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"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°4 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 23 al 29 gennaio 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per il 5 febbraio 2016
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27 gennaio: IL GIORNO DELLA MEMORIA
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"... Ricordare per non
dimenticare che la follia umana ci soffia ogni giorno sul collo l'alito
della morte. Ricordare con Moni Ovadia:
"La shoah viene spesso usata, soprattutto lo sterminio degli ebrei, come riconoscimento di un orrore guardando solo a ieri e non a oggi. Non si può andare nel lager di Auschwitz a fare il viso contrito con lo zucchetto, poi tornare a casa propria e discriminare i rom, fare morire sulle coste quattordicimila essere umani che chiamiamo clandestini; abbiamo creato un crimine come quello dei nazisti. Allora ecco che la shoah diventa il luogo della falsa coscienza... L'unico modo per fare della shoah un valore di ammaestramento è combattere contro le ingiustizie di oggi. Ci sono milioni di esseri umani, bambini e bambine, sbranati dalla violenza... A cosa serve tanta retorica sulla shoah se questo non porta ad impegnarci per i diritti, contro i privilegi, per la salvaguardia della sacralità dell'essere umano. Ci sono tanti furfanti che usano la shoah per farsi belli, chi oggi scatena una guerra, di qualsiasi tipo (non ci sono guerre umanitarie, è un ossimoro osceno), chi scatena una guerra oggi è un criminale di guerra... Qualsiasi tipo di contrasto al terrorismo, ad esempio, avrebbe potuto essere fatto in altri cento modi, non con una guerra in cui i terroristi prosperano e i civili vengono fatti a pezzi" Servizio TBS video: Moni Ovadia sulla giornata della memoria Se non si impara dalla storia... 27 gennaio giorno della memoria...Nel Giorno della memoria, ricorrenza internazionale in ricordo delle vittime dell’Olocausto.
Riproponiamo la poesia "Se questo è un uomo" di Primo Levi, poesia che funge da introduzione al romanzo omonimo ed è ispirata all'antica preghiera dello Shemà Israel. Se questo è un uomo... di Primo LeviNei lager nazisti insieme agli
ebrei furono uccisi 500.000 zingari deportati da tutta Europa. Le
barbarie compiute su di loro sono pari a quelle inferte al popolo
ebraico. Proprio nel Giorno della Memoria questa tragedia, insieme a
quella della Shoah, deve essere ricordata per non dimenticare...
Nel Giorno della Memoria... ricordiamo la parola "Porrajmos" lo sterminio dimenticato di Rom e Sinti Due poesie per ricordare...
Giornata memoria: ricordare e non lasciar dimenticare--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)«ARBEIT MACHT FREI» Già da diversi anni il 27 Gennaio il nostro Paese fa memoria della Shoàh, lo Yom ha-Zikkaron - il Giorno della Memoria,
data questa in cui le Forze Armate Alleate liberarono il campo di
sterminio di Oswiecim (in tedesco Auschwitz) dai nazisti. Oltre quel
cancello sopra il quale era la scritta: «ARBEIT MACHT FREI» (Il
lavoro rende liberi) agli occhi dei liberatori si presentò l'inferno.
In quel momento il mondo vide per la prima volta quello che era
accaduto, lo sterminio in tutta la sua terrificante realtà.
Il
Giorno della Memoria è un riconoscimento di questa immane tragedia, uno
sguardo oltre il filo spinato del campo di stermino affinché tutti
possiamo meditare "che questo è stato" (Primo Levi).
Shoàh è una parola ebraica che significa «Catastrofe, Distruzione»,
essa è stata il frutto di un progetto di eliminazione di massa
senza precedenti nella storia dell'umanità. Lo sterminio degli ebrei
non ha avuto ragioni di espansioni territoriali o politiche, è stato
deciso solo sulla base del fatto che il popolo ebraico non meritava di
vivere.
«E' una forma di razzismo radicale che vuole rendere il mondo "Judenfrei", "ripulito" dagli ebrei» (Elena Loewenthal).
Mai,
a memoria d'uomo, era stato programmato a tavolino, con totale
freddezza e determinazione, il massacro di un intero popolo, la Shoàh
non è stata soltanto un atto di ferocia inaudita, ma soprattutto un
sistema "scientifico" di morte.
Il
Giorno della Memoria allora non vuole essere tanto un omaggio alle
vittime, un riconoscimento del loro dolore, della loro sofferenza, ma
una presa collettiva di coscienza del fatto che l'uomo è stato capace
di fare tutto questo.
... -------------------------------------- Il senso della memoria di
Enzo Bianchi
“Ricordati
di non scordare”, cantava Battisti a inizi anni settanta. E la
pubblicità del film “Memento” gli faceva eco trent’anni dopo:
“Ricordati di non dimenticare!”. Frasi paradossali, ma che ben rendono
l’idea del significato e dell’importanza della “Giornata della
memoria”. L’uno dopo l’altro scompaiono i testimoni-vittime della
tragedia della shoah: figli, parenti, amici raccolgono le ultime
briciole di racconto di un vissuto impossibile da narrare e da essere
accolto come credibile; libri, monumenti, pellicole cercano di fissare
una verità che vorremmo tutti rimuovere. E intanto, a furia di
rimuovere e di schedare, perdiamo la nostra facoltà di memoria:
“Archiviare significa dimenticare”, ammonisce Enzensberger.
Allora il
senso e la portata della giornata della memoria va rinnovata ogni anno,
non solo e non tanto per trasmettere il testimone alle nuove
generazioni, ma prima ancora come terapia per una società malata di
amnesia, una società afflitta da Alzheimer collettivo, in preda
all’incapacità di conservare memoria di ciò che è stato e, quindi, di
discernere ciò che accade e di intuire ciò che avverrà. A
livello culturale le nostre difese immunologiche non sanno più come far
tesoro, né individualmente né collettivamente, di quelle che chiamavamo
le “lezioni della storia”: il linguaggio stesso è superato. Così, per
esempio, un paese che per oltre un secolo ha visto decine di milioni di
suoi cittadini emigrare nei cinque continenti alla ricerca di un lavoro
e di una vita degna di questo nome, nello spazio di un paio di
generazioni si ritrova a percepire l’immigrazione come un morbo da
combattere e i migranti come minacce capaci di destare le più
irrazionali paure.
...
Non
so quanto siamo consapevoli che si registra un raffreddamento di
convinzioni verso ogni forma di “commemorazione”: chi ricorda appare a
molti una persona paralizzate sul suo passato che non ha saputo
rottamare. Così anche
questa giornata odierna rischia di essere ascritta tra le cose che si
devono fare ma senza abitarle, senza cioè che ci interpellino in
profondità, senza che suscitino in ciascuno di noi responsabilità. Per
la mia generazione, andare a visitare i campi di sterminio in gennaio –
come feci recandomi con la scuola a Dachau a diciassette anni – era una
scoperta che scuoteva fino alle fondamenta la nostra umanità. Oggi
rischia di essere un’esperienza tra tante, abituati come siamo alla
“conoscenza” delle notizie e degli orrori perpetrati nel mondo intero.
In verità, se non ci si ricorda ciò che avvenne nell’epifania del male
che colpì gli ebrei, non si è più capaci nemmeno di provare orrore per
ciò che può di nuovo accadere.
Ma bisogna anche vigilare per non trasformare il “dovere” della memoria in un’ossessione paralizzante:
ricordare le offese e i torti subiti – come persona, come gruppo
sociale, etnico o religioso, oppure come membro dell’unica umanità
condivisa – non deve servire a riattizzarli, ad alimentare sentimenti
di vendetta uguale e contraria, a ridare loro vitalità. Al
contrario, la memoria del male serve a farcelo assumere come atto nelle
possibilità di ogni essere umano – e quindi anche di me stesso – e a
considerarlo vincibile solo attraverso un preciso, ostinato,
intelligente lavoro quotidiano fatto di pensieri e azioni radicalmente
“altri”. È questo
innanzitutto il compito dell’indispensabile “purificazione della
memoria”: non un cinico cancellare i misfatti, non una oltraggiosa
equiparazione di vittime e carnefici, ma la faticosa accettazione che
l’interrogativo postoci emblematicamente da Primo Levi – “se questo è
un uomo” – contiene in sé l’ancor più tragica costatazione che “questo
è stato fatto da un uomo”.
A
quelli che continuano a ripetere “Dov’era Dio?” – e oggi lo fanno senza
aver patito nulla, per semplice vezzo letterario – io chiedo di porsi
una domanda ancor più seria: “Dov’era l’uomo?”. Sì, dov’era l’umanità?
Perché ha taciuto quando sapeva? Perché è stata testimone e per anni ha
attenuato o cercato di nascondere quanto accaduto? La memoria è essenziale all’umanizzazione: dove regna la dimenticanza, regna la barbarie.
La
memoria diventa allora il luogo dell’indispensabile discernimento,
l’esercizio in cui il passato, anche se amaro, diventa nutrimento per
il futuro. Discernimento
ancor più cogente in un tempo come il nostro in cui si assiste
all’incepparsi stesso della trasmissione – non solo di valori, ma degli
eventi che tali valori hanno suscitato – all’enfasi posta sull’oggi o
su un futuro concepito dagli uni come irraggiungibile miraggio e dagli
altri come l’ossessivo aggrapparsi all’attimo presente. Ci si scorda
delle radici, si rimuove il travaglio del passato, si rottama l’oscuro
lavorio di generazioni o il tragico annientamento di popoli e così ci
si priva del fondamentale strumento per discernere ciò che dell’oggi
merita di avere un futuro. La memoria infatti non è la meccanica
riesumazione di un evento passato che in esso ci rinchiude: al
contrario, quando facciamo memoria noi richiamiamo l’evento accaduto
ieri, lo invochiamo nel suo permanere oggi, lo sentiamo portatore di
senso per il domani. In questa accezione la
memoria apre al futuro e nel contempo attesta una fedeltà a eventi e
verità, a un intrecciarsi di vicende che assume lo spessore di “storia”. Se
fare memoria è questo operare un discernimento sul già avvenuto per
alimentare l’attesa del non ancora realizzato, possiamo a ragione far
nostre le parole intelligenti e sorprendenti del filosofo ebreo
francese Marc-Alain Ouaknin, che così parafrasa il quarto comandamento:
“Onora tuo padre e tua madre, cioè: Ricordati del tuo futuro!”.
Il senso della memoria-------------------------------------- L'OLOCAUSTO
71 ANNI DOPO - Intervista a Hedy Epstein, arrestata nella città
americana durante le manifestazioni antirazziste. Ebrea tedesca, sfuggì
ai lager, dove però morirono i genitori. "Fino al 1956 ho sperato di
poterli ritrovare. Poi scoprii la verità. E penso che ai nostri giorni
ci sono ovunque persone discriminate e segregate. E penso a ciò che
accade in Medio Oriente"
Gianni Rosini: Giorno della Memoria 2016, Hedy: scampata alla Shoah e eroina di
Ferguson. “Oggi ghetti in molti Stati. Anche in Italia. E a Gaza”Ricordare la Shoah non è esercizio riservato agli ebrei. È una ricorrenza universale per evitare che il peggio si ripeta
Michele Zanzucchi: La memoria, perché può accadere di nuovo«La Shoah è una specie di buco
nel cosmo». Dai luoghi dell’abominio, tramite gli scritti dei
testimoni, sorge una domanda che si è fatta universale. La stessa che
sperimentiamo tutti quando attraverso le vicissitudini della vita ci
troviamo di fronte al non senso cercando la strada per reagire al male
Michele Genisio: Giorno della Memoria: il volto oscuro di DioIl 27 gennaio - giorno
dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz - si celebra la Giorno
della memoria. Tanto lavoro si è fatto in questi anni ma tanto ancora
resta da fare. Un sondaggio Swg rivela che gli italiani ritengono
importante celebrare il 27 gennaio, ma il 22% ne ritiene esaurito il
significato ("non serve più a nulla") e 1 italiano su 6 ne colloca la
rilevanza solo all'interno della comunità ebraica
M. Chiara Biagioni: Giorno della memoria. Ruth Dureghello: “Sempre attuale per sconfiggere oggi chi uccide in nome di Dio”Un brano tratto da "Oltre la
disperazione" l’ultimo lavoro di Aharon Appelfeld, uno dei più celebri
scrittori israeliani, testimone e narratore della Shoah,
in cui spiega il dramma dei sopravvissuti ai campi di sterminio:
incompresi, ma anche incapaci di convivere con le difficoltà a
elaborare il ricordo.
Aharon Appelfeld: Appelfeld: quella MEMORIA così difficile da raccontareAuschwitz raccontato dalla nipote. Il
libro di Alberto Mieli ed Ester Mieli, 'Eravamo ebrei. Questa era la
nostra unica colpa' è la biografia di Alberto scritta da sua nipote
Ester. Alberto, oggi novantenne, è uno dei pochi ebrei italiani
deportati dai nazisti a essere ancora in vita. A 16 anni venne portato
ad Auschwitz. Un libro testimonianza ricco di racconti inediti, che ha
la prefazione di padre Federico Lombardi (che pubblichiamo per intero)
e la postfazione del rabbino capo Riccardo Di Segni.
Federico Lombardi: Ester Mieli: dalla Shoah un seme di speranzaIl decorso del tempo e la cancellazione delle tracce dello sterminio rischiano di far trascurare i
sintomi premonitori di altri stermini; se Auschwitz è stata il cimitero dell’Europa di ieri, il
Mediterraneo sta diventando il cimitero dell’Europa di oggi e di domani. Per questo il Giorno della
Memoria del passato deve restare; ma deve diventare — effettivamente, non soltanto a parole —
anche il giorno dell’impegno per il presente e per il futuro.
Giovanni Maria Flick: Shoah , memoria di ieri e impegno per il futuro (pdf)--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Kenya - Morto Salah Farah, l'insegnante musulmano che difese cristiani - Testimone della convivenza pacifica. #HeroSalah
Kenya - Morto Salah Farah,
l'insegnante musulmano che difese cristiani
Sui
social volano l’hashtag #HeroSalah e le parole di un connazionale, tal
Musa Mikaya: «Mia moglie è incinta, sono cristiano, se nascerà un bimbo
si chiamerà Salah Farah. Non m’importa cosa voglia dire quel nome,
l’ultimo che lo ha portato mi ha convinto che significhi “amore per
l’umanità”
Si
chiamava Salah Farah e il suo nome non dirà molto al mondo che sa
invece bene come si chiamano i terroristi, da Coulibaly a Mohammed
Emwazi, in arte Jihadi John. Salah Farah, 4 figli e una moglie incinta,
è l’insegnante kenyota che il 21 dicembre scorso fece da scudo ai
cristiani a bordo del suo stesso pullman diretto a Mandera quando i
killer di al Shabaab provarono a separarli dai passeggeri musulmani per
giustiziare a sangue freddo gli infedeli.
Salah
Farah è morto il 20 gennaio all’ospedale di Nairobi dove era ricoverato
dal giorno dell’attentato. Sebbene ferito gravemente ha continuato fino
all’ultimo a raccontare ai giornalisti cosa fosse accaduto quel lunedì,
quando altri come lui hanno rifiutato la selezione esiziale: «Ci hanno
detto se sei un musulmano sei al sicuro. C’erano alcuni che lo non
erano e si nascondevano. Gli abbiamo chiesto di ucciderci tutti o di
lasciarci in pace. Siamo fratelli, cristiani e musulmani devono
aiutarsi reciprocamente».
Salah Farah testimone della convivenza pacifica
Tonio Dell'Olio
Siccome
il bene non fa notizia, vogliamo dar voce a Salah Farah che è morto
lunedì scorso in Kenya a causa delle ferite riportate nell’imboscata
tesa dai fanatici di al-Shabaab il 21 dicembre ad un autobus. Su quel
mezzo, insieme a Salah Farah, vicepreside di una scuola di Mandera e
padre di quattro figli con un altro in arrivo, c’erano diversi
passeggeri che erano stati fatti scendere e a cui era stato chiesto di
dividersi tra cristiani e musulmani con l’intento dichiarato di
uccidere poi i cristiani. Salah Farah aveva prontamente chiesto a tutti
i passeggeri di non obbedire a quell’ordine. Spaventati poi dal
sopraggiungere di un altro automezzo, i criminali hanno sparato poche
raffiche ferendo proprio Farah e uccidendo un ragazzo e si sono dati
alla fuga. Prima di morire, Salah Farah ha fatto in tempo a rilasciare
qualche intervista: “Ci hanno detto se sei un musulmano sei al sicuro.
C’erano alcuni che non lo erano e si nascondevano. Gli abbiamo chiesto
di ucciderci tutti o di lasciarci in pace. Siamo fratelli, cristiani e
musulmani devono aiutarsi reciprocamente”. Eppure quest’uomo non aveva
letto un altro Corano e pregato un altro Dio. Solo che ci sono
musulmani e musulmani, cristiani e cristiani. L’insegnamento di
quest’uomo suggellato col sacrificio della vita insegni almeno a noi
l’importanza della convivenza pacifica.
(Fonte: Mosaico dei giorni)
VIDEO Servizio TG2000-------------------------------------- 31 ottobre 2014: a Tabit, un remoto villaggio del nord Darfour, oltre duecento donne vengono stuprate dall’esercito sudanese.
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La
violenza subita dalle donne di Tabit non è un fatto isolato. Succede
quasi ogni giorno, in qualsiasi parte del mondo dove ci sono guerre o
conflitti interni.
La donna ancora oggi è considerata come parte integrante del bottino, un oggetto che si usa, per poi gettarlo via.
Non
è necessario allontanarsi di molto per vedere cosa succede nel Sud
Sudan, il più giovane Stato del pianeta, che ha raggiunto
l’indipendenza dal Sudan solo nel 2011. Dal 15 dicembre 2013 vi si
combatte una crudele guerra civile, una lotta di potere tra il
presidente Salva Kiir (etnia dinka) e il suo ex-vice Riek Machar (etnia
nuer). Hanno ridotto gran parte della popolazione alla fame, alla
disperazione e il peso maggiore, il dolore più grande, grava sulle
donne.
Anna,
nuer, confessa di essere dovuta scappare dal suo villaggio. “Una
mattina sono arrivati i soldati governativi. Hanno cacciato via i
nostri uomini; poi hanno iniziato a picchiarci, a bruciare le nostre
case. Hanno stuprato mia figlia davanti ai miei occhi. Ora viviamo nel
campo dell’ONU, ma le donne non possono uscire dal campo. Le rapiscono,
le prendono, abusano di loro. Dopo uno stupro di massa, non si riesce
più a stare in piedi, è come una lenta agonia, una sofferenza atroce. I
soldati non usano armi da fuoco con noi donne, ma ci lasciano mezze
morte, buttate per terra, soffocate dal dolore e con l’anima a pezzi.
Se fossimo morte durante la fuga, forse sarebbe stato meglio”.
“#BringBackOurGirls”,
l’hashtag che ha invaso le bacheche dei social network per alcune
settimane poco meno di due anni fa, è scomparso da tempo. Nella notte
tra il 14 e il 15 aprile 2014 sono state rapite 276 studentesse in un
collegio a Chibok, nel nord-est della Nigeria, patria dei famigerati
settari jihadisti Boko Haram. La maggior parte delle ragazze sono
ancora in mano ai loro aguzzini, poche sono riuscite a scappare, ancora
meno sono state liberate. Le studentesse sono state portate via nel
mezzo della notte dai loro dormitori. Ragazze intelligenti, che
sognavano un futuro e avevano riposto la loro fiducia nello studio. Ed
è proprio questa la loro “grave colpa”.
Infatti, Boko Haram, tradotto liberamente dalla lingua Haus,a significa: “L’educazione occidentale è peccato”.
Proviamo
solo a immaginare cosa succede alle giovani donne e alle ragazze in
mano ai militanti jihadisti: stupri di massa, costrette a sposare i
loro aguzzini, e, come gli uomini, sono costrette a convertirsi
all’islam e, dopo un breve, ma intenso addestramento, sono obbligate a
partecipare alle incursioni dei terroristi ed ammazzare la propria
gente, familiari compresi, nei loro villaggi.
Nella
Repubblica centrafricana si consuma un conflitto interno dalla
primavera del 2013. Una guerra di “religione” tra musulmani (ex-Séléka)
e cristiani e animisti (anti-balaka). La sofferenza di questo popolo è
passato quasi inosservato dai media, salvo un piccolo flash a fine
novembre in occasione della visita di papa Bergoglio, che ha voluto
aprire la Porta Santa della cattedrale di Bangui, la capitale del Paese.
Terribili
le violenze che si sono consumate nella ex-colonia francese. Accuse
forti sono state rivolte anche al contingente di pace dei caschi blu,
che, secondo testimonianze attendibili, avrebbero abusato di bambini e
violentato ragazze minorenni, in cambio di un tozzo di pane e qualche
soldo.
Un’altra
arma micidiale è la fame: lasciare buona parte di una popolazione con
poco o niente cibo, uccide più di una pallottola. Il fucile può
sbagliare il bersaglio, si rischia di “sopravvivere”, la fame no,
quella non aspetta, uccide.
Mousa
di tre anni e Mohammed di cinque sono morti di fame nella città di
Bodo, che dista un centinaio di chilometri da Bangui. Gli anti-balaka
hanno vietato di vendere cibo ai musulmani. La mamma dei due bimbi non
ha nemmeno la forza di piangere. A malapena si regge in piedi dalla
debolezza.
Sono
proprio le guerre, i conflitti, l’oppressione che spingono molte donne
a lasciare il proprio Paese, gli affetti più cari e tentare la fuga
verso l’Occidente, pur sapendo che questo viaggio non sarà proprio una
passeggiata. Spesso sole, attraversano mezzo Continente per raggiungere
le coste libiche . Durante il lungo cammino sono preda facile dei
trafficanti o di gruppi armati. Sono esposte a mille pericoli: la loro
unica forza è la speranza di trovare un briciolo di libertà altrove,
per loro, per i figli.
Tutte
queste donne portano cicatrici devastanti nell’anima. Il loro dolore è
nascosto nel profondo del loro cuore. Non c’è tempo per piangere,
bisogna continuare a vivere, far crescere i figli, amarli teneramente
malgrado tutto, anche se sono il frutto delle violenze subite.
L’odissea delle donne africane tra guerre, stupri e disperazione-------------------------------------- DEI NOSTRI O DEI LORO? di Marco Aime
E
poi difendono il presepe, si fanno paladini della cristianità, ne
difendono i valori: quelli che vorrebbero affondare i barconi pieni di
disperati che scappano da guerra e fame; quelli che fanno titoli di
giornale per cui non esistono aggettivi, ma solo abissi disgusto;
quelli che continuano a parlare di “noi” e di “loro”, riducendo a due
pronomi il caleidoscopio della diversità umana; quelli che dicono
ipocritamente “aiutiamoli a casa loro” e poi non lo fanno; quelli che
fanno leggi razziste, che condannano un individuo per quello che è e
non per quello che fa; quelli che non riescono a provare pietà neppure
davanti alla morte (degli altri); quelli che vogliono bombardare;
quelli che vogliono fare la guerra, ma ci mandano gli altri; quelli che
vorrebbero rendere merce ogni gesto umano; quelli per cui l’unico
valore è quello del profitto; quelli che avvelenano il cielo e la
terra; quelli per cui accogliere è uno sbaglio; quelli per cui non c’è
posto per tutti. E poi dicono di difendere le “nostre tradizioni”.
Molti
dei nostri nonni, erano più poveri di noi, vivevano di poco e di
niente, spesso faticavano a riempire il piatto di tutta la famiglia.
Qualcuno era costretto a migrare. Eppure, se arrivava un viandante, un
piatto per lui c’era sempre e un posto per dormire nel fienile o nella
stalla.
... Dove
sono oggi quel vaso, quel sorso d’acqua? Quel fienile? Qualcuno l’ha
conservato. Una donna di Lampedusa ha detto: «Noi tutti qui abbiamo un
maglione a testa, non di più. Gli altri li abbiamo dati a quei poveri
ragazzi, perché dall’altra parte del mare le loro madri avrebbero fatto
lo stesso con i nostri figli».
Che
lezione di civiltà, dà una madre come tante, di una piccola,
piccolissima isola che a due passi dall’Africa, mostra il volto più
bello dell’Europa, quello più profondo, quello più dimenticato. E forse
non è un caso se ancora oggi, in Sicilia, si entra in un bar chiedendo
un bicchiere d’acqua, quell’acqua non vi viene fatta pagare. E non vi
chiedono se sei dei nostri o dei loro.
(fonte: Nigrizia - Gennaio)
-------------------------------------- I nuovi ostaggi di Chiara Saraceno
Mentre
ci si avvia al Family day succedono cose davvero strane e in palese
contrasto con la difesa dei diritti dei bambini e proprio da parte di
esponenti di un partito che è tra i sostenitori più entusiasti del
Family day e delle sue parole d’ordine: “Salviamo i nostri figli” e “I
bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre”.
La
sindaca leghista di San Germano Vercellese ha deciso che i figli di
genitori che non pagano, pur potendolo, le imposte comunali e le rette
per la mensa non verranno più ammessi non solo alla mensa e ai centri
estivi, ma persino ai parchi giochi, con buona pace del diritto (anche)
al gioco solennemente sancito dalla Dichiarazione internazionale dei
diritti del fanciullo. Non è chiaro come verrà fatto osservare il
divieto: forse obbligando i bambini a portare un segno distintivo ben
in vista, in modo da essere immediatamente identificati ed espulsi non
appena si avvicinano agli scivoli e alle altalene?
Un
altro sindaco leghista, quello di Corsico, alza ulteriormente il tiro.
Dopo aver escluso dalla refezione scolastica i bambini dei genitori in
debito con l’amministrazione, ora minaccia di non lasciarli iscrivere
alle scuole comunali (nidi e materne, immagino).
I bambini diventano così, a tutti gli effetti, ostaggi delle amministrazioni, utilizzati per fare pressione sui genitori.
... Non
rientra, tuttavia, tra questi mezzi rivalersi sui figli per punire i
genitori. I figli non sono pure appendici dei genitori. Sono soggetti
con diritti propri (maggiori, mi verrebbe da dire, proprio perché più
vulnerabili degli adulti). Se si vuole, si deve punire gli adulti dopo
aver esperito tutte le procedure di moral suasion e conciliazione, si
possono pignorare le auto o altri beni non essenziali, rivalersi su una
quota dello stipendio o altro ancora, ma senza intaccare i diritti
fondamentali dei bambini, tra cui il diritto all’istruzione, alla
salute, al gioco.
Invece,
troppo spesso i bambini, specie i più svantaggiati, sono considerati
pure appendici dei genitori, senza diritti propri, che si tratti di
punire, appunto, i genitori, o di mettere a punto politiche di
contrasto alla povertà o di concedere il diritto d’asilo o al
ricongiungimento famigliare.
Ci
si può intenerire per un giorno per un bambino che studia sotto un
lampione o che, annegato, viene lasciato dal mare sul bagnasciuga con
il vestitino in ordine. Ma la normalità è diversa.
Il
quotidiano sacrificio di bambini che si consuma ai nostri e altrui
confini, così come la povertà dei minori che vivono in Italia, non
mobilitano neppure una frazione delle energie e dei “valori” che si
investono per “difendere i nostri figli” dalla minaccia della
genitorialità omosessuale. I bambini degli “altri” – che siano figli di
persone omosessuali, di piccoli evasori, o di migranti - hanno diritti
diversi dai “nostri” e, se utile per punire i genitori, possono anche
essere presi in ostaggio.
(fonte: La Repubblica del 29/01/2016)
-------------------------------------- Abbandonati a se stessi, in
piena campagna, senza poter raggiungere i luoghi dove far valere la
loro richiesta di accoglienza e di asilo. È quanto avviene ai migranti
che raggiungono la terraferma agrigentina con già in tasca un
provvedimento di respingimento a cui adempiere in sette giorni.
La denuncia parte dalla Caritas diocesana che ha aiutato un gruppo di uomini arrivati sulle coste di Lampedusa, in seguito trasferiti a Porto Empedocle e ritrovati, poi, lungo i binari della stazione di Aragona Caldare, nell’entroterra, mentre cercavano di raggiungere Agrigento per presentare alla prefettura le loro domande di protezione. Chiara Ippolito: Migranti espulsi e abbandonati dalle istituzioniLa riunione dei ministri degli
Interni dei Ventotto nella città olandese si è chiusa con un nulla di
fatto. L'emergenza-profughi viene aggirata dai Paesi del Nord - che
chiedono la sospensione della libera circolazione interna - e scaricata
su quelli mediterranei e balcanici. Il piano della Commissione Juncker
resta disatteso. Mentre l'integrazione politica cede il passo ai
nazionalismi
Gianni Borsa: Ue e migranti: lo stop a Schengen taglia la strada all'Europa comune--------------------------------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"... Un gesto d’impulso ha
violato il regolamento di polizia ma ha cambiato le regole del gioco,
rompendo lo schema scontato della contrapposizione per inserire una
variabile intuitiva. È emblematico che sia successo a Genova, la città
del G8. Sorprende meno che a compierlo sia stata una donna.
Il Buongiorno di Gramellini: Metterci la faccia---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Dio è il Dio delle sorprese... Peccato non poter fare un blog... (vignetta) Tu sei la pienezza del nostro oggi... Nessuno è perduto... Partono i discepoli a due a due... Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi!... Nella parabola del seminatore... Dio non odia il buio... Il cristiano dovrebbe essere una persona luminosa... La vita non è che... Come un granello di senape... Rivisitare il nostro immaginario... La corruzione è un cancro...24 gennaio memoria liturgica di San Francesco di Sales Patrono dei Giornalisti e degli Operatori dei media
Bisogna combattere il male col bene... Quando
si avvicina il 24 gennaio, giorno in cui la Chiesa fa memoria di
Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli scrittori
cattolici, la domanda che nasce è sempre la solita: “Come mai è stato
scelto proprio questo Santo?”...
IL PROTETTORE DEI GIORNALISTI...--------------------------------------------------------------- "Sulla via di Damasco" di Antonio Savone--------------------------------------------------------------- Memoria liturgica di San
Tommaso d'Aquino, detto anche Doctor Angelicus, Doctor Communis,
teologo e filosofo italiano. Pio V, nel 1567, lo proclamò Dottore della
Chiesa, e Leone XIII, il 4 agosto 1880, patrono delle scuole e
università cattoliche.
Rappresenta uno dei principali pilastri teologici della Chiesa cattolica. Una fondamentale sua caratteristica è la capacità di leggere in modo sia sempre rispettoso sia sempre nuovo anche questioni della filosofia classica, con riferimenti a maestri come Socrate, Platone, Aristotele, ma anche ai loro commentatori successivi, sia tardoantichi sia ebrei sia musulmani. La luce della fede, collocata nel giusto rapporto con quella della ragione, nonché la profonda conoscenza della Bibbia e dei Padri della Chiesa ne fanno un maestro anche per i tempi di oggi. Tu non possiedi la verità... Chi ha fede vede... L'Eucarestia è la più grande...--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI EDITORIALE
Spesso
si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un
cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci
accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che
sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo
sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi
presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella
storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di
Dio.
Fra
questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui
quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015).
Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura
come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche,
però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera
le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo
della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza
superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e
amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa,
le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma
soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere,
comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di
coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore
libertà, e una grande generosità.
Ci
dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la
contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo,
ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e
per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con
una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne
non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano
relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di
Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta
promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola,
col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e
a seguire la via tracciata dal Signore Gesù. È
in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila,
esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per
l’uomo di oggi. .... Editoriale (PDF) Sommario (PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016
promossi dalla Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Dal 27 Gennaio al 9 Marzo
presso la sala del convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00 --------------------------------------- Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" «Tra fedi diverse, abbiamo una sola certezza: siamo tutti figli di Dio». Lo
dice il Pontefice nel breve testo diffuso ieri in undici lingue
Promossa dall'«Apostolato della preghiera» l'iniziativa sarà ripetuta
da Francesco ogni mese dell' Anno Santo «Molti pensano in modo diverso,
sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In
questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c' è una sola
certezza per noi: siamo tutti figli di Dio». Così dice il Papa in un
videomessaggio diffuso ieri in spagnolo e sottotitolato in dieci
lingue, una breve riflessione sull'importanza del dialogo
interreligioso. Quest'
anno, infatti, Francesco presenterà ogni mese un' intenzione di
preghiera rivolta alla Chiesa universale e lo farà in un breve filmato
prodotto dall'agenzia di comunicazione argentina "La Machi".
Nel primo della serie, il Pontefice, ripreso mentre parla avvolto da una luce morbida seduto a una scrivania, ricorda che «la maggior parte delle persone sulla terra si dichiara credente. E questo dovrebbe portare a un dialogo tra le religioni. Non dobbiamo smettere di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente. Confido in voi per diffondere la mia petizione di questo mese: perché il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia. Confido nella vostra preghiera». A inframmezzare queste parole sono le immagini di un musulmano, un ebreo, un sacerdote cattolico, una donna buddista, più altre che ritraggono Bergoglio con rappresentanti di diverse religioni o confessioni cristiane. L' iniziativa è promossa dall'Apostolato della preghiera, che fa capo alla Compagnia di Gesù e ha alle spalle una storia lunga e gloriosa... (testo
tratto dall'articolo «Il dialogo tra religioni porti pace e giustizia».
In un video l' invito del Papa alla preghiera di Andrea Galli su
Avvenire)
VIDEOCREDO NELL'AMORE!!!
-------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Lc 1,1-4; 4,14-21 Nella disprezzata "Galilea dei gentili" regione malfamata, ed a Nazareth covo di terroristi e di ribelli all'occupazione di Roma ("Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono ? "Gv 1,46), Gesù da' inizio al suo ministero pubblico inaugurando il giubileo definitivo, "l'anno di misericordia del Signore". Nella sinagoga di Nazareth, il villaggio che lo ha visto crescere e dove è da tutti conosciuto, Gesù annuncia che è giunto il "kairòs",
il tempo propizio in cui Dio si china sui suoi figli. Egli proclama,
attribuendo a se stesso le parole della profezia di Isaia che per i
poveri, i prigionieri, i ciechi e gli oppressi le sofferenze sono
finalmente terminate. Tutte le promesse dell' Antica Alleanza "sono, in Lui, divenute "sì""(2Cor 1,20). La Parola del Padre, 'il Libro della Vita' prima
incomprensibile, sigillato e incompiuto, ora nel Figlio Gesù trova la
sua piena realizzazione. Il rotolo del profeta è finalmente nelle
mani di colui che solo "può prenderlo e aprirne i sigilli"(Ap 5,9).
...--------------------------------------- “MISERICORDIOSO” È IL NOME DEL NOSTRO DIO
a cura di fr. Egidio Palumbo, ocarm.
(VIDEO INTEGRALE)
ABITARE LA MISERICORDIA
ITINERARIO DI FORMAZIONE
PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2016
promosso dal
Vicariato "San Sebastiano"
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
25 GENNAIO 2016
I. LA NOSTRA SITUAZIONE ODIERNA
Scrive
papa Francesco, nella Bolla “Misericordiae Vultus” di indizione
dell’Anno Giubilare della Misericordia, che «ci sono momenti nei quali
in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla
misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del
Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della
Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più
forte ed efficace la testimonianza dei credenti» (n. 3). Quali sono
oggi questi “momenti”, qual è oggi la situazione che chiede ai
cristiani di diventare segno profetico della misericordia di Dio in
questo mondo? Contestualizziamo nel nostro oggi la nostra riflessione
sul Dio Misericordioso, offrendo un quadro molto sintetico della
situazione del nostro tempo. Oggi siamo immersi in una visione così
disumanizzante della vita, che sta forgiando le nostre convinzioni e
condizionando i nostri comportamenti, il nostro stile di vita e le
nostre scelte
...
Il
giubileo è un “grande anno sabbatico”. E non è un caso che Gesù compie
la maggior parte di tali azioni proprio nel giorno di sabato, nel
sabato fatto da Dio per la salvezza dell’uomo. E non è un caso che
proprio per questo Gesù viene accusato e rimproverato da una parte
degli scribi e dei farisei (non da tutti costoro!), assieme al fatto di
frequentare i peccatori. Gesù stigmatizza lo stile di vita di questi
uomini religiosi (Lc 16,14-15), i quali si ritengono giusti davanti
agli uomini, vale a dire – tentazione tipica delle persone religiose di
ogni epoca – ritengono di meritarsi l’amore e la misericordia di Dio.
Invece Dio conosce il loro cuore ed è abominevole ai suoi occhi questa
loro presunzione, perché l’amore e la misericordia sono dono gratuito
di Dio, non un qualcosa di dovuto e di meritato, non un qualcosa che si
riceve per meriti acquisiti o si compra con offerte di denaro. Coloro
che accolgono il dono dell’amore e della misericordia di Dio – nella
consapevolezza di non meritarlo – si lasciano da Dio smontare la
propria esistenza pezzo per pezzo, e poi se la lasciano sempre da Lui
ricomporre e convertire secondo la misura dell’evangelo, e poi ancora
con umiltà affrontano la fatica quotidiana di impostare uno stile di
vita alternativo che sappia narrare – come ha fatto Gesù – la
misericordia di Dio
...
video--------------------------------------- La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e per tutto l’anno 2016 Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio (cfr 1 Pietro 2, 9) Congiuntamente preparati e pubblicati da Pontifício Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese LETTURE BIBLICHE E COMMENTO
PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA VI GIORNO Ascolta questo sogno
... Commento ... Domande per la riflessione personale ... Preghiera ... Vedi anche il post precedente:
Settimana
di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 18-25 gennaio 2016 Chiamati per
annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio (cfr 1 Pietro 2, 9) -
SUGGERIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER
L’UNITÀ DEI CRISTIANI - CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI DIO
--------------------------------------- --------------------------------------- --------------------------------------- 25 gennaio 2016 Papa
Francesco ha presieduto, presso la basilica di San Paolo fuori le Mura,
la celebrazione ecumenica dei Secondi Vespri nella solennità della
conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di preghiera
per l’unità dei cristiani.
Il
rito è iniziato con un gesto molto importante: il Pontefice è passato
attraverso la porta santa della Basilica accanto al metropolita
Ghennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico e all'arcivescovo
David Moxon, rappresentante personale a Roma dell'arcivescovo di
Canterbury, seguito poi dagli altri rappresentanti delle Chiese e
Comunità ecclesiali di Roma «per ricordare - ha aggiunto - che l'unica
porta che ci conduce alla salvezza è Gesù Cristo nostro Signore, il
volto misericordioso del Padre».
La
celebrazione si è aperta con l’Inno dell’Anno Santo della Misericordia
“Misericordes sicut Pater” e la preghiera dinanzi alla tomba
dell'apostolo Paolo.
Le
letture sono state tratte dalla I Lettera di San Paolo ai Corinzi e
dalla Lettera di Pietro, da cui è tratto anche il tema della Settimana
di preghiera per l'unità dei cristiani.
Durante
le intercessioni si è pregato anche per i “cristiani vittime di
persecuzione” perché possano sperimentare “la solidarietà di tutti gli
uomini e soprattutto dei loro fratelli nella fede”.
L'omelia di Papa Francesco
«Io
sono il più piccolo tra gli apostoli […] perché ho perseguitato la
Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua
grazia in me non è stata vana» (1 Cor 15,9-10). L’apostolo Paolo così
riassume il significato della sua conversione. Essa, avvenuta dopo il
folgorante incontro con Gesù Risorto (cfr 1 Cor 9,1) sulla strada da
Gerusalemme a Damasco, non è prima di tutto un cambiamento morale, ma
un’esperienza trasformante della grazia di Cristo, e al tempo stesso la
chiamata ad una nuova missione, quella di annunciare a tutti quel Gesù
che prima perseguitava perseguitando i suoi discepoli. In quel momento,
infatti, Paolo comprende che tra il Cristo vivente in eterno e i suoi
seguaci esiste un’unione reale e trascendente: Gesù vive ed è presente
in loro ed essi vivono in Lui. La vocazione ad essere apostolo si fonda
non sui meriti umani di Paolo, che si considera “infimo” e “indegno”,
ma sulla bontà infinita di Dio, che lo ha scelto e gli ha affidato il
ministero.
Una
simile comprensione di quanto accaduto sulla via di Damasco è
testimoniata da san Paolo anche nella Prima Lettera a Timoteo: «Rendo
grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché
mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima
ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata
misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la
grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla
carità che è in Cristo Gesù» (1,12-14). La sovrabbondante misericordia
di Dio è la ragione unica sulla quale si fonda il ministero di Paolo,
ed è allo stesso tempo ciò che l’Apostolo deve annunciare a tutti.
L’esperienza
di san Paolo è simile a quella delle comunità alle quali l’apostolo
Pietro indirizza la sua Prima Lettera. San Pietro si rivolge ai membri
di comunità piccole e fragili, esposte alla minaccia della
persecuzione, e applica ad essi i titoli gloriosi attribuiti al popolo
santo di Dio: «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo
che Dio si è acquistato» (1 Pt 2,9). Per quei primi cristiani, come
oggi per tutti noi battezzati, è motivo di conforto e di costante
stupore sapere di essere stati scelti per far parte del disegno di
salvezza di Dio, attuato in Gesù Cristo e nella Chiesa. “Perché,
Signore, proprio me?”; “perché proprio noi?”. Attingiamo qui il mistero
della misericordia e della scelta di Dio: il Padre ama tutti e vuole
salvare tutti, e per questo chiama alcuni, “conquistandoli” con la sua
grazia, perché attraverso di loro il suo amore possa raggiungere tutti. La
missione dell’intero popolo di Dio è di annunciare le opere
meravigliose del Signore, prima fra tutte il Mistero pasquale di
Cristo, per mezzo del quale siamo passati dalle tenebre del peccato e
della morte allo splendore della sua vita, nuova ed eterna (cfr 1 Pt 2,10).
Alla
luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, e che ci ha guidato
durante questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani,
possiamo davvero dire che tutti noi credenti in Cristo siamo “chiamati
ad annunciare le opere meravigliose di Dio” (cfr 1 Pt2,9). Al di là
delle differenze che ancora ci separano, riconosciamo con gioia che
all’origine della vita cristiana c’è sempre una chiamata il cui autore
è Dio stesso. Possiamo progredire sulla strada della piena comunione
visibile tra i cristiani non solo quando ci avviciniamo gli uni agli
altri, ma soprattutto nella misura in cui ci convertiamo al Signore,
che per sua grazia ci sceglie e ci chiama ad essere suoi discepoli. E
convertirsi significa lasciare che il Signore viva ed operi in noi. Per
questo motivo, quando insieme i cristiani di diverse Chiese ascoltano
la Parola di Dio e cercano di metterla in pratica, compiono davvero
passi importanti verso l’unità. E non è solo la chiamata che ci unisce;
ci accomuna anche la stessa missione: annunciare a tutti le opere
meravigliose di Dio. Come
san Paolo, e come i fedeli a cui scrive san Pietro, anche noi non
possiamo non annunciare l’amore misericordioso che ci ha conquistati e
che ci ha trasformati. Mentre
siamo in cammino verso la piena comunione tra noi, possiamo già
sviluppare molteplici forme di collaborazione, andare insieme e
collaborare per favorire la diffusione del Vangelo. E camminando e
lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del
Signore. L’unità si fa in cammino.
In
questo Anno giubilare straordinario della Misericordia, teniamo ben
presente che non può esserci autentica ricerca dell’unità dei cristiani
senza un pieno affidarsi alla misericordia del Padre. Chiediamo
anzitutto perdono per il peccato delle nostre divisioni, che sono una
ferita aperta nel Corpo di Cristo. Come Vescovo di Roma e Pastore della
Chiesa Cattolica, voglio invocare misericordia e perdono per i
comportamenti non evangelici tenuti da parte di cattolici nei confronti
di cristiani di altre Chiese. Allo stesso tempo, invito tutti i
fratelli e le sorelle cattolici a perdonare se, oggi o in passato,
hanno subito offese da altri cristiani. Non
possiamo cancellare ciò che è stato, ma non vogliamo permettere che il
peso delle colpe passate continui ad inquinare i nostri rapporti. La
misericordia di Dio rinnoverà le nostre relazioni.
In
questo clima di intensa preghiera, saluto fraternamente Sua Eminenza il
Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, Sua
Grazia David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di
Canterbury, e tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità
ecclesiali di Roma, qui convenuti questa sera. Con loro siamo
passati attraverso la Porta Santa di questa Basilica, per ricordare che
l’unica porta che ci conduce alla salvezza è Gesù Cristo nostro
Signore, il volto misericordioso del Padre. Rivolgo
un cordiale saluto anche ai giovani ortodossi e ortodossi orientali che
studiano qui a Roma con il sostegno del Comitato di Collaborazione
Culturale con le Chiese Ortodosse, che opera presso il Consiglio per la
promozione dell’unità dei cristiani, nonché agli studenti
dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita qui a Roma per
approfondire la loro conoscenza della Chiesa Cattolica.
Cari
fratelli e sorelle, uniamoci oggi alla preghiera che Gesù Cristo ha
rivolto al Padre: «siano una sola cosa […] perché il mondo creda» (Gv
17,21). L’unità è dono della misericordia di Dio Padre. Qui
davanti alla tomba di san Paolo, apostolo e martire, custodita in
questa splendida Basilica, sentiamo che la nostra umile richiesta è
sostenuta dall’intercessione della moltitudine dei martiri cristiani di ieri e di oggi.
Essi hanno risposto con generosità alla chiamata del Signore, hanno
dato fedele testimonianza, con la loro vita, delle opere meravigliose
che Dio ha compiuto per noi, e sperimentano già la piena comunione alla
presenza di Dio Padre. Sostenuti dal loro esempio – questo esempio che
fa proprio l’ecumenismo del sangue - e confortati dalla loro intercessione, rivolgiamo a Dio la nostra umile preghiera.
video dell'omelia video integrale--------------------------------------- MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2016
"Misericordia io voglio e non sacrifici" (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare
1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata
Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho
rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia
vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e
sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus,
17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa
«24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto
orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio
è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è
chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel
tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché
siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio.
Per
aver accolto la Buona Notizia a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele,
Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio
l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe,
diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è
stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo,
che ha fecondato il suo grembo verginale. Nella tradizione profetica,
la misericordia ha infatti strettamente a che fare, già a livello
etimologico, proprio con le viscere materne (rahamim) e anche con una
bontà generosa, fedele e compassionevole (hesed), che si esercita
all’interno delle relazioni coniugali e parentali.
2. L’alleanza di Dio con gli uomini: una storia di misericordia
Il
mistero della misericordia divina si svela nel corso della storia
dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele. Dio, infatti, si mostra
sempre ricco di misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare
sul suo popolo una tenerezza e una compassione viscerali, soprattutto
nei momenti più drammatici quando l’infedeltà spezza il legame del
Patto e l’alleanza richiede di essere ratificata in modo più stabile
nella giustizia e nella verità. Siamo qui di fronte ad un vero e
proprio dramma d’amore, nel quale Dio gioca il ruolo di padre e di
marito tradito, mentre Israele gioca quello di figlio/figlia e di sposa
infedeli. Sono proprio le immagini familiari – come nel caso di Osea
(cfr Os 1-2) – ad esprimere fino a che punto Dio voglia legarsi al suo
popolo.
...
3. Le opere di misericordia
La
misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare
un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. È
un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare
nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e
animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di
misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra
fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il
nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati:
nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo. Perciò ho auspicato «che il
popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di
misericordia corporali e spirituali. Sarà un modo per risvegliare la
nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per
entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i
privilegiati della misericordia divina» (ibid., 15). Nel povero,
infatti, la carne di Cristo «diventa di nuovo visibile come corpo
martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga... per essere da
noi riconosciuto, toccato e assistito con cura» (ibid.). Inaudito e
scandaloso mistero del prolungarsi nella storia della sofferenza
dell’Agnello Innocente, roveto ardente di amore gratuito davanti al
quale ci si può come Mosè solo togliere i sandali (cfr Es 3,5); ancor
più quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono
a causa della loro fede.
...
Per
tutti, la Quaresima di questo Anno Giubilare è dunque un tempo
favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione
esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di
misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del
Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti,
alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare,
perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro
essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno
perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di
Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza
di essere egli stesso un povero mendicante. Attraverso questa strada
anche i “superbi”, i “potenti” e i “ricchi” di cui parla il Magnificat
hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal
Crocifisso, morto e risorto anche per loro. Solo in questo amore c’è la
risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si
illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del
possedere. Ma resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più
ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla
porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per
condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine
che è l’inferno. Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per
tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti;
ascoltino loro» (Lc 16,29). Quest’ascolto operoso ci preparerà nel modo
migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte
dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa
Sposa, nell’attesa della sua venuta.
Non
perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione! Lo
chiediamo per l’intercessione materna della Vergine Maria, che per
prima, di fronte alla grandezza della misericordia divina a lei donata
gratuitamente, ha riconosciuto la propria piccolezza (cfr Lc 1,48),
riconoscendosi come l’umile serva del Signore (cfr Lc 1,38).
Dal Vaticano, 4 ottobre 2015 Festa di San Francesco d’Assisi Francesco
Alle
ore 11.30 di questa mattina (26 gennaio 2016), nell’Aula Giovanni Paolo
II della Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016 sul tema: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare.
Sono intervenuti l’Em.mo Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Membro del Pontificio Consiglio “Cor Unum”; Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum” e Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.
video--------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Papa Francesco sarà in Svezia il prossimo 31 ottobre: prenderà parte ad
una cerimonia congiunta in programma a Lund fra la Chiesa Cattolica e
la Federazione Luterana Mondiale, per commemorare il 500.mo
anniversario della Riforma, che cade nel 2017.
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| CHIESA E SOCIETA' Interventi ed opinioni |
Francesco Zanotti: Ascolto, umiltà, prossimità e cuore Io, giornalista, e le parole del Papa
Il giubileo della misericordia e l’ossessione della piazza di Masssimo Toschi
Aldo Antonelli: La famiglia cristiana non esiste, neanche nel Vangelo
Luca Kocci: Dai dogmi alla morale, le due chiese nell’era Bergoglio
CEI: Famiglia, misura di civiltà (comunicato finale)
Antonella Lumini: Un libro di Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia- Ricreare il ponte fra donne e Chiesa
Alberto Maggi: “Dio, patria, famiglia”, quei valori “sacri” smascherati da Gesù
Paolo Tassinari: A proposito del Family day
Giovanni Panettiere: Family Day, il Papa e la prudenza dei vescovi
Marco Marzano: Family day, la doppia partita (fratricida)| FRANCESCO |
Come cristiani non possiamo...
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http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm