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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
|
Voi che credete,
voi che sperate,
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa,
che tutto ha un senso,
che le guerre finiscono,
che la storia ha uno sbocco,
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino,
spargete la vostra gioia,
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La
generosità è contagiosa. E così in Italia si stanno moltiplicando i
casi di negozianti e ristoratori che mettono al servizio dei poveri i
cibi avanzati altrimenti destinati ai contenitori dell’immondizia. Da
Nord a Sud, da Bolzano a Palermo, spuntano come i funghi nuove
iniziative ispirate proprio alla filosofia di Non sprecare. L’ultimo
caso arriva da Quarrata, in provincia di Pistoia, e riguarda il
ristorante Il Ghiottone gestito da Emanuele Innocenti. Il titolare è un
noto ristoratore della zona, che ha conosciuto molto da vicino la
povertà e così ha stabilito di dedicare un’ora al giorno, dalle 8 alle
9 del mattino, per dare cibo agli indigenti. Tutto spiegato in un
cartello ben piazzato all’ingresso del locale, dove è scritto: «Tutte
le mattine, tranne il lunedì, dalle 8 alle 9, offro il mio cibo a chi
ne fa richiesta. Mi riservo la facoltà del dono. Se è chiuso bussate
oppure chiamatemi sul cellulare al numero…»...
Pasti gratis ai poveri ogni mattina in un ristorante di Pistoia
Cornetti,
pizzette e dolci invenduti. Tanti sono i prodotti alimentari dei bar,
dei panifici, che a fine giornata rimangono negli scaffali degli
esercizi commerciali. E pensare che questi resti di solito vengono
gettati nella spazzatura ! Invertendo questa tendenza un bar di
Ercolano “Aramar Bar”, si è distinto per aver lanciato una generosa e
redditizia iniziativa.
Tutti
i prodotti alimentari che non stati venduti in giornata, vengono
conservati e regalati a chi ne ha bisogno, dopo le ore 20.
Un modo per combattere gli sprechi e la povertà di chi non può permettersi nemmeno l’acquisto di un cornetto.
In
questi tempi di crisi, per meglio dire di povertà, spesso e volentieri
sottovalutata e che induce allo spreco, l’idea del proprietario del Bar
“ Aramar Bar”, è un grande esempio di solidarietà, che speriamo serva
da modello ispiratore per tutti gli altri commercianti...
Il bar “Aramar “ ad Ercolano dopo le 20, regala cornetti, pizze, dolci freschi di giornata
A
MODENA L’EMPORIO PORTOBELLO, IL SUPERMERCATO CONTRO LA CRISI – uno
speciale supermercato anti-crisi in cui chi è in difficoltà economica
può fare la spesa gratis. O meglio, chi riempie il carrello si impegna
a ripagare i prodotti con il proprio impegno a favore degli altri. Le
ore di volontariato a loro volta poi si trasformano in punti utili per
“l’acquisto” dei prodotti.
 Per saperne di più: http://www.portobellomodena.it/
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Pane in attesa: il sud che insegna
- RUBEN ristorante: un aiuto concreto a chi è in situazioni di difficoltà economica
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Cortei
e veglie di preghiera in tutto il paese per le 148 vittime della strage
all’università di Garissa, dove il 2 aprile quattro uomini di Al
Shabaab hanno sequestrato e ucciso centinaia di studenti nel campus
della città, al confine con la Somalia
Guarda il video della veglia per le vittime della strage in Kenia
Si
chiamano Angela, Alex, Elisabeth, Veronica, Oliver, Maria, Ruth. Hanno
dei nomi, dei visi, delle storie. Avevano delle speranze. «Non sono
solo numeri», chiedono gli amici, i parenti e i familiari delle 147
(almeno) vittime del collegio di Garissa, in Kenya, giovani
studenti trucidati dai miliziani di Al-Shabab.
Ora
in Rete si sta diffondendo una campagna nata per aiutare la società e
la popolazione a preservare la memoria, e innanzitutto, più
concretamente, a riconoscere le vittime della strage. Ripresa da Buzzfeed e aggiornata su Twitter attraverso la chiave " 147notjustanumber ",
riporta in primo piano i sorrisi delle giovani, le foto dei ragazzi
così simili a noi, ammazzati solo per le loro speranze, o la loro fede,
dalla follia jihadista. (fonte: L'ESPRESSO)
Qui i nomi e le foto degli studenti uccisi nell'attacco a Garissa
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Il
campo profughi alle porte di Damasco è uno dei luoghi simbolo della
tragedia siriana, diventato teatro di scontro tra i combattenti
palestinesi e le milizie dello Stato islamico. Esecuzioni sommarie,
rapimenti, decapitazioni e orrori senza fine come accadde nel 1995 in
Bosnia quando furono sterminate 8.372 persone di fede musulmana
Daniele Rocchi: Ieri come oggi l'immobilismo del mondo di fronte all'orrore
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“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014
PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE
HOREB n. 69 - 3/2014
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
«Padre
santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci
rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera
al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il
desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da
fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella
Trinità santa.
Accogliere,
pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù
significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico,
ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e
quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà
e nella responsabilità verso l’altro.
Oggi,
si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale
una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri
interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono
grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale
che di vicinato.
In
fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare
le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo
orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa
imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o
demagogia.
Di
conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord
e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi,
efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita
dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia,
all’abitazione, all’educazione, alla salute.
Di
fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla
preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da
Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi
solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione,
facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a
condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e,
spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le
strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini
degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è
negata.
Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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Gesù col suo sacrificio...
In Te, Divino Amore...
Voi che credete...
Per sorridere...
Selfie pasquale (vignetta) La pietra del dolore...
La Pasqua è l'evento che ha portato...
A ciascuno di voi, auguro...
Maria di Magdala mi ricorda...
Gli anni passano ma...
Emmaus è la strada di ognuno...
PREGHIERA DEI DISCEPOLI DI EMMAUS...
I bambini non sono mai...
Con i bambini...
... Non un semplice augurio...
Per sorridere
... Ma Pietro, ti ho detto di gettare la rete... (vignetta)
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... Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all'infinito.
Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre
lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare
ad altri venditori...
