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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Voi che credete,
voi che sperate,
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa,
che tutto ha un senso,
che le guerre finiscono,
che la storia ha uno sbocco,
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino,
spargete la vostra gioia,
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Con
un messaggio, affidato al cardinale Gianfranco Ravasi, Papa Francesco
si è reso partecipe alla cerimonia di apertura dei 750 anni dalla
nascita di Dante, svoltasi nell'aula del Senato della Repubblica
italiana alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella.
Il testo del messaggio del Papa
Vergine Madre, figlia del tuo figlio...
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Non sappiamo il giorno esatto
della sua nascita - forse tra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265 - e
non abbiamo alcun suo manoscritto. Ma è il più grande scrittore
italiano di sempre, uno dei più celebri nel mondo, tradotto in più di
mille lingue.
SIR: Perché Dante è nostro padre
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Ha risposto all’emergenza sbarchi accogliendo i profughi in casa sua. Lui si chiama Romano Busdraghi,
ha 83 anni ed abita a Venturina, in provincia di Livorno. Tramite la
cooperativa Odissea di Lucca, ha aperto le porte di un suo immobile
vuoto (ma arredato) e l’ha messo a disposizione di sette migranti
appena arrivati in Toscana, rispondendo così all’appello del
governatore Rossi che chiedeva di mettere a disposizione le case sfitte
a chi ne ha più bisogno.“Non ho fatto altro che aprire la porta a chi
ne aveva più bisogno”, ha detto Busfraghi al Tirreno di Piombino, che
ha raccontato la sua storia. “Siamo in un momento in cui chi può deve
dare il suo contributo, è un obbligo morale. E io, nei limiti delle mie
possibilità, non ho fatto altro che dare un appartamento vuoto a
ragazzi coraggiosi che, a costo di rischiare la vita, sono venuti in
Italia in cerca di una speranza perché scappano da guerre e miseria”. (Fonte: GIANNELLA CHANNEL)
Quando
ha sentito l'appello del presidente Enrico Rossi per l'accoglienza dei
profughi dall'Africa, a Romano Busdraghi è risuonato in testa il
fragore delle bombe di quando era bambino, durante la seconda guerra
mondiale. Si è ricordato di quando, nel podere di famiglia vicino al
ponte di Cornia che fu minato dai tedeschi, sua madre e suo padre
ospitarono cinque famiglie sfollate da Piombino. Gli è tornata in mente
quella bambina con cui divideva il pane: «Ormai sarà vecchietta anche
lei».
Questi
ricordi lo hanno aiutato: pochi giorni fa, infatti, ha fatto la scelta
importante di ospitare nella sua casa di via Puccini, a Venturina, 7
ragazzi africani sbarcati a Reggio Calabria su un barcone insieme a
tanti altri. Hanno tra i 17 e i 21 anni e vengono dall'Eritrea e dalla
Somalia. «Per me e mia moglie sono diventati come degli amici: abbiamo
regalato loro dieci quaderni, le matite e i libri per imparare
l'italiano». Romano Busdraghi ha 82 anni, compiuti da poco, è un
signore arzillo che con la moglie Luana possiede un'edicola a
Venturina, «la bottega» la chiama lui. «Passano a salutare e a
ringraziarci, noi cerchiamo di fare quello che possiamo. Ogni tanto gli
diamo anche un po' di schiacciata a metà mattina».
video
Io ospito i migranti come fecero i miei genitoriRomano Busdraghi, 82
anni di Venturina, ha deciso di ospitare 7 rifugiati in un suo
appartamento. Una scelta arrivata con l'adesione a un progetto di una
cooperativa rivolto ai profughi. "Ho fatto quello che fecero i miei
genitori durante la Seconda guerra mondiale. Ricordo ancora quel pane
condiviso con una ragazzina da noi ospitata" (video di Cesare Bonifazi
Martinozzi)
...
Apre la sua casa a 7 profughi: "Ospito i migranti come fecero i miei genitori"
Tira dritto Carlo Montini.
"Ognuno la vede a modo suo, ma il mondo è cambiato e io uso il buon
senso: lavoro e intanto aiuto chi ha bisogno ". Settant'anni,
albergatore da venti. Nato e cresciuto nella Sesto San Giovanni operaia
dove ricorda che da bambino "arrivavano 100 mila immigrati e ad
accoglierli c'erano le grandi industrie, la Falck, la Breda. Oggi che
quelle fabbriche non ci sono più, chi li accoglie i disperati che
scappano dalla miseria?". A Bormio c'è l'hotel Stella che di stelle ne
ha tre, 22 camere e 7 profughi a pensione completa a 35 euro al giorno.
L'albergo di Montini ("pago l'affitto da cinque anni ") affaccia sulla
rinomata via Roma i cui negozianti sono infuriati con lui perché ha
accettato gli ospiti (Bangladesh, Gambia, Eritrea) inviati dalla
Prefettura di Sondrio. "Mi è arrivato il fax e ho detto va bene". Tra
dieci giorni i profughi all'hotel Stella saranno 45, e apriti cielo.
...
Montini: "La crisi mi ha svuotato quasi tutte le camere, con loro faccio un affare e aiuto chi ha bisogno"
Telefonate mute, lettere
anonime: rovini la valle, «bada a te e ai tuoi figli». Lui: «Li aiuto e
loro aiutano me. È vigliacco chi si comporta così».
...
«Sinceramente - ammette
Montini -, provo molta amarezza per quanto mi sta accadendo: non
credevo che ci fossero tanti pregiudizi e tanta ignoranza».
«Ora - aggiunge - voglio
però che le minacce si finiscano e che il responsabile venga
individuato, non per spirito di vendetta ma perché chi mi ha scritto è
un vigliacco: avrei preferito fosse venuto di persona a dirmi in faccia
la sua opinione». «I codardi non mi piacciono - conclude Montini - e
continuerò a sporgere denuncia e a fornire elementi utili alle forze
dell’ordine perché credo che questi comportamenti vadano contrastati
senza paura».
Intanto, va detto, si
susseguono i gesti di solidarietà. Da Semogo, frazione di Valdidentro,
è arrivato un carico di vestiti donati dalla comunità ai profughi. E
così torna la voglia di sorridere e di credere in un mondo migliore,
quello che spesso passa sotto silenzio, ma ha una forza maggiore di
qualsiasi minaccia. Così in questa storia l’altruismo spazza via la
vigliaccheria.
«Minacciato di morte perché ospito i profughi nel mio hotel a Bormio»
Don Franco Rimano,
arciprete del duomo di Este, scrive al settimanale diocesano "La Difesa
del Popolo" e rompe il muro dell'egoismo eretto anche dagli
amministratori locali. Racconta la sua esperienza di accoglienza dei
migranti (sei giovani ospiti di un appartamento della parrocchia) e
chiede alle altre comunità parrocchiali di provarci. E pazienza se
arriveranno le critiche...
... “Qui a Santa Tecla -
racconta don Franco - abbiamo messo a disposizione un appartamento
della parrocchia che ospita sei giovani profughi, che si autogestiscono
seguiti quotidianamente da un operatore di una cooperativa indicataci
dalla Caritas diocesana. L’integrazione è positiva, problemi di
sicurezza non ce ne sono e molti volontari si stanno attivando. Con il
contributo dello Stato italiano, che per ogni profugo assicura circa 30
euro al giorno, si paga un po’ l’affitto, si stipendia l’operatore e si
assicurano vitto e alloggio a questi giovani. Stiamo verificando un
altro immobile, sempre della parrocchia, per poter eventualmente creare
un altro piccolo nucleo”.
È il modello che la
Caritas diocesana ha definito delle “micro accoglienze”: poche persone
da ospitare, in uno stile di vera fraternità, con il coinvolgimento
concreto degli operatori pastorali e, attraverso di loro, dell’intera
comunità parrocchiale. Una formula che si è dimostrata il migliore
antidoto ai rischi che ogni grande struttura porta inevitabilmente con
sé. E che rappresenta anche una strada privilegiata per consentire alle
comunità cristiane di “toccare con mano” il dramma dei profughi, senza
cadere preda delle strumentalizzazioni politiche e dei luoghi comuni
che purtroppo vanno monopolizzando l’informazione italiana. Anzi,
ribaltando in positivo quell’odioso refrain, “Se ti piacciono tanto i
profughi, perché non li ospiti a casa tua?” che impazza sui social
network. E allora,
ecco l’appello all’intera diocesi: “Perché ogni parrocchia non può
chiedere a qualche parrocchiano frequentante di mettere a disposizione
un appartamento sfitto, col parroco che fa da garante e una cooperativa
che così può dare lavoro a qualche giovane operatore, che magari nel
vicariato segue due o tre di queste micro accoglienze? Non serve
chiedere il consenso ai cittadini, basta avere il coraggio di
organizzarsi. Facendo un po’ di conti, circa duemila immigrati la
nostra diocesi potrebbe accoglierli, diventando così un esempio per
tutta l’Italia. Certo avremo una parte dei nostri cittadini contro, ma
credo che serviremmo il vangelo in maniera concreta, chiedendo alla
politica sostegno a queste micro iniziative. Eviteremmo così tante
polemiche o scontri di civiltà e religioni, diventando davvero ‘profeti
di incontro e accoglienza’”.
...
Per i profughi "micro accoglienze" nelle parrocchie
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Francesca
Marina è nata sul pavimento dell’hangar della nave Bettica, tra teloni
di plastica e cartoni, una bacinella della lavanderia ripiena d’acqua
per lavarla. Il reparto maternità è stato improvvisato in mezzo a oltre
600 profughi provati dalla traversata su un gommone, appena salvati
dalla Marina Militare nel Canale di Sicilia. I pannolini: cotone
idrofilo avvolto nella garza. La culla: una scatola di biscotti. La
coperta: lenzuola usa e getta. La mamma, una nigeriana che aveva
attraversato deserti e mari per sfuggire a chissà quali tragedie, l’ha
partorita in stato di incoscienza, in preda a crisi epilettiche. Non
aveva nulla con sé, nemmeno uno zainetto. Solo il pancione, gli abiti
lisi, e un biglietto zuppo di acqua di mare con tre numeri di telefono
e la scritta: “God is my way”, Dio è la mia forza, la mia guida e la
mia direzione. “Da quel biglietto abbiamo capito che probabilmente è
cristiana. Dopo una lunga discussione abbiamo deciso di chiamare la
neonata Francesca Marina: sul nome del Papa si sono trovati tutti
d’accordo”. A parlare dalla nave Bettica è proprio chi l’ha fatta
nascere, Giusy, l’ostetrica di Torino volontaria della Fondazione
Francesca Rava (www.nph-italia.org),
che da ottobre 2013 invia volontari - medici, infermieri, ostetriche
specializzati in area urgenza e materno infantile - sulle navi militari
per aiutare nei soccorsi dei naufraghi nel Mediterraneo. Da allora
oltre 60 volontari - a turni di circa due settimane, prendendosi ferie
dal lavoro - hanno contribuito al soccorso di 60mila migranti, tra i
quali 500 donne in avanzato stato di gravidanza e moltissimi bambini.
Giusy preferisce non dire il cognome per discrezione, ma è ancora
fortemente emozionata nel descrivere quello che è capitato la notte tra
il 3 e il 4 maggio.
Allattata con una siringa di acqua e zucchero. “Non
potevamo attaccarla al seno della mamma perché abbiamo dovuto darle dei
farmaci che sarebbero passati nel latte - racconta Giusy dalla nave,
attraccata ora al porto di Salerno per l’ispezione sanitaria di routine
-. Ma non avevamo un biberon, né latte per neonati. Abbiamo usato una
soluzione fisiologica di acqua e zucchero ed è stata allattata
attraverso una siringa. Noi esseri umani ci commuoviamo quando vediamo
degli animali nel gesto dell’allattamento: riuscite a capire cosa vuol
dire vedere una bambina allattata con una siringa di acqua e zucchero?”
La storia della giovane madre non si sa. È probabile che sia stata
violentata durante il lungo viaggio dalla Nigeria alle coste africane,
o forse chissà. Negli ultimi tempi sulle “carrette del mare” sono
sempre di più le donne, spesso adolescenti costrette a rischiare la
morte in mare pur di fuggire a chissà quale situazione disperata. “Come
si fa a preoccuparsi dell’invasione dei profughi, degli immigrati che
ci tolgono il lavoro - aggiunge d’impeto -, senza capire che dietro ci
sono storie drammatiche che non immaginiamo neanche? Non riusciamo ad
immaginare come sarebbe se dovessimo partire noi, in quelle condizioni,
senza niente?”
Nata nella “terra promessa”. Con
l’aiuto di cinque persone dell’equipaggio e di Giovanna, una giovane
infermiera che ha sostenuto dolcemente la mamma durante tutto il parto,
invitandola a spingere, sussurrandole dolci parole che non poteva
sentire né comprendere, Francesca Marina è venuta al mondo appena
un’ora dopo il salvataggio. ....
“Principessa del mare”. Indaffarata
com’era, Giusy non sapeva che più o meno nelle stesse ore, in una
importante isola al di là di un altro mare europeo, e in condizioni
completamente opposte, era nata la Royal baby 2, Charlotte Elizabeth
Diana. “Sicuramente la Royal baby sarà principessa per una vita, con
tutto quello che ciò comporta - osserva -. Francesca Marina, anche se
non aveva nulla, è stata per noi la Principessa del Mare”. (fonte: Sir)
...
La foto rilanciata su twitter dalla Marina Militare ritrae Francesca
Marina avvolta in un velo bianco e rosa. Moltissimi sono rimasti
folgorati dalla bellezza della bambina. Altri ancora hanno colto la
coincidenza: Francesca Marina è nata lo stesso giorno della sicuramente
più fortunata Charlotte Elizabeth Diana, principessa di Cambridge,
discendente regale d'Inghilterra. L'attesa della seconda era
preventivata ed è stata coperta minutamente non solo dai tabloid
britannici ma anche dai media mainstream; l'avvento della prima è
invece assolutamente inaspettato. Charlotte riceverà le attenzioni
della stampa per l'intero arco della sua vita. Potrà vivere nell'agio e
avrà ogni opportunità possibile, come le principesse delle fiabe.
Francesca Marina probabilmente cadrà nel dimenticatoio tra pochi
giorni, sarà costretta a sopravvivere e lottare quasi quanto la madre
che l'ha messa al mondo. Se non stimolerà la pietà dei legislatori, non
sarà riconosciuta cittadina italiana per l'intera giovinezza, con tutti
i diritti che di conseguenza le verranno negati. E con buona pace di
chi ieri, vedendo la foto, l'ha definita Francesca «principessa del
mare».
Francesca Marina, principessa senza diritti Nata su nave italiana, ma non avrà cittadinanza
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L’emergenza immigrazione
Lampedusa:
porta di dolore e speranza
di Bruno Forte Arcivescovo di Chieti-Vasto
"Lampedusa vuol dire ormai
“porta”: per tanti, uomini, donne, bambini, in fuga dal loro passato
carico di dolore, di prove, di privazioni, di attese, l’approdo a
quell’isola significa la meta e il nuovo inizio di un viaggio della
speranza, lo spazio di un ingresso, che chiede accoglienza, dignità,
amore. Proprio così, quella “porta” ci sfida tutti, provocandoci a
capire le ragioni dell’altro, il mondo interiore dell’emigrante, le
ferite della sua anima, profonde al di là di ogni visibilità e di
qualsiasi possibile calcolo. Porta del dolore,
porta della speranza e porta dell’amore concreto e vissuto, Lampedusa
ci convoca tutti a un esame di coscienza, che sia verifica della nostra
storia personale e collettiva sulla misura che sola può veramente
valutarla, quella aperta sull’orizzonte di Dio, Signore di tutto e di
tutti. Porta del dolore, custodito nel cuore della persona che l’ha
provato e lo prova, Lampedusa accoglie storie di sradicamento, di
estraneazione, di umiliazioni subite, quando non di torture inflitte
dai mercanti di uomini. Chi ha lasciato la propria terra, si è
sradicato da un’appartenenza che spesso era la sua sicurezza, il suo
rifugio antico, la promessa tante volte priva di ogni certezza del suo
domani. Chi affronta la sfida del mare infido e grande, visto come
unico sentiero della speranza, ha lasciato dietro di sé un mondo, il
suo mondo, intrecciato di affetti, di storie vissute, di racconti
trasmessi, di desideri accesi: dietro i volti segnati dal vento, dal
sole, dall’aria del deserto e del mare, dentro i cuori, ci sono legami
spezzati, addii spesso laceranti e costosi, sacrifici superiori a ogni
immaginabile calcolo, affrontati in nome di una sete di vita e di
futuro diverso, voluto a ogni costo per sé e per quanti si amano o si
potranno amare. La porta del dolore non cancella il passato, lo
accoglie, custodendolo anzi nel profondo dell’anima come ragione per
andare avanti e sfidare l’oscurità del domani, cercando la luce di
un’alba diversa. Proprio così, Lampedusa, porta del dolore, è
inseparabilmente porta della speranza:
quelle donne e quegli uomini, sopravvissuti a innumerevoli rischi e
pericoli, portano in sé un desiderio più grande di ogni ostacolo
affrontato e superato ...
Proprio così, a Lampedusa s’intrecciano tutti i motivi
ispiratori del Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco:
il perdono ricevuto e donato, a partire dal dialogo con Dio e fra gli
uomini, e in particolare dal dialogo interreligioso; la grazia di un
giubileo decentrato nel mondo, per raggiungere ogni creatura e toccare
veramente ogni cuore; il Vangelo della Croce, come buona novella
dell’amore infinito del Dio vivente per ognuna delle Sue creature; la
rivelazione e il dono del Crocifisso Risorto per la speranza del mondo,
la rinascita di quanto sembrava perduto e la pienezza dell’amore e
della vita, com’è desiderata dal Signore. Lampedusa “porta del dolore”
evoca la misericordia come consolazione e medicina di tutte le ferite
dell’anima; “porta della speranza” richiama il volto misericordioso del
Dio che fra il già della resurrezione di Cristo e il non ancora del Suo
ritorno glorioso vuole costruire con noi un mondo più giusto, più vero
e più bello; “porta dell’amore” rende presente il Figlio di Dio, fatto
uomo per noi, e la potenza del Suo amore misericordioso e fedele, che
libera e salva chiunque in Lui confidi. A Lampedusa la misericordia si
...
Lampedusa: porta di dolore e speranza (pdf)
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...
Siamo, in fin dei conti, tutti sulla stessa barca, una barca che
traballa ogni giorno di più perché gli accadimenti sempre più planetari
che ci riguardano, rischiano di trascinarci tutti sul fondo. Quello che
può salvarci è solo una urgente riconsiderazione e valorizzazione di
quello che tutti noi intendiamo per scambio umano e aiuto reciproco.
Nessuno può veramente pensare che quello che sta accadendo agli altri,
non possa un giorno riguardare anche noi. Al di là delle valutazioni di
carattere politico, economico e religioso, gli accadimenti e le
emergenze continue ci esortano a prendere coscienza della necessità di
poter contare sempre e comunque sulla solidarietà umana, non solo nei
momenti della criticità ma come valore permanente.
Noi dominati dalle emozioni
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Se avessimo potuto evitare di
parlare dei “riots milanesi” che hanno accompagnato
l’inaugurazione di Expo 2015, forse ci sarebbe stato spazio per
raccontare la storia di Klodian Elezi.
Una storia che apre un punto di osservazione diverso sulla grande
esposizione mondiale. Una storia che aiuta a riflettere su temi
che contano davvero per l'Italia di oggi e per quella di domani.
Sulle condizioni di lavoro, sulla gestione degli appalti, sul ruolo dei
media, sull’immigrazione.
Roberto Saviano: L’EXPO E LA STORIA DI KLODIAN ELEZI, CHE POCHI HANNO VOLUTO RACCONTARE
La riduzione dello spreco è un
tema scottante per tutte le società occidentali, società cosiddette
dell'abbondanza, che sprecano enormi quantità di cibo quando in altre
parti del mondo e anche alle periferie delle loro metropoli tanti
sarebbero felici di ricevere del cibo avanzato. Tanti esempi virtuosi
già in atto in Italia. Poi la Carta di Milano…
Emanuele Zanotti: Lotta allo spreco alimentare Piccoli gesti crescono
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“GESÙ VOLTO UMANO DI DIO”
HOREB n. 70 - 1/2015
HOREB n. 70 - 1/2015
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Battezzati
“nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, siamo immersi
nel cuore di Dio comunione, coinvolti nel dinamismo trinitario e
chiamati a “narrare” nel tempo la storia eterna dell'amore trinitario.
Questa è la vocazione del cristiano.
La
narrazione biblica ci ricorda, ancora, che nell'amore trinitario c'è
un'esigenza d'incarnazione, ed evidenzia che il dinamismo trinitario ha
preso concretezza, spessore corposo e volto umano in Gesù di
Nazareth.
Il
credente, allora, necessariamente deve fare riferimento alla figura di
Gesù di Nazareth per assumerla come paradigma su cui declinare, sotto
l’azione dello Spirito, la propria esistenza storica.
Va
tenuta presente tutta la vita di Gesù, È alla luce del suo vissuto,
dalla nascita alla resurrezione, che va ridisegnata una seria
prospettiva di cammino di fede.
Ma
in modo particolare va tenuta presente l'incarnazione di Gesù, essa ci
dice che Dio per salvare l'uomo ha deciso di farsi uno di noi nel
Figlio, ha lasciato la sua inaccessibilità, e si è posto in compagnia
con ogni uomo e nella solidarietà più intima apre strada a ogni uomo
(cf. Fil 2,6-11).
Con
l’incarnazione, Gesù manifesta nella sua umanità gli aspetti invisibili
del Dio vivente e, come ci ricorda Paolo, «ci insegna … a vivere in
questo mondo» (Tt 2,12). Ormai la mediazione umana di Gesù di Nazareth
è determinante per conoscere ed esperimentare chi è Dio per noi e come,
nel Figlio ci coinvolge a vivere in questo mondo.
In
questo senso, l’Incarnazione diventa la categoria interpretativa per
dire la fede secondo il progetto di Dio che nel Figlio si rivela e ci
salva.
Dalla
logica dell’incarnazione scaturisce, per ogni uomo, l’impegno a saper
guardare con lucidità i frammenti di storia, come spazio in cui Dio
costruisce il Regno, a saper crescere nella consapevolezza che il Dio
in cui crediamo è un Dio che non si è rifiutato di attraversare anche
le tragiche esperienze di oscurità e di solitudine che segnano la vita
di ogni uomo e che l’evento dell’Incarnazione e della Croce è, in
definitiva, lo spazio per il recupero della radicalità cristiana come
annuncio di una forma storica di esistenza, caratterizzata dalla piena
condivisione del destino umano per rendere trasparente l’amore gratuito
e fedele di un Dio che ha dato totalmente se stesso per la vita degli
uomini.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
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E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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Quanto è importante il lavoro...
Tu, quando diffondi l'amore...
... è proprio questione di punti di vista... per noi "fratelli da amare..."
E' solo questione di punti di vista...
Le sue parole rimangono in noi...
Affidiamoci all'intercessione...
Un saluto speciale...
Le parole del Vangelo...
Pace a voi. Non un semplice...
Noi in Dio e Dio in noi...
Fate che chiunque venga a voi...
Una volta per tutte dunque...
Il Rosario è una scuola di preghiera...
Un sorriso per una... "scorciatoia" mariana
Stai tranquillo, Pietro...
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Per iniziare il mese dedicato alla Madre di Dio: Con Maria… Come Maria…
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Papa Francesco al Santuario di Pompei.
(21/3/2015)
Papa
Francesco, giunto poco prima delle 8.00, è stato accolto da migliaia di
fedeli festanti. Quindi ha sostato in silenziosa preghiera dinanzi
all’immagine della Beata Vergine Maria del Santo Rosario, portata a
Pompei da Bartolo Longo nel 1875. Dopo la preghiera silenziosa, la
recita della «Piccola Supplica», tratta dalla storica preghiera
composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883. Di seguito, il testo
recitato da Papa Francesco:
"Vergine
del Santo Rosario, Madre del Redentore, donna della nostra terra
innalzata al di sopra dei cieli, umile serva del Signore, proclamata
Regina del mondo, dal profondo delle nostre miserie noi ricorriamo a
te. Con fiducia di figli guardiamo il tuo viso dolcissimo.
Coronata
di dodici stelle, tu ci porti al mistero del Padre, tu risplendi di
Spirito Santo, tu ci doni il tuo Bimbo divino, Gesù, nostra speranza,
unica salvezza del mondo. Porgendoci il tuo Rosario, tu ci inviti a
fissare il suo volto. Tu ci apri il suo cuore, abisso di gioia e di
dolore, di luce e di gloria, mistero del figlio di Dio, fatto uomo per
noi. Ai tuoi piedi sulle orme dei Santi ci sentiamo famiglia di Dio.
Madre
e modello della Chiesa, tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor
solo e un’anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del
cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell’odio e
del sangue, le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro
peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono
di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore.
O
Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci annoda a Dio, catena
d’amore che ci fa fratelli, noi non ti lasceremo mai più. Nelle nostre
mani sarai arma di pace e di perdono, stella del nostro cammino. E il
bacio a te con l’ultimo respiro ci immergerà in un’onda di luce, nella
visione della Madre amata e del Figlio divino, anelito e gioia del
nostro cuore con il Padre e lo Spirito Santo".
Prima
di andare via, un fuoriprogramma. Il Papa si è fermato sul sagrato del
Santuario per salutare i fedeli che lo hanno aspettato e vegliato in
preghiera per tutta la notte. Queste leparole di Francesco:
"Grazie
tante! Grazie tante, per questa calorosa accoglienza. Abbiamo pregato
tutti la Madonna, perché ci benedica tutti: a voi, a me, a tutto il
mondo. Abbiamo bisogno della Madonna, perché ci custodisca, e tante
cose… E pregate per me, non dimenticatevi! Adesso vi invito a pregare
tutti insieme una Ave Maria alla Madonna e poi vi darò la benedizione.
Ave Maria… (Segue la Benedizione). Arrivederci a presto!".
video
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 15,1-8
"IO-SONO
il Pane della Vita (6,35); la Luce del mondo (8,12); la Porta delle
pecore (10,7); il Pastore, quello Bello (10,11); la Resurrezione e la
Vita (11,25); la Via, la Verità e la Vita (14,6)".
IO-SONO è la forma di rivelazione cara all'autore del quarto Vangelo, richiamante il'Nome' impronunciabile che Dio ha rivelato a Mosè dal roveto ardente sul monteSinài, e che Gesù applica a se stesso dichiarando apertamente la sua uguaglianza con Dio, cosa che sarà per lui fonte di guai (cfr Gv 8,58-59) e principale motivo della sua condanna a morte (cfr.Gv 19,7).
Nella sua opera l'evangelista utilizza molte di queste metafore per
mezzo delle quali tratteggia la figura di Gesù; anche nella pagina del
Vangelo di oggi la liturgia ne presenta un'altra, ricca di suggestioni
e di richiami biblici: "IO-SONO la Vite, quella Vera !". La
vite è la pianta che richiama la terra promessa, dalla quale ricaviamo
il vino, simbolo dell'amore sponsale e della gioia, che nei profeti (Os 10,1-3; Is 5,1-7; Ger 2,21; Ez 19,10-14) è
figura di Israele che alla fedeltà e alle cure del suo Signore
contrappone l'infedeltà dell'idolatria e la memoria corta. Adesso la Vigna/Vite è incarnata da Gesù, 'la Vite Vera' cioè
la vite fedele, una vite fedele al progetto di amore che il Padre ha
sull'umanità, a differenza delle altre che sfruttano il terreno e
non producono nient'altro se non "uva acerba" (lett. bastarda, Is 5,1ss). Perché anche noi possiamo portare frutto in abbondanza, bisogna allora che rimaniamo attaccati a Gesù, è necessario 'Rimanere/Dimorare' (il verbo è ripetuto per ben 7 volte nel brano) in Lui, aderire con tutta la nostra vita alla 'Vite Fedele' che
è Gesù, vivere della sua linfa vitale che è l'Amore del Padre. Dimorare
in lui, accoglierlo e amarlo, significa avere il suo stesso modo di
pensare e di operare. Un amore che non si traduce in atti concreti è
falso: si ama solo "con i fatti e nella verità" (1Gv 3,18).
Chi invece nutrendosi di questa linfa non si fa pane spezzato per i
fratelli è un inutile parassita, sfrutta inutilmente la Vite e va 'tolto'.
...
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Intervista
a padre Tarcisio Stramare, sacerdote degli Oblati di San Giuseppe.
Padre Stramare è esperto di “giuseppologia” nonché direttore del
Movimento Giuseppino.
Come si è passati dal 1° maggio, festa di lavoratori, alla festa di san Giuseppe lavoratore?
La
festa di san Giuseppe lavoratore, istituita il 1° maggio 1955, è
ovviamente recente; da parte sua, Pio XII voleva rivendicare al lavoro
e alla sua “festa” il loro originario significato e valore cristiano.
Il lavoro, infatti, non appartiene ad una ideologia o ad un partito, ma
all’uomo; per tale motivo esso è stato, in modo particolare, redento da
Gesù, tanto che Giovanni Paolo II, nell’enciclica Laborem exercens ha
usato l’impegnativa espressione di “Vangelo del lavoro”.
IL LAVORO NON APPARTIENE AD UN'IDEOLOGIA MA ALL'UOMO
Se fatto con amore ed al servizio del bene comune il lavoro eleva l'umanità
Il
lavoro, cioè la capacità di trasformare la materia animata e inanimata
in beni e risorse che si moltiplicano e che vengono messi a
disposizione di tutti, è una caratteristica che distingue l’umanità da
tutte le altre specie. Ha
scritto a questo proposito Giovanni Paolo II “Il lavoro è una delle
caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature (…) il
lavoro porta su di sé un particolare segno dell’uomo e dell’umanità, il
segno di una persona operante in una comunità, e questo segno
costituisce la sua natura” Se
questa verità antropologica il cristianesimo ha sviluppato una
grammatica che noi oggi chiamiamo Dottrina Sociale della Chiesa. Il
cristianesimo infatti è la religione che più di tutte ha glorificato e
magnificato il lavoro, San Giuseppe, Gesù Cristo, Paolo, Pietro, Maria
e tutti gli apostoli lavoravano. San Benedetto fondò il suo ordine monastico sulle basi di “ora, labora e sii lieto”...
IL CRISTIANESIMO ESALTA LA DIGNITÀ DEL LAVOROPer approfondireDottrina Sociale della ChiesaCaro
San Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalità e, con una
audacia al limite della discrezione, mi fermo per una mezz’oretta nella
tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con
te... Audio completo della lettera che don Tonino Bello,
Vescovo di Molfetta, scrive a San Giuseppe. (registrazione effettuata
ad Assisi nel Dicembre 1987 del brano "La Carezza di Dio")
video
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Il 1° Maggio di Papa Francesco
- 1° maggio - Senza lavoro non c'è dignità. Papa Francesco, il dossier Caritas e il messaggio dei vescovi
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
1° maggio
"Lavoro dignitoso per tutti.
Disoccupazione, sfruttamento, riduzione in schiavitù
ledono i diritti umani fondamentali"
Quarto Dossier Caritas
Il
Dossier approfondisce con dati e testimonianze proprio il dramma dello
sfruttamento del lavoro nel mondo e in Asia, ed in particolare in
Thailandia, India, Bangladesh e Sri Lanka. «Il livello di occupazione -
ricorda il Dossier - ha risentito della crisi economica e di altri
fenomeni globali, soprattutto nei Paesi industrializzati. Ovunque, la
vera sfida è quella per il “lavoro decente” e la lotta allo
sfruttamento. Tratta a fini di prostituzione, sfruttamento dei minori,
lavoratori migranti sottopagati sono fenomeni che rendono ingiusto ciò
che invece dovrebbe nobilitare». L’analisi presentata nel dossier
evidenzia le sofferenze e le ferite anche invisibili patite dai più
deboli.
"Al
centro di ogni questione, specialmente quella lavorativa va sempre
postala persona e la sua dignità”, così papa Francesco lo scorso 25
marzo è tornato a parlare di lavoro, condannandone sia l’assenza che lo
sfruttamento. Anche la Commissione episcopale per i problemi sociali e
il lavoro nel consueto Messaggio per il 1° Messaggio ha sottolineato
che senza lavoro non c'è dignità. ... «Occorre
- denuncia il Dossier - alzare la nostra voce contro ogni “struttura di
peccato” che umilia sistematicamente milioni di persone. Occorre
affrontare con decisione il problema della “povertà nel lavoro”, di
coloro che vivono ai margini, nonostante un’occupazione. Occorre un
approccio completamente nuovo e responsabile, a livello personale,
collettivo. E politico. A partire dalle istituzioni europee e
internazionali».
PAPA FRANCESCO "LOTTIAMO PER LA GIUSTIZIA E PER IL LAVORO"
- il comunicato stampa della Caritas (PDF)
- IL DOSSIER INTEGRALE (PDF)
Senza lavoro non c'è dignità
Messaggio dei Vescovi per il primo maggio
«Il
grido del precari è realmente la periferia che, più di tutte, domanda
luce, che ci chiede premura». Così la Commissione Episcopale per i
problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nel Messaggio per
la giornata del primo maggio. Una visione solidale di attenzione al
fragile, affermano i Vescovi, «si impara già in famiglia, che si fa
scuola sociale nel suo stesso esserci». «Vanno
perciò coniugati - scrivono ancora - i tempi del lavoro con i tempi
della famiglia, perché è da questa sorgente, vicina, unita e
riconciliata, che può sgorgare un flusso vitale, capace di aiutarci a
gestire questa crisi, etica, sociale ed economica».
Il testo del Messaggio (doc)
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Conferenza Episcopale del Triveneto ha pubblicato una Nota pastorale sul tema del lavoro
CET: Il lavoro in tempo di cambiamenti, la Chiesa vicina (pdf)
All’inizio
di questa crisi economica gli interventi legislativi in materia di occupazione
e di tutela dei lavoratori si sono concentrati su chi il lavoro lo aveva già, scaricando sulle future generazioni le
modifiche del mercato del lavoro aprendo alla flessibilità che il mercato
chiedeva con insistenza.
Si
sono così introdotte di fatto due tipologie di lavoro: quello protetto stabile
con ammortizzatori sociali in uscita, in caso di crisi aziendali o perdita di
lavoro e quello in entrata senza nessuna tutela di legge e neppure sindacale.
Di fatto un’intera generazione di lavoratori esposta alla mercè del
mercato e ai possibili arbitri della classe imprenditoriale.
DIOCESI CREMONA: "2015, più lavoro e meno precario" (doc)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Papa
Francesco è intervenuto durante la cerimonia di inaugurazione di Expo
2015 a Milano. Lo ha fatto con un videomessaggio, che è stato mandato
in onda sui maxischermi del grande teatro all'aperto nel sito
dell'esposizione universale dedicata al tema “Nutrire il pianeta.
Energia per la vita” (1° maggio – 31 ottobre 2015).
Pubblichiamo di seguito il testo del discorso che il Papa ha pronunciato nel corso del collegamento televisivo:
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Sono grato per la possibilità di unire la mia voce a quelle di quanti siete convenuti per questa inaugurazione. E’
la voce del Vescovo di Roma, che parla a nome del popolo di Dio
pellegrino nel mondo intero; è la voce di tanti poveri che fanno parte
di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col
sudore della fronte. Vorrei
farmi portavoce di tutti questi nostri fratelli e sorelle, cristiani e
anche non cristiani, che Dio ama come figli e per i quali ha dato la
vita, ha spezzato il pane che è la carne del suo Figlio fatto uomo. Lui
ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: “Dacci oggi il nostro pane
quotidiano”. La Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente!
In particolare, ci riunisce il tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale purché
non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla
coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno
fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei
che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a
visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni,
possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma
che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento:i volti
degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino
muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.
Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (ndr Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche
la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso
dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto,
e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque,
facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di
mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad
ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di
chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che
patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che
muoiono di fame nel mondo.
E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale:quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il
Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande
la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza
permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi
coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il
pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto
dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama
l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del
giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei
frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena
dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.
Ma tutto parte da lì: dalla percezione dei volti. E allora non
voglio dimenticare i volti di tutti i lavoratori che hanno faticato per
la Expo di Milano, specialmente dei più anonimi, dei più nascosti, che
anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che
nessuno sia privato di questa dignità! E che nessun pane sia frutto di
un lavoro indegno dell’uomo!
Il
Signore ci aiuti a cogliere con responsabilità questa grande occasione.
Ci doni Lui, che è Amore, la vera “energia per la vita”: l’amore per
condividere il pane, il “nostro pane quotidiano”, in pace e fraternità.
E che non manchi il pane e la dignità del lavoro ad ogni uomo e donna.
Grazie.
video
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"Cibo del pensiero, cibo dell'anima" di Enzo Bianchi
Pubblichiamo il testo di fr. Enzo per il volume Food for Thought, food
for Soul che sarà possibile consultare nel Padiglione Italia di Expo
2015.
Cibo del pensiero, cibo dell'anima
di Enzo Bianchi
“Mann
ist was Mann isst”, “l’uomo è ciò che mangia” ricordava Feuerbach.
Questo dato non riguarda solo il cibo materiale, ma anche, e forse
soprattutto, il nutrimento spirituale. Non è necessario ricorrere al
biblico “Non di solo pane vive l’uomo” (Dt 8,3; Mt 4,4) per rendersi
conto che ci nutriamo non solo degli alimenti che introduciamo nel
nostro corpo, ma anche delle “parole”, dei pensieri, della cultura che
assimiliamo tramite le letture, le relazioni personali, le
interpretazioni degli eventi della nostra vita quotidiana.
Siamo
plasmati dalla quantità di “cibo per lo spirito” cui abbiamo – o non
abbiamo – la possibilità di accedere. E come c’è un minimo vitale per
l’alimentazione, così c’è una soglia minima di nutrimento dell’anima
che non possiamo ignorare, pena alcune patologie spirituali
irreversibili. Se abituiamo la nostra interiorità a una progressiva
anoressia, se neghiamo alla nostra mente l’arricchimento di sostanze
nutritive sapientemente equilibrate, ci ritroveremo con una vita
interiore svuotata di senso, depauperata delle sue potenzialità,
condannata a un progressivo deperimento. Specularmente, se in preda a
bulimia spirituale non poniamo freno all’ingurgitare ogni tipo di
emozione, se non riusciamo ad astenerci dall’aumentare costantemente la
dose di sensazioni stimolanti, se lasciamo che ogni genere di pensiero
non solo si affacci alla nostra mente ma la pervada, allora saremo
incapaci di custodire un animo retto.
...
Ma
il Dio di Gesù Cristo parla anche al di là delle Scritture, attraverso
quanto altri hanno saputo cogliere dalla sua Parola: attraverso gli
scritti e i commenti alla Bibbia, certo. Padri della chiesa, autori
spirituali, profeti e teologi riescono a volte a ridire il Vangelo
eterno con linguaggi inediti, a estrarre da quel tesoro inesauribile
“cose antiche e cose nuove” (Mt 13,52). Ma ancor di più giungiamo
all’“al di là” della Parola attraverso quelle sequentiae sancti
Evangelii, quei brani di Vangelo che sono le vite degli uomini e delle
donne di Dio, i suoi discepoli e testimoni, i santi di cui si fa
memoria universale e quelli che sono ricordati solo da quanti li hanno
conosciuti di persona. Sono loro la riserva di cibo del pensiero che
non si esaurisce, a condizione che io accetti di farvi ricorso nel
cammino alla ricerca di senso che è la vita umana; sono loro a
rimandarmi alla parola di Dio contenuta nelle Scritture, a quello
scrigno di cui san Benedetto nella sua regola per i monaci affermava:
“C’è nel Vecchio o nel Nuovo Testamento una pagina o una parola di
autorità divina che non sia rettissima norma di vita umana?”. Lì ho
sempre trovato cibo del pensiero e dell’anima, ho sempre potuto
accedere al nutrimento essenziale, a quel “pane di ieri che è buono
domani”.
Cibo del pensiero, cibo dell'anima
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Papa Francesco ha espresso pubblicamente oggi il suo incoraggiamento
all'Associazione 'Meter' che combatte contro gli abusi commessi sui
minori e in particolare contro la pedofilia e la pedopornografia,
spesso smascherando i criminali. Il Pontefice lo ha fatto in occasione
della "Giornata dei bambini vittime della violenza" che si è celebrata
proprio in piazza San Pietro con la partecipazione alla preghiera del
"Regina Caeli".
"Un
saluto speciale va oggi all’Associazione Méter, nella Giornata dei
bambini vittime della violenza. Vi ringrazio per l’impegno con cui
cercate di prevenire questi crimini. Tutti dobbiamo impegnarci affinché
ogni persona umana, e specialmente i bambini, sia sempre difesa e
protetta."
All’appello
di Papa Francesco al Regina Caeli ha fatto eco quello del presidente
italiano, Sergio Mattarella, che in un messaggio ha sottolineato il
bisogno di uno “straordinario impegno culturale per contrastare –
scrive – fenomeni di omertà, di passiva accettazione, di indifferenza”,
che favoriscono le violenze contro i minori. Contro di esse da 20 anni
si batte l’Associazione “Meter”, in particolare per estirpare il
crimine aberrante della pedofilia e della pedopornografia, che arriva a
mietere vittime anche tra i neonati. Il fondatore di “Meter”, don
Fortunato Di Noto, ricorda al microfono di Luca Collodi il sostegno
sempre ricevuto dagli ultimi Papi e descrive la situazione attuale
delle violenze contro l’infanzia, specie in Europa...
Papa: difendere la vita umana. Di Noto: troppe violenze su minori
Il
pianto è la manifestazione visiva che esprime le emozioni più intime
dell’uomo; comunica la profondità del dolore e della gioia ed è
portatore di una più o meno consapevole esigenza di condivisione; è
indice di profonda commozione e di attiva partecipazione.
L’incontro
con il pianto dell’altro alimenta un fiume di lacrime che dagli abissi
dell’umano emerge per percorrere, alla luce del sole, i sentieri
dell’essere finito che si incontra, e a volte si scontra, con
l’Infinito.
Le
lacrime sottolineano i passaggi più emozionanti della propria
esistenza, evidenziando ciò che merita l’attenzione di chi si approccia
alla lettura della nostra storia personale. Creano, quindi, relazione,
incontro, fusione con l’Altro. Nel pianto c’è l’uomo, in ogni singola
lacrima Dio.
Nessuna
lacrima sarà versata invano, poiché Dio raccoglie nel suo otre le
lacrime (Salmo 56), trasformandole in un tesoro prezioso.
Purtroppo, non vogliamo più piangere.
...
Dalle
parole di papa Francesco scaturisce il senso e la ricerca della verità,
della giustizia, della pace, del rispetto tra gli uomini. Una strada
faticosa che non si limita ad essere una possibilità tra tante, che non
può essere sostituita da percorsi alternativi, ma è indicata da un
obbligo di svolta nella sua direzione.
...
La
sfida da accogliere passa anche attraverso percorsi educativi capaci di
stimolare emozioni vere nell’altro, poiché non è possibile che “non
sappiamo più piangere”. Non è possibile che la violenza, lo
sfruttamento, l’indifferenza e gli abusi non possono essere superati e
profeticamente denunciati affinchè non accadano più. Noi ci crediamo.
Per questa ragione profonda continuiamo quest’opera amorosa e di
impegno civile e religioso. Per tutti, di tutti. Perché io e tu siamo
quel bambino che piange.
“NON SAPPIAMO PIÙ PIANGERE”
METER ONLUS
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Papa Francesco continua a dimostrare la sua attenzione e il suo amore
verso i più poveri. Con le parole, certo, ma anche e soprattutto con i
fatti. Dopo il punto doccia e barbiere per i senzatetto aperto sotto il
colonnato di piazza San Pietro, e dopo la visita speciale per i
clochard alla Cappella Sistina, questa volta Bergoglio ha deciso di
regalare a chi possiede poco o nulla un posto in prima fila al concerto
che si svolgerà in Vaticano il prossimo 14 maggio. Quegli stessi posti
che abitualmente vengono riservati a capi di Stato, dignitari,
rappresentanti delle istituzioni, per un giorno saranno occupati da
senzatetto e famiglie disagiate delle periferie.
Il concerto avrà luogo nella prestigiosa Aula Paolo VI e sarà dedicato proprio ai più poveri:"Con i poveri e per i poveri", è il titolo scelto.
Guidati
da Daniel Oren, uno dei più grandi direttori presenti sul panorama
internazionale, si esibiranno il Coro della diocesi di Roma guidato da
monsignor Marco Frisina e l’Orchestra filarmonica salernitana, che
proporranno arie tratte dall’opera musicale “La Divina Commedia” di
Frisina e brani dedicati al tempo pasquale. Come in «un viaggio
spirituale che dalla visione della nostra condizione umana ci porterà a
incontrare la grazia del Signore», ha dichiarato il compositore durante
la presentazione. La stessa Divina Commedia, ha evidenziato, «è un
viaggio spirituale in cui Dante si pone in cerca di Dio che è l’Amore.
Dapprima è una ricerca dolorosa che lo costringe a vivere l’esperienza
dell’Inferno, del luogo dove sono coloro che tradiscono l’amore, oppure
hanno cercato solo se stessi e non Dio. Ma in seguito potrà cominciare
la salita del Purgatorio dove regna la speranza e la misericordia, fino
a giungere al Paradiso».
«Non
abbiamo in agenda la presenza del Santo Padre», ha dichiarato il
vicedirettore della Sala stampa vaticana padre Ciro Benedettini
rispondendo alle domande dei giornalisti.
I biglietti di ingresso saranno gratuiti,
ma a tutti i presenti «sarà data la possibilità di contribuire con
offerte volontarie», spiega l'organizzazione, «che saranno interamente
devolute all'Elemosineria apostolica e consegnate nelle mani
dell'elemosiniere, mons. Konrad Krajewski». I biglietti, si possono richiedere su www.corodiocesidiroma.it . Sarà possibile poi ritirarli in Vicariato fino all’ora di pranzo del 14 maggio.
Gli
ultimi saranno i primi, disse Gesù. Parole che sono legge per Francesco
che ha deciso di riservare i posti d'onore di un concerto che avrà
luogo in Vaticano ai poveri, ai migranti, ai senzatetto. Per la prima
volta, in quelle prime file per consuetudine occupate da capi di Stato,
dignitari, rappresentanti di istituzioni, siederanno coloro che più di
tutti sono presenti nel cuore di Bergoglio. Il
concerto, intitolato "Con i poveri e per i poveri", avverrà giovedì 14
maggio nell'Aula Paolo VI. E cioè in quella stessa Aula dove il 22
giugno 2013 si consumò un piccolo giallo. A un concerto organizzato per
l'anno della fede, Francesco all'ultimo diede forfait. Per "motivi
improrogabili " la sua sedia rimase vuota. ... Il
Vaticano non è un castello riservato alle élite, turisti, fedeli, o
curiali che siano. È la casa di tutti, il centro di una Chiesa sinodale
nel governo ma anche nella sua essenza. Già poche settimane fa il Papa
aveva aperto le porte dei musei e della cappella Sistina a una visita
privata riservata ai senzatetto. E così egli fa il prossimo 14 maggio
quando quell'Aula, dove fino a qualche tempo fa avvenivano concerti con
posti riservati ai potenti e auto blu parcheggiate direttamente in
piazza San Pietro, si apre ai bisognosi che vivono sotto il colonnato
del Bernini, i portici di via della Conciliazione, le strade di Borgo
Pio. Monsignor Konrad Krajewski, elemosiniere, tutti i giorni porta a
queste persone la carità del Papa.
Un'attenzione
fatta di soldi offerti per le necessità, di un servizio di barberia
ideato sotto il colonnato, con tanto di docce gratuite, di sacchi a
pelo donati in occasione del compleanno papale. Ma è anche quando
Francesco deve fare dei regali ai pellegrini che i senzatetto divengono
i protagonisti: lo scorso marzo 50mila copie del Vangelo sono state
distribuite durante un Angelus in piazza san Pietro da 300 clochard,
nominati seduta stante "messaggeri" papali. Francesco
va oltre le discussioni che da sempre nella Chiesa si fanno a riguardo
dei poveri e della loro necessaria "liberazione ". Per anni la comunità
ecclesiale si è divisa fra coloro che tacciavano di ideologia marxista
chi si impegnava per i poveri e coloro che, invece, limitavano
l'impegno a mere analisi sociologiche.
Bergoglio al contrario dimostra di voler andare oltre i
due estremi, schierandosi fattivamente in favore dei poveri, agendo con
forza contro il disprezzo della dignità dei "reietti ". Per lui,
infatti, i poveri sono il cuore della Chiesa, soggetti creativi da cui,
come scrive in Evangelii Gaudium, sempre si può imparare: tutti,
scrive, possono raccogliere "la misteriosa sapienza che Dio vuole
comunicare attraverso di loro".
Lo strappo di Francesco: "Ai poveri i posti d'onore del concerto in Vaticano" Nell’Aula
Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede il 30 aprile, si è
tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Concerto organizzato
per sostenere le Opere di Carità di Papa Francesco, che avrà luogo il
14 maggio (Solennità dell’Ascensione del Signore), nell’Aula Paolo VI,
alle ore 18.00.
L’evento
è patrocinato dall’Elemosineria Apostolica, dal Pontificio Consiglio
della Cultura, dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova
Evangelizzazione e dalla Fondazione San Matteo in memoria del Card. Van
Thuân.
Alla
conferenza stampa sono intervenuti: Mons. Diego Giovanni Ravelli, Capo
Ufficio dell’Elemosineria Apostolica; Mons. Marco Frisina, Direttore
del Coro della Diocesi di Roma; Dott. Vincenzo Napoli, Sindaco di
Salerno, che parla a nome del Maestro Daniel Oren.
Erano
inoltre presenti rappresentanti delle Associazioni di carità e di
volontariato che collaborano alla realizzazione dell’evento: Fra’
Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, Gran Priore del Gran
Priorato di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta; Dott. Leopoldo
Torlonia, Presidente del Circolo S. Pietro e Delegato di Roma del
Sovrano Militare Ordine di Malta; P. Camillo Ripamonti, SJ, Direttore
del Centro Astalli; Filippo Sbrana, Comunità di Sant’Egidio.
Leggi:
- Intervento di Mons. Diego Giovanni Ravelli
- Intervento di Mons. Marco Frisina
video
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JESUS, maggio 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
La tentazione della "buona risposta"
Da
secoli noi cristiani pensiamo di dover dare una “buona risposta” su
tutto. In questa ansia – oggi causa di sempre maggior fastidio nei non
cristiani – finiamo a volte per dare risposte preconfezionate,
incuranti della realtà mutevole e sfaccettata né della diversità delle
persone e del mistero che ciascuna di loro racchiude. Occorrerebbe un
serio esame di coscienza: e se l’altro ci trattasse come noi trattiamo
lui? E se ciò che diciamo con sicurezza all’altro fosse anche un
giudizio su di noi? Ci ricordiamo dell’avvertimento di Gesù: “Con il
giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura
con la quale misurate sarà misurato a voi” (Mt 7,2)? E ci ricordiamo
che Gesù era maestro anche nell’arte del non dire tutto? Come non
ammettere che nella chiesa sovente i rigoristi che giudicano con
severità alcuni peccati commessi dagli altri, sono in realtà i primi a
commettere quegli stessi peccati? E piuttosto di condannare se stessi,
infieriscono sugli altri: come ha detto recentemente papa Francesco,
“puniscono negli altri quello che nascondono nella loro anima”… In
questi giorni nelle nostre chiese d’occidente emerge costantemente la
questione dell’orientamento sessuale, del gender e degli statuti che
questo può richiedere. Possiamo, come cristiani, dire alcune parole in
proposito, e dirle umilmente, fornendo indicazioni per cercare ancora?
...
Uomini
e donne, qualunque orientamento sessuale abbiano, sono sempre creature
amate da Dio; nella chiesa sono cristiani nati dal battesimo,
conformati a Cristo e dotati di una capacità di testimonianza e di
missione nel mondo; e in quanto battezzati sono sacerdoti, profeti e re
(cf. Lumen gentium 34-36), tutti partecipi del corpo di Cristo. A
tutti, nessuno escluso, la chiesa deve chiedere di tentare di vivere il
Vangelo, tutti deve amare come si amano le membra del corpo di Cristo,
e tutti deve aiutare a vivere l’amore con gli enigmi che esso contiene.
La chiesa non è stata chiamata a condannare il mondo ma a indicare al
mondo vie di salvezza, e queste stanno sempre in cammini di
umanizzazione. Nessuna ingenuità e nessuna resa: a tutti la chiesa
chiede responsabilità nei comportamenti; chiede lotta contro la
philautía, l’amore egoistico di se stessi; chiede di non cedere al
facile e conformista “così fan tutti”; chiede di combattere i nuovi
idoli dominanti, tra cui spicca l’individualismo esasperato, in base al
quale i desideri devono diventare diritti. Non tutto è possibile e non
tutto può essere un diritto! Chiediamoci in ogni circostanza qual è il
cammino di umanizzazione più fecondo e felice per ciascuno, senza aver
la pretesa di possedere a priori l’unica risposta possibile.
La tentazione della "buona risposta"
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Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 3 maggio 2015
Udienza Generale - del 6 maggio 2015: La Famiglia - 13. Matrimonio (II)
Omelia - Visita pastorale alla Parrocchia romana "Santa Maria Regina Pacis" a Ostia (3 maggio 2015)
Discorso - Al pellegrinaggio della Diocesi di Isernia-Venafro (2 maggio 2015)
Discorso - Parole del Santo Padre durante la visita pastorale alla Parrocchia romana "Santa Maria Regina Pacis" a Ostia (3 maggio 2015)
Discorso - Alla Signora Dr. Antje Jackelèn, Arcivescovo di Uppsala, della Chiesa Evangelica-Luterana di Svezia (4 maggio 2015)
Discorso - Alle Guardie Svizzere Pontificie (4 maggio 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica del Congo, in visita "Ad Limina Apostolorum" (4 maggio 2015)
Discorso - Alla Società Sportiva Lazio (7 maggio 2015)
Discorso - Al Comitato Congiunto della Conferenza delle Chiese Europee (CEC) (7 maggio 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Mali, in Visita, "ad Limina Apostolorum" (7 maggio 2015)
Discorso - Alla Federazione Italiana Tennis (8 maggio 2015)
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02/05/2015:
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3 maggio 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il
Vangelo di oggi ci presenta Gesù durante l’Ultima Cena, nel momento in
cui sa che la morte è ormai vicina. E’ giunta la sua “ora”. Per
l’ultima volta Egli sta con i suoi discepoli, e allora vuole imprimere
bene nella loro mente una verità fondamentale: anche quando Lui non
sarà più fisicamente in mezzo a loro, essi potranno restare ancora
uniti a Lui in un modo nuovo, e così portare molto frutto. Tutti
possiamo essere uniti a Gesù in un modo nuovo. Se al contrario uno
perdesse questa unione con Lui, questa comunione con Lui, diventerebbe
sterile, anzi, dannoso per la comunità. E per esprimere questa realtà,
questo modo nuovo di essere uniti a Lui, Gesù usa l’immagine della vite
e dei tralci e dice così: «Come il tralcio non può portare frutto da sé
stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in
me. Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15, 4-5). Con questa figura ci
insegna come rimanere in Lui, essere uniti a Lui, benché Lui non sia
fisicamente presente.
Gesù
è la vite, e attraverso di Lui – come la linfa nell’albero – passa ai
tralci l’amore stesso di Dio, lo Spirito Santo. Ecco: noi siamo i
tralci, e attraverso questa parabola Gesù vuole farci capire
l’importanza di rimanere uniti a Lui. I tralci non sono
autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite, in cui si trova la
sorgente della loro vita. Così è per noi cristiani.
...
Se
uno è intimamente unito a Gesù, gode dei doni dello Spirito Santo, che
– come ci dice san Paolo – sono «amore, gioia, pace, magnanimità,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22); e di
conseguenza fa tanto bene al prossimo e alla società, è una persona
cristiana. Da questi atteggiamenti, infatti, si riconosce se uno è un
vero cristiano, come dai frutti si riconosce l’albero. I frutti di
questa unione profonda con Gesù sono meravigliosi: tutta la nostra
persona viene trasformata dalla grazia dello Spirito: anima,
intelligenza, volontà, affetti, e anche il corpo, perché noi siamo
unità di spirito e corpo. Riceviamo un nuovo modo di essere, la vita di
Cristo diventa nostra: possiamo pensare come Lui, agire come Lui,
vedere il mondo e le cose con gli occhi di Gesù. Di conseguenza,
possiamo amare i nostri fratelli, a partire dai più poveri e
sofferenti, come ha fatto Lui, e amarli con il suo cuore e portare così
nel mondo frutti di bontà, di carità e di pace.
Ciascuno
di noi è un tralcio dell’unica vite; e tutti insieme siamo chiamati a
portare i frutti di questa comune appartenenza a Cristo e alla Chiesa.
Affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, affinché possiamo
essere tralci vivi nella Chiesa e testimoniare in modo coerente la
nostra fede - coerenza proprio di vita e di pensiero, di vita e di fede
-, consapevoli che tutti, a seconda delle nostre vocazioni particolari,
partecipiamo all’unica missione salvifica di Cristo.
Dopo il Regina Coeli:
Cari fratelli e sorelle,
provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, a tutti e a ciascuno rivolgo un cordiale saluto!
...
Un
saluto speciale va oggi all’Associazione Méter, nella Giornata dei
bambini vittime della violenza. Vi ringrazio per l’impegno con cui
cercate di prevenire questi crimini. Tutti dobbiamo impegnarci affinché
ogni persona umana, e specialmente i bambini, sia sempre difesa e
protetta.
Saluto con affetto tutti i pellegrini oggi presenti, davvero troppi per nominare ogni gruppo!
...
A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
testo integrale
video
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6 maggio 2015
Il
Papa è arrivato in piazza san Pietro intorno alle 9.30, puntuale
all’appuntamento del mercoledì con i fedeli. Protagonisti, come sempre,
dell’abituale giro della jeep bianca scoperta lungo il perimetro
esterno e interno della piazza, sono stati i bambini. Una di loro, con
una treccia bionda e gli occhi celesti, ha tributato al Papa un omaggio
floreale: una rosa rosso vermiglio a gambo lungo, che Francesco ha
preso in mano con un sorriso. Tra i bimbi che ha accarezzato e baciato,
anche un bimbo argentino, vestito dei colori nazionali, bianco e
azzurro, che sventolavano in più punti della piazza sotto forma di
bandiere del Paese d’origine del Papa. Papa Francesco, a metà percorso,
ha fatto fermare la jeep per fermarsi a salutare, stringendo mani, un
folto gruppo di fedeli cinesi, che sventolavano le loro bandierine
rosse, con un cartello sul quale era scritto: "Diocesi di Wenzhou". Si
tratta della diocesi retta dal vescovo Vincenzo Zhu Weifang, che
recentemente ha denunciato il governo dello Zhejiang per le demolizioni
forzate delle chiese e la distruzione delle croci dalle chiese
protestanti e cattoliche della provincia. L’ultima tappa prima di
raggiungere a piedi il sagrato, il Papa l’ha dedicata ad alcuni bambini
disabili: aiutato dagli uomini della sicurezza vaticana, che li hanno
sollevati fino a lui, il Papa li ha fatti quasi salire sulla jeep, che
si era appositamente fermata, baciandoli e accarezzandoli.
Al
termine, un Papa molto sorridente ha incontrato i giocatori della
squadra di basket americana Harlem Globetrotters nata a Chicago nel
1926 da un’intuizione di un ebreo di origini polacche di nome Abe
Saperstein che decide di creare una squadra di basket di soli atleti
neri in un periodo in cui la società degli States è attraversata da
moti razzisti. Mette insieme i migliori, una squadra fortissima ma che,
a causa del razzismo imperante, non può iscriversi a nessun campionato
La Famiglia - 13. Matrimonio (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel
nostro cammino di catechesi sulla famiglia tocchiamo oggi direttamente
la bellezza del matrimonio cristiano. Esso non è semplicemente una
cerimonia che si fa in chiesa, coi fiori, l’abito, le foto…. Il
matrimonio cristiano è un sacramento che avvienenella Chiesa, e che
anche fa la Chiesa, dando inizio ad una nuova comunità familiare.
E’
quello che l’apostolo Paolo riassume nella sua celebre espressione:
«Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla
Chiesa» (Ef 5,32). Ispirato dallo Spirito Santo, Paolo afferma che
l’amore tra i coniugi è immagine dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Una
dignità impensabile! Ma in realtà è inscritta nel disegno creatore di
Dio, e con la grazia di Cristo innumerevoli coppie cristiane, pur con i
loro limiti, i loro peccati, l’hanno realizzata! ...
La
Chiesa stessa è pienamente coinvolta nella storia di ogni matrimonio
cristiano: si edifica nelle sue riuscite e patisce nei suoi fallimenti.
Ma dobbiamo interrogarci con serietà: accettiamo fino in fondo, noi
stessi, come credenti e come pastori anche questo legame indissolubile
della storia di Cristo e della Chiesa con la storia del matrimonio e
della famiglia umana? Siamo disposti ad assumerci seriamente questa
responsabilità, cioè che ogni matrimonio va sulla strada dell’amore che
Cristo ha con la Chiesa? E’ grande questo!
In
questa profondità del mistero creaturale, riconosciuto e ristabilito
nella sua purezza, si apre un secondo grande orizzonte che caratterizza
il sacramento del matrimonio. La decisione di “sposarsi nel Signore”
contiene anche una dimensione missionaria, che significa avere nel
cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della
grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano
in quanto sposi alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per
questo! Perciò quando io saluto i novelli sposi, dico: “Ecco i
coraggiosi!”, perché ci vuole coraggio per amarsi così come Cristo ama
la Chiesa.
