"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°16 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 18 al 24 aprile 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 30 aprile 2015

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


LECTIO DIVINA

 a cura di Fr. Egidio Palumbo




OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia
  
  di P. Aurelio Antista 

 di P. Alberto Neglia


 PREGHIERA DEI FEDELI

 
N. B. La Lectio è temporaneamente sospesa



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 







Voi che credete, voi che sperate, correte su tutte le strade, le piazze a svelare il grande segreto...
Andate a dire ai quattro venti che la notte passa, che tutto ha un senso, che le guerre finiscono, che la storia ha uno sbocco, che l'amore alla fine vincerà l'oblio e la vita sconfiggerà la morte.
Voi che l'avete intuito per grazia continuate il cammino, spargete la vostra gioia, continuate a dire che la speranza non ha confini.

David Maria Turoldo
BUONA PASQUA!!!





I NOSTRI TEMPI


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MAFIOSO ACCOGLIE L'INVITO DI PAPA FRANCESCO E INIZIA A COLLABORARE. CONFESSANDO .... 
Il killer D’Amico, mafia di Barcellona Pozzo di Gotto. ha confessato di aver deciso di collaborare con la magistratura “dopo la scomunica dei mafiosi di Papa Francesco: "quelle parole mi hanno colpito moltissimo”. 
L’anatema del pontefice contro i boss è del 21 giugno 2014: da quel momento D’Amico inizia ad aprire il suo personalissimo libro dei ricordi, prima davanti ai pm della dda di Messina, e poi con i magistrati del pool palermitano. Il killer dichiara di aver commesso almeno una trentina di omicidi, soprattutto per i catanesi dal 1992 in poi: "a un ragazzo ho anche tagliato le mani”, e inoltre rivela che ...

 
Mafia, pentito: “Alfano portato da Cosa Nostra. Berlusconi pedina di Dell’Utri”


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Naufragio di migranti nel Canale di Sicilia, si temono 700 morti. 'La più grave strage di sempre'

  La più grave strage di sempre


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Dio straniero e annegato


Dio straniero e annegato

Dio straniero, annegato un’altra volta nel Mediterraneo, che da anni è il grande cimitero di poveri in fuga da guerre e miserie dovute anche alla nostra politica e alla nostra economia
Dio migrante forzato, violentato, scartato e crocifisso anche a causa dell’indifferenza e della mancanza di una politica responsabile da parte di un continente che si ritiene faro di civiltà
Insegnaci a vivere la tua Parola:
“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25, 35).
“Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso” (Levitico 19, 33-34).
“Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli” (Eb. 13, 2).
“Dio non fa preferenze di persone” (Atti 10, 34, Romani 2, 11 e 10, 12; Galati 2, 6 e 3, 28; Efesini 6, 9; 1 Corinti 12, 13; Colossesi 3, 11).

Aiutaci a capire che tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a tua immagine e somiglianza.
Dio dal volto dei mille colori aiutaci a non oscurare la tua gloria che risplende sul volto di ogni persona.
Dio della pace, morto e risorto, che fai di ogni paese la tua casa ma che ogni casa senti straniera
...
Dio che sei venuto e continui a venire
Vieni a salvarci e fa’ che ogni giorno possiamo salvare Te

Sergio Paronetto (Pax Christi)



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"Il Mediterraneo fossa comune, così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze" di Roberto Saviano


Il Mediterraneo fossa comune, 
così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze
di Roberto Saviano

Uomini, donne e bambini inghiottiti dall’acqua e ancora più in fretta dall’indifferenza Il dolore per gli affogati bollato come buonismo mentre i rimedi sono solo blocchi e respingimenti

Il mediterraneo trasformato in una fossa comune. Oltre novecento morti. Morti senza storia, morti di nessuno. Scomparsi nel nostro mare e presto cancellati dalle nostre coscienze. È successo ieri, un barcone che si rovescia, i migranti - cioè persone, uomini, donne, bambini - che vengono inghiottiti e diventano fantasmi. Ma sappiamo già che succederà anche domani. E tra una settimana. E tra un mese. Spostando la nostra emozione fino all'indifferenza.

Ripeti una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni, anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la stessa. Sarà sempre la stessa. "Morti sui barconi". Qualcosa che conta per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione invisibile.

Adesso, proprio adesso, ne stiamo parlando solo perché i morti sono 900 o forse più: cifra smisurata, disumana. Se ha ancora senso questa parola. Continuiamo a non sapere nulla di loro, ma siamo obbligati a fare i conti con la tragedia. Fare i conti: perché sempre e solo di numeri parliamo. Fossero mancati due zeri al bollettino di morte non l'avremmo neppure "sentita". Perché ormai è solo una questione di numeri (o dettagli drammatici come "migranti cristiani spinti in mare da musulmani") che fa la differenza. Non per i singoli individui, non per le sensibilità private, ma per la comunità che dovremmo rappresentare, che dovrebbe rappresentarci. Perché all'indifferenza personale, persino comprensibile, si affianca sul piano politico una gazzarra di dichiarazioni: litigi, accuse, toni violentissimi.

Nessuno riesce a fare ciò di cui abbiamo più bisogno: far capire. Pochi si impegnano...
...

Qualunque riflessione sul dolore degli altri, di chi arriva da un "sottomondo", deve essere contenuta. C'è un'economia nella sofferenza. Chi valuta il dolore, chi misura la tragedia umana, chi cerca di svegliare il torpore della conta degli affogati è iscritto di diritto al movimento "buonista". "Buonista" è l'accusa di chi non vuol spender tempo a capire e ha già la soluzione: respingimenti, arresti, blocchi.

Un miscuglio di frustrazione personale che cerca il responsabile del proprio disagio, una voglia di considerare realistica e vincente solo la soluzione più autoritaria. La bontà considerata come sentimento ipocrita per definizione. E, cosa assai peggiore, una qualità morale che può avere solo l'uomo perfetto, candido, puro: quindi nessuno se non i morti, la cui vita è trasfigurata e le cui azioni sono già spese. Chiunque cerchi, nella sua umana imperfezione, di agire diversamente è marchiato con un giudizio unico: falso. La bontà diviene quindi sentimento senza cittadinanza, ridicolo, proprio perché non può essere compiuto se non nella rotonda perfezione. Questo è il cinismo miope, che liquida tutto con solerte sarcasmo.
...

L'Europa colpevolmente tace, possiamo però tentare di cambiare le cose. Possiamo impegnarci a interpretare, a raccontare, a non permettere che queste vite siano schiacciate e sprecate in questo modo. Che siano lasciate indietro, tanto indietro da sparire dalla nostra vista. Diventando un fantasma, uno stereotipo, un fastidio. Inventarci percorsi laterali, chiamare a raccolta tutta la creatività possibile. Parlarne in tv e sul web ma in modo diverso: come dicevamo "profugo" o "clandestino" sono termini che diluiscono la specificità umana costruendo una distanza irreale che abbassa il volume all'empatia. Dobbiamo chiedere ai partiti di candidare donne e uomini che vengono da quest'esperienza, aprire loro le università. Tutto questo diminuirà il consenso politico con la solfa del "prima noi e poi loro"? Probabilmente sì, accadrà questo. Ma solo nella prima fase ben presto ci si accorgerà dell'enorme beneficio che avremmo.

La storia degli sbarchi e dei flussi di migranti deve diventare un tema che il governo sentirà fondamentale per il suo consenso. Renzi e il suo governo sono solleciti a rispondere quando un tema diventa mediatico e popolare: se percepiscono che il giudizio su di loro sarà determinato dal problema migrazione inizieranno a sparigliare, a trovare nuova strategia ad avere nuovi sguardi.
...

Dare spazio non episodico alle vicende dei migranti. La tv li accolga, cominciando a pronunciare bene i loro nomi e quelli delle loro nazioni, raccontando il loro quotidiano e la loro resistenza. Gli unici che in queste ore rappresentano ciò che l'Europa dovrebbe essere sono gli italiani, i molti italiani che salvano vite tutti i giorni rischiando di violare leggi. La figura che sintetizza questi italiani colmi di onore è descritta dal pescatore Ernesto nel bellissimo film "Terraferma" di Crialese che viola l'ordine della Capitaneria di tenersi con il suo peschereccio lontano da un gommone rispondendo con un semplice, umano e potente: "Io gente in mare non ne ho lassata mai".

  Il Mediterraneo fossa comune, così quei morti di nessuno pesano sulle nostre coscienze


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"Quelle mani tese sulla zattera dei disperati a un metro da terra" e il Il glossario della vergogna europea di Gad Lerner


Quelle mani tese sulla zattera dei disperati a un metro da terra
di Gad Lerner

Sono quasi arrivati, hanno visto morire i loro compagni, il terrore è quel mare che continua a frustarli anche adesso che la riva è lì, a pochi metri. Sono gli uomini nuovi che stanno cambiando non solo la storia ma anche la geografia del Mediterraneo. Molti di loro non avevano mai visto prima il mare. Lo temono. Non sanno nuotare. Basta uno spruzzo a spaventarli. Fra gli scogli della spiaggia di Zephiros, a Rodi, i soccorritori gli urlano di mollare quelle inutili assi di legno in cui s’è frantumato il barcone e di muovere finalmente i pochi passi che mancano per raggiungere la terraferma. Ma la schiuma delle onde li paralizza.
Sono poco più di una dozzina, un paio di loro indossa un giubbotto salvagente ma è come se fossero nudi. Il video sembra restituire l’immagine della “Zattera della Medusa” di Géricault.

  video

Nel filmato, confuse dal frangersi delle onde sugli scogli, si sentono le parole di un soccorritore, si vedono le sue mani tese, un gesto di incoraggiamento: «Venite, venite…». Pochi metri ma per quell’umanità un abisso. Si lasciano scivolare di qualche centimetro, si fermano, tornano indietro, puntano disperatamente i piedi su una superficie che non li trattiene e li fa precipitare di nuovo verso l’acqua. Attorno a loro galleggiano pezzi di plastica, una maglietta, inutili salvagenti. Bisogna raccoglierli uno a uno, frantumi anch’essi di un moto d’umanità impossibilitato a fermarsi. La paura ce l’hanno dentro da troppo tempo, da vite intere, perché possa bastare l’incognita visione del mare ad arrestarli. Sono denutriti e disidratati, ma hanno unghie forti. Si aggrappano e non mollano la presa.
Papa Francesco, che riveste l’incarico di parlare a tutti noi dubbiosi, ha sentito il bisogno di precisarlo perché sa che, in cuor nostro, non è affatto scontato: «Sono uomini e donne come noi». Davvero? Quegli scheletri dalla pelle scura che per secoli il senso comune relegava alla condizione di selvaggi, sul bordo del regno animale, saranno i nostri nuovi vicini di casa? Francesco osa di più. Li definisce «nostri fratelli». Cercatori di felicità. 
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Nel suo linguaggio semplice, è stato sempre Francesco, pochi giorni fa, ricordando gli eventi del 1915, a parlare di genocidio. Ebbene, l’Europa contemporanea, afflitta dal rapido impoverimento dei suoi paesi rivieraschi, si trova di nuovo a fronteggiare la possibilità di un genocidio, come dimostrano le cifre dei morti e gli sguardi dei sopravvissuti.
Chi scampa alla traversata, chi viene raccolto in mezzo al mare dai mercantili e dalle motovedette, reca a noi questa inoppugnabile testimonianza. Poco importa che si siano ammassati a bordo dei gommoni e dei pescherecci di loro spontanea volontà, dopo essersi svuotati le tasche. La loro condizione umana è in tutto e per tutto simile a quella dei deportati nel cuore dell’Europa settanta anni fa, stipati su carri merci blindati. Identico è l’andare verso l’ignoto, denudati, separati a casaccio dai familiari, umiliati come sottouomini. L’unica differenza è che sta diventando impossibile fingere di non vederli. Non un vescovo, ma una donna laica come Emma Bonino, lo ha detto ieri: l’Europa che ha innalzato il suo “mai più” dopo aver sopportato l’orrore dei forni crematori, finora non ha fatto nulla per impedire l’orrore dei forni liquidi. Pur disponendo di tutte le tecnologie e i mezzi tecnici necessari a monitorare i lager di raccolta dei profughi, i porti di partenza dei barconi e le loro rotte di navigazione, l’Ue con Triton ha dato ordine ai suoi militari di limitarsi al presidio della cosiddetta area Schengen: azione circoscritta non oltre i 30 chilometri dalle nostre coste. Una decisione subita con imbarazzo dalla Marina Militare italiana, tanto più che dal Viminale veniva giustificata asserendo che i 9 milioni al mese di Mare Nostrum — 300mila euro al giorno — sarebbero una cifra eccessiva.
Così siamo giunti alla situazione odierna. Il cinismo dei governanti e l’indifferenza delle opinioni pubbliche si sono confermati palliativi inefficaci di un’Unione Europea rattrappita in una visione miope dei suoi interessi. Ancora oggi i responsabili politici esitano a utilizzare una parola che loro stessi hanno contribuito a rendere impopolare: accoglienza. La bontà e la cattiveria qui non c’entrano un fico secco. Si tratta di gestire con realismo un flusso migratorio provocato da guerre sfuggite al nostro controllo, cercando di prevenire la saldatura (in parte già avvenuta) fra i trafficanti che monopolizzano la navigazione marittima e i jihadisti che presidiano porzioni crescenti di terraferma.
Eppure ce n’erano, di opportunità d’azione tempestiva. Istituire presidi per l’identificazione e lo smistamento dei profughi già nei loro primi luoghi di transito. Condividere tra gli Stati membri l’accoglimento delle richieste d’asilo, in deroga agli accordi di Dublino. Garantire un servizio di traghetti e voli charter. Forse si fa ancora in tempo.
Poveri europei messi al cospetto di una povertà assoluta. Trascinati in una sorta di guerra del mare che miete vittime a migliaia e che invano si vorrebbe poter ignorare. Però loro arrivano, e quando ci protendono le braccia da una zattera in mezzo a quel mare non c’è altro gesto d’umanità possibile che protendere verso di loro le nostre braccia. Non c’è altra salvezza che una salvezza comune. Trasformando i sommersi in salvati.

  Quelle mani tese sulla zattera dei disperati a un metro da terra

Da "respingimenti" ad "accoglienza": parole "sì" e parole "no" dei politici europei davanti al dramma dei migranti. Dicono molto su chi le pronuncia o le evita, mentre pochissimo viene fatto

Il glossario della vergogna europea

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Questo mare non è nostro


Questo mare non è nostro

Nessuna illusione. Questo mare non è nostro. E’ lo spazio e l’opportunità che da sempre gli uomini hanno percorso per incontrare, lavorare, commerciare,sopravvivere. E non è nostro. E’ il mare di tutti. Come la terra è di tutti. Come il creato è di tutti. E’ in questo equivoco tra ciò che è nostro e ciò che è loro che abbiamo coltivato la paura e l’ignoranza. E’in questa distorta percezione che gli altri sono gli sbagliati e noi quelli giusti che si alimentano paure e drammi. Chi migra con un barcone lo fa per fame e per paura. Fame e paura di tutto. Ci dicono che dobbiamo temere queste barche perché ci chiedono di approdare, ma non è così; in verità ci fanno paura perchè ci chiedono con schiettezza quali sono le nostre fedi e i nostri valori. Ci chiedono se crediamo che ogni uomo è “pensato da Dio dall’eternità” e per questo ha diritto ad un vita degna di essere vissuta. Ma ci mettono così a nudo che scappiamo da loro e andiamo in giro a raccontare che sono pericolosi e ingombranti. Per poi decidere che è meglio sopprimere loro piuttosto che eliminare la fame e la paura che li costringono a fuggire.
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Siamo indignati e impotenti. Ma non basta indignarsi. Dobbiamo darci il tempo per capire; capire le cause delle guerre, le conseguenze dei trattati economici, i cambiamenti politici, le logiche di mercato che permettono al 2% della popolazione di avere il 99% delle ricchezze. Abbiamo a che fare con “strutture di peccato” e dobbiamo chiamarle per nome. Una comunità che vuole vivere la sua fede deve lasciarsi interpellare dalla Parola sui fatti della storia, senza timore. Soprattutto su quelli che fa fatica ad accettare. L’ignoranza non è una calamità; è un colpa e una responsabilità che sfida la nostra intelligenza e esalta la nostra ipocrisia. Non possiamo non sapere che chi lascia la propria terra in preda alla disperazione non è un turista ma una vittima: delle condizioni che l’hanno spogliato di tutto e della nostra ignoranza che lo ha solo commiserato. E la paura e l’ignoranza si vincono vivendo la storia con fede, consapevolezza e responsabilità
Gesù di Nazareth ci da un comandamento nuovo: amando i nostri nemici saremo uomini nuovi e veri. E’un cammino faticoso che siamo chiamati a fare come chiesa,come comunità e come cristiani. Di certo non basta indignarsi; non basta più.Siamo chiamati a testimoniare una prospettiva di Speranza perché il nostro Dio è il Dio della vita. Avvertiamo l’esigenza di qualcosa di più vero e di più solido e profondo. Con pudore dobbiamo accompagnare questo dramma con una preghiera penitente. Solo il Padre può salvare la nostra umanità da questo buio profondo.
Ma faremo memoria di questi morti solo se lavoreremo e studieremo per capire e per non dimenticare, se sapremo dire che le guerre sono la negazione dell’umanità, che migrare non è la conseguenza di un capriccio riconsiderabile, che la povertà un processo definito e voluto che porta i ricchi ad essere sempre di meno e sempre più ricchi.
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Ecco, se proprio vogliano qualcosa di nostro prendiamoci le vittime di queste ingiustizie e lasciamo che ci narrino le loro storie. Ognuno la sua. E teniamole strette.
(fonte: Caritas Roma - editoriale 23 aprile 2015 - ndr: il grassetto non è nell'articolo originale)


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Benvenuti!... Perdonateci!... Grazie! di Enzo Bianchi


Riportiamo il Messaggio ai rifugiati che giungono in mezzo a noi scritto da fr. Enzo per il Rapporto annuale 2015 del centro Astalli-Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, presentato a Roma il 23 aprile

La prima parola che vorrei rivolgervi è “Benvenuti!”. Purtroppo però so che, mentre tanti uomini e donne di questo paese si sono prodigati e si impegnano quotidianamente per accogliervi e riconoscere la vostra dignità, tanti altri non vi fanno sentire “benvenuti” in questa terra, disprezzando le vostre speranze e infangando i valori fondanti della nostra società.

Allora la prima parola che vi dico è: “Perdonateci!”. Perdonateci per non aver saputo impedire le tragedie che vi hanno spinto fin qui. Perdonate la nostra indifferenza verso quanti nutrivano il vostro stesso sogno e non ce l’hanno fatta a raggiungere il nostro paese. Perdonate la nostra durezza di cuore, la nostra incapacità di riconoscere e onorare l’essere umano che è in ciascuno di voi, la nostra mancanza di memoria che cancella quel passato in cui molti nostri progenitori si sono trovati nelle vostre condizioni.

E infine, e soprattutto, “grazie!”. Grazie perché vi siete fatti prossimo a noi, feriti e prigionieri del nostro egoismo, e ci state curando, infondendoci il coraggio della misericordia. Grazie per non averci lasciati soli nella nostra autosufficienza, per averci dato la possibilità di diventare a nostra volta “prossimo”, non di chi è come noi ma di chi, in virtù della sua differenza e della sua sofferenza, risveglia il bene che giace addormentato in noi.

Che questa terra, che questo paese possa diventare il vostro e nostro paese, un paese migliore perché ci accogliamo a vicenda. Coraggio, insieme possiamo farcela!
fr. Enzo Bianchi, priore di Bose
(fonte: Monastero di Bose)

  il testo integrale del Rapporto annuale 2015 (pdf)


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Sono passate poche ore da quella che potrebbe essere la più grande tragedia nel Mediterraneo e sui social appaiono commenti francamente agghiaccianti.
È normale, succede sempre – vi direbbero gli esperti dei social. Da quando esistono Twitter e Facebook ci sono persone che si divertono a provocare e molte altre che sfogano la loro repressione e il loro odio.
Sarà anche – diciamo così – “normale”, ma leggerli ti gela il sangue.

  Gigio Rancillo:   Su web e social la pietà sembra morta

Quale emergenza umanitaria? Sovrumanitaria semmai, non solo politica europea di cooperazione o che. Manca sovrumanità nell’accogliere non solo i migranti che fuggono dalle guerre, ma nell’accogliere l’idea, il concetto che si debba accettare, tenere con noi, difendere, agglomerare, annettere, condividere, per salvare, per far vivere, per aprire alla pace, non la loro ma anche la nostra.

  Alessandro Bergonzoni:   Migranti, il genocidio degli innocenti

Giudizio molto severo del cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti: "Non siamo soddisfatti di questo accordo. Qualcosa è stato fatto, come il finanziamento dell’operazione Triton… Servirebbe un programma a lungo termine, una politica delle migrazioni seria". Bocciatura dei bombardamenti, anche se mirati

  Patrizia Caiffa:   L'Europa dà i soldi ma non vuole essere disturbata


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  22 Aprile Giornata della Terra...


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"Jamal, il musulmano che ha scelto di morire coi cristiani" di Giorgio Bernardelli


Jamal, il musulmano 
che ha scelto di morire coi cristiani 
di Giorgio Bernardelli

Tra i 28 etiopi uccisi dall'Isis in Libia e mostrati nell'ultimo orrendo video compare anche un musulmano. Si sarebbe offerto come ostaggio per non lasciare solo un amico cristiano

Un nuovo fotogramma terribile del terrore jihadista. Che abbiamo fatto fatica a ricollegare all'altra notizia drammatica di queste ore, il dramma dei migranti affogati nel Mediterraneo (anche se le persone sarebbero potute tranquillamente essere le stesse). Nel nostro flusso di informazione malata, dove le parole hanno sempre la meglio sulle storie, sono già scivolati via dai riflettori gli etiopi uccisi in Libia dallo Stato Islamico e mostrati in un nuovo terribile video di Al Furqan, la macchina della propaganda del sedicente califfato.

...

Sembra proprio un'altra storia di un «Giusto dell'islam» che ha scelto di opporsi a viso aperto all'Isis, ben sapendo quello che rischiava. La stessa scelta compiuta quest'estate a Mosul da Mahmoud Al 'Asali, il docente musulmano dell'Università che si era schierato pubblicamente contro la persecuzione nei confronti dei cristiani della città. Gesto che anche lui ha pagato con la vita. Jamaal, Mahmoud - e probabilmente tanti altri di cui non sappiamo nulla - sono la voce della coscienza dell'islam. Una voce che andrebbe fatta conoscere e che invece guardiamo sempre in maniera distratta. Salvo poi lamentarci perché i musulmani non reagiscono a follie come quelle dello Stato Islamico.

Hanno commesso un grosso errore questa volta gli strateghi della comunicazione jihadista: sono stati loro stessi a diffondere l'immagine di un volto diverso dell'islam; il volto di un musulmano che - alla violenza e all'intolleranza - ha contrapposto un'amicizia capace di arrivare a condividere persino il martirio di un gruppo di cristiani. Avremo occhi - almeno questa volta - per vederlo? O scorrerà via, affogato dalle nostre parole? (fonte: MissionLine)



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Bruno Serato e Fulvio Soave: pastasciutta e solidarietà


“Sono partito trent'anni fa per imparare l'inglese, poi mi sono stufato ed ho iniziato a fare il lavapiatti ed oggi eccomi qui”. Bruno Serato, 59 anni e originario di San Bonifacio nel veronese, è uno degli chef italiani più conosciuti degli Stati Uniti, non solo per la qualità del suo ristorante “Anaheim Withe House” a sud di Los Angeles rifugio goloso di molte star di Hollywood ma anche per il grandissimo impegno profuso con la sua fondazione “Caterina's club” che ogni giorno fornisce gratuitamente un pasto a 1200 bambini dei sobborghi più poveri. Un'attività solidale che gli è valsa un posto fra i dieci 'eroi dell'anno' della CNN e il 'Premio Speciale Montale Fuori di Casa' ritirato oggi nella sala consiliare di Palazzo Roderio a Sarzana. 
“Tutto è iniziato poco più di dieci anni fa – racconta – quando mia madre Caterina venne a trovarmi in California e visitando un centro di assistenza per minorenni in difficoltà mi disse “questi ragazzi non hanno nemmeno una cena, fagli un piatto di spaghetti!”. Ho iniziato così, passando gradualmente da una decina fino ai 1200 giornalieri e al milionesimo festeggiato lo scorso 24 marzo in un grande evento con la madrina Mira Sorvino e tanti nuovi sostenitori”. 
Ribattezzato “l'uomo da un milione di pastasciutte” Bruno Serato con un gesto semplicissimo ha acceso l'attenzione sul dramma dei “motel kids” i figli del volto più sfortunato e meno felice di Disneyland, che vivono nel disagio e nella povertà proprio nei motel californiani resi inutili dall'avvento delle grandi catene alberghiere nei pressi dell'immenso parco dei divertimenti...

  Pastasciutta e solidarietà, la ricetta di Bruno Serato

... C'è crisi, ma questo progetto viene prima di tutto: io stringo dove posso ma la solidarietà che mi circonda è grande e dunque si va avanti, anche perché questa avventura è diventata un patrimonio di tanti». Ecco perché Bruno, ragazzo di trattoria prima, lavapiatti poi e infine maitre di uno dei ristoranti più prestigiosi d'America, è diventato anche una star: «Andare in tv vuol dire far conoscere la realtà del Boys&Girls club e trovare aiuti per andare avanti», spiega, «e anche se è faticoso vado e gioco a fare la star».
Alla festa per la milionesima pastasciutta è successo di tutto: la municipalità di Anaheim gli ha consegnato le chiavi della città, la mtadrina della festa è stata l'attrice premio Oscar Mira Sorvino, un centinaio di vip e signore bene hanno indossato un grembiule per servire i 500 piccoli ospiti del White House Restaurant e, infine, hanno fatto capolino pure Topolino e Minnie. Insomma, una festa straordinaria che Bruno ha deciso di far coincidere con un altro importante obiettivo raggiunto. «Grazie alle donazioni che confluiscono nel conto della Fondazione che porta il nome di mia mamma, proprio nel giorno della milionesima pastasciutta sono riuscito a dare una casa all'ottantesima famiglia dei motel», dice al settimo cielo. Da qualche anno, infatti, Serato ha deciso di fare di più per regalare una chance alle famiglie più povere, quelle che vivono in una stanza di motel e i cui figli beneficiano della pastasciutta di Bruno. «La rivincita e il recupero sociale di queste famiglie parte da una sistemazione dignitosa e, appena si realizzano condizioni minime di stabilità lavorativa di almeno uno dei genitori, io mi faccio carico della caparra di un appartamento in cui poi la famiglia può traslocare. In questo modo», spiega Serato, «la Fondazione ha dato un'opportunità a 80 famiglie, cioè a 500 persone»...

  Mira Sorvino festeggia Serato e le sue pastasciutte solidali

... Io dico che se tutti gli chef del mondo si prendono per mano, cominciando da qui, dall’Italia, possiamo sfamare tutti i bambini che hanno fame. Non si può mandare a letto un bambino perché non ha niente da mangiare. Tutti assieme possiamo fare un cambiamento enorme. Come sappiamo c’è Milano Expo tra poco. Io sono convinto che salvare la Terra e dare nutrizione a chi ne ha bisogno è il minimo che si possa fare...

  La pastasciutta solidale di uno chef italiano negli Usa

Mamma Anna è il nome che Fulvio Soave, albergatore di San Bonifacio (Verona), ha scelto per l’associazione che da garantirà un pasto gratuito alle persone svantaggiate ed in difficoltà economica. Soave esporta anche in Italia l’iniziativa con cui Bruno Serato, maitre dell’Anaheim White House restaurant di Anaheim (Orange County-California), da otto anni garantisce un piatto di pasta ai Motel kids di Anaheim. 

  Per maggiori informazioni visita il sito Mamma Anna Trust - Un pasto non si nega a nessuno


Bruno Serato e Fulvio Soave ci raccontano la straordinaria impresa di solidarietà messa in campo, il primo per sfamare i bambini disagiati dei motel in California, l'altro in favore degli adulti in difficoltà economica nel sanbonifacese, in provincia di Verona

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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GESÙ VOLTO UMANO DI DIO
HOREB n. 70 - 1/2015




HOREB n. 70 - 1/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

Battezzati “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, siamo immersi nel cuore di Dio comunione, coinvolti nel dinamismo trinitario e chiamati a “narrare” nel tempo la storia eterna dell'amore trinitario. Questa è la vocazione del cristiano. 

La narrazione biblica ci ricorda, ancora, che nell'amore trinitario c'è un'esigenza d'incarnazione, ed evidenzia che il dinamismo trinitario ha preso concretezza, spessore corposo e volto umano in Gesù di Nazareth. 

Il credente, allora, necessariamente deve fare riferimento alla figura di Gesù di Nazareth per assumerla come paradigma su cui declinare, sotto l’azione dello Spirito, la propria esistenza storica. 

Va tenuta presente tutta la vita di Gesù, È alla luce del suo vissuto, dalla nascita alla resurrezione, che va ridisegnata una seria prospettiva di cammino di fede. 

Ma in modo particolare va tenuta presente l'incarnazione di Gesù, essa ci dice che Dio per salvare l'uomo ha deciso di farsi uno di noi nel Figlio, ha lasciato la sua inaccessibilità, e si è posto in compagnia con ogni uomo e nella solidarietà più intima apre strada a ogni uomo (cf. Fil 2,6-11). 
Con l’incarnazione, Gesù manifesta nella sua umanità gli aspetti invisibili del Dio vivente e, come ci ricorda Paolo, «ci insegna … a vivere in questo mondo» (Tt 2,12). Ormai la mediazione umana di Gesù di Nazareth è determinante per conoscere ed esperimentare chi è Dio per noi e come, nel Figlio ci coinvolge a vivere in questo mondo. 

In questo senso, l’Incarnazione diventa la categoria interpretativa per dire la fede secondo il progetto di Dio che nel Figlio si rivela e ci salva. 

Dalla logica dell’incarnazione scaturisce, per ogni uomo, l’impegno a saper guardare con lucidità i frammenti di storia, come spazio in cui Dio costruisce il Regno, a saper crescere nella consapevolezza che il Dio in cui crediamo è un Dio che non si è rifiutato di attraversare anche le tragiche esperienze di oscurità e di solitudine che segnano la vita di ogni uomo e che l’evento dell’Incarnazione e della Croce è, in definitiva, lo spazio per il recupero della radicalità cristiana come annuncio di una forma storica di esistenza, caratterizzata dalla piena condivisione del destino umano per rendere trasparente l’amore gratuito e fedele di un Dio che ha dato totalmente se stesso per la vita degli uomini.
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  Editoriale (PDF)

  Sommario  (PDF)

E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)



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CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO La forza umanizzante del Vangelo - ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA Anno 2015




CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

ITINERARIO DI FORMAZIONE 
PER LA VITA CRISTIANA 
Anno 2015

Vicariato di Barcellona PG (ME)

Finalità: aiutare la formazione e favorire la comunione tra presbiteri, religiosi/se e cristiani laici.. 

Destinatari: tutti i cristiani e gli operatori pastorali.

  Locandina incontri (PDF)



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   Non abbiate paura, sono io...
  Preghiera dei discepoli di Emmaus...
  Esprimo il mio più sentito dolore...
  Silenzio e preghiera...
  Ogni battezzato è chiamato...
  Io sono il pane vivo...
  Preghiera laica...
  I martiri ci hanno insegnato...
  Ogni "sì" a Dio è...
  Oggi si celebra la Giornata della Terra...
  Impara a conoscere il cuore di Dio...
  E' sempre più difficile trovare un posto... (vignetta)
  La nostra fede è...


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La Chiesa ricorda oggi San Giorgio è quindi il giorno dell’onomastico del Papa, Jorge Mario Bergoglio.
"Pensare oggi, in questa festa onomastica, al Santo del Papa – essendo il suo nome di Battesimo Jorge – è bello, perché quando penso a lui, e lo vedo agire, posso dire che è un "San Giorgio moderno", nel senso che è un grande lottatore contro le forze del male e lo fa con uno spirito veramente cristiano: è Cristo che vedo in lui che semina il bene, per combattere il male. E in questo è un esempio, perché lo faceva già a Buenos Aires e continua a farlo adesso con quella semplicità che lo caratterizza, ma che è così forte, così importante in questo momento del mondo, in cui ci vuole la presenza del bene" (mons. Guillermo Karcher, sacerdote argentino, cerimoniere pontificio, tra i più stretti collaboratori di Francesco, al quale è legato da oltre vent’anni)
  Tanti auguri...


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Il Servo di Dio Antonio Bello, per tutti Don Tonino, tornava alla Casa del Padre il 20 Aprile 1993

  Spogliaci Signore di ogni ombra di arroganza...

  Amare, voce del verbo morire...

  Ho voluto bene a tutti...



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Al via la causa per beatificare don Mazzolari
"Coltivate la memoria di don Primo, imitate il suo amore e la sua fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Per tanti anni, con fede generosa e dedizione piena, fu guida e padre delle vostre anime. […]. C’è chi va dicendo che io non ho voluto bene a don Primo. Non è vero: gli ho voluto bene. Certo, sapete anche voi: non era sempre possibile condividere le sue posizioni: camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso noi non gli si poteva tener dietro! E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti" (Paolo VI)

  Al via la causa per beatificare don Mazzolari

  Un cristiano deve fare la pace anche quando...



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Anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Don Tonino - Il ricordo di mons. Luigi Bettazzi e di Domenico Cives, suo medico personale



Il ricordo di mons. Luigi Bettazzi degli ultimi giorni di Don Tonino (fonte del testo: Fano città)

E arrivò il lunedì di carnevale del '93: io lasciai Ivrea per andarlo a trovare e portavo con me la reliquia di un santo vescovo irlandese, morto a Ivrea dopo un lungo andirivieni tra il suo Paese e Ivrea. Gli portai dunque la reliquia dicendogli che avremmo fatto la quaresima pregando questo santo perché, essendo poco conosciuto e dunque disoccupato, non c'è nessuno che lo preghi. Quando tornai da lui il lunedì di Pasqua era crollato, aveva tenuto il discorso del Giovedì Santo dalla carrozzella e da Vienna, dove mi trovavo qualche giorno dopo, partii direttamente per Molfetta, dopo una telefonata di Mons. Nogaro che mi avvisava del precipitare della situazione. Dissi a don Tonino: "Senti, don Tonino, si possono avverare tutti i miracoli del mondo, però posso dirti che il Padre misericordioso sia uscito di casa incontro al figliol prodigo".
Il Vescovo di Caserta, Mons. Nogaro, qualche giorno prima gli aveva portato una statua stilizzata africana del Padre che sorregge il figliol prodigo e l'aveva posta accanto a don Tonino su una poltrona. Io celebrai la messa lì e lui ha tenuto il suo ultimo discorso sul padre misericordioso che esce di casa per venire incontro a noi che siamo figlioli prodighi. Il sabato e la domenica successivi rientrai a Ivrea per la celebrazione della cresima e il lunedì ritornai – viaggiando di notte – a Molfetta. 
Trovammo don Tonino lucido, si era messo una fascia portata da Giuliana Martirani dall'Equador formata da tante strisce che riportano alle diverse tribù che formano un popolo solo. Dunque don Tonino la indossò per l'ultima messa e sul tavolino dove avevano posto l'ostia e il calice c'era un tessuto fatto dalle donne serbe e croate di Sarajevo; abbiamo celebrato e pregato insieme poi, anziché dire le litanie lauretane della Madonna, io recitavo i capitoli di un libretto che lui aveva scritto citando la Madonna:

...

