"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"




 NEWSLETTER n°5 del 2016

Aggiornamento della settimana

- dal 30 gennaio al 5 febbraio 2016 -

 

Prossima NEWSLETTER prevista per il 12 febbraio 2016

 
 




IL VANGELO DELLA DOMENICA 


PREGHIERA DEI FEDELI

 



OMELIA 

  
     di P. Gregorio Battaglia
   di P. Aurelio Antista
di P. Alberto Neglia


 

 



NOTA

Articoli, riflessioni e commenti proposti vogliono solo essere
un contributo alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.

Le posizioni espresse non sempre rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione. 






 


I NOSTRI TEMPI




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“Europa, ritrova la tua bellezza e genialità”


Cardinale Vegliò (Pontificio Consiglio Migranti): 
“Europa, ritrova la tua bellezza e genialità”

Una Europa “chiusa, paurosa, egoista, stanca, vecchia”, “senza una visione del futuro”, incapace “di essere fedele alle sue tradizioni di rispetto dei diritti umani”. È molto triste il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, che analizza a tutto tondo quanto sta accadendo nella gestione della crisi migratoria in atto. Con un appello finale, che esprime le preoccupazioni della Santa Sede: “Europa, ritrova la tua bellezza, forza e genialità”.

La Svezia sta pensando a rimpatri di massa di 60/80 mila richiedenti asilo bocciati, l’Olanda discute di un piano per rimandare i migranti a bordo dei traghetti in Turchia e così la Finlandia. Cosa sta accadendo all’Europa democratica e civile?
È un momento molto, molto triste per l’Europa.

È il segno di una Europa incapace di essere fedele alle sue tradizioni di rispetto dei diritti umani.
Ci sono Paesi che dovevano accogliere e invece non lo fanno più, come la Germania. Altri che hanno sospeso il Trattato di Schengen. È una tristezza questa Europa. ...

In più la Danimarca confisca i beni ai richiedenti asilo e anche la Svizzera sta lavorando a norme simili.
Meglio non dire quale brutto passato evoca. L’uomo torna sempre ai propri peccati. Capisco che un Paese debba sostenere delle spese per accoglierli, ma andare a prendere i loro beni, con tutti i soldi che girano nei Paesi ricchi europei!
...

Mesi fa si parlava di quote per redistribuire 160 mila profughi nei vari Paesi. Tutto caduto nel vuoto.
...
È possibile che 28 Paesi, con 500 milioni di abitanti, non riescano a trovare una soluzione?

Le soluzioni sembrano essere la costruzione dei muri, la blindatura delle frontiere, i rimpatri.
Capisco che non è facile ma cacciarli tutti non risolve il problema. L’Europa per secoli è stata il centro della civiltà. Non è mai stata così chiusa, paurosa, egoista, stanca, vecchia. Speriamo che, arrivati così in basso, ci sia una reazione. Altrimenti, che fine fa l’Europa? Contano solo i soldi e l’economia?
...

Norvegia, Francia e Austria hanno reintrodotto i controlli alle frontiere, la Svezia, la Danimarca e la Germania hanno chiesto di sospendere il trattato di Schengen per due anni. Questo cambierà le rotte dei migranti e scaricherà di nuovo i problemi solo su Italia, Grecia e Spagna.
Per forza, i flussi migratori non si fermano, sono come l’acqua. Si può fare un muro ma prima o poi troveranno uno spazio per andare avanti. Mettere in discussione Schengen, o in prova per due anni, vuole dire che la povera Grecia e la povera Italia saranno sommerse dai flussi, quindi tutto il peso dell’arrivo, della scelta cadrà sui soliti due Paesi.
...

Mercoledì lei ha incontrato Papa Francesco. Cosa vi siete detti?
Non posso dirlo, se non che il Papa segue tutte queste vicende ed è preoccupato. Non perde occasione, in ogni suo discorso, per parlare dei migranti e dei profughi. ...

L’appello del Papa ad accogliere i profughi nei conventi e nelle parrocchie è servito?
Il Papa ha lanciato delle idee ma a volte non è facile. Nelle strutture della Chiesa, nelle parrocchie e conventi italiani si è fatto parecchio, si parla di 27-32 mila persone accolte. Le autorità civili italiane, in fondo, si comportano con più generosità rispetto ad altri Paesi ma ora bisogna stare attenti perchè se quelli che passano nella rotta balcanica trovano i muri e i reticolati tornano in Italia.

A proposito di Italia: l’abolizione del reato di clandestinità è stata rimandata. Che ne pensa?
Mi ha fatto piacere che le massime autorità tra i giudici abbiano detto chiaramente che il reato di clandestinità non ha senso. Saranno pure irregolari, ma essere messi in galera o dover pagare una somma non è giusto, è assurdo.

Per concludere: qual è il suo appello all’Europa in un momento così critico?
Europa bella, che ho sempre amato tanto per la cultura e per tutto ciò che di positivo hai dato al mondo, ritrova la tua bellezza, forza e genialità. Sono sicuro che si riprenderà ma in questo momento ha molta paura e non ha una visione del futuro.

(fonte: testo SIR - articolo di Patrizia Caiffa 29/01/2016
immagini a cura dello staff di Quelli della Via)


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Pace - guerra - commercio di armi - migrazioni forzate. Papa Francesco: "Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario." - NO alla guerra contro la Liba. Mobilitiamoci! di Alex Zanotelli



"... Pace. Questa parola riassume tutti i beni a cui aspirano ogni persona e tutte le società umane. Anche l’impegno con cui cerchiamo di promuovere le relazioni diplomatiche non ha, in ultima analisi, altro scopo che questo: far crescere nella famiglia umana la pace nello sviluppo e nella giustizia. Si tratta di una meta mai pienamente raggiunta, che chiede di essere ricercata nuovamente da parte di ogni generazione, affrontando le sfide che ogni epoca pone.

Guardando alle sfide che in questo nostro tempo è urgente affrontare per costruire un mondo più pacifico, vorrei sottolinearne due: il commercio delle armi e le migrazioni forzate.

Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario. Il commercio delle armi ha l’effetto di complicare e allontanare la soluzione dei conflitti, tanto più perché esso si sviluppa e si attua in larga parte al di fuori della legalità.

Ritengo pertanto che, mentre siamo riuniti in questa Sede Apostolica, che per sua natura è investita di uno speciale servizio alla causa della pace, possiamo unire le nostre voci nell’auspicare che la comunità internazionale dia luogo ad una nuova stagione di impegno concertato e coraggioso contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione.

Un’altra sfida alla pace che è sotto i nostri occhi, e che purtroppo assume in certe regioni e in certi momenti il carattere di vera e propria tragedia umana, è quello delle migrazioni forzate. Si tratta di un fenomeno molto complesso, e occorre riconoscere che sono in atto sforzi notevoli da parte delle Organizzazioni internazionali, degli Stati, delle forze sociali, come pure delle comunità religiose e del volontariato, per cercare di rispondere in modo civile e organizzato agli aspetti più critici, alle emergenze, alle situazioni di maggiore bisogno. Ma, anche qui, ci rendiamo conto che non ci si può limitare a rincorrere le emergenze. Ormai il fenomeno si è manifestato in tutta la sua ampiezza e nel suo carattere, per così dire, epocale. E’ giunto il momento di affrontarlo con uno sguardo politico serio e responsabile, che coinvolga tutti i livelli: globale, continentale, di macro-regioni, di rapporti tra Nazioni, fino al livello nazionale e locale.

...

Il fenomeno delle migrazioni forzate è strettamente legato ai conflitti e alle guerre, e dunque anche al problema della proliferazione delle armi, di cui parlavo prima. Sono ferite di un mondo che è il nostro mondo, nel quale Dio ci ha posto a vivere oggi e ci chiama ad essere responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché nessun essere umano sia violato nella sua dignità. Sarebbe un’assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, al tempo stesso, promuovere o permettere il commercio di armi. Potremmo anche pensare che sarebbe un atteggiamento in un certo senso cinico proclamare i diritti umani e, contemporaneamente, ignorare o non farsi carico di uomini e donne che, costretti a lasciare la loro terra, muoiono nel tentativo o non sono accolti dalla solidarietà internazionale..."

Queste parole sono più che mai attuali, ma in realtà sono state pronunciate da Papa Francesco il 15 maggio 2014 in occasione della presentazione delle lettere credenziali degli Ambasciatori di Svizzera, Liberia, Etiopia, Sudan, Giamaica, Sud Africa, India.

NO ALLA GUERRA CONTRO LA LIBIA. MOBILITIAMOCI!
di Alex Zanotelli

Siamo alla vigilia di un’altra guerra contro la Libia, a guida italiana questa volta.

...

Il New York Times del 26 gennaio afferma che anche gli Usa sono pronti ad intervenire. Per cui possiamo ben presto aspettarci una guerra. Questo potrebbe anche spiegare perché in questo periodo gli Usa stiano dando all’Italia armi che finora avevano dato solo all’Inghilterra. L’Italia sta infatti ricevendo da Washington missili e bombe per armare i droni Predator MQ - 9 Reaper, armi che ci costano centinaia di milioni di dollari. Non dimentichiamo che la base militare di Sigonella (Catania) è oggi la capitale mondiale dei droni, usati anche per spiare la Libia.

L’Italia non solo riceve armi, ma a sua volta ne esporta tante soprattutto in Arabia Saudita e Qatar, che armano i gruppi fondamentalisti islamici come l’Is. I viaggi di Renzi lo scorso anno in quei due paesi hanno propiziato la vendita di armi. Questo in barba alla legge 185 che proibisce al governo italiano di vendere armi a paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani. (L’Arabia Saudita non rispetta i diritti umani e fa la guerra in Yemen)

Per cui diventa pura ipocrisia per l’Italia intervenire militarmente in Libia per combattere l’Is, quando appare chiaro che siamo anche noi ad armare in gruppo jihadista. Siamo noi a creare dei mostri e poi facciamo nuove guerre per distruggerli.

Papa Francesco ci ha detto recentemente: «La guerra è proprio la scelta per le ricchezze. Facciamo armi: così l’economia si bilancia un po’ e andiamo avanti con il nostro interesse. Il Signore ha detto: maledetti coloro che operano per la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti!».

Basandoci su questa lettura sapienziale, dobbiamo dire “no” a questa nuova guerra contro la Libia. Quello che ai poteri forti interessa non è la tragica situazione del popolo libico, ma il petrolio di quel paese. Dobbiamo tutti mobilitarci!

In questo momento così grave è triste vedere il movimento per la pace frantumato in mille rivoli. Oseremo metterci tutti insieme per esprimere con un’unica voce il nostro “no alla guerra contro la Libia”, un “no” a tutte le guerre che insanguinano il nostro mondo.

Saremo in grado di organizzare un incontro a Roma di tutte le realtà di base per costruire un coordinamento o un Forum nazionale contro le guerre? È possibile pensare a una manifestazione nazionale contro tutte le guerre, contro la produzione bellica italiana, contro la vendita di armi all’Arabia Saudita e al Qatar, in barba alla legge 185? È possibile pensare a una Perugia-Assisi 2016, retaggio storico di Aldo Capitini, sostenuta e voluta da tutto il movimento per la pace?

Smettiamola di “farci la guerra” l’un con l’altro e impariamo a lavorare in rete contro questo Sistema di morte. Ancora ci guida Francesco: «La guerra è un affare. I terroristi fabbricano armi? Chi dà loro le armi? C’è tutta una rete di interessi, dove dietro ci sono i soldi o il potere. Io penso che le guerre sono un peccato, distruggono l’umanità, sono la causa di sfruttamento, traffici di persone. Si devono fermare».
(fonte: Nigrizia)

Leggi anche: 
  Rete Italiana per il Disarmo presenta Esposto a Magistratura: "indagate sulle spedizioni di bombe ad Arabia Saudita"



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Con grande tristezza apprendiamo della morte di Nanni Salio – presidente del Centro studi Sereno Regis di Torino e punto di riferimento per tutto il Movimento Nonviolento

 
 Ciao Nanni, grande anima…



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"L'esercito dei bambini soldato Un dramma che si rinnova" di Giulio Albanese



L'esercito dei bambini soldato  
Un dramma che si rinnova
di Giulio Albanese



L’ignobile tratta dei bambini-soldato ha mobilitato in questi anni la società civile internazionale. D’altronde, l’impiego dei minori nelle azioni belliche, soprattutto dove sono in corso guerre asimmetriche, è un dato incontrovertibile che non può lasciare indifferenti: dall’Iraq alla Siria, dall’Afghanistan alla Nigeria, dalla Somalia alla Repubblica Centrafricana, dal Sud Sudan al settore nordorientale della Repubblica Democratica del Congo.