" ... Il mistero terribile del
Sabato santo, il suo abisso di silenzio, ha acquistato quindi nel
nostro tempo una realtà schiacciante. Giacché questo è il Sabato santo:
giorno del nascondimento di Dio, giorno di quel paradosso inaudito che
noi esprimiamo nel Credo con le parole «disceso agli inferi», disceso
dentro il mistero della morte. Il Venerdì santo potevamo ancora
guardare il trafitto. Il Sabato santo è vuoto, la pesante pietra del
sepolcro nuovo copre il defunto, tutto è passato, la fede sembra essere
definitivamente smascherata come fanatismo...
"L'angoscia di una assenza" - Tre meditazioni sul Sabato santo di Joseph Ratzinger -
"Vangelo in miniatura, è un
racconto dove fede ed emozione, ragione e sentimento, dolore e gioia,
dubbio e certezza si fondono, toccando le corde più profonde del
lettore, sia esso credente o soltanto in ricerca, creando profonde
risonanze al desiderio di mettersi in cammino verso Colui che offre la
pienezza della felicità.
Di esso sono state offerte numerose letture: quella propriamente
biblica, quella catechetica, quella liturgica…ognuna da approfondire.
Ora ci focalizzeremo sulla interpretazione del racconto.
“I discepoli di Emmaus”: un brano che ha sempre affascinato - Carlo Maria Martini
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Il teologo evangelico Dietrich
Bonhoeffer, ucciso 70 anni fa - il 9 aprile del 1945 - nel campo di
concentramento nazista di Flossenbürg con l’accusa di aver partecipato
ad una congiura contro il regime di Adolf Hitler.
Il primo servizio che si deve al prossimo...
Bonhoeffer: Agent of Grace (Il film completo)
La Chiesa è Chiesa soltanto se...
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
«Ditegli che questa è la fine per me, ma anche l’inizio. Insieme a lui
credo nel principio della nostra fratellanza universale cristiana che
si eleva al di sopra di ogni interesse nazionale e credo che la nostra
vittoria è certa...». Così Dietrich Bonhoeffer, l’8 aprile 1945, –
giorno prima della sua impiccagione – nel messaggio affidato a un
compagno di prigionia e destinato all’amico George Bell, vescovo
anglicano di Chichester, conosciuto nel 1933. Era un saluto
sprigionatosi di domenica, dal cuore di un uomo libero, calato nel
mondo e nella signoria di Gesù Cristo, un cristiano consapevole di un
destino di eternità.
Era
una domenica quando le pronunciò e Bonhoeffer era in viaggio verso il
lager di Flossenbürg. L’indomani dopo l’alba fu subito giustiziato:
nato a Breslavia, nel 1906, non aveva neanche quarant’anni. Ci fu anche
un testimone oculare che raccontò quelle ultime sequenze di vita,
settant’anni fa. Era il medico del campo. Uno che di lui non sapeva
niente. E che ha lasciato scritto altre parole capaci di commuoverci:
«Attraverso la porta semiaperta in una stanza delle baracche vidi il
Pastore Bonhoeffer, prima di levarsi la sua divisa carceraria,
inginocchiarsi sul pavimento per pregare Dio con fervore. Fui
profondamente toccato dal modo in cui questo uomo amabile pregava, così
devoto e sicuro che Dio udisse la sua preghiera». E ancora: «Sul posto
dell’esecuzione, disse un’altra breve preghiera e quindi salì gli
scalini verso il patibolo, coraggioso e composto. La sua morte seguì
dopo pochi secondi. Nei quasi cinquant’anni di professione medica, non
ho mai visto un uomo morire così totalmente sottomesso alla volontà di
Dio»...
BONHOEFFER 9 aprile 1945-2015. Il cristiano che sfidò Hitler
Bonhoeffer La vita del teologo che sfidò Hitler
video
Settant’anni
fa, il 9 aprile 1945, veniva assassinato, nel campo di concentramento
di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer. Egli è divenuto, nel frattempo,
non solo un simbolo, ma addirittura un mito. Le ragioni sono numerose.
Anzitutto,
l’intreccio tra il suo pensiero e la sua biografia, suggellati dal
martirio, ne hanno fatto per le chiese l’occasione o anche (per usare
una parola non bella, ma pertinente) lo strumento per recuperare
credibilità dopo i compromessi e i silenzi che hanno caratterizzato
l’epoca dei fascismi. La prosa incisiva di Bonhoeffer accompagna un
coraggio personale non comune, frutto della ferrea disciplina
spirituale, in parte ereditata dal contesto familiare, in parte
coltivata mediante una severa spiritualità, fatta di lettura biblica e
preghiere quotidiane, ascesi «laica», ma molto pronunciata, controllo
sui propri sentimenti. È persino troppo facile trovare nei suoi
scritti, o negli episodi della sua vita, la citazione folgorante per
concludere un sermone, l’intuizione suggestiva che mette in moto il
pensiero, la parola che commuove. Bonhoeffer è il cristiano che molti
vorrebbero essere, l’uomo di chiesa che non teme di sporcarsi le mani
con la politica, il pacifista che non si rende schiavo nemmeno dei
propri ideali, e prepara un attentato dinamitardo contro Hitler...
Il protestantesimo nominale è finito
Pino Petruzzelli recita Bonhoeffer
video
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“L’essere cristiano non è
affare di un momento, ma esige tempo”. “Solo la poca fede può
sconfiggerci”. Sono parole e pensieri del teologo evangelico Dietrich
Bonhoeffer, ucciso 70 anni fa - il 9 aprile del 1945 - nel campo di
concentramento nazista di Flossenbürg con l’accusa di aver partecipato
ad una congiura contro il regime di Adolf Hitler. Sulla figura di
Bonhoeffer, Amedeo Lomonaco ha intervistato il teologo e arcivescovo di Oristano, mons. Ignazio Sanna
RADIO VATICANA: 70 anni fa la morte in un lager nazista del teologo Bonhoeffer
La commovente storia del teologo giustiziato il 9 aprile di 70 anni fa nel campo di concentramento di Flossenburg
Alessandro Notamicola: Dietrich Bonhoeffer: il teologo inviso a Hitler e al Nazismo
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Il 10 aprile 1955 moriva a New York padre Pierre Teilhard de Chardin.
Il passato mi ha rivelato...
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... A sessant’anni dalla
scomparsa di Teilhard de Chardin, sembra opportuno dedicare molta più
attenzione ai numerosi suoi scritti riguardanti la Noosfera, da lui
profetizzata nel 1925. Il futuro dell’umanità non è affatto privi di
rischi e, dunque, «la costruzione della Noosfera – come egli ha
sottolineato – non potrebbe essere semplicemente istintiva e passiva.
Ma aspetta da noi una collaborazione attiva e diretta, uno slancio
vigoroso fatto di convinzione e di speranza».
Fabio Mantovani: Teilhard de Chardin e il futuro dell'universo
È una fra le più singolari
figure della cultura cattolica del secolo scorso, geologo e
paleontologo di fama mondiale, dalla folgorante spiritualità, ma le cui
teorie avevano attirato qualche diffidenza da parte della Chiesa. Un
anno prima aveva confidato a un amico: "Vorrei morire il giorno della
Risurrezione"
Angelo Paoluzi: Il desiderio realizzato del "gesuita proibito"
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Pasqua: l'amore che vince la morte
Intervista di Silvia Truzzi a ENZO BIANCHI
Da
qualche giorno ci facciamo gli auguri: "Buona Pasqua" o "Buone feste".
Ma questo "passaggio, la festa, può significare qualcosa anche per chi
non ha la fede? Lo abbiamo chiesto a Enzo Bianchi, priore della
Comunità di Bose e scrittore. Al telefono, con la voce bassa e gentile
che è da sola un balsamo, comincia così:
"Per
i cristiani la Pasqua è il significato che fonda tutta la loro fede,
perché è la memoria della Resurrezione di Gesù Cristo. E quindi del
fatto che la morte non è più l'ultima frontiera. Gesù era un uomo, ma
era anche il figlio di Dio: i cristiani lo confessano nel Credo.
Costantemente. Paolo l'apostolo arriva a dire "Se Cristo non è risorto,
vana è la nostra fede". Quindi la fede dei cristiani si fonda tutta
sulla Resurrezione di Gesù, che attualmente è vivente e presente
all'interno della Storia come qualcuno che ne cambia definitivamente le
sorti.
E per chi non crede?
Per
credere nella Resurrezione occorre che ci sia la fede. E la fede è un
dono di Dio. Ma il messaggio della Pasqua vale per tutti. Se vogliamo
decodificarla dalle formule teologiche o dogmatiche, la Pasqua ci dice
che un uomo, Gesù Cristo, avendo vissuto l'amore fino all'estremo,
facendo del bene, non rispondendo alla violenza, servendo gli uomini e
i fratelli è andato alla morte, condannato dal potere religioso e dal
potere politico totalitario: accade sempre ai giusti e a tutti quelli
che nella Storia si sono opposti al male.
Questo
suo amore non poteva finire nella morte. In ogni cultura c'è
l'opposizione tra eros e thanatos, l'amore e la morte che si
combattono. E' qualcosa che viviamo nelle nostre vite: quando amiamo
vorremmo che questo amore fosse eterno. Quando diciamo a una persona
"ti amo" è un dire che l'amore sta iscritto nell'eternità. Perfino il
Cantico dei Cantici termina dicendo che amore e morte stanno in un
duello. E che l'amore è tenace e forte come la morte. Ma il Cantico dei
cantici non risolve il problema. Invece il Cristianesimo nella sua fede
ha questo messaggio: l'amore è più forte e la morte non può essere
l'ultima parola. L'amore può vincere: questa idea può interessare tutti.
Perchè?
Tutti
gli uomini, tutti, sanno che cos'è l'amore: lo sperimentano. Sanno come
sia la cosa più grande. Ciò che può dare senso. Al di là della vita
eterna o del Paradiso, l'insegnamento che l'amore vince è universale,
perché c'è qualcosa che travalica l'assurdità della morte, qualcosa che
può combattere l'ingiustizia della morte. L'impegno dell'uomo ad amare
è insieme il più grande sforzo e la più grande battaglia. La morte poi
non è solo la fine dell'esistenza: ogni giorno possiamo trovarla
accanto a noi. Le situazioni di morte sono molteplici, ma si può
batterle.
Che cos'è Il mistero pasquale?
...
Pasqua: l'amore che vince la morte
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Il dialogo tra Gesù e Maria Maddalena davanti al sepolcro vuoto -
Come nel giardino del Cantico dei cantici
Come
prima «stava» insieme alle altre donne e al discepolo amato presso la
croce di Gesù così ora «sta» davanti al sepolcro. La sua presenza
insaziata, tenace, nel luogo della morte e della sepoltura ricorda
anche lo «stare» del testimone Giovanni dal quale prende avvio la
storia discepolare (cfr. 1, 35). Il suo «stare», dunque, definisce un
arco tra inizio e fine del discepolato storico di Gesù e, al contempo,
inaugura l’inizio della testimonianza pasquale del Risorto. Prima
dell’incontro con il Risorto, però, lo stare di Maria è caratterizzato
da un lutto senza consolazione.
Il
racconto giovanneo richiama, a questo punto, la tradizione sulla
visione angelica avuta dalle donne (cfr. Matteo, 2-7; Marco, 5-7; Luca,
4-7.23), ma attribuisce a essa tutt’altra funzione. Dalla bocca degli
angeli in bianche vesti, infatti, non viene alcun annunzio pasquale. Il
dialogo con loro serve perché la Maddalena espliciti nuovamente,
stavolta in prima persona singolare, il profondo smarrimento per la
perdita del «suo Signore» che essa cerca cadavere («Donna, perché
piangi?»). Con la loro presenza, d’altronde, essi esprimono già
l’irruzione della vita divina nel luogo della morte. La loro posizione
fisica, che evoca quella dei cherubini l’uno di fronte all’altro ai
lati del propiziatorio dell’arca dell’alleanza (cfr. Esodo, 25, 17-22;
,6-9; Numeri, 7, 89; i Re 8, 6s), richiama al lettore la verità sul
«corpo» di Gesù, «santuario» della presenza di Dio, e il segno promesso
del suo rialzamento (cfr. 2, 18-22)...
Il dialogo tra Gesù e Maria Maddalena davanti al sepolcro vuoto - Come nel giardino del Cantico dei cantici
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Quella libertà audace di avere fiducia
di mons. Bruno Forte
arcivescovo di Chieti - Vasto
Era
stata numerosa e intensa la partecipazione dei giovani all'incontro col
vescovo: alcune centinaia di ragazzi, dai sedici anni in su,
provenienti delle varie realtà della diocesi a me affidata. Alla
domanda postami alla fine - che cosa vorrebbe ci restasse di questo
incontro? - ho risposto così: il mio auspicio è che resti in tutti una
domanda. Si tratta dell'interrogativo decisivo, da porsi ogni giorno
nel profondo del cuore: che fiducia abbiamo in noi stessi? Sono
convinto che la malattia sottile e insidiosa del tempo che viviamo,
quella che è alla base della crisi che abbiamo attraversato come Paese
e che non è ancora finita, sia proprio la mancanza di fiducia. Chi non
ha fiducia, non spera, e chi non spera non osa, fuggendo così davanti
alle sfide e alle risorse della vita. Ritrovare la fiducia in se
stessi, negli altri, in Dio, è la medicina dell'anima di cui tutti
abbiamo bisogno, di cui ha bisogno la nostra società per ripartire
veramente e con frutto. Come fare? Provo a indicare i passi che ho
proposto ai giovani. Il primo, quello che ritengo fondamentale, è
l'amore: chi non ama non saprà mai che cosa vuol dire fiducia, perché
l'amore è fidarsi dell'altro, affidarsi all'altro e confidare nel
rapporto d'amore come sorgente di vita e di speranza. Non si tratta
solo di amare qualcuno: ciò che è necessario è aprirsi alla relazione
di uscita da sé e di dono che è il fondamento del rapporto d'amore con
l'altro, con Dio e con il prossimo. Scopriamo noi stessi nella
ricchezza delle nostre potenzialità (e non c'è nessuno che non ne
abbia!) e impariamo ad avere fiducia in esse se iniziamo ad amare e a
servire qualcuno, specie se piccolo e povero, sofferente e perfino
ribelle alla vita, e se ci impegniamo a vedere nell'altro un soggetto
degno d'amore e capace di donare amore. Se non diamo il primo posto
all'altro, se non accogliamo la sfida di Dio e del prossimo da amare,
non troveremo neanche noi stessi, né riusciremo a discernere le
possibilità che possono rendere la nostra vita bella e degna di essere
vissuta.
...
Il
credente sa che la via regale per accettare la sfida è la preghiera,
fatta di ascolto perseverante di Dio e degli altri che ci portino a
Lui. Nella preghiera i desideri si purificano e vengono a incontrare il
desiderio di Dio. Pregare vuol dire dare tempo all'azione divina su di
noi, lasciandosi amare da Dio, facendosi ascolto, docilità profonda e
dono davanti a Lui e per gli altri. Vivere tutto questo è sorgente di
luce e di forza, di gioia profonda e di pace. Questo vuol dire la
Pasqua di Gesù, morto per ognuno di noi e risorto alla vita per dare a
tutti coloro che vogliano la forza di amare. È questa la Pasqua di cui
mi sembra abbiamo tutti immenso bisogno!
Quella libertà audace di avere fiducia
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Rinnovo promesse battesimali
- PASQUA 2015 -
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
....
Rinunziate al peccato, al riconoscere all'economia o alle armi le
uniche leggi capaci di regolare i rapporti umani; rinunziate ad ogni
forma di indifferenza e di superficialità per vivere nella libertà
costosa dei Figli di Dio?
...
Rinunciate ai rancori, alle vendette ad ogni forma di violenza e di guerra e a tutto ciò che prepara ad esse?
...
Credete
in Dio, Padre di misericordia, sostegno del debole e dell'indifeso che
chiama tutte le creature umane a vivere come una sola famiglia?
(ce
lo dobbiamo ricordare quando parliamo male di questi che arrivano
dall'Africa, ricordatevi che abbiamo detto "Credo" una sola famiglia...)
...
video
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 20,1-9
"Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo hanno posto".
E' il grido angosciato di Maria di Magdala che, nella tenebra della sua
'notte oscura', cerca invano tra i morti il corpo del suo amato
Signore. Il sepolcro - luogo dove tutti un giorno saremo riuniti, tutti
ugualmente sconfitti, preda della morte - è vuoto. E' la grande
sorpresa del mattino della nuova Pasqua, il presupposto fondante della
nostra fede in Gesù, Messia, Figlio di Dio.
"Christòs Anéste. Alethòs Anéste!" è
così che, secondo un'antica tradizione, si salutano i nostri fratelli
Ortodossi il giorno di Pasqua. E' il grido di incontenibile gioia di
tutti coloro che fanno esperienza del Risorto, di quanti credono che la
vita non ha fine e che la resurrezione e non la morte è il destino
ultimo dell'uomo, il salario di coloro che fanno dell'amore la loro
unica ragione di vita.
...
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...
Nello stile di Francesco, il Giubileo non sarà incentrato su Roma, ma
decentrato in ogni diocesi. Questa non è una novità: anche i precedenti
Anni Santi si potevano celebrare nelle Chiese locali. È probabile però
che questo aspetto sia ulteriormente accentuato. I gesti del Papa, gli
eventi in calendario nella Chiesa di Roma ancora in via di definizione,
saranno ripetuti in tutte le Chiese del mondo. Ci sarà certo chi vorrà
visitare Roma, passare attraverso la Porta Santa della basilica di
San Pietro, ma non sarà necessario farlo per vivere il Giubileo
incentrato sulla misericordia di Dio Padre che mai si stanca di
perdonare e di accogliere a braccia aperte i suoi figli. Un messaggio
che rappresenta il cuore e il fulcro del pontificato di Francesco...
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Un commento scientifico,
puntuale, su tutti – ma proprio tutti, paragrafo per paragrafo – i
documenti del Concilio vaticano II (costituzioni, decreti,
dichiarazioni). Un’opera in nove volumi - al momento è stato
pubblicato il primo, il secondo è imminente - che vede coinvolti una
trentina di teologi italiani, uomini e donne. Qualche nome? Piero Coda,
Maurizio Gronchi, Roberto Repole, Giacomo Canobbio, Angelo Maffeis,
Serena Noceti, Sandra Mazzolini. Insomma, una task force della teologia
"made in Italy" messa in campo dall’Associazione Teologica Italiana
(ATI) per pubblicare, grazie alle Edizioni Dehoniane di Bologna,
questo nuovo, monumentale, lavoro.
Mauro Pianta: «Così sfatiamo i luoghi comuni sul Concilio»
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... È
il cuore di un vivo, è il cuore del Vivente, è il cuore della Vita; il
cuore che ci consente di avere passione per la vita e di patire per la
vita; il cuore che ci concede il trasporto erotico per il creato e le
creature e la capacità di patire per il creato e le creature. Il cuore
di Dio, spiritualmente trapiantato in noi grazie al Battesimo e
riparato dagli altri Sacramenti, batte fortissimo nel petto dei
cristiani, che per questo ogni giorno, se vogliono risorgono....
Alessandro D'Avenia: Pasqua: questo giorno, ogni giorno
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Un
duplice auspicio affinché la comunità internazionale «non volga lo
sguardo dall’altra parte» e «non assista muta e inerte di fronte»
all’«inaccettabile crimine» delle persecuzioni dei cristiani è stato
espresso da Papa Francesco nel lunedì dell’angelo, quasi a voler
riassumere quella che è stata la sua preoccupazione costante durante le
celebrazioni pasquali. Al Regina caeli recitato con i fedeli presenti
in piazza San Pietro la mattina del 6 aprile, il Pontefice è infatti
tornato a chiedere «difesa e protezione dei nostri fratelli e delle
nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo
fatto di essere cristiani». Del resto essi sono «i nostri martiri di
oggi» e la loro persecuzione «costituisce una preoccupante deriva dei
diritti umani più elementari».
...
Durante
le celebrazioni pasquali l’invito del Papa alla comunità internazionale
di fronte alle persecuzioni contro i cristiani - Non voltare lo sguardo
“Il
mondo propone di imporsi a tutti i costi, di competere, di farsi
valere… Ma i cristiani, per la grazia di Cristo morto e risorto, sono
igermogli di un’altra umanità, nella quale cerchiamo di vivere al
servizio gli uni degli altri, di non essere arroganti ma disponibili e
rispettosi. Questa non è debolezza, ma vera forza! Chi porta dentro di
sé la forza di Dio, il suo amore e la sua giustizia, non ha bisogno di
usare violenza, ma parla e agisce con la forza della verità, della
bellezza e dell’amore” (Messaggio pasquale, 5 aprile 2015).
All’indomani della Pasqua le parole di Francesco fotografano la
condizione di un mondo che ha assistito attonito alla tragedia del
campus universitario di Garissa con il martirio di 148 giovani
cristiani. L’appello del Papa non incita allo “scontro di civiltà” e
neanche si adegua al mutismo e al linguaggio felpato delle diplomazie
internazionali. Chiama per nome le cose senza incitare alla “guerra
santa”, magari travestita da inconfessati interessi occidentali. Emerge
così quella “differenza” del cristianesimo che è la via migliore di
tutte e che probabilmente, a lungo andare, non può lasciare
indifferente il nostro mondo, per quanto distratto e annoiato.
Ritrovare
in mezzo alla barbarie di questi giorni la consapevolezza e l’orgoglio
dell’identità cristiana, vuol dire riprendere l’iniziativa e stare al
mondo senza rinunciare al proprio contributo di verità, di amore e di
bellezza.
...
Con negli occhi il dramma di Garissa
...
Mi chiedo dove sia la Sinistra, con la S maiuscola, quell'ampio
schieramento sociale che è tale perché ha una storia e dei principi,
perché è fuori dalle gabbie e dalle beghe delle quotidianità, che ama
se stesso perché ama il suo senso della giustizia. Dov'è in questo
momento di fronte al più terribile dei crimini perpetrati oggi contro i
deboli?
Parlo, si, delle stragi di cristiani che
bagnano di sangue tante terre del mondo. Perché non ricevo appelli da
firmare ( eppure me ne inviano di ogni tipo)? Perché nessuno promuove
non dico una manifestazione ma un sit-in, o una qualunque riunione? Non
all'uditorium, non all'Ambra Jovinelli, ma nemmeno in un padiglione
qualunque di periferia, o in una piazza storica occupata dalla Cgil o
dalla Fiom. Nulla. Non sento slogan, non arrivano documenti, né
appelli, né proposte di sottoscrizione.
Non
se ne parla nei talk show, non parliamo dei talent o di Amici . La Tv è
altrove, lo sappiamo, soprattutto noi che ci lavoriamo. Ma nemmeno c'è
la fila, qui, dentro questo ufficio dell' HuffPost, di giovani e
ambiziosi giornalisti che vogliono " dare voce", come si ama dire, a
questi nuovi deboli e indifesi.
...
Sono però una giornalista e credo di riuscire ancora a capire cosa è una notizia. E la notizia di questi giorni è la solitudine in cui è stato lasciato proprio questo popolarissimo Papa,
da mesi voce unica nel denunciare le stragi dei fedeli e oggi unico
capo di stato a puntare il dito contro l'immobilismo delle Nazioni
Occidentali su questi eccidi. L'esatto contrario di Charlie Hebdo,
insomma.
Le
ragioni di tanto silenzio e imbarazzo degli Stati Occidentali si
conoscono molto bene. Le si può leggere in filigrana nelle stesse
spiegazioni che il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino,
ha fornito all'intervento di Papa Francesco. "L'appello del Papa non
incita allo 'scontro di civiltà' " si è sentito in obbligo di spiegare
Galantino. E ha persino chiarito l'ovvio, cioè che Francesco non
intende incitare alla "guerra santa".
Questo
è il punto su cui si paralizza tutto: la paura che la difesa dei
cristiani significhi accendere altre mine nel già duro scontro,
significhi dare via libera a una controreazione, significhi infine
legittimare tutta quella destra che già ora in Occidente per propri
interessi politici soffia sul fuoco del razzismo e dello scontro di
civiltà.
Ma
se ben sappiamo che il rispetto dei diritti umani è in genere la prima
vittima sacrificale delle ragioni di Stato, possiamo anche noi
cittadini, noi opinione pubblica, accodarci a questi timori e a questi
opportunismi? ...
La solitudine di Francesco, il silenzio della sinistra sui cristiani
...
Il solo che faccia un discorso forte di pace e di fratellanza è il
nostro incredibile papa Francesco. L’uomo che porge la mano ai capi di
altre religioni, l’uomo che predica la tenerezza e l’accoglienza.
L’unico che abbia capito il linguaggio giusto in questo momento di
pubblici e privati conflitti. È molto difficile combattere contro chi
insegue il martirio come bene supremo. «Anche i martiri cristiani
cercavano la morte, come testimonianza di fede», dice qualcuno. Ma non
hanno mai pensato di adoperare il proprio sacrificio per uccidere piu
persone possibili, meglio se innocenti, meglio se vicini per lingua e
abitudini. L’idea del suicidio-omicidio è una perversione religiosa, in
cui tantissimi musulmani non si riconoscono per niente. E noi dovremmo
fare alleanza con costoro, anziché indicarli come un unico universo
ostile e minaccioso a cui fare la guerra...
Le rare parole di pace in mezzo a troppi conflitti (pdf)
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Iraq. La fede dei piccoli
La testimonianza di Myriam, profuga a 10 anni
Anche
una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e
serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un'esperienza
dura come quella di un profugo, senza odiare chi l'ha costretta ad
abbandonare la sua casa.
È
il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord
dell'Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è
stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è
intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che
opera in Medio Oriente. (fonte: Avvenire)
VIDEO
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Quali possibilità di incontro? Quale dialogo? E ancora: il dilagare del terrorismo. Quali possibili misure?
Fabio Mandato: Il Giubileo della misericordia e il mondo islamico
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Le
migrazioni non sono «un’emergenza» o «un fenomeno temporaneo» ma «un
fatto ordinario di vita». Mosso da questa convinzione, il cardinale
Francesco Montenegro denuncia l’inefficacia di «risposte rabberciate ed
estemporanee» e chiede un cambiamento «strutturale» e «culturale»
nell’atteggiamento verso i migranti. In questa intervista al nostro
giornale l’arcivescovo di Agrigento, che ha ricevuto la porpora da
Francesco nel concistoro del 14 febbraio scorso, ricorda l’emozione di
quei giorni e rilancia la vocazione della terra siciliana a essere
ponte di dialogo e accoglienza tra popoli e religioni diverse.
L'OSSERVATORE ROMANO: A colloquio con il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento - Sette pilastri
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Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 6 aprile 2015
Udienza Generale - dell'8 aprile 2015: La Famiglia - 9. I Bambini (II)
Messaggio "Urbi et Orbi" - Pasqua 2015
Omelia - Veglia Pasquale nella Notte Santa (4 aprile 2015)
Discorso - Via Crucis presieduta dal Santo Padre al Colosseo - Venerdì Santo (3 aprile 2015)
Discorso - Al Sinodo Patriarcale della Chiesa Armeno-Cattolica (9 aprile 2015)
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05/04/2015:
06/04/2015:
09/04/2015:
10/04/2015:
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
2 aprile 2015
Nel
Giovedì Santo, Papa Francesco si è recato alla casa circondariale Nuovo
Complesso Rebibbia di Roma dove è arrivato alle 17.14.
Nel
cortile interno il Santo Padre ha salutato numerose autorità, personale
ecclesiastico e fedeli, un primo gruppo di detenuti, decine, molti dei
quali lo hanno abbracciato con emozione e grande affetto. Un detenuto
ha un cartello appeso al collo e Francesco si è fermato un po' più a
lungo con lui. Il Pontefice ha accanto solo il cappellano di Rebibbia,
don Sandro Spriano. Il comandante della Gendarmeria, Domenico Giani, li
segue a una certa distanza. Applausi, grida di entusiasmo, calorose
strette di mano, abbracci, baci sulla guancia o sulle mani, sorrisi per
il Papa dai carcerati, separati da una transenna e salutati uno a uno
da Francesco, che ha anche letto i cartelli che tenevano in mano, tanti
con la scritta "W il Papa!", uno con la richiesta "Benedici chi non c'è
più" posta accanto a uno foto. A tutti, Jorge Mario Bergoglio riserva
una parola di conforto e di incoraggiamento. Questo saluto si è
prolungato per molti minuti. Alla fine il Papa, usando un microfono ha
ringraziato tutti per “l’accoglienza calorosa e sentita ...” “Grazie
tante“, ha concluso visibilmente emozionato.
video
Alle
ore 17.35, il Papa è entrato nella chiesa “Padre Nostro” per presiedere
la celebrazione della Messa in coena Domini, inizio del Triduo
Pasquale, nel corso della quale ha lavato i piedi ad alcuni detenuti e
ad alcune detenute della vicina casa circondariale femminile.
– La Santa Messa inizia alle 17.51 con la processione che entra in chiesa. testo integrale dell'omelia pronunciata a braccio
video
Dopo
l'omelia il Papa ha indossato un grembiule bianco, si è inchinato e a
lavare, asciugare e baciare i piedi a dodici detenuti, sei uomini e sei
donne, per metà stranieri. Tra loro due nigeriane, una congolese,
un'ecuadoregna, un brasiliano e un nigeriano. Gli altri sei, due donne
e quattro uomini, sono italiani.
video
Molti
di loro hanno pianto molto, durante tutto il rito. Come la giovane
nigeriana che teneva in braccio il suo bambino (anche a lui Francesco
ha lavato e baciato i piedini). Al
termine della celebrazione Papa Francesco si è intrattenuto a lungo
nella cappella di Rebbibia a salutare e abbracciare i detenuti.
Baciato,
accarezzato e quasi strattonato dai carcerati, che i gendarmi vaticani
hanno lasciato avvicinarsi al Papa senza interferire con il noto
desiderio di Bergoglio di avere un contatto diretto con i fedeli. Il
Papa è uscito accompagnato da un applauso.
video
video integrale
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Veglia Pasquale
Notte di veglia è questa notte.
Non
dorme il Signore, veglia il Custode del suo popolo (cfr Sal 121,4), per
farlo uscire dalla schiavitù e aprirgli la strada della libertà.
Il
Signore veglia e con la potenza del suo amore fa passare il popolo
attraverso il Mar Rosso; e fa passare Gesù attraverso l’abisso della
morte e degli inferi.
Notte
di veglia fu questa per i discepoli e le discepole di Gesù. Notte di
dolore e di paura. Gli uomini rimasero chiusi nel cenacolo. Le donne,
invece, all’alba del giorno dopo il sabato, andarono al sepolcro per
ungere il corpo di Gesù. Il loro cuore era pieno di commozione e si
domandavano: “Come faremo ad entrare?, chi ci rotolerà la pietra del
sepolcro?...”. Ma ecco il primo segno dell’Evento: la grande pietra era
già stata ribaltata e la tomba era aperta!
...
il testo integrale dell'omelia
video
il video integrale
Messaggio e Benedizione Urbi et Orbi
Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua.
Gesù Cristo è risorto!
L’amore ha sconfitto l’odio, la vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre!
Gesù
Cristo, per amore nostro, si è spogliato della sua gloria divina; ha
svuotato se stesso, ha assunto la forma di servo e si è umiliato fino
alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e lo
ha fatto Signore dell’universo. Gesù è Signore!
Con
la sua morte e risurrezione Gesù indica a tutti la via della vita e
della felicità: questa via è l’umiltà, che comporta l’umiliazione.
Questa è la strada che conduce alla gloria. Solo chi si umilia può
andare verso le “cose di lassù”, verso Dio (cfr Col 3,1-4).
L’orgoglioso guarda “dall’alto in basso”, l’umile guarda “dal basso in
alto”.
...
il testo integrale
video
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8 aprile 2015
Tra
i circa 25mila presenti oggi in una piazza san Pietro baciata dal sole,
ci sono anche circa 7.200 ragazzi della “professione di fede”,
provenienti dall’arcidiocesi di Milano. Il Papa ha fatto il suo
ingresso sulla jeep bianca scoperta intorno alle 9.30, salutando
bambini di cui molti anche piccolissimi, ai quali ha rimesso il ciuccio
in bocca o rialzato il cappuccio, per proteggerli dal vento. Non è
mancato lo “scambio dello zucchetto”. Prima di fermare la “papamobile”
per raggiungere la sua postazione al centro del sagrato a piedi,
Francesco è sceso per salutare un gruppo di ragazzi che lo acclamavano
a gran voce. Tra i gruppi presenti all’udienza odierna, anche 1.500
membri della Associazione nazionale delle Università della Terza età ed
alcuni rappresentanti dell’Associazione familiari vittime della strada.
La Famiglia - 9. I Bambini (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle
catechesi sulla famiglia completiamo oggi la riflessione sui bambini,
che sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato
all’uomo e alla donna. Abbiamo già parlato del grande dono che sono i
bambini, oggi dobbiamo purtroppo parlare delle “storie di passione” che
vivono molti di loro.
Tanti
bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della
loro infanzia e del loro futuro. Qualcuno osa dire, quasi per
giustificarsi, che è stato un errore farli venire al mondo. Questo è
vergognoso! Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore! I
bambini non sono mai “un errore”. La loro fame non è un errore, come
non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono – tanti
bambini abbandonati per le strade; e non lo è neppure la loro ignoranza
o la loro incapacità – tanti bambini che non sanno cosa è una scuola.
Semmai, questi sono motivi per amarli di più, con maggiore generosità.
Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei
diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli
adulti?
Coloro
che hanno il compito di governare, di educare, ma direi tutti gli
adulti, siamo responsabili dei bambini e di fare ciascuno ciò che può
per cambiare questa situazione. Mi riferisco alla “passione” dei
bambini. Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada
mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure
mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi
adulti abbiamo costruito. E purtroppo questi bambini sono preda dei
delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o
addestrandoli alla guerra e alla violenza. Ma anche nei Paesi
cosiddetti ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo
pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di
condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono infanzie violate
nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di questi bambini è dimenticato dal
Padre che è nei cieli! Nessuna delle loro lacrime va perduta! Come
neppure va perduta la nostra responsabilità, la responsabilità sociale
delle persone, di ognuno di noi, e dei Paesi.
Una
volta Gesù rimproverò i suoi discepoli perché allontanavano i bambini
che i genitori gli portavano, perché li benedicesse. E’ commovente la
narrazione evangelica: «Allora gli furono portati dei bambini perché
imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me;
a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”. E, dopo
avere imposto loro le mani, andò via di là» (Mt 19,13-15). Che bella
questa fiducia dei genitori, e questa risposta di Gesù! Come vorrei che
questa pagina diventasse la storia normale di tutti i bambini! E’ vero
che grazie a Dio i bambini con gravi difficoltà trovano molto spesso
genitori straordinari, pronti ad ogni sacrificio e ad ogni generosità.
Ma questi genitori non dovrebbero essere lasciati soli! Dovremmo
accompagnare la loro fatica, ma anche offrire loro momenti di gioia
condivisa e di allegria spensierata, perché non siano presi solo dalla
routine terapeutica.
Quando
si tratta dei bambini, in ogni caso, non si dovrebbero sentire quelle
formule da difesa legale d’ufficio, tipo: “dopo tutto, noi non siamo un
ente di beneficenza”; oppure: “nel proprio privato, ognuno è libero di
fare ciò che vuole”; o anche: “ci spiace, non possiamo farci nulla”.
Queste parole non servono quando si tratta dei bambini.
Troppo
spesso sui bambini ricadono gli effetti di vite logorate da un lavoro
precario e malpagato, da orari insostenibili, da trasporti
inefficienti… Ma i bambini pagano anche il prezzo di unioni immature e
di separazioni irresponsabili: essi sono le prime vittime; subiscono
gli esiti della cultura dei diritti soggettivi esasperati, e ne
diventano poi i figli più precoci. Spesso assorbono violenza che non
sono in grado di “smaltire”, e sotto gli occhi dei grandi sono
costretti ad assuefarsi al degrado.
Anche
in questa nostra epoca, come in passato, la Chiesa mette la sua
maternità al servizio dei bambini e delle loro famiglie. Ai genitori e
ai figli di questo nostro mondo porta la benedizione di Dio, la
tenerezza materna, il rimprovero fermo e la condanna decisa. Con i
bambini non si scherza!
Pensate
che cosa sarebbe una società che decidesse, una volta per tutte, di
stabilire questo principio: “E’ vero che non siamo perfetti e che
facciamo molti errori. Ma quando si tratta dei bambini che vengono al
mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o
troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno
sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della
vita e alla prepotenza degli uomini”. Come sarebbe bella una società
così! Io dico che a questa società, molto sarebbe perdonato, dei suoi
innumerevoli errori. Molto, davvero.
Il
Signore giudica la nostra vita ascoltando quello che gli riferiscono
gli angeli dei bambini, angeli che “vedono sempre il volto del Padre
che è nei cieli” (cfr Mt 18,10). Domandiamoci sempre: che cosa
racconteranno a Dio, di noi, questi angeli dei bambini?
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...
Porgo
un particolare pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
L’annuncio pasquale continui a farci ardere il cuore nel petto, come ai
discepoli di Emmaus: cari giovani, solo il Signore Gesù può rispondere
completamente alle aspirazioni di felicità e di bene nella vostra vita;
cari ammalati, non c’è consolazione più bella alla vostra sofferenza
della certezza della Risurrezione di Cristo; e voi, cari sposi novelli,
vivete il vostro matrimonio in concreta adesione a Cristo e agli
insegnamenti del Vangelo.
testo integrale
video integrale
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Città
del Vaticano, ore 20.10, a pochi metri dalla Porta di Sant'Anna. Un
furgone Ducato Fiat di colore grigio con il bagagliaio zeppo di cibo in
scatola, latte, succhi, cassette di frutta, kit con spazzolino e
dentifricio. Un piccolo gruppo di persone prima di salirvi recita il
Padre Nostro. Ci sono due vescovi - uno eletto ma non ancora consacrato
- insieme a delle suore e a cinque guardie svizzere fuori servizio, in
jeans e giubbotto. Sta per iniziare l'ultimo atto di una giornata che
abbiamo trascorso nella Roma più nascosta, quella degli «invisibili»: i
senzatetto che vivono per la strada. Poveri che la Chiesa, le
parrocchie e le associazioni della città, come per esempio la comunità
di Sant'Egidio, hanno sempre aiutato e continuano ad aiutare in tanti
modi. Ma che ora sono diventati il centro dell'attenzione: iniziative
che si moltiplicano, il contagio della carità. Francesco non soltanto
ha aperto per loro un servizio doccia sotto il colonnato, da dove
inizia il nostro viaggio, ma li ha anche coinvolti nella distribuzione
dei piccoli vangeli o dei libretti di preghiere regalati ai pellegrini
dopo l'Angelus. E li ha voluti invitare a visitare la Cappella Sistina,
accogliendoli personalmente e dicendo loro: «Questa è casa vostra!».
...
Gli
occhi del mondo sono sul Colosseo, sulla Croce illuminata dalle
fiaccole, per la Via Crucis nel Venerdì Santo del Signore. Ma a Roma
c’è anche il buio delle sue stazioni, rifugi e dormitori di tanti
poveri soli. Papa Francesco lo sa e infatti non li dimentica. Come
l’anno scorso, nella stessa ora in cui si ricorda la Passione del
Signore, mons. Krajewski e mons. Ravelli portano a circa 300 uomini e
donne il pensiero del Santo Padre. “Una piccola carezza”: dicono,
consegnando le buste nelle quali c’è un biglietto di auguri pasquali,
l’immagine del Papa e una somma di denaro. La gioia è fatta di
sorpresa, di commozione, di euforia. In molti baciano la foto di
Francesco, chiedono di ringraziarlo personalmente, altri sono stupiti
del suo pensiero e corrono da chi non ha ancora ricevuto il dono per
informarli del regalo del Papa. Altri ancora nascondono la somma sotto
la camicia, per custodire il prezioso tesoro. In tutte le più grandi
stazioni di Roma e vicino San Pietro la stessa scena fino a mezzanotte
e mezza quando l’auto dell’Elemosinerie rientra in Vaticano. “Seguendo
Cristo sulla via della carità noi seminiamo speranza”: mai le parole di
Papa Francesco, in questa notte, risuonano così vere. (fonte: Radio Vaticana)
Le
storie di chi va a sbarbarsi e a tagliarsi i capelli nella barberia
vaticana e a usufruire delle docce inaugurate un mese e mezzo fa sotto
il colonnato di Piazza S. Pietro in Vaticano. Chi è precipitato sul
lastrico e ha perso il lavoro, chi non ce l'hai mai avuto, chi è
vagabondo, solo o con una famiglia al seguito.. Italiani, stranieri.
Gente con degli stracci addosso, ma anche persone ben vestite, comunque
senza fissa dimora. Tutti che cercano dignità e speranza. Qui trovano
accoglienza, cura, decoro.
La
testimonianza di un giovane romano volontario dell'Unitalsi, Giorgio
Serpi, che racconta una mattina di servizio in ascolto di questi utenti.
La
testimonianza di Isabel e Fabio, due delle 12 persone a cui Papa
Francesco ha lavato i piedi per la tradizionale cerimonia dopo la Messa
"in Coena Domini" a Rebibbia.
video
Vedi i nostri post precedenti:
- Perché clochard e poveri ritrovino dignità dopo le docce, da oggi in Vaticano anche barba e capelli.
- La
“carezza” di Papa ai 150 senzatetto alla Sistina "Benvenuti nella casa
di tutti, la vostra casa dove le porte sono sempre aperte per tutti”
(cronaca, interviste, foto e video)
- Il Giovedì Santo di Papa Francesco: Santa Messa in Cena Domini (foto, testi e video)
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E’ ancora forte l'emozione per
la visita di Papa Francesco a Rebibbia e gli ospiti della Casa di
reclusione romana continuano a parlarne e a rievocare i momenti più
belli. Il ringraziamento per quell’abbraccio che il Santo Padre ha
voluto riservargli continua attraverso diverse forme e testimonianze.
RADIO VATICANA: I detenuti: Francesco tra di noi, segnale di speranza
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servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
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3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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