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N.
B. La Lectio è temporaneamente sospesa
NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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Buon cammino di Avvento!!!
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GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Misericordia
un appello rivolto a tutti
Il Papa e l’Occidente ferito
“avere cura dei poveri”
non è esclusiva cristiana
di Vito Mancuso
Le
parole chiave sono due: giubileo e misericordia. La domanda invece è
una sola: ci sono sensati motivi oggi perché una mente razionale
faccia sua la prospettiva di vivere all’insegna del giubilo e della
misericordia? Dicendo
“oggi” non mi riferisco solo al clima di paura dentro cui siamo immersi
ogni giorno di più; mi riferisco anche e soprattutto alla filosofia di
vita che pervade la mente occidentale da qualche secolo a questa parte
rendendola incapace di generare pace perché concepisce l’esistenza
come “guerra di tutti contro tutti” (Hobbes), “lotta per la
sopravvivenza” (Darwin), “volontà di potenza” (Nietzsche). Oggi si è
perlopiù convinti che pensare in modo rigoroso conduca necessariamente
al conflitto perché già la natura nella sua intima essenza è
considerata come conflitto, mentre ogni prospettiva che invita
all’armonia viene sentita come evasione e incapacità di cogliere la
realtà. Dalla destra liberista alla sinistra neodarwinista il pensiero
occidentale oggi si muove all’insegna del detto di Eraclito “il
conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re” (fr. 14). Si
dimentica però quanto il grande filosofo aggiungeva, cioè che “da
elementi che discordano si ha la più bella armonia” (fr. 24) e che
“armonia invisibile è migliore della visibile” (fr. 27) …
Il
Giubileo straordinario della misericordia indetto da Francesco è una
celebrazione di quell’armonia invisibile nominata da Eraclito e a cui
tutti gli esseri umani, se aprono il cuore e la mente, possono
partecipare.
...
Francesco
fonda l’appello alla misericordia in prospettiva cristiana dicendo che
“Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre”. Ma non si
tratta di un’esclusiva cristiana. La Bibbia ebraica istituisce il giubileo nel Levitico e celebra la misericordia divina nei Salmi. L’islam apre ognuna delle 114 sure del Corano “nel nome di Dio clemente e misericordioso”. Il buddhismo insegna
la misericordia mediante la dottrina delle quattro dimore divine:
gentilezza amorevole verso tutti, compassione infinita verso i
sofferenti, gioia compartecipe, equanimità. Tutte le religioni genuinamente interpretate hanno al centro l’ideale di pace e misericordia.
Si tratta di una prospettiva cui può giungere anche la pura ragione. Guardare
gli altri con occhi sinceri significa infatti praticare l’imperativo
categorico kantiano: “Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella
tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai
semplicemente come mezzo” (Fondazione della metafisica dei costumi, BA
67). La misericordia solidale non è buonismo dolciastro, è applicazione della legge etica fondamentale dell’umanità.
...
Papa
Francesco è una mente che pensa e un cuore che ama, e per questo le
sue parole e i suoi gesti giungono come un balsamo sulle piaghe della
sfiduciata mente occidentale. Egli invita a prendersi cura dei poveri:
facendo così forse scopriremo che la vera povertà non riguarda le
tasche, riguarda gli occhi e la loro incapacità di guardare gli altri
in modo sincero.
(Articolo pubblicato in Repubblica 2 dicembre 2015)
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Dove sono i leoni
di Raniero La Valle
Il papa va a Bangui ad aprire
l’anno santo della misericordia e siccome le grandi idee hanno bisogno
di simboli concreti il papa, per significare l’ingresso in questo anno
di misericordia, aprirà una porta. Ma per lo stupore di tutte le
generazioni che si sono succedute dal giubileo di Bonifacio VIII ad
oggi, la porta che aprirà non sarà la porta “santa” della basilica di
san Pietro, ma la porta della cattedrale di Bangui, il posto, ai nostri
appannati occhi occidentali, più povero, più derelitto e più pericoloso
della terra.
Ma si tratta non solo di
cominciare un anno di misericordia. Che ce ne facciamo di un anno solo
in cui ritorni la pietà? Quello che il papa vuol fare, da quando ha
messo piede sulla soglia di Pietro, è di aprire un’età della
misericordia, cioè di prendere atto che un’epoca è finita e un’altra
deve cominciare. Perché, come accadde dopo l’altra guerra mondiale e la
Shoà, e Hiroshima e Nagasaki, abbiamo toccato con mano che senza
misericordia il mondo non può continuare, anzi, come ha detto in
termini laici papa Francesco all’assemblea generale dell’ONU, è
compromesso “il diritto all’esistenza della stessa natura umana”. Il
diritto!
Di fronte alla gravità di questo
compito, si vede tutta la futilità di quelli che dicono che, per via
del terrorismo, il papa dovrebbe rinunziare ad andare in Africa (“dove
sono i leoni” come dicevano senza curarsi di riconoscere alcun altra
identità le antiche carte geografiche europee) e addirittura dovrebbe
revocare l’indizione del giubileo, per non dare altri grattacapi al
povero Alfano.
Ma il papa, che ha come compito
peculiare del suo ministero evangelico di “aprire la vista ai ciechi”,
ci ha spiegato che il vero mostro che ci sfida, che è “maledetto”, non
è il terrorismo, ma è la guerra. Il
terrorismo è il figlio della guerra e non se ne può venire a capo
finché la guerra non sia soppressa. La guerra si fa con le bombe, il
terrorismo con le cinture esplosive. Non c’è più proporzione, c’è una
totale asimmetria, le portaerei e i droni non possono farci niente.
Possiamo nei bla bla televisivi o governativi fare affidamento
sull’”intelligence”, ma si è già visto che è una bella illusione.
Questo vuol dire che per
battere il terrorismo occorre di nuovo ripudiare quella guerra di cui,
dal primo conflitto del Golfo in poi, l’Occidente si è riappropriato
mettendola al servizio della sua idea del mercato globale, e che da
allora ha provocato tormenti senza fine, ha distrutto popoli e
ordinamenti, suscitato torture e vendette, inventato fondamentalismi e
trasformato atei e non credenti in terroristi di Dio.
E che cosa è rimasto di tutte
queste guerre?
...
E se decideremo di smetterla con i
bombardamenti e la guerra, potremo promuovere una vera operazione di
polizia internazionale, non solo autorizzata, ma eseguita dall’ONU, e
non sotto un comando nazionale, per ristabilire il diritto nelle terre
devastate dall’ISIS e dunque ripristinare l’integrità territoriale
dell’Iraq e della Siria, lasciando ai siriani di decidere cosa fare con
Assad. Il papa aveva detto, già dopo Charlie Hebdo, tornando dalla
Corea del Sud, che “l’aggressore ingiusto ha il diritto di essere
fermato, perché non faccia del male”. Non è solo nostro dovere è suo
diritto; e anche i giovani estremisti che vengono reclutati per andare
in Siria a indottrinarsi e poi tornare in Europa a suicidarsi hanno il
diritto di essere salvati da noi e di non avere alcuna Siria in cui
andare a buttare la vita. Questo è ciò che richiede il diritto
internazionale se finalmente si darà attuazione al capitolo VII della
Carta dell’ONU, ed è la cosa più “nonviolenta” che si può fare per
neutralizzare e battere l’ISIS.
(fonte: Il Manifesto)
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Il Giubileo e la sua grazia
di Massimo Toschi
Da
Bangui a san Pietro, e poi in tutto il mondo, questo cammino di
conversione è la risposta della Chiesa al tempo che stiamo vivendo,
alla dominante culturale della guerra e della violenza
Il
Giubileo arriva a Roma, a San Pietro, arriva nella Chiesa italiana,
arriva nelle periferie di questa Chiesa e la chiama alla grande
conversione. Una
conversione che la aiuti a liberarsi delle sue ossessioni, in
particolare quella del potere, che per decenni l’ha attraversata e che
è figlia di quella cultura pelagiana che papa Francesco ha più volte
criticato in modo lucido e severo.
La
grazia di questo Giubileo sarà di prendere sul serio il grande discorso
che il papa ha fatto a Firenze e che le sintesi dei cinque gruppi
sorprendentemente ignorano, mostrando una cecità spirituale che lascia
stupefatti.
Siamo
chiamati a discernere il tempo della guerra e della violenza che oggi
viviamo. Ecco, il Giubileo della misericordia è la risposta della
Chiesa al tempo che stiamo vivendo, alla dominante culturale della
guerra e della violenza, che sembra alimentare il cuore di molti.
Di
fronte ai giacimenti di odio la Chiesa ha la medicina inesauribile
della misericordia, come diceva papa Giovanni nel grande discorso di
apertura del Concilio.
Se
il concilio, al suo inizio, nel 1962, voleva rispondere alle cicatrici
della tragedia della Seconda guerra mondiale e se papa Giovanni lo
convocava per fare la pace nel tempo della guerra fredda, oggi
papa Francesco, con la convocazione del Giubileo straordinario della
misericordia, vuole reagire spiritualmente alla Terza guerra mondiale
fatta a pezzi, come
ha più volte definito questa stagione di conflitti, che ha il suo cuore
nel Medio Oriente e nel Mediterraneo, e dall’Europa arriva all’Africa
per giungere a toccare la grande Asia.
Rispetto
a questo orizzonte, il convegno della Chiesa italiana ha mostrato una
grande cecità, come dicevo, e una grande sottovalutazione di quello che
accade nelle nostre città e periferie, ma soprattutto nella nostra
storia. Le cinque parole si sono fermate alla retorica, ma non c’è
stato un effettivo discernimento della storia, dei suoi processi, dei
suoi conflitti.
Una
Chiesa che rimane spettatrice di fronte alla sofferenza del mondo e
delle sue vittime. Proprio su questo punto la predicazione del papa in
Africa è stata fortissima. Ha ribadito con forza che «nella vita della
sequela di Gesù non c’è posto per la propria ambizione, né per le
ricchezze, né per essere una persona importante nel mondo… perché la
Chiesa non è un’impresa, non è una ong. La Chiesa è un mistero: il
mistero dello sguardo di Gesù su ognuno di noi, a cui dice “seguimi”».
Il
papa chiede a tutta la Chiesa e a tutte le Chiese locali di essere
mistero e non ong, e non un’impresa: ecco il grande passaggio dalla
porta della purificazione e della misericordia che il Giubileo vuole
donare a tutti i credenti e tutte le persone di buona volontà. Ecco, la
Chiesa che è mistero, perché non ha né oro né argento, ma si piega su
chi è ferito e violato.
Se,
come dice il papa, la grazia del Giubileo è l’elemosina della pace,
essa è ottenibile nella forza inerme del mistero e non nel calcolo del
potere e dell’interesse.Siamo mendicanti di pace e possiamo entrare
nel mistero della porta che è Gesù, la porta che è stata aperta tra i
poveri e le vittime di Bangui e che continua ad essere aperta come
porta della cella dei carcerati, porta della camera dei moribondi,
porta insopportabile dei poveri dell’OPG.
Una
porta privilegiata dei poveri, che Dio sceglie e preferisce sempre. Una
porta speciale per donare e tutti l’elemosina della pace, di una pace
che non è firmare un accordo o un documento, ma un incontro con l’altro
nella tenerezza dell’amore dei nemici e del perdono, di cui papa
Francesco ci chiede di essere artigiani e artisti.
Ecco
il frutto del giubileo per la nostra Chiesa italiana: diventare
artigiani del perdono e non giustificatori della violenza; diventare
specialisti della riconciliazione e non alimentatori di conflitti; gli
esperti della misericordia e non della durezza della legge, che si
vuole sempre imporre sulle spalle degli altri.
La
Chiesa italiana uscirà dalla cultura della paura, per vivere la mitezza
e la gioia del Vangelo e dell’incontro, dove la dignità di ciascun
credente starà nella mano del Signore, che raduna attorno a sé la folla
dei poveri e dei pacifici.
...
(fonte: Città Nuova)
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A cinquant'anni esatti dalla fine del concilio Vaticano II, papa
Francesco apre la Porta Santa di San Pietro. L'Anno Santo durerà fino
al 20 novembre 2016.
Il
priore di Bose ci aiuta a capire il significato spirituale del
Giubileo. E ci confida come lui stesso, in un momento difficile della
sua vita, abbia sperimentato l’amore “scandaloso” di Dio.
Barba
bianca e occhi chiari penetranti, Enzo Bianchi è come ti immagini
dovessero essere gli antichi padri della Chiesa. Il suo volto è ormai
noto anche al grande pubblico: il fondatore della Comunità di Bose è
uno scrittore di successo e ospite richiesto (spesso invano) dalle più
importanti trasmissioni televisive. Prima di ogni cosa, però, Enzo è un
monaco che, da cinquant’anni, vive la sua scelta radicale di vita
cristiana insieme ai fratelli e sorelle di Bose sulla Serra morenica di
Ivrea, in Piemonte. A lui abbiamo chiesto di spiegare il senso
spirituale dell’anno giubilare.
Misericordia è un termine che sembrava dimenticato e che ora è tornato familiare. Qual è il suo significato profondo?
«Letteralmente
vuol dire “un cuore per i miseri”. Dunque è il sentimento di vicinanza
a chi è in difficoltà, il lasciarsi toccare visceralmente da quelli che
sono nella sofferenza. Per questo nella Bibbia la parola misericordia è
soprattutto un sentimento materno, quello che la donna prova portando
il figlio dentro il suo seno. Non a caso, mentre in latino la parola fa
riferimento al cuore, in ebraico fa riferimento alle viscere. Non
dimentichiamo, poi, che l’unico nome che Dio ci ha consegnato, fin dai
tempi di Mosè, è “il misericordioso, il compassionevole”. Detto questo,
però, la misericordia è un sentimento profondamente umano, prima ancora
che religioso. Davanti alla sofferenza, ogni uomo e ogni donna sono
presi alle viscere, provano una commozione che dice loro: questo non è
giusto. E sentono il bisogno di fare qualcosa. Misericordia, dunque, è
compassione, tenerezza, amore».
Quali sono, per i cristiani, le conseguenze di questo Dio di misericordia?
«Nel
nostro Dio, la misericordia prevale quasi sulla giustizia. Ne è la
sostanza. E quando Dio si mette in rapporto con l’uomo, il suo amore
diventa misericordia in azione. Noi cristiani siamo coscienti di essere
destinatari e beneficiari della misericordia divina. E di conseguenza
siamo spinti ancora di più a dare concretezza a questo impulso molto
umano che ci abita. Tanto è vero che Gesù ha potuto trasformare il
comandamento dell’Antico Testamento “siate santi, perché Io sono
santo”, in “siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro
che è nei cieli”. Per questo la misericordia è il cuore della nostra
fede».
Nel Vangelo, la misericordia di Gesù è anche motivo di scandalo…
«Sì,
la misericordia scandalizza. È per questo che Gesù è stato messo in
croce, non perché violava la Legge dell’Antico Testamento né la legge
romana. Gesù era un ebreo molto osservante della Legge, però i suoi
atteggiamenti di misericordia scandalizzavano: si sedeva a tavola con
le prostitute e i peccatori, si fermava a dormire a casa loro. Nelle
parabole, quando racconta l’amore di Dio, la reazione di molti –
soprattutto degli uomini religiosi e di coloro che erano deputati a
interpretare le Scritture – era: “Ma così è troppo”. Gesù nei peccatori
come l’adultera o la prostituta non vede innanzitutto il peccato, ma la
sofferenza e la capacità di amore. Non è la conversione dell’uomo che
produce la misericordia di Dio, ma il contrario: la misericordia di Dio
provoca la conversione dell’uomo. Questa verità di Gesù, rilanciata dal
Papa, è motivo di scandalo e di turbamento ancora oggi. Pure nella
Chiesa».
...
«MISERICORDIA È COMPASSIONE, PRENDE IL CUORE E LE VISCERE»
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Attraversare oggi la Porta Santa...
Entrare per quella Porta significa...
Oggi ha varcato la Porta...
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Perché è il primo di un Papa
latinoamericano... perché è la prima volta che si apre la Porta
Santa di San Pietro a Giubileo iniziato, otto giorni prima, nella
Repubblica Centroafricana... perché sono due i Papi, uno emerito e
l’altro regnante, presenti nell’atrio della basilica vaticana...
perché fa memoria della conclusione del Concilio ecumenico
Vaticano II
Fabio Zavattaro: Straordinario questo Giubileo della Misericordia, perché…
Da quando lo ha annunciato, prima in modo assai estemporaneo e poi formalmente con la bolla
d’indizione, Papa Francesco non ha mai proclamato: «Per l’Anno Santo, venite a Roma!». Al
contrario, ha insistito nel sottolineare: «Per ritrovare il cammino della misericordia, venite in
chiesa». E in modo assai sintetico, indicando più o meno le date del giubileo straordinario, ha
lasciato libere le diocesi di stabilire il numero delle porte sante da aprire.
Certamente una in tutte le cattedrali, in uno o più santuari di ogni territorio, nei “luoghi”
significativi da individuare tra le opere di assistenza, le carceri, gli ospedali… Facendo un conto
approssimativo (circa 4.000 diocesi e circoscrizioni ecclesiastiche, più almeno un santuario per
diocesi, più almeno un “luogo” dedicato) si arriva facilmente a 10-12 mila porte sante aperte nelle
prossime settimane. Insomma sino a novembre del 2016 l’intera Chiesa di Roma sarà, o almeno
dovrebbe essere, un’immensa porta spalancata sul mondo, con la pacifica intenzione di abbracciare
l’umanità intera.
Francesco Ruffini: Il caso Giubileo e quel messaggio rivolto alla curia (pdf)
Quante porte sante si apriranno
in questo mese di dicembre. Quante saranno davvero simbolo? Quante
significheranno davvero lo spalancarsi del cuore di Dio sull'umanità
più misera, imperdonabile?
Fabio Colagrande: Aprite quella porta
Dalla A alla Z: l'Anno Santo, i suoi riti e i suoi appuntamenti spiegati attraverso le parole chiave
Andrea Gualtierii: B di biglietti, F di Francesco, I di indulgenza: l'alfabeto del Giubileo
...
Quella di interiorizzare le ragioni di un percorso di fede è anche la
chiave in cui va letto il Giubileo della misericordia che Francesco ha
indetto esattamente a «sette settimane di anni» dalla chiusura del
Vaticano II. A tutti gli effetti un giubileo del Concilio, di cui
riafferma il carattere di evento della storia della salvezza...
Giacomo Galeazzi: L’antico “giro delle sette chiese” e i cento luoghi dell’Anno Santo
“Attraversare oggi la Porta
Santa - ci ha detto Francesco l'otto dicembre - significa 'impegnarsi a
fare nostra la misericordia del buon samaritano'. Siamo chiamati perciò
a cambiare la nostra vita radicalmente con dei gesti concreti, sulla
strada su cui ci troviamo, da Gerusalemme a Gerico, e nessuno si può
tirare indietro. Nessuno può ignorare l'invito del Papa a
riscoprire la tenerezza, a guardare i poveri negli occhi e a toccarli
con le nostre mani, senza pregiudizi".
Fabio Colagrande: Giubileo: perché i poveri siano davvero i 'privilegiati'
"Dare un segnale di unità in
questo momento storico di paura e di confusione”. Izzedine Elzir
spiega così la presenza di una delegazione delle comunità
islamiche in Italia in piazza San Pietro alla apertura del Giubileo
della misericordia. Anche gli ebrei si uniscono alle parole del
Pontefice. "E’ importante in questo momento storico avere fiducia nella
bontà dell’uomo"
M: Chiara Biagioni: Musulmani ed ebrei: il Giubileo apra le porte del nostro cuore alla fiducia nell’altro
Ecco un riepilogo non esaustivo su cosa è in programma in alcune delle principali città italiane.
AVVENIRE: Una mappa delle Porte Sante in Italia
Il cardinale Mauro Piacenza,
capo della Penitenzieria apostolica, massimo esperto in materia, spiega
come vivere il Giubileo. Nel segno del ritorno a Dio e della ritrovata
concordia con chi ci vive accanto.
Saverio Gaeta: PECCATI E PERDONO: L'INDULGENZA, COS'È E COME SI OTTIENE
Anche in Cina le comunità
cattoliche, dopo essersi a lungo preparate, stanno vivendo intensamente
l’apertura dell’Anno Santo straordinario della Misericordia, in
comunione con la Chiesa universale e con Papa Francesco che lo ha
indetto
FIDES: Anche in Cina si spalancano tante “Porte della Misericordia”
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
La
strage è infinita, e continua ad essere dei più piccoli, perché il mare
ha restituito altri corpi di bambini. Le ultime vittime sono di un
naufragio della notte scorsa: cinque i piccoli morti nell’affondamento
di una imbarcazione nell’Egeo a largo dell’isola di Farmakonissi, in
totale 11 i morti e una decina di dispersi. Ieri il mare aveva ucciso
altri sei bambini, tra loro un neonato, al largo della costa turca di
Cesme. Non si conosce il numero esatto di persone a bordo del natante
rovesciatosi, soltanto in otto sono stati salvati, tutti afgani. Nelle
stesse sempre a Cesme, sulla spiaggia, veniva ritrovato il corpicino di
Sajida, 5 anni, bimba siriana morta in un naufragio di qualche giorno
prima, sempre sulla stessa rotta, quella tra Turchia e Grecia,
quest’anno attraversata da oltre 750mila persone, di cui un quarto
minori. E mentre Ankara, d’accordo con l’Unione europea, continua a
rafforzare i controlli alle frontiere per bloccare i migranti pronti a
imbarcarsi, per l’Italia è in arrivo una procedura d’infrazione da
parte della Commissione Ue per il mancato rispetto delle regole su
Eurodac, il sistema europeo di raccolta delle impronte digitali dei
migranti. Intanto, i ministri dell’interno di Francia e Germania, in
una lettera alla commissione europea si sono detti fermamente convinti
che il flusso di migranti in arrivo in Europa debba essere ridotto. (fonte: Radio Vaticana)
Sei
bambini sono morti ieri mattina su un gommone naufragato tra la città
costiera turca di Cesme e l’isola greca di Chios. Il più piccolo era
ancora in fasce e il più grande aveva 12 anni, così dice, seccamente,
il dispaccio della guardia costiera turca che ha recuperato i loro
corpi nelle buste nere che siamo stati abituati a vedere in naufragi
simili a Lampedusa. Ma c’è qualcosa di strano in questa «tragedia
dell’immigrazione» apparentemente uguale a tante altre che i dispacci
non dicono. Altri 11 morti si contano alle Canarie, provenieti dal
Sahara.
