"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°12 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 26 marzo al 1° aprile 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per l'8 aprile 2016
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Alla frontiera greco-macedone,
circa undicimila persone vivono in un campo improvvisato nella speranza
che il confine possa aprirsi. Sono siriani, iracheni, afghani,
marocchini, tunisini, algerini, pakistani, somali. Il racconto di una
giornata di tensione e le storie di chi non vuole arrendersi
Michele Luppi: Pasqua a Idomeni, dove il confine resta chiuso ma la speranza non muoreSecondo
i dati diffusi dalla polizia pachistana tra le vittime identificate
della strage di Pasqua i cristiani sono 14 e i musulmani 54.
Particolare importante ma che invece è sfuggito ai nostri racconti.
Eppure dice con chiarezza come la persecuzione ci unisca molto più di
quanto i jihadisti vorrebbero farci credere Giorgio Bernardelli: Le «cinque W» e i martiri di Lahore Sull’attentato del parco di
Lahore in Pakistan, Farahnaz Ispahani, ex parlamentare e giornalista
dice a Mondo e Missione: «I terroristi proseguono nel loro obiettivo di
purificare il Pakistan da tutti coloro che non si adattano alla loro
visione».
Maria Tatsos: Non solo cristiani sotto tiro in PakistanPadre
Giulio Albanese denuncia in un libro e in questa intervista l'uso della
religione come strumento di odio e divisione. I cristiani, come quelli
uccisi a Lahore, sono sotto tiro, ma il terrorismo fa più vittime fra i
musulmani.
Roberto Zichittella: «UCCIDERE IN NOME DI DIO È UNA BESTEMMIA»Contro la furia cieca del
terrorismo jihadista e degli attentati suicidi, l’unica vera via di
uscita è l’educazione dei giovani. Lo ha dichiarato a Fides, padre
Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di Santa Maria a Lahore,
commentando la strage nel parco della città pakistana, che, la scorsa
Pasqua, ha provocato almeno 78 morti e oltre 300 feriti.
“Oggi molti giovani in Pakistan subiscono un lavaggio del cervello e poi uccidono o diventano kamikaze in nome di Dio – ha dichiarato padre Bernard -. Questi attacchi odiosi andranno avanti finché in Pakistan non si lavorerà tutti insieme per un cambiamento di mentalità e di cultura: genitori, insegnanti, leader religiosi di tutte le fedi, leader sociali e politici, tutti coloro che hanno influenza sull’opinione pubblica”. ZENIT: “Contro terrorismo in Pakistan serve un cambio di mentalità”Parla Arije Antinori,
criminologo, esperto europeo di terrorismo, coordinatore del Cri.Me Lab
“Sapienza” dell’Università di Roma. Descrive le novità assolute di
questo modello di “strategia del terrore”. E indica anche i passi per
contrastarlo efficacemente.
Luciano Scalettari: «L’ISIS È UN FENOMENO DEL TUTTO NUOVO. ECCO COME FERMARLO»--------------------------------------------------------------- Il volto di Giulio Regeni è
entrato nel cuore di tutti gli italiani: un campione della nostra
“meglio gioventù”, quella che sempre più spesso per trovare spazio e
realizzazione nella vita è costretta a varcare le frontiere e ad andare
a cercare il proprio futuro per le strade del mondo. Per questo le
parole della mamma Paola nella conferenza stampa con cui martedì 29
marzo ha invocato ancora una volta giustizia, sono arrivate ancor più
dirette al cuore, anzi allo stomaco. Ha paragonato il volto sorridente
del figlio, quello che tutti ci siamo abituati a vedere nelle
fotografie diffuse dai mass media, col volto “piccolo piccolo” della
salma restituita ai familiari, un viso, ha sottolineato mamma Paola,
“in cui ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto
il male del mondo si è riversato su di lui”
E’ una domanda che ci interroga a fondo. E’ una domanda che scuote in profondità l’Italia intera Roberto Pensa: Per onorare davvero la memoria di Giulio In due mesi le autorità
egiziane hanno confezionato almeno sei differenti improbabili versioni
sulla fine del ricercatore friulano, torturato per giorni, ammazzato e
abbandonato su una strada alla periferia del Cairo. Ecco il riassunto
dei depistaggi.
Alberto Loggia: L'INCHIESTA DEL GOVERNO EGIZIANO: TUTTE LE FALSITÀ SU GIULIO--------------------------------------------------------------- Un’agenzia stampa cinese ha
bollato oggi il pesce d’aprile come festa occidentale, contraria ai
valori socialisti e sui social network ha chiesto ai cinesi di non
diffondere dicerie o scherzi. Una notizia che fa ridere, ma anche
discutere.
Ilaria Beretta: Il pesce d’aprile? Non è abbastanza socialista---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Il Sabato Santo è il giorno... La Resurrezione apre orizonti nuovi... Portate a tutti la gioia e la speranza... Il Signore è risorto proprio per dirvi...Ci uniamo a Papa Francesco nella preghiera per il dolore immenso causato dalla terribile strage di ieri in Pakistan...
Lahore Pakistan 27 marzo 2016... Preghiamo insieme nel nome del Signore morto e risorto... Maria di Magdala mi ricorda... Preghiera dei discepoli di Emmaus... Pace a voi... Il Risorto è nella normalità... Tutto si può capire del cristiano...Pesce d'Aprile ... pasquale!!!
... Maria volevo dirti che... Pesce d'Aprile ... papale!!!
Da oggi in poi nelle celebrazioni... --------------------------------------------------------------- O Croce di Cristo! Preghiera di Papa Francesco - Via Crucis Colosseo 2016
--------------------------------------------------------------- "Ridateci p. Paolo Dall'Oglio! " - Servizio Rai - 27.03.2016
video--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)«Se
mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del
terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che
vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia
famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo
paese. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente
violente, lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato. La mia vita non
ha più valore di un’altra».
Aveva
scritto così nel suo testamento, stilato tra il dicembre 1993 e il
gennaio 1994: poco più di due anni dopo, nella notte tra il 26 e il 27
marzo 1996, frère Christian de Chergé - priore del monastero trappista
di Notre-Dame de l'Atlas in Algeria, veniva preso in ostaggio insieme a
sei confratelli da un commando del Gia (Gruppo islamico armato). I loro
corpi martoriati furono ritrovati dopo 56 giorni.
Una
vicenda, quella dei monaci di Tibhirine che a vent’anni di distanza non
cessa di indurre una riflessione sul sangue dei «martiri di oggi» –
come li ha definiti Papa Bergoglio all’Angelus del 6 marzo scorso in
riferimento alle quattro missionarie della carità uccise in Yemen - ed
è significativo che il loro anniversario cada quest’anno proprio alla
veglia pasquale.
Sono
stati testimoni (traduzione del termine greco, martire) della loro fede
in un Dio che considera figli e fratelli tutti gli uomini della terra,
testimoni di una convinzione profondamente evangelica: la possibilità
di una pacifica convivenza tra le diverse religioni al di là di ogni
fondamentalismo.
Il
loro monastero in Algeria, come quello di Deir Mar Musa fondato da
padre Paolo Dall’Oglio - l’uno arroccato sui monti dell’Atlas, l’altro
sul monte Libano davanti al deserto siriano - entrambi luoghi in cui la
fede cristiana aveva imparato a convivere con l’islam.
...
Algeria, 20 anni fa il martirio dei monaci di Tibhirine videoUn “martirio d’amore”.
In un’omelia del Giovedì Santo, padre Christian de Chergé definiva così
la testimonianza estrema di Cristo sulla croce. E un martirio di amore
e fedeltà al Vangelo e all’Algeria fu quello dei monaci trappisti,
rapiti (e poi uccisi) esattamente vent’anni fa. Il loro ricordo nelle
parole dei vescovi, insieme a quello degli altri dodici martiri di quel
Paese
«La
testimonianza di Gesù sino alla morte, il suo “martirio”, è un martirio
d’amore, amore per l’uomo, per tutti gli uomini, anche di ladri,
assassini, carnefici… Il martirio include il perdono…». Così diceva
Christian de Chergè, priore del monastero di Tibhirine, nella sua
omelia del Giovedì Santo, nel marzo 1994.
Insieme
ad altri sei confratelli, venne rapito due anni dopo, nella notte tra
il 26 e il 27 marzo 1996. Esattamente vent’anni fa. Ma il ricordo dei
monaci – così come quello di tutti i 19 martiri d’Algeria – è ancora
vivo e continua a essere una luce non solo per la piccola Chiesa di
quel Paese, ma per tutta la Chiesa universale.
In
attesa delle celebrazioni, che si svolgeranno a metà aprile in Algeria,
i vescovi di quel Paese indirizzano a tutti i fratelli e le sorelle che
continuano a vivere sul posto (non senza difficoltà) e a tutti gli
amici sparsi per il mondo il loro ricordo di queste 19 vite donate, che
si mescolano a quelle di moltissimi algerini uccisi durante gli anni
bui della guerra civile.
Algeria: “martirio d’amore”-------------------------------------- A vent’anni dal rapimento e
dalla barbara uccisione, il ricordo dei monaci trappisti di Notre Dame
de l’Atlas è ancora vivo. Non solo come memoria. Lo “spirito di
Tibhirine” continua a significare una possibilità vera di incontro
--------------------------------------------------------------- Non ci sono più strade anonime,
c'è solo Emmaus: ogni strada umana, ogni lavoro umano, ogni amore
umano, ogni tristezza umana è proprio il luogo dove Cristo cammina con
noi, magari con il volto ordinario di un amico, di un'amica. E
quell'amico o amica sei tu per gli altri, che cammini con loro (dopo
aver camminato e mangiato con Lui), tu che ascolti le loro tristezze e
riporti il cuore ad ardere (come Lui ha fatto con te), fino a metterli
faccia a faccia con Cristo, in una catena senza fine. Quello è il
momento in cui devi farti da parte, adesso tocca a lui. La Resurrezione
non è una lezione, non è uno sfolgorare schiacciante, ma è una
passeggiata accorata tra amici con parole vere, fino a trovare
l'origine di ogni speranza nella Parola e nel Pane. E subito ripartire,
perché è tutto troppo bello, tutto troppo grande, per restarsene
paralizzati e tristi. Adesso è tutto nuovo. E tu e io sappiamo il
segreto.
--------------------------------------------------------------- SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Intenzione di preghiera
di Papa Francesco
per il mese di Marzo 2016
È dedicata alle famiglie in difficoltà l’intenzione universale di preghiera di Papa Francesco per il mese di marzo.
“La
famiglia è uno dei beni più preziosi dell'umanità, ma non è forse anche
uno dei più vulnerabili? Quando una famiglia non è protetta e ha
difficoltà di tipo economico, per la salute o di qualsiasi altro tipo,
i bambini crescono in circostanze difficili.
Voglio
condividere con voi e con Gesù la mia intenzione per questo mese: che
le famiglie in situazioni difficili ricevano il sostegno necessario e i
bambini possano crescere in ambienti sani e sereni”.
VIDEOVedi anche i nostri post precedenti:
-------------------------------------- TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Gv 20,1-9 La
tomba è il luogo dove gli uomini, tutti gli uomini troviamo convegno,
tutti allo stesso modo sconfitti, tutti fagocitati dalla morte, con
l'unica differenza, per altro momentanea, tra i già e i non ancora
morti. Per
questo motivo la grandissima sorpresa del mattino di Pasqua è stata che
il sepolcro dove è stato deposto il Signore è vuoto. La tomba vuota
infatti è il sigillo della nostra fede, che ha come destino ultimo
dell'uomo non la morte ma la resurrezione, perché "se Cristo non è risorto, allora vana è la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede"1Cor 15,14). La morte in se stessa non è un male, piuttosto lo è il nostro modo di comprenderla, ed il peccato è il "pungiglione" che avvelena la nostra esistenza: "Se faccio del mio io il mio dio, principio e fine di tutte le cose, allora per me la morte è la fine di tutto "(cit.). Il
limite del tempo che ci fa paura e paralizza la nostra vita non è la
fine di tutto, ma lo schiudersi all'incontro con il nostro Principio. "
La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è o morte la tua
vittoria ? Dov'è o morte il tuo pungiglione ? "(1Cor 15,54-55). Così
proclama l'apostolo Paolo che, sulla via di Damasco, aveva fatto
l'esperienza del Risorto. E se Gesù è risorto vuole dire che il Padre
ha gradito il suo modo di vivere, lo ha trovato conforme al suo
progetto originario sull'uomo. La sua vittoria sulla morte è lo 'sfraghìs', il sigillo della fedeltà di Gesù al sogno d'amore del Padre per l'umanità. --------------------------------------- Meglio morto che risorto: sul senso profondo della Pasqua di Alberto Maggi Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”, afferma
perentorio Paolo ai Corinti (1 Cor 15,14). Eppure nessun evangelista dà
la descrizione del momento della risurrezione del Cristo. Questo fatto
creò così tanto imbarazzo nelle comunità cristiane primitive che si
rimediò a questa lacuna con un falso d’autore che ebbe un grande
successo. Infatti, l’immagine
tradizionale del Cristo Risorto, che esce trionfante dal sepolcro, con
le guardie tramortite, non appartiene ai vangeli riconosciuti ispirati,
ma a un testo apocrifo del
secondo secolo, conosciuto come il Vangelo di Pietro: “Durante la notte
nella quale spuntava la domenica, mentre i soldati montavano la guardia
a turno, due a due, risuonò in cielo una gran voce, videro aprirsi i
cieli e scendere di lassù due uomini, in un grande splendore, e
avvicinarsi alla tomba. La pietra che era stata appoggiata alla porta
rotolò via da sé e si pose a lato, si aprì il sepolcro e c’entrarono i
due giovani” (Vang. Pietro 9,35-37).
Nessuno ha potuto descrivere la risurrezione del Cristo, perché neanche un solo discepolo era presente, nonostante Gesù avesse insistentemente affermato che sì, sarebbe stato ucciso, e nel modo più infamante, la crocifissione, ma poi dopo tre giorni sarebbe risuscitato (Mt 16,21; 17,22; 20,19). Ma nessuno ci ha creduto, perché nessuno desiderava veramente la sua risurrezione. ... In fondo meglio morto che risuscitato. Perché se Gesù era morto, era segno che non era il Messia e bisognava attenderne un altro. Ma se era risuscitato, allora addio sogni di gloria, di restaurazione del defunto regno del re Davide, della supremazia sui popoli pagani, dell’accumulo delle ricchezze delle altre nazioni, come i profeti avevano vagheggiato (“Vi nutrirete delle ricchezze delle nazioni, vi vanterete dei loro beni”, Is 61,6). Pertanto, morto Gesù, i suoi discepoli, delusi (“Speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele…”, Lc 24,21), erano tornati alle due occupazioni di sempre, e il Risorto li deve andare a cercare uno a uno per far sperimentare loro che era veramente risorto, rimproverandoli “per la loro incredulità e durezza di cuore” (Mc 16,14; Lc 24,25). Inutilmente Gesù nella sua vita terrena aveva parlato ai suoi discepoli del regno di Dio, perché questi capivano regno di Israele. Gesù parlava di servizio e i discepoli pensavano al potere, il Maestro insegnava a mettersi a livello degli ultimi e i discepoli litigavano tra loro per assicurarsi il posto più importante, il Signore li invitava a scendere e essi pensavano solo a salire. Per questo il Risorto, una volta riunito i suoi, tiene loro una sorta di corso intensivo durato ben quaranta giorni “parlando delle cose riguardanti il regno di Dio” (At 1,3). Ma niente da fare: quando l’ideologia religiosa è intrecciata con quella nazionalista, anche se si hanno orecchie per udire non si ode, e se si hanno occhi per vedere non si vede (Mc 8,18). Infatti, al quarantesimo giorno, i discepoli, che evidentemente non erano interessati a questo tema del regno di Dio, gli domandarono: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?” (At 1,6). Scrive l’evangelista che a questo punto “una nube lo sottrasse ai loro occhi” (At 1,9). Il Cristo non se n’è andato, ma sono i discepoli che sono incapaci di vederlo. Chi è mosso dal potere non può percepire l’Amore, chi pensa a sé non può riconoscere la presenza dell’Altro. Ci vorrà ancora del tempo, e quando finalmente i discepoli comprenderanno che il pane non va accumulato, ma solo spezzato e condiviso, allora si apriranno i loro occhi e riconosceranno il Cristo risorto (At 24,31) che li accompagnerà nella loro missione (Mc 16,20). (Fonte: Il libraio) -------------------------------------------- La Pasqua e il “piccolo bene”
a misura di tutti
di Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto Per
riflettere su questa Pasqua 2016 parto da alcune riflessioni che Hans
Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi del XX secolo, ha dedicato al
tema della bellezza: “In un mondo senza bellezza - scrive agli inizi
del primo volume della sua opera monumentale Gloria - anche il bene ha
perduto la sua forza di attrazione, l’evidenza del suo
dover-essere-adempiuto... In un mondo che non si crede più capace di
affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito
la loro forza di conclusione logica” (La percezione della forma, Jaca
Book, Milano 1975, 11). Queste parole danno particolarmente a pensare
oggi perché lo scenario del tempo in cui viviamo, quale ci è presentato
ogni giorno dai “media” e dalla rete, è talmente doloroso e inquietante
da farci avvertire le parole sul bello come una sorta di astrazione
dalla realtà o, tutt’al più, come un’evasione consolatoria. Dove sta la
bellezza nella barbara violenza terroristica perpetrata in questi
giorni a Bruxelles? E dove nelle migliaia di vittime della guerra in
Siria o nella follia omicida dell’Isis? Quale bellezza può esserci di
fronte alla memoria lacerante di un secolo, come il XX da poco
concluso, segnato dalla guerre mondiali, dal genocidio armeno, dalla
Shoah e dalle altre innumerevoli stragi prodotte dalla violenza e
dall’avidità degli umani? E come parlare di bello davanti alla morte di
tredici giovani studentesse nell’incidente avvenuto in Catalogna o alle
scellerate polemiche contro migranti e rifugiati che affiorano lì dove
dovrebbe esserci solo un convergente sforzo di accoglienza civile,
degno dei valori fondanti dell’Europa unita? C’è forse bellezza nello
scontro di egoismi nazionalistici verso cui il Vecchio Continente
sembra avviarsi sempre più duramente? Eppure, in piena sintonia con von
Balthasar, anche a me sembra che nessun’altra parola sia oggi tanto
necessaria quanto quest’unica, nobile, fascinosa e terribile parola che
è la bellezza. Perché? I latini dicevano “formosus” ciò che noi
chiamiamo bello: l’idea soggiacente era che fosse la “forma”, ovvero
l’armonica composizione delle parti, a rendere bello ciò che è bello.
Grazie alla proporzione di tutti gli elementi, la forma ben ordinata e
composta sembrava poter riprodurre nel frammento la perfezione del
Tutto, sì da far riconoscere nell’armonia del piccolo i “numeri del
cielo”. Quest’idea di bellezza - intesa appunto come il “tutto nel
frammento” per via di analogia nella proporzione dei rapporti -
derivava dalla cultura greca classica e continuò a esercitare il suo
fascino a lungo, tanto da esser fatta propria da un genio della misura
di Agostino: “Le cose sono belle perché le parti sono tra loro simili
e, per una sorta di intimo legame, danno luogo a un insieme
conveniente” (De vera religione 32,59). A una tale concezione del bello
rischiava tuttavia di sfuggire un aspetto importante: se la bellezza è
armonia, che ne è dell’infinita disarmonia del mondo e della vita,
dello scandalo del male e del dolore, dell’insulto alla gioia
d’esistere, che è pur sempre la morte? Rispondere a queste domande
riconoscendo nel negativo soltanto l’ombra rispetto alla luce, ovvero
il controcanto rispetto al canto fermo della bellezza, non è soluzione
che possa veramente soddisfare
...
Riguardo
alla luminosità, essa corrisponde a ciò che è proprio del Figlio, in
quanto egli è il Verbo, luce e splendore dell’intelligenza” (Summa
Theologica I q. 39 a. 8c). La bellezza del Figlio incarnato non è,
però, quella della “forma”, dell’armonia che tutto concilia: “il più
bello dei figli degli uomini”, di cui parla il Salmo 45, è “l’uomo dei
dolori davanti a cui ci si copre la faccia”, come dice il profeta Isaia
(53,3). La bellezza del Figlio è altra da quella della forma e della
proporzione: è la bellezza dell’eccesso d’amore, la bellezza della
carità che spinge il Dio immortale a farsi prigioniero della morte per
fare ricchi noi, a scegliere per sé la forma di schiavo per dare a noi
la condizione di figli. Il “piccolo bene” è la bellezza dell’amore
crocifisso, del dono di sé fino alla fine. È questa bellezza, che parla
dal silenzio della Croce e si esprime nel grido d’abbandono del Venerdì
Santo, la sola bellezza che salverà il mondo. È la bellezza di credere
nel bene e nell’amore, nonostante tutto e perfino contro tutto. È la
bellezza di perdonare il nemico, di porgere l’altra guancia al
violento, di dare la vita per l’altro, soprattutto per chi è più debole
e più povero e più solo di te. È la bellezza di chi al terrorismo - su
scala mondiale, come su scala nazionale - risponde cercando
unitariamente la via della giustizia per tutti, piuttosto che la logica
della divisione e della contrapposizione violenta. È la bellezza di chi
ama anche chi non lo ama. Di questo “piccolo bene”, di questo bene
umile e quotidiano che si perde nella notte del servizio al prossimo,
il mondo ha immensamente bisogno. Pasqua è l’annuncio inaudito che
questo “bene” a misura di tutti - perché a misura dei piccoli - è la
bellezza che salva, donata per amore dall’alto, salvezza che non delude
e per cui vale la pena di vivere e impegnarsi. Chi potrà dire che
questo “bello” non sia necessario e attuale? E, tuttavia, chi potrà
garantire che gli uomini - soprattutto i “grandi” e i “potenti” agli
occhi del mondo - siano disposti a seguirlo? L’augurio di Pasqua, di
questa Pasqua, è allora che ad accoglierlo e a viverlo siano tanti, per
la via dell’umiltà, della fede fiduciosa, dell’amore coraggioso e
umile...
La Pasqua e il “piccolo bene” a misura di tutti (PDF)-------------------------------------------- LA PASSIONE, LA RISURREZIONE. E GERUSALEMME.
«Già
il Nuovo Testamento ha molti modi di dire la Pasqua, un evento tanto
straordinario, luminoso, indicibile, da aver bisogno di essere riletto
continuamente e di essere ripreso in varie forme, sia attraverso la
formula più semplice: "Il Signore è risorto, Dio lo ha risuscitato dai
morti", sia con altre più ricche: "Lo ha fatto sedere alla destra del
Padre, lo ha glorificato, lo ha esaltato, ha inviato lo Spirito, lo
Spirito ci santifica".
Da
ciò si vede che si tratta di una esperienza unica e incomparabile, che
cambia tutto il sistema di vedere e di sentire l’esistenza,
trasformandola e sconvolgendola come un abisso di luce, nel quale ci si
perde. Come dire tutto questo oggi? Facciamo fatica, proprio perché
questo mistero ci supera da ogni parte, e quindi non possiamo
pretendere di ridurlo a una formula, ma continuamente cercare di
riesprimerlo a partire da ciò che viviamo. Se si vuol dire questo
evento con il linguaggio d’oggi, bisogna partire da un’esperienza
vissuta, di novità, di perdono, di speranza, di apertura di orizzonti,
di chiarimento di senso, di vittoria della vita sulla morte, dell’amore
sull’odio, del perdono sulla vendetta. E tutto questo centrato sulla
figura di Gesù, sul fatto della sua vittoria non solo sulla morte, ma
anche sul senso della morte.
Tutto
questo va vissuto personalmente e detto volta per volta a seconda delle
circostanze. Non riesco a formarmi un vocabolario o una serie di frasi
fatte, ma credo di dovermi ogni volta lasciare provocare
dall’esperienza di Spirito Santo, di vita nuova, di presenza del
Risorto in me, di comunione con la Risurrezione di Gesù attraverso il
mistero della sua Passione. Da una parte mi imbarazza questa questione,
proprio perché non credo che abbia una risposta facile o
predeterminata; dall’altra, mi coinvolge, perché so che posso ridire
questa esperienza in tanto quanto essa è viva dentro di me. Certo,
molte volte dovrò accontentarmi di ripetere delle formule che ritengo
giuste, ma ogni volta che le dico mi accorgo di non riuscire a
esprimere ciò che vivo, o di non vivere profondamente ciò che dico.
Facciamo l’esempio di una persona che si sente esposta a un pericolo
mortale e poi si vede salva: questa persona ha quello choc di
esperienza che segna il passaggio da morte a vita, dall’esperienza del
nulla e dell’assurdo che sta per soffocarla all’esperienza, invece, di
verità, di gioia, di senso. Questo può aiutare a percepire in sé
qualcosa di quella esperienza del passaggio dalla morte alla vita, che
non è la semplice risurrezione di uno che era morto e che ora vive e
basta, ma è quel cambio che è l’avvento del Regno di Dio».
...
LA PASQUA SECONDO MARTINI-------------------------------------------- SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA Maria
la madre di Gesù, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Veronica…
saranno loro, le donne della Bibbia, ad accompagnarci in questa
settimana santa!
...
Maria di Betania
Sapevo
che saresti tornato: manca solo una settimana alla Pasqua. Non avrei
mai voluto rivederti. Tu stesso non vuoi essere salvato da quest’ora,
proprio perché per quest’ora sei venuto. Non sopporto di vederti seduto
a questo banchetto con Simone e Lazzaro che mangiano e sorridono. E
Marta, tutta presa dalla gioia del tuo ritorno non capisce che tu sei
tornato per morire. Eppure so che tu vorresti che anche questo tuo
addio fosse accolto con gioia.
Stasera
mentre tutti ti onorano al banchetto io ti onorerò a mio modo, con
questa libbra di unguento di nardo puro, così come si onora chi ci è
caro, nel giorno della sua sepoltura. Vedi, tutti si meravigliano
mentre io ungo i tuoi piedi con questo unguento e li asciugo con i miei
capelli e tutta la casa si riempie di un profumo che non è quello del
cibo, ma quello della morte.
Addio
Maestro, io non ho il coraggio di seguirti. Quando mi sarò rialzata dai
tuoi piedi, sarà l’ultima volta che avrai visto in volto Maria di
Betania.
Così ha inizio la Passione.
Sostiamo,
pregando oggi, in comunione con ogni donna consacrata, discepola del
Risorto, che a Lui ha consegnato tutte le forze, l’intelligenza, il
cuore, per essere trasformata in dono d’amore per l’umanità.
Ti seguiamo, Signore Gesù:
i nostri piedi sulle tue orme e le tue parole sulle nostre labbra.
Così portiamo nel mondo il profumo di Betania,
dolce e intenso aroma di dono e di morte, di amore e di risurrezione.
(fonte: Canta la vita)
-------------------------------------------- SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA
Maria
la madre di Gesù, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Veronica…
saranno loro, le donne della Bibbia, ad accompagnarci in questa
settimana santa!
... Pasqua: le pietre di ogni sepolcro vengono rotolate via. Maria
stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si
chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti
l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il
corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Pasqua: la vita risorge, il buio è infranto, la notte termina il suo corso. La
vita rinasce oggi… nell’innocenza violentata di ogni bambino; tra i
corpi colpiti e torturati di innocenti; nelle esistenze lacerate e
martoriate in nome di Dio. La
vita risplende, nuova… negli sguardi smarriti di genitori inermi, tra
le loro mani, private di lavoro e incapaci di dare pane, nei loro
silenzi che chiedono un futuro. La
vita, delicatamente, accarezza la guancia colpita e ridona bellezza a
ogni dignità tradita. La vita guarisce, ovunque, le ferite dell’anima.
La vita brilla e rende luminosa ogni diversità offesa. La
sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le
porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo,
mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il
Signore. È Pasqua! È tempo di nuova risurrezione, è tempo della vita che germoglia. Risorgi, Signore! Dove
la speranza è ferita dalla resa; dove l’amore è bloccato dalla paura;
dove la diversità è sbeffeggiata dall’intolleranza; dove la fraternità
è tradita dall’opportunismo; dove la tenerezza è delusa dalla violenza;
dove il perdono è inascoltato dalla vendetta; dove la giustizia è
silenziata dall’omertà; dove la morte ha detto l’ultima parola. Abbiamo sete di risurrezione, Signore. Abbiamo fame di vita nuova, di quella vita attraversata dalla bellezza e illuminata dalla tenerezza. Vivi, Signore Risorto, vivi oggi! Risorgi tra noi, Gesù di Nazaret, e spezza le catene di ogni morte, spalanca le porte di ogni sepolcro, prendici per mano e riconsegnaci alla vita. Amen. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Buona Pasqua di risurrezione, di vita decisamente nuova, di speranza sempre possibile! (fonte: Canta la vita) -------------------------------------------- ...
Maria di Magdala
Era
mattina, quasi ancora buio, la pietra era rimossa e il sepolcro era
vuoto. Piansi a lungo accanto al sepolcro del mio Signore perché mi era
insopportabile l’idea che non rimanesse nulla di lui. Quando mi voltai
vidi un uomo che non avevo mai visto e nessuno era là a sentire la sua
voce quando mi chiamò per nome:«Maria!».
Quante volte mi aveva chiamata così, eppure mai avevo sentito tanta dolcezza nella sua voce.
In
quella chiamata c’era il mantenimento di una promessa, c’era
l’adempimento del suo amore per me. Come è bello ricordare un amore
totale per ciascuno di noi, con il suo nome, con il suo corpo, con la
sua povera vita. Solo allora riconobbi quello sconosciuto e gli caddi
ai piedi: «Rabbunì!» esclamai ed ero felice.
Ora
so che non era possibile riconoscerlo prima che mi avesse chiamato.
Neppure voi potrete riconoscerlo prima che egli vi chiami, anche se
egli è lì, dinanzi a voi da sempre, eppure voi non sapete chi sia
finché non vi avrà chiamato per nome.
Questo è il semplice segreto di Maria di Màgdala.
Sostiamo,
in comunione con tutte le giovani donne che oggi, scelgono di donare la
vita per il Vangelo, che scelgono di consacrare a Dio le loro migliori
energie, la loro passione, l’intelligenza perché il Vangelo risuoni nel
mondo.
Preghiera
Vogliamo donarti la vita, Signore Gesù!
Vogliamo che le nostre energie,
la nostra naturale passione per la vita,
la nostra voglia di amare
diventino strumenti di salvezza,
annuncio gratuito e libero della tua presenza
che dà, alla vita, nuova pienezza.
Chiamaci, Signore, anche oggi,
come in ogni tempo…
E sia libero e generoso il nostro sì! Amen
(fonte: Canta la vita)
-------------------------------------------- Il Sabato Santo è il giorno più
femminile dell’anno, perché è il giorno dell’attesa. Solo la donna sa
cosa vuol dire attendere, perché porta in grembo la vita per nove mesi
e la si dice per questo in dolce attesa. Attesa e attenzione hanno la
stessa radice, per questo le donne sono attente ai dettagli sino a
rischiare di perdersi in essi, perché ogni talento ha la sua ombra.
Solo la donna sa cosa vuol dire tessere la vita, prendersene cura e
donarla al mondo. Solo la donna conosce questo accadere in lei e ne
stupisce nel corpo e nell’anima. Il Sabato Santo è infatti il giorno
delle donne.
Alessandro D'Avenia: Sabato Santo, il giorno dell'attesa... Il Signore ha voluto che la sua risurrezione avvenisse in primo luogo nei cuori delle donne.
Dopo sarebbe stato necessario anche che la sua Vita si facesse struttura, Chiesa, disposizioni, leggi, processi… Per questo avrebbe dato a Pietro e ai suoi compagni tutto il tempo di cui avevano bisogno. Nel frattempo, tuttavia, la Risurrezione doveva accadere: “Incarnarsi”, nascere, essere viva, entrare in comunicazione, con quella capacità affettiva di comunicare che hanno le donne e che le unifica intorno alla realtà che hanno a portata di mano senza creare una distanza astratta rispetto agli eventi... Diego Fares: L’evento della Risurrezione: anzitutto nel cuore delle donne--------------------------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Pubblichiamo
il testo integrale dell’intervista a Benedetto XVI contenuta nel libro
Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di
Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali a cura
del gesuita Daniele Libanori (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo,
2016, pagine 208, euro 20) in cui il Papa emerito parla della
centralità della misericordia nella fede cristiana. La fede non è un’idea ma la vitaL’intervista
a colui che è stato vescovo di Roma e Papa contiene un forte messaggio,
proprio per l’anno che la Chiesa vive attraverso il giubileo della
misericordia e per l’imminente anniversario della riforma protestante e
della riforma cattolica.
Le
domande dell’intervistatore lasciano molto spazio alle risposte di
Benedetto XVI e vogliono essere solo spunti affinché l’intervistato
possa esprimere il suo pensiero senza che ci sia — come purtroppo oggi
avviene spesso — alcuna pressione a indirizzare la risposta in un senso
predeterminato. Il tema della misericordia emerge a partire dalla
riflessione sulla giustificazione per fede, argomento che causò la
rottura tra le Chiese d’occidente e che, ora riletto e approfondito, ha
potuto diventare tema che unisce e non separa le due confessioni, come
ribadito nel 1999 dalla Dichiarazione congiunta tra Chiesa cattolica e
Federazione luterana mondiale. Non si dimentichi che fu proprio
l’allora cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la
dottrina della fede, a volere e a guidare il faticoso itinerario
bilaterale di ricerca e di ricomposizione della dottrina.
...
La giustizia divina è misericordia di Enzo Bianchi-------------------------------------------- Nella sua linearità e lucidità,
la recente intervista di Benedetto XVI è un esempio
importante del suo pensiero teologico. Aiuta a comprenderne la
profondità, nel contesto della vicenda odierna della chiesa cattolica,
ma anche i limiti. Quella di Joseph Ratzinger è
una teologia di assoluto rilievo, di gran lunga superiore
alle interpretazioni che ne offrono alcuni che si dicono suoi
sostenitori, ma che di fatto la impoveriscono piegandola a visioni
ecclesiali e sociali non di rado antimoderne. Si tratta, però, pur
sempre di "una" teologia che da sola non esaurisce la comprensione
della fede cristiana.
Una breve analisi dell'intervista è perciò un esercizio utile e istruttivo per una coscienza di fede critica e consapevole. A me è sembrato di individuare tre nuclei tematici principali vicendevolmente connessi.
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"CAMMINI DI RICONCILIAZIONE: CONVERTIRE IL DOLORE IN UN SENTIERO DI SPERANZA
Chiedere e dare perdono. È questa l’esperienza che hanno vissuto Claudia Francardi e Irene Sisi, due «mamme coraggiose», che hanno saputo convertire il dolore in un sentiero di speranza. Per loro e per molti altri. Una è la vedova dell’appuntato Antonio Santarelli, ridotto in fin di vita ad un posto di blocco e morto dopo un anno di coma nel 2012. L’altra è la mamma di Matteo, il giovane aggressore, che per quella morte sta scontando 20 anni in una comunità di don Mazzi. Insieme hanno dato vita all’associazione «AmiCainoAbele». … Con loro, in questo cammino faticoso, c’è sempre stato un sacerdote, don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana di Grosseto ed una vita spesa in mezzo a quelle «periferie esistenziali» di cui tante volte ci parla Papa Francesco. Nel corso degli anni don Capitani ha dato vita a tante realtà sociali e di volontariato, «ma –’ ha detto – stavolta ho contribuito a far nascere qualcosa di diverso, a suo modo straordinario» (Estratto video “Frontiere dello Spirito” del 13 marzo 2016) video--------------------------------------------------------------- “No alla morale del dovere, si al primato dell’amore!” prof. Giuseppe Savagnone
(Estratto video, incontro “… tra indifferenza e desiderio …” del 1° aprile 2016 – Barcellona P.G.) video--------------------------------------------------------------- I giudici di papa Francesco
hanno iscritto nel registro degli indagati il manager Profiti e il
tesoriere del Bambin Gesù per i 400mila euro destinati all'ospedale ma
usati per ristrutturare l'appartamento del Cardinale. Che ha sempre
dichiarato di esserne all'oscuro. Ma questi documenti lo smentiscono
Emiliano Fittipaldi: Vaticano apre inchiesta sull'attico di Bertone. L'Espresso mostra le lettere che lo inchiodano--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Padre Mauro Gambetti Custode Sacro Convento Assisi entra nel merito dei fatti di terrorismo e guerre che caratterizzano questi ultimi anni e che infiammano il pianeta e annuncia un nuovo incontro tra tutti i capi delle religioni del mondo ad Assisi, dal 18, al 20 settembre. L’evento potrebbe essere anche l’occasione del ritorno di Papa Francesco ad Assisi. Ecco il testo integrale dell’annuncio ufficiale dell’incontro. A
ciò che sta accadendo non possiamo rispondere con il silenzi. È in atto
la ‘terza guerra mondiale’ e l’Europa, colpita al cuore e sfidata
ripetutamente, non può più rimanere alla finestra a guardare quello che
accade nell’Asia medio orientale, in Africa o in altri paesi
apparentemente lontani. Non può nemmeno limitarsi ad aggiornare
programmi e convenzioni per l’accoglienza dei profughi.
Il
terrorismo trasversale, infuocato dai proclami di una “guerra santa”,
costringe i governi e i cittadini a prendere posizione: nascondersi
come topi o uscire allo scoperto. Guerra santa? Misericordia.
Ci
torna alla mente Giovanni Paolo II che nel 1986, in piena guerra
fredda, convocò ad Assisi i leader mondiali delle religioni per
invocare la pace nel mondo.
video dell'incontro internazionale di pace ad Assisi 1986 con Papa Giovanni Paolo II. Le intenzioni belligeranti di Usa e Urss furono squadernate e l’appello a far tacere le armi per un giorno si concluse con le parole attribuite a Francesco: ‘Dove è odio fa che io porti amore, dove è guerra che io porti la pace’. Dopo crollarono molti muri. Durante il conflitto tra Bosnia ed Erzegovina, nel 1993, il Papa convocò nuovamente i leader religiosi delle principali fede monoteiste. Anche qui il Santo Padre intervenne additando la via della riconciliazione. Dopo gli attacchi alle Twin Towers, cristiani e musulmani parvero voler alzare il proprio Dio a vessillo per sconfiggere l’altro, uccidendosi a vicenda. Ancora una volta il Papa, stanco e provato ma perseverante, convocava nuovamente ad Assisi tutte le religioni del mondo. Alto si levò il grido unisono di tutti i leader: ‘Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!’ In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!’ video della Giornata di Preghiera per la Pace fra i Popoli nel mondo voluta da Papa Giovanni Paolo II ad Assisi il 24 Gennaio 2002Quest’anno
corre il trentennale di quel primo incontro e i frati francescani di
Assisi, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla Diocesi, escono
allo scoperto e spalancano le porte per un nuovo incontro tra i leader
mondiali delle religioni. Una preghiera corale e una parola unanime,
frutto di una riflessione condivisa, questa la risposta che vorremmo
suscitare. Dal 18 al 20 settembre, due giorni di tavole rotonde e una
giornata di preghiera. Con i leader religiosi sono invitati uomini
politici, esponenti del mondo scientifico e della cultura, operatori di
pace e tutti gli uomini di buona volontà. Chi vuole venga in Assisi.
video del pellegrinaggio "della verità e della pace"voluto da Benedetto XVI ad Assisi il 28 ottobre 2011Insieme
ci domanderemo: quali sono i principi riconosciuti da tutte le
religioni per una coesistenza pacifica? Quale contributo la politica,
la scienza, le culture in genere possono proporre per la definizione di
un decalogo dell’umana convivenza? Davanti all’insensata violenza che
imperversa, le religioni devono donare al mondo un messaggio
convergente. La politica deve compiere lo sforzo di tracciare un
percorso verso l’obiettivo della giustizia e della pace tra i popoli,
coniugando ogni progetto con la sostenibilità ambientale.
Nelle
principali piazze del mondo, da Oriente a Occidente, faremo conoscere
il pensiero che scaturirà dagli incontri e dai dialoghi di Assisi. E
coltiviamo un sogno: che l’Italia assurga ad esempio di integrazione
delle culture, assumendo il decalogo che verrà scritto in Assisi
nell’ordinamento legislativo e nei decreti attuativi. Forse, si potrà
estendere tale modello agli Stati europei e poi a tutti gli Stati
membri dell’Onu. Crediamo che la strada di Assisi, quella della
fraternità umile tracciata da Francesco, vissuta sulla strada prima
ancora che nei conventi, caratterizzata dalla “reciproca
sottomissione”, sia la risposta da dare. -------------------------------------- Le vere religioni sono per la
pace. Si farebbe loro un torto se, con superficialità e qualunquismo,
le si identificasse con l’estremismo e il fondamentalismo, che sono
causa di violenza, attentati e morte. Di fronte alla tragedia di
Bruxelles, ultima in ordine di tempo, occorre essere netti nella
condanna di questi “pazzi fanatici”, accecati dall’ideologia dell’odio.
Ma non possiamo dare la colpa a un miliardo e quattrocento milioni di
musulmani.
Antonio Sciortino: LE RELIGIONI POSSONO DARE NUOVA LINFA ALL’EUROPA--------------------------------------------------------------- Verrà pubblicato l'8
aprile il documento di papa Francesco sulla famiglia alla conclusione
dei due Sinodi. L'attesa sulla questione dei divorziati risposati. Il
card. Kasper: "Primo passo di una riforma globale".
Alberto Bobbio: LA GIOIA DELL'AMORE FAMILIAREPer il titolo della nuova Esortazione postsinodale il Papa aveva pensato adAmoris gaudium.
Poi gli hanno fatto notare che il richiamo all’Evangelii gaudium sarebbe stato troppo diretto e si sarebbe anche rischiato di far confusione. Così il nome del nuovo documento sulla famiglia, che farà sintesi del lungo percorso sinodale e che sarà presentato venerdì prossimo, 8 aprile, saràAmoris laetitia. Luciano Mola: Le parole chiave dell'Esortazione postsinodaleA una settimana dalla
pubblicazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodaleAmoris
laetitiae, il cardinale Walter Kasper corregge leggermente il tiro: il
prossimo documento di papa Francesco, a suo avviso, non sarà
“rivoluzionario” perché Bergoglio è un “riformatore”.
Luca Marcolivio: Esortazione apostolica. Kasper: “Non mi aspetto un documento rivoluzionario”---------------------------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Tweet 26/03/2016:
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