"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°24 del 2015

Aggiornamento della settimana

- dal 19 al 30 dicembre 2015 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per l'8 gennaio 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI

 



OMELIA 

  
   di P. Gregorio Battaglia (20/12/2015)
      di P. Gregorio Battaglia (25/12/2015)
   di P. Aurelio Antista

 di P. Alberto Neglia


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






Torniamo a sperare come primavera torna ogni anno a fiorire.
(David Maria Turoldo)
Buon Anno!!!
 


 

AVVENTO/NATALE



SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"

Exultemus in die salutis nostrae («Esultiamo nel giorno della nostra salvezza»): sono le parole — tratte dal sermone 29 di san Leone Magno — che Papa Francesco ha scelto quest’anno per il biglietto di auguri natalizi. Sul cartoncino è riprodotta anche l’immagine dell’acquaforte «Gesù Bambino adorato dagli angeli» di Carlo Maratti (Maratta). Nato nel 1625 a San Germano di Camerano (Ancona), Maratti è stato una figura centrale della pittura italiana della seconda metà del Seicento. Formatosi a Roma (dove morì nel 1713) alla scuola di Andrea Sacchi, tra i massimi esponente del classicismo, è autore di importanti opere sacre che ancora oggi è possibile ammirare in Vaticano e in alcune chiese della città.
(fonte: L'OSSERVATORE ROMANO)

 
Exultemus in die salutis nostrae...

  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 4° giorno - ANDIAMO A PIEDI NUDI
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 5° giorno - ANDIAMO VERSO LA “CARA CITTÀ”
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 6° giorno - ANDIAMO PER CONDIVIDERE LA NOSTRA CASA CON I POVERI
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 7° giorno - ANDIAMO PER RICERCARE L’ALTRO NEL VOLTO
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 8° giorno - ANDIAMO PER LA PACE, PER LA FEDE
  La novena di Natale guidati da Don Tonino Bello - 9° giorno - ANDIAMO... SIAMO A BETLEMME!


"Riscoprire la speranza e la gioia del Natale - Sconvolgimento terribile e glorioso" di Marco Guzzi
"L'evento del Natale é una rottura, è qualcosa che irrompe e rompe, nasce per noi l'umanità nuova, il Cristo Gesù, il Salvatore, questa nascita è una spaccatura definitiva nella storia del mondo, accade l'inaudito, da quel momento non è mai più niente uguale a prima... inizia la fine di questo mondo... il tempo del mondo dominato dal peccato e dalla morte, cioè da una forma di umanità segnata dal peccato e dalla morte e quindi da un'umanità piena di paura e di aggressività conseguente alla paura, il mondo delle guerre, il mondo delle donne e degli uomini che si fanno la guerra e che vivono facendosi la guerra, questo mondo é finito... il Regno è vicino, un altro modo di essere umani riconciliati con Dio... é presente, sono io, dice il Cristo: convertitetivi cambiate la vostra mente, entrate in questa nuova dinamica, credete a questa bella notizia... Quindi il Natale é... il rovesciamento di tutte le logiche... è una cosa terribile e gloriosa... é la fine di questo mondo di morte e di ingiustizia..."
(estratto video - conferenza di Marco Guzzi nella Parrocchia di San Saturnino a Roma 18 dicembre 2011 - www.marcoguzzi.it ewww.darsipace.it)

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Gli auguri del card. Montenegro
"... l'augurio sincero di un fratello che condivide con voi anche le fatiche della vita; so che dire buon Natale in questo tempo non è facile... però quel Bambino che nasce porta speranza, Lui stesso è la nostra speranza, è Lui che ci dice non temere ci sono io con te... quel Bambino è capace di una carezza, sentite questa carezza del buon Dio, e se Lui continua ad accarezzarci forti di Lui possiamo guardare alla vita, continuiamo a sperare. Sperare da soli è difficile, sperare insieme è importante... Allora che sia un buon Natale..."

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Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. 
L’albero di natale sei tu quando ...
Gli addobbi di natale sei tu quando ...
La campana di natale sei tu quando ...
Sei anche luce di natale quando ...
Gli angeli di natale sei tu quando ...
La stella di natale sei tu quando ...
Sei anche i re magi quando ...
La musica di natale sei tu quando ...
Il regalo di natale sei tu quando ...
Gli auguri di Natale sei tu quando ...
Il cenone di Natale sei tu quando ...
Tu sei la notte di Natale quando ... 
Un buon natale a tutti coloro che assomigliano al natale.

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gesti semplici, da imitare...

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  (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)



Pietro rinuncia al suo regalo di Natale in favore di Amref e in cambio...



La pesca di Pietro
di Massimo Gramellini

Ci vorrebbe una sonda capace di entrare nella crapa giuliva dei tanti italiani che sui social network stanno criticando il gesto di Pietro, quel ragazzino di Pavia che ha deciso di rinunciare a una canna da pesca del valore di 150 euro per devolvere la cifra del suo regalo di Natale a un’associazione che si occupa di bimbi africani. Non pago, questo bullo del bene - come tale viene impalato sulla Rete - sta promuovendo una colletta in classe per fornire matite e pennarelli a un compagno appena arrivato dal Camerun che non si può permettere di comprarli. 
Ora, uno è liberissimo di infischiarsene dei bimbi africani e dell’album da disegno di un alunno camerunense. È liberissimo persino di non sentirsi toccato dallo slancio di generosità di un ragazzino di seconda media. Ma perché adombrare secondi fini, accusarlo di cercare pubblicità (non è stato lui a divulgare la notizia, tra l’altro) o addirittura di disprezzare gli italiani? Quanto deve essere triste la vita delle persone che reagiscono in questo modo a un gesto spontaneo ed eloquente di condivisione?Magari sono gli stessi che si lamentano perché il Natale è diventata una festa consumistica, gli stessi che si ergono a fieri custodi della tradizione cristiana. Ma la comparsa del bene - un bene silenzioso che non commenta e non giudica, semplicemente fa - li irrita e li confonde. Come talpe da tastiera intrise di rabbia e paura, che a furia di muoversi al buio considerano un affronto ogni spiraglio di luce. 
(fonte: La Stampa)
Per saperne di più:

Ha rinunciato al suo regalo di Natale, una canna da pesca, per donare i suoi soldi, 150 euro, ad un’associazione di volontariato e adesso sta promuovendo nella sua classe, la seconda B delle medie Contardo Ferrini, una raccolta fondi per aiutare un compagno appena arrivato dal Camerun. Pietro Busi, 13 anni, è il protagonista di questi atti di generosità, semplici ma al contempo molto significativi in un momento in cui il mondo è lacerato da divisioni e odio. Nei giorni scorsi, il ragazzo si è presentato al banchetto allestito in piazza Garibaldi dal Gruppo amici di Amref, un’associazione benefica che sostiene progetti di sviluppo in Africa, per consegnare una busta contenente la sua offerta.
«In quinta elementare – spiega Pietro – avevamo fatto un progetto insieme ad Amref, che prevedeva lo scambio di disegni con alcune scuole del Kenya. Mi ha colpito molto questa cosa e allora ho deciso di dare i miei soldi ad Amref. Ho già iniziato la raccolta anche per l’anno prossimo». 
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  Il 13enne ha deciso di devolvere la paghetta ad Amref e sta promuovendo una raccolta di fondi in classe

Ha quasi dell'assurdo quanto sta avvenendo in questi giorni su Facebook ai danni di un bambino di 13 anni originario del Pavese, Pietro. Il ragazzino, che vive a Broni, per Natale ha scelto di rinunciare al suo regalo, devolvendo il corrispettivo in denaro alla onlus Amref, che sostiene i bambini africani. Ma il suo gesto, pubblicato dal quotidiano La Provincia Pavese e poi riportato sulla pagina del social network dell'associazione, ha suscitato una serie di commenti negativi.
Pochi per fortuna, a dir la verità. Ma abbastanza da suscitare la reazione sdegnata di Amref, che attraverso il direttore della sezione italiana di Amref Health Africa Guglielmo Micucci è voluto ritornare sulla questione manifestando tutta la propria solidarietà al bambino: "Noi vogliamo continuare a guardare a Pietro e ai tanti Pietro, liberi e coraggiosi. La cosa più bella che ci ha insegnato Pietro è che quel gesto era un gesto consapevole, meditato, non del momento – scrive tra le altre cose Micucci.
Gli insulti: "Prima gli italiani"
Su alcune pagine Facebook c'è stato infatti chi ha criticato il bambino per aver pubblicizzato il suo gesto; altri hanno tirato fuori l'ormai classico "Prima gli italiani", come se aiutare i bambini africani automaticamente significasse tagliare fuori altri slanci di solidarietà: "Quella di Pietro non è un dettame o un'imposizione tipo: ‘Dovete aiutare i bambini africani, solo loro' – spiega infatti Micucci sul sito di Amref – ma una freccia: ‘Se vuoi c'è anche questa voce da ascoltare'. Ci stupiremmo se Pietro e ragazzi come lui, capaci di tali slanci, iniziassero già a dividere il mondo, in chi ha più diritto di un aiuto. A fare classifiche, piramidi di importanza, recinti in cui chiudere gli altri e racchiudere il proprio pensiero".
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  Bambino rinuncia al regalo di Natale per aiutare i bimbi africani: insultato su Facebook



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I personaggi del presepe e le nostre storie/1: "Quel pastore, tu, io e il bambino" di Alessandro D'Avenia


I personaggi del presepe e le nostre storie/1

Quel pastore, tu, io e il bambino
di Alessandro D'Avenia

I santi hanno sempre risolto plasticamente un problema: saldare umano e divino. Imitatori di Cristo, perfetto Dio e perfetto uomo, riuscirono nella loro vita a ripresentare quell’equilibrio tra cielo e terra, tra spirito e corpo, tra mani e pensieri, che risolve tutte le crisi umane.

Così Francesco, otto secoli fa, inventava il presepe proprio per unire spirito e corpo e fare memoria viva del mistero dell’incarnazione. Dio era venuto in un recinto, presepe vuol dire ciò che ha dinanzi ( prae-) un recinto, siepe (-sepes): la mangiatoia. 

Dio viene nel Recinto del Mondo, confina il suo infinito ed eterno fino a sfinirlo, per concedere allo spazio e al tempo finiti di superarsi e trascendersi, dalle stelle alla stalla e ritorno. 

La teologia esistenziale di Francesco rendeva permeabile ai sensi dei suoi contemporanei ciò che dodici secoli prima Dio aveva reso permeabile, una volta per tutte, agli uomini di tutti i tempi, incarnandosi: facendo il presepe Francesco ripeteva l’iniziativa di Dio, facendo risuonare in un piccolo spazio della sua terra quello che Dio aveva fatto venendo nel piccolo spazio della sua Terra.

Il rito del presepe è infatti un rito di ri-creazione: dà gioia e materialmente rifà la storia della salvezza, facendola uscire dalle mani dell’uomo.

Nella mia terra, la Sicilia (Terra di Meraviglie e non solo di altre 'M' come sostenuto recentemente da alcuni) ci furono le mani di un uomo, nel 1600, che si dedicarono all’attività di scultore proprio per questa ri-creazione: Giovanni Antonio Matera, operante fra Trapani e Palermo, soprannominato dai suoi concittadini Mastru Giuvanni lu Pasturaru, scolpì presepi e soprattutto pastori, che in miniature di 20-30 centimetri confinavano nell’arte scultorea del barocco siciliano l’essenza del mondo. Ne rimase impressionato persino il principe Ludovico di Baviera che, nel suo viaggio in Sicilia a inizio ’800, fece incetta di quei pastori, pezzi unici, tanto che il figlio Massimiliano II li collocò nel Museo nazionale di Baviera. 

Anche io quando ero bambino sperimentavo questa forza 'ricreativa' nel fare il presepe. Era il rito che scandiva il nostro Avvento (lo spirito ha bisogno della materia), all’inizio del quale i genitori ci portavano in escursione in montagna, alla ricerca del muschio fresco nel bosco di San Martino delle Scale.

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Vorrei dedicare questa prima puntata narrativa sul presepe proprio a questo personaggio e al muschio. Il Creato è una delle due strade – l’altra è la Scrittura – che Dio ha battuto per farsi trovare, qualcosa che già il mondo pagano sapeva, come testimonia la risposta di Aristotele a quel tale che gli chiedeva dove avesse imparato le verità che spiegava: «Nelle cose, poiché esse non mentono».

La terra non mente, il muschio non mente (indica sempre il Nord, perché cresce sulla parte più umida e fresca degli alberi). Il pastore che si toglie la spina lo sa: la strada per raggiungere la grotta è il Creato, da contemplare, conoscere, coltivare, custodire. Ma quel Creato sa anche difendersi, irto di spine, resiste alla trasformazione e coltivazione, soprattutto se sconsiderate, o addirittura può irretire con i suoi rovi, ferire fino ad avvelenare.

Per questo, come quel pastore, proprio mettendosi in cammino d’Avvento, si sentirà l’urgere della spina che ferisce la nostra carne, che ci ricorda che la nostra umanità è fragile e che per accostarci dobbiamo prima voler eliminare la spina che ci affligge, mostrare la ferita perché venga curata. Le spine estirpate verranno tutte raccolte e intrecciate per una corona regale, il nostro dono al Re che viene come Bambino, la Corona che ha voluto accettare perché quel pastore, tu e io, diventassimo Re.
(fonte testo: Avvenire - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)


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I personaggi del presepe e le nostre storie/2: Il pastore addormentato e quello meravigliato di Alessandro D'Avenia


I personaggi del presepe e le nostre storie/2

Il pastore addormentato e quello meravigliato
di Alessandro D'Avenia

Il Presepe è il Mondo. Dio fece il Presepe del Mondo perché suo Figlio un giorno vi abitasse. L’uomo, creando il presepe, ricrea se stesso e scopre l’essenza di quel mondo che è chiamato ad abitare, coltivandolo e custodendolo. Lo sapeva bene Giuseppe Antonio Matera, grande scultore di presepi e pastori del barocco siciliano, inventore di personaggi che entrarono nella tradizione del presepe locale. Se domenica scorsa ho parlato del muschio e del pastore che si toglie la spina dal piede, adesso vorrei soffermarmi su altri due pastori del presepe siciliano, posto che nei personaggi del presepe è l’uomo di tutti i tempi che si rivela, con i suoi pregi e i suoi difetti. Così troviamo adagiato da qualche parte il pastore addormentato, detto Susi Pasturi (susirisi è il verbo siciliano che indica lo svegliarsi e levarsi), e ben dritto da qualche altra il cosiddetto Sbaundatu/Scantatu ra stidda, il pastore a bocca aperta che guarda o indica la Stella, colto da una meraviglia incontenibile (in altre tradizioni è un personaggio femminile di nome Meraviglia).