La
celebrazione del sacramento non può lasciar fuori questa
corresponsabilità della vita familiare nei confronti della grande
missione di amore della Chiesa. E così la vita della Chiesa si
arricchisce ogni volta della bellezza di questa alleanza sponsale, come
pure si impoverisce ogni volta che essa viene sfigurata. La Chiesa, per
offrire a tutti i doni della fede, dell’amore e della speranza, ha
bisogno anche della coraggiosa fedeltà degli sposi alla grazia del loro
sacramento! Il popolo di Dio ha bisogno del loro quotidiano cammino
nella fede, nell’amore e nella speranza, con tutte le gioie e le
fatiche che questo cammino comporta in un matrimonio e in una famiglia.
La
rotta è così segnata per sempre, è la rotta dell’amore: si ama come ama
Dio, per sempre. Cristo non cessa di prendersi cura della Chiesa: la
ama sempre, la custodisce sempre, come se stesso. Cristo non cessa di
togliere dal volto umano le macchie e le rughe di ogni genere. E’
commovente e tanto bella questa irradiazione della forza e della
tenerezza di Dio che si trasmette da coppia a coppia, da famiglia a
famiglia. Ha ragione san Paolo: questo è proprio un “mistero grande”!
Uomini e donne, coraggiosi abbastanza per portare questo tesoro nei
“vasi di creta” della nostra umanità, sono - questi uomini e queste
donne così coraggiosi - sono una risorsa essenziale per la Chiesa,
anche per tutto il mondo! Dio li benedica mille volte per questo!
video della catechesi
Saluti:
...
Appello - Anniversario fine Seconda Guerra Mondiale
Nei
prossimi giorni sarà commemorato in alcune capitali il 70.mo
anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. In
tale occasione affido al Signore, per intercessione di Maria Regina
della Pace, l’auspicio che la società umana impari dagli errori del
passato e che di fronte anche ai conflitti attuali, che stanno
lacerando alcune regioni del mondo, tutti i responsabili civili si
impegnino nella ricerca del bene comune e nella promozione della
cultura della pace.
* * *
Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. ...
Un
particolare pensiero rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Abbiamo iniziato venerdì scorso il mese mariano. La Madre di
Dio, cari giovani, sia il vostro rifugio nei momenti più difficili;
sostenga voi, cari ammalati, nell’affrontare con coraggio la vostra
croce quotidiana e sia il vostro riferimento, cari sposi novelli,
perché la vostra famiglia sia un focolare domestico di preghiera e
reciproca comprensione.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
5 maggio 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Il cristiano non è masochista, ma sopporta le tribolazioni”
Nelle
inevitabili «tribolazioni della vita» il cristiano deve affidarsi al
Signore nella preghiera, con la certezza di ricevere quella «vera pace»
che infonde «coraggio e speranza». Lo ha detto Papa Francesco nella
messa celebrata martedì mattina, 5 maggio, nella cappella della Casa
Santa Marta.
«Nella liturgia di oggi — ha fatto subito notare Francesco — ci sono tre parole che possono aiutarci nel nostro cammino di fede e di speranza».
Così, ha spiegato, nella preghiera colletta «all’inizio della messa
abbiamo chiesto al Signore di rafforzare la nostra fede e la nostra
speranza». E «queste tre parole che vengono in queste letture sono “tribolazioni”, “affidamento” e “pace”».
Il
Papa ha richiamato quanto accadde a Paolo, secondo il racconto degli
Atti degli apostoli (14, 19-28): dopo essere stato bastonato, fu
trascinato fuori dalla città per essere lapidato. E «quelli che lo
perseguitavano hanno creduto che fosse morto». Dunque, Paolo «ha
sofferto», ma poi, «quando si è ripreso», ha dato il consiglio di
restare «saldi nella fede perché dobbiamo entrare nel regno di Dio
attraverso molte tribolazioni». Francesco ha ricordato che «nella vita
ci aspettano le tribolazioni: è parte della vita passare per momenti
bui, momenti difficili».
Ma
il consiglio di Paolo «di entrare nel regno di Dio attraverso molte
tribolazioni non è un atteggiamento sadomasochista: è proprio la lotta
cristiana». ...
Ecco
allora il senso di «sopportare le tribolazioni». E «sopportare», ha
affermato Francesco, «è una parola che Paolo usa tanto: è più di avere
pazienza, è portare sulle spalle, portare il peso delle tribolazioni».
Anche «la vita del cristiano ha dei momenti così». Ma «Gesù ci dice:
“Abbiate coraggio in quel momento. Io ho vinto, anche voi sarete
vincitori”». Così «questa prima parola ci illumina» per affrontare «i
momenti più difficili della vita, quei momenti che ci fanno anche
soffrire».
...
Bisogna
saper «affidare al Signore qualcosa, affidare al Signore questo momento
difficile, affidare al Signore me stesso, affidare al Signore i nostri
fedeli, noi sacerdoti, vescovi, affidare al Signore le nostre famiglie,
i nostri amici». Bisogna saper dire al Signore: «Prenditi cura di
questi, sono i tuoi».
Però,
ha messo in evidenza il Papa, è «una preghiera che non sempre noi
facciamo: la preghiera di affidamento». È una bella preghiera cristiana
quella di chi dice: «Signore ti affido questo, portalo tu avanti». È
«l’atteggiamento della fiducia nel potere del Signore, anche nella
tenerezza del Signore che è Padre». Perciò «quando si fa questa
preghiera — ma vera, dal cuore — si sente che questa persona che è
stata affidata al Signore è sicura: lui non delude mai».
Insomma, «la tribolazione ti fa soffrire, l’affidamento al Signore ti dà speranza e, di qua, viene la terza parola: la pace».
...
In
conclusione il Pontefice ha riproposto le «tre parole» che hanno
scandito la sua riflessione: «tribolazioni, affidamento, pace». Non
bisogna mai dimenticare che «nella vita dobbiamo andare su strade di
tribolazione», perché «è la legge della vita»; ma ci si deve sempre
ricordare proprio «in quei momenti» di «affidarsi al Signore». E «lui
ci risponde con la pace». Infatti «il Signore è Padre che ci ama tanto
e mai delude» ha riaffermato il Papa. E ha proseguito chiedendo che Dio
«rafforzi la nostra fede e la nostra speranza», dandoci «la fiducia di
vincere le tribolazioni, perché lui ha vinto il mondo», e donando a
tutti la sua pace».
Il consiglio di Paolo
video
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Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo
Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, ...
Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen
***** Sarà
il Giubileo delle prime volte. E tra e prime volte la più significativa
sarà la possibilità per alcuni carcerati di celebrare il loro Anno
Santo in San Pietro con Papa Francesco. Gli altri lo faranno nei
rispettivi istituti di pena il 6 novembre 2016.
Lo
ha annunciato monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio
Consiglio per la promozione della nuova evengelizzazione, cioè il
dicastero cui il Pontefice ha demandato l’organizzazione degli eventi
giubilari.
Fisichella
ha presentato alla stampa il calendario delle iniziative, il logo
dell’Anno Santo, predisposto da Marko Ivan Rupnik, e la preghiera
scritta dal Papa. E ha sottolineato le principali novità (le prime
volte, appunto) del periodo straordinario che si aprirà l’8 dicembre di
quest’anno.
“Per
la prima volta nella storia dei Giubilei – ha ricordato l’arcivescovo -
viene offerta la possibilità di aprire la Porta Santa – Porta della
Misericordia – anche nelle singole diocesi, in particolare nella
Cattedrale o in una chiesa particolarmente significativa o in un
Santuario di particolare importanza per i pellegrini”. Un ulteriore
tratto di originalità è offerto dai Missionari della Misericordia. Papa
Francesco darà loro il mandato il Mercoledì delle Ceneri con la
celebrazione in San Pietro. Inoltre sarà il primo Giubileo tematico (la
misericordia, appunto) e si distinguerà dagli altri due Giubilei
straordinari (1933 e 1983) che celebravano invece la Redenzione.
Monsignor Fisichella ha anche invitati a non fare paragoni con il
Grande Giubileo del 2000. E ha annunciato che tutto sarà predisposto
“per consentire che l’evento sia vissuto in modo religioso, con
sicurezza (ci sarà a breve un vertice con le autorità civili italiane)
e al riparo dall’abusivismo che ogni giorno sembra investire i milioni
di persone che giungono nei luoghi sacri della cristianità”.
...
La
giornata del 12 giugno sarà dedicata agli ammalati e alle persone
disabili. Quella del 6 novembre, come già ricordato, sarà rivolta ai
carcerati. Ulteriori informazioni su www.im.va, sito ufficiale del Giubileo in sette lingue: italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese, tedesco e polacco.
Monsignor
Fisichella ha infine rivelato che il Papa gli confidò già il 29 agosto
dello scorso anno l’intenzione di indire un Giubileo della
Misericordia. “Siamo stati bravi a mantenere il segreto fino al momento
dell’annuncio ufficiale”, ha concluso con una battuta”. (fonte: Avvenire)
Conferenza stampa di presentazione del Giubileo della Misericordia
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1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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