"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°14 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 4 al 10 aprile 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 17 aprile 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia
(03/04/2015)
   di P. Gregorio Battaglia
(06/04/2015)
 
  di P. Aurelio Antista (02/04/2015)

di P. Alberto Neglia (04/04/2015)


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti che la notte passa, che tutto ha un senso, che le guerre finiscono, che la storia ha uno sbocco, che l'amore alla fine vincerà l'oblio e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia continuate il cammino, spargete la vostra gioia, continuate a dire che la speranza non ha confini.

David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!





I NOSTRI TEMPI

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In tempi di crisi da nord a sud esempi di solidarietà


La generosità è contagiosa. E così in Italia si stanno moltiplicando i casi di negozianti e ristoratori che mettono al servizio dei poveri i cibi avanzati altrimenti destinati ai contenitori dell’immondizia. Da Nord a Sud, da Bolzano a Palermo, spuntano come i funghi nuove iniziative ispirate proprio alla filosofia di Non sprecare. L’ultimo caso arriva da Quarrata, in provincia di Pistoia, e riguarda il ristorante Il Ghiottone gestito da Emanuele Innocenti. Il titolare è un noto ristoratore della zona, che ha conosciuto molto da vicino la povertà e così ha stabilito di dedicare un’ora al giorno, dalle 8 alle 9 del mattino, per dare cibo agli indigenti. Tutto spiegato in un cartello ben piazzato all’ingresso del locale, dove è scritto: «Tutte le mattine, tranne il lunedì, dalle 8 alle 9, offro il mio cibo a chi ne fa richiesta. Mi riservo la facoltà del dono. Se è chiuso bussate oppure chiamatemi sul cellulare al numero…»...

  Pasti gratis ai poveri ogni mattina in un ristorante di Pistoia

Cornetti, pizzette e dolci invenduti. Tanti sono i prodotti alimentari dei bar, dei panifici, che a fine giornata rimangono negli scaffali degli esercizi commerciali. E pensare che questi resti di solito vengono gettati nella spazzatura ! Invertendo questa tendenza un bar di Ercolano “Aramar Bar”, si è distinto per aver lanciato una generosa e redditizia iniziativa.
Tutti i prodotti alimentari che non stati venduti in giornata, vengono conservati e regalati a chi ne ha bisogno, dopo le ore 20.
Un modo per combattere gli sprechi e la povertà di chi non può permettersi nemmeno l’acquisto di un cornetto.
In questi tempi di crisi, per meglio dire di povertà, spesso e volentieri sottovalutata e che induce allo spreco, l’idea del proprietario del Bar “ Aramar Bar”, è un grande esempio di solidarietà, che speriamo serva da modello ispiratore per tutti gli altri commercianti...

  Il bar “Aramar “ ad Ercolano dopo le 20, regala cornetti, pizze, dolci freschi di giornata

A MODENA L’EMPORIO PORTOBELLO, IL SUPERMERCATO CONTRO LA CRISI – uno speciale supermercato anti-crisi in cui chi è in difficoltà economica può fare la spesa gratis. O meglio, chi riempie il carrello si impegna a ripagare i prodotti con il proprio impegno a favore degli altri. Le ore di volontariato a loro volta poi si trasformano in punti utili per “l’acquisto” dei prodotti.

 
Per saperne di più: http://www.portobellomodena.it/

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Pane in attesa: il sud che insegna
  • RUBEN ristorante: un aiuto concreto a chi è in situazioni di difficoltà economica


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Per non dimenticare le vittime della strage di Garissa in Kenia...


Cortei e veglie di preghiera in tutto il paese per le 148 vittime della strage all’università di Garissa, dove il 2 aprile quattro uomini di Al Shabaab hanno sequestrato e ucciso centinaia di studenti nel campus della città, al confine con la Somalia

Guarda il video della veglia per le vittime della strage in Kenia

Si chiamano Angela, Alex, Elisabeth, Veronica, Oliver, Maria, Ruth. Hanno dei nomi, dei visi, delle storie. Avevano delle speranze. «Non sono solo numeri», chiedono gli amici, i parenti e i familiari delle 147 (almeno) vittime del collegio di Garissa, in Kenya, giovani studenti trucidati dai miliziani di Al-Shabab.

Ora in Rete si sta diffondendo una campagna nata per aiutare la società e la popolazione a preservare la memoria, e innanzitutto, più concretamente, a riconoscere le vittime della strage. Ripresa da Buzzfeed e aggiornata su Twitter attraverso la chiave " 147notjustanumber ", riporta in primo piano i sorrisi delle giovani, le foto dei ragazzi così simili a noi, ammazzati solo per le loro speranze, o la loro fede, dalla follia jihadista. (fonte: L'ESPRESSO)

Qui i nomi e le foto degli studenti uccisi nell'attacco a Garissa



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Il campo profughi alle porte di Damasco è uno dei luoghi simbolo della tragedia siriana, diventato teatro di scontro tra i combattenti palestinesi e le milizie dello Stato islamico. Esecuzioni sommarie, rapimenti, decapitazioni e orrori senza fine come accadde nel 1995 in Bosnia quando furono sterminate 8.372 persone di fede musulmana

  Daniele Rocchi:   Ieri come oggi l'immobilismo del mondo di fronte all'orrore


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



“PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE”
HOREB n. 69 - 3/2014



PERSEVERANTI NELLA COMUNIONE 

HOREB n. 69 - 3/2014

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI 

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). Nel mistero della sua Pasqua Gesù ci rende tutti figli di Dio e fratelli tra di noi e quindi nella preghiera al Padre, poco prima di affrontare la sua passione, esprime il desiderio che gli uomini accolgano il dono del suo Spirito e vivano da fratelli e raccontino nella storia il rapporto d’amore presente nella Trinità santa.
Accogliere, pur nella fragilità della nostra esistenza, questo desiderio di Gesù significa guardare all’altro non come a un limite o come a un nemico, ma come a un fratello, come a colui che dà senso alla propria vita e quindi creare rapporti di comunione che si esprimano nella solidarietà e nella responsabilità verso l’altro. 

Oggi, si parla tanto di solidarietà e di comunione, ma, poi, spesso prevale una cultura dell’individualismo che porta a salvaguardare i propri interessi sia a livello personale che collettivo, per cui rimangono grosse spaccature nella nostra società, sia a livello internazionale che di vicinato. 

In fondo non è la proposta della solidarietà e della comunione a guidare le scelte personali e di un popolo, ma è la paura; e in questo orizzonte, spesso prevale la legge del più forte, di chi meglio sa imporre la propria opinione ricorrendo a ogni possibile manipolazione o demagogia. 

Di conseguenza l’umanità si ritrova divisa e con barriere enormi tra Nord e Sud, ricchi e poveri, normali e anormali, giovani e vecchi, efficienti e non efficienti. A molti è negato il diritto a una vita dignitosa: al lavoro, alla possibilità di formarsi una famiglia, all’abitazione, all’educazione, alla salute. 

Di fronte a questa disumana situazione è urgente dare ascolto alla preghiera di Gesù e accogliere la sua passione per la vita. Animato da Cristo, il credente potrà “perseverare nella comunione” e farsi solidale con gli emarginati, di qualsiasi razza, cultura e religione, facendosi loro compagno di viaggio. In Cristo, il credente imparerà a condividere la sorte dei calpestati, dei crocifissi di oggi e, spartendo la sua vita con loro, si farà attivamente critico verso le strutture, le leggi inventate da alcuni per defraudare altri uomini degli spazi di libertà, e per ridare speranza all’uomo a cui la vita è negata. 

Dentro questo orizzonte si colloca la presente monografia.

...

  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Gesù col suo sacrificio...
  In Te, Divino Amore...
  Voi che credete...
Per sorridere...
  Selfie pasquale (vignetta)
  La pietra del dolore...
  La Pasqua è l'evento che ha portato...
  A ciascuno di voi, auguro...
  Maria di Magdala mi ricorda...
  Gli anni passano ma...
  Emmaus è la strada di ognuno...
  PREGHIERA DEI DISCEPOLI DI EMMAUS...
  I bambini non sono mai...
  Con i bambini...
  ... Non un semplice augurio...
Per sorridere
  ... Ma Pietro, ti ho detto di gettare la rete... (vignetta)


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... Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all'infinito.
Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori...

  "Maria, donna dell'attesa" di Don Tonino Bello

" ... Il mistero terribile del Sabato santo, il suo abisso di silenzio, ha acquistato quindi nel nostro tempo una realtà schiacciante. Giacché questo è il Sabato santo: giorno del nascondimento di Dio, giorno di quel paradosso inaudito che noi esprimiamo nel Credo con le parole «disceso agli inferi», disceso dentro il mistero della morte. Il Venerdì santo potevamo ancora guardare il trafitto. Il Sabato santo è vuoto, la pesante pietra del sepolcro nuovo copre il defunto, tutto è passato, la fede sembra essere definitivamente smascherata come fanatismo...

 
"L'angoscia di una assenza" - Tre meditazioni sul Sabato santo di Joseph Ratzinger -

"Vangelo in miniatura, è un racconto dove fede ed emozione, ragione e sentimento, dolore e gioia, dubbio e certezza si fondono, toccando le corde più profonde del lettore, sia esso credente o soltanto in ricerca, creando profonde risonanze al desiderio di mettersi in cammino verso Colui che offre la pienezza della felicità.
Di esso sono state offerte numerose letture: quella propriamente biblica, quella catechetica, quella liturgica…ognuna da approfondire. Ora ci focalizzeremo sulla interpretazione del racconto.

 
“I discepoli di Emmaus”: un brano che ha sempre affascinato - Carlo Maria Martini

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Il teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer, ucciso 70 anni fa - il 9 aprile del 1945 - nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg con l’accusa di aver partecipato ad una congiura contro il regime di Adolf Hitler.

  Il primo servizio che si deve al prossimo...
  Bonhoeffer: Agent of Grace (Il film completo)
  La Chiesa è Chiesa soltanto se...

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Ricordando Dietrich Bonhoeffer a 70 anni dalla morte


«Ditegli che questa è la fine per me, ma anche l’inizio. Insieme a lui credo nel principio della nostra fratellanza universale cristiana che si eleva al di sopra di ogni interesse nazionale e credo che la nostra vittoria è certa...». Così Dietrich Bonhoeffer, l’8 aprile 1945, – giorno prima della sua impiccagione – nel messaggio affidato a un compagno di prigionia e destinato all’amico George Bell, vescovo anglicano di Chichester, conosciuto nel 1933. Era un saluto sprigionatosi di domenica, dal cuore di un uomo libero, calato nel mondo e nella signoria di Gesù Cristo, un cristiano consapevole di un destino di eternità. 

Era una domenica quando le pronunciò e Bonhoeffer era in viaggio verso il lager di Flossenbürg. L’indomani dopo l’alba fu subito giustiziato: nato a Breslavia, nel 1906, non aveva neanche quarant’anni. Ci fu anche un testimone oculare che raccontò quelle ultime sequenze di vita, settant’anni fa. Era il medico del campo. Uno che di lui non sapeva niente. E che ha lasciato scritto altre parole capaci di commuoverci: «Attraverso la porta semiaperta in una stanza delle baracche vidi il Pastore Bonhoeffer, prima di levarsi la sua divisa carceraria, inginocchiarsi sul pavimento per pregare Dio con fervore. Fui profondamente toccato dal modo in cui questo uomo amabile pregava, così devoto e sicuro che Dio udisse la sua preghiera». E ancora: «Sul posto dell’esecuzione, disse un’altra breve preghiera e quindi salì gli scalini verso il patibolo, coraggioso e composto. La sua morte seguì dopo pochi secondi. Nei quasi cinquant’anni di professione medica, non ho mai visto un uomo morire così totalmente sottomesso alla volontà di Dio»...

  BONHOEFFER 9 aprile 1945-2015. Il cristiano che sfidò Hitler

Bonhoeffer La vita del teologo che sfidò Hitler

  video
 
Settant’anni fa, il 9 aprile 1945, veniva assassinato, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer. Egli è divenuto, nel frattempo, non solo un simbolo, ma addirittura un mito. Le ragioni sono numerose.

Anzitutto, l’intreccio tra il suo pensiero e la sua biografia, suggellati dal martirio, ne hanno fatto per le chiese l’occasione o anche (per usare una parola non bella, ma pertinente) lo strumento per recuperare credibilità dopo i compromessi e i silenzi che hanno caratterizzato l’epoca dei fascismi. La prosa incisiva di Bonhoeffer accompagna un coraggio personale non comune, frutto della ferrea disciplina spirituale, in parte ereditata dal contesto familiare, in parte coltivata mediante una severa spiritualità, fatta di lettura biblica e preghiere quotidiane, ascesi «laica», ma molto pronunciata, controllo sui propri sentimenti. È persino troppo facile trovare nei suoi scritti, o negli episodi della sua vita, la citazione folgorante per concludere un sermone, l’intuizione suggestiva che mette in moto il pensiero, la parola che commuove. Bonhoeffer è il cristiano che molti vorrebbero essere, l’uomo di chiesa che non teme di sporcarsi le mani con la politica, il pacifista che non si rende schiavo nemmeno dei propri ideali, e prepara un attentato dinamitardo contro Hitler...

