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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
UN BIMBO NATO IN STAZIONE
di Alex Zanotelli
Un
Natale povero il nostro, celebrato alla Stazione Ferroviaria di Napoli
(Piazza Garibaldi) con un centinaio di persone tra cui senza fissa
dimora e migranti. Infatti la Stazione è un punto di riferimento per i
senza fissa dimora e i profughi. Quale luogo migliore per celebrare la
nascita di quel povero Gesù che nasce per strada da due poveri
migranti, Giuseppe e Maria, in cammino, come oggi milioni e milioni di
persone in fuga da guerre e da fame! L’ONU parla di sessanta milioni di
profughi accolti, in gran parte da paesi poveri del Sud del mondo.
Mentre
l’opulenta ‘Europa’ non riesce ad accogliere un milione di rifugiati
che quest’anno sono entrati nel vecchio continente. Di questo abbiamo
riflettuto celebrando la Messa di Natale, di questi nuovi Giuseppe e
Maria che bussano alla nostra porta, ma che troviamo difficoltà ad
accoglierli. "Non c’è posto per loro nell’albergo." Quel Bimbo ‘nasce’ sempre ‘fuori’, nel villaggio di Betlemme, alla periferia dell’Impero, in una ‘mangiatoia’.
Nel
primo presepe ideato da S. Francesco a Greccio, accanto al Bimbo
c’erano il bue e l’asino vivi. “Il bue conosce il suo proprietario
-aveva detto il profeta Isaia- e l’asino la greppia del suo padrone, ma
il mio popolo non mi conosce.” Parole che fotografano bene l’Europa dei
mercati. Quell’Europa che ha fatto annegare nel 2015 settecento bambini
in mare. Quell’Europa che ha pagato alla Turchia tre miliardi di euro
perché blocchi due milioni di profughi siriani. Quell’Europa che al
Vertice di Malta ha pagato ai capi di stato africani un miliardo e
mezzo di dollari per bloccare i migranti sub-sahariani. Ma quell’esodo
di donne, bambini, uomini in cerca di vita è inarrestabile. Le
egoistiche politiche europee portano solo a nuovi morti (nel
Mediterraneo hanno trovato la morte almeno trentamila migranti!) e al
trionfo delle mafie che guadagnano fortune sulla pelle degli
impoveriti. Basterebbe aprire corridoi umanitari, come l’Europa ha
fatto durante la II Guerra Mondiale. Invece l’Europa inventa ora una
Guardia Costiera che avrà il dovere di salvare i profughi portandoli
negli hot-spots (punti di raccolta) dove saranno identificati, anche
con le impronte digitali. Chi non sarà riconosciuto come profugo (e
sarà la stragrande maggioranza!) verrà rispedito dall’inferno da cui è
fuggito. E’ questa la logica conclusione della criminale divisione che
la UE fa tra profughi e migranti economici. Un’operazione questa del
rispedire a casa i migranti che costerà per il 2015-16 oltre nove
miliardi di euro! Tutto questo, mentre l’Europa continua a costruire
‘muri’ di acciaio per bloccare al suo interno i migranti. Così hanno
fatto la Spagna, la Grecia, la Turchia, la Bulgaria. Mentre l’Ungheria
ha appena finito un ‘muro’ di acciaio di 175 km che è costato 21
milioni di euro. Ora è il turno della Slovenia. Allo stesso tempo
Francia, Inghilterra, Austria hanno creato posti di blocco alle proprie
frontiere. Tutto questo per impedire ai profughi di arrivare nel paese
agognato, dove purtroppo troveranno un crescente razzismo fomentato
anche da partiti xenofobi. Un razzismo che in tanti paesi diventa legge
di Stato come è avvenuto in Italia con la Fini-Bossi e i decreti Maroni
(Qualcuno ha definito tutto questo Razzismo di Stato).
E’
stato questo lo scenario che abbiamo tenuto davanti ai nostri occhi,
mentre abbiamo celebrato la Messa di Mezzanotte in quella fredda
Stazione ferroviaria di Napoli, piena di migranti e senza fissa dimora,
il frutto amaro del nostro Sistema economico-finanziario, di quel 20%
del mondo che consuma da solo il 90% dei beni prodotti. E’ questo il
‘mondo’ che celebra nel Natale la sua più grande festa, quella del
mercato, quella del consumismo. Ma quel Bimbo anche oggi nasce ‘fuori’. Su
quel nostro altare (una scatola di cartone), assieme al pane e al vino
, abbiamo posto tutti questi bimbi nati come Lui, lungo il viaggio e
quei settecento che, dall’inizio del 2015, sono morti in mare. Vi
abbiamo messo i milioni di migranti in viaggio per deserti, per mare,
in cerca di vita. Ma vi abbiamo messo anche ...
...
Davvero
quel Bimbo che duemila anni fa nasce ‘fuori’, per strada, nasce oggi in
mezzo a noi nella carne di questi migranti, di questi senza fissa
dimora che sono, come dice Papa Francesco, la “carne di Cristo.”
Penso sia questo il grande dono di Natale che Dio fa all’Europa. Nella speranza che possiamo tutti capirlo e accoglierli.
(fonte: http://www.comboniani.org)
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Tutto posso in Colui che mi dà la forza
Alcuni
bambini malati di cancro, un ragazzo con la Sindrome di Down che non
perde mai il sorriso. Storie di carità e di speranza più forti delle
difficoltà
Loro
non sono come i bambini che giocano nei vicoli e nei giardini. Le
stagioni della loro vita sono simili: non c'è differenza tra la
primavera e l'inverno, tra l'estate e l'autunno.
Lui
è un bambino innocente, ma i sogni della sua infanzia sono stati
distrutti prematuramente; sembrerebbe che la speranza sia svanita dai
suoi occhi e le strade della vita gli siano state chiuse in
faccia.
La
sua situazione rappresenta le sofferenze di tutti i bambini che devono
affrontare la durezza della vita, ma la sfida più grande è quella di
essere ancora vivo e di lottare per la sopravvivenza.
La
Speranza di questi bambini e di tutti quelli con delle esigenze
speciali si rinnova nel tempo Natalizio. Perché non dovrebbe?
D’altronde Cristo è nato in un'umile grotta, portando la luce della
salvezza a tutti gli uomini.
S.E. Mons. WILLIAM SHOMALI
Vescovo ausiliare Patriarcato latino di Gerusalemme
“Abbiamo
uno sguardo di rispetto verso i disabili e i malati? Sono stati creati
a immagine di Dio e la loro disabilità non cancella questo fatto. Hanno
la stessa dignità di tutti gli uomini senza handicap.
Il disabile non ha bisogno della nostra compassione, ha bisogno del nostro amore.Voglio
aggiungere un’altra cosa: chi si comporta con rispetto e dignità verso
i disabili e gli anziani, sarà oggetto di grazia per la loro presenza.
La casa che si prende cura del malato sarà benedetta e riceverà cento
volte tanto.”
Lui
è sempre sorridente, sorride in qualunque luogo lo portino i suoi
piedi, sorride al mondo intero, sia che esso gli sorrida o gli tenga il
broncio.
Viene verso di te con la semplicità dell’impaziente, attacca bottone, anche se non ti conosce.
Il suo lessico non contiene espressioni di rabbia ne’ di odio.
Quando
ti parla, le parole escono dalla sua bocca con spontaneità e
probabilmente con una grande difficoltà, ma sono autentiche ed
elegantemente sincere, senza falsità.
“I miei genitori mi vogliono molto bene”
Possiede
un cromosoma in più e questo è ciò che lo distingue da noi, noi
normali. Il cromosoma dell’innocenza, che sta lentamente scomparendo
dal nostro mondo pieno di cattiveria e di odio. Ma questo angelo rimane
un angelo che incarna l’inno della carità, come disse San Paolo nella
sua Lettera ai Corinzi. Nella carità si compiono i miracoli, nella
carità si realizza l’impossibile!
Video
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A chi fanno comodo la nostra paura e questo stato di perenne emergenza
di Alberto Maggi
"Quelli
che hanno compreso molto bene l’utilità della paura sono i detentori
del potere. Per essi è fondamentale che il popolo viva sempre sotto una
cappa costante di paure e allarmi crescenti, per renderlo così
remissivo e ubbidiente...".
La
sapienza biblica ha sempre messo in guardia dalla paura, quello stato
emotivo che può paralizzare l’uomo rendendolo prigioniero di
un’inquietudine che si alimenta di se stessa. Già il Qoèlet scriveva
che “Chi bada al vento non semina mai, e chi osserva le nuvole non
miete” (Qo 11,4), e Gesù, nella parabola dei talenti, mette in guardia
dalla paura che spinge l’uomo a seppellire la fortuna che gli è stata
affidata con il dono del talento (unità di peso di circa una trentina
di chilogrammi d’oro). Per paura di perderlo costui ha infatti nascosto
il prezioso talento sotto terra per conservarlo integro, e invece gli
sarà tolto in quanto non l’ha messo a frutto (Mt 25,14-30).
Quelli
che hanno compreso molto bene l’utilità della paura sono i detentori
del potere. Per essi è fondamentale che il popolo viva sempre sotto una
cappa costante di paure e allarmi crescenti, per renderlo così
remissivo e ubbidiente. Per questo, al fine di ottenere ciò, oltre le
armi che i potenti hanno per sottomettere le persone (coercizioni
fisiche o morali), creano condizioni permanenti di paura, nell’attesa
di quel che di terrificante può accadere. Ecco allora l’enfatizzazione
voluta di ogni aspetto della vita quotidiana che viene esasperato e
drammatizzato, dai normali avvicendamenti meteorologici che diventano
sempre una calamità e una costante allerta (il normale gelo invernale
si trasforma in freddo polare o siberiano, l’acquazzone in bomba
d’acqua, il caldo è sempre sahariano), ai problemi dell’umanità, dove
tutto è un’emergenza, una crisi, una catastrofe.
Ma
l’ambizione di ogni potente non è solo quella di essere temuto, ma
anche amato dai suoi sottomessi, in modo che l’oppressore sia visto
come benefattore, il dominatore come il salvatore. Per realizzare
questo si crea o s’ingigantisce un pericolo reale o meno, costringendo
le persone a vivere costantemente nell’assillante sospetto verso i loro
simili, che vengono squadrati come potenziali nemici dai quali solo il
potente può proteggere.
...
