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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Questo
sembra dirci il Natale, fuori dai sentimentalismi facili: Dio è nella
carne viva e debole di ogni essere umano. Fascialo, prenditi cura. Come
fa la madre. Non ridurre il Natale a un bambino di cartapesta. (Angelo Casati)
Buon Natale!!!
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La novena di Natale, che inizia
il 16 dicembre e si conclude il 24 dicembre, pur non essendo "preghiera
ufficiale" della Chiesa, è un’antichissima tradizione e costituisce un
momento molto significativo nella vita delle nostre comunità cristiane
che ci permette di approfondire il mistero dell’incarnazione del Verbo
e di celebrare con gioia la solennità del Santo Natale.
Mettiamoci in cammino senza paura...
La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 1° giorno - ANDIAMO FINO A BETLEMME
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La "manifestazione" del Natale
I verbi che nella carne bisogna coniugare
di Antonio Staglianò, vescovo di Noto
A
Natale si può. Cosa? La canzonetta dice: «A Natale a Natale si può dare
di più». Il motivetto è bello e si ripete per tre volte. Viene voglia
di canterellare. E anche questa fa parte di quell’estetizzazione
del cristianesimo che – come eterogenesi dei fini – giunge spesso
ad anestetizzare la fede cristiana, rendendola solo una 'espressione
religiosa bella'. Come i tanti presepi che visiteremo
e, prima ancora, produrremo, nelle nostre comunità parrocchiali e in
ogni dove. Il presepe è 'bello da vedere', specie quando nell’opera
artistica riesce esteticamente a camuffare la realtà più brutta che
esista al mondo: l’esclusione, la solitudine, la messa al bando, lo
scarto. Agli occhi della vera fede, quel piccolo di
Betlemme assomiglia molto ai tanti bambini profughi che giungono sulle
nostre coste. Per qualche motivo non è accolto al caldo di affetti
politici e civili e parentali che avrebbero dovuto costituire
l’ambiente ideale per cominciare a crescere umanamente bene. Per
qualche motivo deve scappare, nascondersi, senza cittadinanza, senza
casa, senza riconoscimento. Anzi, nella paura di qualcuno che ti vuole
respingere o, almeno a parole, addirittura uccidere. Non è ancora nato e Gesù è già una presenza scomoda, da eliminare.
...
L’evento del Natale è chiaro: «Il Verbo si è fatto carne ed è
venuto ad abitare in mezzo a noi». L’Incarnazione dice il venire di Dio
e lo stare di Dio tra noi. Presenza non accomodante quella di Dio,
dunque scomoda. E però umanizzante. Se ci scomoda, lo fa da condizioni
di alienazione umana, da situazioni di barbarie, da esperienze di
manipolazione. Esige di coniugare il verbo 'uscire' (per stare ad
alcuni verbi ormai noti, dopo il convegno ecclesiale di Firenze)
attraverso un processo di conversione del cuore, della mente, della
volontà (anche della sensualità e della sessualità) che non può più
lasciare spazio all’egoismo, all’introversione, all’individualismo
autistico, all’anarchia egotica. Chiede di coniugare il verbo
'annunciare' in gesti eucaristici che hanno il gusto dell’amore vero,
perché le parole senza fatti d’amore diventano immediatamente
chiacchiere vane. Pretende di coniugare il verbo 'abitare' nelle forme
concrete dell’andare al pascolo – compromettendosi e sporcandosi per le
strade degli umani –, più che del restare nel recinto soffrendo di
anemia. Invoca di coniugare il verbo 'educare', ponendo davanti ai
giovani il modello del maestro di Nazareth che non sapeva dove posare
il capo per essere testimone della verità di un Dio-padre di tutti e
ricco di misericordia. Fatto questo, il verbo 'trasfigurare' lo coniuga
Lui personalmente in noi. Promette, infatti, che splenderà la verità
dell’essere umano in tutta bellezza. Si manifesterà, nell’uomo, il
divino che lo abita, quell’incommensurabile grandezza dell’umano, per
la quale egli è «poco meno di un dio» (Sal 8). A Natale
si può. Cosa? Dare di più? O non piuttosto mostrare – nel dare, nel
condividere, nell’accogliere – la bellezza divina di cui siamo abitati.
Non sarà Natale proprio per questo: per manifestare quanto è grande
l’uomo che vive dell’amore di Dio, nel trasmetterlo ai fratelli?
Abbiamo sempre saputo che in Gesù, a Natale, possiamo contemplare la
bellezza di Dio. Dobbiamo cominciare a sapere che a Natale, Gesù chiede
di riconoscere la bellezza dell’umano dell’uomo.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Strage d'innocenti nel Mediterraneo.
Chi è oggi Erode?
di Camillo Ripamonti
Presidente del Centro Astalli Servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia
Settecento i bambini morti da inizio anno.
Una
nuova «strage degli innocenti» si consuma ormai da mesi davanti a
un’Unione Europea indifferente e sorda al grido di un’umanità che cerca
giustizia. Quest’Europa chiusa in se stessa, sempre più ripiegata sui
propri confini e sulle proprie paure sta rinunciando alla vocazione di
baluardo di civiltà e democrazia. Controlli, divieti, muri, hotspot,
respingimenti alle frontiere… non può essere questa la soluzione al
complesso fenomeno delle migrazioni. È assurdo pensare di poter fermare
chi si mette in cammino in cerca di salvezza. Bisogna agire,
programmare e regolare per accogliere e integrare in maniera
costruttiva ed efficace. Ostinarsi a discriminare e "classificare" con
una pervicace mancanza di visione rischia di diventare la nostra
condanna.
L’ultima
strage di bimbi è avvenuta pressoché simultaneamente all’apertura del
Giubileo della Misericordia. Si tratta di un tragico ossimoro. Le
istituzioni, la società civile aprano gli occhi: non
c’è Giubileo finché c’è ingiustizia. Non c’è misericordia finché
restiamo indifferenti davanti al dolore di chi non può che fuggire.
...
Ma
come è possibile che ci siamo ridotti a sentire il bisogno di
difenderci anche da bambini che scappano senza sapere da chi e da che
cosa? È così complicato capire quanto sia assurdo e profondamente
sbagliato che una madre, senza avere alternative percorribili, metta sé
e i propri figli in mano a trafficanti che vendono morte, spacciandola
per speranza? «La
mistica della misericordia è una mistica degli occhi aperti, aperti per
vedere la miseria dell’altro, per vedere i bisogni che oggi cambiano
molto velocemente», commentava il cardinal Kasper, presidente emerito
del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani,
alla vigilia dell’apertura dell’Anno Santo. Apriamo gli occhi, destiamo
le coscienze, risvegliamoci dal lungo sonno in cui siamo
deliberatamente caduti per non sentire il richiamo di un’umanità
dolente che chiede giustizia dalle vessazioni, pace dopo anni di guerre
e persecuzioni, diritti e democrazia.
I
migranti oggi sono il luogo esistenziale della nostra coscienza, della
nostra memoria, sono baluardo dei nostri valori. Li trattiamo come
nemici da respingere ma in realtà sono la nostra unica ancora di
salvezza. Sono l’antidoto al più cieco egoismo, alla memoria troppo
corta, alla superficialità delle idee, alla mancanza di visione. Loro
più di noi sono vittime del terrorismo, della paura, di logiche di
sopraffazione e abuso. Tracciare una via insieme e decidere di
percorrerla fianco a fianco è l’unica possibilità che abbiamo per
sconfiggere chi ci vuole soggiogati alla violenza e alla paura. Musulmani e cristiani sanno bene che Misericordia è il nome del loro comune Dio;
sanno che senza misericordia non c’è salvezza, sanno declinare da
secoli - pur tra errori e orrori della storia umana - il vero
significato di questa parola così bella e complessa, troppo poco usata
prima che papa Francesco le desse nuova dimora nel lessico quotidiano
di ciascuno di noi. Una
parola così bella racchiude in sé una ricchezza etica, politica,
antropologica che di per sé basterebbe applicarla per risolvere molti
dei problemi che affliggono l’umanità. È una parola che dà significato
alla politica prima che alla religione. Facciamo in modo che a partire
da questo Giubileo non resti solo una parola. Usiamo
misericordia per salvare chi fugge da guerre e persecuzioni. «Ero
forestiero e mi avete accolto...». Questa non è solo un’opera di
misericordia, ma è l’indice del senso di umanità di una società.
(fonte: articolo Avvenire - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)
Vedi anche i nostri post precedenti:
- Nuova strage degli innocenti: MILLE bambini morti nel Mediterraneo nel 2015
- La strage degli innocenti continua... ma servirà almeno a farci riflettere per cambiare?
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Il dolore di una mamma
di Myrta Merlino
Quante
volte ancora riusciremo a girare la testa dall’altra parte? Quante
volte ancora riusciremo a trovare le parole per commentare la morte
insensata di un bambino in mare? E adesso che le parole sono finite e
che non sappiamo più dove girarci, cosa faremo?
Che
dolore inaccettabile quei piccoli corpi ingoiati dal mare nero delle
nostre allegre vacanze estive e poi risputati su una spiaggia qualunque
in attesa che un gesto pietoso li porti via. La contabilità funerea
avanza senza pietà. Pietà per questi bambini. Pietà per la nostra
umanità ferita che diventa troppo spesso indifferenza. La
morte di un bambino sembra dirci che il mondo non può continuare, nei
loro sorrisi viaggia il nostro futuro. Sono loro a dare gambe ai sogni
e alle speranze. Eppure si va avanti.
Il
ricordo di Aylan, il bambino siriano morto solo su una spiaggia con la
sua maglietta rossa e i suoi calzoncini blu, è già sbiadito nelle
nostre coscienze. Si era detto che quella foto ci avrebbe cambiati per
sempre. Si era detto che Aylan, tre anni, affogato in cerca di
salvezza, aveva sferrato un pugno nello stomaco dell’Europa. E invece
no.
Due Aylan muoiono ogni giorno.
E
mentre noi contiamo i morti bambini di questo mondo che non ha più
senso, non accade nulla. Non si può più balbettare, non si può più
oscillare tra paure ed annunci, bisogna fare qualcosa.
Non si può più lasciare scorrere la tragedia a pochi metri da noi, continuando a vivere come se nulla fosse.
L’8
dicembre non è stato un giorno nero, il 9 dicembre non è stato un
giorno tragico, sono stati giorni come gli altri in cui quella grande
bara liquida che è diventata il Mediterraneo ha inghiottito vite, in
alcuni casi promesse di vite.
...
Quel viaggio della speranza improvvisamente non ha più senso. Il futuro è finito in fondo al mare con quei piccoli corpi.