  Il protestantesimo nominale è finito

Pino Petruzzelli recita Bonhoeffer

 
video


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“L’essere cristiano non è affare di un momento, ma esige tempo”. “Solo la poca fede può sconfiggerci”. Sono parole e pensieri del teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer, ucciso 70 anni fa - il 9 aprile del 1945 - nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg con l’accusa di aver partecipato ad una congiura contro il regime di Adolf Hitler. Sulla figura di Bonhoeffer, Amedeo Lomonaco ha intervistato il teologo e arcivescovo di Oristano, mons. Ignazio Sanna

  RADIO VATICANA:   70 anni fa la morte in un lager nazista del teologo Bonhoeffer


La commovente storia del teologo giustiziato il 9 aprile di 70 anni fa nel campo di concentramento di Flossenburg

  Alessandro Notamicola:   Dietrich Bonhoeffer: il teologo inviso a Hitler e al Nazismo


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Il 10 aprile 1955 moriva a New York padre Pierre Teilhard de Chardin.
  Il passato mi ha rivelato...


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... A sessant’anni dalla scomparsa di Teilhard de Chardin, sembra opportuno dedicare molta più attenzione ai numerosi suoi scritti riguardanti la Noosfera, da lui profetizzata nel 1925. Il futuro dell’umanità non è affatto privi di rischi e, dunque, «la costruzione della Noosfera – come egli ha sottolineato – non potrebbe essere semplicemente istintiva e passiva. Ma aspetta da noi una collaborazione attiva e diretta, uno slancio vigoroso fatto di convinzione e di speranza».

 
Fabio Mantovani:   Teilhard de Chardin e il futuro dell'universo

È una fra le più singolari figure della cultura cattolica del secolo scorso, geologo e paleontologo di fama mondiale, dalla folgorante spiritualità, ma le cui teorie avevano attirato qualche diffidenza da parte della Chiesa. Un anno prima aveva confidato a un amico: "Vorrei morire il giorno della Risurrezione"

  Angelo Paoluzi:   Il desiderio realizzato del "gesuita proibito"


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Pasqua: l'amore che vince la morte



Pasqua: l'amore che vince la morte

Intervista di Silvia Truzzi a ENZO BIANCHI


Da qualche giorno ci facciamo gli auguri: "Buona Pasqua" o "Buone feste". Ma questo "passaggio, la festa, può significare qualcosa anche per chi non ha la fede? Lo abbiamo chiesto a Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose e scrittore. Al telefono, con la voce bassa e gentile che è da sola un balsamo, comincia così: 
"Per i cristiani la Pasqua è il significato che fonda tutta la loro fede, perché è la memoria della Resurrezione di Gesù Cristo. E quindi del fatto che la morte non è più l'ultima frontiera. Gesù era un uomo, ma era anche il figlio di Dio: i cristiani lo confessano nel Credo. Costantemente. Paolo l'apostolo arriva a dire "Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede". Quindi la fede dei cristiani si fonda tutta sulla Resurrezione di Gesù, che attualmente è vivente e presente all'interno della Storia come qualcuno che ne cambia definitivamente le sorti.

E per chi non crede?
Per credere nella Resurrezione occorre che ci sia la fede. E la fede è un dono di Dio. Ma il messaggio della Pasqua vale per tutti. Se vogliamo decodificarla dalle formule teologiche o dogmatiche, la Pasqua ci dice che un uomo, Gesù Cristo, avendo vissuto l'amore fino all'estremo, facendo del bene, non rispondendo alla violenza, servendo gli uomini e i fratelli è andato alla morte, condannato dal potere religioso e dal potere politico totalitario: accade sempre ai giusti e a tutti quelli che nella Storia si sono opposti al male.
Questo suo amore non poteva finire nella morte. In ogni cultura c'è l'opposizione tra eros e thanatos, l'amore e la morte che si combattono. E' qualcosa che viviamo nelle nostre vite: quando amiamo vorremmo che questo amore fosse eterno. Quando diciamo a una persona "ti amo" è un dire che l'amore sta iscritto nell'eternità. Perfino il Cantico dei Cantici termina dicendo che amore e morte stanno in un duello. E che l'amore è tenace e forte come la morte. Ma il Cantico dei cantici non risolve il problema. Invece il Cristianesimo nella sua fede ha questo messaggio: l'amore è più forte e la morte non può essere l'ultima parola. L'amore può vincere: questa idea può interessare tutti.

Perchè?
Tutti gli uomini, tutti, sanno che cos'è l'amore: lo sperimentano. Sanno come sia la cosa più grande. Ciò che può dare senso. Al di là della vita eterna o del Paradiso, l'insegnamento che l'amore vince è universale, perché c'è qualcosa che travalica l'assurdità della morte, qualcosa che può combattere l'ingiustizia della morte. L'impegno dell'uomo ad amare è insieme il più grande sforzo e la più grande battaglia. La morte poi non è solo la fine dell'esistenza: ogni giorno possiamo trovarla accanto a noi. Le situazioni di morte sono molteplici, ma si può batterle.

Che cos'è Il mistero pasquale?
...

  Pasqua: l'amore che vince la morte


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Il dialogo tra Gesù e Maria Maddalena davanti al sepolcro vuoto - Come nel giardino del Cantico dei cantici


Il dialogo tra Gesù e Maria Maddalena davanti al sepolcro vuoto - 
Come nel giardino del Cantico dei cantici

Come prima «stava» insieme alle altre donne e al discepolo amato presso la croce di Gesù così ora «sta» davanti al sepolcro. La sua presenza insaziata, tenace, nel luogo della morte e della sepoltura ricorda anche lo «stare» del testimone Giovanni dal quale prende avvio la storia discepolare (cfr. 1, 35). Il suo «stare», dunque, definisce un arco tra inizio e fine del discepolato storico di Gesù e, al contempo, inaugura l’inizio della testimonianza pasquale del Risorto. Prima dell’incontro con il Risorto, però, lo stare di Maria è caratterizzato da un lutto senza consolazione.

