"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°12 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 26 marzo al 1° aprile 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per l'8 aprile 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 

  
     di P. Gregorio Battaglia
           Venerdì Santo 25/3/16
   di P. Aurelio Antista
          Giovedì Santo 24/3/16
                 Pasqua 24/3/16
  di P. Alberto Neglia
        Veglia Pasquale 26/3/16


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






La Resurrezione apre orizzonti nuovi:
l'annuncio che il Cristo Risorto non ci lascia soli
ed è, malgrado le tante situazione difficili, sempre con noi in ogni momento,
doni a tutti speranza e forza.
 


Buona Pasqua!



I NOSTRI TEMPI




Alla frontiera greco-macedone, circa undicimila persone vivono in un campo improvvisato nella speranza che il confine possa aprirsi. Sono siriani, iracheni, afghani, marocchini, tunisini, algerini, pakistani, somali. Il racconto di una giornata di tensione e le storie di chi non vuole arrendersi

  Michele Luppi: Pasqua a Idomeni, dove il confine resta chiuso ma la speranza non muore


Secondo i dati diffusi dalla polizia pachistana tra le vittime identificate della strage di Pasqua i cristiani sono 14 e i musulmani 54. Particolare importante ma che invece è sfuggito ai nostri racconti. Eppure dice con chiarezza come la persecuzione ci unisca molto più di quanto i jihadisti vorrebbero farci credere

  Giorgio Bernardelli:  Le «cinque W» e i martiri di Lahore

Sull’attentato del parco di Lahore in Pakistan, Farahnaz Ispahani, ex parlamentare e giornalista dice a Mondo e Missione: «I terroristi proseguono nel loro obiettivo di purificare il Pakistan da tutti coloro che non si adattano alla loro visione».

 
Maria Tatsos:   Non solo cristiani sotto tiro in Pakistan

Padre Giulio Albanese denuncia in un libro e in questa intervista l'uso della religione come strumento di odio e divisione. I cristiani, come quelli uccisi a Lahore, sono sotto tiro, ma il terrorismo fa più vittime fra i musulmani.

  Roberto Zichittella:   «UCCIDERE IN NOME DI DIO È UNA BESTEMMIA»

Contro la furia cieca del terrorismo jihadista e degli attentati suicidi, l’unica vera via di uscita è l’educazione dei giovani. Lo ha dichiarato a Fides, padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di Santa Maria a Lahore, commentando la strage nel parco della città pakistana, che, la scorsa Pasqua, ha provocato almeno 78 morti e oltre 300 feriti.
“Oggi molti giovani in Pakistan subiscono un lavaggio del cervello e poi uccidono o diventano kamikaze in nome di Dio – ha dichiarato padre Bernard -. Questi attacchi odiosi andranno avanti finché in Pakistan non si lavorerà tutti insieme per un cambiamento di mentalità e di cultura: genitori, insegnanti, leader religiosi di tutte le fedi, leader sociali e politici, tutti coloro che hanno influenza sull’opinione pubblica”.

  ZENIT:   “Contro terrorismo in Pakistan serve un cambio di mentalità”


Parla Arije Antinori, criminologo, esperto europeo di terrorismo, coordinatore del Cri.Me Lab “Sapienza” dell’Università di Roma. Descrive le novità assolute di questo modello di “strategia del terrore”. E indica anche i passi per contrastarlo efficacemente.

  Luciano Scalettari:   «L’ISIS È UN FENOMENO DEL TUTTO NUOVO. ECCO COME FERMARLO»


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Il volto di Giulio Regeni è entrato nel cuore di tutti gli italiani: un campione della nostra “meglio gioventù”, quella che sempre più spesso per trovare spazio e realizzazione nella vita è costretta a varcare le frontiere e ad andare a cercare il proprio futuro per le strade del mondo. Per questo le parole della mamma Paola nella conferenza stampa con cui martedì 29 marzo ha invocato ancora una volta giustizia, sono arrivate ancor più dirette al cuore, anzi allo stomaco. Ha paragonato il volto sorridente del figlio, quello che tutti ci siamo abituati a vedere nelle fotografie diffuse dai mass media, col volto “piccolo piccolo” della salma restituita ai familiari, un viso, ha sottolineato mamma Paola, “in cui ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”
E’ una domanda che ci interroga a fondo. E’ una domanda che scuote in profondità l’Italia intera

 
Roberto Pensa:   Per onorare davvero la memoria di Giulio


 In due mesi le autorità egiziane hanno confezionato almeno sei differenti improbabili versioni sulla fine del ricercatore friulano, torturato per giorni, ammazzato e abbandonato su una strada alla periferia del Cairo. Ecco il riassunto dei depistaggi.

  Alberto Loggia:   L'INCHIESTA DEL GOVERNO EGIZIANO: TUTTE LE FALSITÀ SU GIULIO




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Un’agenzia stampa cinese ha bollato oggi il pesce d’aprile come festa occidentale, contraria ai valori socialisti e sui social network ha chiesto ai cinesi di non diffondere dicerie o scherzi. Una notizia che fa ridere, ma anche discutere.

  Ilaria Beretta:   Il pesce d’aprile? Non è abbastanza socialista



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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   Il Sabato Santo è il giorno...
  La Resurrezione apre orizonti nuovi...
  Portate a tutti la gioia e la speranza...
  Il Signore è risorto proprio per dirvi...
Ci uniamo a Papa Francesco nella preghiera per il dolore immenso causato dalla terribile strage di ieri in Pakistan...
  Lahore Pakistan 27 marzo 2016...
  Preghiamo insieme nel nome del Signore morto e risorto...
  Maria di Magdala mi ricorda...
  Preghiera dei discepoli di Emmaus...
  Pace a voi...
  Il Risorto è nella normalità...
  Tutto si può capire del cristiano...
Pesce d'Aprile ... pasquale!!!
  ... Maria volevo dirti che...
Pesce d'Aprile ... papale!!!
  Da oggi in poi nelle celebrazioni...


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O Croce di Cristo! Preghiera di Papa Francesco - Via Crucis Colosseo 2016

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"Ridateci p. Paolo Dall'Oglio! " - Servizio Rai - 27.03.2016

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


20 anni fa il “martirio d’amore e fedeltà al Vangelo e all’Algeria” dei monaci di Tibhirine



«Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato. La mia vita non ha più valore di un’altra».
Aveva scritto così nel suo testamento, stilato tra il dicembre 1993 e il gennaio 1994: poco più di due anni dopo, nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996, frère Christian de Chergé - priore del monastero trappista di Notre-Dame de l'Atlas in Algeria, veniva preso in ostaggio insieme a sei confratelli da un commando del Gia (Gruppo islamico armato). I loro corpi martoriati furono ritrovati dopo 56 giorni.

Una vicenda, quella dei monaci di Tibhirine che a vent’anni di distanza non cessa di indurre una riflessione sul sangue dei «martiri di oggi» – come li ha definiti Papa Bergoglio all’Angelus del 6 marzo scorso in riferimento alle quattro missionarie della carità uccise in Yemen - ed è significativo che il loro anniversario cada quest’anno proprio alla veglia pasquale.

Sono stati testimoni (traduzione del termine greco, martire) della loro fede in un Dio che considera figli e fratelli tutti gli uomini della terra, testimoni di una convinzione profondamente evangelica: la possibilità di una pacifica convivenza tra le diverse religioni al di là di ogni fondamentalismo.

Il loro monastero in Algeria, come quello di Deir Mar Musa fondato da padre Paolo Dall’Oglio - l’uno arroccato sui monti dell’Atlas, l’altro sul monte Libano davanti al deserto siriano - entrambi luoghi in cui la fede cristiana aveva imparato a convivere con l’islam.
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  Algeria, 20 anni fa il martirio dei monaci di Tibhirine

  video

Un “martirio d’amore”. In un’omelia del Giovedì Santo, padre Christian de Chergé definiva così la testimonianza estrema di Cristo sulla croce. E un martirio di amore e fedeltà al Vangelo e all’Algeria fu quello dei monaci trappisti, rapiti (e poi uccisi) esattamente vent’anni fa. Il loro ricordo nelle parole dei vescovi, insieme a quello degli altri dodici martiri di quel Paese

«La testimonianza di Gesù sino alla morte, il suo “martirio”, è un martirio d’amore, amore per l’uomo, per tutti gli uomini, anche di ladri, assassini, carnefici… Il martirio include il perdono…». Così diceva Christian de Chergè, priore del monastero di Tibhirine, nella sua omelia del Giovedì Santo, nel marzo 1994.

Insieme ad altri sei confratelli, venne rapito due anni dopo, nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996. Esattamente vent’anni fa. Ma il ricordo dei monaci – così come quello di tutti i 19 martiri d’Algeria – è ancora vivo e continua a essere una luce non solo per la piccola Chiesa di quel Paese, ma per tutta la Chiesa universale.

In attesa delle celebrazioni, che si svolgeranno a metà aprile in Algeria, i vescovi di quel Paese indirizzano a tutti i fratelli e le sorelle che continuano a vivere sul posto (non senza difficoltà) e a tutti gli amici sparsi per il mondo il loro ricordo di queste 19 vite donate, che si mescolano a quelle di moltissimi algerini uccisi durante gli anni bui della guerra civile.

  Algeria: “martirio d’amore”


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A vent’anni dal rapimento e dalla barbara uccisione, il ricordo dei monaci trappisti di Notre Dame de l’Atlas è ancora vivo. Non solo come memoria. Lo “spirito di Tibhirine” continua a significare una possibilità vera di incontro

  Jean Marie Lassausse:   Tibhirine vive vent’anni dopo



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Non ci sono più strade anonime, c'è solo Emmaus: ogni strada umana, ogni lavoro umano, ogni amore umano, ogni tristezza umana è proprio il luogo dove Cristo cammina con noi, magari con il volto ordinario di un amico, di un'amica. E quell'amico o amica sei tu per gli altri, che cammini con loro (dopo aver camminato e mangiato con Lui), tu che ascolti le loro tristezze e riporti il cuore ad ardere (come Lui ha fatto con te), fino a metterli faccia a faccia con Cristo, in una catena senza fine. Quello è il momento in cui devi farti da parte, adesso tocca a lui. La Resurrezione non è una lezione, non è uno sfolgorare schiacciante, ma è una passeggiata accorata tra amici con parole vere, fino a trovare l'origine di ogni speranza nella Parola e nel Pane. E subito ripartire, perché è tutto troppo bello, tutto troppo grande, per restarsene paralizzati e tristi. Adesso è tutto nuovo. E tu e io sappiamo il segreto.

  Alessandro D'Avenia:   Semplice è l'origine



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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Marzo 2016: "sostegno alle famiglie in difficoltà"  (videomessaggio)



Intenzione di preghiera 
di Papa Francesco 
per il mese di Marzo 2016

È dedicata alle famiglie in difficoltà l’intenzione universale di preghiera di Papa Francesco per il mese di marzo. 

“La famiglia è uno dei beni più preziosi dell'umanità, ma non è forse anche uno dei più vulnerabili? Quando una famiglia non è protetta e ha difficoltà di tipo economico, per la salute o di qualsiasi altro tipo, i bambini crescono in circostanze difficili.

Voglio condividere con voi e con Gesù la mia intenzione per questo mese: che le famiglie in situazioni difficili ricevano il sostegno necessario e i bambini possano crescere in ambienti sani e sereni”.

     VIDEO

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" (videomessaggio)
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016: "la cura del creato" (videomessaggio)


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TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015



TERESA D'AVILA, 
DONNA IN CAMMINO

HOREB n. 72 - 3/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

   Editoriale  (PDF)

   Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it


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'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Gv 20,1-9

La tomba è il luogo dove gli uomini, tutti gli uomini troviamo convegno, tutti allo stesso modo sconfitti, tutti fagocitati dalla morte, con l'unica differenza, per altro momentanea, tra i già e i non ancora morti. Per questo motivo la grandissima sorpresa del mattino di Pasqua è stata che il sepolcro dove è stato deposto il Signore è vuoto. La tomba vuota infatti è il sigillo della nostra fede, che ha come destino ultimo dell'uomo non la morte ma la resurrezione, perché "se Cristo non è risorto, allora vana è la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede"1Cor 15,14). La morte in se stessa non è un male, piuttosto lo è il nostro modo di comprenderla, ed il peccato è il "pungiglione" che avvelena la nostra esistenza: "Se faccio del mio io il mio dio, principio e fine di tutte le cose, allora per me la morte è la fine di tutto "(cit.). Il limite del tempo che ci fa paura e paralizza la nostra vita non è la fine di tutto, ma lo schiudersi all'incontro con il nostro Principio. " La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è o morte la tua vittoria ? Dov'è o morte il tuo pungiglione ? "(1Cor 15,54-55). Così proclama l'apostolo Paolo che, sulla via di Damasco, aveva fatto l'esperienza del Risorto. E se Gesù è risorto vuole dire che il Padre ha gradito il suo modo di vivere, lo ha trovato conforme al suo progetto originario sull'uomo. La sua vittoria sulla morte è lo 'sfraghìs', il sigillo della fedeltà di Gesù al sogno d'amore del Padre per l'umanità.
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Meglio morto che risorto: 
sul senso profondo della Pasqua

 di Alberto Maggi

Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede”, afferma perentorio Paolo ai Corinti (1 Cor 15,14). Eppure nessun evangelista dà la descrizione del momento della risurrezione del Cristo. Questo fatto creò così tanto imbarazzo nelle comunità cristiane primitive che si rimediò a questa lacuna con un falso d’autore che ebbe un grande successo. Infatti, l’immagine tradizionale del Cristo Risorto, che esce trionfante dal sepolcro, con le guardie tramortite, non appartiene ai vangeli riconosciuti ispirati, ma a un testo apocrifo del secondo secolo, conosciuto come il Vangelo di Pietro: “Durante la notte nella quale spuntava la domenica, mentre i soldati montavano la guardia a turno, due a due, risuonò in cielo una gran voce, videro aprirsi i cieli e scendere di lassù due uomini, in un grande splendore, e avvicinarsi alla tomba. La pietra che era stata appoggiata alla porta rotolò via da sé e si pose a lato, si aprì il sepolcro e c’entrarono i due giovani” (Vang. Pietro 9,35-37).

Nessuno ha potuto descrivere la risurrezione del Cristo, perché neanche un solo discepolo era presente, nonostante Gesù avesse insistentemente affermato che sì, sarebbe stato ucciso, e nel modo più infamante, la crocifissione, ma poi dopo tre giorni sarebbe risuscitato (Mt 16,21; 17,22; 20,19). Ma nessuno ci ha creduto, perché nessuno desiderava veramente la sua risurrezione.
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 In fondo meglio morto che risuscitato. Perché se Gesù era morto, era segno che non era il Messia e bisognava attenderne un altro. Ma se era risuscitato, allora addio sogni di gloria, di restaurazione del defunto regno del re Davide, della supremazia sui popoli pagani, dell’accumulo delle ricchezze delle altre nazioni, come i profeti avevano vagheggiato (“Vi nutrirete delle ricchezze delle nazioni, vi vanterete dei loro beni”, Is 61,6).

