiamarsi fuori perché, ricorda il cardinale, «per troppo tempo ha preferito girarsi dall’altra parte, facendo finta di niente, magari per coprire interessi particolari». L’invito, allora, è a «dare risposte più vere » alle istanze che arrivano dai Paesi poveri, senza fomentare guerre di religione. «Per la mia nomina a cardinale – conclude Montenegro – i musulmani di Sicilia mi hanno inviato una lettera bellissima, con espressioni di stima e sollecitazioni a compiere un cammino comune ». A «non esasperare il concetto dell’odio religioso» invita anche monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, che si accosta con cautela alla lite scoppiata su un barcone per motivi religiosi. «Siamo davanti ad un aspetto nuovo del dramma dei migranti – registra il sacerdote, tra i maggiori esperti di migrazione – che dimostra la grande disperazione di queste persone. Ognuno, in uno spazio limitato quale può essere quello di un barcone, cerca di salvare la propria pelle. Non esaspererei il concetto dell’odio religioso». Perego si sofferma sulla situazione che i migranti si lasciano alle spalle: «Penso, ad esempio, al viaggio e alla fuga dal sud del Sahara. In molti certamente portano con sé l’odio religioso: penso alla divisione tra il Mali, dove c’è una maggioranza musulmana, e il Ghana dove la maggioranza è cristiana ma, ripeto, non esaspererei il concetto di odio religioso. Mi pare che siamo davanti ad un episodio triste ma al tempo stesso umano che mette in evidenza tutta la disperazione dei migranti. Persone con vicende diverse alle spalle, che hanno conosciuto storie di odio e divisioni, e che nell’esasperazione di un viaggio della disperazione, cercano di salvare la pelle». (fonte: Avvenire)

La Chiesa è attonita per l’uccisione dei 12 immigrati cristiani, gettati in mare durante il viaggio dalla Libia verso l’Italia. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, parla di “imbarbarimento”. 
... C’era da aspettarselo. Alcuni discorsi che finora erano stati tenuti sul piano ideologico e l’ideologia andava ad alimentare alcuni comportamenti tenuti da elementi più o meno strutturati, più o meno tenuti insieme da gruppi, da associazioni, da clan; adesso questo tipo di discorso di rivendicazione, questo tipo di contrapposizione purtroppo basata sulla religione ma che con la religione non ha niente a che fare, viene speso a livelli spiccioli e di contrasti individuali. Ecco questo, secondo me, rappresenta un passo avanti nell’imbarbarimento, nella strumentalizzazione della religione.
...
Aspetto il momento in cui gli Stati Uniti, l’Europa ed altri dicano almeno una parola, almeno una!, di autocritica su quello che hanno fatto negli anni passati. Se siamo seri dobbiamo dire anche che gran parte di queste situazioni sono state favorite, se non proprio create da tipi di interventi incauti, da interventi dietro i quali stiamo scoprendo un poco alla volta che c’erano soltanto interessi: altro che voglia di esportare valori, altro che voglia di esportare democrazia!

  Galantino: cristiani gettati in mare, imbarbarimento e strumentalizzazione

«Più in basso di così non possiamo scendere. Ma è proprio quando il livello di allarme è massimo che si deve restare uniti per risalire tutti insieme». È «sconvolto e addolorato», ma rilancia «dialogo e confronto », Izzedin Elzir, presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii). «Ciò che è avvenuto in mare è il massimo della disumanità – aggiunge – una barbarie che interroga tutti e che deve spingere ad agire. In primo luogo la politica, che deve abbandonare la cultura dello scarto e dell’indifferenza per abbracciare la cultura della partecipazione. Risolvere le ingiustizie che ancora ci sono nel mondo può essere un primo passo per far cessare questa guerra tra poveri alimentata dall’odio e dal fanatismo». All’azione sollecita anche il sociologo di origine algerina Khaled Fouad Allam, che lancia la proposta di una grande catena di pace attraverso l’Europa. «Sarebbe un segnale molto forte – spiega – se, anche per un solo minuto, cristiani, musulmani ed ebrei si dessero la mano, dalla Sicilia alla Norvegia, per testimoniare concretamente i valori di amicizia e fratellanza. Una lunga catena di pace che, sono sicuro, smuoverebbe le coscienze». Quanto successo sul barcone dei migranti, secondo Allam è il segno che «tutti, anche i più disperati, possono essere contagiati dall’ideologia nazista proclamata dall’Is ». Un delirio che va contrastato attraverso una «presa di coscienza collettiva, che obblighi il mondo musulmano a reagire».
...

  «Dolore. Servono dialogo e iniziative con i cittadini» (pdf)


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Voci del naufragio di una carretta del mare con oltre 400 persone a bordo. Salvini. "La colpa è del Governo". Oltre diecimila naufraghi salvati in pochi giorni. Gli scafisti sparano per accelerare lo sbarco dei clandestini.

  FAMIGLIA CRISTIANA:   Mediterraneo, un'altra strage "invisibile"


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"I privilegi sono uno scandalo insopportabile. Così come la pretesa che i diritti acquisiti di alcune categorie siano intoccabili, nonostante il Paese sia in difcoltà, con tantissimi disoccupati e giovani in cerca di lavoro. Si taglia senza pietà su redditi appena sufficienti a sopravvivere, si tollera invece il cumulo di stipendi e vitalizi dei “soliti noti”, che s’oppongono a qualsiasi contributo di solidarietà." (Don Antonio Sciortino -Direttore di Famiglia Cristiana)

 
Tagliamo le pensioni d'oro


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   E' risorto Gesù! Lo puoi trovare ora...
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Per sorridere
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  Solo l'amore ha un senso...
  Giovanni riassume l'agire di Gesù...



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Joseph Aloisius Ratzinger è nato a Marktl il 16 aprile 1927
I nostri auguri a Benedetto XVI che oggi compie 88 anni !!!

  Buon compleanno!

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L'88° compleanno di Benedetto XVI



Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau, in Germania, il 16 aprile del 1927.
Nel giorno del suo 88° compleanno Papa Francesco ha dedicato la Messa mattutina celebrata nella Cappella di Casa Santa Marta proprio al suo predecessore, con parole di speciale augurio:
"Vorrei ricordare che oggi è il compleanno del Papa Benedetto XVI. Ho offerto la Messa per lui e anche vi invito a pregare per lui, perché il Signore lo sostenga e gli dia tanta gioia e felicità".

