"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°15 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 16 al 22 aprile 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 29 aprile 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






La Resurrezione apre orizzonti nuovi:
l'annuncio che il Cristo Risorto non ci lascia soli
ed è, malgrado le tante situazione difficili, sempre con noi in ogni momento,
doni a tutti speranza e forza.
 


Buona Pasqua!


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I NOSTRI TEMPI


Viaggio di Papa Francesco a Lesbo

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Il Papa è giunto nell'isola greca di Lesbo: l'aereo è atterrato verso le 9.05 ora italiana. E' un viaggio segnato dalla tristezza - ha detto Francesco ai giornalisti durante il volo - andiamo ad incontrare la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale. Andiamo a vedere - ha aggiunto - tanta gente che soffre e non sa dove andare. Lo scopo principale di questa visita è quello di "portare conforto a tanti profughi". Lo afferma lo stesso Pontefice nel messaggio al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella inviato nel lasciare il suolo italiano. E in un tweet il Papa afferma: "I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati". Nel testo il Papa formula l'auspicio che "il popolo italiano possa affrontare con lungimiranza e solidareta' le sfide dei nostri giorni". Ad accogliere Francesco a Lesbo sono stati il premier greco Tsipras, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos.

  foto
  Dove vai Gesù... (vignetta)
Lesbo, 16.04.2016 - Un bambino regala il suo disegno al Papa che dice ad un suo collaboratore
"Che non si perda! Lo voglio sulla mia scrivania".
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Il Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati, accompagnando a Roma con il suo stesso aereo, tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori... L'iniziativa tramite una trattativa tra Santa Sede, Italia e Grecia
Il portavoce della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, prima di lasciare Lesbo ha detto ai giornalisti che l’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane.
L'accoglienza carico del Vaticano. L'ospitalità garantita dalla Comunità di Sant''Egidio
Tutti i membri delle tre famiglie sono musulmani....
  Col Papa sull'aereo 12 profughi siriani: saranno accolti in Vaticano
LESBO - Papa Francesco consola un uomo disperato
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  Se anche il sole può piangere...
Prima di tutto, voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro che è stato per me troppo forte, troppo forte… anche per voi, sicuramente.
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A Lesbo, "HO VISTO TANTO DOLORE!"
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  ... Papa Francesco ha dato inizio all'ecumenismo della carità
Dal timore di essere uccisi alla gioia di tornare a vedere sorridere i propri figli e riavere una speranza di futuro…
Grazie Papa Francesco!
Le parole dei rifugiati siriani tornati da Lesbo con il Papa
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"Questa giornata di lavoro che è stato per me troppo forte, troppo forte…" Conferenza stampa di Papa Francesco durante il volo di ritorno da Lesbo (foto, testo e video)



CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
DURANTE IL VOLO DI RITORNO DA LESBO (GRECIA)
16 aprile 2016

(Padre Lombardi)

Allora, diamo il benvenuto tra noi al Santo Padre, per una conversazione dopo questo viaggio breve ma estremamente intenso. Io rileggo il comunicato che avete ricevuto, in modo che se qualcuno non l’ha potuto sentire o ricevere sul suo telefono, ne abbia il testo completo. Il Papa desidera che sia chiaro tutto il contenuto.

“Il Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone già presenti nei campi di Lesbo prima dell’accordo fra l’Unione Europea e la Turchia. L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. I membri delle famiglie sono tutti musulmani. Due famiglie vengono da Damasco e una da Deir Azzor, che è nella zona occupata dal Daesh. Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio”.

Ora diamo subito la parola ai nostri colleghi, chiedendo che facciano anzitutto domande sul viaggio, anche se poi il Papa, come sappiamo, è disponibile sempre con noi. ...

(Papa Francesco)

Prima di tutto, voglio ringraziarvi per questa giornata di lavoro che è stato per me troppo forte, troppo forte… anche per voi, sicuramente. 
Prego, Signora…

...

(Padre Lombardi)

Grazie Santità, ci ha fatto una conversazione ampia su temi di questo viaggio e si è adesso anche allargato sull’Esortazione. Le auguriamo buon viaggio e una buona continuazione del suo lavoro.

(Papa Franceso)

Grazie della vostra compagnia. Davvero io mi sento tranquillo con voi. Grazie tante! Grazie della compagnia. 

   video


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Ecumenismo della carità di Enzo Bianchi


Ecumenismo della carità
 
di Enzo Bianchi

A Lesbo abbiamo visto ancora un volta che i cristiani uniti sono capaci di aprire porte di speranza per tutti. Era già accaduto per il conflitto israelo-palestinese – prima a Gerusalemme e poi a Roma – ora si è riprodotto nell'isola greca simbolo del dramma dei rifugiati, della sordità dell'Europa e dell'accoglienza del popolo greco:papa Francesco e il patriarca Bartholomeos ascoltano con un cuore solo e un'anima sola il grido dei poveri e, con voce concorde esprimono la vicinanza loro personale e delle loro chiese alle sofferenze degli uomini e delle donne di ogni popolo e credo. È una nuova stagione non solo per l'ecumenismo, ma per la testimonianza dei cristiani nel mondo contemporaneo.

Da anni le chiese d'occidente e d'oriente conoscono l'ecumenismo del sangue,l'essere accomunati nelle persecuzioni e nel martirio,: quanti li osteggiano o li uccidono, lo fanno perché li riconoscono semplicemente “cristiani”, al di là di ogni confessione, rito, tradizione e questa e la loro unica “colpa”. Ora le chiese stanno vivendo con consapevolezza sempre maggiore l'ecumenismo della carità: là dove un essere umano soffre, là dove è calpestata la dignità delle persone, dove è fatto strame della giustizia, della libertà e dell'uguaglianza, proprio là la fraternità dei cristiani si mostra come controcultura capace di smuovere ostacoli grandi come montagne.

Questa visita dall'intensità pari alla sua brevità, ha voluto ricordare all'opinione pubblica mondiale e più ancora a chi ha responsabilità di governo o potere finanziario tre questioni ineludibili: la vicinanza ai profughi e a quanti sono costretti a vivere in una precarietà estrema, senza terra, senza tetto, senza lavoro; la denuncia dell'indifferenza o peggio della deliberata opposizione da parte dei paesi più ricchi a farsi carico di drammi troppo spesso suscitati dai loro stessi comportamenti o dalle loro omissioni; e infine la gratitudine e la vicinanza al popolo greco che, pur vessato oltre ogni limite sopportabile da cieche politiche di preteso risanamento, non dimentica quella solidarietà umana di cui è impastata la sua storia, la sua cultura, la sua fede. Non sorprende allora che papa Francesco e il patriarca Bartholomeos abbiamo voluto accanto a sé l'arcivescovo di Grecia Hieronimos e abbiano manifestato il loro ringraziamento al popolo greco per tramite di Tsipras, capo del governo di quel paese. Papa Francesco ha anche voluto porre un segno eminentemente politico: come capo di stato, seppur di uno stato poco più che simbolico, ha aperto immediatamente un corridoio umanitario per tre famiglie musulmane, portandole con sé in Vaticano. A dimostrazione che per alleviare molte tragedie troppo spesso è la volontà e non gli strumenti giuridici.

Così, alle lacrime di commozione, di sdegno e di rammarico evocate dal patriarca Bartholomeos, al solenne impegno comune a non abbassare la voce né la guardia in difesa della dignità umana, all'invocazione di “iniziative diplomatiche, politiche e caritative e attraverso sforzi congiunti, sia in Medio Oriente sia in Europa”, si è unita la preghiera e il vissuto di cristiani che si ritrovano uniti nel riconoscere il volto di Cristo nell'umanità sofferente e concordi nel riaffermare che la dignità e la libertà di ogni essere umano vanno aldilà della paura e della divisione che possono albergare nei nostri cuori.

....

Tocca piuttosto a governi e istituzioni sovranazionali, tocca ai cittadini dei paesi con maggiori risorse, tocca a ciascuno di noi smettere di applaudire chi ci ricorda i nostri doveri di umanità e passare ad agire secondo quella regola aurea che non conosce muri né mari né frontiere: fai all'altro quello che vorresti fosse fatto a te. Perché, come ha ricordato il patriarca Bartholomeos, “il mondo sarà giudicato dal modo in cui avrà trattato i profughi”.

(articolo pubblicato su La Stampa del 17 aprile 2016)

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Papa Francesco a Lesbo / 1 (cronaca, foto testi e video)



Alle 7 la partenza di Papa Francesco dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino per Mytilene nell'isola di Lesbo

   video

"Questo non è come gli altri viaggi apostolici: questo è un viaggio triste". Così papa Francesco ha presentato alla stampa, durante il volo per la Grecia, la sua visita all'isola di Lesbo. "Andiamo a incontrare la catastrofe umanitaria più grande dai tempi della seconda guerra mondiale"

Ecco tutte le parole del Papa:

Padre Lombardi
Santo Padre, benvenuto in mezzo a noi. Auguri per questo viaggio così impegnativo, in cui speriamo di accompagnarLa facendo un buon servizio, perché il Suo messaggio, il Suo gesto venga capito bene da tutto il mondo. Siamo circa 50. Come al solito rappresentiamo un po’ tutti i diversi Paesi, continenti, lingue e media. E siamo riusciti a mettere insieme questo gruppo in pochissimi giorni. Questo vuol dire che c’è sempre una grande attenzione, desiderio e disponibilità ad accompagnarLa. Se vuole dirci due parole all’inizio di questo viaggio…

