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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Voi che credete,
voi che sperate,
correte su tutte le strade, le piazze
a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti
che la notte passa,
che tutto ha un senso,
che le guerre finiscono,
che la storia ha uno sbocco,
che l'amore alla fine vincerà l'oblio
e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia
continuate il cammino,
spargete la vostra gioia,
continuate a dire
che la speranza non ha confini.
David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!
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MAFIOSO ACCOGLIE L'INVITO DI PAPA FRANCESCO E INIZIA A COLLABORARE. CONFESSANDO ....
Il killer D’Amico, mafia di Barcellona Pozzo di Gotto. ha confessato di
aver deciso di collaborare con la magistratura “dopo la scomunica dei
mafiosi di Papa Francesco: "quelle parole mi hanno colpito moltissimo”.
L’anatema del pontefice contro i boss è del 21 giugno 2014: da quel
momento D’Amico inizia ad aprire il suo personalissimo libro dei
ricordi, prima davanti ai pm della dda di Messina, e poi con i
magistrati del pool palermitano. Il killer dichiara di aver commesso
almeno una trentina di omicidi, soprattutto per i catanesi dal 1992 in
poi: "a un ragazzo ho anche tagliato le mani”, e inoltre rivela che ...
Mafia, pentito: “Alfano portato da Cosa Nostra. Berlusconi pedina di Dell’Utri”
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Naufragio di migranti nel Canale di Sicilia, si temono 700 morti. 'La più grave strage di sempre'
La più grave strage di sempre
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Dio straniero e annegato
Dio straniero, annegato un’altra volta nel Mediterraneo,
che da anni è il grande cimitero di poveri in fuga da guerre e miserie
dovute anche alla nostra politica e alla nostra economia
Dio migrante forzato,
violentato, scartato e crocifisso anche a causa dell’indifferenza e
della mancanza di una politica responsabile da parte di un continente
che si ritiene faro di civiltà
Insegnaci a vivere la tua Parola:
“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25, 35).
“Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso” (Levitico 19, 33-34).
“Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli” (Eb. 13, 2).
“Dio non fa preferenze di persone” (Atti 10, 34, Romani 2, 11 e 10, 12; Galati 2, 6 e 3, 28; Efesini 6, 9; 1 Corinti 12, 13; Colossesi 3, 11).
Aiutaci a capire che tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a tua immagine e somiglianza.
Dio dal volto dei mille colori aiutaci a non oscurare la tua gloria che risplende sul volto di ogni persona.
Dio della pace, morto e risorto, che fai di ogni paese la tua casa ma che ogni casa senti straniera
...
Dio che sei venuto e continui a venire
Vieni a salvarci e fa’ che ogni giorno possiamo salvare Te
Sergio Paronetto (Pax Christi)
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Il Mediterraneo fossa comune,
così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze
di Roberto Saviano
Uomini,
donne e bambini inghiottiti dall’acqua e ancora più in fretta
dall’indifferenza Il dolore per gli affogati bollato come buonismo
mentre i rimedi sono solo blocchi e respingimenti
Il
mediterraneo trasformato in una fossa comune. Oltre novecento morti.
Morti senza storia, morti di nessuno. Scomparsi nel nostro mare e
presto cancellati dalle nostre coscienze. È successo ieri, un barcone
che si rovescia, i migranti - cioè persone, uomini, donne, bambini -
che vengono inghiottiti e diventano fantasmi. Ma sappiamo già che
succederà anche domani. E tra una settimana. E tra un mese. Spostando
la nostra emozione fino all'indifferenza.
Ripeti
una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni,
anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla
ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la
stessa. Sarà sempre la stessa. "Morti sui barconi". Qualcosa che conta
per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione
invisibile.
Adesso,
proprio adesso, ne stiamo parlando solo perché i morti sono 900 o forse
più: cifra smisurata, disumana. Se ha ancora senso questa parola.
Continuiamo a non sapere nulla di loro, ma siamo obbligati a fare i
conti con la tragedia. Fare i conti: perché sempre e solo di numeri
parliamo. Fossero mancati due zeri al bollettino di morte non l'avremmo
neppure "sentita". Perché ormai è solo una questione di numeri (o
dettagli drammatici come "migranti cristiani spinti in mare da
musulmani") che fa la differenza. Non per i singoli individui, non per
le sensibilità private, ma per la comunità che dovremmo rappresentare,
che dovrebbe rappresentarci. Perché all'indifferenza personale, persino
comprensibile, si affianca sul piano politico una gazzarra di
dichiarazioni: litigi, accuse, toni violentissimi.
Nessuno riesce a fare ciò di cui abbiamo più bisogno: far capire. Pochi si impegnano...
...
Qualunque
riflessione sul dolore degli altri, di chi arriva da un "sottomondo",
deve essere contenuta. C'è un'economia nella sofferenza. Chi valuta il
dolore, chi misura la tragedia umana, chi cerca di svegliare il torpore
della conta degli affogati è iscritto di diritto al movimento
"buonista". "Buonista" è l'accusa di chi non vuol spender tempo a
capire e ha già la soluzione: respingimenti, arresti, blocchi.
Un
miscuglio di frustrazione personale che cerca il responsabile del
proprio disagio, una voglia di considerare realistica e vincente solo
la soluzione più autoritaria. La bontà considerata come sentimento
ipocrita per definizione. E, cosa assai peggiore, una qualità morale
che può avere solo l'uomo perfetto, candido, puro: quindi nessuno se
non i morti, la cui vita è trasfigurata e le cui azioni sono già spese.
Chiunque cerchi, nella sua umana imperfezione, di agire diversamente è
marchiato con un giudizio unico: falso. La bontà diviene quindi
sentimento senza cittadinanza, ridicolo, proprio perché non può essere
compiuto se non nella rotonda perfezione. Questo è il cinismo miope,
che liquida tutto con solerte sarcasmo.
...
L'Europa
colpevolmente tace, possiamo però tentare di cambiare le cose. Possiamo
impegnarci a interpretare, a raccontare, a non permettere che queste
vite siano schiacciate e sprecate in questo modo. Che siano lasciate
indietro, tanto indietro da sparire dalla nostra vista. Diventando un
fantasma, uno stereotipo, un fastidio. Inventarci percorsi laterali,
chiamare a raccolta tutta la creatività possibile. Parlarne in tv e sul
web ma in modo diverso: come dicevamo "profugo" o "clandestino" sono
termini che diluiscono la specificità umana costruendo una distanza
irreale che abbassa il volume all'empatia. Dobbiamo chiedere ai partiti
di candidare donne e uomini che vengono da quest'esperienza, aprire
loro le università. Tutto questo diminuirà il consenso politico con la
solfa del "prima noi e poi loro"? Probabilmente sì, accadrà questo. Ma
solo nella prima fase ben presto ci si accorgerà dell'enorme beneficio
che avremmo.
La
storia degli sbarchi e dei flussi di migranti deve diventare un tema
che il governo sentirà fondamentale per il suo consenso. Renzi e il suo
governo sono solleciti a rispondere quando un tema diventa mediatico e
popolare: se percepiscono che il giudizio su di loro sarà determinato
dal problema migrazione inizieranno a sparigliare, a trovare nuova
strategia ad avere nuovi sguardi.
...
Dare
spazio non episodico alle vicende dei migranti. La tv li accolga,
cominciando a pronunciare bene i loro nomi e quelli delle loro nazioni,
raccontando il loro quotidiano e la loro resistenza. Gli unici che in
queste ore rappresentano ciò che l'Europa dovrebbe essere sono gli
italiani, i molti italiani che salvano vite tutti i giorni rischiando
di violare leggi. La figura che sintetizza questi italiani colmi di
onore è descritta dal pescatore Ernesto nel bellissimo film
"Terraferma" di Crialese che viola l'ordine della Capitaneria di
tenersi con il suo peschereccio lontano da un gommone rispondendo con
un semplice, umano e potente: "Io gente in mare non ne ho lassata mai".
Il Mediterraneo fossa comune, così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze
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Quelle mani tese sulla zattera dei disperati a un metro da terra
di Gad Lerner
Sono
quasi arrivati, hanno visto morire i loro compagni, il terrore è quel
mare che continua a frustarli anche adesso che la riva è lì, a pochi
metri. Sono gli uomini nuovi che stanno cambiando non solo la storia ma
anche la geografia del Mediterraneo. Molti di loro non avevano mai
visto prima il mare. Lo temono. Non sanno nuotare. Basta uno spruzzo a
spaventarli. Fra gli scogli della spiaggia di Zephiros, a Rodi, i
soccorritori gli urlano di mollare quelle inutili assi di legno in cui
s’è frantumato il barcone e di muovere finalmente i pochi passi che
mancano per raggiungere la terraferma. Ma la schiuma delle onde li
paralizza.
Sono
poco più di una dozzina, un paio di loro indossa un giubbotto
salvagente ma è come se fossero nudi. Il video sembra restituire
l’immagine della “Zattera della Medusa” di Géricault.
video
Nel filmato, confuse dal frangersi delle onde sugli scogli, si sentono
le parole di un soccorritore, si vedono le sue mani tese, un gesto di
incoraggiamento: «Venite, venite…». Pochi metri ma per quell’umanità un
abisso. Si lasciano scivolare di qualche centimetro, si fermano,
tornano indietro, puntano disperatamente i piedi su una superficie che
non li trattiene e li fa precipitare di nuovo verso l’acqua. Attorno a
loro galleggiano pezzi di plastica, una maglietta, inutili salvagenti.
Bisogna raccoglierli uno a uno, frantumi anch’essi di un moto d’umanità
impossibilitato a fermarsi. La paura ce l’hanno dentro da troppo tempo,
da vite intere, perché possa bastare l’incognita visione del mare ad
arrestarli. Sono denutriti e disidratati, ma hanno unghie forti. Si
aggrappano e non mollano la presa.
Papa
Francesco, che riveste l’incarico di parlare a tutti noi dubbiosi, ha
sentito il bisogno di precisarlo perché sa che, in cuor nostro, non è
affatto scontato: «Sono uomini e donne come noi». Davvero? Quegli
scheletri dalla pelle scura che per secoli il senso comune relegava
alla condizione di selvaggi, sul bordo del regno animale, saranno i
nostri nuovi vicini di casa? Francesco osa di più. Li definisce «nostri
fratelli». Cercatori di felicità. ...
Nel
suo linguaggio semplice, è stato sempre Francesco, pochi giorni fa,
ricordando gli eventi del 1915, a parlare di genocidio. Ebbene,
l’Europa contemporanea, afflitta dal rapido impoverimento dei suoi
paesi rivieraschi, si trova di nuovo a fronteggiare la possibilità di
un genocidio, come dimostrano le cifre dei morti e gli sguardi dei
sopravvissuti.
Chi
scampa alla traversata, chi viene raccolto in mezzo al mare dai
mercantili e dalle motovedette, reca a noi questa inoppugnabile
testimonianza. Poco importa che si siano ammassati a bordo dei gommoni
e dei pescherecci di loro spontanea volontà, dopo essersi svuotati le
tasche. La loro condizione umana è in tutto e per tutto simile a quella
dei deportati nel cuore dell’Europa settanta anni fa, stipati su carri
merci blindati. Identico è l’andare verso l’ignoto, denudati, separati
a casaccio dai familiari, umiliati come sottouomini. L’unica differenza
è che sta diventando impossibile fingere di non vederli. Non un
vescovo, ma una donna laica come Emma Bonino, lo ha detto ieri:
l’Europa che ha innalzato il suo “mai più” dopo aver sopportato
l’orrore dei forni crematori, finora non ha fatto nulla per impedire
l’orrore dei forni liquidi. Pur disponendo di tutte le tecnologie e i
mezzi tecnici necessari a monitorare i lager di raccolta dei profughi,
i porti di partenza dei barconi e le loro rotte di navigazione, l’Ue
con Triton ha dato ordine ai suoi militari di limitarsi al presidio
della cosiddetta area Schengen: azione circoscritta non oltre i 30
chilometri dalle nostre coste. Una decisione subita con imbarazzo dalla
Marina Militare italiana, tanto più che dal Viminale veniva
giustificata asserendo che i 9 milioni al mese di Mare Nostrum —
300mila euro al giorno — sarebbero una cifra eccessiva.
Così
siamo giunti alla situazione odierna. Il cinismo dei governanti e
l’indifferenza delle opinioni pubbliche si sono confermati palliativi
inefficaci di un’Unione Europea rattrappita in una visione miope dei
suoi interessi. Ancora oggi i responsabili politici esitano a
utilizzare una parola che loro stessi hanno contribuito a rendere
impopolare: accoglienza. La bontà e la cattiveria qui non c’entrano un
fico secco. Si tratta di gestire con realismo un flusso migratorio
provocato da guerre sfuggite al nostro controllo, cercando di prevenire
la saldatura (in parte già avvenuta) fra i trafficanti che
monopolizzano la navigazione marittima e i jihadisti che presidiano
porzioni crescenti di terraferma.
Eppure
ce n’erano, di opportunità d’azione tempestiva. Istituire presidi per
l’identificazione e lo smistamento dei profughi già nei loro primi
luoghi di transito. Condividere tra gli Stati membri l’accoglimento
delle richieste d’asilo, in deroga agli accordi di Dublino. Garantire
un servizio di traghetti e voli charter. Forse si fa ancora in tempo.
Poveri
europei messi al cospetto di una povertà assoluta. Trascinati in una
sorta di guerra del mare che miete vittime a migliaia e che invano si
vorrebbe poter ignorare. Però loro arrivano, e quando ci protendono le
braccia da una zattera in mezzo a quel mare non c’è altro gesto
d’umanità possibile che protendere verso di loro le nostre braccia. Non
c’è altra salvezza che una salvezza comune. Trasformando i sommersi in
salvati.
Quelle mani tese sulla zattera dei disperati a un metro da terra
Da
"respingimenti" ad "accoglienza": parole "sì" e parole "no" dei
politici europei davanti al dramma dei migranti. Dicono molto su chi le
pronuncia o le evita, mentre pochissimo viene fatto
Il glossario della vergogna europea
video
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Questo mare non è nostro
Nessuna
illusione. Questo mare non è nostro. E’ lo spazio e l’opportunità che
da sempre gli uomini hanno percorso per incontrare, lavorare,
commerciare,sopravvivere. E non è nostro. E’ il mare di tutti. Come la terra è di tutti. Come il creato è di tutti. E’
in questo equivoco tra ciò che è nostro e ciò che è loro che abbiamo
coltivato la paura e l’ignoranza. E’in questa distorta percezione che
gli altri sono gli sbagliati e noi quelli giusti che si alimentano
paure e drammi. Chi migra con un barcone lo fa per fame e per paura. Fame e paura di tutto. Ci dicono che dobbiamo temere queste barche perché ci chiedono di approdare, ma non è così; in verità ci fanno paura perchè ci chiedono con schiettezza quali sono le nostre fedi e i nostri valori.
Ci chiedono se crediamo che ogni uomo è “pensato da Dio dall’eternità”
e per questo ha diritto ad un vita degna di essere vissuta. Ma ci
mettono così a nudo che scappiamo da loro e andiamo in giro a
raccontare che sono pericolosi e ingombranti. Per poi decidere che è
meglio sopprimere loro piuttosto che eliminare la fame e la paura che
li costringono a fuggire.
...
Siamo indignati e impotenti. Ma non basta indignarsi. Dobbiamo
darci il tempo per capire; capire le cause delle guerre, le conseguenze
dei trattati economici, i cambiamenti politici, le logiche di mercato
che permettono al 2% della popolazione di avere il 99% delle ricchezze.
Abbiamo a che fare con “strutture di peccato” e dobbiamo chiamarle per
nome. Una comunità che vuole vivere la sua fede deve lasciarsi interpellare dalla Parola sui fatti della storia, senza timore. Soprattutto su quelli che fa fatica ad accettare. L’ignoranza
non è una calamità; è un colpa e una responsabilità che sfida la nostra
intelligenza e esalta la nostra ipocrisia. Non possiamo non sapere che
chi lascia la propria terra in preda alla disperazione non è un turista
ma una vittima: delle condizioni che l’hanno spogliato di tutto e della
nostra ignoranza che lo ha solo commiserato. E la paura e l’ignoranza si vincono vivendo la storia con fede, consapevolezza e responsabilità
Gesù
di Nazareth ci da un comandamento nuovo: amando i nostri nemici saremo
uomini nuovi e veri. E’un cammino faticoso che siamo chiamati a fare
come chiesa,come comunità e come cristiani. Di certo non basta
indignarsi; non basta più.Siamo chiamati a testimoniare una prospettiva di Speranza perché il nostro Dio è il Dio della vita. Avvertiamo
l’esigenza di qualcosa di più vero e di più solido e profondo. Con
pudore dobbiamo accompagnare questo dramma con una preghiera penitente.
Solo il Padre può salvare la nostra umanità da questo buio profondo.
Ma
faremo memoria di questi morti solo se lavoreremo e studieremo per
capire e per non dimenticare, se sapremo dire che le guerre sono la
negazione dell’umanità, che migrare non è la conseguenza di un
capriccio riconsiderabile, che la povertà un processo definito e voluto
che porta i ricchi ad essere sempre di meno e sempre più ricchi.
...
Ecco,
se proprio vogliano qualcosa di nostro prendiamoci le vittime di queste
ingiustizie e lasciamo che ci narrino le loro storie. Ognuno la sua. E
teniamole strette.
(fonte: Caritas Roma - editoriale 23 aprile 2015 - ndr: il grassetto non è nell'articolo originale)
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Riportiamo il Messaggio ai rifugiati che giungono in mezzo a noi scritto da fr. Enzo per il Rapporto annuale 2015 del centro Astalli-Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, presentato a Roma il 23 aprile
La prima parola che vorrei rivolgervi è “Benvenuti!”.
Purtroppo però so che, mentre tanti uomini e donne di questo paese si
sono prodigati e si impegnano quotidianamente per accogliervi e
riconoscere la vostra dignità, tanti altri non vi fanno sentire
“benvenuti” in questa terra, disprezzando le vostre speranze e
infangando i valori fondanti della nostra società.
Allora la prima parola che vi dico è: “Perdonateci!”.
Perdonateci per non aver saputo impedire le tragedie che vi hanno
spinto fin qui. Perdonate la nostra indifferenza verso quanti nutrivano
il vostro stesso sogno e non ce l’hanno fatta a raggiungere il nostro
paese. Perdonate la nostra durezza di cuore, la nostra incapacità di
riconoscere e onorare l’essere umano che è in ciascuno di voi, la
nostra mancanza di memoria che cancella quel passato in cui molti
nostri progenitori si sono trovati nelle vostre condizioni.
E infine, e soprattutto, “grazie!”.
Grazie perché vi siete fatti prossimo a noi, feriti e prigionieri del
nostro egoismo, e ci state curando, infondendoci il coraggio della
misericordia. Grazie per non averci lasciati soli nella nostra
autosufficienza, per averci dato la possibilità di diventare a nostra
volta “prossimo”, non di chi è come noi ma di chi, in virtù della sua
differenza e della sua sofferenza, risveglia il bene che giace
addormentato in noi.
Che
questa terra, che questo paese possa diventare il vostro e nostro
paese, un paese migliore perché ci accogliamo a vicenda. Coraggio,
insieme possiamo farcela!
fr. Enzo Bianchi, priore di Bose
(fonte: Monastero di Bose)
il testo integrale del Rapporto annuale 2015 (pdf)
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Sono
passate poche ore da quella che potrebbe essere la più grande tragedia
nel Mediterraneo e sui social appaiono commenti francamente
agghiaccianti.
È normale, succede sempre – vi direbbero gli esperti dei social. Da
quando esistono Twitter e Facebook ci sono persone che si divertono a
provocare e molte altre che sfogano la loro repressione e il loro odio.
Sarà anche – diciamo così – “normale”, ma leggerli ti gela il sangue.
Gigio Rancillo: Su web e social la pietà sembra morta
Quale
emergenza umanitaria? Sovrumanitaria semmai, non solo politica europea
di cooperazione o che. Manca sovrumanità nell’accogliere non solo i
migranti che fuggono dalle guerre, ma nell’accogliere l’idea, il
concetto che si debba accettare, tenere con noi, difendere,
agglomerare, annettere, condividere, per salvare, per far vivere, per
aprire alla pace, non la loro ma anche la nostra.
Alessandro Bergonzoni: Migranti, il genocidio degli innocenti
Giudizio molto severo del
cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per
la pastorale dei migranti e degli itineranti: "Non siamo soddisfatti di
questo accordo. Qualcosa è stato fatto, come il finanziamento
dell’operazione Triton… Servirebbe un programma a lungo termine, una
politica delle migrazioni seria". Bocciatura dei bombardamenti, anche
se mirati
Patrizia Caiffa: L'Europa dà i soldi ma non vuole essere disturbata
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22 Aprile Giornata della Terra...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Jamal, il musulmano
che ha scelto di morire coi cristiani
di Giorgio Bernardelli
Tra
i 28 etiopi uccisi dall'Isis in Libia e mostrati nell'ultimo orrendo
video compare anche un musulmano. Si sarebbe offerto come ostaggio per
non lasciare solo un amico cristiano
Un
nuovo fotogramma terribile del terrore jihadista. Che abbiamo fatto
fatica a ricollegare all'altra notizia drammatica di queste ore, il
dramma dei migranti affogati nel Mediterraneo (anche se le persone
sarebbero potute tranquillamente essere le stesse). Nel nostro flusso
di informazione malata, dove le parole hanno sempre la meglio sulle
storie, sono già scivolati via dai riflettori gli etiopi uccisi in
Libia dallo Stato Islamico e mostrati in un nuovo terribile video di Al
Furqan, la macchina della propaganda del sedicente califfato.
...
Sembra
proprio un'altra storia di un «Giusto dell'islam» che ha scelto di
opporsi a viso aperto all'Isis, ben sapendo quello che rischiava. La
stessa scelta compiuta quest'estate a Mosul da Mahmoud Al 'Asali,
il docente musulmano dell'Università che si era schierato pubblicamente
contro la persecuzione nei confronti dei cristiani della città. Gesto
che anche lui ha pagato con la vita. Jamaal, Mahmoud - e probabilmente
tanti altri di cui non sappiamo nulla - sono la voce della coscienza
dell'islam. Una voce che andrebbe fatta conoscere e che invece
guardiamo sempre in maniera distratta. Salvo poi lamentarci perché i
musulmani non reagiscono a follie come quelle dello Stato Islamico.
Hanno
commesso un grosso errore questa volta gli strateghi della
comunicazione jihadista: sono stati loro stessi a diffondere l'immagine
di un volto diverso dell'islam; il volto di un musulmano che - alla
violenza e all'intolleranza - ha contrapposto un'amicizia capace di
arrivare a condividere persino il martirio di un gruppo di cristiani.
Avremo occhi - almeno questa volta - per vederlo? O scorrerà via,
affogato dalle nostre parole? (fonte: MissionLine)
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“Sono partito trent'anni fa per imparare l'inglese, poi mi sono stufato
ed ho iniziato a fare il lavapiatti ed oggi eccomi qui”. Bruno Serato,
59 anni e originario di San Bonifacio nel veronese, è uno degli chef
italiani più conosciuti degli Stati Uniti, non solo per la qualità del
suo ristorante “Anaheim Withe House” a sud di Los Angeles rifugio
goloso di molte star di Hollywood ma anche per il grandissimo impegno
profuso con la sua fondazione “Caterina's club” che ogni giorno
fornisce gratuitamente un pasto a 1200 bambini dei sobborghi più
poveri. Un'attività solidale che gli è valsa un posto fra i dieci 'eroi
dell'anno' della CNN e il 'Premio Speciale Montale Fuori di Casa'
ritirato oggi nella sala consiliare di Palazzo Roderio a Sarzana.
“Tutto
è iniziato poco più di dieci anni fa – racconta – quando mia madre
Caterina venne a trovarmi in California e visitando un centro di
assistenza per minorenni in difficoltà mi disse “questi ragazzi non
hanno nemmeno una cena, fagli un piatto di spaghetti!”. Ho iniziato
così, passando gradualmente da una decina fino ai 1200 giornalieri e al
milionesimo festeggiato lo scorso 24 marzo in un grande evento con la
madrina Mira Sorvino e tanti nuovi sostenitori”.
Ribattezzato
“l'uomo da un milione di pastasciutte” Bruno Serato con un gesto
semplicissimo ha acceso l'attenzione sul dramma dei “motel kids” i
figli del volto più sfortunato e meno felice di Disneyland, che vivono
nel disagio e nella povertà proprio nei motel californiani resi inutili
dall'avvento delle grandi catene alberghiere nei pressi dell'immenso
parco dei divertimenti...
Pastasciutta e solidarietà, la ricetta di Bruno Serato
...
C'è crisi, ma questo progetto viene prima di tutto: io stringo dove
posso ma la solidarietà che mi circonda è grande e dunque si va avanti,
anche perché questa avventura è diventata un patrimonio di tanti». Ecco
perché Bruno, ragazzo di trattoria prima, lavapiatti poi e infine
maitre di uno dei ristoranti più prestigiosi d'America, è diventato
anche una star: «Andare in tv vuol dire far conoscere la realtà del
Boys&Girls club e trovare aiuti per andare avanti», spiega, «e
anche se è faticoso vado e gioco a fare la star».
Alla
festa per la milionesima pastasciutta è successo di tutto: la
municipalità di Anaheim gli ha consegnato le chiavi della città, la
mtadrina della festa è stata l'attrice premio Oscar Mira Sorvino, un
centinaio di vip e signore bene hanno indossato un grembiule per
servire i 500 piccoli ospiti del White House Restaurant e, infine,
hanno fatto capolino pure Topolino e Minnie. Insomma, una festa
straordinaria che Bruno ha deciso di far coincidere con un altro
importante obiettivo raggiunto. «Grazie alle donazioni che confluiscono
nel conto della Fondazione che porta il nome di mia mamma, proprio nel
giorno della milionesima pastasciutta sono riuscito a dare una casa
all'ottantesima famiglia dei motel», dice al settimo cielo. Da qualche
anno, infatti, Serato ha deciso di fare di più per regalare una chance
alle famiglie più povere, quelle che vivono in una stanza di motel e i
cui figli beneficiano della pastasciutta di Bruno. «La rivincita e il
recupero sociale di queste famiglie parte da una sistemazione dignitosa
e, appena si realizzano condizioni minime di stabilità lavorativa di
almeno uno dei genitori, io mi faccio carico della caparra di un
appartamento in cui poi la famiglia può traslocare. In questo modo»,
spiega Serato, «la Fondazione ha dato un'opportunità a 80 famiglie,
cioè a 500 persone»...
Mira Sorvino festeggia Serato e le sue pastasciutte solidali
...
Io dico che se tutti gli chef del mondo si prendono per mano,
cominciando da qui, dall’Italia, possiamo sfamare tutti i bambini che
hanno fame. Non si può mandare a letto un bambino perché non ha niente
da mangiare. Tutti assieme possiamo fare un cambiamento enorme. Come
sappiamo c’è Milano Expo tra poco. Io sono convinto che salvare la
Terra e dare nutrizione a chi ne ha bisogno è il minimo che si possa
fare...
La pastasciutta solidale di uno chef italiano negli Usa
Mamma
Anna è il nome che Fulvio Soave, albergatore di San Bonifacio (Verona),
ha scelto per l’associazione che da garantirà un pasto gratuito alle
persone svantaggiate ed in difficoltà economica. Soave esporta anche in
Italia l’iniziativa con cui Bruno Serato, maitre dell’Anaheim White
House restaurant di Anaheim (Orange County-California), da otto anni
garantisce un piatto di pasta ai Motel kids di Anaheim.
Per maggiori informazioni visita il sito Mamma Anna Trust - Un pasto non si nega a nessuno
Bruno
Serato e Fulvio Soave ci raccontano la straordinaria impresa di
solidarietà messa in campo, il primo per sfamare i bambini disagiati
dei motel in California, l'altro in favore degli adulti in difficoltà
economica nel sanbonifacese, in provincia di Verona
video
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
HOREB n. 70 - 1/2015
TRACCE DI SPIRITUALITÀ
A CURA DEI CARMELITANI
Battezzati
“nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, siamo immersi
nel cuore di Dio comunione, coinvolti nel dinamismo trinitario e
chiamati a “narrare” nel tempo la storia eterna dell'amore trinitario.
Questa è la vocazione del cristiano.
La
narrazione biblica ci ricorda, ancora, che nell'amore trinitario c'è
un'esigenza d'incarnazione, ed evidenzia che il dinamismo trinitario ha
preso concretezza, spessore corposo e volto umano in Gesù di
Nazareth.
Il
credente, allora, necessariamente deve fare riferimento alla figura di
Gesù di Nazareth per assumerla come paradigma su cui declinare, sotto
l’azione dello Spirito, la propria esistenza storica.
Va
tenuta presente tutta la vita di Gesù, È alla luce del suo vissuto,
dalla nascita alla resurrezione, che va ridisegnata una seria
prospettiva di cammino di fede.
Ma
in modo particolare va tenuta presente l'incarnazione di Gesù, essa ci
dice che Dio per salvare l'uomo ha deciso di farsi uno di noi nel
Figlio, ha lasciato la sua inaccessibilità, e si è posto in compagnia
con ogni uomo e nella solidarietà più intima apre strada a ogni uomo
(cf. Fil 2,6-11).
Con
l’incarnazione, Gesù manifesta nella sua umanità gli aspetti invisibili
del Dio vivente e, come ci ricorda Paolo, «ci insegna … a vivere in
questo mondo» (Tt 2,12). Ormai la mediazione umana di Gesù di Nazareth
è determinante per conoscere ed esperimentare chi è Dio per noi e come,
nel Figlio ci coinvolge a vivere in questo mondo.
In
questo senso, l’Incarnazione diventa la categoria interpretativa per
dire la fede secondo il progetto di Dio che nel Figlio si rivela e ci
salva.
Dalla
logica dell’incarnazione scaturisce, per ogni uomo, l’impegno a saper
guardare con lucidità i frammenti di storia, come spazio in cui Dio
costruisce il Regno, a saper crescere nella consapevolezza che il Dio
in cui crediamo è un Dio che non si è rifiutato di attraversare anche
le tragiche esperienze di oscurità e di solitudine che segnano la vita
di ogni uomo e che l’evento dell’Incarnazione e della Croce è, in
definitiva, lo spazio per il recupero della radicalità cristiana come
annuncio di una forma storica di esistenza, caratterizzata dalla piena
condivisione del destino umano per rendere trasparente l’amore gratuito
e fedele di un Dio che ha dato totalmente se stesso per la vita degli
uomini.
...
Editoriale (PDF)
Sommario
(PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2015
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici..
Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.
Locandina incontri (PDF)
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NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Non abbiate paura, sono io...
Preghiera dei discepoli di Emmaus...
Esprimo il mio più sentito dolore...
Silenzio e preghiera...
Ogni battezzato è chiamato...
Io sono il pane vivo...
Preghiera laica...
I martiri ci hanno insegnato...
Ogni "sì" a Dio è...
Oggi si celebra la Giornata della Terra...
Impara a conoscere il cuore di Dio...
E' sempre più difficile trovare un posto... (vignetta)
La nostra fede è...
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La Chiesa ricorda oggi San Giorgio è quindi il giorno dell’onomastico del Papa, Jorge Mario Bergoglio.
"Pensare oggi, in questa festa onomastica, al Santo del Papa – essendo
il suo nome di Battesimo Jorge – è bello, perché quando penso a lui, e
lo vedo agire, posso dire che è un "San Giorgio moderno", nel senso che
è un grande lottatore contro le forze del male e lo fa con uno spirito
veramente cristiano: è Cristo che vedo in lui che semina il bene, per
combattere il male. E in questo è un esempio, perché lo faceva già
a Buenos Aires e continua a farlo adesso con quella semplicità che lo
caratterizza, ma che è così forte, così importante in questo momento
del mondo, in cui ci vuole la presenza del bene" (mons. Guillermo
Karcher, sacerdote argentino, cerimoniere pontificio, tra i più stretti
collaboratori di Francesco, al quale è legato da oltre vent’anni)
Tanti auguri...
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Il Servo di Dio Antonio Bello, per tutti Don Tonino, tornava alla Casa del Padre il 20 Aprile 1993
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Al via la causa per beatificare don Mazzolari
"Coltivate la memoria di don Primo, imitate il suo amore e la sua
fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Per tanti anni, con fede generosa e
dedizione piena, fu guida e padre delle vostre anime. […]. C’è chi va
dicendo che io non ho voluto bene a don Primo. Non è vero: gli ho
voluto bene. Certo, sapete anche voi: non era sempre possibile
condividere le sue posizioni: camminava avanti con un passo troppo
lungo e spesso noi non gli si poteva tener dietro! E così ha sofferto
lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti" (Paolo VI)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Il ricordo di mons. Luigi Bettazzi degli ultimi giorni di Don Tonino (fonte del testo: Fano città)
E arrivò il lunedì di
carnevale del '93: io lasciai Ivrea per andarlo a trovare e portavo con
me la reliquia di un santo vescovo irlandese, morto a Ivrea dopo un
lungo andirivieni tra il suo Paese e Ivrea. Gli portai dunque la
reliquia dicendogli che avremmo fatto la quaresima pregando questo
santo perché, essendo poco conosciuto e dunque disoccupato, non c'è
nessuno che lo preghi. Quando tornai da lui il lunedì di Pasqua era
crollato, aveva tenuto il discorso del Giovedì Santo dalla carrozzella
e da Vienna, dove mi trovavo qualche giorno dopo, partii direttamente
per Molfetta, dopo una telefonata di Mons. Nogaro che mi avvisava del
precipitare della situazione. Dissi a don Tonino: "Senti, don Tonino,
si possono avverare tutti i miracoli del mondo, però posso dirti che il
Padre misericordioso sia uscito di casa incontro al figliol prodigo".
Il Vescovo di Caserta, Mons.
Nogaro, qualche giorno prima gli aveva portato una statua stilizzata
africana del Padre che sorregge il figliol prodigo e l'aveva posta
accanto a don Tonino su una poltrona. Io celebrai la messa lì e lui ha
tenuto il suo ultimo discorso sul padre misericordioso che esce di casa
per venire incontro a noi che siamo figlioli prodighi. Il sabato e la
domenica successivi rientrai a Ivrea per la celebrazione della cresima
e il lunedì ritornai – viaggiando di notte – a Molfetta.
Trovammo don Tonino lucido,
si era messo una fascia portata da Giuliana Martirani dall'Equador
formata da tante strisce che riportano alle diverse tribù che formano
un popolo solo. Dunque don Tonino la indossò per l'ultima messa e sul
tavolino dove avevano posto l'ostia e il calice c'era un tessuto fatto
dalle donne serbe e croate di Sarajevo; abbiamo celebrato e pregato
insieme poi, anziché dire le litanie lauretane della Madonna, io
recitavo i capitoli di un libretto che lui aveva scritto citando la
Madonna:
...
*****
Per tutta la mattinata del
20 aprile don Tonino non aveva più la forza di parlare, era stanco e
soffriva, ma aveva il suo sguardo rivolto verso il quadro della madonna
delle Grazie. L’agonia cessò alle 15.26 di quel 20 aprile 1993.
Qualcuno ordinò: «Suonate le campane!». Don Tonino entrava in paradiso
accompagnato dal suono a festa delle campane. All’udire il suono delle
campane la gente capì, e solo dopo pochi attimi si riversò nei pressi
del Palazzo Vescovile.
Domenico Cives, medico
personale di don Tonino, racconterà così nel suo libro-memoriale gli
ultimi istanti di vita del vescovo:
«All’improvviso don Tonino
si mostrò agitato. Mi guardò con occhi sbarrati e sembrava volermi
parlare. Notai che i dolori si erano volatilizzati, poiché compiva ogni
movimento senza lasciarsi sfuggire alcun lamento. Piegò infine la testa
all’indietro, mentre ancora gli cingevo le spalle. Guardò verso la
finestra, poi fissò nuovamente il quadro della Madonna delle Grazie. In
quel preciso istante si abbandonò sulle mie braccia e il torace fu
sollevato da violenti sussulti. Il suo grande cuore stava cedendo.
Mentre una moltitudine di persone si era disposta attorno al letto e
pregava, io ero rimasto in disparte: ebbi modo di notare il momento in
cui don Tonino esalò l’ultimo respiro, mentre Marcello gli teneva il
polso destro e Trifone gli accarezzava e baciava la mano
sinistra».
...
(fonte: don Tonino, vescovo) Vedi anche i nostri precedenti post:- Don Tonino Bello a vent'anni dalla suo "dies natalis"
- Dallo
speciale di Nigrizia "Vent'anni senza don Tonino": SULLE STRADE DI UN
PROFETA di Claudio Ragaini, SE LA CHIESA CHE NON AMA LA PACE di Sergio
Paronetto
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Sorprendente attualità di don Tonino Bello
a 22 anni dal dies natalis – abbozzo di un raffronto con Francesco
Luigi Accattoli
Tonino
Bello e Jorge Mario Bergoglio hanno avuto una formazione strettamente
contemporanea e legata per ambedue al Vaticano II. Del resto sono
coetanei: se don Tonino fosse con noi, avrebbe appena un anno di più di
Papa Francesco. E come sarebbe felice nell’udirlo parlare!
Li
unisce la ricerca della semplicità e della sobrietà nella vita del
vescovo, l’amore agli ultimi e l’impegno per la Chiesa povera, la
schiettezza nella denuncia del commercio delle armi, il richiamo a
Francesco d’Assisi, la capacità di parlare per immagini e di farsi
capire da tutti.
Il
raffronto tra i due è stato abbozzato con autorità da Bartolomeo Sorge
in un articolo di “Aggiornamenti Sociali” (giugno-luglio 2013: “La
Chiesa del grembiule. Don Tonino Bello vent’anni dopo”) e dal vescovo
Marcello Semeraro in un incontro a Tricase (ottobre 2014). Ho deciso di
dare un mio apporto a questa indagine quando ho ricevuto il vostro
invito all’incontro di questa sera.
L’attualità
di don Tonino era sotto gli occhi di tutti, ma i primi due anni del
Pontificato di Francesco le hanno fornito una sorprendente evidenza.
L’immagine della Chiesa che si cinge il grembiule proposta dal Papa il
dicembre scorso, nonché una preghiera nella quale si rivolge alla
Vergine come “donna dell’ascolto, donna della decisione, donna
dell’azione” sono le rispondenze verbali più nette. Ma tra i due c’è
molto di più della vicinanza di linguaggio.
C’è
un modello di Chiesa conciliare e di vescovo che hanno ricevuto dal
Vaticano II e che cercano di attuare con sistematico impegno prima e
dopo la chiamata all’episcopato: ambedue la riassumono con efficacia
nel binomio “popolo e vescovo”.
C’è
un ideale di Chiesa dei poveri e del servizio all’uomo che si sentono
chiamati a perseguire sia con l’esempio della vita sia con l’attività
apostolica.
C’è
un impegno dichiarato a favorire una maturazione epocale del servizio
di carità sempre esercitato dalla Chiesa, facendolo passare dalla
dominante assistenziale a quella promozionale, di riscatto sociale e di
mutamento delle condizioni di vita.
Probabilmente
Bergoglio e Bello non si sono mai incontrati e Papa Francesco non ha
mai inteso riferirsi al vescovo di Molfetta neanche quando ne ha usato
il linguaggio e in particolare la metafora del grembiule. Ma è la
comune matrice conciliare fatta programma di vita che li porta a
parlare la stessa lingua evangelica.
Seguendo
un suggerimento del vice-postulatore della Causa di canonizzazione di
don Tonino, il sacerdote molfettese Domenico Amato, credo di poter
affermare che la “magna carta” che li ispira e li avvicina sia da
vedere nel cosiddetto “Patto delle Catacombe”, cioè nella dichiarazione
sottoscritta il 16 novembre 1965 da una quarantina di padri conciliari,
in gran parte latino-americani, che avevano avuto come ispiratori il
vescovo brasiliano Helder Camara e il cardinale Giacomo Lercaro.
Quel
documento si chiama “Patto delle Catacombe” perché i firmatari lo
sottoscrissero dopo un’Eucarestia celebrata nelle Catacombe romane di
Domitilla. Esso non riuscì a ottenere – come era intenzione dei
proponenti – un pronunciamento conciliare sulla povertà della Chiesa,
ma fu fatto proprio da tanti, negli anni seguenti, e tra questi tanti
anche – e con forte determinazione – da Bello e da Bergoglio. Si
direbbe che ambedue si siano impegnati a portare a compimento quanto i
firmatari del documento si erano prefissi.
Non
ho trovato nessun richiamo esplicito al “Patto” né in Bergoglio né in
Bello. Ma la derivazione da esso delle loro scelte è più che evidente e
in Bello ne possiamo rintracciare il filo rosso nei testi relativi alla
sua azione di vescovo e nei suoi richiami al magistero del cardinale
Lercaro: don Tonino si forma a Bologna, dove sta sei anni (dal 1953 al
1959), alunno di un seminario dipendente dal cardinale. In Bergoglio
una chiara eco del Patto è rintracciabile nella “Relatio post
disceptationem” che da cardinale tiene come relatore supplente al
Sinodo del 2001 sulla figura del vescovo.
Basterà
citare qualche passaggio del Patto perché appaia chiara la
sottoscrizione di fatto che ad esso è venuta da Bello e Bergoglio:
“Cercheremo
di vivere come vive la nostra popolazione per quanto riguarda
l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione […]. Rinunciamo
all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti e
nelle insegne di materia preziosa […]. Rifiutiamo di essere chiamati
con nomi e titoli che significano grandezza e potere […]. Eviteremo
quanto può sembrare una qualsiasi preferenza ai ricchi e ai potenti
[…]. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il
Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la
vita operaia e il lavoro […]. Consci delle esigenze della giustizia e
della carità cercheremo di trasformare le opere di beneficenza in opere
sociali fondate sulla carità e sulla giustizia […]. Opereremo [in modo
da favorire] l’avvento di un ordine sociale nuovo, degno dei figli
dell’uomo e dei figli di Dio […] e l’adozione di strutture economiche e
culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre
più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro
miseria”.
Infine
le parole che dicono la vicinanza d’anima di questi due pastori. L’8
dicembre scorso Francesco ha così parlato durante un incontro con la
Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario
(Focsiv): “La vostra Federazione è immagine di una Chiesa che si cinge
il grembiule e si china a servire i fratelli in difficoltà”.
Ho
già accennato a una preghiera mariana del Papa che ha le movenze delle
invocazioni di don Tonino. Ne riporto una strofa: “Maria, donna
dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in
fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio
Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo” (31 maggio
2013).
Ho
trovato altre sorprendenti rispondenze verbali, quasi rime conciliari
tra Bello e Bergoglio: sul legame tra vescovo e popolo come già
accennavo, sulla paura di cambiare, sulla necessità di affidarsi allo
Spirito che sprona al rinnovamento delle persone e delle strutture, sul
pronto soccorso dell’uno e l’ospedale da campo dell’altro, sull’olio
della gioia di cui parlano con afflato nelle messe crismali,
sull’importanza di non limitare il soccorso ai poveri all’aiuto
materiale ma di puntare sulla condivisione della vita, sull’oppressione
del commercio delle armi, sui tariffari liturgici, sull’uscita
missionaria, sulla preghiera come lotta. Ne segnalo una ventina in
appendice a questo testo.
Appendice di citazioni sulle RICORRENZE VERBALI E TEMATICHE TRA DON TONINO BELLO E PAPA BERGOGLIO
«Era
un sognatore appassionato di Dio e della vita», spiega mons. Vito
Angiuli che ha raccolto gli scritti, finora inediti, del periodo
antecedente l’ordinazione episcopale, «il suo “sogno”, maturato nella
terra d’origine e vissuto anche oltre, era quello di una fede che si
incarna e di una Chiesa che si fa missionaria»
«DON TONINO BELLO, IL SOGNATORE DI DIO CHE ANTICIPÒ PAPA FRANCESCO»
Vedi anche:
- Bartolomeo Sorge - “Aggiornamenti Sociali” giugno-luglio 2013: “La Chiesa del grembiule. Don Tonino Bello vent’anni dopo” (pdf)
- Anniversario
del ritorno alla Casa del Padre di Don Tonino - Il ricordo di mons.
Luigi Bettazzi e di Domenico Cives, suo medico personale (all'interno link ad altri post)
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Fanocittà: "la chiesa del grembiule" in ricordo di don Tonino Bello a 20 anni dalla morte
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Lc 24,35-48
"Piscis assus Christus est passus - Il pesce arrostito è il Cristo sofferente",
scrive S.Agostino, il pesce arrostito che Gesù mangia è anche il
simbolo della sua morte, morte che Egli ha ingoiato
definitivamente: "La morte è stata ingoiata per la vittoria.
Dov'è o morte la tua vittoria? Dov'è o morte il tuo
pungiglione?" (1Cor 15,54-55). Il Vivente si fa vedere
ancora 'stando in mezzo', si rende presente nel cuore della Chiesa, in
mezzo ai suoi discepoli riuniti nel cenacolo e comunica loro lo Shalom che, cantato dagli angeli sul presepe, ora è donato a tutti gli uomini: "L'annuncio
della Pace fa da inclusione alla sua vita, che ne è la
rivelazione e il dono pieno. Gesù è infatti l'Amen totale di Dio
all'uomo e dell'uomo a Dio" (S.Fausti). La sua Parola ascoltata, contemplata e realizzata, il Pane spezzato e condiviso con i fratelli sono il Sacramento 'Vivente e Santo' della
costante presenza del Crocifisso Risorto nella sua comunità.
L'Evangelista ci dice che fare esperienza di Gesù Risorto è possibile
nella Parola e nel Pane, che possiamo incontrare il Signore quando
anche la vita di ogni discepolo diventa dono d'amore per gli altri, a
somiglianza della vita di Gesù che ha spezzato e condiviso se
stesso per tutti i fratelli. E' questa la 'metànoia'che
Gesù proclama, il cambiamento di mentalità che trasforma l'esistenza di
coloro che credono in Lui e che da ora in poi sarà predicata a tutti,
anche ai pagani(le genti)."Io Sono (JHWH)" è il 'Nome' con il quale il Risorto si fa conoscere: finalmente quel'Nome' che è impronunciabile può essere detto: DIO E' SALVEZZA (Gesù) per noi e per tutti.
...
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"Eucarestia e città"
di p. Alberto Neglia, carmelitano
(VIDEO INTEGRALE)
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Anno 2015
CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo
16 MARZO 2015
"Nella Costituzione conciliare
Lumen Gentium del Vaticano II viene ricordato: «I fedeli… partecipando
al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana,
offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con Essa» (LG 11). Noi,
però, purtroppo, a volte vi partecipiamo stancamente, come spettatori,
spesso annoiati perché comprendiamo poco. Anche se c’è una comprensione
verbale difficilmente riusciamo a coglierne il senso teologico ... «Le
azioni liturgiche non sono azioni private, - è detto nella Costituzione
sulla Sacra Liturgia, - ma celebrazioni della Chiesa che è sacramento
di unità, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei
vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa,
lo manifestano e lo implicano…» (SC 26). Tutte
le azioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa, l’Eucaristia,
allora, espressione massima della liturgia, è celebrazione di tutta
l’assemblea cristiana ... Quindi, nella liturgia, l’assemblea è il soggetto celebrante. .. Nell’Eucaristia,
quindi, la comunità che celebra è coinvolta nel mistero di Cristo e in
quello che lui stesso ancora celebra sull’altare e poi viene rimandata
nella vita dove è chiamata ad esprimere ciò che ha vissuto nell’evento
celebrativo. In questo senso l’Eucaristia risveglia nella comunità
credente il mistero di Gesù e la abilita a raccontarlo nel frammento
dell’esperienza quotidiana, costruendo la città. Per
comprendere quale è la vitalità che l’Eucaristia imprime alla comunità,
ci sembra opportuno ricordare, brevemente, cosa celebra Gesù e cosa
propone a noi credenti quando ci esorta: «Fate questo in memoria di me»
(Lc 22,19). .... In
questo senso, l’Eucaristia fa la Chiesa, è il sacramento della
comunione ecclesiale. Essa, cioè, mostra che la relazione dei credenti
con Cristo non può esaurirsi in un percorso privato. La Chiesa non è
costituita da una costellazione di credenti che singolarmente sono
uniti a Gesù Cristo Signore. La relazione personale con Cristo è il
centro dinamico di una rete di rapporti vitali che fanno dei credenti
il suo corpo, unico e indivisibile. Ogni gesto, quindi che intacca la
comunione ecclesiale e ogni scelta che interrompe i rapporti di amore
fraterno fra i credenti, spezza e sospende quella comunione vitale con
il Cristo che viene celebrata e vissuta ecclesialmente nel momento
eucaristico. ...
Video integrale
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La tentazione dell'odio
di Mimmo Muolo
Diciamolo
con chiarezza. La tentazione crescente di fronte alle notizie sempre
più tragiche che giungono dai diversi scenari del Vicino Oriente,
dell’Africa e del Mediterraneo sarebbe quella di reagire. Reagire
militarmente e durissimamente ai massacri dei cristiani inermi e delle
altre minoranze, ripagando con la stessa moneta gli aggressori e i loro
complici. Reagire con una verve polemica uguale e contraria a coloro
che lanciano rozze intimidazioni per negare verità storiche accertate.
Reagire alla morte orribile dei profughi buttati a mare da compagni di
traversata musulmani, e solo perché cristiani, dando libero sfogo
all’odio di chi equipara i migranti ai terroristi e vorrebbe
semplicemente ricacciarli indietro.
Reagire,
sì, se non fosse che questa è appunto una tentazione. E come ha
ricordato anche ieri il Papa nell’omelia del mattino, le tentazioni non
sono mai una cosa buona. Francesco ha indicato invece con chiarezza
un’altra strada, che è poi, ha sottolineato, «la strada di Gesù». Di
fronte ai cattivi pensieri, ha detto, bisogna fermarsi, non dare tempo
all’odio, ma fare spazio allo Spirito Santo, perché ci aiuti a
discernere la via della pace. E
infatti, mentre «il risentimento è inevitabile che scoppi nell’insulto
e nella guerra», il fermarsi a discernere ci pone in sintonia con quel
Dio che non predica certo la violenza, ma «ama gli altri, ama
l’armonia, ama l’amore, ama il dialogo, ama camminare insieme». In
sostanza la «strada di Gesù» è quella dell’umiltà che scaccia
l’orgoglio, del dialogo che scardina ogni forma di chiusura.
...
Queste
tre omelie, infatti, tradotte in un linguaggio politico-internazionale,
diventano un accorato appello ai governi e alle istituzioni
multilaterali, alle forze sociali, agli stessi leader religiosi, a
farsi promotori – ciascuno secondo le proprie responsabilità – di una
risposta che non sfoci nella vendetta, nell’odio del muro contro muro o
addirittura si ammanti delle false vesti di 'guerra santa', ma sia
capace di restaurare – attraverso gli strumenti del diritto
internazionale e degli ordinamenti nazionali – la giustizia, la
sicurezza, il rispetto reciproco, la pacifica convivenza. Papa
Francesco sta pregando e lavorando con tutte le sue forze per questo. Se
davvero vogliamo che la «terza guerra mondiale a pezzi» non si saldi in
un conflitto dagli esiti imprevedibili, ma comunque disastrosi per
tutti, sarà bene non lasciarlo solo.(fonte: Avvenire)
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Papa
Francesco 12 aprile 2015 Domenica della Misericordia: Messa per il
centenario del “martirio” armeno e Regina Coeli (foto,testi e video)
- «Dal
timore alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà». - Papa Francesco
- S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)
- «Obbedire,
avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede
questo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta -
(video e testo)
«Il
tempo mette le cose in armonia e ci fa vedere il giusto delle cose» -
Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e
testo) - Immigrazione: dramma nel dramma odio religioso e fanatismo anche sui barconi dei disperati...
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L'ostensione
della Sindone potrà essere visitata dai pellegrini nel Duomo di Torino
dalle 16 di domenica, 19 aprile fino al 24 giugno prossimo.
Sabato si è svolta la visita, in anteprima, delle autorità e della stampa.
L'Ostensione
inizia domani, domenica 19 aprile, con la solenne celebrazione
eucaristica delle 11 presieduta dal Custode pontificio della Sindone,
monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e con i vescovi del
Piemonte. La Messa sarà trasmessa in diretta su RaiUno. Le visite
cominceranno nel pomeriggio del 19, a partire dalle 16.
il dossier di Famiglia Cristiana: SINDONE, TORINO È PRONTA SI PARTE DOMANI IN DIRETTA TV
"Non
esistono estranei o nemici per chi si lascia investire dal messaggio
della Sindone. Un messaggio di speranza, di vincere ogni avversità e
poter combattere con coraggio ogni difficoltà delle loro vite". È il
messaggio lanciato ai pellegrini che da domani al 24 giugno saranno a
Torino per la Sindone dall'arcivescovo della città e custode pontificio
del Sacro Lino, monsignor Cesare Nosiglia.
All'anteprima
per la stampa oggi in Duomo Nosiglia ha auspicato che il grande
messaggio di pace che simboleggia il Sacro Lino "penetri nel cuore di
tutti pellegrini che verranno e che possano tornare a casa carichi di
questo grande dono e del grande segno di speranza che è la sindone".
"Anche la nostra vita - ha aggiunto - ha bisogno di non perdere mai la
speranza".
...
Tv2000
(canale 28 del digitale, 18 di TivuSat, 140 di Sky, in streaming su
www.tv2000.it) dedica domenica all'evento uno "speciale" in onda a
partire dalle 9.10.
«La Sindone un messaggio di speranza»
Alla
vigilia dell’apertura dell’ostensione della Sindone – da domani nel
Duomo di Torino –, l’arcivescovo Cesare Nosiglia parla ad Avvenire
delle attese e delle speranza che questo grande evento porta con sé. E
lancia l’invito non tanto a guardare la Sindone, bensì a «lasciarsi
guardare» da essa. E poi la visita di papa Francesco, «un dono» per
l’arcidiocesi, che in questo evento dell’ostensione vede un’apertura a
tutti credenti e non credenti. I pellegrini potranno vedere la Sindone fino al 24 giugno prossimo. ...
Nosiglia: pellegrini alla Sindone
Davanti
alla Sindone l'unico discorso possibile è il silenzio. Che è la lingua
del cuore, l'alfabeto dell'amore vero, quello che non si nutre di frasi
fatte o paroloni ma cresce nel dono, si nutre di testimonianza. Perché
l'uomo dei dolori è uno specchio che riflette quel che siamo, che ci
legge dentro alla luce del Vangelo.
Per
questo "andare a vedere " la Sindone non è un pellegrinaggio come gli
altri ma innanzitutto un viaggio dentro noi stessi, in fondo e ancora
più giù, fino alle ferite che non riusciamo a curare, al peccato che
non ammettiamo neppure con noi stessi, alle lacrime che non arrivano
agli occhi. ...
In silenzio davanti alla Sindone
È possibile prenotare la propria visita alla Sindone a partire da questa pagina.
La visita e la prenotazione sono completamente gratuite.
Per procedere alla prenotazione e per maggiori informazioni :
sito ufficiale Santa Sindone
Descrizione della Sindone
video
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
JESUS, aprile 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI
Si
sta preparando la seconda tappa sinodale sul tema della famiglia, un
tema che ha acceso gli animi, un tema bruciante sul quale – lo abbiamo
osservato con tristezza –porzioni di chiesa si accusano reciprocamente
senza che vi sia la volontà di ascoltare l’altro, le sue ricerche, le
sue esperienze e le “ragioni cristiane” che lo motivano a una lettura
della famiglia diversa da un’altra.
È
fisiologico che ci siano stati e ci siano ancora conflitti, nel sinodo
come nella vita della chiesa, perché l’unanimità non è data ma va
perseguita con fatica e carità, e soprattutto non sarà mai piena né
perfetta. Ci dimentichiamo che espressioni sovente utilizzate sono
inadeguate e presuntuose: “la comunione piena”, “l’unità perfetta”, “la
vita irreprensibile” e simili, possono alludere solo a realtà che
saranno tali solo nel regno di Dio, al di là della morte, quando il
Signore porterà lui a termine la sua opera in noi (cf. Fil 1,6) e ci
farà santi, figli nel Figlio suo, nello spazio della vita divina.
Ma
altra cosa sono i conflitti, le opposizioni, che il Nuovo Testamento
non ha paura di far emergere negli scritti apostolici, altra cosa sono
le delegittimazioni, le esclusioni, le condanne dell’altro solo perché
non condivide la nostra posizione. Nella chiesa, anzi nelle chiese,
sono molti, e sono presenze efficaci, quelli che invocano la tradizione
come se in essa ci fosse stato sempre lo stesso sentire, che
dimenticano le opposizioni tra san Basilio e il vescovo di Roma, tra
san Girolamo e sant’Agostino… Per costoro l’adesione a una tradizione,
da essi immaginata, richiede il rifiuto di tutto ciò che può venire dal
tempo presente, tempo in cui lo Spirito parla ancora alle chiese (cf.
Ap 2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Non si rendono conto di aderire – e di
pretendere che gli altri aderiscano servilmente – a espressioni di fede
fossilizzate, a riti che sono il frutto di un mutamento rispetto a
un’epoca precedente, di atteggiamenti pastorali che erano anche
debitori dell’ideologia dominante.
Papa
Francesco, con atteggiamento pastorale autentico, ha compreso che c’è
bisogno di conversione; proprio come papa Giovanni all’inizio del suo
pontificato e come solennemente dichiarò all’apertura del concilio,
l’11 ottobre 1962. Occorre una conversione per essere strumenti docili
del Vangelo, per andare a incontrare gli uomini e le donne là dove
sono, nella miseria e nella fatica, nel peccato e nell’emarginazione,
nella salute e nella vita buona. Il Vangelo è bella notizia per tutti,
non è riservato ad alcuni, e ogni uomo ha il diritto di ascoltarlo e,
soprattutto, di vederlo vissuto da chi al Vangelo ha aderito. Occorre
dunque uno sguardo capace di makrothymía, di vedere e sentire in
grande, per leggere l’uomo, le sue storie personali, di amore e di
fatica, con l’occhio di Dio, in particolare con la sua misericordia e
compassione.
...
Sì,
purtroppo si usano due pesi e due misure, mentre dovrebbe sempre
regnare la misericordia per tutti. È triste però che di questo nessuno
parli.
Bisaccia del mendicante Aprile 2015
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Sud Africa, uccisa suora missionaria
La suora uccisa era originaria di Kirchberg an der Pielach, nella
diocesi austriaca di St. Pölten. Il direttore dell'ufficio missionario
della diocesi, padre Benno Maier, che la conosceva personalmente, la
descrive come una persona "aperta, solare e affabile". Con la sua
presenza, dice, aveva "insegnato e mostrato la bontà e la gentilezza di
Dio". Per il 2 maggio è stata organizzata una liturgia funebre in sua
memoria.
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"L'Isis colpirà Roma e il Vaticano" „
Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 19 aprile 2015
Udienza Generale - del 22 aprile 2015: La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (II)
Discorso - Ai Membri della "Papal Foundation" (17 aprile 2015)
Discorso - Ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (18 aprile 2015)
Discorso - Ai Membri dell'Associazione Cattolica Internazionale al servizio della Giovane ACISJF (18 aprile 2015)
Discorso - A S.E. il Signor Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (18 aprile 2015)
Discorso - Alla Delegazione della "Conference of European Rabbis (20 aprile 2015)
Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Gabon, in Visita "ad Limina Apostolorum" (20 aprile 2015)
Lettera - Al Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma per la scomparsa del Rabbino Prof. Elio Toaff (20 aprile 2015)
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21/04/2015:
23/04/2015:
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Papa Francesco supera i 20
milioni di follower sul suo account Twitter @Pontifex in nove lingue,
inaugurato da Benedetto XVI nel dicembre 2012. La lingua più seguita è
quella spagnola con 8 milioni e 536mila follower. Seguono l’inglese con
5 milioni e 875mila, l’italiano con 2 milioni e 684 mila, il portoghese
(1 milione e 352mila), il polacco (407mila), il francese (364mila), il
latino (340mila), il tedesco (257mila) e l’arabo (196mila). (Da Radio Vaticana)
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
19 aprile 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nelle
Letture bibliche della liturgia di oggi risuona per due volte la parola
“testimoni”. La prima volta è sulle labbra di Pietro: egli, dopo la
guarigione del paralitico presso la porta del tempio di Gerusalemme,
esclama: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai
morti: noi ne siamo testimoni» (At 3,15). La seconda volta è sulle
labbra di Gesù risorto: Egli, la sera di Pasqua, apre la mente dei
discepoli al mistero della sua morte e risurrezione e dice loro: «Di
questo voi siete testimoni» (Lc 24,48). Gli Apostoli, che videro con i
propri occhi il Cristo risorto, non potevano tacere la loro
straordinaria esperienza. Egli si era mostrato ad essi affinché la
verità della sua risurrezione giungesse a tutti mediante la loro
testimonianza. E la Chiesa ha il compito di prolungare nel tempo questa
missione; ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e
con la vita, che Gesù è risorto, che Gesù è vivo e presente in mezzo a
noi. Tutti noi siamo chiamati a dare testimonianza che Gesù è vivo.
Possiamo
domandarci: ma chi è il testimone? Il testimone è uno che ha visto, che
ricorda e racconta. Vedere, ricordare e raccontare sono i tre verbi che
ne descrivono l’identità e la missione.
...
Maria
nostra Madre ci sostenga con la sua intercessione, affinché possiamo
diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni
del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni
pasquali della gioia e della pace.
Dopo il Regina Coeli:
Cari fratelli e sorelle,
stanno
giungendo in queste ore notizie relative ad una nuova tragedia nelle
acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto la
scorsa notte a circa 60 miglia dalla costa libica e si teme vi siano
centinaia di vittime. Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una
tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio
ricordo e la mia preghiera. Rivolgo un accorato appello affinché la
comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare
che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi,
fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati,
feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore.
Cercavano la felicità... Vi invito a pregare in silenzio, prima, e poi
tutti insieme per questi fratelli e sorelle.
Ave Maria…
Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, venuti dall’Italia e da tante parti del mondo...
Oggi
inizia a Torino la solenne ostensione della sacra Sindone. Anch’io, a
Dio piacendo, mi recherò a venerarla il prossimo 21 giugno. Auspico che
questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il
Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli,
specialmente i più sofferenti.
Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Auguro a tutti una buona domenica e un buon pranzo.
testo integrale
video
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22 aprile 2015
Il
Papa oggi è arrivato alle 9.40 circa in piazza san Pietro, dove
l’attendevano circa 25mila fedeli in una Roma baciata da un tiepido
sole primaverile. Sullo sfondo, una coreografia di bandiere e
palloncini variopinti, ma anche cartelli e striscioni, tra cui uno
sventolato da una ragazza con la scritta “We love you”, dove il “love”
era sostituito da un cuore rosso. Come di consueto, Francesco ha
baciato e accarezzato i bambini, ha fatto più volte con la folla lo
“scambio dello zucchetto” ed anche bevuto il mate che gli veniva
offerto.
Arrivato
in prossimità del Braccio di Carlo Magno, il Papa ha fatto fermare la
jeep per soffermarsi a salutare una vecchina con i capelli bianchi in
carrozzella. Mano nella mano, occhi negli occhi, i due hanno
chiacchierato per qualche minuto, con il Papa che accompagnava le sue
parole con il sorriso e con ampi cenni della mano. La destinataria di
tanta attenzione ha ricambiato il sorriso, commossa e grata ma anche
molto a suo agio.
video
Dopo
aver trattato mercoledì scorso il tema dell’uomo e della donna creati a
immagine di Dio, durante l’Udienza Generale di stamattina, papa
Francesco si è soffermato sulla reciprocità e complementarietà tra i
due sessi, che non va affatto intesa come una subordinazione o
superiorità di uno dei due sull’altro.
La Famiglia - 11. Maschio e Femmina (II)
Cari fratelli e sorelle,
nella
precedente catechesi sulla famiglia, mi sono soffermato sul primo
racconto della creazione dell’essere umano, nel primo capitolo della
Genesi, dove sta scritto: «Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine
di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (1,27).
Oggi
vorrei completare la riflessione con il secondo racconto, che troviamo
nel secondo capitolo. Qui leggiamo che il Signore, dopo aver creato il
cielo e la terra, «plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle
sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (2,7).
E’ il culmine della creazione. Ma manca qualcosa: poi Dio pone l’uomo
in un bellissimo giardino perché lo coltivi e lo custodisca (cfr 2,15).
...
La
custodia di questa alleanza dell’uomo e della donna, anche se peccatori
e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti, è dunque per noi
credenti una vocazione impegnativa e appassionante, nella condizione
odierna. Lo stesso racconto della creazione e del peccato, nel suo
finale, ce ne consegna un’icona bellissima: «Il Signore Dio fece
all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). E’
un’immagine di tenerezza verso quella coppia peccatrice che ci lascia a
bocca aperta: la tenerezza di Dio per l’uomo e per la donna! E’
un’immagine di custodia paterna della coppia umana. Dio stesso cura e
protegge il suo capolavoro.
video della catechesi
Saluti:
...
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.
...
Oggi
si celebra la Giornata della Terra. Esorto tutti a vedere il mondo con
gli occhi di Dio Creatore: la terra è l’ambiente da custodire e il
giardino da coltivare. La relazione degli uomini con la natura non sia
guidata dall’avidità, dal manipolare e dallo sfruttare, ma conservi
l’armonia divina tra le creature e il creato nella logica del rispetto
e della cura, per metterla a servizio dei fratelli, anche delle
generazioni future.
Un
particolare pensiero porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi
novelli. Imparate dalla Vergine Maria a vivere questo Tempo Pasquale,
concedendo spazio all’ascolto della Parola di Dio e alla pratica della
carità, vivendo con gioia l’appartenenza alla Chiesa, la famiglia dei
discepoli del Cristo Risorto.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“La mondanità ci rende tiepidi e cristiani per interesse”
Il
cristiano deve guardarsi dalla «tentazione» di passare dallo «stupore
religioso dell’incontro con il Signore» al calcolo per approfittarne a
fini di potere, cedendo così allo spirito di mondanità. È la
raccomandazione di Papa Francesco durante la messa celebrata lunedì 20
aprile nella cappella della Casa Santa Marta.
La
sua riflessione ha preso spunto dai testi proposti dalla liturgia. In
particolare il passo evangelico di Giovanni (6, 22-29) che racconta
come la folla, per interesse materiale, cercasse Gesù dopo la
moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il Vangelo, ha ricordato il Papa,
«dice che, dopo il digiuno e le tentazioni nel deserto, Gesù era pieno
della forza dello Spirito e incominciò a predicare». Così «si recò a
Nazaret, dov’era cresciuto». E «lì annuncia la sua missione con quel
brano del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha
consacrato con l’unzione per portare ai poveri il lieto annuncio, ai
prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, agli oppressi la
libertà, e annunciare l’anno di grazia del Signore”».
Proprio
«questo — ha affermato Francesco — era il suo programma, questa era la
sua missione». Gesù conclude il suo discorso dicendo: «Oggi è stata
compiuta questa scrittura». Dunque inizia la sua missione con
l’annuncio. Poi «incomincia a fare i miracoli, i segni, le guarigioni:
queste guarigioni che la gente guardava» e così «credeva in lui e
portava gli ammalati». Ma «Gesù faceva questo perché era la sua
missione». Quindi ecco «un altro passo, le catechesi di Gesù: insegnava
al popolo con le beatitudini, tante parabole».
Dunque,
ha fatto notare il Papa, «vediamo tre passi: l’annuncio della sua
missione, il suo lavoro di portare la salute, il bene, la guarigione, e
le catechesi». E «la gente lo seguiva e diceva: “Mai abbiamo sentito un
uomo che parlasse così”». In pratica riconoscevano che parlava «come
uno che ha autorità, quella forza dello Spirito che aveva Gesù».
...
Dunque,
ha messo in guardia il Papa, «quella unzione di portare ai poveri il
lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, la
libertà agli oppressi e annunciare un anno di grazia, come diviene
scura si perde e si trasforma in qualcosa di potere». E anche «il
giorno dell’Ascensione succede lo stesso», quando gli apostoli
domandano: «È questo il tempo in cui ricostruirai il regno di
Israele?». Insomma, ha spiegato il Pontefice, «sempre c’è stata questa
tentazione di passare da quello stupore religioso — quella è la parola
— che Gesù ci dà nell’incontro con noi, ad approfittarne».
Del
resto, «questa è stata anche la proposta del diavolo a Gesù nelle
tentazioni: una sul pane, proprio; l’altra sullo spettacolo». E cioè:
«Ma facciamo un bello spettacolo, così tutta la gente crederà in te!».
E poi la terza tentazione, «l’apostasia: cioè, l’adorazione degli
idoli». E «questa è una tentazione quotidiana dei cristiani, nostra, di
tutti noi che siamo la Chiesa: la tentazione non del potere, della
potenza dello Spirito, ma la tentazione del potere mondano». Così «si
cade in quel tepore religioso al quale ti porta la mondanità, quel
tepore che finisce quando cresce, cresce, cresce, in
quell’atteggiamento che Gesù chiama ipocrisia». Tanto da dire ai
discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, dei dottori della
legge». Dunque «lievito, pane: guardatevi da quello, che è l’ipocrisia».
...
Prima
di proseguire la celebrazione, «con lui presente sull’altare»,
Francesco ha chiesto al Signore nella preghiera «che ci dia questa grazia dello stupore dell’incontro e
anche ci aiuti a non cadere nello spirito di mondanità, cioè quello
spirito che dietro o sotto una vernice di cristianesimo ci porterà a
vivere come pagani».
Messa a Santa Marta - Dallo stupore al potere
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
21 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“la Chiesa di oggi è la Chiesa dei martiri”
“La
nostra Chiesa è Chiesa dei martiri”. Nella Messa mattutina a Casa Santa
Marta, soffermandosi sulla lapidazione di Santo Stefano, Papa Francesco
ricorda con parole commosse quanti oggi sono perseguitati e uccisi
perché cristiani. E sottolinea che ci sono anche “martiri nascosti” che
cercano strade nuove per aiutare i fratelli e per questo vengono
perseguitati dai “Sinedri moderni”.
La
Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, mostra il giudizio del
Sinedrio contro Stefano e la sua lapidazione. Da questa scena
drammatica si sviluppa l’omelia di Francesco che, nel cuore, porta i
volti e le storie di tanti che anche oggi, come il primo martire della
Chiesa, sono perseguitati e uccisi solo perché fedeli a Gesù. I
martiri, osserva il Papa, non hanno bisogno di “altri pani”, il loro
unico pane è Gesù. E sottolinea che Stefano “non aveva bisogno di
andare al negoziato, ai compromessi”.
La Parola di Dio dà fastidio ai cuori duri
...
“La
Parola di Dio sempre dispiace a certi cuori. La Parola di Dio dà
fastidio, quando tu hai il cuore duro, quando tu hai il cuore pagano,
perché la Parola di Dio ti interpella ad andare avanti, cercando e
sfamandoti con quel pane del quale parlava Gesù. Nella Storia della
Rivelazione, tanti martiri sono stati uccisi per fedeltà alla Parola di
Dio, alla Verità di Dio”.
Quanti Stefani nel mondo, perseguitati perché cristiani
Il
martirio di Stefano, prosegue, è simile a quello di Gesù: muore “con
quella magnanimità cristiana del perdono, della preghiera per i
nemici”. Questi che perseguitavano i profeti, come anche Stefano,
evidenzia così Francesco, “credevano di dare gloria a Dio, credevano
che con questo erano fedeli alla Dottrina di Dio”. Oggi, riprende,
“vorrei ricordare che la Storia della Chiesa, la vera Storia della
Chiesa, è la Storia dei Santi e dei martiri: perseguitati i martiri,
tanti uccisi, da quelli che credevano di dare gloria a Dio, da quelli
che credevano di avere ‘la verità’. Cuore corrotto, ma ‘la verità’”.
“In questi giorni, quanti Stefani ci sono nel mondo! Pensiamo
ai nostri fratelli sgozzati sulla spiaggia della Libia; pensiamo a quel
ragazzino bruciato vivo dai compagni perché cristiano; pensiamo a quei
migranti che in alto mare sono buttati in mare dagli altri, perché
cristiani; pensiamo – l’altro ieri – a quegli etiopi, assassinati
perché cristiani … e tanti altri. E tanti altri che noi non sappiamo,
che soffrono nelle carceri, perché cristiani … Oggi la Chiesa è Chiesa di martiri: loro soffrono, loro danno la vita e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”.
La nostra Chiesa è Chiesa di martiri
...
“E
anche tanti martiri nascosti che per essere fedeli nella loro famiglia
soffrono tanto per fedeltà. La nostra Chiesa è Chiesa di martiri. E
adesso, nella nostra celebrazione verrà da noi il primo martire, il
primo che ha dato testimonianza e più: e salvezza, a tutti noi.
Uniamoci a Gesù nell’Eucaristia, e uniamoci a tanti fratelli e sorelle
che soffrono il martirio della persecuzione, della calunnia e
dell’uccisione per essere fedeli all’unico pane che sazia, cioè a Gesù”.
Il Papa: la nostra è la Chiesa dei martiri, uniamoci ai fratelli perseguitati
video
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2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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