Festa bavarese per il papa emerito Benedetto XVI. 
In occasione del suo 88esimo compleanno, Ratzinger ha festeggiato con familiari e amici e ricevuto gli auguri da un gruppo di alpini bavaresi in abiti tradizionali. 
Dopo la classica foto di gruppo, il papa emerito si è concesso anche un boccale di birra in compagnia dei suoi ospiti.

Tanti gli auguri anche attraverso i social network...


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 17/2014-2015 (B) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Gv 20,19-31

La pagina del Vangelo di questa 2° Domenica di Pasqua ci presenta una comunità che, dopo aver fatto la terribile esperienza della morte atroce e infamante subita dal suo Signore e Maestro, invece di aprirsi al mondo come Gesù aveva fatto e predicato, si è rinchiusa nel cenacolo preda della paura di essere aggredita, colta dal terrore di fare la stessa fine di Gesù.
E' una comunità monca, mancante, impoverita dalla perdita di Giuda e dalla momentanea assenza del temerario Tommaso, quello che non ha paura di morire, quello che aveva esclamato:
"Andiamo a morire con lui"(11,16). E' una comunità chiusa in se stessa perché, nonostante ha contemplato il sepolcro vuoto, ancora non riesce a credere che la Vita è più forte della morte e torna a rinchiudersi, vinta dalle sue paure (20,10). E' una comunità che piange perché va' in cerca di un cadavere che non riesce a trovare(20,13.15) e non del Vivente. Ma l'irrompere "in mezzo" ai discepoli del Crocifisso Risorto ribalta la situazione e muta radicalmente la vita e i cuori dei presenti:
"Shalom Alejem - La Pace sia con voi" è il saluto e il dono che il Signore Risorto fa ai discepoli e a tutti noi.
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“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”. LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA Rilettura delle Parabole della Misericordia (VIDEO INTEGRALE)



“ERA PERDUTO, È STATO RITROVATO”. 
LA BELLEZZA DELL’AMORE CHE SALVA 
Rilettura delle Parabole della Misericordia 
(VIDEO INTEGRALE)
Con la presenza dell’attore 
Giuseppe Pollicina

Rilettura delle Parabole della Misericordia, 
Incontro  tenutosi il  30 marzo 2015  presso  Auditorium “San Vito” di Pozzo di Gotto, nell'ambito delle iniziative del Vicariato di Barcellona PG (ME)
 “In Dialogo con la città – 2015. 
Custodi dell’umano”.

Le Parabole della Misericordia narrate nel cap. 15 del Vangelo di Luca, non solo intendono mostrare il volto umano di Dio Padre e Madre, ma anche coinvolgere gli uditori a rendere più autenticamente umane le relazioni in questo nostro mondo, nelle nostre famiglie e nelle nostre città.
Tali parabole le sentiamo molto attuali oggi, dove sono ritornati a dominare la furbizia a danno del bene comune, la corruzione e la sopraffazione dell’altro, ma anche la barbarie, l’intolleranza, l’odio razziale, etnico e religioso dai tratti feroci e animaleschi, che non hanno nulla a che vedere con Dio e nemmeno con il senso autentico della dignità della persona umana e dell’autentica politica, intesa come costruzione della polis, della città.

  Video integrale


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Identikit del prete per Papa Francesco


Basta con i preti malati di clericalismo, con i funzionari, con quelli attaccati ai soldi, con i preti che maltrattano la gente. Largo invece ai sacerdoti che sanno stare in mezzo alle persone, al loro gregge, vicini alle famiglie, a chi soffre, a chi ha bisogno di aiuto; spazio agli educatori, a quelli che sanno “sporcarsi” con la realtà e sono capaci di condividere con gli altri e di collaborare fra di loro. C'è un modello di prete che da tempo papa Francesco sta proponendo alla Chiesa, lo ha fatto nel corso di tanti interventi 'informali' durante le famose omelie mattutine delle messe celebrate a Santa Marta, e attraverso messaggi ufficiali come quello indirizzato alla Conferenza episcopale italiana nel novembre scorso.
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Diventare preti non è dunque, secondo l'impostazione di Bergoglio, una professione, il prete non deve essere un organizzatore né il capo di una ong, la sua missione si realizza sì attraverso strumenti sociali o caritativi, ma nell'ottica forte del Vangelo, di una fede che guida profeticamente tutto il popolo di Dio, pastori compresi. Quindi l'adesione alla parola di Gesù, il suo stare vicino agli ultimi, ai poveri, deve diventare centrale nella vita del sacerdote che è fatta anche di spiritualità, di preghiera.

Ma Francesco nei mesi scorsi ha toccato anche un altro punto classico di crisi della vita sacerdotale, quello del rapporto con il denaro. Il Papa ha denunciato pubblicamente quei preti che chiedono soldi in cambio dei sacramenti, di un matrimonio, di un battesimo e così via. “Quante volte – ha detto - vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi per il battesimo, la benedizione, le intenzioni per la messa? E il popolo si scandalizza”, poiché in queste forme si compie “lo scandalo del commercio, della mondanità”. Quindi, cogliendo un elemento estremo di verità nel rapporto fra i fedeli e la Chiesa, Bergoglio affermava: “il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti quando hanno una debolezza, quando scivolano su un peccato. Ma ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente!”.

  I preti di Bergoglio pastori globali (stop a clericalismo, funzionari e carrierismo)

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • L'incontro di Papa Francesco con il clero romano alla Basilica di San Giovanni in Laterano
  • Papa Francesco al clero romano: "Il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti... Quanto bene fa l’esempio di un prete misericordioso"
  • Il Giovedì Santo di Papa Francesco: Santa Messa del Crisma (foto, testi e video)


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La "carezza" di Papa Francesco per Salvatore Mellone, seminarista malato terminale che domani sarà ordinato sacerdote nella sua casa di Barletta


Grande festa e commozione nell’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie per l’ordinazione presbiterale di Salvatore Mellone. La trepidazione è però molto più grande del solito, poiché il trentottenne seminarista di Barletta – da tempo ammalato e adesso allo stadio terminale – ha chiesto al suo Arcivescovo di poter diventare sacerdote anche per un solo giorno, per coronare «il suo cammino vocazionale con l’ordinazione presbiterale», questo – si legge nella nota pubblicata dall’Arcidiocesi – sarebbe per lui «la realizzazione del progetto di Dio sulla sua persona». La sua storia è stata raccontata dal Quotidiano Italiano di Bari.
...
Qualche mese fa, a Napoli, un giovane sacerdote ammalato di cancro, prima di morire, scrisse una lettera a Papa Francesco per consegnare al pontefice l’offerta della sua sofferenza. In questi anni non facili, diceva il sacerdote partenopeo, «non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo. Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero». Poi concludeva: «Santo Padre, volevo solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore. Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore».
Papa Francesco, nel corso della sua visita pastorale a Napoli, a proposito del sacerdozio affermava: «“Essere preti è bello”. Sì, è bello essere preti, e anche essere consacrati. […] Condivido con voi la sorpresa sempre nuova di essere chiamato dal Signore a seguirlo, a stare con Lui, ad andare verso la gente portando la sua parola, il suo perdono… Davvero, è una cosa grande che ci è capitata, una grazia del Signore che si rinnova ogni giorno»... (Fonte: VATICAN INSIDER)

«La prima benedizione che darai da sacerdote la impartirai a me». A Salvatore Mellone, un seminarista di 38 anni che giovedì sarà ordinato sacerdote nonostante una terribile malattia che lo ha colpito da tempo ed ora è in fase terminale, la carezza di papa Francesco è arrivata martedì mattina, intorno alle 11, nella sua casa di Barletta. Lì, e non in chiesa, avverrà anche l’ordinazione sacerdotale da parte dell’arcivescovo di Trani, monsignor Giovan Battista Pichierri. Saranno presenti poche persone, ma sarà seguita in diretta video nella sua parrocchia del Santissimo Crocifisso.
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  IL PAPA TELEFONA AL SEMINARISTA IN FIN DI VITA: «LA PRIMA BENEDIZIONE SARÀ PER ME»
 
Dal catechismo alla chiamata del Papa, il cammino di don Salvatore raccontato dai fedeli

  video


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La prima benedizione di don Salvatore Mellone, come promesso, è per Papa Francesco


Salvatore Mellone, 38 anni, un male incurabile diagnosticato cinque anni fa e ora in fase terminale, ieri pomeriggio ha realizzato il suo desiderio più grande: essere ordinato sacerdote.

Dopo aver ricevuto i ministeri del Lettorato e dell'Accolitato martedì e l'ordine sacro del Diaconato mercoledì, ieri il seminarista barlettano ha ricevuto il Presbiterato nel corso di una celebrazione nella propria abitazione.

Casa Mellone è stata raggiunta dal Vescovo Pichierri attorno alle 15.30. In casa, per questioni di spazio e per mantenere il riserbo, solo i familiari più stretti, i genitori, la sorella Agnese (insegnante di religione, che ha accompagnato il rito con la prima lettura e il salmo) e la nonna Vittoria, ci sono i suoi maestri, alcuni sacerdoti, il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella (con la fascia tricolore, dietro la poltrona dove stava seduto Salvatore che, al termine della cerimonia, ha spiegato: «Questa semplice casa nella periferia della città si è trasformata in Duomo. La gioia e l’emozione di Salvatore erano la nostra commozione»). 
Presente anche un giornalista di Tv2000, per la registrazione video.
Ma già un'ora prima, la chiesa del SS. Cricifisso - dove il rito di ordinazione sacerdotale è stato proiettato su un maxi schermo - ha cominciato a riempirsi di amici e conoscenti di Salvatore, e soprattutto di quei compagni di seminario che hanno condiviso con lui il percorso di preparazione al sacerdozio e un migliaio di fedeli hanno seguito commossi la cerimonia.

Il rito è cominciato con estrema puntualità. Il momento culminante della cerimonia è stato quello in cui il vescovo ha pronunciato le parole che consacravano l'ordinazione di Salvatore.  

Al momento dell'imposizione delle mani, Salvatore si è prostrato a terra nonostante il fisico distrutto dal male. 

Alle 16.32 le campane della chiesa hanno suonato a festa per accogliere il neo sacerdote ed il momento è stato sottolineato da un lungo e commosso applauso dei presenti.
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Le prime parole del nuovo sacerdote, sono state di ringraziamento a chi gli è stato vicino in questi anni. Al vescovo, «ai parroci di ieri e di oggi», a tutto il clero diocesano. Alla sua famiglia, alle comunità parrocchiali di cui ha fatto parte, «agli amici che negli anni sono diventati fratelli».
Difficile trattenere le lacrime quando Salvatore, al termine della messa e prima della benedizione impartita da lui, nonostante la malattia terribile, ha detto «grazie a Dio per quell’amore sconfinato che ha voluto riversare nella mia vita, sovrabbondante di grazia; quanta gioia oggi, quanta da oggi, quanta non solo oggi».  
Nel discorso di ringraziamento ha rivolto un pensiero anche ai medici, infermieri e gli ammalati che gli sono stati vicino, in un «dolore comune a tanti». «Non posso abbandonarvi proprio ora, sul più bello, perché Cristo mi dice vai e porta conforto, una carezza a tutti». 
Don Salvatore chiude recitando un passo di San Paolo: «Sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né altezza, né profondità potrà mai separarci dall'amore di Dio».

Al termine del suo discorso la benedizione a Papa Francesco, così come lo stesso pontefice gli aveva chiesto nei giorni scorsi al telefono: «Scenda sul Papa la benedizione di Dio onnipotente».

«Fino a pochi giorni fa non riuscivo a dire: Signore sia fatta la tua volontà. Ma adesso lo pronuncio con il cuore più aperto, mi consola che mio figlio sia felice», ha detto mamma Filomena. 

Concluso il rito dell'ordinazione, i tanti seminaristi arrivati a Barletta hanno raggiunto casa di Salvatore per salutarlo dopo aver realizzato il suo desiderio più grande.

  video

Guarda anche il nostro post precedente:
La "carezza" di Papa Francesco per Salvatore Mellone, seminarista malato terminale che domani sarà ordinato sacerdote nella sua casa di Barletta



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... La sua testimonianza insegna ai presbiteri e ai cristiani tutti a dare la propria vita fino in fondo, anche quando il dolore sembra togliere senso alle cose; insegna che l’essenziale del sacerdozio è la profonda unione al mistero di Cristo, non importa quanto si possa fare: già il dolore è un agire che ha un senso nel mistero pasquale. 
La vita di Salvatore è dono, unita a Cristo, anche nella debolezza del suo soffrire...

  Luigi Renna:   La sua vita è un dono anche nella sofferenza


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Celebrazione dei Primi Vespri e pubblicazione della Bolla "Misericordiae vultus" di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia (Testo e video)



Misericordiae Vultus
BOLLA DI INDIZIONE
DEL GIUBILEO STRAORDINARIO
DELLA MISERICORDIA 

FRANCESCO
VESCOVO DI ROMA 
SERVO DEI SERVI DI DIO
A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA
GRAZIA, MISERICORDIA E PACE

1. Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.

2. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.

3. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti.

L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione. Questa festa liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cfr Ef 1,4), perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona. Nella festa dell’Immacolata Concezione avrò la gioia di aprire la Porta Santa. Sarà in questa occasione una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza.

La domenica successiva, la Terza di Avvento, si aprirà la Porta Santa nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Successivamente, si aprirà la Porta Santa nelle altre Basiliche Papali. Nella stessa domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia. A scelta dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa particolare, quindi, sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma così come nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta la Chiesa.

4. Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre.

Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore …

  il testo integrale

Guarda il video della celebrazione dei Primi Vespri, in occassione della pubblicazione della Bolla "Misericordiae vultus" di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia

  video



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Papa Francesco non parla di qualcosa di astratto, ma di concreto e visibile. Gli occhi e il volto, infatti, comunicano tutto di una persona, la sua intimità, i suoi segreti... E così è per la misericordia. Il Pontefice introduce tutti, credenti e non credenti, nel più grande e, forse, incomprensibile mistero della fede cristiana

 
Vincenzo Corrado:   Il volto e gli occhi della misericordia


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Silenzio complice e azione responsabile. In piedi davanti al Risorto



Pax Christi
Comunicato stampa

Silenzio complice e azione responsabile. 
In piedi davanti al Risorto

In questo periodo pasquale rigato di sangue e avvolto da una spirale di orrori (tra essi, la strage di cristiani a Garissa in Kenya, le violenze contro il campo palestinese di Yarmouk in Siria, la scoperta di fosse comuni a Tikrit in Iraq, gli scontri nello Yemen e altrove), stiamo vivendo una situazione che, secondo l’ONU, “va oltre il disumano”.
Sembra si stiano scatenando le potenze dell’iniquità.
Preghiamo con papa Francesco il Cristo crocifisso in cui “vediamo i nostri consueti tradimenti e le quotidiane infedeltà”, in particolare la tragedia di tanti credenti perseguitati per la loro fede “con il nostro silenzio complice”.
I nostri mezzi di comunicazione ne parlano solo per qualche giorno, forse perché dove non sono coinvolti occidentali o europei la notizia non è importante.
E’ complice perché, a causa di interessi economici e di ossessioni geopolitiche, mettiamo da parte il primato di una politica di pace e:
continuiamo a vendere armi anche in luoghi di guerra,
contribuiamo al proliferare di bande armate amiche di Stati o aziende direttamente o indirettamente complici dei terroristi, Arabia Saudita?, Qatar?
impediamo all’ONU di prendere in mano situazioni necessarie di impegni lungimiranti e responsabili.
L’intervento auspicato dal papa in questi giorni non riguarda inaffidabili e inefficaci operazioni militari, generatrici di ulteriori violenze, ma il primato della politica e del diritto, della giustizia e della riconciliazione, della cooperazione e della carità.
A fine marzo, il martirio dei cristiani e di credenti di varie comunità è approdato finalmente al Consiglio di sicurezza dell’ONU, che ha ascoltato le terribili testimonianze di esponenti di minoranze religiose perseguitate (tra i quali il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako).
Tra gli interventi auspicati:
...

I credenti nella pace si alzano in piedi davanti al Risorto!
Risuonano attuali ancora oggi le parole don Tonino: “Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire, … rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere ceri pasquali.” (d. Tonino Bello, 30 aprile 1989, Arena di Verona).

Firenze, 10 aprile 2015 Pax Christi Italia



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L’ex vescovo di Trapani, monsignor Francesco Miccichè, ha denunciato per diffamazione e violazione del segreto istruttorio il vescovo di Mazara del Vallo (Trapani), Domenico Mogavero. Lo rivela il numero di Panorama in edicola da giovedì 16 aprile.
Papa Francesco si trova così a dover affrontare un caso senza precedenti, nella storia della Chiesa italiana ...
Al di là del caso specifico, bisogna affrontare, in modo serio, la questione dei bilanci delle Diocesi!

   Primo caso nella storia: un vescovo querela un collega


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"L'Isis colpirà Roma e il Vaticano"
E' solo questione di tempo. "L'Isis proverà a colpire Roma e il Vaticano, simboli del cristianesimo". A lanciare l'ennesimo allarme, che suona come una triste profezia, è Hassan Hassan, scrittore e autore insieme al giornalista Michael Weiss del libro Isis, inside the army of terror.

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  TODAY:  "L'Isis colpirà Roma e il Vaticano"


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Dal 31 marzo in Italia i “manicomi criminali” sono ufficialmente chiusi. A prendersi cura dei detenuti psichiatrici di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, è don Pippo Insana: «C’è chi ha ucciso e chi ha violentato, in loro rivedo Cristo e, proprio come avrebbe fatto lui, li prendo per mano: la pazzia fa parte dei  limiti dell’uomo, dobbiamo accettarla».

  Stefania Culurgioni:  Matti sì, ma di Dio


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 12 aprile 2015

    Udienza Generale - del 15 aprile 2015: La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (I)


   Omelia - Celebrazione dei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia (11 aprile 2015)

   Omelia - Santa Messa per i fedeli di Rito Armeno (12 aprile 2015)


   Discorso - Ai partecipanti al Raduno dei Formatori di consacrati e consacrate, promosso dalla Congragazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (11 aprile 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Kenya, in Visita "ad Limina Apostolorum" (16 aprile 2015)




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14/04/2015:

  Il Signore non si stanca mai...


17/04/2015:

  Maria, Madre dei dolori, aiutaci a capire...



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Papa Francesco supera i 20 milioni di follower sul suo account Twitter @Pontifex in nove lingue, inaugurato da Benedetto XVI nel dicembre 2012. La lingua più seguita è quella spagnola con 8 milioni e 536mila follower. Seguono l’inglese con 5 milioni e 875mila, l’italiano con 2 milioni e 684 mila, il portoghese (1 milione e 352mila), il polacco (407mila), il francese (364mila), il latino (340mila), il tedesco (257mila) e l’arabo (196mila). (Da Radio Vaticana)

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Papa Francesco 12 aprile 2015 Domenica della Misericordia: Messa per il centenario del “martirio” armeno e Regina Coeli (foto,testi e video)



 Santa Messa 
 per i fedeli di Rito Armeno 

Prima della Santa Messa stamani, nella Basilica di San Pietro, per il centenario del “martirio” armeno con il rito di proclamazione a “dottore della Chiesa” di San Gregorio di Narek, Papa Francesco ha salutato i fedeli armeni.
 
Cari fratelli e sorelle armeni,
cari fratelli e sorelle!

In diverse occasioni ho definito questo tempo come un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra.

Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”; «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9; Omelia a Redipuglia, 13 settembre 2014)...

video

Omelia

San Giovanni, che era presente nel Cenacolo con gli altri discepoli quella sera del primo giorno dopo il sabato, riferisce che Gesù venne in mezzo a loro, disse: «Pace a voi!», e «mostrò loro le mani e il fianco» (20,19-20), mostrò le sue piaghe. Così essi riconobbero che non era una visione, era proprio Lui, il Signore, e furono pieni di gioia.

Otto giorni dopo Gesù venne di nuovo nel Cenacolo e mostrò le piaghe a Tommaso, perché le toccasse come lui voleva, per poter credere e diventare anch’egli un testimone della Risurrezione.

Anche a noi, oggi, in questa Domenica che san Giovanni Paolo II ha voluto intitolare alla Divina Misericordia, il Signore mostra, mediante il Vangelo, le sue piaghe. Sono piaghe di misericordia. È vero: le piaghe di Gesù sono piaghe di misericordia. Nelle [loro] sue piaghe noi siamo stati guariti.

Gesù ci invita a guardare queste piaghe, ci invita a toccarle, come ha fatto con Tommaso, per guarire la nostra incredulità. Ci invita soprattutto ad entrare nel mistero di queste piaghe, che è il mistero del suo amore misericordioso.
...

Tenendo lo sguardo rivolto alle piaghe di Gesù Risorto, possiamo cantare con la Chiesa: «Il suo amore è per sempre» (Sal 117,2); la sua misericordia è eterna. E con queste parole impresse nel cuore, camminiamo sulle strade della storia, con la mano nella mano del nostro Signore e Salvatore, nostra vita e nostra speranza.

  testo integrale dell'omelia

video

 Regina Coeli 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! 

Oggi è l’ottavo giorno dopo la Pasqua, e il Vangelo di Giovanni ci documenta le due apparizioni di Gesù Risorto agli Apostoli riuniti nel Cenacolo: quella della sera di Pasqua, assente Tommaso, e quella dopo otto giorni, presente Tommaso. La prima volta, il Signore mostrò le ferite del suo corpo ai discepoli, fece il segno di soffiare su di loro e disse: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). Trasmette ad essi la sua stessa missione, con la forza dello Spirito Santo.
...

Egli ha potuto “toccare” il Mistero pasquale che manifesta pienamente l’amore salvifico di Dio, ricco di misericordia (cfr Ef 2,4). E come Tommaso anche tutti noi: in questa seconda Domenica di Pasqua siamo invitati a contemplare nelle piaghe del Risorto la Divina Misericordia, che supera ogni umano limite e risplende sull’oscurità del male e del peccato. Un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense ricchezze dell’amore misericordioso di Dio sarà il prossimo Giubileo Straordinario della Misericordia, la cui Bolla di indizione ho promulgato ieri sera qui, nella Basilica di San Pietro. Quella Bolla incomincia con le parole “Misericordiae Vultus”: il Volto della Misericordia è Gesù Cristo. Teniamo lo sguardo rivolto a Lui, che sempre ci cerca, ci aspetta, ci perdona; tanto misericordioso, non si spaventa delle nostre miserie. Nelle sue piaghe ci guarisce e perdona tutti i nostri peccati. E la Vergine Madre ci aiuti ad essere misericordiosi con gli altri come Gesù lo è con noi.

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,
... 

Rivolgo un cordiale augurio ai fedeli delle Chiese d’Oriente che, secondo il loro calendario, celebrano oggi la Santa Pasqua. Mi unisco alla gioia del loro annuncio del Cristo Risorto: Christós anésti! Salutiamo i nostri fratelli di Oriente in questo giorno della loro Pasqua, con un applauso, tutti!

Rivolgo anche un sentito saluto ai fedeli armeni, che sono venuti a Roma e hanno partecipato alla Santa Messa con la presenza dei miei fratelli, i tre Patriarchi, e numerosi Vescovi.

Nelle settimane scorse mi sono arrivati da ogni parte del mondo tanti messaggi di auguri pasquali. Con gratitudine li ricambio a tutti. Desidero ringraziare di cuore i bambini, gli anziani, le famiglie, le diocesi, le comunità parrocchiali e religiose, gli enti e le diverse associazioni, che hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza. E continuate a pregare per me, per favore!

A tutti voi auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci!

video


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Parla Aldo Ferrari, docente di lingua e letteratura armena all'Università Ca' Foscari di Venezia: "Il genocidio c'è stato. Non può essere onestamente negato. Detto questo, il problema politico rimane perché la Turchia è un Paese forte e importante che prosegue la sua politica di negazionismo". E ancora: "Finché la Turchia non potrà parlare liberamente del suo passato e, in particolare, degli armeni e dei curdi, non potrà essere e considerarsi un Paese realmente democratico e progredito"

  Maria Chiara Biagioni:   "Il 95% degli storici condivide questa definizione"


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 15 aprile 2015 - Foto, testo e video



 15 aprile 2015 

È spuntato anche un “maxiombrello” parasole, a grandi strisce bianche e blu, tra la folla di 25mila persone che oggi ha gremito piazza san Pietro per il consueto appuntamento del mercoledì con il Papa, che è arrivato a bordo della jeep bianca scoperta qualche minuto prima delle 9.40. Protagonisti, come sempre i bambini, alcuni anche piccolissimi, che Francesco ha baciato e accarezzato, facendo fermare la “papamobile” quando necessario. Tra i selfie, i vistosi striscioni- come quello dei gruppo di preghiera di Padre Pio - e le lettere variopinte che alcuni ragazzi hanno sventolato in alto per poterle consegnare, il Papa ha trovato anche il tempo, più volte, di fare il gesto dello “scambio dello zucchetto”. Al lato del corridoio centrale che porta al centro del sagrato, hanno trovato posto anche 250 allievi della scuola sottufficiali dell’esercito di Viterbo. Il Papa ha percorso il tratto a piedi che lo ha condotto al palco al centro del sagrato salutato dal gruppo di sbandieratori di Arezzo con abiti di velluto colorato, tipici della tradizione medievale: un centinaio, che hanno alzato le loro bandiere multicolori, al suono dei tamburi.

Al termine dell'udienza generale di mercoledì in piazza San Pietro, papa Francesco ha salutato alcuni dei familiari, tra cui il marito e una figlia, di Asia Bibi, la donna cristiana pakistana accusata di blasfemia e per questo condannata a morte. La notizia diffusa dalla Radiovaticana viene confermata dal vicedirettore della sala stampa padre Ciro Benedettini. I familiari di Asia Bibi, con il loro avvocato sono giunti ieri a Roma dal Pakistan, con l'aiuto dell'organizzazione CitizenGO, per chiedere all'Italia e all'Europa tutta di agire per la liberazione della donna.  

La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (I)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La catechesi di oggi è dedicata a un aspetto centrale del tema della famiglia: quello del grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio. Questa catechesi e la prossima riguardano la differenza e la complementarità tra l’uomo e la donna, che stanno al vertice della creazione divina; le due che seguiranno poi, saranno su altri temi del Matrimonio.

Iniziamo con un breve commento al primo racconto della creazione, nel Libro della Genesi. Qui leggiamo che Dio, dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine: «a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27), così dice il Libro della Genesi.

E come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. 
Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio.
...
Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. Vorrei indicare, fra i molti, due punti che io credo debbono impegnarci con più urgenza.

Il primo. E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa. Il modo stesso con cui Gesù ha considerato la donna in un contesto meno favorevole del nostro, perché in quei tempi la donna era proprio al secondo posto, e Gesù l’ha considerata in una maniera che dà una luce potente, che illumina una strada che porta lontano, della quale abbiamo percorso soltanto un pezzetto. 
Non abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini. E’ una strada da percorrere con più creatività e audacia.
...
Da qui viene la grande responsabilità della Chiesa, di tutti i credenti, e anzitutto delle famiglie credenti, per riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra l’uomo e la donna. 
La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra uomo e donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra loro e con Dio, senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia esplicitamente alla testimonianza di questa bellezza che è l’immagine di Dio.

  video della catechesi

Saluti:
...

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana...

Un particolare pensiero va ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. In questo tempo di Pasqua, vi incoraggio ad essere dei veri testimoni della Risurrezione, nelle vostre famiglie e nei vostri ambienti di vita: cari giovani, specialmente voi studenti della Scuola Sant’Elisabetta di Roma, ricordate che la misericordia è il dono più bello di Dio; cari ammalati, lasciatevi consolare dal Padre Celeste; e voi, cari sposi novelli, vivete il vostro amore imitando l’amore misericordioso di Gesù.

  testo integrale

  video integrale



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«Dal timore alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
13 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Solo lo Spirito ci rende testimoni franchi e coraggiosi

Il cammino della Chiesa è quello della “franchezza”, “dire le cose, con libertà”. E’ quanto affermato da Papa Francesco alla Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha quindi ribadito che, come sperimentarono gli Apostoli dopo la Risurrezione di Gesù, solo lo Spirito Santo è capace di cambiare il nostro atteggiamento, la storia della nostra vita e darci coraggio. 

“Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia, partendo da questa affermazione di Pietro e Giovanni, tratta dagli Atti degli Apostoli, nella Prima Lettura.

Parlare con franchezza, senza timore
Il Pontefice rammenta che Pietro e Giovanni, dopo aver compiuto un miracolo, erano stati messi in carcere e minacciati dai sacerdoti di non parlare più in nome di Gesù, ma loro vanno avanti e quando tornano dai fratelli li incoraggiano a proclamare la Parola di Dio “con franchezza”. E, chiedono al Signore di volgere “lo sguardo alle loro minacce” e concedere “ai suoi servi” di “non di fuggire”, “di proclamare con tutta franchezza” la Sua Parola:

“Anche oggi il messaggio della Chiesa è il messaggio del cammino della franchezza, del cammino del coraggio cristiano. Questi due, semplici – come dice la Bibbia – senza istruzione, hanno avuto il coraggio. Una parola che si può tradurre ‘coraggio’, ‘franchezza’, ‘libertà di parlare’, ‘non avere paura di dire le cose’ … E’ una parola che ha tanti significati, nell’originale. La parresìa, quella franchezza … Edal timore sono passati alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà”.

Francesco si è poi soffermato sul brano del Vangelo odierno che racconta il dialogo “un po’ misterioso fra Gesù e Nicodemo”, sulla “seconda nascita”, sull’“avere una nuova vita, diversa dalla prima”.

Annunciare Cristo, senza fare “pubblicità”
Il Papa sottolinea che anche in questa storia, “in questo itinerario della franchezza”, il “vero protagonista” è “proprio lo Spirito Santo”, “perché è Lui l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di annunciare Gesù Cristo”:

“E questo coraggio dell’annuncio è quello che ci distingue dal semplice proselitismo. Noi non facciamo pubblicità, dice Gesù Cristo, per avere più ‘soci’ nella nostra ‘società spirituale’, no? Questo non serve. Non serve, non è cristiano. Quello che il cristiano fa è annunziare con coraggio e l’annuncio di Gesù Cristo provoca, mediante lo Spirito Santo, quello stupore che ci fa andare avanti”.
...

Il coraggio, una grazia che viene dallo Spirito Santo
E’ lo Spirito, ha ripreso, “a dare questa forza a questi uomini semplici e senza istruzione” come Pietro e Giovanni, “questa forza di annunziare Gesù Cristo fino alla testimonianza finale: il martirio”:

“Il cammino del coraggio cristiano è una grazia che dà lo Spirito Santo. Ci sono tante strade che possiamo prendere, anche che ci danno un certo coraggio. ‘Ma guarda che coraggioso, la decisione che ha preso! E guarda questo, guarda come ha fatto bene questo piano, ha organizzato le cose, che bravo!’: questo aiuta, ma è strumento di un’altra cosa più grande: lo Spirito. Se non c’è lo Spirito, noi possiamo fare tante cose, tanto lavoro, ma non serve a niente”.

La Chiesa, ha soggiunto Francesco, dopo Pasqua “ci prepara a ricevere lo Spirito Santo”. Per questo, è stata la sua esortazione finale, adesso, “nella celebrazione del mistero della morte e della Risurrezione di Gesù, possiamo ricordare tutta la storia di Salvezza” e “chiedere la grazia di ricevere lo Spirito perché ci dia il vero coraggio per annunciare Gesù Cristo”.

  Francesco: Chiesa abbia il coraggio di parlare con franchezza

  video


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«3 grazie da chiedere: armonia, povertà, pazienza». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
“la Chiesa non deve accumulare ricchezze”

Una comunità rinata nello Spirito Santo cerca l’armonia ed è paziente nelle sofferenze. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha inoltre avvertito che i cristiani non devono accumulare ricchezze, ma metterle a servizio di chi ha bisogno, come faceva la prima comunità guidata dagli Apostoli.

Quali frutti porta lo Spirito Santo in una comunità? Papa Francesco si è soffermato nella sua omelia sul passo degli Atti degli Apostoli che descrive la vita della prima comunità dei cristiani.

Armonia e bene comune, segni di una comunità rinata
...
Il dono della pazienza nelle difficoltà
...
Non accumulare le ricchezze, ma gestirle per il bene comune
La comunità cristiana, afferma ancora, “fa vedere che è rinata nello Spirito Santo, quando è una comunità che cerca l’armonia”, non la divisione interna; “quando cerca la povertà”, “non l’accumulo di ricchezze per sé, perché le ricchezze sono per il servizio”. E quando “non si arrabbia subito davanti alle difficoltà e si sente offesa”, ma è paziente come Gesù:

“In questa seconda settimana di Pasqua, durante la quale celebriamo i misteri pasquali, ci farà bene pensare alle nostre comunità, siano esse diocesane, parrocchiali, famigliari o tante altre, e chiedere la grazia dell’armonia che è più dell’unità - l’unità armonica, l’armonia, che è il dono dello Spirito - di chiedere la grazia della povertà – non della miseria, della povertà: cosa significa? Che se io ho quello che ho e devo gestirlo bene per il bene comune e con generosità - e chiederela grazia della pazienza, della pazienza”.

Il Signore, conclude, “ci faccia capire a tutti noi che non soltanto ognuno di noi ha ricevuto questa grazia nel Battesimo di rinascere nello Spirito ma anche le nostre comunità”.

  Il Papa: Chiesa non accumuli ricchezze, ma le gestisca con generosità
 
  video


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«Obbedire, avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede questo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
16 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
chi non dialoga vuol far tacere gli altri

Francesco ha ricordato Benedetto XVI nel giorno del suo ottantottesimo compleanno. E per il Papa emerito ha offerto la messa celebrata giovedì mattina, 16 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta, invitando i presenti a unirsi a lui nella preghiera «perché il Signore lo sostenga e gli dia tanta gioia e felicità».

All’omelia, il Pontefice ha richiamato l’attenzione sul tema dell’obbedienza, un tema posto in evidenza dalla liturgia del giorno. E ha citato subito le ultime parole del brano del vangelo di Giovanni (3, 31-36): «Chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita». Riferendosi quindi alla prima lettura (Atti degli apostoli 5, 27-33), il Pontefice ha ricordato anche quello che «gli apostoli dicono ai sommi sacerdoti: bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini».

«L’obbedienza — ha spiegato Francesco — tante volte ci porta per una strada che non è quella che io penso che deve essere: ce n’è un’altra, l’obbedienza di Gesù che dice al Padre nell’orto degli ulivi “si faccia la tua volontà”». Così facendo Gesù «ubbidisce e ci salva tutti». Dunque si deve essere pronti a «obbedire, avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede questo». E «per questo chi obbedisce ha la vita eterna; e chi non obbedisce, l’ira di Dio rimane su di lui».

Proprio «dentro questa cornice», ha affermato il Pontefice, «possiamo riflettere sulla prima lettura», più precisamente sul «dialogo fra gli apostoli e i sommi sacerdoti».
...

Del resto «questo è il dramma di questi dottori di Israele, di questi teologi del popolo di Dio: non sapevano ascoltare, non sapevano dialogare». Perché, ha affermato il Papa, «il dialogo si fa con Dio e con i fratelli». E «questa furia e la voglia di fare tacere tutti quelli che predicano, in questo caso la novità di Dio cioè Gesù è risorto» è chiaramente «il segno che non si sa dialogare, che una persona non è aperta alla voce del Signore, ai segni che il Signore fa nel popolo». Dunque, «non hanno ragione, ma arrivano» a essere furiosi e a voler mettere gli apostoli a morte. «È un itinerario doloroso» ha rimarcato Francesco, anche perché «questi sono gli stessi che hanno pagato i custodi del sepolcro per dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù: fanno di tutto per non aprirsi alla voce di Dio».

Prima di proseguire la celebrazione dell’Eucaristia — «che è la vita di Dio, che ci parla dall’alto, come Gesù dice a Nicodemo» — Francesco ha pregato «per i maestri, per i dottori, per quelli che insegnano al popolo di Dio, perché non si chiudano, perché dialoghino, e così si salvino dall’ira di Dio che, se non cambiano atteggiamento, rimarrà su di loro».

  Obbedire dialogando

  video


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«Il tempo mette le cose in armonia e ci fa vedere il giusto delle cose» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
il tempo è una grande medicina, perché c’è la speranza

Proprio «in questo momento» tanti cristiani «sono martirizzati per il nome di Gesù» e sopportano gli oltraggi con letizia, anche fino alla morte. E sempre «per amore di Gesù» ci sono persone «che subiscono umiliazioni ogni giorno», magari «per il bene della propria famiglia». È la strada giusta dell’«imitazione di Gesù» che fa vivere «la letizia che dà l’umiliazione», ha affermato Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 17 aprile, nella cappella della Casa Santa Marta.

Con la lettura degli Atti degli apostoli (5, 34-42), proposta dalla liturgia del giorno, si conclude la «storia della persecuzione degli apostoli che predicavano in nome di Gesù», di cui Francesco aveva parlato anche giovedì 16. «Sono stati gettati in carcere, liberati dall’angelo» ha ricordato il Papa; «poi insegnavano nel portico di Salomone» ma «sono portati un’altra volta al sinedrio».

La questione, ha spiegato, è che «i dottori della legge non tolleravano di sentire l’annuncio, il kerigma, l’annuncio di Gesù Cristo». Il versetto 33, in particolare, «dice che i dottori della legge, ascoltandoli, si infuriarono e volevano metterli a morte». Erano così forti «l’odio, la furia che avevano, che volevano ucciderli». Ma «in quel momento, quando forse erano pronti a prenderli e a portarli fuori per fare la lapidazione, si alzò nel sinedrio un fariseo».

E un gesto «importante», ha fatto notare il Papa, perché «non tutti i farisei erano cattivi». Non bisogna infatti pensare a loro «come se fossero diavoli: no, c’erano i cattivi e c’erano tanti buoni». E il passo degli Atti degli apostoli racconta appunto di Gamalièle, «un uomo giusto: era nel sinedrio, dottore della legge, stimato da tutto il popolo, cioè aveva autorità». Dunque, è «un uomo di autorità morale che diede ordine di fare uscire gli apostoli facendo questa riflessione: “Abbiamo visto tanti rivoluzionari che dicevano di essere il messia e poi come sono finiti? Da soli. Lasciamoli. Se è cosa di uomini, cadrà da sola. Ma se è cosa di Dio, per favore, non vi accada di trovarvi a combattere addirittura contro Dio”. E così gli altri seguirono il suo parere».

È «curioso», ha rimarcato Francesco, che quegli «uomini chiusi che erano sicuri della legge e che non volevano sentire nessuno che parlasse diversamente, che non sapevano cosa fosse il dialogo ma preferivano il monologo», abbiano alla fine «accettato questo consiglio» di prendere tempo. Proprio il tempo, infatti, «è una grande medicina, perché nel tempo c’è posto per la speranza». Tanto che «san Pietro Favre diceva che il tempo è il messaggero di Dio».

Il suggerimento di Gamalièle vale anche per i cristiani di oggi, ha precisato il Papa: «Quando noi abbiamo o pensiamo qualche cosa contro una persona, e non chiediamo consiglio, la tensione cresce, cresce, cresce e scoppia: scoppia nell’insulto, nella guerra, in tante brutte cose». Così «quando un sentimento è chiuso cresce, cresce male e si giustifica perché questi si giustificavano con la legge». Dunque «il rimedio, la medicina offerta da Gamalièle è: “Fermatevi, fermatevi”». Il suo consiglio è «dare tempo al tempo». Un avvertimento che «serve anche a noi quando abbiamo cattivi pensieri contro gli altri, cattivi sentimenti, quando abbiamo antipatia, odio: non lasciarli crescere, fermarsi, dare tempo al tempo».

Il tempo infatti, ha spiegato il Papa, «mette le cose in armonia e ci fa vedere il giusto delle cose». Ma «se tu reagisci nel momento della furia, sicuro che sarai ingiusto». E essere «ingiusto farà male anche a te stesso». Per questo, ha ribadito il Pontefice, Gamalièle dà un ottimo suggerimento riguardo al «tempo nel momento della tentazione». È questo anche «il saggio consiglio di santa Teresa di Gesù Bambino: fuggire dalla tentazione, cioè dare tempo, mettere distanza, non lasciare che cresca dentro e si giustifichi e cresca, cresca» fino a scoppiare «nell’odio, nelle inimicizie». E questo accade pure nelle famiglie, ha ricordato il Pontefice.
...

Prima di proseguire la messa, «celebrazione del mistero di Gesù, questo mistero della morte, dell’umiliazione e della gloria di Gesù», il Papa ha invitato a pregare proprio per chiedere «la grazia della pazienza: quella pazienza che ha avuto Gesù per ascoltare tutti» e per «essere aperto a tutti, e anche subire le umiliazioni per amore di tutti».

  Messa a Santa Marta - Per i cristiani martirizzati

  video


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n. 4 del 30 gennaio 2015

n. 7 del 20 febbraio 2015

n. 10 del 13 marzo 2015

n. 13 del 3 aprile 2015





 n. 2 del 16 gennaio 2015

n. 5 del 6 febbraio 2015

n. 8 del 27 febbraio 2015

n. 11 del 20 marzo 2015

n. 14 del 10 aprile 2015
       
 n. 3 del 23 gennaio 2015

n. 6 del 13 febbraio 2015

n. 9 del 7 marzo 2015

n. 12 del 27 marzo 2015
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  1) La newsletter è settimanale;

 

  2) Il servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:

      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm