"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°18 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dall'1 all'8 maggio 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 15 maggio 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia
  
   di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti che la notte passa, che tutto ha un senso, che le guerre finiscono, che la storia ha uno sbocco, che l'amore alla fine vincerà l'oblio e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia continuate il cammino, spargete la vostra gioia, continuate a dire che la speranza non ha confini.

David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!





I NOSTRI TEMPI


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Con un messaggio, affidato al cardinale Gianfranco Ravasi, Papa Francesco si è reso partecipe alla cerimonia di apertura dei 750 anni dalla nascita di Dante, svoltasi nell'aula del Senato della Repubblica italiana alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella.

  Il testo del messaggio del Papa

  Vergine Madre, figlia del tuo figlio...

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Non sappiamo il giorno esatto della sua nascita - forse tra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265 - e non abbiamo alcun suo manoscritto. Ma è il più grande scrittore italiano di sempre, uno dei più celebri nel mondo, tradotto in più di mille lingue.

  SIR:   Perché Dante è nostro padre


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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Storie di accoglienza... superando i pregiudizi



Ha risposto all’emergenza sbarchi accogliendo i profughi in casa sua. Lui si chiama Romano Busdraghi, ha 83 anni ed abita a Venturina, in provincia di Livorno. Tramite la cooperativa Odissea di Lucca, ha aperto le porte di un suo immobile vuoto (ma arredato) e l’ha messo a disposizione di sette migranti appena arrivati in Toscana, rispondendo così all’appello del governatore Rossi che chiedeva di mettere a disposizione le case sfitte a chi ne ha più bisogno.“Non ho fatto altro che aprire la porta a chi ne aveva più bisogno”, ha detto Busfraghi al Tirreno di Piombino, che ha raccontato la sua storia. “Siamo in un momento in cui chi può deve dare il suo contributo, è un obbligo morale. E io, nei limiti delle mie possibilità, non ho fatto altro che dare un appartamento vuoto a ragazzi coraggiosi che, a costo di rischiare la vita, sono venuti in Italia in cerca di una speranza perché scappano da guerre e miseria”. (Fonte: GIANNELLA CHANNEL)

Quando ha sentito l'appello del presidente Enrico Rossi per l'accoglienza dei profughi dall'Africa, a Romano Busdraghi è risuonato in testa il fragore delle bombe di quando era bambino, durante la seconda guerra mondiale. Si è ricordato di quando, nel podere di famiglia vicino al ponte di Cornia che fu minato dai tedeschi, sua madre e suo padre ospitarono cinque famiglie sfollate da Piombino. Gli è tornata in mente quella bambina con cui divideva il pane: «Ormai sarà vecchietta anche lei».


Questi ricordi lo hanno aiutato: pochi giorni fa, infatti, ha fatto la scelta importante di ospitare nella sua casa di via Puccini, a Venturina, 7 ragazzi africani sbarcati a Reggio Calabria su un barcone insieme a tanti altri. Hanno tra i 17 e i 21 anni e vengono dall'Eritrea e dalla Somalia. «Per me e mia moglie sono diventati come degli amici: abbiamo regalato loro dieci quaderni, le matite e i libri per imparare l'italiano». Romano Busdraghi ha 82 anni, compiuti da poco, è un signore arzillo che con la moglie Luana possiede un'edicola a Venturina, «la bottega» la chiama lui. «Passano a salutare e a ringraziarci, noi cerchiamo di fare quello che possiamo. Ogni tanto gli diamo anche un po' di schiacciata a metà mattina».


  video


Io ospito i migranti come fecero i miei genitoriRomano Busdraghi, 82 anni di Venturina, ha deciso di ospitare 7 rifugiati in un suo appartamento. Una scelta arrivata con l'adesione a un progetto di una cooperativa rivolto ai profughi. "Ho fatto quello che fecero i miei genitori durante la Seconda guerra mondiale. Ricordo ancora quel pane condiviso con una ragazzina da noi ospitata" (video di Cesare Bonifazi Martinozzi)
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  Apre la sua casa a 7 profughi: "Ospito i migranti come fecero i miei genitori"


Tira dritto Carlo Montini. "Ognuno la vede a modo suo, ma il mondo è cambiato e io uso il buon senso: lavoro e intanto aiuto chi ha bisogno ". Settant'anni, albergatore da venti. Nato e cresciuto nella Sesto San Giovanni operaia dove ricorda che da bambino "arrivavano 100 mila immigrati e ad accoglierli c'erano le grandi industrie, la Falck, la Breda. Oggi che quelle fabbriche non ci sono più, chi li accoglie i disperati che scappano dalla miseria?". A Bormio c'è l'hotel Stella che di stelle ne ha tre, 22 camere e 7 profughi a pensione completa a 35 euro al giorno. L'albergo di Montini ("pago l'affitto da cinque anni ") affaccia sulla rinomata via Roma i cui negozianti sono infuriati con lui perché ha accettato gli ospiti (Bangladesh, Gambia, Eritrea) inviati dalla Prefettura di Sondrio. "Mi è arrivato il fax e ho detto va bene". Tra dieci giorni i profughi all'hotel Stella saranno 45, e apriti cielo.
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  Montini: "La crisi mi ha svuotato quasi tutte le camere, con loro faccio un affare e aiuto chi ha bisogno"

Telefonate mute, lettere anonime: rovini la valle, «bada a te e ai tuoi figli». Lui: «Li aiuto e loro aiutano me. È vigliacco chi si comporta così».
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«Sinceramente - ammette Montini -, provo molta amarezza per quanto mi sta accadendo: non credevo che ci fossero tanti pregiudizi e tanta ignoranza». 
«Ora - aggiunge - voglio però che le minacce si finiscano e che il responsabile venga individuato, non per spirito di vendetta ma perché chi mi ha scritto è un vigliacco: avrei preferito fosse venuto di persona a dirmi in faccia la sua opinione». «I codardi non mi piacciono - conclude Montini - e continuerò a sporgere denuncia e a fornire elementi utili alle forze dell’ordine perché credo che questi comportamenti vadano contrastati senza paura». 
Intanto, va detto, si susseguono i gesti di solidarietà. Da Semogo, frazione di Valdidentro, è arrivato un carico di vestiti donati dalla comunità ai profughi. E così torna la voglia di sorridere e di credere in un mondo migliore, quello che spesso passa sotto silenzio, ma ha una forza maggiore di qualsiasi minaccia. Così in questa storia l’altruismo spazza via la vigliaccheria. 

  «Minacciato di morte perché ospito i profughi nel mio hotel a Bormio»

Don Franco Rimano, arciprete del duomo di Este, scrive al settimanale diocesano "La Difesa del Popolo" e rompe il muro dell'egoismo eretto anche dagli amministratori locali. Racconta la sua esperienza di accoglienza dei migranti (sei giovani ospiti di un appartamento della parrocchia) e chiede alle altre comunità parrocchiali di provarci. E pazienza se arriveranno le critiche...

... “Qui a Santa Tecla - racconta don Franco - abbiamo messo a disposizione un appartamento della parrocchia che ospita sei giovani profughi, che si autogestiscono seguiti quotidianamente da un operatore di una cooperativa indicataci dalla Caritas diocesana. L’integrazione è positiva, problemi di sicurezza non ce ne sono e molti volontari si stanno attivando. Con il contributo dello Stato italiano, che per ogni profugo assicura circa 30 euro al giorno, si paga un po’ l’affitto, si stipendia l’operatore e si assicurano vitto e alloggio a questi giovani. Stiamo verificando un altro immobile, sempre della parrocchia, per poter eventualmente creare un altro piccolo nucleo”. 
È il modello che la Caritas diocesana ha definito delle “micro accoglienze”: poche persone da ospitare, in uno stile di vera fraternità, con il coinvolgimento concreto degli operatori pastorali e, attraverso di loro, dell’intera comunità parrocchiale. Una formula che si è dimostrata il migliore antidoto ai rischi che ogni grande struttura porta inevitabilmente con sé. E che rappresenta anche una strada privilegiata per consentire alle comunità cristiane di “toccare con mano” il dramma dei profughi, senza cadere preda delle strumentalizzazioni politiche e dei luoghi comuni che purtroppo vanno monopolizzando l’informazione italiana. Anzi, ribaltando in positivo quell’odioso refrain, “Se ti piacciono tanto i profughi, perché non li ospiti a casa tua?” che impazza sui social network. 
E allora, ecco l’appello all’intera diocesi: “Perché ogni parrocchia non può chiedere a qualche parrocchiano frequentante di mettere a disposizione un appartamento sfitto, col parroco che fa da garante e una cooperativa che così può dare lavoro a qualche giovane operatore, che magari nel vicariato segue due o tre di queste micro accoglienze? Non serve chiedere il consenso ai cittadini, basta avere il coraggio di organizzarsi. Facendo un po’ di conti, circa duemila immigrati la nostra diocesi potrebbe accoglierli, diventando così un esempio per tutta l’Italia. Certo avremo una parte dei nostri cittadini contro, ma credo che serviremmo il vangelo in maniera concreta, chiedendo alla politica sostegno a queste micro iniziative. Eviteremmo così tante polemiche o scontri di civiltà e religioni, diventando davvero ‘profeti di incontro e accoglienza’”. 
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  Per i profughi "micro accoglienze" nelle parrocchie




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Francesca Marina "Principessa del mare" allattata con una siringa di acqua e zucchero, senza diritti e senza cittadinanza



Francesca Marina è nata sul pavimento dell’hangar della nave Bettica, tra teloni di plastica e cartoni, una bacinella della lavanderia ripiena d’acqua per lavarla. Il reparto maternità è stato improvvisato in mezzo a oltre 600 profughi provati dalla traversata su un gommone, appena salvati dalla Marina Militare nel Canale di Sicilia. I pannolini: cotone idrofilo avvolto nella garza. La culla: una scatola di biscotti. La coperta: lenzuola usa e getta. La mamma, una nigeriana che aveva attraversato deserti e mari per sfuggire a chissà quali tragedie, l’ha partorita in stato di incoscienza, in preda a crisi epilettiche. Non aveva nulla con sé, nemmeno uno zainetto. Solo il pancione, gli abiti lisi, e un biglietto zuppo di acqua di mare con tre numeri di telefono e la scritta: “God is my way”, Dio è la mia forza, la mia guida e la mia direzione. “Da quel biglietto abbiamo capito che probabilmente è cristiana. Dopo una lunga discussione abbiamo deciso di chiamare la neonata Francesca Marina: sul nome del Papa si sono trovati tutti d’accordo”. A parlare dalla nave Bettica è proprio chi l’ha fatta nascere, Giusy, l’ostetrica di Torino volontaria della Fondazione Francesca Rava (www.nph-italia.org), che da ottobre 2013 invia volontari - medici, infermieri, ostetriche specializzati in area urgenza e materno infantile - sulle navi militari per aiutare nei soccorsi dei naufraghi nel Mediterraneo. Da allora oltre 60 volontari - a turni di circa due settimane, prendendosi ferie dal lavoro - hanno contribuito al soccorso di 60mila migranti, tra i quali 500 donne in avanzato stato di gravidanza e moltissimi bambini. Giusy preferisce non dire il cognome per discrezione, ma è ancora fortemente emozionata nel descrivere quello che è capitato la notte tra il 3 e il 4 maggio. 

Allattata con una siringa di acqua e zucchero. “Non potevamo attaccarla al seno della mamma perché abbiamo dovuto darle dei farmaci che sarebbero passati nel latte - racconta Giusy dalla nave, attraccata ora al porto di Salerno per l’ispezione sanitaria di routine -. Ma non avevamo un biberon, né latte per neonati. Abbiamo usato una soluzione fisiologica di acqua e zucchero ed è stata allattata attraverso una siringa. Noi esseri umani ci commuoviamo quando vediamo degli animali nel gesto dell’allattamento: riuscite a capire cosa vuol dire vedere una bambina allattata con una siringa di acqua e zucchero?” La storia della giovane madre non si sa. È probabile che sia stata violentata durante il lungo viaggio dalla Nigeria alle coste africane, o forse chissà. Negli ultimi tempi sulle “carrette del mare” sono sempre di più le donne, spesso adolescenti costrette a rischiare la morte in mare pur di fuggire a chissà quale situazione disperata. “Come si fa a preoccuparsi dell’invasione dei profughi, degli immigrati che ci tolgono il lavoro - aggiunge d’impeto -, senza capire che dietro ci sono storie drammatiche che non immaginiamo neanche? Non riusciamo ad immaginare come sarebbe se dovessimo partire noi, in quelle condizioni, senza niente?” 

Nata nella “terra promessa”. Con l’aiuto di cinque persone dell’equipaggio e di Giovanna, una giovane infermiera che ha sostenuto dolcemente la mamma durante tutto il parto, invitandola a spingere, sussurrandole dolci parole che non poteva sentire né comprendere, Francesca Marina è venuta al mondo appena un’ora dopo il salvataggio. ....

“Principessa del mare”. Indaffarata com’era, Giusy non sapeva che più o meno nelle stesse ore, in una importante isola al di là di un altro mare europeo, e in condizioni completamente opposte, era nata la Royal baby 2, Charlotte Elizabeth Diana. “Sicuramente la Royal baby sarà principessa per una vita, con tutto quello che ciò comporta - osserva -. Francesca Marina, anche se non aveva nulla, è stata per noi la Principessa del Mare”. (fonte: Sir)

... La foto rilanciata su twitter dalla Marina Militare ritrae Francesca Marina avvolta in un velo bianco e rosa. Moltissimi sono rimasti folgorati dalla bellezza della bambina. Altri ancora hanno colto la coincidenza: Francesca Marina è nata lo stesso giorno della sicuramente più fortunata Charlotte Elizabeth Diana, principessa di Cambridge, discendente regale d'Inghilterra. L'attesa della seconda era preventivata ed è stata coperta minutamente non solo dai tabloid britannici ma anche dai media mainstream; l'avvento della prima è invece assolutamente inaspettato. Charlotte riceverà le attenzioni della stampa per l'intero arco della sua vita. Potrà vivere nell'agio e avrà ogni opportunità possibile, come le principesse delle fiabe. Francesca Marina probabilmente cadrà nel dimenticatoio tra pochi giorni, sarà costretta a sopravvivere e lottare quasi quanto la madre che l'ha messa al mondo. Se non stimolerà la pietà dei legislatori, non sarà riconosciuta cittadina italiana per l'intera giovinezza, con tutti i diritti che di conseguenza le verranno negati. E con buona pace di chi ieri, vedendo la foto, l'ha definita Francesca «principessa del mare». 

  Francesca Marina, principessa senza diritti Nata su nave italiana, ma non avrà cittadinanza


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L’emergenza immigrazione - Lampedusa: porta di dolore e speranza di Bruno Forte


L’emergenza immigrazione 
Lampedusa:  
porta di dolore e speranza

 di Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti-Vasto 

"Lampedusa vuol dire ormai “porta”: per tanti, uomini, donne, bambini, in fuga dal loro passato carico di dolore, di prove, di privazioni, di attese, l’approdo a quell’isola significa la meta e il nuovo inizio di un viaggio della speranza, lo spazio di un ingresso, che chiede accoglienza, dignità, amore. Proprio così, quella “porta” ci sfida tutti, provocandoci a capire le ragioni dell’altro, il mondo interiore dell’emigrante, le ferite della sua anima, profonde al di là di ogni visibilità e di qualsiasi possibile calcolo. Porta del dolore, porta della speranza e porta dell’amore concreto e vissuto, Lampedusa ci convoca tutti a un esame di coscienza, che sia verifica della nostra storia personale e collettiva sulla misura che sola può veramente valutarla, quella aperta sull’orizzonte di Dio, Signore di tutto e di tutti. Porta del dolore, custodito nel cuore della persona che l’ha provato e lo prova, Lampedusa accoglie storie di sradicamento, di estraneazione, di umiliazioni subite, quando non di torture inflitte dai mercanti di uomini. Chi ha lasciato la propria terra, si è sradicato da un’appartenenza che spesso era la sua sicurezza, il suo rifugio antico, la promessa tante volte priva di ogni certezza del suo domani. Chi affronta la sfida del mare infido e grande, visto come unico sentiero della speranza, ha lasciato dietro di sé un mondo, il suo mondo, intrecciato di affetti, di storie vissute, di racconti trasmessi, di desideri accesi: dietro i volti segnati dal vento, dal sole, dall’aria del deserto e del mare, dentro i cuori, ci sono legami spezzati, addii spesso laceranti e costosi, sacrifici superiori a ogni immaginabile calcolo, affrontati in nome di una sete di vita e di futuro diverso, voluto a ogni costo per sé e per quanti si amano o si potranno amare. La porta del dolore non cancella il passato, lo accoglie, custodendolo anzi nel profondo dell’anima come ragione per andare avanti e sfidare l’oscurità del domani, cercando la luce di un’alba diversa. Proprio così, Lampedusa, porta del dolore, è inseparabilmente porta della speranza: quelle donne e quegli uomini, sopravvissuti a innumerevoli rischi e pericoli, portano in sé un desiderio più grande di ogni ostacolo affrontato e superato ...
Proprio così, a Lampedusa s’intrecciano tutti i motivi ispiratori del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco: il perdono ricevuto e donato, a partire dal dialogo con Dio e fra gli uomini, e in particolare dal dialogo interreligioso; la grazia di un giubileo decentrato nel mondo, per raggiungere ogni creatura e toccare veramente ogni cuore; il Vangelo della Croce, come buona novella dell’amore infinito del Dio vivente per ognuna delle Sue creature; la rivelazione e il dono del Crocifisso Risorto per la speranza del mondo, la rinascita di quanto sembrava perduto e la pienezza dell’amore e della vita, com’è desiderata dal Signore. Lampedusa “porta del dolore” evoca la misericordia come consolazione e medicina di tutte le ferite dell’anima; “porta della speranza” richiama il volto misericordioso del Dio che fra il già della resurrezione di Cristo e il non ancora del Suo ritorno glorioso vuole costruire con noi un mondo più giusto, più vero e più bello; “porta dell’amore” rende presente il Figlio di Dio, fatto uomo per noi, e la potenza del Suo amore misericordioso e fedele, che libera e salva chiunque in Lui confidi. A Lampedusa la misericordia si ...

  Lampedusa: porta di dolore e speranza (pdf)


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... Siamo, in fin dei conti, tutti sulla stessa barca, una barca che traballa ogni giorno di più perché gli accadimenti sempre più planetari che ci riguardano, rischiano di trascinarci tutti sul fondo. Quello che può salvarci è solo una urgente riconsiderazione e valorizzazione di quello che tutti noi intendiamo per scambio umano e aiuto reciproco. Nessuno può veramente pensare che quello che sta accadendo agli altri, non possa un giorno riguardare anche noi. Al di là delle valutazioni di carattere politico, economico e religioso, gli accadimenti e le emergenze continue ci esortano a prendere coscienza della necessità di poter contare sempre e comunque sulla solidarietà umana, non solo nei momenti della criticità ma come valore permanente.

 
Noi dominati dalle emozioni


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Se avessimo potuto evitare di parlare dei “riots milanesi” che hanno accompagnato l’inaugurazione di Expo 2015, forse ci sarebbe stato spazio per raccontare la storia di Klodian Elezi.
Una storia che apre un punto di osservazione diverso sulla grande esposizione mondiale. Una storia che aiuta a riflettere su temi che contano davvero per l'Italia di oggi e per quella di domani. Sulle condizioni di lavoro, sulla gestione degli appalti, sul ruolo dei media, sull’immigrazione.

  Roberto Saviano: L’EXPO E LA STORIA DI KLODIAN ELEZI, CHE POCHI HANNO VOLUTO RACCONTARE


La riduzione dello spreco è un tema scottante per tutte le società occidentali, società cosiddette dell'abbondanza, che sprecano enormi quantità di cibo quando in altre parti del mondo e anche alle periferie delle loro metropoli tanti sarebbero felici di ricevere del cibo avanzato. Tanti esempi virtuosi già in atto in Italia. Poi la Carta di Milano…

  Emanuele Zanotti: Lotta allo spreco alimentare Piccoli gesti crescono

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FEDE E
SPIRITUALITÀ




GESÙ VOLTO UMANO DI DIO
HOREB n. 70 - 1/2015



HOREB n. 70 - 1/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

Battezzati “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, siamo immersi nel cuore di Dio comunione, coinvolti nel dinamismo trinitario e chiamati a “narrare” nel tempo la storia eterna dell'amore trinitario. Questa è la vocazione del cristiano. 

La narrazione biblica ci ricorda, ancora, che nell'amore trinitario c'è un'esigenza d'incarnazione, ed evidenzia che il dinamismo trinitario ha preso concretezza, spessore corposo e volto umano in Gesù di Nazareth. 

Il credente, allora, necessariamente deve fare riferimento alla figura di Gesù di Nazareth per assumerla come paradigma su cui declinare, sotto l’azione dello Spirito, la propria esistenza storica. 

Va tenuta presente tutta la vita di Gesù, È alla luce del suo vissuto, dalla nascita alla resurrezione, che va ridisegnata una seria prospettiva di cammino di fede. 

Ma in modo particolare va tenuta presente l'incarnazione di Gesù, essa ci dice che Dio per salvare l'uomo ha deciso di farsi uno di noi nel Figlio, ha lasciato la sua inaccessibilità, e si è posto in compagnia con ogni uomo e nella solidarietà più intima apre strada a ogni uomo (cf. Fil 2,6-11). 
Con l’incarnazione, Gesù manifesta nella sua umanità gli aspetti invisibili del Dio vivente e, come ci ricorda Paolo, «ci insegna … a vivere in questo mondo» (Tt 2,12). Ormai la mediazione umana di Gesù di Nazareth è determinante per conoscere ed esperimentare chi è Dio per noi e come, nel Figlio ci coinvolge a vivere in questo mondo. 

In questo senso, l’Incarnazione diventa la categoria interpretativa per dire la fede secondo il progetto di Dio che nel Figlio si rivela e ci salva. 

Dalla logica dell’incarnazione scaturisce, per ogni uomo, l’impegno a saper guardare con lucidità i frammenti di storia, come spazio in cui Dio costruisce il Regno, a saper crescere nella consapevolezza che il Dio in cui crediamo è un Dio che non si è rifiutato di attraversare anche le tragiche esperienze di oscurità e di solitudine che segnano la vita di ogni uomo e che l’evento dell’Incarnazione e della Croce è, in definitiva, lo spazio per il recupero della radicalità cristiana come annuncio di una forma storica di esistenza, caratterizzata dalla piena condivisione del destino umano per rendere trasparente l’amore gratuito e fedele di un Dio che ha dato totalmente se stesso per la vita degli uomini.
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Quanto è importante il lavoro...
  Tu, quando diffondi l'amore...
... è proprio questione di punti di vista... per noi "fratelli da amare..."
  E' solo questione di punti di vista...
  Le sue parole rimangono in noi...
  Affidiamoci all'intercessione...
  Un saluto speciale...
  Le parole del Vangelo...
  Pace a voi. Non un semplice...
  Noi in Dio e Dio in noi...
  Fate che chiunque venga a voi...
  Una volta per tutte dunque...
  Il Rosario è una scuola di preghiera...
Un sorriso per una... "scorciatoia" mariana
  Stai tranquillo, Pietro...


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  Per iniziare il mese dedicato alla Madre di Dio: Con Maria… Come Maria…


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Papa Francesco a Pompei: Santo Rosario e supplica alla Madonna del Rosario (video)



Papa Francesco al Santuario di Pompei
(21/3/2015)

Papa Francesco, giunto poco prima delle 8.00, è stato accolto da migliaia di fedeli festanti. Quindi ha sostato in silenziosa preghiera dinanzi all’immagine della Beata Vergine Maria del Santo Rosario, portata a Pompei da Bartolo Longo nel 1875. Dopo la preghiera silenziosa, la recita della «Piccola Supplica», tratta dalla storica preghiera composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883. Di seguito, il testo recitato da Papa Francesco:


"Vergine del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra innalzata al di sopra dei cieli, umile serva del Signore, proclamata Regina del mondo, dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo.

Coronata di dodici stelle, tu ci porti al mistero del Padre, tu risplendi di Spirito Santo, tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza, unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario, tu ci inviti a fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio.

Madre e modello della Chiesa, tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e del sangue, le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore.

O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci annoda a Dio, catena d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo". 

Prima di andare via, un fuoriprogramma. Il Papa si è fermato sul sagrato del Santuario per salutare i fedeli che lo hanno aspettato e vegliato in preghiera per tutta la notte. Queste leparole di Francesco:

"Grazie tante! Grazie tante, per questa calorosa accoglienza. Abbiamo pregato tutti la Madonna, perché ci benedica tutti: a voi, a me, a tutto il mondo. Abbiamo bisogno della Madonna, perché ci custodisca, e tante cose… E pregate per me, non dimenticatevi! Adesso vi invito a pregare tutti insieme una Ave Maria alla Madonna e poi vi darò la benedizione. Ave Maria… (Segue la Benedizione). Arrivederci a presto!".

  video



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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 20/2014-2015 (B) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Gv 15,1-8

"IO-SONO il Pane della Vita (6,35); la Luce del mondo (8,12); la Porta delle pecore (10,7); il Pastore, quello Bello (10,11); la Resurrezione e la Vita (11,25); la Via, la Verità e la Vita (14,6)".
IO-SONO è la forma di rivelazione cara all'autore del quarto Vangelo, richiamante il'Nome' impronunciabile che Dio ha rivelato a Mosè dal roveto ardente sul monteSinài, e che Gesù applica a se stesso dichiarando apertamente la sua uguaglianza con Dio, cosa che sarà per lui fonte di guai (cfr Gv 8,58-59) e principale motivo della sua condanna a morte (cfr.Gv 19,7). Nella sua opera l'evangelista utilizza molte di queste metafore per mezzo delle quali tratteggia la figura di Gesù; anche nella pagina del Vangelo di oggi la liturgia ne presenta un'altra, ricca di suggestioni e di richiami biblici: "IO-SONO la Vite, quella Vera !". 
La vite è la pianta che richiama la terra promessa, dalla quale ricaviamo il vino, simbolo dell'amore sponsale e della gioia, che nei profeti (Os 10,1-3; Is 5,1-7; Ger 2,21; Ez 19,10-14) è figura di Israele che alla fedeltà e alle cure del suo Signore contrappone l'infedeltà dell'idolatria e la memoria corta. Adesso la Vigna/Vite è incarnata da Gesù, 'la Vite Vera' cioè la vite fedele, una vite fedele al progetto di amore che il Padre ha sull'umanità, a differenza delle altre che sfruttano il terreno e non producono nient'altro se non "uva acerba" (lett. bastarda, Is 5,1ss). Perché anche noi possiamo portare frutto in abbondanza, bisogna allora che rimaniamo attaccati a Gesù, è necessario 'Rimanere/Dimorare' (il verbo è ripetuto per ben 7 volte nel brano) in Lui, aderire con tutta la nostra vita alla 'Vite Fedele' che è Gesù, vivere della sua linfa vitale che è l'Amore del Padre. Dimorare in lui, accoglierlo e amarlo, significa avere il suo stesso modo di pensare e di operare. Un amore che non si traduce in atti concreti è falso: si ama solo "con i fatti e nella verità" (1Gv 3,18). Chi invece nutrendosi di questa linfa non si fa pane spezzato per i fratelli è un inutile parassita, sfrutta inutilmente la Vite e va 'tolto'.
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1° maggio: festa di San Giuseppe lavoratore - il valore del lavoro - la lettera di don Tonino Bello a San Giuseppe


Intervista a padre Tarcisio Stramare, sacerdote degli Oblati di San Giuseppe. Padre Stramare è esperto di “giuseppologia” nonché direttore del Movimento Giuseppino.

Come si è passati dal 1° maggio, festa di lavoratori, alla festa di san Giuseppe lavoratore?
La festa di san Giuseppe lavoratore, istituita il 1° maggio 1955, è ovviamente recente; da parte sua, Pio XII voleva rivendicare al lavoro e alla sua “festa” il loro originario significato e valore cristiano. Il lavoro, infatti, non appartiene ad una ideologia o ad un partito, ma all’uomo; per tale motivo esso è stato, in modo particolare, redento da Gesù, tanto che Giovanni Paolo II, nell’enciclica Laborem exercens ha usato l’impegnativa espressione di “Vangelo del lavoro”.

  IL LAVORO NON APPARTIENE AD UN'IDEOLOGIA MA ALL'UOMO

Se fatto con amore ed al servizio del bene comune il lavoro eleva l'umanità

Il lavoro, cioè la capacità di trasformare la materia animata e inanimata in beni e risorse che si moltiplicano e che vengono messi a disposizione di tutti, è una caratteristica che distingue l’umanità da tutte le altre specie.
Ha scritto a questo proposito Giovanni Paolo II “Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature (…) il lavoro porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il segno di una persona operante in una comunità, e questo segno costituisce la sua natura”
Se questa verità antropologica il cristianesimo ha sviluppato una grammatica che noi oggi chiamiamo Dottrina Sociale della Chiesa.
Il cristianesimo infatti è la religione che più di tutte ha glorificato e magnificato il lavoro, San Giuseppe, Gesù Cristo, Paolo, Pietro, Maria e tutti gli apostoli lavoravano.
San Benedetto fondò il suo ordine monastico sulle basi di “ora, labora e sii lieto”...

  IL CRISTIANESIMO ESALTA LA DIGNITÀ DEL LAVORO

Per approfondire
Dottrina Sociale della Chiesa

Caro San Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalità e, con una audacia al limite della discrezione, mi fermo per una mezz’oretta nella tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con te... 
Audio completo della lettera che don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta, scrive a San Giuseppe. (registrazione effettuata ad Assisi nel Dicembre 1987 del brano "La Carezza di Dio")

  video

Vedi anche i nostri post precedenti:

  • Il 1° Maggio di Papa Francesco
  • 1° maggio - Senza lavoro non c'è dignità. Papa Francesco, il dossier Caritas e il messaggio dei vescovi


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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1° maggio - Senza lavoro non c'è dignità. Papa Francesco, il dossier Caritas e il messaggio dei vescovi



1° maggio
"Lavoro dignitoso per tutti. 
Disoccupazione, sfruttamento, riduzione in schiavitù 
ledono i diritti umani fondamentali"

Quarto Dossier Caritas

Il Dossier approfondisce con dati e testimonianze proprio il dramma dello sfruttamento del lavoro nel mondo e in Asia, ed in particolare in Thailandia, India, Bangladesh e Sri Lanka. «Il livello di occupazione - ricorda il Dossier - ha risentito della crisi economica e di altri fenomeni globali, soprattutto nei Paesi industrializzati. Ovunque, la vera sfida è quella per il “lavoro decente” e la lotta allo sfruttamento. Tratta a fini di prostituzione, sfruttamento dei minori, lavoratori migranti sottopagati sono fenomeni che rendono ingiusto ciò che invece dovrebbe nobilitare». L’analisi presentata nel dossier evidenzia le sofferenze e le ferite anche invisibili patite dai più deboli.

"Al centro di ogni questione, specialmente quella lavorativa va sempre postala persona e la sua dignità”, così papa Francesco lo scorso 25 marzo è tornato a parlare di lavoro, condannandone sia l’assenza che lo sfruttamento. Anche la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro nel consueto Messaggio per il 1° Messaggio ha sottolineato che senza lavoro non c'è dignità.
...
«Occorre - denuncia il Dossier - alzare la nostra voce contro ogni “struttura di peccato” che umilia sistematicamente milioni di persone. Occorre affrontare con decisione il problema della “povertà nel lavoro”, di coloro che vivono ai margini, nonostante un’occupazione. Occorre un approccio completamente nuovo e responsabile, a livello personale, collettivo. E politico. A partire dalle istituzioni europee e internazionali».

  PAPA FRANCESCO "LOTTIAMO PER LA GIUSTIZIA E PER IL LAVORO"

  - il comunicato stampa della Caritas (PDF)

  - IL DOSSIER INTEGRALE (PDF)

Senza lavoro
non c'è dignità

Messaggio dei Vescovi 
per il primo maggio

«Il grido del precari è realmente la periferia che, più di tutte, domanda luce, che ci chiede premura». Così la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nel Messaggio per la giornata del primo maggio. Una visione solidale di attenzione al fragile, affermano i Vescovi, «si impara già in famiglia, che si fa scuola sociale nel suo stesso esserci».
«Vanno perciò coniugati - scrivono ancora - i tempi del lavoro con i tempi della famiglia, perché è da questa sorgente, vicina, unita e riconciliata, che può sgorgare un flusso vitale, capace di aiutarci a gestire questa crisi, etica, sociale ed economica».

Il testo del Messaggio (doc)



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Conferenza Episcopale del Triveneto ha pubblicato una Nota pastorale sul tema del lavoro

  CET:   Il lavoro in tempo di cambiamenti, la Chiesa vicina (pdf)


All’inizio di questa crisi economica gli interventi legislativi in materia di occupazione e di tutela dei lavoratori si sono concentrati su chi il lavoro lo aveva già, scaricando sulle future generazioni le modifiche del mercato del lavoro aprendo alla flessibilità che il mercato chiedeva con insistenza.
Si sono così introdotte di fatto due tipologie di lavoro: quello protetto stabile con ammortizzatori sociali in uscita, in caso di crisi aziendali o perdita di lavoro e quello in entrata senza nessuna tutela di legge e neppure sindacale.
Di fatto un’intera generazione di lavoratori esposta alla mercè del mercato e ai possibili arbitri della classe imprenditoriale.

  DIOCESI CREMONA:   "2015, più lavoro e meno precario" (doc)


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Apre l'Expo il videomessaggio di Papa Francesco che si fa "voce che parla a nome del popolo di Dio pellegrino nel mondo intero e voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte." (testo e video)


Papa Francesco è intervenuto durante la cerimonia di inaugurazione di Expo 2015 a Milano. Lo ha fatto con un videomessaggio, che è stato mandato in onda sui maxischermi del grande teatro all'aperto nel sito dell'esposizione universale dedicata al tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” (1° maggio – 31 ottobre 2015).
Pubblichiamo di seguito il testo del discorso che il Papa ha pronunciato nel corso del collegamento televisivo:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Sono grato per la possibilità di unire la mia voce a quelle di quanti siete convenuti per questa inaugurazione. E’ la voce del Vescovo di Roma, che parla a nome del popolo di Dio pellegrino nel mondo intero; è la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Vorrei farmi portavoce di tutti questi nostri fratelli e sorelle, cristiani e anche non cristiani, che Dio ama come figli e per i quali ha dato la vita, ha spezzato il pane che è la carne del suo Figlio fatto uomo. Lui ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. La Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente!
In particolare, ci riunisce il tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento:i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.
Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (ndr Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo.
E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale:quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.
Ma tutto parte da lì: dalla percezione dei volti. E allora non voglio dimenticare i volti di tutti i lavoratori che hanno faticato per la Expo di Milano, specialmente dei più anonimi, dei più nascosti, che anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che nessuno sia privato di questa dignità! E che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno dell’uomo!

Il Signore ci aiuti a cogliere con responsabilità questa grande occasione. Ci doni Lui, che è Amore, la vera “energia per la vita”: l’amore per condividere il pane, il “nostro pane quotidiano”, in pace e fraternità. E che non manchi il pane e la dignità del lavoro ad ogni uomo e donna.
Grazie.

  video


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"Cibo del pensiero, cibo dell'anima" di Enzo Bianchi


Pubblichiamo il testo di fr. Enzo per il volume Food for Thought, food for Soul che sarà possibile consultare nel Padiglione Italia di Expo 2015.
Cibo del pensiero, cibo dell'anima
di Enzo Bianchi

“Mann ist was Mann isst”, “l’uomo è ciò che mangia” ricordava Feuerbach. Questo dato non riguarda solo il cibo materiale, ma anche, e forse soprattutto, il nutrimento spirituale. Non è necessario ricorrere al biblico “Non di solo pane vive l’uomo” (Dt 8,3; Mt 4,4) per rendersi conto che ci nutriamo non solo degli alimenti che introduciamo nel nostro corpo, ma anche delle “parole”, dei pensieri, della cultura che assimiliamo tramite le letture, le relazioni personali, le interpretazioni degli eventi della nostra vita quotidiana.

Siamo plasmati dalla quantità di “cibo per lo spirito” cui abbiamo – o non abbiamo – la possibilità di accedere. E come c’è un minimo vitale per l’alimentazione, così c’è una soglia minima di nutrimento dell’anima che non possiamo ignorare, pena alcune patologie spirituali irreversibili. Se abituiamo la nostra interiorità a una progressiva anoressia, se neghiamo alla nostra mente l’arricchimento di sostanze nutritive sapientemente equilibrate, ci ritroveremo con una vita interiore svuotata di senso, depauperata delle sue potenzialità, condannata a un progressivo deperimento. Specularmente, se in preda a bulimia spirituale non poniamo freno all’ingurgitare ogni tipo di emozione, se non riusciamo ad astenerci dall’aumentare costantemente la dose di sensazioni stimolanti, se lasciamo che ogni genere di pensiero non solo si affacci alla nostra mente ma la pervada, allora saremo incapaci di custodire un animo retto.

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Ma il Dio di Gesù Cristo parla anche al di là delle Scritture, attraverso quanto altri hanno saputo cogliere dalla sua Parola: attraverso gli scritti e i commenti alla Bibbia, certo. Padri della chiesa, autori spirituali, profeti e teologi riescono a volte a ridire il Vangelo eterno con linguaggi inediti, a estrarre da quel tesoro inesauribile “cose antiche e cose nuove” (Mt 13,52). Ma ancor di più giungiamo all’“al di là” della Parola attraverso quelle sequentiae sancti Evangelii, quei brani di Vangelo che sono le vite degli uomini e delle donne di Dio, i suoi discepoli e testimoni, i santi di cui si fa memoria universale e quelli che sono ricordati solo da quanti li hanno conosciuti di persona. Sono loro la riserva di cibo del pensiero che non si esaurisce, a condizione che io accetti di farvi ricorso nel cammino alla ricerca di senso che è la vita umana; sono loro a rimandarmi alla parola di Dio contenuta nelle Scritture, a quello scrigno di cui san Benedetto nella sua regola per i monaci affermava: “C’è nel Vecchio o nel Nuovo Testamento una pagina o una parola di autorità divina che non sia rettissima norma di vita umana?”. Lì ho sempre trovato cibo del pensiero e dell’anima, ho sempre potuto accedere al nutrimento essenziale, a quel “pane di ieri che è buono domani”.

  Cibo del pensiero, cibo dell'anima


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XIX GIORNATA BAMBINI VITTIME DELLA VIOLENZA, DELLO SFRUTTAMENTO, DELL’INDIFFERENZA, CONTRO LA PEDOFILIA 3 MAGGIO 2015


Papa Francesco ha espresso pubblicamente oggi il suo incoraggiamento all'Associazione 'Meter' che combatte contro gli abusi commessi sui minori e in particolare contro la pedofilia e la pedopornografia, spesso smascherando i criminali. Il Pontefice lo ha fatto in occasione della "Giornata dei bambini vittime della violenza" che si è celebrata proprio in piazza San Pietro con la partecipazione alla preghiera del "Regina Caeli".

"Un saluto speciale va oggi all’Associazione Méter, nella Giornata dei bambini vittime della violenza. Vi ringrazio per l’impegno con cui cercate di prevenire questi crimini. Tutti dobbiamo impegnarci affinché ogni persona umana, e specialmente i bambini, sia sempre difesa e protetta."

All’appello di Papa Francesco al Regina Caeli ha fatto eco quello del presidente italiano, Sergio Mattarella, che in un messaggio ha sottolineato il bisogno di uno “straordinario impegno culturale per contrastare – scrive – fenomeni di omertà, di passiva accettazione, di indifferenza”, che favoriscono le violenze contro i minori. Contro di esse da 20 anni si batte l’Associazione “Meter”, in particolare per estirpare il crimine aberrante della pedofilia e della pedopornografia, che arriva a mietere vittime anche tra i neonati. Il fondatore di “Meter”, don Fortunato Di Noto, ricorda al microfono di Luca Collodi il sostegno sempre ricevuto dagli ultimi Papi e descrive la situazione attuale delle violenze contro l’infanzia, specie in Europa...

  Papa: difendere la vita umana. Di Noto: troppe violenze su minori

Il pianto è la manifestazione visiva che esprime le emozioni più intime dell’uomo; comunica la profondità del dolore e della gioia ed è portatore di una più o meno consapevole esigenza di condivisione; è indice di profonda commozione e di attiva partecipazione.
L’incontro con il pianto dell’altro alimenta un fiume di lacrime che dagli abissi dell’umano emerge per percorrere, alla luce del sole, i sentieri dell’essere finito che si incontra, e a volte si scontra, con l’Infinito.
Le lacrime sottolineano i passaggi più emozionanti della propria esistenza, evidenziando ciò che merita l’attenzione di chi si approccia alla lettura della nostra storia personale. Creano, quindi, relazione, incontro, fusione con l’Altro. Nel pianto c’è l’uomo, in ogni singola lacrima Dio.
Nessuna lacrima sarà versata invano, poiché Dio raccoglie nel suo otre le lacrime (Salmo 56), trasformandole in un tesoro prezioso.
Purtroppo, non vogliamo più piangere. 
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Dalle parole di papa Francesco scaturisce il senso e la ricerca della verità, della giustizia, della pace, del rispetto tra gli uomini. Una strada faticosa che non si limita ad essere una possibilità tra tante, che non può essere sostituita da percorsi alternativi, ma è indicata da un obbligo di svolta nella sua direzione.
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La sfida da accogliere passa anche attraverso percorsi educativi capaci di stimolare emozioni vere nell’altro, poiché non è possibile che “non sappiamo più piangere”. Non è possibile che la violenza, lo sfruttamento, l’indifferenza e gli abusi non possono essere superati e profeticamente denunciati affinchè non accadano più. Noi ci crediamo. Per questa ragione profonda continuiamo quest’opera amorosa e di impegno civile e religioso. Per tutti, di tutti. Perché io e tu siamo quel bambino che piange.

  “NON SAPPIAMO PIÙ PIANGERE”

  METER ONLUS



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"Con i poveri e per i poveri" Il concerto voluto in Vaticano da Papa Francesco con i posti d'onore riservati a poveri, migranti e senzatetto.


Papa Francesco continua a dimostrare la sua attenzione e il suo amore verso i più poveri. Con le parole, certo, ma anche e soprattutto con i fatti. Dopo il punto doccia e barbiere per i senzatetto aperto sotto il colonnato di piazza San Pietro, e dopo la visita speciale per i clochard alla Cappella Sistina, questa volta Bergoglio ha deciso di regalare a chi possiede poco o nulla un posto in prima fila al concerto che si svolgerà in Vaticano il prossimo 14 maggio. Quegli stessi posti che abitualmente vengono riservati a capi di Stato, dignitari, rappresentanti delle istituzioni, per un giorno saranno occupati da senzatetto e famiglie disagiate delle periferie.

Il concerto avrà luogo nella prestigiosa Aula Paolo VI e sarà dedicato proprio ai più poveri:"Con i poveri e per i poveri", è il titolo scelto.

Guidati da Daniel Oren, uno dei più grandi direttori presenti sul panorama internazionale, si esibiranno il Coro della diocesi di Roma guidato da monsignor Marco Frisina e l’Orchestra filarmonica salernitana, che proporranno arie tratte dall’opera musicale “La Divina Commedia” di Frisina e brani dedicati al tempo pasquale. Come in «un viaggio spirituale che dalla visione della nostra condizione umana ci porterà a incontrare la grazia del Signore», ha dichiarato il compositore durante la presentazione. La stessa Divina Commedia, ha evidenziato, «è un viaggio spirituale in cui Dante si pone in cerca di Dio che è l’Amore. Dapprima è una ricerca dolorosa che lo costringe a vivere l’esperienza dell’Inferno, del luogo dove sono coloro che tradiscono l’amore, oppure hanno cercato solo se stessi e non Dio. Ma in seguito potrà cominciare la salita del Purgatorio dove regna la speranza e la misericordia, fino a giungere al Paradiso».

«Non abbiamo in agenda la presenza del Santo Padre», ha dichiarato il vicedirettore della Sala stampa vaticana padre Ciro Benedettini rispondendo alle domande dei giornalisti.

I biglietti di ingresso saranno gratuiti, ma a tutti i presenti «sarà data la possibilità di contribuire con offerte volontarie», spiega l'organizzazione, «che saranno interamente devolute all'Elemosineria apostolica e consegnate nelle mani dell'elemosiniere, mons. Konrad Krajewski».
I biglietti, si possono richiedere su www.corodiocesidiroma.it . Sarà possibile poi ritirarli in Vicariato fino all’ora di pranzo del 14 maggio.

Gli ultimi saranno i primi, disse Gesù. Parole che sono legge per Francesco che ha deciso di riservare i posti d'onore di un concerto che avrà luogo in Vaticano ai poveri, ai migranti, ai senzatetto. Per la prima volta, in quelle prime file per consuetudine occupate da capi di Stato, dignitari, rappresentanti di istituzioni, siederanno coloro che più di tutti sono presenti nel cuore di Bergoglio. 
Il concerto, intitolato "Con i poveri e per i poveri", avverrà giovedì 14 maggio nell'Aula Paolo VI. E cioè in quella stessa Aula dove il 22 giugno 2013 si consumò un piccolo giallo. A un concerto organizzato per l'anno della fede, Francesco all'ultimo diede forfait. Per "motivi improrogabili " la sua sedia rimase vuota.
... 
Il Vaticano non è un castello riservato alle élite, turisti, fedeli, o curiali che siano. È la casa di tutti, il centro di una Chiesa sinodale nel governo ma anche nella sua essenza. Già poche settimane fa il Papa aveva aperto le porte dei musei e della cappella Sistina a una visita privata riservata ai senzatetto. E così egli fa il prossimo 14 maggio quando quell'Aula, dove fino a qualche tempo fa avvenivano concerti con posti riservati ai potenti e auto blu parcheggiate direttamente in piazza San Pietro, si apre ai bisognosi che vivono sotto il colonnato del Bernini, i portici di via della Conciliazione, le strade di Borgo Pio. Monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere, tutti i giorni porta a queste persone la carità del Papa.

Un'attenzione fatta di soldi offerti per le necessità, di un servizio di barberia ideato sotto il colonnato, con tanto di docce gratuite, di sacchi a pelo donati in occasione del compleanno papale. Ma è anche quando Francesco deve fare dei regali ai pellegrini che i senzatetto divengono i protagonisti: lo scorso marzo 50mila copie del Vangelo sono state distribuite durante un Angelus in piazza san Pietro da 300 clochard, nominati seduta stante "messaggeri" papali.
Francesco va oltre le discussioni che da sempre nella Chiesa si fanno a riguardo dei poveri e della loro necessaria "liberazione ". Per anni la comunità ecclesiale si è divisa fra coloro che tacciavano di ideologia marxista chi si impegnava per i poveri e coloro che, invece, limitavano l'impegno a mere analisi sociologiche.

Bergoglio al contrario dimostra di voler andare oltre i due estremi, schierandosi fattivamente in favore dei poveri, agendo con forza contro il disprezzo della dignità dei "reietti ". Per lui, infatti, i poveri sono il cuore della Chiesa, soggetti creativi da cui, come scrive in Evangelii Gaudium, sempre si può imparare: tutti, scrive, possono raccogliere "la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicare attraverso di loro".

  Lo strappo di Francesco: "Ai poveri i posti d'onore del concerto in Vaticano"

Nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede il 30 aprile, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Concerto organizzato per sostenere le Opere di Carità di Papa Francesco, che avrà luogo il 14 maggio (Solennità dell’Ascensione del Signore), nell’Aula Paolo VI, alle ore 18.00.

L’evento è patrocinato dall’Elemosineria Apostolica, dal Pontificio Consiglio della Cultura, dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione e dalla Fondazione San Matteo in memoria del Card. Van Thuân.
Alla conferenza stampa sono intervenuti: Mons. Diego Giovanni Ravelli, Capo Ufficio dell’Elemosineria Apostolica; Mons. Marco Frisina, Direttore del Coro della Diocesi di Roma; Dott. Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno, che parla a nome del Maestro Daniel Oren.
Erano inoltre presenti rappresentanti delle Associazioni di carità e di volontariato che collaborano alla realizzazione dell’evento: Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, Gran Priore del Gran Priorato di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta; Dott. Leopoldo Torlonia, Presidente del Circolo S. Pietro e Delegato di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta; P. Camillo Ripamonti, SJ, Direttore del Centro Astalli; Filippo Sbrana, Comunità di Sant’Egidio.

Leggi:
  • Intervento di Mons. Diego Giovanni Ravelli
  • Intervento di Mons. Marco Frisina

  video


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JESUS, maggio 2015 La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI La tentazione della "buona risposta"


JESUS, maggio 2015

La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI

La tentazione della "buona risposta"

Da secoli noi cristiani pensiamo di dover dare una “buona risposta” su tutto. In questa ansia – oggi causa di sempre maggior fastidio nei non cristiani – finiamo a volte per dare risposte preconfezionate, incuranti della realtà mutevole e sfaccettata né della diversità delle persone e del mistero che ciascuna di loro racchiude. Occorrerebbe un serio esame di coscienza: e se l’altro ci trattasse come noi trattiamo lui? E se ciò che diciamo con sicurezza all’altro fosse anche un giudizio su di noi? Ci ricordiamo dell’avvertimento di Gesù: “Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi” (Mt 7,2)? E ci ricordiamo che Gesù era maestro anche nell’arte del non dire tutto? Come non ammettere che nella chiesa sovente i rigoristi che giudicano con severità alcuni peccati commessi dagli altri, sono in realtà i primi a commettere quegli stessi peccati? E piuttosto di condannare se stessi, infieriscono sugli altri: come ha detto recentemente papa Francesco, “puniscono negli altri quello che nascondono nella loro anima”… In questi giorni nelle nostre chiese d’occidente emerge costantemente la questione dell’orientamento sessuale, del gender e degli statuti che questo può richiedere. Possiamo, come cristiani, dire alcune parole in proposito, e dirle umilmente, fornendo indicazioni per cercare ancora?
...
Uomini e donne, qualunque orientamento sessuale abbiano, sono sempre creature amate da Dio; nella chiesa sono cristiani nati dal battesimo, conformati a Cristo e dotati di una capacità di testimonianza e di missione nel mondo; e in quanto battezzati sono sacerdoti, profeti e re (cf. Lumen gentium 34-36), tutti partecipi del corpo di Cristo. A tutti, nessuno escluso, la chiesa deve chiedere di tentare di vivere il Vangelo, tutti deve amare come si amano le membra del corpo di Cristo, e tutti deve aiutare a vivere l’amore con gli enigmi che esso contiene. La chiesa non è stata chiamata a condannare il mondo ma a indicare al mondo vie di salvezza, e queste stanno sempre in cammini di umanizzazione. Nessuna ingenuità e nessuna resa: a tutti la chiesa chiede responsabilità nei comportamenti; chiede lotta contro la philautía, l’amore egoistico di se stessi; chiede di non cedere al facile e conformista “così fan tutti”; chiede di combattere i nuovi idoli dominanti, tra cui spicca l’individualismo esasperato, in base al quale i desideri devono diventare diritti. Non tutto è possibile e non tutto può essere un diritto! Chiediamoci in ogni circostanza qual è il cammino di umanizzazione più fecondo e felice per ciascuno, senza aver la pretesa di possedere a priori l’unica risposta possibile.

  La tentazione della "buona risposta"


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 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 3 maggio 2015

    Udienza Generale - del 6 maggio 2015: La Famiglia - 13. Matrimonio (II)


   Omelia - Santa Messa in occasione della Giornata di riflessione per la Canonizzazione del Beato Junipero Serra (Pontificio Collegio Americano del Nord al Gianicolo (2 maggio 2015)

  
Omelia - Visita pastorale alla Parrocchia romana "Santa Maria Regina Pacis" a Ostia (3 maggio 2015)


   Discorso - Al pellegrinaggio della Diocesi di Isernia-Venafro (2 maggio 2015)

   Discorso - Parole del Santo Padre durante la visita pastorale alla Parrocchia romana "Santa Maria Regina Pacis" a Ostia (3 maggio 2015)

   Discorso - Alla Signora Dr. Antje Jackelèn, Arcivescovo di Uppsala, della Chiesa Evangelica-Luterana di Svezia (4 maggio 2015)

   Discorso - Alle Guardie Svizzere Pontificie (4 maggio 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica del Congo, in visita "Ad Limina Apostolorum" (4 maggio 2015)

   Discorso - Alla Società Sportiva Lazio (7 maggio 2015)

   Discorso - Al Comitato Congiunto della Conferenza delle Chiese Europee (CEC) (7 maggio 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Mali, in Visita, "ad Limina Apostolorum" (7 maggio 2015)

   Discorso - Alla Federazione Italiana Tennis (8 maggio 2015)



   Misericordiae Vultus - Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia (11 aprile 2015)



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02/05/2015:

  L'amore di Cristo ci riempie il cuore...


05/05/2015:

  Ci fa bene stare un po'...


07/05/2015:

  Quando non ci si può guadagnare il pane...



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 Regina Coeli del 3 maggio 2015 - Testo e video



 3 maggio 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù durante l’Ultima Cena, nel momento in cui sa che la morte è ormai vicina. E’ giunta la sua “ora”. Per l’ultima volta Egli sta con i suoi discepoli, e allora vuole imprimere bene nella loro mente una verità fondamentale: anche quando Lui non sarà più fisicamente in mezzo a loro, essi potranno restare ancora uniti a Lui in un modo nuovo, e così portare molto frutto. Tutti possiamo essere uniti a Gesù in un modo nuovo. Se al contrario uno perdesse questa unione con Lui, questa comunione con Lui, diventerebbe sterile, anzi, dannoso per la comunità. E per esprimere questa realtà, questo modo nuovo di essere uniti a Lui, Gesù usa l’immagine della vite e dei tralci e dice così: «Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15, 4-5). Con questa figura ci insegna come rimanere in Lui, essere uniti a Lui, benché Lui non sia fisicamente presente.

Gesù è la vite, e attraverso di Lui – come la linfa nell’albero – passa ai tralci l’amore stesso di Dio, lo Spirito Santo. Ecco: noi siamo i tralci, e attraverso questa parabola Gesù vuole farci capire l’importanza di rimanere uniti a Lui. I tralci non sono autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite, in cui si trova la sorgente della loro vita. Così è per noi cristiani.
...
Se uno è intimamente unito a Gesù, gode dei doni dello Spirito Santo, che – come ci dice san Paolo – sono «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22); e di conseguenza fa tanto bene al prossimo e alla società, è una persona cristiana. Da questi atteggiamenti, infatti, si riconosce se uno è un vero cristiano, come dai frutti si riconosce l’albero. I frutti di questa unione profonda con Gesù sono meravigliosi: tutta la nostra persona viene trasformata dalla grazia dello Spirito: anima, intelligenza, volontà, affetti, e anche il corpo, perché noi siamo unità di spirito e corpo. Riceviamo un nuovo modo di essere, la vita di Cristo diventa nostra: possiamo pensare come Lui, agire come Lui, vedere il mondo e le cose con gli occhi di Gesù. Di conseguenza, possiamo amare i nostri fratelli, a partire dai più poveri e sofferenti, come ha fatto Lui, e amarli con il suo cuore e portare così nel mondo frutti di bontà, di carità e di pace.

Ciascuno di noi è un tralcio dell’unica vite; e tutti insieme siamo chiamati a portare i frutti di questa comune appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, affinché possiamo essere tralci vivi nella Chiesa e testimoniare in modo coerente la nostra fede - coerenza proprio di vita e di pensiero, di vita e di fede -, consapevoli che tutti, a seconda delle nostre vocazioni particolari, partecipiamo all’unica missione salvifica di Cristo.

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,

provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, a tutti e a ciascuno rivolgo un cordiale saluto!
...

Un saluto speciale va oggi all’Associazione Méter, nella Giornata dei bambini vittime della violenza. Vi ringrazio per l’impegno con cui cercate di prevenire questi crimini. Tutti dobbiamo impegnarci affinché ogni persona umana, e specialmente i bambini, sia sempre difesa e protetta.

Saluto con affetto tutti i pellegrini oggi presenti, davvero troppi per nominare ogni gruppo!
...

A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale

  video


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 6 maggio 2015 - Foto, testo e video



 6 maggio 2015 

Il Papa è arrivato in piazza san Pietro intorno alle 9.30, puntuale all’appuntamento del mercoledì con i fedeli. Protagonisti, come sempre, dell’abituale giro della jeep bianca scoperta lungo il perimetro esterno e interno della piazza, sono stati i bambini. Una di loro, con una treccia bionda e gli occhi celesti, ha tributato al Papa un omaggio floreale: una rosa rosso vermiglio a gambo lungo, che Francesco ha preso in mano con un sorriso. Tra i bimbi che ha accarezzato e baciato, anche un bimbo argentino, vestito dei colori nazionali, bianco e azzurro, che sventolavano in più punti della piazza sotto forma di bandiere del Paese d’origine del Papa. Papa Francesco, a metà percorso, ha fatto fermare la jeep per fermarsi a salutare, stringendo mani, un folto gruppo di fedeli cinesi, che sventolavano le loro bandierine rosse, con un cartello sul quale era scritto: "Diocesi di Wenzhou". Si tratta della diocesi retta dal vescovo Vincenzo Zhu Weifang, che recentemente ha denunciato il governo dello Zhejiang per le demolizioni forzate delle chiese e la distruzione delle croci dalle chiese protestanti e cattoliche della provincia. L’ultima tappa prima di raggiungere a piedi il sagrato, il Papa l’ha dedicata ad alcuni bambini disabili: aiutato dagli uomini della sicurezza vaticana, che li hanno sollevati fino a lui, il Papa li ha fatti quasi salire sulla jeep, che si era appositamente fermata, baciandoli e accarezzandoli.
Al termine, un Papa molto sorridente ha incontrato i giocatori della squadra di basket americana Harlem Globetrotters nata a Chicago nel 1926 da un’intuizione di un ebreo di origini polacche di nome Abe Saperstein che decide di creare una squadra di basket di soli atleti neri in un periodo in cui la società degli States è attraversata da moti razzisti. Mette insieme i migliori, una squadra fortissima ma che, a causa del razzismo imperante, non può iscriversi a nessun campionato

La Famiglia - 13. Matrimonio (II)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel nostro cammino di catechesi sulla famiglia tocchiamo oggi direttamente la bellezza del matrimonio cristiano. Esso non è semplicemente una cerimonia che si fa in chiesa, coi fiori, l’abito, le foto…. Il matrimonio cristiano è un sacramento che avvienenella Chiesa, e che anche fa la Chiesa, dando inizio ad una nuova comunità familiare.

E’ quello che l’apostolo Paolo riassume nella sua celebre espressione: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32). Ispirato dallo Spirito Santo, Paolo afferma che l’amore tra i coniugi è immagine dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Una dignità impensabile! Ma in realtà è inscritta nel disegno creatore di Dio, e con la grazia di Cristo innumerevoli coppie cristiane, pur con i loro limiti, i loro peccati, l’hanno realizzata!
...

La Chiesa stessa è pienamente coinvolta nella storia di ogni matrimonio cristiano: si edifica nelle sue riuscite e patisce nei suoi fallimenti. Ma dobbiamo interrogarci con serietà: accettiamo fino in fondo, noi stessi, come credenti e come pastori anche questo legame indissolubile della storia di Cristo e della Chiesa con la storia del matrimonio e della famiglia umana? Siamo disposti ad assumerci seriamente questa responsabilità, cioè che ogni matrimonio va sulla strada dell’amore che Cristo ha con la Chiesa? E’ grande questo!

In questa profondità del mistero creaturale, riconosciuto e ristabilito nella sua purezza, si apre un secondo grande orizzonte che caratterizza il sacramento del matrimonio. La decisione di “sposarsi nel Signore” contiene anche una dimensione missionaria, che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano in quanto sposi alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per questo! Perciò quando io saluto i novelli sposi, dico: “Ecco i coraggiosi!”, perché ci vuole coraggio per amarsi così come Cristo ama la Chiesa.

La celebrazione del sacramento non può lasciar fuori questa corresponsabilità della vita familiare nei confronti della grande missione di amore della Chiesa. E così la vita della Chiesa si arricchisce ogni volta della bellezza di questa alleanza sponsale, come pure si impoverisce ogni volta che essa viene sfigurata. La Chiesa, per offrire a tutti i doni della fede, dell’amore e della speranza, ha bisogno anche della coraggiosa fedeltà degli sposi alla grazia del loro sacramento! Il popolo di Dio ha bisogno del loro quotidiano cammino nella fede, nell’amore e nella speranza, con tutte le gioie e le fatiche che questo cammino comporta in un matrimonio e in una famiglia.

La rotta è così segnata per sempre, è la rotta dell’amore: si ama come ama Dio, per sempre. Cristo non cessa di prendersi cura della Chiesa: la ama sempre, la custodisce sempre, come se stesso. Cristo non cessa di togliere dal volto umano le macchie e le rughe di ogni genere. E’ commovente e tanto bella questa irradiazione della forza e della tenerezza di Dio che si trasmette da coppia a coppia, da famiglia a famiglia. Ha ragione san Paolo: questo è proprio un “mistero grande”! Uomini e donne, coraggiosi abbastanza per portare questo tesoro nei “vasi di creta” della nostra umanità, sono - questi uomini e queste donne così coraggiosi - sono una risorsa essenziale per la Chiesa, anche per tutto il mondo! Dio li benedica mille volte per questo!

  video della catechesi

Saluti:
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Appello - Anniversario fine Seconda Guerra Mondiale

Nei prossimi giorni sarà commemorato in alcune capitali il 70.mo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. In tale occasione affido al Signore, per intercessione di Maria Regina della Pace, l’auspicio che la società umana impari dagli errori del passato e che di fronte anche ai conflitti attuali, che stanno lacerando alcune regioni del mondo, tutti i responsabili civili si impegnino nella ricerca del bene comune e nella promozione della cultura della pace.

* * *

Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...

Un particolare pensiero rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Abbiamo iniziato venerdì scorso il mese mariano. La Madre di Dio, cari giovani, sia il vostro rifugio nei momenti più difficili; sostenga voi, cari ammalati, nell’affrontare con coraggio la vostra croce quotidiana e sia il vostro riferimento, cari sposi novelli, perché la vostra famiglia sia un focolare domestico di preghiera e reciproca comprensione.


 
testo integrale

  video integrale



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«Tre parole possono aiutarci nel nostro cammino di fede e di speranza: tribolazioni, affidamento e pace» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
5 maggio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
Il cristiano non è masochista, ma sopporta le tribolazioni”

Nelle inevitabili «tribolazioni della vita» il cristiano deve affidarsi al Signore nella preghiera, con la certezza di ricevere quella «vera pace» che infonde «coraggio e speranza». Lo ha detto Papa Francesco nella messa celebrata martedì mattina, 5 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta.

«Nella liturgia di oggi — ha fatto subito notare Francesco — ci sono tre parole che possono aiutarci nel nostro cammino di fede e di speranza». Così, ha spiegato, nella preghiera colletta «all’inizio della messa abbiamo chiesto al Signore di rafforzare la nostra fede e la nostra speranza». E «queste tre parole che vengono in queste letture sono “tribolazioni”, “affidamento” e “pace”».

Il Papa ha richiamato quanto accadde a Paolo, secondo il racconto degli Atti degli apostoli (14, 19-28): dopo essere stato bastonato, fu trascinato fuori dalla città per essere lapidato. E «quelli che lo perseguitavano hanno creduto che fosse morto». Dunque, Paolo «ha sofferto», ma poi, «quando si è ripreso», ha dato il consiglio di restare «saldi nella fede perché dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Francesco ha ricordato che «nella vita ci aspettano le tribolazioni: è parte della vita passare per momenti bui, momenti difficili».

Ma il consiglio di Paolo «di entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni non è un atteggiamento sadomasochista: è proprio la lotta cristiana». 
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Ecco allora il senso di «sopportare le tribolazioni». E «sopportare», ha affermato Francesco, «è una parola che Paolo usa tanto: è più di avere pazienza, è portare sulle spalle, portare il peso delle tribolazioni». Anche «la vita del cristiano ha dei momenti così». Ma «Gesù ci dice: “Abbiate coraggio in quel momento. Io ho vinto, anche voi sarete vincitori”». Così «questa prima parola ci illumina» per affrontare «i momenti più difficili della vita, quei momenti che ci fanno anche soffrire».
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Bisogna saper «affidare al Signore qualcosa, affidare al Signore questo momento difficile, affidare al Signore me stesso, affidare al Signore i nostri fedeli, noi sacerdoti, vescovi, affidare al Signore le nostre famiglie, i nostri amici». Bisogna saper dire al Signore: «Prenditi cura di questi, sono i tuoi».

Però, ha messo in evidenza il Papa, è «una preghiera che non sempre noi facciamo: la preghiera di affidamento». È una bella preghiera cristiana quella di chi dice: «Signore ti affido questo, portalo tu avanti». È «l’atteggiamento della fiducia nel potere del Signore, anche nella tenerezza del Signore che è Padre». Perciò «quando si fa questa preghiera — ma vera, dal cuore — si sente che questa persona che è stata affidata al Signore è sicura: lui non delude mai».

Insomma, «la tribolazione ti fa soffrire, l’affidamento al Signore ti dà speranza e, di qua, viene la terza parola: la pace».
...

In conclusione il Pontefice ha riproposto le «tre parole» che hanno scandito la sua riflessione: «tribolazioni, affidamento, pace». Non bisogna mai dimenticare che «nella vita dobbiamo andare su strade di tribolazione», perché «è la legge della vita»; ma ci si deve sempre ricordare proprio «in quei momenti» di «affidarsi al Signore». E «lui ci risponde con la pace». Infatti «il Signore è Padre che ci ama tanto e mai delude» ha riaffermato il Papa. E ha proseguito chiedendo che Dio «rafforzi la nostra fede e la nostra speranza», dandoci «la fiducia di vincere le tribolazioni, perché lui ha vinto il mondo», e donando a tutti la sua pace».

  Il consiglio di Paolo

  video


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Giubileo della Misericordia: Logo, preghiera, calendario e... tante novità



Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo

Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.
Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana:
Se tu conoscessi il dono di Dio!

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
...

Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia
a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
Amen

*****

Sarà il Giubileo delle prime volte. E tra e prime volte la più significativa sarà la possibilità per alcuni carcerati di celebrare il loro Anno Santo in San Pietro con Papa Francesco. Gli altri lo faranno nei rispettivi istituti di pena il 6 novembre 2016. 

Lo ha annunciato monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evengelizzazione, cioè il dicastero cui il Pontefice ha demandato l’organizzazione degli eventi giubilari. 

Fisichella ha presentato alla stampa il calendario delle iniziative, il logo dell’Anno Santo, predisposto da Marko Ivan Rupnik, e la preghiera scritta dal Papa. E ha sottolineato le principali novità (le prime volte, appunto) del periodo straordinario che si aprirà l’8 dicembre di quest’anno.

“Per la prima volta nella storia dei Giubilei – ha ricordato l’arcivescovo - viene offerta la possibilità di aprire la Porta Santa – Porta della Misericordia – anche nelle singole diocesi, in particolare nella Cattedrale o in una chiesa particolarmente significativa o in un Santuario di particolare importanza per i pellegrini”. Un ulteriore tratto di originalità è offerto dai Missionari della Misericordia. Papa Francesco darà loro il mandato il Mercoledì delle Ceneri con la celebrazione in San Pietro. Inoltre sarà il primo Giubileo tematico (la misericordia, appunto) e si distinguerà dagli altri due Giubilei straordinari (1933 e 1983) che celebravano invece la Redenzione. Monsignor Fisichella ha anche invitati a non fare paragoni con il Grande Giubileo del 2000. E ha annunciato che tutto sarà predisposto “per consentire che l’evento sia vissuto in modo religioso, con sicurezza (ci sarà a breve un vertice con le autorità civili italiane) e al riparo dall’abusivismo che ogni giorno sembra investire i milioni di persone che giungono nei luoghi sacri della cristianità”. 

...

La giornata del 12 giugno sarà dedicata agli ammalati e alle persone disabili. Quella del 6 novembre, come già ricordato, sarà rivolta ai carcerati. Ulteriori informazioni su www.im.va, sito ufficiale del Giubileo in sette lingue: italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, tedesco e polacco. 

Monsignor Fisichella ha infine rivelato che il Papa gli confidò già il 29 agosto dello scorso anno l’intenzione di indire un Giubileo della Misericordia. “Siamo stati bravi a mantenere il segreto fino al momento dell’annuncio ufficiale”, ha concluso con una battuta”. (fonte: Avvenire)

Conferenza stampa di presentazione del Giubileo della Misericordia

  video



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