E
noi che siamo mamme come loro non possiamo più fare finta di niente.
Non possiamo permettere che la grande mattanza continui.
Madri di tutto il mondo unitevi e fatevi sentire.
(fonte: testo “l'Unità”, immagini dal web a cura dello staff di Quelli della Via)
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Sant’Egidio lancia il «corridoio umanitario» per profughi
«Siamo in Avvento, nell’anno del
Giubileo della Misericordia, abbiamo lavorato in collaborazione con le
chiese evangeliche italiane e la chiesa valdese per un progetto
“ecumenico”, un accordo di pace, che va in soccorso dei “vulnerabili”.
Come non essere contenti? Sì, provo grande soddisfazione». Il
presidente delle Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, annuncia,
«senza enfasi ma con gioia», il primo «corridoio umanitario per i
profughi». Una novità assoluta, per l’Italia e per l’Europa. Ci sono
voluti mesi di preparazione, poi è arrivato l’ok delle autorità
italiane.
Da anni si parlava di corridoi umanitari, ma non se n’è mai fatto nulla, Cosa è cambiato?
«I numeri impressionanti dei morti
in mare, soprattutto delle migliaia di bambini annegati. Ma è solo un
inizio, ...».
Gli attentati terroristici non aiutano a spegnere le paure.
«Certamente. Ma bisogna fare uno
sforzo in direzione della Misericordia. ...».
In che cosa consiste questo corridoio umanitario?
«Abbiamo aperto in Libano e in
Marocco, e tra sei mesi confidiamo di includere anche l’Etiopia, uffici
dai quali i nostri associati ci segnaleranno casi particolari di
persone che hanno bisogno di essere accolte,...».
Quanti ne individuerete e come li porterete in Italia?
«Il progetto-pilota prevede un
migliaio di rifugiati. Non è un numero altissimo ma l’importante è
cominciare. ...».
E come coniugherete umanità e sicurezza?
«Una volta individuati i casi,
lasceremo fare tutti i controlli alle autorità italiane per
l’identificazione, anche attraverso le impronte digitali. ...».
Chi paga i viaggi e come arriveranno i profughi in Italia?
«Tutto a carico nostro,
arriveranno con aerei di linea, navi. Li accoglieremo nelle nostre
strutture, li faremo studiare nelle nostre scuole di lingua e cultura o
seguire corsi professionali. Vogliamo essere un esempio per l’Europa. ...».
(fonte: CORRIERE DELLA SERA)
I primi mille migranti salvati dall'Italia grazie ai corridoi umanitari
Mille.
Ovvero la cifra da cui partire per ridare un'anima all'Europa. Mille
che saranno salvati, mille che non dovranno giocare al gioco della
morte, tra le onde del Mediterraneo, per approdare alla salvezza per la
loro vita e per quella delle loro famiglie. Sembra poco, ma è
tantissimo: da oggi partono in Italia i corridoi umanitari che
permetteranno, ai profughi che ne hanno diritto, di compiere il loro
viaggio dal Sud al Nord del mondo in sicurezza anziché sulle carrette
del mare. Lo hanno voluto, con grande tenacia, la Comunità di
Sant'Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Dopo
mesi di preparazione e di dialogo costruttivo con il ministero degli
Esteri e quello dell'Interno, finalmente è stato firmato un accordo per
l'ingresso nel nostro territorio di mille persone (da Libano, Marocco
ed Etiopia) in condizioni di "estrema vulnerabilità" grazie a visti per
"protezione umanitaria". Con l'accoglienza garantita dalle associazioni
e da alcuni sponsor e con le spese coperte - attenzione - non dallo
Stato italiano ma in larga parte dall'8 per mille della Tavola Valdese
e da fondi privati di Sant'Egidio.
Finora
l'Italia ha potuto solo tentare di salvare quanti arrivavano con mezzi
di fortuna alle nostre frontiere. Senza sapere quando e dove sarebbero
giunti, se non qualche ora prima, magari captando, di notte, un sos che
veniva dal cuore di una tempesta marina. Da oggi invece si può salvare
e non solo cercare di farlo. È vero: mille è ancora una cifra piccola,
troppo di fronte alle migliaia e migliaia di persone che bussano alle
nostre porte fuggendo da guerre, fame e da dittature. Ma il fatto
importante è che si è aperta una strada. Se funziona si potrà replicare.
Non
si può negare che per affrontare alle radici il fenomeno epocale delle
migrazioni dal Sud del mondo occorrerebbe prima di tutto fermare i
conflitti, le violenze e gli abusi che costringono intere popolazioni a
partire. In altre parole fare la pace. Ma in attesa che ciò avvenga ... (fonte: L'HUFFINGTON POST)
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In
occasione della Giornata internazionale dei migranti che si celebra
oggi 18 dicembre, la Commissione per i migranti in Europa (Ccme), la
Conferenza delle Chiese europee (Kek) e il Consiglio mondiale delle
Chiese (Wcc) hanno lanciato insieme un appello perchè gli Stati
ratifichino la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti
di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
...
Oggi
è la giornata mondiale dei migranti. Mentre è scontro a Bruxelles sulle
politiche di accoglienza, l’Organizzazione mondiale del lavoro ha reso
noti i dati del contributo dei lavoratori migranti nello sviluppo
economico e sociale dei Paesi in cui sono inseriti.
Sono
più attivi dei lavoratori nazionali. Il loro apporto è determinante per
tenere in equilibrio il sistema pensionistico. I lavoratori immigrati
sono 150 milioni in tutto il mondo. Lo rileva il nuovo studio
dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro Ilo, Global Estimates on Migrant Workers («Stime
mondiali dell’Ilo sui lavoratori migranti»). Secondo il rapporto
diffuso ieri sui circa 232 milioni di migranti internazionali, 150,3
milioni sono lavoratori. I lavoratori migranti rappresentano il 72,7
per cento dei 206,6 milioni di migranti in età lavorativa (a partire
dai 15 anni di età). La maggioranza dei lavoratori migranti sono uomini
— 83,7 milioni, mentre le donne lavoratrici migranti sono 66,6 milioni.
Secondo l’Ilo avere una panoramica precisa è un contributo essenziale
per arrivare a politiche migratorie ben gestite.
La
migrazione per lavoro è un fenomeno che riguarda tutte le regioni del
mondo. Tuttavia quasi la metà dei lavoratori migranti (48,5 per cento)
si concentra in due grandi regioni: l’America del Nord, e l’Europa
(Nord, Sud e Ovest). I paesi Arabi contano la maggior presenza di
lavoratori migranti rispetto al totale dei lavoratori, con una quota
pari al 35,6 per cento.
Lo studio esamina anche la distribuzione della forza lavoro dei migranti secondo i principali settori economici.
...
La
nuova agenda di sviluppo delle Nazioni Unite ha fissato tra gli
obiettivi la protezione di tutti i lavoratori, inclusi i lavoratori
migranti (Obiettivo 8) e l’attuazione di politiche migratorie ben
gestite (Obiettivo 10). E, secondo l’Ilo, avere a disposizione dati e
una panoramica sempre meglio definita del lavoro dei migranti è un
passo importante per raggiungere entrambi gli obiettivi. Una
costatazione che appare scontata, ma che non lo è affatto. Tornare alla
realtà senza farsi prendere da demagogia e scontri ideologici è una
vera e propria sfida culturale, come dimostra anche oggi lo scontro fra governi europei al Summit dell’Unione europea a Bruxelles.
Migranti: 150 milioni di lavoratori nel mondo
Il
tema dell’immigrazione continua ad essere di scottante attualità: ma
cosa sappiamo dei migranti, quali sono i pregiudizi da sconfiggere e i
numeri che ci hanno spinto a parlare di emergenza? Ne parliamo oggi 18
dicembre 2015 in occasione della Giornata internazionale dei Migranti
Giornata Internazionale dei Migranti 2015: numeri e pregiudizi su cui riflettere
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La misericordia e il perdono...
Maria ha puntato tutto... Tu, Giuseppe, hai scommesso tutto...
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"Gaudete
in Domino semper – Rallegratevi nel Signore sempre" (Fil 4, 4). Con
queste parole di san Paolo si apre la santa Messa della III Domenica di
Avvento, che perciò è chiamata domenica "gaudete".
L'Apostolo esorta i cristiani a gioire perché la venuta del Signore,
cioè il suo ritorno glorioso, è sicuro e non tarderà. La Chiesa fa
proprio questo invito, mentre si prepara a celebrare il Natale e il suo
sguardo si dirige sempre più verso Betlemme. In effetti, noi attendiamo con
speranza certa la seconda venuta di Cristo, perché abbiamo conosciuto
la prima. Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi, il Dio a noi
prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale; Egli ci è
vicino perché ha "sposato", per così dire, la nostra umanità; ha preso
su di sé la nostra condizione, scegliendo di essere in tutto come noi,
tranne che nel peccato, per farci diventare come Lui. La gioia
cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con
me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,
come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova,
nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo
della persona che a Dio si affida e in Lui confida..." (Benedetto XVI
Angelus 16-12-2007) ....
Domenica "GAUDETE" - III Domenica di Avvento
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14 dicembre memoria liturgica
di San Giovanni della Croce, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani e
dottore della Chiesa, fondatore dell'Ordine dei Carmelitani
Scalzi.
È un grande maestro di spiritualità valido ancora oggi. Ha anche il
merito di essere stato un valido collaboratore di Teresa d’Avila
(anch’essa Santa e Dottore della Chiesa) nella Riforma Carmelitana. Ma
non basta. Per le sue poesie si è guadagnato un posto nella letteratura
spagnola. È stato riconosciuto come “il più santo dei poeti spagnoli, e
il più poeta dei Santi”.
Tacere di sè è umiltà...
Dove non c'è amore...
Alla fine della vita...
Dio preferisce a tutte le parole...
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Lc 3,10-18
"Che cosa dobbiamo fare ?" è la domanda delle folle a Giovanni Battista che esorta alla conversione.
E' la stessa domanda che viene posta a Pietro e agli apostoli il giorno di Pentecoste (At 2,37),
la domanda che precede la proposta per un itinerario battesimale di
conversione: diventare fratelli di ogni uomo, nella giustizia e nella
condivisione. Giovanni ricorda alle folle che l'economia
dell'accentramento e dell'accumulo è un'ingiustizia, davanti a Dio e
agli uomini. Ogni cosa infatti che possediamo, e che manca al nostro
fratello, non ci appartiene, ma abbiamo il dovere di condividerlo. Come
la manna, che quando veniva accumulata marciva e generava vermi (Es 16,20),
cioè produceva morte, così l'accumulo dei beni che vengono a mancare ai
nostri fratelli sono la causa diretta del loro stare male e della loro
morte. Ogni volta che Israele si prostituiva all'idolo cadendo
nell'economia del possesso, perdeva il dono della terra e imboccava la
via dell'esilio. Anche noi, ogni qualvolta non ci fidiamo di Dio Padre
di Provvidenza, della sua Parola datrice di vita, ci mettiamo a
servizio degli idoli dell'accumulo, della violenza e della
sopraffazione diventando così "figli del serpente"(3,7).
...
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La donna più potente del mondo, secondo il National Geographic, è… Maria!
È
già pubblica la copertina dell’edizione statunitense del dicembre 2015
del National Geographic, una rivista che non può essere considerata
“amichevole” nei confronti della Chiesa cattolica.
L’edizione avrà in copertina quella che la rivista definisce la “donna più potente del mondo”: la Vergine Maria.
L’articolo
di Maureen Orth ripercorre alcune delle apparizioni mariane più note in
tutto il mondo, incluse le presunte apparizioni di Medjugorje,
raccontando allo stesso tempo la storia di persone che hanno ottenuto
delle grazie per intercessione della Vergine Maria.
Il testo affronta anche il processo seguito dalla Chiesa per riconoscere o meno il carattere soprannaturale delle apparizioni.
La
Orth include anche un breve riferimento al ruolo di Maria nell’islam.
Anche se poco conosciuta, esiste nel mondo musulmano una venerazione
per quella che anche gli islamici ritengono la donna più santa di
tutte: Maria, la madre di Gesù.
“Maria”,
scrive la Orth, nel suo articolo, “è un magnete per giovani e anziani”.
“Pregare per l’intercessione della Vergine Maria ed esserle devoti sono
un fenomeno globale. La nozione di Maria come intercessore presso Gesù
inizia con il miracolo del vino alle nozze di Cana”.
È
stato nel 431, in occasione del Terzo Concilio Ecumenico ad Efeso, che
Maria è stata chiamata ufficialmente Theotokos, Colei che Genera Dio,
ricorda l’autrice. “Da allora, nessun’altra donna è stata esaltata come
Maria. Come simbolo universale di amore materno, così come di
sofferenza e sacrificio, Maria è spesso l’elemento di paragone del
nostro desiderio di significato, di un legame più accessibile con il
soprannaturale rispetto agli insegnamenti formali della Chiesa. Il suo
manto offre sia sicurezza che protezione”.
Maria nei testi sacri
Nel
Nuovo Testamento, ricorda la Orth, Maria parla solo 4 volte, a
cominciare dall’Annunciazione. Il suo discorso più lungo, riportato nel
Vangelo di Luca, è il Magnificat.
...
Gli
evangelisti hanno scritto tra i 40 e i 65 anni dopo la morte di Cristo
e non erano biografi, ha ricordato padre Bertrand Buby, autore di uno
studio in tre volumi, Mary of Galilee, e membro dell’International
Marian Research Institutedell’Università di Dayton (Ohio, Stati Uniti).
Per questo, ha affermato, “non bisogna aspettarsi che abbiano tutti gli
elementi su Maria. La sua vita si basa molto sul sentito dire”.
Visto
che dalle Scritture si sa così poco di Maria, “è possibile proiettare
su di lei tutti i valori culturali che si hanno”, ha commentato
Amy-Jill Levine, docente di Nuovo Testamento e Studi Ebraici presso la
Vanderbilt University. “Come Gesù è l’uomo ideale, Maria è la donna
ideale”.
...
Apparizioni
Nel
suo articolo, la Orth cita Michael O’Neill, 39 anni, laureato a
Stanford in Ingegneria Meccanica e Product Design ed esperto di numeri
che riguardano la Vergine Maria. SuMiraclehunter.com ha codificato ogni
apparizione nota di Maria risalendo fino al 40 d.C.
...
Medjugorje rientra nelle due dozzine di eventi in una situazione di stand-by a livello di approvazione vaticana.
Il
Vaticano non approverebbe mai una presunta apparizioni i cui messaggi
contraddicono gli insegnamenti ecclesiali, e ai fedeli non è richiesto
di credere nelle apparizioni. Molti, anche tra i sacerdoti, non ci
credono.
“Distinguere
quello che proviene da Maria e quello che viene colto e intepretato dal
veggente non è facile”, afferma padre Johann Roten, direttore delle
ricerche e dei progetti speciali della Biblioteca Mariana
dell’Università di Dayton, che ospita più di 100.000 volumi su Maria.
La decisione ultima si basa sulla fede.
Maria nell’islam
Come
i cristiani, anche i musulmani considerano Maria santa su tutte le
donne, e il suo nome “Maryam” appare più spesso nel Corano di quanto
“Maria” appaia nella Bibbia.
Unica
donna ad avere una propria sura (capitolo) nel Corano, Maria è stata
scelta da Dio “al di sopra di tutte le donne del mondo” per la sua
castità e la sua obbedienza.
...
La
Orth dice di aver parlato in Egitto con devoti musulmani che per via
della loro reverenza nei confronti della Vergine Maria non avevano
problemi a visitare chiese cristiane e a pregarla in una chiesa così
come in una moschea.
Nel
monastero di Deir al Adra di Minya, sempre in Egitto, cristiani e
musulmani accendono candele per commemorare il soggiorno della Sacra
Famiglia durante la loro fuga in Egitto. Sul posto si svolge anche un
festival mariano che attira ogni anno due milioni di fedeli.
La donna più potente del mondo, secondo il National Geographic, è… Maria!
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Alle ore 18 di questo pomeriggio, papa Francesco ha celebrato la Messa
nella Basilica Vaticana in occasione della Festa liturgica della Beata
Vergine Maria di Guadalupe.
Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Santo Padre ha pronunciato dopo la lettura del Vangelo.
"Il
Signore, tuo Dio, è in mezzo a te. Gioirà per te, ti rinnoverà con il
suo amore, esulterà per te con grida di gioia».”. Queste parole del
profeta Sofonia, rivolte a Israele, possono essere rivolte anche alla
Vergine Maria, alla Chiesa, e a tutte le persone, amate da Dio con
amore misericordioso. Sì, Dio ci ama tanto da gioire e compiacersi
insieme a noi.
Ci ama di un amore gratuito, senza limiti, senza attendersi nulla in cambio.
Non
gli piace il pelagianesimo. Questo amore misericordioso è l’attributo
più sorprendente di Dio, la sintesi in cui è condensato il messaggio
evangelico, la fede della Chiesa.
La
parola “misericordia” è composta da due parole distinte: miseria e
cuore. Il cuore indica la capacità di amare; la misericordia è l’amore
che abbraccia la miseria della persona umana.
E’ un amore che “sente” la nostra indigenza come se fosse propria, con lo scopo di liberarcene.
“In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che
ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per
i nostri peccati.”
A
lui non piace neanche l'agnosticismo. “Il Verbo si fece carne”, con
l’intenzione di condividere tutte le nostre fragilità. Con l’intenzione
di sperimentare la nostra condizione umana, fino a farsi carico con la
Croce di tutto il dolore dell’esistenza umana.
La
profondità della sua compassione e della sua misericordia è così: una
fusione per farsi per farsi compagnia e porsi al servizio dell’umanità
ferita.
Nessun
peccato può cancellare la sua vicinanza misericordiosa, né impedirgli
di porre in atto la sua grazia di conversione, a condizione che noi la
invochiamo.
Anzi,
il peccato stesso fa risplendere con maggior forza l'amore di Dio Padre
che, per riscattare lo schiavo, ha sacrificato il suo Figlio.
Questa
misericordia di Dio ci raggiunge con il dono dello Spirito Santo, che
nel Battesimo, rende possibile, crea e alimenta la nuova vita dei suoi
discepoli.
Per
quanto i peccati del mondo possano essere grandi e gravi, lo Spirito,
che rinnova la faccia della terra, rende possibile il miracolo di una
vita più umana, piena di gioia e di speranza.
Gridiamo anche noi con gioia: "Il Signore è il mio Dio e Salvatore!”.
“Il
Signore è vicino”, ci dice l’apostolo Paolo, niente ci deve angustiare.
La più grande misericordia risiede nel suo essere in mezzo a noi, nello
stare in sua presenza e compagnia.
Cammina
al nostro fianco, ci mostra la strada dell’amore, ci risolleva quando
cadiamo, con tanta tenerezza, ci sostiene nelle nostre fatiche, ci
accompagna in tutte le circostanze della nostra esistenza.
Ci apre gli occhi per farci vedere le nostre miserie e quelle del mondo, ma allo stesso tempo ci riempie di speranza.
“E
la pace di Dio custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo
Gesù”. Questa è la fonte della nostra vita serena e felice; non c’è
nessuno che possa privarci di questa pace e felicità, nonostante le
sofferenze e le prove della vita.
Coltiviamo
questa esperienza di misericordia, di pace e di speranza, nel cammino
di Avvento che stiamo percorrendo e alla luce dell’anno giubilare. Annunciare
la Buona Novella ai poveri, come Giovanni Battista, compiendo opere di
misericordia, è un buon modo di attendere la venuta di Gesù nella
Natività.
In
Maria, Dio gioisce e si compiace in modo speciale. In una delle
preghiere più care al popolo cristiano, il Salve Regina, chiamiamo Maria “madre di misericordia”.
Lei ha sperimentato la misericordia divina, ed ha accolto nel suo seno l’origine stessa di questa misericordia: Gesù Cristo.
Lei,
che ha sempre vissuto intimamente unita a suo Figlio, sa più di
chiunque altro ciò che Egli vuole: che tutti gli uomini si salvino, e
che a nessuno venga mai a mancare la tenerezza e la consolazione di Dio.
Che Maria, Madre di Misericordia, ci aiuti a comprendere quanto Dio ci ama.
A
Maria santissima affidiamo le sofferenze e le gioie dei popoli di tutto
il continente americano, che la amano come madre e che la riconoscono
come “patrona”, con il titolo devozionale di Nostra Signora di
Guadalupe.
Che
“la dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché
tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio”.
A
Lei chiediamo che questo anno giubilare sia una semina di amore
misericordioso nel cuore delle persone, delle famiglie e delle
nazioni.
Che
noi ci convertiamo in misericordiosi, e che le comunità cristiane
sappiano essere oasi e fonti di misericordia, testimoni di una carità
che non ammette esclusioni.
[Il Papa annuncia che nel mese di febbraio prossimo andrà a pregare al Santuario della Madonna di Guadalupe in Messico.]
Noi
La supplichiamo affinché guidi i passi del suo popolo americano, popolo
pellegrino che cerca la Madre della misericordia e la prega di
mostrargli suo Figlio Gesù.
video
Per saperne di più sulla Nostra Signora di Guadalupe consigliamo:
SANTA
MARIA DI GUADALUPE - LE APPARIZIONI E IL MIRACOLO DELL’IMMAGINE DI
“MADRE INCINTA DI TRE MESI” STAMPATASI SUL MANTELLO DI SAN JUAN DIEGO
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La festa di S. Lucia evoca il nostro bisogno di vedere, di non
conoscere l’esperienza della cecità. Noi, infatti, la invochiamo come
patrona della vista degli occhi.
Tuttavia,
mi pare, abbiamo bisogno di chiedere la sua intercessione per un altro
tipo di cecità di cui siamo affetti un po’ tutti. Ci mancano, infatti,
occhi nuovi. Siamo convinti di vedere ma in realtà siamo ciechi. Magari foste ciechi, ripeterà Gesù ai farisei. Ma siccome dite di vedere il vostro peccato rimane (Gv 9,41).
Ci
acceca l’invidia, la superbia, l’odio. Non abbiamo occhi per vedere
chi, magari, alla porta di casa nostra o, nella nostra stessa casa,
attende il gesto di un’attenzione: la cecità provocata dal nostro
egoismo ci fa stare a contatto con non poche situazioni di disagio
senza sentirci interpellati.
Abbiamo bisogno di occhi nuovi che guardino le cose e le persone nella giusta luce: lo sguardo impuro finisce per idolatrare o disprezzare ciò che invece va accostato con rispetto e venerazione.
Abbiamo bisogno di occhi nuovi capaci di guardare lontano:
oltre la sofferenza che ci affligge, oltre il dolore che ci metta alla
prova, oltre il fallimento che ci umilia, oltre la morte che ci fa
credere che nulla abbia più la luce di un senso.
Abbiamo bisogno di occhi nuovi capaci di valutare con sapienza i beni della terranella continua ricerca dei beni del cielo.
Abbiamo bisogno di occhi nuovi capaci di stupore davanti alle meraviglie che la misericordia di Dio suscita continuamente.
Abbiamo bisogno di occhi nuovi che si lascino purificare dal pianto...
Abbiamo bisogno di occhi capaci di vedere oltre le apparenze. ...
Gli
occhi della fede sono quelli che ci consentono di riconoscere come il
disegno di Dio si manifesti attraverso le vicende anche contorte della
nostra storia personale e attraverso gli incontri personali che sempre
ci interpellano.
Gli occhi della fede sono gli occhi di chi prova a guardare tutto con lo stesso sguardo di Dio.
Gli occhi della fede sono gli occhi che ci permettono di...
...
Guardare
alla fortezza di Lucia significa assumere la dimensione del martirio
quotidiano, quello che si esprime nella fedeltà al vangelo in ogni
circostanza, piccola o grande. Stare nelle relazioni con fortezza non
vuol dire usare il linguaggio dell’arroganza o della sopraffazione
bensì quello della mitezza. ...
Forse ci verrà risparmiato il martirio cruento ma non poche volte conosciamo un altro martirio,
di certo più subdolo e raffinato ma non per questo meno logorante,
quando si vuole attestare la fecondità del vivere secondo il vangelo. C’è un martirio nell’amare chi non ci ama, nel collaborare con chi non ci accetta, nel perdonare chi ci ha fatto del male. Proprio come ha fatto il Signore Gesù. Proprio come ha fatto Lucia.
S. Lucia di Antonio Savone
Il
Natale solitamente è collegato a Babbo Natale ed alle sue imprese per
recapitare i regali ai bambini. In tanti paesi del nord Italia e del
nord Europa è invece Santa Lucia a fare le veci di Babbo Natale: il
giorno in cui si festeggia Santa Lucia è il 13 dicembre e sono legate a
lei tradizioni e leggende molto particolari.
Se siete curiosi leggete il materiale che abbiamo raccolto in questa pagina.
La leggenda di Santa Lucia e la vera storia tra miti e leggende
Tanti
sono i festeggiamenti di Santa Lucia in Italia e nel mondo. Non mancano
le tradizioni enogastronomiche tra cui la cuccia e i gustosi arancini
Santa Lucia: i festeggiamenti e le tradizioni enogastronomiche in Italia e nel mondo
Storie di donne. Affascinanti, anche quando lontanissime nel tempo o nello spazio.
La
storia di Lucia è densa di significati che toccano le corde più vive
della nostra sensibilità. Ma è anche una storia che testimonia l’antico
atteggiamento degli uomini verso le donne. Un atteggiamento che fatica
a scomparire, ancora oggi.
Era una ragazza come tante della sua epoca, Lucia. Anzi, come tante di ogni epoca.
...
Quasi
duemila anni fa, una storia come tante, come quelle che ancora oggi si
ripetono. Donne colpevoli di avere una volontà diversa da quella dei
loro uomini. Vittime del bisogno di dominio e di sopraffazione maschile.
La
storia di Lucia, che il 13 dicembre si festeggia in quasi tutto il
mondo, può essere un’occasione per affrontare con bambini e adolescenti
il problema della violenza contro le donne. E’ anche un’occasione per
riflettere insieme sull’arte del lasciar andare, una via d’uscita
preziosa dal vortice buio dell’egoismo. Non a caso il nome Lucia deriva
dal latino Lux, ovvero luce. ...
Lucia, un’occasione per riflettere sull’arte di lasciar andare
video
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Nel Giubileo la rivoluzione del perdono
di Bruno Forte
L’8
dicembre Papa Francesco ha aperto la Porta Santa della Basilica di San
Pietro, inaugurando così l’anno giubilare della misericordia, da lui
indetto con la bolla Misericordiae vultus, resa pubblica l’11 aprile
scorso in occasione dei Primi Vespri della Domenica della Divina
Misericordia. In questa domenica 13 dicembre la Porta Santa viene
aperta in tutte le Chiese locali del mondo, a significare che il dono
della misericordia è vicino a tutti quale fonte di perdono e di vita.
Io stesso, circondato dai miei sacerdoti e dai rappresentanti di tutte
le comunità parrocchiali e delle aggregazioni laicali, aprirò la Porta
Santa della mia Cattedrale, per vivere in quel luogo carico di storia
la novità dell’amore misericordioso del Dio che salva e che perdona. È
l ’inizio del giubileo, un anno speciale di grazia che si apre in
coincidenza con il cinquantesimo della conclusione del Concilio
Vaticano II, il cui messaggio di una Chiesa amica dell’umanità Papa
Francesco intende anche così rilanciare. Si tratta di un giubileo
“tematico”, teso a evidenziare come al centro dell'annuncio cristiano e
al cuore della vita della Chiesa vi sia l'amore infinito e
misericordioso del Dio di Gesù Cristo. È Lui - afferma il Papa all'
inizio della Bolla d'indizione dell’anno giubilare - “il volto della
misericordia del Padre”. E aggiunge: “Abbiamo sempre bisogno di
contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di
serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è
la parola che rivela il mistero della Santissima Trinità. Misericordia:
è l'atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro.
Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni
persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel
cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo,
perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre
nonostante il limite del nostro peccato” (nn. 1 e 2). Viene allora da
chiedersi perché il Papa abbia voluto centrare questo Giubileo proprio
sul tema della misericordia. È lo stesso Francesco a rispondere: “Ci
sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere
fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno
efficace dell'agire del Padre” (n. 3). Quello che attraversiamo è agli
occhi del Vescovo di Roma uno di questi momenti. Provo a capirne le
ragioni, segnalandone almeno tre che rendono l'annuncio della
misericordia tanto necessario e attuale oggi.
...
Nel Giubileo la rivoluzione del perdono
"Noi siamo in una situazione di fine del mondo...
e Papa Francesco è un papa venuto 'prima' della fine del mondo... Solo la misericordia ci può salvare" Raniero La Valle
video
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Un Giubileo della misericordia con il volto della santa Madre Teresa di Calcutta:
un grande dono di Papa Francesco
La
canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, decisa da Papa Francesco
oggi con la firma del decreto che riconosce un miracolo attribuito
all'intercessione della beata, è una prima grande e bella notizia
dell'Anno del Giubileo straordinario aperto lo scorso martedì 8
dicembre; anzi, è la notizia che meglio riassume nei simboli e nei
segni il senso ultimo e profondo di quest'anno così speciale. Se si
doveva scegliere un gesto capace di contenere in sè tutta la realtà
vera e autentica dell'Anno Santo della Misericordia, non si poteva fare
di meglio che proporre ai cristiani, e non solo a loro, il modello di
vita della futura santa Madre Teresa di Calcutta.
Lei
stessa e la sua straordinaria opera nata dal nulla, sono il volto della
misericordia, di quell'amore samaritano che Papa Francesco non si
stanca, dal giorno della sua elezione, di predicare esortando a
ciascuno a riconoscere come propria la presenza altrui; la presenza del
fratello, in particolare del più debole e indifeso.
La
vita e l'eredità di Madre Teresa di Calcutta oltrepassa i confini del
cristianesimo e semina anche fra aderenti ad altre confessioni
religiose e addirittura tra non pochi non credenti. La sua forza umana,
il suo messaggio, e il suo esempio sono ormai patrimonio di tutti
coloro che sanno riconoscere nell'altro, seppure per ragioni e
motivazioni diverse, un fratello con il quale condividere le gioie e le
sofferenze dell'esistenza umana. Fratello che ricorda sempre "la carne
di Cristo".
Madre
Teresa di Calcutta non era una teologa né una studiosa eppure molti dei
suoi pensieri e preghiere, centinaia, ci restituiscono una profondità
di animo impareggiabile e molte di queste su frasi sono un modo di
vivere il Giubileo della Misericordia con una profondità che non si
trova facilmente in testi eruditi.
Ecco alcune:
...
(fonte: Il Sismografo)
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Non solo un Anno Santo
"straordinario", posto tra la normale cadenza venticinquennale del
Grande Giubileo del 2000 e quello che cadrà appunto nel 2025. Non solo
un Anno Santo che è anche "tematico", dedicato al valore della
Misericordia, principio fondante del pontificato di Francesco. E' anche
un Giubileo "decentrato" - e in questa forma è il primo della storia -
quello che inizia l'8 dicembre con l'apertura della Porta Santa in San
Pietro, seguita nei giorni successivi da quella nelle altre tre
basiliche papali, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San
Paolo fuori le Mura, per durare fino al 20 novembre del 2016.
Per la prima volta, per volontà di papa Bergoglio, Porte Sante saranno
aperte anche nelle cattedrali e nei santuari in tutte le diocesi sparse
per il mondo.
ANSA: Ecco il Giubileo diffuso
Ecco un elenco, non esaustivo, dei principali simboli e significati del Giubileo della Misericordia.
AVVENIRE: Come ottenere l'indulgenza?
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
MODICA: Una casa dalle porte sempre aperte
"Casa don Puglisi: pane, lavoro e speranza"
(VIDEO)
Il
TgPost di TV2000 firmato da Vincenzo Grienti, ha raccontato il
10.12.2015 la storia di una casa dalle porte sempre aperte. Dedicata a
“don Pino Puglisi”, a Modica, in Sicilia, da 25 anni accoglie chi è in
difficoltà, soprattutto donne e bambini. E’ l’esempio concreto di una
“chiesa in uscita” e lì il prossimo 17 dicembre sarà aperta una Porta
Santa della misericordia.
Una Porta Santa “ornata” dai sentimenti dei bambini
Nella
diocesi di Noto, insieme alla Porta santa della cattedrale e a quelle
di chiese prescelte per ogni vicariato, ci saranno le Porte sante della
misericordia in alcuni luoghi della carità. Porte sante a tutti gli
effetti, con precise finalità tese ad effettivi “passaggi” di
rinnovamento: saranno porte per passare dall’indifferenza alla
misericordia, aiutati dalle testimonianza concrete di quanti operano
nei luoghi della carità e dalla possibilità di trovare in essi vie per
praticare le opere di misericordia corporale e spirituale. Non mancherà un momento di preghiera, con la possibilità
anche di celebrare il sacramento della riconciliazione, ma soprattutto
ci sarà una significativa circolarità tra preghiera e vita. Tra le
Porte sante, ci sarà quella della Casa don Puglisi, che si aprirà il
prossimo 17 dicembre alle ore 19 e sarà idealmente ornata dai
sentimenti dei bambini che, insieme alle loro mamme, abitano la Casa,
ma anche dai sentimenti dei tanti bambini – più di 1500 – che ogni
giorno a piccoli gruppi stanno partecipando ad un laboratorio per
preparare uno speciale presepe. Che sarà costruito con tavolette di
argilla modellate dai bambini. Mentre si costruisce il presepe emergono
quei sentimenti dei bambini che saranno in modo creativo riportati
nella Porta santa della Casa. Anzitutto, al racconto della creazione
tra buio e luce, con gli angeli che portano la vita e la musica sulla
terra, i bambini reagiscono con grande silenzio e capacità di stupore. Attraversando
la porta santa della Casa don Puglisi il primo invito sarà quello di
fare silenzio rispetto al rumore di tante chiacchiere, ma anche di dire
il nostro no al rumore delle armi; il secondo invito sarà accorgerci
dei doni e saperci stupire.Poi i bambini, lavorando
l’argilla, scoprono come anche noi siamo fatti di argilla ma dentro si
può soffiare e immettere il nostro respiro: nel passare dalla porta don
Puglisi ci ricordiamo che siamo tutti fragili, ma tutti abitati dal
soffio di Dio che ci dona l’energia che fa andare avanti nella vita. Infine,
nella costruzione del presepe c’è l’angelo rosso, l’angelo dei
sentimenti. La Porta santa della Casa don Puglisi sarà soprattutto un
passaggio che farà entrare nell’affetto grande di Dio che ci aiuta ad
accoglierci gli uni gli altri nell’abbraccio. L’indulgenza
si riceverà come aiuto a riscoprire ciò che più conta nella vita e a
praticarlo per farlo fruttificare, per la gioia nostra e di molti, per
una gioia che includa. Come
accade nella Casa dove insieme – mamme, “non mamme”, volontari,
operatori – si è anzitutto famiglia, famiglia in cui ci si vuole bene;
solo successivamente ognuno ha un ruolo proprio. “Un nido per
riprendere a volare” – così ha definito la Casa una mamma, ospite
insieme ai suoi due bambini. Un “seme” che in questi giorni diventa
“albero che apre i suoi rami alla città”, rendendo partecipe dei suoi
valori tanti bambini e, tramite loro, tante famiglie. Nell’anno santo,
nido e albero diventano “porta”, possibilità di cogliere ciò che fa
passare a quella vita che – raggiunta dalla misericordia di Dio –
diventa amore insieme fedele e tenero. Dal 17 dicembre 2015 al 17
novembre 2016 la “porta” rimane aperta in modo speciale, ma anche prima
e dopo la Casa resta un passaggio che aiuta la Città a riscoprirsi
giusta e fraterna.
video
Guarda il sito web: Casa don Puglisi di Modica
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Dobbiamo essere una Chiesa aperta a tutti specialmente ai più poveri!
Chiudersi per proteggersi o per banale egoismo fa male, fa male a
tutti, alla Chiesa, alle singole persone e anche a questa casa comune
così bella che è la città…
Basta chiamare stranieri i compagni di classe dei nostri figli che crescono con noi!...
Per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno
è lontano ognuno è un chiamato, un invitato e in un certo senso un
presente...
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intervista a Vito Mancuso
«Un prete di strada e di altare, un vescovo pastorale e contemplativo». La fotografia del nuovo
arcivescovo Matteo Zuppi scattata da Vito Mancuso è questa. Dice il teologo che la cosa che l’ha
più colpito del nuovo presule bolognese è il suo modo di celebrare la liturgia.
Valerio Varesi: “L’impronta di Zuppi dalla strada alla liturgia” (pdf)
C'è un'altra musica da ieri nella
comunità cristiana bolognese. «Un nuovo imprevedibile inizio»,
promette. Inizio, da dove? «Dai senza casa, da chi fugge la guerra, dai
disoccupati, dai nuovi italiani: e smettiamola di chiamare stranieri i
compagni di scuola dei nostri figli ». Una musica che chiede «di non
avere paura di tutto ciò che è umano, di non crederci puri solo perché
non ci va di sporcarci le mani »,perché «la Chiesa non è un fortino
lontano dalla strada».
Non ha aspettato molto, don Zuppi, a cambiare spartito sul leggio di
una Curia che da trent'anni è il feudo conservatore della Chiesa
italiana, e negli ultimi mesi anche quello della opposizione alla
pastorale familiare di papa Francesco. Che monsignor Zuppi cita a piene
mani. Ma ancor prima è con i simboli con i gesti che sceglie di parlare.
Michele Smargiassi: Il battesimo di Zuppi "Ricominciamo da chi non ha casa"
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Una Porta Santa aperta nella tenda
per l’accoglienza sulla banchina di un porto da cui sono passati negli
ultimi mesi 40mila migranti. È il significativo gesto giubilare
compiuto questa mattina dall’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova
MONDO E MISSIONE: Sul molo dei migranti la Porta di Reggio Calabria
Alle quattro storiche Porte
delle basiliche maggiori, oggi Francesco aggiunge quella nei locali
della Caritas di Roma: un modo per dare attenzione a chi vive nella
fragilità. Dopo la celebrazione incontrerà in privato 200 di loro. E da
domani, tutti potranno passare la Porta Santa vivendo un’esperienza di
volontariato di mezza giornata all’Ostello e alla Mensa
REDATTORE SOCIALE: Giubileo, è il giorno dei poveri: il papa apre la Porta Santa all’Ostello Caritas
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Non è una storia di gossip quella del secondo Vatileaks, esattamente come non lo era il primo. E se le cronache di queste settimane hanno dato spazio soprattutto alle continue esternazioni di Francesca immacolata Chaouqui o
a brani di intercettazioni meglio se soffusi di pruriginose luci rosse,
l'altro imputato nel processo istruito in Vaticano - monsignor Lucio Angel Vallejo Balda –
è finito un po' nell'ombra. Tanto da sembrare, alla fine, un
personaggio da feuilleton rimasto vittima di eventi più grandi di lui:
ambizioso, anche bravo nel suo campo, ma un po' sprovveduto. Le cose
stanno davvero così? Se ci si avvicina di più ad alcuni protagonisti di
questa storia, emerge un quadro più articolato in cui s'incontrano poteri finanziari, politici, ecclesiali e non solo italiani.
Francesco Peloso: Vatileaks, altro che Chaouqui: la chiave di tutto è monsignor Balda, "Il broker di Dio"
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46° anniversario ordinazione presbiterale
Dopo 46 anni lo stesso sorriso, lo stesso sguardo... la stessa voglia di trasmettere la misericordia del Signore!!!
Auguri di cuore Papa Francesco e grazie per aver risposto alla chiamata
del Signore con l'ECCOMI pronunciato pubblicamente 46 anni fa e
sicuramente rinnovato ogni giorno nel tuo grande cuore.
Il Signore ravvivi il fervore di quel giorno arricchendolo di maturità
e ti renda sempre suo strumento per diffondere gioia e speranza.
Buon compleanno Papa Francesco!!!
#PapaFrancesco #Buoncompleanno #AUGURI
Con Te rinasco... (vignetta)
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14/12/2015:
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"Noi
siamo in una situazione di fine del mondo... e Papa Francesco è un papa
venuto 'prima' della fine del mondo... Solo la misericordia ci può
salvare"
Raniero La Valle, estratto video dell'intervento tenuto in occasione
del dibattito dal titolo "Più libri più liberi 2015 - Presentazione del
libro di Iacopo Scaramuzzi "Tango vaticano. La Chiesa al tempo di
Francesco" del 07.12.2015
... "La Rota Romana - si legge
inoltre - giudichi le cause secondo la gratuità evangelica, cioè con
patrocinio 'ex officio', salvo l'obbligo morale per i fedeli abbienti
di versare un'oblazione di giustizia a favore delle cause dei poveri".
Il rescritto firmato da Francesco il 7 dicembre, vigilia dell'entrata
in vigore della sua riforma, stabilisce inoltre ulteriori
semplificazioni dell'iter processuale...
Papa Francesco approva il "motu proprio" e abolisce le parcelle degli
avvocati rotali. I più ricchi possono fare una donazione per i poveri
Per capire questo papa non si
può disgiungerlo dal Concilio. Il Concilio Vaticano II e papa Francesco
non sono due eventi occorsi a cinquanta anni l'uno dall'altro, sono lo
stesso unico evento... quello che sta facendo Francesco è di
raccogliere l'istanza profonda e radicale del Concilio, che neanche i
Padri conciliari di allora avevano capito; solo oggi ci stiamo rendendo
conto di quale fosse la carica, la potenzialità rinnovatrice,
riformatrice del Concilio... Questo papa è forte perché non è da solo,
perché lui sta realizzando il Concilio...
Papa Francesco ha messo al centro la coscienza ... la coscienza è terra
sacra, come lui ha scritto nella Evangeli Gaudium, davanti alla
coscienza dell'altro bisogna togliersi i sandali, come Mosè ha fatto
davanti al roveto ardente, perché la coscienza dell'altro è terra sacra
e va rispettata.
Allora una Chiesa che riesce a introdurre questo principio dirompente,
l'autorità della coscienza e tutto il resto è al servizio di questa
coscienza, è una chiesa che è già cambiata e sicuramente nessuno più
accetterà che torni indietro.
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Raniero La Valle, estratto video dell'intervento tenuto in occasione
del dibattito dal titolo "Più libri più liberi 2015 - Presentazione del
libro di Iacopo Scaramuzzi "Tango vaticano. La Chiesa al tempo di
Francesco" del 07.12.2015
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13 dicembre 2015
Apertura della Porta Santa a San Giovanni in Laterano
Papa
Francesco ha aperto la Porta Santa nella Basilica di San Giovanni in
Laterano nella III Domenica di Avvento, cosiddetta “Gaudete”.
Dopo
il rito di introduzione e l’atto penitenziale nell’atrio della
Basilica, il Papa ha aperto la Porta Santa e sostato in preghiera sulla
soglia. Quindi è entrato solo, e per primo, nella Basilica,
seguito dai concelebranti e da alcuni religiosi e fedeli laici; poi si
è diretto alla Cattedra, dove ha iniziato il rito della Santa Messa.
video
Omelia
L’invito
rivolto dal profeta all’antica città di Gerusalemme, oggi è indirizzato
anche a tutta la Chiesa e a ciascuno di noi: «Rallegrati … esulta!»
(Sof 3,14). Il motivo della gioia è espresso con parole che infondono
speranza, e permettono di guardare al futuro con serenità. Il Signore
ha revocato ogni condanna e ha deciso di vivere in mezzo a noi.
Questa terza domenica di Avvento attira il nostro sguardo verso il Natale ormai vicino. Non
possiamo lasciarci prendere dalla stanchezza; non ci è consentita
nessuna forma di tristezza, anche se ne avremmo motivo per le tante
preoccupazioni e per le molteplici forme di violenza che feriscono
questa nostra umanità. La venuta del Signore, però, deve riempire il
nostro cuore di gioia. Il
profeta, che porta inscritto nel suo stesso nome – Sofonia – il
contenuto del suo annuncio, apre il nostro cuore alla fiducia: “Dio
protegge” il suo popolo. In un contesto storico di grandi soprusi e
violenze, ad opera soprattutto di uomini di potere, Dio fa sapere che
Lui stesso regnerà sul suo popolo, che non lo lascerà più in balìa
dell’arroganza dei suoi governanti, e che lo libererà da ogni angoscia.
Oggi ci viene chiesto che “non ci lasciamo cadere le braccia” (cfr Sof
3,16) a causa del dubbio, dell’impazienza o della sofferenza.
L’apostolo
Paolo riprende con forza l’insegnamento del profeta Sofonia e lo
ribadisce: «Il Signore è vicino» (Fil 4,5). Per questo dobbiamo
rallegrarci sempre, e con la nostra affabilità dare a tutti
testimonianza della vicinanza e della cura che Dio ha per ogni persona.
Abbiamo
aperto la Porta Santa, qui e in tutte le cattedrali del mondo. Anche
questo semplice segno è un invito alla gioia. Inizia il tempo del
grande perdono. E’ il Giubileo della Misericordia. E’ il momento per
riscoprire la presenza di Dio e la sua tenerezza di padre. Dio
non ama le rigidità. Lui è Padre, è tenero. Tutto fa con tenerezza di
Padre. Siamo anche noi come le folle che interrogavano Giovanni: «Che
cosa dobbiamo fare?» (Lc 3,10). La risposta del Battista non si fa
attendere. Egli invita ad agire con giustizia e a guardare alle
necessità di quanti sono nel bisogno. Ciò che Giovanni esige dai suoi
interlocutori, comunque, è quanto trova riscontro nella Legge. A noi,
invece, viene chiesto un impegno più radicale. Davanti
alla Porta Santa che siamo chiamati a varcare, ci viene chiesto di
essere strumenti di misericordia, consapevoli che saremo giudicati su
questo. Chi è stato battezzato sa di avere un impegno più grande. La
fede in Cristo provoca ad un cammino che dura per tutta la vita: quello
di essere misericordiosi come il Padre. La gioia di attraversare la
Porta della Misericordia si accompagna all’impegno di accogliere e
testimoniare un amore che va oltre la giustizia, un amore che non
conosce confini. E’ di questo infinito amore che siamo responsabili,
nonostante le nostre contraddizioni.
Preghiamo
per noi e per tutti coloro che attraverseranno la Porta della
Misericordia, perché possiamo comprendere e accogliere l’infinito amore
del nostro Padre celeste, che ricrea, trasforma e riforma la vita.
video dell'omelia
video integrale
Angelus
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel Vangelo di oggi c’è una domanda scandita per tre volte: «Che cosa dobbiamo fare?» (Lc
3,10.12.14). La rivolgono a Giovanni Battista tre categorie di persone:
primo, la folla in genere; secondo, i pubblicani, ossia gli esattori
delle tasse; e, terzo, alcuni soldati. Ognuno di questi gruppi
interroga il profeta su quello che deve fare per attuare la conversione
che egli sta predicando. La risposta di Giovanni alla domanda della
folla è la condivisione dei beni di prima necessità. Cioè, al primo
gruppo, la folla, dice di condividere i beni di prima necessità, e
parla così: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha
da mangiare, faccia altrettanto» (v. 11). Poi, al secondo gruppo, agli
esattori delle tasse, dice di non esigere nulla di più della somma
dovuta (cfr v. 13). Cosa vuol dire questo? Non fare “tangenti”, è
chiaro il Battista. E al terzo gruppo, ai soldati, domanda di non
estorcere niente a nessuno ma di accontentarsi delle loro paghe (cfr v.
14). Sono le tre risposte alle tre domande di questi gruppi. Tre
risposte per un identico cammino di conversione, che si manifesta in
impegni concreti di giustizia e di solidarietà. E’ la strada che Gesù
indica in tutta la sua predicazione: la strada dell’amore fattivo per
il prossimo.
Da
questi ammonimenti di Giovanni Battista comprendiamo quali fossero le
tendenze generali di chi in quell’epoca deteneva il potere, sotto forme
diverse. Le cose non sono cambiate tanto. Tuttavia, nessuna categoria
di persone è esclusa dal percorrere la strada della conversione per
ottenere la salvezza, nemmeno i pubblicani considerati peccatori per
definizione: neppure loro sono esclusi dalla salvezza. Dio non preclude a nessuno la possibilità di salvarsi.
Egli è – per così dire – ansioso di usare misericordia, usarla verso
tutti, e di accogliere ciascuno nel tenero abbraccio della
riconciliazione e del perdono.
Questa domanda – che cosa dobbiamo fare? – la sentiamo anche nostra. La liturgia di oggi ci ripete, con le parole di Giovanni, che occorre
convertirsi, bisogna cambiare direzione di marcia e intraprendere la
strada della giustizia, della solidarietà, della sobrietà: sono i
valori imprescindibili di una esistenza pienamente umana e
autenticamente cristiana. Convertitevi! È
la sintesi del messaggio del Battista. E la liturgia di questa terza
domenica di Avvento ci aiuta a riscoprire una dimensione particolare
della conversione: la gioia. Chi si converte e si avvicina al Signore, sente la gioia. Il
profeta Sofonia ci dice oggi: «Rallegrati, figlia di Sion!», rivolto a
Gerusalemme (Sof 3,14); e l’apostolo Paolo esorta così i cristiani di
Filippi: «Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4). Oggi
ci vuole coraggio a parlare di gioia, ci vuole soprattutto fede! Il
mondo è assillato da tanti problemi, il futuro gravato da incognite e
timori. Eppure il cristiano è una persona gioiosa, e la sua gioia non è
qualcosa di superficiale ed effimero, ma di profondo e stabile, perché
è un dono del Signore che riempie la vita. La nostra gioia deriva dalla
certezza che «il Signore è vicino» (Fil 4,5): è vicino con la sua
tenerezza, con la sua misericordia, col suo perdono e il suo amore.
La
Vergine Maria ci aiuti a rafforzare la nostra fede, perché sappiamo
accogliere il Dio della gioia, il Dio della misericordia, che sempre
vuole abitare in mezzo ai suoi figli. E la nostra Madre ci insegni a condividere le lacrime con chi piange, per poter condividere anche il sorriso.
Dopo l'Angelus:
La
Conferenza sul clima si è appena conclusa a Parigi con l’adozione di un
accordo, da molti definito storico. La sua attuazione richiederà un
corale impegno e una generosa dedizione da parte di ciascuno.
Auspicando che venga garantita una particolare attenzione alle
popolazioni più vulnerabili, esorto l’intera comunità internazionale a
proseguire con sollecitudine il cammino intrapreso, nel segno di una
solidarietà che diventi sempre più fattiva.
Martedì
prossimo, 15 dicembre, a Nairobi inizierà la Conferenza Ministeriale
dell’Organizzazione Internazionale del Commercio. Mi rivolgo ai Paesi
che vi parteciperanno, affinché le decisioni che saranno prese tengano
conto dei bisogni dei poveri e delle persone più vulnerabili, come
anche delle legittime aspirazioni dei Paesi meno sviluppati e del bene
comune dell’intera famiglia umana.
In
tutte le cattedrali del mondo, vengono aperte le Porte Sante, perché il
Giubileo della Misericordia possa essere vissuto pienamente nelle
Chiese particolari. Auspico che questo momento forte stimoli tanti a
farsi strumento della tenerezza di Dio. Come espressione delle opere di
misericordia, vengono aperte anche le “Porte della Misericordia” nei
luoghi di disagio e di emarginazione. A
questo proposito, saluto i detenuti delle carceri di tutto il mondo,
specialmente quelli del carcere di Padova, che oggi sono uniti a noi
spiritualmente in questo momento per pregare, e li ringrazio per il
dono del concerto.
Saluto
tutti voi, pellegrini venuti da Roma, dall’Italia e da tante parti del
mondo. In particolare saluto quelli provenienti da Varsavia e da
Madrid. Un pensiero speciale rivolgo alla Fondazione Dispensario Santa
Marta in Vaticano: ai genitori con i loro bambini, ai volontari e alle
Suore Figlie della Carità; grazie per la vostra testimonianza di
solidarietà e di accoglienza! E saluto anche i membri del Movimento dei
Focolari insieme ad amici di alcune comunità islamiche. Andate avanti! Andate avanti con coraggio nel vostro percorso di dialogo e di fraternità, perché tutti siamo figli di Dio!
A tutti un cordiale augurio di buona domenica e buon pranzo. Non dimenticate, per favore, di pregare per me. Arrivederci!
video
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16 dicembre 2015
“Rezamos
por argentinos”. Preghiamo per gli argentini. Recita così uno degli
striscioni in piazza san Pietro, scritta nera in campo bianco e
azzurro, issato da un gruppo di fedeli argentini presenti oggi tra le
migliaia di fedeli per il tradizionale appuntamento del mercoledì. Papa
Francesco, arrivato puntuale alle 9.30, sorridente come sempre ha
salutato prima di tutto i bambini. Una di loro, testolina riccia in
braccio ad una giovanissima mamma, ha pianto e il Papa, mentre l’ha
accarezzata, ha sussurrato alcune parole di rassicurazione,
rivolgendosi anche alla mamma della bimba.
In prima fila, dalle transenne del settore centrale, anche un nutrito gruppo di militari con il casco blu.
Prima di compiere il tratto a piedi per giungere al centro del sagrato ha ricevuto in dono una torta a forma di sombrero.
Durante
l’udienza generale di oggi, il Papa ha ricevuto gli auguri per il suo
compleanno – domani compirà 79 anni – e per Natale. A porgerli a
Francesco è stato lo speaker di lingua italiana, introducendo i saluti
che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì in piazza
san Pietro. I 15mila fedeli presenti hanno risposto con un applauso, e
poi scandendo in maniera ritmata l’augurio: “Buon compleanno
Francesco!”.
E
in piazza anche Teddy Reno ha potuto salutare Papa Francesco ed
esibirsi per lui. Il cantante, marito di Rita Pavone, indossava un
cappello a larghe tese blu che ha tolto mentre cantava sul sagrato
della Basilica Vaticana. Teddy Reno ha poi voluto inginocchiarsi e
completare l’esecuzione ai piedi di Francesco che ha faticato un po’ ad
aiutarlo a rialzarsi, come spesso gli accade di dover fare quando le
persone che non potrebbero farlo per ragioni di salute non riescono a
non mettersi in ginocchio davanti a lui.
I Segni del Giubileo
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Domenica
scorsa è stata aperta la Porta Santa nella Cattedrale di Roma, la
Basilica di San Giovanni in Laterano, e si è aperta una Porta della
Misericordia nella Cattedrale di ogni diocesi del mondo, anche nei
santuari e nelle chiese indicate dai vescovi. Il
Giubileo è in tutto il mondo, non soltanto a Roma. Ho desiderato che
questo segno della Porta Santa fosse presente in ogni Chiesa
particolare, perché il Giubileo della Misericordia possa diventare
un’esperienza condivisa da ogni persona. L’Anno
Santo, in questo modo, ha preso il via in tutta la Chiesa e viene
celebrato in ogni diocesi come a Roma. Anche, la prima Porta Santa è
stata aperta proprio nel cuore dell’Africa. E
Roma, ecco, è il segno visibile della comunione universale. Possa
questa comunione ecclesiale diventare sempre più intensa, perché la
Chiesa sia nel mondo il segno vivo dell’amore e della misericordia del
Padre.
Anche
la data dell’8 dicembre ha voluto sottolineare questa esigenza,
collegando, a 50 anni di distanza, l’inizio del Giubileo con la
conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. In
effetti, il Concilio ha contemplato e presentato la Chiesa alla luce
del mistero della comunione. Sparsa in tutto il mondo e articolata in
tante Chiese particolari, è però sempre e solo l’unica Chiesa di Gesù
Cristo, quella che Lui ha voluto e per la quale ha offerto Se stesso.
La Chiesa “una” che vive della comunione stessa di Dio.
Questo
mistero di comunione, che rende la Chiesa segno dell’amore del Padre,
cresce e matura nel nostro cuore, quando l’amore, che riconosciamo
nella Croce di Cristo e in cui ci immergiamo, ci fa amare come noi
stessi siamo amati da Lui. Si tratta di un Amore senza fine, che ha il
volto del perdono e della misericordia.
Però la misericordia e il perdono non devono rimanere belle parole, ma realizzarsi nella vita quotidiana. Amare
e perdonare sono il segno concreto e visibile che la fede ha
trasformato i nostri cuori e ci consente di esprimere in noi la vita
stessa di Dio. Amare e perdonare come Dio ama e perdona. Questo è un
programma di vita che non può conoscere interruzioni o eccezioni, ma ci
spinge ad andare sempre oltre senza mai stancarci, con la certezza di
essere sostenuti dalla presenza paterna di Dio.
Questo
grande segno della vita cristiana si trasforma poi in tanti altri segni
che sono caratteristici del Giubileo. Penso a quanti attraverseranno
una delle Porte Sante, che in questo Anno sono vere Porte della
Misericordia.La Porta indica Gesù stesso che ha detto: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10,9). Attraversare la Porta Santa è il segno della nostra fiducia nel Signore Gesù che non è venuto per giudicare, ma per salvare (cfr Gv 12,47). State
attenti che non ci sia qualcuno un po’ svelto o troppo furbo che vi
dica che si deve pagare: no! La salvezza non si paga. La salvezza non
si compra. La Porta è Gesù, e Gesù è gratis! Lui
stesso parla di quelli che fanno entrare non come si deve, e
semplicemente dice che sono ladri e briganti. Ancora, state attenti: la
salvezza è gratis. Attraversare la Porta Santa è segno di una vera conversione del nostro cuore. Quando attraversiamo quella Porta è bene ricordare che dobbiamo tenere spalancata anche la porta del nostro cuore.
Io sto davanti alla Porta Santa e chiedo: “Signore, aiutami a
spalancare la porta del mio cuore!”. Non avrebbe molta efficacia l’Anno
Santo se la porta del nostro cuore non lasciasse passare Cristo che ci
spinge ad andare verso gli altri, per portare Lui e il suo amore.
Dunque, come la Porta Santa rimane aperta, perché è il segno
dell’accoglienza che Dio stesso ci riserva, così anche la nostra porta,
quella del cuore, sia sempre spalancata per non escludere nessuno.
Neppure quello o quella che mi dà fastidio: nessuno.
Un segno importante del Giubileo è anche la Confessione.
Accostarsi al Sacramento con il quale veniamo riconciliati con Dio
equivale a fare esperienza diretta della sua misericordia. E’ trovare
il Padre che perdona: Dio perdona tutto. Dio ci comprende anche nei
nostri limiti, ci comprende anche nelle nostre contraddizioni. Non
solo, Egli con il suo amore ci dice che proprio quando riconosciamo i
nostri peccati ci è ancora più vicino e ci sprona a guardare avanti.
Dice di più: che quando riconosciamo i nostri peccati e chiediamo
perdono, c’è festa nel Cielo. Gesù fa festa: questa è la Sua
misericordia: non scoraggiamoci. Avanti, avanti con questo!
...
Pertanto,
coraggio! Viviamo il Giubileo iniziando con questi segni che comportano
una grande forza di amore. Il Signore ci accompagnerà per condurci a
fare esperienza di altri segni importanti per la nostra vita. Coraggio
e avanti!
video della catechesi
Saluti:
...
Nel
clima gioioso di vigilante attesa del Natale di Gesù, Volto della
misericordia del Padre, mi è gradito salutare con affetto i fedeli di
lingua italiana. ... Tutti esorto in questi giorni a intensificare la
preghiera e le opere di bene, affinché l’incontro con il mistero
dell’Incarnazione del Figlio di Dio riempia i cuori di quella gioia,
che solo Lui sa donare.
Un
saluto speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
Affidiamoci a Maria, maestra di fede e modello di obbedienza al
Signore. Cari giovani, sappiate vivere il Natale con la stessa fede con
cui Maria ha accolto l’annunzio dell’Arcangelo Gabriele. Cari ammalati,
chiedete a Lei di ottenere quell'intima pace che Gesù ha portato al
mondo. Cari sposi novelli, imitate l’esempio della Madre di Gesù con la
preghiera e le virtù.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 dicembre 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dio ci vuole donne e uomini di speranza”
«Dio
perdona tutto, altrimenti il mondo non esisterebbe»: le parole che
un’anziana donna disse nel 1992 a Jorge Mario Bergoglio sono una vera e
propria «lezione» all’inizio dell’anno santo della misericordia. E
mettono in guardia dal cadere nella «rigidità clericale», suggerendo
piuttosto di imboccare senza esitazioni la strada della speranza e
della misericordia che ci rende «liberi». L’invito ad avere «uno
sguardo penetrante», che sa andare oltre per vedere e dire la verità, è
stato rilanciato da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì
mattina, 14 dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
«Nella
prima lettura — ha fatto subito notare il Papa — abbiamo ascoltato un
passo del libro dei Numeri» (24, 2-7.15-17) sulla «storia di Balaam:
era un profeta, ma era anche un uomo e aveva i suoi difetti, ma persino
i peccati». Perché, ha rimarcato Francesco, «tutti abbiamo peccati,
tutti, tutti siamo peccatori». Ma «non spaventatevi — ha rassicurato il
Papa — Dio è più grande dei nostri peccati».
...
«Speranza»,
dunque, è la parola chiave. E «quando io mi trovo con una persona che
ha questa virtù della speranza ed è in un momento brutto della sua vita
— sia una malattia, sia una preoccupazione per un figlio o una figlia o
qualcuno della famiglia, sia qualsiasi cosa — ma ha questa virtù, in
mezzo al dolore ha l’occhio penetrante, ha la libertà di vedere oltre,
sempre oltre». E proprio «questa è la speranza, è la profezia che oggi
la Chiesa ci dona: ci vuole donne e uomini di speranza, anche in mezzo
a dei problemi». Perché «la speranza apre orizzonti, la speranza è
libera, non è schiava, sempre trova un posto per mettere a posto una
situazione».
Nel
passo del Vangelo di Matteo (21, 23-27) proposto dalla liturgia, ha
proseguito, «vediamo invece gli uomini che non hanno questa libertà,
non hanno orizzonti, uomini chiusi nei loro calcoli». Tant’è che i capi
dei sacerdoti e gli anziani del popolo chiedono al Signore: «Con quali
autorità fai queste cose?». Alla successiva domanda di Gesù, prima di
rispondere «non sappiamo», fanno i loro calcoli: «Ma se io dico questo
ho questo pericolo, e se dico quell’altro...», Però, ha rimarcato il
Papa, «i calcoli umani chiudono il cuore, chiudono la libertà». È «la speranza» che «ci fa leggeri».
Ecco che «questa ipocrisia dei dottori della legge, che è nel Vangelo e
che chiude il cuore, ci fa schiavi: questi erano schiavi».
Da
parte sua, «Balaam ha avuto la libertà di dire a quello che lo aveva
“affittato”: “Io vedo questo, se a te non piace, problema tuo; ma io ti
dico quello che vedo”». Invece «questi non hanno libertà, sono schiavi
delle proprie rigidità». E «possiamo dire — ha affermato Francesco —
che ambedue, non tecnicamente, sono vicini alla Chiesa, sono uomini di
Chiesa: Balaam, profeta; e questi, dottori della legge».
«Quanto
bella è la libertà, la magnanimità, la speranza di un uomo e una donna
di Chiesa» ha assicurato il Papa. E «invece quanto brutta e quanto male
fa la rigidità di una donna e di un uomo di Chiesa: la rigidità
clericale, che non ha speranza».
«In
quest’anno della misericordia — ha detto il Pontefice — ci sono queste
due strade». Da una parte c’è «chi ha speranza nella misericordia di
Dio e sa che Dio è Padre», che «Dio perdona sempre, ma tutto», e che
«oltre il deserto c’è l’abbraccio del Padre, il perdono». Ma dall’altra
parte «ci sono anche quelli che si rifugiano nella propria schiavitù,
nella propria rigidità, e non sanno nulla della misericordia di Dio».
Coloro di cui parla il Vangelo di Matteo «erano dottori, avevano
studiato, ma la loro scienza non li ha salvati».
«Vorrei
finire — ha raccontato in conclusione — con un aneddoto che è successo
a me, nell’anno 1992. Era arrivata in diocesi l’immagine della Madonna
di Fátima. In una grande messa per gli ammalati — ma grande, in un
campo grande, con tanta gente — io sono andato a confessare lì. E ho
confessato da quasi mezzogiorno fino alle sei, quando è finita la
messa. C’erano tanti confessori».
Proprio
«quando mi sono alzato per andare a celebrare una cresima da un’altra
parte — ha ricordato — si è avvicinata un’anziana, ottantenne, con gli
occhi che vedevano oltre, questi occhi pieni di speranza». E «io le ho
detto: “Nonna, lei viene a confessarsi? Ma lei non ha peccati!”». Alla
risposta della donna — «Padre, tutti ne abbiamo!» — Bergoglio ha
rilanciato il dialogo: «Ma forse il Signore non li perdona?». E la
donna, forte della sua speranza: «Dio perdona tutto, perché se Dio non
perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe!».
E
così «davanti a queste due persone» — il «libero» con la sua «speranza,
quello che ti porta la misericordia di Dio»; e «il chiuso, il
legalista, proprio l’egoista, lo schiavo delle proprie rigidità» —
Francesco ha suggerito di fare propria «la lezione che questa anziana
ottantenne — era portoghese — mi ha dato: Dio perdona tutto, soltanto
aspetta che tu ti avvicini».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
15 dicembre 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dov'è la mia fiducia?”
Quali
sono le caratteristiche del popolo di Dio? Come deve essere la Chiesa?
È questo il tema della meditazione che Papa Francesco, partendo dalla
liturgia del giorno, ha sviluppato durante la messa celebrata martedì
15 dicembre a Santa Marta.
Di
fronte al brano del Vangelo di Matteo (21, 28-32) nel quale Gesù,
rivolgendosi ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, afferma:
«In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti
nel regno di Dio», il Pontefice ha fatto notare «l’energia» con la
quale egli rimprovera a coloro che erano considerati maestri il «modo
di pensare, di giudicare, di vivere».
Anche
il profeta Sofonia, nella prima lettura (3,1-2.9-13), «prende la voce
di Dio e dice: “Guai alla città ribelle e impura, alla città che
opprime. Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non
ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio”». È,
praticamente, «lo stesso rimprovero» rivolto «al popolo eletto, ai
chierici di quei tempi». E, ha sottolineato il Papa, «dire a un
sacerdote, a un capo dei sacerdoti, che una prostituta sarà più santa
di lui nel regno dei Cieli» è un’accusa decisamente «forte».
Del resto, Gesù «aveva questo coraggio di dire la verità».
Ma allora, ha aggiunto Francesco, di fronte a certi rimproveri, viene
da chiedersi: «Come deve essere la Chiesa?». Le persone di cui si legge
nel Vangelo, infatti, erano «uomini di Chiesa», erano «capi della
Chiesa». Era venuto Gesù, era venuto Giovanni Battista, ma loro «non
avevano ascoltato». E nel brano del profeta si ricorda che nonostante
Dio abbia scelto il suo popolo, «questo popolo diviene una città
ribelle, una città impura, non accetta come deve essere la Chiesa, come
deve essere il popolo di Dio».
Ecco
però che, di fronte a tutto questo, il profeta Sofonia, comunica al
popolo una promessa del Signore: «Io ti perdonerò». Cioè, ha spiegato
il Papa, «il primo passo perché il popolo di Dio, la Chiesa, noi tutti,
siamo fedeli è sentirci perdonati.
E
dopo la promessa del perdono, c’è anche la spiegazione di «come deve
essere la Chiesa: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero e
confiderà nel nome del Signore”». Il popolo di Dio fedele, ha ribadito Francesco, deve quindi «avere queste tre tracce: umile, povero, con fiducia nel Signore».
Il Pontefice, a questo punto, si è soffermato ad analizzare ognuna di queste tre caratteristiche fondamentali.
Innanzitutto la Chiesa deve essere «umile». ...
La meditazione è quindi passata alla seconda traccia: il popolo di Dio «è povero». ...
Per
far meglio comprendere il suo pensiero, Francesco ha richiamato anche
la vicenda del diacono Lorenzo — che era «l’economo della diocesi» — il
quale,quando l’imperatore gli chiese «di portare le ricchezze della
diocesi» per pagare qualcosa ed evitare di essere ucciso, tornò «con i
poveri». Sono cioè proprio i poveri «le ricchezze della Chiesa».
E si può anche essere «il padrone di una banca», ma solo se «il tuo
cuore è povero, non è attaccato ai soldi» e ci si mette «al servizio»
degli altri. «La povertà», ha aggiunto il Papa, è caratterizzata
proprio da «questo distacco» che ci porta a «servire i bisognosi». E il
ragionamento si è concluso con una domanda rivolta a ognuno: «Io sono o
non sono povero?».
Infine la terza traccia: il popolo di Dio «confiderà nel nome del Signore». Anche qui una domanda molto diretta: «Dov’è la mia fiducia? Nel potere, negli amici, nei soldi? Nel Signore!».
È
quindi questa «l’eredità che ci promette il Signore: “Lascerò in mezzo
a te un popolo umile e povero, confiderà nel nome del Signore”. Umile
perché si sente peccatore; povero perché il suo cuore è attaccato alle
ricchezze di Dio e se ne ha è per amministrarle; fiducioso nel Signore
perché sa che soltanto il Signore può garantire una cosa che gli faccia
bene». Perciò Gesù ha dovuto dire ai capi sacerdoti, i quali «non
capivano queste cose», che «una prostituta entrerà prima di loro nel
regno dei Cieli». E, ha concluso il Pontefice, «in
questa attesa del Signore, del Natale» chiediamo che egli ci dia «un
cuore umile», un cuore «povero» e soprattutto «fiducioso nel Signore»,
perché «il Signore non delude mai».
(fonte: L'Osservatore Romano)
video
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Una casa editrice cattolica
argentina (Palabra de Dios) ha pubblicao, in occasione dei 79 anni di
Papa Francesco, numerose frografie inedite, tra cui alcune del giorno
dell'ordinazione presbiterale del Pontefice, il 13 dicembre 1969, rito
presieduto dall’arcivescovo Ramón José Castellano nel Colegio Máximo de
San Miguel, Buenos Aires.
IL SISMOGRAFO: Fotografie inedite dell'ordinazione sacerdotale di p. Jorge Mario Bergoglio
Tra i tanti che festeggiano con
gioia i 79 anni di Jorge Mario Bergoglio, un posto speciale ce l'hanno
sicuramente i "suoi" poveri delle Villas Miserias, le baraccopoli
di Buenos Aires. In queste estreme periferie della capitale argentina,
l'allora arcivescovo della città era solito passare molto tempo. A
fianco a lui c'era sempre padre "Pepe" Di Paola, a cui Bergoglio
ha affidato proprio la cura pastorale dei poveri delle Villas
Miserias.
Alessandro Gisotti: Padre Pepe: vi racconto i compleanni di Bergoglio tra i poveri
In due anni di reggenza Papa
Francesco ha saputo conquistare fedeli e non credenti. Così, nel giorno
del suo 79esimo compleanno, in molti hanno voluto rivolgersi
personalmente a lui per fargli gli auguri. In un mondo che accorcia
sempre più le distanze, come Bergoglio più di tutti è stato in grado di
capire, i modi per farlo non mancano.
HUFFINGTON POST: Il compleanno di Papa Francesco. Il Pontefice compie 79 anni: 6 modi per fare gli auguri tramite social e non solo
Un incontro gioioso a pochi
giorni dal Santo Natale. Papa Francesco ha ricevuto in udienza i
ragazzi di Azione Cattolica, esprimendo soddisfazione e incoraggiamento
per il progetto di solidarietà in favore dei migranti della diocesi di
Agrigento. Invitando i giovani a coltivare uno spirito di solidarietà e
condivisione, il Pontefice ha, in particolare, rivolto un pensiero alle
tante piccole vittime innocenti dei cosiddetti viaggi della speranza.
Nel giorno del suo 79.esimo compleanno, Papa Bergoglio ha, infine,
ricordato che “viaggiare verso il Signore” significa “percorrere la
strada del bene, non quella del male; la strada del perdono non quella
della vendetta; la strada della pace, non quella ...
VATICANIT: Papa Francesco: ragazzi percorrete la strada del bene (video)
«Ieri nell’udienza mi è stato
presentato dai genitori un bambino di colore, un bambino che avrà
cinque mesi, e mi hanno detto: “È nato sul barcone al largo della
Sicilia”. Tanti, tanti! Tanti bambini riescono ad arrivare, altri no…».
Papa Francesco ha ricevuto i ragazzi dell’Azione cattolica per gli
auguri natalizi, nel giorno del suo compleanno, e si è soffermato sul
tema dell’immigrazione.
«È molto buona l’iniziativa di carità che farete, con l’aiuto di Dio,
in favore dei migranti, nella diocesi di Agrigento», guidata dal
cardinale Francesco Montenegro, ha detto il Papa. «Il Signore benedica
questo progetto, che darà una mano a quella comunità impegnata in modo
esemplare nell’accoglienza di tanti fratelli e sorelle che arrivano
carichi di speranze ma anche di tante ferite e tante necessità, in
cerca di pace e di pane.
Iacopo Scaramuzzi: Il Papa e il bimbo nato sul barcone: molti non riescono ad arrivare
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2) Il
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3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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