L’AUTORE – Alberto Maggi,
frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie
Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique
et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi
Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata),
cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al
servizio della giustizia, mai del potere. Ha pubblicato, tra gli altri:
Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e
non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti
pericolosi. È in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio
viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita. (fonte: IL LIBRAIO)
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Ashraf Fayadh
Domani, 14 gennaio, in tutto il mondo ci saranno manifestazioni a favore del poeta condannato a morte in Arabia Saudita Uccidere un poeta è ferire l’anima del mondo di Tonio dell'Olio
Domani
in tutto il mondo ci saranno 100 manifestazioni a favore di Ashraf
Fayadh. L’iniziativa è stata lanciata dal Festival di letteratura di
Berlino. Poeta, curatore e artista è stato condannato a morte il 17
novembre scorso in Arabia Saudita dopo un dibattimento in cui non gli è
stato concesso nemmeno di difendersi con un avvocato. È accusato di
aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica
Instructions within (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver
mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la
moralità saudita. Il mondo italiano dell’arte aveva conosciuto Fayad
alla Biennale di Venezia dove aveva curato la mostra Rhizoma. Le
manifestazioni a suo favore consisteranno in letture di alcuni suoi
versi. Uccidere un poeta è ferire l’anima del mondo. Non è molto
diverso dalle azioni degli uomini del Califfato contro le testimonianze
storiche di arte e di fede. Per questo ogni persona in ogni parte del
mondo deve sentirsi coinvolto, offeso, ferito a sua volta e, per
questo, unirsi al grido di dolore e di protesta. Che anche i nostri
governanti, al netto dei Rolex contesi, facciano sentire la propria
voce. Non si tratterebbe di ingerire negli affari interni di uno Stato,
perché almeno la poesia non conosce sovranità nazionali. (Fonte: Mosaico dei giorni)
In Arabia Saudita rischiano la vita anche i poeti
Le poesie di Ashraf Fayadh non sono poesie “blasfeme”. Sono dei componimenti poetici di Chiara Comito, arabista
...
Suo malgrado, quindi, Ashraf Fayadh è diventato un simbolo. Ma non solo
perché è considerato ormai a livello internazionale come un prigioniero
di coscienza. Né perché la sua storia personale e la sua vicenda
recente espongono in qualche modo, ancora una volta, tutta la
drammaticità della questione palestinese e della diaspora. È un simbolo
anche perché rappresenta un altro aspetto del mondo arabo contemporaneo
che fatica a trovare spazio tra le notizie urlate che arrivano dal
Medio Oriente, perché ci parla di normalità: la normalità della cultura
prodotta nei paesi arabi, nei quali ogni anno, come in qualsiasi parte
del mondo, si scrive, si traduce, si pubblicano libri, si organizzano
festival ed eventi culturali di ogni tipo. ... Non
credo che Ashraf Fayadh abbia mai voluto diventare un prigioniero di
coscienza o un simbolo per l’arte araba e saudita. Forse voleva restare
solamente un intellettuale, un uomo normale. E il mondo arabo oggi non
ha bisogno di altri eroi o di simboli. Ha un estremo bisogno di
normalità, che sia la bellezza di una mostra di opere d’arte, o la
forza espressiva di un verso poetico.
In Arabia Saudita rischiano la vita anche i poeti
Vedi anche:
- il comunicato Una
poesia per Ashraf Fayadh: Amnesty International Italia prende parte ai
reading per il poeta condannato a morte in Arabia Saudita
- Il programma completo delle iniziative di Amnesty International Italia è online qui: http://www.amnesty.it/Una-poesia-per-Ashraf-Fayadh-iniziative
- Per chiedere il rilascio di Ashraf Fayadh è possibile firmare l'appello online qui: http://www.amnesty.it/apostasia-condanna-a-morte-arabia-saudita
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Un altro ospedale supportato da MSF è stato bombardato in Yemen. Si tratta del terzo ospedale bombardato.
BASTA!!! E' INACCETTABILE!!!
... Condanniamo pesantemente questo
incidente che conferma un preoccupante disegno di attacchi a strutture
mediche essenziali e esprimiamo il nostro più forte sdegno dato che
lasciano una popolazione già fragile senza assistenza medica per
settimane" afferma Ayora" Ancora una volta sono i civili a subire
l'impatto maggiore di questa guerra".
MSF chiede l'immediata cessazione degli attacchi a strutture mediche e
chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto di impegnarsi per
creare le condizioni per la fornitura di assistenza umanitaria in
condizioni di sicurezza. MSF richiede, inoltre, che i responsabili di
questo attacco investighino sulle circostanze dell'incidente.
Un altro ospedale supportato da MSF è stato bombardato in Yemen.
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SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA
NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Coraggio, sono io...
L'amore è un'avventura...
Se ogni mattina potessi...
Dobbiamo risvegliare...
ripensando a quanto detto da Papa Francesco nell'omelia di oggi
10/01/2016 (Cappella Sistina Santa Messa nel corso della quale ha
amministrato il Sacramento del Battesimo a 26 neonati) - "... non
dimenticatevi che la più grande eredità che voi potrete dare ai vostri
bambini è la fede. Abbiate cura che non venga persa, di farla crescere
e lasciarla come eredità. Vi auguro questo oggi, in questo giorno
gioioso per voi: vi auguro che siate capaci di far crescere questi
bambini nella fede e che la più grande eredità che loro riceveranno da
voi sia proprio la fede..."
Non ho scelto io... (vignetta)
per sorridere
Oggi a catechismo... (vignetta)
Passando... vide... chiamò...
Per ascoltare la voce di Gesù...
Le parole insegnano...
Voglio vivere perché tutti i disperati...
Ogni vita muore se non è toccata...
Dio si commuove e si intenerisce...
Iniziate e finite la giornata...
Una fede che non si fa carico...
Quanta è necessaria...
Il 15 gennaio del 1914 nasceva
Etty Hillesum, la scrittrice olandese di origini ebraiche morta ad
Auschwitz il 30 novembre del 1943.
Donna straordinaria, che, quanto più la realtà intorno a lei si faceva
orribile e insostenibile, tanto più seppe immergersi nella sua
interiorità, scoprendone le profondità e le ricchezze ineusaribili e
traendone la forza per amare chiunque incontrava.
Una volta che si comincia a camminare con Dio...
A ogni nuovo crimine o orrore...
Martin
Luther King Jr. nacque il 15 gennaio 1929, ad Atlanta, in Georgia; fu
uno dei più influenti attivisti per i diritti civili in America.
Fu nominato uomo dell'anno dalla rivista Time nel 1963 a seguito del
suo del suo famoso e iconico "I have a dream" - pronunciato a
Washington durante una marcia per i diritti civili. L'anno seguente
Martin Luther King fu premiato con il Premio Nobel per la Pace. Il 4
aprile del 1968 King venne assassinato. L'America ha istituito una
festività nazionale in suo onore; tutt'oggi egli rimane simbolo
indiscusso della lotta in America per la giustizia e l'uguaglianza
razziale.
Se avremo aiutato una sola persona...
Io ho un sogno...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA,
DONNA IN CAMMINO
HOREB n. 72 - 3/2015
TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI
EDITORIALE
Spesso
si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un
cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci
accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che
sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo
sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi
presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella
storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di
Dio.
Fra
questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui
quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015).
Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura
come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche,
però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera
le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo
della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza
superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e
amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa,
le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma
soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere,
comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di
coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore
libertà, e una grande generosità.
Ci
dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la
contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo,
ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e
per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con
una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne
non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano
relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di
Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta
promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola,
col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e
a seguire la via tracciata dal Signore Gesù.
È
in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila,
esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per
l’uomo di oggi.
....
Editoriale (PDF)
Sommario (PDF)
E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia"
«Tra fedi diverse, abbiamo una sola certezza: siamo tutti figli di Dio». Lo
dice il Pontefice nel breve testo diffuso ieri in undici lingue
Promossa dall'«Apostolato della preghiera» l'iniziativa sarà ripetuta
da Francesco ogni mese dell' Anno Santo «Molti pensano in modo diverso,
sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In
questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c' è una sola
certezza per noi: siamo tutti figli di Dio». Così dice il Papa in un
videomessaggio diffuso ieri in spagnolo e sottotitolato in dieci
lingue, una breve riflessione sull'importanza del dialogo
interreligioso.
Quest'
anno, infatti, Francesco presenterà ogni mese un' intenzione di
preghiera rivolta alla Chiesa universale e lo farà in un breve filmato
prodotto dall'agenzia di comunicazione argentina "La Machi". Nel primo della serie, il Pontefice, ripreso mentre parla avvolto da una luce morbida seduto a una scrivania, ricorda che «la
maggior parte delle persone sulla terra si dichiara credente. E questo
dovrebbe portare a un dialogo tra le religioni. Non dobbiamo smettere
di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente.
Confido in voi per diffondere la mia petizione di questo mese: perché
il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti
frutti di pace e di giustizia. Confido nella vostra preghiera». A
inframmezzare queste parole sono le immagini di un musulmano, un ebreo,
un sacerdote cattolico, una donna buddista, più altre che ritraggono
Bergoglio con rappresentanti di diverse religioni o confessioni
cristiane. L' iniziativa è promossa dall'Apostolato della preghiera,
che fa capo alla Compagnia di Gesù e ha alle spalle una storia lunga e
gloriosa...
(testo
tratto dall'articolo «Il dialogo tra religioni porti pace e giustizia».
In un video l' invito del Papa alla preghiera di Andrea Galli su
Avvenire)
VIDEO
CREDO NELL'AMORE!!!
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'Un cuore che ascolta - lev shomea'
Concedi
al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo
popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)
Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino
Vangelo: Lc 3,15-16.21-22
"Oh se Tu squarciassi i cieli e scendessi !"(Is 63,19).
Così prega il profeta Isaia, implorando che Dio manifesti agli uomini
il suo volto d'amore per tanto, troppo tempo tenuto nascosto. Adesso
nel battesimo del Figlio amato il Padre esaudisce il desiderio
dell'uomo. I cieli, che si erano chiusi per la disobbedienza e il
peccato di Adamo, ora attraverso l'immersione di Gesù nella nostra
realtà umana, gesto d'amore obbediente, si aprono per mai più
richiudersi. Dio, in Gesù, ha assunto la nostra fragilità fino alle
estreme conseguenze, fino a consegnare la sua vita sulla croce, così
che anche il velo del tempio, segno di separazione fra Dio e l'uomo, "si squarciò a metà"(23,45). Ora
il Signore dell'universo pianta definitivamente la sua tenda in mezzo a
noi. La discesa dello Spirito Santo, che è la vita stessa di Dio, su
Gesù è il sigillo del Padre sulla vita del Figlio, così come le lingue
di fuoco nel giorno di Pentecoste sulla Chiesa riunita nel cenacolo (cfr. At 2,3).
E' il Soffio di Dio donato all'uomo, quello preannunciato dal profeta
Ezechiele al cap. 37 che ridona vita alle ossa inaridite; è lo "Spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio e di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore" profetizzato da Isaia(11,2). E' lo Spirito che fa di noi creature nuove, che ci rende figli nel Figlio, oggetto del suo compiacimento.
...
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Teresa d’Avila mistagoga:
l’arte di accompagnare all’esperienza di Dio
di p. Gregorio Battaglia, ocarm
(VIDEO INTEGRALE)
25.11.2015 - incontro inserito nell'ambito dei
I MERCOLEDÌ' DELLA SPIRITUALITÀ 2015
S. TERESA D’AVILA DONNA IN CAMMINO CON DIO
Nel V Centenario della nascita (1515-2015)
promossi dalla Fraternità Carmelitana
1. Vita cristiana e mistagogia
Nel nostro riflettere sulla vita cristiana difficilmente ricorre il termine “mistero” ed
anche nel linguaggio liturgico non è molto richiamata la frase:
“celebrando i santi misteri”. Eppure questo termine è proprio quello
che più di tutti ci aiuta a meglio comprendere il senso e la novità
della vita cristiana. Nei primi secoli della Chiesa si dedicava una
cura particolare verso quei fedeli che avendo ricevuto il battesimo
necessitavano di essere introdotti nel “mistero” celebrato. Tutto
questo andava sotto il nome di “mistagogia”.
Bisogna
subito dire che il termine “mistagogia” ha ripreso a circolare tra i
credenti soltanto dopo il Concilio Vaticano II, soprattutto per
l’avvertito bisogno di tornare a parlare all’interno delle comunità
cristiane di una vera “iniziazione cristiana”. Essa, cioè, è da
intendersi come un processo di interiorizzazione dell’azione
“misteriosa”, ma reale, che il Signore continua ad operare nella vita
di ogni credente, che si è aperto, nella fede, all’accoglienza della
“buona notizia”.
Nel
1978 la Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato in italiano il
nuovo “Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti” (RICA) e nelle
premesse al “RICA” viene detto che esso «riguarda direttamente coloro
che non sono stati battezzati e che sono mossi dallo Spirito Santo ad
aprire il cuore alla fede; ma interessa anche coloro che, pur
battezzati, non hanno ricevuto alcuna educazione né catechistica, né
sacramentale» (p. XI).
...
La
vita cristiana, del resto, non può essere ridotta ad un compendio di
norme morali e di pratiche religiose da adempiere con una certa
puntigliosità, come se tutto dovesse dipendere dal soggetto umano,
prescindendo dall’azione, che lo Spirito Santo esercita nella vita del
credente. Essa è, invece, da intendersi, grazie all’azione dello
Spirito, come un progressivo inserimento nel mistero (= progetto) di
Cristo, il nuovo Adamo, paradigma di un’umanità ricreata. ... Teresa
ha ben sperimentato nella propria vita quanto sia necessario e vitale
coltivare la propria relazione con il Signore Gesù, con la sua umanità
e con la sua parola. La vita nuova ricevuta nel battesimo e alimentata
dalla partecipazione eucaristica deve poter trovare degli spazi
personali, dove poter meglio interiorizzare e vivere in profondità la
relazione con il proprio Signore e tutto questo per lei è reso
possibile dallo spazio della preghiera, da intendersi come un ascolto
ed allo stesso tempo come un parlare con l’Amico.
Bisogna
riconoscere che il mancato accompagnamento mistagogico provoca in tante
persone, che si dicono cristiane, una specie di riduzione del
cristianesimo ad un pacchetto di norme morali da osservare o ad un
complesso di pratiche religiose da adempiere con la speranza di
ricevere in dono l’entrata nel paradiso. Sono pochi quei cristiani, che
giungono a prendere chiara coscienza della loro condizione di “figli”, grazie a quel legame che il battesimo ha realizzato tra loro e Cristo Gesù Signore.
Coloro, che maturano in sé la coscienza di sentirsi in Gesù “figli” del
Padre celeste, iniziano a prendere coscienza che vivere di fede
significa, innanzitutto, aprirsi a questa relazione di comunione con
Cristo ed in Lui con tutta la Santa Trinità. Essi sono portati a
scoprire che la vita cristiana prima di essere un codice di
comportamento è, soprattutto, relazione da vivere con quel Dio, che in
Gesù, si è presentato come “comunione di Persone” e che in Lui ci
invita a partecipare di questa stessa comunione. Annota Herraiz: «La
breve e densa consegna teresiana in vista della formazione dell’uomo
nuovo, di un io relazionale, amico, sta in questa affermazione: la
verità ti farà libero per amare» Se
c’è una passione in Teresa è proprio quella di coinvolgere altri in
questa esperienza di comunione con il Dio, che non è soltanto Uno ed
Unico, ma si è rivelato come mistero di comunione, che coinvolge le Tre
persone Trinitarie in una danza di dono e di accoglienza e che a sua
volta desidera coinvolgere la creatura umana in questo cerchio
dell’amore. ...
VIDEO
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Un uomo di nome Giobbe/8 -
La verità della vita sta nelle domande giovani e povere
La rivoluzione dell’ascolto
di Luigino Bruni
"…
E non aspetto nessuno: / fra quattro mura / stupefatte di spazio / più
che un deserto / non aspetto nessuno: / ma deve venire; / verrà, se
resisto, / a sbocciare non visto, / verrà d'improvviso, / quando meno
l'avverto: / verrà quasi perdono / di quanto fa morire, / verrà a farmi
certo / del suo e mio tesoro, / verrà come ristoro / delle mie e sue
pene, / verrà, forse già viene il suo bisbiglio."
Clemente Rebora, Canti Anonimi
Nelle
persone, nelle comunità, nelle civiltà, nelle fedi, esiste un ciclo che
alterna fede e ideologia, religione e idolatria. All’inizio del cammino
si è sedotti da una voce che ci chiama: si crede, si parte. Ma dopo
aver percorso un certo tratto di strada, a volte molto lungo, ci si
ritrova quasi sempre dentro una ideologia, se non una idolatria. È un
esito molto probabile, forse inevitabile, perché l’ideologia e
l’idolatria sono prodotti naturali delle fedi e delle religioni. La
lettura onesta e nuda del libro di Giobbe – non a caso posto al centro
di una Bibbia che ha nell’idolatria il suo principale nemico – è una
potente cura di queste gravi malattie delle religioni, perché costringe
ad abbandonare le risposte che abbiamo maturato e conquistato a fatica
per buona parte di vita, per tornare, umili e veri, alle prime domande
della giovinezza.
...
Il
mondo non è lasciato al caso, la Provvidenza deve essere all’opera,
Giobbe non lo nega; ma ci invita a cercare registri diversi da quelli
della teologia del suo tempo (e del nostro). Giobbe cerca un altro Dio,
e lo cerca anche per difenderlo dalla verità della storia. Giobbe ci
ricorda allora che chi crede in Dio e lo ama non deve raccontare
teologie che non reggono di fronte all’evidenza storica. Eppure sono
molti, troppi, i nostri racconti su Dio che non fanno altro che
associarlo alla nostra banalità, che vengono necessariamente smentiti
dalla verità delle domande di Giobbe e dei racconti dei viaggiatori.
Giobbe chiede solo più silenzio, più mani sulla bocca, per lasciarsi
stupire dalla verità che accade nella storia che non può essere contro
la verità di Dio. Il suo è un appello a una religione che sappia dar
conto delle gioie e dei dolori veri della gente reale. Il resto è solo
vanità e falsa consolazione: "E voi vorreste consolarmi con argomenti
vani! Nelle vostre risposte non c'è altro che inganno" (21,34). Saper
tacere e trattenere in gola le nostre risposte certe per ascoltare le
grida dei Giobbe del proprio tempo è stato importante in ogni epoca, ma
è stato ed è essenziale nei grandi momenti di passaggio, quando le
risposte ufficiali delle religioni, delle culture e delle filosofie non
bastano più per rispondere alle domande più difficili dei giusti e
delle vittime innocenti, quando le spiegazioni convenzionali del
dolore, della morte, della fede, non appagano più Giobbe. È soprattutto
in questi momenti che occorre mettersi all’ascolto profondo dell’uomo
di Uz, e lasciarsi convertire. Perché se non lo facciamo le religioni
restano bloccate dentro le ideologie, gli idoli prendono il posto della
fede
Anche
oggi Giobbe non capisce più le nostre risposte, non lo consolano, lo
tormentano. E ci invita almeno a tacere, ad ascoltarlo. Ci sono troppe
grida anelanti un Dio diverso che si alzano verso il cielo, che vengono
ammutite dalla nostre risposte troppo semplici, poco solidali, lontane
dalla gente, che non sanno ascoltare i viaggiatori del nostro tempo. La
Bibbia fu capace di ascoltare l’urlo scandaloso e scomodo di Giobbe, lo
incise per sempre sulla sua roccia, e così gli diede la dignità più
grande. Saremo noi capaci oggi di fare altrettanto con le grida e le
domande che mandano in crisi le nostre teologie? Sapremo riscrivere
nuovi poemi ascoltando la voce delle nostre vittime? O continueremo a
indossare nel dramma del vivere le maschere degli amici di Giobbe? Le
nuove primavere delle religioni e delle civiltà cominciano quando, gli
amici di Giobbe, imparano a tacere, abbandonano le vecchie e inadeguate
certezze, e si mettono ad ascoltare le grida delle vittime, dei
lontani, dei poveri, seduti sugli stessi mucchi di letame
La rivoluzione dell’ascolto di Luigino Bruni (PDF)
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Messaggio
del Santo Padre Francesco per il Giubileo della Misericordia dei
ragazzi e delle ragazze (Roma, 23-25 aprile 2016), 14.01.2016
“Scommettete
sui grandi ideali, sulle cose grandi”. Cosi il Papa nel Messaggio per
il Giubileo della Misericordia dei ragazzi e delle ragazze, dai 13 ai
16 anni, che avrà luogo a Roma dal 23 al 25 aprile, incentrato sul tema
“Crescere misericordiosi come il Padre”.
RADIO VATICANA: Messaggio del Papa ai ragazzi per il Giubileo: scommettete sui grandi ideali
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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
«La
Chiesa italiana ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a
vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco
d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di
personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi
colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco
si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé don Camillo
diceva: «Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi
parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che
soffre e sa ridere con loro». Vicinanza alla gente e preghiera sono la
chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso,
lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo
in umanità e non andiamo da nessuna parte...» (stralcio del discorso di
Papa Francesco in cattedrale a Firenze, al quinto convegno sulla Chiesa
italiana - 10/11/2015)
video
Don
Camillo e Peppone sono così familiari nell'immaginario collettivo
italiano che perfino il Papa, nel discorso alla Chiesa italiana
radunata a convegno a Firenze, ha voluto citare i due personaggi nati
dalla penna sagace di Guareschi ...
Certamente
molta popolarità è dovuta ai simpatici film che periodicamente sono
trasmessi dalle reti televisive nazionali, sempre con un buon successo
di pubblico. È il ritratto di un'Italia antica, semplice e leale (ma
non idilliaca!), che ha fatto grande questo paese, tanto nella vita
civile quanto in quella religiosa, come ha detto il Papa.