Santo Padre
Prima di tutto, buongiorno! Vi auguro una buona giornata. Vi ringrazio di questa compagnia. E’ un viaggio un po’ diverso dagli altri. Nei viaggi apostolici noi andiamo a fare tante cose: vedere la gente, parlare… c’è anche la gioia dell’incontro. Questo è un viaggio segnato dalla tristezza, questo è importante. E’ un viaggio triste. Noi andiamo ad incontrare la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra Mondiale. Andiamo – e lo vedremo – da tanta gente che soffre, che non sa dove andare, che è dovuta fuggire. E andremo anche ad un cimitero: il mare. Tanta gente lì è annegata. Lo dico non per amareggiare, non per amarezza, ma perché anche il vostro lavoro di oggi possa trasmettere nei vostri media lo stato d’animo con cui io faccio questo viaggio. Grazie di accompagnarmi. Grazie tante!
Un’ultima parola. Vorrei ricordarvi che oggi Papa Benedetto XVI fa l’89° compleanno. Una preghiera per lui!

   video

Ad accogliere Francesco a Lesbo sono stati il premier greco Tsipras, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos.

   video

Cerimonia di benvenuto 
Il Santo Padre viene ricevuto dal Primo Ministro; riceve poi il benvenuto da parte di Sua Santità Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, di Sua Beatitudine Ieronymos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, e di S.E. Mons. Fragkiskos Papamanolis, OFM Cap, Presidente della Conferenza Episcopale greca.
Papa Francesco all'aereoporto incontra anche il premier Alexis Tsipras

   video

Alle 10.55 Trasferimento in minibus con Sua Santità Bartolomeo e Sua Beatitudine Ieronymos al Mòria refugee camp .

   video ntegrale


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Papa Francesco a Lesbo / 2 (cronaca, foto testi e video)


Immagini che valgono più di ogni parola. Sono quelle dell’incontro, commovente a dir poco, del Papa con i profughi del campo di Mòria a Lesbo. Si vede che i profughi non sono numeri ma persone con tutta la loro devastante storia, le loro speranze, la paura di essere riportati nell'inferno da cui sono scappati. Francesco saluta soprattutto i bambini, parla con loro, li accarezza, vede i loro disegni, molti sul viaggio in mare. Il Papa dice che li vuole conservare e metterli sulla sua scrivania e farli vedere in aereo ai giornalisti nel viaggio di ritorno. Il vagito dei neonati accompagna il lungo incontro. Ascolta con attenzione le drammatiche storie dei migranti. Un uomo, un profugo cristiano, si getta ai piedi del Papa, piangendo e ringraziando Dio, e chiedendo a Francesco di benedirlo. 

Un bambino gli chiede un oggetto per ricordare l'incontro, il Papa gli regala un rosario. C'è chi gli racconta il viaggio: "Veniamo dalla Siria", "la mia famiglia è stata rapita dall'Isis", "vengo dall'Iraq, sono ferita alla gamba, mi serve un medico", "ci vogliono respingere, faccia qualcosa". Una bimba si mette in ginocchio, singhiozza, poi è la volta di un anziano. Piange, chiede aiuto. La folla urla a più riprese: "Freedom!", "Libertà". Sono seguiti i discorsi ufficiali del Papa, del Patriarca Bartolomeo e dell'arcivescovo Ieronymos. Dopo la Dichiarazione congiunta, il pranzo con i profughi in un container.
(fonte Radio Vaticana)

Papa Francesco insieme al Patriarca Bartolomeo e al Primate della Chiesa ortodossa greca Hieronymus II ha incontrato i profughi del campo di Moria che fuggono da guerre e da conflitti e stringe ad ognuno la mano.

   video

   video

Alcuni bambini regalano i loro disegni al Papa che chiede spiegazioni, ringrazia e consegnandoli  ad un suo collaboratore dice: "Che non si perda! Lo voglio sulla mia scrivania".

   video

   video

Francesco è stato accolto con entusiasmo, ha ascoltato e consolato dispensando benedizioni e sorrisi e cercando di infondere comprensione e speranza a tutti.

   video

Molti sono stati i momenti emozionanti

   video

Il pontefice ha incontrato inoltre profughi e rifugiati dentro una tenda del campo di Moria. Qui ragazzi e bambini hanno cantato in coro.

   video


Vedi il nostro post precedente:
   Papa Francesco a Lesbo / 1 (cronaca, foto testi e video)


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Con la visita a Lesbo papa Francesco ha deciso di esporre, sul fronte politico più caldo di questo momento, tutta la sua forza e tutta la sua impotenza. Ha compiuto un gesto che s’iscrive nel quadro dei grandi gesti profetici e apocalittici mancati ai decenni recenti e affidati ad una impossibile storia dei “se”

 
Alberto Melloni:   Quella carezza schiaffo al mondo (pdf)

La rilevanza del Viaggio a Lesbo, sabato 16 aprile, di Francesco, Bartolomeo e Hieronimus, rilevanza religiosa, spirituale, umana e umanitaria, in un qualche modo ha «oscurato» una particolarità storica di primissima importanza. È vero che ai media non è mai sfuggita la natura «umanitaria in chiave ecumenica» di questo pellegrinaggio al cuore del dolore e della sofferenza. Però a Lesbo c’era di più, molto di più: in realtà si è trattato anche del primo viaggio ecumenico nella storia dei viaggi pontifici extraitaliani che dal primo dell’epoca contemporanea (Paolo VI, 1964 - Terra Santa) fino a questo in Grecia sono stati 150. ...
Nel caso di Lesbo è tutto molto diverso e ciò consente di affermare che il 16 aprile 2016 è stata la giornata del primo vero pellegrinaggio ecumenico nella storia dei rapporti tra cattolici e ortodossi. Perché?  Le ragioni sostanziali sono dieci...

  Luis Badilla:   A Lesbo il primo viaggio ecumenico cattolico-ortodosso

È durato poche ore il viaggio di Francesco a Lesbo, ma è stato ricco di messaggi. Il Papa si è mosso senza protagonismo tra il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo ortodosso greco, Hieronymos. Ha indicato una via alla politica europea, bloccata dalla paura dei populismi

  Andrea Riccardi:   Umanità e concretezza del Papa tra i migranti

Perché il mondo veda. Sta qui il significato della visita di Papa Francesco a Lesbo, simbolo dell’origine della civiltà greca ed europea e oggi protagonista di una vera e propria crisi umanitaria, causata dall’esodo dei profughi che fuggono dalle guerre mediorientali. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/UA4ucd

  Gianfranco Brunelli:   Svegliare le coscienze del mondo

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Ci sono foto che in qualche modo hanno contribuito a cambiare la storia perché capaci di inquietare le coscienze, di suscitare l’indignazione dell’opinione pubblica, e quindi di influire sulla politica. Non sappiamo se le nuove immagini di profughi e immigrati premiate con il Pulitzer e che raccontano la cronaca di questi giorni difficili — troppo spesso segnati da tragedie, con carrette del mare che affondano portandosi dietro decine, a volte centinaia di vite — serviranno a convincere i governi del vecchio continente a riaprire le frontiere, a operare per approntare canali umanitari sicuri, offrendo accoglienza senza fare troppi calcoli.
Di sicuro finora testimoniano dinanzi alla storia l’ipocrisia di un’Europa debole e tutt’altro che unita. Ma testimoniano anche come il dramma di profughi e migranti resti centrale nel racconto dell’oggi.

  Gaetano Vallini:   Pulitzer per la fotografia agli scatti che documentano il dramma dei profughi e dei migranti. La forza delle immagini


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Non ci sono più parole... la strage nel Mediterraneo continua...

  Migranti, 400 somali dispersi in mare

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Come l'amicizia di due bimbi ha sconfitto il tumore




La notizia ha fatto, in breve, il giro dei quotidiani olandesi. Un bimbo di 3 anni,Faber Wijdeven, di Eindhoven, affetto da un neuroblastoma, era condannato a morire, quando un suo compagno d’ospedale, Jasper (8 anni), pure gravemente malato, lanciò una campagna per raccogliere i soldi necessari affinché il piccolo amico potesse essere operato e curato negli Stai Uniti. 

Alcuni mesi dopo aver avviato la campagna, però, Jasper morì. 

Nel frattempo arrivarono tantissime donazioni per Faber, più dei 50mila euro necessari per il ricovero in America. Faber fu, dunque, operato con successo. In seguito, è tornato nei Paesi Bassi e sta bene. Ora ha 6 anni. 

...

Adesso Faber è «sano e pieno di vita», ha detto la madre Romy. «Dell’ospedale non parla mai; solo dei suoi amichetti degenti nello stesso periodo e del bello scivolo in cortile». Sul “resto” neanche un accenno....Con il “resto” mamma Romy intende 10 operazioni, 23 sedute di radioterapia, 28 giorni di immunoterapia ( molto dolorosa), iniezioni, sondini vari. «Anche se il cancro pare sia guarito – aggiunge il padre Joost – sappiamo che le tante medicine che gli hanno somministrato potrebbero creargli problemi in futuro al fegato e ai reni. Ma, per ora, ha vinto la sua prima grande battaglia». 

Mentre i genitori parlano, Faber salta sul «materasso a molle» nel giardino di casa. Sorride felice; fra le mani tiene un cartello che riproduce un assegno con la scritta 75mila, intestato alla “Villa Joep”, da cui è partita questa generosa, meravigliosa gara di amore e solidarietà fra bimbi.
(Fonte: Avvenire 20/04/2016)



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Non è la pensione la speranza perduta dei trentenni: è il futuro.

  Michela Murgia:   Trentenni "flessibili" e il lavoro ad ostacoli: così abbiamo rubato il loro futuro


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   La vostra felicità...
  La vita eterna è...
  La porta che è Gesù...
  Semplicemente questo ha detto Gesù...
  All'inizio dell'essere cristiano...
  Il mondo è in una notte profonda...
  Canterò in eterno...
  Se il Signore Dio tuo ti avesse detto...
  Siate la carezza misericordiosa del Signore...
  Oggi si celebra la Giornata della Terra...
A tutti gli amici di religione ebraica: Felice Pesach!
  Desidero esprimere i più sentiti auguri...


