"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano"
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NEWSLETTER n°8 del 2016
Aggiornamento della settimana -
dal 27 febbraio al 4 marzo 2016 -
Prossima NEWSLETTER prevista per l'11 marzo 2016
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SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Siamo a 6.000 mi piace sulla nostra pagina facebook!! GRAZIE!!
... GRAZIE a ciascuno di voi---------------------------------------------------------------
SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"Profonda tristezza...
Yemen, uccise 4 suore di Madre Teresa--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Il giorno in più
Tonio Dell'Olio
Un anno che ci regala un giorno in più ci riconcilia con il tempo. Ci dice che il tempo non ci appartiene totalmente, ma che possiamo tentare di addomesticarlo.
Un giorno in più è l'elogio dello spreco e forse anche del dono.
Un
giorno che non sia necessariamente il 29 febbraio nella cadenza dei
quattro anni, ma il giorno che decidi di regalare alla tua fantasia,
alla creatività di cui mente, anima e cuore hanno bisogno ...
Forse per questo la scienza dei calendari ha sposato quella dell'anima. Ma che non sia un giorno di recupero. Solo di dono. Un dono da donare. O da donarti.
(fonte testo: Mosaico dei Giorni 29/02/2016
immagini: staff Quelli della Via) -------------------------------------- La disumanità dei muri d'Europa di Furio Colombo
Secondo
la vulgata comune, sono due i gruppi umani che attraversano il mondo
per migliaia di chilometri, affrontando le prove dell’aggressione
armata, del banditismo, del mare senza mezzi per traversarlo, delle
barriere di filo spinato, di muri costruiti apposta per fermarli, di
treni fermi, di marce a piedi che durano settimane, di frontiere
chiuse, mentre mancano del tutto luoghi di sosta, di minima assistenza,
di soccorso ai bambini.
Il primo gruppo è composto di persone (quasi sempre uomini soli) in cerca di un lavoro e di una vita migliore.
Il
secondo gruppo, un corteo senza fine di intere famiglie con molti
bambini, sta cercando di fuggire dalle guerre che diventano di giorno e
di notte sempre più violente senza che alcuno stato di guerra sia stato
dichiarato o alcuna ragione sia stata detta dall’aggressore
all’aggredito e – meno che mai – all’opinione pubblica.
La
stessa vulgata comune vuole che il primo gruppo debba essere subito
cacciato (molti amano dire “a calci in culo” come se l’immigrazione per
povertà non fosse il più antico mestiere del mondo, spiazzando la fama
della prostituzione). Il secondo (chi fugge da una guerra) va invece
accolto e assistito secondo le buone regole della civiltà.
La
sequenza di eventi ha voluto che il primo gruppo sia drasticamente
diminuito, perché sono aumentate le guerre o sono caduti in stato di
guerra e violenza incontrollata luoghi che prima erano solo poveri (la
frase è assurda, ma è l'unico modo di spiegare perché sono comparsi
sempre di più donne e bambini nei gruppi classificati “poveri”e non
“rifugiati”). E il secondo gruppo sia cresciuto e stia crescendo a
dismisura perché, oltre a moltiplicarsi, le guerre stanno diventando
più selvagge, più vaste, più spietate e rendono la fuga non una
opzione, ma una necessità inevitabile e urgente.
Di
fronte a questo fenomeno, la miseria morale del mondo agiato, unito a
una incredibile assenza di capacità di governo, crea una situazione che
nessun narratore di fantascienza o di fantapolitica avrebbe inventato,
e nessun editore o produttore avrebbe accettato per eccesso di crudeltà
ma anche di cecità umana e di mancanza di realismo.
Chiudere
l'Europa. È ciò che sta accadendo e che viene prima annunciato come se
fosse una minaccia possibile, poi prefigurato e infine deciso, almeno
da alcuni governi, e accettato da tutti nell’ultima riunione austriaca
di ribelli al soccorso.
Ciò che accade è il colmo dell’assurdo.
... A
uno a uno, piccoli protagonisti della Storia che si dicono parte
dell’Unione europea, chiudono le frontiere, uno a uno o a gruppi in
modo che nessuno passi. In questo modo ognuno crea una tragedia
all’altro e tutti le creano ai popoli in fuga dalle guerre che i Paesi
che si sentono collocati in un grado superiore della storia, non hanno
impedito, hanno fermato e infine hanno cominciato a prendervi parte con
notevole forza distruttiva e l’uso di continui spaventosi bombardamenti
a cui tutti cercano di prendere parte e che cacciano dalle loro case
persone (i sopravvissuti) che nessuno dei portatori di guerra vuole
neppure in un campo profughi.
Non
era mai accaduto prima un simile disastro umano affrontato con tanta
disumanità. E non si distingue tra i leader uno che abbia la forza e il
coraggio di denunciare l'orrore di ciò che sta accadendo.
(fonte del testo: “il Fatto Quotidiano” del 28 febbraio 2016
immagini a cura dello staff di Quelli della Via) -------------------------------------- Guardate la foto qui sopra. Un
figlio consola il padre. Piange, il padre, probabilmente perché ha
sempre sperato di poter garantire la dignità, almeno. Almeno la
dignità. Dando per scontato che la sopravvivenza sia il risultato
minimo per un genitore. Sia con la guerra, la tempesta, il sole, il
caldo, lo scirocco, le pallottole, le malattie ogni genitore nel mondo,
qualsiasi legge e qualsiasi religione, qualsiasi genitore ha il dovere
di preservare i propri figli, è un bisogno che sente connaturato com il
respiro, la sete e il sangue. Qui il padre cede il posto alla
disperazione, che non è altro che l’esaurirsi della produzione della
speranza, e si arrende, chiedendo scusa al suo dio, se ne ha uno e con
qualsiasi nome lo chiami. Questa foto è la sindone di una sconfitta
collettiva.
Il
figlio, lui, ha uno sguardo preoccupato ma nemmeno troppo. I bambini
hanno una bilancia tutta loro dei dolori, delle gioie e delle sconfitte
e spesso ci insegnano a noi adulti a non prendersi mai troppo sul
serio, a non disabituarsi a vedere la bellezza intorno. Quel bambino
sta pensando probabilmente che niente di così terribile può succedere
finché suo padre è lì. E lui con lui, e anche qualcosa da mangiare.
...
Qui, dove i figli consolano i padriDi
nuovo tensione, paura e scene che non sono degne dell’Europa. La
tensione al confine greco-macedone è esplosa oggi (29/02/2016) quando i
rifugiati e migranti bloccati dal proseguire il loro cammino verso nord
e fermi da giorni al freddo hanno tentato di forzare il blocco. Le foto
qui sotto raccontano quel che è successo più delle parole. (fonte: Left)
E ancora foto dal web degli sgomberi di profughi in questi giorni... Vedi anche il post:
"La disumanità dei muri d'Europa" di Furio Colombo-------------------------------------- «Militarizziamo
le frontiere, utilizziamo la Nato, blocchiamo i rifugiati, per fare
cosa? Per riportarli dove? Indietro da dove scappano? L’unica cosa da
fare è lasciarli entrare. Tutti. Quando qualcuno bussa alla vostra
porta, nel bel mezzo della notte, qualcuno a cui hanno sparato, che è
bagnato, stanco, ha fame, ha dei bambini, non è possibile fare il
calcolo costo-benefici se aprire o meno quella porta.Quella porta si
apre e basta! È il nostro dovere, insieme a quello delle Nazioni
unite.L’Europa è abbastanza grande e abbastanza ricca per farli
entrare. Poi,
ci preoccuperemo di come fare. Ma prima li facciamo entrare, gli diamo
da vestire, da mangiare, ci assicuriamo che non muoiano, che non
anneghino e poi troveremo un modo per integrarli. Sono fiero di quello
che stanno facendo i Greci».
Ilaria Bonaccorsi: Tutta la vita dalla parte di chi sfonda i muriTutte le misure antimmigrazione adottare dai Paesi Europei dall’inizio
dell’anno. Tantissime le misure restrittive da inizio anno che cercano
di arginare l'afflusso di richiedenti asilo.
Nei primi due mesi del 2016, oltre 110.000 migranti sono arrivati in Europa, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Tutte le misure adottate. Leonardo Cavaliere: Le 10 misure antimmigrazione adottate dai Paesi Europei dall' inizio del 2016---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA" Il perdono è... Che occasione oggi...
La pazienza è..."Dio si mostra sempre ricco di
misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare sul suo popolo una
tenerezza e una compassione viscerali, soprattutto nei momenti più
drammatici […]. Siamo qui di fronte ad un vero e proprio dramma
d’amore” (Papa Francesco,Messaggio Quaresima 2016)
... è più forte di me! (vignetta)
Il Signore ci salva... Ogni azione...
Gesù non si ferma mai...
Le mie mani chiuse come pugni...
... Ama e fa' ciò che vuoi...Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze del Pakistan fu assassinato il 2 marzo 2011 a Islamabad
Vedi anche il post "Ricordando Shahbaz Bhatti" Voglio che la mia vita...
Rendetevi conto che è bene... La legge consiste... Che io veda di nuovo...--------------------------------------------------------------- ... Ecco la parabola ci
comunica la pienezza della paternità e maternità di Dio. Per questo la
tradizione cristiana definisce questa pagina lucana “un piccolo vangelo
nel vangelo”.
Ripubblichiamo la Lectio del brano del Vangelo proposto oggi dalla liturgia (Lc 15,1-3.11-32) a cura di fr. Egidio PalumboMa di questa parabola è opportuno sottolineare anche un altro aspetto. Essa ci narra del cammino di conversione del credente visto sia dalla parte di Dio Padre/Madre, sia dalla parte di noi suoi figli credenti. La prospettiva non è la stessa... Ogniqualvolta Gesù tenta di liberare le persone subito appaiono coloro che sono contro questo processo di liberazione.
E’ quanto emerge nel capitolo 13 di Luca - è un episodio che ha soltanto questo evangelista – i primi 9 versetti. Scrive l’evangelista: “In quello stesso tempo”. Quale tempo? Gesù aveva detto alla folla: “Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” Gesù cerca di emancipare il popolo dall’influsso e dalla dottrina degli scribi, dei farisei. Sono le autorità religiose che determinano quello che la gente deve credere e come deve credere, cosa deve praticare. Allora Gesù invita le persone a crescere, ad essere persone mature, che ragionano con la propria testa e camminano con le proprie gambe. Questo è inammissibile per il potere religioso che deve sempre sottomettere le persone, trattandole come in maniera infantile. Ed ecco la reazione.
LA BUONA NOTIZIA E' PER TUTTI - p. Alberto Maggi (video)--------------------------------------------------------------- Ripubblichiamo
queste 2 immagini per ricordare il saluto ai Cardinali e quello a tutti
i fedeli da Castel Gandolfo di Papa Benedetto XVI nell'ultimo giorno di
pontificato il 28/02/2013.
Prima di salutarvi... Non sono più Pontefice...Riproponiamo anche il nostro Speciale "Benedetto XVI rinuncia al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro"
Benedetto XVI rinuncia al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di Febbraio 2016:
"la cura del creato" Dal mese scorso Papa Francesco affida ad un suo videomessaggio le tradizionali intenzioni di preghiera per il mese.
“Il
Video del Papa” è un’iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale
di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla
diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide
dell’umanità.
L’intenzione di febbraio è la cura del creato.
Un
invito a prenderci «cura della creazione, perché l’abbiamo ricevuta
come dono da coltivare e proteggere per le generazioni future» è
contenuto nel videomessaggio di Papa Francesco a commento della sua intenzione universale di preghiera per il mese di febbraio.
Letto
in spagnolo e tradotto in dieci lingue, il messaggio pontificio è stato
diffuso sul sito internet dell’Apostolato della preghiera (www.apmej.org).
«Credenti
e non credenti — spiega Francesco mentre scorrono immagini della
bellezza del creato che stridono con altre di inquinamento ambientale —
siamo tutti d’accordo che la terra è un patrimonio comune, i cui frutti
dovrebbero essere beneficio di tutti». Tuttavia, fa notare il Papa,
oggi «la relazione tra la povertà e la fragilità del pianeta richiede
un altro modo di gestire l’economia e il progresso, immaginando un
nuovo stile di vita».