Nel
primo libro della serie Mondo piccolo lo scrittore emiliano inserisce
un racconto che ha la sua più remota origine nel Vangelo che chiude il
tempo di Natale, con la narrazione del Battesimo di Gesù nel fiume
Giordano.
La
novella di Guareschi si intitola Il Battesimo: la moglie di Peppone
chiede a don Camillo di battezzare il figlio appena nato con il nome di
Lenin Libero Antonio. Di fronte a un nome così marcato politicamente il
parroco rifiuta in malo modo, ma, come spesso accade, invece di trovare
approvazione nel Cristo dell'altar maggiore con cui è solito dialogare,
riceve un duro rimprovero:
«Don Camillo, hai fatto una gran brutta cosa! Va' a richiamare quelle gente e battezza il bambino!»
Piccata e comica la risposta del sacerdote:
«-Gesù
[...] dovete metterVi in mente che il battesimo non è mica una
burletta. Il battesimo è una cosa sacra. Il battesimo...-
- Don Camillo - lo interruppe il Cristo. - A me vuoi insegnare cos'è il battesimo? A me che l'ho inventato?-»
...
Ed ecco la scena nel film Don Camillo del 1952 di Julien Duvivier:
video
L'episodio,
in sé divertente, indica l'importanza del Battesimo per un cristiano
"tiepido" come Peppone, tanto da insistere, fino ai pugni, per vedere
il figlio battezzato. «Il battesimo non è mica una burletta. Il
battesimo è una cosa sacra» dice don Camillo al Cristo. È l'inizio
della vita dell'uomo come Figlio di Dio, così importante che perfino il
Figlio stesso ha voluto immergersi nelle acque del fiume Giordano, come
un peccatore qualunque, pur non essendo tale.
Nelle
nostre città, dove diminuisce la frequenza ai sacramenti, flette ma
resiste la richiesta di battezzare i figli: certo molto giocano la
convenzione e la festa familiare, però rimane sottesa l'immagine che il
bambino presentato al fonte è un «figlio prediletto», come annuncia la
voce dal cielo su Gesù in preghiera. È veramente un innalzamento della nostra vita, fino ad arrivare al cielo, che si apre.
Guareschi
ci aiuta a far memoria dell'importanza di quel semplice rito e dalle
sue pagine sembrano uscire domande che ci toccano: quanti
cristiani ricordano la loro data di battesimo? Quanti hanno sentimenti
di riconoscenza per essere stati battezzati? Quanti ne riconoscono il
valore? Quanti, in fondo, si ricordano semplicemente di essere "figli
di Dio"? E forse il
Cristo stesso potrebbe dire, a coloro che spesso socchiudono le porte
delle Chiese a chi non è considerato "regolare": «Hai fatto una gran
brutta cosa! Va' a richiamare quella gente...». Per poi ammettere, con le stesso parole che il Crocifisso rivolge a Don Camillo riguardo a Peppone minaccioso: «Non sono sistemi da approvare, ma si possono comprendere». Comprendere... per andare a «richiamare quella gente». «Gesù, il battesimo è una cosa seria!»
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“Il nome di Dio è Misericordia”.
E’
il titolo del libro-intervista di Papa Francesco con il vaticanista
Andrea Tornielli. Il volume - edito dalla Piemme - con un lancio
mondiale in 86 Paesi verrà presentato martedì 12 gennaio a Roma con la
presenza di Roberto Benigni e diretta di Tv2000. Oggi su quattro
giornali italiani: La Stampa,Corriere della Sera, Repubblica ed
Avvenire sono stati pubblicati quattro differenti estratti del volume
che riproponiamo insieme all'articolo e video del vaticanista Andrea
Tornielli che ha curato l'intervista a Papa Francesco.
video
Il
13 marzo 2015, mentre ascoltavo l’omelia della liturgia penitenziale al
termine della quale Papa Francesco stava per annunciare l’Anno Santo
straordinario, ho pensato: sarebbe bello potergli porgere alcune
domande incentrate sui temi della misericordia e del perdono, per
approfondire ciò che quelle parole avevano significato per lui, come
uomo e come sacerdote. Senza la preoccupazione di ottenere qualche
frase a effetto che entrasse nel dibattito mediatico attorno al sinodo
sulla famiglia, spesso ridotto a un derby fra opposte tifoserie. Mi
piaceva l’idea di un’intervista che facesse emergere il cuore di
Francesco, il suo sguardo. Un testo che lasciasse aperte delle porte,
in un tempo, come quello giubilare, durante il quale la Chiesa intende
mostrare in modo particolare, e ancora più significativo, il suo volto
di misericordia.
E il Papa mi disse: “Dio perdona con una carezza non con un decreto”
Quattro stralci del libro-intervista «Il nome di Dio è Misericordia»
«La Chiesa non è al mondo per condannare, ma per permettere l’incontro con quell’amore viscerale che è la misericordia di Dio»
Sarà
disponibile da martedì 12 gennaio, anche in versione ebook, il libro
intervista di papa Francesco Il nome di Dio è misericordia (Edizioni
Piemme; pagine 120; euro 15) frutto di una conversazione con il
vaticanista del quotidiano “La Stampa”, Andrea Tornielli. Volume di cui
pubblichiamo un’anticipazione. Si tratta del passaggio in cui il Papa
spiega che cos’è per lui la misericordia, quale posto ha nel suo cuore.
In particolare rispondendo alle domande di Tornielli, Francesco ricorda
il capitolo 16 del Libro di Ezechiele in cui si paragona Israele a una
bambina «gettata via». Dio invece la salva, la ripulisce, la unge, la
veste e, una volta cresciuta, l’adorna di seta e gioielli. Per tutta
risposta lei, «infatuata della sua stessa bellezza», si prostituisce
arrivando a pagare i suoi amanti. Malgrado questo, Dio non dimenticherà
la Sua alleanza, ma la metterà sopra le sue sorelle maggiori perché,
quando verrà perdonata, Israele si ricordi e si vergogni. A seguire le
parole di papa Francesco tratte dal libro.
Il Papa: «La vergogna del peccato è Grazia»
Il
Papa è un uomo che ha bisogno della misericordia di Dio. L’ho detto
sinceramente, anche di fronte ai carcerati di Palmasola, in Bolivia,
davanti a quegli uomini e a quelle donne che mi hanno accolto con tanto
calore. A loro ho ricordato che anche san Pietro e san Paolo erano
stati carcerati. Ho un rapporto speciale con coloro che vivono in
prigione, privati della loro libertà. Sono stato sempre molto attaccato
a loro, proprio per questa coscienza del mio essere peccatore. Ogni
volta che varco la porta di un carcere per una celebrazione o per una
visita, mi viene sempre questo pensiero: perché loro e non io?
Il libro di Papa Francesco: «Ogni uomo è un peccatore Ma la misericordia ci salva»
Un
affondo profondissimo nel cuore del cristianesimo e, dunque,
nell'essenza del pontificato di Francesco: Dio è misericordia, nessun
peccato è troppo grande ai suoi occhi. È il succo del primo libro del
Papa, "Il nome di Dio è misericordia" (Piemme), scritto col vaticanista
Andrea Tornielli e che sarà presentato a Roma il 12 gennaio (data di
uscita in contemporanea in 86 Paesi) con la presenza di Roberto Benigni
e diretta di Tv2000.
Il primo libro di Francesco: "Nessun peccato è troppo grande per Dio"
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Marina Berlusconi, presidente del Gruppo Mondadori, ha consegnato oggi
a Papa Francesco a Casa Santa Marta la prima copia dell’edizione
italiana del libro-intervista del Santo Padre Il nome di Dio è Misericordia. Una
conversazione con Andrea Tornielli – edito da Piemme, assieme ad alcuni
esemplari delle principali edizioni del volume, che domani (12/01/2016)
sarà lanciato in contemporanea in 86 Paesi nel mondo.
All’incontro erano presenti, oltre al giornalista Andrea Tornielli, ...
Insieme a loro hanno presenziato Monsignor Giuseppe Costa (direttore
della Libreria Editrice Vaticana), Zhang Agostino Jianquing (detenuto
del carcere di Padova che nell’aprile del 2015 ha ricevuto i sacramenti
del battesimo, della comunione e della cresima) e Roberto Benigni, che
domani interverranno alla presentazione del libro in programma alle ore
11 all’Istituto Patristico Augustinianum; saranno presenti anche il
Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, e Padre
Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana.
Per
la prima volta in un volume-intervista a sua firma, Francesco si
rivolge a ogni uomo e donna del pianeta in un dialogo semplice, intimo
e diretto. Il Papa affronta il tema della misericordia, così centrale
nel suo insegnamento e nella sua esperienza personale di uomo, di
sacerdote e di pastore. Questo libro è la sintesi del suo magistero e
del suo pontificato. Il Santo Padre ha voluto vergare personalmente le
copertine delle edizioni in lingua italiana, inglese, francese,
tedesca, spagnola e portoghese.
Andrea Tornielli vaticanista, giornalista del quotidiano La Stampa e responsabile del sito
Vatican Insider, collabora con varie riviste internazionali. Numerose
le sue pubblicazioni, tra cui ricordiamo la prima biografia del
Pontefice, Francesco. Insieme (2013), tradotta il 16 lingue, e il
volume Papa Francesco. Questa economia uccide, tradotto in 9 lingue
(di Redazione Papaboys)
Vedi anche il nostro post precedente:
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"La Misericordia di Dio ha cambiato la mia vita"
intervento-testimonianza di Zhang Agostino Jianqing
In occasione della presentazione
del libro di Papa Francesco
"Il nome di Dio è Misericordia.
Conversazione con Andrea Tornielli"
12.01.2016
VIDEO INTEGRALE DELL'INTERVENTO
ECCO IL TESTO:
Buongiorno a tutti.
Mi
chiamo Zhang Agostino Jianqing, ho 30 anni e vengo dalla Cina, più
precisamente da Zhe Jiang. Può sembrare strano che un cinese porti
anche il nome di Agostino ma più avanti capirete il perché.
La
mia famiglia, di tradizione buddista è una famiglia di brave persone
che nella loro vita si sono sempre comportate bene ed hanno lavorato
sia in Cina che in Italia.
Nel 1997, all’età di 12 anni, sono arrivato in Italia con mio papà, la mia mamma era in Italia già da due anni.
Sono passati 18 anni da quel 1997, la maggior parte dei quali passati in carcere, tutt’ora sono in carcere.
Arrivato
in Italia ho studiato un paio di anni, ma a scuola mi annoiavo, così
spesso mancavo le lezioni, scappavo dalla scuola all’insaputa dei miei
genitori.