Mi piace pensare a questi due personaggi come a uno solo, colto in due momenti diversi. Il sonno tranquillo del primo, meritato riposo notturno di chi ha lavorato tutto il giorno e che proprio in quel riposo cerca la cura di una vita spesso piena di dolore, noia, ripetitività, quella che il pastore di Leopardi conosceva bene:
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Quel pastore ci rappresenta quando vorremmo fuggire dall’agone del mondo che si è fatto troppo arduo, quando nel cuore non c’è pace, l’amore degli altri non ci raggiunge, e ci sentiamo soli anche in mezzo alla folla. Gli altri ci toccano, ma la nostra parte più intima non è toccata dalla grazia, dalla bellezza, dalla gioia. Meglio dormire e aspettare il sonno eterno («poi stanco si riposa in su la sera: / Altro mai non ispera», rincara Leopardi), morire o dormire? Entrambe sono esperienze che si fanno in orizzontale, dormire ci prepara alla posizione definitiva. Eppure nella notte oscura del nostro cuore, della nostra vita quotidiana può levarsi una stella, una novità, una notizia che rinnova tutto, che accende una speranza dentro la paura.

Ai primordi della letteratura occidentale Omero ci regala una delle sue più belle similitudini, che sembrano descrivere il nostro pastore 'spaventato', 'meravigliato', dalle stelle
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L’avvento è l’annuale occasione che ci è data per scoprire il segreto delle stelle, vero fondamento (firmamento vuol dire questo) della gioia stabile del cuore, promessa scritta nelle cose: c’è una Stella in arrivo, per cui vale la pena essere verticali. E riposare è necessario solo per essere più pronti al cammino del giorno dopo. Camminare e riposare saranno un unico gesto festivo, e la ferita della noia, del tedio, della paura, della stanchezza, si rimarginerà poco a poco, grazie alla Stella. E sapere definitivamente che non «è funesto a chi nasce il dì natale».
(fonte testo: Avvenire - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)


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Jean Vanier: salviamo il presepe dalla laicità di Daniele Zappalà





Parla il fondatore dell'Arca
Jean Vanier: salviamo il presepe dalla laicità
di Daniele Zappalà
«Esprime una bellezza, una teologia, una storia che lasciano senza fiato. Occorre visitare questo presepio straordinario che mostra i popoli di ogni continente diretti verso il Bambino». Jean Vanier, fondatore dell’Arca, chiude gli occhi rimemorando una creazione umile e grandiosa: un presepio lungo quattro metri, con centinaia di pastori provenzali e napoletani, allestito ogni anno in casa Schléret, famiglia lorenese che l’ha dedicato a Marianne, la figlia con handicap mentale accolta adesso in una comunità dell’Arca. Informato dell’ipotesi di far calare il sipario sulla creazione, Vanier ha osservato: «Sarebbe un peccato. È l’opera di una vita». Così, il presepio resterà visitabile, dopo aver ricevuto una benedizione da monsignor Jean-Louis Papin, vescovo di Nancy. Tanti bagliori minimi d’umanità come questo costellano il percorso di Vanier, classe 1928, ex ufficiale canadese della Royal Navy, appena insignito in America del premio Templeton, nella scia di madre Teresa di Calcutta, di Desmond Tutu, del Dalai Lama o di Solženicyn. Lo incontriamo a Trosly, proprio dove nacque nel 1964 il movimento cristiano di comunione con le persone con handicap, presente oggi in trentacinque Paesi. E pensando alla Natività, in quest’angolo di Piccardia presso la «radura dell’armistizio » dove si mise fine alla Prima guerra mondiale, Vanier evoca presto la «festività autentica» dei canti natalizi: «Sono universali. Proprio durante la Grande Guerra, dei soldati nemici finirono per fraternizzare cantandoli, come ricorda il bel film Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia ».

Il suo ultimo libro uscito in Francia, Jésus vulnérable (Salvator), raccoglie meditazioni pronunciate qui a Trosly. In copertina, c’è Gesù durante la lavanda dei piedi. Quel gesto e questo luogo sono legati?
«Il mistero della lavanda è una meraviglia e sono felice che il Papa l’abbia tanto sottolineato. Durante la lavanda, si è presenti per dire all’altro che è importante.
... »

Un famoso scrittore che non si dice più credente, Emmanuel Carrère, confessa, al termine del suo recente romanzo autobiografico Il Regno, di aver «intravisto» qui, a Trosly, «cosa può essere il Regno » cristiano. L’ha colpita?
«L’ho trovato abbastanza toccante. Non me l’aspettavo. Durante il suo passaggio, non sapevo che fosse qualcuno d’importante. È stato colpito dalla Chiesa che lava i piedi, dai gesti d’umiltà. In questo scrittore, c’è una tensione fra il farsi conoscere come grande autore e, allo stesso tempo, servire la verità».

L’Arca ha avuto tanti di questi amici quasi involontari?
«Sì. Penso a un alto funzionario, Jean-Baptiste de Foucauld, già commissario generale alla pianificazione economica, che ha scritto: “L’Arca incanta il mondo”. Era affascinato dall’esercizio dell’autorità attraverso l’amicizia, l’incontro, la gioia, il vivere, lavorare, piangere assieme. Non dall’alto in basso.
... »

Lei ha scritto un libro con Julia Kristeva, altra celebrità intellettuale che si dichiara non credente. Può parlarcene?
«Un giorno è venuta qui per dirmi: “Vorrei scrivere un libro con te”. Le ho suggerito che poteva essere uno scambio di lettere. È curioso constatare, leggendo il libro, che abbiamo trovato una forma d’incontro, un dialogo.
... »

Un figlio portatore di handicap che ha scoperto l’Arca. A Natale, Trosly si riempie di presepi. L’arca e la mangiatoia sembrano ancor più parenti…
«Nella storia di Noè, c’è un’alleanza che riguarda tutti gli uomini. E Gesù è venuto per annunziare la Buona Novella a tutti. Sono affascinato dal mistero dell’amore di Dio per ciascuno di noi, indipendentemente dalle singole capacità e fragilità.
... »

Nella Francia che l’ha accolta, il presepio suscita nuove polemiche politiche…
«Polemiche dolorose. Questa forma di laicità non è sempre molto intelligente. È un peccato. Oggi, c’è forse una persecuzione verso i cristiani. Verso un simbolo musulmano, ci sarebbe stata forse meno severità. La storia della laïcité è vista come una liberazione dal potere ecclesiale. Come se la Chiesa soffocasse l’umano. Eppure, la Croce e il presepio sono segni di debolezza.
...
»

Si riferisce anche all’Anno della misericordia?
«Sì. È straordinario che il Papa sia andato in Africa ad aprire la Porta Santa. Ci sta dicendo che la Chiesa vuol essere una porta fragile capace di farci ritrovare il senso profondo della nostra fragilità. Quella su cui si basa il cristianesimo. Nella debo-lezza, il cristiano è chiamato a rivelare altro, la presenza di Dio. Come cristiani, sappiamo che il mondo non crede sempre in Dio. Ma pure che nel cuore vulnerabile di ognuno, c’è sempre una ricerca d’infinito».
(fonte: Avvenire)



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I personaggi del presepe e le nostre storie/3: Artigiani e suonatori nella notte del Figlio di Alessandro D'Avenia


I personaggi del presepe e le nostre storie/3

Artigiani e suonatori nella notte del Figlio
di Alessandro D'Avenia

Il Vangelo parla di pastori. E nelle due precedenti puntate domenicali sul presepe si è parlato di pastori, come è giusto che sia. A loro viene dato l’annuncio, perché sono loro a popolare i notturni ripari dove si rifugiano Giuseppe e Maria per il parto. Eppure sin da bambino ero affascinato da un presepe affollato di altre due categorie di personaggi: Artigiani e Suonatori, mutevoli a seconda della latitudine. Tra i primi si possono annoverare: fabbri, arrotini, lavandaie, portatrici di uova, acquaioli, carrettieri, venditori di frutta, marinai, facchini, osti e avventori, venditori di caldarroste, vasai, mugnai, tessitrici, filatrici, fornaie, ciabattini, falegnami, cenciaioli, guardiane d’oche, pescatori... Tra i suonatori troviamo: flautisti, zampognari, cantastorie, giocolieri, danzatori...

Questi personaggi non potevano certo essere attivi nel cuore della notte della nascita del Bambino, ma è stato da subito chiaro, a chi inventava il gioco del Mondo del presepe, che non c’è Mondo senza lavoratori e suonatori. Il Mondo in cui Cristo viene non può essere senza lavoro (egli stesso fu falegname per trent’anni) e senza musica. Festa e lavoro sono il ritmo secondo il quale si muove il Recinto del Mondo, il Presepe della Storia umana, come nella prima settimana della creazione. Inoltre l’uomo è posto da Dio nel giardino dell’Eden perché «lo lavori e lo custodisca» si dice nella Genesi (2,15). 
Il creato è lo spazio che l’uomo, con la sua creatività, è chiamato a lavorare e custodire, e nel farlo festeggia, riposa, gioisce ed entra in rapporto con Dio, «che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno» con l’uomo (Gn 3, 8). Con il peccato la consegna non è cambiata, è cambiata la risposta del creato: il peccato non introduce il lavoro nel piano divino, che c’era già, ma la fatica e la resistenza del creato e dell’uomo stesso a svilupparsi secondo il progetto di Dio. La dimensione di festa si offusca, Dio non passeggia più con l’uomo, tutto è fatica.

...

Il tempo libero (come ahimè anche i cristiani si sono abituati a chiamarlo, accettando la dinamica della schiavitù al lavoro, come la intendevano i pagani) è in realtà tempo della festa, tempo in cui si festeggia la gioia del talento ricevuto. Invece un lavoro vissuto senza la luce dell’incarnazione, tende a ridursi a condanna, semplice neg-otium, rispetto all’otium degli dei; e il tempo libero finisce con l’essere inteso come 'privo di lavoro', quando è libero ogni istante, feriale o festivo, vissuto da un cuore liberato dalla grazia. Solo se il lavoro è luogo della coltivazione di sé e dono dei propri talenti agli altri, il tempo in cui l’uomo non lavora diventa tempo della festa, priva, questo sì, dall’affanno dell’utile, ma pura gioia del ricevere e del condividere, del ritemprare le forze per un lavoro rinnovato, e non fuga dalla realtà in non-luoghi come gli affollati ipermercati domenicali, versione secolarizzata e insoddisfacente della festa (non mantengono mai ciò che promettono). L’uomo è chiamato a creare la propria bellezza. Non è già tutta fatta, ma da compiere, in sé e nelle cose: il termine creatura infatti origina dal participio futuro latino ed esprime la tensione verso un compimento di ciò che è già in potenza, come avventura, che è la vita del cristiano, non da salotto, non da divano, non bigotto, ma l’avventura dell’artigiano e del suonatore. È necessario riportare il fuoco nel grigiore del quotidiano, e questo passa solo attraverso quell’arte del vivere che Cristo è venuto a insegnarci con la sua incarnazione e a rendere a noi possibile, donandoci la sua grazia.
(fonte testo: Avvenire - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)



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Gli auguri scomodi di Don Tonino Bello dopo 20 anni sono ancora attuali... Gesù bambino non nasce in una banca!!!


Un paio d’anni fa a Viareggio il giorno di Natale portai mio figlio a vedere il presepe sito sull’incantevole lungomare. Giunto alla capanna rimasi senza fiato. Al fianco del bambinello era posto un cartello su cui – a caratteri cubitali – c’era scritto: “Sinceri auguri di buone feste dalla tua banca”. In altre parole il potere bancario sponsorizzava la nascita di Gesù. Già ipotizzare che un presepe potesse avere uno sponsor lo trovai disgustoso, che fosse una banca mi sembrò un atto blasfemo.

Quell’immagine ben fotografa i nostri tempi: il dominio della finanza e la sua colonizzazione di ogni settore sociale, dalla politica al sacro. L’egemonia della finanza anche nel nostro Paese è sempre più evidente: si lasciano morire di disperazione i truffati ma si salvano sempre i truffatori.

Gesù fu giustiziato dal potere del suo tempo con l’accusa di essere unsobillatore politico ma il suo messaggio cardine, che è quello dirovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili, è stato sempre più disinnescato. Più di 20 anni fa don Tonino Bello, come augurio Natale, scrisse una lettera che ancora oggi è una frustata di consapevolezza. Una sferzata ai tanti cittadini mutati in consumatori che si apprestano a festeggiare un rito pagano che è l’antitesi del significato della nascita di Betlemme.

Gli “auguri scomodi” di don Tonino sembrano oggi, ancor più di ieri, rivolti a una classe politica che ha fatto della propaganda e dell’immagine la propria essenza: “Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi buon Natale senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Dopo 20 anni le sue parole sono ancora attuali ed evidenziano quanto ipocrita sia diventata la festa del Natale. Un Natale dei tanti presunti cristiani che abbondano in politica, a partire dal presidente del Consiglio che la domenica va a messa e il lunedì autorizza l’acquisto degli F-35. Miliardi di euro investiti per la guerra che invece potrebbero essere usati per trovare dimore ai tanti “Giuseppe e Maria” di oggi che non hanno una casa dove dimorare.

Nel nostro Paese, la mancanza di lavoro e di abitazioni spinge tanti alla disperazione fino al suicidio, ma la politica continua ad essere prona degli interessi delle lobby delle armi. Interessi che sono più forti di quelli di tanti studenti che potrebbero avere delle scuole dignitose. 
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Auguri scomodi anche a personaggi come Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha usato persino il presepe per racimolare del consenso, ignorando che Giuseppe e Maria erano dei forestieri che non trovarono un alloggio dove dormire perché anche allora c’erano persone incapaci di accogliere il prossimo in difficoltà.

Questo Natale sembra essere illuminato dalle funesti luci della guerra. Una terza guerra mondiale combattuta a pezzi come sostenuto dal Papa. Finché non si comprenderà che il sangue di ogni donna e uomo è rosso a prescindere dalla razza, dal colore della pelle, dalla religione e dall’etnia e che ogni essere umano è unico e prezioso, non ci sarà mai pace.

Segnalo a chi si trovasse a Napoli, che la notte di Natale a partire dalle ore 23 padre Alex Zanotelli alla stazione Centrale celebrerà la messa. Gesù bambino non nascerà in un caveau di una banca circondato da uomini in giacca e cravatta, ma su di un carrello porta pacchi accolto da senza tetto e tanti che credono ancora che il Natale sia una festa rivoluzionaria perché abbatte le strutture dei potenti e innalza la semplicità degli ultimi.

Auguri

  Natale, Gesù bambino non nasce in una banca

Tanti auguri scomodi
di Don Tonino Bello
  video



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I personaggi del presepe e le nostre storie/4: "Il fuoco dello zio (un dono per Dio)" di Alessandro D'Avenia


I personaggi del presepe e le nostre storie/4
Il fuoco dello zio (un dono per Dio)
di Alessandro D'Avenia

Tra i personaggi del presepe della tradizione siciliana che ho raccontato in queste settimane, quello che mi affascina di più in questa notte di veglia è "Zu Innaru", zio Gennaio o Gennaietto. Si tratta di un vecchio pastore, che riscalda il suo corpo infreddolito al fuoco, che poi offre anche a Maria e Giuseppe, perché possano riscaldare il Bambino. Per quanta simpatia mi abbiano sempre ispirato bue e asino, non mi ha mai convinto la versione idilliaca che fosse il loro fiato a riscaldare il Bambino: più che un conforto sarebbe stato un supplizio, che Maria non avrebbe permesso. Era necessario il fuoco e questo fuoco, nell’immaginazione di chi fa il Gioco del Mondo che è il Presepe, è procurato da un "inutile" (credo che lui così si sentisse) vecchio che porta il nome del primo mese dell’anno, il primo mese del primo anno dell’era cristiana. 

Lo Zio Gennaio è un pastore provato da fatica, anni e freddo. I pastori sono disprezzati nel mondo ebraico, a causa del loro lavoro che li tiene lontani dai riti della legge. Gli è rimasto solo il fuoco in questa notte di stelle a riscaldargli un po’ il cuore e le membra, chissà dove sono sua moglie e i suoi figli, chissà se si ricordano ancora di lui. Sogna a tratti di palazzi confortevoli e giacigli morbidi, di sorrisi e di abbracci, ma quando si sveglia e vede il suo gregge sente tutta la fatica della sua vita ripetitiva e votata solo a finire, e cerca di riaddormentarsi in fretta, dopo aver attizzato il fuoco, per lenire almeno il gelo del corpo se non quello del cuore.

Ma all’improvviso una coppia in cerca di riparo con una giovane ragazza incinta scuote il suo torpore, e offre a un ragazzo forte e stanco, di nome Giuseppe, il suo fuoco per riscaldare l’ambiente inospitale di uno di quei ripari per animali scavati nella roccia, che lui conosce bene.

Il fuoco è ciò che, nel mito, Prometeo aveva strappato agli dei, ribellatosi a Zeus, che, deluso dalla razza umana, aveva deciso di sterminarla e sostituirla. Prometeo invece lo dona agli uomini insieme a tutte le arti, proprio perché possano affrancarsi dal controllo degli dei. Per questo Zeus lo condanna al terribile supplizio: incatena Prometeo a una rupe e il suo fegato, nel mondo antico organo deputato a raccogliere il sangue e quindi la vita stessa, viene divorato dall’aquila del padre degli dei, per ricrescere il giorno dopo ed essere nuovamente distrutto, provocando una continua morte in vita.

Gli dei non sopportano che agli uomini vengano concessi i privilegi esclusivi del mondo divino, né che gli uomini siano liberi. Al contrario, nel Presepe non ci sono divinità invidiose, ma c’è un Bambino che è il Salvatore. Almeno così affermano gli angeli ai pastori, che chiedono un segno. Lo potranno riconoscere così: è in una mangiatoia. Il segno perché Dio si faccia riconoscere è di fatto un "non segno": la vita quotidianissima di una giovane famiglia in stato d’emergenza, un Bambino deposto in fasce in un presepe. Il segno di Dio è l’ordinario, un segno tenue come la brezza in cui Elia riconobbe la presenza del Signore, che non era in nulla di eclatante.

Con questo segno silenzioso e invisibile, una famiglia qualsiasi in un luogo qualsiasi, è abbattuta la separazione tra sacro e profano, il profano anzi diventa il luogo del sacro e del mistero, purché si abbiano occhi per vedere. L’ordinario è divenuto straordinario, Dio si è fatto uomo, adesso l’uomo può farsi Dio. Dio si è fatto Bambino e in una sola notte i Bambini diventano la vetta della dignità umana, quando nella lingua della grande cultura occidentale, il greco, la lingua dei Vangeli, i bambini sono indicati solo con l’articolo che si usa per le cose.

A differenza degli dei antichi, che ci tenevano alla loro separazione, questo Bambino-Dio non ha neanche il privilegio del fuoco, viene al freddo di una notte di stelle, in un riparo improvvisato, perché nella locanda non c’è posto. Dio non solo non tiene il fuoco per sé, ma non lo ha e lo deve mendicare all’uomo, dall’ultimo degli uomini: la situazione è ribaltata. Per questo lo zio Gennaio è il mio eroe, perché non è un titano che inveisce contro il cielo, ma un povero pastore infreddolito e disperato, che presta il suo fuoco perché non ha altro. Non sa che sta prestando il suo fuoco a Dio, ma Dio lo sa.

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Lo zio Gennaio si sente finalmente utile: qualcuno ha bisogno di lui. Dio ha bisogno di lui, con il suo fuoco e con le sue arti, tanto disprezzate da tutti. Al contrario di Prometeo non deve strapparle agli dei invidiosi ma, può donarle al Dio che glieli chiede in elemosina per fare la redenzione, che è rendere evidente agli uomini la verità. Il fuoco che il Bambino ci chiede è quello dei nostri talenti, del nostro lavoro, di ciò che ci riesce bene, di ciò che ci appassiona e ci permette di fiorire e far fiorire gli altri servendoli con quei doni, fino a poter dire che questa vita, nonostante tutto, è bella e vale la pena esserci anziché no. Questo pensa zio Gennaio in quella grotta.

Questo è il mistero della notte di Natale: Dio ha bisogno di te e me. Fosse anche solo per il nostro piccolo fuoco e la nostra grande stanchezza.
(fonte testo: Avvenire - immagini a cura dello staff di Quelli della Via)


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... Per noi il Natale è la festa della chiassosa allegria, delle vetrine sfarzosamente illuminate, dello shopping e dei regali. Il mistero del silenzio notturno, di cui parla il testo biblico, ne è rigorosamente bandito. Non solo la Parola di Dio, ma le stesse parole umane perdono il loro significato in un incessante chiacchiericcio, di cui l’immancabile scambio degli auguri, tra persone che non ne ricordano neppure più il perché, è il tragicomico emblema...

  Giuseppe Savagnone:   Il silenzio del Natale

Natale è nascita del Bambino Gesù.
Quando parliamo di “bambino”, parliamo di una vita nuova che prende inizio. Anche quella di Gesù è vita che ha una storia, una storia di amore: quella di Dio. Questo bimbo è voluto da Dio per amore; è frutto di amore; è amore di Dio per la nostra storia di uomini e donne, per la gioia della nostra vita, perché è venuto per servire la nostra gioia. Gesù è venuto per noi!
  Claudio Cipolla:   Auguri e riflessione di Natale del vescovo Claudio



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I NOSTRI TEMPI





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BAMBIN-GESÙ CHE DIVENTANO MINICROCIFISSI di Giuliana Martirani



BAMBIN-GESÙ CHE DIVENTANO MINICROCIFISSI
di Giuliana Martirani

Chissà che Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum, o Zeid, preso a calci da una giornalista folle o la piccola baby-profuga siriana che, sull'autostrada Istanbul-Edirne, gattona dinanzi ai militari in tenuta da guerra con scudi antisommossa e che invece invita all’umano e al sorriso anche il soldato.

Chissà che questi bambini teneri e dolci, icona delle tanti morti nel Mediterraneo e sui confini europei, non ci facciano ripensare di nuovo al fatto che siamo INVECCHIATI, dentro più ancora che fuori, come persone, popoli, gruppi, comunità.
E ci facciano riflettere su tutte le nostre innocenze perdute:
Con NOI STESSI a causa del nostro orgoglio e di essere chissà chi
Con IL PROSSIMO a causa del complesso di superiorità
Con LA NATURA per quello di sottomissione
Con I POPOLI DEL MONDO per il nostro complesso di dominio.
E chissà che non ci facciano di nuovo venir la voglia di RINASCERE come persone, e di rinascere anche come città, così ingiuriosamente sommerse non solo dai RIFIUTI ma anche dai RIFIUTATI: senza fissa dimora, rom, stranieri, clandestini.... scarti e rifiutati!

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Chinandosi su Aylan annegato sulla spiaggia di Bodrum. O su Zeid, per rimetterlo in piedi dopo essere stato preso a calci dalla giornalista folle.
O chinandosi sulla piccola baby-profuga siriana che gattona e dopo aver invitato ad essere umano e al sorriso il soldato, lo vede semmai abbandonare scudo e armi per prenderla in braccio, schioccarle un bacio e portarsela a casa con tutta la sua famiglia, in uno slancio di UMANITÀ RITROVATA.

  BAMBIN-GESÙ CHE DIVENTANO MINICROCIFISSI di Giuliana Martirani

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Nuova strage degli innocenti: MILLE bambini morti nel Mediterraneo nel 2015
  • La strage degli innocenti continua... ma servirà almeno a farci riflettere per cambiare?
  • Strage d'innocenti nel Mediterraneo. Chi è oggi Erode?



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48ª MARCIA NAZIONALE PER LA PACE e Convegno Nazionale di Pax Christi "IN MARCIA, ARTIGIANI DELLA PACE!" Molfetta, 30-31 dicembre 2015


«Che cos'è la pace? È un cumulo di beni. È la somma delle ricchezze più grandi di cui un popolo o un individuo possa godere. Pace è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza. Pace è riconoscimento reciproco della dignità umana, rispetto, accettazione dell'alterità come dono».
(don Tonino Bello)


  video


Come di consueto, nei due giorni che precedono la marcia per la pace, il movimento cattolico internazionale per la pace, Pax Christi, svolge il suo convegno nazionale nella medesima città della marcia.

Di seguito il programma e le informazioni:

Convegno Nazionale di Pax Christi

IN MARCIA, ARTIGIANI DELLA PACE!
Molfetta, 30-31 dicembre 2015
PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE | Viale Pio XI n. 54


  programma convegno_pieghevole-1

  locandina marcia e convegno

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VINCI L’INDIFFERENZA E CONQUISTA LA PACE
MARCIA NAZIONALE PER LA PACE
MOLFETTA 31 DICEMBRE 2015

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  • Convegno Nazionale di Pax Christi e 48° marcia per la pace di Molfetta
  • La conferenza stampa di presentazione della marcia


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Ancora migranti in arrivo a Palermo ad accoglierli anche l'arcivescovo Corrado Lorefice: la cultura di prendersi cura dell'altro deve diffondersi in tutto il mondo



L’emergenza migranti ci porta sulle coste siciliane. A Palermo sono sbarcati in queste ore 931 immigrati soccorsi al largo della Libia. Tra i volontari sul molo a distribuire latte e te caldo anche il neo Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice che dice: il mondo ha bisogno di cura e accoglienza. 

  video

Sono 237 i minori non accompagnati che, come prevede la normativa vigente, vengono affidati al Comune di Palermo che ne assume il tutorato tramite l'Assessorato alla Cittadinanza sociale.
Il numero di minori arrivati oggi (che fa raddoppiare quelli affidati al Comune) ha richiesto l'attivazione di tutta la rete locale e regionale della solidarietà, per garantire accoglienza e sistemazione a tutti.

«La società civile palermitana e siciliana - affermano il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore Agnese Ciulla - ha risposto con rapidità e cultura dell'accoglienza, per dare a tutti questi ragazzi e ragazze da subito una sistemazione dignitosa. Un grazie particolare lo rivolgiamo alla Caritas e a Don Corrado Lorefice, oltre che a tutte quelle Istituzioni ed enti del privato sociale che oggi hanno ancora una volta mostrato il vero volto di Palermo e dato prova di efficienza nel gestire una situazione inaspettata, visto il periodo freddo dell'anno. Il nostro ringraziamento va anche a quei dipendenti comunali che anche oggi sono stati presenti per garantire i servizi di competenza e che nei prossimi giorni dovranno gestire tutta la complessa macchina amministrativa legata all'accoglienza dei giovani migranti».

E proprio l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, oggi presente al Molo Quattro Venti, ha voluto essere vicino ai migranti e ha dato disposizione per accoglierne 150 nelle strutture a disposizione della diocesi. «Sono piccole cose che testimoniano l’accoglienza della Chiesa di Palermo verso questi nostri fratelli - ha detto l’arcivescovo -. Questa è la strada che bisogna percorrere perché il mondo ha bisogno di cura e di accoglienza. La mia presenza qui è semplice come lo è il Vangelo che sottolinea che Dio ama tutti e in particolare ama chi è segnato dalla fatica della vita. Palermo è la capitale del Mediterraneo come incontro di popoli. La via dell'accoglienza della città di Palermo è un messaggio per tutta l'Europa e il mondo. È bello che si sappia che Palermo ha tutte queste potenzialità e questa grandezza d’animo che deve venire sempre fuori. Penso - ha concluso - che tutta la nostra Sicilia debba essere un ponte per tutta l’Europa perché diventi accogliente». (fonte: Palermomania.it)

Monsignor Corrado Lorefice commenta così lo sbarco di 931 migranti al molo Piave del porto di Palermo.
«La mia presenza qui è semplice come lo è il Vangelo, che sottolinea che Dio ama tutti e in particolare ama chi è segnato dalla fatica della vita. La presenza qui di tanto personale civile e militare fa di Palermo la capitale del Mediterraneo come incontro di popoli. La via dell'accoglienza della città di Palermo è un messaggio per tutta l'Europa e il mondo. L'importante è la cultura di prendersi cura dell'altro che deve diffondersi in tutto il mondo».

  Guarda l'intervista: Migranti, Lorefice: l'accoglienza a Palermo? Un messaggio per il mondo


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Luigi Bettazzi: In piedi, costruttori di pace!



In piedi, costruttori di pace!
La nostra è una fede di apertura, di slancio verso l’altro. 
Certo, rischiosa, ma unica strada per vivere in pienezza la testimonianza del divino e la solidarietà umana che ci è chiesta.
Luigi Bettazzi


Papa Francesco ha dato come tema per la Giornata della Pace 2015 “Vinci l’indifferenza”. Ed è bello che ci troviamo a celebrarla a Molfetta, dove sentiamo mons. Tonino Bello ripeterci: “In piedi uomini (e donne) di pace!”. Perché discorsi ne facciamo tanti, sulla pace e sulla guerra, sulle cause delle guerre e sui cammini di pace, e anche noi cristiani ascoltiamo gli insegnamenti della Chiesa – dalla Costituzione conciliare “Gaudium et spes” che condanna la guerra totale (quella che coinvolge popolazioni civili, e allora così si denominava la guerra Atomica, Biologica, Chimica) alle Encicliche dei Papi, di Paolo VI che indica come nome della pace “lo sviluppo dei popoli” (“Populorum progressio”), ma di tutti i popoli, senza sfruttamenti ed esclusioni; di Giovanni Paolo II che la indica nella solidarietà(Sollecitudo socialis); di Benedetto XVI che sollecita la via della non violenza attiva (“Caritas in veritate”) – ma poi stiamo inerti a osservare quanto i “grandi” son capaci di fare (o di non fare). 

Con analoga indifferenza (o al massimo con compassione) assistiamo alla fuga dei poveri verso Paesi che danno speranza di sopravvivenza, ma facciamo poco per offrire un’accoglienza cordiale e spazio di lavoro (non di sfruttamento davvero nero!), tantomeno per interessarci a mettere i loro Paesi di partenza in grado di mantenerli dignitosamente senza spingerli invece in viaggi faticosi, dispendiosi e pieni di rischi.

Sicurezza?

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A ognuno il suo

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Non possiamo, non dobbiamo essere indifferenti di fronte a Dio, che è misericordia verso tutti e verso ciascuno, né potremo essere indifferenti verso gli esseri umani con cui ci troviamo in rapporto, proprio perché l’essere umano giunge alla sua pienezza, alla sua perfezione, solo quando è “misericordioso”.
(fonte: Mosaico di pace Dicembre 2015)



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La vittoria, in Francia, del partito xenofobo di Marine Le Pen e la marcia trionfale, in America, del candidato repubblicano Donald Trump, che qualche giorno fa  ha proposto di vietare l’ingresso  negli Stati Uniti ai musulmani, sono soltanto l’ultima tappa di un processo che, a partire dalla fine del secolo scorso, ha determinato il delinearsi di nuovi scenari politici a livello mondiale.

  Giuseppe Savagnone:   Porte aperte e porte chiuse


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... I bambini affogano anche alla vigilia di Natale. Anche se il Natale è solo per noi, figli di una società opulenta e ingiusta. Solo per noi che andando a messa la domenica rimettiamo i nostri peccati e poi possiamo sedere al pranzo della festa, sapendo che tre quarti della popolazione mondiale non ha da mangiare. Ma a questo piccolo particolare ci pensiamo dopo, con la pancia piena. Anzi non ci pensiamo proprio perché dopo il pranzo, abbondante e luculliano, abbiamo il dopo-pranzo, fatto di sigaro e cognac...

  Claudio Caldarelli:   I bambini affogano anche a Natale

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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   Il primo servizio che si deve al prossimo...
allora accogliamo l'invito di Papa Francesco e sostiamo davanti al presepe, perché lì la tenerezza di Dio ci parla!!!
  Vi invito allora a sostare...
  Maria ed Elisabetta sono donne...
  In ogni incontro si tratta di scoprire...
“catalogo delle virtù necessarie”
  M... I... S... E... R... I... C... O... R... D... I... A ...
  Maria riconosce Dio come Dio...
  Giovanni, ovvero...
  Ecco l'augurio per il prossimo Natale...
È Natale!!! AUGURI
  E' Natale ogni volta che...
  In questo Natale arde in me...
  In Santo Stefano vediamo realizzarsi...
  Buon Natale, fratello mio Gesù...
  La famiglia è il luogo dove...
  Gesù, Maria e Giuseppe benedicano...
  Il pellegrinaggio non finisce quando...
  Si vuole uccidere il Bambino...
  Dove nasce Dio nasce...
  Se si spegne la fede...
  Anna, la donna non del mugugno, ma...


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LA MISERICORDIA E' URGENTE di Enzo Bianchi
Misercordia significa tenerezza, significa prendersi cura dell'altro, assumere la responsabilità dei deboli, gli ultimi, gli scarti della società; la misericordia significa anche solidarietà, ne abbiamo assolutamente bisogno .... - estratto video, intervista ad Enzo Bianchi di Giovanni Floris, trasmesso da LA7 - DIMARTEDI' - 15.12.2015

 
 LA MISERICORDIA E' URGENTE (video)



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Lc 1,46-55
In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva....

  Mina - Magnificat (video)

Il martirio di santo Stefano: «Signore, non imputare loro questo peccato». 
"E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì."
(Dagli Atti degli Apostoli)
Santo Stefano, «primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre» (Martirologio Romano).

  video

"Ricordiamoci che il dono più prezioso per i figli non sono le cose, ma l’amore dei genitori. E non intendo solo l’amore dei genitori verso i figli, ma proprio l’amore dei genitori tra loro, cioè la relazione coniugale. Questo fa tanto bene a voi e anche ai vostri figli! Non trascurare la famiglia!
Dunque, prima di tutto coltivare la “pianta” del matrimonio, che siete voi sposi, e nello stesso tempo curare la relazione con i vostri figli, anche qui, puntando più sul rapporto umano che sulle cose. Parlare con i figli, sentirli, chiedere loro cosa pensano. Questo dialogo fra i genitori e i figli fa tanto bene! Fa crescere in maturità i figli. Puntiamo sulla misericordia, nelle relazioni quotidiane, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle.."
(Papa Francesco - Udienza ai dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per lo scambio degli auguri natalizi - 21.12.2015)
  video

I nonni hanno la memoria, hanno la saggezza. Non lasciare da parte i nonni! Sono molto importanti. Mi diceva una giovane signora, che ha un figlio di sette anni, e con lei abita la nonna novantenne: questa non sta del tutto bene e le hanno consigliato di ricoverarla in una casa di riposo. E questa donna saggia, che non ha studiato all’università, ha risposto a chi consigliava di mettere la nonna in casa di riposo: “No! Io voglio che mio figlio cresca accanto alla nonna!”. Sapeva il bene che fanno i nonni ai nipotini.
(Papa Francesco, Udienza ai dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per lo scambio degli auguri natalizi - 21.12.2015)
  video

Nel XII secolo teologi, mosaicisti e scalpellini hanno rappresentato le Scritture attraverso i mosaici del Duomo di Monreale. Oggi, a distanza di circa 900 anni e in occasione dell’anno giubilare della Misericordia promosso da papa Francesco, la stessa narrazione è stata riproposta attraverso la realizzazione di un video: “Buono e misericordioso è il Signore”.

  video

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Arturo Paoli - "Lo so che tu sei..." di Mauricio Silva
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Fratel Arturo Paoli legge una intensa preghiera di un confratello in Argentina, Mauricio Silva, desaparecido e morto martire.

  video

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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 4/2015-2016 (C) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 1,39-45

Attraverso Maria, una semplice, povera ed umile ragazzina ("Dio sceglie ciò che per il mondo è stolto per confondere i sapienti" 1Cor 1,27) obbediente alla Parola, Dio visita il suo popolo. Ed il Battista ne riconosce la voce ed esulta, anzi danza (eskìrtesen) di gioia davanti alla 'Shekinà di Dio', alla 'Presenza del Signore', come il re Davide, nudo, vestito del solo 'efod', danza di gioia davanti all'Arca del Signore (cfr.2Sam 1ss)

Nell'incontro fra Elisabetta e Maria avviene l'abbraccio tra cielo e terra, tra la promessa e il compimento, fra l'attesa e l'Atteso, fra l'Antico e il Nuovo Testamento. 
"L'abbraccio avviene tra due donne, simbolo di accoglienza, e nella loro reciproca accoglienza viene riconosciuto colui che è Accoglienza" (S. Fausti). 
E' Gesù l'uomo nuovo che, per mezzo di Maria - la nuova Arca - visita il vecchio nell'umiltà del servizio. In Lui è realizzata finalmente l'antica promessa fatta a Mosè: quella di essere sempre accanto agli uomini (cfr, Es 3,12). Attraverso Gesù - per amore e solo per amore - il 'Dio che siede sulle nubi e cavalca i cherubini', abbandona i cieli dei cieli e scende ad incontrare i suoi figli. Lasciamoci allora anche noi abbracciare, apriamo a Lui le nostre porte, "abbattiamo i reticolati delle nostre città-lager" (Turoldo), demoliamo i muri delle nostre diffidenze e andiamo incontro al Signore che viene. 
...



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S.TERESA D’AVILA In Dio conosciamo noi stessi: il “Castello Interiore” - seconda parte - (VIDEO)



S.TERESA D’AVILA
In Dio conosciamo noi stessi: il “Castello Interiore” 
- seconda parte -
Alberto Neglia, ocarm
11.11.2015 - incontro inserito nell'ambito dei
I MERCOLEDÌ' DELLA SPIRITUALITÀ 2015
S. TERESA D’AVILA DONNA IN CAMMINO CON DIO 
Nel V Centenario della nascita (1515-2015)
promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

Il cammino proposto nel Castello interiore punta alla celebrazione delle nozze tra Dio e la creatura. 
Presentato in sette tappe, queste potrebbero essere sintetizzate con una o varie parole ciascuna: la conversione, la lotta e la perseveranza, la prova e la nuova conversione, la grazia come esperienza di dono, il rinnovamento della vita in Cristo, le grazie della vita mistica, il culmine del matrimonio spirituale e della totale donazione apostolica. 
Nella proposta che Teresa fa del cammino spirituale, sempre a partire dalla sua esperienza il periodo ascetico comprende le prime tre mansioni; il periodo mistico le tre ultime; un periodo misto viene assegnato alle quarte mansioni. Però tutto il cammino si svolge sotto l’influsso del Volto di Dio; Teresa ha una visione mistica della persona umana fin dall’inizio. E anche nel periodo mistico, Dio attende le libere risposte della persona, sempre più intense e impegnative. 
...
Per esprimere ciò che si verifica nella vita dell’uomo quando si lascia “imprimere”, “scolpire” dal volto di Dio, Teresa usa il simbolo del baco da seta: “Avete già udito parlare delle meraviglie che Dio opera nella produzione della seta, invenzione di cui egli solo poteva essere l’autore. Si tratta di piccoli semi. (…) Al sopraggiungere dell’estate, quando i gelsi si coprono di foglie, questi semi cominciano a prender vita. Prima che spuntino quelle foglie di cui si devono nutrire, stanno là come morti; a poco a poco con quell’alimento si sviluppano, finché, fatti più grandi, salgono sopra alcuni ramoscelli e ivi con la loro piccola bocca filano la seta che cavano dal loro interno, fabbricandosi certi bozzoli molto densi, nei quali ognuno di quegli insetti, che sono brutti e grossi, si rinchiude e muore. Ma poco dopo esce dal bozzolo una piccola farfalla bianca, molto graziosa” (5M 2,2). 

Siamo a un passaggio critico: il vermiciattolo fa il suo bozzolo, si chiude dentro, produce la seta, muore come verme, nasce come farfalla. “(L’anima di cui il verme è solo l’immagine) comincia prendere vita quando per il calore dello Spirito Santo, comincia a valersi dei soccorsi generali che Dio accorda a ognuno e a servirsi dei rimedi che Egli ha lasciato nella sua Chiesa…” (5M 2,3). 

Quando questo verme (l’anima) si è fatto grande, comincia a secernere la seta e a costruirsi la casa nella quale dovrà morire. “Questa casa, avverte Teresa, è il nostro Signore Gesù Cristo” (5M 2,4). 

Tenendo conto di questo paragone, dalle prime alle quarte mansioni abbiamo la fase in cui il bruco mangia le foglie di gelso, elabora il filo di seta, costruisce il bozzolo di seta in cui si rinchiude, cioè, si riveste di Cristo; nelle quinte mansioni avviene la morte “come bruco” e la “trasformazione in farfalla”, cioè la partecipazione al mistero pasquale. E questa è azione di Dio, è lui che trasforma l’esistenza (anima) da verme a farfalla. Teresa annota con stupore: 

“Osservate qui, figlie mie, quello che con l’aiuto di Dio possiamo fare: che Sua Maestà diventi nostra dimora fabbricata da noi stessi, come lo è in questa orazione di unione. Dicendo che Dio è nostra dimora, e che questa dimora possiamo fabbricarcela da noi stessi per prendervi alloggio, sembra quasi che voglia dire di poter noi aggiungere o togliere a Dio qualche cosa. E lo possiamo benissimo, ma non aggiungendo o togliendo a Dio, bensì aggiungendo o togliendo a noi, come quei piccoli vermi, perché non avremo ancora ultimato quanto sarà in nostro potere che Egli verrà, e unendo alla sua grandezza la nostra lieve fatica, che è un nulla, le conferirà un valore così eccelso da meritare che Egli si costituisca in nostra stessa ricompensa. Non contento di aver sostenute le spese maggiori, vorrà pure unire le nostre piccole pene alle molto grandi che Egli un giorno ha sofferto per non farne che una cosa sola” (5M 2,5). 

Si tratta, allora di morire a se stessi. Morte che equivale a nascondersi in Cristo e che rende possibile quella trasformazione per la quale si vive unicamente in Dio: si giunge a un’altra dimensione di vita simboleggiata dalla farfalla bianca. 

A questo punto l’anima non pensa più unicamente a se stessa, come prima (cf. 5M 2,11), ma “si sente presa da un desiderio vivissimo di lodare Iddio, sino a bramare di distruggersi e di affrontare mille morti” (5M 2,7). 

Si tratta quindi di una trasformazione che consiste nel superamento radicale del proprio io e nella scoperta del tu: il tu di Dio e il tu del prossimo. Proprio come dice Martin Buber: “L’io è l’eterna crisalide, il Tu è l’eterna farfalla”. La persona umana, quindi, liberata dal suo egoismo (per dono di Dio), vive la meravigliosa avventura dell’incontro con l’Altro.
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     VIDEO

Guarda anche il video degli incontri precedenti:
  • - S.TERESA D’AVILA In Dio conosciamo noi stessi: il “Castello Interiore” - prima parte - (VIDEO)
  • - S. Teresa d'Avila- "Teresa e le sue sorelle: una comunità in cammino con Dio" di Egidio Palumbo (VIDEO)
  • - "Nella compagnia di un Dio Amico: itinerario biografico" di Aurelio Antista (VIDEO)


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Due donne incinte, due promesse di Enzo Bianchi


Due donne incinte, 
due promesse 
di Enzo Bianchi

Il quarto vangelo confessa in modo dossologico, glorioso: «La Parola si è fatta carne e ha posto la sua tenda tra di noi» (Giovanni, 1,14), e anche i vangeli sinottici ci testimoniano che la Parola di Dio si è umanizzata in mezzo a noi in Gesù di Nazaret, il figlio di Maria e di Giuseppe.

Luca, in particolare, è l’evangelista che vuole precisare quando e come questa Parola, ben prima di apparire pubblicamente, ha abitato in mezzo a noi, e con audacia ci racconta il momento stesso in cui, secondo le parole del messaggero di Dio, la potenza dello Spirito santo stende la sua ombra su Maria (cfr. Luca, 1, 35), una ragazza vergine di Nazaret, e la rende madre di un figlio di Adamo che solo Dio ci poteva dare: suo Figlio! Così, nel nascondimento, nel silenzio avviene l’umanizzazione di Dio: da quel concepimento la Parola di Dio è in mezzo a noi e Maria, la madre di Gesù, è la tenda nella quale essa prende dimora.

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Ecco dunque due donne e due promesse. E non appena il saluto di Maria raggiunge Elisabetta, comunicandole lo shalom, il bambino al sesto mese nel grembo di quest’ultima si mette a danzare, esulta, scalcia di gioia, come solo le madri sanno riconoscere. Nello stesso momento lo Spirito santo scende su Elisabetta per riempire lei e il bambino della sua presenza e della sua forza. Così, di fatto, Maria causa la prima pentecoste cristiana: lo Spirito sceso su di lei nell’ora dell’annunciazione ora, grazie alla sua presenza, percepita dal bambino Giovanni come quella della tenda, dell’arca del Signore (cfr. Esodo, 40, 34-35; 2 Samuele, 6, 9.14), scende su Elisabetta e sullo stesso Giovanni.

(Fonte: Avvenire)


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Madre Teresa di Calcutta... Santa!


“È un Natale speciale quello che ci apprestiamo a vivere. Abbiamo accolto con immensa gioia il grande dono della notizia di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta. Siamo profondamente grati a Dio e al Santo Padre Francesco. Nella comunità cattolica a Calcutta c'è oggi una atmosfera di grande entusiasmo”: con queste parole l'arcivescovo di Calcutta monsignor Thomas D'Souza, commenta all'Agenzia Fides la notizia che la Santa Sede ha riconosciuto il miracolo attribuito a Madre Teresa di Calcutta e ha disposto di promulgare il decreto di canonizzazione.

“Abbiamo atteso questo evento per molti anni. Sentiamo Madre Teresa come una santa nostra. Madre Teresa santa è un dono per Calcutta, per la Chiesa e per tutta l'India” prosegue, affermando: “Non poteva esserci un momento migliore che questo Anno della misericordia: Madre Teresa è stata la santa della misericordia e della compassione che ha vissuto pienamente in ogni attimo della sua vita. Ha vissuto la compassione verso ogni uomo, soprattutto verso il malato, il lebbroso, l’abbandonato. Oggi ci insegna a mettere la misericordia al centro dell'agire della Chiesa. Ci sentiamo fortemente ispirati da lei e la sua figura ci accompagnerà per tutto il Giubileo”. 

Mons. D'Souza crede che Madre Teresa, santa apprezzata e amata anche dagli indù e da fedeli di altre religioni, possa essere “figura che unisce, che aiuta il dialogo in India, in quanto la sua opera ha beneficiato fedeli di tutte le religioni e tutti gli uomini, senza alcuna discriminazione”
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   Madre Teresa santa, la gioia del mondo

... La guarigione straordinaria, avvenuta il 9 dicembre del 2008, riguarda un uomo, oggi quarantaduenne, ridotto in fin di vita da «ascessi multipli cerebrali con idrocefalo ostruttivo» e già «sottoposto a trapianto renale e in terapia con immunosoppressori», come recita la diagnosi. Un caso clinico estremamente critico con una prognosi decisamente infausta quoad vitam, che a fronte di una terapia inefficace e senza intervento chirurgico si risolve repentinamente in modo completo e duraturo. All’esame collegiale della Consulta medica, il 10 settembre scorso, la risoluzione della malattia era stata dichiarata all’unanimità scientificamente inspiegabile con sette voti positivi su sette. 

Unanime anche il successivo voto dei consultori teologi che, secondo la prassi, sono chiamati a esprimere e a redigere il proprio voto sulla perfetta connessione di causa ed effetto tra l’invocazione univoca alla beata Madre Teresa e l’improvvisa guarigione. 

«Dite a Madre Teresa che lo curi». All’epoca dei fatti il sanato, ingegnere di professione, aveva 35 anni e si era da poco sposato. Aveva cominciato il suo calvario nei primi mesi del 2008. Alla fine dell’anno gli vennero diagnosticati otto ascessi al cervello. Le cure ospedaliere non sortirono alcun effetto e il quadro clinico precipitò ulteriormente a causa dell’insorgere dell’idrocefalìa. L’intervento avrebbe dovuto scongiurare la morte imminente. Il 9 dicembre, già in coma, il paziente entrò in sala operatoria. A causa di problemi tecnici l’intervento venne tuttavia rinviato. Fatto ritorno in sala operatoria, dopo solo una mezz’ora di assenza, il chirurgo trovò sorprendentemente il paziente seduto, sveglio, asintomatico, che, ritornato perfettamente cosciente, gli chiese: «Cosa ci sto a fare qui?». «Non ho mai visto un caso come questo – riferisce il medico nella sua deposizione –, inoltre casi simili a questo in 17 anni di professione sono tutti deceduti. Non posso dare una spiegazione scientifico-medica». I successivi esami hanno confermato il ristabilimento definitivo della patologia cerebrale e in breve tempo, senza alcuna sequela, il sanato ha potuto riprendere il suo lavoro e la sue normali attività. 

Le prove testamentali riferiscono che furono rivolte molte preghiere a Madre Teresa, specialmente durante la gravissima crisi del 9 dicembre. La sposa del giovane professionista, considerata la gravità della situazione, aveva chiesto ai suoi conoscenti di pregare la beata alla quale era devota: «Dite a Madre Teresa che lo curi». Proprio in quella mezz’ora di attesa dell’intervento si trovava con un sacerdote e altri familiari a pregare Madre Teresa nella cappella dell’ospedale. 

Chiamata, e subito intervenuta. Ci sono miracoli e miracoli. Non sono certo tutti uguali. E questo, indubbiamente eclatante, appartiene al primo grado, quoad substantiam, secondo la definizione e la classificazione dei miracoli stabilita da San Tommaso. Il che significa che una simile guarigione supera le capacità della natura quanto alla sostanza, cioè è impossibile, non potrebbe mai verificarsi. Il primo grado dei miracoli è quello cui appartiene la risurrezione dai morti o la restitutio ad integrum, dove non solo si riscontra la completa guarigione ma anche la restituzione integrale degli organi distrutti dalla malattia. Non sono molti i casi riconosciuti di miracolo che appartengono al primo grado. La maggior parte dei fatti presentati ed esaminati dalla Congregazione dei Santi appartengono al terzo grado, quoad modum, quando cioè la guarigione di una malattia, che la medicina avrebbe potuto conseguire solo dopo un lungo periodo, avviene istantaneamente....
   Madre Teresa santa, il via libera del Papa

Vedi anche: 
   Un Giubileo della misericordia con il volto della santa Madre Teresa di Calcutta: un grande dono di Papa Francesco


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Inno al Dio Inedito e Rovesciato di Don Aldo Antonelli


Inno al Dio Inedito e Rovesciato
di Don Aldo Antonelli

Dall'alto dei miei sogni, frustati ma non frustrati, vedo un mondo alla deriva. 
Gente assetata di amore e popoli in guerra:
Dittature di piombo e democrazie di plastica;
Quattro miliardi di tonnellate di rifiuti che ogni anno si accatastano su se stessi;
1.400 miliardi di dollari spesi per commercio di armi mentre
795 milioni di persone soffrono la fame;
7.000 tonnellate di oppiacei e
3 milioni di bambini che muoiono di fame ogni anno;
250 milioni di emigranti nel mondo alla dannata ricerca di un luogo in cui poter vivere.
È una umanità che a forza di produrre armi, droghe e rifiuti è diventata rifiuto essa stessa!
In questa vigilia di Natale il cuore mi si riempie di triste gioia e di nostalgica tenerezza, mentre dal profondo dell'anima sgorga, discreto e silenzioso, quest'inno di amore che dedico a tutti i lettori e lettrici di Huffington post.
A tutti, credenti e non!

Sono innamorato
di questo Dio rovesciato
che non abita i palazzi del potere, 
per il quale non c'è posto negli alberghi dei satolli 
e che i sacerdoti del tempio non conoscono e non riconoscono:
Dio laico.
...
(fonte: L'HUFFINGTON POST)


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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 5/2015-2016 (C) di Santino Coppolino



'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 2,41-52

Come le fasce e la mangiatoia (2,6-7) fanno riferimento alla sindone e al sepolcro (24,53), così il pellegrinaggio della Santa Famiglia a Gerusalemme fa riferimento all'ultima salita che Gesù compirà 
nella Città Santa dove consegnerà la sua vita. La pagina del Vangelo anticipa la sua "Aliyà di Pasqua", la salita pasquale, indicando così il disegno totale del suo futuro, rivelandoci la pazzia del suo amore per l'uomo, amore che lo condurrà all'estremo sacrificio che ci dona la salvezza. I tre giorni in cui Gesù si smarrisce e viene ritrovato nel tempio, sono il preludio dei tre giorni trascorsi nel sepolcro e della sua resurrezione. Il figlio smarrito, ritrovato dopo tre giorni nel Santuario - luogo dove risplende la Gloria di Dio - che interroga i sapienti del tempio è "l'icona del Crocifisso Risorto che interroga ed ammaestra i discepoli aprendo loro l'intelligenza della scritture (cfr24,44)" (S. Fausti). 
Dopo il suo ritrovamento tornerà a Nazareth, il luogo della vita di tutti i giorni rimanendovi per trenta anni - una vita - figura di ogni vita nella sua quotidianità, nel più assoluto nascondimento. E' il mistero di un'esistenza vissuta nella normalità di tutti i giorni, il mistero della assunzione totale da parte di Dio della nostra quotidianità in ogni nostra situazione concreta.
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Beata la famiglia...


Beata la famiglia il cui Dio è il Signore,
e che cammina alla Sua presenza.

Beata la famiglia fondata sull'amore
e che dall'amore fa scaturire atteggiamenti,
parole, gesti e decisioni.

Beata la famiglia aperta alla vita
che accoglie i figli come un dono,
che valorizza la presenza degli anziani,
ed è sensibile ai poveri e ai sofferenti.

Beata la famiglia che prega insieme 
per lodare il Signore,
per affidargli preoccupazioni e speranze.

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Beata la famiglia in cui vivere è gioia,
allontanarsi è nostalgia, tornare è festa.

   video


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S.TERESA D’AVILA Diventare liberi nello spirito: il “Cammino di Perfezione” , Egidio Palumbo - VIDEO


S.TERESA D’AVILA

Diventare liberi nello spirito:
il “Cammino di Perfezione” 
(Egidio Palumbo)
18.11.2015 - incontro inserito nell'ambito degli incontri
I MERCOLEDÌ' DELLA SPIRITUALITÀ 2015
S. TERESA D’AVILA DONNA IN CAMMINO CON DIO
Nel V Centenario della nascita (1515-2015)
promossi dalla Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

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Crescere in umanità
Prima di trattare dell’interiorità/orazione (C 4,3), cioè dell’incontro con Dio come relazione di profonda comunione interpersonale e amicale con Lui, Teresa sente l’esigenza di riflettere su tre valori essenziali e necessari che costituiscono il contesto umano e di fede più adeguato per vivere un’autentica esperienza di Dio: l’amore fraterno o di sororità vicendevole (C 4,5-7,11), il sano distacco da ogni persona e da ogni cosa (C 8,1-11,5) e l’umiltà (C 12,1-17,4). Si tratta di un cammino di crescita nella libertà dello spirito: liberarsi da tutte le varie forme di dipendenza e di infantilismo, per crescere come persone libere e audaci, capaci di essere se stesse, di mettere in gioco la propria esistenza e di prendere decisioni coraggiose.
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   video

Guarda anche il video degli incontri precedenti:

  • S.TERESA D’AVILA In Dio conosciamo noi stessi: il “Castello Interiore” - seconda parte - (VIDEO)
  • S.TERESA D’AVILA In Dio conosciamo noi stessi: il “Castello Interiore” - prima parte - (VIDEO)
  • S. Teresa d'Avila- "Teresa e le sue sorelle: una comunità in cammino con Dio" di Egidio Palumbo (VIDEO)
  • "Nella compagnia di un Dio Amico: itinerario biografico" di Aurelio Antista (VIDEO)



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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Roma: Papa Francesco ha aperto la “Porta Santa della Carità” non in una Cattedrale, ma nell’Ostello diocesano della Caritas (foto, testo e video)


Ad un passo dalla stazione centrale di Roma Termini ed in mezzo alle ‘periferie’ esistenziali, anche se nel centro di Roma: oggi Papa Francesco ha aperto la Porta Santa del Giubileo presso l’Ostello diocesano della Caritas, in Via Marsala, dove migliaia di fratelli in difficoltà ogni giorno bussano, proprio perchè quella porta si possa aprire.
La Porta Santa di via Marsala è il rito inaugurale della sequenza di segni di misericordia caritatevole che Francesco compirà una volta al mese, per tutto l’Anno Santo. Appuntamenti che il Vaticano definisce “privati” e che in futuro potrebbero anche avvenire lontano dai riflettori. Stavolta, però, attorno all’ostello intitolato a don Luigi Di Liegro, storico punto di riferimento della Caritas romana, c’è grande fermento.

... Alle 16.25, con cinque minuti di anticipo rispetto al programma, il Papa ha aperto la “Porta Santa della Carità” presso l’Ostello “Don Luigi Di Liegro” e la Mensa “Giovanni Paolo II” alla Stazione Termini, dove ad attenderlo ha trovato gli ospiti dei centri Caritas.
Francesco ha varcato la prima Porta Santa, nella storia di un Giubileo, che non è di una Cattedrale passando sotto il mosaico realizzato dal gesuita padre Marko Ivan Rupnik e raffigurante l’icona del Giubileo.  
La liturgia ha avuto inizio nel piazzale antistante i due centri della Caritas diocesana in Via Marsala, nel quale si erano accalcate centinaia di persone già dal primo pomeriggio. In processione con il Papa, quattro ospiti dell’Ostello che hanno portato la Croce, il Messale e i candelieri. Dietro il Papa monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, e tre sacerdoti collaboratori dell’organismo: don Giorgio Gabrielli, don Danilo Priori, don Donato Palminteri. Per espressa volontà di Papa Francesco, nel primo “gesto simbolico” del Giubileo della Misericordia, che ha carattere di visita privata, partecipano alla Messa esclusivamente gli ospiti delle strutture di accoglienza – in rappresentanza di tutti i centri di accoglienza della Caritas diocesana – accompagnati da alcuni volontari e operatori: circa 200 in tutto, ai quali si sommano nel piazzale esterno altre 500 persone, tra volontari e animatori Caritas. Papa Francesco ha chiesto un incontro privato e personale con gli ospiti della Caritas diocesana di Roma, che saluterà al termine della Messa.
“Lo avete fatto a me” è la frase del Vangelo di Matteo che campeggia dentro la Mensa “San Giovanni Paolo II” nel lato di uscita, alle spalle dellaPorta Santa della Carità. 

Dopo Papa Francesco migliaia di pellegrini per tutto l’Anno Santo passeranno la porta per lucrare l’indulgenza giubilare facendo un servizio di volontariato. ...

   «La strada della salvezza è nell'umiltà»

Omelia

Dio viene a salvarci, e non trova miglior maniera per farlo che camminare con noi, fare la vita nostra. E nel momento di scegliere il modo, come fare la sua vita, Lui non sceglie una grande città di un grande impero, non sceglie una principessa, una contessa per madre, una persona importante, non sceglie un palazzo di lusso. Sembra che tutto sia stato fatto intenzionalmente quasi di nascosto. Maria era una ragazzina di 16/17 anni, non di più, in un villaggio sperduto nelle periferie dell’impero romano; e nessuno conosceva quel villaggio, sicuramente. Giuseppe era un ragazzo che l’amava e voleva sposarla, un falegname che guadagnava il pane di ogni giorno. Tutto in semplicità, tutto nel nascondimento. E anche il ripudio… - perché erano fidanzati, e in un villaggio così piccolo, voi sapete come sono le chiacchiere, vanno in giro -; e Giuseppe se ne accorse che lei era incinta, ma lui era giusto. Tutto di nascosto, malgrado la calunnia e le chiacchiere. E l’Angelo spiega a Giuseppe il mistero: “Quel figlio che la tua fidanzata porta in sé è opera di Dio, è opera dello Spirito Santo”. “Quando Giuseppe si destò dal sonno fece quello che aveva ordinato l’Angelo del Signore”, e andò da lei e la prese in sposa (cfr Mt 1,18-25). Ma tutto di nascosto, tutto umile. Le grandi città del mondo non sapevano nulla. E così è Dio fra noi. Se tu vuoi trovare Dio, cercalo nell’umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, nei carcerati.

E Gesù, quando ci predica la vita, ci dice come sarà il giudizio nostro. Non dirà: Tu, vieni con me perché hai fatto tante belle offerte alla Chiesa, tu sei un benefattore della Chiesa, vieni, vieni in Cielo. No. L’entrata in Cielo non si paga con i soldi. Non dirà: Tu sei molto importante, hai studiato tanto e hai avuto tante onorificenze, vieni in Cielo. No. Le onorificenze non aprono la porta del Cielo. Cosa ci dirà Gesù per aprirci la porta del Cielo? “Ero affamato e mi hai dato da mangiare; ero senzatetto e mi hai dato una casa; ero ammalato e sei venuto a trovarmi; ero in carcere e sei venuto a trovarmi” (cfr Mt 25,35-36). Gesù è nell’umiltà.

L’amore di Gesù è grande. Per questo oggi, nell’aprire questa Porta Santa, io vorrei che lo Spirito Santo aprisse il cuore di tutti i romani, e facesse loro vedere qual è la strada della salvezza! Non è il lusso, non è la strada delle grandi ricchezze, non è la strada del potere. E’ la strada dell’umiltà. E i più poveri, gli ammalati, i carcerati - Gesù dice di più - i più peccatori, se si pentono, ci precederanno nel Cielo. Loro hanno la chiave. Colui che fa la carità è colui che si lascia abbracciare dalla misericordia del Signore.

Noi oggi apriamo questa Porta e chiediamo due cose. Primo, che il Signore apra la porta del nostro cuore, a tutti. Tutti ne abbiamo bisogno, tutti siamo peccatori, tutti abbiamo bisogno di sentire la Parola del Signore e che la Parola del Signore venga.Secondo, che il Signore faccia capire che la strada della presunzione, la strada delle ricchezze, la strada della vanità, la strada dell’orgoglio, non sono strade di salvezza. Che il Signore ci faccia capire che la sua carezza di Padre, la sua misericordia, il suo perdono, è quando noi ci avviciniamo a quelli che soffrono, quelli scartati nella società: lì è Gesù. Questa Porta, che è la Porta della Carità, la Porta dove sono assistiti tanti, tanti scartati, ci faccia capire che sarebbe bello che anche ognuno di noi, ognuno dei romani, di tutti i romani, si sentisse scartato, e sentisse il bisogno dell’aiuto di Dio. Oggi noi preghiamo per Roma, per tutti gli abitanti di Roma, per tutti, incominciando da me, perché il Signore ci dia la grazia di sentirci scartati; perché noi non abbiamo alcun merito: soltanto Lui ci dà la misericordia e la grazia. E per avvicinarci a quella grazia dobbiamo avvicinarci agli scartati, ai poveri, a quelli che hanno più bisogno, perché su questo avvicinarsi tutti noi saremo giudicati. Che il Signore oggi, aprendo questa porta, dia questa grazia a tutta Roma, ad ogni abitante di Roma, per poter andare avanti in quell’abbraccio della misericordia, dove il padre prende il figlio ferito, ma il ferito è il padre: Dio è ferito d’amore, e per questo è capace di salvarci tutti. Che il Signore ci dia questa grazia.

Parole pronunciate dal Santo Padre al termine della Santa Messa:

E’ vicino il Natale, è vicino il Signore. E il Signore quando è nato era lì, in quella mangiatoia, nessuno se ne accorgeva che era Dio. In questo Natale io vorrei che il Signore nascesse nel cuore di ognuno di noi, nascosto… così che nessuno se ne accorga, ma che il Signore ci sia. Vi auguro questo, questa felicità della vicinanza del Signore.

Voi pregate per me e io prego per voi. Grazie.

   video


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Le nascite di Gesù e di Maometto dopo 457 anni celebrate nella stessa data... e piccoli gesti segni di rispetto reciproco


Non accadeva da 457 anni che la celebrazione della nascita di Gesù coincidesse con quella del profeta Maometto. Quest’anno, infatti, il Mawlid al-Nabī verrà ricordato la sera del 24 dicembre nella totalità del mondo arabo. In precedenza, la coincidenza si era verificata nel 1558, mentre nel 1852 il Mawlid coincise con il 25 dicembre. A spiegarlo, in un articolo diffuso sul sito web della Conferenza episcopale francese e citato da L’Osservatore Romano, è padre Vincent Feroldi, direttore del Servizio nazionale per le relazioni con i musulmani.

La gioia comune di cristiani e musulmani
La notizia ha suscitato vasta eco in Francia e non solo...

Un segno di Dio in questi tempi difficili
“Comunità cristiane e musulmane — scrive ancora padre Feroldi — avranno il cuore in festa. Renderanno grazie a Dio, ciascuna nella propria tradizione, per questa buona novella che è la nascita di Gesù o di Maometto, nascite che saranno fonte di incontro tra uomini e donne credenti e Colui che è fonte di vita, fonte della vita”. “In tale unità di data rarissima – aggiunge padre Vincent - molti vogliono vedervi un segno di Dio, in questi tempi difficili in cui la pace annunciata dagli angeli, la notte di Natale, è maltrattata dalla follia degli uomini”.

Festeggiare ciò che unisce senza ignorare ciò che differenzia
Il messaggio lanciato, dunque, dal direttore dell’organismo episcopale è di “festeggiare ciò che ci unisce senza ignorare ciò che ci differenzia”, perché “non si tratta di incorrere in un banale sincretismo, comparando Gesù e Maometto”, ma “questa simultaneità di feste è una bellissima opportunità di incontro e di scambio”, ...

Rispetto e riconoscimento reciproci tra le due religioni
L’invito dunque è ad “accoglierci vicendevolmente tra cristiani e musulmani, in questo periodo di Natale, esprimendo “il rispetto ed il riconoscimento reciproci delle due tradizioni religiose”, e dando così “un grande segnale del vivere insieme in quest’epoca in cui, in nome della religione e di Dio, alcuni predicano odio o commettono attentati”. Nel 2015 — conclude padre Feroldi — “Gesù il Salvatore è più che mai segno, grazia e misericordia per tutti gli uomini. È il principe della pace
(Fonte: RADIO VATICANA)

... Kamel Layachi, il rappresentante delle comunità islamiche del Veneto, dice "il presepe non ci dà fastidio" e lo fa nelle ore in cui gira per il mondo la notizia dei musulmani che, in Kenya, salvano la vita ai cristiani quando al- Shaabab assalta il bus nel quale si trovavano gli uni e gli altri.

I musulmani del pullman in Africa hanno detto ai fanatici affiliati ad Al-Qaeda "ammazzateci tutti musulmani e cristiani, oppure lasciateli andare". E prima, quando dentro l'autobus si erano accorti di ciò che stava per accadere, si erano scambiati i vestiti gli uni con gli altri per confondere i carnefici. Scambiarsi i vestiti per scambiarsi la pelle, per proteggersi la vita. "O tutti o nessuno", hanno detto. Prima della professione in un credo religioso è una bella professione di fede nella vita, di quella vita che viene prima di ogni credo religioso. Infatti, a ben pensarci, cosa avevano in comune i salvatori musulamani con le vittime predestinate cristiane? La vita. Stessa patria, stesso pullman, stesso viaggio. Forse stesso luogo di lavoro, stessa guerra, stessa fatica di vivere. Stesso biglietto, stesso diritto di vivere. O tutti o nessuno. Musulmani che non si sentivano "altro" - diversi - rispetto ai cristiani. Bella professione di fede.

Tutto ciò che è profondamente umano non può offendere, turbare, né un cristiano né un musulmano. Non erge muri ma è profondo e fondo come le fondamenta di un ponte. Gettare le basi per costruire. Con piccoli gesti, piccoli come un tenace filo d'erba. Piccoli come una frase di auguri. Così dice il figlio di Layachi: "fare gli auguri è un gesto di rispetto". E questo piccolo rispetto espresso in un piccolo augurio, si conquista la prima pagina della nostra coscienza.

   Se nell'anno del Bataclan e di Charlie Hebdo, Natale musulmano e cristiano coincidono

Piccoli gesti...

La comunità musulmana di Taranto ha donato all'arcivescovo Filippo Santoro una statuetta di Gesù Bambino in segno di rispetto per il Natale. La consegna è avvenuta a margine dell'apertura della Porta Santa nella Basilica di San Martino a Martina Franca.
Hanno partecipato i richiedenti asilo dello Sprar di Martina Franca, insieme ad Hassen Chiha, esponente della comunità musulmana di Taranto e tra i fondatori dell'associazione Umat (Unione dei musulmani amici di Taranto). (fonte: ANSA)

Comunicato stampa dalla pagina fb del Centro Islamico Crema



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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


Il viaggio di un gruppo di cristiani è stato brutalmente interrotto lunedì scorso da un assalto armato ad opera di terroristi appartenenti a Al Shabaab, che in questa zona dell' Africa mettono giornalmente a repentaglio la vita della popolazione locale.
Nell'ennesimo attacco alla comunità cristiana, però, questa volta i terroristi hanno dovuto fare i conti con altri musulmani. Durante la sparatoria, alcuni musulmani si sono improvvisati "scudi umani" per il gruppo di cristiani, che così ha potuto mettersi in salvo.

  Ostaggi cristiani salvati dai musulmani: "Non ci separiamo: liberateci o ammazzateci tutti"


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Un esempio di Chiesa che serve...
L'Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice al carcere Pagliarelli dopo aver celebrato l’Eucaristia ha indossato un grembiule e servito ai tavoli le detenute...

  L’ARCIVESCOVO SERVE AI TAVOLI LE DETENUTE DEL CARCERE DI PAGLIARELLI


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 FRANCESCO
 

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19/12/2015:

  La misericordia è la via che...


24/12/2015:

  Dio è innamorato di noi...


25/12/2015:

  Quando hai Cristo come amico...


26/12/2015:

  Preghiamo per i cristiani che...


29/12/2015:

  La misericordia di Dio sarà...


30/12/2015:

  Nessuno può porre un limite...



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Papa Francesco: 20 dicembre 2015 Angelus (testo e video)



 20 dicembre 2015 


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa domenica di Avvento pone in evidenza la figura di Maria. La vediamo quando, subito dopo aver concepito nella fede il Figlio di Dio, affronta il lungo viaggio da Nazaret di Galilea ai monti di Giudea per andare a visitare e aiutare Elisabetta. L’angelo Gabriele le aveva rivelato che la sua anziana parente, che non aveva figli, era al sesto mese di gravidanza (cfr Lc1,26.36). Per questo la Madonna, che porta in sé un dono e un mistero ancora più grande, va a trovare Elisabetta e rimane da lei tre mesi. Nell’incontro tra le due donne – immaginatevi: una anziana e l’altra giovane, è la giovane, Maria, che per prima saluta. Il Vangelo dice così: «Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta» (Lc 1,40). E, dopo quel saluto, Elisabetta si sente avvolta da grande stupore – non dimenticatevi questa parola: stupore. Lo stupore. Elisabetta si sente avvolta da grande stupore che risuona nelle sue parole: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» (v. 43). E si abbracciano, si baciano, gioiose, queste due donne: l’anziana e la giovane, ambedue incinte.

Per celebrare in modo proficuo il Natale, siamo chiamati a soffermarci sui “luoghi” dello stupore. E quali sono questi luoghi dello stupore nella vita quotidiana? Sono tre. Il primo luogo è l’altro, nel quale riconoscere un fratello, perché da quando è accaduto il Natale di Gesù, ogni volto porta impresse le sembianze del Figlio di Dio. Soprattutto quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, prima di tutto, si è lasciato avvicinare.

Un altro luogo dello stupore - il secondo - in cui, se guardiamo con fede, proviamo proprio lo stupore è la storia. Tante volte crediamo di vederla per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede, per esempio, quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che “scombina le carte”: Gli piace farlo! Come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote (cfr Lc 1,52-53). Questo è il secondo stupore, lo stupore della storia.

Un terzo luogo dello stupore è la Chiesa: guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, che lo è; ma sentirla come una Madre che, pur tra macchie e rughe – ne abbiamo tante! – lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore. Una Chiesa che sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia. Una Chiesa per la quale il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente: quelli che fanno questo, sbagliano; ma sempre Colui che le viene incontro e che essa sa attendere con fiducia e gioia, dando voce alla speranza del mondo. La Chiesa che chiama il Signore: “Vieni, Signore Gesù!”. La Chiesa madre che sempre ha le porte spalancate e le braccia aperte per accogliere tutti. Anzi, la Chiesa madre che esce dalle proprie porte per cercare con sorriso di madre tutti i lontani e portarli alla misericordia di Dio. Questo è lo stupore del Natale!

A Natale Dio ci dona tutto Se stesso donando il suo Figlio, l’Unico, che è tutta la sua gioia. E solo con il cuore di Maria, l’umile e povera figlia di Sion, diventata Madre del Figlio dell’Altissimo, è possibile esultare e rallegrarsi per il grande dono di Dio e per la sua imprevedibile sorpresa. Ci aiuti Lei a percepire lo stupore - questi tre stupori l’altro, la storia e la Chiesa - per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza. L’incontro con Gesù farà sentire anche a noi questo grande stupore. Ma non possiamo avere questo stupore, non possiamo incontrare Gesù se non lo incontriamo negli altri, nella storia e nella Chiesa.

Dopo l'Angelus:

APPELLO

Cari fratelli e sorelle,

anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. Incoraggio tutti a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace. Parimenti penso alla vicina Libia, dove il recente impegno assunto tra le Parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro.

Desidero anche sostenere l’impegno di collaborazione cui sono chiamati il Costa Rica ed il Nicaragua. Auspico che un rinnovato spirito di fraternità rafforzi ulteriormente il dialogo e la cooperazione reciproca, come anche tra tutti i Paesi della Regione.

Il mio pensiero va in questo momento alle care popolazioni dell’India, colpite recentemente da una grave alluvione. Preghiamo per questi fratelli e sorelle, che soffrono a causa di tale calamità, e affidiamo le anime dei defunti alla misericordia di Dio. Preghiamo per tutti questi fratelli dell’India un’Ave Maria alla Madonna.

Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini provenienti da vari Paesi per partecipare a questo incontro di preghiera. Oggi il primo saluto è riservato ai bambini di Roma. Ma questi bambini sanno fare rumore! Sono venuti per la tradizionale benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dal Centro Oratori Romani. Cari bambini, sentite bene: quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale!
 ...

Auguro a tutti voi una buona domenica e un Natale di speranza e pieno dello stupore, dello stupore che ci dà Gesù, pieno di amore e di pace. Non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  testo integrale

  video


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Papa Francesco, che “delusione”! di Alberto Maggi



Papa Francesco, che “delusione”!
di Alberto Maggi

All’inizio era solo una discreta mormorazione, poi è diventata mugugno sempre più crescente, e ora, senza più remore, aperto dissenso nei confronti del Papa venuto dalla fine del mondo (e sono tanti che ce lo vorrebbero ricacciare). Papa Francesco in poco tempo è riuscito a deludere tutti. E la delusione si trasforma in unrisentimento dapprima covato e ora platealmente manifesto.

Sono delusi molti dei cardinali, che pure lo hanno eletto. ...

Sono delusi i vescovi in carriera, ...

È deluso gran parte del clero. ...

Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato. ...

Sono entusiasti di lui i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo.

L’AUTORE – Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ...
(fonte: IL LIBRAIO)



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Papa Francesco: Omelia notte di Natale - messaggio e benedizione urbi et orbi - Angelus Santo Stefano (foto, testi e video)



 Messa della notte di Natale
 24 dicembre 2015 

Preceduta dall’antico canto della Kalenda, che annuncia il Natale, la celebrazione della Messa della notte, presieduta da Papa Francesco nella Basilica Vaticana, ha visto la preghiera dei fedeli anche in arabo e cinese, lingua in cui si è pregato per “i poveri e gli ultimi della terra”.

Omelia
In questa notte risplende una «grande luce» (Is 9,1); su tutti noi rifulge la luce della nascita di Gesù. Quanto sono vere e attuali le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (9,2)! Il nostro cuore era già colmo di gioia per l’attesa di questo momento; ora, però, quel sentimento viene moltiplicato e sovrabbonda, perché la promessa si è compiuta, finalmente si è realizzata. Gioia e letizia ci assicurano che il messaggio contenuto nel mistero di questa notte viene veramente da Dio. Non c’è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità.Non c’è spazio per l’indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perché ha paura di perdere qualcosa. Viene scacciata ogni tristezza, perché il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore.

Oggi il Figlio di Dio è nato: tutto cambia.
...

In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l’essenziale. In un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio. Dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera.

Come per i pastori di Betlemme, possano anche i nostri occhi riempirsi di stupore e meraviglia, contemplando nel Bambino Gesù il Figlio di Dio. E, davanti a Lui, sgorghi dai nostri cuori l’invocazione: «Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza» (Sal 85,8).

  video dell'omelia

  video integrale

 Messaggio e benedizione Urbi et Orbe
 25 dicembre 2015 

Messaggio natalizio di Papa Francesco, pronunciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, prima della benedizione Urbi et Orbi.

Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

Cristo è nato per noi, esultiamo nel giorno della nostra salvezza!

Apriamo i nostri cuori a ricevere la grazia di questo giorno, che è Lui stesso: Gesù è il “giorno” luminoso che è sorto all’orizzonte dell’umanità. Giorno di misericordia, nel quale Dio Padre ha rivelato all’umanità la sua immensa tenerezza. Giorno di luceche disperde le tenebre della paura e dell’angoscia. Giorno di pace, in cui diventa possibile incontrarsi, dialogare, e soprattutto riconciliarsi. Giorno di gioia: una «gioia grande» per i piccoli e gli umili, e per tutto il popolo (cfr Lc 2,10).

In questo giorno, dalla Vergine Maria, è nato Gesù, il Salvatore. Il presepe ci fa vedere il «segno» che Dio ci ha dato: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). Come i pastori di Betlemme, anche noi andiamo a vederequesto segno, questo avvenimento che ogni anno si rinnova nella Chiesa. Il Natale è un avvenimento che si rinnova in ogni famiglia, in ogni parrocchia, in ogni comunità che accoglie l’amore di Dio incarnato in Gesù Cristo. Come Maria, la Chiesa mostra a tutti il «segno» di Dio: il Bambino che Lei ha portato in grembo e ha dato alla luce, ma che è Figlio dell’Altissimo, perché «viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Per questo Lui è il Salvatore, perché è l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29). Insieme ai pastori, prostriamoci davanti all’Agnello,adoriamo la Bontà di Dio fatta carne, e lasciamo che lacrime di pentimento riempiano i nostri occhi e lavino il nostro cuore. Tutti ne abbiamo bisogno!

Solo Lui, solo Lui ci può salvare. Solo la Misericordia di Dio può liberare l’umanità da tante forme di male, a volte mostruose, che l’egoismo genera in essa. La grazia di Dio può convertire i cuori e aprire vie di uscita da situazioni umanamente insolubili.

Dove nasce Dio, nasce la speranza: Lui porta la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace.
...

Ai nostri fratelli, perseguitati in tante parti del mondo a causa della fede, il Bambino Gesù doni consolazione e forza. Sono i nostri martiri di oggi.

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Dove nasce Dio, nasce la speranza; e dove nasce la speranza, le persone ritrovano la dignità.
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Dove nasce Dio, fiorisce la misericordia. Essa è il dono più prezioso che Dio ci fa, particolarmente in questo anno giubilare, in cui siamo chiamati a scoprire la tenerezza che il nostro Padre celeste ha nei confronti di ciascuno di noi. Il Signore doni particolarmente ai carcerati di sperimentare il suo amore misericordioso che sana le ferite e vince il male.

E così oggi insieme esultiamo nel giorno della nostra salvezza. Contemplando il presepe, fissiamo lo sguardo sulle braccia aperte di Gesù che ci mostrano l’abbraccio misericordioso di Dio, mentre ascoltiamo il vagito del Bambino che ci sussurra: «Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su te sia pace!”» (Sal 121 [122],8).

Augurio natalizio dopo il Messaggio Urbi et Orbi

A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa Piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio augurio più cordiale.

E’ il Natale dell’Anno Santo della Misericordia, perciò auguro a tutti di poter accogliere nella propria vita la misericordia di Dio, che Gesù Cristo ci ha donato, per essere misericordiosi con i nostri fratelli. Così faremo crescere la pace!

Buon Natale!

  video

 Angelus
 26 dicembre 2015 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Celebriamo oggi la Festa di santo Stefano. Il ricordo del primo martire segue immediatamente la solennità del Natale. Ieri abbiamo contemplato l’amore misericordioso di Dio, che si è fatto carne per noi; oggi vediamo la risposta coerente del discepolo di Gesù, che dà la vita. Ieri è nato in terra il Salvatore; oggi nasce al cielo il suo testimone fedele. Ieri come oggi, compaiono le tenebre del rifiuto della vita, ma brilla ancora più forte la luce dell’amore, che vince l’odio e inaugura un mondo nuovo.

C’è un aspetto particolare, nell’odierno racconto degli Atti degli Apostoli, che avvicina santo Stefano al Signore. È il suo perdono prima di morire lapidato. Inchiodato sulla croce, Gesù aveva detto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc23,34); in modo simile Stefano «piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”» (At 7,60). Stefano è dunque martire, che significa testimone, perché fa come Gesù; è infatti vero testimone chi si comporta come Lui: chi prega, chi ama, chi dona, ma soprattutto chi perdona, perché il perdono, come dice la parola stessa, è l’espressione più alta del dono.

Ma – ci potremmo chiedere – a che cosa serve perdonare?
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Non dobbiamo mai stancarci di chiedere il perdono divino, perché solo quando siamo perdonati, quando ci sentiamo perdonati, impariamo a perdonare.

Perdonare, però, non è cosa facile, è sempre molto difficile. Come possiamo imitare Gesù? Da dove incominciare per scusare i piccoli o grandi torti che subiamo ogni giorno? Anzitutto dalla preghiera, come ha fatto Stefano. Si comincia dal proprio cuore: possiamo affrontare con la preghiera il risentimento che proviamo, affidando chi ci ha fatto del male alla misericordia di Dio: “Signore, ti chiedo per lui, ti chiedo per lei”. Poi si scopre che questa lotta interiore per perdonare purifica dal male e che la preghiera e l’amore ci liberano dalle catene interiori del rancore. E’ tanto brutto vivere nel rancore! Ogni giorno abbiamo l’occasione per allenarci a perdonare, per vivere questo gesto tanto alto che avvicina l’uomo a Dio. Come il nostro Padre celeste, diventiamo anche noi misericordiosi, perché attraverso il perdono vinciamo il male con il bene, trasformiamo l’odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo.

La Vergine Maria, cui affidiamo coloro – e sono purtroppo tantissimi – che come santo Stefano subiscono persecuzioni in nome della fede, i nostri tanti martiri di oggi, orienti la nostra preghiera a ricevere e donare il perdono. Ricevere e donare il perdono.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

saluto tutti voi pellegrini, provenienti dall’Italia e da vari Paesi. Rinnovo a tutti voi l’augurio che la contemplazione del Bambino Gesù, con accanto Maria e Giuseppe, possa suscitare un atteggiamento di misericordia e di amore vicendevole nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali e religiose, nei movimenti e nelle associazioni, in tutti i fedeli e nelle persone di buona volontà.

In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da Roma e da altre parti. Non mi è possibile rispondere a ciascuno. Pertanto, esprimo oggi a voi e a tutti il mio vivo ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera.

