"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°11 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 19 al 25 marzo 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 1° aprile 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 

  
     di P. Gregorio Battaglia
   di P. Aurelio Antista
  di P. Alberto Neglia


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






La Resurrezione apre orizzonti nuovi:
l'annuncio che il Cristo Risorto non ci lascia soli
ed è, malgrado le tante situazione difficili, sempre con noi in ogni momento,
doni a tutti speranza e forza.
 


Buona Pasqua!



I NOSTRI TEMPI



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Quali paternità? di Piero Stefani



Quali paternità? 
di Piero Stefani

L’ironia è la maschera che smaschera, l’ipocrisia è la maschera che si presenta come volto, la sincerità è il volto che si palesa come tale. Non stupisce che per smascherare l’ipocrisia l’ironia sia più efficace della sincerità. Il sarcasmo dal canto suo è il tentativo di rivestire l’invettiva con i panni dell’ironia. Non sempre l’operazione riesce; difficile mettere assieme la leggerezza e la pesantezza, il bulino con il maglio. Anche gli evangelisti a volte non ci riuscirono.
Le lunghe invettive evangeliche contro scribi e farisei assumono un tono sarcastico. Qui non ci interessa valutare il loro nefasto influsso avuto sull’antigiudaismo cristiano. Il punto è ovviamente rilevante ma ora miriamo in altra direzione.
Ironia e ipocrisia hanno qualcosa di comune. A dircelo non è solo l’etimo. Si tratta del ricorso alla finzione. Entrambe fingono; a renderle opposte è il loro scopo: una smaschera l’altra nasconde. Il sarcasmo dal canto suo indossa una maschera dai tratti aggressivi, per questo è più greve e, il più delle volte, meno efficace dell’ironia. Il culmine del discorso di denuncia di scribi e farisei sta nel definirli «sepolcri imbiancati» (Mt 23,27) . La bianca purità della facciata tende a nascondere l’impuro marciume interno. La forza retorica, non a caso diventata proverbiale, del detto sta nell’efficacia dell’immagine. Tuttavia il sarcasmo, nel momento in cui si presenta come ironia insultante, svela troppo precocemente il proprio intento. L’ironia lascia l’avversario senza difese; invece il sarcasmo, che pur pretende di essere più incisivo, di solito graffia meno.
Vi sono ironie involontarie.
...
Quando si parla di paternità e maternità responsabili l’antico linguaggio del dovere resta il più consono. E chi non può o non vuole seguire la via della comune genitorialità?  Anche in questo caso è ben lecito parlare di dovere e di responsabilità rispetto a chi nel mondo c’è già.
L’adozione è una via per essere veri padri e madri. Pur evitando indebiti cortocircuiti, non pare un caso che anche Paolo parli, in senso spirituale, di adozione a figli (Rm 8,23).
(Fonte: il Pensiero della settimana, n. 558)


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Una lezione per ogni figlio, e una speranza per ogni genitore!



Un figlio porta il padre a cena in un ristorante . Il Padre era anziano e quindi debole e non completamente autosufficiente.
Mentre mangiava, un po' di cibo gli cadeva sulla camicia e sui pantaloni. Gli altri clienti osservavano il vecchio con stupore, ma suo figlio rimase tranquillo continuando la cena ed una volta che entrambi finirono di mangiare, il figlio, senza mostrare nessun imbarazzo e con assoluta tranquillità prese il padre e lo porto' in bagno per pulirgli il viso cercando anche di togliere le macchie di cibo dai suoi vestiti; amorevolmente poi gli ha pettinato i capelli grigi e finalmente gli ha rimesso gli occhiali.
All'uscita del bagno, un profondo silenzio regnava nel ristorante. Il Figlio si avvicina alla cassa per pagare il conto ma prima di uscire, un uomo anziano, si alzò dal tavolo e chiese al figlio : " non ti sembra che hai lasciato qualcosa qui? "
Il giovane rispose: "No, non ho lasciato nulla". Allora l'anziano disse: "Sì hai lasciato qualcosa!  Hai lasciato qui una lezione per ogni figlio, e una speranza per ogni genitore!" 
L' intero ristorante era così silenzioso, che si poteva ascoltare cadere uno spillo.
...


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Ancora violenza... colpito il cuore dell'Europa



Un attacco nel cuore dell'Europa e alla nostra libertà di vivere sereni. Gli attacchi che hanno sconvolto Bruxelles questa mattina, le esplosioni multiple all'aeroporto di Zaventem e nelle stazioni della metropolitana di Bruxelles,fanno rivivere le tragedie vissute da New York l'11 settembre 2001, da Madrid l'11 marzo 2004, da Londra il 7 luglio 2005, da Parigi il 13 novembre 2015. Bombe che esplodono, lasciano a terra morti e feriti, seminano il terrore, bloccano i trasporti, paralizzano le metropoli. Fin dalle prime ore del mattino di un giorno di primavera Bruxelles diventa la trincea di un'Europa in guerra...

   UN ALTRO 11 SETTEMBRE NEL CUORE DELL'EUROPA

Salgono a 28 le vittime della doppia strage terroristica di Bruxelles, che ha colpito stamani 'aeroporto e la metropolitana lasciando sotto choc la capitale belga e l'Europa intera. 
È di 13 morti e 35 feriti il bilancio ufficiale delle esplosioni di questa mattina all'aeroporto internazionale di Bruxelles "Zaventen". Altre 15 persone sarebbero morte e 45 rimaste ferite nell'esplosione avvenuta alla fermata di metropolitana di Maelbeek, secondo fonti dei vigili del fuoco.
Le autorità parlano ufficialmente di terrorismo. E confermano il blocco totale dei trasporti nella capitale belga. 

   Il terrore fa strage a Bruxelles: 28 morti Bombe in aeroporto e in metropolitana



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   Papa Francesco condanna la violenza cieca...

Attentati a Bruxelles-Monia Ovadia: Abbiamo un leader mondiale come Papa Francesco da seguire e non lo ascoltiamo!
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"Il nostro modello di vita non ha valori morali, si fonda sul denaro. 
E' quello che dice il Santo Padre. Abbiamo un leader mondiale da seguire e non lo ascoltiamo!" 
(Moni Ovadia, breve estratto da "Siamo Noi - TV2000" del 22/03/2016)

   video


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"La guerra sporca" di Tonio Dell’Olio - Il Comunicato di Pax Christi International e il commento del segretario generale della Cei



La guerra sporca
Tonio Dell’Olio

Quella in atto è una guerra sporca. Non che ce ne siano di pulite. Ma così bisogna definire la guerra condotta in maniera indiscriminata che colpisce senza selezionare troppo gli obiettivi secondo la strategia tipica del terrorismo. Duole dirlo in queste ore, proprio mentre si sta facendo ancora il conto preciso delle vittime degli attacchi all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, ma la logica è la stessa dei bombardamenti che colpiscono dall’alto senza riuscire a discriminare con assoluta esattezza gli obiettivi. Per questo dobbiamo prendere coscienza di trovarci all’interno di una guerra sporca. Perché è lontana più di mille anni luce persino da quelle norme internazionalmente riconosciute per regolare i conflitti (jus in bello) e non ha nulla a che vedere con la guerra in cui solo pochi cavalieri si affrontavano sul terreno a nome e per conto della loro fazione. “Siamo” in guerra significa che non siamo solo vittime ma anche soggetti attivi. La stiamo combattendo. E forse c’è da pentirsi per aver investito molte più risorse nel rendere sempre più mortali e invincibili i sistemi di combattimento piuttosto che affinare strategie e mezzi di spionaggio e prevenzione. Ci rendiamo conto oggi che questi si sarebbero rivelati molto più utili di quegli altri. Ci rendiamo conto che se ci fossimo impegnati di più a controllare commercio e traffico delle armi... Ci rendiamo conto che se non avessimo condotto un’economia di rapina e avessimo piuttosto – noi europei – rafforzato cooperazione e dialogo, avremmo meno nemici e più alleati in giro per il mondo.
(fonte: Mosaico dei giorni 22 marzo 2016)

Pax Christi Italia è una sezione di Pax Christi International che ha la sua sede a Bruxelles.

In queste ore con loro abbiamo condiviso il dolore, la preoccupazione, la solidarietà con le vittime degli attentati e il rinnovato impegno per non cedere alla logica di una violenza cieca che porta solamente ad altra violenza e alla distruzione dell’umanità.
Firenze, 22 marzo 2016  Pax Christi Italia

Comunicato di Pax Christi International
sugli attacchi terroristici di Bruxelles

Pax Christi International, con il suo Segretariato internazionale a Bruxelles, in Belgio, è scioccata dagli attacchi violenti che hanno ucciso molte persone e provocato centinaia di feriti in aeroporto e nelle stazioni della metropolitana di Bruxelles, soprattutto nella metro di Maelbeek che è vicino alle istituzioni dell’Unione europea.

Pax Christi International condanna con forza questi atti terroristici e esprime profonda solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.

Preso atto, di fronte a questa tragedia, di quanto l’uomo sia in grado di distruggere la vita e calpestare la dignità umana, riaffermiamo il nostro impegno ad essereguidati non dalla paura e l’odio, che sono i semi del terrore e della guerra, ma dalla carità e dalla nonviolenza.

Nonostante la tragedia e la perdita di vite umane, non perderemo la speranza. Siamo convinti che il terrore non prevarrà, e la memoria di coloro che sono stati uccisi ispirerà soluzioni efficaci in risposta alla violenza cieca.

Confermiamo la nostra determinazione a sostenere le vittime della violenza e del terrore in molti paesi del mondo; a continuare a promuovere le condizioni per la pace; e a sostenere lo sviluppo di una comunità umana che includa la giustizia sociale, lo stato di diritto e la sicurezza umana. Chiediamo il rafforzamento di metodi nonviolenti per la gestione dei conflitti e contro il terrore e che gli autori siano ritenuti responsabili.

Preghiamo per le vittime, le loro famiglie e le loro comunità, e siamo solidali con le persone e organizzazioni in tutto il mondo per cercare di affrontare le cause profonde della violenza e del terrore.

Nell’anno della misericordia, noi ci impegniamo come Movimento a promuovere la riconciliazione in questo mondo devastato.
Bruxelles, 22 Marzo 2016  Pax Christi International

La Chiesa italiana si unisce al coro di condanna del nuovo, efferato episodio di violenza terroristica di Bruxelles. Mons. Nunzio Galantino ribadisce: la violenza si combatte con politiche di integrazione, non di respingimento. Il commento del segretario generale della Cei 

   Bruxelles. Galantino: guerra a pezzi si argina con l'integrazione


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E bimbi nascono ancora, profezia e segno che Dio non si è pentito...



E bimbi nascono ancora, profezia e segno che Dio non si è pentito...

Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E bimbi nascano ancora,
profezia e segno 
che Dio non si è pentito.
...

Torniamo all’amore,
pure se anche del familiare
il dubbio ti morde,
e solitudine pare invalicabile…

p. David Maria Turoldo


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Definire i profughi un’emergenza va bene per i titoli a effetto dei giornali, ma in realtà loro fanno parte di una complessa questione politica, economica, militare e di sicurezza, di cui l’Europa finge di volersi interessare sotto la maschera deformante della guerra all’Isis

  Alberto Negri:   "È sulle rotte dei migranti che si costruisce la nuova geopolitica dell’Europa, del Mediterraneo, dell'Africa"

Che 14-16mila disperati, affamati e abbandonati, lasciati alla precaria e improvvisata assistenza amorevole di poche persone e organizzazioni, sia una notizia di cronaca che non provoca un sussulto di indignazione e di dignità umana e cristiana, non solo è ormai intollerabile: è una vergogna che non ammette i soliti "se" e "ma" dei cosiddetti moderati e benpensanti. E da quanto si vede, questa vergogna non riguarda solo governi e istituzioni. Riguarda anche i popoli e le loro opinioni pubbliche e certamente i media, non abbastanza consapevoli del fatto che - in situazione obbrobriosa di questa natura - non posssono limitarsi a raccontare gli eventi di Idomeni come se fossero solo “casi umani” da illustrare.
Idomeni è un inferno creato dall'egoismo e dalla burocrazia di una buona parte dell'Europa...

 
Luis Badilla:   La Fortezza europea e il pantano di Idomeni ... "se questo è un uomo"




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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   Nei Vangeli San Giuseppe appare...
Tanti auguri a Benedetto XVI e a tutti quelli che oggi festeggiano l'onomastico !!!
  In questo giorno in cui la Chiesa celebra...
Ci uniamo a Papa Francesco e facciamo gli auguri a tutti i papà del mondo, i papà vivi e anche quelli defunti, ognuno ricordando il proprio papà... AUGURI !!!
  In modo speciale, vorrei salutare, oggi, giorno del papà...
Festa del papà 2016
  Dedicato a tutti i padri del mondo che...
  Croce significa soffrire con Cristo...
  Chi sono io davanti al mio Signore?...
  Chi sono io davanti a Gesù...
  Abbiamo sentito tanti nomi...
  ... Sono io come Giuda?
  ... O sono come i discepoli...
  ... Sono io traditore?...
  ... Sono io come quei dirigenti...
  ... Sono io come Pilato?...
  ... Sono io come quella folla...
  ... Sono io come i soldati che...
  ... Sono io come il Cireneo...
  ...Sono io come quelli che passavano...
  ... Sono io come quelle donne coraggiose...
  ... Sono io come Giuseppe...
  ... Sono io come le due Marie...
  ... Sono io come quei capi che...
  ... Dov'è il mio cuore?...
  Maria di Betania scandalizza...
  Il crocifisso, è la "cattedra di Dio"...
  Noi possiamo tradire l'amicizia di Dio...
  Nessuno nasce odiando...
  Quando esplode e terrorizza...
  Il giovedì santo Gesù...
  Il venerdì santo è il momento culminante...
  I gesti parlano più delle immagini...
  Si fece buio da mezzogiorno...
  Il crocifisso è l'offerta piena...


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Don Peppe Diana è morto, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe, nell'agro aversano. Si stava preparando a celebrare la Messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per sempre la voce terrena, ma il suo messaggio a distanza di 22 anni è ancora forte e chiaro. E' in atto il processo per la sua beatificazione.

  Il nostro impegno profetico di denuncia...



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Ieri 22 marzo 2016 ricorreva il ventennale della morte di Sergio Quinzio (scomparso il 22 marzo 1996)

  Un re, avendo pietà di un uomo povero che aveva molto sofferto...

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Il 24 marzo 1980, mentre celebrava l’Eucaristia, venne ucciso monsignor Oscar A. Romero, Vescovo di San Salvador proclamato beato il 23 maggio 2015

 
La religione non consiste...

  Se uno vive un cristianesimo...

  Ci sono molti cristiani...

  C'è un criterio per sapere se Dio...


  Il ricordo di Oscar Romero nelle parole di don Tonino Bello e di David Maria Turoldo   (post)


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Donne e uomini di misericordia - Il 24 marzo, anniversario dell’assassinio del beato Óscar A. Romero, la giornata dei missionari martiri

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Il 24 marzo la giornata dei missionari martiri. Donne e uomini di misericordia
Donatella Coalova

Presi da un’ardente passione per Cristo e per i più poveri, spinti dal desiderio di comunicare vita e speranza a chi soffre nelle estreme periferie del mondo, tanti missionari anche oggi si donano completamente, fino a sacrificare la propria esistenza. La XXIV Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, che quest’anno si focalizza sul tema Donne e uomini di misericordia, ci invita ad accogliere la testimonianza di questi risoluti «evangelizzatori con Spirito» (cfr. Evangelii gaudium, 259), per custodire nel cuore il loro messaggio e prolungare con la nostra azione la loro opera.
L’iniziativa, portata avanti dalla Fondazione Missio (l’organismo della Conferenza episcopale italiana per il sostegno e la promozione della dimensione missionaria), è ampiamente radicata e diffusa nelle diocesi italiane. Si tiene il 24 marzo, nel giorno in cui ricorre l’anniversario dell’assassinio del beato Óscar Arnulfo Romero. L’arcivescovo salvadoregno, ucciso nel 1980 sull’altare, come già san Stanislao di Cracovia e san Thomas Becket di Canterbury, poco prima di morire aveva detto: «Possa il sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo e il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo». Come lui, tanti altri operatori pastorali hanno trovato la forza di non essere «cani muti, incapaci di abbaiare» (Isaia, 56, 10). Così hanno servito la Parola con coerenza, con determinazione, con parresia. Fedeli all’ispirazione evangelica, e non per ragioni ideologiche, hanno scoperto nei poveri il luogo teologico in cui Dio si manifesta, il roveto ardente da cui il Signore ci parla. Curando con amore le piaghe degli ultimi della terra, hanno avuto la consapevolezza di toccare i lividi e le ferite di Cristo, di alleviare i terribili spasimi e l’arsura bruciante del Crocefisso. Questa è stata la missione di suor Anselm, di suor Marguerite, di suor Judith, di suor Reginette, le missionarie della Carità trucidate il 5 marzo scorso ad Aden, nello Yemen. Negli occhi e nel cuore ci resta la fotografia che le ritrae per l’ultima volta. Ammanettate, con la testa inzuppata di sangue, con un grembiulone da cucina ancora stretto ai fianchi, condividono fino in fondo la kenosis di Cristo e testimoniano silenziosamente l’amore più grande. Per loro non potrà mancare uno speciale ricordo nella giornata del 24 marzo, insieme alla memoria di tutti gli operatori pastorali uccisi l’anno scorso. Secondo il rapporto delle Pontificie opere missionarie presentato dall’agenzia Fides, nel 2015 sono stati uccisi nel mondo ventidue operatori pastorali: tredici sacerdoti, quattro religiose, cinque laici. Per il settimo anno consecutivo, il numero più elevato di omicidi si registra in America, dove sono stati assassinati otto operatori pastorali (sette sacerdoti e una religiosa).
...
. Si tratta di una scia di sangue innocente che si unisce a quello del Signore per la salvezza del mondo. Una scia ancora più impressionante se si pensa che dal 2000 al 2015 sono stati uccisi nel mondo trecentonovantasei operatori pastorali, di cui cinque vescovi. A essi va purtroppo aggiunto il baratro di dolore causato dalla scomparsa di alcuni servitori della Parola di cui non si hanno più notizie, come è avvenuto per padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato in Siria nel luglio 2013. Il Signore però sa dove si trova ciascuno di loro e sostiene con la forza della grazia chi è più intimamente innestato nella passione di Cristo. Così non esiste croce che non abbia una sua misteriosa fecondità. Lo attesta l’esempio dei testimoni scelti per questa giornata, tutti periti di morte violenta: padre Ezechiele Ramin, don Sandro Dordi, padre Fausto Tentorio, don Andrea Santoro, suor Leonella Sgorbati, san Massimiliano Maria Kolbe. A essi si unisce la figura del cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, che non fu ucciso, ma conobbe un lungo martirio, durato tredici anni, nelle prigioni vietnamite. Donne e uomini di misericordia, tutti condivisero con passione le gioie e le ansie delle genti che servirono, e affrontarono la sofferenza perdonando, con un amore più forte della morte. Non per finta padre Ezechiele Ramin, giovane missionario comboniano assassinato in Brasile nel 1985, aveva scritto: «Io, in questa Chiesa di cui Cristo è il capo, vorrei essere il cuore. Chiedo troppo? Chiedete alla Madonna che mi aiuti a essere cuore».
(fonte: L'Osservatore Romano, 24 marzo 2016)

«Mio zio mi ha insegnato a dire sempre con rispetto ciò che penso, a lottare per far valere i diritti di ciascuno e a condividere quello che possiamo con i poveri». È il tratto familiare del profilo dell’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero tracciato dalla nipote Cecilia, che ha abbracciato Papa Francesco proprio a trentasei anni esatti dal martirio dello zio, al termine dell’udienza in piazza San Pietro segnata dalla preghiera per le vittime della strage di Bruxelles.

«Avevo diciotto anni quel 24 marzo 1980 — ricorda Cecilia Romero — e non dimentico il clima di terrore e anche il dolore di tutto il popolo salvadoregno per l’uccisione di un uomo che per tutti era punto di riferimento». Tanto che «la sua beatificazione, il 23 maggio 2015, è stato un evento di speranza e di riscatto per tutti» aggiunge Cecilia, accompagnata all’udienza dal marito Massimo e dall’ambasciatore di El Salvador in Italia, Sandra Elizabeth Alas Guidos. «L’eredità di monsignor Romero ci chiede di continuare a lottare per i diritti di ogni persona» ribadisce la donna...

  Mio zio martire


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Marzo 2016: "sostegno alle famiglie in difficoltà"  (videomessaggio)



Intenzione di preghiera 
di Papa Francesco 
per il mese di Marzo 2016

È dedicata alle famiglie in difficoltà l’intenzione universale di preghiera di Papa Francesco per il mese di marzo. 

“La famiglia è uno dei beni più preziosi dell'umanità, ma non è forse anche uno dei più vulnerabili? Quando una famiglia non è protetta e ha difficoltà di tipo economico, per la salute o di qualsiasi altro tipo, i bambini crescono in circostanze difficili.

Voglio condividere con voi e con Gesù la mia intenzione per questo mese: che le famiglie in situazioni difficili ricevano il sostegno necessario e i bambini possano crescere in ambienti sani e sereni”.

     VIDEO

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" (videomessaggio)
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016: "la cura del creato" (videomessaggio)


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Il Mercoledì delle Ceneri di Papa Francesco audiomessaggio per la Quaresima (testo e video)


​ Mercoledì delle Ceneri 
 10 febbraio 2016 

Papa Francesco ha inaugurato nel Mercoledì delle Ceneri, l`iniziativa "KeepLent", promossa e organizzata dal Servizio per la Pastorale Giovanile della Prelatura di Pompei (Italia) per annunciare il Vangelo quaresimale attraverso i social network.

L’applicazione utilizzata da Pompei sarà Telegram, servizio di messaggistica istantanea. 

La modalità per iscriversi è la seguente: bisogna scaricare l’app Telegram sul proprio smartphone; cercare il canale @PGPompei e unirsi. Ogni mattina, gli iscritti riceveranno un messaggio con un versetto del Vangelo del giorno, accompagnato da una nota audio di commento, della durata di circa un minuto e 30 secondi. 

La riflessione sarà di volta in volta a cura di sacerdoti, catechisti, educatori di Azione Cattolica, insegnanti di religione, responsabili di movimenti e associazioni, membri dell’èquipe di Pastorale Giovanile e del gruppo scout Agesci.

   video

Cari ragazzi,
Gesù disse ai suoi discepoli "State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro" ... "Quando fai l'elemosina non suonare la tromba davanti a te" ... "Il Padre tuo, che vede nel segreto ti ricompenserà".