Ecco
perché, è la naturale conseguenza, «abbiamo bisogno di una conversione
che ci unisca tutti» e di essere «liberi dalla schiavitù del
consumismo» per poterci prendere insieme — conclude il Pontefice —
«cura della nostra casa comune».
VIDEOEcco il testo:
Credenti
e non credenti siamo tutti d’accordo che la terra è un patrimonio
comune, i cui frutti dovrebbero essere beneficio di tutti.
La
relazione tra la povertà e la fragilità del pianeta richiede un altro
modo di gestire l’economia e il progresso, immaginando un nuovo stile
di vita.
Perchè abbiamo bisogno di una conversione che ci unisca tutti.
Liberi dalla schiavitù del consumismo.
Questo mese ti rivolgo una richiesta speciale:
Che
ci prendiamo cura della creazione, perchè l’abbiamo ricevuta come un
dono da coltivare e proteggere per le generazioni future.
Prendersi cura della nostra casa comune.
Vedi anche il nostro post precedente: -------------------------------------- Mercoledì delle Ceneri 10 febbraio 2016
Papa
Francesco ha inaugurato nel Mercoledì delle Ceneri, l`iniziativa
"KeepLent", promossa e organizzata dal Servizio per la Pastorale
Giovanile della Prelatura di Pompei (Italia) per annunciare il Vangelo
quaresimale attraverso i social network.
L’applicazione utilizzata da Pompei sarà Telegram, servizio di messaggistica istantanea.
La
modalità per iscriversi è la seguente: bisogna scaricare l’app Telegram
sul proprio smartphone; cercare il canale @PGPompei e unirsi. Ogni
mattina, gli iscritti riceveranno un messaggio con un versetto del
Vangelo del giorno, accompagnato da una nota audio di commento, della
durata di circa un minuto e 30 secondi.
La
riflessione sarà di volta in volta a cura di sacerdoti, catechisti,
educatori di Azione Cattolica, insegnanti di religione, responsabili di
movimenti e associazioni, membri dell’èquipe di Pastorale Giovanile e
del gruppo scout Agesci.
videoCari ragazzi,
Gesù
disse ai suoi discepoli "State attenti a non praticare la vostra
giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro" ... "Quando
fai l'elemosina non suonare la tromba davanti a te" ... "Il Padre tuo,
che vede nel segreto ti ricompenserà".
La parola di Dio ci da il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima.
...Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta.
Certo, anche le cose esteriori sono importanti, ma dobbiamo sempre scegliere e viverle alla presenza di Dio.
Facciamo
nella preghiera, nella mortificazione, e nella carità fraterna quello
che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della
ricompensa di Dio Padre.
Buona Quaresima, la Madonna di Pompei vi accompagni e, per favore, pregate per me
-------------------------------------- TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO - HOREB n. 72 - 3/2015
TERESA D'AVILA, DONNA IN CAMMINO HOREB n. 72 - 3/2015 TRACCE DI SPIRITUALITÀ A CURA DEI CARMELITANI EDITORIALE
Spesso
si ritiene che i mistici siano persone privilegiate che percorrono un
cammino diverso rispetto ai cristiani comuni. E, invece, se ci
accostiamo ai loro scritti e al loro vissuto, ci rendiamo conto che
sono persone come noi che, però, si sono lasciate conquistare dallo
sguardo di Dio, e, piano piano, hanno consentito a Lui di farsi
presente nel frammento della loro vita, e così si sono ritrovate nella
storia, nel quotidiano a vivere gli eventi con la stessa passione di
Dio.
Fra
questi mistici, c’è certamente la carmelitana S. Teresa d’Avila di cui
quest’anno ricorre il quinto centenario della nascita (1515-2015).
Teresa, nei suoi Scritti, ci racconta che anche lei era una creatura
come noi, impastata di carne, di ossa e di peccato. Evidenzia anche,
però, che attraverso una faticosa esperienza di ascolto e di preghiera
le è stato concesso di percorrere un “cammino”, il più impegnativo
della vita, che le ha consentito di passare da una esistenza
superficiale e alienata in banalità, a una relazione sempre più viva e
amicale con Dio. Questa relazione vitale con Dio, ci racconta Teresa,
le ha aperto gli occhi facendole conoscere le proprie fragilità, ma
soprattutto l’ha fatta crescere nella consapevolezza di essere,
comunque, figlia amata di Dio e della Chiesa. Grazie a questa presa di
coscienza, in lei è maturata una più profonda umanità, una maggiore
libertà, e una grande generosità.
Ci
dice, ancora, Teresa che l’incontro con Dio, “coltivato” attraverso la
contemplazione del volto umano di Gesù, anziché estraniarla dal mondo,
ha deposto nella sua vita l’ansia e il tormento per i propri fratelli e
per la Chiesa, nella quale si è sentita inserita in modo vitale e con
una missione particolare da compiere. Così, in un’epoca in cui le donne
non avevano voce nella Chiesa e nella società e per lo più restavano
relegate nella cerchia familiare, Teresa, visitata dallo sguardo di
Dio, con coraggio, e sfidando le maglie dell’Inquisizione, si è fatta
promotrice di un processo di rinnovamento nella chiesa, richiamandola,
col suo vissuto e con i suoi scritti, a lasciare una logica di potere e
a seguire la via tracciata dal Signore Gesù. È
in questa prospettiva che riproponiamo l’esperienza di Teresa d’Avila,
esperienza che riteniamo propositiva e profetica per la chiesa e per
l’uomo di oggi. .... Editoriale (PDF) Sommario (PDF)E' possibile richiedere copie-saggio gratuite:
CONVENTO DEL CARMINE
98051 BARCELLONA P.G. (ME)
E-mail: horeb.tracce@alice.it
--------------------------------------- RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016 - Il calendario degli incontri
RIGENERATI NELLA SUA GRANDE MISERICORDIA (1Pt 1,3) I MERCOLEDÌ DELLA BIBBIA – 2016
promossi dalla Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Dal 27 Gennaio al 9 Marzo
presso la sala del convento
dalle h. 20.00 alle h. 21.00 --------------------------------------- 'Un cuore che ascolta - lev shomea' Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9) Traccia di riflessione sul Vangelo della domenica di Santino Coppolino Vangelo: Lc 13,1-9 Il
cuore del capitolo 13 del Vangelo di Luca è costituito dalla parabole
del Regno che aiutano i credenti a vivere la propria storia di salvezza
alla luce di quella di Gesù. Queste però sono comprese fra due episodi,
uno all'inizio del capitolo l'altro alla fine, che hanno come tema
comune la morte. Certo Gesù non si riferisce alla morte fisiologica, a
quella naturale, alla morte "de la quale nullu homo vivente può scampare", come canta S. Francesco nelle sue celebri Laudes Creaturarum.
Gesù intende parlare di quella morte la cui causa diretta sono le
scelte di vita proposte dal divisore nelle tentazioni e durante tutta
la sua vita; le scelte di potere, di ricchezza e di orgoglio che egli
ha fermamente rifiutato, anche sulla croce, come mezzi per
l'edificazione del Regno. Solo nell'ascolto obbediente della Parola del
Padre, solo ponendo in atto le dinamiche di vita che da Essa
scaturiscono, la comunità dei credenti avrà la possibilità di produrre
i dolci frutti sperati. Nel caso contrario essa sarà solo apparenza,
fogliame utile solo a mascherare il vuoto del suo cuore, fico che rende
improduttivo il terreno, buono soltanto per essere tagliato. Ma Dio non
taglia il fico, non agisce come si attendeva il Battista (3,9) perché
Egli ama l'uomo e fa di tutto perché possa pienamente rispondere al suo
amore. E' questo il senso profondo della storia dell'umanità, "l'anno
della pazienza e della misericordia di Dio, una dilatazione della
salvezza e del giudizio, ancora sempre per un anno, da allora fino ad
ora e fino alla fine" (cit.). E il tempo ancora non è giunto al termine perché, come canta il salmo 136, la tenerezza del Signore Dio per ogni suo figlio non avrà mai fine.
...--------------------------------------- Dal
1927, il primo venerdì di marzo si celebra la Giornata mondiale della
preghiera, iniziativa ecumenica nata e sostenuta da donne di diverse
confessioni cristiane. “Chi accoglie un bambino accoglie me” è il tema
dell’edizione 2016 che coinciderà con l’inizio della “24 ore per il
Signore”. La sera del 4 marzo si pregherà ecumenicamente a Mosca, nella
chiesa luterana di Pietro e Paolo. In Austria secondo katholisch.at
sono previste iniziative di preghiera in oltre 400 comunità, su
iniziativa di organizzazioni cristiane femminili. Anche la Svizzera
ecumenica si è mobilitata con un altrettanto nutrito elenco di
appuntamenti. Così pure nel Regno Unito, in Francia e in ognuno dei 170
Paesi nel mondo che aderiscono all’iniziativa.
... In ogni celebrazione si raccoglieranno fondi, ma saranno le singole realtà a decidere a quale progetto di solidarietà destinarli. È infatti uno dei principi guida di questa iniziativa il “partecipare a iniziative responsabili”, a partire dall’uso creativo dei propri talenti personali, in uno spirito di “sorellanza ecumenica” che sia “inclusivo” e “attento al contesto multi-religioso”, come spiegano le Linee guida stese nel 2012 per garantire l’unità nella differenza delle diverse realtà che partecipano all’iniziativa. (fonte: Sir)
Per
la prossima Giornata mondiale di preghiera giunge da Cuba un
appassionato invito a spalancare il cuore alla fraternità, alla
condivisione, all’incontro, a partire da chi è più fragile e povero. E
chi è più debole e indifeso di un bambino? Chi accoglie un bambino
accoglie me: questo il tema che venerdì 4 marzo sarà celebrato in più
di centosettanta nazioni grazie all’impegno di numerosi comitati
femminili interconfessionali locali, nazionali, internazionali, tutti
in rete fra di loro.
Il
logo della Giornata, opera di Ruth Mariet Trueba Castro, raffigura la
mano di una donna bianca che stringe con tenerezza quella di un bimbo
dalla pelle scura. Entrambi si avviano con fiducia su una strada,
abbracciati da una luce intensa.
... La
Giornata mondiale di preghiera, una delle più antiche iniziative in
ambito ecumenico, affonda le sue radici nel lontano 1887, in un’America
segnata dagli strascichi della guerra di secessione e da tanti drammi
sociali collegati all’impetuoso aumento della popolazione. Fin dalle
origini, coerentemente col motto «Informarsi per pregare, pregare per
agire», la Giornata ha avuto lo scopo di sensibilizzare le partecipanti
ai problemi del momento, per intraprendere concrete iniziative di
solidarietà con cuori resi dalla preghiera più attenti e sensibili alle
sofferenze del prossimo, e con sguardi divenuti più solleciti e
misericordiosi.
(Donatella Coalova per L'Osservatore Romano)
--------------------------------------- Un uomo di nome Giobbe/12 - Nostalgia di futuro,
dove cielo di Dio e
orizzonte umano coincidono
L'attesa dell'innocente
di Luigino Bruni
Io
ti sbircio / come una scacchiera / di battaglia navale / non so ancora
dove / mi affonderai"/ segnerai una fenditura / con la biro nera /
degli occhi / e mi porterai in salvo / su una terra consegnata.