Il
tratto di mare tra Cesme e Chios è di poco più di un miglio, 20 minuti
di viaggio con il traghetto Erturk Lines per un costo medio di una
famiglia di vacanzieri europei con auto al seguito di appena cento
euro. Il dispaccio dell’agenzia di Stato turca Anadolu riferisce che
sul gommone pieno di migranti all’improvviso hanno ceduto le doghe di
legno di rinforzo del fondo del gommone, si sono spezzate, forse per il
peso eccessivo o perché il gommone aveva imbarcato acqua appesantendosi
ulteriormente.
Ma
anche così ciò che non torna è che non ci sia stato un tempestivo
intervento della guardia costiera o dell’unità di Frontex che proprio
ieri mattina, dal Portogallo, ha iniziato a pattugliare quel tratto di
mare fino all’isola più a nord di Lesbo.
È
di appena due giorni fa la denuncia dell’ong internazionale Human Right
Watch sulle incursioni di uomini vestiti di nero, mascherati in
voltocon passamontagna e armati che «a bordo di motoscafi veloci dalla
costa turca attaccano i barconi di rifugiati e migranti che cercano di
raggiungere le isole greche dell’Egeo». Human Right Watch ha raccolto
nove testimonianze tra i migranti dei barconi affondati in questo modo
e tornati in Turchia, nella città di Izmir. Dicono che gli uomini neri
mascherati si rivolgevano ai migranti in inglese — «Stop, stop»,
intimavano ai guidatori -, prendevano a manganellate i padri e le madri
che imploravano pietà almeno per i loro figli e speronavano le
imbarcazioni sovraccariche di persone, mandandole a picco. Bill
Frelick, direttore del settore Rifugiati di Human Right Watch si chiede
come è possibile che le unità di Frontex non intervengano e come può
l’Unione europea far finata di niente di fronte a queste denunce invece
di impegnarsi a far luce sulla vicenda.
In
base ai dati dell’Unicef un migrante su cinque che quest’anno ha
cercato di attraversare il Mediterraneo per raggiungere la ricca Europa
è un bambino. Ma quando si va al conteggio dei morti, la percentuale
sale a un terzo: dei 3.563 naufraghi accertati di quest’anno nel
Mediterraneo, mille erano bambini e minori.
Mille
Aylan Kurdi, il bambino di quattro anni la cui foto, riverso sulla
spiaggia di un’isola greca, ha commosso il mondo intero. In quel pezzo
di mare prima di questa ultima strage, altri 185 Aylan erano affogati
nello stesso modo.
...
L’Egeo cimitero di bambini
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LA STRAGE MARITTIMA DEGLI INNOCENTI
BAMBIN-GESÙ CHE SI CHIAMANO AYLAN
di Giuliana Martirani
Chissà che Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum, o
Zeid, preso a calci da una giornalista “folle” o la piccola
baby-profuga siriana che, sull'autostrada Istanbul-Edirne, gattona
dinnanzi ai militari in tenuta da guerra con scudi antisommossa e che
invece invita all’umano e al sorriso anche il soldato; o le centinaia
di bambini accolti dalla culla mediterranea in un definitivo atto di
misericordia; chissà che questi bambini teneri e dolci, icona delle
tanti morti nel Mediterraneo e sui confini europei, non ci facciano
ripensare di nuovo al fatto che siamo invecchiati, anzi morti, dentro
più ancora che fuori, come persone, popoli, gruppi, comunità. E ci facciano riflettere su tutte le nostre innocenze perdute: • Con noi stessi a causa del nostro orgoglio e di essere chissà chi • Con il prossimo a causa del complesso di superiorità • Con la natura per il complesso di sottomissione • Con i popoli del mondo per il nostro complesso di dominio. E
chissà che non ci facciano di nuovo venir la voglia di RINASCERE come
persone, e di rinascere anche come città, così ingiuriosamente sommerse
non solo dai rifiuti ma anche dai rifiutati: senza fissa dimora, rom,
stranieri, clandestini... scarti e rifiutati! E
non solo quelli RIFIUTATI dalle nostre città ma anche quelli rifiutati
dalle nazioni, (dimentiche dei loro ‘sfollati’ d’un tempo) i cacciati
via dai nostri respingimenti in mezzo al mare o alle frontiere, dinanzi
a nuovi muri, come quello di Berlino d’un tempo e quello d’Israele
contro la Palestina e degli Usa contro il Messico, e quello
dell’Ungheria, della Slovenia, e quelli africani… di ora, e che si fa
finta di non vedere e si rimuove, così, ciò che è vergogna per tutti a
causa della nostra in-nocenza distrutta di umani, di fratelli, di
cristiani. E chissà
che questi bambini teneri e dolci non ci facciano fare un dirottamento
totale per vedere Dio: dalla cima del monte, dove abbiamo voluto
relegarlo e raggiungerlo, al profondo della grotta, icona del rifugio
precario, in cui milioni di individui si riparano e dove Lui sta, sua
dimora regale e reale.La presunzione dell’ascesi
dell’uomo verso Dio, il suo infantile salire sui monti per vederlo, il
suo tendere la corda al cielo per arrampicarsi verso di Lui, la pretesa
superba dell’uomo che suppone di andare lui verso Dio con infinite
preghiere ripetute e biascicate, distrattamente e stancamente, oppure
con pratiche di perfezione inflitte a se stessi e agli altri, in uno
spasimo di superbia e di orgoglio; oppure con atti di bontà indiretta:
buoni solo per raggiungere suppostamente Dio e non buoni per amore;
tutto ciò crolla totalmente con la realtà di bambini, nascite e grotte,
da secoli ribadite liturgicamente e da secoli ripetute esistenzialmente
Alla grotta bisogna arrivarci:
dall’alto dei monti dove noi, come lontane figurine presepiali, siamo
infinitamente piccoli che neanche si riesce a vederci, dobbiamo
scendere fino alla grotta...
Alla grotta bisogna arrivarci:
dall’alto dei monti, dove la nostra identità e statura è infinitamente
piccola che neanche si riesce a vederci, appena accennati come esseri,
così impegnati come siamo ad esistere e a farci strada, oppure a
scalare presuntuosamente la strada verso il cielo...
Alla grotta bisogna arrivarci:
dall’alto dei monti, dobbiamo scendere fino all’incontro con il dolore
e la povertà che c’è nella grotta: due ragazzi che hanno detto sì alla
vita senza aver casa, lavoro e senza neanche essere in regola con le
tradizioni, gente che crede ancora nei miracoli e nel miracolo della
vita, nelle parole dette da Dio e nei sogni che le rivelano...
Alla grotta bisogna arrivarci: dall’alto dei monti, dobbiamo scendere... camminando
camminando, per giungere fino alle viscere della terra, alle sue
grotte, ai suoi anfratti, siamo costretti a vederla la vita di quelli
che si arrabattano nei mille mestieri e nelle mille miserie quotidiane:
dobbiamo arrivare al bambino attraverso il mercato, le case, le
osterie, percorrendo i sentieri normali e quelli tortuosi degli umani e
del loro esistere: a Dio attraversando la vita di Maria … attraverso
gli uomini e le donne del tempo che si sta vivendo.
Alla grotta bisogna arrivarci: dall’alto dei monti, dobbiamo scendere fino all’incontro con il dolore e la povertà che c’è nella grotta: CON FEDE SPERANZA E CARITA’
Con la fede che solo il progetto di Giustizia e di Pace di Dio funzionerà davvero. Con la speranza di
chi sa essere avvistatore di futuro, esploratore del nuovo, e di chi sa
scrutare gli orizzonti appena accennati perché sa accorgersi dei
germogli di novità che stanno appena appena spuntando, perché non sta
orgogliosamente con il naso all’insù gloriando se stesso nel suo
complesso di superiorità. Con l’amore verso il più piccolo e l’ultimo, dinanzi a cui va a inchinarsi perché “cingendogli il collo possa rialzarsi”.
Chinandosi su Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum. O su Zeid, per rimetterlo in piedi dopo essere stato preso a calci dalla giornalista “folle”. O
chinandosi sulla piccola baby-profuga siriana che gattona e dopo aver
invitato all’umano e al sorriso il soldato, lo vede semmai abbandonare
scudo e armi per prenderla in braccio, schioccarle un bacio e
portarsela a casa con tutta la sua famiglia, in uno slancio di umanità
ritrovata.
LA STRAGE MARITTIMA DEGLI INNOCENTI Il link per leggere il libro di Giuliana Martirani MISERICORDIANDO DALL'INDIFFERENZA AD UN UMANESIMO MISERICORDIOSO (Prefazione di Giancarlo Bregantini e presentazione di Elisabetta Piquè)
La
morte di 700 bambini in mare nell’ultimo anno fa pensare alla “strage
degli innocenti. Quando leggiamo le pagine del Vangelo restiamo
interdetti su come Erode abbia potuto fare una cosa simile” ma “oggi ci
accorgiamo che gli stiamo facendo concorrenza”.
Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas, il card. Francesco Montenegro,
in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sottolineando
che è “una strage che dovrebbe farci riflettere. Sono migliaia i morti
che continuiamo a contare senza reagire”.
“La
morte di 700 minori – ha proseguito il card. Montenegro - non ci fa
pensare, ma se dovessero scomparire 700 bambinelli dai nostri presepi
questo diventerebbe motivo d’indagine. Gesù è presente nei fratelli più
piccoli: dovremmo essere capaci di riconoscere Gesù in questi bambini
che muoiono nel mare se vogliamo fare il presepe”...
video
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... Finché
ogni
morto non sarà nel nostro cuore una persona umana unica e irripetibile
di cui non possiamo più avere la compagnia, non dovremo arrenderci.
Anche così la guerra, ogni guerra potrà essere evitata: se i siriani e
gli iracheni capissero che per noi il morto di Raqqa o di Aleppo vale
tanto quanto un morto a Bodrum o a Parigi, ecco che l’uguaglianza umana
potrà mutare in sentimenti di fraternità. E la fraternità scaccia
la guerra. Lo sappiamo, non è facile; ma dobbiamo mantenere il diritto
di piangere ogni morto.
Michele Zanzucchi: 700 bimbi morti nel Mediterraneo nel 2015
...
Chiudiamo gli occhi per qualche minuto e torniamo a immaginarci con la
nostra famiglia su un barcone. Poi riapriamoli, i nostri occhi, per non
chiuderli più sul dramma di chi – per sfuggire alla morte – è costretto
ad affrontarla con i bambini in braccio.
Francesco Riccardi: Quei 700 bimbi hanno tutti un nome
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
10 dicembre - Giornata internazionale dei diritti umani:
“Diritti Umani e Dignità dei Popoli
che Vivono nella Povertà”
Ogni
anno il 10 dicembre si svolge la “Giornata internazionale dei diritti
umani” in memoria della storica firma della Dichiarazione universale
dei diritti dell'uomo, avvenuta a Parigi il 10 dicembre del 1948 da
parte di tutte le nazioni appartenenti all'Onu.
Tra
i diritti inalienabili, oltre diritto alla vita, all’autoderminazione e
alla libertà individuale c’è anche il diritto a un’esistenza dignitosa
Il mondo è ancora nelle nostre mani.
Io ci credo, crediamoci insieme!
di Ernesto Oliviero
I
poveri sono i miei maestri e non faccio retorica. Incontrandoli, ho
capito molte sfumature della vita, ma ho imparato anche che ogni
ideale, ogni ragionamento, deve incarnarsi in situazioni concrete.
Questo vale anche quando parliamo di diritti umani. Io penso che
dovremmo impegnarci tutti a costruire un mondo dove "banalmente"
nessuno muoia più di fame, ogni bambino possa essere curato, non ci
siano più analfabeti, ogni persona possa avere un lavoro. Un mondo in
cui venga riconosciuto a tutti il diritto di credere e di non credere,
in cui vengano abolite una volta per tutte parole come "nemico",
"infedele", "diverso".
Non
è un'utopia! Nel mio piccolo ho visto che è possibile! Sì, il mondo si
può cambiare, ma servono scelte concrete, ad ogni livello. A livello
personale, c'è bisogno di giovani, adulti e anziani pronti a dire i sì
e i no che contano nella vita, senza compromessi, senza mezze misure. A
livello più generale invece, non abbiamo bisogno di parole o di ricette
complicate, ma di Stati di Diritto. La chiave della pace non è
semplicemente l'assenza della guerra. Nel medio e lungo periodo
dovremmo tutti entrare nella conversione.
Cosa
vuol dire? Faccio alcuni esempi. Finché costruiremo armi non andremo da
nessuna parte perché le armi sono costruite per essere usate. Fino a
quando non investiremo seriamente in scuola ed educazione, non
asciugheremo il brodo di coltura dell’estremismo. Allora, è importante
impegnarci nel dialogo, per la difesa dei diritti, ma nella concretezza
delle scelte. Con gli anni ho capito che alla pace, a un minimo di
convivenza si arriva partendo da un quadro di regole comuni, di diritti
sì, ma soprattutto di doveri.
Viviamo in uno dei momenti più complicati della storia, ma il mondo è ancora nelle nostre mani.
Io ci credo, crediamoci insieme!
Ernesto Olivero
MESSAGGIO ANNUALE
DEL SEGRETARIO DELL'ONU
Ban Ki-Moon
Tra
atrocità su vasta scala e abusi diffusi in tutto il mondo, la Giornata
per i diritti umani dovrebbe chiamare a un’azione coordinata globale
per promuovere principi immutabili che ci siamo collettivamente
impeganti a sostenere.
In
un anno che segna il 70° anniversario delle Nazioni Unite, possiamo
ispirarci alla storia dei moderni movimenti sui diritti umani, che sono
emersi dalla Seconda guerra mondiale.
All’epoca,
il Presidente americano Franklin D. Roosevelt indicò quattro libertà
fondamentali inerenti a tutti sin dalla nascita: la libertà di
espressione, la libertà di culto, la libertà dal bisogno e dalla paura.
Sua moglie, Eleanor Roosevelt, unì le proprie forze alle Nazioni Unite
con quelle di molti difensori dei diritti umani ovunque nel mondo
periscrivere questi principi nella Dichiarazione Universale dei diritti
umani.
Le sfide straordinare di oggi possono essere viste – e affrontate – attraverso le lenti di queste quattro libertà.
Primo:
la libertà di espressione, negata a milioni di persone e costantemente
minacciata. Dobbiamo difendere, preservare e estendere le pratiche
democratiche e lo spazio per la società civile. Ciò è essenziale per
una stabilità duratura.
Secondo:
la libertà di culto. In tutto il mondo, i terroristi hanno preso in
ostaggio la religione, tradendone lo spirito e uccidendo nel suo nome.
Altri colpiscono le minoranze religiose e ne sfruttano la paura per
calcoli politici. In risposta a questo, occorre promuovere il rispetto
della diversità basato sull’uguaglianza fondamentale di tutte le
persone e sul diritto alla libertà di religione.
Terzo:
la libertà dal bisogno, che manca ancora a buona parte dell’umanità. I
leader del mondo hanno adottato a settembre l’Agenda 2030 per lo
sviluppo sostenibile con l’obiettivo di porre fine alla povertà e dare
a tutte le persone l’opportunità di vivere con dignità in un pianeta
pacifico e sano. Ora va fatto tutto il possibile per realizzare questa
visione.
Quarto:
la libertà dalla paura. Milioni di rifugiati e di sfollati sono la
conseguenza tragica dell’incapacità di rispettare questa libertà
...
Messaggio integrale segretario dell'ONU
Leggi anche:
- - Svizzera: appello ecumenico per Giornata internazionale diritti umani
- - Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo
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«Fiat lux: illuminare la nostra casa comune»
La
facciata e la Cupola della Basilica di San Pietro sono state illuminate
da proiezioni di opere di artisti che sintetizzano le culture dei 5
continenti: candele, incantevoli paesaggi marini ed animali per
rappresentare la bellezza e la tenerezza della natura. Ma raccontano
anche l’esperienza di popoli indigeni e espressioni artistiche che
testimoniano la speranza degli uomini. Immagini
ispirate al cambiamento climatico, alla dignità umana e alle creature
presenti sulla terra, temi contenuti nell’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco. Le
stesse immagini sono state proiettate in contemporanea anche alla
Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima in corso a Parigi. La proiezione è stata seguita in diretta televisiva attraverso numerosi network e in streaming via internet.
La
prima giornata del Giubileo della Misericordia si è conclusa, con “Fiat
Lux”, una proiezione architettonica dedicata alla casa comune e alla
dignità umana. La facciata e la Cupola della Basilica di San Pietro
illuminate da immagini e video sul rapporto tra uomo e pianeta.
I
suoni, le immagini e i colori: lo sbocciare dei fiori, lo scrosciare
dell’acqua, gli animali e i popoli. Poi le grandi città, le
baraccopoli, i villaggi più lontani. In Piazza San Pietro tantissimi i
fedeli con il naso e gli smartphone all’insù, verso la facciata della
Basilica, scenario privilegiato che riflette immagini ispirate alla
dignità umana, alla natura e ai cambiamenti climatici. L’emozione della
gente di fronte alla proiezione
...
"Fiat
Lux" questo il nome dell’evento, uno spettacolo realizzato in
partnership e a scopo benefico da 5 tra società, fondazioni e
organizzazioni con il patrocinio della Banca Mondiale.
La bellezza del creato illumina la Basilica di San Pietro
video
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La vostra felicità è...
O Signore prendi questo cuore di pietra e...
Più si fa buio intorno a noi...
La parola di Dio venne...
per sorridere...
Uffa... nessuno vuole più ascoltare... (vignetta)
Una fede che non si fa carico...
La salvezza è offerta ad ogni uomo...
Se ci guardiamo intorno, troviamo...
Maria, madre di Gesù, dammi...
Lasciamoci accarezzare da Dio...
La festa dell'Immacolata diventa...
La Vergine Maria è la "via" che Dio...
Venite a me...
Una cosa Gesù mi chiede...
C'è bisogno di autentici testimoni...
Se la fede ci fa essere...
E' necessaria l'infelicità...
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Il 10 dicembre è la festa della Madonna di Loreto.
La festa della Madonna di Loreto (video)
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Lc 3,1-6
L'evangelista
Luca introduce la figura di Giovanni Battista presentandoci prima di
tutto i vertici del potere politico e religioso in terra di Israele.
...
La Parola di Dio evita accuratamente il palazzi del potere e dell'istituzione religiosa"perché
essi sono refrattari alle sue dinamiche, perché Dio è amore e dove c'è
il potere che domina e schiaccia la vita delle persone, la Parola del
Signore non può essere riconosciuta e accolta" (A. Maggi).
Giovanni
invece è l'uomo dell'ascolto e dell'attesa, l'ascolto di una Parola che
a lui si rivela e si comunica nella durezza di una vita vissuta
nell'essenzialità estrema del deserto. L'esistenza di Giovanni è tutta
volta ad una promessa che ancora non vede realizzata, tutta protesa ad
un futuro che non gli viene rivelato ma che ha il volto e il cuore del
suo Signore. Attraverso la figura del Battista, Luca desidera condurre
la sua comunità, e noi, a preparare la via del ritorno dall'esilio
della schiavitù del peccato verso la patria della libertà dei figli di
Dio. Egli ancora ci invita ad accogliere "oggi" il Signore Gesù, il Veniente, per ricevere da lui la nostra vera identità di uomini, amati e salvati da Dio.
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Natale, venire alla luce
di Sergio Paronetto
È
giusto difendere pubblicamente il Natale. Le feste religiose possono
essere tutte vissute e raccontate in un clima di scambio di esperienze.
La
laicità è inclusiva, espressione delle identità (in dialogo). È giusto
esporre pubblicamente il presepio (o il crocifisso). Ma i militanti di
alcuni partiti lo usano per scopi ristretti, contrari al loro
significato. A Rozzano hanno manifestato gridando col presepe in mano.
Un’esibizione esterna, estranea alle dinamiche della scuola e del
paese. E non si può pensare di affondare i barconi di disperati,
gridando contro l’islam o invocando guerre, tenendo il presepe in mano.
Non si può usarlo come rivendicazione escludente o come argine
identitario.
Il presepe racconta una storia di povertà (abissale), di accoglienza (mancata) e di vita (gioiosa).
Ci dice che ...
È la rivoluzione di una combattiva tenerezza.
(fonte: Mosaico dei giorni)
Per riflettere...
Per sorridere...
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
29 novembre 2015
VISITA AL CAMPO PROFUGHI DI SAINT SAUVEUR
Dopo
la visita alle autorità del Paese, Francesco ha voluto passare a
visitare uno dei campi profughi della capitale centrafricana, quello allestito
nella parrocchia di St. Saveur a Bangui, che ospita quasi mille
persone. Quella degli sfollati è una delle grandi emergenze che si
vivono in Repubblica Centrafricana. A causa della guerra civile sono
infatti oltre 440 mila gli sfollati all’interno del Paese mentre oltre
450 mila si sono rifugiati negli Stati vicini.
E’
stata una giornata veramente memorabile per gli sfollati di questa
parrocchia. Sono tutti, infatti raccolti – circa 800 persone – in un
terreno che si trova intorno ad una parrocchia di Bangui, la capitale.
Gli adulti avevano vestiti colorati e l’associazione delle donne
sfollate ha ballato al suono dei tamburi. Soprattutto i bambini, molto
sorridenti - malgrado la loro povertà e malgrado il calore - molto
numerosi anche, tenevano in mano dei pezzi di tessuto bianco sui quali
c’erano scritte a mano delle parole come “verità”, “pace”, “perdono”,
“giustizia”, “amore”, parole che Papa Francesco ha letto attentamente.
Molto
toccato da questa accoglienza grandiosa. Il Papa è stato salutato dai
tre sacerdoti della parrocchia con attorno dei bambini, degli scout. Si
è fermato a stringere le mani, ha accarezzato i bambini, ha salutato i
portatori di handicap, e poi ha preso il microfono in mano e si è
espresso in italiano, tradotto in sango, la lingua che unisce questa
popolazione, formata da 80 etnie. Il Papa ha detto:
Saluto tutti voi che siete qui.
Vi dico che ho letto quello che i bambini avevano scritto [su cartelli]: “pace”, “perdono”, “unità” e tante cose… “amore”. Noi
dobbiamo lavorare e pregare e fare di tutto per la pace. Ma la pace
senza amore, senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono, non è
possibile. Ognuno di noi deve fare qualcosa. Io
vi auguro, a voi e a tutti i centrafricani, la pace, una grande pace
fra voi. Che voi possiate vivere in pace qualunque sia l’etnia, la
cultura, la religione, lo stato sociale. Ma tutti in pace! Tutti! Perché tutti siamo fratelli. Mi
piacerebbe che tutti dicessimo insieme: “Tutti siamo fratelli”. [La
gente ripete: “Tutti siamo fratelli”] Un’altra volta! [“Tutti siamo
fratelli”]. E per questo, perché tutti siamo fratelli, vogliamo la pace.
E
vi darò la benedizione del Signore. Il Signore vi benedica: nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E pregate per me! Pregate
per me, avete sentito? [“Sì!”]
La
gioia era incredibile. Qui la gente è proprio gioiosa, malgrado i suoi
problemi. Fino all’ultimo momento non credeva che il Papa sarebbe
potuto venire. Pensava che all’ultimo sarebbe successo qualcosa, che
avrebbe impedito il suo arrivo. Per loro, dunque, è stato un momento
straordinario. Il Papa sembrava molto toccato da questa accoglienza,
anche perché nel tragitto dall’aeroporto aveva già visto una folla
innumerevole, uscita per le strade, malgrado le misure di sicurezza.
Questa parrocchia accoglie questi sfollati come tante altre
parrocchie della capitale. Qui sono stati fatti miracoli per pulire in
pochissime ore questo luogo che simboleggia la sofferenza che ha questo
Paese diseredato. Gli sfollati sono fuggiti da violenze, vessazioni di
ogni genere. La maggioranza ha perso tutto, le loro case sono state
incendiate e oggi vivono sotto tende offerte dall’Alto
Commissariato per i Rifugiati, che resistono male al clima, alle forti
piogge equatoriali e al sole. E per proteggere il Papa dal sole,
intenso a questa latitudine, hanno preparato un tetto in legno,
sormontato da una tenda. C’era un vaso di fiori poggiato su una piccola
tavola, una decorazione molto semplice: l’immagine di questo Paese,
privato di tutto, eccetto della sua fede solida. Per fare dei tappeti,
dei tessuti dai colori molto vivaci sono stati poggiati sul suolo di
terra battuta, che si trasforma spesso in un terreno fangoso e
contribuisce alla diffusione del paludismo, che è un vero problema in
questo Paese.
video
Incontro con le Comunità Evangeliche Dopo
l'incontro con i Vescovi nel pomeriggio nella sede della FATEB (Facoltà
di teologia evangelica di Bangui) l'incontro con le Comunità
Evangeliche.
Cari fratelli e sorelle,
sono
lieto di avere l’occasione di incontrarvi in questa Facoltà di Teologia
Evangelica. Ringrazio il Decano della Facoltà e il Presidente
dell’Alleanza degli Evangelici in Centrafrica per le loro gentili
parole di benvenuto. Saluto ciascuno di voi e attraverso di voi anche
tutti i membri delle vostre comunità, in un profondo sentimento di
amore fraterno. Noi siamo tutti qui al servizio del medesimo Signore
risorto, che ci raduna oggi; e, per il comune Battesimo che abbiamo
ricevuto, siamo inviati ad annunciare la gioia del Vangelo agli uomini
e alle donne di questo caro Paese del Centrafrica.
Da
troppo tempo il vostro popolo è segnato dalle prove e dalla violenza
che causano tante sofferenze. Ciò rende l’annuncio evangelico ancora
più necessario e urgente. Perché è la carne di Cristo stesso che
soffre, che soffre nelle sue membra predilette: i poveri del suo
popolo, i malati, gli anziani e gli abbandonati, i bambini che non
hanno più i genitori o che sono lasciati a se stessi, senza guida e
senza educazione. Sono anche tutti coloro che la violenza e l’odio
hanno ferito nell’anima o nel corpo; coloro che la guerra ha privato di
tutto, del lavoro, della casa, delle persone care.
Dio non fa differenze tra coloro che soffrono. Ho chiamato spesso questo l’ecumenismo del sangue. Tutte
le nostre comunità soffrono indistintamente per l’ingiustizia e l’odio
cieco che il demonio scatena; e vorrei in questa circostanza esprimere
la mia vicinanza e la mia sollecitudine verso il Pastore Nicolas, la
cui casa è stata recentemente saccheggiata e incendiata, come pure la
sede della sua comunità. In questo contesto difficile, il Signore non
cessa di inviarci a manifestare a tutti la sua tenerezza, la sua
compassione e la sua misericordia. Tale comune sofferenza e tale comune
missione sono un’occasione provvidenziale per farci progredire insieme
sulla via dell’unità; e ne sono anche un mezzo spirituale
indispensabile. Come il Padre rifiuterebbe la grazia dell’unità, benché
ancora imperfetta, ai suoi figli che soffrono insieme e che, in diverse
circostanze, si dedicano insieme al servizio dei fratelli?
Cari fratelli, la divisione dei cristiani è uno scandalo,
perché è anzitutto contraria alla volontà del Signore. Essa è anche uno
scandalo davanti a tanto odio e tanta violenza che lacerano l’umanità,
davanti a tante contraddizioni che si innalzano di fronte al Vangelo di
Cristo. Perciò, apprezzando lo spirito di mutuo rispetto e
collaborazione che esiste tra i cristiani del vostro Paese, vi
incoraggio a proseguire su questa via in un servizio comune della
carità. E’ una testimonianza resa a Cristo, che costruisce l’unità.
Possiate,
sempre più e con coraggio, aggiungere alla perseveranza e alla carità,
il servizio della preghiera e della riflessione in comune, nella
ricerca di una migliore conoscenza reciproca, di una maggiore fiducia e
di una maggiore amicizia, in vista della piena comunione di cui
conserviamo la ferma speranza.
Vi
assicuro che la mia preghiera vi accompagna in questo cammino fraterno
di servizio, di riconciliazione e di misericordia, un cammino lungo ma
pieno di gioia e di speranza.
Chiedo
al Signore Gesù che benedica tutti voi, benedica le vostre comunità,
benedica anche la nostra Chiesa. E vi chiedo a voi di pregare per me.
Merci beaucoup.
Visita all'ospedale pediatrico
Prima
di arrivare nella cattedrale per l’apertura della Porta Santa del
Giubileo, il Papa ha fatto una breve sosta in un ospedale pediatrico di
Bangui e ha portato in dono per i piccoli malati alcuni scatoloni di
medicine messe a disposizione dall'ospedale "Bambin Gesu'" di Roma. La
sosta non era prevista nel programma ufficiale. Il Pontefice ha
accarezzato e baciato alcuni piccoli pazienti che lo hanno accolto con
grande commozione
Vedi anche:
- PAPA
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CENTRAFRICANA /1 (cronaca, foto, testi e video) PARTENZA, SALUTO AI
GIORNALISTI, ARRIVO A NAIROBI
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FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /2 (cronaca, foto, testi e video) INCONTRO ECUMENICO E
INTERRELIGIOSO
- PAPA
FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /3 (cronaca, foto, testi e video) Santa Messa nel Campus
dell'Università
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CENTRAFRICANA /4 (cronaca, foto, testi e video) Incontro con il Clero,
i Religiosi, le Religiose ed i Seminaristi
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CENTRAFRICANA /5 (cronaca, foto, testi e video) VISITA ALL'UFFICIO
DELLE NAZIONI UNITE A NAIROBI (U.N.O.N.)
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CENTRAFRICANA /6 (cronaca, foto, testi e video) - VISITA AL QUARTIERE
POVERO DI KANGEMI
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FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /7 (cronaca, foto, testi e video) - Incontro con i
giovani nello Stadio Kasarani e partenza per l'Uganda
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FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /8 (cronaca, foto, testi e video) - Arrivo in Uganda e
incontri con le autorità e con catechisti e insegnanti
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FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /9 (cronaca, foto, testi e video) - Visita ai Santuari
Anglicano e Cattolico dei Martiri di Namugongo e Santa Messa per i
Martiri dell'Uganda
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FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /10 (cronaca, foto, testi e video) - Incontro con i
giovani e visita alla Casa di Carità di Nalukolongo
- PAPA
FRANCESCO VIAGGIO APOSTOLICO IN KENYA, UGANDA E NELLA REPUBBLICA
CENTRAFRICANA /11 (cronaca, foto, testi e video) - Incontro con
Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Seminaristi - Partenza dall'Uganda e
arrivo nella Repubblica Centrafricana
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"Che
ci faccio qui? È da un po' di giorni che me lo chiedo...però ci sono e
ci voglio essere. Qui la città oggi converge. La città che ora è la
mia, la riconosco nella sua natura di grande capitale europea, nella
sua originaria culla di civiltà, spazio umano contaminato da culture
diverse. Io che approdo qui sento l'esigenza di ricordare a tutti noi
la vocazione di pace e unità. L'esigenza di ricordare la sua natura di
ponte tra le culture. In questa storia millenaria, dobbiamo essere
costruttori di pace. Non vi nascondo che la bellezza di Palermo appare
spesso ferita, a causa di violenze e soprusi. Sono qui per farmi carico
di tutto questo. Una Sicilia che sia la terra della festa, della
memoria viva degli anziani, dei bambini...". Queste le parole del nuovo
arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in Piazza Pretoria. 5/12/2015
Con
la motivazione di aver promosso la pace «nel modo fondamentale», cioè
onorando e sottolineando «l’inviolabilità della dignità umana», l’11
Dicembre del 1979 Madre Teresa di Calcutta ricevette il Nobel per la
pace. In quell’occasione, questa straordinaria santa contemporanea, di
cui è quasi universalmente nota l’instancabile opera di soccorso ai
poveri, ai malati, ai moribondi, pronunciò un discorso di grande valore
che, in alcuni passaggi, spiazzò molti dei presenti...
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Certamente 25 milioni di
followers sono un numero molto grande, che impressiona. Ma il dato che
dovrebbe far riflettere di più è la volontà di condividere le parole
del Papa. E in questo – devo dire – è un leader mondiale, cioè le cose
che il Papa dice vengono ritrasmesse, vengono quindi condivise
all’interno delle Reti Sociali, che poi sono spesso reti di amicizia.
Non solo, tra l’altro, le parole del Papa: vediamo che c’è una grande
condivisione delle immagini, quindi dei gesti che il Papa compie.
Questo mondo di condivisione digitale è entrato potentemente dentro la
Chiesa e ha un significato molto bello.
Alessandro Gisotti: P. Spadaro: vivere il Giubileo anche sui Social Network
Con un rescritto Francesco
abolisce tutte le norme precedenti, compreso il motu proprio di Pio XI
- citato esplicitamente - che istituiva i tribunali regionali in
Italia. La Rota Romana dovrà giudicare le cause «secondo la gratuità
evangelica, cioè con patrocinio ex officio»
Andrea Tornielli: Il Papa: la riforma nullità matrimoniali è per tutti, il giudizio gratis
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Intervista con il Rabbino David
Rosen - direttore internazionale degli Affari Interreligiosi
dell’American Jewish Committee e, fra le altre cariche, membro della
commissione per le relazioni interreligiose del Gran Rabbinato di
Israele e suo rappresentante nel Consiglio delle Istituzioni Religiose
di Terra Santa – che iripercorre la storia delle relazioni fra ebrei e
cattolici nel 50° anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra
Aetate
ROSSOPORPORA: IL RABBINO CAPO DI SEGNI E IL CARDINALE KOCH SULLA 'NOSTRA AETATE'
Intervista al Rabbino Capo di
Roma e ampi stralci della relazione del card. Kurt Koch tenuta
all’Urbaniana per il Convegno sui 50 anni della Dichiarazione
conciliare ‘Nostra Aetate’, promosso dall’Ambasciata di Israele presso
la Santa Sede e dalla Commissione vaticana per i rapporti religiosi con
l’ebraismo – L’importante conferenza-stampa vaticana di giovedì 10
dicembre
Elena Dini: IL RABBINO Ebrei e cattolici, Rosen: ogni relazione negativa può trasformarsi
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Vogliamo dire GRAZIE al Signore
per questi primi 1000 giorni di Papa Francesco e vogliamo assicurare al
nostro amato Papa Francesco che continueremo a pregare per lui,
affinché possa sempre più lasciarsi guidare con docilità dallo Spirito
Santo mostrando a tutto il mondo la misericordia di Dio.
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8/12/2015:
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"Vi invito ad aprire il cuore alla misericordia"
"... vi abbraccio e vi auguro un Santo Natale, pieno di speranza, e con tante carezze del Signore."
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6 dicembre 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In
questa seconda domenica di Avvento, la liturgia ci pone alla scuola di
Giovanni il Battista, che predicava «un battesimo di conversione per il
perdono dei peccati» (Lc 3,3). E noi forse ci domandiamo: “Perché
dovremmo convertirci? La conversione riguarda chi da ateo diventa
credente, da peccatore si fa giusto, ma noi non abbiamo bisogno, noi
siamo già cristiani! Quindi siamo a posto”. E questo non è vero. Così
pensando, non ci rendiamo conto che è proprio da questa presunzione –
che siamo cristiani, tutti buoni, che siamo a posto – che dobbiamo
convertirci: dalla supposizione che, tutto sommato, va bene così e non
abbiamo bisogno di alcuna conversione. Ma proviamo a domandarci: è
proprio vero che nelle varie situazioni e circostanze della vita
abbiamo in noi gli stessi sentimenti di Gesù? E’ vero che sentiamo come
sente Gesù? Per esempio, quando subiamo qualche torto o qualche
affronto, riusciamo a reagire senza animosità e a perdonare di cuore
chi ci chiede scusa? Quanto difficile è perdonare! Quanto difficile!
“Me la pagherai!”: questa parola viene da dentro! Quando siamo chiamati
a condividere gioie o dolori, sappiamo sinceramente piangere con chi
piange e gioire con chi gioisce? Quando dobbiamo esprimere la nostra
fede, sappiamo farlo con coraggio e semplicità, senza vergognarci del
Vangelo? E così possiamo farci tante domande. Non siamo a posto, sempre
dobbiamo convertirci, avere i sentimenti che aveva Gesù.
La
voce del Battista grida ancora negli odierni deserti dell’umanità, che
sono – quali sono i deserti di oggi? - le menti chiuse e i cuori duri,
e ci provoca a domandarci se effettivamente stiamo percorrendo la
strada giusta, vivendo una vita secondo il Vangelo. Oggi
come allora, egli ci ammonisce con le parole del profeta Isaia:
«Preparate la via del Signore!» (v. 4). È un invito pressante ad aprire
il cuore e accogliere la salvezza che Dio ci offre incessantemente,
quasi con testardaggine, perché ci vuole tutti liberi dalla schiavitù
del peccato. Ma il testo del profeta dilata quella voce, preannunciando
che «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (v. 6). E la salvezza è
offerta ad ogni uomo e ad ogni popolo, nessuno escluso, a ognuno di noi. Nessuno
di noi può dire: “Io sono santo, io sono perfetto, io già sono
salvato”. No. Sempre dobbiamo accogliere questa offerta della salvezza.
E per questo l’Anno della Misericordia: per andare più avanti in questa
strada della salvezza, quella strada che ci ha insegnato Gesù. Dio
vuole che tutti gli uomini siano salvati per mezzo di Gesù Cristo,
l’unico mediatore (cfr 1 Tm 2,4-6).
Pertanto ognuno di noi è chiamato a far conoscere Gesù a
quanti ancora non lo conoscono. Ma questo non è fare proselitismo. No,
è aprire una porta.
...
Ci aiuti la Vergine Maria, che è Madre e sa come farlo, ad
abbattere le barriere e gli ostacoli che impediscono la nostra
conversione, cioè il nostro cammino incontro al Signore. Lui solo, Gesù
solo può dare compimento a tutte le speranze dell’uomo!
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
Seguo
con viva attenzione i lavori della Conferenza sul clima in corso a
Parigi, e mi torna alla mente una domanda che ho posto nell’Enciclica
Laudato si’: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?». Per
il bene della casa comune, di tutti noi e delle future generazioni, a
Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei
cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e
far fiorire la dignità umana. Le due scelte vanno insieme: fermare i
cambiamenti climatici e contrastare la povertà perché fiorisca la
dignità umana. Preghiamo
perché lo Spirito Santo illumini quanti sono chiamati a prendere
decisioni così importanti e dia loro il coraggio di tenere sempre come
criterio di scelta il maggior bene per l’intera famiglia umana.
Domani
ricorre il cinquantesimo anniversario di un memorabile evento tra
cattolici e ortodossi. Il 7 dicembre 1965, vigilia della conclusione
del Concilio Vaticano II, con una Dichiarazione comune del Papa Paolo
VI e del Patriarca Ecumenico Atenagora, venivano cancellate dalla
memoria le sentenze di scomunica scambiate tra la Chiesa di Roma e
quella di Costantinopoli nel 1054. E’ davvero provvidenziale che quello
storico gesto di riconciliazione, che ha creato le condizioni per un
nuovo dialogo tra ortodossi e cattolici nell’amore e nella verità, sia
ricordato proprio all’inizio del Giubileo della Misericordia. Non c’è autentico cammino verso l’unità senza richiesta di perdono a Dio e tra di noi per il peccato della divisione. Ricordiamo
nella nostra preghiera il caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo e gli
altri Capi delle Chiese Ortodosse, e chiediamo al Signore che le
relazioni tra cattolici e ortodossi siano sempre ispirate dall’amore
fraterno.
...
A
tutti auguro una buona domenica e una buona preparazione per l’inizio
dell’Anno della Misericordia. Per favore, non dimenticatevi di pregare
per me. Buon pranzo e arrivederci!
video
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8 dicembre 2015
Al
via oggi il Giubileo della misericordia. Sono stati aperti all’alba i
varchi d’accesso all’area ‘blindata’ di San Pietro; alle 9 la messa al
termine della quale papa Francesco aprirà la Porta santa, poi l’angelus
e nel pomeriggio l’omaggio di Bergoglio alla statua dell’Immacolata a
piazza di Spagna. Dalle 7 alle 19 no-fly zone in un raggio di 10
km;
Nonostante una Roma insolitamente “militarizzata”, in campo 2.000 uomini delle forze dell’ordine e 900 vigili urbani,
piazza san Pietro, già alle 8.30, ha visto stamattina lunghe file di
fedeli in attesa ordinata di entrare per partecipare alla solenne
celebrazione di apertura della Porta Santa, con la quale il Papa
inaugurerà ufficialmente l’Anno Santo straordinario dedicato alla
misericordia. Al centro prenotazione di via della Conciliazione 7, già
da ieri erano affluite 100mila prenotazioni. Tutti i fedeli in fila –
dai varchi di via della Conciliazione, via di Porta Angelica e largo
del Sant’Uffizio – hanno aspettato pazientemente di essere perquisiti
dai poliziotti.
Prima della celebrazione, la lettura di brani del Concilio e la recita corale del Rosario.
Alle
9.25, ha fatto il suo ingresso sul sagrato la lunga processione di
cardinali, vescovi, sacerdoti che hanno preceduto di pochi minuti
l’arrivo del Papa. Dopo aver raggiunto l’altare al centro del sagrato,
accompagnato dai canti del Coro della Cappella Sistina, e aver
proceduto all’incensazione, Papa Francesco si è diretto al centro del
sagrato, e alle 9.30 in punto ha dato inizio alla Messa per l’Apertura
della porta Santa, che segue lo schema liturgico della Festa
dell’Immacolata.
Omelia
Tra
poco avrò la gioia di aprire la Porta Santa della Misericordia.
Compiamo questo gesto - come ho fatto a Bangui - tanto semplice quanto
fortemente simbolico, alla luce della Parola di Dio che abbiamo
ascoltato, e che pone in primo piano il primato della grazia. Ciò
che ritorna più volte in queste Letture, infatti, rimanda a
quell’espressione che l’angelo Gabriele rivolse a una giovane ragazza,
sorpresa e turbata, indicando il mistero che l’avrebbe avvolta:
«Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28).
La
Vergine Maria è chiamata anzitutto a gioire per quanto il Signore ha
compiuto in lei. La grazia di Dio l’ha avvolta, rendendola degna di
diventare madre di Cristo. Quando Gabriele entra nella sua casa, anche
il mistero più profondo, che va oltre ogni capacità della ragione,
diventa per lei motivo di gioia, motivo di fede, motivo di abbandono
alla parola che le viene rivelata. La
pienezza della grazia è in grado di trasformare il cuore, e lo rende
capace di compiere un atto talmente grande da cambiare la storia
dell’umanità.
La festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio. Egli
non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a
prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in
questo mondo. E’ l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva.
L’inizio della storia di peccato nel giardino dell’Eden si risolve nel
progetto di un amore che salva. Le parole della Genesi riportano
all’esperienza quotidiana che scopriamo nella nostra esistenza
personale. C’è sempre la tentazione della disobbedienza, che si esprime
nel voler progettare la nostra vita indipendentemente dalla volontà di
Dio. E’ questa l’inimicizia che attenta continuamente la vita degli
uomini per contrapporli al disegno di Dio. Eppure, anche la storia del
peccato è comprensibile solo alla luce dell’amore che perdona. Il
peccato si capisce soltanto sotto questa luce. Se tutto rimanesse
relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la
promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella
misericordia del Padre. La parola di Dio che abbiamo ascoltato non
lascia dubbi in proposito. La Vergine Immacolata è dinanzi a noi
testimone privilegiata di questa promessa e del suo compimento.