Anno
dopo anno diventavo sempre più cattivo, iniziavo a litigare con i miei
genitori perché non mi davano i soldi per potermi divertire. All’età di
16 anni mi sono inventato la storia che andavo a lavorare lontano dalla
nostra abitazione per poter stare fuori la notte. Spesso passavo la
notte in discoteca, mi interessava solo divertirmi e sentirmi potente,
così in poco tempo mi sono plasmato un carattere violento e
superficiale, mi interessavano solo lo sballo, i soldi e le
ragazze.
Ho commesso un grave errore
E
così all’età di 19 anni sono entrato in carcere per la seconda volta
con una condanna di 20 anni. Non parlavo e capivo quasi niente in
italiano e per di più nel carcere di Belluno, dove sono rimasto i primi
due anni, ero l’unico cinese. Ero pieno di difficoltà, non sapevo
chiedere aiuto in tutti i sensi, ero disperato, l’unica cosa che mi
faceva sentire un po’ meglio era prendere la penna e scrivere alla mia
famiglia chiedendo scusa, scusa e poi ancora scusa per tutto il dolore
e tutta la tristezza che avevo causato al loro cuore, in particolare
alla mia mamma, che in quel periodo si faceva ogni settimana 700 km per
venire a trovarmi in carcere. Ogni volta che mi vedeva piangeva. Vedere
quelle lacrime che scorrevano davanti a me mi ha aiutato a guardarmi
dentro e a percepire tutto il male che avevo causato alla mia famiglia
e a quella della vittima. Il mio cuore tremava per il dolore e si
sentiva spezzato. Improvvisamente dentro di me emergeva il desiderio di
cambiare in meglio per non fare più soffrire la mia cara mamma. Nasceva
in me il desiderio che questa sofferenza si potesse trasformare in
felicità.
...
Sono
qui con la mia storia a testimoniare come la Misericordia di Dio ha
cambiato la mia vita. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza
la presenza di tutti gli amici e fratelli del carcere di Padova. Sono
qui con tutti loro nel cuore, è come se fossero tutti presenti qui.
Come pure porto nel cuore tutte le persone carcerate del mondo che non
hanno avuto la grazia che molti di noi hanno avuto.
Caro
Papa Francesco grazie per l’affezione e la tenerezza che non manchi mai
di testimoniarci. Grazie per la tua instancabile testimonianza. Grazie
per le pagine di questo libro dalle quali emerge il cuore di un pastore
misericordioso. Ti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere.
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"Dentro alla misericordia c'è la gioia, la levità del perdono.
È la gioia il grande segreto del cristianesimo"
Roberto Benigni
(VIDEO)
Intervento integrale pronunciato in occasione della presentazione del libro di Papa Francesco "Il nome di Dio è Misericordia. Conversazione con Andrea Tornielli" 12.01.2016 Benigni
ha riflettuto sul significato della misericordia sottolineando come
“Amare il proprio nemico è la frase più alta della storia
dell’umanità”. Poi ha aggiunto: “La misericordia non non è una virtù
seduta in poltrona, non sta ferma un secondo ma va incontro ai poveri e
ai peccatori”. Questo libro “innalza i nostri cuori senza annacquare il
cervello”. Si sente che per Francesco “la vita è compassione, amore e
che il perdono è alla base del suo pontificato”. Per Benigni “la
misericordia è la giustizia più grande, non la cancella, non la
corrompe né abolisce, va oltre”. La misericordia “è il caposaldo della
missione del Papa, il miserere mei Deus secundum misericordiam tuam del
salmo 50 di Davide”. Ed ha proseguito La misericordia “contiene la
gioia nel dolore: due colonne portanti nel cristianesimo, ma mentre il
dolore è sempre presente nel cristianesimo la gioia la teniamo spesso
nascosta. La gioia è invece il gigantesco segreto del cristianesimo, il
suo elemento costitutivo. Chi ha sofferto senza perdere la gioia
cristiana è vicinissimo al Signore”. Infine ha letto alcuni passi del
libro di Papa Francesco ... “Peccatori si, corrotti no!“ "...
Il corrotto è quello che magari va a messa ogni domenica ma non si fa
alcun problema nello sfruttare la sua posizione di potere pretendendo
il pagamento di tangenti. Per questo dico peccatori sì, corrotti no! La
corruzione fa perdere il pudore che custodisce la verità, la bontà, la
bellezza. Dobbiamo
pregare, in modo speciale durante questo Giubileo, perché Dio faccia
breccia anche nel cuore dei corrotti donando loro la grazia della
vergona, la grazia di riconoscersi peccatori bisognosi del suo perdono."
video
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“Peccatori si, corrotti no!“ Benigni legge Papa Francesco
"... Il corrotto è quello che magari va a messa ogni domenica ma non si
fa alcun problema nello sfruttare la sua posizione di potere
pretendendo il pagamento di tangenti. Per questo dico peccatori sì,
corrotti no! La corruzione fa perdere il pudore che custodisce la
verità, la bontà, la bellezza.
Dobbiamo pregare, in modo speciale durante questo Giubileo, perché Dio
faccia breccia anche nel cuore dei corrotti donando loro la grazia
della vergona, la grazia di riconoscersi peccatori bisognosi del suo
perdono."
Benigni legge Papa Francesco estratto video, intervento di Roberto
Benigni durante la presentazione del libro di Papa Francesco "Il nome
di Dio è Misericordia. Conversazione con Andrea Tornielli" - 12.01.2016.
video
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Unita alla comunicativa che è
tipica di papa Francesco, la capacità di divulgatore di Benigni si è
focalizzata intorno al concetto di misericordia, nell'anno giubilare
che le è intitolato. Benigni non poteva che esaltare lo stile di
Bergoglio, che è efficace di per sé, in un momento in cui – così
parrebbe – chi dovrebbe occuparsene giornalmente (cioè le Chiese, non
solo quella del papa) stenta a farlo. Pare a tratti, Francesco, andare
più veloce della propria Chiesa; pare a volte, a noi protestanti
precisi e pignoli, che egli tratti argomenti scontati: ma essi sono
tali per chi vive la fede con regolarità, e cioè una «minoranza», a
fronte di una maggioranza sempre crescente di indifferenti.
Alberto Corsari: Benigni, la giustizia di Dio e la misericordia
Ieri, il
cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, presentando il
libro-intervista ("conversazione" ha preferito chiosare p. Federico
Lombardi, moderatore dell'incontro) di Andrea Tornielli, frutto di una
conversazione con Papa Francesco -"Il nome di Dio è Misericordia" - si
è posto una domanda essenziale: "Perché oggi l’umanità ha così bisogno
di misericordia?" Il più stretto e vicino collaboratore del Papa si è
dato, e ci ha dato, due risposte...
Roberto Benigni ha fatto anche la sua parte con leggerezza erudita e
molte delle sue considerazioni; un vero spettacolo di idee a volte
strepitose, hanno arricchito la fatica di A. Tornielli offrendo spunti
per una lettura del libro originale e proficua...
Luis Badilla: Le
verità della presentazione del libro-confessione di Papa Francesco "Il
nome di Dio è la Misericordia". Il cardinale Parolin e Roberto Benigni
aggiungono nuove pagine allo scritto di Andrea Tornielli
A
chi si straccia le vesti di fronte all'irruzione nei Sacri Palazzi di
un "pagliaccio" andrebbe ricordato il commento all'apologo sul clown
inserito da Joseph Ratzinger nel suo best-seller "Introduzione al
cristianesimo"
Fabio Colagrande: Se un clown irrompe in Vaticano
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12/01/2016:
15/01/2016:
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BATTESIMO DEL SIGNORE
10 GENNAIO 2016
Damiano
Maria, Rocco, Valentina, Greta, Pier Giorgio, Vittoria, Ginevra
Francesca Maria, Sofia Maria Guadalupe, Thomas... Sono 26 - 13 maschi e
13 femmine - i neonati che nella cappella Sistina ricevono il battesimo
per mano di papa Francesco. Un concerto di voci, mentre il Papa
pronuncia a a braccio la sua breve ma intensa omelia sotto gli affreschi di Michelangelo, in una Cappella Sistina insolitamente vestita a festa di famiglie con bambini. I
biberon, anche in mano ai papà, erano spuntati sia prima dell'inizio
che durante il rito, che è stato accompagnato dal coro a tratti
insistente del pianto dei piccoli neonati e di qualche fratello
maggiore desideroso di attenzione.
Omelia
Quaranta
giorni dopo la nascita, Gesù è portato al Tempio. Maria e Giuseppe lo
portarono per presentarlo a Dio. Oggi, nella festa del Battesimo del
Signore, voi genitori portate i vostri figli a ricevere il Battesimo, a
ricevere quello che avete chiesto all’inizio, quando io vi ho fatto la
prima domanda: “La fede. Io voglio per mio figlio la fede”. E così la
fede viene trasmessa da una generazione all’altra, come una catena, nel
corso dei tempi.
Questi
bambini, queste bambine, passati gli anni, occuperanno il vostro posto
con un altro figlio - i vostri nipotini - e chiederanno lo stesso: la
fede. La fede che il Battesimo ci dà. La fede che lo Spirito Santo oggi
porta nel cuore, nell’anima, nella vita di questi vostri figli.
Voi
avete chiesto la fede. La Chiesa, quando vi consegnerà la candela
accesa, vi dirà di custodire la fede in questi bambini. E, alla fine,
non dimenticatevi che la più grande eredità che voi potrete dare ai
vostri bambini è la fede. Abbiate cura che non venga persa, di farla
crescere e lasciarla come eredità.
Vi
auguro questo oggi, in questo giorno gioioso per voi: vi auguro che
siate capaci di far crescere questi bambini nella fede e che la più
grande eredità che loro riceveranno da voi sia proprio la fede.
E
un avviso soltanto: quando un bambino piange perché ha fame, alle mamme
dico: se il tuo bambino ha fame, dagli da mangiare qui, con tutta
libertà.
video dell'omelia
video integrale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In
questa domenica dopo l’Epifania celebriamo il Battesimo di Gesù, e
facciamo memoria grata del nostro Battesimo. In tale
contesto,stamattina ho battezzato 26 neonati: preghiamo per loro!
Il
Vangelo ci presenta Gesù, nelle acque del fiume Giordano, al centro di
una meravigliosa rivelazione divina. Scrive san Luca: «Mentre Gesù,
ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e
discese su di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba,
e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho
posto il mio compiacimento”» (Lc 3,21-22). In questo modo Gesù viene
consacrato e manifestato dal Padre come il Messia salvatore e
liberatore.
In
questo evento – attestato da tutti e quattro i Vangeli – è avvenuto il
passaggio dal battesimo di Giovanni Battista, basato sul simbolo
dell’acqua, al Battesimo di Gesù «in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,16).
Lo Spirito Santo infatti nel Battesimo cristiano è l’artefice
principale: è Colui che brucia e distrugge il peccato originale,
restituendo al battezzato la bellezza della grazia divina; è Colui che
ci libera dal dominio delle tenebre, cioè del peccato, e ci trasferisce
nel regno della luce, cioè dell’amore, della verità e della pace:
questo è il regno della luce. Pensiamo a quale dignità ci eleva il
Battesimo! «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati
figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1 Gv 3,1), esclama l’apostolo
Giovanni. Tale realtà stupenda di essere figli di Dio comporta la
responsabilità di seguire Gesù, il Servo obbediente, e riprodurre in
noi stessi i suoi lineamenti: cioè mansuetudine, umiltà, tenerezza. E
questo non è facile, specialmente se intorno a noi c’è tanta
intolleranza, superbia, durezza. Ma con la forza che ci viene dallo
Spirito Santo è possibile!
Lo
Spirito Santo, ricevuto per la prima volta nel giorno del nostro
Battesimo, ci apre il cuore alla Verità, a tutta la Verità. Lo Spirito
spinge la nostra vita sul sentiero impegnativo ma gioioso della carità
e della solidarietà verso i nostri fratelli. Lo Spirito ci dona la
tenerezza del perdono divino e ci pervade con la forza invincibile
della misericordia del Padre. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo è
una presenza viva e vivificante in chi lo accoglie, prega in noi e ci
riempie di gioia spirituale.
Oggi,
festa del Battesimo di Gesù, pensiamo al giorno del nostro Battesimo.
Tutti noi siamo stati battezzati, ringraziamo per questo dono. E vi
faccio una domanda: chi di voi conosce la data del suo Battesimo?
Sicuramente non tutti. Perciò vi invito ad andare a cercare la data,
chiedendo per esempio ai vostri genitori, ai vostri nonni, ai vostri
padrini, o andando in parrocchia. E’ molto importante conoscerla,
perché è una data da festeggiare: è la data della nostra rinascita come
figli di Dio. Per questo, compito a casa per questa settimana: andare a
cercare la data del mio Battesimo. Festeggiare quel giorno significa
riaffermare la nostra adesione a Gesù, con l’impegno di vivere da
cristiani, membri della Chiesa e di una umanità nuova, in cui tutti
sono fratelli.
La
Vergine Maria, prima discepola del suo Figlio Gesù, ci aiuti a vivere
con gioia e fervore apostolico il nostro Battesimo, accogliendo ogni
giorno il dono dello Spirito Santo, che ci fa figli di Dio.
Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi.
...
E a tutti auguro una buona domenica. Non dimenticatevi il compito a
casa: cercare la data del mio Battesimo. E per favore, non
dimenticatevi anche di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
video
--------------------------------------------
Basta con l'indifferenza!
Occorre ribaltare la cultura dello scarto!
Papa Francesco
11.01.2016
- Papa Francesco ha incontrato stamani nella Sala Regia in Vaticano il
Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per il tradizionale
scambio di auguri di inizio anno.
...
Anche oggi come duemila anni fa, “udiamo il grido di Rachele che piange
i suoi figli perché non sono più” ...“E’ la voce delle migliaia di
persone che piangono in fuga da guerre orribili, da persecuzioni e
violazioni dei diritti umani, o da instabilità politica o sociale, che
rendono spesso impossibile la vita in patria”. È il grido di quanti
sono costretti a fuggire per evitare le barbarie indicibili praticate
verso persone indifese, come i bambini e i disabili, o il martirio per
la sola appartenenza religiosa”.
...
Udiamo
la voce di Giacobbe che dice ai suoi figli” di lasciare la propria
terra per conservarsi “in vita e non morire”. ...“di quanti fuggono
dalla miseria estrema, per l’impossibilità di sfamare la famiglia o di
accedere alle cure mediche e all’istruzione, dal degrado senza
prospettive di alcun progresso, o anche a causa dei cambiamenti
climatici e di condizioni climatiche estreme”. Purtroppo, è noto come
la fame sia ancora una delle piaghe più gravi del nostro mondo, con
milioni di bambini che ogni anno muoiono a causa di essa”. ... Come
non vedere in tutto ciò il frutto di quella “cultura dello scarto” che
mette in pericolo la persona umana, sacrificando uomini e donne agli
idoli del profitto e del consumo? È grave assuefarci a queste
situazioni di povertà e di bisogno, ai drammi di tante persone e farle
diventare “normalità”. Le persone non sono più sentite come un valore
primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non
servono ancora” – come i nascituri –, o “non servono più” – come gli
anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire
da quello alimentare, che è tra i più deprecabili, quando ci sono molte
persone e famiglie che soffrono fame e malnutrizione
...
Nell’affrontare
la questione migratoria non si potranno tralasciare, infatti, i
risvolti culturali connessi, a partire da quelli legati
all’appartenenza religiosa. L’estremismo e il fondamentalismo trovano
un terreno fertile non solo in una strumentalizzazione della religione
per fini di potere, ma anche nel vuoto di ideali e nella perdita
d’identità – anche religiosa –, che drammaticamente connota il
cosiddetto Occidente. Da tale vuoto nasce la paura che spinge a vedere
l’altro come un pericolo ed un nemico, a chiudersi in sé stessi,
arroccandosi su posizioni preconcette. Il fenomeno migratorio pone,
dunque, un serio interrogativo culturale, al quale non ci si può
esimere dal rispondere. L’accoglienza può essere dunque un’occasione
propizia per una nuova comprensione e apertura di orizzonte, sia per
chi è accolto, il quale ha il dovere di rispettare i valori, le
tradizioni e le leggi della comunità che lo ospita, sia per
quest’ultima, chiamata a valorizzare quanto ogni immigrato può offrire
a vantaggio di tutta la comunità. In tale ambito, la Santa Sede rinnova
il proprio impegno in campo ecumenico ed interreligioso per instaurare
un dialogo sincero e leale che, valorizzando le particolarità e
l’identità propria di ciascuno, favorisca una convivenza armoniosa fra
tutte le componenti sociali.
... Gran
parte delle cause delle migrazioni si potevano affrontare già da tempo.
Si sarebbero così potute prevenire tante sciagure o, almeno, mitigarne
le conseguenze più crudeli. Anche oggi, e prima che sia troppo tardi,
molto si potrebbe fare per fermare le tragedie e costruire la pace. Ciò
significherebbe però rimettere in discussione abitudini e prassi
consolidate, a partire dalle problematiche connesse al commercio degli
armamenti, al problema dell’approvvigionamento di materie prime e di
energia, agli investimenti, alle politiche finanziarie e di sostegno
allo sviluppo, fino alla grave piaga della corruzione. Siamo
consapevoli poi che, sul tema della migrazione, occorra stabilire
progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di
emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente
l’integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo,
favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali,
che però non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche
ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono
indirizzate. ... La
sfida che più di ogni altra ci attende è però quella di vincere
l’indifferenza per costruire insieme la pace, la quale rimane un bene
da perseguire sempre. Purtroppo tra le tante parti del nostro amato
mondo che la bramano ardentemente, vi è la Terra che Dio ha prediletto
e scelto per mostrare a tutti il volto della sua misericordia. Il mio
augurio è che questo nuovo anno possa sanare le profonde ferite che
separano Israeliani e Palestinesi e permettere la pacifica convivenza
di due popoli che – ne sono certo – dal profondo del cuore null’altro
chiedono che pace! ... Discorso al corpo diplomatico - 11 gennaio 2015
video
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Papa Francesco è arrivato puntuale, alle 9.30, e ha fatto il suo
ingresso percorrendo a piedi tutto il corridoio centrale, acclamato
dalla gente che ha riempito l’aula fino all’inverosimile.
Il
primo gesto di “intimità” con i fedeli è stato lo “scambio dello
zucchetto”. Moltissimi, come al solito, i bambini che il Papa ha
salutato baciandoli, abbracciandoli e accarezzandoli. Un neonato l’ha
tenuto in braccio mentre dormiva, e ai suoi genitori che si accalcavano
alle transenne è sembrato dire, a mo’ di complimento: “È tranquillo”. A
una giovane coppia di sposi ha fatto “ok” con la mano. Un bambino gli
si è attaccato al collo, e il Papa si è sottoposto volentieri a questo
slancio di affetto; un ragazzo lo ha fermato lungo il tragitto,
Francesco gli ha fatto il segno di croce sulla fronte e lui è scoppiato
a piangere di commozione. Immancabile la distesa di cellulari per le
riprese, le foto e i “selfie”.
video
Mentre
salutava i fedeli nell'Aula Paolo VI Papa Francesco ha avuto
all'improvviso un sussulto trovandosi di fronte, tra la folla, un amico
che conosceva molto bene. Davvero commovente il caloroso abbraccio tra
i due.
video
Il Nome di Dio è il Misericordioso
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi
iniziamo le catechesi sulla misericordia secondo la prospettiva
biblica, così da imparare la misericordia ascoltando quello che Dio
stesso ci insegna con la sua Parola. Iniziamo
dall’Antico Testamento, che ci prepara e ci conduce alla rivelazione
piena di Gesù Cristo, nel quale in modo compiuto si rivela la
misericordia del Padre.
Nella
Sacra Scrittura, il Signore è presentato come “Dio misericordioso”. È
questo il suo nome, attraverso cui Egli ci rivela, per così dire, il
suo volto e il suo cuore. Egli stesso, come narra il Libro dell’Esodo,
rivelandosi a Mosè si autodefinisce così: «Il Signore, Dio
misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà»
(34,6). Anche in altri testi ritroviamo questa formula, con qualche
variante, ma sempre l’insistenza è posta sulla misericordia e
sull’amore di Dio che non si stanca mai di perdonare (cfr Gn4,2; Gl
2,13; Sal 86,15; 103,8; 145,8; Ne 9,17). Vediamo insieme, una per una,
queste parole della Sacra Scrittura che ci parlano di Dio.
Il Signore è “misericordioso”:
questa parola evoca un atteggiamento di tenerezza come quello di una
madre nei confronti del figlio. Infatti, il termine ebraico usato dalla
Bibbia fa pensare alle viscere o anche al grembo materno. Perciò, l’immagine
che suggerisce è quella di un Dio che si commuove e si intenerisce per
noi come una madre quando prende in braccio il suo bambino, desiderosa
solo di amare, proteggere, aiutare, pronta a donare tutto, anche se
stessa. Questa è l’immagine che suggerisce questo termine. Un amore, dunque, che si può definire in senso buono“viscerale”.
Poi è scritto che il Signore è “pietoso”, nel senso che fa grazia, ha
compassione e, nella sua grandezza, si china su chi è debole e povero,
sempre pronto ad accogliere, a comprendere, a perdonare. È
come il padre della parabola riportata dal Vangelo di Luca (cfrLc
15,11-32): un padre che non si chiude nel risentimento per l’abbandono
del figlio minore, ma al contrario continua ad aspettarlo - lo ha
generato - , e poi gli corre incontro e lo abbraccia, non gli lascia
neppure finire la sua confessione - come se gli coprisse la bocca -,
tanto è grande l’amore e la gioia per averlo ritrovato; e poi va anche
a chiamare il figlio maggiore, che è sdegnato e non vuole far festa, il
figlio che è rimasto sempre a casa ma vivendo come un servo più che
come un figlio, e pure su di lui il padre si china, lo invita ad
entrare, cerca di aprire il suo cuore all’amore, perché nessuno rimanga
escluso dalla festa della misericordia. La misericordia è una festa!
Di questo Dio misericordioso è detto anche che è “lento all’ira”, letteralmente, “lungo di respiro”, cioè con il respiro ampio della longanimità e della capacità di sopportare. Dio sa attendere, i suoi tempi non sono quelli impazienti degli uomini;
Egli è come il saggio agricoltore che sa aspettare, lascia tempo al
buon seme di crescere, malgrado la zizzania (cfr Mt 13,24-30).
E infine, il Signore si proclama “grande nell’amore e nella fedeltà”. Com’è bella questa definizione di Dio! Qui c’è tutto. Perché Dio è grande e potente, ma questa grandezza e potenza si dispiegano nell’amarci, noi così piccoli, così incapaci. La
parola “amore”, qui utilizzata, indica l’affetto, la grazia, la bontà.
Non è l’amore da telenovela... È l’amore che fa il primo passo, che non
dipende dai meriti umani ma da un’immensa gratuità. È la sollecitudine
divina che niente può fermare, neppure il peccato, perché sa andare al
di là del peccato, vincere il male e perdonarlo.
Una “fedeltà” senza limiti: ecco
l’ultima parola della rivelazione di Dio a Mosè. La fedeltà di Dio non
viene mai meno, perché il Signore è il Custode che, come dice il Salmo,
non si addormenta ma vigila continuamente su di noi per portarci alla
vita:
«Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.
[...]
Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre» (121,3-4.7-8).
E
questo Dio misericordioso è fedele nella sua misericordia e San Paolo
dice una cosa bella: se tu non Gli sei fedele, Lui rimarrà fedele
perché non può rinnegare se stesso.La fedeltà nella misericordia è
proprio l’essere di Dio. E per questo Dio è totalmente e sempre
affidabile. Una presenza solida e stabile. È questa la certezza della
nostra fede. E
allora, in questo Giubileo della Misericordia, affidiamoci totalmente a
Lui, e sperimentiamo la gioia di essere amati da questo “Dio
misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore e nella
fedeltà”.
video della catechesi
Saluti:
...
APPELLO
Prima
di concludere questo nostro incontro, in cui abbiamo riflettuto insieme
sulla Misericordia di Dio, vi invito a pregare per le vittime
dell’attentato avvenuto ieri a Istanbul. Che il Signore, il
Misericordioso, dia pace eterna ai defunti, conforto ai familiari,
fermezza solidale all’intera società, e converta i cuori dei violenti.
* * *
A
tutti i pellegrini di lingua italiana presenti a questa prima Udienza
Generale del 2016 porgo un cordiale augurio di speranza e di pace per
il nuovo anno.
... A
tutti formulo l’auspicio che il passaggio dalla Porta Santa incoraggi a
fare esperienza delle opere di misericordia corporali e spirituali.
Un
pensiero speciale rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli.
In questo Anno Santo vi invito ad accogliere e condividere la tenerezza
di Dio Padre. Cari giovani, siate portatori dell’amore di Cristo tra i
vostri coetanei; cari ammalati, trovate nella carezza di Dio il
sostegno nel dolore; e voi, cari sposi novelli, siate testimoni della
bellezza del Sacramento del Matrimonio attraverso il vostro amore
fedele.
testo integrale
video integrale
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
8 gennaio 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“l'abbraccio dell'amore di Dio”
L’anno
santo della misericordia ci ricorda che «Dio ama sempre per primo»,
senza condizioni, e ci accoglie così come siamo per abbracciarci e
perdonarci come un padre. È soprattutto a coloro che si riconoscono
peccatori che Francesco ha ricordato la certezza dell’amore di Dio,
celebrando la messa venerdì mattina, 8 gennaio, nella cappella della
Casa Santa Marta.
«L’apostolo
Giovanni — ha spiegato il Papa — continua a parlare ai primi cristiani
sui due comandamenti che Gesù ci ha insegnato: amare Dio e amare il prossimo».
Si legge, infatti, nel passo della sua prima lettera (4, 7-10) proposto
dalla liturgia: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore
è da Dio». E «questa parola “amore” — ha fatto notare Francesco — è una
parola che si usa tante volte e non si sa, quando si usa, cosa
significhi esattamente». Che cosa è, dunque, l’amore? A
volte, ha detto il Pontefice, «pensiamo all’amore delle telenovele: no,
quello non sembra amore. O l’amore può sembrare un entusiasmo per una
persona e poi si spegne».
La questione vera, dunque, è: «da dove viene il vero amore?».
Scrive Giovanni: «Chiunque ama è stato generato da Dio, perché Dio è
amore». L’apostolo non dice «ogni amore è Dio». Dice invece: «Dio è amore».
E, prosegue Giovanni, «Dio ci ha amato tanto da mandare nel mondo il
suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui».
Perciò, ha affermato Francesco, ecco «Dio che dà la sua vita in Gesù,
per dare a noi la vita». Dunque, ha proseguito, «l’amore è bello, amare è bello e nel cielo ci sarà soltanto l’amore, la carità: lo dice Paolo». E se l’amore «è bello, si fa sempre forte e cresce nel dono della propria vita: cresce nel dare se stesso agli altri».
Francesco
ha riletto quindi un altro passo della lettera di Giovanni: «In questo
sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi». E ha rimarcato che «Dio ci ha amato per primo; lui ci ha dato la
vita per amore, ha dato la vita e suo Figlio per amore». Perciò «quando noi troviamo Dio, c’è sempre una sorpresa: è lui che ci aspetta per primo; è lui che trova noi». ...
Ancora,
Francesco ha rammentato la storia di Natanaele che «va a vedere colui
che gli dicono sia il messia, e un po’ scettico dice: “Io ti ho visto
sotto l’albero di fico”». Dunque, «sempre Dio ama per primo». Lo
ricorda anche la parabola del figliol prodigo: «Quando il figlio, che
aveva speso tutti i soldi dell’eredità del padre in una vita di vizi,
torna a casa, si accorge che il papà lo stava aspettando. Dio sempre
per primo ci aspetta. Prima di noi, sempre. E quando l’altro figlio non
vuole venire alla festa, perché non capisce l’atteggiamento del papà,
va il babbo a cercarlo. E così fa Dio con noi: ci ama per primo, sempre».
Così,
ha rilanciato il Papa, «possiamo vedere nel Vangelo come ama Dio:
quando noi abbiamo qualcosa nel cuore e vogliamo chiedere perdono al
Signore, è lui che ci aspetta per dare il perdono».
Quest’anno
della misericordia, ha affermato Francesco, «un po’ è anche questo: che
noi sappiamo che il Signore ci sta aspettando, ognuno di noi» E ci
aspetta «per abbracciarci, niente di più, per dire: “Figlio, figlia, ti
amo. Ho lasciato che crocefiggessero mio Figlio per te; questo è il
prezzo del mio amore; questo è il regalo di amore”».
Il
Papa ha suggerito di pensare sempre a questa verità: «Il Signore mi
aspetta, il Signore vuole che io apra la porta del mio cuore, perché
lui è lì che mi aspetta per entrare». Senza condizioni.
Certo,
qualcuno potrebbe dire: «Ma, padre, no, no, io avrei voglia, ma ho
tante cose brutte dentro!». Chiara, in proposito, la risposta di
Francesco: «È meglio! Meglio! Perché lui ti aspetta, così come tu sei,
non come ti dicono che “si deve fare”. Si deve essere come sei tu. Ti ama così, per abbracciarti, baciarti, perdonarti».
Ecco,
quindi, l’esortazione conclusiva del Papa, che ha invitato ad andare
senza indugi dal Signore e dire: «Ma tu sai Signore che io ti amo».
Oppure, se proprio «non me la sento, di dirla così: “Tu sai Signore che
io vorrei amarti, ma sono tanto peccatore, tanto peccatrice”». Con la
certezza che lui farà come il padre «col figliol prodigo che ha speso
tutti i soldi nei vizi. Non ti lascerà finire il tuo discorso, con un abbraccio ti farà tacere: l’abbraccio dell’amore di Dio». (fonte: L'Osservatore Romano)
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"La preghiera fa miracoli
e impedisce al cuore di indurirsi,
dimenticando la pietà"
Papa Francesco
Omelia Messa
a Santa Marta
12 gennaio 2016
La
forza della preghiera, vero motore della vita della Chiesa, è stata al
centro dell’omelia di Papa Francesco nella messa celebrata martedì 12
gennaio a Santa Marta.
La
riflessione del Pontefice ha preso spunto dalla lettura del brano del
primo libro di Samuele (1, 9-20), in cui sono citati tre protagonisti:
Anna, il sacerdote Eli e il Signore. La donna, ha spiegato il Papa,
«con la sua famiglia, con suo marito, ogni anno, saliva al tempio per
adorare Dio». Anna era una donna devota e pietosa, piena di fede, che
però «portava su di sé una croce che la faceva soffrire tanto: era
sterile. Lei voleva un figlio».
La
descrizione della preghiera accorata di Anna mostra «come lei quasi
lotta col Signore», prolungando la sua implorazione con «animo
amareggiato, piangendo dirottamente». Una preghiera che si risolve in
un voto: «Signore, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e
ricordarti di me; se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua
schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni
della sua vita». Con grande umiltà, ha spiegato Francesco,
riconoscendosi «miserabile» e «schiava», ella ha fatto «il voto di
offrire il figlio».
Dunque
Anna, ha sottolineato il Papa, «ce l’ha messa tutta per arrivare a
quello che voleva»: la sua insistenza salta agli occhi e viene notata
dall’anziano sacerdote Eli, il quale «stava osservando la sua bocca».
Anna, infatti, «pregava in cuor suo», muovendo soltanto le labbra senza
far udire la propria voce. È un’immagine intensa quella proposta dalla
Scrittura, perché riflette «il coraggio di una donna di fede che con il
suo dolore, con le sue lacrime, chiede al Signore la grazia».
A
tale riguardo, il Pontefice ha commentato che nella Chiesa ci sono
«tante donne brave così», che «vanno a pregare come se fosse una
scommessa», e ha ricordato, per esempio, la figura di santa Monica, la
madre di Agostino, «che con le sue lacrime è riuscita ad avere la
grazia della conversione di suo figlio».
Il
Papa si è quindi soffermato ad analizzare il personaggio di Eli, non
cattivo, ma «un povero uomo», rivelando tra l’altro di provare per lui
«una certa simpatia», perché «anche in me — ha confidato — trovo
difetti che mi fanno avvicinare a lui e capirlo bene».
Questo
anziano sacerdote «era caduto nel tepore, aveva perso la devozione» e
«non aveva la forza di fermare i suoi due figli», che erano sacerdoti
«ma delinquenti», loro sì, davvero cattivi «che sfruttavano la gente».
Eli è, insomma, «un povero uomo senza forza» e, per questo, incapace di
«capire il cuore di questa donna». Così vedendo Anna muovere le labbra,
angosciata, pensa: «Ma questa ha bevuto troppo!». E l’episodio
custodisce un insegnamento per tutti noi: «con quanta facilità — ha
detto Francesco — noi giudichiamo le persone, con quanta facilità non
abbiamo il rispetto di dire: “Ma cosa avrà nel suo cuore? Non lo so, ma
io non dico nulla”». E ha aggiunto: «Quando manca la pietà nel cuore,
sempre si pensa male, si giudica male, forse per giustificare noi
stessi».
...
In
queste parole Papa Francesco ha individuato «la preghiera col dolore e
con l’angoscia» di Anna, «che affida quel dolore e angoscia al
Signore». E in ciò, ha aggiunto il Pontefice, Anna ci ricorda Cristo:
infatti «questa preghiera l’ha conosciuta Gesù nell’Orto degli Ulivi,
quando era tanta l’angoscia e tanto il dolore che gli è venuto quel
sudore di sangue, e non ha rimproverato il Padre: “Padre, se tu vuoi
toglimi questo, ma sia fatta la tua volontà”». Al contrario, anche
«Gesù ha risposto sulla stessa strada di questa donna: la mitezza». Da
qui la constatazione di come a volte «noi preghiamo, chiediamo al
Signore, ma tante volte non sappiamo arrivare proprio a quella lotta
col Signore, alle lacrime, a chiedere, chiedere la grazia».
Francesco
ha citato in proposito un episodio accaduto nel santuario di Luján, a
Buenos Aires, dove c’era una famiglia con una figlia di nove anni molto
malata.
...
In
pratica — ha osservato il Papa — con «quella fede, quella preghiera
davanti a Dio, convinto che lui è capace di tutto, perché è il
Signore», il padre di Buenos Aires ricorda la donna del testo biblico.
La quale non solo ha ottenuto «il miracolo di avere un figlio dopo un
anno e poi, dice la Bibbia, che ne avrà tanti altri», ma è anche
riuscita nel «miracolo di svegliare un po’ l’anima tiepida di quel
sacerdote». E quando Anna «spiega a quel sacerdote — che aveva perso
tutto, tutto, tutta la spiritualità, tutta la pietà — perché piangeva,
lui che le aveva chiamata “ubriaca”, le dice: “Vai in pace e il Dio di
Israele ti conceda quello che gli hai chiesto”. Ha fatto uscire da
sotto la cenere il piccolo fuoco sacerdotale che era nelle braci».
Ecco
allora l’insegnamento conclusivo. «La preghiera — ha detto Francesco —
fa miracoli». E li fa anche a quei «cristiani, siano fedeli laici,
siano sacerdoti, vescovi, che hanno perso la devozione».
Inoltre
— ha spiegato — «la preghiera dei fedeli cambia la Chiesa: non siamo
noi, i Papi, i vescovi, i sacerdoti, le suore a portare avanti la
Chiesa, sono i santi! E i santi sono questi», come la donna del brano
biblico: «I santi sono quelli che hanno il coraggio di credere che Dio
è il Signore e che può fare tutto». Da qui l’esortazione a invocare il
Padre affinché «ci dia la grazia della fiducia nella preghiera, di
pregare con coraggio e anche di svegliare la pietà, quando l’abbiamo
persa, e andare avanti col popolo di Dio all’incontro con lui».
(Sintesi a cura "L'Osservatore Romano")
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S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
14 gennaio 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m.
Papa Francesco:
“la fede è un dono, non si impara sui libri”
La
forza della preghiera dell’uomo di fede è stata al centro dell’omelia
di Papa Francesco durante la messa celebrata giovedì 14 gennaio a Santa
Marta. Il Pontefice ha messo a confronto la prima lettura e il vangelo
della liturgia del giorno, facendo notare come in questi testi si parli
«di una vittoria e di una sconfitta». Nel brano tratto dal primo libro
di Samuele (4, 1-11) si legge infatti del popolo di Dio che «è
sconfitto in battaglia, in guerra contro i Filistei» mentre nel Vangelo
di Marco (1, 40-45) si racconta, invece, della vittoria sulla malattia
del lebbroso che si affida a Gesù. Due esiti opposti dovuti alla
differente fede dei protagonisti.
Francesco
ha cominciato soffermandosi sugli eventi che portarono al disastro per
Israele, che «fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage
fu molto grande: dalla parte di Israele caddero trentamila fanti.
Trentamila! In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e
Fineès morirono». Il popolo, cioè, aveva «perso tutto. Anche la
dignità...». Ma perché, si è chiesto il Papa, «è successo questo?». Il
Signore era sempre stato con il suo popolo: «Cosa ha portato a questa
sconfitta?». Il fatto è, ha spiegato, che il popolo «passo, passo,
passo, lentamente si era allontanato dal Signore; viveva mondanamente»,
addirittura si era fatto degli idoli. È vero che gli israeliti andavano
al santuario di Silo, ma lo facevano «in una maniera un po’... come se
fosse una abitudine culturale: avevano perso il rapporto filiale con
Dio». Ecco, quindi, il punto centrale: «non adoravano più Dio». Perciò
«il Signore li lasciò da soli». Si allontanarono e Dio li lasciò fare.
Ma non è tutto. Il Pontefice ha infatti continuato la sua analisi del comportamento degli israeliti.
...
D’altra
parte il vangelo parla di una vittoria. Anche in questo caso Francesco
ha voluto richiamare la scrittura, nella quale si narra che «venne da
Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio — proprio in un gesto
di adorazione — e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi”».
Il
lebbroso, ha spiegato il Papa, in un certo senso «sfida il Signore
dicendo: io sono uno sconfitto nella vita». Infatti «era uno sconfitto,
perché non poteva fare vita comune; era sempre “scartato”, messo da
parte». Ma lo incalza: «Tu puoi trasformare questa sconfitta in
vittoria!». E «davanti a questo, Gesù ebbe compassione, tese la mano,
lo toccò e gli disse: “Io lo voglio! Sii purificato!”». Un’altra
battaglia, quindi: questa però «finita in due minuti con la vittoria»,
mentre quella degli israeliti durò «tutta la giornata» e finì con la
sconfitta. La differenza sta nel fatto che «quell’uomo aveva qualcosa
che lo spingeva ad andare da Gesù» e a lanciargli quella sfida.
Insomma, «aveva fede!».
Per
approfondire la riflessione, il Pontefice ha anche citato un passo del
quinto capitolo della prima lettera di Giovanni, dove si legge: «È
questa la vittoria nostra sul mondo: la nostra fede». La fede cioè, ha detto Francesco, «vince sempre. La fede è vittoria».
Ed è proprio quanto è capitato al lebbroso: «Se vuoi, puoi farlo». Gli
sconfitti descritti nella prima lettura, invece, «pregavano Dio,
portavano l’arca, ma non avevano fede, l’avevano dimenticata».
A questo punto il Papa è entrato nel cuore della sua riflessione, sottolineando che «quando si chiede con fede, Gesù stesso ci ha detto che si muovono le montagne».
E ha ricordato le parole del Vangelo: «Qualunque cosa che chiedete al
Padre nel mio nome, vi sarà data. Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi
sarà aperto». Tutto è possibile, ma solo «con la fede. E questa è la nostra vittoria».
Perciò,
ha detto Francesco chiudendo l’omelia, «chiediamo al Signore che la
nostra preghiera sempre abbia quella radice di fede»: chiediamo «la grazia della fede». La fede, infatti, è un dono e «non si impara sui libri».
Un dono del Signore che va chiesto. «“Dammi la fede!”. “Credo,
Signore!” ha detto quell’uomo che chiedeva a Gesù di guarire suo
figlio: “Credo Signore, aiuta la mia poca fede”». Dobbiamo quindi
chiedere «al Signore la grazia di pregare con fede, di essere sicuri
che ogni cosa che chiediamo a lui ci sarà data, con quella sicurezza
che ci dà la fede. E questa è la nostra vittoria: la nostra fede». (fonte: L'Osservatore Romano)
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Doppia “visita a sorpresa”
oggi per Papa Francesco, che nell'ambito dei “venerdì della
Misericordia”, previsti in questo Anno Santo straordinario, si è recato
in una casa di riposo nella periferia romana e in una struttura non
ospedaliera dove sono ospiti 7 persone in stato vegetativo assistite
dai loro familiari.
L'appuntamento non era
previsto dal programma ufficiale, ma rientra probabilmente nei gesti di
misericordia che il Papa compirà una volta al mese, di venerdì.
Papa Francesco è andato a
sorpresa nella periferia Nord di Roma, in uno dei quartieri più
popolari, Torrespaccata 155, per inginocchiarsi davanti ai malati in
stato vegetativo, ospiti della "Casa Iride". Un gesto di misericordia, nell’anno del Giubileo, per ricordare al mondo intero che la vita va accolta sino alla fine.
Nessuno si aspettava il suo
arrivo. Naturalmente un intero quartiere è subito andato in
fibrillazione quando la gente ha visto arrivare la Ford Focus papale,
accompagnato da un solo sacerdote e la scorta.
Il tam tam si è subito
propagato. La struttura pubblica, oggetto del blitz, accoglie persone
in stato vegetativo permanente a causa di un incidente o una grave
malattia. Tutte situazioni difficili. Vi trovano ricovero romani poco
abbienti che non possono permettersi le rette di cliniche private.
A dare notizia della doppia visita è il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che sul sito del Giubileo così scrive: “Papa
Francesco dopo aver aperto la Porta Santa all’Ostello Don luigi Di
Liegro a Termini, continua a dare testimonianza dei segni concreti
della Misericordia. Oggi a sorpresa, alle 16, ha varcato la porta di
una casa di riposo nella periferia romana per fare visita alle circa 30 persone anziane ospiti
della casa. Questa visita improvvisa ha colto tutti di sorpresa e ha
fatto comprendere quanto importanti siano le parole di Papa Francesco
contro la ‘cultura dello scarto’ e il grande valore che le persone
anziane e i nonni possiedono nella Chiesa e nella società. Il Papa si è
poi recato in una struttura non ospedaliera dove sono ospiti 7 persone in stato vegetativo assistite
dai loro famigliari. Anche questo segno così profondamente umano di
Papa Francesco testimonia il grande valore della vita umana e della
dignità con la quale deve essere sempre rispettata”.
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1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3)
Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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