Ognuno di questi combattenti, indipendentemente dallo scenario in cui opera, assume il duplice ruolo della vittima e del carnefice. Da una parte il giovane combattente, poco importa se appartenga a questa o a quella nazionalità, viene costretto a sacrificare la propria innocenza; dall’altra esso/a si trasforma spesso nel più crudele degli aguzzini. Oggi, nel mondo, complessivamente, sono più di 250.000 i bambini soldato e 23 gli Stati che utilizzano minori nelle ostilità, in forma diretta o indiretta. Il loro utilizzo, evidentemente, è una gravissima violazione dei diritti umani e un ripugnante crimine di guerra. 

A questo proposito, nel corso dell’ultimo ventennio, vi sono state, soprattutto nell’Africa Subsahariana, delle esperienze significative dal punto di vista del recupero (sia psicologico sia scolastico/lavorativo), finalizzate alla reintegrazione di questi minori nelle loro rispettive comunità. Un numero rilevante di Organizzazioni non Governative (Ong) e congregazioni missionarie hanno investito risorse umane ed economiche con grande zelo e dedizione in questa nobile causa. Ciò ha determinato la messa a punto di procedure, in collaborazione con le forze multinazionali di pace, che si sono rilevate proficue. Ad esempio, in Sierra Leone, alla fine degli anni ’90, al momento del rilascio, il bambino/a soldato veniva accompagnato/a dal proprio ufficiale ribelle agli appositi centri di disarmo, sotto la supervisione dell’Ecomog (la forza militare d’interposizione dei Paesi dell’Africa Occidentale) e dell’Unamsil (il contingente Onu dispiegato nell’ex protettorato britannico). 

...

Ma quali sono stati gli effettivi risultati di questi programmi di riabilitazione? Purtroppo, il monitoraggio di queste iniziative è stato in molti casi a breve termine per cui, oggi, valutare a distanza di anni, il cosiddetto follow up risulta molto difficile. In termini generali, si può, comunque, affermare che il processo di recupero di questa gioventù bruciata ha seguito diverse direttrici. Su un campione limitato, ma variegato, di 60 ragazzi (30 sierraleonesi e 30 norugandesi) e 40 ragazze (20 sierraleonesi e 20 nordugandesi), rintracciati da chi scrive nel corso degli ultimi 10 anni (attraverso la posta elettronica e incontri personali), risulta quanto segue: il 19% è tornato nel proprio contesto familiare ed è ben integrato; il 28% è oggi impegnato in attività lavorative manuali lontano dalla famiglia; il 3% è tornato a studiare (in tre casi, addirittura è stata conseguita la laurea universitaria); il 22% è entrato a far parte della microcriminalità e ha subito il rifiuto della propria comunità etnica di appartenenza; l’8% si è tolto la vita per depressione; il 17% opera nell’ambito di società militari private; il 3% ha perso la vita in scenari bellici successivi all’esperienza come bambini/e soldato nei rispettivi gruppi ribelli (Libia, Ciad, Repubblica Centrafricana e Mali). 

Da rilevare che nessuno degli intervistati ha accettato di rievocare l’esperienza di bambino/a soldato considerata unanimemente “inqualificabile” e “ripugnante” (anche coloro che oggi svolgono servizio militare hanno dato questo giudizio). Inoltre, nel 75% dei casi vi è riconoscenza per il servizio riabilitativo offerto dalle Ong, col rammarico, però, che sia stato troppo breve rispetto alle proprie attese. Rispetto al suddetto campione, coloro che si sentono realizzati professionalmente sono oggi il 12% del totale, quasi tutti attualmente impiegati in società militari private. Essi dispongono di uno o più conti in banca presso istituti di credito keniani, sudafricani e ugandesi. I l fenomeno del reclutamento dei minori è comunque sempre stato legato a questioni scottanti, quali ad esempio: il controllo del territorio per conto di imprese minerarie, la povertà endemica, la militarizzazione delle società e l’assenza di democrazia nel proprio Paese d’origine.

Tutte problematiche in gran parte riconducibili all’esclusione sociale in numerosi Paesi del Sud del mondo. Ecco perché lo sfruttamento dei minori per fini bellici è solo una drammatica conseguenza delle ingiustizie che affliggono le società locali, uno degli effetti collaterali della bramosia umana. L’arruolamento dei bambini/e soldato è avvenuto in passato e avviene tuttora in molte periferie del mondo, nei ranghi di formazioni regolari o ribelli, con la complicità di potentati vicini e lontani, per interessi antitetici a quelli del bene collettivo e personale. Vi sono, infatti, imprese che smerciano illegalmente armi e munizioni, con l’intento di avere il monopolio delle commodities (minerali e fonti energetiche). 

Ecco perché è necessaria la prevenzione, anche perché negli ultimi anni il fenomeno dell’arruolamento ha subito dei mutamenti che andrebbero valutati con grande attenzione. In alcune zone dell’Africa esso è avvenuto, prevalentemente, in modo coercitivo, attraverso raid perpetrati da bande armate. Sia in Sierra Leone, come anche nel Nord Uganda i villaggi venivano attaccati, messi a ferro e fuoco e spesso i minori assistevano all’uccisione dei propri genitori e parenti. L’ingresso, però, dei movimenti jihadisti, come quello Boko Haran in Nigeria, ha impresso un’ulteriore evoluzione che andrebbe valutata con grande attenzione. Il reclutamento, infatti, avviene anche a seguito di un indottrinamento compiuto nei villaggi rurali tra i giovani, molti dei quali analfabeti. A tale proposito, nel vicino Camerun, dove Boko Haram è sconfinato recentemente, alcuni missionari stanno organizzando dei programmi preventivi di educazione alla pace che possano contrastare il proselitismo dei ribelli. Occorre, pertanto, arrestare l’arruolamento dei minori e governare la pace con le armi del buon senso, consegnando, per così dire, ai ragazzi, “penne e quaderni”.


  L'esercito dei bambini soldato Un dramma che si rinnova
 


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Almeno 10 mila minori non accompagnati che sono arrivati in Europa tra il 2014 e il 2015 durante la cosiddetta “crisi dei migranti” sono scomparsi dopo essere stati registrati dalle varie autorità statali: l’ha fatto sapereal settimanale britannico Observer Brian Donald, alto funzionario di Europol, l’agenzia di polizia europea. Donald ha detto anche che questi bambini potrebbero essere stati sequestrati da organizzazioni criminali per essere sfruttati sessualmente o come schiavi.

 
IL POST:  Diecimila minori arrivati in Europa non accompagnati non si trovano


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«Nelle prossime settimane». Non c’è ancora una data precisa ma si avvicina illancio delle nuove Reactions di Facebook, il sistema che dovrebbe superare il pulsante like, che ha reso famoso il social network in tutto il mondo

  Francesco Zaffarano:  Facebook scopre le emozioni: “In arrivo i nuovi pulsanti Reactions, oltre al semplice like”


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FEDE E
SPIRITUALITÀ



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   Quando il Signore è con noi...
  Dio "non è indifferente"...
  Dobbiamo distruggere l'Europa... (vignetta)
  E' più difficile disaggregare un pregiudizio...
  Gli uomini parlano tanto di libertà...
  Parlerò con voi di quello che mi dice il cuore...
Vi ringrazio tanto per quello che fate... e voglio sottolineare le consacrate; cosa sarebbe la chiesa se non ci fossero le suore?questo l'ho già detto una volta... (Discorso di Papa Francesco per il Giubileo della vita consacrata 01/02/2016)
  Ma pensiamo un po' cosa succederebbe se non ci fossero le suore...
  Simeone ed Anna sono due creature...
  Anche noi, oggi, come Maria e come Simeone...
  Questa offerta di se stessi a Dio riguarda...
  Fratelli, andiamo! oggi questo cero brucia...
  A noi sempre alla ricerca di successo...
  E' un cuore di padre che noi vogliamo incontrare...
  Quando le cose si impadroniscono di noi...
  I  martiri ci hanno insegnato...


Mohandas Karamchand Gandhi (2 ottobre 1869 - 30 gennaio 1948) lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma (in sanscrito महात्मा, "grande anima"), appellativo che gli fu conferito per la prima volta dal poeta Tagore. Un altro suo soprannome è Bapu, che in hindi significa "padre", in India infatti è stato riconosciuto come Padre della nazione e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno festivo. Questa data è stata anche dichiarata «Giornata internazionale della non violenza» dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica, viene assassinato da un fanatico indù radicale.
Gandhi è l’ispiratore dei movimenti per la pace, i diritti umani e le libertà civili di tutto il mondo. È infatti con Gandhi che nasce la nonviolenza moderna, vera rivoluzione del ventesimo secolo.
Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.

 
Non credere alla possibilità...
  In tutta umiltà mi sforzerò...

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Memoria liturgica di San Giovanni Bosco
Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come don Bosco. Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere.
Fu il fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È stato canonizzato da papa Pio XI nel 1934
Patrono di Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori

 
Dobbiamo essere lux mundi...
  Voi siete la delizia...
  Sii con Dio come l'allodola...
  Quanti prodigi ha operato il Signore...



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martedì 2 febbraio 2010 "venne alla luce" PIETRE VIVE, il blog di TEMPO PERSO Desideriamo ricordarne l'avvio ripubblicando il primo post.

  PIETRE VIVE, il blog di TEMPO PERSO - Presentazione di Gesù al Tempio


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Simone Adolphine Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una filosofa, mistica e scrittrice francese, la cui fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali che ella attraversò, dalla scelta di lasciare l'insegnamento per sperimentare la condizione operaia, fino all'impegno come attivista partigiana, nonostante i persistenti problemi di salute.
Papa Paolo VI, nel considerare la pensatrice come una delle figure più influenti sulla propria vita, affermerà di dispiacersi per il suo mancato approdo al battesimo, in quanto meritevole di essere proclamata santa. Tuttavia Eric Springsted, docente presso l'Università di Princeton, ha riferito nel corso di un convegno che Simone Deitz, amica della pensatrice, gli confidò di aver battezzato Simone Weil in articulo mortis su sua esplicita richiesta.

  Non cercare di non soffrire...
  I cristiani e la Chiesa non dovrebbero mai...
  L'amore è l'occhio dell'anima...


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Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante, martire del nazismo, nasceva a Breslavia il 4 febbraio 1906; Uomo audace e profondamente religioso, era convinto della necessità per la Chiesa e i suoi esponenti, di risvegliare la coscienza critica degli uomini e di diffondere la Parola di Dio anche, e soprattutto, nei momenti storici più difficili. Ma il 5 aprile 1943 fu arrestato dalla Gestapo; iniziava così il suo calvario in varie prigioni del Reich fino a quando nel lager di Flossenbürg presso Monaco, dopo un processo sommario, fu condannato a morte e impiccato il 9 aprile 1945, a 49 anni per espresso ordine di Hitler. 
Dietrich Bonhoeffer, viene considerato uno dei dieci “testimoni” delle cristianità del secolo scorso. A questo titolo, dal 1998, la sua statua è stata collocata in una nicchia della facciata dell’abbazia di Westminster, in Inghilterra; tiene in mano una Bibbia, ed è in compagnia, fra gli altri, di Martin Luther King, del vescovo Oscar Romero, di san Massimiliano Kolbe, in un ecumenismo del martirio, più eloquente di qualsiasi solenne dichiarazione.

  Il primo servizio che si deve al prossimo è...
  Se la parola di Dio è presso di me...
  La Chiesa è Chiesa soltanto se...


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Don Andrea Santoro è stato assassinato n Turchia a Trebisonda il 5 febbraio 2006.

 
Non bisogna essere buoni...
  Essere finestra cioè luogo di comunicazione...
  Dio è uno, ma non vuol dire che è solo...