Questo
Anno Straordinario è anch’esso dono di grazia. Entrare per quella Porta
significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti
accoglie e ad ognuno va incontro personalmente. E’ Lui che ci cerca! E’
Lui che ci viene incontro! Sarà un Anno in cui crescere nella
convinzione della misericordia. Quanto torto viene fatto a Dio e alla
sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal
suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua
misericordia (cfr
Agostino, De praedestinatione sanctorum 12, 24)! Sì, è proprio così.
Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia.
Attraversare
la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero
di amore, di tenerezza. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore,
perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia
dell’incontro con la grazia che tutto trasforma.
video
Oggi,
qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa
vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri
del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo. Questa
scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti
prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande
progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il
Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli
uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito
che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni
l’avevano rinchiusa in se stessa, per riprendere con entusiasmo il
cammino missionario. Era
la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove
vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dovunque
c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la
gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Una
spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la
stessa forza e lo stesso entusiasmo. Il Giubileo ci provoca a questa
apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano
II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione
del Concilio. Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano.
video dell'omelia
Al
termine dei riti di comunione ha inizio il rito per l'apertura della
Porta Santa con le parole pronunciate dal diacono. “Chiamati dalla fede
in Gesù, nostro Salvatore, che abbiamo rinnovato nella celebrazione
eucaristica, custoditi dalla Beata Vergine Maria Immacolata,
inauguriamo il Giubileo Straordinario della Misericordia. Si apre
davanti a noi la Porta Santa: è Cristo stesso che, attraverso il
ministero della Chiesa, ci introduce nel consolante mistero dell’amore
di Dio, amore senza misura che abbraccia l’umanità intera...”
Nell’atrio
della basilica vaticana è avvenuto l’abbraccio fraterno tra Papa
Francesco e Papa Benedetto poco prima che quest’ultimo compisse l’atto
di inizio ufficiale del Giubileo.
video
ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA:
APERTURA DELLA PORTA SANTA
“O
Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il
perdono, donaci di vivere un anno di grazia, tempo propizio per amare
te e i fratelli nella gioia del Vangelo”. Sono le prime parole della
preghiera pronunciata davanti alla Porta Santa. “Continua a effondere
su di Dio il tuo Spirito – ha proseguito Francesco – affinché non ci
stanchiamo di rivolgere con fiducia lo sguardo a colui che abbiamo
trafitto, il tuo Figlio fatto uomo, volto splendente della tua infinita
misericordia, rifugio sicuro per tutti noi peccatori, bisognosi di
perdono e di pace, della verità che libera e salva...”.
Subito
dopo Papa Francesco, come secondo pellegrino dell’Anno giubilare della
Misericordia, ha varcato la soglia della stessa Porta il Papa emerito
Benedetto XVI. Dopo di lui,i vescovi, il clero, i diaconi e tutto il
popolo di Dio.
video integrale
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8 dicembre 2015
Angelus
L’Angelus ha fatto seguito alla Messa e al rito di apertura della Porta Santa.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buona festa!
Oggi,
la festa dell’Immacolata ci fa contemplare la Madonna che, per
singolare privilegio, è stata preservata dal peccato originale fin dal
suo concepimento. Pur vivendo nel mondo segnato dal peccato, non ne
viene toccata: Maria è nostra sorella nella sofferenza, ma non nel male e nel peccato. Anzi, il male in lei è stato sconfitto prima ancora di sfiorarla, perché Dio l’ha ricolmata di grazia (cfr Lc 1,28).L’Immacolata
Concezione significa che Maria è la prima salvata dall’infinita
misericordia del Padre, quale primizia della salvezza che Dio vuole
donare ad ogni uomo e donna, in Cristo. Per
questo l’Immacolata è diventata icona sublime della misericordia divina
che ha vinto sul peccato. E noi, oggi, all’inizio del Giubileo della
Misericordia, vogliamo guardare a questa icona con amore fiducioso e
contemplarla in tutto il suo splendore, imitandone la fede.
Nel
concepimento immacolato di Maria siamo invitati a riconoscere l’aurora
del mondo nuovo, trasformato dall’opera salvifica del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo. L’aurora della nuova creazione attuata
dalla divina misericordia.Per questo la Vergine Maria, mai
contagiata dal peccato e sempre ricolma di Dio, è madre di una umanità
nuova. E’ madre del mondo ricreato.
Celebrare
questa festa comporta due cose. Primo: accogliere pienamente Dio e la
sua grazia misericordiosa nella nostra vita. Secondo: diventare a
nostra volta artefici di misericordia mediante un cammino evangelico.
La festa dell’Immacolata diventa allora la festa di tutti noi se, con i
nostri “sì” quotidiani, riusciamo a vincere il nostro egoismo e a
rendere più lieta la vita dei nostri fratelli, a donare loro speranza,
asciugando qualche lacrima e donando un po’ di gioia. Ad
imitazione di Maria, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e
testimoni del suo amore, guardando anzitutto a quelli che sono i
privilegiati agli occhi di Gesù. Sono coloro che Lui stesso ci ha
indicato: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e
mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi
avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete
venuti a trovarmi» (Mt 25, 35-36).
L’odierna
festa dell’Immacolata Concezione ha uno specifico messaggio da
comunicarci: ci ricorda che nella nostra vita tutto è dono, tutto è
misericordia.La Vergine Santa, primizia dei salvati, modello della
Chiesa, sposa santa e immacolata, amata dal Signore, ci aiuti a
riscoprire sempre più la misericordia divina come distintivo del cristiano. Non
si può capire un cristiano vero che non sia misericordioso, come non si
può capire Dio senza la sua misericordia. Essa è la parola-sintesi del
Vangelo: misericordia. E’
il tratto fondamentale del volto di Cristo: quel volto che noi
riconosciamo nei diversi aspetti della sua esistenza: quando va
incontro a tutti, quando guarisce gli ammalati, quando siede a tavola
con i peccatori, e soprattutto quando, inchiodato sulla croce, perdona;
lì noi vediamo il volto della misericordia divina. Non
abbiamo paura: lasciamoci abbracciare dalla misericordia di Dio che ci
aspetta e perdona tutto. Nulla è più dolce della sua misericordia.
Lasciamoci accarezzare da Dio: è tanto buono, il Signore, e perdona
tutto.
Per intercessione di Maria Immacolata, la misericordia prenda possesso dei nostri cuori e trasformi tutta la nostra vita.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
vi
saluto tutti con affetto, specialmente le famiglie, i gruppi
parrocchiali e le associazioni. Un pensiero speciale va ai soci
dell’Azione Cattolica Italiana che oggi rinnovano l’adesione
all’Associazione: vi auguro un buon cammino di formazione e di
servizio, sempre animato dalla preghiera.
Oggi
pomeriggio mi recherò in Piazza di Spagna, per pregare ai piedi del
monumento all’Immacolata. E poi andrò a Santa Maria Maggiore. Vi chiedo
di unirvi spiritualmente a me in questo pellegrinaggio, che è un atto
di devozione filiale a Maria, Madre di Misericordia. A Lei affiderò la
Chiesa e l’intera umanità, e in modo particolare la città di Roma.
Oggi ha varcato la Porta della Misericordia anche Papa Benedetto. Inviamo da qui un saluto, tutti, a Papa Benedetto!
A
tutti auguro una buona festa e un Anno Santo ricco di frutti, con la
guida e l’intercessione della nostra Madre. Un Anno Santo pieno di
misericordia, per voi e, da voi, per gli altri.
Per favore, chiedete questo al Signore anche per me, che ne ho tanto bisogno!
Buon pranzo e arrivederci.
video
Omaggio all'Immacolata
Come
da tradizione nel pomeriggio, papa Francesco in piazza di Spagna
gremita di fedeli ha pronunciato una preghiera alla Vergine,
associandosi all'omaggio del popolo e della diocesi di Roma alla
Immacolata. Alla lettura della preghiera hanno assistito il prefetto di
Roma, Franco Gabrielli, il cardinale vicario Agostino Vallini, il
cerimoniere pontificio Guido Marini, il sostituto alla Segreteria di
Stato mons. Angelo Becciu. Presenti anche malati e disabili, oltre 100
quelli accompagnati dall’Unitalsi. La preghiera si è conclusa con la
benedizione del Pontefice.
Tutta la cerimonia si è svolta tra imponenti misure di sicurezza.
«Vergine
Maria, in questo giorno di festa per la tua Immacolata Concezione,
vengo a presentarti l'omaggio di fede e d'amore del popolo santo di Dio
che vive in questa Città e Diocesi. Vengo a nome delle famiglie, con le
loro gioie e fatiche; dei bambini e dei giovani, aperti alla vita;
degli anziani, carichi di anni e di esperienza; in modo particolare
vengo a te da parte degli ammalati, dei carcerati, di chi sente più
duro il cammino. Come Pastore vengo anche a nome di quanti sono arrivati da terre lontane in cerca di pace e di lavoro. Sotto
il tuo manto c'è posto per tutti, perché tu sei la Madre della
Misericordia. Il tuo cuore è pieno di tenerezza verso tutti i tuoi
figli: la tenerezza di Dio, che da te ha preso carne ed è diventato
nostro fratello, Gesù, Salvatore di ogni uomo e di ogni donna. Guardando
te, Madre nostra Immacolata, riconosciamo la vittoria della divina
Misericordia sul peccato e su tutte le sue conseguenze; e si riaccende
in noi la speranza in un vita migliore, libera da schiavitù, rancori e
paure. Oggi, qui, nel cuore di Roma, sentiamo la tua voce di madre che
chiama tutti a mettersi in cammino verso quella Porta, che rappresenta
Cristo. Tu dici a tutti: 'Venite, avvicinatevi fiduciosi; entrate e
ricevete il dono della Misericordia; non abbiate paura, non abbiate
vergogna: il Padre vi aspetta a braccia aperte per darvi il suo perdono
e accogliervi nella sua casa. Venite tutti alla sorgente della pace e
della gioia. Ti ringraziamo, Madre Immacolata, perché in questo
cammino di riconciliazione tu non ci fai andare da soli, ma ci
accompagni, ci stai vicino e ci sostieni in ogni difficoltà. Che tu sia
benedetta, ora e sempre Madre. Amen».
video
Al
termine Papa Francesco si è soffermato a salutare tutti i disabili
scambiando con loro calorosi saluti, battute scherzose, abbracci e
benedizioni.
video integrale
Come annunciato oggi dopo la recita dell’Angelus, Francesco si è quindi
recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore – ventinovesima volta
dall’inizio del suo pontificato – per soffermarsi in preghiera davanti
all’immagine della Salus Populi Romani e affidarle “la Chiesa e
l’intera umanità, e in modo particolare la città di Roma”.
video
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9 dicembre 2015
Papa
Francesco è arrivato in piazza puntuale come sempre, alle 9.30, per la
prima udienza dopo l’apertura ufficiale dell’Anno Santo della
misericordia, in questa stessa piazza, dove ad attenderlo ci sono circa
9mila persone. Sorridente e rilassato, nonostante la giornata bella ma
impegnativa della Festa dell’Immacolata, Francesco ha iniziato il suo
giro intorno al colonnato salutando, abbracciando e accarezzando, come
d’abitudine, prima di tutto i bambini.
