"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°10 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 12 al 18 marzo 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 25 marzo 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI



OMELIA 

  
     di P. Gregorio Battaglia
   di P. Aurelio Antista
  di P. Alberto Neglia


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







I NOSTRI TEMPI



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La foto del neonato nella tendopoli di Idomeni riuscirà finalmente a rimettere in movimento le nostre coscienze?



Il 2 settembre del 2015, la foto del piccolo Aylan Kurdi riverso senza vita su una spiaggia turca, indignò il mondo intero, e spinse le autorità europee a mobilitarsi per dare una soluzione alla crisi dei migranti. Il 12 marzo del 2016, la crisi dei migranti naturalmente è lungi dall’essere risolta, per effetto dell’egoismo nazionale di molti stati europei, che non vogliono ospitare i rifugiati siriani, afghani e iracheni, e che chiudono le frontiere. Così, la frontiera tra la Grecia e la Macedonia è chiusa su disposizione delle autorità di Skopje, la capitale macedone, con la conseguenza di una tendopoli a Idomeni che ospita più di tredicimila profughi disperati. Ed è proprio a Idomeni che è stata scattata la foto che ha finalmente rimesso in movimento la coscienza europea. Questa volta, è la foto di un bambino appena nato, che viene amorevolmente lavato da due adulti. È la metafora dell’attaccamento alla vita, nonostante le penose e disumane condizioni in cui sono costretti i profughi.

La foto del neonato sta facendo il giro del mondo, e ha costretto il ministro greco per i rifugiati a ordinare lo spostamento dei profughi dallo squallido campo sulla frontiera macedone entro una settimana. Il neonato che viene lavato poco fuori di una tenda già piena di gente, e nel fango, è davvero l’immagine simbolica di una condizione umana deteriorata, spinta fino all’orlo dell’inumanità, anche quando viene data al mondo una nuova vita. Quella semplice bottiglia d’acqua fredda con la quale il nascituro viene pulito e lavato è l’emblema della sconfitta della civiltà europea, che non sa neppure rispondere al diritto di una madre, da qualunque parte del mondo arrivi, di partorire in condizione di sicurezza, e al diritto di un bambino di venire al mondo in ospedale, accudito e curato da medici, lavato con acqua calda e vestito. In quella foto c’è tutta la crisi della civiltà europea, come c’era nella foto che ritraeva il piccolo Aylan Kurdi, tradito dall’occidente nella sua speranza di raggiungere un porto sicuro.
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   Idomeni, Grecia. La foto di un neonato indigna il mondo e costringe le autorità greche a fornire condizioni umane ai rifugiati

Quel bambino nato nel fango 
ai piedi del nuovo muro

Il parto nella tendopoli di Idomeni

di Melania Mazzucco

Tu devi vivere. Per te, minuscola creatura senza nome venuta al mondo sotto un cielo di pioggia, su un materasso di fango. Ma anche per noi, che ti guardiamo inteneriti e ipocriti - disposti a piangerti morto e però non disposti ad accoglierti vivo. Sei l'ennesimo: un numero di troppo, in una somma con tanti zeri.

Se l'acqua con cui ti hanno lavato non sarà stata troppo fredda, se i microbi e i batteri che proliferano nella fetida melma pestata da scarpe esauste non infetteranno la ferita del cordone ombelicale, allora anche per noi ci sarà perdono.

Un giorno saprai dove, come e perché ti è stato tolto tutto, anche il diritto di appartenere, nei tuoi primi istanti, a chi ti ha generato. Invece il mondo intero ti ha visto nudo, inerme, poco più grande della mano che ti sostiene. Se resterai in questo continente, ci incontrerai a scuola, all'università, al lavoro e non potrai non chiederti dov'eravamo, mentre tua madre incinta attraversava il mare bellissimo in cui noi ci facevamo il bagno, o camminava sotto la pioggia ai margini di una strada che non doveva condurre a nulla. E perché nessuno le ha trovato un tetto, o un letto - nemmeno a lei, che degli ultimi era nella condizione di essere l'ultima. Guardando il genitore di un tuo compagno, o il tuo datore di lavoro, ti chiederai se è stato tra quelli che ritenevano tua madre una minaccia alla sua identità, alla sua religione o alla sua opulenza. Se è stato uno di quelli che distingueva i suoi bisogni in base alla presunta sicurezza della regione da cui era partita, e classificava i suoi compagni di viaggio tra aventi diritto e non aventi. O se è stato invece uno di quelli che ti hanno aiutato - dandole qualcosa da mangiare, o un passaggio, o anche solo la tenda in cui sei nato. Che in verità costa molto poco, sai, e i giovani di questo continente non la usano più nemmeno per andare in vacanza. Misero aiuto, potrai pensare - perché ciò che mia madre chiedeva non era cibo né tenda, benché ovviamente avesse bisogno anche di quelli, ma era ciò che voi considerate tutto. La dignità di essere riconosciuta come un essere umano, e il diritto di sognare un futuro per sé e per te. Che poi è l'unica ragione che muove il mondo, e lo rinnova.
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Se un giorno, in Germania, in Svezia, in Danimarca mi incontrerai, chiedimi dov'ero il 12 marzo del 2016. Ti ho visto nascere, ti dirò, ti ho augurato di vivere, ho scritto di te. Tu mi dirai: non era abbastanza. Ma ci vorranno anni. E io ho ancora modo di dimostrarti che ti considero più prezioso della plastica che ti circonda, che sei tu il futuro mio e dell'unione di nazioni e popoli di cui vorrei essere orgogliosa di fare parte. Di dimostrarti che ti ho riconosciuto.
(fonte: Repubblica 13/03/2016)

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Immagini che dicono più di tante parole... ma è proprio questa l'Europa che vogliamo?
  • Il dolore di una mamma
  • La strage degli innocenti continua... ma servirà almeno a farci riflettere per cambiare?


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Quei versi di Shakespeare per i rifugiati: "Barbaro e disumano è chi li respinge"


"Vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto". Sembra una descrizione attuale del dramma dei rifugiati. E' invece un'accorata difesa dei diritti di chi fugge da fame, guerre e persecuzioni scritta più di 400 anni fa da William Shakespeare,
...

Rileggendo quelle parole oggi, però, è impossibile non pensare ai migranti che dalla Siria e dal Nord Africa rischiano le loro vite per raggiungere l’Europa. 

William Shakespeare tenta, nelle sue pagine, di creare una certa empatia tra il suo pubblico e gli stranieri. Chiede agli spettatori di immaginare se stessi nella situazione di queste persone. "Se il Re vi bandisse dall’Inghilterra dov’è che andreste?", chiede il poeta. "Che sia in Francia o Fiandra, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo, anzi, ovunque non rassomigli all'Inghilterra, orbene, vi troverete per forza a essere degli stranieri". 
E poi continua, rivolgendosi ancora a chi attacca i migranti: "Vi piacerebbe allora trovare una nazione d'indole così barbara che, in un'esplosione di violenza e di odio, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacciasse come cani, quasi non foste figli e opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità". 

È incredibile accorgersi che un testo scritto 400 anni fa possa essere tanto attuale, ma queste parole confermano l'immortalità di William Shakespeare. Il poeta inglese parlò di sentimenti universali, in cui i lettori possono riconoscersi a distanza di secoli: l'amore, l'odio, la vendetta, la gelosia, la pietà. Il manoscritto di Sir Thomas More, che sarà mostrato al pubblico il prossimo 15 aprile in occasione di una mostra alla British Library dedicata a Shakespeare, è l’ennesimo esempio di come la storia si ripeta: le migrazioni sono sempre esistite, causando gli stessi sentimenti in ogni epoca.
(fonte: testo articolo a cura di Corinna Spirito, pubblicato in Repubblica 15/03/2016
immagini a cura dello staff di Quelli della Via)


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Anche noi possiamo vivere a volte una sorta di esilio, quando la solitudine, la sofferenza, la morte ci fanno pensare di essere stati abbandonati da Dio. Quante volte abbiamo sentito questa parola: “Dio si è dimenticato di me”: sono persone che soffrono e si sentono abbandonate. E quanti nostri fratelli invece stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care! In questi casi uno può chiedersi: dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti? E quando cercano di entrare in qualche altra parte gli chiudono la porta. E sono lì, al confine perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono il freddo, senza cibo e non possono entrare, non sentono l’accoglienza. A me piace tanto sentire quando vedo le nazioni, i governanti che aprono il cuore e aprono le porte!

   Aprite le porte e i cuori ai migranti!!! (video)

Un gruppo di associazioni (Acli, Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Medu, Oxfam e Senza Confine) ha lanciato un appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi affinché, in occasione del Consiglio europeo sulla crisi migratoria del 17 e 18 marzo, si faccia promotore di una politica in grado di mettere fine alla disastrosa situazione umanitaria creatasi in Grecia e nei Balcani e di garantire il diritto alla protezione internazionale sancito dalle normative europee e dalla convenzione di Ginevra.

   Migranti: per un'Europa dei diritti. Lettera a Renzi


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Sono 15mila i profughi ammassati in condizioni disperate a Idomeni, in Grecia al confine con la Macedonia. Ieri sera tutti hanno aspettato con ansia notizie da Bruxelles, dove era in corso il vertice dei 28 leader Ue con il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Ma oltre allo sconforto per il nulla di fatto, a Idomeni è arrivata la pioggia. Le tende da campeggio si sono presto allagate e i campi arati si sono trasformati in una trappola di fango.

  IL FATTO QUOTIDIANO:   Profughi a Idomeni: fame, fango, epidemie. Vita alle porte (chiuse) dell’Europa (testo+video)

Papa Francesco: Respingere migranti è un crimine, è guerra, è violenza
... Idomeni è un inferno creato dall'egoismo e dalla burocrazia di una buona parte dell'Europa (in particolare da Nazioni che in passato sono state aiutate da altri Paesi), della politica e della geopolitica vigliacche che misurano il loro successo solo raccattando voti. Per anni molti politici europei, in nome di un ipocrita buon senso e di una sporca strumentalizzazione per guadagnare consensi facili, non solo non hanno educato l'opinione pubblica e i loro bacini elettorali, esercitando quel dovere di migliorare e arricchire le coscienze allo scopo di alzare il livello della qualità cittadina, ma hanno anche fatto il contrario: seminare paure irrazionali, criminalizzare come pericoli coloro che in realtà erano in pericolo, sciorinando cifre allarmistiche e previsioni false, nutrendo con la demagogia e le menzogne la pancia e le viscere di chi è incapace di guardare oltre il proprio ombelico... 

  Luis Badilla:   La Fortezza europea e il pantano di Idomeni ... "se questo è un uomo"

“L’Europa può e deve fare di più per proteggere la vita e la dignità di chi tra noi è più vulnerabile”. È l’opinione della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), della Conferenza delle Chiese europee (Kek), da Eurodiaconia, Ue-Cord e Act Alliance. Il testo vuole essere un appello ai leader europei, che si sono riuniti ieri a Bruxelles per affrontare il tema immigrazione.

  ZENIT:   Le Chiese cristiane chiedono all’Europa di accogliere gli immigrati


 A proposito dell'inferno creato a Idomeni dai governi europei, che da ieri per l'ennesima volta discutono su come rimediare alla drammatica questione dei profughi e rifugiati, e degli appelli e denunce di Papa Francesco, qualche sprovveduto e poco preparato insiste nel dire che il Santo Padre esagera e cavalca un problema nuovo per il quale non c'è stato tempo per organizzare una risposta adeguata. Ciò non è affatto vero e quindi riteniamo opportuno un piccolo promemoria, utile per chi è incline a dimenticare con leggerezza e facilità.

  Luis Badilla:   Giovanni Paolo II sull'accoglienza dei profughi: "Voglia il Signore Gesù, che ha sperimentato la difficile vita del profugo, illuminare le menti di coloro che reggono le sorti dei popoli"


I cinque anni di guerra hanno bruciato una generazione di siriani. 3 milioni di bambini da anni non vanno a scuola e il 25% delle scuole è stato distrutto o occupato.

  Fulvio Scaglione:   SIRIA, LA GUERRA E LA GENERAZIONE PERDUTA



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Hanan Al Hroub è la miglior insegnante al mondo del 2016, palestinese di Betlemme insegna la nonviolenza



Si chiama Hanan Al Hroub la vincitrice del premio “Insegnante mondiale 2016”. 
Ad annunciare il suo nome, domenica sera, è stato Papa Francesco, in un videomessaggio inviato al quarto Forum globale sull’educazione, svoltosi a Dubai, negli Emirati Arabi.

   video

L’evento, sul tema “Una maggiore responsabilità collettiva per l’educazione pubblica”, è stato organizzato dalla Fondazione Varkey, ente no-profit nato per migliorare gli standard educativi dei minori disagiati nel mondo. 
Artigiani di umanità, costruttori della pace e dell’incontro”: così Papa Francesco ha definito nel suo messaggio gli educatori...

   È palestinese la prof più brava del mondo: il videomessaggio del Papa

   video

Il Nobel dell’insegnamento. La Davos dell’educazione. Chiamatela come volete, ma il senso è lo stesso. La Varkey Foundation ha annunciato per il secondo anno di fila il vincitore del suo Global Teacher Prize. Anzi, la vincitrice: la palestinese Hanan Al Hroub, che porta a casa l’ambito premio di un milione di dollari. 
Cresciuta in un campo profughi vicino a Betlemme, dove insegna, e dove conscia dei drammi dei piccoli, si è specializzata nel supporto ai bambini traumatizzati.
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«Gli insegnanti possono cambiare il mondo», ha spiegato lei, dicendosi «orgogliosa di essere una insegnante, donna, palestinese, qui su questo palco».
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Esclusa dalla top 10, ma selezionata tra i 40 nomi migliori al mondo, proposti alla commissione che ne ha vagliato le candidature, c’era anche un’insegnante italiana, delle scuole medie di Spinaceto (in provincia di Roma), Barbara Riccardi. Una super-prof, che già nel 2010 ha ricevuto una medaglia al merito dal presidente della Repubblica per aver organizzato campi estivi per bambini di famiglie svantaggiate. Sulla scia di questa candidatura il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini ha annunciato via video la nascita di Premio nazionale degli insegnanti, con candidature aperte in primavera e una commissione preposta a scegliere i 5 vincitori, che riceveranno un budget (50 mila euro al vincitore, 30 mila agli altri 4) da usare per realizzare progetti per le loro scuole.

Nel frattempo, ecco i dieci migliori insegnanti al mondo, secondo la Varkey Foundation.

   Nobel dell’insegnamento: la miglior maestra al mondo è palestinese



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... Impegnati, creativi, volenterosi, solidali e molto spesso per le condizioni in cui lavorano anche molto coraggiosi i finalisti del Global Techer Prize (http://www.globalteacherprize.or/), hanno storie sono tutte da scoprire, ciascuna con le proprie particolarità...

  ANSA:   Insegna la non violenza, è la migliore insegnante al mondo




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Contro la preparazione della guerra in Libia - Comunicato stampa di Pax Christi



Contro la preparazione della guerra in Libia 
Comunicato stampa di Pax Christi

Il Consiglio nazionale di Pax Christi, riunito a Firenze il 12-13 marzo scorso, ha condiviso la testimonianza del vescovo ausiliare Caldeo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, che in diversi incontri ad Ambivere (Bg), Brescia, Trento, Bolzano e Novara ha raccontato la sofferenza della sua gente e denunciato la follia della guerra e i grandi interessi nella vendita di armi, anche da parte dell’Occidente e dell’Italia a Paesi, come l’Arabia Saudita, che sappiamo essere tra i primi sostenitori dell’Isis.

La guerra è un affare di armi, dietro i terroristi e le numerose bande armate c’è una rete di giganteschi interessi e di enormi complicità.

La Libia è in guerra da anni: una guerra geopolitica ed economica promossa da Francia, Gran Bretagna e Italia, con la supervisione strategica degli Stati Uniti e la presenza della Nato, per il controllo delle risorse e del “bottino libico” depositato nelle banche europee.

Le recenti dichiarazioni governative contrarie a un intervento militare diretto possono aprire spiragli di luce, ma le condizioni di una guerra in Libia, disastrosa per tutti, sono di fatto tutte operanti: schieramento di forze, basi militari, droni a Sigonella, vendita di armi, decretogovernativo sui corpi speciali, campagna mediatica negli Stati Uniti e in Europa, aspirazioni egemoniche di molti Paesi in contatto con bande armate locali…

Ribadiamo ancora una volta la nostra opposizione a un intervento bellico in nome di:

- una politica lungimirante attenta ai popoli dell’Africa e del Medio Oriente;

- una “sicurezza comune” europea che non usi i migranti, vittime delle guerre da noi sostenute, per scatenare nuove guerre;

- un’Europa unita e libera da logiche neocoloniali e da ossessioni nazionaliste escludenti;

- una sovranità del diritto (ribadita anche da papa Francesco alle Nazioni Unite);

- un ruolo centrale autonomo dell’ONU che non deve lasciare spazio ad altri organismi, ad alleanze equivoche o alla Nato.

In sintonia con le diverse manifestazioni italiane contro la guerra in Libia (cui abbiamo aderito), chiediamo alla politica di operare nel rispetto della Costituzione, ritenendo che l’impegno per la pace non sia, come ha detto l’ex Presidente Giorgio Napolitano in Senato, un “ingannare l’opinione pubblica e sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo che non ha ragione di essere nel mondo di oggi”.
Riteniamo importante nello stesso tempo risvegliare la presenza attiva della Chiesa italiana per il disarmo, la prevenzione delle guerre, la formazione alla pace e alla nonviolenza,la promozione di gesti significativi a favore di una comunità cristiana disarmata e disarmante.
Firenze, 15 marzo 2016

Intervista vescovo ausiliare Caldeo di Baghdad,  mons. Shlemon Warduni

   video


   Droni. Dalla Sicilia con Slancio di Antonio Mazzeo

Visita il sito ufficiale del movimento:
   Pax Christi 


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Non è l'ISLAM il nemico da battere ma l'ingiustizia di Franco Cardini



Non è l'ISLAM il nemico da battere
 ma l'ingiustizia

di Franco Cardini

Siamo in guerra, si stanno ripetendo in molti: e quindi, à la guerre comme à la guerre . Ma attenti perché, tanto per continuar con le espressioni francesi, quella contro l’islamismo – che non è la fede islamica, bensì la sua tragica caricatura in termini ideologici, un “ismo” (al pari del fascismo o del comunismo) che tratta Dio e la religione come pretesti per una politica di potenza – è sul serio una drôle de guerre , che qui in Europa va combattuta con gli strumenti e le risorse dell’antiterrorismo, l’intelligence anzitutto, mentre nel Vicino Oriente vuol vederci, per forza di cose, sul terreno in quanto là, a differenza di qua, il nemico adesso rappresentato dall’Is (Daesh) vanta una sovranità territoriale de facto che gli va strappata: il califfo al-Baghdadi è un brigante che si comporta come se fosse un capo di Stato e i suoi seguaci gli vanno sottratti uno ad uno o battendoli sul campo o convincendoli ad abbandonare la sua causa e a passare alla nostra. Perché questa è una guerra anche, anzi soprattutto, ideologica, contromujahiddin (combattenti del jihad , dello “sforzo sulla via gradita a Dio”) eforeign fighters (uomini o magari anche donne, spesso giovani, che all’opulento vuoto di valori offerto loro dall’Occidente, cui hanno voltato le spalle, hanno preferito il fiammeggiante e sanguigno orizzonte del paradiso all’ombra delle spade). 

Una guerra dove non basta vincere, bensì occorre anche e soprattutto convincere. Siamo davvero in guerra? Ma allora è indispensabile cominciar col capire bene chi è il nemico e chi sono invece gli alleati; e se tutti gli alleati sono davvero tali, e se tali sono tra loro o fanno in qualche misura il doppio gioco. E allora attenzione. Qui da noi, che cosa vuole il califfo che ci fa colpire dagli attentati terroristici? Egli vuol costringerci ad abbandonare il ritmo della nostra usuale vita civile, a vivere come talpe in un sistema di “sicurezza” cioè di paura continua, a perder la testa per lo sgomento o per la rabbia fino a commettere gesti inconsulti: che magari si traducano in atti di guerra insensati, in una tempesta di fuoco che ci abbatta sull’area conquistata dall’Is (Daesh) e che, più che i suoi guerriglieri, stermini quegli innocenti iracheni e siriani che il califfo-brigante tiene praticamente come ostaggi, che magari non lo amano affatto ma che finiranno con il preferirlo ai “liberatori” occidentali se questi ultimi colpiranno alla cieca ammazzando più loro che non i miliziani, i politischen Soldaten di al-Baghdadi. Il quale di una cosa ha soprattutto bisogno: di shuhadà , di “martiri della fede” che dimostrino a tutto l’islam sunnita in via di proletarizzazione del mondo che lui e solo lui è il rappre- sentante supremo della fede. 

Per affermare davvero quel che dice di essere, il “comandante dei credenti”, il califfo deve farci paura a casa nostra fino a indurci a perdere la testa e a rinunziare al nostro ordinario way of life e magari agli stessi valori in cui crediamo, cedendo la nostra libertà in cambio di uno straccio d’illusoria sicurezza in più; e a combatterlo sul suo terreno, sull’area che ancora controlla nel Vicino Oriente, ripetendo gli errori che già abbiamo commesso in Afghanistan e in Iraq e alienandoci le popolazioni delle quali ha più o meno il controllo ma sulle quali non esercita affatto un ampio e profondo consenso.
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La radice dei mali del mondo attuale, di questo lungo e tumultuoso momento di passaggio – a dirla conZygmunt Bauman – dalla “Modernità solida” con le sue granitiche, brutali certezze fondate sulla forza e sul profitto, alla “Modernità liquida” con le sue incertezze e la sua febbrile ricerca di un nuovo equilibrio, è la profonda ingiustizia nella quale l’umanità sta affondando, l’abissale sperequazione che la domina e che ormai l’informazione globalizzata sta rendendo nota a tutti nella sua insensata insostenibilità. 
È il mondo delle oscene, insopportabili disuguaglianze lucidamente denunziate nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, la Mater terribilis, ancora e sempre mostruosamente feconda, dei mostri che stiamo affrontando e che dovremo nell’immediato futuro affrontare. Non è l’islam che ci minaccia, nonostante l’indubbia componente guerriera e perfino violenta della sua cultura che è però, appunto, una componente. E nemmeno il suo perfido e ridicolo succedaneo ch’è l’islamismo. È contro l’ingiusto assetto del mondo, contro l’assurdo squilibrio di un’umanità divisa fra pochissimi troppo ricchi e una sterminata moltitudine di troppo poveri, che è necessario volgerci. Quello è il nemico da battere.

   Non è l'ISLAM il nemico da battere ma l'ingiustizia di Franco Cardini


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In strada per la morte del figlio
A Santa Marta il Pontefice ha ricordato la scomparsa del polacco che viveva in via della Conciliazione. «È spirato senza neanche un’ultima carezza. In piena Roma»
 
  Rinaldo Frignani:   Boris, il clochard ricordato dal Papa

Una multa a chi fa un gesto di carità verso il prossimo. Il Comune di Bordighera vara una misura che sconfina nell'assurdo: sanzionare chi fa elemosina agli accattoni sperando così di debellare il fenomeno. Magari facendolo semplicemente traslocare nei paesi accanto. Lo ha deciso l'amministrazione guidata dal sindaco Giacomo Pallanca, indipendente sostenuto dal centrodestra e di certo la sua iniziativa sarà destinata a sollevare parecchie polemiche. In vista delle vacanze pasquali e della stagione estiva, quando i luoghi del comune della riviera del Ponente ligure torneranno ad essere frequentati da tanti turisti, il primo cittadino ha pensato a una delibera per "stroncare" il fenomeno dei mendicanti con una scelta radicale sperando così di trasformare la cittadina in un'oasi felice per i turisti e per i commercianti. Pallanca Si è difeso sostenendo di aver ricevuto numerose lamentele dai cittadini infastiditi dal fatto di essere avvicinati da accattoni. 

  AVVENIRE:   Bordighera, multa a chi fa l'elemosina

Nell'ultimo anno è triplicato il numero di minori non accompagnati che hanno varcato le frontiere dell'Ue, come rivela il rapporto Summit. Hanno gli stessi diritti degli altri piccoli, ma di fatto, come certificano gli organi di polizia, di tantissimi si perdono le tracce, diventando così preda di sfruttatori a fini sessuali o economici.

  Eugenio Arcidiacono:   QUEI 10 MILA BAMBINI DI "SERIE B" SCOMPARSI NEL NULLA


Presentato il Report 2015 di Meter. Oltre un milione le foto e 76.200 i video segnalati, quasi 10mila i siti denunciati, 700mila i minori coinvolti, anche neonati. Il buco nero del deep web e la denuncia di don Fortunato Di Noto: contro pedofilia e pedopornografia si sta facendo ancora poco. Un appello ai genitori e un decalogo per i ragazzi

  Giovanna Pasqualin Traversa:   Rapporto Meter 2015: oltre 1 milione di foto e video, anche di neonati. E la nuova frontiera è il deep web


La legge 184/83 non è da buttare perché contiene tutta una serie di equilibri che salvaguardano il primato del minore. Certamente, ci sono dei miglioramenti da attuare, ma sempre nell'ottica che non esiste un diritto ad avere un figlio, da parte di chiunque (coppie eterosessuali coniugate, conviventi etero o omosessuali, singoli), ma solo il diritto del minore a essere adottato. I pareri di Donata Micucci (Anfaa), Marco Griffini (Aibi), Andrea Turatti (Famiglie nuove), Alberto Pezzi (Famiglie per l’accoglienza), Daniela Bertolusso (Amici di Don Bosco onlus)

  Gigliola Alfaro:   Adozioni: in una nuova legge sempre il bambino al centro


Bambini al cinema con i pullman dell’Esercito italiano. Succede a Castelletto Sopra Ticino, piccolo centro sul versante novarese del lago Maggiore, dove l’amministrazione comunale ha sottoscritto un accordo con la caserma “Babini” di Bellinzago che prevede «il supporto dei militari per alcune iniziative di pubblica utilità», fra cui il trasporto dei bambini delle scuole. E così, lo scorso 2 marzo, i pullman verde-militare del Reggimento gestione aree di transito di Bellinzago hanno prelevato i 700 bambini delle scuole materne ed elementari di Castelletto e li hanno portati al cinema. Ma c’è stato anche il tempo perché alcuni ufficiali tenessero una breve lezione sulla Prima Guerra mondiale, nel suo centenario.

  Luca Kocci:   Propaganda di guerra: Pax Christi denuncia il matrimonio tra scuola e forze armate

... Diamo allora agli insegnanti la possibilità di educare alla pace, con strumenti di pace. La prima guerra mondiale fu definita da papa Benedetto XV  “un’inutile strage” (1 agosto 1917). Pax Christi ad esempio cura un sito, interessante da visitare http://www.inutilestrage.it e promuove anche una campagna “Scuole smilitarizzate”. Siamo alla vigilia di una nuova guerra dell’Italia in Libia: dopo il 1911, il 2011, e sarebbe la terza! Vogliamo parlarne? Io sono disponbile.
Qui invece si comincia a portare i bambini al cinema, poi magari anche a visitare la base di Cameri (Novara), a vedere da vicino quei gioiellini di aerei da guerra… E si coinvolgono anche le famiglie. Questa è cultura… di guerra. Questa è propaganda di guerra!

  Renato Sacco:   Quando l’esercito entra a scuola



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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   Gesù non si ferma mai..
  Tutti i cristiani sono chiamati...
  "Va e d'ora in poi non peccare più"...
  Come il peccato è povertà d'amore...
  Cristo ha segnato la storia...
  Il crocifisso non è un ornamento...
  Essere liberi non significa nient'altro che...
  Chi volge le spalle al sole...
  Solo con il cuore arrivi...



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ENZO BIANCHI "Neanche io ti condanno" Lectio divina Gv 8, 1-11

  Video

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Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Terza, il Santo Padre Francesco ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico nel corso del quale ha decretato che la Beata TERESA DI CALCUTTA (al secolo: Agnese Gonxha Bojaxhiu) sia iscritta nell’Albo dei Santi domenica 4 settembre 2016.

  Madre Teresa di Calcutta sarà iscritta...

Dopo l'annuncio della data di Canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, che verrà elevata all'onore degli altari il 4 settembre prossimo riproponiamo i nostri post: 

 
Madre Teresa di Calcutta... Santa!

  Ricordando il discorso di Madre Teresa per l'assegnazione del premio Nobel per la pace...


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I nostri auguri e il nostro pensiero a Don Tonino sempre vivo nei nostri cuori!!!

  Auguri!!!

Don Tonino Bello è nato il 18 marzo 1935 oggi vogliamo riproporre le immagini del suo ultimo compleanno... è il nostro modo di ricordarlo e di esprimere tutta la nostra stima, il nostro affetto e la nostra riconoscenza per tutto quello che continua a donarci!

 
Auguri don Tonino!

Il Servo di Dio don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, irriducibile difensore della pace e dell'umano, è nato il 18 Marzo 1935

 
Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza...
  Il genere umano è chiamato a vivere sulla terra...


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Marzo 2016: "sostegno alle famiglie in difficoltà"  (videomessaggio)



Intenzione di preghiera 
di Papa Francesco 
per il mese di Marzo 2016

È dedicata alle famiglie in difficoltà l’intenzione universale di preghiera di Papa Francesco per il mese di marzo. 

“La famiglia è uno dei beni più preziosi dell'umanità, ma non è forse anche uno dei più vulnerabili? Quando una famiglia non è protetta e ha difficoltà di tipo economico, per la salute o di qualsiasi altro tipo, i bambini crescono in circostanze difficili.

Voglio condividere con voi e con Gesù la mia intenzione per questo mese: che le famiglie in situazioni difficili ricevano il sostegno necessario e i bambini possano crescere in ambienti sani e sereni”.

     VIDEO

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" (videomessaggio)
  • Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016: "la cura del creato" (videomessaggio)


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Il Mercoledì delle Ceneri di Papa Francesco audiomessaggio per la Quaresima (testo e video)


​ Mercoledì delle Ceneri 
 10 febbraio 2016 

Papa Francesco ha inaugurato nel Mercoledì delle Ceneri, l`iniziativa "KeepLent", promossa e organizzata dal Servizio per la Pastorale Giovanile della Prelatura di Pompei (Italia) per annunciare il Vangelo quaresimale attraverso i social network.

L’applicazione utilizzata da Pompei sarà Telegram, servizio di messaggistica istantanea. 

La modalità per iscriversi è la seguente: bisogna scaricare l’app Telegram sul proprio smartphone; cercare il canale @PGPompei e unirsi. Ogni mattina, gli iscritti riceveranno un messaggio con un versetto del Vangelo del giorno, accompagnato da una nota audio di commento, della durata di circa un minuto e 30 secondi. 

La riflessione sarà di volta in volta a cura di sacerdoti, catechisti, educatori di Azione Cattolica, insegnanti di religione, responsabili di movimenti e associazioni, membri dell’èquipe di Pastorale Giovanile e del gruppo scout Agesci.

   video

Cari ragazzi,
Gesù disse ai suoi discepoli "State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro" ... "Quando fai l'elemosina non suonare la tromba davanti a te" ... "Il Padre tuo, che vede nel segreto ti ricompenserà".

La parola di Dio ci da il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima.
...

Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta.
Certo, anche le cose esteriori sono importanti, ma dobbiamo sempre scegliere e viverle alla presenza di Dio.

Facciamo nella preghiera, nella mortificazione, e nella carità fraterna quello che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della ricompensa di Dio Padre.

Buona Quaresima, la Madonna di Pompei vi accompagni e, per favore, pregate per me



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TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015



TERESA D'AVILA, 
DONNA IN CAMMINO

HOREB n. 72 - 3/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

   Editoriale  (PDF)

   Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it


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'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Gv 8,1-11

Pericope molto controversa, rifiutata o addirittura tolta dai codici antichi, almeno fino al terzo secolo, come testimonia Sant'Agostino nel suo "De Coniugiis Adulterinis". Sono solo undici pericolosissimi versetti, che mettono in crisi le prime comunità cristiane, che non comprendono e non accettano il comportamento di Gesù. Il facile perdono concesso all'adultera, senza almeno pretendere il suo pentimento è assolutamente intollerabile perché mette a rischio la sempre fragile stabilità coniugale.
Il tema della misericordia, già presente e fondamentale nella Torah, in Gesù raggiunge la sua più alta espressione e questa pagina di Vangelo ci permette di entrare in modo tanto semplice quanto profondo nel mistero d'amore di un Dio che " ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la Vita Eterna "3,16). Riteniamo di venire perdonati perché ci pentiamo, ma in realtà possiamo pentirci e cambiare vita perché, da sempre e comunque siamo perdonati. Il Padre ci ama non perché siamo buoni (siamo suoi figli!), ma - semmai - diventiamo buoni perché facciamo esperienza di quanto fin dall'eternità Dio ci ama. Siamo chiamati allora a riconoscere nel volto anonimo della donna, ed in quello terribilmente violento degli zelanti custodi dell'ortodossia religiosa, il nostro volto di adulteri e di omicidi.
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Un uomo di nome Giobbe/13 - 
Il dialogo, anche il più inaspettato, 
aiuta a capire la vita e Dio

Il vero senso della sofferenza
di Luigino Bruni

Iob dice che i buoni non vivono e che Dio li fa ingiustamente morire. Gli amici di Iob dicono che i cattivi non vivono e che Dio li fa giustamente morire. La verità è che tutti muoiono.
(Guido Ceronetti, Il libro di Giobbe)

Giobbe ha terminato i suoi discorsi. I suoi ‘amici’ lo hanno umiliato e deluso, ma gli hanno anche consentito di trovare ragioni via via più profonde della sua innocenza. Nei momenti di discernimento profondo sulla giustizia della nostra vita e di quella del mondo, il dialogo è strumento essenziale. Riusciamo a capire le domande più profonde sulla nostra esistenza, a penetrare le profondità più buie della nostra anima, solo in compagnia, dialogando. Anche quando gli interlocutori non sono nostri amici, non ci capiscono e ci fanno male, la verità su di noi emerge dialogando con altri umani, con Dio, con la natura. Le solitudini sono buone solo quando rappresentano una pausa tra due dialoghi. Per conoscere chi siamo veramente, per raggiungere gli angoli più nascosti e veri del nostro cuore, c’è bisogno soprattutto di parlare e di ascoltare. Nelle notti della vita è meglio essere male-accompagnati che soli. 
...
La sofferenza fa parte della condizione umana, è nostro pane quotidiano; e se Elohim è il Dio della vita lo possiamo senz’altro trovare anche in fondo alle sofferenze nostre e degli altri. Qualche volta la notte del dolore consente di vedere stelle più lontane, e di sentire ‘abitato’ il vuoto creato dalla sofferenza. L’incontro con la sofferenza ci può far accedere a dimensioni più profonde della nostra vita, quando nella nudità dell’esistenza possiamo incontrare un io più vero che ancora non conoscevano. Altre volte, invece, la sofferenza peggiora le persone, toglie la luce del giorno e non riusciamo più a vedere neanche il sole a mezzodì. Troppi poveri sono schiacciati da sofferenze che non li fanno più umani. I primi capitoli della Genesi ci dicono che la sofferenza dell’Adam non era nel progetto originario di Dio, e che la sua sorgente è esterna ad Elohim. La Bibbia sa che gli dei che si nutrono della sofferenza degli uomini si chiamano idoli. Ma Elihu non può usare il suo argomento per spiegare la sofferenza di Giobbe. Giobbe è giusto e innocente, non si trovava né si trova in nessuna condizione di peccato mortale da cui uscire grazie alla sofferenza. Allora pur dovendo riconoscere il valore antropologico e spirituale che la sofferenza qualche volta può produrre, nessuna lettura umanistica e quindi vera della Bibbia può far di Dio la causa della sofferenza degli uomini, tanto meno degli innocenti. Quale Dio può associare alla sua azione la sofferenza dei bambini, l’annientamento dei poveri, l’urlo dei tanti Giobbe della storia? E chi lo fa costruisce religioni disumane e dèi troppo piccoli per essere all’altezza della parte migliore di noi che continua a patire quando incontra la sofferenza umana. Quale senso religioso avrebbe un mondo dove gli esseri umani migliori combattono le sofferenze che Dio stesso procurerebbe? Nessuno. I crocifissi senza resurrezione non salvano né gli uomini né Dio, e chiunque cerchi di bloccare le religioni al venerdì santo sta impedendo la fioritura degli uomini e di Dio. La solidarietà e la fraternità sono nate e rinascono dalla nostra capacità di soffrire per la sofferenza altrui, dalla nostra compassione per il dolore di ogni donna e di ogni uomo. È questo Dio solidale che Giobbe cerca: un Dio che sia il primo a soffrire per la sofferenza del mondo, il primo ad agire per ridurla riscattando i poveri e le vittime.

   Il vero senso della sofferenza di Luigino Bruni  (PDF)

Leggi anche i post già pubblicati:
  • - Un uomo di nome Giobbe/12 - L'attesa dell'innocente
  • - Un uomo di nome Giobbe/11 - La miniera della sapienza
  • - Un uomo di nome Giobbe/10 - Fedeli al Dio del non ancora
  • - Un uomo di nome Giobbe/9 - Il veleno della falsa misericordia
  • - Un uomo di nome Giobbe/8 - La rivoluzione dell’ascolto
  • - Un uomo di nome Giobbe/7 - La parola che vince la morte
  • - Un uomo di nome Giobbe /6 - La memoria viva della terra
  • - Un uomo di nome Giobbe /5 - Attenti ai ruffiani di Dio
  • - Un uomo di nome Giobbe /4 - La responsabilità di Dio
  • - Un uomo di nome Giobbe /3 - L’arca del duro canto
  • - Un uomo di nome Giobbe /2 - La risposta dell’intoccabile
  • - Un uomo di nome Giobbe / 1 - Nudo è il dialogo con Dio


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"Mosè: la misericordia come solidarietà con il popolo" a cura di p. Alberto Neglia (VIDEO INTEGRALE)


"Mosè: la misericordia come solidarietà con il popolo"
p. Alberto Neglia, ocarm
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016

RIGENERATI NELLA SUA
GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3)

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto

3 febbraio 2016

1. Se ci si lascia incontrare, visitare da Dio misericordioso si diventa misericordiosi

La figura di Mosè riveste un'importanza fondamentale nell'ambito della tradizione ebraica; questa gli ha voluto attribuire tutti quei caratteri che servono a ricondurre a lui l'origine dell'intera storia del popolo nei suoi vari aspetti. In At 7,20-41 Stefano presenta la vita di Mosè in tre tappe di quarant'anni ciascuna. Indicano tre grandi periodi completi:
1° periodo At 7,20-22: Mosè è oggetto di una speciale provvidenza di Dio

Alla sua nascita viene definito "bello", aggettivo che non vuole indicare, come oggi intendiamo, un aspetto fisico avvenente, ma è di ordine teologico. Mosè è bello perché corrisponde al progetto creazionale di Dio, il suo volto riflette lo splendore del Signore (Es 33,18-21) il suo cuore manifesta la passione liberatrice di Dio.

È tenuto nascosto tre mesi, poi in un cestello è affidato alle acque. La parola "cestello" (tebah) è la stessa usata per indicare l'arca che salvò Noè dal diluvio. Già questa piccolissima arca mi sembra un segno della misericordia-provvidenza di Dio. La figlia del faraone che lo salva, è detta "donna di compassione" (Es 2,6). È interessante che nel palazzo del faraone, dove si nutrono progetti di morte, c’è una creatura che prova compassione. Lo assume come figlio e provvede alla sua educazione per cui «venne istruito in tutta la sapienza degli egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere» (At 7,22).
...
Ogni persona umana è depositaria di una vocazione che viene da Dio; ed ogni vocazione ha sempre il significato di un impegno a vantaggio dell'umanità: manifestare la misericordia di Dio. 

Di fronte a Dio che lo chiama, Mosè, invecchiato e reso sapiente dalla fatica della vita riesce soltanto a dire: «Chi sono io per andare?» (Es 3,11). Alla proposta di Dio obietta presentando la sua inutilità. Sembra che la chiamata lo abbia come inchiodato all'evidenza della sua inutilità. Dio gli risponde «Io sono con te» (Es 3,12). Ed è così che la missione di Mosè acquista la sua reale portata: essa non è altro che il frammento di un mistero in cui Dio stesso lo sta coinvolgendo, per raccontare la sua misericordia.

Mosè parte per vedere i fratelli (Es 4,18), in fondo si ripete il gesto di Es 2,11. Ma nella sostanza ora tutto è diverso.

Adesso sono i fratelli e Aronne che gli vengono incontro al monte di Dio (Es 4,27), con grande sorpresa, (la misericordia di Dio lo precede) e gli danno il bacio della pace. In fondo Mosè ogni giorno nella sua missione, scoprirà che è scavalcato dall'iniziativa di Dio, che lo proviene. Per chi è veramente chiamato al servizio dei propri fratelli, tutto accade come a gente sorpresa da un dono: il dono per Mosè è Aronne collaboratore che gli consente di superare qualsiasi imbarazzo (Es 4,16). Mosè non è più solo.
La collaborazione Mosè-Aronne porta frutti: il cap. 4 si chiude con una constatazione meravigliosa e che Mosè non immaginava (cf. Es 4,1), infatti "il popolo credette" (Es 4,31). 
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   VIDEO

Guarda anche il post già pubblicato:
   Il cammino del profeta Giona e l’amore di misericordia per i perduti - prima parte - (VIDEO INTEGRALE)


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Gesù e l'adultera - "Solo uomini e donne liberati e perdonati possono dare ai fratelli libertà e perdono" di p. Ermes Ronchi - V DOMENICA di QUARESIMA - anno C


Gesù e la donna adultera
"Solo uomini e donne liberati e perdonati
possono dare ai fratelli libertà e perdono"
di p. Ermes Ronchi


V DOMENICA di QUARESIMA - anno C

... Ecco la giustizia di Dio.
Gesù è il giusto che non ci condanna, ma ci rende giusti; è venuto a portare una rivoluzione, una trasformazione radicale nel rapporto tra Dio e uomo e di conseguenza nel rapporto tra uomo e uomo...
... Gesù ama i valori, ma più ancora le persone. Oggi si sente spesso parlare di principi non negoziabili, ma il primo dei "principi non negoziabili" sono le persone!
Per un Dio che è Padre non negoziabili sono i suoi figli!
... Ciò che sta dietro non importa, importa l'oggi e il domani. Tante persone vivono come in un ergastolo interiore, schiacciate da sensi di colpa per errori che hanno commesso... il bene possibile domani conta di più del male presente oggi. Gesù apre le porte delle nostre prigioni interiori e smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri. Lui sa bene che solo uomini e donne liberati e perdonati possono dare libertà e perdono...
...

Estratto video di "Le radici  della speranza" del 16/03/13

   VIDEO


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... Gesù era un rabbi che amava i banchetti, amava la tavola quale luogo eminente di incontro. Sapeva bene, infatti, che a tavola si celebra la vita, l’amicizia, l’amore, e lo si fa con pane, vino e olio, con la sapiente trasformazione dei beni creati da Dio. Sapeva anche che la comunione della tavola ha un significato simbolico ben più ampio della mera condivisione del cibo... 

  Enzo Bianchi:   Le tavole di Gesù, da Cana a Emmaus

Nessuna svolta ‘buonista’
“La ‘misericordia’ fa paura. Nella tradizione ebraica, anche a livello semantico, nell’albero delle manifestazioni divine è congiunta con la ‘forza’.  In realtà, per essere misericordiosi ci vuole molto coraggio e rigore e Papa Francesco non sta chiedendo alla Chiesa una svolta buonista ma, come già diceva Giovanni XXIII aprendo il Concilio, un ritorno al cuore del Vangelo. E al cuore del Vangelo c’è il cuore, che deve essere capace di relazionarsi con gli altri cuori”. Ad affermarlo èfratel Michael Davide Semeraro, monaco benedettino della  Koiononia della Visitation a Rhêmes-Notre-Dame (Valle d’Aosta), che prende spunto dagli ultimi giorni della Quaresima - di cui ha parlato nel libro ‘La Quaresima, un’occasione da non perdere’ (San Paolo) - per una riflessione a tutto campo sull’Anno Santo e il terzo anniversario del Pontificato.

  RADIO VATICANA:   Giubileo, il "coraggio" della misericordia


Con un’udienza concessa al segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin, Papa Francesco ha approvato le nuove “Norme  sull’amministrazione dei beni delle Cause di beatificazione e canonizzazione”, abrogando quelle precedenti approvate da san Giovanni Paolo II il 20 agosto 1983. Le nuove norme, che verranno promulgate e pubblicate su “L’Osservatore Romano”, entreranno in vigore “ad esperimentum” per tre anni.

 
SIR  Papa Francesco: nuove norme su amministrazione beni Cause di beatificazione e santificazione


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Il card. Francesco Montenegro (presidente di Caritas Italiana e arcivescovo di Agrigento) con 2.500 giovani volontari in servizio civile all’udienza di Papa Francesco 

  Caritas Italiana: il 12 marzo 2.500 giovani volontari in servizio civile all’udienza di Papa Francesco


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni



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OREUNDICI - IL QUADERNO DI MARZO 2016 - I VOLTI DELL'ISLAM - L'EDITORIALE di Mario De Maio - TESTIMONI: C. DE FOUCAULD IL MISTICO DEL DESERTO di Arturo Paoli



OREUNDICI
IL QUADERNO DI MARZO 2016

I VOLTI DELL'ISLAM

L'EDITORIALE 
di Mario De Maio

Papà, io sono musulmana? Si, come i tuoi genitori. E sono anche araba? Si, sei araba, anche se non parli questa lingua. Ma hai visto anche tu la televisione: i musulmani sono cattivi, hanno ucciso molte persone; io non voglio essere musulmana. Questa conversazione fra Tahar Ben Jelloun e sua figlia, dieci anni, nasce di fronte alla televisione che spesso ripete “i musulmani sono tutti cattivi”. Nel suo libro L’Islam spiegato ai nostri figli (Bompiani, 2010), Ben Jelloun cerca di rispondere con semplicità, ma rifuggendo ogni esemplificazione, alle domande fondamentali sull’Islam. L’Islam, comparso nel VII secolo, è una religione relativamente giovane. Ha solo 14 secoli, e attualmente è più diffusa del cattolicesimo. Conta più di un miliardo e mezzo di fedeli. Offriamo in questo quaderno alcuni spunti di riflessione e di conoscenza su questa realtà difficile e a noi quasi sconosciuta, con cui ci mettono in contatto i numerosi rifugiati che stanno invadendo l’Europa. Mi vengono alla mente le esperienze di Charles De Foucauld che già cento anni fa in Algeria, a Béni Abbès, si era confrontato con i touareg, nomadi del deserto, musulmani, e quelle dei monaci trappisti del monastero di Tibhirine, in Algeria. Con le loro testimonianze ci hanno indicato i sentieri da percorrere. L’incontro tanto cercato con “l’altro”, con il “totalmente altro” è stato da loro vissuto fino in fondo, fino al dono della vita. Nel tentativo di una comune ricerca di Dio hanno accolto e attraversato differenze che spesso portano alla separazione, all’odio e alla violenza.
La fiducia, l’amicizia, e i gesti quotidiani di condivisione e di reciproco rispetto, furono alla base delle loro relazioni.
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TESTIMONI: C. DE FOUCAULD
IL MISTICO DEL DESERTO
l’itinerario spirituale del “fratello universale”
di Arturo Paoli

Conobbi da adolescente, quando si sogna di avventure, l'esistenza di Charles de Foucauld attraverso la lettura della sua vita, scritta da René Bazin: un'avventura che poteva attrarre i ragazzi sognatori, come me. Come piccolo fratello del Vangelo, ripenso spesso a due persone che ho conosciuto da vicino, e che sono all'origine della Fraternità: frère Milad, maestro dei novizi, e Réné Voillaume, fondatore. A queste due persone, molto diverse fra loro eppure armoniosamente unite nel dono di sé al seguito del "mistico del deserto", devo la mia spiritualità.
...

Réné Voillaume iniziò la sua attività di Fondatore, avendo scoperto l'ultima mansione, come Teresa d'Avila definisce le tappe della vita contemplativa, raggiunta da colui che aveva vissuto la sua vita di convertito alla ricerca di seguire il modello unico, il Signore Gesù. Aveva cercato Dio nella Carne di Gesù, adorandolo lungamente e spesso dolorosamente, come se il simbolo del Pane fosse come una porta che ostacolava la visione del suo amatissimo Fratello Gesù. E, per un passaggio che appare logico, semplice, questa umanità in cui scende il Padre, richiamato dal grido della schiavitù umana, è il Corpo del Figlio dell'Uomo, è l'umanità che Charles de Foucauld vide negli uomini prossimi a lui, gli arabi Touareg. È come se quella porta, davanti alla quale si è fermato implorando con il suo lamento finalmente si aprisse sugli altri, sui fratelli. Dalla fraternità con l'Unico, il solitario passa alla fraternità con gli altri, con i molti, con l'umanità, non come se fosse su una scala sulla quale da un gradino si passa all'altro lasciando il precedente, ma per estensione, per continuità, non lasciando l'Unico. E la carne umana nell'Uno non ha bisogno di nulla, e fratello Charles non sa più che fare per mostrare il suo desiderio di amore e la sua impotenza lo fa uscire in una espressione ingenua e commovente, dicendo che vorrebbe disperdersi come un profumo e avvolgere l'Amato come di una carezza. Ora i fratelli sono lì con i loro bisogni reali, la loro ostilità, ma anche con il loro desiderio nascosto di essere accolti da un fratello che con loro si apre al vero senso del vivere: «Se non mangerete la Carne del Figlio dell'Uomo non avrete la vita, non scoprirete il vero senso del vivere» (Gv 6,53). I Touareg, quasi per un simbolo che rimanda all'Eucarestia, velano il loro volto, e si coglie in una lettera scritta dal Solitario di Tamanrasset, che spesso manifestava nelle sue lettere alla cugina, una dolorosa attesa, un vero squarcio di gioia: «Hanno cominciato a chiamarmi fratello». Da allora si definerà il Fratello Universale. Ecco il senso semplice e vero di tutta l'esistenza cristiana: il passaggio dall'hostis all'hospes. Dall'hostis, l'altro dal volto chiuso, ostile, dietro il velo o separato da una porta, all'hospes, ospite, accolto: ecco l'itinerario spirituale che Charles de Foucauld ha aperto a chi si mette alla ricerca delle sue tracce.

Questo articolo di Arturo Paoli è stato pubblicato nel quaderno Ore undici del mese di giugno 2005.



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È stato pubblicato in rete il racconto che le Missionarie della Carità hanno raccolto da suor Sally, la superiora del convento di Aden, l’unica sopravvissuta al massacro delle Missionarie della Carità avvenuto lo scorso 4 marzo in Yemen. Nella stessa tragica circostanza, morirono altre 12 persone.

  Ilaria Solaini:   Yemen, il racconto della suora sopravvissuta


Sono 115 gli immigrati in attesa di un permesso di soggiorno ad oggi ospitati nell’hub di Agrate Brianza, in Lombardia. Per 92 di loro, sabato sera si apriranno le porte di 46 famiglie, che hanno aderito all’operazione "tavola condivisa" lanciata dal Comune e dalle tre parrocchie della comunità pastorale "casa di Betania". 

  Pierfranco Redaelli:   Le famiglie invitano a cena i profughi


Al Consiglio episcopale permanente sono stati presentati “alcuni criteri essenziali, volti a confermare e rafforzare ulteriormente la chiarezza e la trasparenza nell’amministrazione dei beni della Chiesa”. È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, diffuso oggi. In particolare, per quanto concerne l’elargizione di contributi con fondi provenienti dall’otto per mille, “oltre alla necessaria corrispondenza con le finalità previste dalla Legge 222/85, si è evidenziata l’importanza di acquisire il bilancio preventivo e consuntivo della realtà richiedente, a comprova di solidità etica ed economica; il piano di finanziamento e sostenibilità del progetto, per il quale si chiede una compartecipazione economica dell’ente beneficiato, al fine di sollecitarne l’iniziativa responsabile; la necessaria rendicontazione, nonché una documentazione attestante che la realtà destinataria del contributo ne abbia fatto conoscere la provenienza”.

  AVVENIRE:   «Migranti, l'impegno della Chiesa»


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 FRANCESCO
 

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12/03/2016:

  Preghiamo per le famiglie...

13/03/2016:

  Pregate per me

14/03/2016:

  Il Sacramento della Riconciliazione permette...

15/03/2016:

  Il Padre è veramente "ricco di misericordia"...

16/03/2016:

  Uscendo dal confessionale, sentiremo...

17/03/2016:

  Nessuno può essere escluso...


18/03/2016:

  Più è grande il peccato...



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Nel terzo anniversario del tuo pontificato ecco i nostri auguri e, rinnovando la nostra benedizione, ti assicuriamo le nostre preghiere... Ti vogliamo bene Papa Francesco, continua ad essere riflesso della Misericordia di Dio per illuminare le nostre vite!

  Tanti auguri...

Sono 3 anni che sei entrato nei nostri cuori... 
continua a lasciare impronte d'amore... 
buon cammino Papa Francesco!!!

  Vignetta


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Con l’account @Franciscus il Papa sbarca su Instagram. Sabato 19 marzo, sarà lo stesso Francesco a lanciare in rete la prima fotografia su uno dei social network più amati dai giovani, per la possibilità che offre di condividere immagini. L’inaugurazione dell’account avverrà verso mezzogiorno, dopo la messa nella basilica vaticana per l’ordinazione di due vescovi. Si tratta della nuova iniziativa promossa dal Pontefice per testimoniare la sua vicinanza alla gente attraverso un linguaggio semplice e immediato. Come testimonia il successo dell’account Twitter in nove lingue, sul quale il Papa ha già 25 milioni di follower.

  Nella festa di san Giuseppe il Papa posterà la prima foto - @Franciscus sbarca su Instagram



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Papa Francesco «sbarca» su Instagram sabato 19 marzo 2016. In realtà è da capire subito una cosa: Papa Francesco è già su Instagram. Nel senso che lo è da quando si è affacciato per la prima volta dalla loggia delle benedizioni, subito dopo la sua elezione. Dobbiamo infatti comprendere che non siamo sui social network solo quando apriamo un account personale (o istituzionale), ma da quando gli altri parlano di noi e condividono nostre parole o la nostra presenza nei loro network sociali.

  Antonio Spadaro:  Perché Papa Francesco “sbarca” su Instagram?



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3 anni con Papa Francesco - “Camminare, costruire, confessare Gesù Cristo"



L’Associazione Viandanti, La Conférence catholique des baptisé-e-s francophones (CCBF – Francia) e il Forum Européen des Comités Nationaux des Laïcs (FEL – Belgio), si rammaricano per le ininterrotte critiche mosse all’azione e alla persona del Vescovo di Roma, intendono perciò celebrare il terzo anniversario dell’elezione di papa Francesco con la Dichiarazione comune che pubblichiamo qui di seguito. 

* * * 
Dichiarazione in occasione 
del terzo anniversario dell’elezione 
del Vescovo di Roma

Tre anni! Tre anni da questo invito fatto dal nuovo papa: “Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. [...]. E adesso incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo.Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese”.
Dal 13 marzo 2013, il cammino è iniziato su sentieri nuovi e, a volte, difficili.
Noi, fedeli di Cristo, vogliamo, a partire da queste affermazioni, condividere le nostre speranze e le nostre preoccupazioni “con tutta la libertà e la fiducia” che si addice ai figli e alle figlie di Dio e ai fratelli e alle sorelle in Cristo[1].

1. Ascoltiamo l’invito di Papa Francesco a proseguire il processo, iniziato dal Concilio Vaticano II, per mettere il mistero della Chiesa in dialogo con il mondo contemporaneo, per annunciare ancora la gioia del Vangelo nella storia. ...

2. Accogliamo con favore l’avvento di una pastorale adeguata ai problemi del nostro tempo. Siamo lieti per la forte ripresa del tema della misericordia di Dio, presente in tutta la Bibbia. La misericordia sposta l’attenzione sulla realtà delle persone e della loro storia. ...

3. Accogliamo con grande speranza l’ampio lavoro di riforma della Chiesa per una maggiore sinodalità – che è il “camminare insieme” dei laici, dei pastori e del Vescovo di Roma – per la “decentralizzazione”, che dovrà prevedere le Conferenze Episcopali “come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorità dottrinale”...

4. Prendiamo atto con soddisfazione del ritorno alla centralità del popolo di Dio; del riferimento al “fiuto delle pecore”, cioè al “senso della fede”, che “impedisce di separare rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens”...

5. Accogliamo con speranza il nuovo slancio, manifestato dal Vescovo di Roma, per la realizzazione dell’unità della Chiesa. ...

6. Ascoltiamo la nostra Chiesa, che in nome del Vangelo, denuncia tutte le strutture di peccato, sente il grido dei poveri e sostiene le esigenze di liberazione. Vogliamo contribuire alla cura della casa comune (il nostro pianeta) ...

7. Accanto alle nostre speranze, ci sono due importanti preoccupazioni.
La prima è l’estrema lentezza con cui viene affrontata la questione del ruolo delle donne nella Chiesa. ...

La seconda riguarda certi mormorii ininterrotti contro il papa, che non possono essere ridotti alla semplice espressione di divergenze, ma che utilizzano, purtroppo anche all’interno della gerarchia, uno stile che prende a prestito i modi della stampa scandalistica e della fronda politica, fino a ipotizzare il rischio di uno scisma. ...

8. In questo anniversario, vogliamo ribadire il nostro impegno con il Vescovo di Roma. Il nostro futuro sta nella “tabella di marcia”, ispirata alla Bibbia e consegnata da papa Francesco[11] al Popolo di Dio, un popolo di uomini e di donne, nel quale i carismi donati dallo Spirito sovrabbondano.

Camminare
Noi, fedeli del Cristo, in forza del battesimo, invitiamo reciprocamente, a camminare con fiducia, senza nostalgie del passato. Un cristiano, non può camminare all’indietro, avanza teso verso lo scopo. Il nostro camminare non sia perciò un tornare indietro.

Costruire
Una vita felice è una vita che fa crescere il Regno. Ci impegnamo perciò affinché ciascuno dei nostri atti sia un contributo positivo alla sua costruzione qui e ora. 

Confessare
Confessando Gesù Cristo, morto e risorto, riaffermiamo la centralità del mistero pasquale in una vita cristiana che sia dono di sé e speranza insopprimibile della risurrezione. Che tutti i nostri atti portino in sé la ricchezza di questo mistero.
...



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3 anni con Papa Francesco - IL PAPA RACCONTATO DAL SUO PORTAVOCE


TRE ANNI CON FRANCESCO: 
IL PAPA RACCONTATO DAL SUO PORTAVOCE
Emozioni, novità, aneddoti: da quell'indimenticabile 13 marzo 2013 ad oggi. Jorge Mario Bergoglio visto dal suo confratello gesuita padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

Quando sentii l’annuncio del cardinale Tauran dalla Loggia di San Pietro rimasi senza parole. Sapevo che l’annuncio del nome del nuovo Papa mi avrebbe emozionato, ma non a quel punto. Era un gesuita, un mio confratello, ma non lo conoscevo se non indirettamente, a parte un brevissimo incontro nei giorni precedenti, nei corridoi delle Congregazioni generali dei cardinali prima del Conclave. Anche se qualche volta il suo nome era stato fatto fra i papabili, io non lo avevo mai considerato, perché per un gesuita è fuori del previsto una nomina a vescovo o a cardinale, figuriamoci Papa! Dopo l’annuncio, chi metteva il naso nel mio uffi cio si immaginava di trovarmi esultante perché il Papa era un mio confratello e rimaneva stupito della mia perplessità. Ma io non ero né felice né triste per questo, ero semplicemente esterrefatto.

IL NOME, E CHE NOME!
Ero nel mio uffi cio in Sala Stampa e nella sala delle conferenze i colleghi mi aspettavano per un primo commento. Mi sentivo ammutolito… Poi mi feci coraggio e dissi le due cose che mi erano state subito chiare e che mi sentivo di mettere in rilievo come grandi novità: il nome Francesco – per la prima volta – e il fatto che era latinoamericano
Scegliere un nome che nessuno aveva ancora scelto – e che nome! – indicava una libertà, un coraggio e una chiarezza formidabili. Poveri, cura della creazione, pace, come avrebbe spiegato il Papa stesso pochi giorni dopo. La provenienza dalla “fi ne del mondo” portava con sé naturalmente una prospettiva nuova, un punto di vista diverso su situazioni e domande dell’umanità e della Chiesa nel mondo d’oggi, che non avrebbe mancato di farsi sentire. Mi pare di non essermi sbagliato. 
Confesso che le altre novità di quella serata o dei giorni successivi – abito, modo di presentarsi al popolo, spostamenti in pullman insieme con gli altri, automobile utilitaria… – non mi sembrarono così sconvolgenti: forti ma spontanee. In questo mi era relativamente facile riconoscere il confratello gesuita.
Nei giorni seguenti le novità non mancarono e gradualmente anche io compresi meglio pian piano la personalità del nuovo Papa. Ad esempio, ci fu un certo tempo in cui continuai a pensare che, prendendo maggiore conoscenza del nuovo compito e di varie esigenze pratiche, avrebbe deciso di tornare a usare l’appartamento papale o comunque una soluzione diversa da Santa Marta. Ma non era così. La determinazione di cambiare non solo il luogo, ma anche gli equilibri consolidati del sistema organizzativo della vita del Papa, dei rapporti con i suoi collaboratori, era n dall’inizio più ferma e chiara di quanto mi sarei immaginato. Non è stato sempre facile imparare a “convertirsi” al suo nuovo stile, alla sua libertà di espressione spontanea, ai suoi appuntamenti personali e alle sue telefonate…; ma ne abbiamo gradualmente compreso e apprezzato i motivi e il grande valore. Molti “lontani” li hanno capiti anche più rapidamente di noi “vicini”.

SANTA MARTA E LE ALTRE NOVITÀ 
Ma le novità erano anche nello stile del rapporto personale del pastore con gli altri, semplicemente con la gente. La novità della Messa mattutina a Santa Marta, con un bel gruppo di fedeli e con un’omelia che avremmo presto imparato ad attendere con grande interesse ogni giorno, e il saluto finale personale con ognuno dei presenti. La capacità di coinvolgere il popolo dell’Angelus o delle celebrazioni interpellandolo direttamente e invitandolo a rispondere o a pregare insieme… La libertà del gesto e la concreta fisicità delle sue espressioni toccavano immediatamente, ma in profondità, il cuore della gente. In questo senso una delle prime esperienze importanti che feci personalmente fu quella della Messa della Cena del Signore, il primo Giovedì Santo, al carcere minorile di Casal del Marmo. Secondo l’uso liturgico abituale si stava prevedendo che la lavanda dei piedi sarebbe stata fatta con soli ragazzi. Mi permisi di far giungere al Papa un discreto messaggio sul disagio dei giovani e del cappellano, e la risposta fu praticamente immediata. Come tutti sappiamo lavò i piedi anche a ragazze e a musulmani, come aveva già fatto a Buenos Aires… 
Personalmente e come sacerdote, l’aspetto che più mi ha coinvolto del nuovo ponti ficato è il fatto che papa Francesco è riuscito in tempo brevissimo a far capire a moltissime persone – sia dentro sia “fuori” della Chiesa – che Dio le ama, le desidera, le perdona senza stancarsi. Lo ha detto e lo ha ripetuto infi nite volte fin dai primissimi giorni. Tutti abbiamo sofferto molto dell’immagine di una Chiesa arcigna e severa, del “no” piuttosto che del “sì”, arroccata su precetti prevalentemente negativi e fuori del tempo. Sapevamo benissimo che era un’immagine ingiusta, completamente diversa da quello che cercavamo di dire e di testimoniare; ma il clima culturale dominante andava in quel senso e noi non riuscivamo a cambiarlo.

SINODALITÀ: CAMMINARE INSIEME
Mi pare che papa Francesco ci sia riuscito in modo molto ef ficace e questo mi ha dato una gioia grande e profonda. E non è stato un aspetto passeggero del suo servizio: il Giubileo della misericordia allarga e approfondisce il messaggio dell’amore, del perdono, della riconciliazione: lo ribadisce e lo fa passare attraverso porte innumerevoli in tutti gli angoli del mondo, a cominciare non da Roma, ma da Bangui, dalle periferie portate al centro spirituale del mondo… 
Papa Francesco parla di “sinodalità”, vive in prima persona la condizione del credente in cammino e mette in cammino la Chiesa, perché esca sempre da sé per andare verso le periferie, perché siamo “discepoli missionari”. Ha rinnovato profondamente il metodo e lo spirito delle assemblee del Sinodo dei vescovi, ha messo in cammino una “riforma” della Curia romana che non si sa bene quando finirà… 
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Francesco è certamente coraggioso e fiducioso, cammina nella fede e nella speranza. Per vivere serenamente e gioiosamente con lui il suo pontifi cato bisogna cercare di partecipare a questo suo atteggiamento, se no ci si può sentire turbati o impauriti, o ci si sente bloccati e incapaci nel percorrere vie e territori nuovi nei rapporti pastorali, soprattutto se si tratta di temi complessi e delicati come quelli della famiglia o dei rapporti ecumenici…

CULTURA DELL’INCONTRO 
Una delle parole di papa Francesco che mi sono suonate nuove e che ho messo un certo tempo a capire, è stata quella della “cultura dell’incontro”. Poi ho compreso che per lui l’incontro concreto fra le persone è fondamentale. Incontro con Dio, incontro personale con Gesù Cristo anzitutto, ma anche incontro con i suoi collaboratori, con i leader religiosi, con i responsabili dei popoli, no all’incontro con singole persone alla ricerca di una parola di conforto e di vicinanza (le sue telefonate! Ovviamente una goccia nella miriade di chi le vorrebbe ricevere, ma in ogni caso un messaggio esemplare per tutti). 
Ho fatto più volte, sempre con la fi ducia di essere ben compreso, un piccolo paragone fra il modo in cui papa Benedetto e papa Francesco mi hanno parlato dei loro colloqui con i capi di Stato che li visitavano.
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Certamente gli incontri di papa Francesco sono una delle vie maestre della presenza dinamica della Chiesa anche a livello ecumenico, interreligioso e internazionale. Basti pensare agli ormai molteplici incontri del Papa con il patriarca ecumenico Bartolomeo, al recentissimo incontro con il patriarca di Mosca Kirill, o alla nuova linea di rapporti ecumenici con il mondo evangelico pentecostale rappresentato, ad esempio, dal suo amico pastore Traettino di Caserta, o alla annunciata partecipazione alle celebrazioni del 500° della Riforma a Lund, in Svezia… Alla nota amicizia con il rabbino Abraham Skorka e il musulmano Omar Abboud e al triplice abbraccio davanti al Muro del Pianto: un segno nuovo e fortissimo! 
A livello internazionale, il clamoroso riavvicinamento di Cuba e Stati Uniti è stato certo almeno in parte propiziato dal carisma di Francesco e dal suo impulso nella direzione della riconciliazione fra i popoli. L’evidente e più volte affermato desiderio di giungere a un incontro anche con la Cina potrà diventare alla fine realtà? Certamente Francesco non fa mistero del fatto che spinge in questa direzione. Egli crede nella forza degli incontri prima ancora che nei tavoli delle trattative. Così egli serve personalmente il dialogo e la pace.

UN RIFERIMENTO PER TUTTI
Nel terzo anno del pontifi cato papa Francescoha viaggiato in tutti i continenti tranne l’Oceania (Asia, Europa, Africa, America latina e Caraibi, America settentrionale) rispondendo alle attese di popoli diversissimi ma sempre desiderosi e attenti ai suoi gesti e alle sue parole. 
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Ha pubblicato un’enciclica, la Laudato si’, che ha intercettato con larghezza di orizzonti ed equilibrio le grandi domande cruciali dell’umanità e della cura della “casa comune”, collocando la sua critica radicale della “cultura dello scarto” in un contesto di responsabilità e di riflessione globale, attenta alla scienza, alla ragione umana, alla visione religiosa della persona umana e del mondo. L’autorità di papa Francesco ha assunto una dimensione veramente “globale”, rispettata universalmente e capace di dare un vero servizio di orientamento all’umanità in cammino. 
In tre anni sono successe molte cose. Un cammino che continua in ascolto dello Spirito più che in attuazione di progetti e strategie umane. Non dimentichiamoci dunque di pregare per papa Francesco, come lui ci chiede ogni giorno.

   TRE ANNI CON FRANCESCO: IL PAPA RACCONTATO DAL SUO PORTAVOCE



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Papa Francesco, instancabile lavoratore nella vigna del Signore. Da qul 13 marzo 2013 giorno in cui venne eletto, ha conquistato il mondo con la sua semplicità, la sua umiltà la sua simpatia e anche la sua inedita creatività che lo ha persino portato a creare la Misericordina Plus, inedita medicina per l'anima a base di rosario e Vangelo.
Ma sono i suoi discorsi ad aver lasciato il segno ...

  SENTIRE:   Tre anni con Papa Francesco


Governa la Curia con il rigore e il sorriso Archivia le liturgie. Guarda alle periferie del pianeta. Scuote il tradizionalismo Eletto il 13 marzo del 2013, il Papa venuto dalla fine del mondo ha dato una svolta alla Chiesa che si stava avvitando in uno stallo inesorabile. Un Buon Pastore che con il suo cristianesimo profondo seduce e spiazza. E orienta il cambiamento.

  Alberto Melloni:   I tre anni di Francesco

Dopo le dimissioni improvvise di Benedetto XVI era arrivato sul soglio di Pietro lo tsunami Jorge Mario Bergoglio. Un uomo noto per la vita spartana che conduceva da sempre e che non aveva minimamente modificato nemmeno quando, nel 2001, l’anziano e malato Karol Wojtyla gli aveva imposto la berretta rossa creandolo cardinale.
Bergoglio era rimasto Bergoglio.

  Francesco Antonio Grana:  Papa Francesco, lo stile Bergoglio supera a pieni voti la prova dei mille giorni

Intervista al teologo sui primi tre anni di Papa Bergoglio: "Il problema è che i gesti sono radicali ma non lo è altrettanto l'azione di riforma. Le perle del pontificato? L'impegno per i poveri, per la giustizia sociale, per l'ecologia. Ma ora temo l'effetto boomerang"

  Tiziana Testa:  Mancuso: "Francesco, un grande profeta. Ma ha poco coraggio nel governo della Chiesa"



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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



«L’amore non sono parole, sono opere e servizio» Papa Francesco Udienza Giubilare 12/03/2016 (Foto, testo e video)


 12 marzo 2016 

Nuova udienza giubilare oggi in Piazza San Pietro; puntuale e sorridente come sempre, con lo zucchetto in mano, ha dispensato sorrisi e benedizioni a tutti e baci e carezze a tantissimi bambini.

Tra i 50mila fedeli presenti anche il card. Francesco Montenegro (presidente di Caritas Italiana e arcivescovo di Agrigento) insieme a oltre 2.500 giovani volontari in servizio civile degli enti del Tesc (Tavolo ecclesiale sul servizio civile).

   video

Misericordia e Servizio

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Ci stiamo avvicinando alla festa di Pasqua, mistero centrale della nostra fede. Il Vangelo di Giovanni – come abbiamo ascoltato – narra che prima di morire e risorgere per noi, Gesù ha compiuto un gesto che si è scolpito nella memoria dei discepoli: la lavanda dei piedi. Un gesto inatteso e sconvolgente, al punto che Pietro non voleva accettarlo. Vorrei soffermarmi sulle parole finali di Gesù: «Capite quello che ho fatto per voi? [...] Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (13,12.14). In questo modo Gesù indica ai suoi discepoli il servizio come la via da percorrere per vivere la fede in Lui e dare testimonianza del suo amore. Gesù stesso ha applicato a sé l’immagine del “Servo di Dio” utilizzata dal profeta Isaia. Lui, che è il Signore, si fa servo!

Lavando i piedi agli apostoli, Gesù ha voluto rivelare il modo di agire di Dio nei nostri confronti, e dare l’esempio del suo «comandamento nuovo» (Gv 13,34) di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato, cioè dando la vita per noi. Lo stesso Giovanni lo scrive nella sua Prima Lettera: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli […] Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (3,16.18).

L’amore, quindi, è il servizio concreto che rendiamo gli uni agli altri. L’amore non sono parole, sono opere e servizio; un servizio umile, fatto nel silenzio e nel nascondimento, come Gesù stesso ha detto: «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt6,3). Esso comporta mettere a disposizione i doni che lo Spirito Santo ci ha elargito, perché la comunità possa crescere (cfr 1Cor12,4-11). Inoltre, si esprime nella condivisione dei beni materiali, perché nessuno sia nel bisogno. Questo della condivisione e della dedizione a chi è nel bisogno è uno stile di vita che Dio suggerisce anche a molti non cristiani, come via di autentica umanità.

Da ultimo, non dimentichiamo che lavando i piedi dei discepoli e chiedendo loro di fare altrettanto, Gesù ci ha invitato anche a confessare a vicenda le nostre mancanze e a pregare gli uni per gli altri per saperci perdonare di cuore. In questo senso, ricordiamo le parole del santo vescovo Agostino quando scriveva: «Non disdegni il cristiano di fare quanto fece Cristo. Perché quando il corpo si piega fino ai piedi del fratello, anche nel cuore si accende, o se già c’era si alimenta, il sentimento di umiltà […] Perdoniamoci a vicenda i nostri torti e preghiamo a vicenda per le nostre colpe e così in qualche modo ci laveremo i piedi a vicenda» (In Joh 58,4-5). L’amore, la carità è il servizio, aiutare gli altri, servire gli altri. C’è tanta gente che passa la vita così, nel servizio degli altri. La settimana scorsa ho ricevuto una lettera di una persona che mi ringraziava per l’Anno della Misericordia; mi chiedeva di pregare per lei, perché potesse essere più vicina al Signore. La vita di questa persona è curare la mamma e il fratello: la mamma a letto, anziana, lucida ma non si può muovere e il fratello disabile, sulla sedia a rotelle. Questa persona, la sua vita, è servire, aiutare. E questo è amore! Quando tu ti dimentichi di te stesso e pensi agli altri, questo è amore! E con la lavanda dei piedi il Signore ci insegna ad essere servitori, di più: servi, come Lui è stato servo per noi, per ognuno di noi.

Dunque, cari fratelli e sorelle, essere misericordiosi come il Padre significa seguire Gesù sulla via del servizio. Grazie.

  video della catechesi

Saluti:
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Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. 
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Invito a vivere quest’Anno Santo come esperienza forte di riscoperta delle opere di misericordia verso i fratelli, sull’esempio del gesuita San Bernardino Realino, apostolo della carità, di cui quest’anno ricordiamo il IV centenario della morte.

Saluto i giovani, i malati e gli sposi novelli. Oggi ricorre la memoria liturgica di San Massimiliano di Tebessa, martire per obiezione di coscienza durante l’impero romano. Cari giovani, imparate da lui a difendere i valori in cui credete; cari ammalati, offrite le vostre sofferenze per quanti ancora oggi subiscono persecuzioni a causa della fede; e voi, cari sposi novelli, siate collaboratori di Dio nell’impegno di educatori dei vostri figli.

  testo integrale

  video integrale


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"Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso." - Papa Francesco Angelus 13/03/2016 (testo e video)



13 marzo 2016 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa Quinta Domenica di Quaresima (cfr Gv 8,1-11) è tanto bello, a me piace tanto leggerlo e rileggerlo. Presenta l’episodio della donna adultera, mettendo in luce il tema della misericordia di Dio, che non vuole mai la morte del peccatore, ma che si converta e viva. La scena si svolge nella spianata del tempio. Immaginatela lì, sul sagrato [della Basilica San Pietro]. Gesù sta insegnando alla gente, ed ecco arrivare alcuni scribi e farisei che trascinano davanti a Lui una donna sorpresa in adulterio. Quella donna si trova così in mezzo tra Gesù e la folla (cfr v. 3), tra la misericordia del Figlio di Dio e la violenza, la rabbia dei suoi accusatori. In realtà, essi non sono venuti dal Maestro per chiedere il suo parere – era gente cattiva –, ma per tendergli un tranello. Infatti, se Gesù seguirà la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di mitezza e di bontà che tanto affascina il popolo; se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la legge, che Egli stesso ha detto di non voler abolire ma compiere (cfr Mt 5,17). E Gesù è messo in questa situazione.

Questa cattiva intenzione si nasconde sotto la domanda che pongono a Gesù: «Tu che ne dici?» (v. 5). Gesù non risponde, tace e compie un gesto misterioso: «Si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra» (v. 7). Forse faceva disegni, alcuni dicono che scriveva i peccati dei farisei… comunque, scriveva, era come da un’altra parte. In questo modo invita tutti alla calma, a non agire sull’onda dell’impulsività, e a cercare la giustizia di Dio. Ma quelli, cattivi, insistono e aspettano da Lui una risposta. Sembrava che avessero sete di sangue. Allora Gesù alza lo sguardo e dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (v. 7). Questa risposta spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola: tutti deposero le “armi”, cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù. E mentre il Signore continua a scrivere per terra, a fare disegni, non so…, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato.Quanto bene ci fa essere consapevoli che anche noi siamo peccatori! Quando sparliamo degli altri - tutte cose che conosciamo bene -, quanto bene ci farà avere il coraggio di far cadere a terra le pietre che abbiamo per scagliarle contro gli altri, e pensare un po’ ai nostri peccati!

Rimasero lì solo la donna e Gesù: la miseria e la misericordia, una di fronte all’altra. E questo, quante volte accade a noi quando ci fermiamo davanti al confessionale, con vergogna, per far vedere la nostra miseria e chiedere il perdono! «Donna, dove sono?» (v. 10), le dice Gesù. E basta questa constatazione, e il suo sguardo pieno di misericordia, pieno di amore, per far sentire a quella persona – forse per la prima volta – che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, lei ha una dignità di persona; che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova.

Cari fratelli e sorelle, quella donna rappresenta tutti noi, che siamo peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte. Lui ha scritto nella terra, nella polvere di cui è fatto ogni essere umano (cfr Gen 2,7), la sentenza di Dio: “Non voglio che tu muoia, ma che tu viva”. Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome, e Dio non identifica questo nome con il peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile – è possibile! – con la sua grazia.

La Vergine Maria ci aiuti ad affidarci completamente alla misericordia di Dio, per diventare creature nuove.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

saluto tutti voi, provenienti da Roma, dall’Italia e da diversi Paesi...

Ed ora vorrei rinnovare il gesto di donarvi un Vangelo tascabile. Si tratta del Vangelo di Luca, che leggiamo nelle domeniche di questo anno liturgico. Il libretto è stato intitolato così: “Il Vangelo della Misericordia di San Luca”; infatti l’evangelista riporta le parole di Gesù: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (6,36), da cui è tratto il tema di questo Anno Giubilare. Vi sarà distribuito gratuitamente dai volontari del Dispensario pediatrico “Santa Marta” in Vaticano, con alcuni anziani e nonni di Roma
Quanto sono meritevoli i nonni e le nonne che trasmettono la fede ai nipotini! 
Vi invito a prendere questo Vangelo e a leggerlo, un brano ogni giorno; così la misericordia del Padre abiterà nel vostro cuore e potrete portarla a quanti incontrate. 
E alla fine, nella pagina 123, ci sono le sette opere di misericordia corporale e le sette opere di misericordia spirituali. Sarebbe bello che le imparaste a memoria, così è più facile farle! 
Vi invito a prendere questo Vangelo, perché la misericordia del Padre si faccia opere in voi. E voi, volontari, nonni e nonne che distribuirete il Vangelo, pensate alla gente che è in Piazza Pio XII – si vede che non è potuta entrare – che anche loro ricevano questo Vangelo.
Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  il testo integrale

  video



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«Non si deve cedere alla disperazione, ma continuare ad essere sicuri che il bene vince il male e che il Signore asciugherà ogni lacrima e ci libererà da ogni paura» Papa Francesco Udienza Generale 16/03/2016 (Foto, testo e video)


 16 marzo 2016 

Una sosta speciale, davanti a una grande bandiera con i colori bianco e azzurro dell’Argentina, sventolata allegramente da un gruppo di giovani. È cominciato così il percorso della “papamobile” con a bordo Francesco, che ha fatto il suo ingresso oggi in piazza San Pietro puntuale, come sempre, alle 9.30. Nonostante la pioggia abbia bagnato Roma nella mattinata, migliaia di fedeli hanno gremito piazza san Pietro, e sono stati premiati con il sole che ha fatto capolino subito dopo l’arrivo del Papa in piazza per l’udienza generale di oggi. 
Protagonisti come di consueto, ed oggetto di numerose soste della jeep, sono stati i bambini, che il Papa ha baciato e accarezzato. Uno di loro, in braccio ai genitori, non si è fatto prendere ma ha fatto “ciao ciao” con la manina. Il Papa, con prontezza, gli ha risposto facendo il suo stesso gesto, accompagnato da un sorriso divertito. 
Non è mancato neanche oggi lo scambio dello zucchetto, salutato dai selfie. Francesco a più riprese si è rivolto alla folla dei fedeli con il pollice alzato. Prima di percorrere l’ultimo tratto del percorso a piedi, verso la sua postazione al centro del sagrato, il Papa è stato raggiunto da una bambina dai lunghi capelli biondi che lo ha abbracciato con calore mettendogli le braccia al collo. Subito dopo sono accorsi i genitori con il fratello in braccio al papà. Ad attendere il Papa sul sagrato, anche un gruppo dei Tamburrini Federiciani di Altamura, in sgargianti costumi medievali, che lo ha accolto al suono dei tamburi.

Anche una classe della scuola dell’infanzia di Marina di San Nicola (Ladispoli) ha avuto l'onore di partecipare all'udienza generale di oggi in piazza San Pietro. al termine dell'udienza Papa Francesco si è intrattenuto con loro, dispensando a ognuno sorrisi e carezze, posando per le immancabili foto-ricordo. Visibilmente commosse le maestre: «È stata una giornata di festa, di vero e profondo Giubileo!‎»

Misericordia e consolazione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Nel libro del profeta Geremia, i capitoli 30 e 31 sono detti “libro della consolazione”, perché in essi la misericordia di Dio si presenta con tutta la sua capacità di confortare e aprire il cuore degli afflitti alla speranza. Oggi vogliamo anche noi ascoltare questo messaggio di consolazione.

Geremia si rivolge agli israeliti che sono stati deportati in terra straniera e preannuncia il ritorno in patria. Questo rientro è segno dell’amore infinito di Dio Padre che non abbandona i suoi figli, ma se ne prende cura e li salva. L’esilio era stata un’esperienza devastante per Israele. La fede aveva vacillato perché in terra straniera, senza il tempio, senza il culto, dopo aver visto il paese distrutto, era difficile continuare a credere alla bontà del Signore. Mi viene il pensiero della vicina Albania e come dopo tanta persecuzione e distruzione è riuscita ad alzarsi nella dignità e nella fede. Così avevano sofferto gli israeliti nell’esilio.

Anche noi possiamo vivere a volte una sorta di esilio, quando la solitudine, la sofferenza, la morte ci fanno pensare di essere stati abbandonati da Dio. Quante volte abbiamo sentito questa parola: “Dio si è dimenticato di me”: sono persone che soffrono e si sentono abbandonate. E quanti nostri fratelli invece stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care! In questi casi uno può chiedersi: dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti? E quando cercano di entrare in qualche altra parte gli chiudono la porta. E sono lì, al confine perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono il freddo, senza cibo e non possono entrare, non sentono l’accoglienza. A me piace tanto sentire quando vedo le nazioni, i governanti che aprono il cuore e aprono le porte!

Il profeta Geremia ci dà una prima risposta. Il popolo esiliato potrà tornare a vedere la sua terra e a sperimentare la misericordia del Signore. È il grande annuncio di consolazione: Dio non è assente neppure oggi in queste drammatiche situazioni, Dio è vicino, e fa opere grandi di salvezza per chi confida in Lui. Non si deve cedere alla disperazione, ma continuare ad essere sicuri che il bene vince il male e che il Signore asciugherà ogni lacrima e ci libererà da ogni paura. Perciò Geremia presta la sua voce alle parole d’amore di Dio per il suo popolo:
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Il profeta Geremia ci ha dato l’annuncio, presentando il ritorno degli esiliati come un grande simbolo della consolazione data al cuore che si converte. Il Signore Gesù, da parte sua, ha portato a compimento questo messaggio del profeta. Il vero e radicale ritorno dall’esilio e la confortante luce dopo il buio della crisi di fede, si realizza a Pasqua, nell’esperienza piena e definitiva dell’amore di Dio, amore misericordioso che dona gioia, pace e vita eterna.

  video della catechesi

Saluti:

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[Do il benvenuto ai fedeli polacchi. Oggi in modo particolare mi unisco spiritualmente alla gioventù di Cracovia, radunata nella Tauron Arena per vivere insieme l’evento giubilare “Giovani e Misericordia”. Cari amici, passando attraverso la Porta della Misericordia, celebrando il sacramento della penitenza, raccogliendovi nell’adorazione del Santissimo Sacramento e nella meditazione sul Buon Samaritano, seguite Cristo misericordioso, affinché – accogliendo i vostri coetanei durante la prossima Giornata Mondiale della Gioventù – siate Suoi autentici testimoni. Il Signore vi benedica!‎]

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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
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Il Giubileo della misericordia, con il passaggio della Porta Santa, sia l’occasione propizia per ritornare tra le braccia del Padre, che sempre ci consola nelle difficoltà.

Saluto infine i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Domani faremo memoria di San Patrizio, apostolo dell’Irlanda. Il suo vigore spirituale stimoli voi, cari giovani, ad essere coerenti con la vostra fede; la sua fiducia in Cristo Salvatore sostenga voi, cari ammalati, nei momenti di maggiore difficoltà; e la sua dedizione missionaria ricordi a voi, cari sposi novelli, l’importanza dell’educazione cristiana dei figli.

  testo integrale

  video integrale



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«Signore, anche senza capire mi affido alle tue mani» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 marzo 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Affidiamoci a Dio, che cammina con noi

Il barbone morto di freddo a Roma, le quattro suore di madre Teresa uccise nello Yemen, le persone che si ammalano nella terra dei fuochi, i profughi abbandonati al freddo: c’è l’eco di alcuni recenti drammatici fatti nella preghiera di Francesco durante la messa celebrata lunedì 14 marzo, nella cappella della Casa Santa Marta. 

«Signore, io non capisco, non so perché accade questo, ma io mi affido a te» ha detto. È «una bella preghiera», l’unica possibile — ha spiegato — ed è fatta propria anche dai genitori di tanti bambini disabili, affetti da malattie rare. Davanti alle tante «valli oscure» del nostro tempo l’unica risposta possibile è affidarsi a Dio che, ricorda la Scrittura, «non lascia mai solo il suo popolo». Infatti «il Signore — ha subito fatto notare Francesco riferendosi al passo del libro di Daniele (13,1-9.15-17.19-30.33-62) — cerca di far capire al suo popolo che gli è vicino, che cammina con lui». E lo fa spiegando con queste parole: «Dimmi, hai visto un popolo che abbia i suoi dei così vicini come io sono con te? Senti, io ti ho accompagnato, io ho camminato dall’inizio accanto a te, ti ho insegnato a camminare, come un papà al suo bambino».

...

È la stessa esperienza che facciamo noi anche oggi, guardando «tante valli oscure, tante disgrazie, tanta gente che muore di fame, di guerra, tanti bambini disabili, tanti». E se «tu chiedi ai genitori: “Che malattia ha?”», la loro risposta è: «Nessuno lo sa: si chiama “malattia rara”». Ed «è quella che noi facciamo con le nostre cose:pensiamo ai tumori dalla terra dei fuochi». Insomma, ha affermato Francesco, «quando tu vedi tutti questo», viene spontanea la domanda: «Dove sta il Signore? Dove sei? Tu cammini con me?». Proprio «questo era il sentimento di Susanna e oggi è anche il nostro»

Il Papa ha continuato ricordando le suore della congregazione di madre Teresa uccise nello Yemen: «Tu vedi queste quattro sorelle trucidate: ma servivano per amore, e sono finite trucidate per odio!». E non solo. «Quando tu vedi — ha detto — che si chiudono le porte ai profughi e li si lasciano fuori, all’aria, con il freddo», ritorna la domanda: «Signore, dove sei tu? Come posso affidarmi a te, se vedo tutte queste cose?». E se poi «le cose succedono a me, ognuno di noi può dire: ma come mi affido a te?».

«A questa domanda c’è una risposta soltanto» ha spiegato il Pontefice, sottolineando: «Non si può spiegare, no: io non ne sono capace. Perché soffre un bambino? Non so: è un mistero, per me. Soltanto, mi dà qualcosa di luce — non alla mente, all’anima — Gesù al Getsemani: “Padre, questo calice, no. Ma si faccia la tua volontà”». Gesù dunque «si affida alla volontà del Padre; Gesù sa che non finisce tutto con la morte o con l’angoscia, e l’ultima parola dalla croce: “Padre, nelle tue mani mi affido!”. E muore così».

È un vero e proprio atto di fede «affidarsi a Dio che cammina con me, che cammina con il mio popolo, che cammina con la Chiesa». Allora «io mi affido» dicendo magari: «Non so perché accade questo, ma io mi affido: Tu saprai perché». E «questo è l’insegnamento di Gesù: chi si affida al Signore che è pastore non manca di nulla. Anche se va per una valle oscura, sa che il male è un male del momento, ma il male definitivo non ci sarà perché il Signore, “perché tu sei con me, il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”». Ma questa, ha precisato il Papa, «è una grazia, dobbiamo chiederla: “Signore, insegnami ad affidarmi alle tue mani, ad affidarmi alla tua guida, anche nei momenti brutti, nei momenti oscuri, nel momento della morte, io mi affido a te perché tu non deludi mai, tu sei fedele».

In conclusione Francesco ha suggerito di «pensare oggi alla nostra vita, ai problemi che abbiamo e chiedere la grazia di affidarci alle mani di Dio». Pensare anche, ha aggiunto, «a tanta gente che neppure ha un’ultima carezza al momento di morire: tre giorni fa è morto uno, qui, sulla strada, un senzatetto, è morto di freddo. In piena Roma, una città con tutte le possibilità per aiutare». E così ritorna la domanda:«Perché, Signore? Neppure una carezza! Ma io mi affido perché tu non deludi; io non capisco». E proprio «Signore, non capisco» — ha detto il Papa — è una bella preghiera». E così anche «senza capire, mi affido alle tue mani».
(fonte: L'Osservatore Romano)

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«Se noi vogliamo conoscere l’amore di Dio, guardiamo il Crocifisso» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 marzo 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
Crocifisso, Mistero dell’annientamento di Dio

Se vogliamo conoscere “la storia d’amore” che Dio ha per noi bisogna guardare il Crocifisso, sul quale c’è un Dio che si è “svuotato della divinità”, si è “sporcato” di peccato pur di salvare gli uomini. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino celebrata in Casa Santa Marta. 

La storia della salvezza raccontata dalla Bibbia ha a che fare con un animale, il primo a essere nominato nella Genesi e l’ultimo a esserlo nell’Apocalisse: il serpente. Un animale che, nella Scrittura, è simbolo potente di dannazione e misteriosamente, afferma il Papa, di redenzione.

Il mistero del serpente
Per spiegarlo, Papa Francesco intreccia la Lettura tratta dal Libro dei Numeri e il brano del Vangelo di Giovanni. La prima contiene il celebre passo del popolo di Israele che, stanco di vagare per il deserto con poco cibo, impreca contro Dio e contro Mosè. Anche qui protagonisti sono i serpenti, due volte. I primi inviati dal cielo contro il popolo infedele, che seminano paura e morte finché la gente non implora Mosè di chiedere perdono. E il secondo, singolare rettile che a questo punto entra in scena:

“Dio dice a Mosè: ‘Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta (il serpente di bronzo). Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita’. E’ misterioso: il Signore non fa morire i serpenti, li lascia. Ma se uno di questi fa del male ad una persona, guardi quel serpente di bronzo e guarirà. Innalzare il serpente”.

La salvezza sta in alto
Il verbo “innalzare” è invece il centro del duro confronto tra Cristo e i farisei descritto nel Vangelo. A un certo punto, Gesù afferma: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono”. Anzitutto, nota Francesco, “Io Sono” è anche il nome che Dio aveva dato di Sé stesso a Mosè per comunicarlo agli israeliti. E poi, soggiunge il Papa, c’è quella espressione che ritorna: “Innalzare il Figlio dell’uomo…”:

“Il serpente, simbolo del peccato. Il serpente che uccide. Ma un serpente che salva. E questo è il Mistero del Cristo. Paolo, parlando di questo Mistero, dice che Gesù svuotò se stesso, umiliò se stesso, si annientò per salvarci. E’ più forte ancora: ‘Si è fatto peccato’. Usando questo simbolo: 'si è fatto serpente'. Questo è il messaggio profetico di queste Letture di oggi. Il Figlio dell’uomo, che come un serpente, ‘fatto peccato’, viene innalzato per salvarci”.

L’“annientamento” di Dio
Questa, dice il Papa, “è la storia della nostra redenzione, questa è la storia dell’amore di Dio. Se noi vogliamo conoscere l’amore di Dio, guardiamo il Crocifisso: un uomo torturato”, un Dio, “svuotato della divinità”, “sporcato” dal peccato”. Ma un Dio che, conclude, annientandosi distrugge per sempre il vero nome del male, quello che l’Apocalisse chiama “il serpente antico”:

“Il peccato è l’opera di Satana e Gesù vince Satana ‘facendosi peccato’ e di là innalza tutti noi. Il Crocifisso non è un ornamento, non è un’opera d’arte, con tante pietre preziose, come se ne vedono: il Crocifisso è il Mistero dell’‘annientamento’ di Dio, per amore. E quel serpente che profetizza nel deserto la salvezza: innalzato e chiunque lo guarda viene guarito. E questo non è stato fatto con la bacchetta magica da un Dio che fa le cose: no! E’ stato fatto con la sofferenza del Figlio dell’uomo, con la sofferenza di Gesù Cristo!”.
(fonte: Radio Vaticana)

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«Questa è la virtù della speranza: dalla gioia alla pace, che non delude mai» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
17 marzo 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
La speranza non delude

Spes contra spem, «credere contro ogni speranza»: ecco, stando a san Paolo, la carta d’identità del cristiano. Il quale, sulla scia di Abramo, sa bene che «il filo della speranza», persino nei momenti piu difficili, «corre lungo la storia della salvezza: di più, è fonte di gioia». Questo invito a non perdere mai la speranza, certi che non si resterà delusi, è stato riproposto dal Papa nella la messa celebrata giovedì mattina, 17 marzo, nella cappella della Casa Santa Marta.

«La liturgia di oggi — ha subito fatto notare Francesco — ci prepara alle feste pasquali con la riflessione su quella virtù tanto lasciata da parte, tanto umile, che è la speranza». Nel passo evangelico di Giovanni (8, 51-59), «Gesù parla di Abramo e dice ai dottori della legge: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno”».

Abramo, ha ricordato il Papa, è «quell’uomo che partì dalla sua terra senza sapere dove andava, partì per obbedienza, per fedeltà». Inoltre Abramo è «quell’uomo che credette alla parola di Dio e per quella fede è stato giustificato»; ma è pure «quell’uomo che ha anche avuto le sue tentazioni su questa strada della speranza quando, tanto lui come sua moglie, hanno fatto quel sorriso quando Dio gli ha detto che avrebbero avuto un figlio. Ma credette».

Riferendosi alla prima lettura, tratta dal libro della Genesi (17, 3-9), il Pontefice ha evidenziato l’ascolto di «questa alleanza: “Darò a te la terra, tu sarai padre di una generazione”». Dunque «Abramo credette e questo filo della speranza corre lungo la storia della salvezza. Di più: è fonte di gioia».

«Oggi la Chiesa ci parla della gioia della speranza» ha ribadito il Papa. Proprio «nella prima preghiera della messa — ha ricordato — abbiamo chiesto la grazia a Dio di custodire la speranza della Chiesa, perché non venga meno». Inoltre san Paolo, «parlando del nostro padre Abramo, ci dice: “Credete contro ogni speranza”». E così, ha insistito Francesco, «quando non c’è speranza umana, c’è quella virtù che ti porta avanti, umile, semplice, ma ti dà una gioia, a volte una grande gioia, a volte soltanto la pace». Però mai viene meno «la sicurezza», perché «quella speranza non delude».

«Questa gioia di Abramo cresce nella storia» ha proseguito il Pontefice ripetendo le parole del Signore riportate da Giovanni nel vangelo proposto dalla liturgia: «Abramo, vostro padre, esultò di gioia nella speranza di vedere il mio giorno». È vero, ha riconosciuto il Papa, la speranza «a volte resta nascosta, non si vede», mentre «a volte si manifesta apertamente». E così «quando Maria arriva nella sua casa, Elisabetta le dice: “Appena udita la tua voce il bambino è balzato nel mio seno per la gioia!”». In questo incontro c’è «la gioia della presenza di Dio che cammina con il suo popolo». E «quando c’è gioia, c’è pace. E questa è la virtù della speranza: dalla gioia alla pace, che non delude mai».

...

Proprio a questo proposito il Papa ha suggerito un essenziale esame di coscienza sulla fede, la carità e la speranza, proponendo alcune domande dirette: «Tu hai fede? Sì, padre, io ho fede: credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, nei sacramenti. Bene, tu hai carità? Sì, sì, ma non tanta, cerco di non litigare, di aiutare i bisognosi, di fare qualcosa di buono nella vita». Queste sono risposte che possiamo dare «facilmente tante volte», ha fatto notare Francesco. Ma, ha aggiunto, quando si domanda se tu hai speranza, se tu hai la gioia della speranza», la risposta è: «Padre, non capisco, mi spieghi».

La speranza, ha rimarcato il Pontefice, è «quella virtù umile, quella virtù che scorre sotto l’acqua della vita, ma che ci sostiene per non annegare nelle tante difficoltà, per non perdere quel desiderio di trovare Dio, di trovare quel volto meraviglioso che tutti vedremo un giorno». E «oggi — ha detto — è un bel giorno per riflettere su questo: lo stesso Dio che ha chiamato Abramo e lo ha fatto uscire dalla sua terra senza sapere dove dovesse andare, è lo stesso Dio che va in croce per compiere la promessa che ha fatto», Egli, ha proseguito il Papa, «è lo stesso Dio che nella pienezza dei tempi fa che quella promessa divenga realtà per tutti noi». E ciò «che unisce quel primo momento a quest’ultimo momento è il filo della speranza». Così ciò «che unisce la mia vita cristiana alla nostra vita cristiana, da un momento all’altro, per andare sempre avanti — peccatori, ma avanti — è la speranza». E, ancora, «quello che ci dà pace nei brutti momenti, nei momenti più bui della vita», è sempre «la speranza».

La speranza, infatti, «non delude: è sempre lì, silenziosa, umile, ma forte» ha concluso Francesco. E ha ripetuto ancora «la preghiera di oggi, all’inizio della messa: “Signore, la nostra speranza è nelle tue mani; custodisci la nostra speranza”».
(fonte: L'Osservatore Romano)

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