Il racconto giovanneo richiama, a questo punto, la tradizione sulla visione angelica avuta dalle donne (cfr. Matteo, 2-7; Marco, 5-7; Luca, 4-7.23), ma attribuisce a essa tutt’altra funzione. Dalla bocca degli angeli in bianche vesti, infatti, non viene alcun annunzio pasquale. Il dialogo con loro serve perché la Maddalena espliciti nuovamente, stavolta in prima persona singolare, il profondo smarrimento per la perdita del «suo Signore» che essa cerca cadavere («Donna, perché piangi?»). Con la loro presenza, d’altronde, essi esprimono già l’irruzione della vita divina nel luogo della morte. La loro posizione fisica, che evoca quella dei cherubini l’uno di fronte all’altro ai lati del propiziatorio dell’arca dell’alleanza (cfr. Esodo, 25, 17-22; ,6-9; Numeri, 7, 89; i Re 8, 6s), richiama al lettore la verità sul «corpo» di Gesù, «santuario» della presenza di Dio, e il segno promesso del suo rialzamento (cfr. 2, 18-22)...

  ​Il dialogo tra Gesù e Maria Maddalena davanti al sepolcro vuoto - Come nel giardino del Cantico dei cantici



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"Quella libertà audace di avere fiducia" di mons. Bruno Forte


Quella libertà audace di avere fiducia 
di mons. Bruno Forte
arcivescovo di Chieti - Vasto

Era stata numerosa e intensa la partecipazione dei giovani all'incontro col vescovo: alcune centinaia di ragazzi, dai sedici anni in su, provenienti delle varie realtà della diocesi a me affidata. Alla domanda postami alla fine - che cosa vorrebbe ci restasse di questo incontro? - ho risposto così: il mio auspicio è che resti in tutti una domanda. Si tratta dell'interrogativo decisivo, da porsi ogni giorno nel profondo del cuore: che fiducia abbiamo in noi stessi? Sono convinto che la malattia sottile e insidiosa del tempo che viviamo, quella che è alla base della crisi che abbiamo attraversato come Paese e che non è ancora finita, sia proprio la mancanza di fiducia. Chi non ha fiducia, non spera, e chi non spera non osa, fuggendo così davanti alle sfide e alle risorse della vita. Ritrovare la fiducia in se stessi, negli altri, in Dio, è la medicina dell'anima di cui tutti abbiamo bisogno, di cui ha bisogno la nostra società per ripartire veramente e con frutto. Come fare? Provo a indicare i passi che ho proposto ai giovani. Il primo, quello che ritengo fondamentale, è l'amore: chi non ama non saprà mai che cosa vuol dire fiducia, perché l'amore è fidarsi dell'altro, affidarsi all'altro e confidare nel rapporto d'amore come sorgente di vita e di speranza. Non si tratta solo di amare qualcuno: ciò che è necessario è aprirsi alla relazione di uscita da sé e di dono che è il fondamento del rapporto d'amore con l'altro, con Dio e con il prossimo. Scopriamo noi stessi nella ricchezza delle nostre potenzialità (e non c'è nessuno che non ne abbia!) e impariamo ad avere fiducia in esse se iniziamo ad amare e a servire qualcuno, specie se piccolo e povero, sofferente e perfino ribelle alla vita, e se ci impegniamo a vedere nell'altro un soggetto degno d'amore e capace di donare amore. Se non diamo il primo posto all'altro, se non accogliamo la sfida di Dio e del prossimo da amare, non troveremo neanche noi stessi, né riusciremo a discernere le possibilità che possono rendere la nostra vita bella e degna di essere vissuta. 
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Il credente sa che la via regale per accettare la sfida è la preghiera, fatta di ascolto perseverante di Dio e degli altri che ci portino a Lui. Nella preghiera i desideri si purificano e vengono a incontrare il desiderio di Dio. Pregare vuol dire dare tempo all'azione divina su di noi, lasciandosi amare da Dio, facendosi ascolto, docilità profonda e dono davanti a Lui e per gli altri. Vivere tutto questo è sorgente di luce e di forza, di gioia profonda e di pace. Questo vuol dire la Pasqua di Gesù, morto per ognuno di noi e risorto alla vita per dare a tutti coloro che vogliano la forza di amare. È questa la Pasqua di cui mi sembra abbiamo tutti immenso bisogno!

  Quella libertà audace di avere fiducia 



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Rinnovo promesse battesimali - PASQUA 2015 - Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)


Rinnovo promesse battesimali

- PASQUA 2015 - 

Fraternità Carmelitana 
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

.... Rinunziate al peccato, al riconoscere all'economia o alle armi le uniche leggi capaci di regolare i rapporti umani; rinunziate ad ogni forma di indifferenza e di superficialità per vivere nella libertà costosa dei Figli di Dio?
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Rinunciate ai rancori, alle vendette ad ogni forma di violenza e di guerra e a tutto ciò che prepara ad esse?
...
Credete in Dio, Padre di misericordia, sostegno del debole e dell'indifeso che chiama tutte le creature umane a vivere come una sola famiglia? 
(ce lo dobbiamo ricordare quando parliamo male di questi che arrivano dall'Africa, ricordatevi che abbiamo detto "Credo" una sola famiglia...)
...

  video


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 16/2014-2015 (B) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


VangeloGv 20,1-9

"Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo hanno posto". E' il grido angosciato di Maria di Magdala che, nella tenebra della sua 'notte oscura', cerca invano tra i morti il corpo del suo amato Signore. Il sepolcro - luogo dove tutti un giorno saremo riuniti, tutti ugualmente sconfitti, preda della morte - è vuoto. E' la grande sorpresa del mattino della nuova Pasqua, il presupposto fondante della nostra fede in Gesù, Messia, Figlio di Dio. 
"Christòs Anéste. Alethòs Anéste!" è così che, secondo un'antica tradizione, si salutano i nostri fratelli Ortodossi il giorno di Pasqua. E' il grido di incontenibile gioia di tutti coloro che fanno esperienza del Risorto, di quanti credono che la vita non ha fine e che la resurrezione e non la morte è il destino ultimo dell'uomo, il salario di coloro che fanno dell'amore la loro unica ragione di vita.
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... Nello stile di Francesco, il Giubileo non sarà incentrato su Roma, ma decentrato in ogni diocesi. Questa non è una novità: anche i precedenti Anni Santi si potevano celebrare nelle Chiese locali. È probabile però che questo aspetto sia ulteriormente accentuato. I gesti del Papa, gli eventi in calendario nella Chiesa di Roma ancora in via di definizione, saranno ripetuti in tutte le Chiese del mondo. Ci sarà certo chi vorrà visitare Roma, passare attraverso la Porta Santa della basilica di San Pietro, ma non sarà necessario farlo per vivere il Giubileo incentrato sulla misericordia di Dio Padre che mai si stanca di perdonare e di accogliere a braccia aperte i suoi figli. Un messaggio che rappresenta il cuore e il fulcro del pontificato di Francesco...

   Il Giubileo della Misericordia non sarà concentrato a Roma


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Un commento scientifico, puntuale, su tutti – ma proprio tutti, paragrafo per paragrafo – i documenti del Concilio vaticano II (costituzioni, decreti, dichiarazioni). Un’opera in nove volumi  - al momento è stato pubblicato il primo, il secondo è imminente - che vede coinvolti una trentina di teologi italiani, uomini e donne. Qualche nome? Piero Coda, Maurizio Gronchi, Roberto Repole, Giacomo Canobbio, Angelo Maffeis, Serena Noceti, Sandra Mazzolini. Insomma, una task force della teologia "made in Italy" messa in campo dall’Associazione Teologica Italiana (ATI) per pubblicare, grazie alle Edizioni Dehoniane di  Bologna, questo nuovo, monumentale, lavoro.

 
Mauro Pianta:   «Così sfatiamo i luoghi comuni sul Concilio»




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... È il cuore di un vivo, è il cuore del Vivente, è il cuore della Vita; il cuore che ci consente di avere passione per la vita e di patire per la vita; il cuore che ci concede il trasporto erotico per il creato e le creature e la capacità di patire per il creato e le creature. Il cuore di Dio, spiritualmente trapiantato in noi grazie al Battesimo e riparato dagli altri Sacramenti, batte fortissimo nel petto dei cristiani, che per questo ogni giorno, se vogliono risorgono....

 
Alessandro D'Avenia:   Pasqua: questo giorno, ogni giorno


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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«I martiri di oggi» gli appelli di Papa Francesco e il silenzio del mondo



Un duplice auspicio affinché la comunità internazionale «non volga lo sguardo dall’altra parte» e «non assista muta e inerte di fronte» all’«inaccettabile crimine» delle persecuzioni dei cristiani è stato espresso da Papa Francesco nel lunedì dell’angelo, quasi a voler riassumere quella che è stata la sua preoccupazione costante durante le celebrazioni pasquali. Al Regina caeli recitato con i fedeli presenti in piazza San Pietro la mattina del 6 aprile, il Pontefice è infatti tornato a chiedere «difesa e protezione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani». Del resto essi sono «i nostri martiri di oggi» e la loro persecuzione «costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari».
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  ​Durante le celebrazioni pasquali l’invito del Papa alla comunità internazionale di fronte alle persecuzioni contro i cristiani - Non voltare lo sguardo

“Il mondo propone di imporsi a tutti i costi, di competere, di farsi valere… Ma i cristiani, per la grazia di Cristo morto e risorto, sono igermogli di un’altra umanità, nella quale cerchiamo di vivere al servizio gli uni degli altri, di non essere arroganti ma disponibili e rispettosi. Questa non è debolezza, ma vera forza! Chi porta dentro di sé la forza di Dio, il suo amore e la sua giustizia, non ha bisogno di usare violenza, ma parla e agisce con la forza della verità, della bellezza e dell’amore” (Messaggio pasquale, 5 aprile 2015). All’indomani della Pasqua le parole di Francesco fotografano la condizione di un mondo che ha assistito attonito alla tragedia del campus universitario di Garissa con il martirio di 148 giovani cristiani. L’appello del Papa non incita allo “scontro di civiltà” e neanche si adegua al mutismo e al linguaggio felpato delle diplomazie internazionali. Chiama per nome le cose senza incitare alla “guerra santa”, magari travestita da inconfessati interessi occidentali. Emerge così quella “differenza” del cristianesimo che è la via migliore di tutte e che probabilmente, a lungo andare, non può lasciare indifferente il nostro mondo, per quanto distratto e annoiato. 
Ritrovare in mezzo alla barbarie di questi giorni la consapevolezza e l’orgoglio dell’identità cristiana, vuol dire riprendere l’iniziativa e stare al mondo senza rinunciare al proprio contributo di verità, di amore e di bellezza.
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  Con negli occhi il dramma di Garissa

... Mi chiedo dove sia la Sinistra, con la S maiuscola, quell'ampio schieramento sociale che è tale perché ha una storia e dei principi, perché è fuori dalle gabbie e dalle beghe delle quotidianità, che ama se stesso perché ama il suo senso della giustizia. Dov'è in questo momento di fronte al più terribile dei crimini perpetrati oggi contro i deboli?

Parlo, si, delle stragi di cristiani che bagnano di sangue tante terre del mondo. Perché non ricevo appelli da firmare ( eppure me ne inviano di ogni tipo)? Perché nessuno promuove non dico una manifestazione ma un sit-in, o una qualunque riunione? Non all'uditorium, non all'Ambra Jovinelli, ma nemmeno in un padiglione qualunque di periferia, o in una piazza storica occupata dalla Cgil o dalla Fiom. Nulla. Non sento slogan, non arrivano documenti, né appelli, né proposte di sottoscrizione.

Non se ne parla nei talk show, non parliamo dei talent o di Amici . La Tv è altrove, lo sappiamo, soprattutto noi che ci lavoriamo. Ma nemmeno c'è la fila, qui, dentro questo ufficio dell' HuffPost, di giovani e ambiziosi giornalisti che vogliono " dare voce", come si ama dire, a questi nuovi deboli e indifesi.
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Sono però una giornalista e credo di riuscire ancora a capire cosa è una notizia. E la notizia di questi giorni è la solitudine in cui è stato lasciato proprio questo popolarissimo Papa, da mesi voce unica nel denunciare le stragi dei fedeli e oggi unico capo di stato a puntare il dito contro l'immobilismo delle Nazioni Occidentali su questi eccidi. L'esatto contrario di Charlie Hebdo, insomma.

Le ragioni di tanto silenzio e imbarazzo degli Stati Occidentali si conoscono molto bene. Le si può leggere in filigrana nelle stesse spiegazioni che il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha fornito all'intervento di Papa Francesco. "L'appello del Papa non incita allo 'scontro di civiltà' " si è sentito in obbligo di spiegare Galantino. E ha persino chiarito l'ovvio, cioè che Francesco non intende incitare alla "guerra santa".

Questo è il punto su cui si paralizza tutto: la paura che la difesa dei cristiani significhi accendere altre mine nel già duro scontro, significhi dare via libera a una controreazione, significhi infine legittimare tutta quella destra che già ora in Occidente per propri interessi politici soffia sul fuoco del razzismo e dello scontro di civiltà.

Ma se ben sappiamo che il rispetto dei diritti umani è in genere la prima vittima sacrificale delle ragioni di Stato, possiamo anche noi cittadini, noi opinione pubblica, accodarci a questi timori e a questi opportunismi? ...

  La solitudine di Francesco, il silenzio della sinistra sui cristiani

... Il solo che faccia un discorso forte di pace e di fratellanza è il nostro incredibile papa Francesco. L’uomo che porge la mano ai capi di altre religioni, l’uomo che predica la tenerezza e l’accoglienza. L’unico che abbia capito il linguaggio giusto in questo momento di pubblici e privati conflitti. È molto difficile combattere contro chi insegue il martirio come bene supremo. «Anche i martiri cristiani cercavano la morte, come testimonianza di fede», dice qualcuno. Ma non hanno mai pensato di adoperare il proprio sacrificio per uccidere piu persone possibili, meglio se innocenti, meglio se vicini per lingua e abitudini. L’idea del suicidio-omicidio è una perversione religiosa, in cui tantissimi musulmani non si riconoscono per niente. E noi dovremmo fare alleanza con costoro, anziché indicarli come un unico universo ostile e minaccioso a cui fare la guerra...

 
Le rare parole di pace in mezzo a troppi conflitti (pdf)



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La fede dei piccoli - La testimonianza di Myriam, profuga a 10 anni



Iraq. La fede dei piccoli

La testimonianza di Myriam, 
profuga a 10 anni

Anche una bambina di 10 anni può avere le idee molto chiare. Una fede forte e serena. La serenità, per noi impensabile, nel raccontare un'esperienza dura come quella di un profugo, senza odiare chi l'ha costretta ad abbandonare la sua casa.
È il caso di Myriam, una bambina originaria di Qaraqoush, nel nord dell'Iraq, che ora vive in un campo profughi dopo che la sua terra è stata assalita e devastata dai jihadisti del Califfato. Qui è intervistata da un giornalista della tv satellitare cristiana Sat7 che opera in Medio Oriente. (fonte: Avvenire)

  VIDEO
 

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Quali possibilità di incontro? Quale dialogo? E ancora: il dilagare del terrorismo. Quali possibili misure?

  Fabio Mandato:   Il Giubileo della misericordia e il mondo islamico


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Le migrazioni non sono «un’emergenza» o «un fenomeno temporaneo» ma «un fatto ordinario di vita». Mosso da questa convinzione, il cardinale Francesco Montenegro denuncia l’inefficacia di «risposte rabberciate ed estemporanee» e chiede un cambiamento «strutturale» e «culturale» nell’atteggiamento verso i migranti. In questa intervista al nostro giornale l’arcivescovo di Agrigento, che ha ricevuto la porpora da Francesco nel concistoro del 14 febbraio scorso, ricorda l’emozione di quei giorni e rilancia la vocazione della terra siciliana a essere ponte di dialogo e accoglienza tra popoli e religioni diverse.

  L'OSSERVATORE ROMANO:  A colloquio con il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento - Sette pilastri


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 6 aprile 2015

    Udienza Generale - dell'8 aprile 2015: La Famiglia - 9. I Bambini (II)

   Messaggio "Urbi et Orbi" - Pasqua 2015

   Omelia - Veglia Pasquale nella Notte Santa (4 aprile 2015)


   Discorso - Via Crucis presieduta dal Santo Padre al Colosseo - Venerdì Santo (3 aprile 2015)

   Discorso - Al Sinodo Patriarcale della Chiesa Armeno-Cattolica (9 aprile 2015)




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05/04/2015:

  Cristo è risorto...


06/04/2015:

  Signore, aiutaci a vivere...


09/04/2015:

  Signore, donaci la grazia delle lacrime...


10/04/2015:

  Possiamo portare il Vangelo...


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Il Giovedì Santo di Papa Francesco: Santa Messa in Cena Domini (foto, testi e video)


 2 aprile 2015

Nel Giovedì Santo, Papa Francesco si è recato alla casa circondariale Nuovo Complesso Rebibbia di Roma dove è arrivato alle 17.14. 
Nel cortile interno il Santo Padre ha salutato numerose autorità, personale ecclesiastico e fedeli, un primo gruppo di detenuti, decine, molti dei quali lo hanno abbracciato con emozione e grande affetto. Un detenuto ha un cartello appeso al collo e Francesco si è fermato un po' più a lungo con lui. Il Pontefice ha accanto solo il cappellano di Rebibbia, don Sandro Spriano. Il comandante della Gendarmeria, Domenico Giani, li segue a una certa distanza. Applausi, grida di entusiasmo, calorose strette di mano, abbracci, baci sulla guancia o sulle mani, sorrisi per il Papa dai carcerati, separati da una transenna e salutati uno a uno da Francesco, che ha anche letto i cartelli che tenevano in mano, tanti con la scritta "W il Papa!", uno con la richiesta "Benedici chi non c'è più" posta accanto a uno foto. A tutti, Jorge Mario Bergoglio riserva una parola di conforto e di incoraggiamento. Questo saluto si è prolungato per molti minuti. Alla fine il Papa, usando un microfono ha ringraziato tutti per “l’accoglienza calorosa e sentita ...” “Grazie tante“, ha concluso visibilmente emozionato.

video

Alle ore 17.35, il Papa è entrato nella chiesa “Padre Nostro” per presiedere la celebrazione della Messa in coena Domini, inizio del Triduo Pasquale, nel corso della quale ha lavato i piedi ad alcuni detenuti e ad alcune detenute della vicina casa circondariale femminile.
– La Santa Messa inizia alle 17.51 con la processione che entra in chiesa.

  testo integrale dell'omelia pronunciata a braccio

video

Dopo l'omelia il Papa ha indossato un grembiule bianco, si è inchinato e a lavare, asciugare e baciare i piedi a dodici detenuti, sei uomini e sei donne, per metà stranieri. Tra loro due nigeriane, una congolese, un'ecuadoregna, un brasiliano e un nigeriano. Gli altri sei, due donne e quattro uomini, sono italiani.

video

Molti di loro hanno pianto molto, durante tutto il rito. Come la giovane nigeriana che teneva in braccio il suo bambino (anche a lui Francesco ha lavato e baciato i piedini).
Al termine della celebrazione Papa Francesco si è intrattenuto a lungo nella cappella di Rebbibia a salutare e abbracciare i detenuti.

Baciato, accarezzato e quasi strattonato dai carcerati, che i gendarmi vaticani hanno lasciato avvicinarsi al Papa senza interferire con il noto desiderio di Bergoglio di avere un contatto diretto con i fedeli. Il Papa è uscito accompagnato da un applauso.

video

  video integrale


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La Pasqua di Papa Francesco (foto, testi e video)


 Veglia Pasquale 

Notte di veglia è questa notte.

Non dorme il Signore, veglia il Custode del suo popolo (cfr Sal 121,4), per farlo uscire dalla schiavitù e aprirgli la strada della libertà.

Il Signore veglia e con la potenza del suo amore fa passare il popolo attraverso il Mar Rosso; e fa passare Gesù attraverso l’abisso della morte e degli inferi.

Notte di veglia fu questa per i discepoli e le discepole di Gesù. Notte di dolore e di paura. Gli uomini rimasero chiusi nel cenacolo. Le donne, invece, all’alba del giorno dopo il sabato, andarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. Il loro cuore era pieno di commozione e si domandavano: “Come faremo ad entrare?, chi ci rotolerà la pietra del sepolcro?...”. Ma ecco il primo segno dell’Evento: la grande pietra era già stata ribaltata e la tomba era aperta!
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  il testo integrale dell'omelia

  video

  Santa Messa di Pasqua 

  il video integrale

  Messaggio e Benedizione Urbi et Orbi

Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua.

Gesù Cristo è risorto!

L’amore ha sconfitto l’odio, la vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre!

Gesù Cristo, per amore nostro, si è spogliato della sua gloria divina; ha svuotato se stesso, ha assunto la forma di servo e si è umiliato fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e lo ha fatto Signore dell’universo. Gesù è Signore!

Con la sua morte e risurrezione Gesù indica a tutti la via della vita e della felicità: questa via è l’umiltà, che comporta l’umiliazione. Questa è la strada che conduce alla gloria. Solo chi si umilia può andare verso le “cose di lassù”, verso Dio (cfr Col 3,1-4). L’orgoglioso guarda “dall’alto in basso”, l’umile guarda “dal basso in alto”.
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  il testo integrale

  video



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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 8 aprile 2015 - Foto, testo e video



 8 aprile 2015 

Tra i circa 25mila presenti oggi in una piazza san Pietro baciata dal sole, ci sono anche circa 7.200 ragazzi della “professione di fede”, provenienti dall’arcidiocesi di Milano. Il Papa ha fatto il suo ingresso sulla jeep bianca scoperta intorno alle 9.30, salutando bambini di cui molti anche piccolissimi, ai quali ha rimesso il ciuccio in bocca o rialzato il cappuccio, per proteggerli dal vento. Non è mancato lo “scambio dello zucchetto”. Prima di fermare la “papamobile” per raggiungere la sua postazione al centro del sagrato a piedi, Francesco è sceso per salutare un gruppo di ragazzi che lo acclamavano a gran voce. Tra i gruppi presenti all’udienza odierna, anche 1.500 membri della Associazione nazionale delle Università della Terza età ed alcuni rappresentanti dell’Associazione familiari vittime della strada.

La Famiglia - 9. I Bambini (II)


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nelle catechesi sulla famiglia completiamo oggi la riflessione sui bambini, che sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all’uomo e alla donna. Abbiamo già parlato del grande dono che sono i bambini, oggi dobbiamo purtroppo parlare delle “storie di passione” che vivono molti di loro.

Tanti bambini fin dall’inizio sono rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro. Qualcuno osa dire, quasi per giustificarsi, che è stato un errore farli venire al mondo. Questo è vergognoso! Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore! I bambini non sono mai “un errore”. La loro fame non è un errore, come non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono – tanti bambini abbandonati per le strade; e non lo è neppure la loro ignoranza o la loro incapacità – tanti bambini che non sanno cosa è una scuola. Semmai, questi sono motivi per amarli di più, con maggiore generosità. Che ne facciamo delle solenni dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti?

Coloro che hanno il compito di governare, di educare, ma direi tutti gli adulti, siamo responsabili dei bambini e di fare ciascuno ciò che può per cambiare questa situazione. Mi riferisco alla “passione” dei bambini. Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito. E purtroppo questi bambini sono preda dei delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o addestrandoli alla guerra e alla violenza. Ma anche nei Paesi cosiddetti ricchi tanti bambini vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di condizioni di vita a volte disumane. In ogni caso sono infanzie violate nel corpo e nell’anima. Ma nessuno di questi bambini è dimenticato dal Padre che è nei cieli! Nessuna delle loro lacrime va perduta! Come neppure va perduta la nostra responsabilità, la responsabilità sociale delle persone, di ognuno di noi, e dei Paesi.

Una volta Gesù rimproverò i suoi discepoli perché allontanavano i bambini che i genitori gli portavano, perché li benedicesse. E’ commovente la narrazione evangelica: «Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”. E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là» (Mt 19,13-15). Che bella questa fiducia dei genitori, e questa risposta di Gesù! Come vorrei che questa pagina diventasse la storia normale di tutti i bambini! E’ vero che grazie a Dio i bambini con gravi difficoltà trovano molto spesso genitori straordinari, pronti ad ogni sacrificio e ad ogni generosità. Ma questi genitori non dovrebbero essere lasciati soli! Dovremmo accompagnare la loro fatica, ma anche offrire loro momenti di gioia condivisa e di allegria spensierata, perché non siano presi solo dalla routine terapeutica.

Quando si tratta dei bambini, in ogni caso, non si dovrebbero sentire quelle formule da difesa legale d’ufficio, tipo: “dopo tutto, noi non siamo un ente di beneficenza”; oppure: “nel proprio privato, ognuno è libero di fare ciò che vuole”; o anche: “ci spiace, non possiamo farci nulla”. Queste parole non servono quando si tratta dei bambini.

Troppo spesso sui bambini ricadono gli effetti di vite logorate da un lavoro precario e malpagato, da orari insostenibili, da trasporti inefficienti… Ma i bambini pagano anche il prezzo di unioni immature e di separazioni irresponsabili: essi sono le prime vittime; subiscono gli esiti della cultura dei diritti soggettivi esasperati, e ne diventano poi i figli più precoci. Spesso assorbono violenza che non sono in grado di “smaltire”, e sotto gli occhi dei grandi sono costretti ad assuefarsi al degrado.

Anche in questa nostra epoca, come in passato, la Chiesa mette la sua maternità al servizio dei bambini e delle loro famiglie. Ai genitori e ai figli di questo nostro mondo porta la benedizione di Dio, la tenerezza materna, il rimprovero fermo e la condanna decisa. Con i bambini non si scherza!

Pensate che cosa sarebbe una società che decidesse, una volta per tutte, di stabilire questo principio: “E’ vero che non siamo perfetti e che facciamo molti errori. Ma quando si tratta dei bambini che vengono al mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini”. Come sarebbe bella una società così! Io dico che a questa società, molto sarebbe perdonato, dei suoi innumerevoli errori. Molto, davvero.

Il Signore giudica la nostra vita ascoltando quello che gli riferiscono gli angeli dei bambini, angeli che “vedono sempre il volto del Padre che è nei cieli” (cfr Mt 18,10). Domandiamoci sempre: che cosa racconteranno a Dio, di noi, questi angeli dei bambini?

  video della catechesi

Saluti:
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...

Porgo un particolare pensiero ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. L’annuncio pasquale continui a farci ardere il cuore nel petto, come ai discepoli di Emmaus: cari giovani, solo il Signore Gesù può rispondere completamente alle aspirazioni di felicità e di bene nella vostra vita; cari ammalati, non c’è consolazione più bella alla vostra sofferenza della certezza della Risurrezione di Cristo; e voi, cari sposi novelli, vivete il vostro matrimonio in concreta adesione a Cristo e agli insegnamenti del Vangelo.

  testo integrale

  video integrale



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Le "carezze" pasquali di Papa Francesco



Città del Vaticano, ore 20.10, a pochi metri dalla Porta di Sant'Anna. Un furgone Ducato Fiat di colore grigio con il bagagliaio zeppo di cibo in scatola, latte, succhi, cassette di frutta, kit con spazzolino e dentifricio. Un piccolo gruppo di persone prima di salirvi recita il Padre Nostro. Ci sono due vescovi - uno eletto ma non ancora consacrato - insieme a delle suore e a cinque guardie svizzere fuori servizio, in jeans e giubbotto. Sta per iniziare l'ultimo atto di una giornata che abbiamo trascorso nella Roma più nascosta, quella degli «invisibili»: i senzatetto che vivono per la strada. Poveri che la Chiesa, le parrocchie e le associazioni della città, come per esempio la comunità di Sant'Egidio, hanno sempre aiutato e continuano ad aiutare in tanti modi. Ma che ora sono diventati il centro dell'attenzione: iniziative che si moltiplicano, il contagio della carità. Francesco non soltanto ha aperto per loro un servizio doccia sotto il colonnato, da dove inizia il nostro viaggio, ma li ha anche coinvolti nella distribuzione dei piccoli vangeli o dei libretti di preghiere regalati ai pellegrini dopo l'Angelus. E li ha voluti invitare a visitare la Cappella Sistina, accogliendoli personalmente e dicendo loro: «Questa è casa vostra!».
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Gli occhi del mondo sono sul Colosseo, sulla Croce illuminata dalle fiaccole, per la Via Crucis nel Venerdì Santo del Signore. Ma a Roma c’è anche il buio delle sue stazioni, rifugi e dormitori di tanti poveri soli. Papa Francesco lo sa e infatti non li dimentica. Come l’anno scorso, nella stessa ora in cui si ricorda la Passione del Signore, mons. Krajewski e mons. Ravelli portano a circa 300 uomini e donne il pensiero del Santo Padre. “Una piccola carezza”: dicono, consegnando le buste nelle quali c’è un biglietto di auguri pasquali, l’immagine del Papa e una somma di denaro. La gioia è fatta di sorpresa, di commozione, di euforia. In molti baciano la foto di Francesco, chiedono di ringraziarlo personalmente, altri sono stupiti del suo pensiero e corrono da chi non ha ancora ricevuto il dono per informarli del regalo del Papa. Altri ancora nascondono la somma sotto la camicia, per custodire il prezioso tesoro. In tutte le più grandi stazioni di Roma e vicino San Pietro la stessa scena fino a mezzanotte e mezza quando l’auto dell’Elemosinerie rientra in Vaticano. “Seguendo Cristo sulla via della carità noi seminiamo speranza”: mai le parole di Papa Francesco, in questa notte, risuonano così vere. (fonte: Radio Vaticana)

Le storie di chi va a sbarbarsi e a tagliarsi i capelli nella barberia vaticana e a usufruire delle docce inaugurate un mese e mezzo fa sotto il colonnato di Piazza S. Pietro in Vaticano. Chi è precipitato sul lastrico e ha perso il lavoro, chi non ce l'hai mai avuto, chi è vagabondo, solo o con una famiglia al seguito.. Italiani, stranieri. Gente con degli stracci addosso, ma anche persone ben vestite, comunque senza fissa dimora. Tutti che cercano dignità e speranza. Qui trovano accoglienza, cura, decoro.
La testimonianza di un giovane romano volontario dell'Unitalsi, Giorgio Serpi, che racconta una mattina di servizio in ascolto di questi utenti.

La testimonianza di Isabel e Fabio, due delle 12 persone a cui ‎Papa Francesco ha lavato i piedi per la tradizionale cerimonia dopo la Messa "in Coena Domini" a Rebibbia.

  video

Vedi i nostri post precedenti:

  • Perché clochard e poveri ritrovino dignità dopo le docce, da oggi in Vaticano anche barba e capelli.
  • La “carezza” di Papa ai 150 senzatetto alla Sistina "Benvenuti nella casa di tutti, la vostra casa dove le porte sono sempre aperte per tutti” (cronaca, interviste, foto e video)
  • Il Giovedì Santo di Papa Francesco: Santa Messa in Cena Domini (foto, testi e video)


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E’ ancora forte l'emozione per la visita di Papa Francesco a Rebibbia e gli ospiti della Casa di reclusione romana continuano a parlarne e a rievocare i momenti più belli. Il ringraziamento per quell’abbraccio che il Santo Padre ha voluto riservargli continua attraverso diverse forme e testimonianze.

  RADIO VATICANA:   I detenuti: Francesco tra di noi, segnale di speranza


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