Pertanto, morto Gesù, i suoi discepoli, delusi (“Speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele…”, Lc 24,21), erano tornati alle due occupazioni di sempre, e il Risorto li deve andare a cercare uno a uno per far sperimentare loro che era veramente risorto, rimproverandoli “per la loro incredulità e durezza di cuore” (Mc 16,14; Lc 24,25). Inutilmente Gesù nella sua vita terrena aveva parlato ai suoi discepoli del regno di Dio, perché questi capivano regno di Israele. Gesù parlava di servizio e i discepoli pensavano al potere, il Maestro insegnava a mettersi a livello degli ultimi e i discepoli litigavano tra loro per assicurarsi il posto più importante, il Signore li invitava a scendere e essi pensavano solo a salire.
Per questo il Risorto, una volta riunito i suoi, tiene loro una sorta di corso intensivo durato ben quaranta giorni “parlando delle cose riguardanti il regno di Dio” (At 1,3). Ma niente da fare: quando l’ideologia religiosa è intrecciata con quella nazionalista, anche se si hanno orecchie per udire non si ode, e se si hanno occhi per vedere non si vede (Mc 8,18). Infatti, al quarantesimo giorno, i discepoli, che evidentemente non erano interessati a questo tema del regno di Dio, gli domandarono: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?” (At 1,6). Scrive l’evangelista che a questo punto “una nube lo sottrasse ai loro occhi” (At 1,9). Il Cristo non se n’è andato, ma sono i discepoli che sono incapaci di vederlo. Chi è mosso dal potere non può percepire l’Amore, chi pensa a sé non può riconoscere la presenza dell’Altro. Ci vorrà ancora del tempo, e quando finalmente i discepoli comprenderanno che il pane non va accumulato, ma solo spezzato e condiviso, allora si apriranno i loro occhi e riconosceranno il Cristo risorto (At 24,31) che li accompagnerà nella loro missione (Mc 16,20).
(Fonte: Il libraio)


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La Pasqua e il “piccolo bene” a misura di tutti di Bruno Forte


La Pasqua e il “piccolo bene” 
a misura di tutti 

di Bruno Forte
 Arcivescovo di Chieti-Vasto

Per riflettere su questa Pasqua 2016 parto da alcune riflessioni che Hans Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi del XX secolo, ha dedicato al tema della bellezza: “In un mondo senza bellezza - scrive agli inizi del primo volume della sua opera monumentale Gloria - anche il bene ha perduto la sua forza di attrazione, l’evidenza del suo dover-essere-adempiuto... In un mondo che non si crede più capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica” (La percezione della forma, Jaca Book, Milano 1975, 11). Queste parole danno particolarmente a pensare oggi perché lo scenario del tempo in cui viviamo, quale ci è presentato ogni giorno dai “media” e dalla rete, è talmente doloroso e inquietante da farci avvertire le parole sul bello come una sorta di astrazione dalla realtà o, tutt’al più, come un’evasione consolatoria. Dove sta la bellezza nella barbara violenza terroristica perpetrata in questi giorni a Bruxelles? E dove nelle migliaia di vittime della guerra in Siria o nella follia omicida dell’Isis? Quale bellezza può esserci di fronte alla memoria lacerante di un secolo, come il XX da poco concluso, segnato dalla guerre mondiali, dal genocidio armeno, dalla Shoah e dalle altre innumerevoli stragi prodotte dalla violenza e dall’avidità degli umani? E come parlare di bello davanti alla morte di tredici giovani studentesse nell’incidente avvenuto in Catalogna o alle scellerate polemiche contro migranti e rifugiati che affiorano lì dove dovrebbe esserci solo un convergente sforzo di accoglienza civile, degno dei valori fondanti dell’Europa unita? C’è forse bellezza nello scontro di egoismi nazionalistici verso cui il Vecchio Continente sembra avviarsi sempre più duramente? Eppure, in piena sintonia con von Balthasar, anche a me sembra che nessun’altra parola sia oggi tanto necessaria quanto quest’unica, nobile, fascinosa e terribile parola che è la bellezza. Perché? I latini dicevano “formosus” ciò che noi chiamiamo bello: l’idea soggiacente era che fosse la “forma”, ovvero l’armonica composizione delle parti, a rendere bello ciò che è bello. Grazie alla proporzione di tutti gli elementi, la forma ben ordinata e composta sembrava poter riprodurre nel frammento la perfezione del Tutto, sì da far riconoscere nell’armonia del piccolo i “numeri del cielo”. Quest’idea di bellezza - intesa appunto come il “tutto nel frammento” per via di analogia nella proporzione dei rapporti - derivava dalla cultura greca classica e continuò a esercitare il suo fascino a lungo, tanto da esser fatta propria da un genio della misura di Agostino: “Le cose sono belle perché le parti sono tra loro simili e, per una sorta di intimo legame, danno luogo a un insieme conveniente” (De vera religione 32,59). A una tale concezione del bello rischiava tuttavia di sfuggire un aspetto importante: se la bellezza è armonia, che ne è dell’infinita disarmonia del mondo e della vita, dello scandalo del male e del dolore, dell’insulto alla gioia d’esistere, che è pur sempre la morte? Rispondere a queste domande riconoscendo nel negativo soltanto l’ombra rispetto alla luce, ovvero il controcanto rispetto al canto fermo della bellezza, non è soluzione che possa veramente soddisfare 
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Riguardo alla luminosità, essa corrisponde a ciò che è proprio del Figlio, in quanto egli è il Verbo, luce e splendore dell’intelligenza” (Summa Theologica I q. 39 a. 8c). La bellezza del Figlio incarnato non è, però, quella della “forma”, dell’armonia che tutto concilia: “il più bello dei figli degli uomini”, di cui parla il Salmo 45, è “l’uomo dei dolori davanti a cui ci si copre la faccia”, come dice il profeta Isaia (53,3). La bellezza del Figlio è altra da quella della forma e della proporzione: è la bellezza dell’eccesso d’amore, la bellezza della carità che spinge il Dio immortale a farsi prigioniero della morte per fare ricchi noi, a scegliere per sé la forma di schiavo per dare a noi la condizione di figli. Il “piccolo bene” è la bellezza dell’amore crocifisso, del dono di sé fino alla fine. È questa bellezza, che parla dal silenzio della Croce e si esprime nel grido d’abbandono del Venerdì Santo, la sola bellezza che salverà il mondo. È la bellezza di credere nel bene e nell’amore, nonostante tutto e perfino contro tutto. È la bellezza di perdonare il nemico, di porgere l’altra guancia al violento, di dare la vita per l’altro, soprattutto per chi è più debole e più povero e più solo di te. È la bellezza di chi al terrorismo - su scala mondiale, come su scala nazionale - risponde cercando unitariamente la via della giustizia per tutti, piuttosto che la logica della divisione e della contrapposizione violenta. È la bellezza di chi ama anche chi non lo ama. Di questo “piccolo bene”, di questo bene umile e quotidiano che si perde nella notte del servizio al prossimo, il mondo ha immensamente bisogno. Pasqua è l’annuncio inaudito che questo “bene” a misura di tutti - perché a misura dei piccoli - è la bellezza che salva, donata per amore dall’alto, salvezza che non delude e per cui vale la pena di vivere e impegnarsi. Chi potrà dire che questo “bello” non sia necessario e attuale? E, tuttavia, chi potrà garantire che gli uomini - soprattutto i “grandi” e i “potenti” agli occhi del mondo - siano disposti a seguirlo? L’augurio di Pasqua, di questa Pasqua, è allora che ad accoglierlo e a viverlo siano tanti, per la via dell’umiltà, della fede fiduciosa, dell’amore coraggioso e umile...

   La Pasqua e il “piccolo bene” a misura di tutti  (PDF)


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LA PASQUA SECONDO MARTINI Dialogo tra mons. Gianfranco Ravasi e mons. Carlo Maria Martini (allora Arcivescovo di Milano)


LA PASSIONE, LA RISURREZIONE. E GERUSALEMME.

«Già il Nuovo Testamento ha molti modi di dire la Pasqua, un evento tanto straordinario, luminoso, indicibile, da aver bisogno di essere riletto continuamente e di essere ripreso in varie forme, sia attraverso la formula più semplice: "Il Signore è risorto, Dio lo ha risuscitato dai morti", sia con altre più ricche: "Lo ha fatto sedere alla destra del Padre, lo ha glorificato, lo ha esaltato, ha inviato lo Spirito, lo Spirito ci santifica".

Da ciò si vede che si tratta di una esperienza unica e incomparabile, che cambia tutto il sistema di vedere e di sentire l’esistenza, trasformandola e sconvolgendola come un abisso di luce, nel quale ci si perde. Come dire tutto questo oggi? Facciamo fatica, proprio perché questo mistero ci supera da ogni parte, e quindi non possiamo pretendere di ridurlo a una formula, ma continuamente cercare di riesprimerlo a partire da ciò che viviamo. Se si vuol dire questo evento con il linguaggio d’oggi, bisogna partire da un’esperienza vissuta, di novità, di perdono, di speranza, di apertura di orizzonti, di chiarimento di senso, di vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta. E tutto questo centrato sulla figura di Gesù, sul fatto della sua vittoria non solo sulla morte, ma anche sul senso della morte.

Tutto questo va vissuto personalmente e detto volta per volta a seconda delle circostanze. Non riesco a formarmi un vocabolario o una serie di frasi fatte, ma credo di dovermi ogni volta lasciare provocare dall’esperienza di Spirito Santo, di vita nuova, di presenza del Risorto in me, di comunione con la Risurrezione di Gesù attraverso il mistero della sua Passione. Da una parte mi imbarazza questa questione, proprio perché non credo che abbia una risposta facile o predeterminata; dall’altra, mi coinvolge, perché so che posso ridire questa esperienza in tanto quanto essa è viva dentro di me. Certo, molte volte dovrò accontentarmi di ripetere delle formule che ritengo giuste, ma ogni volta che le dico mi accorgo di non riuscire a esprimere ciò che vivo, o di non vivere profondamente ciò che dico. Facciamo l’esempio di una persona che si sente esposta a un pericolo mortale e poi si vede salva: questa persona ha quello choc di esperienza che segna il passaggio da morte a vita, dall’esperienza del nulla e dell’assurdo che sta per soffocarla all’esperienza, invece, di verità, di gioia, di senso. Questo può aiutare a percepire in sé qualcosa di quella esperienza del passaggio dalla morte alla vita, che non è la semplice risurrezione di uno che era morto e che ora vive e basta, ma è quel cambio che è l’avvento del Regno di Dio».
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   LA PASQUA SECONDO MARTINI


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Sabato Santo: Nel silenzio la vita!



SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA

Maria la madre di Gesù, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Veronica… saranno loro, le donne della Bibbia, ad accompagnarci in questa settimana santa!

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Maria di Betania
Sapevo che saresti tornato: manca solo una settimana alla Pasqua. Non avrei mai voluto rivederti. Tu stesso non vuoi essere salvato da quest’ora, proprio perché per quest’ora sei venuto. Non sopporto di vederti seduto a questo banchetto con Simone e Lazzaro che mangiano e sorridono. E Marta, tutta presa dalla gioia del tuo ritorno non capisce che tu sei tornato per morire. Eppure so che tu vorresti che anche questo tuo addio fosse accolto con gioia. 
Stasera mentre tutti ti onorano al banchetto io ti onorerò a mio modo, con questa libbra di unguento di nardo puro, così come si onora chi ci è caro, nel giorno della sua sepoltura. Vedi, tutti si meravigliano mentre io ungo i tuoi piedi con questo unguento e li asciugo con i miei capelli e tutta la casa si riempie di un profumo che non è quello del cibo, ma quello della morte. 
Addio Maestro, io non ho il coraggio di seguirti. Quando mi sarò rialzata dai tuoi piedi, sarà l’ultima volta che avrai visto in volto Maria di Betania.

Così ha inizio la Passione.

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con ogni donna consacrata, discepola del Risorto, che a Lui ha consegnato tutte le forze, l’intelligenza, il cuore, per essere trasformata in dono d’amore per l’umanità.

Ti seguiamo, Signore Gesù:
i nostri piedi sulle tue orme e le tue parole sulle nostre labbra.
Così portiamo nel mondo il profumo di Betania, 
dolce e intenso aroma di dono e di morte, di amore e di risurrezione.

(fonte: Canta la vita)


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Domenica: Pasqua… vita che rinasce!


SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA

Maria la madre di Gesù, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Veronica… saranno loro, le donne della Bibbia, ad accompagnarci in questa settimana santa!

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Pasqua: le pietre di ogni sepolcro vengono rotolate via.

Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?»

Pasqua: la vita risorge, il buio è infranto, la notte termina il suo corso.

La vita rinasce oggi… nell’innocenza violentata di ogni bambino; tra i corpi colpiti e torturati di innocenti; nelle esistenze lacerate e martoriate in nome di Dio.

La vita risplende, nuova… negli sguardi smarriti di genitori inermi, tra le loro mani, private di lavoro e incapaci di dare pane, nei loro silenzi che chiedono un futuro.

La vita, delicatamente, accarezza la guancia colpita e ridona bellezza a ogni dignità tradita. La vita guarisce, ovunque, le ferite dell’anima. La vita brilla e rende luminosa ogni diversità offesa.

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.


È Pasqua! È tempo di nuova risurrezione, è tempo della vita che germoglia.

Risorgi, Signore!

Dove la speranza è ferita dalla resa; dove l’amore è bloccato dalla paura; dove la diversità è sbeffeggiata dall’intolleranza; dove la fraternità è tradita dall’opportunismo; dove la tenerezza è delusa dalla violenza; dove il perdono è inascoltato dalla vendetta; dove la giustizia è silenziata dall’omertà; dove la morte ha detto l’ultima parola.

Pregando…

Abbiamo sete di risurrezione, Signore.
Abbiamo fame di vita nuova,
di quella vita attraversata dalla bellezza
e illuminata dalla tenerezza.
Vivi, Signore Risorto, vivi oggi!
Risorgi tra noi, Gesù di Nazaret,
e spezza le catene di ogni morte,
spalanca le porte di ogni sepolcro,
prendici per mano e riconsegnaci alla vita. Amen.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
Buona Pasqua di risurrezione, di vita decisamente nuova, di speranza sempre possibile!
(fonte: Canta la vita)



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...
Maria di Magdala 
Era mattina, quasi ancora buio, la pietra era rimossa e il sepolcro era vuoto. Piansi a lungo accanto al sepolcro del mio Signore perché mi era insopportabile l’idea che non rimanesse nulla di lui. Quando mi voltai vidi un uomo che non avevo mai visto e nessuno era là a sentire la sua voce quando mi chiamò per nome:«Maria!».

Quante volte mi aveva chiamata così, eppure mai avevo sentito tanta dolcezza nella sua voce.

In quella chiamata c’era il mantenimento di una promessa, c’era l’adempimento del suo amore per me. Come è bello ricordare un amore totale per ciascuno di noi, con il suo nome, con il suo corpo, con la sua povera vita. Solo allora riconobbi quello sconosciuto e gli caddi ai piedi: «Rabbunì!» esclamai ed ero felice.

Ora so che non era possibile riconoscerlo prima che mi avesse chiamato. Neppure voi potrete riconoscerlo prima che egli vi chiami, anche se egli è lì, dinanzi a voi da sempre, eppure voi non sapete chi sia finché non vi avrà chiamato per nome.

Questo è il semplice segreto di Maria di Màgdala.

Sostiamo, in comunione con tutte le giovani donne che oggi, scelgono di donare la vita per il Vangelo, che scelgono di consacrare a Dio le loro migliori energie, la loro passione, l’intelligenza perché il Vangelo risuoni nel mondo.

Preghiera

Vogliamo donarti la vita, Signore Gesù!
Vogliamo che le nostre energie,
la nostra naturale passione per la vita,
la nostra voglia di amare
diventino strumenti di salvezza,
annuncio gratuito e libero della tua presenza
che dà, alla vita, nuova pienezza.

Chiamaci, Signore, anche oggi,
come in ogni tempo…
E sia libero e generoso il nostro sì! Amen
(fonte: Canta la vita)




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Il Sabato Santo è il giorno più femminile dell’anno, perché è il giorno dell’attesa. Solo la donna sa cosa vuol dire attendere, perché porta in grembo la vita per nove mesi e la si dice per questo in dolce attesa. Attesa e attenzione hanno la stessa radice, per questo le donne sono attente ai dettagli sino a rischiare di perdersi in essi, perché ogni talento ha la sua ombra. Solo la donna sa cosa vuol dire tessere la vita, prendersene cura e donarla al mondo. Solo la donna conosce questo accadere in lei e ne stupisce nel corpo e nell’anima. Il Sabato Santo è infatti il giorno delle donne.