A
metà percorso, la “papamobile” bianca si è fermata per una sosta
abbastanza prolungata, durante la quale il Papa ha conversato con i
fedeli e ha fatto più volte il gesto dell’ok con il pollice della mano
destra alzato.
Nel
tratto che percorre a piedi, per arrivare al centro del sagrato, Papa
Francesco ha ricevuto in dono una rosa bianca a gambo lungo, che è
andato a deporre sotto l’icona della Madonna sul palco papale, posta
alla destra del colonnato, guardando la basilica.Perché un Giubileo della Misericordia
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Ieri
ho aperto qui, nella Basilica di San Pietro, la Porta Santa del
Giubileo della Misericordia, dopo averla aperta già nella Cattedrale di
Bangui, in Centrafrica. Oggi
vorrei riflettere insieme a voi sul significato di questo Anno Santo,
rispondendo alla domanda: perché un Giubileo della Misericordia? Cosa
significa questo?
La Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Non
dico: è buono per la Chiesa questo momento straordinario. Dico: la
Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Nella nostra epoca
di profondi cambiamenti, la Chiesa è chiamata ad offrire il suo
contributo peculiare, rendendo visibili i segni della presenza e della
vicinanza di Dio. E il Giubileo è un tempo favorevole per tutti noi,
perché contemplando la Divina Misericordia, che supera ogni limite
umano e risplende sull’oscurità del peccato, possiamo diventare
testimoni più convinti ed efficaci.
Volgere
lo sguardo a Dio, Padre misericordioso, e ai fratelli bisognosi di
misericordia, significa puntare l’attenzione sul contenuto essenziale
del Vangelo: Gesù, la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai
nostri occhi il grande mistero dell’Amore trinitario di Dio. Celebrare
un Giubileo della Misericordia equivale a mettere di nuovo al centro
della nostra vita personale e delle nostre comunità lo specifico della
fede cristiana, cioè Gesù Cristo, il Dio misericordioso.
Un Anno Santo, dunque, per vivere la misericordia. Sì,
cari fratelli e sorelle, questo Anno Santo ci è offerto per
sperimentare nella nostra vita il tocco dolce e soave del perdono di
Dio, la sua presenza accanto a noi e la sua vicinanza soprattutto nei
momenti di maggiore bisogno.
Questo
Giubileo, insomma, è un momento privilegiato perché la Chiesa impari a
scegliere unicamente “ciò che a Dio piace di più”. E, che cosa è che “a
Dio piace di più”? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro,
affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli,
risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo. Questo
è quello che a Dio piace di più. Sant’Ambrogio in un libro di teologia
che aveva scritto su Adamo, prende la storia della creazione del mondo
e dice che Dio ogni giorno, dopo aver fatto una cosa - la luna, il sole
o gli animali – dice: “E Dio vide che questo era buono”. Ma quando ha
fatto l’uomo e la donna, la Bibbia dice: “Vide che questo era molto
buono”. Sant’Ambrogio si domanda: “Ma perché dice “molto buono”? Perché
Dio è tanto contento dopo la creazione dell’uomo e della donna?”.
Perché alla fine aveva qualcuno da perdonare. È
bello questo: la gioia di Dio è perdonare, l’essere di Dio è
misericordia. Per questo in quest’anno dobbiamo aprire i cuori, perché
questo amore, questa gioia di Dio ci riempia tutti di questa
misericordia. Il
Giubileo sarà un “tempo favorevole” per la Chiesa se impareremo a
scegliere “ciò che a Dio piace di più”, senza cedere alla tentazione di
pensare che ci sia qualcos’altro che è più importante o prioritario. Niente
è più importante di scegliere “ciò che a Dio piace di più”, cioè la sua
misericordia, il suo amore, la sua tenerezza, il suo abbraccio, le sue
carezze!
Anche
la necessaria opera di rinnovamento delle istituzioni e delle strutture
della Chiesa è un mezzo che deve condurci a fare l’esperienza viva e
vivificante della misericordia di Dio che, sola, può garantire alla
Chiesa di essere quella città posta sopra un monte che non può rimanere
nascosta. Risplende soltanto una Chiesa misericordiosa! Se dovessimo,
anche solo per un momento, dimenticare che la misericordia è “quello
che a Dio piace di più”, ogni nostro sforzo sarebbe vano, perché
diventeremmo schiavi delle nostre istituzioni e delle nostre strutture,
per quanto rinnovate possano essere. Ma saremmo sempre schiavi.
«Sentire
forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon
Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti»: questo è
l’obiettivo che la Chiesa si pone in questo Anno Santo. Così
rafforzeremo in noi la certezza che la misericordia può contribuire
realmente all’edificazione di un mondo più umano. Specialmente in
questi nostri tempi, in cui il perdono è un ospite raro negli ambiti
della vita umana, il richiamo alla misericordia si fa più urgente, e
questo in ogni luogo: nella società, nelle istituzioni, nel lavoro e
anche nella famiglia.
Certo, qualcuno potrebbe
obiettare: “Ma, Padre, la Chiesa, in questo Anno, non dovrebbe fare
qualcosa di più? È giusto contemplare la misericordia di Dio, ma ci
sono molti bisogni urgenti!”. È vero, c’è molto da fare, e io per primo
non mi stanco di ricordarlo. Però bisogna tenere conto che, alla radice dell’oblio della misericordia, c’è sempre l’amor proprio.
Nel mondo, questo prende la forma della ricerca esclusiva dei propri
interessi, di piaceri e onori uniti al voler accumulare ricchezze,
mentre nella vita dei cristiani si traveste spesso di ipocrisia e di
mondanità. Tutte queste cose sono contrarie alla misericordia. I moti
dell’amor proprio, che rendono straniera la misericordia nel mondo,
sono talmente tanti e numerosi che spesso non siamo più neppure in
grado di riconoscerli come limiti e come peccato. Ecco perché è
necessario riconoscere di essere peccatori, per rafforzare in noi la
certezza della misericordia divina. “Signore, io sono un peccatore;
Signore, io sono una peccatrice: vieni con la tua misericordia”. Questa
è una preghiera bellissima. È una preghiera facile da dire tutti i
giorni: “Signore, io sono un peccatore; Signore, io sono una
peccatrice: vieni con la tua misericordia”.
Cari
fratelli e sorelle, mi auguro che, in questo Anno Santo, ognuno di noi
faccia esperienza della misericordia di Dio, per essere testimoni di
“ciò che a Lui piace di più”. È da ingenui credere che questo possa
cambiare il mondo? Sì, umanamente parlando è da folli, ma «ciò che è
stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di
Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25).
video della catechesi
Saluti:
...
Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana! ...
Ieri, nella Solennità dell’Immacolata Concezione, abbiamo iniziato il Giubileo della Misericordia. La
Vergine Maria interceda per noi, perché quest’Anno Santo sia ricco di
copiosi frutti e, facendo tutti esperienza della cura di Dio per noi,
guidi il nostro agire secondo le opere di misericordia corporali e
spirituali, che tutti siamo chiamati a vivere.
Rivolgo
un saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. La Madre di
Gesù vi insegni, cari giovani, ad accogliere nel vostro cuore la
nascita del Salvatore; aiuti voi, cari ammalati, ad affidarvi sempre
alle braccia della Divina Provvidenza; e conceda a voi, cari sposi
novelli, di fare della misericordia il criterio della vostra vita
sponsale.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
10 dicembre 2015
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“Dio è innamorato della nostra piccolezza”
Un
papà o una mamma che dice al suo bambino: “Non avere paura, ci sono io”
e lo coccola con una carezza. È questa la condizione privilegiata
dell’uomo: piccolo, debole, ma rassicurato, sostenuto e perdonato da un
Dio che è innamorato di lui. All’inizio del cammino giubilare Papa
Francesco — nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 10 dicembre con
la partecipazione dei cardinali consiglieri — ha trovato nella liturgia
del giorno l’occasione per tornare a parlare della misericordia del
Padre.
La
meditazione ha preso le mosse dal salmo responsoriale nel quale è stato
ripetuto: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». È, ha
detto il Pontefice, «una confessione di fede» nella quale il cristiano
riconosce che Dio «è misericordia e lui grande, ma grande nell’amare».
Un’affermazione solo apparentemente semplice perché «capire la
misericordia di Dio è un mistero, è un cammino che si deve fare durante
tutta la vita».
Per
aiutare a entrare meglio in questo mistero, il Papa ha citato la
lettura tratta dal libro del profeta Isaia (41, 13-20), nella quale si
trova un monologo di Dio che si rivolge al suo popolo. E si legge come
egli avesse «detto al suo popolo che lo aveva scelto non perché fosse
grande o potente», ma «perché era il più piccolo di tutti, il più
miserabile di tutti». Dio, ha spiegato Francesco, si è proprio
«innamorato di questa miseria», di questa «piccolezza».
È
un testo dal quale emerge chiaramente questo amore: «un amore tenero,
un amore come quello del papà o della mamma», quando si rivolgono al
bambino «che la notte si sveglia spaventato da un sogno». Con la stessa
premura Dio parla al suo popolo e gli dice: «Io ti tengo per la destra,
stai tranquillo, non temere». E, utilizzando delle immagini per
descrivere la sua condizione di piccolezza, continua: «Vermiciattolo di
Giacobbe, larva d’Israele, io vengo in tuo aiuto, tuo redentore è il
santo d’Israele, non temere».
Non
temere. Su queste parole il Papa si è soffermato per tornare
all’esempio della vita familiare: «Tutti noi conosciamo le carezze dei
papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento».
Anche loro dicono: «Non temere, io sono qui». A ognuno di noi il
Signore ricorda teneramente: «Mi sono innamorato della tua piccolezza,
del tuo niente» e ci ripete: «Non temere i tuoi peccati, io ti voglio
tanto bene, io sono qui per perdonarti». Questa, in sintesi, ha
spiegato il Pontefice, «è la misericordia di Dio».
...
Noi
uomini, ha continuato il Pontefice, «siamo tanto nervosi» e «quando una
cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti». Invece Dio ci
consola: «Stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai
tranquillo; non temere, io ti perdono». E così ci accoglie in tutto,
anche con i nostri errori, i nostri peccati. Proprio questo significa
quanto si ripete nel salmo: «Il Signore è misericordioso e grande
nell’amore». Così, ha sintetizzato il Papa, «noi siamo piccoli. Lui ci
ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre
piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».
Ricordando,
infine la preghiera recitata all’inizio della messa («Risveglia Signore
la fede del tuo popolo»), Francesco ha concluso invitando tutti a
chiedere al Signore «di risvegliare in ognuno di noi e in tutto il
popolo la fede in questa paternità, in questa misericordia, nel suo
cuore». E anche a domandargli «che questa fede nella sua paternità e la
sua misericordia» ci renda «un po’ più misericordiosi nei confronti
degli altri».
(fonte: L'Osservatore Romano)
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