Buona festa di Santo Stefano e per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  video


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Papa Francesco 27/12/2015: Omelia e Angelus (testi e video)



Messa per le famiglie

Alle ore 10 di ieri (domenica 27 dicembre 2015), Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, il Santo Padre Francesco celebra la Santa Messa nella Basilica Vaticana. Nel corso della Celebrazione Eucaristica con le famiglie romane e i pellegrini convenuti in occasione del Giubileo delle Famiglie, dopo la proclamazione del Santo Vangelo il Papa pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito
Le Letture bibliche che abbiamo ascoltato ci hanno presentato l’immagine di due famiglie che compiono il loro pellegrinaggio verso la casa di Dio. Elkana e Anna portano il figlio Samuele al tempio di Silo e lo consacrano al Signore (cfr 1 Sam 1,20-22.24-28). Alla stessa stregua, Giuseppe e Maria, per la festa di pasqua, si fanno pellegrini a Gerusalemme insieme con Gesù (cfr Lc 2,41-52).

Spesso abbiamo sotto gli occhi i pellegrini che si recano ai santuari e ai luoghi cari della pietà popolare. In questi giorni, tanti si sono messi in cammino per raggiungere la Porta Santa aperta in tutte le cattedrali del mondo e anche in tanti santuari. Ma la cosa più bella posta oggi in risalto dalla Parola di Dio è che tutta la famiglia compie il pellegrinaggio. Papà, mamma e figli, insieme, si recano alla casa del Signore per santificare la festa con la preghiera. E’ un insegnamento importante che viene offerto anche alle nostre famiglie. Anzi, possiamo dire che la vita della famiglia è un insieme di piccoli e grandi pellegrinaggi.

Ad esempio, quanto ci fa bene pensare che Maria e Giuseppe hanno insegnato a Gesù a recitare le preghiere! E questo è un pellegrinaggio, il pellegrinaggio dell’educazione alla preghiera.

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Come è importante per la famiglia ritrovarsi anche in un breve momento di preghiera prima di prendere insieme i pasti, per ringraziare il Signore di questi doni, e per imparare a condividere quanto si è ricevuto con chi è maggiormente nel bisogno. Sono tutti piccoli gesti, che tuttavia esprimono il grande ruolo formativo che la famiglia possiede nel pellegrinaggio di tutti i giorni.

Al termine di quel pellegrinaggio, Gesù tornò a Nazareth ed era sottomesso ai suoi genitori (cfr Lc 2,51). Anche questa immagine contiene un bell’insegnamento per le nostre famiglie. Il pellegrinaggio, infatti, non finisce quando si è raggiunta la meta del santuario, ma quando si torna a casa e si riprende la vita di tutti i giorni, mettendo in atto i frutti spirituali dell’esperienza vissuta.
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Nell’Anno della Misericordia, ogni famiglia cristiana possa diventare luogo privilegiato di questo pellegrinaggio in cui si sperimenta la gioia del perdono. Il perdono è l’essenza dell’amore che sa comprendere lo sbaglio e porvi rimedio. Poveri noi se Dio non ci perdonasse! E’ all’interno della famiglia che ci si educa al perdono, perché si ha la certezza di essere capiti e sostenuti nonostante gli sbagli che si possono compiere.

Non perdiamo la fiducia nella famiglia! E’ bello aprire sempre il cuore gli uni agli altri, senza nascondere nulla. Dove c’è amore, lì c’è anche comprensione e perdono. Affido a tutte voi, care famiglie, questo pellegrinaggio domestico di tutti i giorni, questa missione così importante, di cui il mondo e la Chiesa hanno più che mai bisogno.

  video dell'omelia

  video integrale
Angelus

All'apparire di Papa Francesco alla finestra dalla piazza si innalza il canto natalizio di un coro di bambini che il Santo Padre ascolta compiaciuto.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Come cantano bene questi ragazzi. Bravi!

Nel clima di gioia che è proprio del Natale, celebriamo in questa domenica la festa della Santa Famiglia. Ripenso al grande incontro di Filadelfia, nel settembre scorso; alle tante famiglie incontrate nei viaggi apostolici; e a quelle di tutto il mondo. Vorrei salutarle tutte con affetto e riconoscenza, specialmente in questo nostro tempo, nel quale la famiglia è soggetta a incomprensioni e difficoltà di vario genere che la indeboliscono.

Il Vangelo di oggi invita le famiglie a cogliere la luce di speranza proveniente dalla casa di Nazaret, nella quale si è sviluppata nella gioia l’infanzia di Gesù, il quale – dice san Luca – «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (2,52). Il nucleo familiare di Gesù, Maria e Giuseppe è per ogni credente, e specialmente per le famiglie, un’autentica scuola del Vangelo. Qui ammiriamo il compimento del disegno divino di fare della famiglia una speciale comunità di vita e d’amore. Qui apprendiamo che ogni nucleo familiare cristiano è chiamato ad essere “chiesa domestica”, per far risplendere le virtù evangeliche e diventare fermento di bene nella società. I tratti tipici della Santa Famiglia sono: raccoglimento e preghiera, mutua comprensione e rispetto, spirito di sacrificio, lavoro e solidarietà.

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Vorrei soffermarmi soprattutto sulla gioia. La vera gioia che si sperimenta nella famiglia non è qualcosa di casuale e fortuito. E’ una gioia frutto dell’armonia profonda tra le persone, che fa gustare la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base della gioia sempre c’è la presenza di Dio, il suo amore accogliente, misericordioso e paziente verso tutti. Se non si apre la porta della famiglia alla presenza di Dio e al suo amore, la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia, la gioia della vita, la gioia della fede, la comunica spontaneamente, è sale della terra e luce del mondo, è lievito per tutta la società.

Gesù, Maria e Giuseppe benedicano e proteggano tutte le famiglie del mondo, perché in esse regnino la serenità e la gioia, la giustizia e la pace, che Cristo nascendo ha portato come dono all’umanità.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

il mio pensiero va in questo momento ai numerosi migranti cubani che si trovano in difficoltà in Centroamerica, molti dei quali sono vittime del traffico di esseri umani. Invito i Paesi della Regione a rinnovare con generosità tutti gli sforzi necessari per trovare una tempestiva soluzione a questo dramma umanitario.

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A tutti auguro una buona domenica. Vi ringrazio ancora dei vostri auguri e delle vostre preghiere e per favore continuate a pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

  video


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SUGLI OPPOSITORI E I “VATICANISTI” ANTI FRANCESCO


SUGLI OPPOSITORI 
E I “VATICANISTI” ANTI FRANCESCO

Francesco Marini

In passato, non si discutevano nei giornali questioni di principio o dibattiti teologici (tutto difatti era già chiaro e non si potevano neanche immaginare cambiamenti importanti fino a Giovanni XXIII), il discorso religioso era ridotto alle informazioni attorno al Vaticano, soprattutto sui personaggi e curiosità varie.
Con l’evento Concilio l’informazione si è specializzata con tutta una serie di divulgatori/informatori, detti “vaticanisti”, che proponevano al pubblico, in maniera più o meno chiara e convincente, questioni di fondo che venivano dibattute nel Concilio.

Un papa che non parla in codice
Ancora oggi sono i vaticanisti che seguono, informano e divulgano, con grande varietà di posizioni, sui grandi eventi e sulla vita ordinaria della Chiesa. Un’informazione che non è priva di attenzione al pettegolezzo ecclesiastico (correnti, cordate, ‘promozioni’, la scelta di qualche persona…).

Con Papa Francesco però si è avuto un cambiamento inaspettato: egli cerca, e lo dice chiaramente, una riforma della Chiesa, fatta sulla base e con i criteri del Vangelo. Se la chiesa esiste per evangelizzare (Paolo VI), il Vangelo diventa necessariamente il fondamento, il contenuto, l’obiettivo e il criterio di giudizio di tutto nella Chiesa. Ma questa Riforma deve coinvolgere prima di tutto le guide stesse della Chiesa. Deve essere una Riforma “in capite et in membris” (nei suoi capi e in tutto il popolo cristiano). Essa era stata invocata per secoli ma mai intrapresa con decisione e radicalità, come cerca di fare adesso Francesco. Un appello alla ‘conversione’ della gente da sempre risuona nella Chiesa; ma una revisione della struttura e dei comportamenti delle guide della Chiesa (e quindi a partire dall’alto), è un contributo necessario per la credibilità del messaggio del Vangelo nella e fuori della Chiesa.

La difficile opposizione
Ora, è difficile opporsi cristianamente e apertamente al programma del Papa. Perciò l’opposizione alla Riforma da parte di un notevole gruppo di ‘dignitari’ all’interno della chiesa e quindi anche dei vaticanisti che li interpretano e li rafforzano, non è diretta, non attacca le sue linee di fondo. La Riforma viene attaccata presentando piuttosto incertezze, errori nella scelta delle persone, frasi forse infelici del Papa, oppure possibili pericoli per la vita della Chiesa, contraddizione con posizioni ritenute prima indiscutibili, ecc. Del resto, il clima di libertà che il Papa ha introdotto nella Chiesa, rende più facile l’apparire di posizioni apertamente critiche o nascostamente avverse nei suoi stessi confronti. Non che ciò debba essere proibito (finalmente abbiamo superato il pensiero unico nella Chiesa e riacquistato libertà di parola!), ma c’è da domandarsi sulla base di quali criteri si fanno quelle critiche e qual è l’obiettivo che si vuol raggiungere per la Chiesa.

Un esempio chiaro di quanto appena espresso ci viene presentato da Sandro Magister che riporta nel suo blog un articolo (Papa Bergoglio a Firenze, col popolo contro le strutture) del professore Pietro De Marco definito “una critica tagliente” del discorso del Papa al Convegno Ecclesiale di Firenze. Ora, qual è la critica di De Marco a quel discorso? Primo: che il Papa impropriamente fa ricorso al pelagianesimo e allo gnosticismo per combattere alcuni atteggiamenti che egli chiede di superare (ciò è per lui ‘inquietante’) e, secondo, che il Papa si comporta come ‘capoparte’ facendo appello ai fedeli contro i Vescovi.

Ma cosa ha detto il papa a Firenze?
Ma che cosa ha detto il Papa alla Chiesa italiana a Firenze? Egli è stato chiarissimo...

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Il Papa indica il Vangelo ed essi criticano il dito! Perché questi vaticanisti non lo criticano sui temi di fondo? Perché non aiutano tutta la Chiesa a trarre le conseguenze dai principi evangelici che il Papa usa? Perché non spiegano invece quali sono i criteri che fondano le loro riserve e la loro opposizione? Cos’è che realmente li muove?

Una Riforma necessaria
A volte, è vero, vengono portati argomenti che sembrano avere più peso: quello della difesa della Tradizione e del Magistero, quello dell’influenza della Chiesa nella società e quindi della difesa del buon nome della Chiesa stessa, quello della efficienza organizzativa e dell’unità di pensiero e di azione a livello universale…

Ma nessuno di questi criteri è evangelicamente difendibile. Basti ricordare che la Chiesa nel suo cammino millenario, ha avuto posizioni e prassi molto diverse, secondo i tempi e i luoghi e che soprattutto non esiste un Magistero universale univoco ed esemplare. Basti pensare alla richiesta di perdono fatta da Giovanni Paolo II nel 2000 (a suo tempo osteggiata dal Card. Ratzinger), per vedere subito che, per secoli, tutta la Chiesa (Magistero e fedeli), ha insegnato ed agito su punti importanti della fede e della morale, secondo criteri che oggi lo stesso Magistero supremo giudica non cristiani e addirittura a volte non umani.

A mio parere, il vero problema di questa Riforma che giustamente si deve fare è l’interrogativo se il nostro Papa (e poi il suo successore), avrà la lucidità e il coraggio di tirare le conseguenze delle sue stesse denunce e dei principi che egli continuamente richiama. La comunità dei discepoli non ha bisogno dello Stato Pontificio, di ambasciatori, di concordati… Non ha bisogno di una banca… L’unica cosa necessaria è che la comunità mostri la bellezza del vivere secondo il Vangelo e questo sarà il migliore strumento di evangelizzazione. Le polemiche di questi giorni mostrano quanto più semplice e trasparente sarebbe una comunità cristiana con queste riforme che sembrano radicali e sono così semplificatrici!

Tra voi non sia così
E’ stato patetico sentire, per esempio, da alcuni cardinali: se il Papa me lo ordina, vado subito in un appartamento normale. L’autorità del Vangelo, non è sufficiente a fare ciò che dovrebbe essere richiesto dal Papa?
Un altro cardinale ha detto: ho pagato con i miei soldi (300.000 €) i lavori per il mio appartamento. Ma Gesù non aveva detto che la condizione previa per diventare discepoli era quella di vendere i propri beni e darli ai poveri?
E Gesù non aveva detto di guardarsi da coloro che mostravano vesti lunghe e colori svariati e facevano preghiere lunghe… mentre i capi delle nostre comunità non si vergognano di andare in giro vestiti come ‘alieni’, in bianco, rosso, violetto, nero…?
E Gesù non aveva detto: «tra voi non sia così»? E come mai allora questo bisogno di distinguersi, apparire, mostrare la propria autorità, quando, come dice Francesco (o meglio, il Vangelo), il compito dell’autorità è quello di servire?
E non aveva detto Gesù: non chiamate nessuno ‘Maestro’ o ‘Padre’ perché siete tutti fratelli? E come mai allora questa peste di titoli: Santità, Eminenza, Eccellenza, Padre, Reverendo…? Cosa ci perderebbero le nostre guide ad essere chiamate ‘Fratello Papa’, o ‘Fratello Vescovo’…

E in una chiesa sinodale, che bisogno c’è di un corpo di cardinali quando ci sono i capi delle chiese locali che sono per definizione corresponsabili della vita di tutta la Chiesa?
In conclusione: la critica, anche al Papa, è legittima; ma i criteri con i quali si critica dovrebbero essere chiaramente enunciati e difesi, sulla base del Vangelo e non di altro. Se vogliamo restare e divenire la comunità che continua l’opera di Gesù.

  SUGLI OPPOSITORI E I “VATICANISTI” ANTI FRANCESCO



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Come sempre, a fine anno, la Prefettura della Casa Pontificia rende noto il quadro riassuntivo della partecipazione dei fedeli ai vari incontri con il Papa avvenuti in Vaticano nel corso dell’anno: Udienze generali e speciali, Celebrazioni liturgiche, Angelus e Regina Coeli.

 
AVVENIRE:    2015, i numeri di Papa Francesco



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