 
Alessandro D'Avenia:    Sabato Santo, il giorno dell'attesa

... Il Signore ha voluto che la sua risurrezione avvenisse in primo luogo nei cuori delle donne.
Dopo sarebbe stato necessario anche che la sua Vita si facesse struttura, Chiesa, disposizioni, leggi, processi… Per questo avrebbe dato a Pietro e ai suoi compagni tutto il tempo di cui avevano bisogno.
Nel frattempo, tuttavia, la Risurrezione doveva accadere: “Incarnarsi”, nascere, essere viva, entrare in comunicazione, con quella capacità affettiva di comunicare che hanno le donne e che le unifica intorno alla realtà che hanno a portata di mano senza creare una distanza astratta rispetto agli eventi...

  Diego Fares:    L’evento della Risurrezione: anzitutto nel cuore delle donne


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Intervista a Joseph Ratzinger: La fede non è un'idea ma la vita - "La giustizia divina è misericordia" di Enzo Bianchi


Pubblichiamo il testo integrale dell’intervista a Benedetto XVI contenuta nel libro Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali a cura del gesuita Daniele Libanori (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2016, pagine 208, euro 20) in cui il Papa emerito parla della centralità della misericordia nella fede cristiana. 

     La fede non è un’idea ma la vita

L’intervista a colui che è stato vescovo di Roma e Papa contiene un forte messaggio, proprio per l’anno che la Chiesa vive attraverso il giubileo della misericordia e per l’imminente anniversario della riforma protestante e della riforma cattolica.

Le domande dell’intervistatore lasciano molto spazio alle risposte di Benedetto XVI e vogliono essere solo spunti affinché l’intervistato possa esprimere il suo pensiero senza che ci sia — come purtroppo oggi avviene spesso — alcuna pressione a indirizzare la risposta in un senso predeterminato. Il tema della misericordia emerge a partire dalla riflessione sulla giustificazione per fede, argomento che causò la rottura tra le Chiese d’occidente e che, ora riletto e approfondito, ha potuto diventare tema che unisce e non separa le due confessioni, come ribadito nel 1999 dalla Dichiarazione congiunta tra Chiesa cattolica e Federazione luterana mondiale. Non si dimentichi che fu proprio l’allora cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, a volere e a guidare il faticoso itinerario bilaterale di ricerca e di ricomposizione della dottrina.
...

     La giustizia divina è misericordia di Enzo Bianchi


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Nella sua linearità e lucidità, la recente intervista di Benedetto XVI è un esempio importante del suo pensiero teologico. Aiuta a comprenderne la profondità, nel contesto della vicenda odierna della chiesa cattolica, ma anche i limiti. Quella di Joseph Ratzinger è una teologia di assoluto rilievo, di gran lunga superiore alle interpretazioni che ne offrono alcuni che si dicono suoi sostenitori, ma che di fatto la impoveriscono piegandola a visioni ecclesiali e sociali non di rado antimoderne. Si tratta, però, pur sempre di "una" teologia che da sola non esaurisce la comprensione della fede cristiana.
Una breve analisi dell'intervista è perciò un esercizio utile e istruttivo per una coscienza di fede critica e consapevole. A me è sembrato di individuare tre nuclei tematici principali vicendevolmente connessi.


  Christian Albini:   La misericordia secondo Joseph Ratzinger




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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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CAMMINI DI RICONCILIAZIONE: CONVERTIRE IL DOLORE IN UN SENTIERO DI SPERANZA
Chiedere e dare perdono. È questa l’esperienza che hanno vissuto Claudia Francardi e Irene Sisi, due «mamme coraggiose», che hanno saputo convertire il dolore in un sentiero di speranza. Per loro e per molti altri. Una è la vedova dell’appuntato Antonio Santarelli, ridotto in fin di vita ad un posto di blocco e morto dopo un anno di coma nel 2012. L’altra è la mamma di Matteo, il giovane aggressore, che per quella morte sta scontando 20 anni in una comunità di don Mazzi. Insieme hanno dato vita all’associazione «AmiCainoAbele». … Con loro, in questo cammino faticoso, c’è sempre stato un sacerdote, don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana di Grosseto ed una vita spesa in mezzo a quelle «periferie esistenziali» di cui tante volte ci parla Papa Francesco. Nel corso degli anni don Capitani ha dato vita a tante realtà sociali e di volontariato, «ma –’ ha detto – stavolta ho contribuito a far nascere qualcosa di diverso, a suo modo straordinario»
(Estratto video “Frontiere dello Spirito” del 13 marzo 2016)

  video


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“No alla morale del dovere, si al primato dell’amore!” prof. Giuseppe Savagnone
(Estratto video, incontro “… tra indifferenza e desiderio …” del 1° aprile 2016 – Barcellona P.G.)

  video


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I giudici di papa Francesco hanno iscritto nel registro degli indagati il manager Profiti e il tesoriere del Bambin Gesù per i 400mila euro destinati all'ospedale ma usati per ristrutturare l'appartamento del Cardinale. Che ha sempre dichiarato di esserne all'oscuro. Ma questi documenti lo smentiscono

  Emiliano Fittipaldi:   Vaticano apre inchiesta sull'attico di Bertone. L'Espresso mostra le lettere che lo inchiodano


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I Frati di Assisi annunciano un nuovo incontro tra tutti i capi delle religioni del mondo ad Assisi, dal 18, al 20 settembre e propongono un decalogo contro la “terza guerra mondiale“



Padre Mauro Gambetti Custode Sacro Convento Assisi entra nel merito dei fatti di terrorismo e guerre che caratterizzano questi ultimi anni e che infiammano il pianeta e annuncia un nuovo incontro tra tutti i capi delle religioni del mondo ad Assisi, dal 18, al 20 settembre. L’evento potrebbe essere anche l’occasione del ritorno di Papa Francesco ad Assisi. 

Ecco il testo integrale dell’annuncio ufficiale dell’incontro.

A ciò che sta accadendo non possiamo rispondere con il silenzi. È in atto la ‘terza guerra mondiale’ e l’Europa, colpita al cuore e sfidata ripetutamente, non può più rimanere alla finestra a guardare quello che accade nell’Asia medio orientale, in Africa o in altri paesi apparentemente lontani. Non può nemmeno limitarsi ad aggiornare programmi e convenzioni per l’accoglienza dei profughi.

Il terrorismo trasversale, infuocato dai proclami di una “guerra santa”, costringe i governi e i cittadini a prendere posizione: nascondersi come topi o uscire allo scoperto. Guerra santa? Misericordia.

Ci torna alla mente Giovanni Paolo II che nel 1986, in piena guerra fredda, convocò ad Assisi i leader mondiali delle religioni per invocare la pace nel mondo.

  video dell'incontro internazionale di pace ad Assisi 1986 con Papa Giovanni Paolo II.

Le intenzioni belligeranti di Usa e Urss furono squadernate e l’appello a far tacere le armi per un giorno si concluse con le parole attribuite a Francesco: ‘Dove è odio fa che io porti amore, dove è guerra che io porti la pace’. Dopo crollarono molti muri. Durante il conflitto tra Bosnia ed Erzegovina, nel 1993, il Papa convocò nuovamente i leader religiosi delle principali fede monoteiste. Anche qui il Santo Padre intervenne additando la via della riconciliazione. Dopo gli attacchi alle Twin Towers, cristiani e musulmani parvero voler alzare il proprio Dio a vessillo per sconfiggere l’altro, uccidendosi a vicenda. Ancora una volta il Papa, stanco e provato ma perseverante, convocava nuovamente ad Assisi tutte le religioni del mondo. Alto si levò il grido unisono di tutti i leader: ‘Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!’ In nome di Dio ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore!’


  video della Giornata di Preghiera per la Pace fra i Popoli nel mondo voluta da Papa Giovanni Paolo II ad Assisi il 24 Gennaio 2002

Quest’anno corre il trentennale di quel primo incontro e i frati francescani di Assisi, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla Diocesi, escono allo scoperto e spalancano le porte per un nuovo incontro tra i leader mondiali delle religioni. Una preghiera corale e una parola unanime, frutto di una riflessione condivisa, questa la risposta che vorremmo suscitare. Dal 18 al 20 settembre, due giorni di tavole rotonde e una giornata di preghiera. Con i leader religiosi sono invitati uomini politici, esponenti del mondo scientifico e della cultura, operatori di pace e tutti gli uomini di buona volontà. Chi vuole venga in Assisi.

  video del pellegrinaggio "della verità e della pace"voluto da Benedetto XVI ad Assisi il 28 ottobre 2011

Insieme ci domanderemo: quali sono i principi riconosciuti da tutte le religioni per una coesistenza pacifica? Quale contributo la politica, la scienza, le culture in genere possono proporre per la definizione di un decalogo dell’umana convivenza? Davanti all’insensata violenza che imperversa, le religioni devono donare al mondo un messaggio convergente. La politica deve compiere lo sforzo di tracciare un percorso verso l’obiettivo della giustizia e della pace tra i popoli, coniugando ogni progetto con la sostenibilità ambientale.

Nelle principali piazze del mondo, da Oriente a Occidente, faremo conoscere il pensiero che scaturirà dagli incontri e dai dialoghi di Assisi. E coltiviamo un sogno: che l’Italia assurga ad esempio di integrazione delle culture, assumendo il decalogo che verrà scritto in Assisi nell’ordinamento legislativo e nei decreti attuativi. Forse, si potrà estendere tale modello agli Stati europei e poi a tutti gli Stati membri dell’Onu. Crediamo che la strada di Assisi, quella della fraternità umile tracciata da Francesco, vissuta sulla strada prima ancora che nei conventi, caratterizzata dalla “reciproca sottomissione”, sia la risposta da dare.



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Le vere religioni sono per la pace. Si farebbe loro un torto se, con superfi‡cialità e qualunquismo, le si identi‡ficasse con l’estremismo e il fondamentalismo, che sono causa di violenza, attentati e morte. Di fronte alla tragedia di Bruxelles, ultima in ordine di tempo, occorre essere netti nella condanna di questi “pazzi fanatici”, accecati dall’ideologia dell’odio. Ma non possiamo dare la colpa a un miliardo e quattrocento milioni di musulmani.

 
Antonio Sciortino:   LE RELIGIONI POSSONO DARE NUOVA LINFA ALL’EUROPA


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Verrà pubblicato l'8 aprile il documento di papa Francesco sulla famiglia alla conclusione dei due Sinodi. L'attesa sulla questione dei divorziati risposati. Il card. Kasper: "Primo passo di una riforma globale".

  Alberto Bobbio:   LA GIOIA DELL'AMORE FAMILIARE

Per il titolo della nuova Esortazione postsinodale il Papa aveva pensato adAmoris gaudium.
Poi gli hanno fatto notare che il richiamo all’Evangelii gaudium sarebbe stato troppo diretto e si sarebbe anche rischiato di far confusione. Così il nome del nuovo documento sulla famiglia, che farà sintesi del lungo percorso sinodale e che sarà presentato venerdì prossimo, 8 aprile, saràAmoris laetitia.

  Luciano Mola:   Le parole chiave dell'Esortazione postsinodale

A una settimana dalla pubblicazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodaleAmoris laetitiae, il cardinale Walter Kasper corregge leggermente il tiro: il prossimo documento di papa Francesco, a suo avviso, non sarà “rivoluzionario” perché Bergoglio è un “riformatore”.

 
Luca Marcolivio:   Esortazione apostolica. Kasper: “Non mi aspetto un documento rivoluzionario”



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 FRANCESCO
 

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26/03/2016:

  Vivere la Pasqua significa...

27/03/2016:

  Gesù Cristo è risorto!...

28/03/2016:

  Ogni cristiano è un "cristoforo"...

29/03/2016:

  Gesù ci mostra la potenza di Dio...

30/03/2016:

  Se ci apriamo ad accogliere la Misericordia di Dio...

31/03/2016:

  Il fenomeno migratorio...


01/04/2016:

  Quando attraversiamo la Porta Santa...


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 La pasqua di Papa Francesco - Veglia della Notte Santa: "Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino" (foto, testi e video)



 26 marzo 2016 

La Pasqua è la “festa della speranza”, perché l’amore di Dio non delude mai. Così, in sintesi, Papa Francesco nella Veglia pasquale presieduta nella Basilica Vaticana. 
Iniziata alle 20,30 nell’atrio della Basilica con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale, la celebrazione ha visto il Papa amministrare i Sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Eucaristia e Confermazione) a 12 catecumeni, persone che in età adulta si sono avvicinate alla fede e sono state ammesse ai Sacramenti. Otto le donne e quattro gli uomini.
Si tratta delle albanesi Bernarda e Dasara Dervishi, di 30 e 27 anni; dell'italiana Desiree Di Porto, 29 anni, che prenderà il nome Ruth; la camerunense Francine Fotsa Ngueti, 24 anni; gli altri albanesi Flora Gjikolaj e Gjovalin Gjikolas, di 28 e 23 anni; l'indiano Sandeep Mahajan, 50 anni, che si battezzerà col nome Renzo; gli altri albanesi Herjola Rrapaj e Ylli Taci, di 32 e 33 anni, che assumeranno i nomi di Maria e Francesco; la cinese Li Zhang, 22 anni, a battesimo col nome Mary Stella; infine l’ambasciatore della Corea del Sud presso l’Italia, Yong-Joon Lee, con la consorte, Hee Kim di 55 e 60 anni, che prenderanno i nomi di Stella e Stefano, a fare loro da padrini, i rispettivi omologhi presso la Santa Sede.

Omelia

«Pietro corse al sepolcro» (Lc 24,12). Quali pensieri potevano agitare la mente e il cuore di Pietro durante quella corsa? Il Vangelo ci dice che gli Undici, tra cui Pietro, non avevano creduto alla testimonianza delle donne, al loro annuncio pasquale. Anzi, «quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento» (v. 11). Nel cuore di Pietro c’era pertanto il dubbio, accompagnato da tanti pensieri negativi: la tristezza per la morte del Maestro amato e la delusione per averlo rinnegato tre volte durante la Passione.

C’è però un particolare che segna la sua svolta: Pietro, dopo aver ascoltato le donne e non aver creduto loro, «tuttavia si alzò» (v. 12). Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò «pieno di stupore» (v. 12). Questo è stato l’inizio della “risurrezione” di Pietro, la risurrezione del suo cuore. Senza cedere alla tristezza e all’oscurità, ha dato spazio alla voce della speranza: ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla.

Anche le donne, che erano uscite al mattino presto per compiere un’opera di misericordia, per portare gli aromi alla tomba, avevano vissuto la stessa esperienza. Erano «impaurite e con il volto chinato a terra», ma furono scosse all’udire le parole degli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (cfr v. 5).

Anche noi, come Pietro e le donne, non possiamo trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi. Ma apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati - ognuno di noi li conosce -, perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è la prima pietra da far rotolare via questa notte: la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi. Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi. 

Vediamo e vedremo continuamente dei problemi vicino a noi e dentro di noi. Ci saranno sempre, ma questa notte occorre illuminare tali problemi con la luce del Risorto, in certo senso “evangelizzarli”. Evangelizzare i problemi. Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell’anima e prendere possesso del cuore, ma ascoltiamo la parola dell’Angelo: il Signore «non è qui, è risorto!» (v. 6); Egli è la nostra gioia più grande, è sempre al nostro fianco e non ci deluderà mai.

Questo è il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio. La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui. Questa speranza non delude perché lo Spirito Santo è stato effuso nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ha vinto la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39).