Chandra Livia Candiani Le
grida delle vittime aumentano la loro forza quando sono ripetute. Nel
suo discorso finale Giobbe continua a ripetere le sue domande e le sue
grida, difende per l’ennesima volta la sua innocenza, lancia ancora una
volta il suo urlo verso il cielo: il povero non è povero perché è
colpevole. Un uomo può essere povero, sventurato e innocente. E se è
innocente, qualcuno deve aiutarlo a rialzarsi. Dio per primo, se vuole
essere diverso dagli idoli. Il vero delitto di cui si sono spesso
macchiate anche le religioni è uccidere i poveri convincendoli che sono
colpevoli e che hanno meritato le loro condizioni sventurate; e così
noi siamo giustificati nella nostra indifferenza, alla quale cerchiamo
di associare anche Dio. Girando per Nairobi (da dove sto scrivendo
queste righe) l’urlo di Giobbe è assordante; le nostre mancate risposte
mascherate dalle ideologie riecheggiano ovunque. Solo in compagnia di
Giobbe si può camminare nelle "periferie del capitalismo" sregolato
sperando di restare un po’ giusti. Riconoscerlo lungo le strade,
accostarsi alle sue ferite, e tentare almeno di fare silenzio per
ascoltare fino in fondo il suo grido. ...Se
la Bibbia ci ha voluto mostrare un Dio che non risponde a Giobbe, è
possibile trovare una verità nel Dio che non risponde quando dovrebbe
farlo. Se guardiamo bene il mondo scopriamo che Dio continua a non
rispondere a Giobbe che grida. È questo Dio muto quello che i poveri
della terra conoscono. Allora, forse, se vogliamo sperare di incontrare
veramente lo spirito di Dio nel mondo, e non restare catturati da
qualche idolo fuori e dentro le religioni, dobbiamo scoprirlo dentro le
grida senza risposta, dobbiamo cercarlo dove non c’è. Le ultime parole
di Giobbe contengono poi un immenso ‘giuramento di innocenza’ (‘se ho
fatto questo delitto, mi colga questo male’ …). Giobbe lo aveva già
pronunciato (27,1-7), ma ora diventa più solenne, finale, estremo. Un
ultimo giuramento che contiene una perla, uno dei messaggi più grandi e
rivoluzionari di tutto il libro e di tutti i libri. Nelle sue ultime
parole scopriamo in che cosa consista veramente per Giobbe l'innocenza:
“Se il mio cuore si lasciò sedurre da una donna altri si corichino con
mia moglie… Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano, se ho
lasciato languire gli occhi della vedova, se da solo ho mangiato il mio
tozzo di pane, senza che ne mangiasse anche l'orfano … mi si stacchi la
scapola dalla spalla e si rompa al gomito il mio braccio … Se ho
riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: «Tu sei la
mia fiducia» … Se, vedendo il sole risplendere e la luna avanzare
smagliante, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano
alla bocca ho mandato un bacio ...” (31,5-10;16-28). Maltrattare e non
soccorrere i poveri, l’adulterio, e le molte forme di idolatria
(ricchezza e astri): sono questi i reati e i delitti più gravi per
Giobbe, per tutti. Ma ad
un certo punto Giobbe aggiunge qualcosa che a prima vista ci lascia
molto perplessi, stupiti, turbati. Sembra che Giobbe alla fine della
sua arringa pronunci una ammissione di colpevolezza: “Non ho nascosto
come uomo la mia colpa, tenendo celato nel mio petto il mio delitto”
(31,33-34). Proprio nell’ultimo atto della sua difesa, a pochi passi
dal traguardo si arrende, e seguendo i consigli degli amici ammette di
essere colpevole, nega la sua innocenza che era stata il solo bene che
aveva salvato nel tracollo totale. È questo il senso di queste parole?
No. Giobbe qui ci sta dicendo qualcosa di diverso e molto importante,
come sua ultima parola, come un testamento. Riconoscendo la colpa
Giobbe conclude i suoi discorsi allargando il territorio dell’innocenza
umana fino a comprendervi anche il peccato. L’uomo giusto non è chi non
pecca e non compie delitti, perché peccare è parte della condizione
umana. Giobbe ha sempre negato la teologia economica degli amici che
associavano la sua condizione di sventurato al suo peccato. .. Anche
Giobbe ha peccato. Si possono commettere peccati e delitti restando
giusti se non si esce dalla verità su di sé e dalla verità sulla vita.
È la menzogna il grande e unico peccato contro il Dio di Giobbe, il
peccato di chi sa di sbagliare e tiene ‘celata nel petto la colpa’,
perché ammettendola e riconoscendola pubblicamente dimostrerebbe la
volontà di conversione, e resterebbe giusto. Ci sono persone ingiuste e
non innocenti che ricevono lodi pubbliche e onorificenze civili, e le
carceri sono piene di giusti come Giobbe. Dio, se non è un idolo, non è
libero di non perdonare il peccato dei giusti. Allora con le sue ultime
parole Giobbe ci sta dicendo qualcosa di decisivo per ogni esperienza
di fede: anche il peccatore può restare innocente. E se anche il
peccatore resta dentro il territorio dell’innocenza, allora ci si può
sempre risollevare dopo ogni caduta: innocenti si può tornare. Giobbe
lo sa, perché crede e spera solo in questo Dio. È
con questa innocenza sincera, vera, onesta, che Giobbe termina il
racconto della sua storia. Ha svolto il suo compito, ha terminato la
sua missione. Ha combattuto una buona battaglia. Ha conservato la fede
nell’uomo, in Elohim, nella propria dignità, nel proprio onore,
nell’innocenza dell’uomo, di ogni uomo. E lo ha fatto per noi, continua
a farlo per noi, per includere nel regno degli innocenti anche i
peccatori che continuano ad essere giusti. .... Nelle
prove della vita, anche in quelle grandi e tremende, la cosa
importante, la sola cosa veramente importante, è arrivare fino alla
fine della notte, non smettere di attendere un altro Dio, e giungere a
questo incontro decisivo a testa alta. Non tutte le attese di Dio
avvengono a testa alta, perché per tenere la testa alta e poter
guardare Elohim negli occhi quando arriverà occorre vivere le prove
della vita come Giobbe, non accontentandosi di un dio minore e di un
uomo peggiore per salvarsi. Giobbe giungendo come un principe alla fine
della sua difesa ha continuato ad allargare l’orizzonte dell’umano
buono fino a farlo coincidere, sulla linea dell’orizzonte, con il cielo
buono del suo Dio. L'attesa dell'innocente di Luigino Bruni (PDF)
--------------------------------------- Perché non dare la parola a donne e uomini laici?
A tre condizioni
Enzo Bianchi
Nella
Chiesa del tempo post-conciliare, da quando Papa Giovanni con il suo
discernimento profetico individuò tra i «segni dei tempi» l’ingresso
della donna nella vita pubblica, più volte sentiamo voci che si levano
per chiedere una più grande valorizzazione della donna nella Chiesa,
una sua maggior partecipazione alle diverse istituzioni che la reggono
e la organizzano, un riconoscimento a lei di tutte le facoltà che in
quanto battezzata possiede di diritto.
C’è
una strada decisiva per la valorizzazione della donna nella Chiesa, una
possibilità che riguarda più in generale i fedeli, uomini e donne,
possibilità già esperita e praticata nella storia della Chiesa e di
fatto presente, nonostante l’attuale disciplina, in molte Chiese
locali: la presa della parola nell’assemblea liturgica da parte di
fedeli, uomini o donne. Essa rischia però di avvenire in modo selvaggio
o, peggio ancora, in modo simulato, così che si finisce per chiamare
con altri nomi — come “risonanze” o “proposizioni” — quelle prese della
parola che devono semplicemente essere chiamate omelie. Il tema è
delicato, ma ritengo sia urgente affrontarlo, seppur brevemente in
questa sede: certamente per i fedeli laici in generale, ma soprattutto
per le donne, ciò costituirebbe infatti un mutamento fondamentale nella
forma di partecipazione alla vita ecclesiale.
Innanzitutto
va riconosciuto che in questi ultimi decenni vi è la consapevolezza che
tutti i battezzati sono consacrati per la missione e che l’annuncio del
Vangelo è una responsabilità che li investe tutti: non a caso i
predicatori laici sono ben presenti e numerosi nella missione. Si
tratta perciò di un ministero della parola un tempo riservato solo ai
chierici, oggi invece presente in tutte le componenti della Chiesa.
Sono gli attuali testi liturgici ad attestare che i battezzati sono
chiamati da Dio «perché annuncino con gioia il Vangelo di Cristo nel
mondo intero» (Rito del battesimo, Preghiera e invocazione sull’acqua)
e «diventino partecipi della missione di Cristo, profetica, sacerdotale
e regale» (Liturgia della benedizione degli oli, Benedizione del
crisma). Questa maturazione in parte è avvenuta nel popolo di Dio, che
oggi è capace di accogliere anche la predicazione a opera di laici.
Dalla
storia sappiamo che la predicazione ai laici è stata autorizzata pure
in ambito liturgico e che nel medioevo anche alcune donne ricevettero
dal Papa o dal vescovo questa autorizzazione.
... Si
tratta di pochi esempi, che dicono però un vissuto secolare nella
Chiesa romana, interrotto a causa della paura di eresie, diffuse
proprio da predicatori del Vangelo. Certamente per poter svolgere il
ministero della predicazione si riteneva necessaria l’autorizzazione da
parte della Chiesa, ovvero il conferimento della licentia praedicandi,
perché l’ignoranza di alcuni predicatori o il “carismatismo” di altri
portava spesso all’eresia, alla confusione e non all’edificazione della
Chiesa. È significativo che Innocenzo III, per esempio, accogliesse la
richiesta della predicazione da parte di Francesco e dei suoi primi
compagni (1210), chiedendo loro in cambio la tonsura. In ogni caso
Francesco, senza ricevere l’ordine (né diaconato né presbiterato),
predicò pubblicamente, sempre con l’approvazione romana, nonostante la
contrarietà di alcuni vescovi locali, e anche dopo il divieto di
Gregorio IX venne mantenuta la possibilità di un accesso dei laici alla
predicazione. Si raccomandava che queste omelie fossero di carattere
morale ed esortativo e non dottrinale o teologico, ma di fatto furono
autorizzate, e donne predicatrici, da Maria d’Oignies, la beghina di
Liegi (1177-1213), a Caterina Paluzzi (1573-1645), incaricata della
predicazione nei monasteri femminili dal cardinale Paolo Sfrondati, non
mancarono mai.
E
oggi? Nel post-concilio la Conferenza episcopale tedesca chiese a Paolo
VI nel 1973 il mandatum praedicandi per alcuni laici impegnati nella
pastorale (tra cui non poche donne) e la Santa Sede concesse loro il
permesso ad experimentum per otto anni. Allo stesso modo, il Direttorio
per le messe dei fanciulli (1973) permette che l’omelia sia tenuta da
laici preparati, anche donne. Sono aperture di cui si dovrebbe fare
tesoro. Sarebbe comunque importante che, senza mutare nulla della
dottrina tradizionale, si desse la possibilità a laici, uomini e donne,
di prendere la parola nell’assemblea liturgica, ad alcune precise
condizioni.
...
La
concessione della facoltà di predicare, a queste condizioni,
consentirebbe alle comunità religiose femminili di non ascoltare sempre
e solo l’omelia del cappellano loro assegnato. E le comunità cristiane
potrebbero ascoltare la predicazione fatta da donne (con accenti
diversi, dunque) e da uomini non solo ordinati.
Non
dimentichiamo che Gesù ha predicato nelle sinagoghe di Nazareth e di
altre città senza essere né un sacerdote né un rabbino ordinato, ma lo
ha fatto per carisma profetico e perché incaricato dai capi delle
diverse sinagoghe. E non dimentichiamo neppure che, quando un vescovo
voleva impedire al laico Origene di predicare, gli altri vescovi
replicarono: «Dove c’è qualcuno capace di essere veramente utile ai
fratelli nella predicazione, sia dai vescovi chiamato a predicare al
popolo» (Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica vi, 19, 18).
(fonte: L'Osservatore Romano)
--------------------------------------- "Le opere di misericordia spirituale. Una rilettura per il nostro tempo" sac. Antonio Alfieri (VIDEO INTEGRALE) ITINERARIO DI FORMAZIONE PER LA VITA CRISTIANA
Anno 2016
promosso dal
Vicariato "San Sebastiano"
di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)
ABITARE LA MISERICORDIA
29 FEBBRAIO 2016
Premessa Nel
considerare le sette opere di misericordia spirituale e nel tentare una
loro attualizzazione per i nostri giorni, non possiamo e non dobbiamo
dimenticare il percorso comune fatto in questo itinerario di formazione
cristiana, che qui viene dato per acquisito. Allo stesso tempo non
verranno affrontate questioni antropologiche. E in una continuità di
cammino che queste brevi riflessioni sono sviluppate. Scrive papa
Francesco nel Messaggio per la Quaresima di questo Anno Giubilare di
non separare mai le opere di misericordia corporale da quelle
spirituali (n. 3). Possiamo dire che esse sono i due volti di un’unica
moneta. I.
INTRODUZIONE AL TEMA: NELLA PROSPETTIVA DELLA PRATICA DELL’AMORE È
tuttavia opportuno, aggiungere alcuni altri riferimenti basilari ed
essenziali nella trattazione del nostro tema. «“È proprio di Dio usare
misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza”.
Le parole di san Tommaso D’Aquino mostrano quanto la misericordia
divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità
dell’onnipotenza divina» (PAPA FRANCESCO, Misericordiae Vultus, n. 6),
affermazione che ritorna nella preghiera di Colletta della XXVI
Domenica del Tempo Ordinario e nel Prefazio della prima Preghiera
Eucaristica della Riconciliazione. Chi vive e pratica le opere di
misericordia non è quindi un debole, ma una persona di spirito. «…la
misericordia nella Sacra Scrittura è la parola-chiave per indicare
l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo
amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non
potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita
concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano
nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità
per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e
vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza
d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come
ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo
chiamati a ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri» (PAPA FRANCESCO, Misericordiae Vultus, n. 9) ... video--------------------------------------- SEGNALATO IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"La Chiesa avrà presto due nuovi Santi, due nuovi Beati e otto nuovi Venerabili Servi di Dio.
Papa Francesco ha ricevuto ieri pomeriggio il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il dicastero a promulgare i relativi decreti. Saranno Santi Elisabetta della Trinità e Emanuele Gonzalez Garcìa--------------------------------------------------------------- Dieci domande per prepararsi
alla Pasqua. Sono le «nude domande del Vangelo» che padre Ermes
Ronchi, dell’ordine dei servi di Maria, presenterà a Papa Francesco e
ai membri della Curia romana durante gli esercizi spirituali in
programma dal 6 all’11 marzo nella Casa Divin Maestro di Ariccia.
L'Osservatore Romano: Dal 6 all’11 marzo ad Ariccia Esercizi spirituali per il Papa e la Curia romana ---------------------------------------------------------------
SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"... In chiesa, dall'inizio della Quaresima, è comparso ben in vista (come da foto) un tavolo, con tanto di tovaglia a quadretti.
Impossibile non vederlo. Ma è ciò che si legge, avvicinandosi, sui due cartelli appoggiati sopra che fa la differenza. Il primo indica il senso:«il tavolo della provvidenza; il secondo - diciamo così - il "modo d'uso": "Se hai bisogno prendi, altrimenti porta". Dieci parole in tutto che stanno facendo la differenza... Il tavolo della Provvidenza che non resta mai vuoto--------------------------------------------------------------- LA CHIESA NON HA BISOGNO DI SOLDI SPORCHI,
HA BISOGNO DI CUORI APERTI ALLA MISERICORDIA DI DIO "Penso ad alcuni benefattori della Chiesa che vengono con un'offerta frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata, col lavoro malpagato. Io dirò a questa gente: per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo! Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla Misericordia di Dio..." (Papa Francesco, estratto udienza generale del 2 marzo 2016 ) video--------------------------------------------------------------- (GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)Apre
oggi 29 febbraio 2016) nei pressi del colonnato di San Pietro
l'ambulatorio gratuito voluto dal Papa per senza fissa dimora e
bisognosi. La nuova struttura è ubicata accanto ai locali dove Papa
Francesco lo scorso anno ha fatto installare servizi docce e barberia,
dove operano barbieri e parrucchieri volontari. L'ambulatorio che
aprirà oggi sarà gestito dai medici dell'associazione Medicina solidale
onlus. "Siamo grati a Papa Francesco per avere voluto, ancora una
volta, dare un segno concreto di misericordia in piazza San Pietro alle
persone senza fissa dimora o in difficoltà - dichiara in una nota Lucia
Ercoli, direttrice dell'associazione - I nostri medici insieme a quelli
del Policlinico di Tor Vergata hanno accettato con grande passione
questa nuova sfida che unisce idealmente il lavoro fatto in questi anni
nelle periferie con il cuore della cristianità".
...
(fonte: Avvenire)
Comunicato Stampa di Medicina Sociale
Medicina Solidale apre a Piazza San Pietro
E’
con immensa gioia che ci apprestiamo ad aprire un ambulatorio solidale
a Piazza San Pietro a servizio dei poveri assistiti dall’Elemosineria
Apostolica.
Trema
il cuore davanti a questo impegno che ci colloca nel cuore della
Cristianità, vicino alla Tomba di Pietro e alla Cattedra del Suo
Successore.
E’
una chiamata che piega le gambe e ci inginocchia davanti al mistero di
Cristo che attraverso i suoi successori ci chiama a seguirlo ancora di
più, senza riserve, senza misure, senza paura.
...
Vedi anche il nostro post precedente: (all'interno del post altri link)
Le "carezze" pasquali di Papa Francesco-------------------------------------- Totale solidarietà alle suore di clausura minacciate da "Forza Nuova". Le suore del Carmelo di Santa Maria della Vita sono disponibili
ad accogliere 6 profughi presso il loro convento di Sogliano al Rubicone,
seguendo l’appello di Papa Francesco ‘Una famiglia in ogni parrocchia’.
Un
'blitz' notturno con manifesti affissi sui portoni del convento del
Carmelo di Santa Maria della Vita, a Sogliano al Rubicone, e un numero
telefonico "al quale segnalare per tempo i nuovi arrivi". Forza Nuova
contesta così l'arrivo, atteso nei prossimi giorni, di sei profughi nel
convento sito nel centro storico della cittadina del Cesenate e dove
vivono sei suore di clausura.
...
Fn,manifesto contro migranti in conventoForza
Nuova, formazione di estrema destra,minaccia i cattolici che accolgono
i profughi. Con un blitz notturno alcuni manifesti sono stati affissi
affissi sui portoni del convento del Carmelo di Santa Maria della Vita,
a Sogliano al Rubicone. Vi si legge, tra l'altro: "Chi ospita
clandestini è un traditore! Nessuna tolleranza per i nemici della
Patria".
Un
chiaro avviso. A cui è aggiunto un numero telefonico "al quale
segnalare per tempo i nuovi arrivi". Non mafiosi, rapinatori,
sfruttatori del lavoro nero, evasori fiscali, stupratori o assassini.
No, secondo Forza nuova, il vero pericolo per cui occorre trasformarsi
in patriottici delatori sono i poveracci e chi li aiuta, dando loro da
mangiare e un tetto.
...
Forza Nuova minaccia chi accoglie profughiIn seguito all'articolo pubblicato da
Avvenire Roberto Fiore per conto di Forza Nuova scrive al Direttore e
Marco Tarquinio risponde... Il direttore risponde Forza Nuova prova a smentire le immorali minacce alle suore Signor direttore, nell’articolo
di "Avvenire" del 7 febbraio, a firma di Paolo Guiducci, dal titolo
«Forza Nuova contro le suore di clausura» si scrive che questo
Movimento avrebbe minacciato le suore di clausura di Sogliano al
Rubicone. Il fatto che un movimento apertamente cattolico come Forza
Nuova possa minacciare delle suore di clausura è, oltre che
un’affermazione paradossale, una ridicola menzogna. La nostra tenace
opposizione, che in questa occasione è stata evidenziata con
l’esposizione di uno striscione, è diretta, non verso donne che hanno
consacrato la propria vita alla preghiera, ma verso associazioni come
la Caritas che, dimentiche delle sofferenze di tante famiglie italiane,
sembrano oramai aver indirizzato la loro attenzione a quella attività
di consistente lucro da noi ribattezzata "business dei rifugiati".
Grande simpatia per le suore di clausura che di questa anomalia morale
di cui la Caritas è protagonista non possono e certo non vorranno
sapere nulla. Roberto Fiore - Forza Nuova Non
ho titoli per giudicare la fede altrui. Quindi, signor Fiore, prendo
atto del suo definirsi portavoce di un «movimento apertamente
cattolico». Ma assieme ai miei colleghi e collaboratori ho occhi per
vedere e per leggere, e ho testa per valutare ciò che si afferma e si
fa. Come già in autunno, i suoi amici di «movimento» hanno rifatto
capolino in modo odioso e minaccioso, sia alzando uno striscione
davanti al Carmelo di Santa Maria della Vita sia affiggendo manifesti
sulle porte dello stesso convento di Sogliano al Rubicone. Hanno cioè
organizzato una intimidatoria polemica contro l’accoglienza in terra di
Romagna di piccoli gruppi di profughi richiedenti asilo in Italia,
condita da accuse di «tradimento» e da invettive contro i «nemici della
patria». Altro che menzogna! Questa è la verità amara dell’attacco
politico che Forza Nuova ha deciso di condurre contro una casa di suore
di clausura, le quali - raccogliendo un espresso invito del Papa - sono
tornate ad aprire ai poveri l’astanteria del proprio convento e, visto
che per scelta di vita non possono lasciare la clausura, hanno
ovviamente chiesto la collaborazione della Caritas per gestire la
situazione. Caritas che peraltro - mi sembra strano doverlo spiegare a
una persona che si professa cattolica - non è una «associazione»
qualunque, ma un organismo pastorale della Cei, è cioè un ente di
servizio nato 45 anni fa per iniziativa dalla Chiesa italiana, ed è
infatti presieduto da un vescovo, attualmente quello di Agrigento,
Francesco Montenegro, che papa Francesco ha voluto anche cardinale. La
Caritas (che partecipa con più di 160 organismi fratelli a Caritas
Internationalis) sul nostro territorio nazionale, attraverso una rete
di sacerdoti e volontari che collega tutte le diocesi, assiste ogni
giorno, in diversi modi, milioni di cittadini italiani e stranieri e
soccorre centinaia di migliaia di persone che vivono nel disagio e
nella solitudine. Oltre a questo, promuove campagne e organizza
interventi nel Terzo Mondo. Cioè in quelle terre dalle quali le persone
non sarebbero costrette a fuggire se fosse regola la logica di
solidarietà e di pace nella giustizia, nella libertà e attraverso lo
sviluppo che viene perseguita dalla Chiesa cattolica e che la Caritas è
impegnata a realizzare. Certo, la Chiesa non è una Ong - come ricorda
sempre il Papa - ma sa "fare bene il bene" e non dimentica che «la fede
senza le opere è morta» (Gc 2, 26). Perciò, signor Fiore, l’unica
«anomalia morale» che trovo in questa storia sta nelle parole che lei e
i suoi amici avete scagliato, nella voluta dissimulazione
dell’aggressione pianificata contro donne consacrate a Dio e
generosamente attente ai fratelli più bisognosi e nella iniqua
caricatura che lei fa del servizio reso dalla Caritas italiana ai
poveri. Che, comunque, sono tutti uguali, come tutti uguali - pur con
le nostre preziose diversità - siamo davanti a Dio Padre e nella
dignità della nostra comune umanità. Sono, comunque, contento di
rispondere alla sua lettera, perché essa mi offre la possibilità di
dire un pubblico "grazie" alle sorelle carmelitane di Santa Maria della
Vita che vivono separate dal mondo, ma sono e restano presenti in modo
esemplare, davvero pieno e totale. Vedi anche:
L’arrivo
di sei richiedenti asilo nel centro storico di Sogliano, in particolare
nel convento delle suore di clausura fa alzare le barricate della Lega
Nord.“ ... Profughi nel convento delle suore a Sogliano, la Lega alza le barricate--------------------------------------
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3) Il servizio omelia di P. Gregorio on-line (mp3) alla pagina
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