"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
|
NEWSLETTER n°15 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 16 al 22 aprile 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 29 aprile 2016
|
|
|||||||||||||
|
|
AVVISO IMPORTANTE
Stiamo per
cambiare il sistema di invio della newsletter. E'
NECESSARIA UNA NUOVA ISCRIZIONE! Dal 1°
maggio 2016 sarà utilizzato il nuovo sistema.
L'invio
della nostra newsletter resta GRATUITO, MA SI RENDE
NECESSARIA UNA NUOVA ISCRIZIONE che può già
essere effettuata a questo Link: http://www.quellidellavia.it/newsletter_registrazione.html
Viaggio di Papa Francesco a Lesbo SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Il
Papa è giunto nell'isola greca di Lesbo: l'aereo è atterrato verso le
9.05 ora italiana. E' un viaggio segnato dalla tristezza - ha detto
Francesco ai giornalisti durante il volo - andiamo ad incontrare la
catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale. Andiamo a vedere
- ha aggiunto - tanta gente che soffre e non sa dove andare. Lo scopo
principale di questa visita è quello di "portare conforto a tanti
profughi". Lo afferma lo stesso Pontefice nel messaggio al Presidente
della Repubblica italiana Sergio Mattarella inviato nel lasciare il
suolo italiano. E in un tweet il Papa afferma: "I profughi non sono
numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno
trattati". Nel testo il Papa formula l'auspicio che "il popolo italiano
possa affrontare con lungimiranza e solidareta' le sfide dei nostri
giorni". Ad accogliere Francesco a Lesbo sono stati il premier greco
Tsipras, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di
Atene e di tutta la Grecia Ieronymos.
foto Dove vai Gesù... (vignetta)Lesbo, 16.04.2016 - Un bambino regala il suo disegno al Papa che dice ad un suo collaboratore
"Che non si perda! Lo voglio sulla mia scrivania".
videoIl Papa ha voluto fare un gesto
di accoglienza nei confronti dei rifugiati, accompagnando a Roma con il
suo stesso aereo, tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in
tutto, di cui 6 minori... L'iniziativa tramite una trattativa tra Santa
Sede, Italia e Grecia
Il portavoce della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, prima di lasciare Lesbo ha detto ai giornalisti che l’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. L'accoglienza carico del Vaticano. L'ospitalità garantita dalla Comunità di Sant''Egidio Tutti i membri delle tre famiglie sono musulmani....
Col Papa sull'aereo 12 profughi siriani: saranno accolti in VaticanoLESBO - Papa Francesco consola un uomo disperato
video
Se anche il sole può piangere...Prima di tutto, voglio
ringraziarvi per questa giornata di lavoro che è stato per me troppo
forte, troppo forte… anche per voi, sicuramente.
videoA Lesbo, "HO VISTO TANTO DOLORE!"
video
... Papa Francesco ha dato inizio all'ecumenismo della caritàDal timore di essere uccisi alla gioia di tornare a vedere sorridere i propri figli e riavere una speranza di futuro…
Grazie Papa Francesco! Le parole dei rifugiati siriani tornati da Lesbo con il Papa
video--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO DURANTE IL VOLO DI RITORNO DA LESBO (GRECIA)
16 aprile 2016 (Padre Lombardi)
Allora,
diamo il benvenuto tra noi al Santo Padre, per una conversazione dopo
questo viaggio breve ma estremamente intenso. Io rileggo il comunicato
che avete ricevuto, in modo che se qualcuno non l’ha potuto sentire o
ricevere sul suo telefono, ne abbia il testo completo. Il Papa desidera
che sia chiaro tutto il contenuto.
“Il
Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati
accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati
dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone
già presenti nei campi di Lesbo prima dell’accordo fra l’Unione Europea
e la Turchia. L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una
trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche
e italiane. I membri delle famiglie sono tutti musulmani. Due famiglie
vengono da Damasco e una da Deir Azzor, che è nella zona occupata dal
Daesh. Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il
mantenimento delle famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità
iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio”.
Ora
diamo subito la parola ai nostri colleghi, chiedendo che facciano
anzitutto domande sul viaggio, anche se poi il Papa, come sappiamo, è
disponibile sempre con noi. ...
(Papa Francesco)
Prima
di tutto, voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro che è stato
per me troppo forte, troppo forte… anche per voi, sicuramente.
Prego, Signora…
... (Padre Lombardi)
Grazie
Santità, ci ha fatto una conversazione ampia su temi di questo viaggio
e si è adesso anche allargato sull’Esortazione. Le auguriamo buon
viaggio e una buona continuazione del suo lavoro.
(Papa Franceso)
Grazie della vostra compagnia. Davvero io mi sento tranquillo con voi. Grazie tante! Grazie della compagnia.
video-------------------------------------- Ecumenismo della carità di Enzo Bianchi
A Lesbo abbiamo visto ancora un volta che i cristiani uniti sono capaci di aprire porte di speranza per tutti. Era
già accaduto per il conflitto israelo-palestinese – prima a Gerusalemme
e poi a Roma – ora si è riprodotto nell'isola greca simbolo del dramma
dei rifugiati, della sordità dell'Europa e dell'accoglienza del popolo
greco:papa Francesco e il patriarca Bartholomeos ascoltano con un
cuore solo e un'anima sola il grido dei poveri e, con voce concorde
esprimono la vicinanza loro personale e delle loro chiese alle
sofferenze degli uomini e delle donne di ogni popolo e credo. È una
nuova stagione non solo per l'ecumenismo, ma per la testimonianza dei
cristiani nel mondo contemporaneo.
Da anni le chiese d'occidente e d'oriente conoscono l'ecumenismo del sangue,l'essere
accomunati nelle persecuzioni e nel martirio,: quanti li osteggiano o
li uccidono, lo fanno perché li riconoscono semplicemente “cristiani”,
al di là di ogni confessione, rito, tradizione e questa e la loro unica
“colpa”. Ora le
chiese stanno vivendo con consapevolezza sempre maggiore l'ecumenismo
della carità: là dove un essere umano soffre, là dove è calpestata la
dignità delle persone, dove è fatto strame della giustizia, della
libertà e dell'uguaglianza, proprio là la fraternità dei cristiani si
mostra come controcultura capace di smuovere ostacoli grandi come
montagne.
Questa
visita dall'intensità pari alla sua brevità, ha voluto ricordare
all'opinione pubblica mondiale e più ancora a chi ha responsabilità di
governo o potere finanziario tre questioni ineludibili: la vicinanza ai profughi e a quanti sono costretti a vivere in una precarietà estrema, senza terra, senza tetto, senza lavoro; la denuncia dell'indifferenza o peggio della deliberata opposizione da
parte dei paesi più ricchi a farsi carico di drammi troppo spesso
suscitati dai loro stessi comportamenti o dalle loro omissioni; e infine la gratitudine e la vicinanza al popolo greco che,
pur vessato oltre ogni limite sopportabile da cieche politiche di
preteso risanamento, non dimentica quella solidarietà umana di cui è
impastata la sua storia, la sua cultura, la sua fede. Non sorprende
allora che papa Francesco e il patriarca Bartholomeos abbiamo voluto
accanto a sé l'arcivescovo di Grecia Hieronimos e abbiano manifestato
il loro ringraziamento al popolo greco per tramite di Tsipras, capo del
governo di quel paese. Papa Francesco ha anche voluto porre un segno
eminentemente politico: come capo di stato, seppur di uno stato poco
più che simbolico, ha aperto immediatamente un corridoio umanitario per
tre famiglie musulmane, portandole con sé in Vaticano. A dimostrazione
che per alleviare molte tragedie troppo spesso è la volontà e non gli
strumenti giuridici.
Così, alle
lacrime di commozione, di sdegno e di rammarico evocate dal patriarca
Bartholomeos, al solenne impegno comune a non abbassare la voce né la
guardia in difesa della dignità umana, all'invocazione di “iniziative
diplomatiche, politiche e caritative e attraverso sforzi congiunti, sia
in Medio Oriente sia in Europa”, si è unita la preghiera e il vissuto
di cristiani che si ritrovano uniti nel riconoscere il volto di Cristo
nell'umanità sofferente e concordi nel riaffermare che la dignità e la
libertà di ogni essere umano vanno aldilà della paura e della divisione
che possono albergare nei nostri cuori.
....
Tocca
piuttosto a governi e istituzioni sovranazionali, tocca ai cittadini
dei paesi con maggiori risorse, tocca a ciascuno di noi smettere di
applaudire chi ci ricorda i nostri doveri di umanità e passare ad agire
secondo quella regola aurea che non conosce muri né mari né frontiere:
fai all'altro quello che vorresti fosse fatto a te. Perché, come ha
ricordato il patriarca Bartholomeos, “il mondo sarà giudicato dal modo in cui avrà trattato i profughi”.
(articolo pubblicato su La Stampa del 17 aprile 2016)
-------------------------------------- Alle 7 la partenza di Papa Francesco dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino per Mytilene nell'isola di Lesbo video"Questo non è come gli altri viaggi apostolici: questo è un viaggio triste". Così papa Francesco ha presentato alla stampa, durante il volo per la Grecia, la sua visita all'isola di Lesbo. "Andiamo a incontrare la catastrofe umanitaria più grande dai tempi della seconda guerra mondiale" Ecco tutte le parole del Papa: Padre Lombardi
Santo
Padre, benvenuto in mezzo a noi. Auguri per questo viaggio così
impegnativo, in cui speriamo di accompagnarLa facendo un buon servizio,
perché il Suo messaggio, il Suo gesto venga capito bene da tutto il
mondo. Siamo circa 50. Come al solito rappresentiamo un po’ tutti i
diversi Paesi, continenti, lingue e media. E siamo riusciti a mettere
insieme questo gruppo in pochissimi giorni. Questo vuol dire che c’è
sempre una grande attenzione, desiderio e disponibilità ad
accompagnarLa. Se vuole dirci due parole all’inizio di questo viaggio…
Santo Padre
Prima
di tutto, buongiorno! Vi auguro una buona giornata. Vi ringrazio di
questa compagnia. E’ un viaggio un po’ diverso dagli altri. Nei viaggi
apostolici noi andiamo a fare tante cose: vedere la gente, parlare… c’è
anche la gioia dell’incontro. Questo è un viaggio segnato dalla
tristezza, questo è importante. E’ un viaggio triste. Noi andiamo ad
incontrare la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra
Mondiale. Andiamo – e lo vedremo – da tanta gente che soffre, che non
sa dove andare, che è dovuta fuggire. E andremo anche ad un cimitero:
il mare. Tanta gente lì è annegata. Lo dico non per amareggiare, non
per amarezza, ma perché anche il vostro lavoro di oggi possa
trasmettere nei vostri media lo stato d’animo con cui io faccio questo
viaggio. Grazie di accompagnarmi. Grazie tante!
Un’ultima parola. Vorrei ricordarvi che oggi Papa Benedetto XVI fa l’89° compleanno. Una preghiera per lui!
videoAd
accogliere Francesco a Lesbo sono stati il premier greco Tsipras, il
Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene e di
tutta la Grecia Ieronymos.
videoCerimonia di benvenuto
Il
Santo Padre viene ricevuto dal Primo Ministro; riceve poi il benvenuto
da parte di Sua Santità Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di
Costantinopoli, di Sua Beatitudine Ieronymos, Arcivescovo di Atene e di
tutta la Grecia, e di S.E. Mons. Fragkiskos Papamanolis, OFM Cap,
Presidente della Conferenza Episcopale greca.
Papa Francesco all'aereoporto incontra anche il premier Alexis Tsipras videoAlle 10.55 Trasferimento in minibus con Sua Santità Bartolomeo e Sua Beatitudine Ieronymos al Mòria refugee camp .
video ntegrale-------------------------------------- Immagini che valgono più di ogni parola. Sono quelle dell’incontro, commovente a dir poco, del Papa con i profughi del campo di Mòria a Lesbo. Si vede che i profughi non sono numeri ma persone con tutta la loro devastante storia, le loro speranze, la paura di essere riportati nell'inferno da cui sono scappati. Francesco saluta soprattutto i bambini, parla con loro, li accarezza, vede i loro disegni, molti sul viaggio in mare. Il Papa dice che li vuole conservare e metterli sulla sua scrivania e farli vedere in aereo ai giornalisti nel viaggio di ritorno. Il vagito dei neonati accompagna il lungo incontro. Ascolta con attenzione le drammatiche storie dei migranti. Un uomo, un profugo cristiano, si getta ai piedi del Papa, piangendo e ringraziando Dio, e chiedendo a Francesco di benedirlo. Un
bambino gli chiede un oggetto per ricordare l'incontro, il Papa gli
regala un rosario. C'è chi gli racconta il viaggio: "Veniamo dalla
Siria", "la mia famiglia è stata rapita dall'Isis", "vengo dall'Iraq,
sono ferita alla gamba, mi serve un medico", "ci vogliono respingere,
faccia qualcosa". Una bimba si mette in ginocchio, singhiozza, poi è la
volta di un anziano. Piange, chiede aiuto. La folla urla a più riprese:
"Freedom!", "Libertà". Sono seguiti i discorsi ufficiali del Papa, del
Patriarca Bartolomeo e dell'arcivescovo Ieronymos. Dopo la
Dichiarazione congiunta, il pranzo con i profughi in un container.
(fonte Radio Vaticana)
Papa
Francesco insieme al Patriarca Bartolomeo e al Primate della Chiesa
ortodossa greca Hieronymus II ha incontrato i profughi del campo di
Moria che fuggono da guerre e da conflitti e stringe ad ognuno la mano.
video videoAlcuni
bambini regalano i loro disegni al Papa che chiede spiegazioni,
ringrazia e consegnandoli ad un suo collaboratore dice: "Che non
si perda! Lo voglio sulla mia scrivania".
video videoFrancesco è stato accolto con entusiasmo, ha ascoltato e consolato dispensando benedizioni e sorrisi e cercando di infondere comprensione e speranza a tutti. videoMolti sono stati i momenti emozionanti videoIl pontefice ha incontrato inoltre profughi e rifugiati dentro una tenda del campo di Moria. Qui ragazzi e bambini hanno cantato in coro. videoVedi il nostro post precedente:
Papa Francesco a Lesbo / 1 (cronaca, foto testi e video)-------------------------------------- Con la visita a Lesbo papa Francesco ha deciso di esporre, sul fronte politico più caldo di questo
momento, tutta la sua forza e tutta la sua impotenza. Ha compiuto un gesto che s’iscrive nel quadro
dei grandi gesti profetici e apocalittici mancati ai decenni recenti e affidati ad una impossibile storia
dei “se”
Alberto Melloni: Quella carezza schiaffo al mondo (pdf)La rilevanza del Viaggio a
Lesbo, sabato 16 aprile, di Francesco, Bartolomeo e Hieronimus,
rilevanza religiosa, spirituale, umana e umanitaria, in un qualche modo
ha «oscurato» una particolarità storica di primissima importanza. È
vero che ai media non è mai sfuggita la natura «umanitaria in chiave
ecumenica» di questo pellegrinaggio al cuore del dolore e della
sofferenza. Però a Lesbo c’era di più, molto di più: in realtà si è
trattato anche del primo viaggio ecumenico nella storia dei viaggi
pontifici extraitaliani che dal primo dell’epoca contemporanea (Paolo
VI, 1964 - Terra Santa) fino a questo in Grecia sono stati 150. ...
Nel caso di Lesbo è tutto molto diverso e ciò consente di affermare che il 16 aprile 2016 è stata la giornata del primo vero pellegrinaggio ecumenico nella storia dei rapporti tra cattolici e ortodossi. Perché? Le ragioni sostanziali sono dieci... Luis Badilla: A Lesbo il primo viaggio ecumenico cattolico-ortodossoÈ
durato poche ore il viaggio di Francesco a Lesbo, ma è stato ricco di
messaggi. Il Papa si è mosso senza protagonismo tra il patriarca
Bartolomeo e l’arcivescovo ortodosso greco, Hieronymos. Ha indicato una
via alla politica europea, bloccata dalla paura dei populismi
--------------------------------------------------------------- Andrea Riccardi: Umanità e concretezza del Papa tra i migrantiPerché il mondo veda. Sta qui
il significato della visita di Papa Francesco a Lesbo, simbolo
dell’origine della civiltà greca ed europea e oggi protagonista di una
vera e propria crisi umanitaria, causata dall’esodo dei profughi che
fuggono dalle guerre mediorientali.
Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/UA4ucd
Gianfranco Brunelli: Svegliare le coscienze del mondoCi sono foto che in qualche
modo hanno contribuito a cambiare la storia perché capaci di inquietare
le coscienze, di suscitare l’indignazione dell’opinione pubblica, e
quindi di influire sulla politica. Non sappiamo se le nuove immagini di
profughi e immigrati premiate con il Pulitzer e che raccontano la
cronaca di questi giorni difficili — troppo spesso segnati da tragedie,
con carrette del mare che affondano portandosi dietro decine, a volte
centinaia di vite — serviranno a convincere i governi del vecchio
continente a riaprire le frontiere, a operare per approntare canali
umanitari sicuri, offrendo accoglienza senza fare troppi calcoli.
Di sicuro finora testimoniano dinanzi alla storia l’ipocrisia di un’Europa debole e tutt’altro che unita. Ma testimoniano anche come il dramma di profughi e migranti resti centrale nel racconto dell’oggi. Gaetano Vallini: Pulitzer per la fotografia agli scatti che documentano il dramma dei profughi e dei migranti. La forza delle immagini--------------------------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Non ci sono più parole... la strage nel Mediterraneo continua...
Migranti, 400 somali dispersi in mare--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)La
notizia ha fatto, in breve, il giro dei quotidiani olandesi. Un bimbo
di 3 anni,Faber Wijdeven, di Eindhoven, affetto da un neuroblastoma,
era condannato a morire, quando un suo compagno d’ospedale, Jasper (8
anni), pure gravemente malato, lanciò una campagna per raccogliere i
soldi necessari affinché il piccolo amico potesse essere operato e
curato negli Stai Uniti.
Alcuni mesi dopo aver avviato la campagna, però, Jasper morì.
Nel
frattempo arrivarono tantissime donazioni per Faber, più dei 50mila
euro necessari per il ricovero in America. Faber fu, dunque, operato
con successo. In seguito, è tornato nei Paesi Bassi e sta bene. Ora ha
6 anni.
Adesso
Faber è «sano e pieno di vita», ha detto la madre Romy. «Dell’ospedale
non parla mai; solo dei suoi amichetti degenti nello stesso periodo e
del bello scivolo in cortile». Sul “resto” neanche un accenno....Con il
“resto” mamma Romy intende 10 operazioni, 23 sedute di radioterapia, 28
giorni di immunoterapia ( molto dolorosa), iniezioni, sondini vari.
«Anche se il cancro pare sia guarito – aggiunge il padre Joost –
sappiamo che le tante medicine che gli hanno somministrato potrebbero
creargli problemi in futuro al fegato e ai reni. Ma, per ora, ha vinto
la sua prima grande battaglia».
Mentre
i genitori parlano, Faber salta sul «materasso a molle» nel giardino di
casa. Sorride felice; fra le mani tiene un cartello che riproduce un
assegno con la scritta 75mila, intestato alla “Villa Joep”, da cui è
partita questa generosa, meravigliosa gara di amore e solidarietà fra
bimbi.
(Fonte: Avvenire 20/04/2016)
-------------------------------------- Non è la pensione la speranza perduta dei trentenni: è il futuro.
Michela Murgia: Trentenni "flessibili" e il lavoro ad ostacoli: così abbiamo rubato il loro futuro---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" La vostra felicità... La vita eterna è... La porta che è Gesù... Semplicemente questo ha detto Gesù... All'inizio dell'essere cristiano... Il mondo è in una notte profonda... Canterò in eterno... Se il Signore Dio tuo ti avesse detto... Siate la carezza misericordiosa del Signore... Oggi si celebra la Giornata della Terra...A tutti gli amici di religione ebraica: Felice Pesach!
Desidero esprimere i più sentiti auguri... --------------------------------------------------------------- Joseph Aloisius Ratzinger è nato a Marktl il 16 aprile 1927
I nostri auguri a Benedetto XVI che oggi compie 89 anni !!! Buon compleanno!--------------------------------------------------------------- Il Servo di Dio Antonio Bello, per tutti Don Tonino, tornava alla Casa del Padre il 20 Aprile 1993.
La pace è un dono che viene dall'alto... Io non risolvo il problema degli sfrattati... Il genere umano è chiamato... Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza... Mandaci la brezza leggera dello Spirito... Se la fede ci fa essere credenti... Ho voluto bene a tutti e sempre... --------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Lettera aperta a don Tonino Bello, nel giorno dell’anniversario della sua morte.
20 aprile 2016
di Renato Sacco
Caro don Tonino,
nell’anniversario
della tua nascita al cielo pensavo di scrivere alcune righe per
ricordare, anche a chi non ti ha conosciuto, le tante cose belle che
hai fatto durante la tua vita. Ma non ci sono riuscito, e allora scrivo
direttamente a te, non per imitare la tua grande capacità di scrivere
lettere personali un po' a tutti, non ne sono capace, ma perché così
posso dirti liberamente alcuni pensieri, come mi vengono…
Volevo
dirti che qui, sulla terra, abbiamo ancora bisogno di te: aiutaci a non
perdere il coraggio di essere "in piedi, anzi in marcia, costruttori di
pace". Perché tira un’aria di guerra mica male.
Nel 2015 si sono spesi nel mondo quasi 1700 miliardi di dollari in armamenti.
Ti
sarà giunta notizia anche lassù che l'Italia vende armi un po' a tutti,
anche ai Paesi sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita, Qatar. Facciamo
affari d'oro proprio con le armi!
... Come
vedi non è cambiato molto dai tuoi tempi, la cultura della guerra ha
buone radici e forti sponsor. Insomma, come scrivevi tu, nella tua
lettera ad Abramo, c'è ancora "nell’aria odore di zolfo".
A
dire il vero c'è papa Francesco (sai che molti vedono grandi
somiglianze tra voi due) che continua a denunciare questa follia delle
armi e della guerra, è arrivato anche a dire "Maledetti". Ma per lui
tira un'aria un po' difficile. Molti
lo criticano in modo esplicito, altri in modo più sottile. E tu sai
bene cosa vuol dire essere criticato, anche pesantemente: lettere
inviate a Roma con i tuoi scritti giudicati poco ortodossi, critiche
per non aver usato il "pilleolo" durante una celebrazione, critiche per
essere andato a Bari, allo stadio, nel luglio 1991 quando arrivarono
migliaia di profughi dall'Albania. "A fame peste et bello… libera nos
domine", scrisse qualcuno. E Francesco viene criticato per le sue
aperture che "rovinano" la Chiesa, per essere andato l'altro giorno a
Lesbo e aver portato con sé al ritorno 12 profughi. Tu ne sai qualcosa,
visto che avevi ospitato in casa tua alcune famiglie sfrattate… E
allora ti chiedo, cerca (cercate un po' tra tutti voi di lassù) di
sostenere questo Papa. Anche noi ci proviamo a non lasciarlo solo, ma
un vostro aiutino dall'alto non guasta. E, già che ci sei, dai un
occhio anche a tutto il popolo della pace e anche a noi di Pax Christi che
ci troviamo in assemblea nei prossimi giorni ad Assisi, (Misericordia è
disarmo, giustizia, condivisione) proprio nella città di un altro
Francesco, a te molto caro, visto che sulla tua tomba c'è scritto
'terziario francescano'.
Che dire ancora? Grazie don Tonino!
-------------------------------------- Il
20 aprile 1993 moriva il "vescovo degli ultimi". «Era un sognatore
appassionato di Dio e della vita», spiega mons. Vito Angiuli che ha
raccolto gli scritti, finora inediti, del periodo antecedente
l’ordinazione episcopale, «il suo “sogno”, maturato nella terra
d’origine e vissuto anche oltre, era quello di una fede che si incarna
e di una Chiesa che si fa missionaria»
In
diretta da Ruvo di Puglia, Antonella Ventre ricorda l’eredità
spirituale di Don Tonino Bello, con Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo
di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi
TV2000: Sui passi di Don Tonino Bello (video)--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Intenzione di preghiera
di Papa Francesco
per il mese di Aprile 2016
Gli
agricoltori, il loro duro lavoro per la terra che è “dono di Dio” e il
giusto compenso che essi dovrebbero ricevere. Questi i temi al centro
del videomessaggio di Papa Francesco sulle intenzioni di aprile
dell’Apostolato di preghiera. "Grazie
piccolo agricoltore. Il tuo contributo è essenziale per tutta
l'umanità. Come persona, figlio di Dio, meriti una vita degna. Però...
mi domando: come vengono retribuiti i tuoi sforzi?
La
terra è un dono di Dio. Non è giusto utilizzarla per favorire solo
pochi, privando la maggior parte dei loro diritti e benefici.
Mi farebbe piacere che tu ne tenga conto e che unisca la tua voce alla mia in questa intenzione: che i piccoli agricoltori ricevano il giusto compenso per il loro prezioso lavoro". VIDEOVedi anche i nostri post precedenti:
-------------------------------------- TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 10,27-30 "Io
e il Padre siamo uno!". E' il culmine della rivelazione di Gesù,
l'affermazione perentoria rivolta alle autorità religiose che
pretendono sapere se è lui o no il Messia atteso. Già al cap. 8,58 Gesù
ha rischiato la lapidazione per essersi fatto uguale a Dio attribuendo
a se stesso il Tetragramma, l'impronunciabile Nome di Dio: "Prima
che Abramo fosse, IO-SONO (JHWH) !". Adesso ha inizio un interrogatorio
sull'identità di Gesù come Messia e come Figlio di Dio, nocciolo
della fede cristiana, che sfocerà ancora una volta nella volontà
omicida dei suoi ascoltatori (10,31.39). Gesù è il Figlio obbediente
del Padre, il Pastore Bello (10,11) che viene a prendersi cura del
suo popolo, il cui potere - come quello del Padre - è superiore al
potere di ogni mercenario o ladro, perché egli ama di un amore più
forte della stessa morte, e le sue opere stesse lo testimoniano. E' il
mistero del Dio "UNO" piena unità e comunione d'amore, che i suoi
avversari non possono accettare e seguire perché seguono un altro
pastore: la morte. Credere o non credere in Gesù non significa
soltanto dare il nostro assenso mentale, credere vuol dire ascoltare
Lui, obbedendo alla sua voce e coinvolgendo tutta la nostra
esistenza.
...--------------------------------------- Il pastore che parla al cuore, che conosce cosa lo abita
di p. Ermes Ronchi
Commento IV DOMENICA di PASQUA - anno C -
Vangelo: Gv 10,27-30
Le mie pecore ascoltano la mia voce. Prima grande sorpresa: una voce attraversa le distanze, un io si rivolge a un tu, il cielo non è vuoto.
Perché
le pecore ascoltano? Perché il pastore non si impone, si propone;
perché quella voce parla al cuore, e risponde alle domande più profonde
di ogni vita.
Io conosco le mie pecore. Per
questo la voce tocca ed è ascoltata: perché conosce cosa abita il
cuore. La samaritana al pozzo aveva detto: venite, c'è uno che mi ha
detto tutto di me. Bellissima definizione del Signore: Colui che dice
il tutto dell'uomo, che risponde ai perché ultimi dell'esistenza.
Le mie pecore mi seguono. Seguono
il pastore perché si fidano di lui, perché con lui è possibile vivere
meglio, per tutti. Seguono lui, cioè vivono una vita come la sua,
diventano in qualche modo pastori, e voce nei silenzi, e nelle vite
degli altri datori di vita.
Il Vangelo mostra le tre caratteristiche del pastore: Io do loro la vita eterna / non andranno mai perdute / nessuno le rapirà dalla mia mano!
Io
do la vita eterna, adesso, non alla fine del tempo. È salute dell'anima
ascoltare, respirare queste parole: Io do loro la vita eterna! Senza
condizioni, prima di qualsiasi risposta, senza paletti e confini. ...
Il
Vangelo prosegue con un raddoppio straordinario: Nessuno le strapperà
dalla mia mano. Poi, come se avessimo ancora dei dubbi: nessuno le può
strappare dalla mano del Padre.
È il pastore della combattiva tenerezza.
Io
sono un amato non strappabile dalle mani di Dio, legame non lacerabile.
Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani, come bambini ci
aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà cadere, come
innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine, come
crocefissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.
...
Il pastore che parla al cuore, che conosce cosa lo abitaL
-------------------------------------------- XX ANNIVERSARIO UCCISIONE DEI MONACI DI TIBHIRINE Un segno sulla montagna:
memoria e profezia di Massimo Toschi Il
15 e il 16 aprile si è celebrato a Tibhirine (in Algeria) il ventesimo
anniversario del sequestro e dell’uccisione dei sette monaci del
monastero. Un viaggio per scoprire come è cambiato il Paese e come è
vivo il ricordo di quanto accaduto Il
15 aprile 2016 sono salito al monastero di Tibhirine insieme ai parenti
dei monaci ed alcuni amici, accompagnati da mons. Teissier e Jean Marie
Lasours, prete della missione di Francia che in questi ultimi anni ha
riaperto la vita del monastero. Si sale in pullman, con la scorta. Dopo
Blida si affrontano le gole della Chiffa: un tempo luogo di imboscate
da parte dei terroristi, oggi sono attraversate da imponenti
ristrutturazioni del territorio per costruire un’autostrada. Quasi
venti anni fa sono venuto con padre Teissier e Gilles Nicolas. Passammo
quindici sbarramenti nel percorso da Blida a Medea, uno a kilometro.
Oggi ci sono negozi per turisti e per coloro che viaggiano. Anche
Algeri sembra cambiata, con minore presenza militare, comunque più
nascosta e riservata. Il
traffico è ancora più caotico e confuso, ma mons. Teissier è molto
abile nel superare i nodi più intricati. Sul mio stesso aereo in volo
per Algeri c’è il generale dei trappisti. Quando si passa la dogana,
gli viene posto qualche problema per il visto di religioso, nonostante
il passaporto di servizio del Vaticano. Teissier conferma che ci sono
molte difficoltà per i visti, soprattutto ai religiosi, sintomo di
tensioni e rigidità. Anche in questa occasione ci sono state difficoltà
e qualcuno non è potuto venire. Tutto questo ci dice alcune cose: innanzi tutto che Tibhirine è vivo, non è morto, non è chiuso. Lo spirito di Tibhirine è ancora in grado di attrarre futuro.Andiamo
al cimitero dove sono sepolti i sette monaci. È davvero un giardino con
fiori e piante bellissime, in un silenzio raccolto che interpella i
pellegrini che arrivano. Accanto
ai fiori c’è il lavoro dei campi dei contadini, ci sono i formaggi e il
miele, le concrete attività dei contadini di Tibhirine, come dire il
concreto popolo di questa Chiesa. Coloro che hanno vissuto, amato e
condiviso concretamente la vita di questa comunità dei monaci. Poco
dopo arriva il Wali di Medea a salutare i parenti dei monaci, come
gesto di amicizia. Mi saluta. Gli viene ricordato il lavoro che avevo
fatto all’ospedale di Medea per costituire un centro protesico in
favore dei bambini vittime del terrorismo. Poi
c’è una memoria dei sette monaci, fatta da Jean Marie Lasourse.
Certamente lui ne ha preso l’eredità, ma soprattutto la parola del
dialogo, del perdono, della misericordia, dell’incontro appaiono
davanti a noi come profezia e anticipazione di una via comunitaria
condivisa con tutti. Cosa resta dei martiri
di Tibhirine
di Massimo Toschi
È
evidente a tutti che la memoria dei monaci non possa essere cancellata
da una scelta pastorale spostata in avanti, né da una visione che vuole
mettere tra parentesi tutto quello che è accaduto. Anche le nuova
generazioni di vescovi non possono perdere il legame con la memoria
spirituale di Tibhirine, che è come una fonte di acqua zampillante. Una
fonte inesauribile e sempre fresca. Il martirio non può essere
dimenticato né cancellato. Oggi
che il terrorismo, dopo aver devastato l’Algeria, è arrivato in Europa,
a Bruxelles e a Parigi, passando da Mosca, da Londra, da Madrid, è
necessario ripensare il dialogo interreligioso tra musulmani e
cristiani. Tibirhine e frère Christian appaiono una costante e
insostituibile fonte di ispirazione. Dobbiamo
anche dire con franchezza che a livello di Chiesa universale si sono
cercate altre strade e si sono nominati vescovi che seguivano altri
percorsi. Si è puntato alla dottrina e non all’incontro. Roma
non ha capito e ha compiuto scelte che hanno umiliato questa piccola e
povera Chiesa, ma al tempo stesso lo spirito di Tibhirine non si è
perduto, anzi il sacramento dell’incontro è divenuto patrimonio di
tutta la Chiesa con l’elezione di papa Francesco a vescovo di Roma. Nell’incontro
che è stato fatto il pomeriggio con i parenti sul futuro del monastero,
tutto questo è emerso con grande forza, la forza inerme e a mani vuote
della comunità di questo monastero. Il suo futuro sta nelle mani di
Dio, non nelle astuzie di qualcuno. È Dio che lo conduce, non le nostre
risorse umane. Dio davvero ha voluto che questo monastero non subisse
la cancellazione secondo il desiderio dei terroristi e dei politici. Oggi
appare chiaro il disegno di Dio. Si tratta semplicemente di
riconoscerlo. Il papa lo ha fatto in modo semplice, affermandolo nella
prefazione del libro "Tibhirine, l’héritage", pubblicato in Francia a
cura diChristophe Henning, per le edizioni Bayard. Ha parlato di "segno
sulla montagna", ha parlato del martirio, ha parlato di semplicità e di
misericordia come dei contenuti della vita qui vissuta e qui donata. In
questo incontro, molto drammatico e al tempo stesso vissuto in
fraternità, Teissier ha detto di essere l’ultimo rimasto, un
sopravvissuto. In realtà il suo ministero di vescovo ha dato continuità
al mistero di Tibhirine. Ora può riposare (termine per lui quasi
impossibile) e Jean Marie può continuare in questa sua assimilazione al
cuore di Tibhirine. Alla fine della giornata colui che ha
scritto la “positio” per il riconoscimento canonico del martirio, padre
Thomas Georgeon, ha dato conto del percorso e anche delle difficoltà
del lavoro svolto fino ad oggi, e che oggi si sono fortemente attenuate
con la prefazione di papa Francesco. Per
altro nel momento in cui papa Francesco parla di martirio, non si può
tornare indietro. Di fronte alla parola solenne e impegnativa del
vescovo di Roma e della Chiesa non si tratta di rimanere prigionieri di
procedure. Chi avrebbe potuto pensare questo venti anni fa, quando
tutto indicava la fine di tutto, che il segno sul monte potesse
assumere per tutti una visibilità speciale? Sabato
mattina è arrivato il pellegrinaggio dalla diocesi di Algeri. Oltre
duecento persone (quattro pullman e molte vetture), donne, uomini,
musulmane e musulmani, cristiane e cristiani, ciascuno legato a gruppi,
associazioni. Una messa solenne con tre vescovi, una ventina di preti. Un
pranzo condiviso, con la presenza dell’ambasciatore francese in
Algeria.Tanta gente e tanti amici. Dunque un monastero nella Chiesa e
della Chiesa, e al tempo stesso una comunità monastica che porta con il
suo spirito la vita e il futuro di questa Chiesa. Poi
ancora il dialogo culturale tra Islam e cristianesimo, rappresentato da
mons. Teissier e da Bentunes, un intellettuale musulmano, che è legato
all'esperienza dei sufi e al filone spirituale dell’Islam. Infine
il ritorno ad Algeri. Lì incontro il Movimento dei Focolari, che ha un
ruolo importante in questo dialogo che mette accanto i figli dell’Islam
e i discepoli di Gesù. Fonte:Cittànuova Guarda anche i post già pubblicati:
--------------------------------------------
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)"Misericordiosi come il Padre. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36)" è
il titolo del 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che si è
svolto a Sacrofano (Roma), presso la “Fraterna Domus”, da lunedì 18 a
giovedì 21 aprile 2016.
Il
tema si ricollegava direttamente al Giubileo straordinario indetto
daPapa Francesco perchè la misericordia è la parola chiave per indicare
l’agire di Dio verso di noi e il nostro aprirci a quanti vivono nelle
più disparate periferie esistenziali.
L'incontro
delle 220 Caritas diocesane in Italia cadeva inoltre a 45 anni dalla
nascita di Caritas Italiana, e puntava a fare un sintetico bilancio
dell’impegno pastorale a servizio dei poveri e della Chiesa in Italia;
orientarne il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate
all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, all’Anno giubilare,
all’enciclica Laudato si’ e alle ulteriori indicazioni formulate da Papa
Francesco Giovedì 21 aprile in Vaticano durante l’Udienza del Santo
Padre, riservata esclusivamente ai partecipanti al Convegno.
Durante il Convegno inoltre è stato diffuso il Rapporto "La primavera dei profughi e il ruolo della rete ecclesiale in Italia" (pdf) aggiornato ad aprile 2016.
"...
Prima di parlare di Chiesa dobbiamo allora parlare di Dio. Il nostro è
un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi. Ha la faccia
da uomo. Ha fame, ha sete, è solo, è senza vestiti, è malato. Ce lo
possiamo trovare tra i piedi. Parla con la samaritana, con l’adultera,
non si vergogna di andare da Zaccheo, prepara la festa per il figlio
mascalzone, rivaluta i rottami della società. E’ il Dio che sta dalla
nostra parte. Anzi "quando lo cerchiamo nel tempio, Lui si trova nella
stalla; quando lo cerchiamo tra i sacerdoti, si trova in mezzo ai
peccatori; quando lo cerchiamo libero, è prigioniero; quando lo
cerchiamo rivestito di gloria, è sulla croce ricoperto di sangue" (Frei
Betto). La Chiesa, che è la continuazione di Cristo, non può non essere
così. “Non avvicinarsi al mondo è un peccato contro la propria
identità” (Mons. Romero).
La
misericordia Gesù non l’ha definita, ma l’ha mostrata. La misericordia,
cuore del messaggio biblico, è opera di salvezza, mai di perdizione. È
atto di amore e di giustizia da parte di Dio. Anzi è la giustizia più
grande. Il Dio di Gesù Cristo non è solo il Padre che ama, o il
Compagno Silenzioso della solitudine di tanti uomini, o il Dio
compassionevole lento all’ira e grande nell'amore, ma è il Dio che ci
divinizza. La misericordia, rigenera, dona, fa saltare gli ingranaggi
iniqui. Ecco allora che una Chiesa di misericordia è necessariamente
Chiesa “estroversa”, accogliente. ”Una Chiesa in uscita” come l’ha
definita papa Francesco. Una Chiesa senza pareti e senza tetto, aperta
a tutti, capace di accogliere tutti, che sia ‘la fontana del villaggio,
come diceva don Tonino Bello. Una Chiesa che serve come il sale che dà
sapore sciogliendosi, come la candela che fa luce consumandosi, come il
lievito che fermenta mescolandosi con la farina, come il chicco che si
fa grano marcendo. Chiesa che ama servendo e che serve amando, perché
una chiesa che non serve, non serve a niente. 3 Proprio questo ci
chiede l’Amore più grande: di non essere più la Chiesa dei riti senza
vita, delle tradizioni senza Vangelo, delle pratiche stanche,
piuttosto, la Chiesa che fa esperienza del Risorto, che Lo incontra
nella storia e che è capace di proporre la catechesi con il grande
libro della storia – non solo quella scritta ma quella vissuta tutti i
giorni – dove s’incontrano ragazzi che si bucano, donne che si
prostituiscono, anziani che dipendono dal gratta e vinci, disperati che
fanno ricorso agli usurai, mafiosi che fanno pagare il pizzo, uomini
corrotti…”.
Lo
ha detto, lunedì 18 aprile, il cardinale Francesco Montenegro,
arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, nella sua
prolusione in apertura del 38° convegno nazionale delle Caritas
diocesane intitolato “Misericordiosi come il Padre. ‘Siate
misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso’ (Lc 6,36)”.
Leggi il testo integrale della prolusione di S.E. Card. Francesco Montenegro (pdf)
Leggi anche l'intervento di:
-------------------------------------- ...
Una cosa è certa: il fenomeno migratorio è complesso e non deve essere
strumentalizzato. Recenti studi mostrano che la crescita del reddito
delle famiglie, non riduce le migrazioni ma, anzi, le acuisce (anche se
le rende meno traumatiche). È solo quando si ridurrà significativamente
la forbice tra Paesi ricchi e poveri, tra luoghi della sicurezza e
realtà dell’arbitrio, che la mobilità diminuirà. Ecco perché il diritto
a una vita migliore nei propri Paesi, deve essere comunque accompagnato
dal sacrosanto, regolato e riumanizzato diritto a migrare.
Giulio Albanese: Investire giustiziaIl
Pontefice ha ricevuto in udienza i delegati della Caritas italiana
guidati dal cardinale Montenegro. Ha esortato a promuovere il
volontariato, stimolare le istituzioni per una legislazione a favore
delle fasce più deboli, integrare i migranti, che sono una «ricchezza e
una risorsa»
Iacopo Scaramuzzi: “Dio offre i poveri alla Chiesa perché essa cresca nell’amore”L’Europa alza i ponti levatoi
per tenere i poveri a distanza e non vederli. E chi riesce a entrare,
continua a essere spremuto: dopo gli scafisti, dopo i datori di lavoro
disonesti, ecco i governi che si fanno pagare l’accoglienza. Il
cardinale Luis Antonio Tagle punta il dito contro l’Occidente
che nega le sue radici solidali e cristiane. Al 38° convegno
nazionale delle Caritas diocesane il presidente di Caritas
Internationalis usa parole dure contro «chi possiede e si rinchiude nel
proprio castello, assediato dai poveri e dalla propria ricchezza».
Luca Liverani: Migranti, Tagle: così l'Europa chiude gli occhi---------------------------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 16/04/2016:
|
||||||||||||||
|
Sei
interessato a
ricevere la nostra newsletter
ma non sei iscritto ? Iscriversi è facile e gratuito. ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER riceverai la newsletter di
"TEMPO PERSO", ogni settimana, direttamente nella
casella di posta elettronica.
|