Il Signore è vivo e vuole essere cercato tra i vivi. Dopo averlo incontrato, ciascuno viene inviato da Lui a portare l’annuncio di Pasqua, a suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita. Ce n’è tanto bisogno oggi. Dimentichi di noi stessi, come servi gioiosi della speranza, siamo chiamati ad annunciare il Risorto con la vita e mediante l’amore; altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato.
Come possiamo nutrire la nostra speranza? La Liturgia di questa notte ci dà un buon consiglio. Ci insegna a fare memoria delle opere di Dio. Le letture ci hanno narrato, infatti, la sua fedeltà, la storia del suo amore verso di noi. La Parola di Dio viva è capace di coinvolgerci in questa storia di amore, alimentando la speranza e ravvivando la gioia. Ce lo ricorda anche il Vangelo che abbiamo ascoltato: gli angeli, per infondere speranza alle donne, dicono: «Ricordatevi come [Gesù] vi parlò» (v. 6). Fare memoria delle parole di Gesù, fare memoria di tutto quello che Lui ha fatto nella nostra vita. Non dimentichiamo la sua Parola e le sue opere, altrimenti perderemo la speranza e diventeremo cristiani senza speranza; facciamo invece memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto.

Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto! E noi abbiamo la possibilità di aprirci e ricevere il suo dono di speranza. Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle sue opere e delle sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso quella Pasqua che non avrà fine.

  video dell'omelia

  video integrale



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La Pasqua di Papa Francesco - Messaggio Pasquale e Benedizione “Urbi et Orbi”: "Portate a tutti la gioia e la speranza di Cristo Risorto" (foto, testi e video)


 27 marzo 2016 

Alle ore 10 della Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul sagrato della Basilica Vaticana, la solenne celebrazione della Messa del giorno. Alla Celebrazione, che è iniziata con il rito del “Resurrexit”, hanno partecipato fedeli romani e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo in occasione delle feste pasquali. Il Papa non ha tenuto l’omelia poiché alla Messa fa seguito la benedizione “Urbi et Orbi” con il Messaggio pasquale.


Messaggio Pasquale del Santo Padre e Benedizione “Urbi et Orbi”
«Lodate il Signore perché è buono:
perché eterna è la sua misericordia» (Sal 135,1).

Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!

Gesù Cristo, incarnazione della misericordia di Dio, per amore è morto sulla croce e per amore è risorto. Per questo oggi proclamiamo: Gesù è il Signore!

La sua Risurrezione realizza pienamente la profezia del Salmo: la misericordia di Dio è eterna, il suo amore è per sempre, non muore mai. Possiamo confidare totalmente in Lui, e gli rendiamo grazie perché per noi è disceso fino in fondo all’abisso.

Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita.

L’annuncio gioioso della Pasqua: Gesù, il crocifisso, non è qui, è risorto (cfr Mt 28,5-6) ci offre la consolante certezza che l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno (cfr Ap 21,4). Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza. Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove.

Cristo risorto indica sentieri di speranza alla cara Siria, Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile. Alla potenza del Signore risorto affidiamo i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino. Il messaggio di vita, risuonato per bocca dell’Angelo presso la pietra ribaltata nel sepolcro, sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia.

L’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero. Il Signore della vita accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute.

Il Signore Gesù, nostra Pace (Ef 2,14), che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun, Costa d’Avorio e Iraq; volga a buon esito i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa; penso in particolare al Burundi, alMozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali.

Con le armi dell’amore, Dio ha sconfitto l’egoismo e la morte; il suo Figlio Gesù è la porta della misericordia spalancata per tutti. Il suo messaggio pasquale si proietti sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti. Ovunque ci si adoperi per favorire la cultura dell’incontro, la giustizia e il rispetto reciproco, che soli possono garantire il benessere spirituale e materiale dei cittadini.

Il Cristo risorto, annuncio di vita per l’intera umanità, si riverbera nei secoli e ci invita a non dimenticare gli uomini e le donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati – tra cui molti bambini – in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall’ingiustizia sociale. Questi nostri fratelli e sorelle, sulla loro strada incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto. L’appuntamento del prossimo Vertice Umanitario Mondiale non tralasci di mettere al centro la persona umana con la sua dignità e di elaborare politiche capaci di assistere e proteggere le vittime di conflitti e di altre emergenze, soprattutto i più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi.

In questo giorno glorioso, “gioisca la terra inondata da così grande splendore” (cfr Preconio pasquale), eppure tanto maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura. Penso specialmente a quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta.

Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo e dinanzi al male che sembra avere la meglio nella vita di tante persone, riascoltiamo la consolante parola del Signore: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). Oggi è il giorno fulgido di questa vittoria, perché Cristo ha calpestato la morte e con la sua risurrezione ha fatto risplendere la vita e l’immortalità (cfr 2Tim 1,10). “Egli ci ha fatto passare dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla redenzione. Perciò diciamo davanti a Lui: Alleluja!” (Melitone di Sardi,Omelia Pasquale).

A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose … A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita” (Ap 21,5-6). Questo rassicurante messaggio di Gesù, aiuti ciascuno di noi a ripartire con più coraggio e speranza per costruire strade di riconciliazione con Dio e con i fratelli. Ne abbiamo tanto bisogno!

Cari fratelli e sorelle,

desidero rinnovare i miei auguri di Buona Pasqua a tutti voi, venuti da Roma e da diversi Paesi, come pure a quanti sono collegati attraverso la televisione, la radio e gli altri mezzi di comunicazione. Possa risuonare nei vostri cuori, nelle vostre famiglie e comunità l’annuncio della Risurrezione, accompagnata dalla calda luce della presenza di Gesù Vivo: presenza che rischiara, conforta, perdona, rasserena… Cristo ha vinto il male alla radice: è la Porta della salvezza, spalancata perché ognuno possa trovare misericordia.

Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra gioia in questo giorno di festa. Un ringraziamento particolare per il dono dei fiori, che anche quest’anno provengono dai Paesi Bassi.

Portate a tutti la gioia e la speranza di Cristo Risorto. E per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo pasquale e arrivederci!

  video della benedizione Urbi et Orbi

Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti! 

  video integrale



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La Pasqua di Papa Francesco - Regina Coeli Lunedì dell'Angelo (foto, testi e video)


 Regina Coeli 
 Lunedì dell'Angelo, 28 marzo 2016 


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questo Lunedì dopo Pasqua, detto «Lunedì dell'Angelo» i nostri cuori sono ancora ricolmi della gioia pasquale. Dopo il tempo quaresimale, tempo di penitenza e di conversione, che la Chiesa ha vissuto con particolare intensità in quest’Anno Santo della Misericordia; dopo le suggestive celebrazioni del Triduo Santo; sostiamo anche oggi davanti alla tomba vuota di Gesù, e meditiamo con stupore e riconoscenza il grande mistero della risurrezione del Signore.

La vita ha vinto la morte. La misericordia e l’amore hanno vinto sul peccato! C'è bisogno di fede e di speranza per aprirsi a questo nuovo e meraviglioso orizzonte. E noi sappiamo che la fede e la speranza sono un dono di Dio, e dobbiamo chiederlo: “Signore, dammi la fede, dammi la speranza! Ne abbiamo tanto bisogno!”. Lasciamoci pervadere dalle emozioni che risuonano nella sequenza pasquale: «Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto». Il Signore è risorto in mezzo a noi! Questa verità segnò in modo indelebile la vita degli Apostoli che, dopo la risurrezione, avvertirono di nuovo il bisogno di seguire il loro Maestro e, ricevuto lo Spirito Santo, andarono senza paura ad annunziare a tutti quanto avevano visto con i loro occhi e personalmente sperimentato.

In questo Anno giubilare siamo chiamati a riscoprire e ad accogliere con particolare intensità il confortante annuncio della risurrezione: «Cristo, mia speranza, è risorto!». Se Cristo è risuscitato, possiamo guardare con occhi e cuore nuovi ad ogni evento della nostra vita, anche a quelli più negativi. I momenti di buio, di fallimento e anche di peccato possono trasformarsi e annunciare un cammino nuovo. Quando abbiamo toccato il fondo della nostra miseria e della nostra debolezza, Cristo risorto ci dà la forza di rialzarci. Se ci affidiamo a Lui, la sua grazia ci salva! Il Signore crocifisso e risorto è la piena rivelazione della misericordia, presente e operante nella storia. Ecco il messaggio pasquale che risuona ancora oggi e che risuonerà per tutto il tempo di Pasqua fino a Pentecoste.

Testimone silenziosa degli eventi della passione e della risurrezione di Gesù fu Maria. Lei è stata in piedi accanto alla croce: non si è piegata di fronte al dolore, ma la sua fede l’ha resa forte. Nel suo cuore straziato di madre è sempre rimasta accesa la fiamma della speranza. Chiediamo a Lei che aiuti anche noi ad accogliere in pienezza l’annuncio pasquale della risurrezione, per incarnarlo nella concretezza della nostra vita quotidiana.

La Vergine Maria ci doni la certezza di fede che ogni passo sofferto del nostro cammino, illuminato dalla luce della Pasqua, diventerà benedizione e gioia per noi e per gli altri, specialmente per quanti soffrono a causa dell’egoismo e dell’indifferenza.

InvochiamoLa, dunque, con fede e devozione, con il Regina caeli, la preghiera che sostituisce l’Angelus per tutto il tempo pasquale.

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,

ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale. Desidero manifestare la mia vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo crimine vile e insensato, e invito a pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari. Faccio appello alle Autorità civili e a tutte le componenti sociali di quella Nazione, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Ripeto ancora una volta che la violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione; il rispetto e la fraternità sono l’unica via per giungere alla pace. La Pasqua del Signore susciti in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano terrore e morte, e nel mondo possano regnare l’amore, la giustizia e la riconciliazione. Preghiamo tutti per i morti di questo attentato, per i familiari, per le minoranze cristiane e etniche di quella Nazione: Ave o Maria, 

Nel perdurante clima pasquale, saluto cordialmente tutti voi, pellegrini venuti dall’Italia e da varie parti del mondo per partecipare a questo momento di preghiera. E ricordatevi sempre quella bella espressione della Liturgia: “Cristo, mia speranza, è risorto!”. La diciamo tre volte tutti insieme. Cristo, mia speranza, è risorto!

A ciascuno auguro di trascorrere nella gioia e nella serenità questa Settimana in cui si prolunga la gioia della Risurrezione di Cristo. Per vivere più intensamente questo periodo ci farà bene leggere ogni giorno un brano del Vangelo in cui si parla dell’evento della Risurrezione. Cinque minuti, non di più, si può leggere un brano del Vangelo. Ricordatevi di questo!

Buona e Santa Pasqua a tutti! Per favore. non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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«L'amore di Dio è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti» Papa Francesco Udienza Generale 30/03/2016 (Foto, testo e video)


 30 marzo 2016 

Piazza gremita oggi per un’udienza riscaldata dal tepore primaverile di una soleggiata giornata romana. Entrando in piazza, puntuale come sempre, il Papa ha trovato ad attenderlo una folla di circa 30mila persone che dalla mattina presto si è messa in fila ordinatamente e pazientemente per sottoporsi ai controlli di sicurezza di rito. Quasi 4mila i ragazzi della professione di fede di decanati, vicariati, parrocchie e oratori dell’arcidiocesi di Milano, che hanno salutato il Papa con striscioni colorati ognuno con il luogo di provenienza: “Cernusco è qui”, “Siviano è qui”… Moltissimi i bambini che come di consueto i solerti uomini della sicurezza vaticana hanno porto al Papa perché li baciasse e li accarezzasse. Molto sorridente Francesco, che ha potuto intravvedere tra la folla anche la bandiera del suo amato San Lorenzo, la squadra di calcio argentina di cui è tifoso da sempre. A fare da cornice al tratto del sagrato che il Papa percorre a piedi, una volta sceso dalla jeep bianca scoperta, per arrivare alla sua postazione al centro del sagrato, una distesa di fiori gialli sui gradini centrali e di vari colori nei due settori ai lati. Sono i fiori provenienti dall’Olanda che hanno decorato la piazza durante i riti pasquali. Prima che desse inizio all’udienza generale con il segno della croce e il saluto liturgico, una vea e propria “ola” di saluto si è levata dai 30mila fedeli presenti.

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La Misericordia cancella il peccato

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Terminiamo oggi le catechesi sulla misericordia nell’Antico Testamento, e lo facciamo meditando sul Salmo 51, detto Miserere. Si tratta di una preghiera penitenziale in cui la richiesta di perdono è preceduta dalla confessione della colpa e in cui l’orante, lasciandosi purificare dall’amore del Signore, diventa una nuova creatura, capace di obbedienza, di fermezza di spirito, e di lode sincera.
...

Chi prega con questo Salmo è invitato ad avere gli stessi sentimenti di pentimento e di fiducia in Dio che ha avuto Davide quando si è ravveduto e, pur essendo re, si è umiliato senza avere timore di confessare la colpa e mostrare la propria miseria al Signore, convinto però della certezza della sua misericordia. E non era un peccato da poco, una piccola bugia, quello che aveva fatto: aveva fatto un adulterio e un assassinio!

Il Salmo inizia con queste parole di supplica:
«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro» (vv. 3-4).

L’invocazione è rivolta al Dio di misericordia perché, mosso da un amore grande come quello di un padre o di una madre, abbia pietà, cioè faccia grazia, mostri il suo favore con benevolenza e comprensione. E’ un appello accorato a Dio, l’unico che può liberare dal peccato. Vengono usate immagini molto plastiche: cancella, lavami, rendimi puro. Si manifesta, in questa preghiera, il vero bisogno dell’uomo: l’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno nella nostra vita è quella di essere perdonati, liberati dal male e dalle sue conseguenze di morte. Purtroppo, la vita ci fa sperimentare tante volte queste situazioni; e anzitutto in esse dobbiamo confidare nella misericordia. Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! “Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!”. Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che Lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, Lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato.

In questo senso, chi prega con questo Salmo ricerca il perdono, confessa la propria colpa, ma riconoscendola celebra la giustizia e la santità di Dio. E poi ancora chiede grazia e misericordia. Il salmista si affida alla bontà di Dio, sa che il perdono divino è sommamente efficace, perché crea ciò che dice. Non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano... Nessuno! Tutti lo siamo.

Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. “Ma Padre, io sono debole, io cado, cado”. “Ma se cadi, alzati! Alzati!”. Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna perché stiano in piedi.

Dice il Salmista:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
[…]
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno» (vv. 12.15).

Cari fratelli e sorelle, il perdono di Dio è ciò di cui tutti abbiamo bisogno, ed è il segno più grande della sua misericordia. Un dono che ogni peccatore perdonato è chiamato a condividere con ogni fratello e sorella che incontra. Tutti coloro che il Signore ci ha posto accanto, i familiari, gli amici, i colleghi, i parrocchiani… tutti sono, come noi, bisognosi della misericordia di Dio. È bello essere perdonato, ma anche tu, se vuoi essere perdonato, perdona a tua volta. Perdona! Ci conceda il Signore, per intercessione di Maria, Madre di misericordia, di essere testimoni del suo perdono, che purifica il cuore e trasforma la vita. Grazie.

  video della catechesi

Saluti:
...

Saluto i pellegrini di lingua italiana. 
...

Un pensiero affettuoso a voi, cari ammalati, che esorto a guardare costantemente a colui che ha vinto la morte e ci aiuta ad accogliere le sofferenze come preziosa occasione di redenzione e di salvezza. Invito infine voi, cari sposi novelli, a vivere la quotidiana esperienza familiare con lo sguardo rivolto al Cristo Risorto, che nella Pasqua si è immolato per noi.


  testo integrale

  video integrale


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E se fosse Bergoglio il Papa del terzo segreto di Fatima? Se quel “vescovo vestito di bianco” che viene “ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce”, secondo il racconto dell’ultima veggente suor Lucia dos Santos, fosse Francesco? A riaprire il caso sono le presunte apparizioni mariane che avrebbe ricevuto a Roma, dal 1947 fino alla sua morte avvenuta nel 2001, Bruno Cornacchiola. Nel volume Il veggente (Salani) Saverio Gaeta, caporedattore dei settimanali della San PaoloFamiglia cristiana e Credere, ripercorre per la prima volta in modo sistematico queste rivelazioni. E tra le profezie che la Madonna avrebbe svelato a Cornacchiola molte riguardano proprio l’assassinio di un Papa.

  Francesco Antonio Grana:   E se fosse Bergoglio il Papa del terzo segreto di Fatima?





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