La parola di Dio ci da il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima.
...

Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta.
Certo, anche le cose esteriori sono importanti, ma dobbiamo sempre scegliere e viverle alla presenza di Dio.

Facciamo nella preghiera, nella mortificazione, e nella carità fraterna quello che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della ricompensa di Dio Padre.

Buona Quaresima, la Madonna di Pompei vi accompagni e, per favore, pregate per me



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TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015



TERESA D'AVILA, 
DONNA IN CAMMINO

HOREB n. 72 - 3/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

   Editoriale  (PDF)

   Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it


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'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 22,14-23,56

"Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto" (Lc 13,34). E' il grido di dolore del Messia davanti alla caparbietà e alla durezza del cuore dei capi religiosi. Gesù non piange sulla propria sorte ma su quella di coloro che a breve lo uccideranno inchiodandolo ad una croce. E' questa la manifestazione più grande dell'amore di Dio, come l'amore di una madre che piange la malvagità del figlio. "Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore ! "(Lc 13,35).
E Gesù è da sempre e per sempre 'il Veniente', colui che si manifesta al mondo in povertà, umiltà e mitezza. Per questo subisce il rifiuto. In un mondo dominato dal potere del danaro e dalla violenza delle armi, un Messia che manifesta la sua gloria nella piccolezza, spezzando la sua vita nel servizio agli ultimi, agli scarti dell'umanità, genera solo il rigetto, l'espulsione, come un organismo rifiuta ed espelle da sé un corpo estraneo. La nostra salvezza starà nell'accogliere nella nostra vita 'colui che viene', la nostra fede nell'accettarlo così com'è: umile, povero e indifeso, perché solo così e non in altro modo egli stabilisce il suo Regno.
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Dio di misericordia. Trinità d’amore 
Messaggio per la Quaresima 2016  
di Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto

1. Dio è Amore. È Giovanni, l’Apostolo che ha posato il capo sul petto di Gesù nell’Ultima Cena e ha meditato sulla rivelazione del Figlio di Dio fatto uomo sintonizzandosi con quel cuore, a testimoniarci che “Dio è amore” e che “chi non ama non ha conosciuto Dio” (1 Giovanni 4, 8 e 16). È in realtà Dio stesso a raccontarci nella Bibbia la storia del Suo amore per rendercene partecipi: per questo ci ha creato, chiamando ciascuno di noi a esistere davanti a Lui e per Lui! Quando l’uomo ha usato la libertà avuta in dono per rivoltarsi contro il suo Creatore, questo Dio d’amore ha sofferto, ma ha rispettato la scelta della Sua creatura. Ce lo racconta una delle più belle parabole di Gesù: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto...” (Luca 15,11-13). La storia non finisce qui: Dio ama troppo gli uomini per abbandonarli a se stessi. Davanti al nostro rifiuto manifesta la  profondità e l’audacia del Suo amore inviando Suo Figlio, che si fa uomo come noi e si consegna alla morte per amore nostro: “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri... Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Giovanni 4,9-11. 16). Dare la vita per un altro significa amarlo dell’amore più grande: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Giovanni 15,13). Così ci ama Dio. La croce è la dichiarazione d’amore di Dio per noi, la rivelazione del cuore divino. La ragione per cui Dio ci ama tanto è che è in se stesso amore

2. Dio è Trinità. Ecco il centro e il cuore del messaggio cristiano, ecco la sorgente, il grembo e la meta di tutto ciò che esiste: Dio è amore! Ecco quanto di più importante ci sia dato da pensare! Provo a farlo nel modo più semplice possibile, consapevole di balbettare appena parole d’amore sul mistero santo da cui veniamo, in cui ci muoviamo ed esistiamo e verso cui andiamo nel cammino del tempo. Se Dio è amore, è facile capire come non possa essere solitudine in se stesso: perché ci sia un rapporto d’amore bisogna essere almeno in due. Amare soltanto se stessi non è amore, è egoismo. Dio amore è allora almeno uno che ama da sempre e uno che da sempre è amato e ricambia l’amore: un eterno Amante e un eterno Amato. Colui che ama da sempre è la sorgente dell’amore: egli non è mai stanco di cominciare ad amare e ama per la sola gioia d’amare. È Dio Padre nell’amore, infinitamente libero e generoso nell’amare, da null’altro motivato all’amore che dall’amore: “Dio non ci ama perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama” (San Bernardo). L’altro, l’eterno Amato, è Colui che accoglie da sempre l’amore: è l’eterna gratitudine, il grazie senza principio e senza fine, il Figlio. Quando il Figlio si fa uomo, si unisce a ciascuno di noi: perciò il Padre, amando Lui, ama anche ognuno di noi uniti a Lui, amati nell’Amato, fatti capaci di ricevere l’amore, che è la vita eterna di Dio. L’amore perfetto, però, non si chiude nel cerchio dei due: “Amare non significa stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta” (Antoine de Saint- Exupéry). Il Padre e il Figlio vivono un amore così ricco e fecondo da rivolgersi insieme alla Terza Persona divina, lo Spirito Santo. Lo Spirito è Colui nel quale il Loro amore è sempre aperto a donarsi, a “uscire da sé”: perciò lo Spirito è detto dono di Dio, fonte viva dell’amore, fuoco che accende in noi la capacità di ricambiare l’amore con l’amore. E perciò alita sulla creazione nel primo mattino del mondo e sulla nuova creazione, di cui è segno e promessa la Chiesa, nel giorno della Pentecoste. In quanto poi è l’Amore ricevuto dal Figlio e donato dal Padre, lo Spirito è anche il vincolo dell’amore eterno, l’unità e la pace dell’Amante e dell’Amato. Nello Spirito tutti siamo abbracciati dall’amore che unisce, libera e salva
...
È un’esperienza bellissima questa di sentirsi amati da Dio e di amare con la forza che viene da Lui: avvolti dall’amore dei Tre, capiremo che Dio Amore non è una parola vuota, ma il racconto dell’eterno Amore, che si è fatto presente nel tempo perché ciascuno di noi, ascoltandolo e credendo all’amore dei Tre, si lasci trasformare da questo amore e compia le opere di misericordia in cui esso viene a narrarsi fra noi... Vuoi provarci anche Tu? Chiediamolo così: 
Dio tre volte Santo, Trinità divina, aiutaci a confessare con le labbra e col cuore l’infinita bellezza del Tuo amore: di Te Padre, eterno Amante da cui proviene ogni dono perfetto, di Te Figlio, eterno Amato che tutto riceve e tutto dona, di Te Spirito Santo, Amore ricevuto e donato, vincolo della carità eterna ed estasi dell’eterno dono. In Te, Trinità Santa vorremo nasconderci, per essere amati nell’Amato ed imparare ad amare qui nell’umile fedeltà del tempo e per sempre nel giorno dell’amore che non muore. Nascosti in Te, ci scopriremo sempre più parte del Tuo popolo, Chiesa dell’amore, inviata a vivere e annunciare a ogni creatura l’amore che libera e salva, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 
Amen!

  Dio di misericordia. Trinità d’amore (PDF)


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Oratorio Musicale sul vangelo della Passione secondo Luca (VIDEO INTEGRALE)


Oratorio Musicale sul vangelo 
della Passione secondo Luca 
(VIDEO INTEGRALE)

Con l’Oratorio Musicale si vuole riprendere, e adattarla al nostro tempo, un’antica tradizione nata nel XVI secolo nella Chiesa Cattolica e poi in seguito anche nelle Chiese della Riforma Protestante, dove alla lettura a brani di testi della Bibbia, in particolare dei Vangeli, si alternavano commenti omiletici e commenti musicali con strumenti, solisti e coro. Al riguardo, notevoli sono i contributi musicali offerti, ad esempio, da autori come Alessandro Scarlatti, Alessandro Stradella e GiovanBattista Pergolesi in Italia, e J. S. Bach, J. F. Händel, F. Liszt, ed altri in Germania.

Lunedì 14 marzo 2016, presso la chiesa dei Frati Minori di S. Antonino, si é svolto l'evento promosso dal Vicariato di Barcellona P.G. nell'ambito delle iniziative  “In Dialogo con la città”.

Lettore: Ivan Bertolami, attore

Commento omiletico: fr. Egidio Palumbo ocarm -
                                      fr. Alfio Lanfranco ofm

Commento musicale: fr. Gimmi Palminteri ofm,
                                     Giovanni Perdichizzi, 
                                     Giusita Di Pietro, Rosanna Palladino

"Noi vogliamo riprendere la tradizione di questi Oratori, che si svolgevano perlopiù in Quaresima, e adattarli al nostro tempo e al nostro contesto, salvaguardando il clima di preghiera e il recitativo, alternato al commento omiletico, alla preghiera e al commento musicale.
Il nostro ascolto orante della Bibbia si concentrerà sulla narrazione, declamata a brani distinti, della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca. Vogliamo ascoltare queste pagine evangeliche, non come se fossero la semplice cronistoria di un avvenimento, né tantomeno la celebrazione del “funerale di Gesù”, bensì la narrazione della passione folle di Dio per l’umanità, la testimonianza dell’amore appassionato e “viscerale” di Dio, della sua misericordia grande, eterna, tenera e gratuita per tutti noi, che egli ha voluto manifestare nel dramma della Passione del Figlio suo Gesù. 
Vogliamo ascoltare la narrazione della Passione, tenendo sempre fissa nella mente un’altra pagina del vangelo di Luca, dove Gesù dice: «Sono venuto a gettare il fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (12,49-50). Gesù sta parlando della sua Passione e della Morte, evento dal quale viene gettato nel cuore dell’umanità, come seme fecondo, il fuoco dell’amore appassionato di Dio, il fuoco della sua misericordia nel quale tutti veniamo immersi nel battesimo.
Sì, è nella Passione del Figlio di Dio che contempliamo ormai senza veli (Lc 23,45-48) il Volto Misericordioso del nostro Dio che è Padre e Madre. È qui, infatti, che si squarcia il velo (Lc 23,45) che ci separava da Dio e che adesso, nell’Umanità consegnata e offerta del Figlio suo – consegnata e offerta per amore nostro – quel velo squarciato ci apre alla Sua vita intima: finalmente ora Dio può aprire un dialogo e una relazione di comunione profonda e intensa con tutti noi e con tutta l’umanità, con tutti coloro, uomini e donne, che sanno accogliere il dono del Figlio Gesù, il dono del Giusto condannato ingiustamente, il dono del Misericordioso rifiutato e scartato, ma che Dio, risuscitandolo dai morti, l’ha posto a fondamento della nostra esistenza.
Con questo atteggiamento contemplativo vogliamo disporci, accompagnati dal canto, all’ascolto della Passione di Gesù secondo Luca"

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"La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante" di p. Ermes Ronchi - DOMENICA delle Palme - anno C


La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante 
di p. Ermes Ronchi

Commento
DOMENICA delle PALME 
- anno C -

... Dio è così: non spezza nessuno, spezza se stesso, non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue, non chiede sacrifici a me, sacrifica se stesso per me.
La croce è l'immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. 
Scrive Karl Rahner, non un semplice devoto, ma il più grande teologo del novecento: «Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce»...
E noi qui disorientati, che non capiamo. Ma poi c'è lo stupore, e anche l'innamoramento e dopo duemila anni sentiamo, come le donne, il centurione, il ladrone, che nella Croce c'è attrazione, c'è seduzione, bellezza. La suprema bellezza della storia è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, quando il Figlio di Dio si lascia inchiodare, povero e nudo, per morire d'amore. 
A fondamento della fede cristiana c'è la cosa più bella del mondo: un atto d'amore!
La croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante, dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e divampa.
La croce mi interroga sempre, è una domanda sempre aperta, e io so di non capire, ma alla fine ciò che mi convince di più non sono le spiegazioni dei teologi, ma parole semplici come questa poesia di Jan Twardowski:
"Perché la croce / il sorriso / la pena inumana?/ Credimi / è così semplice / quando si ama."
Un'ultima annotazione: scrive il vangelo che si fece buio su tutta la terra da mezzogiorno alle tre. Una piccola notazione temporale che però mi riempie di speranza: perché dice che c'è fissato un tempo al dolore, un argine alla sofferenza: tre ore e poi ritorna il sole. 
E la stessa cosa accadrà anche nei giorni del nostro dolore, e ci chiama a credere nel sole, anche quando non splende, a credere nell'amore anche quando non lo senti, a credere in Dio, anche quando tace, perché se Dio parla è per amore, ma se Dio tace è ancora per amore!

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"Ipocrisia, quando i buoni fanno scandalo" di Enzo Bianchi


Ipocrisia,
 
quando i buoni fanno scandalo

Enzo Bianchi

Sempre, lungo tutta la sua vita, Gesù ha mostrato che Dio ama i peccatori e ama di preferenza i peccatori manifesti, riconosciuti tali dagli altri. Perché? Perché tutti sono peccatori (cfr. Rm 3,23), se è vero che il giusto pecca sette volte al giorno (cfr. Pr 24,16), ma chi pecca di nascosto non è mai spronato alla conversione da rimproveri o giudizi degli altri, mentre continua a essere venerato e stimato per ciò che della sua persona appare all’esterno; chi invece è un peccatore manifesto, costantemente esposto al biasimo altrui, è indotto a un cambiamento di vita. A partire da tale evidenza, Gesù ha dichiarato all’inizio del suo ministero: « Non sono i sani – o meglio, quelli che si credono tali! – ad avere bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori » ( Mc 2,17). 

Sono parole dure e per molti versi paradossali, ma occorre comprenderle adeguatamente: Gesù non condanna certo i giusti in quanto tali, anzi chiede ai suoi discepoli che la loro giustizia superi e trascenda quella di scribi e farisei ( cfr. Mt 5,20); egli biasima invece i giusti che confidano in se stessi e nelle loro azioni ( cfr. Lc 18,9), quelli che, in virtù della loro osservanza, giudicano e disprezzano gli altri, quelli che si sentono “separati” dagli altri, di altra e alta qualità. E qui si faccia attenzione: i Vangeli descrivono come malati di questa auto-giustificazione gli scribi, i dottori della legge e i farisei, ma non tutti costoro erano così. E quando leggiamo gli attacchi rivolti da Gesù a queste categorie di persone, dobbiamo sapere che in essi vi è una generalizzazione “letteraria” da cogliere e interpretare con intelligenza: in verità questi pretesi giusti sono da individuarsi nelle persone “religiose” presenti in ogni via religiosa, nell’ebraismo, come nel cristianesimo, eccetera. 

Sono questi a essere scandalizzati dal comportamento e dalle parole di Gesù verso i peccatori. Si possono anche comprendere i meccanismi che portano tali persone osservanti a essere rigoriste, letteraliste, esigenti...
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Gesù conosce bene questi «giusti» e perciò dice che «hanno già ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2.5.16), sia che facciano l’elemosina, sia che preghino, sia che digiunino: tutte azioni sante in sé e necessarie, le quali però, se esibite, indirizzano la gloria su chi le compie e non su Dio (cfr. Mt 5,16). In nome della sua passione per l’autenticità e per il Dio misericordioso, Gesù attacca questi uomini religiosi, intravedendo la loro possibile presenza anche nella sua comunità, la comunità cristiana; per questo vive l’ira profetica, si serve della parola forte e chiara che sa parlare male del male, con invettive e toni accesi, per scuotere chi è avvezzo alla menzogna, alla doppiezza. Grida dunque nei loro confronti «Guai a voi!» (Mt 23) e denuncia tutti i loro vizi, ipocrisie, simulazioni, che li rendono «sepolcri imbiancati» (Mt 23,27): fanno l’elemosina davanti a tutti perché vogliono essere ammirati dagli uomini, pregano in pubblico perché preferiscono essere ascoltati dagli uomini piuttosto che da Dio, moltiplicano le formule di preghiera per esibire una quantità di fede che non hanno, si sfigurano nel digiuno per attirare su di sé il plauso altrui (cfr. Mt 6). 

Di più, essi si aggrappano al loro ruolo per dare una parvenza di stabilità ai propri comportamenti e vincere quell’inquietudine che richiederebbe di cercare, di confrontarsi, di ascoltare gli altri...
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Tra costoro ci possiamo essere anche noi, ciascuno di noi, perché questi vizi non ci sono estranei; soprattutto a chi, come me, monaco, figura ecclesiale, vive nella Chiesa un certo riconoscimento. Per questo è utile porsi la domanda: a causa della mia auto-comprensione e auto-giustificazione sono anch’io un «giusto» che Gesù non è venuto a chiamare? E c’è da tremare nel rispondere...

   Ipocrisia, quando i buoni fanno scandalo


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Lunedì con Maria a Betania



SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA

Maria la madre di Gesù, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo, Veronica… saranno loro, le donne della Bibbia, ad accompagnarci in questa settimana santa!

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Maria di Betania
Sapevo che saresti tornato: manca solo una settimana alla Pasqua. Non avrei mai voluto rivederti. Tu stesso non vuoi essere salvato da quest’ora, proprio perché per quest’ora sei venuto. Non sopporto di vederti seduto a questo banchetto con Simone e Lazzaro che mangiano e sorridono. E Marta, tutta presa dalla gioia del tuo ritorno non capisce che tu sei tornato per morire. Eppure so che tu vorresti che anche questo tuo addio fosse accolto con gioia. 
Stasera mentre tutti ti onorano al banchetto io ti onorerò a mio modo, con questa libbra di unguento di nardo puro, così come si onora chi ci è caro, nel giorno della sua sepoltura. Vedi, tutti si meravigliano mentre io ungo i tuoi piedi con questo unguento e li asciugo con i miei capelli e tutta la casa si riempie di un profumo che non è quello del cibo, ma quello della morte. 
Addio Maestro, io non ho il coraggio di seguirti. Quando mi sarò rialzata dai tuoi piedi, sarà l’ultima volta che avrai visto in volto Maria di Betania.

Così ha inizio la Passione.

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con ogni donna consacrata, discepola del Risorto, che a Lui ha consegnato tutte le forze, l’intelligenza, il cuore, per essere trasformata in dono d’amore per l’umanità.

Ti seguiamo, Signore Gesù:
i nostri piedi sulle tue orme e le tue parole sulle nostre labbra.
Così portiamo nel mondo il profumo di Betania, 
dolce e intenso aroma di dono e di morte, di amore e di risurrezione.

(fonte: Canta la vita)


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Martedì: Le donne a Gerusalemme


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Strade di Gerusalemme. Un gruppo di donne, smarrito, le percorre come sospinto da un vento che le porta davanti a un immenso portone di legno rinforzato da chiodi. I volti delle donne non si distinguono…

Donne
Dove ti hanno portato? Nessuno vuole ascoltarci, solo tu ci ascoltavi, solo tu ci parlavi. Ma non riusciranno a convincerci che il nostro sia stato soltanto un sogno, un’illusione di libertà. Qualcuno ci ha detto che ti hanno preso di notte, in un luogo dove li aspettavi pregando. 

La portinaia
Appena l’ho tirato per la manica ha sgranato gli occhi, dalla paura non aveva neanche il fiato per rispondermi. Non capisco, voglio solo che qualcuno mi dica qualcosa su quel poveretto che hanno trascinato dentro, poco fa. Era pallido come uno straccio. Quanti ne ho visti conciati a quel modo! 
Prima che arrivassero tutti gli altri con quel poveraccio, è tornato a casa Malco, mio nipote. Era fuori di testa poverino. È crollato, si è seduto sul gradino e si è messo a piangere. Poi mi ha raccontato una storia incredibile. 

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La portinaia
Quel Gesù gli aveva riattaccato un orecchio. Così quando poco dopo sono arrivati gli altri e hanno portato da Caifa quel profeta mi è venuta la curiosità di sapere qualcosa di più. Anch’io, prima di andarmene, vorrei capire qualcosa di questo mondo in cui ho vissuto come in un sogno. Ho voglia che qualcuno dica anche a me: «Donna, hai sofferto? Donna non c’è mai stato nessuno che abbia avuto pietà di te?». Forse quel Gesù avrebbe potuto dirmelo, ma l’ho incontrato troppo tardi.
Ho esperienza: so come vanno a finire queste cose. Per questo ho tirato la manica a quel suo amico, Pietro, speravo che mi dicesse qualcosa di più. Invece mi ha detto che non lo conosceva, che non lo aveva mai visto ed è scappato. Gli sono andata dietro di nascosto, l’ho visto: appena fuori dal portone si è appoggiato al muro ed è scoppiato in singhiozzi. 
Tutti piangono stasera e nessuno mi dice nulla. Ma io non ho più voglia di vivere così. Mi alzerò e, quando lo porteranno fuori, io seguirò quel Gesù e forse si accorgerà di me e mi dirà: «Donna, hai sofferto molto, hai atteso molto, ma adesso io sono venuto anche per te».

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con ogni donna non amata, usata, violentata; con ogni donna di cui viene violata la dignità.

Dio dell’amore e Signore della tenerezza,
abbracciaci con la delicata forza della misericordia,
facci gustare la gioia intima e profonda 
della gratuità di chi ama, donando la vita.
(fonte: Canta la vita)


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Mercoledì: Le donne sulla via dolorosa



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Strade di Gerusalemme. Gesù è condotto verso il luogo detto del Cranio che in ebraico si chiama Golgota. 

Donne
Più tardi avremo tempo di piangere per noi e per i nostri figli. Adesso vogliamo solo accompagnare il tuo corpo là dove verrà distrutto, piangere la dolce forma di uomo che scomparirà per sempre. Non vietarci di piangerti mentre la tua pelle viene lacerata e le tue ossa percosse, mentre la tua cara immagine sparisce sotto il sangue.

Veronica
Ho voluto asciugare il tuo volto, come si fa con un bambino che torna a casa la sera, sudato, dopo aver giocato sotto il sole. Questo è tutto. Dimenticatemi pure, che importa? Il mio fazzoletto macchiato di sangue, l’avete ritenuto sconveniente. Io volevo soltanto recargli sollievo, togliergli tutto quel sangue dagli occhi perché non inciampasse e cadesse sotto il peso di quella trave… Cancellatemi pure dal vostro ricordo, la mia ricompensa l’ho già avuta: dietro quel velo per la prima e l’ultima volta ho incontrato il suo sguardo.

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con ogni madre che accompagna un figlio nella sofferenza, nella malattia, nella morte.

Signore Gesù, anche oggi ci sono Golgota da raggiungere,
sotto il peso di un’impotenza che ci dilania l’anima;
figli consegnati a una croce che non possiamo far nostra.
Uomo della croce, il tuo Spirito sostenga ogni passo
e custodisca ogni lacrima. Amen
(fonte: Canta la vita)


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Giovedì Santo: …nel cenacolo


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Una sala dove consumare la cena, in una Gerusalemme addobbata a festa. Gesù è con i suoi, è Pasqua; e quella cena non è una cena qualunque. E’ il ricordo del passaggio… di una notte di salvezza e di liberazione.

Donne
Dicono tutti che noi non c’eravamo. La nostra presenza, più che la nostra assenza, oggi sarebbe un dettaglio troppo scomodo da accettare. Lui, in fondo aveva fatto quello che spettava a noi, quello che noi eravamo abituate a fare: lavare i piedi.
Nessuno si sarebbe stupito, nessuno lo avrebbe ricordato se al suo posto ci fosse stata una donna. Ma quella sera lui, incurante della nostra presenza, non aveva tentennato, non voleva il nostro aiuto, non aveva bisogno di chi lo servisse. Senza grandi gesti, ma deciso, aveva preso un catino e, piegandosi, aveva cominciato a lavare i piedi. Il maestro era piegato, davanti a noi, come l’ultimo degli schiavi, come il più umile tra i servi.

La madre di Gesù
“Lo chiamerai Gesù, sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo”… quanto sono lontane le parole di quell’angelo. Lo vedo piegato, come sotto un grande peso… cosa c’è di grande in tutto questo? Un servo, un umile servo che accarezza ciò che un uomo ha di più impuro e sporco. Era questo ciò che quel corpo di figlio doveva diventare? Questo aveva in mente quando, nella cena, ha offerto se stesso, ha dato il suo corpo, la sua vita, come pane da spezzare e mangiare?
Fatelo! Voi che lo seguite, fate quello che vi dice: “Prendete e mangiate, spezzate e nutritevi del suo corpo, della sua vita, di ogni sua parola, per essere come lui spezzati per amore”. Esistono anche per voi cenacoli in cui entrare, momenti in cui consegnarsi come dono, situazioni in cui piegarsi, amando ogni fragilità.

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con le donne che portano la speranza in situazioni di morte, che vivono la vita come dono, che offrono se stesse per generare amore, che con coraggio fanno vivere la vita.

Preghiera

Il nostro corpo, Signore, è fatto per spezzarsi, 
per essere attraversato dalla vita,
per vivere e far vivere.
Portaci nel cenacolo della tenerezza, 
dove Dio si è chinato davanti all’uomo 
e insegnaci la forza rivoluzionaria dell’amore 
che gratuitamente riceve e gratuitamente dà.
(fonte: Canta la vita)


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SETTIMANA SANTA CON LE DONNE DELLA BIBBIA - Venerdì Santo: Le donne ai piedi della croce


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La cima di un monticello, poco fuori Gerusalemme. Tre croci da cui pendono i corpi dei condannati. Poca gente ai piedi delle croci: qualche soldato, le donne.

Donne
Ci hai guardato e hai visto la desolazione di tua madre e le hai indicato un nuovo figlio. Lei, tacendo, ti ha seguito dalla stalla di Bethlem fino alla croce del Golgota. Nessuno dice addio a chi ama.

Anche di fronte alla morte non c’era bisogno che vi diceste nulla.

La madre di Giacomo e Giovanni
Uno a destra, l’altro a sinistra. Da quelle croci è come se vedessi pendere i corpi dei miei figli. Ricordo il giorno, sulla strada di Gerusalemme, quando ti chiesi che così, uno alla tua destra, l’altro alla tua sinistra stessero i miei figli nel tuo regno e tu mi hai guardato con immensa tristezza e mi hai risposto che non sapevo ciò che domandavo. Era dunque questo monte e queste croci che vedevi davanti ai tuoi occhi? Era dunque questo il calice che dicevi di dover bere?

Sostiamo, pregando oggi, in comunione con le madri che ricevono, tra le braccia, i corpi dei figli detenuti, uccisi per violenze, tortura, pena capitale.

Preghiera

Sappiamo avvolgere il neonato nelle fasce
come avvolgere nel sudario il corpo di un adulto.
La nascita e la morte, tutto passa tra le nostre mani.
Apriamo e chiudiamo ogni storia.

Più tardi porteremo aromi e profumi.
Stasera basteranno i fiori di questo giardino
e le nostre lacrime.



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“Se mi capitasse un giorno di essere vittima del terrorismo … vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e all’Algeria”. E’ il testamento spirituale di padre Christian de Chergé, uno dei sette monaci trappisti assassinati 20 anni fa dai fondamentalisti islamici del Gia. I sette monaci furono sequestrati nel loro monastero a Thibirine nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 e successivamente barbaramente uccisi. 

  RADIO VATICANA:    20 anni fa il massacro dei trappisti di Thibirine: il ricordo dell'abate Eamon


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Domani, 21 marzo 2016 - "Libera è a Messina perché..." - Memoria ed Impegno - don Luigi Ciotti - XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie 
"“Veniamo a Messina innanzitutto per un segno di affetto e di riconoscenza a questa terra ed alla sua gente. La prima ragione è sempre un segno di riconoscenza a quanti sono impegnati. In un paese come l'Italia in cui rischiamo di vedere solo le cose che non vanno, le cose negative, di etichettarle solo in un certo modo, la vostra presenza è un segno di grande positività. E voi vi meritate che l'Italia sappia la bellezza di quanti scelgono di stare dall'altra parte, quella giusta. Ognuno con i suoi limiti ma anche con la sua passione. Un'Italia che deve conoscere le cose belle, di questa terra meravigliosa”
Leggi il programma: http://www.memoriaeimpegno.it/il-programma-delle-giornate-a-messina-e-i-seminari-tematici/

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Memoria e impegno. Combattere ovunque illegalità e corruzione
ADESSO TOCCA A NOI! a ognuno di noi perché la memoria collettiva diventi impegno quotidiano dei singoli, perché la battaglia iniziata da quelle 900 vittime continui nelle azioni di chi non le ha conosciute!
L'Italia, da Nord a Sud, ricorda la 900 vittime innocenti della mafia in occasione della XXI Giornata a loro dedicata. Oltre 350mila persone si sono ritrovate in piazza in diverse città d'Italia per l'iniziativa nazionale organizzata da Libera. In programma appuntamenti in oltre 2mila luoghi: scuole, fabbriche carceri, parrocchie. 
Libera ha scelto Messina come "capitale" di questa giornata. "Abbiamo voluto chiamare questo momento 'ponti di memoria e luoghi di impegno' - ha detto don Ciotti - perché per la prima volta a Messina e in altri 2mila luoghi in contemporanea in Italia il popolo di Libera è sceso in piazza.
La mafia è molto forte e in un momento di grande crisi economica e finanziaria loro hanno tanto, tanto denaro che riciclano e rinvestono... "

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MONS. RASPANTI: DON LUIGI CIOTTI UN UOMO DI DIO CORAGGIOSO
... A volte ci sono uomini di Chiesa che sono coraggiosi e che sentono nel cuore l'appello di Dio a prendersi cura di alcuni danni e ferite dell'umanità e allora partono, partono con il coraggio di uomini semplici, ma che hanno nel cuore la forza di nostro Signore. Don Luigi è uno di questi!
(Mons. Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale e Amministratore Apostolico della Diocesi di Messina, Lipari e S. Lucia del Mela)

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Oltre 350mila, in tutta Italia, i partecipanti che hanno aderito all'iniziativa di Libera
Il video integrale dal palco di Messina

  ANTIMAFIADUEMILA:   ''Libertà, giustizia, verità, impegno''. L'urlo di don Ciotti nel nome delle vittime di mafia


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  (GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



"Delitto e castigo. La tentazione di noi credenti" di Enzo Bianchi



Dobbiamo confessarlo: ciò che di Gesù ancora oggi scandalizza non sono le sue parole di giudizio, le sue parole severe, a volte dure; non scandalizza neppure il suo operare, perché si riconosce il suo “fare il bene” (cfr. Mc 7,37; At 10,38). No, ciò che scandalizza è la misericordia, interpretata da Gesù in un modo che è all’opposto di quello pensato dagli uomini religiosi, da noi! A volte sembra che la misericordia sia invocata da Dio, sia augurata e facile da mettersi in atto, e invece — dobbiamo riconoscerlo umilmente — in tutta la storia della chiesa la misericordia ha scandalizzato, e per questo è stata poco esercitata. Quasi sempre è apparso più attestato il ministero di condanna piuttosto che quello della misericordia e della riconciliazione. Basterebbe leggere la storia con attenzione, soprattutto quella dei concili, per vedere con quale sicurezza lungo i secoli si è usata la parabola della zizzania (cfr. Mt 13,24-30), pervertendola. In essa Gesù chiede di non sradicare la zizzania, anche se minaccia il buon grano, e di attendere la mietitura e il giudizio alla fine dei tempi. E invece nella chiesa si è indicato il nemico, il diverso come zizzania, autorizzando il suo sradicamento, fino alla sua condanna al rogo. O si guardi alle nostre storie personali: quanto ci è difficile perdonare, fare concretamente misericordia, lasciarci commuovere da chi è nel bisogno, fino a fare per lui il bene, omettendo di compiere ciò che avevamo pensato contro di lui...

Di più, se è vero che la parola misericordia sembra indicare nella nostra società un sentimento che manca di vigore e di verità — per questo si arriva a dire: “La misericordia, troppo facile!” —, quando poi essa è praticata in modo autentico, in realtà turba, desta obiezioni. Questo perché la misericordia è temibile più della giustizia: “é un ripudio del male in nome della condivisione di un amore”. Il messaggio della misericordia scandalizza, non è capito da quanti si sentono giusti, in pace con Dio (e per i quali Gesù non è venuto: cfr. Mc 2,17), mentre invece è compreso e atteso da chi si sente nel peccato, bisognoso del perdono di Dio. I credenti “religiosi” di ieri e di oggi hanno difficoltà a sentirsi fratelli e sorelle dei peccatori, delle peccatrici, perché nella loro vita non hanno commesso peccati “gravi”, quindi si mettono dalla parte dei giusti, di quelli che possono vantarsi di qualcosa presso il Signore: vantarsi di non aver sbagliato gravemente. é stato così durante il ministero di Gesù, è stato così nella storia della chiesa, è così ancora ai nostri giorni, quando siamo interrogati da papa Francesco proprio sulla nostra capacità di misericordia: misericordia della chiesa, misericordia di ognuno di noi verso chi ha sbagliato o chi ha bisogno del nostro amore. Spesso siamo disposti a fare misericordia se c’è stata punizione, castigo di chi ha fatto il male (e diciamo che questa è giustizia!), se il peccatore è stato sufficientemente umiliato e solo se chiede misericordia come un mendicante. In ogni caso, stabiliamo dei precisi confini alla misericordia, perché pensiamo che certi errori, certi sbagli, certe scelte avvenute nel male e non più riparabili debbano essere punite per sempre dalla disciplina ecclesiastica: per alcuni errori dai quali non si può tornare indietro non c’è misericordia, dunque la misericordia non è infinita, ma può essere concessa solo a precise condizioni...

Ecco il nostro tradimento del Vangelo, ecco come la misericordia ci scandalizza.
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  "Delitto e castigo. La tentazione di noi credenti" di Enzo Bianchi



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"La passione è la morte di Gesù - ha detto il Cardinale Montenegro - è una storia che continua e visibilmente commosso ha detto "non potevamo avere conclusione più triste di quella che abbiamo avuto, vedendo quell'uomo infagottato fuori dalla Chiesa che viene che gli venga riconosciuta la sua dignità" (il riferimento è agli operatori ecologici che da mesi ormai protestano davanti il Municipio per essere rimasti esclusi dal bando n.d.r.) . Come lui - ha proseguito il card. Montenegro - tanti altri, tante famiglie che soffrono, tanta gente che chiede di essere rispettata e riconosciuta". E rivolto ai presenti ha proseguito "quelle vite ci appartengono, non possiamo andare diritti perché il Cristo continua a soffrire...

  L'AMICO DEL POPOLO:   Il pianto del Cardinale: "riconosciamo Cristo crocifisso nel fratello bisognoso" (testo+ video)



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 FRANCESCO
 

SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"



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20/03/2016:

  Andiamo a Lui e non abbiamo paura...

21/03/2016:

  Prendiamo sul serio il nostro essere cristiani...

22/03/2016:

  Affido alla misericordia di Dio...

23/03/2016:

  Con quanto amore ci guarda Gesù!...

24/03/2016:

  Unti con olio di letizia...

24/03/2016:

  Gesù ci ha amato...


25/03/2016:

  Imprimi, Signore, nei nostri cuori...

  La Croce di Gesù è la Parola...


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Prima foto di Papa Francesco sul suo account Instagram "franciscus" e nel tweet della giornata scrive:
Inizio un nuovo cammino, in Instagram, per percorrere con voi la via della misericordia e della tenerezza di Dio

  Inizio un nuovo cammino, in Instagram...



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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



La domenica delle Palme di Papa Francesco: Benedizione dell Palme, Omelia e Angelus (foto, testi e video)



 Santa Messa 

In una Piazza San Pietro gremita da decine di migliaia di persone, Papa Francesco ha presieduto la Messa solenne della Domenica delle Palme. In apertura della celebrazione, il Papa ha compiuto con i cardinali concelebranti la processione fino all’obelisco della Piazza, dove ha benedetto le palme e i ramoscelli di ulivo, per poi dirigersi sull’altare del sagrato e proseguire con la liturgia.
L’allestimento floreale che orna l’altare e la piazza è stato offerto quest’anno dall’Azienda speciale della Camera di Commercio di Imperia, “Riviera dei Fiori”, che ha utilizzato circa 10 mila piantine aromatiche, 7 mila steli di fiori e 30 mila ramoscelli di ulivo distribuiti ai fedeli. Inoltre, secondo una tradizione ormai consolidata anche in questa occasione il Consorzio “Il Cammino” ha fornito circa 2.300 palme intrecciate (i tradizionali palmurelli), provenienti dal territorio sanremese.

 OMELIA

«Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (cfr Lc 19,38), gridava festante la folla di Gerusalemme accogliendo Gesù. Abbiamo fatto nostro quell’entusiasmo: agitando le palme e i rami di ulivo abbiamo espresso la lode e la gioia, il desiderio di ricevere Gesù che viene a noi. Sì, come è entrato a Gerusalemme, Egli desidera entrare nelle nostre città e nelle nostre vite. Come fece nel Vangelo, cavalcando un asino, viene a noi umilmente, ma viene «nel nome del Signore»: con la potenza del suo amore divino perdona i nostri peccati e ci riconcilia col Padre e con noi stessi.

Gesù è contento della manifestazione popolare di affetto della gente, e quando i farisei lo invitano a far tacere i bambini e gli altri che lo acclamano risponde: «Se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40). Niente poté fermare l’entusiasmo per l’ingresso di Gesù; niente ci impedisca di trovare in Lui la fonte della nostra gioia, la gioia vera, che rimane e dà la pace; perché solo Gesù ci salva dai lacci del peccato, della morte, della paura e della tristezza.

Ma la Liturgia di oggi ci insegna che il Signore non ci ha salvati con un ingresso trionfale o mediante potenti miracoli. L’apostolo Paolo, nella seconda Lettura, sintetizza con due verbi il percorso della redenzione: «svuotò» e «umiliò» sé stesso (Fil 2,7.8). Questi due verbi ci dicono fino a quale estremo è giunto l’amore di Dio per noi. Gesù svuotò se stesso: rinunciò alla gloria di Figlio di Dio e divenne Figlio dell’uomo, per essere in tutto solidale con noi peccatori, Lui che è senza peccato. Non solo: ha vissuto tra noi in una «condizione di servo» (v. 7): non di re, né di principe, ma di servo. Quindi si è umiliato, e l’abisso della sua umiliazione, che la Settimana Santa ci mostra, sembra non avere fondo.

Il primo gesto di questo amore «sino alla fine» (Gv 13,1) è la lavanda dei piedi. «Il Signore e il Maestro» (Gv 13,14) si abbassa fino ai piedi dei discepoli, come solo i servi facevano. Ci ha mostrato con l’esempio che noi abbiamo bisogno di essere raggiunti dal suo amore, che si china su di noi; non possiamo farne a meno, non possiamo amare senza farci prima amare da Lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza e senza accettare che l’amore vero consiste nel servizio concreto.

Ma questo è solo l’inizio. L’umiliazione che Gesù subisce si fa estrema nella Passione: viene venduto per trenta denari e tradito con un bacio da un discepolo che aveva scelto e chiamato amico. Quasi tutti gli altri fuggono e lo abbandonano;Pietro lo rinnega tre volte nel cortile del tempio. Umiliato nell’animo con scherni, insulti e sputi, patisce nel corpo violenze atroci: le percosse, i flagelli e la corona di spine rendono il suo aspetto irriconoscibile. Subisce anche l’infamia e la condanna iniqua delle autorità, religiose e politiche: è fatto peccato e riconosciuto ingiusto. Pilato, poi, lo invia da Erode e questi lo rimanda dal governatore romano: mentre gli viene negata ogni giustizia, Gesù prova sulla sua pelle anche l’indifferenza, perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino. E penso a tanta gente, a tanti emarginati, a tanti profughi, a tanti rifugiati, a coloro dei quali molti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino. La folla, che poco prima lo aveva acclamato, trasforma le lodi in un grido di accusa, preferendo persino che al suo posto venga liberato un omicida. Giunge così alla morte di croce, quella più dolorosa e infamante, riservata ai traditori, agli schiavi, ai peggiori criminali. La solitudine, la diffamazione e il dolore non sono ancora il culmine della sua spogliazione. Per essere in tutto solidale con noi, sulla croce sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell’abbandono, però, prega e si affida: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Appeso al patibolo, oltre alla derisione, affronta l’ultima tentazione: la provocazione a scendere dalla croce, a vincere il male con la forza e a mostrare il volto di un dio potente e invincibile.Gesù invece, proprio qui, all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio.

Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio, che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi. Egli viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, è la “cattedra di Dio”. Vi invito in questa settimana a guardare spesso questa “cattedra di Dio”, per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada. Rivolgiamo lo sguardo a Lui, chiediamo la grazia di capire almeno qualcosa di questo mistero del suo annientamento per noi; e così, in silenzio, contempliamo il mistero di questa Settimana.

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 Angelus 

Saluto tutti voi che avete partecipato a questa celebrazione e quanti sono uniti a noi tramite la televisione, la radio e altri mezzi di comunicazione.

Oggi si celebra la 31ª Giornata Mondiale della Gioventù, che avrà il suo culmine alla fine di luglio nel grande Incontro mondiale a Cracovia. Il tema è «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Il mio saluto speciale va ai giovani qui presenti, e si estende a tutti i giovani del mondo. Spero che potrete venire numerosi a Cracovia, patria di san Giovanni Paolo II, iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù. Alla sua intercessione affidiamo gli ultimi mesi di preparazione di questo pellegrinaggio che, nel quadro dell’Anno Santo della Misericordia, sarà il Giubileo dei giovani a livello della Chiesa universale.

Sono qui con noi molti giovani volontari di Cracovia. Tornando in Polonia, porteranno ai responsabili della Nazione i rami di ulivo raccolti a Gerusalemme, Assisi e Montecassino e benedetti oggi in questa piazza, come invito a coltivare propositi di pace, di riconciliazione e di fraternità. Grazie per questa bella iniziativa; andate avanti con coraggio!

E ora preghiamo la Vergine Maria, perché ci aiuti a vivere con intensità spirituale la Settimana Santa.

Angelus Domini…

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Francesco ha concluso la messa della Domenica delle Palme impugnando un «pastorale» in legno d’ulivo, precisamente un bastone che culmina in una Croce, donatogli da un gruppo di carcerati.
Piccolo “viaggio” fuori programma per cinque bambini: avvicinatisi a Francesco al termine della cerimonia sono stati invitati dal Pontefice a salire a bordo della papamobile, per compiere con lui il tragitto tra le ali di folla dei fedeli che hanno gremito tutta l’area all’interno del Colonnato.

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  video integrale 



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«Il Mistero che adoriamo in questa Settimana Santa è una grande storia d’amore che non conosce ostacoli» Papa Francesco. Udienza Generale 23/03/2016 (Foto, testo e video)


 23 marzo 2016 

È la prima uscita pubblica di papa Francesco dopo gli attentati terroristici di Bruxelles che hanno causato 31 morti e 250 feriti e Piazza San Pietro è blindata con i poliziotti che sorvegliano i varchi d’accesso mentre i fedeli passano dai metal detector prima di partecipare all’udienza generale. Francesco ha parlato sotto un cielo color metallo che rifletteva i sentimenti di tristezza vissuti dal Papa e dai 30 mila fedeli convenuti. 
La riflessione di Francesco sul Triduo Pasquale – esperienza di morte che prelude a una vita che non finisce – è risuonata come un messaggio di speranza che si riverbera sul mondo oltre i confini della fede.

  video

Il Triduo Pasquale nel Giubileo della Misericordia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La nostra riflessione sulla misericordia di Dio ci introduce oggi al Triduo Pasquale. Vivremo il Giovedì, il Venerdì e il Sabato santo come momenti forti che ci permettono di entrare sempre più nel grande mistero della nostra fede: la Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Tutto, in questi tre giorni, parla di misericordia, perché rende visibile fino a dove può giungere l’amore di Dio. Ascolteremo il racconto degli ultimi giorni di vita di Gesù. L’evangelista Giovanni ci offre la chiave per comprenderne il senso profondo: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). L’amore di Dio non ha limiti. Come ripeteva spesso sant’Agostino, è un amore che va “fino alla fine senza fine”. Dio si offre veramente tutto per ciascuno di noi e non si risparmia in nulla. Il Mistero che adoriamo in questa Settimana Santa è una grande storia d’amore che non conosce ostacoli. La Passione di Gesù dura fino alla fine del mondo, perché è una storia di condivisione con le sofferenze di tutta l’umanità e una permanente presenza nelle vicende della vita personale di ognuno di noi. Insomma, il Triduo Pasquale è memoriale di un dramma d’amore che ci dona la certezza che non saremo mai abbandonati nelle prove della vita.

Il Giovedì santo Gesù istituisce l’Eucaristia, anticipando nel banchetto pasquale il suo sacrificio sul Golgota. Per far comprendere ai discepoli l’amore che lo anima, lava loro i piedi, offrendo ancora una volta l’esempio in prima persona di come loro stessi dovranno agire. L’Eucaristia è l’amore che si fa servizio. È la presenza sublime di Cristo che desidera sfamare ogni uomo, soprattutto i più deboli, per renderli capaci di un cammino di testimonianza tra le difficoltà del mondo. Non solo. Nel darsi a noi come cibo, Gesù attesta che dobbiamo imparare a spezzare con altri questo nutrimento perché diventi una vera comunione di vita con quanti sono nel bisogno. Lui si dona a noi e ci chiede di rimanere in Lui per fare altrettanto.

Il Venerdì santo è il momento culminante dell’amore. La morte di Gesù, che sulla croce si abbandona al Padre per offrire la salvezza al mondo intero, esprime l’amore donato sino alla fine, senza fine. Un amore che intende abbracciare tutti, nessuno escluso. Un amore che si estende ad ogni tempo e ad ogni luogo: una sorgente inesauribile di salvezza a cui ognuno di noi, peccatori, può attingere. Se Dio ci ha dimostrato il suo amore supremo nella morte di Gesù, allora anche noi, rigenerati dallo Spirito Santo, possiamo e dobbiamo amarci gli uni gli altri.

E, infine, il Sabato santo è il giorno del silenzio di Dio. Deve essere un giorno di silenzio, e noi dobbiamo fare di tutto perché per noi sia proprio una giornata di silenzio, come è stato in quel tempo: il giorno del silenzio di Dio. Gesù deposto nel sepolcro condivide con tutta l’umanità il dramma della morte. È un silenzio che parla ed esprime l’amore come solidarietà con gli abbandonati da sempre, che il Figlio di Dio raggiunge colmando il vuoto che solo la misericordia infinita del Padre Dio può riempire. Dio tace, ma per amore. In questo giorno l’amore – quell’amore silenzioso – diventa attesa della vita nella risurrezione. Pensiamo, il Sabato Santo: ci farà bene pensare al silenzio della Madonna, “la Credente”, che in silenzio era in attesa della Resurrezione. La Madonna dovrà essere l’icona, per noi, di quel Sabato Santo. Pensare tanto come la Madonna ha vissuto quel Sabato Santo; in attesa. È l’amore che non dubita, ma che spera nella parola del Signore, perché diventi manifesta e splendente il giorno di Pasqua.

È tutto un grande mistero d’amore e di misericordia. Le nostre parole sono povere e insufficienti per esprimerlo in pienezza. Ci può venire in aiuto l’esperienza di una ragazza, non molto conosciuta, che ha scritto pagine sublimi sull’amore di Cristo. Si chiamava Giuliana di Norwich; era analfabeta, questa ragazza che ebbe delle visioni della passione di Gesù e che poi, divenuta una reclusa, ha descritto, con linguaggio semplice, ma profondo ed intenso, il senso dell’amore misericordioso. Diceva così: «Allora il nostro buon Signore mi domandò: “Sei contenta che io abbia sofferto per te?” Io dissi: “Sì, buon Signore, e ti ringrazio moltissimo; sì, buon Signore, che Tu sia benedetto”. Allora Gesù, il nostro buon Signore, disse: “Se tu sei contenta, anch’io lo sono. L’aver sofferto la passione per te è per me una gioia, una felicità, un gaudio eterno; e se potessi soffrire di più lo farei”». Questo è il nostro Gesù, che a ognuno di noi dice: “Se potessi soffrire di più per te, lo farei”.

Come sono belle queste parole! Ci permettono di capire davvero l’amore immenso e senza confini che il Signore ha per ognuno di noi. Lasciamoci avvolgere da questa misericordia che ci viene incontro; e in questi giorni, mentre teniamo fisso lo sguardo sulla passione e la morte del Signore, accogliamo nel nostro cuore la grandezza del suo amore e, come la Madonna il Sabato, in silenzio, nell’attesa della Risurrezione.

  video della catechesi

Saluti:

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APPELLO

Con cuore addolorato ho seguito le tristi notizie degli attentati terroristici avvenuti ieri a Bruxelles, che hanno causato numerose vittime e feriti. Assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza alla cara popolazione belga, a tutti i familiari delle vittime e a tutti i feriti. Rivolgo nuovamente un appello a tutte le persone di buona volontà per unirsi nell’unanime condanna di questi crudeli abomini che stanno causando solo morte, terrore o orrore. A tutti chiedo di perseverare nella preghiera e nel chiedere al Signore, in questa Settimana Santa, di confortare i cuori afflitti e di convertire i cuori di queste persone accecate dal fondamentalismo crudele, per l’intercessione della Vergine Maria. Facciamo la preghiera: “Ave o Maria, …” Adesso, in silenzio, preghiamo per i morti, per i feriti, per i familiari e per tutto il popolo belga.

  video

Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti! 
... La visita alla Città Eterna in occasione del Giubileo della misericordia faccia riscoprire in tutti la gioia del dare, attraverso le opere di misericordia, che riempie il cuore più del ricevere.

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani inizia il Triduo Pasquale, cuore dell’anno liturgico. Cari giovani, la Pasqua vi faccia riflettere sull’amore di Dio per noi dimostrato con la morte in croce; cari ammalati, il Venerdì Santo vi insegni la pazienza nei momenti bui della croce; e voi, cari sposi novelli, riempite della gioia della Risurrezione la vostra nuova famiglia.

 
testo integrale

  video integrale



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Il Giovedì Santo di Papa Francesco: S. Messa del Crisma (cronaca, foto, testi e video)


Giovedì Santo
 24/03/2016 

Santa Messa del Crisma

È iniziata alle 9.20 circa, con la processione dei concelebranti lungo la navata centrale della basilica di San Pietro, la Messa crismale durante la quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della loro ordinazione e vengono benedetti l’olio degli infermi, l’olio dei catecumeni e il crisma. 
I colori dominanti il bianco e l’oro. Papa Francesco ha chiuso la lunga processione, cui hanno partecipato i cardinali, i vescovi e i presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma, avanzando con passo sicuro. Il Coro della Cappella Sisina, diretto dal maestro Massimo Palombella, ha intonato l’inno del Giubileo, “Misericordes sicut Pater”, mentre Papa Francesco si avviava all’Altare della Confessione, accompagnato dai concelebranti.

Omelia
Ascoltando dalle labbra di Gesù, dopo la lettura del passo di Isaia, le parole «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21), nella sinagoga di Nazareth avrebbe ben potuto scoppiare un applauso. E poi avrebbero potuto piangere dolcemente, con intima gioia, come piangeva il popolo quando Neemia e il sacerdote Esdra leggevano il libro della Legge che avevano rinvenuto ricostruendo le mura. Ma i Vangeli ci dicono che sorsero sentimenti opposti nei compaesani di Gesù: lo allontanarono e gli chiusero il cuore. All’inizio «tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» (Lc 4,22); ma dopo, una domanda insidiosa si fece largo: «Non è costui il figlio di Giuseppe, il falegname?». E infine: “Si riempirono di sdegno” (Lc 4,28). Volevano buttarlo giù dalla rupe... Si adempiva così quello che il vecchio Simeone aveva profetizzato alla Madonna: sarà «segno di contraddizione» (Lc 2,34). Gesù, con le sue parole e i suoi gesti, fa in modo che si riveli quello che ogni uomo e donna porta nel cuore.

E lì dove il Signore annuncia il vangelo della Misericordia incondizionata del Padre nei confronti dei più poveri, dei più lontani e oppressi, proprio lì siamo chiamati a scegliere, a «combattere la buona battaglia della fede» (1 Tm 6,12). La lotta del Signore non è contro gli uomini ma contro il demonio (cfr Ef 6,12), nemico dell’umanità. Però il Signore «passa in mezzo» a coloro che cercano di fermarlo “e prosegue il suo cammino” (cfr Lc 4,30). Gesù non combatte per consolidare uno spazio di potere. Se rompe recinti e mette in discussione sicurezze è per aprire una breccia al torrente della Misericordia che, con il Padre e lo Spirito, desidera riversare sulla terra. Una Misericordia che procede di bene in meglio: annuncia e porta qualcosa di nuovo: risana, libera e proclama l’anno di grazia del Signore.

La Misericordia del nostro Dio è infinita e ineffabile, ed esprimiamo il dinamismo di questo mistero come una Misericordia “sempre più grande”, una Misericordia in cammino, una Misericordia che ogni giorno cerca il modo di fare un passo avanti, un piccolo passo in là, avanzando sulla terra di nessuno, dove regnavano l’indifferenza e la violenza.

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 Questo modo paradossale di pregare un Dio sempre più misericordioso aiuta a rompere quegli schemi ristretti nei quali tante volte incaselliamo la sovrabbondanza del suo Cuore. Ci fa bene uscire dai nostri recinti, perché è proprio del Cuore di Dio traboccare di misericordia, straripare, spargendo la sua tenerezza, in modo tale che sempre ne avanzi, poiché il Signore preferisce che si perda qualcosa piuttosto che manchi una goccia, preferisce che tanti semi se li mangino gli uccelli piuttosto che alla semina manchi un solo seme, dal momento che tutti hanno la capacità di portare frutto abbondante, il 30, il 60, e fino al cento per uno.

Come sacerdoti, siamo testimoni e ministri della Misericordia sempre più grande del nostro Padre; abbiamo il dolce e confortante compito di incarnarla, come fece Gesù, che «passò beneficando e risanando» (At 10,38), in mille modi, perché giunga a tutti. Noi possiamo contribuire ad inculturarla, affinché ogni persona la riceva nella propria personale esperienza di vita e così la possa comprendere e praticare – creativamente – nel modo di essere proprio del suo popolo e della sua famiglia.
Oggi, in questo Giovedì Santo dell’Anno Giubilare della Misericordia, vorrei parlare di due ambiti nei quali il Signore eccede nella sua Misericordia. Dal momento che è Lui che ci dà l’esempio, non dobbiamo aver paura di eccedere anche noi: un ambito è quello dell’incontro; l’altro è quello del suo perdono che ci fa vergognare e ci dà dignità.

Il primo ambito nel quale vediamo che Dio eccede in una Misericordia sempre più grande, è quello dell’incontro. Egli si dà totalmente e in modo tale che, in ogni incontro, passa direttamente a celebrare una festa. Nella parabola del Padre Misericordioso rimaniamo sbalorditi di fronte a quell’uomo che corre, commosso, a gettarsi al collo di suo figlio; vedendo come lo abbraccia e lo bacia e si preoccupa di mettergli l’anello che lo fa sentire uguale, e i sandali propri di chi è figlio e non dipendente; e poi come mette tutti in movimento e ordina di organizzare una festa. Nel contemplare sempre meravigliati questa sovrabbondanza di gioia del Padre, al quale il ritorno del figlio permette di esprimere liberamente il suo amore, senza resistenze né distanze, noi non dobbiamo avere paura di esagerare nel nostro ringraziamento. Il giusto atteggiamento possiamo prenderlo da quel povero lebbroso che, vedendosi risanato, lascia i suoi nove compagni che vanno a compiere ciò che ha ordinato Gesù e torna ad inginocchiarsi ai piedi del Signore, glorificando e rendendo grazie e Dio a gran voce.

La misericordia restaura tutto e restituisce le persone alla loro dignità originaria. Per questo il ringraziamento effusivo è la risposta giusta: bisogna entrare subito alla festa, indossare l’abito, togliersi i rancori del figlio maggiore, rallegrarsi e festeggiare… Perché solo così, partecipando pienamente a quel clima di celebrazione, si può poi pensare bene, si può chiedere perdono e vedere più chiaramente come poter riparare il male commesso. Può farci bene domandarci: dopo essermi confessato, festeggio? O passo rapidamente ad un’altra cosa, come quando dopo essere andati dal medico, vediamo che le analisi non sono andate tanto male e le rimettiamo nella busta e passiamo a un’altra cosa. E quando faccio l’elemosina, dò tempo a chi la riceve di esprimere il suo ringraziamento, festeggio il suo sorriso e quelle benedizioni che ci danno i poveri, o proseguo in fretta con le mie cose dopo “aver lasciato cadere la moneta”?

L’altro ambito nel quale vediamo che Dio eccede in una Misericordia sempre più grande, è il perdono stesso. Non solo perdona debiti incalcolabili, come al servo che lo supplica e poi si dimostrerà meschino con il suo compagno, ma ci fa passare direttamente dalla vergogna più vergognosa alla dignità più alta senza passaggi intermedi. Il Signore lascia che la peccatrice perdonata gli lavi familiarmente i piedi con le sue lacrime. Appena Simon Pietro gli confessa il suo peccato e gli chiede di allontanarsi, Lui lo eleva alla dignità di pescatore di uomini. Noi, invece, tendiamo a separare i due atteggiamenti: quando ci vergogniamo del peccato, ci nascondiamo e andiamo con la testa bassa, come Adamo ed Eva, e quando siamo elevati a qualche dignità cerchiamo di coprire i peccati e ci piace farci vedere, quasi pavoneggiarci.

...

In questo Anno Giubilare celebriamo, con tutta la gratitudine di cui è capace il nostro cuore, il nostro Padre, e lo preghiamo che “si ricordi sempre della sua Misericordia”; accogliamo, con dignità che sa vergognarsi, la Misericordia nella carne ferita del nostro Signore Gesù Cristo, e gli chiediamo che ci lavi da ogni peccato e ci liberi da ogni male; e con la grazia dello Spirito Santo ci impegniamo a comunicare la Misericordia di Dio a tutti gli uomini, praticando le opere che lo Spirito suscita in ciascuno per il bene comune di tutto il popolo fedele di Dio.


  video dell'omelia

  video integrale



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Il Giovedì Santo di Papa Francesco: S. Messa in Coena Domini (cronaca, foto, testi e video)


Giovedì Santo
 24/03/2016 

Santa Messa in Coena Domini

Il Papa è arrivato a Castelnuovo di Porto alle 16.45 circa, accompagnato tra gli ospiti da tre interpreti d’eccezione: Ibrahim, afghano, Boro, del Mali, e Segen che viene dall’Eritrea. Assieme a loro ha salutato gli 892 ospiti uno per unoconsegnando a ognuno un dono (200 uova di Pasqua, una scacchiera e numerosi palloni da calcio e palline da baseball autografate, di quelle che le varie squadre del mondo regalano al Papa...) 
Sono tre musulmani, uno di religione hindù, tre donne di religione cristiana copta e cinque cattolici, quattro maschi e una femmina, coloro che hanno ricevuto la lavanda dei piedi da Papa Francesco al Cara, acronimo di Centro accoglienza richiedenti asilo, di Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma. Sira, 37 anni, uno dei tre musulmani proviene dal Mali. È arrivato al Cara da meno di due anni dopo essere passato per il Niger e la Libia. Mohamed, anch’egli musulmano, ha compiuto 22 anni oggi ed è arrivato qui da neanche due mesi. Nato in Siria, è scappato varcando i confini della Libia fino ad approdare sulle nostre coste a Lampedusa lo scorso 11 gennaio. Il terzo musulmano ha invece dovuto attraversare otto paesi prima di raggiungere la destinazione definitiva: l’Italia. Si tratta di Khurram, 26 anni il 1° giugno prossimo, originario del Pakistan, da cui è partito attraversando Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria e Austria fino all’arrivo a Caltanissetta il 1° settembre scorso. L’unico profugo di religione hindù, Kunal di 29 anni, ha seguito le stesse tappe di Khurram ma ha iniziato il suo viaggio dall’India. Il Papa ha lavato i piedi anche alle tre donne profughe di religione copta e di nazionalità eritrea. Tutte e tre sono partite dall’Eritrea seguendo lo stesso percorso: Etiopia, Sudan, Libia e Italia e tutte sono arrivate in Sicilia. La più grande, la ventiseienne Luchia, è arrivata il 7 ottobre dello scorso anno. Kbra, 23 anni il primo aprile, è approdata sulle coste dell’isola il 5 novembre e l’appena ventenne Lucia il 4 dicembre. Dei dodici profughi che hanno ricevuto il segnale concreto di accoglienza del Santo Padre ci sono anche i cinque fedeli di religione cattolica. L’unica donna cattolica è Angela Ferri, 30 anni, proveniente da Stigliano. I restanti sono quattro giovani nigeriani, di cui due fratelli, arrivati in periodi diversi in Italia ma con lo stesso tragitto. Tutti e quattro sono studenti. Partiti dalla Nigeria hanno attraversato il Niger e la Libia. I due fratelli sono Shadrach Osahon ed Endurance rispettivamente di 26 e 21 anni. Per salvarsi sono stati separati alcuni mesi ma alla fine si sono riuniti. Il maggiore è arrivato in Italia il 16 agosto 2014 mentre il fratello minore il 17 ottobre dello stesso anno. Gli altri due profughi nigeriani sono Miminu Bright che compirà 27 anni il prossimo 15 giugno e il ventiduenne Osma, già laureato in fisica.

Omelia

I gesti parlano più delle immagini e delle parole. I gesti. Ci sono, in questa Parola di Dio che abbiamo letto, due gesti: Gesù che serve, che lava i piedi. Lui, che era il capo, lava i piedi agli altri, ai suoi, ai più piccoli. Il secondo gesto: Giuda che va dai nemici di Gesù, da quelli che non vogliono la pace con Gesù, a prendere il denaro con il quale lo ha tradito, le 30 monete. Due gesti. Anche oggi ci sono due gestiil primo è quello di questa sera: tutti noi, insieme, musulmani, indù, cattolici, copti, evangelici ma fratelli, figli dello stesso Dio, che vogliamo vivere in pace, integratiL’altro gesto è quello di tre giorni fa: un gesto di guerra, di distruzione in una città dell’Europa, di gente che non vuole vivere in pace. Ma dietro a quel gesto, come dietro a Giuda, c’erano altri. Dietro a Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato. Dietro a quel gesto di tre giorni fa in quella capitale europea, ci sono i fabbricanti, i trafficanti di armi che vogliono il sangue, non la pace; che vogliono la guerra, non la fratellanza.

Due gesti uguali: da una parte Gesù lava i piedi, mentre Giuda vende Gesù per denaro; e da una parte voi, noi, tutti insieme, diverse religioni, diverse culture, ma figli dello stesso Padre, fratelli, mentre quei poveretti comprano le armi per distruggere la fratellanza. Oggi, in questo momento, quando io farò lo stesso gesto di Gesù di lavare i piedi a voi dodici, tutti noi stiamo facendo il gesto della fratellanza, e tutti noi diciamo: “Siamo diversi, siamo differenti, abbiamo differenti culture e religioni, ma siamo fratelli e vogliamo vivere in pace”. E questo è il gesto che io faccio con voi. Ognuno di noi ha una storia addosso, ognuno di voi ha una storia addosso: tante croci, tanti dolori, ma anche ha un cuore aperto che vuole la fratellanza. Ognuno, nella sua lingua religiosa, preghi il Signore perché questa fratellanza contagi il mondo, perché non ci siano le 30 monete per uccidere il fratello, perché sempre ci sia la fratellanza e la bontà. Così sia.

  video dell'omelia

Si è inginocchiato per lavare e baciare quei piedi che hanno camminato attraverso i deserti, che hanno solcato i mari per sfuggire alla violenza, per raggiungere la salvezza. Piedi di chi ha abbandonato la sua vita nel tentativo di salvarsela. Ha lavato i piedi, così come Gesù fece con i suoi, lui “capo” che “lava i piedi ai suoi, ai più piccoli”.

  video

Parole pronunciate al termine della Messa

Adesso vi saluterei uno a uno, di tutto cuore. Vi ringrazio di questo incontro. E soltanto ricordiamoci e facciamo vedere che è bello vivere insieme come fratelli, con culture, religioni e tradizioni differenti: siamo tutti fratelli! E questo ha un nome: pace e amore. Grazie.

  video integrale


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O Croce di Cristo! di Papa Francesco - Via Crucis 2016


O Croce di Cristo!
di Papa Francesco 

VENERDÌ SANTO
PASSIONE DEL SIGNORE

VIA CRUCIS PRESIEDUTA
DAL SANTO PADRE FRANCESCO

COLOSSEO
ROMA, 25 MARZO 2016

O Croce di Cristo, simbolo dell’amore divino e dell’ingiustizia umana, icona del sacrificio supremo per amore e dell’egoismo estremo per stoltezza, strumento di morte e via di risurrezione, segno dell’obbedienza ed emblema del tradimento, patibolo della persecuzione e vessillo della vittoria.

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco.

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate.

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei dottori della lettera e non dello spirito, della morte e non della vita, che invece di insegnare la misericordia e la vita, minacciano la punizione e la morte e condannano il giusto.

O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei ministri infedeli che invece di spogliarsi delle proprie vane ambizioni spogliano perfino gli innocenti della propria dignità.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei cuori impietriti di coloro che giudicano comodamente gli altri, cuori pronti acondannarli perfino alla lapidazione, senza mai accorgersi dei propri peccati e colpe.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze.

...

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli anziani abbandonati dai propri famigliari, nei disabili e nei bambini denutriti e scartati dalla nostra egoista e ipocrita società.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nel nostro Mediterraneo e nel mar Egeo divenuti un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata.

O Croce di Cristo, immagine dell’amore senza fine e via della Risurrezione, ti vediamo ancora oggi nelle persone buone e giuste che fanno il bene senza cercare gli applausi o l’ammirazione degli altri.

...

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nelle famiglie che vivono con fedeltà e fecondità la loro vocazione matrimoniale.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei volontari che soccorrono generosamente i bisognosi e i percossi.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo.

O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei sognatori che vivono con il cuore dei bambini e che lavorano ogni giorno per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto. In te Santa Croce vediamo Dio che ama fino alla fine, e vediamo l’odio che spadroneggia e acceca i cuori e le menti di coloro preferiscono le tenebre alla luce.

O Croce di Cristo, Arca di Noè che salvò l’umanità dal diluvio del peccato, salvaci dal male e dal maligno! O Trono di Davide e sigillo dell’Alleanza divina ed eterna, svegliaci dalle seduzioni della vanità! O grido di amore, suscita in noi il desiderio di Dio, del bene e della luce.

O Croce di Cristo, insegnaci che l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte. O Croce di Cristo, insegnaci che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della Risurrezione e dell’amore di Dio che nulla può sconfiggere od oscurare o indebolire.

Amen!

Papa Francesco

  «Dio è misericordia» -MEDITAZIONI del  Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve


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