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Joseph Aloisius Ratzinger è nato a Marktl il 16 aprile 1927
I nostri auguri a Benedetto XVI che oggi compie 89 anni !!!

  Buon compleanno!

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Il Servo di Dio Antonio Bello, per tutti Don Tonino, tornava alla Casa del Padre il 20 Aprile 1993.

  La pace è un dono che viene dall'alto...
  Io non risolvo il problema degli sfrattati...
  Il genere umano è chiamato...
  Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza...
  Mandaci la brezza leggera dello Spirito...
  Se la fede ci fa essere credenti...
  Ho voluto bene a tutti e sempre...
 

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Caro don Tonino... Lettera aperta di Renato Sacco a don Tonino Bello, nel giorno dell’anniversario della sua morte



Lettera aperta a don Tonino Bello, nel giorno dell’anniversario della sua morte.
20 aprile 2016 
di Renato Sacco

Caro don Tonino,

nell’anniversario della tua nascita al cielo pensavo di scrivere alcune righe per ricordare, anche a chi non ti ha conosciuto, le tante cose belle che hai fatto durante la tua vita. Ma non ci sono riuscito, e allora scrivo direttamente a te, non per imitare la tua grande capacità di scrivere lettere personali un po' a tutti, non ne sono capace, ma perché così posso dirti liberamente alcuni pensieri, come mi vengono…

Volevo dirti che qui, sulla terra, abbiamo ancora bisogno di te: aiutaci a non perdere il coraggio di essere "in piedi, anzi in marcia, costruttori di pace". Perché tira un’aria di guerra mica male.

Nel 2015 si sono spesi nel mondo quasi 1700 miliardi di dollari in armamenti.

Ti sarà giunta notizia anche lassù che l'Italia vende armi un po' a tutti, anche ai Paesi sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita, Qatar. Facciamo affari d'oro proprio con le armi!
...

Come vedi non è cambiato molto dai tuoi tempi, la cultura della guerra ha buone radici e forti sponsor. Insomma, come scrivevi tu, nella tua lettera ad Abramo, c'è ancora "nell’aria odore di zolfo".

A dire il vero c'è papa Francesco (sai che molti vedono grandi somiglianze tra voi due) che continua a denunciare questa follia delle armi e della guerra, è arrivato anche a dire "Maledetti". Ma per lui tira un'aria un po' difficile. Molti lo criticano in modo esplicito, altri in modo più sottile. E tu sai bene cosa vuol dire essere criticato, anche pesantemente: lettere inviate a Roma con i tuoi scritti giudicati poco ortodossi, critiche per non aver usato il "pilleolo" durante una celebrazione, critiche per essere andato a Bari, allo stadio, nel luglio 1991 quando arrivarono migliaia di profughi dall'Albania. "A fame peste et bello… libera nos domine", scrisse qualcuno. E Francesco viene criticato per le sue aperture che "rovinano" la Chiesa, per essere andato l'altro giorno a Lesbo e aver portato con sé al ritorno 12 profughi. Tu ne sai qualcosa, visto che avevi ospitato in casa tua alcune famiglie sfrattate… E allora ti chiedo, cerca (cercate un po' tra tutti voi di lassù) di sostenere questo Papa. Anche noi ci proviamo a non lasciarlo solo, ma un vostro aiutino dall'alto non guasta. E, già che ci sei, dai un occhio anche a tutto il popolo della pace e anche a noi di Pax Christi che ci troviamo in assemblea nei prossimi giorni ad Assisi, (Misericordia è disarmo, giustizia, condivisione) proprio nella città di un altro Francesco, a te molto caro, visto che sulla tua tomba c'è scritto 'terziario francescano'.

Che dire ancora? Grazie don Tonino!


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Il 20 aprile 1993 moriva il "vescovo degli ultimi". «Era un sognatore appassionato di Dio e della vita», spiega mons. Vito Angiuli che ha raccolto gli scritti, finora inediti, del periodo antecedente l’ordinazione episcopale, «il suo “sogno”, maturato nella terra d’origine e vissuto anche oltre, era quello di una fede che si incarna e di una Chiesa che si fa missionaria»

  Antonio Sanfrancesco:   «DON TONINO BELLO, IL SOGNATORE DI DIO CHE ANTICIPÒ PAPA FRANCESCO»



In diretta da Ruvo di Puglia, Antonella Ventre ricorda l’eredità spirituale di Don Tonino Bello, con Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi

 
TV2000:   Sui passi di Don Tonino Bello (video)


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Aprile 2016: "Grazie piccolo agricoltore..." (videomessaggio)



Intenzione di preghiera 
di Papa Francesco 
per il mese di Aprile 2016

Gli agricoltori, il loro duro lavoro per la terra che è “dono di Dio” e il giusto compenso che essi dovrebbero ricevere. Questi i temi al centro del videomessaggio di Papa Francesco sulle intenzioni di aprile dell’Apostolato di preghiera.

"Grazie piccolo agricoltore. Il tuo contributo è essenziale per tutta l'umanità. Come persona, figlio di Dio, meriti una vita degna. Però... mi domando: come vengono retribuiti i tuoi sforzi?

La terra è un dono di Dio. Non è giusto utilizzarla per favorire solo pochi, privando la maggior parte dei loro diritti e benefici. 

Mi farebbe piacere che tu ne tenga conto e che unisca la tua voce alla mia in questa intenzione: che i piccoli agricoltori ricevano il giusto compenso per il loro prezioso lavoro".

     VIDEO

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" (videomessaggio)
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016: "la cura del creato" (videomessaggio)
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Marzo 2016: "sostegno alle famiglie in difficoltà" (videomessaggio)


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TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015



TERESA D'AVILA, 
DONNA IN CAMMINO

HOREB n. 72 - 3/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

   Editoriale  (PDF)

   Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it


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'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Gv 10,27-30

"Io e il Padre siamo uno!". E' il culmine della rivelazione di Gesù, l'affermazione perentoria rivolta alle autorità religiose che pretendono sapere se è lui o no il Messia atteso. Già al cap. 8,58 Gesù ha rischiato la lapidazione per essersi fatto uguale a Dio attribuendo a se stesso il Tetragramma, l'impronunciabile Nome di Dio:  "Prima che Abramo fosse, IO-SONO (JHWH) !". Adesso ha inizio un interrogatorio sull'identità di Gesù come Messia e come Figlio di Dio, nocciolo della fede cristiana, che sfocerà ancora una volta nella volontà omicida dei suoi ascoltatori (10,31.39). Gesù è il Figlio obbediente del Padre, il Pastore Bello (10,11) che viene a prendersi cura del suo popolo, il cui potere - come quello del Padre - è superiore al potere di ogni mercenario o ladro, perché egli ama di un amore più forte della stessa morte, e le sue opere stesse lo testimoniano. E' il mistero del Dio "UNO" piena unità e comunione d'amore, che i suoi avversari non possono accettare e seguire perché seguono un altro pastore: la morte. Credere o non credere in Gesù non significa soltanto dare il nostro assenso mentale, credere vuol dire ascoltare Lui, obbedendo alla sua voce e coinvolgendo tutta la nostra esistenza.
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Il pastore che parla al cuore, che conosce cosa lo abita
di p. Ermes Ronchi

Commento
IV DOMENICA di PASQUA
- anno C -

Vangelo: Gv 10,27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce. Prima grande sorpresa: una voce attraversa le distanze, un io si rivolge a un tu, il cielo non è vuoto.
Perché le pecore ascoltano? Perché il pastore non si impone, si propone; perché quella voce parla al cuore, e risponde alle domande più profonde di ogni vita.

Io conosco le mie pecore. Per questo la voce tocca ed è ascoltata: perché conosce cosa abita il cuore. La samaritana al pozzo aveva detto: venite, c'è uno che mi ha detto tutto di me. Bellissima definizione del Signore: Colui che dice il tutto dell'uomo, che risponde ai perché ultimi dell'esistenza.

Le mie pecore mi seguono. Seguono il pastore perché si fidano di lui, perché con lui è possibile vivere meglio, per tutti. Seguono lui, cioè vivono una vita come la sua, diventano in qualche modo pastori, e voce nei silenzi, e nelle vite degli altri datori di vita.

Il Vangelo mostra le tre caratteristiche del pastore: Io do loro la vita eterna / non andranno mai perdute / nessuno le rapirà dalla mia mano!
Io do la vita eterna, adesso, non alla fine del tempo. È salute dell'anima ascoltare, respirare queste parole: Io do loro la vita eterna! Senza condizioni, prima di qualsiasi risposta, senza paletti e confini. ...

Il Vangelo prosegue con un raddoppio straordinario: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Poi, come se avessimo ancora dei dubbi: nessuno le può strappare dalla mano del Padre.
È il pastore della combattiva tenerezza.
Io sono un amato non strappabile dalle mani di Dio, legame non lacerabile. Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani, come bambini ci aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà cadere, come innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine, come crocefissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.
Il Vangelo è una storia di mani, un amore di mani.
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   Il pastore che parla al cuore, che conosce cosa lo abita
L

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Un segno sulla montagna: memoria e profezia di Massimo Toschi



XX ANNIVERSARIO UCCISIONE DEI MONACI DI TIBHIRINE 

Un segno sulla montagna: 
memoria e profezia

   di Massimo Toschi


Il 15 e il 16 aprile si è celebrato a Tibhirine (in Algeria) il ventesimo anniversario del sequestro e dell’uccisione dei sette monaci del monastero. Un viaggio per scoprire come è cambiato il Paese e come è vivo il ricordo di quanto accaduto

Il 15 aprile 2016 sono salito al monastero di Tibhirine insieme ai parenti dei monaci ed alcuni amici, accompagnati da mons. Teissier e Jean Marie Lasours, prete della missione di Francia che in questi ultimi anni ha riaperto la vita del monastero. Si sale in pullman, con la scorta. Dopo Blida si affrontano le gole della Chiffa: un tempo luogo di imboscate da parte dei terroristi, oggi sono attraversate da imponenti ristrutturazioni del territorio per costruire un’autostrada.

Quasi venti anni fa sono venuto con padre Teissier e Gilles Nicolas. Passammo quindici sbarramenti nel percorso da Blida a Medea, uno a kilometro. Oggi ci sono negozi per turisti e per coloro che viaggiano. Anche Algeri sembra cambiata, con minore presenza militare, comunque più nascosta e riservata.

Il traffico è ancora più caotico e confuso, ma mons. Teissier è molto abile nel superare i nodi più intricati. Sul mio stesso aereo in volo per Algeri c’è il generale dei trappisti. Quando si passa la dogana, gli viene posto qualche problema per il visto di religioso, nonostante il passaporto di servizio del Vaticano. Teissier conferma che ci sono molte difficoltà per i visti, soprattutto ai religiosi, sintomo di tensioni e rigidità. Anche in questa occasione ci sono state difficoltà e qualcuno non è potuto venire.

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Tutto questo ci dice alcune cose: innanzi tutto che Tibhirine è vivo, non è morto, non è chiuso. Lo spirito di Tibhirine è ancora in grado di attrarre futuro.Andiamo al cimitero dove sono sepolti i sette monaci. È davvero un giardino con fiori e piante bellissime, in un silenzio raccolto che interpella i pellegrini che arrivano.

Accanto ai fiori c’è il lavoro dei campi dei contadini, ci sono i formaggi e il miele, le concrete attività dei contadini di Tibhirine, come dire il concreto popolo di questa Chiesa. Coloro che hanno vissuto, amato e condiviso concretamente la vita di questa comunità dei monaci. Poco dopo arriva il Wali di Medea a salutare i parenti dei monaci, come gesto di amicizia. Mi saluta. Gli viene ricordato il lavoro che avevo fatto all’ospedale di Medea per costituire un centro protesico in favore dei bambini vittime del terrorismo.

Poi c’è una memoria dei sette monaci, fatta da Jean Marie Lasourse. Certamente lui ne ha preso l’eredità, ma soprattutto la parola del dialogo, del perdono, della misericordia, dell’incontro appaiono davanti a noi come profezia e anticipazione di una via comunitaria condivisa con tutti.

Cosa resta dei martiri
di Tibhirine
di Massimo Toschi

È evidente a tutti che la memoria dei monaci non possa essere cancellata da una scelta pastorale spostata in avanti, né da una visione che vuole mettere tra parentesi tutto quello che è accaduto. Anche le nuova generazioni di vescovi non possono perdere il legame con la memoria spirituale di Tibhirine, che è come una fonte di acqua zampillante. Una fonte inesauribile e sempre fresca. Il martirio non può essere dimenticato né cancellato.

Oggi che il terrorismo, dopo aver devastato l’Algeria, è arrivato in Europa, a Bruxelles e a Parigi, passando da Mosca, da Londra, da Madrid, è necessario ripensare il dialogo interreligioso tra musulmani e cristiani. Tibirhine e frère Christian appaiono una costante e insostituibile fonte di ispirazione.

Dobbiamo anche dire con franchezza che a livello di Chiesa universale si sono cercate altre strade e si sono nominati vescovi che seguivano altri percorsi. Si è puntato alla dottrina e non all’incontro.

Roma non ha capito e ha compiuto scelte che hanno umiliato questa piccola e povera Chiesa, ma al tempo stesso lo spirito di Tibhirine non si è perduto, anzi il sacramento dell’incontro è divenuto patrimonio di tutta la Chiesa con l’elezione di papa Francesco a vescovo di Roma.

Nell’incontro che è stato fatto il pomeriggio con i parenti sul futuro del monastero, tutto questo è emerso con grande forza, la forza inerme e a mani vuote della comunità di questo monastero. Il suo futuro sta nelle mani di Dio, non nelle astuzie di qualcuno. È Dio che lo conduce, non le nostre risorse umane. Dio davvero ha voluto che questo monastero non subisse la cancellazione secondo il desiderio dei terroristi e dei politici.

Oggi appare chiaro il disegno di Dio. Si tratta semplicemente di riconoscerlo. Il papa lo ha fatto in modo semplice, affermandolo nella prefazione del libro "Tibhirine, l’héritage", pubblicato in Francia a cura diChristophe Henning, per le edizioni Bayard. Ha parlato di "segno sulla montagna", ha parlato del martirio, ha parlato di semplicità e di misericordia come dei contenuti della vita qui vissuta e qui donata.

In questo incontro, molto drammatico e al tempo stesso vissuto in fraternità, Teissier ha detto di essere l’ultimo rimasto, un sopravvissuto. In realtà il suo ministero di vescovo ha dato continuità al mistero di Tibhirine. Ora può riposare (termine per lui quasi impossibile) e Jean Marie può continuare in questa sua assimilazione al cuore di Tibhirine.

...

Alla fine della giornata colui che ha scritto la “positio” per il riconoscimento canonico del martirio, padre Thomas Georgeon, ha dato conto del percorso e anche delle difficoltà del lavoro svolto fino ad oggi, e che oggi si sono fortemente attenuate con la prefazione di papa Francesco.

Per altro nel momento in cui papa Francesco parla di martirio, non si può tornare indietro. Di fronte alla parola solenne e impegnativa del vescovo di Roma e della Chiesa non si tratta di rimanere prigionieri di procedure. Chi avrebbe potuto pensare questo venti anni fa, quando tutto indicava la fine di tutto, che il segno sul monte potesse assumere per tutti una visibilità speciale?

Sabato mattina è arrivato il pellegrinaggio dalla diocesi di Algeri. Oltre duecento persone (quattro pullman e molte vetture), donne, uomini, musulmane e musulmani, cristiane e cristiani, ciascuno legato a gruppi, associazioni. Una messa solenne con tre vescovi, una ventina di preti.

Un pranzo condiviso, con la presenza dell’ambasciatore francese in Algeria.Tanta gente e tanti amici. Dunque un monastero nella Chiesa e della Chiesa, e al tempo stesso una comunità monastica che porta con il suo spirito la vita e il futuro di questa Chiesa.

Poi ancora il dialogo culturale tra Islam e cristianesimo, rappresentato da mons. Teissier e da Bentunes, un intellettuale musulmano, che è legato all'esperienza dei sufi e al filone spirituale dell’Islam.

Infine il ritorno ad Algeri. Lì incontro il Movimento dei Focolari, che ha un ruolo importante in questo dialogo che mette accanto i figli dell’Islam e i discepoli di Gesù.
Fonte:Cittànuova

Guarda anche i post già pubblicati:
  • 20 anni fa il “martirio d’amore e fedeltà al Vangelo e all’Algeria” dei monaci di Tibhirine
  • UOMINI DI DIO - 21 maggio 1996 - 7 monaci trappisti dell'Atlas, martiri (testi e video)


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36)" - 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane - Sacrofano (Roma) 18 /21 aprile 2016.



"Misericordiosi come il Padre. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36)" è il titolo del 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che si è svolto a Sacrofano (Roma), presso la “Fraterna Domus”, da lunedì 18 a giovedì 21 aprile 2016.
Il tema si ricollegava direttamente al Giubileo straordinario indetto daPapa Francesco perchè la misericordia è la parola chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi e il nostro aprirci a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali.
L'incontro delle 220 Caritas diocesane in Italia cadeva inoltre a 45 anni dalla nascita di Caritas Italiana, e puntava a fare un sintetico bilancio dell’impegno pastorale a servizio dei poveri e della Chiesa in Italia; orientarne il cammino futuro, alla luce delle tematiche legate all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, all’Anno giubilare, all’enciclica Laudato si’ e alle ulteriori indicazioni formulate da Papa Francesco Giovedì 21 aprile in Vaticano durante l’Udienza del Santo Padre, riservata esclusivamente ai partecipanti al Convegno.
Durante il Convegno inoltre è stato diffuso il Rapporto "La primavera dei profughi e il ruolo della rete ecclesiale in Italia" (pdf) aggiornato ad aprile 2016.

"... Prima di parlare di Chiesa dobbiamo allora parlare di Dio. Il nostro è un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi. Ha la faccia da uomo. Ha fame, ha sete, è solo, è senza vestiti, è malato. Ce lo possiamo trovare tra i piedi. Parla con la samaritana, con l’adultera, non si vergogna di andare da Zaccheo, prepara la festa per il figlio mascalzone, rivaluta i rottami della società. E’ il Dio che sta dalla nostra parte. Anzi "quando lo cerchiamo nel tempio, Lui si trova nella stalla; quando lo cerchiamo tra i sacerdoti, si trova in mezzo ai peccatori; quando lo cerchiamo libero, è prigioniero; quando lo cerchiamo rivestito di gloria, è sulla croce ricoperto di sangue" (Frei Betto). La Chiesa, che è la continuazione di Cristo, non può non essere così. “Non avvicinarsi al mondo è un peccato contro la propria identità” (Mons. Romero). 
La misericordia Gesù non l’ha definita, ma l’ha mostrata. La misericordia, cuore del messaggio biblico, è opera di salvezza, mai di perdizione. È atto di amore e di giustizia da parte di Dio. Anzi è la giustizia più grande. Il Dio di Gesù Cristo non è solo il Padre che ama, o il Compagno Silenzioso della solitudine di tanti uomini, o il Dio compassionevole lento all’ira e grande nell'amore, ma è il Dio che ci divinizza. La misericordia, rigenera, dona, fa saltare gli ingranaggi iniqui. Ecco allora che una Chiesa di misericordia è necessariamente Chiesa “estroversa”, accogliente. ”Una Chiesa in uscita” come l’ha definita papa Francesco. Una Chiesa senza pareti e senza tetto, aperta a tutti, capace di accogliere tutti, che sia ‘la fontana del villaggio, come diceva don Tonino Bello. Una Chiesa che serve come il sale che dà sapore sciogliendosi, come la candela che fa luce consumandosi, come il lievito che fermenta mescolandosi con la farina, come il chicco che si fa grano marcendo. Chiesa che ama servendo e che serve amando, perché una chiesa che non serve, non serve a niente. 3 Proprio questo ci chiede l’Amore più grande: di non essere più la Chiesa dei riti senza vita, delle tradizioni senza Vangelo, delle pratiche stanche, piuttosto, la Chiesa che fa esperienza del Risorto, che Lo incontra nella storia e che è capace di proporre la catechesi con il grande libro della storia – non solo quella scritta ma quella vissuta tutti i giorni – dove s’incontrano ragazzi che si bucano, donne che si prostituiscono, anziani che dipendono dal gratta e vinci, disperati che fanno ricorso agli usurai, mafiosi che fanno pagare il pizzo, uomini corrotti…”.

Lo ha detto, lunedì 18 aprile, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, nella sua prolusione in apertura del 38° convegno nazionale delle Caritas diocesane intitolato “Misericordiosi come il Padre. ‘Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso’ (Lc 6,36)”.
Leggi il testo integrale della prolusione di S.E. Card. Francesco Montenegro (pdf)

Leggi anche l'intervento di:
  • S.E. Mons. Nunzio GALANTINO, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana "Inclusione sociale dei poveri: una priorità" (pdf)
  • S.Em. Card. Luis Antonio TAGLE, presidente di Caritas Internationalis "Opere di una misericordia senza confini" (pdf)
  • don Francesco SODDU, direttore di Caritas Italiana Sintesi dei tavoli di confronto (pdf) e orientamenti per un cammino comune (pdf)


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... Una cosa è certa: il fenomeno migratorio è complesso e non deve essere strumentalizzato. Recenti studi mostrano che la crescita del reddito delle famiglie, non riduce le migrazioni ma, anzi, le acuisce (anche se le rende meno traumatiche). È solo quando si ridurrà significativamente la forbice tra Paesi ricchi e poveri, tra luoghi della sicurezza e realtà dell’arbitrio, che la mobilità diminuirà. Ecco perché il diritto a una vita migliore nei propri Paesi, deve essere comunque accompagnato dal sacrosanto, regolato e riumanizzato diritto a migrare.

 
Giulio Albanese:   Investire giustizia

Il Pontefice ha ricevuto in udienza i delegati della Caritas italiana guidati dal cardinale Montenegro. Ha esortato a promuovere il volontariato, stimolare le istituzioni per una legislazione a favore delle fasce più deboli, integrare i migranti, che sono una «ricchezza e una risorsa»

  Iacopo Scaramuzzi:   “Dio offre i poveri alla Chiesa perché essa cresca nell’amore”

L’Europa alza i ponti levatoi per tenere i poveri a distanza e non vederli. E chi riesce a entrare, continua a essere spremuto: dopo gli scafisti, dopo i datori di lavoro disonesti, ecco i governi che si fanno pagare l’accoglienza. Il cardinale Luis Antonio Tagle punta il dito contro l’Occidente che nega le sue radici solidali e cristiane. Al 38° convegno nazionale delle Caritas diocesane il presidente di Caritas Internationalis usa parole dure contro «chi possiede e si rinchiude nel proprio castello, assediato dai poveri e dalla propria ricchezza».

  Luca Liverani:   Migranti, Tagle: così l'Europa chiude gli occhi


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 FRANCESCO
 


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16/04/2016:

  I profughi non sono numeri...

Benedetto XVI compie oggi 89 anni. Papa Francesco lo ha ricordato anche durante il suo volo per Lesbo, invitando a pregare per lui e - insieme a tutti coloro che lo accompagnavano nella sua visita - gli ha inviato "gli auguri più affettuosi e cordiali", "chiedendo al Signore che continui a benedire il Suo prezioso servizio di vicinanza e preghiera per tutta la Chiesa"

  Oggi è il compleanno di Benedetto XVI...


17/04/2016:

  Ogni vocazione nella Chiesa...


18/04/2016:

  Preghiamo per i popoli dell'Ecuador e del Giappone...


19/04/2016:

  La via privilegiata per la pace...


20/04/2016:

  Formare una famiglia è...


21/04/2016:

  I cambiamenti climatici costituiscono...

22/04/2016:

  Un vero approccio ecologico...


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La domenica di Papa Francesco: "Sia gioia e sostegno ai fedeli di Cristo il profumo della vostra vita" Omelia ordinazioni sacerdotali - "Niente e nessuno potrà strapparci dalle mani di Gesù, perché niente e nessuno può vincere il suo amore. L’amore di Gesù è invincibile! " - Regina Coeli 17/04/2016 (testi e video)


Domenica 17 aprile 2016

 Santa Messa con Ordinazioni Sacerdotali

Il Papa celebra in San Pietro ma con il cuore è ancora a Lesbo. Nei suoi occhi restano i volti dell’umanità dolente che sulle rive dell’isola greca cercano scampo alla più grande «catastrofe umanitaria» dell’ultimo settantennio. E forse anche per questo ai nuovi preti ordinati all’indomani della visita ai profughi ricorda con voce grave che «senza croce non troverete mai il vero Gesù» e li invita a essere «tanto misericordiosi» e a farsi «voce dell’umanità intera».

Una consegna che Francesco affida personalmente a ciascuno degli undici diaconi divenuti sacerdoti nella domenica del buon pastore, quarta di Pasqua, cinquantatreesima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Con loro — proseguendo una tradizione inaugurata ai tempi dell’episcopato a Buenos Aires — prima che inizi il rito il Pontefice si ferma per alcuni minuti a parlare e a pregare nella cappella della Pietà, dove al termine della messa li incontra di nuovo, baciando le loro mani appena consacrate e salutando i genitori che li accompagnano. Undici percorsi umani e spirituali differenti, che trovano realizzazione nella vocazione sacerdotale, suggellata dall’«Eccomi!» pronunciato ad alta voce all’inizio della liturgia di ordinazione...

  Il Papa ordina undici sacerdoti - Con la parola e l’esempio

L'omelia del Papa

Fratelli carissimi,

questi nostri figli e fratelli sono stati chiamati all’ordine del presbiterato. Come voi ben sapete il Signore Gesù è il solo Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento, ma in Lui anche tutto il popolo santo di Dio è stato costituito popolo sacerdotale. Nondimeno, tra tutti i suoi discepoli, il Signore Gesù vuole sceglierne alcuni in particolare, perché esercitando pubblicamente nella Chiesa in suo nome l’officio sacerdotale a favore di tutti gli uomini, continuassero la sua personale missione di maestro, sacerdote e pastore.

...

Quanto a voi, figli e fratelli dilettissimi, che state per essere promossi all’ordine del presbiterato, considerate che esercitando il ministero della Sacra Dottrina sarete partecipi della missione di Cristo, unico Maestro. Dispensate a tutti la Parola di Dio, quella Parola che voi stessi avete ricevuto con gioia. Fate memoria della vostra storia, di quel dono della Parola che il Signore vi ha dato tramite la mamma, la nonna – come dice san Paolo –, i catechisti e tutta la Chiesa. Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato.

Sia dunque nutrimento al Popolo di Dio la vostra dottrina, gioia e sostegno ai fedeli di Cristo il profumo della vostra vita, perché con la parola e l’esempio – vanno insieme: parola ed esempio - edifichiate la casa di Dio, che è la Chiesa. Voi continuerete l’opera santificatrice di Cristo. Mediante il vostro ministero, il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto, perché congiunto al sacrificio di Cristo, che per le vostre mani, in nome di tutta la Chiesa, viene offerto in modo incruento sull’altare nella celebrazione dei Santi Misteri.

Riconoscete dunque ciò che fate. Imitate ciò che celebrate perché partecipando al mistero della morte e risurrezione del Signore, portiate la morte di Cristo nelle vostre membra e camminiate con Lui in novità di vita. Portare la morte di Cristo in voi stessi, e camminare con Cristo in novità di vita. Senza croce non troverete mai il vero Gesù; e una croce senza Cristo non ha senso.

Con il Battesimo aggregherete nuovi fedeli al Popolo di Dio. Con il Sacramento della Penitenza rimetterete i peccati nel nome di Cristo e della Chiesa. E, per favore, in nome dello stesso Gesù Cristo, il Signore, e in nome della Chiesa, vi chiedo di essere misericordiosi, tanto misericordiosi. Con l’olio santo darete sollievo agli infermi. Celebrando i sacri riti e innalzando nelle varie ore del giorno la preghiera di lode e di supplica, vi farete voce del Popolo di Dio e dell’umanità intera.

Consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini. Scelti, non dimenticatevi questo. Scelti! E’ il Signore che vi ha chiamato, uno ad uno. Scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore, e non in mio favore!

In comunione filiale con il vostro Vescovo, impegnatevi a unire i fedeli in un’unica famiglia per condurli a Dio Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire; per cercare e salvare ciò che era perduto.

  video dell'omelia

  video integrale

 Regina Coeli 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi (Gv 10,27-30) ci offre alcune espressioni pronunciate da Gesù durante la festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, che si celebrava alla fine di dicembre. Egli si trova proprio nell’area del tempio, e forse quello spazio sacro recintato gli suggerisce l’immagine dell’ovile e del pastore. Gesù si presenta come “il buon pastore” e dice: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (vv. 27-28). Queste parole ci aiutano a comprendere che nessuno può dirsi seguace di Gesù, se non presta ascolto alla sua voce. E questo “ascoltare” non va inteso in modo superficiale, ma coinvolgente, al punto da rendere possibile una vera conoscenza reciproca, dalla quale può venire una sequela generosa, espressa nelle parole «ed esse mi seguono» (v. 27). Si tratta di un ascolto non solo dell’orecchio, ma un ascolto del cuore!

...

Per questo non abbiamo più paura: la nostra vita è ormai salvata dalla perdizione. Niente e nessuno potrà strapparci dalle mani di Gesù, perché niente e nessuno può vincere il suo amore. L’amore di Gesù è invincibile! Il maligno, il grande nemico di Dio e delle sue creature, tenta in molti modi di strapparci la vita eterna. Ma il maligno non può nulla se non siamo noi ad aprirgli le porte della nostra anima, seguendo le sue lusinghe ingannatrici.

La Vergine Maria ha ascoltato e seguito docilmente la voce del Buon Pastore. Ci aiuti Lei ad accogliere con gioia l’invito di Gesù a diventare suoi discepoli, e a vivere sempre nella certezza di essere nelle mani paterne di Dio.

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,

ringrazio quanti hanno accompagnato con la preghiera la visita che ho compiuto ieri nell’Isola di Lesbo, in Grecia. Ai profughi e al popolo greco ho portato la solidarietà della Chiesa. Erano con me il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos di Atene e di tutta la Grecia, a significare l’unità nella carità di tutti i discepoli del Signore. Abbiamo visitato uno dei campi dei rifugiati: provenivano dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Africa, da tanti Paesi… Abbiamo salutato circa 300 di questi profughi, uno ad uno. Tutti e tre: il Patriarca Bartolomeo, l’arcivescovo Ieronymos ed io. Tanti di loro erano bambini; alcuni di loro – di questi bambini – hanno assistito alla morte dei genitori e dei compagni, alcuni morti annegati in mare. Ho visto tanto dolore! E voglio raccontare un caso particolare, di un uomo giovane, non ha 40 anni. Lo ho incontrato ieri, con i suoi due figli. Lui è musulmano e mi ha raccontato che era sposato con una ragazza cristiana, si amavano e si rispettavano a vicenda. Ma purtroppo questa ragazza è stata sgozzata dai terroristi, perché non ha voluto rinnegare Cristo e abbandonare la sua fede. E’ una martire! E quell’uomo piangeva tanto…

Questa notte un violento terremoto ha colpito l’Ecuador, causando numerose vittime e ingenti danni. Preghiamo per quelle popolazioni; e anche per quelle del Giappone, dove pure ci sono stati alcuni terremoti in questi giorni. L’aiuto di Dio e dei fratelli dia loro forza e sostegno.

Oggi ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Siamo invitati a pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. E in questa Giornata ho ordinato stamani undici nuovi Sacerdoti. Rinnovo il mio saluto ai neo-presbiteri, ai familiari e agli amici; e invito tutti i sacerdoti e i seminaristi a partecipare al loro Giubileo, nei primi tre giorni di giugno. E a voi giovani, ragazzi e ragazze, che siete in Piazza: pensate se il Signore non vi chiama a consacrare la vita al suo servizio, sia nel sacerdozio, sia nella vita consacrata.

Saluto con affetto tutti voi, pellegrini provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo. Sono presenti famiglie, gruppi parrocchiali, scuole e associazioni: vi benedico tutti. 
...

Sono vicino alle tante famiglie preoccupate per il problema del lavoro. ... auspico che su tutto prevalga sempre la dignità della persona umana e non gli interessi particolari.

A tutti auguro buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale

  video integrale



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Videomessaggio di Papa Francesco: «Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società ...Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono» (Testo e video)


VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO 
IN OCCASIONE DEL 35° ANNIVERSARIO DEL CENTRO ASTALLI PER I RIFUGIATI

19 aprile 2016

Carissimi rifugiati, cari volontari, operatori e amici del Centro Astalli,

in questo anno della Misericordia ricorrono i 35 anni di Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, un'attività che è stata prima di tutto un camminare insieme, come un unico popolo. E questo è bello e giusto!

Occorre continuare con coraggio: «Ero forestiero e mi avete accolto» (cfr Mt 25,35)

Ero forestiero... Ognuno di voi, rifugiati che bussate alle nostre porte ha il volto di Dio, è carne di Cristo. La vostra esperienza di dolore e di speranza ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito. Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell’oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, o dell’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita.

Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono. Siete la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l'ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità.

… e mi avete accolto. Ero forestiero e mi avete accolto. Sì, il Centro Astalli è esempio concreto e quotidiano di questa accoglienza nata dalla visione profetica del padre Pedro Arrupe. E’ stato il suo canto del cigno, in un centro di rifugiati in Asia. Grazie a voi tutti, donne e uomini, laici e religiosi, operatori e volontari, perché mostrate nei fatti che se si cammina insieme la strada fa meno paura.

Vi incoraggio a continuare. Trentacinque anni sono solo l’inizio di un percorso che si fa sempre più necessario, unica via per una convivenza riconciliata. Siate sempre testimoni della bellezza dell’incontro. Aiutate la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati.

Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra.

  video


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«Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso» Papa Francesco Udienza Generale 20/04/2016 (Foto, testo e video)


 20 aprile 2016 

Grande folla in piazza San Pietro, gremita di decine di migliaia di fedeli provenienti da ogni parte del mondo. Tutta la zona circostante, sia dal lato del Sant’Uffizio sia da quello di Via della Conciliazione in direzione Castel Sant’Angelo era congestionata dal traffico – deviato prima del solito per consentire e agevolare l’afflusso dei pellegrini – già dalle prime ore del mattino. Il Papa è arrivato in piazza alle 9.25 circa, in lieve anticipo rispetto al solito, dopo aver incontrato un gruppo di sciatori austriaci. Sorridente e rilassato, si è sottoposto volentieri alla premura dei piccoli ospiti che come sempre ha baciato e accarezzato. Molti i cappellini colorati, non solo dei bambini ma anche di ragazzi e adulti, visto il sole quasi estivo che bacia Roma, regalando a turisti e fedeli quasi un anticipo di estate. Non sono mancati, tra la folla di fedeli grandi ombrelli colorati per difendersi “collettivamente” dal sole. Anche questo è “fare gruppo”, aspettando Francesco.

  video del saluto ai fedeli

Le lacrime della peccatrice ottengono il perdono (Lc 7,36-50)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vogliamo soffermarci su un aspetto della misericordia ben rappresentato dal brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato. Si tratta di un fatto accaduto a Gesù mentre era ospite di un fariseo di nome Simone. Questi aveva voluto invitare Gesù a casa sua perché aveva sentito parlare bene di Lui come di un grande profeta. E mentre si trovano seduti a pranzo, entra una donna conosciuta da tutti in città come una peccatrice. Questa, senza dire una parola, si mette ai piedi di Gesù e scoppia in pianto; le sue lacrime bagnano i piedi di Gesù e lei li asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con un olio profumato che ha portato con sé.

Risalta il confronto tra le due figure: quella di Simone, lo zelante servitore della legge, e quella dell’anonima donna peccatrice. Mentre il primo giudica gli altri in base alle apparenze, la seconda con i suoi gesti esprime con sincerità il suo cuore. Simone, pur avendo invitato Gesù, non vuole compromettersi né coinvolgere la sua vita con il Maestro; la donna, al contrario, si affida pienamente a Lui con amore e con venerazione.

Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori. Egli pensa che se fosse realmente un profeta dovrebbe riconoscerli e tenerli lontani per non esserne macchiato, come se fossero lebbrosi. Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione, ed è motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico!

Tra il fariseo e la donna peccatrice, Gesù si schiera con quest’ultima. Gesù, libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi, la lascia fare. Lui, il Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere di esserne contaminato. Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso. E questa vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a Gesù la libertà. Anzi, entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini - i quali la sfruttavano - la condannava: «I tuoi peccati sono perdonati» (v. 48). La donna ora può dunque andare “in pace”. Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata» (v. 50). Da una parte quell’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra parte la sincerità, l’umiltà e la fede della donna. Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda il tuo peccato…”. Tutti noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore e il Signore. Se io mi sento giusto, questo rapporto di salvezza non si dà.

A questo punto, uno stupore ancora più grande assale tutti i commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (v. 49). Gesù non dà una esplicita risposta, ma la conversione della peccatrice è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in Lui risplende la potenza della misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori.

La donna peccatrice ci insegna il legame tra fede, amore e riconoscenza. Le sono stati perdonati «molti peccati» e per questo ama molto; «invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (v. 47). Anche lo stesso Simone deve ammettere che ama di più colui al quale è stato condonato di più. Dio ha racchiuso tutti nello stesso mistero di misericordia; e da questo amore, che sempre ci precede, tutti noi impariamo ad amare. Come ricorda san Paolo: «In Cristo, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi» (Ef 1,7-8). In questo testo, il termine “grazia” è praticamente sinonimo di misericordia, e viene detta “abbondante”, cioè oltre ogni nostra attesa, perché attua il progetto salvifico di Dio per ognuno di noi.

Cari fratelli, siamo riconoscenti del dono della fede, ringraziamo il Signore per il suo amore così grande e immeritato! Lasciamo che l’amore di Cristo si riversi in noi: a questo amore il discepolo attinge e su di esso si fonda; di questo amore ognuno si può nutrire e alimentare. Così, nell’amore riconoscente che riversiamo a nostra volta sui nostri fratelli, nelle nostre case, in famiglia, nella società si comunica a tutti la misericordia del Signore.


  video della catechesi

Saluti:

...

[Saluto i pellegrini venuti dall’Ucraina e dalla Bielorussia, in occasione della conferenza internazionale nel 30° anniversario della tragedia di Chernobyl. 
Mentre rinnoviamo la preghiera per le vittime di quel disastro, esprimiamo la nostra riconoscenza ai soccorritori e per tutte le iniziative con cui si è cercato di alleviare le sofferenze e i danni.]
...

APPELLO

La popolazione dell’Ucraina soffre da tempo per le conseguenze di un conflitto armato, dimenticato da tanti. Come sapete, ho invitato la Chiesa in Europa a sostenere l’iniziativa da me indetta per venire incontro a tale emergenza umanitaria. Ringrazio in anticipo quanti contribuiranno generosamente all’iniziativa, che avrà luogo domenica prossima, 24 aprile.

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...

Un saluto particolare porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani ricordiamo Sant’Anselmo di Aosta, vescovo e dottore della Chiesa. Il suo esempio di vita spinga voi, cari giovani ... a vedere in Gesù misericordioso il vero maestro di vita; la sua intercessione ottenga per voi, cari ammalati, la serenità e la pace presenti nel mistero della croce; e la sua dottrina sia un incoraggiamento per voi, cari sposi novelli, a diventare educatori dei vostri figli con la sapienza del cuore.

  testo integrale

  video integrale



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«Dio ci ha creati per essere in piedi, con la testa alta» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 aprile 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Quando un uomo si ritrova a terra

«Alzati e va’»: è l’invito fatto dal Signore a Saulo, caduto a terra sulla strada verso Damasco, e ad Ananiam inviato a battezzare il persecutore convertito. «Alzati e va’», ha detto il Papa, è un invito anche per ognuno di noi, perché un cristiano «deve essere in piedi e con la testa alta», mentre «un uomo con il cuore chiuso è un uomo a terra». Con una meditazione sul brano biblico della conversione di Saulo, tratto dagli Atti degli apostoli (9, 1-20), nella messa celebrata a Santa Marta venerdì 15 aprile Francesco è tornato a parlare dell’importanza della docilità all’azione dello Spirito Santo e a riflettere «sull’atteggiamento di quelle persone che hanno il cuore chiuso, il cuore duro, il cuore superbo».


La liturgia di giovedì 14 aveva messo in evidenza «come sia l’apostolo Filippo sia il ministro della regina avevano un cuore aperto alla voce dello Spirito». In questo venerdì della terza settimana di Pasqua, invece, ci si confronta con la storia di Saulo, «storia di un uomo che lascia che Dio gli cambi il cuore: la trasformazione di un uomo di cuore chiuso, duro, storto, in un uomo di cuore docile allo Spirito Santo».

Saulo, ha spiegato il Pontefice, «era presente al martirio di Stefano» ed «era d’accordo». Egli era «un uomo giovane, forte, coraggioso, zelante nella sua fede, ma con il cuore chiuso»: infatti non solo «non voleva sentire parlare di Gesù Cristo» ma andò oltre e cominciò «a perseguitare i cristiani». Perciò, sicuro di sé, chiese il permesso per «fare lo stesso» a Damasco.

Mentre era in viaggio, ha continuato il Papa riassumendo l’episodio, «all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo» e, «cadendo a terra udì la voce». Proprio lui, «Saulo il forte, il sicuro, era a terra», mostrando così a tutti «l’immagine di un uomo con il cuore chiuso», ovvero «un uomo a terra». E lì in basso, ha continuato Francesco, lui «capisce la sua verità; capisce che non era un uomo come voleva Dio, perché Dio ci ha creati, tutti noi, per essere in piedi, con la testa alta».

A questo punto il Signore pronuncia «una parola chiave, la stessa che aveva detto a Filippo per dargli la missione di andare a trovare quel proselita etiope: “Tu, alzati e va’!». Non solo, ma a Saulo, uomo sicuro, che sapeva tutto, viene comunicato: «Entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Come dire: «Tu devi imparare, ancora». Un’umiliazione. E non era tutto.

Alzandosi Saulo «si accorse che era cieco» e allora «si lasciò guidare». Proprio qui, ha chiosato il Papa, «incominciò, il cuore, ad aprirsi», costretto a essere guidato per mano verso Damasco. «Quest’uomo, era a terra» e «capì subito che doveva accettare questa umiliazione». A tale riguardo il Pontefice ha spiegato che «l’umiliazione» è «proprio la strada per aprire il cuore». Infatti «quando il Signore ci invia umiliazioni o permette che vengano le umiliazioni, è proprio per questo: perché il cuore si apra, sia docile» e «si converta al Signore Gesù».

Il racconto si sposta quindi sulla figura di Anania. Anche a lui il Signore disse: «Va’. Alzati e va’». Così il discepolo «andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: “Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo”». Una frase che racchiude un dettaglio fondamentale: «il protagonista di queste storie — ha fatto notare Francesco — non sono né i dottori della legge, né Stefano, né Filippo, né l’eunuco, né Saulo... è lo Spirito Santo.Protagonista della Chiesa è lo Spirito Santo che conduce il popolo di Dio».

A questo punto, negli Atti si legge che a Saulo «caddero dagli occhi come due squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato»: la sua «durezza del cuore», con il passaggio dell’umiliazione, era divenuta «docilità allo Spirito Santo». Egli, «che si credeva essere quello che aveva la verità e perseguitava i cristiani, riceve la grazia del Signore di vedere e capire la sua verità: “Tu sei un uomo a terra e tu devi alzarti!”».

È una lezione per tutti: «è bello — ha detto il Papa — vedere come il Signore è capace di cambiare i cuori e fare che un cuore duro, testardo divenga un cuore docile allo Spirito». Occorre però, ha aggiunto, che «non dimentichiamo quelle parole chiave». Innanzitutto: «Alzati», perché «un cristiano dev’essere in piedi e con la testa alta». Poi: «Va’», perché «un cristiano deve andare, non essere chiuso in se stesso». Infine: «Lasciati guidare», così come Paolo che «si lasciò guidare, come un bambino; si affidò alle mani di un altro, che non conosceva». In tutto questo, ha spiegato il Pontefice, c’è «l’opera dello Spirito Santo».

Tutti siamo coinvolti da questo messaggio, perché tutti «abbiamo durezze nel cuore»: chi «non ne ha», ha aggiunto il Papa, «alzi la mano, per favore!». Perciò, ha suggerito Francesco, «chiediamo al Signore che ci faccia vedere che queste durezze ci buttano per terra; ci invii la grazia e anche — se fosse necessario — le umiliazioni per non rimanere a terra e alzarci, con la dignità con la quale ci ha creato Dio, e cioè la grazia di un cuore aperto e docile allo Spirito Santo».

(Fonte: L'Osservatore Romano)

  video


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«Gesù parla chiaro» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
18 Aprile 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Chi segue Gesù non sbaglia

Le coordinate della vita cristiana sono molto semplici, non c’è bisogno di andare a cercare mille consigli: basta seguire una voce, così come fanno le pecore con il loro pastore. E proprio l’immagine di Gesù buon pastore è stata al centro dell’omelia tenuta da Papa Francesco durante la messa celebrata a casa Santa Marta lunedì 18 aprile.

La liturgia del giorno, del resto, proponeva una sorta di «eco delle letture» della IV domenica di Pasqua, chiamata appunto «la domenica del buon pastore, in cui Gesù si presenta come il “buon pastore”». E proprio su questo tema, nel Vangelo di Giovanni (10, 1-10) commentato dal Pontefice, emergevano «tre realtà» sulle quali il Papa ha voluto «riflettere un poco: la porta, il cammino e la voce».


Innanzitutto la «porta». Il brano evangelico riporta le parole di Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante». Ecco la prima immagine, ha sottolineato Francesco: «Lui è la porta: la porta per entrare nel recinto delle pecore è Gesù. Non ce n’è un’altra». Va notato, ha detto il Papa, come Gesù parlasse sempre alla gente utilizzando «immagini semplici»: di fatto, «tutta quella gente conosceva com’era la vita di un pastore, perché la vedeva tutti i giorni». Perciò chi lo ascoltava ha capito molto bene: «soltanto si entra per la porta del recinto delle pecore». Quelli che invece vogliono entrare nel recinto passando «dalla finestra o da un’altra parte, sono delinquenti». Il Vangelo li definisce ladri o briganti.

Tutto è quindi molto chiaro: «Non si può entrare nella vita eterna da un’altra parte che non sia la porta, cioè che non sia Gesù». E, ha aggiunto il Pontefice, il Signore «è la porta della nostra vita e non solo della vita eterna, ma anche della nostra vita quotidiana». Così, ad esempio, una qualsiasi decisione si può prendere «in nome di Gesù, per la porta di Gesù», oppure, utilizzando un «linguaggio semplice», la si può prendere «di contrabbando». Ma il Signore «parla chiaro»: nel recinto si entra «soltanto dalla porta, che è Gesù».

Il Vangelo di Giovanni continua e nelle parole del Signore si incontra un altro elemento importante: il «cammino». Infatti si legge: «Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore ciascuna per nome e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse e le pecore lo seguono».

Francesco si è soffermato su questa seconda parola chiave: «Il cammino è proprio questo: seguire Gesù». Anche qui a essere coinvolta è la vita quotidiana: si parla infatti del «cammino della vita, della vita di tutti i giorni», che «è seguire Gesù». E anche qui l’indicazione è chiara: «Non sbagliare!» si è raccomandato il Papa. È Gesù «che è la porta attraverso la quale entriamo e attraverso la quale usciamo con lui per fare il cammino della vita»; ed è Gesù che «ci indica la strada». Dunque «chi segue Gesù non sbaglia».

...

Infine la terza parola: la «voce». Le pecore, infatti, seguono Gesù «perché conoscono la sua voce». Un concetto che il Pontefice ha voluto approfondire per evitare fraintendimenti: «Conoscere la voce di Gesù! Non pensate che vi sto parlando di una apparizione, che verrà Gesù e ti dirà: “Fai questo”. No, no!». E allora qualcuno potrebbe chiedere: «Come posso, padre, conoscere la voce di Gesù? E anche difendermi dalla voce di quelli che non sono Gesù, che entrano dalla finestra, che sono briganti, che distruggono, che ingannano?». Ancora una volta la «ricetta» è «semplice» e prevede tre indicazioni. Prima di tutto, ha suggerito Francesco, «tu troverai la voce di Gesù nelle beatitudini». Perciò, se qualcuno insegna «una strada contraria alle beatitudini, è uno che è entrato dalla finestra: non è Gesù!». Poi: la voce di Gesù si può riconoscere in chi «ci parla delle opere di misericordia. Per esempio nel capitolo 25 di san Matteo». Quindi ha chiarito il Papa: «Se qualcuno ti dice quello che Gesù dice lì, è la voce di Gesù». Infine, la terza indicazione: «Tu puoi conoscere la voce di Gesù quando ti insegna a dire “Padre”, cioè quando ti insegna a pregare il Padre Nostro».

Ha concluso il Pontefice: «È così facile la vita cristiana! Gesù è la porta; lui ci guida nel cammino e noi conosciamo la sua voce nelle beatitudini, nelle opere di misericordia e quando ci insegna a dire “Padre”». E ha aggiunto una preghiera: «Che il Signore ci faccia capire questa immagine di Gesù, questa icona: il pastore, che è porta, indica il cammino e insegna a noi ad ascoltare la sua voce».
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video


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«Noi abbiamo un Padre, non siamo orfani» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
19 aprile 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Lasciamoci attirare dal Padre verso Gesù

Con la preghiera del Padre Nostro Gesù consegna a ciascuno l’atto di paternità: nessuno è orfano ma c’è il rischio di diventarlo chiudendo il cuore e non lasciandoci attrarre dall’amore di Dio. Lo ha ricordato Francesco nella messa celebrata martedì mattina, 19 aprile, a Santa Marta. E il Papa ha anche suggerito di ricorrere a una preghiera umile, con lo spirito del figlio: «Padre, attirami verso Gesù; Padre, portami a conoscere Gesù». Proprio per non avere l’atteggiamento di quei dottori della legge che persino davanti ai miracoli di Gesù e alla sua risurrezione facevano di tutto pur di negare l’evidenza.

Per la sua meditazione, Francesco ha preso le mosse dal passo di Giovanni (10, 22-30), proposto dalla liturgia. «Gesù si confronta un’altra volta con i sacerdoti, i dottori della legge» ha fatto subito notare. E «loro gli fanno la domanda: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”». Del resto quei dottori «tornavano sempre sullo stesso argomento: tu chi sei? Con che autorità fai questo?”». Il Vangelo ci dice che «Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete”».

...

Siamo davanti — ha affermato il Papa — al «dramma del cuore chiuso di questa gente: loro credevano di essere stati creati da loro stessi perché sapevano tutto e, per questo, il loro cuore era incapace di credere, perché non si lasciavano attirare dal Padre verso Gesù e per questo non erano parte delle pecore di Gesù». Questo «dramma va avanti fino al Calvario». E poi «anche il giorno della risurrezione: quando i soldati vanno a dire cosa è accaduto, loro cosa fanno? Danno un bel consiglio: “Voi dite che vi eravate addormentati e che i discepoli hanno rubato il corpo”». Così «mettono la mano in tasca», secondo «il principio della tangente: “Tu taci e io ti pago per tacere”».

Perciò «neanche davanti a quella prova, a quei testimoni che avevano visto la risurrezione — ha evidenziato Francesco — si sono lasciati attirare dal Padre verso Gesù». Per questo «non possono credere, perché non sono delle pecore di Gesù: sono orfani», perché «hanno rinnegato il loro Padre».

Riferendosi alla prima lettura, tratta dagli Atti degli apostoli (11, 19-26), il Papa ha evidenziato come si possa riconoscere «l’atteggiamento opposto: i discepoli, dopo la persecuzione che era scoppiata a Gerusalemme dopo la morte di Stefano, sono arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e Antiochia, e proclamavano la parola ai giudei: alcuni credevano, altri no, ma la fede andava avanti». Però «alcuni di loro incominciarono a predicare, ad annunziare Gesù Cristo anche ai pagani, ai greci, e questo era un cambiamento molto forte: era una trasformazione della loro concezione dell’accesso alla salvezza».

Per questo, ha proseguito il Pontefice, «i discepoli che erano rimasti a Gerusalemme ebbero un po’ di paura e mandarono Barnaba ad Antiochia». E quando Barnaba «giunse lì per la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare con cuore risoluto, fedeli al Signore. Accettò la novità, perché si lasciò attirare dal Padre verso Gesù che voleva questo».

«Gesù ci invita a essere i suoi discepoli — ha spiegato il Papa — ma per esserlo dobbiamo lasciarci attirare dal Padre verso di lui». E «la preghiera umile del figlio, che noi possiamo fare, è: “Padre, attirami verso Gesù; Padre, portami a conoscere Gesù”». E «il Padre invierà lo Spirito ad aprirci i cuori e ci porterà verso Gesù». Infatti «un cristiano che non si lascia attirare dal Padre verso Gesù è un cristiano che vive in condizione di orfano; e noi abbiamo un Padre, non siamo orfani». In conclusione Francesco ha suggerito di rivolgersi «al Padre come ci ha insegnato Gesù — “Padre nostro, che sei nei cieli...” — e chiediamo la grazia di essere attirati verso Gesù».
(fonte: L'Osservatore Romano)

  video


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«Fa bene al cuore di ogni cristiano fare memoria della propria strada e come Dio lo ha portato per mano» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
21 aprile 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 


Papa Francesco:
La memoria ci avvicina a Dio

Lungo la strada della vita gli uomini non camminano mai soli, e saper fare memoria della presenza di Dio accanto a loro li aiuta capire che la salvezza non è l’evento di un momento, ma una storia che si dipana giorno per giorno, tra cose buone ed errori, fino all’incontro finale. Il parallelo tra la storia del popolo d’Israele e quella personale di ogni cristiano ha guidato la meditazione di Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 21 aprile: una storia da valorizzare perché, ha detto il Pontefice, «la memoria ci avvicina a Dio».


Non a caso, ha sottolineato il Papa richiamando il brano degli Atti degli apostoli proposto dalla liturgia del giorno (13, 13-25), la prima predicazione, quella «degli apostoli di Gesù», era «storica». Nella predicazione del Vangelo, questi «arrivavano a Gesù, ma raccontando tutta la storia del Popolo di Israele», partendo dal «padre Abramo», passando per «Mosè, la liberazione dall’Egitto, la Terra Promessa» finché, citando il re Davide, concludevano: «Dalla discendenza di Lui, secondo la promessa, Dio inviò come Salvatore per Israele Gesù». Così davano conto di un «cammino storico», il cammino che Dio «ha fatto con il suo popolo».

Tutto ciò, ha detto Francesco, «ci fa pensare che l’annuncio di Cristo, la salvezza di Cristo, questo dono che Dio ci ha dato, non è una cosa di un momento e niente di più: è un cammino!».
...

In ogni eucaristia si celebra «la memoria di questa salvezza; il memoriale di Gesù che si fa presente sull’altare per darci la vita», ma, ha aggiunto Francesco, «anche noi, nella nostra propria vita personale, dobbiamo fare lo stesso: fare memoria del nostro cammino», perché «ognuno di noi ha fatto una strada, accompagnato da Dio, vicino a Dio, vicino al Signore» a volte anche «allontanandosi dal Signore». In ogni caso, ha raccomandato il Pontefice, «fa bene al cuore» di ogni cristiano fare memoria «della propria strada» e chiarirsi come Dio lo ha «condotto fino a qui», come lo «ha portato per mano».

In questo recupero del cammino percorso ci si può anche accorgere che a volte abbiamo detto al Signore: «No! Allontanati! Non voglio!» — e «il Signore», ha sottolineato il Papa, «è rispettoso» anche di questo — ma è comunque importante fare memoria «della propria vita e del proprio cammino».

È utile ripetere spesso questa pratica e ricordarsi: «In quel tempo Dio mi ha dato questa grazia e io ho risposto così...», dirsi: «Ho fatto questo, quello, quello» e rendersi conto di come Dio ci abbia sempre «accompagnato». In questa maniera, ha detto il Papa, «arriviamo a un nuovo incontro», quello che si potrebbe definirel’«incontro della gratitudine», nel quale si potrebbe pregare così: «Grazie Signore per questa compagnia che Tu mi ha dato, per questo cammino che hai fatto con me!» e anche chiedere perdono per i peccati e gli sbagli di cui ci si può rendere conto, nella consapevolezza che Dio «cammina con noi e non si spaventa delle nostre cattiverie», sta «sempre lì!».

A tale riguardo il Pontefice ha aggiunto: «Quante volte gli abbiamo chiuso la porta in faccia; quante volte abbiamo fatto finta di non vederlo, di non credere che Lui fosse con noi; quante volte abbiamo rinnegato la sua salvezza... Ma Lui era lì!». Ed è importante «fare memoria di tutto questo», così come lo è riguardo anche alle «nostre cose buone». Quante volte, per esempio, «abbiamo aiutato un altro, curato un ammalato».

Da qui l’invito a «fare memoria di tutto il cammino» perché «la memoria ci avvicina a Dio». È, ha spiegato Francesco, una sorta di «ri-creazione», di «ri-generazione, che ci porta oltre l’antico splendore che aveva Adamo nella prima creazione».

Fino al termine della sua omelia il Papa ha ripetuto più volte questo consiglio semplice: «Fate memoria!». Che sia riguardo l’intero arco della vita e o solo della giornata odierna o dell’ultimo anno, è sempre bene chiedersi: «Come sono stati i miei rapporti col Signore?», e fare memoria, ha concluso il Pontefice, «delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi».
(fonte: L'Osservatore Romano)

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