*****
Per tutta la mattinata del 20 aprile don Tonino non aveva più la forza di parlare, era stanco e soffriva, ma aveva il suo sguardo rivolto verso il quadro della madonna delle Grazie. L’agonia cessò alle 15.26 di quel 20 aprile 1993. Qualcuno ordinò: «Suonate le campane!». Don Tonino entrava in paradiso accompagnato dal suono a festa delle campane. All’udire il suono delle campane la gente capì, e solo dopo pochi attimi si riversò nei pressi del Palazzo Vescovile. 
Domenico Cives, medico personale di don Tonino, racconterà così nel suo libro-memoriale gli ultimi istanti di vita del vescovo: 
«All’improvviso don Tonino si mostrò agitato. Mi guardò con occhi sbarrati e sembrava volermi parlare. Notai che i dolori si erano volatilizzati, poiché compiva ogni movimento senza lasciarsi sfuggire alcun lamento. Piegò infine la testa all’indietro, mentre ancora gli cingevo le spalle. Guardò verso la finestra, poi fissò nuovamente il quadro della Madonna delle Grazie. In quel preciso istante si abbandonò sulle mie braccia e il torace fu sollevato da violenti sussulti. Il suo grande cuore stava cedendo. Mentre una moltitudine di persone si era disposta attorno al letto e pregava, io ero rimasto in disparte: ebbi modo di notare il momento in cui don Tonino esalò l’ultimo respiro, mentre Marcello gli teneva il polso destro e Trifone gli accarezzava e baciava la mano sinistra». 
...
(fonte: don Tonino, vescovo)

Vedi anche i nostri precedenti post:
  • Don Tonino Bello a vent'anni dalla suo "dies natalis"
  • Dallo speciale di Nigrizia "Vent'anni senza don Tonino": SULLE STRADE DI UN PROFETA di Claudio Ragaini, SE LA CHIESA CHE NON AMA LA PACE di Sergio Paronetto


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Don Tonino Bello e Papa Francesco: coincidenze e legami


Sorprendente attualità di don Tonino Bello
a 22 anni dal dies natalis – abbozzo di un raffronto con Francesco
Luigi Accattoli

Tonino Bello e Jorge Mario Bergoglio hanno avuto una formazione strettamente contemporanea e legata per ambedue al Vaticano II. Del resto sono coetanei: se don Tonino fosse con noi, avrebbe appena un anno di più di Papa Francesco. E come sarebbe felice nell’udirlo parlare!

Li unisce la ricerca della semplicità e della sobrietà nella vita del vescovo, l’amore agli ultimi e l’impegno per la Chiesa povera, la schiettezza nella denuncia del commercio delle armi, il richiamo a Francesco d’Assisi, la capacità di parlare per immagini e di farsi capire da tutti.

Il raffronto tra i due è stato abbozzato con autorità da Bartolomeo Sorge in un articolo di “Aggiornamenti Sociali” (giugno-luglio 2013: “La Chiesa del grembiule. Don Tonino Bello vent’anni dopo”) e dal vescovo Marcello Semeraro in un incontro a Tricase (ottobre 2014). Ho deciso di dare un mio apporto a questa indagine quando ho ricevuto il vostro invito all’incontro di questa sera.

L’attualità di don Tonino era sotto gli occhi di tutti, ma i primi due anni del Pontificato di Francesco le hanno fornito una sorprendente evidenza. L’immagine della Chiesa che si cinge il grembiule proposta dal Papa il dicembre scorso, nonché una preghiera nella quale si rivolge alla Vergine come “donna dell’ascolto, donna della decisione, donna dell’azione” sono le rispondenze verbali più nette. Ma tra i due c’è molto di più della vicinanza di linguaggio.

C’è un modello di Chiesa conciliare e di vescovo che hanno ricevuto dal Vaticano II e che cercano di attuare con sistematico impegno prima e dopo la chiamata all’episcopato: ambedue la riassumono con efficacia nel binomio “popolo e vescovo”.

C’è un ideale di Chiesa dei poveri e del servizio all’uomo che si sentono chiamati a perseguire sia con l’esempio della vita sia con l’attività apostolica.

C’è un impegno dichiarato a favorire una maturazione epocale del servizio di carità sempre esercitato dalla Chiesa, facendolo passare dalla dominante assistenziale a quella promozionale, di riscatto sociale e di mutamento delle condizioni di vita.

Probabilmente Bergoglio e Bello non si sono mai incontrati e Papa Francesco non ha mai inteso riferirsi al vescovo di Molfetta neanche quando ne ha usato il linguaggio e in particolare la metafora del grembiule. Ma è la comune matrice conciliare fatta programma di vita che li porta a parlare la stessa lingua evangelica.

Seguendo un suggerimento del vice-postulatore della Causa di canonizzazione di don Tonino, il sacerdote molfettese Domenico Amato, credo di poter affermare che la “magna carta” che li ispira e li avvicina sia da vedere nel cosiddetto “Patto delle Catacombe”, cioè nella dichiarazione sottoscritta il 16 novembre 1965 da una quarantina di padri conciliari, in gran parte latino-americani, che avevano avuto come ispiratori il vescovo brasiliano Helder Camara e il cardinale Giacomo Lercaro.

Quel documento si chiama “Patto delle Catacombe” perché i firmatari lo sottoscrissero dopo un’Eucarestia celebrata nelle Catacombe romane di Domitilla. Esso non riuscì a ottenere – come era intenzione dei proponenti – un pronunciamento conciliare sulla povertà della Chiesa, ma fu fatto proprio da tanti, negli anni seguenti, e tra questi tanti anche – e con forte determinazione – da Bello e da Bergoglio. Si direbbe che ambedue si siano impegnati a portare a compimento quanto i firmatari del documento si erano prefissi.

Non ho trovato nessun richiamo esplicito al “Patto” né in Bergoglio né in Bello. Ma la derivazione da esso delle loro scelte è più che evidente e in Bello ne possiamo rintracciare il filo rosso nei testi relativi alla sua azione di vescovo e nei suoi richiami al magistero del cardinale Lercaro: don Tonino si forma a Bologna, dove sta sei anni (dal 1953 al 1959), alunno di un seminario dipendente dal cardinale. In Bergoglio una chiara eco del Patto è rintracciabile nella “Relatio post disceptationem” che da cardinale tiene come relatore supplente al Sinodo del 2001 sulla figura del vescovo.

Basterà citare qualche passaggio del Patto perché appaia chiara la sottoscrizione di fatto che ad esso è venuta da Bello e Bergoglio:

“Cercheremo di vivere come vive la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione […]. Rinunciamo all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti e nelle insegne di materia preziosa […]. Rifiutiamo di essere chiamati con nomi e titoli che significano grandezza e potere […]. Eviteremo quanto può sembrare una qualsiasi preferenza ai ricchi e ai potenti […]. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro […]. Consci delle esigenze della giustizia e della carità cercheremo di trasformare le opere di beneficenza in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia […]. Opereremo [in modo da favorire] l’avvento di un ordine sociale nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio […] e l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria”.

Infine le parole che dicono la vicinanza d’anima di questi due pastori. L’8 dicembre scorso Francesco ha così parlato durante un incontro con la Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario (Focsiv): “La vostra Federazione è immagine di una Chiesa che si cinge il grembiule e si china a servire i fratelli in difficoltà”.

Ho già accennato a una preghiera mariana del Papa che ha le movenze delle invocazioni di don Tonino. Ne riporto una strofa: “Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo” (31 maggio 2013).

Ho trovato altre sorprendenti rispondenze verbali, quasi rime conciliari tra Bello e Bergoglio: sul legame tra vescovo e popolo come già accennavo, sulla paura di cambiare, sulla necessità di affidarsi allo Spirito che sprona al rinnovamento delle persone e delle strutture, sul pronto soccorso dell’uno e l’ospedale da campo dell’altro, sull’olio della gioia di cui parlano con afflato nelle messe crismali, sull’importanza di non limitare il soccorso ai poveri all’aiuto materiale ma di puntare sulla condivisione della vita, sull’oppressione del commercio delle armi, sui tariffari liturgici, sull’uscita missionaria, sulla preghiera come lotta. Ne segnalo una ventina in appendice a questo testo.

  Appendice di citazioni sulle RICORRENZE VERBALI E TEMATICHE TRA DON TONINO BELLO E PAPA BERGOGLIO

«Era un sognatore appassionato di Dio e della vita», spiega mons. Vito Angiuli che ha raccolto gli scritti, finora inediti, del periodo antecedente l’ordinazione episcopale, «il suo “sogno”, maturato nella terra d’origine e vissuto anche oltre, era quello di una fede che si incarna e di una Chiesa che si fa missionaria»

  «DON TONINO BELLO, IL SOGNATORE DI DIO CHE ANTICIPÒ PAPA FRANCESCO»

Vedi anche: 
  • Bartolomeo Sorge - “Aggiornamenti Sociali” giugno-luglio 2013: “La Chiesa del grembiule. Don Tonino Bello vent’anni dopo” (pdf)
  • Anniversario del ritorno alla Casa del Padre di Don Tonino - Il ricordo di mons. Luigi Bettazzi e di Domenico Cives, suo medico personale (all'interno link ad altri post)


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  Fanocittà:   "la chiesa del grembiule" in ricordo di don Tonino Bello a 20 anni dalla morte


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 18/2014-2015 (B) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo:  Lc 24,35-48

"Piscis assus Christus est passus - Il pesce arrostito è il Cristo sofferente", scrive S.Agostino, il pesce arrostito che Gesù mangia è anche il simbolo della sua morte, morte che Egli ha ingoiato definitivamente: "La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov'è o morte la tua vittoria? Dov'è o morte il tuo pungiglione?" (1Cor 15,54-55). Il Vivente si fa vedere ancora 'stando in mezzo', si rende presente nel cuore della Chiesa, in mezzo ai suoi discepoli riuniti nel cenacolo e comunica loro lo Shalom che, cantato dagli angeli sul presepe, ora è donato a tutti gli uomini: "L'annuncio della Pace fa da inclusione alla sua vita, che ne è la rivelazione e il dono pieno. Gesù è infatti l'Amen totale di Dio all'uomo e dell'uomo a Dio" (S.Fausti). La sua Parola ascoltata, contemplata e realizzata, il Pane spezzato e condiviso con i fratelli sono il Sacramento 'Vivente e Santo' della costante presenza del Crocifisso Risorto nella sua comunità. L'Evangelista ci dice che fare esperienza di Gesù Risorto è possibile nella Parola e nel Pane, che possiamo incontrare il Signore quando anche la vita di ogni discepolo diventa dono d'amore per gli altri, a somiglianza della vita di Gesù che ha  spezzato e condiviso se stesso per tutti i fratelli. E' questa la 'metànoia'che Gesù proclama, il cambiamento di mentalità che trasforma l'esistenza di coloro che credono in Lui e che da ora in poi sarà predicata a tutti, anche ai pagani(le genti)."Io Sono (JHWH)" è il 'Nome' con il quale il Risorto si fa conoscere: finalmente quel'Nome' che è impronunciabile può essere detto: DIO E' SALVEZZA (Gesù) per noi e per tutti.
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"Eucarestia e città" di p. Alberto Neglia, carmelitano (VIDEO INTEGRALE)



"Eucarestia e città" 
di p. Alberto Neglia, carmelitano 
(VIDEO INTEGRALE)

ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Vicariato di Barcellona PG (ME)
Anno 2015

CRISTO SVELA L’UOMO ALL’UOMO
La forza umanizzante del Vangelo

 16 MARZO 2015

            "Nella Costituzione conciliare Lumen Gentium del Vaticano II viene ricordato: «I fedeli… partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con Essa» (LG 11). Noi, però, purtroppo, a volte vi partecipiamo stancamente, come spettatori, spesso annoiati perché comprendiamo poco. Anche se c’è una comprensione verbale difficilmente riusciamo a coglierne il senso teologico
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«Le azioni liturgiche non sono azioni private, - è detto nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, - ma celebrazioni della Chiesa che è sacramento di unità, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano…» (SC 26). 
Tutte le azioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa, l’Eucaristia, allora, espressione massima della liturgia, è celebrazione di tutta l’assemblea cristiana
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Quindi, nella liturgia, l’assemblea è il soggetto celebrante. 
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Nell’Eucaristia, quindi, la comunità che celebra è coinvolta nel mistero di Cristo e in quello che lui stesso ancora celebra sull’altare e poi viene rimandata nella vita dove è chiamata ad esprimere ciò che ha vissuto nell’evento celebrativo. In questo senso l’Eucaristia risveglia nella comunità credente il mistero di Gesù e la abilita a raccontarlo nel frammento dell’esperienza quotidiana, costruendo la città. 
Per comprendere quale è la vitalità che l’Eucaristia imprime alla comunità, ci sembra opportuno ricordare, brevemente, cosa celebra Gesù e cosa propone a noi credenti quando ci esorta: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19).
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In questo senso, l’Eucaristia fa la Chiesa, è il sacramento della comunione ecclesiale. Essa, cioè, mostra che la relazione dei credenti con Cristo non può esaurirsi in un percorso privato. La Chiesa non è costituita da una costellazione di credenti che singolarmente sono uniti a Gesù Cristo Signore. La relazione personale con Cristo è il centro dinamico di una rete di rapporti vitali che fanno dei credenti il suo corpo, unico e indivisibile. Ogni gesto, quindi che intacca la comunione ecclesiale e ogni scelta che interrompe i rapporti di amore fraterno fra i credenti, spezza e sospende quella comunione vitale con il Cristo che viene celebrata e vissuta ecclesialmente nel momento eucaristico.
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  Video integrale


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La tentazione dell'odio


La tentazione dell'odio
di Mimmo Muolo

Diciamolo con chiarezza. La tentazione crescente di fronte alle notizie sempre più tragiche che giungono dai diversi scenari del Vicino Oriente, dell’Africa e del Mediterraneo sarebbe quella di reagire. Reagire militarmente e durissimamente ai massacri dei cristiani inermi e delle altre minoranze, ripagando con la stessa moneta gli aggressori e i loro complici. Reagire con una verve polemica uguale e contraria a coloro che lanciano rozze intimidazioni per negare verità storiche accertate. Reagire alla morte orribile dei profughi buttati a mare da compagni di traversata musulmani, e solo perché cristiani, dando libero sfogo all’odio di chi equipara i migranti ai terroristi e vorrebbe semplicemente ricacciarli indietro.

Reagire, sì, se non fosse che questa è appunto una tentazione. E come ha ricordato anche ieri il Papa nell’omelia del mattino, le tentazioni non sono mai una cosa buona. Francesco ha indicato invece con chiarezza un’altra strada, che è poi, ha sottolineato, «la strada di Gesù». Di fronte ai cattivi pensieri, ha detto, bisogna fermarsi, non dare tempo all’odio, ma fare spazio allo Spirito Santo, perché ci aiuti a discernere la via della pace. E infatti, mentre «il risentimento è inevitabile che scoppi nell’insulto e nella guerra», il fermarsi a discernere ci pone in sintonia con quel Dio che non predica certo la violenza, ma «ama gli altri, ama l’armonia, ama l’amore, ama il dialogo, ama camminare insieme». In sostanza la «strada di Gesù» è quella dell’umiltà che scaccia l’orgoglio, del dialogo che scardina ogni forma di chiusura.

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Queste tre omelie, infatti, tradotte in un linguaggio politico-internazionale, diventano un accorato appello ai governi e alle istituzioni multilaterali, alle forze sociali, agli stessi leader religiosi, a farsi promotori – ciascuno secondo le proprie responsabilità – di una risposta che non sfoci nella vendetta, nell’odio del muro contro muro o addirittura si ammanti delle false vesti di 'guerra santa', ma sia capace di restaurare – attraverso gli strumenti del diritto internazionale e degli ordinamenti nazionali – la giustizia, la sicurezza, il rispetto reciproco, la pacifica convivenza. Papa Francesco sta pregando e lavorando con tutte le sue forze per questo. Se davvero vogliamo che la «terza guerra mondiale a pezzi» non si saldi in un conflitto dagli esiti imprevedibili, ma comunque disastrosi per tutti, sarà bene non lasciarlo solo.(fonte: Avvenire)

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Papa Francesco 12 aprile 2015 Domenica della Misericordia: Messa per il centenario del “martirio” armeno e Regina Coeli (foto,testi e video)
  • «Dal timore alla ‘franchezza’, a dire le cose con libertà». - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)
  • «Obbedire, avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede questo» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)
  • «Il tempo mette le cose in armonia e ci fa vedere il giusto delle cose» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)
  • Immigrazione: dramma nel dramma odio religioso e fanatismo anche sui barconi dei disperati...


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A Torino l'ostensione della Sindone dal 19 aprile fino al 24 giugno



L'ostensione della Sindone potrà essere visitata dai pellegrini nel Duomo di Torino dalle 16 di domenica, 19 aprile fino al 24 giugno prossimo. 
Sabato si è svolta la visita, in anteprima, delle autorità e della stampa.

L'Ostensione inizia domani, domenica 19 aprile, con la solenne celebrazione eucaristica delle 11 presieduta dal Custode pontificio della Sindone, monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e con i vescovi del Piemonte. La Messa sarà trasmessa in diretta su RaiUno. Le visite cominceranno nel pomeriggio del 19, a partire dalle 16.

  il dossier di Famiglia Cristiana: SINDONE, TORINO È PRONTA SI PARTE DOMANI IN DIRETTA TV

"Non esistono estranei o nemici per chi si lascia investire dal messaggio della Sindone. Un messaggio di speranza, di vincere ogni avversità e poter combattere con coraggio ogni difficoltà delle loro vite". È il messaggio lanciato ai pellegrini che da domani al 24 giugno saranno a Torino per la Sindone dall'arcivescovo della città e custode pontificio del Sacro Lino, monsignor Cesare Nosiglia.
All'anteprima per la stampa oggi in Duomo Nosiglia ha auspicato che il grande messaggio di pace che simboleggia il Sacro Lino "penetri nel cuore di tutti pellegrini che verranno e che possano tornare a casa carichi di questo grande dono e del grande segno di speranza che è la sindone". "Anche la nostra vita - ha aggiunto - ha bisogno di non perdere mai la speranza".
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Tv2000 (canale 28 del digitale, 18 di TivuSat, 140 di Sky, in streaming su www.tv2000.it) dedica domenica all'evento uno "speciale" in onda a partire dalle 9.10.

  «La Sindone un messaggio di speranza»

Alla vigilia dell’apertura dell’ostensione della Sindone – da domani nel Duomo di Torino –, l’arcivescovo Cesare Nosiglia parla ad Avvenire delle attese e delle speranza che questo grande evento porta con sé. E lancia l’invito non tanto a guardare la Sindone, bensì a «lasciarsi guardare» da essa. E poi la visita di papa Francesco, «un dono» per l’arcidiocesi, che in questo evento dell’ostensione vede un’apertura a tutti credenti e non credenti. I pellegrini potranno vedere la Sindone fino al 24 giugno prossimo. ...

  Nosiglia: pellegrini alla Sindone

Davanti alla Sindone l'unico discorso possibile è il silenzio. Che è la lingua del cuore, l'alfabeto dell'amore vero, quello che non si nutre di frasi fatte o paroloni ma cresce nel dono, si nutre di testimonianza. Perché l'uomo dei dolori è uno specchio che riflette quel che siamo, che ci legge dentro alla luce del Vangelo. 
Per questo "andare a vedere " la Sindone non è un pellegrinaggio come gli altri ma innanzitutto un viaggio dentro noi stessi, in fondo e ancora più giù, fino alle ferite che non riusciamo a curare, al peccato che non ammettiamo neppure con noi stessi, alle lacrime che non arrivano agli occhi. ...

  In silenzio davanti alla Sindone

È possibile prenotare la propria visita alla Sindone a partire da questa pagina. 
La visita e la prenotazione sono completamente gratuite.
Per procedere alla prenotazione e per maggiori informazioni : 

  sito ufficiale Santa Sindone

Descrizione della Sindone

  video


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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JESUS, aprile 2015 La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI



JESUS, aprile 2015


La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI



Si sta preparando la seconda tappa sinodale sul tema della famiglia, un tema che ha acceso gli animi, un tema bruciante sul quale – lo abbiamo osservato con tristezza –porzioni di chiesa si accusano reciprocamente senza che vi sia la volontà di ascoltare l’altro, le sue ricerche, le sue esperienze e le “ragioni cristiane” che lo motivano a una lettura della famiglia diversa da un’altra.

È fisiologico che ci siano stati e ci siano ancora conflitti, nel sinodo come nella vita della chiesa, perché l’unanimità non è data ma va perseguita con fatica e carità, e soprattutto non sarà mai piena né perfetta. Ci dimentichiamo che espressioni sovente utilizzate sono inadeguate e presuntuose: “la comunione piena”, “l’unità perfetta”, “la vita irreprensibile” e simili, possono alludere solo a realtà che saranno tali solo nel regno di Dio, al di là della morte, quando il Signore porterà lui a termine la sua opera in noi (cf. Fil 1,6) e ci farà santi, figli nel Figlio suo, nello spazio della vita divina.

Ma altra cosa sono i conflitti, le opposizioni, che il Nuovo Testamento non ha paura di far emergere negli scritti apostolici, altra cosa sono le delegittimazioni, le esclusioni, le condanne dell’altro solo perché non condivide la nostra posizione. Nella chiesa, anzi nelle chiese, sono molti, e sono presenze efficaci, quelli che invocano la tradizione come se in essa ci fosse stato sempre lo stesso sentire, che dimenticano le opposizioni tra san Basilio e il vescovo di Roma, tra san Girolamo e sant’Agostino… Per costoro l’adesione a una tradizione, da essi immaginata, richiede il rifiuto di tutto ciò che può venire dal tempo presente, tempo in cui lo Spirito parla ancora alle chiese (cf. Ap 2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Non si rendono conto di aderire – e di pretendere che gli altri aderiscano servilmente – a espressioni di fede fossilizzate, a riti che sono il frutto di un mutamento rispetto a un’epoca precedente, di atteggiamenti pastorali che erano anche debitori dell’ideologia dominante.

Papa Francesco, con atteggiamento pastorale autentico, ha compreso che c’è bisogno di conversione; proprio come papa Giovanni all’inizio del suo pontificato e come solennemente dichiarò all’apertura del concilio, l’11 ottobre 1962. Occorre una conversione per essere strumenti docili del Vangelo, per andare a incontrare gli uomini e le donne là dove sono, nella miseria e nella fatica, nel peccato e nell’emarginazione, nella salute e nella vita buona. Il Vangelo è bella notizia per tutti, non è riservato ad alcuni, e ogni uomo ha il diritto di ascoltarlo e, soprattutto, di vederlo vissuto da chi al Vangelo ha aderito. Occorre dunque uno sguardo capace di makrothymía, di vedere e sentire in grande, per leggere l’uomo, le sue storie personali, di amore e di fatica, con l’occhio di Dio, in particolare con la sua misericordia e compassione.
...
Sì, purtroppo si usano due pesi e due misure, mentre dovrebbe sempre regnare la misericordia per tutti. È triste però che di questo nessuno parli.

  Bisaccia del mendicante Aprile 2015



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Sud Africa, uccisa suora missionaria
La suora uccisa era originaria di Kirchberg an der Pielach, nella diocesi austriaca di St. Pölten. Il direttore dell'ufficio missionario della diocesi, padre Benno Maier, che la conosceva personalmente, la descrive come una persona "aperta, solare e affabile". Con la sua presenza, dice, aveva "insegnato e mostrato la bontà e la gentilezza di Dio". Per il 2 maggio è stata organizzata una liturgia funebre in sua memoria.

   Sud Africa, uccisa suora missionaria


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"L'Isis colpirà Roma e il Vaticano"




 FRANCESCO
 


    Angelus/Regina Cæli - Regina Coeli, 19 aprile 2015

    Udienza Generale - del 22 aprile 2015: La Famiglia - 10. Maschio e Femmina (II)


   Discorso - Ai Membri della "Papal Foundation" (17 aprile 2015)

   Discorso - Ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (18 aprile 2015)

   Discorso - Ai Membri dell'Associazione Cattolica Internazionale al servizio della Giovane ACISJF (18 aprile 2015)

   Discorso - A S.E. il Signor Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (18 aprile 2015)

   Discorso - Alla Delegazione della "Conference of European Rabbis (20 aprile 2015)

   Discorso - Agli Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Gabon, in Visita "ad Limina Apostolorum" (20 aprile 2015)


  
Lettera - Al Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma per la scomparsa del Rabbino Prof. Elio Toaff (20 aprile 2015)



   Misericordiae Vultus - Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia (11 aprile 2015)



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21/04/2015:

  Bisogna custodire la terra...


23/04/2015:

  Nei sacramenti troviamo la forza...



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Papa Francesco supera i 20 milioni di follower sul suo account Twitter @Pontifex in nove lingue, inaugurato da Benedetto XVI nel dicembre 2012. La lingua più seguita è quella spagnola con 8 milioni e 536mila follower. Seguono l’inglese con 5 milioni e 875mila, l’italiano con 2 milioni e 684 mila, il portoghese (1 milione e 352mila), il polacco (407mila), il francese (364mila), il latino (340mila), il tedesco (257mila) e l’arabo (196mila). (Da Radio Vaticana)

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)


Regina Coeli del 19 aprile 2015 - Testo e video



 19 aprile 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nelle Letture bibliche della liturgia di oggi risuona per due volte la parola “testimoni”. La prima volta è sulle labbra di Pietro: egli, dopo la guarigione del paralitico presso la porta del tempio di Gerusalemme, esclama: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni» (At 3,15). La seconda volta è sulle labbra di Gesù risorto: Egli, la sera di Pasqua, apre la mente dei discepoli al mistero della sua morte e risurrezione e dice loro: «Di questo voi siete testimoni» (Lc 24,48). Gli Apostoli, che videro con i propri occhi il Cristo risorto, non potevano tacere la loro straordinaria esperienza. Egli si era mostrato ad essi affinché la verità della sua risurrezione giungesse a tutti mediante la loro testimonianza. E la Chiesa ha il compito di prolungare nel tempo questa missione; ogni battezzato è chiamato a testimoniare, con le parole e con la vita, che Gesù è risorto, che Gesù è vivo e presente in mezzo a noi. Tutti noi siamo chiamati a dare testimonianza che Gesù è vivo.

Possiamo domandarci: ma chi è il testimone? Il testimone è uno che ha visto, che ricorda e racconta. Vedere, ricordare e raccontare sono i tre verbi che ne descrivono l’identità e la missione.
...

Maria nostra Madre ci sostenga con la sua intercessione, affinché possiamo diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni pasquali della gioia e della pace.

Dopo il Regina Coeli:

Cari fratelli e sorelle,

stanno giungendo in queste ore notizie relative ad una nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto la scorsa notte a circa 60 miglia dalla costa libica e si teme vi siano centinaia di vittime. Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo e la mia preghiera. Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore. Cercavano la felicità... Vi invito a pregare in silenzio, prima, e poi tutti insieme per questi fratelli e sorelle.

Ave Maria…

Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, venuti dall’Italia e da tante parti del mondo...

Oggi inizia a Torino la solenne ostensione della sacra Sindone. Anch’io, a Dio piacendo, mi recherò a venerarla il prossimo 21 giugno. Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti.

Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Auguro a tutti una buona domenica e un buon pranzo.

  testo integrale

  video


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Papa Francesco UDIENZA GENERALE 22 aprile 2015 - Foto, testo e video



 22 aprile 2015 

Il Papa oggi è arrivato alle 9.40 circa in piazza san Pietro, dove l’attendevano circa 25mila fedeli in una Roma baciata da un tiepido sole primaverile. Sullo sfondo, una coreografia di bandiere e palloncini variopinti, ma anche cartelli e striscioni, tra cui uno sventolato da una ragazza con la scritta “We love you”, dove il “love” era sostituito da un cuore rosso. Come di consueto, Francesco ha baciato e accarezzato i bambini, ha fatto più volte con la folla lo “scambio dello zucchetto” ed anche bevuto il mate che gli veniva offerto. 

Arrivato in prossimità del Braccio di Carlo Magno, il Papa ha fatto fermare la jeep per soffermarsi a salutare una vecchina con i capelli bianchi in carrozzella. Mano nella mano, occhi negli occhi, i due hanno chiacchierato per qualche minuto, con il Papa che accompagnava le sue parole con il sorriso e con ampi cenni della mano. La destinataria di tanta attenzione ha ricambiato il sorriso, commossa e grata ma anche molto a suo agio.

  video

Dopo aver trattato mercoledì scorso il tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio, durante l’Udienza Generale di stamattina, papa Francesco si è soffermato sulla reciprocità e complementarietà tra i due sessi, che non va affatto intesa come una subordinazione o superiorità di uno dei due sull’altro.

La Famiglia - 11. Maschio e Femmina (II)

Cari fratelli e sorelle,

nella precedente catechesi sulla famiglia, mi sono soffermato sul primo racconto della creazione dell’essere umano, nel primo capitolo della Genesi, dove sta scritto: «Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (1,27).

Oggi vorrei completare la riflessione con il secondo racconto, che troviamo nel secondo capitolo. Qui leggiamo che il Signore, dopo aver creato il cielo e la terra, «plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (2,7). E’ il culmine della creazione. Ma manca qualcosa: poi Dio pone l’uomo in un bellissimo giardino perché lo coltivi e lo custodisca (cfr 2,15).
...

La custodia di questa alleanza dell’uomo e della donna, anche se peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti, è dunque per noi credenti una vocazione impegnativa e appassionante, nella condizione odierna. Lo stesso racconto della creazione e del peccato, nel suo finale, ce ne consegna un’icona bellissima: «Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì» (Gen 3,21). E’ un’immagine di tenerezza verso quella coppia peccatrice che ci lascia a bocca aperta: la tenerezza di Dio per l’uomo e per la donna! E’ un’immagine di custodia paterna della coppia umana. Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro.

  video della catechesi

Saluti:

...

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. 
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Oggi si celebra la Giornata della Terra. Esorto tutti a vedere il mondo con gli occhi di Dio Creatore: la terra è l’ambiente da custodire e il giardino da coltivare. La relazione degli uomini con la natura non sia guidata dall’avidità, dal manipolare e dallo sfruttare, ma conservi l’armonia divina tra le creature e il creato nella logica del rispetto e della cura, per metterla a servizio dei fratelli, anche delle generazioni future.

Un particolare pensiero porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Imparate dalla Vergine Maria a vivere questo Tempo Pasquale, concedendo spazio all’ascolto della Parola di Dio e alla pratica della carità, vivendo con gioia l’appartenenza alla Chiesa, la famiglia dei discepoli del Cristo Risorto.

 
testo integrale

  video integrale



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«La grazia dello stupore dell’incontro» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
20 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
La mondanità ci rende tiepidi e cristiani per interesse

Il cristiano deve guardarsi dalla «tentazione» di passare dallo «stupore religioso dell’incontro con il Signore» al calcolo per approfittarne a fini di potere, cedendo così allo spirito di mondanità. È la raccomandazione di Papa Francesco durante la messa celebrata lunedì 20 aprile nella cappella della Casa Santa Marta.

La sua riflessione ha preso spunto dai testi proposti dalla liturgia. In particolare il passo evangelico di Giovanni (6, 22-29) che racconta come la folla, per interesse materiale, cercasse Gesù dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il Vangelo, ha ricordato il Papa, «dice che, dopo il digiuno e le tentazioni nel deserto, Gesù era pieno della forza dello Spirito e incominciò a predicare». Così «si recò a Nazaret, dov’era cresciuto». E «lì annuncia la sua missione con quel brano del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha consacrato con l’unzione per portare ai poveri il lieto annuncio, ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, agli oppressi la libertà, e annunciare l’anno di grazia del Signore”».

Proprio «questo — ha affermato Francesco — era il suo programma, questa era la sua missione». Gesù conclude il suo discorso dicendo: «Oggi è stata compiuta questa scrittura». Dunque inizia la sua missione con l’annuncio. Poi «incomincia a fare i miracoli, i segni, le guarigioni: queste guarigioni che la gente guardava» e così «credeva in lui e portava gli ammalati». Ma «Gesù faceva questo perché era la sua missione». Quindi ecco «un altro passo, le catechesi di Gesù: insegnava al popolo con le beatitudini, tante parabole».

Dunque, ha fatto notare il Papa, «vediamo tre passi: l’annuncio della sua missione, il suo lavoro di portare la salute, il bene, la guarigione, e le catechesi». E «la gente lo seguiva e diceva: “Mai abbiamo sentito un uomo che parlasse così”». In pratica riconoscevano che parlava «come uno che ha autorità, quella forza dello Spirito che aveva Gesù».
...

Dunque, ha messo in guardia il Papa, «quella unzione di portare ai poveri il lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, la libertà agli oppressi e annunciare un anno di grazia, come diviene scura si perde e si trasforma in qualcosa di potere». E anche «il giorno dell’Ascensione succede lo stesso», quando gli apostoli domandano: «È questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?». Insomma, ha spiegato il Pontefice, «sempre c’è stata questa tentazione di passare da quello stupore religioso — quella è la parola — che Gesù ci dà nell’incontro con noi, ad approfittarne».

Del resto, «questa è stata anche la proposta del diavolo a Gesù nelle tentazioni: una sul pane, proprio; l’altra sullo spettacolo». E cioè: «Ma facciamo un bello spettacolo, così tutta la gente crederà in te!». E poi la terza tentazione, «l’apostasia: cioè, l’adorazione degli idoli». E «questa è una tentazione quotidiana dei cristiani, nostra, di tutti noi che siamo la Chiesa: la tentazione non del potere, della potenza dello Spirito, ma la tentazione del potere mondano». Così «si cade in quel tepore religioso al quale ti porta la mondanità, quel tepore che finisce quando cresce, cresce, cresce, in quell’atteggiamento che Gesù chiama ipocrisia». Tanto da dire ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, dei dottori della legge». Dunque «lievito, pane: guardatevi da quello, che è l’ipocrisia».
...
Prima di proseguire la celebrazione, «con lui presente sull’altare», Francesco ha chiesto al Signore nella preghiera «che ci dia questa grazia dello stupore dell’incontro e anche ci aiuti a non cadere nello spirito di mondanità, cioè quello spirito che dietro o sotto una vernice di cristianesimo ci porterà a vivere come pagani».

  Messa a Santa Marta - Dallo stupore al potere

  video


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«In questi giorni, quanti Stefani ci sono nel mondo! Oggi la Chiesa è Chiesa di martiri» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)


S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
21 aprile 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.

Papa Francesco:
la Chiesa di oggi è la Chiesa dei martiri

“La nostra Chiesa è Chiesa dei martiri”. Nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, soffermandosi sulla lapidazione di Santo Stefano, Papa Francesco ricorda con parole commosse quanti oggi sono perseguitati e uccisi perché cristiani. E sottolinea che ci sono anche “martiri nascosti” che cercano strade nuove per aiutare i fratelli e per questo vengono perseguitati dai “Sinedri moderni”. 

La Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, mostra il giudizio del Sinedrio contro Stefano e la sua lapidazione. Da questa scena drammatica si sviluppa l’omelia di Francesco che, nel cuore, porta i volti e le storie di tanti che anche oggi, come il primo martire della Chiesa, sono perseguitati e uccisi solo perché fedeli a Gesù. I martiri, osserva il Papa, non hanno bisogno di “altri pani”, il loro unico pane è Gesù. E sottolinea che Stefano “non aveva bisogno di andare al negoziato, ai compromessi”.

La Parola di Dio dà fastidio ai cuori duri
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“La Parola di Dio sempre dispiace a certi cuori. La Parola di Dio dà fastidio, quando tu hai il cuore duro, quando tu hai il cuore pagano, perché la Parola di Dio ti interpella ad andare avanti, cercando e sfamandoti con quel pane del quale parlava Gesù. Nella Storia della Rivelazione, tanti martiri sono stati uccisi per fedeltà alla Parola di Dio, alla Verità di Dio”.

Quanti Stefani nel mondo, perseguitati perché cristiani
Il martirio di Stefano, prosegue, è simile a quello di Gesù: muore “con quella magnanimità cristiana del perdono, della preghiera per i nemici”. Questi che perseguitavano i profeti, come anche Stefano, evidenzia così Francesco, “credevano di dare gloria a Dio, credevano che con questo erano fedeli alla Dottrina di Dio”. Oggi, riprende, “vorrei ricordare che la Storia della Chiesa, la vera Storia della Chiesa, è la Storia dei Santi e dei martiri: perseguitati i martiri, tanti uccisi, da quelli che credevano di dare gloria a Dio, da quelli che credevano di avere ‘la verità’. Cuore corrotto, ma ‘la verità’”.

In questi giorni, quanti Stefani ci sono nel mondo! Pensiamo ai nostri fratelli sgozzati sulla spiaggia della Libia; pensiamo a quel ragazzino bruciato vivo dai compagni perché cristiano; pensiamo a quei migranti che in alto mare sono buttati in mare dagli altri, perché cristiani; pensiamo – l’altro ieri – a quegli etiopi, assassinati perché cristiani … e tanti altri. E tanti altri che noi non sappiamo, che soffrono nelle carceri, perché cristiani … Oggi la Chiesa è Chiesa di martiri: loro soffrono, loro danno la vita e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”.

La nostra Chiesa è Chiesa di martiri
...
“E anche tanti martiri nascosti che per essere fedeli nella loro famiglia soffrono tanto per fedeltà. La nostra Chiesa è Chiesa di martiri. E adesso, nella nostra celebrazione verrà da noi il primo martire, il primo che ha dato testimonianza e più: e salvezza, a tutti noi. Uniamoci a Gesù nell’Eucaristia, e uniamoci a tanti fratelli e sorelle che soffrono il martirio della persecuzione, della calunnia e dell’uccisione per essere fedeli all’unico pane che sazia, cioè a Gesù”.

Leggi tutto: Il Papa:

  Il Papa: la nostra è la Chiesa dei martiri, uniamoci ai fratelli perseguitati
 
  video


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