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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Torniamo a sperare come primavera torna ogni anno a fiorire.
(David Maria Turoldo)
Buon Anno!!!
CAPODANNO
Giornata Mondiale della Pace |
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BUON ANNO!
Torniamo a sperare...
Auguri di Capodanno...
All'inizio dell'anno è bello...
E' proprio nel segno di una benedizione...
Cominciamo in quest'anno...
Padre
Giulio Albanese: «...nel mondo cattolico personaggi come don Milani,
don Tonino Bello dicevano... "Si vis pacem para pacem", se vuoi la pace
prepara la pace, in fondo questa è la filosofia del pensiero di Papa
Francesco...
video
Marcia della Pace - Molfetta, 31 dicembre 2015
Don Luigi Ciotti: "La pace è sinonimo di diritti, di dignità, di
uguaglianza, di libertà e noi dobbiamo impegnare la nostra libertà per
liberare chi libero non è! ... I giovani devono riempire la vita, di
senso, di significato, devono vivere, non lasciarsi vivere e travolgere
da altre cose che ci impoveriscono tutti"
Servizio TGR del 01.01.2106
video
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Il
primo nemico della pace è l’indifferenza degli uomini per i propri
simili, generata dal rifiuto di Dio. Il Messaggio di Papa Francesco per
la Giornata Mondiale della pace, inizia proprio dall’invito ad
impegnarsi con fiducia per costruire la pace, perché se è vero che
quest’ultima è un dono di Dio è altrettanto vero che la sua
realizzazione è affidata agli uomini e alle donne di buona volontà.
Il
2015 si conclude con un bilancio doloroso per la pace. Terrorismo e
conflitti sembrano confermare la teoria della “terza guerra mondiale a
pezzi”. Eppure, i motivi di speranza ci sono e Papa Francesco li
individua proprio in alcuni recenti eventi internazionali, come
l’accordo di Parigi sul clima o l’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo
sostenibile. Sono situazioni che spingono a credere nella capacità
dell’umanità di agire insieme in spirito di solidarietà. Un
atteggiamento nota il Papa che si sposa con quello della Chiesa degli
ultimi 50 anni, orientata al dialogo, alla solidarietà e alla
misericordia.
...
Giornata della Pace. Francesco: no a globalizzazione indifferenza
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
XLIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2016
Vinci l’indifferenza e conquista la pace
1.
Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non
l’abbandona! All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo
mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di
pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni
donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi
di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo,
infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e
fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia
e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli
uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte
le donne, che sono chiamati a realizzarlo.
Vinci l’indifferenza e conquista la pace
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Speriamo di poter avere il coraggio di essere soli e l'ardimento di stare insieme, perché ...
Speriamo di poter essere disubbidienti, ogni qualvolta ...
Speriamo di poter meritare che ci chiamino pazzi, come ...
Speriamo di poter essere così cocciuti da continuare a credere, contro ogni evidenza, che vale la pena di ...
Speriamo di poter essere capaci di continuare a camminare per i cammini del vento, nonostante ...
Speriamo di poter mantenere viva la certezza che è possibile essere compatrioti e contemporanei di tutti coloro che ...
Siano
un augurio per tutti in questo nuovo anno appena iniziato queste
parole, pronunciate come ringraziamento nel ricevere il premio Stig
Dagerman, in Svezia, il 12 settembre 2010, da Eduardo Galeano
(giornalista, scrittore, saggista uruguaiano, considerato una delle
personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana).
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IL CUORE GRIDA PACE
Venerdì 1 gennaio 2016
Maria Madre di Dio
Giornata della pace
Fratelli,
quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la
Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E
che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo
Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più
schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
(Dalla lettera di San paolo ai Galati 4,4-7)
Non voglio la pace!
Quando ...
Quando ...
Quando ...
Quando ...
Non voglio la pace se significa che ...
Gesù è venuto nella storia degli uomini per svegliare in loro l’amore per i fratelli.
Non è venuto per portarci una tranquilla pace, ma ...
Lo Spirito Santo urla nel cuore dell’uomo, di ogni uomo.
Grida
al cuore che è figlio amato da Dio e che è chiamato a vivere in armonia
con il cielo e con la terra e con tutti coloro che vivono in terra.
E
se qualcuno non sente questo grido di Dio, allora spetta a me dare un
aiuto a sentirlo, cercando di far tacere i rumori di armi e violenze,
in modo che tutti alla fine possano dire “Dio è Padre” e “tu sei mio
fratello”, in un unico grido che in una sola parola è “PACE!”
Giovanni don
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...
In questa prospettiva, il Capodanno potrebbe essere un’occasione per
fermarsi, fare il punto sul nostro cammino e ripartire con un pizzico
di coscienza in più. Per ristabilire, insomma, il rapporto con se
stessi. Questo non impedirebbe di brindare all’anno nuovo. Ma la novità
da festeggiare, allora, sarebbe dentro e non fuori di noi.
Giuseppe Savagnone: Capodanno
Circa tremila persone, giunte
da diverse parti della Penisola, hanno scelto di vivere a Molfetta
l’ultimo giorno dell’anno all’insegna dell’incontro, della riflessione,
della rinuncia, sollecitati dal messaggio di Papa Francesco per la 49ª
Giornata mondiale per la pace “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”
Luigi Sparapano: La 48ª Marcia nazionale per la pace rilancia l’impegno a vincere l’indifferenza
Natale è nascita del Bambino Gesù.
Quando parliamo di “bambino”, parliamo di una vita nuova che prende
inizio. Anche quella di Gesù è vita che ha una storia, una storia di
amore: quella di Dio. Questo bimbo è voluto da Dio per amore; è frutto
di amore; è amore di Dio per la nostra storia di uomini e donne, per la
gioia della nostra vita, perché è venuto per servire la nostra gioia.
Gesù è venuto per noi!
PAX CHRISTI: Dopo la marcia a Molfetta: interviste,video, foto………..
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
LA PERDITA DELLA SPERANZA
di Marek Halter
Questo
è il paradosso dell'ondata migratoria verso il Vecchio continente, che
si può capire soltanto guardando da che cosa fugge tutta questa gente.
È vero, ci sono state altre grandi migrazioni in Europa, e la violenza
che ci affligge oggi non è più spaventosa di quella che conobbero i
miei genitori o i miei nonni, così come la nostra crisi economica non è
più profonda di quella che funestò l'Occidente negli anni Trenta. Ma
c'è una grande novità rispetto al passato: l'assenza di speranza. Se
oggi nel nostro mondo ci fosse più speranza, sono certo che la gente
scenderebbe nelle piazze per aiutare i profughi, e che sarebbe pronta a
fare un nuovo "maggio ‘68" pur di salvarli.
È
piuttosto il contrario che avviene. Basta pensare a Schengen, che ci
aveva reso così felici di aver costruito un Continente senza frontiere.
Ma che cosa fanno i leader europei? Alla prima crisi chiudono i confini
rimettendo in questione gli accordi firmati solo pochi anni fa. E che
dire della Svezia, Paese storicamente democratico. Nessuno, infatti, ha
dimenticato che durante la Seconda guerra mondiale, quando era una
nazione neutrale, accolse quegli ebrei danesi che rischiavano di essere
deportati nei lager nazisti e che arrivano a bordo di pescherecci
stretti come sardine. Ricordiamo anche che Stoccolma inviò una sua
delegazione in Ungheria nel tentativo di salvare altri ebrei che
Eichmann stava inviando ad Auschwitz.
C'è
da chiedersi perché gli svedesi di oggi sono meno solidali degli
svedesi di ieri, adesso che non hanno più l'esercito del Reich alle
loro frontiere e che vivono tutti nel benessere. Di che cosa hanno
paura? Temono forse che i migranti mangino il loro pane, che sposino le
loro donne, che rubino loro il lavoro? È questa forma di egoismo che mi
preoccupa, perché dietro di esso si nasconde la paura di qualcosa
d'indefinito.
...
Ho
appena sentito sulla Bbc di un villaggio siriano assediato da mesi
dalle truppe del regime di Damasco, non lontano dal confine libanese,
la cui popolazione per non morire di fame si nutre di fili d'erba. Per
salvare quei poveretti basterebbe aggrapparsi alla morale che abbiamo
elaborato attraverso la nostra storia, dai filosofi greci alla Bibbia
fino ad arrivare all'Islam, e che è sempre valida. La riassume una sura
del Corano che si ritrova anche nel Talmud e che dice che salvare una
vita umana equivale a salvare tutta l'umanità. E che uccidere un uomo è
come uccidere l'intera umanità.
(fonte testo: La Repubblica - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)
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Che cosa hanno in comune Albert
Einsten, Hannah Arendt, Sigmund Freud, Steve Jobs, ma anche Lady Gaga,
Madonna, Freddie Mercury, Mika, Giuseppe Ungaretti, Miriam Makeba,
Isabel Allende?...
Tonio Dell'Olio: Famosi e migranti
La
situazione attuale che vede migliaia di persone coinvolte in un
fenomeno migratorio di assai vaste proporzioni richiama alla mente
l’arrivo dentro i confini dell’Europa romana di popolazioni diverse che
ne avrebbero mutato il disegno e il destino. In quel caso il fenomeno
si connotò come una vera e propria conquista militare oltre che
politica e sociale, oggi si tratta di uno spostamento pacifico,
soggetto a mille difficoltà e a rischi di viaggio, che per i nostri
standard di vita e di mobilità risultano impensabili. Da una parte
genti bellicose, dall’altra popoli mossi più dal bisogno e dalla
necessità di sopravvivere che dalla volontà di dominio. Eppure questi
due momenti storici sono accomunabili nel fatto che entrambi
costringono i contemporanei di oggi come quelli di allora a
confrontarsi con l’altro, con chi non ha una comune storia e
tradizione, con chi ha religioni e culture diverse da quelle solite e
collaudate.
Lucio Coco: Nella lezione dei padri della Chiesa - La sfida delle migrazioni
Sono circa 1 milione e 700mila
le persone di religione musulmana (compresi gli irregolari, i minori e
i neonati), meno di un terzo del totale degli oltre 5 milioni di
stranieri in Italia. Una componente ritenuta importante ma certo non
predominante. Alcuni osservatori pensano che nel 2030 potrebbero
diventare circa il 5% della popolazione italiana. Gli scenari futuri
ipotizzati dal Pew Research center (Usa) prevedono nel 2050
un aumento dell'incidenza nell'Ue non superiore al 10%, escludendo la
paventata islamizzazione dell'Occidente
Patrizia Caiffa: Una radiografia dei musulmani in Italia per scoprire che… non saremo islamizzati
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L’aggressione di Colonia tocca
un ganglio vitale del nostro vivere insieme: la dignità e la libertà
che l’Occidente riconosce, dopo secoli di travagli e di lotte, alle
donne. Qualcosa che per noi ormai è pressoché scontato. Tanto che a
Colonia l’altra notte la stessa polizia ha tardato, interdetta, a
capire che cosa davvero stesse succedendo, e a intervenire. Non avevano
mai visto una cosa simile. Erano preparati, in giorni come questi, a un
attacco, ma non questo. Eppure, se ci pensate, anche questo è un
attacco a noi, alla nostra cultura e libertà: che dobbiamo difendere
senza isterie ma con assoluta fermezza. Perché nessuno può pensare che
sia possibile vivere e lavorare in Europa e passare sopra al rispetto
della intangibile dignità di ogni uomo e di ogni donna. Questa misura
che abbiamo conquistato, e che in molti modi viene oggi insidiata, non
si può proprio perdere.
Marina Corradi: Colonia: la misura che non si può perdere
... È un momento
delicato, in cui l'opinione pubblica deve uscire dalle emozioni, dalle
rabbie per cercare di capire davvero quale sia la strada migliore per
il futuro. Le donne, anzi i diritti delle donne, devono essere una
delle pietre miliari di questa chiarezza. In maniera uguale e contraria
al modo come questi diritti negati vengono usati come un atto di
aggressione nei nostri confronti. Non voglio pensare che mia figlia, le
nostre figlie, vivranno in un mondo in cui abbiamo perso i diritti che
avevamo conquistato per loro....
Lucia Annunziata: Sul corpo delle donne no pasaran
... Ciò che è successo a Colonia richiede che la libertà e la dignità delle donne sia messa al centro non
solo di grandi dichiarazioni di principio, o usata per la contrapposizione noi-loro, ma delle pratiche
quotidiane, di una pedagogia formale ma anche diffusa, a partire da una seria autocritica sulle
troppe sottovalutazioni messe in atto quando in gioco è la libertà delle donne, la loro volontà di
abitare lo spazio pubblico e di non sottomettersi in quello privato.
Chiara Saraceno: La libertà delle donne (pdf)
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C'è un frammento di Logos...
BUON ANNO!
Torniamo a sperare...
Auguri di Capodanno...
All'inizio dell'anno è bello...
E' proprio nel segno di una benedizione...
L'uomo che si mette a servizio...
Cominciamo in quest'anno...
Nessuno potrà dire...
Chi non sa perdonare...
Questa è la vocazione e la gioia di ogni battezzato...
Tu sei la mia luce...
Io ti cercavo fuori di me...
La pace è l'unico brano che la Chiesa...
Seguire Gesù da vicino...
O Signore, non ho, come i Magi...
I pastori e i Magi...
Gesù sceglie LORO e noi?
Mi spiace ma quest'anno... (vignetta)
Cosa vuol dire convertirsi...
I Magi rappresentano...
Confido in voi...
Di fronte alla sofferenza...
L'amore di Dio è eterno...
L'amore mi trasforma...
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Anche noi, in cammino con la luce donata dal Dio della Pace, siamo un regalo gli uni per gli altri. Don Nandino Capovilla
ECCO I VOLTI E LE LINGUE DEI POPOLI protagonisti stamattina alla Cita,
dal Farsi al Castigliano, dal senegalese al Lanso. Tutte le lingue di
tutti risuonano nello stesso quartiere della convivialità delle
differenze!
SETTE LINGUE NON BASTANO per L’EPIFANIA DEI POPOLI! Altro che tre statuine
di improbabili magi nel presepio… Alla Cita sono i volti e le lingue
delle genti che stanno attraversando ora confini presidiati da egoismi
nazionali, ad annunciare che Dio non abita più la Gerusalemme del
potere (con l’Erode di turno) ma le frontiere di ogni latitudine. Così
Naser canta: هدیه برای یک دیگر e Walburga incalza in Lamso: “Verhsen
looh wuna raang!”. Che bellezza di convivialità delle differenza
esplode all’Epifania! Forse potrete intuirlo da come lo ha detto Nestor
stamattina in castigliano: “Tambien nosotros, en camino guiado par la
luz de nuestro Dios de la paz, somos un regalo todos para todos!” Anche
noi, in cammino con la luce donata dal Dio della Pace, siamo un regalo
gli uni per gli altri.
video
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TERESA D'AVILA,
DONNA IN CAMMINO
HOREB n. 72 - 3/2015
TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI
EDITORIALE
Spesso
si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un
cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci
accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che
sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo
sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi
presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella
storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di
Dio.
Fra
questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui
quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015).
Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura
come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche,
però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera
le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo
della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza
superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e
amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa,
le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma
soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere,
comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di
coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore
libertà, e una grande generosità.
Ci
dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la
contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo,
ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e
per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con
una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne
non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano
relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di
Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta
promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola,
col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e
a seguire la via tracciata dal Signore Gesù.
È
in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila,
esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per
l’uomo di oggi.
....
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Gv 1,1-18
"Dio nessuno l'ha mai visto!", non abbiamo infatti di Dio immagine alcuna e nemmeno possiamo farcene una (cfr.Es 20,4). "Solo l'unigenito Dio, che è nel grembo del Padre, Lui ne ha fatto l'esegesi",
ce ne ha fatto la spiegazione attraverso la sua Parola e le sue opere e
per mezzo della la sua vita e della sua morte possiamo conoscere la
vera essenza del Padre. Il prologo di Giovanni è come l'ouverture di
una sinfonia, la sintesi di tutto il suo Vangelo, un cantico al Logos/Parola, origine di tutte le cose, vita e luce per il cammino dell'uomo. La Gloria di Dio, prima inaccessibile "si è manifestata, e noi l'abbiamo veduta >>(1Gv 1,2),
ha piantato la sua tenda in mezzo a noi, ha assunto la nostra carne, il
nostro limite, la nostra fragilità, ed ha un volto ed un nome: Gesù di
Nazareth. All'apostolo Filippo che gli chiede di mostrargli il Padre,
Gesù dirà che "chi ha visto me ha visto il Padre !"( 14,9). Per
l'autore del quarto Vangelo non è Gesù che è uguale a Dio, ma è Dio che
è uguale a Gesù. Il credente perciò è invitato a lasciare da parte ogni
immagine di Dio che non trovi riscontro nella persona di Gesù.
...
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Insegnami, Signore, a dire grazie
Jean-Pierre Dubois-Dumée
Grazie per il pane, il vento, la terra e l'acqua.
Grazie per la musica e per il silenzio.
Grazie per il miracolo di ogni nuovo giorno.
Grazie per i gesti e le parole di tenerezza.
Grazie per le risate e per i sorrisi.
Grazie per tutto ciò che mi aiuta a vivere,
nonostante le sofferenze e lo sconforto.
Grazie a tutti quelli che amo e che mi amano.
...
Con i miei fratelli io proclamo la tua lode per la nostra vita
che è nelle tue mani e per le nostre anime che ti sono affidate.
Per i favori di cui tu ci inondi e che non sempre sappiamo riconoscere.
Dio buono e misericordioso, che il tuo nome sia benedetto, sempre.
Insegnami, Signore, a dire grazie Grazie per il pane, il vento, la terra e l'acqua.
VIDEO
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A Natale c'è posto per tutti
EPIFANIA del Signore
Mt 2,1-12
La
tradizione del presepe napoletano è conosciuta in tutto il mondo. In
una zona ben specifica del centro storico di Napoli, via San Gregorio
Armeno, ci sono un infinità di piccole e piccolissime botteghe
artigianali che producono ogni anno le statuette che vanno poi ad
arricchire i presepi della città partenopea e di tutto il mondo.
Accanto
ai personaggi principali, la sacra famiglia, pastori e angeli, si
trovano esposte di volta in volta nuove statuine con personaggi
diversissimi, legati alla storia e all’attualità. E’ proprio questo che
ha reso così famosa questa via di Napoli, perché ogni anno gli artisti
del presepe aggiungono personaggi presi dalla cronaca e dall’attualità,
dai più disparati ambienti di vita: lo sport, la politica, il cinema,
la musica, la religione… Sembra che un indice di popolarità attuale dei
personaggi pubblici passi proprio da queste botteghe del presepe.
E’
davvero singolare e potrebbe sembrare una cosa quasi blasfema accostare
alla Natività di Gesù tanti dei personaggi rappresentati che sembrano
avere non nulla a che fare con il messaggio del presepe.
Eppure dietro questa tradizione popolare si nasconde un messaggio molto evangelico.
Se
ci allontaniamo da questa via di Napoli e andiamo sulle pagine del
racconto evangelico, vediamo che la scelta operata dall’evangelista
Matteo non è meno strana e sorprendente.
...
E’
questa misericordia che dona una gioia profonda agli “indegni” maghi
pagani che si ritrovano faccia a faccia con la bontà universale di Dio.
Sembrava che non c’entrassero nulla con Dio e ora si ritrovano in prima
fila.
Per
questo quando guardo le bizzarre statuine dei laboratori di Napoli, mi
ricordo che Gesù è davvero per tutti, e che il suo messaggio di
misericordia non va smorzato ma amplificato dalla mia condotta
personale che si deve rivestire di misericordia e accoglienza senza
limiti.
Le
statuine napoletane rappresentano solo personaggi famosi, ma attorno al
cuore di Gesù c’è posto anche per chi è sconosciuto e dimenticato, per
chi è lontano e nascosto, per chi è uomo e donna indipendentemente da
cultura, religione, situazione di vita…
Giovanni don
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L’Epifania, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù
6 gennaio 2016
Epifania del Signore
Mt 2,1-12
Commento al Vangelo
di ENZO BIANCHI
Alla
nascita e alla morte di Gesù risuona per lui lo stesso titolo, “Re dei
giudei”. Alla nascita – è il testo che oggi la liturgia ci propone – lo
dicono i magi e lo ripetono gli scribi ed Erode; alla morte lo fa
scrivere Pilato su un cartello (cf. Mc 15,26 e par.; Gv 19,19), lo
usano i soldati per schernirlo (cf. Mc 15,18; Mt 27,29; Gv 19,3), lo
leggono tutti i presenti all’esecuzione barbara della crocifissione
(cf. Gv 19,20). Alla nascita e sotto la croce vi è la stessa
rivelazione: l’umanità è una nella ricerca di Dio e nel ripudio di Dio,
o meglio nel credere al bene con speranza oppure nel non credere al
bene, preferendo la violenza, il male.
Dunque
il vangelo dell’Epifania, della manifestazione dell’identità di Gesù
alle genti, a quelli che non erano ebrei, figli di Israele, è un
vangelo decisivo, che dà alla festa odierna un particolare significato:
Gesù è nato Re dei giudei, ma per tutti, e tutti possono andare a lui.
In questo racconto di Matteo c’è la storia, ma c’è anche una lettura
che l’evangelista fa nella fede. Nasce un bambino in una semplice
famiglia formata da un artigiano, Giuseppe, e dalla sua giovane moglie,
Maria; nasce in una stalla, riparo per il gregge nella campagna di
Betlemme, eppure alcuni uomini da lontano, dall’oriente, o meglio dalla
loro sapienza orientata, nella loro ricerca sono portati a vedere in
questa semplice nascita il compimento del loro cercare, la pienezza
della loro sapienza. Tutti gli umani di ogni tempo e cultura, infatti,
hanno in comune soprattutto la ricerca del bene, anche se poi
contraddicono questo loro desiderio così impegnativo. In ogni essere
umano c’è un anelito al bene, alla vita piena, alla pace, e questo
fuoco che abita gli umani li spinge a cercare, a mettersi in cammino, a
dichiarare per loro insufficiente la terra che abitano, l’orizzonte
consueto. Per questo cammino gli umani cercano e trovano come segnali
ciò che possono: il cielo, la terra, il mare e anche le creature
animate e inanimate con le quali sanno comunicare.
In
quel lungo pellegrinaggio, soprattutto della mente e del cuore, alcuni
sapienti, i magi, hanno guardato alle stelle, alla sabbia del deserto,
alle bestie che cavalcavano, al bagaglio che trasportavano con sé, per
vivere e per fare doni. Per chi scruta l’orizzonte sempre sorge una
stella, sempre – come dice il nostro brano evangelico – c’è un oriente,
un alzarsi, che invita al cammino.
...
Questa
venuta dei magi causa però inquietudine, turbamento da parte dei
rappresentanti del potere politico e di tutta Gerusalemme, perché
quando il potere ne vede sorgere un altro teme e trema, sentendosi
minacciato. Da quell’ora l’inquietudine e il turbamento non cesseranno,
fino al giorno in cui questo Re dei giudei che è nato sarà finito per
sempre, rivestito di un manto di porpora, con una canna come scettro in
mano, con una corona di spine sulla testa, deriso, sbeffeggiato e
infine appeso nudo a un palo, la croce!
...
Quanti
uomini e quante donne, dall’oriente e dall’occidente, dal nord e dal
sud, come questi magi cercano il bene, si sentono viandanti, in
cammino, si esercitano a riconoscere la salvezza come umanizzazione e
lavorano perché l’umano sia sempre più umano. Lo sappiano o meno, sono
persone alle quali ogni bambino che nasce, ogni umano che viene al
mondo appare con la dignità di un re; appare come un fratello o una
sorella che attende da noi il nostro oro (ciò che abbiamo), il nostro
incenso (il profumo sprigionato dalla nostra presenza), la nostra mirra
(ciò che sappiamo sacrificare di noi stessi, spendendo la vita per
l’altro).
L’Epifania
è manifestazione della vera regalità a tutti, cristiani e non
cristiani. Ma ormai ci incamminiamo verso la Pasqua, come ricorda
l’indizione della data di questa festa delle feste, che oggi viene
fatta nelle chiese d’oriente e d’occidente: la Pasqua, quando il Re dei
giudei farà la fine di chiunque osa pensare e mettere in pratica una
regalità come servizio dell’altro e non come potere violento. Ma
l’ultima parola spetta a Dio, al Dio di Gesù!
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Umberto Folena intervista Sergio Paronetto
Papa Francesco & Tonino Bello per una Chiesa di pace
«Amiamo
il mondo e la sua storia. Vogliamogli bene. Prendiamolo sottobraccio.
Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori
della legge se non li abbiamo prima temperati con dosi di tenerezza».
Chi è costui che parla? Papa Francesco oggi, verrebbe da pensare.
Invece è don Tonino Bello quasi 23 anni fa.
È
solo un esempio della straordinaria consonanza di accenti tra Bello e
Bergoglio. E già da qui si capisce che il compito di Sergio Paronetto,
scovare e commentare i punti d’incontro tra i due, non dev’essere stato
troppo difficile. Paronetto, vicepresidente di Pax Christi, nelle
ultime settimane ha pubblicato ben due libri, che partono dal Concilio
per arrivare alle ultime ore: Pace, nuovo umanesimo. Dal Concilio
Vaticano II a papa Francesco (Cittadella, pp. 124, euro 11,90) e Amare
il mondo, creare la pace. Papa Francesco e Tonino Bello (La Meridiana,
pp. 110, euro 14,50).
Paronetto, lei individua tanti punti di contatto tra papa Bergoglio e il vescovo Bello. Il principale?
«Il programma. ...».
La pace non rischia però di restare un’invocazione vuota, una speranza fragile?
«Con tutti i nostri limiti, vogliamo dare alla pace nonviolenta braccia e gambe, mente e cuore, sangue e respiro. ...».
Nei suoi due libri, la pace non sembra un annuncio tra i tanti.
«La pace-shalom, pienezza di vita, è l’unico annuncio cristiano. ...».
A legare Bello e Bergoglio è anche, e soprattutto, san Francesco.
«Nel
1962 don Tonino entrava nell’ordine francescano secolare .... La scelta
di Bergoglio, appena eletto Papa, è analoga: assume il nome stesso di
Francesco, lo stile e il sogno».
Ancor più in profondità, lei afferma che a unire i due è la Parola di Dio. In che senso?
«La Parola "ruminata" quotidianamente. ...».
Lei parla, per entrambi, di un linguaggio «performativo». Che cosa significa?
«È
il comune linguaggio esistenziale, "parabolico", non interessato a
condannare o a "predicare" ma a risvegliare, appassionare, trasformare».
Solo consonanze lessicali o qualcosa di molto più profondo?
«Tra
Bello e Bergoglio c’è un intimo con-sentire, un’interiore sim-patia.
Vivono la pace come realismo profetico, inquietudine creativa, disarmo
globale. Come "rivoluzione della tenerezza" (Bergoglio) e "capacità di
misericordia" (Bello). Io ho scritto appena due piccoli libri.
Abbastanza, però, per rendermi conto che una lettura comparativa
completa richiederebbe anni di lavoro appassionato nel vivo dei
problemi attuali».(fonte: Avvenire)
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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" «Tra fedi diverse, abbiamo una sola certezza: siamo tutti figli di Dio». Lo
dice il Pontefice nel breve testo diffuso ieri in undici lingue
Promossa dall'«Apostolato della preghiera» l'iniziativa sarà ripetuta
da Francesco ogni mese dell' Anno Santo «Molti pensano in modo diverso,
sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In
questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c' è una sola
certezza per noi: siamo tutti figli di Dio». Così dice il Papa in un
videomessaggio diffuso ieri in spagnolo e sottotitolato in dieci
lingue, una breve riflessione sull'importanza del dialogo
interreligioso.
Quest'
anno, infatti, Francesco presenterà ogni mese un' intenzione di
preghiera rivolta alla Chiesa universale e lo farà in un breve filmato
prodotto dall'agenzia di comunicazione argentina "La Machi". Nel primo della serie, il Pontefice, ripreso mentre parla avvolto da una luce morbida seduto a una scrivania, ricorda che «la
maggior parte delle persone sulla terra si dichiara credente. E questo
dovrebbe portare a un dialogo tra le religioni. Non dobbiamo smettere
di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente.
Confido in voi per diffondere la mia petizione di questo mese: perché
il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti
frutti di pace e di giustizia. Confido nella vostra preghiera». A
inframmezzare queste parole sono le immagini di un musulmano, un ebreo,
un sacerdote cattolico, una donna buddista, più altre che ritraggono
Bergoglio con rappresentanti di diverse religioni o confessioni
cristiane. L' iniziativa è promossa dall'Apostolato della preghiera,
che fa capo alla Compagnia di Gesù e ha alle spalle una storia lunga e
gloriosa...
(testo
tratto dall'articolo «Il dialogo tra religioni porti pace e giustizia».
In un video l' invito del Papa alla preghiera di Andrea Galli su
Avvenire)
VIDEO
CREDO NELL'AMORE!!!
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A pochi giorni dall'apertura
del Giubileo della Misericordia quanto citato sopra è uno dei pensieri,
e al tempo stesso un'esortazione, tra quelli più forti e impegnativi
del magistero di Francesco. In poche parole il Pontefice propone e
offre una sintesi molto solida sul rapporto "perdono/chiesa/missione"
nella quale tra l'altro non è di poco conto la continuità con il
magistero dei suoi Predecessori immediati: s. Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI.
Luis Badilla: Per la Chiesa c'è una sola via, senza alternativa: il perdono di ogni uomo in ogni luogo e in ogni tempo
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La Terra è di Dio. Suggestioni per il Giubileo della Misericordia di Giorgio Nebbia*
Il
13 marzo scorso papa Francesco ha annunciato l’indizione di un Giubileo
straordinario per il 2015-2016, un anno “santo” per ricordare al popolo
di Dio l’importanza della misericordia. Un
giubileo, come è noto, è ispirato a principi che il cristianesimo ha
ereditato dall’Antico Testamento. Secondo la narrazione biblica Mosè,
al ritorno dall’esilio dell’Egitto, intorno al 1200 avanti Cristo, fu
ispirato da Dio a stabilire delle leggi per il popolo ebraico che stava
tornando in Palestina; tali leggi sono poi state rielaborate nei tre o
quattro secoli successivi e sono contenute nel libro del Levitico.
In
particolare il capitolo 25 dispone che, nella settimana, un giorno ogni
sette debba essere dedicato al riposo, al “non fare”: è il sabato degli
Ebrei, la domenica dei cristiani, il venerdì dei musulmani. Un anno
ogni 50 doveva poi essere celebrato come anno di totale riposo.
Nell’anno del giubileo, che cominciava con un solenne suono del corno,
in ebraico jobel (da cui giubileo), la terra non doveva essere
coltivata, doveva essere lasciata “riposare” anche lei; una norma che
aveva precisi motivi ecologici perché la terra coltivata a lungo in
maniera intensiva diventa meno fertile e recupera le sostanze nutritive
perdute interrompendo per qualche tempo la coltivazione.
Nell’anno
del giubileo chi si era appropriato della terra altrui doveva
restituirla perché, come Dio ricorda nel versetto 23, “la terra è mia”
e noi siamo ospiti di un bene non nostro. Inoltre dovevano essere
liberati gli schiavi, quelli che per povertà erano stati costretti a
vendere se stessi e la propria famiglia, e i poveri potevano riscattare
le case che avevano dovuto vendere.
Ha senso ricordare queste norme così antiche ai cristiani del ventunesimo secolo?Una
lettura teologica e insieme ecologica del Giubileo è contenuta in una
“lettera pastorale”, intitolata “La Terra è di Dio”, pubblicata alla
vigilia del giubileo del 1975, da Giovanni Franzoni, abate della
basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma e poi ripresa dallo stesso
Franzoni nel libro “Lasciate riposare la terra” alla vigilia del
successivo Giubileo del 2000.
Ha
senso eccome: guardate a che cosa è ridotta “la Terra di Dio”; nel nome
di quello che papa Francesco chiama “il dio denaro” le terre dei
contadini e agricoltori poveri vengono espropriate per dedicarle a
coltivazioni e allevamenti intensivi, da parte di grandi proprietari
terrieri o di multinazionali, con l’effetto di trarre grandi profitti
gettando nella miseria e nella fame le popolazioni locali, di
impoverire la fertilità dei suoli e di aumentare l’inquinamento delle
acque con concimi e pesticidi.
Guardate
le terre devastate dall’assalto per la conquista di minerali o di
combustibili, invase da montagne di scorie quando le miniere e i
giacimenti non producono più e da cimiteri di rifiuti quando le
fabbriche vengono abbandonate. Guardate come i terreni sono asfaltati
dalla speculazione edilizia per costruire edifici e quartieri per le
classi abbienti; guardate i quartieri ridotti a squallidi agglomerati
di poveri, privi di servizi, sede di violenza, alle opere che alterano
il flusso naturale delle acque e accelerano l’erosione del suolo. Le
ricchezze da restituire agli antichi proprietari, caduti in miseria,
sono quelle accumulate attraverso le ingiustizie sociali, economiche e
commerciali all'interno dei paesi ricchi e nei rapporti economici fra
paesi ricchi e paesi poveri del mondo.
Per non parlare poi dell’invito alla liberazione degli schiavi...
...
Se
non lo si vuole fare per misericordia, per quella “compassione per i
miseri” a cui dovrebbe essere dedicato il prossimo Giubileo, sarà bene
farlo per motivi egoistici, per disinnescare la violenza, interna e
internazionale, che agita gli schiavi del XXI secolo; la giustizia è
infatti l’unica premessa per la pace, come diceva, inascoltato, il
profeta Isaia.
*Giorgio
Nebbia è docente universitario. Già parlamentare della Sinistra
Indipendente (1983-1992), è uno dei più importanti teorici
dell'ambientalismo italiano
(fonte: Adista)
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"NON RINUNCIATE MAI ALLA FELICITÀ..."
Il discorso di Papa Francesco è virale, ma la realtà è un'altra
Sul
web sta circolando un discorso che avrebbe recitato Papa Francesco per
augurare ai fedeli un felice 2016. È intitolato "Non rinunciate mai
alla felicità", ma è una bufala. «Nelle ultime ore, abbiamo ricevuto
moltissime mail in cui ci chiedono una risposta sull'autenticità di un
testo attribuito a Papa Francesco; testo che sarebbe un ampio stralcio
di un suo presunto discorso pronunciato durante i lavori della recente
Assemblea ordinaria del Sinodo sulla famiglia. Com'è ben noto, da
quando è stato eletto Papa, a Francesco nella rete vengono attribuite
frasi, preghiere, discorsi e dichiarazioni che si rivelano al primo
controllo false». È quanto scrive il sito di informazione religiosa Il
Sismografo. «Anche in questa occasione - si avverte - le riflessioni
attribuite al Papa sulla famiglia, l'amicizia, la vita, i rapporti
umani e altro, sono infondate e non appartengono al suo magistero.
Naturalmente, non c'è traccia di questi singolari pensieri nelle sei
allocuzioni da lui pronunciate nel corso del recente Sinodo e neanche
in altri testi ufficiali». IL DISCORSO BUFALA COMPLETO "Puoi
aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non
dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu
puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano
e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere
un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro
senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza
nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della
paura, amore nei disaccordi. Essere felici non è solo ...
È
la pigra mattina di Capodanno quando mia moglie riceve su WhatsApp, da
una collega, un bel testo firmato "Papa Francesco". Me lo mostra col
90% di ammirazione e il 10% di perplessità: «Hai visto cosa ha detto il
Papa? Ma l'ha detto lui?». Volentieri
mi metto al lavoro: lancio su Google una stringa e mi imbatto per primo
nel sito di un commercialista di Forlì (tinyurl.com/h7alrc7). Come lui
un'altra fonte, dall'aspetto più giornalistico, lo contestualizza tra i
discorsi pronunciati da Francesco al Sinodo sulla famiglia. Non mi
pare... Un terzo sito lo colloca nell'Incontro mondiale delle famiglie
di Filadelfia. Allora verifico: ma non c'è. Cerco con stringhe diverse,
trovo sempre lo stesso testo, integro, del quale nessuno mi dice altro
se non che è di Papa Francesco, che è sulla famiglia, che è
dell'autunno scorso. ... Eppure,
se continuo a cercare in Rete, trovo che è stato ripreso e accreditato
da fonti ecclesiali (parrocchie, religiosi), e rilanciato sui social
network anche da persone certamente non digiune dell'attualità
vaticana. Nonché, il giorno di Natale, dalla pagina Facebook di Claudio
Baglioni (8.560 like, 5.540 share): che a Santo Stefano si scusa e dice
che circola sul web, anonimo, dal 2008...
Piace anche a Claudio Baglioni, ma questa volta non è Francesco
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EPIFANIA, DAI MAGI ALLA BEFANA, LE COSE DA SAPERE
Che
c'entra la Befana con il giorno dei Magi? Qual è il legame tra la
vecchia che porta i doni ai più piccoli e i misteriosi re (che re non
erano, ma forse astrologi, e non erano nemmeno tre) che offrirono a
Gesù Bambino oro, incenso e mirra? Nel libroStoria e leggende di Babbo
Natale e della Befana(Newton Compton) gli autori Claudio Corvino ed
Erberto Petoia riportano una leggenda secondo la quale i Magi, diretti
a Betlemme con i doni, non riuscendo a trovare la strada chiesero
informazioni a un'anziana. La quale, nonostante le loro insistenze,
affinché li seguisse per far visita al Bambino, restò ferma. Salvo poi
dopo pentirsi della sua riluttanza. Per questo preparò un cesto di
dolci, uscì e cercò i re. Ma non li trovò. A quel punto decise che si
sarebbe fermata a ogni casa lungo il suo cammino, donando qualcosa ai
bimbi, sperando che uno di essi fosse Gesù.
Da
allora porta regali a tutti i piccoli. Ecco quindi che “epifania”,
parola greca che significa “manifestazione divina, apparizione” (quella
di Cristo Signore a tutti i popoli in questo caso) si è guastato ed è
diventato befana.
In
Italia è comunque una festa molto popolare e sentita, dà luogo a
diverse manifestazioni e tradizioni, dai pranzi e i doni offerti per i
più poveri a quella, squisitamente religiosa, specie al Sud, del bacio
del Bambinello nei presepi viventi allestiti per Natale. Fino al corteo
dei Magi e le sagre di paese.
Nel 1978 il governo Andreotti la abolì, ma poi fu reintrodotta nel calendario religioso e civile dal 1985.
È
il Vangelo di Matteo a narrare l'episodio della visita dei Magi a Gesù
Bambino i quali da Oriente giungono a Gerusalemme e chiedono “Dov’è
colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua
stella e siamo venuti ad adorarlo”. Il significato è teologico: i Magi
simboleggiano gli stranieri e i pagani che riconoscono la venuta del
vero Dio. Originariamente, si pensa comunque che i personaggi non sono
tre e non sono Re. La provenienza da Oriente fa pensare alla Persia,
perché «magio» è un vocabolo di questa terra ma dall'etimologia un po'
oscura. Indica comunque una tribù originaria dell'Iran occidentale nel
cui ambito erano scelti i sacerdoti che aderiranno alla riforma di
Zoroastro.
Leggende
e interpretazioni si sprecano. I Padri della Chiesa ne hanno date
diverse. Tertulliano, nel II secolo, concede ai Magi la qualifica di
Re; nello stesso periodo Sant'Ireneo spiega il significato dei tre
doni: la mirra è l'olio tradizionalmente utilizzato per la sepoltura e
allude alla Passione di Cristo, l'oro è simbolo di regalità, l'incenso
è riservato a Dio. Nel XII secolo, invece, Bernardo di
Chiaravallespiegherà che l'oro era per alleviare la povertà della
Vergine, l'incenso per disinfettare la stalla di Betlemme e la mirra
come un vermifugo. Lutero, quattro secoli dopo, li associa a fede,
speranza e carità, le tre virtù teologali.
Un'altra
leggenda armena vuole che i Re Magi fossero fratelli e riferisce i loro
nomi: Melkon, che regnava sui Persiani; Baldassarre, il secondo, sugli
indiani; Gaspare, il terzo, possedeva il paese degli Arabi.
Al
di là delle leggende, sterminate, la Chiesa li ha sempre considerati
come simbolo dell'uomo che si mette alla ricerca di Dio: «Essi», ha
detto Benedetto XVI nell'omelia della solennità dell'Epifania del 2011,
«erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per
cercare di “leggere” negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne
un guadagno; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in
ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da
percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste
quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo
può e deve tentare di scoprire e decifrare».
...
EPIFANIA, DAI MAGI ALLA BEFANA, LE COSE DA SAPERE
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"La misericordia non è una
sorta di buonismo per cui Dio diventa il Babbo Natale che va bene
a tutti, e nello stesso tempo non è la dimensione che asseconda la
tendenza alla sopraffazione che portiamo nel nostro
cuore". Lo scrittore Paolo Curtaz, autore de “Il Giubileo
spiegato ai bambini” (Paoline), sottolinea quanto il Vangelo è più
semplice da capire paradossalmente da un bambino piuttosto che da un
adulto e che le famiglie non sono abituate ad educare nell’orizzonte
della misericordia.
RADIO VATICANA: Giubileo. La misericordia non vuol dire diventtare zerbini
Tra befane e tradizioni
popolari, tra folclore, regali e consumismo, la solennità dell’Epifania
rischia di perdere - almeno nell’immaginario collettivo - uno dei suoi
significati più profondi e fecondi. La manifestazione di Gesù al mondo
è infatti indissolubilmente legata alla prefigurazione della sua
passione e morte. E quindi al martirio, che accompagnerà tutta la
storia cristiana. La croce è insita nel dono della mirra, sostanza che
veniva usata per ungere i morti. Mentre l’idea che la fedeltà a quel
Bambino sarà segno di estrema contraddizione rispetto al sentire del
mondo si affaccia subito dopo nelle pagine del Vangelo: è la cosiddetta
strage degli innocenti, decretata da Erode, allarmato per la nascita di
un Re di cui non comprende la vera natura, in seguito al rifiuto dei
Magi di svelargli dove si trova. Ed è in un certo senso la madre di
tutte le persecuzioni anticristiane che da quel momento in poi
scandiranno i secoli fino alla nostra epoca.
Ecco perché il 6 gennaio è anche il giorno giusto per tornare su uno
degli aspetti portanti del pontificato di Francesco: la sua ripetuta
sottolineatura del martirio
Mimmo Muolo: L'Epifania ci ricorda il «paradosso» dei martiri
In molte società attuali,
pronunciare la semplice frase «io sono cristiano» è un reato punibile
con la morte. Questa persecuzione è talmente diffusa, da essere
definita da Papa Francesco una «terza guerra mondiale “a rate”, una
sorta di genocidio». Il Santo Padre si è riferito soprattutto ai tanti
che oggi stanno morendo per la fede. Ma ci sono molti altri cristiani
che vivono nel pericolo costante. Secondo stime affidabili, più di 200
milioni di cristiani in 60 Paesi nel mondo subiscono una qualche forma
di limitazione alla loro fede.
RADIO VATICANA: Nel mondo sono 200 milioni i cristiani perseguitati- Che cosa facciamo per loro?
La libertà religiosa è
garantita in ambito internazionale dall’articolo diciotto della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ed è assicurata in molte
leggi fondamentali: bastino qui gli esempi del primo emendamento della
Costituzione degli Stati Uniti d’America o l’articolo diciannove della
Costituzione italiana. Ciononostante, a una percentuale molto alta di
donne e uomini non è consentito vivere e professare apertamente il
proprio credo.
Claudio Ferlan: Perseguitati per la fede. Un dramma senza esclusive
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Giovedì 7 gennaio, i 9 account
Twitter di Papa Francesco (@pontifex più le sue declinazioni
in diverse lingue) alle ore 5.15 hanno superato i 26 milioni di
follower.
Tweet
31/12/2015:
05/01/2016:
08/01/2016:
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Visita a sorpresa di Papa
Francesco a Greccio. Nel primo pomeriggio è arrivato in auto, senza
alcun preavviso pubblico, nel santuario francescano di Greccio, in
provincia di Rieti. L'unico a sapere in anticipo del sua arrivo il
Vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili. Anche il padre guardiano
del santuario reatino non ne sapeva nulla, ed è stato colto di
sorpresa. Una bella sorpresa. Bergoglio, poco dopo l'arrivo, è andato
pregare nella cappella interna al Santuario.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
30 dicembre 2015
Udienza
generale dedicata da Papa Francesco a Gesù Bambino, allo Spirito del
Presepe in questo Natale che trascorre giorno dopo giorno all’interno
dell’Anno Santo della Misericordia.
3. Il Natale del Giubileo della Misericordia
Fratelli e sorelle, buongiorno!
In
questi giorni natalizi ci viene posto dinanzi il Bambino Gesù. Sono
sicuro che nelle nostre case ancora tante famiglie hanno fatto il
presepe, portando avanti questa bella tradizione che risale a san
Francesco d’Assisi e che mantiene vivo nei nostri cuori il mistero di
Dio che si fa uomo.
La
devozione a Gesù Bambino è molto diffusa. Tanti santi e sante l’hanno
coltivata nella loro preghiera quotidiana, e hanno desiderato modellare
la loro vita su quella di Gesù Bambino. Penso, in particolare a santa
Teresa di Lisieux, che come monaca carmelitana ha portato il nome di
Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Lei – che è anche Dottore
della Chiesa – ha saputo vivere e testimoniare quell’“infanzia
spirituale” che si assimila proprio meditando, alla scuola della
Vergine Maria, l’umiltà di Dio che per noi si è fatto piccolo. E questo
è un mistero grande, Dio è umile! Noi che siamo orgogliosi, pieni di
vanità e ci crediamo grande cosa, siamo niente! Lui, il grande, è umile
e si fa bambino. Questo è un vero mistero! Dio è umile. Questo è bello!
...
Scopriamo,
anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono
stare al centro perché? Perché sono orgogliosi? No! Perché hanno
bisogno di sentirsi protetti. E’ necessario anche per noi porre al
centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se può sembrare
paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Vuole stare
tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo
sguardo nel nostro. Inoltre, far sorridere Gesù Bambino per
dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a
noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere
amati. I bambini, infine, amano giocare. Far giocare un bambino, però,
significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se
vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui, e non
essere egoisti e far fare loro le cose che piacciono a noi. E’ un
insegnamento per noi. Davanti
a Gesù siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia – e
questo è il nocciolo del problema: la nostra pretesa di autonomia -,
per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel
conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo. Lui, bambino, è il Figlio
di Dio che viene a salvarci. E’ venuto tra di noi per mostrarci il
volto del Padre ricco di amore e di misericordia. Stringiamo, dunque,
tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio: Lui
è fonte di amore e di serenità. E sarà una bella cosa, oggi, quando
torniamo a casa, andare vicino al presepe e baciare il Bambino Gesù e
dire: “Gesù, io voglio essere umile come te, umile come Dio”, e
chiedergli questa grazia.
video della catechesi
APPELLO
Invito
a pregare per le vittime delle calamità che in questi giorni hanno
colpito gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’America del Sud,
specialmente il Paraguay, causando purtroppo vittime, molti sfollati e
ingenti danni. Il Signore dia conforto a quelle popolazioni, e la
solidarietà fraterna li soccorra nelle loro necessità.
* * *
Porgo un cordiale augurio natalizio ai pellegrini di lingua italiana.
...
A tutti auguro di diffondere nella quotidianità la luce di Cristo, che ha brillato sull’umanità nella Notte di Natale.
Rivolgo
un pensiero speciale ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.
L’icona del presepio che contempliamo in questi giorni aiuti voi, cari
giovani, a imitare la Santa Famiglia, modello dell’amore vero. Sostenga
voi, cari ammalati, ad offrire le vostre sofferenze in unione a quelle
di Gesù per la salvezza del mondo. Incoraggi voi, cari sposi novelli, a
edificare la vostra casa sulla roccia della Parola di Dio, rendendola,
sull’esempio di quella di Nazaret, un luogo accogliente, pieno di
amore, di comprensione e di perdono.
video integrale
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Santa Messa
Omelia
di Papa Francesco nella Messa presieduta nella Basilica di San Pietro
in occasione della Solennità di Maria Madre di Dio e nella Giornata
mondiale della pace.
Abbiamo
ascoltato le parole dell’apostolo Paolo: «Quando venne la pienezza del
tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4).
Che cosa significa che Gesù nacque nella “pienezza del tempo”?
... La pienezza del tempo, dunque, è la presenza di Dio in prima persona nella nostra storia. Ora
possiamo vedere la sua gloria che risplende nella povertà di una
stalla, ed essere incoraggiati e sostenuti dal suo Verbo fattosi
“piccolo” in un bambino. Grazie a Lui, il nostro tempo può trovare la
sua pienezza. Anche il nostro tempo personale troverà la sua pienezza nell’incontro con Gesù Cristo, Dio fatto uomo.
Tuttavia,
questo mistero sempre contrasta con la drammatica esperienza storica.
Ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza
di Dio, dobbiamo riscontrare segni opposti, negativi, che lo fanno
piuttosto sentire come assente. La pienezza del tempo sembra
sgretolarsi di fronte alle molteplici forme di ingiustizia e di
violenza che feriscono quotidianamente l’umanità. A volte ci
domandiamo: come è possibile che perduri la sopraffazione dell’uomo
sull’uomo?, che l’arroganza del più forte continui a umiliare il più
debole, relegandolo nei margini più squallidi del nostro mondo? Fino a
quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio,
provocando vittime innocenti? Come può essere il tempo della pienezza
quello che pone sotto i nostri occhi moltitudini di uomini, donne e
bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione,
disposti a rischiare la vita pur di vedere rispettati i loro diritti
fondamentali? Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo.
Ricordatevi, cari pueri cantores, questa era stata la terza domanda che
mi avete fatto ieri: come si spiega questo... Anche i bambini si
accorgono di questo.
Eppure,
questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che
inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo
oceano, a lasciarci rigenerare, per vincere l’indifferenza che
impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola
la condivisione. La grazia di Cristo, che porta a compimento l’attesa
di salvezza, ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione
di un mondo più giusto e fraterno, dove ogni persona e ogni creatura
possa vivere in pace, nell’armonia della creazione originaria di Dio.
All’inizio
di un nuovo anno, la Chiesa ci fa contemplare la divina Maternità di
Maria quale icona di pace. La promessa antica si compie nella sua
persona. Ella ha creduto alle parole dell’Angelo, ha concepito il
Figlio, è diventata Madre del Signore. Attraverso di lei, attraverso il
suo “sì”, è giunta la pienezza del tempo. Il Vangelo che abbiamo
ascoltato dice che la Vergine «custodiva tutte queste cose, meditandole
nel suo cuore» (Lc 2,19). Ella si presenta a noi come vaso sempre colmo
della memoria di Gesù, Sede della Sapienza, da cui attingere per avere
la coerente interpretazione del suo insegnamento. Oggi ci offre la
possibilità di cogliere il senso degli avvenimenti che toccano noi
personalmente, le nostre famiglie, i nostri Paesi e il mondo intero.Dove
non può arrivare la ragione dei filosofi né la trattativa della
politica, là può giungere la forza della fede che porta la grazia del
Vangelo di Cristo, e che può aprire sempre nuove vie alla ragione e
alle trattative.
Beata sei tu, Maria, perché hai dato al mondo il Figlio di Dio; ma ancora più beata tu sei per avere creduto in Lui. Piena
di fede hai concepito Gesù prima nel cuore e poi nel grembo, per
diventare Madre di tutti i credenti (cfr Agostino, Sermo 215, 4).
Estendi, Madre, su di noi la tua benedizione in questo giorno a te
consacrato; mostraci il volto del tuo Figlio Gesù, che dona al mondo
intero misericordia e pace. Amen.
video dell'omelia
video integrale
In
Piazza San Pietro erano presenti circa 60mila pellegrini giunti da
tutto il mondo per ascoltare il primo Angelus dell’anno e celebrare la
Giornata Mondiale della Pace.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno!
All’inizio
dell’anno è bello scambiarsi gli auguri. Rinnoviamo così, gli uni per
gli altri, il desiderio che quello che ci attende sia un po’ migliore.
È, in fondo, un segno della speranza che ci anima e ci invita a credere
nella vita. Sappiamo però che con l’anno nuovo non cambierà tutto,
e che tanti problemi di ieri rimarranno anche domani. Allora vorrei
rivolgervi un augurio sostenuto da una speranza reale, che traggo dalla
Liturgia di oggi.
Sono
le parole con cui il Signore stesso chiese di benedire il suo popolo:
«Il Signore faccia risplendere per te il suo volto […]. Il Signore
rivolga a te il suo volto» (Nm 6,25-26). Anch’io
vi auguro questo: che il Signore posi lo sguardo sopra di voi e che
possiate gioire, sapendo che ogni giorno il suo volto misericordioso,
più radioso del sole, risplende su di voi e non tramonta mai! Scoprire
il volto di Dio rende nuova la vita.
Perché è un Padre innamorato dell’uomo, che non si stanca mai di ricominciare da capo con noi per rinnovarci. Ma il Signore ha una pazienza con noi! Non si stanca di ricominciare da capo ogni volta che noi cadiamo. Però
il Signore non promette cambiamenti magici, Lui non usa la bacchetta
magica. Ama cambiare la realtà dal di dentro, con pazienza e amore;
chiede di entrare nella nostra vita con delicatezza, come la pioggia
nella terra, per poi portare frutto. E sempre ci aspetta e ci guarda
con tenerezza. Ogni mattina, al risveglio, possiamo dire: “Oggi il
Signore fa risplendere il suo volto su di me”. Bella preghiera, che è
una realtà.
La benedizione biblica continua così: «[Il Signore] ti conceda pace» (v. 26). Oggi
celebriamo la Giornata Mondiale della Pace, il cui tema è: “Vinci
l’indifferenza e conquista la pace”. La pace, che Dio Padre desidera
seminare nel mondo, deve essere coltivata da noi. Non solo, deve essere
anche “conquistata”. Ciò comporta una vera e propria lotta, un
combattimento spirituale che ha luogo nel nostro cuore. Perché nemica
della pace non è solo la guerra, ma anche l’indifferenza, che fa
pensare solo a se stessi e crea barriere, sospetti, paure e chiusure. E
queste cose sono nemiche della pace. Abbiamo, grazie a Dio, tante
informazioni; ma a volte siamo così sommersi di notizie che veniamo
distratti dalla realtà, dal fratello e dalla sorella che hanno bisogno
di noi. Cominciamo
in quest’anno ad aprire il cuore, risvegliando l’attenzione al
prossimo, a chi è più vicino. Questa è la via per la conquista della
pace.
Ci
aiuti in questo la Regina della Pace, la Madre di Dio, di cui oggi
celebriamo la solennità. Ella «custodiva tutte queste cose, meditandole
nel suo cuore» (Lc 2,19). Le
speranze e le preoccupazioni, la gratitudine e i problemi: tutto quello
che accadeva nella vita diventava, nel cuore di Maria, preghiera,
dialogo con Dio. E Lei fa così anche per noi: custodisce le gioie e
scioglie i nodi della nostra vita, portandoli al Signore.
Affidiamo alla Madre il nuovo anno, perché crescano la pace e la misericordia.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
...
Esprimo
riconoscenza per le molteplici iniziative di preghiera e di azione per
la pace organizzate in ogni parte del mondo in occasione dell’odierna
Giornata Mondiale della Pace. Penso, in particolare, alla Marcia
nazionale che si è svolta ieri sera a Molfetta, promossa da CEI, Caritas, Pax Christi e Azione Cattolica; è bello sapere che tante persone, soprattutto giovani, hanno scelto questo modo di vivere il capodanno. Saluto con affetto i partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”,
promossa a Roma e in molti Paesi dalla Comunità di Sant’Egidio. Cari
amici, vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno in favore della
riconciliazione e della concordia. E saluto le famiglie del Movimento
dell’Amore Familiare, che hanno vegliato questa notte in Piazza San
Pietro, pregando per la pace e l’unità nelle famiglie del mondo intero. Grazie a tutti per queste belle iniziative e per le vostre preghiere.
...
A
tutti auguro un anno di pace nella grazia del Signore, ricco di
misericordia, e con la protezione materna di Maria, la Santa Madre di
Dio.
...
Buon anno, buon pranzo, e non dimenticate di pregare per me. Arrivederci!
video
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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
La
liturgia di oggi, seconda domenica dopo Natale, ci presenta il Prologo
del Vangelo di san Giovanni, nel quale viene proclamato che «il Verbo –
ovvero la Parola creatrice di Dio – si fece carne e venne ad abitare in
mezzo a noi» (Gv 1,14). Quella Parola, che dimora nel cielo, cioè nella
dimensione di Dio, è venuta sulla terra affinché noi la ascoltassimo e
potessimo conoscere e toccare con mano l’amore del Padre. Il Verbo di
Dio è lo stesso suo Figlio Unigenito, fatto uomo, pieno di amore e di
fedeltà (cfr Gv 1,14), è lo stesso Gesù.
...
Nel
giorno di Natale è stato già proclamato questo solenne inizio del
Vangelo di Giovanni; oggi ci viene proposto ancora una volta. È
l’invito della santa Madre Chiesa ad accogliere questa Parola di
salvezza, questo mistero di luce. Se lo accogliamo, se accogliamo Gesù,
cresceremo nella conoscenza e nell’amore del Signore, impareremo ad
essere misericordiosi come Lui. Specialmente in questo Anno Santo della
Misericordia, facciamo sì che il Vangelo diventi sempre più carne anche
nella nostra vita. Accostarsi al Vangelo, meditarlo, incarnarlo nella
vita quotidiana è il modo migliore per conoscere Gesù e portarlo agli
altri. Questa è la vocazione e la gioia di ogni battezzato: indicare e
donare agli altri Gesù; ma per fare questo dobbiamo conoscerlo e averlo
dentro di noi, come Signore della nostra vita. E Lui ci difende dal
male, dal diavolo, che sempre è accovacciato davanti alla nostra porta,
davanti al nostro cuore, e vuole entrare.
Con
un rinnovato slancio di abbandono filiale, noi ci affidiamo ancora una
volta a Maria: la sua dolce immagine di madre di Gesù e madre nostra la
contempliamo in questi giorni nel presepio.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
...
In questa prima domenica dell’anno rinnovo a tutti gli
auguri di pace e di bene nel Signore. Nei momenti lieti e in quelli
tristi, affidiamoci a Lui, che è nostra misericordia e nostra speranza!
Ricordo anche l’impegno che ci siamo presi a capodanno, Giornata della
Pace: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”; con la grazia di Dio,
potremo metterlo in pratica. E ricordo anche quel consiglio che tante
volte vi ho dato: tutti i giorni leggere un brano del Vangelo, un passo
del Vangelo, per conoscere meglio Gesù, per spalancare il nostro cuore
a Gesù, e così possiamo farlo conoscere meglio agli altri. Portare un
piccolo Vangelo in tasca, nella borsa: ci farà bene. Non dimenticate:
ogni giorno leggiamo un passo del Vangelo.
Vi auguro buona domenica e buon pranzo. E, per favore, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci.
video
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BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE
SANTA MESSA E APERTURA DELLA PORTA SANTA
Una
lampada illumina giorno e notte, per volere di san Giovanni Paolo II,
l’icona della Salus populi romani, la Madonna con il bambino Gesù,
dipinta, secondo la tradizione, da san Luca. Nella basilica di Santa
Maria Maggiore, le note dell’antico inno mariano che definisce Maria
madre di misericordia, del perdono, della speranza, della grazia, madre
piena di santa letizia. È lei che, insieme a noi, si fa pellegrina per
non lasciarci soli nel cammino della nostra vita, anche nei momenti di
incertezza e di dolore, dice il Papa, nell’omelia alla Messa di
apertura della Porta santa, la quinta aperta da Francesco.
E c’è un fil rouge che unisce queste diverse porte che il vescovo di Roma ha voluto aprire.
La prima è stata a Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana, una porta che possiamo chiamare della pace. ...
È il tempo del grande perdono, per il Papa. Ed ecco la porta di San Pietro,
la Porta Santa per definizione in questo Giubileo straordinario della
misericordia. E il Papa lo sottolinea ricordando che dobbiamo anteporre
la misericordia al
giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce
della sua misericordia, che chiede di abbandonare ogni forma di paura e
di timore, perché non si addice a chi è amato.
San Giovanni è la cattedrale di Roma e Papa Francesco ricorda che attraversare la Porta significa agire con giustizia, guardare alle necessità di quanti sono nel bisogno, essere strumenti di misericordia.
Ed ecco la porta dell’ostello della Caritas, alla Stazione Termini di Roma: è la Porta della carità, invito concreto a guardare agli scartati della società, a coloro che sono meno fortunati.
E siamo così arrivati alla basilica liberiana, a quella Porta – Porta del perdono –
che si apre verso la madre del Signore, colei che per “benignità”,
scrive Dante nel trentatreesimo canto del Paradiso della Divina
Commedia, non solo soccorre chi chiede aiuto, e qui si manifesta la sua
misericordia, ma interviene “liberamente” ancora prima della richiesta,
e qui si manifesta la sua pietà.
È
dunque a Maria che Francesco rivolge il suo sguardo in questo tempo
difficile, in cui si combatte una terza guerra mondiale a pezzi, e dove
le minacce del terrorismo, le violenze e le sofferenze dei più poveri
sono, si può dire, all’ordine del giorno.
Passare
la Porta Santa della basilica liberiana è, dunque, messaggio che guarda
a Maria, ma è anche sintesi di tutte le altre Porte aperte da
Francesco. Perché il messaggio di fondo, che unisce tutti i temi
affrontati dal Papa è proprio il perdono...
Con lo sguardo fisso su Maria che ha perdonato ai piedi della croce
Alle 17. 05 il Papa ha aperto la Porta Santa della basilica di Santa Maria Maggiore. Dopo
aver sostato in preghiera sulla soglia della Porta, è entrato per primo
nella basilica, seguito dai concelebranti e da alcuni rappresentanti di
religiosi e laici, per dirigersi all’altare e proseguire la
celebrazione della Messa. La basilica di Santa Maria
Maggiore è la basilica mariana per eccellenza a Roma, oggetto di una
devozione pari solo a quella del Santuario del Divino Amore, la cui
Porta Santa sarà aperta dal cardinale vicario, Agostino Vallini, il 6
gennaio. E un “devoto” della Madonna, qui venerata
tramite l’icona bizantina di Maria “Salus Populi Romani”, è anche
Bergoglio, che si recava a Santa Maria Maggiore fin da quando veniva a
Roma da arcivescovo. E anche oggi è solito depositare davanti all’icona
mariana un mazzo di fiori, prima e dopo ogni viaggio apostolico: sempre
a Santa Maria Maggiore, il Papa si è raccolto in preghiera il giorno
dopo la sua elezione.
video
OMELIA
Salve, Mater misericordiae!
E’
con questo saluto che vogliamo rivolgerci alla Vergine Maria nella
Basilica romana a lei dedicata con il titolo di Madre di Dio. E’
l’inizio di un antico inno, che canteremo al termine di questa santa
Eucaristia, risalente a un autore ignoto e giunto fino a noi come una
preghiera che sgorga spontanea dal cuore dei credenti: “Salve Madre di
misericordia, Madre di Dio e Madre del perdono, Madre della speranza e
Madre della grazia, Madre piena di santa letizia”. In queste poche
parole trova sintesi la fede di generazioni di persone che, tenendo
fissi i loro occhi sull’icona della Vergine, chiedono a lei
l’intercessione e la consolazione.
E’
più che mai appropriato che in questo giorno noi invochiamo la Vergine
Maria, anzitutto, come Madre della misericordia. La Porta Santa che
abbiamo aperto è di fatto una Porta della Misericordia. Chiunque varca
quella soglia è chiamato a immergersi nell’amore misericordioso del
Padre, con piena fiducia e senza alcun timore; e può ripartire da
questa Basilica con la certezza – con la certezza! – che avrà accanto a
sé la compagnia di Maria. Lei è Madre della misericordia, perché ha
generato nel suo grembo il Volto stesso della divina misericordia,
Gesù, l’Emmanuele, l’Atteso da tutti i popoli, il «Principe della pace»
(Is 9,5). Il Figlio di Dio, fattosi carne per la nostra salvezza, ci ha
donato la sua Madre che, insieme a noi, si fa pellegrina per non
lasciarci mai soli nel cammino della nostra vita, soprattutto nei
momenti di incertezza e di dolore.
Maria è Madre di Dio, è Madre di Dio che perdona, che dà il perdono, e per questo possiamo dire che è Madre del perdono. Questa
parola – “perdono” – tanto incompresa dalla mentalità mondana, indica
invece il frutto proprio, originale della fede cristiana. Chi non sa perdonare non ha ancora conosciuto la pienezza dell’amore.
...
Per
noi, Maria diventa icona di come la Chiesa deve estendere il perdono a
quanti lo invocano. La Madre del perdono insegna alla Chiesa che il
perdono offerto sul Golgota non conosce limiti. Non può fermarlo la
legge con i suoi cavilli, né la sapienza di questo mondo con le sue
distinzioni. Il perdono della Chiesa deve avere la stessa estensione di
quello di Gesù sulla Croce, e di Maria ai suoi piedi. Non c’è
alternativa. E’ per questo che lo Spirito Santo ha reso gli Apostoli
strumenti efficaci di perdono, perché quanto è stato ottenuto dalla
morte di Gesù possa raggiungere ogni uomo in ogni luogo e in ogni tempo (cfr Gv 20,19-23).
L’inno mariano, infine, continua dicendo: «Madre della speranza e Madre della grazia, Madre piena di santa letizia». La speranza, la grazia e la santa letizia sono
sorelle: tutte sono dono di Cristo, anzi, sono altrettanti nomi di Lui,
scritti, per così dire, nella sua carne. Il regalo che Maria ci dona
dandoci Gesù Cristo è quello del perdono che rinnova la vita, che le
consente di compiere di nuovo la volontà di Dio, e che la riempie di
vera felicità. Questa grazia apre il cuore per guardare al futuro con
la gioia di chi spera. E’ l’insegnamento che proviene anche dal Salmo:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. […]
Rendimi la gioia della tua salvezza» (51,12.14). La
forza del perdono è il vero antidoto alla tristezza provocata dal
rancore e dalla vendetta. Il perdono apre alla gioia e alla serenità
perché libera l’anima dai pensieri di morte, mentre il rancore e la
vendetta sobillano la mente e lacerano il cuore togliendogli il riposo
e la pace. Cose brutte sono il rancore e la vendetta.
Attraversiamo,
dunque, la Porta Santa della Misericordia con la certezza della
compagnia della Vergine Madre, la Santa Madre di Dio, che intercede per
noi. Lasciamoci accompagnare da lei per riscoprire la bellezza
dell’incontro con il suo Figlio Gesù. Spalanchiamo il nostro cuore alla gioia del perdono,
consapevoli della fiduciosa speranza che ci viene restituita, per fare
della nostra esistenza quotidiana un’umile strumento dell’amore di Dio.
...
video
Saluto del Santo Padre all'uscita dalla Basilica:
Buona
sera! Questa è una bella e buona serata, davanti alla casa di Maria,
nostra Madre, la Madre di Dio. Lei ci ha portato la misericordia di
Dio, che è Gesù. Ringraziamo la Madre nostra; ringraziamo la Madre di
Dio. E tutti insieme, un’altra volta, diciamo come gli antichi fedeli
della città di Efeso: “Santa Madre di Dio!”. Tre volte, tutti insieme:
“Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio!”.
Vi auguro un buon anno, pieno della misericordia di Dio, che perdona tutto, tutto.Aprite il vostro cuore a questa misericordia, spalancate il vostro cuore, perché ci sia la gioia, la letizia del perdono di Dio.
Buona serata e pregate per me. E buon anno!
video integrale
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Papa Francesco non smette mai di stupire.
Una
visita molto breve, in forma riservatissima, per una "preghiera
personale", come la stessa Santa Sede l'ha definita, quella compiuta da
Papa Francesco lunedì 4 gennaio a Greccio, in provincia di Rieti, per
visitare il luogo in cui San Francesco, la notte di Natale del 1223,
rappresentò il primo presepe vivente della storia.
Il
Santo Padre si è recato senza alcun preavviso pubblico, nel santuario
francescano di Greccio, in provincia di Rieti. Informato della visita
era solamente il Vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili. “Una
grandissima emozione e un dono per me e per coloro che hanno avuto modo
di incontrare Papa Francesco”, ha dichiarato Mons. Domenico Pompili.
“Ero a conoscenza da qualche giorno che il Papa ci avrebbe fatto visita
– ha aggiunto Pompili -, in via riservatissima. Intorno alle 13 l’ho
accolto in Curia, a Rieti, e poco dopo ci siamo recati in auto a
Greccio”.
video
Il
Papa è giunto a Rieti a bordo della sua consueta Ford Focus, che per
l'occasione aveva una targa italiana e non della Città del Vaticano. Si
è intrattenuto in Curia, dove ha pranzato con il vescovo monsignor
Domenico Pompili, lì gli è stato detto del meeting dei giovani e tra il
dire e il fare è passato un attimo. Il Papa è salito a bordo della sua
Ford Focus blu, altre due anonime auto al seguito, pochissimi gli
addetti alla sua sicurezza e via dai ragazzi del meeting in corso
nell'oasi francescana.
E
così nella sala adibita alle riunioni è entrato davvero Papa Francesco,
fra lo stupore, qualche lacrima, un’incredibile emozione che ha avvolto
tutti i partecipanti.
«Buon
pomeriggio». Papa Francesco ha salutato a modo suo i giovani del
Meeting di Greccio organizzato dalla Diocesi di Rieti. Il Pontefice è
arrivato all’Oasi accompagnato dal vescovo Domenico: «mi ha fatto
capire che in questi giorni natalizi era una cosa buona venire a
pregare a Greccio. E allora sono venuto a pregare. Ma non mi spiego con
quale bugia vi ha attirato qui!» ha scherzato Bergoglio. Poi
ha aggiunto: «Nella vita, ci sono tanti segni, tanti segnali. E nel
Vangelo, quando si parla della nascita di Gesù, ce ne sono due che mi
fanno riflettere. E vorrei che anche voi riflettiate su questo». Il
primo segno presentato dal Papa è quello della stella dei Magi. «Il
cielo è pieno di stelle – ha spiegato – ma ce n’è una speciale, una
stella che li muoveva a lasciare tante cose e a incominciare un cammino
che non sapevano dove li avrebbe portati» Un segno che dice di quando
«nella nostra vita noi troviamo qualche stella speciale che ci chiama a
fare qualcosa di più, qualcosa di buono, a intraprendere un cammino, a
prendere una decisione. Dobbiamo chiedere la grazia di scoprire “la
stella” che Dio oggi vuol farmi vedere, perché quella stella mi
condurrà a Gesù». Il
secondo segnale è quello degli angeli che indicano al pastore il
bambino nato sulla mangiatoria. Una situazione che ci parla della
“piccolezza di Dio”: «Dio si è abbassato, si è annientato per essere
uno come noi, per camminare davanti a noi. La piccolezza, l’umiltà: Dio
che va contro l’orgoglio, la sufficienza, la superbia. È questa mitezza
di un bambino l’altro segnale: la mia vita, è una vita mite, umile, che
non ha la “spuzza” sotto al naso, che non è orgogliosa?» ha domandato
il Papa ai ragazzi. «I
Magi sono stati furbi: si sono lasciati guidare dalla stella. Tutto lo
splendore del palazzo di Erode non li ha tratti in inganno: “Qui non
c’è!”. Mi auguro che la vostra vita venga accompagnata sempre con
questi due segnali, che sono un dono di Dio: che non vi manchi la
stella e non vi manchi l’umiltà di riscoprire Gesù nei piccoli, nei
poveri, negli umili, in quelli che sono scartati dalla società e anche
dalla propria vita. Volevo dirvi questo» ha concluso Papa Francesco.
video
Un
saluto, sorrisi per tutti, come se fosse un semplice scambio di auguri
tra vecchi amici prima della visita al santuario, con i frati minori
colti di sorpresa dall’arrivo del più illustre dei visitatori.
Bergoglio
ha pregato nella Grotta del presepe, insieme ai frati, dove nella notte
del Natale del 1223 San Francesco rappresentò con personaggi viventi la
natività.
"Una
visita del tutto inaspettata - racconta il guardiano del santuario
padre Alfredo Silvestri - una bellissima sorpresa, non sapevamo nulla.
Ieri il santuario era pieno, oggi c'erano pochissime persone. Abbiamo
aperto il cancelletto del santuario per farlo entrare nella grotta
scavata nella roccia in cui San Francesco ha allestito il primo
presepio". Lì il Papa si è raccolto in preghiera silenziosa, poi,
prosegue padre Alfredo, "entrato in chiesa si è fatto il segno della
croce e ha baciato, commosso, l'altare sul quale celebriamo tutte le
mattine alle 8".
Papa Francesco ha lasciato una dedica personale sul librone dei visitatori.
"Ringrazio
il Signore per questa grazia e gli chiedo di benedire la Chiesa, il
Vescovo di Rieti, i Frati, i fedeli... e aiutarci tutti a scoprire la
stella e cercare il Bambino. Francesco"
Poi
è uscito sul piazzale del convento dove i pochi presenti sono rimasti
di stucco. Francesco nei luoghi di San Francesco ha benedetto la gente,
stretto mani, si è prestato alle fotografie e prima di tornare a Roma
ha voluto riunire chi si era trovato lì per un caso che non
dimenticherà facilmente in un saluto collettivo, suggerendo a tutti
quel «Pregate per me» che è richiesta oramai rituale. «Ma
che anche oggi ci sono i matrimoni qui a Greccio?» ha chiesto una
signora vedendo quella persona vestita di bianco che di spalle si
allontanava. «No, oggi c’è il Papa…». «Ma sarà uno scherzo, spero!».
Non era uno scherzo, era il Papa arrivato tra la gente in
silenzio. Un pellegrino tra i pellegrini come mai si era visto da queste parti.
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SANTA MESSA
La
Chiesa “non brilla di luce propria”, ma è al servizio della “luce di
Cristo”: farla risplendere vuol dire “far emergere il desiderio di Dio
che ognuno porta in sé”. Lo ha affermato Papa Francesco alla Messa per
la Solennità dell’Epifania, presieduta nella Basilica di San
Pietro. Di seguito, il testo integrale dell’omelia del Papa.
Le
parole del profeta Isaia – rivolte alla città santa Gerusalemme – ci
chiamano ad alzarci, ad uscire, uscire dalle nostre chiusure, uscire da
noi stessi, e a riconoscere lo splendore della luce che illumina la
nostra esistenza: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te» (60,1). La “tua luce” è la
gloria del Signore. La Chiesa non può illudersi di brillare di luce propria, non può.
Lo ricorda con una bella espressione sant’Ambrogio, utilizzando la luna
come metafora della Chiesa: «Veramente come la luna è la Chiesa: […]
rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio
splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: “Non sono più io
che vivo, ma Cristo vive in me”» (Exameron, IV, 8, 32). Cristo è la
vera luce che rischiara; e nella misura in cui la Chiesa rimane
ancorata a Lui, nella misura in cui si lascia illuminare da Lui, riesce
a illuminare la vita delle persone e dei popoli. Per questo i santi
Padri riconoscevano nella Chiesa il “mysterium lunae”.
Abbiamo bisogno di questa luce che viene dall’alto per corrispondere in maniera coerente alla vocazione che abbiamo ricevuto.Annunciare
il Vangelo di Cristo non è una scelta tra le tante che possiamo fare, e
non è neppure una professione. Per la Chiesa, essere missionaria non
significa fare proselitismo; per la Chiesa, essere missionaria equivale
ad esprimere la sua stessa natura: essere illuminata da Dio e
riflettere la sua luce. Questo è il suo servizio. Non c’è un’altra
strada. La missione è la sua vocazione: far risplendere la luce di
Cristo è il suo servizio. Quante
persone attendono da noi questo impegno missionario, perché hanno
bisogno di Cristo, hanno bisogno di conoscere il volto del Padre.
I
Magi, di cui ci parla il Vangelo di Matteo, sono testimonianza vivente
del fatto che i semi di verità sono presenti ovunque, perché sono dono
del Creatore che chiama tutti a riconoscerlo come Padre buono e fedele. I
Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono
accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione
alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta
l’umanità trova la sua unità. E la Chiesa ha il compito di riconoscere e far emergere in modo più chiaro il desiderio di Dio che ognuno porta in sé. Questo
è il servizio della Chiesa, con la luce che essa riflette: far emergere
il desiderio di Dio che ognuno porta in sé. Come i Magi tante persone,
anche ai nostri giorni, vivono con il “cuore inquieto” che continua a
domandare senza trovare risposte certe - è l’inquietudine dello Spirito
Santo che si muove nei cuori. Sono anche loro alla ricerca della stella
che indica la strada verso Betlemme.
Quante
stelle ci sono nel cielo! Eppure, i Magi ne hanno seguita una diversa,
nuova, che per loro brillava molto di più. Avevano scrutato a lungo il
grande libro del cielo per trovare una risposta ai loro interrogativi -
avevano il cuore inquieto -, e finalmente la luce era apparsa. Quella
stella li cambiò. Fece loro dimenticare gli interessi quotidiani, e si
misero subito in cammino. Diedero ascolto ad una voce che nell’intimo
li spingeva a seguire quella luce - è la voce dello Spirito Santo, che
opera in tutte le persone -; ed essa li guidò finché trovarono il re
dei Giudei in una povera casa di Betlemme.
Tutto
questo è un insegnamento per noi. Oggi ci farà bene ripetere la domanda
dei Magi: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto
spuntare la sua stella e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2). Siamo
sollecitati, soprattutto in un periodo come il nostro, a porci in
ricerca dei segni che Dio offre, sapendo che richiedono il nostro
impegno per decifrarli e comprendere così la sua volontà. Siamo
interpellati ad andare a Betlemme per trovare il Bambino e sua Madre.
Seguiamo la luce che Dio ci offre – piccolina…; l’inno del breviario
poeticamente ci dice che i Magi “lumen requirunt lumine”: quella
piccola luce –, la luce che promana dal volto di Cristo, pieno di
misericordia e di fedeltà. E, una
volta giunti davanti a Lui, adoriamolo con tutto il cuore, e
presentiamogli i nostri doni: la nostra libertà, la nostra
intelligenza, il nostro amore. La
vera sapienza si nasconde nel volto di questo Bambino. E’ qui, nella
semplicità di Betlemme, che trova sintesi la vita della Chiesa. E’ qui la sorgente di quella luce, che attrae a sé ogni persona nel mondo e orienta il cammino dei popoli sulla via della pace.
video dell'omelia
video integrale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel
Vangelo di oggi, il racconto dei Magi, venuti dall’oriente a Betlemme
per adorare il Messia, conferisce alla festa dell’Epifania un respiro
di universalità. E questo è il respiro della Chiesa, la quale desidera
che tutti i popoli della terra possano incontrare Gesù, fare esperienza
del suo amore misericordioso. E’ questo il desiderio della Chiesa: che
trovino la misericordia di Gesù, il suo amore.
Il
Cristo è appena nato, non sa ancora parlare, e tutte le genti –
rappresentate dai Magi – possono già incontrarlo, riconoscerlo,
adorarlo. Dicono i Magi: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo
venuti ad adorarlo» (Mt 2,2). Erode ha sentito questo appena i Magi
sono giunti a Gerusalemme. Questi
Magi erano uomini prestigiosi, di regioni lontane e culture diverse, e
si erano incamminati verso la terra di Israele per adorare il re che
era nato. La Chiesa da sempre ha visto in essi l’immagine dell’intera
umanità, e con la celebrazione di oggi, della festa dell’Epifania vuole
quasi indicare rispettosamente ad ogni uomo e ogni donna di questo
mondo il Bambino che è nato per la salvezza di tutti.
Nella
notte di Natale Gesù si è manifestato ai pastori, uomini umili e
disprezzati - alcuni dicono dei briganti -; furono loro i primi a
portare un po’ di calore in quella fredda grotta di Betlemme. Ora
giungono i Magi da terre lontane, anch’essi attratti misteriosamente da
quel Bambino. I pastori e i Magi sono molto diversi tra loro; una cosa però li accomuna: il cielo. I
pastori di Betlemme accorsero subito a vedere Gesù non perché fossero
particolarmente buoni, ma perché vegliavano di notte e, alzando gli
occhi al cielo, videro un segno, ascoltarono il suo messaggio e lo
seguirono. Così pure i Magi: scrutavano i cieli, videro una nuova
stella, interpretarono il segno e si misero in cammino, da lontano. I
pastori e i Magi ci insegnano che per incontrare Gesù è necessario
saper alzare lo sguardo al cielo, non essere ripiegati su se stessi,
sul proprio egoismo, ma avere il cuore e la mente aperti all’orizzonte
di Dio, che sempre ci sorprende, saper accogliere i suoi messaggi, e
rispondere con prontezza e generosità.
I Magi, dice il Vangelo, «al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). Anche
per noi c’è una grande consolazione nel vedere la stella, ossia nel
sentirci guidati e non abbandonati al nostro destino. E la stella è il
Vangelo, la Parola del Signore, come dice il salmo: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (119,105). Questa luce ci guida verso Cristo. Senza
l’ascolto del Vangelo, non è possibile incontrarlo! I Magi, infatti,
seguendo la stella giunsero fino al luogo dove si trovava Gesù. E qui
«videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono»
(Mt 2,11). L’esperienza
dei Magi ci esorta a non accontentarci della mediocrità, a non
“vivacchiare”, ma a cercare il senso delle cose, a scrutare con
passione il grande mistero della vita. E ci insegna a non
scandalizzarci della piccolezza e della povertà, ma a riconoscere la
maestà nell’umiltà, e saperci inginocchiare di fronte ad essa.
La Vergine Maria, che accolse i Magi a Betlemme, ci
aiuti ad alzare lo sguardo da noi stessi, a lasciarci guidare dalla
stella del Vangelo per incontrare Gesù, e a saperci abbassare per
adorarlo. Così potremo portare agli altri un raggio della sua luce, e
condividere con loro la gioia del cammino.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi
esprimiamo la nostra vicinanza spirituale ai fratelli e alle sorelle
dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, molti dei quali
celebrano domani il Natale del Signore. Ad essi giunga il nostro
augurio di pace e di bene. E anche un bell’applauso come saluto!
Ricordiamo anche che l’Epifania è la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria. È
la festa dei bambini che, con le loro preghiere e i loro sacrifici,
aiutano i coetanei più bisognosi facendosi missionari e testimoni di
fraternità e di condivisione.
...
A tutti auguro una buona festa. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
7 gennaio 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“le opere di misericordia ci avvicinano a Dio”
Chi
mette in pratica le opere di misericordia ha la controprova che la sua
azione viene da Dio: l’unico criterio per capirlo ruota infatti intorno
alla concretezza dell’«incarnazione, di Gesù venuto nella carne». E
così non ha senso «immaginare piani pastorali e nuovi metodi per
avvicinare la gente» se la fede in Gesù incarnato non porta al servizio
degli altri. Francesco lo ha ricordato celebrando la messa giovedì
mattina, 7 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. E ha messo
anche in guardia da coloro che hanno solo un’apparenza di spiritualità
perché, ha detto, se quello spirito non viene da Dio è «l’anticristo»,
l’espressione della «mondanità».
Per
questa riflessione, il Papa ha preso le mosse dalla prima lettera di
san Giovanni (3,22—4,6), facendo subito notare come l’apostolo riprenda
«una parola di Gesù nell’ultima cena: “rimanere”». Precisamente
Giovanni scrive: «Chi osserva i suoi comandamenti, “rimane” in Dio e
Dio in lui». E «questo “rimanere” in Dio è un po’ il respiro della vita
cristiana, e lo stile» ha spiegato Francesco. Infatti possiamo dire che
«un cristiano è quello che rimane in Dio». Scrive ancora Giovanni nella
sua lettera: «In questo conosciamo che Dio rimane in noi: dallo Spirito
che ci ha dato».
Dunque,
ha rilanciato Francesco, «un cristiano è quello che “ha” lo Spirito
Santo e si lascia guidare da Lui: rimanere in Dio e Dio rimane in noi,
per lo Spirito che ci ha dato». E ha anche ripreso l’avvertimento
dell’apostolo a «stare attenti: e qui viene il problema. State attenti,
non prestate fede a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti,
per saggiare se provengono veramente da Dio». Proprio «questa è la
regola quotidiana di vita che ci insegna Giovanni».
«Mettere
alla prova gli spiriti», dunque. «Ma cosa vuol dire quel “mettere alla
prova gli spiriti”? Sembra che ci siano fantasmi...». Invece no, ...
...
A
questo punto Francesco ha dato voce agli interrogativi che,
naturalmente, sorgono sulla questione: «Ma, padre, va bene, sì, è tutto
chiaro, ma quali sono i criteri per fare un bel discernimento di quello che accade nella mia anima?».
Giovanni propone un solo criterio e lo presenta con queste parole: «In
questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito — ogni
emozione, ogni ispirazione che io sento — che riconosce Gesù Cristo
venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce Gesù,
non è da Dio».
«Il criterio è Gesù venuto nella carne, il criterio è l’incarnazione»
ha insistito Francesco. Tanto che «io posso sentire tante cose dentro,
anche cose buone, idee buone. ma se queste idee buone, questi
sentimenti non mi portano a Dio che si è fatto carne, non mi portano al
prossimo, al fratello, non sono di Dio». Ed è per questo che «Giovanni
incomincia questo passo della sua lettera dicendo: “Questo è il
comandamento di Dio: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e
ci amiamo gli uni gli altri”».
Applicando
questa verità alla vita cristiana di ogni giorno, il Pontefice ha
ricordato che «possiamo fare tanti piani pastorali, immaginare nuovi
metodi per avvicinarci alla gente, ma se non facciamo la strada di Dio
venuto in carne, del Figlio di Dio che si è fatto uomo per camminare
con noi, non siamo sulla strada del buon spirito». Anzi, a prevalere «è
l’anticristo, è la mondanità, è lo spirito del mondo».
Già,
ha aggiunto, «quanta gente troviamo, nella vita, che sembra spirituale,
ma non parlare di fare opere di misericordia». E «perché? Perché le
opere di misericordia sono proprio il concreto della nostra confessione
che il Figlio di Dio si è fatto carne: visitare gli ammalati, dare da
mangiare a chi non ha cibo, aver cura degli scartati». Le
«opere di misericordia», dunque, «perché ogni nostro fratello, che
dobbiamo amare, è carne di Cristo: Dio si è fatto carne per
identificarsi con noi e quello che soffre è il Cristo che lo soffre».
Ecco
che, ha detto Francesco, «se tu vai per questa strada, se tu senti
questo, vai bene» perché proprio «questo è il criterio del
discernimento per non confondere i sentimenti, gli spiriti, per non
andare su una strada che non va».
Ritornano,
dunque, le parole di Giovanni: «Non prestate fede a ogni spirito —
state attenti — ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se
provengono veramente da Dio». Perciò, ha ribadito con forza, «il
servizio al prossimo, al fratello, alla sorella che ha bisogno — sono
tanti i bisogni — anche di un consiglio, del mio orecchio per essere
ascoltato: questi sono i segni che andiamo sulla strada del buono
spirito, cioè sulla strada del Verbo di Dio che si è fatto carne».
Prima
di riprendere la celebrazione della messa, Francesco ha chiesto «al
Signore la grazia di conoscere bene cosa succede nel nostro cuore, cosa
ci piace fare, cioè quello che a me tocca di più: se lo spirito di Dio,
che mi porta al servizio degli altri, o lo spirito del mondo che gira
intorno a me stesso, alle mie chiusure, ai miei egoismi, a tante altre
cose», Sì, ha concluso il Papa, «chiediamo la grazia di conoscere cosa
succede nel nostro cuore».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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Stile, semplicità, speranza
di Brunetto Salvarani
Tempi
curiosi (e paurosi), quelli che stiamo attraversando in questo primo
scorcio di giubileo della misericordia e ultimo dell’anno del Signore
2015. Tempi in cui
dobbiamo ammettere paradossalmente, ad esempio, che la figura di papa
Francesco sta incontrando un favore maggiore all’esterno dei
tradizionali recinti cattolici, più che all’interno; mentre il successo
popolare che indubbiamente riscuote – lo mostrano le inchieste
specializzate al riguardo – non si traduce in una più elevata fiducia
nell’esperienza ecclesiale (tutt’altro, si direbbe). A
partire da questo sfondo, può essere interessante domandarsi quali
siano gli elementi della fede cristiana che, rispecchiati in Bergoglio,
ricevono oggi un particolare consenso diffuso. Mi limito, qui, a
elencarne tre, che – curiosamente e casualmente – hanno tutti per
iniziale una esse. Ecco, dunque, beninteso a insindacabile parere di
chi scrive, le tre esse del messaggio cristiano di cui in giro si sente
maggiormente il bisogno. Il cristianesimo come stile.
Partiamo, dunque, con la prima esse, legata alla parola stile. Ciò che
colpisce, in papa Francesco, sin dal suo apparire al balcone di San
Pietro quel 13 marzo di due anni fa (e sembra molto tempo di più!), è
infatti lo stile: quello con cui interpreta il suo ruolo quasi non
fosse un ruolo. Da questo punto di vista, un’ottima intuizione l’ha
avuta il teologo Cristoph Theobald quando parla di cristianesimo come
stile.(1) Perché ciò che Gesù fa e dice nei suoi incontri narrati nei
vangeli è un tutt’uno con il suo essere, in lui ci sono un’assoluta
unità e trasparenza di pensiero, parola e azione che sono
manifestazione del Padre: dal suo stile emerge la provocazione di un
cristianesimo che apprende, mentre le patologie e le infedeltà al
vangelo che pervadono ogni epoca della storia ecclesiale – compresa la
nostra, situata alla fine del regime di cristianità – possono essere
lette come rottura della corrispondenza tra forma e contenuto. Da parte
sua, Jorge Mario Bergoglio ha ormai quasi quattro volte vent’anni, ma
riesce a vivificare la sua età avanzata con una fede, un entusiasmo e
una capacità di sognare a occhi aperti che lo rendono più giovane e
fresco di tanti che lo sono anagraficamente. Egli si trova oggi a
governare una Chiesa attraversata da una gravissima crisi di
credibilità, ma anche da un vistoso deficit di motivazioni, soprattutto
nei paesi di antica cristianità, in cui la stanchezza troppo spesso
diventa tristezza e dunque sconfessione dell’allegria evangelica e di
quella testimonianza gioiosa che dovrebbe sgorgare dall’adesione al
Signore. È significativo ma per nulla casuale, allora, che, prima
ancora di ascoltare i suoi discorsi o valutare le sue riforme
strutturali, si guardi al suo esempio: a come vive, si muove, abbraccia
le persone, parla, presso chi si ferma durante le udienze pubbliche, e
a come esce, per riprendere un verbo a lui caro. E a questo stile è lecito collegare la seconda esse, quella di semplicità.
Di fronte a un mondo sempre più complesso (e complicato), Francesco sta
proponendo l’unica strada credibile per la sua comunità, chiedendole di
imboccare la via della semplicità, senza soffermarsi sulla
moltiplicazione delle strutture e delle opere. Questa, del resto, è
probabilmente la sua prima riforma, credo pienamente riuscita. Riforma,
infatti, è ablatio, togliere via, non aumentare né complicare, ma
semplificare: un’operazione analoga a quella dello scultore chiamato a
togliere dalla pietra nuda per far emergere la nobilis forma che vi è
contenuta. Il profumo del vangelo (Evangelii gaudium 34) si diffonde
esclusivamente grazie all’essenzialità, alla sobrietà, alla povertà. E
l’unico criterio di semplicità, per un cristiano, è il vangelo, nulla
di più.
Con gli occhi di Gesù. ...
Rendere ragione della speranza. ...
(fonte: “Settimana”, n. 44 del 13 dicembre 2015)
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Il Papa dal linguaggio semplice, capace di dialogare apertamente con i
fedeli di ogni Paese, il Papa che non ha più bisogno di mediatori e
«interpreti», è allo stesso tempo anche un leader mondiale che ha
saputo rilanciare e promuovere lungo nuove direttrici la diplomazia
vaticana.
Francesco Peloso: Papa Francesco il diplomatico, la priorità è porre fine ai conflitti
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