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“Fate fiorire la carità amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male” Don Andrea Santoro ucciso in Turchia il 5/2/2006



Il 5 febbraio di 10 anni fa, don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, veniva ucciso nella Chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, mentre pregava con la Bibbia in mano. ... Alessandro Gisotti ha chiesto alla sorella di don Andrea, la prof.ssa Maddalena Santoro di soffermarsi sui frutti spirituali sbocciati in questi dieci anni grazie alla testimonianza del sacerdote.
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D. – In un suo scritto don Andrea Santoro afferma: “Fate fiorire la carità amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male”. Questo è un messaggio potente nell’Anno della Misericordia, considerando che don Andrea non solo lo ha scritto ma lo ha vissuto fino all’effusione del sangue …
R. – Questo è vero. Ha avuto sempre questa attenzione verso coloro che erano più lontani da Dio. E lui diceva: “Io devo andare nei crocicchi delle strade, come dice Gesù; devo andare per raccogliere tutti, i più lontani, i più diseredati, così che possano vestire la veste bianca”. Quindi questa attenzione significa non solo perdonare, ma propriamente porsi in atteggiamento di piena accoglienza anche di coloro che in quel momento ci stanno facendo del male, di coloro che in quel momento non vorrebbero questo atteggiamento di vicinanza, di fratellanza, di amore. E lui non chiuse mai la porta a nessuno!
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   10.mo morte don Santoro. La sorella: suo sacrificio seme di misericordia

Un seme di misericordia e di dialogo dal quale sono fiorite fede e speranza. Oggi la diocesi di Roma ricorderà solennemente il “suo” don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum ucciso con due colpi di pistola alla schiena esattamente dieci anni fa, mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, di cui era parroco. L’appuntamento è per le 19 nella Basilica di San Giovanni in Laterano, con la concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. Anche a Trabzon (l’antica Trebisonda), nella parrocchia luogo dell’omicidio – ha fatto sapere all’agenzia Fides il vescovo Paolo Bizzeti, vicario apostolico per l’Anatolia – alle 18,30 sarà celebrata una messa in memoria del prete di Priverno. È il segno che la sua figura «ha unito e unisce due mondi apparentemente lontani », commenta la sorella di don Andrea, Maddalena Santoro.
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   Turchia, don Santoro «un seme di speranza»

Il giorno dopo l’omicidio la volontaria italiana operante in Turchia Maria Zambon firmò per Asianews un bel ritratto di don Andrea, conosciuto ad Istanbul alla fine del 2001 frequentando insieme il corso per imparare il turco.

   Don Andrea Santoro nel ricordo di una volontaria in Turchia

Vedi anche i nostri post precedenti:
  • Ricordo di don Andrea Santoro
  • Due appuntamenti per ricordare don Andrea Santoro a otto anni dal suo assassinio in Turchia




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L'omicidio rivelò l' inizio di una nuova stagione di sangue in Medio Oriente. Nella Trebisonda del falso Islam dove partì la minaccia ai cristiani. Il buco del proiettile è ancora lì, sull' inginocchiatoio della navata di destra. Ultimo banco. Don Andrea si metteva sempre qui a pregare. In fondo alla chiesa. Come faceva Jorge Mario Bergoglio. Stesso approccio. Ma don Santoro non era un cardinale già entrato in conclave e più tardi Papa. Era un semplice sacerdote "fidei donum", donato per fede temporanemente alla Chiesa cattolica dell' Anatolia, e finito in quel vortice di vento e di violenza che, ancora oggi, si respira a pieni polmoni sulle strade e nei vicoli della parte meno battuta e più sfuggente del Paese...

  Marco Ansaldo:   Don Santoro. Dieci anni fa il parroco della città turca, roccaforte dei Lupi grigi veniva ucciso da un giovane killer indottrinato da un imam radicale


Sono passati esattamente dieci anni da quel 5 febbraio del 2006 in cui don Andrea Santoro è stato assassinato con un colpo di pistola sparato alle spalle da un giovanissimo estremista islamico mentre pregava rivolto verso l’altare della chiesa di Santa Maria a Trebisonda, in Turchia.

  TEMPI:  A dieci anni dall’omicidio di don Santoro. «Siamo capaci di salvezza solo offrendo la nostra carne»



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TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015



TERESA D'AVILA, 
DONNA IN CAMMINO

HOREB n. 72 - 3/2015

TRACCE DI SPIRITUALITÀ 
A CURA DEI CARMELITANI

EDITORIALE

 Spesso si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di Dio.

Fra questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015). Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche, però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa, le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere, comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore libertà, e una grande generosità.

Ci dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo, ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola, col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e a seguire la via tracciata dal Signore Gesù. 

È in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila, esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per l’uomo di oggi.

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   Editoriale  (PDF)

   Sommario  (PDF)


E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it


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RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016 - Il calendario degli incontri



RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3)
 


I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016
promossi dalla
Fraternità Carmelitana di
 Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

Dal 27 Gennaio al 9 Marzo 
presso la sala del convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00


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Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016: "il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia" (videomessaggio)



Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Gennaio 2016:
"il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia"

«Tra fedi diverse, abbiamo una sola certezza: siamo tutti figli di Dio». 
Lo dice il Pontefice nel breve testo diffuso ieri in undici lingue Promossa dall'«Apostolato della preghiera» l'iniziativa sarà ripetuta da Francesco ogni mese dell' Anno Santo «Molti pensano in modo diverso, sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in modi diversi. In questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c' è una sola certezza per noi: siamo tutti figli di Dio». Così dice il Papa in un videomessaggio diffuso ieri in spagnolo e sottotitolato in dieci lingue, una breve riflessione sull'importanza del dialogo interreligioso. 
Quest' anno, infatti, Francesco presenterà ogni mese un' intenzione di preghiera rivolta alla Chiesa universale e lo farà in un breve filmato prodotto dall'agenzia di comunicazione argentina "La Machi". 
Nel primo della serie, il Pontefice, ripreso mentre parla avvolto da una luce morbida seduto a una scrivania, ricorda che «la maggior parte delle persone sulla terra si dichiara credente. E questo dovrebbe portare a un dialogo tra le religioni. Non dobbiamo smettere di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente. Confido in voi per diffondere la mia petizione di questo mese: perché il dialogo sincero fra uomini e donne di religioni differenti porti frutti di pace e di giustizia. Confido nella vostra preghiera»
A inframmezzare queste parole sono le immagini di un musulmano, un ebreo, un sacerdote cattolico, una donna buddista, più altre che ritraggono Bergoglio con rappresentanti di diverse religioni o confessioni cristiane. L' iniziativa è promossa dall'Apostolato della preghiera, che fa capo alla Compagnia di Gesù e ha alle spalle una storia lunga e gloriosa...
(testo tratto dall'articolo «Il dialogo tra religioni porti pace e giustizia». In un video l' invito del Papa alla preghiera di Andrea Galli su Avvenire)

     VIDEO

CREDO NELL'AMORE!!!



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"Un cuore che ascolta - lev shomea" - n. 9/2015-2016 (C) di Santino Coppolino




'Un cuore che ascolta - lev shomea' 
Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9)

Traccia di riflessione
sul Vangelo della domenica
di Santino Coppolino


Vangelo: Lc 4,21-30

La pericope del Vangelo Luca di questa quarta Domenica del Tempo Ordinario, è il seguito di quello della Domenica precedente, ed è ad esso strettamente collegato. La'derashà', il discorso-commento che Gesù fa dopo la lettura del brano di Isaia 61lascia stupiti, meravigliati i Nazaretani presenti nella sinagoga. Le parole di Gesù sono"parole di grazia" invece che di vendetta (cfr.Is 61,2), di misericordia invece che di odio, e tutto questo suona come bestemmia nelle orecchie di quanti attendevano un Messia guerriero, pronto a prendere il potere in Israele, punire i peccatori e cacciare via con le armi gli odiati romani. Ma la parola di Gesù non viene accolta dai suoi; in Lui la Parola di Dio si fa grazia-gratuità, misericordia, tenerezza, amore senza limite alcuno. E così Gesù viene respinto dai suoi (cfr. Gv 1,11). << Nei "suoi" di Nazareth, più che vedere Israele, sono da vedere i suoi di ogni tempo, in concreto la Chiesa stessa. Il modo in cui si rivela e scandalizza oggi i suoi, è identico a quello di allora a Nazareth  >> (cit.) E' la sorte amara di tutti i profeti. Gesù sarà respinto e condotto fuori da Nazareth dove tenteranno di assassinarlo.
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Il cammino del profeta Giona e l’amore di misericordia per i perduti - prima parte - (VIDEO INTEGRALE)



Il cammino del profeta Giona 
e l’amore di misericordia per i perduti  
- prima parte - 
p. Gregorio Battaglia, ocarm
(VIDEO INTEGRALE)

I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016

RIGENERATI NELLA SUA
 GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3)

promossi dalla
Fraternità Carmelitana
di Barcellona Pozzo di Gotto

27 gennaio 2016

Il libro di Giona appartiene a quella sezione, che va sotto il nome di “profeti minori” o, ancora meglio, quello dei “dodici profeti” ed è collocato subito dopo il libro del profeta Abdia. Rispetto agli altri libri, quello di Giona è un libro particolare, perché esso, a differenza degli altri, non contiene nessun oracolo profetico, ma si presenta come un racconto, che vuole essere esso stesso una “profezia”.

Per meglio comprendere il senso di questa affermazione, è opportuno chiarire sin da principio cosa vogliamo indicare con il termine “profezia”. Essa non può essere compresa come un’attività assimilabile a quella dell’indovino o dell’astrologo. L’elemento fondamentale, che caratterizza l’esercizio della profezia, è dato dall’ascolto della Parola di Dio. Il profeta è innanzitutto una persona in ascolto della Parola di Dio, in quanto ha imparato a scoprire nella sua vita e negli avvenimenti della storia questa presenza viva ed operante di Dio.

Attraverso l’osservazione attenta degli avvenimenti della storia egli accetta di farsi interlocutore di questo Dio, che ha una parola da dire sulle vicende umane, conducendole verso un porto di salvezza. Il profeta si ritrova a dire una parola o a compiere delle azioni, che sono il frutto di questa obbedienza a Chi ha preso l’iniziativa nella sua vita. Egli non parla da sé, ma dice ciò che ha ascoltato, avendo ben chiaro che, se venisse meno al suo compito, dovrebbe rispondere del fallimento del suo popolo davanti a Dio.
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La Parola che irrompe su Giona è Parola di resurrezione. C’è una situazione di sonno, di immobilità, di paura e la Parola sopraggiunge per sconvolgere un mondo di abitudini e di pregiudizi e per risvegliare alla vita. Il profeta è risvegliato ed è anche inviato alla città, quella grande, perché questa città, che è il frutto della capacità degli uomini, ha costruito la sua grandezza su quella volontà di potenza, che si traduce in sbocchi disastrosi per la convivenza umana.

Dio non intende avallare un modo di stare al mondo, che sia fondato sulla prepotenza, che non sa produrre altro che una storia di dolore e di morte e proprio per questo scomoda coloro che confidano in Lui, perché siano pronti ad affrontare il mondo, proclamando, gridando che quella grandezza non fa salire a Dio “il soave profumo” di una vita donata, ma verso di Lui sale tutto il miasmo della “malvagità” degli uomini.

Dio è preoccupato della sorte degli uomini ed intende coinvolgere coloro che sono legati a Lui con il vincolo dell’Alleanza a non sottrarsi al compito di farsi carico di questa malvagità. Si tratta della stessa malvagità, di cui si parla in Gen. 6,5 a proposito del diluvio universale e dove è detto che “ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre”.
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   video


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JESUS, febbraio 2016 - La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI - Rispondere alle creature


JESUS, febbraio 2016

La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI

Rispondere alle creature

Penso sovente che nei tempi passati gli umani sentivano di appartenere alla vita, di fare parte del flusso della vita nell’universo, mentre oggi pensano che la vita appartenga a loro: “La vita è mia e me la gestisco come voglio!”, sembra essere un pensiero diffuso. Parole insipienti, uscite da menti che paiono inconsapevoli di fare parte di una nutrita comunità di co-creature.

Eppure, più mi inoltro nell’anzianità, più sento di vivere nel ciclo vitale delle creature del cielo e della terra, visibili e invisibili. Quando cammino nei boschi in mezzo ai quali è collocato il mio eremo, sento che quello spazio è più il regno degli animali e delle piante che non il mio. Regna il vento che fa stormire le fronde, regna la terra che profuma di humus, regna il filo d’erba che cerca la luce tra sassi e foglie secche, regna la volpe che se ne va tenendo fisso il muso verso di me, regnano i grandi e neri sassi della morena… Anche queste creature sono il mio prossimo, e gli animali respirano la mia stessa aria, come me osservano il bosco.

Ma in questa comunità di co-creature che condividono lo stesso spazio e vivono insieme per un certo tempo, noi umani siamo un’eccezione, perché ci poniamo domande e cerchiamo un senso alla nostra esistenza. Riconosciamo l’animalità che è in noi, come gli animali siamo mossi da istinti e pulsioni, ma siamo capaci di dominarle e di vincerle (cf. Gen 4,7). Con gli animali abbiamo in comune comportamenti istintivi, come la paura, la diffidenza, l’aggressività, l’istinto di conservazione, la pulsione sessuale; conosciamo come loro il piacere di stare l’uno accanto all’altro, la necessità delle cure materne, anche la gioia del vivere bene. Eppure noi umani accediamo a una capacità ulteriore: quella della ragione, dunque del linguaggio, del dialogo, della comunione.

Per questo diventiamo “responsabili”, capaci di rispondere agli animali e alle altre creature, anche a quelle inanimate. Sentiamo come un compito – anche se molte volte contraddiciamo questo comando che ci viene dalla coscienza – di essere custodi della terra, incaricati di preservare la bellezza e l’armonia della casa comune: la nostra madre terra! È forse un caso che gli umani, in ogni cultura, dicano di aver ricevuto da Dio il comando di rispettare e custodire la terra (per quanto riguarda la Bibbia, cf. Gen 2,15)? Noi la chiamiamo “madre”, perché sentiamo che lei ci ha generati e che a essa ritorneremo come nel grembo materno (cf. Gen 3,19). Tutti siamo ospiti di questa terra, tutti compagni di viaggio, tutti voluti e creati da Dio. Agostino con molta audacia arrivava a scrivere:

“Adorate lo sgabello dei suoi piedi, perché è santo” (Sal 99,5). Cosa dobbiamo adorare? Lo sgabello dei piedi di Dio, cioè la terra, come si trova in un altro passo delle Scritture: “La terra è lo sgabello dei miei piedi” (Is 66,1) … Mi volgo dunque a Cristo e in lui trovo come si possa adorare la terra. Egli, infatti, dalla terra assunse la terra, poiché la nostra carne proviene dalla terra e lui prese carne dalla carne di Maria.

E Basilio di Cesarea, che anche da vescovo si recava ogni giorno al mercato e spesso passeggiava nei boschi, così pregava:

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... Senza attuare grandi cambiamenti strutturali, cogliamo l’invito fatto da Papa Francesco a elaborare nella nostra Chiesa una vera sinodalità in cui tutte le voci siano ascoltate, anche quelle delle donne. In tal modo potremmo realizzare un po’ di più la visione del concilio: «Nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo: poiché la stessa diversità di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in un tutto i figli di Dio» (Lumen gentium, n. 32).

 
Paul Andrè Durocher:   Il futuro delle donne nella Chiesa. Parlare, consigliare e decidere


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Si è concluso l'Anno della vita consacrata, indetto da Papa Francesco il 30 novembre 2014. Per il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione dei religiosi, "la percezione di essere al finale di una storia è mutata: adesso c’è speranza, e questo è il frutto più bello". L'augurio: "Avremmo superato tante crisi interne ai nostri Istituti, se fossimo andati in missione. Lo abbiamo fatto, ma non a sufficienza". Il punto sul commissariamento dei Francescani dell’Immacolata: "Abbiamo fiducia che qualcosa si muova. Quel che è sicuro, è che Stefano Manelli non potrà più restare". Le novità del documento "Mutuae relationes"

  Riccardo Benotti:  Braz de Aviz: “Andare in missione per superare la crisi”. L’Asia, il rapporto con i vescovi e la situazione dei Francescani dell’Immacolata


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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"


“Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese. La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”.

  Storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill il 12 febbraio a Cuba


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Tre ore nell’isola di Cuba per abbattere secoli di lontananza e divisione. Papa Francesco e il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia si incontreranno il 12 febbraio nell’isola caraibica dove il Papa farà scalo prima del suo viaggio in Messico, e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. L’annuncio è stato dato con un comunicato congiunto presentato in contemporanea a Roma dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, e a Mosca dal metropolita Hilarion di Volokolamsk. Si tratta di un incontro – si legge nella nota – “preparato da lungo tempo”. Era il sogno di Giovanni Paolo II, che morì senza la possibilità di realizzarlo. C’erano però troppe difficoltà e incomprensioni. Gli impedimenti erano sempre presentati come insormontabili. Ora, invece, pare che le condizioni siano favorevoli.

  Maria Chiara Biagioni:  Papa Francesco e Patriarca Kirill: un incontro che supera secoli di divisioni

Il priore della comunità monastica di Bose fa il punto sul cammino ecumenico delle Chiese cristiane in vista dell'incontro tra il Santo Padre e il Patriarca di Mosca, il primo nella storia

  Enzo Bianchi:   «TENACIA E CORAGGIO: L'ECUMENISMO CONCRETO DEL PAPA»

L'annunciato incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca, l'apertura a Pechino di qualche giorno fa, il ritorno dell'ambasciatore turco presso la Santa Sede: Francesco si conferma un giocatore globale. Ragioni e successi della "sua politica estera".

  Alberto Bobbio:   RUSSIA, CINA E TURCHIA, L'OSTPOLITIK DI BERGOGLIO

Certo, come ebbe a dire qualche tempo fa lo stesso Kirill, nessuno si illude che basti un incontro a risolvere tutti i problemi ancora aperti nelle relazioni tra le due Chiese. Ma questo incontro storico – il primo in assoluto dopo lo scisma del 1054, cinquantadue anni dopo l’altra prima volta tra un Papa e il patriarca ecumenico di Costantinopoli – è ungigantesco passo avanti, la rimozione di una pietra tombale sui rapporti tra Roma e Mosca, che nei secoli era stata resa ancor più pesante da pregiudizi e ostilità reciproche (basti leggere i Fratelli Karamazov di Dostojesvski per rendersene conto) e che neanche Papi ad alta sensibilità ecumenica come Paolo VI, lo stesso Giovanni Paolo II e Benedetto XVI erano riusciti a ribaltare.

  Mimmo Muolo:   Francesco e Kirill, un passo da giganti nella lunga marcia ecumenica


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CHIESA E SOCIETA'
Interventi ed opinioni


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Web-mania nelle parrocchie, anche le suore di clausura sono sempre più 'social'



Web-mania nelle parrocchie, anche le suore di clausura sono sempre più 'social'

Lo studio sui siti cattolici italiani - Le Clarisse, non siamo isole galleggianti, necessario relazionarsi col mondo

Le parrocchie sono sempre più social: negli ultimi dieci anni, le chiese che hanno deciso di diffondere il Vangelo via web sono sempre più numerose e hanno avuto un incremento pari al 3,9%.Sono in rete in quasi quattromila: per l'esattezza 3.894, nel 2007 erano 2787. Sempre più 'social' anche le suore di clausura. Su tutte le Clarisse, con un incremento del 23,3%. Vangelo a suon di click anche per i Benedettini, che nel 2016 registrano un incremento del 26,4% come pure per i Carmelitani (più 11,1%) e i Domenicani (5,1%). Debacle invece per i Cistercensi che accusano un calo del 10%. I dati sono il risultato di un approfondito studio compiuto da Francesco Diani, informatico interpellato dall'Adnkronos, che cura la lista dei Siti cattolici italiani.

La dettagliata ricerca assegna anche la palma del web alle parrocchie: in pole position nella hit parade spiccano le chiese della Lombardia (777 nell'anno appena iniziato) seguite da quelle del Triveneto (449). Buon posizionamento anche per le parrocchie campane che guadagnano un 8,1% in più (nel 2013 erano 322, oggi sono 348) come pure per quelle dell'Emilia Romagna (291 nell'anno appena iniziato, 257 nel 2010). Scendono invece le parrocchie della Basilicata che perdono l' 8% come pure quelle di Abruzzo e Molise che da 102 del 2013 scendono a 98.

Un vero e proprio boom telematico - rivela lo studio sui siti cattolici italiani - lo registrano i Movimenti per la Vita. "Tra le associazioni e i movimenti ecclesiali - segnala Diani - hanno avuto una notevole crescita i Movimenti per la Vita e i Centri di Aiuto Vita (Cav) con un incremento pari al 44,1%".

Tra gli ordini e gli Istituti religiosi, chi scende nella classifica sono i Salesiani che solo qualche anno fa erano i più informatizzati. Nelle realtà ecclesiali, come accade anche nel mondo laico, pullulano i siti personali (nell'ultimo anno hanno avuto un incremento dell'8,2%). In aumento anche l'informatizzazione delle Confraternite (più 3,5% nell'anno in corso per un totale di 176 realtà). "E' fisiologico - spiega l'informatico Diani - che i siti abbiano una loro vita. Molto spesso per le cancellazioni che sono avvenute si registrano nuovi arrivi, per cui si assiste ad una compensazione".

Passando in rassegna la classifica dei siti religiosi, spicca il dato relativo alle suore di clausura dell'ordine delle Clarisse, massicciamente presenti sul web. "Non siamo isole galleggianti noi monasteri di clausura", afferma all'Adnkronos madre Rosa Lupoli, delle Clarisse del monastero di Napoli. "Per quel che ci riguarda - spiega - siamo molto attive sia sui social che come sito. Il nostro monastero è molto visitato. Avremo poi molti eventi in relazione al fatto che tra qualche tempo la nostra fondatrice, la Venerabile Maria Lorenza Longo, sarà beatificata. E i social o i siti sono il modo più immediato per fare conoscere gli eventi. In tutto il mondo siamo duecento monasteri quindi è chiaro che la rete ci consente di mantenere i contatti con tutti, accorciando le distanze".

Se i social hanno 'bucato' anche la clausura, lo si deve soprattutto ad un motivo sociale. "Stiamo preparando una petizione per salvare un ospedale che esiste da cinquecento anni e che rischia la chiusura - spiega madre Lupoli -. Spesso nel nostro mondo si avverte il timore di esporsi. Il punto però è trovare un modo intelligente di relazionarsi". Ecco che allora anche le suore di clausura, senza rompere la loro condizione, restano in contatto con il mondo esterno che spesso è alla ricerca di aiuto. "Sui social - racconta madre Lupoli - arrivano le richieste più disparate. Noi rispondiamo soprattutto ai casi disperati". ...

  Web-mania nelle parrocchie, anche le suore di clausura sono sempre più 'social'


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Con la diffusione sempre più pervasiva di internet e dei social network si allunga anche la lista dei peccati considerati tali dalla Chiesa cattolica, veri e propri "peccati informatici": tra questi, l'uso ingannevole delle chat, il cyberstalking, la creazione di 'fake' negli account o nelle mail, gli hackeraggi contro privacy sicurezza, la pirateria, e naturalmente anche la frequentazione dei siti porno. Se ne occuperà in maniera approfondita un corso di aggiornamento sul peccato e la misericordia ai tempi di papa Francesco che si svolgerà dal 3 al 4 febbraio presso il santuario di San Gabriele (Teramo), cui parteciperanno una cinquantina di confessori, sia religiosi che sacerdoti diocesani, provenienti da varie parti d'Italia. 

  Fausto Gasparroni:  Peccati sul web, Chiesa aggiorna i confessori

In Abruzzo un corso di aggiornamento per 50 confessori guidato da monsignor Mauro Cozzoli, su peccati classici, peccati sociali e peccati 2.0. "C'è un peccato globale che è la mancanza di senso della legalità", spiega il teologo, che tra i nuovi peccati "da acquisire alla coscienza" cita in primo luogo l'inquinamento ambientale. "È arrivato il tempo di essere responsabili per il mondo", avverte sulla scorta della "Laudato si'". Oggi, però, il peccato corre anche in Rete, e dobbiamo sviluppare gli anticorpi contro il "male" informatico. A scuola anche alcuni Missionari della Misericordia che tra pochi giorni riceveranno il mandato dal Papa, all'inizio della Quaresima

 
Maria Michela Nicolais:  Al Santuario di San Gabriele a Teramo i confessori si aggiornano sui nuovi peccati sociali e del web


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Sento e leggo di persone scandalizzate perché il Papa non ha parlato del Family Dayall'Angelus di ieri e nemmeno alla Udienza Giubilare straordinaria del mattino di sabato 30 gennaio. Neppure l'Osservatore Romano avrebbe dedicato loro una riga "in prima pagina" e Avvenire, poi, avrebbe edulcorato e indebolito quanto era stato detto con tanta chiarezza al Circo Massimo da leaders preclari. Addirittura, ma questo lo riporta il blog di Antonio Socci e davvero fatico a crederlo, sembra che a san Pietro si siano rifiutati di celebrare Messe alle 7.00 del mattino per i partecipanti al Family Day.

  Mauro Leonardi:  Se i partecipanti al Family Day si offendono perché Papa Francesco non parla di loro all'Angelus


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 FRANCESCO
 

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02/02/2016:

  Maria, madre di Gesù, aiutaci...


04/02/2016:

  Dio vuole abitare in mezzo...



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Il Pontefice ha invitato il gruppo de “L’anello perduto” ad un’udienza a Roma; la telefonata fa seguito ad una lettera inviata al Papa la settimana scorsa
... Ancora adesso a distanza di giorni stento a credere che Papa Francesco abbia voluto dedicare anche solo una briciola del suo tempo per informarsi del nostro piccolo progetto, ma questo suo gesto è l’ennesimo per dire l’affetto e la stima che il Vescovo di Roma nutre per una «periferia» dell’umano, come quella di chi vive o ha vissuto il fallimento del proprio matrimonio...

  Il Papa telefona al diacono Paolo Tassinari



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"L’unico privilegio agli occhi di Dio è quello di non avere privilegi, di non avere padrini, di essere abbandonati nelle sue mani." Angelus 31/01/2016 (testo e video)



 31 gennaio 2016 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierno racconto evangelico ci conduce ancora una volta, come domenica scorsa, nella sinagoga di Nazaret, il villaggio della Galilea dove Gesù è cresciuto in famiglia ed è conosciuto da tutti.
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Questo brano dell’evangelista Luca non è semplicemente il racconto di una lite tra compaesani, come a volte avviene anche nei nostri quartieri, suscitata da invidie e da gelosie, ma mette in luce una tentazione alla quale l’uomo religioso è sempre esposto - tutti noi siamo esposti - e dalla quale occorre prendere decisamente le distanze. E qual è questa tentazione? E’ la tentazione di considerare la religione come un investimento umano e, di conseguenza, mettersi a “contrattare” con Dio cercando il proprio interesse. Invece, nella vera religione, si tratta di accogliere la rivelazione di un Dio che è Padre e che ha cura di ogni sua creatura, anche di quella più piccola e insignificante agli occhi degli uomini. Proprio in questo consiste il ministero profetico di Gesù: nell’annunciare che nessuna condizione umana può costituire motivo di esclusione - nessuna condizione umana può essere motivo di esclusione! - dal cuore del Padre, e che l’unico privilegio agli occhi di Dio è quello di non avere privilegi. L’unico privilegio agli occhi di Dio è quello di non avere privilegi, di non avere padrini, di essere abbandonati nelle sue mani.

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato (Lc 4, 21). L’“oggi”, proclamato da Cristo quel giorno, vale per ogni tempo; risuona anche per noi in questa piazza, ricordandoci l’attualità e la necessità della salvezza portata da Gesù all’umanità. Dio viene incontro agli uomini e alle donne di tutti i tempi e luoghi nella situazione concreta in cui essi si trovano. Viene incontro anche a noi. E’ sempre Lui che fa il primo passo: viene a visitarci con la sua misericordia, a sollevarci dalla polvere dei nostri peccati; viene a tenderci la mano per farci risalire dal baratro in cui ci ha fatto cadere il nostro orgoglio, e ci invita ad accogliere la consolante verità del Vangelo e a camminare sulle vie del bene. Lui viene sempre a trovarci, a cercarci.

Torniamo nella sinagoga. Certamente quel giorno, nella sinagoga di Nazaret, c’era anche Maria, la Madre. Possiamo immaginare le risonanze del suo cuore, un piccolo anticipo di quello che soffrirà sotto la Croce, vedendo Gesù, lì in sinagoga, prima ammirato, poi sfidato, poi insultato, minacciato di morte. Nel suo cuore, pieno di fede, lei custodiva ogni cosa. Ci aiuti Lei a convertirci da un dio dei miracoli al miracolo di Dio, che è Gesù Cristo.

Dopo l'Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Questa malattia, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora soprattutto le persone più povere ed emarginate. È importante mantenere viva la solidarietà con questi fratelli e sorelle, rimasti invalidi a seguito di questo morbo. Ad essi assicuriamo la nostra preghiera e assicuriamo il nostro sostegno a quanti li assistono. Bravi laici, brave suore, bravi preti.

Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i gruppi. In particolare, saluto ...

E adesso saluto i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma! Adesso capisco perché c’era tanto chiasso in Piazza! Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario e dai vostri Assistenti, siete venuti numerosi al termine della vostra “Carovana della Pace”.

Quest’anno la vostra testimonianza di pace, animata dalla fede in Gesù, sarà ancora più gioiosa e consapevole, perché arricchita dal gesto, che avete appena compiuto, del varcare la Porta Santa. Vi incoraggio ad essere strumenti di pace e di misericordia tra i vostri coetanei! Ascoltiamo ora il messaggio che i vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.

[La ragazza dell’Acr legge il messaggio: «Siamo un po’ preoccupati per ciò che succede nel mondo ma come vedi non ci spaventiamo e siamo qui a sostenerti»;
...
 «Caro Papa continua a guidare il nostro viaggio e noi continuiamo a pregare per te, con te come nostro capotreno le nostre valigie saranno piene di cose belle e soprattutto di fiducia. Ti vogliamo un mondo di bene!», conclude.]
E ora i ragazzi in piazza lanceranno i palloncini, simbolo di pace.

A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci!

  video



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«Dio non vuole la condanna di nessuno!» Papa Francesco Udienza Generale 27/01/2016 (Foto, testo e video)


 3 febbraio 2016 

Udienza con sorpresa oggi in piazza San Pietro. Puntualissimo come sempre, il Papa ha fatto il suo ingresso alle 9.30 a bordo della “papamobile”, con due ospiti di eccezione: una bambina con i capelli lunghi castano-biondi e un bambino, che si sono seduti dietro a Francesco, tutti e due sullo stesso lato della jeep. Il Papa li ha accolti sorridente e loro si sono dimostrati subito molto curiosi e divertiti di poter gustare un tragitto certamente non usuale, con un ospite davvero d’eccezione. Il Papa al termine del giro li ha abbracciati e ha dato a ciascuno dei piccoli un bacio sui capelli.
Sullo sfondo, i fedeli che acclamavano il Papa a gran voce. Non è mancato il consueto “scambio dello zucchetto” e baci e carezze a tanti bimbi. 

Tra i circa 15mila fedeli radunati in piazza c'era anche l’attore britannico Joseph Fiennes con la moglie Maria Dolores Dieguez e figlie. Il Papa a fine udienza ha salutato e ringraziato gli artisti dell’American Circus che si sono esibiti davanti a lui. 

Misericordia e Giustizia

Cari fratelli e sorelle, buongiorno,

La Sacra Scrittura ci presenta Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta. Come conciliare le due cose? Come si articola la realtà della misericordia con le esigenze della giustizia? Potrebbe sembrare che siano due realtà che si contraddicono; in realtà non è così, perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia. Ma di quale giustizia si tratta?

Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3).

Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto.

Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto.

Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia.

È così che Dio agisce nei confronti di noi peccatori. Il Signore continuamente ci offre il suo perdono e ci aiuta ad accoglierlo e a prendere coscienza del nostro male per potercene liberare. Perché Dio non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza. Dio non vuole la condanna di nessuno! Qualcuno di voi potrà farmi la domanda: “Ma Padre, la condanna di Pilato se la meritava? Dio la voleva?” – No! Dio voleva salvare Pilato e anche Giuda, tutti! Lui il Signore della misericordia vuole salvare tutti!. Il problema è lasciare che Lui entri nel cuore. Tutte le parole dei profeti sono un appello appassionato e pieno di amore che ricerca la nostra conversione. Ecco cosa il Signore dice attraverso il profeta Ezechiele: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio […] o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (18,23; cfr 33,11), quello che piace a Dio!

E questo è il cuore di Dio, un cuore di Padre che ama e vuole che i suoi figli vivano nel bene e nella giustizia, e perciò vivano in pienezza e siano felici. Un cuore di Padre che va al di là del nostro piccolo concetto di giustizia per aprirci agli orizzonti sconfinati della sua misericordia. Un cuore di Padre che non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe, come dice il Salmo (103,9-10).E precisamente è un cuore di padre che noi vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale. Forse ci dirà qualcosa per farci capire meglio il male, ma nel confessionale tutti andiamo a trovare un padre che ci aiuti a cambiare vita; un padre che ci dia la forza di andare avanti; un padre che ci perdoni in nome di Dio. E per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande, perché quel figlio, quella figlia che viene da te cerca soltanto di trovare un padre. E tu, prete, che sei lì nel confessionale, tu stai lì al posto del Padre che fa giustizia con la sua misericordia.

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Saluti:

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Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana! Sono lieto di accogliere i fedeli della Diocesi di Livorno, con il Vescovo Mons. Simone Giusti; i partecipanti al seminario promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, gli alunni della Scuola Svizzera di Roma e gli artisti dell’American Circus. E vi ringrazio! Vorrei ripetere quello che ho detto una settimana fa, quando è stato fatto uno spettacolo così. Voi fate bellezza e la bellezza ci avvicina sempre a Dio. Vi ringrazio per questo. Ma c’è un’altra cosa che vorrei sottolineare: questo non si improvvisa; dietro questo spettacolo di bellezza, ci sono ore ed ore di allenamento che comportano fatica. L’allenamento è fatica! L’apostolo Paolo ci dice che per arrivare proprio alla fine e per vincere ci si deve allenare, e questo è un esempio per tutti noi, perché la seduzione della vita facile, trovare un fine buono senza sforzo, è una tentazione. Voi con questo che avete fatto oggi, e con l’allenamento che c’è dietro, ci date una testimonianza che la vita senza sforzarsi continuamente è una vita mediocre. Vi ringrazio tanto del vostro esempio. Saluto i rappresentanti della Federazione Italiana Esercizi Spirituali ed auspico che quest’esperienza di fede possa essere maggiormente vissuta in occasione del Giubileo della misericordia. Saluto i fedeli dell’Arcidiocesi di Trento, accompagnati dall’Arcivescovo Mons. Luigi Bressan e dalle Autorità della Provincia Autonoma: vi rinnovo la mia riconoscenza per l’allestimento del Presepio che tanti pellegrini hanno potuto ammirare nelle scorse settimane in Piazza San Pietro - ed oggi sarà l’ultimo giorno -. A tutti auguro che il passaggio attraverso la Porta Santa, fatto con fede, trasformi i cuori di ciascuno e li apra alla carità operosa verso i fratelli.

Rivolgo un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Oggi ricordiamo San Biagio, martire dell’Armenia. Questo santo vescovo ci ricorda l’impegno di annunciare il Vangelo anche in condizioni difficili. Cari giovani, diventate coraggiosi testimoni della vostra fede; cari ammalati, offrite la vostra croce quotidiana per la conversione dei lontani alla luce di Cristo; e voi, cari sposi novelli, siate annunciatori del suo amore a partire dalla vostra famiglia.

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«Ogni cristiano è un “Cristoforo”, cioè un portatore di Cristo!» - Papa Francesco Udienza Giubilare 30/01/2016 (foto, testo e video)



 30 gennaio 2016 

Era una prima assoluta quella di stamane in Piazza San Pietro, con la prima delle udienze giubilari che papa Francesco ha deciso di tenere un sabato al mese nell'Anno Santo della Misericordia, raddoppiando così nella settimana quella consueta del mercoledì, per incontrare gruppi di fedeli e di pellegrini dall'Italia e dal mondo. E il proposito di Bergoglio è stato ben ripagato, con oltre ventimila presenti, in un clima estremamente festoso, e gruppi numerosi come quelli dell'Atac di Roma, l'azienda della mobilità (8.000 persone), dell'Aci (7.500) e dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro (circa mille). 

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Il clima gioioso e di festa, oggi, era però segnato per Bergoglio dalla "tristezza" per la morte, ieri, di una inserviente di Casa Santa Marta, il pensionato vaticano dove lui abita, anzi di una addetta alle pulizie proprio della stanza del Pontefice. Elvira Antobenedetto, 49 anni, è morta ieri a mezzogiorno nella clinica Columbus dopo una grave e lunga malattia. Lascia il marito, anch'egli dipendente di Casa Santa Marta, e due figli di 24 e 19 anni.


Misericordia e Missione

Cari fratelli e sorelle,

entriamo giorno dopo giorno nel vivo dell’Anno Santo della Misericordia. Con la sua grazia, il Signore guida i nostri passi mentre attraversiamo la Porta Santa e ci viene incontro per rimanere sempre con noi, nonostante le nostre mancanze e le nostre contraddizioni. Non stanchiamoci mai di sentire il bisogno del suo perdono, perché quando siamo deboli la sua vicinanza ci rende forti e ci permette di vivere con maggiore gioia la nostra fede.

Vorrei indicarvi oggi lo stretto legame che intercorre tra la misericordia e la missione. Come ricordava san Giovanni Paolo II: «La Chiesa vive una vita autentica, quando professa e proclama la misericordia e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia» (Enc. Dives in misericordia, 13). Come cristiani abbiamo la responsabilità di essere missionari del Vangelo. Quando riceviamo una bella notizia, o quando viviamo una bella esperienza, è naturale che sentiamo l’esigenza di parteciparla anche agli altri. Sentiamo dentro noi che non possiamo trattenere la gioia che ci è stata donata: vogliamo estenderla. La gioia suscitata è tale che ci spinge a comunicarla.

E dovrebbe essere la stessa cosa quando incontriamo il Signore: la gioia di questo incontro, della sua misericordia, comunicare la misericordia del Signore. Anzi, il segno concreto che abbiamo davvero incontrato Gesù è la gioia che proviamo nel comunicarlo anche agli altri. E questo non è “fare proselitismo”, questo è fare un dono: io ti do quello che mi dà gioia. Leggendo il Vangelo vediamo che questa è stata l’esperienza dei primi discepoli: dopo il primo incontro con Gesù, Andrea andò a dirlo subito a suo fratello Pietro (cfr Gv 1,40-42), e la stessa cosa fece Filippo con Natanaele (cfr Gv 1,45-46). Incontrare Gesù equivale a incontrarsi con il suo amore. Questo amore ci trasforma e ci rende capaci di trasmettere ad altri la forza che ci dona. In qualche modo potremmo dire che dal giorno del Battesimo viene dato a ciascuno di noi un nuovo nome in aggiunta a quello che già danno mamma e papà, e questo nome è “Cristoforo”: tutti siamo “Cristofori”. Cosa significa? “Portatori di Cristo”. E’ il nome del nostro atteggiamento, un atteggiamento di portatori della gioia di Cristo, della misericordia di Cristo. Ogni cristiano è un “Cristoforo”, cioè un portatore di Cristo!

La misericordia che riceviamo dal Padre non ci è data come una consolazione privata, ma ci rende strumenti affinché anche altri possano ricevere lo stesso dono. C’è una stupenda circolarità tra la misericordia e la missione. Vivere di misericordia ci rende missionari della misericordia, ed essere missionari ci permette di crescere sempre più nella misericordia di Dio. Dunque, prendiamo sul serio il nostro essere cristiani, e impegniamoci a vivere da credenti, perché solo così il Vangelo può toccare il cuore delle persone e aprirlo a ricevere la grazia dell’amore, a ricevere questa grande misericordia di Dio che accoglie tutti.

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Saluti:

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Qualcuno di voi si è domandato come è la casa del Papa, dove abita il Papa. Il Papa abita qui dietro, a Casa Santa Marta. E’ una casa grande, dove abitano una quarantina di sacerdoti e alcuni vescovi che con me lavorano in Curia, e ci sono anche ospiti di passaggio: Cardinali, Vescovi, laici che vengono a Roma per gli incontri nei Dicasteri, e queste cose... E c’è un gruppo di uomini e donne, che portano avanti i lavori della casa, sia nei lavori della pulizia, nella cucina, nella sala da pranzo. E questo gruppo di uomini e donne sono parte della nostra famiglia, formano una famiglia: non sono dipendenti lontani, perché noi li consideriamo come parte della nostra famiglia. E vorrei dirvi che oggi il Papa è un po’ triste perché ieri è mancata una signora che ci aiuta tanto, da anni … Anche suo marito lavora qui, con noi, in questa casa. Dopo una lunga malattia, il Signore l’ha chiamata a sé. Si chiama Elvira. E io vi invito, oggi, a fare due opere di misericordia: pregare per i defunti e consolare gli afflitti. E vi invito a pregare un’Ave Maria per la pace eterna e la gioia eterna della signora Elvira, e perché il Signore consoli suo marito e i suoi figli.

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Porgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto la Fraternità di San Carlo e i gruppi parrocchiali. Accolgo con piacere i membri dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro: la vostra presenza mi offre l’occasione di ribadire quanto sia importante salvaguardare la salute dei lavoratori; e difendere sempre la vita umana, dono di Dio, soprattutto quando è più debole e fragile. Saluto i dirigenti e i dipendenti dell’Automobile Club d’Italia e dell’ATAC – Azienda per la mobilità di Roma, incoraggiandoli nel loro lavoro, perché oggi la qualità della vita sociale dipende molto dalla qualità dei trasporti; auspico anche un impegno sempre maggiore per ridurre l’inquinamento; e vi ringrazio per i servizi destinati ai pellegrini, specialmente in questo anno giubilare.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani ricorderemo san Giovanni Bosco, apostolo della gioventù. Guardate a lui, cari giovani, come all’educatore esemplare. Voi, cari ammalati, apprendete dalla sua esperienza spirituale a confidare sempre in Cristo crocifisso. E voi, cari sposi novelli, ricorrete alla sua intercessione per assumere con impegno generoso la vostra missione coniugale.

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VIDEO-MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CHIUSURA DEL 51° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE [CEBU, FILIPPINE, 24-31 GENNAIO 2016]



VIDEO-MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA CHIUSURA DEL 51° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE
[CEBU, FILIPPINE, 24-31 GENNAIO 2016]

Cari fratelli e sorelle,

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Il tema del congresso eucaristico – Cristo in voi, nostra speranza di gloria – è molto opportuno. Ci ricorda che Gesù risorto è sempre vivo e presente nella sua Chiesa, soprattutto nell’eucaristia, il sacramento del suo corpo e del suo sangue. La presenza di Cristo in mezzo a noi non è soltanto una consolazione, ma anche una promessa e un invito. È una promessa che un giorno la gioia e la pace eterne ci apparterranno nella pienezza del suo regno. Ma è anche un invito a uscire, come missionari, per portare il messaggio della tenerezza del Padre, del suo perdono e della sua misericordia a ogni uomo, donna e bambino.

Quanto ha bisogno di questo messaggio il nostro mondo! Se pensiamo a tutti i conflitti, le ingiustizie, le crisi umanitarie urgenti che segnano il nostro tempo, ci rendiamo conto di quanto sia importante per ogni cristiano essere un vero discepolo missionario, portando la buona novella dell’amore redentore di Cristo a un mondo tanto bisognoso di riconciliazione, giustizia e pace.

È quindi opportuno che questo congresso sia stato celebrato nell’Anno della misericordia, nel quale l’intera Chiesa è invitata a concentrarsi sul cuore del Vangelo: la misericordia. Siamo chiamati a portare il balsamo dell’amore misericordioso di Dio all’intera famiglia umana, fasciando ferite, portando speranza laddove la disperazione tanto spesso sembra avere il sopravvento.

Mentre ora, al termine di questo congresso eucaristico, vi preparate a “uscire”, ci sono due gesti di Gesù nell’ultima cena sui quali vi chiedo di riflettere. Entrambi hanno a che fare con la dimensione missionaria dell’eucaristia. Si tratta della convivialità e della lavanda dei piedi.

Sappiamo quanto fosse importante per Gesù condividere i pasti con i suoi discepoli, ma anche, e specialmente, con i peccatori e gli emarginati. Sedendo a tavola, Gesù poteva ascoltare gli altri, sentire le loro storie, apprezzarne le speranze e le aspirazioni e parlare loro dell’amore del Padre. A ogni eucaristia, la mensa della cena del Signore, dobbiamo essere ispirati a seguire il suo esempio, andando incontro agli altri, in spirito di rispetto e apertura, per condividere con loro il dono che noi stessi abbiamo ricevuto.

In Asia, dove la Chiesa è impegnata in un rispettoso dialogo con i seguaci di altre religioni, questa testimonianza profetica molto spesso avviene, come sappiamo, attraverso il dialogo di vita. La testimonianza di vite trasformate dall’amore di Dio è per noi il modo migliore di proclamare la promessa del regno di riconciliazione, giustizia e unità per la famiglia umana. Il nostro esempio può aprire i cuori alla grazia dello Spirito santo, che li conduce a Cristo il salvatore.

L’altra immagine che ci offre il Signore nell’ultima cena è la lavanda dei piedi. La sera prima della sua passione, Gesù ha lavato i piedi ai discepoli in segno di umile servizio, dell’amore incondizionato con cui ha dato la sua vita sulla croce per la salvezza del mondo. L’eucaristia è una scuola di servizio umile. Ci insegna a essere pronti a esserci per gli altri. Anche questo è al centro del discepolato missionario.

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Ora, al termine del congresso, sono lieto di annunciare che il prossimo congresso eucaristico internazionale si svolgerà nel 2020 a Budapest, in Ungheria. Chiedo a tutti voi di unirvi a me nel pregare per la sua fecondità spirituale e per l’effusione dello Spirito santo su tutti coloro che sono impegnati nei preparativi. Mentre ritornate alle vostre case rinnovati nella fede, imparto volentieri la mia benedizione apostolica a voi e alle vostre famiglie, come pegno di gioia e di pace duratura nel Signore.

Vi benedica Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

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Papa Francesco a religiosi e religiose: i tre pilastri importanti della vita consacrata profezia, prossimità, speranza.


 1 febbraio 2016 

Nell'aula Paolo VI il Santo Padre a conclusione dell’Anno della Vita consacrata ha incontrato cinquemila religiosi e religiose.
Francesco ha messo da parte il discorso scritto che aveva preparato («è un po’ noioso leggerlo, preferisco parlare con voi di quello che mi viene al cuore, d’accordo?»), scandendo a braccio il discorso con tre parole-chiave, profezia, prossimità e speranza.
Il Papa ha parlato a braccio per circa mezz’ora, sintetizzando i contenuti del discorso già scritto e arricchendoli con confidenze e riflessioni colloquiali.
Il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita religiosa e le Società di Vita apostolica, ha aperto l’incontro sottolineando, tra l’altro: «Sappiamo che è ancora grande il numero di coloro che lasciano la vita religiosa, in molti luoghi è accentuato il calo delle vocazioni, altri faticano, ma in quest’Anno santo vediamo rinascere la speranza e la fiducia nel Signore», sottolineando che con l’Anno della Vita consacrata è stato intrapreso un cammino di conversione che ha riguardato anche l’uso del denaro e dei beni.
Monsignor José Rodriguez Carballo, segretario dello stesso Dicastero, ha ringraziato il Papa per l’Anno della Vita consacrata che si conclude oggi (29 novembre 2014 - 2 febbraio 2016).

Parole pronunciate dal Santo Padre:

Cari sorelle e fratelli,

ho preparato un discorso per questa occasione sui temi della vita consacrata e suitre pilastri; ce ne sono altri, ma tre importanti della vita consacrata. Il primo è laprofezia, l’altro è la prossimità e il terzo è la speranza. Profezia, prossimità, speranza. Ho consegnato al Cardinale Prefetto il testo, perché leggerlo è un po’ noioso, e preferisco parlare con voi di quello che mi viene dal cuore. D’accordo?

Religiosi e religiose, cioè uomini e donne consacrati al servizio del Signore che esercitano nella Chiesa questa strada di una povertà forte, di un amore casto che li porta ad una paternità e ad una maternità spirituale per tutta la Chiesa, un’obbedienza… Ma in questa obbedienza ci manca sempre qualcosa, perché la perfetta obbedienza è quella del Figlio di Dio, che si è annientato, si è fatto uomo per obbedienza, fino alla morte di Croce. Ma ci sono tra voi uomini e donne che vivono un’obbedienza forte, un’obbedienza… - non militare, no, questo no; quella è disciplina, un’altra cosa – un’obbedienza di donazione del cuore. E questo è profezia. “Ma tu non hai voglia di fare qualcosa, quell’altra?...” - “Sì, ma secondo le regole devo fare questo, questo e questo. E secondo le disposizioni questo, questo e questo. E se non vedo chiaro qualcosa, parlo con il superiore, con la superiora, e, dopo il dialogo, obbedisco”. Questa è la profezia, contro il seme dell’anarchia, che semina il diavolo. “Tu che fai?” - “Io faccio quello che mi piace”. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non è figlia di Dio. Il Figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici; Lui stesso lo ha detto a Pilato: “Se io fossi un re di questo mondo avrei chiamato i miei soldati per difendermi”. Ma Lui ha fatto l’obbedienza del Padre. Ha chiesto soltanto: “Padre, per favore, no, questo calice no... Ma si faccia quello che Tu vuoi”. Quando voi accettate per obbedienza una cosa, che forse tante volte non ci piace… [fa il gesto di ingoiare] …si deve ingoiare quell’obbedienza, ma si fa. Dunque, la profezia. La profezia è dire alla gente che c’è una strada di felicità, di grandezza, una strada che ti riempie di gioia, che è proprio la strada di Gesù. È la strada di essere vicino a Gesù. È un dono, è un carisma la profezia e lo si deve chiedere allo Spirito Santo: che io sappia dire quella parola, in quel momento giusto; che io faccia quella cosa in quel momento giusto; che la mia vita, tutta, sia una profezia. Uomini e donne profeti. E questo è molto importante. “Mah, facciamo come fanno tutti…”. No. La profezia è dire che c’è qualcosa di più vero, di più bello, di più grande, di più buono al quale tutti siamo chiamati.

Poi l’altra parola è la prossimità. Uomini e donne consacrate, ma non per allontanarmi dalla gente e avere tutte le comodità, no, per avvicinarmi e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che si capiscono soltanto se un uomo e una donna consacrati diventano prossimo: nella prossimità. “Ma, Padre, io sono una suora di clausura, cosa devo fare?”. Pensate a santa Teresa del Bambin Gesù, patrona delle missioni, che con il suo cuore ardente era prossima, e le lettere che riceveva dai missionari la facevano più prossima alla gente. Prossimità. Diventare consacrati non significa salire uno, due, tre scalini nella società. È vero, tante volte sentiamo i genitori: “Sa Padre, io ho una figlia suora, io ho un figlio frate!”. E lo dicono con orgoglio. Ed è vero! È una soddisfazione per i genitori avere i figli consacrati, questo è vero. Ma per i consacrati non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri così [con distacco]. La vita consacrata mi deve portare alla vicinanza con la gente: vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente. “Ah sì Padre, nella mia comunità la superiora ci ha dato il permesso di uscire, andare nei quartieri poveri con la gente… “ – “E nella tua comunità, ci sono suore anziane?” – “Sì, sì… C’è l’infermeria, al terzo piano” – “E quante volte al giorno tu vai a trovare le tue suore, le anziane, che possono essere tua mamma o tua nonna?” – “Ma, sa Padre, io sono molto impegnata nel lavoro e non ce la faccio ad andare…”. Prossimità! Qual è il primo prossimo di un consacrato o di una consacrata? Il fratello o la sorella della comunità. Questo è il vostro primo prossimo. E anche una prossimità carina, buona, con amore. Io so che nelle vostre comunità mai si chiacchiera, mai, mai… Un modo di allontanarsi chiacchiere. Sentite bene: non le chiacchiere, il terrorismo delle chiacchiere. Perché chi chiacchiera è un terrorista. È un terrorista dentro la propria comunità, perché butta come una bomba la parola contro questo, contro quello, e poi se va tranquillo. Distrugge! Chi fa questo distrugge, come una bomba, e lui si allontana. Questa, l’apostolo Santiago diceva che era la virtù forse più difficile, la virtù umana e spirituale più difficile da avere, quella di dominare la lingua. Se ti viene di dire qualcosa contro un fratello o una sorella, buttare una bomba di chiacchiera, morditi la lingua! Forte! Terrorismo nelle comunità, no! “Ma Padre se c’è qualcosa, un difetto, qualcosa da correggere?”. Tu lo dici alla persona: tu hai questo atteggiamento che mi dà fastidio, o non sta bene. O se non è conveniente – perché alle volte non è prudente – tu lo dici alla persona che può rimediare, che può risolvere il problema e a nessun altro. Capito? Le chiacchiere non servono. “Ma in capitolo?”. Lì sì! In pubblico, tutto quello che senti che devi dire; perché c’è la tentazione di non dire le cose in capitolo, e poi di fuori: “Hai visto la priora? Hai visto la badessa? Hai visto il superiore?...”. Ma perché non lo ha detto lì in capitolo?... È chiaro questo? Sono virtù di prossimità. E i Santi avevano questo, i Santi consacrati avevano questo. Santa Teresa di Gesù Bambino mai, mai si è lamentata del lavoro, del fastidio che le dava quella suora che doveva portare alla sala da pranzo, tutte le sere: dal coro alla sala da pranzo. Mai! Perché quella povera suora era molto anziana, quasi paralitica, camminava male, aveva dolori – anch’io la capisco! –, era anche un po’ nevrotica… Mai, mai è andata da un’altra suora a dire: “Ma questa come dà fastidio!”. Cosa faceva? La aiutava ad accomodarsi, le portava il tovagliolo, le spezzava il pane e le faceva un sorriso. Questa si chiama prossimità. Prossimità! Se tu butti la bomba di una chiacchiera nella tua comunità, questa non è prossimità: questo è fare la guerra! Questo è allontanarti, questo è provocare distanze, provocare anarchismo nella comunità. E se, in questo Anno della Misericordia, ognuno di voi riuscisse a non fare mai il terrorista chiacchierone o chiacchierona, sarebbe un successo per la Chiesa, un successo di santità grande! Fatevi coraggio! Le prossimità.

E poi la speranza. E vi confesso che a me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni, quando ricevo i vescovi e domando loro: “Quanti seminaristi avete?” - “4, 5…”. Quando voi, nelle vostre comunità religiose – maschili o femminili – avete un novizio, una novizia, due… e la comunità invecchia, invecchia…. Quando ci sono monasteri, grandi monasteri, e il Cardinale Amigo Vallejo [si rivolge a lui] può raccontarci, in Spagna, quanti ce ne sono, che sono portati avanti da 4 o 5 suore vecchiette, fino alla fine… E a me questo fa venire una tentazione che va contro la speranza: “Ma, Signore, cosa succede? Perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?”. Alcune congregazioni fanno l’esperimento della “inseminazione artificiale”. Che cosa fanno? Accolgono…: “Ma sì, vieni, vieni, vieni…”. E poi i problemi che ci sono lì dentro… No. Si deve accogliere con serietà! Si deve discernere bene se questa è una vera vocazione e aiutarla a crescere. E credo che contro la tentazione di perdere la speranza, che ci dà questa sterilità, dobbiamo pregare di più. E pregare senza stancarci. A me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura, in cui Anna – la mamma di Samuele – pregava e chiedeva un figlio. Pregava e muoveva le labbra, e pregava… E il vecchio sacerdote, che era un po’ cieco e che non vedeva bene, pensava che fosse ubriaca. Ma il cuore di quella donna [diceva a Dio]: “Voglio un figlio!”. Io domando a voi: il vostro cuore, davanti a questo calo delle vocazioni, prega con questa intensità? “La nostra Congregazione ha bisogno di figli, la nostra Congregazione ha bisogno di figlie…”. Il Signore che è stato tanto generoso non mancherà la sua promessa. Ma dobbiamo chiederlo. Dobbiamo bussare alla porta del suo cuore. Perché c’è un pericolo - e questo è brutto, ma devo dirlo -: quando una Congregazione religiosa vede che non ha figli e nipoti ed incomincia ad essere sempre più piccola, si attacca ai soldi. E voi sapete che i soldi sono lo sterco del diavolo. Quando non possono avere la grazia di avere vocazioni e figli, pensano che i soldi salveranno la vita; e pensano alla vecchiaia: che non manchi questo, che non manchi quest’altro… E così non c’è speranza! La speranza è solo nel Signore! I soldi non te la daranno mai. Al contrario: ti butteranno giù! Capito?.

Questo volevo dirvi, invece di leggere le pagelle che il Cardinale Prefetto vi darà dopo…

E vi ringrazio tanto per quello che fate. I consacrati – ognuno col suo carisma. E voglio sottolineare le consacrate, le suore. Cosa sarebbe la Chiesa se non ci fossero le suore? Questo l’ho detto una volta: quando tu vai in ospedale, nei collegi, nelle parrocchie, nei quartieri, nelle missioni, uomini e donne che hanno dato la loro vita… 

...

Vi ringrazio tanto per questa visita, ringrazio il Cardinale Prefetto, Monsignor Segretario, i Sottosegretari per quello che avete fatto in questo Anno della Vita Consacrata. Ma, per favore, non dimenticare la profezia dell’obbedienza, la vicinanza, il prossimo più importante, il prossimo più prossimo è il fratello e la sorella di comunità, e poi la speranza. Che il Signore faccia nascere figli e figlie nelle vostre Congregazioni. E pregate per me. Grazie!

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Festa della Presentazione del Signore e conclusione dell’Anno della Vita Consacrata - Papa Francesco: I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. (foto, testi e video)


Nel segno della preghiera e della gratitudine si chiude l’anno della vita consacrata, apertosi il 30 novembre 2014. Papa Francesco presiede nella basilica vaticana la celebrazione eucaristica nel pomeriggio del 2 febbraio, festa della presentazione del Signore, insieme con migliaia di consacrati e consacrate che celebrano la loro giornata mondiale.
In una intervista il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, traccia un bilancio e indica gli orizzonti di questo anno.

  Con la messa del Papa nella basilica vaticana - Si chiude l’anno della vita consacrata

Alle ore 17.30 della Festa della Presentazione del Signore e Giornata della Vita Consacrata, il Santo Padre Francesco ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la celebrazione della Santa Messa con i Membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica in occasione del Giubileo della Vita Consacrata e a conclusione dell’Anno della Vita Consacrata. 

Hanno concelebrato con il Santo Padre sacerdoti appartenenti a Ordini, Congregazioni e Istituti religiosi.

Il rito si è aperto con la benedizione delle candele e la processione ed è proseguito con la celebrazione eucaristica, il Papa ha tenuto l’omelia che riportiamo di seguito:

Omelia del Santo Padre

Davanti al nostro sguardo c’è un fatto semplice, umile e grande: Gesù è portato da Maria e Giuseppe al tempio di Gerusalemme. E’ un bambino come tanti, come tutti, ma è unico: è l’Unigenito venuto per tutti. Questo Bambino ci ha portato la misericordia e la tenerezza di Dio: Gesù è il volto della Misericordia del Padre. È questa l’icona che il Vangelo ci offre al termine dell’Anno della Vita Consacrata, un anno vissuto con tanto entusiasmo. Esso, come un fiume, ora confluisce nel mare della misericordia, in questo immenso mistero di amore che stiamo sperimentando con il Giubileo straordinario.

La festa odierna, soprattutto nell’Oriente, viene chiamata festa dell’incontro. In effetti, nel Vangelo che è stato proclamato, vediamo diversi incontri (cfr Lc 2,22-40). Nel tempio Gesù viene incontro a noi e noi andiamo incontro a Lui. Contempliamo l’incontro con il vecchio Simeone, che rappresenta l’attesa fedele di Israele e l’esultanza del cuore per il compimento delle antiche promesse. Ammiriamo anche l’incontro con l’anziana profetessa Anna, che, nel vedere il Bambino, esulta di gioia e loda Dio. Simeone ed Anna sono l’attesa e la profezia, Gesù è la novità e il compimento: Egli si presenta a noi come la perenne sorpresa di Dio; in questo Bambino nato per tutti si incontrano il passato, fatto di memoria e di promessa, e il futuro, pieno di speranza.

Possiamo vedere in questo l’inizio della vita consacrata. I consacrati e le consacrate sono chiamati innanzitutto ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non prende le mosse da un nostro progetto pensato “a tavolino”, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Egli è la novità che fa nuove tutte le cose. Chi vive questo incontro diventa testimone e rende possibile l’incontro per gli altri; e si fa anche promotore della cultura dell’incontro, evitando l’autoreferenzialità che ci fa rimanere chiusi in noi stessi.

...

I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali. Non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo. Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose.

Infine, dalla festa di oggi impariamo a vivere la gratitudine per l’incontro con Gesù e per il dono della vocazione alla vita consacrata.Ringraziare, rendimento di grazie: Eucaristia. Com’è bello quando incontriamo il volto felice di persone consacrate, magari già avanti negli anni come Simeone o Anna, contente e piene di gratitudine per la propria vocazione. Questa è una parola che può sintetizzare tutto quello che abbiamo vissuto in questo Anno della Vita Consacrata: gratitudine per il dono dello Spirito Santo, che sempre anima la Chiesa attraverso i diversi carismi.

Il Vangelo si conclude con questa espressione: «Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui» (v. 40). Possa il Signore Gesù, per la materna intercessione di Maria, crescere in noi, e aumentare in ciascuno il desiderio dell’incontro, la custodia dello stupore e la gioia della gratitudine. Allora altri saranno attratti dalla sua luce, e potranno incontrare la misericordia del Padre.

  video dell'omelia

Il Pontefice, dopo aver concluso la messa , è uscito dalla Basilica di San Pietro per salutare i tantissimi fedeli che hanno seguito la celebrazione dall’esterno, attraverso i megaschermi e ha detto:

Cari fratelli e sorelle consacrati, grazie tante! Avete partecipato all’Eucaristia con un po’ di freschetto! Ma il cuore arde!
Grazie per finire così, tutti insieme, quest’Anno della Vita Consacrata. E andate avanti! Ognuno di noi ha un posto, ha un lavoro nella Chiesa. Per favore, non dimenticate la prima vocazione, la prima chiamata. Fate memoria! E con quell’amore con cui siete stati chiamati, oggi il Signore continua a chiamarvi. Non abbassare, non abbassare quella bellezza, quello stupore della prima chiamata. E poi continuare a lavorare. E’ bello! Continuare. Sempre c’è qualcosa da fare. La cosa principale è pregare. Il “midollo” della vita consacrata è la preghiera: pregare! E così invecchiare, ma invecchiare come il buon vino!

Vi dico una cosa. A me piace tanto quanto trovo quelle religiose o quei religiosi anziani, ma con gli occhi brillanti, perché hanno il fuoco della vita spirituale acceso. Non si è spento, non si è spento quel fuoco! Andate avanti oggi, ogni giorno, e continuate a lavorare e guardare al domani con speranza, chiedendo sempre al Signore che ci mandi nuove vocazioni, così la nostra opera di consacrazione potrà andare avanti. La memoria: non dimenticatevi della prima chiamata! Il lavoro di tutti i giorni, e poi la speranza di andare avanti e seminare bene. Che gli altri che vengono dietro di noi possano ricevere l’eredità che noi lasceremo loro.

Adesso preghiamo la Madonna.
Ave Maria…

[Benedizione]

Buona serata e pregate per me!

  video integrale


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«La grazia dell’umiltà» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
1 febbraio 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
l'umiliazione è la strada per la santità

Non c’è umiltà e non c’è santità senza passare attraverso la strada dell’umiliazione: è questa la verità che Francesco ha rilanciato — richiamandosi alla storia di Davide — durante la messa celebrata lunedì mattina, 1° febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.

«Nella prima lettura si continua con la storia del re Davide, il santo re Davide», ha notato subito il Papa, riferendosi al passo tratto dal secondo libro di Samuele (15, 13-14,30; 16, 5-13). È una storia, ha spiegato, «incominciata quando Samuele andò a casa di suo padre e Davide viene unto re», pur essendo ancora un ragazzino. Poi «è cresciuto, ha avuto le sue difficoltà, ma sempre era stato un uomo rispettoso del re che non gli voleva bene». Il sovrano, infatti, «sapeva che lui sarebbe stato il suo successore». E «alla fine Davide riuscì a unificare il regno d’Israele: tutti insieme a lui». Però «si sentì sicuro e incominciò a indebolirsi lo zelo per la casa del Signore».

...

Il passo biblico, ha proseguito il Papa, ci presenta Davide mentre sale, piangendo, l’erta degli Ulivi. Aveva «il capo coperto», in segno di lutto, e camminava scalzo. Faceva penitenza. Pure «tutta la gente che era con lui, i più intimi, aveva il capo coperto e salendo piangeva: il pianto e la penitenza». La Scrittura ci fa sapere anche che «alcuni, che non gli volevano bene, incominciarono a seguirlo e a insultarlo». Tra questi, c’era Simei, che lo chiama «sanguinario», ricordandogli «il crimine che aveva fatto con Uria l’Ittita per coprire l’adulterio».

Abisài, una delle persone più vicine a Davide, «vuole difenderlo» e vorrebbe tagliare la testa a Simei per farlo tacere. Ma Davide fa «un passo in più: “Se quest’uomo maledice è perché il Signore gli ha detto: maledici Davide!”». E «poi dice ai suoi servi: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita”». Pensa, appunto, a suo figlio Assalonne. E per questo si rivolge ancora ai suoi servi: «Questo beniaminita lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore».

La questione, ha spiegato Francesco, è che «Davide sa vedere i segni: è il momento della sua umiliazione, è il momento nel quale lui sta pagando la sua colpa». Tanto che dice: «Forse il Signore guarderà alla mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi». In sostanza «si affida nelle mani del Signore: questo è il percorso di Davide, dal momento della corruzione a questo affidamento nelle mani del Signore. E questa è santità. Questa è umiltà».

«Io penso — ha proseguito il Papa — che ognuno di noi, se qualcuno ci dice una cosa brutta», reagisce dicendo: «Ma no, io non l’ho fatto, questo non è vero, no!». In pratica noi «cerchiamo subito di dire che non è vero». Oppure «facciamo come Simei: diamo una risposta più brutta ancora». Ma «l’umiltà — ha affermato Francesco — può arrivare a un cuore soltanto tramite le umiliazioni: non c’è umiltà senza umiliazioni». E «se tu non sei capace di portare alcune umiliazioni nella tua vita, non sei umile. È così: io direi così matematico, così semplice!».

Perciò, ha rilanciato il Papa, «l’unica strada per l’umiltà è l’umiliazione». Dunque «il fine di Davide, che è la santità, viene tramite l’umiliazione». Anche «il fine della santità che Dio regala ai suoi figli, regala alla Chiesa, viene tramite l’umiliazione del suo Figlio che si lascia insultare, che si lascia portare sulla croce, ingiustamente», E «questo Figlio di Dio che si umilia, è la strada della santità: Davide, con il suo atteggiamento, profetizza questa umiliazione di Gesù».

Prima di riprendere la celebrazione eucaristica, Francesco ha chiesto «al Signore, per ognuno di noi, per tutta la Chiesa, la grazia dell’umiltà, ma anche la grazia di capire che non è possibile essere umili senza umiliazione»
(fonte: L'Osservatore Romano)
  video



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«Qual è l’eredità che io lascio con la mia vita?» - Papa Francesco - S. Messa Cappella della Casa Santa Marta - (video e testo)



S. Messa - Cappella della Casa Santa Marta, Vaticano
4 febbraio 2016
inizio 7 a.m. fine 7:45 a.m. 

Papa Francesco:
La fede è l'eredità più bella 

«La fede è la più grande eredità che un uomo possa lasciare». E proprio la fede ci invita a «non aver paura dell morte», che è solo l’inizio di un’altra vita. È questo il punto centrale della riflessione proposta dal Papa nella messa celebrata giovedì mattina, 4 febbraio, nella cappella della Casa Santa Marta.

«In queste settimane la Chiesa, nella liturgia, ci ha fatto riflettere sul santo re Davide» ha fatto presente Francesco. E «oggi — ha proseguito — ci racconta la sua morte». Nel passo tratto dal primo libro dei Re (2,1-4.10-12) si legge infatti: «I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte».

Nel ricordare che «in ogni vita c’è una fine», il Papa ha riproposto la regola che Davide lascia al figlio Salomone: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra». Nonostante, ha aggiunto, sia «il cammino della vita», è anche «un pensiero che non ci piace tanto». In effetti, ha detto Francesco, tendiamo quasi ad allontanare il pensiero della morte — «Sono malato, sono un po’ anziano...», «Ma, sei forte, vai!» — e «abbiamo paura», anche se «è la realtà di tutti i giorni».

...

«Quando si sta per morire — ha proseguito Francesco — è consuetudine lasciare un testamento». Così fa anche Davide chiamando «il figlio Salomone». E «cosa gli consiglia, cosa dà in eredità al figlio?». Gli dice: «Tu sii forte e mostrati uomo». In sostanza, Davide «riprende quello che il Signore ha detto a Mosè, a Giosuè: sii forte, sii uomo; osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le leggi, i suoi comandi, le sue norme, l’istruzione, come sta scritto nella legge di Mosè».

Anche Davide «consiglia questo» a Salomone. E «cosa gli lascia in eredità? Gli lascia il regno, un regno forte». Ma «lascia anche un’altra cosa, che è l’eredità più bella e più grande che un uomo o una donna possa lasciare ai figli: lascia la fede». Nel passo biblico odierno si leggono le parole di Davide: «Perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”». È proprio «la fede nella promessa a Dio: lasciare la fede come grande eredità», ha spiegato Francesco.

«Quando si fa testamento — ha aggiunto il Pontefice — la gente dispone: “Questo lo lascio a questo, quest’altro a quest’altro...”». Ma «la più bella eredità, la più grande eredità che un uomo, una donna, può lasciare ai suoi figli è la fede» ha ribadito. E «Davide fa memoria delle promesse di Dio, fa memoria della propria fede in queste promesse e le ricorda al figlio: lasciare la fede in eredità».

In proposito il Papa ha fatto notare: «Quando, nel rito del battesimo, diamo — i genitori — la candela accesa, la luce della fede, stiamo dicendo: “Custodiscila, conservala, falla crescere in tuo figlio e in tua figlia, e lasciala come eredità”». Dunque, «lasciare la fede come eredità: questo ci insegna Davide. E muore così, semplicemente come ogni uomo». Ma «sa bene cosa consigliare al figlio e quale sia la migliore eredità che gli lascia: non il regno, ma la fede. E recita a memoria quello che il Signore aveva promesso».

«Tutti noi andremo sulla strada dei nostri padri — ha affermato Francesco — ma quando lo sa lui». E così «ci farà bene» chiederci: «Qual è l’eredità che io lascio con la mia vita? Lascio l’eredità di un uomo, una donna di fede? Ai miei lascio questa eredità?».

In questa prospettiva, ha concluso, «chiediamo al Signore due cose». Anzituttto «non avere paura di quest’ultimo passo, come la sorella dell’udienza di mercoledì» che confida: «Sto finendo il mio percorso e incomincio l’altro». E la seconda cosa da chiedere al Signore è «che tutti noi possiamo lasciare con la nostra vita, come migliore eredità, la fede: la fede in questo Dio fedele, questo Dio che è accanto a noi sempre, questo Dio che è Padre e non delude mai».

(fonte: L'Osservatore Romano)

  video


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"Una 'prima' assoluta nel cinema e nella storia della Chiesa Cattolica: Sua Santità Papa Francesco interpreterà se stesso nel film per famiglie Beyond the Sun di Ambi Pictures. In questo lungometraggio (che segna il debutto cinematografico in assoluto per qualsiasi Papa nella storia della Chiesa), Sua Santità Papa Francesco verrà ritratto in una storia basata sui Vangeli che, attraverso molte storie contenenti il messaggio di Gesù, permetterà ai bambini di tutto il mondo di imparare e comprendere le parabole del figlio di Dio".

  AFFARITALIANI:  Francesco diventa attore. E' la "prima volta" di un Papa


... Potrebbe essere vero che Papa Francesco abbia accettato di comparire qualche minuto in un film a scopo caritativo, indirizzato alle famiglie e in particolare ai bambini, ma dire che "sarà attore” nel lungometraggio e che “reciterà se stesso” è una stupida volgarità nonché una banale menzogna.
Come già è trapelato da fonti vaticane naturalmente il Papa non fa l'attore e risulta umiliante dover scrivere un'ovvietà di questa natura. I responsabili del famigerato comunicato farebbero bene a chiedere scuse e riscrivere il loro annuncio pubblicitario per rispetto al Papa e a chi ha due etti d'intelligenza. 
Per inciso: a nulla serve che in alcuni social-media i soliti perditempo esprimano sdegno e orrore. Non ne vale la pena. Le bugie durano quanto un chicco di grano nel becco di un uccello.

 
Luis Badilla:  Papa Francesco "attore di se stesso"? La solita bufala 


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Le parole di Francesco dilagano sui siti più popolari, e trovano spazio anche sugli organi “ufficiali”.  La reazione del governo: «Manteniamo l’intenzione di avere un dialogo costruttivo con il Vaticano, basato su questo principio: incontrarsi a metà strada». Cambia il lessico degli apparati cinesi sulla Chiesa e sui negoziati con Oltretevere: meno “indipendenza” e “autonomia”, più “flessibilità” e “pragmatismo”

  Gianni Valente:  I media cinesi rilanciano l’intervista del Papa


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      http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm

 

  3) Il  servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina

            http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm